Turkmenistan
Il paese dei Turcomanni
Alla scoperta del paese più misterioso dell’Asia Centrale
Canyon di Yangikala
Cimitero di Gozly Ata
Ashgabat di notte
Darwaza, la Porta dell’Inferno
Turkmenbashi, moschea
Sintesi del viaggio
Un Paese lontanissimo dalle rotte del turismo, anche da quello di nicchia, certo il meno conosciuto degli “Stan”, i cinque Stati centroasiatici sorti dalle ceneri del dissolvimento dell’Urss. Qui passato e presente collidono. Da un lato deserti e aree naturali, siti archeologici tra i più affascinanti al mondo e tracce delle antiche rotte carovaniere, dall’altro le nuove città, corredate da un’architettura di regime eclatante e retorica, tutta tesa a esaltare le glorie nazionali: palazzi e piazze, monumenti e memoriali realizzati con un profluvio di marmi e altri materiali pregiati, senza limiti di spesa, da autocrati che sembrano ispirarsi a un tempo ai satrapi d’Oriente ed agli oligarchi sovietici. Questa edizione del nostro tour in Turkmenistan offre un’esperienza unica: non c’è un posto al mondo che possa somigliargli. Qui stupore e sorpresa sono costanti compagni di viaggio.
Presentazione del viaggio
L’itinerario è molto completo. Parte dalla capitale Ashgabat, definita dai pochi viaggiatori arrivati fino a qui come una sintesi tra Las Vegas e Pyongyang: una singolare città di luci e neon, elegante e ordinata, tutta in marmo bianco con viali ampi, palazzi imponenti ed enormi musei. Poco distante si avrà modo di scoprire l’affascinante sito archeologico di Nissa, l’antica capitale dei Parti, che seppero dare molto filo da torcere ai Romani. In volo si raggiunge poi Turkmenbashy, la porta del Turkmenistan sul Mar Caspio, punto di partenza per esplorare la zona dei canyon di Yangikala, dove lo spettacolo della natura regala scenari insoliti di straordinaria bellezza. Da qui si rientra via terra fino alla capitale, con diverse soste lungo il tragitto, fra cui il villaggio di Nokhur, famoso per l’antico cimitero con elementi sciamanici e neopagani, e Kow Ata, laghetto sotterraneo molto rinomato per le sue acque sulfuree, dove bagnarsi nella profondità della grotta è piacevole e quasi surreale. Ancora un volo interno (qui sono efficientissimi!) porta verso est per visitare le rovine della città carovaniera di Merv, chiamata un tempo la Regina del Mondo, remota tappa sulla Via della Seta. Rientrando verso Ashgabat si scoprono le affascinanti rovine di Abiwerd e, giunti in città, si avrà modo di continuare le visite. Si completa con la rotta attraverso il deserto del Karakum fino a Darwaza: si sosta sotto le stelle in un comodo campo attrezzato di yurte a due passi dalla Porta dell’Inferno, il grande cratere dove il gas naturale alimenta da decenni lingue di fuoco che rischiarano la notte. Un soggiorno che non si dimentica facilmente, così come il resto del tour, che unisce scenari diversi in un percorso di esplorazione emozionante.
NOTA TECNICA
SISTEMAZIONI E TRASPORTI – Il viaggio richiede un minimo spirito di adattamento: come si è detto il Turkmenistan non è un Paese turistico e le esplorazioni della regione sono tutte recenti. Si segnala che l’ordine di visite ed escursioni in ciascuna località può variare per esigenze organizzative. Gli hotel selezionati sono di qualità buona, comunque i migliori disponibili. A Darwaza si dorme in un campo di yurte situato a poca distanza dalla Bocca dell’Inferno. Le yurte sono tende da due o tre letti, complete di coperte e lenzuola; chi lo desidera può portare un proprio sacco lenzuolo. Soltanto in questa sistemazione i bagni sono in comune. Per i trasporti si utilizzano veicoli di recente immatricolazione e sono previsti diversi tratti in jeep, con un massimo di tre passeggeri per veicolo.
