INDIA E BHUTAN: Durga Puja a Calcutta e Cham del Bhutan

Un intenso incontro con le culture dell'Asia

Data partenza:12/10/2021
Data ritorno:25/10/2021
Durata:13 giorni
GuidaTeresa Bianca
partecipantimassimo 12

Sintesi del viaggio

Il viaggio avvicina due realtà tra loro diversissime: inizia a Calcutta con la festa di Durga, la veneratissima dea indù consorte di Shiva, Grande Madre e manifestazione della potenza dell’energia femminile, vivendo il momento celebrativo più intenso dell’anno di tutto il Bengala. Si prosegue per il Bhutan dove si segue un percorso di dieci giorni che include i siti principali e porta fino alle regioni del Bumthang, culla della civiltà di Druk Yul, per seguire le celebrazioni del Jambay Lhakhang Drup, un cham di origine arcaica che include la cerimonia dell’arco di fuoco (il Mewang) e la danza notturna, e dello Tsechu di Paker, che si svolge in un grazioso villaggio in un’atmosfera bucolica con le rappresentazioni ottimamente eseguite dai monaci di Nimalung. Si avrà così un incredibile incontro con culture che, pur condividendo tratti comuni, sono diversissime. I dettagli del viaggio sono tutti indicati nel Programma.

LE TAPPE

1 Calcutta
2 Thimphu
3 Punakha
4 Trongsa
5 Jakar
6 Jambay Lhakhang Drup
7 Trongsa
8 Gangte
9 Wangdi
10 Paro
11 Taktshang
12 Paro

Presentazione del viaggio

Accompagna il viaggio Teresa Bianca, profonda conoscitrice delle culture indiana e bhutanese, che ha condotto un gran numero di viaggi in entrambi i paesi e si avvale anche della collaborazione di guide locali; si prevede un massimo di 12 partecipanti.

LA GUIDA

Teresa Bianca ha una lunga esperienza nella conduzione di viaggi e collabora con Amitaba da molti anni; la sua competenza culturale consentirà di approfondire anche i contenuti filosofici, in particolare del mondo bhutanese. Dal 1993 risiede a Dharamsala in India dove ha approfondito la conoscenza del buddismo; tra le sue attività traduce in simultanea in italiano gli insegnamenti di S.S. il Dalai Lama ed ha insegnato le tecniche di traduzione di insegnamenti di filosofia buddista prima all'istituto Tho-sam-ling e poi all’istituto Lotsava Rinchen Zangpo Translation Program. Ha passato anche un lungo periodo negli Stati Uniti lavorando come traduttrice dal tibetano all’inglese per il venerabile Ribur Rinpoce. Ha pubblicato la traduzione di alcuni testi, nel 2014 “L’arma che annienta l’egoismo” (edizioni Padammati) e nel 2016 “Dalai Lama - la biografia, la storia, le perle” (edizioni Mutusliber).

DURGA PUJA

Tra le ricorrenze dell’India ha una considerazione molto particolare la grande festa di Durga, il momento religioso e celebrativo più sentito del Bengala, quando in un crescendo di intensa e sorridente devozione a Calcutta, tra gli innumerevoli e coloratissimi altari dedicati a Durga, la Dea Madre, prendono corpo le processioni che portano le sue effigi al fiume per ricongiungersi all’onnipotente dio Shiva.

