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India Himalaia


Ladakh con Sham, Nubra ed i grandi laghi

Dall’Indo ai confini con il Ciangtang tibetano


Tempio di Kanji

Gola verso Kanji

Taklang La (5328 mt)

Oasi di Mangyu

Affreschi a Bazgo

PARTENZA
2/8/2026
RITORNO
16/8/2026
DURATA
15 giorni
PARTECIPANTI
massimo 12

 Sintesi del viaggio


Lo scenario del viaggio spazia dalle magnifiche oasi cinte dai deserti d’alta quota agli altipiani ornati da laghi turchesi, tra monti altissimi e dalla bellezza stupefacente. Un territorio che resta ancor più nel cuore per l’amichevolezza ed il sorriso delle persone, che esprimono verso i visitatori una serena benevolenza, alimentata fors’anche dalla loro visione spirituale buddista tibetana. Il tour include, come è giusto attendersi da Amitaba che ha esplorato per decenni tutte queste regioni, offre una selezione dei luoghi più noti e porta anche dove il turismo non è ancora giunto, facendo anche buon uso di alcune nuove strade che consentono di visitare luoghi che erano fino ad ora riservati ai trekkers e, a ridosso del confine tibetano, zone che sono state fino ad ora chiuse ai visitatori. Non tanto per ‘arrivare come primi’, ma per godere di situazioni e scenari del tutto incontaminati, cosa sempre più ardua nel mondo moderno.

  • Delhi
  • Leh
  • Bazgo
  • Alchi
  • Hemis Shukpachu
  • Lamayuru
  • Atise
  • Kanji
  • Mangyu
  • Leh – Kardong La (5354 mt)
  • Ensa
  • Diskit
  • Hunder
  • Shachukul
  • Pangong
  • Mirpal Tso
  • Kaksang La (5440)
  • Hanle
  • Chumur
  • Tso Moriri (Korzok)
  • Tso Kyagar
  • Tak Tok
  • Chemrey
  • Hemis
  • Leh
  • Delhi

 Presentazione del viaggio


Giunti a Leh, capitale e centro principale del Ladakh, ci si reca nelle regioni occidentali esplorando le vallate della zona dello Sham a nord del fiume Indo, uno dei regni storici del trekking con la magnifica oasi di Hemis Shukpachu, ammirando anche gli antichissimi monasteri di Alchi e Lamayuru, la cui fama ha pervaso il mondo, la storica oasi di Bazgo ed il mistico eremo di Atise. Oltre l’alto passo del Fatu La si scopre l’incredibile gola che porta al remoto villaggio di Kanji, un gioello di vita tradizionale e, tornando verso est si scoprono gli affreschi e le sculture preservate nel del remoto villaggio di Magyue. Rientrati a Leh si continuano le esplorazioni recandosi a Nubra, il punto più settentrionale dell’India alle falde del Karakorum, dove si osservano dune bianche ed i cammelli bactriani, con villaggi e monasteri sospesi nel tempo. Da Nubra oggi è possibile proseguire direttamente per l’altopiano risalendo il fiume Shyok per poi immergersi tra le montagne colossali arrivando nella bucolica vallata di Shachukul ed a Pangong, il mitico lago turchese le cui acque arrivano fino in Tibet. Da qui è ora consentito attraversare le regioni di alta quota, lembo occidentale del Ciangtang tibetano, tra laghi e vette stupende, arrivando fino alla remota località di Hanle sull’Indo, per poi proseguire direttamente per il Rupshu arrivando ai laghi di Tso Moriri e Tso Kyagar. Procedendo verso poi Leh si seguono le stupende gole dell’Indo arrivando ad alcuni imperdibili Gompa: Tak Tok, Chemrey, Hemis e Tikse.
Al di là delle meraviglie paesaggistiche che il tour ci regala, si avvicinano in modo bello ed intenso la cultura e la storia di questi inimmaginabili territori del mondo.

I dettagli del percorso sono indicati di seguito nel programma di viaggio e consentono di apprezzarne la qualità. Per ulteriori informazioni sul territorio ed un approfondimento delle tematiche culturali e storiche si possono consultare le pagine del sito di Amitaba, con particolare riferimento alla sezione dedicata all’India himalaiana occidentale. Tra i consigli di lettura trovate diversi libri che avvicinano alla cultura tibeto-himalaiana.

