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Pakistan


Karakorum e Himalaia, arditi monti della Terra

Natura, storia e realtà etniche delle grandi valli del Pakistan


Deosai, discesa verso Skardu – Lago Satpara

Fairy Meadow, alpeggio verso il Nanga Parbat

Ghiacciaio Yazghel e anfiteatro del Kunyang Chish

Ponte di Hussani

Villaggio di Ganish e forte di Altit

PARTENZA
10/8/2024
RITORNO
26/8/2024
PRE-ESTENSIONE
ESTENSIONE
2a ESTENSIONE
DURATA
17 giorni
PARTECIPANTI
massimo 12
GUIDA
Christine Harris

 Sintesi del viaggio


Partendo da Islamabad questa grandiosa esplorazione del Pakistan settentrionale porta in tutte le superlative regioni di un territorio tra i più interessanti in assoluto al mondo, dove, immersi in una natura dalla bellezza superba tra innumerevoli, arditi monti glaciali che svettano ben oltre i 7000 metri, vivono popoli ed etnie con lingue, abitudini ed origini diversissime. Si visita nel migliore dettaglio la regione centrale degli Hunza, includendo le remote valli di Shimshal e Nagar, dove fluiscono alcuni dei ghiacciai più impressionanti del Karakorum. Si giunge ai piedi delle grandi pareti del Nanga Parbat, bastione occidentale della catena himalaiana, godendo sia della storica parete nord che del suo mitico versante sud di Rupal. Esplorando lo sconosciuto altopiano del Deosai si arriva ad est fino in Baltistan, nel cuore del Karakorum, alle falde del Masherbrum ed ai confini col Ladakh.

  • Islamabad
  • Gilgit
  • Karimabad
  • Nagar
  • Gulmit
  • Ghiacciao di Passu
  • Shimshal
  • Passu
  • Raikot Bridge
  • Tato
  • Fairy Meadows
  • Tarishing
  • Parco nazionale di Deosai
  • Skardu
  • Shigar
  • Khaplu
  • Hushe
  • Skardu
  • Taxila
  • Islamabad
  • Rawalpindi

 Presentazione del viaggio


Un aspetto importante di questo ricchissimo tour è poi la scoperta di importanti siti archeologici come Taxila, a cui si aggiungono le meno note, molteplici testimonianze storiche incastonate tra le valli impervie; e si completa con la visita della variopinta e caotica Rawalpindi.

Per apprezzare i contenuti del viaggio si consiglia di riferirsi al programma di viaggio. Per una visione d’insieme, segue qui una breve descrizione dell’itinerario.

Dopo una prima visita della capitale Islamabad si prende il volo per Giglit arrivando sulla mitica “Karakorum Highway”. A Gilgit la fine scultura rupestre del Budda di Kargah ci rammenta le turbolente vicissitudini storiche di queste remote regioni; si prosegue verso nord e ci si dedica ad un’approfondita ricognizione delle valli degli Hunza, sostando nell’area per quattro notti. Ci attendono Baltit (Karimabad), Altit, Passu e diversi villaggi, si arriva al ghiacciaio di Passu ed il percorso si estende alle valli di Nagar ed alla remotissima Shimshal. Prossima meta, la parete nord del Nanga Parbat, dove si trascorrono due notti nell’elfica Fairy Meadows, avendo così l’opportunità di godere di questo luogo magico e, per chi se la sente, di arrivare fino al campo base, dove echeggia ancora l’epica impresa di Hermann Buhl. Si procede da qui per la parete di Rupal del Nanga Parbat, attraverso valli abitate, anche qui, da diversi gruppi etnici chilasi e pashtun, persone fiere ma che ci accolgono con benevolenza. Si dedica una giornata all’esplorazione di questa incantevole valle, ammirando il ghiacciaio di Rupal e giungendo fino al campo base, vedendo così, nel corso del viaggio, i versanti che hanno segnato alcuni dei più grandi capitoli dell’alpinismo estremo. Per arrivare in Baltistan si attraversa l’imperdibile, raramente visitato, altopiano del Deosai, contornato da laghi, dove vive anche l’orso himalaiano. Da Skardu, l’interessante cuore della regione dei balti, la cordiale popolazione che proviene dal Tibet, che è il punto di partenza delle spedizioni per l’Alto Karakorum, si continua ancora più ad est per le oasi e feudi di Shegar e Khaplu, e, tenendo quest’ultimo come base, si arriva fino a Hushe, dove si staglia la vetta del Masherbrum. Questo tratto si svolge nel bacino dello Shyok, che fluisce dalla ormai vicina valle di Nubra, punto più settentrionale del Ladakh. Si rientra poi a Skardu dove si prende il volo per Islamabad. Prima di partire ci si reca a Taxila, l’importante sito archeologico UNESCO, e si completa il tour al Raja Bazar di Rawalpindi.

Accompagna il viaggio Christine Harris che si avvale della collaborazione di guide locali; è previsto un massimo di 12 partecipanti.

