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India Himalaia


Trekking dall’Indo allo Zanskar e Himachal

Grande esplorazione delle aree himalaiane più remote


Monastero di Tikse

Lago di Tso Kar

Valle di Dat

Gola verso Zangla

Eremo di Dzongkhul

PARTENZA
12/9/2024
RITORNO
30/9/2024
PRE-ESTENSIONE
ESTENSIONE
6/10/2024
2a ESTENSIONE
DURATA
19 o 25 giorni
PARTECIPANTI
massimo 12
GUIDA
Alessandro Zuzic

 Sintesi del viaggio


Il viaggio offre l’opportunità di vivere una grande avventura attraverso le aree più remote dell’Himalaia indiano. È adatto a persone che abbiano precedente esperienze di trekking anche in alta quota e con un discreto allenamento, ma non è richiesta esperienza alpinistica. Si percorrono due tragitti di sette giorni di cammino ciascuno, il primo dalla regione dei laghi del Ladakh fino allo Zanskar ed il secondo dallo Zanskar all’Himachal; è anche possibile seguire solo la prima parte. Entrambe le rotte attraversano aree molto selvagge, praticamente disabitate e, in particolare il primo itinerario, è percorribile solo quando i livelli dei torrenti non sono alti, motivo della scelta di queste date, ottimali per questa parte. Il tour offre anche l’opportunità di un bell’incontro con la cultura e l’arte himalaiane, sia in Ladakh, dove si approfitta della fase di acclimatazione per delle visite, che in Zanskar.

Segui il fiume e arriverai al mare.

 Presentazione del viaggio


Il viaggio è stato messo a punto da Alessandro Zuzic, fondatore di Amitaba, che percorre queste regioni dal 1980 e si avvale della collaborazione di persone del luogo molto esperte dei territori che ne conoscono ogni dettaglio, con le quali ha condiviso in passato un gran numero di esplorazioni. Il primo percorso parte dagli altopiani a sud di Leh e si inoltra tra le profondissime gole policrome che separano il bacino dell’Indo dallo Zanskar, un tracciato che storicamente  veniva utilizzato per collegare le due regioni nel periodo preinvernale. Queste gole infatti non sono transitabili prima che si siano scaricate le acque accumulate con le precipitazioni nevose dell’inverno, che qui sono scarse ma ci sono. Si valicano solo due passi che sfiorano i 5000 metri e si devono passare innumerevoli punti dove scorre l’acqua; a tal fine si ha al seguito un cavallo da monta, utilizzabile per i guadi. Giunti nella valle dello Zanskar chi deve può rientrare da qui direttamente verso Manali e l’Italia.

La seconda parte, che richiede anch’essa sette giorni di cammino, inizia dall’eremo di Dzonghkul in Zanskar, ad ovest di Padum in una valle laterale del Doda. Ci si addentra in una regione di monti superbi e sconosciuti per valicare il passo glaciale dell’Umasi, che con i suoi 5390 mt è il punto più alto previsto. Si pone un solo campo sul ghiaccio e la rotta non richiede esperienza alpinistica ma almeno la capacità di camminare su neve e ghiaccio utilizzando i ramponi; in alcuni tratti può essere necessario usare l’assicurazione. L’uscita conduce alle tortuose vallate del fiume Chenab, dove si trovano i mezzi per il rientro verso Manali.

Giunti in volo a Leh, la capitale del Ladakh, si sosta per tre notti al fine di favorire l’acclimatazione (Leh si trova a 3500 mt), avendo così l’opportunità di fare una bella esplorazione dei siti principali della valle dell’Indo. Si procede quindi per Lato, dove si sosta a circa 4000 mt, e quindi a Dat a circa 4600 mt di quota, dove il giorno successivo inizia il percorso a piedi, che arriva a lambire i 5000 metri nel terzo giorno di cammino.

