Tibet
Kailash, Gughe e Shangshung
Estensione: Shoton e tradizioni tibetane, rientro il 2/9
Tashilhumpo, pellegrini
Tsaparang
Kailash da Dirapuk
Salendo a Shangshung
Shoton, tanka a Drepung
Sintesi del viaggio
L’immacolata cuspide del Kailash regna sulla vasta regione occidentale dell’altopiano tibetano, uno dei più bei luoghi naturali in assoluto al mondo, un’area anche ricca di testimonianze storiche affascinanti: non sorprende che le tradizioni d’oriente abbiano ritenuto che fosse qui l’asse d’unione tra i piani del cosmo. Il viaggio cerca di scoprirne i segreti nel modo più bello e completo. S’inizia con un’approfondita visita di Lhasa, quindi Tashilhumpo e l’immortale Sakya, si attraversano gli altopiani a ridosso della catena himalaiana, si esplorano le coste e tutti i siti del lago Manosarovar e si giunge al sacro Kailash percorrendo gli inimmaginabili bacini erosivi policromi del Sutlej, adorni della città rupestre di Shangshung, il sito più antico degli altopiani, e del sottile respiro dell’arte immortale di Gughe, con Toling, Tsaparang, Piyang e Dungkar. Al Kailash si esplora anche la valle interna, ammirando più da vicino il suo volto meridionale e, rientrando, oltre Shigatse si scopre il centro bön di Yungdrungling. Arrivati a Lhasa è prevista un’estensioni che consente di seguire il festival dello Shoton.
Lhasa
Shigatse
Sakya
Zangzang
Saga
Dargyeling
Jongba
Dune di Paryang
Seralung
Trugo
Gossul
Chiu
Longpona
Darchen
Gurugam
Shangshung
Toling
Tsaparang
Dunkar
Kailash kora
Yungdrungling
Lhasa
Samye
Lhasa
Aeroporto di Gonggar
Presentazione del viaggio
Amitaba organizza viaggi al Kailash da ventisette anni e il percorso che viene proposto giova di un ampio e positivo accumulo di esperienze. Nel corso del tempo raggiungere le regioni occidentali del Tibet è stato reso più semplice da strade che non richiedono l’utilizzo delle jeep e dalla disponibilità di sistemazioni che consentono di evitare di ricorrere ai campi mobili, ma resta intatta la magnifica avventura che, chi ha vissuto, porta per sempre nel cuore. Sul nostro sito si trovano parecchie informazioni sul Tibet e la sua cultura; ad esempio nella parte “Paesi e Tradizioni” la sezione ‘Tibet Occidentale’ [https://amitaba.net/paesi_e_tradizioni/tibet-occidentale/] è dedicata a queste regioni o la pagina ‘Buddismo tibetano e le sue scuole’ inquadra i contorni dell’affascinante mondo spirituale del Paese delle Nevi.
Accompagna il viaggio Giampietro Mattolin, grande viaggiatore e conoscitore della cultura tibetana che ha percorso tutte le regioni dell’altopiano e si è già recato anche al Kailash. Si prevede un massimo di 14 partecipanti.
Arrivati a Lhasa in volo dopo una visita molto completa della città e delle università monastiche, utile anche per l’acclimatazione (si sosta qui tre notti), si risale il corso dello Tsangpo fino a Shigatse dove si ammira il grande monastero del Tashilhumpo. Proseguendo verso ovest si sosta a Sakya, uno degli antichi e più affascinanti siti storici del Tibet, giunto a noi intatto e, oltre Lhartse, si segue la strada che porta al lago di Ngaring accedendo all’altopiano del Ciangtang, dove si valicano alcuni passi e si transita dalle vallate di Zangzang, toccando ancora lo Tsangpo nei pressi di Saga. Si segue quindi il bordo settentrionale dell’arco himalaiano, le cui vette glaciali spesso occhieggiano a sud, toccando luoghi molto belli, tra cui le dune di sabbia oltre Paryang ed il lago di Te Tso, che sono particolarmente apprezzati dai viaggiatori, oltre ai monasteri di Dargyeling e Jongba. Arrivati nella regione del Kailash si percorrono le rive del Manosarovar, l’immenso specchio turchese impreziosito da piccoli monasteri benedetti dalla visione della cuspide del sacro Kailash a nord ovest. Un luogo di bellezza impareggiabile che si estende ai piedi del grandioso Gurla Mandata, un monte glaciale che sfiora gli 8000 metri, incontrando i piccoli monasteri di Seralung, Trugo, dove si sosta una notte, Chiu e Longpona.
Si prosegue per le regioni di Shangshung e di Gughe, dove si rimane basiti dalla bellezza ed interesse del bacino erosivo del Sutlej, una vastità immensa di canyon e monti policromi che ha sullo sfondo meridionale la maestosa catena himalaiana del Garwal indiano, su cui occhieggia il Kamet. In questo contesto quasi surreale si visitano siti storici incastonati armoniosamente nella natura, che rivelano tesori artistici impensabili; si inizia con il Gompa bön di Gurugam e giungendo all’antichissima capitale rupestre di Shangshung, il potente regno che fu antagonista del nascente impero del Tibet e mistico luogo a cui si ascrive l’origine del Bön e delle tradizioni Dzogchen. Poi Toling e Tsaparang, capitali del regno centrale di Gughe, ed i loro feudi di Piyang e Dunkar. Oltre all’inimmaginabile bellezza dei luoghi, questa fase del viaggio è molto utile anche per l’acclimatazione per il kora del Kailash.
