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Iraq


Mesopotamia e Kurdistan iracheno

Passato immortale e cultura contemporanea


Abu Dalaf

Iraq, uomo al mercato

Bagdad, Al-Mustansiriyah

Scritture antiche a Babilonia

Gobeklitepe

PARTENZA
27/3/2027
RITORNO
7/4/2027
DURATA
12 o 16 giorni
PARTECIPANTI
massimo 12
COSTO
€ 2600 (estensione extra)
GUIDA
Gabriele Piccoli
ESTENSIONE
11/4/2027

 Sintesi del viaggio


Da cinque anni Amitaba organizza viaggi in queste terre e l’itinerario nasce dall’esperienza maturata sul campo. La guerra in Iran ha causato uno stop temporaneo del turismo nell’area ma il percorso è pronto a ripartire. Si inizia da Bassora, nell’estremo sud, e si risale l’intero Paese fino a Erbil, capitale del Kurdistan iracheno, seguendo un tracciato ben calibrato che tocca i luoghi più significativi. In quest’ultima edizione del viaggio è stata aggiunta anche un’estensione in Turchia che porta da Mardin al Nemrut Dagi per proseguire la conoscenza dell’alta Mesopotamia. Viaggiare in Iraq significa attraversare la storia dell’uomo: tra il Tigri e l’Eufrate sono fioriti Sumeri, Babilonesi ed Assiri, e oggi Babilonia, Assur, Hatra e Samarra sono Patrimonio dell’UNESCO. Ad Uruk fu inventata la scrittura e lo ziggurat di Ur evoca le origini delle religioni del mondo. A tutto questo si aggiungono i luoghi santi degli sciiti e degli yazidi, animati da un fiume di pellegrini e aperti anche a chi non professa alcuna fede. L’Iraq offre così un intreccio formidabile di storia, incontri ed esperienze ed il viaggio è costruito per restituirne uno sguardo davvero completo.

  • Bassora
  • Chibayish
  • Nassiriya
  • Ur
  • Uruk
  • Najaf
  • Babilonia
  • Karbala
  • Bagdad
  • Aqarquf Ziggurat
  • Taq-i-Kisra (Ctesifonte)
  • Samarra
  • Abu Dalaf
  • Assur
  • Mossul
  • Hatra
  • Alqosh
  • Lalish
  • Erbil
  • Zakho
  • Mardin
  • Dara
  • Sanliurfa
  • Gobeklitepe
  • Adiyaman
  • Nemrut Dagi
  • Adiyaman

 Presentazione del viaggio


Arrivati a Bassora, nella parte più meridionale dell’Iraq e a breve distanza dai confini con Kuwait e Iran, si esplorano in barca le paludi mesopotamiche, i vasti specchi d’acqua formati dai grandi fiumi che ospitano gli “arabi delle paludi”, discendenti dei Sumeri che conservano uno stile di vita tradizionale molto vicino a quello dei loro antenati. Da Nassiriyah si raggiungono lo ziggurat di Ur e l’antichissima Uruk, dove fu inventata la scrittura, per arrivare poi a Najaf, città santa per gli sciiti. Qui si vede il cimitero più grande del mondo musulmano, con circa sei milioni di sepolture di ogni dimensione e forma, e si entra nel grandioso santuario dell’Imam Alì, figura a cui fa riferimento tutto l’islam sciita, dove si è ammessi fino al prezioso sepolcro. Proseguendo verso nord ci attende l’impareggiabile Babilonia, dove tra le interessantissime rovine del luogo che vide l’incoronazione di Alessandro Magno occhieggia il palazzo abbandonato di Saddam Hussein, uno scorcio della storia recente. A Karbala si ammira il secondo grande centro di pellegrinaggio sciita, affollato di devoti che fanno la spola tra i due santuari degli Imam Hussein e Abbas, anch’essi visitabili fino ai sacri sepolcri, dove ci si ritrova immersi nel luccichio di milioni di piccoli specchi che adornano le grandi sale. La tappa successiva è Baghdad, dove anche solo il Museo meriterebbe il viaggio, e la si visita in tutte le sue parti di interesse includendo i siti vicini di Aqarquf e Ctesifonte. Continuando verso nord si incontrano Samarra e Abu Dalaf, grandiosi siti archeologici noti per i caratteristici minareti a spirale, fino a Mosul, dove si passeggia nella parte vecchia della città toccando con mano la furia devastante dell’Isis. Raggiunti i templi ellenistici di Hatra, che rivaleggiano con Palmira per bellezza, si completano le esplorazioni del nord con Alqosh, l’antichissima città con un monastero del VII secolo, dove gli abitanti di origine assira parlano ancora aramaico e sono in maggioranza cristiani caldei, e con Lalish, epicentro religioso degli yazidi ricco di atmosfera e di magia. La capitale curda, Erbil, regala un’ultima giornata tra testimonianze storiche ed un magnifico bazar, tra i più pittoreschi del Medio Oriente.

Per chi sceglie di proseguire con l’estensione, da Erbil si varca il confine turco a Zakho e ci si addentra nell’Alta Mesopotamia: la scenografica Mardin arroccata sulla pianura, il sito bizantino di Dara ed il monastero di Deyrulzafaran, la Şanlıurfa dei profeti e l’enigmatica Göbeklitepe, il più antico complesso monumentale dell’umanità, fino ad arrivare all’alba sul Nemrut Dagi, dove le colossali statue del santuario di Antioco I di Commagene, Patrimonio dell’UNESCO, vegliano da oltre duemila anni sull’orizzonte.

Accompagna il viaggio Gabriele Piccoli di Amitaba, che si avvale della collaborazione di guide locali che parlano la lingua inglese; è previsto un massimo di 12 partecipanti.

ALCUNE NOTE SULL’IRAQ

Nel 2021 l’Iraq ha riaperto le porte ai viaggiatori sull’onda della visita apostolica di Papa Francesco, un segnale forte che ha dato il via alla riscoperta di questo Paese straordinario che sta riemergendo da guerre e dittatura che lo hanno segnato in profondità; ovunque oggi si incontrano persone aperte e ospitali. Anche i curdi hanno trovato il loro spazio e le ferite del passato si lasciano poco alla volta alle spalle: torna il sorriso sui volti e con esso la speranza in un futuro migliore. Oltre all’immenso patrimonio antico che parte da Ur e Babilonia, per il quale l’UNESCO sta portando avanti importanti interventi, si assiste ad un deciso ritorno delle tradizioni. Lo testimoniano i pellegrinaggi sciiti verso Najaf e Karbala, due epicentri di valore inestimabile, e quelli degli yazidi verso Lalish nel Kurdistan iracheno. Nelle paludi mesopotamiche l’acqua è tornata a scorrere restituendo vita a un modo di abitare antichissimo, mentre i curdi, fieri e indipendenti, hanno in Erbil il loro cuore. Non manca il fascino del sereno caos dei bazar, soprattutto a Baghdad e a Erbil.

