Mongolia
Festival delle aquile negli Altai
Un gioioso incontro con i popoli nomadi
Terkhin Tsagaan Nuur
Monaci a Shank
Tsagaan Nuur
Festival aquile
Ragazza mongola
Sintesi del viaggio
Il viaggio porta nelle regioni nordoccidentali mongole degli Altai, tra sorprendenti bellezze naturali e territori selvaggi che presentano una grande ricchezza culturale ed etnica, dove si partecipa all’evento più importante dell’anno, il grande Festival delle Aquile, dove i più esperti in quest’arte venatoria si sfidano in prove di destrezza con i loro stupendi rapaci, una delle più antiche ed importanti tradizioni di queste regioni. Si scopre una terra condivisa da kazaki, mongoli e tuvaini che parlano tre lingue diverse, con parte delle popolazioni nomadiche e parte stanziali, che praticano religioni diverse, islamica per i kazaki e buddista per mongoli e tuvaini, frammiste ad ancestrali tradizioni sciamaniche. Una regione selvaggia che è stata lo storico confine naturale tra due mondi culturali, quello nomadico mongolo e quello stanziale di influenza musulmana centroasiatica.
Presentazione del viaggio
IL FESTIVAL DELLE AQUILE
Quest’anno abbiamo scelto di partecipare all’edizione del festival che si svolge nel villaggio di Sagsai, a circa 50 km dal capoluogo regionale di Ulgii, dove avviene dopo una settimana l’evento più noto e che oggi è abbastanza frequentato. Sagsai non ha niente da invidiare al festival più famoso, se non il numero di turisti: infatti i cacciatori con le aquile sono gli stessi che partecipano ad Ulgii ed i giochi di destrezza con le aquile anche, manca solo il grande numero di spettatori, che rende questo evento ancora a misura d’uomo.
La caccia con le aquile è un’attività che viene praticata da millenni dai nomadi kazaki alla fine dell’estate. I cacciatori, provenienti da tutti gli angoli della regione del Bayan Ulgii, si ritrovano una volta all’anno per partecipare ad un’emozionante gara di caccia a cavallo utilizzando solo maestose aquile reali tenute su di un braccio protetto da un enorme guanto e sostenuto da un bastone che poggia sulla sella del cavallo.
L’aquila reale (Aquila Chrysaetos) raggiunge una lunghezza che può variare tra i 75 e gli 88 cm e l’apertura alare può raggiungere i 2,30 mt, mentre il suo peso arriva fino a 6 – 7 kg. Le dimensioni maggiori, come in quasi tutti i rapaci, si raggiungono nelle femmine, che dai cacciatori kazaki sono preferite agli esemplari maschi. Cacciano in prevalenza volpi, ma anche marmotte e a volte lupi. Il becco è robusto e ricurvo, le zampe sono forti e ricoperte di piume, gli artigli sono lunghi ed affilati ed il quarto dito, opposto agli altri, è munito di un’unghia più lunga che trafigge le prede. L’aquila è dotata di una vista straordinaria, sei volte più acuta dell’uomo con un campo visivo di 300 gradi. Il piumaggio è di colore bruno scuro con penne dorate sul capo che, ricordando una corona, le hanno conferito il titolo di “reale”. L’addestramento di questi uccelli, che vengono catturati da piccoli, è lungo e impegnativo e il cacciatore lo inizia utilizzando come prede delle pelli di animali. Il rapace viene legato ad una corda e quando afferra la pelle gettata nelle sue vicinanze viene premiato con un pezzo di carne, che sarà sempre più consistente man mano che l’uccello perfeziona la propria abilità nell’artigliare la preda. Il rapporto che si viene a creare tra l’uomo e l’animale è molto stretto e dura fino a quando il rapace non viene liberato al compimento del decimo anno di vita.
Poiché le aquile cacciano in prevalenza volpi, la caccia si svolge quando la Mongolia si ammanta di bianco, e le pellicce sono migliori. Gli uccelli vengono tenuti bendati con un cappuccio, fino a quando il cacciatore avvista una preda: l’aquila viene lanciata in aria e s’innalza in cielo per poi fiondarsi in picchiata. Questa gara è una vera e propria sfida di abilità e velocità dove alla fine viene eletto il cacciatore con l’aquila più precisa. Oggi nel Bayan Ulgii sono rimasti circa 450 cacciatori tradizionali e questo evento è importante anche perché e l’ultima occasione d’incontro collettivo prima della calata del freddo inverno. A contorno del contesto venatorio vengono celebrate feste con danze e canti tradizionali.