Al Kailash si dedica una prima giornata a scoprire la magia delle valli interne, dove si trovano i siti di Selung e Gyangdrak, e quindi si inizia la circumambulazione (il kora) avendo acquisito una buona acclimatazione, molto utile per percorrere con minor fatica il sentiero sacro; il percorso a piedi può essere facilitato dall’utilizzo di docili cavalli da monta, un’opzione che può essere presa in seria considerazione dai meno allenati che desiderano assaporare il piacere di valicare il leggendario passo di Dolma. Nell’ultima giornata del kora, completato il cammino, si raggiunge il monastero di Chiu sul lago Manosarovar e quindi, dopo questa gradevole pausa allietata dalle acque calde, si ripercorre la strada che riporta a Lhasa e, oltre Shigatse, si visita Yungdrungling, il sito bön più importante di queste regioni del Tibet.
L’estensione inizia con una giornata libera a Lhasa, un momento molto piacevole dopo il ritorno dalle remote aree dell’ovest, potendo gustarne il centro vecchio e, perché no, curiosare tra le miriadi di negozietti e bancarelle. Quindi ci si reca a Samye, il più antico ed anche più significativo dei templi tibetani, ammirando l’insieme anche dal mistico colle del Hepori ed esplorando gli eremi del monte di Chimpu, dove risiedono molti meditatori tra i luoghi di ritiro storici dove si raccolsero i grandi personaggi all’origine del buddismo tibetano. Rientrati a Lhasa si partecipa al festival di Shoton.
IL FESTIVAL DI SHOTON
Ogni estate a Lhasa si svolge il grande festival di Shoton. La ricorrenza coincide con il termine del ritiro spirituale estivo delle università monastiche; l’evento è conosciuto localmente anche come il “festival dello yogurt” perché avviene al termine di un periodo di raccoglimento e preghiera in cui i monaci seguono una dieta rigorosamente vegetariana, ricca di yogurt e, tradizionalmente, in questa giornata veniva offerto loro dello yogurt dai pellegrini. A Drepung viene esposta una gigantesca tanka di Sakyamuni Budda (a Sera avviene un evento simile, ma confinato in uno spazio meno agevole) che viene portata a spalle dal tempio principale con una colorita processione per essere issata sul monte; la gente per poterla ammirare si affolla al monastero già dalle prime ore del mattino, i monaci eseguono riti, preghiere e cerimonie e vengono innalzate innumerevoli bandiere di preghiera dai cinque colori canonici. In tutta l’area circostante si assiepano migliaia di famiglie in relax con molti che bevono del tè e consumano i pic nic, sfoggiando i vestiti tradizionali più belli. Nel giardino del Norbulinka, il palazzo estivo del Dalai Lama, viene eretta una grande tenda bianca con le tipiche decorazioni blu e sotto di essa si susseguono rappresentazioni tenute da diverse compagnie teatrali, per lo più formate da dilettanti, che si alternano nel produrre alcuni dei più popolari spettacoli di Lhamo, le opere del teatro classico tibetano. Migliaia di donne, uomini, vecchi e bambini siedono in terra e assistono agli spettacoli che si svolgono dal mattino fino al tramonto. Essendo il teatro del Tibet una forma artistica realmente popolare, molti degli spettatori sono in grado di comprendere pregi e difetti delle differenti compagnie che comunque vengono tutte ricompensate con fragorosi applausi al termine delle loro fatiche.
NOTA TECNICA
Un viaggio al Kailash richiede spirito d’avventura ed una discreta condizione fisica, ma è affrontabile da chiunque sia animato da una sufficiente motivazione; i partecipanti devono avere un buon spirito di adattamento e disponibilità, anche perché le quote elevate possono rendere il carattere più spigoloso. Amitaba conduce spedizioni al Kailash fin dall’inizio della propria attività, e fa ovviamente tutto il possibile perché ogni cosa funzioni al meglio. In tutti questi anni fino ad oggi quasi tutti i partecipanti hanno avuto la soddisfazione di valicare il mitico “Dolma La”, il temuto passo a nord del monte; per facilitare la salita, se richiesto con buon anticipo, è possibile noleggiare un cavallo (sono creature docili accompagnate dal loro cavallaro, non richiedono capacità di equitazione). Lungo il sentiero del Kailash si avranno a disposizione dei portatori o degli yak per il trasporto del bagaglio personale.
Nel Tibet classico non ci sono problemi per la qualità degli alloggi; nel Tibet Occidentale vengono utilizzati i migliori disponibili ma in alcuni è richiesta una certa adattabilità; si segnala in particolare che le sistemazioni per le due notti lungo il sentiero del Kailash sono molto basiche e sono molto semplici anche per la notte a Horchu ed al monastero di Trugo.
Per gli spostamenti si utilizzano pulmini privati dotati di aria condizionata.
