India Himalaia


Ladakh e Ruphsu

Valle dell’Indo, Nubra e laghi dell’altopiano – 16 giorni


Donna ladakha

Nubra, dune a Hunder

Gompa e forte di Gya

Valle verso il Taklang La

Tso Moriri, Korzok

 Sintesi del viaggio


L’itinerario prevede l’esplorazione dei dintorni di Leh e della valle dell’Indo, con tre escursioni. La prima porta ad ovest di Leh fino ai confini storici del Ladakh, incontrando tutti i siti principali da Alchi a Lamayuru, includendo anche diversi siti meno noti e stupendi. La seconda a nord, nella valle di Nubra ai piedi del Karakorum, uno spazio incastonato tra i monti che custodisce monasteri e villaggi molto interessanti. La terza a sud est di Leh nel Rupshu, il lembo occidentale del vastissimo altopiano tibetano, una zona incontaminata fatta di immensi spazi abitata da popolazioni nomadi che vivono seguendo tradizioni archetipe, dove si trovano antichi ed isolati monasteri nei pressi di laghi turchesi.

Nei fiumi si trova quello che non c’è negli oceani.
  • Delhi
  • Leh
  • Bazgo
  • Saspol
  • Alchi
  • Rizong
  • Wanla
  • Lamayuru
  • Mulbeck
  • Shergol
  • Likir
  • Leh
  • Khardung La
  • Nubra
  • Hemis
  • Tso Kar
  • Tso Moriri
  • Leh
  • Delhi

 Presentazione del viaggio


Il viaggio prevede di raggiungere e di rientrare da Leh, la capitale del Ladakh, in volo da Delhi e di visitarne accuratamente i dintorni e la valle dell’Indo. Si eseguono tre escursioni tenendo Leh come base. La prima di queste escursioni porta ad ovest lungo l’Indo iniziando dal monastero di Phyang, dalla storica oasi di Bazgo e dai resti artistici più interessanti del Ladakh: i famosi affreschi di scuola Ghandara di Alchi e gli sconosciuti dipinti di Saspol. Si visita Wanla, un bel villaggio che nasconde un tempio dell’XI secolo attribuito a Rinchen Zangpo e si pone un campo nell’oasi del monastero di Lamayuru, posto arditamente su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche. Oltre Lamayuru ci si spinge fino a Mulbeck, dove si trovano alcuni tra i luoghi più pittoreschi del Ladakh: Gyal e Phokar Dzong; e non mancherà la visita di Likir, il cui abate è un fratello di S.S. il Dalai Lama.
La seconda escursione porta a nord di Leh, scavalcando l’altissimo passo del Kardung verso la valle di Nubra, uno spazio incastonato tra i monti che custodisce monasteri e villaggi molto interessanti, dove anche solo la bellezza naturale costituisce un ottimo motivo per spingersi fin qui. La cornice di monti maestosi ha al suo centro delle insospettate dune di sabbia bianca lambite da due fiumi dove vivono i cammelli bactriani e si trovano laghetti nascosti e fonti termali.
La terza escursione porta nel Rupshu, il lembo occidentale del vastissimo altopiano tibetano, una zona incontaminata fatta di immensi spazi abitata da popolazioni nomadi che vivono seguendo tradizioni archetipe, dove si trovano antichi ed isolati monasteri nei pressi di laghi turchesi e i colori vividi della natura esaltati dall’aria rarefatta sembrano dipingere, come in una tavolozza, le praterie, i laghi e le montagne circostanti.

Se si ha l’esigenza di contenere la durata del viaggio in un massimo di 15 giorni il suggerimento è di rinunciare a spingersi ad ovest di Lamayuru, rientrando da qui direttamente a Leh, e arricchendo la giornata con la visita del monastero di Spituk; oppure si può risparmiare un giorno eseguendo l’escursione a Nubra in soli due giorni; si riusciranno a vedere comunque i tre monasteri principali della valle. Con entrambe queste rinunce si necessiterebbe di soli 14 giorni.