GEOGRAFIA – L’Iraq, Stato dell’Asia occidentale situato alla radice della Penisola araba, confina a nord con la Turchia, ad ovest con Siria e Giordania, a sud con Arabia Saudita e Kuwait, a est con l’Iran e si affaccia sul Golfo Persico. Nella parte occidentale si trovano un lembo del tavolato arabico ed una parte del deserto siriano, entrambi attraversati dal corso dell’Eufrate, con al centro la grande pianura alluvionale della Mesopotamia formata dai depositi dei due fiumi maggiori, il Tigri e l’Eufrate (lunghi rispettivamente 1.400 km e 1.100 km), che confluiscono, prima di sfociare nel Golfo Persico, nel corso congiunto dello Shatt al-Arab. Le acque dei due fiumi sono intensamente utilizzate a scopo irriguo, infatti rappresentano la base per l’utilizzo agricolo del suolo e per lo stesso insediamento umano. La parte a nord-est del paese è occupata da una serie di rilievi montuosi che appartengono alla grande catena degli Zagros.

BAGHDAD, LA STORICA “CITTÀ DELLA PACE” – Fin dalla sua nascita Baghdad è stata al centro della storia. Fu fondata tra il 762 e il 767 d.C. sul fiume Tigri, a 50 chilometri dall’altro grande fiume, l’Eufrate, per volere di Al-Mansur, secondo califfo abbaside, la dinastia che governò nella regione per circa cinquecento anni. Pochi anni dopo la fondazione divenne il centro commerciale e culturale dell’epoca d’oro islamica, guadagnandosi l’appellativo di Madinat As-Salam, ovvero “città della pace”. Baghdad diventò il maggior centro culturale, politico e religioso del mondo arabo-islamico, arrivando a superare il milione di abitanti. Fra le sue mura giunsero persone da ogni luogo e vi convivevano musulmani, cristiani, ebrei, zoroastriani, così come un gran numero di fedeli di religioni “minori”, dai mandei agli yazidi ed altri, e quest’affluenza eterogenea disegnò il volto di una delle città più cosmopolite del tempo. A seguito delle conquiste accumulate dalla dinastia abbaside Baghdad divenne la capitale politica, culturale ed economica del loro grande impero e, grazie alle entrate fiscali, vi confluirono grandi ricchezze, facendo diventare la città un simbolo di abbondanza ed opulenza del mondo islamico. Questo benessere contribuì allo sviluppo della città consentendo la costruzione di splendidi parchi, di grandi mercati, di magnifiche moschee, di innumerevoli bagni pubblici, scuole e ospedali alimentando un periodo di grande prosperità nel quale prese spazio una rivoluzione culturale e intellettuale mai vista prima nel mondo islamico. La “città della pace” rappresentò per secoli uno dei più grandi centri del sapere al mondo. Anche altre città come Gerusalemme, Damasco e Mosul accrebbero la loro potenza e ricchezza, ma nessuna raggiunse la grandezza e la bellezza di Baghdad. Come se non bastasse, la città si trasformò in uno snodo fondamentale per i commerci delle Vie della Seta e divenne un importante centro della vita culturale araba ospitando famosi poeti, musicisti e scrittori. A metà dell’VIII secolo, a seguito di una riforma dell’esercito, l’ottavo califfo abbaside, Al-Muʿtaṣim, decise di spostare la capitale a Samarra, cominciando ad indebolire la potenza e l’importanza di Baghdad. Cominciò così una fase di lento declino, culminata in uno dei saccheggi più brutali della storia, quando nel 1258 i mongoli guidati da Hulegu Khan, nipote di Gengis Khan, arrivarono alle porte della città, la assediarono e la rasero al suolo. Nulla fu risparmiato, né i palazzi reali né le moschee né gli ospedali né la mitica biblioteca. Si narra ancora oggi che durante la sua distruzione le acque del fiume Tigri divennero nere a causa dell’inchiostro contenuto dall’enorme quantità di libri e manoscritti gettati nel fiume. Il califfo fu ucciso secondo la tradizione dei popoli delle steppe: arrotolato dentro un tappeto e calpestato a morte dai cavalieri, così da non scatenare l’ira divina cospargendo la terra del suo sangue. Le fonti relative alle perdite civili sono contrastanti ma si può dedurre che morirono dalle 200 alle 800 mila persone. La devastazione della città pose fine al califfato della dinastia abbaside e all’epoca d’oro della civiltà arabo-musulmana. I mongoli distrussero anche la rete di canali che avevano fatto di questa terra, la famosa Mesopotamia, prima con i sumeri e poi grazie all’impegno delle altre popolazioni succedutesi nel tempo, un luogo fertile. La distruzione dei canali e lo sterminio della popolazione lasciarono la regione completamente spopolata. La difficoltà incontrata nel ripristinare i condotti di irrigazione provocò la desertificazione della regione, visibile ancora oggi negli odierni Iraq e Kuwait. A cavallo tra il XIII ed il XIV secolo Baghdad fu poi di nuovo saccheggiata dai turco-mongoli di Tamerlano. Nel 1534 infine la città fu conquistata dagli ottomani, sotto il cui dominio rimase fino alla fine della Prima Guerra Mondiale, allorché la città fu occupata dalle truppe britanniche e venne fondato il regno dell’Iraq con Baghdad capitale sotto il controllo di Londra. L’Iraq divenne ufficialmente indipendente a metà del Novecento e negli anni a seguire la città visse un fiorente periodo di crescita e la popolazione tornò ad aumentare, raggiungendo una buona qualità della vita grazie agli investimenti dei proventi derivati dalla vendita del petrolio, la principale risorsa esportata dal Paese, ma la città non ha mai più ritrovato il suo antico splendore. Nonostante l’odierna decadenza e la sfortuna che ha contraddistinto la sua storia, Baghdad mantiene un fascino antico, grazie ai suoi quartieri caotici nei quali, nonostante tutto, rimane ancora forte l’amore per i libri e la cultura. Esiste ancora oggi una via, Mutanabi (intitolata a un grande poeta arabo), dove in ricordo del suo passato “intellettuale” centinaia di persone si ritrovano per vendere, comprare o anche solo sfogliare migliaia di libri in tutte le lingue, di tutte le tematiche e di tutte le religioni. Leggere aiuta le persone a sognare e forse, dopo anni di guerre e di occupazione militare straniera, è proprio di questo che hanno bisogno oggi gli iracheni per sconfiggere i fantasmi del passato e la minaccia del fondamentalismo islamico: tornare a leggere, per sognare e realizzare un futuro migliore.

