STORICO VIAGGI

INDIA HIMALAIA

 

INDIA HIMALAIA

Le regioni himalaiane dell’India seguono l’intero arco della più affascinante e grandiosa catena di monti al mondo: in questo vasto spazio troviamo praticamente tutti i tipi di ambiente naturale che lo compongono ed un ampio spettro dei mondi culturali ed etnici che preserva. Ogni regione presenta caratteristiche diverse, come si è cercato di illustrare sinteticamente nelle pagine che ne descrivono le parti occidentali ed orientali. Le opportunità per esplorare e conoscere mondi affascinanti sono quindi innumerevoli.

Amitaba nel corso degli anni ha esplorato l’intera regione in modo completo, sia ad ovest che ad est, e nell'Himalaia indiano organizza periodicamente viaggi di gruppo, a volte anche di trekking, condotti da nostre guide qualificate e riportati nel Calendario partenze.

Siamo a vostra disposizione per organizzare anche viaggi su misura. Per valutare le diverse possibilità e farsi un’idea sui percorsi a cui potersi ispirare, si può iniziare consultando la parte dedicata ai viaggi su misura in India Himalaia. E si possono esaminare i viaggi di gruppo eseguiti da Amitaba che si trovano qui nello storico: ve ne sono un gran numero e toccano ogni luogo ed aspetto, anche culturale, di queste regioni.

Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel. 02 33614196

 

LE NOSTRE ESPERIENZE DI VIAGGIO

I viaggi in calendario sono stati tutti condotti da una nostra guida per favorire la conoscenza, oltre che dei luoghi, della cultura.
INDIA HIMALAIA 2019: Ladakh, Trek di Markha e Stock K.
Opzione di salita allo Stock Kangri
Periodo: 8 set - 22 set
Arrivati in volo a Leh, la cittadina capitale del Ladakh posta a 3500 mt di quota, si trascorrono i primi tre giorni facendo delle interessanti visite culturali; una fase ottima anche per l’acclimatamento. Si parte quindi per il percorso a piedi che dura 9 giorni, incontrando il passo del Ganda La (4900 mt) il secondo giorno di cammino. Con questa progressione non dovrebbero sussistere particolari problemi di adattamento alla quota, che è un fattore determinante da considerare in un trekking himalaiano. Il percorso è abbastanza impegnativo, ma alla portata anche di persone non specialiste, ed è quasi tutto percorribile anche a cavallo: alcuni preferiscono avere al seguito una montatura per alleviare le tappe, una opzione che va però esplicitata prima della partenza. I cavalli sono docili e non serve avere precedenti esperienze per montarli. Amitaba cura tutti gli aspetti organizzativi: fornisce il materiale per la cucina ed i campi ad esclusione del sacco a pelo, cura il trasporto dei materiali, del bagaglio personale, l’allestimento dei campi e la preparazione del cibo. Se richiesto, è possibile noleggiare il sacco a pelo localmente. Per l’attrezzatura personale si faccia conto su di un clima secco, tenendo presente però che non può mai essere esclusa la possibilità di piogge o nevicate; le temperature minime solitamente sono a Nimaling, dove a settembre è possibile andare sotto lo zero termico. Il nostro consiglio per il sacco a pelo è un gradiente omologato per -10/-15°C., stante che le tabelle termiche sono solitamente molto ottimistiche. Al termine del trekking vi è la possibilità di salire lo Stock Kangri (6153 mt), seguendo la via normale. Questa avventura non richiede elevate doti alpinistiche, ma non è per novizi. Quasi tutti salgono senza formare una cordata seguendo il percorso individuato dalla guida locale, affidandosi alla capacità propria con l’utilizzo di ramponi e picozza, senza necessità di piolet anche se in alcuni punti la salita è ripida. Si utilizzano in tutto cinque giorni, incluso l’avvicinamento e un giorno tenuto di riserva. Chi non si cimenta con la salita anziché rientrare in Italia può attendere i compagni a Leh. Amitaba in questo caso potrà proporre diverse esplorazioni interessanti per utilizzare ottimamente il tempo, ad esempio andare al lago di Pangong e / o percorrere il sentiero ad ovest di Leh sul versante settentrionale dell’Indo tra Likir e Temisgum. Sempre che … non si preferisca bighellonare nella piacevolissima Leh. L'alta quota del Ladakh Andare in Ladakh significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a 3500 metri di altitudine. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. Per l’adattamento alla quota molte persone hanno avuto un riscontro positivo per utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO (Le tappe del trekking richiedono da 4 a 7 ore di cammino circa) 1°g. Domenica 8 settembre, partenza in volo per Delhi Per raggiungere Delhi vi sono diverse possibilità si scelta per i voli e Amitaba può prenotare quello preferito dai viaggiatori; la maggior parte dei collegamenti giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo. Il volo suggerito per il viaggio, che fa da riferimento per i servizi di trasferimento indicati, è quello dell’Alitalia che parte da Milano Malpensa per Roma Fiumicino alle 10.00 con arrivo alle 11.10; da Fiumicino di parte per Delhi alle 15.00. Per chi orari da altri porti di partenza contattare Amitaba. 2°g. 9/9 Delhi - Leh L’atterraggio a Delhi è previsto alle 2.00; si espletano le formalità d’ingresso e ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto. Il volo per Leh della Vistara parte alle 7.00 con arrivo previsto alle 8.25 (orario da confermare); dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. All’arrivo si viene ricevuti dal rappresentante di Amitaba del Ladakh. Sistemazione in uno dei migliori hotel della città e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g. 10/9 Leh – Mangyu - Alchi Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Si prosegue verso ovest; a Saspol si attraversa il fiume e lo si segue per un tratto lungo la sponda meridionale per poi risalire una pittoresca valle che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile, che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate abbiano potuto giungere in una delle valli più remote al mondo! Ridiscesi al fiume si torna verso il ponte arrivando poco oltre al monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi, la Alchi Heritage Home o simile; questi alberghetti richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino, ma donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. 4°g. 11/9 Alchi – Lamayuru – Likir – Phyang - Leh Si continua a seguire la valle dell’Indo e quindi la strada risale una spettacolare gola verso sud, arrivando attraverso profonde gole alle incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Dopo la visita si rientra verso Leh; oltrepassata la confluenza tra Indo e fiume Zanskar una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, con un’imponente statua di Maitreya che sovrasta il bel complesso; vi risiedono circa 150 monaci. A circa mezz’ora da Leh si visita il monastero di Phyang, situato a nord della strada; è molto interessante, con sale finemente affrescate e diverse statue tipiche dell’esoterica scuola dei Drigung Kagyu, alla cui tradizione appartiene il Gompa. A Leh si alloggia presso il medesimo hotel. 5°g. 12/9 Leh – Spituk; trek 1, tappa fino a Yuruntse Si lascia Leh, sostando per una visita al monastero di Spituk. Si attraversa il fiume Indo nei pressi del Gompa, qui la quota è di 3200 mt, e se ne segue il percorso per un lungo tratto; nella parte iniziale vi è una mulattiera percorribile in jeep e si vedrà in che punto iniziare il cammino. Si imbocca una stretta valle laterale che fende le montagne ed alla giunzione col sentiero che scende dal passo dello Stock la valle si apre. Salendo verso la casa solitaria di Yuruntze (circa 4100 mt) la vetta dello Stok Kangri domina il panorama con i suoi 6153 mt di quota, in un contesto di colori da tavolozza. 6°g. 13/9 Trek 2, Yuruntse – Ganda La – Shingu Si sale al passo del Ganda La (circa 4900 mt) che offre un ampio panorama che spazia fino allo Zanskar, una selva immensa di montagne desertiche. Si scende attraverso dei tranquilli pascoli, e ci si ferma nei pressi del minuscolo villaggio di Shingu. 7°g. 14/8 Trek 3, Shingu – Skiu – Pentze Discendendo una pittoresca gola, dominata da vette verticali che ricordano le nostre dolomiti, si giunge al fiume Markha nei pressi del piccolo monastero di Skiu (circa 3400 mt). Da qui, risalendo il flusso delle acque, si incontrano piccoli villaggi e sui bordi della valle si osservano tracce di romitaggi e rovine di antiche costruzioni. Non si conosce quasi nulla della storia di questa valle e le persone del luogo non posseggono che informazioni generiche; è molto interessante esplorare alcuni di questi affascinanti resti. 8°g. 15/8 Trek 4, Pentze – Markha Si prosegue lungo la valle arrivando fino a Markha (circa 3700 mt), il villaggio principale, con le rovine di un vecchio forte e un piccolo monastero. 9°g. 16/9 Trek 5, Markha – Tschatchutse Il Kang Yatse (6400 mt) domina il fondo della vallata. Anche l’ultimo villaggio di Tscatchutse (circa 4160 mt) presenta le interessanti rovine di una ardita fortificazione abbarbicata ad un impossibile dirupo. 10°g. 17/9 Trek 6, Tschatchutse – Nimaling Si sale gradualmente alle pasture degli yak di Nimaling, ai piedi del Kang Yatse. L’ambiente è simile all’altopiano del Rupshu, la sensazione è di essere in un mondo lunare. Il punto di campo è a circa 4850 mt. 11°g. 18/9 Trek 7, Nimaling Giornata di riposo per gustare l’ambiente. Si possono fare diverse passeggiate nei dintorni del campo, o proseguire lungo la valle ai piedi del Kang Yatse o risalirne le pendici. 12°g. 19/9 Trek 8, Nimaling – Kongmaru La – Sumdo Si sale al passo del Kongmaru (5150 mt) direttamente dalle pasture di Nimalung; lo sguardo spazia a nord est fino alle montagne del Tibet ed a sud la visuale sulla valle di Nimaling e la catena del Kang Yatse è stupenda. La discesa precipita in una gola policroma caratterizzata da forme geologiche bizzarre, quasi antropomorfe, si scende fino a circa 3700 mt. 13°g. 20/9 Trek 9, Sumdo – Shang – Hemis – Leh A Shang con una breve deviazione si raggiunge un interessante monastero; la strada dista solo qualche ora di cammino. Con le jeep si arriva nella valle dell’Indo; con una breve deviazione ci si reca al grande monastero di Hemis, il principale di scuola Drukpakagyu del Ladakh, un sito che è un’importante meta di pellegrinaggi e ospita una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Si prosegue quindi per Leh, che dista circa 50 km, dove si alloggia nel medesimo hotel. Per chi rientra NB: per chi preferisce restare in Ladakh e rientrare coi compagni che si recano allo Stock Kangri Amitaba predisporrà quanto richiesto, in funzione dei desideri e delle esigenze di ciascuno. 14°g. 21/9 Leh – Delhi e volo di rientro Il volo della Vistara parte alle 9.00 con arrivo a Delhi alle 10.30 (orario da confermare), dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza per eseguire visite, acquisti e cenare in città. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto. 15°g. Domenica 22 settembre, arrivo a destinazione Il volo Alitalia parte da Delhi alle 3.50 con arrivo a Roma Fiumicino alle 8.50; il collegamento per Milano Malpensa parte alle 13.20 con arrivo alle 14.30. Salita allo STOCK KANGRI 14°g. 21/9 Leh Giornata di relax a Leh. 15°g. 22/9 Leh – Stock – Campo 1 Si raggiunge in jeep l’oasi di Stock situata a sud di Leh, dove si trovano un bel monastero e il Palazzo Reale, attuale residenza del Re Namgyal, di cui si possono visitare alcune parti. Un poco oltre inizia il sentiero; si segue la valle in salita arrivando ad un colle che si supera tra peculiari stratificazioni verticali di rocce rosse giungendo al punto di campo. 16°g. 23/9 Campo 1 – Campo Alto Si continua in costante salita fino al Campo Alto; alcune spedizioni partono da qui per la vetta, ma si è molto più avvantaggiati se ci si sposta prima al Campo Avanzato. 17°g. 4/9 Campo Alto – Campo Avanzato Ci sono due possibili posizioni di campo in funzione delle condizioni, o all’inizio della lingua del ghiacciaio o più in alto sul lato destro delle colate di neve. 18°g. 25/9 Stock Kangri e rientro al Campo Alto 19°g. 26/9 Giornata di riserva 20°g. 27/9 Campo Alto – Stock – Leh Giunti all’oasi di Stock si trovano le jeep con cui si rientra a Leh, dove si alloggia nel medesimo hotel. 21°g. 28/9 Leh – Delhi Il volo della Vistara parte alle 9.00 con arrivo a Delhi alle 10.30 (orario da confermare), dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza per eseguire visite, acquisti e cenare in città. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto. 22°g. Domenica 29 settembre, arrivo a destinazione Il volo Alitalia parte da Delhi alle 3.50 con arrivo a Roma Fiumicino alle 8.50; il collegamento per Milano Malpensa parte alle 13.20 con arrivo alle 14.30. Nota: chi ne ha la possibilità, può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola da regalare. Questi materiali verranno raccolti dai nostri collaboratori per essere distribuiti a chi ne ha più bisogno, solitamente alla fine del viaggio: così si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa. POSSIBILE ESTENSIONE AD AGRA E JAIPUR Giunti a Delhi chi volesse visitare i siti ‘superclassici’ dell’India, Agra con l’immortale Taj Mahal e Fatehpur Sikri, e Jaipur, con il celeberrimo Amber Palace, potrà eseguire una breve estensione che richiede solo due notti in più (ma se si preferisce si può chiaramente ampliare). Il programma prevede di venire accolti all’aeroporto di Delhi e di recarsi direttamente ad Agra (220 km a sud est), dove si visitano il Forte Rosso e, alle luci dell’imbrunire, il Taj Mahal. Si riparte al mattino in direzione ovest per Fatehpur Sikri (36 km), la capitale che venne fondata dall’imperatore Mughal Akbar nel 1569 e poi abbandonata solo 16 anni dopo; da qui si continua sempre verso ovest per Jaipur (208 km), dove si sosta la seconda notte. A Jaipur si visitano il Palazzo e l’Osservatorio e, prima di lascare la città, l’Amber Palace, situato tra i colli a nord della città; da qui si prosegue per l’aeroporto di Delhi (240 km).
INDIA HIMALAIA 2019: Ladakh, festival di Taktok, Pangong e Nubra
Estensione: laghi del Rupshu
Periodo: 3 ago - 18 ago
Tutti i dettagli sono indicati di seguito, nel programma del viaggio. Per ulteriori informazioni sul territorio ed un approfondimento delle tematiche culturali e storiche si possono consultare le pagine del sito di Amitaba, con particolare riferimento alla sezione dedicata all’India himalaiana occidentale. Una nota pratica Gli spostamenti vengono effettuati con veicoli privati. A Leh si alloggia in un comodo hotel – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro alberghetto di montagna, ma la pulizia è sufficiente, si dispone di stanze con bagno e acqua calda e l’hotel ha un generatore di corrente nel caso (…spesso) “salti” la luce.Fuori da Leh si alloggia in piccoli alberghetti; queste sistemazioni richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino. Alcuni sono decisamente carini, arredati in tipico stile ladakho, e donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. Durante l’estensione ai laghi del Rupshu si utilizzano campi fissi. A Delhi non è previsto l’utilizzo di hotel per via delle connessioni volo che non lo rendono necessario; se si preferisse, Amitaba potrà predisporre questo servizio e soddisfare ogni altra richiesta dei viaggiatori, con costi molto contenuti. I Cham (festival) del Ladakh I Cham del Ladakh offrono un ottimo modo per avvicinarne la cultura e lo spirito, ammirando i monaci agghindati con maschere e sgargianti costumi tradizionali che al suono di musiche rituali creano una riproduzione simbolica dello Tse Chu, ovvero l'evocazione di Guru Rimpoce (Padmasambhava) e dei principali insegnamenti del buddismo tibetano. Ogni monastero aggiunge parti inerenti la propria storia ed origine, facendo di ogni Cham un capolavoro a sé. Molto è stato scritto in merito a queste sofisticate rappresentazioni per interpretare il significato trascendente dei movimenti, delle figure, delle musiche e dei testi. Ma al di là di un interesse accademico, in queste occasioni si partecipa ad uno dei rari momenti in cui la gente si stacca dalle fatiche della dura vita dell’ambiente himalaiano: tutti accorrono indossando bellissimi costumi tradizionali e per il visitatore, ma anche per i ladakhi, l'aspetto umano, folcloristico e di scambio che animano l’evento hanno un interesse forte almeno quanto il loro contenuto esoterico. L’alta quota del Ladakh Andare in Ladakh significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a quasi 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare nello sforzo fisico i primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. Le parti che possono generare più apprensione sono la sosta al lago di Pangong, situato a 4240 mt, e l’escursione a Nubra. A Pangong si sosta l’ottava notte dopo l’arrivo in quota, quindi si è sufficientemente acclimatati. Nubra, a nord di Leh, si raggiunge scavalcando il passo di Kardung alto ben 5354 mt (sulle guide è spesso ancora indicato a 5602 mt, ma la quota corretta data da misura satellitare è questa), dove l’impatto fisico di una salita ad una quota così elevata è attenuato avendo l’accortezza di non sostarvi troppo a lungo e procedendo per la discesa che riporta a circa 3100 mt di quota, più bassa del punto di partenza; non si ha così il tempo di subire gli effetti dell’esposizione all’aria rarefatta del passo. A Tso Moriri in Rupshu (4522 mt), per chi segue l’estensione, si giunge la quattordicesima notte. Molti hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2 o 3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso non preventivo, successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Clima e attrezzature A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh invece il clima è secco e le temperature più miti. A Pangong ed ai laghi del Rupshu, per chi segue l’estensione, le escursioni termiche sono notevoli per via della quota, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca, e temperature minime che possono arrivare anche a zero gradi. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare in modo confortevole le serate più fredde. Si consiglia di portare indumenti in pile ed una giacca di piumino o meglio ancora una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, ed un paio di scarponcini comodi e caldi per i percorsi a piedi. Molti portano un sacco lenzuolo per evitare di dover per forza utilizzare le lenzuola fornite localmente, a volte non bellissime. Portare uno zaino. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi ed una pila, possibilmente frontale (quelle che si tengono in testa con una fascia elastica).   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Sabato 3 agosto, partenza in volo per Delhi Per raggiungere Delhi in India vi sono diverse possibilità si scelta per i voli e Amitaba può prenotare quello preferito dai viaggiatori; la maggior parte dei collegamenti giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo. All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto. 2°g. 4/8 Delhi – Leh Il volo per Leh parte di prima mattina (orari da verificare); dall’aereo si godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dal corrispondente di Amitaba in Ladakh; sistemazione in uno dei migliori hotel della città (il Lasermo, lo Snowland o simile) e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g. 5/8 Leh, escursione a Shey, Tikse, Stakna e Matho L’escursione inizia con una prima visita a Shey, situato a breve distanza ad est di Leh, un sito storicamente importante perché fu anche la sede del palazzo reale e dove nel tempio si ammirano antichi dipinti. Si continua con Tikse, tra i più celebri e attivi monasteri del Ladakh, una delle perle della regione: ricco di templi, contiene molte importanti opere d’arte ed un’impressionante raffigurazione di Yamantaka che regna nel Gonkhang. La grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, di recente fattura, è diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. Proseguendo lungo la valle dell’Indo, si attraversa poco lontano da Tikse il fiume Indo su di uno stretto ponte arrivando al monastero di Stakna, che si staglia su di un panoramico colle morenico sopra il fiume e rivela sale ed interni interessanti, incluso l’appartamento dell’abate, che solitamente si può visitare. Da qui ci si reca alla vicina oasi di Matho, sede di un affascinante sito di scuola Sakya, reso celebre anche dal peculiare festival invernale che è presenziato da… degli oracoli; in effetti è un luogo che dà a molti la sensazione di essere intriso di energia esoterica, in special modo nello scuro Gonkhang degli oracoli, col pavimento coperto di tsampa e pervaso dall’odore di chang. Da qui si rientra a Leh. 4°g. 6/8 Leh – Phyang - Bazgo – Saspol - Alchi Si lascia Leh seguendo la valle del’Indo verso ovest; con una breve deviazione si raggiunge il monastero di Phyang, un sito molto interessante con sale finemente affrescate e molte statue tipiche dell’esoterica scuola dei Drigung Kagyu, alla cui tradizione appartiene il Gompa. Proseguendo, oltre la spettacolare confluenza col fiume Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte ed alcuni templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol: custodiscono affreschi di sorprendente bellezza in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si prosegue per il vicino monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi, la Heritage Home o simile. 5°g. 7/8 Alchi – Mangyu – Rizong – Wanla - Lamayuru Si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire una pittoresca valle a sud del fiume che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa ed in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate potettero giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre i veicoli fanno il giro della vallata arrivando dopo qualche chilometro di strada allo stesso punto. Si prosegue lungo l’Indo e lo si lascia con una deviazione verso nord incontrando un interessante convento femminile e poco oltre il monastero di Rizong, ritenuto tra i più ascetici del Ladakh, che sembra quasi sospeso alla chiusura di una stretta valle. Dopo la visita si continua a seguire la valle dell’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola a sud; la si lascia con una deviazione che porta all’oasi di Wanla, che preserva un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente alla tradizione dei Drigung, restaurato da un gruppo di svizzeri, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Tornati sulla strada principale ci si inerpica tra le incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia in una locanda dell’oasi, la Lamayuru Moonland o simile. 6°g. 8/8 Lamayuru – Atise – Gyal – Mulbeck Dopo la visita di Lamayuru si prosegue lungo la strada che serpeggia verso ovest; prima del passo si segue una stradina sterrata che porta all’eremo di Atise, un luogo di ritiro del monastero di Lamayuru. Superato il Fatu La (4147 mt) ed oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Poco oltre si arriva a Mulbekh, dove si trova la famosa statua rupestre di Buddha Maitreya (VII secolo); si alloggia qui in una locanda del villaggio. 7°g. 9/8 Mulbeck - Shergol – Likir - Leh Nei pressi di Mulbeck con una breve deviazione si arriva al villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato ad uno sperone roccioso, anche questo ripreso nel film “Samsara”. A Mulbeck con una piacevole passeggiata si raggiungono i due antichi monasteri posti su di un panoramico colle sopra al villaggio. Si inizia quindi a ripercorrere la panoramicissima strada che, valicati i passi Namika e Fatu, transita da Lamayuru e si tuffa nella valle dell’Indo. Oltrepassata la confluenza tra Indo e fiume Zanskar una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa e il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, con un’imponente statua di Maitreya che sovrasta il bel complesso; vi risiedono circa 150 monaci. Giunti a Leh si alloggia presso il medesimo hotel. 8°g. 10/8 Leh – Taktok (festival) Si risale per un tratto la valle dell’Indo e superato Tikse si imbocca la valle laterale che porta a nord del fiume verso le oasi di Chemrey, Taktok ed il passo del Chang La. Oltrepassato il pittoresco monastero di Chemrey si arriva al piccolo villaggio dove si trova l’antico monastero di Taktok, l’unico di tradizione Nyingmapa del Ladakh, dove tra oggi e domani si svolge il festival annuale. Il piccolo Gompa è molto interessante, vi sono due sale con affreschi finemente realizzati, ma la sacralità speciale del luogo è data dalla grotta di meditazione dove secondo la tradizione meditò Guru Padmasambhava. Le rappresentazioni vengono tenute in uno spazio apposito vicino al Gompa; sono molto belli i costumi e le maschere utilizzate dai monaci, e le musiche tradizionali. Si raduna qui una piccola folla formata in gran parte dagli abitanti della vallata che sfoggiano i propri abiti tradizionali migliori e colgono l’attesa opportunità di un’allegra pausa dal loro duro lavoro, un momento conviviale creato da un motivo religioso, e un gioioso incontro sociale. Si alloggia nell’oasi presso il semplice Fanna Resort. 9°g. 11/8 Taktok (festival) – Pangong Nel corso della mattina si seguono le rappresentazioni del festival. Si parte quindi per il lago di Pangong; si lascia l’oasi di Taktok salendo verso nord al passo di Chang (5360 mt), con grandiosi panorami che spaziano sulle catene di monti che si affacciano sulla valle dell’Indo e oltre, fino al Kang Yaze (6400 mt), la più alta vetta della regione. La discesa attraversa alcune pasture e si immerge tra monti policromi fino a giungere al fiume Shyok, che da qui scorre verso Nubra; lo si risale per un breve tratto fino al villaggio di Tangtse, il principale della regione con le rovine di un vecchio castello ed un tempio recentemente ricostruito. Si prosegue per il lago di Pangong (4240 mt) risalendo un piccolo affluente dello Shyok verso est, attraverso un ambiente con forti colorazioni dove deserto e pasture si intersecano tra monti sulle cui cime si vedono alcuni ghiacciai; si arriva presto in vista delle acque incredibilmente turchesi del mitico lago. Una vastità azzurra, l’aria incredibilmente pura, tra monti altissimi, oltre ogni nostra capacità descrittiva, che ispirò alcuni passaggi stupendi dell’interessante libro “La via delle nuvole bianche” di A. Govinda. Le sue acque nella parte orientale arrivano nel Tibet a dominio cinese nei pressi della terza capitale dell’antico regno di Gughe, Rutok. Si alloggia presso la locanda Sarai o simile. 10°g. 12/8 Pangong – Shachukul – Chemrey – Hemis – Leh Si torna al villaggio di Tangtse; da qui si risale per un tratto il fiume Shyok e quindi si imbocca una valle a sud (circa 10 km) arrivando al villaggio ed al monastero di Shachukul, di scuola Drigung Kagyu. Nel vecchio Gompa si ammirano alcune interessanti statue, e, nel Lhakhang, affreschi nuovi ma di ottima fattura che ritraggono, tra i vari soggetti, il lignaggio da cui origina la scuola. Si torna a Tangtse e si riprende la strada attraverso l’altissimo passo del Chang La; prima di giungere all’Indo si sosta Chemrey, un Gompa dalla struttura vicina all’archetipo di quello che ci si può immaginare come un luogo di ritiro himalaiano, con le casette dei monaci incastonate nei versanti di un ripido colle sulla cui cima sorgono i templi, tanto che fu scelto per girarvi il film ‘Samsara’. Arrivati al grande fiume lo si attraversa per raggiungere il versante meridionale della valle arrivando al monastero di Hemis, il principale di scuola Drukpakagyu del Ladakh. E’ un’importante meta di pellegrinaggi, con diverse sale di preghiera affrescate ed ospita una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Completata la visita si prosegue per Leh, dove si alloggia nel medesimo hotel. 11°g. 13/8 Leh Mattinata libera. Nel pomeriggio visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia ed il mercato. 12°g. 14/8 Leh – Kardung La – Nubra L’escursione alla valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (5354 mt) posto a nord della città, che offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si estendono lungo il fiume Indo. La discesa si apre sulla valle del fiume Shyok, dove si ridiscende fino a circa 3100 mt, e conduce ad una vasta piana formata dalla confluenza tra questo ed il fiume Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. Giunti a Diskit si visitano il villaggio ed il monastero abbarbicato alle rocce, che offre una splendida panoramica sulla valle. Si alloggia presso l’hotel Mystic Erthhomes o simile. 13°g. 15/8 Nubra Da Diskit si prosegue lungo il fiume verso ovest, seguendo la vallata fino al villaggio di Turtuk, un tragitto di circa 85 km che richiede approssimativamente 2 ore e mezza. I panorami sono molto belli, si incontrano persone dell’etnia Baltì e si vedono piccole moschee. Rientrati nella valle di Nubra si sosta al minuto monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Nei pressi vi sono delle splendide dune di sabbia bianca, un luogo indimenticabile. Si rientra quindi in hotel. 14°g. 16/8 Nubra – Kardung La – Leh Si prosegue l’esplorazione di Nubra raggiungendo la parte settentrionale della vallata; oltre Sumur una breve passeggiata porta ad un magico laghetto, cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Proseguendo ancora un poco si transita dalle acque termali di Panamik (non ci si aspetti un granchè) e, giunti al ponte sul fiume, lo si attraversa e con una passeggiata si raggiunge il panoramico monastero di Ensa. Tornando ci si ferma per una visita a Sumur e si raggiungono le vicine dune bianche poste non lontano dalla confluenza dei fiumi. Si inizia quindi il percorso di ritorno – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio. A Leh sistemazione nel medesimo albergo. Per chi rientra 15°g. 17/8 Leh – Delhi Il volo per Delhi parte al mattino presto (orari da verificare), all’arrivo è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto. 16°g. Domenica 18 agosto, arrivo a destinazione Per chi prosegue, estensione "Laghi del Rupshu" 15°g. 17/8 Leh – Korzok (Lago di Tso Moriri) Si lascia Leh accompagnati da una guida locale di Amitaba che parla la lingua inglese. Il percorso inizia risalendo il corso dell’Indo in direzione est immergendosi tra ripide vallate con tratti molto pittoreschi tra ripide formazioni granitiche. Si lascia il fiume nei pressi di Mahe per arrampicarsi a sud sull’altopiano, dove laghi turchesi posti sopra i 4000 metri sembrano dipinti dal cielo! Il lago di Tso Kyagar è il primo capolavoro di questa natura incontaminata. Siamo nel regno dei nomadi tibetani, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili. In diversi punti si potranno incontrare i loro campi e le greggi di yak, e molti animali selvaggi come il kyang (il cavallo tibetano), miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Si raggiunge Korzok, sulle sponde del lago Tso Moriri, posto a 4522 mt di quota, il gioiello turchese del Rupshu che si estende per 30 chilometri. Al tramonto le cime innevate che circondano il lago e a sud sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, si alloggia in un campo fisso, il Nomadic Resort o simile. 16°g. 18/8 Tso Moriri Si dedica la giornata all’esplorazione della zona, con una magnifica passeggiata lungo le rive del lago, e si visitano il monastero e il piccolo villaggio; nella valle alle spalle del villaggio spesso si accampano i nomadi con i loro grandi greggi di yak. Sono molto speciali i tramonti dal colle che sovrasta Korzok. 17°g. 19/8 Korzok – Lago di Tso Kar Il percorso continua ad essere meraviglioso, si ritransita dal laghetto di Tso Kyagar (sorprenderà la diversità dei suoi colori); si lascia la strada che ritorna verso Mahe sull’Indo e superato un passoi si raggiunge Tso Kar (4530 mt), uno dei grandi laghi di questa regione utilizzato nei per secoli raccogliere il sale, utilizzato come merce di scambio in Ladakh. Si alloggia in un campo fisso, lo Tsokar Resort o simile. 18°g. 20/8 Tso Kar - Leh Raggiunta la strada militare che proviene dall’Himachal si valica il passo del Taklang (5328 mt) che riporta verso la valle dell’Indo. Si transita dal villaggio di Gya, dove si ammira un monastero su una rupe tra le rovine di un grande forte che cingeva le creste ardite, e proseguendo si entra in una gola tra ripide montagne policrome arrivando in breve al fiume Indo, di cui si segue il corso fino a Leh. Si alloggia nel medesimo albergo. 19°g. 21/8 Leh – Delhi Il volo per Delhi parte al mattino presto (orari da verificare), all’arrivo è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto. 20°g. Giovedì 22 agosto, arrivo a destinazione Nota: chi ne ha la possibilità, può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola da regalare. Questi materiali verranno raccolti dai nostri collaboratori per essere distribuiti a chi ne ha più bisogno, solitamente alla fine del viaggio: così si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa. POSSIBILE ESTENSIONE AD AGRA E JAIPUR L’estensione richiede solo due notti in più (ma se si preferisce la si può chiaramente ampliare) e portL’estensione richiede solo due notti in più (ma se si preferisce la si può chiaramente ampliare) e porta ai siti ‘superclassici’ dell’India; ci si reca a Jaipur, con il celeberrimo Amber Palace, alla capitale abbandonata di Fatehpur Sikri e ad Agra con l’immortale Taj Mahal. Il programma prevede di venire accolti all’aeroporto di Delhi e di recarsi direttamente a Jaipur (208 km) dove si visitano il Palazzo, l’Osservatorio ed il Palazzo dei venti; si alloggia presso l’hotel ‘heritage’ Shahpura House. Il giorno successivo si visita l’Amber Palace, potendo anche salire le grandi scalinate a dorso d’elefante, e quindi si prosegue per Fatehpur Sikri (208 km) e da qui ad Agra (36 km), dove si alloggia presso l’hotel Howard Plaza – the Fern. Ci si reca al Taj Mahal alle luci dell’alba e, dopo colazione, si visitano il Forte Rosso ed il mausoleo di Itmad Ud Daulah rientrando poi a Delhi andando direttamente all’aeroporto (220 km). Si viene accompagnati da un autista che parla la lingua inglese e se necessario si può richiedere in aggiunta una guida che parla la lingua italiana. L’estensione può essere eseguita anche prima del viaggio principale.
