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Mongolia


Piste occidentali della Mongolia

Montagne sacre, aree remote e deserti inaccessibili


Tsagaan Suvraga

Kharkhorin, giovani monaci

Otgontenger

Bimbi e gher

Terkhiin Tsagaan Nuur

PARTENZA
2/8/2026
RITORNO
21/8/2026
DURATA
20 giorni
PARTECIPANTI
massimo 12

 Sintesi del viaggio


Un’immersione epica attraverso gli ambienti più remoti e selvaggi della Mongolia, dalle celebri sabbie del Gobi alle catene montuose occidentali ed ai laghi delle steppe, un percorso affinato da oltre vent’anni di esplorazioni che attraversa i molteplici ambienti naturali della Mongolia. Un viaggio che offre un incontro autentico con l’anima del Paese, guidato da esperti locali e dal ricercatore culturale Alfredo Savino. Si inizia con il deserto del Gobi nelle sue parti più note per addentrarsi in aree remote e sconosciute, la cui bellezza già da sola meriterebbero un tour, come il Canyon di Khermen Tsav e la montagna sacra di Eej khairkhan Uul (“La Sacra Madre”).

  • Ulaanbaatar
  • Tsagaan Suvraga
  • Valle di Yollin Am
  • Dune di Khongoryn Els
  • Khermen Tsav
  • Oasi di Zulganai
  • Monti Altai
  • Eej Khairkhan Uul
  • Tainngin Nuruu
  • Gov Altai
  • Uliastai
  • Otgontenger
  • Muxatriin Gol
  • Khar Nuur
  • Lago Terkhiin Tsagaan Nuur
  • Kharkhorin
  • Monastero di Shank

 Presentazione del viaggio


Oltre la magia del deserto si esplora la regione di Zavkhan, anche questa sconosciuta e poco frequentata dal turismo, che offre un incontro vero con le popolazioni occidentali e con bellezze naturalistiche che sono Patrimonio Nazionale, come l’incredibile valle del fiume Mukhartin Gol. Il percorso è oltremodo arricchito dalla visita dei siti storici. Sono previste delle escursioni a piedi che seguono sentieri non impegnativi della durata massima di alcune ore.

I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’) che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità della presenza di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto di contribuzione; favorire progetti di supporto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un sostegno a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola.

Modalità del viaggio

Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz e Hyundai Starex, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; i tratti asfaltati sono nei pressi della capitale e lungo alcune arterie stradali principali. La velocità sugli sterrati è comunque abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci e parti dove l’irregolarità del terreno rende la marcia lenta. Il percorso complessivo previsto è di circa 3700 chilometri.
Fuori da Ulaanbaatar, dove si alloggia per tre notti in hotel a tre stelle, si pernotta sei notti in tenda di cui quattro consecutive, una nel monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come lo erano nelle vecchie campagne italiane), tre in alberghi locali e cinque nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, fornite di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi esterni e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa ed anche vegetariana. Nei campi mobili le tende sono di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento delle parti comuni sono curati dal nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo.

Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale ed ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo.

Clima e attrezzatura

Il clima in agosto è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 15 e i 30 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. E’ necessario disporre di un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di 5 gradi; Soko può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento che possa resistere ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.

