Nepal
Mustang, con il Festival del Tiji
Esplorazione del Regno di Lho, con Luri Gompa e Muktinath
Patan, Palazzo Reale
Jharkot
Alto Mustang, strada sopra a Chele
Monaci di Lho Mantang
Grotta di Luri Gompa
Sintesi del viaggio
La regione nepalese del Mustang è rimasta isolata dal resto del mondo fino a tempi molto recenti e consente uno stupendo incontro con l’affascinante mondo culturale tradizionale del buddismo himalaiano, mentre si è immersi nel prezioso ambiente naturale del deserto trans himalaiano, dove la bellezza della natura oltrepassa ogni capacità descrittiva. Il viaggio porta in tutti i villaggi e i siti più belli e si arriva a Lho Mantang, la ‘capitale’ del Mustang, durante il festival annuale del Tiji per condividere l’evento principale dell’anno con le serene persone che popolano queste valli. Questa meta, un grande sogno per molti di noi, dal 2015 è raggiungibile con la jeep; ma anche se più approcciabile, il territorio è ricco di tutti gli stimoli che fino ad oggi hanno attirato lassù i rari visitatori.
Katmandu
Pashupatinath
Bodnath
Marpha
Patan Durbar
Pokhara
Sarangkot
Marpha
Bodnath
Jharkot
Muktinath
Kagbeni
Dhakmar
Lho Manthang
Tsarang
Kushma
Pokhara
Katmandu
Presentazione del viaggio
Da pochi anni la regione nepalese del Mustang si può raggiungere anche in jeep, con un avvincente percorso che inizia nelle regioni arboree tropicali e, attraverso le diverse tipologie climatiche, giunge fino al magico ambiente del deserto trans himalaiano. Tra questi spazi remoti la natura stupefacente oltrepassa ogni capacità descrittiva, ed è forse anche più forte l’incontro con l’affascinante mondo culturale dell’Himalaia, che qui è impreziosito dalle antichissime ed ottimamente preservate tradizioni del buddismo tibetano. Il viaggio porta in tutti i villaggi ed i siti più belli e si arriva a Lho Mantang, la ‘capitale’, durante il festival annuale del Tiji, dove si sosta alcuni giorni per esplorare i dintorni e condividere l’evento con le serene persone che popolano queste valli,il più importante dell’anno. Il percorso include il santuario di Muktinath, l’eremo di Luri Gompa ed altri luoghi preziosi, non ancora toccati dal turismo di massa, oltre ad una piacevole visita di Katmandu.
Giunti in volo a Katmandu si dedica una giornata ai siti storici della città recandosi a Pashupatinath, Bodnath e nel centro storico, un piacevole incontro con l’antica arte newari ed i siti sacri che l’hanno resa così famosa ed apprezzata. Si parte quindi con le jeep (massimo tre passeggeri per veicolo) con cui si segue tutto il viaggio fino in Mustang; per il ritorno, per chi preferisse, è possibile l’opzione di rientrare a Katmandu volando dalla località di Jomoson.
La prima tappa porta sui monti sopra Pokhara a Sarangkot, dove si gode di una visuale stupenda sui monti, dal Machhapuchare al Manaslu. Si prosegue ancora verso ovest per Baglung e, arrivati all’imbocco della valle del fiume Kali Gandaki, si inizia a percorrerla verso nord. Questa valle presenta il maggior dislivello dei versanti al mondo: un intaglio tra il Daulagiri ad ovest e l’Annapurna ad est, che superano gli 8000 metri, con il fondovalle che all’imbocco del percorso è a circa 650 metri. Un aspetto incredibile è il velocissimo cambiamento ambientale che si incontra percorrendola: iniziando dalla vegetazione tropicale che ci accompagna fino a Tatopani, ad ogni svolta della valle troviamo un ambiente diverso: s’inizia dai banani, quindi alberi di agrumi, poi alberi di mele e foreste di conifere. Oltre Tukuche, ai piedi della spettacolare cascata di ghiaccio del Daulagiri, e Marpha inizia poi gradatamente il deserto trans himalaiano di alta quota, lo scenario che caratterizzerà il resto del viaggio.
