Tibet
Kailash con Saga Dawa
Da Lhasa ai laghi sacri, Gughe e Shangshung
Potala
Dune di Paryang
Saga Dawa, pellegrine a Tarboche
Kailash, Dirapuk Gompa
Manosarovar e Kailash
Sintesi del viaggio
Il Kailash svetta nella zona dell’altopiano del Tibet annoverata tra i più bei luoghi naturali in assoluto al mondo, oltremodo ricca di testimonianze storiche affascinanti. Giungervi durante la ricorrenza di Saga Dawa regala un’esperienza particolarmente intensa, i pellegrini provenienti da ogni parte del Tibet celebrano il propagarsi degli insegnamenti religiosi e l’eliminazione delle interferenze negative, si è testimoni della tenacia di persone di ogni età, vecchi e bimbi inclusi, che affrontano con fede il cammino di purificazione attorno al sacro monte, vestiti solo dei propri abiti tradizionali. Il tour è ricchissimo, imperdibile! Si vede Lhasa nel modo migliore, quindi Tashi Lhumpo e l’immortale Sakya, e si attraversano gli altopiani a ridosso della catena himalaiana. Si esplorano le coste e tutti i siti del Manosarovar, o Lago della Madre, ed anche il magico Raksal Tal, arrivando fino alla regione di Purang, parte di Gughe. Oltre, attendono i segreti della vasta regione degli inimmaginabili bacini erosivi policromi del Sutlej, con la capitale rupestre del Regno di Gughe, il sito più antico degli altopiani, ed il sottile respiro dell’arte immortale di Dungkar, Pyinag, Tsaparang e Toling. Al Kailash, per coronarne nel modo più bello la conoscenza, si percorrono sia il kora che le valli interne. Infine, rientrando, ci accolgono le pasture d’alta quota del lago turchese del Pelkho, su cui si affaccia lo Shisha Pangma, e la Montagna di Cristallo di Shegar.
Presentazione del viaggio
Amitaba organizza viaggi al Kailash da venticinque anni e questo percorso giova di un ampio e positivo accumulo di esperienze. L’itinerario oggi è reso più semplice da strade che non richiedono l’utilizzo delle jeep e dalla disponibilità di sistemazioni che consentono di evitare di ricorrere ai campi mobili, ma resta la magnifica avventura che, chi ha vissuto, porta per sempre nel cuore. Sul nostro sito si trovano parecchie informazioni sul Tibet e la sua cultura; ad esempio la sezione ‘Tibet Occidentale’ su Paesei e Tradizioni e la pagina ‘Buddismo tibetano e le sue scuole’.
Arrivati a Lhasa in volo dopo una visita molto completa della città e delle università monastiche, utile anche per l’acclimatazione (si sosta qui tre notti), si risale il corso dello Tsangpo fino a Shigatse dove si ammira il grande monastero del Tashi Lhumpo. Proseguendo verso ovest si sosta a Sakya, uno degli antichi e più affascinanti siti storici del Tibet, giunto a noi intatto e, oltre Lhartse, si segue la strada che porta al lago di Ngaring accedendo all’altopiano del Ciangtang, dove si valicano alcuni passi e si transita dalle vallate di Zangzang, toccando ancora lo Tsangpo nei pressi di Saga. Si segue quindi il bordo settentrionale dell’arco himalaiano, le cui vette glaciali spesso occhieggiano a sud, toccando luoghi molto belli, tra cui le dune di sabbia oltre Paryang ed il lago di Te Tso, che sono particolarmente apprezzati dai viaggiatori, oltre ai monasteri di Dargyeling e Trongsa. Arrivati nella regione del Kailash si percorrono per prime le rive orientali e meridionali del Manosarovar, l’immenso specchio turchese impreziosito da piccoli monasteri benedetti dalla visione della cuspide del sacro Kailash a nord ovest. Un luogo di bellezza impareggiabile che si estende ai piedi del grandioso Gurla Mandata, un monte glaciale che sfiora gli 8000 metri, incontrando i piccoli monasteri di Seralung e Trugo. Per completare la visita dei laghi sacri oltre al Manosarovar, che secondo l’esoterismo della regione trasmette la purezza dell’energia femminile, ci si reca al maestoso Raksal Tal, che ne nasconde invece l’aspetto iniziatico, e da qui nell’area di Purang, una delle tre antiche capitali di Gughe nel Tibet Occidentale, con gli interessanti siti di Gokung e Khorzak. Si completa quindi il giro del Manosarovar esplorandone la costa occidentale, coi siti di Gossul e Chiu, e settentrionale, con Longpona. Si vedono così tutti i versanti ed i luoghi sacri del Lago della Madre.
