TIBET: Misticismo del Paese delle Nevi

Cultura e la storia del Tibet, con il festival di Shoton e Drak Yerpa. Est.: in treno sul Tetto del Mondo, Kumbum e Taktser

Data partenza:05/08/2021
Data ritorno:21/08/2021
Estensione:24/08/2021
Durata:16 giorni
GuidaTiziana Losa
partecipantimassimo 12

Sintesi del viaggio

Il viaggio propone l’incontro coi luoghi che videro la nascita del mondo culturale e della spiritualità tibetani. Il percorso inizia con la visita di Lhasa e la partecipazione al festival più importante dell’anno che vi si svolge, lo Shoton. Si prosegue con la visita del Gompa dove risiedette Atisha, dell’eremo di Longchenpa e di alcuni importanti monasteri storici lungo il fiume Tsang Po arrivando a Yarlung e Tsetang, dove ebbe origine il vasto impero tibetano. Giunti a Samye, che vide la nascita del suo mondo spirituale, vi si sosta tre notti potendo così accedere ai molti siti dove si espresse nel modo più potente anche l’energia esoterica del Tibet. Ci si immerge quindi tra i monti raggiungendo alcuni tra gli eremi più importanti della tradizione, da Zangri Kharmar a Olka Cholung e Tidro fino a Sili Gotsang; e remoti monasteri, storici centri principali di diverse tradizioni: Drigung, Reting e Taklung. Rientrati a Lhasa si arricchisce ulteriormente il tour recandosi presso lo storico eremo di Drak Yerpa in occasione delle celebrazioni annuali, e si completano le visite della città e dei dintorni, includendo un’escursione a Ganden.

Al termine è prevista un’estensione con cui si attraversa il Tibet col treno fino a Xining, nel Qinghai, dove si visita la grande università monastica del Kumbum e ci si reca a Taktser, il villaggio dove nacque il XIV Dalai Lama.

LE TAPPE

1 Lhasa
2 Drepung
3 Nechung
4 Norbulingka
5 Gonsar Chode
6 Tsetang
7 Valle dello Yarlung
8 Samye
9 Chimpu
10 Yamalung
11 Dorje Drak
12 Zangri Kharmar
13 Olka Cholung
14 Katsel
15 Terdrom
16 Drigung Til
17 Reting
18 Taklung
19 Lhasa
20 Drak Yerpa
21 Lhasa
22 Ganden
23 Lhasa
24 Xining
25 Taktser
26 Shakhyung Gompa
27 Xining

Presentazione del viaggio

La cultura del Tibet ha apportato un importante contribuito allo sviluppo intellettuale e spirituale dell’Uomo; il viaggio, reso possibile da una lunga esperienza esplorativa ed un profondo affetto per il Paese delle Nevi, porta in molti dei luoghi dove questo affascinante mondo si è cristallizzato dando forma ai contenuti giunti fino a noi. È un percorso affascinante e poco turistico, perfetto per chi vuole avvicinare seriamente la cultura ed anche la natura del Paese delle Nevi; i dettagli dell’itinerario sono indicati nella descrizione del Programma. Per ulteriori informazioni e immagini si possono consultare le diverse sezioni del nostro sito dedicate al Tibet o contattare Amitaba.

Accompagna il viaggio Tiziana Losa. Si prevede un massimo di 12 partecipanti.

IL FESTIVAL DI SHOTON

Ogni estate a Lhasa si svolge il grande festival di Shoton. La ricorrenza coincide con il termine del ritiro spirituale estivo delle università monastiche; l’evento è conosciuto localmente anche come il “festival dello yogurt" perché avviene al termine di un periodo di raccoglimento e preghiera in cui i monaci seguono una dieta rigorosamente vegetariana, ricca di yogurt e, tradizionalmente, in questa giornata dai pellegrini veniva offerto loro dello yogurt. A Drepung viene esposta una gigantesca tanka di Sakyamuni Budda (a Sera avviene un evento simile, ma confinato in uno spazio meno agevole) che viene portata a spalle dal tempio principale con una colorita processione per essere issata sul monte; la gente per poterla ammirare si affolla al monastero già dalle prime ore del mattino, i monaci eseguono riti, preghiere e cerimonie e vengono innalzate innumerevoli bandiere di preghiera dai cinque colori canonici. In tutta l’area circostante si assiepano migliaia di famiglie in relax con molti che bevono del tè e consumano i pic nic, sfoggiando i vestiti tradizionali più belli. Nel giardino del Norbulinka, il palazzo estivo del Dalai Lama, viene eretta una grande tenda bianca con le tipiche decorazioni blu e sotto di essa si susseguono rappresentazioni tenute da diverse compagnie teatrali, per lo più formate da dilettanti, che si alternano nel produrre alcuni dei più popolari spettacoli di Lhamo, le opere del teatro classico tibetano. Migliaia di donne, uomini, vecchi e bambini siedono in terra e assistono agli spettacoli che si svolgono dal mattino fino al tramonto. Essendo il teatro del Tibet una forma artistica realmente popolare, molti degli spettatori sono in grado di comprendere pregi e difetti delle differenti compagnie che comunque vengono tutte ricompensate con fragorosi applausi al termine delle loro fatiche.

