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India Himalaia regioni del trekking

Informazioni sulla destinazione

Himalaia dell’India

L’arco himalaiano dell’India è lunghissimo, circa 2000 km da ovest ad est, e presenta caratteristiche che variano molto da regione a regione. In questa pagina sono raccolte informazioni sintetiche sulle aree principali dal punto di vista delle opportunità che offrono per gli appassionati del trekking.

Le diverse regioni

Le diverse regioni sono presentate partendo da ovest nel Kashmir fino al Sikkim ad est. Oltre il Sikkim, andando nella regione indiana ad est del Bhutan, inizia il territorio dell’Arunachal Pradesh dove vi sono restrizioni di accesso molto strette, in larga misura dovute alla prossimità del confine con il Tibet occupato dai cinesi che, avendo annesso il Tibet, sostengono che diverse aree dell’Arunachal di etnia tibetana sono “cinesi” e devo pertanto essere inglobate nella madre patria …! In ogni caso in realtà è anche difficile pensare a dei percorsi a piedi che possano rivaleggiare con quelli che incontriamo in altre aree; l’attrattiva fortissima di questa parte è culturale ed etnica.

Di seguito trovate i capitoli:

  • Kashmir
  • Zanskar
  • Ladakh
  • Rupshu
  • Lahaul e Spiti
  • Himachal
  • Garwal
  • Sikkim
LEGGI TUTTO

KASHMIR

Il Kashmir è la parte più occidentale dell’Himalaia indiano, le valli assomigliano ad alcune delle nostre aree alpine, con foreste di conifere e monti glaciali, tra cui il Kolohoi, alto circa 5800 metri, è il più ardito. In diverse parti della regione ci sono dei sentieri interessanti, in particolare nell’area del Kolohoi vi sono alcuni percorsi molto belli, iniziando dal sentiero che collega le valli di Pahalgam e Sonamarg, utilizzato dai pellegrini induisti che ogni estate si recano alla grotta di Amarnath per venerare il lingam di ghiaccio, con alcune belle varianti che da Liddervat portano a sud ovest di Sonamarg o ad est fino al fiume Suru, verso il Ladakh e lo Zanskar. Nel sud est del Kashmir, verso il Lahaul, si trova poi l’interessante regione di Kishtwar, da dove sono possibili dei percorsi in aree poco esplorate che portano fino in Zanskar; tra questi il più conosciuto è il sentiero del passo dell’Umasi che arriva in Zanskar all’eremo di Dzongkul, nei pressi del fiume Doda.

ZANSKAR

Nel centro dello Zanskar si trova l’ampia valle formata dalla confluenza dei fiumi Doda e  Tsarap, che dà origine al poderoso fiume Zanskar. In quest’area incastonata tra i monti sono ubicati i villaggi ed i monasteri principali della regione, con la vecchia capitale, Zangla, e l’attuale piccolo centro amministrativo, Padum. Vi sono alcuni possibili accessi stradali a questa magica valle; in merito si veda la pagina India Himalaia Zanskar, e, al di fuori delle poche strade  carrozzabili che raggiungono alcune parti del territorio lungo due direttrici principali, la gran parte dello Zanskar è percorribile solo a piedi.

Tutto il resto di questa vasta area himalaiana è percorribile solo a piedi e la mappa dei sentieri è ampia e variegata.

Andando a nord diversi sentieri portano verso l’Indo, di cui due sono i più utilizzati, il più breve da Rangdum conduce al bel villaggio di Kanji, vicino alla base occidentale del passo del Fatu che porta a Lamayuru. L’altro, che fino a tempi recenti era il più frequentato e veniva spesso abbinato alla persecuzione a sud per Darcha con il passo dello Shingo, conduce a Lingshed Gompa e Photoksar e da qui a Wanla e Lamayuru, con una serie di possibili varianti. Il motivo per cui oggi vi passano meno persone è che la strada jeeppabile tra Padum e Wanla in parecchi punti segue la stessa traccia del sentiero.