Il viaggio è condotto da Alessandro Zuzic, fondatore di Amitaba, che raggiunge i partecipanti il 17/9 a Tso Kar arrivando qui con il programma Ai confini del cielo; nei primi giorni si viene seguiti da una guida ladakha di Amitaba esperta che parla la lingua inglese. Il percorso di rientro anticipato viene seguiti da un autista che parla la lingua inglese, in quanto il capogruppo con la guida proseguono con la spedizione fino all’Himachal. Si prevede un massimo di 12 partecipanti.

NOTA TECNICA

I campi vengono ben attrezzati con tende da montagna con le due absidi laterali (tipo le classiche Salewa) utilizzate da una sola persona, vengono forniti i materassini e si ha una tenda comune; segue il gruppo un cuoco professionista. Il campo viene allestito dagli assistenti, ma spesso i partecipanti aiutano montando la propria tenda, ma non è un obbligo … Il bagaglio personale è trasportato nel primo trekking con i cavalli e nel secondo da portatori.
La regione è solitamente secca, ma può comunque piovere o nevicare, anche perché i monti elevatissimi  possono sempre formare fenomeni di condensa. Quindi serve essere adeguatamente attrezzati, come è usuale per tutti i percorsi himalaiani in quota. Nei campi si prevedono temperature minime che di notte vanno facilmente sotto lo zero, e ed è quindi necessario avere un proprio sacco a pelo caldo con gradiente termico minimo di almeno -10°C. (tenendo conto che questo valore è sempre dichiarato in modo ottimistico dai produttori). Servono scarpe adatte, e l’usuale attrezzatura che si usa nei trekking himalaiani – siamo a disposizione per ogni necessario chiarimento che fosse utile. È importante avere delle scarpe chiuse da utilizzare per i guadi e per il secondo trekking è necessario vere anche dei ramponi ed un’imbragatura. L’organizzazione dispone di corde se fossero necessarie delle assicurazioni per i guadi o per la parte alta del secondo trekking.
Gli spostamenti vengono effettuati con veicoli privati. A Leh si alloggia in un comodo hotel – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro alberghetto di montagna, ma la pulizia è sufficiente, si dispone di stanze con bagno e acqua calda e l’hotel ha un generatore di corrente nel caso (…spesso) “salti” la luce. Fuori da Leh in Ladakh e Zanskar si alloggia in piccoli alberghetti; queste sistemazioni richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino. Alcuni sono decisamente carini, arredati in tipico stile ladakho, e donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. A Keylong l’hotel è di qualità sufficiente ed a Manali buono.

L’ALTA QUOTA DELL’HIMALAIA INDIANO

Andare nell’Himalaia indiano significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a quasi 3500 metri e si sosta qui per tre notti, quindi si procede per Lato dove si sosta a circa 4000 mt ed a seguire a Dat con circa 4548 mt di quota. Il percorso a piedi inizia il giorno successivo ed arriva a lambire i 5000 metri nel terzo giorno di cammino.
Per l’alta quota molti hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2 o 3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso non preventivo, successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.

 Programma del viaggio


1°g. Giovedì 12 settembre, partenza in volo per Delhi
Per raggiungere Delhi in India vi sono diverse possibilità di scelta per i voli ed Amitaba può prenotare quello preferito dai viaggiatori; la maggior parte dei collegamenti giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo. All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo od altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto, prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto.

2°g. 13/9 Delhi – Leh
Il volo per Leh parte di prima mattina (orari da verificare); dall’aereo si godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dalla guida locale di Amitaba che parla la lingua inglese e che seguirà i partecipanti fino al lago di Tso Kar, il 17/9. Sistemazione in uno dei migliori hotel della città (l’Ashoka Ladakh o simile) e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi.

3°g. 14/9 Leh
Visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia ed il mercato.

