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Turkmenistan


La terra dei Turcomanni

Alla scoperta del paese più misterioso dell’Asia Centrale


Ashgabat, moschea di Ertugrul Gazi

Cimitero di Gozly Ata

Tappeto turkmeno

Darwaza, la “Porta dell’Inferno”

Quadro di Kerimov Yagsymyrat

PARTENZA
18/5/2024
RITORNO
26/05/2024
PRE-ESTENSIONE
ESTENSIONE
2a ESTENSIONE
DURATA
9 giorni
PARTECIPANTI
massimo 12
GUIDA
Alessandro Zuzic

 Sintesi del viaggio


Un viaggio in Turkmenistan offre un’esperienza unica: non c’è un posto al mondo che possa somigliargli. L’itinerario è molto completo e porta a scoprire il meno conosciuto degli stati centro asiatici ex sovietici, un paese lontano dalle rotte sia del turismo di massa che di quello “di nicchia”, dove stupore e sorpresa sono costanti compagni di viaggio. Ci attendono deserti, siti naturali ed archeologici tra i più affascinanti al mondo, nuove città corredate da un’impensabile retorica architetturale creata da oligarchi senza limiti di spesa che sfiorano, e forse superano, la follia, ma nel contesto di un mondo dove si individuano le tracce di antiche rotte carovaniere.

Più è difficile raggiungere una cosa e più la si amerà.
  • Ashgabat
  • Turkmenbashy
  • Yangikala
  • Gozli Ata
  • Balkanabat
  • Nokhur
  • Kow Ata
  • Geok Tepe
  • Arkadag
  • Ashgabat
  • Mary
  • Gonur Tepe
  • Merv
  • Tejen
  • Ashgabat
  • Nissa
  • Darwaza
  • Ashgabat

 Presentazione del viaggio


Si parte dalla capitale Ashgabat, definita dai pochi viaggiatori arrivati fino a qui come “L’incontro tra Las Vegas e Pyongyang”: una città di luci e neon, una metropoli singolare, elegante e ordinata, di marmo bianco e ampie strade, palazzi imponenti ed enormi musei. In volo si raggiunge poi Turkmenbashy, la porta dell’Asia Centrale sul Mar Caspio, punto di partenza per esplorare la zona dei canyon di Yangikala, dove lo spettacolo è quello della natura che ci dona scenari insoliti di straordinaria bellezza. Si rientra poi verso la capitale, con diverse soste lungo il tragitto, come il villaggio di Nohur, famoso per il suo antico cimitero con elementi sciamanici e neopagani e Kow Ata, lago sotterraneo molto rinomato per i bagni nelle sue acque sulfuree. Si riprende poi un volo interno (qui sono efficientissimi!) per spostarsi verso est per visitare le antiche rovine delle città carovaniere di Gonur Tepe, culla dello zoroastrismo, e Merv – la “Regina del Mondo”- primigenie civiltà sulla Via della Seta. Si rientra poi ad Ashgabat dove, prima di inoltrarsi nel deserto del Karakum, si avrà modo di continuare le visite della città e di scoprire l’affascinante sito archeologico di Nissa, l’antica capitale dei Parti. Si attraversa quindi il deserto del Karakum per giungere a Darwaza, dove si sosta sotto le stelle del deserto in un comodo campo attrezzato di yurte a due passi dalla Porta dell’Inferno, il grande cratere dove il gas naturale alimenta da decenni lingue di fuoco che rischiarano la notte con la loro danza vermiglia. Un soggiorno che non si dimentica facilmente, così come il resto del viaggio, che unisce scenari diversi all’interno di un percorso di esplorazione in una terra ancora poco battuta dai circuiti turistici internazionali.

Accompagna il viaggio Alessandro Zuzic, fondatore di Amitaba, che si avvale della collaborazione di Serdar Emirhanow, guida turkmena che parla italiano. Si prevede un massimo di 12 partecipanti.

