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India Himalaia


Ladakh con Sham, Nubra ed i grandi laghi

Dalle valli degli Ariani ai confini con il Ciangtang tibetano


Tso Kyagar

Tingmosgang Gompa

Donna Dah Hanu

Eremo di Atise

Lago di Pangong

PARTENZA
7/8/2025
RITORNO
23/8/2025
DURATA
17 giorni
PARTECIPANTI
massimo 12
GUIDA
–
PRE-ESTENSIONE
–
ESTENSIONE
–
2a ESTENSIONE
–

 Sintesi del viaggio


Il viaggio offre l’opportunità di avvicinare nel modo più bello cultura e natura delle regioni tran himalaiane dell’India, un mondo che spazia dalle magnifiche oasi cinte dai deserti d’alta quota agli altipiani ornati da laghi turchesi, tra monti altissimi e dalla bellezza stupefacente. Un territorio che resta nel cuore per l’amichevolezza ed il sorriso delle persone, che esprimono verso i visitatori una serena benevolenza, alimentata fors’anche dalla loro visione spirituale buddista tibetana. Il percorso giova della profonda conoscenza che Amitaba ha sviluppano in decenni di viaggi ed esplorazioni, include come ci si attende una selezione dei luoghi più noti e porta anche dove il turismo non è ancora giunto, facendo buon uso di alcune nuove strade che consentono di visitare luoghi che erano fino ad ora riservati ai trekkers e, a ridosso del confine tibetano, zone che sono state fino ad ora chiuse ai visitatori. Non tanto per ‘arrivare come primi’, ma per godere di situazioni e scenari del tutto incontaminati, cosa sempre più ardua nel mondo moderno.

  • Delhi
  • Leh
  • Bazgoo
  • Alchi
  • Saspol
  • Hemis Shukpachu
  • Lamayuru
  • Atise
  • Kanji
  • Sanjak
  • Dah
  • Skurbuchan
  • Tingmosgang
  • Likir
  • Kardong La (5354 mt)
  • Ensa
  • Diskit
  • Hunder
  • Shachukul
  • Pangong
  • Mirpal Tso
  • Kaksang La (5440)
  • Hanle
  • Chumur
  • Tso Moriri (Korzok)
  • Tso Kyagar
  • Tak Tok
  • Chemrey
  • Hemis
  • Delhi

 Presentazione del viaggio


Giunti a Leh, capitale e centro principale del Ladakh, ci si reca nelle regioni occidentali esplorando le vallate della zona dello Sham a nord del fiume Indo, uno dei regni del trekking con le magnifiche oasi di Hemis Shukpachu e Tingmosgang, ammirando anche Alchi e Lamayuru, la cui fama ha pervaso il mondo, la storica oasi di Bazgo ed i mistici siti di Atise e Saspol. Oltre l’alto passo del Fatu La si scopre l’incredibile gola che porta al remoto villaggio di Kanji, un gioello di vita tradizionale e, a pochi passi dal Pakistan, s’incontrano i villaggi dell’etnia dei Brokpa, conosciuti come gli Ariani, e la remota oasi di Skurbachan, che con le candide case ed i due monasteri ricorda a molti un’immagine ideale del mitico regno di Shambala. Rientrati a Leh si continuano le esplorazioni recandosi a Nubra, il punto più settentrionale dell’India alle falde del Karakorum, dove si osservano dune bianche ed i cammelli bactriani, con villaggi e monasteri sospesi nel tempo. Da Nubra oggi è possibile proseguire direttamente per l’altopiano risalendo il fiume Shyok per poi immergersi tra le montagne colossali arrivando nella bucolica vallata di Shachukul ed a Pangong, il mitico lago turchese le cui acque arrivano fino in Tibet. Da qui è ora consentito attraversare le regioni di alta quota, lembo occidentale del Ciangtang tibetano, tra laghi e vette stupende, arrivando fino alla remota località di Hanle sull’Indo, per poi proseguire direttamente per il Rupshu arrivando ai laghi di Tso Moriri e Tso Kyagar. Rientrando a Leh si seguono le stupende gole dell’Indo raggiungendo alcuni imperdibili Gompa: Tak Tok, Chemrey e Hemis.
Al di là delle meraviglie paesaggistiche che il tour ci regala, si avvicinano in modo bello ed intenso la cultura e la storia di questi inimmaginabili territori del mondo.