Oltre Marpha, grazioso paesello di pietra con un interessante monastero buddista tibetano, si transita da Jomoson e si risale ad est la valle che porta a Muktinath. L’anfiteatro formato dai monti che la contornano ha visto prosperare diversi feudi storici, di cui Dzong e Jharkot sono i più importanti e belli da visitare; il santuario di Muktinath (vedi le note sotto) è meta ininterrotta di pellegrinaggio dall’India, ed i diversi piccoli templi buddisti tibetani della vallata, tra cui il particolare tempio di Chhaingur, contribuiscono al forte senso di sacralità dei luoghi. In queste vallate, ai piedi del passo del Thorong, transita il trekking più popolare dell’Himalaia, il circuito dell’Annapurna.
A valle di Jharkot si raggiunge Kagbeni, un bel villaggetto tradizionale con i viottoli stretti che si snodano tra antichi edifici, muri Mani e immagini di protettori che contornano l’antico Gompa, un luogo che segna l’ingresso nel territorio ad accesso ristretto dell’Alto Mustang. Si procede da qui risalendo le anse del Kali Gandaki, tra le cromie delle rocce sempre più intense che impreziosiscono lo stupefacente scenario naturale dei villaggi di Tangbe e Chhusang e, poco oltre, si sale sopra le profonde gole, dove in diversi punti occhieggiano le finestre scolpite di antiche dimore rupestri, godendo di un crescendo di bellezza naturale. Superando altissimi costoni desertici si incontrano stupende oasi d’alta quota, con i villaggi ornati dai particolari Chorten edificati nello stile unico del Mustang, dove si ammirano alcuni tradizionali templi buddisti. Le guglie di roccia rossa di Dhakmar (o Tramar), intrise di leggende, sono oltre l’immaginabile e, dai diversi punti del percorso, si ammira a sud la sfavillante vetta glaciale dell’Annapurna che troneggia su di un candido stuolo di monti ‘minori’; oltre i costoni di Dhakmar, un poco più a nord, s’incontra il sito Nyingmapa di Lo Gekar, che secondo la tradizione orale è il più antico del Nepal in quanto la sua fondazione è attribuita a Padmasambhava. Si giunge così nell’ampia vallata dove sorge Lho Manthang, la capitale, cinta da mura che conservano un mondo fuori dal divenire del tempo. Vi sorgono l’antico palazzo del re e templi che sorprendono per la preziosità delle opere d’arte. Ai margini settentrionali dell’ampio anfiteatro arido che la circonda si scorge l’ormai prossimo confine del Tibet.
A Lho Manthang si sosta per quattro notti potendo seguire le rappresentazioni di Tiji: le cerimonie propiziatorie per il raccolto, un grande festival esorcistico con diverse rappresentazioni eseguite con maschere e costumi con cui vengono evocate le divinità di protezione con riti, cerimonie, danze e musiche. Lo scopo del Tiji è di garantire felicità, salute e il buon raccolto alle comunità di Lho-Tso-Duen, le sette regioni del Mustang. L’evento, che in antichità era eseguito in ciascuna delle sette province, oggi si svolge solo qui, nella piazzetta presso il palazzo reale; è il momento d’incontro più interessante dell’anno, una grande opportunità per avvicinare lo spirito di questa lontana cultura. Durante la permanenza a Lho Manthang si visitano i diversi siti della vallata e ci si spinge con un’escursione verso nord a Garphu, Konchhokling Gompa ed alle grotte di Jhong, dove si potrà visitare un antico paese rupestre potendo sporgersi da una finestrella intagliata a picco sulle rocce, simile alle molte altre che, poste in luoghi altrettanto inavvicinabili, ci hanno incuriositi ed affascinati fin qui.
