Mongolia


Da Khuvsgul al Gobi, vastità infinita

Un incontro con i diversi ambienti naturali e la storia


Monastero di Amarbayantsgalant

Gher – Valle di Amarbayantsgalant

Cammello bactriano

Tsagaan Suvraga

Famiglia mongola

PARTENZA
30/7/2022
RITORNO
14/8/2022
PRE-ESTENSIONE
ESTENSIONE
2a ESTENSIONE
DURATA
16 giorni
PARTECIPANTI
GUIDA

 Sintesi del viaggio


Da Ulaanbaatar si segue un ampio circuito che porta ai principali siti storici della Mongolia ed in alcuni dei Parchi Nazionali più belli. Si inizia dalle regioni settentrionali, ricche di pasture, specchi d’acqua e foreste, con l’antico monastero di Amarbayasgalant ed i laghi di Khuvsgul, Zuun e Terkhin Tsagaan, arrivando vicini al confine con la Siberia. Da qui si procede gradatamente verso sud incontrando i siti storici di Kharkhorin, Erdenee Zuu e Shank e giungendo attraverso la steppa a Ongh nel deserto del Gobi. Si esplorano molte delle aree più affascinanti di quello che è il più vasto deserto dell’Asia centrale con Bayanzag, le grandi dune di Khongoryn Els e Yolin Am, ultima propaggine dei monti Altai, non lontani ormai dal confine con la Cina. Si rientra quindi verso nord godendo della magia di Tsagaan Suvraga.

Chi pulisce lo sporco lava la felicità.
  • Ulaanbaatar
  • Amarbayasgalnt
  • Murun
  • Parco Nazionale del Lago Khubsugul
  • Lago Zuun
  • Terkhiin tsagaan nuur
  • kharakorin
  • Shankh
  • Monastero di Ongiin khiid
  • Falesia di Bayanzag
  • Khongor els
  • Valle di Yoliin Am
  • Tsagaan Suvraga
  • Baga Gasriin Chuluu

 Presentazione del viaggio


E’ un percorso completo e vario, che dona una visione d’insieme molto bella della Mongolia godendo dei diversi ambienti naturali, e, grazie al recente sviluppo di alcune infrastrutture, è ora eseguibile senza campi mobili: fuori dalla capitale di alloggia nei campi fissi gher, che sono confortevoli e dotati di servizi, una notte in un hotel locale e una ospiti di un monastero. Per gli spostamenti vengono usati veicoli a quattro ruote motrici perché buona parte del percorso si effettua seguendo delle piste.

ORGANIZZAZIONE DI AMITABA IN MONGOLIA

I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’) che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola.

Amitaba in Mongolia è attiva in diverse attività di sostegno, come indicato nel nostro sito.

MODALITÀ DEL VIAGGIO

Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; i tratti asfaltati sono nei pressi della capitale e lungo alcune arterie stradali principali. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 3600 km.
Fuori da Ulaanbaatar, dove si alloggia per tre notti in hotel a tre stelle, si pernotta una notte nel monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come lo erano nelle vecchie campagne italiane), una notte in un albergo locale e 10 nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. Questi campi sono forniti di servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa ed anche vegetariana.

CLIMA E ATTREZZATURA

Il clima in agosto è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 15 e i 30 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi; le regioni più settentrionali da Amarbayantsgalant a Khuvsgul e fino al lago Terkhin Tsagaan presentano un ambiente più umido, dove sono possibili piogge. Per la notte al monastero di Shank è meglio avere a disposizione un sacco a pelo il cui gradiente termico minimo consigliato è di zero gradi; se richiesto potremo procurarlo localmente sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Nelle gher vengono fornite lenzuola pulite e coperte. Prevedere un abbigliamento che possa essere resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.

