India Himalaia


Ladakh e Rupshu – estensione in Lahaul e Himachal

Viaggio da 23 a 25 giorni


Mongyu, statua di Maitreia

Madre e bimbo a Lamayuru

Bazgo, tempio alto

Matho

Donne ladakhe a Tikse

 Sintesi del viaggio


Un viaggio accuratamente pianificato e completo per offrire ai visitatori un’immersione nella cultura e nella natura del Ladakh, si esplorano tutte le valli sia ad ovest che ad est di Leh incontrando tutte le oasi ed i monasteri più belli. Completano la conoscenza della regione le visite alla valle di Nubra, a ridosso del Karakorum, ed al lago di Pangong, il cui lembo orientale arriva fino al Tibet.

Giunti sull’altopiano del Rupshu ai laghi di Tso Kar e Tso Moriri si può decidere se rientrare a Leh o proseguire verso sud per il Lahaul e Manali arrivando via terra fino alle pianure indiane a Chandigarh, completando una grandiosa traversata della catena himalaiana.

Un albero che non puoi scalare è pieno di frutti.
  • Delhi
  • Leh
  • Bazgo
  • Saspol
  • Achi
  • Rizong
  • Wanla
  • Lamayuru
  • Mulbeck
  • Shergol
  • Likir
  • Leh
  • Khardung La
  • Nubra
  • Hemis
  • Tso kar
  • Tso Moriri
  • Leh
  • Delhi
  • Keylong
  • Manali
  • Chandigarh
  • Delhi

 Presentazione del viaggio


Questo percorso è stato affinato nel corso di molti anni per consentire un’esperienza completa della cultura e del vasto ambiente naturale del Ladakh; si spazia dalla valle dell’Indo alle regioni nomadiche del Rupshu, godendo dei molteplici aspetti storici, culturali, artistici e naturali di una delle aree in assoluto più belle al mondo.

Il viaggio prevede di raggiungere Leh, la capitale del Ladakh, in volo da Delhi e di visitarne accuratamente i dintorni e la valle dell’Indo, ma lo spunto ancor più affascinante sono quattro escursioni che richiedono campi tendati (i luoghi più belli in Himalaia fortunatamente non dispongono ancora di hotel!), che si eseguono tenendo Leh come base. La prima di queste porta ad ovest lungo l’Indo iniziando dal monastero di Phyang, dalla storica oasi di Bazgo e dai resti artistici più interessanti del Ladakh: i famosi affreschi di scuola Ghandara di Alchi, gli sconosciuti dipinti di Saspol e del remoto monastero di Mangyu. Si visitano Rizong, un isolato monastero celebre anche per l’austera disciplina monastica, e Wanla, dove un bel villaggio nasconde un tempio dell’XI secolo attribuito a Rinchen Zangpo. Si pone un campo anche nell’oasi del monastero di Lamayuru, posto arditamente su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche. Oltre Lamayuru ci si spinge fino a Mulbeck, dove si trovano alcuni tra i luoghi più pittoreschi del Ladakh: Gyal e Phokar Dzong; e non mancherà la visita di Likir, il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama.
Rientrati a Leh dopo una breve pausa si visitano i siti di Spituk e Stok, sede del re del Ladakh, e quindi si parte per la seconda escursione che porta nelle valli raramente visitate a nord est di Leh: la meta è il favoloso lago di Pangong, un lunghissimo bacino d’acqua turchese nei territori nomadici del Ciangtang la cui sponda orientale arriva fino al Tibet. Sul percorso si visiteranno i siti di Shey, Tikse, Tak Tok, Chemrey e Stakna. Rientrati a Leh inizia la terza escursione scavalcando l’altissimo passo del Kardung verso la valle di Nubra, uno spazio incastonato tra i monti che custodisce monasteri e villaggi molto interessanti, dove anche solo la bellezza naturale costituisce un ottimo motivo per spingersi fin qui. La cornice di monti maestosi ha al suo centro dune di sabbia bianca lambite da due fiumi dove vivono i cammelli bactriani, laghetti nascosti e fonti termali.

