TIBET: Kailash, mito del mondo

Con Lhasa, Shigatse, Sakya, Purang e i laghi Manosarovar e Raksal Tal

Data partenza:12/08/2020
Data ritorno:29/08/2020
Durata:17 giorni
GuidaPema Gyatso
partecipantimassimo 12

Sintesi del viaggio

Il Kailash è delle mete più ambite, e gli amici che hanno già avuto la fortuna di andarci hanno quasi sempre trovato una risposta all’ispirazione che spinge ad andare in un luogo che si erge al centro del punto geomantico indicato dalle tradizioni d’oriente come l’asse d’unione tra i piani del cosmo; di certo è una zona dell’altopiano del Tibet tra i più bei luoghi in assoluto al mondo, ricca di testimonianze storiche affascinanti. Il viaggio inizia con le visite di Lhasa, del Tashilhumpo a Shigatse e Sakya; giunti nel Tibet Occidentale ci si reca ai monasteri del lago Manosarovar, al lago Raksal Tal ed a Purang, una delle antiche capitali di Gughe, arrivando al nono giorno, ben acclimatati, all’imbocco del sentiero del Kailash. Sul rientro si attraversa la regione nomadica del Pelkho Tso, ai piedi dello Shisha Pangma.

LE TAPPE

1 Chengdu
2 Lhasa
3 Shigatse
4 Sakya
5 Saga
6 Manasarovar
7 Seralung
8 Trugo
9 Raksal Tal
10 Purang
11 Gokung
12 Khorzak
13 Gossul
14 Chiu
15 Darchen
16 Monte Kailash
17 Drongba
18 Pelkho Tso
19 Shegar
20 Shigatse
21 Yungdrungling
22 Lhasa

Presentazione del viaggio

Amitaba organizza viaggi al Kailash ogni anno da vent’anni; il percorso si avvantaggia oggi della disponibilità di sistemazioni che consentono di evitare l’utilizzo di campi mobili.

Accompagna il viaggio Pema Gyatso, la nostra guida tibetana che parla fluentemente l’italiano. Si prevede un massimo di 12 partecipanti.  

Il programma prevede di arrivare in Tibet a Lhasa in volo. Dopo una visita della città e delle università monastiche, molto utile anche per l’acclimatazione (si sosta qui tre notti), si risale il corso dello Tsangpo fino a Shigatse dove si ammira il grande monastero del Tashilhumpo. Proseguendo verso ovest, si sosta a Sakya, uno degli antichi e più affascinanti siti storici del Tibet, giunto a noi intatto, e, oltre Lhartse, si segue la strada che porta al lago di Ngaring accedendo all’altopiano del Ciangtang, dove si valicano alcuni passi e si transita dalle vallate di Zangzang, toccando ancora lo Tsangpo nei pressi di Saga. Si segue quindi il bordo settentrionale dell’arco himalaiano, le cui vette glaciali spesso occhieggiano a sud, toccando luoghi molto belli, tra cui le dune di sabbia oltre Paryang ed il lago di Te Tso che sono particolarmente apprezzati dai viaggiatori, oltre ai monasteri di Dargyeling e Trongsa. Giunti nel Tibet Occidentale si percorrono le rive orientali e meridionali del lago Manosarovar, l’immenso specchio turchese impreziosito da piccoli monasteri benedetti dalla visione della cuspide del sacro Kailash a nord ovest, un luogo di bellezza impareggiabile che si estende ai piedi del grandioso Gurla Mandata, un monte glaciale che sfiora gli 8000 metri, incontrando i piccoli monasteri di Seralung e Trugo. Per completare la visita dei laghi sacri oltre al Manosarovar, che secondo l’esoterismo della regione trasmette la purezza dell’energia femminile, dopo Trugo ci si reca al maestoso Raksal Tal, che ne nasconde invece l’aspetto iniziatico, e da qui nell’area di Purang, una delle tre antiche capitali di Gughe nel Tibet Occidentale, con gli interessanti siti di Gokung e Khorzak. Tornati al Manosarovar se ne completa la visita lungo la costa occidentale, coi siti di Gossul e Chiu.

