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Iraq


Mesopotamia e Nowruz in Kurdistan

Passato immortale e cultura contemporanea


Abu Dalaf

Najaf, sepolcro di Alì

Re di Ur, Museo dell’Iraq

Cimitero di Najaf

Bimba delle paludi

PARTENZA
12/3/2025
RITORNO
22/3/2025
PRE-ESTENSIONE
ESTENSIONE
2a ESTENSIONE
DURATA
11 giorni
PARTECIPANTI
massimo 12
GUIDA
Marco Rizzini

 Sintesi del viaggio


L’Iraq ha aperto al turismo nel 2021 a seguito della visita apostolica di Papa Francesco, rendendo accessibile un insieme formidabile di siti, incontri ed esperienze; questo viaggio è poi ulteriormente arricchito dalla partecipazione alla sentitissima celebrazione del Nowruz dei curdi, la ricorrenza che segna, con l’equinozio di primavera, l’inizio del novo anno. Viaggiando in queste terre, oltre a trovarsi a contatto con le origini storiche delle civiltà dell’uomo, si assiste ad un forte recupero delle tradizioni, sono ripresi i pellegrinaggi dell’Islam sciita, che hanno in Najaf e Karbala due epicentri di importanza inestimabile, visitabili anche dai non musulmani, e lo yazidismo, dopo i traumi terribili della persecuzione dell’Isis, ha ripreso il suo sereno percorso avendo il centro spirituale a Lalish, nel Kurdistan iracheno. L’acqua è tornata ad alimentare le paludi mesopotamiche, ripristinando un antichissimo modo di vivere, ed i curdi, fieri ed indipendenti, oggi hanno un loro spazio vitale con al centro Erbil. Il Paese sta pian piano riemergendo dai drammi delle guerre e della dittatura che lo hanno devastato, e s’incontrano persone aperte ed ospitali. Per i visitatori è poi molto piacevole anche immergersi nel sereno caos dei bazar, in particolare a Baghdad ed Erbil.

  • Baghdad
  • Taq-i-Kasra
  • Babilonia
  • Karbala
  • Najaf
  • Uruk
  • Nassiriyah
  • Chibayish
  • Ur
  • Baghdad
  • Samarra
  • Abu Dalaf
  • Tikrit
  • Hatra
  • Mosul
  • Lalish
  • Aqrah (Nowruz curdo)
  • Erbil

 Presentazione del viaggio


Un viaggio in Iraq è anche un viaggio nella storia dell’uomo. Nell’antica Mesopotamia, la terra tra i due fiumi (Tigri ed Eufrate), sono sorte alcune delle civiltà più antiche: i Sumeri, i Babilonesi e gli Assiri, ad Uruk venne inventata la scrittura e lo ziggurat di Ur evoca l’origine delle religioni del mondo. Oggi le rovine dell’antica Babilonia, di Hatra o Ctesifonte sono diventate Patrimoni Unesco e, seppure anni di guerre e dittatura hanno portato delle distruzioni ai reperti del passato, ciò che vediamo ci colpisce profondamente, ed emoziona toccare pietre millenarie di antichi palazzi e templi, così come emoziona calpestare il suolo dove antichi re e sovrani hanno scritto la storia che stiamo vivendo ancora oggi.

Dopo una prima visita della capitale Baghdad si parte in direzione di Babilonia per la visita delle rovine e si prosegue da qui per Karbala, luogo santo per gli sciiti dove si visitano i due santuari degli Imam Hussein e Abbas. Da qui ci si posta a Najaf, la città santa dove si entra nel cimitero più grande di tutto il mondo musulmano e si visita il santuario dell’Imam Alì, la figura di riferimento per il mondo islamico sciita. Ci si sposta poi a Nassiriyah e sul percorso si visita l’antichissima Uruk, il luogo dove venne inventata la scrittura. In questa area meridionale si esplorano in barca le paludi mesopotamiche, gli immensi specchi d’acqua dimora degli “arabi delle paludi”, che mantengono lo stile di vita tradizionale. Dopo lo ziggurat di Ur si rientra a Baghdad, dove si completano le visite della città prima di prendere la via del nord visitando Samarra, Abu Dalaf ed il sito Unesco di Hatra. Giunti a Mosul si passeggia per la parte vecchia della città, dove si tocca con mano la furia devastate che ha avuto l’Isis, prima di spostarsi al santuario di Lalish, epicentro religioso degli yazidi, entrando nel Kurdistan iracheno ed arrivando ad Aqrah, il luogo forse più evocativo per partecipare al Nowruz, o Capodanno curdo, l’evento annuale più importane nella cultura curda. Si completa il tour arrivando ad Erbil, capitale del Kurdistan, dove si dedica una giornata alle visite.

Conduce il viaggio Marco Rizzini, che ha già visitato il Paese, con l’ausilio di una guida locale che parla la lingua inglese; è previsto un massimo di 12 partecipanti.

