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Mongolia


Altai e Festival delle aquile

Mosaico di scenari naturali ed umani


Porta di una gher

Mongolia

Festival aquile

Festival aquile

Erdene Zuu

PARTENZA
12/9/2024
RITORNO
26/9/2024
PRE-ESTENSIONE
ESTENSIONE
2a ESTENSIONE
DURATA
15 giorni
PARTECIPANTI
massimo 12
GUIDA
Alfredo Savino

 Sintesi del viaggio


Il viaggio porta nelle regioni nordoccidentali mongole degli Altai, tra sorprendenti bellezze naturali e territori selvaggi che presentano una grande ricchezza culturale ed etnica, dove si partecipa all’evento più importante dell’anno, il grande Festival delle Aquile, dove i più esperti in quest’arte venatoria si sfidano in prove di destrezza con i loro stupendi rapaci, una delle più antiche ed importanti tradizioni di queste regioni. Si scopre una terra condivisa da kazaki, mongoli e tuvaini che parlano tre lingue diverse, con parte delle popolazioni nomadiche e parte stanziali, che praticano religioni diverse, islamica per i kazaki e buddista per mongoli e tuvaini, frammiste ad ancestrali tradizioni sciamaniche. Una regione selvaggia che è stata lo storico confine naturale tra due mondi culturali, quello nomadico mongolo e quello stanziale di influenza musulmana centroasiatica.

Una capra ha la stessa voglia di vivere di un uomo.
  • Ulaanbaatar
  • Khovd
  • Gurvan Tsenheriin Agui
  • Tsamba Garav Uul
  • Ulgii
  • Sagsai
  • Lago Khoton nuur
  • Lago Achit
  • Ulaangom
  • Tosontsengel
  • Lago Terkhin Tsagaan Nuur
  • Terme di Tsenkher
  • Kharkhorin
  • Shank
  • Ulaanbaatar

 Presentazione del viaggio


Il viaggio è stato preparato in stretta collaborazione con persone del luogo e di Alfredo Savino, appassionato ricercatore della cultura mongola, che accompagna il viaggio. Si prevede un numero massimo di 12 partecipanti.

IL FESTIVAL DELLE AQUILE

Quest’anno abbiamo scelto di partecipare all’edizione del festival che si svolge nel villaggio di Sagsai, a circa 50 km dal capoluogo regionale di Ulgii, dove avviene dopo una settimana l’evento più noto e che oggi è abbastanza frequentato. Sagsai non ha niente da invidiare al festival più famoso, se non il numero di turisti: infatti i cacciatori con le aquile sono gli stessi che partecipano ad Ulgii ed i giochi di destrezza con le aquile anche, manca solo il grande numero di spettatori, che rende questo evento ancora a misura d’uomo.
La caccia con le aquile è un’attività che viene praticata da millenni dai nomadi kazaki alla fine dell’estate. I cacciatori, provenienti da tutti gli angoli della regione del Bayan Ulgii, si ritrovano una volta all’anno per partecipare ad un’emozionante gara di caccia a cavallo utilizzando solo maestose aquile reali tenute su di un braccio protetto da un enorme guanto e sostenuto da un bastone che poggia sulla sella del cavallo.
L’aquila reale (Aquila Chrysaetos) raggiunge una lunghezza che può variare tra i 75 e gli 88 cm e l’apertura alare può raggiungere i 2,30 mt, mentre il suo peso arriva fino a 6 – 7 kg. Le dimensioni maggiori, come in quasi tutti i rapaci, si raggiungono nelle femmine, che dai cacciatori kazaki sono preferite agli esemplari maschi. Cacciano in prevalenza volpi, ma anche marmotte e a volte lupi. Il becco è robusto e ricurvo, le zampe sono forti e ricoperte di piume, gli artigli sono lunghi ed affilati ed il quarto dito, opposto agli altri, è munito di un’unghia più lunga che trafigge le prede. L’aquila è dotata di una vista straordinaria, sei volte più acuta dell’uomo con un campo visivo di 300 gradi. Il piumaggio è di colore bruno scuro con penne dorate sul capo che, ricordando una corona, le hanno conferito il titolo di “reale”. L’addestramento di questi uccelli, che vengono catturati da piccoli, è lungo e impegnativo e il cacciatore lo inizia utilizzando come prede delle pelli di animali. Il rapace viene legato ad una corda e quando afferra la pelle gettata nelle sue vicinanze viene premiato con un pezzo di carne, che sarà sempre più consistente man mano che l’uccello perfeziona la propria abilità nell’artigliare la preda. Il rapporto che si viene a creare tra l’uomo e l’animale è molto stretto e dura fino a quando il rapace non viene liberato al compimento del decimo anno di vita.
Poiché le aquile cacciano in prevalenza volpi, la caccia si svolge quando la Mongolia si ammanta di bianco, e le pellicce sono migliori. Gli uccelli vengono tenuti bendati con un cappuccio, fino a quando il cacciatore avvista una preda: l’aquila viene lanciata in aria e s’innalza in cielo per poi fiondarsi in picchiata. Questa gara è una vera e propria sfida di abilità e velocità dove alla fine viene eletto il cacciatore con l’aquila più precisa. Oggi nel Bayan Ulgii sono rimasti circa 450 cacciatori tradizionali e questo evento è importante anche perché e l’ultima occasione d’incontro collettivo prima della calata del freddo inverno. A contorno del contesto venatorio vengono celebrate feste con danze e canti tradizionali.

