STORICO VIAGGI

TIBET

 

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I fondatori di Amitaba hanno iniziato a frequentare il Tibet dal 1987, quando la Cina iniziò a rendere l’accesso meno problematico e, sin dall’inizio delle nostre attività come operatori turistici, è stato tra le nostre mete maggiormente apprezzate e frequentate: abbiamo così consolidato vaste esperienze nell'organizzazione di viaggi in tutte le regioni di cultura tibetana ed anche approfondito la ricerca dei luoghi dove sono fiorite le antiche tradizioni spirituali del Paese delle Nevi. Ogni anno vengono programmati viaggi accompagnati da guide esperte, competenti anche per l’ambito filosofico e culturale, italiane o che parlano l’italiano, principalmente nel periodo estivo: vedi il Calendario partenze.

Per valutare le diverse possibilità e farsi un’idea sui percorsi a cui potersi ispirare, si può iniziare consultando la parte dedicata ai viaggi su misura in Tibet. E si possono esaminare i viaggi di gruppo eseguiti da Amitaba che si trovano nello storico: ve ne sono un gran numero e toccano ogni luogo ed aspetto, anche culturale, di queste regioni.

Tutti gli itinerari riportati sono ben calibrati e studiati in ogni dettaglio, ottimi così come sono, e possono essere presi anche come punto di riferimento per ulteriori aggiunte e varianti.

La sezione Paesi e Tradizioni dedicata al Tibet contiene un insieme di informazioni che toccano anche gli aspetti storici e culturali.

Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel. 02 33614196


Una precisazione: nel rispetto della storia, della cultura e dei diritti dell’Uomo, Amitaba quando si riferisce al “Tibet” intende tutte le regioni etnicamente e culturalmente tibetane che oggi si trovano per forzati motivi all’interno della Cina; quindi non solo la “Repubblica Autonoma del Tibet”, che raccoglie nel suo ambito, per citare le regioni storiche principali, Ngari (Kailash e ovest), Tsang (Shigatse e zone limitrofe), U (Lhasa e zone limitrofe) e Kongpo (regione del Bon Ri), ma anche i territori dell’Amdo e del Kham.

L’Amdo (nord est) e il Kham (est) occupano le regioni che contornavano il Tibet classico giungendo fino ai confini con la Cina includendo, da nord ovest a sud est, l’altissimo altopiano desertico del Ciangtang, le grandi praterie nomadiche, le profonde valli solcate dai possenti fiumi che alimentano l’Asia orientale, dal Giallo allo Yangtse ed al Mekong. A seguito dell’occupazione del Tibet questi territori sono stati accorpati agli stati cinesi di Qinghai, Gansu, Sichuan e Yunnan.

LE NOSTRE ESPERIENZE DI VIAGGIO

I viaggi in calendario sono stati tutti condotti da una nostra guida per favorire la conoscenza, oltre che dei luoghi, della cultura.
TIBET 2019: Vasto Amdo e tradizione Jonangpa
Un incontro con le profonde tradizioni del Paese delle Nevi
Periodo: 4 set - 18 set
Il viaggio giova della collaborazione con il Jonang Kalachakra Meditation Institute di Sidhpur (Dharamsala, India), diretto dal venerabile Gyaltsab Choeky Nangpa Rimpoce, e con il Tibetan Jonang Buddhist Monastery di Sanjauli (Shimla, India); parte del ricavo verrà donato a questa scuola. I dettagli del viaggio sono indicati nella descrizione del programma. Il Tibet Orientale, una nota generale La gran parte delle vaste regioni tibetane dell’Amdo e del Kham in seguito all’invasione cinese sono state inglobate nelle province del Qingai, Gansu, Sichuan e Yunnan, ma in questi territori i tibetani sono ancora il gruppo maggioritario e la gente, aiutata dalla fierezza che le è propria e dal territorio selvaggio, è riuscita a tener testa alla politica di assimilazione culturale del governo cinese. Fu proprio nel Kham orientale che scoppiò la grande rivolta alla fine degli anni ’50, che portò gli sconfitti guerrieri Khampa a cercare rifugio nel lontanissimo Mustang, in Nepal. Oggi è in corso un eroico sforzo per far riemergere, con pochi mezzi ma con un’assoluta volontà, le tradizioni; molti monasteri sono stati ricostruiti e alcuni Lama hanno potuto ricominciare, sotto attenta sorveglianza, a diffondere i propri insegnamenti. Dopo gli incidenti del 2008 nel periodo delle olimpiadi e la violenta repressione cinese che ne è seguita, la vita è poi tornata alla normalità; la gente svolge in discreta autonomia le proprie attività ed anche la religione può essere praticata, a condizione che non si contesti il partito e la legittimità del regime di occupazione. Ora si osservano anche parecchi praticanti buddisti cinesi che frequentano i monasteri ed alcuni di questi istituti si sono grandemente espansi con l’ausilio di fondi contribuiti da discepoli cinesi. Un cenno sulla tradizione Jonangpa La scuola Jonangpa ha 700 anni di storia e trae le sue origini dal pandita kashmiro Somanatha, che trasmise il suo insegnamento a Yumo Mikho Dorje e che da lui giunse a Dolpopa Sherab Gyalten (1292-1361), un dotto Lama sakyapa chiamato dai contemporanei “il Buddha vivente” per le sue incommensurabili realizzazioni spirituali. Isolata nelle remote valli della regione dell’Amdo, nel Tibet orientale, è detentrice del lignaggio di Dro di Kalachakra, uno dei due lignaggi che sono stati tramandati fino ad oggi. E’ la principale sostenitrice della filosofia Madyamika Shentong, nell’ambito della sofisticata visione della vacuità della Madhyamika Prasangika, l’interpretazione filosofica condivisa da tutte le scuole tibetane; fu proprio Dolpopa ad esplicare nel modo più preciso la comprensione Shentong, dando origine ad un lungo lignaggio che comprende anche Taranatha (1575 – 1634), un grande erudito ed autore di una storia dettagliata del buddismo indiano, che fu anche detentore del lignaggio Shangpa Kagyu. La scuola Jonangpa fin dalle sue origini è stata riconosciuta eccellente soprattutto nel Tantra di Kalachakra ed ha trasmesso i sottilissimi insegnamenti a molti dei più noti Lama del Tibet. Il Mandala tridimensionale di Kalachakra custodito nel Potala a Lhasa era stato costruito con la supervisione di Taranatha nel monastero di Puntsholing, nella regione di Tsang tra Sakya e Shigatse, che fino al XVII secolo era la sede principale della scuola. In quel periodo la filosofia Madhyamika Shentong, o della “vacuità estrinseca”, fu bollata come eretica dalla scuola Gelug che ne confiscò i monasteri in Tibet; fu un pretesto più politico che dottrinale, legato a vicende dinastiche dei Khan mongoli. Molti dei Lama della tradizione si trasferirono così nelle remote regioni dell’Amdo, dove vivono tutt’ora, potendo mantenere fede senza ostacoli alla propria visione. Nota tecnica, clima e attrezzatura Il viaggio è molto speciale per l’unicità del percorso e per la possibilità di incontrare luoghi e situazioni che offrono un genuino contatto con la cultura tradizionale del Tibet. Ma non è un viaggio turistico: si richiede un certo spirito di adattamento perché, pur non essendo necessario utilizzare dei campi, in alcune località gli alloggi sono di bassa qualità, ci sono alcuni spostamenti lunghi e si arriva in alta quota. È consigliabile avere un proprio sacco a pelo o almeno un sacco lenzuolo per avere una maggiore sicurezza igienica. Le temperature minime previste possono arrivare intorno ai 10°C., e si tenga presente che alle alte quote del Tibet le escursioni termiche possono essere notevoli e il sole può bruciare la pelle nonostante l’aria fresca. Possono esserci piogge, che solitamente se si verificano sono di breve durata; ma negli ultimi anni anche in Tibet il clima è meno prevedibile. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; si consiglia di portare dei capi in pile ed una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi ed una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di avere con sé il filtro polarizzatore. L’alta quota del Tibet Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhagang, punto d’arrivo, si trova a 3770 metri di quota. La buona riuscita di un viaggio deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario tiene conto di queste esigenze. Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO (Nel testo si trovano tra parentesi in corsivo i nomi delle località tibetane traslitterati dal cinese come su Google Maps) 1°g.    Mercoledì 4, partenza in volo per Chengdu   Per arrivare a Chengdu, capitale del Sichuan in Cina, vi sono diverse possibilità di volo; i collegamenti suggeriti per il viaggio, che fanno da riferimento per i servizi di trasferimento aeroportuale, sono, per partenze da Milano Malpensa, con la China Airlines alle 13.30 per Pechino; da Roma Fiumicino ci si collega a questo volo con Alitalia con partenza alle 9.05 e arrivo a Malpensa alle 10.20. Per gli orari da altre località o di altre compagnie contattare Amitaba. 2°g.    5/9 Arrivo a Chengdu   Si atterra a Pechino alle 5.30; qui ci si imbarca per Chengdu alle 11.00 con arrivo alle 13.50, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba. Trasferimento presso l’hotel Holiday In Chengdu Wuhou e tempo libero. 3°g.    6/9 Chengdu – Dartesedo (Kanding) – Lhagang (Tagonxiang)   Si parte presto lasciando le calde regioni della Cina arrivando in autostrada fino a Yaan, dove si inizia a seguire il corso di un fiume che serpeggia tra monti boschivi. Ora che il tunnel sotto il passo di Khakha è completato si percorrono i circa 320 km in approssimativamente sei ore. Dartsendo è una cittadina situata a circa 2500 metri di quota che storicamente ha segnato il confine tra il mondo cinese Han ed il Tibet, oggi inglobata nello stato del Sichuan e con la popolazione in maggioranza cinese. Da Dartsedo la strada sale direttamente al Gye La (4219 mt), accedendo ad una bella regione dove i monti sono coperti di un manto erboso e le case costruite in pietra hanno la bella simmetria tipica di quest’area del Kham; si vedono qua e la anche le tende dei nomadi: ci si sente arrivati in Tibet! Lhagang per la strada più diretta dista da Dartsedo circa 90 km (2 ore). La quota di questo interessante villaggio, spesso affollato dai nomadi Golok e Khampa giunti per acquisti o in pellegrinaggio, è di 3770 mt, la medesima di Lhasa; ci si accomoda in un semplice hotel locale. 4°g.    7/9 Lhagang   Si dedica la giornata alle visite; con il tempo limpido l’orizzonte è ornato dalla sagoma del monte Zhara Lhatse (5820 mt), considerato il trono dell’entità di protezione locale, attorno a cui vivono molti nomadi di stirpe Golok. Sulla piazza principale si affaccia un importante monastero di scuola Sakya, ricco di sale ed affreschi, dove molti pellegrini giungono per ricevere la benedizione di una veneratissima statua del Jowo, il Buddha sedicenne. Il tempio ha un’origine antichissima: era infatti il tempio geomantico più orientale costruito da Songtsen Gampo nell’VIII secolo, uno dei 108 templi che furono da lui fatti edificare per sopire l’orchessa del Tibet. A Lhagang si trovano anche una grande scuola monastica Nyingmapa ed il tempio di Muya, edificato ai margini della prateria che si estende verso lo Zhara Lhatse. A breve distanza dal paese, nei pressi della località di Jiagulong, si trova il grande complesso di Golok Sekyelgo Gompa e, nei pressi del villaggio, un gigantesco tempio Mani con grandissime ruote di preghiera, stupa ed innumerevoli pietre scolpite, con alle spalle un’intera collina coperta di bandiere di preghiera; un insieme molto particolare, tra i primi assaggi di cosa riesce a creare la devozione dei tibetani in queste terre remote. 5°g.    8/9 Lhagang – Dawu – Drango (Luhuo)   Si parte per Drango, che dista circa 180 km a nord ovest, attraversando alcuni passi in una regione dove i monti sono piacevolmente coperti di foreste e pasture verdi. Giunti a Dawu si sosta per una visita al monastero di Nyitso, che prima dell’invasione ospitava 400 monaci ed è stato ricostruito. Si prosegue risalendo il corso del fiume fino a Drango (Luhuo), dove si alloggia in hotel. Qui su di un colle sopra la confluenza di due fiumi sorge un grande monastero, che oggi ospita più di 300 monaci. Venne consacrato dal Panchen Lama nel 1985 (il precedente era stato distrutto da un terremoto). Vi sono molte sale interessanti, di cui quella principale è retta da 63 pilastri, e un tempio dedicato al Jowo, una bellissima statua di recente fattura portata dall’India. 6°g.    9/9 Drango – Sirin Khar – Dzamtang  Si procede in direzione nord valicando i monti verso la cittadina distrettuale di Dzamtang (150 km); prima di giungervi, risalendo il fiume che da qui fluisce, s’incontra l’interessante centro Karmakagyu di Sirin Khar (o Serkhar Gon), caratterizzato da alcune torri di pietra, reminiscenti dei travagli purificatori del grande Milarepa. Oltre Zamtang si valicano i monti a nord est arrivando nella valle dove si rifugiò una parte dei seguaci della scuola Jonangpa nel XVII secolo, una zona considerata dai tibetani già parte dell’Amdo. I villaggi presentano un’architettura ancora diversa e tipica, bella e interessante, ora senza l’abbondante uso di legno che si vede nel Kham orientale. In questa remota valle, alla cui testa il monte che la chiude è stato battezzato “Shambala” a ricordo dell’intensa pratica di Kalachakra che viene promossa da questa esoterica scuola, si trovano importanti centri e scuole monastiche a cui fan capo circa 2000 monaci. Giunti al grande complesso monastico di Dzamtang (circa 40 km da Zamtang), centro principale dei Jonangpa, si alloggia in una umile locanda; la quota è di 3480 mt. Si potrà iniziare già oggi a visitare questo interessantissimo luogo, dove si avrà anche l’opportunità di incontrare alcuni dei grandi Lama che vivono ed insegnano  qui. 7° g. – 8°g.    (10-11/9) Dzamtang (Rangtangcun): Tsangwa, Choje, Chotang Visita dei monasteri di Tsangwa, Choje, Chotang ed altri siti locali; il complesso è molto interessante e pullula di cose interessanti, e non sarebbe ben visitabile in un solo giorno, anche per via dei nostri contatti locali che consentono una visita approfondita. Il più grande è Tsangwa, dove sono stati recentemente edificati due grandi templi che contengono un gigantesco Chorten ed una statua di Maitreya; qui si trova anche una collezione completa di matrici di legno di testi sacri, tale da rivaleggiare per dimensioni con l’archivio di Derge. Il monastero più antico è Choje e di grande interesse è anche Chotang. Attorno pian piano sta crescendo un paese ed è in fase di ultimazione un gigantesco mandala tridimensionale di Kalachakra, il più grande finora mai realizzato. Impressiona anche qui la vivacità del mondo culturale del Tibet, che sembra essere riuscito a sopravvivere, nonostante tutto, all’olocausto cinese. 9°g.    12/9 Dzamtang – Pema (Baima o Selitang): Yarthang, Jangritang   Si lascia il centro monastico seguendo il deflusso della valle, ornata da bei villaggi, transitando da Katol, con un bel numero di antichi Chorten. Arrivati alla confluenza col fiume Mar se ne risale il corso tra monti coperti di foreste arrivando dopo circa 90 km nella valle di Pema (che dista in tutto circa 150 km da Dzamtang), dove si alloggia nell'hotel distrettuale; la quota è di circa 3500 mt. Nei pressi della cittadina, nei cui dintorni molti colli sono letteralmente coperti da colorate bandiere di preghiera, si visita Yarthang, un importante centro dei Jonangpa. Poco lontano è di particolare interesse anche Jangritang Gompa, dove si trova un tempio in pietra e legno edificato su di un piccolo colle nella forma di Zangtopelri, la rappresentazione della ‘terra pura’ di Guru Rimpoce, circondato da un muro mani circolare tra una profusione di chorten e tempietti con le ruote di preghiera. Tempo permettendo, si sale anche all’eremo posto ai margini della valle. 10°g.    13/9 Pema – Tarthang – Lungkar – Jhamda   Da Pema si segue l’ottima strada che porta a nord est a Tarthang (Baiyuxiang), un villaggio animato da molti nomadi Golok, sede di un importante centro di tradizione Nyingmapa, interessante da visitare. Si prosegue quindi per Lungkar (Longgecun), dove si trova un monastero di scuola Ghelupa ben adagiato su di un bel colle verde. Si lascia quindi la strada principale andando a nord al villaggetto di Suohurimaxiang (120 km da Pema), da dove si segue una stradina che si inoltra nell’isolata valle di Jhamda Gompa, situato tra ampie montagne erbose a circa 3750 metri di quota, dove capita di vedere ancora persone che cavalcano gli yak. Questo centro monastico è la sede dell’Abate anziano dei Jonang, Lama Saljay Kunga Sherab Rimpoce, un personaggio che emana un’aura di santità. L’anziano Maestro visitò l’Italia con Amitaba tra fine 2007 e inizio 2008, conferendo anche un’iniziazione di Kalachakra. Gli alloggi qui sono semplicissimi. 11°g.    14/9 Jhamda   Il monastero di Jhamda ospita circa 200 monaci e vi è anche un centro di ritiro dove vengono sperimentati periodi di meditazione intensiva in isolamento anche molto prolungati, fino a 9 anni! Vi è anche un tempio dedicato al Kalachakra, dove il Maestro Khempo Kunga Sherab Saljay Rimpoce ha costruito un dettagliatissimo mandala tridimensionale. Il sito è di grande interessante, con molti monaci che eseguono ritiri pluriennali e una trentina di tulku dediti agli approfonditi studi. 12°g.    15/9 Jhamda – Nyanpo Yurtse - Chikdril – Ngawa (Aba): Mami e Gomang   Si lascia la valle di Jhamda tornando a sud sulla strada principale; si prosegue su questa valicando alcuni spettacolari passi tra le alte pasture dell’Amdo e giungendo a nord dei monti della catena Nyanpo Yurtse, sacro ai Golok, dove si trova un bel lago, anche questo sacro per le persone del luogo. Si prosegue per Chikdril (Jiuzhi), a 75 km da Suohurimaxiang, e da cui si continua a sud per Aba, dove si arriva con altri 72 km di strada e si alloggia in un semplice hotel; la quota è di 3315 mt. A Ngawa vi sono parecchi siti che meritano un’attenta visita; oggi, tempo permettendo, ci si reca al convento femminile di Mami ed al grande centro monastico di Gomang, entrambi posizionati a nord della cittadina e facilmente visitabili arrivando. Si alloggia nell'hotel distrettuale. 13°g.    16/9 Ngawa: Kirti, Swe, Nanje, Takten, Droggi   Si dedica la mattina alle visite di Kirti Gompa, dove tra le diverse parti interessanti vi è una recente statua di Kalachakra con le 8 shakti del Mandala della Grande Beatitudine, ottimamente realizzata, e di Swe Gompa, un importante centro Jonangpa, molto ricco e bello da visitare. Nel pomeriggio, sui colli nei pressi di Aba, ci si reca a due centri Bon di stupefacente qualità e dimensione, Nanje e Takten. Si completa con Droggi. 14°g.    17/9 Ngawa – Chengdu e volo di rientro   Si parte per l’aeroporto di Chengdu, che dista 475 km, un percorso che richiede da 8 a 9 ore al massimo; si inizia il viaggio presto, accompagnati da un nostro autista, per prevenire eventuali ritardi causati dal traffico od altro. Il volo della China Airlines per Pechino parte da Chengdu alle 20.25 con arrivo alle 23.15. 15°g.   Mercoledì 18 settembre, arrivo a destinazione   La partenza da Pechino è alle 1.30 con arrivo a Milano Malpensa alle 6.30. Il collegamento Alitalia per Roma Fiumicino parte alle 11.05 con arrivo alle 12.20.
TIBET 2019: Dal Kumbum a Lhasa, in treno sul tetto del mondo
Con la partecipazione al grande festival di Ganden
Periodo: 10 ago - 21 ago
Il percorso, oltre ai luoghi più noti e comunque irrinunciabili, si estende a siti dove si riscopre nel modo più genuino l’intensa energia spirituale che rende così affascinante il Paese delle Nevi, ed include l’incontro coi i pastori nomadi. I dettagli del viaggio sono indicati nella descrizione del Programma. Per ulteriori informazioni e immagini si possono consultare le diverse sezioni del nostro sito dedicate al Tibet. L’alta quota del Tibet Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3600 metri di quota. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario tiene conto di queste esigenze; quando ci si reca a Gyantse si valicano due passi di cui il più alto, il Kari, arriva a 5045 metri, si è già nel quinto giorno di permanenza in quota ed in ogni caso la quota alta del passo non preoccupa perché poi si scende ad elevazioni inferiori. Il treno da Xining a Lhasa arriva a quote elevate, oltre i 5000 metri, ma è parzialmente pressurizzato e, se fosse necessario, a bordo è disponibile l’ossigeno. Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Nota tecnica - Clima e attrezzatura Nei centri principali del Tibet Classico è raro che la temperatura notturna ad agosto scenda sotto i 5°c e le massime sono di circa 20°c. Si tenga presente che alle alte quote del Tibet le escursioni termiche possono essere notevoli e il sole può bruciare la pelle nonostante l’aria fresca. Possono esserci piogge, che solitamente se si verificano sono di breve durata; ma negli ultimi anni anche in Tibet il clima è meno prevedibile. E' opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; si consiglia di portare dei capi in pile e una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini caldi adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero. E’ importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi ed una pila, possibilmente frontale.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Sabato 10 agosto, partenza in volo Per arrivare a Xining, capitale dello stato del Qinghai in Cina, vi sono diverse possibilità di volo; i collegamenti suggeriti per il viaggio, che fanno da riferimento per i servizi di trasferimento aeroportuale, sono, per partenze da Milano Malpensa alle 11.05 con Lufthansa per Francoforte con arrivo alle 12.20 e, da Roma Fiumicino, sempre con Lufthansa, alle 10.10 con arrivo alle 12.10; da qui si parte per Pechino alle 13.55. Per gli orari da altre località o di altre compagnie contattare Amitaba. 2°g. 11/8 Arrivo a Xining L’arrivo a Pechino è previsto alle 5.15; qui ci si imbarca sul volo della China Airlines alle 6.55 con arrivo a Xining alle 9.40. La guida del viaggio, Pema Gyatso, è in attesa dei partecipanti; ci si trasferisce presso l’hotel Sanwant o simile. Si ha il resto della giornata a disposizione; chi lo desidera, potrà fare un giro in città con Pema. 3°g. 12/8 Xining: Kumbum e treno per Lhasa Ci si reca a sud della città di Xining per visitare l’università monastica di Kumbum Jampaling. Questo ampio complesso è uno dei cinque grandi centri di studio della scuola Ghelupa in Tibet. Fu edificato a partire dal XVI secolo da Rinchen Tsondru, discepolo del grande maestro Tsongkhapa, attorno ad un albero ed allo stupa che segnano il luogo in cui egli nacque. Divenne uno dei centri monastici principali del Tibet, con una miriade di templi e conventi, e nei secoli subì attacchi e saccheggi anche da parte dei musulmani. Negli anni ’90 venne in buona parte restaurato ed oggi ospita una comunità di monaci di cui i tibetani sono circa la metà ed il resto in gran parte cinesi; oggi è molto frequentato anche da un gran numero di pellegrini e visitatori cinesi. Si torna in città per prendere il treno per Lhasa, che parte alle 14.05. Si hanno a disposizione cabine con quattro cuccette, letti comodi e dotati di lenzuola pulite e coperte, ma non si può garantire che i partecipanti usino le medesime cabine; a bordo del treno vi è un servizio ristorante, ma si consiglia comunque di avere con sé delle bibite e degli spuntini. 4°g. 13/8 Arrivo a Lhasa e Barkor L’arrivo alla stazione di Lhasa è previsto per le ore 12.00; sistemazione presso l’hotel Gang Gyen o simile nella città vecchia e riposo. Per favorire l’acclimatazione e iniziare ad assaporare la parte vecchia della città ci si reca con una tranquilla passeggiata al Barkor, la strada che pullula di pellegrini e circumambula la cattedrale di Lhasa, punto focale della vita tibetana e vivacissimo mercatino. Ci si muove con calma, piano, per iniziare ad acclimatarsi; la quota è di circa 3600 mt. 5°g. 14/8 Lhasa: Potala, Norbulingkha, Jokhang, città vecchia Oggi ci si reca al Potala, l’imperdibile Palazzo del Dalai Lama colmo di tesori d’arte (si segnala che l’orario di visita è fissato dalla autorità turistiche e che quindi la sequenza delle visite potrà variare). Prossima tappa il Norbulingka, il palazzo estivo dei Dalai Lama immerso in un bel giardino. Nel pomeriggio si visita la magnifica cattedrale del Jokhang, posta al centro del Barkor, che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende che è sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet. Si passeggia quindi nella zona vecchia della città, cercando di includere, tempo permettendo, i siti più importanti, tra cui il convento di Ani Tshamkhung, il Gyume, il tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang e ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, e altri siti minori, cari al cuore dei tibetani, come il prezioso tempio di Muru Nyingma. 6°g. 15/8 Lhasa: escursione a Ganden per il festival Ganden Namgyeling, l’università monastica fondata da Tsongkhapa, capostipite della scuola Ghelupa, è costruita in posizione panoramica a 4500 mt su di un monte che sovrasta la valle del fiume Kyuchu, circa 40 km ad est di Lhasa. Lo sforzo tenace e la devozione dei tibetani ha reso possibile la ricostruzione di tutti i templi principali; il grande stupa contiene alcune reliquie del corpo di Lama Tsongkhapa che furono ritrovate setacciando con le mani le macerie lasciate dalla distruzione perpetrata dai cinesi, esaminando ogni pietra e la terra. Oggi è una giornata molto speciale perché viene esposta la grande tanka che rappresenta Buddha Sakyamuni, momento culminante di un complesso insieme di rituali officiati dai monaci, a cui assistono stuoli di pellegrini, richiamati sia dall’evento che dal valore molto speciale che Ganden ha nella tradizione del Tibet: questa fu infatti la residenza dove Lama Tsongkhapa concluse la sua opera. Nell’arco della giornata si eseguirà anche la breve circumambulazione del monte dove sorgono i molti templi e collegi, godendo sia dell’atmosfera intensa che degli splendidi panorami che il kora offre sulla vallata del Kyuchu; sul percorso, dove s’incontrano molti pellegrini. vi sono alcune grotte di meditazione e, alla fine del sentiero, il piccolo Gompa di Tsongkhapa. Si rientra a Lhasa nel tardo pomeriggio, dove si avrà del tempo a disposizione un poco di relax o per un giro in centro. 7°g. 16/8 Lhasa – Yamdrok Tso con Samding – Gyantse Si parte da Lhasa verso ovest e quindi si lascia la grande valle dello Tsangpo salendo verso sud al passo di Gampa (4794 mt) che offre una visuale indimenticabile sul vasto specchio turchese del lago Yamdrok Tso, una delle perle naturali del Tibet, incastonato tra magnifiche vette di cui alcune superano i 7000 metri. Raggiunte le sponde del lago se ne segue il perimetro per un bel tratto e con una deviazione ci si reca al monastero di Samding, uno dei rari siti dell’esoterica scuola dei Bodonpa che risale al XII secolo, la cui badessa è riconosciuta come una Kandroma (dakini) ed è considerata una delle maestre spiritualmente più elevate del Tibet. La posizione è fantastica, con grandiosi panorami sui monti e sul lago, e nel Gompa si trovano molti affreschi recentemente restaurati. Proseguendo, si valica lo spettacolare passo di Khari (5045 mt) dove la strada passa tra le pasture degli yak sfiorando i poderosi ghiacciai del Nyengchen Kang Ksa, la cui vetta si staglia oltre i 7000 metri, e, dopo aver costeggiato un lago di origine artificiale, si arriva a Gyantse, dove si alloggia all’hotel Jianzang o simile; la tappa è di circa 260 km, a cui si aggiunge la deviazione per Samding. 8°g. 17/8 Gyantse Gyantse è la città del Tibet Classico meglio preservata. L’enclave monastica prima delle distruzioni perpetrate conteneva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole; fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.), e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità” è una struttura costituita da più piani progettati secondo una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue e affreschi: chi è in grado di decifrarne la complessa simbologia può leggervi l’intero percorso iniziatico del misticismo tibetano. Nel corso delle giornata ci si reca anche nei pressi della cittadina per vedere come si svolge la lavorazione della tsampa, il tipico cereale che si utilizza in Tibet, con l’utilizzo di una macina idraulica. La visita al castello di Gyantse completa la giornata, regalando un’ottima panoramica sul complesso monastico, sulla cittadina e le valli circostanti. 9°g. 18/8 Gyantse – Shalu - Shigatse Prima di arrivare a Shigatse (90 km) una breve deviazione porta a Shalu, sito del tempio di Serkhang Tramo, che conserva un’antica atmosfera dove si indovinano interessanti affreschi nella penombra. Fu qui che Buton Rimpoce nel XIV secolo editò i 227 volumi del Canone Buddista Tibetano; nei pressi si trova l’antichissimo tempio di Gyengong Lhakang, fondato nel 997. Giunti a Shigatse, seconda città del Tibet, ci si reca a visitare il grandioso complesso monastico di Tashilhumpo fondato nel 1447 dal primo discepolo di Tsong Khapa, retrospettivamente riconosciuto come la prima incarnazione del Dalai Lama, e sede storica del Panchen Lama; è uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori, tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. Completa la giornata un giro nella parte vecchia ai piedi del ricostruito Dzong. Si alloggia presso il Manosarowar hotel o simile. 10°g. 19/8 Shigatse, treno per Lhasa; nomadi di Taktse Ci si reca in stazione dove il treno per Lhasa parte alle 7.50, con arrivo previsto alle 10.27; i panorami sono molto belli, lungo le vallate dello Tsangpo. A Lhasa si alloggia nel medesimo hotel utilizzato all’arrivo. Chi preferisce potrà utilizzare la giornata a Lhasa a proprio piacimento; il programma prevede di recarsi nel distretto di Taktse nei pressi di Lhasa raggiungendo con circa un’ora di guida (circa 55 km) un’area dove si accampano i nomadi tibetani. Si potrà condividere per qualche ora la vita di queste persone, assaggiando i prodotti caseari incluso l’ottimo yogurt di yak - e i più temerari potranno anche provare a cavalcare uno yak! Si potrà provare ad indossare i loro abiti, stampare le bandiere di preghiera e passeggiare in questa bell’area naturale. 11°g. 20/8 Lhasa e volo di rientro La mattina è a disposizione per un ultimo giro nella città vecchia e tra i mercatini. Si lascia la città in tempo utile per recarsi all’aeroporto (circa un’ora di viaggio), dove il volo della China Airlines per Pechino parte alle 16.00 e, dopo uno scalo di circa un’ora a Chengdu, arriva alle 21.40. 12°g. Mercoledì 21 agosto, arrivo a destinazione Il volo della China Airlines parte per Milano Malpensa alle 1.30 con arrivo alle 6.30; chi si reca a Roma Fiumicino parte alle 2.00 con Lufthansa per Monaco con arrivo alle 6.20 e da qui prosegue con un altro volo sempre Lufthansa alle 9.50 con arrivo alle 11.20.
TIBET 2019: Kailash e regni occidentali
Con Lhasa, Sakya, Manosarovar, Raksal Tal, Purang, Shangshung e Gughe
Periodo: 3 ago - 24 ago
Il programma prevede di arrivare a Chengdu in Sichuan, dove si dorme una notte, e di raggiungere da qui Lhasa in volo. Dopo una visita della città e delle università monastiche, molto utile anche per l’acclimatazione (si sosta qui tre notti), si risale il corso dello Tsangpo fino a Shigatse dove si ammira il grande monastero del Tashilhumpo. Proseguendo verso ovest, si sosta a Sakya, uno degli antichi e più affascinanti siti storici del Tibet, giunto a noi intatto, e, oltre Lhartse, si segue la strada che porta al lago di Ngaring accedendo all’altopiano del Ciangtang, dove si valicano alcuni passi e si transita dalle vallate di Zangzang, toccando ancora lo Tsangpo nei pressi di Saga. Si segue quindi il bordo settentrionale dell’arco himalaiano, le cui vette glaciali spesso occhieggiano a sud, toccando luoghi molto belli, tra cui le dune di sabbia oltre Paryang ed il lago di Te Tso che sono particolarmente apprezzati dai viaggiatori, oltre ai monasteri di Dargyeling e Trongsa. Giunti nel Tibet Occidentale si percorrono le rive orientali e meridionali del lago Manosarovar, l’immenso specchio turchese impreziosito da piccoli monasteri benedetti dalla visione della cuspide del sacro Kailash a nord ovest, un luogo di bellezza impareggiabile che si estende ai piedi del grandioso Gurla Mandata, un monte glaciale che sfiora gli 8000 metri, incontrando i piccoli monasteri di Seralung e Trugo. Per completare la visita dei laghi sacri oltre al Manosarovar, che secondo l’esoterismo della regione trasmette la purezza dell’energia femminile, oltre Trugo ci si reca al maestoso Raksal Tal, che ne nasconde invece l’aspetto iniziatico, e da qui nell’area di Purang, una delle tre antiche capitali del Tibet Occidentale, con gli interessanti siti di Gokung e Khorzak. Tornati al Manosarovar se ne completa la visita lungo la costa occidentale, coi siti di Gossul e Chiu. Si prosegue quindi per Thirtapuri, Shangshung ed il regno di Gughe, ad ovest del Kailash, in una regione di vastità e bellezza inimmaginabili che stupisce per la cromaticità delle erosioni, contornata a sud dalle grandiose vette glaciali del Garwal indiano, tra cui svettano il Kamet ed il Nanda Devi, templi della sacralità induista. La capitale rupestre di Shangshung, Nugulkhar Kyunglung, fu il centro di un regno che contrastò l’espansione di Bod, il nascente impero tibetano, e secondo la tradizione è il luogo da dove si era propagata la religione Bön ed il punto d’origine dello Dzogchen. Sicuramente è uno dei siti più interessanti da visitare in Tibet. Giunti poi a Gughe si visitano Toling, che fu il monastero principale di questa vasta regione del Tibet, dove sono sopravvissuti stupendi affreschi; quindi Tsaparang, l’affascinante città rupestre che fu capitale del regno, dall’aspetto misterioso che trasporta in un mondo fuori dal tempo, dove si respira ancora la presenza di Yeshe O, Atisha e Rinchen Zangpo. Ci si sposta poi nella valle di Dunkhar e Piyang per esplorare queste antiche cittadine che sembrano fondersi con le falesie rocciose, ai cui piedi vivono piccole comunità rurali, scoprendo affreschi di impareggiabile bellezza nascosti tra le grotte. Da Gughe si torna al Kailash per iniziare la circumambulazione (il kora), avendo ormai acquisito un’ottima acclimatazione, molto utile per percorrere con minor fatica i 54 km del sentiero sacro; il percorso a piedi può essere facilitato dall’utilizzo di docili cavalli da monta, un’opzione che può essere presa in seria considerazione dai meno allenati che desiderano assaporare il piacere di valicare il leggendario passo di Dolma. Nell’ultima giornata del kora, completato il cammino, si inizia il percorso di rientro transitando a nord del lago Manosarovar e riprendendo la strada già seguita fino a Saga, godendo ancora una volta degli splendidi panorami sulla catena himalaiana. Attraversato lo Tsangpo sul ponte di Saga ci si avvia alla parte finale dell’itinerario che si svolge nella stupenda regione nomadica di Pelkho Tso, un lago turchese di bellezza tale da rivaleggiare con il Manosarovar, nei cui pressi si erge grandioso lo Shisha Pangma. Oltre Shegar, dove si trova uno stupendo dzong conosciuto come la “Montagna di cristallo”, si valica un passo per Lhartse e si torna a Shigatse e, dopo una visita di Yungdrungling, il sito bön più importante di queste regioni del Tibet, si giunge a Lhasa per il rientro. Nota tecnica Un viaggio al Kailash richiede spirito d’avventura ed una discreta condizione fisica, ma è affrontabile da chiunque sia animato da una sufficiente motivazione; i partecipanti devono avere un buon spirito di adattamento e disponibilità, anche perché le quote elevate possono rendere il carattere più spigoloso. Amitaba conduce spedizioni al Kailash fin dall’inizio della propria attività, e fa ovviamente tutto il possibile perché ogni cosa funzioni al meglio. Fino ad oggi, tutti i partecipanti hanno avuto la soddisfazione di valicare il mitico “Dolma La”, il temuto passo a nord del monte; per facilitare la salita, se richiesto con buon anticipo, è possibile noleggiare un cavallo tibetano (sono creature docili accompagnate dal loro cavallaro, non richiedono capacità di equitazione). Lungo il sentiero del Kailash si avranno a disposizione dei portatori per il trasporto del bagaglio personale. Nel Tibet classico non ci sono problemi per la qualità degli alloggi; nel Tibet Occidentale vengono utilizzati i migliori disponibili ma in alcuni è richiesta una buona adattabilità. Si segnala in particolare, oltre alle due notti molto basiche lungo il sentiero del Kailash, la località di Horchu al Manasarovar dove si ha a disposizione un’unica stanza per uomini e una per le donne con servizi rudimentali ed esterni. Per gli spostamenti si utilizzano pulmini privati dotati di aria condizionata. Il clima previsto in questa stagione è solitamente bello, ma bisogna essere comunque sempre attrezzati per possibili piogge e nevicate. Le temperature minime previste si incontrano a Dirapuk a nord del Kailash, dove di notte si può scendere anche oltre i –5°c. Oltre all’usuale attrezzatura da montagna serve quindi un sacco a pelo perché gli alloggi nelle aree remote non sono riscaldati; si consiglia un sacco che indichi un valore di sopportabilità di temperatura minima di -10°c, non perché si abbiano queste temperature, ma in quanto i valori dichiarati dai produttori sono molto ottimistici. Come vestiario si consiglia di avere con sé indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; è ottimo avere dei capi in pile ed una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini adatti ai percorsi a piedi in montagna che siano impermeabili e con la suola adatta a camminare sulle pietre. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero, importante in particolare per quando si fa la camminata attorno al Kailash – può andar bene anche uno zainetto utilizzato per il bagaglio a mano in aereo. E’ importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi ed una pila, possibilmente frontale (quelle che si tengono in testa con una fascia elastica, perché è utilissimo avere le mani libere). L'alta quota del Tibet Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3600 metri di altitudine. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze; si inizia pernottando a Lhasa tre notti a cui segue un aumento della quota graduale: Shigatse 3900 / Sakya 4300 / Saga 4600. Si resta poi intorno ai 4500, scendendo un poco quando ci si reca a Gughe, e si effettua il kora del Kailash come ultima fase. Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Sabato 3 agosto, partenza in volo Per arrivare a Lhasa in Tibet vi sono diverse possibilità di volo; i collegamenti suggeriti per il viaggio, che fanno da riferimento per i servizi di trasferimento aeroportuale, sono eseguiti in collaborazione da KLM e China Airlines. Da Milano Malpensa la partenza con KLM è alle 10.50 con arrivo ad Amsterdam alle 12.45; da Roma Fiumicino alle 10.20 con arrivo ad Amsterdam alle 13.00. Si riparte da qui per Pechino alle 14.50. Per gli orari da altre località o di altre compagnie contattare Amitaba. 2°g. 4/8 Arrivo a Chengdu L’atterraggio a Pechino è previsto alle 6.15; da qui si prende un nuovo volo per Chengdu alle 8.15 con arrivo alle 11.10. A Chengdu è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba; trasferimento presso l’hotel Holiday In Chengdu Wuhou e tempo libero. 3°g. 5/8 Chengdu - Lhasa Il volo della Air China da Chengdu per Lhasa è alle 10.00 con arrivo alle 12.25. A Lhasa è in attesa dei partecipanti la guida tibetana; trasferimento in pulmino privato a Lhasa (64 km, poco più di un’ora), sistemazione presso l’hotel Gang Gyen o simile nella città vecchia e riposo. Per favorire l’acclimatazione e iniziare ad assaporare la parte vecchia della città ci si reca con una tranquilla passeggiata al Barkor, la strada che pullula di pellegrini e circumambula la cattedrale di Lhasa, punto focale della vita tibetana e vivacissimo mercatino. Ci si muove con calma, piano, per iniziare ad acclimatarsi; la quota è di circa 3600 mt. 4°g. 6/8 Lhasa (NB: una nota pratica: l’ingresso al Potala viene fissato dalle autorità ad un orario predeterminato, quindi la sequenza delle visite dei siti di Lhasa potrà variare) Ci reca al Potala, l’imperdibile Palazzo del Dalai Lama colmo di tesori d’arte – dove per molti di noi la lunga scalinata per entrare è il test più duro dell’intero viaggio! Ci si sposta quindi alla magnifica cattedrale del Jokhang che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende, sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet. Nel pomeriggio si esplora la città vecchia che è abitata in prevalenza da tibetani; passeggiando dal Barkor si vedono il convento di Ani Tshamkhung, il tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang ed ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, il Gyume e diversi altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 5°g. 7/8 Lhasa Oggi si visitano le università monastiche nei pressi di Lhasa. Si inizia con Drepung, che prima dell’invasione era la più grande del Tibet, includendo il vicino tempio di Nechung, antica sede dell’oracolo di stato tibetano che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Nel pomeriggio ci si reca a visitare l’università monastica di Sera, posta ai margini della città, dove spesso si può assistere al dibattito dei monaci. Rientrati in città, ultima tappa della giornata è al Norbulingka, il palazzo estivo dei Dalai Lama immerso in un bel giardino. 6°g. 8/8 Lhasa – Shigatse Si lascia la valle di Lhasa iniziando il viaggio verso ovest, si segue il deflusso del fiume Kyuchu incontrando in breve lo Tsangpo, di cui si seguono le rive fino a Shigatse che dista circa 270 km, un percorso che richiede circa 5 ore di viaggio lungo una strada veloce e ben tracciata. Si alloggia presso l’hotel Manosarovar o simile. Ci si reca a visitare il grandioso monastero di Tashilhumpo, fondato nel 1447 dal primo discepolo di Tsong Khapa, retrospettivamente riconosciuto come la prima incarnazione del Dalai Lama, e sede storica del Panchen Lama; è uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori, tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. La quota qui è di circa 3900 mt. 7°g. 9/8 Shigatse – Sakya Si lascia Shigatse seguendo la strada che porta verso il Nepal; valicato un passo si lascia la valle di Lhartse e con una breve deviazione a sud si arriva a Sakya, dove si alloggia presso l’hotel Yuanfu; la quota qui è di circa 4300 mt. Il colossale tempio – fortezza di Sakya, posto alle propaggini della grande catena himalaiana, tra il 1268 e il 1365 fu anche sede del governo del Tibet; è un sito ottimamente conservato di dimensioni impressionanti, con molti monaci che sono da tempo tornati a viverci, ed è ricchissimo da visitare. Già nelle torri perimetrali sono alloggiati dei templi e all’interno delle poderose mura si trovano una serie di edifici importanti, tra cui la casa dell’Abate accanto a cui si trova un impressionante Gonkhang, e, se qui si sale sul tetto del tempio centrale, si trova la cappella del protettore principale, luogo di grande forza esoterica. Ma è dal cortile più interno che si accede a tre colossali Lhakhang, con una profusione di affreschi e reperti artistici eccezionali: a sinistra quello dedicato alle cerimonie rituali, a destra uno che conserva colossali Stupa dei maestri storici dei Sakya e incredibili affreschi di mandala e, di fronte, la sala principale dove nella mistica penombra vi sono statue di fattezza perfetta. Dietro a quest’ultimo tempio si trova una delle biblioteche più preziose del Tibet, con migliaia di testi originali posti su scaffali alti una decina di metri o più. Sul monte di fronte al complesso, oltre il precipitoso torrente, vi sono le rovine dello Dzong più antico ed i resti di vecchi templi con un certo numero di chorten, alcuni templi attivi, tra cui quello edificato di fronte alla grotta del grande Siddha Kunga Nienpo, mitico fondatore della scuola sakyapa, e il convento femminile. 8°g. 10/8 Sakya - Saga Tornati sulla strada principale che porta in Nepal si passa da Lhartse e la si lascia per seguire un percorso più settentrionale che supera un passo e transita da un primo lago e quindi dal lago di Ngaring, e, attraverso un ambiente di praterie d’alta quota, si arriva a Zangzang, un villaggio dove si trova un interessante convento femminile di scuola Nyingmapa. Da qui si prosegue sempre verso ovest attraverso valli e passi erbosi in un bell’ambiente naturale fino a Saga, sul fiume Tsang Po, dove si alloggia presso l’hotel Saga o simile; la quota è di circa 4600 mt. 9°g. 11/8 Saga – Manosarovar (Horchu) Il bellissimo percorso di questa lunga tappa, che impegna per circa 8 ore di guida ed è resa possibile grazie ai lavori di miglioramento che sono stati recentemente eseguiti sulla strada, attraversa una regione dove spesso si incontrano le tende dei nomadi. Superato un primo passo attraverso un’area di monti e pasture si lascia con una breve deviazione la strada salendo a Dargyeling, dove si trova un bel monastero posto panoramicamente sopra le vaste valli erbose. A Trongsa si trova un interessante monastero e, prima di Paryang, una zona di dune di sabbia sullo sfondo dell’alto Himalaia. Oltre il passo del Mayum ed il lago di Te Tso si raggiungono le acque turchesi del “lago della madre”, il sacro Manosarovar, che viene circumambulato a piedi da molti pellegrini tibetani; da qui si vede per la prima volta il Kailash, oltre le vaste acque del lago. Si sosta al villaggio di Horchu, dove si alloggia in una rudimentale locanda, dove si ha a disposizione una stanza per le donne e una per gli uomini ed una del gruppo; la quota è di circa 4600 mt. 10°g. 12/8 Manosarovar (Seralung, Trugo) – Raksal Tal - Purang (Gokung e Khorzak) Dal 2013 in questa regione è stato istituito un ‘Parco Nazionale’; quindi ci si deve adeguare alle regole che non consentono di utilizzare i propri veicoli lungo tutto il perimetro del lago e si dovrà necessariamente usufruire degli autobus forniti dalle autorità fino al monastero di Trugo. Si seguono le rive del lago sacro in senso orario; i panorami sono fantastici, con i colori dell’acqua che continuano a variare nell’arco della giornata, si ha la mole del Gurla Mandata (7800 mt) a sud est e la visuale del Kailash a nord ovest oltre le acque del lago. Si sosta per una visita al monastero di Seralung, che come tutti i siti della regione è piuttosto piccolo: furono infatti sempre molto poche le persone che risiedevano in queste remote regioni. Si prosegue per Trugo, un Gompa posto alle pendici del Gurla Mandata sul lato meridionale del lago, che dista circa 23 km da Seralung. Qui si viene raggiunti dal nostro veicolo; si contorna la sponda meridionale e si lascia il bacino del Manosarovar arrivando al lago Raksal Tal, dove si segue per un tratto la costa ai piedi del colossale Gurla Mandata. Questo stupendo bacino d’acqua è altrettanto vasto, ma da sempre temutissimo dai pellegrini perché secondo la tradizione esoterica cela l’energia oscura o magica del principio femminile: sulle sue sponde non si trovano segni di devozione (bandiere, muri mani, né monasteri); ma la vista, con il Gurla Mandata che si specchia nelle acque, il Kailash che occhieggia a nord e la mistica isola degli yogi contornata dalle sue acque, riesce a mitigare almeno per un po’ ogni timore! Giunti a Purang, una cittadina distrettuale cinese costruita nei luoghi che videro la fioritura di uno dei tre regni di Gughe, si alloggia presso l’hotel Himalaya. Nei pressi si visita il monastero rupestre di Gokung: presenta mirabili affreschi originali, in particolare nella grotta principale. Oltre la cittadina si raggiunge il tempio di Khorzak, tra i più affascinanti della regione, con diversi reperti artistici importanti. 11°g. 13/8 Purang – Manosarovar (Gossul, Chiu) - Thirtapuri Si torna verso i laghi sacri, ripassando dal magnifico Raksal Tal ed arrivando all’incomparabile Manosarovar, dove ci si reca a visitare il monastero di Gossul, luogo di ritiro spirituale situato a sud ovest del lago dove ci sono anche alcuni eremi, famoso per le sabbie che si trovano nei dintorni che vengono utilizzate per la preparazione dei mandala. Anche da qui la panoramica sul vasto Lago della Madre è incredibile. Si raggiunge quindi il monastero di Chiu, vera perla del Manosarovar, posto su di un colle che domina una spiaggia della costa nord ovest. Proseguendo, si raggiunge un punto panoramico e si segue la strada che transita di fronte al monte Kailash continuando per un tratto verso nord ovest; quindi con una deviazione ci si dirige verso sud incontrando in breve il fiume Sutlej sulle cui sponde si trova Tirthapuri, luogo sacro alla memoria di Guru Rimpoce (Padmasambhava), dove si trovano le acque sulfuree in cui i pellegrini tradizionalmente si bagnano dopo il completamento del pellegrinaggio al Kailash. Vi sono alcuni templi ed un piccolo kora del monte arricchito da diversi muri Mani, un luogo speciale. Si alloggia in una semplice locanda. 12°g. 14/8 Thirtapuri – Gurugam - Shangshung - Toling Si prosegue lungo il fiume transitando da Gurugam e, oltre una gola e superato il villaggio di Kyunglung, si arriva alla misteriosa città rupestre di Shangshung, un regno che precedette Gughe; il Prof. G. Tucci qui ha individuato alcuni insediamenti che risalgono almeno a 3000 anni fa. Questo luogo sconosciuto è il sito più antico del Tibet: una città cesellata in un anfiteatro di rocce policrome che contorna una valle deserta solcata dal fiume blu; si accede attraversando un ponticello posto in un punto dove il Sutlej scorre in una stretta fenditura, ornata sui bordi da pozze di acqua sulfurea. In tempi recenti le autorità locali hanno costruito un sentiero metallico che consente ora una visita senza danneggiare il delicatissimo sito. Dopo la visita si torna fino al monastero bön di Gurugam e, dopo una visita, si procede verso la regione centrale di Gughe raggiungendo la strada che proviene dal Kailash e, dopo un tratto verso nord ovest attraverso una regione di praterie, si scavalcano alcuni panoramicissimi passi che si aprono a sud sul vasto bacino erosivo del fiume Sutlej. Ci si immerge nei meravigliosi canyon colorati arrivando a Toling, dove ci si accomoda presso l’hotel Hebei o simile. 13°g. 15/8 Toling e Tsaparang Si visita l’enclave monastica di Toling: il Tempio Rosso e il Tempio Bianco sono stati costruiti sotto la guida del Grande Traduttore, Rinchen Zangpo; questi templi secondo il Prof. G. Tucci costituiscono l’esempio più elevato dello stile artistico del Tibet Occidentale. Ci si reca quindi alla vicina Tsaparang, il sito forse più affascinante di tutta Gughe: un sentiero si inerpica tra alcuni templi e miriadi di abitazioni rupestri (alcune sono affrescate) immergendosi in un tunnel scavato nella roccia che emerge nella cittadella che corona l’inaccessibile monte, dove l’imperatore aveva il suo semplice palazzo ed i templi. Al fascino del luogo si unisce il senso della presenza dei grandi santi che vi hanno abitato. Completate le visite di rientra a Toling. 14°g. 16/8 Toling – Pyiang - Dunkhar - Darchen Si prosegue il viaggio attraverso stupendi canyon erosivi con punti panoramici verso i monti glaciali dell’India arrivando nella valle di Dunkhar. Si iniziano le visite dal sito di Piyang, uno dei feudi di Gughe, con resti estremamente interessanti e, nascosti in alcune grotte della cittadella, antichissimi affreschi. Ci si reca quindi ai templi rupestri di Dunkhar; i capolavori d’arte preservati in questa falesia furono riscoperti nel 1992 e presentano alcuni degli affreschi più raffinati dell’antica arte tibetana; lo sfondo azzurro dei dipinti rende le figure ancora più eteree, incredibilmente sospese fuori dal tempo. Si potrà anche visitare la cittadella, individuando il sentiero che, alle spalle delle poche case del minuscolo paese di Dunkhar, si inerpica sul monte e, attraverso una stretta apertura, conduce sulla sommità: i resti sono molto interessanti, e i panorami incredibili. Dopo queste indimenticabili esplorazioni si parte per tornare ad est verso il Kailash. Si riemerge dalle valli erosive di Gughe attraverso i grandiosi passi utilizzati per giungere fin qui godendo di panorami impossibili da immaginare, e proseguendo verso est si arriva ai piedi del monte Kailash a Darchen, punto di partenza del pellegrinaggio attorno alla montagna sacra. E’ un percorso di 54 chilometri; lungo il sentiero sacro si incontrano una miriade di luoghi legati a storia, mito e leggenda, ed anche alcuni piccoli monasteri: l’insieme lo rende decisamente unico al mondo. Darchen è un villaggio pieno di sporcizia che ad alcuni toglie la poesia del luogo; si alloggia presso l’hotel Himalaya, che è ragionevolmente decoroso. 15°g. 17/8 Kora del Kailash: Darchen – Dirapuk Il bagaglio personale viene portato dai portatori; si lascia a Darchen quanto non è necessario. Il percorso a piedi porta dopo le prime due ore circa sulla piana di Tarboche, il luogo dove si svolge Saga Dawa ai piedi della piattaforma dei Mahasiiddha, all’ingresso della valle occidentale del Kailash che è denominata dai tibetani valle di Amitabha. Si transita ai piedi del monastero di Choku che si erge sul versante occidentale, e viene visitato solo dai più tenaci, e si sale gradualmente al cospetto dei colossali muraglioni occidentali del Kailash; a tratti dal sentiero appare altissima la cuspide sommitale. Si aggira il monte finché appare l’immortale parete nord, ai cui piedi si trova l’eremo di Dirapuk; si alloggia in una semplice locanda in vista della maestosa parete, la quota è di circa 5000 metri. 16°g. 18/8 Kora del Kailash: Dirapuk – Dolma La – Valle di Zutrulpuk Salendo verso il passo di Dolma si transita da alcuni laghetti e da un punto dove i pellegrini usano lasciare qualcosa di personale: solitamente dei vestiti, e a volte anche delle … dentiere, per significare l’abbandono del peso del proprio karma e delle negatività del passato. Il mitico passo è alto circa 5600 metri; quindi la salita viene sempre svolta procedendo con grande tranquillità, senza fretta: sarà faticoso, ma fino ad oggi tutti coloro che sono giunti qui con Amitaba ce l’hanno fatta!! Dal Dolma, dove un’infinità di bandiere di preghiera sventolano al vento e non si vede più la vetta del Kailash, un luogo che commuove molti pellegrini, si scende ripidi passando subito dal laghetto di Tara, dove può capitare di vedere pellegrini induisti che eseguono un’abluzione nell’acqua gelida, a circa 5500 metri di altezza. Arrivati alle pasture della valle sottostante, dove si trovano usualmente degli yak al pascolo, si continua con un lungo tratto di cammino pianeggiante allietato da una visuale dello spigolo nord est del Kailash e finalmente si giunge alla locanda nei pressi del piccolo Gompa di Zutrulpuk, costruito sul luogo dove il santo Milarepa meditava in una grotta. 17°g. 19/8 Kora del Kailash: Zutrulpuk – Darchen; Drongba Oltre Zutrulpuk, ormai in vista dei laghi sacri di Manosarovar e Raksal Tal, si esce dalla valle di Akshobya raggiungendo Darchen, completando il cammino. Si ‘fugge’ subito da questo posto mal gestito iniziando un primo tratto del percorso di rientro verso Lhasa; si transita a nord del grande lago turchese Manosarovar e si rivedono il lago di Te Tso, il Mayun La, il versante settentrionale dell’arco Himalaiano, le dune di Paryang. Giunti a Drongba si alloggia presso l’hotel Drongba. 18°g. 20/8 Drongba – Saga - Pelkho Tso - Shegar Arrivati a Saga si attraversa lo Tsangpo con un ponte, si costeggiano laghi minori e si valicano alcuni passi raggiungendo la stupenda area nomadica del lago di Pelko, una zona di bellezza incomparabile: su questo grande lago blu turchese, in un ambiente abitato solo dai nomadi, si affacciano maestose vette himalaiane tra cui lo Shisha Pangma, che supera gli 8000 metri di quota. Oltre Pelkho ci si congiunge con la strada che giunge dal Nepal, e si continua a seguire l’arco himalaiano; nei giorni limpidi si possono vedere il Cho Oyu e l’Everest. Superata Tingri si arriva a Shegar, dove si alloggia presso l’hotel Tibet Roof of the World. 19°g. 21/8 Shegar – Shigatse Si visita la ‘Montagna di cristallo’: le ardite mura del castello di Shegar giungono altissime fino in vetta alla montagna che sovrasta il bel villaggio, che conserva lo stile tradizionale. Se si sale sul punto più alto si vede la vetta dell’Everest; ma già sotto, dove si trova l’interessante Gompa, si effettua una visita di prim’ordine! Si lascia Shegar valicando il passo del Gyatso che porta a Lhartse e si ripercorre da qui un tratto di strada utilizzato il 9/8 proseguendo verso est attraverso un altro valico fino a Shigatse, dove ci si sistema presso il medesimo hotel, il Manosarovar o simile. 20°g. 22/8 Shigatse – Yungdrungling - Lhasa Da Shigatse si ripercorre la strada con cui si è giunti da Lhasa. Dopo un tratto, giunti al ponte che porta a nord verso Oyuk e il Nam Tso, lo si attraversa arrivando con una breve deviazione al monastero bön di Yungdrungling, il centro maggiore di questa tradizione nella provincia tibetana di Tsang, in buona parte ricostruito, che contiene alcune interessanti statue ed una serie di mandala dipinti tipici di questa scuola tibetana. Nell'ampia piana alluvionale sottostante si trova un tipico villaggio rurale tibetano. Tornati alla strada principale si continua il viaggio fino alla confluenza col fiume Kyuchu, di cui si risale il corso fino a Lhasa, dove si alloggia nel medesimo hotel, il Gang Gyen o simile. 21°g. 23/8 Lhasa, volo di rientro Il volo della Air China per Chengdu parte alle 11.00 con arrivo alle 12.50; si prosegue da qui per Pechino alle 16.50 con arrivo alle 19.40. 22°g. Sabato 24 agosto, arrivo a destinazione Il volo della KLM per Amsterdam parte alle 0.30 con arrivo alle 5.10; la prosecuzione per Milano Malpensa è alle 8.25 con arrivo alle 10.05, per Roma Fiumicino alle 7.15 con arrivo alle 9.30.
TIBET ORIENTALE 2019: I grandi Festival del Kham
Celebrazioni estive a Kandze, Palpung, Pelyul e Litang
Periodo: 1 ago - 17 ago
Si deve però tener presente che a volte le autorità vietano, anche all’ultimo momento, il loro svolgimento, ed il fatto che nel 2018 non vi siano stati problemi non è una garanzia assoluta per il 2019. Ma, anche se capitasse la sfortuna di qualche cancellazione, il viaggio non perderebbe di contenuto, perché le aree ed i siti che si esplorano sono assolutamente meritevoli a prescindere dagli eventi di folclore. S’incontra la sorprendente vitalità del mondo tibetano, che qui ha mantenuto vive ed intense le proprie tradizioni, si visitano territori che spaziano da altissime montagne coperte dai ghiacci a valli ricche di foreste, solcate da fiumi dalla forza impetuosa, praterie d’alta quota punteggiate dalle scure tende di pelo di yak, le case dei clan nomadi, e si visitano templi di qualità e raffinatezza sorprendente. Un tour che sicuramente resterà nel cuore tra le belle esperienze della vita! I dettagli del viaggio sono indicati nella descrizione del programma. Il Tibet Orientale, una nota generale La gran parte delle vaste regioni tibetane dell’Amdo e del Kham in seguito all’invasione cinese sono state inglobate nelle province del Qingai, Gansu, Sichuan e Yunnan, ma in questi territori i tibetani sono ancora il gruppo maggioritario e la gente, aiutata dalla fierezza che le è propria e dal territorio selvaggio, è riuscita a tener testa alla politica di assimilazione culturale del governo cinese. Fu proprio nel Kham orientale che scoppiò la grande rivolta alla fine degli anni ’50, che portò gli sconfitti guerrieri Khampa a cercare rifugio nel lontanissimo Mustang, in Nepal. Oggi è in corso un eroico sforzo per far riemergere, con pochi mezzi ma con un’assoluta volontà, le tradizioni; molti monasteri sono stati ricostruiti e alcuni Lama hanno potuto ricominciare, sotto attenta sorveglianza, a diffondere i propri insegnamenti. Dopo gli incidenti del 2008 nel periodo delle olimpiadi e la violenta repressione cinese che ne è seguita, la vita è poi tornata alla normalità; la gente svolge in discreta autonomia le proprie attività ed anche la religione può essere praticata, a condizione che non si contesti il partito e la legittimità del regime di occupazione. Ora si osservano anche parecchi praticanti buddisti cinesi che frequentano i monasteri ed alcuni di questi istituti si sono grandemente espansi con l’ausilio di fondi contribuiti da discepoli cinesi. Nota tecnica, clima e attrezzatura Il viaggio è molto speciale per l’unicità del percorso e per la possibilità di incontrare luoghi e situazioni che offrono un genuino contatto con la cultura tradizionale del Tibet. Ma non è un viaggio turistico: si richiede un certo spirito di adattamento perché, pur non essendo necessario utilizzare dei campi, in alcune località gli alloggi sono di bassa qualità, ci sono alcuni spostamenti lunghi e si arriva in alta quota. In particolare si segnala che a Palpung si alloggia nel monastero, una situazione molto spartana che può essere gradita solo dai veri viaggiatori; qui è necessario avere un proprio sacco a pelo. Le temperature minime previste possono arrivare intorno ai 10°C., e si tenga presente che alle alte quote del Tibet le escursioni termiche possono essere notevoli e il sole può bruciare la pelle nonostante l’aria fresca. Possono esserci piogge, che solitamente se si verificano sono di breve durata; ma negli ultimi anni anche in Tibet il clima è meno prevedibile. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; si consiglia di portare dei capi in pile ed una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi ed una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di avere con sé il filtro polarizzatore. L’alta quota del Tibet Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhagang, punto d’arrivo, si trova a 3770 metri di quota. La buona riuscita di un viaggio deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario tiene conto di queste esigenze. Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO (Nel testo si trovano tra parentesi in corsivo i nomi delle località tibetane traslitterati dal cinese come su Google Maps) 1°g.    Giovedì 1 agosto, partenza in volo per la Cina   Il volo suggerito è quello per Pechino della China Airlines parte da Milano Malpensa alle 13.30 per Pechino; da Roma Fiumicino ci si può collegare a questo volo con Alitalia con partenza alle 9.05 e arrivo a Malpensa alle 10.20. Per gli orari da altre località o di altre compagnie contattare Amitaba.. 2°g.    2/8 Arrivo a Chengdu   Si atterra a Pechino alle 5.30; qui ci si imbarca per Chengdu alle 7.40 con arrivo alle 10.35, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba. Trasferimento presso l’hotel Holiday In Chengdu Wuhou e tempo libero. 3°g.    3/8 Chengdu – Dartsedo (Kanding) - Lhagang (Tagongxiang)   Si parte presto lasciando le calde regioni della Cina arrivando in autostrada fino a Yaan, dove si inizia a seguire il corso di un fiume che serpeggia tra monti boschivi. Ora che il tunnel sotto il passo di Khakha è completato si percorrono i circa 320 km in approssimativamente sei ore. Dartsendo è una cittadina situata a circa 2500 metri di quota che storicamente ha segnato il confine tra il mondo cinese Han ed il Tibet, oggi inglobata nello stato del Sichuan e con la popolazione in maggioranza cinese. Da Dartsedo la strada sale direttamente al Gye La (4219 mt), accedendo ad una bella regione dove i monti sono coperti di un manto erboso e le case costruite in pietra hanno la bella simmetria tipica di quest’area del Kham; si vedono qua e la anche le tende dei nomadi: ci si sente arrivati in Tibet! Lhagang per la strada più diretta dista da Dartsedo circa 90 km (2 ore). La quota di questo interessante villaggio, spesso affollato dai nomadi Golok e Khampa giunti per acquisti o in pellegrinaggio, è di 3770 mt, la medesima di Lhasa; ci si accomoda in un semplice hotel locale. 4°g.    4/8 Lhagang   Si dedica la giornata alle visite; con il tempo limpido l’orizzonte è ornato dalla sagoma del monte Zhara Lhatse (5820 mt), considerato il trono dell’entità di protezione locale, attorno a cui vivono molti nomadi di stirpe Golok. Sulla piazza principale si affaccia un importante monastero di scuola Sakya, ricco di sale ed affreschi, dove molti pellegrini giungono per ricevere la benedizione di una veneratissima statua del Jowo, il Buddha sedicenne. Il tempio ha un’origine antichissima: era infatti il tempio geomantico più orientale costruito da Songtsen Gampo nell’VIII secolo, uno dei 108 templi che furono da lui fatti edificare per sopire l’orchessa del Tibet. A Lhagang si trovano anche una grande scuola monastica Nyingmapa ed il tempio di Muya, edificato ai margini della prateria che si estende verso lo Zhara Lhatse. A breve distanza dal paese, nei pressi della località di Jiagulong, si trova il grande complesso di Sekyelgo Gompa e, nei pressi del villaggio, un gigantesco tempio Mani con grandissime ruote di preghiera, stupa ed innumerevoli pietre scolpite, con alle spalle un’intera collina coperta di bandiere di preghiera; un insieme molto particolare, tra i primi assaggi di cosa riesce a creare la devozione dei tibetani in queste terre remote. 5°g.    5/8 Lhagang – Dawu   Proseguendo oltre il passo di Nedreheka (4050 mt) si transita dal villaggio di Bame: da qui con una deviazione verso nord di circa 10 km si raggiunge l’idilliaca valle del monastero di Garthar Chode, fondato dal VII Dalai Lama, e, nella stessa valle, si visita il luogo di nascita dell’XI Dalai Lama. In questa regione i monti sono piacevolmente coperti di foreste e pasture verdi; si coprono in tutto circa 150 km, un percorso di circa 4 ore. A Dawu, sistemazione in un semplice hotel locale e visita del monastero di Nyitso, che prima dell’invasione ospitava 400 monaci ed è stato ricostruito 6°g.     6/8 Dawu – Kandze (Garze)   Lasciata Dawu si risale il corso del fiume fino a Drango (Luhuo), che dista circa 70 km, dove su di un colle sopra la confluenza di due fiumi sorge un grande monastero, che oggi ospita più di 300 monaci. Venne consacrato dal Panchen Lama nel 1985 (il precedente era stato distrutto da un terremoto). Vi sono molte sale interessanti, di cui quella principale è retta da 63 pilastri, e un tempio dedicato al Jowo, una bellissima statua di recente fattura portata dall’India. Proseguendo verso ovest si raggiunge, sul versante settentrionale del fiume, il complesso monastico di Chori Gompa; rientrati sulla strada principale si sale il passo del Latseka (3950 mt) godendo di una stupenda visuale, con anche un laghetto dove si affaccia l’eremo femminile di Joro; verso Kandze si ha la vista dell’imponente catena del Kawalungring che cinge a sud la valle del fiume Yalong. Si percorrono circa 170 km in circa quattro ore e mezza. A Kandze, posta a circa 3400 mt di quota, ci si sistema presso l'hotel Yakser o simile. 7°g.    7/8 Kandze (festival)   Oggi è la seconda ed ultima giornata del festival annuale di Kandze, la più importante; come citato nella presentazione del viaggio, può succedere che le autorità del governo locale anche all’ultimo momento lo sospendano, nel qual caso una giornata qui è comunque molto ben spesa. Se tutto avviene senza intoppi, si dedica la maggior parte del tempo alle attività del festival, con le rappresentazioni di danze e musiche eseguite dai monaci, attese dalla popolazione locale agghindata col meglio dei propri abiti tradizionali. Nella gradevole cittadina di Kandze, ricca anche di bei negozietti e con alcune parti vecchie, si trova un grande monastero che risale al XVII secolo, che è stato restaurato. In questo panoramico sito le sale dei protettori conservano molte tanke antiche e statue di magnifica fattura e sul tetto si trova un mandala tridimensionale di Kalachakra; è peculiare il nuovo tempio dove è stato realizzata una gigantesca composizione coloratissima che rappresenta il "campo dei meriti". Al centro del paese nell’antico tempio di Den, dedicato a Mahakala, sono sopravvissuti molti degli affreschi antichi perché durante la rivoluzione culturale era usato come granaio. Tempo permettendo, nei dintorni ci si può recare con una breve escursione a Beri, sito della capitale di un regno Bon del XVII secolo, dove si trovano due piccoli monasteri, Beri (Ghelupa) e Kablung (Nyingmapa). 8°g.    8/8 Kandze – Derge   Lasciata Kandze si risale il corso del fiume Yalong e dopo 26 km s’incontra Dargye Gompa, un bel monastero, in gran parte ricostruito, che merita una visita. Superata Manigango (Manigangexian) ci si addentra tra i monti a meridione godendo della vista del magnifico lago di Yilhun Tso, dedicato alla divinità tantrica Chakrasamvara, circondato da muri mani che affiancano il sentiero che i pellegrini seguono attorno alle sue acque turchesi. Oltre, al cospetto di colossali montagne irte di spettacolari cuspidi granitiche e sovrastate da ghiacciai dove vivono alcuni nomadi, si valica il passo di Tro (4750 mt), da cui si scende rapidamente entrando in un ambiente boschivo. Superato uno spettacolare canyon si raggiunge Derge (3250 mt), che dista circa 200 km da Kandze, un percorso di circa 4 ore; si alloggia presso l'hotel Trola o simile. Questa località è considerata il cuore culturale del Kham; fu la capitale del regno più potente di questa regione tra il XV e il XIX secolo. Qui il sito più interessante è l’antica stamperia di Parkhang, che produce i testi sacri del canone buddista tibetano utilizzando le tecniche tradizionali: si potranno osservare tutte le fasi di lavorazione. Impressionano anche la quantità di antiche matrici di legno, la più grande collezione dell’ìntero Tibet, e la bellezza degli affreschi del tempio. Tempo permettendo, si visitano anche il monastero di Derge Gonchen, edificato nel XV secolo e ricostruito dopo il 1987 attorno alla struttura originaria, ed il tempio di Tangyel, entrambi di tradizione Sakya. 9°g.    9/8 Derge – Palpung (Babangsi) festival   Per raggiungere il monastero di Palpung esiste oggi una nuova strada in parte sterrata che si inerpica sui monti direttamente da Derge, senza dover arrivare prima allo Yangtse e poi risalire la lunga valle che vi giunge, con una percorrenza di meno di due ore. Questo stupendo sito di scuola Kagyu, situato a 3950 metri sulle creste di monti ricchi di pinete, è il più importante della regione; fu fondato dall’VIII reincarnazione del Tai Situ, il cui lignaggio iniziò nel 1377 ed è attualmente giunto alla XII manifestazione. Qui ci si accomoda nel monastero, dove gli alloggi sono rudimentali. Oggi è la giornata iniziale del festival annuale, con le diverse rappresentazioni ottimamente eseguite dai monaci; un luogo superbo per gustare l’essenza del folclore del Tibet, un magico intreccio tra contenuti religiosi, musiche e costumi con la presenza di un gran numero di pastori nomadi, contadini e gente dei villaggi che confluisce per la ricorrenza. 10°g.    10/8 Palpung (festival) – Pelyul (Baiyu)   Si seguono gli eventi del festival; quindi si scende a sud verso il fiume Yangtse, che da Palpung dista circa 30 km; sul percorso si sosta a Pewar Gompa (Baimengsi), di scuola Sakya, appollaiato sulle falesie, dove gli antichi affreschi sono stati ben restaurati. Si segue il deflusso delle acque; tempo permettendo, per completare le esplorazioni delle vallate a nord dello Yangtse, dopo circa 8 km lungo il fiume con una deviazione che porta ad est si arriva al villaggio di Horpo (Hepoxiang) (3170 mt), nei cui pressi si imbocca una valle a sud e ci si inerpica per circa 900 mt di salita fino a Katok Dorjeden (Gongbucun), un sito Nyingmapa che risale al XII secolo, di grandissima sacralità storica, posto sulla cima dei monti a 25 km dallo Yangste. Il sito è uno dei monasteri più importanti di questa scuola ed è tra le più importanti mete di pellegrinaggio del Kham: i tibetani dicono che la vista di Katok renda evidente il significato di “visione pura”. In questi ultimi anni sono stati edificati un gran numero di palazzi e templi, il luogo è ora una fiorente università monastica, e per i visitatori queste nuove costruzioni contrastano un poco con l’aspettativa che si ha sull’apparenza di un luogo rinomato per la qualità delle pratiche meditative e per gli approfonditi studi filosofici. Si torna quindi a valle, e raggiunto ancora lo Yangtse, lo si segue per un tratto per poi entrare nella valle che porta a Pelyul, posta a 3015 mt, che da Katok dista in tutto 52 km; si alloggia presso l'hotel Pelyul o simile. 11°g.    11/8 Pelyul (festival)   A Pelyul nella giornata di oggi si svolge il festival al grande monastero cittadino di Namgyel Jangchubling, di tradizione Nyingmapa, fondato nel XVII secolo. Le case attorno al colle dove sorge il complesso monastico hanno l’aspetto caratteristico di questa regione, con la base in muratura, i tetti piatti ed il piano abitativo edificato con pali di legno messi orizzontalmente. Anche qui l’intera comunità è coinvolta con le celebrazioni e si trascorre la giornata seguendo gli eventi. 12°g.    12/8 Pelyul – Yarchen Gar   La meta di oggi è Yarchen Gar (Yaqiandou), uno dei luoghi più sorprendenti del Tibet; da Pelyul dista circa 130 km verso est, un tragitto che richiede da 3 a 4 ore di viaggio. Da Pelyul si prosegue lungo la valle per circa 15 km fino al villaggio di Ronggaixiang, dove si lascia la strada principale che porta a sud addentrandosi verso est con un percorso che attraversa monti e valli giungendo in un’area di ampie praterie. Tra queste pasture d’alta quota a circa 4000 metri si sono raccolti più di 10.000 praticanti buddisti, la maggioranza donne, di cui solo una parte sono monaci o monache, perché l’ordinazione è soggetta a restrizioni da parte del governo cinese, anche se tutti portano gli abiti del Sangha. Il maestro fondatore Achuk Rimpoce, di scuola Nyingmapa, è spirato nel 2011; iniziò ad insegnare qui nel 1985 ispirato in modo particolare dalle pratiche Dzogchen, che trasmetteva sia in cinese che tibetano, attirando a sé un gran numero di praticanti anche dalla Cina. Si alloggia in una semplice locanda, ma fermarsi in questo luogo così particolare vale senza dubbio un poco di disagio. 13°g.    13/8 Yarchen Gar – Litang   Si lascia la grande vallata erbosa di Yarchen Gar proseguendo verso est; ci si allontana gradatamente dalle praterie e si valicando i monti arrivando con circa 3 ore di viaggio nella regione del Nyarong, con le tipiche case squadrate dove la stanza residenziale in tronchi di legno si affaccia sul terrazzo del piano superiore, giungendo alla strada principale che collega Kandze a Litang (105 km). Da qui mancano circa 230 km, ma la strada è migliore e servono meno di tre ore; si segue il deflusso delle tumultuose acque del fiume Yalong, uno dei più importanti affluenti dello Yangtse, per poi rientrare tra i monti inerpicandosi su alcuni passi che portano fino alla vasta vallata di Litang, ricca di pasture, a circa 4000 metri di quota. Si alloggia presso l'hotel Potala o simile. 14°g.    14/8 Litang (festival)   Si dedica la giornata agli eventi del festival, con una piena immersione nel modo tibetano. La ricorrenza di Litang è uno degli eventi più importanti del folclore dell’altopiano: un mare di tende punteggia la prateria nella grande vallata erbosa che si estende a sud della cittadina. Migliaia di persone si riuniscono indossando i propri abiti tradizionali migliori per condividere un momento festoso, tra gare di cavalli e commerci. È un momento in cui s’incontrano anche molti nomadi delle etnie Golok e Khampa, uomini e donne dagli sguardi semplici e fieri, che approfitta del festival per incontrarsi. Vedere un certo numero di cinesi che si aggirano tra i tibetani nel ruolo di tranquilli turisti, impegnati a fotografare e riprendere, fa quasi dimenticare per un momento la realtà dell’invasione. 15°g.    15/8 Litang – Dartsedo (Kanding)    Prima di lasciare Litang si visita il grande monastero, un grandioso complesso costituito da molti templi che venne fondato nel 1580 dal terzo Dalai Lama. Il percorso di oggie si svolge in gran parte lungo la comoda nuova strada. Si inizia ripercorrendo per circa 20 km la strada con cui si è giunti qui il 13/8, risalendo lo spettacolare passo a nord est di Litang, e si prosegue seguendo uno stupendo tracciato che serpeggia per lunghi tratti sopra i 4000 mt di quota tra le creste delle montagne, superando diversi passi (8 in tutto) con poco dislivello. Si scende quindi a Pundadrong, una cittadina amministrativa situata nella stretta valle del fiume Yalong a circa 2800 mt, risalendo poi sul versante opposto fino ad un passo di circa 4200 mt dove si attraversano alcune praterie; se si ha fortuna, verso sud est da alcuni punti è visibile la vetta del misterioso Minyak Gangkar (7556 mt) ed a nord est lo Zara Lhatse. Si scende quindi in una bella regione con i monti coperti di un manto erboso con le tipiche case in pietra; si vedono ancora qua e là tende dei nomadi. Oltre Minyak Chakdra si valica il passo del Gye La, dove si era trasitati l’8/8, arrivando a Dartsedo. La distanza complessiva da Litang è di 282 km, circa 6 ore di guida; si alloggia presso l’hotel Kangding Qingke Dajiudian. Qui si possono visitare i monasteri Ghelupa di Ngachu (origina dal XVII sec, tradizionalmente legato a Drepung) e Nyingmapa di Dordrak (collegato al monastero Sakya di Dorje Drak). 16°g.    16/8 Dartsedo (Kanding) – Chengdu e volo di rientro   Si ripercorre la strada fino a Chengdu, dove ci si reca in aeroporto per il rientro; se si utilizza il volo suggerito si parte per Pechino con China Airlines alle 20.25 con arrivo alle 23.15. 17°g.    Sabato 17 agosto, arrivo a destinazione   La partenza da Pechino è alle 1.30 con arrivo a Milano Malpensa alle 6.30. Il collegamento Alitalia per Roma Fiumicino parte alle 11.05 con arrivo alle 12.20.
TIBET 2019: Festival di Tsurphu e Saga Dawa a Samye
Un viaggio completo, vicino alla cultura del Paese delle Nevi
Periodo: 8 giu - 21 giu
I dettagli del viaggio sono indicati nella descrizione del Programma. Una nota sul Festival di Tsurphu Il festival di Tsurphu è uno dei momenti di spiritualità e folclore più belli ed importanti del Tibet. Il grande evento, a cui confluisce una moltitudine di pellegrini, si svolge in un ampio e ben mantenuto complesso monastico situato in una tranquilla valle a nord ovest di Lhasa: è la sede storica del Karmapa, una figura importantissima nella storia sia mistica che spirituale del Paese delle Nevi. Infatti il lignaggio dei Karmapa, che in alcuni periodi storici ha avuto anche il potere temporale sul Tibet, fu il primo ad essere istituito tramite il riconoscimento della reincarnazione; dal lontano XII secolo si è giunti oggi al XVII successore, che nel 2001 è miracolosamente fuggito in India ed è ora residente a Dharamsala, vicino al Dalai Lama. Su come iniziò questa tradizione del riconoscimento si trova un gran numero di scritti interessanti; sicuramente molti degli episodi che circondano la figura di questo santo monaco inducono molti a crederci. L’alta quota del Tibet Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3600 metri di quota. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario tiene conto di queste esigenze; si raggiunge Tsurphu, situato a circa 4500 mt, nel quarto giorno in quota e la tappa tra Gyantse e Samye, quando si valicano due passi di cui il più alto, il Kari, arriva a 5045 metri, si svolge nell’ottavo giorno di permanenza in quota ed in ogni caso non preoccupa perché poi si scende ad elevazioni inferiori. Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Clima e attrezzatura Nei centri principali del Tibet Classico è raro che la temperatura notturna a giugno scenda sotto i 7°c e le massime sono di circa 22°c; la notte più fredda è a Tsurphu dove può succedere di avvicinarsi allo zero termico. Si tenga presente che alle alte quote del Tibet le escursioni termiche possono essere notevoli e il sole può bruciare la pelle nonostante l’aria fresca. Possono esserci piogge, che solitamente se si verificano sono di breve durata; ma negli ultimi anni anche in Tibet il clima è meno prevedibile. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; si consiglia di portare dei capi in pile e una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi ed una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di avere con sé il filtro polarizzatore.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Sabato 8 giugno, partenza in volo   Per arrivare a Lhasa in Tibet vi sono diverse possibilità di volo; i collegamenti suggeriti per il viaggio, che fanno da riferimento per i servizi di trasferimento aeroportuale, sono, per partenze da Milano Malpensa, con la China Airlines alle 13.30 per Pechino; da Roma Fiumicino ci si collega a questo volo con Alitalia con partenza alle 9.05 e arrivo a Malpensa alle 10.20. Per gli orari da altre località o di altre compagnie contattare Amitaba. 2°g.    9/6 Arrivo a Lhasa   Si atterra a Pechino alle 5.30; il volo per Lhasa parte da qui alle 9.00 con arrivo alle 15.00 (include lo scalo di un’ora a Chengdu). A Lhasa è in attesa dei partecipanti la guida tibetana; trasferimento in pulmino privato a Lhasa (64 km, poco più di un’ora), sistemazione presso l’hotel Gang Gyen o simile nella città vecchia e riposo. Presso l’hotel si incontra il capogruppo italiano, giunto oggi a Lhasa in treno da Xining. Per favorire l’acclimatazione e iniziare ad assaporare la parte vecchia della città ci si reca con una tranquilla passeggiata al Barkor, la strada che pullula di pellegrini e circumambula la cattedrale di Lhasa, punto focale della vita tibetana e vivacissimo mercatino. Ci si muove con calma, piano, per iniziare ad acclimatarsi; la quota è di circa 3600 mt. 3°g.    10/6 Lhasa   Si iniziano le visite dalla magnifica cattedrale del Jokhang, posta al centro del Barkor, che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende che è sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet. Si passeggia poi da qui fino al convento di Ani Tshamkhung, al Gyume, al tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang e ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani, come il prezioso tempio di Muru Nyingma. Nel pomeriggio ci si reca a visitare l’università monastica di Sera, posta ai margini della città, dove spesso si può assistere al dibattito dei monaci. 4°g.    11/6 Lhasa  Ci si reca al Potala, l’imperdibile Palazzo del Dalai Lama colmo di tesori d’arte. Prossima tappa il Norbulingka, il palazzo estivo dei Dalai Lama immerso in un bel giardino. Nel pomeriggio ci si reca all’università monastica di Drepung, che prima dell’invasione era la più grande del Tibet, ed al vicino tempio di Nechung, antica sede dell’oracolo di stato tibetano che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. 5°g.    12/6 Lhasa – Tsurphu (festival)   Le due giornate quando si sarà presenti a Tsurphu sono le conclusive e più importanti del grande festival annuale che si svolge in questo vasto complesso monastico, che è la sede storica del Karmapa, situato 66 km a nord ovest di Lhasa, circa due ore di guida. L’evento attira un grande numero di pellegrini, un momento di festoso raccoglimento; per noi ospiti è un’occasione eccezionale per ammirare i costumi tradizionali sfoggiati con fierezza dalle persone ed assistere alle cerimonie religiose, che includono danze eseguite dai monaci con vesti variopinte e portando maschere che ritraggono diverse entità e figure anche di animali, accompagnati da musiche eseguite con evocativi strumenti rituali tradizionali. Nel corso della giornata si avrà la possibilità di arricchire ulteriormente il programma visitando il monastero di Nenang, situato sui monti della vallata poco prima di Tsurphu. Si alloggia in una semplice locanda, tra le migliori disponibili; la quota qui è di circa 4500 metri. 6°g.    13/6 Tsurphu (festival) – Lhasa   In questa ultima giornata del festival è prevista l’esposizione di una grande tanka: è il culmine dei cerimoniali, quando risalta in maniera particolarmente forte la profonda fede che i tibetani hanno preservato. Rientrando a Lhasa si sosta per una visita a Kyormolung, un sito Sakya raramente visitato dove sono conservati antichi affreschi sopravvissuti all’olocausto cinese, un luogo che conserva una forte spiritualità pur essendo ora inserito in un contesto urbanizzato. A Lhasa si alloggia nel medesimo hotel. 7°g.    14/6 Lhasa – Yungdrungling - Shigatse   Si lascia la valle di Lhasa verso ovest seguendo il deflusso del fiume Kyuchu; Shigatse dista circa 270 km, un percorso che richiede circa 5 ore di viaggio lungo una strada veloce e ben tracciata. Nei pressi di Lhasa si sosta per una visita al tempio di Nyetang Dolma Lhakhang, storicamente importante perché fu la dimora di Atisha, con reperti artistici belli ed importanti. Si incontra in breve il fiume Tsangpo, di cui si seguono le rive fino a Shigatse; giunti al ponte che porta a nord verso Oyuk ed al Nam Tso lo si attraversa arrivando con una breve deviazione al monastero bön di Yungdrungling. È il centro maggiore di questa tradizione nella provincia tibetana di Tsang, in buona parte ricostruito, che contiene alcune interessanti statue e molti mandala dipinti, tipici di questa scuola tibetana. A Shigatse si alloggia presso l’hotel Manosarovar o simile: la quota qui è di circa 4000 mt. Ci si reca a fare un giro nella parte vecchia. 8°g.    15/6 Shigatse – Shalu - Gyantse   Ci si reca a visitare il grandioso monastero di Tashilhumpo, fondato nel 1447 dal primo discepolo di Tsong Khapa, retrospettivamente riconosciuto come la prima incarnazione del Dalai Lama, e sede storica del Panchen Lama; è uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori, tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. Ci si reca quindi nei pressi della città al tempio di Ngor. Completate le visite si parte per Gyantse, che dista 90 km; sul percorso con una breve deviazione ci si reca a Shalu, sito del tempio di Serkhang Tramo, che conserva un’antica atmosfera dove si indovinano interessanti affreschi nella penombra. Fu qui che Buton Rimpoce nel XIV secolo editò i 227 volumi del Canone Buddista Tibetano; nei pressi si trova l’antichissimo tempio di Gyengong Lhakang, fondato nel 997. Si alloggia presso l’hotel Jianzang o Yuthok. 9°g.    16/6 Gyantse   Gyantse è la città del Tibet Classico meglio preservata. L’enclave monastica prima delle distruzioni perpetrate conteneva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole; fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.), e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità” (il Kumbum) è una struttura costituita da più piani progettati secondo una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue e affreschi: chi è in grado di decifrarne la complessa simbologia può leggervi l’intero percorso iniziatico del misticismo tibetano. La visita al castello di Gyantse regala un’ottima panoramica sul complesso, sulla cittadina e le valli circostanti. 10°g.    17/6 Gyantse – Samding - Samye   Si parte per Samye seguendo un percorso tra i più belli del Tibet. Dopo aver costeggiato un lago di origine artificiale si valica verso est lo spettacolare passo di Khari (5045 mt), dove tra le pasture degli yak si sporgono i poderosi ghiacciai del Nyengchen Kang Ksa, la cui vetta si staglia oltre i 7000 metri. Oltre il passo si arriva sulle rive del vasto specchio turchese dello Yamdrok Tso, una delle perle naturali del Tibet, incastonato tra magnifiche vette. Con una deviazione ci si reca al monastero di Samding, che risale al XII secolo, uno dei rari siti dell’esoterica scuola dei Bodonpa la cui badessa è riconosciuta come una Kandroma (dakini) ed è anche considerata una delle maestre spiritualmente più elevate del Tibet. La posizione è fantastica, con grandiosi panorami sui monti e sul lago, e nel Gompa si trovano molti affreschi recentemente restaurati. Si prosegue quindi lungo il perimetro del lago per un bel tratto e lo si lascia valicando verso nord il passo di Gampa (4794 mt), che offre una visuale indimenticabile. Sull’altro versante si raggiunge il fiume Tsangpo; se ne segue il corso e lo si attraversa con un ponte arrivando a Samye dove si alloggia presso la Monastery Guest House, il miglior alloggio disponibile, che richiede un po’ di adattabilità ma quantomeno ha le stanze dotate di servizi e, soprattutto, è ubicato a pochi passi dal tempio. 11°g.    18/6 Samye, Saga Dawa    Samye è il più antico monastero buddista del Tibet, situato nei pressi di una zona di belle dune di sabbia non lontano dallo Tsangpo; il tempio principale è costruito su 4 livelli e rivela affreschi di bellezza indimenticabile, mentre all’interno del grande recinto sacro si trovano diversi templi e grandi Stupa. La forma mandalica dell’insieme, un’area interessantissima che merita una minuziosa visita, si ammira nella luce migliore al tramonto dalla vicina collina del Hepori, dove si trova un tempietto in cui spesso la sera un monaco recita le preghiere di buon auspicio alla divinità protettrice. Per la ricorrenza di Saga Dawa accorrono a Samye un gran numero di pellegrini ed i monaci eseguono diversi rituali; il sito è un luogo molto importante, bello da visitare a prescindere dalle festività in corso, che lo rendono ancora più vivo e vibrante.   12°g.    19/6 Samye – Tsetang   Lasciato Samye ci si reca al vicino eremo di Chimpu, dove alla base del monte un piccolo monastero ospita giovani monache; per chi se la sente passeggiando lungo il sentiero che si inerpica alle spalle del Gompa, tra formazioni di grandi massi ed il bosco, s’incontrano le casupole di solitari monaci e monache, piccoli templi e grotte di meditazione utilizzate dai maestri spirituali: qui si ritirarono anche Guru Rimpoce e Atisha, e chi vi giunge con rispetto potrà essere invitato in alcuni di questi potenti luoghi d’energia spirituale dai sereni meditatori che hanno posto qui la propria dimora. Completata l’esplorazione si parte per Tsetang (50 km), dove si alloggia presso l’hotel Tsetang. Nel pomeriggio ci si reca al tempio di Tradruk, la cui fondazione è attribuita a Songtsen Gampo nell’VIII secolo. La struttura architettonica è simile al Jokhang di Lhasa e l’interno regala una splendida atmosfera con molte cappelle affrescate e statue di fine fattura; vi sono custodite anche alcune importanti reliquie. Si prosegue lungo la valle dello Yarlung, ricchissima di testimonianze che risalgono all’origine della storia del Tibet, con la visita del Yumbulagang, tra i luoghi più pittoreschi, che fu il primo palazzo degli antichi re ed è stato restaurato nel 1982. 13°g.    20/6 Tsetang e volo di rientro   Si dedica la mattina al completamento delle visite, andando alle tombe dei re di Yarlung, dove primeggia il grande tumulo di Songtsen Gampo, su cui è stato costruito un piccolo tempio da dove si ha una stupenda visuale del monastero di Riwo Dechen. I tumuli dei re di Yarlung non sono mai stati oggetto di scavi archeologici e pare che non siano stati profanati: la tradizione tramanda che sotto il tempio dedicato a Songtsen Gampo vi siano interrati cinque templi a struttura mandalica, con la salma del grande re posta nel tempio centrale e circondata da innumerevoli tesori. Ci si reca quindi, tempo permettendo, a due delle grotte di meditazione più venerate di questa parte del Tibet. La prima, Bairo Phuk, è il minuscolo eremo utilizzato nell’VIII secolo da Vairochana, uno dei discepoli principali di Guru Padmasambhava, o Guru Rimpoce per i tibetani. A Rechung Phuk si ritirò il prediletto discepolo di Milarepa, il grande Rechung; il monastero è stato distrutto dai barbari invasori, ma i tibetani hanno ripristinato il tempio all’ingresso della grotta dove sono conservati anche alcuni oggetti appartenuti al grande mistico. Completate le visite si raggiunge l’aeroporto di Lhasa, che dista 97 km, un tragitto di massimo 2 ore. Il volo della China Airlines per Pechino parte alle 16.00 con arrivo alle 21.40 14°g.    Venerdì 21 giugno, arrivo a destinazione   Si parte da Pechino con il volo Lufthansa per Francoforte alle 2.30 con arrivo alle 6.50; il volo da qui per Milano Malpensa parte alle 9.10 con arrivo alle 10.20 e per Roma Fiumicino alle 10.45 con arrivo alle 12.30.
TIBET 2018: Da Lhasa all’Everest, traversata himalaiana con il festival del Tashilhumpo
Estensione in Bhutan: Thimpu e Gangte Tsechu
Periodo: 8 set - 21 set
Per maggiori dettagli sul Paese, vedi Tibet. Arrivati a Lhasa vi si sosta per tre notti potendo visitare i siti della città e dei dintorni mentre ci si adatta all’alta quota. Per favorire l’adattamento si inizia tranquilli immergendosi nel circuito sacro del Barkor che pullula di pellegrini ed è animato da un bel mercato; l'hotel è situato nei pressi, nella città vecchia. Nei giorni seguenti si visitano il Potala, il palazzo estivo (Norbulingka), il Jokhang (la veneratissima cattedrale di Lhasa) e le due grandi università monastiche di Drepung e Sera, oltre ad un insieme di interessanti luoghi meno celebri ma eccezionalmente interessanti. Si lascia quindi la grande valle dello Tsangpo e si transita dal lago turchese di Yamdrok, arrivando a Gyantse, dove tra le mura dell'antico complesso monastico di Pelkor Chode si erge il grandioso Stupa del Kumbum, lo stupa delle 100.000 divinità. Da Gyantse si prosegue per Shigatse, sede del monastero del Panchen Lama: il Tashilhumpo, sopravvissuto quasi indenne alla rivoluzione culturale, dove sarà in pieno svolgimento un grande festival, di cui si segue l’ultima e più importante giornata di rappresentazioni. Continuando poi verso il cuore della zona himalaiana ci si reca a Phuntshok Ling, situato in posizione magnifica lungo lo Tsangpo e ricco di affreschi molto interessanti, a Sakya, il monastero - fortezza che fu anche capitale del Tibet, e, nella valle di Shegar, si esplorano i resti dello spettacolare Dzong. Si giunge quindi a Rongbuk di fronte alla parete nord del Chomolungma (Everest), a circa 5000 mt di altezza. Dopo questa spettacolare sosta si prosegue ad ovest superando lo Shisha Pangma tra le pasture nomadiche del lago di Pelkho e, valicato l’Himalaia, si giunge in Nepal arrivando fino a Katmandu, da dove si potrà rientrare o seguire l’estensione prevista per il Bhutan. Si alloggia in hotel di buona qualità nei centri principali; solo a Sakya e a Rongbuk gli alloggi sono piuttosto modesti, ma situati in luoghi incomparabili. In Bhutan e in Nepal, per chi segue l’estensione, si utilizzano alberghi comodi; si avrà una sistemazione piuttosto semplice solo a Gangte, la località rurale dove si segue uno dei festival, ed a Katmandu si alloggia in un hotel storico, con un grande fascino ma che alcuni trovano un poco vetusto. Gli spostamenti vengono effettuati con veicoli privati utilizzando mezzi moderni. Estensione in Bhutan Da Katmandu si parte in volo per Paro in Bhutan dove, oltre alla visita dei siti classici, si partecipa a due interessantissimi festival con caratteristiche diverse, il grande tsechu annuale di Thimpu, eccellente incontro con la solennità regale dei grandi rituali di Druk Yul, il Paese del Drago, ed il festival di Gangte, dove ci si immerge nell’intensità del folclore himalaiano in un monastero che si erge tra le case di un bucolico villaggio nella valle di Phobjikha. Il percorso è poi arricchito da alcuni siti fuori dal circuito turistico, vicini al mondo culturale dei bhutanesi. Tornati in volo a Katmandu, si sosta per due notti completando il tour con alcune visite ai siti storici e d’importanza spirituale della valle [NB: se vi fosse urgenza di tornare si può richiedere di saltare questa parte]. L'alta quota del Tibet Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3600 metri di quota. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze; nella tappa tra Lhasa e Gyantse si valicano due passi di cui il più alto, il Kari, arriva a 5045 metri; ma la quota di questo non deve preoccupare perché poi si scende ai 4000 metri di Gyantse e ai 3900 mt di Shigatse; si procede quindi per Sakya e Shegar a circa 4300 mt, pronti oramai per affrontare i 5000 mt di Rongbuk. Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico curante. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Nota tecnica - clima e attrezzatura Nei centri principali del Tibet Classico è raro che la temperatura notturna nella prima metà di settembre scenda sotto i 4°c e le massime sono di circa 19°c.; nella parte himalaiana a Sakya e Shegar di notte ci si può invece avvicinare allo zero termico ed a Rongbuk, alle falde dell’Everest, è normale andare sotto lo zero di notte, con rare punte di minima anche a -10°c.  Si tenga inoltre presente che alle alte quote del Tibet le escursioni termiche possono essere notevoli e il sole può bruciare la pelle nonostante l’aria fresca. Sono molto poco frequenti le piogge, che solitamente se si verificano sono di breve durata; ma negli ultimi anni anche in Tibet il clima è meno prevedibile. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; si consiglia di portare dei capi in pile e una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini caldi adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore. L’estensione in Bhutan non presenta problemi tecnico; si tenga solo conto che a fine estate le piogge in Bhutan, a sud dell’Himalaia, sono più frequenti che a nord.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Sabato 8 settembre, partenza in volo   Per arrivare a Lhasa in Tibet vi sono diverse possibilità di volo; i collegamenti suggeriti per il viaggio, che fanno da riferimento per i servizi di trasferimento aeroportuale, sono, per partenze da Milano Malpensa, con Lufthansa alle 11.05 per Francoforte con arrivo alle 12.20 o da Roma Fiumicino con Lufthansa alle 10.10 per Francoforte con arrivo alle 12.10. Si parte da qui per Pechino alle 13.55. Per gli orari da altre località o di altre compagnie contattare Amitaba. 2°g.    9/9 Arrivo a Lhasa   Si atterra a Pechino alle 5.15; il volo per Lhasa parte da qui alle 7.35 con arrivo alle 12.05. All’aeroporto è in attesa dei partecipanti la guida tibetana; trasferimento in pulmino privato a Lhasa (64 km, poco più di un’ora), sistemazione presso l’hotel Gang Gyen o simile nella città vecchia e riposo. Per favorire l’acclimatazione e iniziare ad assaporare la parte vecchia della città ci si reca con una tranquilla passeggiata al Barkor, la strada che pullula di pellegrini e circumambula la cattedrale di Lhasa, punto focale della vita tibetana e vivacissimo mercatino. Ci si muove con calma, piano, per iniziare ad acclimatarsi; la quota è di circa 3600 mt. 3°g.    10/9 Lhasa   (NB: una nota pratica: l’ingresso al Potala viene fissato dalle autorità ad un orario predeterminato, quindi la sequenza delle visite dei siti di Lhasa potrà variare) Si iniziano le visite dalla magnifica cattedrale del Jokhang che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende, sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet. Ci si reca quindi al Potala, l’imperdibile Palazzo del Dalai Lama colmo di tesori d’arte  – dove per molti di noi la lunga scalinata per entrare è il test più duro dell’intero viaggio! Prossima tappa il Norbulingka, il palazzo estivo dei Dalai Lama immerso in un bel giardino. Nel pomeriggio si esplora la città vecchia che è abitata in prevalenza da tibetani; passeggiando dal Barkor si vedono il convento di Ani Tshamkhung, il tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang ed ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, il Gyume e diversi altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 4°g.    11/9 Lhasa: Drepung, Nechung e Sera   Oggi si visitano le università monastiche nei pressi di Lhasa. Si inizia con Drepung, che prima dell’invasione era la più grande del Tibet, includendo il vicino tempio di Nechung, antica sede dell’oracolo di stato tibetano che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Nel pomeriggio ci si reca a visitare l’università monastica di Sera, posta ai margini della città, dove spesso si può assistere al dibattito dei monaci. Rientrati in città si avrà un po’ di tempo libero, ottima occasione per recarsi a curiosare nel Barkor. 5°g.    12/9 Lhasa – Yamdrok Tso – Gyantse   Si lascia la grande valle dello Tsangpo salendo, in direzione sud, al passo di Gampa (4794 mt), che offre una visuale indimenticabile sul vasto specchio turchese del lago Yamdrok Tso, una delle perle naturali del Tibet, incastonato tra magnifiche vette di cui alcune superano i 7000 metri. Raggiunte le sponde del lago se ne segue il perimetro per un bel tratto e quindi si valica verso ovest lo spettacolare passo di Khari (5045 mt) dove la strada passa tra le pasture degli yak sfiorando i poderosi ghiacciai del Nyengchen Kang Ksa, la cui vetta si staglia oltre i 7000 metri, e, dopo aver costeggiato un lago di origine artificiale, si arriva a Gyantse, dove si alloggia all’hotel Gyantse o simile; la tappa è di circa 260 km. Si completa la giornata con la visita al castello di Gyantse che regala un’ottima panoramica sulla cittadina, del perimetro monastico e le valli circostanti. 6°g.    13/9 Gyantse - Shigatse   Gyantse è la città del Tibet Classico meglio preservata. Ci si reca a visitare l’enclave monastica, il Pelkhor Chode, che prima delle distruzioni perpetrate conteneva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole; fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.), e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità” è una struttura costituita da più piani progettati secondo una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue e affreschi: chi è in grado di decifrarne la complessa simbologia può leggervi l’intero percorso iniziatico del misticismo tibetano. Si parte quindi per Shigatse (90 km), seconda città del Tibet. Qui già oggi è corso il festival del monastero del Tashilhumpo, il grande complesso monastico che fu fondato nel 1447 dal primo discepolo di Tsong Khapa, retrospettivamente riconosciuto come la prima incarnazione del Dalai Lama, e sede storica del Panchen Lama; è uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori, tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. Ci si reca subito al monastero per assistere alle danze di chiusura della giornata. Si alloggia presso il Manosarowar hotel o simile 7°g.    14/9 Shigatse (festival del Tashilhumpo)   Oggi si svolge la giornata conclusiva e più importante del festival del Tashihumpo; le maschere, le musiche, le danze ed i costumi sono spettacolari ed è forse ancora più interessante l’inteso folclore creato dalla massiccia presenza di devoti tibetani che seguono l’evento. Si seguono le rappresentazioni e si visitano con calma le moltissime sale e templi del complesso, rese particolarmente vive dalla presenza dei pellegrini giunti per questa grande ricorrenza. Nel corso della giornata si effettua anche un giro nella parte vecchia della città ai piedi del ricostruito Dzong. 8°g.    15/9 Shigatse – Puntshok Ling - Sakya   Si imbocca la strada che porta verso Lhartse e la regione himalaiana lasciandola per seguire una valle che riporta verso nord al fiume Tsangpo attraverso un bucolico ambiente rurale; si sosta in un semplice villaggio per visitare un antico tempio della scuola Bodompa. Arrivati al maestoso Tsangpo se ne risale il corso lungo una spettacolare vallata fino al monastero di Puntshok Ling. Il Gompa sorge vicino al fiume immerso in una natura splendida a ridosso di contrafforti rocciosi che delimitano l’ingresso di una valle che si apre verso sud, è incorniciato da incredibili dune di sabbia e sovrastato da vaste fortificazioni che ne testimoniano il grandioso passato. Questo sito fu la sede principale della scuola Jonang fino ai tempi del maestro Taranatha (XVII secolo); sorprende per la bellezza architettonica dell’insieme e la qualità dei ben conservati affreschi. Si prosegue lungo lo Tsangpo fino al vecchio villaggio di Lhartse, dove si trova anche un interessante monastero, e si continua quindi per Sakya dove si alloggia presso il Sakya Manosarovar Hotel o simile. 9°g.    16/9 Sakya – Shegar   Il colossale tempio – fortezza di Sakya, posto alle propaggini della grande catena himalaiana, tra il 1268 e il 1365 fu sede del governo del Tibet; è un sito ottimamente conservato di dimensioni impressionanti, con molti monaci che sono da tempo tornati a viverci, ed è ricchissimo da visitare. Già nelle torri perimetrali sono alloggiati dei templi e all’interno delle poderose mura si trovano una serie di edifici importanti, tra cui la casa dell’Abate accanto a cui si trova un impressionante Gonkhang, e, se qui si sale sul tetto del tempio centrale, si trova la cappella del protettore principale, luogo di grande forza esoterica. Ma è dal cortile più interno che si accede a tre colossali Lhakhang, con una profusione di affreschi e reperti artistici eccezionali: a sinistra quello dedicato alle cerimonie rituali, a destra uno che conserva colossali Stupa dei maestri storici dei Sakya e incredibili affreschi di mandala e, di fronte, la sala principale dove nella mistica penombra vi sono statue di fattezza perfetta. Dietro a quest’ultimo tempio si trova una delle biblioteche più preziose del Tibet, con migliaia di testi originali posti su scaffali alti una decina di metri o più. Sul monte di fronte al complesso, oltre il precipitoso torrente, vi sono le rovine dello Dzong più antico ed i resti di vecchi templi con un certo numero di chorten, alcuni templi attivi, tra cui quello edificato di fronte alla grotta del grande Siddha Kunga Nienpo, mitico fondatore della scuola sakyapa, e il convento femminile. Dopo pranzo si lascia Sakya tornando per un tratto a nord e, raggiunta la strada principale che porta verso il Nepal, la si segue verso sud ovest valicando il passo del Gyatso che supera i 5000 mt e si apre sulla valle di Shegar, dove si alloggia presso l’hotel Tibet Roof of the World; la tappa è di 136 km. 10°g.    17/9 Shegar – Rongbuk   Ci si reca a visitare le rovine dell’affascinante Dzong di Shegar, che i tibetani chiamavano la “Montagna di Cristallo”; nella parte più bassa il tempio principale è stato ricostruito e vi vivono dei monaci. Per chi ha voglia di cimentarsi, dalla sommità dell’affascinante colle fortificato nelle giornate limpide lo sguardo spazia fino all’Everest. Si prosegue valicando un passo verso sud che supera anch’esso i 5000 mt da dove, se è limpido, lo sguardo spazia dal Makalu al Cho Oyu con l’Everest (chiamato Chomolungma in tibetano) che troneggia al centro. Raggiunte le acque dell’Arun, dove lungo la bella vallata si incontrano tipici villaggi di montagna tibetani, se ne risale il corso per un tratto e, seguendo una valle laterale, di colpo ad una svolta si ha la grandiosa visuale della parte nord del monte più lato della Terra! Le albe e i tramonti che si godono da questo prezioso luogo restano per sempre nel cuore. Sistemazione in una semplice locanda. 11°g.    18/9 Rongbuk – Tingri – Pelkho Tso - Kyirong   A Rongbuk il monastero è stato in parte ricostruito mentre sul versante est della valle le rovine del convento femminile testimoniano la scelleratezza degli invasori; ci si reca al vicino campo base del Chomolungma, posto a circa 5000 metri d'altezza, utilizzando l’autobus della “Everest Conservation”, l’organizzazione che cura il parco. La visuale sulla parete nord dell'Everest è onnipresente. Si lascia la valle tornando verso nord utilizzando per un tratto la strada seguita arrivando e la si lascia verso ovest percorrendo una panoramica strada sterrata che valicando un alto passo arriva a Tingri, dove si riprende la strada principale che giunge da Shigatse. Si prosegue verso ovest attraverso un magnifico ambiente nomadico con splendidi panorami sullo Shisha Pangma, “l’8000” tutto tibetano, e sul lago del Pelkho Tso. Si valica quindi la catena himalaiana e ci si immerge nella valli che conducono verso sud a Kyirong, situata a circa 2800 mt, dove si alloggia presso il comodo hotel Kyirong. La tappa è di circa 360 km e richiede approssimativamente 6 ore di guida. 12°g.    19/9 Kyirong – Rasuwa - Katmandu   Si prosegue per il confine con il Nepal a Rasuwa (circa 20 km) dove si consuma la colazione. Si salutano la guida e l’autista tibetano e, superate le formalità di frontiera e ottenuto il visto nepalese, si procede per Katmandu con guida, autista e veicolo nepalesi. Si segue la rigogliosa valle, abbellita da villaggi tradizionali, e pian piano si arriva – sono circa 150 km di distanza ma le condizioni disagevoli della strada possono richiedere anche più di 7 ore di guida. A Katmandu si alloggia presso l’hotel Vajra, posizionato ad un quarto d’ora di cammino dal centro della città; è immerso in un bel giardino e forse un poco vetusto, ma è costruito nello stile tradizionale newari con decorazioni in legno eseguite dall’artista Utam Raj di Patan, uno dei pochi luoghi dove s’incontra la vecchia atmosfera della valle. Per chi rientra 13°g.    20/9 Katmandu e volo di rientro   Tempo libero fino al trasferimento all’aeroporto per il volo di rientro; si avrà una vettura con autista a disposizione. Quasi tutti i voli partono nel pomeriggio con arrivo nella giornata successiva; il volo suggerito parte della Air India alle 15.35 con arrivo a Delhi alle 16.50, dove si resta nell’area transiti fino all’imbarco. 14°g.    Venerdì 21 settembre, arrivo a destinazione   Il volo Lufthansa per Monaco parte alle 0.55 con arrivo alle 5.30; da qui ci si imbarca per Milano Malpensa alle 7.00 con arrivo alle 8.05 o per Roma via Francoforte alle 6.30 con arrivo alle 8.00. Per gli orari di altri collegamenti e di altre compagnie contattare Amitaba. Per chi segue l’estensione in Bhutan 13°g.    20/9 Katmandu – Paro - Thimpu   Il volo per Paro parte alle 8.45 con arrivo alle 10.20 (orari da confermare); la visuale della catena himalaiana a nord è stupefacente, si vedono ben 6 “8000”, tra cui l’Everest e il Kanchendzonga, e arrivando anche il Chomolhari, montagna sacra del Bhutan. Arrivati nel piccolo aeroporto di Paro, che è l’unico punto d’ingresso aereo del Bhutan, si viene accolti dalla guida bhutanese che parla la lingua inglese. Per gli spostamenti in Bhutan si utilizzano pulmini giapponesi; la velocità è sempre moderata per via delle curve ed il limite ufficiale è comunque di 40 km/h, si ha così modo di gustare gli stupendi panorami. Paro è un bel villaggio che ha conservato le proprie caratteristiche tradizionali; ci si reca a visitare lo Dzong, reso celebre anche dal film giratovi da Bertolucci, e si pranza. Si parte quindi per Thimpu, che dista circa 65 km, la capitale del Bhutan che sta rapidamente crescendo, mantenendo però lo stile tradizionale nelle costruzioni. Ci si reca al grandioso Trashichhoe Dzong, dove vi sono la sede del governo, la sala del trono del re e la sede estiva dell’Abate del Bhutan, dove sono in corso le rappresentazioni del festival annuale, per un primo assaggio del grande festival. Si alloggia presso l’hotel Pedling. 14°g.    21/9 Thimpu (festival)    Oggi nel grande spazio a nord dello Dzong di Trashichhoe si tiene l’ultima e principale giornata del grande Tsechu di Thimpu, uno dei momenti più importanti di tutto l’animato folclore del Bhutan. Sulle balconate del grande Dzong si affiancano al Je Kempo (l’Abate a capo della scuola Drukpakagyu bhutanese) i diversi dignitari ed i membri della famiglia reale, e, spesso, lo stesso Re. Le danze in costume occupano buona parte della giornata; il momento più atteso è la sfarzosa rappresentazione delle otto manifestazioni di Guru Rimpoce (Padamsambhava) ma ognuna delle danze ed anche le scene a sfondo comico sono eseguite con grande maestria dai monaci che utilizzano costumi e maschere di fattura squisita accompagnati da musiche tradizionali. Assiste all’evento con grande attenzione una grande folla di persone agghindate con gli abiti più belli, sembra quasi una gara a chi ha il broccato più pregiato; ma lo spirito di tutti è molto gioviale, non austero, e partecipare è interessantissimo. Nell’arco della giornata si eseguiranno anche alcune visite, in funzione di quanto tempo si dedica al festival; i luoghi di maggior interesse sono Pangri Zampa, un monastero posto un poco più a nord della città che fu la prima residenza dello Shabdrung quando giunse in Bhutan nel XVII secolo ed oggi ospita la scuola astrologica ed il vicino tempio di Dechen Phu, oltre a Dechen Podrang, un magnifico palazzo che fu la sede del governo prima della costruzione di Trashichhoe, ed al tempio di Changangkha Lhakhang. 15°g.    22/9 Thimpu – Punakha   Si parte presto per salire al passo di Dochu, alto 3166 mt, per godere del grandioso panorama: il valico è situato in una foresta lussureggiante con una stupenda visuale dell’arco himalaiano e si ammirano le bandiere di preghiera colorate che circondano 108 Chorten (reliquiari); si trovano anche tanti piccoli tsa tsa impastati con le ceneri dei defunti, posti in gran numero attorno al Chorten più antico. Si sosta in un rifugio per consumare la colazione e si prosegue la discesa tra scenari grandiosi arrivando fino a valle, dove si trova lo Dzong di Punakha, il più bello e storicamente importante del paese, situato a 1250 mt. Lo Dzong è curato con amore e senza badare a spese, come si riscontra dalla qualità dei lavori che sono stati fatti per restaurare il tempio principale, che era stato danneggiato da un’inondazione. Tra gli affreschi si ammirano anche rarissimi mandala che non si trovano facilmente rappresentati altrove, neppure nei testi specifici. L’antica arte iconografica qui è … nel presente. Nel pomeriggio se ci sarà tempo sufficiente si effettua un’escursione col pulmino sui monti della valle, dove si trovano le scuole monastiche di Talo e Nalanda ed il tempio di Nabgang tra tipici, ben curati villaggi. Si alloggia in un hotel nei pressi del villaggio di Punakha, il Zangtopelri o simile. 16°g.    23/9 Punakha – Gangte   Prima di lasciare la valle ci si reca con una passeggiata che transita per un bel villaggio al tempio della fertilità di Chimi Lhakhang, posto in cima ad una panoramica collina, a metà strada tra Punakha e Wangdue. Questo tempio fu fondato dal grande Lama Kunley, “l’illuminato pazzo” il cui emblema fallico adorna l’ingresso di molte case rurali. Le coppie che non riescono ad avere figli e chiedono qui con fiducia questa grazia vengono quasi sempre esaudite... anche gli stranieri! Si prosegue lungo la valle fino al vicino Dzong di Wangdi Phodrang, recentemente distrutto da un incendio, posto su di un monte che domina il fiume, e si prosegue verso est risalendo dai 1200 mt del fondovalle fino a superare i 3000, godendo del graduale cambiamento della tipologia arborea delle foreste, formate nelle parti più elevate da gigantesche conifere su cui si aggrappano argentei licheni. Una strada che scavalca le creste dei monti verso sud porta nella valle di Phobjikha, dove tra le piante di bambù nano è frequente vedere gli yak che pascolano tranquilli; la vallata è anche il punto d’arrivo delle gru dal collo nero che migrano qui dal Tibet, e a volte a fine settembre si vedono già le prime. In questa bellissima natura tra graziose case di campagna si erge su di un colle, attorniato dalle abitazioni tradizionali del villaggio, il monastero Nyingmapa di Gangte retto da Lama Kunzang, l’abate riconosciuto come la nona reincarnazione di Pema Lingpa, il famoso Santo bhutanese che visse nel XV secolo. Si alloggia in un semplice albergo: il Dewachen, il Thegchenprodrang o simile 17°g.    24/9 Gangte (festival)   Il festival di Gangte è un evento molto interessante e di ottima qualità, si tengono diverse rappresentazioni di danze con costumi tradizionali e a cui solitamente presenzia l’Abate; i monaci, che qui sono di scuola Nyingmapa, hanno un altissimo livello di preparazione. Ma l’evento non è formale come al grande Tsechu di Thimpu, qui prevale l’atmosfera di villaggio e, pur senza nulla togliere alla sacralità dell’insieme, si ha la sensazione di condividere con le persone un lieto momento comune; tutti vestono gli abiti tradizionali più belli e anche nel cortile del Gompa ai margini delle danze le famiglie siedono in serenità con i bimbi che giocano. All’intorno del monastero e nel villaggio si crea un vivace mercatino dove si trovano anche oggetti d’artigianato e vi sono diversi banchetti dove i bhutanesi si cimentano con diversi tipi di semplici giochi d’azzardo, con piccole puntate e grandi bevute in compagnia. Si trascorre questa bella giornata seguendo gli eventi e curiosando tra la gente e il mercatino. 18°g.    25/9 Gangte – Paro   Oggi si rientra a Paro, un percorso di circa 190 km che richiede circa sei ore, ma allietato dai magnifici paesaggi che includono un secondo transito dal passo del Dochu, dove si sosta al rifugio del passo per il pranzo. Oltre il passo giunti nella vallata di Thimpu si visita lo Dzong di Semtokha, recentemente restaurato, che fu il primo ad essere edificato dallo Shabdrung all’inizio del XVII secolo ed oggi è una scuola monastica. Si prosegue per Paro, dove, prima di andare in hotel, ci si reca al Dungtse Chorten, costruito dal celebre Tamgtok Gyalpo, che all’interno rivela una potente atmosfera mistica e stupendi affreschi. Si alloggia presso il Rema Resort. 19°g.    26/9 Paro, escursione a Taktshang   A nord di Paro si trova Taktshang, il “nido della tigre” di Guru Rimpoce, sicuramente il luogo di ritiro più famoso del Bhutan, sospeso tra le rocce sopra la valle. Per facilitare la salita (circa 2 ore in tutto), con una modica spesa chi vuole può noleggiare un cavallo; sul percorso si giunge ad un rifugetto da cui si gode una vista stupenda, il punto dove si fermano i meno allenati e dove si sosta anche per il pranzo. Tornati a valle ci si reca al villaggio ed al forte di Drukyel e poi a Kyuchu Lhakhang, uno dei templi più antichi del Bhutan, la cui fondazione è attribuita al re del Tibet Songtsen Gampo (VIII sec.), che contiene alcune preziosissime statue di Cenresi. 20°g.    27/9 Paro – Katmandu   Il volo per Katmandu della Druk Air parte alle 11.40 con arrivo alle 12.25 (orari da confermare); si potrà così godere ancora una volta della visione dell’arco himalaiano dal Chomolhari al Kanchendzonga, Makalu, Lhotse, Everest, Cho Oyu e Shisha Pangma – per menzionare solo i sei “8000” - oltre ad un’infinità di altri picchi! All’arrivo ci si reca per il pranzo allo Stupa di Bodnath, che è poco distante dall’aeroporto, nel cuore del quartiere tibetano, ricco di botteghe, negozi e importanti templi e monasteri. Si potranno visitare quello Nyingma di Sechen, sede della reincarnazione di Dilgo Kyentse Rinpoche, il “monastero bianco” Ka-Nying di tradizione Kagyu e Nyingma fondato da Urgyen Tulku e, tempo permettendo, anche altri. Si prosegue per il vicino sito di Pashupatinath, l’antichissimo santuario indù lungo le rive del fiume Bagmati dedicato a Shiva, luogo di pellegrinaggio dove giungono anche molti pittoreschi Sadhu. L’intera collina è un mondo da scoprire, disseminata di antichi tempietti immersi nel verde; sulla riva del fiume avvengono le cremazioni. Ci si reca quindi nel medesimo albergo utilizzato all’arrivo. 21°g.    28/9 Katmandu – Patan   Ci si reca a Patan, la più antica delle tre capitali della valle di Katmandu. La piazzetta centrale, dove sono ancora evidenti i danni causati dal recente terremoto, è un gioiello dell’architettura newari; tra i vari templi della zona circostante i più importanti sono il Tempio d’Oro e il Kumbeshwor. Ci si sposta quindi nel centro storico di Katmandu: Durbar Square e dintorni con i magnifici templi, l’antico palazzo reale e la galleria nazionale d’arte. 22°g.    29/9 Katmandu e volo di rientro   Tempo libero fino al trasferimento all’aeroporto per il volo di rientro; si avrà una vettura con autista a disposizione. Quasi tutti i voli partono nel pomeriggio con arrivo nella giornata successiva; il volo suggerito di rientro della Air India alle 15.35 con arrivo a Delhi alle 16.50, dove si resta nell’area transiti fino all’imbarco. 23°g.    Domenica 30 settembre, arrivo a destinazione   Il volo Lufthansa per Monaco parte alle 0.55 con arrivo alle 5.30; da qui ci si imbarca per Milano Malpensa alle 7.00 con arrivo alle 8.05 o per Roma alle 6.30 con arrivo alle 8.00. Per gli orari di altri collegamenti e di altre compagnie contattare Amitaba.  