NOTA TECNICA

SISTEMAZIONI E TRASPORTI – Il viaggio richiede un certo spirito di adattamento: il Turkmenistan non è una zona “turistica” e le prime esplorazioni della regione sono tutte recenti. Si segnala quindi che l’ordine di visite ed escursioni in ciascuna località può essere variato per esigenze organizzative. Gli hotel selezionati sono di ottima qualità, solo a Balkanabat si dorme in una struttura più mediocre non essendoci altre alternative in città, ma anche qui è comunque pulita e decorosa. A Darwaza si dorme in un campo di yurte situato a poca distanza dalla “Bocca dell’Inferno”. Le yurte sono da due o tre letti e sono complete di coperte e lenzuola; per chi lo desidera può essere utile portare un proprio sacco lenzuolo. Soltanto questa notte i bagni sono in comune. Per i trasporti si utilizzano veicoli tipo Toyota Hilux mentre ad Ashgabat pulmini di recente immatricolazione.

PASTI – I pasti sono tutti inclusi e si cerca di offrire una cucina più varia possibile. Vengono proposti pollo, spiedini di carne, riso, verdure, frutta secca e molto altro. Il tutto sempre accompagnato dal tipico pane locale, a forma di ruota, differente per ogni regione: a volte croccante altre volte più morbido. Alla fine di ogni pasto si può gustare dell’ottimo tè caldo locale. È possibile richiedere un menù vegetariano per l’intero viaggio (formaggi, uova, verdure, funghi e altro).

CLIMA E ATTREZZATURA – Il clima in questo periodo è ottimo. Ci si aspetta un tempo secco e non eccessivamente caldo, con massime di circa 25/30° e possibili minime notturne di circa 5°. Di giorno va bene una maglietta mentre la sera è consigliata una felpa con giacchetta di medio peso essendoci comunque un po’ di escursione termica tra giorno e notte, soprattutto durante la notte nel deserto. Visti i recenti cambiamenti climatici a livello globale e nonostante non si viaggi nella stagione invernale è utile però portare una giacca leggera antipioggia.

WIFI, SIM, ELETTRICITA’ – Tutti gli hotel dispongono di wifi gratuito. Solo durante la notte al campo yurte non si avrà la connessione internet. Si segnala che nel paese non ci sono Whatsapp, Facebook e Instagram così come molti siti di informazione (Repubblica, Corriere della Sera ecc.). Per comunicare si può quindi utilizzare la posta elettronica. Le prese di corrente sono bipolari come quelle che si trovano in Italia.

CAMBIO – Si segnala che le carte di credito non sono accettate nel paese e si consiglia quindi di avere con sé del denaro contante. La guida locale si adopererà per trovare soluzioni di cambio in ogni luogo.

PERICOLOSITA’ – Se ci si chiede se in queste regioni ci siano dei pericoli la risposta è semplice: no. Si resterà positivamente colpiti dall’amichevolezza e ottima disponibilità delle persone.

 Programma del viaggio


1°g. Sabato 18 maggio, partenza per Ashgabat
Per raggiungere Ashgabat, capitale del Turkmenistan, si possono utilizzare diverse compagnie aeree. Amitaba può prenotare il volo preferito dai viaggiatori. La gran parte dei voli dall’Europa giunge a destinazione nella mattinata successiva alla partenza.

