India Himalaia
Ladakh con Sham, Mulbeck, Dha Hanu e Nubra
Natura, tradizioni e culture dei “Monti della Luna”
Kanji
Eremo di Atise
Donna Dah Hanu
Tangyar
Monti verso Atise
Sintesi del viaggio
Questa magica esplorazione porta in aree rimaste molto vicine alla cultura tradizionale, che è stata così ben preservata tra i ‘Monti della Luna’, scoprendo oasi, villaggi ed eremi lontani dal divenire del tempo. Il tour include le irrinunciabili visite ai luoghi giustamente celebri per l’arte, come Alchi, per la coreografia ambientale, come Lamayuru, e molti altri, ognuno prezioso per le sue diverse caratteristiche, tra cui Likir, Shey, Tikse, Hemis, Chemrey e Tak Tok. La parte finale di svolge a Nubra alle falde del Karakorum, un’enclave incastonata tra ripidissimi monti dove tra le dune si osservano anche i cammelli bactriani. Il tour, reso possibile dall’apertura di alcune nuove strade che ci permettono di ammirare luoghi dove fino a pochi anni fa si giungeva solo a piedi, è stato studiato da Amitaba sulla base di decenni di esperienza di esplorazioni di queste regini per offrire un’intensa esperienza di un angolo del mondo che è impossibile non amare.
Presentazione del viaggio
Giunti a Leh, capitale e centro principale del Ladakh, ci si reca nelle regioni occidentali esplorando la zona dello Sham a nord del fiume Indo, uno dei regni storici del trekking con la magnifica oasi di Hemis Shukpachu, ed ammirando gli antichissimi monasteri di Alchi e Lamayuru, la cui fama ha pervaso il mondo, la storica oasi di Bazgo ed il mistico eremo di Atise. Oltre l’alto passo del Fatu si scopre l’incredibile gola che porta al remoto villaggio di Kanji, un gioello di vita tradizionale e, oltre il passo del Narika, la regione ‘dolomitica’ di Mulbeck, nota per il Budda rupestre del VII scolo, un’area che offre il massimo della magia all’eremo di Pokhar Dzong e nei piccoli gompa di Shergol e Gyal, incastonati nella roccia. Si raggiunge da qui l’area al confine col Pakistan dove si cela il piccolo popolo dei Brokpa, noti come i Dah Hanu o ariani, e tornando verso Leh si scoprono la magica oasi di Skurbuchan, i petroglifi di Dhomkar, l’oasi di Tingmosgang con i suoi monasteri, sostando infine a Likir, il grande centro Ghelupa ad ovest della capitale. Dopo alcune esplorazioni a Leh e dintorni, che includono Shey e Tikse, si va a Hemis, uno dei Gompa più celebri, e procedendo verso Nubra si ammirano Chemery e Tak Tok. A Nubra, il punto più settentrionale dell’India alle falde del Karakorum, si osservano dune bianche ed i cammelli bactriani, con villaggi e monasteri sospesi nel tempo; da qui si valicano i monti verso sud arrivando direttamente a Leh, da dove si rientra via Delhi in Italia.
Al di là delle meraviglie paesaggistiche che il tour regala, si avvicinano in modo bello ed intenso la cultura e la storia di questi inimmaginabili territori del mondo.
I dettagli del percorso, indicati di seguito nel programma di viaggio, consentono di apprezzarne la qualità. Per ulteriori informazioni sul territorio ed un approfondimento delle tematiche culturali e storiche si possono consultare le pagine del sito di Amitaba, con particolare riferimento alla sezione dedicata all’India himalaiana occidentale. Tra i consigli di lettura si trovano diversi libri che avvicinano alla cultura tibeto-himalaiana.