TIBET 2018: Da Lhasa all’Everest, con il festival di Drak Yerpa
Meraviglie del Tibet e colossi dell’Himalaia
Periodo: 18 ago - 1 set
Giunti a Lhasa si sosta per quattro notti godendo dei siti della città mentre ci si adatta all’alta quota e si utilizza un giorno per seguire il festival di Drak Yerpa. Per favorire l’adattamento si inizia tranquilli  immergendosi nel circuito sacro del Barkor che pullula di pellegrini ed è animato da un bel mercato; l'hotel è situato nei pressi, nella città vecchia. Nei giorni seguenti si visitano il Potala, il palazzo estivo (Norbulingka), il Jokhang (la veneratissima cattedrale di Lhasa), e le due grandi università monastiche di Drepung e Sera, oltre ad un insieme di interessanti luoghi meno celebri ma eccezionalmente interessanti. Si lascia quindi la grande valle dello Tsangpo arrivando al lago turchese di Yamdrok, dove ha sede il monastero di Samding, ed a Gyantse, dove tra le mura dell'antico complesso monastico di Pelkor Chode si erge il grandioso Stupa del Kumbum, lo stupa delle 100.000 divinità. Da Gyantse si prosegue per Shalu e Shigatse, sede del monastero del Panchen Lama: il Tashilhumpo, sopravvissuto quasi indenne alla rivoluzione culturale. Continuando poi verso il cuore della zona himalaiana ci si reca a Phuntshok Ling, situato in posizione magnifica lungo lo Tsangpo e ricco di affreschi molto interessanti, a Sakya, il monastero - fortezza che fu anche capitale del Tibet, e, nella valle di Shegar, si esplorano i resti dello spettacolare Dzong. Si giunge quindi a Rongbuk di fronte alla parete nord del Chomolungma, a circa 5000 mt di altezza. Dopo questa spettacolare sosta si rientra direttamente a Shigatse e da qui a Lhasa seguendo il corso dello Tsangpo, potendo visitare il monastero bön di Yungdrungling e Nyetang Dolma Lhakhang, che fu la dimora di Atisha, e completare con un’irrinunciabile ultima passeggiata al Barkor nella parte vecchi di Lhasa. L’itinerario fornisce così una visione d’insieme stupenda del Tibet Classico e offre l’opportunità di giungere ai piedi della mitica parete nord del monte più alto della Terra. Si alloggia in hotel di buona qualità nei centri principali; solo a Sakya e a Rongbuk gli alloggi sono piuttosto modesti, ma situati in luoghi incomparabili. Gli spostamenti vengono effettuati con veicoli privati. I dettagli del viaggio sono indicati nella descrizione del Programma. Per maggiori informazioni sul Paese, vedi anche Tibet e Buddismo tibetano. L’alta quota del Tibet Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3600 metri di quota. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze; nella tappa tra Lhasa e Gyantse si valicano due passi di cui il più alto, il Kari, arriva a 5045 metri; ma la quota di questo non deve preoccupare perché poi si scende ai 4000 metri di Gyantse e ai 3900 mt di Shigatse; si procede quindi per Sakya e Shegar a circa 4300 mt, pronti oramai per affrontare i 5000 mt di Rongbuk. Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Nota tecnica - Clima e attrezzatura Nei centri principali del Tibet Classico è raro che la temperatura notturna a agosto scenda sotto i 5°c e le massime sono di circa 20°c.; nella parte himalaiana a Sakya e Shegar anche a fine agosto di notte ci si può invece avvicinare allo zero termico ed a Rongbuk, alle falde dell’Everest, è normale andare sotto lo zero di notte, con rare punte di minima anche a -10°c.  Si tenga inoltre presente che alle alte quote del Tibet le escursioni termiche possono essere notevoli e il sole può bruciare la pelle nonostante l’aria fresca. Possono esserci piogge, che solitamente se si verificano sono di breve durata; ma negli ultimi anni anche in Tibet il clima è meno prevedibile. è opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; si consiglia di portare dei capi in pile e una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini caldi adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Sabato 18 agosto, partenza in volo   Per arrivare a Lhasa in Tibet vi sono diverse possibilità di volo; i collegamenti suggeriti per il viaggio, che fanno da riferimento per i servizi di trasferimento aeroportuale, sono, per partenze da Milano Malpensa, con la China Airlines con partenza alle 13.30 per Pechino; da Roma Fiumicino con Hainan Airlines alle 12.30 per Xian. Per gli orari da altre località o di altre compagnie contattare Amitaba. 2°g.    19/8 Arrivo a Lhasa   Chi parte da Milano Malpensa atterra a Pechino alle 5.30; il volo per Lhasa parte da qui alle 7.35 con arrivo alle 12.05. Chi parte da Roma arriva a Xian alle 5.10; il volo per Lhasa parte da qui alle 7.40 con arrivo alle 12.00. A Lhasa è in attesa dei partecipanti la guida tibetana; trasferimento in pulmino privato a Lhasa (64 km, poco più di un’ora), sistemazione presso l’hotel Gang Gyen o simile nella città vecchia e riposo. Per favorire l’acclimatazione e iniziare ad assaporare la parte vecchia della città ci si reca con una tranquilla passeggiata al Barkor, la strada che pullula di pellegrini e circumambula la cattedrale di Lhasa, punto focale della vita tibetana e vivacissimo mercatino. Ci si muove con calma, piano, per iniziare ad acclimatarsi; la quota è di circa 3600 mt. 3°g.    20/8 Lhasa   (NB: una nota pratica: l’ingresso al Potala viene fissato dalle autorità ad un orario predeterminato, quindi la sequenza delle visite dei siti di Lhasa potrà variare) Si iniziano le visite dalla magnifica cattedrale del Jokhang che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende, sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet. Ci reca quindi al Potala, l’imperdibile Palazzo del Dalai Lama colmo di tesori d’arte  – dove per molti di noi la lunga scalinata per entrare è il test più duro dell’intero viaggio! Prossima tappa il Norbulingka, il palazzo estivo dei Dalai Lama immerso in un bel giardino. Nel pomeriggio si esplora la città vecchia che è abitata in prevalenza da tibetani; passeggiando dal Barkor si vedono il convento di Ani Tshamkhung, il tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang ed ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, il Gyume e diversi altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 4°g.    21/8 Lhasa, festival di Drak Yerpa   L’eremo di Drak Yerpa, situato in una valle laterale a nord del fiume Kichu circa 30 km ad est di Lhasa, è un luogo molto importante nella tradizione del Tibet: qui sorgeva il monastero di Atisha che vi dimorò e insegnò attorno all’anno 1057 (si può vedere il trono di pietra da lui utilizzato), e il sito divenne anche il luogo di ritiro del collegio tantrico del Gyuto. All’intorno vi sono molte grotte di meditazione poste in un anfiteatro di rocce chiare tra una profusione di bandiere di preghiera dove in tempi ancora più antichi il re Songtsen Gampo e le sue consorti venivano qui per i loro ritiri spirituali; a Dawa Puk, la “Grotta della Luna”, Guru Rimpoce (Padmasambhava) fece un ritiro di 7 mesi. Il sito ha oggi una vitalità sorprendente, e vi dimorano molti mediatori. Nella data odierna vi si tiene il festival annuale, un momento che richiama molti pellegrini; si tenga però presente che a volte le autorità cinesi per motivi insondabili e anche all’ultimo momento potrebbero vietare le celebrazioni, un comportamento che riflette il loro timore dello spirito indipendentista tibetano. Se si dovesse incorrere in questo divieto si visita il sito, che merita assolutamente di per sé, e quindi si prosegue per Ganden Namgyeling, l’università monastica fondata da Tsongkhapa, capostipite della scuola Ghelupa, costruita in posizione panoramica a 4500 mt su un monte che sovrasta da sud la valle del fiume Kyuchu circa 40 km a est di Lhasa. Lo sforzo tenace e la devozione dei tibetani ha reso possibile la ricostruzione di tutti i templi principali; il grande stupa contiene alcune reliquie del corpo di Tsongkhapa che furono ritrovate setacciando con le mani le macerie lasciate dalla distruzione perpetrata dai cinesi, esaminando ogni pietra e la terra. Si consiglia se vi è tempo sufficiente di eseguire anche la breve circumambulazione del monte dove sorgono i molti templi e collegi, godendo sia dell’atmosfera intensa che degli splendidi panorami che il kora offre sulla vallata del Kyuchu; sul percorso vi sono alcune grotte di meditazione e alla fine del sentiero il piccolo Gompa di Tsongkhapa. 5°g.    22/8 Lhasa: Drepung, Nechung e Sera   Oggi si visitano le università monastiche nei pressi di Lhasa. Si inizia con Drepung, che prima dell’invasione era la più grande del Tibet, includendo il vicino tempio di Nechung, antica sede dell’oracolo di stato tibetano che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Nel pomeriggio ci si reca a visitare l’università monastica di Sera, posta ai margini della città, dove spesso si può assistere al dibattito dei monaci. Rientrati in città si avrà un po’ di tempo libero, ottima occasione per recarsi a curiosare nel Barkor. 6°g.    23/8 Lhasa – Yamdrok Tso – Samding - Gyantse   Si lascia la grande valle dello Tsangpo salendo verso sud al passo di Gampa (4794 mt) che offre una visuale indimenticabile sul vasto specchio turchese del lago Yamdrok Tso, una delle perle naturali del Tibet, incastonato tra magnifiche vette di cui alcune  superano i 7000 metri. Raggiunte le sponde del lago se ne segue il perimetro per un bel tratto e con una deviazione ci si reca al monastero di Samding, uno dei rari siti dell’esoterica scuola dei Bodonpa che risale al XII secolo, la cui badessa è riconosciuta come una Kandroma (dakini) ed è considerata una delle maestre spiritualmente più elevate del Tibet. La posizione è fantastica, con grandiosi panorami sui monti e sul lago, e nel Gompa si trovano molti affreschi recentemente restaurati. Proseguendo, si valica lo spettacolare passo di Khari (5045 mt) dove la strada passa tra le pasture degli yak sfiorando i poderosi ghiacciai del Nyengchen Kang Ksa, la cui vetta si staglia oltre i 7000 metri, e, dopo aver costeggiato un lago di origine artificiale, si arriva a Gyantse, dove si alloggia all’hotel Gyantse o simile; la tappa è di circa 260 km, a cui si aggiunge la deviazione per Samding. 7°g.    24/8 Gyantse   Gyantse è la città del Tibet Classico meglio preservata. L’enclave monastica prima delle distruzioni perpetrate conteneva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole; fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.), e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità” è una struttura costituita da più piani progettati secondo una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue e affreschi: chi è in grado di decifrarne la complessa simbologia può leggervi l’intero percorso iniziatico del misticismo tibetano. La visita al castello di Gyantse regala un’ottima panoramica sul complesso, sulla cittadina e le valli circostanti. 8°g.    25/8 Gyantse – Shalu - Shigatse   Prima di arrivare a Shigatse (90 km) una breve deviazione porta a Shalu, sito del tempio di Serkhang Tramo, che conserva un’antica atmosfera dove si indovinano interessanti affreschi nella penombra. Fu qui che Buton Rimpoce nel XIV secolo editò i 227 volumi del Canone Buddista Tibetano; nei pressi si trova l’antichissimo tempio di Gyengong Lhakang, fondato nel 997. Giunti a Shigatse, seconda città del Tibet, ci si reca a visitare il grandioso complesso monastico di Tashilhumpo fondato nel 1447 dal primo discepolo di Tsong Khapa, retrospettivamente riconosciuto come la prima incarnazione del Dalai Lama, e sede storica del Panchen Lama; è uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori, tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. Completa la giornata un giro nella parte vecchia ai piedi del ricostruito Dzong. Si alloggia presso il Manosarowar hotel o simile. 9°g.    26/8 Shigatse – Puntshok Ling - Sakya   Si imbocca la strada che porta verso Lhartse e la regione himalaiana lasciandola per seguire una valle che riporta verso nord al fiume Tsangpo attraverso un bucolico ambiente rurale; si sosta in un semplice villaggio per visitare un antico tempio della scuola Bodompa. Arrivati al maestoso Tsang Po se ne risale il corso lungo una spettacolare vallata fino al monastero di Puntshok Ling. Il Gompa sorge vicino al fiume immerso in una natura splendida a ridosso di contrafforti rocciosi che delimitano l’ingresso di una valle che si apre verso sud, è incorniciato da incredibili dune di sabbia e sovrastato da vaste fortificazioni che ne testimoniano il grandioso passato. Questo sito fu la sede principale della scuola Jonang fino ai tempi del maestro Taranatha (XVII secolo); sorprende per la bellezza architettonica dell’insieme e la qualità dei ben conservati affreschi. Si prosegue lungo lo Tsangpo fino al vecchio villaggio di Lhartse, dove si trova anche un interessante monastero, e si continua quindi per Sakya dove si alloggia presso il Sakya Manosarovar Hotel o simile. 10°g.    27/8 Sakya – Shegar   Il colossale tempio – fortezza di Sakya, posto alle propaggini della grande catena himalaiana, tra il 1268 e il 1365 fu anche sede del governo del Tibet; è un sito ottimamente conservato di dimensioni impressionanti, con molti monaci che sono da tempo tornati a viverci, ed è ricchissimo da visitare. Già nelle torri perimetrali sono alloggiati dei templi e all’interno delle poderose mura si trovano una serie di edifici importanti, tra cui la casa dell’Abate accanto a cui si trova un impressionante Gonkhang, e, se qui si sale sul tetto del tempio centrale, si trova la cappella del protettore principale, luogo di grande forza esoterica. Ma è dal cortile più interno che si accede a tre colossali Lhakhang, con una profusione di affreschi e reperti artistici eccezionali: a sinistra quello dedicato alle cerimonie rituali, a destra uno che conserva colossali Stupa dei maestri storici dei Sakya e incredibili affreschi di mandala e, di fronte, la sala principale dove nella mistica penombra vi sono statue di fattezza perfetta. Dietro a quest’ultimo tempio si trova una delle biblioteche più preziose del Tibet, con migliaia di testi originali posti su scaffali alti una decina di metri o più. Sul monte di fronte al complesso, oltre il precipitoso torrente, vi sono le rovine dello Dzong più antico ed i resti di vecchi templi con un certo numero di chorten, alcuni templi attivi, tra cui quello edificato di fronte alla grotta del grande Siddha Kunga Nienpo, mitico fondatore della scuola sakyapa, e il convento femminile. Dopo pranzo si lascia Sakya tornando per un tratto a nord e, raggiunta la strada principale che porta verso il Nepal, la si segue verso sud ovest valicando il passo del Gyatso che supera i 5000 mt e si apre sulla valle di Shegar, dove si alloggia presso l’hotel Tibet Roof of the World; la tappa è di 136 km. 11°g.    28/8 Shegar – Rongbuk   Ci si reca a visitare le rovine dell’affascinante Dzong di Shegar, che i tibetani chiamavano la “Montagna di Cristallo”; nella parte più bassa il tempio principale è stato ricostruito e vi vivono dei monaci. Per chi ha voglia di cimentarsi, dalla sommità dell’affascinante colle fortificato nelle giornate limpide lo sguardo spazia fino all’Everest. Si prosegue valicando un passo verso sud che supera anch’esso i 5000 mt da dove, se è limpido, lo sguardo spazia dal Makalu al Cho Oyu con l’Everest (chiamato Chomolungma in tibetano) che troneggia al centro. Raggiunte le acque dell’Arun, dove lungo la bella vallata si incontrano tipici villaggi di montagna tibetani, se ne risale il corso per un tratto e, seguendo una valle laterale, di colpo ad una svolta si ha la grandiosa visuale della parte nord del monte più lato della Terra! Le albe e i tramonti che si godono da questo prezioso luogo restano per sempre nel cuore. Sistemazione in una semplice locanda. 12°g.    29/8 Rongbuk – Shigaste   A Rongbuk il monastero è stato in parte ricostruito mentre sul versante est della valle le rovine del convento femminile testimoniano la scelleratezza degli invasori; ci si reca al vicino campo base del Chomolungma, posto a circa 5000 metri d'altezza, utilizzando l’autobus della ‘Everest Conservation’, l’organizzazione che cura il parco. La visuale sulla parete nord dell'Everest è onnipresente. Si lascia la valle tornando verso nord, godendo ancora delle splendide visuali del passo che porta a Shegar; si segue la strada principale fino a Shigatse, dove si alloggia nel medesimo hotel. 13°g.    30/8 Shigatse – Yungdrungling - Lhasa   Lhasa dista 270 km, un percorso che si svolge lungo un’ottima strada che segue il flusso dello Tsangpo e richiede circa 5 ore. Dopo un tratto, giunti al ponte che porta a nord verso Oyuk e il Nam Tso, lo si attraversa arrivando con una breve deviazione al monastero bön di Yungdrungling, il centro maggiore di questa tradizione nella provincia tibetana di Tsang, in buona parte ricostruito, che contiene alcune interessanti statue ed una serie di mandala dipinti tipici di questa scuola tibetana. Nell'ampia piana alluvionale sottostante si trova un tipico villaggio rurale tibetano. Tornati alla strada principale si continua il viaggio fino alla confluenza col fiume Kyuchu, di cui si risale il corso fino a Lhasa; prima di giungere in città si visita il monastero di Nyetang Dolma Lhakhang, storicamente importante perché fu la dimora di Atisha, con reperti artistici belli e importanti. A Lhasa si alloggia presso il medesimo hotel. 14°g.    31/8 Lhasa, volo di rientro   La giornata è a disposizione. Nel pomeriggio ci si reca all’aeroporto di Lhasa dove il volo della China Eastern per Kunming parte alle 18.50 con arrivo alle 21.20. 15°g.    Sabato 1 settembre, arrivo a destinazione   Il volo della China Eastern per Parigi parte alle 0.55 con arrivo alle 6.50. Per Milano Linate Alitalia parte alle 9.35 con arrivo alle 11.05; per Roma Fiumicino Air France parte alle 13.05 con arrivo alle 15.10.
TIBET 2018: Kailash e regni occidentali
Con la visita completa dei laghi sacri e di Purang, Shangshung e Gughe
Periodo: 5 ago - 26 ago
I dettagli del viaggio sono indicati nella descrizione del Programma. Per maggiori informazioni sul Paese, vedi anche Tibet e Buddismo tibetano. Il programma prevede di raggiungere Lhasa in volo e, dopo una visita della città, molto utile anche per l’acclimatazione (si sosta qui tre notti), si risale il corso dello Tsangpo fino a Shigatse. Proseguendo verso ovest, oltre Lhartse si segue la strada che porta al lago di Ngaring accedendo all’altopiano del Ciangtang, dove si valicano alcuni passi e si transita dalle vallate di Zangzang, toccando ancora lo Tsangpo nei pressi di Saga. Si segue quindi il bordo settentrionale dell’arco himalaiano, le cui vette glaciali spesso occhieggiano a sud, toccando luoghi molto belli, tra cui le dune di sabbia oltre Paryang ed il lago di Te Tso che sono particolarmente apprezzati dai viaggiatori, oltre ai monasteri di Dargyeling e Trongsa. Giunti nel Tibet Occidentale si percorrono le rive del lago Manosarowar, l’immenso specchio turchese impreziosito da piccoli monasteri benedetti dalla visione della cuspide del sacro Kailash a nord ovest, un luogo di bellezza impareggiabile che si estende ai piedi del grandioso Gurla Mandata, un monte glaciale che sfiora gli 8000 metri. Per completare la visita dei laghi sacri oltre al Manosarowar, che secondo l’esoterismo della regione trasmette la purezza dell’energia femminile, ci si reca al maestoso Raksal Tal, che ne nasconde invece l’aspetto iniziatico, e da qui nell’area di Purang, una delle tre antiche capitali del Tibet Occidentale, con gli interessanti siti di Gokung e Khorzak. Si prosegue quindi per Thirtapuri, Shangshung e il regno di Gughe, ad ovest del Kailash, in una regione di vastità e bellezza inimmaginabili che stupisce per la cromaticità delle erosioni, contornata a sud dalle grandiose vette glaciali del Garwal indiano, tra cui svettano il Kamet ed il Nanda Devi, templi della sacralità induista. La capitale rupestre di Shangshung, Nugulkhar Kyunglung, fu il centro di un regno che contrastò l’espansione di Bod, il nascente impero tibetano, e secondo la tradizione è il luogo da dove si era propagata la religione Bön ed anche il punto d’origine dello Dzogchen. Sicuramente è uno dei siti più interessanti da visitare in Tibet. Giunti poi a Gughe si visitano Toling, che fu il monastero principale di questa vasta regione del Tibet, dove sono sopravvissuti stupendi affreschi; quindi Tsaparang, l’affascinante città rupestre che fu capitale del regno, dall’aspetto misterioso che trasporta in un mondo fuori dal tempo, dove si respira ancora la presenza di Yeshe O, Atisha e Rinchen Zangpo. Ci si sposta poi nella valle di Dunkhar e Piyang per esplorare queste antiche cittadine che sembrano fondersi con le falesie rocciose, ai cui piedi vivono piccole comunità rurali, scoprendo affreschi di impareggiabile bellezza nascosti tra le grotte. Da Gughe si torna al Kailash per iniziare la circumambulazione (il kora), avendo ormai acquisito un’ottima acclimatazione, molto utile per percorrere con minor fatica i 54 km del sentiero sacro; il percorso a piedi può essere facilitato dall’utilizzo di docili cavalli da monta, un’opzione che può essere presa in seria considerazione dai meno allenati che desiderano assaporare il piacere di valicare il leggendario passo di Dolma. Nell’ultima giornata del kora, completato il cammino, si pone un campo sul lago Manosarowar e da qui si ripercorre la strada fino a Saga, godendo ancora una volta degli splendidi panorami sulla catena himalaiana. Attraversato lo Tsangpo sul ponte di Saga ci si avvia alla parte finale dell’itinerario che si svolge nella stupenda regione nomadica di Pelkho Tso, un lago turchese di bellezza tale da rivaleggiare con il Manosarowar, nei cui pressi si erge grandioso lo Shisha Pangma. Oltre Shegar, dove si trova uno stupendo dzong conosciuto come la “Montagna di cristallo”, si valica un passo per Lhartse e si torna a Shigaste e da qui a Lhasa per il rientro. Nota tecnica Un viaggio al Kailash richiede spirito d’avventura ed una discreta condizione fisica, ma è affrontabile da chiunque sia animato da una sufficiente motivazione; i partecipanti devono avere un buon spirito di adattamento e disponibilità, anche perché le quote elevate possono rendere il carattere più spigoloso. Amitaba conduce spedizioni al Kailash fin dall’inizio della propria attività, e fa ovviamente tutto il possibile perché ogni cosa funzioni al meglio. Fino ad oggi, tutti i partecipanti hanno avuto la soddisfazione di valicare il mitico “Dolma La”, il temuto passo a nord del monte; per facilitare la salita, se richiesto con buon anticipo, è possibile noleggiare un cavallo tibetano. Si passano 10 notti (per 5 notti consecutive al massimo) in campi ben allestiti con tende per dormire da due o una persona, tenda comune per mangiare e tende per i servizi; accompagnano il gruppo un cuoco e assistenti per il montaggio. Solo durante il kora del Kailash non vengono utilizzati il tavolo e le sedie. Le sistemazioni in alloggio a Toling e Darchen sono basiche, ma devono essere utilizzate obbligatoriamente. Si viaggia con al seguito il supporto logistico, che trasporta scorte di viveri, combustibile, attrezzature da campo e bagagli. Il clima previsto in questa stagione è solitamente bello, ma bisogna essere comunque sempre attrezzati per possibili piogge e nevicate. Le temperature minime previste si incontrano a Dirapuk a nord del Kailash, dove di notte si può scendere anche oltre i –5°c. Oltre all’usuale attrezzatura da montagna serve quindi un sacco a pelo caldo, omologato per essere comodi a –10°c. L’alta quota del Tibet Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3600 metri di altitudine. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze; si inizia pernottando a Lhasa tre notti con un aumento della quota graduale: 3600 / 4000 / 4500. Si resta poi intorno ai 4500, scendendo un poco quando ci si reca a Gughe, e si effettua il kora del Kailash come ultima fase. Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Domenica 5 agosto, partenza in volo   Per arrivare a Lhasa in Tibet vi sono diverse possibilità di volo; i collegamenti suggeriti per il viaggio, che fanno da riferimento per i servizi di trasferimento aeroportuale, sono, per partenze da Milano Malpensa, con la China Airlines con partenza alle 13.30 per Pechino; da Roma Fiumicino con Alitalia alle 8.40 per Francoforte, da dove si prosegue con la China Airlines per Chengdu alle 14.15. Per gli orari da altre località o di altre compagnie contattare Amitaba. 2°g.    6/8 Arrivo a Lhasa   Chi parte da Milano Malpensa atterra a Pechino alle 5.30; il volo per Chengdu parte da qui alle 7.40 con arrivo alle 10.45. Chi parte da Roma arriva a Chengdu alle 6.05. Il collegamento da Chengdu per Lhasa per entrambi i voli è alle 12.45 con arrivo alle 15.05. A Lhasa è in attesa dei partecipanti la guida tibetana; trasferimento in pulmino privato a Lhasa (64 km, poco più di un’ora), sistemazione presso l’hotel Gang Gyen o simile nella città vecchia e riposo. Per favorire l’acclimatazione e iniziare ad assaporare la parte vecchia della città ci si reca con una tranquilla passeggiata al Barkor, la strada che pullula di pellegrini e circumambula la cattedrale di Lhasa, punto focale della vita tibetana e vivacissimo mercatino. Ci si muove con calma, piano, per iniziare ad acclimatarsi; la quota è di circa 3600 mt. 3°g.    7/8 Lhasa   (NB: una nota pratica: l’ingresso al Potala viene fissato dalle autorità ad un orario predeterminato, quindi la sequenza delle visite dei siti di Lhasa potrà variare) Si iniziano le visite dalla magnifica cattedrale del Jokhang che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende, sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet. Ci reca quindi al Potala, l’imperdibile Palazzo del Dalai Lama colmo di tesori d’arte  – dove per molti di noi la lunga scalinata per entrare è il test più duro dell’intero viaggio! Prossima tappa il Norbulingka, il palazzo estivo dei Dalai Lama immerso in un bel giardino. Nel pomeriggio si esplora la città vecchia che è abitata in prevalenza da tibetani; passeggiando dal Barkor si vedono il convento di Ani Tshamkhung, il tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang ed ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, il Gyume e diversi altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 4°g.    8/8 Lhasa   Oggi si visitano le università monastiche nei pressi di Lhasa. Si inizia con Drepung, che prima dell’invasione era la più grande del Tibet, includendo il vicino tempio di Nechung, antica sede dell’oracolo di stato tibetano che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Nel pomeriggio ci si reca a visitare l’università monastica di Sera, posta ai margini della città, dove spesso si può assistere al dibattito dei monaci 5°g.    9/8 Lhasa – Shigatse   Si lascia la valle di Lhasa iniziando il viaggio verso ovest, si segue il deflusso del fiume Kyuchu incontrando in breve lo Tsangpo, di cui si seguono le rive fino a Shigatse che dista circa 270 km, un percorso che richiede circa 5 ore di viaggio lungo una strada veloce e ben tracciata. Si alloggia presso l’hotel Manosarovar o simile. Ci si reca a visitare il grandioso monastero di Tashilhumpo, fondato nel 1447 dal primo discepolo di Tsong Khapa, retrospettivamente riconosciuto come la prima incarnazione del Dalai Lama, e sede storica del Panchen Lama; è uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori, tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. La quota qui è di circa 4000 mt. 6°g.    10/8 Shigatse – Zangzang   Si lascia Shigatse seguendo la strada che porta verso il Nepal; a Lhartse la si lascia per seguire un percorso più settentrionale che supera un passo e transita da un primo lago e quindi dal lago di Ngaring, e, attraverso un ambiente di praterie d’alta quota, si arriva a Zangzang, un villaggio dove si trova un interessante convento femminile di scuola Nyingmapa. Si pone il primo campo nelle vicinanze; la quota è di circa 4500 mt. 7°g.    11/8 Zangzang – Saga – Dargyeling Gompa (Jongba)   Si prosegue sempre verso ovest attraverso valli e passi erbosi in un bell’ambiente naturale fino a Saga, sul fiume Tsang Po. Si prosegue oltre un altro passo fino a Jongba, dove si pone il campo nei pressi di un bel monastero posto panoramicamente sopra le vaste valli erbose; la quota è di circa 4600 mt. 8°g.    12/8 Jongba – Manosarowar Est   Il bellissimo percorso di questa lunga tappa, che impegna per circa 8 ore di guida ed è resa possibile grazie ai lavori di miglioramento che sono stati recentemente eseguiti sulla strada, attraversa una regione dove spesso si incontrano le tende dei nomadi. A Trongsa si trova un interessante monastero e, prima di Paryang, una zona di dune di sabbia sullo sfondo dell’alto Himalaia. Oltre il passo del Mayum ed il lago di Te Tso si raggiungono le acque turchesi del “lago della madre”, il sacro Manosarowar, che viene circumambulato a piedi da molti pellegrini tibetani; da qui si vede per la prima volta il Kailash, oltre le vaste acque del lago. Si pone il campo nei pressi della riva; la quota è di circa 4600 mt. Dal 2013 qui è stato istituito un “Parco Nazionale”; quindi ci si deve adeguare alle nuove regole che non consentono di utilizzare i propri veicoli lungo il perimetro del lago e si dovrà necessariamente usufruire degli autobus forniti dalle autorità. 9°g.    13/8 Manosarowar: Seralung, Trugo, Gossul, Chiu   Si seguono le rive del lago sacro in senso orario; i panorami sono fantastici, con i colori dell’acqua che continuano a variare nell’arco della giornata, si ha la mole del Gurla Mandata (7800 mt) a sud est e, se è limpido, la visuale del Kailash a nord ovest oltre le acque del lago. Si sosta per una visita al monastero di Seralung, che come tutti i siti della regione è piuttosto piccolo: furono infatti sempre molto poche le persone che risiedevano in queste remote regioni. Si prosegue per Trugo, un Gompa posto alle pendici del Gurla Mandata sul lato meridionale del lago, che dista circa 23 km; si contorna la sponda meridionale procedendo fino al monastero di Gossul, luogo di ritiro spirituale dove ci sono anche alcuni eremi, famoso per le sabbie che si trovano nei dintorni utilizzate per la preparazione dei mandala. Anche da qui la panoramica sul Manosarowar è incredibile. Si raggiunge quindi il monastero di Chiu, vera perla del Manosarowar, posto su di un colle che domina una spiaggia della costa nord ovest, dove si pone il campo. 10°g.    14/8 Chiu – Purang (Gokung e Khorzak) – Thirtapuri   Si lascia il campo per raggiungere una collina panoramica dove lo sguardo spazia sulla vastità azzurra; da qui si prosegue verso sud lungo la strada che transita tra i laghi Manosarowar e Raksal Tal arrivando lungo le rive di quest’ultimo, seguendone per un tratto la costa ai piedi del colossale Gurla Mandata (7800 mt). Questo stupendo bacino d’acqua è altrettanto vasto, ma da sempre temutissimo dai pellegrini perché secondo la tradizione esoterica cela l’energia oscura o magica del principio femminile: sulle sue sponde non si trovano segni di devozione (bandiere, muri mani, né monasteri); ma la vista del Gurla Mandata che si specchia nelle acque riesce a mitigare almeno per un po’ ogni timore! Giungendo a Purang, una cittadina distrettuale cinese costruita nei luoghi che videro la fioritura di uno dei tre regni di Gughe, si visita il monastero rupestre di Gokung: presenta mirabili affreschi originali, in particolare nella grotta principale. Oltre la cittadina si raggiunge il tempio di Khorzak, tra i più affascinanti della regione, con diversi reperti artistici importanti. Si torna quindi verso i laghi e si oltrepassa Chiu transitando di fronte al monte Kailash continuando per un tratto verso nord ovest; quindi con una deviazione ci si dirige verso sud incontrando in breve il fiume Sutlej sulle cui sponde si trova Tirthapuri, luogo sacro alla memoria di Guru Rimpoce (Padmasambhava), dove si trovano le acque sulfuree in cui i pellegrini tradizionalmente si bagnano dopo il completamento del pellegrinaggio al Kailash. Vi sono alcuni templi ed un piccolo kora del monte arricchito da diversi muri Mani, un luogo speciale. Si pone il campo nei pressi del fiume. 11°g.    15/8 Thirtapuri – Gurugam - Shangshung - Toling   Si prosegue lungo il fiume transitando da Gurugam e, oltre una gola e superato il villaggio di Kyunglung, si arriva alla misteriosa città rupestre di Shangshung, un regno che precedette Gughe; il Prof. G. Tucci qui ha individuato alcuni insediamenti che risalgono almeno a 3000 anni fa. Questo luogo sconosciuto è il sito più antico del Tibet: una città cesellata in un anfiteatro di rocce policrome che contorna una valle deserta solcata dal fiume blu; si accede attraversando un ponticello posto in un punto dove il Sutlej scorre in una stretta fenditura, ornata sui bordi da pozze di acqua sulfurea. In tempi recenti le autorità locali hanno costruito un sentiero metallico che consente ora una visita senza danneggiare il delicatissimo sito. Dopo la visita si torna fino a al monastero bön di Gurugam e, dopo una visita, si procede verso la regione di Gughe raggiungendo la strada che proviene dal Kailash e, dopo un tratto verso nord ovest attraverso una regione di praterie, si scavalcano alcuni panoramicissimi passi che si aprono a sud sul vasto bacino erosivo del fiume Sutlej. Ci si immerge nei meravigliosi canyon colorati arrivando a Toling, dove ci si accomoda presso il semplice Chengbao hotel o simile. 12°g.    16/8 Toling – Tsaparang - Dunkhar   Si visita l’enclave monastica di Toling: il Tempio Rosso e il Tempio Bianco sono stati costruiti sotto la guida del Grande Traduttore, Rinchen Zangpo; questi templi secondo il Prof. G. Tucci costituiscono l’esempio più elevato dello stile artistico del Tibet Occidentale. Ci si reca quindi alla vicina Tsaparang, il sito forse più affascinante di tutta Gughe: un sentiero si inerpica tra alcuni templi e miriadi di abitazioni rupestri (alcune sono affrescate) immergendosi in un tunnel scavato nella roccia che emerge nella cittadella che corona l’inaccessibile monte, dove l’imperatore aveva il semplice palazzo ed i suoi templi. Al fascino del luogo si unisce il senso della presenza dei grandi santi che vi hanno abitato. Da Tsaparang si prosegue per circa due ore attraverso stupendi canyon erosivi con punti panoramici verso i monti glaciali dell’India arrivando nella valle di Dunkhar, dove si pone il campo. Se si arriva in tempo si visita già oggi il sito di Piyang, uno dei feudi dell’antica Gughe, con resti estremamente interessanti e, nascosti in alcune grotte dell’antica cittadella, antichissimi affreschi. 13°g.    17/8 Dunkhar - Darchen   Si visitano i templi rupestri di Dunkhar; i capolavori d’arte preservati in questa falesia furono riscoperti nel 1992 e presentano alcuni degli affreschi più raffinati dell’antica arte tibetana; lo sfondo azzurro dei dipinti rende le figure ancora più eteree, incredibilmente sospese fuori dal tempo. Si potrà anche visitare la cittadella, individuando il sentiero che, alle spalle delle poche case del minuscolo paese di Dunkar, si inerpica sul monte e, attraverso una stretta apertura, conduce sulla sommità: i resti sono molto interessanti, e i panorami incredibili. Dopo queste indimenticabili esplorazioni si parte per tornare ad est verso il Kailash. Si riemerge dalle valli erosive di Gughe attraverso i grandiosi passi utilizzati per giungere fin qui godendo di panorami impossibili da immaginare, e proseguendo verso est si arriva ai piedi del monte Kailash a Darchen, punto di partenza del pellegrinaggio attorno alla  montagna sacra. È un percorso di 54 chilometri; lungo il sentiero sacro si incontrano una miriade di luoghi legati a storia, mito e leggenda, ed anche alcuni piccoli monasteri: l’insieme lo rende decisamente unico al mondo. Darchen è un villaggio pieno di sporcizia che ad alcuni toglie la poesia del luogo; purtroppo la sosta qui è obbligatoria, si utilizza per la sosta l’hotel Himalaya, che è ragionevolmente decoroso. 14°g.    18/8 Kora del Kailash: Darchen – Dirapuk   Il percorso a piedi porta dopo le prime due ore circa sulla piana di Tarboche, il luogo dove si svolge Saga Dawa ai piedi della piattaforma dei Mahasiiddha, all’ingresso della valle occidentale del Kailash che è denominata dai tibetani valle di Amitabha. Si transita ai piedi del monastero di Choku che si erge sul versante occidentale, e viene visitato solo dai più tenaci, e si sale gradualmente al cospetto dei colossali muraglioni occidentali del Kailash; a tratti dal sentiero appare altissima la cuspide sommitale. Si aggira il monte finché appare l’immortale parete nord, ai cui piedi si trova l’eremo di Dirapuk, dove si pone il primo campo del kora (5000 mt circa) in vista della maestosa parete. 15°g.    19/8 Kora del Kailash: Dirapuk – Dolma La – valle di Zutrulpuk   Salendo verso il passo di Dolma si transita da alcuni laghetti e da un punto dove i pellegrini usano lasciare qualcosa di personale: solitamente dei vestiti, e a volte anche delle … dentiere, per significare l’abbandono del peso del proprio karma e delle negatività del passato. Il mitico passo è alto circa 5600 metri; quindi la salita viene sempre svolta procedendo con grande tranquillità, senza fretta: sarà faticoso, ma fino ad oggi tutti coloro che sono giunti qui con Amitaba ce l’hanno fatta!! Dal Dolma, dove un’infinità di bandiere di preghiera sventolano al vento e non si vede più la vetta del Kailash, un luogo che commuove molti pellegrini, si scende ripidi passando subito dal laghetto di Tara, dove può capitare di vedere pellegrini induisti che eseguono un’abluzione nell’acqua gelida, a circa 5500 metri di altezza. Arrivati alle pasture della valle sottostante, dove si trovano usualmente degli yak al pascolo, si continua con un lungo tratto di cammino pianeggiante allietato da una visuale dello spigolo nord est del Kailash e finalmente si giunge al campo. 16°g.    20/8 Kora del Kailash: Zutrulpuk – Darchen; Manosarowar est   Nell’ultima giornata, ormai  in vista dei laghi sacri di Manosarowar e Raksal Tal, si passa dal monastero di Zutrulpuk, costruito sul luogo dove il santo Milarepa meditava in una grotta, e si esce dalla valle di Akshobya raggiungendo Darchen, completando il cammino. Si ‘fugge’ subito da questo posto mal gestito per porre il campo sulle rive del grande lago turchese Manosarovar, per un ultimo saluto al “Lago della Madre”. 17°g.    21/8 Manosarowar Est – Dargyeling Gompa (Jongba)   Oggi si ripercorre la tappa più lunga del viaggio, i cui meravigliosi panorami compensano egregiamente i tempi di guida: si rivedono il lago di Te Tso, il Mayun La, il versante settentrionale dell’arco Himalaiano, le dune di Paryang, Trongsa Gompa, ecc. Si pone il campo presso il monastero di Dargyeling, come all’andata. 18°g.    22/8 Dargyeling – Pelkho Tso - Shegar   Superata Saga si attraversa lo Tsangpo con un ponte, si costeggiano laghi minori e si valicano alcuni passi raggiungendo la stupenda area nomadica del lago di Pelko, una zona di bellezza incomparabile: su questo grande lago blu turchese, in un ambiente abitato solo dai nomadi, si affacciano maestose vette himalaiane tra cui lo Shisha Pangma, che supera gli 8000 metri di quota. Oltre Pelkho ci si congiunge con la strada che giunge dal Nepal, e si continua a seguire l’arco himalaiano; nei giorni limpidi si possono vedere il Cho Oyu e l’Everest. Superata Tingri si arriva a Shegar, dove si alloggia presso l’hotel Tibet Roof of the World o simile. 19°g.    23/8 Shegar – Shigatse   Si visita la "Montagna di cristallo": le ardite mura del castello di Shegar giungono altissime fino in vetta alla montagna che sovrasta il bel villaggio, che conserva lo stile tradizionale. Se si sale sul punto più alto si vede la vetta dell’Everest; ma già sotto, dove si trova l’interessante Gompa, si effettua una visita di prim’ordine! Si lascia Shegar valicando il passo del Gyatso che porta a Lhartse e si ripercorre da qui un tratto di strada utilizzato il 10/8 proseguendo verso est attraverso un altro valico fino a Shigatse, dove ci si sistema presso il medesimo hotel, il Manosarovar o simile. 20°g.    24/8 Shigatse – Lhasa   Da Shigatse si ripercorre la strada con cui si è giunti da Lhasa, dove si alloggia nel medesimo hotel, il Gang Gyen o simile. Pomeriggio libero. 21°g.    25/8 Lhasa, volo di rientro   La mattina è a disposizione. Ci si reca quindi all’aeroporto di Lhasa dove il volo della China Airlines per Chengdu parte alle 16.20 con arrivo alle 18.25; chi rientra a Roma rimane sul medesimo volo proseguendo con questo fino a Pechino, dove si atterra alle 22.15. Chi rientra su Milano parte da Chengdu alle 20.30 per Shangai con arrivo alle 23.30. 22°g.    Domenica 26 agosto, arrivo a destinazione   Il volo della China Airlines parte da Shangai alle 1.30 e atterra a Milano Malpensa alle 8.05. Il volo Lufthansa da Pechino per Roma parte alle 2.30 con arrivo a Francoforte alle 6.50 da dove ci si imbarca per Roma Fiumicino alle 10.40 con arrivo alle 12.25.
TIBET 2018: Siti classici e festival di Shoton
Regioni storiche del Tibet e il grande festival di Lhasa
Periodo: 4 ago - 18 ago
Si visitano gran parte dei luoghi più affascinanti e storicamente importanti del Tibet Classico; oltre a Lhasa ed alle università monastiche, inclusa Ganden, si toccano le altre tre principali città: Tsetang, Gyantse e Shigatse, con i siti storici delle antiche province di U e Tsang, includendo Samye e Drak Yerpa. Si raggiungono posti importanti nella tradizione inclusi gli eremi in cui risedettero i grandi mistici del passato e che ora sono nuovamente utilizzati, e siti come Dolma Lhakhang, dove visse Atisha; Yungdrungling, squisito gompa bön situato lungo il fiume Tsangpo attuale centro principale di quest’antichissima religione; Samding, sul lago dello Yamdrok, residenza della più venerata badessa del Tibet, la Kandroma, situata in un luogo di impareggiabile bellezza. Completa il tour un’interessante giornata trascorsa con i nomadi, quando si potrà anche provare a… cavalcare uno yak! I dettagli del viaggio sono indicati nella descrizione del Programma. Per maggiori informazioni sul Paese, vedi anche Tibet e Buddismo tibetano. Il festival di Shoton Ogni estate a Lhasa si svolge il grande festival di Shoton. La ricorrenza coincide con il termine del ritiro spirituale estivo delle università monastiche; l’evento è conosciuto localmente anche come il “festival dello yogurt" perché avviene al termine di un periodo di raccoglimento e preghiera in cui i monaci seguono una dieta rigorosamente vegetariana, ricca di yogurt e tradizionalmente in questa giornata dai pellegrini veniva offerto loro dello yogurt. A Drepung viene esposta una gigantesca tanka di Sakyamuni Buddha (a Sera avviene un evento simile, ma confinato in uno spazio meno agevole) che viene portata a spalle dal tempio principale con una colorita processione per essere issata sul monte; la gente per poterla ammirare si affolla al monastero già dalle prime ore del mattino, i monaci eseguono riti, preghiere e cerimonie e vengono innalzate innumerevoli bandiere di preghiera dai cinque colori canonici. In tutta l’area circostante si assiepano migliaia di famiglie in relax con molti e che bevono del tè e consumano i pic nic, sfoggiando i vestiti tradizionali più belli. Nel giardino del Norbulinka, il palazzo estivo del Dalai Lama, viene eretta una grande tenda bianca con le tipiche decorazioni blu e sotto di essa si susseguono rappresentazioni tenute da diverse compagnie teatrali, per lo più formate da dilettanti, che si alternano nel produrre alcuni dei più popolari spettacoli di Lhamo, le opere del teatro classico tibetano. Migliaia di donne, uomini, vecchi e bambini siedono in terra e assistono agli spettacoli che si svolgono dal mattino fino al tramonto. Essendo il teatro del Tibet una forma artistica realmente popolare, molti degli spettatori sono in grado di comprendere pregi e difetti delle differenti compagnie che comunque vengono tutte ricompensate con fragorosi applausi al termine delle loro fatiche. L’alta quota del Tibet Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3600 metri di quota. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze; nella tappa tra Lhasa e Gyantse si valicano due passi di cui il più alto, il Kari, arriva a 5045 metri; ma la quota di questo non deve preoccupare perché poi si scende ai 4000 metri di Gyantse e ai 3900 mt di Shigatse; si procede quindi per Sakya e Shegar a circa 4300 mt, pronti oramai per affrontare i 5000 mt di Rongbuk. Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Nota tecnica - Clima e attrezzatura Nei centri principali del Tibet Classico è raro che la temperatura notturna a agosto scenda sotto i 5°c e le massime sono di circa 20°c.; nella parte himalaiana a Sakya e Shegar anche a fine agosto di notte ci si può invece avvicinare allo zero termico ed a Rongbuk, alle falde dell’Everest, è normale andare sotto lo zero di notte, con rare punte di minima anche a -10°c. Si tenga inoltre presente che alle alte quote del Tibet le escursioni termiche possono essere notevoli e il sole può bruciare la pelle nonostante l’aria fresca. Possono esserci piogge, che solitamente se si verificano sono di breve durata; ma negli ultimi anni anche in Tibet il clima è meno prevedibile. è opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; si consiglia di portare dei capi in pile e una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini caldi adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Sabato 4 agosto, partenza in volo   Per arrivare a Lhasa in Tibet vi sono diverse possibilità di volo; i collegamenti suggeriti per il viaggio, che fanno da riferimento per i servizi di trasferimento aeroportuale, sono, per partenze da Milano Malpensa, con Air France alle 11.25 per Parigi con arrivo alle 12.45; da qui ci si imbarca con China Eastern per Kunming alle 14.50; da Roma Fiumicino con Alitalia alle 9.05 per Pechino. Per gli orari da altre località o di altre compagnie contattare Amitaba. 2°g.    5/8 Arrivo a Tsetang   Chi parte da Milano Malpensa atterra a Kunming alle 7.40. Chi parte da Roma arriva a Pechino alle 6.20; da qui si continua con China Southern alle 9.05 per Kunming con arrivo alle 12.35. Il collegamento da Kunming per Lhasa per entrambi i voli è con China Southern alle 15.10 con arrivo alle 18.05. A Lhasa è in attesa dei partecipanti la guida tibetana; trasferimento in pulmino privato a Tsetang (96 km, circa 2 ore lungo una comoda strada) dove si alloggia presso l’hotel Tsetang o simile. La quota qui è di 3550 mt. 3°g.    6/8 Tsetang e valle dello Yarlung   Si dedica la giornata alle visite di Tsetang e Yarlung iniziando dal tempio di Tradruk, la cui fondazione è attribuita a Songtsen Gampo nell’VIII secolo. La struttura architettonica è simile al Jokhang di Lhasa e l’interno regala una splendida atmosfera con molte cappelle affrescate e statue di fine fattura; vi sono custodite anche alcune importanti reliquie. Si prosegue lungo la valle dello Yarlung, ricchissima di testimonianze che risalgono all’origine della storia del Tibet, con la visita del Yumbulagang, tra i luoghi più pittoreschi, che fu il primo palazzo degli antichi re ed è stato restaurato nel 1982. Si continua con il sito delle tombe dei re di Yarlung, dove primeggia il grande tumulo di Songtsen Gampo, su cui è stato costruito un piccolo tempio da dove si ha una stupenda visuale verso il Gompa di Riwo Dechen. I tumuli dei re di Yarlung non sono mai stati oggetto di scavi archeologici e pare che non siano stati profanati: la tradizione tramanda che sotto al tempio dedicato a Songtsen Gampo vi siano interrati cinque santuari a struttura mandalica, con la salma del grande re posta nel tempio centrale e circondata da innumerevoli tesori. Ci si reca quindi a due delle grotte di meditazione più venerate di questa parte del Tibet. La prima, Bairo Phuk, è il minuscolo eremo utilizzato nell’VIII secolo da Vairochana, uno dei discepoli principali di Guru Padmasambhava, o Guru Rimpoce per i tibetani. A Rechung Phuk si ritirò il prediletto discepolo di Milarepa, il grande Rechung; il monastero è stato distrutto dai barbari invasori, ma i tibetani hanno ripristinato il tempio all’ingresso della grotta che conserva oggetti appartenuti al grande mistico. I partecipanti potranno valutare se, in funzione di come ci si sente con l’acclimatazione, sia meglio ammirare questi luoghi da più lontano o se fare i brevi percorsi a piedi che ci arrivano; se si dovesse ‘scegliere’, si consiglia Rachung Phuk, un sito che storicamente è più significativo. 4°g.    7/8 Tsetang – Samye   Si attraversa lo Tsangpo su un ponte nei pressi della città e se ne risale il corso attraverso una zona dove inaspettatamente si trovano grandi dune di sabbia, immerse in questo grandioso ambiente d’alta quota, e si arriva a Samye (50 km). E’ il più antico monastero buddista del Tibet, fondato nell’VIII secolo da Guru Rimpoce (Padmasambhava), nei pressi di una zona di belle dune di sabbia non lontano dallo Tsangpo; il tempio principale, costruito su 4 livelli, rivela affreschi di rara bellezza e all’interno dell’ampio recinto sacro, delimitato da un lungo muro circolare sormontato da piccoli chorten, si trovano diversi templi e grandi Stupa. Dopo la visita per le persone interessate è previsto recarsi al vicino eremo di Chimpu, dove alla base del monte un piccolo monastero ospita giovani monache; per chi se la sente, passeggiando lungo il sentiero che si inerpica sul monte alle spalle del Gompa, tra formazioni di grandi massi e il bosco s’incontrano le casupole di solitari monaci e monache, piccoli templi e grotte di meditazione utilizzate dai maestri spirituali: qui si ritirarono anche Guru Rimpoce e Atisha e chi vi giunge con rispetto potrà essere invitato in alcuni di questi potenti luoghi d’energia spirituale dai sereni meditatori che hanno posto qui la propria dimora. Chi desidera un ottimo finale della giornata si può recare ad ammirare il tramonto dalla collina del Hepori da dove si osserva nel modo migliore la forma mandalica di Samye; sul colle si trova un tempietto in cui spesso la sera un monaco recita le preghiere di buon auspicio alla divinità protettrice che qui risiede: secondo la tradizione è un potente demone soggiogato da Guru Rimpoce. Si alloggia presso la ‘Monastery Guest House’, un semplice hotel che è il miglior alloggio disponibile, che richiede un po’ di adattabilità ma le stanze sono dotate di servizi ed è ubicato a pochi passi dal tempio. 5°g.    8/8 Samye – Lhasa   Si prosegue lungo la riva settentrionale dello Tsangpo arrivando al monastero di Dorje Dra, storicamente importante, ubicato in una pittoresca posizione vicino al grande fiume. Si attraversa lo Tsangpo su di un ponte costruito di recente e si sosta al monastero di Gonsar Chode, anche’esso di scuola sakyapa, dove molti degli affreschi originali sono sopravvissuti alle vicissitudini dell’invasione cinese. Giunti a Lhasa si alloggia presso l’hotel Gang Gyen o simile, situato nella città vecchia. Si completa la giornata recandosi con una piacevolissima passeggiata al Barkor, la strada che pullula di pellegrini e circumambula la cattedrale di Lhasa, punto focale della vita tibetana animata da un vivace mercato e frequentata dai pellegrini, alcuni dei quali eseguono l’intera circumambulazione con le prostrazioni. 6°g.    9/8 Lhasa   (NB: una nota pratica: l’ingresso al Potala viene fissato dalle autorità ad un orario predeterminato, quindi la sequenza delle visite dei siti di Lhasa potrà variare) Si iniziano le visite dalla magnifica cattedrale del Jokhang, posta al centro del Barkor, che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende che è sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet. Si passeggia poi da qui fino al convento di Ani Tshamkhung, al Gyume, al tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang e ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. Ci reca al Potala, l’imperdibile Palazzo del Dalai Lama colmo di tesori d’arte – dove per molti di noi la lunga scalinata per entrare è il test più duro dell’intero viaggio! Nel pomeriggio si visita l’università di Sera, dove spesso si può assistere al dibattito dei monaci, e si rientra nella città vecchia per completare le visite e curiosare nel Barkor. 7°g.    10/8 Lhasa, escursione a Ganden e Drak Yerpa   Ganden Namgyeling, l’università monastica fondata da Tsongkhapa, capostipite della scuola Ghelupa, è costruita in posizione panoramica a 4500 mt su un monte che sovrasta la valle del fiume Kyuchu circa 40 km a est di Lhasa. Lo sforzo tenace e la devozione dei tibetani ha reso possibile la ricostruzione di tutti i templi principali; il grande stupa contiene alcune reliquie del corpo di Tsongkhapa che furono ritrovate setacciando con le mani le macerie lasciate dalla distruzione perpetrata dai cinesi, esaminando ogni pietra e la terra. Si eseguirà anche la breve circumambulazione del monte dove sorgono i molti templi e collegi, godendo sia dell’atmosfera intensa che degli splendidi panorami che il kora offre sulla vallata del Kyuchu; sul percorso vi sono alcune grotte di meditazione e alla fine del sentiero il piccolo Gompa di Tsongkhapa. Rientrando a Lhasa con una deviazione  verso nord si raggiunge Drak Yerpa, dove sorgeva il monastero di Atisha che qui dimorò e insegnò attorno all’anno 1057 (si può vedere il trono di pietra da lui utilizzato), e il sito divenne anche il luogo di ritiro del collegio tantrico del Gyuto. All’intorno vi sono molte grotte di meditazione poste in un anfiteatro di rocce chiare, tra un profusione di bandiere di preghiera, dove in tempi ancora più antichi l’imperatore Songtsen Gampo e le sue consorti si dedicavano ai ritiri spirituali; a Dawa Puk, la “Grotta della Luna”, Guru Rimpoce (Padmasambhava) fece un ritiro di 7 mesi. Il sito ha una vitalità sorprendente, e vi dimorano molti mediatori. Da qui, in poco più di un’ora di guida si torna a Lhasa.   8°g.    11/8 Lhasa, festival di Shoton   Oggi è il giorno di Shoton, conosciuto anche come il “Festival dello yogurt”. Nelle grandi università monastiche di Drepung e Sera vengono esposti sulla montagna  giganteschi dipinti del Buddha; si opta per seguire gli eventi presso la prima perché è l’evento più grande e gli spazi sono più ampi ed è quindi più facile seguirli. In questo giorno di buon auspicio una grande folla di tibetani si reca già dalle prime luci del giorno a Drepung, che prima dell’invasione era la più grande del Tibet. Qui prima del sorgere del sole la grande tanka di Buddha Sakyamuni viene portata a spalle con una coloratissima processione che parte dal tempio principale tra suoni di corni e fumo di erbe aromatiche, per essere issata sul bordo della montagna. Per arrivare sarà necessario camminare un poco, perché i mezzi nella ricorrenza di oggi si devono lasciare all’inizio della strada che sale al monastero. Il festival è anche un ottimo momento per visitare i molti templi di questo storico sito, che per un periodo fu anche sede del Dalai Lama, che in questa occasione pullulano di pellegrini. Nei pressi, ci si reca al tempio di Nechung, una volta sede dell’Oracolo di Stato tibetano, che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Ovunque nei pressi di Drepung migliaia di famiglie tibetane festeggiano con gioiosi picnic, ed è frequente essere invitati a bere un tè in compagnia. Rientrati in città ci si reca al giardino del Norbulinka dove sono in corso le rappresentazioni di teatro tradizionale, anche qui ci si mescola con miriadi di tibetani che fanno festa. 9°g.    12/8 Lhasa – Yungdrungling - Shigatse   Si lascia la valle di Lhasa verso ovest seguendo il deflusso del fiume Kyuchu; Shigatse dista circa 270 km, un percorso che richiede circa 5 ore di viaggio lungo una strada veloce e ben tracciata. Nei pressi di Lhasa si sosta per una visita al monastero di Nyetang Dolma Lhakhang, storicamente importante perché fu la dimora di Atisha, con reperti artistici belli ed importanti. Si incontra in breve il fiume Tsangpo, di cui si seguono le rive fino a Shigatse; giunti al ponte che porta a nord verso Oyuk ed al Nam Tso lo si attraversa arrivando con una breve deviazione al monastero bön di Yungdrungling, il centro maggiore di questa tradizione nella provincia tibetana di Tsang, in buona parte ricostruito, che contiene alcune interessanti statue e molti mandala dipinti tipici di questa scuola tibetana. A Shigatse si alloggia presso l’hotel Manosarovar o simile; la quota qui è di circa 4000 mt. 10°g.    13/8 Shigatse – Shalu - Gyantse   Ci si reca a visitare il grandioso monastero di Tashilhumpo, fondato nel 1447 dal primo discepolo di Tsong Khapa, retrospettivamente riconosciuto come la prima incarnazione del Dalai Lama, e sede storica del Panchen Lama; è uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori, tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama.  Lasciata la città una breve deviazione porta a Shalu, sito del tempio di Serkhang Tramo, che conserva un’antica atmosfera dove si indovinano interessanti affreschi nella penombra. Fu qui che Buton Rimpoce nel XIV secolo editò i 227 volumi del Canone Buddista Tibetano; nei pressi si trova l’antichissimo tempio di Gyengong Lhakang, fondato nel 997. Si prosegue per Gyantse, che dista 90 km, la città del Tibet Classico meglio preservata. 11°g.    14/8 Gyantse   Il Pelkhor Chode, l’enclave monastica di Gyantse, prima delle distruzioni perpetrate conteneva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole; fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.), e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità” è una struttura costituita da più piani progettati secondo una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue e affreschi: chi è in grado di decifrarne la complessa simbologia può leggervi l’intero percorso iniziatico del misticismo tibetano. La visita al castello di Gyantse regala un’ottima panoramica sul complesso, sulla cittadina e le valli circostanti. Si alloggia presso l’hotel Gyantse o simile. 12°g.    15/8 Gyantse – Samding - Lhasa   Si parte per Lhasa, che da qui dista circa 260 km, seguendo un percorso tra i più belli del Tibet. Dopo aver costeggiato un lago di origine artificiale si valica verso est lo spettacolare passo di Khari (5045 mt), dove tra le pasture degli yak si sporgono i poderosi ghiacciai del Nyengchen Kang Ksa, la cui vetta si staglia oltre i 7000 metri. Oltre il passo si arriva sulle rive del vasto specchio turchese dello Yamdrok Tso, una delle perle naturali del Tibet, incastonato tra magnifiche vette. Con una deviazione ci si reca al monastero di Samding che risale al XII secolo, uno dei rari siti dell’esoterica scuola dei Bodonpa la cui badessa è riconosciuta come una Kandroma (dakini) ed è anche considerata una delle maestre spiritualmente più elevate del Tibet. La posizione è fantastica, con grandiosi panorami sui monti e sul lago, e nel Gompa si trovano molti affreschi recentemente restaurati. Si prosegue quindi lungo il perimetro del lago per un bel tratto e lo si lascia valicando verso nord il passo di Gampa (4794 mt), che offre una visuale indimenticabile. Sull’altro versante si raggiunge il fiume Tsangpo, se ne segue il corso per un breve tratto e lo si attraversa a nord raggiungendo la strada utilizzata per andare a Shigaste e risalendo, dopo la confluenza, il fiume Kyuchu si arriva a Lhasa, dove si alloggia nel medesimo hotel. 13°g.    16/8 Lhasa, nomadi di Taktse   Ci si reca nel distretto di Taktse nei pressi di Lhasa raggiungendo con circa un’ora di guida un’area dove si accampano i nomadi tibetani. Si potrà condividere per qualche ora la vita di queste persone, assaggiando i prodotti caseari incluso l’ottimo yogurt di yak - e i più temerari potranno anche provare a cavalcare uno yak! Si potrà provare ad indossare i loro abiti, stampare le bandiere di preghiera e passeggiare in questa bell’area naturale. 14°g.    17/8 Lhasa, volo di rientro   La mattina è a disposizione. Ci si reca quindi all’aeroporto di Lhasa, (64 km, poco più di un’ora); chi rientra su Milano parte con China Airlines per Chengdu alle 16.20 con arrivo alle 18.25 e da qui si imbarca per Shangai alle 20.30 con arrivo alle 23.30. Chi rientra su Roma Fiumicino parte con China Eastern alle 18.50 per Kunming con arrivo alle 21.10. 15°g.    Sabato 18 agosto, arrivo a destinazione   Il volo della China Airlines parte da Shangai alle 1.30 e atterra a Milano Malpensa alle 8.05. Il volo della China Eastern da Kunming parte per Parigi alle 0.55 con arrivo alle 6.50; si riparte alle 9.15 con Air France arrivando a Roma Fiumicino alle 11.20.
TIBET 2018: Storia e folclore del Paese delle nevi
Est.: Mistiche valli e lago del Nam Tso, perla del Ciangtang – rientro 4/8
Periodo: 15 lug - 29 lug
I dettagli del viaggio sono indicati nella descrizione del Programma. Per maggiori informazioni sul Paese, vedi anche Tibet e Buddismo tibetano. L’alta quota del Tibet Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3600 metri di quota. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze; nella tappa tra Samye e Gyantse si valicano due passi di cui il più alto, il Kari, arriva a 5045 metri; ma la quota di questi non deve preoccupare perché poi si scende ad elevazioni inferiori. La notte nel punto più alto è a Sakya (4300 mt) dove si arriva dopo sette giorni di permanenza in quota. Nell’estensione a nord est di Lhasa le quote sono attorno ai 4000 metri e circa 4100 a Reting, prima di raggiungere il punto più alto alla fine del viaggio al lago del Nam Tso con 4700 metri. Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Nota tecnica - clima e attrezzatura Le sistemazioni nelle città principali sono di livello europeo; a Sakya e Samye gli alberghi sono i migliori disponibili ma molto meno curati anche se si dispone di servizi in stanza e la loro posizione è ottima. L’estensione richiede più adattabilità; a Tidro l’hotel è semplice e un poco carente nella manutenzione, a Reting si utilizza la locanda del monastero, è l’alloggio più spartano che si utilizza, e per rendere il tutto più comodo si portano da Lhasa lenzuola e trapunte. Al Nam Tso hanno costruito delle piccole locande, semplici ma abbastanza comode, adatte ai viaggiatori ma difficili per i turisti. Nei centri principali del Tibet Classico è raro che la temperatura notturna a luglio scenda sotto i 5°c e le massime sono di circa 20°c.; il punto più freddo è al Nan Tso, dove anche in estate può succedere di andare sotto lo zero di notte, con rare punte di minima anche a -5°c.  Si tenga inoltre presente che alle alte quote del Tibet le escursioni termiche possono essere notevoli e il sole può bruciare la pelle nonostante l’aria fresca. Possono esserci piogge, che solitamente se si verificano sono di breve durata; ma negli ultimi anni anche in Tibet il clima è meno prevedibile. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; si consiglia di portare dei capi in pile e una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini caldi adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Domenica 15 luglio, partenza in volo   Per arrivare a Lhasa in Tibet vi sono diverse possibilità di volo; i collegamenti suggeriti per il viaggio, che fanno da riferimento per i servizi di trasferimento aeroportuale, sono, per partenze da Milano Malpensa, con la China Airlines alle 13.30 per Pechino; da Roma Fiumicino con Alitalia si può raggiungere Milano Malpensa (9.10 – 10.25) ed imbarcarsi sul medesimo volo. Per gli orari da altre località o di altre compagnie contattare Amitaba. 2°g.    16/7 Arrivo a Tsetang   Si  atterra a Pechino alle 5.30; il volo per Lhasa parte da qui alle 7.35 con arrivo alle 12.05. All’aeroporto di Lhasa è in attesa dei partecipanti la guida tibetana; trasferimento in pulmino privato a Tsetang (96 km, circa 2 ore lungo una comoda strada) dove si alloggia presso l’hotel Tsetang o simile. Nel pomeriggio ci si reca al tempio di Tradruk, la cui fondazione è attribuita a Songtsen Gampo nell’VIII secolo, che presenta una struttura architettonica simile al Jokhang di Lhasa e regala all’interno una splendida atmosfera con molte cappelle affrescate e statue di fine fattura; vi sono custodite anche alcune importanti reliquie. Si completa con un giro nella parte vecchia della cittadina dove si trovano il Gompa e, nei pressi, il convento femminile. Ci si muove con calma, piano, per iniziare ad acclimatarsi; la quota è di 3550 mt. 3°g.    17/7 Tsetang – Valle dello Yerlung - Samye   Si completano le visite a Tsetang proseguendo per un breve tratto a sud lungo la valle dello Yarlung, ricchissima di testimonianze che risalgono all’origine della storia del Tibet. Si visita lo Yumbulagang, tra i luoghi più pittoreschi, che fu il primo palazzo degli antichi re ed è stato restaurato nel 1982. Si continua con Rechung Phuk, dove si ritirò Rechung, il prediletto discepolo di Milarepa; il monastero è stato distrutto dai barbari invasori, ma i tibetani hanno ripristinato il tempio all’ingresso della grotta dove sono conservati anche alcuni oggetti appartenuti al grande mistico. Si completa con il sito delle tombe dei re di Yarlung, dove primeggia il grande tumulo di Songtsen Gampo, su cui è stato costruito un piccolo tempio da dove si ha una stupenda visuale del monastero di Riwo Dechen. I tumuli dei re di Yarlung non sono mai stati oggetto di scavi archeologici e pare che non siano stati profanati: la tradizione tramanda che sotto il tempio dedicato a Songtsen Gampo vi siano interrati cinque templi a struttura mandalica, con la salma del grande re posta nel tempio centrale e circondata da innumerevoli tesori. Si lascia quindi l’area di Tsetang attraversando lo Tsangpo su un ponte nei pressi della città e se ne risale il corso attraverso una zona dove inaspettatamente si trovano grandi dune di sabbia, immerse in questo grandioso ambiente d’alta quota, fino a Samye (50 km), dove si alloggia presso la Samye Monastery Guest House. 4°g.    18/7 Samye e Chimpu   Samye è il più antico monastero buddista del Tibet, fondato nell’VIII secolo da Guru Rimpoce, nei pressi di una zona di belle dune di sabbia non lontano dallo Tsangpo; il tempio principale, costruito su 4 livelli, rivela affreschi di bellezza indimenticabile e all’interno del grande recinto sacro, delimitato da un lungo muro circolare sormontato da piccoli chorten, si trovano diversi templi e grandi Stupa. La forma mandalica dell’insieme si ammira nella luce migliore al tramonto dalla vicina collina del Hepori, dove si trova un tempietto in cui spesso la sera un monaco recita le preghiere di buon auspicio alla divinità protettrice che qui risiede e la tradizione dice essere un potente demone soggiogato da Guru Rimpoce. Nel corso della giornata ci si reca anche al vicino eremo di Chimpu, dove alla base del monte un piccolo monastero ospita giovani monache; per chi se la sente passeggiando lungo il sentiero che si inerpica alle spalle del Gompa, tra formazioni di grandi massi ed il bosco, s’incontrano le casupole di solitari monaci e monache, piccoli templi e grotte di meditazione utilizzate dai maestri spirituali: qui si ritirarono anche Guru Rimpoce e Atisha e chi vi giunge con rispetto potrà essere invitato in alcuni di questi potenti luoghi d’energia spirituale dai sereni meditatori che hanno posto qui la propria dimora. 5°g.    19/7 Samye – Gonsar Chode - Yamdrok Tso - Samding – Gyantse   Si prosegue il viaggio risalendo il corso dello Tsangpo lungo la riva settentrionale; lo si attraversa e proseguendo ancora lungo lo Tsangpo si sosta poi al monastero sakyapa di Gonsar Chode, dove molti degli affreschi originali sono sopravvissuti alle vicissitudini dell’invasione cinese. Si prosegue ancora per un tratto verso est per poi lasciare la grande vallata salendo verso sud al passo di Gampa (4794 mt) che offre una visuale indimenticabile sul vasto specchio turchese del lago Yamdrok Tso, una delle perle naturali del Tibet, incastonato tra magnifiche vette di cui alcune  superano i 7000 metri. Raggiunte le sponde del lago se ne segue il perimetro per un bel tratto e con una deviazione ci si reca al monastero di Samding, uno dei rari siti dell’esoterica scuola dei Bodonpa che risale al XII secolo, la cui badessa è riconosciuta come una Kandroma (dakini) ed è considerata una delle maestre spiritualmente più elevate del Tibet. La posizione è fantastica, con grandiosi panorami sui monti e sul lago, e nel Gompa si trovano molti affreschi recentemente restaurati. Proseguendo, si valica lo spettacolare passo di Khari (5045 mt) dove la strada passa tra le pasture degli yak sfiorando i poderosi ghiacciai del Nyengchen Kang Ksa, la cui vetta si staglia oltre i 7000 metri, e, dopo aver costeggiato un lago di origine artificiale, si arriva a Gyantse, dove si alloggia all’hotel Gyantse o simile. 6°g.    20/7 Gyantse, festival di Dhamak   Gyantse è la città del Tibet Classico meglio preservata. L’enclave monastica prima delle distruzioni perpetrate conteneva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole; fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.), e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità” è una struttura costituita da più piani progettati secondo una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue e affreschi: chi è in grado di decifrarne la complessa simbologia può leggervi l’intero percorso iniziatico del misticismo tibetano. La visita al castello di Gyantse regala un’ottima panoramica sul complesso, sulla cittadina e le valli circostanti. Oggi è in pieno svolgimento il grande festival annuale, e si dedica la maggior parte del tempo a seguire le diverse attività; uno dei momenti più particolari è la gara degli yak, che sembrano quasi più impegnati a disarcionare chi si azzarda a cavalcarli che a competere tra loro! 7°g.    21/7 Gyantse, festival di Dhamak – Shalu - Shigaste   Prima di lasciare la città si dedica del tempo ad un ultimo sopralluogo nell’area del festival. Si prosegue quindi per Shigatse, che dista circa 90 km, e con una breve deviazione ci si reca a Shalu, sito del tempio di Serkhang Tramo, che conserva un’antica atmosfera dove si indovinano interessanti affreschi nella penombra; fu qui che Buton Rimpoce nel XIV secolo editò i 227 volumi del Canone Buddista Tibetano; nei pressi si trova l’antichissimo tempio di Gyengong Lhakang, fondato nel 997. Giunti a Shigatse, seconda città del Tibet, ci si reca a visitare il grandioso complesso monastico di Tashilhumpo fondato nel 1447 dal primo discepolo di Tsong Khapa, retrospettivamente riconosciuto come la prima incarnazione del Dalai Lama, e sede storica del Panchen Lama; è uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori, tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. Si completa la giornata con un giro nella parte vecchia della città. Si alloggia presso il Manosarowar hotel. 8°g.    22/7 Shigatse – Puntshok Ling – Sakya   Si imbocca la strada che porta verso Lhartse e la regione himalaiana lasciandola per seguire una valle che riporta verso nord al fiume Tsangpo attraverso un bucolico ambiente rurale; si sosta in un semplice villaggio per visitare un antico tempio della scuola Bodompa. Arrivati al maestoso Tsang Po se ne risale il corso lungo una spettacolare vallata fino al monastero di Puntshok Ling. Il Gompa sorge vicino al fiume immerso in una natura splendida a ridosso di contrafforti rocciosi che delimitano l’ingresso di una valle che si apre verso sud, è incorniciato da incredibili dune di sabbia e sovrastato da vaste fortificazioni che ne testimoniano il grandioso passato. Questo sito fu la sede principale della scuola Jonang fino ai tempi del maestro Taranatha (XVII secolo); sorprende per la bellezza architettonica dell’insieme e la qualità dei ben conservati affreschi. Si prosegue lungo lo Tsangpo fino al vecchio villaggio di Lhartse, dove si trova anche un interessante monastero, e si continua quindi per Sakya dove si alloggia presso il Sakya Manosarovar Hotel 9°g.    23/7 Sakya – Shigatse   Il colossale tempio – fortezza di Sakya, posto alle propaggini della grande catena himalaiana, tra il 1268 e il 1365 fu anche sede del governo del Tibet; è un sito ottimamente conservato di dimensioni impressionanti, con molti monaci che sono da tempo tornati a viverci, ed è ricchissimo da visitare. Già nelle torri perimetrali sono alloggiati dei templi e all’interno delle poderose mura si trovano una serie di edifici importanti, tra cui la casa dell’Abate accanto a cui si trova un impressionante Gonkhang, e, se si sale sul tetto del tempio centrale, si trova la cappella del protettore principale, luogo di grande forza esoterica. Ma è dal cortile più interno che si accede a tre colossali Lhakhang, con una profusione di affreschi e reperti artistici eccezionali: a sinistra quello dedicato alle cerimonie rituali, a destra uno che conserva colossali Stupa dei maestri storici dei Sakya e incredibili affreschi di mandala e, di fronte, la sala principale dove nella mistica penombra vi sono statue di fattezza perfetta. Dietro a quest’ultimo tempio si trova una delle biblioteche più preziose del Tibet, con migliaia di testi originali posti su scaffali alti una decina di metri o più. Sul monte di fronte al complesso, oltre il precipitoso torrente, vi sono le rovine dello Dzong più antico ed i resti di vecchi templi con un certo numero di chorten, alcuni templi attivi, tra cui quello edificato di fronte alla grotta del grande Siddha Kunga Nienpo, mitico fondatore della scuola sakyapa, e il convento femminile. Dopo pranzo si lascia Sakya ripercorrendo la medesima strada per il tratto iniziale e, raggiunta la strada che proviene dal Nepal, la si segue fino a Shigatse valicando un passo; si alloggia nel medesimo hotel. 10°g.    24/7 Shigatse – Yungdrungling – Lhasa   Lhasa dista 270 km, un percorso che si svolge lungo un’ottima strada che segue il flusso dello Tsangpo e richiede circa 5 ore. Dopo un tratto, giunti al ponte che porta a nord verso Oyuk e il Nam Tso, lo si attraversa arrivando con una breve deviazione al monastero bön di Yungdrungling, il centro maggiore di questa tradizione nella provincia tibetana di Tsang, in buona parte ricostruito, che contiene alcune interessanti statue ed una serie di mandala dipinti tipici di questa scuola tibetana. Nell'ampia piana alluvionale sottostante si trova un tipico villaggio rurale tibetano. Tornati alla strada principale si continua il viaggio fino alla confluenza col fiume Kyuchu, di cui si risale il corso fino a Lhasa; prima di giungere in città si visita il monastero di Nyetang Dolma Lhakhang, storicamente importante perché fu la dimora di Atisha, con reperti artistici belli ed importanti. A Lhasa si alloggia presso l’hotel Gang Gyen, situato nella città vecchia. Dall’hotel con una breve passeggiata ci si può recare al Barkor, centro della città vecchia. 11°g.    25/7 Lhasa   (NB: una nota pratica: l’ingresso al Potala viene fissato dalle autorità ad un orario predeterminato, quindi la sequenza delle visite dei siti di Lhasa potrà variare) Si iniziano le visite dalla magnifica cattedrale del Jokhang che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende, sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet. Ci reca quindi al Potala, l’imperdibile Palazzo del Dalai Lama colmo di tesori d’arte  – dove per molti di noi la lunga scalinata per entrare è il test più duro dell’intero viaggio! Prossima tappa il Norbulingka, il palazzo estivo dei Dalai Lama immerso in un bel giardino. Nel pomeriggio si esplora la città vecchia che è abitata in prevalenza da tibetani; passeggiando dal Barkor si vedono il convento di Ani Tshamkhung, il tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang ed ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, il Gyume e diversi altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 12°g.    26/7 Lhasa   Si visitano le università monastiche poste negli immediati dintorni di Lhasa, iniziando da Drepung che prima dell’invasione era la più grande del Tibet, dove ci si reca anche al tempio di Nechung, storica sede dell’Oracolo di stato tibetano, che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Nel pomeriggio si visita l’università di Sera, dove spesso si può assistere al dibattito dei monaci, e si rientra nella città vecchia a curiosare nel Barkor. 13°g.    27/7 Lhasa, festival di Ganden   Ganden Namgyeling, l’università monastica fondata da Tsongkhapa, capostipite della scuola Ghelupa, è costruita in posizione panoramica a 4500 mt su di un monte che sovrasta la valle del fiume Kyuchu, circa 40 km ad est di Lhasa. Lo sforzo tenace e la devozione dei tibetani ha reso possibile la ricostruzione di tutti i templi principali; il grande stupa contiene alcune reliquie del corpo di Tsongkhapa che furono ritrovate setacciando con le mani le macerie lasciate dalla distruzione perpetrata dai cinesi, esaminando ogni pietra e la terra. Oggi è una giornata molto speciale perché viene esposta la grande tanka che rappresenta Buddha Sakyamuni, momento culminante di un complesso insieme di rituali officiati dai monaci a cui assistono stuoli di pellegrini, richiamati sia dall’evento che dal valore molto speciale che Ganden ha nella tradizione del Tibet: questa fu infatti la residenza dove Lama Tsongkhapa concluse la sua opera. Nell’arco della giornata si eseguirà anche la breve circumambulazione del monte dove sorgono i molti templi e collegi, godendo sia dell’atmosfera intensa che degli splendidi panorami che il kora offre sulla vallata del Kyuchu; sul percorso, dove s’incontrano molti pellegrini. vi sono alcune grotte di meditazione e alla fine del sentiero il piccolo Gompa di Tsongkhapa. Si rientra a Lhasa nel tardo pomeriggio. Per chi rientra 14°g.    28/7 Lhasa, volo di rientro   La mattina è a disposizione. Ci si reca quindi all’aeroporto di Lhasa, (64 km, poco più di un’ora); chi rientra su Roma Fiumicino parte con China Southern alle 14.55 per Guangzhou con arrivo alle 20.25. Chi rientra su Milano parte con China Airlines per Chengdu alle 16.25 con arrivo alle 18.25, e da qui poi si imbarca per Pechino alle 20.25 con arrivo alle 23.15. 15°g.    Domenica 29 luglio, arrivo a destinazione   Per Roma, si parte da Guangzhou con China Southern alle 0.05 per Amsterdam con arrivo alle 6.45 e da qui ci si imbarca per Roma Fiumicino alle 9.35 con arrivo alle 11.50. Per Milano Malpensa la partenza da Pechino con China Airlines è alle 1.30 con arrivo alle 6.30. Per chi prosegue con l’estensione 14°g.    28/7 Lhasa - Drak Yerpa – Tidro   L’eremo di Drak Yerpa, situato in una valle laterale a nord del fiume Kichu a circa 30 km ad est di Lhasa, è un luogo molto importante nella tradizione del Tibet: qui sorgeva il monastero di Atisha che vi dimorò ed insegnò attorno all’anno 1057 (si può ancora vedere il trono di pietra da lui utilizzato), e il sito divenne anche il luogo di ritiro del collegio tantrico del Gyuto. All’intorno vi sono molte grotte di meditazione poste in un anfiteatro di rocce chiare, tra un profusione di bandiere di preghiera, dove in tempi ancora più antichi l’imperatore Songtsen Gampo e le sue consorti si dedicavano ai ritiri spirituali; a Dawa Puk, la “Grotta della Luna”, Guru Rimpoce (Padmasambhava) fece un ritiro di 7 mesi. Il sito ha una vitalità sorprendente, e vi dimorano molti mediatori. Tornati al Kyuchu si prosegue verso est lungo la valle; si sosta al tempio di Uru Katsel: è uno dei 108 templi costruiti originariamente da Songtsen Gampo nell’VIII secolo sui punti che corrisponderebbero al corpo del mitico demone del Tibet, una feroce orchessa, con il tempio posizionato in questo caso sulla sua spalla destra (il Jokhang di Lhasa sarebbe invece posizionato sul cuore). Nella tradizione il tempio ha così una funzione comparabile ad una sorta di agopuntura mistica utile a domare le forze devastatrici occulte; è un piccolo Gompa, recentemente restaurato, di scuola Kagyu. Si continua risalendo ancora le acque del fiume e si imbocca una stretta valle laterale dove si sosta in un alberghetto dove vi sono delle fonti termali (caldissime!), il House of Shambaka Tridom, situato poco prima di Tidro. 15°g.    29/7 Tidro e Drigug Til   Si raggiunge il monastero femminile di Tidro (o Terdrom), posto nei pressi di acque termali terapeutiche dove i pellegrini si rilassano. Il luogo è particolarmente riverito per il legame che ha con la figura di Yeshe Tsogyel, la mitica consorte di Guru Rimpoce che secondo la tradizione giunse alla suprema realizzazione nella grotta del “Tempio delle Dakini” ubicata a poche ore di cammino sui monti a nord del monastero; la badessa, che però risiede qui raramente, da molti è considerata una sua emanazione. Per questo motivo molte giovani donne tibetane sono attratte da questa comunità spirituale, ispirate dalla sottile presenza di Yeshe Tsogyel; è molto piacevole fare una passeggiata tra gli eremi ubicati sopra il monastero. Nel pomeriggio ci si reca a Drigung Til, costruito in posizione panoramica su un monte; fondato nel 1179, è la sede principale dell’omonima branchia della scuola Kagyu, con diverse sale molto interessanti da visitare. Nei pressi si trova il cimitero celeste più sacro del Tibet dove quasi ogni giorno i grassissimi avvoltoi vengono alimentati con i resti smembrati dei morti. Questa tradizione, apparentemente cruenta e lontana dal nostro culto dei defunti, nella cultura tibetana ha un triplice significato: elimina l’attaccamento dello spirito del deceduto alla sua forma passata evitando di indurlo a trattenersi nello stadio intermedio (bardo) tra le rinascite, regala del cibo agli animali e, rispetto ad una cremazione, risparmia il legno, elemento prezioso in queste regioni. Completate le visite si torna all’hotel. 16°g.    30/7 Tidro – Taklung – Reting   Da Tidro si prosegue l’esplorazione di questa raramente visitata regione a nord est di Lhasa; la prima meta oggi è la valle di Taklung, che si raggiunge dopo aver oltrepassato una nuova grande diga. Questo sito è la sede principale della scuola Taklung Kagyu, uno dei grandi lignaggi monastici che si formarono dai discepoli che succedettero a Milarepa; fu fondato nel 1180 nel luogo dove visse Potowa, il grande maestro Kadampa. Nel momento di massimo splendore contava ben 7000 monaci, ora ve ne solo circa 100; nei pressi verso l’imbocco della valle si trova l’eremo di Sili Gotsang, interessantissimo da visitare, che si raggiunge con una passeggiata. Si continua quindi per Reting, posto ad una quota di 4100 mt., un importante centro monastico tra i monti che fu fondato da Dromtonpa, il principale discepolo di Atisha, e divenne la sede della scuola Kadampa; l’abate di Reting era una figura molto importante in Tibet perché poteva essere nominato reggente quando il Dalai Lama era giovane o non ancora rinato. Questa zona non è per nulla turistica, si alloggia nella locanda del monastero che è molto spartana; verranno portate da Lhasa lenzuola pulite e trapunte per non dover utilizzare le coperte disponibili che possono non essere adatte a dei viaggiatori occidentali. Per chi fosse interessato, seguendo un bel sentiero che sale attraverso il bosco, si arriva con una passeggiata di circa 2 ore al convento femminile. 17°g.    31/7 Reting – Nam Tso   Attorno a Reting cresce un bellissimo bosco, cosa inusuale in quest’area, con molti antichissimi alberi che anche per il loro affascinante aspetto vengono chiamati i ‘capelli di Dromtompa’; si percorre il bel sentiero che porta fino al luogo dove visse Lama Tsongkhapa che qui ebbe la visione di Atisha e compilò il celebre Lamrim Chenmo, uno dei testi fondamentali utilizzati da chi pratica gli insegnamenti del buddismo tibetano. Si parte quindi per il lago del Nam Tso, procedendo verso nord ovest per valli bellissime, dimenticate dal mondo, e valicando passo di Yongdra tra monti ricchi di pasture. Raggiunta la strada che collega Lhasa a Golmund la si segue verso sud ovest per un tratto, incontrando il tracciato della ferrovia che porta a Lhasa, e da Damzung si procede verso nord ovest per il passo di Lhachen (5150mt), che si apre sulla distesa turchese del lago salato di Nam Tso. È uno dei luoghi più belli del Tibet, ai bordi dell’altopiano del Ciangtang, il mondo quasi disabitato e senza confini dei nomadi, vasto quanto un continente con un’altezza media di 4700 metri; il lago si estende per 70 chilometri, sullo sfondo a sud ovest domina l’orizzonte la massa glaciale del Nyenchen, un colosso che supera i 7000 mt. Giunti alla penisola di Tashidor ci si accomoda in una semplice locanda. 18°g.    1/8 Nam Tso: Tashidor   La penisola di Tashidor si protende nel lago turchese; la si percorre a piedi lungo un sentiero che offre panorami indimenticabili. È un luogo meta di pellegrinaggi, ornato con bandiere di preghiera e quantità infinite di sciarpe rituali (katak). Nelle grotte che circondano Tashidor meditarono, oltre a Guru Rimpoce e a Yeshe Tsogyel, molti importanti maestri, tra cui il terzo Karmapa, Rangjung Dorje; vi sono anche dei tempietti ed alcuni eremiti sono tornati ad abitare qui. Il tramonto dalla sommità del promontorio, che si raggiunge in breve tempo, è indimenticabile. 19°g.    2/8 Nam Tso – Tsurphu – Lhasa   Si riattraversa il passo del Lhachen e si segue la strada che prosegue verso sud in direzione di Lhasa; con una deviazione verso ovest si arriva a Tsurphu, il grande complesso monastico da cui proviene il Karmapa, il monaco capo della scuola Karmakagyu che è ora rifugiato in India. Nei pressi ci si reca anche al monastero di Nenang, situato sui monti della vallata poco prima di Tsurphu. Rientrati alla strada principale di prosegue verso sud fino alla valle del Kyuchu arrivando a Lhasa, dove si alloggia nel medesimo hotel. 20°g.    3/8 Lhasa, volo di rientro   Ci si reca all’aeroporto di Lhasa, (64 km, poco più di un’ora); chi rientra su Milano parte con China Airlines per Chengdu alle 13.15 con arrivo alle 15.20, e da qui poi si imbarca per Pechino alle 17.00 con arrivo alle 19.45. Chi rientra su Roma Fiumicino parte con China Southern alle 14.55 per Guangzhou con arrivo alle 20.25. 21°g.    Sabato 4 agosto, arrivo a destinazione   Per Milano Malpensa la partenza da Pechino con China Airlines è alle 1.30 con arrivo alle 6.30. Per Roma si parte aa Guangzhou con China Southern alle 0.05 per Amsterdam con arrivo alle 6.45 e da qui ci si imbarca per Roma Fiumicino alle 9.35 con arrivo alle 11.50.
TIBET 2018: Saga Dawa a Samye e Festival di Tsurphu
Un viaggio completo, vicino alla cultura del Paese delle Nevi
Periodo: 20 mag - 2 giu
I dettagli del viaggio sono indicati nella descrizione del Programma. Per maggiori informazioni sul Paese, vedi anche Tibet e Buddismo tibetano. Una nota sul festival di Tsurphu Il festival di Tsurphu è uno dei momenti di spiritualità e folclore più belli ed importanti del Tibet. Il grande evento, a cui confluisce una moltitudine di pellegrini, si svolge in un ampio e ben mantenuto complesso monastico situato in una tranquilla valle a nord ovest di Lhasa: è la sede storica del Karmapa, una figura importantissima nella storia sia mistica che spirituale del Paese delle Nevi. Infatti il lignaggio dei Karmapa, che in alcuni periodi storici ha avuto anche il potere temporale sul Tibet, fu il primo ad essere istituito tramite il riconoscimento della reincarnazione; dal lontano XII secolo si è giunti oggi al XVII successore, che nel 2001 è miracolosamente fuggito in India ed è ora residente a Dharamsala, vicino al Dalai Lama. Su come iniziò questa tradizione del riconoscimento si trova un gran numero di scritti interessanti; sicuramente molti degli episodi che circondano la figura di questo santo monaco inducono molti a crederci. L’alta quota del Tibet Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3600 mt di quota. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario tiene conto di queste esigenze; si raggiunge Tsurphu, situato a circa 4500 mt, nel quarto giorno in quota e la tappa tra Gyantse e Samye, quando si valicano due passi di cui il più alto, il Kari, arriva a 5045 mt, si svolge nell’ottavo giorno di permanenza in quota ed in ogni caso non preoccupa perché poi si scende ad elevazioni inferiori. Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Clima e attrezzatura Nei centri principali del Tibet Classico è raro che la temperatura notturna a fine maggio scenda sotto i 4/5°c e le massime sono di circa 20°c; la notte più fredda è a Tsurphu dove può succedere di  avvicinarsi allo zero termico. Si tenga presente che alle alte quote del Tibet le escursioni termiche possono essere notevoli e il sole può bruciare la pelle nonostante l’aria fresca. Possono esserci piogge, che solitamente se si verificano sono di breve durata; ma negli ultimi anni anche in Tibet il clima è meno prevedibile. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; si consiglia di portare dei capi in pile e una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini caldi adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi ed una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di avere con sé il filtro polarizzatore.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Domenica 20 maggio, partenza per il Tibet   Per arrivare a Lhasa in Tibet vi sono diverse possibilità di volo; i collegamenti suggeriti per il viaggio, che fanno da riferimento per i servizi di trasferimento aeroportuale, sono, per partenze da Milano Malpensa, con la China Airlines alle 13.30 per Pechino; da Roma Fiumicino con Alitalia alle 8.40 per Francoforte con arrivo alle 10.45, da dove si prosegue con la China Airlines per Chengdu alle 14.15. Per gli orari da altre località o di altre compagnie contattare Amitaba. 2°g.    21/5 Arrivo a Lhasa   Chi parte da Milano Malpensa atterra a Pechino alle 5.30; il volo per Chengdu parte da qui alle 7.00 con arrivo alle 10.10. Chi parte da Roma arriva a Chengdu alle 6.05. Il collegamento da Chengdu per Lhasa per entrambi i voli è alle 12.45 con arrivo alle 15.05. A Lhasa è in attesa dei partecipanti la guida tibetana; trasferimento in pulmino privato a Lhasa (64 km, poco più di un’ora), sistemazione presso l’hotel Gang Gyen o simile nella città vecchia e riposo. Per favorire l’acclimatazione e iniziare ad assaporare la parte vecchia della città ci si reca con una tranquilla passeggiata al Barkor, la strada che pullula di pellegrini e circumambula la cattedrale di Lhasa, punto focale della vita tibetana e vivacissimo mercatino. Ci si muove con calma, piano, per iniziare ad acclimatarsi; la quota è di circa 3600 mt. 3°g.    22/5 Lhasa   Si iniziano le visite dalla magnifica cattedrale del Jokhang, posta al centro del Barkor, che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende che è sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet. Si passeggia poi da qui fino al convento di Ani Tshamkhung, al Gyume, al tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang e ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. Nel pomeriggio ci si reca a visitare l’università monastica di Sera, posta ai margini della città, dove spesso si può assistere al dibattito dei monaci. 4°g.    23/5 Lhasa  Ci si reca al Potala, l’imperdibile Palazzo del Dalai Lama colmo di tesori d’arte che, fortunatamente, in questo periodo dell’anno ha un flusso di visitatori meno intenso. Prossima tappa il Norbulingka, il palazzo estivo dei Dalai Lama immerso in un bel giardino. Nel pomeriggio ci si reca all’università monastica di Drepung, che prima dell’invasione era la più grande del Tibet, ed al vicino tempio di Nechung, antica sede dell’oracolo di stato tibetano che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. 5°g.    24/5 Lhasa – Tsurphu (festival)   Le due giornate quando si sarà presenti a Tsurphu sono le conclusive e più importanti del grande festival annuale che si svolge in questo vasto complesso monastico situato 66 km a nord ovest di Lhasa, sede storica del Karmapa, che si raggiunge con circa due ore di guida. L’evento attira un grande numero di pellegrini, un momento di festoso raccoglimento; per noi ospiti è un’occasione eccezionale per ammirare i costumi tradizionali sfoggiati con fierezza dalla persone ed assistere alle cerimonie religiose, che includono danze eseguite dai monaci con vesti variopinte e portando maschere che ritraggono diverse entità e figure anche di animali, accompagnati da musiche eseguite con evocativi strumenti rituali tradizionali. Nel corso della giornata si avrà la possibilità di arricchire ulteriormente il programma visitando il monastero di Nenang, situato sui monti della vallata poco prima di Tsurphu. Si alloggia in una locanda, tra le migliori disponibile; la quota qui è di circa 4500 metri. 6°g.    25/5 Tsurphu (festival) – Lhasa   In questa ultima giornata del festival è prevista l’esposizione di una grande tanka: è il culmine dei cerimoniali, quando risalta in maniera particolarmente forte la profonda fede che i tibetani hanno preservato. Rientrando a Lhasa si sosta per una visita a Kyormolung, un sito Sakya raramente visitato dove sono conservati antichi affreschi sopravvissuti all’olocausto cinese, un luogo che conserva una forte spiritualità pur essendo ora inserito in un contesto urbanizzato. A Lhasa si alloggia nel medesimo hotel. 7°g.    26/5 Lhasa – Yungdrungling - Shigatse   Si lascia la valle di Lhasa verso ovest seguendo il deflusso del fiume Kyuchu; Shigatse dista circa 270 km, un percorso che richiede circa 5 ore di viaggio lungo una strada veloce e ben tracciata. Nei pressi di Lhasa si sosta per una visita al monastero di Nyetang Dolma Lhakhang, storicamente importante perché fu la dimora di Atisha, con reperti artistici belli ed importanti. Si incontra in breve il fiume Tsangpo, di cui si seguono le rive fino a Shigatse; giunti al ponte che porta a nord verso Oyuk ed al Nam Tso lo si attraversa arrivando con una breve deviazione al monastero bön di Yungdrungling, il centro maggiore di questa tradizione nella provincia tibetana di Tsang, in buona parte ricostruito, che contiene alcune interessanti statue e molti mandala dipinti tipici di questa scuola tibetana. A Shigatse si alloggia presso l’hotel Manosarovar o simile. Ci si reca a visitare il grandioso monastero di Tashilhumpo, fondato nel 1447 dal primo discepolo di Tsong Khapa, retrospettivamente riconosciuto come la prima incarnazione del Dalai Lama, e sede storica del Panchen Lama; è uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori, tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. La quota qui è di circa 4000 mt. 8°g.    27/5 Shigatse – Shalu - Gyantse   Lasciata la città una breve deviazione porta a Shalu, sito del tempio di Serkhang Tramo, che conserva un’antica atmosfera dove si indovinano interessanti affreschi nella penombra. Fu qui che Buton Rimpoce nel XIV secolo editò i 227 volumi del Canone Buddista Tibetano; nei pressi si trova l’antichissimo tempio di Gyengong Lhakang, fondato nel 997. Si prosegue per Gyantse, che dista 90 km, la città del Tibet Classico meglio preservata. L’enclave monastica prima delle distruzioni perpetrate conteneva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole; fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.), e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità” è una struttura costituita da più piani progettati secondo una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue e affreschi: chi è in grado di decifrarne la complessa simbologia può leggervi l’intero percorso iniziatico del misticismo tibetano. La visita al castello di Gyantse regala un’ottima panoramica sul complesso, sulla cittadina e le valli circostanti. Si alloggia presso l’hotel Yeti o simile. 9°g.    28/5 Gyantse – Samding - Samye   Si parte per Samye seguendo un percorso tra i più belli del Tibet. Dopo aver costeggiato un lago di origine artificiale si valica verso est lo spettacolare passo di Khari (5045 mt), dove tra le pasture degli yak si sporgono i poderosi ghiacciai del Nyengchen Kang Ksa, la cui vetta si staglia oltre i 7000 metri. Oltre il passo si arriva sulle rive del vasto specchio turchese dello Yamdrok Tso, una delle perle naturali del Tibet, incastonato tra magnifiche vette. Con una deviazione ci si reca al monastero di Samding che risale al XII secolo, uno dei rari siti dell’esoterica scuola dei Bodonpa la cui badessa è riconosciuta come una Kandroma (dakini) ed è anche considerata una delle maestre spiritualmente più elevate del Tibet. La posizione è fantastica, con grandiosi panorami sui monti e sul lago, e nel Gompa si trovano molti affreschi recentemente restaurati. Si prosegue quindi lungo il perimetro del lago per un bel tratto e lo si lascia valicando verso nord il passo di Gampa (4794 mt), che offre una visuale indimenticabile. Sull’altro versante si raggiunge il fiume Tsangpo e se ne segue il corso fino a Samye dove si alloggia presso la Monastery Guest House, il miglior alloggio disponibile, che richiede un po’ di adattabilità ma quantomeno ha le stanze dotate di servizi e, soprattutto, è ubicato a pochi passi dal tempio. 10°g.    29/5 Samye, Saga Dawa    Samye è il più antico monastero buddista del Tibet, situato nei pressi di una zona di belle dune di sabbia non lontano dallo Tsangpo; il tempio principale è costruito su 4 livelli e rivela affreschi di bellezza indimenticabile mentre all’interno del grande recinto sacro si trovano diversi templi e grandi Stupa. La forma mandalica dell’insieme, un’area interessantissima che merita una minuziosa visita, si ammira nella luce migliore al tramonto dalla vicina collina del Hepori, dove si trova un tempietto in cui spesso la sera un monaco recita le preghiere di buon auspicio alla divinità protettrice. Per la ricorrenza di Saga Dawa accorrono a Samye un gran numero di pellegrini ed i monaci eseguono diversi rituali; il sito è un luogo molto importante, bello da visitare a prescindere dalle festività in corso, che lo rendono ancora più vivo e vibrante.   11°g.    30/5 Samye – Tsetang   Lasciato Samye ci si reca al vicino eremo di Chimpu, dove alla base del monte un piccolo monastero ospita giovani monache; per chi se la sente passeggiando lungo il sentiero che si inerpica alle spalle del Gompa, tra formazioni di grandi massi ed il bosco, s’incontrano le casupole di solitari monaci e monache, piccoli templi e grotte di meditazione utilizzate dai maestri spirituali: qui si ritirarono anche Guru Rimpoce e Atisha e chi vi giunge con rispetto potrà essere invitato in alcuni di questi potenti luoghi d’energia spirituale dai sereni meditatori che hanno posto qui la propria dimora. Completata l’esplorazione si parte per Tsetang (50 km), dove si alloggia presso l’hotel Tsetang. 12°g.    31/5 Tsetang   Si dedica la giornata alle visite di Tsetang e Yarlung iniziando dal tempio di Tradruk, la cui fondazione è attribuita a Songtsen Gampo nell’VIII secolo. La struttura architettonica è simile al Jokhang di Lhasa e l’interno regala una splendida atmosfera con molte cappelle affrescate e statue di fine fattura; vi sono custodite anche alcune importanti reliquie. Si prosegue lungo la valle dello Yarlung, ricchissima di testimonianze che risalgono all’origine della storia del Tibet, con la visita del Yumbulagang, tra i luoghi più pittoreschi, che fu il primo palazzo degli antichi re ed è stato restaurato nel 1982. Ci continua con il sito delle tombe dei re di Yarlung, dove primeggia il grande tumulo di Songtsen Gampo, su cui è stato costruito un piccolo tempio da dove si ha una stupenda visuale del monastero di Riwo Dechen. I tumuli dei re di Yarlung non sono mai stati oggetto di scavi archeologici e pare che non siano stati profanati: la tradizione tramanda che sotto il tempio dedicato a Songtsen Gampo vi siano interrati cinque templi a struttura mandalica, con la salma del grande re posta nel tempio centrale e circondata da innumerevoli tesori. Ci si reca quindi a due delle grotte di meditazione più venerate di questa parte del Tibet. La prima, Bairo Phuk, è il minuscolo eremo utilizzato nell’VIII secolo da Vairochana, uno dei discepoli principali di Guru Padmasambhava, o Guru Rimpoce per i tibetani. A Rechung Phuk si ritirò il prediletto discepolo di Milarepa, il grande Rechung; il monastero è stato distrutto dai barbari invasori, ma i tibetani hanno ripristinato il tempio all’ingresso della grotta dove sono conservati anche alcuni oggetti appartenuti al grande mistico. 13°g.    1/6 Volo di rientro   La mattina è a disposizione; chi è interessato può recarsi nella parte vecchia della cittadina dove si trovano il Gompa e, nei pressi, il convento femminile. Ci si reca quindi all’aeroporto di Lhasa, che dista 97 km, un tragitto di massimo 2 ore. Il volo della China Airlines per Chengdu parte alle 16.20 con arrivo alle 18.25. Chi rientra su Milano parte da qui alle 20.30 per Shangai con arrivo alle 23.30. Chi rientra su Roma da Chengdu si imbarca con Alitalia per Abu Dhabi alle 21.00. 14°g.    Sabato 2 giugno, arrivo a destinazione   Il volo della China Airlines parte da Shangai alle 1.30 e atterra a Milano Malpensa alle 8.05. Il volo Alitalia giunge ad Abu Dhabi alle 1.00; si riparte alle 2.35 con arrivo a Roma Fiumicino alle 7.05.