Dopo il festival ci si reca a Tsarang, dove sono molto interessanti il monastero Sakya ed il vecchio palazzo reale, e da qui si raggiungono le parti più orientali di quest’area, caratterizzate da valli erosive policrome ornate da alcuni stupendi villaggi; la meta è il remoto eremo di Luri, preziosa perla incastonata tra gole inaccessibili. Proseguendo poi per il rientro si segue verso sud la medesima strada dell’arrivo, un magnifico secondo passaggio. Da Jomoson chi volesse (pagando un extra) potrà prendere un aereo per tornare a Pokhara e da qui, con un altro volo, proseguire per Katmandu. Se si utilizzano invece le jeep, si arriva comunque nella serata del giorno successivo. Il viaggio si conclude con un’ultima giornata a Katmandu, con le visite delle città storiche di Baktapur e Patan ed una tipica cena conviviale allietata da uno spettacolo folcloristico.
NOTA TECNICA
Il Mustang, aperto al turismo dal 1992, è una delle zone del Nepal ad accesso ristretto; il numero di permessi rilasciati ogni anno è limitato e richiede il pagamento di cospicue tasse giornaliere, il cui costo è incluso nel prezzo del viaggio.
Per il tour da Pokhara vengono utilizzate jeep tipo Land Cruiser o Mahindra Scorpio con 5 passeggeri (i mezzi dispongono di tre file di sedie). Il clima in questa stagione è normalmente secco, ma è sempre necessario essere attrezzati in modo opportuno per eventuali piogge; le temperature diurne sono confortevoli e le minime notturne previste nelle aree più alte sono di 5 – 6°C, ma si consiglia di portare con sé un abbigliamento adatto fino allo zero termico.
In tutto il tratto himalaiano oltre Sarangkot e fino al rientro a Katmandu si alloggia e si consumano i pasti nei ‘lodge’, le locande – rifugio himalaiane, che dopo decenni di trekking e passaggio di visitatori sono diventate dignitose e sufficientemente pulite; viene servito cibo gradevole con una discreta scelta. Ciascuna di queste è stata opportunamente selezionata tra le migliori disponibili; ma si tenga presente che i servizi sono spesso comuni, l’acqua calda non è sempre disponibile ed a volte viene fornita solo col pagamento di un piccolo extra.
È necessario portare un proprio sacco a pelo; si suggerisce di avere con se un sacco che offra un gradiente termico minimo di -5°c, stante che i valori citati dai produttori sono sempre stimati in modo molto ottimistico; nelle locande sono comunque disponibili coperte e trapunte, ma per motivi igienici tutti preferiscono avere il proprio sacco a pelo.
UN BREVE CENNO SUL REGNO DEL MUSTANG
Il Regno del Mustang è una regione nel Nepal settentrionale situata a nord dei giganteschi massicci himalaiani del Daulagiri e dell’Annapurna a ridosso dell’altopiano tibetano del Ciangtang, che preserva un raro microcosmo dell’antica cultura tibetana himalaiana. Grazie all’inaccessibilità e remotezza dei luoghi il lignaggio reale, che conserva un ruolo di autorevolezza e di riferimento rispetto ai valori tradizionali più che di potere effettivo, è rimasto intatto dal 1400 giungendo oggi al 25° discendente di questa nobile dinastia. L’isolamento ha evitato i traumi subiti dalle regioni confinanti: dal passaggio dei Mongoli, alla conquista del Raja di Jumla e al dominio dei Gurkha. La predominanza di monasteri tibetani appartenenti alla scuola dei Sakya sono la testimonianza di legami con il Tibet che risalgono al XIII secolo, quando Sakya Pandita fu nominato tutore del Tibet da Kublai Khan, ed enfatizzano con la loro presenza la mancanza di successive interferenze. Gli appassionati d’arte trovano a Lho Manthang affreschi originali di stupefacente fattura, che esibiscono rarissimi mandala e figure tipiche di questa esoterica tradizione.
Nel passaggio dei secoli la diminuzione delle opportunità offerte dal commercio del sale dal Tibet unitamente al progressivo inaridirsi dei territori trans himalaiani ha contribuito a porre questa regione sempre più ai margini del divenire del mondo, portandolo ad un’economia di sussistenza che ha impedito una crescita demografica. Ma questi fattori fortunatamente non sono riusciti ad estinguerne la cultura, come la storia ha invece testimoniato per i vicini regni tibetani di Shangshung e Gughe.
