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Mongolia


Festival del Naadam, natura e tradizioni

Dalla Taiga al deserto del Gobi, un mondo senza confini


Stupa, Mongolia

Dromedari a Khongoryn Els

Tsagaan Nuur

Prateria fiorita, Mongolia

Gazryn Chuluu

PARTENZA
27/6/2026
RITORNO
12/7/2026
DURATA
16 giorni
PARTECIPANTI
massimo 12

 Sintesi del viaggio


Il viaggio spazia dai luoghi storici e mitici della cultura mongola a isolati monasteri immersi nella natura, un’esplorazione che, partendo dai territori settentrionali, giunge fino al deserto del Gobi. S’inizia recandosi a nord ovest di Ulaanbaatar ad Amarbayasgalant ed ai laghi di Oghi e Terkhin Tsagaan; da qui si procede verso sud est per Kharkhorin e Shank, fulcro storico del grande impero di Gengis Khan, arrivando nel cuore del deserto del Gobi. A Dalanzadgad, nel cuore del deserto, si partecipa al Naadam , la più sentita ed importante festa nazionale, una fantastica ricorrenza che consente – in particolar modo dove andremo – di assaporare il meglio del folklore della Mongolia. Si raggiungono poi aree naturali stupende: Bayanzag, le grandi dune di Khongoryn Els e Yolin Am, ultima propaggine orientale dei monti Altai. Tornando poi verso la capitale si gode della magia di Tsagaan Suvraga, della riserva naturale di Ikh Nart e dei monti granitici di Ikh Gasriin, le cui evocative forme plastiche hanno ispirato infinite leggende. Si completa così un grande anello che offre una visione molto completa del Paese, avvicinandone anche la dimensione culturale.

  • Ulaanbaatar
  • Amarbayantsgalant
  • Lago Oghi Nuur
  • Terkhiin tsagaan nuur
  • Kharakorin
  • Shankh
  • Onghi
  • Bayanzag
  • Khongoryn Els
  • Yoliin am
  • Dalanzadgad Naadam
  • Tsagaan Suvraga
  • Ikh Gasriin Chuluu
  • Ulaanbaatar

 Presentazione del viaggio


Il viaggio nasce da una profonda conoscenza di queste terre, perfetto per chi vuole scoprire le diverse anime della Mongolia, i luoghi più famosi ma anche quelli non toccati dal turismo. Sono previste escursioni a piedi che seguono sentieri non impegnativi della durata massima di qualche ora. Si prevede un numero massimo di 12 partecipanti..

Il festival del Naadam a Dalanzadgad

Ogni anno a luglio si svolge il festival del Naadam, che dal 1921 ha assunto la forma di una celebrazione dell’indipendenza della Mongolia; in questa ricorrenza si possono ammirare i contesti tradizionali di lotta, corsa dei cavalli e tiro con l’arco. A Ulaanbaatar le rappresentazioni si svolgono in un grande stadio e oggi sono organizzate come un fenomeno di massa; ma vi sono dei Naadam in altre località che spesso risultano più veri e meno imbrigliati dai tempi televisivi e dalle esigenze del turismo. Questo ci ha portato a costruire un viaggio che includa la partecipazione ad un Naadam genuino, in mezzo alle steppe sconfinate, dove per avvicinare i lottatori o i cavalli non sia necessario possedere un pass e dove ci si possa sedere di fianco a un gruppo di anziani e scambiare con loro del tabacco da fiuto. Si ricorda che i Naadam locali come questo posso cambiare data anche solo un mese prima; sarà nostra premura essere sempre informati di eventuali variazioni ed eventualmente cambiare l’itinerario per garantirne la partecipazione.

Organizzazione di Amitaba in Mongolia

I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’) che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità della presenza di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto di contribuzione; favorire progetti di supporto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un sostegno a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola.

Modalità del viaggio

Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli tipo Hyundai Starex, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; i tratti asfaltati sono nei pressi della capitale e lungo alcune arterie stradali principali. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 3000 km.
Fuori da Ulaanbaatar, dove si alloggia per tre notti in hotel a tre stelle superiore, si pernotta due volte in tenda, una nel monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come lo erano nelle vecchie campagne italiane), una in alberghi locali e sette nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, fornite di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi esterni e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa ed anche vegetariana. Nei campi mobili le tende sono di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento delle parti comuni sono curati dal nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo.

Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale ed ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo.

Clima e attrezzatura

Il clima di fine giugno inizio luglio è secco, le temperature previste sono tra i 10 ed i 30 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi; le regioni più settentrionali di Amarbayantsgalant e Oghi presentano un ambiente più umido, dove in luglio vi sono possibili piogge. E’ necessario disporre di un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di 5 gradi; Soko può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento che possa resistere ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.

