STORICO VIAGGI

NEPAL

 

NEPAL

Il Nepal è un paese meraviglioso che presenta un’infinita varietà di ambienti naturali, climi e culture ed offre la possibilità di organizzare percorsi diversissimi tra loro. La maggior parte dei grandi viaggiatori considera il Nepal uno dei paesi più belli ed interessanti in assoluto al mondo!
Amitaba, grazie ad anni di esperienza di viaggi e spedizioni in tutto il Nepal fornisce un supporto operativo e consulenziale completo per ogni tipo di viaggio che si desideri effettuare anche individualmente o con un gruppo di amici. In questi anni ci siamo cimentati con tutto ciò che offre questo entusiasmante Paese, esplorandone gran parte del territorio: da Humla, nel remoto nord ovest, fino alle pendici settentrionali del Kanchendzonga, nel lembo più orientale. Oltre alle fantastiche esperienze di trekking ed alle salite alpinistiche, ci siamo dedicati ad un serio approfondimento della cultura locale, proponendo molti itinerari misurati per chi vuole conoscere il Nepal ma non desidera fare del trekking; negli ultimi anni, tra le aree raggiungibili coi mezzi, si sono aggiunte anche alcune regioni dell'Alto Himalaia, dal Mustang a Manang.

Trekking

Per apprezzare a fondo il Nepal è comunque indispensabile cimentarsi con il trekking: infatti buona parte del territorio è raggiungibile solo a piedi. Le valli nepalesi rivelano luoghi di bellezza naturale in assoluto tra i più belli al mondo, che hanno in più l’unicità di essere arricchiti fino a quote elevate dalla presenza di villaggi abitati da diverse etnie, che, nella diversità linguistica e religiosa, condividono come gradevolissima caratteristica l’ospitalità ed il sorriso nei confronti dei visitatori. Si veda anche la pagina Trekking in Nepal.

Amitaba in Nepal organizza periodicamente viaggi di gruppo condotti da nostre guide qualificate riportati nel Calendario partenze e siamo a vostra disposizione per organizzare viaggi su misura, inclusi i trekking, usufruendo se servisse di ottime guide locali che parlano la lingua italiana. Per valutare le diverse possibilità che il Nepal ci offre, e farsi un’idea sui percorsi a cui potersi ispirare, si possono esaminare nello storico i viaggi di gruppo eseguiti da Amitaba e consultare la parte dedicata ai viaggi su misura in Nepal.

Tutti gli itinerari riportati sono ben calibrati e studiati in ogni dettaglio, ottimi così come sono, e possono essere presi anche come punto di riferimento per ulteriori aggiunte e varianti.

Per alcune indicazioni sui viaggi può essere utile consultare la pagina Viaggiare in Nepal.

Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel. 02 33614196

 

LE NOSTRE ESPERIENZE DI VIAGGIO

I viaggi in calendario sono stati tutti condotti da una nostra guida per favorire la conoscenza, oltre che dei luoghi, della cultura.
NEPAL 2019: Trekking e Yoga - Himalaia dell'Everest
Kumbhu, Campo Base e salita al Kala Pattar (5545 mt)
Periodo: 19 ott - 3 nov
Raggiunta Katmandu, si parte in volo per Lukla e si inizia il cammino andando a Namche Bazar, il villaggio principale della regione. Per favorire l’acclimatazione da qui si risale la bella valle che porta a Thame, dove si visita un interessante monastero tibetano, e la sera successiva si trascorre una notte al villaggio di Khumjung, posizionato sopra a Namche Bazar. Si prosegue transitando ai piedi dell’Ama Dablan con la visuale della parete sud del Lhotse che corona l’orizzonte e, aggirando i contrafforti del Nuptse, si arriva al grande ghiacciaio che fluisce dall’Everest, lo si segue e si giunge a Gorak Shep, ai piedi del magestico Pumori. Da qui si raggiunge il campo base e si sale sul Kala Pattar (5545 mt), uno dei punti panoramici più celebri dell’Himalaia. Inizia quindi il percorso di ritorno, che segue il deflusso della valle riportando via Tengboche a Namche Bazar ed infine a Lukla, da dove si rientra in volo a Katmandu. Durante il trekking si pernotta nei “lodge”, i tipici rifugi locali gestiti dagli sherpa che consentono di dormire più caldi rispetto alla tenda ed offrono del buon cibo. Il bagaglio personale è trasportato dai portatori. Nota tecnica Il percorso tiene conto della necessaria acclimatazione e le tappe sono ragionate sulla base di una lunga esperienza; è previste una salita al Kala Pattar (5545 mt) ai piedi dell’Everest, uno dei punti panoramici tra i più belli del pianeta. Non è un percorso tecnico, non bisogna essere alpinisti e basta avere un po’ di determinazione; in sintesi è adatto a persone in salute che abbiano un’adeguata forma fisica. È necessario attrezzarsi per le basse temperature; durante il trekking si dorme sempre nei “lodge”, rifugi himalaiani abbastanza confortevoli; è importante comunque avere un sacco a pelo omologato per i – 10° / - 20°C, vestiario e calzature che consentano il confort a queste temperature. È un fattore di prudenza, perché non è usuale avere –20°C in questa stagione. Si segnala che a volte in queste locande non è possibile avere la stanza singola e dove si può avere la doccia calda questa va pagata in loco da chi la richiede (una cifra minima). Il visto nepalese viene rilasciato all’aeroporto, serve una foto e il passaporto deve avere almeno sei mesi di validità dal momento dell’ingresso nel Paese; si raccomanda di portare una foto in più per il permesso di trekking.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO (I tempi indicati per le tappe sono riferiti ad un percorso senza soste eseguito con un ritmo normale) 1°g. Sabato 19 ottobre, partenza in volo per il Nepal Per andare a Katmandu non ci sono collegamenti diretti dall’Italia e molti viaggiatori scelgono di transitare da Delhi in India o utilizzano linee aeree che fanno scalo in Medio Oriente; vi è un’ampia scelta e Amitaba può prenotare quella di maggior gradimento. La maggior parte dei voli prevede di viaggiare la notte arrivando nella giornata successiva. 2°g. 20/10 Arrivo a Katmandu Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’hotel Manaslu, pomeriggio a disposizione. 3°g. 21/10 Katmandu – Lukla – Bengkar (2650 mt) Partenza in volo per Lukla, tipico aeroporto himalaiano appeso al bordo di una valle e posto a circa 2800 mt di quota, che si raggiunge in circa 30 minuti. Si inizia già oggi il cammino con una facile tappa di circa 4 ore, scendendo al fiume Dudh Kosi e risalendo verso nord la valle che porta a Namche Bazar; si transita da Phakding e si prosegue fino a Bengkar, dove i lodge sono forse meno belli che a Phakding ma si gode della vista del Tamerseku. 4°g. 22/10 Bengkar – Namche Bazar (3440 mt) Si segue il fiume fino alla base della salita che porta al villaggio di Namche Bazar, il centro principale degli Sherpa. Tappa di circa 5 ore. 5°g. 23/10 Namche Bazar – Thame (3800 mt) Per favorire l’acclimatazione si risale il sentiero che porta verso ovest fino al villaggio di Thame, alle porte della valle che conduce verso il Rolwaling; qui si trova anche un interessante monastero. Tappa di circa 4 ore e mezza. 6°g. 24/10 Thame - Khumjung (3790 mt) Si torna verso Namche e giunti nei pressi si segue il sentiero più alto che porta al bel villaggio di Khumjung, situato su di un poggio posto sopra alla “capitale” degli Sherpa. Tappa di circa 4 ore. 7°g. 25/10 Khumjung – Phortse (3850 mt) Si segue il sentiero che si inerpica per i costoni della montagna arrivando al colle del Mon La e qui si scende fino al fiume con una discesa di circa 400 mt che porta a Phortse Tenga, da dove si risale fino al villaggio di Phortse; da 4 a 5 ore. 8°g. 26/10 Phortse – Dingboche (4280 mt) Si risale la valle fino a Dingboche, con la visuale del Lhotse a nord e dell’Ama Dablam ad est, una tappa di circa 5 ore. 9°g. 27/10 Dingboche – Lobuche (4830 mt) Si prosegue la salita iniziando ad aggirare le falde del Nuptse; si lascia ad est la vallata che sale verso il Lhotse e ad ovest la valle che porta al Cho La, arrivando a Lobuche con circa 6 ore di cammino. Da Lobuche alla Piramide, per chi desidera visitare il luogo, si impiega circa mezz’ora. 10°g. 28/10 Lobuche – Gorak Shep (5100 mt); escursione al campo base Si seguono le morene lungo i bordi del ghiacciaio godendo della vista del Pumori che si erge di fronte; dopo l’attraversamento di un ghiacciaio che confluisce dal lato della valle, anche questo coperto da sassi e senza pericolo di crepacci, si arriva a Gorak Shep, impiegando circa 2 ore e mezza. Da qui il campo base dell’Everest, situato di fronte alla famosa cascata di ghiaccio, dista circa 2 ore; chi lo desidera può recarvisi, rientrando poi a Gorak Shep per la notte. 11°g. 29/10 Salita al Kala Pattar (5545 mt) – Lobuche La salita al Kala Pattar, uno dei punti panoramici più celebri al mondo, non presenta difficoltà ed impegna per circa 2 ore. Nel pomeriggio si torna a Lobuche. 12°g. 30/10 Lobuche – Pangboche (3930 mt) Tutto il percorso segue dei comodi sentieri, quindi non vi sono difficoltà. Si scende al villaggio di Pangboche, dove si sosta per la notte; il percorso richiede circa 5 ore. 13°g. 31/10 Pangboche – Tengboche - Namche Bazar Si procede in discesa, con i soliti saliscendi di ogni sentiero himalaiano, arrivando a Temboche (3867) dove si trova un bel monastero buddista in vista della spettacolare parete sud dell’Ama Dablam. Da qui si scende al fiume (3250) e si risale il versante settentrionale della valle verso Namche Bazar. Si impiegano 5 – 6 ore. 14°g. 1/11 Namche Bazar - Lukla Si continua per Lukla, ripercorrendo in discesa le prime due tappe fatte all’inizio; la tappa è di circa 6 ore. 15°g. 2/11 Lukla – Katmandu e volo di rientro Si parte in volo per Katmandu; all’arrivo, trasferimento ai voli internazionali per il volo di rientro. In funzione del volo utilizzato Amitaba predisporrà gli eventuali servizi aggiuntivi richiesti sia a Katmandu che a Delhi per chi transitasse dall’India. 16°g. Domenica 3 novembre, arrivo a destinazione
NEPAL 2019: Magia di natura, storia ed arte
Vette del mondo e dello spirito
Periodo: 3 mar - 16 mar
Arrivati a Katmandu ci si dedica alle visite dei siti più significativi. Si inizia salendo il colle dello Stupa di Swayambunath e, sulle rive del piccolo fiume Bagmati, ci si reca al santuario shivaita di Pashupatinath, completando da qui con il grande Stupa di Bodnath, il vivace cuore buddista della valle, circondato dai negozietti dei tibetani e da una profusione di monasteri. A Baktapur e Changu Narayan si incontrano alcuni degli esempi più elevati dell’arte e del mondo culturale nepalese, frammisti ad un ambiente dove pulsa una ricca vita artigiana e rurale, dove storia e vita quotidiana condividono il medesimo spazio. Il centro storico di Katmandu, con Durbar ed i suoi bei palazzi, stupisce per la preziosità delle sue forme, ed ospita la Kumari, la dea vivente dei nepalesi induisti. Si prosegue per Patan, la più antica delle capitali della valle, attiva già dai tempi Ashoka (III secolo a.C.), arrivando poi a Pharping, dove con un pizzico di fortuna si potrà incontrare un venerabile Lama tibetano. Da qui si sale sui monti di Damam per godere di una vista tra le più grandiose dell’arco himalaiano (se è limpido lo sguardo giunge fino all’Everest!), per scendere poi ai loro piedi ed immergersi nella giungla di Chitawan, dove con l’ausilio dei rangers ed utilizzando anche gli elefanti si esplorerà uno degli ultimi regni delle tigri. Si prosegue per Lumbini, luogo della nascita del Buddha, ed oggi anche centro di pratica meditativa e religiosa, con templi e monasteri di gran parte delle tradizioni buddiste del mondo. Tornando verso i monti si sosta a Tansen, l’antica capitale del regno Magar, e da qui si raggiunge il lago di Pokhara, dove si sale sui monti che lo sovrastano per ammirare il tramonto e l’alba: qui lo scenario spazia dal Daulagiri ad ovest fino al Manaslu ad est, di fronte si hanno gli Annapurna ed il Machapuchhare. Da qui, utilizzando dei fuoristrada e con una breve passeggiata, si arriva a Gandrung nella valle che fluisce dagli Annapurna, un villaggio tradizionale ai piedi dell’Annapurna Sud ed al cospetto del Machhapuchare, con le case in pietra nel perfetto stile dell’etnia gurung. Poiché fino a ier l’altro si giungeva qui solo camminando, il luogo mantiene l’atmosfera dei mitici villaggi dei trekking. Rientrati a Pokhara si torna in volo a Katmandu, dove si avrà del tempo per gli acquisti, per i quali il Nepal è giustamente famoso, e si completerà con una serata di musica e danze nepalesi. Nota tecnica In Nepal a marzo il clima è secco e fresco; a Katmandu, che è situata a 1350 mt, le minime stagionali notturne indicano 7°C e le massime 24°C; si tenga comunque presente che possono sempre esserci piogge locali. Per gli spostamenti si utilizzano dei comodi pulmini e gli alloggi sono puliti con camere dotate di bagno con acqua calda e lenzuola, tranne che nel villaggio di Gandrung, dove si alloggia in un rifugio himalaiano in stanze non dotate di servizi. Il visto nepalese viene rilasciato all’aeroporto, serve una foto e il passaporto deve avere almeno sei mesi di validità dal momento dell’ingresso nel Paese.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Domenica 3 marzo, partenza in volo per il Nepal  Non ci sono collegamenti diretti dall’Italia per Katmandu ed alcuni viaggiatori scelgono di transitare da Delhi in India; vi è un’ampia scelta di compagnie aeree e Amitaba può prenotare quella di maggior gradimento. La maggior parte dei voli prevede di viaggiare la notte arrivando nella giornata successiva. 2°g.    4/3 Arrivo a Katmandu   Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’hotel Shambaling. Per chi desidera sgranchirsi dopo il viaggio è prevista una passeggiata allo Stupa di Bodnath, che dista circa 15 min dall’hotel, per un primo incontro con la magia che si respira nei luoghi sacri di Katmandu. 3°g.    5/3 Katmandu: Swayambhunath, Pashupatinath, Bodnath   Si iniziano le visite recandosi all’antichissimo Stupa di Swayambhunath, che si erge su di un panoramico colle adornato di tempietti, attorno alla cui base vi è un percorso di circumambulazione arricchito da muri Mani, ruote e bandiere di preghiera; nei pressi e sulle adiacenti colline di Manjushri e Saraswati vi sono diversi templi ed anche grandi statue con le figure principali del buddismo tibetano. Si prosegue per Pashupatinath, l’antichissimo santuario indù lungo le rive del fiume Bagmati dedicato a Shiva, luogo di pellegrinaggio dove giungono anche molti pittoreschi Sadhu. L’intera collina è un mondo da scoprire, disseminata di antichi tempietti immersi nel verde; sulla riva del fiume avvengono le cremazioni. Da qui si raggiunge il vicino Stupa di Bodnath (se lo si desidera è possibile arrivarsi a piedi con un sentiero alle spalle del sito), nel cuore del quartiere tibetano, ricco di botteghe, negozi e importanti templi e monasteri; ci sono anche alcuni panoramici ristorantini dove per una gradita pausa. Nei dintorni del grande Stupa si visitano quello Nyingma di Sechen, sede della reincarnazione di Dilgo Kyentse Rinpoche, il “monastero bianco” Ka-Nying di tradizione Kagyu e Nyingma fondato da Urgyen Tulku e, tempo permettendo, anche altri. 4°g.    6/3 Katmandu: Baktapur, Changu Narayan, Durbar   Baktapur, il cui nome significa “città dei devoti”, è la meglio preservata tra le tre antiche capitali della valle di Katmandu. Qui è più facile rivivere l’atmosfera che permeava la vita della gente prima del recente avvento della “civiltà” moderna. Oltre al piacere di curiosare, questa città-villaggio offre esempi stupendi di architettura newari, tra cui la Nyatapola Mandir, una pagoda a cinque livelli, e le tre piazze di Durbar, Tumadhi e Dattatraya. Dopo la visita ci raggiunge Changu Narayan, un villaggio che ha conservato in larga misura il suo aspetto tradizionale, posto su un’altura, con un bel panorama sulla valle, dove al suo apice è ubicato un magnifico santuario dedicato a Vishnu. Si completa la giornata con la visita del centro storico di Katmandu: Durbar Square e dintorni con i magnifici templi, l’antico palazzo reale e la galleria nazionale d’arte. 5°g.    7/3 Katmandu – Patan – Pharping – Daman   Ci si reca a Patan, la più antica delle tre capitali della valle di Katmandu. La piazzetta centrale, dove sono anche qui ancora evidenti i danni causati dal recente terremoto, è un gioiello dell’architettura newari; tra i vari templi della zona circostante i più importanti sono il Tempio d’Oro e il Kumbeshwor. Si prosegue quindi per il villaggio di Pharping, a sud di Patan, per incontrare presso la sua residenza, se è presente, Lama Monlam, un sant’uomo di 92 anni che ha visitato più volte l’Italia; in gioventù era uno dei monaci del Potala e dopo la fuga dal Tibet ha proseguito con una vita profondamente ascetica diventando per molti oggi un esempio fortissimo di profondità spirituale e nobiltà d’animo. Stante l’età della persona, l’incontro potrà svolgersi in funzione del suo stato di salute. Da Pharping si continua per Danan, salendo le montagne in direzione sud ovest, un tratto che da Pharping è di soli 57 km ma che può richiedere anche 3 ore o più. Qui si alloggia e si cena presso l’Everest Panoramic View Resort, situato a circa 2300 mt. La posizione offre uno stupendo panorama sulla catena himalaiana, perché si è un poco arretrati a sud e non si hanno cime più alte tra qui e l’arco dei giganteschi monti che contornano l’altopiano del Tibet; si ha così una visuale ampissima che diventa ancor più bella con le luci del tramonto e dell’alba. 6°g.    8/3 Daman – Chitawan   Si scende da Daman verso sud e giunti nelle aree più pianeggianti alla base dei monti si prosegue verso ovest per il Parco Nazionale di Chitawan, arrivando per il pranzo al Safari Narayani; il tragitto è di circa 130 km, approssimativamente 5 ore. Questo resort è una comoda base da cui si esplora il territorio, immersi nella foresta del parco su di un colle che sovrasta il fiume Rapti, il corso d’acqua che segna il confine occidentale del Parco. Quest’area naturale, dichiarata riserva nel 1970 e successivamente Parco Nazionale, si estende per 932 kmq e ospita; tra gli animali più celebri, un gran numero di rinoceronti e di tigri, oltre a diversi tipi di gazzelle, bufali, coccodrilli ed una grandissima varietà di uccelli (525 specie!). Nel corso del giorno e mezzo che si trascorre qui si seguiranno diverse attività con la guida degli esperti ranger, iniziando con un’introduzione al luogo che solitamente si tiene presso le stalle degli elefanti. Si consumano tutti i pasti nel ristorante del resort. 7°g.    9/3 Chitawan   Nella giornata di oggi si inizia all’alba, quando è più facile vedere gli animali. Le attività previste durante il soggiorno a Chitawan sono diverse ed interessanti. Un safari di circa un’ora e mezza con gli elefanti nella foresta; la visita ad un villaggio dell’etnia Tharus utilizzando carri trainati dai buoi; una camminata guidata nella foresta - che presuppone di attenersi scrupolosamente alle indicazioni date dal ranger; discendere il corso del fiume Rapti per circa 5 km con le canoe tradizionali, che è il modo migliore per osservare gli uccelli acquatici e gli animali sulle rive mentre si scivola in silenzio sull’acqua; la visita al centro di riproduzione dei coccodrilli; e si assiste al bagno degli elefanti nel fiume, dove chi vuole potrà aiutare a spazzolare i pachidermi! 8°g.    10/3 Chitawan – Lumbini   Si seguono verso ovest le pianure che lambiscono in monti himalaiani arrivando a Lumbini, un viaggio di circa 140 km che richiede da 4 a 5 ore; si alloggia e si cena presso l’hotel Buddha Maya Garden e si dedica il pomeriggio alle visite. A Lumbini nacque il Buddha; nel Giardino Sacro nel 1996 è stata portata alla luce una pietra che segna il punto dove secondo la tradizione avvenne la nascita. Il sito è tranquillo ed è istituita una vasta area protetta dove sono stati costruiti i monasteri di tante diverse tradizioni, molti dei quali interessanti da visitare; si ha così l’opportunità di vedere in un unico spazio i diversi stili dei templi buddisti dell’Asia. La nascita del Buddha Secondo la tradizione, il padre di Siddharta Gautama fu il re Shuddhodana e sua madre la regina Maya, che lo partorì nel parco di Lumbini, non lontano dalla città di Kapilavastu, capitale del piccolo regno dei Shakya. La data di nascita del Buddha è ancora oggetto di discussioni: secondo il pandit kashmiro Sakya Sri, che giunse in Tibet all’inizio del XIII secolo, il Buddha nacque circa 2500 anni fa. Ciò concorda con la posizione generalmente accettata dalla tradizione Theravada ma, secondo alcuni studiosi tibetani, il Buddha apparve nel mondo più di 3000 anni fa. C’è poi una terza opinione che fa risalire la nascita del Buddha all’VIII secolo a.C. Nonostante le contrastanti asserzioni sulla data di nascita del Buddha, la letteratura mostra generale accordo riguardo agli eventi principali della sua vita che, al di là della leggenda, esemplifica le immense potenzialità e capacità che sono intrinseche della natura umana. Si narra che Siddharta, dopo una serie innumerevole di esistenze in forma animale, umana e divina condotte compiendo azioni compassionevoli verso ogni essere vivente, fosse giunto all’ultima incarnazione durante la quale, per i meriti acquisiti, avrebbe conseguito l’Illuminazione e predicato la dottrina che ad essa conduce. Si racconta che egli, prima di rinascere nel parco di Lumbini, risiedesse nel paradiso di Tushita, il luogo in cui gli dei vivono in perfetta beatitudine. Qui, essendo maturato il tempo dell’ultima esistenza, decise di venire al mondo. La narrazione della nascita di Buddha è arricchita da particolari straordinari: egli nasce dal fianco destro della madre, la terra trema e soffiano leggere brezze che conducono nell’aria soavi profumi, mentre gli dei esprimono il loro compiacimento facendo cadere una pioggia di fiori di loto. La tradizione artistica raffigura generalmente questo avvenimento mostrando la madre Maya in piedi, sotto un albero, circondata dalle ancelle e sorretta dalla sorella, mentre il bimbo fuoriesce dal suo fianco. Al parto miracoloso partecipano anche due divinità del pantheon brahmanico: Brahma e Indra. Quest’ultimo accoglie il bimbo su un candido panno, a significare che la sua nascita è un evento che coinvolge non solo le sorti del genere umano, ma l’intero cosmo. Gli stessi dei si prostrano dinanzi al Buddha nascente poiché attendono ansiosi la predicazione del Dharma (la dottrina) che li renderà finalmente liberi. Al bambino vengono posti i nomi di Siddharta (Colui che ha raggiunto lo scopo) e di Gautama poichè egli deriva dalla stirpe brahmanica di Gotama. La mamma morì pochi giorni dopo il parto ed il bimbo venne allevato dalla sorella di lei, Mahaprajapati, che era la seconda moglie del re. Gautama era venuto al mondo recando sul proprio corpo dei segni straordinari che ne lasciavano intuire la grandezza. Interpretandoli, i veggenti che frequentavano il palazzo predissero a Shuddodana, il papà, che il bambino, qualora fosse rimasto nel mondo sarebbe divenuto un chakravartin, ossia un sovrano universale. Se diversamente, nel corso della sua esistenza, avesse deciso di abbandonare la vita di corte per intraprendere un sentiero spirituale, sarebbe giunto allo stato di Buddha perfettamente compiuto. 9°g.    11/3 Lumbini – Tansen   Nel corso della mattina si potranno completare le visite e, prima di partire, visitare le rovine di Kapilvastu, la capitale del regno dove nacque il Buddha (vi è ‘concorrenza’ su questo: anche oltre il vicino confine dell’India ci sono delle rovine che là vengono considerate quelle “vere”…). Si procede quindi per Tansen, centro principale della regione di Palpa, 75 km a nord ovest di Lumbini, un percorso di circa 3 ore e mezza. Questa cittadina è un luogo interessante: il centro ha un aspetto medioevale con vicoli ripidi dove le auto non possono transitare e palazzi in stile Newari con le tipiche finestre finemente intagliate; in passato fu la capitale del regno Magar, che per un luogo periodo fu uno dei più potenti principati del Nepal. Si alloggia e si cena presso l’hotel Papali Chen. 10°g.    12/3 Tansen – Shanti Stupa – Pokhara – Sarangkhot   Si parte per Pokhara che dista circa 123 km a nord ovest, un percorso che richiede circa 4 ore di guida. Giunti a destinazione ci si reca per una visita alla Pagoda della Pace, posizionata in bel punto panoramico sopra al celebre lago di Pokhara. Si visita la cittadina, dove il lungolago (siamo a 800 metri ed il clima è quasi tropicale) è strapieno di ristorantini e negozietti con più o meno tutto quello che si può trovare in Nepal. Si sale quindi a Sarangkhot,dove si alloggia presso l’hotel Himalayan Front, situato in posizione spettacolare a circa 1500 metri; dalla torre panoramica del colle se è limpido lo sguardo spazia dal Daulagiri ad ovest fino al Manaslu ad est e si vedono le cime dei 4 Annapurna, oltre all’Annapurna Sud ed al Machhapuchare. 11°g.    13/3 Sarangkhot – Birethanti – Gandrung   Si segue verso ovest il colle di Sarangkhot raggiungendo la strada principale che proviene da Pokhara; si valica un passo (1750 mt) e si prosegue per il villaggio di Birethanti, situato a 1100 mt lungo il fiume che scorre dall’Annapurna. Si risalgono le acque fino al punto in cui termina la strada; si impiegano in tutto circa 2 ore e mezza (sono pochi chilometri, ma la strada è lenta). Si lasciano qui i veicoli ed il bagaglio superfluo (viene custodito dagli autisti) e si prosegue a piedi per il villaggio di Gandrung, che dista circa mezz’ora di cammino. Gandrung (1940 mt) è forse il più bello dei villaggi gurung della regione, con le case tipiche costruite in pietra, ed è situato in un’ottima posizione panoramica di fronte alla vallata del Machhapuchare ed alla parete dell’Annapurna Sud. Si alloggia in un comodo rifugio; questa zona infatti da circa 50 anni è percorsa dai trekking e la gente è abituata a curare i visitatori. 12°g.    14/3 Gangdrung – Pokhara – Katmandu   Dopo aver goduto dell’alba e di una buona colazione si torna a valle dove sono in attesa i veicoli con cui si torna fino a Pokhara, dove si arriva indicativamente per l’ora di pranzo. Si rientra a Katmandu in volo, dove si alloggia nel medesimo hotel e si avrà il resto del tempo a disposizione. È prevista una serata folk con cena in un locale tipico. 13°g.    15/3 Katmandu e volo di rientro   Tempo libero fino al trasferimento all’aeroporto per il volo di rientro. Quasi tutti i voli partono nel pomeriggio con arrivo nella giornata successiva. 14°g.    Sabato 16 marzo, arrivo a destinazione
NEPAL 2018: Le nuove strade dell'Himalaia, da Gandrung a Manang
Grandiosità della natura e profondità culturale - Estensione storica
Periodo: 20 ott - 4 nov
Questo in sintesi l’itinerario. Giunti a Katmandu vi si sosta una notte cogliendo l’opportunità per visitare i grandi Stupa e Pashupatinath, il santuario induista che è anche il luogo delle cremazioni, e si parte per i monti a sud della città arrivando a Danan; da qui si gode di una vista tra le più grandiose dell’arco himalaiano, che include anche l’Everest. Si torna a valle per immergersi nella giungla di Chitawan, dove, con l’ausilio dei rangers e degli elefanti, si esplora uno degli ultimi regni delle tigri. Si prosegue per lo Stupa della Pace ed il lago di Pokhara, entrato grazie al clima ed alla sua posizione tra le mete preferite dei giovani viaggiatori, e da qui si sale a Sarangkhot, un colle che lo sovrasta dove si ha un nuovo punto panoramico eccezionale (dal Daulagiri, ad ovest, fino al Manaslu, ad est). Si continua spostandosi un poco ad ovest arrivando, al cospetto dell’Annapurna Sud e del Machhapuchare, al villaggio gurung di Gangdrung (1940 mt), luogo di bellezza epica sia per la visuale che per la cura con cui gli abitanti mantengono lo stile tradizionale del posto, che offre intatta anche l’atmosfera dei mitici villaggi dell’escursionismo himalaiano. Per arrivarci è prevista una passeggiata di circa mezz’ora. Tornati a valle, si continua il viaggio con i fuoristrada transitando da Pokhara e iniziando ad aggirare il gruppo dell’Annapurna, seguendo verso nord il fiume Marshyangdi, che scorre tra questi monti ed il Manaslu, arrivando prima a Timang (2750 mt) e quindi nella valle alta a nord dei monti, dove si trovano Pisang e Manang (3540 mt), un’aerea di straordinaria bellezza cinta a sud dalla catena degli Annapurna e ornata da pochi  villaggi, dove tra diversi Stupa e monasteri risiede la popolazione gurung, di religione buddista, che parla un dialetto tibetano. Si sosta qui tre notti per poter godere appieno del luogo e fare, se lo si desidera, piccole escursioni per scoprire gli angoli più belli di questo paradiso dell’Himalaia. Si ridiscendono quindi le valli rientrando fino a Katmandu, dove si avrà del tempo per gli acquisti per i quali la città è giustamente famosa, e si completerà con una serata di musica e danze nepalesi. Estensione storica Al termine è prevista un’estensione di tre giorni, condotta dalla guida del viaggio, ai siti storici della valle di Katmandu, che include le antiche capitali (Baktapur, Katmandu e Patan) e importanti luoghi meno turistici (Changu Narayan, Pharping, Kirtipur e Budanilkanta). Nota tecnica Il viaggio richiede un breve tratto a piedi di circa mezz’ora per arrivare al villaggio di Gandrung, che è situato a 1940 mt; il bagaglio personale viene trasportato da portatori locali. In Nepal tra fine ottobre ed inizio novembre il clima è solitamente secco; si tenga comunque presente che possono sempre esserci piogge locali. Il punto più freddo dell’itinerario è a Manang, dove si sosta a 3540 mt, il punto più alto del percorso dove di notte è facile andare anche sotto lo zero termico; il rifugio qui è dotato di trapunte ma si consiglia, anche per motivi igienici, di portare con sé un proprio sacco a pelo, eventualmente acquistabile o noleggiabile a Katmandu. Il cibo, tutto incluso nel costo del viaggio, è vario, sostanzioso e gradevole anche nei rifugi himalaiani. Per gli spostamenti nelle aree himalaiane si usano fuoristrada tipo Scorpio o Landcruiser con massimo 4 passeggeri per veicolo e comodi pulmini nella altre regioni; gli alloggi a Katmandu e da Danan a Sarangkhot sono puliti con camere dotate di bagno con acqua calda e lenzuola; nella aree himalaiane da Gandrung a Besisahar si alloggia in rifugi dove a volte le stanze non sono dotate di servizi e solitamente non sono riscaldate.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Sabato 20 ottobre, partenza in volo per il Nepal   Non ci sono collegamenti diretti dall’Italia per Katmandu ed alcuni viaggiatori scelgono di transitare da Delhi in India; vi è un’ampia scelta di compagnie aeree e Amitaba può prenotare quella di maggior gradimento. La maggior parte dei voli prevede di viaggiare la notte arrivando nella giornata successiva. 2°g.    21/10 Arrivo a Katmandu   Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’Hotel Vajra, posizionato ad un quarto d’ora di cammino dal centro della città; è immerso in un bel giardino e forse un poco vetusto, ma costruito nello stile tradizionale newari con decorazioni in legno eseguite dall’artista Utam Raj di Patan, uno dei pochi alloggi dove s’incontra l’autentica atmosfera del Nepal. Per chi desidera sgranchirsi dopo il viaggio è prevista una passeggiata al “colle delle scimmie” che dista circa 15 min dall’hotel, dove si erge il magnifico Stupa di Swayambhu. 3°g.    22/10 Katmandu (Pashupatinath, Bodnath) – Daman   Ci si reca a Pashupatinath, l’antichissimo santuario indù, situato lungo le rive del fiume Bagmati e dedicato a Shiva, luogo di pellegrinaggio dove giungono anche molti pittoreschi Sadhu. L’intera collina è un mondo da scoprire, disseminata di antichi tempietti immersi nel verde; sulla riva del fiume avvengono le cremazioni. Da qui si raggiunge il vicino Stupa di Bodnath, nel cuore del quartiere tibetano, ricco di botteghe, negozi e importanti templi e monasteri, dove si sceglierà un panoramico ristorantino per il pranzo. Si parte quindi per i monti a sud ovest della città arrivando nella località di Daman, un viaggio di soli 65 km ma che può richiedere parecchio tempo. Qui si alloggia presso l’Everest Panorama, situato a circa 2300 mt; la posizione offre una stupenda visuale sulla catena himalaiana, perché si è un poco arretrati a sud e non si hanno cime più alte di fronte all’arco dei giganteschi monti che contornano l’altopiano del Tibet; si ha così un panorama ampissimo che include l’Everest, che diventa ancor più bello con le luci del tramonto e dell’alba. 4°g.    23/10 Daman – Chitawan   Si scende da Daman verso sud e giunti nelle aree più pianeggianti alla base dei monti si prosegue verso ovest per il Parco Nazionale di Chitawan, arrivando per pranzo al Safari Narayani; il tragitto è di circa 130 km, approssimativamente 5 ore. Questo resort è una comoda base da cui si esplora il territorio, immersi nella foresta del parco su di un colle che sovrasta il fiume Rapti, il corso d’acqua che segna il confine occidentale del Parco. Quest’area naturale, dichiarata riserva nel 1970 e successivamente Parco Nazionale, si estende per 932 kmq e ospita, tra gli animali più celebri, un gran numero di rinoceronti e di tigri, oltre a diversi tipi di gazzelle, bufali, coccodrilli ed una grandissima varietà di uccelli (525 specie!). Nel corso del giorno e mezzo che si trascorre qui si seguiranno diverse attività con la guida degli esperti ranger, iniziando con un’introduzione al luogo che solitamente si tiene presso le stalle degli elefanti. Si consumano tutti i pasti nel ristorante del centro. 5°g.    24/10 Chitawan   Nella giornata di oggi si inizia all’alba, quando è più facile vedere gli animali. Le attività previste durante il soggiorno a Chitawan sono diverse ed interessanti. Un safari di circa un’ora e mezza con gli elefanti nella foresta; la visita ad un villaggio dell’etnia Tharus utilizzando carri trainati dai buoi; una camminata guidata nella foresta - che presuppone di attenersi scrupolosamente alle indicazioni date dal ranger; discendere il corso del fiume Rapti per circa 5 km con le canoe tradizionali, che è il modo migliore per osservare gli uccelli acquatici e gli animali sulle rive mentre si scivola in silenzio sull’acqua; la visita al centro di riproduzione dei coccodrilli; e si assiste al bagno degli elefanti nel fiume, dove chi vuole potrà aiutare a spazzolare i pachidermi! 6°g.    25/10 Chitawan – Pokhara - Sarangkhot   Si parte per Pokhara che dista circa 150 km a nord ovest, un percorso che può richiedere anche 6 ore di guida. Ci si reca per una visita alla Pagoda della Pace, posizionata in punto molto panoramico sopra al celebre lago. Si visita la cittadina, dove il lungolago (siamo a 800 metri ed il clima è quasi tropicale) è strapieno di ristorantini e negozietti con più o meno tutto quello che si può trovare in Nepal. Si sale quindi a Sarangkhot dove si alloggia presso l’hotel Himalayan Front, situato in posizione spettacolare a circa 1500 metri; dalla torre panoramica del colle se è limpido lo sguardo spazia dal Daulagiri ad ovest fino al Manaslu ad est e si vedono le cime dei 4 Annapurna, oltre all’Annapurna Sud ed al Machhapuchare. 7°g.    26/10 Sarangkhot – Birethanti – Gandrung  Si segue verso ovest il colle di Sarangkhot raggiungendo la strada principale che proviene da Pokhara; si valica un passo (1750 mt) e si prosegue per il villaggio di Birethanti, situato a 1100 mt lungo il fiume che scorre dall’Annapurna. Si risalgono le acque fino al punto in cui termina la strada; si impiegano in tutto circa 2 ore e mezza (sono pochi chilometri, ma la strada è lenta). Si lasciano qui i veicoli ed il bagaglio superfluo (viene custodito dagli autisti) e si prosegue a piedi per il villaggio di Gandrung, che dista circa mezz’ora di cammino. Per facilitare il tragitto si avranno a disposizione dei portatori per il bagaglio; si raccomanda di portare con sé solo quanto necessario. Gandrung (1940 mt) è forse il più bello dei villaggi gurung della regione, con le case tipiche costruite in pietra, ed è situato in un’ottima posizione panoramica di fronte alla vallata del Machhapuchare ed alla parete dell’Annapurna Sud. Si alloggia in un comodo rifugio; questa zona infatti da circa 50 anni è percorsa dai trekking e la gente è abituata a curare i visitatori. 8°g.    27/10 Gangdrung – Pokhara – Besisahar   Dopo aver goduto dell’alba e di una buona colazione si torna a valle verso Kimche, dove sono in attesa i veicoli con cui si torna fino a Pokhara, dove si potrà sostare per il pranzo. Si prosegue quindi verso est per Besisahar, che da qui dista poco più di 100 km ma richiede un viaggio di quasi 4 ore. Si segue inizialmente la strada che porta verso Katmandu lasciandola poi in direzione nord per arrivare all’imbocco della grande valle che separa i gruppi dell’Annapurna e del Manaslu. Si alloggia in un alberghetto locale; la quota qui è di circa 950 mt. 9°g.    28/10 Besisahar – Timang   Si inizia la risalita della valle che in due giorni porterà a nord degli Annapurna; oggi si seguono le acque del fiume Marshyangdi giungendo fino a Timang (2750 mt), superando costoni e villaggi tra le foreste ed i potenti torrenti che fluiscono dai lati della profonda valle. Superata Dharapani (circa 2000 mt), dove si dipana in direzione nord est la valle che porta verso il Manaslu, si sale piuttosto rapidamente arrivando al villaggio, dove si alloggia in un comodo rifugio – anche qui, come a Gandrung, il flusso del trekking è in corso da tantissimo tempo e i servizi oramai sono validi. Si prevedono circa 5 ore di guida. Da questa posizione è visibile la vetta del Manaslu. 10°g.    29/10 Timang – Manang   Lasciata Timang, ci si addentra nel cuore delle regioni più alte; la parete di Suarga Duari, un gigantesco muro di granito dove non attecchisce nulla, segna la svolta della valle che si apre verso Pisang e Manang. Si rivela al nostro sguardo un mondo dalla bellezza straordinaria; tra foreste di conifere immacolate che gradatamente si diradano, si trova una magica valle, cinta a sud dalla catena degli Annapurna che crea un peculiare microclima, dove occhieggiano maestose cime glaciali che solo l’Himalaia riesce a creare, ornata da pochi, ben accuditi villaggi dove vive serena la popolazione gurung, di religione buddista, che parla un dialetto tibetano. All’intorno, l’ambiente è impreziosito dagli Stupa e da alcuni monasteri. Arrivati a Manang (3540 mt), centro principale della zona e punto di riferimento dei gurung, ci si accomoda in un rifugio; la tappa richiede circa 5 ore di viaggio. 11°g. – 12°g. (30 e 31/10) Manang   Manang nel corso degli anni ha visto la nascita di diversi rifugi, fortunatamente edificati in modo tradizionale, e la parte vecchia del villaggio è intatta; la vita è un poco più comoda che un tempo, ma le abitudini delle persone sono rimaste le medesime. Sulle case svettano le bandiere di preghiera colorate e spesso si sentono i canti devozionali della gente. Qui si respira la bellissima atmosfera di una vera “base” himalaiana, con un colorato andirivieni di escursionisti e alpinisti che provengono da ogni parte del mondo; la maggior parte o giunge o si cimenta con la traversata verso la valle di Jomoson ad ovest, alcuni hanno ambizioni più difficili, con le molte vette della regione. Nei due giorni che si trascorrono qui, oltre a rilassarsi e godere del luogo, si potranno fare diverse escursioni a piedi, in funzione dei desideri dei partecipanti; vi è un’ampia scelta di possibilità. Per citarne alcune: recarsi al monastero di Braka, situato poco prima di Manang; raggiungere il vicino villaggio alto di Manang ed eventualmente proseguire fino a Gunsang (3890 mt) all’imbocco della valle che porta al passo per Jomoson; seguire la valle ad ovest verso il Tilicho fino al villaggio di Khangsar o poco oltre al Gompa di Thare (da qui ad est si vede anche il Manaslu); recarsi al lago terminale del Gangapurna, proprio di rimpetto a Manang; salire al Lago di Ghiaccio sulle pendici del Pisang; e così via! 13°g.    1/11 Manang – Besisahar   Oggi si rientra fino a Besisahar, godendo ancora una volta dei panorami eccezionali del percorso. Si alloggia nel medesimo alberghetto. 14°g.    2/11 Besisahar – Katmandu   Si segue verso sud la strada di collegamento fino a raggiungere la via principale che prosegue ad est fino a Katmandu; si percorrono in tutto circa 170 km in circa 6 ore. All’arrivo si alloggia nel medesimo hotel utilizzato all’arrivo; in serata cena in un ristorante tipico dove si assiste ad uno spettacolo folcloristico. Per chi rientra 15°g.    3/11 Katmandu e volo di rientro   Tempo libero fino al trasferimento all’aeroporto per il volo di rientro. Quasi tutti i voli partono nel pomeriggio con arrivo nella giornata successiva.    16°g.    Domenica 4 novembre, arrivo a destinazione Estensione storica 15°g.    3/11 Katmandu, visita della città   Mattina libera. Nel pomeriggio si visita il centro storico di Katmandu: Durbar Square e dintorni con i magnifici templi, l’antico palazzo reale e la galleria nazionale d’arte; in uno dei palazzi che impreziosiscono il magico spazio di Durbar vive la Kumari, la dea vivente dei nepalesi. 16°g.    4/11 Katmandu (Baktapur, Changu Narayan)   Visita di Baktapur, il cui nome significa “città dei devoti”; la più preservata, ma purtroppo anche la più danneggiata dal recente terremoto, delle tre antiche capitali della valle di Katmandu. Qui è più facile rivivere l’atmosfera che permeava la vita della gente prima del recente avvento della “civiltà” moderna. Oltre al piacere di curiosare, questa città-villaggio offre esempi stupendi di architettura newari, tra cui la Nyatapola Mandir, una pagoda a cinque livelli, e le tre piazze di Durbar, Tumadhi e Dattatraya. Nel pomeriggio si prosegue per Changu Narayan, magnifico santuario dedicato a Vishnu, posto su un’altura che domina la valle da cui è molto bello godere del tramonto. 17°g.    5/11 Katmandu (Patan, Pharping, Kirtipur)   Ci si reca a Patan, la più antica delle tre capitali della valle di Katmandu; lo spazio storico è delineato da cinque Stupa, in corrispondenza dei quattro punti cardinali della città ed uno posizionato al suo centro, eretti secondo la tradizione dall’imperatore Asoka. La piazzetta centrale, dove sono ancora evidenti i danni causati dal recente terremoto, è un gioiello dell’architettura newari; tra i vari templi della zona circostante i più importanti sono il Tempio d’Oro, un monastero a forma di pagoda che nasconde un grande vajra dorato, a cui si accede passando tra due leoni, e il Kumbeshwor. Si prosegue per il villaggio di Pharping, a sud di Patan, dove si trovano diversi monasteri di scuola tibetana ed alcuni interessanti templi, incluso quello (piccolo ma importantissimo) di Vajrayogini. Rientrando a Katmandu ci si reca a Kirtipur, posta su di un colle ai margini della valle; nella parte centrale vi è l’importante tempio di Bagh Bairava, una forma irata del dio Shiva, il cui attuale edificio risale al XVI secolo; è interessante anche il tempio di Uma Maheshwar, sul colle che sovrasta la cittadina, una pagoda a tre livelli edificata originariamente nel XVII secolo, dove si notano anche diverse sculture erotiche. 18°g.    6/11 Katmandu (Budanilkanta) e volo di rientro   Visita del tempio di Budanilkanta, situato nella parte settentrionale della città; l’artefatto più prezioso di questo interessante e venerato luogo è la statua monolitica di basalto nero del VII secolo che rappresenta una divinità serenamente adagiata sui serpenti. Per gli induisti questo è Narayana, incarnazione di Vishnu, che riposa sulle spire del serpente cosmico Shesha, mentre per i buddisti nepalesi newari rappresenta Avalokiteshvara, il bodhisattva della compassione; la connessione mistica è però vicina, perché il Buddha viene ritenuto dagli induisti la nona incarnazione di Vishnu. Ci si reca quindi in aeroporto per il volo di rientro. Quasi tutti i voli partono nel pomeriggio con arrivo nella giornata successiva. 19°g.    Mercoledì 7 novembre, arrivo a destinazione
NEPAL 2018: Trek nel Solo Kumbhu: Everest, Lhotse e Cho Oyu
Con Gokyo Ri (5483 mt), Kala Pattar (5554 mt) e Chhukung Ri (5500 mt)
Periodo: 13 ott - 3 nov
Raggiunta Katmandu, si parte in volo per Lukla e si inizia il cammino andando a Namche Bazar, il villaggio principale della regione. Per favorire l’acclimatazione da qui si risale la bella valle che porta a Thame, dove si trova anche un bel monastero tibetano che si potrà visitare, e si trascorre una notte anche al villaggio di Khumjung, posizionato sopra a Namche Bazar. Si prosegue per Gokyo, dove si sale il Gokyo Ri (5483 mt), un punto panoramico di una bellezza che va oltre l’immaginabile: la visuale spazia dal Cho Oyu al massiccio dell’Everest e ad est fino al Makalu. Si lascia Gokyo attraversando il ghiacciaio (morenico, senza problemi di crepacci) e si scende lungo il versante opposto a quello utilizzato nella salita, aggirando in due giorni i bellissimi monti che separano dal gruppo dell’Everest, Nuptse e Lhotse. Percorrendo il bordo del grande ghiacciaio che fluisce dall’Everest si arriva a Gorak Shep, da dove si raggiunge il campo base e si sale sul Kala Pattar (5545 mt), uno dei punti panoramici più celebri dell’Himalaia. Si rientra aggirando le falde del Nuptse e proseguendo verso est arrivando ai piedi della parete sud del Lhotse a Chhukung. Qui si esplora il bacino a nord dell’Ama Dablam, che lascia basiti per l’imponenza degli anfiteatri glaciali a canna d’organo, dove si potrà arrivare fino alla base dell’Imje Tse ed oltre, e si sale il Chhukung Ri (5500 mt), speciale in particolare per le visuali sul Lhotse. Inizia quindi il percorso di ritorno, che segue il deflusso della valle riportando a Namche Bazar via Tengboche ed a Lukla, da dove si rientra in volo a Katmandu. Qui si avrà un giorno a disposizione, quando sono previste delle interessanti visite ai siti storici; la giornata potrà essere utilizzata come giorno di riserva per il trekking. Durante il trekking per l’alloggio si utilizzano i lodge, piccoli rifugi costruiti dagli Sherpa che consentono di dormire più caldi rispetto alla tenda, ed offrono del buon cibo. Il bagaglio personale è trasportato dai portatori (per un massimo di 15 kg a testa). Nota tecnica Il percorso tiene conto della necessaria acclimatazione e le tappe sono ragionate sulla base di una lunga esperienza; sono previste tre salite, al Gokyo Ri (5483 mt) nella valle del Cho Oyu, al Kala Pattar (5545 mt) ai piedi dell’Everest ed alla cima di Chhukung (circa 5200 mt) di fronte al Lhotse: i punti panoramici tra i più belli del pianeta. Non è un percorso tecnico, non bisogna essere alpinisti e basta avere un po’ di determinazione; in sintesi è adatto a persone in salute che abbiano un’adeguata forma fisica. È necessario attrezzarsi per le basse temperature; durante il trekking si dorme sempre nei “Lodge”, i rifugetti himalaiani che sono abbastanza confortevoli; è importante comunque avere un sacco a pelo omologato per i – 10° / - 20°C, vestiario e calzature che consentano il confort a queste temperature. È un fattore di prudenza, perché non è usuale avere –20°C in questa stagione. Si segnala che a volte in queste locande non è possibile avere la stanza singola e dove si può avere la doccia calda questa va pagata in loco da chi la richiede (una cifra minima). Il visto nepalese viene rilasciato all’aeroporto, serve una foto e il passaporto deve avere almeno sei mesi di validità dal momento dell’ingresso nel Paese; si raccomanda di portare una foto in più per il permesso di trekking.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO (I tempi indicati per le tappe sono riferiti ad un percorso senza soste eseguito con un ritmo normale) 1°g.    Sabato 13 ottobre, partenza in volo per il Nepal   Per andare a Katmandu non ci sono collegamenti diretti dall’Italia e molti viaggiatori scelgono di transitare da Delhi in India o utilizzano linee aeree che fanno scalo in Medio Oriente; vi è un’ampia scelta e Amitaba può prenotare quella di maggior gradimento. La maggior parte dei voli prevede di viaggiare la notte arrivando nella giornata successiva. 2°g.    14/10 Arrivo a Katmandu   Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’Hotel Vajra, immerso in un bel giardino ad un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu, dove, chi lo desidera, potrà recarsi a piedi dall’albergo. 3°g.    15/10 Katmandu – Lukla – Bengkar (2650 mt)   Partenza in volo per Lukla, tipico aeroporto himalaiano appeso al bordo di una valle e posto a circa 2800 mt di quota, che si raggiunge in circa 30 minuti. Si inizia già oggi il cammino con una facile tappa di circa 4 ore, scendendo al fiume Dudh Kosi e risalendo verso nord la valle che porta a Namche Bazar; si transita da Phakding e si prosegue fino a Bengkar, dove i lodge sono forse meno belli che a Phakding ma si gode della vista del Tamerseku. 4°g.    16/10 Bengkar – Namche Bazar (3440 mt)   Si segue il fiume fino alla base della salita che porta al villaggio di Namche Bazar, il centro principale degli Sherpa. Tappa di circa 5 ore. 5°g.    17/10 Namche Bazar – Thame (3800 mt)   Per favorire l’acclimatazione si risale il sentiero che porta verso ovest fino al villaggio di Thame, alle porte della valle che conduce verso il Rolwaling; qui si trova anche un interessante monastero. Tappa di circa 4 ore e mezza. 6°g.    18/10 Thame – Khumjung (3790 mt)   Si torna verso Namche e giunti nei pressi si segue il sentiero più alto che porta al bel villaggio di Khumjung, situato su di un poggio posto sopra alla “capitale” degli Sherpa. Tappa di circa 4 ore. 7°g.    19/10 Khumjung – Luza (4360 mt)   Si segue il sentiero che si inerpica per i costoni della montagna fino ad una discesa di circa 400 mt che porta a Phortse Tenga, da dove si inizia a risalire il fiume che origina dal ghiacciaio del Cho Oyu e si risale verso le pasture più alte attraversando alcuni alpeggi. Si sosta per il pranzo a Dole (4200 mt) e da qui si prosegue per il vicino alpeggio di Luza. Tappa di circa 5 ore. 8°g.    20/10 Luza – Gokyo (4750 mt)   Si prosegue camminando tra le pasture degli yak, con visuali sempre entusiasmanti, attraverso l’alpeggio di Machhermo (4410 mt) con la visuale Cho Oyu verso nord che completa l’orizzonte. Si arriva ad un primo lago e poco oltre si giunge al lago turchese di Gokyo. Tappa di circa 5 ore. Chi se la sente potrà cimentarsi già questo pomeriggio con una salita al Gokyo Ri (5483 mt) per ammirare un indimenticabile tramonto. 9°g.    21/10 Gokyo – Gokyo Ri (5483 mt) - Phortse (3850 mt)   Si parte prestissimo, per godere delle prime luci del mattino dalla vetta del Gokyo Ri (5483 mt). La salita è facile, segue un sentiero che si inerpica lungo crinali erbosi, e richiede al massimo tre ore. Dopo il pranzo si parte per Phorte; si segue per un tratto il sentiero utilizzato per giungere fin qui, si oltrepassa quindi il ponte sul fiume che fluisce dal ghiacciaio del Cho Oyu e, discendendo lungo il versante opposto a quello della salita, si giunge alla congiunzione con la valle che sale verso l’Everest arrivando a destinazione. La tappa è di circa 5 ore. 10°g.    22/10 Phortse – Dingboche (4280 mt)   Si risale la valle fino a Dingboche, con la visuale del Lhotse a nord e dell’Ama Dablam ad est, una tappa ci circa 5 ore. 11°g.    23/10 Dingboche – Lobuche (4830 mt)   Si prosegue la salita iniziando ad aggirare le falde del Nuptse; si lascia ad est la vallata che sale verso il Lhotse e ad ovest la valle che porta al Cho La, arrivando a Lobuche con circa 6 ore di cammino. Da Lobuche alla Piramide, per chi desidera visitare il luogo, si impiega circa mezz’ora. 12°g.    24/10 Lobuche – Gorak Shep (5100 mt); escursione al campo base   Si seguono le morene lungo i bordi del ghiacciaio godendo della vista del Pumori che si erge di fronte; dopo l’attraversamento di un ghiacciaio che confluisce dal lato della valle, anche questo coperto da sassi e senza pericolo di crepacci, si arriva a Gorak Shep, impiegando circa 2 ore e mezza. Da qui il campo base dell’Everest, situato di fronte alla famosa cascata di ghiaccio, dista circa 2 ore; chi lo desidera può recarvisi, rientrando poi  a Gorak Shep per la notte. 13°g.    25/10 Salita al Kala Pattar (5545 mt) – Lobuche   La salita al Kala Pattar, uno dei punti panoramici più celebri al mondo, non presenta difficoltà ed impegna per circa 2 ore. Nel pomeriggio si torna a Lobuche. 14°g.    26/10 Lobuche – Chhukung (4730 mt)   Nella parte iniziale si segue il sentiero utilizzato nella salita deviando poi ad est per seguire la valle che porta ai piedi del Lhotse ed arrivando alle pasture dell’alpeggio di Chhukung, situato a nord dell’Ama Dablam ed ai piedi della parete sud del Lhotse. Si cammina per circa 5 ore. 15°g.    27/10 Chhukung   Esplorazione della vallata alla base del Lhotse; la si risale verso est, godendo di un panorama fantastico sulle formazioni di ghiaccio a canna d’organo del grande bacino a nord dell’Ama Dablam, potendo scegliere di risalire diversi crinali panoramici ed arrivando fino ad oltre la base dell’Imje. 16°g.    28/10 Chhukung – Chhukung Ri (5500 mt) – Tengboche (3867 mt)   Si parte presto al mattino per raggiungere la vetta del Chhukung Ri, da dove si gode di un panorama stupendo sulla parete sud del Lhotse e sui colossi che contornano la valle, tra cui l’Ama Dablam e, ad est, la sommità del Makalu. Si inizia quindi la prima tappa del percorso di rientro che in circa 5 ore e mezza porta a Tengboche, dove si trova un bel monastero buddista in vista della spettacolare parete sud dell’Ama Dablam. 17°g.    29/10 Temboche – Namche Bazar Da Temboche si scende al fiume (3250 mt) e si risale il versante settentrionale della valle verso Namche Bazar (3440 mt), seguendo un sentiero che segue il bordo della montagna senza salire fino a Khumjung. Con la buona acclimatazione che si possiede, per questa tappa si impiegano circa 4 ore. 18°g.    30/10 Namche Bazar – Lukla   Si continua per Lukla, ripercorrendo in discesa le prime due tappe fatte all’inizio; la tappa è di circa 6 ore. 19°g.    31/10 Lukla – Katmandu   Si parte in volo per Katmandu; all’arrivo, trasferimento in hotel e relax. 20°g.    1/11 Katmandu; visita di Pashupatinath, Bodnath e Durbar   Sono previste delle visite ai siti storici dell’interessantissima valle di Katmandu; si inizia da Pashupatinath, l’antichissimo santuario indù lungo le rive del fiume Bagmati dedicato a Shiva, luogo di pellegrinaggio dove giungono anche molti pittoreschi Sadhu. L’intera collina è un mondo da scoprire, disseminata di antichi tempietti immersi nel verde; sulla riva del fiume avvengono le cremazioni. Da qui si raggiunge il vicino Stupa di Bodnath, nel cuore del quartiere tibetano, ricco di botteghe, negozi e importanti templi e monasteri, dove si potrà anche scegliere un panoramico ristorantino per il pranzo. Si completa la giornata con la visita del centro storico di Katmandu: Durbar Square e dintorni con i magnifici templi, l’antico palazzo reale e la galleria nazionale d’arte. 21°g.    2/11 Katmandu e volo di rientro   Tempo libero fino a quando ci si reca all’aeroporto per l’imbarco sul volo internazionale. In funzione del volo di rientro utilizzato Amitaba predisporrà gli eventuali servizi aggiuntivi richiesti sia a Katmandu che a Delhi per chi transitasse dall’India. 22°g.    Sabato 3 novembre, arrivo a destinazione
NEPAL 2018: Mustang, Festival del Tiji e Muktinath
Ora raggiungibile con le jeep
Periodo: 4 mag - 19 mag
Il viaggio Giunti in volo a Katmandu inizia subito il viaggio attraverso l’Himalaia che porta fino al Mustang; la prima tappa è sui monti sopra Pokhara a Sarangkot, dove si gode di un tramonto stupendo sui monti, dal Machhapuchare al Manaslu. Da qui si prosegue ancora verso ovest in jeep per Baglung e arrivati all’imbocco della valle del Kali Gandaki si inizia a percorrerla verso nord. Questa valle presenta il maggior dislivello al mondo: un intaglio tra il Daulagiri ad ovest e l’Annapurna ad est, che superano gli 8000 metri, con il fondovalle che nella parte iniziale parte da circa 800 metri. L’aspetto più incredibile è il velocissimo cambiamento ambientale che si incontra percorrendola: iniziando dalla vegetazione tropicale che ci accompagna fino a Tatopani, ad ogni svolta della valle troviamo un ambiente diverso iniziando dai banani, quindi alberi di agrumi, poi di mele fino alle foreste di conifere. Oltre ancora, inizia poi gradatamente il deserto trans himalaiano di alta quota che caratterizzerà il viaggio oltre Tukuche, il grazioso paesello di pietra situato ai piedi della spettacolare cascata di ghiaccio del Daulagiri. Oltre Marpha e Jomoson si risalgono i versanti meridionali della Kali Gandaki arrivando a Jarkot e quindi a Muktinath, uno dei luoghi di pellegrinaggio più celebri dell’Himalaia, stupendo anche per i bei panorami che offre verso il Daulagiri. A Kagbeni si entra nel territorio ad accesso ristretto dell’Alto Mustang; si seguono profonde gole che stupiscono per la cromia delle rocce, godendo di un crescendo della bellezza naturale che nelle guglie di roccia rossa di Tramar va oltre l’immaginabile, fino a giungere nelle zone più aperte adiacenti al Tibet. Si incontrano villaggi e isolati monasteri, tra cui Lo Gekar, che secondo la tradizione orale pare essere il più antico del Nepal in quanto la sua fondazione è attribuita a Padmasambhava. Oltre Tsarang si arriva nella vallata dove sorge Lho Manthang, la capitale, cinta da mura che conservano un mondo ancora fuori dal divenire del tempo, dove la gente vive con i propri greggi seguendo modi ed abitudini antiche: vi sorgono l’antico palazzo del re ed alcuni templi che sorprendono per la preziosità delle opere d’arte. A Lho Manthang si sosta per quattro notti potendo seguire le rappresentazioni di Tiji: le cerimonie propiziatorie per il raccolto, un grande festival esorcistico con diverse rappresentazioni eseguite con maschere e costumi con cui vengono evocate le divinità di protezione con riti, cerimonie, danze e musiche. Lo scopo del Tiji è di garantire felicità, salute e il buon raccolto alle comunità di Lho-Tso-Duen, le sette regioni del Mustang. L’evento, che in antichità era eseguito in ciascuna delle sette province, oggi si svolge solo nella capitale, presso il palazzo reale; è così il momento d’incontro più interessante dell’anno, una grande opportunità per avvicinare lo spirito di questa lontana cultura. Durante la permanenza a Lho Manthang si visitano i diversi siti della vallata e ci si spinge con un’escursione verso nord a Garphu e alle grotte di Jhong, dove si potrà visitare un antico paese rupestre potendo sporgersi da una finestrella intagliata a picco sulle rocce, simile alle molte altre che, poste in luoghi altrettanto inavvicinabili, ci avranno incuriositi ed affascinati fin qui. Tornando verso sud si segue la medesima strada fino a Kagbeni e da qui si segue il corso del fiume fino a Jomoson (all’andata si era giunti a Kagbeni scendendo da Jarkot) dove si prende un aereo per tornare a Pokhara e da qui, con un altro volo, si prosegue per Katmandu dove, prima del rientro, si dedica una giornata ad interessanti visite culturali. (NB: questa giornata di visite si svolge alla fine del viaggio onde consentire un possibile giorno di recupero se vi fossero dei ritardi sul percorso.) Nota tecnica Il Mustang, aperto al turismo dal 1992, è una delle zone del Nepal ad accesso ristretto; il numero di permessi rilasciati ogni anno è limitato e richiede il pagamento di cospicue tasse giornaliere, il cui costo è incluso nel prezzo del viaggio. Per il tour da Pokhara vengono utilizzate jeep tipo Land Cruiser, Nissan Patrol o Pajero con 4 passeggeri massimo (nella parte posteriore alloggiano guida locale ed eventuali aiutanti). Il clima in questa stagione è normalmente secco, ma è sempre necessario essere attrezzati in modo opportuno per eventuali piogge; le temperature diurne sono confortevoli e le minime notturne previste nelle aree più alte sono di 5 - 6°C, ma si consiglia di portare con se un abbigliamento adatto fino allo zero termico. In tutto il tratto himalaiano oltre Sarangkot e fino al rientro a Katmandu si alloggia e si consumano i pasti nei ‘lodge’, le locande - rifugio himalaiane, che dopo decenni di trekking e passaggio di visitatori sono diventate dignitose e sufficientemente pulite; viene servito cibo gradevole con una discreta scelta. Ciascuna di queste è stata opportunamente selezionata tra le migliori disponibili, adattando anche un poco le tappe per cercare di alloggiare nei posti migliori; ma si tenga presente che i  servizi sono quasi sempre comuni, solitamente non vi sono stanze singole e l’acqua calda non è sempre disponibile ed a volte viene fornita solo col pagamento di un piccolo extra. È necessario portare un proprio sacco a pelo; si suggerisce di avere con se un sacco che offra un gradiente termico minimo di -5°c, stante che i valori citati dai produttori sono sempre stimati in modo molto ottimistico; nelle locande  sono comunque disponibili coperte e trapunte, ma per motivi igienici tutti preferiscono avere il proprio sacco a pelo. Un breve cenno sul Regno del Mustang Il Regno del Mustang è una regione nel Nepal settentrionale situata a nord dei giganteschi massicci himalaiani del Daulagiri e dell’Annapurna a ridosso dell’altopiano tibetano del Ciangtang, che preserva un raro microcosmo dell’antica cultura tibetana himalaiana. Grazie all’inaccessibilità e remotezza dei luoghi il lignaggio reale, che conserva un ruolo di autorevolezza e di riferimento rispetto ai valori tradizionali più che di potere effettivo, è rimasto intatto dal 1400 giungendo oggi al 25° discendente di questa nobile dinastia. L’isolamento ha evitato i traumi subiti dalle regioni confinanti: dal passaggio dei Mongoli, alla conquista del Raja di Jumla e al dominio dei Gurkha. La predominanza di monasteri tibetani appartenenti alla scuola dei Sakya sono la testimonianza di legami con il Tibet che risalgono al XIII secolo, quando Sakya Pandita fu nominato tutore del Tibet da Kublai Khan, ed enfatizzano con la loro presenza la mancanza di successive interferenze. Gli appassionati d’arte trovano a Lho Manthang affreschi originali di stupefacente fattura, che esibiscono rarissimi mandala e figure tipiche di questa esoterica tradizione. Nel passaggio dei secoli la diminuzione delle opportunità offerte dal commercio del sale dal Tibet unitamente al progressivo inaridirsi dei territori trans himalaiani ha contribuito a porre questa regione territorio sempre più ai margini del divenire del mondo, portandolo ad un’economia di sussistenza che ha impedito una crescita demografica. Ma questi fattori fortunatamente non sono riusciti ad estinguerne la cultura, come la storia ha invece testimoniato per i vicini regni tibetani di Shangshung e Gughe. La gente del Mustang, costituita da stirpi Bothia e tibetane, vive della coltivazione della tsampa (orzo) e di pastorizia. Ogni villaggio è essenzialmente autosufficiente; la gente è abituata da secoli a ritenere che nulla e nessuno sarà in grado di offrire un aiuto in condizioni avverse. Ma la durezza della vita non ne ha influenzato il carattere: troviamo un popolo miracolosamente sorridente ed ospitale, dei volti sereni, degli sguardi profondi. Un contributo a questa tranquillità giunge sicuramente dalla forte fede religiosa, immersa in una cultura esoterica che permea ogni cosa, un mondo spirituale dove si intrecciano il potente sciamanesimo himalaiano con il misticismo del buddismo tantrico: due anime fuse armoniosamente in un unico immaginario, i cui diversi tratti sono riconoscibili in modo distinto solo all’occhio di un esperto. Le figure dei Lama, i simboli ed i rituali forniscono un forte sostegno, proteggendo dalle influenze negative e dai pericoli naturali. Attraggono lo sguardo del visitatore le trappole per gli spiriti fatte con fili colorati e i teschi di animali posti a difesa dell’ingresso di molte case, o le statue falliche che proteggono l’entrata di alcuni villaggi; ma la forza maggiore, che spesso si rivela nello sguardo amorevole di molti anziani, è la potenza del mantra della compassione universale, Om Mani Padme Hum, scolpito ovunque sulle rocce e salmodiato da tutti. Muktinath Nel cuore dell’Himalaia a nord del massiccio dell’Annapurna, Muktinath è meta di pellegrinaggi da tempo immemorabile. In tempi antichi i Santi provenienti dall’India alla ricerca del mitico regno di Shambala scoprirono la misteriosa fonte d’acqua che qui sgorga tra le fiamme tenui di un fuoco perenne; la Terra poneva di fronte a loro la sintesi degli elementi: terra, acqua, fuoco e aria. Iniziarono così a raggiungere questo luogo per meditare, rivelando solo a pochi discepoli l’ubicazione della sacra fonte. A Muktinath l’acqua miracolosa consente alle piante di crescere anche se ci si trova a 3660 mt di quota, formando un bosco ornato da bandiere di preghiera, dove l’aria purissima è impreziosita dal suono di campanelle; ci si sorprende a chiedersi se non sia qui la casa degli elfi. In questo giardino si siedono i Sadhu giunti scalzi dall’India e i monaci tibetani; le fedi convivono armoniosamente, sono sorti alcuni piccoli luoghi di ritiro e templi che appartengono a induisti, sia vishvaiti che shivaiti, e buddisti. PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Domenica 4 maggio, partenza in volo per il Nepal   Per andare a Katmandu non ci sono collegamenti diretti dall’Italia e molti viaggiatori scelgono di transitare da Delhi in India o utilizzano linee aeree che fanno scalo in Medio Oriente; vi è un’ampia scelta e Amitaba può prenotare quella di maggior gradimento. La maggior parte dei voli prevede di viaggiare la notte arrivando nella giornata successiva. 2°g.    5/5 Arrivo a Katmandu   Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento in hotel; vi sono due opzioni su cui scegliere: l’Hyatt, considerato il migliore hotel del Nepal, o lo Shambaling, comodo e tipico posizionato situato nell’area di Bodnath (la differenza di costo è indicata nel costo del viaggio). Relax e riposo. 3°g.    6/5 Katmandu – Pokhara - Sarangkot   Si lascia la valle di Katmandu superando il piccolo passo che la cinge ad ovest raggiungendo il fiume Trisuli, di cui si segue la corrente per un tratto; all’intorno si vedono diversi villaggi con i tipici campi terrazzati. Si continua sempre verso ovest incontrando diversi fiumi e valli fino a Pokhara, la cittadina più importante della regione posta sulle rive dell’omonimo lago. Si prosegue un poco oltre risalendo i monti fino all'hotel Himalaya Deurali, posto in una bella posizione panoramica, dove lo sguardo spazia fino al Manaslu. La tappa è di circa 220 km e richiede approssimativamente 7 ore, offrendo un percorso molto interessante attraverso il mondo rurale del Nepal. 4°g.    7/5 Sarangkot – Marpha (2600 mt)   Oggi la meta è Marpha che dista circa 146 km. A Baglung (80 km) si arriva al fiume Kali Gandaki; da qui se ne risalgono le acque in direzione nord. Questo possente corso d’acqua scorre nella valle più profonda del mondo, che si apre tra l’Annapurna e il Daulagiri e conduce fino in Mustang e poi in Tibet, con i ciclopici versanti dei monti che passano dagli 800 metri del fondovalle di Tatopani, dove crescono le banane, agli 8167 della vetta artica del Daulagiri ad ovest. Dirimpetto si erge l’Annapurna, di 8091 metri. Si attraversa un’incredibile varietà di aree climatiche, iniziando dalla natura tropicale e, ad ogni svolta della vallata, si trovano nuove forme arboree: dopo le banane troviamo prima gli agrumi, quindi le mele e si arriva infine tra le foreste d’alta quota. Si transita da diversi paeselli, di cui i principali sono Beni, Tatopani, Ghasa, Larjhung e Tukuche, quest’ultimo situato ai piedi dell’immensa cascata di ghiaccio del Daulagiri. Giunti a Marpha (2600 mt), un pittoresco villaggio con strette viuzze tra le case di pietra chiara sopra cui occhieggia un interessante Gompa, ci si accomoda in una pittoresca locanda; ad est troneggiano le incredibili pareti del Nilgiri, che svetta a 7000 metri di quota. La tappa richiede indicativamente da 5 a 7 ore di guida. 5°g.    8/5 Marpha – Muktinath (3660 mt)   Si continua verso nord transitando da Jomoson (2790 mt), centro principale della regione dove vi è un piccolo aeroporto, da cui si prenderà il volo di rientro per Pokhara al termine del tour. Proseguendo si lascia la base della vallata risalendone il versante orientale verso Jarkot; da Tukuche a qui la transizione climatica è oramai completata: si è giunti nel territorio trans himalaiano caratterizzato da un clima prevalentemente secco, quasi desertico, con i monti privi di manto arboreo che rivelano la struttura geologica ed i colori della terra. Le case di Jarkot, un bel villaggio tradizionale con un interessante monastero, hanno ora l’aspetto tipico delle regioni occidentali del Tibet. Poco oltre si giunge al villaggio di Muktinath dove ci si accomoda in una locanda;  la tappa richiede circa 4 ore. Ci si reca al santuario, a breve distanza di cammino, uno dei luoghi più venerati dell’Himalaia; la vista spazia a sud ovest sul Daulagiri e il Tukuche. Nei pressi di Muktinath, per chi è interessato, è possibile raggiungere il villaggio di Chhaingur, situato sul lato settentrionale della vallata, dove si trova un piccolo Gompa di scuola Nyingma. 6°g.    9/5 Muktinath – Kagbeni (2810 mt) – Chhusang (2980 mt)   Si torna a Jarkot e si prosegue la discesa fino al fiume, potendo ammirare le ripide falesie terrose dove si individuano le aperture create da chi è riuscito ad abitarle, un tratto caratteristico di tutto il Mustang. Da Kagbeni (2810 mt) si entra nel territorio ad accesso ristretto dell’Alto Mustang; ci si immerge già da qui nella cultura di questo meraviglioso angolo del mondo. Si prosegue verso nord seguendo ora il corso del fiume, godendo verso sud della visuale dei ghiacci del Nilgiri e sul versante ovest del villaggio di Ty. Una breve salita impreziosita da muri Mani e chorten porta al villaggio di Tange (3060 mt), dove si trovano anche i resti di un antico castello. Si prosegue seguendo due grandiose anse della valle giungendo in breve a Chhusang (2980 mt), dove si alloggia presso la locanda Hotel Bhrikuti o simile. Sulle pendici di un colle dietro al villaggio si può visitare un interessante tempio; ai piedi di Chele, poco lontano da Chhusang, il fiume scava il proprio percorso formando un tunnel nelle rocce, e dalle pareti di roccia rossa a picco occhieggiano le finestre di un antico rifugio rupestre. 7°g.    10/5 Chhusang – Ghami (3520 mt)   Si prosegue il viaggio risalendo il versante occidentale della valle arrivando a Samar (3660 mt); si valica quindi un costone, il passo di Yamda (3860 mt), e si transita dal minuscolo villaggio di Shyammochen e poco oltre si supera l’omonimo passo (3850 mt) che segna l’ingresso nella regione di Lho. Si scende al villaggio di Geling (3570 mt), dove si trovano un monastero ed alcuni stupendi Stupa decorati nello stile del Mustang; si transita dal villaggio di Jhite (3820 mt) e si valica il passo di Nya (4010 mt), da cui si accede al villaggio di Ghami, dove si alloggia. Nei pressi del villaggio si trova il muro Mani più lungo del Nepal. In funzioni delle condizioni locali oggi si potrebbe proseguire fino a Tsarang. 8°g.    11/5 Ghami – Lo Gekar – Tsarang – Lho Manthang (3810 mt)   Si continua verso nord superando un altro costone, il passo di Chinggel (3970 mt); gli scorci panoramici dai punti più alti del percorso sono eccezionali: lo sguardo spazia sul vasto orizzonte incorniciato a sud dall’Annapurna e dalle cime “minori” del Thorong, Tilicho e Nilgiri – per menzionare solo le principali! In questa zona vi è la possibilità di raggiungere con circa un’ora di cammino Tramar (Dhakmar), un piccolo villaggio con un tempio buddista dove si ammirano spettacolari formazioni di roccia rossa. Arrivati nella vallata di Tsarang, uno dei centri principali del Mustang, si visitano il monastero ed il vecchio palazzo reale. Si risale quindi la vallata per raggiungere il monastero di Lo Gekar, che si dice risalire all'VIII secolo e la cui fondazione è attribuita a Guru Rimpoce; all’interno vi sono interessantissime e decorative figure in pietra scolpita. Si prosegue quindi verso nord per Lho Manthang, l’antica capitale del Regno del Mustang, una cittadella di fiaba situata in un plateau contornato da rocce erosive che da qui dista circa un’ora di guida. Ci si accomoda presso una locanda che farà da base per le prossime 3 notti. 9°g. – 11°g. (12/5 – 14/5) Lho Manthang, festival del Tiji ed escursioni   In questi giorni l’attività principale sarà seguire lo svolgimento delle rappresentazioni del festival: è il momento conviviale più importante dell’anno, si ammirano i vestiti tradizionali delle persone e le rappresentazioni di danza in costume e maschere eseguite molto bene dai monaci. Il grande rito ha un valore esorcistico, con una progressiva crescita di intensità: semplificando parecchio il tema, si potrebbe dire che lo scopo è far confluire le negatività del luogo in un ricettacolo di metallo opportunamente preparato, con la regia di un Lama che conduce le varie fasi. Un momento saliente è l’esposizione di una grande, veneratissima tanka, quando le persone si assiepano per poterla toccare e riceverne una benedizione, primi tra tutti i notabili di Lho che iniziano la processione. Lho Manthang è molto interessante da visitare, all’interno delle mura vi sono alcuni antichi monasteri di scuola Sakya con affreschi originali, il Palazzo Reale e la piazzetta dove si svolge il Tiji. Camminando tra i viottoli ci si sente fuori dal tempo, incontrando la gente sorridente impegnata nelle proprie attività tradizionali. Nei momenti meno importanti o di pausa del festival si approfitterà per fare delle escursioni nella zona all’intorno, dove vi sono diversi luoghi che meritano una visita. La più importante, che molto probabilmente converrà eseguire il 12/5 e si esegue con la jeep, porta a nord di Lho Manthang per visitare il villaggio di Garphu, dove si trova un piccolo Gompa, e il monastero di Chhoser, abbarbicato su una rupe. Da qui con una passeggiata si arriva alle grotte di Jhong, ben incastonate in una parete di roccia colorata, dove è possibile entrare; servivano da rifugio alla popolazione della valle in caso di incursioni ostili ed erano anche usate dagli eremiti. Chi è interessato nelle altre giornate si potrà recare con una passeggiata, eseguibile anche a cavallo, a visitare Serkang, un luogo di ritiro dove si trovano anche diversi antichi Chorten situato sui monti ad ovest di Lho; da qui si può poi raggiungere il villaggio di Thingar dove si trovano le rovine di uno Dzong e rientrando a Lho passare dal monastero di Namgyal. 12°g.    15/5 Lho Manthang  – Jomoson   Si parte presto per ripercorre la panoramicissima strada che porta a sud; giunti a Kagbeni si procede direttamente per Jomoson, seguendo il fiume (non è necessario salire fino a Muktintah ). Il percorso richiede circa 7 ore di viaggio; si alloggia in un alberghetto. 13°g.    16/5 Jomoson – Pokhara – Katmandu    Partenza in volo per Pokhara nelle prime ore del mattino; la panoramicissima rotta contorna le falde del Daulagiri e dell'Annapurna. Con un secondo volo di raggiunge quindi Katmandu; sistemazione presso il medesimo hotel e pomeriggio libero. 14°g.    17/5 Katmandu: Pashupatinath, Bodnath, Durbar   Ci si reca a Pashupatinath, l’antichissimo santuario indù lungo le rive del fiume Bagmati dedicato a Shiva, luogo di pellegrinaggio dove giungono anche molti pittoreschi Sadhu. L’intera collina è un mondo da scoprire, disseminata di antichi tempietti immersi nel verde; sulla riva del fiume avvengono le cremazioni. Da qui si raggiunge il vicino Stupa di Bodnath, nel cuore del quartiere tibetano, ricco di botteghe, negozi e importanti templi e monasteri, dove si sceglierà un panoramico ristorantino per il pranzo. Si visitano quello Nyingma di Sechen, sede della reincarnazione di Dilgo Kyentse Rinpoche, il “monastero bianco” Ka-Nying di tradizione Kagyu e Nyingma fondato da Urgyen Tulku e, tempo permettendo, anche altri. Si completa la giornata con la visita del centro storico di Katmandu: Durbar Square e dintorni con i magnifici templi, l’antico palazzo reale e la galleria nazionale d’arte. (NB: questa giornata di visite si svolge alla fine del viaggio onde consentire un possibile giorno di recupero se vi fossero dei ritardi sul percorso). 15°g.    18/5 Katmandu e volo di rientro   Tempo libero fino a quando ci si reca all’aeroporto per l’imbarco sul volo internazionale. In funzione del volo di rientro utilizzato Amitaba predisporrà gli eventuali servizi aggiuntivi richiesti sia a Katmandu che a Delhi per chi transitasse dall’India. 16°g.    Sabato 19 maggio, arrivo a destinazione.