I dettagli del percorso sono indicati di seguito nel programma di viaggio e consentono di apprezzarne la qualità. Per ulteriori informazioni sul territorio ed un approfondimento delle tematiche culturali e storiche si possono consultare le pagine del sito di Amitaba, con particolare riferimento alla sezione dedicata all’India himalaiana occidentale.

NOTA TECNICA

Gli spostamenti vengono effettuati con veicoli privati, si utilizzano comode vetture tipo Toyota Innova o simili. A Leh si alloggia in un comodo hotel – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro alberghetto di montagna, ma la pulizia è sufficiente, si dispone di stanze con bagno e acqua calda e l’hotel ha un generatore di corrente nel caso (…spesso) “salti” la luce. Fuori da Leh si alloggia in piccoli alberghetti; queste sistemazioni richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino. Alcuni sono decisamente carini, arredati in tipico stile ladakho, e donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. Il viaggio porta anche in aree poco turistiche; si segnala che in tre località, a Shukpachu, Kanji e Hanle, gli alloggi sono basici e non è garantita la disponibilità dei servizi in stanza.

CLIMA E ATTREZZATURA

A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh invece il clima è secco e le temperature più miti. A Pangong ed a Tso Moriri le escursioni termiche possono essere notevoli per via della quota, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca, e temperature minime che possono arrivare anche a zero gradi. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare in modo confortevole le serate più fredde. Si consiglia di portare indumenti in pile ed una giacca di piumino o, meglio ancora, una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, ed un paio di scarponcini comodi e caldi per i percorsi a piedi. Molti portano un sacco lenzuolo per evitare di dover per forza utilizzare le lenzuola fornite localmente, a volte non bellissime. Portare uno zaino. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi ed una pila, possibilmente frontale (quelle che si tengono in testa con una fascia elastica).

L’ALTA QUOTA DEL LADAKH

Andare in Ladakh significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a quasi 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l’adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare nello sforzo fisico i primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. Le parti che possono generare più apprensione sono l’escursione a Nubra e la sosta al lago di Pangong, situato a 4240 mt; qui si sosta la decima notte dopo l’arrivo in quota, quindi si è sufficientemente acclimatati. Nubra, a nord di Leh, si raggiunge scavalcando il passo di Kardung alto ben 5354 mt (sulle guide è spesso ancora indicato a 5602 mt, ma la quota corretta data da misura satellitare è questa), dove l’impatto fisico di una salita ad una quota così elevata è attenuato avendo l’accortezza di non sostarvi troppo a lungo e procedendo per la discesa che riporta a circa 3100 mt di quota, più bassa del punto di partenza; così non si subiscono gli effetti dell’esposizione all’aria rarefatta del passo. A Tso Kar in Rupshu (4530 mt), per chi segue l’estensione, si giunge la dodicesima notte. Molti hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2 o 3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso non preventivo, successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.

 Programma del viaggio


1°g.  Giovedì 7 agosto, partenza in volo per Delhi
Per raggiungere Delhi in India vi sono diverse possibilità di scelta per i voli ed Amitaba può prenotare quello preferito dai viaggiatori; la maggior parte dei collegamenti giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo.

2°g.  8/8 Delhi
All’arrivo è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba; ci si trasferisce presso l’hotel Ashok Country Resort nei pressi dell’aeroporto, dove le stanze sono disponibili dalle ore 13; se fosse preferibile avere una sistemazione a disposizione prima serve solo un piccolo extra. Tempo libero e relax; l’hotel dispone di una piscina all’aperto. Se lo si desidera, Amitaba può organizzare un tour della città.

3°g.  9/8 Delhi – Leh
Il volo per Leh parte di prima mattina (orari da verificare); dall’aereo si godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dal corrispondente di Amitaba in Ladakh; sistemazione in uno dei migliori hotel della città (l’Ashoka Ladakh o simile) e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è situata a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio ci si reca con la guida locale ladakha con una tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche abitazioni locali.