LA REGIONE DEL BAYAN ULGII
La regione mongola di Bayan Ulghi offre una grande varietà ambientale ed è coronata dalla catena dei monti Altai, che distano 2000 chilometri da Ulaanbaatar e formano il confine naturale con la Russia e il Kazakistan a dominio cinese. Qui si trova la vetta più alta della Mongolia, l’Huiten Uul (4373 mt), che fa parte delle cinque cime del Tavan Bogd (letteralmente, “i cinque illuminati”), un’area che forma il confine tra i tre paesi; la cima più alta è il monte Belukha (4,506 mt), posizionato oltre il confine negli Altai russi. Sparsi tra questi stupendi monti si trovano una ventina di grandi ghiacciai, tra cui il Potanina è il più esteso. Una delle aree più belle è il parco nazionale di Altai Tavan Bogd, che si estende tra la Mongolia e il confine cinese, e raccoglie numerosi laghi tra cui l’Hoton, il Dayan Nuur e il Tolbo.
Gli abitanti sono in maggioranza kazaka, di religione musulmana e di lingua turca; hanno iniziato a trasferirsi in queste aree verso il 1840 per pascolare pecore e capre nel periodo estivo e all’inizio del secolo scorso hanno cominciato a stabilirsi permanentemente nella regione. La lingua utilizzata è il kazako, anche se la maggior parte delle persone sono bilingue e parlano anche il mongolo. I kazaki della Mongolia sono rimasti isolati e conservano tradizioni millenarie andate ormai perdute nella loro terra d’origine. La moschea di Ulghi dopo la caduta del socialismo è stata riaperta e il pellegrinaggio alla Mecca ha ripreso, ma la religione viene vissuta in modo aperto e tollerante: le donne non devono usare il velo e gli uomini amano consumare alcolici. Dopo il 1990 a molti kazaki mongoli è stato permesso di migrare verso il Kazakistan e la Turchia, con un considerevole flusso di persone durato alcuni anni, e ci sono state lunghe trattative tra Kazakistan e Mongolia per permettere ai kazaki mongoli di avere la doppia cittadinanza, risolta per ora con il permesso a loro concesso di entrare in Kazakistan senza visto.
Questa parte della Mongolia, anche perché dista un lungo viaggio di quattro giorni da Ulaanbaatar, ha maggiori contatti con le regioni confinanti russe e cinesi. La popolazione si dedica soprattutto alla pastorizia transumante; durante l’inverno si rifugia in villaggi riparati all’interno di valli profonde utilizzando case di legno, per migrare poi in estate verso i pascoli di montagna. Questi pastori utilizzano delle tende molto simili alle grandi gher mongole, con alcune differenze che le rendono tipiche e affascinati.
MODALITÀ DEL VIAGGIO
Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz e Hyundai Starex, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; i tratti asfaltati sono nei pressi della capitale e lungo alcune arterie stradali principali. La velocità sugli sterrati è comunque abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci e parti dove l’irregolarità del terreno rende la marcia lenta. Il percorso complessivo previsto è di circa 2340 chilometri.
Fuori da Ulaanbaatar, dove si alloggia per due notti in hotel a tre stelle, si pernotta cinque notti in hotel locali, una in gher camp e tre notti presso famiglie: un’esperienza molto interessante, si avranno a disposizione delle stanze comuni nelle loro abitazioni – si segnala che qui il bagno è esterno. La cucina proposta è semplice ma sostanziosa, anche vegetariana. Una notte è prevista invece presso il monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come erano nelle vecchie campagne italiane).