ORGANIZZAZIONE DEL VIAGGIO

Il viaggio nella parte himalaiana viene condotto da una guida esperta del territorio che generalmente parla la lingua inglese. Se questo è un problema si possono utilizzare due persone, con una che faccia da interprete. Per le visite a Delhi si utilizza una guida locale che parla l’italiano. Per gli spostamenti nelle regioni himalaiane si utilizzano veicoli tipo jeep, come la Tata o la Toyota indiana; a Delhi si utilizza un veicolo privato dotato di aria condizionata. A Leh e a Delhi si alloggia in comodi hotel – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro alberghetto di montagna, ma la pulizia è sufficiente, si dispone di stanze con bagno e acqua calda e un generatore di corrente per gli eventuali “salti” di luce. Fuori da Leh si alloggia in piccoli alberghetti; queste sistemazioni richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino. Alcuni sono decisamente carini, arredati in tipico stile ladakho, e donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. Ai laghi si utilizza un campo fisso a Tso Kar, dove si hanno a disposizione tende dotate di letti e servizi, ed a Tso Moriri o un campo fisso o una locanda.

Il viaggio richiede un certo senso di adattabilità, non tutti sono abituati ad una vita piuttosto semplice e spartana. Per chi è pronto, questo aspetto regala un bel sapore di avventura. Amitaba ha sperimentato con successo la partecipazione a questo tipo di viaggio anche di persone che non avevano avuto precedenti esperienze, ma partite consapevoli e con una buona motivazione.

Il costo non è riportato perché varia in funzione del numero dei partecipanti, del tipo di servizi richiesti (es. la classe di hotel a Delhi) e del costo dei voli. Il trattamento previsto per la parte himalaiana è solitamente inclusivo dei pasti. Tutti i viaggi sono coperti da assicurazione.

Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net – tel.: 02 33614196

NOTA TECNICA

Andare in Ladakh significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l’adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare nello sforzo fisico i primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. La parte che può generare più apprensione è l’escursione a Nubra, una valle situata a nord di Leh che si raggiunge scavalcando il passo di Kardung alto ben 5602 mt, il punto più alto al mondo raggiungibile con mezzi meccanici. L‘impatto fisico di una salita ad una quota così elevata è attenuato avendo l’accortezza di non sostare troppo a lungo al passo e procedendo per la discesa che riporta a circa 3300 mt; non si ha così il tempo di subire gli effetti dell’esposizione all’aria rarefatta. Nel Rupshu la quota dei laghi dove si pongono i campi è di circa 4500 mt che si raggiungono dopo una lunga permanenza ad altitudini sopra i 3000 metri e quindi quasi tutti non ne soffrono o avvertono sintomi leggeri come un po’ di mal di testa.
Per maggiori informazioni di carattere tecnico (alta quota, attrezzatura, ecc.) consultare la pagina Himalaia dell’India.

 Programma del viaggio


1°g. Italia – Delhi
Per il volo si può scegliere tra un gran numero di compagnie aeree; per orari e costi contattare Amitaba. All’arrivo si viene ricevuti dal corrispondente indiano di Amitaba; trasferimento in hotel.

2°g. Delhi
Nella giornata di oggi si prevede una visita guidata della città che potrà essere completa o più breve in funzione sia dell’orario di arrivo che del gradimento dei partecipanti. I siti toccati da una visita classica sono il Forte Rosso, che fu il palazzo degli imperatori musulmani, la moschea di Jama Masjit, costruita in classico stile mughal, la tomba di Humayun, del XVI secolo, considerato il mausoleo precursore del Taj Mahal, il Qutab Minar, una torre alta 75 metri dalle stupefacenti proporzioni edificata tra il XII e il XIII secolo, l’India Gate, simbolo dell’India moderna, ed il mausoleo di Gandhi, dove una lastra di marmo nero segna il punto della sua cremazione, un luogo molto venerato, nel cuore di tutti gli indiani.

3°g. Delhi – Leh
Partenza di prima mattina in volo per Leh dove si viene ricevuti dal rappresentante di Amitaba per il Ladakh e dalla guida. Sistemazione in uno dei migliori hotel della cittadina e riposo per favorire l’adattamento alla quota: siamo a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra case coloniche, orti e campi.

4°g. Leh – Phyang – Bazgo – Saspol – Alchi
Si lascia Leh seguendo la valle del’Indo verso ovest; con una breve deviazione si raggiunge il monastero di Phyang, un sito molto interessante con sale finemente affrescate e molte statue tipiche dell’esoterica scuola dei Drigung Kagyu, alla cui tradizione appartiene il Gompa. Proseguendo, oltre la spettacolare confluenza col fiume Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte ed alcuni templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol: custodiscono affreschi di sorprendente bellezza in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si prosegue per il vicino monastero di Alchi, fondato nell’XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi.

