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Tibet


Lhasa, Yarlung, Shangshung, Gughe e Kailash

Da Xining al Nepal, il sogno di una vita


Khyunlung Ngulkhar, Shangshung

Kailash, parete sud

Dungkar, visuale dalla cittadella

Jokhang, Songtsen Gampo e consorti

Donna tibetana

PARTENZA
30/8/2026
RITORNO
26/9/2026
DURATA
28 giorni
PARTECIPANTI
massimo 14

 Sintesi del viaggio


Il percorso di questo viaggio è pensato per chi ama il Tibet e la profondissima cultura spirituale che lo permea, un mondo che si è formato tra le vaste magnificenze di infiniti altopiani d’alta quota, vette di monti ornati dai ghiacciai, oasi di montagna e profonde gole solcate da fiumi vorticosi, che ha offerto al mondo la più profonda cultura esoterica che l’Uomo abbia sviluppato nel corso della sua tormentata storia. La meta è il Kailash, che svetta tra i più bei luoghi naturali in assoluto al mondo, in un territorio ricchissimo di testimonianze storiche affascinanti.

  • Xining
  • Lhasa
  • Samye
  • Zangri Kharmar
  • Tsetang
  • Yungdrungling
  • Tahilhumpo
  • Sakya
  • Chung Riwoche
  • Zangzang
  • Trongsa
  • Dune di Paryang
  • Manosarovar (Horchu)
  • Seralung
  • Trugo
  • Raksal Tal
  • Purang
  • Khorzak Gompa
  • Gokung
  • Thirtapuri
  • Shangshung
  • Gurugam
  • Toling
  • Tsaparang
  • Pyiang e Dungkar
  • Kailash
  • Pelkho Tso
  • Darkar Tarso
  • Katmandu

 Presentazione del viaggio


Il percorso di questo viaggio è pensato per chi ama il Tibet e la profondissima cultura spirituale che lo permea, un mondo che si è formato tra le vaste magnificenze di infiniti altopiani d’alta quota, vette di monti ornati dai ghiacciai, oasi di montagna e profonde gole solcate da fiumi vorticosi, che ha offerto al mondo la più profonda cultura esoterica che l’Uomo abbia sviluppato nel corso della sua tormentata storia. La meta è il Kailash, che svetta tra i più bei luoghi naturali in assoluto al mondo, in un territorio ricchissimo di testimonianze storiche affascinanti.

In sintesi, si raggiunge in volo Xining, capitale dello stato del Gansu in Cina, dove si visita il Kumbum e, se è concesso, il villaggio di Taktser, per poi partire da qui col famoso treno che attraversa l’altopiano tibetano fino a Lhasa. Si sosta a Lhasa per tre notti, visitandone gli imperdibili siti, e si prosegue per Samye e la valle dello Yarlung, estendendo questa immersione nelle origini storiche fino a Zangri Khamar, dove è ancora viva la presenza dell’immortale Macik Labdron. Si salpa quindi verso ovest, per la preziosa traversata che porta fino alle valli di Gughe; sulla via: Yungdruling, oggi il principale gompa bön di U e Tsang, Tashilhumpo, l’impressionante Sakya, Chung Riwoche, dove visse Tamtok Gyalpo, e tanti siti minori ed anche naturalmente belli, come le dune di Paryang a ridosso della catena himalaiana. Si esplorano le coste e tutti i siti del Manosarovar, o Lago della Madre, ed anche il magico Raksal Tal, arrivando fino alla regione di Purang, parte di Gughe. Oltre, attendono i segreti dei vasti bacini erosivi policromi del Sutlej. Si dedica una giornata alle fantastiche rovine di Shangshung, arrivando poi da qui con un percorso spettacolare a Toling, Tsaparang ed ai feudi di Pyiang e Dungkar. Si giunge così con una buona acclimatazione al Kailash, dove si effettua il kora avendo una giornata intera a Dirapuk, al cospetto della magica parete nord. Nel rientro, raggiunta Saga, si procede per il cuore dell’Himalaia ammirando il turchese Pelkho Tso con lo Shisha Pangma per poi tuffarsi nelle valli che portato in Nepal, incontrando sulla via l’eremo di Darkar Tarsol dove stette Milarepa. Giunti a Katmandu per chi lo desiderasse è possibile organizzare un’estensione e fermarsi qui più a lungo.

Per i dettagli del percorso consultare il Programma di Viaggio che segue.

Amitaba organizza viaggi al Kailash da ventisei anni e questo percorso giova di un ampio e positivo accumulo di esperienze. L’itinerario oggi è reso più semplice da strade che non richiedono l’utilizzo delle jeep e dalla disponibilità di sistemazioni che consentono di evitare di ricorrere ai campi mobili, ma resta la magnifica avventura che, chi ha vissuto, porta per sempre nel cuore. Sul nostro sito si trovano parecchie informazioni sul Tibet e la sua cultura; ad esempio la sezione ‘Tibet Occidentale ’ su Paesi e Tradizioni o la pagina ‘Buddismo tibetano e le sue scuole’.