Alcuni cenni generali e storici

(Per maggiori dettagli, si veda sezione “Mongolia” in “Viaggi e Paesi” del sito di Amitaba)
La Mongolia è vasta quasi cinque volte l’Italia e la maggior parte del territorio è situata a quote piuttosto elevate, con un’altezza media di circa 1600 metri e poche aree coltivabili. La popolazione di circa 3,5 milioni si disperde con una densità di solo 2,1 abitanti per chilometro quadrato; la matrice culturale dei mongoli è tipicamente nomadica e nei contenuti abbina tratti di sciamanesimo alla sofisticazione del buddismo tibetano. L’ambiente naturale presenta quattro aree principali: a nord il territorio della taiga, dei grandi laghi e delle foreste di conifere, a ovest i monti dell’Altai, dal centro ad est le steppe e la regione degli altopiani, mentre il sud è il regno del deserto del Gobi.
Le origini della Mongolia secondo le fonti storiche si individuano nella presenza di tribù di stirpe unna a partire dal V secolo e di stirpe turca dal VII secolo. Nel XII secolo la figura mitica di Gengis Khan porta all’unificazione territoriale e sono di questo periodo le più antiche testimonianze documentate. La massima espansione dell’impero mongolo giunse al Mar Giallo ad est ed alla piana del Danubio ad ovest, grazie alla capacità combattiva degli indomabili guerrieri nomadi mongoli, abilissimi cavalieri che seppero adottare strategie razionali ed equipaggiamenti efficienti.
L’occupazione sovietica nel secolo scorso è stata devastante, sia per il tentativo di rendere sedentaria una popolazione storicamente nomadica, sia per la furibonda repressione culturale: al tempo dell’instaurazione del regime sovietico nel 1921 circa 100.000 monaci vivevano in 700 monasteri, ma nei decenni successivi le cerimonie furono dichiarate fuorilegge ed i luoghi di culto furono inizialmente chiusi e poi quasi tutti distrutti. Furono risparmiati solo alcuni dei monasteri principali ed oggi in tutta la Mongolia se ne contano solo una ventina. La libertà di culto è stata reintrodotta solo dal 1990 e da allora l’antico legame con il buddismo tibetano si va rinsaldando; sono attivi anche missionari cristiani appartenenti in maggioranza a chiese minori nordamericane a caccia di conversioni.
Oggi la Mongolia è indipendente ed è ricca di risorse naturali, il cui sfruttamento rischia ora di stravolgere l’ambiente naturale e il tessuto sociale. Al di fuori della capitale si trovano pochi insediamenti urbani, fondati durante l’impero sovietico del dopoguerra per motivi industriali e produttivi, dove si trovano strutture educative e sanitarie. Il sostentamento della popolazione nomadica è costituito dall’allevamento di animali quali cammelli, yak, cavalli, pecore e capre; la maggioranza dei nomadi vive nelle gher, le tipiche tende mongole.

 Programma del viaggio


Si ricorda che l’itinerario e le sistemazioni previste possono subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici

1°g. Domenica 2 agosto partenza per la Mongolia

Per raggiungere Ulaanbaatar, capitale della Mongolia, ci sono diverse possibilità di volo e Amitaba può prenotare i voli preferiti dal viaggiatore. Le compagnie aeree più comunemente utilizzate sono la Turkish Airlines e la Miat; Aeroflot, a seguito delle vicissitudini in Ucraina, al momento della redazione non è utilizzabile. La maggior parte dei voli prevede l’arrivo nel giorno successivo a quello della partenza. Per ogni richiesta e chiarimento contattare Amitaba.

2°g. 3/8 Arrivo a Ulaanbaatar

Arrivo all’Aeroporto Internazionale Genghis Khan. Incontro con la guida del viaggio e presentazione approfondita dell’itinerario. Si inizia salendo alla Collina Zaisan, un memoriale che offre una vista panoramica spettacolare sulla città e sulle aree circostanti, e con il Museo di Bogd Khan, l’affascinante palazzo invernale, unico rimasto, dell’ultimo imperatore-lama della Mongolia. Successivamente, quando le camere sono pronte, si prende alloggio presso l’hotel Toyoko Inn (3*) o similare, nel cuore della capitale. Si completa con la visita al Monastero di Gandan, il centro nevralgico del buddismo tibetano in Mongolia costruito circa 300 anni fa, con l’imponente raffigurazione d’oro di Avalokiteshvara.

3°g. 4/8 Ulaanbaatar – Tsagaan Suvraga

Partenza verso sud per raggiungere la regione del Gobi. La tappa culmina a Tsagaan Suvraga (Stupa Bianco), un’area di falesie calcaree alte fino a 30 metri, modellate dall’erosione. Questa profonda fenditura che taglia il terreno da est ad ovest un tempo era sommersa, probabilmente non dall’antico mare che occupava l’attuale area del Gobi, ma da acque fluviali. L’ambiente ricorda le rovine di una città perduta, dove le pareti multicolori creano una tavolozza naturale intensa, in netto contrasto con la steppa circostante. E’ molto bello percorrere il sentiero alla base delle formazioni. Si alloggia in campo Gher; la tappa è di circa 480 km.

