Skip to main content

India Himalaia


Ladakh, Zanskar, Lahaul, Spiti, Kinnaur

Incomparabile traversata dell’Himalaia


Sengi La

Affresco a Wanla

Gola dello Zanskar

Zangla, monaca

Valle di Dankar

PARTENZA
16/8/2026
RITORNO
30/8/2026
DURATA
15 giorni
PARTECIPANTI
massimo 12

 Sintesi del viaggio


Dopo la visita della valle dell’Indo, cuore del Ladakh, con un percorso da poco accessibile si attraversano le selvagge catene himalaiane che cingono il Regno Segreto, la magica regione dello Zanskar, dove si ammirano tutti i siti più importanti. Proseguendo, si supera la formidabile barriera di monti che cinge la regione a sud arrivando in Lahaul, raggiungendo da qui il territorio dello Spiti, dove la natura di bellezza leggendaria è impreziosita dagli antichissimi reperti artistici del Regno di Gughe. Proseguendo verso le pianure dell’India si scopre la peculiare eredità storica del Kinnaur e si giunge alla capitale coloniale di Shimla e da qui a Chandigarh per il volo di rientro.

  • Delhi
  • Leh
  • Tikse
  • Lamayuru
  • Wanla
  • Sirsir La
  • Photoksar
  • Sengi La
  • Lingshed
  • Zangla
  • Padum
  • Sani
  • Dzongkul
  • Karcha
  • Bardan
  • Shingo La
  • Keylong
  • Chandra Tal
  • Kunzum La
  • Kaza
  • Tashigang
  • Dankar
  • Lhalung
  • Tabo
  • Nako
  • Repkong Peo
  • Sangla
  • Chitkul
  • Shimla
  • Chandigarh

 Presentazione del viaggio


Il viaggio è ricchissimo di contenuti, perfetto per ogni viaggiatore che sia interessato a conoscere aree del mondo non ancora “turistiche”, dove è possibile un forte incontro con culture diverse, ma molto ospitali, che sorprendono per la serenità che si riscontra in persone che pur possiedono ben poco da un punto di vista materiale.
Non sono richiesti campi mobili o percorsi di trekking, il tour è accessibile a chi abbia il desiderio di vivere una stupenda avventura, arricchita da un interessante approfondimento culturale, e richiede solo un poco di adattabilità.