Alcuni cenni generali e storici

(Per maggiori dettagli, si veda sezione “Mongolia ” in “Viaggi e Paesi” del sito di Amitaba)
La Mongolia è vasta quasi cinque volte l’Italia e la maggior parte del territorio è situata a quote piuttosto elevate, con un’altezza media di circa 1600 metri e poche aree coltivabili. La popolazione di circa 3,5 milioni si disperde con una densità di solo 2,1 abitanti per chilometro quadrato; la matrice culturale dei mongoli è tipicamente nomadica e nei contenuti abbina tratti di sciamanesimo alla sofisticazione del buddismo tibetano. L’ambiente naturale presenta quattro aree principali: a nord il territorio della taiga, dei grandi laghi e delle foreste di conifere, a ovest i monti dell’Altai, dal centro ad est le steppe e la regione degli altopiani, mentre il sud è il regno del deserto del Gobi.
Le origini della Mongolia secondo le fonti storiche si individuano nella presenza di tribù di stirpe unna a partire dal V secolo e di stirpe turca dal VII secolo. Nel XII secolo la figura mitica di Gengis Khan porta all’unificazione territoriale e sono di questo periodo le più antiche testimonianze documentate. La massima espansione dell’impero mongolo giunse al Mar Giallo ad est ed alla piana del Danubio ad ovest, grazie alla capacità combattiva degli indomabili guerrieri nomadi mongoli, abilissimi cavalieri che seppero adottare strategie razionali ed equipaggiamenti efficienti.
L’occupazione sovietica nel secolo scorso è stata devastante, sia per il tentativo di rendere sedentaria una popolazione storicamente nomadica, sia per la furibonda repressione culturale: al tempo dell’instaurazione del regime sovietico nel 1921 circa 100.000 monaci vivevano in 700 monasteri, ma nei decenni successivi le cerimonie furono dichiarate fuorilegge ed i luoghi di culto furono inizialmente chiusi e poi quasi tutti distrutti. Furono risparmiati solo alcuni dei monasteri principali ed oggi in tutta la Mongolia se ne contano solo una ventina. La libertà di culto è stata reintrodotta solo dal 1990 e da allora l’antico legame con il buddismo tibetano si va rinsaldando; sono attivi anche missionari cristiani appartenenti in maggioranza a chiese minori nordamericane a caccia di conversioni.
Oggi la Mongolia è indipendente ed è ricca di risorse naturali, il cui sfruttamento rischia ora di stravolgere l’ambiente naturale e il tessuto sociale. Al di fuori della capitale si trovano pochi insediamenti urbani, fondati durante l’impero sovietico del dopoguerra per motivi industriali e produttivi, dove si trovano strutture educative e sanitarie. Il sostentamento della popolazione nomadica è costituito dall’allevamento di animali quali cammelli, yak, cavalli, pecore e capre; la maggioranza dei nomadi vive nelle gher, le tipiche tende mongole.

 Programma del viaggio


Si ricorda che l’itinerario e le sistemazioni previste possono subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici

1°g. Sabato 27 giugno, partenza per la Mongolia

Per raggiungere Ulaanbaatar, capitale della Mongolia, ci sono diverse possibilità di volo e Amitaba può prenotare i voli preferiti dal viaggiatore. Le compagnie aeree più comunemente utilizzate sono la Turkish Airlines e la Miat; Aeroflot, a seguito delle vicissitudini in Ucraina, al momento della redazione non è utilizzabile. La maggior parte dei voli prevede l’arrivo nel giorno successivo a quello della partenza. Per ogni richiesta e chiarimento contattare Amitaba.

2°g. 28/6 Arrivo a Ulaanbaatar

Arrivo all’Aeroporto Internazionale Genghis Khan. Incontro con la guida del viaggio e presentazione approfondita dell’itinerario. Si inizia salendo alla Collina Zaisan, un memoriale che offre una vista panoramica spettacolare sulla città e sulle aree circostanti, e con il Museo di Bogd Khan, l’affascinante palazzo invernale, unico rimasto, dell’ultimo imperatore-lama della Mongolia. Successivamente, quando le camere sono pronte, si prende alloggio presso l’hotel Toyoko Inn (3*) o similare, nel cuore della capitale. Si completa con la visita al Monastero di Gandan, il centro nevralgico del buddismo tibetano in Mongolia costruito circa 300 anni fa, con l’imponente raffigurazione d’oro di Avalokiteshvara.

3°g. 29/6 Ulaanbaatar – Monastero di Amarbayantsgalant

Partenza per Darkhan, situata a nord di Ulaanbaatar. Lasciata la capitale inizia subito l’incontro con il vasto paesaggio della Mongolia, con le gher che punteggiano le ondulate praterie. Poco prima di entrare in città si devia verso ovest arrivando al monastero di Amarbayasgalant, uno dei più belli e importanti della Mongolia. Visita del monastero, unico nel suo genere, costruito nel 1737 seguendo i canoni architettonici dell’arte mancese; è dedicato a Zanabazar, il primo imperatore-lama della Mongolia, scienziato e grande scultore, la cui salma venne portata qui nel 1779. Cena e pernottamento in campo gher, la tappa è di circa 365 km.