KURDISTAN IRACHENO – Nel nord dell’Iraq oltre Mosul si entra nel Kurdistan iracheno, un mondo a parte per cultura, etnia e lingua. Qui anche la bandiera è differente, così come l’aspetto dei militari che controllano questi territori molto più verdi rispetto al resto del paese. Ma nonostante abbia una propria costituzione la regione fa ancora parte dell’Iraq, anche se le genti di queste terre reclamano la creazione di uno stato e di una identità nazionale pienamente asseriti. Un motivo che frena questo processo è anche il fatto che una quota dei proventi petroliferi dell’Iraq (circa il 18% alla data di redazione) viene devoluta a questa regione; vi è così un certo vantaggio nel rimanere nell’ambito giuridico iracheno visto che il petrolio non viene estratto nel Kurdistan.

NOTA TECNICA

SISTEMAZIONI – L’Iraq richiede un certo grado di adattabilità: tutto perfetto per un viaggiatore, ma potenzialmente difficile per un “turista”. Al di fuori della capitale le sistemazioni sono più semplici ma pulite. Si utilizzano alberghi paragonabili a 2 o 3 stelle dello standard occidentale. Alcune sistemazioni difettano di manutenzione ordinaria (idraulica ed elettrica) ma l’accompagnatore e la guida locale cercheranno di risolvere qualsiasi tipo di disagio possa accadere. Si richiede spirito di adattamento.

PASTI – I pasti nel corso del viaggio principale sono tutti inclusi e si cerca di offrire una cucina più varia possibile. Come la maggior parte delle cucine medio orientali anche quella irachena fa molto uso di spezie. I piatti principali sono a base di carne e pollo, conditi sempre con riso e verdure. Il tutto accompagnato da hummus, dolma (foglie di vite ripieni di riso o carne), babaganoush (crema di melanzane) servito insieme a grandi forme di pane tonde e piatte molto gustose, soprattutto se offerte belle calde! Anche chi segue diete diverse, come quella vegetariana, potrà quindi gustare le pietanze locali. I pasti vengono consumati in ristoranti locali ma qualora si sia in ritardo sui tempi del programma si potrà valutare insieme all’accompagnatore ed alla guida locale pasti più veloci a base di frutta e panini.

ITINERARIO – Per i trasporti si utilizzano pulmini di recente immatricolazione dotati di aria condizionata. Le strade sono in buone condizioni in tutto il paese e l’unica difficoltà possono essere i punti di controllo (soprattutto verso nord), dove sovente vengono verificati i passaporti. Nulla di complicato, ma a volte questo fa sì che si perda un po’ di tempo. L’itinerario può subire variazioni dovute a ragioni tecniche, mantenendo però le visite previste dal programma; questo potrà essere deciso solo sul posto e la guida locale opterà la scelta migliore in base alle condizioni di percorribilità del momento. I tempi di viaggio indicati sono stati testati ma bisogna tener presente che soprattutto nelle città il traffico è molto intenso.

CLIMA E ATTREZZATURA – Tra fine marzo e inizio aprile le temperature minime medie si aggirano intorno a 11 gradi mentre le massime possono arrivare a circa 26, con un clima decisamente più fresco nel nord curdo. In Turchia le temperature sono più miti e in linea con il nord dell’Iraq ad eccezione di Nemrut Dagi dove si sale a circa 2.100 metri di quota (fa ancora freddo e soffia spesso il vento): si consiglia un abbigliamento a strati con giacca antivento e cappello. È prevista escursione termica tra il giorno e la notte e vi sono differenze tra la parte sud del paese (più calda) e quella a nord (più fredda). Per la visita dei santuari e delle moschee è necessario indossare abiti che coprano gambe e braccia ed un foulard per le donne.

WIFI, SIM, ELETTRICITA’ – Il wifi sarà disponibile ovunque negli hotel. Per chi ne avesse bisogno il corrispondente locale può procurare una SIM locale.

CAMBIO – È possibile farlo in aeroporto e nelle maggiori città, e la guida locale si adopererà ove necessario per trovare soluzioni di cambio in ogni luogo. Si segnala che le carte di credito sono diffuse ovunque ma si consiglia di avere con sé anche del denaro contante, possibilmente dollari.

PERICOLOSITA’ – L’Iraq è un Paese che sta riaprendo gradualmente al turismo, con gli ingressi dei visitatori stranieri iniziati nel 2021. Questo fa sì che, sebbene la popolazione locale sia felice di veder arrivare finalmente degli occidentali con in mano la macchina fotografica invece delle armi, i servizi e le sistemazioni non siano ancora adeguati agli standard internazionali. Ci sono diversi punti di controllo che a volte fanno perdere del tempo. Inoltre è vietato fotografare, così come in molti altri paesi, posti di polizia o caserme militari, e bisogna quindi rispettare le indicazioni della guida locale su dove non è possibile fare le foto. In ogni caso non si registrano azioni ostili contro i visitatori e la popolazione è molto aperta e disponibile.

 Programma del viaggio


1°g. Sabato 27 marzo, partenza per Bassora

Per raggiungere l’Iraq vi sono diverse opzioni di volo e Amitaba può prenotare quello prescelto dai viaggiatori. La gran parte dei voli dall’Europa giunge a destinazione nelle prime ore del giorno seguente. Il volo da noi suggerito è quello della Turkish Airlines che ha opzioni di partenza per Istanbul da diversi aeroporti italiani, da dove il volo per Bassora parte alle 3.50 del giorno successivo (orario da confermare).