Si prosegue per le regioni di Shangshung e della parte principale di Gughe, dove si rimane basiti dalla bellezza ed interesse del bacino erosivo del Sutlej, una vastità immensa di canyon e monti policromi che ha sullo sfondo meridionale la maestosa catena himalaiana del Garwal indiano su cui occhieggia il Nanda Devi. In questo contesto quasi surreale si visitano siti storici incastonati armoniosamente nella natura, che rivelano tesori artistici impensabili; si inizia con le fonti di Guru Rimpoce a Thirtapuri ed il Gompa bön di Gurugam giungendo all’antichissima capitale rupestre di Shangshung, il potente regno che fu antagonista del nascente impero del Tibet e mistico luogo a cui si ascrive l’origine del Bön e delle tradizioni Dzogchen. Poi Toling e Tsaparang, capitali del regno centrale di Gughe, ed i loro feudi di Pyiang e Dunkar. Oltre all’inimmaginabile bellezza dei luoghi, questa fase del viaggio è molto utile anche per l’acclimatazione per il kora del Kailash.
Al Kailash si dedica una prima giornata a scoprire la magia delle valli interne, dove si trovano i siti di Selung e Gyangdrak, ottimo preludio per le grandi celebrazioni di Saga Dawa, che si seguono appieno esplorando anche i luoghi limitrofi alla piana di Tarboche, dove si svolgono. Dopo le celebrazioni si parte per la circumambulazione (il kora), avendo acquisito una buona acclimatazione, molto utile per percorrere con minor fatica i 54 km del sentiero sacro; il percorso a piedi può essere facilitato dall’utilizzo di docili cavalli da monta, un’opzione che può essere presa in seria considerazione dai meno allenati che desiderano assaporare il piacere di valicare il leggendario passo di Dolma. Nell’ultima giornata del kora, completato il cammino, si inizia il percorso di rientro transitando a nord del lago Manosarovar e riprendendo la strada già seguita fino a Saga, godendo ancora una volta degli splendidi panorami sulla catena himalaiana. Attraversato lo Tsangpo a Saga ci si avvia nella stupenda regione nomadica di Pelkho Tso, un lago turchese di bellezza tale da rivaleggiare con il Manosarovar, ritenuto da Amitaba uno dei luoghi nomadici più belli del Tibet, nei cui pressi si erge grandioso lo Shisha Pangma. Oltre Shegar, dove si trova uno stupendo dzong conosciuto come la “Montagna di cristallo”, si valica un passo per Lhartse e si torna a Shigatse e, dopo una visita di Yungdrungling, il sito bön più importante di queste regioni del Tibet, si giunge all’aeroporto di Lhasa per il rientro.
NOTA TECNICA
Un viaggio al Kailash richiede spirito d’avventura ed una discreta condizione fisica, ma è affrontabile da chiunque sia animato da una sufficiente motivazione; i partecipanti devono avere un buon spirito di adattamento e disponibilità, anche perché le quote elevate possono rendere il carattere più spigoloso. Amitaba conduce spedizioni al Kailash fin dall’inizio della propria attività, e fa ovviamente tutto il possibile perché ogni cosa funzioni al meglio. In tutti questi anni fino ad oggi tutti i partecipanti, ad eccezione solo di due, hanno avuto la soddisfazione di valicare il mitico “Dolma La”, il temuto passo a nord del monte; per facilitare la salita, se richiesto con buon anticipo, è possibile noleggiare un cavallo (sono creature docili accompagnate dal loro cavallaro, non richiedono capacità di equitazione). Lungo il sentiero del Kailash si avranno a disposizione dei portatori o degli yak per il trasporto del bagaglio personale.
Nel Tibet classico non ci sono problemi per la qualità degli alloggi; nel Tibet Occidentale vengono utilizzati i migliori disponibili ma in alcuni è richiesta una buona adattabilità; si segnala in particolare che le sistemazioni per le due notti lungo il sentiero del Kailash e per la notte a Horchu sono molto basiche.
Per gli spostamenti si utilizzano pulmini privati dotati di aria condizionata.