LA GUIDA

Tiziana Losa, nata nell'81 a Milano, ha seguito la sua passione per i viaggi già da giovanissima ed ha vissuto all'estero per alcuni anni. Nel 2004 ha incontrato gli insegnamenti buddisti ed ha lavorato presso diverse istituzioni, in particolare per il Liberation Prison Project, un progetto a sostegno delle persone in carcere. Per 12 anni, dal 2006 al 2018, ha mantenuto l'ordinazione monastica e dal 2008 al 2013 ha portato a termine il Masters Program, un programma di studi filosofici presso l'Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia (Pisa). Dal 2014 all’inizio del 2018 ha condotto una vita contemplativa; attualmente lavora come interprete presso l’Istituto Lama Tzong Khapa. Tiziana ha condotto diversi viaggi di Amitaba in Tibet ed in India con un ottimo gradimento di tutti i partecipanti, sia per le sue competenze sia per le qualità umane. La sua approfondita conoscenza della cultura tibetana e dei contenuti del buddismo sono particolarmente utili a chi è interessato ad avvicinare questo mondo affascinante.

L’ALTA QUOTA DEL TIBET

Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3650 metri di quota. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario tiene conto di queste esigenze; il punto più alto dove si sosta per la notte è  Terdrom (4150 mt) dove di arriva l’ottava notte di permanenza in quota. Per chi segue l’estensione, con il treno si toccano i 5045 mt, ma con le carrozze parzialmente pressurizzato e, se fosse necessario, a bordo è disponibile l’ossigeno – ma si arriverà qui molto ben acclimatati e non si prevedono particolari disturbi.
Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico.
Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.

CLIMA E ATTREZZATURA

Nei centri principali del Tibet Classico è raro che la temperatura notturna a scenda sotto i 7°c e le massime sono di circa 22°c; le notti più fredde, dove può raramente succedere di avvicinarsi allo zero termico, sono a Terdrom e Reting. Si tenga presente che alle alte quote del Tibet le escursioni termiche possono essere notevoli e il sole può bruciare la pelle nonostante l’aria fresca. Possono esserci piogge, che solitamente se si verificano sono di breve durata; ma negli ultimi anni anche in Tibet il clima è meno prevedibile. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; si consiglia di portare dei capi in pile e una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi ed una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di avere con sé il filtro polarizzatore.

 

PROGRAMMA DEL VIAGGIO

1°g.    Giovedì 5 agosto, partenza in volo   Per arrivare a Lhasa in Tibet vi sono diverse possibilità di volo; i collegamenti suggeriti per il viaggio, che fanno da riferimento per i servizi di trasferimento aeroportuale, sono quelli offerti dalla Air China con partenza da Milano Malpensa alle 13.30 o da Roma Fiumicino alle 13.05 (orari da confermare). Per gli orari da altre località o di altre compagnie contattare Amitaba.

2°g.    6/8 Arrivo a Lhasa   Si atterra a Pechino alle 5.30 da Milano Malpensa o alle 6.30 da Roma Fiumicino; si riparte con un nuovo volo Air China da Pechino per Chengdu alle 7.40 con arrivo alle 10.45 e quindi si vola da qui per Lhasa alle 12.30 con arrivo alle 14.50.  All’aeroporto di Lhasa è in attesa dei partecipanti la guida tibetana; trasferimento in pulmino privato a Lhasa (64 km, poco più di un’ora), dove si alloggia in un albergo tipico tibetano, il Lubhum Tsang Boutique Hotel. Per favorire l’acclimatazione e iniziare ad assaporare la parte vecchia della città ci si reca per una tranquilla passeggiata al Barkor, la strada che pullula di pellegrini e circumambula la cattedrale di Lhasa, punto focale della vita tibetana e vivacissimo mercatino. Ci si muove con calma, piano, per iniziare ad acclimatarsi; la quota è di circa 3650 mt.

3°g.    7/8 Lhasa: Jokhang, Gyuto, Gyume e città vecchia   Si dedica la giornata alla visita di Lhasa. I punti salienti sono la visita dalla magnifica cattedrale del Jokhang, posta al centro del Barkor, che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende che è sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet, un luogo che lascia un forte segno nel cuore di ogni persona che sente un minimo contatto col mondo del Tibet. Ci si dedica quindi ai siti classici e meno frequentati dai turisti, tutti a distanza di passeggiata nella città vecchia. S’inizia dal mistico tempio di Ramoce, preziosa gemma di estrema bellezza ed interesse storico ed artistico che fu fondata nel medesimo periodo del Jokhang ed ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto; quindi il vicino Gyume, sede dell’altro collegio tantrico Ghelupa di Lhasa. Tempo e voglia permettendo si potrà poi procedere per il prezioso tempio di Muru Nyingma arrivando fino al convento di Ani Tshamkhung, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani   