INDIA HIMALAIA 2019: Ladakh e Zanskar, con i festival di Hemis, Thongde e Kharcha
Estensione finale, rientro il 28/7: Pangong, gemma del Ciangtang
Periodo: 9 lug - 26 lug
ESTENSONE FINALE - Al termine del viaggio viene proposta una breve estensione (solo due giorni) per recarsi al lago di Pangong, completando in modo egregio una grandiosa visita di queste stupende regioni del mondo. Si arriva fino all’altopiano del Ciangtang, in un punto dove la cromia del territorio è decisamente magica e le acque turchesi del lago, la cui sponda orientale è situata nel Tibet a dominio cinese nei pressi della terza capitale dell’antico regno di Gughe, Rutok, sembrano brillare di luce propria. E’ poi possibile ampliare ulteriormente il programma con una breve estensione ai siti classici indiani. Tutti i dettagli del percorso sono indicati di seguito, nel programma del viaggio. Per ulteriori informazioni sul territorio e un approfondimento delle tematiche culturali e storiche si possono consultare diverse pagine del sito di Amitaba, con particolare riferimento alla la sezione dedicata all’India himalaiana occidentale. Una nota pratica Il viaggio non richiede l’utilizzo di campi mobili: in questi ultimi anni sono sorte sistemazioni accettabili che consentono di raggiungere lo Zanskar in modo più semplice e un poco più comodo. A Leh si utilizza un albergo – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro semplice hotel di montagna, ma la pulizia è sufficiente, le stanze hanno bagno e acqua calda e l’hotel dispone di un generatore di corrente nel caso (…spesso) “salti” la luce. Lasciata Leh si alloggia in semplici hotel e locande per l’intero percorso. Gli alberghetti locali richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino. Alcuni sono decisamente carini, arredati in tipico stile ladakho, e donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. A Delhi non è previsto l’utilizzo di hotel per via delle connessioni volo che non lo rendono necessario; se si preferisse Amitaba potrà predisporre questo servizio e soddisfare ogni altra richiesta dei viaggiatori, con costi molto contenuti. Si parte da Leh con le jeep seguendo un itinerario entusiasmante sia per l’incomparabile bellezza della natura che per l’opportunità che offre di visitare molti dei monasteri e villaggi più belli del Ladakh e dello Zanskar, dove il tour prevede la visita di gran parte dei siti significativi della regione. Amitaba in Zanskar collabora in diverse attività di sostegno, come si può leggere sul nostro sito; ad esempio a Sani ha completato un progetto di restauro ed in diversi siti ha collaborato con la “Stupa Onlus” ai restauri degli stupa, tra cui quelli di Rangdum, Phe e Zangla dove, con il Gyalpo (Re) dello Zanskar, che è anche stato nostro ospite in Italia, sono stati fatti interventi nel villaggio ed al convento femminile. I partecipanti beneficeranno così dei nostri contatti nella regione, potendo avere un incontro più approfondito con la gente del luogo. I Cham (festival) del Ladakh e dello Zanskar I Cham del Ladakh e dello Zanskar offrono un ottimo modo per avvicinarne la cultura e lo spirito, ammirando i monaci agghindati con maschere e sgargianti costumi tradizionali che al suono di musiche rituali creano una riproduzione simbolica dello Tse Chu, ovvero l'evocazione di Guru Rimpoce (Padmasambhava) e dei principali insegnamenti del buddismo tibetano. Ogni monastero aggiunge parti inerenti la propria storia ed origine, facendo di ogni Cham un capolavoro a sé. Molto è stato scritto in merito a queste sofisticate rappresentazioni per interpretare il significato trascendente dei movimenti, delle figure, delle musiche e dei testi. Ma al di là di un interesse accademico, in queste occasioni si partecipa ad uno dei rari momenti in cui la gente si stacca dalle fatiche della dura vita dell’ambiente himalaiano: tutti accorrono indossando bellissimi costumi tradizionali e per il visitatore, ma anche per i ladakhi e gli zanskari, l'aspetto umano, folcloristico e di scambio che animano l’evento hanno un interesse forte almeno quanto il loro contenuto esoterico. La regione Himalaiana dello Zanskar Lo Zanskar è la regione più remota dell’Himalaia indiano. Per arrivarci da Leh, la capitale del Ladakh si percorrono 230 km verso ovest fino a Kargil, lungo una strada spettacolare e molto varia che segue inizialmente il fiume Indo e transita dal monastero di Lamayuru, e, valicando due panoramici passi, porta a Mulbeck e nella zona a maggioranza islamica di Kargil. Da qui si imbocca l’unica via di accesso allo Zanskar agibile ai veicoli motorizzati, una spettacolare strada sterrata bloccata dalla neve anche per 9 mesi all’anno, che risale le acque del fiume Suru, un affluente dell’Indo. Dopo aver sfiorato maestosi ghiacciai che scendono da vette altissime dominate dal Nun (7135 mt) si raggiunge l’isolato monastero di Rangdum, posto su un colle morenico al centro di una valle di inimmaginabile bellezza, dove le vaste pasture degli yak sono coperte da milioni di stelle alpine. Rangdum segna la transizione dal mondo dell’Islam che popola le valli sottostanti alla cultura del buddismo tibetano. Proseguendo oltre il passo del Pensi La, abitato da miriadi di marmotte e alto circa 4400 mt, dove la vista spazia sulle distese glaciali del misterioso massiccio del Sickle Moon, si giunge alla valle del fiume Dado, nello Zanskar. In questo sperduto territorio la vita è durissima, per riuscire a coltivare un po’ di tsampa e piselli con il primo caldo di primavera i contadini devono spargere terra sulla neve per velocizzarne lo scioglimento, altrimenti con la breve estate anche questo resistentissimo cereale che abbonda in tutto il Tibet non fa a tempo a crescere! La durezza delle condizioni non sembra però togliere la serenità e il sorriso aperto alla gente che si incontra, forse perché ispirata da una profonda fede religiosa. Lo Zanskar nella storia ha avuto dei momenti d’indipendenza, ma generalmente è stato un territorio legato alle sorti del regno del Ladakh, con un’autonomia regalatagli di fatto dall’isolamento. Nel villaggio di Zangla risiede ancora il Gyalpo, ovvero il re di questo feudo himalaiano, un personaggio rispettato e autorevole grazie al carisma personale, ma senza poteri oggettivi. L’alta quota del Ladakh e dello Zanskar Andare in Ladakh significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a 3500 metri di altitudine. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. Per l’adattamento alla quota molte persone hanno avuto un riscontro positivo per utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Clima e attrezzature A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh ed in Zanskar invece il clima è secco e le temperature più miti, ma le escursioni termiche possono essere notevoli, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca e temperature minime che possono arrivare di notte a 10 gradi. E' opportuno attrezzarsi con indumenti caldi; molti portano un sacco lenzuolo in quanto le lenzuola fornite nelle locande a volte non sono bellissime. Si suggerisce di portare indumenti in pile e una giacca di piumino o meglio ancora una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode e un paio di scarponcini comodi e caldi per camminare. Portare uno zaino. E’ importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale (quelle che si tengono in testa con una fascia elastica).   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Martedì 9 luglio, partenza in volo per Delhi Per raggiungere Delhi in India vi sono diverse possibilità si scelta per i voli e Amitaba può prenotare quello preferito dai viaggiatori; la maggior parte dei collegamenti giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo. All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto. 2°g. 10/7 Delhi - Leh Il volo per Leh parte alle 5.30 circa; dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dal corrispondente di Amitaba in Ladakh; sistemazione in uno dei migliori hotel della città (il Lasermo, lo Snowland o simile) e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g. – 4°g. 11/7 – 12/7 Leh, Cham di Hemis Il grande monastero di Hemis, situato a circa 40 km da Leh, è il principale di scuola Drukpakagyu del Ladakh; è un’importante meta di pellegrinaggi e ospita una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Nella prima giornata lungo il percorso si sosta per una visita a Shey, che fu anche la sede del palazzo reale, e al monastero Ghelupa di Tikse, tra i più celebri e attivi, una delle perle del Ladakh: ricco di templi, contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang. La grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, di recente fattura, è diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. Giunti a Hemis si seguono le rappresentazioni del festival che si svolgono nel grande cortile antistante ai templi dove, all’interno, si tengono i rituali preparatori. Fuori dal Gompa si tiene un vivace mercatino e tutta l’area pullula di pellegrini agghindati nei costumi tradizionali. Nel tardo pomeriggio si rientra a Leh. Nella seconda giornata ci si reca direttamente a Hemis; oggi si tengono le danze ed i rituali più importanti del Cham. E’ molto interessante partecipare alle cerimonie che si svolgono nel tempio principale al mattino prima delle rappresentazioni, con i canti profondi dei monaci e le evocative musiche tibetane, immersi nell’atmosfera senza tempo del Lhakhang, dove gli affreschi tantrici che emergono dalla penombra sembrano condurre nelle dimensioni interiori della mente. I momenti più attesi di questa giornata sono la danza delle otto forme di Guru Padmasambhava, eseguita con particolare sfarzo utilizzando antichi costumi e maschere di stupenda fattura, e l’esposizione della grande tanka. Nel pomeriggio rientrando a Leh si sosta all’oasi di Matho, dove si trova un affascinante sito di scuola Sakya reso celebre dal peculiare festival invernale che è presenziato da… degli oracoli; in effetti è un luogo che dà a molti la sensazione di essere intriso di forze esoteriche, in special modo nello scuro Gonkhang degli oracoli, col pavimento coperto di tsampa e pervaso dall’odore di chang. 5°g. 13/7 Leh, visite ed escursione a Stock Mattinata libera. Ci si reca nella vicina oasi di Stock, situata sul lato opposto del fiume Indo ai piedi del maestoso Stock Kangri, dove si visitano il Palazzo Reale, che è l’attuale residenza del re del Ladakh – una posizione che oggi è solo carismatica - ed il monastero del villaggio, anche questo sede di un festival oracolare collegato a quello di Matho. Si rientra a Leh per il pranzo. Nel pomeriggio visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia ed il mercato. 6°g. 14/7 Leh – Bazgo – Saspol - Alchi Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol: custodiscono meravigliosi affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si prosegue per il vicino monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi, la Alchi Heritage Home o simile. Se fosse utile, si possono completare le visite ad Alchi anche nel mattino seguente prima di partire. 7°g. 15/7 Alchi – Mangyu - Lamayuru Si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire una pittoresca valle a sud del fiume che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile, che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate abbiano potuto giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre le jeep fanno il giro della vallata percorrendo qualche chilometro di strada e arrivando allo stesso punto. Si prosegue lungo l’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola verso sud inerpicandosi tra le incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia in una locanda dell’oasi, la Lamayuru Moonland o simile. 8°g. 16/7 Lamayuru – Gyal - Mulbeck Si prosegue lungo la strada che serpeggia verso ovest; superato il Fatu La (4147 mt) e oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Poco oltre si arriva a Mulbekh; qui, oltre alla famosa statua rupestre di Buddha Maitreya (VII secolo), si trovano due monasteri posti su di un vicino, ripido colle. Si alloggia qui in una locanda del villaggio. 9°g. 17/7 Mulbeck -Kargil – Rangdum Si raggiunge la località di Kargil, da dove si imbocca la strada che seguendo verso sud il fiume Suru porta verso lo Zanskar. La zona è un po’ più arborea rispetto al Ladakh ed a maggioranza mussulmana; ogni villaggio ha una piccola moschea con il minareto, molti uomini hanno lunghe barbe ma poche donne sono velate. Il Nun e il Kun, le più alte vette di quest’area himalaiana (7135 mt), dominano un’ampia ansa del fiume Suru in cui si tuffano le possenti seraccate di ghiaccio, che si ammirano proprio di rimpetto alla strada oltre il vorticoso fiume. Superate le gole ai loro piedi una valle spettacolare, ornata da ardite vette di granito da cui si protendono poderosi ghiacciai, porta al plateau dove, tra le pasture degli yak ricche di stelle alpine, regna solitario il monastero di Rangdum. Si alloggia presso la locanda Himalaya o simile; si percorrono circa 130 km. 10°g. 18/7 Rangdum – Phe - Dzongkul – Sani - Padum Valicato il Pensi La (4400 mt), che offre visuali spettacolari sui ghiacciai, si entra nelle valli dello Zanskar. Si segue il flusso del fiume Doda sostando per una visita al piccolo Gompa del villaggio di Phe; giunti al ponte di Ating si segue la mulattiera jeeppabile che porta nella valle dell’Umasi La, dove sospeso ad una rupe sopra al piccolo monastero si trova l’eremo di Dzongkul, che fu il principale luogo di ritiro dell’importante maestro mistico Naropa, autore del famoso testo sui “sei yoga” che è tutt’ora una delle guide esoteriche utilizzate dagli yogi tibetani. Tornati nella valle principale, giunti all’imbocco della vasta piana formata dalla confluenza dei fiumi Doda e Tsarap, il cuore dello Zanskar, dove si trovano i principali villaggi e monasteri, si visita il Gompa di Sani. Questo antichissimo tempio (XI secolo), protetto da un muro di cinta e ombreggiato da alberi, che qui sono rari, custodisce la piccola ma leggendaria statua di Naropa, lo stupa con i resti di Kanishka, un maestro che visse intorno all’anno mille, e affreschi attribuiti a Zadpa Dorje. Dal Gompa, se si è interessati, una piacevole passeggiata tra i campi dell’oasi porta al convento femminile; per chi è più energetico un’escursione a piedi sull’altro versante della valle (circa un’ora e mezza di cammino) porta all’eremo di Guru Nima Oser Chaphuk, dove si dice abbia svolto un ritiro Guru Padmasambhava, un sito che è stato restaurato da Amitaba. Giunti alla vicina Padum, la nuova “capitale” dello Zanskar con alcuni negozietti ed un punto telefonico, si alloggia in un semplice alberghetto, lo Zambala o simile, che fungerà da “base” per le escursioni dei prossimi giorni. 11°g. 19/7 Padum: escursione a Bardan e Mune Si imbocca la strada sterrata che risale verso est la stretta valle del vorticoso fiume Tsarap: la meta sono Bardan e Mune. Si raggiunge prima Bardan, un monastero di circa 400 anni costruito su una rupe a picco sul fiume, e quindi con le jeep ci si inerpica fino all’oasi ed al monastero di Mune, dove il villaggio sopravvive in un ambiente decisamente molto selvaggio. Rientrati a Padum ci si reca sulla collina che sovrasta il villaggio dove è situato un interessante monastero, immerso tra preziosi alberi, da cui si gode anche di uno stupendo panorama. 12°g. 20/7 Padum: festival di Thongde e Zangla Si segue la strada che percorre verso nord il versante orientale del fiume Zanskar, formato dalla confluenza del Doda e dello Tsarap, arrivando a Thongde (13 km), un interessante monastero posto su di una rupe da cui si gode un’indimenticabile visuale, dove oggi ha inizio il festival; si sosta qui per seguire l’inizio della manifestazione. Si prosegue quindi per Zangla (20 km), la vecchia capitale dello Zanskar, dove se sono presenti si potranno incontrare il Gyalpo dello Zanskar e la sua famiglia e visitare la loro vecchia residenza, che noi considereremmo umile visto il loro stato nobiliare, ma che in questa regione è una vera reggia. Si visitano l’antico castello, sede storica del Gyalpo, posto in una bellissima posizione che domina la valle dove si trovano anche molti chorten, di cui il più recente è quello di Bakula Rimpoce, l’Abate del Ladakh recentemente scomparso; nell’oasi è situato anche un interessante convento femminile. 13°g. 21/7 Padum – Festival di Thongde e di Karcha Oggi si svolge la seconda e principale giornata del festival di Thongde; si seguono le rappresentazioni di danza in costume eseguite dai monaci, immersi tra la gente giunta da tutta la vallata per assistere al grande rito; è un’ottima opportunità anche per ammirare gli abiti tradizionali sfoggiati dalle persone e godere con loro di uno dei preziosi momenti di festa, un breve intervallo nella vita molto dura di chi riesce a sopravvivere in questa remota regione dell’Himalaia. Si torna quindi verso Padum e, attraversato il ponte sullo Tsarap, si transita da Pipiting e si attraversa il fiume Doda arrivando al bel villaggio di Karcha, dominato dal grande monastero di scuola Ghelupa costruito sulle rupi rocciose, il principale dello Zanskar, dove oggi si svolge la prima giornata del festival del “Gustor”, la ricorrenza più importante dell’anno. Anche qui si svolgono diversi temi e rappresentazioni eseguite da monaci agghindati con sgargianti costumi tradizionali e maschere che raffigurano animali, piccoli demoni e anche figure eleganti, come nella danza dei cappelli neri, quando vengono rappresentati gli yogi delle montagne. I due personaggi principali sono Mahakala (il “Grande Nero”), una divinità terrificante il cui aspetto serve a mettere in fuga le negatività, ed è quindi in realtà un’entità protettrice; l’altro è Yamantaka, una forma tantrica del Buddha della saggezza, rappresentato irato nelle sembianze di un demoniaco toro. La visita del Gompa rivela diverse sale e alcuni affreschi dell’XI secolo; sul monte antistante è situato l’antico convento femminile, ricco di sorprendenti reperti artistici. Rientrando a Padum, tempo permettendo, si sosta per una visita al villaggio di Pipiting, dove si trovano un grande stupa ed un monastero. 14°g. 22/7 Padum  - Festival di Karcha - Rangdum Ci si reca a Karcha dove oggi si svolge la giornata principale del festival annuale del “Gustor”; un momento interessante è quando vengono portati nel cortile del monastero uno yak e altri animali per essere dati in dono a Mahakala: una vera fortuna per loro, perché non verranno più uccisi e saranno lasciati liberi. Tessuti nel contesto profondamente religioso del Gustor si inseriscono anche aspetti della vita del villaggio: ad esempio viene spesso eseguita una danza dei nuovi sposi a cui vengono donate sciarpe rituali e denari, e la serietà delle rappresentazioni è intersecata dai giochi dei giullari che scherzano con tutti e inseguonio bimbi e ragazze. Si lascia quindi Karcha iniziando il percorso di rientro, si risalendo la valle del fiume Doda che porta al passo del Pensi e al bel monastero di Rangdum (104 km da Padum), ddove si sosta nell’hotel locale già utilizzato all’andata, godendo di questa piana incastonata tra i monti dove gli yak brucano le stelle alpine, luogo superbo per un ultimo saluto allo Zanskar. 15°g. 23/7 Rangdum – Kargil – Shergol - Mulbeck Si prosegue oltre le gole del Nun, dove i ghiacci lambiscono le acque potenti del fiume Suru, raggiungendo Kargil e da qui si continua lungo la strada principale che proviene dal Kashmir. Giunti all’imbocco della valle di Mulbeck con una breve deviazione si arriva al villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato a uno sperone roccioso, anche questo ripreso nel film “Samsara”. Tornati sulla strada principale si arriva a Mulbeck, dove si alloggia nella medesima locanda utilizzata all’andata. 16°g. 24/7 Mulbeck– Likir – Phyang - Leh Si ripercorre verso est la panoramicissima strada che, valicati i passi Namika e Fatu, transita da Lamayuru e si tuffa nella valle dell’Indo. Oltrepassata la confluenza tra Indo e fiume Zanskar una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa e il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, con un’imponente statua di Maitreya che sovrasta il bel complesso; vi risiedono circa 150 monaci. Si raggiunge poi il monastero di Phyang, un sito molto interessante con sale finemente affrescate e molte statue tipiche dell’esoterica scuola dei Drigung Kagyu, alla cui scuola appartiene il Gompa. A Leh si alloggia presso il medesimo hotel. 17°g. 25/7 Leh – Delhi Il volo per Delhi parte al mattino presto (orari da verificare), all’arrivo è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto. 18°g. Venerdì 26 luglio, arrivo a destinazione ESTENSIONE A PANGONG, GEMMA DEL RUPSHU 17°g. 25/7 Leh - Chemrey - Pangong Lasciata Leh si risale per un tratto la valle dell’Indo e, oltrepassato Tikse, si imbocca una valle laterale che porta a nord a Chemrey, un Gompa dalla struttura vicina all’archetipo di quello che ci si può immaginare come un luogo di ritiro himalaiano, con le casette dei monaci incastonate nei versanti di un ripido colle sulla cui cima sorgono i templi, tanto che fu scelto per girarvi il film ‘Samsara’. Si prosegue lasciando le oasi di Chemrey e Tak Tok per salire al passo di Chang (5360 mt), con grandiosi panorami che spaziano sulle catene di monti che si affacciano sulla valle dell’Indo e oltre, fino al Kang Yaze (6400 mt), la più alta vetta della regione. La discesa attraversa alcune pasture e si immerge tra monti policromi fino a giungere al fiume Shyok che da qui scorre verso Nubra; lo si risale per un breve tratto fino al villaggio di Tangtse, il principale della regione con le rovine di un vecchio castello ed un tempio recentemente ricostruito. Si prosegue per il lago di Pangong (4240 mt) risalendo un piccolo affluente dello Shyok verso est, attraverso un ambiente con forti colorazioni dove deserto e pasture si intersecano tra monti sulle cui cime si vedono alcuni ghiacciai; si arriva presto in vista delle acque incredibilmente turchesi del mitico lago. Una vastità azzurra, l’aria incredibilmente pura, tra monti altissimi, oltre ogni nostra capacità descrittiva, che ispirò alcuni passaggi stupendi dell’interessante libro “La via delle nuvole bianche” di A. Govinda. Si alloggia preso la locanda Sarai o simile. 18°g. 26/7 Pangong – Leh Si torna al villaggio di Tangtse; da qui si risale per un tratto il fiume Shyok e quindi si imbocca una valle a sud (circa 10 km) arrivando al villaggio ed al monastero di Shachukul, di scuola Drigung Kagyu. Nel vecchio Gompa si ammirano alcune interessanti statue, e, nel Lhakhang, affreschi nuovi ma di ottima fattura che ritraggono, tra i vari soggetti, il lignaggio da cui origina la scuola. Si torna a Tangtse e si riprende la strada per Leh superando di nuovo l’altissimo Chang La e tornando nella valle dell’Indo. Giunti a Leh si alloggia nel medesimo hotel. 19°g. 27/7 Leh – Delhi Il volo per Delhi parte al mattino presto (orari da verificare), all’arrivo è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto. 20°g. Domenica 28 luglio, arrivo a destinazione Nota: chi ne ha la possibilità, può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola da regalare. Questi materiali verranno raccolti dai nostri collaboratori per essere distribuiti a chi ne ha più bisogno, solitamente alla fine del viaggio: così si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa. POSSIBILE ESTENSIONE AD AGRA E JAIPUR L’estensione richiede solo due notti in più (ma se si preferisce la si può chiaramente ampliare) e portL’estensione richiede solo due notti in più (ma se si preferisce la si può chiaramente ampliare) e porta ai siti ‘superclassici’ dell’India; ci si reca a Jaipur, con il celeberrimo Amber Palace, alla capitale abbandonata di Fatehpur Sikri e ad Agra con l’immortale Taj Mahal. Il programma prevede di venire accolti all’aeroporto di Delhi e di recarsi direttamente a Jaipur (208 km) dove si visitano il Palazzo, l’Osservatorio ed il Palazzo dei venti; si alloggia presso l’hotel ‘heritage’ Shahpura House. Il giorno successivo si visita l’Amber Palace, potendo anche salire le grandi scalinate a dorso d’elefante, e quindi si prosegue per Fatehpur Sikri (208 km) e da qui ad Agra (36 km), dove si alloggia presso l’hotel Howard Plaza – the Fern. Ci si reca al Taj Mahal alle luci dell’alba e, dopo colazione, si visitano il Forte Rosso ed il mausoleo di Itmad Ud Daulah rientrando poi a Delhi andando direttamente all’aeroporto (220 km). Si viene accompagnati da un autista che parla la lingua inglese e se necessario si può richiedere in aggiunta una guida che parla la lingua italiana. L’estensione può essere eseguita anche prima del viaggio principale.