Il clima previsto in questa stagione è solitamente bello, ma bisogna essere comunque sempre attrezzati per possibili piogge e nevicate. Le temperature minime previste si incontrano a Dirapuk a nord del Kailash, dove di notte si può scendere anche oltre i –5°c. In aggiunta all’usuale attrezzatura da montagna serve quindi un sacco a pelo perché gli alloggi nelle aree remote non sono riscaldati; si consiglia un sacco che indichi un valore di sopportabilità di temperatura minima di -10°c, non perché si abbiano queste temperature, ma in quanto i valori dichiarati dai produttori sono molto ottimistici. Come vestiario si consiglia di avere con sé indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; è ottimo avere dei capi in pile ed una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode ed un paio di scarponcini adatti ai percorsi a piedi in montagna che siano impermeabili e con la suola adatta a camminare sulle pietre. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero, importante in particolare per quando si fa la camminata attorno al Kailash – può andar bene anche uno zainetto utilizzato per il bagaglio a mano in aereo. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi ed una pila, possibilmente frontale (quelle che si tengono in testa con una fascia elastica, perché è utilissimo avere le mani libere).
L’ALTA QUOTA DEL TIBET
Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3650 metri di altitudine. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l’adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze; si inizia pernottando a Lhasa tre notti a cui segue un aumento della quota graduale: Shigatse 3900 / Sakya 4300 / Saga 4600. Si resta poi intorno ai 4500 fino al momento in cui si effettua il kora del Kailash.
Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico.
Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.
Programma del viaggio
1°g. Martedì 27 maggio, partenza in volo per Chengdu
Per arrivare a Chengdu, capitale dello stato cinese del Sichuan, vi sono diverse possibilità di volo con l’arrivo solitamente previsto nella giornata successiva. Per la scelta del volo contattare Amitaba.
2°g. 28/5 Arrivo a Chengdu
A Chengdu è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba per il trasferimento presso l’hotel Holiday Inn Express o simile. Tempo libero e relax.
3°g. 29/5 Chengdu – Lhasa
Partenza in volo per Lhasa nel corso della mattina, un tragitto di circa due ore. Qui è in attesa dei partecipanti la guida tibetana; trasferimento in pulmino privato a Lhasa (64 km, poco più di un’ora), sistemazione presso l’hotel Kyichu o simile, situato ai margini della città vecchia, e riposo. Per favorire l’acclimatazione e iniziare ad assaporare la parte vecchia della città ci si reca per una tranquilla passeggiata col capogruppo al Barkor, la strada che pullula di pellegrini e circumambula la cattedrale di Lhasa, punto focale della vita tibetana e vivacissimo mercatino. Ci si muove con calma, piano, per iniziare ad acclimatarsi; la quota è di circa 3650 mt.
4°g. 30/5 Lhasa: Potala, Jokhang, Gyuto, Gyume e città vecchia
(NB: una nota pratica: l’ingresso al Potala viene fissato dalle autorità ad un orario predeterminato, quindi la sequenza delle visite potrà variare) Ci reca al Potala, l’imperdibile Palazzo del Dalai Lama colmo di tesori d’arte. Si prosegue quindi con la visita dalla magnifica cattedrale del Jokhang, posta al centro del Barkor, che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende che è sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet, un luogo che lascia un forte segno nel cuore di ogni persona che abbia un minimo contatto col mondo del Tibet. Si dedica il resto della giornata ai siti classici e meno frequentati dai turisti, tutti a distanza di passeggiata nella città vecchia. S’inizia dal mistico tempio di Ramoce, preziosa gemma di estrema bellezza ed interesse storico ed artistico che fu fondata nel medesimo periodo del Jokhang ed ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto; quindi il vicino Gyume, sede dell’altro collegio tantrico Ghelupa di Lhasa. Tempo e voglia permettendo si potrà poi procedere per il prezioso tempio di Muru Nyingma arrivando fino al convento di Ani Tshamkhung, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani.
5°g. 31/5 Lhasa: Drepung, Nechung, Sera, Norbulingka
Oggi si visitano le università monastiche nei pressi di Lhasa. Si inizia con Drepung, che prima dell’invasione era la più grande del Tibet, includendo il vicino tempio di Nechung, antica sede dell’oracolo di stato tibetano che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Nel pomeriggio ci si reca a visitare l’università monastica di Sera, posta ai margini della città, dove spesso si può assistere al dibattito dei monaci. Rientrati in città, ultima tappa della giornata è al Norbulingka, il palazzo estivo dei Dalai Lama immerso in un bel giardino.