NEPAL 2018: Vette del mondo e dello spirito
Visioni dell’Himalaia: un incontro con la storia, la natura e la saggezza
Periodo: 20 apr - 1 mag
Arrivati a Katmandu ci si dedica alle visite dei siti più significativi. Si inizia salendo il colle che porta allo stupa di Swayambu e si dedica una giornata ad assaporare il santuario shivaita di Pashupatinath, il grande stupa di Bodnath, cuore buddista della valle circondato da una profusione di monasteri, e la preziosa piazza storica della città. Si prosegue per Patan, la più antica della capitali della valle, attiva già dai tempi Ashoka, arrivando poi a Pharping, dove con un pizzico di fortuna si potrà incontrare un venerato Lama tibetano. Da qui si sale sui monti di Damam per godere di una vista tra le più grandiose dell’arco himalaiano, per scendere poi ai loro piedi ed immergersi nella giungla di Chitawan, dove con l’ausilio dei rangers ed utilizzando anche gli elefanti si esplorerà uno degli ultimi regni delle tigri. Si prosegue per Lumbini, luogo della nascita del Buddha ed oggi anche centro di pratica meditativa e religiosa con templi e monasteri di gran parte delle tradizioni buddiste del mondo. Tornando verso i monti si sosta a Tansen, l’antica capitale del regno Magar, e da qui si raggiunge lo Stupa della Pace ed il lago di Pokhara; quindi, utilizzando delle jeep, si arriva nel paesello tradizionale di Dampus, al cospetto del Machhapuchare e con una visuale eccezionale sui monti che spazia fino alle falde del Manaslu: fino a ier l’altro si giungeva qui solo camminando, ed il luogo mantiene l’atmosfera dei mitici villaggi dei trekking. Ridiscesi a Pokhara si torna in volo a Katmandu, dove si avrà del tempo per gli acquisti, per i quali la città è giustamente famosa, e si completerà con una serata di musica e danze nepalesi. Nota tecnica In Nepal a fine aprile il clima è solitamente mite e secco; si tenga comunque presente che possono sempre esserci piogge locali. Per gli spostamenti si utilizzano dei comodi pulmini e gli alloggi sono puliti con camere dotate di bagno con acqua calda e lenzuola, tranne che nel villaggio di Dampus, dove si alloggia in un rifugio himalaiano in stanze non dotate di servizi.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Venerdì 20 aprile, partenza in volo per il Nepal   Non ci sono collegamenti diretti dall’Italia per Katmandu ed alcuni viaggiatori scelgono di transitare da Delhi in India; vi è un’ampia scelta di compagnie aeree e Amitaba può prenotare quella di maggior gradimento. La maggior parte dei voli prevede di viaggiare la notte arrivando nella giornata successiva. 2°g.    21/4 Arrivo a Katmandu   Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’Hotel Vajra, posizionato ad un quarto d’ora di cammino dal centro della città; è immerso in un bel giardino e costruito nello stile tradizionale newari con decorazioni in legno eseguite dall’artista Utam Raj di Patan. Per chi desidera sgranchirsi, dopo il viaggio è prevista una passeggiata al “colle delle scimmie” che dista circa 15 minuti dall’hotel, dove si erge il magnifico Stupa di Swayambhu. 3°g.    22/4 Katmandu: Pashupatinath, Bodnath, Durbar   Ci si reca a Pashupatinath, l’antichissimo santuario indù lungo le rive del fiume Bagmati dedicato a Shiva, luogo di pellegrinaggio dove giungono anche molti pittoreschi Sadhu. L’intera collina è un mondo da scoprire, disseminata di antichi tempietti immersi nel verde; sulla riva del fiume avvengono le cremazioni. Da qui si raggiunge il vicino Stupa di Bodnath, nel cuore del quartiere tibetano, ricco di botteghe, negozi e importanti templi e monasteri, dove si sceglierà un panoramico ristorantino per il pranzo. Si visitano quello Nyingma di Sechen, sede della reincarnazione di Dilgo Kyentse Rinpoche, il “monastero bianco” Ka-Nying di tradizione Kagyu e Nyingma fondato da Urgyen Tulku e, tempo permettendo, anche altri. Si completa la giornata con la visita del centro storico di Katmandu: Durbar Square e dintorni con i magnifici templi, l’antico palazzo reale e la galleria nazionale d’arte.    4°g.    23/4 Katmandu – Patan – Pharping - Daman   Ci si reca a Patan, la più antica delle tre capitali della valle di Katmandu. La piazzetta centrale, dove sono ancora evidenti i danni causati dal recente terremoto, è un gioiello dell’architettura newari; tra i vari templi della zona circostante i più importanti sono il Tempio d’Oro e il Kumbeshwor. Si prosegue quindi per il villaggio di Pharping, a sud di Patan, per incontrare presso la sua residenza Lama Monlam, un sant’uomo di 91 anni che ha visitato più volte l’Italia; in gioventù era uno dei monaci del Potala e dopo la fuga dal Tibet ha proseguito con una vita profondamente ascetica diventando per molti oggi un esempio fortissimo di profondità spirituale e nobiltà d’animo. Stante l’età della persona, l’incontro potrà svolgersi in funzione del suo stato di salute. Si prosegue da Pharping per Danan, salendo le montagne in direzione sud ovest, un viaggio da Pharping è di soli 57 km ma che può richiedere anche 3 ore o più. Qui si alloggia e si cena presso l’Everest Panoramic View Resort, situato a circa 2300 mt; la posizione offre uno stupendo panorama sulla catena himalaiana, perché si è un poco arretrati a sud e non si hanno cime più alte di fronte all’arco dei giganteschi monti che contornano l’altopiano del Tibet; si ha così una visuale ampissima che diventa ancor più bella con le luci del tramonto e dell’alba. 5°g.    24/4  Daman – Chitawan   Si scende da Daman verso sud e giunti nelle aree più pianeggianti alla base dei monti si prosegue verso ovest per il Parco Nazionale di Chitawan, arrivando per pranzo al Safari Nayani; il tragitto è di circa 130 km, approssimativamente 5 ore. Questo resort è una comoda base da cui si esplora il territorio, immersi nella foresta del parco su di un colle che sovrasta il fiume Rapti, il corso d’acqua che segna il confine occidentale del Parco. Quest’area naturale, dichiarata riserva nel 1970 e successivamente Parco Nazionale, si estende per 932 kmq e ospita; tra gli animali più celebri, un gran numero di rinoceronti e di tigri, oltre a diversi tipi di gazzelle, bufali, coccodrilli ed una grandissima varietà di uccelli (525 specie!). Nel corso del giorno e mezzo che si trascorre qui si seguiranno diverse attività con la guida degli esperti ranger, iniziando con un’introduzione al luogo che solitamente si tiene presso le stalle degli elefanti. Si consumano tutti i pasti nel ristorante del centro. 6°g.    25/4 Chitawan   Nella giornata di oggi si inizia all’alba, quando è più facile vedere gli animali. Le attività previste durante il soggiorno a Chitawan sono diverse ed interessanti. Un safari di circa un’ora e mezza con gli elefanti nella foresta; la visita ad un villaggio dell’etnia Tharus utilizzando carri trainati dai buoi; una camminata guidata nella foresta - che presuppone di attenersi scrupolosamente alle indicazioni date dal ranger; discendere il corso del fiume Rapti per circa 5 km con le canoe tradizionali, che è il modo migliore per osservare gli uccelli acquatici e gli animali sulle rive mentre si scivola in silenzio sull’acqua; la visita al centro di riproduzione dei coccodrilli; e si assiste al bagno degli elefanti nel fiume, dove chi vuole potrà aiutare a spazzolare i pachidermi! 7°g.    26/4 Chitawan – Lumbini   Si seguono verso ovest le pianure che lambiscono in monti himalaiani arrivando a Lumbini, un viaggio di circa 140 km che richiede da 4 a 5 ore; si alloggia e si cena presso l’hotel Buddha Maya Garden o Lumbini Hokke e si dedica il pomeriggio alle visite. A Lumbini nacque il Buddha; nel Giardino Sacro nel 1996 è stata portata alla luce una pietra che segna il punto dove secondo la tradizione avvenne la nascita. Il sito è tranquillo ed è stata predisposta una vasta area protetta dove sono stati costruiti i monasteri di tante diverse tradizioni, molti dei quali interessanti da visitare; si ha così l’opportunità di vedere in un unico spazio i diversi stili dei templi buddisti dell’Asia. La nascita del Buddha Secondo la tradizione, il padre di Siddharta Gautama fu il re Shuddhodana e sua madre la regina Maya, che lo partorì nel parco di Lumbini, non lontano dalla città di Kapilavastu, capitale del piccolo regno dei Shakya. La data di nascita del Buddha è ancora oggetto di discussioni: secondo il pandit kashmiro Sakya Sri, che giunse in Tibet all’inizio del XIII secolo, il Buddha nacque  circa 2500 anni fa. Ciò concorda con la posizione generalmente accettata dalla tradizione Theravada ma, secondo alcuni studiosi tibetani, il Buddha apparve nel mondo più di 3000 anni fa.  C’è poi una terza opinione che fa risalire la nascita del Buddha all’VIII secolo a.C. Nonostante le contrastanti asserzioni sulla data di nascita del Buddha, la letteratura mostra generale accordo riguardo agli eventi principali della sua vita che, al di là della leggenda, esemplifica le immense potenzialità e capacità che sono intrinseche della natura umana. Si narra che Siddharta, dopo una serie innumerevole di esistenze in forma animale, umana e divina condotte compiendo azioni compassionevoli verso ogni essere vivente, fosse giunto all’ultima incarnazione durante la quale, per i meriti acquisiti, avrebbe conseguito l’Illuminazione e predicato la dottrina che ad essa conduce. Si racconta che egli, prima di rinascere nel parco di Lumbini, risiedesse nel paradiso di Tushita, il luogo in cui gli dei vivono in perfetta beatitudine. Qui, essendo maturato il tempo dell’ultima esistenza, decise di venire al mondo. La narrazione della nascita di Buddha è arricchita da particolari straordinari: egli nasce dal fianco destro della madre, la terra trema e soffiano leggere brezze che conducono nell’aria soavi profumi, mentre gli dei esprimono il loro compiacimento facendo cadere una pioggia di fiori di loto. La tradizione artistica raffigura generalmente questo avvenimento della vita di Buddha mostrando la madre Maya in piedi, sotto un albero, circondata dalle ancelle e sorretta dalla sorella, mentre il bimbo fuoriesce dal suo fianco. Al parto miracoloso partecipano anche due divinità del pantheon brahmanico: Brahma e Indra. Quest’ultimo accoglie il bimbo su un candido panno, a significare che la nascita di Gautama è un evento che coinvolge non solo le sorti del genere umano, ma l’intero cosmo. Gli stessi dei si prostrano dinnanzi al Buddha nascente poiché attendono ansiosi la predicazione del Dharma (la dottrina) che li renderà finalmente liberi. Al bambino vengono posti i nomi di Siddharta (Colui che ha raggiunto lo scopo) e di Gautama poichè egli deriva dalla stirpe brahmanica di Gotama. La mamma morì pochi giorni dopo il parto ed il bimbo venne allevato dalla sorella di lei, Mahaprajapati, che era la seconda moglie del re. Gautama era venuto al mondo recando sul proprio corpo dei segni straordinari che ne lasciavano intuire la grandezza. Interpretandoli, i veggenti che frequentavano il palazzo predissero a Shuddodana, il papà, che il bambino, qualora fosse rimasto nel mondo sarebbe divenuto un chakravartin, ossia un sovrano universale. Se diversamente, nel corso della sua esistenza, avesse deciso di abbandonare la vita di corte per intraprendere un sentiero spirituale, sarebbe giunto allo stato di Buddha perfettamente compiuto. 8°g.    27/4 Lumbini – Tansen   Nel corso della mattina si potranno completare le visite e, prima di partire, visitare le rovine di Kapilvastu, la capitale del regno del Buddha (vi è ‘concorrenza’ su questo: anche oltre il vicino confine dell’India ci sono delle rovine che là vengono considerate quelle ‘vere’…). Si procede quindi per Tansen, centro principale della regione di Palpa, 75 km a nord ovest di Lumbini, un percorso di circa 3 ore e mezza. Questa cittadina è un luogo interessante: il centro ha un aspetto medioevale con vicoli ripidi dove le auto non possono transitare e palazzi in stile Newari con le tipiche finestre finemente intagliate; in passato fu la capitale del regno Magar, che per un luogo periodo fu uno dei più potenti principati del Nepal. Si alloggia e si cena presso l’hotel Papali Chen. 9°g.    28/4 Tansen – Shanti Stupa - Pokhara – Dampus   Si parte per Pokhara che dista circa 123 km a nord est, un percorso che richiede circa 4 ore di guida. Ci si reca per una breve visita alla Pagoda della Pace, la Shanti Stupa, posizionata in punto molto panoramico sopra al celebre lago della cittadina. Dopo il pranzo in un ristorantino della celebre ‘lake side’ si lascia Pokhara utilizzando delle jeep locali con cui si raggiunge in circa un’ora o poco più il villaggio di Dampus, edificato nel tipico stile locale su di un costone dei monti, da dove si ha una visuale formidabile sulla catena himalaiana, ed in particolare dell’ardito Machhapuchare, il monte conosciuto come “il Cervino dell’Himalaia”. Si alloggia e si cena in una casa – rifugio tipica di questa regione, dove si segnala che non si hanno i servizi in camera, ma si assapora l’atmosfera magica che sanno regalare questi luoghi che fino a pochissimo tempo addietro erano raggiungibili solo a piedi. 10°g.    29/4 Dampus – Pokhara – Katmandu   Tornati a valle con le jeep si procede per l’aeroporto di Pokhara per il volo di rientro a Katmandu, dove si arriva indicativamente per l’ora di pranzo. Si alloggia nel medesimo hotel e si avrà il resto del tempo a disposizione. È prevista una serata folk con cena in un locale tipico dell’area di Tamel. 11°g.    30/4 Katmandu e volo di rientro   Tempo libero fino al trasferimento all’aeroporto per il volo di rientro. Quasi tutti i voli partono nel pomeriggio con arrivo nella giornata successiva. 12°g.    Martedì 1 maggio, arrivo a destinazione.
NEPAL 2018: Everest, Lhotse e Cho Oyu - Trek nel Solo Kumbhu
In cammino lungo i sentieri più belli del mondo
Periodo: 14 apr - 5 mag
Raggiunta Katmandu, si parte in volo per Lukla e si inizia il cammino andando a Namche Bazar, il villaggio principale della regione. Per favorire l’acclimatazione da qui si risale la bella valle che porta a Thame, dove si trova anche un bel monastero tibetano che si potrà visitare, e si trascorre una notte anche al villaggio di Khumjung, posizionato sopra a Namche Bazar. Si prosegue per Gokyo, dove si sale il Gokyo Ri (5483 mt), un punto panoramico di una bellezza che va oltre l’immaginabile: la visuale spazia dal Cho Oyu al massiccio dell’Everest e ad est fino al Makalu. Si lascia Gokyo attraversando il ghiacciaio (morenico, senza problemi di crepacci) e si scende lungo il versante opposto a quello utilizzato nella salita, aggirando in due giorni i bellissimi monti che separano dal gruppo dell’Everest, Nuptse e Lhotse. Percorrendo il bordo del grande ghiacciaio che fluisce dall’Everest si arriva a Gorak Shep, da dove si raggiunge il campo base e si sale sul Kala Pattar (5545 mt), uno dei punti panoramici più celebri dell’Himalaia. Si rientra aggirando le falde del Nuptse e proseguendo verso est arrivando ai piedi della parete sud del Lhotse a Chhukung. Qui si esplora il bacino a nord dell’Ama Dablam, che lascia basiti per l’imponenza degli anfiteatri glaciali a canna d’organo, dove si potrà arrivare fino alla base dell’Imje Tse ed oltre, e si sale il Chhukung Ri (5500 mt), speciale in particolare per le visuali sul Lhotse. Inizia quindi il percorso di ritorno, che segue il deflusso della valle riportando a Namche Bazar via Tengboche ed a Lukla, da dove si rientra in volo a Katmandu. Qui si avrà un giorno a disposizione, quando sono previste delle interessanti visite ai siti storici; la giornata potrà essere utilizzata come giorno di riserva per il trekking. Durante il trekking per l’alloggio si utilizzano i lodge, piccoli rifugi costruiti dagli Sherpa che consentono di dormire più caldi rispetto alla tenda, ed offrono del buon cibo. Il bagaglio personale è trasportato dai portatori (per un massimo di 13 kg a testa). Nota tecnica Il percorso tiene conto della necessaria acclimatazione e le tappe sono ragionate sulla base di una lunga esperienza; sono previste tre salite, al Gokyo Ri (5483 mt) nella valle del Cho Oyu, al Kala Pattar (5545 mt) ai piedi dell’Everest ed alla cima di Chhukung (circa 5200 mt) di fronte al Lhotse: i punti panoramici tra i più belli del pianeta. Non è un percorso tecnico, non bisogna essere alpinisti e basta avere un po’ di determinazione; in sintesi è adatto a persone in salute che abbiano un’adeguata forma fisica. È necessario attrezzarsi per le basse temperature; durante il trekking si dorme sempre nei “Lodge”, i rifugetti himalaiani che sono abbastanza confortevoli; è importante comunque avere un sacco a pelo omologato per i – 10° / - 20°C, vestiario e calzature che consentano il confort a queste temperature. È un fattore di prudenza, perché non è usuale avere –20°C in questa stagione. Si segnala che a volte in queste locande non è possibile avere la stanza singola e dove si può avere la doccia calda questa va pagata in loco da chi la richiede (una cifra minima).   PROGRAMMA DEL VIAGGIO (I tempi indicati per le tappe sono riferiti ad un percorso senza soste eseguito con un ritmo normale) 1°g.    Sabato 14 aprile, partenza in volo per il Nepal   Per andare a Katmandu non ci sono collegamenti diretti dall’Italia e molti viaggiatori scelgono di transitare da Delhi in India o utilizzano linee aeree che fanno scalo in Medio Oriente; vi è un’ampia scelta e Amitaba può prenotare quella di maggior gradimento. La maggior parte dei voli prevede di viaggiare la notte arrivando nella giornata successiva. 2°g.    15/4 Arrivo a Katmandu   Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’Hotel Vajra, immerso in un bel giardino ad un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu, dove, chi lo desidera, potrà recarsi a piedi dall’albergo. 3°g.    16/4 Katmandu – Lukla – Bengkar (2650 mt)   Partenza in volo per Lukla, tipico aeroporto himalaiano appeso al bordo di una valle e posto a circa 2800 mt di quota, che si raggiunge in circa 30 minuti. Si inizia già oggi il cammino con una facile tappa di circa 4 ore, scendendo al fiume Dudh Kosi e risalendo verso nord la valle che porta a Namche Bazar; si transita da Phakding e si prosegue fino a Bengkar, dove i lodge sono forse meno belli che a Phakding ma si gode della vista del Tamerseku. 4°g.    17/4 Bengkar – Namche Bazar (3440 mt)   Si segue il fiume fino alla base della salita che porta al villaggio di Namche Bazar, il centro principale degli Sherpa. Tappa di circa 5 ore. 5°g.    18/4 Namche Bazar – Thame (3800 mt)   Per favorire l’acclimatazione si risale il sentiero che porta verso ovest fino al villaggio di Thame, alle porte della valle che conduce verso il Rolwaling; qui si trova anche un interessante monastero. Tappa di circa 4 ore e mezza. 6°g.    19/4 Thame - Khumjung (3790 mt)   Si torna verso Namche e giunti nei pressi si segue il sentiero più alto che porta al bel villaggio di Khumjung, situato su di un poggio posto sopra alla “capitale” degli Sherpa. Tappa di circa 4 ore. 7°g.    20/4 Khumjung – Luza (4360 mt)   Si segue il sentiero che si inerpica per i costoni della montagna fino ad una discesa di circa 400 mt che porta a Phortse Tenga, da dove si inizia a risalire il fiume che origina dal ghiacciaio del Cho Oyu e si risale verso le pasture più alte attraversando alcuni alpeggi. Si sosta per il pranzo a Dole (4200 mt) e da qui si prosegue per il vicino alpeggio di Luza. Tappa di circa 5 ore. 8°g.    21/4 Luza – Gokyo (4750 mt)   Si prosegue camminando tra le pasture degli yak, con visuali sempre entusiasmanti, attraverso l’alpeggio di Machhermo (4410 mt) con la visuale Cho Oyu verso nord che completa l’orizzonte. Si arriva ad un primo lago e poco oltre si giunge al lago turchese di Gokyo. Tappa di circa 5 ore. Chi se la sente potrà cimentarsi già questo pomeriggio con una salita al Gokyo Ri (5483 mt) per ammirare un indimenticabile tramonto. 9°g.    22/4 Gokyo – Gokyo Ri (5483 mt) - Phortse (3850 mt)   Si parte prestissimo, per godere delle prime luci del mattino dalla vetta del Gokyo Ri (5483 mt). La salita è facile, segue un sentiero che si inerpica lungo crinali erbosi, e richiede al massimo tre ore. Dopo il pranzo si parte per Phorte; si segue per un tratto il sentiero utilizzato per giungere fin qui, si oltrepassa quindi il ponte sul fiume che fluisce dal ghiacciaio del Cho Oyu e, discendendo lungo il versante opposto a quello della salita, si giunge alla congiunzione con la valle che sale verso l’Everest arrivando a destinazione. La tappa è di circa 5 ore. 10°g.    23/4 Phortse – Dingboche (4280 mt)   Si risale la valle fino a Dingboche, con la visuale del Lhotse a nord e dell’Ama Dablam ad est, una tappa ci circa 5 ore. 11°g.    24/4 Dingboche – Lobuche (4830 mt)   Si prosegue la salita iniziando ad aggirare le falde del Nuptse; si lascia ad est la vallata che sale verso il Lhotse e ad ovest la valle che porta al Cho La, arrivando a Lobuche con circa 6 ore di cammino. Da Lobuche alla Piramide, per chi desidera visitare il luogo, si impiega circa mezz’ora. 12°g.    25/4 Lobuche – Gorak Shep (5100 mt); escursione al campo base   Si seguono le morene lungo i bordi del ghiacciaio godendo della vista del Pumori che si erge di fronte; dopo l’attraversamento di un ghiacciaio che confluisce dal lato della valle, anche questo coperto da sassi e senza pericolo di crepacci, si arriva a Gorak Shep, impiegando circa 2 ore e mezza. Da qui il campo base dell’Everest, situato di fronte alla famosa cascata di ghiaccio, dista circa 2 ore; chi lo desidera può recarvisi, rientrando poi  a Gorak Shep per la notte. 13°g.    26/4 Salita al Kala Pattar (5545 mt) – Lobuche   La salita al Kala Pattar, uno dei punti panoramici più celebri al mondo, non presenta difficoltà ed impegna per circa 2 ore. Nel pomeriggio si torna a Lobuche. 14°g.    27/4 Lobuche – Chhukung (4730 mt)   Nella parte iniziale si segue il sentiero utilizzato nella salita deviando poi ad est per seguire la valle che porta ai piedi del Lhotse ed arrivando alle pasture dell’alpeggio di Chhukung, situato a nord dell’Ama Dablam ed ai piedi della parete sud del Lhotse. Si cammina per circa 5 ore. 15°g.    28/4 Chhukung   Esplorazione della vallata alla base del Lhotse; la si risale verso est, godendo di un panorama fantastico sulle formazioni di ghiaccio a canna d’organo del grande bacino a nord dell’Ama Dablam, potendo scegliere di risalire diversi crinali panoramici ed arrivando fino ad oltre la base dell’Imje. 16°g.    29/4 Chhukung – Chhukung Ri (5500 mt) - Tengboche (3867 mt)   Si parte presto al mattino per raggiungere la vetta del Chhukung Ri, da dove si gode di un panorama stupendo sulla parete sud del Lhotse e sui colossi che contornano la valle, tra cui l’Ama Dablam e, ad est, la sommità del Makalu. Si inizia quindi la prima tappa del percorso di rientro che in circa 5 ore e mezza porta a Tengboche, dove si trova un bel monastero buddista in vista della spettacolare parete sud dell’Ama Dablam. 17°g.    30/4 Temboche – Namche Bazar Da Temboche si scende al fiume (3250 mt) e si risale il versante settentrionale della valle verso Namche Bazar (3440 mt), seguendo un sentiero che segue il bordo della montagna senza salire fino a Khumjung. Con la buona acclimatazione che si possiede, per questa tappa si impiegano circa 4 ore. 18°g.    1/5 Namche Bazar - Lukla   Si continua per Lukla, ripercorrendo in discesa le prime due tappe fatte all’inizio; la tappa è di circa 6 ore. 19°g.    2/5 Lukla – Katmandu   Si parte in volo per Katmandu; all’arrivo, trasferimento in hotel e relax. 20°g.    3/5 Katmandu; visita di Pashupatinath, Bodnath e Durbar   Sono previste delle visite ai siti storici dell’interessantissima valle di Katmandu; si inizia da Pashupatinath, l’antichissimo santuario indù lungo le rive del fiume Bagmati dedicato a Shiva, luogo di pellegrinaggio dove giungono anche molti pittoreschi Sadhu. L’intera collina è un mondo da scoprire, disseminata di antichi tempietti immersi nel verde; sulla riva del fiume avvengono le cremazioni. Da qui si raggiunge il vicino Stupa di Bodnath, nel cuore del quartiere tibetano, ricco di botteghe, negozi e importanti templi e monasteri, dove si potrà anche scegliere un panoramico ristorantino per il pranzo. Si completa la giornata con la visita del centro storico di Katmandu: Durbar Square e dintorni con i magnifici templi, l’antico palazzo reale e la galleria nazionale d’arte. 21°g.    4/5 Katmandu e volo di rientro   Tempo libero fino a quando ci si reca all’aeroporto per l’imbarco sul volo internazionale. In funzione del volo di rientro utilizzato Amitaba predisporrà gli eventuali servizi aggiuntivi richiesti sia a Katmandu che a Delhi per chi transitasse dall’India. 22°g.    Sabato 5 maggio, arrivo a destinazione.
NEPAL 2017: Campo base Annapurna, parete sud
Trekking alla magica valle del “Santuario dell’Annapurna”
Periodo: 20 ott - 5 nov
Questo luogo è conosciuto come “Santuario dell’Annapurna”: il significato del nome è chiaro a chi vi è stato e ha goduto dell’incredibile spettacolo dei monti che cingono tutto l’orizzonte, con gli Annapurna che troneggiano tra il frastuono delle valanghe che rimbombano nella valle e spesso fanno tremare il suolo. Questo magnifico trek parte dalla regione di Pokhara, ad ovest di Katmandu. È un percorso che offre la grande soddisfazione di iniziare dalle aree pre himalaiane e di arrivare in breve tempo nel territorio d’alta quota attraversando i diversi tipi di ambiente arboreo, incluse le foreste di bambù, fino ai 4130 metri del campo base. Si inizia risalendo le zone dei villaggi terrazzati fino ai costoni coperti da foreste di rododendri tra panorami incredibili, che spaziano dall’Annapurna Sud al Macchapuchare ed ad est fino al Manaslu, arrivando al villaggio di Langdrung, molto pittoresco e ben tenuto con le tipiche case in pietra; si prosegue direttamente verso nord attraversando il fiume verso il villaggio di Chomrung e si risale la valle che si fa sempre più ripida e impervia finché si giunge ai piedi del Macchapuchare, un monte sacro ai nepalesi e per questo motivo inviolato, che è stato ribattezzato dagli occidentali "Cervino dell’Himalaia" per la sua forma ardita, e anche “Fishtail mountain” per via della doppia cima che ricorda ad alcuni la coda di un pesce. Da qui, con una svolta verso ovest che regala la visione della parete sud dell’Annapurna, si accede alla vallata del Santuario. Si rientra seguendo il medesimo sentiero per la parte iniziale fino alla zona del villaggio di Dovan sostando a Jhinudanda; qui, oltre a godere degli stupendi panorami, si potrà rilassarsi nelle acque di una fonte termale. Quindi, oltre il bel villaggio di etnia Gurung di Gangdruk attraverso pristine foreste di giganteschi rododendri himalaiani si arriva al passo di Ghorepani, alla base di Poon Hill, uno dei punti panoramici più rinomati del Nepal che regala ottime visuali sull’arco himalaiano, dal Daulagiri al Manaslu. Si scende quindi nella vallata del fiume Bhurungdi rientrando a Pokhara e da qui si prosegue in volo per Katmandu. Nota tecnica È richiesto un livello di allenamento normale per chi va in montagna, con tappe medie di circa 5 ore di cammino effettivo; non è necessaria una preparazione tecnica: si tratta solo di spostarsi lungo i sentieri. Il clima previsto è secco; ma bisogna essere attrezzati nell’eventualità che possa piovere o anche nevicare nelle parti alte. Durante il trekking si alloggia e si consumano i pasti nei “logde”, ovvero nei rifugetti nepalesi che offrono un discreto livello di comodità e pulizia; in molti di questi sono anche disponibili docce con acqua calda ad un prezzo modico. Il bagaglio personale è trasportato da portatori (massimo 15 kg a testa). Nella valle del Santuario se si sta all’aperto di sera o di prima mattina all’alba si preveda un abbigliamento per una minima di -10°c. (di solito non fa così freddo, ma dei cali di temperatura sono sempre possibili), ed è anche consigliabile per il proprio confort avere un sacco a pelo con il medesimo gradiente termico minimo, anche se nei lodge sono disponibili le coperte.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO NB: i tempi di tappa riportati sono indicativi, riferiti a escursionisti di capacità media. Le tappe potranno essere leggermente variate dal capogruppo in funzione delle condizioni del tempo od altro 1°g.    Venerdì 20 ottobre, partenza in volo per il Nepal   Per andare a Katmandu non ci sono collegamenti diretti dall’Italia e molti viaggiatori scelgono di transitare da Delhi in India o utilizzano linee aeree che fanno scalo in Medio Oriente; vi è un’ampia scelta e Amitaba può prenotare quella di maggior gradimento. La maggior parte dei voli prevede di viaggiare la notte arrivando nella giornata successiva. 2°g.    21/10 Arrivo a Katmandu  Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’Hotel Vajra, immerso in un bel giardino ad un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu. L’hotel dispone di buoni servizi, è costruito nello stile tradizionale newari con decorazioni in legno eseguite dall’artista Utam Raj di Patan ed è dotato di piacevoli spazi comuni; relax e riposo. 3°g.    22/10 Katmandu – Pokhara – Kande – Australian Camp   Si parte in volo per Pokhara; il peso del bagaglio consentito senza extra è di kg 15 (ma il prezzo per i kg in più non è eccessivo). Giunti a destinazione si prosegue con dei veicoli privati per il villaggio di Khande (1450 mt), che dista circa un’ora e mezza di guida. Da qui inizia il percorso a piedi, la prima tappa di circa un’ora e mezza porta all’Australian Camp (1870 mt), da dove già si godono ottimi panorami. 4°g.    23/10 Australian Camp – Langdrung   Una tappa di circa 4 ore che transita dai villaggi di Deurali e Tolka conduce al bel villaggio di Langdrung (1700 mt). 5°g.    24/10 Langdrung – Chomrung   Si attraversa il fiume su di un ponte sospeso arrivando per il pranzo a Jhinudanda (1780 mt); in questa zona durante il percorso di rientro si potranno fare dei bagni nelle acque calde termali. Si prosegue salendo a Chomrung (2170 mt), uno dei principali villaggi della regione contornato dalle vette dell’Hiunchuli, Annapurna Sud e Macchapuchare. La tappa è di circa 5,5 ore. 6°g.    25/10 Chomrung – Dovan   Il sentiero in parte gradinato scende ripido a un fiume e risale verso Sinuwa, con panorami spettacolari sul Macchapuchare. Si attraversano foreste di bambù arrivando a Dovan (2600 mt), una tappa di circa 5 ore. 7°g.    26/10 Dovan - Macchapuchare Base Camp   Attraverso foreste di rododendro si sale verso Deurali (3200 mt) e si prosegue per il campo base del Macchapuchare (3700 mt), dove sono stati allestiti  alcuni rifugi. La tappa è di circa 5 ore. 8°g.    27/10 Macchapuchare Base Camp - Annapurna Base Camp   Il rifugio del campo base dista circa due ore di cammino ed è posto a 4130 mt. Si trascorre la giornata esplorando la meravigliosa vallata, in vista dell’inimmaginabile parete sud dell’Annapurna. La corona di montagne che cinge l’orizzonte a 360 gradi forma una delle visioni epiche di tutto l’Himalaia. 9°g.    28/10 Annapurna Base Camp – Dovan   Si rientra fino a Dovan (2600 mt), dove si era fatta tappa il 14/4. 10°g.    29/10 Dovan – Jhinudanda   Si ripercorre il sentiero da Dovan a Chomrung e si continua fino alla località di Jhinudanda, situata a 1780 mt, dove si era transitati il 24/10. A 300 mt dal lodge si trovano delle fonti di acque termali dove si potrà fare il bagno. La tappa è di circa 5 / 6 ore. 11°g.    30/10 Jhinudanda – Gangdruk   Si attraversa un’area di campi terrazzati e villaggi, con una salita finale fino al villaggio di Gangdruk (1940 mt). E’ forse il più bello dei villaggi Gurung della regione, ed è situato in un’ottima posizione panoramica. La tappa è di circa 5 ore. 12°g.    31/10 Gangdruk – Tadapani - Banthati   Ci procede nelle foreste di rododendro fino a Tadapani (2630 mt), un paesello che offre ottimi panorami sull’Annapurna Sud e il Macchapuchare. Si scende gradatamente nelle foreste di rododendro e bambù fino a un torrente, da dove si risale un costone arrivando poi al villaggio di Banthati (2680), ai piedi di una ripida parete. La tappa è di 5 / 6 ore. Per chi lo desidera, è molto bello salire sulla sommità del colle sovrastante, Banthati Hill (3180 mt), che offre stupendi panorami. 13°g.    1/11 Banthati – Deurali La – Ghorepani   Si continua per il passo di Deurali (3200 mt) in un’area dove spesso si incontrano animali selvatici e seguendo il sentiero si scende a Ghorepani (2870 mt), un altro valico che funge da punto di partenza per Poon Hill. La tappa è di circa 5 ore. 14°g.    2/11 Ghorepani, salita a Poon Hill; Hilè   Si parte prestissimo per godere dell’alba dalla vetta di Poon Hill (3193 mt), una salita che impegna circa 1 ora: lo sguardo spazia senza confini dalle lontane pianure dell’India verso sud al Daulagiri ad ovest, Annapurna e Macchapuchare a nord e Manaslu ad est. Tornati al passo, inizia poi la discesa attraverso immacolate foreste fino a Hilè (1430 mt), una tappa di circa 5 ore. 15°g.    3/11 Hilè – Birethani – Pokhara - Katmandu   Il sentiero segue la sponda sinistra del fiume Bhurungdi fino alla cittadina di Birethani (1089 mt), che dista circa 3 ore. Qui si conclude il trekking e si salutano i portatori; la guida nepalese rimane invece col gruppo. Si prosegue con mezzi privati per Pokhara, che si raggiunge in circa un’ora e mezza. Si prende il volo per Katmandu, dove si alloggia presso l’Hotel Vajra. 16°g.    4/11 Katmandu e volo di rientro   Tempo libero fino a quando ci si reca all’aeroporto per l’imbarco sul volo internazionale. In funzione del volo di rientro utilizzato Amitaba predisporrà gli eventuali servizi aggiuntivi richiesti sia a Katmandu che a Delhi per chi transitasse dall’India. 17°g.    Domenica 5 novembre, arrivo a destinazione
NEPAL 2017: Natura e tesori d’arte
Visione dell’Himalaia, giungla del Terai e capolavori dell’umanità
Periodo: 20 ott - 27 ott
Ci si immerge nello stupendo contesto naturale nepalese che offre l’indimenticabile spettacolo dei monti himalaiani e ci si reca nella giungla del Terai a Chitawan per un’esplorazione eseguita anche a dorso di elefante. PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Venerdì 20 ottobre, partenza in volo per Katmandu   Non ci sono collegamenti diretti dall’Italia per Katmandu ma vi è un’ampia scelta di compagnie aeree che giungono in Nepal via Delhi o via Medio Oriente e Amitaba può prenotare quella di maggior gradimento; la maggior parte dei voli prevede di viaggiare la notte arrivando nella giornata successiva. Il volo suggerito per questo viaggio, che fa da riferimento per i servizi offerti, è quello della Oman Air con partenza da Milano Malpensa alle 22.15. Per gli orari di altre partenze o di altre compagnie contattare Amitaba. 2°g.    21/10 Arrivo a Katmandu   Si arriva a Muscat alle 6.50; si riparte da qui per Katmandu alle 8.35 con arrivo alle 14.20. Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’Hotel Vajra, dove è in attesa dei partecipanti la guida del viaggio Giuseppe Tommasi. L’hotel, immerso in un bel giardino a un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu, è costruito nello stile tradizionale Newari con decorazioni in legno eseguite dall’artista Utam Raj di Patan e pitture del maestro tamang Bimal Moktan; offre diversi servizi inclusi i massaggi ayurvedici e dispone di un’interessante biblioteca. Nel pomeriggio ci si reca con una passeggiata a visitare il vicino Swayambhu, l’antichissimo Stupa che si erge sulla valle. 3°g.    22/10 Katmandu: Durbar, Pashupatinath, Bodnath   Si inizia questa interessantissima giornata di visite dal centro storico della città di Katmandu, Durbar Square e dintorni, con i magnifici templi, l’antico palazzo reale, la galleria nazionale d’arte e il grande mercato di Indra Chowk. Si raggiunge quindi Pashupatinath, l’antichissimo santuario indù lungo le rive del fiume Bagmati dedicato a Shiva, luogo di pellegrinaggio dove giungono anche molti pittoreschi Sadhu. L’intera collina è un mondo da scoprire, disseminata di antichi tempietti immersi nel verde; sulla riva del fiume avvengono le cremazioni. Si continua andando allo Stupa di Bodnath, nel cuore del quartiere tibetano, ricco di botteghe, negozi e importanti templi e monasteri. Si visitano quello Nyingma di Sechen, il “monastero bianco” Ka-Nying di tradizione Kagyu e Nyingma fondato da Urgyen Tulku e, tempo permettendo, anche altri. 4°g.    23/10 Katmandu – Chitawan   Si parte in volo al mattino (orario da confermare, volo di circa 35 minunti) per il Parco Nazionale di Chitawan, dove si alloggia presso il Chitawan Safari Jungle Resort, arrivando verso l’ora di pranzo. Il Parco copre un’ampia zona di giungla (932 chilometri quadrati) ai piedi della catena himalaiana, un territorio selvaggio e ricco di fauna tra cui il rinoceronte e la tigre. Il programma delle attività include l’esplorazione della giungla a dorso d’elefante. 5°g.    24/10 Chitawan – Katmandu   Si iniziano le esplorazioni nel Parco di prima mattina, momento ottimale per vedere gli animali. Nel pomeriggio di rientra poi in volo a Katmandu (orario da confermare) dove si avrà del tempo libero; si alloggia presso l’hotel Vajra. In serata si cena in un locale tipico dove si assiste ad uno spettacolo culturale. 6°g.    25/10 Katmandu – Baktapur - Changu Narayan – Namoboudha   Baktapur, il cui nome significa “città dei devoti”, è la meglio preservata tra le tre antiche capitali della valle di Katmandu. Qui è più facile rivivere l’atmosfera che permeava la vita della gente prima del recente avvento della "civiltà" moderna. Oltre al piacere di curiosare, questa città-villaggio offre esempi stupendi di architettura newari, tra cui la Nyatapola Mandir, una pagoda a cinque livelli, e le tre piazze di Durbar, Tumadhi e Dattatraya. Dopo la visita ci raggiunge Changu Narayan, un villaggio tradizionale posto su un’altura che domina la valle dove è ubicato un magnifico santuario dedicato a Vishnu. Da qui si prosegue per Namoboudha, un sito molto panoramico posto a circa 1700 mt da cui si vede il Gauri Shankar, una stupenda montagna sacra del Nepal. E’ un luogo di pellegrinaggio buddista dove attorno all’importante Chorten si trova un piccolo villaggio e, nei pressi, un bel monastero: secondo la leggenda fu qui che l’Illuminato in una precedente incarnazione donò il suo corpo a una tigre affamata. Si alloggia presso il Farm House Resort. 7°g.    26/10 Namoboudha – Panauti – Patan – Katmandu   Si lascia Namoboudha per recarsi alla vicina Panauti, una cittadina medioevale; qui nella piazza centrale di Durbar si erge il tempio a pagoda di Indreswor, che risale al XIII secolo, un luogo che è meta di pellegrinaggio per gli induisti. Ci si sposta poi a Patan, che è la più antica delle tre capitali della valle di Katmandu. La piazzetta centrale è un gioiello dell’architettura newari; tra i vari templi della zona circostante i più importanti sono il Tempio d’Oro e il Kumbeshwor. Si prosegue quindi per Katmandu dove si alloggia all’hotel Vajra. 8°g.    Giovedì 27 ottobre, volo di rientro   Il volo della Oman Air parte alla 9.30 con arrivo a Muscat alle 12.05; si parte da qui per 14.25 con arrivo a Milano Malpensa alle 19.35. Per gli orari di altre destinazioni contattare Amitaba.