ALCUNI CENNI GENERALI E STORICI

(Per maggiori dettagli, si veda anche la sezione “Mongolia” in “Paesi e tradizioni” del sito di Amitaba)
La Mongolia è vasta quasi cinque volte l’Italia e la maggior parte del territorio è situata a quote piuttosto elevate, con un’altezza media di circa 1600 metri e poche aree coltivabili. La popolazione di circa 2,4 milioni si disperde con una densità di solo 1,3 abitanti per chilometro quadrato; la matrice culturale dei mongoli è tipicamente nomadica e nei contenuti abbina tratti di sciamanesimo alla sofisticazione del buddismo tibetano. L’ambiente naturale presenta quattro aree principali: a nord il territorio della taiga, dei grandi laghi e delle foreste di conifere, a ovest i monti dell’Altai, dal centro ad est le steppe e la regione degli altopiani, mentre il sud è il regno del deserto del Gobi.
Le origini della Mongolia secondo le fonti storiche si individuano nella presenza di tribù di stirpe unna a partire dal V secolo e di stirpe turca dal VII secolo. Nel XII secolo la figura mitica di Gengis Khan porta all’unificazione territoriale e sono di questo periodo le più antiche testimonianze documentate. La massima espansione dell’impero mongolo giunse al Mar Giallo ad est ed alla piana del Danubio ad ovest, grazie alla capacità combattiva degli indomabili guerrieri nomadi mongoli, abilissimi cavalieri che seppero adottare strategie razionali ed equipaggiamenti efficienti.
L’occupazione sovietica nel secolo scorso è stata devastante, sia per il tentativo di rendere sedentaria una popolazione storicamente nomadica, sia per la furibonda repressione culturale: al tempo dell’instaurazione del regime sovietico nel 1921 circa 100.000 monaci vivevano in 700 monasteri, ma nei decenni successivi le cerimonie furono dichiarate fuorilegge ed i luoghi di culto furono inizialmente chiusi e poi quasi tutti distrutti. Furono risparmiati solo alcuni dei monasteri principali ed oggi in tutta la Mongolia se ne contano solo una ventina. La libertà di culto è stata reintrodotta solo dal 1990 e da allora l’antico legame con il buddismo tibetano si va rinsaldando; sono attivi anche missionari cristiani appartenenti in maggioranza a chiese minori nordamericane a caccia di conversioni.
Oggi la Mongolia è indipendente ed è ricca di risorse naturali, il cui sfruttamento rischia ora di stravolgere l’ambiente naturale e il tessuto sociale. Al di fuori della capitale si trovano pochi insediamenti urbani, fondati durante l’impero sovietico del dopoguerra per motivi industriali e produttivi, dove si trovano strutture educative e sanitarie. Il sostentamento della popolazione nomadica è costituito dall’allevamento di animali quali cammelli, yak, cavalli, pecore e capre; la maggioranza dei nomadi vive nelle gher, le tipiche tende mongole.

 Programma del viaggio


Si ricorda che l’itinerario e le sistemazioni previste possono subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici

1°g.  Sabato 30 luglio, partenza per la Mongolia
Per raggiungere Ulaanbaatar, capitale della Mongolia, ci sono diverse possibilità di volo e Amitaba può prenotare i voli preferiti dal viaggiatore. Le compagnie aeree più comunemente utilizzate sono la Turkish Airlines e la Miat; Aeroflot, a seguito delle vicissitudini in Ucraina, al momento della redazione non è più utilizzabile. La maggior parte dei voli prevede l’arrivo nel giorno successivo a quello della partenza. Per ogni richiesta e chiarimento contattare Amitaba.

2°g.  31/7 Arrivo a Ulaanbaatar
Arrivo a Ulaanbaatar, trasferimento e sistemazione in centro città presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova una enorme statua di Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama.

3°g.  1/8 Ulaanbaatar – Monastero di Amarbayantsgalant
Partenza per Darkhan, situata a nord di Ulaanbaatar.  Lasciata la capitale inizia subito l’incontro con il vasto paesaggio della Mongolia, con le gher che punteggiano le ondulate praterie. Poco prima di entrare in città si devia verso ovest arrivando al monastero di Amarbayasgalant, uno dei più belli e importanti della Mongolia. Visita del monastero, unico nel suo genere, costruito nel 1737 seguendo i canoni architettonici dell’arte mancese; è dedicato a Zanabazar, il primo imperatore-lama della Mongolia, scienziato e grande scultore, la cui salma venne traslata qui nel 1779. La tappa è di 360 km di buona strada asfaltata. Pernottamento in gher camp, l’Amarbaysgalant Urguu o simile.