ALCUNE NOTE SULL’IRAQ ED IL NOWRUZ

GEOGRAFIA DELL’IRAQ – L’Iraq occupa una posizione centrale, molto strategica, del Medio Oriente: confina a nord con la Turchia, a ovest con Siria e Giordania, a sud con Arabia Saudita e Kuwait, a est con l’Iran e si affaccia sul Golfo Persico. Nella parte occidentale si trovano un lembo del tavolato arabico ed una parte del deserto siriano, entrambi attraversati dal corso dell’Eufrate, con la grande pianura alluvionale della Mesopotamia posta nelle regioni centrali che si estende ad est verso la Persia. Un territorio formatosi dai depositi dei due fiumi maggiori, il Tigri e l’Eufrate (lunghi rispettivamente 1.400 km e 1.100 km), che confluiscono, prima di sfociare nel Golfo Persico, nel corso congiunto dello Shatt al-‘Arab. Le acque dei due fiumi sono intensamente utilizzate a scopo irriguo, infatti rappresentano la base per l’utilizzo agricolo del suolo e per lo stesso insediamento umano. La parte a nord-est del paese è occupata da una serie di catene montuose che appartengono alla grande catena degli Zagros, la regione che oggi per la sua parte principale forma il Kurdistam iracheno, il cui centro è Erbil.

BAGHDAD, LA STORICA “CITTÀ DELLA PACE” – Fin dalla sua nascita Baghdad è stata al centro della storia. Fu fondata tra il 762 e il 767 sul fiume Tigri, a 50 chilometri dall’altro grande fiume, l’Eufrate, per volere di Al-Mansur, secondo califfo abbaside, la dinastia che governò nella regione per circa cinquecento anni. Pochi anni dopo la fondazione la città divenne il centro commerciale e culturale dell’epoca d’oro islamica, guadagnandosi l’appellativo di Madinat As-Salam, ovvero “città della pace”. Baghdad diventò il maggior centro culturale, politico e religioso del mondo arabo-islamico, arrivando a superare il milione di abitanti. Fra le sue mura giunsero persone da ogni parte del globo e vi si trovavano musulmani, cristiani, ebrei, zoroastriani, così come un gran numero di fedeli di religioni “minori”; quest’affluenza eterogenea disegnò il volto di una delle città più cosmopolite del tempo. A seguito delle conquiste accumulate della dinastia abbaside Baghdad divenne la capitale politica, culturale ed economica del loro grande impero e, grazie alle entrate fiscali, grandi ricchezze confluirono nelle casse dello Stato, facendo diventare la città un simbolo di abbondanza e opulenza del mondo islamico. Tali ricchezze contribuirono allo sviluppo della città, consentendo la costruzione di splendidi parchi, di grandi mercati, di magnifiche moschee, di innumerevoli bagni pubblici, scuole e ospedali. Questo benessere contribuì ad alimentare un periodo di grande prosperità nel quale fu attuata una rivoluzione culturale e intellettuale mai vista prima nel mondo islamico. La “città della pace” rappresentò per secoli uno dei più grandi centri del sapere al mondo. Anche altre città come Gerusalemme, Damasco e Mosul accrebbero la loro potenza e ricchezza, ma nessuna raggiunse la grandezza e la bellezza di Baghdad. Come se non bastasse, la città si trasformò in uno snodo fondamentale per i commerci delle Vie della Seta e divenne un importante centro della vita culturale araba ospitando famosi poeti, musicisti e scrittori.
A metà dell’VIII secolo, a seguito di una riforma dell’esercito, l’ottavo califfo abbaside, Al-Muʿtaṣim, decise di spostare la capitale a Samarra, cominciando quindi a indebolire la potenza e l’importanza di Baghdad. Cominciò così una fase di lento declino, culminata in uno dei saccheggi più brutali della storia, quando nel 1258 i mongoli guidati da Hulegu Khan, nipote di Gengis Khan, arrivarono alle porte della città, la assediarono e la rasero al suolo. Nulla fu risparmiato, né i palazzi reali né le moschee né gli ospedali né la mitica biblioteca. Si narra ancora oggi che durante la sua distruzione le acque del fiume Tigri divennero nere a causa dell’inchiostro contenuto dall’enorme quantità di libri e manoscritti gettati nel fiume. Il califfo fu ucciso secondo la tradizione dei popoli delle steppe: arrotolato dentro un tappeto e calpestato a morte dai cavalieri nemici, così da non scatenare l’ira divina cospargendo la terra del suo sangue. Le fonti relative alle perdite civili sono contrastanti ma si può dedurre che morirono dalle 200 alle 800mila persone. La devastazione della città pose fine al califfato della dinastia abbaside e all’epoca d’oro della civiltà arabo-musulmana. I mongoli distrussero, inoltre, la rete di canali che avevano fatto di questa terra, la famosa Mesopotamia, prima con i sumeri e poi grazie all’impegno delle altre popolazioni succedutesi nel tempo, un luogo fertile. La distruzione dei canali e lo sterminio della popolazione lasciarono la regione completamente spopolata. La difficoltà incontrata nel ripristinare i condotti di irrigazione provocò la desertificazione della regione, visibile ancora oggi negli odierni Iraq e Kuwait. A cavallo tra il XIII ed il XIV secolo Baghdad fu poi di nuovo saccheggiata dai turco-mongoli, di Tamerlano.
Nel 1534 infine la città fu conquistata dagli ottomani, sotto il cui dominio rimase fino alla fine della Prima Guerra Mondiale, allorché la città fu occupata dalle truppe britanniche e venne fondato il regno dell’Iraq con Baghdad capitale sotto il controllo di Londra. L’Iraq divenne ufficialmente indipendente a metà del Novecento e negli anni a seguire la città visse un fiorente periodo di crescita e la popolazione tornò a crescere, raggiungendo una buona qualità della vita grazie agli investimenti dei proventi derivati della vendita del petrolio, la principale risorsa esportata dal Paese, ma la città non ha mai più ritrovato il suo antico splendore. Nonostante l’odierna decadenza e la sfortuna che ha contraddistinto la sua storia, Baghdad mantiene un fascino antico, grazie ai suoi quartieri caotici nei quali, nonostante tutto, rimane ancora forte l’amore per i libri e la cultura. Esiste ancora oggi una via, Mutanabi (intitolata a un grande poeta arabo), dove in ricordo del suo passato “intellettuale” centinaia di persone si ritrovano per vendere, comprare o anche solo sfogliare migliaia di libri in tutte le lingue, di tutte le tematiche e di tutte le religioni. Leggere aiuta le persone a sognare, e forse, dopo anni di guerre e di occupazione militare straniera, è proprio di questo che hanno bisogno oggi gli iracheni per sconfiggere i fantasmi del passato e la minaccia del fondamentalismo islamico: tornare a leggere, per sognare e realizzare un futuro migliore.