NEPAL 2017: Mustang, festival del Tiji e Muktinath
Ora raggiungibile con le jeep
Periodo: 14 mag - 28 mag
Kali Gandaki, bimbi Villaggio di Marpha Jarkot da Muktinath Per l’arrivo delle jeep a Lho Manthang: Mustang 2015. Il viaggio Dopo una giornata a Katmandu, necessaria anche per il rilascio dei permessi, si parte in volo per Pokhara dove sono in attesa le jeep che porteranno fino a Lho Manthang. Si parte in direzione ovest per Baglung; arrivati all’imbocco della valle del Kali Gandaki si inizia a percorrerla verso nord. Questa valle presenta il maggior dislivello al mondo: un intaglio tra il Daulagiri ad ovest e l’Annapurna ad est, che superano gli 8000 metri, con il fondovalle che nella parte iniziale parte da circa 800 metri. L’aspetto più incredibile è il velocissimo cambiamento ambientale che si incontra percorrendola: iniziando dalla vegetazione tropicale che ci accompagna fino a Tatopani, ad ogni svolta della valle troviamo un ambiente diverso iniziando dai banani, quindi alberi di agrumi, poi di mele fino alle foreste di conifere. Oltre ancora, inizia poi gradatamente il deserto trans himalaiano di alta quota che caratterizzerà il viaggio oltre Tukuche, il grazioso paesello di pietra situato ai piedi della spettacolare cascata di ghiaccio del Daulagiri. Oltre Marpha e Jomoson si risalgono i versanti meridionali della Kali Gandaki arrivando a Jarkot e quindi a Muktinath, uno dei luoghi di pellegrinaggio più celebri dell’Himalaia, stupendo anche per i bei panorami che offre verso il Daulagiri. A Kagbeni si entra nel territorio ad accesso ristretto dell’Alto Mustang; si seguono profonde gole che stupiscono per la cromia delle rocce, godendo di un crescendo della bellezza naturale che nelle guglie di roccia rossa di Tramar va oltre l’immaginabile, fino a giungere nelle zone più aperte adiacenti al Tibet. Si incontrano villaggi e isolati monasteri, tra cui Lo Gekar, che secondo la tradizione orale pare essere il più antico del Nepal in quanto la sua fondazione è attribuita a Padmasambhava. Oltre Tsarang si arriva nella vallata dove sorge Lho Manthang, la capitale, cinta da mura che conservano un mondo ancora fuori dal divenire del tempo, dove la gente vive con i propri greggi seguendo modi ed abitudini antiche: vi sorgono l’antico palazzo del re ed alcuni templi che sorprendono per la preziosità delle opere d’arte. A Lho Manthang si sosta per tre notti potendo seguire le rappresentazioni di Tiji: le cerimonie propiziatorie per il raccolto, un grande festival esorcistico con diverse rappresentazioni eseguite con maschere e costumi con cui vengono evocate le divinità di protezione con riti, cerimonie, danze e musiche. Lo scopo del Tiji è di garantire felicità, salute e il buon raccolto alle comunità di Lho-Tso-Duen, le sette regioni del Mustang. L’evento, che in antichità era eseguito in ciascuna delle sette province, oggi si svolge solo nella capitale, presso il palazzo reale; è così il momento d’incontro più interessante dell’anno, una grande opportunità per avvicinare lo spirito di questa lontana cultura. Durante la permanenza a Lho Manthang si visitano i diversi siti della vallata e ci si spinge con un’escursione verso nord a Garphu e alle grotte di Jhong, dove si potrà visitare un antico paese rupestre potendo sporgersi da una finestrella intagliata a picco sulle rocce, simile alle molte altre che, poste in luoghi altrettanto inavvicinabili, ci avranno incuriositi ed affascinati fin qui. Tornando verso sud si segue la medesima strada fino a Kagbeni, e da qui si segue il corso del fiume fino a Jomoson (all’andata si era giunti qui scendendo da Jarkot) dove si prende un aereo per tornare a Pokhara e da qui, con un altro volo, si prosegue per Katmandu per il rientro. Nota tecnica Il Mustang, aperto al turismo dal 1992, è una delle zone del Nepal ad accesso ristretto; il numero di permessi rilasciati ogni anno è limitato e richiede il pagamento di cospicue tasse giornaliere, il cui costo è incluso nel prezzo del viaggio. Per il tour da Pokhara vengono utilizzate jeep tipo Land Cruiser, Nissan Patrol o Pajero con 4 passeggeri massimo (nella parte posteriore alloggiano guida locale ed eventuali aiutanti). Il clima in questa stagione è normalmente secco, ma è sempre necessario essere attrezzati in modo opportuno per eventuali piogge; le temperature diurne sono confortevoli e le minime notturne previste nelle aree più alte sono di 5 - 6°C, ma si consiglia di portare con se un abbigliamento adatto fino allo zero termico. In tutto il tratto himalaiano fino al rientro a Katmandu si alloggia e si consumano i pasti nei ‘lodge’, le locande - rifugio himalaiane, che dopo decenni di trekking e passaggio di visitatori sono diventate dignitose e sufficientemente pulite; viene servito cibo gradevole con una discreta scelta. Ciascuna di queste è stata opportunamente scelta tra le migliori disponibili, adattando anche un poco le tappe per cercare di alloggiare nei posti migliori; ma si tenga presente che i  servizi sono quasi sempre comuni, non vi sono stanze singole e l’acqua calda non è sempre disponibile ed a volte viene fornita solo col pagamento di un piccolo extra. È necessario portare un proprio sacco a pelo; si suggerisce di avere con se un sacco che offra un gradiente termico minimo di -5°c, stante che i valori citati dai produttori sono sempre stimati in modo molto ottimistico; nelle locande  sono comunque disponibili coperte e trapunte, ma per motivi igienici tutti preferiscono avere il proprio sacco a pelo.   Tiji a Lho Manthang Tiji, il Lama esorcista Tiji a Lho Manthang   Un breve cenno sul regno del Mustang Il Regno del Mustang è una regione nel Nepal settentrionale situata a nord dei giganteschi massicci himalaiani del Daulagiri e dell’Annapurna a ridosso dell’altopiano tibetano del Ciangtang, che preserva un raro microcosmo dell’antica cultura tibetana himalaiana. Grazie all’inaccessibilità e remotezza dei luoghi il lignaggio reale, che conserva un ruolo di autorevolezza e di riferimento rispetto ai valori tradizionali più che di potere effettivo, è rimasto intatto dal 1400 giungendo oggi al 25° discendente di questa nobile dinastia. L’isolamento ha evitato i traumi subiti dalle regioni confinanti: dal passaggio dei Mongoli, alla conquista del Raja di Jumla e al dominio dei Gurkha. La predominanza di monasteri tibetani appartenenti alla scuola dei Sakya sono la testimonianza di legami con il Tibet che risalgono al XIII secolo, quando Sakya Pandita fu nominato tutore del Tibet da Kublai Khan, ed enfatizzano con la loro presenza la mancanza di successive interferenze. Gli appassionati d’arte trovano a Lho Manthang affreschi originali di stupefacente fattura, che esibiscono rarissimi mandala e figure tipiche di questa esoterica tradizione. Nel passaggio dei secoli la diminuzione delle opportunità offerte dal commercio del sale dal Tibet unitamente al progressivo inaridirsi dei territori trans himalaiani ha contribuito a porre questo territorio sempre più ai margini del divenire del mondo, portandolo ad un’economia di sussistenza che ha impedito una crescita demografica. Ma questi fattori fortunatamente non sono riusciti ad estinguerne la cultura, come la storia ha invece testimoniato per i vicini regni tibetani di Shangshung e Gughe. La gente del Mustang, costituita da stirpi Bothia e tibetane, vive della coltivazione della tsampa (orzo) e di pastorizia. Ogni villaggio è essenzialmente autosufficiente; la gente è abituata da secoli a ritenere che nulla e nessuno sarà in grado di offrire un aiuto in condizioni avverse. Ma la durezza della vita non ha influenzato il carattere: troviamo un popolo miracolosamente sorridente ed ospitale, dei volti sereni, degli sguardi profondi. Un contributo a questa tranquillità giunge sicuramente dalla forte fede religiosa, immersa in una cultura esoterica che permea ogni cosa, un mondo spirituale dove si intrecciano il potente sciamanesimo himalaiano con il misticismo del buddismo tantrico: due anime fuse armoniosamente in un unico immaginario, i cui diversi tratti sono riconoscibili in modo distinto solo all’occhio di un esperto. Le figure dei Lama, i simboli ed i rituali forniscono un forte sostegno, proteggendo dalle influenze negative e dai pericoli naturali. Attraggono lo sguardo del visitatore le trappole per gli spiriti fatte con fili colorati e teschi di animali poste a difesa dell’ingresso di molte case, o le statue falliche che proteggono l’entrata di alcuni villaggi; ma la forza maggiore, che spesso si rivela nello sguardo amorevole di molti anziani, è la potenza del mantra della compassione universale, Om Mani Padme Hum, scolpito ovunque sulle rocce e salmodiato da tutti. Muktinath Nel cuore dell’Himalaia a nord del massiccio dell’Annapurna, Muktinath è meta di pellegrinaggi da tempo immemorabile. In tempi antichi i Santi provenienti dall’India alla ricerca del mitico regno di Shambala scoprirono la misteriosa fonte d’acqua che qui sgorga tra le fiamme tenui di un fuoco perenne; la Terra poneva di fronte a loro la sintesi degli elementi: terra, acqua, fuoco e aria. Iniziarono così a raggiungere questo luogo per meditare, rivelando solo a pochi discepoli l’ubicazione della sacra fonte. A Muktinath l’acqua miracolosa consente alle piante di crescere anche se ci si trova a 3660 mt di quota, formando un bosco ornato da bandiere di preghiera, dove l’aria purissima è impreziosita dal suono di campanelle; ci si sorprende a chiedersi se non sia qui la casa degli elfi. In questo giardino si siedono i Sadhu giunti scalzi dall’India e i monaci tibetani; le fedi convivono armoniosamente, sono sorti alcuni piccoli luoghi di ritiro e templi che appartengono a induisti, sia vishvaiti che shivaiti, e buddisti.   Villaggio di Garphu Geling, il Gompa Lho Manthang, affresco di un Mandala   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Domenica 14 maggio, partenza in volo per il Nepal   Per andare a Katmandu non ci sono collegamenti diretti dall’Italia e molti viaggiatori scelgono di transitare da Delhi in India o utilizzano linee aeree che fanno scalo in Medio Oriente; vi è un’ampia scelta e Amitaba può prenotare quella di maggior gradimento. La maggior parte dei voli prevede di viaggiare la notte arrivando nella giornata successiva. 2°g.    15/5 Arrivo a Katmandu   Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento in hotel; vi sono due opzioni su cui scegliere: l’Hyatt, considerato il migliore hotel del Nepal, o la Ti-Se Guest House, pulita e più economica posizionata nei pressi dell’Hyatt dove alloggia il capogruppo (la differenza di costo è indicata nel costo del viaggio). Relax e riposo. 3°g.    16/5 Katmandu   Giornata libera, necessaria per la preparazione dei permessi; su richiesta, possono essere organizzate delle visite o escursioni. 4°g.    17/5 Katmandu – Pokhara – Marpha (2600 mt)   Si parte al mattino presto in volo per Pokhara (orario del volo da confermare); all’arrivo sono in attesa le jeep. Si parte in direzione ovest iniziando il percorso che porta nel cuore dell’Himalaia, fino alla remota regione del Mustang; oggi la meta è Marpha che dista circa 146 km. A Baglung (80 km) si arriva al fiume Kali Gandaki; da qui se ne risalgono le acque in direzione nord. Questo possente corso d’acqua scorre nella valle più profonda del mondo, che si apre tra l’Annapurna e il Daulagiri e conduce fino in Mustang e poi in Tibet, con i ciclopici versanti dei monti che passano dagli 800 metri del fondovalle di Tatopani, dove crescono le banane, agli 8167 della vetta artica del Daulagiri ad ovest. Dirimpetto si erge l’Annapurna, di 8091 metri. Si attraversa un’incredibile varietà di aree climatiche, iniziando dalla natura tropicale e, ad ogni svolta della vallata, si trovano nuove forme arboree: dopo le banane troviamo prima gli agrumi, quindi le mele e si arriva infine tra le foreste d’alta quota. Si transita da diversi paeselli, di cui i principali sono Beni, Tatopani, Ghasa, Larjhung e Tukuche, quest’ultimo situato ai piedi dell’immensa cascata di ghiaccio del Daulagiri. Giunti a Marpha (2600 mt), un pittoresco villaggio con strette viuzze tra le case di pietra chiara sopra cui occhieggia un interessante Gompa ci si accomoda presso la  locanda Marpha Palace o simile; a est troneggiano le incredibili pareti del Nilgiri, che svetta a 7000 metri di quota. La tappa richiede indicativamente da 5 a 7 ore di guida. 5°g.    18/5 Marpha – Muktinath (3660 mt)   Si continua verso nord transitando da Jomoson (2790 mt), centro principale della regione dove vi è un piccolo aeroporto, da cui si prenderà il volo di rientro per Pokhara al termine del tour. Proseguendo si lascia la base della vallata risalendone il versante orientale verso Jarkot; da Tukuche a qui la transizione climatica è oramai completata: si è giunti nel territorio trans himalaiano caratterizzato da un clima prevalentemente secco, quasi desertico, con i monti privi di manto arboreo che rivelano la struttura geologica e i colori della terra. Le case di Jarkot, un bel villaggio tradizionale con un interessante monastero, hanno ora l’aspetto tipico delle regioni occidentali del Tibet. Poco oltre si giunge a Muktinath; il villaggio, dove ci si accomoda presso la locanda Grand Shambala o simile, è posto a breve distanza dal santuario;  la tappa richiede circa 4 ore. Si visita il santuario, uno dei luoghi più venerati dell’Himalaia; la vista spazia a sud ovest sul Daulagiri e il Tukuche. Nei pressi di Muktinath, per chi è interessato, è possibile raggiungere il villaggio di Chhaingur, situato sul lato settentrionale della vallata, dove si trova un piccolo Gompa di scuola Nyingma. 6°g.    19/5 Muktinath – Kagbeni (2810) – Chhusang (2980)   Si torna a Jarkot e si prosegue la discesa fino al fiume, potendo ammirare le ripide falesie terrose dove si individuano le aperture create da chi è riuscito ad abitarle, un tratto caratteristico di tutto il Mustang. Da Kagbeni (2810 mt) si entra nel territorio ad accesso ristretto dell’Alto Mustang; ci si immerge già da qui nella cultura di questo meraviglioso angolo del mondo. Si prosegue verso nord seguendo ora il corso del fiume, godendo verso sud della visuale dei ghiacci del Nilgiri e sul versante ovest del villaggio di Ty. Una breve salita impreziosita da muri Mani e chorten porta al villaggio di Tange (3060 mt), dove si trovano anche i resti di un antico castello. Si prosegue seguendo due grandiose anse della valle giungendo in breve a Chhusang (2980 mt), dove si alloggia presso l’Hotel Bhrikuti o simile. Sulle pendici di un colle dietro al villaggio si può visitare un interessante tempio; ai piedi di Chele, poco lontano da Chhusang, il fiume scava il proprio percorso formando un tunnel nelle rocce, e dalle pareti di roccia rossa a picco occhieggiano le finestre di un antico rifugio rupestre. 7°g.    20/5 Chhusang - Ghami (3520 mt)   Si prosegue il viaggio risalendo il versante occidentale della valle arrivando a Samar (3660 mt); si valica quindi un costone, il passo di Yamda (3860 mt), e si transita dal minuscolo villaggio di Shyammochen e poco oltre si supera l’omonimo passo (3850 mt) che segna l’ingresso nella regione di Lho. Si scende al villaggio di Geling (3570 mt), dove si trovano un monastero e alcuni stupendi Stupa decorati nello stile del Mustang; si transita dal villaggio di Jhite (3820 mt) e si valica il passo di Nya (4010 mt), da cui si accede al villaggio di Ghami, dove si alloggia presso la locanda Hotel Royal Mustantg o simile. Nei pressi del villaggio si trova il muro Mani più lungo del Nepal. 8°g.    21/5 Ghami – Lo Gekar - Tsarang – Lho Manthang (3810)   Si continua verso nord superando un altro costone, il passo di Chinggel (3970 mt); gli scorci panoramici dai punti più alti del percorso sono eccezionali: lo sguardo spazia sul vasto orizzonte incorniciato a sud dall’Annapurna e dalle cime “minori” del Thorong, Tilicho e Nilgiri – per menzionare solo le principali! In questa zona vi è la possibilità di raggiungere con circa un’ora di cammino Tramar (Dhakmar), un piccolo villaggio con un tempio buddista dove si ammirano spettacolari formazioni di roccia rossa. Arrivati nella vallata di Tsarang, uno dei centri principali del Mustang, si visitano il monastero e il vecchio palazzo reale. Si risale quindi la vallata per raggiungere il monastero di Lo Gekar, che si dice risalire all'VIII secolo e la cui fondazione è attribuita a Guru Rimpoce; all’interno vi sono interessantissime e decorative figure in pietra scolpita. Si prosegue quindi verso nord per Lho Manthang, l’antica capitale del Regno del Mustang, una cittadella di fiaba situata in un plateau contornato da rocce erosive che da qui dista circa un’ora di guida. Ci si accomoda presso la locanda Shangri La Guest House o simile, che farà da base per le prossime 3 notti. 9°g. – 11°g. (22/5 – 24/5) Lho Manthang, festival del Tiji ed escursioni   In questi giorni l’attività principale sarà seguire lo svolgimento delle rappresentazioni del festival: è il momento conviviale più importante dell’anno, si ammirano i vestiti tradizionali delle persone e le rappresentazioni di danza in costume e maschere eseguite molto bene dai monaci. Il grande rito ha un valore esorcistico, con una progressiva crescita di intensità: semplificando parecchio il tema, si potrebbe dire che lo scopo è far confluire le negatività del luogo in un ricettacolo di metallo opportunamente preparato, con la regia di un Lama che conduce le varie fasi. Un momento saliente è l’esposizione di una grande, veneratissima tanka quando le persone si assiepano per poterla toccare e riceverne una benedizione, primi tra tutti i notabili di Lho che iniziano la processione. Lho Manthang è molto interessante da visitare, all’interno delle mura vi sono alcuni antichi monasteri di scuola Sakya con antichi affreschi, il Palazzo Reale e la piazzetta dove si svolge il Tiji. Camminando tra i viottoli ci si sente fuori dal tempo, incontrando la gente sorridente impegnata nelle proprie attività tradizionali. Nei momenti meno importanti o di pausa del festival si approfitterà per fare delle escursioni nella zona all’intorno, dove vi sono diversi luoghi che meritano una visita. La più importante, che molto probabilmente converrà eseguire il 22/5, porta a nord di Lho Manthang per visitare il villaggio di Garphu, dove si trova un piccolo Gompa, e il monastero di Chhoser, abbarbicato su una rupe. Quindi con una passeggiata si arriva alle grotte di Jhong, ben incastonate in di una parete di roccia colorata, dove è possibile entrare; servivano da rifugio alla popolazione della valle in caso di incursioni ostili ed erano anche usate dagli eremiti. Chi è interessato nelle altre giornate si potrà recare con una passeggiata, eseguibile anche a cavallo, a visitare Serkang, un luogo di ritiro dove si trovano anche diversi antichi Chorten situato sui monti ad ovest di Lho; da qui si può poi raggiungere il villaggio di Thingar dove si trovano le rovine di uno Dzong e rientrando a Lho passare dal monastero di Namgyal. 12°g.    25/5 Lho Manthang  – Jomoson   Si parte presto per ripercorre la panoramicissima strada che porta a sud; giunti a Kagbeni si procede direttamente per Jomoson, seguendo il fiume (non è necessario salire fino a Muktintah ). Il percorso richiede circa 7 ore di viaggio; si alloggia in una locanda. 13°g.    26/5 Jomoson – Pokhara – Katmandu    Partenza in volo per Pokhara nelle prime ore del mattino; la panoramicissima rotta contorna le falde del Daulagiri e dell'Annapurna. Con un secondo volo di raggiunge quindi Katmandu; sistemazione presso il medesimo hotel e pomeriggio libero. 14°g.    27/5 Katmandu e volo di rientro   Tempo libero fino a quando ci si reca all’aeroporto per l’imbarco sul volo internazionale. In funzione del volo di rientro utilizzato Amitaba predisporrà gli eventuali servizi aggiuntivi richiesti sia a Katmandu che a Delhi per chi transitasse dall’India. 15°g.    Domenica 28 maggio, arrivo a destinazione.
NEPAL 2017: Ganesh Himal (Tsum) e Manaslu (Larkya La)
Estensione: lago del Tilicho
Periodo: 22 apr - 18 mag
Il cammino inizia nel distretto di Gorka ad ovest di Katmandu seguendo verso nord il possente fiume Budi Gandaki, per poi risalire ad est le remote vallate della regione di Tsum, aperte al trekking solo nel 2008, dove si esplora a fondo la regione andando sia nella valle di Mu Gompa (3700 mt) che di Gumba Lungdang, arrivando da qui al Campo base del Ganesh Himal (4600 mt). Si torna quindi al Budi Gandaki e si prosegue la risalita arrivando al cospetto del Manaslu (8163 mt), dove ci si reca a Pung Gyen Gompa ai piedi della maestosa parte sud est ed al Campo Base (4400 mt). Si prosegue il circuito attorno al Manaslu valicando il passo di Larkya (5160 mt) che conduce ad ovest del massiccio e, tornati verso sud al villaggio di Dharapani, si rientra da qui a Katmandu con le auto accompagnati da una nostra guida. In alternativa è possibile proseguire da Dharapani col capogruppo per Manang risalendo la bella valle che si snoda a nord degli Annapurna; fino a Manang esiste oggi una mulattiera jeeppabile e quindi per questa parte per un giorno si utilizzano i mezzi meccanici. Da Manang si valica lo spartiacque che porta ad ovest dell’Annapurna attraversando i passi al cospetto del lago del Tilicho, che è situato a 4920 mt, con un magnifico percorso che si svolge tutto sopra i 5000 metri attraverso i passi di Mesokanto Est (5340 mt) e Mesokanto nord (5250 mt), scendendo quindi nella grande vallata di Jomoson, tra il Nilgiri ed il Daulagiri, da dove si rientra a Katmandu in volo via Pokhara. Una nota sulle valli di Tsum Le alte valli di Tsum sono incastonate in una magnifica zona dell’Himalaia, tra i gruppi del Sringi Himal e del possente Ganesh Himal che le protegge a sud, e fino a tempi recenti formavano un piccolo regno indipendente. Grazie alla posizione remota sono rimaste molto isolate e la popolazione, di origine tibetana, ha preservato costumi e tradizioni; si tramanda che qui venne a meditare anche il grande santo Milarepa e la tradizione buddista è molto viva, come si evince anche dalla presenza di molti piccoli monasteri, templi, Chorten e muri Mani (i lunghi muri creati con pietre su cui vengono incisi i mantra) che abbelliscono i sentieri. A Tsum la pesca e la caccia sono vietate e si trovano diverse specie di animali selvatici, tra cui le ‘blue sheep’ e i daini himalaiani. L’area è stata aperta al trekking nel 2008 e viene raggiunta solo da un piccolo numero di appassionati; fortunatamente, per noi che andremo, non è ancora entrata nella ‘moda’ degli escursionisti! Si avrà così l’opportunità di incontrare oltre alle splendide valli, alle maestose vette e agli interessanti villaggi che solo il Nepal riesce ad offrirci, un piccolo mondo rimasto al di fuori del tumultuoso divenire del tempo d’oggi. Nota tecnica È richiesto un livello di allenamento discreto per chi va in montagna, le tappe medie di cammino effettivo sono di circa 5/6 ore con alcune anche più lunghe. Non è necessaria una preparazione tecnica: si tratta di spostarsi lungo i sentieri con la possibilità di incontrare neve nei tratti più alti. Il punto più alto nella prima parte è il passo del Larkya con 5160 mt; ci si arriva gradatamente e non dovrebbero presentarsi problemi di acclimatazione. Con l’estensione al lago del Tilicho si toccano i 5340 mt; durante l’estensione il punto potenzialmente più arduo è il campo al lago che è a circa 5000 mt, sia per la quota che per le possibili temperature minime: per prudenza qui si deve essere attrezzati per -15°C, mentre per il resto del viaggio è sufficiente prevedere per essere cauti da -5° a -10°C, anche se nella stagione in cui si svolge è raro che si arrivi a queste punte di freddo. Il clima previsto è mediamente secco; ma bisogna essere preparati nell’eventualità che possa piovere o anche nevicare nelle parti alte. Durante il trekking si alloggia e si consumano i pasti nei logde, ovvero nei rifugetti nepalesi che offrono un discreto livello di comodità e pulizia quasi ovunque; in alcuni di questi sono anche disponibili docce con acqua calda ad un prezzo modico. Si segnala che nella parte di Tsum e a Daramsala prima del passo del Larkya il livello delle sistemazioni è molto modesto; la parte verso il Ganesh richiede due campi consecutivi e così anche l’estensione al lago di Tilicho. Il bagaglio personale è trasportato da portatori (massimo 15 kg a testa). E’ necessario avere un sacco a pelo con un sufficiente gradiente termico minimo, anche se nei lodge sono disponibili le coperte. Si segnala che fuori Katmandu non è possibile garantire la stanza singola - per chi avesse questa esigenza si vedrà di volta in volta se è possibile saldando direttamente in loco l’eventuale extra; le docce, nelle locande dove è disponibile acqua calda, vanno pagate localmente (2 – 3$).   Percorso da Manang a Jomoson, il lago del Tilicho   PROGRAMMA DEL VIAGGIO NB: i tempi di tappa riportati sono indicativi, riferiti ad escursionisti di capacità media. Le tappe potranno essere variate dal capogruppo in funzione delle condizioni di forma dei partecipanti, del tempo od altro. 1°g.    Sabato 22 aprile, partenza in volo per il Nepal   Per andare a Katmandu non ci sono collegamenti diretti dall’Italia e molti viaggiatori scelgono di transitare da Delhi in India o utilizzano linee aeree che fanno scalo in Medio Oriente; vi è un’ampia scelta e Amitaba può prenotare quella di maggior gradimento. La maggior parte dei voli prevede di viaggiare la notte arrivando nella giornata successiva. 2°g.    23/4 Arrivo a Katmandu   Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’Hotel Vajra, immerso in un bel giardino ad un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu. L’hotel dispone di buoni servizi, è costruito nello stile tradizionale newari con decorazioni in legno eseguite dall’artista Utam Raj di Patan ed è dotato di piacevoli spazi comuni; relax e riposo. 3°g.    24/4 Katmandu   Giornata a disposizione. Vengono ritirati i permessi e il capogruppo verifica i diversi dettagli organizzativi. Se servisse completare l’attrezzatura a Katmandu si trovano diversi negozi specializzati che offrono tutto il necessario a prezzi interessanti. Per chi è interessato, possono essere organizzate delle visite nella zona storica del centro. 4°g.    25/4 Katmandu – Arughat - Soti Khola   Si parte in jeep per Arughat; si prolunga fino a Soti Khola, il punto dove oggi giunge la strada sterrata. Il percorso (bello e panoramico) richiede solitamente circa 7 ore. Sistemazione in una locanda. 5°g.    26/4 Soti Kola - Lapubesi – Khorla Besi (970 mt)   In questa parte iniziale del trekking si risale per alcuni giorni la valle del fiume Budi Gandaki, alimentato da grandi massicci himalaiani tra cui il Manaslu e il Ganesh Himal e su cui si gettano numerose cascate, in una regione selvaggia popolata prevalentemente dall’etnia Gurung. La parte iniziale richiede l’aggiramento di una gigantesca frana che richiede di passare sul lato opposto della valle con un impegnativo saliscendi, tipico dell’Himalaia! Si inizia così subito la grande avventura. La tappa è di circa 6 ore; sistemazione in una locanda. 6°g.    27/4 Khorla Besi – Jagat (1340 mt)   Si continua lungo la valle rigogliosa, il fiume è sempre possente e i pochi villaggi ospitano gente sorridente; iniziano ad essere più frequenti i segnali della cultura tibetana tipica delle valli più alte, con i muri Mani e così via. Tappa di circa 6 ore; sistemazione in una locanda. 7°g.    28/4 Jagat – Lokpa (2240 m)   Superati i bei villaggi di Sirdibas e Phillin, di cultura tibetana, poco oltre la valle di Rupina che confluisce da ovest si lascia il corso del fiume Buli Gandaki immergendosi nella ripida valle che conduce a nord est verso Tsum. Tappa di circa 6 ore; sistemazione in una locanda. 8°g.    29/4 Lokpa – Chumling (2386 mt)   Da Lokpa inizia il percorso che porta nelle valli di Tsum; con una serie di saliscendi attraverso foreste rigogliose su cui troneggiano altissime le vette ci giunge a Chumling; a sud est troneggia il Ganesh II (7118 mt). Tappa di circa 4,5 / 5 ore; sistemazione in una locanda spartana. 9°g.    30/4 Chumling – Chhokang Paro (3030 mt)   Oggi si entra nella regione di Tsum arrivando a Chhokang Paro. La vallata inizia ad aprirsi maggiormente ed i panorami sulle alte vette circostanti sono entusiasmanti, con anche una visuale sul Ganesh I (7429 mt); si transita da Domje e, superata una zona di frane dove è necessario procedere con attenzione, si arriva al villaggio. A Chhokang si trova un vecchio tempio con alcuni affreschi interessanti. Tappa di circa 4,5 / 5 ore; sistemazione in una semplice locanda familiare. 10°g.    1/5 Chhokang Paro – Nile (3347 mt)   Continua la risalita della valle principale di Tsum; sul versante opposto a sud si vedono le case in pietra di Ripchet, dove si passerà nel ritorno. Nella zona di Lamagaon si possono visitare il convento femminile di Rachen Gompa e la grotta dove si dice abbia meditato il santo Milarepa. Arrivando verso Chhule verso nord si intravede Mu Gompa, punto di arrivo di questa parte del trekking, ed un grande Chorten dà il benvenuto ai viandanti; il villaggio è posto in una splendida conca adornata da una cascata ed un monastero posto sul monte. Di rimpetto vi è il villaggio di Nile, dove si sosta. La tappa di circa 4,5 / 5 ore più le eventuali visite; sistemazione in una semplice locanda familiare. 11°g.    2/5 Chhule – Mu Gompa (3700 mt)   Oggi si arriva in circa 2 ore e mezza al monastero tibetano di Mu, nel cuore della regione di Tsum. Si alloggia nelle stanzette messe a disposizione dai monaci, sostanzialmente uguali a quelle già utilizzate in questi ultimi giorni. Si esplora la zona recandosi anche all’eremo femminile di Choo Syong. L’orizzonte a meridione è adornato dallo splendido Ganesh I. 12°g.    3/5 Mu Gompa - Chhokang Paro (3030 mt)   Si ridiscende la vallata rientrando ad ovest, godendo delle visuali e dei bei villaggi di Tsum; sistemazione nella medesima locanda famigliare utilizzata arrivando. Tappa di circa 6 ore. 13°g.    4/5 Chhokang Paro - Domje (2460 mt) – Gumba Lungdang (3000 mt c.a.) – Landa Kharka (3740 mt)   Scesi al paesello di Domje, dove si era già transitati all’arrivo, inizia la lunga salita che porta a Gumba Lungdang. Superati i boschi profumati dai pini dove fioriscono anche i rododendri himalaiani il sentiero si erge altissimo sulla valle con una visione imperdibile dei monti della catena del Ganesh, il II di fronte a sud e l’I in testa alla valle. Oltre il tempio tibetano di Lungdang, uno dei punti focali per le persone di questa remota valle della regione di Tsum, si prosegue per un ultimo tratto, ancora piuttosto impegnativo, fino all’alpeggio di Landa Kharka, dove si posizionano le tende.  La tappa è di circa 8 ore. 14°g.    5/5 Landa Kharka - Campo Base del Ganesh Himal (4600 mt) – Gumba Lungdang (3000 mt c.a.)   Si seguono le morene del ghiacciaio formato dallo straordinario bacino della catena del Ganesh Himal arrivando fino al Campo Base del Ganesh I. Si rientra quindi all’alpeggio di Landa Kharka continuando da qui fino a Gumba Lungdang, dove viene posizionato il secondo campo. La tappa è di circa 7 ore, di cui circa 5 per l’esplorazione lungo il ghiacciaio. 15°g.    6/5 Gumba Lungdang – Ripchet - Lokpa (2240 mt)   Si ridiscende fino a Domje e si segue il versante meridionale della valle transitando dal bel villaggio tradizionale di Ripchet e ricongiungendosi quindi al sentiero dell’arrivo al ponte che porta verso Chumling. Si segue quindi il tratto già percorso fino a Lokpa, dove si alloggia nella medesima locanda utilizzata all’arrivo. Tappa di circa 7 ore. 16°g.    7/5 Lokpa – Bihi Phedi (1990 mt)   Oggi la tappa è relativamente tranquilla, ottima per recuperare le energie dopo l’esplorazione della regione del Ganesh. Si torna sul sentiero che porta verso nord al Manaslu e si riprende la risalita del fiume Budi Gandaki. Giunti al villaggio di Bihi Phedi (circa 5 ore) si alloggia in una semplice locanda. 17°g.    8/5 Bihi Phedi – Namrung - Lihi (2920 mt)   Oltre il villaggio la valle piega un poco ad ovest, iniziando l’aggiramento del Manaslu; le visuali e i villaggi sono molto interessanti con diverse cascate, monasteri e templi tibetani che ornano in diversi punti i versanti. Oltre la rigogliosa piana del villaggio di Ghap si sale attraverso le foreste fino a Namrung e si prosegue per il villaggio di Lihi, un luogo che sembra fermo nel tempo; dai pressi del villaggio a sud ovest troneggia il gruppo dell’Himal Chuli, il cui picco maggiore arriva a 7893 mt. La tappa è di circa 6 ore; sistemazione in una locanda spartana. 18°g.    9/5 Lihi – Lho – Sho – Shyala (3500 mt)   Superata la valle che fluisce dal gruppo dell’Himal Chuli si transita dal bel villaggio di Sho, dove si trova un bel tempo tibetano; da qui verso sud est si ammira la mole del Ganesh I. Si arriva quindi a Lho, uno dei villaggi più importanti in quest’area con le case tradizionali in pietra, dove si trova un bel monastero di scuola Nyingmapa; da qui si ha una prima, stupenda panoramica sul Manaslu (8163 mt). Si prosegue per Shyala, un villaggio posto ai piedi del grandioso anfiteatro formato dal Peak 29 (7871 mt) e dal maestoso Manaslu. Si alloggia in una locanda, la tappa è di circa 4 ore e mezza. 19°g.    10/5 Shyala - Pung Gyen Gompa (4100 mt c.a.) – Sama Gau (3520 mt)   Oltre il ponte sospeso che supera il torrente che fluisce dalla valle glaciale del Peak 29 e del Manaslu si segue il sentiero che ne risale il bordo arrivando alle pasture incastonate tra morena e monti, un’area dove spesso si vedono le “blue sheep”, i caprioli himalaiani. Arrivati a Pung Gyen Gompa si ha la sorpresa di emergere in una vasta pastura pianeggiante dove brucano tranquilli gli yak, tra le molte marmotte. La massa verticale del Manaslu qui è da capogiro! Si consiglia di andare fino al bordo della morena ad ovest del piccolo Gompa: offre uno dei panorami più impressionanti, ai piedi del Manaslu e del Peak 29. Si ridiscende quindi al punto di deviazione, da dove in circa mezz’ora si arriva a Sama Gau. La tappa richiede circa 6 ore; si alloggia in una locanda. 20°g.    11/5 Sama Gau - Lago Birendra Tal (3780 mt) - Campo Base del Manaslu (4400 mt) – Samdo (3875 mt)   Poco oltre il villaggio un sentiero ad ovest porta al lago di Birendra Tal, formato dalle cascate di ghiaccio che fluiscono dal Manaslu; da qui è possibile proseguire fino al Campo Base del Manaslu. Tornati sul sentiero principale si segue la valle verso nord, un percorso quasi pianeggiante fino alla confluenza dei fiumi dove si sale al piccolo villaggio di Samdo. Tappa di circa 7 ore (o 3 / 4 se si va solo fino al lago); sistemazione in una semplice locanda. 21°g.    12/5 Samdo – Daramsala (4460 mt)   Si sale al punto di attacco del passo del Larkya, piegando ad ovest; prima di arrivare al luogo di sosta si ha una bella visuale sul Manaslu, che ora si trova a sud.  Tappa di circa 4 ore; sistemazione in una locanda molto spartana – se le stanzette sono occupate vengono offerte delle tende. 22°g.    13/5 Daramsala – Larkya La (5160 mt) – Bhimtang (3590 mt)   Oggi si valica il passo del Larkya, che porta ad ovest del Manaslu. La salita è graduale e si svolge in gran parte lungo le morene del ghiacciaio del Larkya, la cui vetta è a nord ovest. La discesa sull’altro versante è piuttosto ripida fino a quando si raggiungono i bordi delle morene sottostanti; la visuale è molto panoramica con l’ardita vetta dello Himlung (7126 mt) e diversi ghiacciai che confluiscono verso il centro della valle formando anche dei laghi, tra cui il Ponkar Tal è particolarmente bello. Si segue quindi il bordo della morena fino a Bhimtang, un paesello formato da alcune locande, dove si alloggia; da qui si rivedono le vette del Manaslu e del Peak 29, ora da nord ovest, ed a nord l’orizzonte è cinto dalla catena dello Himlung e del Larkya. La tappa è di circa 8 ore. 23°g.    14/5 Bhimtang – Dharapani (1963 mt)   Oltre Bhimtang si contorna la testa di morena con panoramiche spettacolari ad est sull’ampia valle, dove diversi ghiacciai si tuffano dalle altissime montagne; ci si immerge gradatamente in foreste stupende ai bordi del fiume spumeggiante. Si transita da alcune locande, ottimi punti per rilassarsi un poco e bersi un buon tè. Il primo villaggio che si incontra è Gho, quindi Tilije, villaggio principale di queste valle, e si completa la discesa arrivando a Dharapani, dove oggi giunge la strada jeeppabile. Tappa di circa 7 ore; sistemazione in una locanda. Per chi rientra 24°g.    15/5 Dharapani – Katmandu   Dal villaggio di Dharapani si parte in auto al mattino presto per Katmandu, dove si arriva in serata. Si alloggia all’hotel Vajra, il medesimo usato all’inizio del viaggio. 25°g.    16/5 Katmandu   Giornata libera (giorno di riserva, utilizzabile lungo il percorso se le condizioni lo richiedessero).   26°g.    17/5 Katmandu e volo di rientro   Tempo libero fino a quando ci si reca all’aeroporto per l’imbarco sul volo internazionale. In funzione del volo di rientro utilizzato Amitaba predisporrà gli eventuali servizi aggiuntivi richiesti sia a Katmandu che a Delhi per chi transitasse dall’India. 27°g.    Giovedì 18 maggio, arrivo a destinazione Per chi prosegue 24°g.    15/5 Dharapani – Manang (3450 mt)   Dal villaggio di Dharapani si parte in jeep per Manang, il centro principale di questa magnifica valle a nord degli Annapurna, dove si alloggia in una confortevole locanda; la strada in diversi tratti è molto sconnessa e si procede piano – si prevedono da 5 a 6 ore di viaggio. Il percorso è molto bello, in particolare oltre Chame dove, superata la parte più stretta della gola, sulla parte destra della valle si ergono le alti pareti rocciose di Suarga Duari che formano una grande svolta; la visuale di questa particolare formazione è molto bella da Dhikur. A meridione della strada in questa parte più alta del percorso sopra i radi boschi di bellezza elfica si erge una parata di monti straordinaria che si rivela man mano che ci si avvicina a Manang: si inizia con il Lanjung Himal (6983 mt), quindi Annapurna II (7932), Annapurna IV (7525), Annapurna III (7555) e Gangapurna (7454), che si staglia sopra ad un turchese laghetto morenico di rimpetto a Manang; a nord si ammirano le più approcciabili vette del Pisang e della catena del Gungang Himal composta dalle vette dei 4 Chulu, tutte oltre i 6000 metri, ed in fondo alla valle ad ovest il Tilicho (7134 mt). La zona è ornata da diversi templi, chorten e muri Mani; il monastero di Braka poco prima di Manang è tra i siti più importanti. 25°g.    16/5 Manang – Khangsar - Thare Gomba - Tilicho La BC (4150 mt)   Si riprende il cammino continuando lungo la biforcazione più meridionale della valle e transitando dal villaggio di Khangsar e dal monastero di Thare. Tra le erosioni si scorge a nord la vetta del Chulu Ovest (6419 mt) e a sud appare ora anche il Roc Noir (7465 mt), posizionato ad est del Tilicho, che è l’ultima propaggine verso l’Annapurna I, che resta nascosto dalla gigantesca barriera di vette glaciali; verso est lo sguardo spazia fino al Manaslu e al Peak 29. Si attraversa un’area di erosioni stupefacenti, con pinnacoli e altissimi scivoli di pietrame; l’esile sentiero è però sicuro, richiede solo una certa attenzione. Arrivati al Campo Base del Tilicho si alloggia in una locanda. La tappa di circa 7 ore. 26°g.    17/5 Tilicho La BC – Lago del Tilicho (4920 mt)   La salita al lago del Tilicho richiede al massimo 4 ore; ad est l’orizzonte spazia fino all’oramai lontano Manaslu. Raggiunto il lago, il cui bordo meridionale è formato dai ghiacci che calano dal Tilicho ed è spesso gelato, si pone il campo. 27°g.    18/5 Lago di Tilicho - Eastern Pass (5340 mt) - Mesokanto North Pass (5250 mt) - Yak Kharka (4000 mt)   Si contorna per un tratto il lago e quindi si sale graduale con una breve impennata finale al primo passo, il punto più altro del trekking. Proseguendo oltre ad ovest si percorre un alto plateau, non si scende mai sotto i ‘5000’, e si riprende la salita vero l’ultimo passo; la difficoltà in questa parte può essere data dalla neve, ma solitamente nella seconda metà di maggio non è un problema. Superato il Mesokanto si scende all’alpeggio di Yak Kharka dove si pone il campo. Oltre il Tilicho si ha ora lo spettacolo del Nilgiri e, a sud ovest, della vetta del Daulagiri. La tappa è di circa 5 / 6 ore. 28°g.    19/5 Yak Kharka – Jomoson (2720 mt)   Si completa la discesa arrivando a Jomoson, ad ovest dell’Annapurna, dove vi è un piccolo aeroporto ai piedi del Kilgiri e in vista del Daulagiri a sud ovest. Tappa di circa 5 / 6 ore, si alloggia in una confortevole locanda. 29°g.    20/5 Jomoson – Pokhara – Katmandu   Si parte in volo per Pokhara, molto spettacolare: si gode tra i tanti punti meravigliosi della visuale della cascata di ghiaccio del Daulagiri e della vetta del Machapuchhare. Da Pokhara si riparte con un altro volo per Katmandu, dove si alloggia presso l’hotel Vajra, il medesimo usato all’inizio del viaggio. 30°g.    21/5 Katmandu   Giornata libera (giorno di riserva, utilizzabile lungo il percorso se le condizioni lo richiedessero). 31°g.    22/5 Katmandu e volo di rientro   Tempo libero fino a quando ci si reca all’aeroporto per l’imbarco sul volo internazionale. In funzione del volo di rientro utilizzato Amitaba predisporrà gli eventuali servizi aggiuntivi richiesti sia a Katmandu che a Delhi per chi transitasse dall’India. 32°g.    Martedì 23 maggio, arrivo a destinazione
NEPAL 2016: Trek all’Everest e Imja Tse
Alta via del Solo Kumbhu e possibile salita all'Island Peak (6160 mt)
Periodo: 8 ott - 30 ott
Arrivando al Cho La (5420 mt) Tengboche il monastero Kongma La (5535 mt)   Le due principali alte valli del Solo Khumbu sono, da ovest ad est, quella di Gokyo che oltre Namche Bazar, la “capitale” degli Sherpa, si dirama in direzione nord fino alla base del Cho Oyu e la valle principale che porta al campo base dell’Everest aggirando le straordinarie pareti del Nuptse. Il programma prevede di visitarle collegandosi da una all’altra attraverso i passi del Cho e di Awi, e, dopo aver raggiunto la base dell’Everest, di arrivare al Lhotse attraverso il passo del Kongma, tracciando così un’Alta Via che regala prospettive e visuali meravigliose. Arrivati in volo a Lukla, si inizia il cammino andando a Namche Bazar, il villaggio principale della regione; per favorire l’acclimatazione da qui si risale la bella valle che porta a Thame e si trascorre una notte anche al villaggio di Khumjung. Si prosegue per Gokyo, dove si sale il Gokyo Ri (5483 mt), un punto panoramico di una bellezza che va oltre l’immaginabile: la visuale spazia dal Cho Oyu al massiccio dell’Everest e ad est fino al Makalu. Si lascia la valle di Gokyo attraversando il ghiacciaio (morenico, senza problemi di crepacci) e si valica il passo del Cho (5420 mt); si lascia il deflusso della valle salendo al passo dell’Awi Peak (circa 5250 mt), con visuali uniche in particolare sul Nuptse, e si scende al ghiacciaio che fluisce dall’Everest, seguendolo da qui fino a Gorak Shep, da dove si raggiunge il campo base e si sale sul Kala Pattar, uno dei punti panoramici più celebri dell’Himalaia. Rientrati a Lobuche si sale il passo di Kongma (5535 mt) con indimenticabili panoramiche anche sull’Ama Dablam, arrivando da qui a Chhukung. Chi si cimenta con la salita all’Imja Tse avrà a disposizione due giorni per la salita (ne basta uno, se ne tiene uno di riserva); chi preferisce potrà seguire un programma alternativo esplorando il bacino glaciale a nord dell’Ama Dablam, che lascia basiti per l’imponenza degli anfiteatri glaciali a canna d’organo, e salendo al monte di Chhukung, speciale per le visuali sul Lhotse. Inizia quindi il percorso di ritorno, che segue il deflusso della valle riportando a Namche Bazar via Tengboche. Durante il trekking per l’alloggio si utilizzano i lodge, piccoli rifugi costruiti dagli Sherpa che consentono di dormire più caldi rispetto alla tenda, ed offrono del buon cibo. Si utilizza un campo mobile solo alla base dell’Imja Tse. Il bagaglio personale è trasportato dai portatori.   Imja Tse, inizio del ghiacciaio Imja Tse, verso la cresta sommitale Imja Tse, arrivando in vetta Nota tecnica L’Alta Via del Solo Kumbhu è un trekking per persone in salute che abbiano una buona forma fisica. Le tappe previste sono ragionate sulla base di una lunga esperienza; la parte iniziale prevede un’adeguata acclimatazione che consente di arrivare preparati al primo passo alto, il Cho, di 5420 mt. Sono previste anche due salite, al Gokyo Ri (5483 mt) nella valle del Cho Oyu e al Kala Pattar (5545 mt) ai piedi dell’Everest, i punti panoramici tra i più belli del pianeta. Tutta questa parte non è tecnica, non bisogna essere alpinisti e basta avere un po’ di determinazione. La salita all’Imja Tse (Island peak), una vetta alta 6160 mt, si esegue alla fine quando l’acclimatazione è ormai ottima; per salire bisogna utilizzare ramponi e picozza e, anche se la salita fino al plateau sotto la cresta sommitale non è particolarmente difficile e con l’aiuto del capogruppo e della guida Sherpa una persona non molto esperta può farcela, è necessario avere avuto già precedenti esperienze di progressione sul ghiaccio. L'ultimo tratto è più tecnico e percorribile solo da persone esperte: si utilizza di solito una corda fissa per risalire il ripido pendio innevato che porta alla cresta, poi da qui il tratto per la cima è semplice ma esposto, molto aereo. Attrezzatura Per godere appieno di questa magnifica avventura è necessario premunirsi per le basse temperature. È fondamentale un sacco a pelo omologato per i – 20°C, materassino termico per le notti in tenda, vestiario e calzature che consentano il confort a queste temperature. È un fattore di prudenza, perché non è usuale avere –20 in questa stagione. Chi si cimenta nella salita all’Imja Tse deve avere scarponi pesanti, occhiali da neve, douvet, lampada frontale, guanti caldi, ramponi, piccozza, imbracatura, jumar, discensore e moschettoni. Per chi non avesse materiali adatti a Katmandu è possibile noleggiare o acquistare a prezzi convenienti tutto, ma in questo caso è meglio avvisare il capogruppo prima della partenza per fare predisporre il materiale. È però obbligatorio avere con se prima di partire gli scarponi, perché non è detto che si trovino quelli adatti a Katmandu.   Imja Tse, arrivando in cresta Imja Tse, visuale a sud salendo Imja Tse, discesa dalla vetta PROGRAMMA DEL VIAGGIO (I tempi indicati per le tappe sono riferiti a un percorso senza soste eseguito con un ritmo normale) 1°g.    Sabato 8 ottobre, partenza in volo per il Nepal Per andare a Katmandu non ci sono collegamenti diretti dall’Italia e molti viaggiatori scelgono di transitare da Delhi in India o utilizzano linee aeree che fanno scalo in Medio Oriente; vi è un’ampia scelta e Amitaba può prenotare quella di maggior gradimento. La maggior parte dei voli prevede di viaggiare la notte arrivando nella giornata successiva. 2°g.    9/10 Arrivo a Katmandu Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’Hotel Vajra, immerso in un bel giardino a un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu. 3°g.    10/10 Katmandu Giornata a disposizione, utile per controllare l’attrezzatura e fare eventuali acquisti. 4°g.    11/10 Katmandu – Lukla – Bengkar (2650 mt) Partenza in volo per Lukla, tipico aeroporto himalaiano appeso al bordo di una valle posto a circa 2800 mt di quota, che si raggiunge in circa 30 minuti. Si inizia già oggi il cammino con una facile tappa di circa 3 ore e mezza, scendendo al fiume Dudh Kosi e risalendo verso nord la valle che porta a Namche Bazar, arrivando a Phakding e proseguendo fino a Bengkar, dove i lodge sono forse meno belli che a Phakding ma si gode della vista del Tamerseku. 5°g.    12/10 Bengkar – Namche Bazar (3440 mt) Si segue il fiume fino alla base della salita che porta al villaggio di Namche Bazar, il centro principale degli Sherpa. Tappa di circa 4 ore. 6°g.    13/10 Namche Bazar – Thame (3800 mt) Per favorire l’acclimatazione si risale il sentiero che porta verso ovest fino al villaggio di Thame, alle porte della valle che conduce verso il Rolwaling; qui si trova anche un interessante monastero. Tappa di circa 4 ore. 7°g.    14/10 Thame - Khumjung (3790 mt) Si torna verso Namche e nei pressi del villaggio si segue il sentiero più alto che porta al bel villaggio di Khumjung, situato su di un poggio posto sopra alla “capitale” degli Sherpa. Tappa di circa 3 ore e mezza. 8°g.    15/10 Kumjung – Luza (4360 mt) Si segue il sentiero che si inerpica per i costoni della montagna fino ad una discesa di circa 400 mt che porta a Phortse Tenga, da dove si inizia a risalire il fiume che origina dal ghiacciaio del Cho Oyu e si risale verso le pasture più alte attraversando alcuni alpeggi. Si sosta per il pranzo a Dole (4200) e da qui si prosegue per il vicino alpeggio di Luza. Tappa di 5 / 6 ore. 9°g.    16/10 Luza – Gokyo (4750 mt) Si prosegue camminando tra le pasture degli Yak, con visuali sempre più entusiasmanti, attraverso l’alpeggio di Machhermo (4410), a nord domina l’orizzonte il Cho Oyu; si arriva ad un primo lago e poco oltre si giunge al lago turchese di Gokyo. Tappa di circa 4 ore. Chi se la sente potrà cimentarsi già questo pomeriggio con una salita al Gokyo Ri (5483) per ammirare un indimenticabile tramonto. 10°g.    17/10 Gokyo – Taknak (4700 mt) Si parte prestissimo, per godere delle prime luci del mattino dalla vetta del Gokyo Ri (5483). La salita è facile, segue un sentiero che si inerpica lungo crinali erbosi, e richiede al massimo tre ore. Dopo il pranzo si parte per Taknak, si segue per un tratto il sentiero utilizzato per giungere fin qui e quindi si attraversa il ghiacciaio che fluisce dal Cho Oyu; il ghiaccio è coperto dai sassi, il percorso è segnato da ometti di pietra e non presenta pericoli. Raggiunto il versante orientale s’incontra l’alpeggio di Taknak, dove ci si accomoda per la notte. Da Gokyo sono circa 3 ore. 11°g.    18/10 Taknak - Cho La (5420 mt) - Dzonglha (4620 mt) La salita al passo inizia con una prima parte ripida alle spalle dell’alpeggio e porta alla base della rampa che sfocia sul passo, un tratto questo spesso coperto dalla neve. La parte iniziale della discesa transita da un nevaio e, dopo un tratto più ripido, attraversa una zona di alpeggi. Si sosta per la notte a Dzonglha. La salita al passo richiede al massimo 4 ore, la discesa a Dzonglha massimo 2. 12°g.    19/10 Dzonglha – Awi La - Lobuche (4830 mt) Si segue la dorsale settentrionale della valle e si sale al passo dell’Awi Peak, dove si trovano i campi alti utilizzati per la salita al Lobuche; si ha una stupenda visuale del Nuptse, del Lhotse e dei monti a sud. Procedendo, si scende nella valle che conduce all’alpeggio di Lobuche. Chi preferisse, può seguire il sentiero che gira attorno alla base dell’Awi scendendo fino a Duglha (4620 mt) e raggiungendo in quel punto la valle principale che porta a Lobuche, un percorso di circa 3 ore. La via dell’Awi La se si è allenati necessita solo circa un’ora in più, e richiede un minimo di familiarità con la progressione su roccia. Da Lobuche ci si reca a visitare la Piramide del CNR, una facile passeggiata di circa mezz’ora. 13°g.    20/10 Lobuche – Gorak Shep (5100 mt); escursione al campo base Si seguono le morene lungo i bordi del ghiacciaio godendo della vista del Pumori che si erge di fronte; dopo l’attraversamento di un ghiacciaio che confluisce dal lato della valle, anche questo coperto da sassi e senza pericolo di crepacci, si arriva a Gorak Shep, impiegando circa 2 ore e mezza. Da qui il campo base dell’Everest, situato di fronte alla famosa cascata di ghiaccio, dista circa 2 ore; chi lo desidera può recarvisi, rientrando poi a Gorak Shep per la notte. 14°g.    21/10 Salita al Kala Pattar (5545 mt) – Lobuche La salita al Kala Pattar, uno dei punti panoramici più celebri al mondo, non presenta difficoltà ed impegna per circa 2 ore. Nel pomeriggio si torna a Lobuche. 15°g.    22/10 Lobuche - Kongma La (5535 mt) – Chhukung (4730 mt) Si attraversa il ghiacciaio, coperto da sassi e senza pericolo di crepacci, portandosi sul versante orientale della valle e iniziando la salita dell’altro versante. Le parti ripide del percorso sono in prossimità del passo, che offre uno dei più bei panorami del versante sud del Lhotse, una parete alta 4000 metri, ritenuta una delle più difficili di tutto l’Himalaia. Raggiunte le pasture della valle si arriva all’alpeggio di Chhukung, situato a nord dell’Ama Dablam. Tappa di circa 7 ore. 16°g.    23/10 Chhukung – Base dell’Imja Tse (5087 mt) Si risale la valle del ghiacciaio di Imja verso est, godendo di un panorama fantastico sulle formazioni di ghiaccio a canna d’organo del grande bacino a nord dell’Ama Dablam. Si raggiunge il campo a Pareshaya Gyab (5087) in circa 3 ore; a volte si procede nella stessa giornata fino ad un punto più alto, ponendo le tende a circa 5280 mt, un poco più alto ma meno comodo. 17°g.    24/10 Salita all’Imja Tse (6160 mt) – Chhukung Si parte prestissimo risalendo ripidi crinali sassosi e arrivando con le luci del giorno sul ghiacciaio. Si aggirano le aree crepacciate e si giunge infine alla base della cresta sommitale, dove si sale diretti, e la si segue fino alla vicina vetta. I tempi di salita variano in base alle condizioni, con un tempo minimo di circa 5 ore. L’Imja Tse è collegato a nord da un passo di 5700 mt al grande spigolo centrale della parete sud del Lhotse, di cui di fatto è un contrafforte: un luogo da capogiro! Tornati al campo avanzato si prosegue la discesa fino a Chhukung. Chi non affronta la salita potrà esplorare la vallata, recandosi verso la conca dell’Amphu Lapcha e verso le canne d’organo dell’Ama Dablang. 18°g.    25/10 Giornata di riserva Se non si dovesse utilizzare anche la giornata odierna per la salita si inizia il rientro verso Lukla già oggi, dividendo così la tappa tra Tengboche e Lukla che è lunga se pur fattibile. Se la salita si esegue oggi, chi non ci si cimenta potrà iniziare comunque il rientro o salire sul monte di Chhukung per godere dei panorami sul Lhotse e sulla vallata. 19°g.    26/10 Chhukung – Tengboche (3867 mt) La prima tappa del percorso di rientro richiede circa 5 ore e porta a Tengboche, dove si trova un bel monastero buddista in vista della spettacolare parete sud dell’Ama Dablam. 20°g.    27/10 Temboche – Namche Bazar - Lukla Da Temboche si scende al fiume (3250 mt) e si risale il versante settentrionale della valle verso Namche Bazar (3440 mt). Con la buona acclimatazione che si possiede, per questo tratto si impiegano al massimo 4 ore. Si continua per Lukla, ripercorrendo in discesa le prime due tappe fatte all’inizio. 21°g.    28/10 Lukla – Katmandu Si parte in volo per Katmandu; all’arrivo, trasferimento in hotel e relax. 22°g.    29/10 Katmandu e volo di rientro Tempo libero fino a quando ci si reca all’aeroporto per l’imbarco sul volo internazionale. In funzione del volo di rientro utilizzato Amitaba predisporrà gli eventuali servizi aggiuntivi richiesti sia a Katmandu che a Delhi per chi transitasse dall’India. 23°g.    Domenica 30 ottobre, arrivo a destinazione.