6°g. 1/6 Lhasa – Shigatse e Tashi Lhunpo
Si lascia la valle di Lhasa iniziando il viaggio verso ovest, si segue il deflusso del fiume Kyuchu incontrando in breve lo Tsang Po, di cui si seguono le rive fino a Shigatse che dista circa 270 km, un percorso che richiede circa 5 ore di viaggio lungo una strada veloce e ben tracciata. Si alloggia presso l’hotel Shiga Yangcha o simile. Ci si reca a visitare il grandioso monastero di Tashi Lhunpo, fondato nel 1447 dal primo discepolo di Tsong Khapa, Gedun Drupa, retrospettivamente riconosciuto come la prima incarnazione del Dalai Lama, e sede storica del Panchen Lama; è uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori, tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. La quota qui è di circa 3900 mt.
7°g. 2/6 Shigatse – Sakya
Si lascia Shigatse seguendo la strada che porta verso il Nepal; valicato un passo si lascia la valle di Lhartse con una breve deviazione a sud che porta a Sakya, dove si alloggia presso l’hotel Yunfu; la quota qui è di circa 4300 mt. Il colossale tempio – fortezza di Sakya, posto alle propaggini della grande catena himalaiana, tra il 1268 e il 1365 fu anche sede del governo del Tibet. È un sito ottimamente conservato di dimensioni impressionanti, con molti monaci che sono da tempo tornati a viverci, ed è ricchissimo da visitare. Già nelle torri perimetrali sono alloggiati dei templi ed all’interno delle poderose mura si trovano una serie di edifici importanti, tra cui la casa dell’Abate accanto a cui è situato un impressionante Gonkhang e, se qui si sale sul tetto del tempio centrale, si trova la cappella del protettore principale, luogo di grande forza esoterica. Ma è dal cortile più interno che si accede a tre colossali Lhakhang, con una profusione di affreschi e reperti artistici eccezionali: a sinistra quello dedicato alle cerimonie rituali, a destra uno che conserva colossali Stupa dei maestri storici dei Sakya ed incredibili affreschi di mandala, mentre di fronte si trova la sala principale dove nella mistica penombra vi sono statue di fattezza perfetta. Dietro a quest’ultimo tempio si scopre una delle biblioteche più preziose del Tibet, con migliaia di testi originali posti su scaffali alti una decina di metri o più. Sul monte di fronte al complesso, oltre il precipitoso torrente, vi sono le rovine dello Dzong più antico ed i resti di vecchi templi con un certo numero di chorten, alcuni templi attivi, tra cui quello edificato di fronte alla grotta del grande Siddha Kunga Nienpo, mitico fondatore della scuola sakyapa, ed il convento femminile.
8°g. 3/6 Sakya – Zangzang – Saga
Tornati sulla strada principale che porta in Nepal si passa da Lhartse e la si lascia per seguire un percorso più settentrionale che supera un passo e transita da un primo lago e quindi dal lago di Ngaring e, attraverso un ambiente di praterie d’alta quota, si arriva a Zangzang, un villaggio dove si trova un interessante convento femminile di scuola Nyingmapa. Da qui si prosegue sempre verso ovest attraverso valli e passi erbosi in un bell’ambiente naturale fino a Saga, sul fiume Tsang Po, dove si alloggia presso l’Ougan hotel o simile; la quota è di circa 4600 mt.
9°g. 4/6 Saga – Dargyeling – Trongsa – Manosarovar (Horchu)
Il bellissimo percorso di questa lunga tappa, che impegna per circa 7/8 ore di guida ed è resa possibile grazie ai lavori di miglioramento della strada, attraversa una regione dove di frequente si vedono le tende dei nomadi. Superato un primo passo attraverso un’area di monti e pasture si lascia con una breve deviazione la strada salendo a Dargyeling, un bel monastero posto panoramicamente sopra le vaste valli erbose. Proseguendo, a Trongsa si trova un interessante monastero con una piccola collina adorna di pietre incise e, prima di Paryang, una zona di dune di sabbia sullo sfondo dell’alto Himalaia. Oltre il passo del Mayum ed il lago di Te Tso si raggiungono le acque turchesi del “Lago della Madre”, il sacro Manosarovar, che viene circumambulato a piedi da molti pellegrini tibetani; da qui si vede per la prima volta il Kailash. Nei pressi del grande lago si sosta per la notte in una semplice locanda a Horchu, di meglio non c’è; la quota è di circa 4600 mt.