IL PAKISTAN

GEOGRAFIA E GENTE – La Repubblica Islamica del Pakistan, posizionata tra Iran, Afganistan, Sinkiang a dominio cinese ed India è grande quasi tre volte l’Italia con una popolazione per il 96% musulmana di circa 230 milioni di persone, in gran parte concentrate nelle regioni di pianura che si affacciano al fiume Indo partendo dalla capitale Islamabad, ai bordi delle montagne, a Karachi, sulle sponde del Mar Arabico. Il vasto deserto del Balochistan, che occupa la parte più occidentale a sud dell’Afganistan, è poco abitato e la regione montuosa del nord, dove si svolge il viaggio, ha una pressione abitativa contenuta.
Il nord del Paese è un territorio affascinante, un succedersi senza fine di montagne, fiumi e vallate ornato da paesaggi grandiosi. Si trovano qui ben 5 dei 14 “8000”, oltre ad un incredibile numero di monti sopra i 7000 metri, di cui parecchi ancora inviolati, e la regione è la meta di un gran numero di spedizioni alpinistiche: dal Tirich Mir (7708 mt), punto più alto dell’Hindu Kush, al K2 (8611 mt), punto più alto del Karakorum, al Nanga Parbat (8126 mt), bastione occidentale dell’Himalaia.
Tra queste colossali catene risiedono diverse popolazioni con caratteristiche distinte. Tra queste troviamo ad est i Baltì, giunti qui dal Tibet che oggi sono in maggioranza sciiti. A nord di Gilgit gli Hunza, un popolo che formava un proprio regno fino al 1974 con una lingua non associabile ad altre, un fatto che rende un poco misteriosa la loro provenienza; e, oltre Karimabad, che è il centro principale degli Hunza, e fino al Sinkiang, i Wakhi di origine pamira, che, come gli hunza, sono in maggioranza ismailiti. È interessante sapere che gli hunza hanno affascinato l’Occidente perché da alcuni autori vennero associati al mitico regno di Shangri-La, un magico luogo dove la leggenda vuole che non si invecchi – tanto che le loro albicocche recentemente venivano esportate come elisir di lunga vita!
Fuori da queste aree, con le importanti eccezioni dei distretti del Kohistan, dove predominano i dialetti hindko, e di Chilas, dove predomina la lingua shina, entrami idiomi di origine indo-ariana, e della regione dell’Hindu Kush abitata dai Chitralis, dove si parla khovar, anche quest’ultima del ceppo indo-ariano, la maggior parte delle altre regioni settentrionali è abitata da diversi gruppi Pashtun. Questa importante etnia, che nel suo grande insieme costituisce circa il 15% della popolazione del Pakistan, ed è composta da diverse tribù e clan che originano dalla Persia, come si evince anche dalla loro lingua, che è molto vicina al persiano. A ridosso del confine afgano ad ovest, tra i monti dell’Hindu Kush, completa questo variegato insieme etnico il piccolo, interessantissimo gruppo dei Kalash, di cui si accenna più avanti, nel paragrafo a loro dedicato.

ORIGINE E STORIA – Il Paese ha origine dalla partizione dell’India che seguì la disgregazione dell’impero coloniale britannico, e il Pakistan ha tutt’ora una posizione molto conflittuale con l’India per via dei disputati confini nordorientali. Copre un territorio dove le vicende storiche originano in tempi antichissimi con la Civiltà dell’Indo, che ebbe inizio circa 2800 anni a.C., e di cui si trovano i resti più importanti ad Harappa e Mohenjo-Daro, dove la cultura indo-ariana diede origine a forme di scrittura tra le più antiche conosciute e sviluppò i profondi contenuti religiosi e filosofici vedici, uno dei pilastri principali della moderna civiltà dell’Uomo. Seguì il grandioso periodo della civiltà di gandhara, che ci ha lasciato un’importante eredità con le sue raffigurazioni artistiche nate dalla fusione di stili ellenistici e persiani, che ebbe il suo centro principale a Taxila, le cui fertili terre furono poi parte di diversi imperi, dagli Acheminidi persiani alla conquista di Alessandro Magno ed al grande impero dei Maurya, che si estese fin qui dalle pianure gangetiche dell’India.
Nel 711 d.C. iniziò la conquista islamica che indusse l’avvento di diversi regni che si contesero la regione, con il periodo forse più significativo legato alle dinastie imperiali islamiche Mughal, che avevano il proprio epicentro nell’attuale India. Con l’affievolirsi dei Mughal, fino all’avvento dei tempi coloniali nel XIX secolo, vi furono diversi passaggi, incluso un dominio Sikh di parte dei territori.
Tra il 1800 e gli inizi del 1900 la regione fu poi uno dei teatri del “Grande Gioco”, quando Russia ed Inghilterra combatterono una feroce guerra, senza mai sparar colpo ma condotta tramite diplomazie e servizi segreti, per ottenere il predominio di diversi territori tra il Medio Oriente, l’Asia Centrale ed il Subcontinente Indiano.

NOTA TECNICA

SISTEMAZIONI – Il Pakistan richiede un certo grado di adattabilità: tutto perfetto per un viaggiatore, ma potenzialmente difficile per un “turista”. Fuori dalle città le sistemazioni sono semplici e non paragonabili allo standard occidentale. A Fairy Meadows sul Nanga Parbat si alloggia per due notti in un piccolo bungalow di legno, ma dotato di bagno proprio e riscaldato. Alcune sistemazioni difettano di manutenzione ordinaria (idraulica ed elettrica) e la guida di Amitaba cercherà di risolvere qualsiasi tipo di disagio possa accadere.