NEPAL 2016: L'antico regno del Mustang, ora raggiungibile in jeep
In occasione del festival annuale del Tiji
Periodo: 24 apr - 9 mag
Con questo viaggio si arriva a Lho Manthang, 'capitale' del Mustang, in occasione delle interessanti rappresentazioni del Tiji che si svolgono nell’arco di tre giorni, condividendo l’evento principale dell’anno con le serene persone che popolano queste valli, e si esplorano i diversi siti della regione circostante. Sulla via del ritorno si lasciano le alte valli dell’Himalaia in aereo volando da Jomoson a Pokhara e da qui a Katmandu.   Marpha Jarkot Tramar e Annapuma   Si prevede un massimo di 12 partecipanti. Per delle note in merito ad un viaggio con le jeep fino a Lho Manthnag, vedi articolo Mustang 2015, l’arrivo delle jeep. Il viaggio Dopo una giornata a Katmandu, necessaria anche per il rilascio dei permessi, si parte per Pokhara e si prosegue in direzione ovest per Baglung; arrivati all’imbocco della valle del Kali Gandaki si inizia a percorrerla verso nord. Questa valle presenta il maggior dislivello al mondo: un intaglio tra il Daulagiri ad ovest e l’Annapurna ad est, che superano gli 8000 metri, con il fondovalle che nella parte iniziale parte da circa 800 metri. L’aspetto più incredibile è il velocissimo cambiamento ambientale che si incontra percorrendola: dalla vegetazione tropicale che ci accompagna fino a Tatopani, ad ogni svolta della valle troviamo un ambiente diverso iniziando dai banani, quindi alberi di agrumi, poi di mele fino alle foreste di conifere. Oltre ancora, inizia poi gradatamente il deserto trans himalaiano di alta quota che caratterizzerà il viaggio oltre Tukuche, il grazioso paesello di pietra situato ai piedi della spettacolare cascata di ghiaccio del Daulagiri. Oltre Jomoson si risalgono i versanti meridionali della Kali Gandaki arrivando a Jarkot e quindi a Muktinath, uno dei luoghi di pellegrinaggio più celebri dell’Himalaia, stupendo anche per i bei panorami che offre verso il Daulagiri. A Kagbeni si entra nel territorio ad accesso ristretto dell’Alto Mustang; si seguono profonde gole che stupiscono per la cromia delle rocce, godendo di un crescendo della bellezza naturale che nelle guglie di roccia rossa di Tramar va oltre l’immaginabile, fino a giungere nelle zone più aperte adiacenti al Tibet. Si incontrano villaggi e isolati monasteri, tra cui Lo Gekar, che secondo la tradizione orale pare essere il più antico del Nepal in quanto la sua fondazione è attribuita a Padmasambhava. Oltre Tsetang si arriva nella vallata dove sorge Lho Manthang, la capitale, cinta da mura che conservano un mondo ancora fuori dal divenire del tempo, dove la gente vive con i propri greggi seguendo modi ed abitudini antiche: vi sorgono l’antico palazzo del re ed alcuni templi che sorprendono per la preziosità delle opere d’arte. A Lho Manthang si sosta per tre notti potendo seguire le rappresentazioni di Tiji: le cerimonie propiziatorie per il raccolto, un grande festival esorcistico con diverse rappresentazioni eseguite con maschere e costumi con cui vengono evocate le divinità di protezione con riti, cerimonie, danze e musiche. Lo scopo del Tiji è di garantire felicità, salute e il buon raccolto alle comunità di Lo-Tso-Duen, le sette regioni del Mustang. L’evento, che in antichità era eseguito in ciascuna delle sette province, oggi si svolge solo nella capitale, presso il palazzo reale; è così il momento d’incontro più interessante dell’anno, una grande opportunità per avvicinare lo spirito di questa lontana cultura. Durante la permanenza a Lho Manthang ci si spinge con un’escursione a Garphu e alle grotte di Jhong, dove si potrà visitare un antico paese rupestre potendo sporgersi da una finestrella intagliata a picco sulle rocce, simile alle molte altre che, poste in luoghi altrettanto inavvicinabili, ci avranno incuriositi ed affascinati fin qui. Tornando verso sud si segue la medesima strada fino a Kagbeni, e da quisi segue il orso del fiume fino a Jomoson (all’andata si era giunti qui scendendo da Jarkot) dove si prende un aereo per tornare a Pokhara e da qui, con un altro volo, si prosegue per Katmandu per il rientro.   Chorten a Tangbe Falesie di Tramar Tsarang e Annapurna Nota tecnica Il Mustang, aperto al turismo dal 1992, è una delle zone del Nepal considerate ad accesso ristretto; il numero di permessi rilasciati ogni anno è limitato e richiede il pagamento di cospicue tasse giornaliere, il cui costo è incluso nel prezzo del viaggio. Per il tour vengono utilizzati tra Katmandu e Pokhara veicoli Hiace o Jeep e oltre Pokhara jeep tipo Scorpio, Bolero o Land Cruiser con 4 passeggeri massimo (nella parte posteriore alloggiano guida locale ed eventuali aiutanti). Il clima in questa stagione è normalmente secco, ma è sempre necessario essere attrezzati in modo opportuno per eventuali piogge; le temperature diurne sono confortevoli e le minime notturne previste nelle aree più alte sono di 4°C, ma si consiglia di portare con se un abbigliamento adatto fino allo zero termico. In tutto il tratto himalaiano, dopo Pokhara e fino al rientro a Katmandu, si alloggia e si consumano i pasti nei ‘lodge’, le locande / rifugio himalaiane, che dopo decenni di trekking e passaggio di visitatori sono diventate dignitose e sufficientemente pulite; viene servito cibo gradevole con una discreta scelta. Si tenga solo presente che i servizi sono praticamente sempre comuni e non sempre è possibile disporre di una stanza singola; l’acqua calda non è sempre disponibile. E’ necessario portare un proprio sacco a pelo; si suggerisce di avere con se un sacco che offra un gradiente termico minimo di -5°c, stante che i valori citati dai produttori sono sempre stimati in modo molto ottimistico; nelle locande sono comunque disponibili coperte e trapunte, ma per motivi igienici tutti preferiscono avere il proprio sacco a pelo.   Festival del Tiji Festival del Tiji Festival del Tiji Un breve cenno sul regno del Mustang Il Regno del Mustang è una regione nel Nepal settentrionale situata a nord dei giganteschi massicci himalaiani del Daulagiri e dell’Annapurna a ridosso dell’altopiano del Ciangtang, che preserva un raro microcosmo dell’antica cultura tibetana himalaiana. Grazie all’inaccessibilità e remotezza dei luoghi il lignaggio reale, che conserva un ruolo di autorevolezza e di riferimento rispetto ai valori tradizionali più che di potere effettivo, è rimasto intatto dal 1400 giungendo oggi al 25° discendente di questa nobile dinastia. L’isolamento ha evitato i traumi subiti dalle regioni confinanti: dal passaggio dei Mongoli, alla conquista del Raja di Jumla e al dominio dei Gurkha. La predominanza di monasteri tibetani appartenenti alla scuola dei Sakya sono la testimonianza di legami con il Tibet che risalgono al XIII secolo, quando Sakya Pandita fu nominato tutore del Tibet da Kublai Khan, ed enfatizzano con la loro presenza la mancanza di successive interferenze. Gli appassionati d’arte trovano a Lho Manthang affreschi originali di stupefacente fattura, che esibiscono rarissimi mandala e figure tipiche di questa esoterica tradizione. Nel passaggio dei secoli la diminuzione delle opportunità offerte dal commercio del sale dal Tibet unitamente al progressivo inaridirsi dei territori trans himalaiani ha contribuito a porre questo territorio sempre più ai margini del divenire del mondo, portandolo ad un’economia di sussistenza che ha impedito una crescita demografica. Ma questi fattori fortunatamente non sono riusciti ad estinguerne la cultura, come la storia ha invece testimoniato per i vicini regni tibetani di Shangshung e Gughe. La gente del Mustang, costituita da stirpi Bothia e tibetane, vive della coltivazione della tsampa (orzo) e di pastorizia. Ogni villaggio è essenzialmente autosufficiente; la gente è da secoli abituata a ritenere che nulla e nessuno sarà in grado di offrire un aiuto in condizioni avverse. Ma la durezza della vita non ha influenzato il carattere: troviamo un popolo miracolosamente sorridente ed ospitale, dei volti sereni, degli sguardi profondi. Un contributo a questa tranquillità giunge sicuramente dalla forte fede religiosa, immersa in una cultura esoterica che permea ogni cosa, un mondo spirituale dove si intrecciano il potente sciamanesimo himalaiano con il misticismo del buddismo tantrico: due anime fuse armoniosamente in un unico immaginario, i cui diversi tratti sono riconoscibili in modo distinto solo all’occhio di un esperto. Le figure dei Lama, i simboli ed i rituali forniscono un forte sostegno, proteggendo dalle influenze negative e dai pericoli naturali. Attraggono lo sguardo del visitatore le trappole per gli spiriti fatte con fili colorati e teschi di animali poste a difesa dell’ingresso di molte case, o le statue falliche che proteggono l’entrata di alcuni villaggi; ma la forza maggiore, che spesso si rivela nello sguardo amorevole di molti anziani, è la potenza del mantra della compassione universale, Om Mani Padme Hum, scolpito ovunque sulle rocce e salmodiato da tutti. Muktinath Nel cuore dell’Himalaia a nord del massiccio dell’Annapurna, Muktinath è meta di pellegrinaggi da tempo immemorabile. In tempi antichi i Santi provenienti dall’India alla ricerca del mitico regno di Shambala scoprirono la misteriosa fonte d’acqua che qui sgorga tra le fiamme tenui di un fuoco perenne; la Terra poneva di fronte a loro la sintesi degli elementi: terra, acqua, fuoco e aria. Iniziarono così a raggiungere questo luogo per meditare, rivelando solo a pochi discepoli l’ubicazione della sacra fonte. A Muktinath l’acqua miracolosa consente alle piante di crescere anche se ci si trova a 3660 mt di quota, formando un bosco ornato da bandiere di preghiera, dove l’aria purissima è impreziosita dal suono di campanelle; ci si sorprende a chiedersi se non sia qui la casa degli elfi. In questo giardino si siedono i Sadhu giunti scalzi dall’India e i monaci tibetani; le fedi convivono armoniosamente, sono sorti alcuni piccoli luoghi di ritiro e templi che appartengono a induisti, sia vishvaiti che shivaiti, e buddisti.   Garphu Ghami Namgyal Gompa PROGRAMMA DEL VIAGGIO (NB: i tempi di guida citati sono indicativi) 1°g. Domenica 24 aprile, partenza in volo per il Nepal Per andare a Katmandu non ci sono collegamenti diretti dall’Italia e molti viaggiatori scelgono di transitare da Delhi in India o utilizzano linee aeree che fanno scalo in Medio Oriente; vi è un’ampia scelta e Amitaba può prenotare quella di maggior gradimento. La maggior parte dei voli prevede di viaggiare la notte arrivando nella giornata successiva. 2°g. 25/4 Arrivo a Katmandu Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’Hotel Vajra, immerso in un bel giardino ad un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu. L’hotel dispone di buoni servizi, è costruito nello stile tradizionale newari con decorazioni in legno eseguite dall’artista Utam Raj di Patan ed è dotato di piacevoli spazi comuni; relax e riposo. 3°g. 26/4 Katmandu Giornata libera, necessaria per la preparazione dei permessi; su richiesta, possono essere organizzate delle visite o escursioni. 4°g. 27/4 Katmandu – Pokhara Si parte in auto per Pokhara, iniziando il percorso che in pochi giorni porterà nel cuore dell’Himalaia, fino alla remota regione del Mustang. La strada inizia superando un piccolo valico con cui si lascia la valle di Katmandu in direzione ovest, si percorrono valli rigogliose e si fiancheggia per un buon tratto il possente fiume Trisuli, si osservano i diversi villaggi e le coltivazioni terrazzate che caratterizzano le regioni più base dell’Himalaia. Si coprono circa 205 km in direzione ovest in 5 o 6 ore; a Pokhara si alloggia in hotel (il Meera o il Silver Oaks Inn) e ci si reca a visitare il lago che ha reso questa cittadina ben conosciuta tra i viaggiatori. 5°g. 28/4 Pokhara – Tukuche (2590 mt) Si lascia Pokhara in direzione ovest per il paese di Baglung; da qui si risalgono in direzione nord le acque del Kali Gandaki, un fiume che scorre nella valle più profonda del mondo: si apre tra l’Annapurna e il Daulagiri e conduce fino in Mustang e poi in Tibet, con i ciclopici versanti dei monti che passano dagli 800 metri di Tatopani, dove crescono le banane, agli 8167 della vetta artica del Daulagiri ad ovest. Dirimpetto si erge l’Annapurna, di 8091 metri. Si attraversa un’incredibile varietà di aree climatiche, iniziando dalla natura tropicale e, ad ogni svolta della vallata, si trovano nuove forme arboree: dopo le banane troviamo prima gli agrumi, quindi le mele e si arriva infine tra le foreste d’alta quota. Si transita da diversi paesi, di cui i principali sono Beni, Tatopani, Ghasa e Larjhung. Arrivati al bel villaggio di Tukuche (2590 mt), situato ai piedi dell’immensa cascata di ghiaccio del Daulagiri, ci si accomoda in una locanda; la tappa richiede 6 / 7 ore di guida. 6°g. 29/4 Tukuche – Muktinath (3660 mt) Si continua verso nord arrivando in breve al pittoresco villaggio di Marpha, con le strette viuzze tra le case di pietra chiara sopra cui occhieggia un interessante Gompa; a est troneggiano le incredibili pareti del Nilgiri, che svetta a 7000 metri di quota. Si transita da Jomoson (2790 mt), centro principale della regione dove vi è un piccolo aeroporto, da cui si prenderà il volo di rientro per Pokhara dopo il tour. Proseguendo si lascia la base della vallata risalendone il versante orientale verso Jarkot; da Tukuche a qui la transizione climatica è oramai completata: si è giunti nel territorio trans himalaiano caratterizzato da un clima prevalentemente secco, quasi desertico, con i monti privi di manto arboreo che rivelano la struttura geologica e i colori della terra. Le case di Jarkot, un bel villaggio tradizionale con un interessante monastero, hanno ora l’aspetto tipico delle regioni occidentali del Tibet. Poco oltre si giunge a Muktinath; il villaggio, dove ci si accomoda in una locanda, è posto a breve distanza dal santuario; la tappa richiede circa 4 ore. Si visita il santuario, uno dei luoghi più venerati dell’Himalaia; la vista spazia a sud ovest sul Daulagiri e il Tukuche. Nei pressi di Muktinath, per chi è interessato, è possibile raggiungere il villaggio di Chhaingur, situato sul lato settentrionale della vallata, dove si trova un piccolo Gompa di scuola Nyingma. 7°g. 30/4 Muktinath – Kagbeni (2810) – Chele (3050 mt) Si torna a Jarkot e si prosegue la discesa fino al fiume, potendo ammirare le ripide falesie terrose dove si individuano le aperture create da chi è riuscito ad abitarle, un tratto caratteristico di tutto il Mustang. Da Kagbeni (2810 mt) si entra nel territorio ad accesso ristretto dell’Alto Mustang; ci si immerge già da qui nella cultura di questo meraviglioso angolo del mondo. Si prosegue verso nord seguendo ora il corso del fiume, godendo verso sud della visuale dei ghiacci del Nilgiri e sul versante ovest del villaggio di Ty. Una breve salita impreziosita da muri Mani e chorten porta al villaggio di Tangbe (3060 mt), dove si trovano anche i resti di un antico castello. Si prosegue seguendo due grandiose anse della valle giungendo in breve a Chhusang (2980 mt); sulle pendici di un colle dietro al villaggio si può visitare un interessante tempio. Ai piedi di Chele, poco lontano da Chhusang, il fiume scava il proprio percorso formando un tunnel nelle rocce, e dalle pareti di roccia rossa a picco occhieggiano le finestre di un antico rifugio rupestre. Si sosta per la notte in questo villaggio; la tappa è di circa 5 ore. 8°g. 1/5 Chele – Tsarang (3560 mt) Si prosegue la salita arrivando a Samar (3660 mt); si valica quindi un costone, il passo di Yamda (3860 mt), e si transita dal minuscolo villaggio di Shyammochen e quindi poco oltre si supera l’omonimo passo (3850 mt) che segna l’ingresso nella regione di Lho, si scende al villaggio di Geling (3570 mt), dove si trovano un monastero e alcuni stupendi Stupa decorati nello stile del Mustang. Si transita dal villaggio di Jhite (3820 mt) e si valica il passo di Nya (4010 mt), da cui si accede alla valle di Ghami (3520 mt); nei pressi del villaggio si trova il muro Mani più lungo del Nepal. Si supera quindi un altro costone, il passo di Chinggel (3970 mt), e con una deviazione si raggiunge l’area di Tramar (Dhakmar), un piccolo villaggio con un tempio buddista, dove si ammirano spettacolari formazioni di roccia rossa. Si completa questa splendida tappa arrivando al villaggio di Tsarang, uno dei centri principali del Mustang, dove si trovano un monastero e un vecchio palazzo reale. Si alloggia in una locanda; si prevedono circa 6 ore di guida. Gli scorci panoramici dai punti più alti del percorso sono eccezionali: lo sguardo spazia sul vasto orizzonte incorniciato a sud dall’Annapurna e dalle cime “minori” del Thorong, Tilicho e Nilgiri – per menzionare solo le principali! 9°g. 2/5 Tsarang – Lo Gekar - Lho Manthang (3810) Si risale la vallata di Tsarang per visitare il monastero di Lo Gekar, che si dice risalire all'VIII secolo e la cui fondazione è attribuita a Guru Rimpoce; all’interno vi sono interessantissime e decorative figure in pietra scolpita. Si torna verso Tsarang e si prosegue a nord per Lho Manthang, l’antica capitale del Regno del Mustang, una cittadella di fiaba situata in un plateau contornato da rocce erosive. La tappa richiede circa 4 ore; ci si accomoda in una locanda che farà da base peri prossimi 3 giorni. Il Tiji inizia nella giornata di domani; si comincia subito ad esplorare questo splendido luogo; all’interno delle mura vi sono alcuni antichi monasteri di scuola Sakya con interessantissimi affreschi, il Palazzo Reale e la piazzetta dove si svolge il Tiji. Camminando tra i viottoli ci si sente fuori dal tempo, incontrando la gente sorridente impegnata nelle proprie attività tradizionali. Nel corso dei tre giorni del festival si seguono le rappresentazioni del Tiji, il momento conviviale più importante dell’anno; si ammirano i vestiti tradizionali delle persone e le rappresentazioni di danza in costume e maschere eseguite molto bene dai monaci. Il grande rito ha un valore esorcistico, con una progressiva crescita di intensità: semplificando parecchio il tema, ci potrebbe dire che lo scopo è far confluire le negatività del luogo in un ricettacolo di metallo opportunamente preparato, con la regia di un Lama che conduce le varie fasi. Un momento saliente è l’esposizione di una grande, veneratissima tanka quando le persone si assiepano per poterla toccare e riceverne una benedizione, primi tra tutti i notabili di Lho che iniziano la processione. Nei momenti meno importanti o di pausa si approfitterà per fare delle escursioni nella zona all’intorno, dove vi sono diversi luoghi che meritano una visita. 10°g. 3/5 Lho Manthang e festival del Tiji; escursione a Garphu, Chhoser e Jhong Oggi è il primo giorno del festival, la giornata forse meno ‘importante’, di cui si seguiranno le parti salienti. Si farà un’escursione a nord di Lho Manthang per visitare il villaggio di Garphu, dove si trova un piccolo Gompa, e il monastero di Chhoser, abbarbicato su una rupe. Si arriva quindi alle grotte di Jhong, ben incastonate in di una parete di roccia colorata, dove è possibile entrare; servivano da rifugio alla popolazione della valle in caso di incursioni ostili ed erano anche usate dagli eremiti. 11°g. 4/5 Lho Manthang e festival del Tiji; escursione a Namgyal, Thingar e Serkang Si seguono le attività del festival e nel corso della giornata ci si reca ai siti situati nei pressi di Lho Manthang, con il vicino monastero di Namgyal, le rovine dello Dzong di Thingar e Serkang, un luogo di ritiro dove si trovano anche diversi antichi Chorten. 12°g. 5/5 Lho Manthang e festival del Tiji; rientro fino Ghami o Shyammochen Si assiste alla fase conclusiva del festival. Si inizia quindi il percorso di rientro arrivando oggi fino a Ghami o a Shyammochen, in funzione dell’orario di partenza e delle condizioni del percorso; si alloggia in una locanda. 13°g. 6/5 Ghami o Shyammochen – Jomoson Si continua ripercorrendo la medesima strada, ora in direzione sud, godendo degli stupendi panorami e incontrando i diversi villaggi. Da Kagbeni si prosegue direttamente per Jomoson, seguendo il corso del Kali Gandaki. La tappa richiede da 6 a 7 ore; si alloggia in una locanda. 14°g. 7/5 Jomoson – Pokhara – Katmandu Partenza in volo per Pokhara nelle prime ore del mattino; la panoramicissima rotta contorna le falde del Daulagiri e dell'Annapurna. Con un secondo volo di raggiunge quindi Katmandu; sistemazione presso il medesimo hotel e pomeriggio libero. 15°g. 8/5 Katmandu e volo di rientro Tempo libero fino a quando ci si reca all’aeroporto per l’imbarco sul volo internazionale. In funzione del volo di rientro utilizzato Amitaba predisporrà gli eventuali servizi aggiuntivi richiesti sia a Katmandu che a Delhi per chi transitasse dall’India. 16°g. Lunedì 9 maggio, arrivo a destinazione
NEPAL 2016: Trekking al Campo Base dell'Annapurna
Ai piedi della parte sud, magia del “Santuario dell’Annapurna”
Periodo: 9 apr - 25 apr
Questo luogo è conosciuto come "Santuario dell’Annapurna": il significato del nome è chiaro a chi vi è stato e ha goduto dell’incredibile spettacolo dei monti che cingono tutto l’orizzonte, con gli Annapurna che troneggiano tra il frastuono delle valanghe che rimbombano nella valle e spesso fanno tremare il suolo. Questo magnifico trek parte dalla regione di Pokhara, ad ovest di Katmandu. E’ un percorso che offre la grande soddisfazione di iniziare dalle aree pre himalaiane e di arrivare in breve tempo nel territorio d’alta quota attraversando i diversi tipi di ambiente arboreo, incluse le foreste di bambù, fino ai 4130 metri del campo base. Si inizia risalendo le zone dei villaggi terrazzati fino ai costoni coperti da foreste di rododendri tra panorami incredibili, che spaziano dall’Annapurna Sud al Macchapuchare ed ad est fino al Manaslu, arrivando al villaggio di Langdrung, molto pittoresco e ben tenuto con le tipiche case in pietra; si prosegue direttamente verso nord attraversando il fiume verso il villaggio di Chomrung e si risale la valle che si fa sempre più ripida e impervia finché si giunge ai piedi del Macchapuchare, un monte sacro ai nepalesi e per questo motivo inviolato, che è stato ribattezzato dagli occidentali ‘Cervino dell’Himalaia’ per la sua forma ardita, e anche “Fishtail mountain” per via della doppia cima che ricorda ad alcuni la coda di un pesce. Da qui, con una svolta verso ovest che regala la visione della parete sud dell’Annapurna, si accede alla vallata del Santuario.   Gandrung Macchapuchare, 6993 mt Santuario dell'Annapurna Si rientra seguendo il medesimo sentiero per la parte iniziale fino alla zona del villaggio di Dovan sostando a Jhinudanda; qui, oltre a godere degli stupendi panorami, si potrà rilassarsi nelle acque di una fonte termale.  Quindi, oltre il bel villaggio di etnia Gurung di Gangdruk attraverso pristine foreste di giganteschi rododendri himalaiani si arriva al passo di Ghorepani, alla base di Poon Hill, uno dei punti panoramici più rinomati del Nepal che regala ottime visuali sull’arco himalaiano, dal Daulagiri al Manaslu. Si scende quindi nella vallata del fiume Bhurungdi rientrando a Pokhara e da qui si prosegue in volo per Katmandu. Nota tecnica E’ richiesto un livello di allenamento normale per chi va in montagna, con tappe medie di circa 5 ore di cammino effettivo; non è necessaria una preparazione tecnica: si tratta solo di spostarsi lungo i sentieri. Il clima previsto è secco; ma bisogna essere attrezzati nell’eventualità che possa piovere o anche nevicare nelle parti alte. Durante il trekking si alloggia e si consumano i pasti nei ‘logde’, ovvero nei rifugetti nepalesi che offrono un discreto livello di comodità e pulizia; in molti di questi sono anche disponibili delle docce con acqua calda ad un prezzo modico. Il bagaglio personale è trasportato da portatori (massimo 15 kg a testa). Nella valle del Santuario se si sta all’aperto di sera o di prima mattina all’alba si preveda un abbigliamento per una minima di -10°c. (di solito non fa così freddo, ma dei cali di temperatura sono sempre possibili), ed è anche consigliabile per il proprio confort avere un sacco a pelo con il medesimo gradiente termico minimo, anche se nei lodge sono disponibili le coperte.   Macchapuchare da sud Macchapuchare, 6993 mt Macchapuchare, 6993 mt PROGRAMMA DEL VIAGGIO NB: i tempi di tappa riportati sono indicativi, riferiti a escursionisti di capacità media. Le tappe potranno essere leggermente variate dal capogruppo in funzione delle condizioni del tempo od altro. 1°g.  Sabato 9 aprile, partenza in volo per il Nepal   Per andare a Katmandu non ci sono collegamenti diretti dall’Italia e molti viaggiatori scelgono di transitare da Delhi in India o utilizzano linee aeree che fanno scalo in Medio Oriente; vi è un’ampia scelta e Amitaba può prenotare quella di maggior gradimento. La maggior parte dei voli prevede di viaggiare la notte arrivando nella giornata successiva. 2°g.  10/4 Arrivo a Katmandu   Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’Hotel Vajra, immerso in un bel giardino ad un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu. L’hotel dispone di buoni servizi, è costruito nello stile tradizionale newari con decorazioni in legno eseguite dall’artista Utam Raj di Patan ed è dotato di piacevoli spazi comuni; relax e riposo. 3°g.  11/4 Katmandu – Pokhara – Kande – Australian Camp   Si parte in volo per Pokhara; il peso del bagaglio consentito senza extra è di kg 15 (ma il prezzo per i kg in più non è eccessivo). Giunti a destinazione si prosegue con dei veicoli privati per il villaggio di Khande (1450 mt), che dista circa un’ora e mezza di guida. Da qui inizia il percorso a piedi, la prima tappa di circa un’ora e mezza porta all’Australian Camp (1870 mt), da dove già si godono ottimi panorami. 4°g.  12/4 Australian Camp – Langdrung   Una tappa di circa 4 ore che transita dai villaggi di Deurali e Tolka conduce al bel villaggio di Langdrung (1700 mt). 5°g.  13/4 Langdrung – Chomrung   Si attraversa il fiume su di un ponte sospeso arrivando per il pranzo a Jhinudanda (1780 mt); in questa zona durante il percorso di rientro si potranno fare dei bagni nelle acque calde termali. Si prosegue salendo a Chomrung (2170 mt), uno dei principali villaggi della regione contornato dalle vette dell’Hiunchuli, Annapurna Sud e Macchapuchare. La tappa è di circa 5,5 ore. 6°g.  14/4 Chomrung – Dovan   Il sentiero in parte gradinato scende ripido a un fiume e risale verso Sinuwa, con panorami spettacolari sul Macchapuchare. Si attraversano foreste di bambù arrivando a Dovan (2600 mt), una tappa di circa 5 ore. 7°g.  15/4 Dovan - Macchapuchare Base Camp   Attraverso foreste di rododendro si sale verso Deurali (3200 mt) e si prosegue per il campo base del Macchapuchare (3700 mt), dove sono stati allestiti  alcuni rifugi. La tappa è di circa 5 ore. 8°g.  16/4 Macchapuchare Base Camp - Annapurna Base Camp   Il rifugio del campo base dista circa due ore di cammino ed è posto a 4130 mt. Si trascorre la giornata esplorando la meravigliosa vallata, in vista dell’inimmaginabile parete sud dell’Annapurna. La corona di montagne che cinge l’orizzonte a 360 gradi forma una delle visioni epiche di tutto l’Himalaia. 9°g.  17/4 Annapurna Base Camp – Dovan   Si rientra fino a Dovan (2600 mt), dove si era fatta tappa il 14/4. 10°g.  18/4 Dovan – Jhinudanda   Si ripercorre il sentiero da Dovan a Chomrung e si continua fino alla località di Jhinudanda, situata a 1780 mt, dove si era transitati il 31/3. A 300 mt dal lodge si trovano delle fonti di acque termali dove si potrà fare il bagno. La tappa è di circa 5 / 6 ore. 11°g.  19/4 Jhinudanda – Gangdruk   Si attraversa un’area di campi terrazzati e villaggi, con una salita finale fino al villaggio di Gangdruk (1940 mt). E’ forse il più bello dei villaggi Gurung della regione, ed è situato in un’ottima posizione panoramica. La tappa è di circa 5 ore. 12°g.  20/4 Gangdruk – Tadapani - Banthati Ci procede nelle foreste di rododendro fino a Tadapani (2630 mt), un paesello che offre ottimi panorami sull’Annapurna Sud e il Macchapuchare. Si scende gradatamente nelle foreste di rododendro e bambù fino a un torrente, da dove si risale un costone arrivando poi al villaggio di Banthati (2680), ai piedi di una ripida parete. La tappa è di 5 / 6 ore. Per chi lo desidera, è molto bello salire sulla sommità del colle sovrastante, Banthati Hill (3180 mt), che offre stupendi panorami. 13°g.  21/4 Banthati – Deurali La – Ghorepani   Si continua per il passo di Deurali (3200 mt) in un’area dove spesso si incontrano animali selvatici e seguendo il sentiero si scende a Ghorepani (2870 mt), un altro valico che funge da punto di partenza per Poon Hill. La tappa è di circa 5 ore. 14°g.  22/4 Ghorepani, salita a Poon Hill; Hilè   Si parte prestissimo per godere dell’alba dalla vetta di Poon Hill (3193 mt), una salita che impegna circa 1 ora: lo sguardo spazia senza confini dalle lontane pianure dell’India verso sud al Daulagiri ad ovest, Annapurna e Macchapuchare a nord e Manaslu ad est. Tornati al passo, inizia poi la discesa attraverso immacolate foreste fino a Hilè (1430 mt), una tappa di circa 5 ore. 15°g.  23/4 Hilè – Birethani – Pokhara - Katmandu   Il sentiero segue la sponda sinistra del fiume Bhurungdi fino alla cittadina di Birethani (1089 mt), che dista circa 3 ore. Qui si conclude il trekking e si salutano i portatori; la guida nepalese rimane invece col gruppo. Si prosegue con mezzi privati per Pokhara, che si raggiunge in circa un’ora e mezza. Si prende il volo per Katmandu, dove si alloggia presso l’Hotel Vajra. 16°g.  24/4 Katmandu e volo di rientro   Tempo libero fino a quando ci si reca all’aeroporto per l’imbarco sul volo internazionale. In funzione del volo di rientro utilizzato Amitaba predisporrà gli eventuali servizi aggiuntivi richiesti sia a Katmandu che a Delhi per chi transitasse dall’India. 17°g.  Lunedì 25 aprile, arrivo a destinazione
NEPAL 2015: Mustang, le celebrazioni del Tiji
Per la prima volta raggiungibile con le jeep
Periodo: 8 mag - 23 mag
Dopo una giornata a Katmandu, necessaria anche per il rilascio dei permessi, si raggiunge in volo Pokhara e si parte con le jeep; si utilizzano veicoli tipo Scorpio o Bolero. Si parte in direzione ovest per Baglung e arrivati all’imbocco della valle del Kali Gandaki si inizia a percorrerla verso nord; è la valle che presenta il maggior dislivello al mondo: un intaglio tra il Daulagiri ad ovest e l’Annapurna ad est, che superano gli 8000 metri, con il fondovalle che nella parte iniziale parte da circa 1000 metri. L’aspetto più incredibile è il velocissimo cambiamento ambientale che si incontra percorrendola: dalla vegetazione tropicale che ci accompagna fino a Tatopani, ad ogni svolta della valle troviamo un ambiente diverso iniziando dai banani, quindi alberi di agrumi, poi di mele fino alle foreste di conifere. Oltre ancora, inizia poi gradatamente il deserto trans himalaiano di alta quota che caratterizzerà il viaggio oltre Tukuche, il grazioso paesello di pietra situato ai piedi della spettacolare cascata di ghiaccio del Daulagiri A Kagbeni si entra nel territorio ad accesso ristretto del Mustang; si seguono profonde gole che stupiscono per la cromia delle rocce, godendo di un crescendo della bellezza naturale che nelle guglie di roccia rossa di Tramar va oltre l’immaginabile, fino a giungere nelle zone più aperte adiacenti al Tibet. Si incontrano villaggi e isolati monasteri, tra cui Lo Gekar, che secondo la tradizione orale pare essere il più antico del Nepal in quanto la sua fondazione è attribuita a Padmasambhava. Oltre Tsetang si arriva nella vallata dove sorge Lho Manthang, la capitale, cinta da mura che conservano un mondo ancora fuori dal divenire del tempo, dove la gente vive con i propri greggi seguendo modi ed abitudini antiche: vi sorgono l’antico palazzo del re ed alcuni templi che sorprendono per la preziosità delle opere d’arte.   Tiji Tiji Lho Manthang Gompa   A Lho Manthang si sosta per quattro notti potendo seguire le rappresentazioni di Tiji: le cerimonie propiziatorie per il raccolto, un grande festival esorcistico con diverse rappresentazioni eseguite con maschere e costumi con cui vengono evocate le divinità di protezione con riti, cerimonie, danze e musiche. Lo scopo del Tiji è di garantire felicità, salute e il buon raccolto alle comunità di Lo-Tso-Duen, le sette regioni del Mustang. L’evento, che in antichità era eseguito in ciascuna delle sette province, oggi si svolge solo nella capitale, presso il palazzo reale; è così il momento d’incontro più interessante dell’anno, una grande opportunità per avvicinare lo spirito di questa lontana cultura. Durante la permanenza a Lho Manthang ci si spinge con un’escursione a Garphu e alle grotte di Jhong, dove si potrà visitare un antico paese rupestre potendo sporgersi da una finestrella intagliata a picco sulle rocce, simile alle molte altre che, poste in luoghi altrettanto inavvicinabili, ci avranno incuriositi ed affascinati fin qui. Tornando verso sud si segue la medesima strada fino a Kagbeni da dove si sale a Muktinath, uno dei luoghi di pellegrinaggio più celebri dell’Himalaia, stupendo anche per i bei panorami che offre verso il Daulagiri; da qui si scende a Jomoson dove si prende un aereo per tornare a Pokhara e da qui, con un altro volo, si prosegue per Katmandu per il rientro. Nota tecnica Il Mustang, aperto al turismo dal 1992, è una delle zone del Nepal considerate ad accesso ristretto; il numero di permessi rilasciati ogni anno è limitato e richiede il pagamento di cospicue tasse giornaliere, il cui costo è incluso nel prezzo del viaggio. La progressione di salita prevista è graduale: da Pokhara si sale al paese di Tukuche situato a 2590 mt, il giorno successivo si sosta a Chele (3050 mt), quindi a Tsarang (3560 mt) e la quarta notte a Lho Mantang (3840). Non dovrebbero quindi sussistere seri problemi di adattamento; per facilitare l’acclimatazione si può eventualmente considerare l’utilizzo di Diamox o di altri farmaci idonei. Il clima in questa stagione è normalmente secco, ma è sempre necessario essere attrezzati in modo opportuno per eventuali piogge; le temperature diurne sono confortevoli e le minime notturne previste a maggio nelle aree più alte sono di 5°C, ma si consiglia di portare con se un abbigliamento adatto fino allo zero termico. In tutto il tratto himalaiano, dopo Pokhara e fino al rientro a Katmandu, si alloggia e si consumano i pasti nei ‘lodge’, i rifugi himalaiani. Oggi, dopo decenni di trekking e passaggio di visitatori, sono diventati dignitosi e sufficientemente puliti; viene servito cibo gradevole con una discreta scelta. Si tenga solo presente che i  servizi sono praticamente sempre comuni e non sempre è possibile disporre di una stanza singola; l’acqua calda non è sempre disponibile. È necessario portare un proprio sacco a pelo; si suggerisce di avere con se un sacco che offra un gradiente termico minimo di -5°c, stante che i valori citati dai produttori sono sempre stimati in modo molto ottimistico; nei lodge sono comunque disponibili coperte e trapunte, ma per motivi igienici tutti preferiscono avere il proprio sacco a pelo. Un breve cenno sul regno del Mustang Il Regno del Mustang è una regione nel Nepal settentrionale situata tra i giganteschi massicci himalaiani del Daulagiri e dell’Annapurna e l’altopiano del Ciangtang, che preserva un raro microcosmo dell’antica cultura tibetana himalaiana. Grazie all’inaccessibilità e remotezza dei luoghi il lignaggio reale, che conserva un ruolo di autorevolezza e di riferimento rispetto ai valori tradizionali più che di potere effettivo, è rimasto intatto dal 1400 giungendo oggi al 25° discendente di questa nobile dinastia. L’isolamento ha evitato i traumi subiti dalle regioni confinanti: dal passaggio dei Mongoli, alla conquista del Raja di Jumla e al dominio dei Gurkha. La predominanza di monasteri tibetani appartenenti alla scuola dei Sakya sono la testimonianza di legami con il Tibet che risalgono al XIII secolo, quando Sakya Pandita fu nominato tutore del Tibet da Kublai Khan, e dimostrano la mancanza di successive interferenze. Gli appassionati d’arte trovano a Lho Manthang affreschi originali di stupefacente fattura, che esibiscono rarissimi mandala e figure tipiche di questa esoterica tradizione. Nel passaggio dei secoli la diminuzione delle opportunità offerte dal commercio del sale dal Tibet unitamente al progressivo inaridirsi dei territori trans himalaiani ha contribuito a porre questo territorio sempre più ai margini del divenire del mondo, portandolo ad un’economia di sussistenza che ha impedito una crescita demografica. Ma questi fattori fortunatamente non sono riusciti ad estinguerne la cultura, come la storia ha invece testimoniato per i vicini regni tibetani di Shangshung e Gughe. La gente del Mustang, costituita da stirpi Bothia e tibetane, vive della coltivazione della tsampa (orzo) e di pastorizia. Ogni villaggio è essenzialmente autosufficiente; la gente è da secoli abituata a ritenere che nulla e nessuno sarà in grado di offrire un aiuto in condizioni avverse. Ma la durezza della vita non ha influenzato il carattere: troviamo un popolo miracolosamente sorridente ed ospitale, dei volti sereni, degli sguardi profondi. Un contributo a questa tranquillità giunge sicuramente dalla forte fede religiosa, immersa in una cultura esoterica che permea ogni cosa, intrecciando il potente sciamanesimo himalaiano con il misticismo del buddismo tantrico: due anime fuse armoniosamente in un unico immaginario, i cui diversi tratti sono riconoscibili in modo distinto solo all’occhio di un esperto. Le figure dei Lama, i simboli ed i rituali forniscono un forte sostegno, proteggendo dalle influenze negative e dai pericoli naturali. Attraggono lo sguardo del visitatore le trappole per gli spiriti fatte con fili colorati e teschi di animali poste a difesa dell’ingresso di molte case, o le statue falliche che proteggono l’entrata di alcuni villaggi; ma la forza maggiore, che spesso si rivela nello sguardo amorevole di molti anziani, è la potenza del mantra della compassione universale, Om Mani Padme Hum, scolpito ovunque sulle rocce e salmodiato da tutti. Muktinath Nel cuore dell’Himalaia a nord del massiccio dell’Annapurna, Muktinath è meta di pellegrinaggi da tempo immemorabile. In tempi antichi i Santi provenienti dall’India alla ricerca del mitico regno di Shambala scoprirono la misteriosa fonte d’acqua che qui sgorga tra le fiamme tenui di un fuoco perenne; la Terra poneva di fronte a loro la sintesi degli elementi: terra, acqua, fuoco e aria. Iniziarono così a raggiungere questo luogo per meditare, rivelando solo a pochi discepoli l’ubicazione della sacra fonte. A Muktinath l’acqua miracolosa consente alle piante di crescere anche se ci si trova a 3660 mt di quota, formando un bosco ornato da bandiere di preghiera, dove l’aria purissima è impreziosita dal suono di campanelle; ci si sorprende a chiedersi se non sia qui la casa degli elfi. In questo giardino si siedono i Sadhu giunti scalzi dall’India e i monaci tibetani; le fedi convivono armoniosamente, sono sorti alcuni piccoli luoghi di ritiro e templi che appartengono a induisti, sia vishvaiti che shivaiti, e buddisti.   Kagbeni Tramar Muktinath, Daulagiri   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Venerdì 8 maggio, partenza in volo per il Nepal   2°g.  9/5 Arrivo a Katmandu   Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’Hotel Vajra, immerso in un bel giardino ad un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu. L’hotel è costruito nello stile tradizionale newari con decorazioni in legno eseguite dall’artista Utam Raj di Patan ed è dotato di piacevoli spazi comuni. Resto della giornata a disposizione. 3°g. 10/5 Katmandu   Giornata libera, necessaria per la preparazione dei permessi; su richiesta, possono essere organizzate delle visite o escursioni. 4°g.  11/5 Katmandu – Pokhara – Tukuche (2590 mt) Si parte in volo per Pokhara; all’arrivo sono in attesa le jeep con cui si parte per Tukuche. Si procede in direzione ovest per il paese di Baglung; da qui si risalgono in direzione nord le acque del Kali Gandaki attravero un’incredibile varietà di aree climatiche e transitando da diversi paesi, di cui i principali sono Beni, Tatopani, Ghasa e Larjhung. Arrivati al bel villaggio di Tukuche (2590 mt), situato ai piedi dell’immensa cascata di ghiaccio del Daulagiri, ci si accomoda in un lodge; la tappa richiede 6 / 7 ore di guida. 5°g.  12/5 Tukuche – Chele (3050 mt)   Si procede lungo la vallata, che fino a Tangbe non presenta particolari dislivelli, godendo dell’incredibile transizione climatica: le foreste si diradano e già a Kagbeni si arriva nel deserto trans himalaiano d’alta quota, sul versante orientale della vallata ci accompagna la visione delle ardite pareti glaciali del Nilgiri, la cui vetta si staglia nel cielo, incredibilmente alta. Si passa dal villaggio di Markha, molto grazioso, costruito con cura con pietre bianche e su cui occhieggia un bel monastero buddista, e si arriva a Jomoson (2720 mt), il villaggio principale di questa regione dove si trova il piccolo aeroporto da dove si prenderà il volo di rientro dopo il tour. Arrivati a Kagbeni (2810 mt) si entra nel territorio ad accesso ristretto del Mustang; ci si immerge già da qui nella cultura di questo meraviglioso angolo del mondo. Si prosegue verso nord seguendo ancora il corso del fiume, godendo verso sud della visuale dei ghiacci del Nilgiri e sul versante ovest del villaggio di Ty. Una breve salita impreziosita da muri Mani e chorten porta al villaggio di Tange (3060 mt), dove si trovano anche i resti di un antico castello. Si prosegue seguendo due grandiose anse della valle giungendo in breve a Chhusang (2980 mt); sulle pendici di un colle dietro al villaggio si può visitare un interessante tempio. Ai piedi di Chele, poco lontano da Chhusang, il fiume scava il proprio percorso formando un tunnel nelle rocce, e dalle pareti di roccia rossa a picco occhieggiano le finestre di un antico rifugio rupestre. Si sosta per la notte in questo villaggio; la tappa è di circa 5 ore. 6°g.  13/5 Chele – Tsarang (3560 mt)   Si prosegue la salita arrivando a Samar (3660 mt); si valica quindi un costone, il passo di Yamda (3860 mt), e si transita dal minuscolo villaggio di Shyammochen e quindi poco oltre si supera l’omonimo passo (3850 mt) che segna l’ingresso nella regione di Lho, scendendo al villaggio di Geling (3570 mt), dove si trovano un monastero e alcuni stupendi Stupa decorati nello stile del Mustang. Si transita dal villaggio di Jhite (3820 mt) e si valica il passo di Nya (4010 mt), da cui si accede alla valle di Ghami (3520 mt); nei pressi del villaggio si trova il muro Mani più lungo del Nepal. Si supera quindi un altro costone, il passo di Chinggel (3970 mt), e con una deviazione si raggiunge l’area di Tramar (Dhakmar), un piccolo villaggio con un tempio buddista, dove si ammirano spettacolari formazioni di roccia rossa. Si completa questa splendida tappa arrivando al villaggio di Tsarang, uno dei centri principali del Mustang, dove si trovano un monastero e un vecchio palazzo reale; si prevedono circa 6 ore di guida. Gli scorci panoramici dai punti più alti del percorso sono eccezionali: lo sguardo spazia sul vasto orizzonte incorniciato a sud dall’Annapurna e dalle cime “minori” del Thorong, Tilicho e Nilgiri – per menzionare solo le principali! 7°g.  14/5 Tsarang – Lho Manthang (3810)   Si risale la vallata di Tsarang per visitare il monastero di Lo Gekar, che si dice risalire all'VIII secolo e la cui fondazione è attribuita a Guru Rimpoce; all’interno vi sono interessantissime e decorative figure in pietra scolpita. Si torna verso Tsarang e si prosegue a nord per Lho Manthang, l’antica capitale del Regno del Mustang, una cittadella di fiaba situata in un plateau contornato da rocce erosive; la tappa richiede circa 4 ore. Si inizia l’esplorazione di questo splendido luogo; all’interno delle mura vi sono alcuni antichi monasteri di scuola Sakya con interessantissimi affreschi, il Palazzo Reale e la piazzetta dove si svolge il Tiji. Camminando tra i viottoli ci si sente fuori dal tempo, incontrando la gente sorridente impegnata nelle proprie attività tradizionali. 8°g. – 10°g. (15 – 17/5) Lho Manthang e festival del Tiji; escursione a Garphu, Chhoser e Jhong    Si seguono le rappresentazioni del Tiji, il momento conviviale più importante dell’anno; si ammirano i vestiti tradizionali delle persone e le rappresentazioni di danza in costume e maschere eseguite molto bene dai monaci. Il grande rito ha un valore esorcistico: si cerca di far confluire le negatività del luogo in un ricettacolo di metallo opportunamente preparato, con la regia di un Lama che conduce le varie fasi; viene esposta una grande, veneratissima tanka che le persone si assiepano per poterla toccare e riceverne una benedizione, primi tra tutti i notabili di Lho che iniziano la processione. Il Tiji dura normalmente 3 giorni, ma le fasi principali di solito due. Si avrà così la possibilità di esplorare la zona all’intorno; nei pressi di Lho si trovano i monasteri di Namgyal, Serkang e lo Dzong di Thingar, raggiungibili a piedi per chi ne avrà l’interesse. Ne corso del soggiorno si prevede un’escursione verso nord per visitare il villaggio di Garphu, dove si trova un piccolo Gompa, e il monastero di Chhoser, abbarbicato su una rupe. Si arriva quindi alle grotte di Jhong, ben incastonate su di una parete di roccia colorata, dove è possibile entrare; servivano da rifugio alla popolazione della valle in caso di incursioni ostili ed erano anche usate dagli eremiti. Per questa escursione si possono noleggiare dei cavalli; il percorso richiede in tutto tra le 4 e le 5 ore. 11°g. 18/5 Lho Manthang – Chele   Si rientra fino a Chele, seguendo la medesima strada, potendo godere ancora una volta dei fantastici panorami. Si prevede un tempo di guida di 6 / 7 ore. 12°g. 19/5 Chele – Kagbeni – Jarkot – Muktinath (3660)   Si prosegue il rientro fino a Kagbeni; da qui si risale la valle verso est che porta a Jarkot, un bel villaggio tradizionale con un interessante monastero. Poco oltre si giunge a Muktinath; il villaggio è posto a breve distanza dal santuario. La tappa richiede meno di 4 ore. Si visita il santuario, uno dei luoghi più venerati dell’Himalaia; la vista spazia a sud ovest sul Daulagiri e il Tukuche. Nei pressi di Muktinath, per chi è interessato, è possibile raggiungere il villaggio di Chhaingur, situato sul lato settentrionale della vallata, dove si trova un piccolo Gompa di scuola Nyingma. 13°g. 20/5 Muktinath – Jomoson   Si parte senza fretta, avendo modo di completare le visite. Si scende quindi verso Jomoson ripassando da Jarkot. 14°g. 21/5 Jomoson – Pokhara – Katmandu    Partenza in volo per Pokhara nelle prime ore del mattino; la rotta è molto panoramica. Con un secondo volo di raggiunge quindi Katmandu; sistemazione presso il medesimo hotel e pomeriggio libero. 15°g. 22/5 Katmandu e volo di rientro   Tempo libero fino al trasferimento in aeroporto per il volo di rientro. 16°g. Sabato 23 maggio, arrivo a destinazione
NEPAL 2015: Trekking al campo base Annapurna
Ai piedi della parte sud, magia del “Santuario dell’Annapurna”
Periodo: 27 mar - 12 apr
Questo magnifico trek parte dalla regione di Pokhara, ad ovest di Katmandu. È un percorso che offre la grande soddisfazione di iniziare dalle aree pre himalaiane e di arrivare in breve tempo nel territorio d’alta quota attraversando i diversi tipi di ambiente arboreo, incluse le foreste di bambù, fino ai 4130 metri del campo base. Si inizia risalendo le zone dei villaggi terrazzati fino ai costoni coperti da foreste di rododendri tra panorami incredibili, che spaziano dall’Annapurna Sud al Macchapuchare ed ad est fino al Manaslu, arrivando al villaggio di Langdrung, molto pittoresco e ben tenuto con le tipiche case in pietra; si prosegue direttamente verso nord attraversando il fiume verso il villaggio di Chomrung e si risale la valle che si fa sempre più ripida e impervia finché si giunge ai piedi del Macchapuchare, un monte sacro ai nepalesi e per questo motivo inviolato, che è stato ribattezzato dagli occidentali ‘Cervino dell’Himalaia’ per la sua forma ardita, e anche ‘Fishtail mountain’ per via della doppia cima che ricorda ad alcuni la coda di un pesce. Da qui, con una svolta verso ovest che regala la visione della parete sud dell’Annapurna, si accede alla vallata del Santuario.   Macchapuchare Macchapuchare     Si rientra seguendo il medesimo sentiero per la parte iniziale fino alla zona del villaggio di Dovan sostando a Jhinudanda; qui, oltre a godere degli stupendi panorami, si potrà rilassarsi nelle acque di una fonte termale.  Quindi, oltre il bel villaggio Gurung di Gangdruk attraverso pristine foreste di giganteschi rododendri himalaiani si arriva al passo di Ghorepani, alla base di Poon Hill, uno dei punti panoramici più rinomati del Nepal che regala ottime visuali sull’arco himalaiano, dal Daulagiri al Manaslu. Si scende quindi nella vallata del fiume Bhurungdi rientrando a Pokhara e da qui si prosegue in volo per Katmandu. Nota tecnica È richiesto un livello di allenamento normale per chi va in montagna, con tappe medie di circa 5 ore di cammino effettivo; non è necessaria una preparazione tecnica: si tratta solo di spostarsi lungo i sentieri. Il clima previsto è secco; ma bisogna essere attrezzati nell’eventualità che possa piovere o anche nevicare nelle parti alte. Durante il trekking si alloggia e si consumano i pasti nei ‘logde’, ovvero nei rifugetti nepalesi, che offrono un discreto livello di comodità e pulizia; in molti di questi sono anche disponibili delle docce con acqua calda ad un prezzo modico. Il bagaglio personale è trasportato da portatori (massimo 15 kg a testa). Nella valle del Santuario se si sta all’aperto di sera o di prima mattina all’alba si preveda un abbigliamento per una minima di -10°c. (di solito non fa così freddo, ma dei cali di temperatura sono sempre possibili), ed è anche consigliabile per il proprio confort avere un sacco a pelo con il medesimo gradiente termico minimo, anche se nei lodge sono disponibili le coperte.   Annapurna Sud, 7219 mt Annapurna, 8091 mt Macchapuchare, 6993 mt   PROGRAMMA DEL VIAGGIO (NB: i tempi di tappa riportati sono indicativi, riferiti a escursionisti di capacità media.) 1°g. Venerdì 27 marzo, partenza in volo per il Nepal   2°g. 28/3 Arrivo a Katmandu   Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’Hotel Vajra, immerso in un bel giardino ad un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu. L’hotel dispone di buoni servizi, è costruito nello stile tradizionale newari con decorazioni in legno eseguite dall’artista Utam Raj di Patan ed è dotato di piacevoli spazi comuni; relax e riposo. 3°g. 29/3 Katmandu – Pokhara – Kande – Australian Camp   Si parte in volo per Pokhara; il peso del bagaglio consentito senza extra è di kg 15 (ma il prezzo per i kg in più non è eccessivo). Giunti a destinazione si prosegue con dei veicoli privati per il villaggio di Khande (1450 mt), che dista circa un’ora e mezza di guida. Da qui inizia il percorso a piedi, la prima tappa di circa un’ora e mezza porta all’Australian Camp (1870 mt), da dove già si godono ottimi panorami. 4°g. 30/3 Australian Camp – Langdrung   Una tappa di circa 4 ore che transita dai villaggi di Deurali e Tolka conduce al bel villaggio di Langdrung (1700 mt). 5°g. 31/3 Langdrung – Chomrung   Si attraversa il fiume su di un ponte sospeso arrivando per il pranzo a Jhinudanda (1780 mt); in questa zona durante il percorso di rientro si potranno fare dei bagni nelle acque calde termali. Si prosegue salendo a Chomrung (2170 mt), uno dei principali villaggi della regione contornato dalle vette dell’Hiunchuli, Annapurna Sud e Macchapuchare. La tappa è di circa 5,5 ore. 6°g. 1/4 Chomrung – Dovan   Il sentiero in parte gradinato scende ripido a un fiume e risale verso Sinuwa, con panorami spettacolari sul Macchapuchare. Si attraversano foreste di bambù arrivando a Dovan (2600 mt), una tappa di circa 5 ore. 7°g. 2/4 Dovan - Macchapuchare Base Camp   Attraverso foreste di rododendro si sale verso Deurali (3200 mt) e si prosegue per il campo base del Macchapuchare (3700 mt), dove sono stati allestiti  alcuni rifugi. La tappa è di circa 5 ore. 8°g. 3/4 Macchapuchare Base Camp - Annapurna Base Camp   Il rifugio del campo base dista circa due ore di cammino ed è posto a 4130 mt. Si trascorre la giornata esplorando la meravigliosa vallata, in vista dell’inimmaginabile parete sud dell’Annapurna. La corona di montagne che cinge l’orizzonte a 360 gradi forma una delle visioni epiche di tutto l’Himalaia. 9°g. 4/4 Annapurna Base Camp – Dovan   Si rientra fino a Dovan (2600 mt), dove si era fatta tappa l’1/4. 10°g. 5/4 Dovan – Jhinudanda   Si ripercorre il sentiero da Dovan a Chomrung e si continua fino alla località di Jhinudanda, situata a 1780 mt, dove si era transitati il 31/3. A 300 mt dal lodge si trovano delle fonti di acque termali dove si potrà fare il bagno. La tappa è di circa 5 / 6 ore. 11°g. 6/4 Jhinudanda – Gangdruk   Si attraversa un’area di campi terrazzati e villaggi, con una salita fionale fino al villaggio di Gangdruk (1940 mt). È forse il più bello dei villaggi Gurung della regione, ed è situato in un’ottima posizione panoramica. La tappa è di circa 5 ore. 12°g. 7/4 Gangdruk – Tadapani - Banthati   Ci procede nelle foreste di rododendro fino a Tadapani (2630 mt), un paesello che offre ottimi panorami sull’Annapurna Sud e il Macchapuchare. Si scende gradatamente nelle foreste di rododendro e bambù fino a un torrente, da dove si risale un costone arrivando poi al villaggio di Banthati (2680), ai piedi di una ripida parete. La tappa è di 5 / 6 ore. Per chi lo desidera, è molto bello salire sulla sommità del colle sovrastante, Banthati Hill (3180 mt), che offre stupendi panorami. 13°g. 8/4 Banthati – Deurali La – Ghorepani   Si continua per il passo di Deurali (3200 mt) in un’area dove spesso si incontrano animali selvatici e seguendo il sentiero si scende a Ghorepani (2870 mt), un altro valico che funge da punto di partenza per Poon Hill. La tappa è di circa 5 ore. 14°g. 9/4 Ghorepani, salita a Poon Hill; Hilè   Si parte prestissimo per godere dell’alba dalla vetta di Poon Hill (3193 mt), una salita che impegna circa 1 ora: lo sguardo spazia senza confini dalle lontane pianure dell’India verso sud al Daulagiri ad ovest, Annapurna e Macchapuchare a nord e Manaslu ad est. Tornati al passo, inizia poi la discesa attraverso immacolate foreste fino a Hilè (1430 mt), una tappa di circa 5 ore. 15°g. 10/4 Hilè – Birethani – Pokhara - Katmandu   Il sentiero segue la sponda sinistra del fiume Bhurungdi fino alla cittadina di Birethani (1089 mt), che dista circa 3 ore. Qui si conclude il trekking e si salutano i portatori; la guida nepalese rimane invece col gruppo. Si prosegue con mezzi privati per Pokhara, che si raggiunge in circa un’ora e mezza. Si prende il volo per Katmandu, dove si alloggia presso l’Hotel Vajra. 16°g. 11/4 Katmandu e volo di rientro   Tempo libero fino a quando ci si reca all’aeroporto per l’imbarco sul volo internazionale. In funzione del volo di rientro utilizzato Amitaba predisporrà gli eventuali servizi aggiuntivi richiesti. 17°g. Domenica 12 aprile, arrivo a destinazione
NEPAL 2015: Celebrazioni di Shivaratri e del Losar, il capodanno tibetano
Prosecuzione in Bhutan, in occasione del Festival di Punakha
Periodo: 15 feb - 22 feb