4°g.  10/8 Leh – Bazgo – Alchi – Saspol – Hemis Shukpachu
Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e templi con decorazioni stupende, che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Si continua il viaggio arrivando al monastero di Alchi, fondato nell’XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, dove nei piccoli, antichissimi templi, si ammirano magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. In questa zona, incastonate nelle falesie situate sulla la sponda settentrionale dell’Indo, si raggiungono con una breve passeggiata tra gli alberi di albicocco dell’oasi le grotte di Saspol, che custodiscono sorprendenti affreschi in un luogo che fu la casa di santi eremiti. Si prosegue da qui risalendo questa valle, è il territorio di Sham, la pittoresca regione ladakha che si dipana in queste aree, a nord del grande fiume, dove fino a pochi anni fa si accedeva solo coi percorsi di trekking. Oltre le casupole di Saspochey, immersi in panorami sempre stupendi, si supera ad est un primo colle, quindi, oltre la spalla del Tsermachan, si scende nella bucolica oasi di Hemis Shukpachu, che ricorda quasi un dipinto: si ammirano le tradizionali case coloniche, i campi ben accuditi, gli animali al pascolo e i preziosi alberi, tra bandiere di preghiera, chorten, pietre incise dai mantra e l’immancabile tempio. Si alloggia e si cena presso un’ospitale famiglia locale, dove i servizi sono in comune; la quota è un poco più bassa che a Leh.

5°g.  11/8 Hemis Shukpachu – Lamayuru – Atise – Kanji
Si scende lungo la vallata, dove si ammirano alcuni insediamenti ed il Gompa di Sgango, arrivando fino al fiume Indo; se ne segue il corso per una ventina di chilometri, quindi la strada risale una spettacolare gola a sud inerpicandosi fino alle incredibili erosioni terrose della “valle della luna”. Secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia sorto attorno al luogo di ritiro di Naropa, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Dopo la visita si prosegue lungo la strada che serpeggia salendo verso ovest; prima del passo si segue una stradina che porta all’eremo di Atise, un luogo di ritiro del monastero di Lamayuru. Il sito è stato restaurato, grazie anche al contributo del Centro Mandala di Milano, e recentemente sono state aggiunge delle nuove sale dove si osservano lavori lignei di grande finezza. Il punto imperdibile è però la grotta di Naropa, traboccante di energia spirituale, dove questo importantissimo mistico dell’XI secolo meditò a lungo; qui è stato realizzato anche un piccolo museo che raccoglie oggetti di culto e della quotidianità tradizionale di queste remote regioni. Tornati a valle si valica il Fatu La (4147 mt) e. giunti sull’altro versante, con una deviazione verso sud che si immerge in uno spettacolare e strettissimo canyon raggiungendo lo sperduto villaggio di Kanji, molto speciale e caratteristico, posizionato alla convergenza di tre valli, tutte punto di partenza di diversi percorsi di trekking (la strada termina qui!). Si alloggia e si cena presso una famiglia locale; si segnala che non si dispone di servizi privati. E’ molto piacevole camminare tra le case tradizionali e merita una visita il piccolo Gompa, che rivela antichissimi affreschi.

6°g.  12/8 Kanji – Sanjak – Dah (etnia Brokpa) – Skurbuchan – Domkhar – Tingmosgang
Si ripercorre verso nord il canyon fino alla strada principale, seguendola ancora verso ovest fino alla base del passo del Namika; da qui si procede poi verso nord lungo il flusso del fiume incontrando diversi villaggi dove la popolazione è in maggioranza sciita e si notano le effigi degli ayatollah iraniani, fino a raggiungere l’Indo a Sanjak (57 km circa da Kanji). Da qui se ne segue il corso per una ventina di chilometri, arrivando nel cuore della regione conosciuta come la “Valle degli Ariani”, dove vive la popolazione dei Dah Hanu, l’etnia dei Brokpa. Si tratta di un piccolo popolo, poco più di 3000 persone, dislocate quasi tutte in quest’area, con alcuni di loro che risiedono oltre la linea di cessate il fuoco col Pakistan, che qui è vicinissima. La loro lingua appartiene al ceppo indo-ariano, ha un’origine antichissima ed ha diverse attinenze con lo Shina, che è molto diffuso tra i monti del nord est del Pakistan. Alcuni ipotizzano che queste persone, che hanno dei tratti molto europei, siano gli eredi delle truppe disperse di Alessandro il Grande, altri ritengono che siano parte degli ariani che giunsero nel subcontinente indiano agli albori della storia. Sicuramente hanno dei tratti molto distinti e costumi in parte propri, pur essendo in maggioranza buddisti vajrayana, come la gran parte delle popolazioni limitrofe. Si arriva fino a Dah, dove si visita il villaggio avendo modo di incontrare queste persone. Si torna quindi verso est risalendo il flusso del grande fiume ripassando da Sanjak ed arrivando a Skurbuchan, il villaggio principale di quest’area. Un luogo magnifico ai bordi del fiume impetuoso, con le case tradizionali sormontate da due Gompa; nel principale si trovano due importanti statue di Avalokiteshvara. Proseguendo, a Domkhar si possono ammirare diversi petroglifi preistorici; giunti al punto di controllo di Khaltsi ci si ricongiunge con la strada principale che porta a Leh, la si segue per un breve tratto per poi entrare a nord del fiume nella valle di Tingmosgang, che è parte del territorio di Sham. Si alloggia e si cena presso il semplice Namra Hotel. A breve distanza dal villaggio su di una ripida rupe sorge il Gompa del villaggio, molto interessante, ed un poco oltre nella valle l’eremo di Tserkamo, due siti che si visitano oggi o più probabilmente domattina.