Si giunge così al Kailash per iniziare la circumambulazione (il kora), avendo ormai acquisito una buona acclimatazione, molto utile per percorrere con minor fatica i 54 km del sentiero sacro; il percorso a piedi può essere facilitato dall’utilizzo di docili cavalli da monta, un’opzione che può essere presa in seria considerazione dai meno allenati che desiderano assaporare il piacere di valicare il leggendario passo di Dolma. Nell’ultima giornata del kora, completato il cammino, si inizia il percorso di rientro transitando a nord del lago Manosarovar e riprendendo la strada già seguita fino a Saga, godendo ancora una volta degli splendidi panorami sulla catena himalaiana. Attraversato lo Tsangpo sul ponte di Saga ci si avvia alla parte finale dell’itinerario che si svolge nella stupenda regione nomadica di Pelkho Tso, un lago turchese di bellezza tale da rivaleggiare con il Manosarovar, nei cui pressi si erge grandioso lo Shisha Pangma. Oltre Shegar, dove si trova uno stupendo dzong conosciuto come la “Montagna di cristallo”, si valica un passo per Lhartse e si torna a Shigatse e, dopo una visita di Yungdrungling, il sito bön più importante di queste regioni del Tibet, si giunge a Lhasa per il rientro.

LA GUIDA

Pema Gyatso è nato nel villaggio di Karothang nella regione tibetana dell’Amdo nordorientale, oggi inglobata dai cinesi nello stato del Qinghai. La sua famiglia era di agricoltori che, durante il periodo della Rivoluzione Culturale, si trasformarono in semi nomadi; tutte le persone a lui vicine seguivano la tradizione buddista della scuola Ghelupa, senza settarismi ed una spontanea apertura a tutte le tradizioni incluso il bon. Anche Pema ha seguito la tradizione ed ha preso insegnamenti da diversi Maestri tibetani, tra cui Alak Shadong Rinpoce, e da alcuni professori universitari, tra cui Tsering Dawa e Samdu Tsering. Ha un’approfondita competenza culturale, unita ad una conoscenza capillare di tutte le regioni del Tibet, avendo lavorato come guida turistica dal 2009. Ha visitato l’Italia per la prima volta nel 2005 e vi è poi tornato l’anno successivo restandovi per due anni per studiare la lingua, soggiornando a Roma, in Toscana e nel Piemonte. Oltre alla sua lingua madre parla italiano, inglese e cinese. È una guida che accompagna esperienza e competenza ad un’indole paziente e gioiosa, ed ha un sincero interesse e piacere nel portare i visitatori a contatto con il suo mondo e la sua cultura.

NOTA TECNICA

Un viaggio al Kailash richiede spirito d’avventura ed una discreta condizione fisica, ma è affrontabile da chiunque sia animato da una sufficiente motivazione; i partecipanti devono avere un buon spirito di adattamento e disponibilità, anche perché le quote elevate possono rendere il carattere più spigoloso. Amitaba conduce spedizioni al Kailash fin dall’inizio della propria attività, e fa ovviamente tutto il possibile perché ogni cosa funzioni al meglio. In tutti questi anni fino ad oggi tutti i partecipanti, ad eccezione solo di due,  hanno avuto la soddisfazione di valicare il mitico “Dolma La”, il temuto passo a nord del monte; per facilitare la salita, se richiesto con buon anticipo, è possibile noleggiare un cavallo tibetano (sono creature docili accompagnate dal loro cavallaro, non richiedono capacità di equitazione). Lungo il sentiero del Kailash si avranno a disposizione dei portatori per il trasporto del bagaglio personale.
Nel Tibet classico non ci sono problemi per la qualità degli alloggi; nel Tibet Occidentale vengono utilizzati i migliori disponibili ma in alcuni è richiesta una buona adattabilità; si segnala in particolare che le sistemazioni per le due notti lungo il sentiero del Kailash molto basiche.
Per gli spostamenti si utilizzano pulmini privati dotati di aria condizionata.
Il clima previsto in questa stagione è solitamente bello, ma bisogna essere comunque sempre attrezzati per possibili piogge e nevicate. Le temperature minime previste si incontrano a Dirapuk a nord del Kailash, dove di notte si può scendere anche oltre i –5°c. Oltre all’usuale attrezzatura da montagna serve quindi un sacco a pelo perché gli alloggi nelle aree remote non sono riscaldati; si consiglia un sacco che indichi un valore di sopportabilità di temperatura minima di -10°c, non perché si abbiano queste temperature, ma in quanto i valori dichiarati dai produttori sono molto ottimistici. Come vestiario si consiglia di avere con sé indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; è ottimo avere dei capi in pile ed una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini adatti ai percorsi a piedi in montagna che siano impermeabili e con la suola adatta a camminare sulle pietre. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero, importante in particolare  per quando si fa la camminata attorno al Kailash – può andar bene anche uno zainetto utilizzato per il bagaglio a mano in aereo. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi ed una pila, possibilmente frontale (quelle che si tengono in testa con una fascia elastica, perché è utilissimo avere le mani libere).