Dopo un giorno di riposo a Leh inizia l’ultima parte del viaggio, con due possibili opzioni: recarsi in Rupshu e quindi rientrare a Leh, tornando a Delhi in volo. Oppure, dai laghi dell’altopiano si può proseguire verso sud arrivando in Lahaul e quindi a Manali; da qui si raggiungono le pianure indiane arrivando a Chandigarh e Delhi, completando così una delle più spettacolari traversate dell’Himalaia. Le due opzioni prevedono un diverso itinerario d’ingresso in Rupshu, in quanto se si procede poi verso sud è più logico iniziare questa parte da Tso Moriri. Prima di giungere ai laghi del Rupshu si visitano Matho e Hemis, completando così le visite della valle dell’Indo. Il Rupshu è un territorio stupendo, lembo occidentale del vastissimo altopiano tibetano, è una zona incontaminata fatta di immensi spazi e abitata da popolazioni nomadi che vivono seguendo tradizioni archetipe, dove si trovano antichi ed isolati monasteri nei pressi di specchi d’acqua turchese e i colori vividi della natura esaltati dall’aria rarefatta sembrano dipingere, come in una tavolozza, le praterie e le montagne circostanti.

ORGANIZZAZIONE DEL VIAGGIO

Il viaggio nella parte himalaiana viene condotto da una guida esperta del territorio che generalmente parla la lingua inglese. Se questo è un problema si possono utilizzare due persone, con una che faccia da interprete. Per le visite a Delhi si utilizza una guida locale che parla l’italiano. Per gli spostamenti nelle regioni himalaiane si utilizzano veicoli tipo jeep, come la Tata o la Toyota indiana; a Delhi e da Manali a Delhi (se si rientra via terra) si utilizza un veicolo privato dotato di aria condizionata. A Leh e a Delhi si alloggia in comodi hotel – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro alberghetto di montagna, è sufficientemente pulito, si dispone di stanze con bagno e acqua calda e un generatore di corrente per gli eventuali “salti” di luce. Per chi rientra via terra, a Manali e Chandigarh si trovano hotel buoni, mentre a Keylong gli alloggi sono piuttosto spartani ma puliti e si trovano stanze con bagno privato.  Nelle altre località si alloggia in piccoli alberghetti; queste sistemazioni richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino. Alcuni sono decisamente carini, arredati in tipico stile locale, e spesso donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie del luogo. Ai laghi si utilizzano campi fissi a Pangong ed a Tso Kar, dove si hanno a disposizione tende dotate di letti e servizi, quindi sono comodi; a Tso Moriri o campo fisso o una locanda.

Il viaggio richiede un certo senso di adattabilità, non tutti sono abituati ad una vita piuttosto semplice e spartana. Per chi è pronto, questo aspetto regala un bel sapore di avventura. Amitaba ha sperimentato con successo la partecipazione a questo tipo di viaggio anche di persone che non avevano avuto precedenti esperienze, ma partite consapevoli e con una buona motivazione.

Il costo non è riportato perché varia in funzione del numero dei partecipanti, del tipo di servizi richiesti (es. la classe di hotel a Delhi) e del costo dei voli. Il trattamento previsto per la parte himalaiana comprende solitamente i pasti. Tutti i viaggi sono coperti da assicurazione.

Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net – tel.: 02 33614196

NOTA TECNICA

Andare in Ladakh significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l’adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare nello sforzo fisico i primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. La parte che può generare più apprensione è l’escursione a Nubra, una valle situata a nord di Leh che si raggiunge scavalcando il passo di Kardung alto ben 5602 mt, il punto più alto al mondo raggiungibile con mezzi meccanici. L‘impatto fisico di una salita ad una quota così elevata è attenuato avendo l’accortezza di non sostare troppo a lungo al passo e procedendo per la discesa che riporta a circa 3300 mt; non si ha così il tempo di subire gli effetti dell’esposizione all’aria rarefatta. Nel Rupshu la quota dei laghi dove si pongono i campi è di circa 4500 mt che si raggiungono dopo una lunga permanenza ad altitudini sopra i 3000 metri, quindi quasi tutti non ne soffrono o avvertono sintomi leggeri come un po’ di mal di testa.
Per maggiori informazioni di carattere tecnico (alta quota, attrezzatura, ecc.) consultare la pagina Himalaia dell’India.

 Programma del viaggio


1°g. Italia – Delhi
Per il volo si può scegliere tra un gran numero di compagnie aeree; per orari e costi contattare Amitaba. All’arrivo si viene ricevuti dal corrispondente indiano di Amitaba; trasferimento in hotel.

2°g. Delhi
Nella giornata di oggi si prevede una visita guidata della città, che potrà essere completa o più breve in funzione sia dell’orario di arrivo che del gradimento dei partecipanti. I siti toccati da una visita classica sono il Forte Rosso, che fu il palazzo degli imperatori musulmani, la moschea di Jama Masjit, costruita in classico stile mughal, la tomba di Humayun, del XVI secolo, considerato il mausoleo precursore del Taj Mahal, il Qutab Minar, una torre alta 75 metri dalle stupefacenti proporzioni edificata tra il XII e il XIII secolo, l’India Gate, simbolo dell’India moderna, ed il mausoleo di Gandhi, dove una lastra di marmo nero segna il punto della sua cremazione, un luogo molto venerato, nel cuore di tutti gli indiani.

3°g. Delhi – Leh
Partenza di prima mattina in volo per Leh dove si viene ricevuti dal rappresentante di Amitaba per il Ladakh e dalla guida. Sistemazione in uno dei migliori hotel della cittadina e riposo per favorire l’adattamento alla quota: siamo a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra case coloniche, orti e campi.

4°g. Leh
Giornata dedicata alla visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal a Leh, l’antico Chorten di Tashi Gomang, la Pagoda della Pace, la parte vecchia della cittadina e il mercato.

5°g. Leh – Bazgo – Saspol – Alchi
Si lascia Leh seguendo la valle del’Indo verso ovest; con una breve deviazione si raggiunge il monastero di Phyang, un sito molto interessante con sale finemente affrescate e molte statue tipiche dell’esoterica scuola dei Drigung Kagyu, alla cui tradizione appartiene il Gompa. Proseguendo, oltre la spettacolare confluenza col fiume Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte ed alcuni templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol: custodiscono affreschi di sorprendente bellezza in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si prosegue per il vicino monastero di Alchi, fondato nell’XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi.

6°g. Alchi – Mangyu – Rizong – Wanla
Si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire una pittoresca valle a sud del fiume che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa ed in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate potettero giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre i veicoli fanno il giro della vallata arrivando dopo qualche chilometro di strada allo stesso punto. Si prosegue lungo l’Indo e lo si lascia con una deviazione verso nord incontrando un interessante convento femminile e poco oltre il monastero di Rizong, ritenuto tra i più ascetici del Ladakh, che sembra quasi sospeso alla chiusura di una stretta valle. Dopo la visita si continua a seguire l’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola a sud; la si lascia con una deviazione che porta all’oasi di Wanla. Si alloggia qui in uuna locanda.

7°g. Wanla – Lamayuru
Dopo la visita dell’antichissimo monastero (XI secolo) ricco di reperti artistici la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo, appartenente alla tradizione dei Drigung e restaurato da un gruppo di svizzeri, si torna sulla strada principale ci si inerpica tra le incredibili erosioni terrose della “valle della luna”. Secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’Himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia in una locanda e si visitano l’oasi ed il monastero; è uno dei contesti naturali più pittoreschi del Ladakh.