4°g. 5/8 Tsagaan Suvraga – Valle di Yollin Am

Proseguimento verso il Gobi meridionale fino a raggiungere il Parco Nazionale di Gurvan Saikhan (“Tre Bellezze”). Esplorazione della Valle di Yoliin Am (“Gola del Gipeto”), un’impressionante fenditura rocciosa incastonata nota per ospitare lingue di ghiaccio che resistono anche in piena estate. Un microclima inatteso nell’arido deserto, dove si cercheranno di avvistare la fauna selvatica locale, in particolare gli stambecchi e i rari gipeti (grandi avvoltoi barbuti). Si alloggia in campo Gher; la tappa è di circa 260 km.

5°g. 6/8 Yollin am – Dune di Khongoryn Els

Oggi si prosegue per la cittadina di Dalanzadgad, doe si pranza, e da qui si raggiungono le grandi dune di Khongoryn Els, conosciute localmente come le “Sabbie che Cantano” (Duut Mankhan), la più grande e spettacolare distesa di dune della Mongolia, situate nel Deserto del Gobi (Parco Nazionale Gurvansaikhan). Si estendono per circa 180 km, raggiungendo altezze monumentali fino a 300 metri, creando un’imponente “montagna di sabbia” di colore dorato-rossastro. Il fenomeno del “canto” si verifica quando la sabbia si muove slittando in massa, generando un profondo suono ronzante. Ai piedi del versante nord, il fiume Khongoryn Gol crea una stretta ma vitale oasi, offrendo un incredibile contrasto tra la sabbia, il verde e le montagne rocciose sullo sfondo. La scalata delle dune per ammirare l’alba o il tramonto è l’attività più avvincente in questo paesaggio iconico. Si alloggia in campo Gher; la tappa è di circa 260 km.

6°g. 7/8 Khongoriin Els – Khermen Tsav

Si entra nella zona più remota e incontaminata del vero Gobi per raggiungere Khermen Tsav (“Burrone Increspato”). Il canyon, lungo circa 15 km, è un sito paleontologico di fama mondiale, un labirinto primordiale di falesie che ricordano un mondo perduto. L’area è celebre per gli affioramenti di ossa di dinosauri e per la spettacolare cromaticità delle rocce erose. L’esplorazione di questo luogo offre un senso profondo di isolamento e creazione. Si pernotta in tenda; la tappa è di circa 200 km.

7°g. 8/8 Khermen tsav – Oasi di Zuganai – Montagne degli Altai

Si prosegue con l’esplorazione del deserto profondo fino all’Oasi di Zulganai. Questo luogo magico è un tappeto verde di erba e tamerici che si estende lungo l’omonimo fiume stagionale, un’arteria vitale che nasce negli Altai e si spegne nella sabbia. La vegetazione lussureggiante contrasta nettamente con le colline sterili, un classico esempio di oasi del Gobi, rinomata per la sua natura incontaminata Si pernotta in tenda nell’oasi o più avanti, in funzione dell’andamento della giornata; la tappa è di circa 160 km.

8°g. 9/8 Montagne degli Altai – Eej Khairkhan Uul (La Sacra Madre)

L’avventura continua in direzione nord-ovest per raggiungere la montagna di Eej Khairkhan Uul (La Sacra Madre), uno dei luoghi più sacri ai mongoli che per sommo rispetto evitano addirittura di pronunciarne il nome: è un equivalente di Uluru (Ayers Rock) in Australia. Venerata già prima dell’arrivo del buddismo, di forma tondeggiante, questa grande montagna di granito che sorge improvvisamente da un mare di sabbia è stata dichiarata monumento nazionale nel 1992. Ai suoi piedi si trovano formazioni rocciose bizzarre modellate dal vento e vasche naturali. Pernottamento in tenda, la tappa è di circa 280 km.

9°g. 10/8 Eej Khairkhan Uul – Tainngin Nuruu

Tappa breve ma tra le più impegnative per i veicoli. Il percorso attraversa la catena dei Tainngin Nuruu, un’appendice dei monti Altai, segnando una netta transizione: il deserto cede gradualmente il passo alla steppa.