PASTI – Sono tutti inclusi. Si cerca di offrire una cucina più varia possibile: pollo e spiedini di carne, riso e verdure, frutta secca e molto altro. Il tutto sempre accompagnato dal tipico pane locale, a forma di ruota, differente per ogni regione: a volte croccante, altre volte più morbido. Alla fine di ogni pasto si può gustare dell’ottimo tè caldo locale. È possibile richiedere un menu vegetariano per l’intero viaggio (formaggi, uova, verdure, funghi).
CLIMA E ATTREZZATURA – Ci si aspetta un tempo secco con massime di circa 30° e possibili minime notturne di circa 15°. Di giorno basta una maglietta, mentre per la sera, e soprattutto per la notte nel deserto, è consigliata una felpa, date le escursioni termiche che di solito si verificano tra giorno e notte. Visti i recenti cambiamenti climatici a livello globale è comunque utile una giacca leggera antipioggia.
WIFI, ELETTRICITÀ – Tutti gli hotel dispongono di wifi gratuito, che però a volte non funziona bene. Durante la notte al campo yurte non si avrà la connessione Internet. Si segnala che nel paese non si possono utilizzare Whatsapp, Facebook e Instagram e molti siti di informazione non sono raggiungibili (dalla Repubblica al Corriere della Sera). Per comunicare, quindi, si può utilizzare la posta elettronica. Le prese di corrente sono bipolari come quelle che si trovano in Italia.
CAMBIO – Le carte di credito non sono accettate. Si consiglia quindi di portare con sé del denaro contante. La guida locale si adopererà per trovare soluzioni di cambio in ogni luogo.
PERICOLOSITÀ – In queste regioni non ci sono pericoli. Si resterà positivamente colpiti dalla gentilezza e dall’ottima disponibilità delle persone.
Programma del viaggio
1°g, Mercoledì 10 settembre, partenza per Ashgabat
Per raggiungere la capitale del Turkmenistan si può utilizzare la compagnia di bandiera, Turkmenistan Airlines, e Amitaba può prenotare il volo. Si giunge a destinazione nelle prime ore del mattino successivo al giorno di partenza.
2° g. 11/9 Arrivo ad Ashgabat
Si atterra ad Ashgabat nelle prime ore del mattino; qui è in attesa il corrispondente locale di Amitaba. Trasferimento presso lo Sport Hotel, dove si avranno subito a disposizione le camere per qualche ora di riposo, quindi si fa colazione. La giornata di visite comincia recandosi a sudovest della città, presso il villaggio di Baghir, dove si trova l’antico sito archeologico di Nissa, capitale dei Parti, fondata nel III secolo, Patrimonio Unesco. Un’imponente cinta di mura con decine di torri proteggeva il palazzo reale ed i templi, attorno ai quali sorgeva un fiorente centro. Le dinastie regnanti si susseguirono l’una all’altra, ai Parti subentrarono i Persiani Sasanidi, poi gli Arabi, fino all’arrivo dei mongoli, nel XIII secolo, che dopo un assedio durato 15 mesi distrussero la città. Terminata la visita si torna ad Ashgabat, il cui nome significa la Città dell’amore. Nell’ottobre del 1948 fu rasa al suolo da un terribile terremoto. Fu l’ex presidente Niyazov, conosciuto come Turkmenbashy, ovvero Padre di tutti i turkmeni, a dare inizio alla ricostruzione, che ebbe una spinta decisiva in epoca post-sovietica, beneficiando dei formidabili introiti derivanti dalla vendita del gas naturale, di cui il Paese è ricchissimo: nacque una Città Bianca tutta ricoperta di marmi e decorazioni dorate, dalla pianta urbana ordinata, con grandi strade e poco traffico, dove lampioni e corrimani sono di acciaio cromato e le auto hanno il divieto di parcheggio quasi ovunque. Molte costruzioni evocano le glorie idealizzate degli antichi guerrieri turkmeni e grandi statue esaltano i leader della nazione. Si vede anche un monumento dedicato alla razza canina Alabai, tipica della regione. Questa bizzarra politica prosegue ancora con il giovane presidente Serdar Berdimuhamedow, eletto nel 2022 e figlio del precedente capo del governo, Gurbanguly: per esempio, solo le auto di colore bianco o grigio chiaro possono circolare in città. Sparsi nel centro urbano non mancano i richiami ai Giochi asiatici del 2017 – che furono un flop per le poche presenze straniere – come il gigantesco cavallo che sovrasta lo stadio olimpionico. Le visite in città continuano con il Museo del Tappeto, dove vengono spiegate nel dettaglio le tecniche di lavorazione e il significato dei disegni, oltre alla storia della tessitura di questi magnifici manufatti. In una grande sala si ammira il tappeto più grande del mondo, riconosciuto ufficialmente nel Guinness dei primati, che venne creato in circa sette mesi di lavoro da un gruppo di tessitrici che si davano il cambio senza sosta. Si termina questa prima giornata con la visita alla Moschea di Ertugrul Gazi, edificata nel 1993, la più grande e importante della città.