UN GRANDE SOGNO: DA LEH A SHIMLA ATTRAVERSO LO ZANSKAR E LO SPITI

Giunti a Leh, capitale del Ladakh, dopo una visita della città e di alcuni importanti siti della valle dell’Indo si parte in direzione ovest per Alchi, dove si osservano i reperti artistici più importanti della regione, e Lamayuru, il magnifico ed ormai celebre monastero che si erge tra le rupi di un’oasi immersa tra monti policromi di bellezza leggendaria. Si parte da qui per raggiungere lo Zanskar, un tragitto che è divenuto fattibile con i veicoli solo da pochi anni. Oltre Wanla, dove si scoprono impensabili opere d’arte, si attraversa la strettissima gola che porta ad Hanupatta, tra impressionanti formazioni geologiche policrome, emergendo tra gli altissimi monti che separano il Ladakh dallo Zanskar e, valicando due spettacolari passi, si sosta nella remota oasi di Lingshed, dove vive una piccola e tenace comunità e vi si trova anche un antico Gompa. Si raggiunge da qui il fiume Zanskar di cui si risale il corso con un percorso tra i più impressionanti al mondo, arrivando a Zangla, l’antica capitale del Regno dello Zanskar, Thongde e Padum, l’attuale centro amministrativo della regione. Completata la visita dei siti più importanti di questi magici luoghi si continua verso il Lahaul risalendo fino alle fonti glaciali che alimentano le acque di queste remote valli e scavano la barriera dei monti al passo dello Shingo, arrivando così in Lahaul.
Oltre Keylong si risale la valle del fiume Chandra, che incanta per le fantastiche guglie, monti turriti di granito e ghiacciai che ne ornano il versante meridionale, giungendo al mitico Chandra Tal, o “Lago della Luna”; da qui si valica il passo del Kun Zum che si apre sullo Spiti, un magnifico territorio a sud-est del Ladakh, anch’esso di cultura buddista, quasi altrettanto arido e forse ancora più selvaggio. Si visitano i villaggi ed i monasteri più interessanti avendo modo di ammirare, oltre alla meraviglia naturale di valli profondissime, pressoché desertiche e dai colori contrastati, alcuni dei reperti artistici più preziosi della cultura buddista tibetana. Emergono le radici di una storia millenaria legata alle vicende dell’antico regno tibetano di Gughe: dall’incomparabile tempio di Tabo, che gli amanti dell’arte chiamano l’ “Ajanta dell’Himalaia”, a luoghi meno conosciuti ma altrettanto preziosi, da Tashigang e Lhalung a Nako.
Oltre, si segue il corso del fiume Spiti arrivando alla confluenza col possente Sutlej, con i ripidi monti che cominciano ora gradatamente ad avere una copertura arborea, e si entra nella regione del Kinnaur. Questo antico regno testimonia i punti di contatto e di trasformazione tra la cultura induista e buddista tibetana; l’architettura tradizionale qui è caratterizzata da un uso misto di pietra e legno, anche finemente intagliato. Si esplora la remota valle di Sangla, dove prosperava l’antico regno di Bushahr, con Kamru e Chitkul, arrivando infine da qui a Shimla, vecchia capitale estiva del periodo coloniale, da dove si prosegue per l‘aeroporto di Chandigarh, completando una tra le più belle traversate della catena himalaiana.

I dettagli del percorso sono indicati di seguito nel programma di viaggio e consentono di apprezzarne la qualità. Per ulteriori informazioni sul territorio ed un approfondimento delle tematiche culturali e storiche si possono consultare le pagine del sito di Amitaba, con particolare riferimento alla sezione dedicata all’India himalaiana occidentale. Tra i consigli di lettura trovate diversi libri che avvicinano alla cultura tibeto-himalaiana.

NOTA TECNICA

Gli spostamenti vengono effettuati con veicoli privati, si utilizzano comode vetture tipo Toyota Innova o simili. A Leh si alloggia in un comodo hotel, pulito e con stanze dotate di servizi con acqua calda e l’albergo ha un generatore di corrente nel caso (…spesso) “salti” la luce. Lasciata Leh fino a Shimla si alloggia in piccoli alberghetti; queste sistemazioni richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino. Alcuni sono decisamente carini, arredati in tipico stile locale, e donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie del lugo. Il viaggio porta anche in aree non turistiche; si segnala che a Lingshed gli alloggi sono molto basici e non vi sono servizi in stanza.

CLIMA E ATTREZZATURA

A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh, Zanskar e Spiti invece il clima è più secco, le temperature più miti e, nei tratti più alti, può anche essere piuttosto freddo. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare in modo confortevole le serate in quota. Si consiglia di portare indumenti in pile ed una giacca di piumino o, meglio ancora, una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, ed un paio di scarponcini comodi e caldi per i percorsi a piedi. Molti portano un sacco lenzuolo per evitare di dover per forza utilizzare le lenzuola fornite localmente, a volte non bellissime. Portare uno zaino. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi ed una pila, possibilmente frontale (quelle che si tengono sulla fronte con una fascia elastica).