PASTI – I pasti sono tutti inclusi e si cerca di offrire una cucina più varia possibile, diversa in base alle varie zone del Paese. Vengono proposti pollo, spiedini di carne, riso, verdure, frutta secca, con molti piatti che si trovano anche nella cucina indiana, come il dhal e i pakora. Il tutto sempre accompagnato da yogurt, pane tipo chapati, a volte croccante altre volte più morbido, e viene servito il tipico chai o tè caldo. Vi è così un’ampia scelta valida anche per i vegetariani.

ITINERARIO – Le strade tra i monti, esclusa la Karakorum Highway che attraversa le montagne dalle pianure fino al confine con la Cina, a volte sono mal tenute e vi sono anche dei tratti sterrati. Per gli spostamenti si utilizzano veicoli 4 x 4, solitamente dei Landcruiser o simili e, nei tratti dove è obbligatorio per via delle leggi di transito, delle jeep locali. Per l’accoglienza e le visite a Islamabad e dintorni si utilizza un pulmino, di recente immatricolazione e dotato di aria condizionata. I tempi di percorrenza indicati sono stati testati e tengono in considerazioni anche le diverse soste.

CLIMA E ATTREZZATURA – Il clima è vario, dal caldo di Islamabad alle notti più fresche in montagna. Si consiglia quindi una giacca un po’ pesante per la sera, mentre di giorno una maglietta va bene. Sempre utile portare son sé una giacca antivento impermeabile e per le donne un velo per coprire la testa dove richiesto. Servono scarponcini tipo trekking, anche se leggeri, per le passeggiate previste. Si tenga anche conto che quando si sale a Fairy Meadows serve portare con sé il necessario per due notti, con un percorso in salita di circa due ore – nel caso è possibile avere un aiuto dalle persone del luogo per una cifra modesta; va ricordato che serve uno zaino adatto e che il grosso del bagaglio si può lasciare nel pulmino alla base della salita. Se fosse ritenuto necessario, avvisando per tempo con un piccolo extra è anche possibile avere a disposizione un cavallo per la salita.

WIFI, SIM, ELETTRICITA’ – Il wifi sarà disponibile quasi ovunque ma a volte con segnale molto debole. Si consiglia quindi per precauzione di prendere una SIM locale; il nostro corrispondente potrà essere di aiuto per questo. Le prese di corrente sono bipolari, come quelle che si trovano in Italia.

CAMBIO – È possibile farlo in aeroporto e nelle maggiori città, e la guida locale si adopererà ove necessario per trovare soluzioni di cambio in ogni luogo. Si segnala che le carte di credito sono diffuse solamente nelle grandi città e si consiglia quindi di avere con sé del denaro contante, tenendo presente anche che i dollari sono la valuta preferita.

ACQUISTI – Ci si potrà sbizzarrire negli acquisti nei bazar che si incontrano sul percorso: dai vestiti pashtun con relativo cappello pakol per gli uomini, ai colorati sari o shalwar, pashmine e foulard in seta per le donne (si potrebbero anche comprare dei burqa!). Si trovano anche ottima bigiotteria (orecchini, collane, bracciali), gemme e tappeti. Sicuramente è facile individuare qualcosa di interessante da portare a casa.

PERICOLOSITA’ – Se ci si chiede se in queste regioni ci siano dei pericoli la risposta è semplice: no. Si resterà positivamente colpiti dall’amichevolezza e ottima disponibilità delle persone.

 

 Programma del viaggio


1°g. Sabato 10 agosto, partenza per Islamabad
Per raggiungere Islamabad vi sono diverse possibilità di volo e Amitaba può prenotare quello preferito dai viaggiatori.

2°g. 11/8 Islamabad
Arrivo a Islamabad dove è in attesa dei partecipanti la guida locale; ci si trasferisce presso Hotel Hillview o similare. Dopo un poco di relax si pranza e si fruisce del pomeriggio per visitare la città, che venne appositamente costruita durante gli anni ’60 nei pressi di Rawalpindi per fungere da capitale del Paese. Si inizia dal grande monumento nazionale: a forma di fiore di loto, una ben proporzionata grande opera moderna che vuole caratterizzare gli elementi regionali e tipici che costituiscono il Pakistan; di fronte si trova il Museo Nazionale, che ritrae la storia del Paese. Si prosegue con il Lok Virsa (Museo Nazionale di Etnologia) e la grande Moschea Shah Faisal, tra le più ampie al mondo, che presenta un’architettura unica e moderna ed è accessibile anche ai turisti. Si completa salendo sulle colline di Margalla, ottimo punto panoramico per una visione d’insieme della città dall’alto. La cena è in un ristorante tipico.