2°g. 28/3 Arrivo a Bassora

A Bassora è in attesa dei partecipanti la guida locale; con Turkish Airlines l’arrivo è previsto alle 7.10 del mattino (orario da confermare). Ci si reca nella parte vecchia della città per la colazione in un locale tipico. Nel corso della giornata si visitano le residenze di Saddam Hussein, il Museo Archeologico, si passeggia sulla strada di Al-Shanasheel e si fa un giro in barca sullo Shatt al-Arab, l’ampio fiume formato dalla confluenza del Tigri e Eufrate. Si alloggia presso l’hotel Horizon o simile, dove le stanze sono disponibili dalle 12.00.

3°g. 29/3 Bassora – Chibayish – Nassiriya

Si lascia Bassora in direzione nord attraversando la zona di Qurna fino a raggiungere la piccola Chibayish a circa 115 km e due ore di strada. Il villaggio sorge sulle rive dell’Eufrate stretto tra due grandi paludi mesopotamiche a nord ed a sud dell’abitato. A bordo delle tipiche barche di legno locali ci si addentra in questo mondo bucolico, un vasto ecosistema acquatico dove l’uomo vive da sempre a contatto con animali, pesci e uccelli. Oggi come migliaia di anni fa gli abitanti conducono un’esistenza semplice e arcaica fatta di pesca, allevamento di bufali e intreccio di fibre vegetali, in capanne di fango e paglia e in profonda armonia con l’ambiente circostante. Va ricordato che negli ultimi decenni questa gente ha attraversato periodi durissimi: sotto il regime di Saddam i fiumi che alimentavano le paludi furono deviati, le acque calarono drasticamente e la popolazione si ritrovò alla fame, costretta a spostarsi verso le città in cerca di lavoro. Nel 2003 le paludi erano ridotte a un decimo della loro estensione originaria, ma con la caduta del regime i fieri abitanti abbatterono le dighe che bloccavano il flusso dell’acqua. Il livello ha ripreso a salire e oggi molti sono tornate a vivere qui. Si pranza presso una famiglia del posto gustando i piatti della tradizione. Lungo la navigazione capita di imbattersi in pescatori al lavoro e in mandrie di bufali quasi del tutto immersi nell’acqua, in cerca di sollievo dal caldo, mentre nelle capanne visitate si viene accolti con grande calore. Rientrati all’approdo si riparte verso ovest alla volta di Nassiriya, 90 km che richiedono circa due ore di viaggio. Si pernotta presso l’hotel Sumerion Nassiriya o simile.

4°g. 30/3 Nassiriyah – Ur – Uruk – Najaf

Ci si reca una ventina di chilometri a sud ovest della città dove sorge Ur, celebre per le rovine del grande ziggurat, il meglio conservato tra le monumentali opere sumere. La struttura piramidale fatta di terrazze collegate da gradoni e ricostruita più volte nel corso dei secoli serviva come deposito per le scorte alimentari e forse anche come osservatorio. Il suo ruolo principale era però quello di luogo sacro: si ritiene che nel tempio dell’ultimo piano, riservato ai soli sacerdoti e sede dell’unica stanza chiusa del complesso, si compissero anche sacrifici animali. Gli ziggurat erano infatti gli edifici a terrazze sovrapposte tipici della Mesopotamia e secondo i sumeri le divinità protettrici delle città potevano scendere dal cielo per entrare nel tempio. Vicino al grandioso ziggurat sono stati condotti scavi importanti, dove secondo gli studi di diversi esperti sembra sia stata individuata la casa di Abramo. Si torna per un breve tratto verso la città e si riparte in direzione nord ovest fino al sito di Uruk, a 107 km e poco più di due ore di guida. Le rovine di questa antichissima città, sumera in origine e poi babilonese, risalgono al 4000 a.C. e ne fanno una delle più antiche della storia dell’uomo: intorno al 3300 a.C. qui fu inventata la scrittura. Gli scavi archeologici sono ancora in corso ma quasi tutta l’area è visitabile e permette di osservare antichissimi frammenti di scrittura cuneiforme. Dopo questa visita toccante si continua verso nord ovest alla volta di Najaf, a 180 km di distanza e circa tre ore di guida. Si pernotta presso l’hotel Bardaa o simile.

5°g. 31/3 Najaf – Babilonia – Karbala

Najaf è tra le città più sacre dell’Islam sciita e un grande centro di pellegrinaggio con un numero di fedeli inferiore soltanto a quello di Mecca e Medina. Colpisce anche il vastissimo cimitero di Wadi al-Salam che si abbraccia con lo sguardo dal tetto di un edificio vicino: è il più grande del mondo musulmano e tra i più estesi del pianeta, e vi riposano alcuni dei più celebri profeti e Imam della storia islamica. Si racconta che nei secoli abbia accolto più di sei milioni di persone e ogni sciita iracheno desidera esservi sepolto per stare accanto ad Alì: a pochi minuti a piedi si trova infatti il santuario dell’Imam Alì, cugino del profeta Maometto. All’ingresso del santuario si vedono spesso auto che trasportano bare, perché prima della tumulazione nel grande cimitero le salme vengono portate gratuitamente, con speciali mezzi di servizio, all’interno dell’area sacra. L’ultimo saluto si compie con il defunto portato a spalle dai familiari fino al luogo del sepolcro di Alì. Il santuario è interamente visitabile e ci si muove tra schiere di pellegrini fino al prezioso sepolcro, sempre circondato da devoti in preghiera. Terminata la visita si riparte verso nord alla volta di Babilonia, a 73 km e poco più di un’ora di guida. Raggiunto l’antico sito lo si esplora a piedi, entrando dalla celebre porta di Ishtar, copia di quella custodita al museo di Pergamo a Berlino e realizzata con i materiali degli scavi archeologici trafugati nel 1930. Il sito, Patrimonio dell’UNESCO, fu ristrutturato durante il regime di Saddam che per lasciare un ulteriore ricordo di sé fece inserire nei muri mattoni con varie autocelebrazioni, sparsi senza ordine tra le epigrafi originali. Babilonia fu una delle più grandi città della Mesopotamia e tra le più popolose del mondo antico, toccò l’apice sotto il regno di Nabucodonosor II (605 a.C. – 562 a.C.). Grazie a un’architettura e a un’urbanistica singolari e alle sue espressioni decorative la città esercitò un’influenza politica, tecnica e artistica su tutto l’antico Medio Oriente lasciando in eredità anche importanti conoscenze matematiche e astronomiche. Sullo sfondo, in cima a una collina, si erge il palazzo voluto da Saddam Hussein per lasciare la propria impronta come facevano i re e gli imperatori del passato; oggi depredato e saccheggiato, resta comunque visitabile. L’edificio fu anche una delle sedi del comando americano durante la guerra del Golfo, e ancora oggi vi si leggono scritte che dileggiano Saddam e il suo regime insieme a messaggi di nostalgia rivolti alle madri dei soldati americani che occupavano la base. Da qui si prosegue per Karbala, a 55 km verso ovest e circa un’ora di guida, dove si alloggia presso il Coral Karbala Hotel o similare. A pochi passi dall’hotel sorgono i due importanti santuari degli Imam Hussein e Abbas. L’area sacra è animata da una moltitudine di fedeli e pellegrini che vengono a rendere omaggio a questi martiri dello sciismo, entrambi nipoti del profeta Maometto. Le moschee sono visitabili e si resta coinvolti dall’atmosfera di fede e devozione che vi si respira. All’interno domina uno sfarzo di specchi e luci che decorano gli immensi ambienti gremiti di persone inginocchiate in preghiera. Al centro di entrambi i santuari si trovano le sale con i sepolcri, dove una folla si accosta per onorare i due santi. Karbala è una delle città sante più importanti per gli sciiti perché, oltre a custodire le spoglie di Hussein, è il luogo in cui egli fu ucciso. Ha quindi un’importanza fondamentale: proprio qui, in quello che allora era un piccolo villaggio, in seguito a quegli eventi il mondo musulmano si divise tra sciiti e sunniti. Visitare i due santuari e passeggiare tra essi di sera è spettacolare e avvincente, perché l’intera area sacra si illumina di luci che ne rendono l’atmosfera magica.