CLIMA E ATTREZZATURA

Andare nell’Himalaia indiano significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a circa 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l’adattamento è necessario prevedere nella parte iniziale una gradualità di salita e bisogna non esagerare nello sforzo fisico i primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. Si passano le prime due notti a Leh e per la terza ci sosta a Lamayuru, dove la quota è circa la medesima. La quarta notte si sosta a circa 3900 metri, quindi con un incremento di quota entro i limiti di acclimatazione; si giunge qui valicando un passo che supera i 5000 metri, dove l’impatto fisico della quota elevata è attenuato avendo l’accortezza di non sostarvi troppo a lungo e procedendo per la discesa, che riporta a circa 3900 mt.
Molti hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2 o 3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso non preventivo, successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico.
Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.

 Programma del viaggio


1°g. Domenica 16 agosto, partenza in volo per Delhi

Per raggiungere Delhi in India vi sono diverse possibilità di scelta ed Amitaba può prenotare il volo preferito dai viaggiatori; la maggior parte dei collegamenti giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo. All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo od altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto, prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto.

2°g. 17/8 Delhi – Leh

Il volo per Leh parte di mattina (orari da verificare); dall’aereo si godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dalla guida locale di Amitaba che parla la lingua inglese e che, con l’accompagnatrice italiana, seguirà i partecipanti per tutto il viaggio. Sistemazione in uno dei migliori hotel della città (l’Ashoka Ladakh o simile) e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a circa 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla e piacevole passeggiata a Sankar Gompa, un monastero situato tra i campi e le tipiche case ladakhe, dove si osservano alcuni importanti reperti tra cui l’effige statuaria di Dukhar che appartenne a Bakula Rimpoce.

3°g. 18/8 Leh: escursione a Shey, Tikse e Stakna

L’escursione inizia con una visita a Shey, situato a breve distanza ad est di Leh, un sito bello e storicamente importante perché fu anche la sede del palazzo reale di cui restano interessanti rovine ed una parta ancora visibile, con anche un tempio dove si ammirano antichi dipinti. Si continua con il vicino Tikse, tra i più celebri ed attivi monasteri del Ladakh, una delle perle della regione: ricco di templi, contiene molte importanti opere d’arte ed un’impressionante raffigurazione di Yamantaka che regna nel Gonkhang. La grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, di recente fattura, è diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. Proseguendo per un breve tratto lungo l’Indo lo si attraversa su di uno stretto ponte arrivando al monastero di Stakna, che si staglia su di un panoramico colle morenico sopra il fiume e rivela sale ed interni interessanti, incluso l’appartamento dell’abate, che solitamente si può visitare. Da qui si rientra a Leh, dove si ha del tempo a disposizione per il relax ed un sopralluogo tra i pittoreschi negozietti della cittadina.

4°g. 19/8 Leh – Alchi – Lamayuru

Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si transita da Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte: fu da qui che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Arrivati al monastero di Alchi, fondato nell’XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, si vedono gli antichissimi templi che presentano magnifici dipinti, il reperto artistico più importante del Ladakh. Sono tutte strutture molto ricche se pur piccole, tipiche di quei tempi lontani; guardando con attenzione si scoprono le decorazioni interne nei Chorten di buon auspicio, edificati su di una base che consentiva ai pellegrini di camminarci sotto per riceverne le benedizioni. Tornati al possente Indo si prosegue seguendone ancora il corso tra vallate ripide e desertiche, che rivelano le strutture geologiche ed i colori che le compongono, quindi la strada risale una spettacolare gola a sud inerpicandosi fino alle incredibili erosioni terrose della “valle della luna”. Secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia, sorto attorno al luogo di ritiro di Naropa e posto arditamente tra i pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia nell’oasi presso un piacevole ma semplice alberghetto, il Mooonland o simile; la quota è intorno ai 3500 mt, simile a Leh.