TIBET 2017: Regioni storiche e Monte Everest
Da Lhasa a Tsetang alle falde dell’Himalaia
Periodo: 6 ott - 21 ott
Giunti in volo nell’ampia valle dello Tsangpo ci si reca a Tsetang iniziando l’esplorazione dai siti più antichi del Tibet con Tradruk, la valle dello Yarlung - che fu la culla della civiltà tibetana, Samye - dove ebbe origine la diffusione del buddismo nel Paese delle Nevi, ed includendo alcuni interessanti luoghi di ritiro: Bairo Phuk, Rechung Phuk e l’eremo di Chimpu. Dopo la visita di Mindroling e Gonsar Chode si lascia la grande valle dello Tsangpo arrivando al lago turchese di Yamdrok, dove ha sede il monastero di Samding, e a Gyantse, dove tra le mura dell'antico complesso monastico di Pelkor Chode si erge il grandioso Stupa del Kumbum, lo stupa delle 100.000 divinità. Dopo la visita di Shalu si giunge a Shigatse, sede del monastero del Panchen Lama: il Tashilhumpo, uno dei pochi a non essere stato distrutto durante la rivoluzione culturale. Proseguendo poi verso il cuore della zona himalaiana ci si reca a Phuntshok Ling e Sakya, il monastero - fortezza che fu anche capitale del Tibet, e nella valle di Shegar, dove si esplorano i resti dello spettacolare Dzong, arrivando fino a Rongbuk di fronte alla parete nord del Chomolungma, a circa 5000 mt di altezza. Si torna quindi a Shigatse e da qui a Lhasa seguendo il corso dello Tsangpo, potendo visitare il monastero bön di Yungdrungling e Nyetang Dolma Lhakhang, che fu la dimora di Atisha. Arrivati a Lhasa si corona questo splendido percorso immergendosi nel circuito sacro del Barkor, che pullula di pellegrini ed è animato da un bel mercato; l'hotel è situato nei pressi, nella città vecchia. Qui nel corso di due giorni si visitano il  Potala, il palazzo estivo (Norbulingka), il Jokhang (la veneratissima cattedrale di Lhasa), e le due grandi università monastiche di Drepung e Sera, oltre ad un insieme di interessanti luoghi meno celebri ma eccezionalmente interessanti. I dettagli del viaggio sono riportati nella descrizione delle tappe del Programma. Per informazioni sul Tibet, consultare Paesi e tradizioni. L’alta quota del Tibet Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Tsetang si trova a 3560 metri di quota e Lhasa a 3660; la buona riuscita di un viaggio quindi deve tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze; nella tappa tra Samye e Gyantse si valicano due passi di cui il più alto, il Kari, supera i 5000 metri; ma la quota di questi non deve preoccupare perché poi si scende ad elevazioni inferiori. Il punto più alto del percorso è alle falde dell’Everest a Rongbuk, dove si pernotta a 5045 mt; si giunge qui al nono giorni di permanenza in quota, quindi non dovrebbero sorgere delle difficoltà. Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Clima e attrezzatura In ottobre il clima in Tibet è secco e soleggiato; nei centri principali di giorno le temperature sono comode, a Lhasa si hanno fino a 15 gradi mentre di notte si può raggiungere lo zero termico. Il punto più freddo è a Rongbuk all’Everest dove anche di giorno si può andare sotto lo zero. Si tenga presente che alle alte quote del Tibet le escursioni termiche possono essere notevoli e il sole può bruciare la pelle nonostante l’aria fresca. E' opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; si consiglia di portare dei capi in pile e una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini caldi adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero. E’ importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Venerdì 6 ottobre, partenza in volo per Chengdu   Per andare a Chengdu, capitale dello stato cinese del Sichuan, vi sono diverse possibilità di volo offerte da Air France, Etihad, Lufthansa, KLM e altre compagnie. Il volo suggerito, che fa da riferimento per i servizi del viaggio (orari da confermare), è quello della KLM con partenza da Milano Malpensa (17.05 – 18.55) o Roma Fiumicino (17.25 – 16.15) per Amsterdam; si per Chengdu alle 21.05. Per gli orari da altre località o di altre compagnie contattare Amitaba. 2°g.    7/10 Arrivo a Chengdu   Si atterra a Chengdu parte da qui alle 12.50; all’arrivo è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba. Trasferimento presso l’hotel Chengdu Airport Express nei pressi dell’aeroporto e riposo. 3°g.    8/10 Chengdu – Tsetang   Il volo della China Airlines parte alle 7.35 con arrivo alle 9.55 (orari da confermare). A Gonsar, l’aeroporto situato sulle rive dello Tsangpo che serve anche Lhasa, è in attesa dei partecipanti la guida tibetana. Trasferimento in pulmino privato a Tsetang, si percorrono circa 100 km seguendo il flusso del fiume, un viaggio di massimo 2 ore; a Tsetang, che è situata a 3560 mt di quota, si alloggia presso lo Tsetang Hotel. Nel pomeriggio ci si reca al tempio di Tradruk, la cui fondazione è attribuita a Songtsen Gampo nell’VIII secolo. La struttura architettonica è simile al Jokhang di Lhasa e l’interno regala una splendida atmosfera con molte cappelle affrescate e statue di fine fattura; vi sono custodite anche alcune importanti reliquie. Ci si reca quindi a fare un giro nella parte vecchia di Tsetang, dove si possono visitare il Gompa e il vicino convento femminile, posto al punto d’inizio del sentiero che porta a Gangapori. 4°g.    9/10 Tsetang – Samye   Si raggiunge l’imbocco della valle dello Yarlung nei pressi della città, proseguendo con le visite.  S’inizia  dallo Yumbulagang, tra i luoghi più pittoreschi: fu il primo palazzo degli antichi re del Tibet ed è stato restaurato nel 1982. Si continua con il sito delle tombe dei re di Yarlung, dove primeggia il grande tumulo di Songtsen Gampo, su cui è stato costruito un piccolo tempio da dove si ha una stupenda visuale di Riwo Dechen, un vicino monastero dove solitamente non si può andare. I tumuli dei re di Yarlung non sono mai stati oggetto di scavi archeologici e pare che non siano stati profanati: la tradizione tramanda che sotto il tempio dedicato a Songtsen Gampo vi siano interrati cinque templi a struttura mandalica, con la salma del grande re posta nel tempio centrale e circondata da innumerevoli tesori. Ci si reca quindi a due delle grotte di meditazione più venerate di questa parte del Tibet. La prima, Bairo Phuk, è il minuscolo eremo utilizzato nell’VIII secolo da Vairochana, uno dei discepoli principali di Guru Padmasambhava, o Guru Rimpoce per i tibetani. A Rechung Phuk si ritirò il prediletto discepolo di Milarepa, il grande Rechung; il monastero è stato distrutto dai barbari invasori, ma i tibetani hanno ripristinato il tempio all’ingresso della grotta che conserva oggetti appartenuti al grande mistico. I partecipanti potranno valutare se, stante la poca acclimatazione, sia meglio ammirare questi luoghi da più lontano o se fare i brevi percorsi a piedi che ci arrivano; se si dovesse ‘scegliere’, si consiglia Rachung Phuk, un sito che storicamente è più significativo. Completate le visite si lascia Taetang attraversando lo Tsangpo su un ponte nei pressi della città (nei pressi si notano i resti dell’antico ponte di ferro costruito da Tamtok Gyalpo nel XV secolo) e se ne risale il corso attraverso una zona dove inaspettatamente si trovano grandi dune di sabbia, immerse in questo grandioso ambiente d’alta quota, fino a Samye (50 km). Si alloggia presso la "Monastery Guest House", un semplice hotel che è il miglior alloggio disponibile, che richiede un po’ di adattabilità ma le stanze sono dotate di servizi ed è ubicato a pochi passi dal tempio. 5°g.    10/10 Samye   Samye è il più antico monastero buddista del Tibet, fondato nell’VIII secolo da Guru Rimpoce (Padmasambhava), nei pressi di una zona di belle dune di sabbia non lontano dallo Tsangpo; il tempio principale, costruito su 4 livelli, rivela affreschi di bellezza indimenticabile e all’interno del grande recinto sacro, delimitato da un lungo muro circolare sormontato da piccoli chorten, si trovano diversi templi e grandi Stupa. La forma mandalica dell’insieme si ammira nella luce migliore al tramonto dalla vicina collina del Hepori, dove si trova un tempietto in cui spesso la sera un monaco recita le preghiere di buon auspicio alla divinità protettrice che qui risiede e la tradizione dice essere un potente demone soggiogato da Guru Rimpoce. Nel pomeriggio ci si reca al vicino eremo di Chimpu, dove alla base del monte un piccolo monastero ospita giovani monache; per chi se la sente passeggiando lungo il sentiero che si inerpica alle spalle del Gompa, tra formazioni di grandi massi ed il bosco s’incontrano le casupole di solitari monaci e monache, piccoli templi e grotte di meditazione utilizzate dai maestri spirituali: qui si ritirarono anche Guru Rimpoce ed Atisha e chi vi giunge con rispetto potrà essere invitato in alcuni di questi potenti luoghi d’energia spirituale dai sereni meditatori che hanno posto qui la propria dimora. 6°g.    11/10 Samye – Mindroling – Gonsar Chode - Samding - Gyantse   Si prosegue il viaggio risalendo il corso dello Tsangpo lungo la riva settentrionale; lo si attraversa e si raggiunge una vallata verso sud per raggiungere Orgyen Mindroling. E’ il monastero di scuola Nyingmapa più importante del Tibet Classico; fondato nel 1670, più volte distrutto e ricostruito ma in buona parte restaurato, conserva interessanti opere d'arte. Proseguendo lungo lo Tsangpo si sosta poi al monastero sakyapa di Gonsar Chode, dove molti degli affreschi originali sono sopravvissuti alle vicissitudini dell’invasione cinese. Si prosegue ancora per un tratto verso est per poi lasciare la grande vallata salendo verso sud al passo di Gampa (4794 mt) che offre una visuale indimenticabile sul vasto specchio turchese del lago Yamdrok Tso, una delle perle naturali del Tibet, incastonato tra magnifiche vette di cui alcune  superano i 7000 metri. Raggiunte le sponde del lago se ne segue il perimetro per un bel tratto e con una deviazione ci si reca al monastero di Samding, uno dei rari siti dell’esoterica scuola dei Bodonpa che risale al XII secolo, la cui badessa è riconosciuta come una Kandroma (dakini) ed è considerata una delle maestre spiritualmente più elevate del Tibet. La posizione è fantastica, con grandiosi panorami sui monti e sul lago, e nel Gompa si trovano molti affreschi recentemente restaurati. Proseguendo, si valica lo spettacolare passo di Khari (5045 mt) dove la strada passa tra le pasture degli yak sfiorando i poderosi ghiacciai del Nyengchen Kang Ksa, la cui vetta si staglia oltre i 7000 metri, e, dopo aver costeggiato un lago di origine artificiale, si arriva a Gyantse, dove si alloggia all’hotel Yeti. 7°g.    12/10 Gyantse   Gyantse, situata a 4040 mt di quota, è la città meglio preservata del Tibet Classico. L’enclave del Pelkhor Chode prima delle distruzioni perpetrate conteneva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole; fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.), e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità” è una struttura costituita da più piani progettati secondo una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue e affreschi: chi è in grado di decifrarne la complessa simbologia può leggervi l’intero percorso iniziatico del misticismo tibetano. La visita al castello di Gyantse regala un’ottima panoramica sul complesso, sulla cittadina e le valli circostanti; solitamente si sale qui al tramonto. 8°g.    13/10 Gyantse – Shalu - Shigatse   Prima di arrivare a Shigatse, che dista circa 90 km, una breve deviazione porta a Shalu, sito del tempio di Serkhang Tramo, che conserva un’antica atmosfera dove si indovinano interessanti affreschi nella penombra; fu qui che Buton Rimpoce nel XIV secolo editò i 227 volumi del Canone Buddista Tibetano; nei pressi si trova l’antichissimo tempio di Gyengong Lhakang, fondato nel 997. Giunti a Shigatse, seconda città del Tibet, ci si reca a visitare il grandioso complesso monastico di Tashilhumpo fondato nel 1447 dal primo discepolo di Tsong Khapa, retrospettivamente riconosciuto come la prima incarnazione del Dalai Lama, e sede storica del Panchen Lama; è uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori, tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. Si completa la giornata con un giro nella parte vecchia della città. Si alloggia presso il Manosarowar hotel. 9°g.    14/10 Shigatse – Puntshok Ling - Sakya   Si imbocca la strada che porta verso Lhartse e la regione himalaiana lasciandola per seguire una valle che riporta verso nord al fiume Tsangpo attraverso un bucolico ambiente rurale; si sosta in un semplice villaggio per visitare un antico tempio della scuola Bodompa. Arrivati al maestoso Tsang Po se ne risale il corso lungo una spettacolare vallata fino al monastero di Puntshok Ling. Il Gompa sorge vicino al fiume immerso in una natura splendida a ridosso di contrafforti rocciosi che delimitano l’ingresso di una valle che si apre verso sud, è incorniciato da incredibili dune di sabbia e sovrastato da vaste fortificazioni che ne testimoniano il grandioso passato. Questo sito fu la sede principale della scuola Jonang fino ai tempi del maestro Taranatha (XVII secolo); sorprende per la bellezza architettonica dell’insieme e la qualità dei ben conservati affreschi. Si prosegue lungo lo Tsangpo fino al vecchio villaggio di Lhartse, dove si trova anche un interessante monastero, e si continua quindi per Sakya dove si alloggia presso il Sakya Manosarovar Hotel. 10°g.    15/10 Sakya – Shegar   Il colossale tempio – fortezza di Sakya, posto alle propaggini della grande catena himalaiana, tra il 1268 e il 1365 fu anche sede del governo del Tibet; è un sito ottimamente conservato di dimensioni impressionanti, con molti monaci che sono da tempo tornati a viverci, ed è ricchissimo da visitare. Già nelle torri perimetrali sono alloggiati dei templi e all’interno delle poderose mura si trovano una serie di edifici importanti, tra cui la casa dell’Abate accanto a cui si trova un impressionante Gonkhang, e, se si sale sul tetto del tempio centrale, si trova la cappella del protettore principale, luogo di grande forza esoterica. Ma è dal cortile più interno che si accede a tre colossali Lhakhang, con una profusione di affreschi e reperti artistici eccezionali: a sinistra quello dedicato alle cerimonie rituali, a destra uno che conserva colossali Stupa dei maestri storici dei Sakya e incredibili affreschi di mandala e, di fronte, la sala principale dove nella mistica penombra vi sono statue di fattezza perfetta. Dietro a quest’ultimo tempio si trova una delle biblioteche più preziose del Tibet, con migliaia di testi originali posti su scaffali alti una diecina di metri o più. Sul monte di fronte al complesso, oltre il precipitoso torrente, vi sono le rovine dello Dzong più antico ed i resti di vecchi templi con un certo numero di chorten, alcuni templi attivi, tra cui quello edificato di fronte alla grotta del grande Siddha Kunga Nienpo, mitico fondatore della scuola sakyapa, e il convento femminile. Dopo pranzo si lascia Sakya tornando per un tratto a nord e, raggiunta la strada principale che porta verso il Nepal, la si segue verso sud ovest valicando il passo del Gyatso che supera i 5000 mt e si apre sulla valle di Shegar, dove si alloggia presso l’hotel Everest. 11°g.    16/10 Shegar – Rongbuk   Ci si reca a visitare le rovine dell’affascinante Dzong di Shegar, che i tibetani chiamavano la “Montagna di Cristallo”; nella parte più bassa il tempio principale è stato ricostruito e vi vivono dei monaci. Per chi ha voglia di cimentarsi, dalla sommità dell’affascinante colle fortificato nelle giornate limpide lo sguardo spazia fino all’Everest. Si prosegue valicando un passo verso sud che supera anch’esso i 5000 mt da dove, se è limpido, lo sguardo spazia dal Makalu al Cho Oyu con l’Everest (chiamato Chomolungma in tibetano) che troneggia al centro. Raggiunte le acque dell’Arun, dove lungo la bella vallata si incontrano tipici villaggi di montagna tibetani, se ne risale il corso per un tratto e, seguendo una valle laterale, di colpo ad una svolta si ha la grandiosa visuale della parte nord del monte più lato della Terra! Le albe e i tramonti che si godono da questo prezioso luogo restano per sempre nel cuore. Sistemazione in Guest House; la quota qui è di 5045 mt. 12°g.    17/10 Rongbuk – Shigaste   A Rongbuk il monastero è stato in parte ricostruito mentre sul versante est della valle le rovine del convento femminile testimoniano la scelleratezza degli invasori; ci si reca al vicino campo base del Chomolungma utilizzando l’autobus della ‘Everest Conservation’, l’organizzazione che cura il parco. La visuale sulla parete nord dell'Everest è onnipresente. Si lascia la valle tornando verso nord, godendo ancora delle splendide visuali del passo che porta a Shegar; si segue la strada principale fino a Shigatse, che ripercorre il passo di Gyatso e, oltre Lhartse, segue un tracciato più meridionale rispetto al 14/10. Giunti in città si alloggia nel medesimo hotel. 13°g.    18/10 Shigatse - Yungdrungling – Dolma Lhakhang - Lhasa   Lhasa dista 270 km, un percorso che si svolge lungo un’ottima strada che segue il flusso dello Tsangpo e richiede circa 5 ore. Dopo un tratto, giunti al ponte che porta a nord verso Oyuk e il Nam Tso, lo si attraversa arrivando con una breve deviazione al monastero bön di Yungdrungling, il centro maggiore di questa tradizione nella provincia tibetana di Tsang, in buona parte ricostruito, che contiene alcune interessanti statue e una serie di mandala dipinti tipici di questa scuola tibetana. Nell'ampia piana alluvionale sottostante si trova un tipico villaggio rurale tibetano. Tornati alla strada principale si continua il viaggio fino alla confluenza col fiume Kyuchu, di cui si risale il corso fino a Lhasa; prima di giungere in città si visita il monastero di Nyetang Dolma Lhakhang, storicamente importante perché fu la dimora di Atisha, con reperti artistici belli ed importanti. A Lhasa si alloggia presso l’hotel Gang Gyen, situato nella città vecchia. Dall’hotel con una breve passeggiata ci si può recare al Barkor, centro della città vecchia. 14°g.    19/10 Lhasa   Giornata dedicata alla visita di Lhasa. Al mattino ci si reca al Potala e al palazzo estivo, il Norbulingka. Si dedica il pomeriggio alle visite della città vecchia che è fortunatamente ancora abitata in prevalenza da tibetani, iniziando dalla magnifica cattedrale del Jokhang e passeggiando dal Barkor, il circuito sacro che la circonda, fino al convento di Ani Tshamkhung e al tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang e ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 15°g.    20/10 Lhasa   Si visitano le università monastiche poste negli immediati dintorni di Lhasa, iniziando da Drepung che prima dell’invasione era la più grande del Tibet, dove ci si reca anche al tempio di Nechung, una volta sede dell’Oracolo di stato tibetano che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Nel pomeriggio si visita l’università di Sera, dove spesso si può assistere al dibattito dei monaci, e si rientra nella città vecchia a curiosare nel Barkor. 16°g.    Sabato 21 ottobre, Lhasa - Chengdu e volo di rientro   Si saluta la guida italiana che da qui raggiunge Katmandu per seguire i programmi in Nepal e Bhutan. La guida tibetana, che parla inglese, si occuperà di accompagnare i partecipanti all’aeroporto e assistere le operazioni di imbarco. Il volo della Sichuan Airlines parte alle 9.20 con arrivo a Chengdu alle 11.20 (orari da confermare – vi sono anche dei voli più tardi ma non è prudente prenderli per non avvicinarsi troppo all’ora dell’imbarco del transcontinentale). Ci si trasferisce al terminal internazionale per l’imbarco sul volo di rientro; KLM parte alle 14.35 con arrivo ad Amsterdam alle 19.05; si prosegue per Milano Malpensa alle 21.00 con arrivo alle 22.40 o per Roma Fiumicino alle 20.35 con arrivo alle 22.45.
TIBET 2017: Kailash, Shangshung, Gughe e Drak Yerpa
Un viaggio dove la realtà supera ogni possibile immaginazione
Periodo: 12 ago - 2 set
Per informazioni sul Tibet, consultare Paesi e tradizioni. Il programma prevede di raggiungere Lhasa in volo da Chengdu, capitale dello stato cinese del Sichuan e, dopo una visita di Lhasa, molto utile anche per l’acclimatazione (si sosta qui 2 notti), si risale il corso dello Tsangpo fino a Shigatse. Proseguendo verso ovest, oltre Lhartse si segue la strada che porta al lago di Ngaring accedendo all’altopiano del Ciangtang, dove si valicano alcuni passi e si transita dalle vallate di Zangzang, toccando ancora lo Tsangpo nei pressi di Saga. Si segue quindi il bordo settentrionale dell’arco himalaiano, le cui vette glaciali spesso occhieggiano a sud, toccando luoghi molto belli, tra cui le dune di sabbia oltre Paryang ed il lago di Te Tso che sono particolarmente apprezzati dai viaggiatori, oltre ai monasteri di Dargyeling e Trongsa. Giunti nel Tibet Occidentale si percorrono le rive del lago Manosarowar, l’immenso specchio turchese impreziosito da piccoli monasteri benedetti dalla visione della cuspide del sacro Kailash a nord ovest, un luogo di bellezza impareggiabile che si estende ai piedi del grandioso Gurla Mandata, un monte glaciale che sfiora gli 8000 metri. Per completare la visita dei laghi sacri oltre al Manosarowar, che trasmette la purezza dell’energia femminile, ci si reca al maestoso Raksal Tal, che secondo la tradizione ne nasconde invece l’aspetto iniziatico. Si prosegue quindi per Shangshung e il regno di Gughe, ad ovest del Kailash, in una regione di vastità e bellezza inimmaginabili che stupisce per la cromaticità delle erosioni, contornata a sud dalle grandiose vette glaciali del Garwal indiano, tra cui svettano il Kamet e il Nanda Devi, templi della sacralità induista. La capitale rupestre di Shangshung, Nugulkhar Kyunglung, fu il centro di un regno che contrastò l’espansione di Bod, il nascente impero tibetano, e secondo la tradizione è il luogo da dove si era propagata la religione Bön ed anche il punto d’origine dello Dzogchen. Sicuramente è uno dei siti più interessanti da visitare in Tibet. Giunti poi a Gughe si visitano Toling, che fu il monastero principale di questa vasta regione del Tibet, dove sono sopravvissuti stupendi affreschi; quindi Tsaparang, la grandiosa città rupestre che fu capitale del regno, dall’aspetto misterioso che trasporta in un mondo fuori dal tempo, dove si respira ancora la presenza di Yeshe O, Atisha e Rinchen Zangpo. Ci si sposta poi nella valle di Dunkhar e Piyang per esplorare queste antiche cittadine che sembrano fondersi con le falesie rocciose, ai cui piedi vivono piccole comunità rurali, scoprendo affreschi di impareggiabile bellezza nascosti tra le grotte. Da Gughe si torna al Kailash per iniziare la circumambulazione (il kora), avendo ormai acquisito un’ottima acclimatazione, molto utile per percorrere con minor fatica i 54 km del sentiero sacro; il percorso a piedi può essere facilitato dall’utilizzo di docili cavalli da monta, un’opzione che può essere presa in seria considerazione dai meno allenati che desiderano assaporare il piacere di valicare il leggendario passo di Dolma. Nell’ultima giornata del kora, completato il cammino, si pone un campo sul lago Manosarowar e da qui si ripercorre la strada fino a Saga, godendo ancora una volta degli splendidi panorami sulla catena himalaiana. Attraversato lo Tsangpo sul ponte di Saga ci si avvia alla parte finale dell’itinerario che si svolge nella stupenda regione nomadica di Pelkho Tso, un lago turchese di bellezza tale da rivaleggiare con il Manosarowar, nei cui pressi si erge grandioso lo Shisha Pangma. Oltre Shegar, dove si trova uno stupendo dzong conosciuto come la “Montagna di cristallo”, si valica un passo per Lhartse e si torna a Shigaste e da qui a Lhasa. Arrivati a Lhasa si corona questo stupendo viaggio partecipando alle festività dell’eremo di Drak Yerpa, situato poco lontano a nord est della città. Nota tecnica Un viaggio al Kailash richiede spirito d’avventura e una discreta condizione fisica, ma è affrontabile da chiunque sia animato da una sufficiente motivazione; i partecipanti devono avere un buon spirito di adattamento e disponibilità, anche perché le quote elevate possono rendere il carattere più spigoloso. Amitaba conduce spedizioni al Kailash fin dall’inizio della propria attività, e fa ovviamente tutto il possibile perché ogni cosa funzioni al meglio. Fino ad oggi, tutti i partecipanti hanno avuto la soddisfazione di valicare il mitico “Dolma La”, il temuto passo a nord del monte; per facilitare la salita, se richiesto con buon anticipo, è possibile noleggiare un cavallo tibetano. Si passano 9 notti (per 4 notti consecutive al massimo) in campi ben allestiti con tende per dormire da due o una persona, tenda comune per mangiare e tende per i servizi; accompagnano il gruppo un cuoco e assistenti per il montaggio. Solo durante il kora del Kailash non vengono utilizzati il tavolo e le sedie. Le sistemazioni in alloggio a Toling e Darchen non sono il massimo…, ma devono essere utilizzate obbligatoriamente. Si viaggia con al seguito il supporto logistico, che trasporta scorte di viveri, combustibile, attrezzature da campo e bagagli. Il clima previsto in questa stagione è solitamente bello, ma bisogna essere comunque sempre attrezzati per possibili piogge e nevicate. Le temperature minime previste si incontrano a Dirapuk a nord del Kailash, dove di notte si può scendere anche oltre i –5°c. Oltre all’usuale attrezzatura da montagna serve quindi un sacco a pelo caldo, omologato per essere comodi a –10°c. L’alta quota del Tibet Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3600 metri di altitudine. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze; si inizia pernottando a Lhasa due notti con un aumento della quota a seguire graduale (3600 / 4000 / 4500). Si resta poi intorno a questa quota, scendendo un poco quando ci si reca a Gughe, e si effettua il kora del Kailash come ultima fase. Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Sabato 12 agosto, partenza in volo per Chengdu   Per andare a Chengdu, capitale dello stato cinese del Sichuan, vi sono diverse possibilità di volo offerte da Air France, Etihad, Lufthansa, KLM e altre compagnie. Il volo suggerito, che fa da riferimento per i servizi del viaggio (orari da confermare), è quello della KLM con partenza da Milano Linate per Amsterdam (13.05 – 14.55) o Roma Fiumicino (13.45 – 16.15); si riparte da Amsterdam per Pechino alle 17.25. Per gli orari da altre località o di altre compagnie contattare Amitaba. 2°g.    13/8 Arrivo a Chengdu   Si atterra a Pechino alle 8.55; si prosegue con China Southern per Chengdu alle 11.10 con arrivo alle 14.15. All’arrivo è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba; trasferimento presso l’hotel Chengdu Airport Express nei pressi dell’aeroporto. 3°g.    14/8 Chengdu – Lhasa   Il volo della China Eastern parte alle 9.50 con arrivo alle 11.50 (orari da confermare). A Gonsar, l’aeroporto posto sulle rive dello Tsangpo, sono in attesa dei partecipanti la guida italiana e l’assistente tibetano. Trasferimento in pulmino privato a Lhasa, sistemazione presso l’hotel Gang Gyen o simile nella città vecchia e riposo. Nel pomeriggio per favorire l’acclimatazione e iniziare ad assaporare la parte vecchia della città ci si reca con una tranquilla passeggiata al Barkor, la strada che pullula di pellegrini e circumambula la cattedrale di Lhasa, punto focale della vita tibetana e vivacissimo mercatino. Ci si muove con calma, piano, per iniziare ad acclimatarsi; la quota è di circa 3600 mt. 4°g.    15/8 Lhasa   Si iniziano le visite dalla magnifica cattedrale del Jokhang che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende, sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet. Ci reca quindi al Potala – dove per molti di noi la lunga scalinata per entrare è il test più duro dell’intero viaggio! Nel pomeriggio si esplora la città vecchia che è abitata in prevalenza da tibetani; passeggiando dal Barkor si vedono il convento di Ani Tshamkhung, il tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang ed ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, il Gyume e diversi altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 5°g.    16/8 Lhasa – Shigatse   Si lascia la valle di Lhasa iniziando il viaggio verso ovest, si segue il deflusso del fiume Kyuchu incontrando in breve lo Tsangpo, di cui si seguono le rive fino a Shigatse, dove si alloggia presso l’hotel Manosarovar o simile. Ci si reca a visitare il grandioso monastero di Tashilhumpo, fondato nel 1447 dal primo discepolo di Tsong Khapa, retrospettivamente riconosciuto come la prima incarnazione del Dalai Lama, e sede storica del Panchen Lama; è uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori, tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. La quota qui è di circa 4000 mt. 6°g.    17/8 Shigatse – Zangzang   Si lascia Shigatse seguendo la strada che porta verso il Nepal; a Lhartse la si lascia per seguire un percorso più settentrionale che supera un passo e transita da un primo lago e quindi dal lago di Ngaring, e, attraverso un ambiente di praterie d’alta quota, si arriva a Zangzang, un villaggio dove si trova un interessante convento femminile di scuola Nyingmapa. Si pone il primo campo di questo bellissimo viaggio nelle vicinanze; la quota è di circa 4500 mt. 7°g.    18/8 Zangzang – Saga – Dargyeling Gompa (Jongba)   Si prosegue sempre verso ovest attraverso valli e passi erbosi in un bell’ambiente naturale fino a Saga, sul fiume Tsang Po. Si prosegue oltre un altro passo fino a Jongba, dove si pone il campo nei pressi di un bel monastero posto panoramicamente sopra le vaste valli erbose; la quota è di circa 4600 mt. 8°g.    19/8 Jongba – Manosarowar Est   Il bellissimo percorso di questa lunga tappa, che impegna per circa 8 ore di guida ed è resa possibile grazie ai lavori di miglioramento che sono stati recentemente eseguiti sulla strada, attraversa una regione dove spesso si incontrano le tende dei nomadi. A Trongsa si trova un interessante monastero e, prima di Paryang, una zona di dune di sabbia sullo sfondo dell’alto Himalaia. Oltre il passo del Mayum ed il lago di Te Tso si raggiungono le acque turchesi del “lago della madre”, il sacro Manosarowar, che viene circumambulato a piedi da molti pellegrini tibetani; da qui si vede per la prima volta il Kailash, oltre le vaste acque del lago. Si pone il campo nei pressi della riva; la quota è di circa 4600 mt. Dal 2013 qui è stato istituito un ‘Parco Nazionale’; quindi ci si deve adeguare alle nuove regole che non consentono di utilizzare i propri veicoli lungo il perimetro del lago e si dovrà necessariamente usufruire degli autobus forniti dalle autorità. 9°g.    20/8 Manosarowar: Seralung, Trugo, Raksal Tal, Chiu   Si seguono le rive del lago sacro in senso orario; i panorami sono fantastici, con i colori dell’acqua che continuano a variare nell’arco della giornata, si ha la mole del Gurla Mandata (7800 mt) a sud est e, se è limpido, la visuale del Kailash a nord ovest oltre le acque del lago. Si sosta per una visita al monastero di Seralung, che come tutti i siti della regione è piuttosto piccolo: furono infatti sempre molto poche le persone che risiedevano in queste remote regioni. Si prosegue per Trugo, un Gompa posto alle pendici del Gurla Mandata sul lato meridionale del lago, che dista circa 23 km; si contorna la sponda meridionale e, se si avrà l’autorizzazione dalle autorità del Parco, si viene raggiunti dai propri mezzi per recarsi al lago Raksal Tal, un bacino d’acqua altrettanto vasto, temutissimo dai pellegrini perché secondo la tradizione esoterica cela l’energia magica del principio femminile: sulle sue sponde non si trovano segni di devozione (bandiere, muri mani, né monasteri); la vista del Gurla Mandata che si specchia nelle acque riesce però a mitigare almeno per un po’ ogni timore! Si raggiunge quindi il monastero di Chiu, vera perla del Manosarowar, posto su di colle che domina una spiaggia della costa nord ovest, dove si pone il campo. 10°g.    21/8 Chiu – Shangshung - Toling   Si procede per la regione di Gughe, transitando di fronte al monte Kailash e continuando verso nord ovest; dopo un tratto con una deviazione ci si dirige verso sud incontrando in breve il fiume Sutlej e il monastero Bön di Gurugam. Si prosegue lungo il fiume arrivando alla misteriosa città rupestre di Shangshung, un regno che precedette Gughe; il Prof. G. Tucci qui ha individuato alcuni insediamenti che risalgono almeno a 3000 anni fa. Questo luogo sconosciuto è il sito più antico del Tibet: una città cesellata in un anfiteatro di rocce policrome che contorna una valle deserta solcata dal fiume blu. Dopo la visita si ritorna verso la strada principale e si continuando attraverso una regione di praterie, scavalcando poi verso sud alcuni passi che si aprono sul vasto bacino erosivo del fiume Sutlej, con panoramiche uniche al mondo. Ci si immerge nei meravigliosi canyon colorati arrivando a Toling, dove ci si accomoda presso il semplice Chengbao hotel o simile. 11°g.    22/8 Toling – Tsaparang - Dunkhar   Si visita l’enclave monastica: il Tempio Rosso e il Tempio Bianco sono stati costruiti sotto la guida del Grande Traduttore, Rinchen Zangpo; questi templi secondo il Prof. G. Tucci costituiscono l’esempio più elevato dello stile artistico del Tibet Occidentale. Ci si reca quindi alla vicina Tsaparang, il sito forse più affascinante di tutta Gughe: un sentiero si inerpica tra alcuni templi e miriadi di abitazioni rupestri (alcune sono affrescate) immergendosi in un tunnel scavato nella roccia che emerge nella cittadella che corona l’inaccessibile monte, dove l’imperatore aveva il semplice palazzo ed i suoi templi. Al fascino del luogo si unisce il senso della presenza dei grandi santi che vi hanno abitato. Da Tsaparang si prosegue per circa due ore attraverso stupendi canyon erosivi con punti panoramici verso i monti glaciali dell’India arrivando nella valle di Dungkhar, dove si pone il campo. Se si arriva in tempo si visita già oggi il sito di Piyang, uno dei feudi dell’antica Gughe, con resti estremamente interessanti e, nascosti in alcune grotte dell’antica cittadella, antichissimi affreschi. 12°g.    23/8 Dunkhar - Darchen   Si visitano i templi rupestri di Dunkhar; i capolavori d’arte preservati in questa falesia furono riscoperti nel 1992 e presentano alcuni degli affreschi più raffinati dell’antica arte tibetana; lo sfondo azzurro dei dipinti rende le figure ancora più eteree, incredibilmente sospese fuori dal tempo. Si potrà anche visitare la cittadella, individuando il sentiero che, alle spalle delle poche case del minuscolo paese di Dunkar, si inerpica sul monte e, attraverso una stretta apertura, conduce sulla sommità: i resti sono molto interessanti, e i panorami incredibili. Dopo queste indimenticabili esplorazioni si parte per tornare ad est verso il Kailash. Si riemerge dalle valli erosive di Gughe attraverso i grandiosi passi utilizzati per giungere fin qui godendo di panorami impossibili da immaginare, e proseguendo verso est si arriva ai piedi del monte Kailash a Darchen, punto di partenza del pellegrinaggio attorno alla  montagna sacra. È un percorso di 54 chilometri; lungo il sentiero sacro si incontrano una miriade di luoghi legati a storia, mito e leggenda, ed anche alcuni piccoli monasteri: l’insieme lo rende decisamente unico al mondo. Darchen è un villaggio pieno di sporcizia che ad alcuni toglie la poesia del luogo; purtroppo la sosta qui è obbligatoria, si utilizza per la sosta l’hotel Himalaya, che è ragionevolmente decoroso. 13°g.    24/8 Kora del Kailash: Darchen – Dirapuk   Il percorso a piedi porta dopo le prime due ore circa sulla piana di Tarboche, il luogo dove si svolge Saga Dawa ai piedi della piattaforma dei Mahasiiddha, all’ingresso della valle occidentale del Kailash che è denominata dai tibetani valle di Amitabha. Si transita ai piedi del monastero di Choku che si erge sul versante occidentale, e viene visitato solo dai più tenaci, e si sale gradualmente al cospetto dei colossali muraglioni occidentali del Kailash; a tratti dal sentiero appare altissima la cuspide sommitale. Si aggira il monte finché appare l’immortale parete nord, ai cui piedi si trova l’eremo di Dirapuk, dove si pone il primo campo del kora (5000 mt circa) in vista della maestosa parete. 14°g.    25/8 Kora del Kailash: Dirapuk – Dolma La – valle di Zutrulpuk   Salendo verso il passo di Dolma si transita da alcuni laghetti e da un punto dove i pellegrini usano lasciare qualcosa di personale: solitamente dei vestiti, e a volte anche delle … dentiere, per significare l’abbandono del peso del proprio karma e delle negatività del passato. Il mitico passo è alto circa 5600 metri; quindi la salita viene sempre svolta procedendo con grande tranquillità, senza fretta: sarà faticoso, ma fino ad oggi tutti coloro che sono giunti qui con Amitaba ce l’hanno fatta!! Dal Dolma, dove un’infinità di bandiere di preghiera sventolano al vento e non si vede più la vetta del Kailash, un luogo che commuove molti pellegrini, si scende ripidi passando subito dal laghetto di Tara, dove può capitare di vedere pellegrini induisti che eseguono un’abluzione nell’acqua gelida, a circa 5500 metri di altezza. Arrivati alle pasture della valle sottostante, dove si trovano usualmente degli yak al pascolo, si continua con un lungo tratto di cammino pianeggiante allietato da una visuale dello spigolo nord est del Kailash e finalmente si giunge al campo. 15°g.    26/8 Kora del Kailash: Zutrulpuk – Darchen; Manosarowar est   Nell’ultima giornata, ormai  in vista dei laghi sacri di Manosarowar e Raksal Tal, si passa dal monastero di Zutrulpuk, costruito sul luogo dove il santo Milarepa meditava in una grotta, e si esce dalla valle di Akshobya raggiungendo Darchen, completando il cammino. Si ‘fugge’ subito da questo posto mal gestito per porre il campo sulle rive del grande lago turchese Manosarovar, per un ultimo saluto al “Lago della Madre”. 16°g.    27/8 Manosarowar Est – Dargyeling Gompa (Jongba)   Oggi si ripercorre la tappa più lunga del viaggio, i cui meravigliosi panorami compensano egregiamente i tempi di guida: si rivedono il lago di Te Tso, il Mayun La, il versante settentrionale dell’arco Himalaiano, le dune di Paryang, Trongsa Gompa, ecc. Si pone il campo presso il monastero di Dargyeling, come all’andata. 17°g.    28/8 Dargyeling – Pelkho Tso - Shegar   Superata Saga si attraversa lo Tsangpo con un ponte, si costeggiano laghi minori e si valicano alcuni passi raggiungendo la stupenda area nomadica del lago di Pelko, una zona di bellezza incomparabile: su questo grande lago blu turchese, in un ambiente abitato solo dai nomadi, si affacciano maestose vette himalaiane tra cui lo Shisha Pangma, che supera gli 8000 metri di quota. Oltre Pelkho ci si congiunge con la strada che giunge dal Nepal, e si continua a seguire l’arco himalaiano; nei giorni limpidi si possono vedere il Cho Oyu e l’Everest. Superata Tingri si arriva a Shegar, dove si alloggia presso l’Everest Hotel o simile. 18°g.    29/8 Shegar – Shigatse   Si visita la ‘Montagna di cristallo’: le ardite mura del castello di Shegar giungono altissime fino in vetta alla montagna che sovrasta il bel villaggio, che conserva lo stile tradizionale. Se si sale sul punto più alto si vede la vetta dell’Everest; ma già sotto, dove si trova l’interessante Gompa, si effettua una visita di prim’ordine! Si lascia Shegar valicando il passo del Gyatso che porta a Lhartse e si ripercorre da qui un tratto di strada utilizzato il 17/8 proseguendo verso est attraverso un altro valico fino a Shigatse, dove ci si sistema presso il medesimo hotel, il Manosarovar o simile. 19°g.    30/8 Shigatse – Lhasa   Da Shigatse si ripercorre la strada con cui si è giunti da Lhasa, dove si alloggia nel medesimo hotel, il Gang Gyen o simile. Pomeriggio libero. 20°g.    31/8 Lhasa, festival di Drak Yerpa   L’eremo di Drak Yerpa, situato in una valle laterale a nord del fiume Kichu circa 30 km ad est di Lhasa, è un luogo molto importante nella tradizione del Tibet: qui sorgeva il monastero di Atisha che vi dimorò e insegnò attorno all’anno 1057 (si può vedere il trono di pietra da lui utilizzato), e il sito divenne anche il luogo di ritiro del collegio tantrico del Gyuto. All’intorno vi sono molte grotte di meditazione poste in un anfiteatro di rocce chiare dove in tempi ancora più antichi il re Songtsen Gampo e le sue consorti venivano qui per i loro ritiri spirituali; a Dawa Puk, la “Grotta della Luna”, Guru Rimpoce (Padmasambhava) fece un ritiro di 7 mesi. Il sito ha oggi una vitalità sorprendente, e vi dimorano molti mediatori. Nella data odierna vi si tiene il festival annuale, un momento che richiama molti pellegrini; si tenga però presente che a volte le autorità cinesi per motivi insondabili e anche all’ultimo momento vietano le celebrazioni, un comportamento che riflette loro timore dello spirito indipendentista tibetano. Se si dovesse incorrere in questo divieto si visita il sito, che merita di per sé la visita, e quindi si prosegue per Ganden Namgyeling, l’università monastica fondata da Tsongkhapa, capostipite della scuola Ghelupa, costruita in posizione panoramica a 4500 mt su un monte che sovrasta da sud la valle del fiume Kyuchu circa 40 km a est di Lhasa. Lo sforzo tenace e la devozione dei tibetani ha reso possibile la ricostruzione di tutti i templi principali; il grande stupa contiene alcune reliquie del corpo di Tsongkhapa che furono ritrovate setacciando con le mani le macerie lasciate dalla distruzione perpetrata dai cinesi, esaminando ogni pietra e la terra. Si consiglia de vi è il tempo di eseguire anche la breve circumambulazione del monte dove sorgono i molti templi e collegi, godendo sia dell’atmosfera intensa che degli splendidi panorami che il kora offre sulla vallata del Kyuchu; sul percorso vi sono alcune grotte di meditazione e alla fine del sentiero il piccolo Gompa di Tsongkhapa. 21°g.    1/9 Lhasa - Chengdu e volo di rientro   Il volo della Air China parte alle 11.00 con arrivo a Chengdu alle 12.50 (orari da confermare – vi sono anche dei voli più tardi ma non è prudente prenderli per non avvicinarsi troppo all’ora dell’imbarco del transcontinentale). Ci si trasferisce al terminal internazionale per l’imbarco sul volo di rientro; chi è giunto con KLM parte alle 16.50 per Pechino con arrivo alle 19.40; si riparte per Amsterdam alle 0.50. 22°g.    Sabato 2 settembre, arrivo a destinazione   L’arrivo ad Amsterdam è previsto alle 5.40; per Milano Linate la prosecuzione è alle 8.25 con arrivo alle 10.05, per Roma Fiumicino alle 7.20 con arrivo alle 9.35.
TIBET 2017: Da Yarlung al Namtso, con il festival di Ganden
Siti classici e luoghi segreti del Paese delle Nevi
Periodo: 30 lug - 14 ago
 È un percorso affascinante, perfetto per chi vuole avvicinare la cultura ed anche la natura del Paese delle Nevi; i dettagli del viaggio sono riportati nella descrizione delle tappe del Programma. Per informazioni sul Tibet, consultare Paesi e tradizioni. L’alta quota del Tibet Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3600 metri di quota. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore; per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze: si rimane tra i 3550 metri di Tsetang e Samye e i 3600 di Lhasa per sei notti; quindi nelle tappe nella regione a nord est di Lhasa le quote arrivano attorno ai 4000 metri con circa 4100 a Reting, prima di raggiungere il punto più alto del viaggio al lago del Nam Tso a 4700 metri. Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Clima e attrezzatura Le sistemazioni a Tsetang e Lhasa sono di livello europeo; a Samye e Tidro gli alberghi sono i migliori disponibili ma molto meno curati anche se si dispone di servizi in stanza e la posizione è ottima. A Reting si utilizza la locanda del monastero, è l’alloggio più spartano che si utilizza, e per rendere il tutto più comodo si portano da Lhasa lenzuola e trapunte. Al Nam Tso hanno costruito dei piccoli lodge, semplici ma comodi. Nei centri principali del Tibet Classico è raro che la temperatura notturna ad agosto scenda sotto i 5°c e le massime sono di circa 20°c.; il punto più freddo è al Nan Tso, dove anche in estate può succedere di andare sotto lo zero di notte, con rare punte di minima anche a -5°c.  Si tenga inoltre presente che alle alte quote del Tibet le escursioni termiche possono essere notevoli e il sole può bruciare la pelle nonostante l’aria fresca. Possono esserci piogge, che solitamente se si verificano sono di breve durata; ma negli ultimi anni anche in Tibet il clima è meno prevedibile. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; si consiglia di portare dei capi in pile e una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini caldi adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.   Drigung Til Nam Tso da Tashidor Lhasa, il Potala   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Domenica 30 luglio, partenza in volo per Chengdu   Per andare a Chengdu, capitale dello stato cinese del Sichuan, vi sono diverse possibilità di volo offerte da British Airways, Etihad, Lufthansa, KLM e altre compagnie. Il volo suggerito, che fa da riferimento per i servizi del viaggio (orari da confermare), è quello della KLM con partenza da Milano Linate per Amsterdam (17.25 – 19.20); si riparte da Amsterdam per Chengdu alle 21.05. Per gli orari da altre località o di altre compagnie contattare Amitaba. 2°g.    31/7 Arrivo a Chengdu   Si arriva a Chengdu alle 12.50, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba; trasferimento presso l’hotel Chengdu Airport Express nei pressi dell’aeroporto. 3°g.    1/8 Chengdu – Tsetang   Il volo della China Eastern parte alle 9.50 con arrivo alle 11.50 (orari da confermare). A Gonkar, l’aeroporto situato sulle rive dello Tsangpo che serve anche Lhasa, è in attesa dei partecipanti la guida tibetana. Trasferimento in pulmino privato a Tsetang, si percorrono circa 100 km seguendo il flusso del fiume verso est, un viaggio di circa 2 ore; a Tsetang, che è situata a 3550 mt di quota, si alloggia presso lo Tsetang Hotel. Nel pomeriggio per favorire l’acclimatazione si passeggia nella parte vecchia della città. 4°g.    2/8 Tsetang   Si dedica la giornata alle visite di Tsetang e Yarlung iniziando dal tempio di Tradruk, la cui fondazione è attribuita a Songtsen Gampo nell’VIII secolo. La struttura architettonica è simile al Jokhang di Lhasa e l’interno regala una splendida atmosfera con molte cappelle affrescate e statue di fine fattura; vi sono custodite anche alcune importanti reliquie. Si prosegue lungo la valle dello Yarlung, ricchissima di testimonianze che risalgono all’origine della storia del Tibet, con la visita del Yumbulagang, tra i luoghi più pittoreschi, che fu il primo palazzo degli antichi re ed è stato restaurato nel 1982. Ci continua con il sito delle tombe dei re di Yarlung, dove primeggia il grande tumulo di Songtsen Gampo, su cui è stato costruito un piccolo tempio da dove si ha una stupenda visuale verso il Gompa di Riwo Dechen. I tumuli dei re di Yarlung non sono mai stati oggetto di scavi archeologici e pare che non siano stati profanati: la tradizione tramanda che sotto al tempio dedicato a Songtsen Gampo vi siano interrati cinque santuari a struttura mandalica, con la salma del grande re posta nel tempio centrale e circondata da innumerevoli tesori. Ci si reca quindi a due delle grotte di meditazione più venerate di questa parte del Tibet. La prima, Bairo Phuk, è il minuscolo eremo utilizzato nell’VIII secolo da Vairochana, uno dei discepoli principali di Guru Padmasambhava, o Guru Rimpoce per i tibetani. A Rechung Phuk si ritirò il prediletto discepolo di Milarepa, il grande Rechung; il monastero è stato distrutto dai barbari invasori, ma i tibetani hanno ripristinato il tempio all’ingresso della grotta che conserva oggetti appartenuti al grande mistico. I partecipanti potranno valutare se, in funzione di come ci si sente con l’acclimatazione, sia meglio ammirare questi luoghi da più lontano o se fare i brevi percorsi a piedi che ci arrivano; se si dovesse ‘scegliere’, si consiglia Rachung Phuk, un sito che storicamente è più significativo. 5°g.    3/8 Tsetang – Samye   Si attraversa lo Tsangpo su un ponte nei pressi della città e se ne risale il corso attraverso una zona dove inaspettatamente si trovano grandi dune di sabbia, immerse in questo grandioso ambiente d’alta quota, e si arriva a Samye (50 km). È il più antico monastero buddista del Tibet, fondato nell’VIII secolo da Guru Rimpoce (Padmasambhava), nei pressi di una zona di belle dune di sabbia non lontano dallo Tsangpo; il tempio principale, costruito su 4 livelli, rivela affreschi di rara bellezza e all’interno dell’ampio recinto sacro, delimitato da un lungo muro circolare sormontato da piccoli chorten, si trovano diversi templi e grandi Stupa. Dopo la visita per le persone interessate è previsto recarsi al vicino eremo di Chimpu, dove alla base del monte un piccolo monastero ospita giovani monache; per chi se la sente, passeggiando lungo il sentiero che si inerpica sul monte alle spalle del Gompa, tra formazioni di grandi massi e il bosco s’incontrano le casupole di solitari monaci e monache, piccoli templi e grotte di meditazione utilizzate dai maestri spirituali: qui si ritirarono anche Guru Rimpoce e Atisha e chi vi giunge con rispetto potrà essere invitato in alcuni di questi potenti luoghi d’energia spirituale dai sereni meditatori che hanno posto qui la propria dimora. Chi desidera un ottimo finale della giornata si può recare ad ammirare il tramonto dalla collina del Hepori da dove si osserva nel modo migliore la forma mandalica di Samye; sul colle si trova un tempietto in cui spesso la sera un monaco recita le preghiere di buon auspicio alla divinità protettrice che qui risiede: secondo la tradizione è un potente demone soggiogato da Guru Rimpoce. Si alloggia presso la ‘Monastery Guest House’, un semplice hotel che è il miglior alloggio disponibile, che richiede un po’ di adattabilità ma le stanze sono dotate di servizi ed è ubicato a pochi passi dal tempio. 6°g.    4/8 Samye - Lhasa   Si prosegue lungo la riva settentrionale dello Tsangpo arrivando al monastero sakyapa di Dorje Dra, storicamente importante, ubicato in una pittoresca posizione vicino al grande fiume. Si attraversa lo Tsangpo su di un ponte costruito di recente e si sosta al monastero di Gonsar Chode, anch’esso di scuola sakyapa, dove molti degli affreschi originali sono sopravvissuti alle vicissitudini dell’invasione cinese. Giunti a Lhasa si alloggia presso l’hotel Gang Gyen o simile, situato nella città vecchia. Si completa la giornata recandosi con una piacevolissima passeggiata al Barkor, la strada che pullula di pellegrini e circumambula la cattedrale di Lhasa, punto focale della vita tibetana animata da un vivace mercato e frequentata dai pellegrini, alcuni dei quali eseguono l’intera circumambulazione con le prostrazioni. 7°g.    5/8 Lhasa   Giornata dedicata alla visita di Lhasa. Al mattino ci si reca al Potala e al palazzo estivo, il Norbulingka. Si dedica il pomeriggio alle visite della città vecchia che è ancora abitata in prevalenza da tibetani, iniziando dalla magnifica cattedrale del Jokhang e passeggiando dal Barkor, il circuito sacro che la circonda, fino al convento di Ani Tshamkhung e al tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang e ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 8°g.    6/8 Lhasa   Si visitano le università monastiche poste negli immediati dintorni di Lhasa, iniziando da Drepung che prima dell’invasione era la più grande del Tibet, dove ci si reca anche al tempio di Nechung, una volta sede dell’Oracolo di stato tibetano che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Nel pomeriggio si visita l’università di Sera, dove spesso si può assistere al dibattito dei monaci, e si rientra nella città vecchia a curiosare nel Barkor. 9°g.    7/8 Lhasa – Ganden (festival) – Tidro   Ganden Namgyeling, l’università monastica fondata da Tsongkhapa, capostipite della scuola Ghelupa, è costruita in posizione panoramica a 4500 mt su di un monte che sovrasta la valle del fiume Kyuchu, circa 40 km a est di Lhasa. Lo sforzo tenace e la devozione dei tibetani ha reso possibile la ricostruzione di tutti i templi principali; il grande stupa contiene alcune reliquie del corpo di Tsongkhapa che furono ritrovate setacciando con le mani le macerie lasciate dalla distruzione perpetrata dai cinesi, esaminando ogni pietra e la terra. Oggi è una giornata molto speciale perché viene esposta la grande tanka che rappresenta Buddha Sakyamuni, momento culminante di un complesso insieme di rituali officiati dai monaci a cui assistono stuoli di pellegrini, richiamati sia dall’evento che dal valore molto speciale che Ganden ha nella tradizione del Tibet. Nell’arco della giornata si eseguirà anche la breve circumambulazione del monte dove sorgono i molti templi e collegi, godendo sia dell’atmosfera intensa che degli splendidi panorami che il kora offre sulla vallata del Kyuchu; sul percorso vi sono alcune grotte di meditazione e alla fine del sentiero il piccolo Gompa di Tsongkhapa. Tornati al Kyuchu si prosegue verso est lungo la valle; si sosta al tempio di Uru Katsel: è uno dei 108 templi costruiti originariamente da Songtsen Gampo nell’VIII secolo sui punti che corrisponderebbero al corpo del mitico demone del Tibet, una feroce orchessa, con il tempio posizionato in questo caso sulla sua spalla destra (il Jokhang di Lhasa sarebbe invece posizionato sul cuore). Nella tradizione il tempio ha così una funzione comparabile ad una sorta di agopuntura mistica utile a domare le forze devastatrici occulte; è un piccolo Gompa, recentemente restaurato, di scuola Kagyu. Si continua risalendo ancora le acque del fiume e si imbocca una stretta valle laterale verso Tidro; si sosta un poco prima presso un alberghetto dove vi sono delle fonti termali (caldissime!), il House of Shambaka Tridom. 10°g.    8/8 Tidro, Drigung Til   Si raggiunge il monastero femminile di Tidro (o Terdrom), posto nei pressi di acque termali terapeutiche dove i pellegrini si rilassano. Il luogo è particolarmente riverito per il legame che ha con la figura di Yeshe Tsogyel, la mitica consorte di Guru Rimpoce che secondo la tradizione giunse alla suprema realizzazione nella grotta del “Tempio delle Dakini” ubicata a poche ore di cammino sui monti a nord del monastero; la badessa, che però risiede qui raramente, da molti è considerata una sua emanazione. Per questo motivo molte giovani donne tibetane sono attratte da questa comunità spirituale, ispirate dalla sottile presenza di Yeshe Tsogyel; è molto piacevole fare una passeggiata tra gli eremi ubicati sopra il monastero. Nel pomeriggio ci si reca a Drigung Til, costruito in posizione panoramica su un monte; fondato nel 1179, è la sede principale dell’omonima branchia della scuola Kagyu, con diverse sale molto interessanti da visitare. Nei pressi si trova il cimitero celeste più sacro del Tibet dove quasi ogni giorno vengono alimentati dei grassissimi avvoltoi con i resti smembrati dei morti. Questa tradizione apparentemente cruenta e lontana dal nostro culto dei defunti nella cultura tibetana ha un triplice significato: elimina l’attaccamento dello spirito del deceduto alla sua forma passata evitando di indurlo a trattenersi nello stadio intermedio (bardo) tra le rinascite, regala del cibo agli animali e, rispetto ad una cremazione, risparmia il legno, elemento prezioso in queste regioni. 11°g.    9/8 Tidro - Taklung - Reting   Da Tidro si prosegue l’esplorazione di questa raramente visitata regione a nord est di Lhasa; la prima meta è la valle di Taklung, che si raggiunge dopo aver oltrepassato una nuova grande diga. Questo sito è la sede principale della scuola Taklung Kagyu, uno dei grandi lignaggi monastici che si formarono dai discepoli che succedettero a Milarepa; fu fondato nel 1180 nel luogo dove visse Potowa, il grande maestro Kadampa. Nel momento di massimo splendore contava ben 7000 monaci, ora ve ne solo circa 100; nei pressi verso l’imbocco della valle si trova l’eremo di Sili Gotsang, interessantissimo da visitare, che si raggiunge con una passeggiata. Si continua ora per Reting, posto ad una quota di 4100 mt., un importante centro monastico tra i monti che fu fondato da Dromtonpa, il principale discepolo di Atisha, e divenne la sede della scuola Kadampa; l’abate di Reting era una figura molto importante in Tibet perché poteva essere nominato reggente quando il Dalai Lama era giovane o non ancora rinato. Questa zona non è per nulla turistica, si alloggia nella locanda del monastero che è molto spartana; verranno portate da Lhasa lenzuola pulite e trapunte per non dover utilizzare le coperte disponibili che possono non essere adatte a dei viaggiatori occidentali. Per chi fosse interessato, seguendo un bel sentiero che sale attraverso il bosco, si arriva con una passeggiata di circa 2 ore al convento femminile. 12°g.    10/8 Reting – Nam Tso   Attorno a Reting cresce un bellissimo bosco, cosa inusuale in quest’area, con molti antichissimi alberi che anche per il loro affascinante aspetto vengono chiamati i ‘capelli di Dromtompa’; si percorre il bel sentiero che porta fino al luogo dove visse Lama Tsongkhapa che qui ebbe la visione di Atisha e compilò il celebre Lamrim Chenmo, uno dei testi fondamentali utilizzati da chi pratica gli insegnamenti del buddismo tibetano. Si parte quindi per il lago del Namtso, procedendo verso nord ovest per valli bellissime, dimenticate dal mondo, e valicando il bel passo di Yongdra tra monti ricchi di pasture. Raggiunta la strada che collega Lhasa a Golmund la si segue verso sud ovest per un tratto, incontrando il tracciato della ferrovia che porta a Lhasa, e da Damzung si procede verso nord ovest per il passo di Lhachen (5150mt), che si apre sulla distesa turchese del lago salato di Nam Tso. È uno dei luoghi più belli del Tibet, ai bordi meridionali dell’altopiano del Ciangtang, il mondo quasi disabitato e senza confini dei nomadi, vasto quanto un continente con un’altezza media di 4700 metri; il lago si estende per 70 chilometri, sullo sfondo a sud ovest domina l’orizzonte la massa glaciale del Nyenchen, un colosso che supera i 7000 mt. Giunti alla penisola di Tashidor ci si accomoda in un semplice lodge. 13°g.    11/8 Nam Tso (Tashidor)   La penisola di Tashidor si protende nel lago turchese; la si percorre a piedi lungo un sentiero che offre panorami indimenticabili. È un luogo meta di pellegrinaggi, ornato con bandiere di preghiera e quantità infinite di sciarpe rituali (katak). Nelle grotte che circondano Tashidor meditarono, oltre a Guru Rimpoce e a Yeshe Tsogyel, molti importanti maestri, tra cui il terzo Karmapa, Rangjung Dorje; vi sono anche dei tempietti ed alcuni eremiti sono tornati ad abitare qui. Il tramonto dalla sommità del promontorio, che si raggiunge in breve tempo, è indimenticabile. 14°g.    12/8 Nam Tso – Tsurphu – Lhasa   Si riattraversa il passo del Lhachen e si segue la strada che prosegue verso sud in direzione di Lhasa; con una deviazione verso ovest si arriva a Tsurphu, il grande complesso monastico da cui proviene il Karmapa, il monaco capo della scuola Karmakagyu che è ora rifugiato in India. Rientrati alla strada principale di prosegue verso sud fino alla valle del Kyuchu arrivando a Lhasa, dove si alloggia nel medesimo hotel. 15°g.    13/8 Lhasa e volo di rientro   Il volo della Sichuan Airlines parte alle 12.50 con arrivo a Chengdu alle 14.40 (orari da confermare – vi sono anche dei voli più tardi ma non è prudente prenderli per non avvicinarsi troppo all’ora dell’imbarco del transcontinentale). Ci si trasferisce al terminal internazionale per l’imbarco sul volo di rientro. Chi è giunto con KLM sul rientro utilizza China Southern, partendo alle 19.20 per Guangzhou dove si arriva alle 21.30; si riparte per Amsterdam alle 00.05. 16°g.    Lunedì 14 agosto, arrivo a destinazione   Arrivo ad Amsterdam alle 6.45; per Milano Linate la prosecuzione è alle 8.25 con arrivo alle 10.05, per Roma Fiumicino alle 9.50 con arrivo alle 12.05.
TIBET 2017: Da Lhasa all’Everest, con il festival di Dhamak
Meraviglie del Tibet e colossi dell’Himalaia
Periodo: 16 lug - 29 lug
Giunti a Lhasa si sosta per tre notti, godendo dei siti della città mentre ci si adatta all’alta quota. La prima giornata è tranquilla per favorire l’adattamento, ci si immerge nel circuito sacro del Barkor che pullula di pellegrini ed è animato da un bel mercato; l'hotel è situato nei pressi, nella città vecchia. Nei due giorni seguenti ci si reca a visitare il  Potala, il palazzo estivo (Norbulingka), il Jokhang (la veneratissima cattedrale di Lhasa), e le due grandi università monastiche di Drepung e Sera, oltre ad un insieme di interessanti luoghi meno celebri ma eccezionalmente interessanti. Si lascia quindi la grande valle dello Tsangpo arrivando al lago turchese di Yamdrok, dove ha sede il monastero di Samding, e a Gyantse, dove tra le mura dell'antico complesso monastico di Pelkor Chode si erge il grandioso Stupa del Kumbum, lo stupa delle 100.000 divinità.  Si sosta a Gyantse due notti per poter seguire gli eventi del festival annuale del Dhamak: nella giornata del 22/7 il programma prevede anche la divertente corsa degli yak; si tenga però presente che può succedere che le autorità cinesi sospendano il festival, questo non capita spesso, ma può essere e in questo caso si adatterà il programma in modo opportuno aggiungendo altre visite. Da Gyantse si prosegue per Shalu e Shigatse, sede del monastero del Panchen Lama: il Tashilhumpo, sopravvissuto quasi indenne alla rivoluzione culturale. Continuando poi verso il cuore della zona himalaiana ci si reca a Phuntshok Ling, situato in posizione magnifica lungo lo Tsangpo e ricco di affreschi molto interessanti, Sakya, il monastero - fortezza che fu anche capitale del Tibet, e, nella valle di Shegar, si esplorano i resti dello spettacolare Dzong. Si giunge quindi a Rongbuk di fronte alla parete nord del Chomolungma, a circa 5000 mt di altezza. Dopo questa spettacolare sosta si rientra direttamente a Shigatse e da qui a Lhasa seguendo il corso dello Tsangpo, potendo visitare il monastero bön di Yungdrungling e Nyetang Dolma Lhakhang, che fu la dimora di Atisha, e completare con un’irrinunciabile passeggiata al Barkor nella parte vecchi di Lhasa. Per informazioni sul Tibet, consultare Paesi e tradizioni. L’itinerario fornisce così una visione d’insieme stupenda del Tibet Classico e offre l’opportunità di giungere ai piedi della mitica parete nord del monte più alto della Terra. Si alloggia in hotel di buona qualità nei centri principali; solo a Sakya e a Rongbuk gli alloggi sono piuttosto modesti, ma situati in luoghi incomparabili. Gli spostamenti vengono effettuati con veicoli privati. L’alta quota del Tibet Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3600 metri di quota. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze; nella tappa tra Lhasa e Gyantse si valicano due passi di cui il più alto, il Kari, arriva a 5045 metri; ma la quota di questo non deve preoccupare perché poi si scende ai 4000 metri di Gyantse e ai 3900 mt di Shigatse; a seguire a Sakya e Shegar a circa 4300 mt, pronti oramai per affrontare i 5000 mt di Rongbuk. Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Clima e attrezzatura Nei centri principali del Tibet Classico è raro che la temperatura notturna a luglio scenda sotto i 5°c e le massime sono di circa 20°c.; nella parte himalaiana a Sakya e Shegar anche a luglio di notte ci si può invece avvicinare allo zero termico ed a Rongbuk, alle falde dell’Everest, è normale andare sotto lo zero di notte, con rare punte di minima anche a -10°c.  Si tenga inoltre presente che alle alte quote del Tibet le escursioni termiche possono essere notevoli e il sole può bruciare la pelle nonostante l’aria fresca. Possono esserci piogge, che solitamente se si verificano sono di breve durata; ma negli ultimi anni anche in Tibet il clima è meno prevedibile. E' opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; si consiglia di portare dei capi in pile e una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini caldi adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero. E’ importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Domenica 16 luglio, partenza in volo per Chengdu   Per andare a Chengdu, capitale dello stato cinese del Sichuan, vi sono diverse possibilità di volo offerte da British Airways, Etihad, Lufthansa, KLM e altre compagnie. Il volo suggerito, che fa da riferimento per i servizi del viaggio (orari da confermare), è quello della KLM con partenza da Milano Linate per Amsterdam (17.25 – 19.20); si riparte da Amsterdam per Chengdu alle 21.05. Per gli orari da altre località o di altre compagnie contattare Amitaba. 2°g.    17/7 Arrivo a Chengdu   Si arriva a Chengdu alle 12.50, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba; trasferimento presso l’hotel Chengdu Airport Express nei pressi dell’aeroporto. 3°g.    18/7 Chengdu – Lhasa   Il volo della China Eastern parte alle 9.50 con arrivo alle 11.50 (orari da confermare). A Gonsar, l’aeroporto posto sulle rive dello Tsangpo, sono in attesa dei partecipanti la guida italiana e l’assistente tibetano. Trasferimento in pulmino privato a Lhasa, sistemazione presso l’hotel Gang Gyen o simile nella città vecchia e riposo. Nel pomeriggio per favorire l’acclimatazione e iniziare ad assaporare la parte vecchia della città ci si reca con una tranquilla passeggiata al Barkor, la strada che pullula di pellegrini e circumambula la cattedrale di Lhasa, punto focale della vita tibetana animato da un vivace mercato e frequentato dai pellegrini, alcuni dei quali eseguono l’intera circumambulazione con le prostrazioni. Ci si muove a piedi, con calma, per favorire l’acclimatazione. 4°g.    19/7 Lhasa   Giornata dedicata alla visita di Lhasa. Al mattino ci si reca al Potala e al palazzo estivo, il Norbulingka. Si dedica il pomeriggio alle visite della città vecchia che fortunatamente è ancora abitata in prevalenza da tibetani, iniziando dalla magnifica cattedrale del Jokhang che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende che è sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet. Si passeggia dal Barkor, il circuito sacro che la circonda, fino al convento di Ani Tshamkhung e al tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang ed ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 5°g.    20/7 Lhasa   Si visitano le università monastiche poste negli immediati dintorni di Lhasa iniziando da Drepung, che prima dell’invasione era la più grande del Tibet, dove ci si reca anche al tempio di Nechung, una volta sede dell’Oracolo di stato tibetano che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Nel pomeriggio ci si reca all’università di Sera, dove spesso si può assistere al dibattito dei monaci, e si rientra nella città vecchia a curiosare nel Barkor. 6°g.    21/7 Lhasa – Gyantse   Si lascia la grande valle dello Tsangpo salendo verso sud al passo di Gampa (4794 mt) che offre una visuale indimenticabile sul vasto specchio turchese del lago Yamdrok Tso, una delle perle naturali del Tibet, incastonato tra magnifiche vette di cui alcune  superano i 7000 metri. Raggiunte le sponde del lago se ne segue il perimetro per un bel tratto e con una deviazione ci si reca al monastero di Samding, uno dei rari siti dell’esoterica scuola dei Bodonpa che risale al XII secolo, la cui badessa è riconosciuta come una Kandroma (dakini) ed è considerata una delle maestre spiritualmente più elevate del Tibet. La posizione è fantastica, con grandiosi panorami sui monti e sul lago, e nel Gompa si trovano molti affreschi recentemente restaurati. Proseguendo, si valica lo spettacolare passo di Khari (5045 mt) dove la strada passa tra le pasture degli yak sfiorando i poderosi ghiacciai del Nyengchen Kang Ksa, la cui vetta si staglia oltre i 7000 metri, e, dopo aver costeggiato un lago di origine artificiale, si arriva a Gyantse, dove si alloggia all’hotel Yeti o simile; la tappa è di 263 km, a cui si aggiunge la deviazione per Samding. 7°g.    22/7 Gyantse, festival di Dhamak   Gyantse è la città del Tibet Classico meglio preservata. L’enclave monastica prima delle distruzioni perpetrate conteneva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole; fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.), e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità” è una struttura costituita da più piani progettati secondo una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue e affreschi: chi è in grado di decifrarne la complessa simbologia può leggervi l’intero percorso iniziatico del misticismo tibetano. La visita al castello di Gyantse regala un’ottima panoramica sul complesso, sulla cittadina e le valli circostanti. Oggi è in pieno svolgimento il grande festival annuale, e si dedica la maggior parte del tempo a seguire le diverse attività; uno dei momenti più particolari è la gara degli yak, che sembrano quasi più impegnati a disarcionare chi si azzarda a cavalcarli che a competere tra loro! 8°g.    23/7 Gyantse – Shalu - Shigatse   Prima di arrivare a Shigatse (90 km) una breve deviazione porta a Shalu, sito del tempio di Serkhang Tramo, che conserva un’antica atmosfera dove si indovinano interessanti affreschi nella penombra. Fu qui che Buton Rimpoce nel XIV secolo editò i 227 volumi del Canone Buddista Tibetano; nei pressi si trova l’antichissimo tempio di Gyengong Lhakang, fondato nel 997. Giunti a Shigatse, seconda città del Tibet, ci si reca a visitare il grandioso complesso monastico di Tashilhumpo fondato nel 1447 dal primo discepolo di Tsong Khapa, retrospettivamente riconosciuto come la prima incarnazione del Dalai Lama, e sede storica del Panchen Lama; è uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori, tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. Si alloggia presso il Manosarowar hotel o simile. 9°g.    24/7 Shigatse – Puntshok Ling - Sakya   Si imbocca la strada che porta verso Lhartse e la regione himalaiana lasciandola per seguire una valle che riporta verso nord al fiume Tsangpo attraverso un bucolico ambiente rurale; si sosta in un semplice villaggio per visitare un antico tempio della scuola Bodompa. Arrivati al maestoso Tsang Po se ne risale il corso lungo una spettacolare vallata fino al monastero di Puntshok Ling. Il Gompa sorge vicino al fiume immerso in una natura splendida a ridosso di contrafforti rocciosi che delimitano l’ingresso di una valle che si apre verso sud, è incorniciato da incredibili dune di sabbia e sovrastato da vaste fortificazioni che ne testimoniano il grandioso passato. Questo sito fu la sede principale della scuola Jonang fino ai tempi del maestro Taranatha (XVII secolo); sorprende per la bellezza architettonica dell’insieme e la qualità dei ben conservati affreschi. Si prosegue lungo lo Tsangpo fino al vecchio villaggio di Lhartse, dove si trova anche un interessante monastero, e si continua quindi per Sakya dove si alloggia presso il Sakya Manosarovar Hotel o simile. 10°g.    25/7 Sakya – Shegar   Il colossale tempio – fortezza di Sakya, posto alle propaggini della grande catena himalaiana, tra il 1268 e il 1365 fu anche sede del governo del Tibet; è un sito ottimamente conservato di dimensioni impressionanti, con molti monaci che sono da tempo tornati a viverci, ed è ricchissimo da visitare. Già nelle torri perimetrali sono alloggiati dei templi e all’interno delle poderose mura si trovano una serie di edifici importanti, tra cui la casa dell’Abate accanto a cui si trova un impressionante Gonkhang, e, se si sale sul tetto del tempio centrale, si trova la cappella del protettore principale, luogo di grande forza esoterica. Ma è dal cortile più interno che si accede a tre colossali Lhakhang, con una profusione di affreschi e reperti artistici eccezionali: a sinistra quello dedicato alle cerimonie rituali, a destra uno che conserva colossali Stupa dei maestri storici dei Sakya e incredibili affreschi di mandala e, di fronte, la sala principale dove nella mistica penombra vi sono statue di fattezza perfetta. Dietro a quest’ultimo tempio si trova una delle biblioteche più preziose del Tibet, con migliaia di testi originali posti su scaffali alti una diecina di metri o più. Sul monte di fronte al complesso, oltre il precipitoso torrente, vi sono le rovine dello Dzong più antico e i resti di vecchi templi con un certo numero di chorten, alcuni templi attivi, tra cui quello edificato di fronte alla grotta del grande Siddha Kunga Nienpo, mitico fondatore della scuola sakyapa, e il convento femminile. Dopo pranzo si lascia Sakya tornando per un tratto a nord e, raggiunta la strada principale che porta verso il Nepal, la si segue verso sud ovest valicando il passo del Gyatso che supera i 5000 mt e si apre sulla valle di Shegar, dove si alloggia presso l’hotel Everest o simile; la tappa è di 136 km. 11°g.    26/7 Shegar – Rongbuk   Ci si reca a visitare le rovine dell’affascinante Dzong di Shegar, che i tibetani chiamavano la “Montagna di Cristallo”; nella parte più bassa il tempio principale è stato ricostruito e vi vivono dei monaci. Per chi ha voglia di cimentarsi, dalla sommità dell’affascinante colle fortificato nelle giornate limpide lo sguardo spazia fino all’Everest. Si prosegue valicando un passo verso sud che supera anch’esso i 5000 mt da dove, se è limpido, lo sguardo spazia dal Makalu al Cho Oyu con l’Everest (chiamato Chomolungma in tibetano) che troneggia al centro. Raggiunte le acque dell’Arun, dove lungo la bella vallata si incontrano tipici villaggi di montagna tibetani, se ne risale il corso per un tratto e, seguendo una valle laterale, di colpo ad una svolta si ha la grandiosa visuale della parte nord del monte più lato della Terra! Le albe e i tramonti che si godono da questo prezioso luogo restano per sempre nel cuore. Sistemazione in Guest House. 12°g.    27/7 Rongbuk – Shigaste   A Rongbuk il monastero è stato in parte ricostruito mentre sul versante est della valle le rovine del convento femminile testimoniano la scelleratezza degli invasori; ci si reca al vicino campo base del Chomolungma, posto a circa 5000 metri d'altezza, utilizzando l’autobus della ‘Everest Conservation’, l’organizzazione che cura il parco. La visuale sulla parete nord dell'Everest è onnipresente. Si lascia la valle tornando verso nord, godendo ancora delle splendide visuali del passo che porta a Shegar; si segue la strada principale fino a Shigatse, dove si alloggia nel medesimo hotel. 13°g.    28/7 Shigatse – Yungdrungling - Lhasa   Lhasa dista 270 km, un percorso che si svolge lungo un’ottima strada che segue il flusso dello Tsangpo e richiede circa 5 ore. Dopo un tratto, giunti al ponte che porta a nord verso Oyuk e il Nam Tso, lo si attraversa arrivando con una breve deviazione al monastero bön di Yungdrungling, il centro maggiore di questa tradizione nella provincia tibetana di Tsang, in buona parte ricostruito, che contiene alcune interessanti statue e una serie di mandala dipinti tipici di questa scuola tibetana. Nell'ampia piana alluvionale sottostante si trova un tipico villaggio rurale tibetano. Tornati alla strada principale si continua il viaggio fino alla confluenza col fiume Kyuchu, di cui si risale il corso fino a Lhasa; prima di giungere in città si visita il monastero di Nyetang Dolma Lhakhang, storicamente importante perché fu la dimora di Atisha, con reperti artistici belli e importanti. A Lhasa si alloggia presso il medesimo hotel. 14°g.    Sabato 29 luglio, Lhasa – Chengdu e volo di rientro   Il volo della Sichuan Airlines parte alle 9.20 con arrivo a Chengdu alle 11.20 (orari da confermare – vi sono anche dei voli più tardi ma non è prudente prenderli per non avvicinarsi troppo all’ora dell’imbarco del transcontinentale). Ci si trasferisce al terminal internazionale per l’imbarco sul volo di rientro. Chi è giunto con KLM parete per Amsterdam alle 14.35 con arrivo alle 19.05; per Milano Linate la prosecuzione è alle 20.15 con arrivo alle 21.50.
TIBET 2017: Festival di Tashilhumpo e Samye, magia del Paese delle Nevi
Una grande opportunità per avvicinare la cultura del Tibet
Periodo: 4 lug - 17 lug
Il tour inizia da Lhasa con la visita dei siti della città vecchia e del Norbulingka, si parte quindi per Shigatse risalendo il flusso del fiume Tsangpo; sul percorso si visita il monastero di Atisha e si raggiunge con una breve deviazione l’interessante sito bön di Yungdrungling. Si giunge al Tashilhumpo di Shigatse durante lo svolgimento delle celebrazioni estive, quando il monastero si affolla di pellegrini e vi si svolgono diverse cerimonie; non vi è una tabella precisa delle attività, il momento più atteso è l’esposizione della gigantesca tanka di Maitreya. Da Shigatse ci si sposta alla vicina Gyantse, forse la più bella delle antiche città del Tibet, e il giorno successivo si prosegue per Samye, che si raggiunge con un bel percorso attraverso alti passi, costeggiando il lago di Yamdrok, gemma turchese di quest’area del mondo, e seguendo il flusso dello Tsangpo verso est. Qui si tiene il festival del Dhode, una ricorrenza che attira un gran numero di persone e devoti: è il luogo dove ebbe inizio la diffusione del buddismo in Tibet grazie alla figura mistica di Guru Rimpoce (Padmassambhava); i monaci svolgono delle bellissime rappresentazioni di danze in costume accompagnati da musiche tradizionali e vi sono diverse cerimonie a contorno, un momento speciale anche per osservare i costumi tradizionali sfoggiati dai pellegrini. Durante il soggiorno a Samye ci si reca all’eremo di Chimpu e quindi si prosegue con la visita di Tsetang e della valle dello Yarlung, dove ebbe origine la dinastia imperiale tibetana, tornando poi da qui a Lhasa e sostando sul percorso a Gongkar Chode, un sito Sakya dove si ammirano antichi affreschi. A Lhasa si completa questo splendido tour visitando il Potala e le due grandi università monastiche di Sera e Drepung, includendo il tempio di Nechung, l’Oracolo di Stato del Tibet. L’alta quota del Tibet Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3600 metri di quota. La buona riuscita di un viaggio deve quindi sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze; nella tappa tra Gyantse e Samye  si valicano due passi di cui il più alto, il Kari, arriva a 5045 metri; ma la quota di questi non deve preoccupare perché poi si scende ad elevazioni inferiori. Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Clima e attrezzatura Nei centri principali del Tibet Classico è raro che la temperatura notturna a luglio scenda sotto i 5°C e le massime sono di circa 20°C. Si tenga presente che alle alte quote del Tibet le escursioni termiche possono essere notevoli e il sole può bruciare la pelle nonostante l’aria fresca. Possono esserci piogge, che solitamente se si verificano sono di breve durata; ma negli ultimi anni anche in Tibet il clima è meno prevedibile. E' opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; si consiglia di portare dei capi in pile e una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini caldi adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero. E’ importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Martedì 4 luglio, partenza in volo per Chengdu   Per andare a Chengdu, capitale dello stato cinese del Sichuan, vi sono diverse possibilità di volo offerte da British Airways, Etihad, Lufthansa, KLM e altre compagnie. Il volo suggerito, che fa da riferimento per i servizi del viaggio (orari da confermare), è quello della KLM con partenza da Milano Linate per Amsterdam (17.25 – 19.20) o Roma Fiumicino (17.25 – 20.00); si riparte da Amsterdam per Chengdu alle 21.15. Per gli orari da altre località o di altre compagnie contattare Amitaba. 2°g.    5/7 Arrivo a Chengdu   Si arriva a Chengdu alle 12.50, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba; trasferimento presso l’hotel Chengdu Airport Express nei pressi dell’aeroporto. 3°g.    6/7 Chengdu – Lhasa   Il volo della China Eastern parte alle 9.50 con arrivo alle 11.50 (orari da confermare). A Gonsar, l’aeroporto posto sulle rive dello Tsangpo, sono in attesa dei partecipanti la guida italiana e l’assistente tibetano. Trasferimento in pulmino privato a Lhasa, sistemazione presso l’hotel Gang Gyen o simile nella città vecchia e riposo. Nel pomeriggio per favorire l’acclimatazione e iniziare ad assaporare la parte vecchia della città ci si reca con una tranquilla passeggiata al Barkor, la strada che pullula di pellegrini e circumambula la cattedrale di Lhasa, punto focale della vita tibetana e vivacissimo mercatino. 4°g.    7/7 Lhasa (Jokhang, Norbulingka, città vecchia)   Si iniziano le visite dalla magnifica cattedrale del Jokhang che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende che è sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet. Prossima tappa il Norbulingka, il palazzo estivo dei Dalai Lama immerso in un bel giardino. Si dedica il pomeriggio alle visite della città vecchia, che fortunatamente è ancora abitata in prevalenza da tibetani. Si passeggia dal Barkor fino al convento di Ani Tshamkhung, al Gyume, al tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang e ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 5°g.    8/7 Lhasa – Yungdrungling – Shigatse   Nei pressi di Lhasa ci si reca al  monastero di Nyetang Dolma Lhakhang, storicamente importante perché fu una dimora di Atisha, con reperti artistici belli ed importanti inclusi alcuni preziosi oggetti portati in Tibet da questo veneratissimo Maestro indiano dell’XI secolo. Si prosegue lungo il fiume Kyuchu fino alla confluenza con lo Tsangpo, di cui si risale il corso fino al ponte che porta verso le valli di Oyuk; lo si attraversa giungendo con una deviazione al monastero Bön di Yungdrungling, il centro maggiore di questa tradizione nella provincia tibetana di Tsang, in buona parte ricostruito, che contiene alcune interessanti statue e una serie di mandala dipinti tipici di questa scuola tibetana. Nell'ampia piana alluvionale sottostante si trova un tipico villaggio rurale tibetano. Tornati al fiume si prosegue per Shigatse, la seconda città del Tibet, dove ci si sistema presso l’hotel Manosarovar o simile. 6°g.    9/7 Shigatse, celebrazioni al Tashilhumpo – Gyantse   Il grandioso complesso monastico del Tashilhumpo fu fondato nel 1447 dal primo discepolo di Tsong Khapa, retrospettivamente riconosciuto come la prima incarnazione del Dalai Lama; è uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama, che avevano qui la loro sede storica. Oggi lo si potrà visitare nel momento di più grande auspicio, mentre sono in corso le celebrazioni annuali con la presenza di un gran numero di devoti e pellegrini; nella giornata di oggi è prevista l’esposizione di una gigantesca tanka che rappresenta Champa (o Maitreya), ovvero il prossimo Buddha, dall’edificio appositamente costruito ai piedi del monte alle spalle del complesso. Si dedica la giornata alle visite ed a seguire gli avvenimenti; nel pomeriggio si parte per Gyantse, un viaggio di circa 2 ore, dove si alloggia presso l’hotel Yeti. 7°g.    10/7 Gyantse – Samye   Gyantse è la città del Tibet Classico meglio preservata. L’enclave monastica prima delle distruzioni perpetrate conteneva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole; fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.), e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità” è una struttura costituita da più piani progettati secondo una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue e affreschi: chi è in grado di decifrarne la complessa simbologia può leggervi l’intero percorso iniziatico del misticismo tibetano. Dopo la visita si parte per Samye, seguendo un percorso tra i più belli del Tibet. Dopo aver costeggiato un lago di origine artificiale si valica verso est lo spettacolare passo di Khari (5045 mt), dove tra le pasture degli yak si sporgono i poderosi ghiacciai del Nyengchen Kang Ksa, la cui vetta si staglia oltre i 7000 metri. Oltre il passo si arriva sulle rive del vasto specchio turchese dello Yamdrok Tso, una delle perle naturali del Tibet, incastonato tra magnifiche vette, se ne segue il bordo per un lungo tratto e si lascia il bacino del lago valicando verso nord il passo di Gampa (4794 mt), che offre una visuale indimenticabile. Sull’altro versante si raggiunge il fiume Tsangpo e se ne segue il corso fino a Samye dove è in pieno svolgimento i festival annuale. Si alloggia presso la Monastery Guest House, il miglior alloggio disponibile, che richiede un po’ di adattabilità ma le stanze sono dotate di servizi ed è ubicato a pochi passi dal tempio. 8°g.    11/7 Samye, Dhode festival   Le celebrazioni in corso commemorano l’anniversario di Guru Rimpoce, il nome tibetano per Guru Padmasambhava, il leggendario maestro che nell’VIII secolo fondò il monastero di Samye ed ebbe il merito di sconfiggere le forze che si opponevano all’ingresso del buddismo nel Paese delle Nevi. Per questa ricorrenza accorrono un gran numero di pellegrini ed i monaci eseguono diversi rituali, tra cui spiccano le danze eseguite con maschere e costumi. Questa tradizione, che è diffusa in tutto il mondo buddista tibetano, trae origine proprio qui a Samye dalla danza che Guru Rimpoce eseguì per esorcizzare i demoni che stavano cercando in tutti i modi di impedirne la costruzione. Il sito è un luogo molto importante, bello da vedere anche prescindendo dalle festività in corso: è il più antico monastero buddista del Tibet, situato nei pressi di una zona di belle dune di sabbia non lontano dallo Tsangpo; il tempio principale è costruito su 4 livelli e rivela affreschi di bellezza indimenticabile e all’interno del grande recinto sacro si trovano diversi templi e grandi Stupa. La forma mandalica dell’insieme si ammira nella luce migliore al tramonto dalla vicina collina del Hepori, dove si trova un tempietto in cui spesso la sera un monaco recita le preghiere di buon auspicio alla divinità protettrice. 9°g.    12/7 Samye festival – Chimpu – Tsetang   Oggi è la giornata conclusiva del festival e i rituali sono dedicati alla propiziazione di una particolare entità, Pehor Gyalpo; secondo la tradizione, questo potente essere in origine aveva contrastato Guru Padamsambhava, ma in seguito si sottopose al suo servizio e tra i diversi ruoli assunse quello di oracolo principale del Tibet, motivo per cui gli vengono dedicati dei particolari rituali. Lasciato Samye ci si reca al vicino eremo di Chimpu, dove alla base del monte un piccolo monastero ospita giovani monache; per chi se la sente passeggiando lungo il sentiero che si inerpica alle spalle del Gompa, tra formazioni di grandi massi e il bosco s’incontrano le casupole di solitari monaci e monache, piccoli templi e grotte di meditazione utilizzate dai maestri spirituali: qui si ritirarono anche Guru Rimpoce e Atisha e chi vi giunge con rispetto potrà essere invitato in alcuni di questi potenti luoghi d’energia spirituale dai sereni meditatori che hanno posto qui la propria dimora. Completata l’esplorazione si parte per Tsetang (50 km), dove si alloggia presso l’hotel Tsetang. 10°g.    13/7 Tsetang   Si dedica la giornata alle visite di Tsetang e Yarlung iniziando dal tempio di Tradruk, la cui fondazione è attribuita a Songtsen Gampo nell’VIII secolo. La struttura architettonica è simile al Jokhang di Lhasa e l’interno regala una splendida atmosfera con molte cappelle affrescate e statue di fine fattura; vi sono custodite anche alcune importanti reliquie. Si prosegue lungo la valle dello Yarlung, ricchissima di testimonianze che risalgono all’origine della storia del Tibet, con la visita del Yumbulagang, tra i luoghi più pittoreschi, che fu il primo palazzo degli antichi re ed è stato restaurato nel 1982. Ci continua con il sito delle tombe dei re di Yarlung, dove primeggia il grande tumulo di Songtsen Gampo, su cui è stato costruito un piccolo tempio da dove si ha una stupenda visuale del monastero di Riwo Dechen. I tumuli dei re di Yarlung non sono mai stati oggetto di scavi archeologici e pare che non siano stati profanati: la tradizione tramanda che sotto il tempio dedicato a Songtsen Gampo vi siano interrati cinque templi a struttura mandalica, con la salma del grande re posta nel tempio centrale e circondata da innumerevoli tesori. Ci si reca quindi a due delle grotte di meditazione più venerate di questa parte del Tibet. La prima, Bairo Phuk, è il minuscolo eremo utilizzato nell’VIII secolo da Vairochana, uno dei discepoli principali di Guru Padmasambhava, o Guru Rimpoce per i tibetani. A Rechung Phuk si ritirò il prediletto discepolo di Milarepa, il grande Rechung; il monastero è stato distrutto dai barbari invasori, ma i tibetani hanno ripristinato il tempio all’ingresso della grotta dove sono conservati anche dgli oggetti appartenuti al grande mistico. 11°g.    14/7 Tsetang - Lhasa   Si lascia Tsetang risalendo verso ovest il corso del grande fiume; con una breve deviazione ci si reca per una visita al monastero sakyapa di Gonsar Chode, dove molti degli affreschi originali sono sopravvissuti alle vicissitudini dell’invasione cinese. A Lhasa, che dista 160 km, si alloggia nel medesimo hotel. Nel pomeriggio ci si reca a visitare l’università monastica di Sera, posta ai margini della città, dove spesso si può assistere al dibattito dei monaci. Si avrà poi del tempo libero per recarsi nella città vecchia a passeggiare e per eventuali acquisti. 12°g.    15/7 Lhasa   Durante la mattina ci si reca al Potala per coronare con il Palazzo del Dalai Lama le visite di questo avvincente percorso. Nel pomeriggio ci si reca all’università monastica di Drepung, che prima dell’invasione era la più grande del Tibet, ed al vicino tempio di Nechung, antica sede dell’oracolo di stato tibetano che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. 13°g.    16/7 Lhasa - Chengdu e volo di rientro   Il volo della Sichuan Airlines parte alle 12.50 con arrivo a Chengdu alle 14.40 (orari da confermare – vi sono anche dei voli più tardi ma non è prudente prenderli per non avvicinarsi troppo all’ora dell’imbarco del transcontinentale). Ci si trasferisce al terminal internazionale per l’imbarco sul volo di rientro. Chi è giunto con KLM sul rientro utilizza Air France, partendo alle 19.20 per Guangzhou dove si arriva alle 21.30 e s riparte alle 23.05 per Parigi. 14°g.    Lunedì 17 luglio, arrivo a destinazione   Arrivo a Parigi alle 5.55; per Milano Linate la prosecuzione è alle 7.20 con arrivo alle 8.50, per Roma Fiumicino alle 7.15 con arrivo alle 9.20.