7°g.  13/8 Tingmosgang – Likir – Leh
Tornati all’Indo continua il viaggio verso ovest. Oltrepassata la confluenza tra Indo e fiume Zanskar una breve deviazione porta al monastero di Likir dove si staglia un’imponente statua di Maitreya che sovrasta il bel complesso, di tradizione Ghelupa, il cui abate, Ngari Rimpoce, è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama; vi risiedono circa 150 monaci. Giunti a Leh si alloggia presso il medesimo hotel; la tappa è di circa 100 km in tutto su strade comode, circa due ore e mezzo di guida. Tempo libero; la cena è in hotel.

8°g.  14/8 Leh – Kardong La (5354 mt) – Nubra (3100 mt c.a.), Diskit e Hunder
L’escursione alla valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (5354 mt da satellite  – sulle guide è spesso indicato a 5602 mt) posto a nord della città, che offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si estendono lungo il fiume Indo. La discesa si apre sulla valle del fiume Shyok, dove si ridiscende fino a circa 3100 mt, e conduce ad una vasta piana formata dalla confluenza tra questo ed il fiume Nubra, che scorre da nord alimentato dai giganteschi ghiacciai del Karakorum. Giunti a Diskit si visita il monastero abbarbicato alle rocce, che oltre agli interessanti interni offre una splendida panoramica sulla valle; ai suoi piedi su di un colle è stata costruita una gigantesca statua di Maitreya, che sembra intento a benedire questi begli spazi. Si completa la giornata recandosi al monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Nei pressi si ammirano delle splendide dune di sabbia bianca, dove oggi giungono frotte di turisti indiani per cavalcare i docili cammelli bactriani; una scena di … folclore moderno. Si alloggia a Hunder presso il piacevole Mystic Earthomes o simile.

9°g.  15/8 Nubra: Yarab Tso, Ensa, Panamik, Sumur
Si prosegue l’esplorazione di Nubra raggiungendo la parte settentrionale della vallata; oltre Sumur una breve passeggiata porta a Yarab Tso, un magico laghetto cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Proseguendo ancora un poco si incontrano le acque termali di Panamik e, giunti al ponte sul fiume, lo si attraversa e con una passeggiata si raggiunge il panoramico monastero di Ensa. Tornando ci si ferma per una visita a Sumur e quindi si raggiungono le vicine dune bianche, poste non lontano dalla confluenza dei fiumi: un luogo splendido per godere delle luci serali. Si rientra quindi in hotel.