5°g. 20/8 Lamayuru – Wanla – Hanupatta – Sirsir La (4850 mt) – Photoksar – Sengi La (5050 mt) – Lingshed

Si lascia l’oasi di Lamayuru tornando per un tratto verso valle fino al fiume che scorre dalle gole di Hanupatta; lo si risale arrivando in breve a Wanla, dove sul colle sopra il villaggio si trova un antichissimo monastero (XI secolo) di tradizione Drigung, un piccolo luogo prezioso la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo, con affreschi di inestimabile valore restaurati da un’associazione svizzera. Si prosegue la risalita del fiume arrivando all’incredibile canyon che porta al villaggio di Hanupatta percorrendo uno dei tratti di strada più impressionanti di queste regioni, con pareti verticali altissime che arrivano a lambire le acque. Si emerge gradatamente da queste gole impressionanti e, oltre il villaggio, si sale fino al passo del Sirsir, contornati da panorami sempre più ampi tra monti policromi dalle forme fantastiche, che ricordano il meglio delle nostre Dolomiti. Dal valico la visuale sull’altro versante arriva lontano, fino al prossimo passo in fondo all’ampia valle dove si trova il villaggio tradizionale di Photoksar, bello da visitare. Si risale l’intero bacino che si è ammirato dal passo oltrepassando il villaggio ed arrivando al passo del Sengi, una salita piuttosto graduale che porta, sull’altro versante, al cospetto di una vera foresta di irte montagne che hanno una bellezza quasi aliena, impressionante, le catene che contornano lo Zanskar. Le visuali lungo la discesa sono stupende; dopo un primo tratto si lascia la strada principale seguendo la deviazione per Lingshed: si superano due altissimi costoni con spettacolari saliscendi e, oltre il colle di Murgum, si giunge all’oasi. Qui si alloggia e si cena nella semplice sistemazione di cui dispone Chom Gon, il convento femminile; si segnala che non ci sono servizi privati (al momento della redazione non vi sono altri alloggi disponibili). Ci si reca a visitare il Gompa, di scuola Ghelupa, fondato nel XV secolo da un discepolo di Lama Thongkhapa, retto dall’abate di Karcha. La quota è di circa 3900 metri.

6°g. 21/8 Lingshed – Zangla (Zanskar) – Thongde – Padum

Si ripercorre il medesimo spettacolare tragitto fino alla strada principale, la si riprende e, scendendo verso valle, si contorna l’oasi di Yulchung, letteralmente incastona tra monti inaccessibili e, oltre il colle del Chochori, si cala ripidissimi fino al fiume Zanskar arrivando al punto di controllo di Nerak. Ci si immerge nelle gole risalendo il precipitoso fiume Zanskar, le cui acque d’inverno congelano, consentendo per un breve periodo di percorrerle camminando sulle lastre gelate: la traversata del Chadar. Questa impresa per i nostri amici zanskari era cosa normale (l’attuale regina dello Zanskar l’ha percorsa diverse volte) e negli anni scorsi è stata proposto come trekking estremo … ma, oggi, si transita lungo il fiume coi veicoli; o, volendo, d’estate si possono passare le gole con le zattere! I versanti dei monti si stringono a ridosso del fiume, formando una gola decisamente spettacolare che si dipana per molti chilometri, aprendosi pian piano mentre si arriva verso le valli principali dello Zanskar. Giunti a Zangla, la vecchia capitale di questo remoto regno himalaiano, se sono presenti si potranno incontrare la regina dello Zanskar, persona deliziosa che è stata ospite di Amitaba in Italia, e la sua famiglia e visitare la vecchia residenza, che noi considereremmo umile visto il loro stato nobiliare, ma che in questa regione è una vera reggia. Si visita l’antico castello, sede storica del Gyalpo, dove nel 1823 visse per oltre un anno il geniale filologo e orientalista ungherese Sandor Csoma, l’uomo che produsse il primo dizionario tibetano – inglese; una fondazione ha contribuito ad alcuni restauri e si può vedere, ben sistemata, la stanza dove egli visse. L’antico edificio è posto in una panoramica posizione che domina la valle, in un punto dove si trovano molti chorten, tra cui uno recente di Bakula Rimpoce, il venerato Abate del Ladakh scomparso nel 2003. Si completano le visite con il convento femminile, posto ai margini dell’oasi. Proseguendo lungo quella che ora è diventata un’ampia valle si arriva al Gompa di Thongde, che si raggiunge sulla cima di un colle. La posizione è molto panoramica, le casupole ed i templi sorgono su una spalla rocciosa che domina il corso dello Zanskar, con l’oasi ai piedi e magnifiche montagne glaciali che cingono l’orizzonte a sud. Vi sono anche qui diversi templi, tra cui è molto speciale il Gonkhang, dove è vietatissima la fotografia, e vi è un breve sentiero che segue il perimetro esterno con una piena visuale sull’orizzonte. Tornati a valle si continua verso sud e, superato il fiume Tsarap, si arriva a Padum, la nuova “capitale” dello Zanskar posta a circa 3600 metri di quota, dove si alloggia in un semplice alberghetto, il Potala o simile.