Procedendo verso sud est lungo il fiume Tsarap oltre il villaggio di Ichar a Purne inizia il sentiero che conduce in poche ore al monastero di Phuktal, uno dei siti più spettacolari dell’Himalaia. Se da qui si prosegue lungo la stessa valle, in tre giorni circa si può tornare nel bacino dello Zanskar emergendo da un passo sopra al Gompa di Thongde, Continuando lungo lo Tsarap, dove ora vi è la carrozzabile, invece di salire il passo di Shingo, da Phirtse parte il percorso a piedi che conduce nella zona di Serchu in Karnak, tra i passi del Baralacha e di Lachlung della strada che sale da Manali, da dove si può continuare verso nord per il Rupshu fino a Dat ed oltre.

La regione ad est di Zangla è una delle parti più tortuose e incavate, con canyon stretti dove bisogna fare i conti con guadi che possono essere impraticabili se la portanza dei torrenti è forte, e tratti con dislivelli particolarmente marcati. Vi sono alcuni percorsi eccezionali, il più noto conduce fino alla valle di Markha in Ladakh, e da qui a Hemis; è molto bella anche la diramazione che arriva a Dat ai margini del Rupshu. Queste tracce sono raggiungibili anche partendo dai monasteri zanskari di Phuktal o Thongde.

Verso sud vi sono diversi sentieri, tutti piuttosto avventurosi e poco frequentati, che portano nel nord ovest del Lahaul o nel sud est del Kashmir. Un percorso affascinante parte dell’eremo di Dzongkul valicando il passo glaciale dell’Umasi, attraverso le ripidissime e pressoché sconosciute montagne del Sikle Moon, una catena che giunge fino ai bordi del grandioso ghiacciaio che si ammira dal passo del Pensi quando si arriva da Rangdum verso la valle del Dado. Ancora più ad ovest, oltre il passo del Pensi, alcuni sentieri portano a meridione del gruppo del Nun Kun emergendo nella regione di Kishtwar, dove la maggioranza della popolazione è musulmana.

LADAKH

Il riferimento principale della regione è dato dal corso del fiume Indo, che l’attraversa fluendo da est verso ovest. A nord del fiume ci sono alcuni sentieri che scavalcano le montagne verso Nubra, in alternativa alla strada del Kardong La, sfruttando dei passi un poco più bassi. Ad ovest di Leh sul versante settentrionale dell’Indo si trova un percorso facile ma molto interessante, che si sviluppa tra Likir e Temisgum, Monasteri dell’Indo, con tratti dove ci sono mulattiere jeeppabili e parti dove c’è solo il sentiero.

Ma i tracciati principali del Ladakh sono tutti a sud dell’Indo; iniziando da est vi sono i grandiosi sentieri della valle di Markha che formano un grande circuito attorno alla catena dello Stock Kangri e portano ai piedi del Kang Yaze. Oltre all’anello classico si possono disegnare percorsi molto più ampi raggiungendo le regioni del Rupshu, transitando prima dalla valle di Gya o arrivandovi direttamente da Kharnak e Dat alle spalle del Kang Yaze; e per i più avventurosi da Kharnak si può arrivare fino in Zanskar.

Vi sono dei percorsi anche a sud ovest di Leh, nell’area tra il fiume Zanskar e Lamayuru, un’interessante rete di sentieri che collegano Chilling, un villaggetto sul fiume Zanskar che è uno dei possibili punti d’imbocco o uscita di Markha, con Sumdo (ora si può arrivare coi mezzi meccanici anche fino a qui) e da qui Alchi o Magyu; oppure si può scegliere il percorso che porta verso la valle di Wanla nei pressi di Lamayuru.

RUPSHU

L’altopiano del Rupshu è situato per la gran parte a sud del fiume Indo, un vasto spazio tra Ladakh e Spiti che custodisce alcuni stupendi laghi, di cui i maggiori sono Tso Kar e Tso Moriri, uno specchio turchese lungo circa 30 km. Una porzione è situata a nord del fiume, dove si trova il lago di Pangong, ma qui il trekking è vietato perché si è a ridosso del confine con il Tibet a dominio cinese. Nel Rupshu la base delle valli è sempre sopra i 4000 metri e vi sono dei meravigliosi percorsi che si svolgono tutti in alta quota, ma che spesso non richiedono di cimentarsi con troppi dislivelli in salita.