KURDISTAN IRACHENO – Nel nord dell’Iraq oltre Mosul si entra nel Kurdistan iracheno, un mondo a parte per cultura, etnia e lingua. Qui anche la bandiera è differente, così come l’aspetto dei militari che controllano questi territori molto più verdi e brulli rispetto al resto del Paese. La regione ha una propria costituzione, ma tecnicamente fa ancora parte dell’Iraq pur avendo fatto un referendum plebiscitario a conferma della piena indipendenza e di conferma di una identità nazionale pienamente asseriti. Il motivo è complesso e deriva anche da una convenienza economica, in quanto una quota degli introiti petroliferi dell’Iraq viene assegnata al Kurdistan, anche se le estrazioni avvengono al di fuori dei suoi territori.

IL NOWRUZ CURDO – ll Nowruz è una ricorrenza tradizionale che celebra il nuovo anno, facendolo coincidere con l’equinozio di primavera, ed è il primo giorno dell’anno nel calendario persiano, considerato in molte culture come il momento d’inizio della primavera. La storia di questa grande celebrazione è antichissima, di origine zoroastriana, e si trovano le sue prime tracce già tra i sumeri; è così una delle feste più antiche dell’umanità. L’impero persiano ne ha fatto uno degli eventi culturali principali, ed in generale è seguitissimo da tutti i musulmani sciiti e dalle scuole sufi, che danno all’equinozio di primavera un valore mistico e simbolico fortissimo. La ricorrenza è festeggiata nella maggior parte dei paesi del Medio Oriente, dell’Asia centrale e meridionale ed anche del Caucaso. Per il popolo curdo ha assunto anche l’aspetto di un importante momento di unità nazionale, diventando una ricorrenza che ha assunto una valenza particolarmente sentita e profonda. Il governo del Kurdistan iracheno osserva tre giorni di festa per tutte le istituzioni ufficiali, ed anche il governo iracheno lo riconosce con una festa regionale ufficiale. Durante i festeggiamenti la gente esce di casa e si ritrova a ballare danze tradizionali del popolo curdo e cantare canzoni popolari, le donne indossano abiti tradizionali dai colori vivaci e sgargianti, sui monti vengono dispiegate enormi bandiere curde ed al calar del buio partono lunghe fiaccolate sulle montagne. L’aspetto del culto del fuoco, vissuto oggi principalmente con l’utilizzo di grandi fiaccole fiammeggianti, costituisce parte integrante delle celebrazioni, e dà un ulteriore segnale dell’origine arcaica dell’evento come importante festa sacra zoroastriana. Una parte importante del Nowruz è anche il cibo: durante i giorni di festa le famiglie si riuniscono intorno a grandi tavole, abbondantemente imbandite delle migliori prelibatezze locali, per gustare i piatti tradizionali.

NOTA TECNICA

SISTEMAZIONI – L’Iraq richiede un certo grado di adattabilità: tutto perfetto per un viaggiatore, ma potenzialmente difficile per un “turista”. Al di fuori della capitale le sistemazioni sono più semplici ma pulite. Si utilizzano alberghi paragonabili a 2* o 3* dello standard occidentale. Alcune sistemazioni difettano di manutenzione ordinaria (idraulica ed elettrica) ma l’accompagnatore e la guida locale cercheranno di risolvere qualsiasi tipo di disagio possa accadere.

PASTI – I pasti nel corso del viaggio sono tutti inclusi e si cerca di offrire una cucina più varia possibile. Come la maggior parte delle cucine medio orientali anche la cucina irachena fa molto uso di spezie. I piatti principali sono a base di carne e pollo, conditi sempre con riso e verdure. Il tutto accompagnato da hummus, dolma (foglie di vite ripieni di riso o carne), babaganoush (crema di melanzane) servito insieme a grandi forme di pane tonde e piatte molto gustose, soprattutto se servite belle calde! Anche chi segue diete diverse, come quella vegetariana, potrà quindi gustare le pietanze locali. I pasti verranno serviti in ristoranti tradizionali ma qualora ci sia in ritardo sui tempi del programma si potrà valutare insieme all’accompagnatore ed alla guida locale anche pasti più veloci a base di frutta e panini.