INDIA HIMALAIA 2018: Ladakh, Lahaul, Spiti e Kinnaur
Grande traversata della catena himalaiana
Periodo: 18 ago - 2 set
È poi possibile ampliare il programma con una breve estensione ai siti classici indiani. Il viaggio è ricchissimo di contenuti, perfetto per ogni viaggiatore che sia interessato a conoscere un’area del mondo non ancora “turistica” dove è possibile un forte incontro con culture diverse, ma molto ospitali, che sorprendono per la serenità che si riscontra in persone che pur possiedono ben poco da un punto di vista materiale. Dopo lo stupendo inizio a Nubra si segue la strada militare che collega la valle dell’Indo con le regioni meridionali dell’India e porta inizialmente tra le pasture nomadiche del Rupshu, dove si visita il  lago turchese di Tso Kar, e attraverso le aride regioni di Karnak e Sanku e valicati due spettacolari passi si fa tappa a Keylong, “capitale” del Lahaul, dove vi sono alcuni Gompa da visitare; questa  zona giova di maggiore umidità e si osserva un po' di verde sui pendii. Si risale quindi la valle del fiume Chandra, che incanta per le fantastiche guglie, monti turriti di granito e ghiacciai che ne ornano il versante meridionale, giungendo al passo del Kun Zum che si apre sullo Spiti, un magnifico territorio a sud-est del Ladakh, anch’esso di cultura buddista, quasi altrettanto arido e forse ancora più selvaggio. Qui si visitano tutti i villaggi e i monasteri più interessanti avendo modo di ammirare, oltre alla meraviglia naturale di valli profondissime pressoché desertiche e dai colori contrastati, alcuni dei reperti artistici più preziosi della cultura buddista tibetana. Emergono le radici di una storia millenaria legata alle vicende dell’antico regno tibetano di Gughe: dall’incomparabile tempio di Tabo, che gli amanti dell’arte chiamano “l’Ajanta dell’Himalaia”, a luoghi meno conosciuti ma altrettanto preziosi, da Tashigang e Lhalung a Nako. Oltre, si segue il corso del fiume Spiti arrivando alla confluenza col possente Sutlej, con i ripidi monti che cominciano ora gradatamente ad avere una copertura arborea, e si entra nella regione del Kinnaur. Questo antico regno segna il punto di transizione tra la cultura induista e buddista; l'architettura è caratteristica, con un uso misto di pietra e legno, anche finemente intagliato. Da Kalpa, la vecchia capitale, gli indù scrutano le cime glaciali del Kinnaur Kailash, una montagna sacra che supera i 6000 metri: secondo alcuni questa è la dimora invernale di Shiva, da cui il nome “Kailash”. Si esplora la remota valle di Sangla, dove prosperava l’antico regno di Bushahr, con Kamru e Chitkul, arrivando poi a Sarahan e Bhimakali, un importante tempio induista che presenta l’apice del peculiare stile architettonico del Kinnaur. Si giunge così a Shimla da dove si prosegue per l'aeroporto di Chandigarh, completando una tra le più belle traversate della catena himalaiana. Modalità del viaggio Gli spostamenti vengono effettuati con veicoli privati. A Leh si alloggia in un comodo hotel – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro alberghetto di montagna, ma la pulizia è sufficiente, si dispone di stanze con bagno e acqua calda e l’hotel ha un generatore di corrente nel caso (… spesso) “salti” la luce. A Nubra si alloggia in un piccolo hotel e si utilizza un hotel anche a Shimla mentre nel resto del percorso si dispone di semplici alberghi, i migliori disponibili in una zona che non è turistica, comunque puliti anche se a volte molto basici ma con stanze solitamente dotate di servizi. A Delhi non è previsto l’utilizzo di hotel per via delle connessioni volo che non lo rendono necessario; se si preferisse Amitaba potrà predisporre questo servizio e soddisfare ogni altra richiesta dei viaggiatori, con costi molto contenuti. L’alta quota dell’Himalaia indiano Andare nell’Himalaia indiano significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a quasi 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare nello sforzo fisico i primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. La parte che può generare più apprensione è l’escursione a Nubra, la valle a nord di Leh che si raggiunge scavalcando il passo di Kardung alto ben 5354 mt (sulle guide è spesso ancora indicato a 5602 mt, ma la quota corretta data da misura satellitare è questa), dove l’impatto fisico di una salita ad una quota così elevata è attenuato avendo l’accortezza di non sostarvi troppo a lungo e procedendo per la discesa che riporta a circa 3100 mt di quota, più bassa del punto di partenza; non si ha così il tempo di subire gli effetti dell’esposizione all’aria rarefatta del passo. Quando poi si lascia Leh per attraversare l’altopiano del Rupshu si ha già una discreta acclimatazione e non vi si sosta per la notte ma si arriva a Keylong che è situata a 3100 mt. Molti hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2 o 3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso non preventivo, successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Clima e attrezzatura A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh ed in Spiti invece il clima è secco e le temperature più miti, ma le escursioni termiche possono essere notevoli, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca e temperature minime che possono arrivare di notte a 10 gradi. Arrivando poi verso la parte meridionale del Kinnaur ed a Shimla è più facile incontrare piogge. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare in modo confortevole le serate più fredde. Si consiglia di portare indumenti in pile ed una giacca di piumino o meglio ancora una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, ed un paio di scarponcini comodi e caldi per i percorsi a piedi. Molti portano un sacco lenzuolo per evitare di dover per forza utilizzare le lenzuola fornite localmente, a volte non bellissime. Portare uno zaino. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Sabato 18 agosto, partenza in volo per Delhi   Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Etihad, Lufthansa, Swiss, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori; la maggior parte dei voli giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo. All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto. 2°g.    19/8 Delhi – Leh   Il volo per Leh parte alle 5.30 circa; dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dal corrispondente di Amitaba in Ladakh; sistemazione in uno dei migliori hotel della città (il Lasermo o lo Snowland o simile) e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3450 mt di altezza. Si incontra qui la guida del viaggio. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. In serata arriva a Leh la guida del viaggio con i partecipanti che seguono il programma “Ladakh – Valle dell’Indo, Pangong e Nubra” con i quali si condividono i prossimi tre giorni. 3°g.    20/8 Leh   Visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia ed il mercato. 4°g.    21/8 Leh – Kardung La – Nubra   L’escursione alla valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (5354 mt) posto a nord della città, che offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si estendono lungo il fiume Indo. La discesa si apre sulla valle del fiume Shyok (dove si scende fino a circa 3100 mt) e conduce ad una vasta piana formata dalla confluenza tra questo ed il fiume Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. A Diskit si visitano il villaggio ed il monastero abbarbicato alle rocce, che offre una splendida panoramica sulla valle. Si prosegue poi per il piccolo monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Nei pressi vi sono delle splendide dune di sabbia bianca, un luogo indimenticabile. Si alloggia presso l’hotel Karma Inn o Mystic Meadows. 5°g.    22/8 Nubra – Kardung La – Leh   Si prosegue l’esplorazione di Nubra, giungendo nella parte settentrionale della vallata al monastero di Sumur; poco oltre, una breve passeggiata porta ad un magico laghetto, cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Si inizia quindi il viaggio di ritorno – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio. A Leh sistemazione nel medesimo albergo. 6°g.    23/8 Leh – Keylong   Si parte presto risalendo la valle dell’Indo seguendo la strada militare che collega il Ladakh con l’Himachal Pradesh; si entra tra le ripide montagne policrome a sud del fiume Indo incontrando il villaggio di Gya, con un monastero su una rupe tra le rovine di un grande forte che cingeva le creste ardite. Si continua a salire con panorami sempre più spettacolari arrivando al passo del Taglang, alto ben 5328 mt, che si apre sull’altopiano del Rupshu. Si entra nel territorio dei nomadi, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili; in diversi punti si potranno vedere i loro campi e le greggi di yak, ed a volte anche animali selvaggi come il kyang, le marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Una breve deviazione porta al lago salato di Tso Kar (4530 mt), imperdibile gemma turchese, il cui sale è stato estratto e usato per secoli come merce di scambio in Ladakh. Si prosegue il viaggio arrivando in breve tempo al campo tendato di Pang e si valica il Lachlung La (5060 mt) accedendo alla zona meridionale del Karnak, uno dei regni del trekking di queste remote regioni. Si prosegue lungo l’altopiano fino al passo del Baralacha (4883 mt) che si apre sui territori del Lahaul, un’area ancora piuttosto desertica ma più arboreo del Ladakh. Oltre Darcha, punto di accesso per un trekking che porta in Zanskar, seguendo il fiume si arriva a Keylong, “capitale” del Lahaul, posta a 3100 mt di quota. Sistemazione in un albergo modesto ma con un piacevole ristorante, il Tashi Delek o simile. 7°g.    24/8 Keylong – Kaza   Si visita di Shashur Gompa, posto proprio sopra al paese, e si riparte. Dopo un tratto si lascia la strada principale, che conduce a Manali attraverso il passo del Rothang, continuando lungo la valle del Chandra, in un ambiente molto selvaggio dove i ghiacciai giungono fino al fondovalle e le montagne turrite sembrano magiche cittadelle sospese nel cielo. Superato il passo del Kunzum (4551 mt) si entra in Spiti, incontrando i primi insediamenti a Losar. A Kaza (3600 mt), centro principale della regione, ci si sistema presso l’hotel Snowlion o simile 8°g.    25/8 Kaza, escursione a Ki, Kibber Tashigang   Oggi come primo “dovere” si devono ritirare i permessi di transito per poter proseguire fino al fiume Sutlej. Si effettua un’escursione al monastero di Ki, il principale dello Spiti, dove nel 2000 S.S. il XIV Dalai Lama ha conferito una grande iniziazione di Kalachakra. Consultando il sito di Amitaba nella sezione “Cultura” si trova la storia di questo evento. Da Ki si prosegue per Kibber (4205 mt) e Tashigang (4400 mt), dove nel tempietto si trovano affreschi antichi e molto belli, un primo assaggio della preziosa arte di questa remota regione. Questi interessanti villaggi, sui bordi dell'altopiano, sono tra i più alti luoghi permanentemente abitati dell'Himalaia. 9°g.    26/8 Kaza – Dankar – Lhalung – Tabo   Oltre la confluenza col fiume Pin si lascia la strada principale per inerpicarsi lungo una stradina sul versante settentrionale della valle raggiungendo lo sperone dove, tra monti policromi, è appollaiato il panoramicissimo monastero di Dankar, che origina dall’XI secolo e contiene diversi oggetti di pregio. Edificato in una posizione decisamente spettacolare, si erge sopra l’oasi e domina la confluenza dei fiumi Pin e Spiti; sulla sommità del monte si trovano i resti del vecchio palazzo nobiliare utilizzato in passato dal Gyalpo di Dankar. Si lascia questa magica oasi incastonata tra i selvaggi monti himalaiani seguendo una strada sterrata di recente costruzione che passa a mezza costa sopra l'ampia valle dello Spiti e si addentra verso nord nella valle laterale che porta a Lhalung. Questo bel villaggio perfettamente preservato custodisce un  Gompa fondato anch’esso nel periodo del celeberrimo Tabo, intorno all’anno 1000, quando la regione era parte dell’antico regno di Gughe. Gli interni di questo pressoché ignorato tempio sono un esempio rarissimo della metamorfosi che l’arte giunta da Ghandara e Nalanda ha avuto nell’incontro col mondo dell’Himalaia. Tornati al fiume Spiti si prosegue seguendo il deflusso delle acque lungo la spettacolare valle fino a Tabo, dove si alloggia presso il Tiger Den, un semplice alberghetto, o simile. 10°g.    27/8 Tabo – Nako   L'antico Gompa di Tabo è rimasto intatto dai tempi del grande santo tibetano Rinchen Zangpo, che ne curò l'attuale disposizione (XI secolo). Tabo è considerato l' "Ajanta dell'Himalaia" per l'ineguagliabile bellezza di statue ed affreschi, ed è una perla anche per la potente energia spirituale che lo permea. Dopo un’approfondita visita si prosegue il viaggio lungo lo Spiti; si transita da Chango, dove su uno sperone sopra il villaggio vi è un vecchio tempio, mentre il monastero Kagyu, di recente costruzione, è situato all’interno dell’ampia vallata ricca oggi di alberi di mele, l’importante fonte di reddito del villaggio. Arrivando a Nako (3600 mt) si incontra uno dei punti più spettacolari del percorso, con la strada che serpeggia sempre più alta sopra la valle con panorami eccezionali; si alloggia in un semplice alberghetto, l’Hotel Rio Purguil o simile. Passeggiare tra le strette viuzze del paese porta indietro nel tempo; vi è un laghetto, considerato sacro, con diversi piccoli templi e un monastero storicamente importante di scuola Drukpa, che risale all'XI secolo, dove si assapora un ultimo interessante esempio dell’antica arte pittorica di Gughe. 11°g.    28/8 Nako – Rekong Peo – Kalpa   Si scende fino al fiume e oltre una stretta gola si arriva alla confluenza con il Sutlej, a pochi chilometri dal confine col Tibet. Si segue il possente fiume transitando da Morag, che segna il punto più settentrionale della regione storica del Kinnaur, dove si ammira una torre fortificata costruita stratificando pietre e legno, il tipico stile di questa nuova regione. Le valli rimangono ripidissime e il territorio diventa progressivamente meno arido, con le foreste che gradatamente iniziano ad ammantare i monti, dove fanno capolino diverse vette turrite ed innevate. Arrivati a Rekong Peo (2290 mt), l’attuale capitale del Kinnaur, si sale al panoramico villaggio di Kalpa (2960 mt), posto sul versante occidentale della valle. Questo grazioso villaggio conserva il tipico carattere del Kinnaur, con le costruzioni miste di legno e pietra, e vi si trova un interessante complesso templare; fu prescelto come località di soggiorno dai coloni inglesi per il clima e la spettacolarità della visuale che offre: se è limpido si ammira sul versante opposto della vallata il Kinnaur Kailash, mitico monte di oltre 6000 metri, che prende questo nobile nome dal fatto che da molti è considerato la dimora invernale di Shiva, più che per una effettiva somiglianza col monte Kailash. Si alloggia in un semplice hotel, il Kinner Villa o simile. 12°g.    29/8 Kalpa – Sangla e Chitkul   Si torna a valle, si prosegue per un tratto lungo il Sutlej e quindi si imbocca una valle scoscesa che si affaccia sul lato orografico destro, dove tuona un impetuoso torrente himalaiano. Si arriva a Sangla, un villaggio con molte case tradizionali e alcuni templi, tipiche costruzioni del Kinnaur, che fu una capitale del regno di Bushahr; nei pressi del paese si trova il forte di Kamru, che si può raggiunge con una breve passeggiata. Si prosegue lungo la valle arrivando fino a Chitkul, un tipico villaggio himalaiano molto ben conservato, l’insediamento situato nel punto più alto. Si rientra quindi a Sangla, dove si alloggia in un semplice albergo, il Parkash Regency o simile. 13°g.    30/8 Sangla – Sarahan   Si torna al vorticoso fiume Sutlej e si prosegue verso sud superando le profonde gole intagliate dalle possenti acque, ai piedi di montagne ripidissime e spettacolari. Arrivati nella zona di Rampur (924 mt), si sale a Sarahan (2290 mt). Questo villaggetto fu una capitale del regno di Bushahr; vi si trova il palazzo dell’ultimo Maharaja, ma il sito che attrae fin qui è il tempio induista di Bhimakali il cui edificio ligneo più antico risale a circa 800 anni fa. È uno degli esempi più belli di architettura tradizionale di queste regioni himalaiane. Si alloggia in un semplice albergo di stato, l’HPTDC. 14°g.    31/8 Sarahan – Shimla   Tornati al fiume lo si segue per un tratto e quindi la strada raggiunge e segue le creste dei monti, arrivando a Shimla (2130 mt). Questa cittadina appollaiata sulle cresta dei monti, vecchia capitale del Raj britannico, conserva ancora molti edifici in stile coloniale. Sistemazione presso l’hotel East Bourne. 15°g.    1/9 Shimla – Chandigarh e volo di rientro   Si parte per l’aeroporto di Chandigarh, che dista circa 125 km, un percorso che richiede approssimativamente 4 ore. Da qui si prende un volo per l’aeroporto internazionale di Delhi, dove la gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto. 16°g.    Domenica 2 settembre, arrivo a destinazione Nota: chi ne ha la possibilità, può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola da regalare. Questi materiali verranno raccolti dai nostri collaboratori per essere distribuiti a chi ne ha più bisogno, solitamente alla fine del viaggio: così si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa. Estensione ad Agra e Jaipur L’estensione richiede solo due notti in più (ma se si preferisce la si può chiaramente ampliare) e porta ai siti “superclassici” dell’India; ci si reca a Jaipur, con il celeberrimo Amber Palace, alla capitale abbandonata di Fatehpur Sikri e ad Agra con l’immortale Taj Mahal. Il programma prevede di venire accolti all’aeroporto di Delhi e di recarsi direttamente a Jaipur (208 km) dove si visitano il Palazzo, l’Osservatorio ed il Palazzo dei venti; si alloggia presso l’hotel “heritage” Shahpura House. Il giorno successivo si visita l’Amber Palace, potendo anche salire le grandi scalinate a dorso d’elefante, e quindi si prosegue per Fatehpur Sikri (208 km) e da qui ad Agra (36 km), dove si alloggia presso l’hotel Howard Plaza – the Fern. Ci si reca al Taj Mahal alle luci dell’alba e, dopo colazione, si visitano il Forte Rosso ed il mausoleo di Itmad Ud Daulah rientrando poi a Delhi andando direttamente all’aeroporto (220 km). Si viene accompagnati da un autista che parla la lingua inglese e se necessario si può richiedere in aggiunta una guida che parla la lingua italiana. L’estensione può essere eseguita anche prima del viaggio principale.