L’ascesa comporta un dislivello di 1200 metri, con un radicale cambiamento nell’ambiente naturale e un abbassamento delle temperature notturne. Un’autentica salita in montagna con scenari in costante mutamento. Pernottamento in tenda, la tappa è di circa 100 km.

10°g. 11/8 Tainngin Nuruu – Gov Altai

L’arrivo a Gov Altai, il capoluogo della regione, segna la fine del tratto più selvaggio del Gobi. La città è situata in un punto insolito dove l’ultima propaggine della catena montuosa degli Altai si scontra visivamente con il deserto, creando un panorama di grande impatto. Si alloggia in semplice albergo locale, il Tulga Altai o simile, e la cena è libera; vi sono diversi ristorantini tra cui scegliere. La tappa è di circa 180 km.

11°g. 12/8 Gov Altai – Uliastai

Viaggio verso Uliastai, una delle città più antiche e storiche della Mongolia occidentale (fondata nel 1733), capoluogo dell’Aimag di Zavkhan. Uliastai sorge in una pittoresca valle montuosa alla confluenza dei fiumi Chigestai e Bogd. Storicamente, fu un’importante guarnigione militare Manciù e un cruciale centro commerciale sulle rotte carovaniere tra Cina, Mongolia e Siberia. Oggi è un vivace centro regionale circondato dai monti Khangai, non lontano dal sacro Otgontenger. Si alloggia in un albergo locale, l’Uliastai hotel o simile, e la cena è libera. Latappa è di circa 200 km.

12°g. 13/8 Uliastai: escursione al Parco di Otgontenger

Escursione interamente dedicata al Parco Nazionale del Monte Otgontenger (3900 m), considerato sacro e venerato dalle popolazioni locali, con la vetta perennemente innevata. Dopo aver raggiunto il lago di Khukh si compie una passeggiata non impegnativa (approssimativamente un’oretta, con un dislivello di circa 250 mt) per salire sulle due cime del Dayan Uul. Da questo punto panoramico si ammirano stupende formazioni rocciose sacre e si gode della vista maestosa dell’Otgontenger. Rientro in hotel a Uliastai. Il percorso è di circa 100 km.

13°g. 14/8 Uliastai – Muxatriin Gol

Oggi la transizione degli ambienti naturali sarà netta: da Uliastai, circondata da montagne relativamente boscose e dall’acqua del Buyant Gol, il paesaggio si fa progressivamente più aspro. Si attraversano vaste steppe interrotte dalle catene montuose degli Hangai occidentali. La tappa culmina al Mukhartin Gol, un fiume stagionale che scorre in una valle spettacolare e profonda, creando una stretta oasi di vegetazione (arbusti e tamerici) incastonata tra imponenti pareti granitiche e scistose. Uno dei più accattivanti della provincia di Zavkhan. Pernottamento in tenda, la tappa è di circa 150 km.

14°g. 15/8 Muxatriin Gol – Arco di Senjay Khad – Khar Nuur (LagoNero)

Lasciato il Muxatriin Gol si prosegue lungo una serie di piste scarsamente definite. Il terreno è dominato dalla transizione tra le montagne rocciose e le vaste steppe e depressioni steppose. Si giunge all’Arco di Senjay Khad (o Senjiin Khad), la prima grande attrazione geologica del percorso odierno. La formazione è un imponente arco di roccia naturale (simile a una porta) formatosi dall’erosione eolica e idrica in una formazione rocciosa. Le sue dimensioni e la sua posizione isolata lo rendono un luogo ideale per una pausa anche fotografica. L’arrivo al Khar Nuur (Ulaagchinii Khar Nuur) presenta uno dei contrasti paesaggistici più impressionanti della Mongolia, un lago d’acqua dolce incastonato come un’oasi tra due ecosistemi radicalmente diversi. A sud e ad est si stagliano le vette delle propaggini del Khangai, fornendo l’acqua che alimenta il lago. A nord-ovest, il lago è immediatamente fiancheggiato dalle immense e gialle Dune di Bor Khyar, che arrivano fino alla riva: un fenomeno raro: un lago d’acqua dolce affiancato da un mare di sabbia. Si posiziona il campo nelle prossimità del lago, la tappa è di circa 140 km.