Nel variopinto pantheon induista Durga, la Grande Madre, è l’impersonificazione della Shakti, la divina forza di natura femminile che nutre l’universo; ella emerse grazie all’unione degli sforzi di tutti gli dei, inclusa la Trimurti degli dei supremi, per una missione che nessuno di loro poteva compiere: debellare il demone Mahishasura. Durga, il cui nome significa “inaccessibile” o “impenetrabile”, è così la salvatrice compassionevole dell’universo e di ogni cosa che esiste; ma è anche, grazie alla polivalenza così affascinante dell’induismo, la madre di Ganesh e Kartikeya, prole di Shiva, in quanto lei è anche una forma irata di Parbati, consorte del grande dio. Per renderle adeguato onore si tiene questo festival annuale, che per gli induisti bengalesi è il più importante dell’anno. Le celebrazioni durano in tutto dieci giorni con un fervente crescendo devozionale che diventa sempre più effervescente e negli ultimi 2 / 3 giorni è decisamente dirompente; per nove giorni si onorano le nove diverse manifestazioni di Durga e quindi nel decimo (nel 2020 cade il 26/10) si celebra la sua vittoria contro il male. In questa ultima giornata le sue effigi vengono portate in processione al fiume per un’abluzione, simbolico ricongiungimento della dea col consorte Shiva. La preparazione inizia già mesi prima, con la costruzione di una quantità enorme di idoli di terracotta realizzati da artigiani specializzati con dimensioni per lo più simili a quelle degli esseri umani, ma anche più piccole o grandi. Le statue vengono decorate in modo sfavillante e vengono costruiti un’infinità di pandals, o tempietti temporanei fatti di bambù ma finemente rifiniti, dove vengono poste. Questi altari sono oggetto di intense preghiere ed il momento per molti è anche fortemente introspettivo e utile per la purificazione spirituale oltreché fisica: si modera la dieta e chi beve rinuncia all’alcool almeno per questi giorni in cui cercherà di avvicinarsi a Durga. Con la solenne processione al fiume si completa il cerimoniale e inizia un nuovo anno: il momento è ottimo e di buon auspicio per chi deve intraprendere nuove attività.

UN CENNO SUI CHAM DEL BHUTAN ED IL LHAKHANG DRUP

Sarebbe limitativo chiamare i Cham bhutanesi "festival", perché in questi eventi s’incontra un insieme di funzioni religiose, trame teatrali mitiche ed evocazioni vicine allo spiritismo immerse in un contorno di folclore intenso: uno straordinario insieme di musiche sacre, danze in costume con maschere rituali, riti religiosi ed esorcistici eseguiti da monaci, ed anche da laici nei Cham minori. Un insieme immerso in un attento ma allegro e rilassato assiepamento di persone che esibiscono i migliori abiti tradizionali e godono di un atteso momento di gioiosa convivialità. Parteciparvi offre al visitatore che desidera accedere al cuore della realtà bhutanese un ottimo modo per avvicinarne lo scenario intimo legato alla spiritualità, alle tradizioni ed alla storia. Nel Cham il confine percettivo imposto dalla mente razionale scompare ed il fondersi di spirito, emozioni e pensiero genera le dimensioni di mondi sottili che nella cultura europea verrebbero relegati in una definizione di immaginario, ma che in Bhutan sono il vero perno di una profonda realtà percettiva.

Ogni Cham ha delle caratteristiche diverse sia per il contenuto religioso delle rappresentazioni che per l’intreccio delle trame, che hanno spesso un riferimento agli eventi storici specifici del luogo in cui si svolge ed ai diversi personaggi e maestri spirituali a cui ci si riferisce. Tra le diverse rappresentazioni del Druk Yul, il Paese del Drago, merita un cenno particolare il Lhakhang Drup di Jambay. L’evento traccia le sue origini all’VIII secolo, quando fu fondato il tempio dove si tiene la rappresentazione; è uno dei più antichi siti buddisti del Bhutan, e fa parte dei 108 luoghi sacri edificati dal re del Tibet Songtsen Gampo. Infatti secondo la tradizione Jambay sarebbe posizionato sul ginocchio sinistro di una mitica orchessa che impediva l’apertura al buddismo. La tradizione orale tramanda che i demoni continuavano ad interferire impedendone la costruzione; vennero quindi eseguite delle cerimonie di esorcizzazione, celebrate ancora oggi, che liberarono l’area dalle presenze negative. L’evento dimostra una forte radice nella tradizione sciamanica, come testimoniato da alcuni riti: il Macham o Mewang, ovvero la corsa della gente sotto ad un grande arco di fuoco, e la danza notturna che si svolge attorno ad un fuoco nel cortile del tempio, condotta da uomini del villaggio nudi coperti solo da una sciarpa bianca sul volto, un rituale questo che viene svolto unicamente a Jambay. Oltre a queste esibizioni piuttosto rare, vengono eseguite danze in costume e maschere, accompagnate da tipici strumenti rituali, secondo le antiche prescrizioni della scuola Nyingmapa. Anche il Cham di Paker è molto bello da vedere perché è un incontro dal tono fortemente locale, con il tipico, interessantissimo folclore dei cham di villaggio, ma con le rappresentazioni eseguite in modo impeccabile dai monaci del vicino monastero di Nimalung.