7°g. 22/8 Padum: Sani, Dzongkul, Karcha, Pipiting

Ci si reca ai margini del paese, dove scorre il fiume Tsarap, per ammirare i bassorilievi rupestri dell’VIII secolo conosciuti come Gyalwa Ringna, dove l’opera principale è la raffigurazione dei budda di meditazione (i cinque Dhyani). Si parte quindi per un tour ai siti più speciali di quest’area, cuore dello Zanskar, un ampio spazio formato dai fiumi Doda e Tsarap che, dopo la confluenza, diventano il grande fiume Zanskar. La prima meta è il bel villaggio di Sani, nei cui pressi si ammira un magico specchio d’acqua consacrato a Guru Rimpoce, il luogo dove si trova un antico monastero di scuola Kagyupa protetto da un muro di cinta ed ombreggiato da alberi, che qui sono rari. Custodisce la preziosissima statua di Naropa, oggetto delle celebrazioni del Naro Nasyal quando questa viene esposta, lo stupa con i resti di Kanishka, un maestro che visse intorno all’anno mille, e vi si ammirano alcuni antichi affreschi attribuiti a Zadpa Dorje. Dal Gompa si raggiunge il convento femminile di Kardchod Ling, una vera oasi di pace. Si prosegue il tour risalendo per un tratto la valle del fiume Doda oltrepassando il villaggio di Ating e seguendo una stradina che risale l’imbocco della valle che porta a sud verso l’Umasi La scoprendo, sospeso ad una rupe, il piccolo monastero con l’eremo di Dzongkul. Fu il principale luogo di ritiro della storica figura del mistico Naropa (XI secolo), uno dei maestri principali della tradizione Kagyupa e autore del famoso testo sui “sei yoga”, una guida esoterica tutt’ora utilizzata dagli yogi tibetani. Sopra ai graziosi piccoli templi del Gompa si trova una grotta di meditazione, un luogo che traspira un’intensa spiritualità. Un breve sentiero porta più in alto tra le rocce all’eremo, anche questo un sito molto speciale, ornato per di più da magnifici affreschi. Tornati ad Ating si attraversa il Doda e si segue il versante occidentale dell’ampia valle arrivando all’oasi di Karcha, sede dell’omonimo grande monastero di scuola Ghelupa, il principale di questa regione, costruito sulle irte formazioni rocciose del monte. E’ molto piacevole iniziare le visite salendo in auto al convento femminile, sulla rupe di rimpetto al Gompa, dove sorgeva il palazzo del Gyalpo ed ora risiede una piccola comunità di sorridenti monache, anche molto giovani, e si ammirano alcuni preziosi reperti artistici antichissimi. Uno spettacolare sentiero porta da qui agli edifici monastici sull’altro versante; la parte in salita può anche essere evitata utilizzando i mezzi, ma merita farla perché così si entra dal basso tra le vecchie dimore, con panoramiche stupende, arrivando in questo modo piacevole nel cortile dove si affaccia il tempio principale, il luogo dove vengono tenute le danze del festival annuale del Gustor. La visita rivela diverse sale e si trovano alcuni affreschi dell’XI secolo. Lontano, sui contrafforti delle montagne del versante orientale della grande valle, si vedono le costruzioni di Thongde. Da qui si torna a Padum passando, nei pressi del paese, da Pipiting, dove sorge un grande Stupa con un tempio, un luogo che sicuramente merita una breve sosta. Tempo e voglia permettendo, ci si può anche recare a Stakrimo Gompa, il monastero posto sopra Padum immerso tra preziosi alberi, da dove si gode di uno stupenda visuale.