ITINERARIO – In base al numero finale di partecipanti si utilizza un furgone da 8 posti oppure un piccolo minibus da 16-20 posti. Le strade sono in buone condizioni in tutto il paese e l’unica difficoltà possono essere i posti di blocco (soprattutto verso nord), dove sovente vengono controllati i passaporti dei turisti. Nulla di complicato, ma a volte questo fa sì che si perda un po’ di tempo. L’itinerario può subire variazioni dovute a ragioni tecniche, ovviamente mantenendo però le visite previste dal programma; questo potrà essere deciso solo sul posto e la guida locale opterà la scelta migliore in base alle condizioni di percorribilità del momento. I tempi di percorrenza indicati sono stati testati e tengono in considerazioni anche le diverse soste, anche se bisogna tener presente che soprattutto nelle città il traffico è molto intenso.

CLIMA E ATTREZZATURA – A marzo le temperature minime si attestano intorno ai 10 gradi e le massime intorno ai 20/22, con punte più basse possibili ad Erbil in Kurdistan dove di notte si può scendere fino a circa 7 gradi; si consideri che nel Kurdistan sono anche possibili delle piogge. Vi sono differenze tra le aree meridionali più calde ed il nord più freddo per cui si consiglia un abbigliamento a strati. Per la visita dei santuari e delle moschee è necessario indossare abiti che coprano gambe e braccia ed un foulard per le donne.

WIFI, SIM, ELETTRICITA’ – Il wifi è disponibile ovunque negli hotel. Per chi ne avesse bisogno il corrispondente locale può prendere una SIM locale.

CAMBIO – È possibile farlo in aeroporto e nelle maggiori città, e la guida locale si adopererà ove necessario per trovare soluzioni di cambio in ogni luogo. Si segnala che le carte di credito sono diffuse ovunque ma si consiglia di avere con sé del denaro contante.

ACQUISTI – Monili, collane, orecchini, tessuti, foulard, pashmine, dipinti calligrafici, tappeti: questi sono solo alcuni dei molto oggetti che si possono trovare nei vari bazar sparsi in tutto il paese. Senza dimenticare la tradizione culinaria: datteri, frutta secca, spezie, incenso, dolci bakhava e tahini (crema derivata dal sesamo tostato). Sicuramente sarà facile individuare un pensiero da portare a casa.

PERICOLOSITA’ – L’Iraq è un paese che sta riaprendo gradualmente ai visitatori, infatti gli ingressi turistici degli stranieri sono iniziati soltanto nel 2021. Questo fa sì che, sebbene la popolazione locale sia felice di veder arrivare finalmente occidentali con in mano la macchina fotografica invece delle armi, i servizi e le sistemazioni non siano ancora adeguati agli standard internazionali. Ci sono diversi punti di controllo che a volte fanno perdere del tempo. Inoltre è assolutamente vietato fotografare, così come in molti altri luoghi, posti di polizia o caserme militari, e bisogna quindi rispettare le indicazioni della guida locale su dove non è possibile fare le foto.

 Programma del viaggio


1°g. Mercoledì 12 marzo, partenza per Baghdad
Per raggiungere l’Iraq vi sono diverse opzioni di volo e Amitaba può prenotare quello prescelto dai viaggiatori. La gran parte dei voli dall’Europa giunge a destinazione nelle prime ore del mattino del giorno seguente.

2°g. 13/3 Baghdad e Taq-i-Kasra
Arrivo a Baghdad nelle prime ore del mattino, dove è in attesa dei partecipanti la guida locale; trasferimento presso l’hotel Bilitom o similare. Dopo un po’ di relax si iniziano le visite della città recandosi a Al-Rasheed Street, dove si inizia con una piacevole passeggiata tra bancarelle e piccole botteghe avendo un primo incontro con l’ospitale popolazione locale. Passeggiando tra le vie si osservano anche alcuni edifici costruiti al tempo di Saddam Hussein, dallo stile però… sovietico! Sempre a piedi si giunge ad Al-Mustansiriyah, una delle più antiche università del mondo islamico, famosa soprattutto per gli studi di teologia e astronomia. Fondata nel 1227 dal califfo abbaside al-Mustansir e situata sulla riva sinistra del fiume Tigri venne distrutta dall’arrivo dei mongoli, che le diedero fuoco, e poi ricostruita. Dopo la visita si sosta alla casa da tè di Shahbandar, una delle più antiche della città, dove sembra che il tempo si sia fermato: la gente locale, uomini e donne, viene qui a bersi un tè, fare due chiacchiere e godersi un po’ di riposo, un ottimo luogo anche per entrare in contatto con la popolazione locale, sempre pronta con un sorriso a chiedere da dove si proviene e ad augurare il benvenuto nel paese. Lasciata la casa da tè e la pace che vi regna all’interno si percorre Al-Mutanabi Street, famosa via che prende il nome da un poeta arabo dell’era abbaside, dove vengono esposte bancarelle con libri di ogni genere, dai testi di scuola ai libri di storia fino ai romanzi. Il legame tra la città ed i libri arriva dal passato in quanto, prima che i mongoli distruggessero la città, tra le sue mura sorgeva la Casa della Sapienza, un’enorme biblioteca contenente migliaia di volumi dai più disparati soggetti. Si prosegue sempre a piedi per il palazzo degli Abbassidi, costruito anch’esso lungo le rive del fiume Tigri, la dinastia che pose a Baghdad la capitale facendola diventare uno dei centri più importanti lungo le Vie della Seta. Da qui si riprende l’auto per un percorso di circa 35 km (un’ora di viaggio) in direzione sud est per giungere a Taq-i-Kasra (Ctesifonte), l’antica città situata sulla riva sinistra (nord-orientale) del Tigri che fungeva da capitale invernale dell’Impero dei Parti e, in seguito, dell’Impero Sassanide iraniano. In epoca medievale fu anche la sede del patriarca della Chiesa Nestoriana, capo dei cristiani dell’Impero sasanide. Il sito è famoso per i resti di una gigantesca sala alta circa 40 metri nell’imponente palazzo, costruito con mattoni crudi di fango, che si staglia fiero nel verde circondato da palme. Proprio di fronte al sito sorge un’imponente struttura chiamata “Panorama”, un edificio tipico di epoca sovietica, con un percorso a spirale dove venivano esposte diverse scenografie storiche. Nonostante sia oggi in rovina è possibile entrare e con un po’ di attenzione salire la scalinata fino al tetto per ammirare da un’altra visuale il grande palazzo di Taq-i-Kasra. Rientrati a Baghdad si conclude questa intensa ed affascinante prima giornata in Iraq. 