3°g. 12/8 Islamabad – Gilgit – Karimabad
Si prende il volo che parte da Islamabad alle 08.00 con arrivo a Gilgit alle 09.15 (orari da confermare). Giunti a Gilgit ci si reca a visitare il Budda rupestre di Kargah, scolpito nella roccia nel VII secolo: è alto una quindicina di metri e posizionato sotto una sporgenza naturale che lo incornicia in modo suggestivo. Terminata la visita si prende la strada che va verso nord lungo il fiume Hunza dove si contornano le falde del Rakaposhi, che nella lingua locale significa “Muro Splendente”, e svetta nel cielo a 7788 mt, con diversi punti panoramici particolarmente impressionanti. Se non si è fatto troppo tardi, la pausa pranzo si fa in vista della colossale montagna. Lungo il tragitto si nota in più punti la traccia dell’antica strada, originariamente adatta al transito degli animali da carico ed ampliata in diversi punti a fine degli anni ’50 per poter passare con le jeep, che fu uno dei percorsi dell’antica “Via della Seta”. Un termine questo coniato dal geografo tedesco Ferdinand von Richthofen nel 1877 per indicare i collegamenti composti dal reticolo di strade che, per centinaia di anni, unì i commercianti (ma non solo) tra Occidente ed Oriente. A seguito della costruzione negli anni ’70 della “Karakoram Highway” questo percorso tradizionale entrò in disuso ma, grazie ad un’iniziativa dell’Aga Khan Cultural Service finanziata dai norvegesi, alcune parti sono state restaurate. Infatti in questa regione vi sono moltissimi aderenti alla corrente ismailita sciita che fa capo a questo prestigioso personaggio, ed a volte, sui versanti dei monti nelle aree più settentrionali, si vedono grandissime scritte create con i sassi chiari che inneggiano a lui ed alle sue visite qui. Arrivati a Karimabad (Baltit), centro principale della valle di Hunza, si alloggia presso il Darbar Hotel, avendo un’ottima visuale sulla vallata con il possente Rakaposhi di fronte, verso sud. Tempo permettendo, ci si reca ad ammirare il tramonto dal punto panoramico di Duiker, sopra Baltit, dove si gode di una magnifica vista. Un aspetto carino di Baltit sono anche i simpatici negozietti che offrono prodotti di artigianato. Da Gilgit a Karimabad il tempo di percorrenza è di circa 2 ore e mezza, 100 km.

4°g. 13/8 Karimabad ed escursione alla valle di Nagar e ghiacciaio Hopper
Al mattino si iniziano le visite nella valle, cuore pulsante del popolo degli hunza, visitando il forte di Baltit, dal tipico stile tibetano e perfettamente restaurato, che fu la sede del Mir, o Re di Hunza, uno stato che fu indipendente per circa 800 anni fino alla volontaria annessione al Pakistan, completata nel 1974. Ai piedi del forte vi sono tanti bei negozietti, che si potranno poi vedere con calma nel tardo pomeriggio. Completata la visita si parte per la valle di Nagar attraversando il fiume Hunza; qui, alla confluenza col Nagar, a volte è possibile incontrare il clan nomade dei cercatori d’oro, accampati sul greto, che setacciano la sabbia e filtrano le acque, circondati da nugoli dei loro bellissimi bimbi. Proseguendo lungo la valle di Nagar i panorami sono spettacolari e la gente della valle, nella maggioranza di tradizione sciita, è ospitale ed amichevole, un popolo tenace e nella storia fieramente rivale del feudo di Baltit ed Altit, che è riuscito a trasformare quello che era un deserto in una vallata ricca di alberi e coltivazioni, creando dei prati anche sui pendii più alti grazie ad un’irrigazione ingegnosa. La strada termina alla morena del grande ghiacciaio di Hopper (circa 22 km da Karimabad): una breve passeggiata porta ai fantastici punti panoramici che lo sovrastano, una possente lingua lunga 14 km su di cui si ha una visuale quasi completa di tutta la sua escursione, con a contorno monti arditi sormontati da possenti masse di ghiaccio. Si pranza qui e, rientrati a Karimabad si visita il forte di Altit, edificato circa 300 anni prima di Baltit che funse originariamente da Palazzo, anche questo ben restaurato e contornato da negozietti; ai suoi piedi sorge un villaggio tradizionale, dove ci si addentra tra le piccole stradine per scoprire la vita locale, con la grande vasca dove a volte i bimbi del villaggio fanno il bagno nella torbida acqua. Si torna quindi in hotel e si avrà del tempo per visitare i negozi della zona di Baltit; la cena è in un ristorante tipico.