10°g. 5/6 Manosarovar (Seralung, Trugo) – Raksal Tal – Purang (Gokung e Khorzak)
Dal 2013 in questa regione è stato istituito un Parco Nazionale; quindi ci si deve adeguare alle regole che non consentono di utilizzare i propri veicoli lungo gran parte del perimetro del lago e si dovrà molto probabilmente usufruire degli autobus forniti dalle autorità fino al monastero di Trugo. Si seguono le rive del lago sacro in senso orario; i panorami sono fantastici, con i colori dell’acqua che continuano a variare nell’arco della giornata, si ha la mole del Gurla Mandata (7800 mt) a sud est e la visuale del Kailash a nord ovest oltre le acque del lago. Si sosta per una visita al monastero di Seralung, che come tutti i siti della regione è piuttosto piccolo: furono infatti sempre molto poche le persone che risiedevano in queste remote regioni. Si prosegue per Trugo, un Gompa posto alle pendici del Gurla Mandata sul lato meridionale del lago, che dista circa 23 km da Seralung. Qui, se lo si è dovuto lasciare, si viene raggiunti dal nostro veicolo; si contorna la sponda meridionale e si lascia il bacino del Manosarovar arrivando al lago Raksal Tal, dove se ne segue per un tratto la costa ai piedi del colossale Gurla Mandata. Questo stupendo bacino d’acqua è altrettanto vasto, e da sempre è temuto dai pellegrini perché secondo la tradizione esoterica cela l’energia oscura o magica del principio femminile: sulle sue sponde non si trovano segni di devozione (bandiere devozionali, muri mani, né monasteri); ma la vista, con il Gurla Mandata che si specchia nelle acque, il Kailash che occhieggia a nord e la mistica isola degli yogi contornata dalle sue acque, riesce a mitigare almeno per un po’ ogni timore! Giunti a Purang, una cittadina distrettuale cinese costruita nei luoghi che videro la fioritura di uno dei tre regni di Gughe, si alloggia presso l’hotel Himalaya. Nei pressi si visita il monastero rupestre di Gokung: presenta mirabili affreschi originali, in particolare nella grotta principale. Oltre la cittadina si raggiunge il tempio di Khorzak, tra i più affascinanti della regione, con diversi reperti artistici importanti.
11°g. 6/6 Purang – Manosarovar (Gossul, Chiu, Longpona) – Darchen
Si torna verso i laghi sacri, ripassando dal magnifico Raksal Tal ed arrivando all’incomparabile Manosarovar, dove ci si reca a visitare il monastero di Gossul, luogo di ritiro spirituale situato a sud ovest del lago dove ci sono anche alcuni eremi, famoso per le sabbie che si trovano nei dintorni che vengono utilizzate per la preparazione dei mandala. Anche da qui la panoramica sul vasto Lago della Madre è incredibile. Si raggiunge quindi il monastero di Chiu, vera perla del Manosarovar, posto su di un colle che domina una spiaggia della costa nord ovest. Proseguendo, si raggiunge un punto panoramico e da qui si completa il giro del Manosarovar arrivando al Gompa di Longpona, situato sui colli della costa settentrionale. Si continua quindi per un tratto verso ovest arrivando ai piedi del monte Kailash a Darchen, punto di partenza del pellegrinaggio attorno alla montagna sacra, dove si alloggia presso l’hotel Ouguan. Il villaggio è situato a circa 4700 metri di quota; può essere pieno di sporcizia e ad alcuni toglie la poesia del luogo, ma è l’unico punto di sosta possibile.
