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Mongolia


Dalle vaste steppe al deserto del Gobi

Alla scoperta del Paese di Gengis Khan


Statua principale a Ganden

Bimba delle steppe

Khongoryn Els

Nomadi mongoli

Tsagaan Suvraga

PARTENZA
31/5/2026
RITORNO
14/6/2026
DURATA
15 giorni
PARTECIPANTI
massimo 12

 Sintesi del viaggio


L’itinerario unisce la scoperta di aspetti inediti e angoli sconosciuti della Mongolia a luoghi celebri e irrinunciabili, una visione d’insieme completa di questa terra eccezionale, che può evocare la sensazione di essere catapultati in un’altra epoca o persino su un altro pianeta. Una splendida esplorazione della Mongolia centrale e meridionale, attraversando le praterie e le vaste steppe fino a raggiungere il deserto del Gobi dell’immensità di spazi privi di recinzioni o barriere, dove la popolazione locale mantiene con tenacia le tradizioni antiche e rivela un cuore sorprendente. Il percorso traccia un ampio anello che inizia e si conclude a Ulaanbaatar, sviluppandosi per circa 2500 km. Sono previste alcune escursioni a piedi su sentieri non impegnativi, della durata massima di un paio d’ore.

  • Ulaanbaatar
  • Ikh Nart
  • Ikh Gazryn Chuluu
  • Tsagaan Suvraga
  • Yoliin Am
  • Khongoryn Els
  • Bayanzag
  • Onghiin
  • Fiume Orkhon
  • Tuvkhun
  • Tsutgalan
  • Kharkhorin
  • Shank
  • Ulaanbaatar

 Presentazione del viaggio


Organizzazione di Amitaba in Mongolia

I viaggi organizzati da Amitaba in Mongolia dal 2010 sono realizzati con la cooperativa Sain Sanaa (che in mongolo significa ‘buona idea’), fondata con il supporto di Amitaba e guidata da Alfredo Savino, con l’obiettivo di garantire l’alta qualità dei servizi. I soci della cooperativa lavorano per tracciare itinerari che permettano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più autentica, spesso al di fuori dei circuiti turistici. Le finalità principali di Sain Sanaa includono: la ridistribuzione equa degli utili tra tutti i soci (guide, autisti, cuochi, stranieri o mongoli); evitare che i ricavati del turismo escano dal Paese; pagare in modo equo i non soci locali che collaborano; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; generare un mezzo concreto di contribuzione grazie alla presenza di ospiti stranieri; sostenere progetti destinando una parte dei ricavi; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano; e soggiornare nei monasteri di campagna per fornire sostegno a queste piccole realtà e permettere ai viaggiatori di approfondire un aspetto fondamentale della cultura mongola.

Modalità del viaggio

Per tutto il percorso si utilizzano veicoli a quattro ruote motrici, generalmente Hyundai Starex e Uaz. Si seguono sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli. I tratti asfaltati si trovano vicino alla capitale e lungo alcune arterie principali. Sugli sterrati si mantengono medie di circa 50 km/h. La distanza totale prevista è di circa 2500 chilometri.
L’alloggio a Ulaanbaatar, previsto per tre notti, è in hotel a tre stelle superiore (ad esempio, Toyoko inn 3*). Nelle altre località si pernotta due volte in tenda (campi mobili), sei notti in campo gher (tende tradizionali mongole) e una notte presso una famiglia locale e una notte al monastero di Shank. I campi gher fissi sono dotati di servizi e docce con acqua calda e forniscono lenzuola pulite e coperte. I due campi mobili sono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e una tenda comune per i pasti. La cucina è semplice, ma sostanziosa e può essere anche vegetariana. L’organizzazione fornisce tutta l’attrezzatura necessaria per i campi mobili, ad eccezione del sacco a pelo. Le tende individuali nei campi mobili vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti.

Clima e attrezzatura

Il clima è in media piuttosto secco. Le temperature sono previste tra i 10 e i 25 gradi, con possibili minime notturne di 5 gradi. Per le due notti in tenda e al monastero di Shank, è consigliato un sacco a pelo con gradiente termico minimo di zero gradi. Se richiesto, è possibile noleggiare un sacco a pelo in loco (€ 25), comprensivo di sacco lenzuolo, oppure acquistarlo (€ 50). Si raccomanda un abbigliamento resistente a vento e acqua, insieme a scarponcini leggeri tipo trekking (possibilmente in goretex), creme solari e occhiali. Per le escursioni giornaliere è utile uno zaino personale. Lungo il percorso non sono presenti lavanderie.