5°g. 14/8 Karimabad – Gulmit – Passu glacier – Passu – Shimshal (3100 mt)
Si continua lungo la “Karakoram Highway”. Sul percorso si ammirano delle incisioni rupestri e si osservano le tracce dell’antico percorso della Via della Seta; colpiscono anche gli arditi canali di irrigazione che passano altissimi ed in alcuni punti attraversano strette gole con piccole condotte, che tradizionalmente erano fatte col legno: gli hunza sono celebri per essere riusciti ad irrigare luoghi dove nessun’altro ne sarebbe stato capace! Dopo una ventina di chilometri si arriva ad Atta Abad, dove nel 2010 una gigantesca frana bloccò il fiume Hunza per circa 5 mesi formando un grande lago che ha sommerso alcuni villaggi e la stessa strada, che dovette essere ritracciata con l’ausilio di parecchi tunnel. La catastrofe causò la morte di una ventina di persone e ci ha lasciato come eredità un grande lago, divenuto oggi un’attrazione turistica. Si transita da Gulmit, un villaggio di montagna dove vi è anche una cooperativa di donne che tesse dei bei tappeti e vi è una casa tradizionale allestita a piccolo museo (si potrà venire qui dopo la passeggiata). Poco oltre si ammira la bocca del ghiacciaio Ghulkin che arriva fin quasi alla strada e si vede il lungo ponte sospeso di Hussani, una sorta di attrazione turistica per i locali con tanto di “zipline”. Utilizzando delle jeep locali e percorrendo una strada per gran parte sterrata si raggiunge il lago di Borith, nei pressi della morena del ghiacciaio di Passu. Si prosegue con i mezzi arrivando vicinissimi al bordo del ghiacciaio iniziando un magnifico percorso a piedi lungo il bordo dello spettacolare ghiacciaio, con grandiose visuali all’intorno; lo scenario è stupendo già dopo dieci minuti di cammino, ma si consiglia di arrivare fino al punto panoramico più in alto, ci vuole poco più di mezz’ora, e chi se la sentisse può anche provare ad andare oltre. Completate le esplorazioni si ridiscende alla “Karakoram Highway” dove si pranza nel villaggio di Passu, non lontano dal confine col Sinkiang a dominio cinese. Poco oltre Passu si apre verso est la fantastica valle di Shimshal, diventata raggiungibile coi mezzi solo dal 2006 grazie al tenace sforzo dei suoi abitanti che l’hanno costruita e che ne curano la manutenzione, Questa zona era nota localmente per essere il luogo meno accessibile di tutta questa regione del Karakorum: alcuni tratti delle gole dei ripidissimi versanti di accesso erano transitabili solo passando su pioli di legno infilati nelle rocce a picco sul fiume ruggente ed i tenaci abitanti di questi remotissimi luoghi, in caso di pericolo, per impedire l’accesso semplicemente … toglievano i pioli. Una mitica valle incastona in una delle aree più inaccessibili del Karakorum, il cui villaggio principale, posto a 3100 di quota, è anche il luogo stabilmente abitato più alto della regione. Si parte presto utilizzando le jeep locali e, attraversato il fiume Hunza, ci si immerge nelle spettacolari e profondissime gole dove la stradina sterrata a tratti passa molto alta. Si ha un primo scorcio sulle alte vette ammirando la cuspide glaciale del Karon a nord e, giunti alle porte dell’alta valle di Shimshal, il ghiacciaio Malungut formato dallo straordinario anfiteatro del Disteghil Sar (7885 mt), che qui si staglia a sud, si appoggia fino al letto del fiume proprio di fronte a noi! Giunti al villaggio di Shimshal (73 km circa da Passu, tre ore di guida o poco più) si incontra una popolazione molto ospitale di circa 2000 persone, conosciuta in ambito alpinistico come gli “Sherpa pakistani” per il gran numero di guide e portatori di estrema capacità che giungono da qui; un posto tranquillo e bello da conoscere. Si pernotta presso una semplice locanda.

6°g. 15/8 Shimshal – Passu
Si prosegue con l’esplorazione della zona (per chi non ne avesse voglia, è già molto bello giungere fino a qui) con un breve tratto in jeep arrivando al sentiero che porta fino al punto panoramico del ghiacciaio di Yazghel, dove si giunge con un percorso che richiede da due a tre ore. Si cammina in piano fino al bordo della morena e quindi si risale la valletta lungo il suo bordo sud arrivando a circa 3450 mt di quota … e qui!!! Di fronte a noi il mare candido di ghiacci dello Yazghel che ricorda le onde di un mare in tempesta scorre vasto ai nostri piedi e curva verso Shimshal; oltre ad est, lontano, si osserva la bocca del ghiacciaio Kurdopin e, in testa al ghiacciaio, il colossale anfiteatro glaciale formato da Yutmoro (7330 mt) e Pomeri Kish (7400 mt) che culmina con il Kunyang Chish (7852 mt), un esoterico colosso quasi sconosciuto al mondo, anche per via dell’assoluta remotezza della posizione. Si torna da qui alle jeep e si rientra in serata a Passu, dove si alloggia in un hotel di pietra circondati da imponenti montagne, il Silk Route Sarai Hotel o similare: di fronte si staglia la “Cattedrale”, uno dei monti icona della regione.