4°g. 15/9 Leh: escursione a Shey, Tikse, Stakna e Matho
L’escursione inizia con una prima visita a Shey, situato a breve distanza ad est di Leh, un sito storicamente importante perché fu anche la sede del palazzo reale e dove nel tempio si ammirano antichi dipinti. Si continua con Tikse, tra i più celebri e attivi monasteri del Ladakh, una delle perle della regione: ricco di templi, contiene molte importanti opere d’arte ed un’impressionante raffigurazione di Yamantaka che regna nel Gonkhang. La grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, di recente fattura, è diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. Proseguendo lungo la valle, si attraversa il fiume Indo poco lontano da Tikse su di uno stretto ponte arrivando al monastero di Stakna, che si staglia su di un panoramico colle morenico sopra il fiume e rivela sale ed interni interessanti, incluso l’appartamento dell’abate, che solitamente si può visitare. Da qui ci si reca alla vicina oasi di Matho, sede di un affascinante sito di scuola Sakya, reso celebre anche dal peculiare festival invernale che è presenziato da… degli oracoli; e in effetti è un luogo che dà a molti la sensazione di essere intriso di energia esoterica, in special modo nello scuro Gonkhang degli oracoli, col pavimento coperto di tsampa e pervaso dall’odore di chang. Da qui si rientra a Leh.

5°g. 16/9 Leh – Chemrey – Hemis – Lato
Si lascia Leh risalendo la valle dell’Indo e, oltre Tikse, con una breve deviazione verso nord si giunge a Chemrey, un Gompa dalla struttura vicina all’archetipo di quello che ci si immagina come un luogo di ritiro himalaiano, con le casette dei monaci incastonate nei versanti di un ripido colle sulla cui cima sorgono i templi, tanto che fu scelto per girarvi il film ‘Samsara’. Tornati al grande fiume lo si attraversa per raggiungere il versante meridionale della valle arrivando al monastero di Hemis, il principale di scuola Drukpakagyu del Ladakh. È un’importante meta di pellegrinaggi, con diverse sale di preghiera affrescate ed ospita una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Completata la visita si torna sulla strada principale e si prosegue verso sud est seguendo la strada militare che conduce fino all’Himachal risalendo per un tratto l’Indo e lasciandolo per entrare tra le ripide montagne policrome a sud del fiume. Giunti al villaggetto di Lato, situato a 4014 mt di quota, si sosta per la notte in una semplice locanda.

6°g. 17/9 Lato – Tso Kar – Dat (campo 1)
Poco oltre Lato si incontra il villaggio di Gya, dove sorge un piccolo monastero su una rupe tra le rovine di un grande forte che cingeva le creste ardite. Si continua a salire con panorami sempre più spettacolari arrivando al passo del Taglang, alto 5328 mt, che si apre sull’altopiano del Rupshu. Oltre il passo si entra nel territorio dei nomadi, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili; in diversi punti a volte si vedono i loro campi e le greggi di yak, e, con un pizzico di fortuna, anche animali selvaggi come il kyang, le marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Una breve deviazione porta al lago salato di Tso Kar (4530 mt), imperdibile gemma turchese, il cui sale è stato estratto e usato per secoli come merce di scambio in Ladakh. Presso lo Tso Kar Resort s’incontra il capogruppo con i partecipanti che hanno seguito il programma di salita al Mentok I; il gruppo ora è completo, pronto per la grande avventura che ci attende! Si torna sulla strada principale e la si lascia quasi subito inoltrandosi tra le alte pasture verso ovest, un ambiente vasto e disabitato, regno dei pastori nomadi. Si supera il valico di Yar arrivando infine alle casupole di Dat, un luogo di rifugio invernale dei pastori dove si trova anche un piccolo tempio; si lasciano qui i veicoli, le mulattiere ora sono finite e ci attende un mondo selvaggio. Si alloggia qui con il primo campo, vengono fornite tende singole e si dispone di tenda comune per i pasti. Il bagaglio personale, attrezzatura e provviste vengono trasportati con i cavalli; si raccomanda di portare con sé solo quanto necessario.