4°g.    8/8 Lhasa: festival di Shoton e visite di Drepung, Nechung e Norbulingka   Oggi è il giorno di Shoton, conosciuto anche come il “Festival dello yogurt”. Nelle grandi università monastiche di Drepung e Sera vengono esposti sulla montagna giganteschi dipinti del Buddha; si opta per seguire gli eventi presso la prima perché è l’evento più grande e gli spazi sono più ampi ed è quindi più facile seguirli. In questo giorno di buon auspicio una grande folla di tibetani si reca già dalle prime luci del giorno a Drepung, che prima dell’invasione era la più grande del Tibet. Qui prima del sorgere del sole la grande tanka di Buddha Sakyamuni viene portata a spalle con una coloratissima processione che parte dal tempio principale tra suoni di corni e fumo di erbe aromatiche, per essere issata sul bordo della montagna. Per arrivare sarà necessario camminare un poco, perché i mezzi nella ricorrenza di oggi si devono lasciare all’inizio della strada che sale al monastero. Il festival è anche un ottimo momento per visitare i molti templi di questo storico sito, che per un periodo fu anche sede del Dalai Lama, che in questa occasione pullulano di pellegrini. Nei pressi, ci si reca al tempio di Nechung, una volta sede dell’Oracolo di Stato tibetano, che conserva affascinanti dipinti difficilmente visibili altrove. Ovunque nei pressi di Drepung migliaia di famiglie tibetane festeggiano con gioiosi picnic, ed è frequente essere invitati a bere un tè in compagnia. Rientrati in città ci si reca al giardino del Norbulinka dove sono in corso le rappresentazioni di teatro tradizionale, anche qui ci si mescola con miriadi di tibetani che fanno festa.

5°g.    9/8 Lhasa – Shubseb – Gonsar Chode – Mindroling - Tsetang   Si lascia Lhasa seguendo la valle del fiume Kyuchu; dopo circa 35 km si sosta al monastero di Nyetang Dolma Lhakhang, storicamente importante perché fu la dimora di Atisha, con reperti artistici belli ed importanti. Da qui si raggiunge sui monti a sud il monastero Nyingmapa di Shubseb, che ora si raggiunge con una strada. Posizionato più in alto sul monte si trova l’eremo di Gangri Tokar, dove visse per lungo tempo il grande erudito Longchenpa Rabjampa (Longchenpa), uno dei pochi santi Lama tibetani che viene rappresentato nelle icone con gli attributi del Budda della saggezza; l’importate ciclo mistico dei Sette Tesori venne da lui composto qui. Arrivati poi da qui alla valle del fiume Tsangpo (o Bramaputra) si visitano Gongsar Gongkar Shabdrugling, un centro Ghelupa che si erge sopra un bel villaggio tradizionale posto in posizione panoramica verso il grande fiume, ed il vicino (4 km) Gonsar Chode, di scuola Sakyapa, dove molti degli affreschi originali sono sopravvissuti alle vicissitudini dell’invasione cinese. Proseguendo lungo lo Tsangpo verso est con una breve deviazione si raggiunge Orgyen Mindroling (73 km da Gonsar Chode), il monastero di scuola Nyingmapa più importante del Tibet centrale; fondato nel 1670, più volte distrutto e ricostruito ma in buona parte restaurato, conserva interessanti opere d'arte. Da qui si raggiunge Tsetang, che dista altri 50 km; si alloggia presso l’hotel Tsethang o simile. La quota qui è di 3550 mt.

6°g.    10/8 Tsetang - Valle dello Yarlung - Samye   S’inizia recandosi al tempio di Tradruk, la cui fondazione è attribuita a Songtsen Gampo nell’VIII secolo. La struttura architettonica è simile al Jokhang di Lhasa e l’interno regala una splendida atmosfera con molte cappelle affrescate e statue di fine fattura; vi sono custodite anche alcune importanti reliquie. Si prosegue lungo la valle dello Yarlung, ricchissima di testimonianze che risalgono all’origine della storia del Tibet, con la visita del Yumbulagang, tra i luoghi più pittoreschi, che fu il primo palazzo degli antichi re ed è stato restaurato nel 1982. Ci continua con il sito delle tombe dei re di Yarlung, dove primeggia il grande tumulo di Songtsen Gampo, su cui è stato costruito un piccolo tempio da dove si ha una stupenda visuale verso il Gompa di Riwo Dechen. I tumuli dei re di Yarlung non sono mai stati oggetto di scavi archeologici e pare che non siano stati profanati: la tradizione tramanda che sotto al tempio dedicato a Songtsen Gampo vi siano interrati cinque santuari a struttura mandalica, con la salma del grande imperatore posta nel tempio centrale e circondata da innumerevoli tesori. Ci si reca quindi a due delle grotte di meditazione più venerate di questa parte del Tibet. La prima, Bairo Phuk, è il minuscolo eremo utilizzato nell’VIII secolo da Vairochana, uno dei discepoli principali di Guru Padmasambhava, o Guru Rimpoce per i tibetani. A Rechung Phuk si ritirò il prediletto discepolo di Milarepa, il grande Rechung; il monastero è stato distrutto dai barbari invasori, ma i tibetani hanno ripristinato il tempio all’ingresso della grotta che conserva oggetti appartenuti al grande mistico. Completate le visite si parte per Samye; si attraversa lo Tsangpo su un ponte nei pressi della città e se ne risale il corso attraverso una zona dove inaspettatamente si trovano grandi dune di sabbia, immerse in questo grandioso ambiente d’alta quota, e si arriva a Samye (50 km da Tsetang). Si alloggia presso la ‘Monastery Guest House’, un semplice hotel che è il miglior alloggio disponibile, che richiede un po’ di adattabilità ma le stanze sono dotate di servizi ed è ubicato a pochi passi dal tempio. Se non si arriva troppo tardi si potrà fare un primo sopralluogo al tempio. Samye è il più antico monastero buddista del Tibet, fondato nell’VIII secolo da Guru Rimpoce, nei pressi di una zona di belle dune di sabbia non lontano dallo Tsangpo; il tempio principale, costruito su 4 livelli, rivela affreschi di rara bellezza e preziose statue ed è posizionato all’interno di un ampio recinto sacro, delimitato da un lungo muro circolare sormontato da piccoli chorten, dove si trovano diversi templi e quattro grandi Stupa, tutti meritevoli di una minuziosa visita.