7°g. 16/8 Passu – Raikot Bridge (1200 mt) – Tato (2570 mt) – Fairy Meadows al Nanga Parbat (3306 mt)
Si parte presto ridiscendendo la strada già percorsa, potendo godere ancora una volta degli scenari della regione. Si prosegue sempre verso sud superando la confluenza tra i fiumi Gilgìt e Indo e si giunge al ponte di Raikot (207 km, circa cinque ore), dove si era transitati il 5/8. La confluenza dei due grandi fiumi è un luogo geograficamente molto significativo, oltre che estremamente bello: qui si affacciano le 3 catene montuose più alte del mondo, il Karakoram, l’Himalaia e l’Hindu Kush e dalla confluenza spesso si ha la visione della vetta del Nanga Parbat (8126 mt), una panoramica che presenta un’escursione verticale di quasi 7000 metri, tra le più accentuate del pianeta Terra! Si potrà lasciare il grosso del bagaglio a Raikot portando con sé solo quanto potrà essere necessario per le due notti, tenendo presente che per arrivare al punto di sosta oggi si fa un percorso a piedi in salita che richiede fino a tre ore. (Chi non fosse in grado o non volesse portare da solo le proprie cose, con una piccola spesa si può avere un aiuto da parte delle persone del luogo. Se fosse utile è anche possibile utilizzare un cavallo o un mulo per la salita, con un costo contenuto). A Raikot si lascia il mezzo utilizzato fino ad ora e si parte con le jeep locali inerpicandosi lungo una stradina sterrata sui versanti desertici del fiume Indo, fino a raggiungere l’imbocco della valle che porta dritta alla base del versante nord del Nanga Parbat, dove, mentre si sale di quota, grazie all’apporto delle nevi, ci si trova gradatamente in un ambiente arboreo, con prati e pinete che ornano il magnifico paesaggio. Il percorso jeeppabile termina al villaggio di Tato a 2570 mt di quota, dove si arriva in circa 2 ore. Da qui inizia la camminata, che richiede da due a tre ore; il sentiero è largo e comodo senza tratti eccessivamente ripidi e porta in vista della bocca del ghiacciaio Raikot, attraverso boschi di bellezza elfica con la visuale della parte nord proprio di fronte. Giunti a Fairy Meadows (3306 mt), tra magnifici prati di bellezza elfica (il nome “Fairy”, elfo in italiano, è ben calzante qui!) con vista sul Nanga Parbat, si alloggia nei piccoli cottage di legno del Sarai o del Green Land Resort (con bagno in camera).

8°g. 17/8 Fairy Meadows, esplorazione e Campo Base del Nanga Parbat
Si dedica la giornata all’esplorazione di questa grande area impreziosita dal verde delle foreste e della natura, una vera oasi posta sopra alle aridissime vallate sottostanti, incastonata tra monti glaciali giganteschi, decisamente un luogo eccezionale. L’obiettivo più ambizioso, per chi se la sente, è percorrere il sentiero che serpeggia fino al Campo Base del Nanga Parbat, posto a circa 4000 mt di quota. Ma non è necessario arrivare fin là per godere del luogo; un’ottima prima meta, che può essere raggiunta anche utilizzando un docile cavallo, è il punto panoramico situato a 3667 mt, che si affaccia sulla tumultuosa lingua del ghiacciaio del Raikot che fluisce dalla parete nord del Nanga Parbat. Una visione eccezionale, viene alimentato da tutte le cascate di ghiaccio che formano il gigantesco anfiteatro che culmina nella vetta di 8126 mt; a nord lo sguardo spazia verso la colossale catena formata dal Rakaposhi, dal Diran e dal gruppo dell’Haramosh. Se si desidera invece arrivare fino al campo base vanno previste almeno sette ore di cammino tra salita e discesa.

9°g. 18/8 Fairy Meadows – Raikot Bridge – Tarishing (2911 mt)
Si torna a piedi al villaggio di Tato, dove si ritrovano le jeep locali per scendere al ponte di Raikot e, da qui, si prosegue il viaggio con delle jeep, tipo Toyota Landcruiser o simili. Si risale per un breve tratto (12 km) la “Karakorum Highway” e la si lascia seguendo verso sud est la stradina che si inerpica per le ripide valli che aggirano il Nanga Parbat verso il villaggio di Astore. Oltre Astore si continua ancora verso sud e quindi si devia dal percorso principale seguendo la strada, in parte sterrata, che sale ad ovest fino a Tarishing, nella valle di Rupal, un villaggio situato tra campi ben accuditi dove molte casette sono colorate con colori vivaci, una piccola enclave sciita in quest’area che è in larga parte sunnita. Siamo ai piedi dell’imponente omonima parete del Nanga Parbat che torneggia nel cielo, con la vetta del Raikot (7070 mt) che svetta proprio sopra al villaggio. Si alloggia presso il Rupal Resort Hotel; siamo a 87 km da Rakiot, circa 4 ore o più di guida in funzione delle condizioni in cui si trova la strada. Dall’hotel in circa 20 minuti a piedi si sale sul bordo della morena del ghiacciaio di Rupal a circa 3000 mt di quota, al cospetto della parete sud del gigante himalaiano con la vetta del Raikot proprio di fronte; chi lo desidera può seguire la morena fino a circa 3200 di quota con panorami sempre più belli.

10°g. 19/8 Tarishing: valle di Rupal e Campo Base del Nanga Parbat
Si dedica la giornata all’esplorazione. In circa un’ora di auto si arriva al villaggio di Rupal dove, lasciati i mezzi, si prosegue a piedi verso Helicoffer, il campo base di questa straordinaria parete, che si erge con un’altezza e verticalità inimmaginabili proprio sopra al nostro capo! Per arrivare servono mediamente quattro ore di cammino tra andata e ritorno lungo un sentiero che sale gradualmente con un dislivello complessivo di circa 600 metri; se fosse utile o necessario, avvisando per tempo, è possibile noleggiare un cavallo per il percorso. Giunti al campo base si pranza in un rifugetto; completata l’esplorazione (se si ha piacere è possibile andare un poco oltre lungo la vallata) si rientra a Tarishing.