Alcuni cenni generali e storici

(Per maggiori dettagli, si veda anche la sezione “Mongolia” in “Paesi e tradizioni” del sito di Amitaba)
La Mongolia è vasta quasi cinque volte l’Italia e la maggior parte del territorio è situata a quote piuttosto elevate, con un’altezza media di circa 1600 metri e poche aree coltivabili. La popolazione di circa 3.5 milioni si disperde con una densità di solo 2 abitanti per chilometro quadrato; la matrice culturale dei mongoli è tipicamente nomadica e nei contenuti abbina tratti di sciamanesimo alla sofisticazione del buddismo tibetano. L’ambiente naturale presenta quattro aree principali: a nord il territorio della taiga, con grandi laghi e foreste di conifere, a ovest i monti dell’Altai, dal centro ad est le steppe e la regione degli altopiani, mentre il sud è il regno del deserto del Gobi.
Le origini della Mongolia secondo le fonti storiche si individuano nella presenza di tribù di stirpe unna a partire dal V secolo e di stirpe turca dal VII secolo. Nel XII secolo la figura mitica di Gengis Khan porta all’unificazione territoriale e sono di questo periodo le più antiche testimonianze documentate. Nella sua massima espansione l’impero mongolo giunse al Mar Giallo ad est ed alla piana del Danubio ad ovest, grazie alla capacità combattiva degli indomabili guerrieri nomadi mongoli, abilissimi cavalieri che seppero adottare strategie razionali ed equipaggiamenti efficienti.
L’occupazione sovietica nel secolo scorso è stata devastante, sia per il tentativo di rendere sedentaria una popolazione storicamente nomadica, sia per la furibonda repressione culturale: al tempo dell’instaurazione del regime sovietico nel 1921 circa 100.000 monaci vivevano in 700 monasteri, ma nei decenni successivi le cerimonie furono dichiarate fuorilegge ed i luoghi di culto furono inizialmente chiusi e poi quasi tutti distrutti. Furono risparmiati solo alcuni dei monasteri principali ed oggi in tutta la Mongolia se ne contano solo una ventina. La libertà di culto è stata reintrodotta solo dal 1990 e da allora l’antico legame con il buddismo tibetano si va rinsaldando; sono attivi anche missionari cristiani appartenenti in maggioranza a chiese minori nordamericane a caccia di conversioni.
Oggi la Mongolia è indipendente ed è ricca di risorse naturali, il cui sfruttamento potrebbe stravolgere l’ambiente naturale ed il tessuto sociale. Al di fuori della capitale si trovano pochi insediamenti urbani, fondati durante l’impero sovietico del dopoguerra per motivi industriali e produttivi, dove si trovano strutture educative e sanitarie. Il sostentamento della popolazione nomadica è costituito dall’allevamento di animali quali cammelli, yak, cavalli, pecore e capre; la maggioranza dei nomadi vive nelle gher, le tipiche tende mongole.

 Programma del viaggio


1°g. Domenica 31 maggio, partenza per la Mongolia

Per raggiungere Ulaanbaatar sono disponibili diverse opzioni di volo, e Amitaba può occuparsi della prenotazione secondo le preferenze del viaggiatore. Le compagnie aeree più comuni sono la Turkish Airlines e la Miat; Aeroflot non è utilizzabile al momento della redazione. La maggior parte dei voli prevede l’arrivo nella capitale il giorno successivo a quello della partenza.

2°g. 1/6 Arrivo a Ulaanbaatar

Arrivo all’Aeroporto Internazionale Genghis Khan. Incontro con la guida del viaggio e presentazione approfondita dell’itinerario. Si inizia salendo alla Collina Zaisan, un memoriale che offre una vista panoramica spettacolare sulla città e sulle aree circostanti, e con il Museo di Bogd Khan, l’affascinante palazzo invernale, unico rimasto, dell’ultimo imperatore-lama della Mongolia. Successivamente, quando le camere sono pronte, si prende alloggio presso l’hotel Toyoko Inn (3*) o similare, nel cuore della capitale. Si completa con la visita al Monastero di Gandan, il centro nevralgico del buddismo tibetano in Mongolia costruito circa 300 anni fa, con l’imponente raffigurazione d’oro di Avalokiteshvara.