7°g.    11/8 Samye, Chimpu e Hepori   A breve distanza da Samye ci si reca all’eremo di Chimpu, un raro e magico luogo formato da un anfiteatro naturale al cui centro scorrono le acque di un torrentello sacro. Alla base del monte sorge il Chimpu Utse, un piccolo monastero che ospita giovani monache, che sovente al mattino sono impegnate nei loro rituali; i loro canti sono molto toccanti. Partendo da qui, passeggiando lungo il sentiero che si inerpica sul monte alle spalle del Gompa, tra formazioni di grandi massi ed il bosco, s’incontrano le casupole di solitari monaci, monache e praticanti laici, piccoli templi e grotte di meditazione utilizzate dai maestri spirituali: qui si ritirarono anche Guru Rimpoce e Atisha, e chi vi giunge con rispetto potrà essere invitato in alcuni di questi potenti luoghi d’energia spirituale dai sereni meditatori che hanno posto qui la propria dimora. Il percorso completo richiede circa due o tre ore; non è necessario percorrerlo tutto, ma è consigliato perché i tempietti che s’incontrano sono anche ricchi di reliquie importanti e l’insieme è assolutamente speciale. Il punto più venerato è la grotta di Drakmar Keutsang, che i pellegrini tibetani considerano il luogo dove si manifesta la parola del Budda, in virtù forse del fatto che Guru Rimpoce trasmise qui molti dei suoi insegnamenti. A Chimpu furono rinvenuti moltissimi terma, i “tesori nascosti” della tradizione tibetana, ovvero testi esoterici o oggetti lasciati dai maestri tra il VII e il IX secolo, per essere riscoperti da uno spirito preposto, chiamato terton, nel momento storico adatto. I terma di Chimpu sono stati attribuiti a Guru Rimpoce, Yeshe Tsogyel, Nyang Tingedzin ed altri; il terma più famoso nella storia del Tibet è forse il Bardo Thodol, conosciuto come il “Libro Tibetano dei Morti”. Rientrati a Samye è molto interessante visitare, oltre ovviamente al grandioso tempio principale, i templi e gli Stupa all’interno del recinto sacro, Per un ottimo finale della giornata ci si reca ad ammirare le luci della sera dalla collina del Hepori, posta a sud est nei pressi del Gompa, che offre una vista stupenda sulla valle tra lo sventolio delle bandiere di preghiera, con le dune di sabbia e lo Tsangpo, e soprattutto rivela la forma mandalica dell’insieme voluta da Guru Rimpoce; il piccolo tempio sul colle è dedicato all’entità di protezione che venne assoggettata qui dal grande Guru, che dopo una storica metamorfosi oggi è ancora attiva e si manifesta come oracolo di stato tibetano, il grande Nechung.