12°g. 7/6 Darchen – Thirtapuri – Gurugam – Shangshung – Toling
Si parte presto verso ovest per Thirtapuri, la giornata è molto ricca. La prima tappa è a Thirtapuri, sulle sponde del fiume Sutlej, luogo sacro alla memoria di Guru Rimpoce (Padmasambhava), dove si trovano le acque sulfuree in cui i pellegrini tradizionalmente si bagnavano dopo il completamento del pellegrinaggio al Kailash. Vi sono alcuni templi ed un piccolo kora del monte arricchito da diversi muri Mani, un luogo speciale. Si prosegue lungo il fiume giungendo in breve al monastero bön di Gurugam, una visita interessante. Quindi, oltre una gola e superato un villaggio, si arriva alla misteriosa città rupestre di Khyunlung Ngulkhar, l’antichissima capitale di Shangshung, il regno che precedette Gughe, un sito dove il prof. Giuseppe Tucci individuò alcuni insediamenti rupestri che risalgono almeno a 3000 anni fa. E’ il sito più antico del Tibet: una città cesellata in un anfiteatro di rocce policrome che contorna una valle deserta solcata dal fiume blu; si accede attraversando un ponticello posto in un punto dove il Sutlej scorre in una stretta fenditura, ornata sui bordi da pozze di acqua sulfurea. In tempi recenti le autorità locali hanno costruito un sentiero metallico che consente ora una visita senza danneggiare il delicatissimo sito. Il luogo è di grande importanza poiché l’antico regno di Shangshung fu un punto d’origine della cultura tibetana, si estendeva quasi sull’intero Tibet e la sua religione era il bön, che in queste terre precedette il buddismo. Quando il regno di Yarlung in Tibet centrale cominciò ad espandersi ed a conquistare le zone adiacenti, all’epoca di re Songsten Gampo (VII sec.) anche lo Shangshung fu annesso e tutti questi immensi territori vennero chiamati Bod (Tibet). Dopo la visita per recarsi da qui a Toling vi sono due possibilità; quella che si cercherà di seguire è la strada più meridionale che passa più a ridosso della barriera himalaiana transitando da Dawa Dzong, uno dei luoghi dove Govinda conobbe le più forti ispirazioni che ci hanno affascinato nel suo classico “La via delle nuvole bianche”, ed altri siti. Al momento della redazione del programma è consentito, ma a volte questo tratto viene chiuso a discrezione delle autorità locali, non vi è alcun possibile controllo su questa cosa. Ma nessun timore: la strada che si percorre solitamente, che passa più a nord, offre anch’essa una visuale incantevole sulla regione e sulle grandiose erosioni del bacino del Sutlej.
13°g. 8/6 Tolin e Tsaparang
Si visita l’enclave monastica di Toling: il Tempio Rosso ed il Tempio Bianco sono stati costruiti sotto la guida del Grande Traduttore, Rinchen Zangpo; questi templi secondo il Prof. G. Tucci costituiscono l’esempio più elevato dello stile artistico del Tibet Occidentale. Ci si reca quindi alla vicina Tsaparang, il sito forse più affascinante di tutta Gughe: un sentiero si inerpica tra alcuni templi e miriadi di abitazioni rupestri (alcune sono affrescate) immergendosi in un tunnel scavato nella roccia che emerge nella cittadella che corona l’inaccessibile monte, dove l’imperatore aveva il suo semplice palazzo ed i templi. Al fascino del luogo si unisce il senso della presenza dei grandi santi che vi hanno abitato. Completata l’esplorazione si rientra a Toling.
14°g. 9/6 Toling – Piyang – Dunkar – Darchen
Si prosegue il viaggio attraverso stupendi canyon erosivi con punti panoramici verso i monti glaciali dell’India arrivando nella valle di Dunkar. Si iniziano le visite dal sito di Piyang, uno dei feudi di Gughe, con resti estremamente interessanti e, nascosti in alcune grotte della cittadella, si ammirano antichissimi affreschi. Ci si reca quindi ai vicini templi rupestri di Dunkar; i capolavori d’arte preservati in questa falesia furono riscoperti nel 1992 e presentano alcuni degli affreschi più raffinati dell’antica arte tibetana; lo sfondo azzurro dei dipinti rende le figure ancora più eteree, incredibilmente sospese fuori dal tempo. Si potrà anche visitare la cittadella, individuando il sentiero che, alle spalle delle poche case del minuscolo paese di Dunkar, si inerpica sul monte e, attraverso una stretta apertura, conduce sulla sommità: i resti sono molto interessanti, ed i panorami incredibili. Dopo queste indimenticabili esplorazioni si parte per tornare ad est verso il Kailash. Si riemerge dalle valli erosive di Gughe attraverso grandiosi passi godendo di panorami impossibili da immaginare, e proseguendo verso est si arriva a Darchen, dove si alloggia nel medesimo hotel; siamo a circa 4700 mt di quota.