TIBET 2017: Kailash, Saga Dawa e festival di Tsurphu
Estensione: Shangshung e Regno di Gughe, rientro il 21/6
Periodo: 31 mag - 14 giu
Il programma ha caratteristiche uniche, ed è reso possibile dalle date in cui cadono quest’anno Saga Dawa ed il festival di Tsurphu, entrambe legate a fattori astrologici, che nel 2017 le pongono vicine: un’occasione imperdibile! Grazie alla nuova strada recentemente completata si riesce a percorrere agevolmente in soli due giorni il tratto tra Shigatse ed il Kailash: sono due tappe lunghe, ma ben motivate dalla possibilità che offrono di partecipare in un unico viaggio a due degli eventi più interessanti del Tibet ed eseguire il kora del Kailash nei giorni  di maggior buon auspicio. Per rendere accessibile il programma alle persone che in questo periodo dell’anno fan fatica ad assentarsi abbiamo organizzato la possibilità di un rientro velocissimo, utilizzando l’aeroporto di Senge Tsangpo, recentemente aperto al traffico civile, che è situato 250 km a nord ovest del Kailash: da qui si può raggiungere Chegdu via Lhasa ed imbarcarsi sul volo di rientro nella stessa giornata e il tour così richiede solo 16 giorni – si ricorda solo che per questa opzione si necessita dei documenti (visto cinese e passaporto) entro il 30 aprile 2017. Chi segue il programma completo potrà gioire e molto probabilmente rimanere sbalordito dalla bellezza ed interesse del bacino erosivo del Sutlej, una vastità immensa di canyon e monti policromi che ha sullo sfondo meridionale la maestosa catena himalaiana del Garwal indiano. In questo contesto quasi surreale si visitano siti storici incastonati armonicamente nella natura, che rivelano tesori artistici impensabili; si inizia con l’antica capitale rupestre di Shangshung, il potente regno che fu antagonista del nascente impero del Tibet e mistico luogo a cui si ascrive l’origine del Bön e delle tradizioni Dzogchen; Toling e Tsaparang, capitali del regno centrale di Gughe; e i feudi di Pyiang e Dunkar. Rientrando, attendono i partecipanti il lago del Pelkho Tso, ritenuto da Amitaba uno dei luoghi nomadici più belli del Tibet, la ‘Montagna di Cristallo’ di Shegar e l’immortale grande monastero di Sakya. Per più specifici dettagli, si possono consultare le descrizioni delle tappe del programma di viaggio. Una nota sul festival di Tsurphu Il viaggio inizia con la visita di Lhasa e la partecipazione al festival di Tsurphu: uno dei momenti di spiritualità e folclore più belli ed importanti del Tibet. Il grande evento, a cui confluisce una moltitudine di pellegrini, si svolge in un ampio e ben mantenuto complesso monastico situato in una tranquilla valle a nord ovest di Lhasa: è la sede storica del Karmapa, una figura importantissima nella storia sia mistica che spirituale del Paese delle Nevi. Infatti il lignaggio dei Karmapa, che in alcuni periodi storici ha avuto anche il potere temporale sul Tibet, fu il primo ad essere mantenuto tramite il riconoscimento della reincarnazione; dal lontano XII secolo si è giunti oggi al XVII successore, che nel 2001 è miracolosamente fuggito in India ed è ora residente a Dharamsala, vicino al Dalai Lama. Su come iniziò questa tradizione del riconoscimento si trova un gran numero di scritti interessanti; sicuramente molti degli episodi che circondano la figura di questo santo monaco inducono molti a crederci. Nota tecnica Un viaggio al Kailash richiede spirito d’avventura e una discreta condizione fisica, ma è affrontabile da chiunque sia animato da una sufficiente motivazione; i partecipanti devono avere un buon spirito di adattamento e disponibilità, anche perché le quote elevate possono rendere il carattere più spigoloso. Amitaba conduce spedizioni al Kailash fin dall’inizio della propria attività, e fa ovviamente tutto il possibile perché ogni cosa funzioni al meglio. Fino ad oggi, tutti i partecipanti hanno avuto la soddisfazione di valicare il mitico “Dolma La”, il temuto passo a nord del monte; per facilitare la salita, se richiesto con buon anticipo, è possibile noleggiare un cavallo. Si passano 8 notti (per 4 notti consecutive al massimo) in campi ben allestiti con tende per dormire da due o una persona, tenda comune per mangiare e tende per i servizi; accompagnano il gruppo un cuoco e assistenti per il montaggio. Solo durante il kora del Kailash non vengono utilizzati il tavolo e le sedie. Si viaggia con al seguito il supporto logistico, che trasporta scorte di viveri, combustibile e attrezzature da campo. Il clima previsto in questa stagione è solitamente bello, ma bisogna essere comunque sempre attrezzati per possibili piogge e nevicate. Le temperature minime previste si incontrano a Dirapuk a nord del Kailash, dove di notte si può scendere anche oltre i –5°c. Oltre all’usuale attrezzatura da montagna serve quindi un sacco a pelo caldo, omologato per essere comodi a –10°c. L’alta quota del Tibet Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3600 metri di altitudine. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze; si inizia pernottando a Lhasa due notti e si sale poi a Tsurphu una notte (4500 mt); quindi ancora Lhasa e a seguire Shigatse (3900 mt) , Saga (4500 mt), 4700 Darchen – Tarboche (4700 mt)). Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Mercoledì 31 maggio, partenza in volo per Chengdu   Per andare a Chengdu, capitale dello stato cinese del Sichuan, vi sono diverse possibilità di volo offerte da Air France, Etihad, Lufthansa, KLM e altre compagnie. Il volo suggerito, che fa da riferimento per i servizi del viaggio (orari da confermare), è quello della KLM con partenza da Milano Linate per Amsterdam (17.25 – 19.20) o Roma Fiumicino (17.25 – 20.00); si riparte da Amsterdam alle 21.05. Per gli orari da altre località o di altre compagnie contattare Amitaba. 2°g.    1/6 Arrivo a Chengdu   Si atterra a Chengdu alle 12.50; all’arrivo è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba. Trasferimento presso l’hotel Chengdu Airport Express nei pressi dell’aeroporto e riposo. 3°g.    2/6 Chengdu – Lhasa   Il volo della China Eastern parte alle 9.50 con arrivo alle 11.50 (orari da confermare). A Gonsar, l’aeroporto posto sulle rive dello Tsangpo, è in attesa dei partecipanti la guida tibetana. Trasferimento in pulmino privato a Lhasa e sistemazione presso l’hotel Gang Gyen o simile nella città vecchia. Nel pomeriggio per favorire l’acclimatazione e iniziare ad assaporare la parte vecchia della città ci si reca con una tranquilla passeggiata accompagnati dalla guida tibetana al Barkor, la strada che pullula di pellegrini e circumambula la cattedrale di Lhasa, punto focale della città vecchia e vivacissimo mercatino. Ci si muove con calma, piano, per iniziare ad acclimatarsi; la quota è di circa 3600 mt. Nel tardo pomeriggio raggiunge i partecipanti Giuseppe Tommasi, la guida italiana, in arrivo da Shigatse. 4°g.    3/6 Lhasa   Si iniziano le visite dalla magnifica cattedrale del Jokhang che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende, sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet. Ci si reca quindi al Potala – dove per molti la lunga scalinata per entrare è il test più duro dell’intero viaggio! Nel pomeriggio si esplora la città vecchia che fortunatamente è ancora abitata in prevalenza da tibetani; passeggiando dal Barkor si vedono il convento di Ani Tshamkhung, il tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang ed ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, il Gyume e diversi altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 5°g.    4/6 Lhasa – Tsurphu (festival)   Le due giornate quando si sarà presenti a Tsurphu sono le conclusive e più importanti del grande festival annuale che si svolge in questo vasto complesso monastico situato 66 km a nord ovest di Lhasa, sede storica del Karmapa. L’evento attira un grande numero di pellegrini, un momento di festoso raccoglimento; per noi ospiti è un’occasione eccezionale per ammirare i costumi tradizionali sfoggiati con fierezza dalla persone ed assistere alle cerimonie religiose, che includono danze eseguite dai monaci con vesti variopinte e portando maschere che ritraggono diverse entità e figure anche di animali, accompagnati da musiche eseguite con evocativi strumenti rituali tradizionali. Tsurphu si raggiunge con circa due ore di guida; si alloggia in una locanda, la quota qui è di circa 4500 mt. Nel corso della giornata si avrà la possibilità di arricchire ulteriormente queste interessantissime giornate visitando il monastero di Nenang, situato sui monti della vallata poco prima di Tsurphu. 6°g.    5/6 Tsurphu (festival) – Lhasa   In questa ultima giornata del festival è prevista l’esposizione di una grande tanka: è il culmine dei cerimoniali, quando risalta in maniera particolarmente forte la profonda fede che i tibetani hanno preservato. Rientrando a Lhasa si sosta per una visita a Kyormolung, un sito Sakya raramente visitato dove sono conservati antichi affreschi sopravvissuti all’olocausto cinese, un luogo che conserva una forte spiritualità pur essendo ora inserito in un contesto urbanizzato. A Lhasa si alloggia nel medesimo hotel. 7°g.    6/6 Lhasa – Shigatse   Si lascia la valle di Lhasa iniziando il lungo viaggio verso ovest seguendo il deflusso del fiume Kyuchu; dopo un tratto si arriva allo Tsangpo, di cui si seguono le rive fino a Shigatse. Si alloggia presso l’hotel Manosarovar o simile; la tappa è di 272 km e richiede circa 5 ore di guida. Ci si reca a visitare il grandioso monastero di Tashilhumpo, che fu fondato dal primo Dalai Lama nel 1447; è uno dei più grandi del Tibet, ricco di inestimabili tesori con molti templi e sale. La quota qui è di circa 3900 mt. 8°g.    7/6 Shigatse – Saga – Dargyeling Gompa (Jongba)   Le tappe di questi due prossimi giorni sono rese possibili dalla nuova strada che non richiede più dei guadi e consente una guida comoda e veloce. Si parte presto da Shigatse seguendo la via che porta verso il Nepal fino a Lhartse, dove la si lascia per un percorso più settentrionale che supera un passo e transita da un primo lago e quindi arriva al lago di Ngaring, attraverso un ambiente di praterie d’alta quota si transita da Zangzang, un villaggio dove si trova un interessante convento femminile di scuola Nyingmapa. Si continua sempre verso ovest in un bell’ambiente naturale tra valli e passi erbosi fino a Saga, sul fiume Tsang Po. Si prosegue oltre un altro passo fino a Jongba, dove si troverà il campo allestito dai nostri assistenti tibetani nei pressi di un bel monastero posto panoramicamente sopra le vaste vallate; la quota è di circa 4500 mt. La tappa è di circa 450 km e richiede da 8 a 9 ore. 9°g.    8/6 Jongba – Darchen   Il bellissimo percorso di questa seconda lunga tappa, che si sviluppa su circa 470 km e impegna per approssimativamente 8 ore di guida, attraversa una regione dove spesso si incontrano le tende dei nomadi. A Trongsa si trova un interessante monastero e, prima di Paryang, una zona di dune di sabbia sullo sfondo dell’alto Himalaia. Oltre il passo del Mayum ed il lago di Te Tso si raggiungono le acque turchesi del “lago della madre”, il sacro Manosarovar; lo si supera lungo il lato nord arrivando ai piedi del monte Kailash a Darchen (4700 mt circa), punto di partenza del pellegrinaggio attorno alla  montagna sacra. È un percorso di 54 chilometri; lungo il sentiero sacro si incontrano una miriade di luoghi legati a storia, mito e leggenda, ed anche alcuni piccoli monasteri: l’insieme lo rende decisamente unico al mondo. Purtroppo il villaggio è pieno di sporcizia e ad alcuni toglie la poesia del luogo; ma la sosta qui è obbligatoria. Si alloggia presso l’hotel Himalaya. 10°g.    9/6 Kora del Kailash: Saga Dawa a Tarboche   La piana di Tarboche, dove si svolgono le celebrazioni per Saga Dawa, dista circa 2 ore di cammino. Una vasta folla di pellegrini giunta fin qui da ogni angolo del Tibet si raduna attorno alla piana al cui centro viene issato un grande palo, seguendo un antico rituale di purificazione condotto da alcuni Lama, una sorta di agopuntura esoterica che serve per tenere sopite le negatività. L’evento è poi seguito da momenti festosi, circumambulazioni vorticose, lanci di farina di tsampa, corse di cavalli. Si avrà del tempo per esplorare la zona, salendo alla piattaforma dei “Mahasiddha”, dove si trova un celebre cimitero celeste, e recandosi al monastero di Choku, appollaiato alle pareti occidentali della valle, che offre anche un ottimo panorama della parete sud del Kailash. Si alloggia in campo nei pressi della piana (4800 mt circa). 11°g.    10/6 Kora del Kailash: Tarboche – Dirapuk   Lasciata la piana di Tarboche si procede lungo la valle di Amitabha; i pellegrini tibetani hanno un’ “attrezzatura” che spesso è costituita solo da scarpe da ginnastica a suola liscia e da una coperta posata sulle spalle, la qual cosa avendo noi a disposizione goretex, microfibre ed integratori energetici a volte ti fa sentire un po’ un marziano, e sicuramente aumenta la motivazione e acquieta il desiderio di lamentarsi della fatica… Si sale gradualmente al cospetto dei colossali muraglioni occidentali del Kailash; a tratti dal sentiero appare altissima la cuspide sommitale. Si aggira il monte finché appare l’immortale parete nord, ai cui piedi si trova l’eremo di Dirapuk, dove si pone il campo (5000 mt circa) in vista della maestosa parete. 12°g.    11/6 Kora del Kailash: Dirapuk – Dolma La – valle di Zutrulpuk   Salendo verso il passo di Dolma si transita da alcuni laghetti e da un punto dove i pellegrini usano lasciare qualcosa di personale: solitamente dei vestiti, e a volte anche delle … dentiere, per significare l’abbandono del peso del proprio karma e delle negatività del passato. Il mitico passo è alto circa 5600 metri; quindi la salita viene sempre svolta procedendo con grande tranquillità, senza fretta: sarà faticoso, ma fino ad oggi tutti coloro che sono giunti qui con Amitaba ce l’hanno fatta!! Dal Dolma, dove un’infinità di bandiere di preghiera sventolano al vento e non si vede più la vetta del Kailash, un luogo che commuove molti pellegrini, si scende ripidi passando subito dal laghetto di Tara, dove può capitare di vedere pellegrini induisti che eseguono un’abluzione nell’acqua gelida, a circa 5500 metri di altezza. Arrivati alle pasture della valle sottostante, dove si trovano usualmente degli yak al pascolo, si continua con un lungo tratto di cammino pianeggiante allietato da una visuale dello spigolo nord est del Kailash e finalmente si giunge al campo. Per chi rientra 13°g.    12/6 Kora del Kailash: Zutrulpuk – Darchen; Senge Tsangpo (cinese: Shiquanhe o Ali)   Nell’ultima giornata di cammino, ormai  in vista dei laghi sacri di Manosarovar e Raksal Tal, si passa dal monastero di Zutrulpuk, costruito sul luogo dove il santo Milarepa meditava in una grotta, e si esce dalla valle di Akshobya raggiungendo Darchen, completando il cammino. Si lasciano i partecipanti e la guida italiana che proseguono con l’estensione e accompagnati dalla guida tibetana che parla la lingua inglese si parte in direzione nord ovest per Senge Tsangpo (in cinese, Shiquanhe o Ali), il centro principale di questa remota regione del Tibet Occidentale che dista circa 250 km; la strada è comoda, veloce e ben tracciata – si prevedono circa 5 ore. Si alloggia in hotel; la guida torna poi a Darchen e per il volo di domani vi è l’assistenza del nostro corrispondente locale. 14°g.    13/6 Senge Tsangpo – Lhasa – Chengdu e volo di rientro   Si prende il volo per Lhasa, da dove si prosegue per Chengdu; i voli partono la mattina (orari da confermare). A Chengdu ci si trasferisce al terminal internazionale per l’imbarco sul volo di rientro; chi è giunto con KLM parte alle 16.50 per Pechino con arrivo alle 19.40; si riparte per Amsterdam alle 0.50. 15°g.    Mercoledì 14 giugno, arrivo a destinazione   L’arrivo ad Amsterdam è previsto alle 5.40; per Milano Linate la prosecuzione è alle 8.25 con arrivo alle 10.05, per Roma Fiumicino alle 7.20 con arrivo alle 9.35. Per chi prosegue con l’estensione 13°g.    12/6 Kora del Kailash: Zutrulpuk – Darchen   Nell’ultima giornata di cammino, ormai  in vista dei laghi sacri di Manosarovar e Raksal Tal, si passa dal monastero di Zutrulpuk, costruito sul luogo dove il santo Milarepa meditava in una grotta, e si esce dalla valle di Akshobya raggiungendo Darchen, completando il cammino. Si alloggia presso io medesimo hotel. 14°g.    13/6 Darchen - Shangshung - Toling   Si lascia il Kailash verso nord ovest; dopo un tratto con una deviazione ci si dirige verso sud incontrando in breve il fiume Sutlej e il monastero Bön di Gurugam. Si prosegue lungo il fiume arrivando alla misteriosa città rupestre di Shangshung, un regno che precedette Gughe; il Prof. G. Tucci qui ha individuato alcuni insediamenti che risalgono almeno a 3000 anni fa. Questo luogo sconosciuto è il sito più antico del Tibet: una città cesellata in un anfiteatro di rocce policrome che contorna una valle deserta solcata dal fiume blu. Dopo la visita si ritorna verso la strada principale; tempo permettendo si sosta a Thirtapuri, luogo sacro alla memoria di Guru Rimpoce (Padmasambhava), dove si trovano le acque sulfuree in cui i pellegrini tradizionalmente si bagnano dopo il completamento dei kora. Tornati sulla strada che proviene dal Kailash la si segue ancora verso nord ovest valicando quindi un passo verso sud da cui si accede alla regione di Gughe, con affascinanti visuali sull’immenso bacino erosivo del fiume Sutlej. Ci si immerge nei meravigliosi canyon colorati arrivando a Toling. Sistemazione in un semplice hotel. 15°g.    14/6 Toling – Tsaparang - Dunkar   Visita dell’enclave monastica di Toling: il Tempio Rosso e il Tempio Bianco sono stati costruiti con la supervisione del Grande Traduttore, Rinchen Zangpo; secondo il Prof. Tucci costituiscono l’esempio più elevato dello stile artistico del Tibet Occidentale. Ci si reca poi alla vicina Tsaparang, il sito forse più affascinante di tutta Gughe: un sentiero si inerpica tra alcuni templi e miriadi di abitazioni rupestri (alcune sono affrescate) fino a che si immerge in un tunnel scavato nella roccia che porta nella cittadella che corona l’inaccessibile monte, dove l’imperatore aveva il suo semplice palazzo e i suoi templi. Al fascino del luogo si unisce il senso della presenza dei grandi santi che vi hanno abitato. Da Tsaparang si prosegue per circa due ore attraverso stupendi canyon erosivi con punti panoramici verso i monti glaciali dell’India per la valle di Dungkar, dove si pone il campo. Tempo permettendo (se no si rimanda al mattino successivo), si visita il sito di Piyang, posto all’inizio della vallata; fu uno dei feudi dell’antica Gughe, con resti estremamente interessanti e, nascosti in alcune grotte dell’antica cittadella, antichissimi affreschi. 16°g.    15/6 Dunkhar – Mansoravar Est   Si visitano i templi rupestri di Dunkhar. I capolavori d’arte preservati in questa falesia furono riscoperti nel 1992 e presentano alcuni degli affreschi più raffinati dell’antica arte tibetana; lo sfondo azzurro dei dipinti rende le figure ancora più eteree, incredibilmente sospese fuori dal tempo. Si potrà anche visitare la cittadella, individuando il sentiero che, alle spalle delle poche case del minuscolo paese di Dunkar, si inerpica sul monte e, attraverso una stretta apertura, conduce sulla sommità: i resti sono molto interessanti, e i panorami incredibili. Dopo queste indimenticabili esplorazioni si parte per tornare ad est verso il Kailash. Si riemerge dalle valli erosive di Gughe attraverso i grandiosi passi utilizzati per giungere fin qui godendo di panorami impossibili da immaginare e, proseguendo verso est, si oltrepassa il monte Kailash arrivando al lago Manosarovar, dove si pone il campo sulla costa nord orientale per un ultimo saluto a questa splendida regione: da qui, ancora in vista del Kailash, si gode del tramonto sulle acque e l’orizzonte a sud e ornato dal Gurla Mandata, che svetta candido con i suoi 7800 mt di quota. 17°g.    16/6 Manosarowar Est – Dargyeling Gompa (Jongba)   Oggi si ripercorre la tappa più lunga del viaggio, i cui meravigliosi panorami compensano egregiamente i tempi di guida: si rivedono il lago di Te Tso, il Mayun La, il versante settentrionale dell’arco Himalaiano, le dune di Paryang, Trongsa Gompa, ecc. Si pone il campo presso il monastero di Dargyeling, come all’andata. 18°g.    17/6 Dargyeling – Pelkho Tso - Shegar   Superata Saga si attraversa lo Tsangpo con il nuovo ponte, si costeggiano laghi minori e si valicano alcuni passi raggiungendo la stupenda area nomadica del lago di Pelko, una zona di bellezza incomparabile: su questo grande lago blu turchese, in un ambiente abitato solo dai nomadi, si affacciano maestose vette himalaiane tra cui lo Shisha Pangma, che supera gli 8000 metri di quota. Oltre Pelkho ci si congiunge con la strada che proviene dal Nepal e si continua a seguire l’arco himalaiano; nei giorni limpidi si vedono il Cho Oyu e l’Everest. Superata Tingri si arriva a Shegar, dove si alloggia presso l’Everest Hotel. 19°g.    18/6 Shegar – Sakya - Shigatse   Si visita la "Montagna di cristallo": le ardite mura del castello di Shegar giungono altissime fino in vetta al monte che sovrasta il bel villaggio, che conserva lo stile tradizionale. Dal punto più alto si vede la vetta dell’Everest; ma già sotto, dove si trova l’interessante Gompa, si effettua una visita di prim’ordine! Si lascia Shegar valicando il Gyatso La che porta a Lhartse, e poco oltre con una deviazione a sud si raggiunge il grande monastero di Sakya. Questo colossale tempio – fortezza, posto alle propaggini della grande catena himalaiana, tra il 1268 e il 1365 fu anche sede del governo del Tibet; è un sito ottimamente conservato di dimensioni impressionanti, con molti monaci che sono da tempo tornati a viverci, ed è ricchissimo da visitare. Già nelle torri perimetrali sono alloggiati dei templi e all’interno delle poderose mura si trovano una serie di edifici importanti, tra cui la casa dell’Abate accanto a cui si trova un impressionante Gonkhang, e, se si sale sul tetto del tempio centrale, si trova la cappella del protettore principale, luogo di grande forza esoterica. Ma è dal cortile più interno che si accede a tre colossali Lhakhang, con una profusione di affreschi e reperti artistici eccezionali: a sinistra quello dedicato alle cerimonie rituali, a destra uno che conserva colossali Stupa dei maestri storici dei Sakya e incredibili affreschi di mandala e, di fronte, la sala principale dove nella mistica penombra vi sono statue di fattezza perfetta. Dietro a quest’ultimo tempio si trova una delle biblioteche più preziose del Tibet, con migliaia di testi originali posti su scaffali alti una diecina di metri o più. Sul monte di fronte al complesso, oltre il precipitoso torrente, vi sono le rovine dello Dzong più antico ed i resti di vecchi templi con un certo numero di chorten, alcuni templi attivi, tra cui quello edificato di fronte alla grotta del grande Siddha Kunga Nienpo, mitico fondatore della scuola sakyapa, e il convento femminile. Rientrati sulla strada principale si prosegue verso est attraverso un altro valico fino a Shigatse, dove ci si sistema presso il medesimo hotel, il Manosarovar o simile. 20°g.    19/6 Shigatse – Lhasa   Da Shigatse si ripercorre la strada con cui si è giunti da Lhasa, dove si alloggia nel medesimo hotel, il Gang Gyen o simile. Pomeriggio libero. 21°g.    20/6 Lhasa - Chengdu e volo di rientro   Il volo della Air China parte alle 11.00 con arrivo a Chengdu alle 12.50 (orari da confermare – vi sono anche dei voli più tardi ma non è prudente prenderli per non avvicinarsi troppo all’ora dell’imbarco del transcontinentale). Ci si trasferisce al terminal internazionale per l’imbarco sul volo di rientro; chi è giunto con KLM parte alle 16.50 per Pechino con arrivo alle 19.40; si riparte per Amsterdam alle 0.50. 22°g.    Mercoledì 21 giugno, arrivo a destinazione   L’arrivo ad Amsterdam è previsto alle 5.40; per Milano Linate la prosecuzione è alle 8.25 con arrivo alle 10.05, per Roma Fiumicino alle 7.20 con arrivo alle 9.35.
TIBET 2017: Festival di Tsurphu e siti storici
Un viaggio completo, vicino alla cultura del Paese delle Nevi
Periodo: 27 mag - 7 giu
Dune sullo Tsangpo, Samye Samye da Hepori Samye, affresco   Una nota sul festival di Tsurphu Il festival di Tsurphu è uno dei momenti di spiritualità e folclore più belli ed importanti del Tibet. Il grande evento, a cui confluisce una moltitudine di pellegrini, si svolge in un ampio e ben mantenuto complesso monastico situato in una tranquilla valle a nord ovest di Lhasa: è la sede storica del Karmapa, una figura importantissima nella storia sia mistica che spirituale del Paese delle Nevi. Infatti il lignaggio dei Karmapa, che in alcuni periodi storici ha avuto anche il potere temporale sul Tibet, fu il primo ad essere mantenuto tramite il riconoscimento della reincarnazione; dal lontano XII secolo si è giunti oggi al XVII successore, che nel 2001 è miracolosamente fuggito in India ed è ora residente a Dharamsala, vicino al Dalai Lama. Su come iniziò questa tradizione del riconoscimento si trova un gran numero di scritti interessanti; sicuramente molti degli episodi che circondano la figura di questo santo monaco inducono molti a crederci. L’alta quota del Tibet Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3600 metri di quota. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze; nella tappa tra Samye e Gyantse si valicano due passi di cui il più alto, il Kari, arriva a 5045 metri; ma la quota di questi non deve preoccupare perché poi si scende ad elevazioni inferiori. Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Clima e attrezzatura Nei centri principali del Tibet Classico è raro che la temperatura notturna a fine maggio / giugno scenda sotto i 4/5°c e le massime sono di circa 20°c. Si tenga presente che alle alte quote del Tibet le escursioni termiche possono essere notevoli e il sole può bruciare la pelle nonostante l’aria fresca. Possono esserci piogge, che solitamente se si verificano sono di breve durata; ma negli ultimi anni anche in Tibet il clima è meno prevedibile. E' opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; si consiglia di portare dei capi in pile e una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini caldi adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero. E’ importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.   Tradruk, cortile interno Tradruk, Songtsen Gampo Tradruk, la cucina   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Sabato 27 maggio, partenza in volo per Chengdu   Per andare a Chengdu, capitale dello stato cinese del Sichuan, vi sono diverse possibilità di volo offerte da Air France, Etihad, Lufthansa, KLM e altre compagnie. Il volo suggerito, che fa da riferimento per i servizi del viaggio (orari da confermare), è quello della KLM con partenza da Milano Linate per Amsterdam (13.05 – 14.55) o Roma Fiumicino (13.45 – 16.15); si riparte da Amsterdam per Shangai alle 17.20. Per gli orari da altre località o di altre compagnie contattare Amitaba. 2°g.    28/5 Arrivo a Chengdu   Si atterra a Shangai alle 10,55; il volo per Chengdu parte da qui alle 13.30 con arrivo alle 16.55; all’arrivo è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba. Trasferimento presso l’hotel Chengdu Airport Express nei pressi dell’aeroporto e riposo. 3°g.    29/5 Chengdu – Tsetang   Il volo della China Eastern parte alle 9.50 con arrivo alle 11.50 (orari da confermare). A Gonkar, l’aeroporto situato sulle rive dello Tsangpo che serve anche Lhasa, è in attesa dei partecipanti la guida tibetana. Trasferimento in pulmino privato a Tsetang, si percorrono circa 100 km seguendo il flusso del fiume, un viaggio di circa 2 ore; a Tsetang, che è situata a 3550 mt, si alloggia presso lo Tsetang Hotel. Nel pomeriggio ci si reca al tempio di Tradruk, la cui fondazione è attribuita a Songtsen Gampo nell’VIII secolo. La struttura architettonica è simile al Jokhang di Lhasa e l’interno regala una splendida atmosfera con molte cappelle affrescate e statue di fine fattura; vi sono custodite anche alcune importanti reliquie. Si prosegue lungo la valle dello Yarlung arrivando al Yumbulagang, tra i luoghi più pittoreschi, che fu il primo palazzo degli antichi re del Tibet ed è stato restaurato nel 1982. 4°g.    30/5 Tsetang - Samye   Si attraversa lo Tsangpo su un ponte nei pressi della città e se ne risale il corso attraverso una zona dove inaspettatamente si trovano grandi dune di sabbia, immerse in questo grandioso ambiente d’alta quota, fino a Samye (50 km). E’ il più antico monastero buddista del Tibet, fondato nell’VIII secolo da Guru Rimpoce, nei pressi di una zona di belle dune di sabbia non lontano dallo Tsangpo; il tempio principale, costruito su 4 livelli, rivela affreschi di bellezza indimenticabile e all’interno del grande recinto sacro, delimitato da un lungo muro circolare sormontato da piccoli chorten, si trovano diversi templi e grandi Stupa. La forma mandalica dell’insieme si ammira nella luce migliore al tramonto dalla vicina collina del Hepori, dove si trova un tempietto in cui spesso la sera un monaco recita le preghiere di buon auspicio alla divinità protettrice che qui risiede e la tradizione dice essere un potente demone soggiogato da Guru Rimpoce. Si alloggia presso la ‘Monastery Guest House’, un semplice hotel che è il miglior alloggio disponibile, che richiede un po’ di adattabilità ma le stanze sono dotate di servizi ed è ubicato a pochi passi dal tempio. 5°g.    31/5 Samye – Samding - Gyantse   Si prosegue il viaggio risalendo il corso dello Tsangpo lungo la riva settentrionale; lo si attraversa e si prosegue ancora un tratto verso est per poi lasciare la grande vallata salendo verso sud al passo di Gampa (4794 mt) che offre una visuale indimenticabile sul vasto specchio turchese del lago Yamdrok Tso, una delle perle naturali del Tibet, incastonato tra magnifiche vette di cui alcune  superano i 7000 metri. Raggiunte le sponde del lago se ne segue il perimetro per un bel tratto e con una deviazione ci si reca al monastero di Samding, uno dei rari siti dell’esoterica scuola dei Bodonpa che risale al XII secolo, la cui badessa è riconosciuta come una Kandroma (dakini) ed è considerata una delle maestre spiritualmente più elevate del Tibet. La posizione è fantastica, con grandiosi panorami sui monti e sul lago, e nel Gompa si trovano molti affreschi recentemente restaurati. Proseguendo, si valica lo spettacolare passo di Khari (5045 mt) dove la strada passa tra le pasture degli yak sfiorando i poderosi ghiacciai del Nyengchen Kang Ksa, la cui vetta si staglia oltre i 7000 metri, e, dopo aver costeggiato un lago di origine artificiale, si arriva a Gyantse, dove si alloggia all’hotel Yeti. Gyantse, situata a 4040 mt di quota, è la città meglio preservata del Tibet Classico; l’enclave del Pelkhor Chode prima delle distruzioni perpetrate conteneva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole; fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.), e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità” è una struttura costituita da più piani progettati secondo una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue e affreschi: chi è in grado di decifrarne la complessa simbologia può leggervi l’intero percorso iniziatico del misticismo tibetano. La visita al castello di Gyantse regala un’ottima panoramica sul complesso, sulla cittadina e le valli circostanti; solitamente si sale qui al tramonto. 6°g.    1/6 Gyantse – Shalu - Shigatse   Completate le visite a Gyantse si parte per Shigaste, che dista circa 90 km. Prima di arrivare a Shigatse una breve deviazione porta a Shalu, sito del tempio di Serkhang Tramo, che conserva un’antica atmosfera dove si indovinano interessanti affreschi nella penombra. Fu qui che Buton Rimpoce nel XIV secolo editò i 227 volumi del Canone Buddista Tibetano; nei pressi si trova l’antichissimo tempio di Gyengong Lhakang, fondato nel 997. Giunti a Shigatse, seconda città del Tibet, ci si reca a visitare il grandioso complesso monastico di Tashilhumpo fondato nel 1447 dal primo discepolo di Tsong Khapa, retrospettivamente riconosciuto come la prima incarnazione del Dalai Lama, e sede storica del Panchen Lama; è uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori, tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. Si alloggia presso il Manosarowar hotel. 7°g.    2/6 Shigatse - Yungdrungling – Lhasa   Lhasa dista 270 km, un percorso che si svolge lungo un’ottima strada che segue il flusso dello Tsangpo e richiede circa 5 ore. Dopo un tratto, giunti al ponte che porta a nord verso Oyuk e il Nam Tso, lo si attraversa arrivando con una breve deviazione al monastero bön di Yungdrungling, il centro maggiore di questa tradizione nella provincia tibetana di Tsang, in buona parte ricostruito, che contiene alcune interessanti statue e una serie di mandala dipinti tipici di questa scuola tibetana. Nell'ampia piana alluvionale sottostante si trova un tipico villaggio rurale tibetano. Tornati alla strada principale si continua il viaggio fino alla confluenza col fiume Kyuchu, di cui si risale il corso fino a Lhasa; prima di giungere in città si visita il monastero di Nyetang Dolma Lhakhang, storicamente importante perché fu la dimora di Atisha, con reperti artistici belli e importanti. A Lhasa si alloggia presso l’hotel Gang Gyen, situato nella città vecchia; si incontrano qui i partecipanti giunti per il viaggio al Kailash, con i quali si condivideranno i prossimi tre giorni del programma. Dall’hotel con una breve passeggiata ci si può recare al Barkor, centro della città vecchia. 8°g.    3/6 Lhasa   Si iniziano le visite dalla magnifica cattedrale del Jokhang che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende, sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet. Ci si reca quindi al Potala. Nel pomeriggio si esplora la città vecchia che fortunatamente è ancora abitata in prevalenza da tibetani; passeggiando dal Barkor si vedono il convento di Ani Tshamkhung, il tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang ed ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, il Gyume e diversi altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 9°g.    4/6 Lhasa – Tsurphu (festival)   Le due giornate quando si sarà presenti a Tsurphu sono le conclusive e più importanti del grande festival annuale che si svolge in questo vasto complesso monastico situato 66 km a nord ovest di Lhasa, sede storica del Karmapa. L’evento attira un grande numero di pellegrini, un momento di festoso raccoglimento; per noi ospiti è un’occasione eccezionale per ammirare i costumi tradizionali sfoggiati con fierezza dalla persone ed assistere alle cerimonie religiose, che includono danze eseguite dai monaci con vesti variopinte e portando maschere che ritraggono diverse entità e figure anche di animali, accompagnati da musiche eseguite con evocativi strumenti rituali tradizionali. Tsurphu si raggiunge con circa due ore di guida; si alloggia in una locanda, la quota qui è di circa 4500 mt. Nel corso della giornata si avrà la possibilità di arricchire ulteriormente il programma visitando il monastero di Nenang, situato sui monti della vallata poco prima di Tsurphu. 10°g.    5/6 Tsurphu (festival) – Lhasa   In questa ultima giornata del festival è prevista l’esposizione di una grande tanka: è il culmine dei cerimoniali, quando risalta in maniera particolarmente forte la profonda fede che i tibetani hanno preservato. Rientrando a Lhasa si sosta per una visita a Kyormolung, un sito Sakya raramente visitato dove sono conservati antichi affreschi sopravvissuti all’olocausto cinese, un luogo che conserva una forte spiritualità pur essendo ora inserito in un contesto urbanizzato. A Lhasa si alloggia nel medesimo hotel. 11°g.    6/6 Lhasa - Chengdu e volo di rientro   La guida italiana parte questa mattina presto per Shigatse con le persone che vanno al Kailash. La guida tibetana, che parla inglese, si occuperà di accompagnare i partecipanti all’aeroporto e assistere le operazioni di imbarco. Il volo della Air China parte alle 11.00 con arrivo a Chengdu alle 12.50 (orari da confermare – vi sono anche dei voli più tardi ma non è prudente prenderli per non avvicinarsi troppo all’ora dell’imbarco del transcontinentale). Ci si trasferisce al terminal internazionale per l’imbarco sul volo di rientro. Chi è giunto con KLM parte alle 16.50 per Pechino con arrivo alle 19.40; si riparte per Amsterdam alle 0.50. 12°g.    Mercoledì 7 giugno, arrivo a destinazione   L’arrivo ad Amsterdam è previsto alle 5.40; per Milano Linate la prosecuzione è alle 8.25 con arrivo alle 10.05, per Roma Fiumicino alle 7.20 con arrivo alle 9.35.
TIBET e NEPAL 2016: Siti classici e monte Everest
Meraviglie del Tibet e colossi dell’Himalaia
Periodo: 8 ott - 23 ott
In sintesi, il viaggio prevede di arrivare in volo a Katmandu in Nepal, dove si alloggia in un bel palazzo in stile newari, situato a distanza di passeggiata dallo stupa di Swayambu. Dopo una giornata dedicata alle visite nel centro di Katmandu si parte in volo alla volta di Lhasa, dove si sosta per tre notti. La prima giornata è tranquilla per favorire l’adattamento alla quota, ci si immerge nel circuito sacro del Barkor che pullula di pellegrini ed è animato da un bel mercato; l'hotel è situato nei pressi, nella città vecchia. Nei due giorni seguenti ci si reca a visitare il Potala, il palazzo estivo (Norbulingka), il Jokhang (la veneratissima cattedrale di Lhasa), e le due grandi università monastiche di Drepung e Sera, oltre ad un insieme di interessanti luoghi meno celebri ma eccezionalmente interessanti. Si lascia quindi la grande valle dello Tsangpo arrivando al lago turchese di Yamdrok, dove ha sede il monastero di Samding, e a Gyantse, dove tra le mura dell'antico complesso monastico di Pelkor Chode si erge il grandioso Stupa del Kumbum, lo stupa delle 100.000 divinità. Dopo la visita di Shalu si giunge a Shigatse, sede del monastero del Panchen Lama: il Tashilhumpo, uno dei pochi a non essere stato distrutto durante la rivoluzione culturale. Proseguendo poi verso il cuore della zona himalaiana ci si reca a Phuntshok Ling e Sakya, il monastero - fortezza che fu anche capitale del Tibet, e nella valle di Shegar, si esplorano i resti dello spettacolare Dzong, arrivando fino a Rongbuk di fronte alla parete nord del Chomolungma, a circa 5000 mt di altezza. Si torna quindi a Shigatse e da qui a Lhasa seguendo il corso dello Tsangpo, potendo visitare il monastero bön di Yungdrungling e Nyetang Dolma Lhakhang, che fu la dimora di Atisha, e si torna in volo a Katmandu per il volo di rientro. L’itinerario fornisce così una visione d’insieme completa del Tibet Classico e offre anche l’opportunità di giungere ai piedi della mitica parete nord del monte più alto della Terra. Si alloggia in hotel di buona qualità nei centri principali; solo a Sakya e a Rongbuk gli alloggi sono piuttosto modesti, ma tutti situati in luoghi incomparabili. Gli spostamenti vengono effettuati con veicoli privati.   Monaco Bodompa Gyantse, Santarakshita Shegar Una nota: per chi preferisse, è anche possibile recarsi a Lhasa direttamente (senza passare dal Nepal) ed incontrarsi là con il gruppo; solitamente con questa opzione si vola a Chengdu in Sichuan e da lì a Lhasa, trascorrendo una notte a Chengdu; si deve essere in possesso del visto cinese prima della partenza. Amitaba può predisporre tutto quanto necessario anche per questa opzione.   Bimbo tibetano Lhasa, il Potala Pellegrino tibetano PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Sabato 8 ottobre, partenza in volo per il Nepal Per andare a Katmandu non ci sono collegamenti diretti dall’Italia e molti viaggiatori scelgono di transitare da Delhi in India o utilizzano linee aeree che fanno scalo in Medio Oriente; vi è un’ampia scelta e Amitaba può prenotare quella di maggior gradimento. La maggior parte dei voli prevede di viaggiare la notte arrivando nella giornata successiva. 2°g.    9/10 Arrivo a Katmandu Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’Hotel Vajra, dove è in attesa dei partecipanti Pino Tommasi, la guida del viaggio. L’albergo è immerso in un bel giardino ad un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu. L’hotel dispone di buoni servizi, è costruito nello stile tradizionale newari con decorazioni in legno eseguite dall’artista Utam Raj di Patan ed è dotato di piacevoli spazi comuni; relax e riposo. 3°g.    10/10 Katmandu Nella giornata di oggi vengono ritirati i permessi per il Tibet dall’Ambasciata cinese; l’organizzazione locale di Amitaba si occupa di tutto quanto necessario. I partecipanti, con un pulmino a disposizione, effettuano una  visita del centro di Katmandu accompagnati dalla guida italiana. 4°g.    11/10 Katmandu – Lhasa Ci si imbarca sul volo per Lhasa (orario da confermare). A Gonsar, l’aeroporto posto sulle rive dello Tsangpo, è in attesa dei partecipanti la guida tibetana che seguirà assieme a Giuseppe Tommasi i partecipanti per tutto il periodo di permanenza in Tibet – avendo Pino col gruppo non sarebbe veramente necessario, ma è obbligatorio e comunque la sua presenza arricchisce ulteriormente il viaggio. Trasferimento in pulmino privato a Lhasa, sistemazione presso l’hotel Gang Gyen o simile, nella città vecchia. Ci si reca con una breve passeggiata al circuito sacro del Barkor che circonda il Jokhang, animato da un vivace mercato e frequentato dai pellegrini, alcuni dei quali eseguono l’intera circumambulazione con le prostrazioni: la città vecchia è ancora abitata in prevalenza da tibetani. Ci si muove a piedi, con calma, per favorire l’acclimatazione. 5°g.    12/10 Lhasa Giornata dedicata alla visita di Lhasa. Al mattino ci si reca al Potala e al palazzo estivo, il Norbulingka. Si dedica il pomeriggio alle visite della città vecchia che fortunatamente è ancora abitata in prevalenza da tibetani, iniziando dalla magnifica cattedrale del Jokhang che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende che è sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet. Si passeggia dal Barkor, il circuito sacro che la circonda, fino al convento di Ani Tshamkhung e al tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang e ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 6°g.    13/10 Lhasa Si visitano le università monastiche poste negli immediati dintorni di Lhasa iniziando da Drepung, che prima dell’invasione era la più grande del Tibet, dove ci si reca anche al tempio di Nechung, una volta sede dell’Oracolo di stato tibetano che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Nel pomeriggio ci si reca all’università di Sera, dove spesso si può assistere al dibattito dei monaci, e si rientra nella città vecchia a curiosare nel Barkor. 7°g.    14/10 Lhasa – Gyantse Si lascia la grande valle dello Tsangpo salendo verso sud al passo di Gampa (4794 mt) che offre una visuale indimenticabile sul vasto specchio turchese del lago Yamdrok Tso, una delle perle naturali del Tibet, incastonato tra magnifiche vette di cui alcune  superano i 7000 metri. Raggiunte le sponde del lago se ne segue il perimetro per un bel tratto e con una deviazione ci si reca al monastero di Samding, uno dei rari siti dell’esoterica scuola dei Bodonpa che risale al XII secolo, la cui badessa è riconosciuta come una Kandroma (dakini) ed è considerata una delle maestre spiritualmente più elevate del Tibet. La posizione è fantastica, con grandiosi panorami sui monti e sul lago, e nel Gompa si trovano molti affreschi recentemente restaurati. Proseguendo, si valica lo spettacolare passo di Khari (5045 mt) dove la strada passa tra le pasture degli yak sfiorando i poderosi ghiacciai del Nyengchen Kang Ksa, la cui vetta si staglia oltre i 7000 metri, e, dopo aver costeggiato un lago di origine artificiale, si arriva a Gyantse, dove si alloggia all’hotel Yeti. 8°g.    15/10 Gyantse Gyantse è la città meglio preservata del Tibet Classico. L’enclave del Pelkhor Chode prima delle distruzioni perpetrate conteneva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole; fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.), e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità” è una struttura costituita da più piani progettati secondo una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue e affreschi: chi è in grado di decifrarne la complessa simbologia può leggervi l’intero percorso iniziatico del misticismo tibetano. La visita al castello di Gyantse regala un’ottima panoramica sul complesso, sulla cittadina e le valli circostanti. 9°g.    16/10 Gyantse – Shalu - Shigatse Prima di arrivare a Shigatse una breve deviazione porta a Shalu, sito del tempio di Serkhang Tramo, che conserva un’antica atmosfera dove si indovinano interessanti affreschi nella penombra. Fu qui che Buton Rimpoce nel XIV secolo editò i 227 volumi del Canone Buddista Tibetano; nei pressi si trova l’antichissimo tempio di Gyengong Lhakang, fondato nel 997. Giunti a Shigatse, seconda città del Tibet, ci si reca a visitare il grandioso complesso monastico di Tashilhumpo fondato nel 1447 dal primo discepolo di Tsong Khapa, retrospettivamente riconosciuto come la prima incarnazione del Dalai Lama, e sede storica del Panchen Lama; è uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori, tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. Si alloggia presso il Manosarowar hotel. 10°g.    17/10 Shigatse – Puntshok Ling - Sakya Si imbocca la strada che porta verso Lhartse e la regione himalaiana lasciandola per seguire una valle che riporta verso nord al fiume Tsangpo attraverso un bucolico ambiente rurale; si sosta in un semplice villaggio per visitare un antico tempio della scuola Bodompa. Arrivati al maestoso Tsang Po se ne risale il corso lungo una spettacolare vallata fino al monastero di Puntshok Ling. Il Gompa sorge vicino al fiume immerso in una natura splendida a ridosso di contrafforti rocciosi che delimitano l’ingresso di una valle che si apre verso sud, è incorniciato da incredibili dune di sabbia e sovrastato da vaste fortificazioni che ne testimoniano il grandioso passato. Questo sito fu la sede principale della scuola Jonang fino ai tempi del maestro Taranatha (XVII secolo); sorprende per la bellezza architettonica dell’insieme e la qualità dei ben conservati affreschi. Si prosegue lungo lo Tsangpo fino al vecchio villaggio di Lhartse, dove si trova anche un interessante monastero, e si continua quindi per Sakya dove si alloggia presso il Sakya Manosarovar Hotel. 11°g.    18/10 Sakya – Shegar Il colossale tempio – fortezza di Sakya, posto alle propaggini della grande catena himalaiana, tra il 1268 e il 1365 fu anche sede del governo del Tibet; è un sito ottimamente conservato di dimensioni impressionanti, con molti monaci che sono da tempo tornati a viverci, ed è ricchissimo da visitare. Già nelle torri perimetrali sono alloggiati dei templi e all’interno delle poderose mura si trovano una serie di edifici importanti, tra cui la casa dell’Abate accanto a cui si trova un impressionante Gonkhang, e, se si sale sul tetto del tempio centrale, si trova la cappella del protettore principale, luogo di grande forza esoterica. Ma è dal cortile più interno che si accede a tre colossali Lhakhang, con una profusione di affreschi e reperti artistici eccezionali: a sinistra quello dedicato alle cerimonie rituali, a destra uno che conserva colossali Stupa dei maestri storici dei Sakya e incredibili affreschi di mandala e, di fronte, la sala principale dove nella mistica penombra vi sono statue di fattezza perfetta. Dietro a quest’ultimo tempio si trova una delle biblioteche più preziose del Tibet, con migliaia di testi originali posti su scaffali alti una diecina di metri o più. Sul monte di fronte al complesso, oltre il precipitoso torrente, vi sono le rovine dello Dzong più antico e i resti di vecchi templi con un certo numero di chorten, alcuni templi attivi, tra cui quello edificato di fronte alla grotta del grande Siddha Kunga Nienpo, mitico fondatore della scuola sakyapa, e il convento femminile. Dopo pranzo si lascia Sakya tornando per un tratto a nord e, raggiunta la strada principale che porta verso il Nepal, la si segue verso sud ovest valicando il passo del Gyatso che supera i 5000 mt e si apre sulla valle di Shegar, dove si alloggia presso l’hotel Everest. 12°g.    19/10 Shegar – Rongbuk Ci si reca a visitare le rovine dell’affascinante Dzong di Shegar, che i tibetani chiamavano la “Montagna di Cristallo”; nella parte più bassa il tempio principale è stato ricostruito e vi vivono dei monaci. Per chi ha voglia di cimentarsi, dalla sommità dell’affascinante colle fortificato nelle giornate limpide lo sguardo spazia fino all’Everest. Si prosegue valicando un passo verso sud che supera anch’esso i 5000 mt da dove, se è limpido, lo sguardo spazia dal Makalu al Cho Oyu con l’Everest (chiamato Chomolungma in tibetano) che troneggia al centro. Raggiunte le acque dell’Arun, dove lungo la bella vallata si incontrano tipici villaggi di montagna tibetani, se ne risale il corso per un tratto e, seguendo una valle laterale, di colpo ad una svolta si ha la grandiosa visuale della parte nord del monte più lato della Terra! Le albe e i tramonti che si godono da questo prezioso luogo restano per sempre nel cuore. Sistemazione in Guest House. 13°g.    20/10 Rongbuk – Shigaste A Rongbuk il monastero è stato in parte ricostruito mentre sul versante est della valle le rovine del convento femminile testimoniano la scelleratezza degli invasori; ci si reca al vicino campo base del Chomolungma, posto a circa 5000 metri d'altezza, utilizzando l’autobus della ‘Everest Conservation’, l’organizzazione che cura il parco. La visuale sulla parete nord dell'Everest è onnipresente. Si lascia la valle tornando verso nord, godendo ancora delle splendide visuali del passo che porta a Shegar; si segue la strada principale fino a Shigatse, dove si alloggia nel medesimo hotel. 14°g.    21/10 Shigatse – Lhasa Si risale il corso dello Tsangpo verso est fino al ponte che porta verso le valli di Oyuk; lo si attraversa giungendo con una strada sterrata al monastero bön di Yungdrungling, uno dei principali centri di questa religione, in buona parte ricostruito, che contiene interessanti statue e una serie di mandala dipinti tipici di questa scuola tibetana. Nell'ampia piana alluvionale sottostante si trova un tipico villaggio rurale tibetano. Tornati alla strada principale si continua il viaggio fino alla confluenza col fiume Kyuchu, di cui si risale il corso fino a Lhasa; prima di giungere in città si visita il monastero di Nyetang Dolma Lhakhang, storicamente importante perché fu la dimora di Atisha, con reperti artistici belli e importanti. A Lhasa si alloggia presso il medesimo hotel. 15°g.    22/10 Lhasa - Katmandu e volo di rientro Ci si imbarca sul volo per Katmandu (orario da confermare, l’arrivo previsto è comunque in mattinata). Si ha a disposizione un veicolo e tempo libero fino alla partenza, ottima opportunità anche per fare degli acquisti, un’attività per cui la città è giustamente famosa. Si viene accompagnati in aeroporto in funzione dell’orario del volo prescelto; Amitaba potrà fornire ogni servizio aggiuntivo che possa essere richiesto (pernottamenti, ulteriori visite, e così via) sia a Katmandu che a Delhi per chi transitasse da lì. 16°g.    Sabato 23 ottobre, arrivo a destinazione L’alta quota del Tibet Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3600 metri di altitudine. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze; si inizia da Lhasa e le soste a quote più elevate si hanno dopo alcuni giorni, circa 4200 mt a Sakya e quasi 5000 mt all’Everest nella parte finale del viaggio. Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Clima e attrezzatura Nei centri principali del Tibet Classico è raro che la temperatura notturna ad ottobre scenda sotto i 4°c e le massime sono di circa 18°c. Nella regione himalaiana, da Sakya ed oltre, può essere più freddo e le temperature più basse del tour solitamente si incontrano a Rongbuk, dove bisogna essere attrezzati per punte che facilmente vanno sotto lo zero. Si tenga presente che alle alte quote del Tibet le escursioni termiche possono essere notevoli e il sole può bruciare la pelle nonostante l’aria fresca. Le piogge in ottobre sono molto rare, e solitamente se si verificano sono di breve durata; ma negli ultimi anni anche in Tibet il clima è meno prevedibile. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; si consiglia di portare dei capi in pile e una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini caldi adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.
TIBET 2016: Kailash, regno di Gughe e festival di Shoton
Un viaggio in alcuni dei più bei posti del mondo
Periodo: 13 ago - 3 set
Dargyeling Gompa Paryang, dune Manosarovar, Trugo Gompa (Informazioni sul Tibet) Il programma prevede di raggiungere Lhasa in volo da Chengdu, capitale dello stato cinese del Sichuan e, dopo una visita di Lhasa, molto utile anche per l’acclimatazione (si sosta qui 2 notti), si risale il corso dello Tsangpo fino a Shigatse. Proseguendo verso ovest, oltre Lhartse si segue la strada che porta al lago di Ngaring accedendo all’altopiano del Ciangtang, dove si valicano alcuni passi e si transita dalle vallate di Zangzang, toccando ancora lo Tsangpo nei pressi di Saga. Si segue quindi il bordo settentrionale dell’arco himalaiano, le cui vette glaciali spesso occhieggiano a sud, toccando luoghi molto belli, tra cui le dune di sabbia oltre Paryang ed il lago di Te Tso che sono particolarmente apprezzati dai viaggiatori, oltre ai monasteri di Dargyeling e Trongsa. Giunti nel Tibet Occidentale si percorrono le rive del lago Manosarowar, l’immenso specchio turchese impreziosito da piccoli monasteri benedetti dalla visione della cuspide del sacro Kailash a nord ovest, un luogo di bellezza impareggiabile che si estende ai piedi del grandioso Gurla Mandata, un monte glaciale che sfiora gli 8000 metri. Per completare la visita dei laghi sacri oltre al Manosarowar, che trasmette la purezza dell’energia femminile, ci si reca al maestoso Raksal Tal, che secondo la tradizione ne nasconde invece l’aspetto iniziatico. Si prosegue quindi per il regno di Gughe, ad ovest del Kailash, una regione di vastità e bellezza inimmaginabili che stupisce per la cromaticità delle erosioni, contornata a sud dalle grandiose vette glaciali del Garwal indiano, tra cui svettano il Kamet e il Nanda Devi, templi della sacralità induista. A Gughe si esplorano i siti più importanti: Toling, che fu il monastero principale di questa vasta regione del Tibet, dove sono sopravvissuti stupendi affreschi; quindi Tsaparang, la grandiosa città rupestre che fu capitale del regno, dall’aspetto misterioso che trasporta in un mondo fuori dal tempo, dove si respira ancora la presenza di Yeshe O, Atisha e Rinchen Zangpo. Ci si sposta poi nella valle di Dunkhar e Piyang per esplorare queste antiche cittadine che sembrano fondersi con le falesie rocciose, ai cui piedi vivono piccole comunità rurali, scoprendo affreschi di impareggiabile bellezza nascosti tra le grotte.   Passo per Toling Bacino del Sutlej Regione di Dunkar Da Gughe si torna al Kailash per iniziare la circumambulazione (il kora), avendo ormai acquisito un’ottima acclimatazione, molto utile per percorrere con minor fatica i 54 km del sentiero sacro; il percorso a piedi può essere facilitato dall’utilizzo di docili cavalli da monta, un’opzione che può essere presa in seria considerazione dai meno allenati che desiderano assaporare il piacere di valicare il leggendario passo di Dolma. Nell’ultima giornata del kora, completato il cammino, si pone un campo sul lago Manosarowar e da qui si ripercorre la strada fino a Saga, godendo ancora una volta degli splendidi panorami sulla catena himalaiana. Attraversato lo Tsangpo sul nuovo ponte di Saga ci si avvia alla parte finale dell’itinerario che si svolge nella stupenda regione nomadica di Pelkho Tso, un lago turchese di bellezza tale da rivaleggiare con il Manosarowar, nei cui pressi si erge grandioso lo Shisha Pangma. Oltre Shegar, dove si trova uno stupendo dzong conosciuto come la “Montagna di cristallo”, si valica un passo per Lhartse e si torna a Shigaste e da qui a Lhasa. Si arriva a Lhasa nella ricorrenza del grande festival dello Shoton, il momento più atteso dell’anno nella vita culturale e nel folclore tibetano, quando nel giardino del palazzo estivo del Dali Lama, il Norbulingka, si tengono le rappresentazioni del teatro classico tibetano in concomitanza con le celebrazioni delle grandi università monastiche di Drepung e Sera, dove vengono esposti giganteschi dipinti del Buddha tra una folla di fedeli.   Zangzang Zangzang, tempio del Bardo Mayum La Nota tecnica Un viaggio al Kailash richiede spirito d’avventura e una discreta condizione fisica, ma è affrontabile da chiunque sia animato da una sufficiente motivazione; i partecipanti devono avere un buon spirito di adattamento e disponibilità, anche perché le quote elevate possono rendere il carattere più spigoloso. Amitaba conduce spedizioni al Kailash fin dall’inizio della propria attività, e fa ovviamente tutto il possibile perché ogni cosa funzioni al meglio. Fino ad oggi, tutti i partecipanti hanno avuto la soddisfazione di valicare il mitico “Dolma La”, il temuto passo a nord del monte; per facilitare la salita, se richiesto con buon anticipo, è possibile noleggiare un cavallo tibetano. Si passano 9 notti (per 4 notti consecutive al massimo) in campi ben allestiti con tende per dormire da due o una persona, tenda comune per mangiare e tende per i servizi; accompagnano il gruppo un cuoco e assistenti per il montaggio. Solo durante il kora del Kailash non vengono utilizzati il tavolo e le sedie. Le sistemazioni in alloggio a Toling e Darchen non sono il massimo... ma devono essere utilizzate obbligatoriamente. Si viaggia con al seguito il supporto logistico, che trasporta scorte di viveri, combustibile, attrezzature da campo e bagagli. Il clima previsto in questa stagione è solitamente bello, ma bisogna essere comunque sempre attrezzati per possibili piogge e nevicate. Le temperature minime previste si incontrano a Dirapuk a nord del Kailash, dove di notte si può scendere anche oltre i –5°c. Oltre all’usuale attrezzatura da montagna serve quindi un sacco a pelo caldo, omologato per essere comodi a –10°c. L'alta quota del Tibet Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3600 metri di altitudine. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze; si inizia pernottando a Lhasa due notti con un aumento della quota a seguire graduale (3600 / 4200 / 4500). Si resta poi intorno a questa quota, scendendo un poco quando ci si reca a Gughe, e si effettua il kora del Kailash come ultima fase. Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.   Dungkar, cittadella Dungkar, cittadella Dungkar, Mandala PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Sabato 13 agosto, partenza in volo per Chengdu   Per andare a Chengdu, capitale dello stato cinese del Sichuan, vi sono diverse possibilità di volo offerte da British Airways, Etihad, Lufthansa, KLM e altre compagnie. Il volo suggerito, che fa da riferimento per i servizi del viaggio, è quello della Etihad con partenza da Milano Malpensa per Abu Dhabi alle 22.10; sono possibili partenze anche da altri aeroporti - per gli orari di questi altri collegamenti contattare Amitaba. 2°g.  14/8 Arrivo a Chengdu Si atterra ad Abu Dhabi alle 6.15; si prosegue per Chengdu alle 8.20 con arrivo alle 20.00. All’arrivo è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba; trasferimento presso l’hotel Chengdu Airport Express nei pressi dell’aeroporto. 3°g.  15/8 Chengdu – Lhasa   Il volo della Air China parte alle 8.35 con arrivo alle 10.55 (orari da confermare). A Gonsar, l’aeroporto posto sulle rive dello Tsangpo, sono in attesa dei partecipanti la guida italiana e l’assistente tibetano. Trasferimento in pulmino privato a Lhasa, sistemazione presso l’hotel Gang Gyen o simile nella città vecchia e riposo. Nel pomeriggio per favorire l’acclimatazione e iniziare ad assaporare la parte vecchia della città ci si reca con una tranquilla passeggiata al Barkor, la strada che pullula di pellegrini e circumambula la cattedrale di Lhasa, punto focale della vita tibetana e vivacissimo mercatino. Ci si muove con calma, piano, per iniziare ad acclimatarsi; la quota è di circa 3600 mt. 4°g.  16/8 Lhasa   Si iniziano le visite dalla magnifica cattedrale del Jokhang che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende, sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet. Ci reca quindi al Potala – dove per molti di noi la lunga scalinata per entrare è il test più duro dell’intero viaggio! Nel pomeriggio si esplora la città vecchia che fortunatamente è ancora abitata in prevalenza da tibetani; passeggiando dal Barkor si vedono il convento di Ani Tshamkhung, il tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang ed ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, il Gyume e diversi altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 5°g.  17/8 Lhasa – Shigatse   Si lascia la valle di Lhasa iniziando il viaggio verso ovest, si segue il deflusso del fiume Kyuchu incontrando in breve lo Tsangpo, di cui si seguono le rive fino a Shigatse, dove si alloggia presso l’hotel Manosarovar o simile. Ci si reca a visitare il grandioso monastero di Tashilhumpo, che fu fondato dal primo Dalai Lama nel 1447; è uno dei più grandi del Tibet, ricco di inestimabili tesori con molti templi e sale. La quota qui è di circa 4200 mt. 6°g.  18/8 Shigatse – Zangzang   Si lascia Shigatse seguendo la strada che porta verso il Nepal; a Lhartse la si lascia per seguire un percorso più settentrionale che supera un passo e transita da un primo lago e quindi arriva al lago di Ngaring, e attraverso un ambiente di praterie d’alta quota si arriva fino a Zangzang, un villaggio dove si trova un interessante convento femminile di scuola Nyingmapa. Si pone il primo campo di questo bellissimo viaggio nelle vicinanze; la quota è di circa 4500 mt. 7°g.  19/8 Zangzang – Saga – Dargyeling Gompa (Jongba)   Si prosegue sempre verso ovest attraverso valli e passi erbosi in un bell’ambiente naturale fino a Saga, sul fiume Tsang Po. Si prosegue oltre un altro passo fino a Jongba, dove si pone il campo nei pressi di un bel monastero posto panoramicamente sopra le vaste valli erbose; la quota è di circa 4600 mt. 8°g.  20/8 Jongba – Manosarowar Est Il bellissimo percorso di questa lunga tappa, che impegna per circa 8 ore di guida ed è resa possibile grazie a dei lavori di miglioramento che sono stati recentemente eseguiti sulla strada, attraversa una regione dove spesso si incontrano le tende dei nomadi. A Trongsa si trova un interessante monastero e, prima di Paryang, una zona di dune di sabbia sullo sfondo dell’alto Himalaia. Oltre il passo del Mayum ed il lago di Te Tso si raggiungono le acque turchesi del “lago della madre”, il sacro Manosarowar, che viene circumambulato a piedi da molti pellegrini tibetani; da qui si vede per la prima volta il Kailash, oltre le vaste acque del lago. Si pone il campo nei pressi della riva; la quota è di circa 4600 mt. Dal 2013 qui è stato istituito un ‘Parco Nazionale’; quindi ci si deve adeguare alle nuove regole che non consentono di utilizzare i propri veicoli lungo il perimetro del lago e si dovrà necessariamente usufruire degli autobus forniti dalle autorità. 9°g.  21/8 Manosarowar: Seralung, Trugo, Raksal Tal, Chiu   Si seguono le rive del lago sacro in senso orario; i panorami sono fantastici, con i colori dell’acqua che continuano a variare nell’arco della giornata, si ha la mole del Gurla Mandata (7800 mt) a sud est e, se è limpido, la visuale del Kailash a nord ovest oltre le acque del lago. Si sosta per una visita al monastero di Seralung, che come tutti i siti della regione è piuttosto piccolo: furono infatti sempre molto poche le persone che risiedevano in queste remote regioni. Si prosegue per Trugo, un Gompa posto alle pendici del Gurla Mandata sul lato meridionale del lago, che dista circa 23 km; si contorna la sponda meridionale e, se si avrà l’autorizzazione dalle autorità del Parco, si viene raggiunti dai propri mezzi per recarsi al lago Raksal Tal, un bacino d’acqua altrettanto vasto, temutissimo dai pellegrini perché secondo la tradizione esoterica cela l’energia magica del principio femminile: sulle sue sponde non si trovano segni di devozione (bandiere, muri mani, né monasteri); la vista del Gurla Mandata che si specchia nelle acque riesce però a mitigare almeno per un po’ ogni timore! Si raggiunge quindi il monastero di Chiu, vera perla del Manosarowar, posto su di colle che domina una spiaggia della costa nord ovest, dove si pone il campo. 10°g.  22/8 Chiu – Toling   Si procede verso ovest per la regione di Gughe, transitando di fronte al monte Kailash e, oltre una regione di praterie si scavalcano verso sud alcuni passi che si aprono sul vasto bacino erosivo del fiume Sutlej, con panoramiche uniche al mondo. Ci si immerge nei meravigliosi canyon colorati arrivando a Toling, dove ci si accomoda in un semplice hotel. Si visita l’enclave monastica: il Tempio Rosso e il Tempio Bianco sono stati costruiti sotto la guida del Grande Traduttore, Rinchen Zangpo; questi templi secondo il Prof. Tucci costituiscono l’esempio più elevato dello stile artistico del Tibet Occidentale. 11°g.  23/8 Toling - Dunkhar   Ci si reca alla vicina Tsaparang, il sito forse più affascinante di tutta Gughe: un sentiero si inerpica tra alcuni templi e miriadi di abitazioni rupestri (alcune sono affrescate) immergendosi in un tunnel scavato nella roccia che emerge nella cittadella che corona l’inaccessibile monte, dove l’imperatore aveva il semplice palazzo ed i suoi templi. Al fascino del luogo si unisce il senso della presenza dei grandi santi che vi hanno abitato. Da Tsaparang si prosegue per circa due ore attraverso stupendi canyon erosivi con punti panoramici verso i monti glaciali dell’India arrivando nella valle di Dungkhar, dove si pone il campo. Si visita il sito di Piyang, uno dei feudi dell’antica Gughe, con resti estremamente interessanti e, nascosti in alcune grotte dell’antica cittadella, antichissimi affreschi. 12°g.  24/8 Dunkhar - Darchen   Si visitano i templi rupestri di Dunkhar; i capolavori d’arte preservati in questa falesia furono riscoperti nel 1992 e presentano alcuni degli affreschi più raffinati dell’antica arte tibetana; lo sfondo azzurro dei dipinti rende le figure ancora più eteree, incredibilmente sospese fuori dal tempo. Si potrà anche visitare la cittadella, individuando il sentiero che, alle spalle delle poche case del minuscolo paese di Dunkar, si inerpica sul monte e, attraverso una stretta apertura, conduce sulla sommità: i resti sono molto interessanti, e i panorami incredibili. Dopo queste indimenticabili esplorazioni si parte per tornare ad est verso il Kailash. Si riemerge dalle valli erosive di Gughe attraverso i grandiosi passi utilizzati per giungere fin qui godendo di panorami impossibili da immaginare, e proseguendo verso est si arriva ai piedi del monte Kailash a Darchen, punto di partenza del pellegrinaggio attorno alla  montagna sacra. È un percorso di 54 chilometri; lungo il sentiero sacro si incontrano una miriade di luoghi legati a storia, mito e leggenda, ed anche alcuni piccoli monasteri: l’insieme lo rende decisamente unico al mondo. Darchen è un villaggio pieno di sporcizia che ad alcuni toglie la poesia del luogo; purtroppo la sosta qui è obbligatoria e si riposa per necessità in una locanda. 13°g.  25/8 Kora del Kailash: Darchen – Dirapuk   Il percorso a piedi porta dopo le prime due ore circa sulla piana di Tarboche, all’ingresso della valle occidentale del Kailash, il luogo dove si svolge Saga Dawa. Si transita ai piedi del monastero di Choku che si erge sul versante occidentale, e viene visitato solo dai più tenaci, e si sale gradualmente al cospetto dei colossali muraglioni occidentali del Kailash; a tratti dal sentiero appare altissima la cuspide sommitale. Si aggira il monte finché appare l’immortale parete nord, ai cui piedi si trova l’eremo di Dirapuk, dove si pone il primo campo del kora (5000 mt circa) in vista della maestosa parete. 14°g.  26/8 Kora del Kailash: Dirapuk – Dolma La – valle di Zutrulpuk   Salendo verso il passo di Dolma si transita da alcuni laghetti e da un punto dove i pellegrini usano lasciare qualcosa di personale: solitamente dei vestiti, e a volte anche delle … dentiere, per significare l’abbandono del peso del proprio karma e delle negatività del passato. Il mitico passo è alto circa 5600 metri; quindi la salita viene sempre svolta procedendo con grande tranquillità, senza fretta: sarà faticoso, ma fino ad oggi tutti coloro che sono giunti qui con Amitaba ce l’hanno fatta!! Dal Dolma, dove un’infinità di bandiere di preghiera sventolano al vento e non si vede più la vetta del Kailash, un luogo che commuove molti pellegrini, si scende ripidi passando subito dal laghetto di Tara, dove può capitare di vedere pellegrini induisti che eseguono un’abluzione nell’acqua gelida, a circa 5500 metri di altezza. Arrivati alle pasture della valle sottostante, dove si trovano usualmente degli yak al pascolo, si continua con un lungo tratto di cammino pianeggiante allietato da una visuale dello spigolo nord est del Kailash e finalmente si giunge al campo. 15°g.  27/8 Kora del Kailash: Zutrulpuk – Darchen; Manosarowar est   Nell’ultima giornata, ormai  in vista dei laghi sacri di Manosarowar e Raksal Tal, si passa dal monastero di Zutrulpuk, costruito sul luogo dove il santo Milarepa meditava in una grotta, e si esce dalla valle di Akshobya raggiungendo Darchen, completando il cammino. Si ‘fugge’ subito da questo posto mal gestito per porre il campo sulle rive del grande lago turchese Manosarovar, per un ultimo saluto al “Lago della Madre”. 16°g.  28/8 Manosarowar Est – Dargyeling Gompa (Jongba)   Oggi si ripercorre la tappa più lunga del viaggio, i cui meravigliosi panorami compensano egregiamente i tempi di guida: si rivedono il lago di Te Tso, il Mayun La, il versante settentrionale dell’arco Himalaiano, le dune di Paryang, Trongsa Gompa, ecc. Si pone il campo presso il monastero di Dargyeling, come all’andata. 17°g.  29/8 Dargyeling – Pelkho Tso - Shegar   Superata Saga si attraversa lo Tsangpo con il nuovo ponte, si costeggiano laghi minori e si valicano alcuni passi raggiungendo la stupenda area nomadica del lago di Pelko, una zona di bellezza incomparabile: su questo grande lago blu turchese, in un ambiente abitato solo dai nomadi, si affacciano maestose vette himalaiane tra cui lo Shisha Pangma, che supera gli 8000 metri di quota. Oltre Pelkho ci si congiunge con la strada che giunge dal Nepal, e si continua a seguire l’arco himalaiano; nei giorni limpidi si possono vedere il Cho Oyu e l’Everest. Superata Tingri si arriva a Shegar, dove si alloggia presso l’Everest Hotel. 18°g.  30/8 Shegar – Shigatse   Si visita la ‘Montagna di cristallo’: le ardite mura del castello di Shegar giungono altissime fino in vetta alla montagna che sovrasta il bel villaggio, che conserva lo stile tradizionale. Se si sale sul punto più alto si vede la vetta dell’Everest; ma già sotto, dove si trova l’interessante Gompa, si effettua una visita di prim’ordine! Si lascia Shegar valicando il Gyatso La che porta a Lhartse, e si prosegue verso est attraverso un altro valico fino a Shigatse, dove ci si sistema presso il medesimo hotel, il Manosarovar o simile. 19°g.  31/8 Shigatse – Lhasa   Da Shigatse si ripercorre la strada con cui si è giunti da Lhasa, dove si alloggia nel medesimo hotel, il Gang Gyen o simile. Pomeriggio libero. 20°g.  1/9 Lhasa, festival di Shoton   Oggi è il giorno di Shoton, conosciuto anche come il “Festival dello yogurt”. Nelle grandi università monastiche di Drepung e Sera vengono esposti sulla montagna  giganteschi dipinti del Buddha; si opta per seguire gli eventi presso la prima perché è l’evento più grande e gli spazi sono più ampi ed è quindi più facile seguirli. In questo giorno di buon auspicio una grande folla di tibetani si reca già dalle prime luci del giorno a Drepung, che prima dell’invasione era l’università più grande del Tibet. Qui prima del sorgere del sole la grande tanka di Buddha Sakyamuni viene portata a spalle con una coloratissima processione che parte dal tempio principale tra suoni di corni e fumo di erbe aromatiche, per essere issata sul bordo della montagna. Per arrivare sarà necessario camminare un poco, perché i mezzi nella ricorrenza di oggi si devono lasciare all’inizio della strada che sale al monastero. Il festival è anche un ottimo momento per visitare i molti templi di questo storico sito, che per un periodo fu anche sede del Dalai Lama, perché in questa occasione pullulano di pellegrini. Nei pressi, ci si reca al tempio di Nechung, una volta sede dell’Oracolo di Stato tibetano, che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Ovunque nei pressi di Drepung migliaia di famiglie tibetane festeggiano con gioiosi picnic, ed è frequente essere invitati a bere un tè in compagnia. Rientrati in città ci si reca al giardino del Norbulinka,il Palazzo estivo del Dalai Lama, dove sono in corso le rappresentazioni di teatro tradizionale, anche qui ci si mescola con miriadi di tibetani che fanno festa. 21°g.  2/9 Lhasa e volo di rientro   Il volo della Air China parte alle 12.55 con arrivo a Chengdu alle 15.05 (orari da confermare – vi sono anche dei voli più tardi ma non è prudente prenderli per non avvicinarsi troppo all’ora dell’imbarco del transcontinentale). Ci si trasferisce al terminal internazionale per l’imbarco sul volo di rientro; il volo della Etihad parte per Abu Dhabi alle 21.15. 22°g.  Sabato 3 settembre, arrivo a destinazione   Arrivo ad Abu Dhabi all’1.00; si riparte per Milano Malpensa alle 2.25 con arrivo alle 7.15. Per gli orari di altre destinazioni contattare Amitaba.
TIBET 2016: Il Paese delle Nevi
Un tour completo, dai siti classici ai luoghi segreti del Paese delle Nevi
Periodo: 30 lug - 14 ago
Questo affascinante percorso comincia da Tsetang, lungo la valle dello Tsangpo, che è il luogo da cui ebbe inizio la civiltà tibetana; vi si trovano il tempio di Tradruk e il celebre castello di Yumbulagang, simbolo dell’antico regno di Yarlung. Si esplorerà l’omonima valle, dove sono situate le tombe dei primi re e il monastero di Rechungphuk, che sorge nel luogo dove Rechung, il celebre mistico discepolo di Milarepa, pose il suo eremo. Ci si sposta quindi alla vicina Samye dove è ubicato il monastero più antico del Tibet, famoso per la forma mandalica che si ammira nel modo più suggestivo al tramonto dalla collina di Hepori; sui monti vicini, oltre una sorprendente distesa di dune di sabbia, si visita l’importantissimo eremo di Chimpu.   Tsetang, Tradruk Chimpu Gompa Bodonpa Gompa Rientrati a Tsetang si prosegue per l’importante sito Sakyapa di Gonsar Chode, dove si ammirano antichi affreschi, e si lascia la valle dello Tsangpo (Bramaputra) attraverso il passo di Gampa (4794 mt) che porta al lago turchese di Yamdrok Tso. Qui si visita lo spettacolare Gompa di Samding che appartiene all’esoterica scuola dei Bodonpa: presenta affreschi molto belli ed è posto in una meravigliosa posizione panoramica. Lasciato il lago e valicato un altro passo, su cui calano poderosi ghiacciai tra i pascoli popolati dagli yak, si arriva a Gyantse, la più preservata delle principali città del Tibet Classico dove si trova l’inestimabile Kumbum, lo stupa delle 100.000 divinità, oltre ad altri importanti siti. Continuando verso ovest si visita Shalu, lo storico monastero dove il celebre maestro Buton completò la stesura del Canone Buddista Tibetano, e si arriva a Shigatse, seconda città del Tibet, dove si trova lo splendido Tashilhumpo, il grandioso complesso monastico fondato dal primo discepolo di Tsong Khapa, retrospettivamente riconosciuto come la prima incarnazione del Dalai Lama, e sede storica del Panchen Lama del Tibet.   Gonsar Chode, Gonkhang Yungdrungling, Mandala Drepung Si prosegue lungo la nuova strada che porta verso il Nepal lasciandola in prossimità del passo per Lhartse per dirigersi verso le anse del fiume Tsangpo, attraverso una regione di splendidi villaggi rurali che fanno dimenticare la presenza degli invasori cinesi; il fiume qui è particolarmente bello, con sinuose anse tra monti desertici dalle mille sfumature di colore. Si sosta in un caratteristico villaggio dove si trova un piccolo ed antichissimo monastero della scuola Bodompa, molto carino da visitare, e si arriva al monastero di Puntshok Ling, che sorge vicino al fiume all’imbocco di una valle, incorniciato da incredibili dune di sabbia. Questo sito immerso in una natura splendida fu la sede principale della scuola Jonang fino ai tempi del maestro Taranatha (XVII secolo); sorprende per la bellezza architettonica dell’insieme e la qualità degli affreschi. Il viaggio continua lungo lo Tsangpo fino al vecchio paese di Lhartse, dove l’antico monastero sorge su di un colle ai bordi del tradizionale villaggio, e prosegue per Sakya, sede storica di questa scuola. Questo monastero fortezza posto alle propaggini della grande catena himalaiana tra il 1268 e il 1365 fu anche sede del governo del Tibet; è un sito ottimamente conservato di dimensioni impressionanti, con molti monaci che sono da tempo tornati a viverci. Sul monte oltre il precipitoso torrente vi sono i resti di vecchi templi con un certo numero di chorten, alcuni templi attivi e il convento femminile, mentre dello Dzong più antico restano solo le rovine. Da Sakya si torna sulla strada principale rientrando a Shigatse visitando i siti di Nartang, dove sono conservate le matrici di legno del Kangyur, e Ngor, un piccolo Gompa della scuola Sakya.   Tsetang, Tradruk Lhasa Chimpu Continuando verso est si segue il corso dello Tsangpo fino alla confluenza con il Kyuchu, il fiume che fluisce da Lhasa; lungo il percorso una breve deviazione verso nord porta al monastero bön di Yungdrungling, il centro maggiore di questa tradizione nella provincia tibetana di Tsang, e, prima di arrivare a Lhasa, si sosta al Nyetang Dolma Lhakhang, un piccolo ma antichissimo Gompa dove stette Atisha, che conserva ancora alcuni preziosi oggetti portati in Tibet da questo veneratissimo Maestro indiano dell’XI secolo. Giunti a Lhasa si alloggia nella città vecchia e ci si tuffa nelle visite classiche: l’incredibile palazzo del Potala, il Norbulingka, il tempio del Jokhang che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende che è sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet, le università monastiche di Sera e di Drepung con i siti adiacenti. Si faranno anche delle piacevoli passeggiate nel circuito sacro del Barkor e tra le affascinanti stradine dei dintorni, dove si scoprono luoghi di estremo interesse, dal convento femminile di Ani Tshamkhung al tempio di Ramoche, oltre al vastissimo mercato di artigianato tibetano che anima la città vecchia.   Puntshok Ling Tsetang, Tradruk Lhasa, Jokhang PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Sabato 30 luglio, partenza in volo per Chengdu Per andare a Chengdu, capitale dello stato cinese del Sichuan, vi sono diverse possibilità di volo offerte da British Airways, Etihad, Lufthansa, KLM e altre compagnie. Il volo suggerito, che fa da riferimento per i servizi del viaggio, è quello della Etihad con partenza da Milano Malpensa per Abu Dhabi alle 22.10; sono possibili partenze anche da altri aeroporti - per gli orari di questi altri collegamenti contattare Amitaba. 2°g. 31/7 Arrivo a Chengdu Si atterra ad Abu Dhabi alle 6.15; si prosegue per Chengdu alle 8.20 con arrivo alle 20.00. All’arrivo è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba; ; trasferimento presso l’hotel Chengdu Airport Express nei pressi dell’aeroporto. 3°g. 1/8 Chengdu – Tsetang Il volo della Air China parte alle 8.35 con arrivo alle 10.55 (orari da confermare). A Gonsar, l’aeroporto posto sulle rive dello Tsangpo, sono in attesa dei partecipanti la guida italiana e l’assistente tibetano. Trasferimento in pulmino privato a Tsetang, situata verso est a circa due ore di viaggio; sistemazione presso l’hotel Tsetang e riposo. Nel pomeriggio per favorire l’acclimatazione si fa una passeggiata nella parte vecchia della città. 4°g. 2/8 Tsetang Si dedica la giornata alle visite di Tsetang e Yarlung iniziando dal tempio di Tradruk, la cui fondazione è attribuita a Songtsen Gampo nell’VIII secolo. La struttura architettonica è simile al Jokhang di Lhasa e l’interno regala una splendida atmosfera con molte cappelle affrescate e statue di fine fattura; vi sono custodite anche alcune importanti reliquie. Si prosegue lungo la valle dello Yarlung, ricchissima di testimonianze che risalgono all’origine della storia del Tibet, con la visita del Yumbulagang, tra i luoghi più pittoreschi, che fu il primo palazzo degli antichi re ed è stato restaurato nel 1982. Ci continua con il sito delle tombe dei re di Yarlung, dove primeggia il grande tumulo di Songtsen Gampo, su cui è stato costruito un piccolo tempio da dove si ha una stupenda visuale verso il Gompa di Riwo Dechen. I tumuli dei re di Yarlung non sono mai stati oggetto di scavi archeologici e pare che non siano stati profanati: la tradizione tramanda che sotto il tempio dedicato a Songtsen Gampo vi siano interrati cinque templi a struttura mandalica, con la salma del grande re posta nel tempio centrale e circondata da innumerevoli tesori. Ci si reca quindi a due delle grotte di meditazione più venerate di questa parte del Tibet. La prima, Bairo Phuk, è il minuscolo eremo utilizzato nell’VIII secolo da Vairochana, uno dei discepoli principali di Guru Padmasambhava, o Guru Rimpoce per i tibetani. A Rechung Phuk si ritirò il prediletto discepolo di Milarepa, il grande Rechung; il monastero è stato distrutto dai barbari invasori, ma i tibetani hanno ripristinato il tempio all’ingresso della grotta che conserva oggetti appartenuti al grande mistico. I partecipanti potranno valutare se, stante la poca acclimatazione, sia meglio ammirare questi luoghi da più lontano o se fare i brevi percorsi a piedi che ci arrivano; se si dovesse ‘scegliere’, si consiglia Rachung Phuk, un sito che storicamente è più significativo. 5°g. 3/8 Tsetang – Samye Si attraversa lo Tsangpo su un ponte nei pressi della città e se ne risale il corso attraverso una zona dove inaspettatamente si trovano grandi dune di sabbia, immerse in questo grandioso ambiente d’alta quota, fino a Samye. È il più antico monastero buddista del Tibet, fondato nell’VIII secolo da Guru Rimpoce, nei pressi di una zona di belle dune di sabbia non lontano dallo Tsangpo; il tempio principale, costruito su 4 livelli, rivela affreschi di bellezza indimenticabile e all’interno del grande recinto sacro, delimitato da un lungo muro circolare sormontato da piccoli chorten, si trovano diversi templi e grandi Stupa. La forma mandalica dell’insieme si ammira nella luce migliore al tramonto dalla vicina collina del Hepori, dove si trova un tempietto in cui spesso la sera un monaco recita le preghiere di buon auspicio alla divinità protettrice che qui risiede e la tradizione dice essere un potente demone soggiogato da Guru Rimpoce. Si alloggia presso la ‘Monastery Guest House’, un semplice hotel che è il miglior alloggio disponibile, che richiede un po’ di adattabilità ma le stanze sono dotate di servizi ed è ubicato a pochi passi dal tempio. 6°g. 4/8 Samye – Tsetang Ci si reca al vicino eremo di Chimpu, dove alla base del monte un piccolo monastero ospita giovani monache; per chi se la sente, passeggiando lungo il sentiero che si inerpica sul monte alle spalle del Gompa, tra formazioni di grandi sassi e il bosco s’incontrano le casupole di solitari monaci e monache, piccoli templi e grotte di meditazione utilizzate dai maestri spirituali: qui si ritirarono anche Guru Rimpoce e Atisha e chi vi giunge con rispetto potrà essere invitato in alcuni di questi potenti luoghi d’energia spirituale dai sereni meditatori che hanno posto qui la propria dimora. Tornati a Tsetang si effettua una passeggiata nella parte vecchia, visitando tempo permettendo anche il convento femminile e il tempio tibetano. Sistemazione presso il medesimo hotel utilizzato nel giorno dell’arrivo. 7°g. 5/8 Tsetang – Gyantse Lasciata Tsetang si risale il corso dello Tsangpo e si sosta al monastero sakyapa di Gonsar Chode, dove molti degli affreschi originali sono sopravvissuti alle vicissitudini dell’invasione cinese. Si lascia la grande valle dello Tsangpo salendo verso sud al passo di Gampa (4794 mt) che offre una visuale indimenticabile sul vasto specchio turchese dello Yamdrok Tso, una delle perle naturali del Tibet, incastonato tra magnifiche vette di cui alcune superano i 7000 metri. Raggiunte le sponde del lago se ne segue il perimetro per un bel tratto e con una deviazione ci si reca al monastero di Samding, uno dei rari siti dell’esoterica scuola dei Bodonpa che risale al XII secolo, la cui badessa è riconosciuta come una Kandroma (dakini) ed è considerata una delle maestre spiritualmente più elevate del Tibet. La posizione è fantastica, con grandiosi panorami sui monti e sul lago, e nel Gompa si trovano molti affreschi recentemente restaurati. Proseguendo, si valica lo spettacolare passo di Khari (5045 mt) dove la strada passa tra le pasture degli yak sfiorando i poderosi ghiacciai del Nyengchen Kang Ksa, la cui vetta si staglia oltre i 7000 metri, e, dopo aver costeggiato un lago di origine artificiale, si arriva a Gyantse, dove si alloggia all’hotel Yeti. 8°g. 6/8 Gyantse Gyantse è la città del Tibet Classico meglio preservata. L’enclave monastica prima delle distruzioni perpetrate conteneva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole; fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.) e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità” è una struttura costituita da più piani progettati secondo una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue e affreschi: chi è in grado di decifrarne la complessa simbologia può leggervi l’intero percorso iniziatico del misticismo tibetano. La visita al castello di Gyantse regala un’ottima panoramica sul complesso, sulla cittadina e le valli circostanti. 9°g. 7/8 Gyantse – Shigatse Prima di arrivare a Shigatse una breve deviazione porta a Shalu, sito del tempio di Serkhang Tramo, che conserva un’antica atmosfera dove si indovinano interessanti affreschi nella penombra; fu qui che Buton Rimpoce nel XIV secolo editò i 227 volumi del Canone Buddista Tibetano; nei pressi si trova l’antichissimo tempio di Gyengong Lhakang, fondato nel 997. Giunti a Shigatse, seconda città del Tibet, ci si reca a visitare il grandioso monastero di Tashilhumpo fondato dal primo Dalai Lama nel 1447, uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. Dopo una passeggiata nella parte vecchia della città ci si sistema al Manosarowar hotel. 10°g. 8/8 Shigatse – Sakya Si lascia Shigatse seguendo la strada che porta verso Lhartse e il Nepal lasciandola per seguire una valle che riporta verso nord al fiume Tsangpo, attraverso uno splendido ambiente rurale; sul percorso si sosta per una visita ad un antico tempio Bodompa, piccolo magico luogo situato in uno splendido villaggio rurale, interessantissimo da visitare. Giunti al fiume se ne risale il corso tra monti particolarmente cromatici fino al monastero di Puntshok Ling. Il complesso è posizionato a ridosso dei contrafforti rocciosi che delimitano l’ingresso di una valle che si apre verso sud ed è sovrastato da vaste fortificazioni che ne testimoniano il grandioso passato; all’interno si trovano affreschi preziosi e ben conservati. Si prosegue lungo lo Tsangpo fino al vecchio villaggio di Lhartse, dove si trova anche un interessante monastero. Si continua quindi per Sakya dove si alloggia presso il Sakya Manosarovar Hotel. Si dedica il tempo restante ad esplorare la collina di rimpetto al tempio principale, dove vi sono molti templi, tra cui quello edificato di fronte alla grotta del grande Siddha Kunga Nienpo, mitico fondatore della scuola sakyapa, e il convento femminile. 11°g. 9/8 Sakya – Shigatse Si inizia la giornata con la visita del colossale tempio – fortezza di Sakya. Già nelle torri perimetrali sono alloggiati dei templi e all’interno delle poderose mura si trovano una serie di edifici importanti, tra cui la casa dell’Abate accanto a cui si trova un impressionante Gonkhang, e, se si sale sul tetto del tempio centrale, si trova la cappella del protettore principale, luogo di grande forza esoterica. Ma è dal cortile più interno che si accede a tre colossali Lhakhang, con una profusione di affreschi e reperti artistici eccezionali: a sinistra quello dedicato alle cerimonie rituali, a destra uno che conserva colossali Stupa dei maestri storici dei Sakya e incredibili affreschi di mandala e, di fronte, la sala principale dove nella mistica penombra vi sono statue di fattezza perfetta. Dietro a questo tempio si trova una delle biblioteche più preziose del Tibet, con migliaia di testi originali posti su scaffali alti una diecina di metri o più. Completata la visita si torna verso Shigatse, seguendo la comoda strada che giunge dal Nepal, valicando un alto passo attraverso un ambiente naturale molto bello. Nei pressi della città ci si reca al monastero di scuola Sakya di Ngor e a Nartang, un complesso di cui restano ancora buona parte delle mura perimetrali, dove è custodita un’antica collezione delle matrici in legno del Kangyur, il Canone Buddista Tibetano, che si dice risalire all’epoca di Buton Rimpoce che ne fu l’editore nel XIV secolo. A Shigatse si alloggia nel medesimo hotel utilizzato nell’ottavo giorno. 12°g. 10/8 Shigatse – Lhasa Si risale il corso dello Tsangpo verso est fino al ponte che porta verso le valli di Oyuk; lo si attraversa giungendo con una strada sterrata al monastero bön di Yungdrungling, uno dei principali centri di questa religione, in buona parte ricostruito, che contiene alcune interessanti statue e una serie di mandala dipinti tipici di questa scuola tibetana. Nell'ampia piana alluvionale sottostante si trova un tipico villaggio rurale tibetano. Tornati alla strada principale si continua il viaggio fino alla confluenza col fiume Kyuchu, di cui si risale il corso fino a Lhasa; prima di giungere in città si visita il monastero di Nyetang Dolma Lhakhang, storicamente importante perché fu la dimora di Atisha, con reperti artistici belli e importanti. A Lhasa si alloggia presso l’hotel Gang Gyen, situato nella città vecchia. 13°g. 11/8 Lhasa Giornata dedicata alla visita di Lhasa. Al mattino ci si reca al Potala e al palazzo estivo, il Norbulingka. Si dedica il pomeriggio alle visite della città vecchia che è fortunatamente ancora abitata in prevalenza da tibetani, iniziando dalla magnifica cattedrale del Jokhang e passeggiando dal Barkor, il circuito sacro che la circonda, fino al convento di Ani Tshamkhung e al tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang e ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 14°g. 12/8 Lhasa Si visitano le università monastiche poste negli immediati dintorni di Lhasa, iniziando da Drepung che prima dell’invasione era la più grande del Tibet, dove ci si reca anche al tempio di Nechung, una volta sede dell’Oracolo di stato tibetano che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Nel pomeriggio si visita l’università di Sera, dove spesso si può assistere al dibattito dei monaci, e si rientra nella città vecchia a curiosare nel Barkor. 15°g. 13/8 Lhasa e volo di rientro Il volo della Air China parte alle 12.55 con arrivo a Chengdu alle 15.05 (orari da confermare – vi sono anche dei voli più tardi ma non è prudente prenderli per non avvicinarsi troppo all’ora dell’imbarco del transcontinentale). Ci si trasferisce al terminal internazionale per l’imbarco sul volo di rientro; il volo della Etihad parte per Abu Dhabi alle 21.15. 16°g. Domenica 14 agosto, arrivo a destinazione Arrivo ad Abu Dhabi all’1.00; si riparte per Milano Malpensa alle 2.25 con arrivo alle 7.15. Per gli orari di altre destinazioni contattare Amitaba. L'alta quota del Tibet Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3600 metri di altitudine e la città di Tsetang è di poco più bassa. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze; si valicano anche dei passi piuttosto alti, ma la quota di questi non deve preoccupare perché poi si scende a elevazioni inferiori. La sosta più alta è a Sakya (4275 mt), dove si giunge dopo 8 giorni di permanenza sull’altopiano. Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Clima e attrezzatura Nei centri principali del Tibet Classico è raro che la temperatura notturna scenda sotto i 5°c e le massime sono di circa 20°c. Si tenga presente che alle alte quote del Tibet le escursioni termiche possono essere notevoli e il sole può bruciare la pelle nonostante l’aria fresca. Possono esserci piogge, che solitamente se si verificano sono di breve durata; ma negli ultimi anni anche in Tibet il clima è meno prevedibile. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; si consiglia di portare dei capi in pile e una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini caldi adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.
Tibet 2016: Festival di Tashilhumpo, Gyantse e Samye
Un grande tour: le grandi ricorrenze estive ed i magici luoghi del Paese delle Nevi
Periodo: 15 lug - 31 lug
Drak Yerpa, Atisha G. Tidro, eremi Ganden Namgyeling (Informazioni sul Tibet: qui) Il tour inizia da Lhasa con la visita dei siti della città vecchia, si parte quindi per Shigatse risalendo il flusso del fiume Tsangpo; sul percorso si visita il monastero di Atisha e si raggiunge con una breve deviazione l’interessante sito Bon di Yungdrungling. Si giunge al Tashilhumpo di Shigatse durante lo svolgimento delle celebrazioni estive, previste tra il 18 e il 20 luglio; il monastero si affolla di pellegrini e vi si svolgono diverse cerimonie, ma non vi è un calendario preciso delle attività, il momento più atteso è l’esposizione di una gigantesca tanka che è indicata per il 19/7 ma non è sempre eseguita. Ci si sposta alla vicina Gyantse, forse la più bella delle antiche città del Tibet, dove è in pieno svolgimento il festival di Dhamark con corse di cavalli, yak, contesti di danze folcloristiche e di lotta. Prossima meta, Samye, che si raggiunge con un bel percorso attraverso alti passi, costeggiando il lago di Yamdrok, gemma turchese di quest’area del mondo, e seguendo il flusso dello Tsang Po verso est. Qui si tiene il festival del Dhode, una ricorrenza che attira un gran numero di pellegrini: è il luogo dove ebbe inizio la diffusione del buddismo in Tibet grazie alla figura mistica di Guru Rimpoce (Padmassambhava); i monaci svolgono delle bellissime rappresentazioni di danze in costume accompagnati da musiche tradizionali, viene esposta una tanka e vi sono diverse cerimonie a contorno, un momento speciale anche per osservare i costumi tradizionali sfoggiati dai pellegrini. Durante il soggiorno a Samye ci si reca all’eremo di Chimpu e quindi si prosegue con la visita d Tsetang e della valle dello Yarlung, dove ebbe origine la dinastia imperiale tibetana, tornando poi da qui a Lhasa sostando sul percorso a Gongkar Chode, un sito Sakya dove si ammirano antichi affreschi. Da Lhasa, dove ci si reca a Drepung ed a Nechung, per completare il tour in modo eccellente si segue un circuito ad est visitando l’università monastica di Ganden (fondata da Tsong Khapa, cuore della tradizione Ghelupa), Katsel (uno dei templi geomantici di Songtsen Gampo), Tidro (monastero femminile dove riverbera la presenza sottile di Yeshe Tsogyel), Drigung Til (monastero principale della tradizione Drigung Kagyu e sede del cimitero celeste principale del Tibet) e Drak Yerpa (l’eremo che vide la presenza dei più importanti personaggi della storia mistica del Tibet) riservando per l’ultima giornata la visita del Potala.   Drigung Til Drigung Til, Apchi Drigung Til, pellegrina PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Venerdì 15 luglio, partenza in volo per Chengdu Per andare a Chengdu, capitale dello stato cinese del Sichuan, vi sono diverse possibilità di volo offerte da British Airways, Etihad, Lufthansa, KLM e altre compagnie. Il volo suggerito, che fa da riferimento per i servizi del viaggio, è quello della Etihad con partenza da Milano Malpensa per Abu Dhabi alle 22.10; sono possibili partenze anche da altri aeroporti - per gli orari di questi altri collegamenti contattare Amitaba. 2°g. 16/7 Arrivo a Chengdu Si atterra ad Abu Dhabi alle 6.15; si prosegue per Chengdu alle 8.20 con arrivo alle 20.00. All’arrivo è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba; trasferimento presso l’hotel Chengdu Airport Express nei pressi dell’aeroporto. 3°g. 17/7 Chengdu – Lhasa Il volo della Air China parte alle 8.35 con arrivo alle 10.55 (orari da confermare). A Gonsar, l’aeroporto posto sulle rive dello Tsangpo, sono in attesa dei partecipanti la guida italiana e l’assistente tibetano. Trasferimento in pulmino privato a Lhasa, sistemazione presso l’hotel Gang Gyen o simile nella città vecchia e riposo. Nel pomeriggio per favorire l’acclimatazione e iniziare ad assaporare la parte vecchia della città ci si reca con una tranquilla passeggiata al Barkor, la strada che pullula di pellegrini e circumambula la cattedrale di Lhasa, punto focale della vita tibetana e vivacissimo mercatino. 4°g. 18/7 Lhasa (Jokhang, Norbulingka, città vecchia) Si iniziano le visite dalla magnifica cattedrale del Jokhang che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende che è sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet. Prossima tappa il Norbulingka, il palazzo estivo dei Dalai Lama immerso in un bel giardino. Si dedica il pomeriggio alle visite della città vecchia, che fortunatamente è ancora abitata in prevalenza da tibetani. Si passeggia dal Barkor fino al convento di Ani Tshamkhung, al Gyume, al tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang e ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 5°g. 19/7 Lhasa – Yungdrungling – Shigatse Nei pressi di Lhasa ci si reca al monastero di Nyetang Dolma Lhakhang, storicamente importante perché fu una dimora di Atisha, con reperti artistici belli ed importanti inclusi alcuni preziosi oggetti portati in Tibet da questo veneratissimo Maestro indiano dell’XI secolo. Si prosegue lungo il fiume Kyuchu fino alla confluenza con lo Tsangpo, di cui si risale il corso fino al ponte che porta verso le valli di Oyuk; lo si attraversa giungendo con una strada sterrata al monastero Bön di Yungdrungling, il centro maggiore di questa tradizione nella provincia tibetana di Tsang, in buona parte ricostruito, che contiene alcune interessanti statue e una serie di mandala dipinti tipici di questa scuola tibetana. Nell'ampia piana alluvionale sottostante si trova un tipico villaggio rurale tibetano. Tornati al fiume si prosegue per Shigatse, la seconda città del Tibet, dove ci si sistema presso l’hotel Manosarovar o simile. 6°g. 20/7 Shigatse, celebrazioni al Tashilhumpo – Gyantse Il grandioso complesso monastico del Tashilhumpo fu fondato nel 1447 dal primo discepolo di Tsong Khapa, retrospettivamente riconosciuto come la prima incarnazione del Dalai Lama; è uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama, che avevano qui la loro sede storica. Oggi lo si potrà visitare nel momento di più grande auspicio, mentre sono in corso le celebrazioni annuali con la presenza di un gran numero di devoti e pellegrini; se si avrà fortuna vi sarà anche l’esposizione di una grande tanka dall’edificio appositamente costruito ai piedi del monte alle spalle del complesso. Si dedica la giornata alle visite ed a seguire gli avvenimenti; nel pomeriggio si parte per Gyantse, un viaggio di circa 2 ore, dove si alloggia presso l’hotel Yeti. 7°g. 21/7 Gyantse, festival di Dhamark Gyantse è la città del Tibet Classico meglio preservata. L’enclave monastica prima delle distruzioni perpetrate conteneva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole; fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.), e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità” è una struttura costituita da più piani progettati secondo una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue e affreschi: chi è in grado di decifrarne la complessa simbologia può leggervi l’intero percorso iniziatico del misticismo tibetano. La visita al castello di Gyantse regala un’ottima panoramica sul complesso, sulla cittadina e le valli circostanti. Oggi è in pieno svolgimento il grande festival annuale, e si dedica la maggior parte del tempo a seguire le diverse attività; uno dei momenti più particolari è la gara degli yak, che sembrano quasi più impegnati a disarcionare chi si azzarda a cavalcarli che a competere tra loro! 8°g. 22/7 Gyantse – Samye Si segue la strada che dopo aver costeggiato un lago di origine artificiale valica verso est lo spettacolare passo di Khari (5045 mt), dove tra le pasture degli yak si spargono i poderosi ghiacciai del Nyengchen Kang Ksa, la cui vetta si staglia oltre i 7000 metri. Oltre il passo si arriva sulle rive del vasto specchio turchese dello Yamdrok Tso, una delle perle naturali del Tibet, incastonato tra magnifiche vette, se ne segue il bordo per un lungo tratto e si lascia il bacino del lago valicando verso nord il passo di Gampa (4794 mt), che offre una visuale indimenticabile. Sul’altro versante si raggiunge il fiume Tsangpo e se ne segue il corso fino al ponte nei pressi di Tsetang che porta sulla sponda nord; la si risale per un tratto incontrando inaspettatamente grandi dune di sabbia, e si giunge a Samye dove è in pieno svolgimento i festival annuale. Si alloggia presso la Monastery Guest House, il miglior alloggio disponibile, che richiede un po’ di adattabilità ma le stanze sono dotate di servizi ed è ubicato a pochi passi dal tempio. 9°g. 23/7 Samye, Dhode festival Le celebrazioni in corso commemorano l’anniversario di Guru Rimpoce, il nome tibetano per Guru Padmasambhava, il leggendario maestro che nell’VIII secolo fondò il monastero di Samye ed ebbe il merito di sconfiggere le forze che si opponevano all’ingresso del buddismo nel Paese delle Nevi. Per questa ricorrenza accorrono un gran numero di pellegrini ed i monaci eseguono diversi rituali, tra cui spiccano le danze eseguite con maschere e costumi. Questa tradizione, che è diffusa in tutto il mondo buddista tibetano, trae origine proprio qui a Samye dalla danza che Guru Rimpoce eseguì per esorcizzare i demoni che stavano cercando in tutti i modi di impedirne la costruzione. Il sito è un luogo molto importante, bello da vedere anche prescindendo dalle festività in corso: è il più antico monastero buddista del Tibet, situato nei pressi di una zona di belle dune di sabbia non lontano dallo Tsangpo; il tempio principale è costruito su 4 livelli e rivela affreschi di bellezza indimenticabile e all’interno del grande recinto sacro si trovano diversi templi e grandi Stupa. La forma mandalica dell’insieme si ammira nella luce migliore al tramonto dalla vicina collina del Hepori, dove si trova un tempietto in cui spesso la sera un monaco recita le preghiere di buon auspicio alla divinità protettrice. 10°g. 24/7 Samye – Chimpu – Tsetang Ci si reca al vicino eremo di Chimpu, dove alla base del monte un piccolo monastero ospita giovani monache; per chi se la sente passeggiando lungo il sentiero che si inerpica alle spalle del Gompa, tra formazioni di grandi massi e il bosco s’incontrano le casupole di solitari monaci e monache, piccoli templi e grotte di meditazione utilizzate dai maestri spirituali: qui si ritirarono anche Guru Rimpoce e Atisha e chi vi giunge con rispetto potrà essere invitato in alcuni di questi potenti luoghi d’energia spirituale dai sereni meditatori che hanno posto qui la propria dimora. Completata l’esplorazione si ripercorre il tratto di strada che riporta verso Tsetang, dove si alloggia presso l’hotel Tsetang. 11°g. 25/7 Tsetang Si dedica la giornata alle visite di Tsetang e Yarlung iniziando dal tempio di Tradruk, la cui fondazione è attribuita a Songtsen Gampo nell’VIII secolo. La struttura architettonica è simile al Jokhang di Lhasa e l’interno regala una splendida atmosfera con molte cappelle affrescate e statue di fine fattura; vi sono custodite anche alcune importanti reliquie. Si prosegue lungo la valle dello Yarlung, ricchissima di testimonianze che risalgono all’origine della storia del Tibet, con la visita del Yumbulagang, tra i luoghi più pittoreschi, che fu il primo palazzo degli antichi re ed è stato restaurato nel 1982. Ci continua con il sito delle tombe dei re di Yarlung, dove primeggia il grande tumulo di Songtsen Gampo, su cui è stato costruito un piccolo tempio da dove si ha una stupenda visuale del monastero di Riwo Dechen. I tumuli dei re di Yarlung non sono mai stati oggetto di scavi archeologici e pare che non siano stati profanati: la tradizione tramanda che sotto il tempio dedicato a Songtsen Gampo vi siano interrati cinque templi a struttura mandalica, con la salma del grande re posta nel tempio centrale e circondata da innumerevoli tesori. Ci si reca quindi a due delle grotte di meditazione più venerate di questa parte del Tibet. La prima, Bairo Phuk, è il minuscolo eremo utilizzato nell’VIII secolo da Vairochana, uno dei discepoli principali di Guru Padmasambhava, o Guru Rimpoce per i tibetani. A Rechung Phuk si ritirò il prediletto discepolo di Milarepa, il grande Rechung; il monastero è stato distrutto dai barbari invasori, ma i tibetani hanno ripristinato il tempio all’ingresso della grotta che conserva oggetti appartenuti al grande mistico. 12°g. 26/7 Tsetang - Lhasa Si parte da Tsetang risalendo verso ovest il corso del grande fiume; si sosta per una visita al monastero sakyapa di Gonsar Chode, dove molti degli affreschi originali sono sopravvissuti alle vicissitudini dell’invasione cinese. Giunti a Lhasa, dove si alloggia nel medesimo hotel, ci si reca all’università monastica di Drepung, che prima dell’invasione era la più grande del Tibet, e al vicino tempio di Nechung, antica sede dell’oracolo di stato tibetano che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. 13°g. 27/7 Lhasa – Ganden – Tidro Ganden Namgyeling, l’università monastica fondata da Tsongkhapa, capostipite della scuola Ghelupa, è costruita in posizione panoramica a 4500 mt su un monte che sovrasta la valle del fiume Kyuchu circa 40 km a est di Lhasa. Lo sforzo tenace e la devozione dei tibetani ha reso possibile la ricostruzione di tutti i templi principali; il grande stupa contiene alcune reliquie del corpo di Tsongkhapa che furono ritrovate setacciando con le mani le macerie lasciate dalla distruzione perpetrata dai cinesi, esaminando ogni pietra e la terra. Si eseguirà anche la breve circumambulazione del monte dove sorgono i molti templi e collegi, godendo sia dell’atmosfera intensa che degli splendidi panorami che il kora offre sulla vallata del Kyuchu; sul percorso vi sono alcune grotte di meditazione e alla fine del sentiero il piccolo Gompa di Tsongkhapa. Tornati al Kyuchu si prosegue lungo la valle; si sosta al tempio di Uru Katsel: è uno dei 108 templi costruiti originariamente da Songtsen Gampo nell’VIII secolo sui punti che corrisponderebbero al corpo del mitico demone del Tibet, una feroce orchessa, con il tempio posizionato in questo caso sulla sua spalla destra (il Jokhang di Lhasa sarebbe invece posizionato sul cuore). Nella tradizione il tempio ha così una funzione comparabile ad una sorta di agopuntura mistica utile a domare le forze devastatrici occulte; è un piccolo Gompa, recentemente restaurato, di scuola Kagyu. Si continua risalendo ancora le acque del fiume e si imbocca una stretta valle laterale verso Tidro; si sosta un poco prima presso un alberghetto dove vi sono delle fonti termali (caldissime!), il House of Shambaka Tridom. 14°g. 28/7 Tidro, Drigung Til Si raggiunge il monastero femminile di Tidro (o Terdrom), posto nei pressi di acque termali terapeutiche dove i pellegrini si rilassano. Il luogo è particolarmente riverito per il legame che ha con la figura di Yeshe Tsogyel, la mitica consorte di Guru Rimpoce che secondo la tradizione giunse alla suprema realizzazione nella grotta del “Tempio delle Dakini” ubicata a poche ore di cammino sui monti a nord del monastero; la badessa, che però risiede qui raramente, da molti è considerata una sua emanazione. Per questo motivo molte giovani donne tibetane sono attratte da questa comunità spirituale, ispirate dalla sottile presenza di Yeshe Tsogyel; è molto piacevole fare una passeggiata tra gli eremi ubicati sopra il monastero. Nel pomeriggio ci si reca a Drigung Til, costruito in posizione panoramica su un monte; fondato nel 1179, è la sede principale dell’omonima branchia della scuola Kagyu, con diverse sale molto interessanti da visitare. Nei pressi si trova il cimitero celeste più sacro del Tibet dove quasi ogni giorno vengono alimentati dei grassissimi avvoltoi con i resti smembrati dei morti. Questa tradizione apparentemente cruenta e lontana dal nostro culto dei defunti nella cultura tibetana ha un triplice significato: elimina l’attaccamento dello spirito del deceduto alla sua forma passata evitando di indurlo a trattenersi nello stadio intermedio (bardo) tra le rinascite, regala del cibo agli animali e, rispetto ad una cremazione, risparmia il legno, elemento prezioso in queste regioni. 15°g. 29/7 Tidro – Drak Yerpa – Lhasa Rientrando a Lhasa con una deviazione verso nord si raggiunge Drak Yerpa, dove sorgeva il monastero di Atisha che qui dimorò e insegnò attorno all’anno 1057 (si può vedere il trono di pietra da lui utilizzato), un sito che divenne il luogo di ritiro del collegio tantrico del Gyuto; all’intorno vi sono molte grotte di meditazione poste in un anfiteatro di rocce chiare. In tempi ancora più antichi, il re Songtsen Gampo e le sue consorti venivano qui per i loro ritiri spirituali; e a Dawa Puk, la “Grotta della Luna”, Guru Rimpoce fece un ritiro di 7 mesi. Il sito ha oggi una vitalità sorprendente, e vi dimorano molti mediatori. Da qui, in poco più di un’ora di guida si arriva a Lhasa. 16°g. 30/7 Lhasa e volo di rientro Ci si reca al Potala per coronare con il Palazzo del Dalai Lama le visite di questo avvincente percorso. Il volo della Air China parte alle 12.55 con arrivo a Chengdu alle 15.05 (orari da confermare – vi sono anche dei voli più tardi ma non è prudente prenderli per non avvicinarsi troppo all’ora dell’imbarco del transcontinentale). Ci si trasferisce al terminal internazionale per l’imbarco sul volo di rientro; il volo della Etihad parte per Abu Dhabi alle 21.15. 17°g. Domenica 31 luglio, arrivo a destinazione Arrivo ad Abu Dhabi all’1.00; si riparte per Milano Malpensa alle 2.25 con arrivo alle 7.15. Per gli orari di altre destinazioni contattare Amitaba.   Gyantse, Dhamak Tidro, Gompa Samye, pellegrini L'alta quota del Tibet Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3600 metri di altitudine. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze; si valicano anche dei passi piuttosto alti, ma la quota di questi non deve preoccupare perché poi si scende a elevazioni inferiori. Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Clima e attrezzatura Nei centri principali del Tibet Classico è raro che la temperatura notturna scenda sotto i 5°c e le massime sono di circa 20°c. Si tenga presente che alle alte quote del Tibet le escursioni termiche possono essere notevoli e il sole può bruciare la pelle nonostante l’aria fresca. Possono esserci piogge, che solitamente se si verificano sono di breve durata; ma negli ultimi anni anche in Tibet il clima è meno prevedibile. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; si consiglia di portare dei capi in pile e una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini caldi adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.