8°g. Lamayuru – Atise – Gyal – Mulbeck
Si prosegue lungo la strada che serpeggia verso ovest; prima del passo si segue una stradina sterrata che porta all’eremo di Atise, un luogo di ritiro del monastero di Lamayuru. Superato il Fatu La (4147 mt) ed oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Poco oltre si arriva a Mulbekh, dove si trova la famosa statua rupestre di Buddha Maitreya (VII secolo), si alloggia qui in una locanda. Sopra il villaggio abbarbicati alle rocce si trovano due vecchi monasteri raggiungibili con una piacevole passeggiata, molto belli da visitare ed anche panoramici.

9°g. Mulbeck – Shergol e Pokar Dzong – Likir – Leh
Nei pressi di Mulbeck con una breve deviazione si arriva al villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato ad uno sperone roccioso, anche questo ripreso nel film “Samsara”. Se ci si alza molto presto, chi lo desidera arrivati a Shergol prima di visitare il piccolo gompa potrà recarsi con una passeggiata che parte un poco oltre nella valle e si inerpica lungo uno spettacolare e, a tratti, ripido e strettissimo canyon, all’eremo di Phokar Dzong (stimare circa 2 ore per la salita), uno dei luoghi più sacri di questa regione himalaiana, che riverbera della potente presenza dei maestri di meditazione. Da Shergol si inizia quindi a ripercorrere la panoramicissima strada che, valicati i passi Namika e Fatu, transita da Lamayuru e si tuffa nella valle dell’Indo. Oltrepassata la confluenza tra Indo e fiume Zanskar una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa e il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, con un’imponente statua di Maitreia che sovrasta il bel complesso; vi risiedono circa 150 monaci. Sistemazione in hotel.

10°g. Leh
Mattinata libera. Nel pomeriggio ci si reca nei pressi di Leh al monasteri di Spituk e all’oasi di Stock, ai piedi dell’omonima montagna, dove si trovano il palazzo del re del Ladakh, molti chorten e un interessante monastero.

11°g. Leh – Pangong
Si lascia Leh verso est visitando i monasteri di Shey, che fu anche la sede del palazzo reale, e di Tikse, uno dei più celebri e attivi del Ladakh di scuola Ghelupa, che contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang. Proseguendo, si lascia la strada principale seguendo una valle laterale che conduce a nord del fiume, inerpicandosi fino al passo di Chang (5320 mt), con grandiosi panorami che spaziano dall’oasi di Tak Tok e Chemrey alle catene di monti che si affacciano sulla valle dell’Indo ed oltre, fino al Kang Yaze, la più alta vetta della regione. La discesa attraversa alcune pasture e si immerge tra monti policromi fino a giungere al fiume Shyok che da qui scorre verso Nubra; lo si risale per un breve tratto fino al villaggio di Tangtse, il principale della regione con le rovine di un vecchio castello ed un tempio recentemente ricostruito. Oltre il paese si risale un piccolo affluente dello Shyok verso est, attraverso un ambiente con forti colorazioni dove deserto e pasture si intersecano tra monti sulle cui cime si vedono dei ghiacciai e si arriva presto in vista delle acque incredibilmente turchesi del mitico lago di Pangong, posto a 4400 metri di altezza, lungo 150 km e largo al massimo 4, le cui acque sono per la maggior parte oltre il confine militare con la Cina. Una vastità azzurra, l’aria incredibilmente pura, incastonato tra monti altissimi, oltre ogni nostra capacità descrittiva, che ispirò alcuni passaggi stupendi dell’interessante libro “La via delle nuvole bianche” di A. Govinda. Sistemazione in campo fisso.