6°g. 1/4 Karbala – Baghdad

Baghdad si trova a 110 km verso nord e si raggiunge in circa due ore di guida. Va tenuto presente che il traffico cittadino è molto intenso e caotico e a volte gli spostamenti richiedono più tempo del previsto. Il programma delle due giornate nella capitale comprende diverse visite, tutte bellissime, ma qualcuna potrebbe saltare a causa della congestione. Si comincia con il Museo Nazionale Iracheno (visita di circa due ore) che custodisce reperti e manufatti preziosissimi e di valore inestimabile, dai Sumeri ai Babilonesi e agli Assiri fino all’età islamica. Durante gli anni di guerra il museo subì pesanti saccheggi e gravi danni ma molti reperti sono stati poi recuperati, anche grazie alla collaborazione di missioni archeologiche italiane, e nel 2015 le sue porte si sono finalmente riaperte. Terminata la visita ci si sposta nella zona nord ovest di Baghdad per raggiungere lo ziggurat di Aqarquf, alto 52 metri e per secoli un importante punto di riferimento che segnalava alle carovane la vicinanza della città. I primi viaggiatori che ne scoprirono le rovine credettero di trovarsi davanti ai resti della leggendaria Torre di Babele. Lo ziggurat fu costruito nel XIV secolo a.C. dal re Kurigalzu II, che secondo la tradizione sumerica lo dedicò a Enlil, il sommo dio del pantheon. L’edificio è interamente realizzato in mattoni crudi e nella parte superiore si nota come diversi strati di cordoni di canne siano stati disposti in linee orizzontali per rinforzare la struttura. La parte inferiore è stata in parte ricostruita durante il regime di Saddam. Tornati in centro si visita il Monumento dei Martiri, una maestosa cupola color turchese divisa in due parti e voluta da Saddam in memoria dei caduti della guerra tra Iran e Iraq combattuta dal 1980 al 1988. Sotto la cupola sono incisi i nomi di chi perse la vita in guerra, a cui si sono aggiunti quelli delle vittime del regime del dittatore. Il monumento è così divenuto un memoriale di tutte le persone uccise e oppresse durante quegli anni e durante l’occupazione americana fu utilizzato anche dalle truppe degli Stati Uniti. Per chi lo desidera è possibile concludere la giornata con una piacevole passeggiata notturna lungo il Tigri, mescolandosi alla gente del luogo. Si alloggia presso l’hotel Bilitom o simile.

7°g. 2/4 Baghdad e Taq-i-Kasra

Si raggiunge la città vecchia per esplorarne a piedi gli angoli più belli partendo da Al-Rasheed Street, dove tra bancarelle e piccole botteghe si fa un piacevole incontro con la popolazione locale, molto ospitale. Lungo le vie si osservano anche alcuni edifici eretti ai tempi di Saddam, riconoscibili per il loro stile sovietico così fuori luogo. Sempre a piedi si arriva ad Al-Mustansiriyah, una delle più antiche università del mondo islamico celebre soprattutto per gli studi di teologia e astronomia. Fondata nel 1227 dal califfo abbaside al-Mustansir e affacciata sulla riva sinistra del Tigri, fu distrutta dai mongoli che le diedero fuoco. Per fortuna alcuni testi antichi si salvarono dalle fiamme, ma ora non sono consultabili. Terminata la visita ci si ferma alla casa da tè di Shahbandar, una delle più antiche della città, dove sembra che il tempo si sia fermato: uomini e donne vengono qui per bere un tè, scambiare due chiacchiere e concedersi un po’ di riposo. È un ottimo posto anche per entrare in contatto con la gente del luogo, sempre pronta a chiedere con un sorriso da dove si viene e a dare il benvenuto nel paese. Lasciata la quiete della casa da tè si percorre Al-Mutanabi Street, la famosa via che prende il nome da un poeta arabo di epoca abbaside, dove si osservano bancarelle di libri di ogni genere, dai testi scolastici ai libri di storia fino ai romanzi. Il legame tra la città e i libri viene da lontano: prima della distruzione da parte dei mongoli tra le sue mura sorgeva la Casa della Sapienza, un’enorme biblioteca con migliaia di volumi sugli argomenti più disparati. Si prosegue a piedi verso il palazzo degli Abbassidi, costruito sulle rive del Tigri, dinastia che fece di Baghdad la propria capitale rendendola uno dei centri più importanti del tempo. Da qui si riprende il mezzo per un tragitto di circa 35 km (un’ora o più di viaggio) in direzione sud est fino a Taq-i-Kasra (Ctesifonte), l’antica città sulla riva sinistra (nord-orientale) del Tigri che fu capitale invernale dell’Impero dei Parti e poi dell’Impero Sassanide iraniano. In epoca medievale ospitò anche la sede del patriarca della Chiesa Nestoriana, guida dei cristiani dell’Impero sasanide. Il sito è noto per i resti di una gigantesca sala alta circa 40 metri nell’imponente palazzo, realizzato in mattoni crudi di fango. Proprio di fronte sorge una grande struttura chiamata “Panorama”, tipico edificio di epoca sovietica con un percorso a spirale in cui venivano esposte varie scenografie storiche. Benché oggi sia in rovina si può entrare e con un po’ di attenzione salire la scalinata fino al tetto, da cui si ammira il grande palazzo di Taq-i-Kasra da un’altra prospettiva. Al rientro, se il tempo lo consente, si fa una breve passeggiata a Tahir Square, luogo di ritrovo della popolazione locale e tristemente celebre dal 2019 come simbolo delle proteste dei giovani iracheni contro il governo corrotto.