NOTA TECNICA

Il viaggio non presenta particolari difficoltà o pericoli, a Calcutta ci si mischia spesso tra la folla festante ma non si incontra alcuna aggressività, sarà anzi a volte difficile declinare gli inviti ad unirsi all’innumerevole insieme di celebrazioni. Si utilizza un albergo comodo e moderno, mezzi di trasporto di recente immatricolazione dotati di aria condizionata e il viaggio si svolge nella stagione secca. In Bhutan a fine ottobre la stagione è secca, con cieli solitamente limpidi – si tenga però presente che tra e montagne himalaiane può sempre piovere. La temperatura minima prevedibile nel viaggio è a Jakar dove di notte si può anche arrivare a 3 - 4°C, mentre qui la massima può essere di circa 18; il luogo più caldo in Bhutan è Punakha dove ci possono essere fino a 25 gradi. Si consiglia quindi di portare felpe calde per la sera, giacca in goretex, scarpe da trekking leggere e vestiti comodi. Per gli spostamenti in Bhutan si utilizzano dei confortevoli pulmini giapponesi. Gli alberghi sono puliti, le stanze sono dotate di bagno, lenzuola e acqua calda. Il cibo è valido, tra l’indiano e l’internazionale con anche qualche pietanza locale e cinese; tutti gli amici italiani che hanno viaggiato in Bhutan con noi non hanno perso un etto.
 

PROGRAMMA DEL VIAGGIO

1°g. Martedì 12 ottobre, partenza in volo per l’India  
Per arrivare a Calcutta vi sono diverse opzioni nella scelta dei voli e Amitaba può prenotare quello di maggior gradimento; un collegamento comodo è quello della Air India, che fa da riferimento per i servizi del viaggio. Partendo da Milano Linate con Alitalia alle 18.00 si arriva a Roma Fiumicino alle 19.10; da Roma si parte con Air India alle 20.40 (i voli andranno riverificati perché potrebbero variare rispetto a quanto visibile alla data di redazione del viaggio).

2°g. 13/10 Arrivo a Calcutta
Air India arriva a Delhi alle 7.40; si riparte dal medesimo aeroporto sempre con Air India alle 14.15 con arrivo previsto alle 16.25. Qui è in attesa dei partecipanti il corrispondete indiano di Amitaba; ci si trasferisce presso l’hotel Peerless Inn, dove si incontra l’accompagnatrice italiana.

3°– 4°g. (14 – 15/10) Calcutta e festival di Durga
Ovunque nella città si vedono i pandals, gli altari costruiti appositamente per la ricorrenza, e le strade sono percorse da fiumane di persone che si spostano da punto a punto, una sorta di intersecatissimo pellegrinaggio urbano tra le diverse migliaia di pandals costruiti per onorare la Dea; anche con grande impegno se ne potrà ammirare solo una piccola parte! L’intera città è un mondo in festa, e la moltitudine delle persone esprime un momento di gioia collettiva; è molto accattivante seguire dei percorsi a piedi, e nel cuore delle celebrazioni l’utilizzo dei veicoli è limitato e non ci si può avvicinare ai pandals con le auto. Le persone seguono diversi momenti principali: si inizia al mattino con il pushpanjali (le recitazioni di preghiere e l’offerta di fiori alla dea), quindi il rituale del bhog (quando il cibo benedetto dalla dea viene servito alle persone), e l’immancabile coloratissimo rito devozionale dell’aarati che si tiene la sera con la danza di dhunuchi, eseguita di fronte alla dea al ritmo dei tamburi. Nell’ultimo giorno le effigi della dea vengono portate in processione al fiume Hooghly e le donne si affollano attorno alle statue per porre sulla fronte la polvere rossa rituale, donarle dolci e foglie di betel, e pregarla di tornare l’anno successivo.