INDIA HIMALAIA 2018: Ladakh, il Piccolo Tibet – con Pangong e Nubra
Estensione: altopiano del Rupshu, rientro il 23/8
Periodo: 4 ago - 19 ago
È poi possibile ampliare ulteriormente il programma con una breve estensione ai siti classici indiani. Il viaggio prevede di raggiungere e di rientrare da Leh, la capitale del Ladakh, in volo da Delhi; si visitano accuratamente Leh ed i dintorni, con Sankar, Shey, Tikse, Hemis, Stakna, Matho e Stock e quindi si effettuano tre escursioni, la prima di tre giorni a Nubra, la seconda verso ovest che ne utilizza quattro e l’ultima a Pangong di due. La valle di Nubra, a nord di Leh, si raggiunge scavalcando l’altissimo passo del Kardung; è situata ai piedi del Karakorum, custodisce monasteri e villaggi molto interessanti, ma anche solo la magia del luogo e la sua bellezza naturale costituiscono un irrinunciabile motivo per spingersi fin qui. La cornice di monti maestosi ha al suo centro delle insospettate dune di sabbia bianca lambite da due fiumi dove vivono i cammelli bactriani e si trovano laghetti nascosti e fonti termali L’escursione ad ovest dura quattro giorni e porta lungo l'Indo iniziando con Phyang e scoprendo la storica oasi di Bazgo ed i resti artistici più interessanti del Ladakh: i famosi affreschi di scuola Ghandara di Alchi e gli sconosciuti dipinti di Saspol. Si visitano Mangyu, una perla di bellezza nell’Himalaia, Rizong, mistico monastero di ritiro, Wanla, un’oasi che preserva un tempio dell’XI secolo attribuito a Rinchen Zangpo, il celebre monastero di Lamayuru, posto arditamente su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche, dove si visita anche il suo eremo di Atise, e si giunge ai confini del Ladakh a Mulbeck, dove si trovano alcuni tra i luoghi più pittoreschi: Gyal e Shergol; non mancherà la visita di Likir, il cui abate è un fratello di S.S. il Dalai Lama. La terza escursione porta a nord est di Leh attraverso il passo di Chang nelle remote valli a ridosso del Ciangtang tibetano, fino al glorioso lago di Pangong, uno dei punti più belli in assoluto della regione; sul percorso si visita Chemrey ed al ritorno Shachukul. A completamento del viaggio l’estensione, condotta da una nostra guida locale, porta ai laghi di Tso Moriri e Tso Kar, gemme turchesi dell’altopiano del Rupshu, dove vivono i pastori nomadi con i loro greggi di yak. Modalità del viaggio Gli spostamenti vengono effettuati con veicoli privati. A Leh si alloggia in un comodo hotel – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro alberghetto di montagna, ma la pulizia è sufficiente, si dispone di stanze con bagno e acqua calda e l’hotel ha un generatore di corrente nel caso (…spesso) “salti” la luce. Durante l’escursione ad ovest di Leh si alloggia in piccoli alberghetti; queste sistemazioni richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino. Alcuni sono decisamente carini, arredati in tipico stile ladakho, e donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. A Nubra si alloggia in un piccolo hotel e a Pangong in un campo fisso dotato di tende con letti, lenzuola e servizi. Durante l’estensione ai laghi del Rupshu si utilizzano campi fissi. A Delhi non è previsto l’utilizzo di hotel per via delle connessioni volo che non lo rendono necessario; se si preferisse Amitaba potrà predisporre questo servizio e soddisfare ogni altra richiesta dei viaggiatori, con costi molto contenuti. L’alta quota del Ladakh Andare in Ladakh significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a quasi 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare nello sforzo fisico i primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. Le parti che possono generare più apprensione sono l’escursione a Nubra e la sosta al lago di Pangong, situato a 4240 mt; Nubra, a nord di Leh, si raggiunge scavalcando il passo di Kardung alto ben 5354 mt (sulle guide è spesso ancora indicato a 5602 mt, ma la quota corretta data da misura satellitare è questa), dove l’impatto fisico di una salita ad una quota così elevata è attenuato avendo l’accortezza di non sostarvi troppo a lungo e procedendo per la discesa che riporta a circa 3100 mt di quota, più bassa del punto di partenza; non si ha così il tempo di subire gli effetti dell’esposizione all’aria rarefatta del passo. A Pangong si sosta la dodicesima notte dopo l’arrivo in quota, quindi si è sufficientemente acclimatati, ed a Tso Moriri in Rupshu (4522 mt), per chi segue l’estensione, la quattordicesima notte. Molti hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2 o 3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso non preventivo, successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Clima e attrezzatura A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh invece il clima è secco e le temperature più miti. A Pangong ed ai laghi del Rupshu, per chi segue l’estensione, le escursioni termiche sono notevoli per via della quota, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca, e temperature minime che possono arrivare anche a zero gradi. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare in modo confortevole le serate più fredde. Si consiglia di portare indumenti in pile ed una giacca di piumino o meglio ancora una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, ed un paio di scarponcini comodi e caldi per i percorsi a piedi. Molti portano un sacco lenzuolo per evitare di dover per forza utilizzare le lenzuola fornite localmente, a volte non bellissime. Portare uno zaino. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi ed una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Sabato 4 agosto, partenza per Delhi   Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Etihad, Lufthansa, Swiss, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori; la maggior parte dei voli giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo. All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto. 2°g.    5/8 Delhi – Leh   Il volo per Leh parte alle 5.30 circa; dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dal corrispondente di Amitaba in Ladakh; sistemazione in uno dei migliori hotel della città (il Lasermo, lo Snowland o simile). Si riposa per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3450 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g.    6/8 Leh, escursione a Shey, Tikse e Hemis   L’escursione inizia con una prima visita a Shey, situato a breve distanza ad est di Leh, un sito storicamente importante perché fu anche la sede del palazzo reale e dove nel tempio si ammirano antichi dipinti. Si continua con Tikse, tra i più celebri e attivi monasteri del Ladakh, una delle perle della regione: ricco di templi, contiene molte importanti opere d’arte ed un’impressionante raffigurazione di Yamantaka che regna nel Gonkhang. La grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, di recente fattura, è diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. Proseguendo lungo la valle dell’Indo si attraversa il grande fiume per raggiungere il versante meridionale della valle e si arriva al monastero di Hemis, il principale di scuola Drukpakagyu del Ladakh; è un’importante meta di pellegrinaggi, con diverse sale di preghiera affrescate ed ospita una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Si rientra a Leh nel pomeriggio. 4°g.    7/8 Leh, escursione a Stakna, Matho e Stock   Si segue la strada per Tikse e, superato il complesso, si attraversa il fiume Indo su di uno stretto ponte arrivando al monastero di Stakna, che si staglia su di un panoramico colle morenico sopra il fiume e rivela sale ed interni interessanti, incluso l’appartamento dell’abate che solitamente si può visitare. Da qui ci si reca alla vicina oasi di Matho, sede di un affascinante sito di scuola Sakya reso celebre dal peculiare festival invernale che è presenziato da… degli oracoli; in effetti è un luogo che dà a molti la sensazione di essere intriso di energia esoterica, in special modo nello scuro Gonkhang degli oracoli, col pavimento coperto di tsampa e pervaso dall’odore di chang. Si segue quindi il versante meridionale della valle dell’Indo tornando verso Leh arrivando nell’oasi di Stock, situata ai piedi del maestoso Stock Kangri, dove si visitano il Palazzo Reale di Stock, che è l’attuale residenza del re del Ladakh – una posizione che oggi è solo carismatica - ed il monastero del villaggio, anche questo sede di un festival oracolare collegato a quello di Matho. Si rientra a Leh nel pomeriggio. 5°g.    8/8 Leh – Kardung La – Nubra   L’escursione alla valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (5354 mt) posto a nord della città, che offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si estendono lungo il fiume Indo. La discesa si apre sulla valle del fiume Shyok, dove si ridiscende fino a circa 3100 mt, e conduce ad una vasta piana formata dalla confluenza tra questo ed il fiume Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. Giunti a Diskit si visitano il villaggio ed il monastero abbarbicato alle rocce, che offre una splendida panoramica sulla valle. Si alloggia presso l’hotel Karma Inn o Mystic Meadows. 6°g.    9/8 Nubra   Si prosegue l’esplorazione di Nubra raggiungendo la parte settentrionale della vallata; oltre Sumur una breve passeggiata porta ad un magico laghetto, cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Proseguendo ancora un poco si incontrano le acque termali di Panamik e, giunti al ponte sul fiume, lo si attraversa e con una passeggiata si raggiunge il panoramico monastero di Ensa. Tornando ci si ferma per una visita a Sumur e si raggiungono le vicine dune bianche poste non lontano dalla confluenza dei fiumi: un luogo splendido per godere delle luci della sera. Si rientra quindi in hotel. 7°g.    10/8 Nubra – Kardung La – Leh   Da Diskit si prosegue lungo il fiume verso ovest, seguendo la vallata fino al villaggio di Turtuk, recentissimamente aperta al turismo, un tragitto di circa 85 km che richiede approssimativamente 2 ore e mezza. I panorami sono molto belli, si incontrano persone dell’etnia Baltì e si vedono piccole moschee. Rientrati nella valle di Nubra si sosta al minuto monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Nei pressi vi sono delle splendide dune di sabbia bianca, un luogo indimenticabile. Si inizia quindi il percorso di ritorno – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio. A Leh sistemazione nel medesimo albergo. 8°g.    11/8 Leh – Phyang - Bazgo – Saspol - Alchi   Si lascia Leh seguendo la valle del’Indo verso ovest; con una breve deviazione si raggiunge il monastero di Phyang, un sito molto interessante con sale finemente affrescate e molte statue tipiche dell’esoterica scuola dei Drigung Kagyu, alla cui scuola appartiene il Gompa. Proseguendo, oltre la spettacolare confluenza col fiume Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e alcuni templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol: custodiscono affreschi di sorprendente bellezza in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si prosegue per il vicino monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi, la Heritage Home o simile. 9°g.    12/8 Alchi – Mangyu – Rizong – Wanla - Lamayuru   Si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire una pittoresca valle a sud del fiume che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate potettero giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre i veicoli fanno il giro della vallata arrivando dopo qualche chilometro di strada allo stesso punto. Si prosegue lungo l’Indo e lo si lascia con una deviazione verso nord incontrando un interessante convento femminile e poco oltre il monastero di Rizong, ritenuto tra i più ascetici del Ladakh, che sembra quasi sospeso alla chiusura di una stretta valle. Dopo la visita si continua a seguire la valle dell’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola a sud; la si lascia con una deviazione che porta all’oasi di Wanla, che preserva un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente all’esoterica scuola dei Drigung, restaurato da un gruppo di svizzeri, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Tornati sulla strada principale ci si inerpica tra le incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia in una locanda dell’oasi, la Lamayuru Moonland o simile. 10°g.    13/8 Lamayuru – Atise – Gyal – Mulbeck   Dopo la visita di Lamayuru si prosegue lungo la strada che serpeggia verso ovest; prima del passo si segue una stradina sterrata che porta all’eremo di Atise, un luogo di ritiro del monastero di Lamayuru. Superato il Fatu La (4147 mt) ed oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Poco oltre si arriva a Mulbekh, dove si trova la famosa statua rupestre di Buddha Maitreya (VII secolo); si alloggia qui in una locanda del villaggio. 11°g.    14/8 Mulbeck - Shergol – Likir - Leh   Nei pressi di Mulbeck con una breve deviazione si arriva al villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato ad uno sperone roccioso, anche questo ripreso nel film “Samsara”. A Mulbeck con una piacevole passeggiata si raggiungono i due antichi monasteri posti su di un panoramico colle sopra al villaggio. Si inizia quindi a ripercorrere la panoramicissima strada che, valicati i passi Namika e Fatu, transita da Lamayuru e si tuffa nella valle dell’Indo. Oltrepassata la confluenza tra Indo e fiume Zanskar una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa e il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, con un’imponente statua di Maitreya che sovrasta il bel complesso; vi risiedono circa 150 monaci. Giunti a  Leh si alloggia presso il medesimo hotel. 12°g.    15/8 Leh   Mattinata libera. Nel pomeriggio visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia ed il mercato. 13°g.    16/8 Leh - Chemrey - Pangong   Si risale per un tratto la valle dell’Indo e oltrepassato Tikse si imbocca una valle laterale che porta a nord a Chemrey, un Gompa dalla struttura vicina all’archetipo di quello che ci si può immaginare come un luogo di ritiro himalaiano, con le casette dei monaci incastonate nei versanti di un ripido colle sulla cui cima sorgono i templi, tanto che fu scelto per girarvi il film “Samsara”. Si prosegue lasciando le oasi di Chemrey e Tak Tok per salire al passo di Chang (5360 mt), con grandiosi panorami che spaziano sulle catene di monti che si affacciano sulla valle dell’Indo e oltre, fino al Kang Yaze (6400 mt), la più alta vetta della regione. La discesa attraversa alcune pasture e si immerge tra monti policromi fino a giungere al fiume Shyok che da qui scorre verso Nubra; lo si risale per un breve tratto fino al villaggio di Tangtse, il principale della regione con le rovine di un vecchio castello ed un tempio recentemente ricostruito. Si prosegue per il lago di Pangong (4240 mt) risalendo un piccolo affluente dello Shyok verso est, attraverso un ambiente con forti colorazioni dove deserto e pasture si intersecano tra monti sulle cui cime si vedono alcuni ghiacciai; si arriva presto in vista delle acque incredibilmente turchesi del mitico lago. Una vastità azzurra, l’aria incredibilmente pura, tra monti altissimi, oltre ogni nostra capacità descrittiva, che ispirò alcuni passaggi stupendi dell’interessante libro “La via delle nuvole bianche” di A. Govinda. Si alloggia in un campo fisso in vista del lago. 14°g.    17/8 Pangong – Leh   Si torna al villaggio di Tangtse, da qui si risale per un tratto il fiume Shyok e quindi si imbocca una valle a sud (circa 10 km) arrivando al villaggio ed al monastero di Shachukul, di scuola Drigung Kagyu. Nel vecchio Gompa si ammirano alcune interessanti statue, e, nel Lhakhang, affreschi nuovi ma di ottima fattura che ritraggono, tra i vari soggetti, l’origine della scuola Drigung. Si torna a Tangtse e si riprende la strada per Leh superando di nuovo l’altissimo Chang La e tornando nella valle dell’Indo. Giunti a Leh si alloggia nel medesimo hotel. Per chi rientra 15°g.    18/8 Leh – Delhi   Verso le 7.30 del mattino volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto. 16°g.    Domenica 19 agosto, arrivo a destinazione Per chi prosegue, estensione “Altopiano del Rupshu” 15°g.    18/8 Leh – Korzok (Lago di Tso Moriri)   Si lascia Leh accompagnati da una guida locale di Amitaba che parla la lingua inglese. Il percorso inizia risalendo il corso dell’Indo in direzione est immergendosi tra ripide vallate con alcuni tratti molto pittoreschi tra ripide formazioni granitiche. Si lascia il fiume nei pressi di Mahe per arrampicarsi a sud sull’altopiano, dove laghi turchesi posti sopra i 4000 metri sembrano dipinti dal cielo! Il lago di Tso Kyagar è il primo capolavoro di questa natura incontaminata. Siamo nel regno dei nomadi tibetani, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili. In diversi punti si potranno incontrare i loro campi e le greggi di yak, e molti animali selvaggi come il kyang (il cavallo tibetano), miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Si raggiunge Korzok, sulle sponde del lago Tso Moriri, posto a 4522 mt di quota, il gioiello turchese del Rupshu che si estende per 30 chilometri. Al tramonto le cime innevate che circondano il lago e a sud sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, si alloggia in un campo fisso, il Nomadic Resort o simile. 16°g.    19/8 Tso Moriri   Si dedica la giornata all’esplorazione della zona, con una magnifica passeggiata lungo le rive del lago, e si visitano il monastero e il piccolo villaggio; nella valle alle spalle spesso si accampano i nomadi con i loro grandi greggi di yak. Sono molto speciali i tramonti dal colle che sovrasta Korzok. 17°g.    20/8 Korzok – Lago di Tso Kar   Il percorso continua ad essere meraviglioso, si ritransita dal laghetto di Tso Kyagar (sorprenderà la diversità dei suoi colori) e superando due passi si raggiunge Tso Kar (4530 mt), uno dei grandi laghi di questa regione da cui per secoli è stato ricavato il sale, utilizzato come merce di scambio in Ladakh. Si alloggia in un campo fisso, lo Tsokar Resort o simile. 18°g.    21/8 Tso Kar - Leh   Raggiunta la strada militare che proviene dall’Himachal si valica il passo del Taklang (5328 mt) che riporta verso la valle dell’Indo. Si transita dal villaggio di Gya, dove si ammira un monastero su una rupe tra le rovine di un grande forte che cingeva le creste ardite, e proseguendo si entra in una gola tra ripide montagne policrome arrivando in breve al fiume Indo di cui si segue il corso fino a Leh. Si alloggia nel medesimo albergo. 19°g.    22/8 Leh – Delhi   Verso le 7.30 del mattino volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto. 20°g.    Mercoledì 23 agosto, arrivo a destinazione Nota: chi ne ha la possibilità, può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola da regalare. Questi materiali verranno raccolti dai nostri collaboratori per essere distribuiti a chi ne ha più bisogno, solitamente alla fine del viaggio: così si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa. Possibile estensione ad Agra e Jaipur L’estensione richiede solo due notti in più (ma se si preferisce la si può chiaramente ampliare) e porta ai siti "superclassici" dell’India; ci si reca a Jaipur, con il celeberrimo Amber Palace, alla capitale abbandonata di Fatehpur Sikri e ad Agra con l’immortale Taj Mahal. Il programma prevede di venire accolti all’aeroporto di Delhi e di recarsi direttamente a Jaipur (208 km) dove si visitano il Palazzo, l’Osservatorio ed il Palazzo dei venti; si alloggia presso l’hotel "heritage" Shahpura House. Il giorno successivo si visita l’Amber Palace, potendo anche salire le grandi scalinate a dorso d’elefante, e quindi si prosegue per Fatehpur Sikri (208 km) e da qui ad Agra (36 km), dove si alloggia presso l’hotel Howard Plaza – the Fern. Ci si reca al Taj Mahal alle luci dell’alba e, dopo colazione, si visitano il Forte Rosso ed il mausoleo di Itmad Ud Daulah rientrando poi a Delhi andando direttamente all’aeroporto (220 km). Si viene accompagnati da un autista che parla la lingua inglese e se necessario si può richiedere in aggiunta una guida che parla la lingua italiana. L’estensione può essere eseguita anche prima del viaggio principale.
INDIA HIMALAIA 2018: Zanskar, folclore himalaiano; Naro Nasial e Gustor
Da Phuktal a Dzongkul, al cuore della natura e cultura himalaiane
Periodo: 21 lug - 5 ago
È poi possibile ampliare il programma con una breve estensione ai siti classici indiani. Amitaba in Zanskar segue diverse attività di sostegno. A Rangdum ha collaborato all’istituzione del dispensario medico, al villaggio di Aksho alla sistemazione della scuola del villaggio, a Sani ha completato un progetto di restauro dell’eremo di Guru Nima Oser Chaphuk e in diversi siti ha collaborato con la “Stupa Onlus” ai restauri degli stupa, tra cui quelli di Rangdum, Phe e Zangla dove, con il Gyalpo (Re) dello Zanskar che è stato nostro ospite in Italia, sono stati fatti interventi nel villaggio e al convento femminile. I partecipanti in alcune occasioni potranno così beneficiare dei nostri contatti nella regione, per un incontro più approfondito con la gente del luogo. I Cham (festival) dello Zanskar I Cham dello Zanskar offrono un ottimo modo per avvicinarne la cultura e lo spirito, ammirando i monaci agghindati con maschere e sgargianti costumi tradizionali che al suono di musiche rituali creano una riproduzione simbolica dello Tse Chu, ovvero l'evocazione di Guru Rimpoce (Padmasambhava) e dei principali insegnamenti del buddismo tibetano. Ogni monastero aggiunge anche parti inerenti la propria storia ed origine, facendo di ogni Cham un capolavoro a sé. Molto è stato scritto in merito a queste sofisticate rappresentazioni per interpretare il significato trascendente dei movimenti, delle figure, delle musiche e dei testi. Ma al di là di un interesse accademico, in queste occasioni si partecipa ad uno dei rari momenti in cui la gente si stacca dalle fatiche della dura vita dell’ambiente himalaiano: tutti accorrono indossando bellissimi costumi tradizionali e per il visitatore, ma anche per i ladakhi e gli zanskari stessi, l'aspetto umano, folcloristico e di scambio che animano l’evento hanno un interesse forte almeno quanto il contenuto esoterico. Per una descrizione dettagliata dei due festival ci si può riferire a queste pagine del sito: Naro Nasial a Sani Gustor a Karcha Gompa La regione himalaiana dello Zanskar (Per maggiori informazione si può consultare la pagina India himalaiana occidentale) Lo Zanskar è la regione più remota dell’Himalaia indiano. Per arrivarci da Leh, la capitale del Ladakh si percorrono 230 km verso ovest fino a Kargil, lungo una strada spettacolare e molto varia che segue inizialmente il fiume Indo e transita dal monastero di Lamayuru, e, valicando due panoramici passi, porta a Mulbeck. Si passa quindi dalla zona a maggioranza islamica di Kargil imboccando l’unica via di accesso allo Zanskar agibile ai veicoli motorizzati, una spettacolare strada sterrata bloccata dalla neve anche per 9 mesi all’anno, che risale le acque del fiume Suru, un affluente dell’Indo. Dopo aver sfiorato maestosi ghiacciai che scendono da vette altissime dominate dal Nun (7135 mt) si raggiunge l’isolato monastero di Rangdum, posto su un colle morenico al centro di una valle di inimmaginabile bellezza, dove le vaste pasture degli yak sono coperte da milioni di stelle alpine. Rangdum segna la transizione dal mondo dell’Islam che popola le valli sottostanti alla cultura del buddismo tibetano. Proseguendo oltre il passo del Pensi La, abitato da miriadi di marmotte e alto circa 4400 mt, il punto più alto del viaggio dove la vista spazia sulle distese glaciali del misterioso massiccio del Sickle Moon, si giunge alla valle del fiume Dado, nello Zanskar. In questo sperduto territorio la vita è durissima, per riuscire a coltivare un po’ di tsampa e piselli con il primo caldo di primavera i contadini devono spargere terra sulla neve per velocizzarne lo scioglimento, altrimenti con la breve estate anche questo resistentissimo cereale che abbonda in tutto il Tibet non fa a tempo a crescere! La durezza delle condizioni non sembra però togliere la serenità e il sorriso aperto alla gente che si incontra, forse perché ispirata da una profonda fede religiosa. Lo Zanskar nella storia ha avuto dei momenti d’indipendenza, ma generalmente è stato un territorio legato alle sorti del regno del Ladakh, con un’autonomia regalatagli di fatto dall’isolamento. Nel villaggio di Zangla risiede ancora il Gyalpo, ovvero il re di questo feudo himalaiano, un personaggio rispettato e autorevole grazie al carisma personale, ma senza poteri oggettivi. Nota tecnica - Clima e attrezzatura Il viaggio prevede un tratto a piedi, necessario per raggiungere Phuktal; se opportuno per chi non si sentisse in forma adeguata è possibile noleggiare un docile cavallo da montare per il tragitto sia in andata che al ritorno – se si ritenesse di volerlo utilizzare è opportuno informare Amitaba prima dell’inizio del viaggio per predisporre le montature in loco. Lungo il tragitto non è richiesto l’utilizzo di campi mobili: in questi ultimi anni sono sorte alcune sistemazioni accettabili che consentono di raggiungere lo Zanskar in modo più semplice e un poco più comodo. A Leh si utilizza un albergo – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro semplice hotel di montagna, ma la pulizia è sufficiente, le stanze hanno bagno e acqua calda e l’hotel dispone di un generatore di corrente nel caso (… spesso) “salti” la luce. Lasciata Leh si alloggia in semplici hotel e locande e in una bellissima casa galleggiante a Srinagar, in campo fisso presso il monastero di Rangdum in Zanskar ed in alloggi particolarmente spartani al monastero di Phuktal, il punto più ‘avventuroso’ del percorso. Gli alberghetti locali richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino. Alcuni sono decisamente carini, arredati in tipico stile ladakho, e donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh e in Zanskar invece il clima è secco e le temperature più miti, ma le escursioni termiche possono essere notevoli, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca e temperature minime che possono arrivare di notte a 10 gradi. Per la notte molti portano un sacco lenzuolo in quanto le lenzuola fornite nelle locande, nel campo fisso ed in particolare al monastero di Phuktal a volte non sono bellissime; ma considerando la notte a Phuktal è forse più comodo avere con sé un sacco a pelo.  È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi; si suggerisce di portare indumenti in pile ed una giacca di piumino o meglio ancora una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode e un paio di scarponcini comodi e caldi per camminare. Portare uno zaino. E’ importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore. L’alta quota del Ladakh e dello Zanskar Andare nell’Himalaia indiano significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a 3450 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore e l’itinerario previsto tiene ben presente questo fattore. Andando in Zanskar il punto più alto dove si transita è il Pensi La (4400 mt), dove si passa dopo quattro giorni dall’arrivo e da dove si scende per la notte nella valle di Padum a 3550 mt circa. Molti hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2 o 3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso solo successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che centinaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Sabato 21 luglio, partenza in volo per Delhi   Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Etihad, Lufthansa, Swiss, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori; la maggior parte dei voli giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo. All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto. 2°g.    22/7 Delhi – Leh   Il volo per Leh parte alle 5.30 circa; dall’aereo si godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dal corrispondente di Amitaba in Ladakh; sistemazione in uno dei migliori hotel della città (il Lasermo, lo Snowland o simile) e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3450 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g.    23/7 Leh ed escursione a Shey e Tikse   Visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia ed il mercato. L’escursione porta a Shey, un sito situato a breve distanza ad est di Leh storicamente importante perché fu anche la sede del palazzo reale dove nel tempio si ammirano antichi dipinti. Si continua con Tikse, tra i più celebri e attivi monasteri del Ladakh, una delle perle della regione: ricco di templi, contiene molte importanti opere d’arte ed un’impressionante raffigurazione di Yamantaka che regna nel Gonkhang. La grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, di recente fattura, è diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. Si rientra quindi in città. 4°g.    24/7 Leh – Alchi – Lamayuru - Mulbeck   Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si transita da Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante dove si ergono le rovine di un antico forte e templi, e proseguendo dopo un tratto si attraversa su di un ponte lo spumeggiante fiume arrivando al monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si prosegue quindi lungo l’Indo; oltre Khaltse la strada risale una spettacolare gola verso sud inerpicandosi tra le incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una "terra pura". Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Dopo la visita si prosegue lungo la strada che serpeggia verso ovest; superato il Fatu La (4147 mt) e oltre il valico del Namika (3760 mt) si arriva a Mulbekh, dove si alloggia in una semplice locanda. 5°g.    25/7 Mulbeck – Kargil – Rangdum   A Mulbeck, oltre alla famosa statua rupestre di Buddha Maitreya (VII secolo), si trovano due monasteri posti su di un vicino, ripido colle; sono interessanti da visitare e la posizione è stupenda. Dopo la visita si prosegue per Kargil e da qui si imbocca la strada che porta verso lo Zanskar. La zona è un po’ più arborea rispetto al Ladakh ed a maggioranza mussulmana; ogni villaggio ha una piccola moschea con il minareto, molti uomini hanno lunghe barbe ma le donne non sono velate. Il Nun ed il Kun, le più alte vette di quest’area himalaiana (7135 mt), dominano un’ampia ansa del fiume Suru in cui si tuffano le possenti seraccate di ghiaccio, che si ammirano proprio di rimpetto alla strada oltre il vorticoso fiume. Superate le gole ai loro piedi si procede lungo una valle spettacolare, ornata da ardite vette di granito da cui si protendono poderosi ghiacciai, che porta al plateau dove, tra le pasture degli yak ricche di stelle alpine, regna solitario il monastero di Rangdum. Si alloggia in un campo fisso. 6°g.    26/7 Rangdum – Padum; festival di Naro Nasial a Sani   Valicato il Pensi La (4400 mt), che offre visuali spettacolari sui ghiacciai a meridione, si entra nelle valli dello Zanskar e seguendo il flusso del fiume Doda si arriva nella vasta piana formata dalla confluenza dei fiumi Doda e Tsarap, il cuore dello Zanskar, dove si trovano i principali villaggi e monasteri, tra cui Sani. Il Gompa di Sani, di scuola Kagyupa, protetto da un muro di cinta ed ombreggiato da alberi, che qui sono rari, custodisce la statua di Naropa che fu uno dei capostipiti della scuola, lo stupa con i resti di Kanishka, un maestro che visse intorno all’anno mille, e affreschi attribuiti a Zadpa Dorje. Qui oggi si svolge la prima giornata delle rappresentazioni di danza in costume eseguite dai monaci tra un bell’assiepamento di gente giunta da tutta la vallata per assistere al grande rito; è un’ottima opportunità anche per ammirare gli abiti tradizionali sfoggiati dalle persone e godere con loro di uno dei preziosi momenti di festa, un breve intervallo nella vita molto dura di chi riesce a sopravvivere in questa remota regione dell’Himalaia. Dal Gompa, se si è interessati, una piacevole passeggiata tra i campi dell’oasi porta al convento femminile; per chi è più energetico un’escursione a piedi sull’altro versante della valle (circa un’ora e mezza di cammino) porta all’eremo di Guru Nima Oser Chaphuk, dove si dice abbia svolto un ritiro Guru Padmasambhava, un sito che è stato restaurato da Amitaba. Giunti alla vicina Padum, la nuova “capitale” dello Zanskar con alcuni negozietti e un punto telefonico, si alloggia in un semplice alberghetto, lo Zhambala o simile; la quota qui è di circa 3600 mt. 7°g.    27/7 Padum: escursione a Dzongkul e festival di Naro Nasial   Si torna verso il vicino Gompa di Sani e si prosegue fino al ponte di Ating e da qui si segue la mulattiera jeeppabile lungo la riva meridionale del Doda imboccando la valle che porta a sud verso dell’Umasi La, dove sospeso ad una rupe si trova il piccolo monastero con l’eremo di Dzongkul, che fu il principale luogo di ritiro dell’importante maestro mistico Naropa, uno dei maestri principali della tradizione Kagyupa e autore del famoso testo sui “sei yoga” che è tutt’ora una delle guide esoteriche utilizzate dagli yogi tibetani. Si torna quindi a Sani dove nel mentre le attività del festival sono giunte nel pieno progresso (NB: se qualcuno preferisse, può rimanere a Sani e non effettuare l’escursione); oggi è la seconda e conclusiva giornata che riserva il momento più importante, quando viene esposta nel corso della mattina la veneratissima statua di Naropa. Si seguono le rappresentazioni fino al loro termine e si rientra quindi a Padum; tempo permettendo ci si reca sulla collina che sovrasta il villaggio dove è situato un interessante monastero, immerso tra preziosi alberi, da cui si gode anche di uno stupendo panorama. 8°g.    28/7 Padum – Anmo – Khangsar – Phuktal   Si imbocca la strada sterrata che risale la stretta valle del vorticoso fiume Tsarap: la meta è il villaggio di Anmo (circa 3800 mt), dove la strada termina; sul percorso si notano i monasteri di Bardan e Mune, che verranno visitati al ritorno. Da Anmo si prosegue a piedi per Phuktal, un percorso senza eccessive salite ma lungo, che richiede circa 6 ore; per chi volesse vi è la possibilità di noleggiare un cavallo da montare per tutto il percorso (NB: se lo si volesse utilizzare è opportuno avvisare prima di giungere qui se si vuole essere sicuri di trovarlo). All’andata si segue il sentiero che risale il versante sud orientale della vallata che porta a Phuktal, è più lungo ma più graduale e transita dai bei villaggi di Purne e Khangsar. Al Gompa, dove la quota è di circa 3950 mt, ci si accomoda nei rudimentali alloggi; il luogo merita questo piccolo sacrificio! 9°g.    29/7 Phuktal – Ichar – Anmo – Mune – Bardan – Padum   Si torna seguendo il lato opposto della valle con un sentiero che passa alto sopra la gola dello Tsarap arrivando fino a circa 4100 mt di quota e transita dal bel villaggio di Ichar per poi arrivare al punto di raccordo con le vetture; si impiegano circa 4 ore. Tornando verso Padum si visitano i Gompa di Mune, dove il villaggio sopravvive in un ambiente decisamente molto selvaggio, e Bardan, un monastero di circa 400 anni costruito su una rupe a picco sul fiume che contiene interessanti affreschi. Arrivati a Padum si alloggia nel medesimo alberghetto. 10°g.    30/7 Padum – Thongde – Zangla   Si segue la strada che percorre verso nord il versante orientale del fiume Zanskar, formato dalla confluenza del Doda e dello Tsarap, arrivando a Thongde (13 km), un interessante monastero con diversi templi ed interessanti affreschi e statue, posto su di una rupe da cui si gode un’indimenticabile visuale sulla valle. Si prosegue quindi per Zangla (20 km), la vecchia capitale dello Zanskar, dove se sono presenti si potranno incontrare il Gyalpo dello Zanskar e la sua famiglia e visitare la loro vecchia residenza, che noi considereremmo umile visto il loro stato nobiliare, ma che in questa regione è una vera reggia. Si visitano l’antico castello, sede storica del Gyalpo, posto in una bellissima posizione che domina la valle dove si trovano anche molti chorten, di cui il più recente è quello di Bakula Rimpoce, l’Abate del Ladakh recentemente scomparso; nell’oasi è situato anche un interessante convento femminile. Per chi fosse interessato è possibile cimentarsi con una passeggiata che porta nella stretta gola dove si trova l’antico Chorten di Malakartse. Si alloggia in una locanda o, se possibile, nella casa del Gyalpo. 11°g.    31/7 Zangla – Karcha Gustor – Pipiting - Padum   Da Zangla si ripercorre la strada fino al ponte sullo Tsarap nei pressi di Padum e da qui si prosegue per il villaggio di Karcha, dominato dal grande monastero di scuola Ghelupa costruito sulle rupi rocciose, il principale dello Zanskar. La visita rivela diverse sale e alcuni affreschi dell’XI secolo; sul monte antistante è situato l’antico convento femminile, ricco di sorprendenti reperti artistici. Oggi è in corso la prima giornata delle rappresentazioni del Gustor, con danze particolarmente ben eseguite per l’evocazione di Mahakala e Yamantaka, due entità di protezione, tenute nel cortile del tempio con gli spettatori assiepati tutt’attorno e sui tetti del Gompa. Rientrando a Padum si sosta per una visita al vicino villaggio di Pipiting, dove si trovano un grande stupa ed un monastero; si alloggia nel medesimo alberghetto. 12°g.    1/8 Padum – Karcha Gustor – Phe Gompa – Rangdum   Ci si reca a Karcha per assistere alle celebrazioni iniziali della seconda e conclusiva giornata del Gustor, quando vengono offerti degli animali (offerti nel senso di donati, non vengono uccisi, anzi: essendo donati alle entità di protezione questi fortunati godranno della loro vecchiaia!). Si inizia quindi il percorso di rientro; risalendo le acque del fiume Doda si sosta per una visita al piccolo Gompa del villaggio di Phe e si continua lungo la strada che si era utilizzata all’arrivo, valicando il Pensi La – la bellezza inimmaginabile del contesto naturale merita almeno questo secondo passaggio! A Rangdum si alloggia nel medesimo campo fisso. 13°g.    2/8 Rangdum – Kargil   Si prosegue oltre le gole del Nun, dove i ghiacci lambiscono le acque potenti del fiume Suru, e se ne segue il flusso fino a Kargil, dove si alloggia presso l’hotel Highland Resort o simile. La cittadina a un che di luogo di frontiera; il confine di cessate il fuoco col Pakistan è pochi chilometri di distanza e la presenza dell’esercito indiano massiccia. La maggioranza della popolazione è musulmana, ma non si riscontrano problemi di aggressività verso gli stranieri, anzi, da qui a Srinagar si resterà sorpresi dalla disponibilità della gente. 14°g.    3/8 Kargil – Zojla – Srinagar (Kashmir)   Si sale in direzione ovest verso la valle di Dras, famosa per le incredibili punte di gelo che vi si registrano in inverno: fino ad oltre i -50°c. Il valico dello Zojla (3530 mt)  offre lo spettacolo di un’incredibile trasformazione naturale: si sale in un ambiente arido, lambendo le strisce di neve che arrivano spesso fino alla strada, e si scende nella valle di Sonamarg, ricca di foreste di pini; in pochi altri luoghi al mondo il cambiamento è così radicale. Giunti nell’ampia valle di Srinagar ci si sistema in una comoda casa galleggiante del lago Dal. 15°g.    4/8 Srinagar e volo di rientro   Mattina di relax; si effettua un giro con la barca del lago Dal e dei canali di Srinagar, utilizzando le “shikara”, le tipiche barche a remi dotate di comodissimi cuscini. Nel pomeriggio ci si imbarca sul volo per Delhi (orario da confermare), dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 16°g.    Domenica 5 agosto, arrivo a destinazione    Nota: chi ne ha la possibilità, può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola da regalare. Questi materiali verranno raccolti dai nostri collaboratori per essere distribuiti a chi ne ha più bisogno, solitamente alla fine del viaggio: così si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa. Possibile estensione a Jaipur e Agra L’estensione richiede solo due notti in più (ma se si preferisce la si può chiaramente ampliare) e porta ai siti ‘superclassici’ dell’India; ci si reca a Jaipur, con il celeberrimo Amber Palace, alla capitale abbandonata di Fatehpur Sikri e ad Agra con l’immortale Taj Mahal. Il programma prevede di venire accolti all’aeroporto di Delhi e di recarsi direttamente a Jaipur (208 km) dove si visitano il Palazzo, l’Osservatorio ed il Palazzo dei venti; si alloggia presso l’hotel “heritage” Shahpura House. Il giorno successivo si visita l’Amber Palace, potendo anche salire le grandi scalinate a dorso d’elefante, e quindi si prosegue per Fatehpur Sikri (208 km) e da qui ad Agra (36 km), dove si alloggia presso l’hotel Howard Plaza – the Fern. Ci si reca al Taj Mahal alle luci dell’alba e, dopo colazione, si visitano il Forte Rosso ed il mausoleo di Itmad Ud Daulah rientrando poi a Delhi andando direttamente all’aeroporto (220 km). Si viene accompagnati da un autista che parla la lingua inglese e se necessario si può richiedere in aggiunta una guida che parla la lingua italiana. L’estensione può essere eseguita anche prima del viaggio principale.