La gente del Mustang, costituita da stirpi Bothia e tibetane, vive della coltivazione della tsampa (orzo) e di pastorizia. Ogni villaggio è essenzialmente autosufficiente; la gente è abituata da secoli a ritenere che nulla e nessuno sarà in grado di offrire un aiuto in condizioni avverse. Ma la durezza della vita non ne ha influenzato il carattere: troviamo un popolo miracolosamente sorridente ed ospitale, dei volti sereni, degli sguardi profondi. Un contributo a questa tranquillità giunge sicuramente dalla forte fede religiosa, immersa in una cultura esoterica che permea ogni cosa, un mondo spirituale dove si intrecciano il potente sciamanesimo himalaiano con il misticismo del buddismo tantrico: due anime fuse armoniosamente in un unico immaginario, i cui diversi tratti sono riconoscibili in modo distinto solo all’occhio di un esperto. Le figure dei Lama, i simboli ed i rituali forniscono un forte sostegno, proteggendo dalle influenze negative e dai pericoli naturali. Attraggono lo sguardo del visitatore le trappole per gli spiriti fatte con fili colorati e i teschi di animali posti a difesa dell’ingresso di molte case, o le statue falliche che proteggono l’entrata di alcuni villaggi; ma la forza maggiore, che spesso si rivela nello sguardo amorevole di molti anziani, è la potenza del mantra della compassione universale, Om Mani Padme Hum, scolpito ovunque sulle rocce e salmodiato da tutti.
MUKTINATH
In tempi antichi i Santi provenienti dall’India alla ricerca del mitico regno di Shambala scoprirono nel cuore dell’Himalaia, a nord del massiccio dell’Annapurna, una misteriosa fonte d’acqua che sgorga tra le fiamme tenui di un fuoco perenne: di fronte ai loro cocchi vi era la sintesi degli elementi terra, acqua, fuoco ed aria. Iniziarono così a raggiungere questo luogo per meditare, rivelando a pochi discepoli l’ubicazione della sacra fonte, e nel corso del tempo Muktinath divenne la meta di pellegrini devoti. Qui l’acqua miracolosa consente alle piante di crescere anche se ci si trova a 3660 mt di quota, formando un bosco ornato da bandiere di preghiera, dove l’aria purissima è impreziosita dal suono di campanelle. Assaporando la magia di questo eterico bosco ci si sorprende a chiedersi se non sia proprio qui la casa degli elfi. In questo giardino si siedono i Sadhu giunti scalzi dall’India ed i monaci tibetani; le fedi convivono armoniosamente, e all’interno del recinto sacro sono sorti alcuni piccoli luoghi di ritiro e templi che appartengono a induisti, sia vishvaiti che shivaiti, e buddisti.
Programma del viaggio
NB: si ricorda che le tappe del viaggio potrebbero variare in funzione dei fattori ambientali che s’incontrano.
1° g. Martedì 5 maggio, partenza in volo per il Nepal
Per andare a Katmandu non ci sono collegamenti diretti dall’Italia e molti viaggiatori scelgono di transitare da Delhi in India o utilizzano linee aeree che fanno scalo in Medio Oriente; vi è un’ampia scelta e Amitaba può prenotare il volo di maggior gradimento. La maggior parte dei collegamenti prevede di viaggiare la notte arrivando nella giornata successiva.
2° g. 6/5 Arrivo a Katmandu
Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento presso l’hotel Vajra (o simile), un hotel storico posizionato a un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu, immerso in un bel giardino e costruito nello stile tradizionale newari con decorazioni in legno eseguite dall’artista Utam Raj di Patan. Relax. Riposo e cena di benvenuto.