Nel corso della prima giornata si faranno le visite ai luoghi d’interesse della città, mentre nella seconda, quando avvengono le processioni (se ne tengono un’infinità, da ciascuno dei pandal fino al fiume), ci si dedicherà solo a seguire le coreografiche attività del festival. Le visite del 25/10 previste (questo è il programma, ma potrebbe succedere che non si riesca a raggiungere qualcuno dei luoghi previsti per via delle attività in corso per il festival) sono: il mercato dei fiori, il tempio jainista, il Palazzo di Marmo, la piazza Dalhousie con i diversi edifici del Raj, il Park Cemetry, la sede di Madre Teresa, il Victoria Memorial. Nel tardo pomeriggio ed alla sera si andrà in giro per ammirare alcuni dei pandal più belli; anche nei pressi dell’hotel, che è situato ai margini di una zona viva della città, ve ne sono parecchi.

5°g. 16/10 Calcutta – Thimpu
Al mattino si potrà fare un ultimo giro a piedi nella vivace zona dell’hotel; ci si reca quindi in aeroporto dove il volo della Druk Air per il Bhutan  parte alle 13.20 con arrivo a Paro alle 15.00 (orari da confermare), l’unico punto d’ingresso aeroportuale del Bhutan posto a 2280 mt di quota, dove è in attesa dei partecipanti la guida bhutanese che parla la lingua inglese. Dall’aeroporto si parte per Thimpu, la capitale, un percorso di 65 km che richiede quasi 2 ore; per gli spostamenti in Bhutan si utilizzano pulmini giapponesi. La velocità è sempre moderata per via delle curve e il limite ufficiale è comunque di 40 km/h, si ha così modo di gustare gli stupendi panorami. A Thimpu si alloggia presso l’hotel Galingkha o simile.  (NB: se ci si iscrive al viaggio tardi vi è la possibilità che il volo della Druk tra Calcutta e Paro sia pieno; nel qual caso si potrà volare da Calcutta a Bagdogra (9.00 – 10.20, orari da confermare) dove si viene accolti da una guida bhutanese e si parte in auto per Puntsholink al confine col Bhutan e da qui si prosegue per Thimpu (sono in tutto circa 300 km di viaggio, di cui circa 160 in India, che richiedono approssimativamente 8 ore) dove si incontrano gli altri partecipanti; è un percorso un po’ lungo ma molto interessante perché si parte con i mezzi dalla pianure indiane e si può osservare la trasformazione ambientale e culturale man mano che si ci addentra tra i monti himalaiani).

6°g. 17/10 Thimpu – Punakha
Ci si reca un poco a nord della città a Pangri Zampa, il monastero che oggi funge da scuola astrologica e fu la prima residenza dello Shabdrung, il sant’uomo che giunse nel XVII secolo da Ralung in Tibet e diede al Bhutan l’imprimatur che si riscontra ancora oggi, a cui memoria si erge un gigantesco albero che venne da lui piantato ai margini di un bel muro Mani. Nei pressi vi è un tempio perfettamente decorato dedicato a Tara, l’entità preposta alla lunga vita ed alla buona salute, e più vicino ai monti il tempio di Dechen Phu. Rientrando ci si reca a Dechen Podrang, un magnifico palazzo che fu la sede del governo prima della costruzione di Trashichhoe ed è ora una scuola monastica. Si completano le visite con il grandioso Trashichhoe Dzong, dove sono situate la sede del governo, la sala del trono del re e la sede estiva dell’Abate del Bhutan. Dopo pranzo si parte per Punakha salendo al passo di Dochu, alto 3166 mt, dove col tempo limpido si gode di un grandioso panorama sull’arco himalaiano bhutanese. Il valico è situato in una foresta lussureggiante e vi si ammirano 108 Chorten (reliquiari); si trovano anche tanti piccoli tsa tsa impastati con le ceneri dei defunti, posti in gran numero attorno al Chorten più antico. La discesa tra scenari grandiosi porta nell’ampia vallata dove, poco più a nord, si trova lo Dzong di Punakha. Si alloggia presso l’hotel Meri Phuensum Resort o simile; si percorrono 80 km con circa 3 ore di viaggio.