Questo periodo è uno dei momenti più belli nella vita della valle di Katmandu; il programma, oltre a seguire i vari momenti delle celebrazioni, dà l’opportunità di visitare gran parte dei siti storici e artistici più importanti e prevede un’escursione a Nagarkot. Al termine è vi è la possibilità di un’estensione in Bhutan che porta nei luoghi più famosi e tocca il cuore della cultura del Paese, visitando siti fuori dai circuiti turistici e partecipando alle fasi salienti del grandioso festival di Punakha. Estensione in Bhutan L’estensione in Bhutan consente una bella esplorazione di Druk Yul, il Paese del Drago: si visitano gli Dzong di Paro, Trashichhoe, Punakha e Semthoka, si sale al ‘Nido della Tigre’, luogo simbolo del Paese, e sono inclusi nel tour luoghi meno conosciuti e molto caratteristici, da Chorten Nyinpo all’eremo di Drakarpo e tanti altri. Punto focale del viaggio sono le celebrazioni allo Dzong di Punakha; durante questo Cham, che viene presenziato dal Je Khempo, abate del Bhutan, le musiche rituali e danze in maschera e costume sono eseguite impeccabilmente dai monaci del suo seguito e all’alba del giorno propizio viene issato il gigantesco Thongdrol sulla torre principale Nota tecnica Sia in Nepal che in Bhutan a fine febbraio il clima è secco e le piogge sono rare. Le temperature più basse si incontrano durante l’estensione in Bhutan a Paro e Thimpu, dove la minima notturna può scendere fino a 2 - 3 gradi; la massima stagionale è a Punakha con 20. Per gli spostamenti si utilizzano dei comodi pulmini giapponesi. Gli alberghi sono puliti, le stanze sono dotate di bagno, lenzuola e acqua calda. Il cibo è valido, nella valle di Katmandu si trovano anche molte pietanze europee e americane, mentre in Bhutan la scelta comprende preparazioni tra l’indiano e l’internazionale con anche cibi locali e cinesi.   Losar, puja Bodnath Losar, Bodnath   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.Domenica 15 febbraio, partenza in volo per il Nepal   2°g. 16/2 Arrivo a Katmandu   Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’Hotel Vajra, posizionato a un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu; è immerso in un bel giardino e costruito nello stile tradizionale newari con decorazioni in legno eseguite dall’artista Utam Raj di Patan. 3°g. 17/2 Katmandu (Cham a Bodnath e Shivaratri) Si inizia la giornata a Bodnath, dove i monasteri più grandi organizzano manifestazioni rituali di danze eseguite con maschere e costumi; le più famose per la qualità delle esecuzioni si svolgono al “monastero rosso” di Sechen. Dopo pranzo ci si sposta a Pashupatinath, l’antichissimo santuario indù lungo le rive del fiume Bagmati, dove avvengono le cremazioni; è uno dei siti più sacri a Shiva, importantissima meta di pellegrinaggio. Per la ricorrenza di Shivaratri si concentra qui una moltitudine di devoti e vi confluisce un gran numero di Sadhu provenienti anche dall’India; si seguono le attività devozionali che si svolgono sui ghat del fiume e attorno al tempio e si esplora la collina alle spalle del Bagmati, disseminata di antichi tempietti immersi nel verde. 4°g. 18/2 Katmandu (Cham Bonpo e Ghutuk)   Il punto focale oggi è la collina di Swayambhu, dove si erge l’antichissimo Stupa che ha un’aura di magia già nel nome, che significa ‘autogenerato’, a memoria della mistica origine a cui è riferita la genesi della stessa valle di Katmandu, formata secondo la tradizione dal Bodhisattva Manjushri che la liberò dalle acque del lago che la copriva. La collina è cinta da un sentiero sacro ornato da chorten e mulinelli di preghiera, e anche le colline adiacenti di Manjushri e Saraswati sono adorne di templi e monasteri. Il momento di maggior interesse oggi è la partecipazione alle celebrazioni di danze rituali in costume che si svolgono al Bonpo Gompa, uno dei rari centri dove viene coltivata la religione Bon, di origine sciamanica tibetana prebuddista. Rientrati in hotel, si partecipa alla festa del Ghutuk, l’equivalente tibetano del nostro Capodanno. 5°g. 19/2 Katmandu - Nagarkot   Si consuma la colazione a Bodnath con una famiglia tibetana e ci si reca quindi con loro al monastero di Phulbari per ricevere la benedizione che il Lama offre alla famiglia, il modo tradizionale di iniziare il nuovo anno con i migliori auspici. Si lascia quindi la valle di Katmandu per Nagarkot, una piccola località sui monti ad est di Katmandu posta in posizione panoramica, luogo ottimo per godere del tramonto sulla catena himalaiana; si alloggia e cena presso la Nagarkot Farm House, che offre anche trattamenti di massaggio. 6°g. 20/2 Nagarkot – Katmandu   Si rientra verso Katmandu; ci si reca a Bhaktapur, il cui nome significa “città dei devoti”, la meglio preservata tra le tre antiche capitali della valle di Katmandu. Qui è più facile rivivere l’atmosfera che permeava la vita della gente prima del recente avvento della ‘civiltà’ moderna. Oltre al piacere di curiosare, questa città-villaggio offre esempi stupendi di architettura newari, tra cui la Nyatapola Mandir, una pagoda a cinque livelli, e le tre piazze di Durbar, Tumadhi e Dattatraya; si potrà anche visitare un’importante scuola di pittura specializzata nella creazione di tanke. Dopo la visita ci raggiunge Changu Narayan, un villaggio tradizionale posto su un’altura che domina la valle dove è ubicato un magnifico santuario dedicato a Vishnu. Si prosegue quindi per Katmandu, dove si alloggia ancora presso l’hotel Vajra.   Baktapur, Dattatraya Pashupatinath, Shivalingam Baktapur   Per chi rientra 7°g. 21/2 Katmandu e volo di rientro   Ci si reca a Bodnath per seguire gli eventi che si svolgono nel corso della mattina: le cerimonie del Labsol e del Lung-tar e la processione dei monaci attorno allo Stupa. Si procede quindi per l’aeroporto per l’imbarco sul volo di rientro. 8°g. Domenica 22 febbraio, arrivo a destinazione Per chi si reca in Bhutan 7°g. 21/2 Katmandu (Labsol  e & Lung-tar) Presso gli Stupa di Swayambhu e Bodnath già dalle prime luci dell’alba iniziano le circumambulazioni e nei molti templi e monasteri circostanti si svolgono una moltitudine di riti; ci si recherà a Bodnath, dove le celebrazioni sono più intense. E’ un momento festoso: una gran folla di persone di tutte le comunità di origine tibetana (esuli, Sherpa, Dolpo-pa, Mustangi, Gurung, ecc.) esegueno il Labsol, la cosiddetta “offerta del fumo”, bruciando rami di pino, incensi ed erbe aromatiche, e il Lung-tar, l’offerta delle bandiere di preghiera. E’ un momento molto colorito di gioia collettiva, che segna l’inizio del nuovo anno; tutti sfoggiano i costumi più belli formando un coloratissimo e interessante insieme e, nel corso della mattina, i monaci provenienti dai diversi monasteri all’intorno eseguono una grande processione attorno allo Stupa. Nel pomeriggio ci si reca a Patan, una delle tre antiche capitali della valle di Katmandu. La piazzetta centrale è un gioiello dell’architettura newari; tra i vari templi della zona circostante i più importanti sono il Tempio d’Oro e il Kumbeshwor ed è molto stimolante anche il museo di scultura, dove volendo si può pranzare in giardino. Un aspetto interessantissimo di Patan sono anche le botteghe artigiane che producono le famose immagini sacre, e potranno essere visitate. 8°g. 22/2 Katmandu – Paro   Si utilizza la mattina per la visita del centro storico di Katmandu, Durbar Square e dintorni, con i magnifici templi, l’antico palazzo reale, la galleria nazionale d’arte e il grande mercato di Indra Chowk. Il volo per Paro parte alle 15.30 con arrivo alle 16.45 (orari da confermare); la visuale della catena himalaiana a nord è stupefacente, si vedono ben 6 ‘ottomila’, tra cui l’Everest e il Kanchendzonga, e arrivando anche il Chomolhari, montagna sacra del Bhutan. Paro, l’unico punto d’ingresso aeroportuale del Bhutan, è un bel villaggio che ha conservato le proprie caratteristiche tradizionali; prima di recarsi in hotel si visita il Dungtse Chorten, costruito dal mitico Tamgtok Gyalpo, che all’interno rivela una potente atmosfera mistica e stupendi affreschi 9°g. 23/2 Paro   Si visitano lo Dzong di Paro, reso celebre anche dal film giratovi da Bertolucci, e il museo posto presso la torre di Ta Dzong, situata sull’altura alle sue spalle. Con una breve passeggiata ci si reca quindi al bucolico villaggio di Drangchok, posto appena sopra Paro, dove si trova un antico tempio. Dopo pranzo si raggiunge il bel villaggio di Dzongdraka dove si trova un piccolo tempio e, lungo una ripida falesia, un panoramico eremo che la tradizione dice essere stato utilizzato da Guru Padmasambhava. Si completa la giornata andando a Yoeto Gompa, un antico tempio con statue e affreschi molto belli dove vivono alcuni giovani monaci; da qui con una breve passeggiata (20 min) si raggiunge l’eremo di Drakarpo, un altro dei mitici siti di meditazione di Guru Padmasambhava, attorniato da una serena comunità di anziani meditatori. 10°g. 24/2 Paro (esc. a Taktshang) – Thimpu   A nord di Paro si trova il monastero di Taktshang, il “nido della tigre” di Guru Rimpoce, sicuramente il luogo più celebre del Bhutan, sospeso tra le rocce sopra la valle. Per facilitare la salita (c.a. 2 ore in tutto), con una modica spesa chi vuole può noleggiare un cavallo; sul percorso si giunge ad un rifugetto da cui si gode una vista stupenda, dove solitamente si consuma il pranzo. Per questa escursione si consiglia di portare con se dei vestiti caldi, giacca antivento e scarpe adatte a camminare su sentiero. Tornati a valle ci si reca a Kyuchu Lhakhang, uno dei monasteri più antichi del Bhutan, la cui fondazione è attribuita al re del Tibet Songtsen Gampo (VIII sec.), che contiene alcune preziosissime statue di Cenresi ed è uno dei 108 templi geomantici del Tibet. Si parte quindi per Thimpu, la capitale, che dista circa 65 km; un percorso  che richiede quasi 2 ore: la velocità è sempre moderata per via delle curve e il limite ufficiale è comunque di 40 km/h - si ha così modo di gustare gli stupendi panorami. Ci si accomoda in un hotel del centro della cittadina, comodo anche per visitare i negozietti nei dintorni. 11°g. 25/2 Thimpu   Thimpu è il centro amministrativo del Bhutan e sta rapidamente crescendo, mantenendo però lo stile tradizionale nelle costruzioni. Si iniziano le visite da Pangri Zampa, un monastero posto un poco più a nord della città che fu la prima residenza dello Shabdrung quando giunse in Bhutan nel XVII secolo, ed è ora sede della scuola astrologica del Bhutan. Quindi Dechen Podrang, un magnifico palazzo che fu la sede del governo prima della costruzione di Trashichhoe ed è ora una scuola monastica; il grazioso convento femminile; il parco dei takins – che è stato scelto come animale simbolo del Bhutan; il tempio di Changangkha Lhakhang, sopra Thimpu, un luogo prezioso dove i bhutanesi vengono a chiedere i buoni auspici per i nuovi nati e spesso è possibile assistere alle cerimonie dei monaci. Si conclude con la visita del grandioso Trashichhoe Dzong, visitabile dopo le ore 17.00, dove sono situate la sede del governo, la sala del trono del re e la sede estiva dell’Abate del Bhutan. 12°g. 26/2 Thimpu – Punakha   Si sale di prima mattina al passo di Dochu, di 3166 mt, e si fa colazione al rifugio vicino al passo, dove in una foresta lussureggiante con una stupenda visuale dell’arco himalaiano si trovano migliaia di bandiere di preghiera colorate che circondano 108 Chorten (reliquiari); qui si trovano anche tanti piccoli tsa tsa contenenti le ceneri dei defunti, posti in gran numero attorno al Chorten più antico. La discesa tra scenari grandiosi porta nella valle di Punakha, dove ci si reca con una passeggiata che transita per un bel villaggio al tempio della fertilità di Chimi Lhakhang, posto in cima a una panoramica collina, a metà strada tra Punakha e Wangdue. Questo tempio fu fondato dal grande Lama Drukpa Kunley, “l’illuminato pazzo” il cui emblema fallico adorna l’ingresso di molte case rurali. Le coppie che non riescono ad avere figli e chiedono qui con fiducia questa grazia vengono quasi sempre esaudite... pare anche gli stranieri! Dopo pranzo si effettua un’escursione col pulmino sui monti a ovest di Punakha, dove si trovano il tempio di Nabgang e le scuole monastiche di Talo e Nalanda, tra tipici e ben curati villaggi. Sistemazione in hotel. 13°g. 27/2 Punakha   Lo Dzong di Punakha è il più bello e storicamente importante del paese, meravigliosa sede invernale del Je Khempo, l’Abate del Bhutan, che vi risiede con i circa 1600 monaci che costituiscono il suo seguito nei sei mesi più freddi dell’anno, per il clima mite di questa valle: lo Dzong è situato a 1250 mt di quota, mentre Thimpu, dove è situata la sede estiva, è a 2300 mt. Lo Dzong è curato con amore e senza badare a spese, come si riscontra dalla qualità dei lavori che sono stati fatti per restaurare il tempio principale, che era stato danneggiato da un’inondazione. Tra gli affreschi si ammirano anche rarissimi mandala che non si trovano facilmente rappresentati altrove, neppure nei testi specifici. L’antica arte iconografica qui è … nel presente. Oggi nel cortile principale di fronte all’Utse (la torre) si svolgono le danze in maschera e costume; lo Dzong è affollato di persone che indossano gli abiti più belli di cui dispongono, un momento rituale ma molto festoso. Vi è forte attesa per la grande processione che si forma all’interno dello Dzong, aperta tra lo scoppio di petardi dai soldati, che sono poi seguiti con grande solennità dal corpo monastico, e arriva al fiume dove viene lanciata nelle acque una replica di un’importantissima reliquia – si evoca con questo lo stratagemma che portò alla chiusura di un conflitto coi tibetani. Al termine, si completa questa ricca giornata con la visita di Chorten Nyinpo, che dista circa 8 km dallo Dzong, un luogo bucolico posto a 1750 mt sui monti sopra la valle del Mo Chu. Il tempio fu costruito nel XIV secolo e contiene una statua di Maitreya; di fronte vi è un antico albero la cui leggendaria origine è legata a Drukpa Kunley: secondo la tradizione egli lanciò da dove meditava sui monti un ramo infuocato per scacciare i demoni, che si conficcò nel terreno e divenne questo venerato albero. 14°g. 28/2 Punakha – Thimpu   Allo Dzong oggi si svolge la cerimonia del Thongdrol, l’esposizione prima del sorgere del sole dall’alta torre dell’Utse di un gigantesco drappo con raffigurazioni sacre; è il momento più atteso dello Tsechu, i devoti si accalcano per poterlo toccare e riceverne la benedizione. Seguono pittoresche cerimonie rituali e danze in costume e maschere. Dopo pranzo si lascia la valle di Punakha risalendo al passo di Dochu, visitando nei pressi di Thimpu lo Dzong di Semtokha, recentemente restaurato, che fu il primo ad essere edificato dallo Shabdrung nel 1631. Si alloggia nel medesimo hotel utilizzato il 25/2. 15°g. 1/3 Thimpu – Katmandu e volo di rientro   Si raggiunge in circa un’ora e mezza l’aeroporto di Paro, dove il volo per Katmandu parte alle 11.45 con arrivo alle 12.40 (orari da confermare). A destinazione si avrà a disposizione un veicolo con autista fino al momento della partenza; in funzione del volo di rientro utilizzato Amitaba predisporrà gli eventuali servizi aggiuntivi richiesti. 16°g. Lunedì 2 marzo, arrivo a destinazione
NEPAL 2014: L’Alta Via del Solo Kumbhu, trek all’Everest e Lobuche Est (6119 mt)
Estensione: salita al Lobuche Est (6119 mt)
Periodo: 18 ott - 7 nov
Pumori, Kalapattar Kalapattar - Everest, Nuptse   Le due principali valli alte del Solo Khumbu sono, da ovest ad est, la valle di Gokyo che oltre Namche Bazar, la ‘capitale’ degli Sherpa, si dirama in direzione nord fino alla base del Cho Oyu, e la valle principale che porta al campo base dell’Everest aggirando le straordinarie pareti del Nuptse. Il programma prevede di visitare queste due valli e di collegarsi da una all’altra attraverso il passo del Cho, che offre prospettive e visuali meravigliose tracciando un’Alta Via. Arrivati in volo a Lukla si inizia il cammino andando a Namche Bazar, il villaggio principale della regione; per favorire l’acclimatazione da qui si risale la bella valle che porta a Thame e si trascorre una notte anche al villaggio di Khumjung. Si prosegue per Gokyo, dove si sale il Gokyo Ri (5483 mt), un punto panoramico di una bellezza che va oltre l’immaginabile: la visuale spazia dal Cho Oyu al massiccio dell’Everest e ad est fino al Makalu. Si lascia la valle di Gokyo attraversando il ghiacciaio (morenico, senza problemi di crepacci) e si valica il passo del Cho (5420 mt); si lascia il deflusso della valle salendo al passo dell’Awi Peak, nei pressi del campo base del Lobuche, e si scende verso il ghiacciaio che fluisce dall’Everest seguendolo fino a Gorak Shep, da dove si raggiunge il campo base e si sale sul Kala Pattar, uno dei punti panoramici più celebri dell’Himalaia. Inizia quindi il percorso di ritorno, che segue il deflusso della valle riportando a Namche Bazar via Tengboche, con una deviazione che porta a Chhukung alla base del Lhotse e in vista delle spettacolari canne d’organo glaciali a nord dell’Ama Dablang. Il capogruppo esegue il tentativo di salita al Lobuche e chi rientra viene accompagnato da una nostra guida nepalese fino a Lukla, da dove si rientra in volo a Katmandu. Per chi lo desidera, è possibile rimanere coi compagni che salgono al Lobuche seguendoli fino al campo alto e poi rientrando a Lukla con loro. Chi si cimenta con la vetta del Lobuche, che raggiunge 6119 metri di altezza ha a disposizione tre giorni; se ne utilizzano usualmente solo due, un giorno è tenuto di riserva. Dopo l’ascensione si rientra a Lukla. Durante il trekking per l’alloggio si utilizzano i lodge, piccoli rifugi costruiti dagli Sherpa che consentono di dormire più caldi rispetto alla tenda, ed offrono del buon cibo. Si utilizzano dei campi solo per la salita al Lobuche, ma nella fase di rientro si torna ad utilizzare i logde. Il bagaglio personale è trasportato dai portatori; accompagna il gruppo, oltre al capogruppo, una guida Sherpa.   Cho La Gokyo Ri: Everest Gogkyo Ri Nota tecnica L’Alta Via del Solo Kumbhu è un trekking per persone in salute che abbiano una buona forma fisica. Le tappe previste sono ragionate sulla base di una lunga esperienza; la parte iniziale prevede un’adeguata acclimatazione che consente di arrivare a superare l’alta quota del passo del Cho, di 5420 mt. Sono previste anche due salite, al Gokyo Ri (5483 mt) nella valle del Cho Oyu e al Kala Pattar (5545 mt) ai piedi dell’Everest, i punti panoramici tra i più belli del pianeta. Tutta questa parte non è tecnica, non bisogna essere alpinisti e basta avere un po’ determinazione. La salita al Lobuche Est, una vetta alta 6119 mt, si esegue alla fine quando l’acclimatazione è ormai ottima; per salire bisogna utilizzare ramponi e picozza e, anche se la salita fino all'anticima non è particolarmente difficile e con l’aiuto del capogruppo e della guida Sherpa una persona non molto esperta può farcela, è necessario avere avuto già precedenti esperienze di progressione sul ghiaccio. L'ultimo tratto, dall'anticima alla vetta, è più tecnico e  percorribile solo da persone esperte. Attrezzatura  Per godere appieno di questa magnifica avventura è necessario premunirsi per le basse temperature. È fondamentale un sacco a pelo omologato per i – 20°C e vestiario e calzature che consentano il confort a queste temperature. È un fattore di prudenza, perché non è usuale avere –20 in questa stagione. Chi si cimenta nella salita al Lobuche deve avere scarponi da ghiaccio, ramponi, piccozza, imbracatura, jumar e moschettoni; il resto dell’attrezzatura è fornito dall’organizzazione. Per chi non avesse materiali adatti a Katmandu è possibile noleggiare o acquistare a prezzi convenienti tutto, ma in questo caso è meglio avvisare il capogruppo prima della partenza per fare predisporre il materiale. È però obbligatorio avere con se prima di partire gli scarponi, perché non è detto che si trovino quelli adatti a Katmandu.   Lobuche Est Lobuche Est   PROGRAMMA DEL VIAGGIO (I tempi indicati per le tappe sono riferiti a un percorso senza soste eseguito con un ritmo normale) 1°g.  Sabato 18 ottobre, partenza in volo per il Nepal   2°g.   19/10 Arrivo a Katmandu   Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’Hotel Vajra, immerso in un bel giardino a un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu. 3°g.   20/10 Katamandu   Giornata a disposizione, utile per controllare l’attrezzatura e fare eventuali acquisti. 4°g.  21/10 Katmandu – Lukla – Bengkar (2650)   Partenza in volo per Lukla, tipico aeroporto himalaiano appeso al bordo di una valle posto a circa 2800 mt di quota, che si raggiunge in circa 30 minuti. Si inizia già oggi il cammino con una facile tappa di circa 3 ore e mezza, scendendo al fiume Dudh Kosi e risalendo verso nord la valle che porta a Namche Bazar, arrivando a Phakding e proseguendo fino a Bengkar, dove i lodge sono forse meno belli che a Phakding ma si gode della vista del Tamerseku. 5°g.  22/10 Bengkar – Namche Bazar (3440)   Si segue il fiume fino alla base della salita che porta al villaggio di Namche Bazar,  il centro principale degli Sherpa. Tappa di circa 4 ore. 6°g.  23/10 Namche Bazar – Thame (3800)   Per favorire l’acclimatazione si risale il sentiero che porta verso ovest fino al villaggio di Thame, alle porte della valle che conduce verso il Rolwaling; qui si trova anche un interessante monastero. Tappa di circa 4 ore. 7°g.  24/10 Thame - Khumjung (3790)   Si torna verso Namche e nei pressi del villaggio si segue il sentiero più alto che porta al bel villaggio di Khumjung, situato su di un poggio posto sopra alla “capitale” degli Sherpa. Tappa di circa 3 ore e mezza. 8°g.  25/10 Kumjung – Luza (4360)   Si segue il sentiero che si inerpica per i costoni della montagna fino ad una discesa di circa 400 mt che porta a Phortse Tenga, da dove si inizia a risalire il fiume che origina dal ghiacciaio del Cho Oyu e si risale verso le pasture più alte attraversando alcuni alpeggi. Si sosta per il pranzo a Dole (4200) e da qui si prosegue per il vicino alpeggio di Luza. Tappa di 5 / 6 ore. 9°g.  26/10 Luza – Gokyo (4750)   Si prosegue camminando tra le pasture degli Yak, con visuali sempre più entusiasmanti, attraverso l’alpeggio di Machhermo (4410), a nord domina l’orizzonte il Cho Oyu; si arriva ad un primo lago e poco oltre si giunge al lago turchese di Gokyo. Tappa di circa 4 ore. Chi se la sente potrà cimentarsi già questo pomeriggio con una salita al Gokyo Ri (5483) per ammirare un indimenticabile tramonto. 10°g.  27/10 Gokyo    Si parte prestissimo, per godere delle prime luci del mattino dalla vetta del Gokyo Ri (5483). La salita è facile, segue un sentiero che si inerpica lungo crinali erbosi, e richiede al massimo tre ore. Dopo il pranzo chi lo desidera può prosegue il cammino da Gokyo verso il Cho Oyu seguendo le morene erbose arrivando ad un primo, stupendo lago; se ci si avventura oltre si arriva ad un altro laghetto. In alternativa questa escursione può essere fatta la mattina successiva, in quanto la tappa per Taknak è breve. 11°g.  28/10 Gokyo – Taknak (4700) Si segue per un tratto il sentiero utilizzato per giungere fin qui e si attraversa il ghiacciaio che fluisce dal Cho Oyu; il ghiaccio è coperto dai sassi, il percorso è segnato da ometti di pietra e non presenta pericoli. Raggiunto il versante orientale s’incontra l’alpeggio di Taknak, dove ci si accomoda per la notte. Tappa di circa 3 ore. 12°g.  29/10 Taknak - Cho La (5420) - Dzonglha (4620)    La salita al passo inizia con una prima parte ripida alle spalle dell’alpeggio e porta alla base della rampa che sfocia sul passo, un tratto questo spesso coperto dalla neve. La parte iniziale della discesa transita da un nevaio e, dopo un tratto più ripido, attraversa una zona di alpeggi. Si sosta per la notte a Dzonglha. La salita al passo richiede al massimo 4 ore, la discesa a Dzonglha massimo 2. 13°g.  30/10 Dzonglha – Lobuche (4830) Si segue la dorsale settentrionale della valle e si sale al passo dell’Awi Peak, dove si trovano i campi alti utilizzati per la salita al Lobuche; si ha una stupenda visuale del Nuptse, del Lhotse e dei monti a sud. Procedendo, si scende nella valle che conduce all’alpeggio di Lobuche. Chi preferisse, può seguire il sentiero che gira attorno alla base dell’Awi scendendo fino a Duglha (4620 mt) e raggiungendo in quel punto la valle principale che porta a Lobuche, un percorso di circa 3 ore. La via dell’Awi Peak se si è allenati necessita solo circa un’ora in più, e richiede un minimo di familiarità con la progressione su roccia. Da Lobuche ci si reca a visitare la Piramide del CNR, una facile passeggiata di circa mezz’ora. 14°g.  31/10 Lobuche – Gorak Shep (5100); escursione al campo base   Si seguono le morene lungo i bordi del ghiacciaio godendo della vista del Pumori che si erge di fronte; dopo l’attraversamento di un ghiacciaio che confluisce dal lato della valle, anche questo coperto da sassi e senza pericolo di crepacci, si arriva a Gorak Shep, impiegando circa 2 ore e mezza. Da qui il campo base dell’Everest, situato di fronte alla famosa cascata di ghiaccio, dista circa 2 ore; chi lo desidera può recarvisi, rientrando poi  a Gorak Shep per la notte. 15°g.  1/11 Salita al Kala Pattar (5545) – Lobuche   La salita al Kala Pattar, uno dei punti panoramici più celebri al mondo, non presenta difficoltà ed impegna per circa 2 ore. Nel pomeriggio si torna a Lobuche. Per chi rientra 16°g.  2/11 Lobuche – Chhukung - Pangboche   Il capogruppo saluta i partecipanti; la responsabilità del trekking da qui a Lukla sarà in carico ad uno Sherpa che parla la lingua inglese. Tutto il percorso segue dei comodi sentieri, quindi non vi sono difficoltà. Si scende al villaggio di Pangboche, dove si sosta per la notte. Da qui chi lo desidera può risalire la vallata che porta a Chhukung seguendo il sentiero graduale, senza tratti di salita ripidi. Con questa escursione si gode di una grandiosa visuale sulla parete sud del Lhotse, uno dei bastioni di roccia più imponenti al mondo, mentre a sud si ha la piramide dell’Ama Dablang il cui lato orientale forma un anfiteatro di ghiaccio ornato da colossali canne d’organo, decisamente spettacolare, che si ammira al meglio proseguendo una mezz’ora oltre Chhukung. 17°g.  3/11 Pangboche - Tengboche – Namche Bazar (3440)   Si procede in discesa, con i soliti saliscendi di ogni sentiero himalaiano, arrivando a Temboche (3867) dove si trova un bel monastero buddista in vista della spettacolare parete sud dell’Ama Dablam. Da qui si scende al fiume (3250) e si risale il versante settentrionale della valle verso Namche Bazar. Si impiegano 5 – 6 ore. 18°g.  4/11 Namche Bazar – Lukla Si ripercorrono in discesa le prime due tappe. 19°g.  5/11 Lukla – Katmandu Si parte in volo per Katmandu; all’arrivo si viene ricevuti dal corrispondente di Amitaba, trasferimento in hotel e relax. 20°g.  6/11 Katmandu e volo di rientro   Tempo libero fino al trasferimento in aeroporto. 21°g.  Venerdì 7 novembre, arrivo a destinazione Per chi sale il Lobuche Est (6119 mt) 16°g. – 18°g. (2/11 – 4/11) Salita al Lobuche Est   La salita al Lobuche viene eseguita di solito in due giorni. Nella prima giornata si sale al campo alto, nei pressi del passo dell’Awi Peak, e nel giorno successivo si sale in vetta e si ridiscende alla base della montagna, dove si alloggia in campo, o si rientra a Lobuche o Duglha. La salita, superati i tratti rocciosi, richiede una progressione su ghiaccio di moderata difficoltà fino all’anticima, che è poi collegata da una cresta che sale in direzione nord ovest fino alla vetta; il tratto dall’anticima alla vetta effettiva è più impegnativo e richiede maggiori capacità tecniche, ed è eseguibile solo se le condizioni sono ottimali. Si tiene un giorno di riserva da utilizzare nel caso vi fossero condizioni climatiche non buone. Se si sale in due giorni, si potrà utilizzare il giorno di riserva per anticipare il rientro verso Lukla potendo includere una puntata a Chhukung. 19°g.  5/11 Base del Lobuche - Tengboche (3867)   Il percorso segue dei comodi sentieri e in circa 5 ore si raggiunge Tengboche, dove si trova un bel monastero buddista in vista della spettacolare parete sud dell’Ama Dablam. 20°g.  6/11 Tengboche – Lukla Da Tengboche si scende al fiume (3250) e si risale il versante settentrionale della valle verso Namche Bazar, per ridiscendere nuovamente al fiume e proseguire fino a Lukla, una tappona di circa 8 ore, ben eseguibile con l’allenamento finora accumulato. 21°g.  7/11 Lukla – Katmandu Si parte in volo per Katmandu; all’arrivo si viene ricevuti dal corrispondente di Amitaba, trasferimento in hotel e relax. 22°g.  8/11 Katmandu e volo di rientro   Tempo libero fino al trasferimento in aeroporto. 23°g.  Domenica 9 novembre, arrivo a destinazione
NEPAL 2014: Losar, il Capodanno tibetano
Viaggio in collaborazione con l'Istituto Lama Tzong Khapa (Pomaia)
Periodo: 28 feb - 9 mar
Losar, Bodnath Losar, Bodnath Losar, Bodnath   Attorno ai grandi Stupa, a Swayambu e ancor più a Bodnath, ogni monastero apre le porte delle assemblee dei monaci, spesso presiedute da importanti Lama, e tutta la comunità partecipa alle celebrazioni. Molti dei monasteri più grandi organizzano manifestazioni rituali di danze eseguite con maschere e costumi, tra cui quelle del “monastero rosso” di Sechen che sono di eccellente qualità. Per la festa di Lhabsol, l’offerta del fumo prodotto da erbe aromatiche e incensi che conclude il Losar, fin dalle prime luci dell’alba migliaia di persone iniziano la circumambulazione dei sacri Stupa, e l’aria vibra con il suono dei mantra. Nel corso del soggiorno si avrà anche la possibilità di incontrare alcuni importanti Lama. Questo periodo è uno dei momenti più belli nella vita della valle di Katmandu; il programma, oltre a seguire i vari momenti del Losar, dà l’opportunità di visitare gran parte dei siti storici e artistici più importanti. A Katmandu si alloggia presso l’hotel Vajra, immerso in un bel giardino a un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu; è costruito nello stile tradizionale Newari con decorazioni in legno eseguite dall’artista Utam Raj di Patan e pitture del maestro tamang Bimal Moktan;  offre diversi servizi inclusi i massaggi ayurvedici e dispone di un’interessante biblioteca. Tutti i trasporti vengono effettuati con un pulmino privato.   Changu Narayan Baktapur Baktapur, Dyatapola   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Il programma è da ritenersi piuttosto flessibile, per poter seguire gli eventi di maggior interesse man mano che si svolgono: le celebrazioni non avvengono secondo un ‘calendario ufficiale’ rigidamente formale. Le attività di seguito indicate verranno tutte svolte, ma non necessariamente nell’ordine esposto; e se ne aggiungeranno anche altre non "prevedibili". 1°g.   Venerdì 28 febbraio, partenza in volo per il Nepal   Non ci sono collegamenti diretti dall’Italia per Katmandu e molti viaggiatori scelgono di transitare da Delhi in India; vi è un’ampia scelta di compagnie aeree e Amitaba può prenotare quella di maggior gradimento. La maggior parte dei voli prevede di viaggiare la notte arrivando nella giornata successiva. 2°g.  1/3 Arrivo a Katmandu   Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’Hotel Vajra. Nel pomeriggio ci si reca a visitare Swayambhu, l’antichissimo stupa che si erge sulla valle, i templi circostanti e le colline adiacenti di Manjushri e Saraswati. 3°g.  2/3 Katmandu, inizio del Losar   Ci si reca di prima mattina allo Stupa di Bodnath nel cuore del quartiere tibetano, ricco di botteghe, negozi e importanti templi e monasteri; sono in pieno svolgimento le attività di preparazione nei diversi gompa, la gente presenta offerte e si reca dai grandi Lama per riceverne la benedizione. Si lascia Bodanth, molto probabilmente dopo pranzo, per recarsi a Pashupatinath, l’antichissimo santuario indù lungo le rive del fiume Bagmati dedicato a Shiva, luogo di pellegrinaggio dove giungono anche molti pittoreschi Sadhu. L’intera collina è un mondo da scoprire, disseminata di antichi tempietti immersi nel verde; sulla riva del fiume avvengono le cremazioni. Si completa la giornata con la visita del centro storico di Katmandu: Durbar Square e dintorni con i magnifici templi, l’antico palazzo reale e la galleria nazionale d’arte; tempo permettendo ci si reca anche a Indra Chowk, il grande mercato con tantissimi negozi circostanti. Nel corso del pomeriggio si viene raggiunti dai partecipanti che provengono da Varanasi. 4°g.  3/3 Katmandu, Gulhuk Puja   In buona parte dei monasteri tibetani dislocati nella valle di Katmandu vengono eseguite rappresentazioni di danza con maschere e costumi il cui scopo è cacciare le negatività per propiziare un buon inizio del nuovo anno. La zona dello Stupa di Bodnath offre alcuni dei momenti più speciali, con rappresentazioni molto significative al Sechen Gompa fondato da Dilgo Kyentse Rimpoce, conosciuto come il “monastero rosso”, dove per le danze è spesso presente anche l’attuale giovane reincarnazione del grande maestro. Sono molto speciali anche le celebrazioni che si svolgono al vicino “monastero bianco” Ka-Nying, di tradizione Kagyu e Nyingma, fondato da Urgyen Tulku, dove presiede le cerimonie un altro importante Lama, l’Abate Nima Choeky. Le attività proseguono per l’intera giornata. 5°g.  4/3 Katmandu, Lhabsol   Presso gli Stupa di Swayambhu e Bodnath già dalle prime luci dell’alba iniziano le circumambulazioni e nei molti templi e monasteri si svolgono una moltitudine di riti e celebrazioni. È un momento festoso: una gran folla di persone di tutte le comunità di origine tibetana (esuli, Sherpa, Dolpo-pa, Mustangi, Gurung, ecc.) esegue la cosiddetta “offerta del fumo” bruciando rami di pino, incensi ed erbe aromatiche, un momento molto colorito di gioia collettiva. È una grande celebrazione che segna l’inizio del nuovo anno; tutti sfoggiano i costumi più belli formando un coloratissimo e interessante insieme. A Bodanth i monaci provenienti dai diversi monasteri circostanti eseguono una grande processione attorno allo Stupa. Al termine si avrà del tempo disponibile per altre attività; oggi si tengono anche varie esecuzioni dell’Opera tibetana, per noi difficili da capire, ma comunque interessanti. 6°g.  5/3 Katmandu   Si visita durante la mattina il grande complesso monastico di Kopan, uno dei centri principali della FPMT fondato da Lama Yeshe, posto panoramicamente su una collina da dove si gode un ampio panorama sulla città. A seguire si effettuano altre visite e incontri. 7°g.  6/3 Katmandu: Patan e Pharping   Ci si reca a Patan, una delle tre antiche capitali della valle di Katmandu. La piazzetta centrale è un gioiello dell’architettura newari; tra i vari templi della zona circostante i più importanti sono il Tempio d’Oro e il Kumbeshwor ed è molto stimolante anche il museo di scultura, dove volendo si può pranzare in giardino. Un aspetto interessantissimo di Patan sono anche le botteghe artigiane che producono le famose immagini sacre, e potranno essere visitate. Dopo la visita dei siti storici di Patan ci si reca a Pharping, dove Lama Ciampa Monlam ha la propria residenza. In questo villaggio posto sui monti a sud di Katmandu si trovano importanti luoghi di pellegrinaggio e grotte di meditazione che la tradizione orale riferisce essere stati luoghi di permanenza di Guru Padmasambhava quando si stava recando in Tibet. Si trovano anche altri importanti siti, tra cui spiccano quelli dedicati a Vajrayogini e Tara; all’intorno sono sorti moltissimi monasteri, principalmente Nyingmapa e Kagyu, tra cui quello di Pema Osel edificato presso la grotta degli Asura (titani) che venne utilizzata da Guru Rimpoce. 8°g.  7/3 Katmandu: Bhaktapur e Changu Narayan   Visita di Bhaktapur, il cui nome significa “città dei devoti”; è, tra le tre antiche capitali della valle di Katmandu, quella preservata meglio. Qui è più facile rivivere l’atmosfera che permeava la vita della gente prima del recente avvento della ‘civiltà’ moderna. Oltre al piacere di curiosare, questa città-villaggio offre esempi stupendi di architettura newari, tra cui la Nyatapola Mandir, una pagoda a cinque livelli, e le tre piazze di Durbar, Tumadhi e Dattatraya; si potrà anche visitare un’importante scuola di pittura specializzata nella creazione di tanke. Dopo la visita ci raggiunge Changu Narayan, un villaggio tradizionale posto su un’altura che domina la valle dove è ubicato un magnifico santuario dedicato a Vishnu. 9°g.  8/3 Katmandu e volo di rientro   Tempo libero fino al trasferimento in aeroporto, dove la maggior parte dei voli parte nel pomeriggio. 10°g.  Domenica 9 marzo, arrivo a destinazione   Losar, Bodnath Losar, Mandala Losar, Bodanath
NEPAL 2013: Trekking al Campo Base dell’Annapurna
Ai piedi della parete sud, magia del “Santuario dell’Annapurna”
Periodo: 1 nov - 17 nov
Salendo al Campo Base Salendo al Campo Base Macchapuchare, 6993 mt   Partendo dalla regione di Pokhara, ad ovest di Katmandu, questo celeberrimo trek dà la grande soddisfazione di iniziare dalle aree pre himalaiane e di arrivare in breve tempo nel territorio d’alta quota attraversando i diversi tipi di ambiente arboreo, incluse le foreste di bambù, fino ai 4130 metri del campo base. Si inizia risalendo le zone dei villaggi terrazzati fino ai costoni coperti da foreste di rododendri tra panorami incredibili, che spaziano dall’Annapurna Sud al Macchapuchare fino al Manaslu ad est, arrivando al villaggio di Langdrung, molto pittoresco e ben tenuto con le tipiche case in pietra; si prosegue direttamente verso nord attraversando il fiume verso il villaggio di Chomrung e si risale la valle che si fa sempre più ripida e impervia finché si giunge ai piedi del Macchapuchare, un monte sacro ai nepalesi e per questo motivo inviolato, che è stato ribattezzato dagli occidentali ‘Cervino dell’Himalaia’ per la sua forma ardita, e anche ‘Fishtail mountain’ per via della doppia cima che ricorda ad alcuni la coda di un pesce. Da qui, con una svolta verso ovest che regala la visione della parete sud dell’Annapurna, si accede alla vallata del Santuario. Si rientra seguendo il medesimo sentiero per la parte iniziale fino alla zona del villaggio di Chomrung, da dove si seguono i costoni occidentali della maestosa vallata attraverso pristine foreste di giganteschi rododendri himalaiani arrivando al passo di Ghorepani, alla base di Poon Hill, uno dei punti panoramici più rinomati del Nepal che regala ottime visuali sull’arco himalaiano, dal Daulagiri al Manaslu. Si scende quindi nella vallata del fiume Bhurungdi rientrando a Pokhara e da qui si prosegue per Katmandu.   Annapurna dal Campo Base Annapurna dal Campo Base   Nota tecnica È richiesto un livello di allenamento normale per chi va in montagna, con tappe medie di circa 5 ore di cammino effettivo; non è necessaria una preparazione tecnica: si tratta solo di spostarsi lungo i sentieri. Il clima previsto è secco; ma bisogna essere attrezzati nell’eventualità che possa piovere o anche nevicare nelle parti alte. Durante il trekking si alloggia e si consumano i pasti nei ‘logde’, ovvero nei rifugetti nepalesi, che offrono un discreto livello di comodità e pulizia; in molti di questi sono anche disponibili delle docce con acqua calda ad un prezzo modico. Il bagaglio personale è trasportato da portatori (massimo 15 kg a testa). Nella valle del Santuario se si sta all’aperto di sera o di prima mattina all’alba si preveda un abbigliamento per una minima di -10°c. (di solito non fa così freddo, ma dei cali di temperatura sono sempre possibili), ed è anche consigliabile per il proprio confort avere un sacco a pelo con il medesimo gradiente termico minimo, anche se nei lodge sono disponibili le coperte.   Daulagiri da Gorepani Tramonto sull'Annapurna Macchapuchare da sud   PROGRAMMA DEL VIAGGIO NB: i tempi di tappa riportati sono indicativi, riferiti a escursionisti di capacità media. 1°g.  Venerdì 1 novembre, partenza in volo per il Nepal   2°g.  2/11 Arrivo a Katmandu   Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’Hotel Vajra, immerso in un bel giardino ad un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu. L’hotel dispone di buoni servizi, è costruito nello stile tradizionale newari con decorazioni in legno eseguite dall’artista Utam Raj di Patan ed è dotato di piacevoli spazi comuni; relax e riposo. 3°g.  3/11 Katmandu   Giornata a disposizione, utile per gli ultimi preparativi e acquisti per il trekking; a Katmandu c’è una grandissima scelta di materiale, anche tecnico, a prezzi molto competitivi. Per le persone interessate, a distanza di passeggiata dall’hotel ci si può recare a visitare Swayambhu, l’antichissimo stupa che si erge sulla valle, con i templi circostanti e le colline adiacenti di Manjushri e Saraswati; o recarsi in centro per visite e acquisti. 4°g.  4/11 Katmandu – Pokhara – Kande – Australian Camp   Si parte in volo per Pokhara; il peso del bagaglio consentito è di kg 15. Giunti a destinazione si prosegue con dei veicoli privati per il villaggio di Khande (1450 mt), che dista circa un’ora e mezza di guida. Da qui inizia il percorso a piedi, la prima tappa di circa un’ora e mezza porta all’Australian Camp (1870 mt), da dove già si godono ottimi panorami. 5°g.  5/11 Australian Camp – Langdrung   Una tappa di circa 4 ore che transita dai villaggi di Deurali e Tolka conduce al bel villaggio di Langdrung (1700 mt). 6°g.  6/11  Langdrung – Chomrung   Si attraversa il fiume su di un ponte sospeso arrivando per il pranzo a Jhinu Danda (1780 mt); in questa zona si possono fare dei bagni nelle acque calde termali. Si prosegue salendo a Chomrung (2170 mt), uno dei principali villaggi della regione contornato dalle vette dell’Hiunchuli, Annapurna Sud e Macchapuchare. La tappa è di circa 5 ore. 7°g.  7/11 Chomrung – Dovan   Il sentiero in parte gradinato scende ripido a un fiume e risale verso Sinuwa, con panorami spettacolari sul Macchapuchare. Si attraversano foreste di bambù arrivando a Dovan (2600 mt), una tappa di circa 5 ore. 8°g.  8/11 Dovan - Macchapuchare Base Camp   Attraverso foreste di rododendro si sale verso Deurali (3200 mt) e si prosegue per il campo base del Macchapuchare (3700 mt), dove sono stati allestiti  alcuni rifugi. La tappa è di circa 5 ore. 9°g.  9/11 Macchapuchare Base Camp - Annapurna Base Camp   Il rifugio del campo base dista circa un’ora e mezza di cammino ed è posto a 4130 mt. Si trascorre la giornata esplorando la meravigliosa vallata, in vista dell’inimmaginabile parete sud dell’Annapurna. La corona di montagne che cinge l’orizzonte a 360 gradi forma una delle visioni epiche di tutto l’Himalaia. 10°g. 10/11 Annapurna Base Camp – Dovan   Si rientra fino a Dovan, dove si era fatta tappa il 4/11. 11°g. 11/11 Dovan – Chomrung   Si ripercorre il sentiero da Dovan a Chomrung. 12°g. 12/11 Chomrung – Tadapani   Si attraversa un’area di campi terrazzati e villaggi fino al ponte sospeso sul fiume Kyumun, che dista circa 2 ore. Oltre il villaggio di Chhule ci si inerpica nelle foreste di rododendro fino a Tadapani (2630 mt), un paesello che offre ottimi panorami sull’Annapurna Sud e il Macchapuchare. La tappa è di circa 4 ore. 13°g. 13/11 Tadapani – Ghorepani   Si scende gradatamente nelle foreste di rododendro e bambù fino a un torrente, da dove si risale un costone arrivando poi al villaggio di Banthati, ai piedi di una ripida parete; si continua per il passo di Deurali (3078 mt) e seguendo il sentiero si scende a Ghorepani (2860 mt), un altro valico che funge da punto di partenza per Poon Hill. La tappa è di circa 5 ore. 14°g. 4/11 Ghorepani, salita a Poon Hill; Hilè   Si parte prestissimo per godere dell’alba dalla vetta di Poon Hill (3193 mt), una salita che impegna circa 1 ora: lo sguardo spazia senza confini dalle lontane pianure dell’India verso sud al Daulagiri ad ovest, Annapurna e Macchapuchare a nord e Manaslu ad est. Tornati al passo, inizia poi la discesa attraverso immacolate foreste fino a Hilè, una tappa di circa 5 ore. 15°g. 15/11 Hilè – Birethani – Pokhara   Il sentiero segue la sponda sinistra del fiume Bhurungdi fino alla cittadina di Birethani, che dista circa 3 ore. Qui si conclude il trekking e si salutano i portatori; la guida nepalese rimane invece col gruppo. Si prosegue con mezzi privati per Pokhara, che si raggiunge in circa un’ora e mezza. Si alloggia presso l’hotel Mums Garden; relax e riposo sul lungolago. 16°g. 16/11 Pokhara – Katmandu e volo di rientro Si parte presto per Katmandu utilizzando un mezzo privato; il viaggio via terra di circa 5 ore, che offre bellissime panoramiche sui villaggi e i terrazzamenti della regione pre-himalaiana che è frapposta tra le giungle del Terai e le alte vette, segue per un lungo tratto il possente fiume Trisuli. Giunti a Katmandu ci si reca all’aeroporto per l’imbarco sul volo internazionale. 17°g. Domenica 17 novembre, arrivo a destinazione
NEPAL 2013: Dalla giungla all’Himalaia
Trekking a Muktinath, la gemma dell’Annapurna
Periodo: 29 mar - 8 apr
Giunti a Katmandu si incontra la guida del viaggio e ci si accomoda in hotel; per una prima immersione nel vivace mondo culturale e artistico nepalese ci si reca al “colle delle scimmie” di Swayambu, sormontato da un antichissimo Stupa e circondato da templi e monasteri, un luogo ricco di storia particolarmente sacro ai buddisti. Il mattino successivo si lascia la valle di Katmandu in volo arrivando nella giungla del Terai a Chitawan, il parco naturale più importante del Nepal, dove ci si sistema in un lodge. I Rangers istruiscono sulla vita della fauna e l’ambiente, e conducono anche a dorso di elefante alla ricerca dei rinoceronti bianchi e dei mille animali che popolano la foresta, tra cui la tigre, che è però difficilissima da avvistare. Dalle pianure del Terai si prosegue in auto per Pokhara, una cittadina sulle rive di un lago tropicale ai piedi di altissime vette glaciali. Da Pokhara si raggiunge in volo Jomoson, un villaggio posto a 2713 mt d’altezza. Si utilizza un piccolo aereo che sorvola la Kali Gandaki, la valle più profonda del mondo che si apre tra l’Annapurna e il Daulagiri e conduce fino in Mustang e poi in Tibet; qui i ciclopici versanti dei monti passano dagli 800 metri di Tatopani, dove crescono le banane, agli 8167 della vetta artica del Daulagiri. Dirimpetto si erge l’Annapurna, di 8091 metri. Da Jomoson con un facile trekking si esplora la valle, che è caratterizzata da un’incredibile transizione climatica, dove villaggi e monasteri rendono ricco e vario anche l’ambiente culturale, e si passa in poche dai boschi al deserto d’alta quota, al cospetto di vette glaciali che si ergono fino a ben 5500 mt sopra al letto della valle: a ovest sorge l’incredibile parete del Nilgiri, a sud regna sull’orizzonte la massa del Daulagiri. Si raggiunge con la prima tappa il villaggio di Kagbeni, quindi Jarkot e nel terzo giorno Muktinath, da dove si rientra a Jomoson e si torna a Katmandu in volo. Qui si completano le visite con Pashupatinath e Bodnath e si avrà del tempo libero per acquisti o altro. Il trekking dura in tutto quattro giorni e può essere facilitato dall’utilizzo di montature (docili, dette anche le “seggiovie a quattro zampe”!). Si pernotta nei lodge: dei confortevoli rifugi nepalesi, e il bagaglio è trasportato dai portatori o dai cavalli. Tappe e tempi previsti e la possibilità di utilizzare montature per alleviare le salite nelle edizioni passate di questo viaggio hanno consentito ai partecipanti di vivere una bella avventura, anche se alla prima esperienza e non particolarmente allenati. Un cenno su Muktinath Nel cuore dell’Himalaia a nord del massiccio dell’Annapurna, Muktinath è meta di pellegrinaggi da tempo immemorabile. In tempi antichi i santi provenienti dall’India alla ricerca di un incontro col divino scoprirono la misteriosa fonte d’acqua che sgorga tra le fiamme tenui di un fuoco perenne; la Terra poneva di fronte a loro la sintesi degli elementi: terra, acqua, fuoco e aria. Iniziarono così a raggiungere questo luogo remoto per meditare, rivelando solo a pochi discepoli l’ubicazione della sacra fonte. A Muktinath l’acqua miracolosa consente alle piante di crescere anche se ci si trova a 3660 mt di quota, formando un bosco ornato da bandiere di preghiera, dove l’aria purissima è impreziosita dal suono di campanelle; ci si sorprende a chiedersi se non sia qui la casa degli elfi. In questo giardino si siedono i Sadhu giunti scalzi dall’India e i monaci tibetani; le fedi convivono armoniosamente e sono sorti alcuni piccoli luoghi di ritiro e templi che appartengono a induisti, sia vishvaiti che shivaiti, e buddisti. Nota tecnica Il viaggio prevede di camminare partendo dai circa 2.700 mt di Jomoson fino ai 3.660 mt di Muktinath; quote relativamente basse quindi per l’Himalaia, ma che richiedono un minimo di preparazione. Il clima previsto è secco e soleggiato con temperature medie stagionali a Chitawan, il punto più caldo, di min 22 e max 31; per il trekking, a Jomoson sono min 3 e max 18 e per Muktinath, il punto più alto del percorso, di notte possono scendere sotto lo zero. Si richiede quindi un’attrezzatura adeguata, eventualmente noleggiabile a Katmandu. Durante il trekking nei lodge vengono fornite anche le lenzuola, ma quasi tutti per dormire preferiscono utilizzare un proprio sacco a pelo. Nei lodge è solitamente possibile avere una doccia calda, ma i servizi igienici sono comuni.   Chitawan Jarkot   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Venerdì 29 marzo, partenza per il Nepal  2°g. 30/3 Arrivo a Katmandu    Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’Hotel Vajra, posizionato a un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu, immerso in un bel giardino e costruito nello stile tradizionale newari con decorazioni in legno eseguite dall’artista Utam Raj di Patan. Oggi ci si reca a visitare Swayambhu, l’antichissimo stupa ornato dai famosi occhi del Buddha, costruito su di una collina popolata da migliaia di scimmie che si erge sulla valle, i templi circostanti e le colline adiacenti di Manjushri e Saraswati. 3°g.  31/3 Katmandu – Chitawan   Si parte di mattina in volo per Chitawan (orario da confermare), il grande parco nazionale nepalese del Terai. A Chitawan si alloggia presso il Maruni Sansctuary; nel pomeriggio si inizia l’esplorazione del parco guidati dai rangers. 4°g.  1/4 Chitawan – Pokhara   La giornata inizia di prima mattina aprendosi la via nella foresta a dorso di elefante, un momento in cui si vedono molti animali e spesso si riesce ad individuare il rinoceronte bianco. Nel pomeriggio si parte per Pokhara che dista circa 160 km, un viaggio di circa 4 ore. Ci si sistema presso l’hotel Mums Garden; la cittadina è celebre per il lago semitropicale da cui si ammirano le vette himalaiane. 5°g.  2/4 Pokhara – Jomoson – Kagbeni (2810 mt)   Un volo stupendo che costeggia le falde dell'Annapurna e del Daulagiri, due giganti himalaiani di oltre 8000 metri, porta a Jomoson a 2713 metri d'altezza. Da Jomoson inizia il trekking con una passeggiata di circa 3 ore verso nord che si svolge in un ambiente vasto, tra montagne che troneggiano 5000 mt più in alto! Il bagaglio personale, per tutto il percorso, è trasportato da portatori o dai cavalli. Il sentiero segue il greto del fiume, quasi sempre  pianeggiante. Man mano che si procede verso nord l’ambiente è sempre più desertico. Il villaggio di Kagbeni sorge in un’oasi incastonata tra ripide montagne terrose ai bordi del vasto greto del fiume Kali Gandaki; è culturalmente parte del regno del Mustang e la maggioranza degli amichevoli abitanti veste l’abito tradizionale. E’ un luogo fuori dal tempo, con le caratteristiche tipiche dei villaggi d’alta quota tibetani e un interessante piccolo monastero di scuola Sakya. Agli ingressi del piccolo agglomerato più antico si notano degli strani feticci fallici, posizionati per tenere lontani gli spiriti malvagi, e le porte di molte case sono ornate con degli strani diagrammi di fili colorati, anch’essi parte del vasto patrimonio esorcistico di queste regioni. Per tutte le giornate di trekking si alloggia nei lodge, semplici ma confortevoli, simili ai nostri rifugi alpini. 6°g.  3/4 Kagbeni – Jarkot (3400 mt)   La salita per Jarkot inizia ripida per un tratto, con panorami meravigliosi sull’oasi di Kagbeni e la lunga e arida valle che porta verso nord in Mustang; nelle falesie terrose si notano molte piccole grotte artificiali scavate come luoghi di ritiro dagli yogi e utilizzate anche dalla gente della valle in caso di pericolo. Si raggiunge presto l’oasi d’alta quota di Jarkot su cui troneggia il monastero di questo stupendo villaggio. E’ la giornata più impegnativa, circa 5 ore di cammino. 7°g.  4/4 Jarkot – Muktinath (3660 mt)   Una breve salita porta al villaggio posto sotto al santuario di Muktinath,  dove si sosta per la notte. Ci si reca a visitare il giardino sacro del santuario, uno dei luoghi più puri dell’Himalaia. Chi lo desidera nel pomeriggio può recarsi ad esplorare i villaggi posti sul lato nord della valle, che rivelano alcuni piccoli antichissimi monasteri dove è molto forte l’influenza del Bon, l’antichissima religione pre-buddista del Tibet. Il più vicino è Chhuigur, distante circa mezz’ora; i più allenati possono spingersi fino a Dzong (un’ora e mezza), che fu la capitale di un piccolo regno e conserva tutt’ora gli interessanti resti del castello. 8°g.  5/4 Muktinath – Jomoson (2713 mt)   Giornata di facile discesa che impegna per circa 5 ore di cammino; non si passa da Kagbeni ma si raggiunge il fiume Kali Gandaki più a sud percorrendo un panoramicissimo sentiero a mezza costa da cui si gode della vista delle immense masse di Nilgiri e Daulagiri (8167 mt) che dominano l’orizzonte a sud. Al mattino, prima di iniziare a scendere, è possibile fare un’ultima visita al santuario. 9°g.  6/4 Jomoson – Pokhara – Katmandu   Da Jomoson con l’aereo si torna prima a Pokhara e da qui, con un secondo volo, si rientra a Katmandu arrivando in tarda mattinata. Ci si sistema in albergo e quindi nel pomeriggio ci si reca a visitare Pashupatinath, l’antichissimo santuario indù lungo le rive del fiume Bagmati dedicato a Shiva. E’ un luogo di pellegrinaggio dove giungono anche molti pittoreschi Sadhu e l’intera collina alle spalle dei ghat è un mondo da scoprire, disseminata di antichi tempietti immersi nel verde; sulla riva del fiume avvengono le cremazioni. Si prosegue con la visita dello stupa di Bodnath, nel cuore del quartiere tibetano, ricco di botteghe, negozi e importanti templi e monasteri; nei dintorni si possono visitare alcuni monasteri tibetani, tra cui Sechen, sede della reincarnazione di Lama Dilgo Kyentse Rimpoce, e il “monastero bianco” Kagyu-Nyingmapa fondato da Urgyen Tulku. 10°g. 7/4 Katmandu e partenza per l’Italia   Mattina a disposizione anche per eventuali acquisti; nel pomeriggio ci si reca all’aeroporto per l’imbarco sul volo internazionale.  In funzione del volo di rientro utilizzato Amitaba predisporrà gli eventuali servizi aggiuntivi richiesti sia a Katmandu che a Delhi. 11°g. Lunedì 8 aprile, arrivo a destinazione   Swayambhunath Bodnath
NEPAL 2013: Antica saggezza
Un incontro con Lama Monlam
Periodo: 24 mar - 6 apr
Si avrà l’opportunità di incontrare Lama Monlam, una persona preziosa che ha dedicato la sua lunga vita, iniziata a Lhasa, alla ricerca spirituale trascorrendo decine di anni in ritiro e acquisendo una visione profondissima del Dharma.   Lama Monlam Pharping   PROGRAMMA DEL VIAGGIO NB: questo viaggio prevede una visita completa dei siti più interessanti; ma forse ancora più importante è lo spirito con cui si vuole eseguirlo. Sono previste sessioni di meditazione, solitamente al mattino o alla sera, e si avrà l’opportunità di ricevere insegnamenti da Lama Ciampa Monlam. Si avrà anche l’opportunità di visitare la sua residenza e di andare da Katmandu a Lumbini in sua compagnia. 1°g. Domenica 24 marzo, partenza in volo per il Nepal   2°g.  25/3 Arrivo a Katmandu   Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’Hotel Vajra. L’hotel è immerso in un bel giardino a un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu; è costruito nello stile tradizionale newari con decorazioni in legno eseguite dall’artista Utam Raj di Patan e pitture del maestro tamang Bimal Moktan. E’ dotato di piacevoli spazi comuni e di una saletta per le sessioni di meditazione di gruppo. L’Hotel ospita anche la “East-West Library”, una biblioteca di testi religiosi in tibetano e sanscrito, e altri in inglese perlopiù di filosofia, scienze naturali, arte e storia del Nepal e offre diversi servizi inclusi i massaggi ayurvedici. Nel pomeriggio ci si reca a visitare Swayambhu, l’antichissimo stupa che si erge sulla valle, i templi circostanti e le colline adiacenti di Manjushri e Saraswati. 3°g.  26/3 Katmandu: Pashupatinath, Bodnath, Kopan   Si iniziano le visite recandosi a Pashupatinath, un antichissimo santuario indù lungo le rive del fiume Bagmati dedicato a Shiva, luogo di pellegrinaggio dove giungono anche molti pittoreschi Sadhu. L’intera collina è un mondo da scoprire, disseminata di antichi tempietti immersi nel verde; sulla riva del fiume avvengono le cremazioni. Si continua andando allo Stupa di Bodnath, nel cuore del quartiere tibetano, ricco di botteghe, negozi e importanti templi e monasteri. Si visitano quello Nyingma di Sechen, sede della reincarnazione di Dilgo Kyentse Rinpoche, il “monastero bianco” Ka-Nying di tradizione Kagyu e Nyingma fondato da Urgyen Tulku e, tempo permettendo, anche altri. Da Bodnath si prosegue per Kopan, il grande monastero Ghelupa fondato da Lama Yeshe, posto panoramicamente su una collina un poco più a nord. 4°g.  27/3 Katmandu: Pharping   Si dedica la giornata alla visita di Pharping, dove Lama Monlam ha la propria residenza. In questo villaggio posto sui monti a sud di Katmandu si trovano importanti luoghi di pellegrinaggio e grotte di meditazione che la tradizione orale riferisce essere stati luoghi di permanenza di Guru Padmasambhava quando si stava recando in Tibet. Si trovano anche altri importanti siti, tra cui spiccano quelli dedicati a Vajrayogini e Tara; all’intorno sono sorti moltissimi monasteri, principalmente Nyingmapa e Kagyu, tra cui quello di Pema Osel edificato presso la grotta degli Asura (titani) che venne utilizzata da Guru Rimpoce. 5°g.  28/3 Katmandu – Baktapur – Changu Narayan – Namoboudha   Baktapur, il cui nome significa “città dei devoti”, è la meglio preservata tra le tre antiche capitali della valle di Katmandu. Qui è più facile rivivere l’atmosfera che permeava la vita della gente prima del recente avvento della ‘civiltà’ moderna. Oltre al piacere di curiosare, questa città-villaggio offre esempi stupendi di architettura newari, tra cui la Nyatapola Mandir, una pagoda a cinque livelli, e le tre piazze di Durbar, Tumadhi e Dattatraya. Dopo la visita ci raggiunge Changu Narayan, un villaggio tradizionale posto su un’altura che domina la valle dove è ubicato un magnifico santuario dedicato a Vishnu. Da qui si prosegue per Namoboudha, un sito molto panoramico posto a circa 1700 mt da cui si vede il Gauri Shankar, una stupenda montagna sacra del Nepal. E’ un luogo di pellegrinaggio buddista dove attorno all’importante Chorten si trova un piccolo villaggio e, nei pressi, un bel monastero: secondo la leggenda fu qui che l’Illuminato in una precedente incarnazione donò il suo corpo a una tigre affamata. Si alloggia presso il Kanodanda Resort. 6°g.  29/3 Namoboudha – Panauti – Patan – Katmandu   Si lascia Namoboudha per recarsi alla vicina Panauti, una cittadina medioevale; qui nella piazza centrale di Durbar si erge il tempio a pagoda di Indreswor, che risale al XIII secolo, un luogo che è meta di pellegrinaggio per gli induisti. Ci si sposta poi a Patan, che è la più antica delle tre capitali della valle di Katmandu. La piazzetta centrale è un gioiello dell’architettura newari; tra i vari templi della zona circostante i più importanti sono il Tempio d’Oro e il Kumbeshwor. Si torna da qui all’hotel Vajra. 7°g.  30/3 Katmandu – Chitawan   Si lascia la valle di Katmandu diretti a Chitawan, il vasto Parco Nazionale nepalese del Terai, un percorso di circa 140 km. L’itinerario è interessante, si transita da molti villaggi e si segue il grande fiume Trisuli finché sfocia nel Terai; a Chitawan ci si accomoda al Rhino Residency, dove si consuma anche il pranzo. Il Parco copre un’ampia zona di giungla ai piedi della catena himalaiana, un territorio selvaggio e ricco di fauna tra cui il rinoceronte e la tigre. Nel pomeriggio si iniziano le esplorazioni con un primo tour del resort e della zonai. 8°g.  31/3 Chitawan   Le attività iniziano di prima mattina esplorando il fiume in canoa e con un giro nella giungla guidati dai rangers nepalesi; nel pomeriggio si effettua un’escursione nella foresta a dorso di elefante. Si vedono molti animali e spesso si riesce ad individuare il rinoceronte bianco. 9°g.  1/4 Chitawan – Lumbini   La giornata inizia con l’osservazione degli uccelli. Dopo colazione si parte per Lumbini, proseguendo verso ovest lungo le pianure che lambiscono le propaggini himalaiane, un percorso di 192 km che richiede circa 5 ore; si alloggia presso l’hotel New Crystal. Lumbini è il luogo dove, secondo la tradizione, la regina Maya diede alla luce il Buddha; nel 1996 vi è stata rinvenuta una pietra che segna il punto esatto ove avvenne la sua nascita. 10°g.  2/4 Lumbini   La piscina e l’albero posti nel luogo della nascita nel Giardino Sacro sono contornati da un grande parco, un vasto spazio tranquillo circondato da molti monasteri buddisti di tutte le tradizioni, ognuno edificato nel suo stile tipico, molto interessanti da visitare. 11°g.  3/4 Lumbini – Katmandu   La giornata viene in buona parte impegnata dal rientro a Katmandu, che richiede circa 8 ore di guida; giunti in città si alloggia presso l’hotel Vajra. Il resto del tempo è libero. 12°g.  4/4 Katmandu: Budanilkantal, Durbar   Ci si reca a Budhanilkantal per ammirare la statua di Vishnu addormentato sul serpente, adagiata in una vasca d’acqua dove i bramini officiano i loro riti. Dopo la visita ci si reca nel centro storico della città di Katmandu, Durbar Square e dintorni, con i magnifici templi, l’antico palazzo reale, la galleria nazionale d’arte e il grande mercato di Indra Chowk. 13°g.  5/4 Katmandu e volo di rientro   Mattina a disposizione anche per eventuali acquisti; nel pomeriggio ci si reca all’aeroporto per l’imbarco sul volo internazionale. In funzione del volo di rientro utilizzato Amitaba predisporrà gli eventuali servizi aggiuntivi richiesti sia a Katmandu che a Delhi. 14°g.     Sabato 6 aprile, arrivo in Italia   Bodnath Patan Durbar Swayambunath
NEPAL 2013: Conoscere il Nepal
Periodo: 22 feb - 3 mar