8°g.    12/8 Samye: Yamalung, Dorje Drak, Drakyul e Drak Yangdzong   Ci si reca circa 20 km a nord di Samye; nella parte iniziale della valle corre la nuova autostrada per Lhasa appoggiata ad una foresta di altissimi piloni: la modernità avanza inesorabilmente anche qui! In una valle laterale si raggiunge la base del sentiero che conduce all’eremo di Yamalung, posto a 300 mt dal fondovalle, dove vive una piccola comunità monastica femminile. Sovrastante l’eremo si trova una navata di roccia, Orgyen Puk, dove Guru Rimpoce passò lunghi periodi in meditazione; Yeshe Tsogyel ricevette qui la sua prima iniziazione ed il maestro Vairochana fece in una vicina grotta un ritiro di tre anni. Da una roccia poco prima dell’eremo zampilla un’acqua molto speciale: secondo la tradizione iniziò a sgorgare quado Guru Rimpoce ebbe qui la realizzazione di Amitayus, il Budda che propizia una lunga vita, e da allora viene raccolta con grande devozione, come un elisir che può purificare ogni afflizione. Rientrati a Samye si prosegue in direzione ovest risalendo il corso dello Tsangpo in un contesto naturale molto bello; dopo una quarantina di chilometri si arriva al monastero di Dorje Drak. Storicamente importante, è ubicato in una pittoresca posizione vicino al grande fiume, è tenuto con grande cura dalla comunità monastica e dalle persone del vicino villaggio, e vanta anche un nuovo tempio ispirato nella forma a Zangtopelri, la Terra Pura di Guru Rimpoce, con le sale sovrapposte ottimamente decorate; è molto piacevole fermarsi a gustare un tè nel refettorio. Si torna quindi per un breve tratto verso Samye, imboccando verso nord la valle di Drakyul: fu qui che nacque Yeshe Tsogyel, la consorte mistica di Guru Rimpoce, donna dal fascino inimmaginabile che prima dell’incontro col grande Guru fu anche sposa dell’imperatore del Tibet. Il laghetto di Tsogyel Latso, che traboccò e fiorì nel giorno della sua nascita, è posto dietro al piccolo monastero di Kazhima. Si dice che queste acque giovino della presenza vitale di Yeshe Tsogyel e che abbiamo facoltà oracolari, sia per il passato che per il futuro; oggi il bordo del laghetto è stato cintato, e non sempre le monache custodi lasciano arrivare fino alle acque per timore che possano essere disturbate. Da qui si prosegue risalendo per un tratto la valle e, oltre il villaggio di Ngadrak, si raggiunge a piedi, oltre il piccolo Gompa, l’eremo di Yangdzong, considerato il luogo di pellegrinaggio più importante per l’emanazione del corpo di Budda di Guru Rimpoce. Il sito consiste di tre grotte principali, la maggiore alta 30 metri, tutt’ora utilizzata da yogi eremiti. Nella tradizione tibetana si ritiene che in questo prezioso luogo di ritiro ben 55 discepoli di Guru Rimpoce ottennero il corpo di arcobaleno, dissolvendosi interamente al momento della morte. Accedere alle grotte interne non è una cosa per tutti: è necessario salire lungo uno stretto cunicolo di roccia, levigata negli anni dal passaggio dei devoti, a cui si accede con una ripida scala di legno; chi ce la facesse, all’interno trova diverse grotte di meditazione che hanno lunghi resoconti di visioni e realizzazioni da parte degli adepti – ma si tenga presente che se nel sito ci fossero molti altri pellegrini accedere può anche essere pericoloso, e se si soffre di claustrofobia il cunicolo è impassabile. Finite le esplorazioni si rientra a Samye.

9°g.    13/8 Samye – Zangri Kharmar – Olka Cholung – Katsel – Terdrom   Si lascia Samye seguendo il deflusso dello Tsangpo verso est; si parte presto, la tappa di oggi è lunga ma entusiasmante: la meta è la valle di Terdrom, situata a nord est di Lhasa, che dista circa 280 km, approssimativamente 6 ore di viaggio. Prima di lasciare il corso del fiume si sosta a Zangri Khamar, l’eremo di Machik Labdron, la veneratissima yogini dell’XI secolo. È posto su di una roccia rossiccia che si erge alta una cinquantina di metri sulla valle, un luogo che i tibetani considerano di elevatissima forza spirituale, imbevuto del potere delle dakini; sulla sommità del promontorio si trovano un tempio e dei chorten e vi è la grotta di meditazione di Machik. Ci si addentra quindi tra i monti, si notano i resti dello Dzong di Taktse e le rovine del monastero di Dzingchi, e si arriva nella valle di Olka. Qui si raggiunge, con una breve deviazione sul fianco della montagna erbosa, l’eremo di Cholung: Tsongkhapa, nel XIV secolo, diede origine qui alla scuola Ghelupa. È il luogo dove il grande santo compì alcuni dei suoi più celebri ritiri, levigando la roccia con milioni di prostrazioni e scavando una pietra con l’avambraccio con la pratica del Mandala: le veneratissime pietre che ricordano queste sue devozioni sono ancora qui. Colpisce la stanzetta priva di finestre che era il suo luogo di pratica, dove molti di noi vorranno provare a sostare con tranquilla umiltà, ed il semplice trono dei Dalai Lama: ognuno di essi si sedette qui quando, dopo che era stato insediato, compì il pellegrinaggio da Lhasa al Lhamo Latso, il lago dell’oracolo. Sulle pendici del sacro Ode Gungyel, un monte che sfiora i 7000 mt, che si erge in questa zona, si trova la grotta di Ozerpuk, dove Tsongkhapa stette per lungo tempo in ritiro con 8 discepoli – ma è lontana e difficile da raggiungere. A breve distanza dal Gompa vi è anche, molto bello ed interessante e che si cercherà di vedere, il piccolo monastero di Chosang. Si prosegue arrivando al passo del Magon La (4800 mt), con a sud le visuali sul gruppo dell’Ode Gungyel, tra la magia delle pasture degli yak ed i pastori nomadi tibetani; proseguendo a nord nei pressi del villaggio di Ruthok si raggiunge la strada che collega le regioni di Lhasa con il sud est del Tibet. Giunti nella valle del Kyuchu, il fiume che scorre verso Lhasa, si sosta al tempio di Uru Katsel: è uno dei 108 templi costruiti originariamente da Songtsen Gampo nell’VIII secolo sui punti che corrisponderebbero al corpo del mitico demone del Tibet, una feroce orchessa, con il tempio posizionato in questo caso sulla sua spalla destra (il Jokhang di Lhasa sarebbe invece posizionato sul cuore). Nella tradizione il tempio ha così una funzione comparabile ad una sorta di agopuntura mistica utile a domare le forze devastatrici occulte; è un piccolo Gompa, recentemente restaurato, di scuola Kagyu. Si continua risalendo le acque del Kyuchu e, arrivati nell’area di Drigung, si imbocca la stretta valle laterale di Terdrom che conduce a Tidro; si sosta un poco prima presso un alberghetto dove vi sono delle fonti termali (caldissime!), il Terdrom Lower Hotsping Shambala, a circa 4150 mt di quota.