7°g. 18/10 Punakha – Trongsa
Si dedica la mattina alla visita dello Dzong di Punakha, il più bello e storicamente importante del Paese, meravigliosa sede invernale del Je Khempo, l’Abate del Bhutan, che vi risiede con i circa 1600 monaci che costituiscono il suo seguito nei sei mesi più freddi dell’anno, per il clima mite di questa valle: lo Dzong è situato a 1250 mt di quota, mentre Thimpu, dove è situata la sede estiva, è a 2300 mt. Lo Dzong è curato con amore e senza badare a spese, come si riscontra dalla qualità dei lavori che sono stati fatti per restaurare il tempio principale, che era stato danneggiato da un’inondazione. Tra gli affreschi si ammirano rarissimi mandala che non si trovano facilmente rappresentati altrove, neppure nei testi specifici. L’antica arte iconografica qui è … nel presente. Si torna quindi verso Wangdue e, lasciando alle proprie spalle lo Dzong di Wangdi Phodrang, posto su di un monte che domina il fiume recentemente quasi distrutto da un incendio, si prosegue verso est risalendo dai 1200 mt del fondovalle fino ad arrivare ai 3390 mt del passo del Pele, godendo del graduale cambiamento della tipologia arborea delle foreste, formate nelle parti più elevate da foreste di rododendro e colossali conifere, che sono tra le specie arboree più antiche del pianeta, su cui si aggrappano argentei licheni. Oltre, si accede alle regioni del Bhutan centrale arrivando a Chendebji Chorten, una classica costruzione bianca tra muri mani e bandiere di preghiera: venne posta qui per tenere a bada i demoni che secondo la leggenda rendevano periglioso il transito tra queste rigogliose foreste. Si prosegue per Trongsa (2180 mt), dove si alloggia presso il Yangkhil Resort; il percorso oggi è di circa 150, approssimativamente 5 ore.

8°g. 19/10 Tronga – Kuengarupten – Jakar
Un’escursione verso sud porta in meno di un’ora a Kuengarapten, il palazzo invernale del II re Wangchuk, che ora ospita circa 50 monachelli che seguono gli studi iniziali della loro lunga educazione. Nel palazzo è di particolare interesse la stupenda cappella del re. Da qui, in circa 15 min. a piedi si raggiunge il convento femminile di Karma Drubdey Gompa, che ospita un’ottantina di giovani monache con anche un'area chiusa per i ritiri; è tenuto magnificamente. Rientrati a Trongsa si pranza e si visita l’imponente Dzong, luogo di origine dell’attuale dinastia reale, ed il museo, ospitato nella grande torre che lo sovrasta. Si parte quindi verso est superando il passo dello Yotong (3425 mt), il punto più alto che dell’itinerario, che si apre sulla valle di Chumey nel Bumthang. Arrivati a Jakar (2580 mt), il centro principale di queste regioni, ricco di siti interessanti, si alloggia presso il semplice hotel Pelling.

9°g. 20/10 Jakar: Jambay Lhakhang Drup
A Jakar vi sono molti siti importanti; si inizia dallo Dzong, edificato su di un colle al bordo della vallata. Quindi ci si reca al complesso di Kurjey (considerato uno dei siti più sacri del Bhutan, fondato nel 1652 sul luogo intriso di leggende dove Guru Rimpoce aveva lasciato impressa su una roccia l’impronta del proprio corpo - ku significa roccia e jey corpo), a Tamshing (il monastero fondato nel 1501 da Pema Lingpa e retto, come Gangte, dalla sua attuale reincarnazione, che è il più importante centro Nyingmapa del paese, con affreschi storicamente importanti). Sul finire del giorno     ci si reca al veneratissimo tempio di Jambay Lhakhang la cui origine risale all'VIII secolo: il tempio è infatti uno dei 108 edificati dal re del Tibet Songtsen Gampo per domare l’orchessa del Tibet, e si dice essere posizionato sul ginocchio sinistro del demone. È considerato il più antico sito buddista del Bhutan, costruito pochi anni prima di Kyuchu (che si visita il 4/11), che sarebbe invece posto sul piede sinistro del demone. Qui si potrà assistere all’inizio delle celebrazioni del Cham; dopo alcuni rituali alla presenza del Lama viene dato fuoco ad un grande arco fatto di legno e rami di pino con la gente che si lancia impavida attraverso le fiamme che divampano sempre più furiosamente. È un rito di purificazione, che diventa un momento di forte eccitazione ed emulazione, con grande ilarità generale e qualcuno che finisce con piccole ustioni. Per chi è interessato, durante la notte nel cortile interno di Jambay Lhakhang si può assistere alle danze rituali svolte da alcuni uomini del villaggio che si muovono nudi attorno ad un fuoco, seguendo i dettami delle antiche tradizioni sciamaniche della regione; nonostante il tipico freddo notturno, la convinzione comune è che se si effettua questo rituale si sarà liberi per un intero anno da ogni possibile malattia.