3° g. 7/5 Katmandu: Pashupatinath, Bodnath, Patan Durbar
Ci si reca a Pashupatinath, l’antichissimo santuario indù lungo le rive del fiume Bagmati dedicato a Shiva, luogo di pellegrinaggio dove giungono anche molti pittoreschi Sadhu. L’intera collina è un mondo da scoprire, disseminata di antichi tempietti immersi nel verde; sulla riva del fiume avvengono le cremazioni. Da qui si raggiunge il vicino Stupa di Bodnath, nel cuore del quartiere tibetano, ricco di botteghe, negozi e importanti templi e monasteri, dove si potrà scegliere un panoramico ristorantino per il pranzo. Si completa la giornata con la visita del centro storico di Katmandu: Durbar Square e dintorni con i magnifici templi, l’antico palazzo reale e la galleria nazionale d’arte. La cena è in hotel.
4° g. 8/5 Katmandu – Pokhara – Sarangkot
Si parte con le jeep che vengono utilizzate per tutto il percorso lasciando la valle di Katmandu superando il piccolo passo che la cinge ad ovest e raggiungendo il fiume Trisuli, di cui si segue la corrente per un tratto; all’intorno si vedono diversi villaggi con i tipici campi terrazzati. Si continua sempre verso ovest incontrando diversi fiumi e valli fino a Pokhara, la cittadina più importante di questa regione, posta sulle rive dell’omonimo lago. Qui, se si è giunti per tempo, ci si reca alla panoramica Stupa della Pace e quindi sulle rive del celebre lago, che è diventato un piccolo paradiso per gli acquisti e per un momento di relax in uno dei tipici baretti. Si prosegue un poco oltre risalendo i monti fino all’hotel Byanjan Village (o simile), posto in una posizione panoramica con lo sguardo che spazia fino al Manaslu. La tappa è di circa 220 km e richiede approssimativamente 7 ore, offrendo un percorso molto interessante attraverso il mondo rurale del Nepal.
5° g. 9/5 Sarangkot – Marpha (2600 mt)
Oggi la meta è Marpha, che dista circa 146 km. A Baglung (80 km) si arriva al fiume Kali Gandaki; da qui se ne risalgono le acque in direzione nord. Questo possente corso d’acqua scorre nella valle più profonda del mondo, che si apre tra l’Annapurna ed il Daulagiri e conduce fino in Mustang e poi in Tibet, con i ciclopici versanti dei monti che passano dai 650 metri di quota dell’imbocco a fondovalle, dove crescono le banane, fino agli 8167 della vetta artica del Daulagiri ad ovest. Dirimpetto si erge l’Annapurna, di 8091 metri. Si attraversa un’incredibile varietà di aree climatiche, iniziando dalla natura tropicale e, ad ogni svolta della vallata, si osservano nuove forme arboree: dopo le banane troviamo prima gli agrumi, quindi le mele arrivando infine tra le foreste d’alta quota. Si transita da diversi paeselli, di cui i principali sono Beni, Tatopani (dove vi è una vasca d’acqua calda termale dove chi volesse può fare un bagno), Ghasa, Larjhung e Tukuche, quest’ultimo situato ai piedi dell’immensa cascata di ghiaccio del Daulagiri. Giunti a Marpha (2600 mt), un pittoresco villaggio con strette viuzze tra le case di pietra chiara sopra cui occhieggia un interessante Gompa, ci si accomoda in una caratteristica locanda; ad est troneggiano le incredibili pareti del Nilgiri, che svetta oltre i 7000 metri di quota. Si esplora questo stupendo villaggio e si potrà salire anche al Gompa, che offre una bella posizione panoramica. La tappa è la più lunga del percorso verso il Mustang e richiede indicativamente da 6 a 7 ore di guida, in funzione delle condizioni del percorso; lungo il Kali Gandaki la strada è in parte sterrata.