Il clima previsto in questa stagione è solitamente bello, ma bisogna essere comunque sempre attrezzati per possibili piogge e nevicate. Le temperature minime previste si incontrano a Dirapuk a nord del Kailash, dove di notte si può scendere anche oltre i –5°c. In aggiunta all’usuale attrezzatura da montagna è utile avere un sacco a pelo perché gli alloggi nelle aree remote non sono riscaldati (alcuni portano solo un sacco lenzuolo ed utilizzano le trapunte e coperte fornite dagli alloggi locali). Se si porta un sacco a pelo si consiglia di averne uno che indichi un valore di sopportabilità di temperatura minima di -5/10°c, non perché si abbiano queste temperature, ma in quanto i valori dichiarati dai produttori sono molto ottimistici. Come vestiario si consiglia di avere con sé indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; è ottimo avere dei capi in pile ed una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode ed un paio di scarponcini adatti ai percorsi a piedi in montagna che siano impermeabili e con la suola adatta a camminare sulle pietre. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero, importante in particolare per quando si fa la camminata attorno al Kailash – può andar bene anche uno zainetto utilizzato per il bagaglio a mano in aereo. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi ed una pila, possibilmente frontale (quelle che si tengono in testa con una fascia elastica, perché è utilissimo avere le mani libere).
L’ALTA QUOTA DEL TIBET
Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3650 metri di altitudine. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l’adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze; si inizia pernottando a Lhasa tre notti a cui segue un aumento della quota graduale: Shigatse 3900 / Sakya 4300 / Saga 4600. Si resta poi intorno ai 4500 fino al momento in cui si effettua il kora al Kailash.
Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico.
Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.
Programma del viaggio
1°g. Sabato 7 agosto, partenza in volo per Chengdu
Per arrivare a Chengdu, capitale dello stato cinese del Sichuan, vi sono diverse possibilità di volo con l’arrivo solitamente previsto nella giornata successiva. Per la scelta del volo contattare Amitaba.
2°g. 8/8 Arrivo a Chengdu
A Chengdu è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba per il trasferimento presso il Tianfu Airport Hotel o simile. Tempo libero e relax.
3°g. 9/8 Chengdu – Lhasa
Partenza in volo per Lhasa nel corso della mattina, un tragitto di circa due ore. Qui è in attesa dei partecipanti la guida tibetana; trasferimento in pulmino privato a Lhasa (64 km, poco più di un’ora), sistemazione presso l’hotel Tashi Norla o simile, situato ai margini della città vecchia, e riposo. Per favorire l’acclimatazione e iniziare ad assaporare la parte vecchia della città ci si reca per una tranquilla passeggiata col capogruppo al Barkor, la strada che pullula di pellegrini e circumambula la cattedrale di Lhasa, punto focale della vita tibetana e vivacissimo mercatino. Ci si muove con calma, piano, per iniziare ad acclimatarsi; la quota è di circa 3650 mt.
4°g. 10/8 Lhasa: Potala, Jokhang, Gyuto, Gyume e città vecchia
(NB: una nota pratica: l’ingresso al Potala viene fissato dalle autorità ad un orario predeterminato, quindi la sequenza delle visite potrà variare) Ci si reca al Potala, l’imperdibile Palazzo del Dalai Lama colmo di tesori d’arte. Si prosegue quindi con la visita dalla magnifica cattedrale del Jokhang, posta al centro del Barkor, che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende che è sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet, un luogo che lascia un forte segno nel cuore. Si dedica il resto della giornata ai siti classici e meno frequentati dai turisti, tutti a distanza di passeggiata nella città vecchia. S’inizia dal mistico tempio di Ramoce, preziosa gemma di estrema bellezza ed interesse storico ed artistico che fu fondata nel medesimo periodo del Jokhang ed ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto; quindi il vicino Gyume, sede dell’altro collegio tantrico Ghelupa di Lhasa. Tempo e voglia permettendo si potrà poi procedere per il prezioso tempio di Muru Nyingma arrivando fino al convento di Ani Tshamkhung, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani.
5°g. 11/8 Lhasa: Drepung, Nechung, Sera, Norbulingka
Oggi si visitano le università monastiche nei pressi di Lhasa. Si inizia con Drepung, che prima dell’invasione era la più grande del Tibet, includendo il vicino tempio di Nechung, antica sede dell’oracolo di stato tibetano che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Nel pomeriggio ci si reca a visitare l’università monastica di Sera, posta ai margini della città, dove spesso si può assistere al dibattito dei monaci. Rientrati in città, ultima tappa della giornata è al Norbulingka, il palazzo estivo dei Dalai Lama immerso in un bel giardino.
6°g. 12/8 Lhasa – Shigatse e Tashilhumpo
Si lascia la valle di Lhasa iniziando il viaggio verso ovest, si segue il deflusso del fiume Kyuchu incontrando in breve lo Tsang Po, di cui si seguono le rive fino a Shigatse che dista circa 270 km, un percorso che richiede circa 5 ore di viaggio lungo una strada veloce e ben tracciata. Si alloggia presso l’hotel Shiga Yangcha o simile. Ci si reca a visitare il grandioso monastero di Tashilhumpo, fondato nel 1447 dal primo discepolo di Tsong Khapa, Gedun Drupa, retrospettivamente riconosciuto come la prima manifestazione del Dalai Lama, e sede storica del Panchen Lama; è uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori, tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. La quota qui è di circa 3900 mt.