Ad ovest della strada che collega Manali al Ladakh si trovano dei sentieri poco frequentati che esplorano la regione che va da Kharnak, a ridosso del Kang Yaze, fino alle vallate del passo del Lachlung, belli di per sé ed a volte utilizzati come parte di un trekking che arriva in Zanskar. I sentieri più rinomati sono nella regione dei due grandi laghi di Tso Kar e Tso Moriri, con diverse opzioni, tutte entusiasmanti. Partendo dalla valle di Gya, dove la strada per Manali si inerpica verso il passo del Taklang, si può raggiungere il bacino di Tso Kar e da qui proseguire verso il lago di Tso Moriri; per chi ha problemi di tempo anche solo una delle due sezioni vale assolutamente la pena, e dovendo scegliere la nostra preferenza va sul tratto tra Nuruchen, a sud di Tso Kar, e Tso Moriri: si godono panoramiche stupende sui due laghi e si incontrano quasi sempre accampamenti di nomadi. È molto bello anche il sentiero che si sviluppa attorno al lago di Tso Moriri, e si possono raggiungere anche dei laghi più ad est; una via stupenda segue la costa occidentale e, poco oltre il lago a sud, devia verso ovest giungendo in pochi giorni a Pang, sulla strada di Manali. Proseguendo verso sud si arriva invece in Spiti.

LAHAUL E SPITI

Il Lahaul è incastonato tra il Kashmir ad ovest, lo Zanskar a nord, il Rupshu a nord est, lo Spiti ad est e l’Himachal a sud. A Keylong, il centro principale della regione, e nei dintorni vi sono molti siti interessanti da visitare, ma la maggior parte dei visitatori si limita a transitarci per andare in Ladakh o visita la valle di Chandra per collegarsi allo Spiti, anche se a Keylong, il centro principale, e nei dintorni ci sarebbero molti siti interessanti da visitare. Per il trekking la regione è solitamente solo un punto di partenza o di arrivo per i percorsi che portano in Zanskar, ma le possibilità sono varie. A nord del passo del Rothang, porta di accesso alla regione giungendo da Manali, la strada che prosegue verso est arrivando al valico del Kunzum si snoda tra colossali guglie granitiche dove possenti ghiacciai fanno capolino: sono i versanti settentrionali di una delle regioni più selvagge, dove ci sono vaghe tracce di sentieri che portano alla catena del Pin Parbati, tutti estremamente difficili anche per la mancanza di guide che conoscano bene il territorio, e se ci si vuole cimentare è necessario organizzare delle spedizioni esplorative. Un sentiero bello e fattibile si trova nella vallata del lago di Chandra Tal, poco più a nord del passo del Kunzum, e conduce al passo del Baracha, dove arriva la strada che sale da Keylong.

Ad est del Kunzum si entra nello Spiti, dove i percorsi principali per il trekking sono due, il più importante parte da Kibber nei pressi di Kaza, un paesotto elevato a capitale della regione, ed arriva in Rupshu al lago di Tso Moriri. La parte iniziale passa due canyon che separano una vasta area di pasture e quindi s’impenna risalendo il passo del Parang, oltre i 5000 metri, con un piccolo ghiacciaio sul lato settentrionale, oltre il quale si resta poi sempre sopra i 4500 metri seguendo le stupende valli del Rupshu fino al grande lago: per via di questa conformazione Amitaba suggerisce di partire da nord, piuttosto che iniziare da Kibber. L’altro sentiero, più breve e tutto in Spiti, collega i villaggi di Tag Yud e Lhalung seguendo le creste ed i dirupi dei monti ad est della valle principale. La linea disegnata da questi due percorsi corrisponde approssimativamente al limite di accessibilità verso est concesso ai visitatori, perché in questa parte dell’Himalaia indiano si è vicinissimi al confine con il Tibet a dominio cinese, un territorio militare.