L’ALTA QUOTA DEL TIBET

Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3650 metri di altitudine. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze; si inizia pernottando a Lhasa tre notti a cui segue un aumento della quota graduale: Shigatse 3900 / Sakya 4300 / Saga 4600. Si resta poi intorno ai 4500 fino al momento in cui si effettua il kora del Kailash.
Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico.
Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.

 

PROGRAMMA DEL VIAGGIO

1°g.    Mercoledì 12 agosto, partenza in volo   Per arrivare a Lhasa in Tibet vi sono diverse possibilità di volo; i collegamenti suggeriti per il viaggio, che fanno da riferimento per i servizi di trasferimento aeroportuale, sono, per partenze da Milano Malpensa, alle 18.00 con KLM per Amsterdam con arrivo alle 19.55 o, da Roma Fiumicino, alle 17.25 con arrivo ad Amsterdam alle 20.00. Da qui ci si imbarca sul volo KLM per Chengdu che parte alle 21.05. Per gli orari da altre località o di altre compagnie contattare Amitaba.

2°g.    13/8 Arrivo a Chengdu   L’arrivo a Chengdu è previsto alle 12.55; è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba per il trasferimento in hotel. Si alloggia presso l’Holiday Inn Express.

3°g.    14/8 Chengdu – Lhasa   Il volo della China Eastern parte alle 9.50 con arrivo a Lhasa alle 11.50. Qui è in attesa dei partecipanti la guida tibetana; trasferimento in pulmino privato a Lhasa (64 km, poco più di un’ora), sistemazione presso un albergo tipico tibetano, il Lubhum Tsang Boutique Hotel e riposo. Per favorire l’acclimatazione e iniziare ad assaporare la parte vecchia della città ci si reca per una tranquilla passeggiata al Barkor, la strada che pullula di pellegrini e circumambula la cattedrale di Lhasa, punto focale della vita tibetana e vivacissimo mercatino. Ci si muove con calma, piano, per iniziare ad acclimatarsi; la quota è di circa 3650 mt.

4°g.    15/8 Lhasa: Potala, Jokhang, Gyuto, Gyume e città vecchia   (NB: una nota pratica: l’ingresso al Potala viene fissato dalle autorità ad un orario predeterminato, quindi la sequenza delle visite potrà variare) Ci reca al Potala, l’imperdibile Palazzo del Dalai Lama colmo di tesori d’arte. Si prosegue quindi con la visita dalla magnifica cattedrale del Jokhang, posta al centro del Barkor, che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende che è sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet, un luogo che lascia un forte segno nel cuore di ogni persona che abbia un minimo contatto col mondo del Tibet. Si dedica il resto della giornata ai siti classici e meno frequentati dai turisti, tutti a distanza di passeggiata nella città vecchia. S’inizia dal mistico tempio di Ramoce, preziosa gemma di estrema bellezza ed interesse storico ed artistico che fu fondata nel medesimo periodo del Jokhang e ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto; quindi il vicino Gyume, sede dell’altro collegio tantrico Ghelupa di Lhasa. Tempo e voglia permettendo si potrà poi procedere per il prezioso tempio di Muru Nyingma arrivando fino al convento di Ani Tshamkhung, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani.