8°g. 3/4 Baghdad – Samarra – Abu Dalaf – Ashur (Assur) – Mosul

Si lascia la capitale di buon mattino per evitare il traffico in uscita, anche in vista del lungo percorso di oggi che procede verso nord per 460 km e richiede quasi sette ore di guida. La prima tappa è Samarra, a 127 km e circa due ore di strada. L’antica capitale del califfato abbaside è celebre per il grande minareto a spirale alto 52 metri, entrato nel Patrimonio dell’UNESCO nel 2007. Un tempo la torre era collegata da un ponte alla vastissima moschea che le sorgeva di fronte, la più grande dell’Islam all’epoca della sua costruzione e capace di accogliere oltre 60.000 fedeli in preghiera. Al momento della stesura del programma il sito è in fase di restauro e non si può quindi dire se sarà possibile salire sul minareto. Circa 30 km più a nord si scoprono le affascinanti rovine della moschea di Abu Dalaf, dove si trova un altro minareto a spirale di dimensioni un poco più contenute. Chi se la sente può salire, ma con molta attenzione perché non ci sono parapetti, e la spirale si restringe man mano che si avvicina alla sommità. Si riprende la strada verso nord passando nei pressi di Hoja, il villaggio natale di Saddam, dove non si può entrare ed è disabitato, e si arriva ad Assur, a 154 km da Abu Dalaf e circa due ore di viaggio. Il sito, Patrimonio dell’UNESCO, ha origini antichissime: fu la prima capitale degli assiri ma già nel III millennio a.C. era abitato dai sumeri. Da qui si prosegue per Mosul, a 146 km da Assur e meno di due ore di guida, dove si alloggia presso l’hotel Bashtabia o simile.

9°g. 4/4 Mosul (Ninive) e Hatra

Hatra Si inizia la giornata con la visita di Mosul, città dell’Iraq settentrionale divisa in due dal corso del Tigri ed erede dell’antica Ninive, la mitica capitale assira nota anche nella tradizione biblica. Ninive conobbe il suo massimo splendore nel VII secolo a.C. quando le sue mura, in certi punti ancora piuttosto evidenti, si estendevano per circa dodici chilometri: un’antica gloria di cui restano diverse tracce. Oggi Mosul è tristemente famosa perché la sua parte vecchia fu occupata dall’Isis dal 2014 al 2017. Dove un tempo i bambini correvano tra gli stretti vicoli e le donne andavano al bazar a comprare il pane caldo restano macerie e distruzione, un museo a cielo aperto dell’orrore umano. Camminando tra questi resti desolati non c’è che silenzio e un senso di vuoto. Qui si è combattuto strada per strada e casa per casa e hanno perso la vita più di diecimila persone. Centinaia di migliaia di civili sono fuggiti lasciandosi alle spalle tutto ciò che possedevano. Sui muri di alcune case si notano ancora i simboli dipinti dall’Isis per segnalare la presenza di famiglie cristiane, così da identificarle più facilmente e ricattarle per non essere uccise. L’UNESCO ha avviato la ricostruzione anche se ci vorrà ancora molto prima che il sole torni a splendere su queste strade, benché il sorriso sia già tornato sul volto dei sopravvissuti. Dove finiscono le macerie il vecchio mercato è risorto in pochissimo tempo e nel giro di pochi metri si passa dagli edifici distrutti a un mercato brulicante di vita: lo spirito di sopravvivenza di questo popolo, abituato a guerre e devastazioni, è davvero encomiabile. Nel pomeriggio si parte per un’escursione a Hatra a 117 km a sud ovest e a circa un’ora e mezza di strada. Fondata dalla dinastia seleucide e divenuta famosa sotto il regno dei parti è un grande sito archeologico interamente visitabile. Nel 2014 fu occupata dall’Isis che la usò come poligono di tiro e come sfondo per i video di propaganda, distruggendo le statue che non erano ancora state portate al Museo dell’Iraq di Baghdad. Oggi il sito è Patrimonio dell’UNESCO e figura tra i più affascinanti di tutta la regione, con templi di stili diversi e dimensioni impressionanti; anche una squadra di archeologi italiani ha lavorato ai restauri ed alla conservazione. Dopo questa splendida visita si rientra a Mosul.

10°g. 5/4 Mosul – Alqosh – Lalish – Erbil

Si lascia Mosul e si prosegue verso nord per circa 50 km attraverso i territori del Kurdistan iracheno, raggiungendo in circa un’ora Alqosh. Questa antichissima cittadina è abitata da una popolazione di origine assira, oggi meno di 10.000 persone, che parla ancora aramaico ed è in maggioranza cristiana caldea. Merita una sosta anche il piacevole bazar e si resta sorpresi trovando anche una storica sinagoga. Nei dintorni dell’abitato si visita lo storico monastero di Rabban Ormisda, che risale al VII secolo e fu sede della chiesa siriaca e di diversi patriarchi dei cristiani caldei. Se il tempo lo consente vale la pena vedere anche il più recente monastero ottocentesco di Nostra Signora dei Semi. A breve distanza verso est, a 42 km e in meno di un’ora di guida, si arriva a Lalish, il luogo più sacro per gli Yazidi. Questa comunità religiosa di etnia curda professa un antichissimo credo in un Dio primordiale e creatore, dissolto poi in ogni cosa e manifesto attraverso sette angeli, il più venerato dei quali è Melek Ta’us, dalle sembianze di pavone. La forma attuale dello yazidismo nasce dalla riforma dello sceicco Adi Hakkari, vissuto nell’XI secolo e sepolto proprio qui. Nel santuario si respira un’atmosfera davvero particolare, del tutto diversa da quella del territorio circostante: il sito sorge in una valle chiusa dove ogni Yazida si reca in pellegrinaggio almeno una volta nella vita. I devoti indossano abiti tradizionali e spesso si viene invitati a bere un tè con loro e a scattare qualche foto insieme. Si riparte alla volta di Erbil, capitale del Kurdistan iracheno, a 121 km a sud est e circa due ore da Lalish. Si alloggia presso l’hotel Erbil View o simile.