NOTA TECNICA

Gli spostamenti vengono effettuati con veicoli privati, si utilizzano comode vetture tipo Toyota Innova o simili. A Leh si alloggia in un comodo hotel, pulito e con stanze dotate di servizi con acqua calda e l’albergo ha un generatore di corrente nel caso (…spesso) “salti” la luce. Fuori da Leh si alloggia in piccoli alberghetti; queste sistemazioni richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino. Alcuni sono decisamente carini, arredati in tipico stile ladakho, e donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. Il viaggio porta anche in aree poco turistiche; si segnala che in tre località, a Shukpachu, Kanji e Hanle, gli alloggi sono basici e non è garantita la disponibilità dei servizi in stanza.

CLIMA E ATTREZZATURA

A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh invece il clima è secco e le temperature più miti. A Pangong ed a Tso Moriri, che sono i punti di sosta più alti, le escursioni termiche possono essere notevoli per via della quota, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca, e temperature minime notturne che in rari casi possono arrivare anche a zero gradi. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare in modo confortevole le serate più fredde. Si consiglia di portare indumenti in pile ed una giacca di piumino o, meglio ancora, una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, ed un paio di scarponcini comodi e caldi per i percorsi a piedi. Molti portano un sacco lenzuolo per evitare di dover per forza utilizzare le lenzuola fornite localmente, a volte non bellissime. Portare uno zaino. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi ed una pila, possibilmente frontale (quelle che si tengono sulla fronte con una fascia elastica).

L’ALTA QUOTA DEL LADAKH

Andare in Ladakh significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a circa 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l’adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare nello sforzo fisico i primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. Le parti che possono generare più apprensione sono l’escursione a Nubra e le soste ai laghi di Pangong (4240 mt) e Tso Moriri (4522 mt). Nubra, a nord di Leh, si raggiunge scavalcando il passo di Kardung alto ben 5354 mt (sulle guide è spesso ancora indicato a 5602 mt, ma la quota corretta data da misura satellitare è questa), dove l’impatto fisico di una salita ad una quota così elevata è attenuato avendo l’accortezza di non sostarvi troppo a lungo e procedendo per la discesa che riporta a circa 3100 mt di quota, più bassa del punto di partenza; così non si subiscono gli effetti dell’esposizione all’aria rarefatta del passo. A Pangong si sosta la settima notte in quota ed a Tso Moriri la nona, quindi si è sufficientemente acclimatati.
Molti hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2 o 3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso non preventivo, successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico.
Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.

 Programma del viaggio


1°g. Domenica 2 agosto, partenza in volo per Delhi

Per raggiungere Delhi in India vi sono diverse possibilità di scelta per i voli ed Amitaba può prenotare quello preferito dai viaggiatori; la maggior parte dei collegamenti giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo. All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo od altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto, prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto.

2°g. 3/8 Delhi – Leh

Il volo per Leh parte di mattina (orari da verificare); dall’aereo si godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dalla guida locale di Amitaba che parla la lingua inglese e che seguirà i partecipanti per tutto il viaggio. Sistemazione in uno dei migliori hotel della città (l’Ashoka Ladakh o simile) e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi.

3°g. 4/8 Leh – Bazgo – Alchi – Hemis Shukpachu

Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e templi con decorazioni stupende, che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Si continua il viaggio arrivando al monastero di Alchi, fondato nell’XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, dove nei piccoli, antichissimi templi, si ammirano magnifici dipinti di scuola Gandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si prosegue da qui tornando sul versante settentrionale dell’Indo dove si risalgono le vallate che portano nel territorio di Sham, la pittoresca regione ladakha che si dipana in queste aree a nord del grande fiume, dove fino a pochi anni fa si accedeva solo coi percorsi di trekking. Oltre le casupole di Saspochey, immersi in panorami sempre stupendi, si supera ad ovest un primo colle, quindi, oltre la spalla del Tsermachan, si scende nella bucolica oasi di Hemis Shukpachu, che ricorda quasi un dipinto: si ammirano le tradizionali case coloniche, i campi ben accuditi, gli animali al pascolo e i preziosi alberi, tra bandiere di preghiera, chorten, pietre incise dai mantra e l’immancabile tempio. Si alloggia e si cena presso un’ospitale famiglia locale, dove i servizi sono in comune; la quota è un poco più bassa che a Leh.