NOTA TECNICA

Un viaggio al Kailash richiede spirito d’avventura ed una discreta condizione fisica, ma è affrontabile da chiunque sia animato da una sufficiente motivazione; i partecipanti devono avere un buon spirito di adattamento e disponibilità, anche perché le quote elevate possono rendere il carattere più spigoloso. Amitaba conduce spedizioni al Kailash fin dall’inizio della propria attività, e fa ovviamente tutto il possibile perché ogni cosa funzioni al meglio. In tutti questi anni fino ad oggi tutti i partecipanti hanno avuto la soddisfazione di valicare il mitico “Dolma La”, il temuto passo a nord del monte; per facilitare la salita, se richiesto con buon anticipo, è possibile noleggiare un cavallo (sono creature docili accompagnate dal loro cavallaro, non richiedono esperienza di equitazione). Lungo il sentiero del Kailash si avranno a disposizione dei portatori o degli yak per il trasporto del bagaglio personale.

Nel Tibet classico non ci sono problemi per la qualità degli alloggi; nel Tibet Occidentale vengono utilizzati i migliori disponibili ma in alcuni è richiesta una buona adattabilità; si segnala in particolare che le sistemazioni per le due notti nella zona di Thirtapuri (13 e 14/9), dove si alloggia nell’unico punto disponibile per essere il più possibile vicini a Shangshung e lungo il sentiero del Kailash, sono molto basiche e può essere necessario condividere le stanze che non sono provviste di servizi. In alcune delle giornate del viaggio è necessario consumare il pranzo al sacco, che viene predisposto dall’organizzazione.

Per gli spostamenti si utilizza un comodo mezzo dotato di aria condizionata.

Il clima previsto in questa stagione è solitamente bello, ma bisogna essere comunque sempre attrezzati per possibili piogge e nevicate. Le temperature minime previste si incontrano a Dirapuk a nord del Kailash, dove di notte si può scendere anche oltre i –5°c. In aggiunta all’usuale attrezzatura da montagna serve quindi un sacco a pelo perché gli alloggi nelle aree remote non sono riscaldati e le trapunte e coperte fornite non brillano per pulizia …; si consiglia un sacco che indichi un valore di sopportabilità di temperatura minima di -10°c, non perché si abbiano queste temperature, ma in quanto i valori dichiarati dai produttori sono molto ottimistici. Come vestiario si consiglia di avere con sé indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; è ottimo avere dei capi in pile ed una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode ed un paio di scarponcini adatti ai percorsi a piedi in montagna che siano impermeabili e con la suola adatta a camminare sulle pietre. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero, importante in particolare  per quando si fa la camminata attorno al Kailash – può andar bene anche uno zainetto utilizzato per il bagaglio a mano in aereo. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi ed una pila, possibilmente frontale (quelle che si tengono in testa con una fascia elastica, perché è utilissimo avere le mani libere).

L’ALTA QUOTA DEL TIBET

Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3650 metri di altitudine. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l’adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. Un punto cruciale si ha all’inizio con il treno, la ferrovia arriva nel punto più alto fino a 5072 metri di quota; fortunatamente le carrozze sono parzialmente pressurizzate e, se fosse necessario, a bordo è disponibile l’ossigeno. Giunti a Lhasa si pernotta per tre notti a 3650 mt, da qui si sosta a Samye e Tsetang, che sono località un pochino più in basso, ed a seguire si passa ai circa 3900 mt di Gyantse e Shigatse arrivando ai 4300 mt di Sakya. L’incremento così graduale dovrebbe consentire a quasi tutti di non aver particolari problemi.

Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico.

Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.

 Programma del viaggio


1°g. Domenica 30 agosto, partenza in volo per Xining

Per arrivare a Xining, capitale dello stato del Qinghai in Cina, vi sono diverse possibilità di volo; solitamente si vola dall’Italia su Pechino e si prede la connessione da lì; la maggior parte dei voli arriva nel corso della giornata successiva. Per la scelta del volo contattare Amitaba.

2°g. 31/8 Arrivo a Xining

A Xining è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba per il trasferimento presso l’hotel Wusi o simile. Tempo libero per relax e riposo.