7°g. 18/9 Dat – Tsogra (campo 2)
Tappa di circa sei ore con pochi guadi; la spedizione dispone di un cavallo senza bagaglio che può essere utilizzato per passare i corsi d’acqua senza dover camminare nell’acqua. Si tenga però presente che a volte potrebbe non essere semplice da utilizzare; pertanto si consiglia di avere con sé delle scarpe da utilizzare per gli attraversamenti onde tenere gli scarponi asciutti – meglio scarpe chiuse non sandali per via delle pietre nei torrenti.

8°g. 19/9 Tsogra – Base del passo di Rabrang (campo 3)
Tappa di circa sette ore con un solo guado.

9°g. 20/9 Passo di Rabrang (4900 mt) – Kharnak Sumdo (campo 4)
Tappa di circa sei ore con all’incirca 33 passaggi di torrenti.

10°g. 21/9 Kharnak Sumdo – Angchuk Chenmo (campo 5)
Tappa di circa otto ore con all’incirca 51 passaggi di torrenti.

11°g. 22/9 Angchuk Chenmo – Chumik (campo 6)
Tappa di circa sette ore con all’incirca 29 passaggi di torrenti.

12°g. 23/9 Chumik – Base del passo di Char Char (campo 7)
Tappa di circa sei ore con all’incirca 22 passaggi di torrenti.

13°g. 24/9 Passo di Char Char (5000 mt) – Zangla Sumdo (campo 8)
Tappa di circa sei ore.

14°g. 25/9 Zangla Sumdo – Zangla
Con circa altre cinque ore di cammino e 8 o 9 attraversamenti di torrenti si emerge dai monti selvaggi della regione nella grande valle dello Zanskar, completando l’avventurosa traversata. Ci si accomoda in una semplice locanda dell’oasi di Zangla; questa era la vecchia capitale dello Zanskar, dove, se sono presenti. si potranno incontrare il giovane Gyalpo dello Zanskar e la sua famiglia e visitare la loro vecchia residenza, che noi considereremmo umile visto il loro stato nobiliare, ma che in questa regione è una vera reggia. È interessante visitare l’antico castello, sede storica del Gyalpo, posto in una panoramica posizione che domina la valle, in un punto dove si trovano anche molti chorten, tra cui uno recente di Bakula Rimpoce, il venerato Abate del Ladakh scomparso nel 2003. È consigliata anche la visita del convento femminile, posto ai margini dell’oasi.

15°g. 26/9 Zangla – Padum
Si parte con le auto per Padum risalendo il corso dello Zanskar; sui monti ad est del fiume sorge su di un poggio il monastero di Tongde che presenta diversi templi ed interessanti affreschi e statue, ubicato in un punto da cui si gode un’indimenticabile visuale sulla valle. Proseguendo, superato il fiume Tsarap che, confluendo col Doda, dà origine allo Zanskar, si arriva a Padum il centro principale della regione. Si alloggia qui presso l’hotel Zhambala o simile. Con chi lo desidera, ci si reca a piedi sulla collina che sovrasta il villaggio dove è situato un interessante monastero, immerso tra preziosi alberi, da dove si gode anche di uno stupendo panorama.

PER CHI RIENTRA

16°g. 27/9 Padum – Shingo La (5090 mt) – Darcha – Keylong
Si salutano il capogruppo ed i partecipanti che proseguono con il programma di trekking verso l’Himachal. Accompagnati da un autista locale che parla la lingua inglese si parte risalendo la valle del fiume Tsarap. Sul percorso si transita da Bardan, un Gompa di circa 400 anni arroccato su uno sperone, molto interessante da scoprire, con diversi affreschi di ottima fattura; poco oltre vi è poi l’oasi di Muney, anche qui si trova un monastero di scuola Ghelupa che merita visitare. La salita prosegue fino al passo dello Shingo (5090 mt); sotto al valico sono in corso i lavori per l’apertura di un tunnel che secondo le intenzioni dei progettisti dovrebbe essere aperto forse già nel 2025, un’opera che cambierà notevolmente le condizioni di vita di questi territori. L’ambiente oltre il valico inizia ad essere un po’ più arboreo; si scende fino a Darcha, dove si raggiunge la strada principale che arriva dal Ladakh, che si era già utilizzata per arrivare fino a Tso Kar nel Rupshu. Si giunge così nella cittadina di Keylong, centro principale del distretto del Lahaul dell’Himachal Pradesh, dove si alloggia presso l’hotel Deykid Keylong.