4°g. 5/8 Hemis Shukpachu – Lamayuru – Atise – Kanji

Si scende lungo la vallata, dove si ammirano alcuni insediamenti ed il Gompa di Sgango, arrivando fino al fiume Indo; se ne segue il corso per una ventina di chilometri, quindi la strada risale una spettacolare gola a sud inerpicandosi fino alle incredibili erosioni terrose della “valle della luna”. Secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia sorto attorno al luogo di ritiro di Naropa, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Dopo la visita si prosegue lungo la strada che serpeggia salendo verso ovest; prima del passo si segue una stradina che porta all’eremo di Atise, un luogo di ritiro del monastero di Lamayuru. Il sito è stato restaurato, grazie anche al contributo del Centro Mandala di Milano, e recentemente sono state aggiunge delle nuove sale dove si osservano lavori lignei di grande finezza. Il punto imperdibile è però la grotta di Naropa, traboccante di energia spirituale, dove questo importantissimo mistico dell’XI secolo meditò a lungo; qui è stato realizzato anche un piccolo museo che raccoglie oggetti di culto e della quotidianità tradizionale di queste remote regioni. Tornati a valle si valica il Fatu La (4147 mt) e, giunti sull’altro versante, con una deviazione verso sud che si immerge in uno spettacolare e strettissimo canyon raggiungendo lo sperduto villaggio di Kanji, molto speciale e caratteristico, posizionato alla convergenza di tre valli, tutte punto di partenza di diversi percorsi di trekking (la strada termina qui). Si alloggia e si cena presso una famiglia locale; si segnala che non si dispone di servizi privati. E’ molto piacevole camminare tra le case tradizionali e merita una visita il piccolo Gompa, che rivela antichissimi affreschi.

5°g. 6/8 Kanji – Mangyu – Leh

Si ripercorre l’impressionante canyon e, raggiunta la strada principale, si attraversano il passo del Fatu La e l’oasi di Lamayuru, godendo delle diverse prospettive su questa imperdibile regione dell’Himalaia e, giunti al fiume Indo, se ne risale il corso per un tratto (27 km) per poi tuffarsi in una pittoresca valle a sud del fiume che porta al remoto villaggio di Mangyu, in un’oasi di bellezza archetipa incastonata tra i monti, dove nei piccoli Gompa ed in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate potettero giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si prosegue lungo l’Indo verso Leh, che da qui dista circa 70 km, meno di due ore di guida, dove si alloggia presso il medesimo hotel.

6°g. 7/8 Leh – Kardong La (5354 mt) – Nubra (3100 mt c.a.), Diskit e Hunder

L’escursione alla valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (5354 mt da satellite – sulle guide è spesso indicato a 5602 mt) posto a nord della città, che offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si estendono lungo il fiume Indo. La discesa si apre sulla valle del fiume Shyok, dove si ridiscende fino a circa 3100 mt, e conduce ad una vasta piana formata dalla confluenza tra questo ed il fiume Nubra, che scorre da nord alimentato dai giganteschi ghiacciai del Karakorum. Giunti a Diskit si visita il monastero abbarbicato alle rocce, che oltre agli interessanti interni offre una splendida panoramica sulla valle; ai suoi piedi su di un colle è stata costruita una gigantesca statua di Maitreya, che sembra intento a benedire questi begli spazi. Si completa la giornata recandosi al monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Nei pressi si ammirano delle splendide dune di sabbia bianca, dove oggi giungono frotte di turisti indiani per cavalcare i docili cammelli bactriani; una scena di … folclore moderno. Si alloggia a Hunder presso il piacevole Mystic Earthomes o simile.

7°g. 8/8 Nubra: Yarab Tso, Ensa, Sumur

Si prosegue l’esplorazione di Nubra raggiungendo la parte settentrionale della vallata; oltre Sumur una breve passeggiata porta a Yarab Tso, un magico laghetto cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Proseguendo ancora un poco si passa dalle acque termali di Panamik e, giunti al ponte sul fiume, lo si attraversa e con una passeggiata si raggiunge il panoramico monastero di Ensa. Tornando ci si ferma per una visita a Sumur e quindi si raggiungono le vicine dune bianche, poste non lontano dalla confluenza dei fiumi: un luogo splendido per godere delle luci serali. Si rientra quindi in hotel.