6° g. 10/5 Marpha – Jharkot – Muktinath (3750 mt) – Kagbeni (2810 mt)
Si continua verso nord transitando da Jomoson, centro principale della regione dove vi è il piccolo aeroporto da dove è possibile andare in aereo a Pokhara. Proseguendo si lascia la base della vallata risalendone il versante orientale; la transizione climatica è oramai completata: si è giunti nel territorio trans himalaiano caratterizzato da un clima prevalentemente secco, quasi desertico, con i monti privi di manto arboreo che rivelano la struttura geologica ed i colori della terra. Si esplora il versante settentrionale della vallata incontrando i villaggi di Dzong che, come suggerisce il nome, fu un antico feudo ed il cui castello, che si erge sul villaggio tradizionale, è ora in rovina, e di Purang. Prima di Muktinath vi è il villaggetto di Chhaingur, dove si trova un antico piccolo Gompa di scuola Nyingma e, poco oltre, il monastero femminile di Tharcholing. Giunti a Muktinath (3750 mt) si visita il santuario, uno dei luoghi più venerati dell’Himalaia; la vista spazia a sud ovest sul Daulagiri ed il Tukuche. Si scende quindi a Jharkot, un bel villaggio tradizionale, piacevolissimo da esplorare e con un interessante monastero, e da qui si continua verso il fondovalle fino a Kagbeni, tradizionale paesello posto lungo il fiume Kali Gandaki, molto accattivante da visitare, che presenta i tratti tipici dell’Alto Mustang, di cui demarca il punto d’ingresso ufficiale. Si alloggia in una tipica locanda; oggi si percorrono in tutto poco più di 40 km.
7° g. 11/5 Kagbeni – Dhakmar (3500 mt)
Lasciato Kagbeni, dove lo sguardo spazia verso sud sui ghiacci del Nilgiri e ad ovest sul villaggio di Ty, la strada passa sopra al villaggio di Tange (3060 mt), dove si trovano diversi titici Chorten ed i resti di un antico castello, e si prosegue seguendo due grandiose anse della valle giungendo in breve a Chhusang (2980 mt), dove sulle pendici di un colle dietro al villaggio si può visitare un interessante tempio. Poco oltre il fiume scava il proprio percorso formando un tunnel nelle rocce, e dalle pareti di roccia rossa a picco occhieggiano le finestre di un antico rifugio rupestre. Si prosegue risalendo da qui con una strada che serpeggia sul versante occidentale della valle, oltrepassando Chele e Samar (3660 mt); si superano altissimi costoni, godendo di panorami inimmaginabili. Oltre il colle di Yamda (3860 mt) si transita dal villaggio di Shyammochen e, superato l’omonimo colle (3920 mt), che segna l’ingresso nella regione di Lho, si giunge al villaggio di Geling, dove l’oasi ospita alcuni stupendi Chorten decorati nello stile tipico del Mustang ed un bel tempio buddista tibetano. Si sale da qui al colle di Nya (4010 mt), il punto più alto del percorso, che offre scorci panoramici eccezionali sul vasto orizzonte incorniciato a sud dall’Annapurna e dalle cime “minori” del Thorong, Tilicho e Nilgiri – per menzionare solo le principali! La discesa porta al villaggio di Ghami, nei cui pressi si trova il muro Mani più lungo del Nepal, edificato nel punto dove, secondo le tradizioni del luogo, Guru Padmasambhava sconfisse il terribile demone che ottenebrava queste regioni del mondo. Una magnifica deviazione porta alla vicina vallata di Dhakmar (o Tramar), un piccolo villaggio con un tempio buddista dove si ammirano spettacolari falesie di roccia rossa che, secondo le saghe, sarebbero di questo colore così intenso per via del sangue spillato dal demone. Si alloggia in una tipica locanda; oggi si percorrono in tutto circa 60 km.
8° g. 12/5 Dhakmar – Lho Manthang (3810 mt)
Tornati sul tracciato principale si continua verso nord superando un altro costone, il colle di Chinggel (3970 mt), e poco oltre si arriva nella vallata di Tsarang, uno dei centri principali del Mustang, dove si sosterà la sera del 16/5. Si risale la vallata per raggiungere il monastero di Lo Gekar, che si dice originare dall’VIII secolo e la cui fondazione è attribuita a Guru Padmasambhava; all’interno vi sono interessanti figure in pietra scolpita. Si prosegue quindi verso nord per Lho Manthang, l’antica capitale del Regno del Mustang, una cittadella di fiaba situata in un plateau contornato da rocce erosive, di cui si ha un’ottima visuale dal passo arrivando. Ci si accomoda presso una delle sistemazioni migliori, la locanda che farà da base per i prossimi giorni; oggi si percorrono circa 35 km.