NOTA TECNICA
Gli spostamenti vengono effettuati con veicoli privati, si utilizzano comode vetture tipo Toyota Innova o simili. A Leh si alloggia in un comodo hotel, pulito e con stanze dotate di servizi con acqua calda e l’albergo ha un generatore di corrente nel caso (…spesso) “salti” la luce. Fuori da Leh si alloggia in piccoli alberghetti; queste sistemazioni richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino. Alcuni sono decisamente carini, arredati in tipico stile ladakho, e donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. Il viaggio porta anche in aree poco turistiche; si segnala che a Shukpachu e Kanji gli alloggi sono basici e non vi sono i servizi in stanza. Per arrivare all’eremo di Pokhar Dzong sono richieste circa due ore di cammino risalendo una stretta gola; ne vale mille volte la pena, ma chi non se la sentisse può attendere gli altri all’imbocco della gola, in punto già molto bello.
CLIMA E ATTREZZATURA
A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh, in Lahaul ed in Spiti invece il clima è secco e le temperature più miti, ma le escursioni termiche possono essere notevoli, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca e temperature minime che possono arrivare di notte a dieci gradi. Si consiglia di portare indumenti in pile ed una giacca di piumino o, meglio ancora, una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, ed un paio di scarponcini comodi e caldi per i percorsi a piedi. Molti portano un sacco lenzuolo per evitare di dover per forza utilizzare le lenzuola fornite localmente, a volte non bellissime. Portare uno zaino. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi ed una pila, possibilmente frontale (quelle che si tengono sulla fronte con una fascia elastica).
L’ALTA QUOTA DEL LADAKH
Andare in Ladakh significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a circa 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l’adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare nello sforzo fisico i primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. La parte che può generare più apprensione sono i giorni finali a Nubra, quando si valicano due passi che superano i 5000 metri, dove però l’impatto fisico di una salita ad una quota così elevata è attenuato avendo l’accortezza di non sostarvi troppo a lungo e procedendo per la discesa che riporta a circa 3100 mt di quota, più bassa del punto di partenza; così non si subiscono gli effetti dell’esposizione all’aria rarefatta del passo. Si tenga anche conto che il passaggio dal passo di Wari avviene nel nono giorno di permanenza in quota, quando si è già acclimatati.
Molti hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2 o 3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso non preventivo, successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico.
Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.
Programma del viaggio
1°g. Domenica 6 settembre, partenza in volo per Delhi
Per raggiungere Delhi in India vi sono diverse possibilità di scelta per i voli ed Amitaba può prenotare quello preferito dai viaggiatori; la maggior parte dei collegamenti giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo. All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto, dove s’incontra la guida del viaggio che prende il medesimo volo per Leh. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo od altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto, prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto.
2°g. 7/9 Delhi – Leh
Il volo per Leh parte di mattina (orari da verificare); dall’aereo si godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dalla guida locale di Amitaba che parla la lingua inglese e che seguirà i partecipanti per tutto il viaggio. Sistemazione in uno dei migliori hotel della città (l’Ashoka Ladakh o simile) e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi.
3°g. 8/9 Leh – Bazgo – Alchi – Hemis Shukpachu
Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e templi con decorazioni stupende, che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Si continua il viaggio arrivando al monastero di Alchi, fondato nell’XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, dove nei piccoli, antichissimi templi, si ammirano magnifici dipinti di scuola Gandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si prosegue da qui tornando sul versante settentrionale dell’Indo dove si risalgono le vallate che portano nel territorio di Sham, la pittoresca regione ladakha che si dipana in queste aree a nord del grande fiume, dove fino a pochi anni fa si accedeva solo coi percorsi di trekking. Oltre le casupole di Saspochey, immersi in panorami sempre stupendi, si supera ad ovest un primo colle, quindi, oltre la spalla del Tsermachan, si scende nella bucolica oasi di Hemis Shukpachu, che ricorda quasi un dipinto: si ammirano le tradizionali case coloniche, i campi ben accuditi, gli animali al pascolo e i preziosi alberi, tra bandiere di preghiera, chorten, pietre incise dai mantra e l’immancabile tempio. Si alloggia e si cena presso un’ospitale famiglia locale, dove i servizi sono in comune; la quota è un poco più bassa che a Leh.