10°g. 16/8 Nubra – Tangtse – Shachukul – Lago di Pangong (4240 mt)
Si lascia la valle di Nubra in direzione sud est risalendo il flusso del fiume Shyok. Raggiunto il villaggetto di Skyok si entra nei monti a sud attraverso una spettacolare gola arrivando a Durbuk, dove confluisce la strada che proviene dal Chang La, e quindi a Tangtse (a circa 130 km da Nubra), il villaggio principale della regione, con le rovine di un vecchio castello ed un tempio recentemente ricostruito. [NB: se la strada lungo lo Shyok avesse dei problemi di transito per arrivare a Tangtse si può valicare il passo di Wari (5312 mt) che si affaccia sulla valle dell’Indo ad est di Leh e quindi risalire il passo di Chang arrivando così comunque a Tangtse – è un percorso più lungo (circa 190 km), allietato però da panorami bellissimi]. Si prosegue per un tratto e quindi si imbocca una splendida valle a sud arrivando al villaggio ed al monastero di Shachukulvì (circa 10 km), di scuola Drigung Kagyu. Nel vecchio Gompa si ammirano alcune interessanti statue e, nel Lhakhang, affreschi nuovi ma di ottima fattura che ritraggono, tra i vari soggetti, il lignaggio da cui origina la scuola. Rientrati a Tangtse si prosegue per il lago di Pangong risalendo una valle verso est, attraverso un ambiente con forti colorazioni dove deserto e pasture si intersecano tra monti sulle cui cime si vedono alcuni ghiacciai; si arriva presto in vista delle acque incredibilmente turchesi del mitico lago. Una vastità azzurra, l’aria incredibilmente pura, tra monti altissimi, oltre ogni nostra capacità descrittiva, che ispirò alcuni passaggi stupendi dell’interessante libro “La via delle nuvole bianche” di A. Govinda. Le acque nella parte orientale arrivano nel Tibet a dominio cinese nei pressi di Rutok, la terza capitale dell’antico regno di Gughe. Si alloggia presso il confortevole Mystic Pangong Resort o simile, che dista 43 km da Tangtse.

11°g.  17/8 Pangong – Chusul – Thato La (5030 mt) – Mirpal Tso – Kaksang La (5440) – Hor La allo Yaya Tso (5328 mt) – Kotsa – Hanle
Il percorso di oggi, divenuto possibile da pochissimi anni, si svolge attraverso il lembo più occidentale dell’immenso Ciangtang tibetano, una via di bellezza inimmaginabile, un mondo popolato dai nomadi con i greggi di yak, casa di molti animali selvaggi come il kyang (il cavallo tibetano), miriadi di marmotte, rari lupi e aquile. Si prosegue lungo la riva meridionale del lago per un tratto per poi attraversare gli altissimi altopiani tra laghi d’alta quota e magnifiche montagne che si ergono a sud ovest formando la grande barriera che si affaccia lungo il fiume Indo. Superata la località di Chusul si sale verso il passo del Thato che si apre sul bacino del lago di Mirpal e, restando sempre in alta quota, si arriva al passo di Kaksang e proseguendo si supera il colle di Hor, che si affaccia sul lago di Yaya, incastonato tra i monti. Si scende da qui verso le rive dell’Indo (circa 120 km da Pangong) incontrando il convento femminile di Kotsa, di scuola Drukpakagyu, dove si sosta per un’interessante visita. Giunti al fiume se ne risalgono le acque verso sud est per circa 40 km, per poi seguire una vallata che porta a sud arrivando nella remota località di Hanle, dove risiedono diversi rifugiati tibetani, a pochi passi dalla linea del confine militare. Si alloggia e si cena in una locanda locale sprovvista di servizi in camera; la quota qui è inferiore rispetto a Pangong. Si possono visitare il Gompa e l’osservatorio astronomico, posizionato qui dagli scienziati indiani per via dell’aria limpidissima.

12°g.  18/8 Hanle – Ryul Tso – Chumur – Tso Moriri Korzok (4522 mt)
Il collegamento diretto tra Hanle e Tso Moriri è inedito, fino ad oggi non venivano rilasciati i necessari permessi di transito poiché la strada a Chumur è vicinissima alla linea di confine militare. Se dovesse succedere che l’autorizzazione non fosse riconfermata, nessun timore: si torna lungo il fiume Indo fino a Mahè e da lì si procede verso ovest per Sumdo e quindi a sud per il lago di Tso Kyagar arrivando a destinazione; anche questo è un percorso molto bello. Da Hanle ci si inoltra a nord ovest risalendo la vallata che porta al lago di Ryul e da qui si devia verso sud ovest superando il passo di Salsal che attraversa la catena di monti che cinge Tso Moriri ad est arrivando a Chumur, dove si può visitare il piccolo Gompa. Si continua ora verso nord ovest e, oltre la spalla del Charchagan che offre una prima visuale sul grande lago, gioiello turchese del Rupshu che si estende per 30 chilometri, se ne costeggia la riva orientale ai piedi del Lungser Kangri (6665 mt), con panorami strepitosi su Tso Moriri e l’ampio ambiente himalaiano all’intorno. Si contorna la costa settentrionale e si giunge così a Korzok. Al tramonto le cime innevate che circondano il lago e a sud sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, si alloggia presso il Lake View Hotel o simile; il tragitto è di circa 173 km e richiede approssimativamente sette ore di guida.