Patan Changu Narayan Chitawan   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Venerdì 22 febbraio, partenza in volo per il Nepal   Partenza in volo per il Nepal. 2°g.  23/2 Arrivo a Katmandu   Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’Hotel Vajra, posizionato a un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu, immerso in un bel giardino e costruito nello stile tradizionale newari con decorazioni in legno eseguite dall’artista Utam Raj di Patan. Oggi ci si reca a visitare Swayambhu, l’antichissimo stupa che si erge sulla valle, i templi circostanti e le colline adiacenti di Manjushri e Saraswati. Nel pomeriggio si visita il centro storico della città, Durbar Square e dintorni, con i magnifici templi, l’antico palazzo reale, la galleria nazionale d’arte e il grande mercato di Indra Chowk. Per le visite ci si sposta con un pulmino privato. 3°g.  24/2 Katmandu: Budanilkantal, Pashupatinath, Bodnath   Ci si reca a Budhanilkantal per ammirare la statua di Vishnu addormentato sul serpente, adagiata in una vasca d’acqua dove i bramini officiano i loro riti. Si prosegue per Pashupatinath, un antichissimo santuario indù lungo le rive del fiume Bagmati dedicato a Shiva, luogo di pellegrinaggio dove giungono anche molti pittoreschi Sadhu. L’intera collina è un mondo da scoprire, disseminata di antichi tempietti immersi nel verde; sulla riva del fiume avvengono le cremazioni. Si completa il tour di oggi allo Stupa di Bodnath, nel cuore del quartiere tibetano, ricco di botteghe, negozi e importanti templi e monasteri. Si visitano quello Nyingma di Sechen, sede della reincarnazione di Dilgo Kyentse Rinpoche, il “monastero bianco” Ka-Nying di tradizione Kagyu e Nyingma fondato da Urgyen Tulku e, tempo permettendo, anche altri. 4°g. 25/2 Katmandu – Chitawan   Si lascia la valle di Katmandu utilizzando un pulmino privato diretti a Chitawan, il grande Parco Nazionale nepalese del Terai, un percorso di circa 140 km. L’itinerario è interessante, si transita da molti villaggi e si segue il grande fiume Trisuli finchè sfocia nel Terai; giunti a Chitawan ci si accomoda nel lodge Green Mansion. Il Parco copre un’ampia zona di giungla ai piedi della catena himalaiana, un territorio selvaggio e ricco di fauna tra cui il rinoceronte e la tigre. Si iniziano le esplorazioni della giungla guidati dai ranger nepalesi. 5°g.  26/2 Chitawan   La giornata inizia di prima mattina aprendosi la via nella foresta a dorso di elefante, un momento in cui si vedono molti animali e spesso si riesce ad individuare il rinoceronte bianco. Le esplorazioni proseguono nel corso della giornata; a scelta dei partecipanti si possono eseguire passeggiate guidate nella foresta, dei giri con la jeep, percorsi in canoa e osservazione degli uccelli. 6°g.  27/2 Chitawan - Katmandu – Changu Narayan - Baktapur     Si parte in volo per Katmandu al mattino verso le 10.00 (orario da confermare). Dall’aeroporto si va direttamente a Changu Narayan, un magnifico santuario dedicato a Vishnu posto su un’altura che domina la valle. Dopo la visita ci si reca a Baktapur, dove si alloggia presso l’Hotel Heritage; si inizia a esplorare la cittadina oggi e si completa il tour nella mattina di domani. Baktapur, il cui nome significa “città dei devoti”, è la più preservata tra le tre antiche capitali della valle di Katmandu. Qui è più facile rivivere l’atmosfera che permeava la vita della gente prima del recente avvento della ‘civiltà’ moderna. Oltre al piacere di curiosare, questa città-villaggio offre esempi stupendi di architettura newari, tra cui la Nyatapola Mandir, una pagoda a cinque livelli, e le tre piazze di Durbar, Tumadhi e Dattatraya. 7°g.  28/2 Baktapur – Panauti - Namoboudha   Si lascia Baktapur per recarsi alla vicina Panauti,  una splendida cittadina medioevale; qui nella piazza centrale di Durbar si erge il tempio a pagoda di Indreswor, che risale al XIII secolo, un luogo che è meta di pellegrinaggio per gli induisti. Si prosegue da qui con una bella passeggiata che attraversa diversi villaggi e porta con meno di due ore di cammino a Namoboudha; chi preferisce, può comunque giungere fin qui con il pulmino. Namoboudha è un sito molto panoramico posto a circa 1700 mt da cui si vede il Gauri Shankar, una stupenda montagna sacra del Nepal; è un luogo di pellegrinaggio buddista dove attorno all’importante Chorten si trova un piccolo villaggio e, nei pressi, un bel monastero: secondo la leggenda fu qui che l’Illuminato in una precedente incarnazione donò il suo corpo a una tigre affamata. Si alloggia presso il Kanodanda Resort (namobuddharesort.com). 8°g.  1/3 Namoboudha - Patan – Pharping - Katmandu   Ci si sposta in pulmino a Patan, che è la più antica delle tre capitali della valle di Katmandu. La piazzetta centrale è un gioiello dell’architettura newari; tra i vari templi della zona circostante i più importanti sono il Tempio d’Oro e il Kumbeshwor. A Pharping si ammirano il tempio di Vajrayoghini e il monastero di Pema Osel, presso la grotta degli Asura (titani) dove meditò Guru Padmasambhava. Si torna quindi a Katmandu, dove si alloggia presso l’hotel Vajra. 9°g.  2/3 Katmandu e volo di rientro   Mattina a disposizione anche per eventuali acquisti; nel pomeriggio ci si reca all’aeroporto per l’imbarco sul volo internazionale. In funzione del volo di rientro utilizzato Amitaba predisporrà gli eventuali servizi aggiuntivi richiesti. 10°g. Domenica 3 marzo, arrivo a destinazione                                                                         Changu Naryan                                                                                                   Patan
NEPAL 2012: Scoprire il Nepal
Periodo: 7 apr - 15 apr
A Katmandu si alloggia presso l’Hotel Manaslu o presso il Vajra, ben posizionati e che dispongono anche di un bel giardino, a Namoboudha si utilizza un comodo Resort e a Baktapur la Shiva Guest House, anche questa di buona qualità. Gli spostamenti avvengono con un pulmino privato. Aprile offre un clima ancora secco con temperature miti, ed è quindi ottimo per una visita. I luoghi e la cultura Il Nepal conserva inestimabili tesori artistici, etnici e culturali non sempre facili da scoprire. Ornata dalle tre antiche capitali (Baktapur, Patan e Katmandu) e costellata da innumerevoli luoghi di culto, la valle di Katmandu si apre come un sacro mandala tra le vette della catena himalaiana e le giungle del subcontinente indiano. Le religioni animista, induista e buddista qui vengono praticate da millenni senza soluzione di continuità e senza aver subìto, a differenza dell’India, le distruzioni perpetrate dagli invasori musulmani. La fitta trama di relazioni intessuta tra gli dei, i demoni ed i guru che l’hanno popolata nel corso dei secoli è tutt’ora riflessa nel tantrismo, il peculiare indirizzo rituale qui sviluppato dalle due grandi religioni indiane, che offre una spettacolare ed illuminante fioritura di manufatti artistici in pietra, legno e metallo, frutto anche della raffinata abilità rappresentativa degli artisti Newari.     PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Sabato 7 aprile, partenza in volo per il Nepal 2°g. 8/4 Arrivo a Katmandu Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente locale di Amitaba e trasferimento all’Hotel Manaslu, dove è in attesa dei partecipanti la guida nepalese, Gambhir Man Shrestha. 3°g. 9/4 Katmandu: Swayambhu, Patan e Pharping Ci si reca con il pulmino privato che verrà utilizzato per tutti gli spostamenti a Swayambhu, l’antichissimo stupa che si erge sulla valle, con i templi circostanti e le colline adiacenti di Manjushri e Saraswati. Nel corso della mattinata le persone già presenti a Katmandu vengono raggiunte dai partecipanti provenienti dal Bhutan. Si prosegue per Patan, che è la più antica delle tre capitali della valle di Katmandu. La piazzetta centrale è un gioiello dell’architettura newari; tra i vari templi della zona circostante i più importanti sono il Tempio d’Oro ed il Kumbeshwor. A Pharping, un centro tradizionale newari nei cui pressi si trova il tempio di Dakshikali, si ammirano il tempio di Vajrayoghini ed il monastero di Pema Osel, presso la grotta degli Asura (titani) dove meditò Guru Padmasambhava. Rientro in hotel. 4°g. 10/4 Katmandu – Namoboudha Si inizia la giornata esplorando il centro storico di Katmandu, Durbar Square e dintorni, con i magnifici templi, l’antico palazzo reale, la galleria nazionale d’arte e il grande mercato di Indra Chowk. Completate le visite ci si reca a Namoboudha, posto a circa 1700 mt ad est di Katmandu, un sito molto panoramico da cui si vede il mitico Gauri Shankar; è un luogo di pellegrinaggio buddista dove attorno al sacro Chorten si trova un piccolo villaggio e, nei pressi, un bel monastero: secondo la leggenda fu qui che l’Illuminato in una precedente incarnazione donò il suo corpo ad una tigre affamata. Si alloggia presso il Kanodanda Resort (namobuddharesort.com). 5°g. 11/4 Namoboudha – Panauti – Baktapur Una bella passeggiata che attraversa diversi villaggi porta a Panauti con meno di due ore di cammino; chi preferisce, può comunque giungere fin qui con il pulmino. Paunati è una splendida cittadina medioevale, nella piazza centrale di Durbar si erge il tempio a pagoda di Indreswor, che risale al XIII secolo, un luogo che è meta di pellegrinaggio per gli induisti. Nel pomeriggio ci si sposta a Baktapur, dove si alloggia presso la Shiva Guest House (www.shivaguesthouse.com). 6°g. 12/4 Baktapur - Changu Narayan - Katmandu Visita di Bhaktapur, il cui nome significa “città dei devoti”; la più preservata tra le tre antiche capitali della valle di Katmandu. Qui è più facile rivivere l’atmosfera che permeava la vita della gente prima del recente avvento della ‘civiltà’ moderna. Oltre al piacere di curiosare, questa città-villaggio offre esempi stupendi di architettura newari, tra cui la Nyatapola Mandir, una pagoda a cinque livelli, e le tre piazze di Durbar, Tumadhi e Dattatraya. Nel pomeriggio si prosegue per Changu Narayan, magnifico santuario dedicato a Vishnu, posto su un’altura che domina la valle; ci si sposta poi a Katmandu, dove si alloggia presso l’hotel Manaslu o Vajra. 7°g. 13/4 Katmandu: Budhanilkantal, Pashupatinath e Bodnath Ci si reca a Budhanilkantal per ammirare la statua di Vishnu addormentato sul serpente, adagiata in una vasca d’acqua dove i bramini officiano i loro riti. Si prosegue per Pashupatinath, un antichissimo santuario indù lungo le rive del fiume Bagmati dedicato a Shiva, luogo di pellegrinaggio dove giungono anche molti pittoreschi Sadhu. L’intera collina è un mondo da scoprire, disseminata di antichi tempietti immersi nel verde; sulla riva del fiume avvengono le cremazioni. Si completa il tour di oggi allo Stupa di Bodnath, nel cuore del quartiere tibetano, ricco di botteghe, negozi e importanti templi e monasteri. Si visitano quello Nyingma di Sechen, sede della reincarnazione del grande Lama Dilgo Kyentse Rinpoche, il “monastero bianco” Ka-Nying di tradizione Kagyu e Nyingma fondato da Urgyen Tulku e, tempo permettendo, anche altri. Alla sera è prevista la cena in un ristorante tipico di Katmandu, il Thamel House o simile, dove si svolge un programma di intrattenimento culturale. 8°g. 14/4 Katmandu e partenza volo di rientro Mattina a disposizione anche per eventuali acquisti; nel pomeriggio ci si reca all’aeroporto per l’imbarco sul volo internazionale. In funzione del volo di rientro utilizzato Amitaba predisporrà gli eventuali servizi aggiuntivi richiesti sia a Katmandu che a Delhi. 9°g. Domenica 15 aprile, arrivo a destinazione  
NEPAL 2012: Celebrazioni del Losar (Capodanno Tibetano)
Periodo: 18 feb - 26 feb
Quest’anno la ricorrenza sarà di particolare interesse perché cade nella medesima settimana di Shivaratri: il 20/2 a Pashupatinath sul fiume Bagmati, uno dei luoghi più sacri a Shiva che da migliaia di anni è meta di pellegrinaggio per tutti gli induisti ed è il sito di cremazione più venerato in tutto il Nepal, si celebrano le nozze di Shiva e Parvati, tra le più coinvolgenti ricorrenze induiste. Nella medesima giornata iniziano le cerimonie del Losar che hanno lo scopo di esorcizzazione le negatività accumulate nel corso del vecchio anno e porre le condizioni migliori per quello che sta per iniziare. Nella valle di Katmandu risiede una grande numero di buddisti, inclusa un’importante comunità Sherpa e un cospicuo nucleo di rifugiati tibetani, che organizzano un’infinità di celebrazioni ed eventi interessanti a cui è facile partecipare ed essere ben accetti, godendo appieno della giovialità e benevolenza espressa da queste persone. Attorno ai grandi Stupa, a Swayambu e ancor più a Bodnath, ogni monastero apre le porte delle assemblee dei monaci, spesso presiedute da importanti Lama, e tutta la comunità partecipa alle celebrazioni. Molti dei monasteri più grandi organizzano manifestazioni rituali di danze eseguite con maschere e costumi, tra cui quelle del “monastero rosso” di Sechen che sono di eccellente qualità. Per la festa di Lhabsol, l’offerta del fumo prodotto da erbe aromatiche ed incensi che conclude il Losar, fin dalle prime luci dell’alba migliaia di persone iniziano la circumambulazione dei sacri Stupa, e l’aria vibra con il suono dei mantra. Il programma è piuttosto flessibile, per poter seguire gli eventi di maggior interesse man mano che si svolgono: in Nepal queste celebrazioni non avvengono secondo un "calendario ufficiale" formale. Nei tempi liberi da queste attività culturali ci si recherà a visitare alcuni dei siti storici più interessanti, avendo cura di privilegiare quanto vi è di meno ‘turistico’, ad esempio (si ricorda che questa però non è una lista predefinita: ordine e luoghi potranno variare, motivo per cui gli ingressi sono esclusi dal costo del viaggio) Kirtipur, Parping, Bungamathi e Khokhana oltre ai siti classici di Baktapur, Durbar e Patan. A Katmandu si alloggia presso l’Hotel Manaslu o presso il Vajra, comodi e ben posizionati che dispongono anche di un bel giardino. Gli spostamenti avvengono con un pulmino privato. Febbraio offre un clima secco con temperature diurne miti e minime notturne che richiedono un vestiario di tipo autunnale, ed è quindi ottimo per una visita.           PROGRAMMA DEL VIAGGIO Il programma indicato non è “fisso”, perché durante il periodo del Losar si svolgono molti eventi grandi e piccoli che dipendono in parte dalla presenza di Lama di alto lignaggio, i quali non si spostano seguendo un calendario prestabilito; quindi a volte potrà essere più proficuo modificare i piani seguendo i suggerimenti raccolti in loco dalla guida. 1°g. Sabato 18 febbraio, partenza in volo per il Nepal 2°g. 19/2 Arrivo a Katmandu Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’Hotel Vajra o Manaslu che verrà utilizzato per tutto il soggiorno, dove è in attesa dei partecipanti la guida nepalese, Gambhir Man Shrestha. Ci si reca a visitare Swayambhu, l’antichissimo stupa che si erge sulla valle, i templi circostanti e le colline adiacenti di Manjushri e Saraswati. 3°g. 20/2 Shivaratri a Pashupatinath e danze a Bodnath Ci si reca di prima mattina a Pashupatinath, dove l’antico tempio sulle rive del piccolo fiume Bagmati dove avvengono le cremazioni è rimasto attivo tutta la notte adornato da un gran numero di lampade al burro; migliaia di pellegrini eseguono abluzioni e centinaia di Sadhu e Yogi siedono tutt’attorno, alcuni agghindati in modi molto particolari con lunghissime chiome e il corpo coperto di cenere. Anche l’intera collina oltre il piccolo ponte è un mondo da scoprire, disseminata di antichi tempietti immersi nel verde. Si procede poi per lo Stupa di Bodnath, nel cuore del quartiere tibetano, ricco di botteghe, negozi e importanti templi e monasteri. Alle spalle dell’antichissimo Stupa una pittoresca stradina porta al grande monastero Nyingma di Sechen, sede della reincarnazione del Lama Dilgo Kyentse Rinpoce che attualmente ha 18 anni e solitamente presenzia i rituali; oggi iniziano le celebrazioni con le danze in maschera e costume, eseguite in modo impeccabile dai monaci, il cui scopo è la purificazione di tutte le negatività accumulate nel corso dell’anno che sta volgendo al termine. Si conclude con una passeggiata attorno allo Stupa, dove si trovano anche molti interessanti negozi di arte ed artigianato ed alcuni ristoranti dove può essere piacevole cenare prima di rientrare in hotel. 4°g. 21/2 Cerimonie di preparazione del Losar e visita di Baktapur Oggi proseguono le celebrazioni in molti dei monasteri principali, tra cui ancora a Sechen e presso il “monastero bianco” Ka-Nying di tradizione Kagyu e Nyingma fondato da Urgyen Tulku, anch’esso a Bodnath. Si dedicherà parte della giornata alla visita di Bhaktapur, il cui nome significa “Città dei devoti”, che è la più preservata tra le tre antiche capitali della valle di Katmandu. Qui è più facile rivivere l’atmosfera che permeava la vita della gente prima del recente avvento della ‘civiltà’ moderna. Oltre al piacere di curiosare, questa città-villaggio offre esempi stupendi di architettura newari, tra cui la Nyatapola Mandir, una pagoda a cinque livelli, e le tre piazze di Durbar, Tumadhi e Dattatraya. Nel pomeriggio le persone già presenti a Katmandu vengono raggiunte dai partecipanti provenienti da Varanasi in India. 5°g. 22/2 Giorno del Losar: Bodnath e Drupchen Rimpoce Nunnery; Kirtipur e Pharping Oggi inizia l’anno nuovo e moltissime persone si recano verso le 6 del mattino a Bodnath per circumambulare lo Stupa; sono interessanti anche le celebrazioni che si svolgono presso il convento di Drupchen Rimpoce, un Lama che detiene il lignaggio dei Drukpa Kagyu, che in questa occasione festeggia il proprio compleanno (andrà confermato in loco se, come si prevede, la cosa avrà luogo). Nell’arco della giornata si cercherà di visitare Kirtipur, una cittadina posta in posizione panoramica sui colli a 5 km dalla città ancora in parte circondata da mura, famosa per la produzione tessile artigianale. Quindi Pharping, un centro tradizionale newari nei cui pressi si trova il tempio di Dakshikali e dove si ammirano il tempio di Vajrayoghini e il monastero di Pema Osel, presso la grotta degli Asura (titani) dove meditò Guru Padmasambhava. 6°g. 23/2 Losar e visite si Patan, Bungamanti e Kokhana La guida verificherà quali delle attività di oggi sono di maggior interesse. Nell’arco della giornata si visita Patan, che è la più antica delle tre capitali della valle di Katmandu. La piazzetta centrale, dove si affaccia il Palazzo che ora ospita anche un museo, è un gioiello dell’architettura newari; tra i vari templi della zona circostante i più importanti sono il Tempio d’Oro ed il Kumbeshwor. Ci si reca poi ai vicini villaggi newari di Bungamanti e Kokhana, dove lo stile di vita tradizionale è ancora ottimamente preservato. 7°g. 24/2 Festa degli Sherpa Le festività della comunità Sherpa iniziano verso le 8 del mattino e si dipanano attraverso tutta la giornata fin verso le ore 18; si svolgono cerimonie, processioni e danze in costume e maschere. Non esiste un calendario ufficiale, sarà la guida che verificherà tramite i contatti locali quando e dove si svolgono i momenti di maggiore interesse. Alla sera è prevista la cena in un ristorante tipico di Katmandu, il Thamel House o simile, dove si svolge un programma di intrattenimento culturale. 8°g. 25/2 Katmandu e volo di rientro Mattina a disposizione anche per eventuali acquisti; nel pomeriggio ci si reca all’aeroporto per l’imbarco sul volo internazionale. In funzione del volo di rientro utilizzato Amitaba predisporrà gli eventuali servizi aggiuntivi richiesti sia a Katmandu che a Delhi. 9°g. Domenica 26 febbraio, arrivo a destinazione  
NEPAL 2011: Conoscere il Nepal
Periodo: 26 dic - 8 gen
Amitaba organizza viaggi in Nepal da molti anni. Questo tour è frutto delle belle esperienze trascorse, si prevede un’approfondita visita delle parti storiche e dei luoghi legati alla profonda cultura mistica della valle di Katmandu, unita alla visita di caratteristici villaggi dove si incontra lo spirito nepalese più vero; ci si reca a Pokhara ai piedi della catena dell’Annapurna e nella giungla di Chitawan, dove si cercano gli animali anche a dorso di elefante. Sono previste delle facili passeggiate in luoghi di incomparabile bellezza, per apprezzare quella che è forse la dimensione più bella offerta da questo stupefacente Paese, un mondo rurale dall’aspetto bucolico incorniciato dagli sfavillanti ghiacciai dell’Himalaia. A Katmandu si alloggia all’Hotel Manaslu, comodo e ben posizionato nella parte centrale della città, che dispone anche di un bel giardino. Nei villaggi di Bandhipur e Namoboudha si utilizzano dei comodi Resort, e buoni hotel a Pokhara e Baktapur; e come sempre nei nostri viaggi, l’Island Jungle Resort nel Parco Nazionale di Chitawan. Gli spostamenti avvengono con un pulmino privato. Il periodo di Capodanno a Katmandu offre un clima secco con temperature diurne miti e minime notturne che richiedono un vestiario di tipo autunnale, ed è quindi ottimo per una visita; Pokhara e Chitawan sono località un po’ più calde. I luoghi e la cultura Il Nepal conserva inestimabili tesori artistici, etnici e culturali non sempre facili da scoprire. Ornata dalle tre antiche capitali (Baktapur, Patan e Katmandu) e costellata da innumerevoli luoghi di culto, la valle di Katmandu si apre come un sacro mandala tra le vette della catena himalaiana e le giungle del subcontinente indiano. Le religioni animista, induista e buddista qui vengono praticate da millenni senza soluzione di continuità e senza aver subìto, a differenza dell’India, le distruzioni perpetrate dagli invasori musulmani. La fitta trama di relazioni intessuta tra gli dei, i demoni ed i guru che l’hanno popolata nel corso dei secoli è tutt’ora riflessa nel tantrismo, il peculiare indirizzo rituale qui sviluppato dalle due grandi religioni indiane, che offre una spettacolare ed illuminante fioritura di manufatti artistici in pietra, legno e metallo, frutto anche della raffinata abilità rappresentativa degli artisti Newari.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Lunedì 26 dicembre, partenza in volo per il Nepal 2°g. 27/12 Arrivo a Katmandu   Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’Hotel Manaslu, dove è in attesa dei partecipanti la guida del viaggio; ci si reca a visitare Swayambhu, l’antichissimo stupa che si erge sulla valle, i templi circostanti e le colline adiacenti di Manjushri e Saraswati. 3°g.  28/12 Katmandu: Durbar, Patan e Pharping   Ci si reca con il pulmino privato che verrà utilizzato per tutti gli spostamenti nel centro storico della città, Durbar Square e dintorni, con i magnifici templi, l’antico palazzo reale, la galleria nazionale d’arte e il grande mercato di Indra Chowk. Si prosegue per Patan, che è la più antica delle tre capitali della valle di Katmandu. La piazzetta centrale è un gioiello dell’architettura newari; tra i vari templi della zona circostante i più importanti sono il Tempio d’Oro ed il Kumbeshwor. A Pharping si ammirano il tempio di Vajrayoghini ed il monastero di Pema Osel, presso la grotta degli Asura (titani) dove meditò Guru Padmasambhava. Rientro in hotel. 4°g. 29/12 Katmandu – Bandhipur   Si lascia la valle di Katmandu verso ovest seguendo una panoramica strada che attraversa un ambiente dove la vegetazione è lussureggiante, con coltivazioni a terrazze e molti villaggi. Si raggiunge dopo 145 km (circa 4 ore) il villaggio di Bandhipur che, pur situato ad una quota un po’ più bassa di Katmandu (1450 mt) è posto in una magnifica posizione panoramica, sovrastando da una cresta l’ampia valle del Marsyangdi con la visuale della candida catena himalaiana che orna con un vasto arco l’intero orizzonte settentrionale: una grandiosa parata di monti che vanno dall’Annapurna ad ovest, al Manaslu e ad est fino al Ganesh. Bandhipur è un bel villaggio tradizionale con alcuni interessanti templi che storicamente fu un importante centro commerciale; questo passato ha prodotto un raro insieme di belle costruzioni in stile classico newari, immerse in un ambiente naturale di eccezionale bellezza, dove si potrà osservare la vita rurale del Nepal. Si alloggia presso l’hotel Gaun Ghar. 5°g.  30/12 Bandhipur – Chabdibarahi - Pokhara   Una facile passeggiata porta da Bandhipur al villaggio di Chabdibarahi, attraverso un ambiente bucolico con panorami mozzafiato; chi preferisce può rilassarsi e raggiungere il villaggio con il pulmino. Si parte quindi per Pokhara, che dista circa 3 ore di guida; si alloggia presso l’hotel Temple Tree. 6°g.  31/12 Pokhara: escursione a Sarankot   Si effettua un’escursione che parte dal villaggio di Naudanda, a circa 30 min di guida dall’hotel, seguendo da qui a piedi la panoramica cresta che in circa due ore porta a Sarankot, un villaggio tradizionale situato in un punto molto bello che si affaccia a sud sul lago di Fewatal, mentre verso nord lo sguardo spazia fino al Machapuchhare, il mitico “Cervino dell’Himalaia”, ed agli otre 8000 metri del Manaslu. Da Sarankot si rientra in auto; chi non volesse camminare, potrà arrivare qui con il mezzo. Rientrando si visita il campo dei rifugiati tibetani dove si trovano anche degli ottimi oggetti di artigianato da acquistare. 7°g.  1/1/2012 Pokhara – Chitawan   Si prosegue il viaggio per Chitawan seguendo le valli che pian piano conducono verso le pianure ai piedi della catena himalaiana, dove si stende la giungla del Terai. Si alloggia all’Island Jungle Resort, il trasferimento è di 185 km. Dopo pranzo, in compagnia di un naturalista che illustra il programma, si iniziano le esplorazioni solitamente con una breve passeggiata che porta lungo il fiume Naryani, di cui si discende un tratto delle acque con le canoe, ottimo modo per avvistare i coccodrilli a caccia di pesci ed un gran numero di uccelli migratori ed altri animali. 8°g.  2/1 Chitawan   Giornata dedicata all’esplorazione dell’ambiente naturale alla ricerca degli animali; ci si sposta anche a dorso di elefante, il mezzo più comodo per varcare senza problemi i tratti più fitti della foresta. E’ molto probabile avvistare i rinoceronti, mentre è difficilissimo incontrare la tigre. 9°g.  3/1 Chitawan – Katmandu – Namoboudha   Si rientra a Katmandu in volo; la partenza è prevista per le 11.30 con arrivo verso le 12. Dall’aeroporto ci si reca direttamente a Namoboudha, posto a circa 1700 mt, un sito molto panoramico da cui si vede il mitico Gauri Shankar; è un luogo di pellegrinaggio buddista dove attorno al sacro Chorten si trova un piccolo villaggio e, nei pressi, un bel monastero: secondo la leggenda fu qui che l’Illuminato in una precedente incarnazione donò il suo corpo ad una tigre affamata. Si alloggia presso il Kanodanda Resort. 10°g.  4/1 Namoboudha – Panauti – Baktapur   Una bella passeggiata che attraversa diversi villaggi porta a Panauti con meno di due ore di cammino; chi preferisce, può comunque giungere fin qui con il pulmino. Paunati è una splendida cittadina medioevale, nella piazza centrale di Durbar si erge il tempio a pagoda di Indreswor, che risale al XIII secolo, un luogo che è meta di pellegrinaggio per gli induisti. Nel pomeriggio ci si sposta a Baktapur, dove si alloggia presso la Shiva Guest House. 11°g.  5/1 Baktapur - Changu Narayan - Katmandu   Visita di Bhaktapur, il cui nome significa “città dei devoti”; la più preservata tra le tre antiche capitali della valle di Katmandu. Qui è più facile rivivere l’atmosfera che permeava la vita della gente prima del recente avvento della ‘civiltà’ moderna. Oltre al piacere di curiosare, questa città-villaggio offre esempi stupendi di architettura newari, tra cui la Nyatapola Mandir, una pagoda a cinque livelli, e le tre piazze di Durbar, Tumadhi e Dattatraya. Nel pomeriggio si prosegue per Changu Narayan, magnifico santuario dedicato a Vishnu, posto su un’altura che domina la valle; ci si sposta poi a Katmandu, dove si alloggia presso l’hotel Manaslu. 12°g.  6/1 Katmandu: Budhanilkantal, Pashupatinath e Bodanth    Ci si reca a Budhanilkantal per ammirare la statua di Vishnu addormentato sul serpente, adagiata in una vasca d’acqua dove i bramini officiano i loro riti. Si prosegue per Pashupatinath, un antichissimo santuario indù lungo le rive del fiume Bagmati dedicato a Shiva, luogo di pellegrinaggio dove giungono anche molti pittoreschi Sadhu. L’intera collina è un mondo da scoprire, disseminata di antichi tempietti immersi nel verde; sulla riva del fiume avvengono le cremazioni. Si completa il tour di oggi allo Stupa di Bodnath, nel cuore del quartiere tibetano, ricco di botteghe, negozi e importanti templi e monasteri. Si visitano quello Nyingma di Sechen, sede della reincarnazione del grande Lama Dilgo Kyentse Rinpoche, il “monastero bianco” Ka-Nying di tradizione Kagyu e Nyingma fondato da Urgyen Tulku e, tempo permettendo, anche altri. Alla sera è prevista la cena in un ristorante tipico di Katmandu, il Thamel House o simile, dove si svolge un programma di intrattenimento culturale. 13°g. 7/1 Katmandu e volo di rientro   Mattina a disposizione anche per eventuali acquisti. Nel pomeriggio ci si reca all’aeroporto per l’imbarco sul volo internazionale; in funzione del volo di rientro utilizzato Amitaba predisporrà gli eventuali servizi aggiuntivi richiesti. 14°g. Domenica 8 gennaio, arrivo a destinazione
NEPAL 2011: Trek Campo Base Annapurna, parete sud
Periodo: 29 ott - 14 nov
La maestosa parete sud dell’Annapurna è una barriera rocciosa tra le più alte e difficili al mondo, si erge per 4000 mt al centro di un vasto anfiteatro di monti glaciali tingendosi di ocra ed arancione con le luci del tramonto. Questo luogo è conosciuto come ‘Santuario dell’Annapurna’: il significato del nome è chiaro a chi vi è stato ed ha goduto dell’incredibile spettacolo dei monti che cingono tutto l’orizzonte con gli Annapurna che troneggiano tra il frastuono di valanghe che rimbombano e facendo spesso tremare il suolo. Il sentiero che vi giunge è diventato celebre anche per la mitica bellezza dei luoghi che attraversa; partendo dalla regione di Pokhara, ad ovest di Katmandu, dà la grande soddisfazione di iniziare dalle aree pre himalaiane e di arrivare in breve tempo nel territorio d’alta quota attraversando i diversi tipi di ambiente arboreo, incluse le foreste di bambù, fino ai 4130 metri del campo base. Si inizia risalendo le zone dei villaggi terrazzati fino ai costoni coperti da foreste di rododendri tra panorami incredibili, che spaziano dall’Annapurna Sud al Macchapuchare fino al Manaslu ad est, arrivando al villaggio di Langdrung, molto pittoresco e ben tenuto con le tipiche case in pietra; si prosegue direttamente verso nord attraversando il fiume verso il villaggio di Chomro e si risale la valle che si fa sempre più ripida ed impervia finché si giunge ai piedi del Macchapuchare, un monte sacro ai nepalesi e per questo motivo inviolato, che è stato ribattezzato dagli occidentali ‘Cervino dell’Himalaia’ per la sua forma ardita. Da qui, con una svolta verso ovest che regala la visione della parete sud dell’Annapurna, si accede alla vallata del Santuario. Si rientra seguendo il medesimo sentiero per la parte iniziale fino alla zona del villaggio di Chomro, da dove si seguono i costoni occidentali della maestosa vallata attraverso pristine foreste di giganteschi rododendri himalaiani arrivando al passo di Ghorepani, alla base di Poon Hill, uno dei punti panoramici più rinomati del Nepal che regala ottime visuali sull’arco himalaiano, dal Daulagiri al Manaslu. Si scende quindi nella vallata del fiume Bhurungdi rientrando a Pokhara e da qui si prosegue per Katmandu. Nota tecnica È richiesto un livello di allenamento normale per chi va in montagna, con tappe medie di circa 5 ore di cammino effettivo; non è necessaria una preparazione tecnica: si tratta solo di spostarsi lungo i sentieri. Il clima previsto è secco; ma bisogna essere attrezzati nell’eventualità che possa piovere o anche nevicare nelle parti alte. Durante il trekking si alloggia e si consumano i pasti nei ‘logde’, ovvero nei rifugetti nepalesi, che offrono un discreto livello di comodità e pulizia; in molti di questi sono anche disponibili delle docce con acqua calda ad un prezzo modico. Il bagaglio personale è trasportato da portatori (massimo 13 kg a testa). Nella valle del Santuario se si sta all’aperto di sera o di prima mattina all’alba si preveda un abbigliamento per una minima di -10°c. (di solito non fa così freddo, ma dei cali di temperatura sono sempre possibili), ed è anche consigliabile per il proprio confort avere un sacco a pelo con il medesimo gradiente termico minimo, anche se nei lodge sono disponibili le coperte.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO NB: i tempi di tappa riportati sono indicativi, riferiti a escursionisti di capacità media. 1°g.  Sabato 29 ottobre, partenza in volo per il Nepal 2°g.  30/10 Arrivo a Katmandu   Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’Hotel Vajra, immerso in un bel giardino ad un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu. L’hotel dispone di buoni servizi, è costruito nello stile tradizionale newari con decorazioni in legno eseguite dall’artista Utam Raj di Patan ed è dotato di piacevoli spazi comuni; relax e riposo. 3°g.  31/10 Katmandu   Giornata a disposizione, utile per gli ultimi preparativi e acquisti per il trekking; a Katmandu c’è una grandissima scelta di materiale, anche tecnico, a prezzi molto competitivi. Per le persone interessate, a distanza di passeggiata dall’hotel ci si può recare a visitare Swayambhu, l’antichissimo stupa che si erge sulla valle, con i templi circostanti e le colline adiacenti di Manjushri e Saraswati; o recarsi in centro per visite e acquisti. 4°g.  1/11 Katmandu – Pokhara – Kande – Australian Camp   Si parte in volo per Pokhara; giunti a destinazione si prosegue con dei veicoli privati per il villaggio di Khande (1450 mt), che dista da qui circa un’ora e mezza di guida. Da qui inizia il percorso a piedi, la prima tappa di circa un’ora e mezza porta all’Australian Camp (1870 mt), da dove già si godono ottimi panorami. 5°g.  2/11 Australian Camp – Langdrung   Una tappa di circa 4 ore che transita dai villaggi di Deurali e Tolka conduce al bel villaggio di Langdrung (1700 mt). 6°g.  3/11 Langdrung – Chomrung   Si attraversa il fiume su di un ponte sospeso arrivando per il pranzo a Jhinu Danda (1780 mt); in questa zona si possono fare dei bagni nelle acque calde termali. Si prosegue salendo a Chomrung (2170 mt), uno dei principali villaggi della regione contornato dalle vette dell’Hiunchuli, Annapurna Sud e Macchapuchare. La tappa è di circa 5 ore. 7°g.  4/11 Chomrung – Dovan   Il sentiero in parte gradinato scende ripido ad un fiume e risale verso Sinuwa, con panorami spettacolari sul Macchapuchare. Si attraversano foreste di bambù arrivando a Dovan (2600 mt), una tappa di circa 5 ore. 8°g.  5/11 Dovan - Macchapuchare Base Camp   Attraverso foreste di rododendro si sale verso Deurali (3200 mt) e si prosegue per il campo base del Macchapuchare (3700 mt), dove sono stati allestiti  alcuni rifugi. La tappa è di circa 5 ore. 9°g.  6/11 Macchapuchare Base Camp - Annapurna Base Camp   Il rifugio del campo base dista circa un’ora e mezza di cammino ed è posto a 4130 mt. Si trascorre la giornata esplorando la meravigliosa vallata, in vista dell’inimmaginabile parete sud dell’Annapurna. La corona di montagne che cinge l’orizzonte a 360 gradi forma una delle visioni epiche di tutto l’Himalaia. 10°g.  7/11 Annapurna Base Camp – Dovan   Si rientra fino a Dovan, dove si era fatta tappa il 4/11. 11°g.  8/11 Dovan – Chomrung   Si ripercorre il sentiero da Dovan a Chomrung. 12°g.  9/11 Chomrung – Tadapani   Si attraversa un’area di campi terrazzati e villaggi fino al ponte sospeso sul fiume Kyumun, che dista circa 2 ore. Oltre il villaggio di Chhule ci si inerpica nelle foreste di rododendro fino a Tadapani (2630 mt), un paesello che offre ottimi panorami sull’Annapurna Sud ed il Macchapuchare. La tappa è di circa 4 ore. 13°g.  10/11 Tadapani – Ghorepani   Si scende gradatamente nelle foreste di rododendro e bambù fino ad un torrente, da dove si risale un costone arrivando poi al villaggio di Banthati, ai piedi di una ripida parete; si continua per il passo di Deurali (3078 mt) e, seguendo il sentiero si scende a Ghorepani (2860 mt), un altro valico che funge da punto di partenza per Poon Hill. La tappa è di circa 5 ore. 14°g.  11/11 Ghorepani, salita a Poon; Hilè   Si parte prestissimo per godere dell’alba dalla vetta di Poon Hill (3193 mt), una salita che impegna circa 1 ora: lo sguardo spazia senza confini dalle lontane pianure dell’India verso sud al Daulagiri ad ovest, Annapurna e Macchapuchare a nord e Manaslu ad est. Tornati al passo, inizia poi la discesa attraverso immacolate foreste fino a Hilè, una tappa di circa 5 ore. 15°g.  12/11 Hilè – Birethani – Pokhara   Il sentiero segue la sponda sinistra del fiume Bhurungdi fino alla cittadina di Birethani, che dista circa 3 ore. Qui si conclude il trekking e si salutano i portatori; la guida nepalese rimane invece col gruppo. Si prosegue con mezzi privati per Pokhara, che si raggiunge in circa un’ora e mezza. Si alloggia presso l’hotel Mums Garden; relax e riposo sul lungolago. 16°g.  13/11 Pokhara – Katmandu   Si parte presto per Katmandu utilizzando un mezzo privato; il viaggio via terra, di circa 5 ore, offre bellissime panoramiche sui villaggi ed i terrazzamenti della regione pre-himalaiana frapposta tra le giungle del Terai e le alte vette e segue per un lungo tratto il possente fiume Trisuli. Giunti a Katmandu ci si reca all’aeroporto per l’imbarco sul volo internazionale. 17°g.  Lunedì 14 novembre, arrivo a destinazione
NEPAL 2011: L'antico regno del Mustang
Periodo: 6 ago - 27 ago
L’enorme interesse culturale di questo viaggio non deve farne sottovalutare l’impegno fisico: il programma prevede di camminare in tutto per 14 giorni, passando quasi tutte le notti in tenda. I campi vengono montati dagli assistenti nepalesi utilizzando tende biposto, la cucina è curata in modo adeguato da un cuoco professionista ed il bagaglio e le provviste sono trasportati da cavalli o portatori. Si dorme nella propria tenda ma i pasti preparati dal nostro cuoco si consumano spesso nelle case dei villaggi, avendo così un’occasione in più per vivere a contatto con la gente del Mustang; quando si è in cammino solitamente il pranzo è al sacco. Ci si muove in un ambiente naturale stupendo dove il terreno arido viene irrigato dallo scioglimento delle nevi, a nord di una cintura di monti glaciali che formano un’imponente barriera al flusso monsonico. Si tenga però presente che a volte anche qui in estate può piovere. Il programma prevede di raggiunge in volo Pokhara da Katmandu e quindi da qui la valle di Jomoson, da dove si inizia il trekking percorrendo inizialmente il versante occidentale della valle del fiume Kaligandaki. Si seguono profonde gole che stupiscono per la cromia delle rocce, godendo di un crescendo della bellezza naturale che nelle guglie di roccia rossa di Tramar va oltre l’immaginabile, e si giunge con alcuni giorni di cammino nelle zone più aperte adiacenti al Tibet. Si incontrano villaggi e isolati monasteri, tra cui Lo Gekar, che secondo la tradizione orale pare essere il più antico del Nepal in quanto la sua fondazione è attribuita a Padmasambhava. Oltre Tsetang si arriva nella vallata dove sorge Lho Manthang, la capitale, cinta da mura che conservano un mondo fuori dal divenire del tempo, dove la gente vive con i propri greggi seguendo modi ed abitudini antiche: vi sorgono l’antico palazzo del re ed alcuni templi che sorprendono per la preziosità delle opere d’arte. Da Lho Manthang ci si spinge con un’escursione a Garphu e alle grotte di Jhong, dove si potrà visitare un antico paese rupestre potendo sporgersi da una finestrella intagliata a picco sulle rocce, simile alle molte altre che, poste in luoghi altrettanto inavvicinabili, ci avranno incuriositi ed affascinati fin qui. Tornando verso sud si utilizza una giornata per raggiungere Luri Gompa, uno dei monasteri più antichi di Lho, che è appeso alle rocce in modo spettacolare e nasconde uno Stupa finemente affrescato. Il sentiero del ritorno, raramente percorso, porta sui versanti orientali del grande bacino del fiume Kali Gandaki consentendo di visitare alcuni isolatissimi villaggi e di percorrere alcuni dei tratti più spettacolari dell’Himalaia tra Yara e Tange e lungo l’incredibile cresta di Siyarko, dove le profondissime erosioni colorate non trovano un confronto al mondo. Ridiscesi al fiume si giunge infine con un giorno di facile cammino all’aeroporto di Jomoson, iniziando il rientro.Questo percorso offre così un’esperienza completa del territorio, della gente e della cultura del Mustang. Un breve accenno sul regno del Mustang Il Regno del Mustang è una regione nel Nepal settentrionale situata a tra i giganteschi massicci himalaiani del Daulagiri e dell’Annapurna e l’altopiano del Ciangtang che preserva un raro microcosmo dell’antica cultura tibetana himalaiana. Grazie all’inaccessibilità e remotezza dei luoghi il lignaggio reale, che conserva un ruolo di autorevolezza e di riferimento rispetto ai valori tradizionali più che di potere effettivo, è rimasto intatto dal 1400 giungendo oggi al 25° discendente di questa nobile dinastia. L’isolamento ha evitato i traumi subiti dalle regioni confinanti: dal passaggio dei Mongoli, alla conquista del Raja di Jumla e al dominio dei Gurkha. La predominanza di monasteri tibetani appartenenti alla scuola dei Sakya sono la testimonianza di legami con il Tibet che risalgono al XIII secolo, quando Sakya Pandita fu nominato tutore del Tibet da Kublai Khan, e dimostrano la mancanza di successive interferenze. Gli appassionati d’arte trovano a Lho Manthang affreschi originali di stupefacente fattura, che esibiscono rarissimi mandala e figure tipiche di questa esoterica tradizione. Nel passaggio dei secoli la diminuzione delle opportunità offerte dal commercio del sale dal Tibet unitamente al progressivo inaridirsi dei territori transhimalaiani ha contribuito a porre questo territorio sempre più ai margini del divenire del mondo, portandolo ad un’economia di sussistenza che ha impedito una crescita demografica. Ma questi fattori fortunatamente non sono riusciti ad estinguerne la cultura, come la storia ha testimoniato per i vicini regni tibetani di Shangshung e Gughe. La gente del Mustang, costituita da stirpi Bothia e tibetane, vive della coltivazione della tsampa (orzo) e di pastorizia. Ogni villaggio è essenzialmente autosufficiente; la gente è da secoli abituata a ritenere che nulla e nessuno sarà in grado di offrire un aiuto in condizioni avverse. Ma la durezza della vita non ha influenzato il carattere: troviamo un popolo miracolosamente sorridente ed ospitale, dei volti sereni, degli sguardi profondi. Un contributo a questa tranquillità giunge sicuramente dalla forte fede religiosa, immersa in una cultura esoterica che permea ogni cosa, intrecciando il potente sciamanesimo himalaiano con il misticismo del buddismo tantrico: due anime fuse armoniosamente in un unico immaginario, i cui tratti sono riconoscibili in modo distinto solo all’occhio di un esperto. Le figure dei Lama, i simboli ed i rituali forniscono un forte sostegno, proteggendo dalle influenze negative e dai pericoli naturali. Attraggono lo sguardo del visitatore le trappole per gli spiriti fatte con fili colorati e teschi di animali poste a difesa dell’ingresso di molte case, o le statue falliche che proteggono l’entrata di alcuni villaggi; ma la forza maggiore, che spesso si rivela nello sguardo amorevole di molti anziani, è la potenza del mantra della compassione universale, Om Mani Padme Hum, scolpito ovunque sulle rocce e salmodiato da tutti.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO  (I tempi delle tappe sono indicativi, valutati per una persona mediamente allenata) 1°g.    Sabato 6 agosto 2011, partenza per Katmandu 2°g.    7/8 Arrivo a Katmandu   Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’Hotel Vajra, immerso in un bel giardino ad un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu. L’hotel è costruito nello stile tradizionale newari con decorazioni in legno eseguite dall’artista Utam Raj di Patan ed è dotato di piacevoli spazi comuni. Resto della giornata a disposizione. 3°g.    8/8 Katmandu   Si iniziano le visite recandosi a Bodnath, l’antichissimo Stupa divenuto punto di riferimento per la comunità tibetana; nei pressi si scoprono importanti monasteri che appartengono a tutti i lignaggi principali del Tibet. Si prosegue quindi lungo la valle raggiungendo una zona di villaggi, dove un sentiero porta allo stupendo tempio di Vajrayogini. Rientrando a Katmandu ci si reca a Pashupatinath, luogo sacro agli Shivaiti utilizzato per le cerimonie funerarie con le cremazioni, dove anche tutta la collina alle spalle del piccolo fiume è molto interessante da esplorare. 4°g.    9/8 Katmandu – Pokhara Nel corso della mattina si prende il volo per Pokhara dove ci si sistema in hotel. Giornata libera. 5°g.    10/8 Pokhara – Jomoson (2713 mt) – Kagbeni (2810 mt)    Si parte con un piccolo aereo da Pokhara per Jomoson con un volo spettacolare alle pendici dell’Annapurna. Inizia il trekking con una breve tappa di circa tre ore di cammino fino al bel villaggio di Kagbeni, dove si inizia a respirare la cultura del Mustang e si trova un piccolo monastero di scuola Sakya. Già nel breve percorso fino a Kagbeni si completa la transizione climatica dalle regioni arboree meridionali alla zona arida transhimalaiana; da ora si vivrà nel tipico ambiente del deserto d’alta quota. Sistemazione in tenda o in una semplice guest house. 6°g.   11/8 Kagbeni - Tangbe (3060 mt) – Chhusang (2980 mt)   Si prosegue verso nord seguendo il corso del fiume, godendo verso sud della visuale sui ghiacci del Nilgiri e sul versante ovest del villaggio di Ty. Una breve salita impreziosita da muri Mani e chorten porta al villaggio di Tange a circa due ore da Kagbeni, dove si trovano anche i resti di un antico castello. Si consuma qui il pranzo al sacco portato dalla guida nepalese, avendo così la possibilità di visitare il villaggio. Si prosegue seguendo due grandiose anse della valle giungendo in breve a Chhusang, dove si montano le tende. Sulle pendici di un colle dietro al villaggio si può visitare un interessante tempio. 7°g.    12/8 Chhusang - Chele (3050 mt) – Samar (3660 mt) Per chi è interessato, al mattino una breve passeggiata porta al villaggio di Tetang, tra campi terrazzati incastonati in una spettacolare valle. Da Chhusang al villaggio di Chele, dove si sosta per il pranzo, si impiega circa un’ora; ai piedi di Chele il fiume scava il proprio percorso formando un tunnel nelle rocce, e dalle pareti di roccia rossa a picco occhieggiano le finestre di un antico rifugio rupestre. La salita per Samar (almeno 2 ore) si inerpica lungo una profonda gola dove sopravvive il villaggio di Gyakar, emergendo tra le alte pasture del villaggio di Samar, dove si pone il campo. 8°g.    13/8 Samar - Rechung Gompa – Shyammochen La (3850 mt) – Geling (3570 mt)   Superata una piccola gola si raggiunge un panoramico colle da cui si vede la catena dell’Annapurna; ci si immerge in un profondo intaglio che conduce all’eremo di Rechung, che rivela nella grotta la presenza di alcuni Stupa. Dopo la visita si pranza e si sale quindi alle case di Shyammochen e all’omonimo passo, che segna l’ingresso nella regione di Lho, da cui si vede il villaggio di Geling, dove si trovano un monastero e alcuni stupendi Stupa decorati nello stile del Mustang. La tappa fino a Geling, dove si monta il campo, è di circa 5 ore. 9°g.    14/8 Geling – Nya La (4010 mt) – Ghami (3520 mt) – Tramar (3820 mt)   Una graduale salita porta in meno di  due ore al passo di Nya, da cui si accede alla valle di Ghami, dove si sosta per il pranzo; nei pressi del villaggio si trova il muro Mani più lungo del Nepal, visibile anche dal sentiero. Nel pomeriggio si risale il costone sul versante opposto della vallata di Ghami arrivando in breve all’area di Tramar (Dhakmar), dove si trovano stupende formazioni di roccia rossa. Una tappa di circa 5 ore; si pone il campo a Tramar. 10°g. 15/8 Tramar – Mui La (4170 mt) - Lo Gekar – Tsarang (3560 mt)   Il sentiero lascia ripido le guglie rosse di Tramar emergendo da una stretta gola sulle alte pasture che portano al passo di Mui, da cui lo sguardo spazia sul vasto orizzonte incorniciato a sud dall’Annapurna e dalle cime “minori” del Thorong, Tilicho e Nilgiri – per menzionare solo le principali! La discesa porta all'antico monastero di Lo Gekar, che si dice risalire all'VIII secolo e la cui fondazione è attribuita a Guru Rimpoce. All’interno vi sono interessantissime e decorative figure in pietra scolpita; si sosta qui per il pranzo. La discesa transita dal villaggio di Gekar arrivando al massimo in due ore al campo nel bel villaggio di Tsarang, uno dei centri principali del Mustang, dove si trovano un monastero e un vecchio palazzo reale. 11°g. 16/8 Tsarang - Lho Manthang (3809 mt)   Si scende al fiume che fluisce dalla valle di Lo Gekar; risalendo verso nord si godono ottimi panorami di Tsarang e del vasto arco himalaiano che circonda il villaggio. Si sale gradualmente ad un passo (3950 mt) che si apre sulla valle di Lho Manthang, che si erge come una cittadella di fiaba su di un plateau contornato da rocce erosive; la tappa richiede circa 4 ore e mezza. Dopo pranzo si dedica il pomeriggio all’esplorazione di questo splendido luogo. 12°g. 17/8 Lho Manthang, escursione a Garphu, Chhoser e Jhong    Per questa escursione a nord di Lho si possono noleggiare dei cavalli; il percorso richiede in tutto tra le 4 e le 5 ore. Si lascia Lho lungo una mulattiera sterrata che congiunge il Mustang al Tibet, su cui presumibilmente un giorno potrebbero arrivare i veicoli motorizzati. Si vedono alcuni bei villaggi; a Garphu c’è anche un piccolo monastero e nei pressi, a Chhoser, dove si transita per andare a Jhong, se ne trova un secondo, abbarbicato su una piccola rupe. Le grotte di Jhong, ben incastonate su di una parete di roccia colorata, sono accessibili; servivano da rifugio alla popolazione della valle in caso di incursioni ostili ed erano anche usate dagli eremiti. 13°g. 18/8 Lho Manthang - Dhi (3300 mt c.a.) – Yara (3500 mt c.a.)   Si ripercorre il sentiero utilizzato arrivando fin poco oltre il passo, dove se ne imbocca uno poco battuto che segue la cresta dei monti spostandosi pian piano verso est. I panorami dalla cresta, che a tratti supera i 4000 mt di quota, sono inimmaginabili, con una visuale che spazia dall’Annapurna al Daulagiri verso sud ed a tutte le montagne del Mustang attorno. Si scende lungo un ripido canyon con formazioni colorate di rocce erose che porta al fiume presso il villaggio di Dhi, dove si sosta per il pranzo; fin qui si impiegano circa 4 ore. Il sentiero per il piccolo villaggio di Yara, dove si pone il campo, risale un canyon formato da caratteristiche erosioni a canna d’organo, tipiche della regione che si attraversa, e impegna per circa un’ora e mezza. 14°g. 19/8 Yara, escursione a Luri Gompa   Il sentiero prosegue lungo la valle, si può seguire il letto del fiume oppure salire ad un villaggio sul versante nord. In meno di due ore si arriva all’eremo di Luri, abbarbicato su di una rupe. La squisitezza degli interni sembra quasi incongrua con un luogo così selvaggio! Ai piedi della rupe sorge anche un tempio più recente e nelle pareti dei dintorni vi sono molti rifugi rupestri – se si esplorano, bisogna farlo con grande attenzione, perché sono molto friabili. 15°g. 20/8 Yara – Tangge (3240 mt)   Si sale ad un plateau procedendo verso sud fino ad un profondo intaglio che porta con una discesa di 260 mt al guado sul fiume Dhechyang; se la corrente è forte si può attraversarlo montando un cavallo. Si sale quindi ad un passo che riporta a circa 3900 mt per poi raggiungere l’intaglio del fiume Tangge, dove si scende all’omonimo isolatissimo villaggio, un luogo molto bello con chorten e muri Mani ad est dell’abitato. Si pone il campo; la tappa è di circa 6 ore. 16°g. 21/8 Tangge – Pa (4050 mt c.a.)   Il sentiero risale per un breve tratto la valle ad est e porta ad un guado; superato il fiume si sale ad un passo di circa 4150 mt che offre avvincenti panorami verso nord, impiegando in tutto circa 3 ore e mezza. Oltre, si prosegue mantenendo la quota raggiunta fino al campo che dista circa mezz’ora, il luogo di sosta più alto del viaggio. 17°g. 22/8 Pa – Chhusang (2980 mt)   Si raggiunge camminando senza molti saliscendi la cresta di Siyarko Tangk Danda, la cui spettacolarità non è descrivibile, dire “gran canyon” non basta! La si segue per un lungo tratto e si inizia poi la discesa seguendone il bordo, passando alti sopra al villaggio di Tetang. Si scende quindi fino a Chhusang, con una vasta panoramica verso sud ed una visuale ad ovest sul sentiero di Chele percorso all’andata. La tappa fino al campo di Chhusang è di circa 5 ore. 18°g. 23/8 Chhusang – Jomoson (2713 mt)   Si completa questo grandioso trekking scendendo lungo il corso del fiume Kali Gandaki che si era seguito all’inizio, transitando da Kagbeni e giungendo a Jomoson, dove si alloggia in una guest house, impiegando in tutto meno di 6 ore. 19°g. 24/8 Jomoson – Pokhara – Katmandu    Partenza in volo per Pokhara nelle prime ore del mattino; con un secondo volo di raggiunge quindi Katmandu. Sistemazione in hotel e pomeriggio libero. NB: i giorni dal 25 al 26 agosto possono essere utilizzati come giorni di recupero in caso di ritardi nell’esecuzione del programma di viaggio dovuti ai voli interni nepalesi. 20°g. 25/8 Katmandu   Visita di Baktapur, la meglio preservata delle tre antiche capitali della valle di Katmandu, dove si respira in modo più forte l’antica atmosfera del Nepal. Ci si reca poi a Changu Narayan, uno splendido villaggio che poggia su di un colle proteso panoramicamente sulla valle di Katmandu, impreziosito da un tempio induista che risale all’anno 325 d.C., incluso tra i monumenti protetti dall’Unesco. Tornati a Katmandu si visita il centro storico: la piazza di Durbar con i bellissimi monumenti e mercati. 21°g. 26/8 Katmandu   Si completano le visite dedicando la mattina alla più antica delle capitali, Patan, con la piazza di Durbar, ricca di magnifici edifici, il Tempio d’Oro, che è il più importante tempio buddhista newari della valle, e il Kumbheshwor, un antichissimo tempio dedicato a Shiva. Pomeriggio libero. 22°g. Sabato 27 agosto, volo di rientro
NEPAL 2010: Siti storici, natura e villaggi
Un percorso completo, per avvicinare i diversi aspetti del mondo nepalese
Periodo: 28 dic - 10 gen
A Katmandu si alloggia all’Hotel Vajra, immerso in un bel giardino ad un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu. L’hotel dispone di confortevoli stanze singole e doppie con bagno; è costruito nello stile tradizionale Newari con decorazioni in legno eseguite dall’artista Utam Raj di Patan e pitture del maestro tamang Bimal Moktan. E’ dotato di piacevoli spazi comuni e di una saletta dove si prevedono, per le persone interessate, sessioni di meditazione di gruppo. L’Hotel ospita anche la “East-West Library”, una biblioteca di testi religiosi in tibetano e sanscrito, e altri in inglese perlopiù di filosofia, scienze naturali, arte e storia del Nepal ed offre diversi servizi inclusi i massaggi ayurvedici. Nei villaggi di Bandhipur e Balthali si utilizzano dei comodi resort, un buon hotel a Pokhara e, come spesso nei nostri viaggi, l’Island Jungle Resort nel Parco Nazionale di Chitawan. Gli spostamenti avvengono con un pulmino privato. Il periodo di Capodanno a Katmandu offre un clima secco con temperature diurne miti e minime notturne che richiedono un vestiario di tipo autunnale, ed è quindi ottimo per una visita; Pokhara e Chitawan sono località un po’ più calde. I luoghi e la cultura Il Nepal conserva inestimabili tesori artistici, etnici e culturali non sempre facili da scoprire. Ornata dalle tre antiche capitali (Bakthapur, Patan e Katmandu) e costellata da innumerevoli luoghi di culto, la valle di Katmandu si apre come un sacro mandala tra le vette della catena himalaiana e le giungle del subcontinente indiano. Le religioni animista, induista e buddista qui vengono praticate da millenni senza soluzione di continuità e senza aver subìto, a differenza dell’India, le distruzioni perpetrate dagli invasori musulmani. La fitta trama di relazioni intessuta tra gli dei, i demoni ed i guru che l’hanno popolata nel corso dei secoli è tutt’ora riflessa nel tantrismo, il peculiare indirizzo rituale qui sviluppato dalle due grandi religioni indiane, che offre una spettacolare ed illuminante fioritura di manufatti artistici in pietra, legno e metallo, frutto anche della raffinata abilità rappresentativa degli artisti Newari. Per assaporare più a fondo l’essenza del mondo culturale nepalese e la sua intima connessione con la spiritualità oltre alle visite a tutti i siti di primario interesse si prevedono incontri con persone di riferimento, in particolare con un venerato Lama anziano ed uno sciamano nepalese, e per le persone interessate verranno organizzate delle sessioni di pratica meditativa.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Martedì 28 dicembre, partenza per Katmandu   2°g. 29/12 Arrivo a Katmandu Sistemazione presso l’hotel Vajra e riposo. Nel pomeriggio ci si reca a visitare Swayambhu, l’antichissimo stupa che si erge sulla valle, i templi circostanti e le colline adiacenti di Manjushri e Saraswati. 3°g.  30/12 Katmandu: Bodnath e Vajrayogini   Ci si reca con il pulmino privato che verrà utilizzato per tutti gli spostamenti allo Stupa di Bodnath, nel cuore del quartiere tibetano, ricco di botteghe, negozi e importanti templi e monasteri. Si visitano quello Nyingma di Sechen, sede della reincarnazione del grande Lama Dilgo Kyentse Rinpoche, il “monastero bianco” Ka-Nying di tradizione Kagyu e Nyingma fondato da Urgyen Tulku ed altri templi e monasteri, incontrando dove è possibile alcuni dei Lama che vi risiedono. Pranzo in un ristorante tibetano. Nel pomeriggio si raggiunge il villaggio di Shanku ed il santuario di Vajrayogini, uno dei più antichi della valle. Dopo il tramonto, si rientra in albergo. 4°g.  31/12 Katmandu: Bhaktapur e Changu Narayan  Visita di Bhaktapur, il cui nome significa “città dei devoti”; la più preservata tra le tre antiche capitali della valle di Katmandu. Qui è più facile rivivere l’atmosfera che permeava la vita della gente prima del recente avvento della ‘civiltà’ moderna. Oltre al piacere di curiosare, questa città-villaggio offre esempi stupendi di architettura newari, tra cui la Nyatapola Mandir, una pagoda a cinque livelli, e le tre piazze di Durbar, Tumadhi e Dattatraya. Nel pomeriggio si prosegue per Changu Narayan, magnifico santuario dedicato a Vishnu, posto su un’altura che domina la valle da cui si gode il tramonto. Rientro in albergo per festeggiare il Capodanno. 5°g.  1/1/2011 Katmandu – Bandhipur  Si lascia Katmandu verso ovest seguendo una panoramica strada che attraversa un ambiente dove la vegetazione è lussureggiante, con coltivazioni a terrazze e molti villaggi. Si raggiunge dopo 145 km (circa 4 ore) il villaggio di Bandhipur che, pur situato ad una quota un poco più bassa di Katmandu (1450 mt) è posto in una magnifica posizione panoramica, sovrastando da una  cresta l’ampia valle del Marsyangdi con la candida catena himalaiana che orna con un vasto arco l’intero orizzonte settentrionale: una grandiosa parata di monti che vanno dall’Annapurna ad ovest fino al Manaslu ed al Ganesh ad est. Bandhipur è un bel villaggio tradizionale dove si potrà osservare la vita rurale del Nepal, immersi in un contesto naturale di ineguagliabile bellezza. Si alloggia presso il Bandhipur Village Resort. 6°g.  2/1 Bandhipur – Pokhara   Pokhara dista solo 75 km, ma per arrivare ci vogliono circa 2 ore e mezza di guida; si alloggia presso il Fishtail Lodge o il Barahi Hotel. Si effettua un’escursione alla cresta di Sarankot, un punto panoramico molto bello che si affaccia sul lago di Fewatal posto a circa 900 metri: da qui lo sguardo spazia fino al Machapuchhare, il mitico “Cervino dell’Himalaia”, ed agli otre 8000 metri del Manaslu. Per arrivare si guida per circa 30 minuti e la passeggiata impegna in tutto circa 2 ore. Rientrando si visita il campo dei rifugiati tibetani dove si trovano anche degli ottimi oggetti di artigianato da acquistare. Completa la giornata una piacevole passeggiata lungo il lago a Pokhara. 7°g.  3/1 Pokhara – Chitawan   Si prosegue il viaggio per Chitawan seguendo le valli che pian piano conducono verso le pianure ai piedi della catena himalaiana, dove si stende la giungla del Terai. Si alloggia all’Island Jungle Resort, il trasferimento è di 185 km. Dopo il pranzo in compagnia di un naturalista che illustra il programma esplorativo, il pomeriggio inizia con una breve passeggiata (c.a. 1,5 km) che porta lungo il fiume Naryani, di cui si discende un tratto delle acque con le canoe, ottimo modo di avvistare i coccodrilli a caccia di pesci ed un gran numero di uccelli migratori ed altri animali. 8°g.  4/1 Chitawan  Giornata dedicata all’esplorazione dell’ambiente naturale alla ricerca degli animali; ci si sposta anche a dorso di elefante, il mezzo più comodo per varcare senza problemi i tratti più fitti della foresta. E’ molto probabile avvistare i rinoceronti, mentre è difficilissimo incontrare la tigre. 9°g.  5/1 Chitawan – Katmandu  Si rientra a Katmandu in volo arrivando in hotel per l’ora di pranzo. Pomeriggio libero per acquisti, visite, ecc. 10°g.  6/1 Katmandu: Pashupatinath, Patan e Pharping   Pashupatinath è un antichissimo santuario indù lungo le rive del fiume Bagmati dedicato a Shiva, luogo di pellegrinaggio dove giungono anche molti pittoreschi Sadhu. L’intera collina è un mondo da scoprire, disseminata di antichi tempietti immersi nel verde; sulla riva del fiume avvengono le cremazioni. Patan è una delle tre capitali della valle di Katmandu. La piazzetta centrale è un gioiello dell’architettura newari; tra i vari templi della zona circostante i più importanti sono il Tempio d’Oro ed il Kumbeshwor. A Pharping si ammirano il tempio di Vajrayoghini ed il monastero di Pema Osel, presso la grotta degli Asura (titani) dove meditò Guru Padmasambhava. Rientro in hotel. 11°g.  7/1 Katmandu (Budhanilkantal, Kopan) – Balthani Ci si reca a Budhanilkantal per ammirare la statua di Vishnu addormentato sul serpente, adagiata in una vasca d’acqua, dove i bramini officiano i loro riti, e da qui si raggiunge il monastero Ghelupa di Kopan, da cui si gode anche di una magnifica panoramica sulla valle. Si lascia quindi la valle di Katmandu per il villaggio di Balthali, che dista circa 40 km più ad est (circa un’ora di guida), una piccola località posta in posizione panoramica, dove si avrà l’opportunità di osservare la vita rurale di questo tipico villaggio delle etnie Bahun e Tamang. Si alloggia al Balthali Village Resort, posto a 1650 mt, appena un poco più alto di Katmandu; un luogo ottimo per godere del tramonto sulla catena himalaiana orientale. 12°g.  8/1 Balthali – Namobuddha - Katmandu: Durbar    Si sale a piedi al sito di Namobuddha, posto a circa 1700 mt (una passeggiata di circa 3,5 ore), seguendo un bel sentiero che attraversa le foreste e villaggi delle etnie Brahmin, Chhetri, Tamang e Newari con panorami a nord verso alcune stupende vette himalaiane: il Gang Chenpo (6390 mt), il Dorje Lhakpa (6990 mt), il Phurbi Chyachu (6658 mt) ed il mitico Gauri Shankar (7145 mt). Namobuddha è un luogo di pellegrinaggio buddista dove attorno al sacro Chorten si trova un piccolo villaggio e, nei pressi, un bel monastero: secondo la leggenda fu qui che l’Illuminato in una precedente incarnazione donò il suo corpo ad una tigre affamata. Il veicolo arriva al sito seguendo un altro percorso; si rientra a Katmandu dove nel pomeriggio ci si dedica alla visita del centro storico, Durbar Square e dintorni, con i magnifici templi, l’antico palazzo reale e la galleria nazionale d’arte; ci si reca anche a Indra Chowk, il grande mercato con tantissimi negozi circostanti. In serata ci si reca per la cena al ristorante tipico Bhojan Griha, dove si assisterà ad uno spettacolo culturale di musica e danza. 13°g.  9/1 Katmandu e volo di rientro   Giornata libera. In serata ci si reca in aeroporto per il volo di rientro. 14°g.  Lunedì 10 gennaio, arrivo a destinazione