3°g. 1/9 Xining: Kumbum, Taktse e treno per Lhasa

Ci si reca a sud della città di Xining per visitare l’università monastica di Kumbum Jampaling. Questo ampio complesso è uno dei cinque grandi centri di studio della scuola Ghelupa in Tibet. Fu edificato a partire dal XVI secolo da Rinchen Tsondru, discepolo del grande maestro Tsongkhapa, attorno ad un albero ed allo Stupa che segnano il luogo in cui nacque. Divenne uno dei centri monastici principali del Tibet, con una miriade di templi e conventi, e nei secoli subì attacchi e saccheggi anche da parte dei musulmani. Negli anni ’90 venne in buona parte restaurato ed oggi ospita una comunità di monaci di cui i tibetani sono circa la metà ed il resto in gran parte cinesi; oggi è molto frequentato anche da un gran numero di pellegrini e visitatori cinesi. Nel pomeriggio ci si reca a Martsang Drak ad est della città, un tempio appeso in modo spettacolare ad una falesia, molto pittoresco e bello da visitare ma privo di reperti artistici. Quindi, se le regole in essere lo consentono – la cosa varia spesso, con una deviazione sui monti a sud si arriva al villaggio di Taktser, il luogo di nascita del XIV Dalai Lama. Si vede la sua casa dove è stato costruito un piccolo tempio; durante l’ultima nostra visita si incontrò un suo zio che abita tutt’ora qui. Si torna quindi  in città per prendere il treno per Lhasa che parte alle 21.00 (orario da confermare): un viaggio di 1956 km che richiede quasi un giorno intero. Si hanno a disposizione cabine con quattro cuccette, con letti comodi e dotati di lenzuola pulite e coperte, ma non si può garantire che i partecipanti condividano le medesime cabine; a bordo del treno vi è un servizio ristorante, ma si consiglia di essere autonomi ed avere con sé delle bibite e degli spuntini.

4°g. 2/9 Arrivo a Lhasa

La ferrovia attraversa l’altopiano tibetano, il punto da cui si parte è a circa 2700 mt di quota; a sud della città di Golmund (2809 mt) si sale al passo del Kunlun (4700 mt) e si resta in altissima quota arrivando fino al punto più alto, il passo di Tanggula (5072 mt), da dove si scende gradatamente verso Lhasa, a 3650 mt. L’aria delle carrozze oltre Golmund viene arricchita di ossigeno e ci sono anche degli erogatori di ossigeno a diposizione per chi ne avesse bisogno, ma l’altezza si sente comunque con il respiro che spesso può farsi affannato e possono esserci difficoltà a dormire; è importante avere l’accortezza di ingerire molti liquidi. L’arrivo a Lhasa è previsto per le 19.50 (orario da confermare). Alla stazione è in attesa il corrispondente tibetano di Amitaba per il trasferimento presso il Kyichu o il Tashi Norla hotel.

5°g. 3/9 Lhasa: Jokhang, Gyuto, Gyume con il Barkor e la città vecchia

Si dedica la giornata alla visita di Lhasa, che potrà variare, ma si cercherà (fiato permettendo!) di vedere tutti i luoghi indicati. I punti salienti sono la visita della magnifica cattedrale del Jokhang, posta al centro del Barkor, che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende che è sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet, un luogo che lascia un forte segno nel cuore di ognuno. Ci si dedica poi ai siti classici e meno frequentati dai turisti, tutti a distanza di passeggiata nella città vecchia. Primo tra questi, il mistico tempio di Ramoce, preziosa gemma di estrema bellezza ed interesse storico ed artistico che fu fondata nel medesimo periodo del Jokhang ed ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto; quindi il vicino Gyume, sede dell’altro collegio tantrico Ghelupa di Lhasa. Ci attende il prezioso tempio di Muru Nyingma nel cuore del Barkor e, tempo e voglia permettendo, si potrà arrivare fino al convento di Ani Tshamkhung, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani.

6°g. 4/9 Lhasa: Potala, Norbulingka, Nechung  

(NB: una nota pratica: l’ingresso al Potala viene fissato dalle autorità ad un orario predeterminato, quindi la sequenza delle visite potrà variare) Ci si reca al Potala, l’imperdibile Palazzo del Dalai Lama colmo di tesori d’arte. Se le regole lo consentono si cercherà di vedere anche il piccolo tempio dei Naga sull’isolotto del laghetto posto a nord del Potala, dove nella saletta del primo piano vi sono decorazioni molto particolari. Prossima meta, il tempio di Nechung, antica sede dell’oracolo di stato tibetano, la cui effige viene accudita quotidianamente con apposite cerimonie, che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Nel pomeriggio si visita la piacevolissima enclave del Norbulingka, sede della residenza estiva dei Dalai Lama con splendidi giardini e diversi piccoli palazzi da visitare. Si cercherà di avere un poco di tempo libero nella parte finale della giornata, siamo a Lhasa e molti amano anche solo passeggiare tra le viuzze della città vecchia e tra le miriadi di negozietti.

7°g. 5/9 Lhasa – Samye

Per raggiungere Samye, nei pressi delle sponde dello Tsangpo oltre i monti a sud di Lhasa, è stata da poco completata un’ottima strada che consente di arrivare velocemente, con un percorso spettacolare, avendo così il tempo necessario per una bella visita. Samye è il più antico monastero buddista del Tibet, fondato nell’VIII secolo da Guru Rimpoce, nei pressi di una zona di belle dune di sabbia; il tempio principale, dove vi sono quasi sempre delle cerimonie in corso, è costruito su quattro livelli e rivela affreschi di rara bellezza e preziose statue. L’Utse è posizionato all’interno di un ampio recinto sacro, delimitato da un lungo muro circolare sormontato da piccoli chorten, dove si trovano diversi templi e quattro grandi Stupa, tutti meritevoli di una minuziosa visita, in particolare lo splendido tempio situato nel segmento settentrionale del grande Mandala. Per un ottimo finale della giornata ci si reca ad ammirare le luci della sera dalla collina del Hepori, posta a sud est nei pressi del Gompa, che offre una vista stupenda sulla valle tra lo sventolio delle bandiere di preghiera, con le dune di sabbia e lo Tsangpo, e soprattutto rivela in modo chiaro la forma mandalica dell’insieme voluta da Guru Rimpoce; il piccolo tempio sul colle è dedicato all’entità di protezione che venne assoggettata qui dal grande Guru, che dopo una storica metamorfosi oggi è ancora attiva e si manifesta come oracolo di stato tibetano, il grande Nechung. Si alloggia nell’hotel del monastero, comodo e ubicato vicinissimo al tempio.