5°g.    16/8 Lhasa: Drepung, Nechung, Sera, Norbulingka   Oggi si visitano le università monastiche nei pressi di Lhasa. Si inizia con Drepung, che prima dell’invasione era la più grande del Tibet, includendo il vicino tempio di Nechung, antica sede dell’oracolo di stato tibetano che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Nel pomeriggio ci si reca a visitare l’università monastica di Sera, posta ai margini della città, dove spesso si può assistere al dibattito dei monaci. Rientrati in città, ultima tappa della giornata è al Norbulingka, il palazzo estivo dei Dalai Lama immerso in un bel giardino.

6°g.    17/8 Lhasa – Shigatse e Tashilumpo   Si lascia la valle di Lhasa iniziando il viaggio verso ovest, si segue il deflusso del fiume Kyuchu incontrando in breve lo Tsangpo, di cui si seguono le rive fino a Shigatse che dista circa 270 km, un percorso che richiede circa 5 ore di viaggio lungo una strada veloce e ben tracciata. Si alloggia presso l’hotel Manosarovar o simile. Ci si reca a visitare il grandioso monastero di Tashilhumpo, fondato nel 1447 dal primo discepolo di Tsong Khapa, retrospettivamente riconosciuto come la prima incarnazione del Dalai Lama, e sede storica del Panchen Lama; è uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori, tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. La quota qui è di circa 3900 mt.

7°g.    18/8 Shigatse – Sakya   Si lascia Shigatse seguendo la strada che porta verso il Nepal; valicato un passo si lascia la valle di Lhartse e con una breve deviazione a sud si arriva a Sakya, dove si alloggia presso l’hotel Yuanfu; la quota qui è di circa 4300 mt. Il colossale tempio – fortezza di Sakya, posto alle propaggini della grande catena himalaiana, tra il 1268 e il 1365 fu anche sede del governo del Tibet; è un sito ottimamente conservato di dimensioni impressionanti, con molti monaci che sono da tempo tornati a viverci, ed è ricchissimo da visitare. Già nelle torri perimetrali sono alloggiati dei templi ed all’interno delle poderose mura si trovano una serie di edifici importanti, tra cui la casa dell’Abate accanto a cui è situato un impressionante Gonkhang, e, se qui si sale sul tetto del tempio centrale, si trova la cappella del protettore principale, luogo di grande forza esoterica. Ma è dal cortile più interno che si accede a tre colossali Lhakhang, con una profusione di affreschi e reperti artistici eccezionali: a sinistra quello dedicato alle cerimonie rituali, a destra uno che conserva colossali Stupa dei maestri storici dei Sakya e incredibili affreschi di mandala e, di fronte, la sala principale dove nella mistica penombra vi sono statue di fattezza perfetta. Dietro a quest’ultimo tempio si trova una delle biblioteche più preziose del Tibet, con migliaia di testi originali posti su scaffali alti una decina di metri o più. Sul monte di fronte al complesso, oltre il precipitoso torrente, vi sono le rovine dello Dzong più antico ed i resti di vecchi templi con un certo numero di chorten, alcuni templi attivi, tra cui quello edificato di fronte alla grotta del grande Siddha Kunga Nienpo, mitico fondatore della scuola sakyapa, e il convento femminile.

8°g.    19/8 Sakya – Zangzang - Saga   Tornati sulla strada principale che porta in Nepal si passa da Lhartse e la si lascia per seguire un percorso più settentrionale che supera un passo e transita da un primo lago e quindi dal lago di Ngaring, e, attraverso un ambiente di praterie d’alta quota, si arriva a Zangzang, un villaggio dove si trova un interessante convento femminile di scuola Nyingmapa. Da qui si prosegue sempre verso ovest attraverso valli e passi erbosi in un bell’ambiente naturale fino a Saga, sul fiume Tsang Po, dove si alloggia presso l’hotel Norling o simile; la quota è di circa 4600 mt.