8°g. 23/8 Padum – Bardan – Shingo La (5090 mt) – Darcha (Lahaul) – Keylong

Si imbocca la strada che risale da Padum verso sud est la stretta valle del vorticoso fiume Tsarap. Dopo un breve tratto si giunge a Bardan, un monastero Kagyu di circa 400 anni arroccato su una cuspide rocciosa a picco sul fiume, un luogo tranquillo dove nella penombra degli interni si ammirano interessanti affreschi originali, con alcune raffigurazioni di mandala particolarmente ben eseguite. Proseguendo, si oltrepassa la piccola oasi di Mune, un villaggio che sopravvive in un ambiente decisamente molto selvaggio dove si trova un Gompa di scuola Ghelupa, e si continua al cospetto di altissimi monti spogli che svettano tutto attorno, dove i tenaci zanskari sono riusciti a ricavare in più punti delle piccole oasi dove poter coltivare, ornate dai caratteristici villaggi. Giunti alla confluenza dello Tsarap con il fiume Kurgiak, che sorprende per la differenza dei colori dei due corsi d’acqua, si segue quest’ultimo, che proviene dai ghiacciai che contornano il passo verso cui si è diretti. Superato l’ultimo villaggio ci si avvicina al Gompo Ranjong, una sacra montagna rocciosa considerata la residenza di una potente entità di protezione, ed oltre si sale verso sud all’alto passo di Shingo dove i ghiacciai giungono fino ai pressi della strada. Qui vi è in progetto la realizzazione di un tunnel che in futuro consentirà un accesso invernale allo Zanskar. Giunti alla base meridionale del passo si entra nella regione del Lahaul, caratterizzata da un ambiente gradatamente più arboreo. A Darcha ci confluisce sulla strada militare che collega l’Himachal al Ladakh; la si segue verso sud serpeggiando lungo le valli fino a Keylong, il centro principale della regione situato a 3100 metri di quota, dove si alloggia presso l’hotel Deykid.

9°g. 24/8 Keylong (Lahaul) – Chandra Tal – Kunzum La (4551 mt) – Kaza (Spiti)

Si prosegue il viaggio arrivando al fiume Chandra, di cui si inizia la risalita; dopo un tratto si lascia la strada principale, che conduce a sud verso Manali, continuando lungo la medesima valle verso est, in un ambiente molto selvaggio dove i ghiacciai giungono fino al fondovalle e le montagne turrite sembrano magiche cittadelle sospese nel cielo. Giunti a Batal, alla base del passo del Kunzum, con una deviazione a nord (13 km) ed una piacevole passeggiata si raggiunge il lago di Chandra Tal, che ha anche ispirato il bel libro scritto da Massimo Dusi “Il lago delle visioni” (Marsilio edizioni). Tornati a Batal si supera il passo del Kunzum (4551 mt) entrando in Spiti, incontrando i primi insediamenti a Losar; si prosegue per Kaza (3600 mt), centro principale della regione, dove ci si sistema presso l’hotel Sakya Abode o simile. Si percorrono circa 210 km, inclusa la deviazione per il lago Chandra Tal, con alcuni tratti di sterrato ed a volte può esservi la necessità di superare piccoli guadi; il tempo di percorrenza può quindi variare parecchio, mediamente servono almeno sei ore, che trascorrono anche oggi tra scenari di inimmaginabile bellezza.