12°g. Pangong – Leh
Al mattino si gode della vista delle acque di Pangong che nelle prime ore del giorno presentano luci e sfumature di colore molto diverse. Tornati a Tangtse con una breve deviazione si raggiungono il villaggio ed il monastero di Shachukul, di scuola Drigung Kagyu, dove, nel vecchio Gompa, si ammirano alcune interessanti statue, e, nel Lhakhang, affreschi nuovi ma di ottima fattura. Proseguendo verso Leh, superato di nuovo l’altissimo Chang La, si visita il monastero di Tak Tok, l’unico di scuola Nyingmapa del Ladakh, costruito di fronte ad una grotta dove secondo la tradizione meditò Guru Padmasambhava, che contiene interessanti affreschi. Si prosegue quindi per il vicino sito di Chemrey, dalla struttura molto vicina all’archetipo di quello che un visitatore immagina essere un luogo di ritiro himalaiano, con le casette dei monaci incastonate nei versanti di un ripido colle sulla cui cima sorgono i templi, tanto che fu scelto per girare il film ‘Samsara’. Arrivati al fiume Indo si completa la giornata sostando a Stakna, posto su di un colle morenico sul bordo del fiume, ricco di interessanti sale affrescate. A Leh sistemazione in albergo.

13°g. Leh – Kardung La – Nubra
La salita al passo del Kardung offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si stendono lungo il fiume Indo: lo sguardo spazia verso est fino ai ghiacci del Kang Yaze, la vetta principale della regione di Markha; a ovest impressiona il groviglio di monti impervi che nascondono il remoto regno dello Zanskar. Lungo la salita a volte si incontrano dei temerari in bicicletta: l’orgoglio di pedalare fino al Kardung forse regala l’ossigeno necessario! La bellissima discesa si apre sulla valle del fiume Shyok (a circa 3300 mt) e conduce a una vasta piana formata dalla confluenza tra il fiume Shyok e il fiume Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. Questo spazio incastonato tra i monti custodisce alcuni monasteri e villaggi molto interessanti, ma già la bellezza naturale è sufficiente per spingersi fin qui: la cornice di monti maestosi ha al suo centro dune di sabbia bianca lambite dai due fiumi, laghetti nascosti e fonti di acque termali. Se a Diskit non si utilizza una locanda si pone il campo tra le dune di Hunder o nell’oasi del villaggio di Diskit, sovrastato da un monastero abbarbicato sulle rocce, che risponde appieno a quanto potremmo immaginarci da un tempio del regno di Shambala… luogo ideale per godere di una vista superba e per gustare il tramonto sulla valle! Questo Gompa è il più antico (c.a. 350 anni) e grande (c.a. 70 monaci) di questa regione; contiene statue e affreschi molto belli.

14°g. Nubra e villaggi Baltì
Da Diskit si prosegue lungo il fiume verso ovest, seguendo la vallata fino al villaggio di Turtuk, un tragitto di circa 85 km che richiede approssimativamente 2 ore e mezza. I panorami sono molto belli, si incontrano persone dell’etnia Baltì e si vedono piccole moschee. Rientrati nella valle di Nubra si sosta al minuto monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Nei pressi vi sono delle splendide dune di sabbia bianca, un luogo indimenticabile.

15°g. Nubra – Kardung La – Leh
Si prosegue l’esplorazione di Nubra raggiungendo la parte settentrionale della vallata, da dove fluisce il fiume Nubra che sgorga dal ghiacciaio del Siachen, il più ampio del Karakorum; oltre Sumur una breve passeggiata porta ad un magico laghetto, cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Proseguendo ancora un poco si transita dalle acque termali di Panamik (non ci si aspetti un granché) e, giunti al ponte sul fiume, lo si attraversa e con una passeggiata si raggiunge il panoramico monastero di Ensa. Tornando ci si ferma per una visita a al monastero di Samtanling (Sumur), il cui abate segue anche il monastero di Rizong: entrambi sono luoghi famosi in Ladakh per la disciplina, la qualità degli insegnamenti e l’impegno con cui si dice vi vengano svolte le pratiche ascetiche. Proseguendo, si raggiungono le vicine dune bianche poste non lontano dalla confluenza dei fiumi. Si inizia quindi il percorso di ritorno – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio! A Leh sistemazione in albergo.