3°g. 14/3 Baghdad – Babilonia – Karbala
Si inizia la giornata con la visita al Monumento dei Martiri, una maestosa cupola color turchese divisa in due parti, costruita per ordine di Saddam Hussein in memoria dei caduti della guerra tra Iran-Iraq, combattuta tra il 1980 ed il 1988. Sotto di essa si trovano scritti sulle pareti i nomi dei martiri del paese, non solo quelli della guerra Iran-Iraq, ma anche delle persone uccise per mano di Saddam: dopo la sua morte il monumento è diventato il simbolo anche di tutte le persone uccise ed oppresse durante il suo regime. Il luogo, durante l’occupazione americana, venne anche utilizzato dalle truppe degli Stati Uniti. Si prosegue verso sud in direzione di Babilonia, un percorso di 102 km, circa 1 ora e mezza di guida. Giunti presso l’antico sito lo si esplora a piedi entrando dalla famosa porta di Ishtar, una copia (ben fatta!) di quella posizionata nel museo di Pergamo a Berlino, ricostruita lì utilizzando i materiali degli scavi archeologici che furono portati in Germania nel 1930. Il sito, ora Patrimonio dell’Unesco, era stato ristrutturato durante il regime di Saddam il quale, per lasciare un ulteriore ricordo di sé, fece inserire nei muri, in ordine sparso e mischiate alle epigrafi originali, dei mattoni su cui sono incise diverse sue autocelebrazioni. Babilonia fu una delle città più grandi della Mesopotamia, tra le più popolose del mondo antico, e raggiunse l’apice durante il regno di Nabucodonosor II (605 a.C. – 562 a.C.). Grazie anche alla sua architettura ed urbanistica ed alle sue espressioni decorative la città trasmise un’influenza politica, tecnica e artistica in tutte le regioni dell’antico Medio Oriente, unitamente ad un’importante eredità scientifica in campo matematico e astronomico. Sullo sfondo dell’antico sito, in cima ad una collina, si trova il palazzo fatto costruire da Saddam Hussein per autocelebrarsi e lasciare un’ulteriore impronta di sé, proprio come facevano i re e gli imperatori del passato, che, depredato e saccheggiato, è comunque visitabile, dove si tocca con mano il significato della megalomania che può esprimere un tiranno. Questa fu anche una delle sedi del comando americano durante la guerra del Golfo ed ancora oggi vi si trovano le loro scritte sbeffeggianti Saddam ed il suo regime, così come scritte di nostalgia verso le madri dei soldati americani che occupavano la base. Si prosegue da qui per Karbala, che dista 66 km verso ovest, circa un’ora di guida, dove ci si accomoda presso il Coral Karbala Hotel o similare. A pochi passi dall’hotel sorgono i due importanti santuari di Hussein e Abbas. L’area sacra offre il suo momento più bello, magico ed intenso dopo il calar del sole, ricca come è di luci ed accattivanti riflessi, ed animata da una moltitudine di fedeli e pellegrini che giungono qui da ogni parte del Paese per rendere omaggio ad Hussein ed Abbas, martiri dello sciismo, entrambi figli di Ali e quindi nipoti del profeta Maometto. Le moschee sono visitabili e si rimane coinvolti dall’atmosfera di fede e devozione che vi si respira. All’interno si trova uno sfarzo di specchi e luci che decorano gli immensi ambienti ricolmi di persone inginocchiate in preghiera. Al centro di entrambi i santuari sono presenti le sale con le tombe dove una moltitudine di persone si avvicina per rendere omaggio ai santi. Karbala è una delle città sante più importanti per gli sciiti proprio perché, oltre a riposare le loro spoglie, è il luogo dove Hussein fu trucidato e ricopre quindi una fondamentale importanza perché in questo luogo, che al tempo era un piccolo villaggio, il mondo musulmano a seguito dell’evento si spaccò in due tra sciiti e sunniti. Completata la visita si cena in un ristorante locale prima di rientrare in hotel.