15°g. 10/6 Valli interne del Kailash, Selung e Gyangdrak
Superata la fenditura alle spalle del paese si accede alla valli interne del Kailash; ci si reca al piccolo Gompa di Selung, punto di accesso al sentiero che porta al kora interno, un percorso che si inerpica fino alla mitica grotta dei Chorten, incastonata nella parete sud, seguito da rari pellegrini che abbiano anche compiuto almeno 12 kora lungo il perimetro esterno del monte. Da qui si raggiunge il gompa Drigung di Gyangdrak, che è stato restaurato da discepoli svizzeri che hanno curato le sistemazioni in Ladakh a Wanla ed altri siti storici. Anche questo è un punto di grande magia. Per chi se la sentisse, il monte alle spalle del Gompa consente una salita non tecnica ma su terreni privi di sentieri, con panorami stupendi a prescindere da dove si riesce ad arrivare; dalla vetta lo sguardo spazia dai laghi sacri e dal Gurla Mandata verso le catene himalaiane dell’India ed a ovest fino allo Spiti ed oltre e si ha una visuale sul kora interno. Al momento della redazione del programma i siti di Selung e Gyangdrak sono accessibili coi mezzi; se le autorità dovessero chiuderli (può sempre succedere qui) si potrà fare almeno una parte dei percorsi a piedi.
16°g. 11/6 Kailash, Saga Dawa a Tarboche
La piana di Tarboche, dove si svolgono le celebrazioni per Saga Dawa, è situata all’imbocco della valle di Amitaba ad ovest del Kailash e dista circa 2 ore di cammino; per chi lo desiderasse è possibile arrivare fino a lì, ed anche tornare, col pulmino. Una vasta folla di pellegrini giunta fin qui da ogni angolo del Tibet si raduna attorno alla piana al cui centro viene issato un grande palo, eseguendo un antico rituale di purificazione condotto da alcuni Lama, una sorta di agopuntura esoterica che serve per tenere sopite le negatività. L’evento è poi seguito da momenti festosi, circumambulazioni vorticose, lanci di farina di tsampa, corse di cavalli. Si avrà del tempo per esplorare la zona, salendo alla piattaforma dei “Mahasiddha”, dove si trova anche un celebre cimitero celeste che ora però non si vede usare e, per chi se la sente, recandosi al monastero di Choku, appollaiato alle pareti occidentali della valle, che offre anche un ottimo panorama della parete sud del Kailash. Completate queste attività si rientra per la notte a Darchen; infatti non è consentito campeggiare a Tarboche e seguendo gli eventi non si avrebbe il tempo e forse neppure l’energia per arrivare poi fino a Dirapuk a nord del Kailash.
17°g. 12/6 Kora del Kailash: Darchen – Dirapuk
Il sentiero che percorre l’anello completo attorno al Kailash è lungo 54 chilometri. Alcuni oggi scelgono di percorrere coi mezzi il tratto iniziale fino a Tarboche o anche un poco oltre e così anche la parte finale dall’uscita della vallata fino a Darchen; per chi preferisse si può organizzare. Il bagaglio personale viene portato dai portatori o dagli yak; si lascia a Darchen quanto non è necessario. Lungo il sentiero sacro si incontrano una miriade di luoghi legati a storia, mito e leggenda, ed anche alcuni piccoli monasteri: l’insieme lo rende decisamente unico al mondo Oltrepassata la piana di Tarboche si transita ai piedi del monastero di Choku, che si erge sul versante occidentale, e si sale gradualmente al cospetto dei colossali muraglioni occidentali del Kailash; a tratti dal sentiero appare altissima la cuspide sommitale. Si aggira il monte finché appare l’immortale parete nord, ai cui piedi si trova l’eremo di Dirapuk; si alloggia in una semplice locanda in vista della maestosa parete, la quota è di circa 5000 metri.
18°g. 13/6 Kora del Kailash: Dirapuk – Dolma La – Zutrulpuk
Salendo verso il passo di Dolma si transita da alcuni laghetti e da un punto dove i pellegrini usano lasciare qualcosa di personale: solitamente dei vestiti, e a volte anche delle … dentiere, per significare l’abbandono del peso del proprio karma e delle negatività del passato. Il mitico passo è alto circa 5600 metri; quindi la salita viene sempre svolta procedendo con grande tranquillità, senza fretta: sarà faticoso, ma fino ad oggi tutti coloro che sono giunti qui con Amitaba (tranne due) ce l’hanno fatta! Dal Dolma, dove un’infinità di bandiere di preghiera sventolano al vento e non si vede più la vetta del Kailash, un luogo che commuove molti pellegrini, si scende ripidi passando subito dal laghetto di Tara, dove può capitare di vedere pellegrini induisti che eseguono un’abluzione nell’acqua gelida, a circa 5500 metri di altezza. Arrivati alle pasture della valle sottostante, dove si trovano usualmente degli yak al pascolo, si continua con un lungo tratto di cammino pianeggiante allietato da una visuale dello spigolo nord est del Kailash e finalmente si giunge alla locanda nei pressi del piccolo Gompa di Zutrulpuk, costruito sul luogo dove il santo Milarepa meditava in una grotta.