8°g. 6/9 Samye – Zangri Kharmar – Tsetang

Si lascia Samye seguendo il deflusso dello Tsangpo verso est arrivando dopo 62 km di strada (circa un’ora e mezza), a Zangri Khamar, l’eremo di Machik Labdron, la veneratissima yogini dell’XI secolo. È posto su di una roccia rossiccia che si erge alta una cinquantina di metri sulla valle, un luogo che i tibetani considerano di elevatissima forza spirituale, imbevuto del potere delle dakini; sulla sommità del promontorio si trovano un tempio con decorazioni nuove ma molto belle,  dei chorten e la grotta di meditazione di Machik. Si torna da qui verso ovest arrivando a Tsetang  (36 km), dove ci attendono le visite di Tradruk, Yumbulagang e Rechung Puk. Il tempio di Tradruk, la cui fondazione è attribuita a Songtsen Gampo nell’VIII secolo, ha una struttura architettonica simile al Jokhang di Lhasa e l’interno regala una splendida atmosfera con un gran numero di cappelle affrescate e statue di fine fattura; vi sono custodite anche alcune importanti reliquie ed il Gonkhang, che si affaccia sul tetto, è carico di energia. Si prosegue lungo la valle dello Yarlung, punto d’origine della cultura tibetana, arrivando al Yumbulagang, tra i luoghi più pittoreschi, che fu il primo palazzo degli antichi re ed è stato restaurato nel 1982, gli interni sono tutti recenti ma molto belli con rappresentazioni anche statuarie spettacolari. A Rechung Phuk si ritirò il prediletto discepolo di Milarepa, il grande Rechung; il monastero è stato distrutto dai barbari invasori, ma i tibetani hanno ripristinato il tempio all’ingresso della grotta che conserva oggetti appartenuti al grande mistico. A Tsetang si alloggia presso l’hotel Yalonghe o simile.

9°g. 7/9 Tsetang – Yungdrungling – Shigatse (Tashilhumpo)

Si parte presto in direzione ovest diretti a Shigatse, che da qui dista in tutto 320 km, un lungo tragitto che risale il corso dello Tsangpo  facilitato da una strada veloce. Giunti al ponte che porta a nord verso Oyuk ed al Nam Tso lo si attraversa arrivando con una breve deviazione al monastero bön di Yungdrungling, posto su di un pittoresco piano a ridosso dei monti. E’ il centro maggiore di questa tradizione nelle province tibetane di U e Tsang; nei templi vi sono interessanti statue e molti mandala dipinti, tipici di questa scuola tibetana. Si prosegue per Shigatse, dove ci si reca a visitare il grandioso monastero di Tashilhumpo, fondato nel 1447 dal primo discepolo di Tsong Khapa, Gedun Drupa, retrospettivamente riconosciuto come la prima incarnazione del Dalai Lama, e sede storica del Panchen Lama. E’ uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori, tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. Si alloggia presso l’hotel Shiga Yangcha o simile.

10°g. 8/9 Shigatse – Sakya

Si lascia Shigatse seguendo la strada che porta verso il Nepal; valicato un passo si lascia la valle di Lhartse con una breve deviazione a sud che porta a Sakya, dove si alloggia presso l’hotel Yunfu o simile; la quota qui è di circa 4300 mt. Il colossale tempio – fortezza di Sakya, posto alle propaggini della grande catena himalaiana, tra il 1268 e il 1365 fu anche sede del governo del Tibet. È un sito ottimamente conservato di dimensioni impressionanti, con molti monaci che sono da tempo tornati a viverci, ed è ricchissimo da visitare. Già nelle torri perimetrali sono alloggiati dei templi ed all’interno delle poderose mura si trovano una serie di edifici importanti, tra cui la casa dell’Abate accanto a cui è situato un impressionante Gonkhang e, se qui si sale sul tetto del tempio centrale, si trova la cappella del protettore principale, luogo di grande forza esoterica. Ma è dal cortile più interno che si accede a tre colossali Lhakhang, con una profusione di affreschi e reperti artistici eccezionali: a sinistra quello dedicato alle cerimonie rituali, a destra uno che conserva colossali Stupa dei maestri storici dei Sakya ed incredibili affreschi di mandala, mentre di fronte si trova la sala principale dove nella mistica penombra vi sono statue di fattezza raffinata. Dietro a quest’ultimo tempio si scopre una delle biblioteche più preziose del Tibet, con migliaia di testi originali posti su scaffali alti una decina di metri o più. Sul monte di fronte al complesso, oltre il precipitoso torrente, vi sono le rovine dello Dzong più antico ed i resti di vecchi templi con un certo numero di chorten, alcuni templi attivi, tra cui quello edificato di fronte alla grotta del grande Siddha Kunga Nienpo, mitico fondatore della scuola sakyapa, ed il convento femminile.