9°g.    20/8 Saga – Dargyeling – Trongsa - Manosarovar (Horchu)   Il bellissimo percorso di questa lunga tappa, che impegna per circa 8 ore di guida ed è resa possibile grazie ai lavori di miglioramento che sono stati recentemente eseguiti sulla strada, attraversa una regione dove spesso si incontrano le tende dei nomadi. Superato un primo passo attraverso un’area di monti e pasture si lascia con una breve deviazione la strada salendo a Dargyeling, dove si trova un bel monastero posto panoramicamente sopra le vaste valli erbose. A Trongsa si trova un interessante monastero e, prima di Paryang, una zona di dune di sabbia sullo sfondo dell’alto Himalaia. Oltre il passo del Mayum ed il lago di Te Tso si raggiungono le acque turchesi del “lago della madre”, il sacro Manosarovar, che viene circumambulato a piedi da molti pellegrini tibetani; da qui si vede per la prima volta il Kailash, oltre le vaste acque del lago. Si sosta in una locanda nei pressi del grande lago; la quota è di circa 4600 mt.

10°g.    21/8 Manosarovar (Seralung, Trugo) – Raksal Tal - Purang (Gokung e Khorzak)   Dal 2013 in questa regione è stato istituito un ‘Parco Nazionale’; quindi ci si deve adeguare alle regole che non consentono di utilizzare i propri veicoli lungo tutto il perimetro del lago e si dovrà necessariamente usufruire degli autobus forniti dalle autorità fino al monastero di Trugo. Si seguono le rive del lago sacro in senso orario; i panorami sono fantastici, con i colori dell’acqua che continuano a variare nell’arco della giornata, si ha la mole del Gurla Mandata (7800 mt) a sud est e la visuale del Kailash a nord ovest oltre le acque del lago. Si sosta per una visita al monastero di Seralung, che come tutti i siti della regione è piuttosto piccolo: furono infatti sempre molto poche le persone che risiedevano in queste remote regioni. Si prosegue per Trugo, un Gompa posto alle pendici del Gurla Mandata sul lato meridionale del lago, che dista circa 23 km da Seralung. Qui si viene raggiunti dal nostro veicolo; si contorna la sponda meridionale e si lascia il bacino del Manosarovar arrivando al lago Raksal Tal, dove si segue per un tratto la costa ai piedi del colossale Gurla Mandata. Questo stupendo bacino d’acqua è altrettanto vasto, ma da sempre temutissimo dai pellegrini perché secondo la tradizione esoterica cela l’energia oscura o magica del principio femminile: sulle sue sponde non si trovano segni di devozione (bandiere, muri mani, né monasteri); ma la vista, con il Gurla Mandata che si specchia nelle acque, il Kailash che occhieggia a nord e la mistica isola degli yogi contornata dalle sue acque, riesce a mitigare almeno per un po’ ogni timore! Giunti a Purang, una cittadina distrettuale cinese costruita nei luoghi che videro la fioritura di uno dei tre regni di Gughe, si alloggia presso l’hotel Himalaya. Nei pressi si visita il monastero rupestre di Gokung: presenta mirabili affreschi originali, in particolare nella grotta principale. Oltre la cittadina si raggiunge il tempio di Khorzak, tra i più affascinanti della regione, con diversi reperti artistici importanti.

11°g.    22/8 Purang – Manosarovar (Gossul, Chiu) - Darchen   Si torna verso i laghi sacri, ripassando dal magnifico Raksal Tal ed arrivando all’incomparabile Manosarovar, dove ci si reca a visitare il monastero di Gossul, luogo di ritiro spirituale situato a sud ovest del lago dove ci sono anche alcuni eremi, famoso per le sabbie che si trovano nei dintorni che vengono utilizzate per la preparazione dei mandala. Anche da qui la panoramica sul vasto Lago della Madre è incredibile. Si raggiunge quindi il monastero di Chiu, vera perla del Manosarovar, posto su di un colle che domina una spiaggia della costa nord ovest. Proseguendo, si raggiunge un punto panoramico e si arriva ai piedi del monte Kailash a Darchen, punto di partenza del pellegrinaggio attorno alla  montagna sacra. È un percorso di 54 chilometri; lungo il sentiero sacro si incontrano una miriade di luoghi legati a storia, mito e leggenda, ed anche alcuni piccoli monasteri: l’insieme lo rende decisamente unico al mondo. Darchen è un villaggio pieno di sporcizia che ad alcuni toglie la poesia del luogo; si alloggia presso l’hotel Himalaya, che è ragionevolmente decoroso.