10°g. 21/10 Jambay – Paker Tsechu – Trongsa
Si riprende la strada che ci ha portati fin qui arrivando nella valle di Chumey, al cui ingresso si trova il grazioso villaggio di Paker. Oggi si svolge la prima giornata dello Tsechu locale al tempio del villaggio; è un evento molto interessante perché unisce la rilassata atmosfera rurale, dove si ha la sensazione di essere partecipi con le persone di un lieto momento di allegra condivisione, ad un’ottima esecuzione delle danze, con costumi molto belli: infatti buona parte delle rappresentazioni è tenuta dai monaci del monastero nyingmapa di Nimalung, posto sul monte alle spalle del paesello (chi è interessato, potrà raggiungerlo con una piacevole passeggiata). All’intorno si crea anche un piccolo mercatino dove si servono anche cibi e bevande e vi sono diversi banchetti dove i bhutanesi si cimentano con diversi tipi di semplici giochi d’azzardo, con piccole puntate e grandi bevute in compagnia. Nel pomeriggio si parte per rientrare a Trongsa; prima di lasciare la valle di Chumey si sosta a Buli Lhakhang, un delizioso tempio e scuola monastica fondato nel XV secolo, posto tra le case di un bucolico villaggio. Si riattraversa quindi il passo dello Yotong e, giunti a Trongsa, ci si accomoda nel medesimo hotel utilizzato all’andata.

11°g. 22/10 Tronga – Gangte – Wangdi
Si ripercorre la strada che porta al passo del Pele e, superatolo, si segue una deviazione che scavalca le creste dei monti verso sud e porta nella valle di Phobjikha, dove tra le piante di bambù nano è frequente vedere gli yak che pascolano tranquilli; la vallata è anche il punto d’arrivo delle gru dal collo nero che migrano qui dal Tibet, e di solito all’inizio di novembre se ne vede già qualche esemplare. In questa bellissima natura tra graziose case di campagna si erge su di un colle, attorniato dalle abitazioni tradizionali del villaggio, il monastero Nyingmapa di Gangte retto da Lama Kunzang, l’abate riconosciuto come la nona reincarnazione di Pema Lingpa, il famoso Santo bhutanese che visse nel XV secolo. Completate le visite si torna alla strada principale e si scende fino alla valle di Punakha, dove si alloggia nel medesimo hotel utilizzato il  28/10.

12°g. 23/10 Wangdi – Paro
Si sale al passo del Dochu, dove si è già transitati il 28/10 avendo così una seconda opportunità per godere dei panorami. Oltre il passo giunti nella vallata di Thimpu si visita lo dzong di Semtokha, recentemente restaurato, che fu il primo ad essere edificato dallo Shabdrung all’inizio del XVII secolo ed oggi è una scuola monastica. Si prosegue per Paro, un bel villaggio che ha conservato le proprie caratteristiche tradizionali. Si visitano lo Dzong, reso celebre anche dal film giratovi da Bertolucci, ed il museo posto presso la torre di Ta Dzong; ci si reca anche al Dungtse Chorten, costruito da Tamgtok Gyalpo, che all’interno rivela una potente atmosfera mistica e stupendi affreschi. Si alloggia presso Rema Resort o simile; si percorrono circa 135 km in 4 ore o poco più.