16°g. Leh
Giornata libera.

PER CHI RIENTRA DA LEH

17°g. Leh – Matho – Hemis – Gya – Tso Kar
Si lascia Leh risalendo il versante meridionale dell’Indo per arrivare a Matho, l’unico monastero di scuola Sakya del Ladakh, impregnato di potenti energie esoteriche. Si raggiunge quindi il monastero di Hemis, il più grande del Ladakh, meta di pellegrinaggi e stracolmo di reperti artistici. Dopo la visita si prosegue per il villaggio di Gya, posto a circa 4200 mt, un paesello molto bello, con un monastero posto su di una rupe tra le rovine di un grande forte che cingeva le creste ardite della montagna; su di un colle morenico alle spalle del villaggio si trovano anche degli stupendi chorten. Dopo aver superato il passo del Taklang (5328 mt) si accede all’altopiano del Rupshu. Tso Kar è il primo dei grandi laghi che si incontrano in questa regione abitata dai nomadi Khampa, dove per secoli si è estratto il sale usato come merce di scambio in Ladakh. Siamo nel regno dei nomadi tibetani, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili. In diversi punti potremo incontrare i loro campi e le greggi di yak, e molti animali selvaggi come il kyang (il cavallo tibetano), miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Si alloggia in un campo fisso a circa 4600 mt, la sosta più alta del viaggio.

18°g. Tso Kar – Korzok (Tso Moriri)
Il percorso continua ad essere meraviglioso, attraverso due passi e il bellissimo laghetto di Tso Kyagar. Si raggiungere poi Korzok, sulle sponde del lago Tso Moriri, il gioiello turchese del Rupshu che si estende per 28 km. Al tramonto le cime innevate che circondano il lago e sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, si alloggia o in un campo fisso o in una locanda.

19°g. Tso Moriri
Si dedica la giornata all’esplorazione della zona, con una magnifica passeggiata lungo le rive del lago, si visita il monastero e il piccolo villaggio; se ci si inoltra lungo al valle alle spalle di Korzok spesso si incontrano gli accampamenti dei nomadi Khampa. Dal colle sopra Korzok si può godere di un tramonto indimenticabile.

20°g. Korzok – Leh
Si scende dall’altopiano raggiungendo l’Indo nei pressi del villaggio di Mahe e si segue il corso del fiume attraverso gole spettacolari fino alla vasta valle di Leh, godendo del meraviglioso scenario naturale. Prima di raggiungere Leh si visitano i monasteri di Tikse, uno dei più celebri e attivi del Ladakh di scuola Ghelupa, che contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang; e di Shey, che fu anche la sede del palazzo reale. All’arrivo, sistemazione in hotel.

21°g. Leh – Delhi
I voli per Delhi partono al mattino presto; all’arrivo, accoglienza da parte del corrispondente indiano di Amitaba. Si può scegliere se disporre di una stanza in un hotel da utilizzare per la giornata o un veicolo con autista con una guida che parla la lingua italiana se lo si ritiene opportuno, per completare le visite della città e per gli acquisti. Dopo cena ci si trasferisce all’aeroporto internazionale da dove la gran parte dei voli per l’Europa parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino.

22°g. Volo Delhi – Italia.