5°g. Alchi – Mangyu – Rizong – Wanla – Lamayuru
Si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire una pittoresca valle a sud del fiume che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa ed in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate potettero giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre i veicoli fanno il giro della vallata arrivando dopo qualche chilometro di strada allo stesso punto. Si prosegue lungo l’Indo e lo si lascia con una deviazione verso nord incontrando un interessante convento femminile e poco oltre il monastero di Rizong, ritenuto tra i più ascetici del Ladakh, che sembra quasi sospeso alla chiusura di una stretta valle. Dopo la visita si continua a seguire l’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola a sud; la si lascia con una deviazione che porta all’oasi di Wanla, che preserva un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente alla tradizione dei Drigung, restaurato da un gruppo di svizzeri, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Tornati sulla strada principale ci si inerpica tra le incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia in una locanda dell’oasi.

6°g. Lamayuru – Atise – Gyal – Mulbeck
Dopo la visita di Lamayuru si prosegue lungo la strada che serpeggia verso ovest; prima del passo si segue una stradina sterrata che porta all’eremo di Atise, un luogo di ritiro del monastero di Lamayuru. Superato il Fatu La (4147 mt) ed oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Poco oltre si arriva a Mulbekh, dove si trova la famosa statua rupestre di Buddha Maitreya (VII secolo); si alloggia in una locanda.

7°g. Mulbeck – Shergol – Likir – Leh
Nei pressi di Mulbeck con una breve deviazione si arriva al villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato ad uno sperone roccioso, anche questo ripreso nel film “Samsara”. A Mulbeck con una piacevole passeggiata si raggiungono i due antichi monasteri posti su di un panoramico colle sopra al villaggio. Si inizia quindi a ripercorrere la panoramicissima strada che, valicati i passi Namika e Fatu, transita da Lamayuru e si tuffa nella valle dell’Indo. Oltrepassata la confluenza tra Indo e fiume Zanskar una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa e il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, con un’imponente statua di Maitreya che sovrasta il bel complesso; vi risiedono circa 150 monaci. Giunti a Leh si alloggia in hotel.

8°g. Leh
Giornata dedicata alla visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, il panoramico Tsemo Gompa dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal a Leh, l’antico Chorten di Tashi Gomang, la Pagoda della Pace, la parte vecchia della cittadina e il mercato.

9°g. Leh – Kardung La – Nubra
L’escursione alla valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (Wikipedia indica un’altezza di 5359 mt, 5602 è la quota indicata in India – quale che sia, è altissimo!) posto a nord della città.  Il Kardung offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si stendono lungo il fiume Indo: lo sguardo spazia verso est fino ai ghiacci del Kang Yaze, la vetta principale della regione di Markha; a ovest impressiona il groviglio di monti impervi che nascondono il remoto regno dello Zanskar. Lungo la salita a volte si incontrano dei temerari in bicicletta: l’orgoglio di pedalare fino al Kardung forse regala l’ossigeno necessario! La bellissima discesa si apre sulla valle del fiume Shyok (a circa 3300 mt) e conduce a una vasta piana formata dalla confluenza tra il fiume Shyok e il fiume Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. Questo spazio incastonato tra i monti custodisce alcuni monasteri e villaggi molto interessanti, ma già la bellezza naturale è sufficiente per spingersi fin qui: la cornice di monti maestosi ha al suo centro dune di sabbia bianca lambite dai due fiumi, laghetti nascosti e fonti di acque termali. Se non si utilizza una locanda a Diskit si pone il campo tra le dune di Hunder o nell’oasi del villaggio di Diskit, sovrastato da un monastero abbarbicato sulle rocce, che risponde appieno a quanto potremmo immaginarci da un tempio del regno di Shambala… luogo ideale per godere di una vista superba e per gustare il tramonto sulla valle! Questo Gompa è il più antico (c.a. 350 anni) e grande (c.a. 70 monaci) di questa regione; contiene statue e affreschi molto belli.

10°g. Nubra e villaggi Baltì
Da Diskit si prosegue lungo il fiume verso ovest, seguendo la vallata fino al villaggio di Turtuk, un tragitto di circa 85 km che richiede approssimativamente 2 ore e mezza. I panorami sono molto belli, si incontrano persone dell’etnia Baltì e si vedono piccole moschee. Rientrati nella valle di Nubra si sosta al minuto monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Nei pressi vi sono delle splendide dune di sabbia bianca, un luogo indimenticabile.