4°g. 30/6 Amarbayantsgalant ¬– Lago Oghi Nuur

Si lascia Amarbayantsgalant in direzione ovest attraverso paesaggi straordinari, tra vallate con versanti boscosi abitate da famiglie nomadi allevatrici di yak. Arrivo sulle sponde del lago Oghi Nuur, un vero osservatorio naturale privilegiato per ammirare la vita degli uccelli. Cena e pernottamento in campo gher, la tappa è di circa 450 km.

5°g. 1/7 Oghi Nuur – Lago Terkhin Tsagan Nuur

Trasferimento attraverso foreste boreali verso il lago di Terkhiin Tsagaan, circondato da crateri di vulcani spenti, il più giovane dei quali è il Khorgo. La strada si dipana tra monti e vallate, e dal punto più alto del percorso si può godere un panorama d’inimmaginabile bellezza. Cena e pernottamento in campo gher, la tappa è di circa 120 km.

6°g. 2/7 Lago Terkhin Tsagaan Nuur

Visita del vulcano Khorgo, dove in pochi minuti di cammino si raggiunge la sommità del cratere; nelle vicinanze si trova la grotta di Shar Nokhoi (traduzione “cane giallo”). Si prosegue l’esplorazione con una passeggiata attorno al lago e si rientra al campo gher. Per chi lo desidera è possibile fare una passeggiata a cavallo.

7°g. 3/7 Lago Terkhin Tsagan Nuur – Kharkhorin – Monastero di Shank

Al mattino si parte presto in direzione sud est percorrendo una buona strada asfaltata che costeggia per un lungo tratto il fiume Chuluut, attraverso un ambiente in gran parte di steppa con canyon formati da antiche eruzioni magmatiche, arrivando a Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan. Oggi è solo un villaggio dove sono rimaste due delle quattro tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città; su di un panoramico colle alle spalle delle casette è stato eretto un moderno monumento che esalta le antiche glorie dell’Impero, quando questo luogo era il centro del mondo. Si visita il monastero-museo di Erdene Zuu, meta di pellegrinaggio per i mongoli, che colpisce anche per le lunghe mura sormontate da piccoli stupa che ne delimitano lo spazio sacro dalle vaste praterie e dai colli verdi; costruito sui ruderi di Kharkhorin, contiene diversi templi molto interessanti da visitare ed un piccolo museo. Nei pressi di questo bel complesso si trovano diversi negozietti e luoghi di ristoro; il pranzo è libero per consentire ad ogniuno di utilizzare il tempo a proprio piacere. Ci si sposta quindi a Shank,–situato a 30 km, dove saremo graditi ospiti. Shank è un piccolo e antico monastero situato in un villaggetto tra le vaste praterie che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan, dove si ammirano alcune importanti tanke del tantra di Kalachakra. Si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero. La sistemazione è un po’ spartana ma pulita, ed offre l’opportunità di dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. Si coprono circa 250 km.

8°g. 4/7 Shank – Monastero di Ongh

Inizia il percorso verso sud che porta nel deserto del Gobi, il più grande dell’Asia; ma mano che si procede non si vedono più alberi ed il territorio diventa progressivamente arido con la presenza sempre più frequente dei cammelli bactriani. La tappa di oggi, circa 220 km, porta alle rovine del monastero di Ongh, un tempo un esteso complesso monastico posto nei pressi dell’omonimo fiume che era posizionato su una importante arteria carovaniera, di cui è stato recentemente ricostruito un tempio. L’ambiente naturale è di particolare interesse per il contrasto tra le montagne scure, che circondano i resti del monastero, e le rive verdi del fiume che solca la piccola vallata. Cena e pernottamento in campo gher.

9°g. 5/7 Ongh – Bayanzag – Khongoryn Els

Si continua verso sud arrivando a Bayanzag – che tradotto significa “Vette infuocate”, dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche trovando un’impressionante quantità di reperti, tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie fino ad allora sconosciute, tutti resti molto importanti che sono stati portati nei musei. A Bayanzag le falesie terrose rosse che si aprono sulla vastità del Gobi sono spettacolari, ed il sentiero che ne percorre i bordi stupendo. Proseguendo si giunge al Parco Nazionale di Khongoryn Els, dove si fa un’escursione alle dune di sabbia più grandi e spettacolari della Mongolia. Salire sulle dune più alte è impegnativo, ma si è ripagati con uno dei panorami più incredibili della Mongolia; sorprende vedere ai bordi delle dune zone d’acqua che rendono fertile la zona formando un ottimo pascolo per i cammelli. Cena e pernottamento in campo gher, la tappa è di circa 340 km.