2°g. 19/5 Arrivo ad Ashgabat
L’arrivo ad Ashgabat è solitamente nelle prime ore del mattino; qui è in attesa il corrispondente locale di Amitaba. Ci si trasferisce presso lo Sport Hotel, dove si avranno subito a disposizione le camere per qualche ora di riposo, e si fa colazione. Si dedica la giornata alla visita della città di Ashgabat, che significa “La città dell’Amore”. Nell’ottobre del 1948 fu rasa al suolo da un forte terremoto e l’ex presidente Niyazov, più comunemente conosciuto come “Turkmenbashy”, ovvero “Padre di tutti i turkmeni”, diede inizio alla ricostruzione post-sovietica, trasformandola in una “Città Bianca” ricoperta di marmo e decorazioni dorate fruendo dei formidabili introiti portati dalla vendita del gas naturale. Ne è uscita un’urbanistica ordinata con grandi strade e poco traffico, dove i lampioni ed i corrimano sono fatti con acciaio cromato e le macchine hanno il divieto di parcheggio quasi ovunque, con parecchie realizzazioni edilizie che evocano le antiche glorie idealizzate dei grandi guerrieri turkmeni e la megalomania degli ultimi leader, con grandi statue sparse attorno ai monumenti. Si osserva anche un monumento dedicato alla razza canina Alabai, tipica della regione, e la grandiosa statua di Mgtymguly Fraghi, famoso poeta locale nato nel 1724. Questa strana politica della “Città Bianca” prosegue ancora oggi, con il presidente recentemente eletto, e tutt’ora sono solo le auto di colore bianco che possono girare in città. Sparsi nel centro urbano ci sono diversi richiami ai giochi olimpici tenuti nel 2017, come il gigantesco cavallo che sovrasta lo stadio olimpionico, giochi che furono un grande flop per le poche presenze straniere. Ci si reca al Museo Nazionale di Storia e Etnografia, dove la sala dedicata alla storia antica ospita una collezione di reperti risalenti alla civiltà Battraino-Margiana di Gonur Tepe (dove ci si reca il 22/5) spesso denominata “Civiltà dell’Oxus”, che risalgono all’età del bronzo, tra cui splendidi amuleti, sigilli ed oggetti legati al culto. Terminata la visita si transita dall’Arco della Neutralità, un’imponente struttura costruita nel 1998 per celebrare la politica neutrale adottata da Turkmenbashy, dove sulla sommità del grande arco svetta una sua statua laminata d’oro originariamente mossa da un meccanismo che la faceva girare seguendo il ciclo del sole, così che il sommo capo avesse sempre il sole sul viso … . Ora il dispositivo è rotto e la statua è immobile, ma chiedendo a qualche anziano del luogo vi potrà dire che non era Turkmenbashy che girava seguendo il movimento del sole, ma che era l’astro a girare seguendo Turkmenbashy! Si transita poi dal Monumento all’Indipendenza del Turkmenistan, costruito nell’ottavo anniversario della ricorrenza. Poco distante sorge un oggetto molto astruso, il grande monumento che raffigura il libro del Ruhnama, un testo dedicato allo spirito ed all’anima dove Turkmenbashy riscrisse la storia dei turkmeni e si propose come guida spirituale e di insegnamenti morali su come comportarsi nella vita pubblica e privata, con tanto di poesie e aforismi. La lettura del Ruhnama fu resa obbligatoria per tutti i turkmeni, sostituì i libri di scuola, divenne materia di discussione per superare l’esame di scuola guida e argomento nei colloqui di assunzione nei pubblici esercizi. Nel pomeriggio si visita la Chiesa Ortodossa, che dipende dalla diocesi di Tashkent; qui vive infatti una comunità di circa diciottomila cristiani ortodossi. Si completa con la visita alla Moschea di Ertugrul Gazi, edificata nel 1993, la più grande ed importante della città. Alla sera sono interessanti da osservare i giochi luminosi creati su molti dei modernissimi palazzi.