TIBET 2016: Da Lhasa all'Everest
Meraviglie del Tibet e colossi dell’Himalaia
Periodo: 14 mag - 29 mag
Tashilhumpo Shegar Gompa, nel cortile Yamdrok Tso In sintesi, il viaggio prevede di arrivare in volo a Katmandu in Nepal, dove si alloggia in un bel palazzo in stile newari, situato a distanza di passeggiata dallo stupa di Swayambu. Dopo una giornata dedicata alle visite nel centro di Katmandu si parte in volo alla volta di Lhasa, dove si sosta per tre notti. La prima giornata sarà tranquilla per favorire l’adattamento alla quota, ci si immerge nel circuito sacro del Barkor che pullula di pellegrini ed è animato da un bel mercato; l'hotel è situato nei pressi, nella città vecchia. Nei due giorni seguenti ci si reca a visitare il Potala, il palazzo estivo (Norbulingka), il Jokhang (la veneratissima cattedrale di Lhasa), e le due grandi università monastiche di Drepung e Sera, oltre ad un insieme di interessanti luoghi meno celebri ma eccezionalmente interessanti. Si lascia quindi la grande valle dello Tsangpo arrivando al lago turchese di Yamdrok, dove ha sede il monastero di Samding, e a Gyantse, dove tra le mura dell'antico complesso monastico di Pelkor Chode si erge il grandioso Stupa del Kumbum, lo stupa delle 100.000 divinità. Dopo la visita di Shalu si giunge a Shigatse, sede del monastero del Panchen Lama: il Tashilhumpo, uno dei pochi a non essere stato distrutto durante la rivoluzione culturale. Proseguendo poi verso il cuore della zona himalaiana ci si reca a Phuntshok Ling e Sakya, il monastero - fortezza che fu anche capitale del Tibet, e nella valle di Shegar, si esplorano i resti dello spettacolare Dzong, arrivando fino a Rongbuk di fronte alla parete nord del Chomolungma, a circa 5000 mt di altezza. Si rientra quindi via terra in Nepal scavalcando la possente catena himalaiana. L’itinerario fornisce così una visione d’insieme completa del Tibet Classico e offre anche l’opportunità di giungere ai piedi della mitica parete nord del monte più alto della Terra. Si alloggia in hotel di buona qualità nei centri principali; solo a Sakya, Rongbuk e al confine tibetano col Nepal gli alloggi sono piuttosto modesti, ma tutti situati in luoghi incomparabili. Gli spostamenti vengono effettuati con veicoli privati.   Shegar Sakya Rongbuk, mercatino PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Sabato 14 maggio, partenza in volo per il Nepal Per andare a Katmandu non ci sono collegamenti diretti dall’Italia e molti viaggiatori scelgono di transitare da Delhi in India o utilizzano linee aeree che fanno scalo in Medio Oriente; vi è un’ampia scelta e Amitaba può prenotare quella di maggior gradimento. La maggior parte dei voli prevede di viaggiare la notte arrivando nella giornata successiva. 2°g. 15/5 Arrivo a Katmandu Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’Hotel Vajra, dove è in attesa dei partecipanti Pino Tommasi, la guida del viaggio. L’albergo è immerso in un bel giardino ad un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu. L’hotel dispone di buoni servizi, è costruito nello stile tradizionale newari con decorazioni in legno eseguite dall’artista Utam Raj di Patan ed è dotato di piacevoli spazi comuni; relax e riposo. 3°g. 16/5 Katmandu Nella giornata di oggi vengono ritirati i permessi per il Tibet dall’Ambasciata cinese; l’organizzazione locale di Amitaba si occupa di tutto quanto necessario. I partecipanti, con un pulmino a disposizione, effettuano una visita del centro di Katmandu accompagnati dalla guida italiana. 4°g. 17/5 Katmandu – Lhasa Ci si imbarca sul volo per Lhasa (orario da confermare). A Gonsar, l’aeroporto posto sulle rive dello Tsangpo, è in attesa dei partecipanti la guida tibetana che seguirà i partecipanti per tutto il periodo di permanenza in Tibet – avendo Pino col gruppo non sarebbe veramente necessario, ma è obbligatorio e comunque la sua presenza arricchisce ulteriormente il viaggio. Trasferimento in pulmino privato a Lhasa, sistemazione presso l’hotel Gang Gyen, nella città vecchia. Ci si reca con una breve passeggiata al circuito sacro del Barkor che circonda il Jokhang, animato da un vivace mercato e frequentato dai pellegrini, alcuni dei quali eseguono l’intera circumambulazione con le prostrazioni: la città vecchia è fortunatamente ancora abitata in prevalenza da tibetani. Ci si muove a piedi, con calma, per favorire l’acclimatazione. 5°g. 18/5 Lhasa Giornata dedicata alla visita di Lhasa. Al mattino ci si reca al Potala e al palazzo estivo, il Norbulingka. Si dedica il pomeriggio alle visite della città vecchia che fortunatamente è ancora abitata in prevalenza da tibetani, iniziando dalla magnifica cattedrale del Jokhang che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende che è sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet. Si passeggia dal Barkor, il circuito sacro che la circonda, fino al convento di Ani Tshamkhung e al tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang e ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 6°g. 19/5 Lhasa Si visitano le università monastiche poste negli immediati dintorni di Lhasa iniziando da Drepung, che prima dell’invasione era la più grande del Tibet, dove ci si reca anche al tempio di Nechung, una volta sede dell’Oracolo di stato tibetano che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Nel pomeriggio si visita l’università di Sera, dove spesso si può assistere al dibattito dei monaci, e si rientra nella città vecchia a curiosare nel Barkor. 7°g. 20/5 Lhasa – Gyantse Si lascia la grande valle dello Tsangpo salendo verso sud al passo di Gampa (4794 mt) che offre una visuale indimenticabile sul vasto specchio turchese del lago Yamdrok Tso, una delle perle naturali del Tibet, incastonato tra magnifiche vette di cui alcune superano i 7000 metri. Raggiunte le sponde del lago se ne segue il perimetro per un bel tratto e con una deviazione ci si reca al monastero di Samding, uno dei rari siti dell’esoterica scuola dei Bodonpa che risale al XII secolo, la cui badessa è riconosciuta come una Kandroma (dakini) ed è considerata una delle maestre spiritualmente più elevate del Tibet. La posizione è fantastica, con grandiosi panorami sui monti e sul lago, e nel Gompa si trovano molti affreschi recentemente restaurati. Proseguendo, si valica lo spettacolare passo di Khari (5045 mt) dove la strada passa tra le pasture degli yak sfiorando i poderosi ghiacciai del Nyengchen Kang Ksa, la cui vetta si staglia oltre i 7000 metri, e, dopo aver costeggiato un lago di origine artificiale, si arriva a Gyantse, dove si alloggia all’hotel Yeti. 8°g. 21/5 Gyantse, Saga Dawa Nella giornata di oggi cade la ricorrenza di Saga Dawa: si celebrano la nascita, illuminazione e paranirvana del Buddha; le visite giovano così di un incontro molto bello anche con l’intensità spirituale tibetana e si potranno osservare diverse cerimonie nei templi. Gyantse è la città meglio preservata del Tibet Classico. L’enclave del Pelkhor Chode prima delle distruzioni perpetrate conteneva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole; fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.), e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità” è una struttura costituita da più piani progettati secondo una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue e affreschi: chi è in grado di decifrarne la complessa simbologia può leggervi l’intero percorso iniziatico del misticismo tibetano. La visita al castello di Gyantse regala un’ottima panoramica sul complesso, sulla cittadina e le valli circostanti. 9°g. 22/5 Gyantse – Shalu - Shigatse Prima di arrivare a Shigatse una breve deviazione porta a Shalu, sito del tempio di Serkhang Tramo, che conserva un’antica atmosfera dove si indovinano interessanti affreschi nella penombra. Fu qui che Buton Rimpoce nel XIV secolo editò i 227 volumi del Canone Buddista Tibetano; nei pressi si trova l’antichissimo tempio di Gyengong Lhakang, fondato nel 997. Giunti a Shigatse, seconda città del Tibet, ci si reca a visitare il grandioso complesso monastico di Tashilhumpo fondato nel 1447 dal primo discepolo di Tsong Khapa, retrospettivamente riconosciuto come la prima incarnazione del Dalai Lama, e sede storica del Panchen Lama; è uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori, tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. Si alloggia presso il Manosarowar hotel. 10°g. 23/5 Shigatse – Puntshok Ling - Sakya Si imbocca la strada che porta verso Lhartse e il Nepal lasciandola per seguire una valle che riporta verso nord al fiume Tsangpo attraverso un bucolico ambiente rurale; si sosta in un semplice villaggio per visitare un antico tempio della scuola Bodompa. Arrivati al maestoso Tsang Po se ne risale il corso lungo una spettacolare vallata fino al monastero di Puntshok Ling. Il Gompa sorge vicino al fiume immerso in una natura splendida a ridosso di contrafforti rocciosi che delimitano l’ingresso di una valle che si apre verso sud, è incorniciato da incredibili dune di sabbia e sovrastato da vaste fortificazioni che ne testimoniano il grandioso passato. Questo sito fu la sede principale della scuola Jonang fino ai tempi del maestro Taranatha (XVII secolo); sorprende per la bellezza architettonica dell’insieme e la qualità dei ben conservati affreschi. Si prosegue lungo lo Tsangpo fino al vecchio villaggio di Lhartse, dove si trova anche un interessante monastero, e si continua quindi per Sakya dove si alloggia presso il Sakya Manosarovar Hotel. 11°g. 24/5 Sakya – Shegar Il colossale tempio – fortezza di Sakya, posto alle propaggini della grande catena himalaiana, tra il 1268 e il 1365 fu anche sede del governo del Tibet; è un sito ottimamente conservato di dimensioni impressionanti, con molti monaci che sono da tempo tornati a viverci, ed è ricchissimo da visitare. Già nelle torri perimetrali sono alloggiati dei templi e all’interno delle poderose mura si trovano una serie di edifici importanti, tra cui la casa dell’Abate accanto a cui si trova un impressionante Gonkhang, e, se si sale sul tetto del tempio centrale, si trova la cappella del protettore principale, luogo di grande forza esoterica. Ma è dal cortile più interno che si accede a tre colossali Lhakhang, con una profusione di affreschi e reperti artistici eccezionali: a sinistra quello dedicato alle cerimonie rituali, a destra uno che conserva colossali Stupa dei maestri storici dei Sakya e incredibili affreschi di mandala e, di fronte, la sala principale dove nella mistica penombra vi sono statue di fattezza perfetta. Dietro a quest’utlimo tempio si trova una delle biblioteche più preziose del Tibet, con migliaia di testi originali posti su scaffali alti una diecina di metri o più. Sul monte di fronte al complesso, oltre il precipitoso torrente, vi sono le rovine dello Dzong più antico e i resti di vecchi templi con un certo numero di chorten, alcuni templi attivi, tra cui quello edificato di fronte alla grotta del grande Siddha Kunga Nienpo, mitico fondatore della scuola sakyapa, e il convento femminile. Dopo pranzo si lascia Sakya tornando per un tratto a nord e, raggiunta la strada principale che porta verso il Nepal, la si segue verso sud ovest valicando il passo del Gyatso che supera i 5000 mt e si apre sulla valle di Shegar, dove si alloggia presso l’hotel Everest. 12°g. 25/5 Shegar – Rongbuk Ci si reca a visitare le rovine dell’affascinante Dzong di Shegar, che i tibetani chiamavano la “Montagna di Cristallo”; nella parte più bassa il tempio principale è stato ricostruito e vi vivono dei monaci. Per chi ha voglia di cimentarsi, dalla sommità dell’affascinante colle fortificato nelle giornate limpide lo sguardo spazia fino all’Everest. Si prosegue valicando un passo verso sud che supera anch’esso i 5000 mt da dove, se è limpido, lo sguardo spazia dal Makalu al Cho Oyu con l’Everest (chiamato Chomolungma in tibetano) che troneggia al centro. Raggiunte le acque dell’Arun, dove lungo la bella vallata si incontrano tipici villaggi di montagna tibetani, se ne risale il corso per un tratto e, seguendo una valle laterale, di colpo ad una svolta si ha la grandiosa visuale della parte nord del monte più lato della Terra! Le albe e i tramonti che si godono da questo prezioso luogo restano per sempre nel cuore. Sistemazione in Guest House. 13°g. 26/5 Rongbuk – Tingri – Zangmu / Kyirong A Rongbuk il monastero è stato in parte ricostruito mentre sul versante est della valle le rovine del convento femminile testimoniano la scelleratezza degli invasori; ci si reca al vicino campo base del Chomolungma, posto a circa 5000 metri d'altezza, utilizzando l’autobus della ‘Everest Conservation’, l’organizzazione che cura il parco. La visuale sulla parete nord dell'Everest è onnipresente. Si lascia la valle parte seguendo per un breve tratto la strada dell’arrivo e la si lascia verso ovest seguendo le alte pasture degli yak valicando un passo che porta nel bacino del Cho Oyu e da qui a Tingri, dove si incontra la strada che porta verso il confine nepalese. Oltre Tingri al momento della redazione del programma (nov. 2015) vi sono due possibilità: o si valica il passo di Lalung scendendo da qui verso Nyalam e Zangmu; oppure si prosegue più ad ovest superando il lago del Pelkho Tso e si valica il passo che porta nella valle di Kyirong. Le autorità locali stanno decidendo quale dei due confini aprire al traffico turistico nella primavera prossima, e si ritiene più probabile il percorso che arriva a Kyirong, ovvero la strada camionabile che è in uso ora per i trasporti verso il Nepal. Si alloggia o allo Dzngmu Hotel (Zangmu) o alla Kyirong Guest House (Kyirong). 14°g. 27/5 Arrivo a Katmandu Si superano le formalità di frontiera e in giornata si arriva a Katmandu, dove ci si sistema nel medesimo hotel utilizzato all’arrivo. 15°g. 28/5 Katmandu e volo di rientro Tempo libero fino alla partenza, ottima opportunità anche per fare degli acquisti, un’attività per cui la città è giustamente famosa. Si viene accompagnati in aeroporto in funzione dell’orario del volo prescelto; Amitaba potrà fornire ogni servizio aggiuntivo che possa essere richiesto (pernottamenti, ulteriori visite, e così via) sia a Katmandu che a Delhi per chi transitasse da lì. 16°g. Domenica 29 maggio, arrivo a destinazione L'alta quota del Tibet Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3600 metri di altitudine. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze; si inizia da Lhasa e le soste a quote più elevate si hanno dopo alcuni giorni, circa 4200 mt a Sakya e quasi 5000 mt all’Everest al termine del viaggio. Si valicano anche dei passi più alti, ma la quota di questi non deve preoccupare perché poi si scende a elevazioni inferiori. Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Clima e attrezzatura Nei centri principali del Tibet Classico è raro che la temperatura notturna scenda sotto i 5°c e le massime sono di circa 20°c. Nella regione himalaiana, da Sakya ed oltre, può essere più freddo e le temperature più basse del tour solitamente si incontrano a Rongbuk, dove bisogna essere attrezzati per punte che possono facilmente andare sotto lo zero. Si tenga presente che alle alte quote del Tibet le escursioni termiche possono essere notevoli e il sole può bruciare la pelle nonostante l’aria fresca. Possono esserci piogge, che solitamente se si verificano sono di breve durata; ma negli ultimi anni anche in Tibet il clima è meno prevedibile. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; si consiglia di portare dei capi in pile e una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini caldi adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.
TIBET 2015: Tibet classico e festival di Shoton; est. Everest
Estensione: traversata himalaiana fino a Katmandu
Periodo: 9 ago - 22 ago
Lhasa Potala Shigatse   L’itinerario fornisce così una visione d’insieme completa del Tibet Classico e offre anche l’opportunità di giungere ai piedi della mitica parete nord del monte più alto della Terra. Si alloggia in hotel di buona qualità nei centri principali; solo a Samye e a Sakya e Rongbuk, per chi segue l’estensione, gli alloggi sono piuttosto modesti, ma tutti situati in luoghi incomparabili. Gli spostamenti vengono effettuati con veicoli privati. L’alta quota del Tibet Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3600 metri di altitudine. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze; si inizia da Lhasa e le soste a quote un poco più elevate a Gyantse e Shigatse (si sfiorano i 4000) avvengono dopo 9 giorni; le quote più alte si hanno nella parte dell’estensione, dopo che ci si è ben acclimatati, con Sakya a circa 4200 mt e Rongbuk a quasi 5000. Si valicano dei passi sopra i 5000, ma la quota di questi non deve preoccupare perché poi si scende subito a elevazioni inferiori. Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Clima e attrezzatura Nei centri principali del Tibet Classico è raro che la temperatura scenda sotto i 10°c e le massime sono sopra i 20°c; il punto più freddo del tour è durante l’estensione all’Everest: a Rongbuk bisogna essere attrezzati per temperature che possono andare a volte anche sotto lo zero. Si tenga presente che alle alte quote del Tibet le escursioni termiche possono essere notevoli e il sole può bruciare la pelle nonostante l’aria fresca. Possono esserci piogge, che solitamente se si verificano sono di breve durata; ma negli ultimi anni anche in Tibet il clima è meno prevedibile. E' opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; si consiglia di portare dei capi in pile e una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini caldi adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero. E’ importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.   Samding Yamdrok Tso Nyengchen Kang Ksa   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Domenica 9 agosto, partenza per Chengdu   2°g.  10/8 Chengdu - Lhasa    Arrivo a Chengdu alle 12.30, da dove ci si imbarca sul volo per Lhasa (orario da confermare). A Gonsar, l’aeroporto posto sulle rive dello Tsangpo, è in attesa dei partecipanti la guida tibetana. Trasferimento in pulmino privato a Lhasa, sistemazione presso l’hotel Gang Gyen nella città vecchia e riposo. In serata per iniziare ad assaporare la parte più interessante della città ci si reca con una tranquilla passeggiata al Barkor, la strada che pullula di pellegrini e circumambula la cattedrale di Lhasa, punto focale della vita tibetana e vivacissimo mercatino. 3°g.  11/8 Lhasa   Si iniziano le visite con la magnifica cattedrale del Jokhang, che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende che è sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet. Si dedica il resto della giornata alle visite della città vecchia, che fortunatamente è ancora abitata in prevalenza da tibetani. Si passeggia dal Barkor fino al convento di Ani Tshamkhung, al Gyume, al tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang e ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 4°g.  12/8 Lhasa   Al mattino si visita il Potala e nel pomeriggio l’università di Sera, dove spesso si può assistere al dibattito dei monaci. Nei pressi di Sera ci si reca poi al piccolo monastero di Pawangka, dove in una grotta posta ai piedi della roccia sotto le mura circolari del Gompa meditava Songtsen Gampo, il re del Tibet, nell’VIII secolo. 5°g.  13/8 Lhasa: escursione a Ganden e Drak Yerpa   Ganden Namgyeling, l’università monastica fondata da Tsongkhapa, capostipite della scuola Ghelupa, è costruita in posizione panoramica a 4500 mt su un monte che sovrasta la valle del fiume Kyuchu circa40 km a est di Lhasa. Lo sforzo tenace e la devozione dei tibetani ha reso possibile la ricostruzione di tutti i templi principali; il grande stupa contiene alcune reliquie del corpo di Tsongkhapa che furono ritrovate setacciando con le mani le macerie lasciate dalla distruzione perpetrata dai cinesi, esaminando ogni pietra e la terra. Si eseguirà anche la breve circumambulazione del monte dove sorgono i molti templi e collegi, godendo sia dell’atmosfera intensa che degli splendidi panorami che il kora offre sulla vallata del Kyuchu; sul percorso vi sono alcune grotte di meditazione e alla fine del sentiero il piccolo Gompa di Tsongkhapa. Rientrando a Lhasa con una deviazione  verso nord si raggiunge Drak Yerpa, dove sorgeva il monastero di Atisha che qui dimorò e insegnò attorno all’anno 1057 (si può vedere il trono di pietra da lui utilizzato), un sito che divenne il luogo di ritiro del collegio tantrico del Gyuto; all’intorno vi sono molte grotte di meditazione poste in un anfiteatro di rocce chiare. In tempi ancora più antichi, il re Songtsen Gampo e le sue consorti venivano qui per i loro ritiri spirituali; e a Dawa Puk, la “Grotta della Luna”, Guru Rimpoce fece un ritiro di 7 mesi. Il sito ha oggi una vitalità sorprendente, e vi dimorano molti mediatori. Da qui, in poco più di un’ora di guida si torna a Lhasa. 6°g.  14/8 Lhasa, festival di Shoton   Oggi è il giorno di Shoton, conosciuto anche come il “Festival dello yogurt”. Nelle grandi università monastiche di Drepung e Sera vengono esposti sulla montagna  giganteschi dipinti del Buddha; si opta per seguire gli eventi presso la prima perché è l’evento più grande e gli spazi sono più ampi ed è quindi più facile seguirli. In questo giorno di buon auspicio una grande folla di tibetani si reca già dalle prime luci del giorno a Drepung, che prima dell’invasione era la più grande del Tibet. Qui prima del sorgere del sole la grande tanka di Buddha Sakyamuni viene portata a spalle con una coloratissima processione che parte dal tempio principale tra suoni di corni e fumo di erbe aromatiche, per essere issata sul bordo della montagna. Per arrivare sarà necessario camminare un poco, perché i mezzi nella ricorrenza di oggi si devono lasciare all’inizio della strada che sale al monastero. Il festival è anche un ottimo momento per visitare i molti templi di questo storico sito, che per un periodo fu anche sede del Dalai Lama, perché in questa occasione pullulano di pellegrini. Nei pressi, ci si reca al tempio di Nechung, una volta sede dell’Oracolo di Stato tibetano, che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Ovunque nei pressi di Drepung migliaia di famiglie tibetane festeggiano con gioiosi picnic, ed è frequente essere invitati a bere un tè in compagnia. Rientrati in città ci si reca al giardino del Norbulinka dove sono in corso le rappresentazioni di teatro tradizionale, anche qui ci si mescola con miriadi di tibetani che fanno festa. 7°g.  15/8 Lhasa – Samye   Arrivati allo Tsangpo se ne segue il corso fino al ponte nei pressi di Tsetang che porta sulla sponda nord; la si risale per un tratto incontrando inaspettatamente grandi dune di sabbia, e si giunge a Samye. E’ il più antico monastero buddista del Tibet, fondato nell’VIII secolo da Guru Rimpoce, nei pressi di una zona di belle dune di sabbia non lontano dallo Tsangpo. Il tempio principale, costruito su 4 livelli, rivela affreschi di bellezza indimenticabile e all’interno del grande recinto sacro, delimitato da un lungo muro circolare sormontato da piccoli chorten, si trovano diversi templi e grandi Stupa. La forma mandalica dell’insieme si ammira nella luce migliore al tramonto dalla vicina collina del Hepori, dove si trova un tempietto in cui spesso la sera un monaco recita le preghiere di buon auspicio alla divinità protettrice che qui risiede e la tradizione dice essere un potente demone soggiogato da Guru Rimpoce. Si alloggia presso la ‘Monastery Guest House’, un semplice hotel situato nei pressi del monastero. 8°g. 16/8 Samye – Tsetang   Ci si reca al vicino eremo di Chimpu, dove alla base del monte un piccolo monastero ospita giovani monache; passeggiando lungo il sentiero che si inerpica alle spalle del Gompa, tra formazioni di grandi massi e il bosco s’incontrano le casupole di solitari monaci e monache, piccoli templi e grotte di meditazione utilizzate dai maestri spirituali: qui si ritirarono anche Guru Rimpoce e Atisha e chi vi giunge con rispetto potrà essere invitato in alcuni di questi potenti luoghi d’energia spirituale dai sereni meditatori che hanno posto qui la propria dimora. Completata l’esplorazione si ripercorre il tratto di strada che riporta verso Tsetang, dove si alloggia presso l’hotel Tsetang. Ci si reca per una passeggiata nella piccola parte vecchia, visitando tempo permettendo il tempio tibetano e il convento femminile. 9°g.  17/8 Tsetang   Si dedica la giornata alle visite di Tsetang e Yarlung iniziando dal tempio di Tradruk, la cui fondazione è attribuita a Songtsen Gampo nell’VIII secolo. La struttura architettonica è simile al Jokhang di Lhasa e l’interno regala una splendida atmosfera con molte cappelle affrescate e statue di fine fattura; vi sono custodite anche alcune importanti reliquie. Si prosegue lungo la valle dello Yarlung, ricchissima di testimonianze che risalgono all’origine della storia del Tibet, con la visita del Yumbulagang, tra i luoghi più pittoreschi, che fu il primo palazzo degli antichi re ed è stato restaurato nel 1982. Ci continua con il sito delle tombe dei re di Yarlung, dove primeggia il grande tumulo di Songtsen Gampo, su cui è stato costruito un piccolo tempio da dove si ha una stupenda visuale di Riwo Dechen, un monastero dove però i cinesi non permettono di andare. I tumuli dei re di Yarlung non sono mai stati oggetto di scavi archeologici e pare che non siano stati profanati: la tradizione tramanda che sotto il tempio dedicato a Songtsen Gampo vi siano interrati cinque templi a struttura mandalica, con la salma del grande re posta nel tempio centrale e circondata da innumerevoli tesori. Ci si reca quindi a due delle grotte di meditazione più venerate di questa parte del Tibet. La prima, Bairo Phuk, è il minuscolo eremo utilizzato nell’VIII secolo da Vairochana, uno dei discepoli principali di Guru Padmasambhava, o Guru Rimpoce per i tibetani. A Rechung Phuk si ritirò il prediletto discepolo di Milarepa, il grande Rechung; il monastero è stato distrutto dai barbari invasori, ma i tibetani hanno ripristinato il tempio all’ingresso della grotta che conserva oggetti appartenuti al grande mistico. 10°g.  18/8 Tsetang – Gyantse   Si parte da Tsetang risalendo verso ovest il corso del grande fiume; si sosta per una visita al monastero sakyapa di Gonsar Chode, dove molti degli affreschi originali sono sopravvissuti alle vicissitudini dell’invasione cinese, e si lascia la grande valle dello Tsangpo salendo verso sud al passo di Gampa (4794 mt) che offre una visuale indimenticabile sul vasto specchio turchese dello Yamdrok Tso, una delle perle naturali del Tibet, incastonato tra magnifiche vette di cui alcune  superano i7000 metri. Raggiunte le sponde del lago se ne segue il perimetro per un bel tratto e con una  deviazione ci si reca al monastero di Samding, uno dei rari siti dell’esoterica scuola dei Bodonpa che risale al XII secolo, la cui badessa è riconosciuta come una Kandroma (dakini) ed è considerata una delle maestre spiritualmente più elevate del Tibet. La posizione è fantastica, con grandiosi panorami sui monti e sul lago; nel Gompa si trovano molti affreschi recentemente restaurati. Proseguendo, si valica lo spettacolare passo di Khari (5045 mt) dove la strada passa tra le pasture degli yak sfiorando i poderosi ghiacciai del Nyengchen Kang Ksa, la cui vetta si staglia oltre i7000 metri, e, dopo aver costeggiato un lago di origine artificiale, si arriva a Gyantse, dove si alloggia all’hotel Yeti. 11°g.  19/8 Gyantse   Gyantse è la città del Tibet Classico meglio preservata. L’enclave monastica prima delle distruzioni perpetrate conteneva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole; fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.) e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità” è una struttura costituita da più piani progettati secondo una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue e affreschi: chi è in grado di decifrarne la complessa simbologia può leggervi l’intero percorso iniziatico del misticismo tibetano. La visita al castello di Gyantse regala un’ottima panoramica sul complesso, sulla cittadina e le valli circostanti. 12°g.  20/8 Gyantse – Shigatse   Prima di arrivare a Shigatse una breve deviazione porta a Shalu, sito del tempio di Serkhang Tramo, che conserva un’antica atmosfera dove si indovinano interessanti affreschi nella penombra; fu qui che Buton Rimpoce nel XIV secolo editò i 227 volumi del Canone Buddista Tibetano; nei pressi si trova l’antichissimo tempio di Gyengong Lhakang, fondato nel 997. Giunti a Shigatse, seconda città del Tibet, ci si reca a visitare il grandioso monastero di Tashilhumpo fondato dal primo Dalai Lama nel 1447, uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. Dopo una passeggiata nella parte vecchia della città ci si sistema al Manosarowar hotel. Per chi rientra 13°g.  21/8 Shigatse – Lhasa   Si saluta la capogruppo italiana e si torna verso Lhasa accompagnati da una guida locale di Amitaba. Si risale il corso dello Tsangpo verso est fino alla confluenza col fiume Kyuchu, di cui si risale il corso fino a Lhasa; prima di giungere in città si visita il monastero di Nyetang Dolma Lhakhang, storicamente importante perché fu la dimora di Atisha, con reperti artistici belli e importanti. A Lhasa si alloggia presso l’hotel Gang Gyen; pomeriggio libero. 14°g.  Sabato 22/8, volo di rientro   Ci si imbarca di prima mattina sul volo per Chengdu, dove è in attesa il corrispondente locale per aiutare con il trasferimento ai voli internazionali. Per chi prosegue 13°g.  21/8 Shigatse – Sakya   Nei pressi di Shigatse si sosta a Nartang, un complesso di cui restano ancora buona parte delle mura perimetrali, dove è custodita un’antica collezione delle matrici in legno del Kangyur, il Canone Buddista Tibetano, che si dice risalire all’epoca di Buton Rimpoce. Si continua lungo  la strada che porta verso Lhartse e il Nepal lasciandola per seguire una valle che riporta verso nord al fiume Tsangpo, attraverso uno splendido ambiente rurale, e se ne risale il corso fino al monastero di Puntshok Ling. Il Gompa sorge vicino al fiume immerso in una natura splendida a ridosso dei contrafforti rocciosi che delimitano l’ingresso di una valle che si apre verso sud, è incorniciato da incredibili dune di sabbia e sovrastato da vaste fortificazioni che ne testimoniano il grandioso passato. Questo sito fu la sede principale della scuola Jonang fino ai tempi del maestro Taranatha (XVII secolo); sorprende per la bellezza architettonica dell’insieme e la qualità dei ben conservati affreschi. Si prosegue lungo lo Tsangpo fino al vecchio villaggio di Lhartse, dove si trova anche un interessante monastero e si continua quindi per Sakya dove si alloggia presso il Sakya Manosarovar Hotel. 14°g.  22/8 Sakya   Il colossale tempio – fortezza di Sakya, posto alle propaggini della grande catena himalaiana, tra il 1268 e il 1365 fu anche sede del governo del Tibet; è un sito ottimamente conservato di dimensioni impressionanti, con molti monaci che sono da tempo tornati a viverci. Già nelle torri perimetrali sono alloggiati dei templi e all’interno delle poderose mura si trovano una serie di edifici importanti, tra cui la casa dell’Abate accanto a cui si trova un impressionante Gonkhang, e, se si sale sul tetto del tempio centrale, si trova la cappella del protettore principale, luogo di grande forza esoterica. Ma è dal cortile più interno che si accede a tre colossali Lhakhang, con una profusione di affreschi e reperti artistici eccezionali: a sinistra quello dedicato alle cerimonie rituali, a destra quello che conserva colossali Stupa dei maestri storici dei Sakya e incredibili affreschi di mandala e, di fronte, la sala principale dove nella mistica penombra vi sono statue di fattezza perfetta. Dietro a questo tempio si trova una delle biblioteche più preziose del Tibet, con migliaia di testi originali posti su scaffali alti una diecina di metri o più. Sul monte di fronte al complesso, oltre il precipitoso torrente, vi sono le rovine dello Dzong più antico e i resti di vecchi templi con un certo numero di chorten, alcuni templi attivi, tra cui quello edificato di fronte alla grotta del grande Siddha Kunga Nienpo, mitico fondatore della scuola sakyapa, e il convento femminile. 15°g.  23/8 Sakya – Rongbuk   Rientrati sulla strada principale si supera Lhartse e si valica un passo di circa5000 metri che si apre sulla valle di Shegar, dove con una breve deviazione ci si reca a visitare le rovine di un affascinante Dzong che i tibetani chiamavano la “Montagna di Cristallo”; nella parte più bassa il tempio principale è stato ricostruito e vi vivono dei monaci. Per chi ha voglia di cimentarsi, dalla sommità dell’affascinante colle fortificato nelle giornate limpide lo sguardo spazia fino all’Everest. Si prosegue valicando un altro passo che supera anch’esso i 5000 da dove, se è limpido, lo sguardo spazia dal Makalu al Cho Oyu con l’Everest (chiamato Chomolungma in tibetano) che troneggia al centro. Raggiunte le acque dell’Arun, dove lungo la bella vallata si incontrano tipici villaggi di montagna tibetani, se ne risale il corso per un tratto e, seguendo una valle laterale, di colpo ad una svolta si ha la grandiosa visuale della parte nord del monte più alto della Terra! Le albe e i tramonti che si godono da questo prezioso luogo restano per sempre nel cuore. Sistemazione presso la semplice Monastery Guest House. 16°g.  24/8 Rongbuk: campo base dell’Everest   Giornata dedicata all’esplorazione; a Rongbuk il monastero Nyingmapa è stato in parte ricostruito mentre sul versante est della valle le rovine del convento femminile testimoniano la scelleratezza degli invasori. Il campo base del Chomolungma, posto a circa5000 metri d'altezza, si può raggiungere a piedi (circa8 km per la maggior parte pianeggianti) o utilizzando l’autobus della ‘Everest Conservation’, l’organizzazione che cura il parco. Al campo base si trovano delle tende dove si può mangiare e riposare; la visuale sulla parete nord dell'Everest è onnipresente. Sul lato orientale della valle poco oltre Rongbuk tra i colossali massi di un'antica frana si nascondono gli eremi di meditazione dove gli yogi tibetani si ritiravano, sfidando anche il freddissimo inverno; è un sito interessantissimo da esplorare. Qui un piccolo tempio è stato ricostruito nel punto in cui vi è una grotta che i devoti dicono essere stata utilizzata anche da Guru Rimpoce. Tornando dal campo base il percorso più bello si ha salendo per un tratto le morene che lo sovrastano a est e seguendo da lì il bordo della montagna, individuando il vecchio sentiero. 17°g.  25/8 Rongbuk – Tingri - Zangmu   Si segue per un breve tratto la strada dell’arrivo e la si lascia verso ovest seguendo le alte pasture degli yak valicando un passo che porta nel bacino del Cho Oyu e da qui verso Tingri, dove si incontra la strada che porta verso il confine nepalese. Oltre Tingri si valica il passo di Lalung, a 5200 mt, dove le vaste pendici dello Shisha Pangma dominano la vista a sud ovest e la visuale ad est è coronata da un mare di monti glaciali. Si scende rapidamente e si arriva al sito del monastero di Milarepa, recentemente restaurato, dove si trova un’importante grotta di meditazione del grande Santo. Si continua verso sud immergendosi in gole ripidissime e umide, ricche di cascate che si fan largo nella foresta; un totale cambiamento ambientale. Si sosta a Zangmu, punto di confine, presso l’omonimo hotel. 18°g.  26/8 Zangmu – Katmandu   Si attraversa il “Ponte dell’amicizia”, che segna l’ingresso in Nepal. Si viene accolti dal corrispondente nepalese di Amitaba e si arriva nel pomeriggio a Katmandu, dove si alloggia presso l’hotel Vajra. 19°g.  27/8 Katmandu e volo di rientro   Tempo libero fino alla partenza, ottima opportunità anche per fare degli acquisti, un’attività per cui la città è giustamente famosa. In funzione del volo di rientro utilizzato, Amitaba potrà fornire ogni servizio aggiuntivo che possa essere richiesto sia a Katmandu che a Delhi. 20°g.  Venerdì 28 agosto, arrivo a destinazione  
TIBET 2015: Kailash e regno di Gughe
Il sogno di una vita
Periodo: 7 ago - 27 ago
Kailash Kora Zangzang Zangzang   Il programma prevede di raggiungere Lhasa in volo da Chengdu, capitale dello stato cinese del Sichuan e, dopo una visita di Lhasa completa, molto utile anche per l’acclimatazione (si sosta qui 3 notti), si risale il corso dello Tsangpo fino a Shigatse. Proseguendo verso ovest, si visita Puntsholing e si sosta a Sakya e oltre Lhartse si segue la strada che porta al lago di Ngaring accedendo all’altopiano del Ciangtang, dove si valicano alcuni passi e si transita dalle vallate di Zangzang, toccando ancora lo Tsangpo nei pressi di Saga. Si segue quindi il bordo settentrionale dell’arco himalaiano, le cui vette glaciali spesso occhieggiano a sud, toccando luoghi molto belli, tra cui le dune di sabbia oltre Paryang ed il lago di Te Tso che sono particolarmente apprezzati dai viaggiatori, oltre ai monasteri di Dargyeling e Trongsa. Giunti nel Tibet Occidentale si percorrono le rive del lago Manosarowar, l’immenso specchio turchese impreziosito da piccoli monasteri benedetti dalla visione della cuspide del sacro Kailash a nord ovest, un luogo di bellezza impareggiabile che si estende ai piedi del grandioso Gurla Mandata, un monte glaciale che sfiora gli8000 metri. Per completare la visita dei laghi sacri oltre al Manosarowar, che trasmette la purezza dell’energia femminile, ci si reca al maestoso Raksal Tal, che secondo la tradizione ne nasconde invece l’aspetto iniziatico. Si prosegue quindi per il regno di Gughe, ad ovest del Kailash, una regione di vastità e bellezza inimmaginabili che stupisce per la cromaticità delle erosioni, contornata a sud dalle grandiose vette glaciali del Garwal indiano, tra cui svettano il Kamet e il Nanda Devi, templi della sacralità induista. A Gughe si esplorano i siti più importanti: Toling, che fu il monastero principale di questa vasta regione del Tibet, dove sono sopravvissuti stupendi affreschi; quindi Tsaparang, la grandiosa città rupestre che fu capitale del regno, dall’aspetto misterioso che trasporta in un mondo fuori dal tempo, dove si respira ancora la presenza di Yeshe O, Atisha e Rinchen Zangpo. Ci si sposta poi nella valle di Dunkhar e Piyang per esplorare queste antiche cittadine che sembrano fondersi con le falesie rocciose, ai cui piedi vivono piccole comunità rurali, scoprendo affreschi di impareggiabile bellezza nascosti tra le grotte. Da Gughe si torna al Kailash per iniziare la circumambulazione (il kora), avendo ormai acquisito un’ottima acclimatazione, molto utile per percorrere con minor fatica i 54 km del sentiero sacro; il percorso a piedi può essere facilitato dall’utilizzo di docili cavalli da monta, un’opzione che può essere presa in seri considerazione dai meno allenati che desiderano assaporare il piacere di valicare il leggendario passo di Dolma. Nell’ultima giornata del kora, completato il cammino, si pone un campo sul lago Manosarowar e da qui si ripercorre la strada fino a Saga, godendo ancora una volta degli splendidi panorami sulla catena himalaiana. Attraversato lo Tsangpo sul nuovo ponte di Saga ci si avvia alla parte finale dell’itinerario che si svolge nella regione nomadica di Pelkho Tso, un lago turchese di bellezza tale da rivaleggiare con il Manosarowar, nei cui pressi si erge grandioso lo Shisha Pangma. Oltre Shegar si valica un passo per Lhartse e si torna a Shigaste e da qui a Lhasa.   Dungkar, Mandala Paryang Dungkar Nota tecnica Un viaggio al Kailash richiede spirito d’avventura e una discreta condizione fisica, ma è affrontabile da chiunque sia animato da una sufficiente motivazione; i partecipanti devono avere un buon spirito di adattamento e disponibilità, anche perché le quote elevate possono rendere il carattere più spigoloso. Amitaba conduce spedizioni al Kailash fin dall’inizio della propria attività, e fa ovviamente tutto il possibile perché ogni cosa funzioni al meglio. Fino ad oggi, tutti i partecipanti hanno avuto la soddisfazione di valicare il mitico “Dolma La”, il temuto passo a nord del monte; per facilitare la salita, se richiesto con buon anticipo, è possibile noleggiare un cavallo tibetano. Si passano 9 notti (per 4 notti consecutive al massimo) in campi ben allestiti con tende per dormire da due o una persona, tenda comune per mangiare e tende per i servizi; accompagnano il gruppo un cuoco e assistenti per il montaggio. Solo durante il kora del Kailash non vengono utilizzati il tavolo e le sedie. Le sistemazioni in alloggio a Toling e Darchen non sono il massimo…, ma devono essere utilizzate obbligatoriamente. Si viaggia con al seguito un camion per il supporto logistico, che trasporta scorte di viveri, combustibile, attrezzature da campo e bagagli. Il clima previsto in questa stagione è solitamente bello, ma bisogna essere comunque sempre attrezzati per possibili piogge e nevicate. Le temperature minime previste si incontrano a Dirapuk a nord del Kailash, dove di notte si può scendere anche oltre i –5°c. Oltre all’usuale attrezzatura da montagna serve quindi un sacco a pelo caldo, omologato per essere comodi a –10°c.. L’alta quota del Tibet Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a3600 metridi altitudine. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze; si inizia pernottando a Lhasa tre notti con un aumento della quota a seguire graduale (3900 / 4200 / 4500). Si resta poi intorno a questa quota, scendendo un poco quando ci si reca a Gughe, e si effettua il kora del Kailash come ultima fase. Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.    Kailash Raksal Tal Kailash, Dirapuk   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Venerdì 7 agosto, partenza per Chengdu   2°g.  8/8 Chengdu - Lhasa   Arrivo a Chengdu alle 12.30, da dove ci si imbarca sul volo per Lhasa (orario da confermare). A Gonsar, l’aeroporto posto sulle rive dello Tsangpo, è in attesa dei partecipanti la guida tibetana. Trasferimento in pulmino privato a Lhasa, sistemazione presso l’hotel Gang Gyen nella città vecchia e riposo. In serata per iniziare ad assaporare la parte vecchia della città ci si reca con una tranquilla passeggiata al Barkor, la strada che pullula di pellegrini e circumambula la cattedrale di Lhasa, punto focale della vita tibetana e vivacissimo mercatino. Ci si muove con calma, piano, per iniziare ad acclimatarsi; la quota è di circa 3600 mt. 3°g.  9/8 Lhasa   Si iniziano le visite dalla magnifica cattedrale del Jokhang che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende, sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet. Ci reca quindi al Potala e nel pomeriggio si esplora la città vecchia che fortunatamente è ancora abitata in prevalenza da tibetani; passeggiando dal Barkor si vedono il convento di Ani Tshamkhung, il tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang ed ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, il Gyume e diversi altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 4°g.  10/8 Lhasa   Si visitano le università monastiche, iniziando da Drepung, che prima dell’invasione era il Gompa più grande del Tibet, e ci si reca al vicino tempio di Nechung, una volta sede dell’Oracolo di Stato tibetano, che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Nel pomeriggio si visita l’università di Sera, dove è abbastanza usuale poter assistere al dibattito dei monaci. 5°g.  11/8 Lhasa – Yungdrunling - Shigatse   Lasciata Lhasa si sosta per una visita del monastero di Nyetang Dolma Lhakhang, storicamente importante perché fu la dimora di Atisha, con reperti artistici belli ed importanti. Si prosegue lungo il fiume Kyuchu fino alla confluenza con lo Tsangpo, di cui si risale il corso fino al ponte che porta verso le valli di Oyuk; lo si attraversa giungendo con una strada sterrata al monastero Bön di Yungdrungling, uno dei principali centri di questa religione, in buona parte ricostruito, che contiene alcune interessanti statue e una serie di mandala dipinti tipici di questa scuola tibetana. Nell'ampia piana alluvionale sottostante si trova un tipico villaggio rurale tibetano. Tornati al fiume si prosegue per Shigatse, la seconda città del Tibet, dove ci si sistema presso l’hotel Manosarovar o simile. La quota qui è di circa 3900 mt. 6°g.  12/8 Shigatse – Puntshok Ling – Sakya   Prima di lasciare Shigatse si visita il grandioso monastero di Tashilhumpo, che fu fondato dal primo Dalai Lama nel 1447; è uno dei più grandi del Tibet, ricco di inestimabili tesori con molti templi e sale. Si lascia Shigatse seguendo la strada che porta verso Lhartse e il Nepal, lasciandola per seguire una valle che riporta verso nord al fiume Tsangpo, attraverso uno splendido ambiente rurale dove in un villaggio si trova un piccolo, antichissimo monastero dell’esoterica scuola dei Bodonpa. Arrivati al fiume lo si segue per un tratto con panorami stupendi arrivando al monastero di Puntshok Ling, colmo di stupendi affreschi e ricchissimo di storia, costruito a ridosso dei contrafforti rocciosi che delimitano insieme a giganteschi crinali di sabbia l’ingresso di una valle che si apre verso sud. Si prosegue il viaggio continuando la risalita del fiume; si transita dalla vecchia Lhartse, dove si trova un piccolo monastero, e arrivati alla strada principale la si attraversa andando un poco più a sud fino a Sakya, dove si alloggia presso il Sakya Manosarovar Hotel. La quota qui è di circa 4200 mt. 7°g.  13/8 Sakya – Zangzang   Si visita il colossale tempio – fortezza di Sakya, posto alle propaggini della catena himalaiana, che tra il 1268 e il 1365 fu anche sede del governo del Tibet; è un sito ottimamente conservato di dimensioni impressionanti, con molti monaci che sono da tempo tornati a viverci. Già nelle torri perimetrali sono alloggiati dei templi e all’interno delle poderose mura si trovano una serie di edifici importanti, tra cui la casa dell’Abate accanto a cui si trova un impressionante Gonkhang, e, se si sale sul tetto del tempio centrale, si trova la cappella del protettore principale, luogo di grande forza esoterica. Ma è dal cortile più interno che si accede a tre colossali Lhakhang, con una profusione di affreschi e reperti artistici eccezionali: a sinistra quello dedicato alle cerimonie rituali, a destra quello che conserva colossali Stupa dei maestri storici dei Sakya e incredibili affreschi di mandala e, di fronte, la sala principale dove nella mistica penombra vi sono statue di fattezza perfetta. Dietro a questo tempio si trova una delle biblioteche più preziose del Tibet, con migliaia di testi originali posti su scaffali alti una decina di metri o più. Si parte quindi ritornando a nord sulla strada che conduce verso il Nepal; la si segue per un tratto fino alla vicina Lhartse, da dove si segue un percorso più settentrionale che supera un passo e transita da un primo lago e quindi arriva al lago di Ngaring, e attraverso un ambiente di praterie d’alta quota si arriva fino a Zangzang, un villaggio dove si trova un interessante convento femminile di scuola Nyingmapa. Si pone il campo nelle vicinanze; la quota è di circa 4500 mt. 8°g.  14/8 Zangzang – Saga – Dargyeling Gompa (Jongba)   Si prosegue sempre verso ovest attraverso valli e passi erbosi in un bell’ambiente naturale fino a Saga, sul fiume Tsang Po. Si prosegue oltre un altro passo fino a Jongba, dove si pone il campo nei pressi di un bel monastero posto panoramicamente sopra le vaste valli erbose; la quota è di circa 4600 mt. 9°g.  15/8 Jongba – Manosarowar Est   Il bellissimo percorso di questa lunga tappa, che impegna per circa 8 ore di guida ed è resa possibile grazie a dei lavori di miglioramento che sono stati recentemente eseguiti sulla strada, attraversa una regione dove spesso si incontrano le tende dei nomadi. A Trongsa si trova un interessante monastero e, prima di Paryang, una zona di dune di sabbia sullo sfondo dell’alto Himalaia. Oltre il passo del Mayum ed il lago di Te Tso si raggiungono le acque turchesi del “lago della madre”, il sacro Manosarowar, che viene circumambulato a piedi da molti pellegrini tibetani; da qui si vede per la prima volta il Kailash, oltre le vaste acque del lago. Si pone il campo nei pressi delle acque del lago; la quota è di circa 4600 mt. Dal 2013 il governo d’occupazione cinese ha istituito qui il ‘Parco Nazionale’; quindi ci si deve adeguare alle nuove regole che non consentono di utilizzare i propri veicoli lungo il perimetro del lago e si dovrà necessariamente usufruire degli autobus forniti dalle autorità. 10°g.  16/8 Manosarowar: Seralung, Trugo, Raksal Tal, Chiu   Si seguono le rive del lago sacro in senso orario; i panorami sono fantastici, con i colori dell’acqua che continuano a variare nell’arco della giornata, si ha la mole del Gurla Mandata (7800 mt) a sud est e, se è limpido, la visuale del Kailash a nord ovest oltre le acque del lago. Si sosta per una visita al monastero di Seralung, che come tutti i siti della regione è piuttosto piccolo: furono infatti sempre molto poche le persone che risiedevano in queste remote regioni. Si prosegue per Trugo, un Gompa posto alle pendici del Gurla Mandata sul lato meridionale del lago, che dista circa 23 km; si contorna la sponda meridionale e, se si avrà l’autorizzazione dalle autorità del Parco, si viene raggiunti dai nostri mezzi per recarsi al lago Raksal Tal, un bacino d’acqua altrettanto vasto, temutissimo dai pellegrini perché secondo la tradizione esoterica cela l’energia magica del principio femminile: sulle sue sponde non si trovano segni di devozione (bandiere, muri mani, né monasteri); la vista del Gurla Mandata che si specchia nelle acque riesce però a mitigare almeno per un po’ ogni timore! Si raggiunge quindi il monastero di Chiu, vera perla del Manosarowar, posto su di colle che domina una spiaggia della costa nord ovest, dove si pone il campo. 11°g.  17/8 Chiu – Toling   Si procede verso ovest per la regione di Gughe, transitando di fronte al monte Kailash e, oltre una regione di praterie si scavalcano verso sud alcuni passi che si aprono sul vasto bacino erosivo del fiume Sutlej, con panoramiche uniche al mondo. Ci si immerge nei meravigliosi canyon colorati arrivando a Toling, dove ci si accomoda in un semplice hotel. Si visita l’enclave monastica: il Tempio Rosso e il Tempio Bianco sono stati costruiti sotto la guida del Grande Traduttore, Rinchen Zangpo; questi templi secondo il Prof. Tucci costituiscono l’esempio più elevato dello stile artistico del Tibet Occidentale. 12°g.  18/8 Toling - Dunkhar   Ci si reca alla vicina Tsaparang, il sito forse più affascinante di tutta Gughe: un sentiero si inerpica tra alcuni templi e miriadi di abitazioni rupestri (alcune sono affrescate) immergendosi in un tunnel scavato nella roccia che emerge nella cittadella che corona l’inaccessibile monte, dove l’imperatore aveva il suo semplice palazzo ed i suoi templi. Al fascino del luogo si unisce il senso della presenza dei grandi santi che vi hanno abitato. Da Tsaparang si prosegue per circa due ore attraverso stupendi canyon erosivi con punti panoramici verso i monti glaciali dell’India arrivando nella valle di Dungkhar, dove si pone il campo. Si visita il sito di Piyang, uno dei feudi dell’antica Gughe, con resti estremamente interessanti e, nascosti in alcune grotte dell’antica cittadella, antichissimi affreschi. 13°g.  19/8 Dunkhar - Darchen   Si visitano i templi rupestri di Dungkhar; i capolavori d’arte preservati in questa falesia furono riscoperti nel 1992 e presentano alcuni degli affreschi più raffinati dell’antica arte tibetana; lo sfondo azzurro dei dipinti rende le figure ancora più eteree, incredibilmente sospese fuori dal tempo. Si potrà anche visitare la cittadella, individuando il sentiero che, alle spalle delle poche case del minuscolo paese di Dunkar, si inerpica sul monte e, attraverso una stretta apertura, conduce sulla sommità: i resti sono molto interessanti, e i panorami incredibili. Dopo queste indimenticabili esplorazioni si parte per tornare ad est verso il Kailash. Si riemerge dalle valli erosive di Gughe attraverso i grandiosi passi utilizzati per giungere fin qui godendo di panorami impossibili da immaginare, e proseguendo verso est si arriva ai piedi del monte Kailash a Darchen, punto di partenza del pellegrinaggio attorno alla  montagna sacra. E’ un percorso di 54 chilometri; lungo il sentiero sacro si incontrano una miriade di luoghi legati a storia, mito e leggenda, ed anche alcuni piccoli monasteri: l’insieme lo rende decisamente unico al mondo. Darchen è un villaggio pieno di sporcizia che ad alcuni toglie la poesia del luogo; purtroppo la sosta qui è obbligatoria e si riposa per necessità in una squallida locanda. 14°g.  20/8 Kora del Kailash: Darchen – Dirapuk   Il percorso a piedi porta dopo le prime due ore circa sulla piana di Tarboche, all’ingresso della valle occidentale del Kailash, il luogo dove si svolge Saga Dawa. Si transita ai piedi del monastero di Choku che si erge sul versante occidentale, e viene visitato solo dai più tenaci, e si sale gradualmente al cospetto dei colossali muraglioni occidentali del Kailash; a tratti dal sentiero appare altissima la cuspide sommitale. Si aggira il monte finché appare l’immortale parete nord, ai cui piedi si trova l’eremo di Dirapuk, dove si pone il primo campo (5000 mt circa) in vista della maestosa parete. 15°g.  21/8 Kora del Kailash: Dirapuk – Dolma La – valle di Zutrulpuk   Salendo verso il passo di Dolma si transita da alcuni laghetti e da un punto dove i pellegrini usano lasciare qualcosa di personale: solitamente dei vestiti, e a volte anche delle … dentiere, per significare l’abbandono del peso del proprio karma e delle negatività del passato. Il mitico passo è alto circa 5600 metri; quindi la salita viene sempre svolta procedendo con grande tranquillità, senza fretta: sarà faticoso, ma fino ad oggi tutti coloro che sono giunti qui con Amitaba ce l’hanno fatta!! Dal Dolma, dove un’infinità di bandiere di preghiera sventolano al vento e non si vede più la vetta del Kailash, un luogo che commuove molti pellegrini, si scende ripidi passando subito dal laghetto di Tara, dove può capitare di vedere pellegrini induisti che eseguono un’abluzione nell’acqua gelida, a circa 5500 metri di altezza. Arrivati alle pasture della valle sottostante, dove si trovano usualmente degli yak al pascolo, si continua con un lungo tratto di cammino pianeggiante allietato da una visuale dello spigolo nord est del Kailash e finalmente si pone il campo. 16°g.  22/8 Kora del Kailash: Zutrulpuk – Darchen; Manosarowar est   Nell’ultima giornata, ormai  in vista dei laghi sacri di Manosarowar e Raksal Tal, si passa dal monastero di Zutrulpuk, costruito sul luogo dove il santo Milarepa meditava in una grotta, e si esce dalla valle di Akshobya raggiungendo Darchen, completando il cammino. Si ‘fugge’ subito da questo posto mal gestito dai cinesi per porre il campo sulle rive del grande lago turchese Manosarovar, per un ultimo saluto al “Lago della Madre”. 17°g.  23/8 Manosarowar Est – Dargyeling Gompa (Jongba)   Oggi si ripercorre la tappa più lunga del viaggio, i cui meravigliosi panorami compensano egregiamente i tempi di guida: si rivedono il lago di Te Tso, il Mayun La, il versante settentrionale dell’arco Himalaiano, le dune di Paryang, Trongsa Gompa, ecc. Si pone il campo presso il monastero di Dargyeling, come all’andata. 18°g.  24/8 Dargyeling – Pelkho Tso - Shegar   Superata Saga si attraversa lo Tsangpo con il nuovo ponte, si costeggiano laghi minori e si valicano alcuni passi raggiungendo la stupenda area nomadica del lago di Pelko, una zona di bellezza incomparabile: su questo grande lago blu turchese, in un ambiente abitato solo dai nomadi, si affacciano maestose vette himalaiane tra cui lo Shisha Pangma, che supera gli8000 metri di quota. Oltre Pelkho ci si congiunge con la strada che giunge dal Nepal, e si continua a seguire l’arco himalaiano; nei giorni limpidi si possono vedere il Cho Oyu e l’Everest; superata Tingri si arriva a Shegar, dove si alloggia in albergo. 19°g.  25/8 Shegar – Shigatse   Si visita la ‘Montagna di cristallo’: le ardite mura del castello di Shegar giungono altissime fino in vetta alla montagna che sovrasta il bel villaggio, che conserva lo stile tradizionale. Se si sale sul punto più alto si vede la vetta dell’Everest; ma già sotto, dove si trova l’interessante Gompa, si effettua una visita di prim’ordine! Si lascia Shegar valicando un alto passo che porta a Lhartse, e si prosegue verso est attraverso un altro valico fino a Shigatse, dove ci si sistema presso l’hotel Manosarovar. 20°g.  26/8 Shigatse – Lhasa   Da Shigatse si ripercorre la strada con cui si è giunti da Lhasa, dove si alloggia nel medesimo hotel. Pomeriggio libero. 21°g.  Giovedì 27 agosto, volo di rientro   Ci si imbarca di prima mattina sul volo per Chengdu, dove è in attesa il corrispondente locale per aiutare con il trasferimento ai voli internazionali.
TIBET 2015: I grandi festival del Tibet classico
Dhamark a Gyantse e il grande Cham di Ganden
Periodo: 17 lug - 1 ago
Ganden Ganden Ganden   Si inizia con la visita di Lhasa e delle università monastiche di Drepung e Sera, si esplorano le altre tre principali città: Gyantse, Shigaste e Tsetang e si arriva fino a Sakya. Oltre ai siti storici più noti si raggiungono luoghi importanti nella tradizione che sono raramente visitati, inclusi eremi in cui risedettero i grandi mistici che ora sono nuovamente utilizzati. Si alloggia in hotel di buona qualità; solo a Sakya e a Samye gli alloggi sono piuttosto modesti, ma entrambi situati in luoghi incomparabili. Tutti i trasporti vengono effettuati con veicoli privati. L'alta quota del Tibet Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3600 metri di altitudine. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze; si inizia da Lhasa e le soste a quote più elevate si hanno dopo alcuni giorni, con il punto più alto a Sakya a circa 4200 mt. Si valicano anche dei passi, ma la quota di questi non deve preoccupare perché poi si scende a elevazioni inferiori. Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Clima e attrezzatura Nei centri principali del Tibet Classico è raro che la temperatura scenda sotto i 10°c e le massime sono sopra i 20°c; il punto più freddo del tour è Sakya, con minime possibili di 5°c. Si tenga presente che alle alte quote del Tibet le escursioni termiche possono essere notevoli e il sole può bruciare la pelle nonostante l’aria fresca. Possono esserci piogge, che solitamente se si verificano sono di breve durata; ma negli ultimi anni anche in Tibet il clima è meno prevedibile. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; si consiglia di portare dei capi in pile e una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini caldi adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.   Villaggio Bodonpa Puntshok Ling Gyantse   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Venerdì 17 luglio, partenza per Chengdu   2°g.  18/7 Chengdu - Lhasa Da Chengdu alle 12.30 ci si imbarca sul volo per Lhasa (orario da confermare). A Gonsar, l’aeroporto posto sulle rive dello Tsangpo, è in attesa dei partecipanti la guida tibetana. Trasferimento in pulmino privato a Lhasa, sistemazione presso l’hotel Gang Gyen nella città vecchia e riposo. In serata per iniziare ad assaporare la parte vecchia della città ci si reca con una tranquilla passeggiata al Barkor, la strada che pullula di pellegrini e circumambula la cattedrale di Lhasa, punto focale della vita tibetana e vivacissimo mercatino. 3°g.  19/7 Lhasa (Jokhang, Norbulingka, Sera)   Si iniziano le visite dalla magnifica cattedrale del Jokhang che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende che è sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet. Prossima tappa, il palazzo estivo dei Dalai Lama, il Norbulingka. Nel pomeriggio si visita l’università di Sera, dove spesso si può assistere al dibattito dei monaci, e si rientra nella città vecchia a curiosare nel Barkor. 4°g.  20/7 Lhasa (Potala, Drepung, città vecchia)  Ci si reca al Potala e, completata la visita, all’università monastica di Drepung, che prima dell’invasione era la più grande del Tibet, e al vicino tempio di Nechung, antica sede dell’oracolo di stato tibetano che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Si dedica il pomeriggio alle visite della città vecchia, che fortunatamente è ancora abitata in prevalenza da tibetani. Si passeggia dal Barkor fino al convento di Ani Tshamkhung, al Gyume, al tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang e ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 5°g.  21/7 Lhasa – Yamdrok Tso – Gyantse   Si lascia la grande valle dello Tsangpo salendo verso sud al passo di Gampa (4794 mt) che offre una visuale indimenticabile sul vasto specchio turchese dello Yamdrok Tso, una delle perle naturali del Tibet, incastonato tra magnifiche vette di cui alcune  superano i 7000 metri. Raggiunte le sponde del lago se ne segue il perimetro per un bel tratto e con una  deviazione ci si reca al monastero di Samding, uno dei rari siti dell’esoterica scuola dei Bodonpa che risale al XII secolo, la cui badessa è riconosciuta come una Kandroma (dakini) ed è considerata una delle maestre spiritualmente più elevate del Tibet. La posizione è fantastica, con grandiosi panorami sui monti e sul lago, e nel Gompa si trovano molti affreschi recentemente restaurati. Proseguendo, si valica lo spettacolare passo di Khari (5045 mt) dove la strada passa tra le pasture degli yak sfiorando i poderosi ghiacciai del Nyengchen Kang Ksa, la cui vetta si staglia oltre i 7000 metri, e, dopo aver costeggiato un lago di origine artificiale, si arriva a Gyantse, dove si alloggia all’hotel Yeti. 6°g.  22/7 Gyantse, festival di Dhamark   Gyantse è la città del Tibet Classico meglio preservata. L’enclave monastica prima delle distruzioni perpetrate conteneva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole; fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.), e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità” è una struttura costituita da più piani progettati secondo una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue e affreschi: chi è in grado di decifrarne la complessa simbologia può leggervi l’intero percorso iniziatico del misticismo tibetano. La visita al castello di Gyantse regala un’ottima panoramica sul complesso, sulla cittadina e le valli circostanti. Oggi è in pieno svolgimento il grande festival annuale, e si dedica la maggior parte del tempo a seguire le diverse attività; uno dei momenti più particolari è la gara degli yak, che sembrano quasi più impegnati a disarcionare chi si azzarda a cavalcarli che a competere tra loro! Si effettueranno anche alcune visite, che si completeranno nel corso della mattina del giorno successivo. 7°g.  23/7 Gyantse – Shalu – Shigatse   Si utilizza la mattina per completare le visite a Gyantse; si parte quindi per la vicina Shigatse. Prima di giungere in città con una breve deviazione ci si reca a Shalu, sito del tempio di Serkhang Tramo, che conserva un’antica atmosfera dove si indovinano interessanti affreschi nella penombra; fu qui che Buton Rimpoce nel XIV secolo editò i 227 volumi del Canone Buddista Tibetano; nei pressi si trova l’antichissimo tempio di Gyengong Lhakang, fondato nel 997. Giunti a Shigatse, dopo una passeggiata nella parte vecchia della città ci si sistema al Manosarowar hotel. 8°g.  24/7 Shigaste – Sakya   A Shigatse, seconda città del Tibet, ci si reca a visitare il grandioso monastero di Tashilhumpo fondato dal primo Dalai Lama nel 1447, uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. Si parte quindi in direzione ovest seguendo la strada che porta verso il Nepal. Nei pressi della città si visita Nartang, un complesso di cui restano ancora buona parte delle mura perimetrali, dove è custodita un’antica collezione delle matrici in legno del Kangyur, il Canone Buddista Tibetano, che si dice risalire all’epoca di Buton Rimpoce che ne fu l’editore nel XIV secolo; ci si reca poi con una deviazione al monastero di scuola Sakya di Ngor. Valicato un alto passo reso facile dalla comoda strada asfaltata, prima di Lhartse si devia a sud arrivando a Sakya, dove si alloggia presso il Sakya Manosarovar Hotel. 9°g. 25/7 Sakya   Il colossale tempio – fortezza di Sakya, posto alle propaggini della grande catena himalaiana, tra il 1268 e il 1365 fu anche sede del governo del Tibet; è un sito ottimamente conservato di dimensioni impressionanti, con molti monaci che sono da tempo tornati a viverci, ed è ricchissimo da visitare. Già nelle torri perimetrali sono alloggiati dei templi e all’interno delle poderose mura si trovano una serie di edifici importanti, tra cui la casa dell’Abate accanto a cui si trova un impressionante Gonkhang, e, se si sale sul tetto del tempio centrale, si trova la cappella del protettore principale, luogo di grande forza esoterica. Ma è dal cortile più interno che si accede a tre colossali Lhakhang, con una profusione di affreschi e reperti artistici eccezionali: a sinistra quello dedicato alle cerimonie rituali, a destra quello che conserva colossali Stupa dei maestri storici dei Sakya e incredibili affreschi di mandala e, di fronte, la sala principale dove nella mistica penombra vi sono statue di fattezza perfetta. Dietro a questo tempio si trova una delle biblioteche più preziose del Tibet, con migliaia di testi originali posti su scaffali alti una diecina di metri o più. Sul monte di fronte al complesso oltre il precipitoso torrente vi sono le rovine dello Dzong più antico e i resti di vecchi templi con un certo numero di chorten, alcuni templi attivi, tra cui quello edificato di fronte alla grotta del grande Siddha Kunga Nienpo, mitico fondatore della scuola sakyapa, e il convento femminile. 10°g. 26/7 Sakya – Shigaste   Si torna verso nord e, superato l’incrocio con la strada principale, si prosegue per il vecchio villaggio di Lhartse, dove si trova anche un interessante monastero. Arrivati allo Tsango Po se ne segue il flusso fino al monastero di Puntshok Ling. Il Gompa sorge vicino al fiume immerso in una natura splendida a ridosso dei contrafforti rocciosi che delimitano l’ingresso di una valle che si apre verso sud, è incorniciato da incredibili dune di sabbia e sovrastato da vaste fortificazioni che ne testimoniano il grandioso passato. Questo sito fu la sede principale della scuola Jonang fino ai tempi del maestro Taranatha (XVII secolo); sorprende per la bellezza architettonica dell’insieme e la qualità dei ben conservati affreschi. Si prosegue attraverso uno splendido ambiente rurale e in un semplice villaggio si sosta per visitare un antico tempio della scuola Bodompa; ci si ricongiunge quindi con la strada principale che proviene dal Nepal arrivando a Shigaste, dove si alloggia nel medesimo hotel. 11°g. 27/7 Shigatse – Tsetang   Si risale il corso dello Tsangpo verso est fino al ponte che porta verso le valli di Oyuk; lo si attraversa giungendo con una strada sterrata al monastero bön di Yungdrungling, uno dei principali centri di questa religione, in buona parte ricostruito, che contiene alcune interessanti statue e una serie di mandala dipinti tipici di questa scuola tibetana. Nell'ampia piana alluvionale sottostante si trova un tipico villaggio rurale tibetano. Si riprende la strada principale percorrendo le gole dello Tsangpo e, oltre la confluenza col fiume Kyuchu, si sosta al monastero sakyapa di Gonsar Chode, dove molti degli affreschi originali sono sopravvissuti alle vicissitudini dell’invasione cinese. Si continua quindi fino a Tsetang, dove si alloggia presso l’hotel Tsetang. 12°g. 28/7 Tsetang   Si dedica la giornata alle visite di Tsetang e Yarlung iniziando dal tempio di Tradruk, la cui fondazione è attribuita a Songtsen Gampo nell’VIII secolo. La struttura architettonica è simile al Jokhang di Lhasa e l’interno regala una splendida atmosfera con molte cappelle affrescate e statue di fine fattura; vi sono custodite anche alcune importanti reliquie. Si prosegue lungo la valle dello Yarlung, ricchissima di testimonianze che risalgono all’origine della storia del Tibet, con la visita del Yumbulagang, tra i luoghi più pittoreschi, che fu il primo palazzo degli antichi re ed è stato restaurato nel 1982. Ci continua con il sito delle tombe dei re di Yarlung, dove primeggia il grande tumulo di Songtsen Gampo, su cui è stato costruito un piccolo tempio da dove si ha una stupenda visuale di Riwo Dechen, un monastero dove però i cinesi non permettono di andare. I tumuli dei re di Yarlung non sono mai stati oggetto di scavi archeologici e pare che non siano stati profanati: la tradizione tramanda che sotto il tempio dedicato a Songtsen Gampo vi siano interrati cinque templi a struttura mandalica, con la salma del grande re posta nel tempio centrale e circondata da innumerevoli tesori. Ci si reca quindi a due delle grotte di meditazione più venerate di questa parte del Tibet. La prima, Bairo Phuk, è il minuscolo eremo utilizzato nell’VIII secolo da Vairochana, uno dei discepoli principali di Guru Padmasambhava, o Guru Rimpoce per i tibetani. A Rechung Phuk si ritirò il prediletto discepolo di Milarepa, il grande Rechung; il monastero è stato distrutto dai barbari invasori, ma i tibetani hanno ripristinato il tempio all’ingresso della grotta che conserva oggetti appartenuti al grande mistico. 13°g. 29/7 Tsetang – Samye   Si segue lo Tsangpo per un breve tratto e lo si attraversa con un ponte che porta sulla sponda nord; la si risale incontrando inaspettatamente grandi dune di sabbia, e si giunge a Samye. È il più antico monastero buddista del Tibet, fondato nell’VIII secolo da Guru Rimpoce, nei pressi di una zona di belle dune di sabbia non lontano dallo Tsangpo. Il tempio principale, costruito su 4 livelli, rivela affreschi di bellezza indimenticabile e all’interno del grande recinto sacro, delimitato da un lungo muro circolare sormontato da piccoli chorten, si trovano diversi templi e grandi Stupa. La forma mandalica dell’insieme si ammira nella luce migliore al tramonto dalla vicina collina del Hepori, dove si trova un tempietto in cui spesso la sera un monaco recita le preghiere di buon auspicio alla divinità protettrice che qui risiede: la tradizione lo individua in un potente demone soggiogato da Guru Rimpoce. Si alloggia presso la ‘Monastery Guest House’, un semplice hotel situato nei pressi del monastero. 14°g. 30/7 Samye – Lhasa   Ci si reca al vicino eremo di Chimpu, dove alla base del monte un monastero ospita giovani monache; passeggiando lungo il sentiero che si inerpica sul monte alle spalle del Gompa, tra formazioni di grandi massi e il bosco s’incontrano le casupole di solitari monaci e monache, piccoli templi e grotte di meditazione utilizzate dai maestri spirituali: qui si ritirarono anche Guru Rimpoce e Atisha e chi vi giunge con rispetto potrà essere invitato in alcuni di questi potenti luoghi d’energia spirituale dai sereni meditatori che hanno posto qui la propria dimora. Dopo l’esplorazione del sito si parte per Lhasa, dove si alloggia nel medesimo hotel. 15°g. 31/7 Lhasa: Ganden festival   Ganden Namgyeling, l’università monastica fondata da Tsongkhapa, capostipite della scuola Ghelupa, è costruita in posizione panoramica a 4500 mt su un monte che sovrasta la valle del fiume Kyuchu circa 30 km a est di Lhasa. Lo sforzo tenace e la devozione dei tibetani ha reso possibile la ricostruzione di tutti i templi principali; il grande stupa di Tsongkhapa contiene alcune reliquie del suo corpo che furono ritrovate passando con le mani le macerie lasciate dalla distruzione perpetrata dai cinesi, esaminando ogni pietra e setacciando anche la terra. Oggi è una giornata molto speciale perché viene esposta la grande tanka che rappresenta Buddha Sakyamuni, momento culminante di un complesso insieme di rituali officiati dai monaci a cui assistono stuoli di pellegrini, richiamati sia dall’evento che dal valore molto speciale che Ganden ha nella tradizione del Tibet. Nell’arco della giornata si eseguirà anche la breve circumambulazione del monte dove sorgono i molti templi e collegi, unendosi ai pellegrini devoti e festosi, godendo sia dell’atmosfera intensa che degli splendidi panorami che il kora offre sulla vallata del Kyuchu; sul percorso vi sono alcune grotte di meditazione e alla fine del sentiero il piccolo Gompa di Tsongkhapa. Nel pomeriggio si rientra a Lhasa. 16°g. Sabato 1 agosto, volo di rientro  
TIBET 2014: Siti classici e festival di Ganden; estensione Everest
Viaggio in collaborazione con l’Istituto Lama Tzong Khapa (Pomaia)
Periodo: 6 ago - 20 ago
Lhasa, Potala Rongbuk, Everest Lhasa, Norbulinkga   L’itinerario fornisce così una visione d’insieme completa del Tibet Classico e offre anche l’opportunità di giungere ai piedi della mitica parete nord del monte più alto della Terra. Si alloggia in hotel di buona qualità nei centri principali; solo a Sakya e soprattutto a Samye e a Rongbuk, per chi segue l’estensione, gli alloggi sono piuttosto modesti, ma entrambi situati in luoghi incomparabili. Tutti i trasporti vengono effettuati con veicoli privati. Per informazioni generali, vedi Tibet Classico.   Ganden Ganden festival Everest   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Mercoledì 6 agosto, partenza in volo per Chengdu    2°g.  7/8 Chengdu - Lhasa Arrivo a Chengdu, da dove ci si imbarca sul volo per Lhasa (orario da confermare). A Gonsar, l’aeroporto posto sulle rive dello Tsangpo, è in attesa dei partecipanti la guida tibetana. Trasferimento in pulmino privato a Lhasa, sistemazione presso l’hotel Gang Gyen, nella città vecchia e riposo. 3°g.  8/8 Lhasa   Giornata dedicata alla visita di Lhasa. Al mattino ci si reca al Potala e al palazzo estivo, il Norbulingka. Si dedica il pomeriggio alle visite della città vecchia che fortunatamente è ancora abitata in prevalenza da tibetani, iniziando dalla magnifica cattedrale del Jokhang che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende che è sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet. Si passeggia dal Barkor, il circuito sacro che la circonda, fino al convento di Ani Tshamkhung e al tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang e ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 4°g. 9/8 Lhasa   Si visitano le università monastiche poste negli immediati dintorni di Lhasa, iniziando da Drepung che prima dell’invasione era la più grande del Tibet, dove ci si reca anche al tempio di Nechung, una volta sede dell’Oracolo di stato tibetano che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Nel pomeriggio si visita l’università di Sera, dove spesso si può assistere al dibattito dei monaci, e si rientra nella città vecchia a curiosare nel Barkor. 5°g.  10/8 Lhasa – Ganden (festival)   Ganden Namgyeling, l’università monastica fondata da Tsongkhapa, capostipite della scuola Ghelupa, è costruita in posizione panoramica a 4500 mt su un monte che sovrasta la valle del fiume Kyuchu a est di Lhasa. Lo sforzo tenace e la devozione dei tibetani ha reso possibile la ricostruzione di tutti i templi principali; il grande stupa contiene alcune reliquie del corpo di Tsongkhapa che furono ritrovate passando con le mani le macerie lasciate dalla distruzione perpetrata dai cinesi, esaminando ogni pietra e setacciando anche la terra. Oggi è una giornata molto speciale perché viene esposta la grande tanka che rappresenta Buddha Sakyamuni, momento culminante di un complesso insieme di rituali officiati dai monaci a cui assistono stuoli di pellegrini, richiamati sia dall’evento che dal valore molto speciale che Ganden ha nella tradizione del Tibet. Nell’arco della giornata si eseguirà anche la breve circumambulazione del monte dove sorgono i molti templi e collegi, unendosi ai pellegrini devoti e festosi, godendo sia dell’atmosfera intensa che degli splendidi panorami che il kora offre sulla vallata del Kyuchu; sul percorso vi sono alcune grotte di meditazione e alla fine del sentiero il piccolo Gompa di Tsongkhapa. Nel pomeriggio si rientra a Lhasa. 6°g.  11/8 Lhasa – Samye   Arrivati allo Tsangpo se ne segue il corso fino al ponte nei pressi di Tsetang che porta sulla sponda nord; la si risale per un tratto incontrando inaspettatamente grandi dune di sabbia, e si giunge a Samye. E’ il più antico monastero buddista del Tibet, fondato nell’VIII secolo da Guru Rimpoce, nei pressi di una zona di belle dune di sabbia non lontano dallo Tsangpo. Il tempio principale, costruito su 4 livelli, rivela affreschi di bellezza indimenticabile e all’interno del grande recinto sacro, delimitato da un lungo muro circolare sormontato da piccoli chorten, si trovano diversi templi e grandi Stupa. La forma mandalica dell’insieme si ammira nella luce migliore al tramonto dalla vicina collina del Hepori, dove si trova un tempietto in cui spesso la sera un monaco recita le preghiere di buon auspicio alla divinità protettrice che qui risiede e la tradizione dice essere un potente demone soggiogato da Guru Rimpoce. Si alloggia presso la ‘Monastery Guest House’, un semplice hotel situato nei pressi del monastero. 7°g.  12/8 Samye – Tsetang   Ci si reca al vicino eremo di Chimpu, dove alla base del monte un piccolo monastero ospita giovani monache; passeggiando lungo il sentiero che si inerpica sul monte alle spalle del Gompa, tra formazioni di grandi massi e il bosco s’incontrano le casupole di solitari monaci e monache, piccoli templi e grotte di meditazione utilizzate dai maestri spirituali: qui si ritirarono anche Guru Rimpoce e Atisha e chi vi giunge con rispetto potrà essere invitato in alcuni di questi potenti luoghi d’energia spirituale dai sereni meditatori che hanno posto qui la propria dimora. Tornati a Tsetang si effettua una passeggiata nella parte vecchia, visitando tempo permettendo anche il convento femminile e il tempio tibetano. Sistemazione presso l’hotel Tsetang. 8°g.  13/8 Tsetang   Si dedica la giornata alle visite di Tsetang e Yarlung iniziando dal tempio di Tradruk, la cui fondazione è attribuita a Songtsen Gampo nell’VIII secolo. La struttura architettonica è simile al Jokhang di Lhasa e l’interno regala una splendida atmosfera con molte cappelle affrescate e statue di fine fattura; vi sono custodite anche alcune importanti reliquie. Si prosegue lungo la valle dello Yarlung, ricchissima di testimonianze che risalgono all’origine della storia del Tibet, con la visita del Yumbulagang, tra i luoghi più pittoreschi, che fu il primo palazzo degli antichi re ed è stato restaurato nel 1982. Ci continua con il sito delle tombe dei re di Yarlung, dove primeggia il grande tumulo di Songtsen Gampo, su cui è stato costruito un piccolo tempio da dove si ha una stupenda visuale di Riwo Dechen, un monastero dove però i cinesi non permettono di andare. I tumuli dei re di Yarlung non sono mai stati oggetto di scavi archeologici e pare che non siano stati profanati: la tradizione tramanda che sotto il tempio dedicato a Songtsen Gampo vi siano interrati cinque templi a struttura mandalica, con la salma del grande re posta nel tempio centrale e circondata da innumerevoli tesori. Ci si reca quindi a due delle grotte di meditazione più venerate di questa parte del Tibet. La prima, Bairo Phuk, è il minuscolo eremo utilizzato nell’VIII secolo da Vairochana, uno dei discepoli principali di Guru Padmasambhava, o Guru Rimpoce per i tibetani. A Rechung Phuk si ritirò il prediletto discepolo di Milarepa, il grande Rechung; il monastero è stato distrutto dai barbari invasori, ma i tibetani hanno ripristinato il tempio all’ingresso della grotta che conserva oggetti appartenuti al grande mistico. 9°g.  14/8 Tsetang – Gyantse   Lasciata Tsetang risalendo per un tratto una vallata verso sud si visita Orgyen Mindroling, il monastero di scuola Nyingmapa più importante del Tibet Classico; fondato nel 1670, più volte distrutto e ricostruito ma in buona parte restaurato, conserva interessanti opere d'arte. Proseguendo lungo lo Tsangpo si sosta poi al monastero sakyapa di Gonsar Chode, dove molti degli affreschi originali sono sopravvissuti alle vicissitudini dell’invasione cinese. Si lascia la grande valle dello Tsangpo salendo verso sud al passo di Gampa (4794 mt) che offre una visuale indimenticabile sul vasto specchio turchese dello Yamdrok Tso, una delle perle naturali del Tibet, incastonato tra magnifiche vette di cui alcune  superano i 7000 metri. Raggiunte le sponde del lago se ne segue il perimetro per un bel tratto e con una  deviazione ci si reca al monastero di Samding, uno dei rari siti dell’esoterica scuola dei Bodonpa che risale al XII secolo, la cui badessa è riconosciuta come una Kandroma (dakini) ed è considerata una delle maestre spiritualmente più elevate del Tibet. La posizione è fantastica, con grandiosi panorami sui monti e sul lago, e nel Gompa si trovano molti affreschi recentemente restaurati. Proseguendo, si valica lo spettacolare passo di Khari (5045 mt) dove la strada passa tra le pasture degli yak sfiorando i poderosi ghiacciai del Nyengchen Kang Ksa, la cui vetta si staglia oltre i 7000 metri, e, dopo aver costeggiato un lago di origine artificiale, si arriva a Gyantse, dove si alloggia all’hotel Yeti. 10°g. 15/8 Gyantse   Gyantse è la città del Tibet Classico meglio preservata. L’enclave monastica prima delle distruzioni perpetrate conteneva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole; fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.) e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità” è una struttura costituita da più piani progettati secondo una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue e affreschi: chi è in grado di decifrarne la complessa simbologia può leggervi l’intero percorso iniziatico del misticismo tibetano. La visita al castello di Gyantse regala un’ottima panoramica sul complesso, sulla cittadina e le valli circostanti. 11°g. 16/8 Gyantse – Shigatse   Prima di arrivare a Shigatse una breve deviazione porta a Shalu, sito del tempio di Serkhang Tramo, che conserva un’antica atmosfera dove si indovinano interessanti affreschi nella penombra; fu qui che Buton Rimpoce nel XIV secolo editò i 227 volumi del Canone Buddista Tibetano; nei pressi si trova l’antichissimo tempio di Gyengong Lhakang, fondato nel 997. Giunti a Shigatse, seconda città del Tibet, ci si reca a visitare il grandioso monastero di Tashilhumpo fondato dal primo Dalai Lama nel 1447, uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. Dopo una passeggiata nella parte vecchia della città ci si sistema al Manosarowar hotel. 12°g. 17/8 Shigatse – Sakya   Nei pressi di Shigatse si sosta a Nartang, un complesso di cui restano ancora buona parte delle mura perimetrali, dove è custodita un’antica collezione delle matrici in legno del Kangyur, il Canone Buddista Tibetano, che si dice risalire all’epoca di Buton Rimpoce. Si continua lungo  la strada che porta verso Lhartse e il Nepal lasciandola per seguire una valle che riporta verso nord al fiume Tsangpo, attraverso uno splendido ambiente rurale, e se ne risale il corso fino al monastero di Puntshok Ling. Il Gompa sorge vicino al fiume immerso in una natura splendida a ridosso dei contrafforti rocciosi che delimitano l’ingresso di una valle che si apre verso sud, è incorniciato da incredibili dune di sabbia e sovrastato da vaste fortificazioni che ne testimoniano il grandioso passato. Questo sito fu la sede principale della scuola Jonang fino ai tempi del maestro Taranatha (XVII secolo); sorprende per la bellezza architettonica dell’insieme e la qualità dei ben conservati affreschi. Si prosegue lungo lo Tsangpo fino al vecchio villaggio di Lhartse, dove si trova anche un interessante monastero e si continua quindi per Sakya dove si alloggia presso il Sakya Manosarovar Hotel. 13°g. 18/8 Sakya   Il colossale tempio – fortezza di Sakya, posto alle propaggini della grande catena himalaiana, tra il 1268 e il 1365 fu anche sede del governo del Tibet; è un sito ottimamente conservato di dimensioni impressionanti, con molti monaci che sono da tempo tornati a viverci, ed è ricchissimo da visitare. Già nelle torri perimetrali sono alloggiati dei templi e all’interno delle poderose mura si trovano una serie di edifici importanti, tra cui la casa dell’Abate accanto a cui si trova un impressionante Gonkhang, e, se si sale sul tetto del tempio centrale, si trova la cappella del protettore principale, luogo di grande forza esoterica. Ma è dal cortile più interno che si accede a tre colossali Lhakhang, con una profusione di affreschi e reperti artistici eccezionali: a sinistra quello dedicato alle cerimonie rituali, a destra uno che conserva colossali Stupa dei maestri storici dei Sakya e incredibili affreschi di mandala e, di fronte, la sala principale dove nella mistica penombra vi sono statue di fattezza perfetta. Dietro a questo tempio si trova una delle biblioteche più preziose del Tibet, con migliaia di testi originali posti su scaffali alti una diecina di metri o più. Sul monte di fronte al complesso oltre il precipitoso torrente vi sono le rovine dello Dzong più antico e i resti di vecchi templi con un certo numero di chorten, alcuni templi attivi, tra cui quello edificato di fronte alla grotta del grande Siddha Kunga Nienpo, mitico fondatore della scuola sakyapa, e il convento femminile. Per chi rientra 14°g. 19/8 Sakya – Lhasa Si saluta il capogruppo italiano e si torna verso Shigatse accompagnati da una guida locale di Amitaba, seguendo la comoda strada che giunge dal Nepal, valicando un alto passo attraverso un ambiente naturale molto bello. Oltre Shigatse si risale il corso dello Tsangpo verso est fino alla confluenza col fiume Kyuchu, di cui si risale il corso fino a Lhasa; prima di giungere in città si visita il monastero di Nyetang Dolma Lhakhang, storicamente importante perché fu la dimora di Atisha, con reperti artistici belli e importanti. A Lhasa si alloggia presso l’hotel Gang Gyen. 15°g. Mercoledì 20 agosto   Il volo per Chengdu parte alle 10.00 con arrivo alle 11.45 (orario da confermare). Il volo della KLM parte da Chengdu per Amsterdam alle 14.15 con arrivo alle 18.55. Si riparte per Milano Linate alle 21.00 con arrivo alle 22.40; per gli orari su Bologna, Milano Malpensa, Roma e Venezia contattare Amitaba. Per chi prosegue 14°g. 19/8 Sakya – Rongbuk Rientrati sulla strada principale si supera Lhartse e si valica un passo di circa 5000 metri che si apre sulla valle di Shegar, dove con una breve deviazione ci si reca a visitare le rovine di un affascinante Dzong che i tibetani chiamavano la “Montagna di Cristallo”; nella parte più bassa il tempio principale è stato ricostruito e vi vivono dei monaci. Per chi ha voglia di cimentarsi, dalla sommità dell’affascinante colle fortificato nelle giornate limpide lo sguardo spazia fino all’Everest. Si prosegue valicando un altro passo che supera anch’esso i 5000 da dove, se è limpido, lo sguardo spazia dal Makalu al Cho Oyu con l’Everest (chiamato Chomolungma in tibetano) che troneggia al centro. Raggiunte le acque dell’Arun, dove lungo la bella vallata si incontrano tipici villaggi di montagna tibetani, se ne risale il corso per un tratto e, seguendo una valle laterale, di colpo a una svolta si ha la grandiosa visuale della parte nord del monte più lato della Terra! Le albe e i tramonti che si godono da questo prezioso luogo restano per sempre nel cuore. Sistemazione presso la semplice Monastery Guest House. 15°g. 20/8 Rongbuk: campo base dell’Everest   Giornata dedicata all’esplorazione; a Rongbuk il monastero è stato in parte ricostruito mentre sul versante est della valle le rovine del convento femminile testimoniano la scelleratezza degli invasori. Il campo base del Chomolungma, posto a circa 5000 metri d'altezza, si può raggiungere a piedi (circa 8 km per la maggior parte pianeggianti) o utilizzando l’autobus della ‘Everest Conservation’, l’organizzazione che cura il parco. Al campo base si trovano delle tende dove si può mangiare e riposare; la visuale sulla parete nord dell'Everest è onnipresente. Sul lato orientale della valle poco oltre Rongbuk tra i colossali massi di un'antica frana si nascondono gli eremi di meditazione dove gli yogi tibetani si ritiravano, sfidando anche il freddissimo inverno; è un sito interessantissimo da esplorare. Qui un piccolo tempio è stato ricostruito nel punto in cui vi è una grotta che i devoti dicono essere stata utilizzata anche da Guru Rimpoce. Tornando dal campo base il percorso più bello si ha salendo per un tratto le morene che lo sovrastano a est e seguendo da lì il bordo della montagna, individuando il vecchio sentiero. 16°g. 21/8 Rongbuk – Tingri - Zangmu   Si segue per un breve tratto la strada dell’arrivo e la si lascia verso ovest seguendo le alte pasture degli yak valicando un passo che porta nel bacino del Cho Oyu e da qui verso Tingri, dove si incontra la strada che porta verso il confine nepalese. Oltre Tingri si valica il passo di Lalung, a 5200 mt, dove le vaste pendici dello Shisha Pangma dominano la vista a sud ovest e a est un mare di monti glaciali culmina nella vetta del Cho Oyu. Si scende rapidamente e si arriva al sito del monastero di Milarepa, recentemente restaurato. Si continua verso sud immergendosi in gole ripidissime e umide, ricche di cascate che si fan largo nella foresta; un totale cambiamento ambientale. Si sosta a Zangmu, punto di confine, presso l’omonimo hotel. 17°g. 22/8 Zangmu – Katmandu   Si attraversa il “ponte dell’amicizia”, che segna l’ingresso in Nepal. Si viene accolti dal corrispondente nepalese di Amitaba e si arriva nel pomeriggio a Katmandu, dove si alloggia presso l’hotel Vajra. 18°g. 23/8 Katmandu e volo di rientro   Tempo libero fino alla partenza, ottima opportunità anche per fare degli acquisti, un’attività per cui la città è giustamente famosa. Se si rientra in Italia con KLM ci si imbarca su un volo di collegamento per Delhi nel tardo pomeriggio, dove si resta nell’area transiti dell’aeroporto; in funzione del volo d rientro utilizzato, Amitaba potrà fornire ogni servizio aggiuntivo che possa essere richiesto sia a Katmandu che a Delhi. 19°g. Domenica 24 agosto, arrivo a destinazione   Il volo della KLM parte da Delhi alle 3.10 con arrivo ad Amsterdam alle 8.20. Si riparte per Milano Linate alle 10.30 con arrivo alle 12.10; per gli orari su Bologna, Milano Malpensa, Roma e Venezia contattare Amitaba.
TIBET 2014: Conoscere il Tibet
Un tour completo, dai siti classici ai luoghi segreti del Paese delle Nevi
Periodo: 20 lug - 2 ago
Lhasa Samye Chimpu   L’itinerario fornisce così una visione d’insieme completa del Tibet Classico. Si alloggia in hotel di buona qualità nei centri principali; solo a Sakya e soprattutto a Samye l’alloggio è piuttosto modesto e spartano, ma situato in un luogo dall’atmosfera incomparabile. Tutti i trasporti vengono effettuati con veicoli privati. Per informazioni generali, vedi Tibet Classico. Il tour Questo affascinante percorso comincia da Tsetang, lungo la valle dello Tsangpo, che è il luogo da cui ebbe inizio la civiltà tibetana; vi si trovano il tempio di Tradruk e il celebre castello di Yumbulagang, simbolo dell’antico regno di Yarlung. Si esplorerà l’omonima valle, dove sono situate le tombe dei primi re e il monastero di Rechungphuk, che sorge nel luogo dove Rechung, il celebre mistico discepolo di Milarepa, pose il suo eremo. Ci si sposta quindi alla vicina Samye dove è ubicato il monastero più antico del Tibet, famoso per la forma mandalica che si ammira nel modo più suggestivo al tramonto dalla collina di Hepori; sui monti vicini, oltre una sorprendente distesa di dune di sabbia, si visita l’importantissimo eremo di Chimpu. Rientrati a Tsetang si prosegue per l’importante monastero Nyingmapa di Mindroling e il sito Sakyapa di Gonsar Chode, dove si ammirano antichi affreschi, e si lascia la valle dello Tsangpo (Bramaputra) attraverso il passo di Gampa (4794 mt) che porta al lago turchese di Yamdrok Tso. Qui si visita lo spettacolare Gompa di Samding che appartiene all’esoterica scuola dei Bodonpa: presenta affreschi molto belli ed è posto in una meravigliosa posizione panoramica. Lasciato il lago e valicato un altro passo, su cui calano poderosi ghiacciai tra i pascoli popolati dagli yak, si arriva a Gyantse, la più preservata delle principali città del Tibet Classico dove si trova l’inestimabile Kumbum, lo stupa delle 100.000 divinità, oltre ad altri importanti siti. Continuando verso ovest si visita Shalu, lo storico monastero dove il celebre maestro Buton completò la stesura del Canone Buddista Tibetano, e si arriva a Shigatse, seconda città del Tibet, dove si trova lo splendido Tashilhumpo, il grandioso complesso monastico fondato dal primo discepolo di Tsong Khapa, retrospettivamente riconosciuto come la prima incarnazione del Dalai Lama, e sede storica del Panchen Lama del Tibet. Si prosegue lungo la nuova strada che porta verso il Nepal lasciandola in prossimità del passo per Lhartse per dirigersi verso le anse del fiume Tsangpo, attraverso una regione di splendidi villaggi rurali che fanno dimenticare la presenza degli invasori cinesi; il fiume qui è particolarmente bello, con sinuose anse tra monti desertici dalle mille sfumature di colore. Si arriva così al monastero di Puntshok Ling, che sorge vicino al fiume all’imbocco di una valle, incorniciato da incredibili dune di sabbia. Questo sito immerso in una natura splendida fu la sede principale della scuola Jonang fino ai tempi del maestro Taranatha (XVII secolo); sorprende per la bellezza architettonica dell’insieme e la qualità degli affreschi. Il viaggio continua lungo lo Tsangpo fino al vecchio paese di Lhartse, dove l’antico monastero sorge su di un colle ai bordi del tradizionale villaggio, e prosegue per Sakya, sede storica di questa scuola. Questo monastero fortezza posto alle propaggini della grande catena himalaiana tra il 1268 e il 1365 fu anche sede del governo del Tibet; è un sito ottimamente conservato di dimensioni impressionanti, con molti monaci che sono da tempo tornati a viverci. Sul monte oltre il precipitoso torrente vi sono i resti di vecchi templi con un certo numero di chorten, alcuni templi attivi e il convento femminile, mentre dello Dzong più antico restano solo le rovine. Da Sakya si torna sulla strada principale rientrando a Shigatse visitando i siti di Nartang, dove sono conservate le matrici di legno del Kangyur, e Ngor, un piccolo Gompa della scuola Sakya. Continuando verso est si segue il corso dello Tsangpo fino alla confluenza con il Kyuchu, il fiume che fluisce da Lhasa; lungo il percorso una breve deviazione verso nord porta al monastero bön di Yungdrungling, il centro maggiore di questa tradizione nella provincia tibetana di Tsang, e, prima di arrivare a Lhasa, si sosta al Nyetang Dolma Lhakhang, un piccolo ma antichissimo Gompa dove stette Atisha, che conserva ancora alcuni preziosi oggetti portati in Tibet da questo veneratissimo Maestro indiano dell’XI secolo. Giunti a Lhasa si alloggia nella città vecchia e ci si tuffa nelle visite classiche: l’incredibile palazzo del Potala, il Norbulingka, il tempio del Jokhang che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende che è sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet, le università monastiche di Sera e di Drepung con i siti adiacenti. Si faranno anche delle piacevoli passeggiate nel circuito sacro del Barkor e tra le affascinanti stradine dei dintorni, dove si scoprono luoghi di estremo interesse, dal convento femminile di Ani Tshamkhung al tempio di Ramoche, oltre al vastissimo mercato di artigianato tibetano che anima la città vecchia.   Chimpu Gyantse, Tsuklakhang Drepung   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Domenica 20 luglio, partenza per Chengdu    2°g.  21/7 Chengdu - Tsetang   Arrivo a Chengdu, da dove ci si imbarca sul volo per Lhasa (orari da confermare). A Gonsar, l’aeroporto posto sulle rive dello Tsangpo, è in attesa dei partecipanti la guida tibetana; trasferimento in pulmino privato a Tsetang, situata verso est a circa due ore di viaggio; sistemazione presso l’hotel Tsetang e riposo. 3°g. 22/7 Tsetang   Si dedica la giornata alle visite di Tsetang e Yarlung iniziando dal tempio di Tradruk, la cui fondazione è attribuita a Songtsen Gampo nell’VIII secolo. La struttura architettonica è simile al Jokhang di Lhasa e l’interno regala una splendida atmosfera con molte cappelle affrescate e statue di fine fattura; vi sono custodite anche alcune importanti reliquie. Si prosegue lungo la valle dello Yarlung, ricchissima di testimonianze che risalgono all’origine della storia del Tibet, con la visita del Yumbulagang, tra i luoghi più pittoreschi, che fu il primo palazzo degli antichi re ed è stato restaurato nel 1982. Ci continua con il sito delle tombe dei re di Yarlung, dove primeggia il grande tumulo di Songtsen Gampo, su cui è stato costruito un piccolo tempio da dove si ha una stupenda visuale di Riwo Dechen, un monastero dove però i cinesi non permettono di andare. I tumuli dei re di Yarlung non sono mai stati oggetto di scavi archeologici e pare che non siano stati profanati: la tradizione tramanda che sotto il tempio dedicato a Songtsen Gampo vi siano interrati cinque templi a struttura mandalica, con la salma del grande re posta nel tempio centrale e circondata da innumerevoli tesori. Ci si reca quindi a due delle grotte di meditazione più venerate di questa parte del Tibet. La prima, Bairo Phuk, è il minuscolo eremo utilizzato nell’VIII secolo da Vairochana, uno dei discepoli principali di Guru Padmasambhava, o Guru Rimpoce per i tibetani. A Rechung Phuk si ritirò il prediletto discepolo di Milarepa, il grande Rechung; il monastero è stato distrutto dai barbari invasori, ma i tibetani hanno ripristinato il tempio all’ingresso della grotta che conserva oggetti appartenuti al grande mistico. I partecipanti potranno valutare se, stante la poca acclimatazione, sia meglio ammirare questi luoghi da più lontano o se fare i brevi percorsi a piedi che ci arrivano; se si dovesse ‘scegliere’, si consiglia Rachung Phuk, un sito che storicamente è più significativo. 4°g.  23/7 Tsetang – Samye Si attraversa lo Tsangpo su un ponte nei pressi della città e se ne risale il corso attraverso una zona dove inaspettatamente si trovano grandi dune di sabbia, immerse in questo grandioso ambiente d’alta quota, fino a Samye. È il più antico monastero buddista del Tibet, fondato nell’VIII secolo da Guru Rimpoce, nei pressi di una zona di belle dune di sabbia non lontano dallo Tsangpo; il tempio principale, costruito su 4 livelli, rivela affreschi di bellezza indimenticabile e all’interno del grande recinto sacro, delimitato da un lungo muro circolare sormontato da piccoli chorten, si trovano diversi templi e grandi Stupa. La forma mandalica dell’insieme si ammira nella luce migliore al tramonto dalla vicina collina del Hepori, dove si trova un tempietto in cui spesso la sera un monaco recita le preghiere di buon auspicio alla divinità protettrice che qui risiede e la tradizione dice essere un potente demone soggiogato da Guru Rimpoce. Si alloggia presso la ‘Monastery Guest House’, un semplice hotel situato nei pressi del monastero. 5°g.  24/7 Samye – Tsetang   Ci si reca al vicino eremo di Chimpu, dove alla base del monte un piccolo monastero ospita giovani monache; passeggiando lungo il sentiero che si inerpica sul monte alle spalle del Gompa, tra formazioni di grandi sassi e il bosco s’incontrano le casupole di solitari monaci e monache, piccoli templi e grotte di meditazione utilizzate dai maestri spirituali: qui si ritirarono anche Guru Rimpoce e Atisha e chi vi giunge con rispetto potrà essere invitato in alcuni di questi potenti luoghi d’energia spirituale dai sereni meditatori che hanno posto qui la propria dimora. Tornati a Tsetang si effettua una passeggiata nella parte vecchia, visitando tempo permettendo anche il convento femminile e il tempio tibetano. Sistemazione presso il medesimo hotel utilizzato nel giorno dell’arrivo. 6°g.  25/7 Tsetang – Gyantse   Lasciata Tsetang risalendo per un tratto una vallata verso sud si visita a Orgyen Mindroling, il monastero di scuola Nyingmapa più importante del Tibet Classico; fondato nel 1670, più volte distrutto e ricostruito ma in buona parte restaurato, conserva interessanti opere d'arte. Proseguendo lungo lo Tsangpo si sosta poi al monastero sakyapa di Gonsar Chode, dove molti degli affreschi originali sono sopravvissuti alle vicissitudini dell’invasione cinese. Si lascia la grande valle dello Tsangpo salendo verso sud al passo di Gampa (4794 mt) che offre una visuale indimenticabile sul vasto specchio turchese dello Yamdrok Tso, una delle perle naturali del Tibet, incastonato tra magnifiche vette di cui alcune  superano i 7000 metri. Raggiunte le sponde del lago se ne segue il perimetro per un bel tratto e con una  deviazione ci si reca al monastero di Samding, uno dei rari siti dell’esoterica scuola dei Bodonpa che risale al XII secolo, la cui badessa è riconosciuta come una Kandroma (dakini) ed è considerata una delle maestre spiritualmente più elevate del Tibet. La posizione è fantastica, con grandiosi panorami sui monti e sul lago, e nel Gompa si trovano molti affreschi recentemente restaurati. Proseguendo, si valica lo spettacolare passo di Khari (5045 mt) dove la strada passa tra le pasture degli yak sfiorando i poderosi ghiacciai del Nyengchen Kang Ksa, la cui vetta si staglia oltre i 7000 metri, e, dopo aver costeggiato un lago di origine artificiale, si arriva a Gyantse, dove si alloggia all’hotel Yeti. 7°g.  26/7 Gyantse   Gyantse è la città del Tibet Classico meglio preservata. L’enclave monastica prima delle distruzioni perpetrate conteneva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole; fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.) e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità” è una struttura costituita da più piani progettati secondo una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue e affreschi: chi è in grado di decifrarne la complessa simbologia può leggervi l’intero percorso iniziatico del misticismo tibetano. La visita al castello di Gyantse regala un’ottima panoramica sul complesso, sulla cittadina e le valli circostanti. 8°g.  27/7 Gyantse – Shigatse   Prima di arrivare a Shigatse una breve deviazione porta a Shalu, sito del tempio di Serkhang Tramo, che conserva un’antica atmosfera dove si indovinano interessanti affreschi nella penombra; fu qui che Buton Rimpoce nel XIV secolo editò i 227 volumi del Canone Buddista Tibetano; nei pressi si trova l’antichissimo tempio di Gyengong Lhakang, fondato nel 997. Giunti a Shigatse, seconda città del Tibet, ci si reca a visitare il grandioso monastero di Tashilhumpo fondato dal primo Dalai Lama nel 1447, uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. Dopo una passeggiata nella parte vecchia della città ci si sistema al Manosarowar hotel. 9°g.  28/7 Shigatse – Sakya   Si lascia Shigatse seguendo la strada che porta verso Lhartse e il Nepal lasciandola per seguire una valle che riporta verso nord al fiume Tsangpo, attraverso uno splendido ambiente rurale, e se ne risale il corso fino al monastero di Puntshok Ling. Costruito a ridosso dei contrafforti rocciosi che delimitano l’ingresso di una valle che si apre verso sud è sovrastato da vaste fortificazioni che ne testimoniano il grandioso passato; all’interno si trovano affreschi preziosi e ben conservati. Si prosegue lungo lo Tsangpo fino al vecchio villaggio di Lhartse, dove si trova anche un interessante monastero. Si continua quindi per Sakya dove si alloggia presso il Sakya Manosarovar Hotel. Si dedica il tempo restante ad esplorare la collina di rimpetto al tempio principale, dove vi sono molti templi, tra cui quello edificato di fronte alla grotta del grande Siddha Kunga Nienpo, mitico fondatore della scuola sakyapa, e il convento femminile. 10°g. 29/7 Sakya – Shigatse   Si inizia la giornata con la visita del colossale tempio – fortezza di Sakya. Già nelle torri perimetrali sono alloggiati dei templi e all’interno delle poderose mura si trovano una serie di edifici importanti, tra cui la casa dell’Abate accanto a cui si trova un impressionante Gonkhang, e, se si sale sul tetto del tempio centrale, si trova la cappella del protettore principale, luogo di grande forza esoterica. Ma è dal cortile più interno che si accede a tre colossali Lhakhang, con una profusione di affreschi e reperti artistici eccezionali: a sinistra quello dedicato alle cerimonie rituali, a destra uno che conserva colossali Stupa dei maestri storici dei Sakya e incredibili affreschi di mandala e, di fronte, la sala principale dove nella mistica penombra vi sono statue di fattezza perfetta. Dietro a questo tempio si trova una delle biblioteche più preziose del Tibet, con migliaia di testi originali posti su scaffali alti una diecina di metri o più. Completata la visita si torna verso Shigatse, seguendo la comoda strada che giunge dal Nepal, valicando un alto passo attraverso un ambiente naturale molto bello. Nei pressi della città ci si reca al monastero di scuola Sakya di Ngor e a Nartang, un complesso di cui restano ancora buona parte delle mura perimetrali, dove è custodita un’antica collezione delle matrici in legno del Kangyur, il Canone Buddista Tibetano, che si dice risalire all’epoca di Buton Rimpoce che ne fu l’editore nel XIV secolo. A Shigatse si alloggia nel medesimo hotel utilizzato nell’ottavo giorno. 11°g.  30/7 Shigatse – Lhasa   Si risale il corso dello Tsangpo verso est fino al ponte che porta verso le valli di Oyuk; lo si attraversa giungendo con una strada sterrata al monastero bön di Yungdrungling, uno dei principali centri di questa religione, in buona parte ricostruito, che contiene alcune interessanti statue e una serie di mandala dipinti tipici di questa scuola tibetana. Nell'ampia piana alluvionale sottostante si trova un tipico villaggio rurale tibetano. Tornati alla strada principale si continua il viaggio fino alla confluenza col fiume Kyuchu, di cui si risale il corso fino a Lhasa; prima di giungere in città si visita il monastero di Nyetang Dolma Lhakhang, storicamente importante perché fu la dimora di Atisha, con reperti artistici belli e importanti. A Lhasa si alloggia presso l’hotel Gang Gyen, situato nella città vecchia. 12°g.  31/7 Lhasa   Giornata dedicata alla visita di Lhasa. Al mattino ci si reca al Potala e al palazzo estivo, il Norbulingka. Si dedica il pomeriggio alle visite della città vecchia che è fortunatamente ancora abitata in prevalenza da tibetani, iniziando dalla magnifica cattedrale del Jokhang e passeggiando dal Barkor, il circuito sacro che la circonda, fino al convento di Ani Tshamkhung e al tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang e ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 13°g.  1/8 Lhasa   Si visitano le università monastiche poste negli immediati dintorni di Lhasa, iniziando da Drepung che prima dell’invasione era la più grande del Tibet, dove ci si reca anche al tempio di Nechung, una volta sede dell’Oracolo di stato tibetano che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Nel pomeriggio si visita l’università di Sera, dove spesso si può assistere al dibattito dei monaci, e si rientra nella città vecchia a curiosare nel Barkor. 14°g.  Sabato 2 agosto, Lhasa - Chengdu e volo di rientro   Il volo per Chengdu parte alle 10.00 con arrivo alle 11.45 (orario da confermare). Da Chengdu si prosegue con il volo di rientro.