3°g. 2/6 Ulaanbaatar – Riserva naturale di Ikh Nart

Oggi si lascia la capitale per entrare nella regione del Gobi centrale, dirigendosi verso Ikh Nart. Questa riserva è rinomata per l’abbondante presenza di pecore Argali, che si arrampicano sulle montagne granitiche dell’area. La tappa è di circa 400 km e il pernottamento è previsto in tenda (campo mobile).

4°g. 3/6 Riserva naturale di Ikh Nart – Ikh Gazryn Chuluu

Dopo aver completato la visita della riserva di Ikh Nart, ci si sposta verso ovest per raggiungere il complesso granitico di Ikh Gazryn Chuluu. Questo territorio è splendido e offre la possibilità di tranquille passeggiate ed esplorazioni, una catena montuosa lunga una trentina di chilometri che nasconde interessanti grotte legate a leggende antiche, tra rocce granitiche modellate dal tempo che creano forme plastiche sorprendenti. La tappa è di circa 100 km e si pernotta in campo gher.

5°g. 4/6 Ikh Gazryn Chuluu – Tsagaan Suvraga

Il percorso prosegue attraversando paesaggi panoramici molto suggestivi, fino ad arrivare alle falesie di Tsagaan Suvraga. Qui si rimane colpiti dai colori intensi delle erosioni: si apre una distesa di collinette policrome, una vera e propria tavolozza naturale, con la steppa all’orizzonte. Questa profonda fenditura era anticamente sommersa, probabilmente da acque fluviali. Da lontano le formazioni calcaree, alte fino a 30 metri, evocano le rovine di un’antica città; è molto bello percorrere il sentiero che le contorna alla base. La tappa è di circa 220 km verso sud. Pernottamento in campo gher.

6°g. 5/6 Tsagaan Suvraga – Yoliin Am

Il viaggio continua a sud ovest, entrando nel Parco Nazionale di Gurvan Saikhan. Qui si visita Yoliin Am, spesso chiamata “Valle delle aquile” (… anche se qui le aquile non si sono mai viste…). La valle è sempre fresca e mantiene lingue di ghiaccio anche durante la prima parte dell’estate, contrastando con l’arido deserto. Con un po’ di fortuna, si potranno osservare gli stambecchi ed i gipeti. La tappa è di circa 340 km. Pernottamento in campo gher.

7°g. 6/6 Yoliin Am – Parco Nazionale di Khongoryn Els

Oggi si raggiunge il Parco Nazionale di Khongoryn Els, dove si trovano le dune di sabbia più grandi e spettacolari della Mongolia. Salire sulle dune più alte è faticoso, ma la ricompensa è uno dei panorami più incredibili della Mongolia. È sorprendente notare la presenza di zone d’acqua ai bordi delle dune che rendono fertile l’area, creando un ottimo pascolo per i cammelli. La tappa è di circa 160 km. Pernottamento in campo gher.

8°g. 7/6 Khongoryn Els – Graffiti di Khavtsagait – Bayanzag

Proseguendo nel deserto del Gobi, si ammirano i particolari graffiti rupestri di Khavtsagait, situati sulle pendici di un complesso montuoso. Si arriva poi a Bayanzag, che significa “Vette infuocate”. Questo luogo è celebre perché nel 1924 la spedizione americana di Chapman vi fece grandi scoperte paleontologiche, trovando un’impressionante quantità di reperti, tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie fino ad allora sconosciute, resti poi portati nei musei. A Bayanzag le falesie terrose rosse che si aprono sulla vastità del Gobi sono spettacolari, ed il sentiero che ne percorre i bordi è stupendo. La tappa è di circa 190 km. Pernottamento in campo gher.

9°g. 8/6 Bayanzag – Monastero di Ongh

Inizia il percorso verso nord, una transizione graduale dal deserto del Gobi alle immense steppe verdi, fino a raggiungere le pendici dei monti Hangayyn Nuruu. La tappa odierna, di circa 160 km, conduce alle rovine del monastero di Ongh. In origine era un esteso complesso monastico situato su un’importante arteria carovaniera, seguita dall’omonimo fiume; recentemente è stato ricostruito un tempio. L’ambiente circostante è affascinante per il contrasto tra le montagne scure che circondano le rovine e le rive verdi del fiume che solca la piccola vallata. Pernottamento in campo gher.