LA REGIONE DEL BAYAN ULGII

La regione mongola di Bayan Ulghi offre una grande varietà ambientale ed è coronata dalla catena dei monti Altai, che distano 2000 chilometri da Ulaanbaatar e formano il confine naturale con la Russia e il Kazakistan a dominio cinese. Qui si trova la vetta più alta della Mongolia, l’Huiten Uul (4373 mt), che fa parte delle cinque cime del Tavan Bogd (letteralmente, “i cinque illuminati”), un’area che forma il confine tra i tre paesi; la cima più alta è il monte Belukha (4,506 mt), posizionato oltre il confine negli Altai russi. Sparsi tra questi stupendi monti si trovano una ventina di grandi ghiacciai, tra cui il Potanina è il più esteso. Una delle aree più belle è il parco nazionale di Altai Tavan Bogd, che si estende tra la Mongolia e il confine cinese, e raccoglie numerosi laghi tra cui l’Hoton, il Dayan Nuur e il Tolbo.
Gli abitanti sono in maggioranza kazaka, di religione musulmana e di lingua turca; hanno iniziato a trasferirsi in queste aree verso il 1840 per pascolare pecore e capre nel periodo estivo e all’inizio del secolo scorso hanno cominciato a stabilirsi permanentemente nella regione. La lingua utilizzata è il kazako, anche se la maggior parte delle persone sono bilingue e parlano anche il mongolo. I kazaki della Mongolia sono rimasti isolati e conservano tradizioni millenarie andate ormai perdute nella loro terra d’origine. La moschea di Ulghi dopo la caduta del socialismo è stata riaperta e il pellegrinaggio alla Mecca ha ripreso, ma la religione viene vissuta in modo aperto e tollerante: le donne non devono usare il velo e gli uomini amano consumare alcolici. Dopo il 1990 a molti kazaki mongoli è stato permesso di migrare verso il Kazakistan e la Turchia, con un considerevole flusso di persone durato alcuni anni, e ci sono state lunghe trattative tra Kazakistan e Mongolia per permettere ai kazaki mongoli di avere la doppia cittadinanza, risolta per ora con il permesso a loro concesso di entrare in Kazakistan senza visto.
Questa parte della Mongolia, anche perché dista un lungo viaggio di quattro giorni da Ulaanbaatar, ha maggiori contatti con le regioni confinanti russe e cinesi. La popolazione si dedica soprattutto alla pastorizia transumante; durante l’inverno si rifugia in villaggi riparati all’interno di valli profonde utilizzando case di legno, per migrare poi in estate verso i pascoli di montagna. Questi pastori utilizzano delle tende molto simili alle grandi gher mongole, con alcune differenze che le rendono tipiche e affascinati.