INDIA HIMALAIA 2017: Ladakh, Trekking di Markha
Opzione di salita allo Stock Kangri (6153 mt)
Periodo: 2 set - 16 set
Arrivati in volo a Leh, la cittadina capitale del Ladakh posta a 3500 mt di quota, si trascorrono i primi tre giorni facendo delle interessanti visite culturali; una fase ottima anche per l’acclimatamento. Si parte quindi per il percorso a piedi che dura 9 giorni, incontrando il passo del Ganda La (4900 mt) il secondo giorno di cammino. Con questa progressione non dovrebbero sussistere particolari problemi di adattamento alla quota, che è un fattore determinante da considerare in un trekking himalaiano. Il percorso è abbastanza impegnativo, ma alla portata anche di persone non specialiste, ed è quasi tutto percorribile anche a cavallo: alcuni preferiscono avere al seguito una montatura per alleviare le tappe, una opzione che va però esplicitata prima della partenza. I cavalli sono docili e non serve avere precedenti esperienze per montarli. Amitaba cura tutti gli aspetti organizzativi: fornisce il materiale per la cucina ed i campi ad esclusione del sacco a pelo, cura il trasporto dei materiali, del bagaglio personale, l’allestimento dei campi e la preparazione del cibo. Se richiesto, è possibile noleggiare il sacco a pelo localmente. Per l’attrezzatura personale si faccia conto su di un clima secco, tenendo presente però che non può mai essere esclusa la possibilità di piogge o nevicate; le temperature minime solitamente sono a Nimaling, dove a settembre è possibile andare sotto lo zero termico. Il nostro consiglio per il sacco a pelo è un gradiente omologato per -10/-15°C., stante che le tabelle termiche sono solitamente molto ottimistiche. Al termine del trekking vi è la possibilità di salire lo Stock Kangri (6153 mt), seguendo la via normale. Questa avventura non richiede elevate doti alpinistiche, ma non è per novizi. Quasi tutti salgono senza formare una cordata seguendo il percorso individuato dalla guida locale, affidandosi alla capacità propria con l’utilizzo di ramponi e picozza, senza necessità di piolet anche se in alcuni punti la salita è ripida. Si utilizzano in tutto cinque giorni, incluso l’avvicinamento e un giorno tenuto di riserva. Chi non si cimenta con la salita anziché rientrare in Italia può attendere i compagni a Leh. Amitaba in questo caso potrà proporre diverse esplorazioni interessanti per utilizzare ottimamente il tempo, ad esempio andare al lago di Pangong e / o percorrere il sentiero ad ovest di Leh sul versante settentrionale dell’Indo tra Likir e Temisgum. Sempre che … non si preferisca bighellonare nella piacevolissima Leh. L’alta quota del Ladakh Andare in Ladakh significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a 3500 metri di altitudine. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. Per l’adattamento alla quota molte persone hanno avuto un riscontro positivo per utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO (Le tappe del trekking richiedono da 4 a 7 ore di cammino circa) 1°g.    Sabato 2 settembre, partenza in volo per Delhi   Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Etihad, Lufthansa, Swiss, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori; la maggior parte dei voli giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo. All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto. 2°g.    3/9 Delhi - Leh   Il volo per Leh parte alle primissime ore del mattino, solitamente verso le 5.30 (orario da confermare); dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. All’arrivo si viene ricevuti dal rappresentante di Amitaba del Ladakh. Sistemazione in uno dei migliori hotel della città e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g.    4/9 Leh – Alchi   Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Si prosegue verso ovest; a Saspol si attraversa il fiume e lo si segue per un tratto lungo la sponda meridionale per poi risalire una pittoresca valle che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile, che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate abbiano potuto giungere in una delle valli più remote al mondo! Ridiscesi al fiume si torna verso il ponte arrivando poco oltre al monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi, la Alchi Heritage Home o simile; questi alberghetti richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino, ma donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. 4°g.    5/9 Alchi – Lamayuru - Leh   Si continua a seguire la valle dell’Indo e quindi la strada risale una spettacolare gola verso sud, arrivando attraverso profonde gole alle incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Dopo la visita si rientra verso Leh; oltrepassata la confluenza tra Indo e fiume Zanskar una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, con un’imponente statua di Maitreya che sovrasta il bel complesso; vi risiedono circa 150 monaci. A circa mezz’ora da Leh si visita il monastero di Phyang, situato a nord della strada; è molto interessante, con sale finemente affrescate e diverse statue tipiche dell’esoterica scuola dei Drigung Kagyu, alla cui scuola appartiene il Gompa. A Leh si alloggia presso il medesimo hotel. 5°g.    6/9 Leh – Spituk; trek 1, tappa fino a Yuruntse   Si lascia Leh, sostando per una visita al monastero di Spituk. Si attraversa il fiume Indo nei pressi del Gompa, qui la quota è di 3200 mt, e se ne segue il percorso per un lungo tratto; nella parte iniziale vi è una mulattiera percorribile in jeep e si vedrà in che punto iniziare il cammino. Si imbocca una stretta valle laterale che fende le montagne ed alla giunzione col sentiero che scende dal passo dello Stock la valle si apre. Salendo verso la casa solitaria di Yuruntze (circa 4100 mt) la vetta dello Stok Kangri domina il panorama con i suoi 6153 mt di quota, in un contesto di colori da tavolozza. 6°g.    7/9 Trek 2, Yuruntse – Ganda La – Shingu   Si sale al passo del Ganda La (circa 4900 mt) che offre un ampio panorama che spazia fino allo Zanskar, una selva immensa di montagne desertiche. Si scende attraverso dei tranquilli pascoli, e ci si ferma nei pressi del minuscolo villaggio di Shingu. 7°g.    8/8 Trek 3, Shingu – Skiu – Pentze   Discendendo una pittoresca gola, dominata da vette verticali che ricordano le nostre dolomiti, si giunge al fiume Markha nei pressi del piccolo monastero di Skiu (circa 3400 mt). Da qui, risalendo il flusso delle acque, si incontrano piccoli villaggi e sui bordi della valle si osservano tracce di romitaggi e rovine di antiche costruzioni. Non si conosce quasi nulla della storia di questa valle e le persone del luogo non posseggono che informazioni generiche; è molto interessante esplorare alcuni di questi affascinanti resti. 8°g.    9/8 Trek 4, Pentze – Markha   Si prosegue lungo la valle arrivando fino a Markha (circa 3700 mt), il villaggio principale, con le rovine di un vecchio forte e un piccolo monastero. 9°g.    10/9 Trek 5, Markha – Tschatchutse   Il Kang Yatse (6400 mt) domina il fondo della vallata. Anche l’ultimo villaggio di Tscatchutse (circa 4160 mt) presenta le interessanti rovine di una ardita fortificazione abbarbicata ad un impossibile dirupo. 10°g.    11/9 Trek 6, Tschatchutse – Nimaling   Si sale gradualmente alle pasture degli yak di Nimaling, ai piedi del Kang Yatse. L’ambiente è simile all’altopiano del Rupshu, la sensazione è di essere in un mondo lunare. Il punto di campo è a circa 4850 mt. 11°g.    12/9 Trek 7, Nimaling   Giornata di riposo per gustare l’ambiente. Si possono fare diverse passeggiate nei dintorni del campo, o proseguire lungo la valle ai piedi del Kang Yatse o risalirne le pendici. 12°g.    13/9 Trek 8, Nimaling – Kongmaru La – Sumdo   Si sale al passo del Kongmaru (5150 mt) direttamente dalle pasture di Nimalung; lo sguardo spazia a nord est fino alle montagne del Tibet e la visuale sulla valle di Nimaling e la catena del Kang Yatse è stupenda. La discesa precipita in una gola policroma caratterizzata da forme geologiche bizzarre, quasi antropomorfe, si scende fino a circa 3700 mt. 13°g.    14/9 Trek 9, Sumdo – Shang – Leh   A Shang con una breve deviazione si raggiunge un interessante monastero; la strada dista solo qualche ora di cammino. Con le jeep si arriva nella valle dell’Indo; con una breve deviazione ci si reca al grande monastero di Hemis, il principale di scuola Drukpakagyu del Ladakh, un sito che è un’importante meta di pellegrinaggi e ospita una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Si prosegue quindi per Leh, che dista circa 50 km, dove si alloggia nel medesimo hotel. Per chi rientra NB: per chi preferisce restare in Ladakh e rientrare coi compagni che si recano allo Stock Kangri Amitaba predisporrà quanto richiesto, in funzione dei desideri e delle esigenze di ciascuno. 14°g.    15/9 Leh – Delhi e volo di rientro  Verso le 7.30 del mattino volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto. 15°g.    Domenica 16 settembre, arrivo a destinazione Salita allo STOCK KANGRI 14°g.    15/9 Giornata di Leh   15°g.    16/9 Leh – Stock – Campo 1   Si raggiunge in jeep l’oasi di Stock situata a sud di Leh, dove si trovano un bel monastero e il Palazzo Reale, attuale residenza del Re Namgyal, di cui si possono visitare alcune parti. Un poco oltre inizia il sentiero; si segue la valle in salita arrivando ad un colle che si supera tra peculiari stratificazioni verticali di rocce rosse giungendo al punto di campo. 16°g.    17/9 Campo 1 – Campo Alto   Si continua in costante salita fino al Campo Alto; alcune spedizioni partono da qui per la vetta, ma si è molto più avvantaggiati se ci si sposta prima al Campo Avanzato. 17°g.    18/9 Campo Alto – Campo Avanzato   Ci sono due possibili posizioni di campo in funzione delle condizioni, o all’inizio della lingua del ghiacciaio o più in alto sul lato destro delle colate di neve. 18°g.    19/9 Stock Kangri e rientro al Campo Alto    19°g.    20/9 Giornata di riserva    20°g.    21/9 Campo Alto – Stock – Leh    Giunti all’oasi di Stock si trovano le jeep con cui si rientra a Leh, dove si alloggia nel medesimo hotel. 21°g.    22/9 Leh – Delhi e volo di rientro  Verso le 7.30 del mattino volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto. 22°g.    Domenica 23 settembre, arrivo a destinazione Nota: chi ne ha la possibilità, può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola da regalare. Questi materiali verranno raccolti dai nostri collaboratori per essere distribuiti a chi ne ha più bisogno, solitamente alla fine del viaggio: così si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa. Possibile estensione ad Agra e Jaipur Giunti a Delhi chi volesse visitare i siti ‘superclassici’ dell’India, Agra con l’immortale Taj Mahal e Fatehpur Sikri, e Jaipur, con il celeberrimo Amber Palace, potrà eseguire una breve estensione che richiede solo due notti in più (ma se si preferisce si può chiaramente ampliare). Il programma prevede di venire accolti all’aeroporto di Delhi e di recarsi direttamente ad Agra (220 km a sud est), dove si visitano il Forte Rosso e, alle luci dell’imbrunire, il Taj Mahal. Si riparte al mattino in direzione ovest per Fatehpur Sikri (36 km), la capitale che venne fondata dall’imperatore Mughal Akbar nel 1569 e poi abbandonata solo 16 anni dopo; da qui si continua sempre verso ovest per Jaipur (208 km), dove si sosta la seconda notte. A Jaipur si visitano il Palazzo e l’Osservatorio e, prima di lascare la città, l’Amber Palace, situato tra i colli a nord della città; da qui si prosegue per l’aeroporto di Delhi (240 km).
INDIA HIMALAIA 2017: Ladakh, Monti della Luna – con Pangong e Nubra
Estensione: altopiano del Rupshu, rientro il 6/9
Periodo: 19 ago - 2 set
Sono previste due edizioni, questa ed un'altra con partenza il 5/8. Il viaggio prevede di raggiungere e di rientrare da Leh, la capitale del Ladakh, in volo da Delhi; si visitano accuratamente Leh ed i dintorni, con Sankar, Shey, Tikse, Hemis, Stakna, Matho e Stock e quindi si effettuano tre escursioni, la prima di due giorni a Nubra, la seconda verso ovest che ne utilizza quattro e l’ultima a Pangong di due. La valle di Nubra, a nord di Leh, si raggiunge scavalcando l’altissimo passo del Kardung; è situata ai piedi del Karakorum, custodisce monasteri e villaggi molto interessanti, ma anche solo la magia del luogo e la sua bellezza naturale costituiscono un irrinunciabile motivo per spingersi fin qui. La cornice di monti maestosi ha al suo centro delle insospettate dune di sabbia bianca lambite da due fiumi dove vivono i cammelli bactriani e si trovano laghetti nascosti e fonti termali L’escursione ad ovest dura quattro giorni e porta lungo l'Indo iniziando con Phyang e scoprendo la storica oasi di Bazgo ed i resti artistici più interessanti del Ladakh: i famosi affreschi di scuola Ghandara di Alchi e gli sconosciuti dipinti di Saspol. Si visitano Mangyu, una perla di bellezza nell’Himalaia, Rizong, mistico monastero di ritiro, Wanla, un’oasi che preserva un tempio dell’XI secolo attribuito a Rinchen Zangpo, il celebre monastero di Lamayuru, posto arditamente su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche, dove si visita anche il suo eremo di Atise, e si giunge ai confini del Ladakh a Mulbeck, dove si trovano alcuni tra i luoghi più pittoreschi: Gyal e Shergol; non mancherà la visita di Likir, il cui abate è un fratello di SS il Dalai Lama. La terza escursione porta a nord est di Leh attraverso il passo di Chang nelle remote valli a ridosso del Ciangtang tibetano, fino al glorioso lago di Pangong, uno dei punti più belli in assoluto della regione; sul percorso si visita Chemrey ed al ritorno Shachukul. A completamento del viaggio l’estensione, condotta da una nostra guida locale, porta ai laghi di Tso Moriri e Tso Kar, gemme turchesi dell’altopiano del Rupshu, dove vivono i pastori nomadi con i loro greggi di yak. Modalità del viaggio Gli spostamenti vengono effettuati con veicoli privati. A Leh si alloggia in un comodo hotel – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro alberghetto di montagna, ma la pulizia è sufficiente, si dispone di stanze con bagno e acqua calda e l’hotel ha un generatore di corrente nel caso (…spesso) “salti” la luce. Durante l’escursione ad ovest di Leh si alloggia in piccoli alberghetti; queste sistemazioni richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino. Alcuni sono decisamente carini, arredati in tipico stile ladakho, e donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. A Nubra si alloggia in un piccolo hotel e a Pangong in un campo fisso dotato di tende con letti, lenzuola e servizi. Durante l’estensione ai laghi del Rupshu si utilizzano campi fissi. A Delhi non è previsto l’utilizzo di hotel per via delle connessioni volo che non lo rendono necessario; se si preferisse Amitaba potrà predisporre questo servizio e soddisfare ogni altra richiesta dei viaggiatori, con costi molto contenuti. L’alta quota del Ladakh Andare in Ladakh significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a quasi 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare nello sforzo fisico i primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. Le parti che possono generare più apprensione sono l’escursione a Nubra e la sosta al lago di Pangong, situato a 4340 mt; Nubra, a nord di Leh, si raggiunge scavalcando il passo di Kardung alto ben 5354 mt (sulle guide è spesso ancora indicato a 5602 mt, ma la quota corretta data da misura satellitare è questa), dove l’impatto fisico di una salita ad una quota così elevata è attenuato avendo l’accortezza di non sostarvi troppo a lungo e procedendo per la discesa che riporta a circa 3100 mt di quota, più bassa del punto di partenza; non si ha così il tempo di subire gli effetti dell’esposizione all’aria rarefatta del passo. A Pangong si sosta l’undicesima notte dopo l’arrivo in quota, quindi si è sufficientemente acclimatati, ed a Tso Moriri in Rupshu (4522 mt), per chi segue l’estensione, la tredicesima notte. Molti hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2 o 3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso non preventivo, successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Clima e attrezzatura A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh invece il clima è secco e le temperature più miti. A Pangong e ai laghi del Rupshu, per chi segue l’estensione, le escursioni termiche sono notevoli per via della quota, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca, e temperature minime che possono arrivare anche a zero gradi. E' opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare in modo confortevole le serate più fredde. Si consiglia di portare indumenti in pile ed una giacca di piumino o meglio ancora una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, ed un paio di scarponcini comodi e caldi per i percorsi a piedi. Molti portano un sacco lenzuolo per evitare di dover per forza utilizzare le lenzuola fornite localmente, a volte non bellissime. Portare uno zaino. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Sabato 19 agosto, partenza per Delhi   Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Etihad, Lufthansa, Swiss, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori; la maggior parte dei voli giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo. All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto. 2°g.    20/8 Delhi – Leh   Il volo per Leh parte alle 5.30 circa; dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dal corrispondente di Amitaba in Ladakh; sistemazione in uno dei migliori hotel della città (il Lasermo, lo Snowland o simile). Si riposa per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g.    21/8 Leh, escursione a Shey, Tikse e Hemis   L’escursione inizia con una prima visita a Shey, situato a breve distanza ad est di Leh, un sito storicamente importante perché fu anche la sede del palazzo reale e dove nel tempio si ammirano antichi dipinti. Si continua con Tikse, tra i più celebri e attivi monasteri del Ladakh, una delle perle della regione: ricco di templi, contiene molte importanti opere d’arte ed un’impressionante raffigurazione di Yamantaka che regna nel Gonkhang. La grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, di recente fattura, è diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. Proseguendo lungo la valle dell’Indo si attraversa il grande fiume per raggiungere il versante meridionale della valle e si arriva al monastero di Hemis, il principale di scuola Drukpakagyu del Ladakh; è un’importante meta di pellegrinaggi, con diverse sale di preghiera affrescate ed ospita una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Si rientra a Leh nel pomeriggio. 4°g.    22/8 Leh, escursione a Stakna, Matho e Stock   Si segue la strada per Tikse e, superato il complesso, si attraversa il fiume Indo su di uno stretto ponte arrivando al monastero di Stakna, che si staglia su di un panoramico colle morenico sopra il fiume e rivela sale ed interni interessanti, incluso l’appartamento dell’abate che solitamente si può visitare. Da qui ci si reca alla vicina oasi di Matho, sede di un affascinante sito di scuola Sakya reso celebre dal peculiare festival invernale che è presenziato da… degli oracoli; in effetti è un luogo che dà a molti la sensazione di essere intriso di energia esoterica, in special modo nello scuro Gonkhang degli oracoli, col pavimento coperto di tsampa e pervaso dall’odore di chang. Si segue quindi il versante meridionale della valle dell’Indo tornando verso Leh arrivando nell’oasi di Stock, situata ai piedi del maestoso Stock Kangri, dove si visita il Palazzo Reale di Stock, che è l’attuale residenza del re del Ladakh – una posizione che oggi è solo carismatica - ed il monastero del villaggio, anche questo sede di un festival oracolare collegato a quello di Matho. Si rientra a Leh nel pomeriggio. 5°g.    23/8 Leh – Kardung La – Nubra   L’escursione alla valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (5354 mt) posto a nord della città, che offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si estendono lungo il fiume Indo. La discesa si apre sulla valle del fiume Shyok, dove si ridiscende fino a circa 3100 mt, e conduce ad una vasta piana formata dalla confluenza tra questo ed il fiume Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. A Diskit si visitano il villaggio e il monastero abbarbicato alle rocce, che offre una splendida panoramica sulla valle. Si prosegue poi per il piccolo monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Nei pressi vi sono delle splendide dune di sabbia bianca, un luogo indimenticabile. Si alloggia presso l’hotel Karma Inn o Mystic Meadows. 6°g.    24/8 Nubra – Kardung La – Leh   Si prosegue l’esplorazione di Nubra, giungendo nella parte settentrionale della vallata al monastero di Sumur; poco oltre, una breve passeggiata porta ad un magico laghetto, cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Si inizia quindi il percorso di ritorno – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio. A Leh sistemazione nel medesimo albergo. 7°g.    25/8 Leh – Phyang - Bazgo – Saspol - Alchi   Si lascia Leh seguendo la valle del’Indo verso ovest; con una breve deviazione si raggiunge il monastero di Phyang, un sito molto interessante con sale finemente affrescate e molte statue tipiche dell’esoterica scuola dei Drigung Kagyu, alla cui scuola appartiene il Gompa. Proseguendo, oltre la spettacolare confluenza col fiume Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e alcuni templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol: custodiscono affreschi di sorprendente bellezza in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si prosegue per il vicino monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi, la Heritage Home o simile. 8°g.    26/8 Alchi – Mangyu – Rizong – Wanla - Lamayuru   Si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire una pittoresca valle a sud del fiume che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate potettero giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre i veicoli fanno il giro della vallata arrivando dopo qualche chilometro di strada allo stesso punto. Si prosegue lungo l’Indo e lo si lascia con una deviazione verso nord incontrando un interessante convento femminile e poco oltre il monastero di Rizong, ritenuto tra i più ascetici del Ladakh, che sembra quasi sospeso alla chiusura di una stretta valle. Dopo la visita si continua a seguire la valle dell’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola a sud; la si lascia con una deviazione che porta all’oasi di Wanla, che preserva un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente all’esoterica scuola dei Drigung, restaurato da un gruppo di svizzeri, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Tornati sulla strada principale ci si inerpica tra le incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia in una locanda dell’oasi, la Lamayuru Moonland o simile. 9°g.    27/8 Lamayuru – Atise – Gyal – Mulbeck - Kargil   Dopo la visita di Lamayuru si prosegue lungo la strada che serpeggia verso ovest; prima del passo si segue una stradina sterrata che porta all’eremo di Atise, un luogo di ritiro del monastero di Lamayuru. Superato il Fatu La (4147 mt) ed oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Poco oltre si transita da Mulbekh, dove si trova la famosa statua rupestre di Buddha Maitreya (VII secolo), e si giunge a Kargil, dove si alloggia presso l’hotel Highland Resort o simile. 10°g.    28/8 Kargil - Shergol – Likir - Leh   Oggi si rientra verso est fino a Leh; prima di Mulbeck con una breve deviazione si arriva al villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato ad uno sperone roccioso, anche questo ripreso nel film “Samsara”. A Mulbeck con una piacevole passeggiata di raggiungono i due antichi monasteri posti su di un panoramico colle sopra al villaggio, quindi si ripercorre la panoramicissima strada che, valicati i passi Namika e Fatu, transita da Lamayuru e si tuffa nella valle dell’Indo. Oltrepassata la confluenza tra Indo e fiume Zanskar una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa e il cui abate è un fratello di SS il XIV Dalai Lama, con un’imponente statua di Maitreya che sovrasta il bel complesso; vi risiedono circa 150 monaci. Giunti a  Leh si alloggia presso il medesimo hotel. 11°g.    29/8 Leh   Mattinata libera. Nel pomeriggio visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia e il mercato. 12°g.    30/8 Leh - Chemrey - Pangong   Si risale per un tratto la valle dell’Indo e oltrepassato Tikse si imbocca una valle laterale che porta a nord a Chemrey, un Gompa dalla struttura vicina all’archetipo di quello che ci si può immagina come un luogo di ritiro himalaiano, con le casette dei monaci incastonate nei versanti di un ripido colle sulla cui cima sorgono i templi, tanto che fu scelto per girarvi il film ‘Samsara’. Si prosegue lasciando le oasi di Chemrey e Tak Tok per salire al passo di Chang (5360 mt), con grandiosi panorami che spaziano sulle catene di monti che si affacciano sulla valle dell’Indo e oltre, fino al Kang Yaze (6400 mt), la più alta vetta della regione. La discesa attraversa alcune pasture e si immerge tra monti policromi fino a giungere al fiume Shyok che da qui scorre verso Nubra; lo si risale per un breve tratto fino al villaggio di Tangtse, il principale della regione con le rovine di un vecchio castello ed un tempio recentemente ricostruito. Si prosegue per il lago di Pangong (4340 mt) risalendo un piccolo affluente dello Shyok verso est, attraverso un ambiente con forti colorazioni dove deserto e pasture si intersecano tra monti sulle cui cime si vedono alcuni ghiacciai; si arriva presto in vista delle acque incredibilmente turchesi del mitico lago. Una vastità azzurra, l’aria incredibilmente pura, tra monti altissimi, oltre ogni nostra capacità descrittiva, che ispirò alcuni passaggi stupendi dell’interessante libro “La via delle nuvole bianche” di A. Govinda. Si alloggia in un campo fisso in vista del lago. 13°g.    31/8 Pangong – Leh   Si torna al villaggio di Tangtse, da qui si risale per un tratto il fiume Shyok e quindi si imbocca una valle a sud (circa 10 km) arrivando al villaggio ed al monastero di Shachukul, di scuola Drigung Kagyu. Nel vecchio Gompa si ammirano alcune interessanti statue, e, nel Lhakhang, affreschi nuovi ma di ottima fattura che ritraggono, tra i vari soggetti, l’origine della scuola Drigung. Si torna a Tangtse e si riprende la strada per Leh superando di nuovo l’altissimo Chang La e tornando nella valle dell’Indo. Giunti a Leh si alloggia nel medesimo hotel. Per chi rientra 14°g.    1/9 Leh – Delhi   Verso le 7.30 del mattino volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto. 15°g.    Sabato 2 settembre, arrivo a destinazione Per chi prosegue, estensione “Altopiano del Rupshu” 14°g.    1/9 Leh – Korzok (Lago di Tso Moriri)   Si risale il corso dell’Indo in direzione est immergendosi tra ripide vallate con alcuni tratti molto pittoreschi tra ripide formazioni granitiche. Si il fiume nei pressi di Mahe per arrampicarsi a sud sull’altopiano, dove laghi turchesi posti sopra i 4000 metri sembrano dipinti dal cielo! Il lago di Tso Kyagar è il primo capolavoro di questa natura incontaminata. Siamo nel regno dei nomadi tibetani, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili. In diversi punti si potranno incontrare i loro campi e le greggi di yak, e molti animali selvaggi come il kyang (il cavallo tibetano), miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Si raggiunge Korzok, sulle sponde del lago Tso Moriri, posto a 4522 mt di quota, il gioiello turchese del Rupshu che si estende per 30 chilometri. Al tramonto le cime innevate che circondano il lago e a sud sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, si alloggia in un campo fisso, il Nomadic Resort o simile. 15°g.    2/9 Tso Moriri   Si dedica la giornata all’esplorazione della zona, con una magnifica passeggiata lungo le rive del lago, e si visitano il monastero e il piccolo villaggio; nella valle alle spalle spesso si accampano i nomadi con i loro grandi greggi di yak. Sono molto speciali i tramonti dal colle che sovrasta Korzok. 16°g.    3/9 Korzok – Lago di Tso Kar   Il percorso continua ad essere meraviglioso, si ritransita dal laghetto di Tso Kyagar (sorprenderà la diversità dei suoi colori) e superando due passi si raggiunge Tso Kar (4530 mt), uno dei grandi laghi di questa regione da cui per secoli è stato ricavato il sale, utilizzato come merce di scambio in Ladakh. Si alloggia in un campo fisso, lo Tsokar Resort o simile. 17°g.    4/9 Tso Kar - Leh   Raggiunta la strada militare che proviene dall’Himachal si valica il passo del Taklang (5328 mt) che riporta verso la valle dell’Indo. Si transita dal villaggio di Gya, dove si ammira un monastero su una rupe tra le rovine di un grande forte che cingeva le creste ardite, e proseguendo si entra in una gola tra ripide montagne policrome arrivando in breve al fiume Indo di cui si segue il corso fino a Leh. Si alloggia nel medesimo albergo. 18°g.    5/9 Leh – Delhi   Verso le 7.30 del mattino volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto. 19°g.    Mercoledì 6 settembre, arrivo a destinazione. Nota: chi ne ha la possibilità, può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola da regalare. Questi materiali verranno raccolti dai nostri collaboratori per essere distribuiti a chi ne ha più bisogno, solitamente alla fine del viaggio: così si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa. Possibile estensione ad Agra e Jaipur Giunti a Delhi chi volesse visitare i siti ‘superclassici’ dell’India, Agra con l’immortale Taj Mahal e Fatehpur Sikri, e Jaipur, con il celeberrimo Amber Palace, potrà eseguire una breve estensione che richiede solo due notti in più (ma se si preferisce si può chiaramente ampliare). Il programma prevede di venire accolti all’aeroporto di Delhi e di recarsi direttamente ad Agra (220 km a sud est), dove si visitano il Forte Rosso e, alle luci dell’imbrunire, il Taj Mahal. Si riparte al mattino in direzione ovest per Fatehpur Sikri (36 km), la capitale che venne fondata dall’imperatore Mughal Akbar nel 1569 e poi abbandonata solo 16 anni dopo; da qui si continua sempre verso ovest per Jaipur (208 km), dove si sosta la seconda notte. A Jaipur si visitano il Palazzo e l’Osservatorio e, prima di lascare la città, l’Amber Palace, situato tra i colli a nord della città; da qui si prosegue per l’aeroporto di Delhi (240 km).