NEPAL 2010: Trekking nell'antico Regno del Mustang
I sentieri fuori dal tempo che portano a Lho Manthang, Garphu e Luri
Periodo: 7 ago - 28 ago
Ma l’enorme interesse culturale di questo viaggio non deve farne sottovalutare l’impegno fisico: il programma prevede di camminare in tutto per 14 giorni, passando quasi tutte le notti in tenda. I campi vengono montati dagli assistenti nepalesi utilizzando tende biposto, la cucina è curata in modo adeguato da un cuoco professionista ed il bagaglio e le provviste sono trasportati da cavalli o portatori. Si dorme nella propria tenda ma i pasti preparati dal nostro cuoco si consumano spesso nelle case dei villaggi, avendo così un’occasione in più per vivere a contatto con la gente del Mustang; quando si è in cammino solitamente il pranzo è al sacco. Ci si muove in un ambiente naturale stupendo dove il terreno arido viene irrigato dallo scioglimento delle nevi, a nord di una cintura di monti glaciali che formano un’imponente barriera al flusso monsonico. Si tenga però presente che a volte anche qui in estate può piovere. Il programma prevede di raggiunge in volo Pokhara da Katmandu e quindi da qui la valle di Jomoson, da dove si inizia il trekking percorrendo inizialmente il versante occidentale della valle del fiume Kaligandaki. Si seguono profonde gole che stupiscono per la cromia delle rocce, godendo di un crescendo della bellezza naturale che nelle guglie di roccia rossa di Tramar va oltre l’immaginabile, e si giunge con alcuni giorni di cammino nelle zone più aperte adiacenti al Tibet. Si incontrano villaggi e isolati monasteri, tra cui Lo Gekar, che secondo la tradizione orale pare essere il più antico del Nepal in quanto la sua fondazione è attribuita a Padmasambhava. Oltre Tsetang si arriva nella vallata dove sorge Lho Manthang, la capitale, cinta da mura che conservano un mondo fuori dal divenire del tempo, dove la gente vive con i propri greggi seguendo modi ed abitudini antiche: vi sorgono l’antico palazzo del re e alcuni templi che sorprendono per la preziosità delle opere d’arte. Da Lho Manthang ci si spinge con un’escursione a Garphu e alle grotte di Jhong, dove si potrà visitare un antico paese rupestre potendo sporgersi da una finestrella intagliata a picco sulle rocce, simile alle molte altre che, poste in luoghi altrettanto inavvicinabili, ci avranno incuriositi ed affascinati fin qui. Tornando verso sud si utilizza una giornata per raggiungere Luri Gompa, uno dei monasteri più antichi di Lho, che è appeso alle rocce in modo spettacolare e nasconde uno Stupa finemente affrescato. Il sentiero del ritorno, raramente percorso, porta sui versanti orientali del grande bacino del fiume Kali Gandaki consentendo di visitare alcuni isolatissimi villaggi e di percorrere alcuni dei tratti più spettacolari dell’Himalaia tra Yara e Tange e lungo l’incredibile cresta di Siyarko, dove le profondissime erosioni colorate non trovano un confronto al mondo. Ridiscesi al fiume si giunge infine con un giorno di facile cammino all’aeroporto di Jomoson, iniziando il rientro. Questo percorso offre così un’esperienza completa del territorio, della gente e della cultura del Mustang. Un breve cenno sul Regno del Mustang Il Regno del Mustang è una regione nel Nepal settentrionale situata a tra i giganteschi massicci himalaiani del Daulagiri e dell’Annapurna e l’altopiano del Ciangtang che preserva un raro microcosmo dell’antica cultura tibetana himaliana. Grazie all’inaccessibilità e remotezza dei luoghi il lignaggio reale, che conserva un ruolo di autorevolezza e di riferimento rispetto ai valori tradizionali più che di potere effettivo, è rimasto intatto dal 1400 giungendo oggi al 25° discendente di questa nobile dinastia. L’isolamento ha evitato i traumi subiti dalle regioni confinanti: dal passaggio dei Mongoli, alla conquista del Raja di Jumla e al dominio dei Gurkha. La predominanza di monasteri tibetani appartenenti alla scuola dei Sakya sono la testimonianza di legami con il Tibet che risalgono al XIII secolo, quando Sakya Pandita fu nominato tutore del Tibet da Kublai Khan, e dimostrano la mancanza di successive interferenze. Gli appassionati d’arte trovano a Lho Manthang affreschi originali di stupefacente fattura, che esibiscono rarissimi mandala e figure tipiche di questa esoterica tradizione Nel passaggio dei secoli la diminuzione delle opportunità offerte dal commercio del sale dal Tibet unitamente al progressivo inaridirsi dei territori transhimalaiani ha contribuito a porre questo territorio sempre più ai margini del divenire del mondo, portandolo ad un’economia di sussistenza che ha impedito una crescita demografica. Ma questi fattori fortunatamente non sono riusciti ad estinguerne la cultura, come la storia ha testimoniato per i vicini regni tibetani di Shangshung e Guge. La gente del Mustang, costituita da stirpi Bothia e tibetane, vive della coltivazione della tsampa (orzo) e di pastorizia. Ogni villaggio è essenzialmente autosufficiente; la gente è da secoli abituata a ritenere che nulla e nessuno sarà in grado di offrire un aiuto in condizioni avverse. Ma la durezza della vita non ha influenzato il carattere: troviamo un popolo miracolosamente sorridente ed ospitale, dei volti sereni, degli sguardi profondi. Un contributo a questa tranquillità giunge sicuramente dalla forte fede religiosa, immersa in una cultura esoterica che permea ogni cosa, intrecciando il potente sciamanesimo himalaiano con il misticismo del buddismo tantrico: due anime fuse armoniosamente in un unico immaginario, i cui tratti sono riconoscibili in modo distinto solo all’occhio di un esperto. Le figure dei Lama, i simboli ed i rituali forniscono un forte sostegno, proteggendo dalle influenze negative e dai pericoli naturali. Attraggono lo sguardo del visitatore le trappole per gli spiriti fatte con fili colorati e teschi di animali poste a difesa dell’ingresso di molte case, o le statue falliche che proteggono l’entrata di alcuni villaggi, ma la forza maggiore, che spesso si rivela nello sguardo amorevole di molti anziani, è la potenza del mantra della compassione universale, Om Mani Padme Hum, scolpito ovunque sulle rocce e salmodiato da tutti.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO  (I tempi delle tappe sono indicativi, valutati per una persona mediamente allenata) 1°g.  Sabato 7 agosto 2010, partenza per il Nepal     2°g.  8/8 Arrivo a Katmandu   Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’Hotel Vajra, immerso in un bel giardino ad un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu. L’hotel è costruito nello stile tradizionale newari con decorazioni in legno eseguite dall’artista Utam Raj di Patan ed è dotato di piacevoli spazi comuni. Resto della giornata a disposizione. 3°g.  9/8 Katmandu – Pokhara  Nel corso della mattina si prende il volo per Pokhara dove ci si sistema in hotel. Giornata libera. 4°g.  10/8 Pokhara – Jomoson (2713 mt) – Kagbeni (2810 mt)  Si parte con un piccolo aereo da Pokhara per Jomoson con un volo spettacolare alle pendici dell’Annapurna. Inizia il trekking con una breve tappa di circa tre ore di cammino fino al bel villaggio di Kagbeni, dove si respira già la cultura del Mustang e si trova un piccolo monastero di scuola Sakya. Già nel breve percorso fino a Kagbeni si completa la transizione climatica dalle regioni arboree meridionali alla zona arida transhimalaiana; da ora si vivrà nel tipico ambiente del deserto d’alta quota. Sistemazione in tenda o in una semplice guest house. 5°g.  11/8 Kagbeni - Tangbe (3060 mt) – Chhusang (2980 mt) Si prosegue verso nord seguendo il corso del fiume, godendo verso sud della visuale sui ghiacci del Nilgiri e sul versante ovest del villaggio di Ty. Una breve salita impreziosita da muri Mani e chorten porta al villaggio di Tange a circa due ore da Kagbeni, dove si trovano anche i resti di un antico castello. Si consuma qui il pranzo al sacco portato dalla guida nepalese, avendo così la possibilità di visitare il villaggio. Si prosegue seguendo due grandiose anse della valle giungendo in breve a Chhusang, dove si montano le tende. Sulle pendici di un colle dietro al villaggio si può visitare un interessante tempio. 6°g.  12/8 Chhusang - Chele (3050 mt) – Samar (3660 mt)   Per chi è interessato, al mattino una breve passeggiata porta al villaggio di Tetang, tra campi terrazzati incastonati in una spettacolare valle. Da Chhusang al villaggio di Chele, dove si sosta per il pranzo, si impiega circa un’ora; ai piedi di Chele il fiume scava il proprio percorso formando un tunnel nelle rocce, e dalle pareti di roccia rossa a picco occhieggiano le finestre di un antico rifugio rupestre. La salita per Samar (almeno 2 ore) si inerpica lungo una profonda gola dove sopravvive il villaggio di Gyakar, emergendo tra le alte pasture del villaggio di Samar, dove si pone il campo. 7°g.  13/8 Samar - Rechung Gompa – Shyammochen La (3850 mt) – Geling (3570 mt)    Superata una piccola gola si raggiunge un panoramico colle da cui si vede la catena dell’Annapurna; ci si immerge in un profondo intaglio che conduce all’eremo di Rechung, che rivela nella grotta la presenza di alcuni Stupa. Dopo la visita si pranza e si sale quindi alle case di Shyammochen e all’omonimo passo, che segna l’ingresso nella regione di Lho, da cui si vede il villaggio di Geling, dove si trovano un monastero e alcuni stupendi Stupa decorati nello stile del Mustang. La tappa fino a Geling, dove si monta il campo, è di circa 5 ore. 8°g.  14/8 Geling – Nya La (4010 mt) – Ghami (3520 mt) – Tramar (3820 mt)   Una graduale salita porta in meno di  due ore al passo di Nya, da cui si accede alla valle di Ghami, dove si sosta per il pranzo; nei pressi del villaggio si trova il muro Mani più lungo del Nepal, visibile anche dal sentiero. Nel pomeriggio si risale il costone sul versante opposto della vallata di Ghami arrivando in breve all’area di Tramar (Dhakmar), dove si trovano stupende formazioni di roccia rossa. Una tappa di circa 5 ore; si pone il campo a Tramar. 9°g.  15/8 Tramar – Mui La (4170 mt) - Lo Gekar – Tsarang (3560 mt)   Il sentiero lascia ripido le guglie rosse di Tramar emergendo da una stretta gola sulle alte pasture che portano al passo di Mui, da cui lo sguardo spazia sul vasto orizzonte incorniciato a sud dall’Annapurna e dalle cime “minori” del Thorong, Tilicho e Nilgiri – per menzionare solo le principali! La discesa porta all'antico monastero di Lo Gekar, che si dice risalire all'VIII secolo e la cui fondazione è attribuita a Guru Rimpoce. All’interno vi sono interessantissime e decorative figure in pietra scolpita; si sosta qui per il pranzo. La discesa transita dal villaggio di Gekar arrivando al massimo in due ore al campo nel bel villaggio di Tsarang, uno dei centri principali del Mustang, dove si trovano un monastero e un vecchio palazzo reale. 10°g.  16/8 Tsarang - Lho Manthang (3809 mt)   Si scende al fiume che fluisce dalla valle di Lo Gekar; dal versante a nord si godono ottimi panorami di Tsarang e del vasto arco himalaiano che circonda il villaggio. Si sale gradualmente ad un passo (3950 mt) che si apre sulla valle di Lho Manthang, che si erge come una cittadella di fiaba su di un plateau contornato da rocce erosive; la tappa richiede circa 4 ore e mezza. Dopo pranzo si dedica il pomeriggio all’esplorazione di questo splendido luogo. 11°g.  17/8 Lho Manthang, escursione a Garphu, Chhoser e Jhong    Per questa escursione a nord di Lho si possono noleggiare dei cavalli; il percorso richiede in tutto tra le 4 e le 5 ore. Si lascia Lho lungo una mulattiera sterrata che congiunge il Mustang al Tibet, su cui presumibilmente un giorno potrebbero arrivare i veicoli motorizzati. Si vedono alcuni bei villaggi; a Garphu c’è anche un piccolo monastero e nei pressi, a Chhoser, dove si transita per andare a Jhong, se ne trova un secondo, abbarbicato su una piccola rupe. Le grotte di Jhong, ben incastonate su di una parete di roccia colorata, sono accessibili; servivano da rifugio alla popolazione della valle in caso di incursioni ostili ed erano anche usate dagli eremiti. 12°g.  18/8 Lho Manthang - Dhi (3300 mt c.a.) – Yara (3500 mt c.a.)  Si ripercorre il sentiero utilizzato arrivando fin poco oltre il passo, dove se ne imbocca uno poco battuto che segue la cresta dei monti spostandosi pian piano verso est. I panorami dalla cresta, che a tratti supera i 4000 mt di quota, sono inimmaginabili, con una visuale che spazia dall’Annapurna al Daulagiri verso sud e a tutte le montagne del Mustang attorno. Si scende lungo un ripido canyon con formazioni colorate di rocce erose che porta al fiume presso il villaggio di Dhi, dove si sosta per il pranzo; fin qui si impiegano circa 4 ore. Il sentiero per il piccolo villaggio di Yara, dove si pone il campo, risale un canyon formato da caratteristiche erosioni a canna d’organo, tipiche della regione che si attraversa, e impegna per circa un’ora e mezza. 13°g.  19/8 Yara, escursione a Luri Gompa  Il sentiero prosegue lungo la valle, si può seguire il letto del fiume oppure salire ad un villaggio sul versante nord. In meno di due ore si arriva all’eremo di Luri, abbarbicato su di una rupe. La squisitezza degli interni sembra quasi incongrua con un luogo così selvaggio! Ai piedi della rupe sorge anche un tempio più recente e nelle pareti dei dintorni vi sono molti rifugi rupestri – se si esplorano, bisogna farlo con molta attenzione, perché sono molto friabili. 14°g.  20/8 Yara – Tangge (3240 mt)   Si sale ad un plateau procedendo verso sud fino ad un profondo intaglio che porta con una discesa di 260 mt al guado sul fiume Dhechyang; se la corrente è forte si può attraversarlo montando un cavallo. Si sale quindi ad un passo che riporta a circa 3900 mt per poi raggiungere l’intaglio del fiume Tangge, dove si scende all’omonimo isolatissimo villaggio, un luogo molto bello con chorten e muri Mani ad est dell’abitato. Si pone il campo; la tappa è di circa 6 ore. 15°g.  21/8 Tangge – Pa (4050 mt c.a.)   Il sentiero risale per un breve tratto la valle ad est e porta ad un guado; superato il fiume si sale ad un passo di circa 4150 mt che offre avvincenti panorami verso nord, impiegando in tutto circa 3 ore e mezza. Oltre, si prosegue mantenendo la quota raggiunta fino al campo che dista circa mezz’ora, il luogo di sosta più alto del viaggio. 16°g.  22/8 Pa – Chhusang (2980 mt)   Si raggiunge camminando senza molti saliscendi la cresta di Siyarko Tangk Danda, la cui spettacolarità non è descrivibile, dire “gran canyon” non basta! La si segue per un lungo tratto e si inizia poi la discesa seguendone il bordo, passando alti sopra al villaggio di Tetang. Si scende quindi fino a Chhusang, con una vasta panoramica verso sud e una visuale ad ovest sul sentiero di Chele percorso all’andata. La tappa fino al campo di Chhusang è di circa 5 ore. 17°g.  23/8 Chhusang – Jomoson (2713 mt)   Si completa questo grandioso trekking scendendo lungo il corso del fiume Kali Gandaki che si era seguito all’inizio, transitando da Kagbeni e giungendo a Jomoson, dove si alloggia in una guest house, impiegando in tutto meno di 6 ore. 18°g.  24/8 Jomoson – Pokhara – Katmandu     Partenza in volo per Pokhara nelle prime ore del mattino; con un secondo volo di raggiunge quindi Katmandu. Sistemazione in hotel e pomeriggio libero. NB: i giorni dal 25 al 27 agosto possono essere utilizzati come giorni di recupero in caso di ritardi nell’esecuzione del programma di viaggio dovuti ai voli interni nepalesi. 19°g.  25/8 Katmandu   Si iniziano le visite recandosi a Bodnath, l’antichissimo Stupa divenuto punto di riferimento per la comunità tibetana; nei pressi si scoprono importanti monasteri che appartengono a tutti i lignaggi principali del Tibet. Si prosegue quindi lungo la valle raggiungendo una zona di villaggi, dove un sentiero porta allo stupendo tempio di Vajrayogini. Rientrando a Katmandu ci si reca a Pashupatinath, luogo sacro agli Shivaiti utilizzato per le cerimonie funerarie con le cremazioni, dove anche tutta la collina alle spalle del piccolo fiume è molto interessante da esplorare. 20°g.  26/8 Katmandu   Visita di Baktapur, la meglio preservata delle tre antiche capitali della valle di Katmandu, dove si respira in modo più forte l’antica atmosfera del Nepal. Ci si reca poi a Changu Narayan, uno splendido villaggio che poggia su di un colle proteso panoramicamente sulla valle di Katmandu, impreziosito da un tempio induista che risale all’anno 325 d.C., incluso tra i monumenti protetti dall’Unesco. Tornati a Katmandu si visita il centro storico: la piazza di Durbar con i bellissimi monumenti e mercati. 21°g.  27/8 Katmandu   Si completano le visite dedicando la mattina alla più antica delle capitali, Patan, con la piazza di Durbar, ricca di magnifici edifici, il Tempio d’Oro, che è il più importante tempio buddhista newari della valle, e il Kumbheshwor, un antichissimo tempio dedicato a Shiva. Pomeriggio libero. 22°g.  Sabato 28 agosto, volo di rientro
NEPAL 2010: Trek a Muktinath, la gemma dell’Annapurna
Dalla giungla all’Himalaia
Periodo: 22 apr - 2 mag
Il viaggio prevede la visita dei siti principali della valle di Katmandu per scoprire il meglio dell’arte nepalese, unica per un sincretismo che crea le forme più intricate e bizzarre di dei e demoni, con intarsi ricchissimi di dettagli; nelle tre antiche capitali (Baktapur, Patan e Katmandu) ne troviamo gli esempi più interessanti. Lo spirito religioso che vivifica le persone dimora invece a Bodnath e Swayambu per i buddisti e a Pashupatinath per gli induisti. Ci si immerge in tutto questo appena giunti e si completano le visite dopo il rientro da Muktinath con l’ausilio di un’esperta guida nepalese. Lasciata la valle di Katmandu si raggiunge il fiume Trisuli e lo si segue fino alla giungla di Chitawan, il parco naturale più importante del Terai, dove ci si sistema in un lodge nel cuore della giungla. I Rangers istruiscono sulla vita della fauna e l’ambiente, e conducono a dorso di elefante alla ricerca dei rinoceronti bianchi e dei mille animali che popolano la foresta, tra cui la tigre, che è però difficilissima da avvistare. Dalle pianure del Terai si prosegue poi per Pokhara, una cittadina posta su un lago tropicale ai piedi di altissime vette glaciali, e ci si sistema in albergo. Da Pokhara si raggiunge in volo Jomoson, un villaggio posto a 2713 mt d’altezza. Si utilizza un piccolo aereo che sorvola la Kali Gandaki, la valle più profonda del mondo che si apre tra l’Annapurna e il Daulagiri e conduce fino in Mustang e poi in Tibet, i cui versanti passano dagli 800 metri di Tatopani, dove crescono le banane, agli 8167 della vetta artica del Daulagiri. Dirimpetto si erge l’Annapurna, di 8091 metri. Queste due  gigantesche montagne segnano anche la transizione climatica dal caldo dell’India al freddo deserto d’alta quota del Tibet. Oltre agli “ottomila”, nel cuore restano impressi il Machhapuchare, detto il Cervino dell’Himalaia, monte sacro alle genti del Nepal ed i villaggi che sembrano appesi ai ripidi costoni di queste profonde valli. Con un facile trekking si esplora la valle, dove villaggi e monasteri rendono ricco e vario anche l’ambiente culturale, passando in poche ore dai boschi al deserto d’alta quota, al cospetto di cime glaciali inimmaginabili che si ergono fino a ben 5500 mt sopra al letto della valle: a ovest sorge l’incredibile parete del Nilgiri, a sud regna sull’orizzonte la massa glaciale del Daulagiri. È una zona anche ricca di storia: nel grande anfiteatro naturale al cui apice si trova Muktinath, nei secoli scorsi si formò un piccolo feudo himalaiano legato alle vicende del regno di Lho del Mustang, di cui si trovano i resti più affascinanti nel villaggio di Dzong. Il trekking Il trekking dura in tutto quattro giorni e può essere facilitato dall’utilizzo di montature (docili, dette anche le “seggiovie a quattro zampe”!). Si pernotta nei lodge: dei confortevoli rifugi nepalesi, e il bagaglio è trasportato dai portatori o dai cavalli. Tappe e tempi previsti e la possibilità di utilizzare montature per alleviare le salite nelle edizioni passate di questo viaggio hanno consentito ai partecipanti di vivere una bella avventura, anche se alla prima esperienza e non particolarmente allenati. La possibilità di avvicinare bellissimi luoghi raggiungibili solo a piedi ripaga di gran lunga ogni sforzo. Un cenno su Muktinath Nel cuore dell’Himalaia a nord del massiccio dell’Annapurna, Muktinath è meta di pellegrinaggi da tempo immemorabile. In tempi antichi i Santi provenienti dall’India alla ricerca del mitico regno di Shambala scoprirono la misteriosa fonte d’acqua che sgorga tra le fiamme tenui di un fuoco perenne; la Terra poneva di fronte a loro la sintesi degli elementi: terra, acqua, fuoco e aria. Iniziarono così a raggiungere questo luogo remoto per meditare, rivelando solo a pochi discepoli l’ubicazione della sacra fonte. A Muktinath l’acqua miracolosa consente alle piante di crescere anche se ci si trova a 3660 mt di quota, formando un bosco ornato da bandiere di preghiera, dove l’aria purissima è impreziosita dal suono di campanelle; ci si sorprende a chiedersi se non sia qui la casa degli elfi. In questo giardino si siedono i Sadhu giunti scalzi dall’India e i monaci tibetani; le fedi convivono armoniosamente e sono sorti alcuni piccoli luoghi di ritiro e templi che appartengono a induisti, sia vishvaiti che shivaiti, e buddisti. Nota tecnica Il viaggio prevede di camminare partendo da una quota di circa 2.700 mt fino ai 3.660 mt di Muktinath; quote relativamente basse quindi per l’Himalaia, ma che richiedono un minimo di preparazione. Il clima previsto è secco con il sole caldo, ma le temperature notturne a Muktinath, il punto più alto del percorso, possono a volte anche avvicinarsi allo zero; si richiede quindi un’attrezzatura adeguata, eventualmente noleggiabile a Katmandu. Durante il trekking nei lodge vengono fornite anche le lenzuola, ma quasi tutti per dormire preferiscono utilizzare un proprio sacco a pelo. Nei lodge è solitamente possibile avere una doccia calda, ma i servizi igienici sono comuni.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Giovedì 22 aprile 2010, partenza per il Nepal    2°g.  23/4 Arrivo a Katmandu Si viene ricevuti dal corrispondente di Amitaba; trasferimento in albergo. Si alloggia all’Hotel Vajra, immerso in un bel giardino ad un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu. L’hotel  dispone di buoni servizi e di confortevoli stanze singole e doppie con bagno; è costruito nello stile tradizionale newari con decorazioni in legno eseguite dall’artista Utam Raj di Patan, ed è dotato di piacevoli spazi comuni. Nel pomeriggio ci si reca a Pashupatinath, l’antichissimo santuario indù lungo le rive del fiume Bagmati dedicato a Shiva. E’ un luogo di pellegrinaggio dove giungono anche molti pittoreschi Sadhu e l’intera collina alle spalle dei ghat è un mondo da scoprire, disseminata di antichi tempietti immersi nel verde; sulla riva del fiume avvengono le cremazioni. Si prosegue con la visita dello stupa di Bodnath, nel cuore del quartiere tibetano, ricco di botteghe, negozi e importanti templi e monasteri; nei dintorni si possono visitare alcuni monasteri tibetani, tra cui Sechen, sede della reincarnazione di Lama Dilgo Kyentse Rimpoce, e il “monastero bianco” Kagyu-Nyingmapa fondato da Urgyen Tulku. 3°g.  24/4 Katmandu – Chitawan   Si lascia la valle di Katmandu utilizzando un pulmino privato diretti a Chitawan, il grande parco nazionale nepalese del Terai, un percorso di circa 140 km. L’itinerario è interessante, si transita da molti villaggi e si segue il grande fiume Trisuli finchè sfocia nel Terai ai piedi della catena himalaiana. A Chitawan si alloggia al Royal Park Hotel, una bella sistemazione immersa nella giungla; nel pomeriggio si inizia l’esplorazione del parco. 4°g.  25/4 Chitawan – Pokhara La giornata inizia di prima mattina aprendosi la via nella foresta a dorso di elefante, un momento in cui si vedono molti animali e spesso si riesce ad individuare il rinoceronte bianco. Nel pomeriggio si parte per Pokhara che dista circa 140 km, un viaggio di circa 4 ore. Ci si sistema presso l’hotel Kantipur e si visita la cittadina, celebre per il lago semitropicale da cui si ammirano le vette himalaiane. 5°g.  26/4 Pokhara – Jomoson – Kagbeni (2810 mt)   Un volo stupendo che costeggia le falde dell'Annapurna e del Daulagiri, due giganti himalaiani di oltre 8000 metri, porta a Jomoson a 2713 metri d'altezza. Da Jomoson inizia il trekking con una passeggiata di circa 3 ore verso nord che si svolge in un ambiente vasto, tra montagne che troneggiano 5000 mt più in alto! Il bagaglio personale, per tutto il percorso, è trasportato da portatori o dai cavalli. Il sentiero segue il greto del fiume, quasi sempre  pianeggiante. Man mano che si procede verso nord l’ambiente è sempre più desertico. Il villaggio di Kagbeni sorge in un’oasi incastonata tra ripide montagne terrose ai bordi del vasto greto del fiume Kali Gandaki; è culturalmente parte del regno del Mustang e la maggioranza degli amichevoli abitanti veste l’abito tradizionale. E’ un luogo fuori dal tempo, con le caratteristiche tipiche dei villaggi d’alta quota tibetani e un interessante piccolo monastero di scuola Sakya. Agli ingressi del piccolo agglomerato più antico si notano degli strani feticci fallici, posizionati per tenere lontani gli spiriti malvagi, e le porte di molte case sono ornate con degli strani diagrammi di fili colorati, anch’essi parte del vasto patrimonio esorcistico di queste regioni. Per tutte le giornate di trekking si alloggia nei lodge, semplici ma confortevoli, simili ai nostri rifugi alpini. 6°g.  27/4 Kagbeni – Jarkot (3400 mt)   La salita per Jarkot inizia ripida per un tratto, con panorami meravigliosi sull’oasi di Kagbeni e la lunga e arida valle che porta verso nord in Mustang; si notano nelle falesie terrose molte piccole grotte artificiali scavate come luoghi di ritiro dagli yogi e utilizzate anche dalla gente della valle in caso di pericolo. Si raggiunge presto l’oasi d’alta quota di Jarkot su cui troneggia il monastero di questo stupendo villaggio. E’ la giornata più impegnativa, circa 5 ore di cammino. 7°g.  28/4 Jarkot – Muktinath (3660 mt)  Una breve salita porta al villaggio posto sotto al santuario di Muktinath,  dove si sosta per la notte. Ci si reca a visitare il giardino sacro del santuario, uno dei luoghi più puri dell’Himalaia. Chi lo desidera nel pomeriggio può recarsi ad esplorare i villaggi posti sul lato nord della valle, che rivelano alcuni piccoli antichissimi monasteri dove è molto forte l’influenza del Bon, l’antichissima religione pre-buddista del Tibet. Il più vicino è Chhuigur, distante circa mezz’ora; i più allenati possono spingersi fino a Dzong (un’ora e mezza), che fu la capitale di un piccolo regno e conserva tutt’ora gli interessanti resti del castello. 8°g.  29/4 Muktinath – Jomoson (2713 mt)   Giornata di facile discesa che impegna per circa 5 ore di cammino; non si passa da Kagbeni ma si raggiunge il fiume Kali Gandaki più a sud percorrendo un panoramicissimo sentiero a mezza costa da cui si gode della vista delle immense masse di Nilgiri e Daulagiri (8167 mt) che dominano l’orizzonte a sud. Al mattino, prima di iniziare a scendere, è possibile fare un’ultima visita al santuario. 9°g.  30/4 Jomoson – Pokhara – Katmandu   Da  Jomoson con l’aereo si torna prima a Pokhara e da qui, con un secondo volo, si rientra a Katmandu arrivando in tarda mattinata. Ci si sistema in albergo e quindi nel pomeriggio ci si reca a visitare Swayambhu, l’antichissimo stupa ornato dai famosi occhi del Buddha, costruito su di una collina popolata da migliaia di scimmie ai bordi della città. 10°g.  1/5 Katmandu: Bhaktapur e Patan; volo di rientro   Visita di Bhaktapur, il cui nome significa “città dei devoti”; delle tre antiche capitali della valle di Katmandu è quella preservata meglio. Qui è facile rivivere l’atmosfera che permeava la vita della gente prima del recente avvento della ‘civiltà’ moderna. Questa città-villaggio offre esempi stupendi di architettura newari, tra cui la Nyatapola Mandir, una pagoda a cinque livelli e le tre piazze di Durbar, Tumadhi e Dattatraya. Ci si reca quindi a Patan, dove la piazzetta centrale è un gioiello dell’architettura newari; tra i vari templi della zona circostante i più importanti sono il Tempio d’Oro ed il Kumbeshwor. Ci si reca quindi in aeroporto per il volo di rientro. 11°g.  Domenica 2 maggio, arrivo a destinazione
NEPAL 2009: Spiritualità e cultura
Estensione a Bodhgaya per gli insegnamenti di S.S. il Dalai Lama
Periodo: 26 dic - 6 gen
Per l’intera durata del soggiorno a Katmandu si alloggia all’Hotel Vajra, immerso in un bel giardino ad un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu. L’hotel  dispone di un ottimo standard di servizi e di confortevoli stanze singole e doppie con bagno; è costruito nello stile tradizionale newari con decorazioni in legno eseguite dall’artista Utam Raj di Patan e pitture del maestro tamang Bimal Moktan. E’ dotato di piacevoli spazi comuni e di una saletta dove si possono fare sessioni di meditazione di gruppo. L’Hotel ospita anche la “East-West Library”, una biblioteca di testi religiosi in tibetano e sanscrito, e altri in inglese perlopiù di filosofia, scienze naturali, arte e storia del Nepal ed offre diversi servizi inclusi i massaggi ayurvedici. I luoghi e la cultura Il Nepal nasconde inestimabili tesori artistici, etnici e culturali non sempre facili da scoprire. Ornata dalle tre antiche capitali (Bakthapur, Patan e Katmandu) e costellata da innumerevoli luoghi di culto, la valle di Katmandu si apre come un sacro mandala tra le vette della catena himalaiana e le giungle del subcontinente indiano. Le religioni animista, induista e buddista qui vengono praticate da millenni senza soluzione di continuità e senza aver subìto, a differenza dell’India, le distruzioni perpetrate dagli invasori musulmani. La fitta trama di relazioni intessuta tra gli dei, i demoni e i guru che l’hanno popolata nel corso dei secoli è tutt’ora riflessa nel tantrismo, il peculiare indirizzo rituale qui sviluppato dalle due grandi religioni indiane, che offre una spettacolare ed illuminante fioritura di manufatti artistici in pietra, legno e metallo, frutto anche della raffinata abilità rappresentativa degli artisti Newari. Il percorso Il programma del viaggio è molto completo, si visitano le tre capitali, Bhaktapur, Patan e Katmandu. Ci si reca nei luoghi più carichi della potente energia spirituale che anima la valle: agli stupa di Swayambu e di Bodnath, dove vive la maggior parte degli esuli tibetani e sono fioriti decine di monasteri; a Pashupatinath, uno dei luoghi di pellegrinaggio principali degli Shivaiti e prezioso luogo di cremazione per tutti gli induisti e a Budhanilkantal, dove la serena statua di Vishnu sdraiato sul serpente è accudita da devoti bramini; a Changu Narayan, uno dei templi più antichi e belli, situato in uno splendido e panoramico villaggio; a Pharping, il santuario di Guru Rimpoce dedicato a Tara e al mistico tempio di Vajra Yogini, nascosto nei monti che circondano la valle. Si avrà anche l’opportunità di incontrare alcuni Lama della tradizione tibetana e di visitare il bel monastero Ghelupa di Kopan. Si godrà del tramonto da Dhulikhel, da dove si ammira la possente catena himalaiana che si staglia lungo tutto l’orizzonte a nord. Il capodanno si trascorre nella giungla del Terai, dove si cercheranno i rinoceronti a dorso di elefante e con un po’ di fortuna si udrà il ruggito della tigre! E non mancherà del tempo per lo shopping… Estensione per Bodhgaya S.S. il XIV Dalai Lama dal 5 al 10 di gennaio darà degli importanti insegnamenti a Bodhgaya in India, esponendo testi di Nagarjuna, Atisha, Longchen e Tsongkhapa. Chi desidera parteciparvi, il 5 gennaio invece di imbarcarsi per Delhi parte con la Indian Airlines alle 14.10 per Varanasi, con arrivo alle 14.50. Dall’aeroporto, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba, si raggiunge Bodhgaya con un veicolo privato. Si alloggia presso il Mahayana hotel o simile; è necessario munirsi del visto per l’India ed il costo dell’estensione viene comunicato su richiesta. Chi è interessato può consultare per maggiori dettagli il programma “Bodhgaya, insegnamenti di S.S. il XIV Dalai Lama”.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Sabato 26 dicembre ’09, partenza per Katmandu  2°g.  27/12 Arrivo a Katmandu   All’arrivo a Katmandu si viene accolti dal corrispondente locale di Amitaba; sistemazione in hotel e riposo. Nel pomeriggio ci si reca a visitare Swayambhu, l’antichissimo stupa che si erge sulla valle, i templi circostanti e le colline adiacenti di Manjushri e Saraswati. 3°g.  28/12 Katmandu: Bodnath e Vajrayogini   Ci si reca con il pulmino privato che verrà utilizzato per tutti gli spostamenti, allo Stupa di Bodnath, nel cuore del quartiere tibetano, ricco di botteghe, negozi e importanti templi e monasteri. Si visitano quello Nyingma di Sechen, sede della reincarnazione del grande Lama Dilgo Kyentse Rinpoche, il “monastero bianco” Ka-Nying di tradizione Kagyu e Nyingma fondato da Urgyen Tulku ed altri templi e monasteri, incontrando dove è possibile alcuni dei Lama che vi risiedono. Pranzo in un ristorante tibetano. Nel pomeriggio si raggiunge il villaggio di Shanku ed il santuario di Vajrayogini, uno dei più antichi della valle. Dopo il tramonto, si rientra in albergo. 4°g.  29/12 Katmandu: Bhaktapur e Changu Narayan   Visita di Bhaktapur, il cui nome significa “città dei devoti”; la più preservata tra le tre antiche capitali della valle di Katmandu. Qui è più facile rivivere l’atmosfera che permeava la vita della gente prima del recente avvento della ‘civiltà’ moderna. Oltre al piacere di curiosare, questa città-villaggio offre esempi stupendi di architettura newari, tra cui la Nyatapola Mandir, una pagoda a cinque livelli, e le tre piazze di Durbar, Tumadhi e Dattatraya. Nel pomeriggio si prosegue per Changu Narayan, magnifico santuario dedicato a Vishnu, posto su un’altura che domina la valle da cui si gode il tramonto. Rientro in albergo. 5°g.  30/12 Katmandu – Chitawan Ci si reca a Chitawan con un pulmino privato; la strada è bellissima, attraversa un ambiente dove la vegetazione è lussureggiante, con coltivazioni a terrazze e molti villaggi, seguendo poi un grande fiume che sfocia nelle pianure della giungla del Terai. Sistemazione al Royal Park Hotel, una bella sistemazione immersa nella giungla. 6°g.  31/1/’09 Chitawan, capodanno nella giungla   Giornata dedicata all’esplorazione dell’ambiente naturale alla ricerca degli animali. Ci si sposta guidati da esperti ranger anche a dorso di elefante, il mezzo più comodo per varcare senza problemi i tratti più fitti della foresta. E’ molto probabile avvistare i rinoceronti, mentre è difficilissimo incontrare la tigre. Si trascorre la serata di Capodanno nel lodge, con musiche e danze nepalesi. 7°g.  1/1/2010 Chitawan – Katmandu   Si rientra a Katmandu in volo arrivando in hotel per l’ora di pranzo. Pomeriggio libero per acquisti, visite, ecc. 8°g.  2/1 Katmandu: Patan e Pharping   Patan è una delle tre capitali della valle di Katmandu. La piazzetta centrale è un gioiello dell’architettura newari; tra i vari templi della zona circostante i più importanti sono il Tempio d’Oro ed il Kumbeshwor. A Pharping si ammira il tempio di Vajrayoghini e il monastero di Pema Osel, presso la grotta degli Asura (titani) dove meditò Guru Padmasambhava. Rientro in hotel. 9°g.  3/1 Katmandu: Budhanilkantal e Pashupatinath; escursione a Dhulikhel  Ci si reca a Budhanilkantal nella zona nord della valle per ammirare la statua di Vishnu addormentato sul serpente, adagiata in una vasca d’acqua, dove i bramini officiano i loro riti. Si proseguono le visite a Pashupatinath, l’antichissimo santuario indù lungo le rive del fiume Bagmati dedicato a Shiva, luogo di pellegrinaggio dove giungono anche molti pittoreschi Sadhu. L’intera collina è un mondo da scoprire, disseminata di antichi tempietti immersi nel verde; sulla riva del fiume avvengono le cremazioni. Si lascia quindi la valle di Katmandu per Dhulikhel, una piccola località nella vicinanze posta in posizione panoramica, luogo ottimo per godere del tramonto sulla catena himalaiana; si alloggia al Dhulikhel Lodge Resort. 10°g.  4/1 Katmandu: Durbar e Kopan   Rientrati a Katmandu ci si dedica alla visita del centro storico, Durbar Square e dintorni, con i magnifici templi, l’antico palazzo reale e la galleria nazionale d’arte; ci si reca anche a Indra Chowk, il grande mercato con tantissimi negozi circostanti. Nel pomeriggio ci si reca al monastero Ghelupa di Kopan, da cui si gode anche di una magnifica panoramica sulla valle. Rientro in albergo. 11°g.  5/1 Katmandu e volo di rientro   Giornata libera. Ci si imbarca nel pomeriggio sul volo di rientro. 12°g.  Mercoledì 6 gennaio 2010, arrivo a destinazione
NEPAL 2009: Trekking a Muktinath, dalla giungla all’Himalaia
Da Chitawan alla gemma dell’Annapurna
Periodo: 23 apr - 3 mag
Il viaggio prevede la visita dei siti principali della valle di Katmandu per scoprire il meglio dell’arte nepalese, unica per un sincretismo che crea le forme più intricate e bizzarre di dei e demoni, gli intarsi più ricchi di dettagli. Nelle tre antiche capitali (Baktapur, Patan e Katmandu) ne troviamo gli esempi più interessanti; lo spirito religioso che vivifica le persone dimora invece a Bodnath e Swayambu per i buddisti e a Pashupatinath per gli induisti. Ci si immerge in tutto questo appena giunti e si completano le visite dopo il rientro da Muktinath con l’ausilio di un’esperta guida nepalese che parla la lingua italiana. Lasciata la valle di Katmandu si raggiunge il fiume Trisuli e lo si segue fino a raggiungere la giungla di Chitawan, il parco naturale più importante del Terai, dove ci si sistema in un lodge nel cuore della giungla, in piccoli cottage di legno. I Rangers istruiscono sulla vita della fauna e l’ambiente, e conducono a dorso di elefante alla ricerca dei rinoceronti bianchi e dei mille animali che popolano la foresta, tra cui la tigre, che però è difficilissima da avvistare. Dalle pianure del Terai si raggiunge Pokhara, una cittadina posta su un lago tropicale dove si specchiano le altissime vette glaciali, e ci si sistema in albergo. Da Pokhara si raggiunge Jomoson in volo, un villaggio posto a 2713 mt d’altezza. Si utilizza un piccolo aereo che sorvola la Kali Gandaki, la valle più profonda del mondo che si apre tra l’Annapurna e il Daulagiri e conduce fino in Mustang e poi in Tibet, i cui versanti passano dagli 800 metri di Tatopani, dove crescono le banane, agli 8167 metri della vetta artica del Daulagiri. Di rimpetto si erge l’Annapurna, di 8091 metri. Due sentinelle gigantesche che segnano anche la transizione climatica dal caldo dell’India al deserto alto e freddo del Tibet. Oltre agli “ottomila”, nel cuore resta impresso il Machhapuchare, detto il Cervino dell’Himalaia, monte sacro alle genti del Nepal e i villaggi che sembrano appesi ai costoni ripidi ed alti di queste valli profonde. Con un facile trekking si esplora la valle, dove villaggi e monasteri rendono ricco e vario anche l’ambiente culturale, passando in poche ore dai boschi al deserto d’alta quota, al cospetto di cime glaciali inimmaginabili che si ergono fino a ben 5500 mt sopra al letto della valle: a ovest sorge l’incredibile parete del Nilgiri, a sud regna sull’orizzonte la massa glaciale del Daulagiri. È una zona anche ricca di storia: nel grande anfiteatro naturale, al cui apice si trova Muktinath, nei secoli scorsi si formò un piccolo feudo himalaiano legato alle vicende del regno di Lho del Mustang, di cui si trovano i resti più affascinanti nel villaggio di Dzong. Il trekking dura in tutto quattro giorni e può essere facilitato per i meno allenati dall’utilizzo di montature (docili, dette anche le “seggiovie a quattro zampe”!). Si pernotta nei lodge: dei confortevoli rifugi nepalesi, e il bagaglio è trasportato dai portatori o dai cavalli. Tappe e tempi previsti e la possibilità di utilizzare montature per alleviare le salite nelle edizioni passate di questo viaggio hanno consentito ai partecipanti di vivere una bella avventura, anche se alla prima esperienza e non particolarmente allenati. La possibilità di avvicinare bellissimi luoghi raggiungibili solo a piedi ripaga di gran lunga ogni sforzo, e apre nuove possibilità e prospettive. Nota tecnica Il viaggio prevede di camminare partendo da una quota di circa 2.700 mt fino ai 3.660 mt di Muktinath; quote relativamente basse quindi per l’Himalaia, ma che richiedono un minimo di preparazione. Il clima previsto è secco con il sole caldo, ma le temperature notturne a Muktinath, il punto più alto del percorso, possono a volte anche avvicinarsi allo zero; si richiede quindi un’attrezzatura adeguata, eventualmente noleggiabile a Katmandu. Durante il trekking nei lodge vengono fornite anche le lenzuola, ma quasi tutti per dormire preferiscono utilizzare un proprio sacco a pelo. Nei lodge è solitamente possibile avere una doccia calda, ma i servizi igienici sono comuni. Un cenno su Muktinath Nel cuore dell’Himalaia a nord del massiccio dell’Annapurna, Muktinath è meta di pellegrinaggi da tempo immemorabile. In tempi antichi i Santi provenienti dall’India alla ricerca del mitico regno di Shambala scoprirono la misteriosa fonte d’acqua che sgorga tra le fiamme tenui di un fuoco perenne; la Terra poneva di fronte a loro la sintesi degli elementi: terra, acqua, fuoco e aria. Iniziarono così a raggiungere questo luogo remoto per meditare, rivelando solo a pochi discepoli l’ubicazione della sacra fonte. A Muktinath l’acqua miracolosa consente alle piante di crescere anche se ci si trova a 3660 mt di quota, formando un bosco ornato da bandiere di preghiera, dove l’aria purissima è impreziosita dal suono di campanelle; ci si sorprende a chiedersi se non sia qui la casa degli elfi. In questo giardino naturale si siedono i Sadhu giunti scalzi dall’India e i monaci tibetani; le fedi convivono armoniosamente e sono sorti alcuni piccoli luoghi di ritiro e templi, che appartengono a induisti, sia vishvaiti che shivaiti, e buddisti.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Giovedì 23 aprile 2009, partenza per Katmandu  2°g.  24/4 Arrivo a Katmandu    All’arrivo si viene ricevuti dal corrispondente di Amitaba; trasferimento in albergo. Si alloggia all’Hotel Vajra, immerso in un bel giardino ad un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu. L’hotel  dispone di buoni servizi e di confortevoli stanze singole e doppie con bagno; è costruito nello stile tradizionale newari con decorazioni in legno eseguite dall’artista Utam Raj di Patan, ed è dotato di piacevoli spazi comuni. Nel pomeriggio, accompagnati dalla guida nepalese che parla la lingua italiana, che segue i partecipanti in tutte le escursioni previste a Katmandu, ci si reca a Pashupatinath, l’antichissimo santuario indù lungo le rive del fiume Bagmati dedicato a Shiva. E’ un luogo di pellegrinaggio dove giungono anche molti pittoreschi Sadhu e l’intera collina alle spalle dei ghat è un mondo da scoprire, disseminata di antichi tempietti immersi nel verde; sulla riva del fiume avvengono le cremazioni. Si prosegue con la visita dello stupa di Bodnath, nel cuore del quartiere tibetano, ricco di botteghe, negozi e importanti templi e monasteri; nei dintorni si possono visitare alcuni monasteri tibetani, tra cui Sechen, sede della reincarnazione di Lama Dilgo Kyentse Rimpoce, e il “monastero bianco” Ka-Nying fondato da Urgyen Tulku. 3°g.  25/4 Katmandu – Chitawan   Si lascia la valle di Katmandu utilizzando un pulmino privato diretti a Chitawan, il grande parco nazionale nepalese del Terai, un percorso di circa 140 km. L’itinerario è interessante, si transita da molti villaggi e si segue il grande fiume Trisuli finchè sfocia nel Terai ai piedi della catena himalaiana. A Chitawan si alloggia all’Island Jungle Resort, posto su di un’isola in mezzo alla giungla; nel pomeriggio si inizia l’esplorazione del parco. 4°g.  26/4 Chitawan – Pokhara   La giornata inizia di prima mattina aprendosi la via nella foresta a dorso di elefante, un momento quando si vedono molti animali e spesso si riesce ad individuare il rinoceronte bianco. Nel pomeriggio si parte per Pokhara che dista circa 140 km, un viaggio di circa 4 ore. Ci si sistema presso l’hotel Kantipur e si visita la cittadina, celebre per il lago semitropicale da cui si ammirano le vette himalaiane. 5°g.  27/4 Pokhara – Jomoson – Kagbeni (2810 mt)   Un volo stupendo che costeggia le falde dell'Annapurna e del Daulagiri, due giganti himalaiani di oltre 8000 metri, porta a Jomoson a 2713 metri d'altezza. Da Jomoson inizia il trekking, con una passeggiata di circa 3 ore verso nord che si svolge in un ambiente vasto, tra montagne che troneggiano 5000 mt più in alto! Il bagaglio personale, per tutto il percorso, è trasportato da portatori o dai cavalli. Il sentiero segue il greto del fiume, quasi sempre  pianeggiante. Man mano che si procede verso nord l’ambiente è sempre più desertico. Il villaggio di Kagbeni sorge in un’oasi incastonata tra ripide montagne terrose ai bordi del vasto greto del fiume Kali Gandaki; è culturalmente parte del regno del Mustang e la maggioranza degli amichevoli abitanti veste l’abito tradizionale. E’ un luogo fuori dal tempo, con le caratteristiche tipiche dei villaggi d’alta quota tibetani e un interessante piccolo monastero di scuola Sakya. Agli ingressi del piccolo agglomerato più antico si notano degli strani feticci fallici, posizionati per tenere lontani gli spiriti malvagi, e le porte di molte case sono ornate con degli strani diagrammi di fili colorati, anch’essi parte del vasto patrimonio esorcistico di queste regioni. Per tutte le giornate di trekking si alloggia nei lodge, semplici ma confortevoli, simili ai nostri rifugi alpini. 6°g.  28/4 Kagbeni – Jarkot (3400 mt)   a salita per Jarkot inizia ripida per un tratto, con panorami meravigliosi sull’oasi di Kagbeni e la lunga e arida valle che porta verso nord in Mustang; si notano nelle falesie terrose molte piccole grotte artificiali scavate come luoghi di ritiro dagli yogi, che venivano utilizzate anche dalla gente della valle in caso di pericolo. Si raggiunge presto l’oasi d’alta quota di Jarkot su cui troneggia il monastero di questo stupendo villaggio. E’ la giornata più impegnativa, circa 5 ore di cammino. 7°g.  29/4 Jarkot – Muktinath (3660 mt)   Una breve salita porta al villaggio posto sotto al santuario di Muktinath,  dove si sosta per la notte. Ci si reca a visitare il giardino sacro del santuario, uno dei luoghi più puri dell’Himalaia. Chi lo desidera nel pomeriggio può recarsi ad esplorare i villaggi posti sul lato nord della valle, che rivelano alcuni piccoli antichissimi monasteri dove è molto forte l’influenza del Bon, l’antichissima religione pre-buddista del Tibet. Il più vicino è Chhuigur, che dista circa mezz’ora; i più allenati possono spingersi fino a Dzong (un’ora e mezza), che fu la capitale di un piccolo regno e conserva tutt’ora gli interessanti resti del castello. 8°g.  30/4 Muktinath – Jomoson (2713 mt)   Giornata di facile discesa che impegna per circa 5 ore di cammino; non si passa da Kagbeni ma si raggiunge il fiume Kali Gandaki più a sud, percorrendo un panoramicissimo sentiero a mezza costa da cui si gode della vista delle immense masse di Nilgiri e Daulagiri (8167 mt) che dominano l’orizzonte a sud. Al mattino, prima di iniziare a scendere, è possibile recarsi un’ultima visita al santuario. 9°g.  1/5 Jomoson – Pokhara – Katmandu   Da  Jomoson con l’aereo si torna prima a Pokhara e da qui, con un secondo volo, si rientra a Katmandu arrivando in tarda mattinata. Ci si sistema in albergo e quindi nel pomeriggio ci si reca a visitare Swayambhu, l’antichissimo stupa ornato dai famosi occhi del Buddha, costruito su di una collina popolata da migliaia di scimmie ai bordi della città. 10°g.  2/5 Katmandu: Bhaktapur, Patan e Durbar   Visita di Bhaktapur, il cui nome significa “città dei devoti”; delle tre antiche capitali della valle di Katmandu è quella preservata meglio. Qui è più facile rivivere l’atmosfera che permeava la vita della gente prima del recente avvento della ‘civiltà’ moderna. Oltre al piacere di curiosare, questa città-villaggio offre esempi stupendi di architettura newari, tra cui la Nyatapola Mandir, una pagoda a cinque livelli, e le tre piazze di Durbar, Tumadhi e Dattatraya. Ci si reca quindi a Patan, dove la piazzetta centrale è un gioiello dell’architettura newari; tra i vari templi della zona circostante i più importanti sono il Tempio d’Oro ed il Kumbeshwor. Si completano le visite recandosi al centro storico di Katmandu: Durbar Square e dintorni, con i magnifici templi, l’antico palazzo reale e la Galleria Nazionale d’arte; ci si reca anche a Indra Chowk, il grande mercato con tantissimi negozi circostanti. 11°g.  Domenica 3 maggio, volo di rientro
NEPAL 2008: L’Alta Via del Solo Kumbhu, trek all’Everest; Lobuche e Mera
Possibilità di salita al Lobuche Est (6119 mt) ed estensione per il Mera Peak (6476 mt)
Periodo: 3 ott - 25 ott