3°g. 12/9 Ashgabat – Turkmenbashy – Yangikala – Gozli Ata – Balkanabat
Si lascia presto la capitale prendendo il volo della Turkmenistan Airlines che parte alle 6.20 e arriva alle 7.20 a Turkmenbashy (orari da confermare); all’arrivo sono in attesa le jeep che si utilizzano per esplorare il deserto di Yangikala e che ci accompagneranno da qui fino alla capitale. Conosciuta in epoca sovietica come Krasnovodsk, è la principale città del Turkmenistan occidentale, nonché il porto più importante – insieme a quello di Baku in Azerbaigian – del Mar Caspio. In passato è stata il terminal della ferrovia Transcaspica e, prima ancora, un’importante base per la conquista da parte della Russia zarista dei khanati di Khiva e Bukhara: una vicenda raccontata magistralmente da Peter Hopkirk ne Il Grande Gioco. Negli ultimi anni il governo turkmeno ha investito molto in questa zona, creando stazioni balneari in grado di attirare turisti. La breve visita della città, dove si respira un’atmosfera che richiama i tempi dello zar, appunto, inizia con una piacevole passeggiata tra le botteghe del bazar e prosegue nella piazza principale, dove si staglia il monumento con la fiamma eterna in onore ai caduti della Seconda guerra mondiale. Di fronte c’è la stazione ferroviaria e poco distante iniziano i moli del grande porto sul Caspio, che movimenta molte merci con destinazione Baku, situata sulla riva opposta. Ultimato il tour, comincia l’avventura. Si imbocca la via verso est che in circa due ore e mezza (168 km) attraversa il deserto e porta al canyon di Yangikala, situato in una vasta depressione naturale. Milioni di anni fa questo era il fondo marino dell’Oceano Tetide; in seguito al progressivo prosciugamento delle sue acque, nel corso di migliaia di anni, si è formato l’insolito paesaggio che troviamo oggi, composto da una moltitudine di forme davvero spettacolari. Yangikala nella lingua locale significa Fortezza Fiammeggiante, un nome ispirato dalle straordinarie formazioni di arenaria createsi in seguito all’erosione del terreno operata dal vento e dalla pioggia. Di fronte c’è solo la grandiosità della natura: grosse rocce calcaree dai colori caldi si stagliano all’orizzonte, in una cornice che evoca un pianeta lontano. Si raggiunge la cima di una di queste sculture naturali, da dove si gode di un gran panorama sullo straordinario paesaggio. Poi si procede a piedi su un sentiero che in circa mezz’ora di cammino conduce a un altro punto panoramico, dove viene allestito il pranzo al sacco, usufruendo di comodi tavolini e sedie portati sin qui dagli autisti. Dopo questa piacevole esplorazione si torna indietro per un tratto con le jeep sullo stesso percorso e, con una piccola deviazione verso sud di circa un quarto d’ora, si raggiunge Gozli Ata, importante luogo di pellegrinaggio. Gozli Ata era un predicatore con un largo seguito di fedeli: faceva parte della corrente Sufi, la più mistica dell’Islam, molto popolare in Asia Centrale, e venne assassinato dagli invasori mongoli. Da allora giungono fino a qui pellegrini da tutto il Paese per rendergli omaggio. Nei pressi del mausoleo si trova la casa dei pellegrini e dietro a questa si apre un cimitero scenografico, dove spiccano diversi simboli sciamanici. Visitarlo trasmette un senso di magia, grazie anche alle stoffe dai mille colori che ornano le tombe, retaggio di antiche credenze pagane; un momento molto speciale anche per chi ama scattare foto. Da qui si prosegue in direzione sud attraverso una bella regione desertica ornata da diverse formazioni montuose, arrivando in circa due ore e mezza a Balkanabat (143 km), dove si pernotta presso il Nebitchi Hotel.