11°g. 9/9 Sakya – Chung Riwoche – Zangzang

Tornati sulla strada principale che porta in Nepal si passa da Lhartse e la si lascia per seguire un percorso più settentrionale che supera un passo e transita da un lago per poi tonare a sud, scendendo nuovamente al grande fiume, giungendo a Chung Riwoche. Sopra a questo bel villaggio si ergono le rovine, interessanti da visitare, dello Dzong del mitico Tamtok Gyalpo, che fu Lama, Re e alchimista, costruttore medioevale di ponti sospesi fatti con catene di metallo la cui misteriosa composizione fa sì che non si arrugginiscano, di cui qui vi è un esempio. Di fronte al grande kumbum da lui realizzato, oggi in parte restaurato grazie allo sforzo di persone devote, vi è anche un piccolo tempio. Si lascia questo luogo magico tornando a nord sulla strada principale, seguendo un percorso in parte diverso, che emerge sul lago di Ngaring e, attraverso un ambiente di praterie d’alta quota, si arriva al paese di Zangzang, dove si alloggia in un hotel locale.

12°g. 10/9 Zangzang – Saga

Ci si reca al graziosissimo convento femminile di scuola Nyingmapa, situato ai margini dell’abitato. Spesso qui è possibile assistere alle cerimonie delle monache ed i due templi più vecchi sulla collinetta rivelano interni interessanti, in particolare quello più piccolo con rappresentazioni colorate su pietra che rappresentano le entità del Bardo. Si parte quindi verso ovest attraverso valli e passi erbosi in un bell’ambiente naturale fino a Saga, una anonima cittadina posta lungo il fiume Tsang Po, dove si alloggia presso l’Ougan hotel o simile.

13°g. 11/9 Saga – Dargyeling – Trongsa – Manosarovar (Horchu)

Il bellissimo percorso di questa lunga tappa, che impegna per circa 7/8 ore di guida ed è resa possibile grazie ai lavori di miglioramento della strada, attraversa una regione dove di frequente si vedono le tende dei nomadi. Superato un primo passo, con visuali bellissime sui picchi arditi, si attraversano territori di monti e pasture. A Trongsa si visita un interessante monastero con una piccola collina adorna di pietre incise e, prima di Paryang, una zona di dune di sabbia sullo sfondo dell’alto Himalaia. Oltre il passo del Mayum ed il lago di Te Tso si raggiungono le acque turchesi del “Lago della Madre”, il sacro Manosarovar, che viene circumambulato a piedi da molti pellegrini tibetani; da qui si vede per la prima volta il Kailash. Nei pressi del grande lago si sosta per la notte in una semplice locanda a Horchu, la migliore disponibile.

14°g. 12/6 Manosarovar (Seralung, Trugo) – Raksal Tal – Purang e Khorzak

Dal 2013 in questa regione è stato istituito un Parco Nazionale; quindi ci si deve adeguare alle regole che non consentono di utilizzare i propri veicoli lungo gran parte del perimetro del lago e si dovrà usufruire degli autobus forniti dalle autorità fino a dove è concesso di riprendere il proprio mezzo. Si seguono le rive del lago sacro in senso orario; i panorami sono fantastici, con i colori dell’acqua che continuano a variare nell’arco della giornata, si ha la mole del Gurla Mandata (7800 mt) a sud est e la visuale del Kailash a nord ovest oltre le acque del lago. Si sosta per una visita al monastero di Seralung, che come tutti i siti della regione è piuttosto piccolo: furono infatti sempre molto poche le persone che risiedevano permanentemente in queste remote regioni. Si prosegue per Trugo, un Gompa posto alle pendici del Gurla Mandata sul lato meridionale del lago, che dista circa 23 km da Seralung. Da qui si contorna la sponda meridionale e si lascia il bacino del Manosarovar arrivando al lago Raksal Tal, dove se ne segue per un tratto la costa ai piedi del colossale Gurla Mandata. Questo stupendo bacino d’acqua è altrettanto vasto, e da sempre è temuto dai pellegrini perché secondo la tradizione esoterica cela l’energia oscura o magica del principio femminile: sulle sue sponde non si trovano segni di devozione (bandiere di preghiera, muri mani, né monasteri); ma la vista, con il Gurla Mandata che si specchia nelle acque, il Kailash che occhieggia a nord e la mistica isola degli yogi contornata dalle sue acque, riesce a mitigare almeno per un po’ ogni timore! Giunti a Purang, una cittadina distrettuale cinese costruita nei luoghi che videro la fioritura di uno dei tre regni di Gughe, si alloggia presso l’hotel Himalaya o simile. Proseguendo oltre la cittadina si raggiunge il tempio di Khorzak, tra i più affascinanti della regione, con diversi reperti artistici importanti, a breve distanza dai confini con India e Nepal.