3°g. 20/5 Ashgabat – Turkmenbashy – Yangikala – Gozli Ata – Balkanabat
Si lascia presto la capitale prendendo il volo della Turkmenistan Airlines che parte alle 6.20 con arrivo alle 7.20 a Turkmenbashy (orari da confermare). Conosciuta in epoca sovietica come Krasnovodsk, è la principale città del Turkmenistan occidentale, nonché porto più importante, insieme a quello di Baku in Azerbaigian, del Mar Caspio. In passato è stata il terminal della ferrovia Transcaspica e prima ancora un’importante base per le operazioni per la conquista russa dei khanati di Khiva e Bukhara. Negli ultimi anni il governo turkmeno ha investito molto in questa zona con l’intento di creare stazioni balneari in grado di attirare turisti locali e non. Si effettua una breve visita della città, respirando un’atmosfera che richiama i tempi dello zar, iniziando con una piacevole passeggiata tra le botteghe del bazar e proseguendo poi nella piazza principale, dove si trova il monumento con la fiamma eterna in onore ai caduti della Seconda guerra mondiale. Di fronte si trova la stazione ferroviaria e poco distante inizia il grande porto sul Mar Caspio, da dove partono molte merci con destinazione Baku, situata sulla riva opposta. Finita la questa breve visita inizia l’avventura. Si imbocca la via verso est che in circa 2 ore e mezza, 168 km, attraversa il deserto e porta al canyon di Yangikala, situato in una vasta depressione naturale. Milioni di anni fa questo era il fondo marino dell’oceano Tetide; in seguito al progressivo prosciugamento delle sue acque, nel corso di migliaia di anni, si è formato l’insolito paesaggio che troviamo oggi, composto da una moltitudine di forme davvero spettacolari. Yangykala nella lingua locale significa “Fortezza Fiammeggiante”, un nome ispirato dalle straordinarie formazioni di arenaria createsi in seguito all’erosione del terreno operata dal vento e dalla pioggia. Ci si trova di fronte la grandiosità della natura: grosse formazioni di rocce calcaree dai caldi colori si stagliano all’orizzonte in una cornice che evoca un pianeta lontano. Si raggiunge la cima di una di queste sculture naturali godendo di un ottimo punto panoramico, ammirando anche dall’alto questo particolare paesaggio. Seguendo a piedi un sentiero con circa 30 minuti di cammino si arriva ad un altro punto panoramico dove viene allestito il pranzo al sacco, usufruendo di comodi tavolini e sedie portati qui dagli autisti. Si riprende la strada fatta in precedenza e, con una piccola deviazione verso sud di circa 15 minuti di auto, si giunge a Gozli Ata, importante luogo di pellegrinaggio. Gozli Ata era un predicatore sufi con un largo seguito di fedeli che faceva parte della corrente più mistica dell’Islam, molto popolare in Asia Centrale; venne assassinato dagli invasori mongoli e da allora giungono fino a qui pellegrini da tutto il paese per rendergli omaggio. Nei pressi del mausoleo si trova la casa dei pellegrini e dietro a questa si apre uno scenografico cimitero con all’ingresso un totem sciamanico. Visitare il cimitero regala un senso di magia, grazie anche alle stoffe dai mille colori che ornano le tombe, un retaggio che giunge da antiche credenze pagane; un momento molto speciale anche per la fotografia. Da qui si prosegue il viaggio in direzione sud arrivando in circa due ore e mezza a Balkanabat (143km), dove si pernotta presso il Nebitchi Hotel.

4°g. 21/5 Balkanabat – Nokhur – Kow Ata – Geok Tepe – Arkadag – Ashgabat
Oggi si torna nella capitale seguendo la strada che costeggia in direzione sud est le pendici del Kopet Dag, la catena montuosa che separa il Turkmenistan dall’Iran. Dopo circa 30 minuti di auto con una
piccola deviazione si vedono le pompe petrolifere di Gundank, un luogo dove il paesaggio è dominato dai numerosi pozzi con pompe a cavalletto: è da qui che arriva il benessere che rende così ricco il paese. Si riprende la strada per Ashgabat attraversando una piccola zona desertica chiamata Cilburdj, con dune di sabbia che arrivano fin sopra la carreggiata. Dopo circa tre ore e mezza di viaggio (316 km) si giunge a Nokhur, un piccolo villaggio incastonato in una valle raggiunta da pochi viaggiatori. Qui si trova il Santuario delle Sette Vergini, meta di pellegrinaggio da parte dei turkmeni. Poco distante sorge un antico cimitero preislamico dove elementi sciamanici e neopagani rendono il sito unico, con corna di animali di grandezza diversa che sovrastano le lapidi dei defunti. La leggenda vuole che questa antica usanza pagana sia necessaria per tenere lontano il maligno e gli spiriti negativi. Si pranza presso un piccolo ristorante locale posto sotto una piccola cascata e, riprese le auto, in circa un’ora di viaggio, 71 km, si giunge al lago sotterraneo di Kow Ata, una grande piscina d’acqua cristallina posta al termine di una grotta profonda 65 metri. Questo luogo è molto rinomato in quanto grazie alle calde acque sulfuree i locali (ma anche gli stranieri) possono fare un gradevole bagno. Riprese le auto si transita dal villaggio di Geok Tepe, dove un tempo sorgeva una fortezza. Questo luogo è tristemente famoso in quanto fu assediato dai russi che nella grande battaglia del 6 novembre 1881 sconfissero i turkmeni conquistando da quel giorno l’intero paese e lasciando sul campo di battaglia migliaia di soldati uccisi. Ashgabat ormai è vicina, ma prima di giungere in città si fanno due brevi soste. La prima ad Arkadag, la città fantasma, così chiamata perché venne posta la prima pietra il 10 aprile 2019 ed in soli tre anni sono state costruite decine di case, di sontuosi palazzi e uffici governativi; ma ad oggi non è ancora abitata. La seconda sosta è al Mausoleo e Moschea di Turkmenbashy (purtroppo alla stesura del programma non è possibile visitare il sito al suo interno in quanto in ristrutturazione). Giunti nella capitale si soggiorna nel medesimo hotel.