10°g. 25/8 Kaza: Ki, Kibber Tashigang

Si raggiunge il vicino monastero di Ki, il principale dello Spiti, dove nel 2000 S.S. il XIV Dalai Lama ha conferito una grande iniziazione di Kalachakra. Nel sito di Amitaba nella sezione Cultura si trova la storia di questo evento. Da Ki si prosegue per gli stupendi villaggi tradizionali di Kibber (4205 mt) e Tashigang (4400 mt), dove nel tempietto si trovano affreschi antichi e molto belli, un assaggio della preziosa arte di questa remota regione. Questi interessanti villaggi, situati ai bordi dell’altopiano, sono tra i più alti luoghi permanentemente abitati dell’Himalaia.

11°g. 26/8 Kaza – Dankar – Lhalung – Tabo – Nako

Oltre la confluenza dello Spiti col fiume Pin si lascia la strada principale per inerpicarsi lungo una stradina sul versante orientale della valle raggiungendo lo sperone dove, tra monti policromi, è appollaiato il panoramicissimo monastero di Dankar, che origina dall’XI secolo e contiene diversi oggetti di pregio. Edificato in una posizione decisamente spettacolare, si erge sopra l’oasi e domina la confluenza dei fiumi; sulla sommità del monte si trovano i resti del vecchio palazzo nobiliare, utilizzato in passato dal Gyalpo (re) di Dankar. Si lascia questa magica oasi incastonata tra i selvaggi monti himalaiani seguendo una strada sterrata di recente costruzione che passa a mezza costa sopra l’ampia valle dello Spiti e si addentra nella valle laterale che porta a Lhalung. Questo bel villaggio perfettamente preservato custodisce un Gompa fondato anch’esso nel periodo del celeberrimo Tabo, intorno all’anno 1000, quando la regione era parte dell’antico regno tibetano di Gughe. Gli interni sono un esempio rarissimo della metamorfosi che l’arte giunta da Ghandara e Nalanda ha avuto nell’incontro col mondo dell’Himalaia. Tornati al fiume Spiti si prosegue continuando nella spettacolare valle lungo il deflusso delle acque fino all’antico Gompa di Tabo, rimasto intatto dai tempi del grande santo tibetano Rinchen Zangpo, che ne curò l’attuale disposizione (X secolo). Tabo è appellato da alcuni l’ “Ajanta dell’Himalaia” per l’ineguagliabile bellezza di statue ed affreschi, ed è una perla anche per la potente energia spirituale che lo permea. Dopo un’approfondita visita si prosegue il viaggio lungo lo Spiti; si transita da Chango, dove su uno sperone sopra il villaggio vi è un vecchio tempio, mentre il monastero Kagyu, di recente costruzione, è situato all’interno dell’ampia vallata ricca oggi di alberi di mele, l’importante fonte di reddito del villaggio. Arrivando a Nako (3600 mt) si incontra uno dei punti più spettacolari del percorso, con la strada che serpeggia sempre più alta sopra la valle con panorami eccezionali; si alloggia in un semplice alberghetto, l’Hotel Lake View o simile.