GUIDA DEL VIAGGIO E ORGANIZZAZIONE IN MONGOLIA

Alfredo Savino si è laureato in Storia Medioevale con una tesi sul frate francescano Giovanni da Pian di Carpine che nel 1245 andò in Mongolia in veste di legato pontificio; si è dedicato alla diffusione della cultura e della storia mongola in Italia per conto dell’associazione culturale Soyombo attraverso mostre etnografiche e conferenze. Ha iniziato l’esplorazione fisica del paese nel 1998 percorrendo a fondo le regioni dell’ovest e, due anni dopo, la parte orientale. Nel 2006 in occasione delle celebrazioni svoltesi per l’ottocentenario della fondazione dell’impero mongolo è stato invitato al congresso internazionale dei mongolisti a Ulaanbaatar per esporre la sua ricerca storica. Alfredo è costantemente attivo nello studio della cultura mongola e dal 2007 collabora con Amitaba per creare percorsi che consentano un vero incontro con la magia del mondo che lui ama. Tra il 2014 ed il 2016, quando è poi stata aperta l’Ambasciata dell’Italia a Ulaanbaatar, è stato Console Onorario italiano. Attualmente risiede ad Ulaanbaatar.

I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’) che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola.

MODALITÀ DEL VIAGGIO

Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz e Hyundai Starex, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; i tratti asfaltati sono nei pressi della capitale e lungo alcune arterie stradali principali. La velocità sugli sterrati è comunque abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci e parti dove l’irregolarità del terreno rende la marcia lenta. Il percorso complessivo previsto è di circa 2340 chilometri.
Fuori da Ulaanbaatar, dove si alloggia per tre notti in hotel a tre stelle, si pernotta cinque notti in hotel locali, una in gher camp e tre notti presso famiglie: un’esperienza molto interessante, si avranno a disposizione delle stanze comuni nelle loro abitazioni – si segnala che qui il bagno è esterno. La cucina proposta è semplice ma sostanziosa, anche vegetariana. Una notte è prevista invece presso il monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come erano nelle vecchie campagne italiane).
Il viaggio richiede un certo spirito d’avventura, poiché nella regione degli Altai si diventa simili ai nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando anche in tenda. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo

CLIMA E ATTREZZATURA

Il clima a fine settembre è mediamente piuttosto secco e le temperature previste sono tra i 5 e i 15 gradi, con possibili punte minime notturne al di sotto dello zero durante il trekking. E’ necessario portare un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di almeno -5C°; Alfredo Savino, guida del viaggio, può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie. Si ricorda che il clima in questa terra è sempre imprevedibile e incline a repentini cambiamenti, da giorni caldi di sole si può passare a nevicate improvvise.

 Programma del viaggio


Si ricorda che l’itinerario e le sistemazioni previste possono subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici

1°g. Giovedì 12 settembre, partenza per la Mongolia   
Per raggiungere Ulaanbaatar, capitale della Mongolia, ci sono diverse possibilità di volo e Amitaba può prenotare i voli preferiti dal viaggiatore. Le compagnie aeree più comunemente utilizzate sono la Turkish Airlines e la Miat; Aeroflot, a seguito delle vicissitudini in Ucraina, al momento della redazione non è più utilizzabile. La maggior parte dei voli prevede l’arrivo nel giorno successivo a quello della partenza. Per ogni richiesta e chiarimento contattare Amitaba.

2°g. 13/9 Arrivo a Ulaanbaatar
Arrivo a Ulaanbaatar, trasferimento e sistemazione in centro città presso l’hotel Nine (3* superiore) o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova una enorme statua di Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama.

3°g. 14/9 Ulaanbaatar Khovd e Gurvan Tsenheriin Agui
Trasferimento in aeroporto per l’imbarco sul volo per Khovd; la partenza è prevista alle 11.30 (orario da confermare) e il volo dura circa 2 ore. Atterrati; si alloggia presso l’hotel Tsambagarav o simile. Si iniziano le visite con una escursione all’unica grotta con pitture rupestri della Mongolia. Entrando nella caverna di Gurvan Tsenheriin Agui si sbuca direttamente nell’Età della Pietra: alta circa venti metri, custodisce alcune meravigliose pitture che risalgono al Paleolitico (da 12.000 a 40.000 anni fa). Si tratta di raffigurazioni di animali, nomadi e altre immagini misteriose.

4°g. 15/9 Khovd Parco del Tsamba Garav
L’esplorazione di questa remota regione inizia dirigendosi verso est, raggiungendo le pendici settentrionali del monte Tsamba-Garav (4208 mt), ubicato al confine di tre aimag (regioni mongole): Bayan Ulgii, Uvs e Khovd. È una delle più belle cime sempre innevate della Mongolia. Si visitano diverse valli scoprendo sorgenti d’acqua cristallina e si effettua un’escursione per avvicinarci ai ghiacciai del Tsamba-Garav. Si percorrono circa 180 km; pernottamento in famiglia.