12°g.    23/8 Kora del Kailash: Darchen – Dirapuk   Il bagaglio personale viene portato dai portatori; si lascia a Darchen quanto non è necessario. Il percorso a piedi porta dopo le prime due ore circa sulla piana di Tarboche, il luogo dove si svolge Saga Dawa ai piedi della piattaforma dei Mahasiddha, all’ingresso della valle occidentale del Kailash che è denominata dai tibetani valle di Amitabha. Si transita ai piedi del monastero di Choku che si erge sul versante occidentale, che viene visitato solo dai più tenaci … , e si sale gradualmente al cospetto dei colossali muraglioni occidentali del Kailash; a tratti dal sentiero appare altissima la cuspide sommitale. Si aggira il monte finché appare l’immortale parete nord, ai cui piedi si trova l’eremo di Dirapuk; si alloggia in una semplice locanda in vista della maestosa parete, la quota è di circa 5000 metri.

13°g.    24/8 Kora del Kailash: Dirapuk – Dolma La – Valle di Zutrulpuk   Salendo verso il passo di Dolma si transita da alcuni laghetti e da un punto dove i pellegrini usano lasciare qualcosa di personale: solitamente dei vestiti, e a volte anche delle … dentiere, per significare l’abbandono del peso del proprio karma e delle negatività del passato. Il mitico passo è alto circa 5600 metri; quindi la salita viene sempre svolta procedendo con grande tranquillità, senza fretta: sarà faticoso, ma fino ad oggi tutti coloro che sono giunti qui con Amitaba (tranne due) ce l’hanno fatta! Dal Dolma, dove un’infinità di bandiere di preghiera sventolano al vento e non si vede più la vetta del Kailash, un luogo che commuove molti pellegrini, si scende ripidi passando subito dal laghetto di Tara, dove può capitare di vedere pellegrini induisti che eseguono un’abluzione nell’acqua gelida, a circa 5500 metri di altezza. Arrivati alle pasture della valle sottostante, dove si trovano usualmente degli yak al pascolo, si continua con un lungo tratto di cammino pianeggiante allietato da una visuale dello spigolo nord est del Kailash e finalmente si giunge alla locanda nei pressi del piccolo Gompa di Zutrulpuk, costruito sul luogo dove il santo Milarepa meditava in una grotta.

14°g.    25/8 Kora del Kailash: Zutrulpuk – Darchen; Drongba   Oltre Zutrulpuk, ormai in vista dei laghi sacri di Manosarovar e Raksal Tal, si esce dalla valle di Akshobya raggiungendo Darchen, completando il cammino. Si ‘fugge’ subito da questo posto mal gestito iniziando un primo tratto del percorso di rientro verso Lhasa; si transita a nord del grande lago turchese Manosarovar e si rivedono il lago di Te Tso, il Mayun La, il versante settentrionale dell’arco Himalaiano, le dune di Paryang. Giunti a Drongba si alloggia presso l’hotel Drongba.

15°g.    26/8 Drongba – Saga - Pelkho Tso - Shegar   Arrivati a Saga si attraversa lo Tsangpo con un ponte, si costeggiano laghi minori e si valicano alcuni passi raggiungendo la stupenda area nomadica del lago di Pelko, una zona di bellezza incomparabile: su questo grande lago blu turchese, in un ambiente abitato solo dai nomadi, si affacciano maestose vette himalaiane tra cui lo Shisha Pangma, che supera gli 8000 metri di quota. Oltre Pelkho ci si congiunge con la strada che arriva dal Nepal, e si continua a seguire l’arco himalaiano; nei giorni limpidi si possono vedere il Cho Oyu e l’Everest. Superata Tingri si arriva a Shegar, dove si alloggia presso l’hotel Roof of the World Garden.

16°g.    27/8 Shegar – Shigatse   Si visita la ‘Montagna di cristallo’: le ardite mura del castello di Shegar giungono altissime fino in vetta alla montagna che sovrasta il bel villaggio, che conserva lo stile tradizionale. Se si sale sul punto più alto si vede la vetta dell’Everest; ma già sotto, dove si trova l’interessante Gompa, si effettua una visita di prim’ordine! Si lascia Shegar valicando il passo del Gyatso che porta a Lhartse e si ripercorre da qui un tratto di strada utilizzato il 19/8 proseguendo verso est attraverso un altro valico fino a Shigatse, dove ci si sistema presso il medesimo hotel, il Manosarovar o simile.