10°g. 6/7 Khongoryn Els – Valle di Yoliin Am

Si seguono i bellissimi cordoni dunari verso est arrivando al Parco Nazionale di Gurvan Saikhan dove si visita Yoliin Am, chiamata a volte nelle guide “Valle delle aquile” (… anche se qui le aquile non si sono mai viste…), sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi ed i gipeti. Questi monti sono le ultime propaggini orientali della catena degli Altai; si posiziona in quest’area un campo tendato. La tappa è di circa 180 km.

11°g. 7/7 Yoliin Am – Naadam a Dalanzadgad

Si raggiunge la piccola cittadina di Dalanzadgad, che dista circa 80 km; oggi è il giorno del Naadam, si potranno vedere da vicino le corse dei cavalli e la lotta tradizionale. È un momento unico in cui si assaggeranno i piatti tipici e le bevande tradizionali mongole; oggi pranzo e cena non sono inclusi perché è piacevole ed interessante pasteggiare coi locali, a proprio piacere. La scelta di partecipare ad un Naadam di una piccola cittadina è maturata dall’esperienza di anni di viaggi in Mongolia, perché in queste località remote le ricorrenze sono più vivibili dal visitatore, che si può mischiare tra la folla, a differenza di quello della capitale dove si assiste alle gare in uno stadio alla stregua di uno spettacolo, senza la possibilità di interagire con la gente. Pernottamento in un hotel locale.

12°g. 8/7 Dalanzadgad – Tsagaan Suvraga

Inizia il percorso di rientro verso nord, attraverso l’ambiente semiarido del Gobi. Giunti sul bordo delle falesie di Tsagaan Suvraga si resta colpiti dai colori intensi delle erosioni; ai propri piedi si apre una distesa di collinette policrome, una incredibile tavolozza naturale con la visuale della steppa all’orizzonte. Questa profonda fenditura che taglia il terreno da est ad ovest un tempo era sommersa, probabilmente non dall’antico mare che occupava l’attuale area del Gobi, ma da acque fluviali. Da lontano le formazioni calcaree di Tsagaan Suvraga, alte fino a 30 metri, evocano le rovine di un’antica città; è molto bello percorrere il sentiero che le contorna alla base. Cena e pernottamento in campo gher, la tappa è di circa 260 km.

13°g. 9/7 Tsagaan Suvraga – Ikh Gasryn Chuluu

Oggi si arriva tra i monti granitici di Ikh Gasriin Chuluu, una catena lunga una trentina di chilometri che nasconde molte interessanti grotte intrise di antiche leggende, uno dei luoghi più sorprendenti di questo paese, dove le rocce granitiche consumate dal tempo creano forme plastiche sorprendenti. Si posiziona qui il secondo campo tendato del viaggio in un punto molto bello, potendo esplorare il territorio con tranquille passeggiate. La tappa è di circa 220 km.

14°g. 10/7 Ikh Gasryn Chuluu – Ulaanbaatar

Si parte per Ulaanbaatar che dista circa 280 km, quasi tutti di strada asfaltata; si alloggia presso l’hotel Nine.

15°g. 11/7 Ulaanbaatar

Visita al Museo di Storia, dove sono illustrati lo sviluppo della storia dell’uomo nelle terre mongole ed i costumi tradizionali delle varie etnie, e del Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul.

16°g. Domenica 12 luglio, volo di rientro

La maggior parte dei voli parte al mattino con arrivo in Italia nel corso della stessa giornata; per ogni richiesta e chiarimento contattare Amitaba.

  GALLERIA FOTOGRAFICA

Cavalleria al Naadam
Naadam, lottatori
Stupa, Mongolia
Dromedari a Khongoryn Els
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Prateria fiorita, Mongolia
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Ulaanbaatar, Ganden
Amarbayantsgalant
Stupa a Amarbayansgalant
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Vita nella steppa
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Kharkhorin, sito di preghiera di Gengis Khan
Shank
Yoliin Am
Bayanzag
Bimba al Naadam
Khongoryn Els
Persone al Naadam
Guerriero al Naadam
Cavalieri al Naadam
Tsagaan Suvraga
Tsagaan Suvraga
Gazryn Chuluu
Gandan, Ulaanbaatar

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NORME E ASSICURAZIONI

L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza “Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio” fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza “Filodiretto Protection” fornita da Nobis Compagnia di Assicurazioni. Le normative (Condizioni Generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.

Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.

 DOCUMENTI DI VIAGGIO

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PAESI E TRADIZIONI

Entra nella sezione dedicata agli approfondimenti culturali:

Gandan, Ulaanbaatar

 DOCUMENTI DI VIAGGIO


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