8°g. 9/8 Nubra – Tangtse – Shachukul – Lago di Pangong (4240 mt)

Si lascia la valle di Nubra in direzione sud est risalendo il flusso del fiume Shyok. Raggiunto il villaggetto di Skyok si entra nei monti a sud attraverso una spettacolare gola arrivando a Durbuk, dove confluisce la strada che proviene dal Chang La, e quindi a Tangtse (a circa 130 km da Nubra), il villaggio principale della regione, con le rovine di un vecchio castello ed un tempio recentemente ricostruito. [NB: se la strada lungo lo Shyok avesse dei problemi di transito per arrivare a Tangtse si può valicare il passo di Wari (5312 mt) che si affaccia sulla valle dell’Indo ad est di Leh e quindi risalire il passo di Chang arrivando così comunque a Tangtse – è un percorso più lungo, allietato però da panorami bellissimi]. Si prosegue per un tratto e quindi si imbocca una splendida valle a sud arrivando al villaggio ed al monastero di Shachukulvì (circa 10 km da Tangtse), della scuola Drigung Kagyu. Nel vecchio Gompa si ammirano alcune interessanti statue e, nel Lhakhang, affreschi nuovi ma di ottima fattura che ritraggono, tra i vari soggetti, il lignaggio da cui origina la scuola. Rientrati a Tangtse si prosegue per il lago di Pangong risalendo una valle verso est, attraverso un ambiente con forti colorazioni dove deserto e pasture si intersecano tra monti sulle cui cime si vedono alcuni ghiacciai; si arriva presto in vista delle acque incredibilmente turchesi del mitico lago. Una vastità azzurra, l’aria incredibilmente pura, tra monti altissimi, oltre ogni nostra capacità descrittiva, che ispirò alcuni passaggi stupendi dell’interessante libro “La via delle nuvole bianche” di A. Govinda. Le acque nella parte orientale arrivano nel Tibet a dominio cinese nei pressi di Rutok, la terza capitale dell’antico regno di Gughe. Si alloggia presso il confortevole Mystic Pangong Resort o simile, che dista 43 km da Tangtse.

9°g. 10/8 Pangong – Chusul – Thato La (5030 mt) – Mirpal Tso – Kaksang La (5440) – Hor La allo Yaya Tso (5328 mt) – Kotsa – Hanle

Il percorso di oggi, divenuto possibile da pochissimi anni, si svolge attraverso il lembo più occidentale dell’immenso Ciangtang tibetano, una via di bellezza inimmaginabile, che attraversa un mondo popolato dai nomadi con i greggi di yak, che è la casa di molti animali selvaggi come il kyang (il cavallo tibetano), miriadi di marmotte, rari lupi e aquile. S’inizia seguendo la riva meridionale del lago per un tratto per poi attraversare gli altissimi altopiani tra laghi d’alta quota e magnifiche montagne che si ergono a sud ovest formando la grande barriera che si affaccia lungo il fiume Indo. Superata la località di Chusul si sale verso il passo del Thato che si apre sul bacino del lago di Mirpal e, restando sempre in alta quota, si arriva al passo di Kaksang e proseguendo si supera il colle di Hor, che si affaccia sul lago di Yaya, incastonato tra i monti. Si scende da qui verso le rive dell’Indo (circa 120 km da Pangong) incontrando il convento femminile di Kotsa, di scuola Drukpa Kagyu, dove si sosta per un’interessante visita. Giunti al fiume se ne risalgono le acque verso sud est per circa 40 km, per poi seguire una vallata che porta a sud arrivando nella remota località di Hanle, dove risiedono diversi rifugiati tibetani, a pochi passi dalla linea del confine militare. Si alloggia e si cena in una locanda locale sprovvista di servizi in camera; la quota qui è inferiore rispetto a Pangong. Si possono visitare il Gompa e l’osservatorio astronomico, posizionato qui dagli scienziati indiani per via dell’aria limpidissima.

10°g. 11/8 Hanle – Ryul Tso – Chumur – Tso Moriri (Korzok – 4522 mt)

Il collegamento diretto tra Hanle e Tso Moriri è pressoché inedito, fino al 2025 non venivano rilasciati i necessari permessi di transito poiché la strada a Chumur è vicinissima alla linea di confine militare. Se dovesse succedere che l’autorizzazione non fosse riconfermata, nessun timore: si torna lungo il fiume Indo fino a Mahè e da lì si procede verso ovest per Sumdo e quindi a sud per il lago di Tso Kyagar arrivando da qui a destinazione; anche questo è un percorso molto bello. Da Hanle ci si inoltra a nord ovest risalendo la vallata che porta al lago di Ryul e da qui si devia verso sud ovest superando il passo di Salsal che attraversa la catena di monti che cinge Tso Moriri ad est arrivando a Chumur, dove si può visitare il piccolo Gompa. Si continua ora verso nord ovest e, oltre la spalla del Charchagan che offre una prima visuale sul grande lago, gioiello turchese del Rupshu che si estende per 30 chilometri, se ne costeggia la riva orientale ai piedi del Lungser Kangri (6665 mt), con panorami strepitosi su Tso Moriri e l’ampio ambiente himalaiano all’intorno. Si contorna la costa settentrionale e si giunge così a Korzok. Al tramonto le cime innevate che circondano il lago e a sud sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, si alloggia presso il Lake View Hotel o simile; il tragitto è di circa 173 km e richiede approssimativamente sette ore di guida.