7°g. 13/8 Shigatse – Sakya
Si lascia Shigatse seguendo la strada che porta verso il Nepal; valicato un passo si lascia la valle di Lhartse con una breve deviazione a sud che porta a Sakya, dove si alloggia presso l’hotel Yunfu; la quota qui è di circa 4300 mt. Il colossale tempio – fortezza di Sakya, posto alle propaggini della grande catena himalaiana, tra il 1268 e il 1365 fu anche sede del governo del Tibet. È un sito ottimamente conservato di dimensioni impressionanti, con molti monaci che sono da tempo tornati a viverci, ed è ricchissimo da visitare. Già nelle torri perimetrali sono alloggiati dei templi ed all’interno delle poderose mura si trovano una serie di edifici importanti, tra cui la casa dell’Abate accanto a cui è situato un impressionante Gonkhang e, se si sale sul tetto del tempio centrale, si trova la cappella del protettore principale, luogo di grande forza esoterica. Ma è dal cortile più interno che si accede a tre colossali Lhakhang, con una profusione di affreschi e reperti artistici eccezionali: a sinistra quello dedicato alle cerimonie rituali, a destra uno che conserva colossali Stupa dei maestri storici dei Sakya ed incredibili affreschi di mandala, mentre di fronte si trova la sala principale dove nella mistica penombra vi sono statue di fattezza perfetta. Dietro a quest’ultimo tempio si scopre una delle biblioteche più preziose del Tibet, con migliaia di testi originali posti su scaffali alti una decina di metri o più. Sul monte di fronte al complesso, oltre il precipitoso torrente, vi sono le rovine dello Dzong più antico ed i resti di vecchi templi con un certo numero di chorten, alcuni templi attivi, tra cui quello edificato di fronte alla grotta del grande Siddha Kunga Nienpo, mitico fondatore della scuola sakyapa, ed il convento femminile.
8°g. 14/8 Sakya – Zangzang – Saga
Tornati sulla strada principale che porta in Nepal si passa da Lhartse e la si lascia per seguire un percorso più settentrionale che supera un passo e transita da un primo lago e quindi dal lago di Ngaring e, attraverso un ambiente di praterie d’alta quota, si arriva a Zangzang, un paese dove si trova un interessante convento femminile di scuola Nyingmapa. Da qui si prosegue sempre verso ovest attraverso valli e passi erbosi in un bell’ambiente naturale fino a Saga, sul fiume Tsang Po, dove si alloggia presso l’Ougan hotel o simile; la quota è di circa 4600 mt.
9°g. 15/8 Saga – Dargyeling – Trongsa – Manosarovar – Chiu Gompa
Il bellissimo percorso di questa lunga tappa, che impegna per circa 7/8 ore di guida ed è resa possibile grazie ai lavori di miglioramento della strada, attraversa una regione dove di frequente si vedono le tende dei nomadi. Superato un primo passo attraverso un’area di monti e pasture si lascia con una breve deviazione la strada salendo a Dargyeling, un bel monastero posto panoramicamente sopra le vaste valli erbose. Proseguendo, nell’area di Trongsa si trova l’interessante monastero di Jomgba, con alle spalle una piccola collina adorna di pietre incise e, prima di Paryang, una spettacolare zona di dune di sabbia sullo sfondo dell’alto Himalaia. Oltre il passo del Mayum ed il lago di Te Tso si raggiungono le acque turchesi del “Lago della Madre”, il sacro Manosarovar, che viene circumambulato a piedi da molti pellegrini tibetani; da qui si vede per la prima volta il Kailash. Si continua per un tratto a nord del grande lago per raggiungere il monastero di Chiu, vera perla del Manosarovar, posto su di un colle che domina una spiaggia della costa nord ovest. Si alloggia presso il comodo hotel termale; la quota è di circa 4600 mt (si visita il Gompa il 17/8).
10°g. 16/8 Manosarovar: Longpona, Seralung e Trugo
Dal 2013 in questa regione è stato istituito un Parco Nazionale; quindi ci si deve adeguare alle regole che non consentono di utilizzare i propri veicoli lungo gran parte del perimetro del lago e, dall’ingresso del Parco poco prima di Seralung, si dovrà molto probabilmente usufruire degli autobus forniti dalle autorità fino al monastero di Trugo, dove si sosta per la notte. Il percorso inizia raggiungendo il Gompa di Longpona, molto tranquillo ed interessante, di scuola Nyingmapa, situato sui colli della costa settentrionale; è molto bello il panorama dai muri Mani appena sopra al tempo. Si prosegue quindi per Seralung, arrivando con la strada vicini alle acque del lago sacro, che si seguono in senso orario; i panorami sono fantastici, con i colori dell’acqua che continuano a variare nell’arco della giornata, si ha la mole del Gurla Mandata (7800 mt) a sud est e la visuale del Kailash a nord ovest, oltre le acque del lago. Si sosta per una visita al monastero di Seralung, che come tutti i siti della regione è piuttosto piccolo: furono infatti sempre molto poche le persone che risiedevano in queste remote regioni. Si prosegue per Trugo, un Gompa posto alle pendici del Gurla Mandata sul lato meridionale del lago, che dista circa 23 km da Seralung, un punto magnifico per godere del luogo. Si alloggia nella semplice locanda del monastero.