4°g. 13/9 Balkanabat – Nokhur – Kow Ata – Geok Tepe – Arkadag – Ashgabat
Oggi si torna nella capitale seguendo la strada che costeggia in direzione sudest le pendici del Kopet Dag, la catena montuosa che separa il Turkmenistan dall’Iran. Dopo circa mezz’ora d’auto una piccola deviazione porta ai pozzi petroliferi di Gundank. Il paesaggio è disseminato da numerose pompe a cavalletto, sembra di essere nel Texas del film Il Petroliere: è da qui che arriva una delle risorse che arricchiscono il Paese. Si riprende la strada per Ashgabat attraversando una zona desertica chiamata Cilburdj e dopo circa tre ore e mezza di viaggio (316 km) si giunge a Nokhur, piccolo villaggio incastonato in una valle raggiunta da pochi viaggiatori. Qui si trova il Santuario delle Sette Vergini, meta di pellegrinaggio da parte dei turkmeni. Poco distante, ecco tre cimiteri con molti simboli preislamici: elementi sciamanici e neopagani rendono il sito unico, come le corna di animali di grandezza diversa che sovrastano le lapidi dei defunti. La leggenda vuole che questa antica usanza allontani il maligno e gli spiriti negativi. Si pranza presso un ristorantino posto sotto una piccola cascata e, riprese le auto, in circa un’ora di viaggio (71 km) si giunge al lago sotterraneo di Kow Ata. Si tratta di una grande piscina d’acqua cristallina situata in una grotta profonda 65 metri. Il luogo è molto rinomato grazie alle calde acque sulfuree, dove è piacevole fare un bagno ristoratore nell’ambiente quasi surreale di questa ampia grotta nelle viscere della Terra. Nuovamente in auto, si transita dal villaggio di Geok Tepe, luogo tristemente famoso per la storia locale: qui un tempo sorgeva una fortezza strategica, che fu assediata dai russi il 6 novembre 1881. La vittoria in quella battaglia spalancò agli zaristi l’intero Paese, che venne annesso alla corona di San Pietroburgo. Nella mischia furono uccisi migliaia di soldati. Ashgabat ormai è vicina, ma prima di giungere in città sono in programma altre due brevi soste. La prima ad Arkadag, nuova città fantasma: la prima pietra venne posata il 10 aprile 2019 e in soli tre anni furono costruiti decine di case, sontuosi palazzi e uffici governativi, ma è ancora disabitata. La seconda sosta è al Mausoleo e Moschea di Turkmenbashy, oggi in fase di ristrutturazione. Nella capitale si soggiorna nuovamente allo Sport Hotel.
5°g. 14/9 Ashgabat – Mary – Merv – Abiwerd – Ashgabat
Si parte di buon mattino diretti all’aeroporto, dove ci si imbarca per Mary, capoluogo dell’omonima provincia ubicata ad est della capitale. Il volo parte alle 6.20 ed arriva alle 7 (orari da confermare). Giunti a destinazione, si prendono le auto e in circa 40 minuti si arriva a Merv, che fu una delle città più importanti lungo la Via della Seta. Le sue rovine sono Patrimonio Unesco. Si visita il grande sito archeologico, che comprende palazzi, moschee, roccaforti, grandi mura, caravanserragli e migliaia di abitazioni private. All’apice della gloria (XI-XII sec.), quando i turchi selgiuchidi ne fecero la loro capitale, Merv era conosciuta con il nome di Marv-i-Shahjahn, o Regina del Mondo, e assieme a Damasco, Baghdad e Il Cairo era considerata uno dei maggiori centri dell’Islam. Nel 1221, però, qui si consumò uno dei massacri peggiori della storia: i Mongoli dopo un lungo assedio espugnarono la città, uccidendo tutti i suoi abitanti. Il bilancio delle vittime – almeno 700 mila, secondo le valutazioni dell’epoca – è forse sovrastimato, ma Merv non tornò mai agli antichi splendori, anche perché le truppe di Tolui, figlio di Gengis Khan, distrussero la diga sul fiume Murghab, linfa vitale per la città. Terminata la visita si riprendono le auto e si parte in direzione ovest per raggiungere Ashgabat, un percorso di circa 3 ore e mezza (374 km). Lungo la strada si sosta alle rovine di Abiwerd, un tempo importante centro commerciale della provincia persiana del Khorasan settentrionale, situato in uno snodo importante lungo le Vie della Seta tra Nissa e Merv, una città che vantava anche legami con Nishapur, in Persia. Il nome della città deriva da una parola farsi che significa “grande porta”, perché da qui, per chi arrivava dall’attuale Iran, iniziava il deserto del Karakum. Rientro ad Ashgabat e soggiorno sempre allo Sport Hotel.