10°g.    14/8 Terdrom: Drigung Til e Tidro   Ci si reca a Drigung Til, costruito in posizione panoramica su un monte; fondato nel 1179, è la sede principale dell’omonima branchia della scuola Kagyu, con diverse sale molto interessanti da visitare. Nei pressi si trova il cimitero celeste più sacro del Tibet, dove quasi ogni giorno vengono alimentati dei grassissimi avvoltoi con i resti smembrati dei morti. Questa tradizione, apparentemente cruenta e lontana dal nostro culto dei defunti, nella cultura tibetana ha un triplice significato: elimina l’attaccamento dello spirito del deceduto alla sua forma passata evitando di indurlo a trattenersi nello stadio intermedio (bardo) tra le rinascite, regala del cibo agli animali e, rispetto ad una cremazione, risparmia il legno, elemento prezioso in queste regioni. Completata la visita si torna verso l’hotel e si prosegue oltre per il monastero femminile di Tidro (o Terdrom), a 14 km da Dringung, posto nei pressi di acque termali terapeutiche dove i pellegrini si rilassano. Il luogo è particolarmente riverito per il legame che ha con la figura di Yeshe Tsogyel, che secondo la tradizione giunse alla suprema realizzazione nella grotta del “Tempio delle Dakini” ubicata a poche ore di cammino sui monti a nord del monastero; la badessa, che però risiede qui raramente, da molti è considerata una sua emanazione. Per questo motivo molte giovani donne tibetane sono attratte da questa comunità spirituale, ispirate dalla sottile presenza di Yeshe Tsogyel; è molto piacevole fare una passeggiata tra gli eremi ubicati sopra il monastero.

11°g.    15/8 Terdrom – Reting   Si continua il viaggio seguendo la strada che prosegue lungo la valle verso nord, addentrandosi tra i monti selvaggi di questa regione; oltre Rongduoxiang si piega verso ovest seguendo il deflusso del fiume arrivando a Reting, dove ci si accomoda presso la spartana Reting Guest House; la tappa è di circa 120 km, approssimativamente 4 ore, e la quota qui è di 4100 mt. Reting fu fondato da Dromtonpa, il principale discepolo di Atisha, e divenne la sede della scuola Kadampa; nei secoli che seguirono l’abate di Reting divenne una figura molto importante perché poteva essere nominato reggente quando il Dalai Lama era giovane o non ancora rinato. È meravigliosa la passeggiata che parte alle spalle del tempio e sale attraverso un rado bosco di alberi antichissimi, quasi magici, che i tibetano chiamo i “capelli di Manjushri”, ossia del Budda della saggezza, e conduce al piccolo eremo dove Tsongkhapa compose, tra i vari testi, il celebre Lamrim Chenmo. Per chi fosse interessato, seguendo un bel sentiero che sale attraverso il bosco, con una passeggiata di circa due ore si può raggiungere al convento femminile.

12°g.    16/8 Reting – Taklung e Sili Gotsang – Lhasa   Si parte per Lhasa, che da qui dista 192 km verso sud ovest, seguendo il corso del fiume fino a che arriva ad un grande lago artificiale, creato recentemente da una grande diga. Lo si aggira e si prosegue risalendo una valle dove, con una piccola deviazione, si arriva a Taklung, Il Gompa è la sede principale della scuola Taklung Kagyu, uno dei grandi lignaggi monastici che si formarono dai discepoli che succedettero a Milarepa; fu fondato nel 1180 nel luogo dove visse Potowa, il grande maestro Kadampa. Nel momento di massimo splendore contava ben 7000 monaci, ora ve ne solo circa 100; nei pressi verso l’imbocco della valle si trova l’eremo di Sili Gotsang, arditamente appeso alle rocce del monte e interessantissimo da visitare, che si raggiunge con una passeggiata. Tornati sulla strada principale si valica il passo del Chak La che porta nel bacino fluviale che arriva fino a Lhasa, dove si alloggia presso il medesimo albergo.