4°g. 15/3 Karbala – Najaf – Uruk – Nassiriyah
Si lascia Karbala in direzione sud per giungere a Najaf, un percorso di 75 km, circa un’ora di guida. Najaf è forse la città più sacra dell’Islam sciita ed attualmente rappresenta un grande centro di pellegrinaggio, dove il numero di fedeli è secondo solo alla Mecca ed a Medina. Giunti a Najaf si attraversa in macchina il grande cimitero di Wadi a Salam fino a giungere ad un grande garage dove si sale sul tetto per ammirare dall’alto la vastità dell’area sepolcrale, la più grande di tutto il mondo musulmano e tra le più grandi del pianeta, dove sono sepolti anche alcuni tra i più celebri profeti e Imam della storia dell’Islam. Si narra che nel corso dei secoli sia giunto ad ospitare i resti di più di sei milioni di persone e tutti gli sciiti iracheni aspirano ad esser seppelliti qui per essere vicini ad Alì: infatti nei pressi, a pochi minuti a piedi, si trova il santuario dell’Imam Alì, cugino del profeta Maometto. All’ingresso del santuario si vedono spesso auto che trasportano delle bare in quanto, prima della tumulazione nel grande cimitero, le spoglie vengono portate gratuitamente con un servizio che utilizza dei mezzi speciali dentro al mausoleo, per un ultimo saluto alla tomba di Alì, con i parenti maschi che trasportano la salma attorno al sepolcro e spesso fanno dei rituali, anche commoventi, di celebrazione. Completata la visita si parte in direzione sud est per Uruk, circa 145 km, due ore di auto. Le rovine di questa antichissima città, originariamente sumera e poi babilonese, risalgono al 4000 a.C., è una delle più antiche nella storia dell’uomo. In questa città-stato, nel 3300 a.C. circa, fu inventata la scrittura. Lasciato il sito con un percorso di circa 110 km, un’ora e mezza di guida, si giunge infine a Nassiriyah, dove si alloggia presso il Sumerion Hotel o similare.

5°g. 16/3 Nassiriyah, escursione a Chibayish: esplorazione in barca delle paludi mesopotamiche
Si inizia la giornata con la visita del mercato locale, dove tra i banchi di frutta e verdura c’è la possibilità di essere invitati a sedersi per assaporare un tè tra la gente del luogo. Finito il giro ci si sposta verso Chibayish (un percorso di 90 km, circa un’ora di auto), una cittadina posta lungo l’Eufrate in un punto dove vi sono due delle grandi paludi mesopotamiche, a nord ed a sud dell’abitato. Qui, utilizzando le tipiche imbarcazioni di legno del luogo, ci si dedica all’esplorazione di questo mondo bucolico. Si tratta di un grande ecosistema acquatico dove gli esseri umani hanno convissuto, e convivono tuttora, con animali, pesci ed uccelli. Oggi, come migliaia di anni fa, queste genti hanno mantenuto uno stile di vita semplice ed arcaico basato sulla pesca, l’allevamento di bufali e lavorazioni con l’intreccio delle fibre vegetali, vivendo in capanne di fango e paglia in stretta simbiosi con la natura circostante. Bisogna però anche osservare che queste persone in tempi recenti hanno vissuto momenti estremamente difficili in quanto, durante il regime di Saddam, sono stati deviati i fiumi che alimentavano le paludi, facendo diminuire notevolmente le acque e costringendo la popolazione alla fame ed a migrare verso le città in cerca di lavoro. Nel 2003 le paludi erano ormai ridotte al 10% della loro dimensione originale, ma una volta caduto il regime i fieri abitanti hanno distrutto le dighe che impedivano alle acque di passare facendo sì che il livello delle acque riprendesse a crescere ed ora molte famiglie sono ritornate ad abitarvi. S’inizia a conoscere questo interessante ambiente incontrando una famiglia locale e pranzando con loro, potendo assaggiare i loro piatti tipici ed ascoltando come è organizzata la vita qui. Si esplora la zona a bordo di piccole imbarcazioni iniziando dalla palude settentrionale, imbattendosi spesso in pescatori e mandrie di bufali in cerca di refrigerio, quasi completamente sommersi dalle acque, e si visitano le capanne, dove si viene accolti benevolmente. Ci si sposta poi nella palude meridionale, dove si è ben posizionati anche per ammirare il calar del sole. Questa bella avventura dura in tutto circa cinque ore; si riprendono quindi i mezzi e si rientra a Nassiriyah.

6°g. 17/3 Nassiriyah – Ur – Baghdad
Ci si alza presto e si torna in direzione nord ovest per raggiungere Baghdad che da qui dista 345 km, circa quattro ore di viaggio. Poco dopo essere partiti con una piccola deviazione si raggiunge l’antico ziggurat sumero di Ur, uno dei meglio conservati. La struttura piramidale con terrazze collegate da gradoni, ricostruita più volte nel corso della storia, fungeva da magazzino per le scorte alimentari e probabilmente anche da osservatorio. Ma la sua funzione principale era quella di luogo sacro, dove si suppone che nel tempio all’ultimo piano, accessibile solo ai sacerdoti dove era ubicata l’unica stanza chiusa del complesso, venissero compiuti anche sacrifici animali. Gli ziggurat erano infatti i tipici edifici a terrazze sovrapposte della Mesopotamia e secondo i sumeri le divinità protettrici delle città potevano scendere dal cielo ed entrare nel tempio. Ripresa la strada verso nord e giunti nella capitale irachena ci si ferma per una breve passeggiata a Tahir Square, famoso luogo di ritrovo della popolazione locale divenuto tristemente famoso nel 2019 in quanto luogo simbolo delle proteste dei giovani iracheni contro il loro governo corrotto. Si alloggia nel medesimo hotel.