TIBET 2014: Kailash per Saga Dawa
Kora interno e Gyangdrak; estensione per Rutok e Ciangtang
Periodo: 1 giu - 21 giu
Si è così organizzato questo viaggio molto speciale che prende in rispettosa e attenta considerazione il  suo grande significato spirituale. Da Lhasa, dove si visitano i siti più interessanti, si parte per il Tibet occidentale facendo tappa in alcuni luoghi particolarmente significativi e arrivando al Manosarovar, il “lago della madre”. Nel rispetto della tradizione se ne segue in tre giorni quasi tutto il perimetro: saremo in luoghi tra i più belli e magici al mondo, e ne potremo così assorbire appieno la valenza. Al Kailash si sosta per due notti a Tarboche, il luogo dove si tengono le celebrazioni per Saga Dawa, e due a Dirapuk al cospetto della parete nord, avendo così modo di godere del luogo e di salire al ghiacciaio ai piedi della mitica parete. Vi sarà poi la possibilità per le persone più preparate di valicare il passo più interno del kora, il Kandro Saglam; chi giunge qui per la prima volta dovrebbe però passare dal Dolma La, e affrontare il passo delle Dakini in un’occasione futura. Questi percorsi pullulano di racconti, storie mitiche e accadimenti mistici; si cercherà di viverli passo per passo, beneficiando di tutti questi spunti per contemplare la realtà sottile che permea questi luoghi, il cui valore è stato esaltato da gran parte delle tradizioni asiatiche che hanno qui hanno individuato i propri simboli più profondi.   Manosarovar, Seralung Kailash, Dirapuk Kailash, Saga Dawa Kora interno Completata la circumambulazione si potrà rientrare a casa o, chi ne ha l’opportunità, potrà eseguire il kora interno; questa parte è molto impegnativa, richiede buona motivazione ma anche una certa forma fisica. (Per chi volesse fermarsi ma non può o non vuole fare il kora interno e preferisce non attendere a Darchen è anche possibile organizzare una visita di Gughe, su richiesta). Rutok e Ciangtang E’ prevista poi un’estensione condotta dal capogruppo che porta a Rutok, l’antica capitale di uno dei tre regni di Gughe situata nei pressi del lago di Pangong a nord ovest del Kailash. Quindi da Senge Tsangpo si segue la strada che porta verso est attraverso il Ciangtang e prosegue fino alla lontana Draknak (Amdo); giunti a Lumaringmo nel distretto di Gertse ci si dirige a nord arrivando al lago di Drakpo Tso, nel cuore dell’altopiano, un luogo remotissimo dove i monti all’intorno superano i 6000 metri di quota, dove si effettua un’esplorazione. Si parte quindi verso sud est attraversando tutto l’altopiano godendo dell’ambiente nomadico, con un numero infinito di laghi, praterie, colli erbosi e montagne, fino ad arrivare nella zona himalaiana. Si passa da Saga, dove si era transitati il 7/6, arrivando al lago di Pelkho Tso alle pendici dello Shidha Pangma e, valicato l’Himalaia, ci si immerge nelle gole che portano a Kodari in Nepal arrivando a Katmandu. Nota tecnica Ogni viaggio al Kailash richiede un elevato spirito d’avventura e una discreta condizione fisica, ma è affrontabile da chiunque sia animato da una sufficiente motivazione. Si passano una buona parte delle notti in campi ben allestiti con tende per dormire da due o una persona, tenda comune per mangiare e tende per i servizi; accompagnano il gruppo un cuoco e assistenti per il montaggio. Solo durante il kora del Kailash non vengono utilizzati il tavolo e le sedie. I nostri assistenti tibetani sono molto professionali e attenti ai bisogni dei partecipanti; il cibo è ben cucinato e di buona qualità. Si viaggia su jeep tipo Toyota Landcruiser con al seguito un camion per il supporto logistico, che trasporta scorte di viveri, combustibile, attrezzature da campo e bagagli. Bisogna essere attrezzati per possibili piogge e nevicate; le temperature minime previste si incontrano a Dirapuk a nord del Kailash, dove di notte si può scendere in rare occasioni anche oltre i –10°c. Oltre all’usuale attrezzatura da montagna serve quindi un sacco a pelo caldo adatto a queste possibili temperature.   Manosarovar, Trugo Raksal Tal   PROGRAMMA DEL VIAGGIO NOTA BENE: un viaggio al Kailash è una spedizione che porta in regioni remote dove si passano la maggior parte delle notti in campo; i partecipanti devono avere un buon spirito di adattamento e disponibilità, anche perché le quote elevate possono rendere il carattere più spigoloso. Amitaba conduce spedizioni al Kailash da anni, e fa ovviamente tutto il possibile perché ogni cosa funzioni al meglio. Fino ad oggi, tutti i partecipanti che si sono cimentati hanno avuto la soddisfazione di valicare il mitico “Dolma La”, il temuto passo a nord del monte; per facilitare la salita, se richiesto con buon anticipo, è possibile noleggiare un cavallo. 1°g. Domenica 1 giugno, partenza per Chengdu   2°g.  2/6 Chengdu – Lhasa     Arrivo a Chengdu, da dove ci si imbarca nel medesimo aeroporto per Lhasa (orari da confermare). A Gonsar, l’aeroporto posto sulle rive dello Tsangpo, è in attesa dei partecipanti la guida tibetana; trasferimento in pulmino privato a Lhasa. Ci si sistema presso l’hotel Gang Gyen, situato nella città vecchia, e ci si reca per una passeggiata al circuito sacro del Barkor che lo circonda, animato da un vivace mercato e frequentato dai pellegrini, alcuni dei quali eseguono l’intera circumambulazione con le prostrazioni. Ci si muove a piedi, con calma, per favorire l’acclimatazione. 3°g.  3/6 Lhasa   Si esplora camminando la zona centrale di Lhasa, iniziando con il Barkor e la cattedrale del Jokhang; le vie della città vecchia sono abitate in prevalenza da tibetani, tra i siti principali si trovano il convento di Ani Tshamkhung e il tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang e ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, oltre a diversi siti minori, cari al cuore dei tibetani. 4°g.  4/6 Lhasa   Ci si reca al Potala e al palazzo estivo, il Norbulingka. Si proseguono le visite andando all’università monastica di Drepung, che prima dell’invasione era il Gompa più grande del Tibet, e al vicino tempio di Nechung, che prima del’invasione era la sede dell’Oracolo di Stato tibetano, e conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Completa il tour la visita dell’università di Sera, dove è abbastanza usuale poter assistere al dibattito dei monaci. 5°g.  5/6 Lhasa – Yungdrunling - Shigatse   Lasciata Lhasa si sosta per una visita al monastero di Nyetang Dolma Lhakhang, storicamente importante perché fu la dimora di Atisha, con reperti artistici belli ed importanti; nei pressi si trova il tempio che contiene il Chorten di questo grande santo dell’India. Si prosegue lungo il fiume Kyuchu fino alla confluenza con lo Tsangpo, di cui si risale il corso fino al ponte che porta verso le valli di Oyuk; lo si attraversa giungendo con una strada sterrata al monastero Bön di Yungdrungling, uno dei principali centri di questa religione, in buona parte ricostruito, che contiene alcune interessanti statue e un gran numero di mandala dipinti, specifici di questa scuola tibetana. Nell'ampia piana alluvionale sottostante si trova un tipico villaggio rurale tibetano. Tornati al fiume si prosegue per Shigatse, la seconda città del Tibet, dove ci si sistema presso l’hotel Manosarovar o simile. 6°g.  6/6 Shigatse – Puntshok Ling (Jomogang) – Lhartse   Prima di lasciare Shigatse ci si reca al grandioso monastero di Tashilhumpo, ricco di inestimabili tesori, che fu fondato dal primo Dalai Lama nel 1447, uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale. Si lascia Shigatse seguendo la strada che porta verso Lhartse e il Nepal, lasciandola per seguire una valle che riporta verso nord al fiume Tsangpo, attraverso uno splendido ambiente rurale dove in un villaggio si trova un piccolo antichissimo monastero dell’esoterica scuola dei Bodonpa. Arrivati al fiume lo si segue per un tratto con panorami stupendi arrivando al monastero di Puntshok Ling, colmo di stupendi affreschi e ricchissimo di storia, costruito a ridosso dei contrafforti rocciosi che delimitano insieme a giganteschi crinali di sabbia l’ingresso di una valle che si apre verso sud; chi se la sente potrà risalirla lungo un sentiero arrivando con circa due ore di cammino, meno se si è allenati, al Kumbum di Jomogang. Si prosegue quindi per Lhartse, ricongiungendosi alla strada principale, dove si alloggia presso l’hotel Shangai o simile. 7°g.  7/6 Lhartse – Dargyeling Gompa (Jongba)    Si prosegue verso ovest, con una lunga tappa che si svolge in un ambiente di praterie d’alta quota. Si transita dai laghi di Nang e Ngamring e da Zangzang, un villaggio dove si trova un interessante convento femminile di scuola Nyingmapa. Si continua sempre attraverso valli e passi erbosi fino a Saga, sul fiume Tsang Po, e oltre un ultimo passo si giunge a Jongba, dove si pone il campo nei pressi di un bel monastero posto panoramicamente sopra le vaste vallate. 8°g. 8/6 Jongba – Manosarowar est Il bellissimo percorso di questa lunga tappa, che impegna per circa 8 ore di guida ed è resa possibile grazie a dei lavori di miglioramento che sono stati recentemente eseguiti sulla strada, attraversa una regione dove spesso si incontrano le tende dei nomadi. A Trongsa si trova un interessante monastero e, prima di Paryang, una zona di dune di sabbia sullo sfondo dell’alto Himalaia. Oltre il passo del Mayum e il lago di Te Tso si raggiungono le acque turchesi del “lago della madre”, il sacro Manosarowar; da qui si vede per la prima volta il Kailash, oltre le vaste acque del lago. Nei prossimi giorni si seguirà per lunghi tratti la costa camminando; si pone il campo nei pressi della sponda occidentale, in vista del Gurla Mandata. Dal 2013 il governo d’occupazione cinese ha istituito qui ‘Parco Nazionale’; quindi ci si deve adeguare alle nuove regole che non consentono di utilizzare le proprie jeep lungo il perimetro del lago e si dovrà necessariamente usufruire, per i tratti dove si preferirà non camminare, degli autobus forniti dalle autorità. 9°g.  9/6  Manosarowar est - Trugo  Si seguono le rive del lago sacro in senso orario; i panorami sono fantastici, i colori dell’acqua continuano a variare nell’arco della giornata, si ha la mole del Gurla Mandata (7800 mt) a sud est e, se è limpido, la visuale del Kailash a nord ovest oltre il lago. Si passa dal monastero di Seralung e si prosegue lungo la sponda orientale fino al monastero di Trugo, un Gompa posto alle pendici del Gurla Mandata sul bordo meridionale, sono circa 25 km. Il percorso è in piano. 10°g. 10/6 Trugo -  Gossul – Chiu   Si continua lungo la sponda meridionale verso il monastero di Gossul, luogo di ritiro spirituale dove ci sono anche alcuni eremi, famoso per le sabbie che si trovano nei dintorni che vengono utilizzate per la preparazione dei mandala. Si raggiunge quindi il monastero di Chiu, vera perla del Manosarovar, posto su di colle che domina una spiaggia della costa nord ovest, dove si pone il campo. 11°g. 11/6 Chiu – Longbona – Darchen (Kailash) - Tarboche   Il sentiero prosegue lungo un tratto di costa dalle cui rupi si affacciano alcune grotte abitate da asceti e passa vicino ad alcuni Chorten che segnano il punto in cui sorgeva un eremo. Raggiunto il monastero di Langpona sulla costa nord si ritrovano le jeep con cui si prosegue fino a Darchen, punto di partenza del pellegrinaggio attorno alla montagna sacra. Il sentiero del Kailash forma un grande anello di 54 chilometri; lungo il percorso sacro si incontrano una miriade di luoghi legati a storia, mito e leggenda, e anche alcuni piccoli monasteri: l’insieme lo rende decisamente unico al mondo e in questa ricorrenza particolare lo si condivide con un gran numero di pellegrini. Oggi, con circa due ore di cammino si raggiunge la piana di Tarboche all’ingresso della valle occidentale del Kailash, o Valle di Amitabha, incontrando il primo dei quattro punti più importanti per le prostrazioni, quello a sud, che corrisponde al lungo del sentiero del kora da dove si scorge per la prima volta la vetta del Kailash. Il campo viene posto nei pressi del fiume. 12°g. 12/6 Tarboche   Sulla piana di Tarboche, ai piedi della piattaforma dei Mahasiddha e in vista del Kailash, si tengono le celebrazioni per Saga Dawa; per la ricorrenza si raduna qui una vasta folla di pellegrini giunta da ogni angolo del Tibet. Si trascorre la giornata godendo di questo raduno e facendo due escursioni: si sale sulla piattaforma dei Mahasiddha che sovrasta la piana di Tarboche, dove vi è anche il cimitero celeste, e ci si reca al monastero di Choku posto sul lato ovest della Valle di Amitabha, un piccolo e prezioso Gompa che offre una stupenda panoramica sulla valle e sul Kailash. 13°g. 13/6 Tarboche (SAGA DAWA) – Dirapuk   Un altissimo palo viene issato al centro della piana tra la moltitudine di devoti e pellegrini, una sorta di agopuntura esoterica eseguita per riequilibrare la negatività accumulata nel nostro povero pianeta, e alcuni Lama eseguono un antico rituale di consacrazione. L’evento è poi seguito da momenti festosi, circumambulazioni vorticose, lanci di farina di tsampa, corse di cavalli. Al termine delle celebrazioni si riprende il cammino seguendo il flusso dei pellegrini, quasi tutti con indosso il costume tradizionale; la presenza di vecchi e di bambini che procedono tranquilli è un ottimo antidoto contro le ansie prospettate dall’alta quota e dal lungo cammino. Si passa ai piedi del monastero di Choku che si erge sul versante occidentale della valle e si giunge al secondo dei punti più importanti per le prostrazioni, di fronte alla parete ovest. Proseguendo con una salita graduale si giunge al cospetto della parete nord del Kailash, dove si trova il piccolo monastero di Dirapuk, a circa 5000 metri di quota. Si pone il campo in vista della maestosa parete, il terzo dei punti di prostrazione principali. 14°g. 14/6 Dirapuk   Si sosta presso la parete nord per una giornata, per godere appieno del luogo. Chi se la sente può provare a risalire col capogruppo la valle fino al ghiacciaio che porta ai piedi del monte sacro, dove vi è una morena generata dalla confluenza dei ghiacci che forma un cono con i frammenti della mitica parete nord, un punto molto speciale ma a volte difficile da raggiungere. La giornata è anche utile per riposarsi e acclimatarsi per l’ultimo sforzo. 15°g. 15/6 Dirapuk – Dolma La – valle di Zutrulpuk   Salendo verso il passo di Dolma si transita da alcuni laghetti e da un punto dove i pellegrini usano lasciare qualcosa di personale: solitamente dei vestiti, e a volte anche delle … dentiere, per significare l’abbandono del peso del proprio karma e delle negatività del passato. Il mitico passo è alto circa 5600 metri; quindi la salita viene sempre svolta procedendo con grande tranquillità, senza fretta: sarà faticoso, ma fino ad oggi tutte le persone giunte qui con Amitaba che ci hanno provato ce l’hanno fatta!! Il capogruppo proverà ad attraversare un colle più interno, il Kadro Saglam, ricongiungendosi poi col sentiero principale nella Valle di Akshobya. Questa via richiede capacità tecniche su neve e ghiaccio e la guida tibetana segue col gruppo il sentiero normale; se ci sono dei partecipanti che hanno familiarità con attività alpinistiche saranno benvenuti nel cimentarsi col Kandro Saglam. Dal Dolma, dove un’infinità di bandiere di preghiera sventolano al vento e non si vede più la vetta del Kailash, un luogo che commuove molti pellegrini, si scende ripidi passando subito dal laghetto di Tara (o Dolma), dove può capitare di vedere pellegrini induisti che eseguono un’abluzione nell’acqua gelida, a circa 5500 metri di altezza. Arrivati alle pasture della valle sottostante dove si trovano usualmente degli yak al pascolo, la Valle di Akshobya, si continua con un lungo tratto di cammino pianeggiante allietato da una visuale dello spigolo nord est del Kailash, il quarto luogo per le prostrazioni, e finalmente si giunge al campo. Per chi rientra (NB: Su richiesta è possibile organizzare un’estensione a Gughe e rientrare con le persone che seguono il programma del kora interno, come segue: 16/6 da Darchen si prosegue per Thirtapuri, il 17/6 si va a Toling e si visita il sito; il 18/6 si visita Tsaparang e si torna a Thirtapuri ricongiungendosi con gli altri; chi fosse interessato può contattare Amitaba per una quotazione del costo) 16°g. 16/6 Kora del Kailash: Zutrulpuk – Darchen; Manosarovar est    Ormai in vista dei laghi sacri di Manosarovar e Raksal Tal si passa dal monastero di Zutrulpuk, costruito sul luogo dove il santo Milarepa meditava in una grotta la cui altezza secondo la tradizione fu da lui adattata grazie ai suoi poteri magici. Si esce quindi dalla valle di Akshobya raggiungendo Darchen, completando il cammino. Ci salutano qui i partecipanti che proseguono il viaggio e si inizia il percorso di rientro con una guida tibetana; si lascia Darchen e si pone il campo sulle rive del grande lago turchese Manosarovar, per un ultimo saluto al “Lago della Madre”. 17°g. 17/6 Manosarowar est – Dargyeling Gompa (Jongba)   Tra oggi e domani si ripercorrono le tappe più lunghe del viaggio, i cui meravigliosi panorami compensano egregiamente i tempi di guida: nel percorso odierno si rivedono il lago di Te Tso, il Mayun La, il versante settentrionale dell’arco Himalaiano, le dune di Paryang, Trongsa Gompa, ecc. Si pone il campo presso il monastero di Dargyeling, come all’andata. 18°g. 18/6 Jongba – Lhartse   Dal Gompa di Dargyeling si arriva sullo Tsang Po a Saga, e attraverso le vaste montagne erbose e diversi passi si transita da Zangzang, quindi dai laghi di Ngaring e Nang arrivando infine a Lhartse, dove si alloggia nel medesimo hotel. 19°g. 19/6 Lhartse – Sakya – Shigatse   In una valle a sud di Lhartse si trova il colossale tempio – fortezza di Sakya, uno dei luoghi storici principali del Tibet. Già nelle torri perimetrali sono alloggiati dei templi ed all’interno delle poderose mura si trovano una serie di edifici importanti, tra cui la casa dell’Abate accanto a cui si trova un impressionante Gonkhang, e, se si sale sul tetto del tempio centrale, si trova la cappella del protettore principale, luogo di grande forza esoterica. Ma è dal cortile più interno che si accede a tre colossali Lhakhang, con una profusione di affreschi e reperti artistici eccezionali: a sinistra quello dedicato alle cerimonie rituali, a destra uno che conserva colossali Stupa dei maestri storici dei Sakya con incredibili affreschi di mandala e, di fronte, la sala principale dove nella mistica penombra vi sono statue di fattezza perfetta e dietro al tempio una delle biblioteche più preziose del Tibet, con migliaia di testi originali posti su scaffali alti una diecina di metri o più. Completata la visita si parte per Shigatse, seguendo la comoda strada che giunge dal Nepal; si alloggia nel medesimo hotel utilizzato all’andata. 20°g. 20/6 Shigatse – Gonsar – Chengdu   Si lascia la città seguendo il corso dello Tsang Po fino a Gonsar, dove si prende commiato dalla guida tibetana e ci si imbarca sul volo per Chengdu (orario da confermare). A Chengdu è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale e ci si accomoda presso l’hotel Holyday Inn Express o simile. 21°g. Sabato 21 giugno, volo di rientro   Trasferimento in aeroporto e partenza.   Gyangdrak Gompa Kailash Per chi esegue il kora interno Una nota importante. Secondo la tradizione antica il circuito interno del Kailash è eseguibile se si sono completati almeno 12 kora esterni; ed è quindi correttamente percorribile come completamento della tredicesima circumambulazione. Chi esegue il kora a Saga Dawa ha un beneficio karmico amplificato 12 volte, per l’intero zodiaco, e se ha pertanto già eseguito almeno un’altra circumambulazione può accedere alla parte interna. Si raccomanda di rispettare questa tradizione, il Kailash ha una valenza molto profonda in tutte le tradizioni dell’Asia, e chi viene qui con il cuore aperto lo comprende. NB: E’ anche possibile organizzare un’estensione a Gughe, come descritto sopra, e ricongiungersi ai partecipanti che seguono il kora interno a Thirtapuri; che fosse interessato può contattare Amitaba per una quotazione del costo. 16°g. 16/6 Kora del Kailash: Zutrulpuk – Darchen; Selung   Arrivati a Darchen ci si separa dagli amici che rientrano. Per facilitare il kora interno si sale la valle a nord di Darchen arrivando al piccolo Gompa si Selung; qui ci si accomoderà in modo spartano (non è concesso mettere un campo) ed è possibile che ciascuno debba portare con sé il sacco a pelo e le provviste per una cena frugale. Tutto ciò in quanto una sosta qui al momento della scrittura del programma non è ufficialmente concessa dalle autorità e si tratta di aggirare gli ostacoli burocratici. E’ comunque possibile eseguire il kora interno partendo da Darchen, il capogruppo nel 2012 lo ha fatto da lì. 17°g. 17/6 Selung – Gyangdrak   Raggiunta la base della parete sud del Kailash ci si inerpica sul lato est arrivando al colle; salire può essere difficile se ci fosse molta neve, non è garantito riuscire ad arrivare, ma con un poco di fortuna e molta tenacia… Qui vi è il luogo forse più sacro al mondo! Arrivarci potrà essere una commozione e una gioia oltre l’ordinario, vasta come lo spazio. La discesa, ai piedi dello spigolo sud est del Kailash, segue diversi ghiaioni fino al fondovalle; se si ha energia sufficiente si può provare a individuare i laghetti sacri di questa valle. Arrivati a Selung un sentiero sale in costa verso Gyangdrak Gompa, dove si proverà a sostare per la notte (vale anche qui quanto accennato sopra per Selung). 18°g. 18/6 Gyangdrak – Darchen – Tirthapuri   Il monte alle spalle del Gompa consente una salita non tecnica ma su terreni privi di sentieri che consente di arrivare fino sulla vetta del monte: un punto panoramico eccezionale dove lo sguardo spazia dai laghi sacri e dal Gurla Mandata verso le catene himalaiane dell’India e a ovest fino allo Spiti e oltre; da cui si ha anche una visuale sul kora interno. Si torna a valle ripassando da Gyangdrak e proseguendo fino a Darchen. Si parte quindi con le jeep per Thirtapuri, a ovest del Kailash, dove si pone il campo. E’ un luogo sacro a Guru Rimpoce (Padmasambhava) dove, ai piedi di un colle ricco di muri mani e templi che si possono contornare con un bellissimo e panoramico breve kora, si trovano le acque sulfuree in cui i pellegrini tradizionalmente si bagnano dopo il completamento del pellegrinaggio del Manosarovar e del Kailash. Per chi rientra 19°g. 19/6 Tirthapuri – Trongsa   Inizia il lungo percorso di rientro verso est accompagnati da una guida tibetana. Oggi si torna verso il Kailash e il lago Manosarovar proseguendo oltre il Mayun La fino alla regione di Trongsa. 20°g. 20/6 Trongsa - Zangzang   Si continua lungo il percorso dell’andata, transitando da Jongba, Saga e  arrivando fino a Zangzang, dove si trova il convento femminile. 21°g.21/6 Zangzang – Shigatse   Oltre ancora, si passa dai laghi di Ngamring e Nang e a Lhartse si imbocca la strada per Shigatse. 22°g. 22/6 Shigatse – Gonsar – Chengdu   Si lascia la città seguendo il corso dello Tsang Po fino a Gonsar, dove si prende commiato dalla guida tibetana e ci si imbarca sul volo per Chengdu (orario da confermare). A Chengdu è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale e ci si accomoda presso l’hotel Holyday Inn Express o simile. 23°g. Lunedì 23 giugno, volo di rientro   Trasferimento in aeroporto e partenza.   Rutok Pelkho Tso Per chi segue l’estensione per Rutok con la traversata del Ciangtang 19°g. 19/6 Thirtapuri – Senge Tsangpo [Ali] – Rutok   Da Thirtapuri si continua verso nord ovest arrivando a  Senge Tsangpo, sulle rive del fiume Indo; il luogo, battezzato dai cinesi Ali, è un centro distrettuale strategicamente importante per via della vicinanza del confine militare con l’India. Oltre Senge Tsangpo la strada continua a essere veloce e in ottime condizioni; Rutok dista da qui 127 km, un bel percorso con alcuni laghi e alti monti erbosi dove si trovano anche delle pitture rupestri. A Rutok il villaggio è posto ai piedi di un colle su cui sorge un monastero e si vedono le ampie rovine di antiche fortificazioni. 20°g. 20/6 Rutok - Senge Tsangpo Completata la visita di Rutok si raggiunge il vicino lago di Pangong, il cui lembo orientale è in Ladakh. Si rientra quindi a Senge Tsangpo, dove si alloggia in un semplice hotel. 21°g. 21/6 Senge Tsangpo – Napuk (Gegye) – Lumaringmo   Questa lunga tappa verso est (quasi 500 km) porta prima a Napuk (Gegye), che dista 112 km; quindi via Dongba in vista del monte Tsotra e oltre il lago di Nyer si transita da Tsaka e dal lago di Tarab arrivando a Lumaringmo, il paese principale del distretto di Gertse del Ciangtang; la strada è buona e quindi la tappa è fattibile senza problemi. Si valuterà se montare il campo o usare un alberghetto. 22°g. 22/6 Lumaringmo - Khangtok - Lugu (Drakpo Tso)   Si procede ora verso nord lasciando la strada principale, immergendosi in una delle regioni più belle del vasto Ciangtang, dove è stata istituita una vastissima riserva naturale e si possono vedere diversi animali. Si transita da Khangtok (35 km), dove si trova Drakgyam Gompa. Continuando a nord per altri 150 km circa si arriva al villaggio di Lugu, sul lago di Drakpo Tso; a est vi sono diversi monti che superano i 6000 metri, una regione naturale di grande fascino e bellezza. 23°g. 23/6 Drakpo Tso   Si dedica la giornata all’esplorazione. 24°g. 24/6 Drakpo Tso – Khangtok   Completate le esplorazioni della zona si torna verso sud ponendo il campo a Khangtok. 25°g. 25/6 Khangtok – Lumaringmo – Mendong (Tsochen)   Tornati a Lumaringmo si riprende la strada principale verso est fino al lago di Dungtso, quindi la si lascia in direzione sud est seguendo la strada che porta verso la  regione di Tsochen arrivando a Mendong, a 260 km da Lumaringmo; si valuterà se montare il campo o usare un alberghetto 26°g. 26/6 Mendong (Tsochen) – Raga – Saga   Si attraversano i vasti territori nomadici di Tsochen dove tra le alte vette abbondano i laghi e, oltre agli occasionali greggi di yak e ai campi dei nomadi, si individuano spesso animali selvatici, tra cui kyang e antilopi. Al villaggetto di Raga si giunge sulla strada che si era seguita il 7/6 andando al Kailash e la si segue per un tratto fino a Saga, dove si attraversa lo Tsangpo e si pone il campo poco oltre. 27°g. 27/6 Saga - Pelkho Tso – Zhangmu   Questa tappa himalaiana inizia valicando due passi e contornando dei laghi dove s’incontrano diversi campi di nomadi; si giunge quindi in un punto di inimmaginabile bellezza: il grande lago blu turchese di Pelko, su cui si affacciano le maestose vette del Langtang e dello Shisha Pangma, che supera gli 8000 metri. Si segue il bordo settentrionale del lago e si prosegue nelle praterie d’alta quota tra i monti; scavalcato lo spartiacque himalaiano attraverso l’altissimo passo di Lhalung (c.a. 5200 mt) si scende verso il Nepal. A circa 4000 metri di quota si trova il monastero di Milarepa; oltre Nyalam ci si immerge tra le gole lussureggianti dove si vedono tantissime possenti cascate; si sosta a Zhangmu al punto di confine, dove si alloggia in un hotel. 28°g. 28/6 Zhangmu - Kodari – Kathmandu   Al confine nepalese a Kodari sono in attesa gli assistenti di Amitaba con il pulmino che porta fino a Katmandu. Si salutano qui gli autisti e la guida tibetana e si prosegue il viaggio fino alla capitale, dove si alloggia presso l’hotel Vajra. 29°g. 29/6 Katmandu e volo di rientro   Mattina a disposizione anche per eventuali acquisti; nel pomeriggio ci si reca all’aeroporto per l’imbarco sul volo internazionale. In funzione del volo di rientro utilizzato Amitaba predisporrà gli eventuali servizi aggiuntivi richiesti. 30°g. Lunedì 30 giugno, arrivo a destinazione
TIBET 2014: Trekking di Kangshung (Everest est)
Periodo: 16 mag - 2 giu
Il viaggio prevede di raggiungere Lhasa e, dopo delle interessanti visite utili anche per l’acclimatazione, di partire in jeep verso ovest transitando dal lago di Yamdrok Tso, Gyantse, Shigatse e Sakya, soffermandosi a vedere i siti di interesse principale. Oltre Sakya si utilizzano dei campi fino alla fine del trekking e a Rongbuk, per un totale di 10 notti consecutive; il sentiero di rientro dal campo base di Kangshung, la parete est dell’Everest, segue un tragitto diverso rendendo il percorso estremamente vario e interessante. Completato il circuito ci si reca a Rongbuk, alla parete nord dell’Everest, e da qui si rientra a Shigatse. Da Shigatse vi è l’opzione di tornare subito o di aggiungere la visita di Menri e una notte a Lhasa. Nota tecnica La stagione prescelta è ottimale e si prevede un clima secco; si deve però essere attrezzati molto bene per sopportare eventuali piogge e nevicate. Si ricorda che le temperature minime notturne possono arrivare a volte fino a -10°c e per prudenza è meglio predisporsi per valori anche più bassi. L’attrezzatura per i campi è tutta fornita ad eccezione del sacco a pelo; si dispone di tende da due o individuali e di una tenda comune. Seguono il gruppo un cuoco e assistenti per il montaggio dei campi. Durante il trekking il bagaglio personale viene trasportato con animali o portatori, i partecipanti devono caricarsi solo quanto serve per la giornata.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO (NB: I tempi di tappa riportati sono indicativi e basati su di una capacità media; le altitudini sono approssimative) 1°g. Venerdì 16 maggio, partenza per Chengdu   2°g. 17/5 Chengdu – Gonsar - Lhasa   Arrivo a Chengdu, da dove ci si imbarca per Lhasa (orari da confermare). A Gonsar, l’aeroporto posto sulle rive dello Tsangpo, è in attesa dei partecipanti la guida tibetana; trasferimento in pulmino privato a Lhasa. Ci si sistema presso l’hotel Gang Gyen, situato nella città vecchia e ci si reca per una passeggiata al circuito sacro del Barkor che lo circonda, animato da un vivace mercato e frequentato dai pellegrini, alcuni dei quali eseguono l’intera circumambulazione con le prostrazioni. Ci si muove a piedi, con calma, per favorire l’acclimatazione. 3°g. 18/5 Lhasa   Giornata dedicata alla visita di Lhasa, ci si reca al Potala e al palazzo estivo, il Norbulingka. Si dedica il pomeriggio alle visite della città vecchia che è fortunatamente ancora abitata in prevalenza da tibetani, iniziando dalla magnifica cattedrale del Jokhang e passeggiando dal Barkor, il circuito sacro che la circonda, fino al convento di Ani Tshamkhung e al tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang e ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 4°g. 19/5 Lhasa – Gyantse   Valicato il passo di Gampa (4794 mt) si lascia la valle dello Tsangpo e lo sguardo spazia sul lago turchese di Yamdrok, incastonato tra magnifiche vette, una delle perle naturali del Tibet. Se ne seguono le rive fino a Nakartse e da qui verso ovest si supera un altro passo, il Khari (5045 mt), su cui si affacciano poderosi ghiacciai. Gyantse è una delle città del Tibet meglio preservate; l’enclave monastica prima delle distruzioni perpetrate includeva 16 collegi appartenenti a diverse scuole. Fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.) e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. La visita al castello di Gyantse, dove solitamente ci si reca in serata, regala un’ottima panoramica sul complesso, sulla cittadina e le valli circostanti. Sistemazione presso l’hotel Yeti o simile. 5°g. 20/5 Gyantse – Shigatse – Sakya   Da Gyantse ci si sposta a Shigatse, seconda città del Tibet, dove si sosta per una vista al Tashilhumpo, ottimamente preservato e ricco di inestimabili tesori, che fu fondato dal primo Dalai Lama nel 1447 ed è stato la sede storica del Panchen Lama. Si prosegue seguendo la strada che conduce verso il Nepal deviando ad un certo punto in direzione sud per raggiungere Sakya, che dista da Shigatse circa 150 km; si alloggia in un semplice hotel. 6°g. 21/5 Sakya – Yulok   Dopo la visita del poderoso monastero di Sakya si parte verso sud valicando i passi di Gyatso (5220 mt) e di Pang (5000 mt) giungendo al villaggio di Kartha e da qui a Yulok, a circa 3700 mt di quota, dove si pone il primo campo. La tappa richiede circa 6 ore di guida. 7°g. 22/5 Yulok – Dhampu   Inizia il percorso a piedi; questa prima tappa risale la vallata ed è ora facilitata nella parte iniziale da una stradina percorribile con la jeep fino all’attacco del sentiero nei pressi del villaggio di Raphuk. Si risale la valle che si dirama verso sud portando a Dhampu, il primo punto di campo, a circa 4260 mt. 8°g. 23/5 Dhampu – Shaotso – Methok Sechen   Si prosegue risalendo la valle arrivando al lago di Shao (se si parte presto il 22/5 si potrà raggiungerlo nella prima giornata); la vetta del Makalu si staglia oltre le cime che contornano il lago. Oltre, una ripida salita, che offre bei panorami sui laghi della vallata, porta al passo di Shao (4890 mt); la discesa verso il campo di Methok Sechen (4600 mt) attraversa le alte pasture degli yak, ornate anche su questo versante da diversi laghetti. Dal campo si ha un magnifico panorama, dal Makalu fino all’Everest. La tappa è di circa 6 ore. 9°g. 24/5 Methok Sechen – Zoksham – Tsonak – Thangsum   Si raggiunge il fondovalle con un ripido sentiero arrivando alla piana di Zoksham (circa 4000 mt), al margine delle foreste che da qui coprono la valle di Karma verso sud est. Ci si inerpica per un tratto attraverso la foresta arrivando sulle creste della parte occidentale della valle, tra i rododendri, e proseguendo si arriva al lago di Tsonak. Una breve salita porta quindi al campo di Thangsum (4400 mt) con panorami stupendi sull’Everest e il Lhotse; tappa di circa 6 ore. 10°g. 25/5 Thangsum - Pethang    Si trascorre la mattinata tranquilli, godendo della splendida posizione panoramica del luogo. Il sentiero per Pethang risale la vallata superando delle piccole coste con panoramiche molto belle in ogni direzione, sempre in vista della gloriosa parete di Kangshung ad est; prima della discesa verso il campo (circa 200 mt) si ha un’ampia visuale che spazia fino ai ghiacciai che fluiscono dalla poderosa corona di montagne che culmina con l’Everest. Il campo è a circa 4300 mt, la tappa di circa 3 ore. Per chi fosse interessato, nella vallata a nord del campo si trova un lago sacro dove secondo la tradizione tibetana meditò Guru Rimpoce; la salita richiede circa un’ora. 11°g. 26/5 Pethang - Pethang Ringmo   Tappa di 3/4 ore che porta a Pethang Ringmo, ai piedi di Kangshung, la grandiosa parete orientale della vetta più alta del pianeta; il tratto iniziale ai bordi del ghiacciaio va transitato con attenzione per via della colossale frana che ha reso il terreno instabile. Il campo è a 4870 mt. 12°g. 27/5 Pethang Ringmo   Giornata di esplorazioni di questa valle glaciale, tra i luoghi d’alta quota più belli in assoluto al mondo; si tiene il campo fisso. 13°g. 28/5 Pethang Ringmo – Tso Shurima   Si rientra a Pethang e, risalito il costone oltre il campo, si lascia il sentiero utilizzato all’arrivo entrando nella valle vallata a nord; il panorama si arricchisce con la vetta del Karthapuri, un bel monte glaciale di 6600 mt. Si pone il campo nei pressi del lago di Shurima (4900 mt); la tappa è di circa 6 ore. 14°g. 29/5 Tso Shurima – Langma La – Shomaling   Si sale al passo di Langma, che con i suoi 5250 mt è il punto più alto del percorso; da qui si godono ancora una volta stupendi panorami su Everest e Lhotse. Si scende fino a Shomaling (4170 mt) transitando dal laghetto di Danyen. 15°g. 30/5 Shomaling – Yulok – Rongbuk   Si segue la valle di Kartha dove si trovano alcuni tipici villaggi la cui agricoltura è basata sulla tsampa, il tenace orzo che cresce a queste altitudini. Si arriva in circa 2 ore al punto dove si trovano le jeep che sono in attesa dei partecipanti. Con i veicoli si torna verso Kartha e si prosegue fino a Rongbuk, il monastero posto a circa 5000 mt alle falde della parete nord dell’Everest, che dista circa 110 km. Si pone qui l’ultimo campo del viaggio. 16°g. 31/5 Rongbuk – Shigaste  Lasciata la valle dell’Everest si risale un valico a nord che supera i 5000 mt, da dove col tempo limpido si gode di un’ultima grande visuale che spazia dal Makalu a est fino al Cho Oyu a ovest con l’Everest che troneggia al centro. Proseguendo, con una breve deviazione si arriva a Shegar dove si visitano le rovine di un affascinante Dzong che corona un intero monte con le mura che corrono ardite fino alla ripidissima vetta rocciosa, un luogo che i tibetani chiamavano la “Montagna di Cristallo”; nella parte più bassa il tempio principale è stato ricostruito e vi vivono dei monaci. Rientrati sulla strada principale si valica un altro passo, sempre sui 5000 metri, arrivando a Lhartse e da qui si ripercorre il tratto visto il 20/5 fino a Shigatse, dove si alloggia presso l’hotel Manosarovar o simile. Per chi rientra 17°g. 1/6 Shigatse – Gonsar – Chengdu   Si lascia la città seguendo il corso dello Tsang Po fino a Gonsar, dove si prende commiato dalla guida tibetana e ci si imbarca sul volo per Chengdu (orario da confermare). A Chengdu è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale e ci si accomoda presso l’hotel Holyday Inn Express. 18°g. Lunedì 2 giugno, volo di rientro    Trasferimento in aeroporto e partenza.   Gyantse Gampa La, Yamdrok Tso Shegar Dzong Per chi prosegue 17°g. 1/6 Shigatse - Menri   Ci si separa dai compagni di viaggio che rientrano e col capogruppo si lascia la città attraversando il fiume Tsangpo nei pressi di Emagang. Si continua risalendo l’altra sponda del grande fiume e lo si lascia verso nord imboccando al valle di Tobgyel. Ci si reca a Ensaka e all’eremo d Kharna Ri, tra i siti storici della scuola Bön. Si sale quindi a Menri (4590 mt), il più importante centro Bön del Tibet, distrutto dai cinesi e ora in parte ricostruito. Si alloggia qui, una situazione spartana che richiede buona adattabilità. 18°g. 2/6 Menri – Lhasa  Si torna allo Tsangpo; lo si attraversa e se ne risale il corso verso est fino alla confluenza col Kichu, quindi si segue questo fino a Lhasa, dove si alloggia nel medesimo hotel utilizzato all’andata. 19°g. 3/6 Lhasa - Gonsar – Chengdu   Mattina di relax; nel pomeriggio ci si reca a Gonsar per l’imbarco sul volo per Chengdu (orario da confermare). Il capogruppo si ferma a Lhasa per condurre il viaggio al Kailash. A Chengdu è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale e ci si accomoda presso l’hotel Holyday Inn Express. 20°g. Mercoledì 4 giugno, volo di rientro  Trasferimento in aeroporto e partenza.
TIBET 2013: La vasta regione dell’Amdo
Dai grandi monasteri alle regioni nomadiche dell’Amnye Machen
Periodo: 9 ago - 24 ago
Verso Drakar Tredzong Nomadi Golok Tenda Golok   Il viaggio prevede di arrivare in volo a Chengdu in Sichuan e di proseguire in volo per Lhanzou, capitale del Gansu. Si parte da qui utilizzando jeep tipo Landcruiser Toyota con massimo 4 passeggeri per veicolo, seguendo un ampio anello che si completa rientrando a fine percorso a Lhanzou. L’itinerario inizia con un’esplorazione dell’interessante sito rupestre di Bing Ling Si e la visita dell’università monastica di Labrang. Ci si immerge quindi nelle vaste praterie dell’Amdo, toccando un ampio insieme di siti interessanti e importanti, tra cui spiccano Repkong e Rabgya, e dove la maggior parte dei viaggiatori s’innamora forse ancora di più del mondo nomadico con le semplici tende di pelo di yak utilizzate dai Golok. Alcuni dei momenti più belli si potranno vivere sostando a gustare dell’ottimo yogurt, sperimentando il loro tranquillo sorriso e la reciproca curiosità di incontrarsi. Da Tawo si attraversa verso ovest la regione dell’Amnye Machen, la montagna sacra dell’Amdo, immersi in una natura potente arrivando fino ai ghiacciai delle pareti nord, e oltre ancora ai bordi dell’altopiano del Ciantang, alle fonti del fiume Giallo con i grandi laghi di Ngoring e Kyaring, il punto più lontano del percorso; in questo territorio si trova un’ampia varietà di animali selvatici, dai kyang alle gru dal collo nero. Si procede quindi verso nord, con Drakar Tredzong che è la gemma di questa parte, un luogo di ritiro mistico oggetto di pellegrinaggio da tutto il Tibet. Dopo lo Tso Ngompo (Kokonor), il lago più vasto del Tibet, si rientra verso Lhanzou visitando il complesso monastico del Kumbum e altri siti, tra cui il luogo di nascita di S.S. il XIV Dalai Lama. L’Amnye Machen L’Amnye Machen è la punta più elevata di un maestoso massiccio formato da 21 vette, nascosto nel cuore della regione dell’Amdo nel nord est del Tibet. Questi monti glaciali che superano i 6000 mt di altezza si stagliano su un ambiente di praterie d’alta quota dove l’altezza media supera i 4000 mt e i pastori nomadi vivono in tende costruite con il pelo di yak, anche d’inverno. Questa candida e colossale montagna per i tibetani è la casa di una potente e veneratissima divinità di protezione, Machen Pomra. E’ il monte sacro del Tibet orientale, il simbolo più forte dell’indipendenza e religiosità indomate delle fiere popolazioni nomadiche tibetane.   Ngomring Tso Fiume Giallo Tso Ngompo (Kokonor) Nota tecnica Il viaggio è adatto ai veri viaggiatori, che amano esplorare territori sconosciuti al turismo. Si visitano molte aree remote dove i servizi sono spesso piuttosto spartani, e spesso anche il livello di pulizia non è quello di casa nostra. Si consiglia di portare con se un sacco lenzuolo o, meglio ancora, un sacco a pelo. Le temperature previste più basse sono nella regione tra l’Amnye Machen e Mato, ma non sono mai sotto lo zero e il clima è solitamente buono, con maggiori possibilità di pioggia nelle parti più orientali.   Tarshil Gompa Rabgya Gompa Drotsang   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Venerdì 9 agosto, partenza per Chengdu 2°g. 10/8 Chengdu - Lhanzou   Giunti a Chengdu, capitale dello stato cinese del Sichuan, si riparte con un volo interno per Lhanzou (orario da confermare), dove sono in attesa dei partecipanti la guida tibetana con i mezzi e gli autisti. Ci si sistema presso l’hotel Xilan International. 3°g. 11/8 Lhanzou – Bing Ling Si - Labrang    Da Lhanzou si attraversa verso sud ovest un territorio montagnoso abitato da diversi gruppi etnici in larga parte musulmani. Nei pressi di Jong Jing, dove vi è una diga sul fiume Giallo, con una deviazione si va verso Bing Ling Si; si utilizza per un tratto una barca a motore costeggiando alte formazioni rocciose, molto pittoresche a picco sulle acque, e si approda al sito. In una stretta valle si trovano scolpite nelle falesie molte statue rupestri di Buddha, tra cui un’effige colossale; proseguendo lungo il sentiero si arriva ad un piccolo monastero incastonato tra le rocce. Si torna alle jeep seguendo lo stesso percorso e di riparte per Labrang, dove si alloggia presso l’hotel Civil Aviation o simile. Tempo permettendo, si darà un’occhiata alla cittadina, dove la popolazione è in gran parte tibetana con molte persone che sfoggiano gli abiti tradizionali, e si trovano numerosi negozietti. 4°g. 12/8 Labrang   Si visita Labrang Tashikyil, una delle cinque grandi università monastiche tibetane di scuola Ghelupa del Tibet, tra i rari antichi luoghi di culto usciti con pochi danni dalle devastazioni perpetrate durante la rivoluzione culturale. Fondata nel 1709, giunse ad avere una popolazione di 4000 monaci, oggi ridotti a circa 1000; vi sono molti collegi monastici e templi, con affreschi e statue bellissimi. Nel pomeriggio si effettua un’escursione attraverso le belle praterie di Sangchu fino al complesso di Amchog Gompa, che dista 46 km. 5°g. 13/8 Labrang – Repkong   Lasciata Labrang si valica verso ovest un colle di 3600 mt che funge da spartiacque e oggi segna il confine tra … le regioni cinesi di Qingai e Gansu! Si attraversano vaste pasture e presto si incontra il bel monastero di Gartse, che ospita circa 140 monaci, costruito nella zona del monte Amnye Nyemri, venerato come il luogo di potere spirituale più importante della regione di Repkong. Proseguendo, nei pressi del villaggio di Zhongpang si effettua una passeggiata seguendo un sentiero che in circa un’ora porta al panoramico eremo di Yarma Tashikyl, dove trova riparo una comunità Nyingmapa. Tornati a valle, si prosegue il viaggio arrivando a Repkong (Rongpo Gyakhar), la tappa è di 131 km; si alloggia presso l’hotel Repkong o simile. Tempo permettendo, si iniziano le visite. 6°g. 14/8 Repkong   Repkong è una cittadina dell’Amdo dove la popolazione è ancora in maggioranza tibetana, famosa per la qualità degli artisti che sono ritenuti i migliori pittori di arte sacra del Tibet; si avrà modo nel corso del soggiorno di vederli all’opera. Qui si trova il principale monastero della regione, Rongpo Gonchen, fondato all’inizio nel XIV secolo, che ospita circa 400 monaci ed è costituito da 9 templi; è retto dalla giovane ottava reincarnazione del Rongpo Kyabgon. Nei dintorni si trovano molti villaggi e monasteri, che sono stati in parte ricostruiti dai tenaci tibetani; i più importanti sono Wutun (Senge Mangotsang) e Gomar Gompa, ma anche altri minori meritano una perlustrazione. 7°g. 15/8 Repkong – Mangra (Guinan)   Si lascia Repkong passando una zona di monti boschivi e giungendo tra le pasture di Hor, nei cui pressi si trova il monastero Nyingmapa di Terton Chogar, del XIX secolo, edificato in un sito dove la comunità religiosa, che ancora vi risiede, viveva originariamente nelle tende. Proseguendo in questo territorio di monti e verdi pasture si arriva a Mangra, il capoluogo distrettuale un poco fuori traiettoria verso nord, interessate ma anche l’unico punto dove si può trovare un alloggio; ci si sistema presso l’hotel Guinan o simile. Nei pressi della cittadina si trova Lu Gompa, molto ben tenuto e vivo. Tempo permettendo, si effettua un’escursione a Tarshil Gompa, che dista circa 30 km, un grande complesso monastico che sorge in una bellissima valle dove condivide il vasto spazio privo di altri segni umani con i greggi di yak. 8°g. 16/8 Mangra – Tawo (Machen)  Si lascia Mangra verso sud; arrivando nella vallata del fiume Giallo si sosta al monastero di Rabgya, sussidiario dell’università monastica di Sera, fondato nel XVIII secolo e in buona parte ricostruito dopo le devastazioni degli anni ‘60, un sito che ospita circa 800 monaci. Superato il grande fiume si risale il bordo meridionale della valle andando a Tawo, che dista da qui 68 chilometri, uno dei centri principali su cui fan capo le popolazioni nomadiche Golok, un punto di aggregazione dove giungono mercanti da varie parti del paese. Il Gompa, posto ai margini dell’abitato a ridosso della collina, tra le varie cose interessanti presenta un muro Mani dove sono rappresentate molte delle divinità del Bardo. Si alloggia presso l’hotel Machen o simile. 9°g. 17/8 Tawo – Ammye Machen – Mato   Oggi si svolge il tratto più avventuroso dell’itinerario, una tappa lunga e ricchissima. Si lascia Tawo valicando verso ovest un alto passo che si apre sulla praterie della regione orientale dell’Amnye Machen, e superati  alcuni colli e vallate si arriva a Chorten Karpo, dove si trova un piccolo Gompa; sul monte alle spalle vi è un importante cimitero celeste, che si può raggiungere in 15 min., un luogo interessante anche se un poco impressionante. Da qui si prosegue verso ovest salendo gradatamente lungo la stradina sterrata che porta al cospetto dell’immensa massa glaciale dell’Amnye Machen e ne percorre le basi per un lungo tratto. Il passo è a 4328 mt, a nord della vetta principale; da qui con una piccola passeggiata si possono ammirare le morene e il lago terminale del ghiacciaio. Continuando verso ovest si transita da Luri Gompa, un piccolo centro monastico Nyingmapa situato in una bella valletta laterale a nord della strada, con una interessante comunità composta da gomchen e monaci, dove vive anche un tulku. Oltre il villaggio di Tawo Zholma si transita da un altro cimitero celeste, posizionato in un luogo molto bello, e si raggiunge la strada principale che proviene da Xining. La si segue verso sud transitando da Tsogyenrawa, un paesello dove la maggior parte delle persone sono nomadi Golok agghindati con begli abiti tradizionali, un posto che dà oggettivamente la sensazione di essere ai confini del mondo. Si arriva infine a Mato (4100 mt), dove si alloggia presso l’hotel Youliang o simile. Durante il percorso sarà molto probabile ammirare diversi tipi di animali selvatici, tra cui i kyang. 10°g. 18/8 Mato: Ngomring e Kyaring Tso   Si effettua un’escursione di circa 90 km verso ovest, seguendo una strada abbastanza buona, attraverso un vasto territorio nomadico punteggiato da laghetti. Si costeggia per un lungo tratto il magnifico grande lago di Ngoring che, con il Kyaring, da origine al fiume Giallo. Si arriva al piccolo monastero di Tsowar Kartse Doka; alle sue spalle una stradina percorribile in jeep porta a circa 4600 metri di altezza su di un colle ornato da miriadi di bandiere di preghiera, da dove si gode di una splendida visuale che spazia sui due laghi, con il Kyaring a ovest. In questa regione del Ciangtang nidificano molte specie di uccelli, incluse le gru dal collo nero. 11°g. 19/8 Mato – Drakar Tredzong – Tsigortang   Si inizia il percorso verso nord ripercorrendo la strada fino a Tsogyenrawa e proseguendo oltre alcuni passi che superano i 4000 metri di quota; dal secondo se il tempo è limpido si ammira la massa glaciale dell’Amnye Machen. Si transita dal villaggio di Chutsen, dove il monte è ornato con il gigantesco disegno di un chorten realizzato con migliaia di bandiere di preghiera; attorno vi sono diversi muri mani e un tempio. Il tutto è stato completato recentemente, in memoria delle persone vittime del terremoto di alcuni anni fa. Si lascia poi la strada principale in direzione est per recarsi a Drakar Tredzong, uno dei siti più sacri di questa parte del Tibet, che si raggiunge attraverso un bellissimo territorio. Qui, alla falde di un monte roccioso, si trovano alcuni monasteri e luoghi di ritiro, in parte ancora utilizzati; secondo la tradizione vi soggiornarono anche Guru Padmasambhava e la mistica Yeshe Tsogyel e si individuano innumerevoli segni di una lunghissima e profonda tradizione. La montagna viene circumambulata dai pellegrini, alcuni dei quali eseguono tutto il kora con le prostrazioni. Oltre il vicino passo a destra dei templi, lungo il versante del monte, si trovano le grotte di meditazione più importanti. Dopo la visita si va a Tsigortang, centro amministrativo di questa remota regione posto più a nord a circa 3350 mt di quota. Si alloggia in un albergo locale, il migliore disponibile. 12°g. 20/8 Tsigortang – Tso Ngompo (Kokonor)   Tornati sulla strada principale si arriva sempre verso nord a Chabcha; nei pressi della cittadina una breve deviazione porta al monastero principale della regione, Kyamru Gon Tashi Gepeling, che è una branchia dell’università monastica di Labrang. Da questa zona una nuova strada valica i monti regalando una fantastica visuale dall’alto sul lago di Tso Ngompo, o Kokonor, lo specchio d’acqua più vasto di tutto l’altopiano tibetano situato a 3000 mt di quota. Raggiunta la riva, la si segue verso ovest fino al limite del lago; si alloggia qui in un albergo locale, il migliore disponibile. 13°g. 21/8 Tso Ngompo   Ci si reca sulla penisola che si protende sul lato occidentale del lago, un luogo dove sopra le scogliere nidificano innumerevoli uccelli, bellissimo da esplorare. Si parte quindi per il villaggio di Tsaka, situato sul lembo nord orientale del lago, ripercorrendo la costa; si alloggia in un albergo locale, il migliore disponibile. 14°g. 22/8 Tso Ngompo – Kumbum   Si lascia lo Tso Ngompo proseguendo sempre verso est. Giunti nella regione di Xining si va direttamente all’università monastica di Kumbum Jampaling, dove si alloggia presso l’hotel Tsongka, nei pressi del grandioso ingresso. Questo ampio complesso è uno dei cinque grandi centri di studio della scuola Ghelupa in Tibet. Fu edificato a partire dall’XVI secolo da Rinchen Tsondru, discepolo del grande maestro Tsongkhapa, attorno ad un albero e allo stupa che segnano il luogo in cui egli nacque. Divenne uno dei centri monastici principali del Tibet, con una miriade di templi e conventi e nei secoli subì attacchi e saccheggi anche da parte dei musulmani. Negli anni ’90 venne in buona parte restaurato ed oggi ospita una comunità di monaci di cui i tibetani sono circa la metà. E’ ora invaso da frotte di turisti cinesi, che imperversano però principalmente all’inizio della giornata. 15°g. 23/8 Kumbum – Xining – Lhanzou   Si passa da Xining, che dista circa 20 km, e si procede verso est facendo sosta a Martsang Drak, un tempio appeso in modo spettacolare a una falesia, molto pittoresco e bello da visitare ma privo di reperti artistici. Quindi, con una deviazione sui monti a sud, si arriva al villaggio di Taktser, il luogo di nascita del XIV Dalai Lama. Si vede la sua casa, dove è stato costruito un piccolo tempio; durante l’ultima nostra visita si incontrò suo zio che abita tutt’ora qui. Continuando verso Lhanzou, nei pressi della cittadina di Ledu una deviazione di 25 km verso sud porta al monastero tibetano di Drotsang, fondato nel XIV secolo in tipico stile cino-tibetano, che preserva interessanti affreschi. Si prosegue quindi lungo l’autostrada e giunti in città si alloggia presso l’hotel Xilan International. 16°g. Sabato 24 agosto, Lhanzou – Chengdu e volo di rientro Partenza in volo per Chengdu (orario da confermare); da qui si prosegue con il volo di rientro.
TIBET 2013: Gli antichi regni di Gughe e Shangshung; estensione in Ciangtang
Un viaggio in collaborazione con la Jonang Foundation
Periodo: 9 ago - 26 ago
Trongsa Paryang   È pertanto un itinerario ideale per chi desidera godere della bellezza unica di Shangshung e dei resti del Regno di Gughe; e anche per chi ha già compiuto il kora del Kailash ma non ha avuto l’opportunità di visitarli. È poi prevista l’opzione di rientrare a Lhasa attraversando il Ciangtang, esplorando le pasture e gli innumerevoli laghi dove vivono i nomadi, dal Kailash fino al Nam Tso. La prima parte del viaggio fino  a Darchen si effettua con una guida tibetana che parla la lingua inglese; qui ci si unisce ai partecipanti che hanno eseguito il pellegrinaggio attorno al Kailash e si prosegue con loro.  Un viaggio con la Jonang Foundation Tra Amitaba e la Jonang Foundation vi è un progetto di collaborazione in corso da diversi anni; uno dei frutti importanti è stato la visita in Italia del Venerabile Kunga Sherab Saljay Rimpoce con la trasmissione del lignaggio Jonang del Kalachakra. Abbiamo organizzato altri viaggi assieme, il cui ricavato è stato devoluto alle iniziative della Fondazione; anche lo scopo di questo progetto è di dare un aiuto, il più discretamente possibile. Da Lhasa a Shangshung e Gughe (9/8 – 26/8) Da Chengdu, dove si effettuano alcune interessanti visite, si vola a Lhasa. Si sosta qui due notti avendo così l’opportunità di recarsi ai siti principali della città nel mentre che ci acclimata. Si parte quindi per una celere traversata verso ovest, visitando il Tashilhumpo a Shigatse e altri siti lungo il percorso, arrivando in tre giorni al lago Manosarowar; questi tempi di spostamento sono resi possibili dai lavori di miglioramento eseguiti sulle strade in questi anni. Al “Lago della Madre” si pone un campo a Seralung e ci si reca al Gompa di Chiu, arrivando da qui al Kailash e proseguendo per la valle di Tirthapuri, dove sono ubicate le fonti sacre di Guru Padmasambhava e il monastero Bön di Gurugam. In quest’area si visitano le inimmaginabili rovine della città rupestre di Shangshung e si prosegue verso ovest. Tutto questo vasto territorio stupisce per la cromaticità e bellezza delle erosioni, contornate a sud dalle grandiose vette glaciali del Garwal indiano, tra cui svettano il Kamet e il Nanda Devi, templi della sacralità induista. A Toling si trova quello che fu il monastero principale di questa vasta regione del Tibet, dove sono sopravvissuti stupendi affreschi; quindi a Tsaparang si esplora la misteriosa città rupestre che fu capitale del regno, anche questo un luogo che trasporta in un mondo fuori dal tempo, dove si respira ancora la presenza di Yeshe O, Atisha e Rinchen Zangpo. Ci si sposta poi nella valle di Dunkhar e Piyang dedicando una giornata all’esplorazione di queste antiche cittadine che sembrano fondersi con le falesie rocciose, ai cui piedi vivono piccole comunità rurali, scoprendo affreschi di impareggiabile bellezza nascosti tra le grotte. Da Gughe inizia quindi il percorso di rientro, che prevede la visita di Gyantse. Ciangtang (9/8 – 31/8) Chi segue il viaggio completo dopo Gughe torna fino al Manosarowar e da qui segue la guida italiana attraverso le inesplorate regioni dell’altopiano del Ciangtang, con un itinerario che giunge fino al lago del Nam Tso a settentrione di Lhasa. Si attraversa il territorio nomadico più affascinante del Tibet, una regione di laghi e montagne dove fino ad oggi pochissimi viaggiatori hanno provato ad andare. Buona parte del tracciato è stato provato dai nostri autisti lo scorso anno per verificarne la fattibilità. In alcuni punti saremo noi i “primi”; da fonti locali sappiamo che si può passare ma non se ne sono state già percorse le piste. Si viaggia in piena autonomia con campo, cibo e combustibile; quindi la spedizione è pronta per questa meravigliosa avventura.   Nam Tso Te Tso Ciangtang   Nota tecnica Il viaggio prevede di passare buona parte delle notti in campi ben allestiti con tende per dormire da due o una persona, tenda comune per mangiare e tende per i servizi; accompagnano il gruppo un cuoco e assistenti per il montaggio. Si viaggia su jeep tipo Toyota Landcruiser con al seguito un mezzo per il supporto logistico, che trasporta scorte di viveri, combustibile, attrezzature da campo e bagagli. Il clima previsto in questa stagione è solitamente bello, ma bisogna essere comunque sempre attrezzati per possibili piogge. Le temperature minime possono arrivare anche vicino ai zero gradi, anche se non è usuale. Oltre all’usuale attrezzatura da montagna serve quindi un sacco a pelo caldo, omologato per essere comodi a –5°c.   Tsaparang Dungkar   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Venerdì 9 agosto, partenza per Chengdu   2°g.  10/8 Chengdu   Arrivo a Chengdu dove è in attesa dei partecipanti il nostro corrispondente locale; ci si sistema presso l’hotel Holiday Inn Express (4*). Nel pomeriggio è prevista una visita della città: al tempio taoista di Qing Yang, alla casa del poeta Du Fu e al tempio di Wu Hou, situato in uno splendido giardino cinese. 3°g.  11/8 Chengdu - Lhasa   Il volo della China Airlines per Lhasa parte alle 7.50 con arrivo alle 10.00 (orario da confermare), dove è in attesa dei partecipanti la guida tibetana; trasferimento in pulmino privato a Lhasa. Ci si sistema presso l’hotel Gang Gyen (4*) o simile, situato nella città vecchia. Nel primo pomeriggio ci si reca con una breve passeggiata al circuito sacro del Barkor che circonda il Jokhang, il tempio più importante del Tibet che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, posizionato sul punto geomantico situato al cuore della mitica “orchessa del Tibet”; si iniziano da qui le visite. Si passeggia lungo il Barkor, animato da un vivace mercato e frequentato dai pellegrini, alcuni dei quali eseguono l’intera circumambulazione con le prostrazioni. Ci si muove a piedi, con calma, per favorire l’acclimatazione. 4°g.  12/8 Lhasa Al mattino ci si reca al Potala e al palazzo estivo, il Norbulingka. Nel pomeriggio si visita l’università di Sera, dove è abbastanza usuale poter assistere al dibattito dei monaci, e si rientra nella città vecchia a curiosare nel Barkor. Chi è interessato, passeggiando con la guida tibetana  potrà raggiungere il convento di Ani Tshamkhung e vedere anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 5°g.  13/8 Lhasa – Lhartse   Si lascia Lhasa iniziando il viaggio verso ovest; arrivati allo Tsang Po se ne risale il corso fino a Shigatse, la seconda città del Tibet, dove  si visita il grandioso monastero di Tashilhumpo, uno dei più grandi del Tibet ricco di inestimabili tesori, con molti templi e sale, che fu fondato dal primo Dalai Lama nel 1447. Da Shigatse si prosegue percorrendo la strada che porta verso il Nepal superando due passi e giungendo a Lhartse, dove si alloggia in hotel. 6°g.  14/8 Lhartse – Dargyeling Gompa (Jongba)   Con questa tappa piuttosto impegnativa oltre Lhartse si lascia la via per il Nepal seguendo un percorso più settentrionale che supera un passo e un primo lago e quindi transita dal lago di Ngaring, e proseguendo in un ambiente di praterie d’alta quota si giunge a Zangzang, un villaggio dove si trova un interessante convento femminile di scuola Nyingmapa. Si continua attraverso valli e passi erbosi immersi in un bell’ambiente naturale fino a Saga, sul fiume Tsang Po, e, oltre un ultimo passo, si arriva fino a Jongba dove si pone il campo nei pressi di un bel monastero posto panoramicamente sopra le vaste vallate. 7°g.  15/8 Jongba – Manosarowar (Seralung)   Il bellissimo percorso di questa lunga tappa, che impegna per circa 8 ore di guida ed è resa possibile grazie a dei lavori di miglioramento che sono stati recentemente eseguiti sulla strada, attraversa una regione dove spesso si incontrano le tende dei nomadi. A Trongsa si trova un interessante monastero e, prima di Paryang, una zona di dune di sabbia sullo sfondo dell’alto Himalaia. Oltre il passo del Mayum e il lago di Te Tso si raggiungono le acque turchesi del “lago della madre”, il sacro Manosarowar, che viene circumambulato a piedi da molti pellegrini tibetani; da qui si vede per la prima volta il Kailash, oltre le vaste acque del lago. Si pone il campo nei pressi del piccolo monastero di Seralung sulla sponda nord occidentale, in vista del Gurla Mandata. 8°g.  16/8 Manosarowar – Darchen - Thirtapuri   Si continua a nord del vasto lago arrivando al monastero di Chiu, vera perla del Manosarowar, posto su di colle che domina una grande spiaggia della costa a nord ovest con visuali sul Gurla Mandata e sul Kailash. Si prosegue quindi per Darchen, dove si incontrano i partecipanti reduci dal kora del Kailash e la guida italiana, e con loro si procede verso ovest, passando al cospetto del monte Kailash e arrivando fino a Tirthapuri dove si pone il campo. E’ un luogo sacro alla memoria di Guru Rimpoce (Padmasambhava) dove, ai piedi di un colle ricco di muri mani e templi che si possono contornare con un bellissimo e panoramico breve kora, si trovano le acque sulfuree in cui i pellegrini tradizionalmente si bagnano dopo il completamento del pellegrinaggio del Manosarovar e del Kailash. 9°g.  17/8 Tirthapuri – Shangshung - Toling   Di prima mattina ci si reca al monastero Bön di Gurugam; si prosegue quindi lungo il Sutlej arrivando alla misteriosa città rupestre di Shangshung, un regno che precedette Gughe; il Prof. Tucci qui ha individuato degli insediamenti che risalgono almeno a 3000 anni fa. Questo luogo sconosciuto è il sito più antico del Tibet: una città cesellata in un anfiteatro di rocce colorate che domina una valle deserta solcata da un fiume blu. Dopo la visita si ritorna verso Thirtapuri e alla strada che proviene dal Kailash, e la si segue verso ovest. Valicando un passo verso sud si accede alla regione di Gughe, con affascinanti visuali sull’immenso bacino erosivo del fiume Sutlej. Ci si immerge nei meravigliosi canyon colorati arrivando a Toling. Sistemazione in un semplice hotel. 10°g.  18/8 Toling - Dungkar   Visita dell’enclave monastica di Toling: il Tempio Rosso e il Tempio Bianco sono stati costruiti sotto la guida del Grande Traduttore, Rinchen Zangpo; questi templi secondo il Prof. Tucci costituiscono l’esempio più elevato dello stile artistico del Tibet Occidentale. Ci si reca poi alla vicina Tsaparang, il sito forse più affascinante di tutta Gughe: un sentiero si inerpica tra alcuni templi e miriadi di abitazioni rupestri (alcune sono affrescate) fino a che si immerge in un tunnel scavato nella roccia che porta nella cittadella che corona l’inaccessibile monte, dove l’imperatore aveva il suo semplice palazzo e i suoi templi. Al fascino del luogo si unisce il senso della presenza dei grandi santi che vi hanno abitato. Da Tsaparang si prosegue per circa due ore attraverso stupendi canyon erosivi con punti panoramici verso i monti glaciali dell’India per la valle di Dungkar, dove si pone il campo. 11°g.  19/8 Dungkar   Si dedica la giornata all’esplorazione dei templi rupestri di Dungkar e Piyang, che furono riscoperti nel 1992 e presentano alcuni degli affreschi più raffinati dell’arte tibetana; lo sfondo azzurro dei dipinti di Dungkhar rende le figure ancora più eteree, incredibilmente sospese fuori dal tempo. 12°g.  20/8 Dungkar – Manosarowar est   Si riemerge dalle valli erosive di Gughe attraverso un alto passo che concede un’ultima grandiosa visione d’insieme della regione. Proseguendo verso est si transita ai piedi del monte Kailash proseguendo fino alle rive del grande lago turchese Manosarovar, dove si pone il campo per un ultimo saluto al “Lago della Madre”. Per chi rientra 13°g.  21/8 Manosarowar est – Dargyeling Gompa (Jongba)   Si salutano qui i partecipanti che proseguono per il Ciangtang e si continua il viaggio con una giuda tibetana e i partecipanti americani della Jonang Foundation. Tra oggi e domani si ripercorrono le tappe più lunghe del viaggio, i cui meravigliosi panorami compensano egregiamente i tempi di guida: nel percorso odierno si rivedono il lago di Te Tso, il Mayun La, il versante settentrionale dell’arco Himalaiano, le dune di Paryang, Trongsa Gompa, ecc. Si pone il campo presso il monastero di Dargyeling, come all’andata. 14°g.  22/8 Jongba – Lhartse   Dal Gompa di Dargyeling si arriva sullo Tsang Po a Saga, e attraverso le vaste montagne erbose e diversi passi si transita da Zangzang, dove ci si reca a visitare il convento femminile, quindi dal lago di Ngaring e così via arrivando infine a Lhartse, dove si alloggia nel medesimo hotel. 15°g.  23/8 Lhartse – Gyantse   Da Lhartse di procede per Shigatse seguendo la rapida strada principale e da qui si arriva a Gyantse. E’ tra le città del Tibet meglio preservate; l’enclave monastica prima delle distruzioni perpetrate conteneva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole. Fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.) e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità” è una struttura costituita da più piani progettati secondo una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue ed affreschi: chi è in grado di decifrare la complessa simbologia che qui è raffigurata può leggervi l’intera storia iniziatica dell’essere. La visita al castello di Gyantse, che si cercherà di fare in serata, regala un’ottima panoramica sul complesso, sulla cittadina e le valli circostanti. Si alloggia presso l’hotel Yeti o simile. 16°g.  24/8 Gyantse – Lhasa   Si salutano i partecipanti venuti dagli Stati Uniti che oggi lasciano il Tibet andando in volo a Chengdu e dovranno procedere più spediti. Valicato lo spettacolare passo di Khari (5045 mt) si giunge allo specchio turchese del lago Yamdrok Tso, una delle perle naturali del Tibet, incastonato tra magnifiche vette di cui alcune superano i 7000 metri. Si lascia il bacino del lago col passo di Gampa (4794 mt), che si apre sulla valle dello Tsangpo, e offre una visuale indimenticabile sul lago. Giunti a valle si prosegue per Lhasa, dove si alloggia nel medesimo hotel utilizzato all’andata. 17°g.  25/8 Lhasa   Giornata libera. 18°g.  Lunedì 26 agosto, Lhasa – Chengdu e volo di rientro   Per chi si reca in Ciangtang Si ricorda che questa parte del viaggio è esplorativa e le tappe indicate potranno essere variate. Per l’intero percorso fino al Nam Tso si vivrà nel vasto ambiente nomadico del Ciangtang; la rotta tracciata segue sia piccole strade che tratti di piste attraverso la parte meridionale dell’immenso altipiano. Dal punto di vista naturale è la sua parte più bella, per la presenza di catene montuose inframmezzate da tantissimi laghi, di cui qui si menzionano solo alcuni dei principali. I nomi dei luoghi indicati sono quelli usati localmente o utilizzati dall’Amnye Machen Institute di Dharamsala e da Gyurme Dorje. 13°g. 21/8 Manosarowar est – Yarra o Ringkor   Si lascia la strada principale verso nord e si valica un passo di 5148 mt che porta verso il lago di Rgo Tso, in vista di diverse montagne innevate. Il villaggio di Yarra, situato a circa 4600 mt di quota, dista in tutto circa 180 km. La strada è piuttosto accidentata, quindi in funzione dell’andamento si valuterà se porre il campo in questa zona o procedere per Ringkor. 14°g. 22/8 Yakra – Lungkar   Oltre Yakra inizia il percorso verso est, si supera un passo di circa 4800 mt arrivando a un piccolo lago e quindi al villaggio di Ringdor (4673 mt), che dista circa 2 ore. Giunti al lago di Rinchen Shurtso se ne segue la costa per una quindicina di chilometri; oltre si vedrà in distanza, risalendo un altro passo, il lago di Nyangla Ringtso e quindi il prossimo riferimento importante è il grande lago di Darok (o Taro) Tso, dove si programma di porre il campo vicino alla riva. Il villaggio di Lungkar è posizionato lungo la costa meridionale. 15°g. 23/8 Lungkar - Tsochen    Si seguono i contorni del Darok e, procedendo sempre verso est, si attraversano diversi corsi d’acqua tra laghi e pasture fino a Tsochen (Mendong), il punto di campo, un paese posto sulla strada che a sud arriva fino alla via che si è seguita andando al Kailash e a nord si collega al lungo percorso camionabile che attraversa il Ciangtang da Senge Tsangpo e Draknak. 16°g. 24/8 Tsochen – Dongra Yutso   La meta di oggi è il lago di Dongra Yutso, considerato sacro dalle persone del luogo, sulle cui acque si affacciano alcuni piccoli monasteri tra cui, nei pressi, un venerato sito Bön. Il Dongra si trova ad est oltre il Tashi Namtso, un altro vasto specchio azzurro; si dovrà vedere localmente che via seguire, l’obbiettivo è di esplorare anche le vallate del Tashi, ma dipenderà dalle condizioni delle piste. Si pone il campo sul Dongra; sempre in funzione delle condizioni delle piste si dovrà valutare se è meglio seguirne il bordo meridionale o settentrionale. 17°g. 25/8 Dongra Yutso – Ngangtse Tso   Completate le esplorazioni, si prosegue ad est del Dongra Tso verso le vallate del lago di Ngangtse, di cui si segue la costa settentrionale ponendo il campo nelle vicinanze. 18°g. 26/8 Ngangtse Tso – Kering Tso   L’esplorazione prosegue sempre verso est arrivando al lago di Kering Tso. 19°g. 27/8 Kering Tso – Shentsa   Oltre il Kering si entra nel distretto di Shentsa (Naktsang); da qui si cercherà si seguire le piste che portano direttamente al Nam Tso per i villaggi di Jakrol e Dzachyok passando a meridione di Zhung-me e Namru (Pengon); in alternativa si procede per un tratto verso nord fino a Dayul tornando poi da lì verso Namru in direzione del Nam Tso. 20°g. 28/8 Shentsa - Nam Tso   Oggi si arriva al vasto Nam Tso, sulla costa nord occidentale. La si segue per un tratto e si pone il campo. 21°g. 29/8 Nam Tso   Giornata dedicata all'esplorazione dlla zona di Jadho Gompa. 22°g. 30/8 Nam Tso – Lhasa   Si parte presto proseguendo a nord del Nam Tso fino a raggiungere la strada principale che porta verso sud a Lhasa, dove si conta di arrivare nel primo pomeriggio. Si alloggia nel medesimo hotel utilizzato all’andata. 23°g. Sabato 31 agosto, Lhasa – Chengdu e volo di rientro  
TIBET 2013: Siti storici e festival di Shoton e Drak Yerpa
Viaggio in collaborazione con l'Istituto Lama Tzong Khapa (Pomaia)
Periodo: 2 ago - 17 ago
Drepung, Shoton Drepung, Shoton Norbulingka, Shoton   Il tour prevede la visita dei siti storici di U, ovvero la regione del Tibet dove nacque e prosperò questa sopraffina civiltà, e di luoghi fuori dai circuiti turistici dove s’incontrano le sue radici mistiche e spirituali. (Per informazioni generali: Tibet). Dopo una breve visita di Chengdu, capitale dello stato cinese del Sichuan, si inizia arrivando in volo a Lhasa dove è prevista una visita, e ci si reca in tutti i siti principali delle regioni di Lhasa e dell’antico Regno di Yarlung, includendo anche Ganden, Tsurphu, Dolma Lhakhang, Mindroling e tanti altri. Oltre ai siti classici, alcuni dei momenti più belli si avranno nei molti luoghi fuori dalle ‘piste battute’, dove fiorì la quintessenza del misticismo tibetano, iniziando nei dintorni di Tsetang con Rechung Phuk, Bairo Phuk e Zodang Gongpori, il mitico luogo d’origine dell’etnia tibetana. Nei dintorni di Samye, che oltre ad essere il più antico monastero del Tibet è forse anche il più bello, con Chimpu, Yamalung, Tsogyel Lhatso e Drak Yangdzong avremo l’esperienza di risettare il nostro tempo, perché qui la presenza dei grandi Lama della storia è palpabile, tangibile, e incarnata dai molti praticanti che sono tornati a popolare gli eremi. Tra Samye e Lhasa si attraversano le montagne, godendo della bellezza delle alte pasture nomadiche, e s’incontrano il luogo dive visse Macik Labdron, mitica donna che fondò un proprio lignaggio, e Olka Cholung, punto d’inizio della tradizione Ghelupa dove Lama Tsongkhapa realizzò molte delle qualità che lo fecero percepire agli occhi del mondo come l’emanazione del Buddha della Saggezza. Tutti i mezzi di trasporto utilizzati sono privati e si alloggia in hotel di buona qualità ovunque possibile; a Samye ci si accomoda nell’albergo del monastero, che è abbastanza decente e comunque il migliore disponibile. Le due notti a Olka Cholung si dorme in campo: qui non esistono strutture ricettive di alcun tipo. Tutta l’attrezzatura, ad eccezione del sacco a pelo, viene fornita da Amitaba; chi vuole potrà noleggiare il sacco a pelo a Lhasa, nel qual caso è opportuno avvisare prima delle partenza. Si dispone di tende da due posti (chi usufruisce di stanza singola le utilizzerà da solo) di buona qualità adatte a ogni clima, di tenda comune per consumare i pasti e tende per i servizi; i pasti vengono preparati da un nostro cuoco e gli allestimenti eseguiti da nostri assistenti. Per il vestiario, si faccia conto che la temperatura notturna minima prevista sarà attorno ai 10°C.; quindi si raccomanda di portare dei vestiti caldi e un sacco a pelo che sia omologato per un minimo termico si zero gradi (in quanto le tabelle termiche fornite sono sempre molto ottimistiche).   Machik Labdron Nantse Shar, Lhasa Olka Cholung   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Venerdì 2 agosto, partenza per Chengdu 2°g.  3/8 Arrivo a Chengdu   Arrivo a Chengdu alle 12.20; ci si sistema presso l’hotel Holiday Inn Express (4*). Nel pomeriggio è prevista una visita della città: al tempio taoista di Qing Yang, alla casa del poeta Du Fu e al tempio di Wu Hou, situato in uno splendido giardino cinese. 3°g.  4/8 Chengdu – Lhasa   Il volo della China Airlines per Lhasa parte alle 7.50 con arrivo alle 10.00 (orario da confermare), dove è in attesa dei partecipanti la guida tibetana; trasferimento in pulmino privato a Lhasa. Ci si sistema presso l’hotel Gang Gyen (4*) o simile, situato nella città vecchia. Nel primo pomeriggio ci si reca con una breve passeggiata al circuito sacro del Barkor che circonda il Jokhang. E’ il tempio più importante del Tibet che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, edificato sul punto geomantico posizionato sul cuore della mitica “orchessa del Tibet”; si iniziano da qui le visite. Si passeggia lungo il Barkor, animato da un vivace mercato e frequentato dai pellegrini, alcuni dei quali eseguono l’intera circumambulazione con le prostrazioni. Ci si muove a piedi, con calma, per favorire l’acclimatazione. 4°g.  5/8 Lhasa   Si visitano il Potala e l’Università Monastica di Sera. Il resto del tempo viene utilizzato  per esplorare la città vecchia, che è fortunatamente ancora abitata in prevalenza da tibetani, e passeggiando si raggiungono il convento di Ani Tshamkhung e il tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang e ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 5°g.  6/8 Lhasa, festival di Shoton   Oggi è il giorno di Shoton, conosciuto anche come il “festival dello yogurt”. Una grande folla di tibetani si reca già dalle prime luci del giorno alla grande Università Monastica di Drepung, che prima dell’invasione era la più grande del Tibet. Qui prima del sorgere del sole la grande tanka di Buddha Sakyamuni viene portata a spalle con una coloratissima processione che parte dal tempio principale tra suoni di corni e fumo di erbe aromatiche, per essere issata sul bordo della montagna. Per arrivare sarà necessario camminare un poco, perché i mezzi oggi si devono lasciare all’inizio della strada che sale al monastero. Il festival è anche un ottimo momento per visitare i molti templi di questo storico sito, che per un periodo fu anche sede del Dalai Lama, perché in questa occasione pullulano di pellegrini. Nei pressi, ci si reca al tempio di Nechung, una volta sede dell’Oracolo di Stato tibetano, che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Ovunque nei pressi di Drepung migliaia di famiglie tibetane festeggiano con gioiosi picnic, ed è frequente essere invitati a bere un tè in compagnia. Rientrati in città ci si reca al giardino del Norbulinka dove sono in corso le rappresentazioni di teatro tradizionale, anche qui ci si mescola con miriadi di tibetani che fanno festa. 6°g. 7/8 Lhasa – Tsetang   Si lascia Lhasa seguendo il corso del fiume Kyuchu verso ovest arrivando in breve al monastero di Nyetang Dolma Lhakhang, storicamente importante perché fu la dimora di Atisha, con reperti artistici belli e importanti e alcuni oggetti attribuiti a questo Maestro; in un piccolo tempio nella vicina campagna si trova il suo Stupa. Raggiunto lo Tsang Po se ne segue il flusso per un tratto sostando a Gongkar Chode, un bel sito Sakya che conserva stupendi affreschi antichi, sopravvissuti alle devastazioni delle rivoluzione culturale. Prossima tappa, Orgyen Mindroling, il monastero di scuola Nyingmapa più importante del Tibet classico; fondato nel 1670, più volte distrutto e ricostruito ma in buona parte restaurato, conserva interessanti opere d'arte. Dopo la visita di prosegue per Tsetang, dove si alloggia presso l’hotel Yalonghe (4*) o simile. 7°g. 8/8 Tsetang   Si iniziano le visite dal tempio di Tradruk, la cui fondazione è attribuita a Songtsen Gampo nell’VIII secolo; la struttura architettonica è simile al Jokhang di Lhasa con statue e affreschi molto belli e vi vengono custodite alcune importanti reliquie. Si prosegue lungo la valle dello Yarlung, ricchissima di testimonianze che risalgono all’origine della storia del Tibet, con la visita del Yumbulagang, tra i luoghi più pittoreschi, che fu il primo palazzo degli antichi re ed è stato restaurato nel 1982. Ci si reca quindi a due delle grotte di meditazione più venerate di Yarlung. Nella prima, Rechung Phuk, si ritirò il primo discepolo di Milarepa, il grande Rechung; il monastero è stato distrutto dai barbari invasori, ma i tibetani hanno ripristinato il tempio all’ingresso della sua grotta che conserva oggetti appartenuti al grande mistico. La seconda, Bairo Phuk, è il minuscolo eremo utilizzato nell’VIII secolo da Vairochana, uno dei discepoli principali di Guru Rimpoce (Padmasambhava). Si prosegue arrivando al sito delle tombe dei re di Yarlung, dove primeggia il grande tumulo di Songtsen Gampo, su cui è stato costruito un piccolo tempio da dove si ha una stupenda visuale di Riwo Dechen Gompa. I tumuli dei re di Yarlung non sono mai stati oggetto di scavi archeologici e non sono stati profanati: la tradizione tramanda che sotto al tumulo di  Songtsen Gampo vi siano interrati cinque templi a struttura mandalica, con la salma del grande re posta in quello centrale e circondata da innumerevoli tesori. 8°g.  9/8 Tsetang – Samye   Sul monte a est di Tsetang si trova la grotta di Zodang Gongpori, il luogo dove secondo la leggenda originò la razza tibetana dall’unione di Chenresi e Dolma, che in quel mentre assunse la forma di orchessa. Il sentiero che conduce lì parte dal convento femminile alle spalle della città vecchia, e la salita richiede circa due ore per le persone abbastanza allenate; i panorami sono molto belli. Chi non se la sente potrà visitare il Gompa e il convento, e curiosare nei negozietti della città. Lasciata Tsetang si attraversa lo Tsang Po risalendone le acque fino a Samye; le stupende dune di sabbia che si vedono arrivando sono a dir poco sorprendenti. Qui si alloggia presso l’albergo del Gompa. Samye è il più antico monastero buddista del Tibet, fondato nell’VIII secolo da Guru Rimpoce, nei pressi di una zona di belle dune di sabbia non lontano dallo Tsangpo. Il tempio principale è costruito su 4 livelli, un luogo che irradia profondissima spiritualità, contiene statue stupende e rivela affreschi di bellezza indimenticabile, in particolare nei kora all’interno; attorno, dentro al grande recinto sacro delimitato da un muro circolare decorato con piccoli chorten, si trovano diversi templi minori e grandi Stupa. E’ molto bello salire sulla vicina collina del Hepori dove si trova un tempietto in cui spesso la sera un monaco recita le preghiere di buon auspicio alla divinità protettrice che qui risiede e la tradizione indica essere un potente demone soggiogato da Guru Rimpoce; da questo punto al tramonto la forma mandalica del complesso si ammira nella luce migliore. 9°g.  10/8 Samye: eremo di Chimpu   Ci si reca al vicino eremo di Chimpu, un magico luogo formato da un anfiteatro naturale al cui centro scorrono le acque di un piccolo torrente; tutt’attorno si trovano le grotte e le casupole di monache e monaci che eseguono ritiri spirituali. Alla base del monte è situato il convento femminile di Chimpu Utse, ma il punto più venerato è la grotta di Drakmar Keutsang che i pellegrini tibetani considerano il luogo dove si manifesta la parola del Buddha, in virtù forse del fatto che Guru Rimpoce trasmise qui molti dei suoi insegnamenti. A Chimpu furono rinvenuti moltissimi terma, i “tesori nascosti” della tradizione tibetana, ovvero testi esoterici od oggetti lasciati dai maestri tra il VIII e il IX secolo, per essere riscoperti da uno spirito preposto, chiamato terton, nel momento storico adatto. I terma di Chimpu sono stati attribuiti a Guru Rimpoce, Yeshe Tsogyel, Nyang Tingedzin e altri. Passeggiando lungo il sentiero che si inerpica alle spalle del Gompa, tra formazioni di grandi sassi e il bosco s’incontrano le casupole di solitari monaci e monache, piccoli templi e grotte di meditazione utilizzate dai maestri spirituali: qui si ritirarono anche Guru Rimpoce e Atisha e chi vi giunge con rispetto potrà essere invitato in alcuni di questi potenti luoghi d’energia spirituale dai sereni meditatori che hanno posto qui la propria dimora. 10°g.  11/8 Samye: Tsogyel Lhatso e Drak Yangdzong   Si risale il corso dello Tsang Po fino alla valle che porta verso nord al laghetto di Tsogyel Latso, dove si racconta che il giorno della nascita di Yeshe Tsogyel, figlia del Re della valle, si manifestò un’imprevista fioritura; i devoti tibetani asseriscono che lo spirito della grande yogini sia tutt’ora presente qui. Il piccolo specchio d’acqua è immerso nel verde tra un’infinità di bandiere di preghiere e accanto vi è un tempio accudito da gentili monache. Proseguendo lungo la valle, sul versate est si individua la grotta di meditazione di Dzong Kumbum; oltre il villaggio di Ngadrak inizia il sentiero che dal Gompa porta all’eremo più prezioso della regione, Drak Yangdzong, considerato il luogo di pellegrinaggio principale per l’emanazione del Corpo di Buddha di Guru Rimpoce. Nella grotta più grande, alta una trentina di metri, è stato costruito un piccolo eremo che è in utilizzo. Con l’aiuto di una persona del luogo si potranno esplorare le grotte, scoprendone gli incredibili valori esoterici e gli accadimenti più straordinari: secondo la tradizione orale infatti in questo prezioso luogo di ritiro ben 55 discepoli di Guru Rimpoce ottennero il corpo di arcobaleno. La salita richiede da una a tre ore, dipende dalla propria forma, è meno lunga di quella per Zodang Gongpori del 9/8. Tornati a valle si rientra a Samye. 11°g.  12/8 Samye - Zangri Karmar – Olka Cholung     Alle spalle di Samye a circa 18 km oltre il villaggio di Nyango, incastonato 300 metri sopra il versante occidentale della valle, si trova l’eremo di Yamalung, attualmente utilizzato. In questo luogo sotto una navata di roccia, Orgyen Puk, Guru Rimpoce passò lunghi periodi in meditazione; Yeshe Tsogyel vi ricevette la prima iniziazione e il maestro Vairochana fece un ritiro di tre anni in una vicina grotta. Guru Rimpoce ebbe qui la visione del Buddha della Medicina: quel giorno scaturì dalla roccia una fonte d’acqua, un talismano prezioso ancora oggi per la buona salute di chi ne assapora la freschezza. Rientrati a Samye, si parte seguendo il corso dello Tsang Po arrivando fino a Zangri Khamar, l’eremo di Machik Labdron, una veneratissima yogini dell’XI secolo posto su di una rupe che si erge una cinquantina di metri sopra la valle e il fiume. E’ un luogo che i tibetani considerano di elevatissima forza spirituale, imbevuto del potere delle Dakini, con un tempio, dei chorten e la grotta di meditazione di Machik: si tramanda che, giunta lì in volo, vi rimase per 70 anni. Proseguendo, si lascia il grande fiume verso nord seguendo una valle che serpeggia verso le pasture che contornano i grandi monti che culminano nella vetta dell’Ode Gungyel, sacro ai tibetani, che sfiora i 7000 mt. Si pone un campo sulle pasture della valle alla base del monte dove si trovano Olka Cholung e Chosang; qui non esistono strutture ricettive. 12°g. 13/8 Olka Cholung   Olka Cholung è un piccolo monastero che fu costruito a seguito di una visione dal re della valle per Tsongkhapa, il quale meditava nella grotta appena sopra l’edificio; si ammira ancora la sua semplicissima stanza priva di finestre, a cui si accede con una botola. Tra le molte reliquie importanti vi sono la pietra consumata dal maestro facendo 3.000.000 di prostrazioni, la pietra da lui utilizzata per il ritiro del Mandala e il trono utilizzato da tutti i Dalai Lama quando, dopo il loro riconoscimento, andando per il tradizionale pellegrinaggio da Lhasa al lago dell’oracolo (Lhamo Latso), facevano sosta qui. Nel corso della giornata ci si reca anche al vicino tempio di Chosang, che origina dalla stessa epoca. 13°g. 14/8 Olka Cholung – Lhasa   bordo dei jeepponi giunti da Lhasa, necessari per questo tratto, si prosegue lungo la valle salendo fino al passo del Magon, attraversando una bellissima zona di pasture d’alta quota tra i monti, dove pascolano gli yak e risiedono i nomadi con le loro tende nere. Raggiunta la strada principale si arriva alla valle del Kyuchu, che conduce fino a Lhasa; dopo un tratto si sale sul versante meridionale della grande vallata arrivando a Ganden Namgyeling, l’università monastica fondata da Tsongkhapa, capostipite della scuola Ghelupa, costruita in posizione panoramica a 4500 mt. Lo sforzo tenace e la devozione dei tibetani ha reso possibile la ricostruzione di tutti i templi principali; il grande stupa contiene alcune reliquie del corpo di Tsongkhapa che furono ritrovate passando con le mani le macerie lasciate dalla distruzione perpetrata dai cinesi, esaminando ogni pietra e setacciando anche la terra. Dopo le visite si eseguirà anche la breve circumambulazione del monte dove sorgono i molti templi e collegi, godendo degli splendidi panorami che il kora offre sulla vallata del Kyuchu; sul percorso vi sono alcune grotte di meditazione e alla fine del sentiero il piccolo Gompa di Tsongkhapa. Si prosegue quindi per Lhasa, dove si alloggia nel medesimo hotel. 14°g.  15/8 Lhasa, escursione a Tsurphu   Tsurphu è il monastero a circa 70 chilometri da Lhasa da cui è fuggito il Karmapa nel 2000, lasciando le autorità cinesi sbalordite. Fu fondato nel 1187 dal primo Karmapa e da allora rimase la sede principale della scuola Karmakagyu; le gravi distruzioni subite a causa dell’invasione cinese sono state in buona parte riparate. Nella stessa valle ci si reca anche a Nenang, un vicino monastero posto in posizione panoramica. Rientrando a Lhasa si sosta per una visita all’antico sito di Kyormolung, di origine Kadampa, che risale al XIII secolo; si vedono gli edifici di alcuni dei vecchi collegi e nel tempio principale gli affreschi sono sopravvissuti alla rivoluzione culturale. 15°g.  16/8 Lhasa, a Drak Yerpa per il festival   Con circa 1 ora e mezza di guida si raggiunge Drak Yerpa, dove sorgeva il monastero di Atisha che qui dimorò e insegnò attorno all’anno 1057 (si può vedere il trono di pietra da lui utilizzato), un sito che divenne il luogo di ritiro del collegio tantrico del Gyuto; all’intorno vi sono molte grotte di meditazione poste in un anfiteatro di rocce chiare. In tempi ancora più antichi, il re Songtsen Gampo e le sue consorti venivano qui per i loro ritiri spirituali; e a Dawa Puk, la “Grotta della Luna”, Guru Rimpoce fece un ritiro di 7 mesi. In questo luogo che pulsa di storia, interessante da esplorare, oggi si svolge il festival annuale, una ricorrenza che si è potuta riprendere da pochissimo tempo che prevede anche l’esposizione di una grande tanka di Atisha. Una giornata intensa, da condividere con il gran numero di pellegrini giunti per le celebrazioni. 16°g.  Sabato 17 agosto, Lhasa – Chengdu e volo di rientro Il volo per Chengdu parte alle 10.00 con arrivo alle 11.45 (orario da confermare). Da Chengdu si prosegue con il volo di rientro.
TIBET 2013: Kailash e regno di Gughe; estensione in Ciangtang
Un viaggio in collaborazione con la Jonang Foundation
Periodo: 2 ago - 21 ago
Un viaggio con la Jonang Foundation  Tra Amitaba e la Jonang Foundation vi è un progetto di collaborazione in corso da diversi anni; uno dei frutti importanti è stato la visita in Italia del Venerabile Kunga Sherab Saljay Rimpoce con la trasmissione del lignaggio Jonang del Kalachakra.   Dargyeling Gompa Gurla Mandata   Kailash (2/8 – 21/8) L’itinerario è stato curato per poter offrire una visione d’insieme completa degli sconfinati territori del Tibet occidentale, cogliendone gli aspetti naturalistici, storici e mistici, nel rispetto anche del percorso di pellegrinaggio tradizionale che percorre i lembi del “Lago della Madre” prima di recarsi al Kailash. Si inizia con una bella visita di Lhasa, utile per l’acclimatazione, con la possibilità di scegliere anche un’escursione a Thurphu. Il percorso verso ovest è ricco di visite interessanti e importanti, iniziando con Dolma Lhakhang, Yungdrungling e il Tashilhumpo. Quindi Puntshok Ling con il grande Chorten di Jomogang, che fu il primo kumbum del Tibet, e Chung Riwoche, dove si trova quello costruito da Tamtok Gyalpo; sul percorso di rientro si vedrà poi il kumbum di Gyantse, ammirando così i 3 grandi Chorten del Tibet classico – il 4°, a Ralung, è stato purtroppo raso al suolo dagli stolti, criminali invasori. Si segue quindi il bordo settentrionale dell’arco himalaiano, le cui vette glaciali spesso occhieggiano a sud, toccando luoghi molto belli, tra cui le dune di sabbia oltre Paryang e il lago di Te Tso sono particolarmente apprezzati dai viaggiatori, oltre ai monasteri di Dargyeling e Trongsa. Giunti al Manosarowar si segue la costa di quest’immenso specchio turchese impreziosito da piccoli monasteri benedetti dalla visione della cuspide del sacro Kailash a nord ovest, un luogo di bellezza impareggiabile che si estende ai piedi del grandioso Gurla Mandata, un monte glaciale che sfiora gli 8000 metri. Ci si reca quindi al magnifico Raksal Tal e a Purang, che fu una delle capitali di Gughe, e si arriva al Kailash per il kora. Al termine del percorso a piedi è prevista la possibilità di rientrare in Italia. Shangshung e Gughe (2/8 – 26/8) Chi si reca a Gughe, al termine del kora prosegue con le jeep per la valle di Tirthapuri, a ovest del Kailash, dove sono ubicate le fonti sacre di Guru Padmasambhava e il monastero Bön di Gurugam. In quest’area si visitano le inimmaginabili rovine della città rupestre si Shangshung e si prosegue verso ovest. Tutto questo vasto territorio stupisce per la cromaticità e bellezza delle erosioni, contornate a sud dalle grandiose vette glaciali del Garwal indiano, tra cui svettano il Kamet e il Nanda Devi, templi della sacralità induista. A Toling si trova quello che fu il monastero principale di questa vasta regione del Tibet, dove sono sopravvissuti stupendi affreschi; quindi a Tsaparang si esplora la misteriosa città rupestre che fu capitale del regno, anche questo un luogo che trasporta in un mondo fuori dal tempo, dove si respira ancora la presenza di Yeshe O, Atisha e Rinchen Zangpo. Ci si sposta poi nella valle di Dunkhar e Piyang dedicando una giornata all’esplorazione di queste antiche cittadine che sembrano fondersi con le falesie rocciose, ai cui piedi vivono piccole comunità rurali, scoprendo affreschi di impareggiabile bellezza nascosti tra le grotte. Da Gughe inizia quindi il percorso di rientro, che prevede la visita di Gyantse.   Piyang Dungkar   Ciangtang (2/8 – 31/8) Chi segue il viaggio completo dopo Gughe torna fino al Manosarowar e da qui segue la guida italiana attraverso le inesplorate regioni del’altopiano del Ciangtang, con un itinerario che giunge fino al lago del Nam Tso a settentrione di Lhasa. Si attraversa il territorio nomadico più affascinante del Tibet, una regione di laghi e montagne dove fino ad oggi pochissimi viaggiatori hanno provato ad andare. Buona parte del tracciato è stato provato dai nostri autisti lo scorso anno per verificarne la fattibilità. In alcuni punti saremo noi i “primi”; da fonti locali sappiamo che si può passare ma non se ne sono state già percorse le piste. Si viaggia in piena autonomia con campo, cibo e combustibile; quindi la spedizione è pronta per questa meravigliosa avventura. Nota tecnica Ogni viaggio al Kailash richiede un elevato spirito d’avventura e una discreta condizione fisica, ma è affrontabile da chiunque sia animato da una sufficiente motivazione. Si passano una buona parte delle notti in campi ben allestiti con tende per dormire da due o una persona, tenda comune per mangiare e tende per i servizi; accompagnano il gruppo un cuoco e assistenti per il montaggio. Solo durante il kora del Kailash non vengono utilizzati il tavolo e le sedie. Si viaggia su jeep tipo Toyota Landcruiser con al seguito un camion per il supporto logistico, che trasporta scorte di viveri, combustibile, attrezzature da campo e bagagli. Il clima previsto in questa stagione è solitamente bello, ma bisogna essere comunque sempre attrezzati per possibili piogge e nevicate. Le temperature minime previste si incontrano a Dirapuk a nord del Kailash, dove di notte si può scendere anche oltre i –5°c. Oltre all’usuale attrezzatura da montagna serve quindi un sacco a pelo caldo, omologato per essere comodi a –10°c..    Choku Gompa Kailash nord ovest   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Venerdì 2 agosto, partenza per Chengdu   2°g.  3/8 Chengdu   Arrivo a Chengdu  sistemazione presso l’hotel Holiday Inn Express (4*). Nel pomeriggio è prevista una visita della città: al tempio taoista di Qing Yang, alla casa del poeta Du Fu e al tempio di Wu Hou, situato in uno splendido giardino cinese. 3°g.  4/8 Chengdu - Lhasa   Il volo della China Airlines per Lhasa parte alle 7.50 con arrivo alle 10.00 (orario da confermare), dove è in attesa dei partecipanti la guida tibetana; trasferimento in pulmino privato a Lhasa. Ci si sistema presso l’hotel Gang Gyen (4*) o simile, situato nella città vecchia. Nel primo pomeriggio ci si reca con una passeggiata al circuito sacro del Barkor che circonda il Jokhang, il tempio più importante del Tibet che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni. 4°g.  5/8 Lhasa   Giornata dedicata alla visita di Lhasa. Ci si reca al Potala e al palazzo estivo, il Norbulingka, e alla cattedrale del Jokhang.Completato il tour si potranno percorrere a piedi le vie della città vecchia, che è fortunatamente ancora abitata in prevalenza da tibetani, dove tra i siti principali si trovano il convento di Ani Tshamkhung e il tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang e ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, e diversi siti minori, cari al cuore dei tibetani. 5°g.  6/8 Lhasa   Oggi si potrà scegliere tra due opzioni, una che prevede la visita delle Università Monastiche nei pressi di Lhasa con la guida tibetana e l’altra un’escursione a Tsurphu con il capogruppo italiano. Il primo percorso prevede di iniziare da Drepung, che prima dell’invasione era il Gompa più grande del Tibet, e di  recarsi al vicino tempio di Nechung, una volta sede dell’Oracolo di Stato tibetano, che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Nel pomeriggio si visita l’università di Sera, dove è abbastanza usuale poter assistere al dibattito dei monaci. Con l’altra opzione ci si reca a Tsurphu, il monastero a circa 70 chilometri da Lhasa da cui è fuggito il Karmapa nel 2000, lasciando le autorità cinesi sbalordite. Fu fondato nel 1187 dal primo Karmapa e da allora rimase la sede principale della scuola Karmakagyu; le gravi distruzioni subite a causa dell’invasione cinese sono state in buona parte riparate. Rientrando a Lhasa si sosta per una visita all’antico sito di Kyormolung, di origine Kadampa, che risale al XIII secolo; qui si trovano gli edifici di alcuni dei vecchi collegi e nel tempio principale gli affreschi sono sopravvissuti alla rivoluzione culturale. 6°g.  7/8 Lhasa – Yungdrunling - Shigatse   Lasciata Lhasa si sosta per una visita monastero di Nyetang Dolma Lhakhang, storicamente importante perché fu la dimora di Atisha, con reperti artistici belli ed importanti; nei pressi si trova il tempio che contiene il chorten di questo grande santo dell’India. Si prosegue lungo il fiume Kyuchu fino alla confluenza con lo Tsangpo, di cui si risale il corso fino al ponte che porta verso le valli di Oyuk; lo si attraversa giungendo con una strada sterrata al monastero Bön di Yungdrungling, uno dei principali centri di questa religione, in buona parte ricostruito, che contiene alcune interessanti statue e una serie di mandala dipinti tipici di questa scuola tibetana. Nell'ampia piana alluvionale sottostante si trova un tipico villaggio rurale tibetano. Tornati al fiume si prosegue per Shigatse, la seconda città del Tibet, dove ci si sistema presso l’hotel Manosarovar o simile. 7°g.  8/8 Shigatse – Puntshok Ling (Jomogang) – Lhartse   Prima di lasciare Shigatse ci si reca al grandioso monastero di Tashilhumpo, ricco di inestimabili tesori, che fu fondato dal primo Dalai Lama nel 1447, uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale. Si lascia Shigatse seguendo la strada che porta verso Lhartse e il Nepal, lasciandola per seguire una valle che riporta verso nord al fiume Tsangpo, attraverso uno splendido ambiente rurale dove in un villaggio si trova un piccolo antichissimo monastero dell’esoterica scuola dei Bodonpa. Arrivati al fiume lo si segue per un tratto con panorami stupendi arrivando al monastero di Puntshok Ling, colmo di stupendi affreschi e ricchissimo di storia, costruito a ridosso dei contrafforti rocciosi che delimitano insieme a giganteschi crinali di sabbia l’ingresso di una valle che si apre verso sud; chi se la sente potrà risalirla lungo un sentiero arrivando con circa due ore di cammino, meno se si è allenati, al Kumbum di Jomogang. Si prosegue quindi per Lhartse, ricongiungendosi alla strada principale, dove si alloggia presso l’hotel Shangai o simile. 8°g.  9/8 Lhartse – Chung Riwoche Si lascia la strada che procede verso il Nepal per seguire un percorso più settentrionale che supera un passo e transita da un lago oltre cui si imbocca una strada sterrata in vista del lago di Ngaring che porta fino alle rive dello Tsangpo a Chung Riwoche, dove si pone il primo campo. Questo è il luogo dove si trovano le rovine dello Dzong del mitico Tamtok Gyalpo, costruttore medioevale di ponti sospesi fatti con le catene di metallo, e si vede ancora il grande kumbum da lui realizzato. 9°g.  10/8 Chung Riwoche - Saga – Dargyeling Gompa (Jongba)    Tornati sulla strada principale nei pressi di Zangzang, un villaggio dove si trova un interessante convento femminile di scuola Nyingmapa, si prosegue il viaggio verso ovest con una lunga tappa che si svolge in un ambiente di alti monti e praterie d’alta quota fino a Saga, sul fiume Tsang Po, e oltre un ultimo passo si giunge a Jongba, dove si pone il campo nei pressi di un bel monastero posto panoramicamente sopra le vaste vallate. 10°g. 11/8 Jongba – Manosarowar (Seralung)   Il bellissimo percorso di questa lunga tappa, che impegna per circa 8 ore di guida ed è resa possibile grazie a dei lavori di miglioramento che sono stati recentemente eseguiti sulla strada, attraversa una regione dove spesso si incontrano le tende dei nomadi. A Trongsa si trova un interessante monastero e, prima di Paryang, una zona di dune di sabbia sullo sfondo dell’alto Himalaia. Oltre il passo del Mayum e il lago di Te Tso si raggiungono le acque turchesi del “lago della madre”, il sacro Manosarowar, che viene circumambulato a piedi da molti pellegrini tibetani; da qui si vede per la prima volta il Kailash, oltre le vaste acque del lago. Si pone il campo nei pressi del piccolo monastero di Seralung sulla sponda nord occidentale, in vista del Gurla Mandata. 11°g. 12/8 Manosarowar: Seralung, Trugo, Gossul, Chiu   Si seguono le rive del lago sacro in senso orario; i panorami sono fantastici, i colori del lago continuano a variare nell’arco della giornata, si ha la mole del Gurla Mandata (7800 mt) a sud est e, se è limpido, la visuale del Kailash a nord ovest oltre le acque del lago. Da Seralung al monastero di Trugo, un Gompa, posto alle pendici del Gurla Mandata sul lato meridionale del lago, sono circa 23 km. Oltre, si continua lungo la sponda meridionale per il monastero di Gossul, luogo di ritiro spirituale dove ci sono anche alcuni eremi, famoso per le sabbie che si trovano nei dintorni utilizzate per la preparazione dei mandala. Si raggiunge quindi il monastero di Chiu, vera perla del Manosarowar, posto su di colle che domina una spiaggia della costa nord ovest, dove si pone il campo. 12°g. 13/8 Chiu – Raksal Tal – Purang - Darchen    Da Chiu ci si reca al lago Raksal Tal, un bacino d’acqua altrettanto vasto, temutissimo dai pellegrini perché secondo la tradizione esoterica cela l’oscura energia magica del principio femminile: sulle sue sponde non si trovano segni di devozione (bandiere, muri mani, né monasteri); la vista del Gurla Mandata che si specchia nelle acque riesce però a mitigare almeno per un po’ ogni timore! A sud del lago si trova la cittadina di Purang, che fu una delle capitali del Regno di Gughe; ci si reca a visitare i Gompa di Khorzak e Gokung. Si torna quindi al Manosarowar, un percorso panoramicissimo tra i due grandi laghi con il Gurla Mandata a est e il Kailash a nord, arrivando a Darchen, punto di partenza per il kora della montagna sacra. Questo villaggio purtroppo è pieno di sporcizia e ad alcuni toglie la poesia del luogo; purtroppo la sosta qui è obbligatoria e si riposa per obbligo in una locanda. 13°g. 14/8 Kora del Kailash: Darchen – Dirapuk   Il sentiero attorno al Kailash forma un grande anello di 54 chilometri; lungo il percorso sacro si incontrano una miriade di luoghi legati a storia, mito e leggenda, e anche alcuni piccoli monasteri: l’insieme lo rende decisamente unico al mondo. La tappa di oggi porta dopo le prime due ore circa sulla piana di Tarboche, all’ingresso della valle occidentale del Kailash, il luogo dove si svolge Saga Dawa. Si transita ai piedi del monastero di Choku che si erge sul versante occidentale, che viene visitato solo dai più tenaci, e si sale gradualmente al cospetto dei colossali muraglioni occidentali del Kailash; a tratti dal sentiero appare altissima la cuspide sommitale. Si aggira il monte finché appare l’immortale parete nord, ai cui piedi si trova l’eremo di Dirapuk, dove si pone il campo (5000 mt circa) in vista della maestosa parete. 14°g. 15/8 Kora del Kailash: Dirapuk – Dolma La – valle di Zutrulpuk   Salendo verso il passo di Dolma si transita da alcuni laghetti e da un punto dove i pellegrini usano lasciare qualcosa di personale: solitamente dei vestiti, e a volte anche delle … dentiere, per significare l’abbandono del peso del proprio karma e delle negatività del passato. Il mitico passo è alto circa 5600 metri; quindi la salita viene sempre svolta procedendo con grande tranquillità, senza fretta: sarà faticoso, ma fino ad oggi tutte le persone giunte qui con Amitaba che ci hanno provato ce l’hanno fatta!! Il capogruppo proverà ad attraversare un colle più interno, il Kadro Saglam, che richiede però capacità tecniche su neve e ghiaccio, mentre la guida tibetana segue il sentiero normale coi partecipanti. Dal Dolma, dove un’infinità di bandiere di preghiera sventolano al vento e non si vede più la vetta del Kailash, un luogo che commuove molti pellegrini, si scende ripidi passando subito dal laghetto di Tara, dove può capitare di vedere pellegrini induisti che eseguono un’abluzione nell’acqua gelida, a circa 5500 metri di altezza. Arrivati alle pasture della valle sottostante, dove si trovano usualmente degli yak al pascolo, si continua con un lungo tratto di cammino pianeggiante allietato da una visuale dello spigolo nord est del Kailash e finalmente si pone il campo. Per chi rientra 15°g. 16/8 Kora del Kailash: Zutrulpuk – Darchen; Manosarowar est    Ormai in vista dei laghi sacri di Manosarowar e Raksal Tal, si passa dal monastero di Zutrulpuk, costruito sul luogo dove il santo Milarepa meditava in una grotta, e si esce dalla valle di Akshobya raggiungendo Darchen, completando il cammino. Ci salutano qui i partecipanti che proseguono il viaggio e si inizia il percorso di rientro con una guida tibetana; si lascia Darchen e si pone il campo sulle rive del grande lago turchese Manosarovar, per un ultimo saluto al “Lago della Madre”. 16°g. 17/8 Manosarowar est – Dargyeling Gompa (Jongba)   T Tra oggi e domani si ripercorrono le tappe più lunghe del viaggio, i cui meravigliosi panorami compensano egregiamente i tempi di guida: nel percorso odierno si rivedono il lago di Te Tso, il Mayun La, il versante settentrionale dell’arco Himalaiano, le dune di Paryang, Trongsa Gompa, ecc. Si pone il campo presso il monastero di Dargyeling, come all’andata. 17°g. 18/8 Jongba – Lhartse   Dal Gompa di Dargyeling si arriva sullo Tsang Po a Saga, e attraverso le vaste montagne erbose e diversi passi si transita da Zangzang, quindi dal lago di Ngaring e così via arrivando infine a Lhartse, dove si alloggia nel medesimo hotel. 18°g. 19/8 Lhartse – Sakya – Shigatse   In una valle a sud di Lhartse si trova il colossale tempio – fortezza di Sakya, uno dei luoghi storici principali del Tibet. Già nelle torri perimetrali sono alloggiati dei templi ed all’interno delle poderose mura si trovano una serie di edifici importanti, tra cui la casa dell’Abate accanto a cui si trova un impressionante Gonkhang, e, se si sale sul tetto del tempio centrale, si trova la cappella del protettore principale, luogo di grande forza esoterica. Ma è dal cortile più interno che si accede a tre colossali Lhakhang, con una profusione di affreschi e reperti artistici eccezionali: a sinistra quello dedicato alle cerimonie rituali, a destra uno che conserva colossali Stupa dei maestri storici dei Sakya con incredibili affreschi di mandala e, di fronte, la sala principale dove nella mistica penombra vi sono statue di fattezza perfetta e dietro al tempio una delle biblioteche più preziose del Tibet, con migliaia di testi originali posti su scaffali alti una diecina di metri o più. Completata la visita si parte per Shigatse, seguendo la comoda strada che giunge dal Nepal; si alloggia nel medesimo hotel utilizzato all’andata. 19°g. 20/8 Shigatse – Lhasa   Si risale il corso dello Tsang Po fino alla confluenza col Kyuchu giungendo a Lhasa, dove si alloggia nel medesimo hotel utilizzato all’andata. Pomeriggio libero. 20°g. Mercoledì 21 agosto, Lhasa – Chengdu e volo di rientro. Per chi si reca a Shangshung e Gughe 15°g. 16/8 Kora del Kailash: Zutrulpuk – Darchen; Thirtapuri   Ormai  in vista dei laghi sacri di Manosarowar e Raksal Tal, si passa dal monastero di Zutrulpuk, costruito sul luogo dove il santo Milarepa meditava in una grotta, e si esce dalla valle di Akshobya raggiungendo Darchen, completando il cammino. A Darchen si incontrano i nuovi compagni di viaggio giunti per seguire questa parte dell’itinerario e si ‘fugge’ da questo posto mal gestito dai cinesi proseguendo con le jeep verso ovest, passando al cospetto del monte Kailash e arrivando fino a Tirthapuri dove si pone il campo. E’ un luogo sacro alla memoria di Guru Rimpoce (Padmasambhava) dove, ai piedi di un colle ricco di muri mani e templi che si possono contornare con un bellissimo e panoramico breve kora, si trovano le acque sulfuree in cui i pellegrini tradizionalmente si bagnano dopo il completamento del pellegrinaggio del Manosarovar e del Kailash. 16°g. 17/8 Tirthapuri – Shangshung - Toling   Di prima mattina ci si reca al monastero Bön di Gurugam; si prosegue quindi lungo il Sutlej arrivando alla misteriosa città rupestre di Shangshung, un regno che precedette Gughe; il Prof. Tucci qui ha individuato degli insediamenti che risalgono almeno a 3000 anni fa. Questo luogo sconosciuto è il sito più antico del Tibet: una città cesellata in un anfiteatro di rocce colorate che domina una valle deserta solcata da un fiume blu. Dopo la visita si ritorna verso Thirtapuri e alla strada che proviene dal Kailash, e la si segue verso ovest. Valicando un passo verso sud si accede alla regione di Gughe, con affascinanti visuali sull’immenso bacino erosivo del fiume Sutlej. Ci si immerge nei meravigliosi canyon colorati arrivando a Toling. Sistemazione in un semplice hotel. 17°g. 18/8 Toling - Dungkar   Visita dell’enclave monastica di Toling: il Tempio Rosso e il Tempio Bianco sono stati costruiti sotto la guida del Grande Traduttore, Rinchen Zangpo; questi templi secondo il Prof. Tucci costituiscono l’esempio più elevato dello stile artistico del Tibet Occidentale. Ci si reca poi alla vicina Tsaparang, il sito forse più affascinante di tutta Gughe: un sentiero si inerpica tra alcuni templi e miriadi di abitazioni rupestri (alcune sono affrescate) fino a che si immerge in un tunnel scavato nella roccia che porta nella cittadella che corona l’inaccessibile monte, dove l’imperatore aveva il suo semplice palazzo e i suoi templi. Al fascino del luogo si unisce il senso della presenza dei grandi santi che vi hanno abitato. Da Tsaparang si prosegue per circa due ore attraverso stupendi canyon erosivi con punti panoramici verso i monti glaciali dell’India per la valle di Dungkar, dove si pone il campo. 18°g. 19/8 Dungkar   Si dedica la giornata all’esplorazione dei templi rupestri di Dungkar e Piyang, che furono riscoperti nel 1992 e presentano alcuni degli affreschi più raffinati dell’arte tibetana; lo sfondo azzurro dei dipinti di Dungkhar rende le figure ancora più eteree, incredibilmente sospese fuori dal tempo. 19°g. 20/8 Dungkar – Manosarowar est   Si riemerge dalle valli erosive di Gughe attraverso un alto passo che concede un’ultima grandiosa visione d’insieme della regione. Proseguendo verso est si transita ai piedi del monte Kailash proseguendo fino alle rive del grande lago turchese Manosarovar, dove si pone il campo per un ultimo saluto al “Lago della Madre”. Per chi rientra 20°g. 21/8 Manosarowar est – Dargyeling Gompa (Jongba)   Si salutano qui i partecipanti che proseguono per il Ciangtang e si continua il viaggio con una giuda tibetana i partecipanti americani della Jonang Foundation. Tra oggi e domani si ripercorrono le tappe più lunghe del viaggio, i cui meravigliosi panorami compensano egregiamente i tempi di guida: nel percorso odierno si rivedono il lago di Te Tso, il Mayun La, il versante settentrionale dell’arco Himalaiano, le dune di Paryang, Trongsa Gompa, ecc. Si pone il campo presso il monastero di Dargyeling, come all’andata. 21°g. 22/8 Jongba – Lhartse   Dal Gompa di Dargyeling si arriva sullo Tsang Po a Saga, e attraverso le vaste montagne erbose e diversi passi si transita da Zangzang, dove ci si reca a visitare il convento femminile, quindi dal lago di Ngaring e così via arrivando infine a Lhartse, dove si alloggia nel medesimo hotel. 22°g. 23/8 Lhartse – Gyantse   Da Lhartse di procede per Shigatse seguendo la rapida strada principale e da qui si arriva a Gyantse. E’ tra le città del Tibet meglio preservate; l’enclave monastica prima delle distruzioni perpetrate conteneva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole. Fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.) e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità” è una struttura costituita da più piani progettati secondo una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue ed affreschi: chi è in grado di decifrare la complessa simbologia che qui è raffigurata può leggervi l’intera storia iniziatica dell’essere. La visita al castello di Gyantse, che si cercherà di fare in serata, regala un’ottima panoramica sul complesso, sulla cittadina e le valli circostanti. Si alloggia presso l’hotel Yeti o simile. 23°g. 24/8 Gyantse – Lhasa   Si salutano i partecipanti venuti dagli Stati Uniti che oggi lasciano il Tibet andando in volo a Chengdu e dovranno procedere più spediti. Valicato lo spettacolare passo di Khari (5045 mt) si giunge allo specchio turchese del lago Yamdrok Tso, una delle perle naturali del Tibet, incastonato tra magnifiche vette di cui alcune superano i 7000 metri. Si lascia il bacino del lago col passo di Gampa (4794 mt), che si apre sulla valle dello Tsangpo, e offre una visuale indimenticabile sul lago. Giunti a valle si prosegue per Lhasa, dove si alloggia nel medesimo hotel utilizzato all’andata. 24°g. 25/8 Lhasa   Giornata libera. 25°g. Lunedì 26 agosto, Lhasa – Chengdu e volo di rientro   Il volo per Chengdu parte alle 10.00 con arrivo alle 11.45 (orario da confermare); da qui si prosegue con il volo di rientro. Per chi si reca in Ciangtang Si ricorda che questa parte del viaggio è esplorativa e le tappe indicate potranno essere variate. Per l’intero percorso fino al Nam Tso si vivrà nel vasto ambiente nomadico del Ciangtang; la rotta tracciata segue sia piccole strade che tratti di piste attraverso la parte meridionale dell’immenso altipiano. Dal punto di vista naturale è la sua parte più bella, per la presenza di catene montuose inframmezzate da tantissimi laghi, di cui qui si menzionano solo alcuni dei principali. I nomi dei luoghi indicati sono quelli usati localmente o utilizzati dall’Amnye Machen Institute di Dharamsala e da Gyurme Dorje. 20°g. 21/8 Manosarowar est – Yarra o Ringkor   Si lascia la strada principale verso nord e si valica un passo di 5148 mt che porta verso il lago di Rgo Tso, in vista di diverse montagne innevate. Il villaggio di Yarra, situato a circa 4600 mt di quota, dista in tutto circa 180 km. La strada è piuttosto accidentata, quindi in funzione dell’andamento si valuterà se porre il campo in questa zona o procedere per Ringkor. 21°g. 22/8 Yakra – Lungkar   Oltre Yakra inizia il percorso verso est, si supera un passo di circa 4800 mt arrivando a un piccolo lago e quindi al villaggio di Ringdor (4673 mt), che dista circa 2 ore. Giunti al lago di Rinchen Shurtso se ne segue la costa per una quindicina di chilometri; oltre si vedrà in distanza, risalendo un altro passo, il lago di Nyangla Ringtso e quindi il prossimo riferimento importante è il grande lago di Darok (o Taro) Tso, dove si programma di porre il campo vicino alla riva. Il villaggio di Lungkar è posizionato lungo la costa meridionale. 22°g. 23/8 Lungkar - Tsochen    Si seguono i contorni del Darok e, procedendo sempre verso est, si attraversano diversi corsi d’acqua tra laghi e pasture fino a Tsochen (Mendong), il punto di campo, un paese posto sulla strada che a sud arriva fino alla via che si è seguita andando al Kailash e a nord si collega al lungo percorso camionabile che attraversa il Ciangtang da Senge Tsangpo e Draknak. 23°g. 24/8 Tsochen – Dongra Yutso   La meta di oggi è il lago di Dongra Yutso, considerato sacro dalle persone del luogo, sulle cui acque si affacciano alcuni piccoli monasteri tra cui, nei pressi, un venerato sito Bön. Il Dongra si trova ad est oltre il Tashi Namtso, un altro vasto specchio azzurro; si dovrà vedere localmente che via seguire, l’obbiettivo è di esplorare anche le vallate del Tashi, ma dipenderà dalle condizioni delle piste. Si pone il campo sul Dongra; sempre in funzione delle condizioni delle piste si dovrà valutare se è meglio seguirne il bordo meridionale o settentrionale. 24°g. 25/8 Dongra Yutso – Ngangtse Tso   Completate le esplorazioni, si prosegue ad est del Dongra Tso verso le vallate del lago di Ngangtse, di cui si segue la costa settentrionale ponendo il campo nelle vicinanze. 25°g. 26/8 Ngangtse Tso – Kering Tso   L’esplorazione prosegue sempre verso est arrivando al lago di Kering Tso. 26°g. 27/8 Kering Tso – Shentsa   Oltre il Kering si entra nel distretto di Shentsa (Naktsang); da qui si cercherà si seguire le piste che portano direttamente al Nam Tso per i villaggi di Jakrol e Dzachyok passando a meridione di Zhung-me e Namru (Pengon); in alternativa si procede per un tratto verso nord fino a Dayul tornando poi da lì verso Namru in direzione del Nam Tso. 27°g. 28/8 Shentsa - Nam Tso   Oggi si arriva al vasto Nam Tso, sulla costa nord occidentale. La si segue per un tratto e si pone il campo. 28°g. 29/8 Nam Tso   Giornata dedicata all'esplorazione dlla zona di Jadho Gompa. 29°g. 30/8 Nam Tso – Lhasa   Si parte presto proseguendo a nord del Nam Tso fino a raggiungere la strada principale che porta verso sud a Lhasa, dove si conta di arrivare nel primo pomeriggio. Si alloggia nel medesimo hotel utilizzato all’andata. 30°g. Sabato 31 agosto, Lhasa – Chengdu e volo di rientro   Il volo per Chengdu parte alle 10.00 con arrivo alle 11.45 (orario da confermare); da qui si prosegue con il volo di rientro.