4°g. 9/9 Hemis Shukpachu – Lamayuru – Atise – Kanji
Si scende lungo la vallata, dove si ammirano alcuni insediamenti ed il Gompa di Sgango, arrivando fino al fiume Indo; se ne segue il corso per una ventina di chilometri, quindi la strada risale una spettacolare gola a sud inerpicandosi fino alle incredibili erosioni terrose della “valle della luna”. Secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia sorto attorno al luogo di ritiro di Naropa, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Dopo la visita si prosegue lungo la strada che serpeggia salendo verso ovest; prima del passo si segue una stradina che porta all’eremo di Atise, un luogo di ritiro del monastero di Lamayuru. Il sito è stato restaurato, grazie anche al contributo del Centro Mandala di Milano, e recentemente sono state aggiunge delle nuove sale dove si osservano lavori lignei di grande finezza. Il punto imperdibile è però la grotta di Naropa, traboccante di energia spirituale, dove questo importantissimo mistico dell’XI secolo meditò a lungo; qui è stato realizzato anche un piccolo museo che raccoglie oggetti di culto e della quotidianità tradizionale di queste remote regioni. Tornati a valle si valica il Fatu La (4147 mt) e, giunti sull’altro versante, con una deviazione verso sud che si immerge in uno spettacolare e strettissimo canyon raggiungendo lo sperduto villaggio di Kanji, molto speciale e caratteristico, posizionato alla convergenza di tre valli, punto di partenza di diversi percorsi di trekking (la strada termina qui). Si alloggia e si cena presso una famiglia locale; si segnala che non si dispone di servizi privati. E’ molto piacevole camminare tra le case tradizionali e merita una visita il piccolo Gompa, che rivela antichissimi affreschi.
5°g. 10/9 Kanji – Mulbeck, con Shergol, Pokhar Dzong e Gyal
Si ripercorre l’impressionante canyon e, raggiunta la strada principale che serpeggia verso ovest, la si segue superando il valico del Namika (3760 mt) arrivando a Mulbekh, conosciuta per la stupenda statua rupestre di Buddha Maitreya (VII secolo), cesellata su una roccia adiacente alla strada di una vallata molto interessante da esplorare. Si prosegue da qui per un tratto arrivando al vicino villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato ad uno sperone roccioso, dove vennero girate diverse riprese del film “Samsara”, che si raggiunge con una breve salita a piedi. Proseguendo lungo la valle si arriva al sentiero che si inerpica lungo uno spettacolare e, a tratti, ripido e strettissimo canyon, arrivando all’eremo di Pokhar Dzong, uno dei luoghi più sacri di questa regione himalaiana, che riverbera della potente presenza dei maestri di meditazione; la salita impegna per circa due ore. Ci si trova in una valletta circondata da monti rocciosi che ricordano le nostre Dolomiti, dove si ammirano antichissimi alberi e, sulle falesie alle loro spalle, si osserva una grotta di meditazione dove secondo la tradizione locale è la residenza di un potente protettore del Dharma; la costruzione sul colle è un luogo di ritiro del XII Gyalwang Drukpa Rimpoce, il dinamico Lama dei Drukpakagyu del Ladakh e, sulle pareti di fronte, i devoti identificano una forma autogenerata di Avalokiteshvara. Rientrati a Mulbeck si prosegue lungo questa valle raggiungendo il bucolico villaggio di Gyal dove si trova un minuscolo ed interessante monastero tempio ricavato traforando la roccia, ripreso anche questo nel film “Samsara”. Tempo e voglia permettendo, si completano le perlustrazioni di questo magico angolo del Ladakh salendo ai due monasteri di Mulbeck, posti su di un colle sopra al villaggio; sono interessanti da visitare e la posizione è stupenda. Si alloggia presso una locanda del villaggio.