17°g.    28/8 Shigatse – Yungdrungling - Lhasa   Da Shigatse si ripercorre la strada con cui si è giunti da Lhasa. Dopo un tratto, giunti al ponte che porta a nord verso Oyuk e il Nam Tso, lo si attraversa arrivando con una breve deviazione al monastero bön di Yungdrungling, il centro maggiore di questa tradizione nella provincia tibetana di Tsang, in buona parte ricostruito, che contiene alcune interessanti statue ed una serie di mandala dipinti tipici di questa scuola tibetana. Nell'ampia piana alluvionale sottostante si trova un tipico villaggio rurale tibetano. Tornati alla strada principale si continua il viaggio fino alla confluenza col fiume Kyuchu, di cui si risale il corso fino a Lhasa, dove si alloggia nel medesimo hotel.

18°g.    Sabato 29 agosto, volo di rientro   Il volo della Sichuan Airlines parte da Lhasa alle 9.40 con arrivo alle 11.50; da qui si parte con KLM per Amsterdam alle 14.35 con arrivo alle 19.05. I collegamenti KLM partono per Milano Malpensa alle 21.00 con arrivo alle 22.40, per Roma Fiumicino alle 20.35 con arrivo alle 22.45.

 

COSTO DEL VIAGGIO

€ 3400; + € 150 dopo il 15/6/’20

Minimo 3 e massimo 12 partecipanti

La quota comprende: le spese di iscrizione, le Polizze Assicurative di viaggio (Viaggi rischio zero e polizza base Europ Assistance – su richiesta, con E.A. possono essere estesi i massimali ad un costo di € 70 ed emessa la Polizza di Annullamento, che costa 4,8% del valore del viaggio), tutti i trasporti indicati nel programma ad esclusione dei voli, l’alloggio in camera doppia (si segnala che al Manosarovar e lungo il sentiero del Kailash la singola non è disponibile), la colazione a Chengdu e Lhasa, la pensione completa nelle altre località, la presenza della guida tibetana che parla la lingua italiana, il permesso d’ingresso in Tibet, gli ingressi ai siti indicati nel programma e gli ingressi nei Parchi Nazionali.

La quota non comprende: i voli, che costano a partire da € 1250 in funzione della data di prenotazione e della compagnia prescelta, il visto cinese, il supplemento per la camera singola, le bevande, le visite e le escursioni non in programma, le mance e tutto quanto non indicato alla voce “la quota comprende”.

Voli: Amitaba provvede alla prenotazione dei voli su richiesta dei viaggiatori, ma non obbliga ad utilizzare questo servizio e chi preferisce può provvedere all’acquisto dei voli direttamente; questo anche per permettere a chi ne ha la possibilità di usufruire di punti, sconti e/o tariffe agevolate.

Supplementi: € 150 se si prenota dopo il 15/6/2020, € 550 per la singola (si segnala che a Horchu e lungo il sentiero del Kailash la singola non è disponibile), € 200 con solo tre partecipanti. Per eventuali trasferimenti necessari per voli con orari diversi da quelli indicati nel programma (costo dei singoli trasferimenti, valore totale fino a 5 persone) € 100 a Chengdu e a Lhasa.

Visti e documenti: il visto cinese deve essere ottenuto prima della partenza. Per l’ottenimento del permesso d’ingresso in Tibet bisogna far pervenire ad Amitaba appena possibile la fotocopia del passaporto che deve avere validità minima di sei mesi dalla data di ingresso prevista.

Riferimento valutario: il prezzo del viaggio è formulato con riferimento al cambio euro - yuan del 19/12/'19 (Banca d’Italia): € 1 = CYN 7,7783, corrispondente al valore in essere al momento della pubblicazione del programma.

Informazioni e iscrizione

Per qualsiasi domanda e curiosità sui viaggi contattaci, siamo a tua disposizione

Contattaci

MAGGIORI INFORMAZIONI

Puoi visitare la sezione dedicata o visualizzare la nostra galleria fotografica

storia e tradizione

L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza "Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio" fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza "Filodiretto Protection" fornita da Nobis Compagnia di Assicurazioni. Le normative (Condizioni Generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.

Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.