9° – 11° g. (13/5 – 15/5) Lho Manthang, festival del Tiji ed escursioni
Lho Manthang è molto interessante da visitare, all’interno delle mura vi sono alcuni antichi monasteri di scuola Sakya con affreschi originali ed il Palazzo Reale di fronte alla piazzetta dove si svolge il Tiji. Camminando tra i viottoli ci si sente fuori dal tempo, incontrando la gente sorridente impegnata nelle proprie attività tradizionali. In questi giorni il tema principale sarà seguire lo svolgimento delle rappresentazioni del festival: è il momento conviviale più importante dell’anno, si ammirano i vestiti tradizionali delle persone e le rappresentazioni di danza in costume e maschere che vengono eseguite molto bene dai monaci. Il grande rito ha un valore esorcistico, con una progressiva crescita di intensità: semplificando parecchio il tema si potrebbe riassumere che lo scopo è far confluire le negatività in un ricettacolo di metallo opportunamente preparato, con la regia di un Lama che conduce le varie fasi, per poterle espellerle. Due dei momenti salienti sono l’esposizione nella piazzetta di una grande, veneratissima tanka, quando le persone si assiepano per poterla toccare e riceverne una benedizione, primi tra tutti i notabili di Lho. E la grande processione con cui viene portata oltre i confini della cittadina l’effige della negatività tra suoni, bandiere colorate, offerte, un fuoco purificatore e gli spari dei vecchissimi moschetti. Nei momenti meno importanti o di pausa del festival si approfitterà per fare delle escursioni all’intorno condotte dal capogruppo, vi sono diversi luoghi che meritano una visita. Nei pressi si trova il monastero di Namgyal e, un poco oltre lungo la medesima valle, Kimaling, ovvero il Palazzo estivo, ed il convento del Namgyal, dove si potrà visitare la scuola riservata alle piccole monache, che è sostenuta anche da un’organizzazione italiana. L’escursione più ampia porta a nord di Lho Manthang a Garphu, dove si trovano un tempio Nyingmapa e, poco oltre, il Gompa Sakya di Ngi Phu. Si raggiungono da qui le vicine grotte di Jhong, ben incastonate in una parete di roccia colorata, dove è possibile entrare; servivano da rifugio alla popolazione della valle in caso di incursioni ostili ed erano anche usate dagli eremiti. Si completa con il Gompa di Konchhokling. Sui monti alle spalle di Lho ci si può poi recare, con una passeggiata eseguibile anche a cavallo, a Serkang, un luogo di ritiro dove si trovano anche diversi antichi Chorten; da qui si può poi raggiungere il villaggio di Thingar dove si trovano le rovine di uno Dzong, rientrando quindi a Lho, un percorso molto piacevole e panoramico.
12° g. 16/5 Lho Manthang – Tsarang ed escursione a Luri Gompa
Si torna nella valle di Tsarang e da qui si scende nella gola del fiume arrivando a Dhi (3390 mt), un villaggio incastonato tra i ripidi dirupi del Kali Gandaki, e si imbocca una bellissima valle erosiva policroma che si inerpica ad est fino al remoto Gompa di Luri, sospeso tra irti pinnacoli ed erosioni. In questo magico luogo si trova un tempio alla base della rupe dove, salendo a piedi per un breve tratto, si giunge all’antico eremo che rivela al suo interno un prezioso Chorten dipinto; contiene le reliquie del santo meditatore che visse la sua vita illuminata tra questi incredibili monti. All’intorno vi sono diverse grotte scavate, antichi luoghi di rifugio ed abitazione simili a quelli che si sono visitati a Jhong. Si rientra da qui a Tsarang, godendo ancora una volta delle panoramiche di uno dei tratti più belli del Mustang, dove ci i accomoda in una tipica locanda; oggi si percorrono circa 55 km. Questo villaggio tradizionale è molto piacevole da esplorare e le visite al monastero ed al vecchio palazzo reale sono interessanti.