INDIA HIMALAIA 2017: Ladakh, Monti della Luna – con Pangong e Nubra
Estensione: altopiano del Rupshu rientro il 23/8
Periodo: 5 ago - 19 ago
Il viaggio prevede di raggiungere e di rientrare da Leh, la capitale del Ladakh, in volo da Delhi; si visitano accuratamente Leh ed i dintorni, con Sankar, Shey, Tikse, Hemis, Stakna, Matho e Stock e quindi si effettuano tre escursioni, la prima di due giorni a Nubra, la seconda verso ovest che ne utilizza quattro e l’ultima a Pangong di due. La valle di Nubra, a nord di Leh, si raggiunge scavalcando l’altissimo passo del Kardung; è situata ai piedi del Karakorum, custodisce monasteri e villaggi molto interessanti, ma anche solo la magia del luogo e la sua bellezza naturale costituiscono un irrinunciabile motivo per spingersi fin qui. La cornice di monti maestosi ha al suo centro delle insospettate dune di sabbia bianca lambite da due fiumi dove vivono i cammelli bactriani e si trovano laghetti nascosti e fonti termali L’escursione ad ovest dura quattro giorni e porta lungo l'Indo iniziando con Phyang e scoprendo la storica oasi di Bazgo ed i resti artistici più interessanti del Ladakh: i famosi affreschi di scuola Ghandara di Alchi e gli sconosciuti dipinti di Saspol. Si visitano Mangyu, una perla di bellezza nell’Himalaia, Rizong, mistico monastero di ritiro, Wanla, un’oasi che preserva un tempio dell’XI secolo attribuito a Rinchen Zangpo, il celebre monastero di Lamayuru, posto arditamente su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche, dove si visita anche il suo eremo di Atise, e si giunge ai confini del Ladakh a Mulbeck, dove si trovano alcuni tra i luoghi più pittoreschi: Gyal e Shergol; non mancherà la visita di Likir, il cui abate è un fratello di SS il Dalai Lama. La terza escursione porta a nord est di Leh attraverso il passo di Chang nelle remote valli a ridosso del Ciangtang tibetano, fino al glorioso lago di Pangong, uno dei punti più belli in assoluto della regione; sul percorso si visita Chemrey ed al ritorno Shachukul. A completamento del viaggio l’estensione, condotta da una nostra guida locale, porta ai laghi di Tso Moriri e Tso Kar, gemme turchesi dell’altopiano del Rupshu, dove vivono i pastori nomadi con i loro greggi di yak. Modalità del viaggio Gli spostamenti vengono effettuati con veicoli privati. A Leh si alloggia in un comodo hotel – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro alberghetto di montagna, ma la pulizia è sufficiente, si dispone di stanze con bagno e acqua calda e l’hotel ha un generatore di corrente nel caso (…spesso) “salti” la luce. Durante l’escursione ad ovest di Leh si alloggia in piccoli alberghetti; queste sistemazioni richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino. Alcuni sono decisamente carini, arredati in tipico stile ladakho, e donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. A Nubra si alloggia in un piccolo hotel e a Pangong in un campo fisso dotato di tende con letti, lenzuola e servizi. Durante l’estensione ai laghi del Rupshu si utilizzano campi fissi. A Delhi non è previsto l’utilizzo di hotel per via delle connessioni volo che non lo rendono necessario; se si preferisse Amitaba potrà predisporre questo servizio e soddisfare ogni altra richiesta dei viaggiatori, con costi molto contenuti. L’alta quota del Ladakh Andare in Ladakh significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a quasi 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare nello sforzo fisico i primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. Le parti che possono generare più apprensione sono l’escursione a Nubra e la sosta al lago di Pangong, situato a 4340 mt; Nubra, a nord di Leh, si raggiunge scavalcando il passo di Kardung alto ben 5354 mt (sulle guide è spesso ancora indicato a 5602 mt, ma la quota corretta data da misura satellitare è questa), dove l’impatto fisico di una salita ad una quota così elevata è attenuato avendo l’accortezza di non sostarvi troppo a lungo e procedendo per la discesa che riporta a circa 3100 mt di quota, più bassa del punto di partenza; non si ha così il tempo di subire gli effetti dell’esposizione all’aria rarefatta del passo. A Pangong si sosta l’undicesima notte dopo l’arrivo in quota, quindi si è sufficientemente acclimatati, ed a Tso Moriri in Rupshu (4522 mt), per chi segue l’estensione, la tredicesima notte. Molti hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2 o 3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso non preventivo, successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Clima e attrezzatura A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh invece il clima è secco e le temperature più miti. A Pangong e ai laghi del Rupshu, per chi segue l’estensione, le escursioni termiche sono notevoli per via della quota, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca, e temperature minime che possono arrivare anche a zero gradi. E' opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare in modo confortevole le serate più fredde. Si consiglia di portare indumenti in pile ed una giacca di piumino o meglio ancora una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, ed un paio di scarponcini comodi e caldi per i percorsi a piedi. Molti portano un sacco lenzuolo per evitare di dover per forza utilizzare le lenzuola fornite localmente, a volte non bellissime. Portare uno zaino. E’ importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Sabato 5 agosto, partenza per Delhi   Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Etihad, Lufthansa, Swiss, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori; la maggior parte dei voli giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo. All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto. 2°g.    6/8 Delhi – Leh   Il volo per Leh parte alle 5.30 circa; dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dal corrispondente di Amitaba in Ladakh; sistemazione in uno dei migliori hotel della città (il Lasermo, lo Snowland o simile). Si riposa per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g.    7/8 Leh, escursione a Shey, Tikse e Hemis   L’escursione inizia con una prima visita a Shey, situato a breve distanza ad est di Leh, un sito storicamente importante perché fu anche la sede del palazzo reale e dove nel tempio si ammirano antichi dipinti. Si continua con Tikse, tra i più celebri e attivi monasteri del Ladakh, una delle perle della regione: ricco di templi, contiene molte importanti opere d’arte ed un’impressionante raffigurazione di Yamantaka che regna nel Gonkhang. La grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, di recente fattura, è diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. Proseguendo lungo la valle dell’Indo si attraversa il grande fiume per raggiungere il versante meridionale della valle e si arriva al monastero di Hemis, il principale di scuola Drukpakagyu del Ladakh; è un’importante meta di pellegrinaggi, con diverse sale di preghiera affrescate ed ospita una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Si rientra a Leh nel pomeriggio. 4°g.    8/8 Leh, escursione a Stakna, Matho e Stock   Si segue la strada per Tikse e, superato il complesso, si attraversa il fiume Indo su di uno stretto ponte arrivando al monastero di Stakna, che si staglia su di un panoramico colle morenico sopra il fiume e rivela sale ed interni interessanti, incluso l’appartamento dell’abate che solitamente si può visitare. Da qui ci si reca alla vicina oasi di Matho, sede di un affascinante sito di scuola Sakya reso celebre dal peculiare festival invernale che è presenziato da… degli oracoli; in effetti è un luogo che dà a molti la sensazione di essere intriso di energia esoterica, in special modo nello scuro Gonkhang degli oracoli, col pavimento coperto di tsampa e pervaso dall’odore di chang. Si segue quindi il versante meridionale della valle dell’Indo tornando verso Leh arrivando nell’oasi di Stock, situata ai piedi del maestoso Stock Kangri, dove si visita il Palazzo Reale di Stock, che è l’attuale residenza del re del Ladakh – una posizione che oggi è solo carismatica - ed il monastero del villaggio, anche questo sede di un festival oracolare collegato a quello di Matho. Si rientra a Leh nel pomeriggio. 5°g.    9/8 Leh – Kardung La – Nubra   L’escursione alla valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (5354 mt) posto a nord della città, che offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si estendono lungo il fiume Indo. La discesa si apre sulla valle del fiume Shyok, dove si ridiscende fino a circa 3100 mt, e conduce ad una vasta piana formata dalla confluenza tra questo ed il fiume Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. A Diskit si visitano il villaggio e il monastero abbarbicato alle rocce, che offre una splendida panoramica sulla valle. Si prosegue poi per il piccolo monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Nei pressi vi sono delle splendide dune di sabbia bianca, un luogo indimenticabile. Si alloggia presso l’hotel Karma Inn o Mystic Meadows. 6°g.    10/8 Nubra – Kardung La – Leh   Si prosegue l’esplorazione di Nubra, giungendo nella parte settentrionale della vallata al monastero di Sumur; poco oltre, una breve passeggiata porta ad un magico laghetto, cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Si inizia quindi il percorso di ritorno – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio. A Leh sistemazione nel medesimo albergo. 7°g.    11/8 Leh – Phyang - Bazgo – Saspol - Alchi   Si lascia Leh seguendo la valle del’Indo verso ovest; con una breve deviazione si raggiunge il monastero di Phyang, un sito molto interessante con sale finemente affrescate e molte statue tipiche dell’esoterica scuola dei Drigung Kagyu, alla cui scuola appartiene il Gompa. Proseguendo, oltre la spettacolare confluenza col fiume Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e alcuni templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol: custodiscono affreschi di sorprendente bellezza in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si prosegue per il vicino monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi, la Heritage Home o simile. 8°g.    12/8 Alchi – Mangyu – Rizong – Wanla - Lamayuru   Si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire una pittoresca valle a sud del fiume che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate potettero giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre i veicoli fanno il giro della vallata arrivando dopo qualche chilometro di strada allo stesso punto. Si prosegue lungo l’Indo e lo si lascia con una deviazione verso nord incontrando un interessante convento femminile e poco oltre il monastero di Rizong, ritenuto tra i più ascetici del Ladakh, che sembra quasi sospeso alla chiusura di una stretta valle. Dopo la visita si continua a seguire la valle dell’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola a sud; la si lascia con una deviazione che porta all’oasi di Wanla, che preserva un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente all’esoterica scuola dei Drigung, restaurato da un gruppo di svizzeri, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Tornati sulla strada principale ci si inerpica tra le incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia in una locanda dell’oasi, la Lamayuru Moonland o simile. 9°g.    13/8 Lamayuru – Atise – Gyal – Mulbeck - Kargil   Dopo la visita di Lamayuru si prosegue lungo la strada che serpeggia verso ovest; prima del passo si segue una stradina sterrata che porta all’eremo di Atise, un luogo di ritiro del monastero di Lamayuru. Superato il Fatu La (4147 mt) ed oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Poco oltre si transita da Mulbekh, dove si trova la famosa statua rupestre di Buddha Maitreya (VII secolo), e si giunge a Kargil, dove si alloggia presso l’hotel Highland Resort o simile. 10°g.    14/8 Kargil - Shergol – Likir - Leh   Oggi si rientra verso est fino a Leh; prima di Mulbeck con una breve deviazione si arriva al villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato ad uno sperone roccioso, anche questo ripreso nel film “Samsara”. A Mulbeck con una piacevole passeggiata di raggiungono i due antichi monasteri posti su di un panoramico colle sopra al villaggio, quindi si ripercorre la panoramicissima strada che, valicati i passi Namika e Fatu, transita da Lamayuru e si tuffa nella valle dell’Indo. Oltrepassata la confluenza tra Indo e fiume Zanskar una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa e il cui abate è un fratello di SS il XIV Dalai Lama, con un’imponente statua di Maitreya che sovrasta il bel complesso; vi risiedono circa 150 monaci. Giunti a  Leh si alloggia presso il medesimo hotel. 11°g.    15/8 Leh   Mattinata libera. Nel pomeriggio visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia e il mercato. 12°g.    16/8 Leh - Chemrey - Pangong   Si risale per un tratto la valle dell’Indo e oltrepassato Tikse si imbocca una valle laterale che porta a nord a Chemrey, un Gompa dalla struttura vicina all’archetipo di quello che ci si può immagina come un luogo di ritiro himalaiano, con le casette dei monaci incastonate nei versanti di un ripido colle sulla cui cima sorgono i templi, tanto che fu scelto per girarvi il film ‘Samsara’. Si prosegue lasciando le oasi di Chemrey e Tak Tok per salire al passo di Chang (5360 mt), con grandiosi panorami che spaziano sulle catene di monti che si affacciano sulla valle dell’Indo e oltre, fino al Kang Yaze (6400 mt), la più alta vetta della regione. La discesa attraversa alcune pasture e si immerge tra monti policromi fino a giungere al fiume Shyok che da qui scorre verso Nubra; lo si risale per un breve tratto fino al villaggio di Tangtse, il principale della regione con le rovine di un vecchio castello ed un tempio recentemente ricostruito. Si prosegue per il lago di Pangong (4340 mt) risalendo un piccolo affluente dello Shyok verso est, attraverso un ambiente con forti colorazioni dove deserto e pasture si intersecano tra monti sulle cui cime si vedono alcuni ghiacciai; si arriva presto in vista delle acque incredibilmente turchesi del mitico lago. Una vastità azzurra, l’aria incredibilmente pura, tra monti altissimi, oltre ogni nostra capacità descrittiva, che ispirò alcuni passaggi stupendi dell’interessante libro “La via delle nuvole bianche” di A. Govinda. Si alloggia in un campo fisso in vista del lago. 13°g.    17/8 Pangong – Leh   Si torna al villaggio di Tangtse, da qui si risale per un tratto il fiume Shyok e quindi si imbocca una valle a sud (circa 10 km) arrivando al villaggio ed al monastero di Shachukul, di scuola Drigung Kagyu. Nel vecchio Gompa si ammirano alcune interessanti statue, e, nel Lhakhang, affreschi nuovi ma di ottima fattura che ritraggono, tra i vari soggetti, l’origine della scuola Drigung. Si torna a Tangtse e si riprende la strada per Leh superando di nuovo l’altissimo Chang La e tornando nella valle dell’Indo. Giunti a Leh si alloggia nel medesimo hotel. Per chi rientra 14°g.    18/8 Leh – Delhi   Verso le 7.30 del mattino volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto. 15°g.    Sabato 19 agosto, arrivo a destinazione. Per chi prosegue, estensione “Altopiano del Rupshu” 14°g.    18/8 Leh – Korzok (Lago di Tso Moriri)   Si risale il corso dell’Indo in direzione est immergendosi tra ripide vallate con alcuni tratti molto pittoreschi tra ripide formazioni granitiche. Si il fiume nei pressi di Mahe per arrampicarsi a sud sull’altopiano, dove laghi turchesi posti sopra i 4000 metri sembrano dipinti dal cielo! Il lago di Tso Kyagar è il primo capolavoro di questa natura incontaminata. Siamo nel regno dei nomadi tibetani, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili. In diversi punti si potranno incontrare i loro campi e le greggi di yak, e molti animali selvaggi come il kyang (il cavallo tibetano), miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Si raggiunge Korzok, sulle sponde del lago Tso Moriri, posto a 4522 mt di quota, il gioiello turchese del Rupshu che si estende per 30 chilometri. Al tramonto le cime innevate che circondano il lago e a sud sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, si alloggia in un campo fisso, il Nomadic Resort o simile. 15°g.    19/8 Tso Moriri   Si dedica la giornata all’esplorazione della zona, con una magnifica passeggiata lungo le rive del lago, e si visitano il monastero e il piccolo villaggio; nella valle alle spalle spesso si accampano i nomadi con i loro grandi greggi di yak. Sono molto speciali i tramonti dal colle che sovrasta Korzok. 16°g.    20/8 Korzok – Lago di Tso Kar   Il percorso continua ad essere meraviglioso, si ritransita dal laghetto di Tso Kyagar (sorprenderà la diversità dei suoi colori) e superando due passi si raggiunge Tso Kar (4530 mt), uno dei grandi laghi di questa regione da cui per secoli è stato ricavato il sale, utilizzato come merce di scambio in Ladakh. Si alloggia in un campo fisso, lo Tsokar Resort o simile. 17°g.    21/8 Tso Kar - Leh   Raggiunta la strada militare che proviene dall’Himachal si valica il passo del Taklang (5328 mt) che riporta verso la valle dell’Indo. Si transita dal villaggio di Gya, dove si ammira un monastero su una rupe tra le rovine di un grande forte che cingeva le creste ardite, e proseguendo si entra in una gola tra ripide montagne policrome arrivando in breve al fiume Indo di cui si segue il corso fino a Leh. Si alloggia nel medesimo albergo. 18°g.    22/8 Leh – Delhi   Verso le 7.30 del mattino volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto. 19°g.    Mercoledì 23 agosto, arrivo a destinazione Nota: chi ne ha la possibilità, può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola da regalare. Questi materiali verranno raccolti dai nostri collaboratori per essere distribuiti a chi ne ha più bisogno, solitamente alla fine del viaggio: così si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa. Possibile estensione ad Agra e Jaipur Giunti a Delhi chi volesse visitare i siti ‘superclassici’ dell’India, Agra con l’immortale Taj Mahal e Fatehpur Sikri, e Jaipur, con il celeberrimo Amber Palace, potrà eseguire una breve estensione che richiede solo due notti in più (ma se si preferisce si può chiaramente ampliare). Il programma prevede di venire accolti all’aeroporto di Delhi e di recarsi direttamente ad Agra (220 km a sud est), dove si visitano il Forte Rosso e, alle luci dell’imbrunire, il Taj Mahal. Si riparte al mattino in direzione ovest per Fatehpur Sikri (36 km), la capitale che venne fondata dall’imperatore Mughal Akbar nel 1569 e poi abbandonata solo 16 anni dopo; da qui si continua sempre verso ovest per Jaipur (208 km), dove si sosta la seconda notte. A Jaipur si visitano il Palazzo e l’Osservatorio e, prima di lascare la città, l’Amber Palace, situato tra i colli a nord della città; da qui si prosegue per l’aeroporto di Delhi (240 km).