10°g. 9/6 Ongh – Fiume Orkhon

In mattinata si lasciano le vestigia del monastero di Ongh per proseguire verso nord. Il territorio diventa progressivamente meno arido e più adatto al pascolo, e i cammelli bactriani cedono il posto ad altri armenti. Si raggiunge la valle del fiume Orkhon, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco. L’Orkhon nasce dalle catene montuose dei Khangai e, con i suoi 1.124 km, è il fiume più lungo della Mongolia, confluendo nel Selenge per poi arrivare fino al lago di Baikal. Si posiziona qui il campo tendato (campo mobile). La tappa è di circa 240 km.

11°g. 10/6 Fiume Orkhon – Monastero di Tuvkhun – Tsutgalan

La giornata inizia recandosi al monastero di Tuvkhun (recentemente restaurato), situato in una zona di grande rilevanza storica, tra le montagne che chiudono la valle dell’Orkhon a settentrione. Il paesaggio goduto da questo eremo rende chiaro perché fosse così amato da Bogd Khan Zanabazar, la figura mistica più importante della storia mongola, che qui visse e studiò per quasi trent’anni. La visita richiede una facile salita a piedi di circa un’ora attraverso la foresta. Rientrati ai mezzi, si prosegue per le cascate del fiume Ulaan Tsutgalan, originate circa 20.000 anni fa in seguito alle eruzioni vulcaniche che formarono la conca circolare di roccia basaltica da dove cadono le acque. La tappa è di circa 70 km. Pernottamento presso una famiglia locale.

12°g. 11/6 Tsutgalan – Kharkhorin – Monastero di Shank

Al mattino si parte presto in direzione di Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan. Oggi è un semplice villaggio dove rimangono solo due delle quattro tartarughe di pietra che in origine segnavano i confini della città. Su un colle panoramico alle spalle delle abitazioni è stato eretto un moderno monumento che celebra le antiche glorie dell’Impero, quando questo luogo era il centro del mondo. Si visita il monastero-museo di Erdene Zuu, meta di pellegrinaggio per i mongoli. Colpisce per le sue lunghe mura sormontate da piccoli stupa che delimitano lo spazio sacro dalle vaste praterie e dai colli verdi. Costruito sui ruderi di Kharkhorin, contiene diversi templi e un piccolo museo. Ci si sposta poi per 30 km fino al monastero di Shank, dove si sarà ospiti dei monaci. Shank è un antico e piccolo monastero situato tra le vaste praterie, un tempo custode della bandiera di Gengis Khan, dove si ammirano importanti tanke del tantra di Kalachakra. La sistemazione nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero è spartana ma pulita, offrendo l’occasione per un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. La tappa è di circa 140 km.

13°g. 12/6 Monastero di Shank – Ulaanbaatar

Si lascia il monastero di Shank per rientrare a Ulaanbaatar, un percorso di circa 380 km su comoda strada asfaltata. All’arrivo si alloggia presso il medesimo hotel o simile, in posizione centrale, per due notti. Tempo libero.

14°g. 13/6 Ulaanbaatar

Si visita il Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul.

15°g. Domenica 14 giugno, volo di rientro

  GALLERIA FOTOGRAFICA

Famiglia nomade
Sciamana mongola
Statua principale a Ganden
Bimba delle steppe
Khongoryn Els
Nomadi mongoli
Tsagaan Suvraga
Ganden a Ulaanbaatar
Pista a Tsagaan-Suvraga
Gobi, vegetazione nel deserto
Khongoriin Els
Khongoryn Els, cammelli
Interno di una gher
Gazryn Chuluu
Graffiti di Khavtsagait
Bayanzag
Yoliin Am
Cascate dell’Ulaan Tsutgalan
Fiume Orkhon
Giovane allevatrice
Tuvkhun
Kharkhorin, Impero Mongolo
Erdene Zuu
Monachelli a Shank
Bodh Khan, Ulaanbaatar
Tanke a Shank

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NORME E ASSICURAZIONI

L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza “Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio” fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza “Filodiretto Protection” fornita da Nobis Compagnia di Assicurazioni. Le normative (Condizioni Generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.

Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.

 DOCUMENTI DI VIAGGIO

  GALLERIA FOTOGRAFICA

PAESI E TRADIZIONI

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Tanke a Shank

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