19°g. 14/6 Kora del Kailash: Zutrulpuk – Darchen; Drongba
Oltre Zutrulpuk, ormai in vista dei laghi sacri di Manosarovar e Raksal Tal, si esce dalla valle di Akshobya raggiungendo Darchen, completando il cammino. Si ‘fugge’ subito dal villaggio iniziando un primo tratto del percorso di rientro verso Lhasa; si transita a nord del grande lago turchese Manosarovar e si rivedono il lago di Te Tso, il Mayun La, il versante settentrionale dell’arco Himalaiano, le dune di Paryang. Giunti a Drongba si alloggia presso un hotel locale.
20°g. 15/6 Drongba – Saga – Pelkho Tso – Shegar
Arrivati a Saga si attraversa lo Tsangpo e si costeggiano laghi minori e si valicano alcuni passi raggiungendo la stupenda area nomadica del lago di Pelko, una zona di bellezza incomparabile: su questo grande lago blu turchese, in un ambiente popolato dai nomadi, si affacciano maestose vette himalaiane, tra cui lo Shisha Pangma, che supera gli 8000 metri di quota. Oltre Pelkho ci si congiunge con la strada che arriva dal Nepal e si continua a seguire l’arco himalaiano; nei giorni limpidi si ammirano il Cho Oyu e l’Everest. Superata Tingri si arriva a Shegar, dove si alloggia presso l’hotel Roof of the World Garden.
21°g. 16/6 Shegar – Shigatse
Si visita la ‘Montagna di Cristallo’: le ardite mura del castello di Shegar giungono altissime fino in vetta alla montagna che sovrasta il bel villaggio, che conserva lo stile tradizionale. Se si sale sul punto più alto si vede la vetta dell’Everest; ma già sotto, dove si trova l’interessante Gompa, la visita è di prim’ordine! Si lascia Shegar valicando il passo del Gyatso che porta a Lhartse e si ripercorre da qui un tratto di strada utilizzato il 2/6 proseguendo verso est attraverso un altro valico fino a Shigatse, dove ci si sistema presso il medesimo hotel o simile.
22°g. 17/6 Shigatse – Yungdrungling – Gonggar (aeroporto di Lhasa) e volo di rientro
L’aeroporto di Lhasa dista 230 km, un percorso di circa quattro ore. Si ripercorre la strada con cui si è giunti da Lhasa fino alla confluenza col fiume Kyuchu; da qui si continua seguendo il flusso del fiume Tsang Po arrivando a Gonggar. Se gli orari di partenza dei voli lo consentono dopo circa 85 km di guida, arrivati al ponte che porta a nord verso Oyuk ed il Nam Tso, lo si attraversa arrivando con una breve deviazione (5 km) al monastero bön di Yungdrungling, il centro maggiore di questa tradizione nella provincia tibetana di Tsang, in buona parte ricostruito, che contiene interessanti statue ed una serie di mandala dipinti tipici di questa scuola tibetana. Nell’ampia piana alluvionale sottostante si trova un tipico villaggio rurale tibetano. Si parte da Gonggar in volo per Chengdu, da dove si prosegue con il volo intercontinentale di rientro; la maggior parte dei voli giunge a destinazione la mattina del giorno successivo. Se fosse utile o necessario per via delle connessioni prescelte sostare una notte a Chengdu Amitaba può fornire tutti i servizi che fossero necessari.
23°g. Mercoledì 18 giugno, arrivo a destinazione
GALLERIA FOTOGRAFICA
Saga Dawa al Kailash
Saga Dawa, pellegrine a Tarboche
Potala
Dune di Paryang
Saga Dawa, pellegrine a Tarboche
Kailash, Dirapuk Gompa
Manosarovar e Kailash
Sakya Gompa
Dargyeling Gompa
Te Tso
Monti a Horchu
Gokung Gompa
Khorzak Gompa, affreschi
Khyunlung Ngulkhar, Shangshung
Tsaparang, la rocca
Tsaparang
Piyang
Orizzonti a Piyang
Affresco a Dungkar
Dungkar
Saga Dawa al Kailash
Choku Gompa
Kailash da Dirapuk
Shegar, la Montagna di Cristallo
Shegar Gompa
Affresco a Tsaparang
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L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza “Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio” fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza “Filodiretto Protection” fornita da Nobis Compagnia di Assicurazioni. Le normative (Condizioni Generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.
Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.
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