15°g. 16/8 Khar Nuur – Lago Terkhiin Tsagaan Nuur

Si prosegue verso nord-est. L’ambiente cambia radicalmente, dominato dalle foreste boreali e da un panorama di monti e vallate. Dal punto più alto si gode di una vista impareggiabile. Arrivo al Lago Terkhiin Tsagaan Nuur (Lago Bianco di Terkhiin), un magnifico bacino d’acqua circondato da crateri vulcanici spenti, il più giovane dei quali è il Khorgo. Si alloggia in campo Gher; la tappa è di circa 380 km.

16°g. 17/8 Lago Terkhiin Tsagaan Nuur

Esplorazione della zona vulcanica con una breve salita (pochi minuti) alla sommità del cratere del Vulcano Khorgo, che offre una vista aerea sul lago e sui campi lavici circostanti. Visita alla grotta di Shar Nokhoi (Cane Giallo) nelle vicinanze. Si prosegue con una passeggiata attorno al lago e si rientra al campo gher. Per chi lo desidera è possibile fare una passeggiata a cavallo.

17°g. 18/8 Lago Tsagaan Nuur – Kharkhorin – Monastero di Shank

Partenza mattutina proseguendo in direzione est per Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan. Oggi è un villaggio dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città; su di un panoramico colle alle spalle delle casette è stato eretto un moderno monumento che esalta le antiche glorie dell’Impero, quando questo luogo era il centro del mondo. Si visita il monastero-museo di Erdene Zuu, meta di pellegrinaggio per i mongoli, che colpisce anche per le lunghe mura sormontate da piccoli stupa che ne delimitano lo spazio sacro dalle vaste praterie e dai colli verdi; costruito sui ruderi di Kharkhorin, contiene diversi templi molto interessanti da visitare ed un piccolo museo. Nei pressi di questo bel complesso si trovano diversi negozietti e luoghi di ristoro; il pranzo è libero per consentire ad ognuno di utilizzare il tempo a proprio piacere. Ci si sposta quindi a Shank che dista circa 30 km, dove saremo graditi ospiti. Shank è un piccolo e antico monastero situato in un villaggetto tra le vaste praterie che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan, dove si ammirano alcune importanti tanke del tantra di Kalachakra. Si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero. La sistemazione è un po’ spartana ma pulita, ed offre l’opportunità di dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. Si coprono circa 350 km.

18°g. 19/8 Monastero di Shank – Ulaanbaatar

Si lascia il monastero di Shank per rientrare a Ulaanbaatar, un percorso di circa 380 km verso est su comoda strada asfaltata. All’arrivo si alloggia presso l’hotel Nine o simile, in posizione centrale. Tempo e cena liberi.

19°g. 20/8 Ulaanbaatar

Visita al Museo di Storia, dove sono illustrati lo sviluppo della storia dell’uomo nelle terre mongole ed i costumi tradizionali delle varie etnie, e del Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul.

20°g. Venerdì 21 agosto, volo di rientro

La maggior parte dei voli parte al mattino con arrivo in Italia nel corso della stessa giornata; per ogni richiesta e chiarimento contattare Amitaba.

  GALLERIA FOTOGRAFICA

Khongoryn Els
Otgontenger
Tsagaan Suvraga
Kharkhorin, giovani monaci
Otgontenger
Bimbi e gher
Terkhiin Tsagaan Nuur
Yollin Am
Khermen Tsav
Vastità del Gobi
Trasloco mongolo
Praterie mongole
Nomade e cavalli
Bimbe nomadi
Parco Nazionale Otgontenger
Otgontenger
Eej Khairkhan Uul
Terkhiin Tsagaan Nuur
Lavoro di cucitura
Khakhorin
Kharkhorin, Erdene Zuu
Kharkhorin, piccolo guerriero
Erdene Zuu
Statua a Kharkhorin
Monastero di Shank
Bimbi nomadi

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NORME E ASSICURAZIONI

L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza “Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio” fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza “Filodiretto Protection” fornita da Nobis Compagnia di Assicurazioni. Le normative (Condizioni Generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.

Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.

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