15°g. 13/9 Purang – Gokung – Manosarovar (Gossul, Chiu, Longpona) – Manshi (area di Thirtapuri)

Nei pressi della cittadina si visita il monastero rupestre di Gokung: presenta mirabili affreschi originali, in particolare nella grotta principale. Si torna quindi verso i laghi sacri, ripassando dal magnifico Raksal Tal ed arrivando all’incomparabile Manosarovar, dove ci si reca a visitare il monastero di Gossul, luogo di ritiro spirituale situato a sud ovest del lago, dove ci sono anche alcuni eremi, famoso per la raccolta delle sabbie che vengono utilizzate per la preparazione dei mandala. Anche da qui la panoramica sul vasto Lago della Madre ed il Gurla Mandata è incredibile. Si raggiunge quindi il monastero di Chiu, vera perla del Manosarovar, posto su di un colle che domina una spiaggia della costa nord ovest. Proseguendo, si raggiunge un punto panoramico e da qui si completa il giro del Manosarovar arrivando al Gompa di Longpona, situato sui colli della costa settentrionale. Si torna da qui sulla strada principale continuando verso ovest e, passando di fronte al monte Kailash, si prosegue oltre fino alla valle dove scorre il Sutlej, che porta a sud ovest verso Gughe. Si alloggia in quest’area nella località di Manshi, circa 95 km ad ovest di Longpona, vicino al sito di Thirtapuri; la locanda richiede un buono spirito di adattamento.

16°g. 14/9 Manshi: escursione a Shangshung

Si segue il fiume oltrepassando Gurugam e, oltre una gola ed un villaggio, si arriva alla misteriosa città rupestre di Khyunlung Ngulkhar, l’antichissima capitale di Shangshung, il regno che precedette Gughe, un sito dove il prof. Giuseppe Tucci individuò alcuni insediamenti rupestri che risalgono almeno a 3000 anni fa. E’ il sito più antico del Tibet: una città cesellata in un anfiteatro di rocce policrome che contorna una valle deserta solcata dal fiume blu; si accede attraversando un ponticello posto in un punto dove il Sutlej scorre in una stretta fenditura, ornata sui bordi da pozze di acqua sulfurea. In tempi recenti le autorità locali hanno costruito un sentiero metallico che consente una visita inerpicandosi tra le fantastiche rovine senza danneggiare il delicatissimo sito. Il luogo è di grande importanza poiché l’antico regno di Shangshung fu un punto d’origine della cultura tibetana, si estendeva quasi sull’intero Tibet e la sua religione era il bön, che in queste terre precedette il buddismo. Quando il regno di Yarlung in Tibet centrale cominciò ad espandersi ed a conquistare le zone adiacenti, all’epoca di re Songsten Gampo (VII sec.), anche lo Shangshung fu annesso e tutti questi immensi territori vennero chiamati Bod (Tibet). Si dedica tutta la giornata ad esplorare il sito, tornando alla locanda di Manshi alla sera.

17°g. 15/9 Manshi – Thirtapuri – Gurugam – Shangshung – Toling

Ci si reca a Thirtapuri, sulle sponde del fiume Sutlej, luogo sacro alla memoria di Guru Rimpoce, dove si trovano le acque sulfuree in cui i pellegrini tradizionalmente si bagnavano dopo il completamento del pellegrinaggio al Kailash. Vi sono alcuni templi ed un piccolo kora del monte arricchito da diversi muri Mani, un luogo speciale. Si prosegue lungo il fiume giungendo in breve al monastero bön di Gurugam, una visita molto interessante per le decorazioni nuove, ma molto ben eseguite; sulle falesie alle spalle del gompa si ammirano diversi esoterici eremi. Dopo la visita si prosegue per Toling. Vi sono due possibilità: quella che si cercherà di seguire è la strada più meridionale che passa più a ridosso della barriera himalaiana, che forma una candida ed altissima cintura di monti glaciali su cui troneggia lo splendido Kamet (7756 mt), scavalcando diverse magnifiche valli formatesi con le erosioni ed arrivando nell’immenso bacino erosivo policromo della regione di Toling. Si   transita da Dawa Dzong, uno dei luoghi dove Govinda conobbe le più forti ispirazioni che ci hanno affascinato nel suo classico “La via delle nuvole bianche”, ed altri siti. Al momento della redazione del programma il transito è consentito, ma a volte questo tratto viene chiuso a discrezione delle autorità locali, non vi è alcun possibile controllo su questa cosa. Ma nessun timore: l’altra strada, che passa più a nord, offre anch’essa una visuale incantevole sulla regione e sulle grandiose erosioni del bacino del Sutlej. Si alloggia presso il Gang Desi hotel o simile.