11°g. 17/8 Manosarovar: Gossul, Chiu – Darchen
Si prosegue lungo la riva meridionale del Manosarovar (usando molto probabilmente anche in questo tratto il mezzo di trasporto del Parco) ed arrivati lungo la sponda occidentale si visita il monastero di Gossul, luogo di ritiro spirituale dove ci sono anche alcuni eremi, famoso per le sabbie che si trovano nei dintorni che vengono utilizzate per la preparazione dei mandala. Anche da qui la panoramica sul vasto Lago della Madre è incredibile. Si raggiunge quindi il monastero di Chiu per visitarne gli interni e, proseguendo, si oltrepassa un bel punto panoramico e si continua per un tratto verso ovest arrivando ai piedi del monte Kailash a Darchen, punto di partenza del pellegrinaggio attorno alla montagna sacra, dove si alloggia presso l’hotel Ouguan o simile. Il villaggio è situato a circa 4700 metri di quota.
12°g. 18/8 Darchen – Gurugam – Shangshung – Toling
Si parte presto verso ovest arrivando al fiume Sutlej e giungendo in breve al monastero bön di Gurugam, una visita interessante. Quindi, oltre una gola e superato un villaggio, si arriva alla misteriosa città rupestre di Khyunlung Ngulkhar, l’antichissima capitale di Shangshung, il regno che precedette Gughe, un sito dove il prof. Giuseppe Tucci individuò alcuni insediamenti rupestri che risalgono almeno a 3000 anni fa. E’ il sito più antico del Tibet: una città cesellata in un anfiteatro di rocce policrome che contorna una valle deserta solcata dal fiume blu; si accede attraversando un ponticello posto in un punto dove il Sutlej scorre in una stretta fenditura, ornata sui bordi da pozze di acqua sulfurea. In tempi recenti le autorità locali hanno costruito un sentiero metallico che consente ora una visita senza danneggiare il delicatissimo sito. Il luogo è di grande importanza poiché l’antico regno di Shangshung fu un punto d’origine della cultura tibetana, si estendeva quasi sull’intero Tibet e la sua religione era il bön, che in queste terre precedette il buddismo. Quando il regno di Yarlung in Tibet centrale cominciò ad espandersi ed a conquistare le zone adiacenti, all’epoca di re Songsten Gampo (VII sec.) anche lo Shangshung fu annesso e tutti questi immensi territori vennero chiamati Bod (Tibet). Dopo la visita per recarsi da qui a Toling vi sono due possibilità; quella che si cercherà di seguire è la strada più meridionale che passa più a ridosso della barriera himalaiana transitando da Dawa Dzong, uno dei luoghi dove A. Govinda conobbe le più forti ispirazioni che ci hanno affascinato nel suo classico “La via delle nuvole bianche”, ed altri siti. Al momento della redazione del programma è consentito, ma a volte questo tratto viene chiuso a discrezione delle autorità locali, non vi è alcun possibile controllo su questa cosa. Ma nessun timore: la strada che si percorre solitamente, che passa più a nord, offre anch’essa una visuale incantevole sulla regione e sulle grandiose erosioni del bacino del Sutlej. Si alloggia presso il Castle Hotel o simile.
13°g. 19/8 Toling e Tsaparang
Ci si reca alla vicina Tsaparang, il sito forse più affascinante di tutta Gughe: un sentiero si inerpica tra alcuni templi, dove si ammirano i resti di antichissimi affreschi e miriadi di abitazioni rupestri, ed immergendosi in un tunnel scavato nella roccia si emerge alla cittadella che corona l’inaccessibile monte, dove l’imperatore aveva il suo semplice palazzo ed un tempio. Al fascino del luogo si unisce il senso della presenza dei grandi santi che vi hanno abitato. Completata l’esplorazione si rientra a Toling e si visita l’enclave monastica dove il Tempio Rosso ed il Tempio Bianco sono stati costruiti sotto la guida del Grande Traduttore, Rinchen Zangpo. Questi templi secondo il Prof. G. Tucci costituiscono l’esempio più elevato dello stile artistico del Tibet Occidentale.
14°g. 20/8 Toling – Piyang – Dungkar – Darchen
Si prosegue il viaggio attraverso stupendi canyon erosivi con punti panoramici verso i monti glaciali dell’India, su cui troneggia il Kamet, arrivando nella valle di Dungkar. Si iniziano le visite dal sito di Piyang, uno dei feudi di Gughe, con resti estremamente interessanti e, nascosti in alcune grotte della cittadella, si ammirano antichissimi affreschi. Ci si reca quindi ai vicini templi rupestri di Dungkar; i capolavori d’arte preservati in questa falesia furono riscoperti nel 1992 e presentano alcuni degli affreschi più raffinati dell’antica arte tibetana; lo sfondo azzurro dei dipinti rende le figure ancora più eteree, incredibilmente sospese fuori dal tempo. Si potrà anche visitare la cittadella, individuando il sentiero che, alle spalle delle poche case del minuscolo paese di Dungkar, si inerpica sul monte e, attraverso una stretta apertura, conduce sulla sommità: i resti sono molto interessanti, ed i panorami incredibili. Dopo queste indimenticabili esplorazioni si parte per tornare ad est verso il Kailash. Si riemerge dalle valli erosive di Gughe attraverso grandiosi passi godendo di panorami impossibili da immaginare e, proseguendo verso est, si arriva a Darchen, dove si alloggia nel medesimo hotel.