PER CHI RIENTRA VIA LAHAUL E MANALI

17°g. Leh – Korzok (Tso Moriri)
Si lascia Leh risalendo il versante meridionale dell’Indo arrivando a Matho, l’unico monastero di scuola Sakya del Ladakh, impregnato di potenti energie esoteriche. Si raggiunge quindi il monastero di Hemis, il più grande del Ladakh, meta di pellegrinaggi e stracolmo di reperti artistici. Dopo la visita si prosegue con un bellissimo percorso lungo le pittoresche gole dell’Indo; si lascia il fiume nei pressi di Mahe per arrampicarsi sull’altopiano, dove laghi turchesi posti a circa 4500 metri sembrano dipinti dal cielo! Il lago di Tso Kyagar è il primo capolavoro di questa natura incontaminata. Siamo nel regno dei nomadi tibetani, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili. In diversi punti potremo incontrare i loro campi e le greggi di yak, e molti animali selvaggi come il kyang (il cavallo tibetano), miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Si raggiunge Korzok, sulle sponde del lago Tso Moriri, il gioiello turchese del Rupshu che si estende per 28 km. Al tramonto le cime innevate che circondano il lago e sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, , si alloggia o in un campo fisso o in una locanda.

18°g. Tso Moriri
Si dedica la giornata all’esplorazione della zona, con una magnifica passeggiata lungo le rive del lago, e si visita il monastero e il piccolo villaggio. Dal colle sopra Korzok si può godere di un tramonto indimenticabile.

19°g. Korzok – Tso Kar
Il percorso continua ad essere meraviglioso, si ritransita dal laghetto di Tso Kyagar (ci sorprenderà la diversità dei suoi colori) e superando due passi si raggiunge Tso Kar, uno dei grandi laghi di questa regione da cui per secoli è stato ricavato il sale, utilizzato come merce di scambio in Ladakh. Si alloggia in un campo fisso a circa 4600 mt, la sosta più alta del viaggio.

20°g. Tso Kar – Keylong
Raggiunta la strada militare che collega il Ladakh con l’Himachal Pradesh la si segue verso sud arrivando in breve tempo al campo tendato di Pang e si valica il Lachlung La (5060 mt) accedendo alla zona meridionale del Karnak, uno dei regni del trekking di queste remote regioni. Si prosegue lungo l’altopiano fino al passo del Baralacha (4883 mt) che si apre sulla regione del Lahaul, un territorio ancora piuttosto desertico ma più arboreo del Ladakh. Oltre Darcha, punto di accesso per un trekking che porta in Zanskar, seguendo il fiume si arriva a Keylong, “capitale” del Lahaul. Sistemazione in un modesto albergo.

21°g. Keylong
Visita della cittadina e dei monasteri posti sui monti circostanti, di cui i più importanti sono Khardong e Lapchang.

22°g. Keylong – Manali
Da Keylong si prosegue lungo la strada militare valicando il passo del Rothang (3900 mt); verso sud Pradesh scendendo fino a Manali si trovano le rigogliose foreste dell’Himachal. Sistemazione in hotel.

23°g. Manali – Chandigarh
Si parte per Chandigarh utilizzando un nuovo mezzo dotato di aria condizionata. Si segue il corso del fiume e, superata la città di Kulu, si prosegue fino alle pianure gangetiche. Il tragitto richiede circa 7 ore; sistemazione in hotel.

24°g. Chandigarh – Delhi
Delhi dista circa 5 ore di guida; si può quindi dedicare del tempo alla visita di Chandigarh, celebre modello urbanistico dell’India settentrionale. Raggiunta Delhi dopo cena ci si trasferisce all’aeroporto internazionale da dove la gran parte dei voli per l’Europa parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino.

25°g. Volo Delhi – Italia.

RICHIESTA NFORMAZIONI

Per qualsiasi domanda e curiosità,
compila tutti i campi del form:

     DOCUMENTI DI VIAGGIO

    PAESI E TRADIZIONI

    Entra nella sezione dedicata agli approfondimenti culturali:

    Bimbi di Kalpa (Kinnaur)

     GALLERIA FOTOGRAFICA

    Lago di Tso Kar
    Area di Pang
    Mongyu, statua di Maitreia
    Madre e bimbo a Lamayuru
    Bazgo, tempio alto
    Matho
    Donne ladakhe a Tikse
    Lachlung La (5060 mt)
    Strada verso Pang

    L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza “Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio” fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza “Filodiretto Protection” fornita da Nobis Compagnia di Assicurazioni. Le normative (Condizioni Generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.

    Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.