Il viaggio richiede un certo spirito d’avventura, poiché nella regione degli Altai si diventa simili ai nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando anche in tenda. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo
CLIMA E ATTREZZATURA
Il clima a settembre è mediamente piuttosto secco e le temperature previste sono tra i 5 e i 15 gradi, con possibili punte minime notturne vicine allo zero nella parte più vicina agli Altai. E’ utile portare un sacco a pelo; Alfredo Savino, guida del viaggio, può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie. Si ricorda che il clima in questa terra è sempre imprevedibile e incline a repentini cambiamenti, da giorni caldi di sole si può passare a nevicate improvvise.
Programma del viaggio
Si ricorda che l’itinerario e le sistemazioni previste possono subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici
1°g. Venerdì 12 settembre, partenza per la Mongolia
Per raggiungere Ulaanbaatar, capitale della Mongolia, ci sono diverse possibilità di volo e Amitaba può prenotare i voli preferiti dal viaggiatore. Le compagnie aeree più comunemente utilizzate sono la Turkish Airlines e la Miat; Aeroflot, a seguito delle vicissitudini in Ucraina, al momento della redazione non è più utilizzabile. La maggior parte dei voli prevede l’arrivo nel giorno successivo a quello della partenza. Per ogni richiesta e chiarimento contattare Amitaba.
2°g. 13/9 Arrivo a Ulaanbaatar
Arrivo a Ulaanbaatar, trasferimento e sistemazione in centro città presso l’hotel Nine (3* superiore) o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova una enorme statua di Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama.
3°g. 14/9 Ulaanbaatar – Khovd e Gurvan Tsenheriin Agui
Trasferimento in aeroporto per l’imbarco sul volo per Khovd; la partenza è prevista alle 11.30 (orario da confermare) e il volo dura circa 2 ore. Atterrati; si alloggia presso l’hotel Tsambagarav o simile. Si iniziano le visite con una escursione all’unica grotta con pitture rupestri della Mongolia. Entrando nella caverna di Gurvan Tsenheriin Agui si sbuca direttamente nell’Età della Pietra: alta circa venti metri, custodisce alcune meravigliose pitture che risalgono al Paleolitico (da 12.000 a 40.000 anni fa). Si tratta di raffigurazioni di animali, nomadi e altre immagini misteriose.
4°g. 15/9 Khovd – Parco del Tsamba Garav
L’esplorazione di questa remota regione inizia dirigendosi verso est, raggiungendo le pendici settentrionali del monte Tsamba-Garav (4208 mt), ubicato al confine di tre aimag (regioni mongole): Bayan Ulgii, Uvs e Khovd. È una delle più belle cime sempre innevate della Mongolia. Si visitano diverse valli scoprendo sorgenti d’acqua cristallina e si effettua un’escursione per avvicinarci ai ghiacciai del Tsamba-Garav. Si percorrono circa 180 km; pernottamento in famiglia.
5°g. 16/9 Parco del Tsamba Garav Uul – Ulgii
Si lascia l’imponete montagna per seguire la spettacolare strada che riporta al capoluogo del Bayan Ulgii. Pernottamento presso l’Hotel Duman o simile, un semplice albergo locale; si percorrono circa 150 km. Si avrà il tempo per visitare questa “atipica” città mongola, con il bazar e la moschea dove si respira un’aria quasi medio orientale.
6°g. 17/9 Ulgii – Sagsai e Festival delle Aquile
Ci si sposta al villaggio di Sagsai che dista circa 50 km ad ovest. Per vivere completamente l’evento ci si sistema nella dimora di una famiglia kazaka. Si dedicano le giornate ad ammirare le gare di abilità e velocità del contesto. Dalle alture circostanti i cacciatori tolgono i cappucci ai loro maestosi animali e li lanciano verso il cielo. Nel frattempo vengono rilasciate le prede, le aquile perdono lentamente quota, poi, con uno scarto improvviso e fulmineo, piombano sulla preda immobilizzandola. Qui interviene il cacciatore che deve essere celere a raggiungere i contendenti, prima che la preda possa ferire l’aquila. A contorno del torneo vi sono molti eventi paralleli come concerti, sfilate con abiti tradizionali, mercatini di borse e tappeti di feltro tradizionali. È molto particolare il “Kokbar”, che ricorda molto il Buskashì, il gioco nazionale afgano: due squadre di cavalieri si contendono la carcassa di una capra decapitata. È un gioco privo di regole: basta impossessarsi della carcassa.