11°g. 20/8 Tarishing – Altopiano del Deosai (4114 mt) – Skardu (2500 mt)
Si parte presto scendendo dalla valle di Rupal e tornando al punto di deviazione dell’altro ieri (circa 19 km); si prosegue ora lungo la strada, in molti tratti sterrata, che porta attraverso l’altopiano del Parco Nazionale del Deosai fino a Skardu, un percorso di bellezza estrema; sono 156 km in tutto che richiedono 6 o 7 ore di guida. Si risalgono le vallate fino al colle che si apre sull’altopiano, avendo qui la bella visuale del lago di Sheosar (74 km); se il tempo è limpido da qui lo sguardo spazia ad est fino al Nanga Parbat. Queste vaste aree d’alta quota sono coperte da pasture naturali contornate dai rilievi e in questa stagione abbondano infinite distese di fiori dai colori diversi; è molto facile vedere le marmotte, mentre l’orso bruno, che ha qui un suo habitat ottimale, è difficile da incontrare.  Scendendo dal plateau si entra nel Baltistan, si costeggia lo stupendo lago di Satpara, uno specchio splendente tra i monti aridi, giungendo e, prima di entrare a Skardu, si sosta per ammirare il Budda di Manthal, una magnifica raffigurazione rupestre datata tra il VII e il IX secolo. Si alloggia presso il Legend Hotel.

12°g. 21/8 Skardu – Shigar – Khaplu (2601 mt)
Skardu è il centro più importante della regione del Baltistan, situato in un’ampia valle dove il fiume Shigar confluisce nel maestoso Indo, storico punto di partenza delle spedizioni alpinistiche che da qui si recano nell’alto Karakorum, dove troneggia il K2 circondato da una foresta di colossi glaciali. Prima di partire si visita il Karphocho, la fortezza della cittadina che si staglia a picco sull’Indo e si raggiunge con una ripida salita a piedi, ottimo punto anche per i panorami. Oggi la prima meta e Shigar, che dista circa 50 km; si risale il corso dell’immenso Indo per un breve tratto e lo si lascia attraversandolo verso nord in un punto dove ci sono vaste distese di sabbia candida, un ambiente molto particolare in questo contesto di valli d’alta quota, e superato un colle ci si inoltra lungo la coreografica vallata che porta a quest’oasi, che storicamente fu un feudo indipendente. Qui si trova il Forte di Shigar, del 1634, trasformato oggi in un Boutique Hotel, che si visita, e, nel villaggio, si vedono due moschee storiche: Amburiq, un piccolo gioiello immerso tra le casette dei contadini che risale al XIV secolo, e quella principale, del 1602, entrambe edificate con la peculiare tecnica delle travature di legno frammiste ad argilla e sassi. Completate le visite di torna all’Indo e si prosegue verso est con un percorso molto bello che segue le anse del fiume fino alla confluenza con lo Shyok e da qui si segue questo fiume, che fluisce dalla valle di Nubra in Ladakh, sempre tra monti di inimmaginabile bellezza ed oasi d’alta quota create dall’irrigazione. Giunti al villaggio di Khaplu (109 km da Shigar, circa tre ore di guida), con splendidi scenari sui monti ed il poderoso fiume, si visitano il villaggio ed il forte del XVI secolo, dalla particolare architettura tibetana, dove si alloggia e si cena (oggi il forte è diventato il “Serena hotel”).

13°g. 22/8 Khaplu: escursione a Hushe (3048 mt)
La giornata è dedicata all’esplorazione della valle di Hushe, che si diparte verso nord dal fiume Shyok; se si proseguisse invece lungo questo fiume si arriverebbe dopo solo circa 60 km al punto di cessate il fuoco con l’India, tra i villaggi di Fraono (Pakistan) e Thang (India), alle porte della valle di Nubra. Poco oltre Khaplu si attraversa il grande fiume imboccando la stradina, con tratti asfaltati ed altri sterrati, che arriva fino al villaggio di Hushe a meno di 60 km da Khaplu. La vallata è contornata da un circuito di monti stupendi, impressionano molto le verticali, acuminate ed altissime pareti granitiche dei monti del gruppo del Haldi ad est; a nord svetta il magnifico Masherbrum (7821 mt), originariamente conosciuto come K1 in quanto verso il 1885 gli inglesi lo identificarono come il probabile punto più alto del Karakorum. I piccoli villaggi sono decisamente bucolici, con una serena ed amichevole popolazione in maggioranza di fede sciita che accudisce con amore e cura il territorio; si notano diverse moschee antiche, come al villaggio di Machulo ed altri. Giunti al piccolo villaggio di Hushe, composto da una cinquantina di case, si pranza nel rifugio costruito dagli spagnoli. Il luogo è il punto, solitamente di arrivo, di chi attraversa il passo alpinistico del Gondogoro (5585 mt) che collega questa valle al ghiacciaio di Baltoro che scorre dal K2. L’escursione richiede circa cinque ore di guida tra andata e ritorno, ma richiede parecchio di più per le frequenti soste che si fanno per ammirare questo ambiente inimmaginabile.