11°g. 6/4 Erbil

Si visita la cittadella, una fortezza millenaria che domina sulla città con le alte mura color ocra che dal 2014 è inserita nel Patrimonio Unesco; il motivo di questa elevazione rispetto al terreno circostanze è dovuto al grande numero di strati sovrapposti formati dalle rovine delle diverse fortezze che furono costruite qui, ciascuna sopra la precedente, nel corso della lunghissima storia di questo luogo. Scesi a piedi dalla cittadella è piacevole sorseggiare un tè in uno dei tipici locali con vista sulla piazza principale, prima di lanciarsi nell’affollato bazar.

PER CHI RIENTRA

12°g. Mercoledì 7 aprile, volo di rientro

Ci si reca in aeroporto in tempo utile per l’imbarco. Il volo della Turkish Airlines per Istanbul parte alle 10.05 con arrivo alle 12.55 (orari da confermare); da qui si prosegue in coincidenza per le rispettive destinazioni.

ESTENSIONE A NEMRUT DAGI

12°g. Mercoledì 7 aprile, Erbil – Zakho – Mardin

Da Erbil si prosegue verso nord ovest fino a Zakho, dove si valica il confine d’ingresso in Turchia per poi proseguire in direzione di Mardin (circa 320 km in tutto, quattro ore di guida oltre alle pratiche doganali) dove ci si accomoda in hotel per un po’ di riposo. Nel tardo pomeriggio è consigliata una prima passeggiata tra le vie di questo straordinario centro arroccato a oltre mille metri d’altitudine, il cui nome deriva dal siriaco Marde (“fortezza”). Plasmata da una storia millenaria che ha visto il passaggio di assiri, persiani, bizantini, arabi e ottomani Mardin affascina per l’architettura delle scenografiche dimore in pietra dorata edificate a gradinata, secondo un’antica e sapiente regola urbanistica pensata affinché nessuna casa oscurasse la luce del sole o la vista al vicino sottostante. Tra le sue peculiarità storiche spicca la sopravvivenza della lingua aramaica, l’antico idioma parlata da Gesù, tuttora utilizzata nelle liturgie della comunità cristiano-sira, così come la singolare conformazione del centro storico costellato di abbara (passaggi coperti tra i palazzi) e scalinate tanto anguste e ripide che ancora oggi la municipalità impiega mansueti asinelli per la raccolta dei rifiuti. Si cena in un ristorante tipico.

13°g. 8/4 Mardin – Dara – Deyrulzafaran – Sanliurfa

La giornata si apre con la visita approfondita di Mardin che s’affaccia come un naturale balcone sulla sconfinata pianura mesopotamica. Addentrandosi nel centro storico si ammirano l’imponente Castello, l’iconica Grande Moschea dal minareto riccamente scolpito, le raffinate e scenografiche madrase di Zinciriye e Kasımiye, la secolare chiesa siro-ortodossa dei Quaranta Martiri e il pittoresco dedalo di vicoli e passaggi coperti (abbara) animati dai banchi del bazar artigianale. Lasciata Mardin ci si dirige verso sud-est in direzione di Dara, straordinario ed imponente sito archeologico di epoca bizantina. Fondata nel VI secolo dall’imperatore Anastasio I Dara nacque come insediamento fortificato lungo il confine strategico tra l’Impero Romano d’Oriente e l’Impero Sasanide; oggi il sito affascina per la spettacolare necropoli scavata interamente nella roccia, le maestose cisterne sotterranee comparabili a veri e propri palazzi ipogei e i resti delle antiche mura e granai. Si prosegue quindi verso ovest per raggiungere il solenne Monastero di Deyrulzafaran (o “Monastero dello Zafferano”), uno dei centri spirituali più importanti del cristianesimo orientale. Edificato nel V secolo sulle fondamenta di un antico tempio pagano dedicato al dio del Sole, il complesso è stato dal 1160 al 1932 la sede del Patriarcato siro-ortodosso; avvolto dal caratteristico colore caldo delle sue pietre, custodisce cappelle secolari, tombe patriarcali e una profonda atmosfera di raccoglimento, dove ancora oggi la liturgia viene intonata in lingua aramaica. Completata la visita si riprende la strada verso ovest attraversando le storiche terre dell’Alta Mesopotamia fino a raggiungere Şanliurfa, dove ci si accomoda in hotel. La tappa complessiva copre circa 200 chilometri con un tempo di percorrenza stimato in circa 3 ore di viaggio.