INDIA HIMALAIA 2017: Ladakh, Lahaul, Spiti e Kinnaur
Grande traversata della catena himalaiana
Periodo: 22 lug - 6 ago
Il viaggio è ricchissimo di contenuti, perfetto per ogni viaggiatore che sia interessato a conoscere un’area del mondo non ancora “turistica” dove è possibile un forte incontro con culture diverse, ma molto ospitali, che sorprendono per la serenità che si riscontra in persone che pur possiedono ben poco da un punto di vista materiale. Dopo lo stupendo inizio a Nubra si segue la strada militare che collega la valle dell’Indo con le regioni meridionali dell’India e porta inizialmente tra le pasture nomadiche del Rupshu, dove si visita il  lago turchese di Tso Kar, e attraverso le aride regioni di Karnak e Sanku e valicati due spettacolari passi si fa tappa a Keylong, “capitale” del  Lahaul, dove vi sono alcuni Gompa da visitare; questa  zona giova di maggiore umidità e si osserva un po' di verde sui pendii. Si risale quindi la valle del fiume Chandra, che incanta per le fantastiche guglie, monti turriti di granito e ghiacciai che ne ornano il lato meridionale, giungendo al passo del Kun Zum che si apre sullo Spiti, un magnifico territorio a sud-est del Ladakh, anch’esso di cultura buddista, quasi altrettanto arido e forse ancora più selvaggio. Qui si visitano tutti i villaggi e i monasteri più interessanti avendo modo di ammirare, oltre alla meraviglia naturale di valli profondissime pressoché desertiche dai colori contrastati, alcuni dei reperti artistici più preziosi della cultura buddista tibetana. Emergono le radici di una storia millenaria legata alle vicende dell’antico regno tibetano di Gughe: dall’incomparabile tempio di Tabo, che gli amanti dell’arte chiamano l’ “Ajanta dell’Himalaia”, a luoghi meno conosciuti ma altrettanto preziosi, da Tashigang e Lhalung a Nako. Oltre, si segue il corso del fiume Spiti arrivando alla confluenza col possente Sutlej, con i ripidi monti che cominciano ora gradatamente ad avere una copertura arborea, e si entra nella regione del Kinnaur. Questo antico regno segna il punto di transizione tra la cultura induista e buddista; l'architettura è caratteristica, con un uso misto di pietra e legno, anche finemente intagliato. Da Kalpa, la vecchia capitale, gli indù scrutano le cime glaciali del Kinnaur Kailash, una montagna sacra che supera i 6000 metri: secondo alcuni questa è la dimora invernale di Shiva, da cui il nome ‘Kailash’. Si esplora la remota valle di Sangla, dove prosperava l’antico regno di Bushahr, con Kamru e Chitkul, arrivando poi a Sarahan e Bhimakali, un importante tempio induista che presenta l’apice del peculiare stile architettonico del Kinnaur. Si giunge così a Shimla da dove si prosegue per Delhi, completando una tra le più belle traversate della catena himalaiana. Modalità del viaggio Gli spostamenti vengono effettuati con veicoli privati. A Leh si alloggia in un comodo hotel – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro alberghetto di montagna, ma la pulizia è sufficiente, si dispone di stanze con bagno e acqua calda e l’hotel ha un generatore di corrente nel caso (… spesso) “salti” la luce. A Nubra si alloggia in un piccolo hotel e durante l’estensione si utilizza un hotel a Shimla e nel resto del percorso semplici alberghi, i migliori disponibili in una zona che non è turistica, comunque puliti anche se a volte molto semplici ma con stanze solitamente dotate di servizi. A Delhi non è previsto l’utilizzo di hotel per via delle connessioni volo che non lo rendono necessario; se si preferisse Amitaba potrà predisporre questo servizio e soddisfare ogni altra richiesta dei viaggiatori, con costi molto contenuti. L’alta quota dell’Himalaia indiano Andare nell’Himalaia indiano significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a quasi 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare nello sforzo fisico i primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. La parte che può generare più apprensione è l’escursione a Nubra, la valle a nord di Leh che si raggiunge scavalcando il passo di Kardung alto ben 5354 mt (sulle guide è spesso ancora indicato a 5602 mt, ma la quota corretta data da misura satellitare è questa), dove l’impatto fisico di una salita ad una quota così elevata è attenuato avendo l’accortezza di non sostarvi troppo a lungo e procedendo per la discesa che riporta a circa 3100 mt di quota, più bassa del punto di partenzaanche più bassi rispetto al punto di partenza; non si ha così il tempo di subire gli effetti dell’esposizione all’aria rarefatta del passo. Quando poi si lascia Leh per attraversare l’altopiano del Rupshu si ha già una discreta acclimatazione e non vi si sosta per la notte ma si arriva a Keylong che è situata a 3100 mt. Molti hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2 o 3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso non preventivo, successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Clima e attrezzatura A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh e in Spiti invece il clima è secco e le temperature più miti, ma le escursioni termiche possono essere notevoli, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca e temperature minime che possono arrivare di notte a 10 gradi. Arrivando poi verso la parte meridionale del Kinnaur ed a Shimla è più facile incontrare piogge. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare in modo confortevole le serate più fredde. Si consiglia di portare indumenti in pile ed una giacca di piumino o meglio ancora una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, ed un paio di scarponcini comodi e caldi per i percorsi a piedi. Molti portano un sacco lenzuolo per evitare di dover per forza utilizzare le lenzuola fornite localmente, a volte non bellissime. Portare uno zaino. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Sabato 22 luglio, partenza in volo per Delhi   Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Etihad, Lufthansa, Swiss, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori; la maggior parte dei voli giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo. All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto. 2°g.    23/7 Delhi - Leh   Il volo per Leh parte alle 5.30 circa; dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dal corrispondente di Amitaba in Ladakh; sistemazione in uno dei migliori hotel della città (il Lasermo o lo Snowland o simile) e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata accompagnati da una nostra guida locale a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. In serata arriva a Leh la guida del viaggio con i partecipanti che seguono il programma “Ladakh – Valle dell’Indo, Pangong e Nubra” con i quali si condividono i prossimi tre giorni. 3°g.    24/7 Leh   Visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia e il mercato. 4°g.    25/7 Leh - Kardung La - Nubra   L’escursione alla valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (5354 mt) posto a nord della città, che offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si estendono lungo il fiume Indo. La discesa si apre sulla valle del fiume Shyok (dove si scende fino a circa 3100 mt) e conduce ad una vasta piana formata dalla confluenza tra questo ed il fiume Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. A Diskit si visitano il villaggio e il monastero abbarbicato alle rocce, che offre una splendida panoramica sulla valle. Si prosegue poi per il piccolo monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Nei pressi vi sono delle splendide dune di sabbia bianca, un luogo indimenticabile. Si alloggia presso l’hotel Karma Inn o Mystic Meadows. 5°g.    26/7 Nubra - Kardung La - Leh   Si prosegue l’esplorazione di Nubra, giungendo nella parte settentrionale della vallata al monastero di Sumur; poco oltre, una breve passeggiata porta ad un magico laghetto, cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Si inizia quindi il viaggio di ritorno – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio. A Leh sistemazione nel medesimo albergo, si cena e si salutano i partecipanti che l’indomani rientrano. 6°g.    27/7 Leh - Keylong   Si parte presto risalendo la valle dell’Indo seguendo la strada militare che collega il Ladakh con l’Himachal Pradesh; si entra tra le ripide montagne policrome a sud del fiume Indo incontrando il villaggio di Gya, con un monastero su una rupe tra le rovine di un grande forte che cingeva le creste ardite. Si continua a salire con panorami sempre più spettacolari arrivando al passo del Taglang, alto ben 5328 mt, che si apre sull’altopiano del Rupshu. Si entra nel territorio dei nomadi, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili; in diversi punti si potranno vedere i loro campi e le greggi di yak, ed a volte anche animali selvaggi come il kyang, le marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Una breve deviazione porta al lago salato di Tso Kar (4530 mt), imperdibile gemma turchese, il cui sale è stato estratto e usato per secoli come merce di scambio in Ladakh. Si prosegue il viaggio arrivando in breve tempo al campo tendato di Pang e si valica il Lachlung La (5060 mt) accedendo alla zona meridionale del Karnak, uno dei regni del trekking di queste remote regioni. Si prosegue lungo l’altopiano fino al passo del Baralacha (4883 mt) che si apre sui territori del Lahaul, un’area ancora piuttosto desertica ma più arboreo del Ladakh. Oltre Darcha, punto di accesso per un trekking che porta in Zanskar, seguendo il fiume si arriva a Keylong, “capitale” del Lahaul, posta a 3100 mt di quota. Sistemazione in un albergo modesto ma con piacevole ristorante, il Tashi Delek o simile. 7°g.    28/7 Keylong - Kaza   Dopo la visita di Shashur Gompa, posto proprio sopra al paese, si parte. Dopo un tratto si lascia la strada principale, che conduce a Manali attraverso il passo del Rothang, continuando lungo la valle del Chandra, in un ambiente molto selvaggio dove i ghiacciai giungono fino al fondovalle e le montagne turrite sembrano magiche cittadelle sospese nel cielo. Superato il passo del Kunzum (4551 mt) si entra in Spiti, incontrando i primi insediamenti a Losar. A Kaza (3600 mt), centro principale della regione, ci si sistema presso l’hotel Snowlion o simile 8°g.    29/7 Kaza, escursione a Ki, Kibber Tashigang   Oggi come primo ‘dovere’ si devono ritirare i permessi di transito per poter proseguire fino al fiume Sutlej. Si effettua un’escursione al monastero di Ki, il principale dello Spiti, dove nel 2000 SS il XIV Dalai Lama ha conferito una grande iniziazione di Kalachakra. Nella sezione “Cultura” si trova la storia di questo evento. Da Ki si prosegue per Kibber (4205 mt) e Tashigang (4400 mt), dove nel tempietto si trovano affreschi antichi e molto belli, un primo assaggio della preziosa arte di questa remota regione. Questi interessanti villaggi, sui bordi dell'altopiano, sono tra i più alti luoghi permanentemente abitati dell'Himalaia. 9°g.    30/7 Kaza - Dankar - Lhalung - Tabo   Oltre la confluenza col fiume Pin si lascia la strada principale per inerpicarsi lungo una stradina sul versante settentrionale della valle raggiungendo lo sperone dove, tra monti policromi, è appollaiato il panoramicissimo monastero di Dankar, che origina dall’XI secolo e contiene diversi oggetti di pregio. Edificato in una posizione decisamente spettacolare, si erge sopra l’oasi e domina la confluenza dei fiumi Pin e Spiti; sulla sommità del monte si trovano i resti del vecchio palazzo nobiliare utilizzato in passato dal Gyalpo di Dankar. Si lascia questa magica oasi incastonata tra i selvaggi monti himalaiani seguendo una strada sterrata di recente costruzione che passa a mezza costa sopra l'ampia valle dello Spiti e si addentra verso nord nella valle laterale che porta a Lhalung. Questo bel villaggio perfettamente preservato custodisce un  Gompa fondato anch’esso nel periodo del celeberrimo Tabo, intorno all’anno 1000, quando la regione era parte dell’antico regno di Gughe. Gli interni di questo pressoché ignorato tempio sono un esempio rarissimo della metamorfosi che l’arte giunta da Ghandara e Nalanda ha avuto nell’incontro col mondo dell’Himalaia. Tornati al fiume Spiti si prosegue seguendo il deflusso delle acque seguendo la spettacolare valle fino a Tabo, dove si alloggia presso il Tiger Den, un semplice alberghetto, o simile. 10°g.    31/7 Tabo - Nako   L'antico Gompa di Tabo è rimasto intatto dai tempi del grande santo tibetano Rinchen Zangpo, che ne curò l'attuale disposizione (XI secolo). Tabo è considerato "l'Ajanta dell'Himalaia" per l'ineguagliabile bellezza di statue e affreschi, ed è una perla anche per la potente energia spirituale che lo permea. Dopo un’approfondita visita si prosegue il viaggio lungo lo Spiti; si transita da Chango, dove su uno sperone sopra il villaggio vi è un vecchio tempio, mentre il monastero Kagyu, di recente costruzione, è situato all’interno dell’ampia vallata ricca oggi di alberi di mele, l’importante fonte di reddito del villaggio. Arrivando a Nako (3600 mt) si incontra uno dei punti più spettacolari del percorso, con la strada che serpeggia sempre più alta sopra la valle con panorami eccezionali; si alloggia in un semplice alberghetto, l’Hotel Rio Purguil o simile. Passeggiare tra le strette viuzze del paese porta indietro nel tempo; vi è un laghetto, considerato sacro, con diversi piccoli templi e un monastero storicamente importante di scuola Drukpa, che risale all'XI secolo, dove si assapora un ultimo interessante esempio dell’antica arte pittorica di Gughe. 11°g.    1/8 Nako - Rekong Peo - Kalpa   Si scende fino al fiume e oltre una stretta gola si arriva alla confluenza con il Sutlej, a pochi chilometri dal confine col Tibet. Si segue il possente fiume transitando da Morag, che segna il punto più settentrionale della regione storica del Kinnaur, dove si ammira una torre fortificata costruita stratificando pietre e legno, il tipico stile di questa nuova regione. Le valli rimangono ripidissime e il territorio diventa progressivamente meno arido, con le foreste che gradatamente iniziano ad ammantare i monti, dove fanno capolino diverse vette turrite ed innevate. Arrivati a Rekong Peo (2290 mt), l’attuale capitale del Kinnaur, si sale al panoramico villaggio di Kalpa (2960 mt), posto sul versante occidentale della valle. Questo grazioso villaggio conserva il tipico carattere del Kinnaur, con le costruzioni miste di legno e pietra, e vi si trova un interessante complesso templare; fu prescelto come località di soggiorno dai coloni inglesi per il clima e la spettacolarità della visuale che offre: se è limpido si ammira sul versante opposto della vallata il Kinnaur Kailash, mitico monte di oltre 6000 metri, che prende questo nobile nome dal fatto che da molti è considerato la dimora invernale di Shiva, più che per una effettiva somiglianza col monte Kailash. Si alloggia in un semplice hotel, il Kinner Villa o simile. 12°g.    2/8 Kalpa - Sangla - Chitkul   Si torna a valle, e si prosegue per un tratto lungo il Sutlej e quindi si imbocca una valle scoscesa che si affaccia sul lato orografico destro, dove tuona un impetuoso torrente himalaiano. Si arriva a Sangla, un villaggio con molte case tradizionali e alcuni templi, tipiche costruzioni del Kinnaur, che fu una capitale del regno di Bushahr; nei pressi del paese si trova il forte di Kamru, che si può raggiunge con una breve passeggiata. Si prosegue lungo la valle arrivando fino a Chitkul, un tipico villaggio himalaiano molto ben conservato, l’insediamento situato nel punto più alto. Si rientra quindi a Sangla, dove si alloggia in un semplice albergo, il Parkash Regency o simile. 13°g.    3/8 Sangla - Sarahan   Si torna al vorticoso fiume Sutlej e si prosegue verso sud superando le profonde gole intagliate dalle possenti acque, ai piedi di montagne ripidissime e spettacolari. Arrivati nella zona di Rampur (924 mt), si sale a Sarahan (2290 mt). Questo villaggetto fu una capitale del regno di Bushahr; vi si trova il palazzo dell’ultimo Maharaja, ma il sito che attrae fin qui è il tempio induista di Bhimakali il cui edificio ligneo più antico risale a circa 800 anni fa. È uno degli esempi più belli di architettura tradizionale di queste regioni himalaiane. Si alloggia in un semplice albergo di stato, l’HPTDC. 14°g.    4/8 Sarahan - Shimla   Tornati al fiume lo si segue per un tratto e quindi la strada raggiunge e segue le creste dei monti, arrivando a Shimla (2130 mt). Questa cittadina appollaiata sulle cresta dei monti, vecchia capitale del Raj britannico, conserva ancora molti edifici in stile coloniale. Sistemazione presso l’hotel East Bourne. 15°g.    5/8 Shimla - Delhi e volo di rientro   Si parte alla volta di Delhi arrivando nelle pianure del’India e transitando dalla città di Chandigart; si arriva in serata e ci si reca all’aeroporto internazionale dove la gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto. 16°g.    Domenica 6 agosto, arrivo a destinazione Nota: chi ne ha la possibilità, può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola da regalare. Questi materiali verranno raccolti dai nostri collaboratori per essere distribuiti a chi ne ha più bisogno, solitamente alla fine del viaggio: così si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa. Possibile estensione ad Agra e Jaipur Giunti a Delhi chi volesse visitare i siti ‘superclassici’ dell’India: Agra con l’immortale Taj Mahal e Fatehpur Sikri, e Jaipur, con il celeberrimo Amber Palace, potrà eseguire una breve estensione che richiede solo tre notti in più (ma se si preferisce si può chiaramente ampliare). Il programma prevede di alloggiare il 5/8 a Delhi e di partire il mattino successivo per Agra (220 km a sud est), dove si visitano il Forte Rosso e, alle luci dell’imbrunire, il Taj Mahal. Si riparte al mattino in direzione ovest per Fatehpur Sikri (36 km), la capitale che venne fondata dall’imperatore Mughal Akbar nel 1569 e poi abbandonata solo 16 anni dopo; da qui si continua sempre verso ovest per Jaipur (208 km), dove si sosta la seconda notte. A Jaipur si visitano il Palazzo e l’Osservatorio e, prima di lascare la città, l’Amber Palace, situato tra i colli a nord della città; da qui si prosegue per l’aeroporto di Delhi (240 km).
INDIA HIMALAIA 2017: Ladakh, Valle dell’Indo, Pangong e Nubra
Estensione: Lahaul, Spiti e Kinnaur, rientro il 6/8
Periodo: 15 lug - 28 lug
Il viaggio prevede di raggiungere e di rientrare da Leh, la capitale del Ladakh, in volo da Delhi e di visitare accuratamente i dintorni e la valle dell’Indo. Tenendo Leh come base, la prima escursione dura quattro giorni e porta ad ovest lungo l'Indo iniziando con Phyang e scoprendo la storica oasi di Bazgo ed i resti artistici più interessanti del Ladakh: i famosi affreschi di scuola Ghandara di Alchi e gli sconosciuti dipinti di Saspol. Si visitano Mangyu, una perla di bellezza nell’Himalaia, Rizong, mistico monastero di ritiro, Wanla, un’oasi che preserva un tempio dell’XI secolo attribuito a Rinchen Zangpo, il celebre monastero di Lamayuru, posto arditamente su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche, andando anche al suo eremo di Atise e si giunge ai confini del Ladakh a Mulbeck, dove si trovano alcuni tra i luoghi più pittoreschi: Gyal e Shergol; non mancherà la visita di Likir, il cui abate è un fratello di SS il Dalai Lama. La seconda escursione porta a nord est di Leh attraverso il passo di Chang nelle remote valli a ridosso del Ciangtang tibetano, fino al glorioso lago di Pangong; sul percorso si visita Chemrey ed al ritorno Shachukul e, rientrati nella valle dell’Indo, Hemis, il principale monastero del Ladakh. La terza escursione porta a nord di Leh scavalcando l’altissimo passo del Kardung verso la valle di Nubra, uno spazio ai piedi del Karakorum che custodisce monasteri e villaggi molto interessanti, dove anche solo la magia del luogo e la sua bellezza naturale costituiscono un irrinunciabile motivo per spingersi fin qui. La cornice di monti maestosi ha al suo centro delle insospettate dune di sabbia bianca lambite da due fiumi dove vivono i cammelli bactriani e si trovano laghetti nascosti e fonti termali. L’estensione inizia in direzione sud seguendo la strada militare che attraversa il Rupshu, dove ci si reca al lago di Tso Kar, regno dei nomadi, e le aride regioni di Karnak e Sanku, valicando due spettacolari passi. Oltre Keylong, “capitale” del Lahaul, si lascia la direttrice principale risalendo il fiume Chandra verso est fino al passo del Kun Zum, che si apre sullo Spiti. Qui si visitano tutti i monasteri e i villaggi più interessanti avendo modo di ammirare alcuni dei reperti artistici più preziosi della cultura buddista tibetana, dove emergono le radici di una storia millenaria legata alle vicende dell’antico regno tibetano di Gughe: dall’incomparabile tempio di Tabo a luoghi meno conosciuti ma altrettanto preziosi, come Tashigang, Lhalung e Nako. Si continua seguendo il deflusso del fiume Sutlej arrivando nella regione del Kinnaur, dove si sosta a Kalpa e si esplora la remota valle di Sangla, dove prosperava l’antico regno di Bushahr, con Kamru e Chitkul, arrivando poi a Bhimakali, un importante tempio induista che presenta l’apice del peculiare stile architettonico del Kinnaur. Si giunge così a Shimla da dove si prosegue per Delhi, completando una tra le più belle traversate della catena himalaiana. Modalità del viaggio Gli spostamenti vengono effettuati con veicoli privati. A Leh si alloggia in un comodo hotel – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro alberghetto di montagna, ma la pulizia è sufficiente, si dispone di stanze con bagno e acqua calda e l’hotel ha un generatore di corrente nel caso (…spesso) “salti” la luce. Durante la prima escursione a ovest di Leh si alloggia in piccoli alberghetti; queste sistemazioni richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino. Alcuni sono decisamente carini, arredati in tipico stile ladakho, e donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. A Nubra si alloggia in un piccolo hotel e a Pangong in un campo fisso dotato di tende con letti, lenzuola e servizi. Durante l’estensione si utilizza un hotel a Shimla e nel resto del percorso semplici alberghi, i migliori disponibili in una zona che non è turistica, comunque puliti anche se a volte molto semplici ma con stanze solitamente dotate di servizi. A Delhi non è previsto l’utilizzo di hotel per via delle connessioni volo che non lo rendono necessario; se si preferisse Amitaba potrà predisporre questo servizio e soddisfare ogni altra richiesta dei viaggiatori, con costi molto contenuti. L’alta quota del Ladakh Andare in Ladakh significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a quasi 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare nello sforzo fisico i primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. Le parti che possono generare più apprensione sono la sosta al lago di Pangong, situato a 4340 mt, dove però si giunge la settima notte di permanenza in alta quota; e l’escursione a Nubra, la valle a nord di Leh che si raggiunge scavalcando il passo di Kardung alto ben 5354 mt (sulle guide è spesso ancora indicato a 5602 mt, ma la quota corretta data da misura satellitare è questa), dove l’impatto fisico di una salita ad una quota così elevata è attenuato avendo l’accortezza di non sostarvi troppo a lungo e procedendo per la discesa che riporta a circa 3100 mt di quota, più bassa del punto di partenza; non si ha così il tempo di subire gli effetti dell’esposizione all’aria rarefatta del passo. Chi segue l’estensione attraversa l’altopiano del Rupshu avendo già acquisito un’ottima acclimatazione e i passi di questa parte del viaggio sono tutti più bassi del Kardung. Molti hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2 o 3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso non preventivo, successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Clima e attrezzatura A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh e in Spiti invece il clima è secco e le temperature più miti. A Pangong per via della quota le escursioni termiche sono notevoli, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca, e temperature minime che possono arrivare anche a zero gradi. Per chi segue l’estensione arrivando verso la parte meridionale del Kinnaur ed a Shimla è più facile incontrare piogge. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare in modo confortevole le serate più fredde. Si consiglia di portare indumenti in pile ed una giacca di piumino o meglio ancora una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, ed un paio di scarponcini comodi e caldi per i percorsi a piedi. Molti portano un sacco lenzuolo per evitare di dover per forza utilizzare le lenzuola fornite localmente, a volte non bellissime. Portare uno zaino. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Sabato 15 luglio, partenza per Delhi   Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Etihad, Lufthansa, Swiss, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori; la maggior parte dei voli giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo. All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto. 2°g.    16/7 Delhi – Leh   Il volo per Leh parte alle 5.30 circa; dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dal corrispondente di Amitaba in Ladakh; sistemazione in uno dei migliori hotel della città (il Lasermo, lo Snowland o simile), dove è in attesa del gruppo la guida del viaggio. Si riposa per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g.    17/7 Leh – Phyang - Bazgo – Saspol - Alchi   Si lascia Leh seguendo la valle del’Indo verso ovest; con una breve deviazione si raggiunge il monastero di Phyang, un sito molto interessante con sale finemente affrescate e molte statue tipiche dell’esoterica scuola dei Drigung Kagyu, alla cui scuola appartiene il Gompa. Proseguendo, oltre la spettacolare confluenza col fiume Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e alcuni templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol: custodiscono affreschi di sorprendente bellezza in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si prosegue per il vicino monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi, la Heritage Home o simile. 4°g.    18/7 Alchi – Mangyu – Rizong – Wanla - Lamayuru   Si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire una pittoresca valle a sud del fiume che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate potettero giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre i veicoli fanno il giro della vallata arrivando dopo qualche chilometro di strada allo stesso punto. Si prosegue lungo l’Indo e lo si lascia con una deviazione verso nord incontrando un interessante convento femminile e poco oltre il monastero di Rizong, ritenuto tra i più ascetici del Ladakh, che sembra quasi sospeso alla chiusura di una stretta valle. Dopo la visita si continua a seguire la valle dell’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola a sud; la si lascia con una deviazione che porta all’oasi di Wanla, che preserva un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente all’esoterica scuola dei Drigung, recentemente restaurato da un gruppo di svizzeri, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Tornati sulla strada principale ci si inerpica tra le incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia in una locanda dell’oasi, la Lamayuru Moonland o simile. 5°g.    19/7 Lamayuru - Atise - Gyal - Mulbeck - Kargil   Dopo la visita di Lamayuru si prosegue lungo la strada che serpeggia verso ovest; prima del passo si segue una stradina sterrata che porta all’eremo di Atise, un luogo di ritiro del monastero di Lamayuru. Superato il Fatu La (4147 mt) ed oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Poco oltre si transita da Mulbekh, dove si trova la famosa statua rupestre di Buddha Maitreya (VII secolo), e si giunge a Kargil, dove si alloggia presso l’hotel Highland Resort o simile. 6°g.    20/7 Kargil - Shergol - Likir - Leh   Oggi si rientra verso est fino a Leh; prima di Mulbeck con una breve deviazione si arriva al villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato a uno sperone roccioso, anche questo ripreso nel film “Samsara”. A Mulbeck con una piacevole passeggiata di raggiungono i due antichi monasteri posti su di un panoramico colle sopra al villaggio, quindi si ripercorre la panoramicissima strada che, valicati i passi Namika e Fatu, transita da Lamayuru e si tuffa nella valle dell’Indo. Oltrepassata la confluenza tra Indo e fiume Zanskar una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa e il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, con un’imponente statua di Maitreya che sovrasta il bel complesso; vi risiedono circa 150 monaci. Giunti a  Leh si alloggia presso il medesimo hotel. 7°g.    21/7 Leh, escursione a Shey, Tikse, Stakna e Matho   Si segue un circuito ad est di Leh. Si sosta per una prima visita a Shey, che fu anche la sede del palazzo reale, e si continua con Tikse, tra i più celebri e attivi monasteri del Ladakh, una delle perle della regione: ricco di templi, contiene molte importanti opere d’arte ed un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang. La grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, di recente fattura, è diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. Si prosegue attraversando il fiume Indo su di uno stretto ponte arrivando al monastero di Stakna, che si staglia su di un panoramico colle morenico sopra il fiume e rivela sale e interni interessanti, incluso l’appartamento dell’abate che solitamente si può visitare. Si completa con la vicina oasi di Matho, sede di un affascinante sito di scuola Sakya reso celebre dal peculiare festival invernale che è presenziato da… degli oracoli; in effetti è un luogo che dà a molti la sensazione di essere intriso di energia esoterica, in special modo nello scuro Gonkhang degli oracoli, col pavimento coperto di tsampa e pervaso dall’odore di chang. 