7°g. 18/9 Sagsai – Parco del Tavan Bogd (Lago Khoton nuur)
Oggi si raggiunge in auto il lago alpino di Khoton, posto a 2000 metri di quota, che copre un’area di 50 kmq. La sponda orientale è completamente brulla, mentre quella occidentale è coperta dalla foresta boreale. Il lago Khoton è connesso al lago Hurgan nuur da un ampio e breve canale (circa 2 km) ed ambedue, assieme ad un altro lago posto più a sud, il Dajan nuur, alimentano il fiume Hovd. Pernottamento in gher presso una famiglia. La tappa è di circa 150 km.
8°g. 19/9 Lago Khoton nuur – Ulgii
Con i veicoli si torna verso la “civiltà” ad Ulgii, dove si alloggia presso l’hotel Duman o simile; nel pomeriggio si ha del tempo libero. Si percorrono circa 160 km.
9°g. 20/9 Ulgii – Lago Achit – Ulaangom
Partenza in direzione nord ovest per la regione di Uvs, famosa per la varietà degli ambienti naturali e per la presenza del lago più grande del Paese, che dà il nome alla regione. Prima di arrivare ad Ulaangom, una sonnacchiosa cittadina che è il capoluogo della regione, ci si ferma al lago Achit, che si trova ad un’altitudine di 1435 mt sul livello del mare e si estende su una superficie di 290 kmq. Arrivati in città pernottamento presso l’hotel Chingis Khaan o similare; si percorrono circa 260 km.
10°g. 21/9 Ulaangom – Tosontsengel
Inizia la traversata della Mongolia in direzione est per arrivare a Ulaanbaatar, un percorso spettacolare che merita di per sé un viaggio. Oggi si attraversa la regione di Uvs, passando dal grande lago Khyargas, famoso per le sue rocce calcaree, e in serata si raggiunge la cittadina di Tosontsengel, famosa per la lavorazione del legno per le gher. Pernottamento in hotel locale; la tappa è di circa 480 km, tutti su strada asfaltata.
11°g. 22/9 Tosontsengel – Lago Terkhiin Tsagaan Nuur – Terme di Tsenkher
Partenza per le terme di Tsenkher, dove le acque raggiungono i 60-80 gradi, ottime per rilassarsi. Si transita dal lago Terkhiin Tsagaan Nuur, circondato da crateri di vulcani spenti, dalla roccia di Taikhar e dal capoluogo della provincia, Tsetserleg, dove si visitano il museo locale ed il monastero. Pernottamento in campo gher; la tappa è di circa 250 km. Si potrà fare il bagno alle terme e provare il massaggio e le cure tradizionali mongole.
12°g. 23/9 Terme di Tsenkher – Kharkhorin – Monastero di Shank
Al mattino si parte presto proseguendo in direzione est per Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan. Oggi è solo un villaggio dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città; su di un panoramico colle alle spalle delle casette è stato eretto un moderno monumento che esalta le antiche glorie dell’Impero, quando questo luogo era il centro del mondo. Si visita il monastero-museo di Erdene Zuu, meta di pellegrinaggio per i mongoli, che colpisce anche per le lunghe mura sormontate da piccoli stupa che ne delimitano lo spazio sacro dalle vaste praterie e dai colli verdi; costruito sui ruderi di Kharkhorin, contiene diversi templi molto interessanti da visitare ed un piccolo museo. Ci si sposta quindi al monastero di Shank, situato a 30 km, dove saremo graditi ospiti. Shank è un piccolo e antico monastero situato in un piccolo villaggio tra le vaste praterie che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan, dove si ammirano alcune importanti tanke del tantra di Kalachakra; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po’ spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. La tappa è di circa 180 km, quasi tutti di strada asfaltata.
13°g. 24/9 Monastero di Shank – Ulaanbaatar
Dopo aver assistito alla cerimonia mattutina, si percorrono 380 km per raggiungere Ulaanbaatar. Si soggiorna nello stesso hotel utilizzato all’arrivo.
14°g. Giovedì 25 settembre, volo di rientro
La maggior parte dei voli parte al mattino con arrivo in Italia nel corso della stessa giornata; per ogni richiesta e chiarimento contattare Amitaba.
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Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.
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