13° g. 17/5 Tsarang – Kushma (opzione: volo da Jomoson)
Nella giornata di oggi si inizia il rientro con una lunga tappa che porta a sud fino alle zone tropicali di Kushma, circa 160 km che richiedono approssimativamente sette ore di guida; si alloggia in una locanda tipica. Chi non volesse rifare il percorso di rientro via terra può fermarsi a Jomoson, passare qui la notte e volare la mattina successiva a Pokhara e da lì a Katmandu, arrivando così un poco prima del resto del gruppo (a nostro avviso un secondo passaggio, con le diverse prospettive che si hanno seguendo le vallate nella direzione opposta, merita – ma chiaramente può essere stancante). Questa variante va richiesta prima di partire per il Mustang da Katmandu, se no può essere difficile avere un posto sui voli.
14°g. 18/5 Kushma – Pokhara – Katmandu
Si riattraversano le regioni meridionali del Nepal seguendo il percorso più diretto, senza la deviazione per Sarangkot. La tappa è di 250 km e richiede fino a nove di viaggio. Giunti a destinazione ci si accomoda nel medesimo hotel.
15° g. 19/5 Katmandu: Baktapur e Patan
Baktapur, il cui nome significa “città dei devoti”, è la meglio preservata tra le tre antiche capitali della valle di Katmandu. Qui è più facile rivivere l’atmosfera che permeava la vita della gente prima del recente avvento della ‘civiltà’ moderna. Oltre al piacere di curiosare, questa città-villaggio offre esempi stupendi di architettura newari, tra cui la Nyatapola Mandir, una pagoda a cinque livelli, e le tre piazze di Durbar, Tumadhi e Dattatraya. Dopo la visita ci sposta a Patan, la più antica delle tre capitali della valle di Katmandu. La piazzetta centrale è un gioiello dell’architettura newari; tra i vari templi della zona circostante i più importanti sono il Tempio d’Oro e il Kumbeshwor ed il Palazzo Reale è stato ottimamente restaurato. In serata è prevista la cena in un locale tipico dove si tiene anche uno spettacolo folcloristico.
16°g. 20/5 Katmandu e volo di rientro
Tempo libero fino a quando ci si reca all’aeroporto per l’imbarco sul volo internazionale; la gran parte dei voli parte nel pomeriggio o in serata e giunge in Italia il giorno successivo. In funzione del volo di rientro utilizzato Amitaba predisporrà gli eventuali servizi aggiuntivi che fossero richiesti sia a Katmandu che a Delhi per chi transitasse dall’India.
17°g. Giovedì 21 maggio, arrivo a destinazione
GALLERIA FOTOGRAFICA
Tiji, Lho Manthang
Lho Manthang, donna
Patan, Palazzo Reale
Jharkot
Alto Mustang, strada sopra a Chele
Monaci di Lho Mantang
Grotta di Luri Gompa
Cascata di ghiaccio del Daulagiri
Guardiani a Jarkot
Daulagiri da Muktinath
Villaggio di Chhusang
Oasi di Tetang
Falesie di Dhakmar
Tsarang
Tsarang e Annapurna
Tiji a Lho Manthang
Tiji, lo Yogi
Tiji a Lho Manthang
Tiji, processione dei monaci
Ngi Phu Gompa
Villaggio di Garphu
Luri Gompa
Patan Durbar
Stradina di Baktapur
Baktapur, uomini in relax
Mandala, Gompa di Kagbeni
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NORME E ASSICURAZIONI
L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza “Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio” fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza “Filodiretto Protection” fornita da Nobis Compagnia di Assicurazioni. Le normative (Condizioni Generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.
Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.
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Stradina di Baktapur
Baktapur, uomini in relax
Mandala, Gompa di Kagbeni
PAESI E TRADIZIONI
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Mandala, Gompa di Kagbeni
DOCUMENTI DI VIAGGIO
L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza “Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio” fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza “Filodiretto Protection” fornita da Nobis Compagnia di Assicurazioni. Le normative (Condizioni Generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.
Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.