5°g. 22/5 Ashgabat – Mary: Gonur Tepe e Merv
Si parte di buon mattino prendendo il volo per Mary, capoluogo dell’omonima provincia ubicata ad est della capitale, che parte alle 6.20 con arrivo alle 7.00 (orari da confermare). Giunti a destinazione si parte in direzione nord per raggiungere il sito archeologico di Gonur Tepe, che da qui dista circa 2 ore e mezza di auto. A Gonur Tepe sono stati trovati i resti di una delle più grandi civiltà del mondo antico. I primi insediamenti agricoli risalgono al 7.000 a.C. ma la città-stato raggiunse l’apice della sua potenza politica ed economica a partire dal III millennio a.C. La zona fu poi lentamente abbandonata durante l’Età del Bronzo, quando il fiume Murghab modificò il suo corso. Il sito è immenso ed al suo interno si trovano i resti di sontuosi palazzi, necropoli, residenze e cortili. Passeggiando ci si imbatte in una miriade di frammenti di ceramiche risalenti a migliaia di anni fa. La città fu anche una culla dello zoroastrismo e sembra che lo stesso Zoroastro, fondatore della religione, abbia vissuto tra le sue mura. Terminata la visita si pranza al sacco presso il sito archeologico; a farci compagnia ci saranno i grandi ma innocui cani Alabai del custode delle rovine, pronti ad elemosinare con estrema gentilezza e cautela ogni avanzo di cibo. Si riprendono le auto e ci si dirige ora verso sud in direzione di Merv, un percorso di circa due ore e mezza. Merv fu una delle città più importanti lungo la Via della Seta, e le sue rovine sono oggi Patrimonio UNESCO. Si visita il grande sito archeologico che comprende palazzi, moschee, roccaforti, grandi mura, caravanserragli e migliaia di abitazioni private. All’apice della gloria (XI-XII sec.), quando i turchi selgiuchidi ne fecero la loro capitale, Merv era conosciuta con il nome di Marv-i-Shahjahn, o “Regina del Mondo”, ed assieme a Damasco, Baghdad ed Il Cairo, era considerata uno dei maggiori centri dell’islamismo. Nel 1221 però fu oggetto di uno dei massacri peggiori della storia: i mongoli assediarono ed espugnarono la città uccidendo tutti i suoi abitanti. Il bilancio delle vittime, circa 700.000 secondo le stime dell’epoca, forse è esagerato, ma Merv non tornò mai agli antichi splendori, anche perché i Mongoli distrussero la diga sul fiume Murghab, linfa vitale della città. Terminata la visita si riprendono le auto per un breve tratto di strada in direzione ovest, circa 40 minuti, rientrando a Mary dove si pernotta presso il Mary Hotel o similare.

6°g. 23/5 Mary – Tejen – Ashgabat
Si inizia la giornata con una piacevole passeggiata nel bazar cittadino, dove si avrà nuovamente modo di entrare in contatto con la sempre sorridente popolazione locale. Dal bazar ci si sposta alla vicina chiesa ortodossa e, dopo la breve visita, si parte in direzione ovest per raggiungere Ashgabat, un percorso di circa 4 ore e mezza (374 km). Lungo la strada si sosta per il pranzo a Tejen, piccola cittadina da dove parte una delle strade che porta in Iran alla città di Mashad. Proseguendo, si effettua un’ulteriore sosta alle rovine di Abiwerd, un tempo importante città commerciale del Khorasan settentrionale, ubicata in un punto di collegamento importante sulla Via della Seta, tra Nissa e Merv, che giovava anche di legami con Nishapur in Persia. Il nome dell’antica città deriva dalla parola persiana “grande porta”, motivato dal fatto che da qui iniziava il deserto del Karakum. Giunti ad Ashgabat si continuano le visite della città visitando il Museo del Tappeto, dove vengono spiegate in dettaglio le tecniche di lavorazione ed il significato dei disegni, oltre alla storia della tessitura dei tappeti turkmeni. In una grande sala si ammira il tappeto più grande del mondo, riconosciuto ufficialmente nel guinness dei primati, che venne creato in circa sette mesi di lavoro da un gruppo di tessitrici che si davano il cambio senza sosta. Terminata la visita ci si accomoda nel medesimo hotel utilizzato in precedenza e si ha del tempo libero a disposizione. Per chi lo desidera, può essere interessante fare una passeggiata nel grande Centro Commerciale che si trova proprio di fronte all’hotel.