Le due principali valli alte del Solo Khumbu sono, da ovest ad est, la valle di Gokyo che oltre Namche Bazar, la ‘capitale’ degli Sherpa, si dirama in direzione nord fino alla base del Cho Oyu, e la valle principale che porta al campo base dell’Everest aggirando le straordinarie pareti del Nuptse e del Lhotse. Il programma prevede di visitarle accuratamente e di collegarsi da una all’altra attraverso il passo del Cho, che offre prospettive e visuali meravigliose e consente di tracciare un’Alta Via. Arrivati in volo a Lukla si inizia il cammino verso Namche Bazar, dove si procede alla necessaria acclimatazione risalendo la bella valle che porta a Thame e salendo al villaggio di Khumjung. Si prosegue per Gokyo, dove si sale il Gokyo Ri, un punto panoramico di una bellezza che va oltre l’immaginabile, dove la visuale parte dal Cho Oyu al massiccio dell’Everest e verso est spazia fino al Makalu. Si prosegue quindi oltre Gokyo verso la base del Cho Oyu ponendo un campo alla testa della grande morena del ghiacciaio (questo è l’unico punto del trekking dove è necessario, altrove si usano i lodge). Da questo punto si gode di una fantastica visuale verso l’Everest, e si utilizzerà un giornata per esplorare la zona, decisamente uno dei punti più belli dell’intera catena himalaiana. Rientrati verso Gokyo si attraversa il ghiacciaio (morenico, senza problemi di crepacci) e si valica il passo del Cho verso la valle che conduce al campo base dell’Everest arrivando a Gorak Shep, da dove si raggiunge il campo base e si sale sul Kala Pattar, uno dei punti panoramici più celebri dell’Himalaia. Inizia quindi il percorso di ritorno, che segue il deflusso della valle riportando a Namche Bazar via Tengboche; il capogruppo esegue il tentativo di salita al Lobuche e chi rientra viene accompagnato fino a Lukla da una nostra guida nepalese. Per chi lo desidera, è possibile rimanere coi compagni che salgono al Lobuche seguendoli fino al campo alto e poi rientrando a Lukla con loro. Chi si cimenta con la vetta del Lobuche, che raggiunge 6119 metri di altezza, dopo la salita al Kala Pattar e il rientro all’alpeggio di Lobuche, ha a disposizione tre giorni; se ne utilizzano usualmente solo due, un giorno è tenuto di riserva. Quindi, accompagnati da una nostra guida nepalese, si rientra a Lukla seguendo il medesimo percorso degli altri partecipanti, con tappe più lunghe ma facilmente eseguibili da un alpinista. Dopo la salita al Lobuche si prevede un’estensione del viaggio condotta dal capogruppo che porta nel remoto bacino glaciale di Honku, a sud est dell’Ama Dablang, una zona raramente visitata da cui si giunge al Mera Peak, una stupenda montagna alta 6476 mt che si erge di fronte all’arco himalaiano offrendo una celeberrima visuale, la cui salita richiede una progressione su ghiaccio poco tecnica. Dal Mera Peak a Lukla, dove si riprende l’aereo per Katmandu, si attraversa un’interessante regione ricca di foreste dove si incontrano alcuni isolati villaggi. Durante il trekking per l’alloggio si utilizzano i lodge, piccoli rifugi costruiti dagli Sherpa che consentono di dormire più caldi, tranne per le due notti nella parte alta della valle di Gokyo. Si utilizzano dei campi anche per la salita al Lobuche, ma nella fase di rientro si torna ad utilizzare i logde. L’estensione al Mera Peak (rientro del 4/11) dopo l’alpeggio di Chhukung prevede tutte le notti in campo. Nota tecnica L’Alta Via del Solo Kumbhu è un trekking per persone in salute che abbiano una buona forma fisica. Le tappe previste sono ragionate sulla base di una lunga esperienza; la parte iniziale prevede un’adeguata acclimatazione che consente di arrivare a superare l’alta quota del passo del Cho, di 5420 mt. Sono previste anche due salite, al Gokyo Ri (5483 mt) nella valle del Cho Oyu e al Kala Pattar (5545 mt) ai piedi dell’Everest, i punti panoramici tra i più belli del pianeta. Tutta questa parte non è tecnica, non bisogna essere alpinisti e basta avere un po’ determinazione. La salita al Lobuche Est, una vetta alta 6119 mt, si esegue alla fine quando l’acclimatazione è ormai ottima; per salire bisogna utilizzare ramponi e picozza e, anche se la salita fino all'anticima non è particolarmente difficile e con l’aiuto del capogruppo e della guida Sherpa una persona non molto esperta può farcela, è necessario avere avuto già precedenti esperienze di progressione sul ghiaccio. L'ultimo tratto, dall'anticima alla vetta, è più tecnico e  percorribile solo da persone esperte. L’estensione al Mera Peak, una stupenda vetta alta 6476 mt situata nella remota regione di Honku, offre l’opportunità di vivere una vera avventura attraverso dei remoti territori himalaiani e concede la vista di panorami incomparabili, ma richiede maggior adattabilità. Il punto più difficile di questa parte si affronta all’inizio, quando si accede all’alto bacino di Honku attraverso il passo dell’Amphu, alto circa 5800 metri, risalendo una ripida parete su terreno misto esposta a nord. La progressione alla vetta del Mera non è più difficile di questo tratto, solo molto più alta. Il capogruppo ha una lunga esperienza di viaggi in tutte le regioni dell’Himalaia, e può chiarire alle persone interessate ogni dettaglio. Attrezzatura   Per godere appieno di questa magnifica avventura è necessario premunirsi per le basse temperature. E’ fondamentale un sacco a pelo omologato per i – 20°C e vestiario e calzature che consentano il confort a queste temperature. E’ un fattore di prudenza, perché non è usuale avere –20. Ma a volte anche a ottobre può succedere che le temperature scendano. Chi si cimenta nella salita al Lobuche deve avere ramponi, piccozza, imbracatura, jumar e moschettoni; questi attrezzi sono necessari anche per l’estensione al Mera Peak. Per chi non avesse materiali adatti a Katmandu è possibile noleggiare o acquistare a prezzi convenienti tutto, ma in questo caso è meglio avvisare il capogruppo prima della partenza per fare predisporre il materiale. E’ però obbligatorio avere con se prima di partire gli scarponi, perché non è detto che si trovino quelli adatti a Katmandu.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO (I tempi indicati per le tappe sono riferiti a persone che procedono senza soste con un ritmo lento) 1°g.  Venerdì 3 ottobre partenza per Katmandu. 2°g.  4/10 Arrivo a Katmandu  Trasferimento in hotel e riposo. 3°g.  5/10 Katamandu   Giornata a disposizione, utile per controllare l’attrezzatura e fare eventuali acquisti. 4°g.  6/10 Katmandu – Lukla – Bengkar (2650)   Partenza in volo per Lukla, tipico aeroporto himalaiano appeso al bordo di una valle posto a circa 2800 mt di quota, che si raggiunge in circa 30 minuti. Si inizia già oggi il cammino con una facile tappa di circa 3 ore e mezza, scendendo al fiume Dudh Kosi e risalendo verso nord la valle che porta a Namche Bazar, arrivando a Phakding e proseguendo fino a Bengkar, dove i lodge sono forse meno belli ma si gode della vista del Tamerseku. 5°g.  7/10 Bengkar – Namche Bazar (3440)   Si segue il fiume fino alla base della salita che porta al villaggio di Namche Bazar,  il centro principale degli Sherpa. Tappa di circa 4 ore. 6°g.  8/10 Namche Bazar – Thame (3800)  Per favorire l’acclimatazione si risale la valle che porta verso ovest fino al villaggio di Thame, alle porte della valle che conduce verso il Rolwaling, dove si trova un interessante monastero. Tappa di circa 4 ore. 7°g.  9/10 Thame - Khumjung (3790)   Si torna verso Namche e nei pressi del villaggio si segue il sentiero più che porta al bel villaggio di Khumjung, situato su di un poggio posto sopra alla “capitale” degli Sherpa. Tappa di circa 3 ore e mezza. 8°g.  10/10 Kumjung – Luza (4360)  Si segue il sentiero che si inerpica per i costoni della la montagna fino ad una discesa di circa 400 mt che porta a Phortse Tenga, dove si inizia a risalire il fiume che origina dal ghiacciaio del Cho Oyu e si attraversano alcuni alpeggi. Si sosta per il pranzo a Dole (4200) e da qui si prosegue peril vicino alpeggio di Luza. Tappa di 5 / 6 ore. 9°g.  11/10 Luza – Gokyo (4750)  Si prosegue camminando tra le pasture degli Yak, con visuali sempre più entusiasmanti, attraverso l’alpeggio di Machhermo (4410), a nord domina l’orizzonte il Cho Oyu; si arriva ad un primo lago e poco oltre si giunge al lago turchese di Gokyo. Tappa di circa 4 ore. Chi se la sente potrà cimentarsi già questo pomeriggio con una salita al Gokyo Ri (5483) per ammirare un indimenticabile tramonto. 10°g.  12/10 Gokyo – Alta valle di Gokyo    Si parte prestissimo, per godere delle prime luci del mattino dalla vetta del Gokyo Ri (5483). La salita è facile, segue un sentiero che si inerpica lungo crinali erbosi, e richiede al massimo tre ore. Dopo il pranzo si prosegue il cammino verso il Cho Oyu seguendo le morene erbose che costeggiano due stupendi laghi fino alla testa della valle, che sfiora i 5000 metri, dove si pone il campo a circa tre ore e mezza da Gokyo. 11°g.  13/10 Alta valle di Gokyo Si dedica la giornata all’esplorazione della zona. Vi sono diverse escursioni possibili, non tecniche. Si cercherà di raggiungere la vetta di una delle cime circostanti per godere della piena visuale dei ghiacciai, che da questo punto regalano una visuale straordinaria verso l’Everest. 12°g.  14/10 Alta valle di Gokyo – Taknak (4700)    Si ridiscendono le morene fino ad oltre Gokyo e si attraversa il ghiacciaio che fluisce dal Cho Oyu; il ghiaccio è coperto dai sassi, il percorso è segnato da ometti di pietra e non presenta pericoli. Raggiunto il versante orientale s’incontra l’alpeggio di Taknak, dove ci si accomoda per la notte in un lodge. Tappa di circa 5 ore. 13°g.  15/10 Taknak - Cho La (5420) - Dzonglha (4620)    La salita al passo inizia con una prima parte ripida alle spalle dell’alpeggio e porta alla base alla rampa che sfocia sul passo, un tratto questo spesso coperto dalla neve. La parte iniziale della discesa transita da un nevaio e, dopo una tratto più ripido, attraversa una zona di alpeggi. Si sosta per la notte a Dzonglha. La salita al passo richiede al massimo 4 ore, la discesa a Dzonglha massimo 2. 14°g.  16/10 Dzonglha – Lobuche (4830)  Si segue il costone settentrionale della valle scendendo fino a Duglha (4620 mt), raggiungendo in quel punto la valle principale che porta a Lobuche, un percorso di circa 3 ore. Da Lobuche alla Piramide del CNR è una facile passeggiata di circa mezz’ora. Per chi vuole, per raggiungere Lobuche è possibile risalire col capogruppo la dorsale settentrionale della valle attraversando il passo dell’Awi Peak, dove si trovano i campi alti utilizzati per la salita al Lobuche. Per questa via se si è allenati si impiega solo circa un’ora in più, ma si deve avere un minimo di familiarità con la progressione su roccia. 15°g.  17/10 Lobuche – Gorak Shep (5100); escursione al campo base   Si seguono le morene lungo i bordi del ghiacciaio godendo della vista del Pumori che si erge di fronte; dopo l’attraversamento di un ghiacciaio che confluisce dal lato della valle, anche questo coperto da sassi e senza pericolo di crepacci, si arriva a Gorak Shep, impiegando circa 2 ore e mezza. Da qui il campo base dell’Everest, situato di fronte alla famosa cascata di ghiaccio, dista circa 2 ore; chi lo desidera può recarvisi, rientrando poi  a Gorak Shep per la notte. 16°g.  18/10 Salita al Kala Pattar (5545) – Lobuche   La salita al Kala Pattar, uno dei punti panoramici più celebri al mondo, non presenta difficoltà ed impegna per crica 2 ore. Nel pomeriggio si torna a Lobuche. Per chi rientra 17°g.  19/10 Lobuche – Tengboche (3867)   Il capogruppo saluta i partecipanti; la responsabilità del trekking da qui a Lukla sarà in carico ad uno Sherpa che parla la lingua inglese. Tutto il percorso segue dei comodi sentieri, quindi non sono previste difficoltà. La prima tappa del percorso di rientro richiede circa 5 ore e porta a Temboche, dove si trova un bel monastero buddista in vista della spettacolare parete sud dell’Ama Dablam. 18°g.  20/10 Tengboche – Namche Bazar (3440)   Da Temboche si scende al fiume (3250) e si risale il versante settentrionale della valle verso Namche Bazar. Con la buona acclimatazione che si possiede, si impiegano al massimo 4 ore. 19°g.  21/10 Namche Bazar – Lukla  Si ripercorrono in discesa le prime due tappe. 20°g.  22/10 Lukla – Katmandu   Si parte in volo per Katmandu; all’arrivo si viene ricevuti dal corrispondente di Amitba, trasferimento in hotel e relax. 21°g.  23/10 Katmandu   Giornata libera. 22°g.  24/10 Katmandu – Doha   Giornata libera. 23°g.  Sabato 25 ottobre, arrivo   Per chi sale il Lobuche Est (6119 mt) 17°g.  – 19°g. (19/10 – 21/10) Salita al Lobuche Est    La salita al Lobuche viene eseguita di solito in due giorni. Nella prima giornata si sale al campo alto, nei pressi del passo dell’Awi Peak, e nel giorno successivo si sale in vetta e si ridiscende alla base della montagna, dove si alloggia in campo. La salita richiede una progressione su ghiaccio di moderata difficoltà fino all’anticima, che è poi collegata da una cresta che sale in direzione nord ovest fino alla vetta; il tratto dall’anticima alla vetta effettiva è più impegnativo e richiede maggiori capacità tecniche, ed è eseguibile solo se le condizioni sono ottimali. Si tiene un giorno di riserva da utilizzare nel caso vi fossero condizioni climatiche non buone. Se si sale in due giorni, si potrà utilizzare il giorno di riserva per anticipare il rientro verso Lukla. 20°g.  22/10 Base del Lobuche - Tengboche (3867)   Il capogruppo saluta i partecipanti; la responsabilità del trekking da qui a Lukla sarà in carico ad uno Sherpa che parla la lingua inglese. 21°g.  23/10 Tengboche – Lukla   Da Tengboche si scende a al fiume (3250) e si risale il versante settentrionale della valle verso Namche Bazar, per ridiscendere nuovamente al fiume e proseguire fino a Lukla, una tappona di circa 8 ore, ben eseguibile con l’allenamento finora accumulato. 22°g.  24/10 Lukla – Katmandu – Doha   Giornata libera. 23°g.  25/10 Sabato 25 ottobre, arrivo Estensione al Mera Peak (6476 mt) (Per questa parte i tempi di tappa non vengono indicati; i tratti più lunghi sono ci circa 7 ore) 20°g.  22/10 Lobuche – Chhukung (4730)   Da Lobuche si segue il sentiero principale che discende verso sud lasciandolo verso est per risalire la valle che porta ai piedi del Lhotse. Si arriva fino all’alpeggio di Chhukung, dove si troverà l’ultimo lodge tra qui e Lukla. Se la salita al Lobuche si svolge in soli due giorni, nella giornata di recupero è possibile salire al passo del Kongma (5535), che si approccia attraversando il ghiacciaio che fluisce dall’Everest e risalendo il versante della valle ad est di Lobuche. In questo caso si pone il campo nei pressi del vicino laghetto e il giorno 22/10 si potranno esplorare le cime nei pressi del passo e da qui scendere poi a Chhukung. 21°g.  23/10 Chhukung – base dell’Amphu La   Si risale la valle del ghiacciaio di Imja verso est, godendo di un panorama fantastico sulla parete sud del Lhotse e sulle formazioni di ghiaccio a canna d’organo del grande bacino a nord dell’Ama Dablam. Oltre un bel lago morenico si risale il versante meridionale delle valle arrivando alla base del passo dell’Amphu dove si pone il campo. 22°g.  24/10 Amphu La (circa 5800) – Bacino di Honku La salita al passo dell’Amphu è simile alla salita ad una vetta, lungo pendii piuttosto ripidi su terreno misto, con tratti su nevaio. Dal passo si accede alla zona di Honku alle spalle dell’Ama Dablang; è disabitata e molto selvaggia, con molti ghiacciai che confluiscono verso la valle che porta a sud verso il Mera Peak. 23°g.  - 24°g. (25 e 26/10) Bacino di Honku – Passo del Mera (5300)   Raggiunto il fiume si segue la valle in direzione sud per poi risalirne il versante occidentale fino al passo di Mera, che si apre sul bacino glaciale della parete nord della montagna. Si pone il campo nei pressi del passo, solitamente sul versante orientale. 25°g.  27/10 Passo del Mera – Campo avanzato (5800)   Si porta il campo più in alto per essere faciliti nella salita. Il punto del campo avanzato gode già di panorami eccezionali. 26°g.  – 27°g. (28 e 29/10) Salita al Mera Peak (6476 mt)   Dal campo avanzato si raggiunge la vetta in giornata; si tengono due giorni per avere più tempo a disposizione ed eventualmente provare a salire anche la vetta settentrionale, che è più bassa (6124) ma più difficile. I panorami dalla cima del Mera sono di una bellezza leggendaria, perché verso sud non ci sono montagne più alte e la posizione è abbastanza distante rispetto alla barriera che parte dal Cho Oyu ad ovest e attraverso la zona dell’Everest arriva fino al Makalu ad ovest: nelle giornate limpide, usuali in questa stagione, si vede buona parte dell’Himalaia nepalese, fino al Kanchendzonga. 28°g.  30/10 Passo del Mera - Thagnak (4056)   Inizia il percorso di rientro verso Lukla scendendo in direzione ovest lungo il ripido bordo settentrionale della valle fino a raggiungere l’alpeggio di Thagnak in una regione tornata arborea; prima dell’alpeggio se si risale il bordo di una morena a nord del sentiero si arriva al lago di Sabai. 29°g.  31/10 Thagnak - Thasing Dingma (4030)   Si scende in direzione sud la valle di Thagnak fino ad una quota di circa 3600 mt iniziando quindi a risalire il versante occidentale della valle fino all’alpeggio di Thasing Dingma. 30°g.  1/11 Thasing Dingma - Kharka (4200)   Si prosegue la salita del versante occidentale della valle fino a Kharka. 31°g.  2/11 Kharka – Lukla (2800) Oltre Kharka si attraversa un colle posto a circa 4600 metri per superare il costone che separa queste remote regioni dalla vallata del fiume Dudh Kosi, dove si trova Lukla. 32°g.  3/11 Lukla – Katmandu - Doha    Si parte in volo per Katmandu, dove si viene ricevuti dal corrispondente di Amitaba, si prosegue per Doha. 33°g.  Martedì 4 novembre, arrivo   
NEPAL 2008: Alto Dolpo - Dho Tarap, Saldang, Yangsher e lago di Phoksumdo
Festa di Saga Dawa a Shey Gompa
Periodo: 30 mag - 27 giu
Il periodo migliore per andare nell’Alto Dolpo è sicuramente il mese di giugno, ovvero alle soglie del monsone ma dopo che il grosso delle nevi si è sciolto sui passaggi alle quote più elevate. Nel 2008 si avrà in più la fortuna che Saga Dawa, in cui si celebrano nascita, morte ed illuminazione del Buddha, cade il 18 di giugno: questa ricorrenza è occasione di feste religiose e di folklore per tutte le popolazioni buddiste dell’Himalaia, tra cui i Dolpo-pa, che culminano con un crescendo nel giorno di Saga Dawa. Si avrà così la possibilità di visitare la regione nel momento più interessante dell’anno, incontrando nei monasteri anche alcune rappresentazioni con maschere e costumi dei colorati Cham. Questi eventi non hanno un “calendario” prefissato: si incontreranno lungo la via, e saranno momenti di grande arricchimento, dove si potrà condividere appieno cultura e costumi della gente. Il percorso prevede di fermarsi due notti consecutive a Dho, Saldang e Shey Gompa, avendo così modo di esplorare villaggi e monasteri buddisti e bon di queste aree, che sono tra le più ricche di siti interessanti. Si prevede di giungere a Shey Gompa, un monastero considerato il più sacro dell’Alto Dolpo, nella ricorrenza di Saga Dawa. I sentieri che si seguiranno sono immersi in una natura selvaggia e toccano un’infinità di siti di eccezionale interesse, tra cui i Gompa della valle del Tarap, Yangsher, Karang, Phyger, l’ineguagliabile lago di Phoksumdo e il monastero bon di Ringmo, menzionando alcuni dei principali. Brevi cenni sul Dolpo Il Dolpo occupa una remota regione del Nepal occidentale dove non giungono strade;  confina a nord con il Tibet, ad est con il Mustang, e sud e ad ovest con i distretti di Jumla, Mugu, Myagdi, Rukum e Jajarkhot. E’ un territorio transhimalaiano, ovvero con un clima che assomiglia più all’arido Tibet che al monsonico Himalaia meridionale. La natura è spettacolare, particolarmente nell’Alto Dolpo, dove si susseguono ripide valli labirintiche sormontate da creste e vette ornate da ghiacciai che spesso superano i 6000 metri, con la cima più alta, il Churen Himal, di 7381 metri. Solo nelle valli più meridionali vi sono aree boschive e l’assenza di copertura arborea espone i colori della terra e delle rocce con cromie e stratificazioni geologiche particolarmente belle.  La popolazione del Dolpo è di origine tibetana, proveniente dalla regione di Ngari del Tibet occidentale. La regione era originariamente amministrata dal feudatario di Ngari e in epoche più recenti dal re del Mustang. Vi fu anche un’importante dinastia reale locale, la stirpe dei Ranag, a cui faceva capo un regno corrispondente approssimativamente all’Alto Dolpo la cui “capitale” era nella valle di Panzang, dove si trovano ancora pochi resti di quello che fu il loro palazzo. I Ranag erano in buoni rapporti con la dinastia del Mustang, tanto da avere anche scambi matrimoniali tra le casate. La parte meridionale del Dolpo in quel periodo (XVII secolo) era parte del regno di Jumla, che, pur di religione induista, lasciò prosperare la religione tibetana e accettò con benevolenza la presenza di Lama tibetani che ebbero il merito di costruire molti dei templi e monasteri che sono giunti fino ai nostri giorni. In epoca più recente, quando il Dolpo divenne la provincia più grande ma meno popolata del moderno Nepal, era retta autonomamente dalle persone del luogo con una sorta di suddivisone locale in sette distretti, ciascuno dei quali con un capo di riferimento.  Nel Dolpo si contano 45 villaggi, ma la maggior parte della popolazione vive disseminata sul territorio, fuori da questi piccoli centri. La densità della presenza umana è minima: una media dichiarata di 3,7 persone per chilometro quadrato; ma il valore “medio” non rende ancora il quadro, perché la concentrazione maggiore è nel Basso Dolpo e in alcune enclavi dell’Alto Dolpo. La vita non è facile: ci sono poche aree arabili, le valli sono poco arboree e in molti punti anche desertiche. Si riesce a far crescere un po’ di tsampa, patate e, nelle aree più basse, mais e poco altro; la pastorizia è fondamentale per la sopravvivenza e richiede spazi immensi per la scarsità di erba; lo Yak è l’animale che meglio si adatta ai territori settentrionali. Le valli sono molto alte, con villaggi spesso oltre i 4000 metri di quota, in inverno, che è freddissimo, molte zone restano completamente isolate per la neve che si accumula sui passi e c’è pochissima legna disponibile: spesso ci si scalda solo col fuoco ottenuto dallo sterco degli animali. Per sopravvivere i Dolpopa hanno spesso fatto commerci, come è ben testimoniato nel film di Eric Valli “Himalaya”, che venne ambientato qui.  Le radici culturali sono marcatamente tibetane, con una forte presenza delle tradizioni buddiste Nyingmapa, la predominante, Sakya e Kagyu e della tradizione Bon. Vita e religione sono strettamente intrecciate ed anche l’aspetto sciamanico è molto forte: si fa costante uso di divinazioni e nei molti festival di villaggio e nei monasteri i riti hanno spesso un contenuto esorcistico. Disseminati nel territorio, in particolare nell’Alto Dolpo, vi sono una miriade di siti sacri legati ad eventi, leggende e saghe epiche della lotta dei maestri spirituali con le forze del male, oltre a luoghi santificati dalla presenza di importanti santi della storia mistica del Tibet. In molti di questi posti sono sorti piccoli templi e monasteri, i più antichi fondati all’inizio dell’XI secolo: in Dolpo si contano circa 130 siti sacri, con 24 che sono considerati i principali; di questi, 18 appartengono all’ordine Nyingmapa, 3 ai Kagyu e 3 alla tradizione Bon. Secondo la tradizione locale lo stesso Guru Rimpoce (Padmasambhava) visitò la regione, e il grande maestro e caposcuola Sherab Gyaltsen, conosciuto nella storia del misticismo tibetano come Dolpopa o Buddha del Dolpo, nacque qui nel XIII secolo. L’appartenenza ad una delle diverse scuole non comporta oggettive differenze per la gente, tanto che spesso anche i rituali vengono svolti congiuntamente da Lama appartenenti a lignaggi buddisti diversi e dai bon. L’appartenenza ad una scuola dipende usualmente dal legame tradizionale della famiglia con un lignaggio, ma il contenuto etico e filosofico è identico per tutti. Il padre spirituale riconosciuto da tutti è il XIV Dalai Lama, la cui immagine orna quasi ogni altare.  La difficoltà di accesso ha protetto in passato queste valli dai peggiori traumi della storia ed oggi dai rischi delle invasioni del turismo consumista. Per il visitatore più attento vi sono così tantissime possibilità di incontrare luoghi e situazioni difficilmente riscontrabili altrove. Nota tecnica Il cammino dura 21 giorni, si dorme sempre in tenda e si superano quattro passi molto alti, di cui 3 oltre i 5000 metri: il Num, di 5200 mt, lo Yang, di 5400 mt, e il Kang, di 5500 mt. Alcune tappe sono lunghe, fino a 8 ore di cammino effettivo. E’ quindi un percorso adatto a persone in buona salute e forma fisica che abbiano già precedenti esperienze di viaggi esplorativi. Le tappe previste tengono conto del fattore di acclimatazione, misurato su una capacità di adattamento media. In molte aree all’occorrenza è possibile montare dei cavalli in caso di problemi sul percorso.  Attrezzatura  Per godere appieno di questa magnifica avventura è necessario attrezzarsi per sopportare anche le basse temperature e possibili piogge o nevicate. E’ fondamentale un sacco a pelo omologato a -10°C e vestiario e calzature che consentano il confort a queste temperature. E’ un fattore di prudenza, perché non è usuale avere –10! Ma a volte può succedere che le temperature scendano anche in giugno. Per chi non avesse il materiale adatto, a Katmandu è possibile noleggiare o acquistare a prezzi convenienti tutto. E’ invece necessario portare dall’Italia gli scarponi, perché non è sicuro che in Nepal se ne trovino di adatti.   PROGRAMMA DI VIAGGIO (I tempi indicati per le tappe sono riferiti a persone che procedono senza soste con un ritmo normale) 1°g. Venerdì 30 maggio partenza per il Nepal 2°g. 31/5 Arrivo a Katmandu    Trasferimento in albergo; si alloggia all’Hotel Vajra, immerso in un bel giardino ad un quarto d’ora a piedi dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu. 3°g. 1/6 Katmandu   Giornata a disposizione, utile per controllare l’attrezzatura e fare eventuali acquisti. Per chi lo desidera, si ha a disposizione un veicolo e una guida che parla l’inglese per delle visite (Durbar, Patan e Bodnath). Questa giornata serve anche per completare le necessarie pratiche per i permessi. 4°g. 2/6 Katmandu – Nepalganj   Partenza in volo per Nepalganj, una cittadina situata ai margini meridionali dei monti del Nepal occidentale. Alloggio in un modesto hotel, il migliore disponibile. 5°g. 3/6 Nepalganj - Juphal (Dunai) - Singri   Si parte in volo per Juphal, un villaggio posto a circa 2400 mt su di un poggio a sud del fiume Thuli Beri, che raccoglie le acque delle valli del Dolpo. Si inizia subito il percorso a piedi, con una tappa di 5 o 6 ore che raggiunge il fiume a circa 2100 mt e, superando il villaggio di Dunai, risale verso ovest le acque del fiume fino a Singri, a circa 2500 mt di quota. 6°g. 4/6 Singri - Lahini 2600   Si procede lungo la valle coperta di foreste attraverso minuscoli villaggi seguendo le anse del fiume; si incontra il ramo del fiume Tarap che fluisce da nord e lo si segue fino a Lahini (circa 2600 mt), dove si pone il campo nei pressi del fiume. Tappa di circa 6 ore. 7°g. 5/6 Lahini - Pigu Phuk 3700   La tappa risale le precipitose gole del Tarap fino alla grotta di Pigu Phuk (circa 3700 mt) con uno stretto sentiero che attraversa alcune volte il fiume, un percorso di circa 6 ore. 8°g. 6/6 Pigu Phuk - Dho (Tarap)   Si emerge dalle gole del Tarap giungendo sul plateau tibetano nella valle di Dho, a circa 4000 metri di quota, con una tappa di circa 6 ore. Dho è l’insediamento principale di questa valle, dove si trovano molti altri villaggi, templi e monasteri. 9°g. 7/6 Dho (Tarap)   Giornata dedicata all’esplorazione della valle. I siti più significativi sono i monasteri Nyingmapa di Ribo Bumpa, fondato nell’XI secolo, di Margom Yetsher, che è il più antico del Dolpo, di Jampa (XV secolo), di Dragmer Dewa (XII secolo), di Kakar Labrang e di Mekhyim. ) e il monastero bon di Sipchhog che risale al XVI secolo. 10°g. 8/6 Dho – base del Num La   Si potrà utilizzare la mattina per completare le visite. Il campo alla base del passo del Num, posto a circa 4500 mt, dista da 3 a 4 ore di cammino. 11°g. 9/6 Num La – Chutang   La salita al Num, un valico a 5200 metri di quota, richiede circa 3 ore, o al massimo 4. Dal passo si gode della vista verso l’altopiano del Tibet e dei monti himalaiani. Si scende verso l’altopiano erboso di Chutang, regno degli yak, dove si pone il campo vicino alla base del prossimo passo. Tappa di circa 6 ore. 12°g. 10/6 Langmosi La - Nyalde   Si sale al passo di Langmosi, a circa 4900 metri, e si procede verso nord scendendo fino a Nyalde (circa 4000 mt), sulle rive del fiume Nagung che arriva a Saldang. Tappa di circa 6 ore. 13°g. 11/6 Nyalde - Sibu   Si segue un tranquillo sentiero lungo il fiume fino al villaggio di Sibu, nel cuore dell’Alto Dolpo. Tappa di circa 5 ore. 14°g. 12/6 Sibu - Saldang   In circa 5 ore di cammino si giunge a Saldang, il villaggio principale dell’Alto Dolpo, posto a circa 4000 metri di quota. 15°g. 13/6 Saldang   Giornata a disposizione per riposo e per esplorare la zona. I siti più significativi sono i monasteri Nyingmapa di Samye Choeling (XVI secolo) e Jova (XIII secolo). 16°g. 14/6 Saldang – Yangsher   Si segue la riva del fiume, un tranquillo sentiero che in circa 5 ore porta a Yangsher (circa 4300 mt), il punto più settentrionale toccato dal nostro itinerario, dove sorge il più grande monastero del Dolpo. 17°g. 15/6 Yangsher - Karang   Dal Gompa di Yangsher ci si sposta per il prossimo campo al villaggio di Karang, posto a circa 4200 metri, che dista circa 3 ore di cammino verso sud. Nella zona si possono visitare anche altri siti, tra cui Tiling e Shungser. 18°g. 16/6 Karang - Yang La - Phyger   Una lunga tappa di circa 8 ore conduce verso ovest da Karang oltre il valico del Yang, che con 5400 metri di quota è uno dei due punti più alti del nostro itinerario, fino al villaggio di Phyger, nella valle che conduce a Shey Gompa. 19°g. 17/6 Phyger - Tra  Da Phyger si visita il monastero Bon di Samling che è circondato da 22 stupa, fondato da Gyaltsen Rinchen nel XII secolo, e si prosegue lungo la valle verso sud tra campi di nomadi fino al villaggio di Tra, un percorso di 5 o 6 ore. 20°g. 18/6 Tra – Shey Gompa   Seguendo i saliscendi lungo il fiume si procede verso sud giungendo a Shey Gompa, posto a circa 4200 mt, in circa 6 ore. Oggi è il giorno di Saga Dawa. 21°g. 19/6 Shey Gompa   Giornata a disposizione per visitare il sito e percorrere il kora della “Montagna di Cristallo”, la circumambulazione di un monte di fronte al Gompa. Shey Gompa e la Montagna di Cristallo sono il luogo di maggior sacralità della regione. 22°g. 20/6 Shey Gompa - Kang La - Phoksumdo Khola   Si lascia la valle di Shey salendo al passo più alto, il Kang, di 5500 metri. La discesa su terreno piuttosto sconnesso porta verso il fiume Phoksumdo, dove si pone il campo a circa 3800 metri di quota; una tappa di circa 8 ore. 23°g. 21/6 Phoksumdo Khola - Ringmo   Si giunge sulle rive del meraviglioso lago di Phoksumdo, una gemma turchese tra monti ora coperti di foreste, uno dei luoghi più pittoreschi dell’intero arco himalaiano. Si pone il campo a Ringmo, a sud del lago circa 3500 mt; tappa di circa 6 ore. 24°g. 22/6 Ringmo - Sepka   Dopo la visita del monastero Bon di Tshowa, fondato nel XIII secolo, si procede verso sud fino al villaggio di Sekpa, una tappa di circa 5 ore. 25°g. 23/6 Sepka - Juphal   Ultimo giorno di trekking: una lunga tappa di circa 8 ore porta a sud e risale fino a Juphal. 26°g. 24/6 Juphal - Nepalganj – Katmandu  Si prende un primo volo fino a Nepalganj, dove ci si imbarca sul volo per Katmandu. All’arrivo, sistemazione al Vajra Hotel. 27°g. 25/6 Katmandu   Giornata a disposizione. Queste due giornate del 25 e 26 giugno sono tenute come giorni di riserva nell’eventualità di ritardi sul percorso o di recupero per la cancellazione dei voli interni. 28°g. 26/6 Katmandu   Giornata a disposizione. 29°g. Venerdì 27 giugno, rientro
NEPAL 2006: L’Alta Via del Solo Kumbhu e salita all’Imja Tse (6160 mt)
Estensione, salita al Mera Peak (6476 mt)
Periodo: 6 ott - 29 ott
Le tre valli alte del Solo Khumbu sono, da ovest ad est, la valle di Gokyo che oltre Namche Bazar, la ‘capitale’ degli Sherpa, si dirama in direzione nord fino alla base del Cho Oyu; la valle principale si divide in due rami, uno che porta al campo base dell’Everest e l’altro verso est ai piedi della strepitosa parete sud del Lhotse. Il programma prevede di visitare ciascuna di queste tre valli, collegandosi da una all’altra attraverso dei passi che offrono prospettive e visuali meravigliose e consentono di tracciare un’Alta Via. Arrivati in volo a Lukla si inizia il trekking per Namche Bazar, dove si utilizzano due giorni per acclimatarsi risalendo con un’escursione la bella valle che porta a Thame e salendo al villaggio di Khumjung. Si prosegue per Gokyo, dove si sosta per due notti potendo salire il Gokyo Ri, un punto panoramico di una bellezza che va oltre l’immaginabile, dove la visuale parte dal Cho Oyu al massiccio dell’Everest e verso est spazia fino al Makalu. Si attraversa quindi il ghiacciaio (morenico, senza problemi di crepacci) e si valica il passo del Cho verso la valle che conduce al campo base dell’Everest arrivando a Gorak Shep, da dove si raggiunge il campo base e si sale sul Kala Pattar, uno dei punti panoramici più celebri dell’Himalaia. Da qui per collegarsi alla valle del Lhotse si attraversa il passo di Kongma e giunti a Chhukung si prosegue verso il bacino glaciale che chiude la valle ad est arrivando alla base dell’Imja Tse (Island Peak), che si erge in un mare di ghiaccio di fronte all’imponente parete sud del Lhotse. I partecipanti avranno la possibilità di cimentarsi con la salita a questa vetta, che tecnicamente non è difficile, cogliendo la soddisfazione di provare a respirare l’aria oltre i 6000 metri di quota. Quindi con quattro giorni di cammino si torna a Lukla e da qui in volo a Katmandu Per chi ne ha la possibilità, dopo la salita all’Imja Tse si prevede un’estensione del viaggio che porta nel remoto bacino glaciale di Honku, a sud est dell’Ama Dablang, una zona raramente visitata da cui si giunge al Mera Peak, una stupenda montagna alta 6476 mt che si erge di fronte all’arco himalaiano offrendo una celeberrima visuale, la cui salita richiede una progressione su ghiaccio poco tecnica. Dal Mera Peak a Lukla, dove si riprende l’aereo per Katmandu, si attraversa un’interessante regione ricca di foreste dove si incontrano alcuni isolati villaggi. Durante il trekking per dormire si utilizzano i lodge, piccoli rifugi costruiti dagli Sherpa, che consentono di dormire più caldi; è necessario un solo campo, alla base dell’Imja Tse. L’estensione al Mera Peak (rientro del 5/11) prevede tutte le notti in campo. Nota tecnica L’Alta Via del Solo Kumbhu è un trekking per persone in buona salute che abbiano una discreta forma fisica. Le tappe previste sono ragionate sulla base di una lunga esperienza; la parte iniziale prevede un’adeguata acclimatazione che consente di arrivare a superare le alte quote dei passi, il primo (Cho La) di 5420 mt e il secondo (Kongma La) di 5535 metri. Sono previste anche due salite, al Gokyo Ri (5483 mt) nella valle del Cho Oyu e al Kala Pattar (5545 mt) ai piedi dell’Everest, i punti panoramici tra i più belli del pianeta. Tutta questa parte non è tecnica, non bisogna essere alpinisti e basta avere un po’ determinazione. La salita all’Imja Tse (Island Peak), una vetta alta 6160 mt, si esegue alla fine quando l’acclimatazione è ormai ottima; per salire bisogna utilizzare ramponi e picozza e, anche se la salita non è particolarmente difficile e con l’aiuto del capogruppo e della guida Sherpa un principiante può farcela, è preferibile avere avuto già delle esperienze di progressione sul ghiaccio. Questa salita non è “obbligatoria”, chi non se la sentisse può restare al campo a godersi la magnificenza del bacino glaciale mentre i compagni eseguono il tentativo. L’estensione al Mera Peak, una stupenda vetta alta 6476 mt situata nella remota regione di Honku, offre l’opportunità di vivere una vera avventura attraverso dei remoti territori himalaiani e concede la vista di panorami incomparabili, ma richiede maggior dimestichezza ed adattabilità. Il punto più difficile di questo trekking si affronta all’inizio, quando si accede all’alto bacino di Honku attraverso il passo del Mingbo (5871 mt) posto sulla dorsale meridionale dell’Ama Dablang che richiede la risalita di un pendio glaciale; la progressione alla vetta del Mera è non è più difficile di questo tratto, solo molto più alta. Attrezzatura  Per godere appieno di questa magnifica avventura è necessario premunirsi per le basse temperature. È fondamentale un sacco a pelo omologato per i – 20°C e vestiario e calzature che consentano il confort a queste temperature. È un fattore di prudenza, perché non è usuale avere –20! Ma a volte anche a ottobre può succedere che le temperature scendano. Chi si cimenta nella salita all’Imja Tse deve avere ramponi, picozza e imbragatura; questi attrezzi sono necessari anche per l’estensione al Mera Peak. Per chi non avesse materiali adatti a Katmandu è possibile noleggiare o acquistare a prezzi convenienti tutto, ma in questo caso è meglio avvisare il capogruppo prima della partenza per fare predisporre il materiale. È però obbligatorio avere con se prima di partire gli scarponi, perché non è detto che si trovino quelli adatti a Katmandu.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO (I tempi indicati per le tappe sono riferiti a persone che procedono senza soste con un ritmo lento) 1°g.  Venerdì 6 ottobre, partenza per Katmandu 2°g.  7/10 Katmandu   Arrivo a Katmandu, trasferimento in hotel e riposo. 3°g.  8/10 Katamandu   Giornata a disposizione, utile per controllare l’attrezzatura e fare eventuali acquisti. 4°g.  9/10 Katmandu – Lukla – Phakding (2600) o Bengkar    Partenza in volo per Lukla, tipico aeroporto himalaiano appeso al bordo di una valle posto a circa 2800 mt di quota, che si raggiunge in circa 30 minuti. Si inizia già oggi il cammino con una facile tappa di circa 2 ore e mezza, scendendo al fiume Dudh Kosi e risalendo verso nord la valle che porta a Namche Bazar, arrivando a Phakding. 5°g.  10/10 Phakding – Namche Bazar (3440)   Si segue il fiume fino alla base della salita che porta al villaggio di Namche Bazar,  il centro principale degli Sherpa. Tappa di circa 5 ore. 6°g.  11/10 Namche Bazar   Giornata di acclimatazione. Chi vuole può fare un’escursione fino al villaggio di Thame (3800), seguendo la valle che porta verso il Rolwaling; a Thame si trova un interessante monastero. 7°g.  12/10 Namche Bazar - Khumjung (3790)   Per proseguire con l’acclimatazione si sale al bel villaggio di Khumjung, situato su di un poggio sopra Namche, che si raggiunge in meno di due ore. 8°g.  13/10 Kumjung – Machhermo (4410) o Luza (4360)   Si segue il sentiero che costeggia la montagna fino ad una discesa di circa 400 mt che porta a Phortse Tenga, dove si inizia a risalire il fiume che origina dal ghiacciaio del Cho Oyu e si attraversano alcuni alpeggi fino a raggiungere quello di Machhermo. Tappa di circa 7 ore. 9°g.  14/10 Machhermo – Gokyo (4750)   Si prosegue camminando tra le pasture degli Yak, con visuali sempre più entusiasmanti, a nord domina l’orizzonte il Cho Oyu; si arriva ad un primo lago e poco oltre si giunge al lago turchese di Gokyo. Tappa di circa 3 ore e mezza. 10°g.  15/10 Salita al Gokyo Ri (5483)   Si parte prestissimo, per godere delle prime luci del mattino dalla vetta. La salita è facile, lungo crinali erbosi, e richiede al massimo tre ore. Nel pomeriggio chi se la sente può proseguire verso il Cho Oyu seguendo le morene erbose fino ad un primo o ad un secondo lago. 11°g.  16/10 Gokyo – Taknak Si attraversa il ghiacciaio che scende dal Cho Oyu; il ghiaccio è coperto dai sassi, il percorso è segnato da ometti di pietra e non presenta pericoli. Raggiunto il versante orientale della valle ci si accomoda nel villaggetto di Taknak. 12°g.  17/10 Passo del Cho La (5420) - Dzongla – Lobuche (4830) Si risale una conca laterale e superando alcune creste si arriva nei pressi del passo; l’uscita al passo è ripida solo nell’ultimo tratto – si giunge fin qui ni circa 3 ore e mezza. Lla parte iniziale della discesa transita da un nevaio e, dopo una tratto più ripido, attraversa una zona di alpeggi. Per chi vuole, anziché seguire il costone settentrionale della valle scendendo fino a Duglha (4620 mt), raggiungendo in quel punto la valle principale che porta a Lobuche, è possibile risalire il costone sempre sul versante nord accorciando la distanza verso Lobuche e salendo all'Awi Peak (5245 mt), un ottimo punto panoramico che si erge sullo spigolo della montagna, da dove si scende a Lobuche. Tappa di circa 6 ore. 13°g.  18/10 Lobuche – Gorak Shep (5100); escursione al campo base   Si seguono le morene lungo i bordi del ghiacciaio godendo della vista del Pumori che si erge di fronte; dopo l’attraversamento di un ghiacciaio che confluisce dal lato della valle, anche questo coperto da sassi e senza pericolo di crepacci, si arriva a Gorak Shep, impiegando circa 2 ore e mezza. Da qui il campo base dell’Everest, situato di fronte alla famosa cascata di ghiaccio, dista circa 2 ore; chi lo desidera può recarvisi, rientrando poi  a Gorak Shep per la notte. 14°g.  19/10 Salita al Kala Pattar (5545) – Lobuche   La salita al Kala Pattar, uno dei punti panoramici più celebri al mondo, non presenta difficoltà ed impegna al massimo per due ore. Nel pomeriggio si torna a Lobuche. 15°g.  20/10 Lobuche - Kongma La (5535) – Chhukung (4730)   Si attraversa il ghiacciaio, coperto da sassi e senza pericolo di crepacci, portandosi sul versante orientale della valle e iniziando la salita dell’altro versante. Le parti ripide del percorso sono in prossimità del passo, che offre uno dei più bei panorami del versante sud del Lhotse, una parete alta 4000 metri, ritenuta una delle più difficili di tutto l’Himalaia. Raggiunte le pasture della valle si arriva all’alpeggio di Chhukung, situato a nord dell’Ama Dablam. Tappa di circa 7 ore. 16°g.  21/10 Chhukung – base dell’Imja Tse   Si risale la valle del ghiacciaio di Imja verso est, godendo di un panorama fantastico sulle formazioni di ghiaccio a canna d’organo del grande bacino a nord dell’Ama Dablam. Si raggiunge un primo punto possibile per il campo a Pareshaya Gyab (5087) in circa 3 ore. Solitamente si procede nella stessa giornata fino ad un punto più alto, ponendo le tende a circa 5280 mt. 17°g.  22/10 Salita all’Imja Tse (6160) – Dingboche (4412)    Si parte prestissimo arrivando in breve ad una rampa di neve che porta sulla cresta nord ovest, che si segue fino in vetta; i tempi di salita variano in base alle condizioni, con un tempo minimo di circa 5 ore. L’Imja Tse è collegato a nord da un passo di 5700 mt al grande spigolo centrale della parete sud del Lhotse, di cui di fatto è un contrafforte: un luogo da capogiro! Tornati al campo avanzato si prosegue la discesa fino a Dingboche, un tragitto in discesa di circa 3 ore e mezza. Per chi rientra 18°g.  23/10 Dingboche - Temboche (3867)   Si percorre la parte iniziale del sentiero assieme ai compagni che proseguono per il Mera Peak. Il capogruppo saluta i partecipanti; la responsabilità del trekking da qui a Lukla sarà in carico ad uno Sherpa che parla la lingua inglese. Tutto il percorso segue dei comodi sentieri, quindi non sono previste difficoltà. La prima tappa del percorso di rientro richiede circa 4 ore e porta a Temboche, dove si trova un bel monastero buddista in vista della spettacolare parete sud dell’Ama Dablam. 19°g.  24/10 Temboche – Namche Bazar   Da Temboche si scende al fiume (3250) e si risale il versante settentrionale della valle verso Namche Bazar (3440). Con la buona acclimatazione che si possiede, si impiegano al massimo 4 ore. 20°g.  25/10 Namche Bazar – Lukla   Si ripercorrono in discesa le prime due tappe. 21°g.  26/10 Lukla – Katmandu   Si parte in volo per Katmandu; all’arrivo, trasferimento in hotel e relax. 22°g.  27/10 Katmandu   Giornata a disposizione. 23°g.  28/10 Katmandu e volo di rientro     Giornata libera; in serata ci si imbarca sul volo di rientro. 24°g.  Domenica 29 ottobre, arrivo a destinazione Per chi prosegue (Per questa parte i tempi di tappa non vengono indicati; i tratti più lunghi sono ci circa 7 ore) 18°g.  23/10 Dingboche – base del Mingbo La   Si lascia il sentiero principale imboccando la valle che scorre a sud dell’Ama Dablam risalendola verso il passo, che è posto sul lato nord orientale. Si pone il primo campo ai limiti del ghiacciaio che porta al Mingbo La. 19°g.  24/10 Mingbo La (5871) – Bacino di Honku La salita al passo di Mingbo è simile alla salita ad una vetta, lungo pendii glaciali piuttosto ripidi ma stabili. La zona di Honku è disabitata e molto selvaggia, con molti ghiacciai che confluiscono verso la valle che porta a sud verso il Mera Peak. 20°g.  - 21°g. 25 e 26/10 Bacino di Honku – Passo del Mera (5300)   Raggiunto il fiume si segue la valle in direzione sud per poi risalirne il versante occidentale fino al passo di Mera, che si apre sul bacino glaciale della parerte nord della montagna. Si pone il campo nei pressi del passo, solitamente sul versante orientale. 22°g.  27/10 Passo del Mera – Campo avanzato (5800)   Si porta il campo più in alto per essere faciliti nella salita. Il punto del campo avanzato gode già di panorami eccezionali. 23°g.  –24°g. 28 e 29/10 Salita al Mera Peak (6476)   Dal campo avanzato la vetta si raggiunge in giornata; si tengono a disposizione due giorni per avere più tempo a disposizione ed eventualmente provare a salire anche la vetta settentrionale, che è più bassa (6124) ma più difficile. I panorami dalla cima del Mera sono di una bellezza leggendaria, perché verso sud non ci sono montagne più alte e la posizione è abbastanza staccata rispetto alla barriera che parte dal Cho Oyu ad ovest e attraverso la zona dell’Everest arriva fino al Makalu ad ovest. Nelle giornate limpide, usuali in questa stagione, si vede buona parte dell’Himalaia nepalese, fino al Kanchendzonga. 25°g.  30/10 Passo del Mera - Thagnak (4056)   Inizia il percorso di rientro verso Lukla scendendo in direzione ovest lungo il ripido bordo settentrionale della valle fino a raggiungere l’alpeggio di Thagnak in una regione tornata arborea; prima dell’alpeggio se si risale il bordo di una morena a nord del sentiero si arriva al lago di Sabai. 26°g.  31/10 Thagnak - Thasing Dingma (4030)   Si scende in direzione sud la valle di Thagnak fino ad una quota di circa 3600 mt iniziando quindi a risalire il versante occidentale della valle fino all’alpeggio di Thasing Dingma. 27°g.  1/11 Thasing Dingma - Kharka (4200)   Si prosegue la salita del versante occidentale della valle fino a Kharka. 28°g.  2/11 Kharka – Lukla Oltre Kharka si attraversa un colle posto a circa 4600 metri il costone che separa queste remote regioni dalla vallata del fiume Dudh Kosi, dove si trova Lukla. 29°g.  3/11 Lukla – Katmandu   Si parte in volo per Katmandu; all’arrivo, trasferimento in hotel e relax. 30°g.  4/11 Katmandu e volo di rientro    Giornata libera; in serata ci si imbarca sul volo di rientro 31°g.  Domenica 5 novembre, arrivo a destinazione
NEPAL 2005: Antico regno del Mustang con il festival del Tiji
Trekking nelle remote vallate dell’Alto Mustang, a Lho Manthang ed oltre
Periodo: 27 apr - 18 mag
In Mustang la gente, di stirpe Bothia e Tibetana, vive della coltivazione della tsampa (orzo) e di pastorizia. Ogni villaggio è essenzialmente autosufficiente; la gente è da secoli abituata a ritenere che nulla e nessuno sarà in grado di sopperire a delle condizioni avverse. Ma la durezza della vita non ha influenzato il loro carattere: troviamo un popolo miracolosamente sorridente ed ospitale, dei volti sereni, degli sguardi profondi. Un contributo a questa tranquillità giunge sicuramente dalla cultura esoterica che qui permea ogni cosa, con riti, simboli e rituali prodotti dal potente sciamanesimo himalaiano che sono intrecciati in modo inscindibile con il misticismo sviluppato dal buddismo tantrico; queste due anime sono fuse armoniosamente in un unico immaginario e sono riconoscibili in modo distinto solo all’occhio di un esperto. La remotezza del Mustang è tutt’ora una sua caratteristica: l’unico modo di arrivarci è camminando, con un percorso a tratti abbastanza impegnativo, che può però essere eventualmente facilitato dall’uso di montature. L’enorme interesse culturale di questo viaggio non deve farne sottovalutare l’impegno fisico: il programma prevede di camminare in tutto per 16 giorni, passando quasi tutte le notti in campo. Ci si muove in un ambiente naturale stupendo, nel momento dell’anno climaticamente migliore per l’accesso a questa regione; l’organizzazione è curata meticolosamente, oltre alle tende biposto per dormire si dispone di una tenda comune per i pasti e la convivialità, i campi vengono montati dagli assistenti Sherpa, la cucina è curata in modo adeguato da un cuoco professionista ed il bagaglio è trasportato da cavalli o portatori. Raggiunta in volo da Katmandu la valle di Jomoson, si percorre inizialmente il versante occidentale della valle del fiume  Kaligandaki attraverso profonde gole che stupiscono per la stupenda cromia delle rocce, portandosi gradatamente verso le zone più aperte adiacenti al Tibet dove sorgono la maggioranza dei villaggi fortificati. Si visitano villaggi e isolati monasteri, tra cui Lo Gekar, che pare essere il più antico del Nepal in quanto la sua fondazione è attribuita a Padmasambhava, subito dopo la costruzione di Samye. Arrivati nelle vallate dove sorge Lho Manthang, la capitale, ci si ferma per quattro giorni potendo seguire le rappresentazioni di Tiji, che sono le cerimonie propiziatorie per il raccolto, dove vengono evocate le divinità di protezione con riti, cerimonie, danze con costumi e maschere, musiche. Lo scopo di Tiji è di garantire felicità, salute e il buon raccolto alle comunità di Lo-Tso-Duen, le sette regioni del Mustang. L’evento, che in antichità era eseguito in ciascuna delle sette province, oggi si svolge solo nella capitale, presso il palazzo reale; è così il momento d’incontro più interessante dell’anno, una grande opportunità per avvicinare lo spirito di questa lontana cultura. Tenendo come base Lho Manthang ci si reca a visitare con delle escursioni in giornata Lo Namgyal, Thinkar, Nyphu e Garphu, menzionando i luoghi più importanti nascosti nelle vallate circostanti. Tornando verso sud si utilizza una giornata per raggiungere Lori Gompa, uno dei monasteri più antichi di Lo, appeso alle rocce in modo spettacolare, uno dei siti più affascinanti al mondo. Il sentiero del ritorno, raramente percorso, porta sui versanti orientali del grande bacino del Kaligandaki, emergendo a Muktinath, il mistico santuario dell’Annapurna, da cui si giunge in un giorno di facile cammino all’aeroporto di Jomoson, iniziando il rientro. È quindi un percorso che offre un’esperienza completa del territorio, della gente e della cultura. Il costo del viaggio è subordinato al fatto che il Mustang, aperto al turismo dal 1992, è una delle zone del Nepal considerate ad accesso ristretto. Il numero di permessi rilasciati ogni anno è limitato e richiede anche il pagamento di tasse giornaliere cospicue.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Mercoledì 27 aprile, partenza per Katmandu 2°g.  28/4 Arrivo a Katmandu Arrivo, accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese e sistemazione in hotel; giornata libera. 3°g.  29/4 Katmandu – Pokhara   Volo per Pokhara in mattinata; resto della giornata a disposizione. 4°g.  30/4 Pokhara – Jomoson (2713 mt) – Kagbeni (2810 mt) Si parte in volo da Pokhara per Jomoson, con un volo spettacolare alle pendici dell’Annapurna. Inizia il trekking con una breve tappa fino a Kagbeni, circa tre ore di cammino, un bel villaggio dove si respira già la cultura del Mustang e si trova anche un piccolo monastero di scuola Sakya. Già nel breve percorso fino a Kagbeni si completa la transizione climatica verso la zona arida transhimalaiana; da qui si vivrà nel tipico ambiente del deserto d’alta quota. 5°g.  1/5 Kagbeni – Chele (3050 mt) Lungo il sentiero che transita per isolati villaggi e monasteri si incontrano carovane di muli che trasportano rifornimenti e mercanzie. Tappa di circa 7 ore. 6°g.  2/5 Chele – Shyammochen (3300 mt) La tappa si svolge tra profondi canyon, attraverso costoni e sperduti villaggi. E' possibile transitare dall'eremitaggio di Rechung, costruito all'interno di una grotta. Tappa di circa 7 ore. 7°g.  3/5 Shyammochen – Tsarang (3500 mt) Oltre il villaggio di Syammochen si accede alla regione propriamente detta di Lo, il Mustang. Il territorio è molto arido; qui si trova il muro Mani più lungo del Nepal. A Tsarang, un esteso villaggio, si visita l’antico monastero. Tappa di circa 7 / 8 ore. 8°g.  4/5 Tsarang – Marang – Lo Gekar – Lho Manthang (3700 mt) Da Tsarang con una deviazione ci si reca all'antico monastero di Lo Gekar, che risale all'VIII secolo, la cui fondazione è attribuita a Guru Rimpoce. La capitale del Mustang appare all’improvviso, da un colle da cui dista solo mezz’ora. Tappa di circa 8 ore. 9°g.  5/5 Lho Manthang Giornata di riposo e visite in questa magica e antica “capitale” del regno. Chi vuole, può recarsi a Diy. Le rappresentazioni per il Tiji sono già in corso; chi predilige seguirle potrà chiaramente rimanere a Lho Manthang invece di svolgere le escursioni previste. 10°g.  6/5 Lho Manthang Escursione a Namgyal e Thinkar; si cammina per circa 3 / 4 ore. 11°g.  7/5 Lho Manthang Si dedica la giornata alle manifestazioni di Tiji, che si conclude oggi. 12°g.  8/5 Lho Manthang Escursione a Nyphu e Garphu; si cammina per circa 5 / 6 ore. 13°g.  9/5 Lho Manthang – Dri – Yari (3400 mt) Inizia il percorso di rientro, passando dal villaggio di Dri (3250 mt) e proseguendo fino a Yari. Tappa di circa 5 ore. 14°g.  10/5 Yari Escursione a Luri Gompa (5 / 6 ore), il più spettacolare sito del Mustang, il cui tempio conserva un prezioso chorten. 15°g.  11/5 Yari – Tange (3240 mt) Tappa di circa 6 ore. 16°g.  12/5 Tange – Tangya (2940 mt)  La tappa più dura del viaggio, in un contesto ambientale fortunatamente così bello da far dimenticare la fatica. Tappa di circa 9 / 10 ore. 17°g.  13/5 Tangya – Muktinath (3600 mt) Raggiunto il santuario di Muktinath, molto interessante e spiritualmente vivo, meta di pellegrinaggio sia da parte di induisti che buddisti, si torna sui sentieri più frequentati dai trekkers. Tappa di circa 6 ore. 18°g.  14/5 Muktinath E' meta di pellegrinaggi da tempo immemorabile. In tempi antichi i Santi provenienti dall’India alla ricerca del mitico regno di Shambala scoprirono la misteriosa fonte d’acqua che sgorga tra le fiamme tenui di un fuoco perenne; la Terra poneva di fronte a loro la sintesi degli elementi, terra, acqua, fuoco e aria. Iniziarono così a raggiungere questo luogo remoto per meditare, rivelando solo a pochi discepoli l’ubicazione della sacra fonte. A Muktinath l’acqua miracolosa consente alle piante di crescere anche se ci si trova a 3660 mt, formando un bosco adornato da bandiere di preghiera, dove l’aria purissima è impreziosita dal suono di campanelle. In questo giardino naturale si siedono i Sadhu giunti scalzi dall’India e i monaci tibetani; le fedi convivono armoniosamente e sono sorti alcuni piccoli luoghi di ritiro, che appartengono a induisti, sia vishvaiti che shivaiti, e buddisti. 19°g.  15/5 Muktinath – Jomoson (2713 mt)  Facile e graduale discesa verso il fiume; si transita dal bel villaggio di Jarkot. La vista dall’alto di Kagbeni, con lo sguardo che spazia dalla vetta del Dhaulagiri al Mustang, lascia un ultimo, profondo ricordo. Tappa di circa 5 ore. 20°g.  16/5 Jomoson – Pokhara – Katmandu Pomeriggio libero. 21°g.  17/5 Katmandu e volo di rientro  Giornata libera per acquisti, visite, ecc. Il volo di rientro parte nella serata. 22°g.  Mercoledì 18 maggio, arrivo a destinazione
NEPAL 2003: Valle di Katmandu, come un grande Mandala; est.: trek a Muktinath
Un approfondito incontro con l’arte e la cultura del Nepal
Periodo: 1 nov - 9 nov
Ornata dalle tre antiche capitali (Bakthapur, Patan e Katmandu) e costellata da innumerevoli luoghi di culto, la valle si Katmandu, che si apre come un sacro mandala tra le vette della catena himalayana e le giungle del subcontinente indiano, secondo la tradizione si è addirittura misticamente autogenerata. Le religioni animiste, induiste e buddiste qui vengono praticate da millenni senza soluzione di continuità e senza aver subìto, a differenza dell’India, le distruzioni perpetrate dagli invasori musulmani. La fitta trama di relazioni intessuta tra gli dèi, i demoni e i guru che l’hanno popolata nel corso dei secoli è tutt’ora riflessa nel tantrismo, il peculiare indirizzo ritualistico qui assunto dalle due grandi religioni indiane, che ha generato una spettacolare ed illuminante fioritura di manufatti artistici in pietra, legno e metallo, frutto della peculiare visione e raffinatissima abilità rappresentativa degli artisti Newari. Per l’intera durata del soggiorno a Katmandu si alloggia all’Hotel Vajra, immerso in un bel giardino e posto ad un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu. L’hotel  dispone di un ottimo standard di servizi e di confortevoli stanze singole e doppie con bagno; è costruito nello stile tradizionale newari, con decorazioni in legno eseguite dall’artista Utam Raj di Patan, ed è dotato di piacevoli spazi comuni. Le colazioni e le cene, ottime per qualità e adatte anche ai gusti occidentali, si consumano nel  ristorante decorato dal maestro tamang Bimal Moktan. L’Hotel ospita anche la “East-West Library”, una biblioteca di testi religiosi in tibetano e sanscrito, e altri testi perlopiù in inglese di filosofia, scienze naturali, arte e storia del Nepal ed offre diversi servizi quali lezioni di Yoga, meditazione e massaggi ayurvedici. Estensione, trekking a Muktinath Completa il viaggio un’estensione facoltativa di un breve trekking di inimmaginabile bellezza, ai piedi del gruppo dell’Annapurna e del Daulagiri (alto ben 8167 metri). Tra queste grandiose montagne dimorano il misticismo e le sue potenti radici animiste che affiorano nei monasteri, nelle grotte di meditazione e nei simboli di protezione che cingono i villaggi di magici esorcismi. Qui la relazione tra la natura e la gente è sensibilmente diversa da quella che si vive nella bellissima ma affollata valle di Katmandu. Meta del trekking è Muktinath, luogo di pellegrinaggio da tempo immemorabile sacro a Vishnu e Padmasambhava. In tempi antichi i Santi provenienti dall’India alla ricerca del mitico regno di Shangri La scoprirono la misteriosa fonte d’acqua che sgorga tra le fiamme tenui di un fuoco perenne; la Terra poneva di fronte a loro la sintesi degli elementi, terra, acqua, fuoco e aria; iniziarono così a spingersi fin lassù per meditare, rivelando solo a pochi discepoli l’ubicazione della sacra fonte. A Muktinath l’acqua miracolosa consente alle piante di crescere anche se ci si trova a 3660 mt di quota. In questo giardino naturale si siedono vicini i Sadhu giunti scalzi dall’India e i monaci tibetani; le fedi convivono armoniosamente e sono sorti alcuni piccoli luoghi di ritiro. Il percorso è eseguibile a cavallo anche da chi non fosse allenato e l’inizio del sentiero si raggiunge  comodamente con uno spettacolare volo. Durante il trekking si alloggia in piccole Guest House, simili ai nostri rifugi alpini.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Sabato 1 novembre, partenza per Katmandu. 2°g.  2/11 Arrivo a Katmandu   Accoglienza in aeroporto trasferimento in albergo. Passeggiata alla collina di Swayambhu con visita dello stupa e vista del tramonto sulla valle. Cena in albergo. 3°g.  3/11 Patan Visita dell’antica capitale newari, al mattino la zona nord con il Tempio d’Oro ed il Kumbeshwor, poi il bellissimo museo di scultura, dove si pranza nel giardino. Il pomeriggio è dedicato alle zone est e sud con visita dei templi indù e buddisti e delle botteghe artigiane che producono le famose immagini sacre. Tornati alla vicina Katmandu si cena in uno dei ristoranti indiani della città. 4°g.  4/11 Katmandu Visita al centro antico di Katmandu, Durbar Square e dintorni, con i magnifici templi, l’antico palazzo reale e la galleria nazionale d’arte. Pranzo in centro. Pomeriggio in giro per Indra Chowk, il grande mercato e i negozi circostanti; ritorno a piedi in albergo attraversando Thamel. Cena in albergo. 5°g.  5/11 Swayambhunath e Pashupatinath Visita accurata della collina di Swayambhu con lo stupa ed i templi circostanti, delle colline adiacenti di Manjushri e Saraswati e del vicino Museo Nazionale. Pranzo in albergo. Nel pomeriggio, visita a Pashupatinath, l’antichissimo santuario indù lungo le rive del fiume Bagmati, dedicato a Shiva, dove vivono i sadhu ed hanno luogo le cremazioni. Cena in albergo. 6°g.  6/11 Bodnath e Vajrayogini Nel cuore del quartiere tibetano, ricco di botteghe e negozi, troviamo il grande stupa di Bodnath e importanti templi e monasteri. Si visitano quello Nyingma di Sechen, dove risiede l’incarnazione del grande Lama Dilgo Kyentse Rinpoche e il “monastero bianco” Ka-Nying di tradizione Kagyu e Nyingma fondato da Urgyen Tulku. Pranzo in un ristorante tibetano. Nel pomeriggio si raggiunge il villaggio di Shanku ed il santuario di Vajrayogini, uno dei più antichi della valle. Si resta fino al tramonto, poi cena in albergo. 7°g.  7/11 Bakthapur e Changu Narayan  Visita alla terza antica capitale della valle, ricca di bellissimi templi newari, con tre interessanti musei (arte figurativa, metallo e legno). Pranzo in città ed eventualmente visita ad una bottega di produzione di tangka. Nel pomeriggio escursione a Changu Narayan, magnifico santuario dedicato a Vishnu, posto su un’ altura che domina la valle. Si resta fino al tramonto, poi cena in albergo. 8°g.  8/11 Budanilkantha (minitrek o giornata libera)  Facile escursione a piedi fino a Budanilkantha nella zona nord della valle, per ammirare la statua di Vishnu addormentato sul serpente cosmico. Poi, sempre a piedi, ritorno a Bodnath attraverso villaggi e templi. Cena in albergo. Per chi rientra 9°g.  9/11 Katmandu, volo di rientro    Giornata libera; in serata ci si imbarca sul volo di rientro. 10°g.  Lunedì 10 novembre, arrivo a destinazione Per chi prosegue 9°g.  9/11 Katmandu - Pokara Si effettua il viaggio in pulmino per poter ammirare l’ambiente nepalese; l’itinerario è interessante, si transita da molti villaggi. A Pokhara visita della cittadina e del lungolago. 10°g.  10/11 Pokhara – Jomoson (2713 mt) – Kagbeni (2810 mt)    Un volo stupendo che costeggia le falde dell'Annapurna e del Daulagiri, due giganti himalaiani di oltre 8000 metri, porta a Jomoson. Da Jomoson inizia il trekking in un ambiente vasto tra montagne che troneggiano 5000 mt più in alto! Il bagaglio personale, per tutto il percorso, è trasportato da portatori. Da Jomoson ci si incammina per Kagbeni che dista circa tre ore. Il sentiero segue il greto del fiume quasi sempre  pianeggiante. L’ambiente è sempre più desertico, man mano che si procede verso nord. Il villaggio di Kagbeni è immerso in un altro secolo, con le caratteristiche tipiche dei villaggi d’alta quota di cultura tibetana e un interessante monastero di scuola Sakya. 11°g.  11/11 Kagbeni – Jarkot (3400 mt)    La salita per Jarkot inizia ripida per un tratto, con panorami meravigliosi sull’oasi di Kagbeni e la lunga e arida valle che porta in Mustang. Si raggiunge presto l’oasi d’alta quota su cui troneggia il monastero di questo stupendo villaggio. E’ la giornata più impegnativa: circa 5 ore di cammino. 12°g.  12/11 Jarkot – Muktinath (3660) Una breve salita porta al villaggio posto nei pressi del santuario di Muktinath. Si utilizza il pomeriggio per visitare il bosco dei pioppi sacri, uno dei luoghi più incantati di tutto l’Himalaia, santuario delle Dakini e dei quattro elementi, dedicato a Vishnu e Padmasambhava, con le 108 fonti d’acqua e le fiamme autogenerate. 13°g.  13/11 Muktinath Giornata dedicata all’esplorazione dei vicini villaggi della valle; ci si sofferma in particolare a Dzong e Chhuigur, dove si trovano interessanti rovine e monasteri dove sono presenti le antiche tradizioni Bon. 14°g.  14/11 Muktinath – Jomoson    Giornata di tranquilla discesa. Le immense masse di Nilgiri e Daulagiri (8167 mt) dominano l’orizzonte. 15°g.  15/11 Jomoson – Pokhara – Katmandu Da  Jomoson con l’aereo si torna prima a Pokhara e da qui, sempre in volo, si rientra a Katmandu. Ci si sistema in albergo e si pranza. Pomeriggio libero. 16°g.  16/11 Katmandu, volo di rientro   Giornata libera; in serata ci si imbarca sul volo di rientro. 17°g.  Lunedì 17 novembre, arrivo a destinazione Nota tecnica per il trekking Il trekking prevede di camminare da 2.700 mt fino ai 3.660 mt di Muktinath, quote relativamente basse per l’Himalaia. Tappe e tempi previsti e la possibilità di utilizzare montature per alleviare le salite hanno già consentito in passato alle persone interessate di dedicarsi a questo bel percorso, anche se alla prima esperienza e non allenate. La soddisfazione di avvicinare luoghi raggiungibili solo a piedi ripaga di gran lunga ogni sforzo, e apre nuove possibilità e prospettive. Il clima previsto è secco, ma le escursioni termiche sono notevoli e le temperature notturne possono essere basse, anche se non scendono allo zero in questa stagione. È quindi necessario dotarsi di un’attrezzatura adeguata, eventualmente noleggiabile a Katmandu. Si consiglia di portare degli indumenti in pile ed una giacca di piumino o una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare gli strati termici in capilene e pile, un paio di scarponcini comodi e caldi e uno zaino per tenere le cose d’uso della giornata. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Un sacco a pelo caldo o anche solo un sacco lenzuolo per chi utilizza le coperte fornite nei lodge. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare almeno il filtro polarizzatore.