14°g. 23/8 Khaplu – Skardu
Si parte con calma verso ovest per Skardu, un percorso di circa 3 ore e mezza di auto, 111 km; giunti a destinazione si alloggia nell’hotel utilizzato in precedenza. Dopo pranzo si prende la strada che va verso nord fino a giungere in circa 30 minuti di auto, 18 km, presso le rive del Lower Kachura Lake, chiamato anche il lago di Shangril-La., posto a 2500 metri di altitudine. Sulle sue acque si rispecchiano le vette delle montagne circostanti rendendo il paesaggio magico. Si riprendono poi le auto per un breve tratta di strada, circa 15 minuti, fino a giungere al lago gemello, l’Upper Kachura Kale, dove si ha la possibilità di passeggiare lungo le rive e fermarsi a bere una tazza di tè osservando le sue calme acque, godendosi un poco di relax.  Si rientra poi a Skardu per la cena.

15°g. 24/8 Skardu – Taxila – Islamabad
Si prende il volo Skardu – Islamabad 07.00 – 09.05 (orari da confermare). All’arrivo si prosegue direttamente per Taxila, distante 50 km, circa 1 ora di auto, dove si trova una profusione di resti archeologici che spaziano un periodo storico di oltre un millennio, dal 600 a.C. al V secolo d.C. Si visitano il museo e gli Stupa e monasteri di Dharmarajika, Jaulian e Mohra Moradu, tutti parte del patrimonio UNESCO. Si rientra a Islamabad dove si alloggia presso lo stesso hotel dell’arrivo. Per chi è interessato, nei pressi dell’hotel si trova un quartiere con diversi ristoranti, negozi ed un centro commerciale locale ottimo per gli acquisti.

16°g. 25/8 Islamabad e Rawalpindi
La capitale sembra quasi un poco astratta rispetto alla vicina Rawalpindi, che presenta una realtà piacevolmente caotica, intrisa della quotidianità della vita pakistana. Si visita quest’ultima avendo come punto di riferimento la zona del mitico Raja Bazar, che nei tempi coloniali era l’area prediletta per le residenze ed i commerci ed oggi è diventata il punto di scambio principale per le merci provenienti dai territori circostanti e settentrionali. Si avrà anche l’opportunità di fare interessanti acquisti. Dopo pranzo si ha del tempo libero a disposizione per un poco di relax e gli ultimi acquisti pre-partenza. In serata cena tipica per celebrare il grande viaggio che si è ora completato.

17°g. Lunedì 26 agosto, volo di rientro
La maggior parte dei voli parte nelle prime ore del mattino ed arriva a destinazione il giorno stesso.

COSTO DEL VIAGGIO

€ 3170 – Minimo 4 e massimo 12 partecipanti

La quota comprende: le spese di iscrizione, le Polizze Assicurative di viaggio (Viaggi rischio zero e polizza base Europ Assistance – su richiesta, su E.A. possono essere estesi i massimali con un costo di € 70 ed emessa la Polizza di Annullamento, che costa 5,5% del valore del viaggio), la prenotazione dei voli intercontinentali se richiesta, i trasporti inclusi i voli interni Islamabad/Gilgit e Skardu/Islamabad, la pensione completa, le escursioni indicate nel programma, la presenza della guida di Amitaba.

La quota non comprende: i voli intercontinentali, il costo del visto, il supplemento per la camera singola, le bevande, le visite e le escursioni non in programma, le mance e tutto quanto non indicato alla voce “la quota comprende”.

Voli: Amitaba scorpora dalla quota del viaggio il costo dei voli intercontinentali per permettere a coloro che ne hanno la possibilità di usufruire di eventuali sconti e/o tariffe agevolate o di effettuare autonomamente le prenotazioni.

Supplementi: Con 4 partecipanti extra di € 350, con 5 extra € 300, con 6 extra € 200, con 7 extra € 100; € 580 per la stanza singola.

Visto e documenti: l’ingresso in Pakistan richiede un visto ed un passaporto con sei mesi di validità minima dal momento dell’arrivo. Il visto è possibile ottenerlo in internet a questo indirizzo: https://visa.nadra.gov.pk/tourist-visit-visas/ e il relativo pagamento ($35) deve essere effettuato con la carta di credito del richiedente; Amitaba fornisce i documenti (lettera d’invito, licenza dell’operatore locale, la lista degli hotel prenotati e i documenti personali dell’Amministratore del nostro corrispondente) necessari alla compilazione.

RICHIESTA INFORMAZIONI

Per qualsiasi domanda e curiosità,
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 DOCUMENTI DI VIAGGIO

PAESI E TRADIZIONI

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Deosai, lago Sheosar – Nanga Parbat lontano

 GALLERIA FOTOGRAFICA

Valle di Hushe, villaggio di Machulo
Forte di Baltit – un custode
Deosai, discesa verso Skardu – Lago Satpara
Fairy Meadow, alpeggio verso il Nanga Parbat
Ghiacciaio Yazghel e anfiteatro del Kunyang Chish
Ponte di Hussani
Villaggio di Ganish e forte di Altit
Deosai, lago Sheosar
Ghiacciaio Malungut e anfiteatro del Disteghil Sar
Valle di Hushe, visuale sud
Fairy Meadow, alpeggio e Nanga Parbat
Deosai
Rakaposhi 7788 mt
Valle di Hushe, visuale sud
Gilgit, Budda di Kharga (VI sec.)
Donna Hunza
Hunza, Baltit
Colorati camion pakistani

L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza “Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio” fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza “Filodiretto Protection” fornita da Nobis Compagnia di Assicurazioni. Le normative (Condizioni Generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.

Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.