7°g. 24/5 Ashgabat – Nissa – Darwaza
Ci si reca al parco della Memoria, dove si osserva un grande toro tra le cui corna è incastonato il mondo, un monumento alla memoria delle vittime del terremoto del 1948. Il motivo dell’icona sta nel fatto che secondo delle antiche credenze pagane locali il mondo era incastonato tra le corna di un toro e, quando le persone compivano cattive azioni, questo agitava la testa facendo muovere il mondo e provocando terremoti. L’altro grande monumento del parco è costituito da quattro grandi pilastri al cui centro arde la fiamma eterna, in onore ai caduti della Seconda guerra mondiale. Infine, si vede la grande statua di una madre con due soldati turkmeni al fianco che commemora l’ultima grande battaglia persa contro i russi a Geok Tepe nel 1881. Ci si sposta poi nella periferia sud ovest della città, presso il villaggio di Baghir dove si trova l’antico sito archeologico di Nissa, Patrimonio UNESCO, l’antica capitale dei Parti fondata nel III secolo. Un’imponente cinta di mura con decine di torri proteggeva il palazzo reale ed i templi, attorno ai quali sorgeva un fiorente centro cittadino. Le dinastie regnanti si susseguirono l’una all’altra fino all’arrivo dei mongoli, nel XIII secolo, che distrussero la città dopo un assedio durato 15 mesi. Finita la visita si pranza e si parte in direzione nord per raggiungere Darwaza, conosciuta come la “Porta dell’Inferno”, attraverso il Karakum: questo vasto deserto, il cui nome significa ‘sabbia nera’ per via della base scura del terreno su cui poggiano le sabbie, occupa circa l’80% del territorio del Turkmenistan. Si percorrono circa 265 km, circa quattro ore di viaggio. Poco dopo essere partiti, prima di spingersi all’interno del deserto, la strada taglia in due un grande lago salato. Lungo la strada si osservano dromedari ed a volte le piccole volpi del deserto. A circa 20 km da Darwaza si trova il cratere dell’acqua, un grande cratere artificiale dove l’acqua sorgiva riaffiora; osservando attentamente si possono notare piccole bolle di gas proveniente dal sottosuolo. Giunti a Darwaza al calar del sole ci si trova di fronte uno scenario unico al mondo: una grande voragine nel terreno dove fiamme e fuochi vengono sprigionati per la presenza di gas nel sottosuolo. Ci si accomoda presso il campo yurte posto a pochi minuti a piedi dal cratere, avendo così modo di scoprire la tradizionale dimora dei popoli nomadi di queste regioni, e si gode del tramonto sulla “Porta dell’Inferno” quando, con le luci che si attenuano, l’emissione delle fiamme diventa molto spettacolare. Questo cratere, largo circa 70 metri e profondo 30, si è formato per il collasso del terreno in un’area dove si trova la più grande riserva di gas naturale del mondo. I fuochi che vi bruciano costantemente vennero iniziati dai geologi russi nel 1971 per evitare che il gas metano emesso dal terreno si propagasse; da allora ne è conseguito questo fenomeno spettacolare. Si cena con un barbecue e, prima di coricarsi, è molto bello fare un’ultima passeggiata attorno al cratere, dove il fuoco è il protagonista in questo buio deserto.