17°g. 28/9 Keylong – Manali
Manali dista circa 70 km oltre i monti a sud; il percorso è reso semplice dal tunnel che, dal 2020, evita di dover superare il passo del Rothang. Poco oltre Keylong si raggiunge il fiume Chenab, di cui si risale il corso verso sud est  fino all’imbocco del tunnel. All’intorno i monti sono scoscesi ed in parte arborei; al villaggio di Gondhla si trova un vecchio forte, una torre di circa 300 anni che si può raggiungere facilmente con una piccola deviazione dalla strada principale. La vallata di Manali è ammantata da foreste, un completo cambio ambientale rispetto alle aree trans himalaiane da dove si è giunti. Si alloggia presso l’hotel Mayflower. Manali è diventata molto frequentata dal turismo indiano e vi sono diversi negozietti e mercatini che vendono di tutto, e si possono trovare oggetti interessanti da acquistare. Volendo,è interessante visitare la parte vecchia della cittadina ed i templi induisti di Hadimba Devi, che risale al XVI secolo, e Manu.

18°g. 29/9 Manali – Kullu – Delhi e volo di rientro
L’aeroporto di Kullu è situato 50 km a sud di Manali, non lontano, ma è meglio tener conto di impiegare circa due ore di guida; si parte quindi in tempo utile per imbarcarsi sul volo per Delhi. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio di assistenza locale richiesto.

19°g. Lunedì 30 settembre, arrivo a destinazione

TRAVERSATA DELL’UMASI LA

16°g. 27/9 Padum – Dzongkhul – Gaura (campo 1)
Si lascia Padum in auto inoltrandosi verso la valle del Doda; si passa dal monastero di Sani e quindi si prosegue lungo la sponda meridionale del fiume arrivando al villaggio di Ating. Qui si imbocca la valle che si immerge verso sud arrivando nei pressi dell’eremo di Dzongkhul, dove visse in ritiro la leggendaria figura del grande mistico buddista Naropa. Il tragitto in auto richiede circa due ore; si salutano gli autisti e si inizia il lungo cammino che porta fino in Himachal, oltre queste formidabili barriere di monti. Si risale la vallata oltre l’eremo fino al primo campo, che si pone a Gaura, una tappa di circa sei ore. In questa parte non si possono usare cavalli per il trasporto, ma solo i portatori che caricano i bagagli, le medesime attrezzature già utilizzate nel primo percorso e le necessarie provviste; si raccomanda quindi di portare con sé solo quanto sia necessario. Per questa parte non si dispone di una montatura per i guadi, che però fortunatamente sono pochi, a differenza di quanto si è affrontato nella prima parte.

17°g. 28/9 Gaura – Tsogpochay (campo 2)
Tappa di circa sette ore.

18°g. 29/9 Tsogpochay – Base del passo dell’Umasi (campo 3)
Tappa di circa sei; si pone il campo sul ghiacciaio.

19°g. 30/9 Umasi La (5390 mt) – Grotta di Zardung (campo 4)
Tappa di circa sette ore.

20°g. 1/10 Grotta di Zardung – Marchel (campo 5)
Tappa di circa sei ore.

21°g. 2/10 Marchel – Ponte di Kudal (campo 6)
Tappa di circa sette ore.