13°g.  19/8 Tso Moriri – Tso Kyagar – Mahe – Tak Tok
Si parte verso nord per il lago di Tso Kyagar, un altro capolavoro di questa natura incontaminata, ed oltrepassato il piccolo passo di Namshang si arriva a Sumdo, procedendo da qui ad est per il ponte di Mahè sul fiume Indo (53 km). Se ne segue il flusso per circa 120 km, fino alla località di Karu situata all’imbocco della vasta vallata di Leh; lunghi tratti del percorso si svolgono nel grandioso canyon del fiume, con aree di rocce strapiombanti plasmate in magiche forme dal vento e dalle acque che regalano visioni stupende. Si devia qui dalla strada principale percorrendo la valle che conduce ai pasi di Chang e Wari arrivando al villaggio di Sakti (15 km), dove si alloggia presso la Sakti Guest House. Nei presi si visita l’antico monastero di Tak Tok, l’unico di tradizione Nyingmapa del Ladakh: è molto interessante, vi sono due sale con affreschi finemente realizzati, ma la sacralità speciale del luogo è data dalla grotta di meditazione, dove secondo la tradizione sedette il mitico Guru Padmasambhava.

14°g.  20/8 Tak Tok – Chemrey – Hemis – Leh
Si torna verso valle arrivando al pittoresco monastero di Chemrey, un Gompa dalla struttura vicina all’archetipo di quello che ci si può immaginare come un luogo di ritiro himalaiano, con le casette dei monaci incastonate nei versanti di un ripido colle sulla cui cima sorgono i templi, tanto che fu scelto per girarvi il film ‘Samsara’. Gli interni offrono diverse sale finemente affrescate con alcune statue antiche. Proseguendo, arrivati al grande fiume Indo lo si attraversa per raggiungere il versante meridionale della valle giungendo al monastero di Hemis, il principale di scuola Drukpa Kagyu del Ladakh. È un’importante meta di pellegrinaggi, con diverse sale di preghiera affrescate ed ospita una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Si continua per Leh, dove si alloggia nel medesimo hotel. Il resto della giornata è libero.

15°g.  21/8 Leh
Mattinata libera. Nel pomeriggio accompagnati dalla guida locale si visitano il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia ed il mercato.  

16°g.  22/8 Leh – Delhi
Il volo per Delhi parte solitamente al mattino presto (orari da verificare), all’arrivo è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto.

17°g.  Sabato 23 agosto, arrivo a destinazione

Nota: chi ne ha la possibilità, può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola da regalare. Questi materiali verranno raccolti dai nostri collaboratori per essere distribuiti a chi ne ha più bisogno, solitamente alla fine del viaggio: così si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa.

  GALLERIA FOTOGRAFICA

Kagsang La
Tso Moriri
Tso Kyagar
Tingmosgang Gompa
Donna Dah Hanu
Eremo di Atise
Lago di Pangong
Forte e templi di Bazgo
Bazgo, soffitto tempio alto
Alchi, in un Chorten
Hemis Shukpachu, mungitura
Fiume Indo
Oasi di Kanji
Tingmosgang Gompa
Donna ladakha
Valle di Shachukul
Chagar Tso, verso Pangong
Pangong
Mirpal Tso
Mirpal Tso
Yaya Tso
Tso Kyagar
Donne di Tak Tok
Hemis Gompa
Kyang

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NORME E ASSICURAZIONI

L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza “Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio” fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza “Filodiretto Protection” fornita da Nobis Compagnia di Assicurazioni. Le normative (Condizioni Generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.

Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.

 DOCUMENTI DI VIAGGIO

  GALLERIA FOTOGRAFICA

PAESI E TRADIZIONI

Entra nella sezione dedicata agli approfondimenti culturali:

Kyang

 DOCUMENTI DI VIAGGIO


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Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.