11°g. Nubra – Kardong La – Leh
Si prosegue l’esplorazione di Nubra raggiungendo la parte settentrionale della vallata, da dove fluisce il fiume Nubra che sgorga dal ghiacciaio del Siachen, il più ampio del Karakorum; oltre Sumur una breve passeggiata porta ad un magico laghetto, cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Proseguendo ancora un poco si transita dalle acque termali di Panamik (non ci si aspetti un granché) e, giunti al ponte sul fiume, lo si attraversa e con una passeggiata si raggiunge il panoramico monastero di Ensa. Tornando ci si ferma per una visita a al monastero di Samtanling (Sumur), il cui abate segue anche il monastero di Rizong: entrambi sono luoghi famosi in Ladakh per la disciplina, la qualità degli insegnamenti e l’impegno con cui si dice vi vengano svolte le pratiche ascetiche. Proseguendo, si raggiungono le vicine dune bianche poste non lontano dalla confluenza dei fiumi. Si inizia quindi il percorso di ritorno – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio! A Leh sistemazione in albergo.

12°g. Leh – Matho – Hemis – Gya – Tso Kar
Si lascia Leh risalendo il versante meridionale dell’Indo per arrivare a Matho, l’unico monastero di scuola Sakya del Ladakh, impregnato di potenti energie esoteriche. Si raggiunge quindi il monastero di Hemis, il più grande del Ladakh, meta di pellegrinaggi e stracolmo di reperti artistici. Dopo la visita si prosegue per il villaggio di Gya, posto a circa 4200 mt, un paesello molto bello, con un monastero posto su di una rupe tra le rovine di un grande forte che cingeva le creste ardite della montagna; su di un colle morenico alle spalle del villaggio si trovano anche degli stupendi chorten. Dopo aver superato il passo del Taklang (5328 mt) si accede all’altopiano del Rupshu. Tso Kar è il primo dei grandi laghi che si incontrano in questa regione abitata dai nomadi Khampa, dove per secoli si è estratto il sale usato come merce di scambio in Ladakh. Siamo nel regno dei nomadi tibetani, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili. In diversi punti potremo incontrare i loro campi e le greggi di yak, e molti animali selvaggi come il kyang (il cavallo tibetano), miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Si alloggia in un campo fisso a circa 4600 mt, la sosta più alta del viaggio.

13°g. Tso Kar – Korzok (Tso Moriri)
Il percorso continua ad essere meraviglioso, attraverso due passi e il bellissimo laghetto di Tso Kyagar. Si raggiungere poi Korzok, sulle sponde del lago Tso Moriri, il gioiello turchese del Rupshu che si estende per 28 km. Al tramonto le cime innevate che circondano il lago e sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, si alloggia o in un campo fisso o in una locanda.

14°g. Korzok – Leh
Si scende dall’altopiano raggiungendo l’Indo nei pressi del villaggio di Mahe e si segue il corso del fiume attraverso gole spettacolari fino alla vasta valle di Leh, godendo del meraviglioso scenario naturale. Prima di raggiungere Leh si visitano i monasteri di Tikse, uno dei più celebri e attivi del Ladakh di scuola Ghelupa, che contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang; e di Shey, che fu anche la sede del palazzo reale. All’arrivo, sistemazione in hotel.

15°g. Leh – Delhi
I voli per Delhi partono al mattino presto; all’arrivo, accoglienza da parte del corrispondente indiano di Amitaba. Si può scegliere se disporre di una stanza in un hotel da utilizzare per la giornata o un veicolo con autista con una guida che parla la lingua italiana se lo si ritiene opportuno, per completare le visite della città e per gli acquisti. Dopo cena ci si trasferisce all’aeroporto internazionale da dove la gran parte dei voli per l’Europa parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino.

16°g. Volo Delhi – Italia.

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    Gompa e forte di Gya
    Valle verso il Taklang La
    Tso Moriri, Korzok
    Lamayuru e Valle della Luna
    Valle della Luna, Lamayuru

    L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza “Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio” fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza “Filodiretto Protection” fornita da Nobis Compagnia di Assicurazioni. Le normative (Condizioni Generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.

    Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.