13°g. 24/10 Paro, escursione a Taktshang
A nord di Paro si trova Taktshang, il “nido della tigre” di Guru Rimpoce, sicuramente il luogo di ritiro più famoso del Bhutan, sospeso tra le rocce sopra la valle. Per facilitare la salita (c.a. 2 ore in tutto), con una modica spesa chi vuole può noleggiare un cavallo; sul percorso si giunge ad un rifugetto da cui si gode una vista stupenda, il punto dove si fermano i meno allenati e dove si sosta anche per il pranzo. Tornati a valle ci si reca al villaggio ed al forte di Drukyel e poi a Kyuchu Lhakhang, uno dei templi più antichi del Bhutan, uno dei 108 templi geomantici del Tibet la cui fondazione è attribuita al re del Tibet Songtsen Gampo (VIII sec.); al suo interno si trovano alcune preziosissime statue di Cenresi, il Bodhisattva della compassione.

14°g. Lunedì 25 ottobre Paro – Delhi e volo di rientro
Il volo della Druk Air per Delhi parte alle 7.15 con arrivo alle 19.25 (orari da confermare); nella parte iniziale del volo verso nord si ha una stupenda visione dell’arco himalaiano, dal Chomolhari, monte sacro del Bhutan, al Kanchendzonga, Makalu, Lhotse, Everest, Cho Oyu e Shisha Pangma – per menzionare, oltre al monte sacro bhutanese, solo i sei ‘8000’! Giunti a Delhi si saluta la guida italiana che resta in India e si riparte per il rientro.

 

COSTO DEL VIAGGIO

€ 3250; + € 100 dopo il 31/7/’21

Massimo 12 partecipanti

La quota comprende: le spese di iscrizione, le Polizze Assicurative di viaggio (Viaggi rischio zero e polizza base Europ Assistance – su richiesta, su E.A. possono essere estesi i massimali con un costo di € 70 ed emessa la Polizza di Annullamento, che costa 4,8% del valore del viaggio), la prenotazione dei voli se richiesta, i trasporti ad esclusione dei voli, la prima colazione a Calcutta, la pensione completa in Bhutan, gli ingressi ai siti indicati nel programma, il costo del visto bhutanese, la presenza della guida italiana e delle guide locali che parlano la lingua inglese.

La quota non comprende: i voli, che costano da € 1200 a € 1600 in funzione della data di prenotazione e della compagnia prescelta, il visto indiano, il supplemento per la camera singola, le bevande, le visite e le escursioni non in programma, le mance e tutto quanto non indicato alla voce “la quota comprende”.

Voli: Amitaba provvede alla prenotazione dei voli su richiesta dei viaggiatori, ma non obbliga ad utilizzare questo servizio e chi preferisce può provvedere all’acquisto dei voli direttamente; questo anche per permettere a chi ne ha la possibilità di usufruire di punti, sconti e/o tariffe agevolate.

Supplementi: € 100 se si prenota dopo il 31/7/2020, € 510 per la singola, € 100 con soli 4 partecipanti, € 200 con 3, € 600 con 2.

Visti e documenti: il visto indiano è obbligatorio e deve essere ottenuto prima della partenza; per informazioni sulla procedura contattare Amitaba. Il visto bhutanese viene predisposto a cura di Amitaba; serve inviare una copia scansionata del passaporto al momento dell’iscrizione al viaggio. Si ricorda che il passaporto deve avere almeno sei mesi di validità dal momento dell’arrivo in India.

Riferimento valutario: il prezzo del viaggio è formulato con riferimento al cambio euro - dollaro ed euro - rupia del 17/8/'20 (Banca d’Italia): € 1 = $ 1.1853; € 1 = rs 88.6895, corrispondenti ai valori in essere al momento della pubblicazione del programma; si precisa che il valore della quota viaggio riferita alla rupia corrisponde al 20% del prezzo del viaggio.

 

Informazioni e iscrizione

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storia e tradizione

L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza "Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio" fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza "Filodiretto Protection" fornita da Nobis Compagnia di Assicurazioni. Le normative (Condizioni Generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.

Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.