11°g. 12/8 Tso Moriri – Tso Kyagar – Mahe – Tak Tok

Si parte verso nord per il lago di Tso Kyagar, un altro capolavoro di questa natura incontaminata, ed oltrepassato il piccolo passo di Namshang si arriva a Sumdo, procedendo da qui ad est per il ponte di Mahè sul fiume Indo (53 km). Se ne segue il flusso per circa 120 km, fino alla località di Karu situata all’imbocco della vasta vallata di Leh; lunghi tratti del percorso si svolgono nel grandioso canyon del fiume, con aree di rocce strapiombanti plasmate in magiche forme dal vento e dalle acque che regalano visioni stupende. Si devia qui dalla strada principale percorrendo la valle che conduce ai passi di Chang e Wari arrivando al villaggio di Sakti (15 km), dove si alloggia in una tipica locanda. Nei presi si visita l’antico monastero di Tak Tok, l’unico di tradizione Nyingmapa del Ladakh: è molto interessante, vi sono due sale con affreschi finemente realizzati, ma la sacralità speciale del luogo è data dalla grotta di meditazione, dove secondo la tradizione sedette il mitico Guru Padmasambhava.

12°g. 13/8 Tak Tok – Chemrey – Hemis – Tikse – Leh

Si torna verso valle arrivando al pittoresco monastero di Chemrey, un Gompa dalla struttura vicina all’archetipo di quello che ci si può immaginare come un luogo di ritiro himalaiano, con le casette dei monaci abbarbicate ai versanti di un ripido colle sulla cui cima sorgono i templi, tanto che fu scelto per girarvi il film ‘Samsara’. Gli interni offrono diverse sale finemente affrescate con alcune statue antiche. Proseguendo, arrivati al grande fiume Indo lo si attraversa per raggiungere il versante meridionale della valle giungendo al monastero di Hemis, il principale di scuola Drukpa Kagyu del Ladakh. È un’importante meta di pellegrinaggi, con diverse sale di preghiera affrescate ed ospita una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Tornati all’Indo si continua per Leh con un’ultima sosta al monastero di Tikse, tra i più celebri e attivi del Ladakh, una delle perle della regione: ricco di templi, contiene molte importanti opere d’arte ed un’impressionante raffigurazione di Yamantaka che regna nel Gonkhang. La grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, di recente fattura, è diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh, un luogo divenuto iconico. Arrivati in città si alloggia nel medesimo hotel; il resto della giornata è libero.

13°g. 14/8 Leh

Mattinata libera. Nel pomeriggio accompagnati dalla guida locale si visitano il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia ed il mercato.

14°g. 15/8 Leh – Delhi

Il volo per Delhi parte solitamente al mattino (orari da verificare), all’arrivo è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto.

15°g. Domenica 16 agosto, arrivo a destinazione

Nota: chi ne ha la possibilità, può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola da regalare. Questi materiali verranno raccolti dai nostri collaboratori per essere distribuiti a chi ne ha più bisogno, solitamente alla fine del viaggio: così si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa.

  GALLERIA FOTOGRAFICA

Lamayuru, Gompa e oasi
Villaggio di Kanji
Tempio di Kanji
Gola verso Kanji
Taklang La (5328 mt)
Oasi di Mangyu
Affreschi a Bazgo
Donna Ladakha
Leh – Castello, Gompa e negozietti
Decorazioni a Bazgo
Hemis Shukpachu, mungitura
Fiume Indo
Affreschi a Kanji
Fatu La (4147 mt)
Locanda a Kanji
Nubra, Diskit Gompa
Pangong, rose himalaiane
Kyang a Pangong
Pangong
Autogrill di Chusul
Kagsang La (5440 mt)
Tso Kyagar
Tso Moriri
Tso Moriri, da Korzok
Monastero di Tikse
Chorten ad Alchi

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NORME E ASSICURAZIONI

L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza “Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio” fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza “Filodiretto Protection” fornita da Nobis Compagnia di Assicurazioni. Le normative (Condizioni Generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.

Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.

 DOCUMENTI DI VIAGGIO

  GALLERIA FOTOGRAFICA

PAESI E TRADIZIONI

Entra nella sezione dedicata agli approfondimenti culturali:

Chorten ad Alchi

 DOCUMENTI DI VIAGGIO


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Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.