13°g.    17/8 Lhasa: festival di Drak Yerpa     L’eremo di Drak Yerpa è situato tra i monti 26 km (circa un’ora) a nord est di Lhasa. È posto in un anfiteatro di rocce chiare, che oggi sono quasi coperte da milioni di bandiere di preghiera; Atisha dimorò ed insegnò qui attorno all’anno 1057 (si può vedere il trono di pietra da lui utilizzato), ed il sito divenne anche il luogo di ritiro del collegio tantrico del Gyuto, il cui Gompa è ora distrutto. All’intorno vi sono molte grotte di meditazione, dove in tempi ancora più antichi l’imperatore Songtsen Gampo e le sue consorti si dedicavano ai ritiri spirituali; a Dawa Puk, la “Grotta della Luna”, Guru Rimpoce (Padmasambhava) fece un ritiro di sette mesi. Il sito ha una vitalità sorprendente, e vi dimorano molti mediatori. Oggi si tiene il festival annuale e l’ermeo pullula di pellegrini; un momento molto speciale per godere del meglio del folclore e della vitalità spirituale del Tibet. Si rientra a Lhasa nel pomeriggio; tempo libero.

14°g.    18/8 Lhasa: Potala   (NB: una nota pratica: l’ingresso al Potala viene fissato dalle autorità ad un orario predeterminato) Ci reca al Potala, l’imperdibile Palazzo del Dalai Lama colmo di tesori d’arte. Resto della giornata libero.

15°g.    19/8 Lhasa: Ganden e Sera   Ganden Namgyeling, l’università monastica fondata da Tsongkhapa, capostipite della scuola Ghelupa, è costruita in posizione panoramica a 4500 mt su un monte che sovrasta la valle del fiume Kyuchu, circa 40 km a est di Lhasa. Lo sforzo tenace e la devozione dei tibetani ha reso possibile la ricostruzione di tutti i templi principali; il grande Stupa contiene alcune reliquie del corpo di Tsongkhapa che furono ritrovate setacciando con le mani le macerie lasciate dalla distruzione perpetrata dai cinesi, esaminando ogni pietra e la terra. Si eseguirà anche la breve circumambulazione del monte dove sorgono i molti templi e collegi, godendo sia dell’atmosfera intensa che degli splendidi panorami che il kora offre sulla vallata del Kyuchu; sul percorso vi sono alcune grotte di meditazione e alla fine del sentiero il piccolo Gompa di Tsongkhapa. Rientrati a Lhasa ci si reca a visitare l’università monastica di Sera, posta ai margini della città, anche questa ricca di templi e luoghi di estremo interesse.

 

Per chi rientra:

16°g.    20/8 Lhasa, volo di rientro   La mattina è a disposizione. Ci si reca quindi all’aeroporto di Lhasa; il volo della Air China parte alle 17.50 con arrivo a Chengdu alle 19.55, da qui si riparte alle 21.15 con arrivo a Pechino alle 23.55 (orari da confermare).

17°g.    Sabato 21 agosto, arrivo a destinazione    Il volo per Milano parte da Pechino alle 1.30 con arrivo a Milano Malpensa alle 6.30 mentre il volo per Roma parte alle 2.05 con arrivo alle 6.45.

 

Estensione: in treno sul Tetto del Mondo, Kumbum e Taktser

16°g.    20/8 Lhasa, partenza in treno per Xining   Il collegamento ferroviario tra Lhasa e Xining, capitale dello stato cinese del Qinghai, è lungo 1956 km e richiede quasi 22 ore. Si hanno a disposizione cabine con quattro cuccette, con letti comodi e dotati di lenzuola pulite e coperte, ma non si può garantire che i partecipanti usino le medesime cabine; a bordo del treno vi è un servizio ristorante, ma si consiglia di essere autonomi ed avere con sé delle bibite e degli spuntini. La ferrovia attraversa l’altopiano tibetano, da Lhasa si sale progressivamente fino al punto più alto, il passo di Tanggula (5072 mt) ed oltre si resta in alta quota fino a che si oltrepassa il passo del Kunlun (4700 mt), da dove si scende verso la città di Golmund (2809 mt). L’aria delle carrozze tra Lhasa e Golmund viene arricchita di ossigeno e ci sono anche degli erogatori di ossigeno a diposizione per chi ne avesse bisogno, ma stante l’ottima acclimatazione che si è ora raggiunta sarà poco probabile averne bisogno. Al momento della redazione l’orario estivo non è ancora disponibile; la partenza è spesso verso le nove del mattino con arrivo alle 7 circa del giorno successivo.