6°g. 11/9 Mulbeck – Sanjak – DAH HANU – Skurbuchan – Domkhar – Tingmosgang
Da Mulbeck si torna al passo dei Namika e, giunti alla sua base ad est, si procede poi verso nord lungo il flusso del fiume incontrando diversi villaggi dove la popolazione è in maggioranza sciita e si notano le effigi degli ayatollah iraniani, fino a raggiungere l’Indo a Sanjak. Da qui se ne segue il corso per una ventina di chilometri, arrivando nel cuore della regione conosciuta come la “Valle degli Ariani”, dove vive la popolazione dei Dah Hanu, l’etnia dei Brokpa. Si tratta di un piccolo popolo, poco più di 3000 persone, dislocate quasi tutte in quest’area, con alcuni di loro che risiedono oltre la linea di cessate il fuoco col Pakistan, che qui è vicinissima. La loro lingua appartiene al ceppo indo-ariano, ha un’origine antichissima ed ha diverse attinenze con lo Shina, che è molto diffuso tra i monti del nord est del Pakistan. Alcuni ipotizzano che queste persone, che hanno dei tratti molto europei, siano gli eredi delle truppe disperse di Alessandro il Grande, altri ritengono che siano parte degli ariani che giunsero nel subcontinente indiano agli albori della storia. Sicuramente hanno dei tratti molto distinti e costumi in parte propri, pur essendo in maggioranza buddisti vajrayana, come la gran parte delle popolazioni limitrofe. Si arriva fino a Dah, dove si visita il villaggio avendo modo di incontrare queste persone. Si torna quindi verso est risalendo il flusso del grande fiume ripassando da Sanjak ed arrivando a Skurbuchan, il pittoresco villaggio principale di quest’area. Un luogo magnifico ai bordi del fiume impetuoso, con le case tradizionali sormontate da due Gompa; nel principale si trovano due importanti statue di Avalokiteshvara, e sul monte si trova la residenza di Tsan, una delle sette entità oracolari, tra loro fratelli, giunti in Ladakh nel XIV secolo al seguito di Lama Tungpa Dorje Spal Zangpo. Proseguendo, a Domkhar si possono ammirare diversi petroglifi preistorici; giunti al punto di controllo di Khaltsi ci si ricongiunge con la strada principale che porta a Leh, la si segue per un breve tratto per poi entrare a nord del fiume nella valle di Tingmosgang, che è parte del territorio di Sham. Si alloggia e si cena presso il semplice Namra Hotel. A breve distanza dal villaggio su di una ripida rupe sorge il Gompa del villaggio, molto interessante, ed un poco oltre nella valle l’eremo di Tserkamo, due siti che si visitano oggi o più probabilmente domattina.
7°g. 12/9 Tingmosgang – Likir – Leh
Tornati all’Indo si continua il viaggio verso ovest. Oltrepassata la confluenza tra Indo e fiume Zanskar una breve deviazione porta al monastero di Likir dove si staglia un’imponente statua di Maitreya che sovrasta il bel complesso, di tradizione Ghelupa, il cui abate, Ngari Rimpoce, è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama; vi risiedono circa 150 monaci. Giunti a Leh si alloggia presso il medesimo hotel; la tappa è di circa 100 km in tutto su strade comode, circa due ore e mezzo di guida. Tempo libero; la cena è in hotel.
8°g. 13/9 Leh, con Shey e Tikse
Si tiene la mattina libera per poter curiosare a piacimento nel centro città. Nel pomeriggio si fa un’escursione che porta a Shey, situato a breve distanza ad est di Leh, un sito bello e storicamente importante perché fu anche la sede del palazzo reale di cui restano interessanti rovine ed una parte ancora visibile, con anche un tempio dove si ammirano antichi dipinti. Si continua con il vicino Tikse, tra i più celebri ed attivi monasteri del Ladakh, una delle perle della regione: ricco di templi, contiene molte importanti opere d’arte ed un’impressionante raffigurazione di Yamantaka che regna nel Gonkhang. La grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, di recente fattura, è diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. Si rientra da qui a Leh.