12°g. 27/8 Nako – Rekong Peo (Kinnaur) – Chitkul – Sangla

Passeggiare tra le strette viuzze di Nako porta indietro nel tempo; vi sono un laghetto, considerato sacro, su cui si affacciano dei piccoli templi ed un monastero storicamente importante di scuola Drukpa, che risale all’XI secolo, dove si assapora un ultimo interessante esempio dell’antica arte pittorica di Gughe. Si continua il viaggio scendendo fino al fiume e, oltre una stretta gola, si arriva alla confluenza con il Sutlej, a pochi chilometri dal confine col Tibet. Si segue il possente fiume transitando da Morag, che segna il punto più settentrionale della regione storica del Kinnaur, dove si ammira una torre fortificata costruita stratificando pietre e legno, il tipico stile di questa nuova regione. Le valli rimangono ripidissime ed il territorio diventa progressivamente meno arido, con le foreste che gradatamente iniziano ad ammantare i monti, dove fanno capolino diverse vette turrite ed innevate. Superata Rekong Peo (2290 mt), centro distrettuale della regione, si imbocca una valle scoscesa che si affaccia sul lato orografico sinistro, dove tuona un impetuoso torrente himalaiano. Si arriva a Sangla, un villaggio con molte case tradizionali ed alcuni templi, tipiche costruzioni del Kinnaur, che fu una capitale del regno di Bushahr. Si prosegue lungo la valle arrivando fino a Chitkul, un tipico villaggio himalaiano ben conservato, l’insediamento situato nel punto più alto della valle, dove si osservano molte abitazioni tradizionali lignee. Si rientra quindi a Sangla, dove si alloggia in un semplice albergo, il Parkash Regency o simile; nei pressi del paese si trova il forte di Kamru, che si può raggiunge con una breve passeggiata.

13°g. 28/8 Sangla – Shimla

Si torna a valle fino al Sutlej, un tragitto di una ventina di chilometri che richiede a volte anche un’ora, e si segue verso ovest il corso del Sutlej per circa 110 km superando le profonde gole intagliate dalle possenti acque, ai piedi di montagne ripidissime e spettacolari. Si lascia quindi il bacino del fiume salendo sulle creste dei monti, seguendo la strada panoramica che arriva a Shimla (2130 mt). Questa cittadina appollaiata sulle cresta dei monti, vecchia capitale del Raj britannico, conserva ancora diversi edifici in stile coloniale. Sistemazione presso l’hotel East Bourne o simile. La tappa copre circa 220 km, circa otto ore di guida.

14°g. 29/8 Shimla – Chandigarh

Si parte per l’aeroporto di Chandigarh, che dista circa 125 km, un percorso che richiede approssimativamente 4 ore. Da qui si prende un volo per l’aeroporto internazionale di Delhi, dove la gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto, sia a Chandigarh che a Delhi.

15°g. Domenica 30 agosto, arrivo a destinazione

Nota: chi ne ha la possibilità, può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola da regalare. Questi materiali verranno raccolti dai nostri collaboratori per essere distribuiti a chi ne ha più bisogno, solitamente alla fine del viaggio: così si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa.

  GALLERIA FOTOGRAFICA

Spiti, valle di Kaza
Donna zanskara
Sengi La
Affresco a Wanla
Gola dello Zanskar
Zangla, monaca
Valle di Dankar
Castello di Shey
Stakna, stanza dell’Abate
Lamayuru, tempio antico
Visuale a sud del Sengi La
Valle dello Zanskar da Zangla
Padum
Eremo di Dzongkul
Pipiting
Ki Gompa
Casa a Tashigang
Spiti, oasi di Dankar
Lhalung Gompa
Nako Gompa, affresco
Morag, Kinnaur
Chitkul
Donna Kinnauri
Sangla, case lignea
Strada lungo il Sutlej
Dankar, nel Gompa

RICHIESTA INFORMAZIONI

Per qualsiasi domanda e curiosità,
compilare questi campi:

NORME E ASSICURAZIONI

L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza “Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio” fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza “Filodiretto Protection” fornita da Nobis Compagnia di Assicurazioni. Le normative (Condizioni Generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.

Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.

 DOCUMENTI DI VIAGGIO

  GALLERIA FOTOGRAFICA

PAESI E TRADIZIONI

Entra nella sezione dedicata agli approfondimenti culturali:

Dankar, nel Gompa

 DOCUMENTI DI VIAGGIO


L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza “Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio” fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza “Filodiretto Protection” fornita da Nobis Compagnia di Assicurazioni. Le normative (Condizioni Generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.

Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.