18°g. 16/9 Toling e Tsaparang

Ci si reca alla vicina Tsaparang, il sito forse più affascinante di tutta Gughe: un sentiero si inerpica tra alcuni celebri templi e miriadi di abitazioni rupestri (alcune sono affrescate) immergendosi in un tunnel scavato nella roccia che emerge nella cittadella che corona l’inaccessibile monte, dove l’imperatore aveva il suo semplice palazzo ed i templi. Al fascino del luogo si unisce il senso della presenza dei grandi santi che vi hanno abitato. Completata l’esplorazione si rientra a Toling dove si visita l’enclave monastica con il Tempio Rosso ed il Tempio Bianco che sono stati costruiti sotto la guida del Grande Traduttore, Rinchen Zangpo; questi templi secondo il Prof. G. Tucci costituiscono l’esempio più elevato dello stile artistico del Tibet Occidentale.

19°g. 17/9 Toling – Piyang – Dunkar – Darchen

Si prosegue il viaggio attraverso stupendi canyon erosivi con punti panoramici verso i monti glaciali dell’India arrivando nella valle di Dunkar. Si iniziano le visite dal sito di Piyang, uno dei feudi di Gughe, con resti estremamente interessanti e, nascosti in alcune grotte della cittadella, si ammirano antichissimi affreschi. Ci si reca quindi ai vicini templi rupestri di Dunkar; i capolavori d’arte preservati in questa falesia furono riscoperti nel 1992 e presentano alcuni degli affreschi più raffinati dell’antica arte tibetana; lo sfondo azzurro dei dipinti rende le figure ancora più eteree, incredibilmente sospese fuori dal tempo. Se si è sufficientemente in forma si potrà anche visitare la cittadella individuando il sentiero che, alle spalle delle poche case del minuscolo paese di Dunkar, si inerpica sul monte e, attraverso una stretta apertura, conduce sulla sommità: i resti sono molto interessanti, ed i panorami incredibili. Dopo queste indimenticabili esplorazioni si parte per tornare ad est verso il Kailash. Si riemerge dalle valli erosive di Gughe attraverso grandiosi passi godendo di panorami impossibili da immaginare e, proseguendo verso est, si arriva a Darchen, dove si alloggia presso l’Ouguan Hotel o simile. Siamo a circa 4700 mt di quota.

20°g. 18/9 Kora del Kailash: Darchen – Dirapuk

[NB: Come menzionato nella Nota Tecnica è possibile noleggiare un cavallo per tutto il kora; si tenga solo conto che la discesa dal passo del Dolma,, fino al raggiungimento della base della valle, va fatta camminando perché la discesa non è idonea ai cavalli] Il sentiero attorno al Kailash forma un grande anello di 54 chilometri; lungo il percorso sacro si incontrano una miriade di luoghi legati a storia, mito e leggenda, ed anche alcuni piccoli monasteri: l’insieme lo rende decisamente unico al mondo. La tappa di oggi porta dopo le prime due ore circa sulla piana di Tarboche, all’ingresso della valle occidentale del Kailash conosciuta come la “Valle di Amitaba”, il luogo dove si svolge Saga Dawa ai piedi della Piattaforma dei Mahasiddha ed in vista della sommità del sacro monte. Si segnala che fino a qui è consentito arrivare anche coi mezzi pagando un piccolo extra, quindi se un partecipante avesse timore per la durata della tappa odierna può decidere di partire a piedi da qui. Oltre Tarboche si transita ai piedi del monastero di Choku, che si erge sul versante occidentale, e viene visitato solo dai più tenaci, poi si sale gradualmente al cospetto dei colossali muraglioni occidentali del Kailash; a tratti dal sentiero appare altissima la cuspide sommitale. Si aggira il monte finché appare l’immortale parete nord, ai cui piedi si trova l’eremo di Dirapuk. Si alloggia in una semplice locanda in vista della maestosa parete, la quota è di circa 5000 metri.

21°g. 19/9 Kora del Kailash: Dirapuk

Si sosta presso la parete nord per godere appieno del luogo, ai piedi del Kailash, incorniciato dai due monti conosciuti come Chenresi e Manjushri. La giornata è anche utile per riposarsi e acclimatarsi per l’ultimo sforzo.

22°g. 20/9 Kora del Kailash: Dirapuk – Dolma La – Zutrulpuk

[NB: Esiste anche un piano B: non salire al Dolma e raggiungere Zutrulpuk tornando indietro a piedi fino a Tarboche ed utilizzando da qui delle jeep per tornare a Darchen e proseguire fino a Zutrulpuk. I veicoli portano al massimo quattro passeggeri e richiedono il pagamento di un extra] Salendo verso il passo di Dolma si transita da alcuni laghetti e da un punto dove i pellegrini usano lasciare qualcosa di personale: solitamente dei vestiti, e a volte anche delle … dentiere, per significare l’abbandono del peso del proprio karma e delle negatività del passato. Il mitico passo è alto circa 5600 metri; quindi la salita viene sempre svolta partendo presto al mattino e procedendo con grande tranquillità, senza fretta: sarà faticoso, ma fino ad oggi quasi tutti coloro che sono giunti qui con Amitaba ce l’hanno fatta! Dal Dolma, dove un’infinità di bandiere di preghiera sventolano al vento e non si vede più la vetta del Kailash, un luogo che commuove molti pellegrini, si scende ripidi passando subito dal laghetto di Tara, dove può capitare di vedere pellegrini induisti che eseguono un’abluzione nell’acqua gelida, a circa 5500 metri di altezza. Arrivati alle pasture della valle sottostante, che è conosciuta come la “Valle di Akshobya”, dove si trovano usualmente degli yak al pascolo, si continua con un lungo tratto di cammino pianeggiante, allietato da una breve visuale dello spigolo nord est del Kailash, e finalmente si giunge alla locanda nei pressi del piccolo Gompa di Zutrulpuk, un eremo costruito sul luogo dove il santo Milarepa meditava in una grotta, dove si può entrare e sedersi.