5°g. 16/9 Parco del Tsamba Garav UulUlgii
Si lascia l’imponete montagna per seguire la spettacolare strada che riporta al capoluogo del Bayan Ulgii. Pernottamento presso l’Hotel Duman o simile, un semplice albergo locale; si percorrono circa 150 km. Si avrà il tempo per visitare questa “atipica” città mongola, con il bazar e la moschea dove si respira un’aria quasi medio orientale.

6°g. 17/9 Ulgii – Sagsai e Festival delle Aquile   
Ci si sposta al villaggio di Sagsai che dista circa 50 km ad ovest. Per vivere completamente l’evento ci si sistema nella dimora di una famiglia kazaka. Si dedicano le giornate ad ammirare le gare di abilità e velocità del contesto. Dalle alture circostanti i cacciatori tolgono i cappucci ai loro maestosi animali e li lanciano verso il cielo. Nel frattempo vengono rilasciate le prede, le aquile perdono lentamente quota, poi, con uno scarto improvviso e fulmineo, piombano sulla preda immobilizzandola. Qui interviene il cacciatore che deve essere celere a raggiungere i contendenti, prima che la preda possa ferire l’aquila. A contorno del torneo vi sono molti eventi paralleli come concerti, sfilate con abiti tradizionali, mercatini di borse e tappeti di feltro tradizionali. È molto particolare il “Kokbar”, che ricorda molto il Buskashì, il gioco nazionale afgano: due squadre di cavalieri si contendono la carcassa di una capra decapitata. È un gioco privo di regole: basta impossessarsi della carcassa.

7°g. 18/9 Sagsai – Parco del Tavan Bogd (Lago Khoton nuur)
Oggi si raggiunge in auto il lago alpino di Khoton, posto a 2000 metri di quota, che copre un’area di 50 kmq. La sponda orientale è completamente brulla, mentre quella occidentale è coperta dalla foresta boreale. Il lago Khoton è connesso al lago Hurgan nuur da un ampio e breve canale (circa 2 km) ed ambedue, assieme ad un altro lago posto più a sud, il Dajan nuur, alimentano il fiume Hovd. Pernottamento in gher presso una famiglia. La tappa è di circa 150 km.

8°g. 19/9 Lago Khoton nuur – Ulgii
Con i veicoli si torna verso la “civiltà” ad Ulgii, dove si alloggia presso l’hotel Duman o simile; nel pomeriggio si ha del tempo libero. Si percorrono circa 160 km.

9°g. 20/9 Ulgii – Lago Achit – Ulaangom
Partenza in direzione nord ovest per la regione di Uvs, famosa per la varietà degli ambienti naturali e per la presenza del lago più grande del Paese, che dà il nome alla regione. Prima di arrivare ad Ulaangom, una sonnacchiosa cittadina che è il capoluogo della regione, ci si ferma al lago Achit, che si trova ad un’altitudine di 1435 mt sul livello del mare e si estende su una superficie di 290 kmq. Arrivati in città pernottamento presso l’hotel Chingis Khaan o similare; si percorrono circa 260 km.

10°g. 21/9 Ulaangom – Tosontsengel
Inizia la traversata della Mongolia in direzione est per arrivare a Ulaanbaatar, un percorso spettacolare che merita di per sé un viaggio. Oggi si attraversa la regione di Uvs, passando dal grande lago Khyargas, famoso per le sue rocce calcaree, e in serata si raggiunge la cittadina di Tosontsengel, famosa per la lavorazione del legno per le gher. Pernottamento in hotel locale; la tappa è di circa 480 km, tutti su strada asfaltata.

11°g. 22/9 Tosontsengel – Lago Terkhiin Tsagaan Nuur – Terme di Tsenkher
Partenza per le terme di Tsenkher, dove le acque raggiungono i 60-80 gradi, ottime per rilassarsi. Si transita dal lago Terkhiin Tsagaan Nuur, circondato da crateri di vulcani spenti, dalla roccia di Taikhar e dal capoluogo della provincia, Tsetserleg, dove si visitano il museo locale ed il monastero. Pernottamento in campo gher; la tappa è di circa 250 km. Si potrà fare il bagno alle terme e provare il massaggio e le cure tradizionali mongole.