7°g. 18/3 Baghdad
Si inizia la giornata con la visita al Museo Nazionale Iracheno (circa due ore) che contiene preziosissimi reperti e manufatti di inestimabile valore che spaziano dai Sumeri ai Babilonesi ed agli Assiri fino ad arrivare all’età islamica. Il museo ha subìto pesanti saccheggi e notevoli danni durante gli anni di guerra ma fortunatamente diversi reperti rubati sono stati poi recuperati, anche grazie alla collaborazione di missioni archeologiche italiane, facendo sì che nel 2015 il museo riaprisse i battenti. Finita la visita ci si sposta nella zona nord ovest della periferia di Baghdad per visitare lo ziggurat di Aqarquf, alto 52 metri, che è stato per secoli un punto di riferimento importante perché indicava alle carovane di essere in prossimità della città di Baghdad. Quando i primi viaggiatori ne scoprirono le rovine pensarono che fossero i resti della mitica Torre di Babele. Lo ziqqurat venne costruito nel XIV secolo a.C. dal re Kurigalzu II che, seguendo la tradizione sumerica, lo dedicò al sommo dio del pantheon, Enlil. La base dell’edificio è interamente costruita con mattoni crudi e, nella parte superiore, è possibile vedere come strati di cordoni di canne siano stati posizionati in linee orizzontali allo scopo di rinforzarne la struttura. La parte inferiore è stata parzialmente ricostruita durante l’epoca di Saddam Hussein. Rientrati in centro città ci si accomoda per un breve riposo in hotel e si esce poi per una piacevole passeggiata notturna lungo la cornice del fiume Tigri, dove si avrà modo di mescolarsi alla gente locale. Si cena in un ristorante tipico locale.

8°g. 19/3 Baghdad – Samarra – Abu Dalaf – Tikrit – Hatra – Mosul
Si lascia presto la capitale in direzione nord onde evitare il traffico in uscita, visto anche il lungo percorso odierno, per giungere a Samarra, che dista 127 km, circa due ore di guida. La città, antica capitale del califfato abbasside, è famosa per il grande minareto alto 52 metri a forma di spirale, entrato a far parte del Patrimonio dell’Unesco dal 2007, che un tempo era collegato da un ponte alla moschea posta di fronte che al momento della sua costruzione era la più grande dell’Islam potendo ospitare fino ad oltre 60.000 persone in preghiera. Al momento della redazione del programma il sito è in fase di restauro, quindi non è possibile dire se si riuscirà a salire o meno sul minareto. Poco distante se ne trova un altro, anche questo a spirale ma un poco più piccolo, nell’ambito delle affascinanti rovine della moschea di Abu Dalaf, dove chi se la sente può salire, ma facendo molta attenzione perché non ci sono parapetti e la spirale si stringe man mano che si sale verso la sommità. Si riprende la strada verso nord passando di fianco al villaggio nativo di Saddam, Hoja, dove però non si può entrare (ora è disabitato) fino a passare da Tikrit, tristemente famosa per i massacri compiuti qui dall’Isis nel 2014, e si prosegue per Hatra. L’antica città di Hatra, fondata dalla dinastia seleucide ma diventata famosa sotto il regno dei Parti, è un grande sito archeologico completamente visitabile. Purtroppo nel 2014 fu occupata dall’Isis e venne utilizzata come poligono di tiro o come sfondo per i video di propaganda, e vennero distrutte le statue che non erano ancora portate al Museo dell’Iraq di Baghdad. Il sito, oggi patrimonio Unesco, è tra i più affascinanti di tutte queste regioni del mondo, con templi di diversi stili e dimensioni impressionanti; anche una squadra di archeologi italiani ha lavorato alla sua restaurazione e conservazione. Finita la visita si prosegue in direzione nord fino a giungere a Mosul, dove si alloggia presso il Bashtabia hotel. La tappa di oggi è di 589 km, circa otto ore di auto.