23°g. 21/9 Kora del Kailash: Zutrulpuk – Darchen; Chiu Gompa

Oltre Zutrulpuk, ormai in vista dei laghi sacri di Manosarovar e Raksal Tal, si esce dalla valle di Akshobya raggiungendo Darchen, completando il cammino. E’ anche possibile far venire fino all’uscita della valle il nostro mezzo di trasporto, evitando di camminare per gli ultimi chilometri. Si lascia Darchen senza indugi per arrivare al Gompa di Chiu sul lago Manosarovar, dove si alloggia nel nuovo hotel che offre anche delle vasche d’acqua termali per rilassarsi dopo la grande avventura del kora.

24°g. 22/9 Chiu Gompa – Saga

Si lascia questo magico angolo del mondo transitando a nord del grande lago turchese Manosarovar e si rivedono il lago di Te Tso, il Mayun La, il versante settentrionale dell’arco Himalaiano, le dune di Paryang e Trugo arrivando a Saga, dove si alloggia nel medesimo hotel.

25°g. 23/9 Saga – Pelkho Tso – Darkar Tarso – Kyirong

Si attraversa lo Tsangpo, si costeggiano laghi minori e si valicano alcuni passi raggiungendo un punto panoramico che offre una bella visuale sulla stupenda area nomadica del lago di Pelko, una zona di bellezza incomparabile su cui si affacciano maestose vette himalaiane, tra cui lo Shisha Pangma, che supera gli 8000 metri di quota. Da qui si torna indietro per un breve tratto e si valica la catena himalaiana immergendosi nella valli che conducono verso sud a Kyirong, una località situata a circa 2800 mt, dove si alloggia presso l’hotel Oomo Langzong. La strada transita dalla località dove si trova l’eremo di Darkar Tarso, dove soggiornò a lungo Milarepa, che si può visitare.

26°g. 24/9 Kyirong – Rusuwagadhi – Katmandu

Si prosegue per il confine con il Nepal a Rosuwagadhi (circa 20 km); si salutano la guida e l’autista tibetano e, superate le formalità di frontiera ed ottenuto il visto nepalese, si procede per Katmandu con guida, autista e veicolo nepalesi. Si segue la rigogliosa valle, abbellita da villaggi tradizionali, e pian piano si arriva – sono circa 150 km di distanza ma le condizioni disagevoli della strada possono richiedere anche più di 7 ore di guida. A Katmandu si alloggia presso l’hotel Dolmaling, ubicato nei pressi dello Stupa di Bodnath.

27°g. 25/9 Katmandu e volo di rientro

Tempo libero fino al trasferimento all’aeroporto per il volo di rientro. Gran parte dei voli partono nel pomeriggio o in serata con arrivo nella giornata successiva. Se fosse gradito o preferibile sostare a Katmandu più a lungo, aggiungendo eventuali visite od escursioni, Amitaba è a disposizione per predisporre ogni tipo di servizio richiesto.

28°g. Sabato 26 settembre, arrivo a destinazione

NB: Per chi volesse, Amitaba può organizzare un’estensione a Katmandu ed in Nepal, secondo i desideri dei partecipanti.

  GALLERIA FOTOGRAFICA

Kailash da Dirapuk
Shangshung, Khyunlung Ngulkhar
Khyunlung Ngulkhar, Shangshung
Kailash, parete sud
Dungkar, visuale dalla cittadella
Jokhang, Songtsen Gampo e consorti
Donna tibetana
Ingresso del Kumbum
Kumbum, panoramica
Tradruk a Tsetang
Zangzang
Bimbo tibetano nomade
Manosarovar e Gurla Mandata
Visuale da Seralung Gompa
Trugo Gompa
Khorzak Gompa
Shangshung
Tsaparang
Tsaparang, tempio bianco
Antico testo, Gompa di Piyang
Affresco a Piyang
Cittadella di Dungkar
Tempio rupestre a Dungkar
Mandala a Dungkar
Kailash, spigolo nord ovest
Palden Lhamo, Jokhang

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L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza “Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio” fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza “Filodiretto Protection” fornita da Nobis Compagnia di Assicurazioni. Le normative (Condizioni Generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.

Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.

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PAESI E TRADIZIONI

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Palden Lhamo, Jokhang

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