15°g. 21/8 Valli interne del Kailash, Selung e Gyangdrak
Superata la fenditura alle spalle del paese si accede alla valli interne del Kailash; ci si reca al piccolo Gompa di Selung, punto di accesso al sentiero che porta alla parete sud, un percorso che si inerpica fino alla mitica grotta dei Chorten, seguito da rari pellegrini che, nel rispetto della tradizione, abbiano compiuto almeno 12 kora lungo il perimetro esterno del monte. Da qui si raggiunge il gompa Drigung di Gyangdrak; per chi se la sentisse, il monte alle spalle del monastero consente una salita non tecnica ma su terreni privi di sentieri, con panorami stupendi a prescindere da dove si riesce ad arrivare. Se si salisse fino in vetta lo sguardo spazia dai laghi sacri e dal Gurla Mandata verso le catene himalaiane dell’India ed a ovest fino allo Spiti ed oltre, con anche la visuale sul kora interno del Kailash. Al momento della redazione del programma i siti di Selung e Gyangdrak sono accessibili coi mezzi; se le autorità dovessero chiuderli (può sempre succedere qui) si potrà fare almeno una parte dei percorsi a piedi.
16°g. 22/8 Kora del Kailash: Darchen – Dirapuk
Il sentiero che percorre l’anello completo attorno al Kailash è lungo 54 chilometri. Alcuni oggi scelgono di percorrere coi mezzi il tratto iniziale fino a Tarboche, o anche un poco oltre, e così anche la parte finale, utilizzando un mezzo dall’uscita della vallata di Akshobya ad est del Kailash fino a Darchen; per chi lo preferisse si può organizzare. Il bagaglio personale viene portato dai portatori o dagli yak; si lascia a Darchen quanto non è necessario. Lungo il sentiero sacro si incontra una miriade di luoghi legati a storia, mito e leggenda, ed anche alcuni piccoli monasteri: l’insieme lo rende decisamente unico al mondo Oltrepassata la piana di Tarboche, posta ai piedi della leggendaria piattaforma dei “Mahasiddha”, dove si trova anche un celebre cimitero celeste che ora però non si vede usare, si transita ai piedi del monastero di Choku, che si erge sul versante occidentale, e si sale gradualmente al cospetto dei colossali muraglioni occidentali del Kailash; a tratti dal sentiero appare altissima la cuspide sommitale. Si aggira il monte finché appare l’immortale parete nord, ai cui piedi si trova l’eremo di Dirapuk; si alloggia qui in una semplice locanda in vista della maestosa parete, la quota è di circa 5000 metri.
17°g. 23/8 Kora del Kailash: Dirapuk – Dolma La – Zutrulpuk
Salendo verso il passo di Dolma si transita da un punto dove i pellegrini usano lasciare qualcosa di personale: solitamente dei vestiti, e a volte anche delle … dentiere, per significare l’abbandono del peso del proprio karma e delle negatività del passato. Il mitico passo è alto circa 5600 metri; quindi la salita viene sempre svolta procedendo con grande tranquillità, senza fretta. Dal Dolma, dove un’infinità di bandiere di preghiera sventolano al vento e non si vede più la vetta del Kailash, un luogo che commuove molti pellegrini, si scende ripidi passando subito dal laghetto di Tara, dove può capitare di vedere pellegrini induisti che eseguono un’abluzione nell’acqua gelida, a circa 5500 metri di altezza. Arrivati alle pasture della valle sottostante, dove si trovano usualmente degli yak al pascolo, si continua con un lungo tratto di cammino pianeggiante, allietato in un tratto da una visuale dello spigolo nord est del Kailash, e finalmente si giunge alla locanda nei pressi del piccolo Gompa di Zutrulpuk, costruito sul luogo dove il santo Milarepa meditava in una grotta.
18°g. 24/8 Kora del Kailash: Zutrulpuk – Darchen; Chiu Gompa
Oltre Zutrulpuk, ormai in vista dei laghi sacri di Manosarovar e Raksal Tal, si esce dalla valle di Akshobya raggiungendo Darchen, completando il cammino. Si lascia subito il villaggio tornando a Chi Gompa sul grande lago turchese Manosarovar, dove si alloggia in un hotel che offre la possibilità di fare un bagno nelle acque calde termali, un ottimo relax dopo il kora del sacro monte.
19°g. 25/8 Chiu Gompa – Saga
Si ripercorre la strada, ora in direzione est, rivedendo il lago di Te Tso, il Mayun La, il versante settentrionale dell’arco Himalaiano, le dune di Paryang, Jongba e così via. Giunti a Saga si alloggia nel medesimo hotel.
20°g. 26/8 Saga – Shigatse
Si continua verso est arrivando fino a Shigatse, dove si alloggia presso il medesimo hotel.
21°g. 27/8 Shigatse – Yungdrungling – Lhasa
Lasciata Shigatze dopo circa 85 km di guida, arrivati al ponte che porta a nord verso Oyuk ed il Nam Tso, lo si attraversa giungendo con una breve deviazione (5 km) al monastero bön di Yungdrungling, il centro maggiore di questa tradizione nella provincia tibetana di Tsang, che contiene interessanti statue ed una serie di mandala dipinti tipici di questa scuola tibetana. Nell’ampia piana alluvionale sottostante si trova un tipico villaggio rurale tibetano. Si prosegue il viaggio e, giunti a Lhasa, si alloggia nel medesimo hotel.