9°g. 20/3 Mosul – Lalish – Aqrah (Nowruz curdo) – Erbil
Si inizia la giornata con la visita di Mosul, città dell’Iraq settentrionale divisa dal fiume Tigri, tristemente famosa perché la parte vecchia fu occupata dall’Isis dal 2014 al 2017. Dove un tempo correvano i bambini tra gli stretti vicoli, mentre le donne andavano al bazar a comprare il pane caldo, restano solo macerie e distruzione: un museo a cielo aperto dell’orrore e dell’errore umano. Passeggiando tra le macerie non resta altro che silenzio ed un senso di vuoto; qui hanno combattuto strada per strada, casa per casa ed hanno perso la vita oltre diecimila persone. Centinaia di miglia di civili sono fuggiti, perdendo tutto ciò che possedevano. Si notano sui muri di alcune case dei simboli fatti dall’Isis, che stavano a significare la presenza di famiglie cristiane, così da ricattarle per non essere uccise. L’Unesco ha iniziato la ricostruzione anche se i lavori stanno andando a rilento, ci vorranno parecchi anni prima che il sole possa tornare a splendere tra queste strade, anche se il sorriso è già tornato sulla bocca dei sopravvissuti. Dove finiscono le macerie è risorto nel giro di pochissimo tempo il vecchio mercato, e fa molto effetto passare nel giro di pochi metri dagli edifici distrutti ad un mercato brulicante di vita, in netto contrasto con la realtà che abbiamo appena lasciato pochi passi indietro; lo spirito di sopravvivenza di questo popolo abituato a guerre e devastazioni è veramente qualcosa di encomiabile. Lasciata la città procedendo verso nord si entra nel Kurdistan fino a giungere a Lalish, che da qui dista 57 km, circa un’ora e mezza di auto. Lalish è un luogo sacro per gli Yazidi, comunità religiosa curda che professa la credenza in un Dio primordiale e creatore, poi dissoltosi in ogni cosa, che si manifesta in sette angeli, tra i quali il più venerato è Melek Ta’us, dalle sembianze di pavone. L’attuale forma dello yazidismo è il risultato della riforma dello sceicco Adi Hakkari, vissuto nell’XI secolo e qui sepolto. L’atmosfera che si respira nel santuario è molto particolare, completamente diversa dal territorio circostante; il sito si trova in una valle chiusa dove vengono solo gli Yazidi, che almeno una volta nella vita sono tenuti a fare un pellegrinaggio qui. L’atmosfera è solitamente festosa, i pellegrini sono vestiti con abiti tradizionali e sovente si viene invitati a bere un tè con loro ed a fare alcune foto insieme. Si prosegue quindi da qui per Aqrah (72 km) dove si arriva nel pomeriggio e ci si immerge nella celebrazioni del Nowruz curdo, che ricorre oggi. È l’evento più atteso dell’anno, la gente esce di casa per divertirsi, ballare, cantare e mangiare, con un festoso crescendo man mano che ci si avvicina all’ora del tramonto. Se si ha un pizzico di fortuna (a volte la data delle fiaccolate può non coincidere con il giorno del Nowruz) con il calar della luce si assiste alle processioni con le fiaccole, quando una miriade di persone, attorniate spesso anche da fuochi d’artificio, sale sui monti dove nel corso della giornata sono state distese in più punti, tra le rocce, lunghissime bandiere curde, portando grandi torce fiammeggianti, e creando una situazione fiabesca quanto surreale, dimostrando ancora una volta, con questo gesto, la fierezza del popolo curdo. Terminata la visita si prosegue verso sud, un percorso di 92 km, circa 1 ora e mezza di auto, dove si alloggia presso l’hotel Erbil View.

10°g. 21/3 Erbil
Giornata dedicata alla visita della città: si inizia con la cittadella, una fortezza millenaria che si erge alta sulla città in quanto edificata sui resti di un gran numero di fortificazioni delle epoche passate che nel tempo hanno creato il colle su cui poggiano le alte mura color ocra e che dal 2014 è inserita nel Patrimonio Unesco. Scesi a piedi dalla cittadella si beve un tè in uno storico caffè con vista sulla piazza principale, prima di addentrarsi nell’affollato bazar. Nel pomeriggio si avrà del tempo libero a disposizione, un ottimo momento per eventuali acquiasti nel ricco ed animato bazar.

11°g. Sabato 22 marzo, volo di rientro
La maggior parte dei voli parte nelle prime ore del mattino ed arriva a destinazione il giorno stesso.

 

COSTO DEL VIAGGIO

€ 2300 – Minimo 3 e massimo 12 partecipanti

La quota comprende: le spese di iscrizione, la polizza base Europ Assistance – su richiesta, con E.A. possono essere estesi i massimali ad un costo di € 70 ed emessa la Polizza di Annullamento, che costa 5,5% del valore del viaggio), tutti i trasporti indicati nel programma, le entrate ai siti, l’alloggio in camera doppia, la pensione completa, la presenza di un accompagnatore dall’Italia e di una guida locale che parla inglese.

La quota non comprende: i voli internazionali, il supplemento per la camera singola, le bevande, le visite e le escursioni non in programma, le mance e tutto quanto non indicato alla voce “la quota comprende”.

Voli: Amitaba provvede alla prenotazione dei voli internazionali su richiesta dei viaggiatori, ma non obbliga ad utilizzare questo servizio e chi preferisce può provvedere all’acquisto dei voli direttamente; questo anche per permettere a chi ne ha la possibilità di usufruire di punti, sconti e/o tariffe agevolate.

Supplementi: € 50 con 5 partecipanti, € 200 con 4, € 400 con 3; stanza singola € 900.

Visti e documenti: il visto per l’Iraq viene fatto direttamente all’arrivo all’aeroporto di Baghdad ed ha un costo di 78 dollari (da pagare in contanti). Il passaporto deve avere validità minima di sei mesi dalla data di ingresso prevista.

Riferimento valutario: Il prezzo del viaggio è formulato con riferimento al cambio euro – dollaro del 15/3/’24 (Banca d’Italia): € 1 = $ 1.0892, corrispondente al valore in essere al momento della pubblicazione del programma.

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PAESI E TRADIZIONI

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Uruk, decorazioni

 GALLERIA FOTOGRAFICA

Museo di Bagdad – Re assiro
Nowruz ad Aqrah
Abu Dalaf
Najaf, sepolcro di Alì
Re di Ur, Museo dell’Iraq
Cimitero di Najaf
Bimba delle paludi
Hatra
Scritture antiche a Babilonia
Volto di Saddam Hussein
Al-Mutanabi Street, Bagdad
Nowruz ad Aqrah
Babilonia
Mosul, distruzioni dell’ISIS
Capanna degli arabi delle paludi
Tappeto curdo
Pastore curdo
Dolci iracheni
Bagdad, mercato del rame
Bagdad, Al-Mustansiriyah
Samarra, Abu Dalaf
Porta di Babilonia
Lalish, santuario degli Yazidi
Erbil, bazar
Sajad, la nostra guida locale

L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza “Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio” fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza “Filodiretto Protection” fornita da Nobis Compagnia di Assicurazioni. Le normative (Condizioni Generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.

Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.