TIBET 2013: Festival di Ganden e radici mistiche della cultura tibetana
Viaggio in collaborazione con l'Istituto Lama Tzong Khapa (Pomaia)
Periodo: 14 lug - 27 lug
Ganden festival Ganden festival Ganden   (Nel sito si trovano dei cenni generali sul Tibet, notizie storiche e altri temi correlati) L’itinerario prevede di arrivare in volo a Lhasa da Chengdu e di visitare tutti i siti principali della regione. Vengono effettuate due ampie escursioni, la prima che porta a Tsetang e Samye esplorando molti monasteri, siti ed eremi tra cui Olka Cholung dove Lama Tsongkhapa espletò i più importanti ritiri ascetici e diede origine alla nuova scuola riformata. Rientrati a Lhasa, ci si reca al festival di Ganden e si segue un circuito a nord est che porta in alcuni dei monasteri più importanti del Tibet e a Tidro (Terdrom), che la tradizione indica essere il luogo dove Yeshe Tsogyel, la mitica principessa tibetana consorte di Guru Padmasambhava, raggiunse la piena illuminazione. Molti di questi luoghi fuori dalle ‘piste battute’ sono tutt’ora utilizzati da yogi e persone dedite alla pratica spirituale, e furono prescelti anche per l’incomparabile bellezza naturale e per le particolari caratteristiche geomantiche. (Su questo tema, si veda la pagina Tibet, luoghi di potere). Tutti i mezzi di trasporto utilizzati sono privati e si alloggia in hotel di buona qualità ovunque possibile; a Samye ci si accomoda nell’albergo del monastero, che è abbastanza decente e comunque il migliore disponibile. A Drigung, Tidro e Reting non esistono vere strutture ricettive, solo locande molto semplici utilizzate dalle persone che si recano in questi siti in pellegrinaggio e, per i nostri standard, non sono molto pulite; per queste tre notti si consiglia così di portare un sacco lenzuolo o, meglio ancora, un sacco a pelo.   Mindroling Tsetang Olka Cholung   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Domenica 14 luglio, partenza per Chengdu   2°g.  15/7 Arrivo a Chengdu   Arrivo a Chengdu alle 12.20; ci si sistema presso l’hotel Holiday Inn Express (4*). Nel pomeriggio è prevista una visita della città: ci si reca al tempio taoista di Qing Yang, alla casa del poeta Du Fu e al tempio di Wu Hou, situato in uno splendido giardino cinese. 3°g.  16/7 Chengdu – Lhasa   Il volo della China Airlines per Lhasa parte alle 7.50 con arrivo alle 10.00 (orario da confermare), dove è in attesa dei partecipanti la guida tibetana; trasferimento in pulmino privato a Lhasa. Ci si sistema presso l’hotel Gang Gyen (4*) o simile, situato nella città vecchia. Nel primo pomeriggio ci si reca con una breve passeggiata al circuito sacro del Barkor che circonda il Jokhang, il tempio più importante del Tibet che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, posizionato sul punto geomantico situato sul cuore della mitica “orchessa del Tibet”; si iniziano da qui le nostre visite. Si passeggia lungo il Barkor, animato da un vivace mercato e frequentato dai pellegrini, alcuni dei quali eseguono l’intera circumambulazione con le prostrazioni. Ci si muove a piedi, con calma, per favorire l’acclimatazione. 4°g.  17/7 Lhasa   Giornata dedicata alla visita di Lhasa. Al mattino ci si reca al Potala e al palazzo estivo, il Norbulingka. Si dedica il pomeriggio alle visite della città vecchia, che è fortunatamente ancora abitata in prevalenza da tibetani, e passeggiando si raggiungono il convento di Ani Tshamkhung e il tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang e ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 5°g. 18/7 Lhasa – Tsetang   Si lascia Lhasa seguendo il corso del fiume Kyuchu verso ovest arrivando in breve al monastero di Nyetang Dolma Lhakhang, storicamente importante perché fu la dimora di Atisha, con reperti artistici belli e importanti e alcuni oggetti attribuiti a questo Maestro; in un piccolo tempio nella vicina campagna si trova il suo Stupa. Raggiunto lo Tsang Po se ne segue il flusso per un tratto sostando a Gongkar Chode, un bel sito Sakya che conserva stupendi affreschi antichi, sopravvissuti alle devastazioni delle rivoluzione culturale. Prossima tappa, Orgyen Mindroling, il monastero di scuola Nyingmapa più importante del Tibet classico; fondato nel 1670, più volte distrutto e ricostruito ma in buona parte restaurato, conserva interessanti opere d'arte. Oggi è possibile che vi siano in corso delle cerimonie perché è la ricorrenza della nascita di Guru Padmasambhava. Dopo la visita di prosegue per Tsetang, dove si alloggia presso l’hotel Yalonghe (4*) o simile. 6°g.  19/7 Tsetang – Olka Cholung – Samye   Si parte presto seguendo ancora il corso dello Tsang Po arrivando a Zangri Khamar, l’eremo di Machik Labdron, una veneratissima yogini dell’XI secolo posto su di una rupe che si erge una cinquantina di metri sopra la valle e il fiume. E’ un luogo che i tibetani considerano di elevatissima forza spirituale, imbevuto del potere delle Dakini, con un tempio, dei chorten e la grotta di meditazione di Machik: si tramanda che, giunta lì in volo, vi rimase per 70 anni. Proseguendo, si lascia il grande fiume verso nord seguendo una valle che serpeggia verso le pasture che contornano i grandi monti che culminano nella vetta dell’Ode Gungyel, sacro ai tibetani, che sfiora i 7000 mt. Qui si trova Olka Cholung, un piccolo monastero che fu costruito a seguito di una visione dal re della valle per Tsongkhapa, il quale meditava nella grotta appena sopra l’edificio; si ammira ancora la sua semplicissima stanza priva di finestre, a cui si accede con una botola. Tra le molte reliquie importanti vi sono la pietra consumata dal maestro facendo 3.000.000 di prostrazioni, la pietra da lui utilizzata per il ritiro del Mandala e il trono utilizzato da tutti i Dalai Lama quando, dopo il loro riconoscimento, andando per il tradizionale pellegrinaggio da Lhasa al lago dell’oracolo (Lhamo Latso), facevano sosta qui. Poco lontano si visita anche il tempio di Chosang, che origina dalla stessa epoca. Si torna quindi allo Tsang Po e se ne risale il flusso arrivando fino a Samye; le stupende dune di sabbia che si vedono arrivando sono a dir poco sorprendenti. Si alloggia presso l’albergo del monastero. 7°g.  20/7 Samye   Samye è il più antico monastero buddista del Tibet, fondato nell’VIII secolo da Guru Rimpoce, nei pressi di una zona di belle dune di sabbia non lontano dallo Tsangpo. Il tempio principale è costruito su 4 livelli, un luogo che irradia profondissima spiritualità, contiene statue stupende e rivela affreschi di bellezza indimenticabile, in particolare nei kora all’interno; attorno, dentro al grande recinto sacro delimitato da un muro circolare decorato con piccoli chorten, si trovano diversi templi minori e grandi Stupa. Dopo la visita ci si reca al vicino eremo di Chimpu, un magico luogo formato da un anfiteatro naturale al cui centro scorrono le acque di un piccolo torrente; tutt’attorno si trovano le grotte di ritiro di monache e monaci che eseguono ritiri spirituali. Alla base del monte è situato il convento femminile di Chimpu Utse, ma il punto più venerato è la grotta di Drakmar Keutsang che i pellegrini tibetani considerano il luogo dove si manifesta la parola del Buddha, in virtù forse del fatto che Guru Rimpoce trasmise qui molti dei suoi insegnamenti. A Chimpu furono rinvenuti moltissimi terma, i “tesori nascosti” della tradizione tibetana, ovvero testi esoterici o oggetti lasciati dai maestri tra il VIII e il IX secolo, per essere riscoperti da uno spirito preposto, chiamato terton, nel momento storico adatto. I terma di Chimpu sono stati attribuiti a Guru Rimpoce, Yeshe Tsogyel, Nyang Tingedzin e altri. Passeggiando lungo il sentiero che si inerpica alle spalle del Gompa, tra formazioni di grandi sassi e il bosco s’incontrano le casupole di solitari monaci e monache, piccoli templi e grotte di meditazione utilizzate dai maestri spirituali: qui si ritirarono anche Guru Rimpoce e Atisha e chi vi giunge con rispetto potrà essere invitato in alcuni di questi potenti luoghi d’energia spirituale dai sereni meditatori che hanno posto qui la propria dimora. Tornati a Samye, è molto bello salire sulla vicina collina del Hepori dove si trova un tempietto in cui spesso la sera un monaco recita le preghiere di buon auspicio alla divinità protettrice che qui risiede e la tradizione indica essere un potente demone soggiogato da Guru Rimpoce; da questo punto al tramonto la forma mandalica del complesso si ammira nella luce migliore. 8°g.  21/7 Samye – Lhasa   Si lascia Samye ripassando da Tsetang dove si utilizza la giornata per le visite iniziando dal tempio di Tradruk, la cui fondazione è attribuita a Songtsen Gampo nell’VIII secolo; la struttura architettonica è simile al Jokhang di Lhasa con statue e affreschi molto belli e vi vengono custodite alcune importanti reliquie. Si prosegue lungo la valle dello Yarlung, ricchissima di testimonianze che risalgono all’origine della storia del Tibet, con la visita del Yumbulagang, tra i luoghi più pittoreschi, che fu il primo palazzo degli antichi re ed è stato restaurato nel 1982. Ci si reca quindi a due delle grotte di meditazione più venerate di Yarlung. Nella prima, Rechung Phuk, si ritirò il primo discepolo di Milarepa, il grande Rechung; il monastero è stato distrutto dai barbari invasori, ma i tibetani hanno ripristinato il tempio all’ingresso della sua grotta che conserva oggetti appartenuti al grande mistico. La seconda, Bairo Phuk, è il minuscolo eremo utilizzato nell’VIII secolo da Vairochana, uno dei discepoli principali di Guru Padmasambhava. Si prosegue arrivando al sito delle tombe dei re di Yarlung, dove primeggia il grande tumulo di Songtsen Gampo, su cui è stato costruito un piccolo tempio da dove si ha una stupenda visuale di Riwo Dechen Gompa. I tumuli dei re di Yarlung non sono mai stati oggetto di scavi archeologici e non sono stati profanati: la tradizione tramanda che sotto al tumulo di  Songtsen Gampo vi siano interrati cinque templi a struttura mandalica, con la salma del grande re posta in quello centrale e circondata da innumerevoli tesori. Completate le visite di parte per Lhasa, dove si alloggia nel medesimo hotel. 9°g.  22/7 Lhasa – Ganden (festival) – Drigung   Ganden Namgyeling, l’università monastica fondata da Tsongkhapa, capostipite della scuola Ghelupa, è costruita in posizione panoramica a 4500 mt su un monte che sovrasta la valle del fiume Kyuchu a est di Lhasa. Lo sforzo tenace e la devozione dei tibetani ha reso possibile la ricostruzione di tutti i templi principali; il grande stupa contiene alcune reliquie del corpo di Tsongkhapa che furono ritrovate passando con le mani le macerie lasciate dalla distruzione perpetrata dai cinesi, esaminando ogni pietra e setacciando anche la terra. Oggi è una giornata molto speciale perché viene esposta la grande tanka che rappresenta Buddha Sakyamuni, momento culminante di un complesso insieme di rituali officiati dai monaci a cui assistono stuoli di pellegrini, richiamati sia dall’evento che dal valore molto speciale che Ganden ha nella tradizione del Tibet. Nell’arco della giornata si eseguirà anche la breve circumambulazione del monte dove sorgono i molti templi e collegi, unendosi ai pellegrini devoti e festosi, godendo sia dell’atmosfera intensa che degli splendidi panorami che il kora offre sulla vallata del Kyuchu; sul percorso vi sono alcune grotte di meditazione e alla fine del sentiero il piccolo Gompa di Tsongkhapa. Nel pomeriggio si torna a valle e si prosegue verso est risalendo il corso del fiume arrivando nella valle di Drigung Til, dove si alloggia in una semplice locanda, la migliore sistemazione disponibile. 10°g.  23/7 Drigung – Tidro   Drigung Til fu fondato nel 1179 ed è il monastero principale della scuola Drigung Kagyu, molto apprezzata in Tibet per la competenza sui diversi aspetti del Bardo; il grande Gompa, che oggi conta circa 250 / 300 monaci, è situato sui monti del versante nord della vallata. Il sito è molto importante anche perché è il cimitero celeste più sacro di questa regione del Tibet, e quasi ogni girono viene sfamata una moltitudine di enormi avvoltoi coi resti smembrati di corpi umani; si vedono spesso le casse coi corpi allineate nel cortile del Gompa e se così si desidera è possibile recarsi ad assistere. Dopo la visita si prosegue per Tidro, ridiscendendo per un tratto la valle e dirigendosi poi verso nord; si alloggia in una semplice locanda. Qui il convento femminile, fondato nell’VIII secolo dal Re Tritsong Detsen, oggi ospita circa 150 monache; il Gompa contorna il punto dove ci sono le acque termali… e si, ci si può immergere! Motivo della presenza di tante monache è perché secondo la tradizione fu in una grotta qui vicino, Kiri Yangdzong, che Yeshe Tsogyel dopo la dipartita dal Tibet di Guru Rimpoce acquisì la piena realizzazione: quindi è un luogo di ottimo auspicio per le donne che praticano il Dharma. Chi lo desidera se abbastanza allenato può cimentarsi nel raggiungerla: si tratta di risalire il corso del torrente fino al’eremo di Drang e da qui bisogna poi inerpicarsi su terreno ripido fino alla grotta; non è difficile trovare un ‘volontario’ locale che faccia da guida, ma non si sottovaluti l’impegno della cosa perché si sale fino a circa 5400 metri. La grotta o ‘Tempio delle Dakini’ è un luogo particolare, una caverna con il soffitto alto 50 metri con dentro un piccolo eremo e, all’interno, la Grotta Segreta di Yeshe Tsogyel dove trascorse lunghi periodi di ritiro, sola e con Guru Rimpoce. Il nome di “Yogini cinta di bianco” le venne conferito dopo il ritiro da lei praticato qui per tre anni consecutivi indossando solo un panno di cotone bianco, anche nel pieno dell’inverno tibetano a oltre 5000 metri di quota! Un modo tradizionale di recarsi là è seguire il circuito sacro del Nangkor, un percorso attorno ai monti che parte da Tidro, eseguibile se si è molto ben allenati in una giornata piena di cammino; per farlo è assolutamente necessario andare con una persona che conosca bene il percorso perché ci sono da superare due passi e varie creste, e il sentiero che taglia ad un certo punto verso la grotta parte come riferimento da un piccolo cimitero celeste, ma è difficile sia da individuare che da percorrere. 11°g.  24/7 Tidro – Reting   Da Tidro ci si sposta a Reting (c.a. 120 km), dove si alloggia nella locanda del monastero. Reting, posto a una quota di 4100 mt., fu fondato da Dromtonpa, il principale discepolo di Atisha, e divenne la sede della scuola Kadampa. L’abate di Reting era una figura molto importante in Tibet perché poteva essere nominato reggente quando il Dalai Lama era giovane o non ancora rinato. In questo luogo Lama Tsongkhapa ebbe la visione di Atisha e si può visitare la sua residenza, dove compilò il celebre Lamrim Chenmo, uno dei testi fondamentali utilizzati da chi pratica gli insegnamenti del buddismo tibetano. Attorno cresce un bellissimo bosco, cosa inusuale in quest’area, e gli alberi vengono chiamati i ‘capelli di Dromtompa’. Un sentiero salendo attraverso i boschi porta con una piacevole passeggiata al convento femminile. 12°g.  25/7 Reting – Taklung – Nalanda – Lhasa   Taklung, a circa 60 chilometri, fu fondato nel 1180 sul luogo che era stato abitato da Potowa, il grande maestro Kadampa; è un monastero Kagyu che nel momento di massimo splendore contava ben 7000 monaci, ora ve ne solo circa 100. Da qui si raggiunge la bucolica valle di Lhundrup dove si trova l’importante sito Sakya di Nalanda, fondato nel XV secolo da Rongtongpa dove si possono ammirare reperti interessanti, e dove ora ha ripreso a funzionare il collegio di studi filosofici. Continuando lungo la spettacolare strada si arriva infine nella valle di Lhasa (la tappa è di c.a. 170 km);  giunti in città si alloggia nel medesimo hotel. 13°g.  26/7 Lhasa   Si visitano le università monastiche poste negli immediati dintorni di Lhasa, iniziando da Drepung che prima dell’invasione era la più grande del Tibet, dove ci si reca anche al tempio di Nechung, una volta sede dell’Oracolo di Stato tibetano, che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Nel pomeriggio si visita l’università di Sera, dove è abbastanza usuale poter assistere al dibattito dei monaci, e si rientra nella città vecchia a curiosare nel Barkor. 14°g.  Sabato 27 luglio, Lhasa – Chengdu e volo di rientro  
TIBET 2012: Tibet sud orientale - Una grande cultura, tra colossi glaciali e praterie
Periodo: 31 ago - 22 set
  Il viaggio, preparato con approfondito studio, prevede un’attenta esplorazione di tutti i siti storici, naturali ed etnici principali di questa regione. Si prevede un massimo di 12 partecipanti. L’itinerario prevede di arrivare in volo a Chengdu, capitale dello stato cinese del Sichuan e di partire da qui in jeep, utilizzando vetture tipo land cruiser o simili in massimo 4 passeggeri per veicolo, seguendo un ampio anello che si completa nello Yunnan a Kunming, capitale dello stato, da dove si torna in volo a Chengdu per il rientro in Italia. Lungo il percorso si usufruirà delle migliori sistemazioni disponibili, utilizzando ovunque possibile degli hotel, che in alcune località saranno piuttosto modesti; al monastero di Minyak Gangkar ci si dovrà adattare alloggiando per due notti in case private, in questa zona remota non esiste ancora il turismo. Ma non sono richieste notti in tenda. In alcune giornate sono previsti dei tratti a piedi lungo semplici sentieri. Il clima previsto è buono, con settembre che è considerato il mese migliore per visitare la gran parte di questi territori; è però opportuno attrezzarsi per poter affrontare comodamente delle giornate piovose, con temperature previste sempre sopra lo zero. Lasciata Chengdu si raggiungono le montagne che formano la barriera naturale tra Cina e Tibet arrivando a Mozhi, dove si entra nel parco nazionale per ammirare il ghiacciaio di Hailuogou, che fluisce da vette che superano i 7000 metri calando con seraccate possenti fino a circa 2900 mt.; un luogo turistico ma che merita per la bellezza naturale. Si transita quindi da Dartsedo e oltrepassato un valico si arriva a Lhagang, una piccola e pittoresca cittadina tibetana nei pressi dello Zara Lhatse, un monte che ha valore sacrale pere i nomadi Golok che abitano qui, con un tempio Sakya che è meta di pellegrinaggi da tutta la regione e altri siti interessanti. Da Lhagang ci si porta a sud per esplorare i versati occidentali del Minyak Gangkar, arrivando all’omonimo monastero tra valli spettacolari e paesi con solide case di pietra perfettamente lavorata. Si prosegue quindi verso ovest oltrepassando il fiume Yalong e oltre una serie di passi e praterie d’alta quota si arriva a Litang; qui il complesso monastico ospita una grande comunità e presenta templi con statue e affreschi di ottima fattura. A sud di Litang si incontra Dabpa Yangteng Gompa e oltre un alto passo di arriva ai bordi del parco nazionale di Yading, creato per preservare la regione del Ringsum Gompo, dove le tre vette glaciali principali che svettano sui 6000 mt per i tibetani rappresentano i Bodhisattva principali e sono meta di pellegrinaggio. Da qui si raggiunge in due giorni Dechen: attraverso Chaktreng, il paese da dove giunse Trijang Rimpoce, tutore del XIV Dalai Lama, e le remote regioni di Derong, oltrepassando lo Yangtse e lambendo per un breve tratto il territorio tibetano inglobato nello Yunnan. Dopo l’esplorazione del massiccio del Kawa Karpo, che si affaccia con i suoi poderosi ghiacciai sull’impetuoso fiume Mekong, tra luoghi a cui il V Dalai Lama diede in nome di ‘Suprema beatitudine’ per via della dirompente bellezza, si inizia il tragitto in direzione sud est per la regione tibetana che ora è parte dello Yunnan, con due importanti siti storici: il monastero di Ganden Dondrubling e Gyeltang, dove si trova una città monastica; una località che si è guadagnata il nome di Shangri La, sempre per la bellezza naturale dei luoghi. Si prosegue per Jang Sadam (Lijiang), la storica città dell’etnia naxi nello stato cinese dello Yunnan, punto di partenza per raggiungere il lago di Lugu, dove si esplora anche un’interessante isoletta con un tipico Gompa dei moxi. Si continua per Dali, dove si sosta due notti per apprezzarne l’interessante complessità etnica, e si prosegue per Kunming, da dove torna in volo a Chengdu per il rientro in Italia. L’itinerario ha una lunghezza complessiva di circa km 3800.     PROGRAMMA DEL VIAGGIO (NB: distanze, tempi e quote riportate sono indicativi; per le località si utilizzano i nomi tibetani) 1°g.  Venerdì 31 agosto, partenza dall’Italia   Per raggiungere Chengdu, capitale dello stato del Sichuan in Cina, ci sono diverse possibilità di volo che possono essere scelte secondo le preferenze dei viaggiatori. 2°g.  1/9 Arrivo a Chengdu   Arrivo a Chengdu alle 12.20; ci si sistema presso l’hotel Holiday Inn Express. Nel pomeriggio è prevista una visita della città: ci si reca al tempio taoista di Qing Yang, alla casa del poeta Du Fu e al tempio di Wu Hou, situato in uno splendido giardino cinese. 3°g.  2/9 Chengdu – Hailuogou   Si lascia Chengdu in direzione sud ovest con le jeep che verranno utilizzate per l’intero percorso; si segue inizialmente l’autostrada e arrivati alla base dei monti che delineano i confini delle grandi pianure cinesi se ne risalgono le valli fino a Chakzamka sul fiume Gyarong. Si giunge così ai piedi della vasta catena del Minyak Rabgang, una selva di monti che si estende per 290 kmq con circa 20 vette che superano i 6000 metri di quota. Si prevede di arrivare nel tardo pomeriggio a Hailuogou, dove ci si accomoda presso l’hotel Mingzhu o simile; la tappa è di 350 km. 4°g.  3/9 Hailuogou – Lhagang   Con il pullman del Parco Nazionale con un tragitto di circa 25 km si attraversa il fiume e si risale una profondissima e lussureggiante valle verso est dove si ammirano molte cascate; si monta quindi su un’ovovia che attraversa con lunghissime arcate l’ampio ghiacciaio arrivando in un punto panoramicissimo in vista della grandiosa seraccata del Minyak Gangkar, a circa 3500 mt. L’ampio bacino di giganteschi monti è ornato da diversi ghiacciai che calano a valle, con la grande lingua del Hailuogou alimentata dalla colossale seraccata che prosegue sotto di noi verso la valle, la vetta principale (7556 mt) occhieggia a sinistra della seraccata principale; attorno crescono ancora le pinete. Si torna a valle per il pranzo partendo in direzione nord ovest risalendo la vallata verso Dartsedo (Kanding), che dista circa 80 km oltre il valico del Yagya Ge (3900 mt); la vallata in salita offre una peculiare visuale per via dei massi resi rosso ruggine brillante da un tipo di lichene che creano delle ampie coloratissime striature tra torrenti e foreste, in un ambiente sempre contornato da altissime vette dove abbonda la neve. Oltre Dartsedo, una cittadina che segnava il confine tra Tibet e Cina posta a circa 2500 mt, si valica il Gye La (4219 mt), accedendo a una bella regione dove i monti sono coperti di un manto erboso e le case costruite in pietra hanno la bella simmetria tipica di quest’area del Kham; sulle praterie si vedono anche delle tende di nomadi. Si transita dal Chorten di Minyak Chakdra, dedicato agli 8 Buddha della medicina, dove si trova anche un piccolo monastero. Si arriva in serata a Lhagang a 120 km da Dartsedo, dove si alloggia in un hotel locale, il Heavenly Jewels o simile. 5°g.  4/9 Lhagang   Lhagang è un interessante villaggio spesso affollato dai nomadi Golok e Khampa giunti per acquisti o in pellegrinaggio. Infatti qui si trova un importante monastero di scuola Sakya che ospita circa 300 monaci, ricco di sale e affreschi, dove i devoti affluiscono per ricevere la benedizione di una veneratissima statua di Jowo Sakyamuni, il Buddha sedicenne; il sito ha un’origine antichissima: era infatti il tempio geomantico più orientale costruito da Songtsen Gampo nell’VIII secolo. A Lhagang si trova anche una scuola monastica Nyingmapa, edificata nel tipico stile del Kham e a pochi chilometri dall’abitato un villaggio con un peculiare tempio dedicato al mantra di Chenresi e l’interessante convento femminile di Manigangar. A nord est l’orizzonte è ornato dalla sagoma del monte Zhara Lhatse (5820 mt), considerato il trono del protettore locale, attorno a cui vivono molti nomadi di stirpe Golok; per chi fosse interessato, nel pomeriggio si può organizzare una gita a cavallo verso questo sacro monte in compagnia dei nomadi, andando a visitare con loro qualche accampamento (programma extra). 6°g.  5/9 Lhagang – Minyak Gangkar occidentale   Si ripercorre per un tratto verso sud la strada con cui si è giunti, quindi da Dzongzhab (cinese: Xinduqiao) si continua sempre in direzione sud transitando dal villaggio di Chakeshang, dove ci si ricongiungerà nella giornata di domani, attraverso un ambiente dove gradatamente iniziano le foreste e le valli diventano sempre più ripide; si vedono alcuni stupendi villaggi con solidissime case finemente modellate costruite in pietra e si notano parecchie torri che furono edificate come granai e a scopo difensivo. Oltre Lugba e Muju si sale ai monasteri di Gangkar; uno è di scuola Sakya e l’altro Kagyu, posti a circa 3700 mt. In queste località non esistono strutture ricettive e ci si accomoderà in una casa privata. 7°g.  6/9 Minyak Gangkar occidentale - Pundadrong   Si sale presto al passo di Yako (4400 mt), che si apre sul grandioso versante sud occidentale del Minyak Gangkar. La valle che porta al campo base con una sinuosa lingua glaciale si ammira sul versante opposto; la strada jeeppabile porta a fondovalle, ma non prosegue fino al Gompa o al ghiacciaio, il punto panoramico più spettacolare è qui. Si ritorna alla base del passo e si risale la valle fino al valico di Yaha Shankho, anch’esso di circa 4400 mt, che offre una straordinaria visuale sui versanti nord occidentali del Minyak Gangkar e l’ampia catena glaciale che dalla vetta principale si protende verso nord; dal colle sopra il passo (20 min a piedi) il panorama spazia su un orizzonte vastissimo. La valle in discesa, che emerge al villaggio di Chakeshang dove si è transitati ieri, rivela una piccola cascata su un terreno reso colorato da contenuti ferrosi e di zolfo; i villaggi sono particolarmente belli con le grandi case di pietra immerse in un ambiente bucolico, con le pasture verdissime dei monti ornate da colossali mantra scritti con lettere bianche. Raggiunta la strada principale che proviene da Dartsedo (circa 95 km dallo Yako La) si prosegue verso ovest per circa 90 km attraverso Dzongzhab e valicando il passo di Kabzhi (4300 mt), da dove si ammirano le vette di Zara Latse e Minyak Gangkar, scendendo nella regione di Nyachuka e arrivando a Pundadrong (2700 mt) sul possente fiume Yalong, dove si alloggia in hotel. 8°g.  7/9 Pundadrong - Litang   Si prosegue in direzione ovest fino a Litang, che da qui dista circa 140 km. Si sale subito in quota tra le pasture degli yak, con un panoramico tracciato che serpeggia per lunghi tratti sopra i 4000 mt di quota tra le creste delle montagne superando diversi passi con poco dislivello. Valicato l’ultimo passo si apre una vasta visuale sulla grande valle dove è situata Litang, una cittadina tibetana posta a circa 4014 mt; a ovest si erge la catena del Puborgang, che funge da spartiacque tra questo bacino che fluisce nello Yalong e lo Yangtse. Si alloggia in hotel, il Genye o il Potala. In questa cittadina si trova un grandioso complesso monastico costituito da molti templi che venne fondato nel 1580 dal terzo Dalai Lama; dopo i devastanti sconvolgimenti della rivoluzione culturale è stato ben ripristinato. Vi si trovano quattro templi principali, con una profusione di statue e affreschi, tra cui un’effige colossale di Lama Tsongkhapa che è stata da poco completata. 9°g.  8/9 Litang – Riwa   Si lascia la cittadina in direzione sud seguendo il corso del fiume Li-chu incontrando su un primo colle il Gompa di Tak Ritu; superata una vasta zona agricola si risale una vallata dove i monti sono coperti di massi granitici arrivando al passo di Tuer (4500 mt), detto ‘passo del coniglio’ per la peculiare formazione rocciosa sulle turrite creste ad est. Oltre una vasta valle erbosa, regno dei nomadi, si percorre una regione disseminata di massi granitici dove si dice vi siano ben 1145 laghetti che testimoniano la presenza di antichi ghiacciai, con panorami molto vasti verso i monti Heizi. Proseguendo per Sumdo si incontra il Gompa di Ponga e si arriva a Dabda (fin qui, circa 160 km) una tranquilla cittadina posta a circa 3600 mt che è centro distrettuale. Si valica quindi il passo di Zer (4450 mt), il cui versante di salita è impreziosito dal monastero di Zaho, e si transita da Chitu nei cui pressi dove si trova Kungaling Gompa, un sito Ghelupa. Giunti alla vicina Riwa (2900 mt) ci si sistema in un semplice hotel; la tappa è di circa 240 km. 10°g.  9/9 Riwa – Yading, Rigsum Gompo (Parco di Yading)   A sud di Riwa si sale radipamente tra i boschi aggirando un turrito sperone roccioso e si segue in quota una vallata verso Yading, con panorami grandiosi verso il monte Chenresi. Si scende al villaggio e si entra nella riserva del Ringsum Gompo, istituita per preservarne la pristina bellezza. Con circa un’ora di facile cammino si giunge a Tuku Gompa (circa 3900 mt), situato in posizione imbattibile ai piedi del monte Chenresi tra innumerevoli pietre Mani. Da qui si può utilizzare una vettura del parco per risalire il resto della valle tra foreste di pini, larici e rododendri sopra cui occhieggiano impressionanti pareti rocciose fino al punto più spettacolare, posto a circa 4100 mt. Il V Dalai Lama battezzò questo magico luogo “Dabda Lhari” perché le tre montagne glaciali che si fronteggiano come fossero un treppiede per i devoti sono una manifestazione di tre dei Bodhisattva principali: Chenrezi (6032 mt) a nord, Jampeyang (5958 mt) a sud e Chakna Dorje (anch’esso di 5958 mt) a est. La vetta delle seconde due si innalza ripidissima a forma conica, mentre la prima ha un aspetto più massiccio; quello che impressiona ancora di più è la diversità dei colori delle rocce e la loro conformazione, e anche, quando si riesce a distogliere lo sguardo dallo spettacolo dei monti, la profusione di fiori, tra cui le stelle alpine, che ancora sbocciano in questa stagione. La zona è anche ricca di fauna selvatica, che ora giova anche di una protezione ufficiale. Completata l’esplorazione si rientra alla base di questa indimenticabile vallata, che alcuni hanno forse a ragione nominato “l’ultimo Shangri La”, e si sosta per la notte a Yading, dove si alloggia in una locanda. 11°g.  10/9 Yading – Chakteng   Da Yading si torna verso nord fino a Dabda (112 km), valicando lo Zer La, e da qui con una deviazione (18 km) si raggiunge il Gompa di Yangteng, il principale di questa regione a cui sono affiliati circa 300 monaci; dal Gompa si gode un bel panorama su tutta la vallata. Proseguendo, si continua per Sumdo, dove si è transitati l’8/9, e quindi si segue la strada che verso ovest valica il passo di Kuluke (4700 mt) tra vaste montagne erbose, regno degli yak, giungendo nella profonda vallata coperta di foreste di Chakteng, dove si nota uno stile di costruzione delle case un poco differente, dipinte di bianco con i muri un poco spioventi. Giunti nella cittadina (115 km da Dabda), luogo natale di Trijang Rimpoce, tutore del XIV Dali Lama, si visita il Gompa di Sampeling a cui fan capo circa 700 monaci. Si alloggia in hotel; la quota qui è di circa 2900 mt. 12°g.  11/9 Chakteng – Pongdzirak (Benzilan)   Si sale subito a ovest della cittadina a un valico di 4050 mt che porta nella vallata di Rakdakpa (3350 mt) e oltre il passo di Yuangenshang (3700 mt) si entra nel bacino del fiume Ding Chu, di cui si segue il corso, superando una zona di profonde gole attraverso un altro colle (3300 mt) e ricongiungendosi al corso d’acqua più a sud. Si osservano diversi tipi di coperture arboree e molti bei villaggi con una tranquilla vita rurale tra i monti, con molte coltivazioni di mais. Si transita da Derong (164 km), un rilassato centro provinciale schiacciato tra i monti, e si prosegue lungo il Ding Chu arrivando lungo spettacolari gole e vallate alla confluenza con lo Yangtse nella zona di confine tra gli stati cinesi di Sichuan e Yunnan. Si prosegue lungo la sponda orientale fino al ponte sospeso che porta a Pongdzirak (2150 mt), dove si alloggia in un semplice hotel; la tappa è di 235 km. 13°g.  12/9 Pongdzirak (Benzilan) - Dechen    La strada sale subito dal paese arrivando in punto panoramico da dove si ammira una grande ansa dello Yangtse, che aggira un monte. Si giunge poco dopo al monastero Ghelupa di Ganden Dondrubling, il principale della regione. All’interno delle alte mura si trovano una grande sala di preghiera e ai piani superiori diverse cappelle con statue e affreschi interessanti, tra cui una preziosa replica del Jowo Sakyamuni di Lhasa e diversi mandala tridimensionali, tra i quali quello di Kalachakra è particolarmente ben eseguito. Proseguendo verso nord ovest si supera il passo più alto, lo Yak La (4230 mt) che si apre sulle valli del bacino del Mekong; le visuali sono spettacolari con a sud la catena del Padma e, proseguendo, la catena del Kawa Karpo che oltre il Mekong cinge l’orizzonte da nord a sud. Giunti a Dechen (Dequin) (3300 mt), il cui nome conferito dal V Dalai Lama significa ‘Luogo di suprema beatitudine’, meritato si ritiene per la grandiosa bellezza degli scenari e per la sacralità che i monti glaciali di questa regione hanno nella tradizione tibetana, si alloggia in hotel; la tappa è di 112 km. 14°g.  13/9 Dechen -  Kawa Karpo – Feilai Si   Giornata dedicata all’esplorazione della grandiosa catena del Kawa Karpo, la cui cima principale svetta a 6740 mt. Da Dechen si segue la costa della montagna fino a Feilai Si (3350 mt), dove si ha una vista spettacolare sulla catena che sovrasta la profonda valle del Mekong; si scende fino al fiume (2040 mt) godendo di questo grandioso scenario, entrando nel Parco Nazionale. Si risale per un tratto la vallata che porta verso il grande ghiacciaio che partendo dalla vetta arriva fino a circa 2700 mt, un gigantesco fiume di ghiaccio increspato da colossali seraccate. Si lasciano i veicoli a circa 2300 mt di quota; da qui è possibile noleggiare un cavallo o si può proseguire a piedi. La mulattiera conduce al tempio di Melong (Demchok Podrang, o Go-me – ch.: Taizi), che è situato a circa 2900 mt al cospetto di uno dei punti panoramici più esaltanti della catena Chi se la sente potrà proseguire (da qui solo a piedi) risalendo la valle fino al Gompa alto di Go-to (ch. Lianghua), situato a 3100 mt; in questo punto le possenti seraccate sono ancora più impressionati. Al termine si torna sul versante orientale del Mekong a Feilai Si, dove si alloggia al Paradise View o simile, per godere del tramonto e dell’alba sul Kawa Karpo. 15°g.  14/9 Feilai Si - Gyeltang    Si lascia Feilai Si passando da Dechen e ripercorrendo la strada dello Yak La verso il bacino dello Yangtse fino a Pongdzirak (115 km). Si segue il grande fiume per un tratto e lo si lascia valicando un passo verso est (3500 mt), nei cui pressi si notano degli impianti per lo sci, arrivando nell’ampia vallata di Gyeltang, a circa 3300 mt. Dal passo si vede la pista dell’aeroporto e il lago stagionale che riempie il bordo occidentale della valle. Attraversata la parte nuova della cittadina si approda nella zona vecchia di Dokar Dzong, dove si alloggia in un hotel nella zona pedonale, il Le Fu o simile; la tappa è di 195 km. Si avrà del tempo disponibile per esplorare i quartieri vecchi, dove ci sono anche un mucchio di negozietti che trattano ogni tipo di souvenir. 16°g.  15/9 Gyeltang (Shangri La)  Il sito più importante è la cittadella monastica di Gyeltang Sungtseling che sorge su di un colle a pochi chilometri dalla città; ospita circa 700 monaci, vi sono diversi templi e collegi (khangtsang). Nel pomeriggio ci si reca al colle al centro della città vecchia, con il tempio di Dokar Dzong, dove è stata costruita una gigantesca ruota di preghiera: per girarla servono parecchie persone che fan forza all’unisono; la posizione offre anche un bel panorama sulla cittadina. Alla base del colle si trova il museo della Lunga Marcia, dislocato a ferro di cavallo attorno a un tempio, e sul lato opposto della piazza il museo. E’ molto piacevole passeggiare tra le vie acciottolate del quartiere vecchio, dove quasi ogni casa è oggi trasformata in un luogo per i visitatori, con baretti, ristorantini e così via, senza contare il gran numero di negozietti. Nella piazzetta principale ogni sera vengono eseguite danze tradizionali tibetane, non molto professionali ma fatte con semplice allegria: spesso ci sono più turisti che gente del luogo a cimentarsi. 17°g. 16/9 Gyeltang – Lijiang   Si prosegue lungo al vallata di Gyeltang e ci si ricongiunge con lo Yangtse (112 km), dove il maestoso fiume entra nella gola conosciuta come ‘Il salto della tigre’, una sequenza di rapide impressionanti, situate a circa 1800 mt di quota; si arriva a livello del fiume nel punto dove le rapide sono più potenti e maestose grazie a una comoda e sicurissima scalinata di metallo. Si lascia ancora la valle dello Yangtse oltrepassando un valico (2650 mt) che porta nell’ampia vallata di Lijiang (2400 mt), ornata a nord da una vetta coperta di ghiacci, il ‘Monte del Drago di Giada’. Si alloggia in una locanda della città vecchia; la tappa è di circa 200 km. Si visita questo centro, antica capitale dei naxi, un gruppo etnico di circa 250.000 persone che conserva tradizioni proprie, pur nel contesto della cinesizzazione del territorio; nella loro cultura si riscontrano forti tratti sciamanici e uno stile musicale tipico. La parte vecchia è un’area molto amena e ampia, dove le casette tradizionali che formano un pittoresco dedalo di viuzze ben tenute zeppe di locande, negozietti e ristorantini (la zona è patrimonio dell’Unesco). E’ molto interessante anche la visita del palazzo di Mu che è stata la residenza di ben 22 re e governatori dei naxi, molto ampio, costituito da diversi padiglioni e giardini edificati in stile imperiale cinese; dopo danni e distruzioni da guerre, rivoluzione culturale e dal terremoto del ’96 è stato perfettamente restaurato con i fondi della Banca Mondiale. 18°g.  17/9 Lijiang – Lago di Lugu   Prima di lasciare la bella vallata di Lijiang ci si reca a Beisha, la vecchia capitale dei naxi, dove si trova un’antica residenza composta da diversi padiglioni costruiti in legno, di dimensioni molto più contenute del palazzo di Mu, ma con le proporzioni raffinate e preziose; nel padiglione di Dabaoji si trovano stupendi affreschi. Tornati a Lijiang si prosegue il viaggio superando un colle di circa 2600 da dove si scende rapidamente allo Yangste (45 km), che qui scorre placido a circa 1500 mt di quota; lo attraversa e lo si segue per un tratto per poi inerpicarsi tra le foreste che portano ad un valico verso nord est, di circa 3000 mt, che immette nella regione di Ninglang, il distretto dell’etnia Yi, le cui donne (poche ormai) portano un particolare grande copricapo a forma quadra che contorna la testa; la quota della cittadina è di circa 2200 mt. Con un altro passo (3100 mt) ci giunge in vista del lago di Lugu, in un punto molto panoramico. Si scende a Luoshui, sulla costa meridionale, che dista 205 km da Lijian; una tappa di circa 5 ore. Si alloggia in un alberghetto locale, l’Olive Garden o simile, da dove si gode della vista del lago; la sera si può assistere a uno spettacolo di danza in paese. Questo bacino d’acqua, al confine tra Yunnan e Sichuan, è posto a 2688 mt e copre un’area di circa 50 kmq. L’etnia principale di questa zona sono i Moxi, buddisti tibetani di tradizione, con costumi e abitudini fortemente tipici; il luogo è giunto in questi anni a una certa notorietà per via dell’organizzazione matriarcale della società. 19°g.  18/9 Lago di Lugu   Si inizia l’esplorazione del lago andando con una barca a remi, condotta da persone del luogo, all’isoletta di Liwubi dove si trova un tempio Ghelupa con affreschi recenti ma ben seguiti, e che offre una splendida visuale sul lago. Si segue poi in senso orario la strada che contorna il lago; la parte occidentale è particolarmente panoramica, a ridosso del monte del Leone, il più alto, con diverse baiette, villaggi, un paesino su una piccola penisola che si raggiunge a piedi passeggiando lungo un lembo di terra che lo congiunge alla costa, il tempio Sakya di Dzembu posto su di un promontorio e alcune isolette. La natura è particolarmente rigogliosa, con fiori che crescono in abbondanza e, nelle aree più agricole orientali, molti frutteti; la coltivazione principale è il mais. 20°g.  <19/9 Lago di Lugu - Lijiang – Dali   Si rientra a Lijiang e si continua il viaggio riprendendo la direzione sud ovest fino alla città di Dali, posta a circa 2100 mt, che dista da qui circa 187 km. Si alloggia presso l’hotel MCA o simile, nella città vecchia. 21°g. 20/9 Dali   Dali sorge sulla sponda occidentale del lago di Erhai ed è un delle città cinesi più variopinte da un punto di vista umano: vivono qui circa 20 diversi gruppi etnici, creando un ambiente decisamente unico. Oggigiorno la maggioranza delle persone ha però abbandonato i costumi tradizionali se non per le attività turistiche e il centro della cittadina assomiglia sempre più a un grande bazar, ogni casetta conserva lo stile tradizionale ma ora è un negozio o un luogo di ristoro; l’afflusso di turisti cinesi è intensissimo e si vedono anche diversi occidentali. Tutti sembrano però molto contenti di fare i turisti qui; per noi viaggiatori è un poco come essere in una bella Disneland. Il sito di maggior rilevanza sono le tre pagode di Sanda, di origine antica con la vastissima parte dei templi nuova di zecca, che forse in parte assomiglia a quanto si poteva trovare qui un tempo; l’anima del luogo è difficile da individuare, sembra un poco che qui ‘grande’ significhi ‘bello’. 22°g.  21/9 Dali – Kunming   Proseguendo verso sud est si copre oggi l’ultima tappa fino a Kunming, capitale dello stato cinese dello Yunnan, che dista circa 360 km, seguendo l’autostrada che attraversa un bel territorio per la maggior parte coperto da boschi e foreste con aree di tipici villaggi agricoli. Kunming è una città che ha la fama di godere di un’atmosfera piuttosto rilassata caratterizzata dalla multi etnicità; oggi è un agglomerato urbano enorme con una moltitudine di palazzi alti e strade sopraelevate a più corsie,  piena di traffico – come del resto tutte le città cinesi. Non resta gran che del passato tranne per alcuni templi ricostruiti; val la pena far visita a quello più importante, Yuantong Si. Tempo permettendo, si può visitare il tempio di Qongzu Si. Si alloggia presso un hotel della zona centrale, l’hotel Camellia o simile. 23°g.  Sabato 22 settembre, Kunming - Chengdu e volo di rientro   Il volo da Kunming a Chengdu parte al mattino (orario da confermare). All’aeroporto di Chengdu ci trasferisce agli imbarchi internazionali per il volo di rientro.
TIBET 2012: Tibet Classico e festival di Shoton
Periodo: 12 ago - 25 ago
  Dopo una breve visita di alcuni interessanti siti a Chengdu, capitale dello stato del Sichuan, arrivati in Tibet ci si dedica alla scoperta di Lhasa con gli irrinunciabili siti del Potala, Norbulingka e della cattedrale del Jokhang che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende che è sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet. Si faranno anche delle piacevoli passeggiate nel circuito sacro del Barkor e tra le affascinanti stradine dei dintorni, dove si trovsano luoghi di estremo interesse, dal convento femminile di Ani Tshamkhung al tempio di Ramoche, per non parlare del vastissimo mercato di artigianato tibetano che anima la città vecchia. Nei dintorni di Lhasa si visitano le tre grandi Università Monastiche di Drepung, Sera e Ganden, oltre ai siti di Nechung e Drak Yerpa. Tra i momenti più speciali di questa parte del viaggio sarà la processione eseguita per lo Shoton all’Università di Drepung, con l’innalzamento del gigantesco dipinto di Buddha Sakyamuni. Dopo Lhasa si raggiunge Tsetang lungo la valle dello Tsangpo, il luogo da cui ebbe inizio la civiltà tibetana; vi si trovano il tempio di Tradruk, il celebre castello di Yumbulagang, simbolo dell’antico regno di Yarlung, e i tumuli degli antichi Re. Molto interessante è anche l’eremo di Rechung, discepolo di Milarepa. Tenendo Tsetang come base ci si reca a Samye, dove è ubicato il monastero più antico del Tibet, famoso per la sua forma mandalica che si ammira dalla collina di Hepori; sui monti vicini, dove si trovano delle sorprendenti dune di sabbia, si visita l’eremo di Chimpu. Lasciata Tsetang si prosegue per l’importante monastero Nyingmapa di Mindroling e si lascia la valle dello Tsangpo (Bramaputra) attraverso il passo di Gampa (4794 mt) che porta al lago turchese di Yamdrok Tso, dove si visita lo spettacolare Gompa di Samding che appartiene all’esoterica scuola dei Bodonpa: presenta affreschi molto belli e soprattutto è posto in una posizione panoramica mozzafiato. Lasciato il lago e valicato un altro passo, su cui calano poderosi ghiacciai tra i pascoli popolati dagli yak, si arriva a Gyantse, la più preservata delle principali città del Tibet Classico dove si trova l’inestimabile Kumbum, lo stupa delle 100.000 divinità, oltre ad altri importanti siti. Continuando verso ovest si visita Shalu, lo storico monastero dove il celebre maestro Buton completò la stesura del Canone Buddista Tibetano, e si arriva a Shigatse, seconda città del Tibet, dove si trova lo splendido Tashilhumpo, il grandioso complesso monastico fondato dal primo discepolo di Tsong Khapa, retrospettivamente riconosciuto come la prima incarnazione del Dalai Lama, e sede storica del Panchen Lama del Tibet. Nei pressi di Shigatse sono interessanti anche le visite ai monasteri di Ngor e Nartang, dove sono conservate molte antichissime matrici di legno del Kanyur. Da Shigatse si rientra a Lhasa seguendo verso est il corso dello Tsangpo fino alla confluenza con il Kyuchu, il fiume che fluisce da Lhasa; lungo il percorso una breve deviazione verso nord porta al monastero bön di Yungdrungling, il centro maggiore di questa tradizione nella provincia tibetana di Tsang, e, prima di arrivare a Lhasa, si sosta al Nyetang Dolma Lhakhang, un piccolo ma antichissimo Gompa dove stette Atisha, che conserva ancora alcuni preziosi oggetti portati in Tibet da questo veneratissimo Maestro indiano dell’XI secolo; nei pressi un tempio ne custodisce lo Stupa.     PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Domenica 12 agosto, partenza per Chengdu Per raggiungere Chengdu, capitale dello stato del Sichuan in Cina, ci sono diverse possibilità di volo che possono essere scelte secondo le preferenze dei viaggiatori. 2°g. 13/8 Chengdu Arrivo a Chengdu dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba. Si alloggia presso l’hotel Holyday Inn Express. Nel pomeriggio è prevista una visita della città: ci si reca al tempio taoista di Qing Yang, alla casa del poeta Du Fu e al tempio di Wu Hou, situato in uno splendido giardino cinese. 3°g. 14/8 Chengdu - Lhasa Il volo per Gongsar parte alle 7.50 con arrivo alle 10.00 (orario da confermare). Sono in attesa dei partecipanti la guida tibetana e l’accompagnatrice italiana; trasferimento in pulmino privato a Lhasa dove si alloggia presso l’hotel Gang Gyen o simile, situato nella città vecchia. Nel pomeriggio ci si reca al circuito sacro del Barkor che circonda il Jokhang, animato da un vivace mercato e frequentato dai pellegrini, alcuni dei quali eseguono l’intera circumambulazione con le prostrazioni: la città vecchia è fortunatamente ancora abitata in prevalenza da tibetani. Ci si muove a piedi, con calma, per favorire l’acclimatazione. 4°g. 15/8 Lhasa Giornata dedicata alla visita di Lhasa. Al mattino ci si reca al Potala e al palazzo estivo, il Norbulingka. Si dedica il pomeriggio alle visite della città vecchia, iniziando dalla magnifica cattedrale del Jokhang e passeggiando fino al convento di Ani Tshamkhung ed al tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang e ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 5°g. 16/8 Lhasa, escursione a Drak Yerpa e Ganden Dopo circa 1 ora e mezza di guida si raggiunge Drak Yerpa, dove si trovano delle grotte di meditazione poste in un anfiteatro di rocce chiare. Il re Songtsen Gampo e le sue consorti venivano qui per i loro ritiri spirituali. A Dawa Puk, la Grotta della Luna, Guru Rimpoce fece un ritiro di 7 mesi e, nei pressi, intorno all’anno 1057 Atisha dimorò ed insegnò per tre anni. Alcuni monaci ed eremiti sono ora tornati qui: è un luogo che pulsa di storia, interessante da esplorare. Ci si reca poi a Ganden Namgyeling, l’università monastica fondata da Tsongkhapa, il capostipite della scuola Ghelupa, costruita in posizione panoramica a 4500 mt su un monte che sovrasta la valle del fiume Kyuchu. Lo sforzo tenace e la devozione dei tibetani ha reso possibile la ricostruzione di tutti i templi principali; il grande stupa contiene alcune reliquie del corpo di Tsongkhapa che furono ritrovate passando con le mani le macerie lasciate dalla distruzione perpetrata dai cinesi, esaminando ogni pietra e setacciando anche la terra. Si consiglia la breve circumambulazione del monte, sia per l’atmosfera intensa che per gli splendidi panorami che offre sulla vallata del Kyuchu. In serata si rientra a Lhasa. 6°g. 17/8 Lhasa: festival di Shoton Oggi è il giorno di Shoton, conosciuto anche come il “festival dello yogurt”. Una grande folla di tibetani si reca già dalle prime luci del giorno alla grande Università Monastica di Drepung, dove prima del sorgere del sole la grande tanka di Buddha Sakyamuni viene portata a spalle con una coloritissima processione che parte dal tempio principale tra suoni di corni e fumo di erbe aromatiche, per essere issata sul bordo della montagna. Per arrivare sarà necessario camminare un poco, perché i mezzi oggi si devono lasciare all’inizio della strada che sale al monastero. La giornata di oggi è un ottimo momento anche per visitare i molti templi di questo storico sito, che per un periodo fu anche sede del Dalai Lama. Nei pressi, ci si reca al tempio di Nechung, una volta sede dell’Oracolo di Stato tibetano, che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Ovunque nei pressi di Drepung migliaia di famiglie tibetane festeggiano con gioiosi picnic, ed è frequente essere invitati a bere un tè in compagnia. Nel pomeriggio si visita l’università di Sera, dove spesso si può assistere al dibattito dei monaci, e rientrati in città ci si reca al giardino del Norbulinka dove sono in corso le rappresentazioni di teatro tradizionale. 7°g. 18/8 Lhasa – Tsetang Per andare a Tsetang si ripercorre la strada fino all’aeroporto e si prosegue lungo il corso del fiume Tsangpo fino a destinazione, dove si alloggia presso l’hotel Yulong. Ci si dedica alle visite di Tsetang e Yarlung, iniziando dal tempio di Tradruk, la cui fondazione è attribuita a Songtsen Gampo nell’VIII secolo, la cui struttura architettonica è simile al Jokhang di Lhasa; vi vengono custodite alcune importanti reliquie. Si prosegue lungo la valle dello Yarlung, ricchissima di testimonianze che risalgono all’origine della storia del Tibet, con la visita del Yumbulagang, tra i luoghi più pittoreschi, che fu il primo palazzo degli antichi re ed è stato restaurato nel 1982. Ci si reca quindi a una delle grotte di meditazione più venerate di questa parte del Tibet, Rechung Phuk, dove si ritirò il prediletto discepolo di Milarepa, il grande Rechung; il monastero è stato distrutto dai barbari invasori, ma i tibetani hanno ripristinato il tempio all’ingresso della grotta che conserva oggetti appartenuti al grande mistico. Si continua con il sito delle tombe dei re di Yarlung, dove primeggia il grande tumulo di Songtsen Gampo, su cui è stato costruito un piccolo tempio da dove si ha una stupenda visuale di Riwo Dechen, un monastero dove però i cinesi non permettono di andare. I tumuli dei re di Yarlung non sono mai stati oggetto di scavi archeologici e pare che non siano stati profanati: la tradizione tramanda che sotto il tempio dedicato a Songtsen Gampo vi sono interrati cinque templi a struttura mandalica, con la salma del grande re posta nel tempio centrale e circondata da innumerevoli tesori. 8°g. 19/8 Tsetang: escursione a Samye e Chimpu Si attraversa lo Tsangpo su un ponte nei pressi della città e se ne risale il corso attraverso una zona dove inaspettatamente si trovano grandi dune di sabbia, immerse in questo grandioso ambiente d’alta quota, fino a Samye. E’ il più antico monastero buddista del Tibet, fondato nell’VIII secolo da Guru Rimpoce, nei pressi di una zona di belle dune di sabbia non lontano dallo Tsangpo; il tempio principale è costruito su 4 livelli e rivela affreschi di bellezza indimenticabile e all’interno del grande recinto sacro si trovano diversi templi e grandi Stupa. Dopo la visita ci si reca al vicino eremo di Chimpu utilizzando come mezzo un trattore locale, dove alla base del monte un piccolo monastero ospita delle giovani monache; passeggiando lungo il sentiero che si inerpica alle spalle del Gompa, tra formazioni di grandi sassi e il bosco s’incontrano le casupole di solitari monaci e monache, piccoli templi e grotte di meditazione utilizzate dai maestri spirituali: qui si ritirarono anche Guru Rimpoce e Atisha e chi vi giunge con rispetto potrà essere invitato in alcuni di questi potenti luoghi d’energia spirituale dai sereni meditatori che hanno posto qui la propria dimora. Dopo questa esplorazione si torna a Tsetang. 9°g. 20/8 Tsetang – Gyantse Lasciata Tsetang si sosta per una visita ad Orgyen Mindroling, il monastero di scuola Nyingmapa più importante del Tibet classico; fondato nel 1670, più volte distrutto e ricostruito ma in buona parte restaurato, conserva interessanti opere d'arte. Si lascia la grande valle dello Tsangpo salendo verso sud al passo di Gampa (4794 mt) che offre una visuale indimenticabile sul vasto specchio turchese del lago Yamdrok Tso, una delle perle naturali del Tibet, incastonato tra magnifiche vette di cui alcune superano i 7000 metri. Raggiunte le sponde del lago se ne segue il perimetro per un bel tratto e con una deviazione ci si reca al monastero di Samding, uno dei rari siti dell’esoterica scuola dei Bodonpa che risale al XII secolo, la cui badessa è riconosciuta come una Kandroma (dakini) ed è considerata una delle maestre spiritualmente più elevate del Tibet. La posizione è fantastica, con grandiosi panorami sui monti e sul lago, e nel Gompa si trovano molti affreschi recentemente restaurati. Proseguendo, si valica lo spettacolare passo di Khari (5045 mt) dove la strada passa tra le pasture degli yak sfiorando i poderosi ghiacciai del Nyengchen Kang Ksa, la cui vetta si staglia oltre i 7000 metri, e, dopo aver costeggiato un lago di origine artificiale, si arriva a Gyantse, dove si alloggia all’hotel Yeti. 10°g. 21/8 Gyantse Gyantse è la città del Tibet Classico meglio preservata. L’enclave monastica prima delle distruzioni perpetrate conteneva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole; fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.) e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità” è una struttura costituita da più piani progettati secondo una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue ed affreschi: chi è in grado di decifrare la complessa simbologia che qui è rappresentata può leggervi l’intera storia iniziatica dell’essere. La visita al castello di Gyantse regala un’ottima panoramica sul complesso, sulla cittadina e le valli circostanti. 11°g. 22/8 Gyantse – Shigatse Prima di arrivare a Shigatse una breve deviazione porta a Shalu, sito del tempio di Serkhang Tramo, che conserva un’antica atmosfera dove si indovinano interessanti affreschi nella penombra; fu qui che Buton Rimpoce nel XIV secolo editò i 227 volumi del Canone Buddista Tibetano; nei pressi si trova l’antichissimo tempio di Gyengong Lhakang, fondato nel 997. Giunti a Shigatse, seconda città del Tibet, si passeggia nella parte vecchia della città ci si sistema al Manosarowar hotel. 12°g. 23/8 Shigatse Ci si reca a visitare il grandioso monastero di Tashilhumpo fondato dal primo Dalai Lama nel 1447, uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. Nei pressi della città ci si reca al monastero di scuola Sakya di Ngor e a Nartang, un complesso di cui restano ancora buona parte delle mura perimetrali, dove è custodita un’antica collezione delle matrici in legno del Kangyur, il canone buddista tibetano, che si dice risalgano all’epoca di Buton Rimpoce che ne fu l’autore nel XIV secolo. 13°g. 24/8 Shigatse – Lhasa Si risale il corso dello Tsangpo verso est fino al ponte che porta verso le valli di Oyuk; lo si attraversa giungendo con una strada sterrata al monastero bön di Yungdrungling, uno dei principali centri di questa religione, in buona parte ricostruito, che contiene alcune interessanti statue e una serie di mandala dipinti tipici di questa scuola tibetana. Nell'ampia piana alluvionale sottostante si trova un tipico villaggio rurale tibetano. Tornati alla strada principale si continua il viaggio fino alla confluenza col fiume Kyuchu, di cui si risale il corso fino a Lhasa; prima di giungere in città si visita il monastero di Nyetang Dolma Lhakhang, storicamente importante perché fu la dimora di Atisha, con reperti artistici belli ed importanti; in un piccolo tempio nella vicina campagna si trova il suo Stupa. A Lhasa si alloggia ancora presso l’hotel Gang Gyen o simile. 14°g. Sabato 25 agosto, Lhasa - Italia Il volo per Chengdu parte alle 10.00 con arrivo alle 11.45 (orario da confermare). Da Chengdu ci si imbarca sul volo di rientro.  
TIBET 2012: Kham e Amdo, dal Kumbum a Nangchen, Larung Gar e Dzamtang
Un grande abbraccio alla profonda anima del Tibet
Periodo: 10 ago - 1 set
Si incontreranno persone affascinanti, anche piuttosto selvagge come tipicamente sono gli orgogliosi nomadi Golok, ma sempre animate da un bel sorriso, immergendosi in situazioni che sembrano essere poste fuori dal fluire del tempo, gustando dell’ottimo yogurt nelle tende dei nomadi e avendo anche modo di apprezzare i diversissimi stili e modi di costruzione dei villaggi. Anche i costumi e gli ornamenti delle persone riveleranno la grande varietà che sottostà al nome “Tibet”, un altopiano che è vasto come un continente. Per quasi tutto l’itinerario sarà poco probabile incontrare altri visitatori, e i punti ‘turistici’ sono forse un poco il Kumbum all’inizio e i parchi orientali, ultimamente frequentati dai cinesi, ma la cui bellezza leggendaria merita la nostra presenza. Il viaggio prevede di arrivare in volo a Chengdu in Sichuan e di proseguire in volo per Xining, capitale del Qingai. Da qui si inizia il percorso via terra, utilizzano jeep tipo Landcruiser Toyota con massimo 4 passeggeri per veicolo, che riporta fino a Chengdu. Si lascia Xining in direzione sud attraversando l’Amdo fino al cuore del Kham e da qui si procede poi verso est, ritornando in Amdo nella zona dei Jonangpa e proseguendo oltre l’ansa del fiume Giallo fino ai parchi orientali. La distanza che si copre è di circa 4300 km. Nota tecnica Questo viaggio è riservato ai veri viaggiatori, che amano esplorare territori sconosciuti al turismo. Si esplorano aree remote dove i servizi sono spesso molto spartani; in alcune località non esistono neppure delle locande e si alloggia nei monasteri o in case private. Per evitare ulteriori costi si è preferito non portare con se un’attrezzatura da campo, mettendo in conto alcune notti che avranno un tono piuttosto avventuroso. Si consiglia di portare con se un sacco a pelo ed eventualmente un materassino. Le temperature previste non sono mai sotto lo zero e il clima è solitamente buono, con maggiori possibilità di pioggia nelle regioni più orientali alla fine del viaggio.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Venerdì 10 agosto, partenza Chengdu Per raggiungere Chengdu, capitale dello stato del Sichuan in Cina, ci sono diverse possibilità di volo che possono essere scelte secondo le preferenze dei viaggiatori. 2°g.   11/8 Chengdu – Xining - Kumbum   Arrivo a Chengdu dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba. Ci si reca in città per il pranzo e una breve visita, andando a visitare il tempio di Wu Hou, situato in uno splendido giardino cinese. Il volo per Xining parte alle 19.10 con arrivo alle 20.50 (orari da confermare). Giunti a Xining, un grande centro urbano privo di particolare interesse, si prosegue per circa 20 chilometri a sud della città arrivando al grande monastero del Kumbum; si alloggia presso l’hotel Tsongka, nei pressi del grandioso ingresso. La quota qui è di circa 2200 mt. 3°g.  12/8 Kumbum – Tso Ngompo (lago Kokonor)   La giornata inizia con la visita dell’università monastica di Kumbum Jampaling, uno dei cinque grandi centri di studio della scuola Ghelupa in Tibet. Fu edificata nel XVI secolo da Rinchen Tsondru, discepolo del grande maestro Tsong Khapa, attorno a un albero e allo stupa che segnano il luogo in cui egli nacque. Divenne uno dei centri monastici principali del Tibet, con una miriade di templi e conventi e nei secoli subì attacchi e saccheggi anche da parte dei musulmani. Negli anni ’90 venne in buona parte restaurato e oggi ospita una comunità di monaci di cui i tibetani sono circa la metà. Dopo la visita ci si sposta verso ovest giungendo al villaggio di Tsaka sulla costa sud orientale dello Tso Ngompo, il famoso lago Kokonor, che è lo specchio d’acqua più vasto di tutto l’altopiano tibetano a 3000 mt di quota. Sistemazione in un alberghetto, semplice ma pulito. 4°g.  13/8 Tso Ngompo – Matho   La strada per Matho, che dista circa 400 km, è di recente costruzione e comoda per viaggiare. Si procede verso sud attraverso il vasto altipiano valicando dei passi oltre i 4000 metri di quota; dall’ultimo di questi verso est se il tempo è limpido si ammira la massa glaciale dell’Amnye Machen, la montagna sacra del Tibet orientale, e si transita vicino ad alcuni laghi. Matho è un paesotto posto a 4200 metri di quota, il punto più alto dove si sosta in tutto il viaggio, con l’aspetto un po’ selvaggio che ricorda un posto di frontiera, una località importante per i nomadi golok della regione perché qui si trovano rifornimenti e provviste. Si alloggia in un albergo locale. 5°g. 14/8 Matho - Jyekundo (Yushu) Si riprende il viaggio verso sud fino a Jyekundo, che dista circa 330 km. Una sessantina di chilometri da Matho si valica la catena dei monti Bayankala, spartiacque tra l’Amdo e il Kham, attraverso un passo che sfiora i 5000 metri di altezza. Proseguendo, si sosta a Zhiwu per visitare il monastero di Drogon Puntshok Dargyeling di scuola Sakya, dove sono particolarmente interessanti il Gonkhang e il tempio di Vajrayogini. A Jyekundo, situata a una quota di 3700 metri, si alloggia in hotel. Questa cittadina, diventata un punto importante per gli scambi commerciali della regione, ha subito un terremoto nel 2010 che ha prodotto molte vittime e causato la distruzione della città e dei suoi monasteri, tra cui il famoso Gompa di Dondrubling, un importante centro di scuola Sakya del XIV secolo; è oggi in fase di intensa ricostruzione. 6°g.  15/8 Jyekundo - Zurmang Nangyeltse   Si segue  per un tratto la strada che prosegue verso Nangchen lasciandola per immergersi nelle montagne verso sud est; si valica un passo di circa 4600 mt attraverso un ambiente che ricorda un poco le nostre Dolomiti e, oltre un altro valico tra monti erbosi, si arriva con una deviazione al monastero di scuola Karmakagyu di Zurmang Dutsitil, che risale al XV secolo. Tornati sul percorso che si stava seguendo, si supera lo spartiacque e si giunge a Toto Gompa, di scuola Sakya, che sorge alla confluenza di due fiumi al centro di una bella valle. Da qui si risale una vallata giungendo al grande complesso monastico di Zurmang Nangyeltse, il principale della regione, dove si alloggia nella semplice locanda del monastero. Qui sorge un gran numero di templi, di cui uno rappresenta la terra pura di Zangtopelri; in un’ansa della vallata sorge un bellissimo convento femminile. 7°g.  16/8 Zurmang Nangyeltse – Nangchen   Si lascia Nangyeltse valicando verso ovest il passo di Yi Gu, alto circa 4800 metri, che immette nel bacino idrografico del Mekong, tra monti di rocce calcaree e ricche pasture dove prosperano i greggi di yak; oltre una stupenda gola ornata di mantra incisi nelle rocce si giunge nella grande vallata dove si trova Sharda, il centro principale di questa regione, dove si alloggia in una locanda. In questa parte del Kham incastonata tra i monti, che è stata la sede di diversi regni indipendenti, si trova un gran numero di monasteri, chorten e strutture piramidali e coniche costituite da bandiere di preghiera. Si visitano solo i più significativi, iniziando con il Gompa di Pel-me, di scuola Drigung Kagyu, che sorge ai bordi della cittadina, e di Gonshab (Karma Kagyu), situato nell’abitato. La gente che si incontra è molto amichevole e facile al sorriso. 8°g.  17/8 Nangchen   Si effettua un’escursione verso sud per visitare la magica valle dove sorge il centro Drigung Kagyu di Nangchen Gar, uno dei luoghi di ritiro e meditazione più venerati in questa remota area del Tibet; un Gompa al centro di un umile villaggio fa da punto d’ingresso a un monastero abbarbicato a ripide pareti rocciose, dove vive una comunità dedita a pratiche meditative intense. Poco lontano, su di un poggio incastonato tra questi bei monti, vive una comunità di monache. Rientrando si visita il vasto complesso monastico Karma Kagyu di Cha Gon, posto tra i monti erbosi del passo che riconduce verso Nangchen; qui sorprende in particolare la raffinata qualità delle decorazioni e delle statue del tempio di Zangtopelri, dove nella cappella più alta sono conservate anche delle tanke sopravvissute all’olocausto cinese. 9°g.  18/8 Nangchen – Jyekundo   Si torna verso nord seguendo la strada principale che valica il Ke La (4200 mt c.a.) e il passo di Zhung (4500 mt) arrivando nella vasta vallata da cui si raggiunge Jyekundo; qui ci si ferma a visitare il Gompa di Wenchen e, in una vicina valle letteralmente tappezzata di bandiere di preghiera, il tempio di Tango. Questo luogo custodisce magnifiche sculture rupestri che risalgono all’VIII secolo con la rappresentazione principale che evoca Dipankara, il Buddha che precedette Sakyamuni, circondata da otto figure di Bhodisattva; è un sito di finissimo valore artistico considerato secondo per sacralità solo al Jokhang di Lhasa. A Jyekhundo si alloggia nel medesimo hotel utilizzato precedentemente; la tappa è di circa 180 km. 10°g.  19/8 Jyekundo – Shershul (Jumang) Si ripercorre per 48 chilometri la strada che porta verso Matho fino a Ziwu, dove si devia verso est per valicare il passo di Ngamba (4450 mt) giungendo al grande complesso monastico Ghelupa di Shershul Tekchen Dargyeling il principale di questa regione che ospita oltre 1500 monaci e novizi, posto a 4054 mt di quota tra praterie e monti tondeggianti. Il tempio più vecchio risale a circa 300 anni fa; durante la rivoluzione culturale venne risparmiato perché fu trasformato in fienile e stalla e vi vengono conservate anche diverse preziose reliquie, tra cui chorten d’oro e un Chenresi di sandalo a cui gli scienziati hanno confermato un’antichità di circa 2000 anni. Si prosegue quindi verso est valicando un altro passo (circa 4300 mt) arrivando all’omonima cittadina di Shershul, dove si alloggia in un albergo locale. 11°g.  20/8 Shershul – Dzochen   Raggiunto il fiume Yalong lo si attraversa e oltre un passo verso nord si arriva nella valle di Arikdza Gompa, un vasto complesso monastico Nyingmapa dove risiedono circa 700 monaci e monache, immerso in una regione di ricche pasture dove sono preminenti i nomadi Golok, che sfoggiano i loro interessanti costumi. Si prosegue lungo la valle e tornati allo Yalong lo si riattraversa verso sud e, incontrando stupende aree nomadiche dove abbondano anche gli animali selvatici, tra cui i lupi, si valica un passo giungendo ad Achuk, un grande villaggio ben preservato che secondo la tradizione è il luogo dove nacque la mitica figura di Ghesar, l’epico re guerriero tibetano. Oltre agli interessanti costumi della gente sono di interesse i molti Gompa che qui adornano entrambe le rive del possente Yalong. Si prosegue per un tratto lungo il fiume e, imboccando una valle laterale, si giunge a Sechen Gompa, dove prima dell’invasione cinese risedette il grande maestro contemporaneo Dilgo Kyentse. Si arriva quindi nella valle di Rudam Kyitram, ornata da imponenti montagne glaciali, dove sorge il monastero di Dzogchen. Fondato nel 1684, divenne uno dei centri monastici principali del Kham e il centro più stimato della tradizione Nyingmapa. Attualmente vi sono oltre 1000 monaci residenti e buona parte dei templi sono stati ricostruiti; risalendo i monti che chiudono la valle si trovano alcuni importanti luoghi di ritiro, in buona parte utilizzati. Si alloggia in una umile locanda. 12°g.  21/8 Dzogchen – Kandze   Si valica il Muri la (4400 mt), dove le grandi tende nere dei nomadi punteggiano qua e là il vasto paesaggio, dominato verso sud dalla grandiosa mole della catena del Kawalungring che verso est si protende fino oltre Kandze, da cui si formano molti ghiacciai e laghetti. Superato il villaggio di Manigango si prosegue verso est fino a Kandze; 26 km prima della cittadina si visita Dargye Gompa, un bel monastero in gran parte ricostruito. Nella gradevole cittadina di Kandze posta a circa 3300 mt di quota, ricca anche di bei negozietti e di parti vecchie, si trova un grande monastero che risale al XVII secolo, recentemente restaurato. In questo panoramico sito le sale dei protettori conservano tanke antiche e statue di magnifica fattura; sul tetto si trova un mandala tridimensionale di Kalachakra. E’ peculiare il nuovo tempio dove è stata realizzata una coloratissima gigantesca rappresentazione del ‘campo dei meriti’. Al centro del paese nell’antico tempio di Den, dedicato a Mahakala, molti degli affreschi antichi sono ancora intatti perché durante la rivoluzione culturale era usato come granaio. Il percorso di oggi è di 143 chilometri; sistemazione in hotel. 13°g.  22/8 Kandze – Sertal (Gogentang)   Completate le visite a Kandze si lascia la valle dello Yalong verso nord seguendo una strada in buona parte sterrata attraverso una zona di tipici villaggi rurali; si transita da Tongkor Neri, dove le bandiere di preghiera adornano un intero monte dove vi è incastonato un eremo, e oltre lo spettacolare passo di Dzivu e un secondo passo tra monti ricchi di pasture si entra nella regione di Sertal. Si incontra subito il Gompa di Yarlung Pemako e proseguendo si transita ai piedi del monastero di Dunkar dove si erge un gigantesco Chorten dorato e si arriva a Sertal, dove si alloggia in un alberghetto locale. 14°g.  23/8 Sertal   Ci si reca a sud della cittadina al grande sito Nyingmapa di Larung Gar, che ospita circa 10000 studenti, sparsi nelle casupole di legno che coprono l’intera vallata contornando i grandi edifici delle scuole monastiche: è uno dei due centri monastici principali del Tibet. Non vi sono molti templi: è un luogo dedicato allo studio ed alla contemplazione dove non sono previsti rituali di massa; non manca però un tempio di Zangtopelri, posto in perfetta posizione panoramica. Nei pressi si trova un importante cimitero celeste attivo quasi ogni giorno. Rientrati a Sertal ci visitano i siti della cittadina e ci si reca poco più a nord a Dunkar Gompa, esplorando anche lo spazio coperto di bandiere di preghiera e tempietti di tsa tsa posto ai piedi della collina; il gigantesco tempio nel grande Chorten regala ad ognuno contrastanti impressioni. 15°g. 24/8 Sertal – Dzamtang   Dzamtang dista circa 152 km; prima di arrivare nella cittadina si incontra l’interessante centro Karmakagyu di Sekhar Gon caratterizzato da alcune torri di pietra, reminiscenti dei travagli purificatori del grande Milarepa. Da Dzamtang si proverà a recarsi a Yutok (c.a. 56 km), seguendo una valle che si diparte a nord est: vi si trovano due importanti centri monastici Nyingmapa, Yutok e Shukchung; ma non è garantita la possibilità di accesso. Sistemazione in un albergo locale. 16°g. 25/8 Dzamtang – Dzamtang Gompa   Si risale un passo verso est che porta nella valle dove si rifugiò una parte dei seguaci della scuola Jonangpa nel XVII secolo, una zona considerata dai tibetani già parte dell’Amdo. I villaggi qui presentano un’architettura ancora diversa e tipica, bella e interessante, ora senza l’abbondante uso di legno che si vede nel Kham. In questa remota valle, alla cui testa il monte che la chiude è stato battezzato “Shambala” a ricordo dell’intensa pratica di Kalachakra che viene promossa da questa esoterica scuola, che è detentrice del lignaggio di Dro e della filosofia Madyamika Shentong, si trovano degli importanti centri e scuole monastiche a cui fan capo circa 2000 monaci. Il più grande è Tsangwa, dove è sono stati recentemente edificati due grandi templi che contengono un gigantesco Chorten e una statua di Maitreya; qui si trova anche una collezione completa di matrici di legno di testi sacri, tale da rivaleggiare per dimensioni con l’archivio di Derge. Il monastero più antico è Choje e di grande interesse è anche Chotang. Attorno pian piano sta crescendo un paese ed è in fase di costruzione un gigantesco mandala tridimensionale di Kalachakra, che sarà il più grande finora mai prodotto. Impressiona anche qui la vivacità del mondo culturale del Tibet, che sembra essere riuscito a sopravvivere nonostante tutto all’olocausto cinese. Si alloggia in una umile locanda. 17°g.  26/8 Dzamtang Gompa - Pema (Selitang)   Si lascia i centro monastico seguendo il deflusso della valle, ornata da bei villaggi, transitando da Katol, con un bel numero di antichi Chorten. Arrivati alla confluenza col fiume Mar se ne risale il corso tra monti coperti di foreste arrivando dopo circa 90 km nella valle di Pema, dove si alloggia in un alberghetto locale.  Nei pressi della cittadina, nei cui dintorni molti colli sono letteralmente coperti da bandiere di preghiera, si visita Yarthang, un altro importante centro dei Jonangpa. Poco lontano è di particolare interesse anche Jangritang Gompa, dove si trova un tempio in pietra e legno edificato su di un piccolo colle nella forma di  Zangtopelri, la rappresentazione della ‘terra pura’ di Guru Rimpoce, circondato da un muro mani circolare tra una profusione di chorten e tempietti con le ruote di preghiera. 18°g.  27/8 Pema - Jigdril (Drukchen Sumdo)    Da Pema si segue l’ottima strada che porta a nord est a Tarthang, un villaggio animato da molti nomadi Golok, sede di un importante centro di tradizione Nyingmapa. Si prosegue quindi per Lungkar, dove si trova un monastero di scuola Ghelupa, lasciando quindi la strada principale per raggiungere Jhamda Gompa. Situato tra ampie montagne erbose, dove capita di vedere ancora persone che cavalcano gli yak, questo centro monastico è la sede dell’Abate anziano dei Jonang, Lama Saljay Kunga Sherab Rimpoce, un personaggio che emana un’aura di santità. L’anziano Maestro visitò l’Italia con Amitaba tra fine 2007 e inizio 2008, conferendo anche un’iniziazione di Kalachakra. Il sito è di grande interessante, con molti monaci che eseguono ritiri pluriennali e una trentina di tulku dediti agli approfonditi studi. Il Lama ha seguito personalmente anche la realizzazione di un grande mandala tridimensionale di Kalachakra. Dopo la visita si prosegue per Jigdril, dove si alloggia in un semplice hotel. Sul percorso, caratterizzato da stupende pasture nomadiche con una serie di passi panoramici, con una breve deviazione si può arrivare ai piedi dei monti della catena Nyanpo Yurtse, sacro ai Golok, dove si trova un bel lago. 19°g.  28/8 Jigdril – Dzoghe   Si lascia in direzione nord est la strada principale che continua verso Ngawa, incontrando subito il sito Nyingmapa di Taklung Gompa dove si ergono due colossali statue di Cenresi e Guru Rimpoce, e valicato un passo si procede verso la prima grande ansa del fiume Giallo; lo si attraversa due volte percorrendo vaste vallate erbose, regno dei nomadi, dove pullulano gli yak al pascolo. Si transita da Dzoghe Nyma (Machu) e si prosegue per Taktshang Lhamo, una cittadina tra monti che ricordano le nostre dolomiti dove si trovano due grandi monasteri di scuola Ghelupa, Kirti e Sartang. Dopo una visita si prosegue per Dzoghe, continuando a godere di questa vastissima area di pasture verdissime che in quest’area del Tibet hanno un’ampiezza che ricorda il mare. Si alloggia in hotel; la cittadina è sede del grande complesso monastico di Taktsha Gondrong. 20°g.  29/8 Dzoghe – Parco Nazionale di Dzitsa Degu   Si raggiunge il bordo orientale dell’altopiano tibetano, dove le vaste pasture dell’Amdo pian piano si trasformano in vallate più profonde ricche di foreste. Tra poderose montagne rocciose che ricordano un poco il Tirolo si arriva nella regione dei parchi nazionali di Dzitsa Degu e Sertso, che preservano una delle più belle aree del confine naturale tra il Tibet e il mondo dei cinesi han delle pianure, una delimitazione naturale formata da un’ininterrotta barriera di gole e montagne che contornano il bordo orientale e sud meridionale del vasto altopiano. A Dritsa Degu, che dista circa 250 km da Dzoghe, si alloggia presso l’hotel Xinyu. Qui con il pullman del parco si risale una splendida valle incastonata tra altissimi monti rocciosi, scoprendo cascate e laghetti turchesi, con miriadi di ruscelli e torrenti che si fan largo tra alberi e cespugli; si passeggia nei punti più scenici lungo le passerelle di legno allestite anche grazie agli aiuti dell’Unesco – questo prezioso luogo, insieme a Sertso, è una delle meraviglie naturali protette a livello mondiale. 21°g.  30/8 Dzitsa Degu – Parco nazionale di Sertso   Ci si sposta al parco di Sertso (circa 130 km), dove si dedica la giornata all’esplorazione. Si raggiunge la cima della vallata con una ovovia e da li si scende a piedi lungo un comodo percorso realizzato in legno con gli auspici dell’Unesco; si incontrano una miriade di laghetti e pozze calcaree con il fondo di diversi colori, tra ruscelli e boschi, oltre ad alcune piccole cascate e tempietti. La discesa richiede un minimo di 3 ore di cammino. Al termine si torna al panoramico passo che si è valicato per giungere qui e ci si ferma ad Aling (Chuanzhusi) che dista in tutto circa 50 km, dove si alloggia presso l’hotel Gyarong Xingong. 22°g.  31/8 Sertso - Chengdu Si parte per Chengdu, che dista circa 350 km, tornando nelle pianure della Cina, da dove il viaggio era iniziato. Si alloggia presso l’hotel Holyday Inn Express. 23°g.  Sabato 1 settembre, volo di rientro     
TIBET 2012: Monte Kailash e Manosarowar
Un percorso trai luoghi più preziosi del mondo
Periodo: 8 ago - 25 ago
L’itinerario è stato curato per poter offrire una visione d’insieme degli sconfinati territori del Tibet occidentale, cogliendone gli aspetti naturalistici e mistici, nel rispetto anche del percorso di pellegrinaggio tradizionale che prevede la visita completa del Manosarovar, il “Lago della Madre”, prima di recarsi al Kailash.     Il programma prevede di raggiungere Lhasa in volo da Chengdu, capitale dello stato cinese del Sichuan, e, dopo una pausa di acclimatazione che è un’ottima opportunità per una visita della città, si risale il corso dello Tsangpo fino a Shigatse. Proseguendo verso ovest, oltre Lhartse si segue la strada che porta al lago di Ngamring accedendo all’altopiano del Ciangtang, dove si valicano alcuni passi e si transita dalle vallate di Zangzang, toccando ancora lo Tsangpo nei pressi di Saga. Si segue quindi il bordo settentrionale dell’arco himalaiano, le cui vette glaciali spesso occhieggiano a sud, toccando luoghi molto belli, tra cui le dune di sabbia oltre Paryang ed il lago di Te Tso sono particolarmente apprezzati dai viaggiatori, oltre ai monasteri di Dargyeling e Trongsa. Giunti nella regione del Kailash si segue il percorso tradizionale iniziando con la circumambulazione del lago Manosarowar, l’immenso specchio turchese impreziosito da piccoli monasteri benedetti dalla visione della cuspide del sacro Kailash a nord ovest, un luogo di bellezza impareggiabile che si estende ai piedi del grandioso Gurla Mandata, un monte glaciale che sfiora gli 8000 metri. Per completare la visita dei laghi sacri oltre al Manosarowar, che trasmette la purezza dell’energia femminile, ci si reca per una breve visita anche al maestoso Raksal Tal, che secondo la tradizione ne nasconde invece l’aspetto iniziatico. Per i meno allenati è possibile seguire tutta questa parte utilizzando la jeep, senza camminare. Dopo queste visite e tratti a piedi si arriva al Kailash dove si inizia la circumambulazione (il kora), avendo ormai ottenuto un’ottima acclimatazione, molto utile per percorrere con minor fatica i 54 km del sentiero sacro; il percorso a piedi può essere facilitato dall’utilizzo di docili cavalli da monta, utili per i meno allenati che desiderano assaporare il piacere di valicare il leggendario passo di Dolma. Nell’ultima giornata, completato il cammino, si pone un campo sul lago Manosarowar e da qui si ripercorre la strada fino a Saga, godendo ancora una volta degli splendidi panorami sulla catena himalaiana. Attraversato lo Tsangpo sul nuovo ponte di Saga la parte finale dell’itinerario si svolge nella regione nomadica di Pelkho Tso, un lago turchese di bellezza tale da rivaleggiare con il Manosarowar, nei cui pressi si erge grandioso lo Shisha Pangma. Oltre Tingri ci si reca a Shegar e si valica un passo per Lhartse e da qui si ripercorre questo tratto di strada fino a Shigatse e si rientra a Lhasa.     PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Mercoledì 8 agosto, partenza per Chengdu Per raggiungere Chengdu, capitale dello stato del Sichuan in Cina, ci sono diverse possibilità di volo che possono essere scelte secondo le preferenze dei viaggiatori. 2°g. 9/8 Chengdu Arrivo a Chengdu dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba. Si alloggia presso l’hotel Holyday Inn Express. Nel pomeriggio è prevista una visita della città: ci si reca al tempio taoista di Qing Yang, alla casa del poeta Du Fu e al tempio di Wu Hou, situato in uno splendido giardino cinese. 3°g. 10/8 Chengdu - Lhasa Il volo per Gongsar parte alle 7.50 con arrivo alle 10.00 (orario da confermare). E’ in attesa dei partecipanti la guida tibetana; trasferimento in pulmino privato a Lhasa, l’automezzo che si utilizzerà anche nella giornata di domani. Ci si sistema presso l’hotel Gang Gyen o simile, situato nella città vecchia. Nel primo pomeriggio ci si reca al Jokhang, il tempio più importante del Tibet che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, e si passeggia per il circuito sacro del Barkor che lo circonda, animato da un vivace mercato e frequentato dai pellegrini, alcuni dei quali eseguono l’intera circumambulazione con le prostrazioni. Ci si muove a piedi, con calma, per favorire l’acclimatazione. La città vecchia è fortunatamente ancora abitata in prevalenza da tibetani, e passeggiando si raggiungono il convento di Ani Tshamkhung ed il tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang e ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 4°g. 11/8 Lhasa Visita dei siti classici di Lhasa, ci si reca al Potala e al palazzo estivo, il Norbulingka. Nel pomeriggio ci raggiunge la vicina università monastica di Drepung, che prima dell’invasione era la più grande del Tibet. 5°g. 12/8 Lhasa – Shigatse Inizia il viaggio verso ovest utilizzando come mezzi le jeep tipo Toyota Landcruiser; raggiunta la confluenza con il fiume Tsangpo se ne risale il corso fino a Shigatse, dove ci alloggia presso l’hotel Manosarovar. Ci si reca al grandioso monastero di Tashilhumpo, ricco di inestimabili tesori, che fu fondato dal primo Dalai Lama nel 1447, uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale. 6°g. 13/8 Shigatse – Ngamring - Zangzang Da Shigatse si percorre la strada che porta verso il Nepal lasciandola dopo Lhartse, da dove si segue un percorso più settentrionale che supera un passo e transita da un primo lago e quindi arriva al lago di Ngamring, dove ci si reca a visitare il monastero di scuola Sakya. Si prosegue in un ambiente di praterie d’alta quota fino a Zangzang, un villaggio dove si trova un interessante convento femminile di scuola Nyingmapa. Si pone il primo campo nelle vicinanze. 7°g. 14/8 Zangzang – Saga – Dargyeling Gompa (Jongba) Si prosegue attraverso valli e passi erbosi attraverso un bell’ambiente naturale fino a Saga, sul fiume Tsang Po. Si prosegue oltre un altro passo fino a Jongba, dove si pone il campo nei pressi di un bel monastero posto panoramicamente sopra le vaste valli erbose. 8°g. 15/8 Jongba – Manosarowar (Seralung) Il bellissimo percorso di questa lunga tappa, che impegna per almeno 8 ore di guida ed è resa possibile grazie a dei lavori di miglioramento che sono stati recentemente eseguiti sulla strada, attraversa una regione dove spesso si incontrano le tende dei nomadi. A Trongsa si trova un interessante monastero e, prima di Paryang, una zona di dune di sabbia sullo sfondo dell’alto Himalaia. Oltre il passo del Mayum ed il lago di Te Tso si raggiungono le acque turchesi del “lago della madre”, il sacro Manosarowar, che viene circumambulato a piedi da molti pellegrini tibetani; da qui si vede per la prima volta il Kailash, oltre le vaste acque del lago. Si pone il campo nei pressi del piccolo monastero di Seralung (circa 4600 mt). 9°g. 16/8 Manosarowar: da Seralung a Chiu Si seguono le rive del lago sacro in senso orario; da Seralung al monastero di Trugo sono circa 23 km di distanza e si consiglia di percorrerli a piedi: la quota è di 4600 metri ma il sentiero è in piano. Chi non se la sentisse può utilizzare le jeep almeno per una parte del tragitto. I panorami sono fantastici, i colori del lago continuano a variare, si ha la mole del Gurla Mandata (7800 mt) di fronte e, se è limpido, la visuale del Kailash a nord ovest oltre le acque del lago! Giunti a Trugo si procede in jeep fino al monastero di Gossul, luogo di ritiro spirituale dove ci sono anche alcuni eremi, famoso per le sabbie che si trovano nei dintorni utilizzate per la preparazione dei mandala. Da Gossul ci si reca al lago Raksal Tal, un bacino d’acqua altrettanto vasto, temutissimo dai pellegrini perché secondo la tradizione esoterica cela l’energia magica del principio femminile: sulle sue sponde non si trovano segni di devozione (bandiere, muri mani, né monasteri); la vista del Gurla Mandata che si specchia nelle acque riesce però a mitigare almeno per un po’ ogni timore! Si raggiunge quindi il monastero di Chiu, vera perla del Manosarowar, posto su di colle che domina una spiaggia della costa nord ovest, dove si pone il campo. 10°g. 17/8 Manosarowar: da Chiu a Longpona; Darchen Un sentiero che segue il bordo nord occidentale del lago lungo un tratto di costa dalle cui rupi si affacciano alcune grotte abitate da asceti e passa vicino ad alcuni chorten che segnano il punto in cui sorgeva l’eremo di Cherkip. Raggiunto il monastero di Longppona sulla costa nord si ritrovano le jeep (chi non volesse camminare può giungere fin qui con queste). Si prosegue quindi verso ovest arrivando a Darchen (circa 4600 mt) ai piedi del Kailash, che da qui però non si vede più, e si sosta per necessità in una squallida locanda, un posto di sosta obbligato per via dei permessi. 11°g. 18/8 Kora del Kailash: Darchen – Dirapuk Il percorso a piedi porta dopo le prime due ore circa sulla piana di Tarboche, all’ingresso della valle occidentale del Kailash, il luogo dove si svolge Saga Dawa. Si transita ai piedi del monastero di Choku, che si erge sul versante occidentale e offre un ottimo panorama sulla valle e sul Kailash, ma viene visitato solo dai più tenaci, e si sale gradualmente al cospetto dei colossali muraglioni occidentali del Kailash; a tratti dal sentiero appare altissima la cuspide sommitale. Si aggira il monte finché appare l’immortale parete nord, ai cui piedi si trova l’eremo di Dirapuk, dove si pone il primo campo del kora (5000 mt circa) in vista della maestosa parete. 12°g. 19/8 Kora del Kailash: Dirapuk – Dolma La – valle di Zutrulpuk Salendo verso il passo di Dolma si transita da alcuni laghetti e da un punto dove i pellegrini usano lasciare qualcosa di personale: solitamente dei vestiti, e a volte anche delle … dentiere, per significare l’abbandono del peso del proprio karma e delle negatività del passato. Il mitico passo è alto circa 5600 metri; quindi la salita viene sempre svolta procedendo con grande tranquillità, senza fretta: sarà faticoso, ma fino ad oggi quasi tutti le persone giunte qui con Amitaba ce l’hanno fatta, alla peggio utilizzando delle montature per dei tratti (NB: attenzione, se si volessero vanno richieste per tempo). Dal Dolma, dove un’infinità di bandiere di preghiera sventolano al vento e non si vede più la vetta del Kailash, un luogo che commuove molti pellegrini, si scende ripidi passando subito dal laghetto di Tara, dove può capitare di vedere i devoti induisti che eseguono un’abluzione nell’acqua gelida, a circa 5500 metri di altezza. Arrivati alle pasture della valle sottostante, dove si trovano usualmente degli yak al pascolo, si continua con un lungo tratto di cammino pianeggiante allietato da una visuale dello spigolo nord est del Kailash e finalmente si pone il campo. 13°g. 20/8 Kora del Kailash: valle di Zutrulpuk – Darchen; Manosarowar est Nell’ultima giornata, ormai in vista dei laghi sacri di Manosarowar e Raksal Tal, si passa dal monastero di Zutrulpuk, costruito sul luogo dove il santo Milarepa meditava in una grotta, e si esce dalla valle di Akshobya raggiungendo Darchen, completando il cammino. Si ‘fugge’ subito da questo posto mal gestito dai cinesi per porre il campo sulle rive del grande lago turchese Manosarovar, per un ultimo saluto al “Lago della Madre”. 14°g. 21/8 Manosarowar est – Dargyeling Gompa (Jongba) Oggi si ripercorre la tappa più lunga del viaggio, i cui meravigliosi panorami compensano egregiamente i tempi di guida: si rivedono il lago di Te Tso, il Mayun La, il versante settentrionale dell’arco Himalaiano, le dune di Paryang, Trongsa Gompa, ecc. Si pone il campo presso il monastero di Dargyeling, come all’andata. 15°g. 22/8 Dargyeling – Pelkho Tso - Tingri Superata Saga si attraversa lo Tsangpo con il nuovo ponte, si costeggiano dei bei laghi minori e si valicano alcuni passi raggiungendo la stupenda area nomadica del lago di Pelko, una zona di bellezza incomparabile: sul grande lago blu turchese, in un ambiente abitato solo dai nomadi, si affacciano maestose vette himalaiane tra cui lo Shisha Pangma, che supera gli 8000 metri di quota. Proseguendo, la strada continua lungo l’arco himalaiano e nei giorni limpidi si possono vedere il Cho Oyu e l’Everest. Giunti a Tingri si alloggia presso lo Snow Leopard Hotel. 16°g. 23/8 Tingri – Shigatse Lasciata Tingri, seguendo la strada che giunge dal Nepal, con una breve deviazione di raggiunge la località di Shegar dove di trovano le rovine di un affascinante Dzong che i tibetani chiamavano la “Montagna di Cristallo”; nella parte più bassa il tempio principale è stato ricostruito e vi vivono dei monaci; per chi ha voglia di cimentarsi, dalla sommità dell’affascinante colle fortificato nelle giornate limpide lo sguardo spazia fino all’Everest. Lasciata Shegar si valica un alto passo che porta a Lhartse e da qui si ripercorre il tratto di strada fatto all’inizio del viaggio arrivando a Shigatse, dove ci si sistema presso l’hotel Manosarovar. 17°g. 24/8 Shigatse – Lhasa Si segue il corso dello Tsangpo fino alla confluenza col Kyuchu, e se ne risale il corso fino a Lhasa; si giunge in città nel primo pomeriggio e si alloggia presso l’hotel Gang Gyen o simile. Il resto della giornata è libero. 18°g. Sabato 25 agosto, Lhasa - Chengdu  e volo di rientro Il volo per Chengdu parte alle 10.00 con arrivo alle 11.45 (orario da confermare). Da Chengdu ci si imbarca sul volo di rientro.