22°g. 3/10 Ponte di Kundal – Gulab Garh Hor – Gulab Garh (campo 7)
Si cammina per circa cinque ore arrivando alla mulattiera dove sono in attesa i veicoli per l’ultima parte del percorso fino al villaggio di Gulab Garh, dove si dorme comunque in campo.

23°g. 4/10 Gulab Garh – Manali
Si parte presto per Manali risalendo il corso del fiume Chenab verso sud est fino al tunnel del Rothang, che porta nella valle di Manali. Si coprono in tutto circa 230 km con un percorso che, in particolare fino alla strada che giunge da Keylong, è piuttosto tortuoso e si dipana in vallate profonde. Il tempo richiesto varia molto in funzione delle condizioni della strada, se tutto va bene sono almeno sei ore di guida. Arrivati, si alloggia presso l’hotel Mayflower.

24°g. 5/10 Manali – Kullu – Delhi e volo di rientro
L’aeroporto di Kullu è situato 50 km a sud di Manali, non lontano, ma è meglio calcolare circa due ore di guida; si parte quindi in tempo utile per imbarcarsi sul volo per Delhi. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio di assistenza locale richiesto.

25°g. Domenica 6 ottobre, arrivo a destinazione

COSTO VIAGGIO

€ 2500 – Massimo 12 partecipanti

Estensione Umasi La: € 1400

La quota comprende: le spese di iscrizione, le Polizze Assicurative di viaggio (Viaggi rischio zero e polizza base Europ Assistance – su richiesta, su E.A. possono essere estesi i massimali con un costo di € 70 ed emessa la Polizza di Annullamento, che costa 5,5% del valore del viaggio), i trasporti ad esclusone dei voli, la pensione completa, le escursioni e gli ingressi ai siti indicati nel programma, la presenza della guida italiana (dal 17/9) e delle guide locali, l’attrezzatura da campo (con tenda singola), il trasporto del bagaglio personale.

La quota non comprende: i voli, il visto indiano, il supplemento per la camera singola negli hotel (la tenda singola è inclusa), le bevande, le visite e le escursioni non in programma, le mance e tutto quanto non indicato alla voce “la quota comprende”.

Voli: Amitaba provvede alla prenotazione dei voli su richiesta dei viaggiatori, ma non obbliga ad utilizzare questo servizio e chi preferisce può provvedere all’acquisto dei voli direttamente; questo anche per permettere a chi ne ha la possibilità di usufruire di punti, sconti e/o tariffe agevolate.

Supplementi: € 200 con solo 4 partecipanti, € 300 con 3, € 700 con 2; € 270 per la stanza singola. Per la prosecuzione per l’Umasi La: € 100 con 6 partecipanti, con 5 € 200, con 4 o 3 € 350 con 2 € 800.

Visto e documenti: il visto indiano è obbligatorio e deve essere ottenuto prima della partenza; per informazioni sull’ottenimento del visto contattare Amitaba. Si ricorda che il passaporto deve avere almeno sei mesi di validità dal momento dell’arrivo in India.

Riferimento valutario: il prezzo del viaggio è formulato con riferimento al cambio euro – rupia del 27/10/2023 (Banca d’Italia): € 1 = INR 87,751, corrispondente al valore in essere al momento della pubblicazione del programma.

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Affresco a Malakhartse

 GALLERIA FOTOGRAFICA

Arrivando a Zangla, Malakhartse Chorten
Dat
Monastero di Tikse
Lago di Tso Kar
Valle di Dat
Gola verso Zangla
Eremo di Dzongkhul
Kyang allo Yar La
Valle oltre Dat
Monti dello Zanskar
Formazioni erosive sul sentiero
Valle dello Zanskar da Zangla
Zangla, monaca
Thongde Gompa
Thongde Gompa
Padum
Zanskar, Sani Gompa

L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza “Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio” fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza “Filodiretto Protection” fornita da Nobis Compagnia di Assicurazioni. Le normative (Condizioni Generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.

Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.