6°g. 15/9 Ashgabat – Darwaza
La giornata inizia con la visita all’ippodromo per ammirare gli splendidi Akhal-Teke, chiamati anche i “cavalli celesti”. Incrociata dalle tribù Teke che vivevano nelle oasi del Turkmenistan, secondo gli esperti è una delle più belle e antiche razze equine al mondo, discendente diretta del cavallo turcomanno. Oggi rappresentano un simbolo e un orgoglio nazionale, oltre che una grossa fonte di introiti, in quanto vengono venduti a caro prezzo in tutto il mondo, in particolare nei paesi arabi. Ci si sposta poi nel Parco Ashgabat, che ospita una grande statua di Lenin, una delle poche rimaste in Asia Centrale: una sua particolarità è il grande basamento arabeggiante a forma di tappeto, dove sono rappresentati i simboli delle cinque grandi tribù del Paese, ed anche il nome Lenin è scritto in arabo. A pochi passi di distanza si visita il bazar della città, dove è possibile acquistare souvenir di artigianato locale, come i caratteristici cappelli di pecora turkmeni. Dopo pranzo si parte in direzione nord per raggiungere Darwaza, conosciuta come la Porta dell’Inferno, attraverso il grande deserto del Karakum, che occupa oltre il 70% del territorio del Turkmenistan: il suo nome significa “sabbia nera”, per via della base scura del terreno su cui poggiano le sabbie. Si percorrono circa 265 km, circa quattro ore di viaggio. Subito dopo la partenza la strada taglia in due un grande lago salato, poi comincia la vastità del Karakum. Lungo il percorso è facile osservare dromedari e, a volte, anche le piccole volpi del deserto. A circa 20 km da Darwaza si incontra il cosiddetto cratere dell’acqua, grande e profondo, generato dalle ricerche di estrazione, dove l’acqua sorgiva affiora: osservandolo attentamente si possono notare piccole bolle di gas provenienti dal sottosuolo. Si raggiunge Darwaza al calar del sole, in uno scenario unico, che lascia di stucco: da una voragine si sprigionano grandi fuochi alimentati dalla presenza di giacimenti gassosi. Il cratere, largo circa 70 metri e profondo 30, si è formato per il collasso del terreno in un’area dove si trova la più grande riserva di metano del mondo. Le fiamme che vi bruciano costantemente vennero appiccate per la prima volta nel 1971 dai geologi sovietici, per evitare che il gas presente nel sottosuolo si propagasse senza controllo, e da allora non si sono mai spente. Ci si accomoda presso il campo yurte, che si raggiunge a piedi dal bordo del cratere in pochi minuti: si potrà così scoprire la tradizionale dimora dei popoli nomadi di queste regioni e godere del tramonto sulla Porta dell’Inferno, che con il buio offre uno spettacolo eccezionale. Si cena con un barbecue e poi, prima di coricarsi, è molto bello concedersi un’ultima passeggiata attorno al cratere, pura magia del deserto.