TIBET 2012: Da Lhasa all'Everest e festival di Ganden Namgyeling
Periodo: 28 lug - 13 ago
Lasciata Lhasa ci si reca all’importante monastero Nyingmapa di Mindroling e attraverso il passo di Gampa (4794 mt) si arriva al lago turchese di Yamdrok Tso, dove si visita lo spettacolare Gompa di Samding che appartiene all’esoterica scuola dei Bodonpa. Lasciato il lago e valicato un altro passo, su cui calano poderosi ghiacciai tra i pascoli popolati dagli yak, si arriva a Gyantse, la più preservata delle principali città del Tibet Classico dove si trova l’inestimabile Kumbum, lo stupa delle 100.000 divinità, oltre ad altri importanti siti. Continuando verso ovest si visita Shalu, lo storico monastero dove il celebre maestro Buton completò la stesura del Canone Buddista Tibetano, e si arriva a Shigatse, seconda città del Tibet, dove si trova lo splendido Tashilhumpo, sede storica del Panchen Lama. Prossimo sito di grande importanza storica, il grande monastero – fortezza di Sakya, che fu per un periodo anche sede del governo del Tibet; è un luogo decisamente speciale, ben preservato, posto a ridosso della grande barriera himalaiana. Da Sakya si procede per Shegar, lo Dzong della “Montagna di Cristallo”, e da qui per Rongbuk, il mitico monastero al cospetto della parte nord dell’Everest (Chomolungma in tibetano), posto a circa 5000 metri di quota. Si sosta per due notti, avendo così la possibilità di dedicare una giornata all’esplorazione di quella che è tra le valli più affascinanti al mondo, godendo di alba e tramonti; per raggiungere il campo base (8 km) chi preferisce può noleggiare un carretto trainato da cavalli. Da Rongbuk si seguono alcune stupende valli in alta quota fino a Tingri e da qui si valica l’Himalaia, godendo della vista di Cho Oyu e Shisha Pangma, immergendosi poi nelle profonde gole che portano al confine nepalese, da dove si raggiunge Katmandu per il rientro in Italia. Si utilizzano hotel di buona qualità nei centri principali; solo a Sakya e Rongbuk l’alloggio è piuttosto modesto e spartano, ma situato in un luogo dall’atmosfera incomparabile. Tutti i trasporti vengono effettuati con veicoli privati.     PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Sabato 28 luglio, partenza per il Nepal 2°g. 29/7 Arrivo a Katmandu Arrivo a Katmandu; accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente locale di Amitaba e trasferimento all’Hotel Manaslu o Vajra. Dopo la registrazione in hotel si dovrà consegnare al nostro responsabile locale il passaporto per consentire l’apposizione del necessario visto presso l’ambasciata cinese nella mattina di domani. 3°g. 30/7 Katmandu Visita guidata accompagnati da una nostra guida nepalese. Si inizia esplorando il centro storico di Katmandu, Durbar Square e dintorni, con i magnifici templi e l’antico palazzo reale. Ci si reca quindi a Pashupatinath, un antichissimo santuario indù lungo le rive del fiume Bagmati dedicato a Shiva, luogo di pellegrinaggio dove giungono anche molti pittoreschi Sadhu. L’intera collina è un mondo da scoprire, disseminata di antichi tempietti immersi nel verde; sulla riva del fiume avvengono le cremazioni. Si completa il tour allo Stupa di Bodnath, nel cuore del quartiere tibetano, ricco di botteghe, negozi e importanti templi e monasteri. 4°g. 31/7 Katmandu – Lhasa Il volo della China Airlines parte alle 10.35 con arrivo alle 14.05 (orari da confermare); se è limpido offre un panorama spettacolare sui colossi himalaiani, Everest incluso. All’arrivo sono in attesa dei partecipanti la guida tibetana e l’accompagnatrice italiana; trasferimento in pulmino privato a Lhasa dove si alloggia presso l’hotel Gang Gyen o simile, situato nella città vecchia. Ci si reca con una breve passeggiata al circuito sacro del Barkor che circonda il Jokhang, animato da un vivace mercato e frequentato dai pellegrini, alcuni dei quali eseguono l’intera circumambulazione con le prostrazioni: la città vecchia è fortunatamente ancora abitata in prevalenza da tibetani. Ci si muove a piedi, con calma, per favorire l’acclimatazione. 5°g. 1/8 Lhasa Giornata dedicata alla visita di Lhasa. Al mattino ci si reca al Potala e al palazzo estivo, il Norbulingka. Si dedica il pomeriggio alle visite della città vecchia, iniziando dalla magnifica cattedrale del Jokhang e passeggiando fino al convento di Ani Tshamkhung e al tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang e ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 6°g. 2/8 Lhasa: escursione a Ganden per il festival Si parte presto per andare a Ganden Namgyeling, l’università monastica fondata da Tsongkhapa, capostipite della scuola Ghelupa, costruita in posizione panoramica a 4500 mt su un monte che sovrasta la valle del fiume Kyuchu a est di Lhasa. Lo sforzo tenace e la devozione dei tibetani ha reso possibile la ricostruzione di tutti i templi principali; il grande stupa contiene alcune reliquie del corpo di Tsongkhapa che furono ritrovate passando con le mani le macerie lasciate dalla distruzione perpetrata dai cinesi, esaminando ogni pietra e setacciando anche la terra. Oggi qui è una giornata molto speciale perché viene esposta una grande tanka, momento culminante di un complesso insieme di rituali officiati dai monaci a cui assistono stuoli di pellegrini, richiamati sia dall’evento che dal valore molto speciale che Ganden ha nella tradizione del Tibet. Nell’arco della giornata si eseguirà anche la breve circumambulazione del monte dove sorgono i molti templi, unendosi ai pellegrini devoti e festosi, godendo sia dell’atmosfera intensa che degli splendidi panorami che offre sulla vallata del Kyuchu. In serata si rientra a Lhasa. 7°g. 3/8 Lhasa Si visitano le università monastiche poste negli immediati dintorni di Lhasa, iniziando da Drepung che prima dell’invasione era la più grande del Tibet, dove ci si reca anche al tempio di Nechung, una volta sede dell’Oracolo di Stato tibetano, che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Nel pomeriggio si visita l’università di Sera, dove è abbastanza usuale poter assistere al dibattito dei monaci, e si rientra nella città vecchia a curiosare nel Barkor. 8°g. 4/8 Lhasa – Gyantse Lasciata Lhasa si sosta per una visita a Orgyen Mindroling, il monastero di scuola Nyingmapa più importante del Tibet classico; fondato nel 1670, più volte distrutto e ricostruito ma in buona parte restaurato, conserva interessanti opere d'arte. Si lascia la grande valle dello Tsangpo salendo verso sud al passo di Gampa (4794 mt) che offre una visuale indimenticabile sul vasto specchio turchese del lago Yamdrok Tso, una delle perle naturali del Tibet, incastonato tra magnifiche vette di cui alcune superano i 7000 metri. Raggiunte le sponde del lago se ne segue il perimetro per un bel tratto e con una deviazione ci si reca al monastero di Samding, uno dei rari siti dell’esoterica scuola dei Bodonpa che risale al XII secolo, la cui badessa è riconosciuta come una Kandroma (dakini) ed è considerata una delle maestre spiritualmente più elevate del Tibet. La posizione è fantastica, con grandiosi panorami sui monti e sul lago, e nel Gompa si trovano molti affreschi recentemente restaurati. Proseguendo, si valica lo spettacolare passo di Khari (5045 mt) dove la strada passa tra le pasture degli yak sfiorando i poderosi ghiacciai del Nyengchen Kang Ksa, la cui vetta si staglia oltre i 7000 metri, e, dopo aver costeggiato un lago di origine artificiale, si arriva a Gyantse, dove si alloggia all’hotel Yeti. 9°g. 5/8 Gyantse Gyantse è la città del Tibet classico meglio preservata. L’enclave monastica prima delle distruzioni perpetrate conteneva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole; fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.) e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità” è una struttura costituita da più piani progettati secondo una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue ed affreschi: chi è in grado di decifrare la complessa simbologia che qui è rappresentata può leggervi l’intera storia iniziatica dell’essere. La visita al castello di Gyantse regala un’ottima panoramica sul complesso, sulla cittadina e le valli circostanti. 10°g. 6/8 Gyantse – Shigatse Prima di arrivare a Shigatse una breve deviazione porta a Shalu, sito del tempio di Serkhang Tramo, che conserva un’antica atmosfera dove si indovinano interessanti affreschi nella penombra; fu qui che Buton Rimpoce nel XIV secolo editò i 227 volumi del Canone Buddista Tibetano; nei pressi si trova l’antichissimo tempio di Gyengong Lhakang, fondato nel 997. Giunti a Shigatse, seconda città del Tibet, ci si reca a visitare il grandioso grandioso complesso monastico di Tashilhumpo fondato nel 1447 dal primo discepolo di Tsong Khapa, retrospettivamente riconosciuto come la prima incarnazione del Dalai Lama, e sede storica del Panchen Lama del Tibet; è uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori, tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. Si alloggia presso il Manosarowar hotel. 11°g. 7/8 Shigatse – Sakya Si lascia Shigatse seguendo la strada che porta verso Lhartse e il Nepal; con una deviazione verso sud si arriva a Sakya, dove si alloggia presso il Sakya Manosarovar Hotel. Ci si reca a visitare il colossale tempio – fortezza, dove già nelle torri perimetrali sono alloggiati dei templi ed all’interno delle poderose mura si trovano una serie di edifici importanti, tra cui la casa dell’Abate accanto a cui si trova un impressionante Gonkhang, e, se si sale sul tetto del tempio centrale, si trova la cappella del protettore principale, luogo di grande forza esoterica. Ma è dal cortile più interno che si accede a tre colossali Lhakhang, con una profusione di affreschi e reperti artistici eccezionali: a sinistra quello dedicato alle cerimonie rituali, a destra uno che conserva colossali Stupa dei maestri storici dei Sakya e incredibili affreschi di mandala e, di fronte, la sala principale dove nella mistica penombra vi sono statue di fattezza perfetta e dietro al tempio una delle biblioteche più preziose del Tibet, con migliaia di testi originali posti su scaffali alti una diecina di metri o più. Si dedica il tempo restante a esplorare la collina di rimpetto al tempio principale, dove vi sono molti templi, tra cui quello edificato di fronte alla grotta del grande Siddha Kunga Nienpo, mitico fondatore della scuola sakyapa, e il convento femminile. 12°g. 8/8 Sakya – Rongbuk Rientrati sulla strada principale si supera Lhartse e si valica un passo di circa 5000 metri che si apre sulla valle di Shegar, dove con una breve deviazione ci si reca a visitare le rovine di un affascinante Dzong che i tibetani chiamavano la “Montagna di Cristallo”; nella parte più bassa il tempio principale è stato ricostruito e vi vivono dei monaci. Per chi ha voglia di cimentarsi, dalla sommità dell’affascinante colle fortificato nelle giornate limpide lo sguardo spazia fino all’Everest. Si prosegue valicando un altro passo che supera anch’esso i 5000 da dove, se è limpido, lo sguardo spazia dal Makalu al Cho Oyu con l’Everest (chiamato Chomolungma in tibetano) che troneggia al centro. Raggiunte le acque dell’Arun, dove lungo la bella vallata si incontrano tipici villaggi di montagna tibetani, se ne risale il corso per un tratto e, seguendo una valle laterale, di colpo a una svolta si ha la grandiosa visuale della parte nord del monte più lato della Terra! Le albe e i tramonti che si godono da questo prezioso luogo restano per sempre nel cuore. Sistemazione in un semplice hotel. 13°g. 9/8 Rongbuk: campo base dell’Everest Giornata dedicata all’esplorazione; a Rongbuk il monastero è stato in parte ricostruito mentre sul versante est della valle le rovine del convento femminile testimoniano la scelleratezza degli invasori. Il campo base del Chomolungma, posto a circa 5000 metri d'altezza, si può raggiungere a piedi (circa 8 km per la maggior parte pianeggianti) o utilizzando dei piccoli carretti tirati dai cavalli dei nomadi Khampa. Al campo base i Khampa hanno allestito delle tende dove si può mangiare e riposare; la visuale sulla parete nord dell'Everest è onnipresente. Sul lato orientale della valle poco oltre Rongbuk tra i colossali massi di un'antica frana si nascondono gli eremi di meditazione dove gli yogi tibetani si ritiravano, sfidando anche il freddissimo inverno; è un sito interessantissimo da esplorare. Qui un piccolo tempio è stato ricostruito nel punto in cui vi è una grotta che i devoti dicono essere stata utilizzata anche da Guru Rimpoce. Tornando dal campo base il percorso più bello si ha salendo per un tratto le morene che lo sovrastano ad est e seguendo da lì il bordo della montagna, individuando il vecchio sentiero. 14°g. 10/8 Rongbuk – Tingri - Zangmu Si segue per un breve tratto la strada dell’arrivo e la si lascia verso ovest seguendo le alte pasture degli yak valicando un passo che porta nel bacino del Cho Oyu e da qui verso Tingri, dove si incontra la strada che porta verso il confine nepalese. Oltre Tingri si valica il passo di Lalung, a 5200 mt, dove le vaste pendici dello Shisha Pangma dominano la vista a sud ovest e a est un mare di monti glaciali culmina nella vetta del Cho Oyu. Si scende rapidamente e si arriva al sito del monastero di Milarepa, recentemente restaurato. Si continua verso sud immergendosi in gole ripidissime e umide, ricche di cascate che si fan largo nella foresta; un totale cambiamento ambientale. Si sosta a Zangmu, punto di confine, presso l’omonimo hotel. 15°g. 11/8 Zangmu – Katmandu Al mattino si saluta l’accompagnatrice italiana che rientra da qui a Lhasa e si raggiunge con la guida locale il “ponte dell’amicizia”, che segna l’ingresso in Nepal. Si viene accolti dal corrispondente nepalese di Amitaba e si arriva nel pomeriggio a Katmandu, dove si alloggia nel medesimo hotel utilizzato all’andata. 16°g. 12/8 Katmandu e partenza col volo di rientro Giornata libera, ottima opportunità anche per fare degli acquisti, un’attività per cui la città è giustamente famosa. In serata ci si reca all'aeroporto per l'imbarco sul volo di rientro. 17°g. Lunedì 13 agosto, arrivo a destinazione      
TIBET 2012: Tibet e festival di Dhamark a Gyantse
Periodo: 15 lug - 28 lug
  Dopo un breve visita di alcuni interessanti siti a Chengdu, capitale dello stato del Sichuan, questo affascinante percorso comincia da Tsetang, lungo la valle dello Tsangpo, che è anche il luogo da cui ebbe inizio la civiltà tibetana; vi si trovano il tempio di Tradruk ed il celebre castello di Yumbulagang, simbolo dell’antico regno di Yarlung. Ci si sposta quindi alla vicina Samye, dove è ubicato il monastero più antico del Tibet, famoso per la sua forma mandalica che si ammira al tramonto dalla collina di Hepori; sui monti vicini, oltre delle sorprendenti dune di sabbia, si visita l’eremo di Chimpu. Rientrati a Tsetang si prosegue per l’importante monastero Nyingmapa di Mindroling e si lascia la valle dello Tsangpo (Bramaputra) attraverso il passo di Gampa (4794 mt) che porta al lago turchese di Yamdrok Tso, dove si visita lo spettacolare Gompa di Samding che appartiene all’esoterica scuola dei Bodonpa: presenta affreschi molto belli e soprattutto è posto in una posizione panoramica mozzafiato. Lasciato il lago e valicato un altro passo, su cui calano poderosi ghiacciai tra i pascoli popolati dagli yak, si arriva a Gyantse, la più preservata delle principali città del Tibet Classico dove si trova l’inestimabile Kumbum, lo stupa delle 100.000 divinità, oltre ad altri importanti siti. Qui sarà in corso il grande festival di Dhamark, ottima occasione per godere del gioviale folclore tibetano. Continuando verso ovest si visita Shalu, lo storico monastero dove il celebre maestro Buton completò la stesura del Canone Buddista Tibetano, e si arriva a Shigatse, seconda città del Tibet, dove si trova lo splendido Tashilhumpo, il grandioso complesso monastico fondato dal primo discepolo di Tsong Khapa, retrospettivamente riconosciuto come la prima incarnazione del Dalai Lama, e sede storica del Panchen Lama del Tibet. Si prosegue lungo la nuova strada che porta verso il Nepal lasciandola in prossimità del passo per Lhartse per dirigersi verso le anse del fiume Tsangpo, attraverso una regione di splendidi villaggi rurali che fanno quasi dimenticare la presenza degli invasori cinesi; il fiume qui è particolarmente bello, con sinuose anse tra monti desertici dalle mille sfumature di colore. Si arriva così al monastero di Puntshok Ling, che sorge vicino al fiume all’imbocco di una valle, incorniciato da incredibili dune di sabbia. Questo sito immerso in una natura splendida fu la sede principale della scuola Jonang fino ai tempi del maestro Taranatha (XVII secolo); sorprende per la bellezza architettonica dell’insieme e la qualità degli affreschi. Il viaggio continua lungo lo Tsangpo fino al vecchio paese di Lhartse, dove l’antico monastero sorge su di un colle ai bordi del tradizionale villaggio, e prosegue per Sakya, sede storica di questa scuola. Questo monastero fortezza posto alle propaggini della grande catena himalaiana tra il 1268 e il 1365 fu anche sede del governo del Tibet; è un sito ottimamente conservato di dimensioni impressionanti, con molti monaci che sono da tempo tornati a viverci. Sul monte oltre il precipitoso torrente vi sono i resti di vecchi templi con un certo numero di chorten, alcuni templi e il convento femminile ricostruiti, mentre dello Dzong più antico restano solo le rovine. Da Sakya si torna sulla strada principale rientrando a Shigatse, visitando i siti di Nartang, dove sono conservate le matrici di legno del Kanyur, e Ngor, un piccolo Gompa della scuola Sakya. Proseguendo ora sempre verso est si segue il corso dello Tsangpo fino alla confluenza con il Kyuchu, il fiume che fluisce da Lhasa; lungo il percorso una breve deviazione verso nord porta al monastero bön di Yungdrungling, il centro maggiore di questa tradizione nella provincia tibetana di Tsang, e, prima di arrivare a Lhasa, si sosta al Nyetang Dolma Lhakhang, un piccolo ma antichissimo Gompa dove stette Atisha, che conserva ancora alcuni preziosi oggetti portati in Tibet da questo veneratissimo Maestro indiano dell’XI secolo; nei pressi un tempio ne custodisce lo Stupa. Giunti a Lhasa si alloggia nella città vecchia e ci si tuffa nelle visite classiche: l’incredibile palazzo del Potala, il Norbulingka, il tempio del Jokhang, che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende che è sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet, le università monastiche di Sera, di Drepung ed i siti adiacenti. Si faranno anche delle piacevoli passeggiate nel circuito sacro del Barkor e tra le affascinanti stradine dei dintorni, dove si scoprono luoghi di estremo interesse, dal convento femminile di Ani Tshamkhung al tempio di Ramoche, per non parlare del vastissimo mercato di artigianato tibetano che anima la città vecchia.     PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Domenica 15 luglio, partenza per Chengdu Per raggiungere Chengdu, capitale dello stato del Sichuan in Cina, ci sono diverse possibilità di volo che possono essere scelte secondo le preferenze dei viaggiatori. 2°g. 16/7 Chengdu Arrivo a Chengdu dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba. Si alloggia presso l’hotel Holyday Inn Express. Nel pomeriggio è prevista una visita della città: ci si reca al tempio taoista di Qing Yang, alla casa del poeta Du Fu e al tempio di Wu Hou, situato in uno splendido giardino cinese. 3°g. 17/7 Chengdu - Tibet (Gongsar) - Tsetang Il volo per Gongsar, l’aeroporto posto sulle rive dello Tsangpo che serve sia Lhasa che Tsetang, parte alle 7.50 con arrivo alle 10.00 (orario da confermare). Sono in attesa dei partecipanti la guida tibetana e l’accompagnatrice italiana; trasferimento in pulmino privato a Tsetang, situata ad est a circa due ore di viaggio; sistemazione presso l’hotel Yulong e riposo. Nel pomeriggio si visita il tempio di Tradruk la cui struttura architettonica è simile al Jokhang di Lhasa, la cui fondazione è attribuita a Songtsen Gampo nell’VIII secolo, un luogo dove sono custodite alcune importanti reliquie. Si segue quindi per un breve tratto la valle dello Yarlung, ricchissima di testimonianze che risalgono all’origine della storia del Tibet, e ci si reca al Yumbulagang, tra i luoghi più pittoreschi, che fu il primo palazzo degli antichi re ed è stato restaurato nel 1982. 4°g. 18/7 Tsetang – Samye Si attraversa lo Tsangpo su un ponte nei pressi della città e se ne risale il corso attraverso una zona dove inaspettatamente si trovano grandi dune di sabbia, immerse in questo grandioso ambiente d’alta quota, fino a Samye. E’ il più antico monastero buddista del Tibet, fondato nell’VIII secolo da Guru Rimpoce, nei pressi di una zona di belle dune di sabbia non lontano dallo Tsangpo; il tempio principale è costruito su 4 livelli e rivela affreschi di bellezza indimenticabile e all’interno del grande recinto sacro si trovano diversi templi e grandi Stupa. La forma mandalica dell’insieme si ammira nella luce migliore al tramonto dalla vicina collina del Hepori, dove si trova un tempietto in cui spesso la sera un monaco recita le preghiere di buon auspicio alla divinità protettrice che qui risiede e la tradizione dice essere un potente demone soggiogato da Guru Rimpoce. Si alloggia nel semplice hotel situato nei pressi del monastero. 5°g. 19/7 Samye – Tsetang Ci si reca al vicino eremo di Chimpu utilizzando come mezzo un trattore locale, dove alla base del monte un piccolo monastero ospita delle giovani monache; passeggiando lungo il sentiero che si inerpica sul monte alle spalle del Gompa, tra formazioni di grandi sassi e il bosco s’incontrano le casupole di solitari monaci e monache, piccoli templi e grotte di meditazione utilizzate dai maestri spirituali: qui si ritirarono anche Guru Rimpoce e Atisha e chi vi giunge con rispetto potrà essere invitato in alcuni di questi potenti luoghi d’energia spirituale dai sereni meditatori che hanno posto qui la propria dimora. Tornati a Tsetang si effettua una passeggiata nella parte vecchia, visitando anche il convento femminile e il tempio tibetano. Sistemazione presso il medesimo hotel utilizzato nel giorno dell’arrivo. 6°g. 20/7 Tsetang – Gyantse Lasciata Tsetang si sosta per una visita ad Orgyen Mindroling, il monastero di scuola Nyingmapa più importante del Tibet classico; fondato nel 1670, più volte distrutto e ricostruito ma in buona parte restaurato, conserva interessanti opere d'arte. Si lascia la grande valle dello Tsangpo salendo verso sud al passo di Gampa (4794 mt) che offre una visuale indimenticabile sul vasto specchio turchese del lago Yamdrok Tso, una delle perle naturali del Tibet, incastonato tra magnifiche vette di cui alcune superano i 7000 metri. Raggiunte le sponde del lago se ne segue il perimetro per un bel tratto e con una deviazione ci si reca al monastero di Samding, uno dei rari siti dell’esoterica scuola dei Bodonpa che risale al XII secolo, la cui badessa è riconosciuta come una Kandroma (dakini) ed è considerata una delle maestre spiritualmente più elevate del Tibet. La posizione è fantastica, con grandiosi panorami sui monti e sul lago, e nel Gompa si trovano molti affreschi recentemente restaurati. Proseguendo, si valica lo spettacolare passo di Khari (5045 mt) dove la strada passa tra le pasture degli yak sfiorando i poderosi ghiacciai del Nyengchen Kang Ksa, la cui vetta si staglia oltre i 7000 metri, e, dopo aver costeggiato un lago di origine artificiale, si arriva a Gyantse, dove si alloggia all’hotel Yeti. 7°g. 21/7 Gyantse e festival di Dhamark Gyantse è la città del Tibet Classico meglio preservata. L’enclave monastica prima delle distruzioni perpetrate conteneva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole; fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.) e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità” è una struttura costituita da più piani progettati secondo una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue ed affreschi: chi è in grado di decifrare la complessa simbologia che qui è rappresentata può leggervi l’intera storia iniziatica dell’essere. La visita al castello di Gyantse regala un’ottima panoramica sul complesso, sulla cittadina e le valli circostanti. Oggi è in pieno svolgimento il festival di Dhamark, un’occasione d’incontro gioioso e conviviale delle persone, con un gran numero di manifestazioni; uno dei momenti molto attesi è la corsa dei cavalieri a dorso di yak. 8°g. 22/7 Gyantse – Shigatse Prima di arrivare a Shigatse una breve deviazione porta a Shalu, sito del tempio di Serkhang Tramo, che conserva un’antica atmosfera dove si indovinano interessanti affreschi nella penombra; fu qui che Buton Rimpoce nel XIV secolo editò i 227 volumi del Canone Buddista Tibetano; nei pressi si trova l’antichissimo tempio di Gyengong Lhakang, fondato nel 997. Giunti a Shigatse, seconda città del Tibet, ci si reca a visitare il grandioso monastero di Tashilhumpo fondato dal primo Dalai Lama nel 1447, uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. Dopo una passeggiata nella parte vecchia della città ci si sistema al Manosarowar hotel. 9°g. 23/7 Shigatse – Sakya Si lascia Shigatse seguendo la strada che porta verso Lhartse ed il Nepal, lasciandola per seguire una valle che riporta verso nord al fiume Tsangpo, attraverso uno splendido ambiente rurale, e se ne risale il corso fino al monastero di Puntshok Ling. Costruito a ridosso dei contrafforti rocciosi che delimitano l’ingresso di una valle che si apre verso sud è sovrastato da vaste fortificazioni che ne testimoniano il grandioso passato; all’interno si trovano affreschi preziosi e ben conservati. Si prosegue lungo lo Tsangpo fino al vecchio villaggio di Lhartse, dove si trova anche un interessante monastero. Si continua quindi per Sakya dove si alloggia presso il Sakya Manosarovar Hotel. Si dedica il tempo restante ad esplorare la collina di rimpetto al tempio principale, dove vi sono molti templi, tra cui quello edificato di fronte alla grotta del grande Siddha Kunga Nienpo, mitico fondatore della scuola sakyapa, e il convento femminile. 10°g. 24/7 Sakya – Shigatse Si inizia la giornata con la visita del colossale tempio – fortezza di Sakya. Già nelle torri perimetrali sono alloggiati dei templi ed all’interno delle poderose mura si trovano una serie di edifici importanti, tra cui la casa dell’Abate accanto a cui si trova un impressionante Gonkhang, e, se si sale sul tetto del tempio centrale, si trova la cappella del protettore principale, luogo di grande forza esoterica. Ma è dal cortile più interno che si accede a tre colossali Lhakhang, con una profusione di affreschi e reperti artistici eccezionali: a sinistra quello dedicato alle cerimonie rituali, a destra uno che conserva colossali Stupa dei maestri storici dei Sakya e incredibili affreschi di mandala e, di fronte, la sala principale dove nella mistica penombra vi sono statue di fattezza perfetta e dietro al tempio una delle biblioteche più preziose del Tibet, con migliaia di testi originali posti su scaffali alti una diecina di metri o più. Completata la visita si torna verso Shigatse, seguendo la comoda strada che giunge dal Nepal, valicando un alto passo attraverso un ambiente naturale molto bello. Nei pressi della città ci si reca al monastero di scuola Sakya di Ngor ed a Nartang, un complesso di cui restano ancora buona parte delle mura perimetrali, dove è custodita un’antica collezione delle matrici in legno del Kangyur, il canone buddista tibetano, che si dice risalire all’epoca di Buton Rimpoce che ne fu l’autore nel XIV secolo. A Shigatse si alloggia nel medesimo hotel utilizzato nell’ottavo giorno. 11°g. 25/7 Shigatse – Lhasa Si risale il corso dello Tsangpo verso est fino al ponte che porta verso le valli di Oyuk; lo si attraversa giungendo con una strada sterrata al monastero bön di Yungdrungling, uno dei principali centri di questa religione, in buona parte ricostruito, che contiene alcune interessanti statue e una serie di mandala dipinti tipici di questa scuola tibetana. Nell'ampia piana alluvionale sottostante si trova un tipico villaggio rurale tibetano. Tornati alla strada principale si continua il viaggio fino alla confluenza col fiume Kyuchu, di cui si risale il corso fino a Lhasa; prima di giungere in città si visita il monastero di Nyetang Dolma Lhakhang, storicamente importante perché fu la dimora di Atisha, con reperti artistici belli ed importanti; in un piccolo tempio nella vicina campagna si trova il suo Stupa. A Lhasa si alloggia presso l’hotel Gang Gyen o simile, situato nella città vecchia. 12°g. 26/7 Lhasa Giornata dedicata alla visita di Lhasa. Al mattino ci si reca al Potala e al palazzo estivo, il Norbulingka. Si dedica il pomeriggio alle visite della città vecchia che è fortunatamente ancora abitata in prevalenza da tibetani, iniziando dalla magnifica cattedrale del Jokhang e passeggiando dal Barkor, il circuito sacro che la circonda, fino al convento di Ani Tshamkhung ed al tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang ed ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 13°g. 27/7 Lhasa Si visitano le università monastiche poste negli immediati dintorni di Lhasa, iniziando da Drepung che prima dell’invasione era la più grande del Tibet, dove ci si reca anche al tempio di Nechung, una volta sede dell’Oracolo di stato tibetano che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Nel pomeriggio si visita l’università di Sera, dove spesso si può assistere al dibattito dei monaci, e si rientra nella città vecchia a curiosare nel Barkor. 14°g. Sabato 28 luglio, Lhasa - Chengdu e volo di rientro Il volo per Chengdu parte da Gongsar, che dista poco più di un’ora dalla città, alle 10.00 con arrivo alle 11.45. Da Chengdu ci si imbarca sul volo di rientro.
TIBET 2011: Trekking di Kangshung
Periodo: 18 set - 5 ott
Il viaggio prevede di raggiungere Lhasa e, dopo delle interessanti visite utili anche per l’acclimatazione, di partire in jeep verso ovest transitando dal lago di Yamdrok Tso, Gyantse, Shigatse e Sakya, soffermandosi a vedere i siti di interesse principale. Oltre Sakya si utilizzano dei campi fino alla fine del trekking, per un totale di 8 notti consecutive. Completato il circuito si propongono due opzioni di rientro: una più veloce, che riporta a Shigatse e da qui a Chengdu ed in Italia. L’altra che prevede di andare a Rongbuk (parete nord dell’Everest) e da qui al campo base del Cho Oyu proseguendo per il Nepal e da qui all’Italia. Nota tecnica La stagione prescelta è ottimale e si prevede un clima secco; si deve però essere attrezzati molto bene per sopportare eventuali piogge e nevicate. Si ricorda che le temperature minime notturne possono arrivare a volte fino a -10°c e per prudenza è meglio predisporsi per valori anche più bassi. L’attrezzatura per i campi è tutta fornita ad eccezione del sacco a pelo; si dispone di tende da due o individuali e di una tenda comune. Seguono il gruppo un cuoco e assistenti per il montaggio dei campi. Durante il trekking il bagaglio personale viene trasportato con animali o portatori, i partecipanti devono caricarsi solo quanto serve per la giornata. Per gli spostamenti da Lhasa fino al confine nepalese o fino al rientro verso Gongsar si utilizzano jeep tipo Toyota Landcruiser o simile; nelle altre parti veicoli normali.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO (NB: I tempi di tappa riportati sono indicativi e basati su di una capacità media; le altitudini sono approssimative) 1°g.      Domenica 18 settembre, partenza per Chengdu   2°g.      19/9 Chengdu – Gongsar - Lhasa   Alle 12.50 (orario da confermare) parte il volo per Gongsar, l’aeroporto posto sulle rive dello Tsangpo, con arrivo alle 15.00. E’ in attesa dei partecipanti la guida tibetana; trasferimento in pulmino privato a Lhasa. Ci si sistema presso l’hotel Gang Gyen, situato nella città vecchia e ci si reca per una passeggiata al circuito sacro del Barkor che lo circonda, animato da un vivace mercato e frequentato dai pellegrini, alcuni dei quali eseguono l’intera circumambulazione con le prostrazioni. Ci si muove a piedi, con calma, per favorire l’acclimatazione. 3°g.      20/9 Lhasa   Giornata dedicata alla visita di Lhasa, ci si reca al Potala ed al palazzo estivo, il Norbulingka. Si dedica il pomeriggio alle visite della città vecchia che è fortunatamente ancora abitata in prevalenza da tibetani, iniziando dalla magnifica cattedrale del Jokhang e passeggiando dal Barkor, il circuito sacro che la circonda, fino al convento di Ani Tshamkhung ed al tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang ed ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 4°g.      21/9 Lhasa – Gyantse   Valicato il passo di Gampa (4794 mt) si lascia la valle dello Tsangpo e lo sguardo spazia sul lago turchese di Yamdrok, incastonato tra magnifiche vette, una delle perle naturali del Tibet. Se ne seguono le rive fino a Nakartse e da qui verso ovest si supera un altro passo, il Khari (5045 mt), su cui si affacciano poderosi ghiacciai. Gyantse è una delle città del Tibet meglio preservate; l’enclave monastica prima delle distruzioni perpetrate includeva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole. Fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.) e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. La visita al castello di Gyantse, dove solitamente ci si reca in serata, regala un’ottima panoramica sul complesso, sulla cittadina e le valli circostanti. Sistemazione presso l’hotel Dzongri. 5°g.      22/9 Gyantse – Shigatse – Sakya   Da Gyantse ci si sposta a Shigatse, seconda città del Tibet, dove si sosta per una vista al Tashilhumpo, ottimamente preservato e ricco di inestimabili tesori, che fu fondato dal primo Dalai Lama nel 1447 ed è stato la sede storica del Panchen Lama. Si prosegue seguendo la strada che conduce verso il Nepal deviando ad un certo punto in direzione sud per raggiungere Sakya, che dista da Shigatse circa 150 km; il tragitto si completa in circa tre ore date le buone condizioni della strada. Sistemazione presso l’hotel Manosarovar. 6°g.      23/9 Sakya – Yulok   Dopo la visita del poderoso monastero di Sakya di parte verso sud valicando i passi di Gyatso (5220 mt) e di Pang (5000 mt) giungendo al villaggio di Kartha e da qui a Yulok, a circa 3700 mt di quota, dove si pone il primo campo. E’ una tappa di circa 260 km. 7°g.      24/9 Yulok – Dhampu   Tappa di circa 4 ore che risale la valle fino a Dhampu, arrivando a circa 4260 mt. 8°g.      25/9 Dhampu – Shaotso – Methok Sechen   Tappa di 5 ore che valica il passo di Shao (4890 mt) con stupendi panorami verso il Makalu; oltre il lago Shaotso si arriva al campo di Methok Sechen (4750 mt). 9°g.      26/9 Methok Sechen – Zoksham – Tsonak – Thangsum   Il sentiero attraversa le meravigliose foreste e le pasture nomadiche della valle di Karma. Si pone il campo a Thangsum (4400 mt) con panorami stupendi sull’Everest, Lhotse e Makalu; tappa di 6 ore. 10°g.  27/9 Thangsum - Pethang   Si trascorre la mattinata tranquilli, godendo della splendida posizione panoramica del luogo. Si scende quindi verso Pethang in 3 ore, ponendo il campo a 4310 mt, godendo degli impareggiabili panorami. 11°g.  28/9 Pethang - Pethang Ringmom   Tappa di 3 ore che porta vicino ai tre colossi del Makalu, Lhotse ed Everest arrivando al campo base di Kangshung, la grandiosa parete orientale della vetta più alta del pianeta; il campo è a 4870 mt. 12°g.  29/9 Pethang Ringmom   Giornata di esplorazioni di questa valle glaciale, tra i luoghi d’alta quota più belli in assoluto al mondo; si tiene il campo fisso. 13°g.  30/9 Pethang Ringmo – Tso Shurima   Il sentiero mantiene poderosi panorami sull’Everest e sul Lhotse, a cui si aggiunge il Karthapuri, un bel monte glaciale di 6600 mt. Si pone il campo nei pressi del lago di Shurima; la tappa è di 5 ore. 14°g.  1/10 Tso Shurima – Langmala – Shomaling   Si sale al passo di Langma, che con i suoi 5250 mt è il punto più alto del percorso; da qui si godono ancora una volta degli stupendi panorami su Everest e Lhotse. Si scende fino a Shomaling (4170 mt) transitando dal laghetto di Danyen. Per chi rientra 15°g.  2/10 Shomaling – Yulok – Shegar   Si segue la valle di Kartha dove si trovano alcuni tipici villaggi la cui agricoltura è basata sulla tsampa, il tenace tipo orzo che cresce a queste altitudini. Si arriva a Yulok, punto di partenza del trekking, in 2 ore e si trovano le jeep che sono in attesa dei partecipanti. Si raggiunge in jeep Shegar, dove si alloggia presso un semplice albergo; qui è molto interessante la visita dello Dzong, chiamato la ‘Montagna di cristallo’, con le mura che corrono ardite fino alla ripidissima vetta rocciosa del monte; all’interno si trova un monastero che è stato in parte ricostruito. 16°g.  3/10 Shegar – Shigatse   Si segue la strada che giunge dal Nepal valicando un primo passo che porta a Lhartse e, ripercorrendo da qui il tratto visto il 22/9, si arriva alla città di Shigatse, dove si alloggia presso l’hotel Manosarovar. 17°g.  4/10 Shigatse – Gongsar – Chengdu   Da Shigatse si raggiunge Gongsar, l’aeroporto sul fiume Tsangpo che serve Lhasa; un percorso di circa 5 ore. Il volo per Chengdu parte alle 15.55 e arriva alle 18.00, dove si viene accolti dal corrispondente locale e ci si trasferisce presso l’hotel Shufeng Garden o simile. 18°g.  Mercoledì 5 ottobre, volo di rientro   Per chi prosegue 15°g.  2/10 Shomaling – Yulok – Rongbuk   Si segue la valle di Kartha dove si trovano alcuni tipici villaggi la cui agricoltura è basata sulla tsampa, il tenace tipo orzo che cresce a queste altitudini. Si arriva a Yulok, punto di partenza del trekking, in 2 ore e si trovano le jeep che sono in attesa dei partecipanti. Con i veicoli si prosegue fino a Rongbuk, il monastero posto a circa 5000 mt alle falde della parete nord dell’Everest, che dista circa 110 km. 16°g.  3/10 Rongbuk – Cho Oyu BC  Le stradine che collegano la nord dell’Everest al campo base del Cho Oyu attraversano un ambiente naturale stupendo, con alcuni bei villaggi e vaste aree nomadiche. Si pone il campo nella valle del Cho Oyu, completando così questo incredibile percorso tra i monti più alti della Terra. 17°g.  4/10 Cho Oyu BC – Kodari   Si lascia il campo base del Cho Oyu arrivando a Tingri, dove si può visitare il monastero. Scavalcato lo spartiacque himalaiano si scendono le profonde gole che portano al confine con il Nepal, incontrando prima di Nyalam un monastero edificato su di una grotta dove ha meditato Milarepa. Si prosegue per Kodari, dove si alloggia in un semplice hotel. 18°g.  5/10 Kodari – Katmandu     Al confine nepalese sono in attesa gli assistenti di Amitaba con il pulmino che porta fino a Katmandu. Si salutano qui gli autisti e la guida tibetana e si prosegue il viaggio fino alla capitale, dove si alloggia presso l’hotel Vajra. 19°g.  6/10 Katmandu   Giornata a disposizione per visite e acquisti. 20°g.  7/10 Katmandu e volo di rientro   Mattina a disposizione anche per eventuali acquisti; nel pomeriggio ci si reca all’aeroporto per l’imbarco sul volo internazionale. In funzione del volo di rientro utilizzato Amitaba predisporrà gli eventuali servizi aggiuntivi richiesti. 21°g.  Sabato 8 ottobre, arrivo a destinazione
TIBET 2011: Da Lhasa allo Yunnan, Kham sud orientale
Periodo: 26 ago - 10 set
È un momento di devozione, ma anche un’occasione molto gioiosa per i tibetani, con le famiglie che fanno picnic attorno ai monasteri e nel giardino del palazzo estivo. Si parte quindi per il Kham meridionale seguendo un itinerario che attraversa alcune delle zone più spettacolari del Tibet, arrivando fino nello Yunnan. L’ambiente naturale è entusiasmante; lasciata la semiarida vallata di Lhasa si attraversa il Mi La tra le pasture d’alta quota, un magico mondo di nomadi e greggi di yak, arrivando al lago di Druksum ed alle falde del Bonri, monte sacro della religione Bonpo, percorrendo le valli del Kongpo, dove le foreste cingono le montagne su sui si erge il Namchak Barwa, il colosso più orientale della catena himalaiana. Si lascia il bacino dello Tsangpo, o Bramaputra, scavalcando possenti catene di monti e profonde gole dove nei punti più bassi si incontrano anche foreste tropicali, inframmezzate da regioni erbose d’alta quota e laghi di tipo alpino, esplorando le vallate del Salween e del Mekong, dove si trovano alcuni remoti ed interessanti monasteri tibetani. A Dechen si dedica una giornata all’esplorazione della spettacolare catena del Kawa Karpo ed ai suoi poderosi ghiacciai, tra luoghi a cui il V Dalai Lama diede in nome di ‘Suprema beatitudine’ per la loro dirompente bellezza. Arrivando in Yunnan, verso il bacino dello Yangtse troviamo due importantissimi siti storici del Tibet: il monastero di Ganden Dondrubling e Gyeltang, nei cui pressi si trova una città monastica; una località che si è guadagnata il nome di Shangri La, sempre per la bellezza naturale dei luoghi. Da Lijiang) la storica città dell’etnia naxi nello stato cinese dello Yunnan, si raggiunge poi in volo Chengdu per il volo di rientro.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO (NB: distanze e quote riportate sono indicative; per le località si utilizzano i nomi tibetani) 1°g.      Venerdì 26 agosto, per Chengdu 2°g.      27/8 Chengdu – Gongsar - Lhasa   Alle 12.50 (orario da confermare) parte il volo per Gongsar, l’aeroporto posto sulle rive dello Tsangpo, con arrivo alle 15.00. E’ in attesa dei partecipanti la guida tibetana; trasferimento in pulmino privato a Lhasa. Ci si sistema presso l’hotel Gang Gyen, situato nella città vecchia e ci si reca per una passeggiata al circuito sacro del Barkor che lo circonda, animato da un vivace mercato e frequentato dai pellegrini, alcuni dei quali eseguono l’intera circumambulazione con le prostrazioni. Ci si muove a piedi, con calma, per favorire l’acclimatazione. 3°g.      28/8 Lhasa   Giornata dedicata alla visita di Lhasa, ci si reca al Potala e al palazzo estivo, il Norbulingka. Si dedica il pomeriggio alle visite della città vecchia che è fortunatamente ancora abitata in prevalenza da tibetani, iniziando dalla magnifica cattedrale del Jokhang e passeggiando dal Barkor, il circuito sacro che la circonda, fino al convento di Ani Tshamkhung ed al tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang ed ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 4°g.      29/8 Lhasa: festival di Shoton   Oggi a Lhasa è una grande giornata di festa: nelle università monastiche di Sera e di Drepung vengono esposte le grandi tanke e si svolgono intense celebrazioni di carattere religioso, dove affluiscono frotte di pellegrini creando un’atmosfera di intensa devozione ma anche di gioia e di lieto stare insieme. Nel parco del Norbulingka si svolgono le rappresentazione del teatro classico tibetano. Una giornata intensa: si inizierà col partecipare alle celebrazioni di Sera, quindi si visita Drepung e ci si reca al Norbulingka. 5°g.      30/8 Lhasa – Druksum Tso – Nyingtri   Si lascia Lhasa risalendo verso est la valle del Kyuchu, lasciandola attraverso il valico del Mi La (4865 mt) dove la strada attraversa una bella regione di pasture d’alta quota, punteggiate dalle tende dei nomadi e dai greggi degli yak. Verso sud est s’incontrano le prime foreste, che adornano anche i ripidi monti che cingono il lago sacro di Draksum (c.a. 3300 mt), impreziosito da un monastero posto su di un’isoletta, che si raggiunge con una deviazione. Tornati sulla strada principale si prosegue verso sud raggiungendo Nyingtri, dove si alloggia presso l’hotel Shambala; la tappa è di circa 470 km. 6°g.      31/8 Nyingtri – Rawok   Oltre Nyingtri la strada segue il bordo settentrionale del Bonri, monte sacro per la religione bonpo, e sale fino al passo di Serkhyem (4551 mt), da dove si hanno delle splendide visuali verso il Namchak Barwa, il colosso himalaiano di 7756 mt che segna il confine orientale dell’immensa catena di monti. Si prosegue lungo la bucolica valle di Lunang che corre verso sud, da dove, se il tempo è limpido, si mantengono delle belle visuali sul Namchak Barwa, arrivando fino alle basse quote delle foreste tropicali. Si risale il corso del fiume, un affluente dello Tsangpo, transitando da Po-me dove si trova il Gompa Nyingmapa di Drodon. Giunti a Rawok si alloggia presso l’hotel Rawok; qui si trova il lago di Ngan, uno specchio d’acqua lungo 26 km posto a circa 3700 mt di quota, incastonato tra monti ammantati dalle foreste e coperti dalle nevi eterne. La tappa è ci circa 340 km. 7°g.     1/9 Rawok – Wamda (Zuogong)   Si lascia il bacino fluviale dello Tsangpo attraverso il passo di Ngajuk (4468 mt) che porta verso il Salween. Si incontra il paese di Pema (Pasho) posto a circa 3200 mt, dove si trova un monastero Ghelupa, e si attraversa il fiume tra le profonde gole di Po, risalendo poi i ripidi versanti che portano con ben 180 tornanti al passo di Gama, a quota 4618, godendo di splendidi scenari naturali. Si procede ora attraverso le praterie della regione di Pomda, dove fluisce lo Yuchu, affluente del Salween, congiungendosi alla strada che collega Chamdo con lo Yunnan; la si seguirà per i prossimi giorni di viaggio. Si continua seguendo il deflusso del fiume fino a Wamda, dove si trova il monastero di Tsawa Dzogang; si alloggia presso la Zuogong Guest House. La tappa è di circa 308 km. 8°g.      2/9 Wamda – Markham (Gartok)   Attraverso due passi, lo Yala (o Dungda La) di 5000 mt, da cui si hanno belle visuali sul Dungri Karpo (6090 mt), e lo Joba La di 3900, si arriva al fiume Mekong a Druka Zampa. Si risale più gradualmente l’altro versante fino al passo di Rongsho (4060 mt) che attraversa la catena dei monti Markhamgang arrivando nella regione di Gartok. Giunti a Markham si alloggia presso il Markham Distric Hotel e si visita il bel monastero Ghelupa, celebre per la grande statua di Maitreya. La tappa è di circa 158 km. 9°g.      3/9 Markham – Dechen   Procedendo verso sud si valica il passo di Hung (4470 mt) tornando con una vertiginosa discesa al fiume Mekong. Si transita da Tsakalho, una località posta a picco quasi mille metri sopra la gola del Mekong, e si arriva poco oltre al confine tra la TAR e lo Yunnan. Si prosegue lungo il Mekong salendo poi dal fiume al paese di Dechen (3480 mt), dove si alloggia in una locanda; la tappa è di circa 223 km. Il percorso offre spettacolari vedute della grandiosa catena del Kawa Karpo, la cui cima principale svetta a 6740 mt. Dechen, il cui nome conferito dal V Dalai Lama significa ‘Suprema beatitudine’, meritato si ritiene per la grandiosa bellezza degli scenari e per la sacralità di questi monti glaciali nella tradizione tibetana, è abitata in prevalenza da gente di stirpe Kampa; vi si trovano il tempio di Kawa Karpo Lhakhang, che è stato ricostruito, ed il panoramico Dechenling. 10°g.  4/9 Dechen: esplorazione del Kawa Karpo   Giornata dedicata all’esplorazione dei maestosi ghiacciai del Kawa Karpo. Con circa un’ora di guida si raggiunge il sentiero che porta in circa un’ora e mezzo di cammino al cospetto di uno dei punti panoramici più esaltanti della catena. 11°g.  x5/9 Dechen – Gyeltang (Shangri La)   Si lascia Dechen attraverso il passo dello Yak (4230 mt), che se il tempo è limpido offre una grandiosa visuale sull’intera catena del Kawa Karpo e, a sud, sul monte Padma. Si entra ora nel bacino dello Yangtse e superando alcuni valichi minori si arriva al monastero Ghelupa di Ganden Dondrubling, il principale della regione. Attraversato lo Yangtse si valica un altro passo che porta nella regione di Gyeltang, a circa 3344 mt. Si alloggia presso l’hotel Songtsamling; la tappa è di circa 184 km. 12°g.  6/9 Gyeltang   Visita della città di Gyeltang. Il sito più importante è la cittadella monastica di Gyeltang Sungtseling che sorge su di un colle a pochi chilometri dal centro, che ospita centinaia di monaci. Nella piazza della parte vecchia della città ogni sera vengono eseguite danze tradizionali tibetane. 13°g.  7/9 Gyeltang –Lijiang   Si prosegue lungo al vallata di Gyeltang fino alla confluenza con lo Yangtse, dove il maestoso fiume entra nella gola conosciuta come ‘Il salto della tigre’, una sequenza di rapide impressionanti. Oltrepassato un valico si arriva a Lijiang, situata alle falde di una bella vetta glaciale, il ‘Monte del Drago di Giada’. Si alloggia presso l’hotel Ancien In; la tappa è di circa 180 km. 14°g.  8/9 Lijiang   Giornata dedicata alle visite di questo centro, antica capitale dei naxi, un gruppo etnico di circa 250.000 persone che conserva tradizioni proprie, pur nel contesto della cinesizzazione del territorio. Si riscontrano forti tratti sciamanici ed uno stile musicale tipico; è molto interessante la parte vecchia della città. 15°g.  9/9 Lijiang – Chengdu   Il volo per Kumning parte alle 8.20 del mattino con arrivo alle 9.05; si prosegue per Chengdu alle 11.55 con arrivo alle 13.10. All’arrivo è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba; ci si trasferisce presso l’hotel Shufeng Garden e si effettua una visita guidata dei templi di Wuhou e di Qing Yang, quest’ultimo di tradizione taoista. 16°g.  Sabato 10 settembre, volo di rientro   Trasferimento in aeroporto e partenza
TIBET 2011: Siti classici e tradizione Jonang
Un viaggio in collaborazione con la Jonang Foundation
Periodo: 12 ago - 29 ago
Il viaggio inizia con una visita di Lhasa che copre tutti i siti principali e alcuni luoghi meno conosciuti, dove è raro incontrare persone non tibetane. Si lascia la città procedendo verso ovest fino al fiume Tsangpo (Bramaputra) e se ne risale il corso arrivando a Shigatse. Lungo il percorso si vedono il Gompa di Atisha e con una breve deviazione verso nord il monastero di tradizione bön di Yungdrungling, il centro maggiore di questa tradizione nella provincia tibetana di Tsang. Si prosegue lungo la nuova strada che porta verso il Nepal per lasciarla in prossimità del passo per Lhartse tornando verso le anse del fiume Tsangpo, attraverso una regione di splendidi villaggi rurali dove si trova un antichissimo Gompa della tradizione Bodonpa, una zona che fa dimenticare la presenza degli invasori cinesi; il fiume qui è particolarmente bello, con sinuose anse tra monti desertici con mille sfumature di colore. Si visita il monastero di Puntshok Ling che sorge vicino al fiume all’imbocco di una valle, incorniciato da incredibili dune di sabbia. Questo sito immerso in una natura splendida fu la sede principale della scuola Jonang fino ai tempi del maestro Taranatha (XVII secolo); sorprende per la bellezza architettonica dell’insieme e la qualità degli affreschi. In serata si prosegue per Lhartse, l’unico punto dove vi sono degli hotel, ed al mattino si torna qui per esplorare a piedi la valle che alle spalle del monastero porta con circa 2 ore di cammino allo Stupa di Jomogang, giungendo in uno dei posti più sacri del Tibet, se pur pressoché sconosciuto. Questo grande chorten costruito da Dolpopa è stato il primo di questo genere in Tibet, e ispirò nella regione di Tsang la costruzione dei Kumbum di Gyantse, Ralung e Chung Riwoce. Nelle falesie alle sue spalle si trovano molte grotte di meditazione che ospitarono figure importantissime nella storia del misticismo tibetano, da Padmasambhava a Dolpopa; anche Tsong Khapa stette qui in ritiro per lungo tempo dedicandosi alla pratica dei sei yoga di Kalachakra. Nei pressi sorge anche un grazioso piccolo convento femminile. Il viaggio prosegue per Sakya, sede storica di questa scuola, dove si sosta per due notti. Il monastero è un sito di dimensioni impressionanti, con molti monaci che sono da tempo tornati a viverci; sul monte oltre il precipitoso torrente vi sono i resti di vecchi templi con alcune parti ricostruite e molti chorten, mentre dello Dzong più antico restano solo le rovine. Da Sakya si torna sulla strada principale rientrando a Shigatse avendo l’opportunità di visitare Ngor e Nartang ed a Shigatse ci si reca allo splendido Tashilhumpo, il grandioso complesso monastico fondato dal primo discepolo di Tsong Khapa, retrospettivamente riconosciuto come la prima incarnazione del Dalai Lama e sede storica del Panchen Lama del Tibet. Si prosegue per Gyantse; sul percorso una breve deviazione porta a Shalu, il monastero dove Buton nel XIII secolo compilò la versione completa del canone buddista tibetano. Oltre al valore storico, Shalu è molto bello per l’atmosfera, gli affreschi e per l’ubicazione in un tipico villaggio rurale tibetano. A Gyantse si sosta due notti per poter visitare questa cittadina, la cui parte vecchia è ottimamente preservata, che è sede del grande monastero di Pelkor Chode e dell’incomparabile Kumbum, conosciuto come lo stupa delle centomila divinità. Oltre Gyantse si giunge al lago turchese di Yamdrok ed al monastero di Samding, di tradizione Bodonpa posto in una splendida posizione con panorami fino ai monti del Bhutan, e da qui si torna al bacino dello Tsangpo arrivando a Samye, il più antico monastero del Tibet, dove si sosta per due notti avendo così modo di visitare anche gli eremi di Yamalung e di Chimpu. Si giunge quindi a Tsetang, dove sorgeva la prima capitale del Tibet, e si dedica una giornata alla visita della valle di Yarlung e dei siti di Tsetang. Il giorno della partenza si visita il monastero di Mindroling, il principale sito della scuola Nyingmapa nel Tibet classico. Un cenno sulla tradizione Jonangpa La scuola Jonang ha 700 anni di storia ed ha mantenuto intatte le proprie tradizioni sopravvivendo isolata nelle remote valli della regione dell’Amdo nel Tibet orientale. Detiene uno dei due lignaggi di Kalachakra che sono stati tramandati ed in Tibet è la principale sostenitrice della visione Shentong, nell’ambito della sofisticata visione della vacuità della Madhyamika Prasangika, ovvero della filosofia condivisa da tutte le scuole tibetane. Trae le sue origini dal pandit kashmiro Somanatha, che trasmise il suo insegnamento a Yumo Mikho Dorje e da lui a Dolpopa Sherab Gyalten (1292-1361), un dotto Lama sakyapa chiamato dai contemporanei “il Buddha vivente” per le sue riconosciute incommensurabili realizzazioni spirituali. Dolpopa strutturò la visione filosofica della Madhyamika Shentong e diede origine ad un lungo lignaggio che comprende anche Taranatha (1575 – 1634), un grande erudito autore di una storia dettagliata del buddismo indiano, che fu anche detentore del lignaggio Shangpa Kagyu e la cui successiva rinascita come Zanabazar diede inizio alla successione dei Jetsun Dampa, i Bogdo Khan o gran Lama dei mongoli. La scuola Jonang fin dalle origini è stata riconosciuta eccellente soprattutto nel Tantra di Kalachakra ed ha trasmesso i purissimi insegnamenti dei sei yoga dello stadio finale del completamento a molti dei più noti Lama del Tibet. Il Mandala tridimensionale di Kalachakra custodito nel Potala a Lhasa era stato costruito nel monastero di Puntshok Ling, che verrà visitato in questo viaggio, che fino al XVII secolo era la sede principale della scuola. In quel periodo la filosofia Madhyamika Shentong, o della “vacuità estrinseca”,  fu osteggiata, un pretesto più politico che dottrinale legato a vicende dinastiche dei Khan mongoli. Molti dei Lama della tradizione si trasferirono così nelle remote regioni dell’Amdo, dove vivono tutt’ora, potendo mantenere fede senza ostacoli alla loro visione.    PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Venerdì 12 agosto, partenza per Chgengdu   2°g.   13/8 Arrivo a Chengdu   A Chengdu è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba; sistemazione presso l’hotel Shufeng o simile. 3°g.    14/8 Volo Chengdu – Lhasa   Il volo per Lhasa parte alle 7.50 con arrivo alle 9.40 (orario da confermare). A Lhasa ci si sistema all’hotel Gang Gyen, ai bordi della città vecchia. Pomeriggio tranquillo per favorire l’acclimatazione, si prevede una piacevole passeggiata nel Barkor, il circuito sacro attorno alla cattedrale di Lhasa. 4°g.    15/8 Lhasa   Giornata dedicata all’esplorazione di Lhasa, con le visite del Potala, del palazzo estivo o Norbulingka, e del Jokhang, il tempio più importante del Tibet. Si esplorerà poi anche la zona circostante al Jokhang, godendo di alcuni dei piccoli luoghi preziosi della città vecchia. 5°g.    16/8 Lhasa   Si visitano le università monastiche poste negli immediati dintorni di Lhasa, iniziando da Drepung, dove ci si reca anche al tempio di Nechung, che era la sede dell’Oracolo di stato tibetano e contiene dipinti difficilmente visibili altrove. Nel pomeriggio si visita l’università di Sera. 6°g.    17/8 Lhasa – Shigatse   Lasciata Lhasa si visita il monastero di Nyetang Dolma Lhakhang, storicamente importante perché fu la dimora di Atisha, con reperti artistici belli ed importanti; nei pressi si trova il tempio che contiene il chorten di questo grande santo dell’India. Si prosegue lungo il fiume Kyuchu fino alla confluenza con lo Tsangpo, di cui si risale il corso fino al ponte che porta verso le valli di Oyuk; lo si attraversa giungendo con una strada sterrata al monastero Bön di Yungdrungling, uno dei principali centri di questa religione, in buona parte ricostruito, che contiene alcune interessanti statue e una serie di mandala dipinti tipici di questa scuola tibetana. Nell'ampia piana alluvionale sottostante si trova un tipico villaggio rurale tibetano. Tornati al fiume si prosegue per Shigatse, la seconda città del Tibet, dove ci si sistema presso l’hotel Manosarovar o simile. 7°g.    18/8 Shigatse - Phuntshok Ling - Lhartse   Si lascia Shigatse seguendo la strada che porta verso Lhartse ed il Nepal, lasciandola per seguire una valle che riporta verso nord al fiume Tsangpo, attraverso uno splendido ambiente rurale dove in un villaggio si trova un piccolo antichissimo monastero dell’esoterica scuola dei Bodonpa. Arrivati al fiume lo si segue per un tratto con panorami stupendi arrivando al monastero di Puntshok Ling, costruito a ridosso dei contrafforti rocciosi che delimitano l’ingresso di una valle che si apre verso sud. Dopo un’accurata visita del sito si prosegue per Lhartse, dove si alloggia presso l’hotel Shangai. 8°g.    19/8 Lhartse – Jomogang – Sakya   Tornati a Phuntshok Ling si dedica la giornata all’esplorazione della valle di Jomogang e degli eremi che sovrastano la bella struttura del grande chorten, con l’esperto aiuto delle guide che ne conoscono i molti segreti. Il sentiero richiede circa due ore di cammino, meno se si è allenati. Tornati a valle di parte per Sakya, dove si alloggia presso l’hotel Manosarovar. 10°g.  20/8 Sakya   Si inizia la giornata con la visita del colossale tempio – fortezza di Sakya, edificato tra il 1268 e il 1365, che fu anche sede del governo del Tibet ai tempi in cui l’omonima scuola ebbe il predominio temporale del paese. Già nelle torri perimetrali sono alloggiati dei templi ed all’interno delle poderose mura si trovano una serie di edifici importanti, tra cui la casa dell’Abate accanto a cui si trova un impressionante Gonkhang, e, se si sale sul tetto del tempio centrale, si trova la cappella del protettore principale, luogo di grande forza esoterica. Ma è dal cortile più interno che si accede a tre colossali Lhakhang, con una profusione di affreschi e reperti artistici eccezionali: a sinistra quello dedicato alle cerimonie rituali, a destra uno che conserva colossali Stupa dei maestri storici dei Sakya ed incredibili affreschi di mandala e, di fronte, la sala principale dove nella mistica penombra vi sono statue di fattezza perfetta e dietro al tempio una delle biblioteche più preziose del Tibet, con migliaia di testi originali posti su scaffali alti una diecina di metri o più. A Sakya anche il paese si è mantenuto piuttosto integro; sulla collina sopra il bel villaggio si trovano le rovine di antiche fortificazioni e dello Dzong, molti chorten, il monastero femminile e diversi templi, uno dei quali nasconde la grotta di meditazione del mitico Kunga Nyenpo, il Siddha da cui trae origine la scuola dei Sakyapa. 11°g.  21/8 Sakya – Shigatse   Arrivati nei pressi di Shigatse ci si reca al monastero di scuola Sakya di Ngor ed a Nartang, un complesso di cui restano ancora buona parte delle mura perimetrali, dove è custodita un’antica collezione delle matrici in legno del Kangyur, il canone buddista tibetano, che si dice risalire all’epoca di Buton Rimpoce che ne fu l’autore nel XIV secolo. A Shigatse si alloggia nel medesimo hotel utilizzato nel sesto giorno e si effettua una visita della città. 12°g.  22/8 Shigatse – Shalu - Gyantse   Visita del grandioso monastero di Tashilhumpo, ottimamente conservato e ricco di inestimabili tesori, che fu fondato dal primo Dalai Lama nel 1447 ed è stato la sede storica del Panchen Lama. Lasciata Shigatse una breve deviazione porta a Shalu, sito del tempio di Serkhang Tramo, che conserva un’antica atmosfera dove si indovinano affreschi meravigliosi nella penombra; fu qui che Buton Rimpoce nel XIII secolo editò i 227 volumi del Canone Buddista Tibetano. Nei pressi si trova l’antichissimo tempio di Gyengong Lhakang, fondato nel 997, sede di un’importante entità di protezione. Giunti a Gyantse ci si sistema presso l’hotel Dzongri. 13°g.  23/8 Gyantse   Gyantse è tra le città del Tibet meglio preservate; l’enclave monastica prima delle distruzioni perpetrate conteneva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole. Fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.) e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità” è una struttura costituita da più piani progettati secondo una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue ed affreschi: chi è in grado di decifrare la complessa simbologia che qui è raffigurata può leggervi l’intera storia iniziatica dell’essere. La visita al castello di Gyantse, che si cercherà di fare in serata, regala un’ottima panoramica sul complesso, sulla cittadina e le valli circostanti. 14°g.  24/8 Gyantse – Samye   Valicato lo spettacolare passo di Khari (5045 mt) si giunge allo specchio turchese del lago Yamdrok Tso, una delle perle naturali del Tibet, incastonato tra magnifiche vette di cui alcune  superano i 7000 metri, e ci si reca con una deviazione al monastero di Samding, uno dei rari siti dei Bodonpa che risale al XII secolo, la cui badessa è riconosciuta come una Kandroma (dakini) ed è considerata una delle maestre spiritualmente più elevate del Tibet. La posizione è fantastica, con grandiosi panorami sui monti e sul lago, e nel Gompa si trovano molti affreschi recentemente restaurati. Tornati sulla strada principale si sale al passo di Gampa (4794 mt), che si apre sulla valle dello Tsangpo ed offre una visuale indimenticabile sul lago. Si segue lo Tsangpo fino al traghetto per Samye: chi preferisce potrà arrivare anche stando in pulmino, ma attraversare lo Tsangpo in barca è molto bello e consigliato. A Samye si alloggia presso la nuova locanda del monastero, la sistemazione più umile del viaggio. 15°g.  25/8 Samye   Samye è il più antico monastero buddista del Tibet, fondato nell’VIII secolo da Padmasambhava, Guru Rimpoce per i tibetani. Il complesso è posto nei pressi di una zona di belle dune di sabbia nei pressi del fiume Tsangpo; la forma mandalica dell’insieme dei templi e stupa si ammira nella luce migliore al tramonto dalla vicina collina del Hepori, dove si trova un tempietto in cui spesso la sera un monaco recita le preghiere di buon auspicio alla divinità protettrice che qui risiede e la tradizione dice essere un potente demone soggiogato da Guru Rinpoce. Il tempio principale è costruito su 4 livelli e rivela affreschi di bellezza indimenticabile. Nel pomeriggio una breve escursione porta al villaggio di Nyango, da dove a piedi in meno di un’ora si raggiunge l’eremo di Yamalung utilizzato da monache per lunghi periodi di ritiro. Fu qui che Guru Rimpoce ebbe la visione del Buddha della Medicina: quel giorno scaturì dalla roccia una fonte d’acqua, un talismano prezioso ancora oggi per la buona salute di chi ne assapora la freschezza. 16°g.  26/8 Samye – Tsetang   Ci si reca al vicino eremo di Chimpu, dove alla base del monte un piccolo monastero ospita delle giovani monache; passeggiando tra formazioni di grandi sassi ed il bosco s’incontrano le casupole di solitari monaci e monache, piccoli templi e grotte di meditazione utilizzate dai maestri spirituali: qui si ritirarono anche Guru Rimpoce e Atisha e chi vi giunge con rispetto potrà essere invitato in alcuni di questi potenti luoghi d’energia spirituale dai sereni meditatori che hanno posto qui la propria dimora. Arrivati a Tsetang si potrà effettuare una passeggiata nella parte vecchia, visitando anche il convento femminile ed il tempio tibetano. Sistemazione presso l’hotel Yulong. 17°g.  27/8 Tsetang   Si dedica la giornata alle visite di Tsetang e della valle dello Yarlung, iniziando dal tempio di Tradruk, la cui fondazione è attribuita a Songtsen Gampo nell’VIII secolo, dove sono custodite alcune importanti reliquie, la cui struttura architettonica è simile al Jokhang di Lhasa. Si prosegue lungo la valle dello Yarlung, ricchissima di testimonianze che risalgono all’origine della storia del Tibet, con la visita del Yumbulagang, tra i luoghi più pittoreschi, che fu il primo palazzo degli antichi re ed è stato restaurato nel 1982. Ci si reca quindi a visitare due delle grotte di meditazione più venerate di questa parte del Tibet. Nella prima, Rechung Phuk, si ritirò il prediletto discepolo di Milarepa, il grande Rechung; il monastero è stato distrutto dai barbari invasori, ma i tibetani hanno ripristinato il tempio all’ingresso della grotta che conserva oggetti appartenuti al grande mistico. La seconda, Bairo Phuk, è il minuscolo eremo utilizzato nell’VIII secolo da Vairochana, uno dei discepoli principali di Guru Padmasambhava, Guru Rimpoce per i tibetani. Si prosegue arrivando al sito delle tombe dei re di Yarlung, dove primeggia il grande tumulo di Songtsen Gampo, su cui è stato costruito un piccolo tempio da dove si ha una stupenda visuale di Riwo Dechen, un monastero dove però i cinesi non permettono di andare. I tumuli dei re di Yarlung non sono mai stati oggetto di scavi archeologici e pare che non siano stati profanati: la tradizione tramanda che sotto il tempio dedicato a Songtsen Gampo vi sono interrati cinque templi a struttura mandalica, con la salma del grande re posta nel tempio centrale e circondata da innumerevoli tesori. 18°g.  28/8 Tsetang - Chengdu   Andando all’aeroporto si sosta per una visita a Orgyen Mindroling, il monastero di scuola Nyingmapa più importante del Tibet classico; fondato nel 1670, più volte distrutto e ricostruito ma in buona parte restaurato, conserva interessanti opere d'arte. Il volo da Gongsar, l’aeroporto che serve Lhasa ed è situato a circa un’ora e mezza di guida da Tsetang, parte alle 15.55 con l’arrivo a Chengdu è previsto alle 18.00 (orario da confermare); si viene accolti dal corrispondente locale di Amitaba e ci si trasferisce nel medesimo hotel utilizzato all’inizio del viaggio. 19°g. Lunedì 29 agosto, volo di rientro  
TIBET 2011: Da Lhasa col festival di Ganden a Lhodrak e Yamdrok
Spiritualità del Paese delle Nevi
Periodo: 7 ago - 29 ago
Il viaggio richiede un certo spirito di adattamento perché si utilizzano molti campi: in buona parte dei luoghi dove andremo non esistono strutture ricettive. Dopo una visita di Chengdu, capitale del Sichuan, si raggiunge Lhasa in volo e ci si dedica alle visite della città e delle università monastiche che sorgono alle sue porte. Si parte quindi per Drak Yerpa e Ganden, dove si partecipa al grande festival che ha come momento più atteso l’esposizione di una grande tanka; sarà un’ottima opportunità per condividere con la miriade di pellegrini che affluiscono da tutto il Tibet uno dei momenti più vitali del loro fervore religioso, sopravvissuto forte e vigoroso alle tremende traversie dell’invasione cinese. Si lascia la valle del Kyuchu attraverso il Magon La per esplorare la bucolica regione di Olka, ponendo il campo presso l’eremo di Tsong Khapa, proseguendo per l’eremo della yogini Machik Labdron, Zangri Khamar, e il panoramico sito storico di Densatil, arrivando a Samye, il primo monastero costruito in Tibet. Quindi da Tsetang ci si dirige verso sud tra le pasture nomadiche del lago di Trigu e si valica lo spartiacque himalaiano verso le valli che si aprono verso il Bhutan orientale, una zona fatta di gole impressionanti, tra gli ambienti erosivi più spettacolari del Tibet che rivela alcuni siti di importanza eccezionale, tra cui spiccano Mawochok, che è tra i luoghi considerati più potenti in tutto il Paese delle Nevi per la pratica di ritiri meditativi, e il panoramico monastero di Kharchu, da cui i pellegrini accedono alla grotta di Chakpurchen, simbolo mistico della mente di Buddha. Si risale quindi la valle dello Sechu, cuore della regione di Lhodrak, dove Milarepa incontrò Marpa: vi si trovano ancora la torre che il santo costruì per la propria purificazione ed il Gompa del suo maestro con le rispettive grotte di meditazione. Tornando da qui a nord dello spartiacque himalaiano si hanno visuali spettacolari sulle grandiose vette di questa zona remota, tra cui si staglia il Kulha Kangri, il monte più elevato del Bhutan. Giunti nella zona nomadica dei laghi, tra cui il Phuma Yumtso e lo Yamdrok Tso sono i principali, si visitano alcuni monasteri e si fa un giro in barca sullo Yamdrok, perla turchese tra i monti e le pasture del Tibet classico. Dai laghi ci si sposta a Ralung e quindi si arriva alla città di Gyantse, molto bella da visitare, tornando tra i monti lontani dalle mete del turismo per esplorare a nord dello Tsangpo la valle di Tobgyel, roccaforte spirituale della tradizione bonpo, ponendo un campo presso Menri, il loro monastero principale. Si completa il tour con la visita di Shigatse e dei siti adiacenti di maggior interesse, raggiungendo direttamente da qui l’aeroporto per il rientro a Chengdu e da qui l’Italia. Nota tecnica Il viaggio richiede un certo spirito di adattamento perché si passano molte notti in campo: buona parte dei siti che si visitano sono in aree sprovviste di strutture ricettive. Tra Ganden e Samye sono previsti 3 campi consecutivi, quindi 7 tra Tsetang e Gyantse ed uno a Menri. Sono ben allestiti con tende per dormire da due o una persona, tenda comune per mangiare e tende per i servizi; accompagnano il gruppo un cuoco ed assistenti per il montaggio. Si viaggia su jeep tipo Toyota Landcruiser in massimo quattro passeggeri per mezzo con al seguito un veicolo per il supporto logistico, che trasporta scorte di viveri e attrezzature da campo.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.     Domenica 7 agosto, partenza per Chengdu 2°g.    8/8 Chengdu   Arrivo a Chengdu alle 9.00, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba; trasferimento presso l’hotel Shufeng Huayuan. E’ prevista una visita guidata con una guida locale che parla la lingua inglese della città ai templi di Wuhou, di Qing Yang, che è di tradizione taoista, ed alla casa del poeta Du Fu, dove nei giardini si trova anche una splendida collezione di bonsai. 3°g.     9/8 Chengdu – Lhasa   Al mattino (orario da confermare) parte il volo per Gongsar, l’aeroporto posto sulle rive dello Tsangpo. E’ in attesa dei partecipanti la guida tibetana; trasferimento in pulmino privato a Lhasa dove si alloggia presso l’hotel Gang Gyen, situato nella città vecchia. Nel pomeriggio ci si reca a visitare il Jokhang, il tempio più importante del Tibet, e si passeggia nel circuito sacro del Barkor che lo circonda, animato da un vivace mercato e frequentato dai pellegrini, alcuni dei quali eseguono l’intera circumambulazione con le prostrazioni. Ci si muove a piedi, con calma, per favorire l’acclimatazione. 4°g.     10/8 Lhasa   Giornata dedicata alla visita di Lhasa, ci si reca al Potala e al palazzo estivo, il Norbulingka. Si dedica il pomeriggio alle visite della città vecchia che è fortunatamente ancora abitata in prevalenza da tibetani, iniziando dalla magnifica cattedrale del Jokhang e passeggiando dal Barkor, il circuito sacro che la circonda, fino al convento di Ani Tshamkhung ed al tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang ed ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 5°g.     11/8 Lhasa   Si visitano le università monastiche poste negli immediati dintorni di Lhasa, iniziando da Drepung, dove ci si reca anche al tempio di Nechung, una volta sede dell’Oracolo di stato tibetano che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Nel pomeriggio si visita l’università di Sera e si rientra nella città vecchia a curiosare nel Barkor. 6°g.     12/8 Lhasa - Drak Yerpa - Ganden   Dopo circa 1 ora e mezza di guida si raggiunge Drak Yerpa, dove si trovano delle grotte di meditazione poste in un anfiteatro di rocce chiare. Il re Songtsen Gampo e le sue consorti venivano qui per i loro ritiri spirituali. A Dawa Puk, la Grotta della Luna, Guru Rimpoce fece un ritiro di 7 mesi e, nei pressi, intorno all’anno 1057 Atisha dimorò ed insegnò per tre anni. Alcuni monaci ed eremiti sono ora tornati qui: è un luogo che pulsa di storia, interessante da esplorare. Ci si reca poi a Ganden Namgyeling, l’università monastica fondata da Tsongkhapa, il capostipite della scuola Ghelupa, costruita in posizione panoramica a 4500 mt su un monte che sovrasta la valle del fiume Kyuchu. Lo sforzo tenace e la devozione dei tibetani ha reso possibile la ricostruzione di tutti i templi principali; il grande stupa contiene alcune reliquie del corpo di Tsongkhapa che furono ritrovate passando con le mani le macerie lasciate dalla distruzione perpetrata dai cinesi, esaminando ogni pietra e setacciando anche la terra. Si pone il primo campo nei pressi del complesso monastico. 7°g.    13/8 Ganden, giornata dedicata al festival   Oggi è una giornata molto speciale perché viene esposta una grande tanka, momento culminante di un complesso insieme di rituali officiati dai monaci a cui assistono stuoli di pellegrini, richiamati sia dall’evento che dal valore molto speciale che Ganden ha nella tradizione del Tibet. Nell’arco della giornata si eseguirà anche la breve circumambulazione del monte dove sorgono i molti templi, unendosi ai pellegrini devoti e festosi, godendo sia dell’atmosfera intensa che degli splendidi panorami che offre sulla vallata del Kyuchu. 8°g.     14/8 Ganden - Olka Cholung   Si torna a valle per seguire la strada che verso sud est conduce nelle regioni del Kham, lasciandola a Ruthok con un percorso sterrato che si dirama a sud ovest risalendo al Magon La, un valico di circa 4800 mt che porta nella regione di Olka. Oltre il passo si trova l’eremo di Cholung, fondato da Tsongkhapa nel XIV secolo; sopra al monastero sulle pendici del sacro Ode Gungyel, un monte che sfiora i 7000 mt, si trova la grotta di Ozerpuk dove egli stette per lungo tempo in ritiro con 8 discepoli. E’ il luogo da cui ebbe origine la nuova scuola Ghelupa da lui fondata, un sito molto venerato anche perché sulla roccia sono rimaste le impronte dei piedi del grande Lama. Si pone il campo nelle vicinanze. 9°g.     15/8 Olka Cholung – Samye   Si prosegue lungo la valle incontrando i resti del monastero di Dzingchi e dello Dzong di Taktse arrivando a Zangri Khamar, l’eremo di Machik Labdron, una veneratissima yogini dell’XI secolo posto su di una roccia rossiccia che si erge alta una cinquantina di metri sulla valle. E’ un luogo che i tibetani considerano di elevatissima forza spirituale, imbevuto del potere delle dakini; sulla sommità del promontorio si trovano un tempio e dei chorten. Si continua per un tratto risalendo lo Tsangpo fino a Jang, entrando nella valle a settentrione del fiume dove si trova il monastero Kagyupa di Desantil, posto a ben 4750 metri di quota: fortunatamente si riesce ad arrivare fin li con le jeep. E’ un luogo di importanza storica eccezionale: fondato nel XII secolo da Phakmodrupa Dorje è il sito da cui trassero origine molti lignaggi Kagyupa. I grandi templi del passato non sono sopravvissuti alle distruzioni e solo alcune parti che sono state ripristinate, ma il luogo è di struggente bellezza anche per i panorami che si godono verso la vasta valle dello Tsangpo. Tornati a valle si prosegue risalendo lo Tsangpo, incontrando inaspettatamente grandi dune di sabbia immerse in questo grandioso ambiente d’alta quota man mano che ci si avvicina a Samye, dove si alloggia nel semplice hotel situato nei pressi del monastero. Chi se la sente potrà salire sul colle del Hepori per il tramonto (circa 30 min di cammino). 10°g.  16/8 Samye – Tsetang   Samye è il più antico monastero buddista del Tibet, fondato nell’VIII secolo da Guru Rimpoce; il tempio principale è costruito su 4 livelli e rivela affreschi di bellezza indimenticabile; all’interno del grande recinto sacro si trovano diversi templi e grandi Stupa. La forma mandalica dell’insieme si ammira nella luce migliore al tramonto dalla vicina collina del Hepori, dove si trova un tempietto in cui spesso la sera un monaco recita le preghiere di buon auspicio alla divinità protettrice che qui risiede e la tradizione dice essere un potente demone soggiogato da Guru Rimpoce. Nel pomeriggio si raggiunge Tsetang, ripercorrendo la strada che segue la riva settentrionale dello Tsangpo; arrivati in città chi vuole potrà fare col capogruppo una passeggiata nella parte vecchia, visitando il convento femminile ed il tempio tibetano. Si alloggia presso l’hotel Yulong. 11°g.  17/8 Tsetang – Trigu   Prima di lasciare Tsetang si visita il tempio di Tradruk, la cui fondazione è attribuita a Songtsen Gampo nell’VIII secolo, dove sono custodite alcune importanti reliquie, la cui struttura architettonica è simile al Jokhang di Lhasa. Ci si reca quindi a Yumbulagang, che fu il primo palazzo degli antichi re ed è stato restaurato nel 1982. Si prosegue lungo la valle dello Yarlung arrivando al sito delle tombe dei re di Yarlung, dove primeggia il grande tumulo di Songtsen Gampo, su cui è stato costruito un piccolo tempio da dove si ha una stupenda visuale di Riwo Dechen Gompa. I tumuli dei re di Yarlung non sono mai stati oggetto di scavi archeologici e pare che non siano stati profanati: la tradizione tramanda che sotto il tempio dedicato a Songtsen Gampo vi sono interrati cinque templi a struttura mandalica, con la salma del grande re posta nel tempio centrale e circondata da innumerevoli tesori. Proseguendo verso sud si valica il Lugu La, di circa 4600 mt, arrivando al lago di Trigu, una gemma tra le pasture degli yak contornate dalle montagne; si pone il campo nei pressi. 12°g.  18/8 Trigu – Drak Sinmo Barje   Il passo di Shar Khaleb (5129 mt) valica lo spartiacque himalaiano attraversando una zona erosiva eccezionale, tra le più belle ed impressionanti del Tibet, arrivando nella regione orientale di Lhodrak a Tsome, dove si trovano i siti di Mawochok e Nezhi. Il primo è tra i più rinomati luoghi di meditazione di tutto il Tibet, utilizzato già all’epoca di Guru Padmasambhava nell’VIII secolo, situato su di un costone di roccia rossa di fronte a tre monti che per i tibetani sono una dimora dei principali bodhisattva: Avalokiteshvara al centro, Manjushri a destra e Vajrapani a sinistra; motivo questo della potenza formidabile che il sito ha per i meditatori. Sulla cima del monte si può eseguire una breve circumambulazione. Oltre nella valle, Nezhi Zhitro Lhakhang è legato alle vicende del terton Chowang, un’importante figura Nyingmapa del XIII secolo. Si pone il campo nei pressi di Drak Sinmo Barje, nei pressi di Nezhi, dove secondo i tibetani l’orchessa che unendosi a Chenresi diede origine alla razza tibetana lasciò dei graffi che si intravedono sulla roccia. 13°g.  19/8 Drak Sinmo Barje - Kharchu   Proseguendo per Benpa, dove si trova l’antico sito Kagyu di Benpa Chakdor che conserva le impronte di Milarepa ed altri mistici, si vedono molte tipiche torri difensive tibetane, posizionate qui per la vicinanza del confine bhutanese. La strada segue il deflusso del fiume fino a Komting, vicinissimo al confine bhutanese, dove si trova uno dei templi geomantici edificati da Songten Gampo nell’VIII secolo, che sarebbe posizionato sul gomito sinistro dell’orchessa. Si pone qui il campo sui monti sovrastanti presso Kharchu Gompa, situato in una splendida posizione su di un alto poggio tra le pasture che sovrano una profonda gola coperta di foreste dove si nascondono un gran numero di luoghi di meditazione importantissimi nella storia del misticismo del Tibet. Un sentiero porta a questi siti, tra cui il più importante è la grotta di meditazione di Chakpurchen, uno dei supremi luoghi di meditazione di Guru Padmasambhava che per i tibetani rappresenta la manifestazione della mente di Buddha, che dista circa mezz’ora di cammino dal monastero. 14°g.  20/8 Kharchu – Drowolung   Tornati a valle si risale il corso del fiume Sechu che scorre da nord ovest arrivando nel cuore della regione di Lhodrak a Sekhar Gutok, dove è sopravvissuta la torre a nove piani costruita da Milarepa per ordine del suo Guru Marpa, un sito tra i più evocativi per tutti gli appassionati del Tibet che conoscono le vicende di colui che è la quintessenza ed il simbolo della vita spirituale più intensa. Si procede quindi per il vicino monastero di Drowolung, la residenza di Marpa dove egli tradusse i testi che aveva portato dall’India ed istruì i suoi discepoli, il luogo da cui traggono origine tutte le scuole dei Kagypa. Si pone il campo nelle vicinanze. Nei pressi si trova un eremo di meditazione con le grotte di Marpa, Milarepa e Gampopa. 15°g.  21/8 Drowolung – Yamdrok   Si transita da Dowa Dzong dove si ergono i resti della vecchia fortezza e si arriva a Lhalung, un bel monastero con una storia antichissima, sede principale di due importanti reincarnazioni della tradizione Nyingmapa. Si continua ora verso nord valicando il Monda La (5266 mt) che riporta nella parte orografica settentrionale della catena himalaiana, con incredibili panorami verso le maestose montagne glaciali e visuali anche verso il Kulha Kangri (7554 mt), la vetta più alta del Bhutan, ed il Monda Kangri (6425 mt) at est. Si arriva così nella regione dei laghi compresa tra l’Himalaia e lo Tsangpo, un territorio principalmente nomadico che offre scenari tra i più belli in assoluto al mondo. Nel vasto bacino dello stupendo Phuma Yutso si osservano molte tende e greggi di yak, e, valicando il passo dello Ye, si giunge a Taklung, nel bacino dello Yamdrok Tso. In questa località si trovano due Gompa, Taklung e Tarling Chode. Proseguendo, si pone il campo nei pressi del lago a Dramda. 16°g.  22/8 Yamdrok, esplorazione del lago in barca fino a Takso   Da Dramda si prende il traghetto che porta fino a Takso, dove nel frattempo saranno andate le jeep e viene allestito il campo, godendo della navigazione sulle acque turchesi del lago sacro dello Yamdrok Tso, lo specchio d’acqua più grande di questa parte del Tibet, meravigliosamente incastonato tra pasture ed altissime montagne. Si proverà a raggiungere un’isola dove si trova un piccolo monastero: non sempre si riesce perché i monaci non effettuano un ‘servizio regolare’. 17°g. 23/8 Takso – Ralung   Da Takso si percorre la regione meridionale dello Yamdrok Tso ripassando da Taklung e, continuando lungo il perimetro sud occidentale del lago si arriva alla strada principale che collega Lhasa con Gyantse. Con una deviazione ci si reca al monastero di Samding, uno dei rari siti dei Bodonpa che risale al XII secolo, la cui badessa è riconosciuta come una Kandroma (dakini) ed è considerata una delle maestre spiritualmente più elevate del Tibet. La posizione è fantastica, con grandiosi panorami sui monti e sul lago, e nel Gompa si trovano molti affreschi recentemente restaurati. Si riprende quindi la strada principale valicando verso ovest il passo di Khari (5045 mt) che offre un grandioso panorama sui ghiacciai del Nienche Kangsang (7191 mt), lasciandola poi di nuovo per arrivare fino al monastero di Ralung, dove si pone il campo. Questo è il sito da dove provenne lo Shabdrung, il Lama che nel XVII secolo fondò lo stato del Bhutan; il grande monastero ed il kumbum sono stati distrutti, ed oggi vive qui una piccola comunità di monaci. 18°g.  24/8 Ralung – Gyantse   Nella valle ai piedi di Ralung ci si ricongiunge alla strada principale che procede verso ovest per Gyantse, che costeggia anche un lago artificiale. Gyantse è tra le città del Tibet meglio preservate; l’enclave monastica prima delle distruzioni perpetrate conteneva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole. Fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.) e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità” è una struttura costituita da più piani progettati secondo una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue ed affreschi: chi è in grado di decifrare la complessa simbologia che qui è raffigurata può leggervi l’intera storia iniziatica dell’essere. La visita al castello di Gyantse, che si cercherà di fare in serata, regala un’ottima panoramica sul complesso, sulla cittadina e le valli circostanti. Si alloggia presso l’hotel Dzongri. 19°g.  25/8 Gyantse – Menri   Si segue per un tratto la strada per Shigatse lasciandola poi verso nord raggiungendo lo Tsangpo; oltre il fiume si entra nella valle di Tobgyel incontrando il monastero di  Ensakha e l’eremo di Kharna, entambi di tradizione bon. Si giunge quindi a Menri, il sito bonpo più importante del Tibet classico e si pone il campo nei pressi. 20°g.  26/8 Menri – Shigatse   Tornati sullo Tsangpo si prosegue per Shigatse, la seconda città del Tibet, dove ci si sistema presso l’hotel Manosarovar. Ci si reca a visitare il grandioso monastero di Tashilhumpo fondato dal primo Dalai Lama nel 1447, uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale che meritano un’attenta visita, dove sono conservati inestimabili tesori tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. 21°g.  27/8 Shigatse   Nei pressi di Shigatse ci si reca al monastero di scuola Sakya di Ngor ed a Nartang, un complesso di cui restano ancora buona parte delle mura perimetrali, dove è custodita un’antica collezione delle matrici in legno del Kangyur, il canone buddista tibetano, che si dice risalire all’epoca di Buton Rimpoce che ne fu l’autore all’inizio del XIV secolo. Si prosegue poi per Shalu, sito del tempio di Serkhang Tramo, che conserva un’antica atmosfera dove si indovinano affreschi meravigliosi nella penombra; fu qui che Buton editò i 227 volumi del Canone Buddista Tibetano. Nei pressi si trova l’antichissimo tempio di Gyengong Lhakang, fondato nel 997, sede di un’importante entità di protezione. Completate le visite si rientra in città e si avrà del tempo disponibile per passeggiare nella parte vecchia della città. 22°g.  x28/8 Shigatse – Gongsar – Chengdu   Da Shigatse si raggiunge Gongsar, l’aeroporto sul fiume Tsangpo che serve Lhasa; un percorso di circa 5 ore. Il volo per Chengdu parte alle 15.55 e arriva alle 18.00, dove si viene accolti dal corrispondente locale e ci si trasferisce nel medesimo hotel utilizzato all’inizio del viaggio. 23°g.  Lunedì 29 agosto, volo di rientro
TIBET 2011: Kailash e Regno di Gughe
Periodo: 7 ago - 29 ago
L’itinerario è stato curato per poter offrire una visione d’insieme completa degli sconfinati territori del Tibet occidentale, cogliendone gli aspetti naturalistici, storici e mistici, nel rispetti anche del percorso di pellegrinaggio tradizionale che prevede la visita completa del “Lago della Madre” prima di recarsi al Kailash. Il programma prevede di raggiungere Lhasa in volo da Chengdu, capitale dello stato cinese del Sichuan, e, dopo una pausa di acclimatazione che è un’ottima opportunità per una visita della città, si risale il corso dello Tsangpo fino a Shigatse. Proseguendo verso ovest, oltre Lhartse si segue la strada che porta al lago di Ngaring accedendo all’altopiano del Ciangtang, dove si valicano alcuni passi e si transita dalle vallate di Zangzang, toccando ancora lo Tsangpo nei pressi di Saga. Si segue quindi il bordo settentrionale dell’arco himalaiano, le cui vette glaciali spesso occhieggiano a sud, toccando luoghi molto belli, tra cui le dune di sabbia oltre Paryang ed il lago di Te Tso sono particolarmente apprezzati dai viaggiatori, oltre ai monasteri di Dargyeling e Trongsa. Giunti nel Tibet Occidentale si segue il percorso tradizionale iniziando con la circumambulazione del lago Manosarowar, l’immenso specchio turchese impreziosito da piccoli monasteri benedetti dalla visione della cuspide del sacro Kailash a nord ovest, un luogo di bellezza impareggiabile che si estende ai piedi del grandioso Gurla Mandata, un monte glaciale che sfiora gli 8000 metri. Per completare la visita dei laghi sacri oltre al Manosarowar, che trasmette la purezza dell’energia femminile, ci si reca al maestoso Raksal Tal, che secondo la tradizione ne nasconde invece l’aspetto iniziatico. Per i meno allenati è possibile seguire tutta questa parte utilizzando la jeep, senza camminare. Dopo l’esplorazione dei laghi sacri si prosegue con le jeep per la valle di Tirthapuri, ad ovest del Kailash, dove sono ubicate le fonti sacre di Guru Padmasambhava ed il monastero Bon di Gurugam e da qui si raggiunge la regione di Gughe, che stupisce per la cromaticità delle erosioni di vastità e bellezza inimmaginabili, contornate a sud dalle grandiose vette glaciali del Garwal indiano, tra cui svettano il Kamet e il Nanda Devi, templi della sacralità induista. A Gughe si esplorano i siti più importanti: Toling, che fu il monastero principale di questa vasta regione del Tibet, dove sono sopravvissuti stupendi affreschi; quindi Tsaparang, la grandiosa città rupestre che fu capitale del regno, dall’aspetto misterioso che trasporta in un mondo fuori dal tempo, dove si respira ancora la presenza di Yeshe O, Atisha e Rinchen Zangpo. Ci si sposta poi nella valle di Dunkhar e Piyang dedicando una giornata all’esplorazione di queste antiche cittadine che sembrano fondersi con le falesie rocciose, ai cui piedi vivono piccole comunità rurali, scoprendo affreschi di impareggiabile bellezza nascosti tra le grotte. Da Gughe si torna al Kailash per inizia la circumambulazione (il kora), avendo ormai ottenuto ottima acclimatazione, molto utile per percorrere con minor fatica i 54 km del sentiero sacro; il percorso a piedi può essere facilitato dall’utilizzo di docili cavalli da monta, utili per i meno allenati che desiderano assaporare il piacere di valicare il leggendario passo di Dolma. Nell’ultima giornata, completato il cammino, si pone un campo sul lago Manosarowar e da qui si ripercorre la strada fino a Saga, godendo ancora una volta degli splendidi panorami sulla catena himalaiana. Attraversato lo Tsangpo sul nuovo ponte di Saga la parte finale dell’itinerario si svolge nella regione nomadica di Pelkho Tso, un lago turchese di bellezza tale da rivaleggiare con il Manosarowar, nei cui pressi si erge grandioso lo Shisha Pangma e si trova l’interessante monastero di Poron. Oltre Tingri si valica un passo per Lhartse e da qui si ripercorre questo tratto di strada fino a Shigatse; il giorno successivo ci si porta direttamente a Gongsar, l’aeroporto di Lhasa, prendendo il volo di rientro per Chengdu e per l’Italia.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.     Domenica 7 agosto, partenza per Chengdu 2°g.     8/8 Chengdu   A Chengdu è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba. Si alloggia presso l’hotel Shufeng Garden; pomeriggio di riposo. 3°g.     9/8 Chengdu - Lhasa   Il volo per Gongsar parte alle 6.30 con arrivo alle 8.30 (orario da confermare). E’ in attesa dei partecipanti la guida tibetana; trasferimento in pulmino privato a Lhasa. Ci si sistema presso l’hotel Gang Gyen, situato nella città vecchia; mattina di riposo. Nel primo pomeriggio e ci si reca al Jokhang, il tempio più importante del Tibet che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, e si passeggia per il circuito sacro del Barkor che lo circonda, animato da un vivace mercato e frequentato dai pellegrini, alcuni dei quali eseguono l’intera circumambulazione con le prostrazioni. Ci si muove a piedi, con calma, per favorire l’acclimatazione. La città vecchia è fortunatamente ancora abitata in prevalenza da tibetani, e passeggiando si raggiungono il convento di Ani Tshamkhung ed il tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang ed ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 4°g.     10/8 Lhasa – Shigatse   Ci si reca al Potala ed al palazzo estivo, il Norbulingka. Si inizia poi il viaggio verso ovest; raggiunta la confluenza con il fiume Tsangpo se ne risale il corso fino a Shigatse, dove ci alloggia presso l’hotel Manosarovar. 5°g.    11/8 Shigatse – Ngaring - Zangzang   Prima di lasciare Shigatse ci si reca al grandioso monastero di Tashilhumpo, ricco di inestimabili tesori, che fu fondato dal primo Dalai Lama nel 1447, uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale; si farà una visita un poco veloce perché poi la tappa odierna è piuttosto lunga. Da Shigatse si percorre la strada che porta verso il Nepal lasciandola dopo Lhartse, da dove si segue un percorso più settentrionale che supera un passo e transita da un primo lago e quindi arriva al lago di Ngaring, dove ci si reca a visitare il monastero di scuola Sakya. Si prosegue in un ambiente di praterie d’alta quota fino a Zangzang, un villaggio dove si trova un interessante convento femminile di scuola Nyingmapa. Si pone il campo nelle vicinanze. 6°g.    12/8 Zangzang – Saga – Dargyeling Gompa (Jongba)   Si prosegue attraverso valli e passi erbosi attraverso un bell’ambiente naturale fino a Saga, sul fiume Tsang Po. Si prosegue oltre un altro passo fino a Jongba, dove si pone il campo nei pressi di un bel monastero posto panoramicamente sopra le vaste valli erbose. 7°g.    13/8 Jongba – Manosarowar (Seralung)   Il bellissimo percorso di questa lunga tappa, che impegna per almeno 8 ore di guida ed è resa possibile grazie a dei lavori di miglioramento che sono stati recentemente eseguiti sulla strada, attraversa una regione dove spesso si incontrano le tende dei nomadi. A Trongsa si trova un interessante monastero e, prima di Paryang, una zona di dune di sabbia sullo sfondo dell’alto Himalaia. Oltre il passo del Mayum ed il lago di Te Tso si raggiungono le acque turchesi del “lago della madre”, il sacro Manosarowar, che viene circumambulato a piedi da molti pellegrini tibetani; da qui si vede per la prima volta il Kailash, oltre le vaste acque del lago. Si pone il campo nei pressi del piccolo monastero di Seralung. 8°g.    14/8 Manosarowar: Seralung e Trugo   Si seguono le rive del lago sacro in senso orario; da Seralung al monastero di Trugo sono circa 23 km di distanza e si consiglia di percorrerli a piedi: la quota è di 4600 metri ma il sentiero è in piano. Chi non se la sentisse può utilizzare le jeep almeno per una parte del tragitto. I panorami sono fantastici, i colori del lago continuano a variare nell’arco della giornata, si ha la mole del Gurla Mandata (7800 mt) di fronte e, se è limpido, la visuale del Kailash a nord ovest oltre le acque del lago! Si pone il campo nei pressi del monastero. 9°g.    15/8 Manosarowar: Gossul, Raksal Tal e Chiu   Da Trugo, posto alle pendici del Gurla Mandata sul lato meridionale del lago, si procede in jeep fino al monastero di Gossul, luogo di ritiro spirituale dove ci sono anche alcuni eremi, famoso per le sabbie che si trovano nei dintorni utilizzate per la preparazione dei mandala. Anche da qui la panoramica sul Manosarowar è incredibile. Da Gossul ci si reca al lago Raksal Tal, un bacino d’acqua altrettanto vasto, temutissimo dai pellegrini perché secondo la tradizione esoterica cela l’energia magica del principio femminile: sulle sue sponde non si trovano segni di devozione (bandiere, muri mani, né monasteri); la vista del Gurla Mandata che si specchia nelle acque riesce però a mitigare almeno per un po’ ogni timore! Si raggiunge quindi il monastero di Chiu, vera perla del Manosarowar, posto su di colle che domina una spiaggia della costa nord ovest, dove si pone il campo. 10°g. 16/8 Manosarowar: Longpona; Thirtapuri   Il sentiero prosegue lungo un tratto di costa dalle cui rupi si affacciano alcune grotte abitate da asceti e passa vicino ad alcuni chorten che segnano il punto in cui sorgeva l’eremo di Cherkip. Raggiunto il monastero di Longppona sulla costa nord si ritrovano le jeep (chi non volesse camminare può giungere fin qui con queste). Si prosegue quindi verso ovest, passando al cospetto del monte Kailash, arrivando fino a Tirthapuri dove si pone il campo. E’ un luogo sacro alla memoria di Guru Rimpoce (Padmasambhava) dove, ai piedi di un colle ricco di muri mani e templi che si possono contornare con un bellissimo e panoramico breve kora, si trovano le acque sulfuree in cui i pellegrini tradizionalmente si bagnano dopo il completamento del pellegrinaggio del Manosarovar e del Kailash. 11°g. 17/8 Tirthapuri – Toling   Dopo la visita del monastero Bon di Gurugam si procede verso la regione di Gughe, scavalcando con le jeep alcuni passi che si aprono sul vasto bacino erosivo del fiume Sutlej. Ci si immerge nei meravigliosi canyon colorati arrivando a Toling. Sistemazione in un semplice hotel. 12°g. 18/8 Toling - Dunkhar   Visita dell’enclave monastica di Toling: il Tempio Rosso ed il Tempio Bianco sono stati costruiti sotto la guida del Grande Traduttore, Rinchen Zangpo; questi templi secondo il Prof. Tucci costituiscono l’esempio più elevato dello stile artistico del Tibet Occidentale. Ci si reca poi alla vicina Tsaparang, il sito forse più affascinante di tutta Gughe: un sentiero si inerpica tra alcuni templi e miriadi di abitazioni rupestri (alcune sono affrescate) immergendosi in un tunnel scavato nella roccia che emerge nella cittadella che corona l’inaccessibile monte, dove l’imperatore aveva il suo semplice palazzo ed i suoi templi. Al fascino del luogo si unisce il senso della presenza dei grandi santi che vi hanno abitato. Da Tsaparang si prosegue per circa due ore attraverso stupendi canyon erosivi con punti panoramici verso i monti glaciali dell’India per la valle di Dungkhar, dove si pone il campo. 13°g. 19/8 Dunkhar   Si dedica la giornata all’esplorazione dei templi rupestri di Dungkhar e Piyang, che furono riscoperti nel 1992 e presentano alcuni degli affreschi più raffinati dell’arte tibetana; lo sfondo azzurro dei dipinti di Dungkhar rende le figure ancora più eteree, incredibilmente sospese fuori dal tempo. 14°g. 20/8 Dunkhar – Darchen   Si riemerge dalle valli erosive di Gughe attraverso un alto passo che concede un’ultima grandiosa visione d’insieme della regione. Proseguendo verso est si arriva ai piedi del monte Kailash a Darchen, punto di partenza del pellegrinaggio attorno alla  montagna sacra. E’ un percorso di 54 chilometri; lungo il sentiero sacro si incontrano una miriade di luoghi legati a storia, mito e leggenda, ed anche alcuni piccoli monasteri: l’insieme lo rende decisamente unico al mondo. Darchen è un villaggio pieno di sporcizia che ad alcuni toglie la poesia del luogo; purtroppo la sosta qui è obbligatoria e si riposa per necessità in una squallida locanda. 15°g. 21/8 Kora del Kailash: Darchen – Dirapuk   Il percorso a piedi porta dopo le prime due ore circa sulla piana di Tarboche, all’ingresso della valle occidentale del Kailash, il luogo dove si svolge Saga Dawa. Si transita ai piedi del monastero di Choku che si erge sul versante occidentale e viene visitato solo dai più tenaci e si sale gradualmente al cospetto dei colossali muraglioni occidentali del Kailash; a tratti dal sentiero appare altissima la cuspide sommitale. Si aggira il monte finché appare l’immortale parete nord, ai cui piedi si trova l’eremo di Dirapuk, dove si pone il primo campo (5000 mt circa) in vista della maestosa parete. 16°g. 22/8 Kora del Kailash: Dirapuk   Si sosta presso la parete nord per una giornata, per godere appieno del luogo. Chi se la sente può risalire la valle fino al ghiacciaio che porta ai piedi del monte sacro. La sosta è anche utile per riposarsi e acclimatarsi per l’ultimo sforzo. 17°g. 23/8 Kora del Kailash: Dirapuk – Dolma La – valle di Zutrulpuk   Salendo verso il passo di Dolma si transita da alcuni laghetti e da un punto dove i pellegrini usano lasciare qualcosa di personale: solitamente dei vestiti, e a volte anche delle … dentiere, per significare l’abbandono del peso del proprio karma e delle negatività del passato. Il mitico passo è alto circa 5600 metri; quindi la salita viene sempre svolta procedendo con grande tranquillità, senza fretta: sarà faticoso, ma fino ad oggi tutti i pellegrini giunti qui con Amitaba ce l’hanno fatta!! Dal Dolma, dove un’infinità di bandiere di preghiera sventolano al vento e non si vede più la vetta del Kailash, un luogo che commuove molti pellegrini, si scende ripidi passando subito dal laghetto di Tara, dove può capitare di vedere pellegrini induisti che eseguono un’abluzione nell’acqua gelida, a circa 5500 metri di altezza. Arrivati alle pasture della valle sottostante, dove si trovano usualmente degli yak al pascolo, si continua con un lungo tratto di cammino pianeggiante allietato da una visuale dello spigolo nord est del Kailash e finalmente si pone il campo. 18°g. 24/8 Kora del Kailash: Zutrulpuk – Darchen; Manosarowar est   Nell’ultima giornata, ormai  in vista dei laghi sacri di Manosarowar e Raksal Tal, si passa dal monastero di Zutrulpuk, costruito sul luogo dove il santo Milarepa meditava in una grotta, e si esce dalla valle di Akshobya raggiungendo Darchen, completando il cammino. Si ‘fugge’ subito da questo posto mal gestito dai cinesi per porre il campo sulle rive del grande lago turchese Manosarovar, per un ultimo saluto al “Lago della Madre”. 19°g. 25/8 Manosarowar est – Dargyeling Gompa (Jongba)   Oggi si ripercorre la tappa più lunga del viaggio, i cui meravigliosi panorami compensano egregiamente i tempi di guida: si rivedono il lago di Te Tso, il Mayun La, il versante settentrionale dell’arco Himalaiano, le dune di Paryang, Trongsa Gompa, ecc. Si pone il campo presso il monastero di Dargyeling, come all’andata. 20°g. 26/8 Dargyeling – Pelkho Tso   Superata Saga si attraversa lo Tsangpo con il nuovo ponte, si costeggiano laghi minori e si valicano alcuni passi raggiungendo la stupenda area nomadica del lago di Pelko, una zona di bellezza incomparabile: sul grande lago blu turchese di Pelko, in un ambiente abitato solo dai nomadi, si affacciano maestose vette himalaiane tra cui lo Shisha Pangma, che supera gli 8000 metri di quota. Si pone il campo nei pressi del monastero di Poron, vero archetipo del mondo tibetano tradizionale. 21°g. 27/8 Pelkho Tso – Tingri - Shigatse   La strada continua a seguire l’arco himalaiano e nei giorni limpidi si possono vedere il Cho Oyu e l’Everest. Oltre Tingri si valica un alto passo che porta a Lhartse, da dove si ripercorre il tratto di strada fatto all’inizio del viaggio arrivando a Shigatse, dove ci si sistema presso l’hotel Manosarovar. 22°g. 28/8 Shigatse – Gongsar – Chengdu   Da Shigatse si raggiunge Gongsar, l’aeroporto sul fiume Tsangpo che serve Lhasa; un percorso di circa 5 ore. Il volo per Chengdu parte alle 15.55 e arriva alle 18.00, dove si viene accolti dal corrispondente locale e ci si trasferisce presso l’hotel Shufeng Garden o simile. 23°g. Lunedì 29 agosto, volo di rientro 
TIBET 2011: Festival del Tibet Classico
Periodo: 31 lug - 15 ago
L’itinerario porta nei luoghi più importanti della valle di Lhasa ed ai grandi monasteri della regione; si toccano le altre tre principali città del Tibet Classico, molti dei siti storici delle antiche province di U e Tsang e si raggiungono anche luoghi importanti nella tradizione tibetana che sono raramente visitati, inclusi eremi in cui risedettero i grandi mistici e che ora sono nuovamente utilizzati. L’itinerario fornisce così una visione d’insieme completa del Tibet Classico. Si alloggia in hotel di buona qualità nei centri principali; solo a Samye l’alloggio è piuttosto modesto e spartano, ma situato in un luogo dall’atmosfera incomparabile. Tutti i trasporti vengono effettuati con veicoli privati   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.     Domenica 31 luglio, partenza per Chengdu 2°g.     1/8 Chengdu – Gongsar - Lhasa   Arrivo a Chengdu dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba. Si alloggia presso l’hotel Shufeng Garden; pomeriggio di riposo. 3°g.     2/8 Lhasa   Il volo per Gongsar parte alle 6.30 con arrivo alle 8.30 (orario da confermare). E’ in attesa dei partecipanti la guida tibetana; trasferimento in pulmino privato a Lhasa. Ci si sistema presso l’hotel Gang Gyen, situato nella città vecchia; mattina di riposo. Nel primo pomeriggio e ci si reca al Jokhang, il tempio più importante del Tibet che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, e si passeggia per il circuito sacro del Barkor che lo circonda, animato da un vivace mercato e frequentato dai pellegrini, alcuni dei quali eseguono l’intera circumambulazione con le prostrazioni. Ci si muove a piedi, con calma, per favorire l’acclimatazione. La città vecchia è fortunatamente ancora abitata in prevalenza da tibetani, e passeggiando si raggiungono anche il convento di Ani Tshamkhung ed il tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang ed ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani. 4°g.     3/8 Lhasa – Yungdrungling – Shigatse   Si visita il complesso del Norbulingka, il palazzo estivo del Dalai Lama, e lnei pressi di Lhasa ci si reca al  monastero di Nyetang Dolma Lhakhang, storicamente importante perché fu la dimora di Atisha, con reperti artistici belli ed importanti; nei pressi si trova il tempio che contiene il chorten di questo grande santo dell’India. Si prosegue lungo il fiume Kyuchu fino alla confluenza con lo Tsangpo, di cui si risale il corso fino al ponte che porta verso le valli di Oyuk; lo si attraversa giungendo con una strada sterrata al monastero Bön di Yungdrungling, uno dei principali centri di questa religione, in buona parte ricostruito, che contiene alcune interessanti statue e una serie di mandala dipinti tipici di questa scuola tibetana. Nell'ampia piana alluvionale sottostante si trova un tipico villaggio rurale tibetano. Tornati al fiume si prosegue per Shigatse, la seconda città del Tibet, dove ci si sistema presso l’hotel Manosarovar o simile. 5°g.     4/8 Shigatse   Ci si reca a visitare il grandioso monastero di Tashilhumpo fondato dal primo Dalai Lama nel 1447, uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale che meritano un’attenta visita dove sono conservati inestimabili tesori tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. Nei pressi di Shigatse ci si reca al monastero di scuola Sakya di Ngor ed a Nartang, un complesso di cui restano ancora buona parte delle mura perimetrali, dove è custodita un’antica collezione delle matrici in legno del Kangyur, il canone buddista tibetano, che si dice risalire all’epoca di Buton Rimpoce che ne fu l’autore nel XIV secolo. Completate le visite si passeggia nella parte vecchia della città. 6°g.     5/8 Shig