Ad ovest dello Spiti, verso l’Himachal, si frappongono catene di montagne estremamente selvagge; un tracciato senza particolari problemi porta dalla valle di Kungri in Spiti alla regione di Manali compiendo la traversata del Pin Parbati, impiegando un minimo di circa otto giorni. È un percorso piuttosto impegnativo ma fattibile da persone esperte e per questa via si riescono a trovare alcune affidabili guide locali e cavallai dell’Himachal disposti a fare il trasporto dei materiali; si tenga presente che l’organizzazione della spedizione va predisposta con buon anticipo.

HIMACHAL

La straordinaria barriera di monti che delimita l’Himachal dalle regioni del Lahaul e dello Spiti è attraversata da pochi sentieri che si prestano a percorsi a piedi particolarmente avventurosi; spettacolare, ma accessibile, è il sentiero che partendo dai pressi di Manali attraversa la catena del Pin Parbati arrivando nella valle di Kungri in Spiti, toccando luoghi dove non è raro avvistare il leopardo delle nevi! Ma la gran parte di questa vastissima regione di grandiosi monti impervi è pressoché irraggiungibile e quasi disabitata. Nelle parti più meridionali dell’Himachal, ad esempio sui monti di Dharamsala, o anche nei dintorni di Manali, sono invece possibili belle passeggiate o trekking non eccessivamente impegnativi di pochi giorni.

GARWAL

Se ci si addentra nelle valli più settentrionali dell’Uttarkhand si accede alla regione del Garwal, dove sono ubicati i percorsi che portano alle fonti del Gange: Yamunotri, Gangotri, Kedarnath e Badrinath. Gangotri e Badrinath sono raggiungibili in auto, ma le strade di accesso aprono di solito non prima della fine di maggio e chiudono verso fine settembre. Se si desidera visitare gli altri siti o giungere oltre Gangotri a Gaumuck, ovvero alla bocca del ghiacciaio dove sgorga il Gange, e possibilmente spingersi da qui a Tapovan ai piedi del monte Shivling, ci si deve muovere a piedi. In questo si è usualmente in buona compagnia: moltissimi indiani seguono questi pellegrinaggi, e si incontrano anche molti Sadhu e Swami, più qualche ricca signora indiana portata a spalle sulla portantina… Oltre all’interesse culturale, la regione è di per sé splendida da un punto di vista naturale, con vette che arrivano fino al culmine dei 7816 metri del Nanda Devi e molti monti entrati nella leggenda dell’alpinismo. Nel Garwal sono possibili numerosi percorsi di trekking ed anche epiche traversate in alta quota, tra cui lo stupendo collegamento tra i ghiacciai di Gangotri e Bradinath, o esperienze più accessibili come l’esplorazione della “Valle dei fiori” nella regione del Nanda Devi. Per una visione d’insieme di come poter visitare al meglio la regione può essere utile vedere questo programma: Gangotri, le fonti del Gange.

SIKKIM

Il Sikkim è una regione himalaiana arborea incuneata tra il Nepal e il Bhutan, che confina a nord con il Tibet. La possente mole del Kanchendzonga, terzo per altezza al mondo ma il meno scalato tra i colossi, è una presenza costante di queste valli, e ne colora miti e leggende. I due percorsi di trekking più rinomati hanno le visuali di questo gigante come loro motivo principe, anche se in realtà l’ambiente che percorrono è di per sé molto bello. Il sentiero più conosciuto parte dall’antica capitale di Yuksom, nell’ovest della regione, e risalendo un ambiente incontaminato con foreste vergini di rododendri e pasture di yak arriva al passo di Goeche, finestra che si affaccia sulle pareti inaccessibili del Kanchendzonga; le tappe sono riportate nella pagina Trekking in Sikkim. Un altro percorso entusiasmante ma abbastanza impegnativo parte più a nord ed arriva fino al Lago Verde, al cospetto della formidabile parete est; per dei dettagli su questo itinerario: Sikkim, trek alle falde del Kanchendzonga.

PAESI PER I PERCORSI SU MISURA