14°g. 9/4 Sanliurfa – Gobeklitepe – Adiyaman

La giornata è dedicata alla scoperta di Şanliurfa (l’antica Edessa), la leggendaria “Città dei Profeti”, uno dei più affascinanti crocevia spirituali dell’Anatolia sud-orientale legato indissolubilmente alle tradizioni di Abramo e Giobbe. Un’atmosfera di profonda devozione e fascino orientale avvolge il suo centro storico, il cui cuore pulsante è lo scenografico complesso di Balıklıgöl, la “Piscina dei Pesci Sacri”, adagiata ai piedi del colle della fortezza e adiacente alla grotta venerata come luogo di nascita di Abramo. Sebbene la narrazione biblica indichi la città d’origine del patriarca in “Ur dei Caldei”, che molti archeologi identificano con l’antica città sumera di Ur nel sud dell’Iraq, una secolare tradizione mediorientale, condivisa da comunità ebraiche, cristiane e soprattutto islamiche, ha storicamente identificato quella “Ur” con Urfa (l’antico nome di Şanliurfa). La venerazione della grotta si deve al racconto legato alla nascita del profeta: secondo le fonti islamiche e la letteratura apocrifa, il tiranno della regione, il re Nembrotte, fu avvertito dai suoi astrologi che un nascituro avrebbe distrutto il suo regno pagano e abbattuto il culto degli idoli. Per scongiurare la profezia Nembrotte ordinò l’uccisione di tutti i bambini maschi. La madre di Abramo si rifugiò quindi in una cavità naturale ai piedi della parete rocciosa dove diede alla luce il figlio in gran segreto e lo tenne nascosto fino a quando fu cresciuto.
Tra eleganti moschee ottomane, cortili ombreggiati e il profumato bazar tradizionale dove gli anziani sorseggiano il tipico caffè dibek, la città regala un’immersione autentica nella vita della Mesopotamia settentrionale. Lasciata Şanliurfa ci si sposta a breve distanza per raggiungere lo straordinario sito archeologico di Göbeklitepe, riconosciuto come il più antico complesso monumentale e luogo di culto dell’umanità. Risalente a oltre 11.500 anni fa (quindi ben quattromila anni prima delle Piramidi d’Egitto e di Stonehenge), Göbeklitepe ha rivoluzionato le conoscenze sulla preistoria: le sue grandi strutture circolari, dominate da imponenti pilastri megalitici a forma di “T” finemente scolpiti con figure di animali selvatici (volpi, cinghiali, avvoltoi e scorpioni), testimoniano come il senso del sacro e l’organizzazione sociale complessa abbiano in alcuni casi preceduto persino la nascita dell’agricoltura e della sedentarizzazione. Completata la visita di questo luogo epocale, si riprende la strada verso nord ovest attraversando i paesaggi collinari che preannunciano la catena del Tauro fino a raggiungere Adıyaman, dove ci si sistema in hotel per il pernottamento.

15°g. 10/4 Adiyaman, escursione a Nemrut Dagi

La giornata inizia al mattino presto con la partenza da Adıyaman verso Kahta per risalire le pendici del maestoso Monte Nemrut (circa 75 km di strada). Raggiunta la stazione d’arrivo, un sentiero pedonale di circa 600 metri (percorribile in 20-30 minuti) conduce al celebre sito archeologico posto a circa 2.100 metri d’altitudine. Dichiarato Patrimonio dell’Umanità UNESCO, il complesso costituisce il grandioso santuario funerario eretto nel I secolo a.C. dal re Antioco I di Commagene per celebrare la propria divinizzazione. Sulla sommità, sovrastata da un colossale tumulo artificiale di ciottoli, le terrazze rocciose custodiscono le imponenti teste monolitiche adagiate a terra e le enormi statue delle divinità del pantheon sincretico greco-persiano (tra cui Zeus, Apollo, Eracle e lo stesso Antioco), silenziose guardiane sferzate dal vento che dominano con lo sguardo un orizzonte sconfinato. Si consiglia un abbigliamento adeguato alla possibilità di vento e alle basse temperature della vetta. Dopo la visita al sito si rientra ad Adiyaman, dove il pomeriggio è dedicato alla scoperta della città e delle sue attrazioni principali, prima del riposo in hotel.

16°g. Domenica 11 aprile, volo di rientro

Ci si reca in aeroporto in tempo utile per l’imbarco. Il volo della Turkish Airlines per Istanbul parte alle 11.55 con arrivo alle 13.55 (orari da confermare); da qui si prosegue in coincidenza per le rispettive destinazioni.

COSTO DEL VIAGGIO

€ 2600 – Minimo 4 e massimo 12 partecipanti
Estensione: € 900 – Minimo 3 e massimo 12 partecipanti

La quota comprende: le spese di iscrizione, le Polizze Assicurative di viaggio (Viaggi rischio zero e polizza base Europ Assistance – su richiesta, per E.A. possono essere estesi i massimali con un costo da € 48 a € 72 in funzione del valore di assistenza medica assicurato ed emessa la Polizza di Annullamento, che costa a partire da 5,5% del valore del viaggio), tutti i trasporti indicati nel programma ad esclusione dei voli, le entrate ai siti, l’alloggio in camera doppia, la pensione completa durante la parte principale del viaggio e le colazioni durante l’estensione, la presenza di un accompagnatore dall’Italia e di guide locali che parlano inglese.

La quota non comprende: i voli internazionali, il supplemento per la camera singola, i pranzi e le cene durante l’estensione, le bevande, le visite e le escursioni non in programma, le mance e tutto quanto non indicato alla voce “la quota comprende”.

Voli: Amitaba provvede alla prenotazione dei voli internazionali su richiesta dei viaggiatori, ma non obbliga ad utilizzare questo servizio e chi preferisce può provvedere all’acquisto dei voli direttamente; questo anche per permettere a chi ne ha la possibilità di usufruire di punti, sconti e/o tariffe agevolate.

Supplementi: € 150 con 7 o 6 partecipanti, € 250 con 6 o 4. Stanza singola € 570. Per l’estensione in Turchia: € 150 con 6 o 5 partecipanti, € 300 con 4 o 3. Stanza singola € 270.

Visti e documenti: il visto per l’Iraq deve essere fatto prima della partenza: ci si deve collegare al sito https://eservice.evisa.iq (si apre in arabo, ma se si clicca il primo pulsante a sinistra nella barra in alto appare la versione inglese, dove si entra da ‘Direct e-Visa’) e al momento della redazione del viaggio il costo è di 140 dollari. Il passaporto deve avere validità minima di sei mesi dalla data di ingresso prevista.

Riferimento valutario: Il prezzo del viaggio è formulato con riferimento al cambio euro – dollaro del 28/9/26 (Banca d’Italia): € 1 = $ 1.1378, corrispondente al valore in essere al momento della pubblicazione del programma.

  GALLERIA FOTOGRAFICA

Ur
Nemrut Dagi
Abu Dalaf
Iraq, uomo al mercato
Bagdad, Al-Mustansiriyah
Scritture antiche a Babilonia
Gobeklitepe
Paludi mesopotamiche, casa sumera
Paludi mesopotamiche
Ziggurat di Aqarquf
Uruk
Iraq, venditore al mercato
Najaf, il cimitero
Rovine dell’antica Babilonia
Karbala, mausoleo di Hussein
Bazar di Bagdad
Baghdad, museo
Samarra, Abu Dalaf
Mosul, distruzioni dell’ISIS
Erbil, bazar
Mardin
Dara
Gobeklitepe
Sorrisi della gente
Nemrut Dagi
Volto di Saddam Hussein

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NORME E ASSICURAZIONI

L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza “Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio” fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza “Filodiretto Protection” fornita da Nobis Compagnia di Assicurazioni. Le normative (Condizioni Generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.

Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.

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