4°g.  2/8 Amarbayantsgalant ¬ Murun
Questa lunga tappa di 450 km verso ovest, divenuta fattibile in un solo giorno da poco tempo grazie alla nuova strada asfaltata, porta nel capoluogo della regione di Khuvsgul. Il percorso è pittoresco, attraverso belle valli verdeggianti ricche di corsi d’acqua abitate da pastori nomadi che vivono nelle tipiche gher bianche. Giunti a Murun si alloggia un hotel locale, il Tenkhleg o simile.

5°g.  3/8 Murun – Parco Nazionale del Lago Khuvsgul
ggi si entra nel Parco Nazionale del lago Khuvsgul, situato circa 120 km a nord di Murun. E’ uno dei più profondi specchi di acqua dolce dell’Asia Centrale (262 mt), contornato da monti ricchi di foreste che ricordano la vicinanza della Siberia, annoverato tra i luoghi più incantevoli della Mongolia; qui a volte si possono incontrare gli allevatori di renne, la popolazione degli Tsaatan. Si trascorre la giornata godendo della natura del luogo; ci si accomoda in un campo gher, il Dul o simile.

6°g.  4/8 Lago Khuvsgul – Lago Zuun
Spostamento verso sud di circa 170 km; si valicano diversi passi attraverso un territorio dove predominano le foreste boreali, solcate da diversi fiumi. La meta è lo Zuun Nuur, un bellissimo lago abitato da una ricca avifauna dove pongono il campo alcune famiglie nomadi. Si alloggia presso il campo gher Zuun Nuur o simile.

7°g.  5/8 Lago Zuun – Lago Terkhin Tsagaan Nuur
Si prosegue verso sud est attraverso foreste boreali, la strada si dipana tra monti e vallate; dal punto più alto del percorso si gode di un panorama d’inimmaginabile bellezza. Arrivati al lago di Terkhin Tsagaan, circondato da crateri di vulcani spenti, il più giovane dei quali è il Khorgo, si pernotta in campo gher, il Ikh Khorgo o simile, dove si sosta per due notti; la tappa è di 250 km.

8°g.  6/8 Lago Terkhin Tsagan Nuur
Visita del vulcano Khorgo, dove in pochi minuti di cammino si raggiunge la sommità del cratere, nelle vicinanze si trova la  grotta di Shar Nokhoi (traduzione “cane giallo”). Si prosegue l’esplorazione con una passeggiata attorno al lago e si rientra al campo gher. Per chi lo desidera è possibile fare una passeggiata a cavallo.

9°g.  7/8 Terkhiin Tsagaan Nuur – Kharkhorin – Monastero di Shank
Al mattino si parte presto in direzione sud est percorrendo una buona strada asfaltata che costeggia per un lungo tratto il fiume Chuluut, attraverso un ambiente in gran parte di steppa con canyon formati da antiche eruzioni magmatiche, e si arriva a Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan. Oggi è solo un villaggio dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città; su di un panoramico colle alle spalle delle casette è stato eretto un moderno monumento che esalta le antiche glorie dell’Impero, quando questo luogo era il centro del mondo. Si visita il monastero-museo di Erdene Zuu, meta di pellegrinaggio per i mongoli, che colpisce anche per le lunghe mura sormontate da piccoli stupa che ne delimitano lo spazio sacro dalle vaste praterie e dai colli verdi; costruito sui ruderi di Kharkhorin, contiene diversi templi molto interessanti da visitare ed un piccolo museo. Ci si sposta quindi al monastero di Shank, situato a 30 km, dove saremo graditi ospiti. Shank è un piccolo e antico monastero situato in un piccolo villaggio tra le vaste praterie che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan, dove si ammirano alcune importanti tanke del tantra di Kalachakra; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po’ spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. Si percorrono circa 340 km.

10°g. 8/8 Shank – Monastero di Ongh
Inizia il percorso verso sud che porta nel deserto del Gobi, il più grande dell’Asia; ma mano che si procede non si vedono più alberi ed il territorio diventa progressivamente più arido con la presenza sempre più frequente dei cammelli bactriani. La tappa di oggi, circa 220 km, porta fino alle rovine del monastero di Ongh, di cui è stato recentemente ricostruito un tempio. L’ambiente naturale è di particolare interesse per il contrasto tra le montagne scure, che circondano i resti del monastero, e le rive verdi del fiume che solca la piccola vallata. Sistemazione al campo gher Ongi Energy o simile.