7°g. 16/9 Darwaza – Ashgabat
Dopo aver contemplato ancora una volta la Porta dell’Inferno, questa volta al sorgere del sole, si riprende la stessa strada utilizzata il giorno prima per tornare ad Ashgabat. Giunti nella capitale si visita il Museo Nazionale di Storia ed Etnografia, dove si ammira, tra le cose più interessanti, una collezione di reperti risalenti alla Civiltà di Gonur Tepe, conosciuta anche come Civiltà dell’Oxus, datati all’età del Bronzo: splendidi amuleti, sigilli e oggetti di culto. Terminata la visita si transita dall’Arco della Neutralità, imponente struttura costruita nel 1998 per celebrare la politica non belligerante adottata da Turkmenbashy. Sulla sommità del grande arco svetta una sua statua laminata d’oro: originariamente era mossa da un meccanismo che la faceva ruotare in modo che il presidente avesse sempre il viso illuminato dal sole. Ora il dispositivo è rotto e la statua è immobile, ma ancora oggi qualche anziano è pronto a sostenere che non era la statua di Nyazov a girare seguendo il sole, ma che era l’astro a ruotare seguendo Nyazov! Si transita poi dal Monumento all’Indipendenza del Turkmenistan, realizzato nell’ottavo anniversario della ricorrenza. Poco distante, ecco un altro monumento curioso: raffigura il libro del Ruhnama, opera dello stesso Turkmenbashy, in cui il presidente riscrisse la storia del suo popolo, proponendosi anche come guida spirituale del Paese. Ricco di insegnamenti moraleggianti e di indicazioni sul retto comportamento sia nella vita pubblica che nel privato, è stato adottato nelle scuole ed è materia di discussione nei colloqui di assunzione nei pubblici uffici. Le visite proseguono al Parco della Memoria, dove campeggia un grande toro tra le cui corna è incastonato il mondo: evoca un’antica credenza pagana locale, secondo la quale quando le persone compivano cattive azioni l’animale agitava la testa, “scrollando” la Terra e provocando terremoti. Difatti il monumento è dedicato alle vittime del terribile sisma di Ashgabat del 1948, in cui persero la vita decine di migliaia di persone, fra cui la madre di Nyazov, il futuro Turkmenbashy. L’altro grande monumento del Parco è costituito da quattro grandi pilastri al cui centro arde la fiamma eterna, in onore dei caduti della Seconda guerra mondiale. C’è anche una statua che raffigura una madre con due soldati turkmeni al fianco, a commemorare l’ultima battaglia persa contro i russi a Geok Tepe, nel 1881. Nel pomeriggio si visita la Chiesa Ortodossa, che dipende dalla diocesi di Tashkent, in Uzbekistan, punto di riferimento di una comunità che conta circa diciottomila fedeli. In ultimo ancora un parco, dove sorge la grande statua di Magtymguly Fragi, grande poeta e filosofo turkmeno del XVIII secolo. Alla sera, poi, si possono osservare gli interessanti giochi di luce che illuminano molti dei modernissimi palazzi di Ashgabat. Si pernotta sempre nel medesimo hotel e si chiude con un’ultima cena conviviale, per celebrare le bellezze e le emozioni vissute durante il viaggio. Chi lo desidera può fare una passeggiata nel grande centro commerciale che si trova proprio di fronte all’albergo.
8°g. Mercoledìo 17 settembre, volo di rientro
I voli per l’Italia partono al mattino e gli arrivi presso gli aeroporti italiani sono previsti in giornata.
GALLERIA FOTOGRAFICA
Ashgabat
Merv, mausoleo di Sultan Sanjar
Canyon di Yangikala
Cimitero di Gozly Ata
Ashgabat di notte
Darwaza, la Porta dell’Inferno
Turkmenbashi, moschea
Donne turkmene
Razza canina Alabai
Cavallo Akhal Teke
Ashgabat, museo del tappeto
Ashgabat, moschea di Ertugrul Gazi
Quadro di Kerimov Yagsymyrat
Campo a Darwaza
Gundank, pompa petrolifera
Canyon di Yangikala
Cammelli, deserto del Karakum
Ashgabat, statua di Lenin
Ashgabat, chiesa ortodossa
Ashgabat
Deserto tra Ashgabat e Darwaza
Merv
Anziani turkmeni
Parco dell’Indipendenza
Ashgabat, monumento alla Via della Seta
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NORME E ASSICURAZIONI
L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza “Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio” fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza “Filodiretto Protection” fornita da Nobis Compagnia di Assicurazioni. Le normative (Condizioni Generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.
Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.
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