9°g. 14/9 Leh – Hemis – Chemrey – Tak Tok
Si risale l’ampia valle dell’Indo proseguendo oltre Tikse e si attraversa il grande fiume per raggiungere il versante meridionale della valle arrivando al monastero di Hemis, il principale di scuola Drukpa Kagyu del Ladakh. È un’importante meta di pellegrinaggi, con diverse sale di preghiera affrescate ed ospita una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Tornati all’Indo si continua ora nella vallata che porta a nord giungendo al pittoresco monastero di Chemrey, un Gompa dalla struttura vicina all’archetipo di quello che ci si può immaginare come un luogo di ritiro himalaiano, con le casette dei monaci abbarbicate ai versanti di un ripido colle sulla cui cima sorgono i templi, tanto che fu scelto per girarvi il film ‘Samsara’. Gli interni offrono diverse sale finemente affrescate con alcune statue antiche. Completata la visita si prosegue lungo la valle e imboccando la strada che porta verso il passo di Wari arrivando al villaggio di Sakti, dove si alloggia in una tipica locanda. Nei presi ci si reca all’antico monastero di Tak Tok, l’unico di tradizione Nyingmapa del Ladakh: è molto interessante, vi sono due sale con affreschi finemente realizzati, ma la sacralità speciale del luogo è data dalla grotta di meditazione, dove secondo la tradizione sedette il mitico Guru Padmasambhava.
10°g. 15/9 Tak Tok – Passo di Wari (5312 mt)– Tangyur – Diskit (Nubra)
La salita al passo inizia poco oltre il villaggio; sull’altro versante ci sosta alla prima oasi, dove si trova il Gompa di Tangyar. Proseguendo, la discesa si apre sulla valle del fiume Shyok, dove ci si abbassa fino a circa 3100 mt, e conduce ad una vasta piana formata dalla confluenza tra questo ed il fiume Nubra, che scorre da nord alimentato dai giganteschi ghiacciai del Karakorum. Giunti a Diskit si visita il monastero abbarbicato alle rocce, che oltre agli interessanti interni offre una splendida panoramica sulla valle; ai suoi piedi su di un colle è stata costruita una gigantesca statua di Maitreya, che sembra intento a benedire questi begli spazi. Si completa la giornata recandosi al monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Nei pressi si ammirano delle splendide dune di sabbia bianca, dove oggi giungono frotte di turisti indiani per cavalcare i docili cammelli bactriani; una scena di … folclore moderno. Si alloggia a Hunder presso il piacevole Mystic Earthomes o simile.
11°g. 16/9 Nubra: Yarab Tso, Ensa, Sumur
Si prosegue l’esplorazione di Nubra raggiungendo la parte settentrionale della vallata; oltre Sumur una breve passeggiata porta a Yarab Tso, un magico laghetto cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Proseguendo ancora un poco si transita dalle acque termali di Panamik e, giunti al ponte sul fiume Nubra, lo si attraversa e con una passeggiata si raggiunge il panoramico monastero di Ensa. Tornando ci si ferma per una visita a Sumur e quindi si raggiungono le vicine dune bianche, poste non lontano dalla confluenza dei fiumi: un luogo splendido per godere delle luci serali. Si rientra quindi in hotel.
12°g. 17/9 Nubra – Kardung La (5345 mt) – Leh
Si sale al passo del Kardung (5354 mt – che sulle guide è spesso indicato a 5602 mt) che porta verso sud a Leh, una strada molto panoramica su entrambi i versanti; il passo offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si estendono lungo il fiume Indo. A Leh si alloggia nel medesimo hotel; tempo libero.
13°g. 18/9 Leh – Delhi
Il volo per Delhi parte solitamente al mattino (orari da verificare), all’arrivo è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto.
14°g. Sabato 19 settembre, arrivo a destinazione
Nota: chi ne ha la possibilità, può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola da regalare. Questi materiali verranno raccolti dai nostri collaboratori per essere distribuiti a chi ne ha più bisogno, solitamente alla fine del viaggio: così si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa.
GALLERIA FOTOGRAFICA
Donne ladakhe
Skurbuchan
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Eremo di Atise
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Lamayuru, monti verso l’Indo
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Villaggio di Kanji
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Likir, affresco di Vairochana
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Donne ladakhe
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Donne ladakhe a Tikse
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Nubra, dune e cammello
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Mandala, tempio a Mulbeck
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L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza “Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio” fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza “Filodiretto Protection” fornita da Nobis Compagnia di Assicurazioni. Le normative (Condizioni Generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.
Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.
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