12°g. 23/9 Terme di Tsenkher – Kharkhorin – Monastero di Shank
Al mattino si parte presto proseguendo in direzione est per Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan. Oggi è solo un villaggio dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città; su di un panoramico colle alle spalle delle casette è stato eretto un moderno monumento che esalta le antiche glorie dell’Impero, quando questo luogo era il centro del mondo. Si visita il monastero-museo di Erdene Zuu, meta di pellegrinaggio per i mongoli, che colpisce anche per le lunghe mura sormontate da piccoli stupa che ne delimitano lo spazio sacro dalle vaste praterie e dai colli verdi; costruito sui ruderi di Kharkhorin, contiene diversi templi molto interessanti da visitare ed un piccolo museo. Ci si sposta quindi al monastero di Shank, situato a 30 km, dove saremo graditi ospiti. Shank è un piccolo e antico monastero situato in un piccolo villaggio tra le vaste praterie che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan, dove si ammirano alcune importanti tanke del tantra di Kalachakra; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po’ spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. La tappa è di circa 180 km, quasi tutti di strada asfaltata.

13°g. 24/9 Monastero di Shank – Ulaanbaatar
Dopo aver assistito alla cerimonia mattutina, si percorrono 380 km per raggiungere Ulaanbaatar. Si soggiorna nello stesso hotel utilizzato all’arrivo.

14°g. 25/9 Ulaanbaatar
Visita del centro cittadino a piedi partendo dal Museo di Storia, dove sono illustrati lo sviluppo della storia dell’uomo nelle terre mongole ed i costumi tradizionali delle varie etnie, del Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi monasteri rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul.

15°g. Lunedì 26 settembre, volo di rientro
La maggior parte dei voli parte al mattino con arrivo in Italia nel corso della stessa giornata; per ogni richiesta e chiarimento contattare Amitaba.

COSTO DEL VIAGGIO

€ 2450 – Minimo 3 e massimo 12 partecipanti

La quota comprende: le spese di iscrizione, le Polizze Assicurative di viaggio (Viaggi rischio zero e polizza base Europ Assistance – su richiesta, su E.A. possono essere estesi i massimali con un costo di € 70 ed emessa la Polizza di Annullamento, che costa 5,5% del valore del viaggio), il volo interno in Mongolia, i trasporti, la colazione ad Ulaanbaatar ed a Olghi e la pensione completa nelle altre località, le escursioni indicate nel programma, la presenza della guida italiana.

La quota non comprende: i voli internazionali, il supplemento per la camera singola, le bevande, le visite e le escursioni non in programma, le mance e tutto quanto non indicato alla voce “la quota comprende”.

Voli: Amitaba provvede alla prenotazione dei voli internazionali su richiesta dei viaggiatori, ma non obbliga ad utilizzare questo servizio e chi preferisce può provvedere all’acquisto dei voli direttamente; questo anche per permettere a chi ne ha la possibilità di usufruire di punti, sconti e/o tariffe agevolate.

Supplementi: € 300 per la singola; la tenda singola per i campi mobili è gratuita. L’utilizzo di voli diversi da quello suggerito può richiedere un piccolo extra per i trasferimenti.

Visto e documenti: passaporto con validità di almeno sei mesi. Per l’ingresso in Mongolia al momento non è richiesto alcun visto per i cittadini italiani.

RICHIESTA INFORMAZIONI

Per qualsiasi domanda e curiosità,
compila tutti i campi del form:

 DOCUMENTI DI VIAGGIO

PAESI E TRADIZIONI

Entra nella sezione dedicata agli approfondimenti culturali:

Nella gher

 GALLERIA FOTOGRAFICA

Bimbo mongolo
Cacciatore con aquila
Porta di una gher
Mongolia
Festival aquile
Festival aquile
Erdene Zuu
Terkhin Tsagaan Nuur
Shank, ingresso dei monaci
Monastero di Shank
Ulaanbaatar, Ganden
Cammello bactriano
Erdene Zuu
Otgontenger

L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza “Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio” fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza “Filodiretto Protection” fornita da Nobis Compagnia di Assicurazioni. Le normative (Condizioni Generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.

Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.