PER CHI RIENTRA
22°g. 28/8 Lhasa, partenza in volo
Ci si reca all’aeroporto in tempo utile per l’imbarco sul volo di rientro. Arrivati a Chengdu, o a Pechino se si transitasse da qui, si prosegue per l’Italia dove si giunge solitamente al mattino del giorno successivo.
23°g. Domenica 29 agosto, arrivo a destinazione
ESTENSIONE: SHOTON E TRADIZIONI TIBETANE
22°g. 28/8 Lhasa
Giornata libera.
23°g. 29/8 Lhasa – Samye
Per raggiungere Samye, nei pressi delle sponde dello Tsangpo oltre i monti a sud di Lhasa, è stata da poco completata un’ottima strada che consente di arrivare velocemente, con un percorso spettacolare, avendo così già oggi il tempo necessario per una bella visita. Samye è il più antico monastero buddista del Tibet, fondato nell’VIII secolo da Guru Rimpoce, nei pressi di una zona di belle dune di sabbia; il tempio principale, dove vi sono quasi sempre delle cerimonie in corso, è costruito su quattro livelli e rivela affreschi di rara bellezza e preziose statue. L’Utse è posizionato all’interno di un ampio recinto sacro, delimitato da un lungo muro circolare sormontato da piccoli chorten, dove si trovano diversi templi e quattro grandi Stupa, tutti meritevoli di una minuziosa visita, in particolare lo splendido tempio situato nel segmento settentrionale del grande Mandala. Per un ottimo finale della giornata ci si reca ad ammirare le luci della sera dalla collina del Hepori, posta a sud est nei pressi del Gompa, che offre una vista stupenda sulla valle tra lo sventolio delle bandiere di preghiera, con le dune di sabbia e lo Tsangpo, e soprattutto rivela in modo chiaro la forma mandalica dell’insieme voluta da Guru Rimpoce. Il piccolo tempio sul colle è dedicato all’entità di protezione che venne assoggettata qui dal grande Guru, che dopo una storica metamorfosi oggi è ancora attiva e si manifesta come l’oracolo di stato tibetano, il grande Nechung. Si alloggia nell’hotel del monastero, comodo e ubicato vicinissimo al tempio.
24°g. 30/8 Samye – Chimpu – Lhasa
A breve distanza da Samye ci si reca all’eremo di Chimpu, un raro e magico luogo formato da un anfiteatro naturale al cui centro scorrono le acque di un torrentello sacro. Alla base del monte sorge il Chimpu Utse, un piccolo monastero che ospita giovani monache, che sovente al mattino sono impegnate nei loro rituali; i loro canti sono molto toccanti. Partendo da qui, passeggiando lungo il sentiero che si inerpica sul monte alle spalle del Gompa, tra formazioni di grandi massi ed il bosco, s’incontrano le casupole di solitari monaci, monache e praticanti laici, piccoli templi e grotte di meditazione utilizzate dai maestri spirituali: qui si ritirarono anche Guru Rimpoce e Atisha, e chi vi giunge con rispetto potrà essere invitato in alcuni di questi potenti luoghi d’energia spirituale dai sereni meditatori che hanno posto qui la propria dimora. Il percorso completo richiede circa due o tre ore; non è necessario percorrerlo tutto, ma è consigliato perché i tempietti che s’incontrano sono anche ricchi di reliquie importanti e l’insieme è assolutamente speciale. Il punto più venerato è la grotta di Drakmar Keutsang, che i pellegrini tibetani considerano il luogo dove si manifesta la parola del Budda, in virtù forse del fatto che Guru Rimpoce trasmise qui molti dei suoi insegnamenti. A Chimpu furono rinvenuti moltissimi terma, i “tesori nascosti” della tradizione tibetana, ovvero testi esoterici o oggetti lasciati dai maestri tra il VII e il IX secolo, per essere riscoperti da uno spirito preposto, chiamato terton, nel momento storico adatto. I terma di Chimpu sono stati attribuiti a Guru Rimpoce, Yeshe Tsogyel, Nyang Tingedzin ed altri; il terma più famoso nella storia del Tibet è forse il Bardo Thodol, conosciuto come il “Libro Tibetano dei Morti”. Competata l’esplorazione si rientra a Lhasa.
25°g. 31/8 Lhasa: festival di Shoton
Oggi è il giorno di Shoton, conosciuto anche come il “Festival dello yogurt”. Nelle grandi università monastiche di Drepung e Sera vengono esposti sulla montagna giganteschi dipinti del Budda; si opta per seguire gli eventi presso la prima perché è l’evento più grande con anche gli spazi più ampi, ed è quindi più facile seguirli. In questo giorno di buon auspicio una grande folla di tibetani s’incammina già ben prima dell’alba verso Drepung; a volte, per via dei controlli di sicurezza, vi possono essere lunghe code ed arrivare può richiedere parecchio tempo. Qui, solitamente prima del sorgere del sole, la grande tanka di Budda Sakyamuni viene portata a spalle con una coloratissima processione che parte dal tempio principale tra suoni di corni ed il fumo di erbe aromatiche, per essere issata sul bordo della montagna. Per arrivare sarà necessario camminare, perché i mezzi nella ricorrenza di oggi si devono lasciare all’inizio della strada che sale al monastero (ed il punto fissato dalle autorità cambia di anno in anno). Il festival è anche un ottimo momento per visitare i molti templi di questo storico sito, che per un periodo fu anche sede del Dalai Lama, che in questa occasione pullulano di pellegrini. Ovunque nei pressi di Drepung migliaia di famiglie tibetane festeggiano con gioiosi picnic, ed è frequente essere invitati a bere un tè in compagnia. Rientrati in città ci si reca al giardino del Norbulinka dove sono in corso le rappresentazioni di teatro tradizionale, anche qui ci si mescola con miriadi di tibetani che fanno festa.