11°g.  9/8 Ongh – Bayanzag – Khongoryn Els
Si continua verso sud arrivando a Bayanzag – che tradotto significa “Vette infuocate”, dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie sconosciute fino ad allora, tutti resti molto importanti che sono stati portati nei musei. A Bayanzag le falesie terrose rosse che si aprono sulla vastità del Gobi sono spettacolari, ed il sentiero che ne percorre i bordi stupendo. Proseguendo si giunge al Parco Nazionale di Khongoryn Els, dove si fa un’escursione alle dune di sabbia più grandi e spettacolari della Mongolia. Salire sulle dune più alte è molto impegnativo, ma se si riesce ad arrivarci si è ripagati con uno dei panorami più incredibili della Mongolia; è sorprende vedere ai bordi delle dune zone d’acqua che rendono fertile la zona formando un ottimo pascolo per i cammelli. Pernottamento al campo gher Gobi Erdene o simile; si percorrono circa 320 km.

12°g.  10/8 Khongoryn Els – Yoliin Am
Si seguono i bellissimi cordoni dunari verso est arrivando al Parco Nazionale di Gurvan Saikhan dove si visita Yoliin Am, chiamata a volte nelle guide “Valle delle aquile” (… anche se qui le aquile non si sono mai viste…), sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi ed i gipeti. Questi monti sono le ultime propaggini orientali della catena degli Altai; completata l’esplorazione si attraversano i monti a nord arrivando al campo gher Goby Discovery. Si percorrono circa 180 km.

13°g.  11/8 Yoliin Am – Tsagaan Suvraga
Raggiunta la piccola cittadina di Dalanzadgad si inizia il percorso di rientro verso nord, attraverso l’ambiente semiarido del Gobi. Giunti sul bordo delle falesie di Tsagaan Suvraga si resta colpiti dai colori intensi delle erosioni; ai propri piedi si apre una distesa di collinette policrome, una incredibile tavolozza naturale con la visuale della steppa all’orizzonte. Questa profonda fenditura che taglia il terreno da est ad ovest un tempo era sommersa, probabilmente non dall’antico mare che occupava l’attuale area del Gobi, ma da acque fluviali. Da lontano le formazioni calcaree di Tsagaan Suvraga, alte fino a 30 metri, evocano le rovine di un’antica città; è molto bello percorrere il sentiero che le contorna alla base. Pernottamento al campo gher Tsagaan Suvraga o simile, la tappa è di circa 340 km.

14°g.  12/8 Tsagaan Suvraga – Ulaanbaatar
Proseguimento del viaggio per Ulaanbaatar, che dista circa 640 km verso nord su una comoda strada asfaltata. Si arriverà nella capitale nel tardo pomeriggio. Pernottamento Hotel Sant asar o simile.

15°g.  13/8 Ulaanbaatar
Visita al Museo di Storia, dove sono illustrati lo sviluppo della storia dell’uomo nelle terre mongole ed i costumi tradizionali delle varie etnie, del Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul.

16°g.  Domenica 14 agosto, volo di rientro
La maggior parte dei voli parte al mattino con arrivo in Italia nel corso della stessa giornata; per ogni richiesta e chiarimento contattare Amitaba.

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     DOCUMENTI DI VIAGGIO

    PAESI E TRADIZIONI

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    Erdene Zuu

     GALLERIA FOTOGRAFICA

    Lago di Khubsugul
    Praterie mongole
    Monastero di Amarbayantsgalant
    Gher – Valle di Amarbayantsgalant
    Cammello bactriano
    Tsagaan Suvraga
    Famiglia mongola
    Kharkhorin, giovani monaci
    Cholijin Lama, entità di protezione
    Gher al tramonto

    L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza “Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio” fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza “Filodiretto Protection” fornita da Nobis Compagnia di Assicurazioni. Le normative (Condizioni Generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.

    Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.