17°g.    21/8 Arrivo a Xining e visita del Kumbum   Alla stazione di Xining è in attesa la guida locale col mezzo che si utilizza per questa parte del viaggio; si alloggia presso l’hotel Sanwant. Oggi ci si reca a sud della città per visitare l’università monastica di Kumbum Jampaling. Questo ampio complesso è uno dei cinque grandi centri di studio della scuola Ghelupa in Tibet. Fu edificato a partire dal XVI secolo da Rinchen Tsondru, discepolo di Tsongkhapa, attorno ad un albero ed allo Stupa che segnano il luogo in cui il Maestro nacque. Divenne uno dei centri monastici principali del Tibet, con una miriade di templi e conventi, e nei secoli subì attacchi e saccheggi anche da parte dei musulmani. Negli anni ’90 venne in buona parte restaurato ed ora ospita una comunità di monaci di cui i tibetani sono circa la metà ed il resto in gran parte cinesi; oggi è molto frequentato anche da un gran numero di pellegrini e visitatori cinesi.

18°g.    22/8 Xining: Martsang Drak e Taktser   Ci si reca a Martsang Drak ad est della città, un tempio appeso in modo spettacolare ad una falesia, molto pittoresco e bello da visitare ma privo di reperti artistici. Quindi, con una deviazione sui monti a sud, si arriva al villaggio di Taktser, il luogo di nascita del XIV Dalai Lama. Si vede la sua casa, dove è stato costruito un piccolo tempio; durante l’ultima nostra visita si incontrò suo zio che abita tutt’ora qui. Da Taktser si torna poi sulla strada principale che porta verso sud e la si lascia con una deviazione che porta tra i monti che fiancheggiano il Fiume Giallo arrivando a Shakhyung Gompa (Xiaqiong), o monastero di Garuda, che si affaccia in modo molto panoramico sulla vasta valle del fiume (78 km da Taktser, circa due ore). Da qui si rientra a Xininig (112 km).

19°g.    23/8 Xining, volo di rientro   La mattina è a disposizione. Ci si reca quindi all’aeroporto di Xining dove  il volo della Air China parte alle 20.45 con arrivo a Pechino alle 23.20 (orari da confermare).

20°g.    Martedì 24 agosto, arrivo a destinazione   Il volo per Milano parte da Pechino alle 1.30 con arrivo a Milano Malpensa alle 6.30 mentre il volo per Roma parte alle 2.05 con arrivo alle 6.45.

 

COSTO DEL VIAGGIO 

€ 2750; + € 100 dopo il 15/6/’21 – Minimo 4 e massimo 12 partecipanti
Estensione sul Tetto del Mondo: 750 euro

La quota comprende: le spese di iscrizione, le Polizze Assicurative di viaggio (Viaggi rischio zero e polizza base Europ Assistance – su richiesta, con E.A. possono essere estesi i massimali ad un costo di € 70 ed emessa la Polizza di Annullamento, che costa 4,8% del valore del viaggio), tutti i trasporti indicati nel programma ad esclusione dei voli, incluso il treno nell’estensione, l’alloggio in camera doppia, la colazione a Lhasa e durante l’estensione, la pensione completa nelle altre località, la presenza della guida italiana e di una guida tibetana che parla la lingua inglese, il permesso d’ingresso in Tibet, gli ingressi ai siti indicati nel programma e gli ingressi nei Parchi Nazionali.

La quota non comprende: i voli che costano da € 1250 in funzione della data di prenotazione e della compagnia prescelta, il visto cinese, il supplemento per la camera singola, le bevande, le visite e le escursioni non in programma, le mance e tutto quanto non indicato alla voce “la quota comprende”.

Voli: Amitaba provvede alla prenotazione dei voli su richiesta dei viaggiatori, ma non obbliga ad utilizzare questo servizio e chi preferisce può provvedere all’acquisto dei voli direttamente; questo anche per permettere a chi ne ha la possibilità di usufruire di punti, sconti e/o tariffe agevolate.

Supplementi:  € 100 se si prenota dopo il 15/6/2021, € 450 per la stanza singola, € 200 con 5 partecipanti, € 300 con 4 partecipanti. Per l’estensione la singola costa € 110, € 50 con 4 o 5 partecipanti, € 100 con 3. Per eventuali trasferimenti necessari per voli con orari diversi da quelli indicati nel programma (costo dei singoli trasferimenti, valore totale fino a 5 persone) € 100 a Pechino, Chengdu, Lhasa e Xining.

Visti e documenti: il visto cinese deve essere ottenuto prima della partenza. Per l’ottenimento del permesso d’ingresso in Tibet bisogna far pervenire ad Amitaba appena possibile la fotocopia del passaporto che deve avere validità minima di sei mesi dalla data di ingresso prevista.

Riferimento valutario: il prezzo del viaggio è formulato con riferimento al cambio euro - yuan del 22/6/'20 (Banca d’Italia): € 1 = CYN 7,9348, corrispondente al valore in essere al momento della pubblicazione del programma

Informazioni e iscrizione

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storia e tradizione

L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza "Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio" fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza "Filodiretto Protection" fornita da Nobis Compagnia di Assicurazioni. Le normative (Condizioni Generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.

Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.