8°g. 25/5 Darwaza – Ashgabat
Dopo aver ammirato ancora una volta la “Porta dell’Inferno”, questa volta con il sorgere del sole, si riprende la strada utilizzata in precedenza per tornare ad Ashgabat. Giunti nella capitale si fa una sosta all’ippodromo per ammirare gli splendidi cavalli di razza Akhal Teke, chiamati anche i “cavalli celesti”. Questa razza è stata creata dalle tribù Tekè che vivevano nelle oasi del Turkmenistan e secondo gli intenditori è una delle più belle ed antiche razze equine al mondo, che discende direttamente dal cavallo turcomanno. Oggi rappresentano un simbolo ed un orgoglio nazionale, oltre che una grossa fonte di introiti in quanto vengono venduti a caro prezzo in tutto il mondo e soprattutto nei paesi arabi. Dopo pranzo ci si sposta nel parco al cui interno è presente la grande statua di Lenin, una delle poche rimaste nell’area centro asiatica; una sua particolarità è il grande basamento arabeggiante a forma di tappeto dove sono rappresentati i simboli delle cinque grandi tribù del paese, ed anche il nome Lenin è scritto in arabo. A pochi passi di distanza si visita il bazar della città, al cui interno si trovano anche alcuni negozi dove comprare qualche souvenir di artigianato locale come i caratteristici cappelli di pecora turkmeni. Si pernotta nel medesimo hotel e con un’ultima cena conviviale si celebrano le bellezze e le emozioni vissute durante il viaggio.

9°g. Domenica 26 maggio, volo di rientro
I voli per l’Italia partono al mattino e gli arrivi presso gli aeroporti italiani sono previsti in giornata.


COSTO DEL VIAGGIO

€ 2700 – Minimo 4 e massimo 12 partecipanti

La quota comprende: le spese di iscrizione, le Polizze Assicurative di viaggio (Viaggi rischio zero e polizza base Europ Assistance – su richiesta, con E.A. possono essere estesi i massimali ad un costo di € 70 ed emessa la Polizza di Annullamento, che costa 5,5% del valore del viaggio), tutti i trasporti indicati nel programma inclusi i due voli interni Ashgabat – Turkmenbashy e Ashgabat – Mary, i pernottamenti, la pensione completa, la presenza di una guida locale che parla italiano e dell’accompagnatore dall’Italia.

La quota non comprende: i voli internazionali, il supplemento per la singola, le bevande, le visite e le escursioni non in programma, le mance e tutto quanto non indicato alla voce “la quota comprende”.

Voli: Amitaba provvede alla prenotazione dei voli internazionali su richiesta dei viaggiatori, ma non obbliga ad utilizzare questo servizio e chi preferisce può provvedere all’acquisto dei voli direttamente; questo anche per permettere a chi ne ha la possibilità di usufruire di punti, sconti e/o tariffe agevolate.

Supplementi: € 200 con 4 e 5 partecipanti; supplemento singola € 320.

Visti e documenti: per l’ingresso in Turkmenistan serve il visto. Amitaba si occupa di tutto e, con la lettera di invito fornita prima della partenza, sarà necessario pagare all’arrivo in aeroporto ad Ashgabat 103 dollari in contanti (costo del visto e della tassa di immigrazione). Al momento della stesura del programma viene fatto in aeroporto anche un test covid, che richiede il pagamento di 33 dollari, sempre in contanti; la procedura è decisamente inutile perché il risultato esce dopo alcuni giorni, ma questa è la regola ancora in essere.

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 DOCUMENTI DI VIAGGIO

PAESI E TRADIZIONI

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Ragazza turkema

 GALLERIA FOTOGRAFICA

Canyon di Yangikala
Ragazza turkmena
Ashgabat, moschea di Ertugrul Gazi
Cimitero di Gozly Ata
Tappeto turkmeno
Darwaza, la “Porta dell’Inferno”
Quadro di Kerimov Yagsymyrat
Cimitero di Nokhur
Razza canina Alabai
Cavallo Akhal Teke
Ashgabat, statua di Stalin
Ashgabat, chiesa ortodossa
Cimitero di Gozly Ata
Anziani turkmeni
Cammelli
Gonur Tepe, vasellame
Canyon di Yangikala
Giovane turkmena
Ragazze vestite a festa
Ashgabat, museo del tappeto
Cimitero di Gozly Ata
Cammello
Donne turkmene
Parco dell’Indipendenza
Quadro di Amangeldiyew Dykma Serdar

L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza “Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio” fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza “Filodiretto Protection” fornita da Nobis Compagnia di Assicurazioni. Le normative (Condizioni Generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.

Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.