26°g. 1/9 Lhasa, partenza in volo
Ci si reca all’aeroporto in tempo utile per l’imbarco sul volo di rientro. Arrivati a Chengdu, o a Pechino se si transitasse da qui, si prosegue per l’Italia dove si giunge solitamente al mattino del giorno successivo.
27°g. Giovedì 2 settembre, arrivo a destinazione
COSTO DEL VIAGGIO
€ 4500 – Minimo 6 e massimo 14 partecipanti
Estensione: € 950, minimo 4 partecipanti
La quota comprende: le spese di iscrizione, le Polizze Assicurative di viaggio (Viaggi rischio zero e polizza base Europ Assistance – su richiesta, per E.A. possono essere estesi i massimali con un costo da € 48 a € 72 in funzione del valore di assistenza medica assicurato ed emessa la Polizza di Annullamento, che costa a partire da 5,5% del valore del viaggio), tutti i trasporti indicati nel programma ad esclusione dei voli, l’alloggio in camera doppia, la colazione a Chengdu e Lhasa, la pensione completa nelle altre località, la presenza dell’accompagnatore italiano e di guide locali che parlano l’inglese, il permesso d’ingresso in Tibet, gli ingressi ai siti indicati nel programma e gli ingressi nei Parchi Nazionali.
La quota non comprende: i voli, il visto cinese (al momento della redazione è gratuito), il supplemento per la camera singola, le bevande, le visite e le escursioni non in programma, le mance e tutto quanto non indicato alla voce “la quota comprende”.
Voli: Amitaba provvede alla prenotazione dei voli su richiesta dei viaggiatori, ma non obbliga ad utilizzare questo servizio e chi preferisce può provvedere all’acquisto dei voli direttamente; questo anche per permettere a chi ne ha la possibilità di usufruire di punti, sconti e/o tariffe agevolate.
Supplementi: € 1050 per la singola (si segnala che a Trugo Gompa e lungo il sentiero del Kailash la singola non è disponibile). Con solo sette partecipanti, extra di 80; con 6, € 150. Estensione. Singola € 140. Con solo cinque partecipanti, € 50, con quattro € 80. Per eventuali trasferimenti necessari per voli con orari diversi da quelli del gruppo (costo dei singoli trasferimenti, valore totale fino a 5 persone) € 220.
Visti e documenti: al momento della redazione del viaggio per i cittadini italiani il visto cinese gratuito con durata massima di trenta giorni può essere ottenuto all’arrivo, serve un passaporto con validità minima di sei mesi; se dovessero cambiare le regole si deve provvedere all’ottenimento del visto prima della partenza. Per il permesso d’ingresso in Tibet bisogna far pervenire ad Amitaba appena possibile la fotocopia del passaporto che deve avere validità minima di sei mesi dalla data di ingresso prevista.
Riferimento valutario: il prezzo del viaggio è formulato con riferimento al cambio euro – yuan del 6/8/2026 (Banca d’Italia): € 1 = CYN 7,7898, corrispondente al valore in essere al momento della pubblicazione del programma.
GALLERIA FOTOGRAFICA
Pellegrine, valle interna del Kailash
Arrivando a Dirpauk
Tashilhumpo, pellegrini
Tsaparang
Kailash da Dirapuk
Salendo a Shangshung
Shoton, tanka a Drepung
Tashilhumpo
Tashilhumpo, Stupa del Panchen
Chiu Gompa
Chiu Gompa, pietre Mani
Kailash da Longpona
Gurugam, ingresso
Tempio di Gurugam
Erosioni a Shangshung
Shangshung
Vallate verso Toling
Toling
Toling, affreschi
Pyiang
Monti tra Dungkar e Darchen
Kailash da Selung
Salita al Dolma La, ex voto
Arrivando al Dolma La
Samye
Hepori a Samye
Nell’Utse di Samye
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compilare questi campi:
NORME E ASSICURAZIONI
L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza “Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio” fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza “Filodiretto Protection” fornita da Nobis Compagnia di Assicurazioni. Le normative (Condizioni Generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.
Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.
DOCUMENTI DI VIAGGIO
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Arrivando a Dirpauk
Tashilhumpo, pellegrini
Tsaparang
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Salendo a Shangshung
Shoton, tanka a Drepung
Tashilhumpo
Tashilhumpo, Stupa del Panchen
Chiu Gompa
Chiu Gompa, pietre Mani
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Gurugam, ingresso
Tempio di Gurugam
Erosioni a Shangshung
Shangshung
Vallate verso Toling
Toling
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Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.