8°g.    22/7 Leh - Chemrey - Pangong   Si risale per un tratto la valle dell’Indo e oltrepassato Tikse si imbocca una valle laterale che porta a nord a Chemrey, un Gompa dalla struttura molto vicina all’archetipo di quello che un visitatore immagina essere un luogo di ritiro himalaiano, con le casette dei monaci incastonate nei versanti di un ripido colle sulla cui cima sorgono i templi, tanto che fu scelto per girarvi il film "Samsara". Si prosegue lasciando le oasi di Chemrey e Tak Tok per salire al passo di Chang (5360 mt), con grandiosi panorami che spaziano sulle catene di monti che si affacciano sulla valle dell’Indo e oltre, fino al Kang Yaze (6400 mt), la più alta vetta della regione. La discesa attraversa alcune pasture e si immerge tra monti policromi fino a giungere al fiume Shyok che da qui scorre verso Nubra; lo si risale per un breve tratto fino al villaggio di Tangtse, il principale della regione con le rovine di un vecchio castello ed un tempio recentemente ricostruito. Si prosegue per il lago di Pangong (4340 mt) risalendo un piccolo affluente dello Shyok verso est, attraverso un ambiente con forti colorazioni dove deserto e pasture si intersecano tra monti sulle cui cime si vedono alcuni ghiacciai; si arriva presto in vista delle acque incredibilmente turchesi del mitico lago. Una vastità azzurra, l’aria incredibilmente pura, tra monti altissimi, oltre ogni nostra capacità descrittiva, che ispirò alcuni passaggi stupendi dell’interessante libro “La via delle nuvole bianche” di A. Govinda. Si alloggia in un campo fisso in vista del lago. 9°g.    23/7 Pangong - Hemis - Leh   Si torna al villaggio di Tangtse e da qui si risale per un tratto il fiume Shyok e quindi si imbocca una valle a sud (circa 10 km) arrivando al villaggio ed al monastero di Shachukul, di scuola Drigung Kagyu. Nel vecchio Gompa si ammirano alcune interessanti statue, e, nel Lhakhang, affreschi nuovi ma di ottima fattura che ritraggono, tra i vari soggetti, l’origine della scuola Drigung. Si torna a Tangtse e si riprende la strada per Leh superando di nuovo l’altissimo Chang La. Giunti nella valle dell’Indo ci si reca a visitare il grande monastero di Hemis, il principale di scuola Drukpakagyu del Ladakh; è un’importante meta di pellegrinaggi, con diverse sale di preghiera affrescate ed ospita una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Si prosegue per Leh (40 km) dove si alloggia nel medesimo hotel, dove si incontrano i partecipanti giunti per seguire il programma per Nubra e l’estensione in Spiti. 10°g.    24/7 Leh   Visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia e il mercato. 11°g.    25/7 Leh - Kardung La - Nubra   L’escursione alla valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (5354 mt) posto a nord della città, che offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si estendono lungo il fiume Indo. La discesa si apre sulla valle del fiume Shyok (dove si scende fino a circa 3100 mt) e conduce ad una vasta piana formata dalla confluenza tra questo ed il fiume Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. A Diskit si visitano il villaggio e il monastero abbarbicato alle rocce, che offre una splendida panoramica sulla valle. Si prosegue poi per il piccolo monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Nei pressi vi sono delle splendide dune di sabbia bianca, un luogo indimenticabile. Si alloggia presso l’hotel Karma Inn o Mystic Meadows. 12°g.    26/7 Nubra - Kardung La - Leh   Si prosegue l’esplorazione di Nubra, giungendo nella parte settentrionale della vallata al monastero di Sumur; poco oltre, una breve passeggiata porta ad un magico laghetto, cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Si inizia quindi il viaggio di ritorno – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio. A Leh sistemazione nel medesimo albergo. Per chi rientra 13°g.    27/7 Leh - Delhi   Verso le 7.30 del mattino volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto. 14°g.    Venerdì 28 luglio, arrivo a destinazione Per chi prosegue 13°g.    27/7 Leh - Keylong   Si parte presto risalendo la valle dell’Indo seguendo la strada militare che collega il Ladakh con l’Himachal Pradesh; si entra tra le ripide montagne policrome a sud del fiume Indo incontrando il villaggio di Gya, con un monastero su una rupe tra le rovine di un grande forte che cingeva le creste ardite. Si continua a salire con panorami sempre più spettacolari arrivando al passo del Taglang, alto ben 5328 mt, che si apre sull’altopiano del Rupshu. Si entra nel territorio dei nomadi, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili; in diversi punti si potranno vedere i loro campi e le greggi di yak, ed a volte anche animali selvaggi come il kyang, le marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Una breve deviazione porta al lago salato di Tso Kar (4530 mt), imperdibile gemma turchese, il cui sale è stato estratto e usato per secoli come merce di scambio in Ladakh. Si prosegue il viaggio arrivando in breve tempo al campo tendato di Pang e si valica il Lachlung La (5060 mt) accedendo alla zona meridionale del Karnak, uno dei regni del trekking di queste remote regioni. Si prosegue lungo l’altopiano fino al passo del Baralacha (4883 mt) che si apre sui territori del Lahaul, un’area ancora piuttosto desertica ma più arboreo del Ladakh. Oltre Darcha, punto di accesso per un trekking che porta in Zanskar, seguendo il fiume si arriva a Keylong, “capitale” del Lahaul, posta a 3100 mt di quota. Sistemazione in un albergo modesto ma con piacevole ristorante, il Tashi Delek o simile. 14°g.    28/7 Keylong - Kaza   Dopo la visita di Shashur Gompa, posto proprio sopra al paese, si parte. Dopo un tratto si lascia la strada principale, che conduce a Manali attraverso il passo del Rothang, continuando lungo la valle del Chandra, in un ambiente molto selvaggio dove i ghiacciai giungono fino al fondovalle e le montagne turrite sembrano magiche cittadelle sospese nel cielo. Superato il passo del Kunzum (4551 mt) si entra in Spiti, incontrando i primi insediamenti a Losar. A Kaza (3600 mt), centro principale della regione, ci si sistema presso l’hotel Snowlion o simile. 15°g.    29/7 Kaza, escursione a Ki, Kibber Tashigang   Oggi come primo ‘dovere’ si devono ritirare i permessi di transito per poter proseguire fino al fiume Sutlej. Si effettua un’escursione al monastero di Ki, il principale dello Spiti, dove nel 2000 SS il XIV Dalai Lama ha conferito una grande iniziazione di Kalachakra. Nella sezione “Cultura” si trova la storia di questo evento. Da Ki si prosegue per Kibber (4205 mt) e Tashigang (4400 mt), dove nel tempietto si trovano affreschi antichi e molto belli, un primo assaggio della preziosa arte di questa remota regione. Questi interessanti villaggi, sui bordi dell'altopiano, sono tra i più alti luoghi permanentemente abitati dell'Himalaia. 16°g.    30/7 Kaza - Dankar - Lhalung - Tabo   Oltre la confluenza col fiume Pin si lascia la strada principale per inerpicarsi lungo una stradina sul versante settentrionale della valle raggiungendo lo sperone dove, tra monti policromi, è appollaiato il panoramicissimo monastero di Dankar, che origina dall’XI secolo e contiene diversi oggetti di pregio. Edificato in una posizione decisamente spettacolare, si erge sopra l’oasi e domina la confluenza dei fiumi Pin e Spiti; sulla sommità del monte si trovano i resti del vecchio palazzo nobiliare utilizzato in passato dal Gyalpo di Dankar. Si lascia questa magica oasi incastonata tra i selvaggi monti himalaiani seguendo una strada sterrata di recente costruzione che passa a mezza costa sopra l'ampia valle dello Spiti e si addentra verso nord nella valle laterale che porta a Lhalung. Questo bel villaggio perfettamente preservato custodisce un  Gompa fondato anch’esso nel periodo del celeberrimo Tabo, intorno all’anno 1000, quando la regione era parte dell’antico regno di Gughe. Gli interni di questo pressoché ignorato tempio sono un esempio rarissimo della metamorfosi che l’arte giunta da Ghandara e Nalanda ha avuto nell’incontro col mondo dell’Himalaia. Tornati al fiume Spiti si prosegue seguendo il deflusso delle acque seguendo la spettacolare valle fino a Tabo, dove si alloggia presso il Tiger Den, un semplice alberghetto, o simile. 17°g.    31/7 Tabo - Nako   L'antico Gompa di Tabo è rimasto intatto dai tempi del grande santo tibetano Rinchen Zangpo, che ne curò l'attuale disposizione (XI secolo). Tabo è considerato l' "Ajanta dell'Himalaia" per l'ineguagliabile bellezza di statue e affreschi, ed è una perla anche per la potente energia spirituale che lo permea. Dopo un’approfondita visita si prosegue il viaggio lungo il Sutlej; si transita da Chango, dove su uno sperone sopra il villaggio vi è un vecchio tempio, mentre il monastero Kagyu, di recente costruzione, è situato all’interno dell’ampia vallata ricca oggi di alberi di mele, l’importante fonte di reddito del villaggio. Arrivando a Nako (3600 mt) si incontra uno dei punti più spettacolari del percorso, con la strada che serpeggia sempre più alta sopra la valle con panorami eccezionali; si alloggia in un semplice alberghetto, l’Hotel Rio Purguil o simile. Passeggiare tra le strette viuzze del paese porta indietro nel tempo; vi è un laghetto, considerato sacro, con diversi piccoli templi e un monastero storicamente importante di scuola Drukpa, che risale all'XI secolo, dove si assapora un ultimo interessante esempio dell’antica arte pittorica di Gughe. 18°g.    1/8 Nako - Rekong Peo - Kalpa   Si scende fino al fiume e oltre una stretta gola si arriva alla confluenza con il Sutlej, a pochi chilometri dal confine col Tibet. Si segue il possente fiume transitando da Morag, che segna il punto più settentrionale della regione storica del Kinnaur, dove si ammira una torre fortificata costruita stratificando pietre e legno, il tipico stile di questa nuova regione. Le valli rimangono ripidissime e il territorio diventa progressivamente meno arido, con le foreste che gradatamente iniziano ad ammantare i monti, dove fanno capolino diverse vette turrite ed innevate. Arrivati a Rekong Peo (2290 mt), l’attuale capitale del Kinnaur, si sale al panoramico villaggio di Kalpa (2960 mt), posto sul versante occidentale della valle. Questo grazioso villaggio conserva il tipico carattere del Kinnaur, con le costruzioni miste di legno e pietra, e vi si trova un interessante complesso templare; fu prescelto come località di soggiorno dai coloni inglesi per il clima e la spettacolarità della visuale che offre: se è limpido si ammira sul versante opposto della vallata il Kinnaur Kailash, mitico monte di oltre 6000 metri, che prende questo nobile nome dal fatto che da molti è considerato la dimora invernale di Shiva, più che per una effettiva somiglianza col monte Kailash. Si alloggia in un semplice hotel, il Kinner Villa o simile. 19°g.    2/8 Kalpa - Sangla   Si torna a valle, e si prosegue per un tratto lungo il Sutlej e quindi si imbocca una valle scoscesa che si affaccia sul lato orografico destro, dove tuona un impetuoso torrente himalaiano. Si arriva a Sangla, un villaggio con molte case tradizionali e alcuni templi, tipiche costruzioni del Kinnaur, che fu una capitale del regno di Bushahr; nei pressi del paese si trova il forte di Kamru, che si può raggiunge con una breve passeggiata. Si prosegue lungo la valle arrivando fino a Chitkul, un tipico villaggio himalaiano molto ben conservato, l’insediamento situato nel punto più alto. Si rientra quindi a Sangla, dove si alloggia in un semplice albergo, il Parkash Regency o simile. 20°g.    3/8 Sangla - Rampur - Sarahan   Si torna al vorticoso fiume Sutlej e si prosegue verso sud superando le profonde gole intagliate dalle possenti acque, ai piedi di montagne ripidissime e spettacolari. Arrivati nella zona di Rampur (924 mt), si sale a Sarahan (2290 mt). Questo villaggetto fu una capitale del regno di Bushahr; vi si trova il palazzo dell’ultimo Maharaja, ma il sito che attrae fin qui è il tempio induista di Bhimakali il cui edificio ligneo più antico risale a circa 800 anni fa. È uno degli esempi più belli di architettura tradizionale di queste regioni himalaiane. Si alloggia in un semplice albergo di stato, l’HPTDC. 21°g.    4/8 Sarahan - Shimla   Tornati al fiume lo si segue per un tratto e quindi la strada raggiunge e segue le creste dei monti, arrivando a Shimla (2130 mt). Questa cittadina appollaiata sulle cresta dei monti, vecchia capitale del Raj britannico, conserva ancora molti edifici in stile coloniale. Sistemazione presso l’hotel East Bourne. 22°g.    5/8 Shimla - Delhi e volo di rientro   Si parte alla volta di Delhi arrivando nelle pianure del’India e transitando dalla città di Chandigart; si arriva in serata e ci si reca all’aeroporto internazionale dove la gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto. 23°g.    Domenica 6 agosto, arrivo a destinazione Nota: chi ne ha la possibilità, può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola da regalare. Questi materiali verranno raccolti dai nostri collaboratori per essere distribuiti a chi ne ha più bisogno, solitamente alla fine del viaggio: così si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa. Possibile estensione ad Agra e Japur Giunti a Delhi chi volesse visitare i siti ‘superclassici’ dell’India: Agra con l’immortale Taj Mahal e Fatehpur Sikri, e Jaipur, con il celeberrimo Amber Palace, potrà eseguire una breve estensione che richiede solo tre notti in più (ma se si preferisce si può chiaramente ampliare). Il programma prevede di alloggiare il 5/8 a Delhi e di partire il mattino successivo per Agra (220 km a sud est), dove si visitano il Forte Rosso e, alle luci dell’imbrunire, il Taj Mahal. Si riparte al mattino in direzione ovest per Fatehpur Sikri (36 km), la capitale che venne fondata dall’imperatore Mughal Akbar nel 1569 e poi abbandonata solo 16 anni dopo; da qui si continua sempre verso ovest per Jaipur (208 km), dove si sosta la seconda notte. A Jaipur si visitano il Palazzo e l’Osservatorio e, prima di lascare la città, l’Amber Palace, situato tra i colli a nord della città; da qui si prosegue per l’aeroporto di Delhi (240 km).
INDIA HIMALAIA 2017: Zanskar con Thongde e Festival di Hemis
Un viaggio al cuore della natura e cultura himalaiane
Periodo: 1 lug - 17 lug
Il viaggio non richiede l’utilizzo di campi mobili: in questi ultimi anni sono sorte alcune sistemazioni accettabili che consentono di raggiungere lo Zanskar in modo più semplice e un poco più comodo. A Leh si utilizza un albergo – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro semplice hotel di montagna, ma la pulizia è sufficiente, le stanze hanno bagno e acqua calda e l’hotel dispone di un generatore di corrente nel caso (… spesso) “salti” la luce. Si parte quindi con le jeep seguendo un itinerario entusiasmante sia per l’incomparabile bellezza della natura che per l’opportunità che offre di visitare molti dei monasteri e villaggi più belli del Ladakh e dello Zanskar, dove il tour prevede la visita di gran parte dei siti significativi della regione. Lasciata Leh si alloggia in semplici hotel e locande per l’intero percorso ed in campo fisso presso il monastero di Rangdum in Zanskar. Gli alberghetti locali richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino. Alcuni sono decisamente carini, arredati in tipico stile ladakho, e donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. Amitaba in Zanskar segue diverse attività. A Rangdum collabora al mantenimento del dispensario medico, al villaggio di Aksho alla sistemazione della scuola del villaggio, a Sani ha completato un progetto di restauro e in diversi siti ha collaborato con la “Stupa Onlus” ai restauri degli stupa, tra cui quelli di Rangdum, Phe e Zangla dove, con il Gyalpo (Re) dello Zanskar che è stato nostro ospite in Italia, sono stati fatti interventi nel villaggio e al convento femminile. I partecipanti beneficeranno così dei nostri contatti nella regione, potendo avere un incontro più approfondito con la gente del luogo. I Cham (festival) del Ladakh e dello Zanskar I Cham del Ladakh e dello Zanskar offrono un ottimo modo per avvicinarne la cultura e lo spirito, ammirando i monaci agghindati con maschere e sgargianti costumi tradizionali che al suono di musiche rituali creano una riproduzione simbolica dello Tse Chu, ovvero l'evocazione di Guru Rimpoce (Padmasambhava) e dei principali insegnamenti del buddismo tibetano. Ogni monastero aggiunge anche parti inerenti la propria storia ed origine, facendo di ogni Cham un capolavoro a sé. Molto è stato scritto in merito a queste sofisticate rappresentazioni per interpretare il significato trascendente dei movimenti, delle figure, delle musiche e dei testi. Ma al di là di un interesse accademico, in queste occasioni si partecipa ad uno dei rari momenti in cui la gente si stacca dalle fatiche della dura vita dell’ambiente himalaiano: tutti accorrono indossando bellissimi costumi tradizionali e per il visitatore, ma anche per i ladakhi e gli zanskari stessi, l'aspetto umano, folcloristico e di scambio che animano l’evento hanno un interesse forte almeno quanto il contenuto esoterico. La regione himalaiana dello Zanskar Lo Zanskar è la regione più remota dell’Himalaia indiano. Per arrivarci da Leh, la capitale del Ladakh si percorrono 230 km verso ovest fino a Kargil, lungo una strada spettacolare e molto varia che segue inizialmente il fiume Indo e transita dal monastero di Lamayuru, e, valicando due panoramici passi, porta a Mulbeck. Si passa quindi dalla zona a maggioranza islamica di Kargil imboccando l’unica via di accesso allo Zanskar agibile ai veicoli motorizzati, una spettacolare strada sterrata bloccata dalla neve anche per 9 mesi all’anno, che risale le acque del fiume Suru, un affluente dell’Indo. Dopo aver sfiorato maestosi ghiacciai che scendono da vette altissime dominate dal Nun (7135 mt) si raggiunge l’isolato monastero di Rangdum, posto su un colle morenico al centro di una valle di inimmaginabile bellezza, dove le vaste pasture degli yak sono coperte da milioni di stelle alpine. Rangdum segna la transizione dal mondo dell’Islam che popola le valli sottostanti alla cultura del buddismo tibetano. Proseguendo oltre il passo del Pensi La, abitato da miriadi di marmotte e alto circa 4400 mt, il punto più alto del viaggio dove la vista spazia sulle distese glaciali del misterioso massiccio del Sickle Moon, si giunge alla valle del fiume Dado, nello Zanskar. In questo sperduto territorio la vita è durissima, per riuscire a coltivare un po’ di tsampa e piselli con il primo caldo di primavera i contadini devono spargere terra sulla neve per velocizzarne lo scioglimento, altrimenti con la breve estate anche questo resistentissimo cereale che abbonda in tutto il Tibet non fa a tempo a crescere! La durezza delle condizioni non sembra però togliere la serenità e il sorriso aperto alla gente che si incontra, forse perché ispirata da una profonda fede religiosa. Lo Zanskar nella storia ha avuto dei momenti d’indipendenza, ma generalmente è stato un territorio legato alle sorti del regno del Ladakh, con un’autonomia regalatagli di fatto dall’isolamento. Nel villaggio di Zangla risiede ancora il Gyalpo, ovvero il re di questo feudo himalaiano, un personaggio rispettato e autorevole grazie al carisma personale, ma senza poteri oggettivi. L’alta quota del Ladakh e dello Zanskar Andare nell’Himalaia indiano significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Andando in Zanskar il punto più alto dove si transita è il Pensi La (4400 mt), dove si passa dopo otto giorni dall’arrivo. Molti hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2 o 3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso solo successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che centinaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Clima e attrezzatura A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh e in Zanskar invece il clima è secco e le temperature più miti, ma le escursioni termiche possono essere notevoli, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca e temperature minime che possono arrivare di notte a 10 gradi. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi; molti portano un sacco lenzuolo in quanto le lenzuola fornite nelle locande e nel campo fisso a volte non sono bellissime Si suggerisce di portare indumenti in pile e una giacca di piumino o meglio ancora una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode e un paio di scarponcini comodi e caldi per camminare. Portare uno zaino. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Sabato 1 luglio, partenza in volo per Delhi   Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Etihad, Lufthansa, Swiss, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori; la maggior parte dei voli giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo. All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto. 2°g.    2/7 Delhi – Leh   Il volo per Leh parte alle 5.30 circa; dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dal corrispondente di Amitaba in Ladakh; sistemazione in uno dei migliori hotel della città (il Lasermo, lo Snowland o simile) e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g.  –  4°g. (3 e 4/7) Leh, Cham di Hemis   Il grande monastero di Hemis, situato a circa 40 km da Leh, è il principale di scuola Drukpakagyu del Ladakh; è un’importante meta di pellegrinaggi e ospita una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Nella prima giornata lungo il percorso si sosta per una visita a Shey, che fu anche la sede del palazzo reale, e al monastero Ghelupa di Tikse, tra i più celebri e attivi, una delle perle del Ladakh: ricco di templi, contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang. La grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, di recente fattura, è diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. Giunti a Hemis si seguono le rappresentazioni del festival che si svolgono nel grande cortile antistante i templi ed i rituali che si tengono all’interno. Fuori dal Gompa si tiene un vivace mercatino e tutta l’area pullula di pellegrini agghindati nei costumi tradizionali. Nel tardo pomeriggio si rientra a Leh. Nella seconda giornata ci si reca direttamente a Hemis; oggi si tengono le danze ed i rituali più importanti del Cham. È molto interessante partecipare alle cerimonie che si svolgono nel tempio principale al mattino prima delle rappresentazioni, con i canti profondi dei monaci e le evocative musiche tibetane, immersi nell’atmosfera senza tempo del Lhakhang, dove gli affreschi tantrici che emergono dalla penombra sembrano condurre nelle dimensioni interiori della mente. I momenti più attesi di questa giornata sono la danza delle otto forme di Guru Padmasambhava, eseguita con particolare sfarzo utilizzando antichi costumi e maschere di stupenda fattura, e l’esposizione della grande tanka. Nel pomeriggio rientrando a Leh si sosta all’oasi di Matho, dove si trova un affascinante sito di scuola Sakya reso celebre dal peculiare festival invernale che è presenziato da… degli oracoli; in effetti è un luogo che dà a molti la sensazione di essere intriso di forze esoteriche, in special modo nello scuro Gonkhang degli oracoli, col pavimento coperto di tsampa e pervaso dall’odore di chang. 5°g.    5/7 Leh - Bazgo - Saspol - Alchi   Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol: custodiscono meravigliosi affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si prosegue per il vicino monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi, la Alchi Heritage Home o simile. 6°g.    6/7 Alchi - Mangyu - Lamayuru   Si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire una pittoresca valle a sud del fiume che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile, che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate abbiano potuto giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre le jeep fanno il giro della vallata percorrendo qualche chilometro di strada e arrivando allo stesso punto. Si prosegue lungo l’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola verso sud inerpicandosi tra le incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia in una locanda dell’oasi, la Lamayuru Moonland o simile. 7°g.    7/7 Lamayuru – Mulbeck - Kargil   Si prosegue lungo la strada che serpeggia verso ovest; superato il Fatu La (4147 mt) e oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Poco oltre si arriva a Mulbekh; qui, oltre alla famosa statua rupestre di Buddha Maitreya (VII secolo), si trovano due monasteri posti su di un vicino, ripido colle. Si prosegue per Kargil, dove si alloggia presso l’Highland Resort. 8°g.    8/7 Kargil – Rangdum   Da Kargil si imbocca la strada che porta verso lo Zanskar. La zona è un po’ più arborea rispetto al Ladakh ed a maggioranza mussulmana; ogni villaggio ha una piccola moschea con il minareto, molti uomini hanno lunghe barbe ma le donne non sono velate. Il Nun e il Kun, le più alte vette di quest’area himalaiana (7135 mt), dominano un’ampia ansa del fiume Suru in cui si tuffano le possenti seraccate di ghiaccio, che si ammirano proprio di rimpetto alla strada oltre il vorticoso fiume. Superate le gole ai loro piedi una valle spettacolare, ornata da ardite vette di granito da cui si protendono poderosi ghiacciai, porta al plateau dove, tra le pasture degli yak ricche di stelle alpine, regna solitario il monastero di Rangdum. Si alloggia in un campo fisso, il Nun Kun Camp; si percorrono circa 130 km. 9°g.    9/7 Rangdum - Dzongkul - Padum   Valicato il Pensi La (4400 mt), che offre visuali spettacolari sui ghiacciai, si entra nelle valli dello Zanskar. Si segue il flusso del fiume Doda sostando per una visita al piccolo Gompa del villaggio di Phe; giunti al ponte di Ating si segue la mulattiera jeeppabile che porta nella valle dell’Umasi La, dove sospeso ad una rupe sopra la piccolo monastero si trova l’eremo di Dzongkul, che fu il principale luogo di ritiro dell’importante maestro mistico Naropa, autore del famoso testo sui “sei yoga” che è tutt’ora una delle guide esoteriche utilizzate dagli yogi tibetani. Tornati nella valle principale si arriva nella vasta piana formata dalla confluenza dei fiumi Doda e Tsarap, il cuore dello Zanskar, dove si trovano i principali villaggi e monasteri. Giunti alla vicina  Padum, la nuova “capitale” dello Zanskar con alcuni negozietti e un punto telefonico, si alloggia in un semplice alberghetto, lo Zambala o simile, che fungerà da “base” per le escursioni dei prossimi giorni. 10°g.    10/7 Padum: escursione a Bardan e Mune   Si imbocca la strada sterrata che risale la stretta valle del vorticoso fiume Tsarap: la meta sono Bardan e Mune. Si raggiunge prima Bardan, un monastero di circa 400 anni costruito su una rupe a picco sul fiume, e quindi con le jeep ci si inerpica fino all’oasi e al monastero di Mune, dove il villaggio sopravvive in un ambiente decisamente molto selvaggio. Rientrati a Padum ci si reca sulla collina che sovrasta il villaggio dove è situato un interessante monastero, immerso tra preziosi alberi, da cui si gode anche di uno stupendo panorama. 11°g.    11/7 Padum: escursione a Sani, Karcha e Pipiting   Si visita il Gompa di Sani, protetto da un muro di cinta e ombreggiato da alberi, che qui sono rari, che custodisce la statua di Naropa, lo stupa con i resti di Kanishka, un maestro che visse intorno all’anno mille, e affreschi attribuiti a Zadpa Dorje. Dal Gompa, se si è interessati, una piacevole passeggiata tra i campi dell’oasi porta al convento femminile; per chi è più energetico un’escursione a piedi sull’altro versante della valle (circa un’ora e mezza di cammino) porta all’eremo di Guru Nima Oser Chaphuk, dove si dice abbia svolto un ritiro Guru Padmasambhava, un sito che è stato restaurato da Amitaba. Proseguendo lungo il lato opposto della vallata si giunge al bel villaggio di Karcha, dominato dal grande monastero di scuola Ghelupa costruito sulle rupi rocciose, il principale dello Zanskar. La visita rivela diverse sale e alcuni affreschi dell’XI secolo; sul monte antistante è situato l’antico convento femminile, ricco di sorprendenti reperti artistici. Rientrando a Padum si sosta per una visita al vicino villaggio di Pipiting, dove si trovano un grande stupa e un monastero. 12°g.    12/7 Padum: festival di Thongde e Zangla   Si segue la strada che percorre verso nord il versante orientale del fiume Zanskar, formato dalla confluenza del Doda e dello Tsarap, arrivando a Thongde (13 km), un interessante monastero posto su di una rupe da cui si gode un’indimenticabile visuale, dove oggi ha inizio il festival; si sosta qui per seguire l’inizio della manifestazione. Si prosegue quindi per Zangla (20 km), la vecchia capitale dello Zanskar, dove se sono presenti si potranno incontrare il Gyalpo dello Zanskar e la sua famiglia e visitare la loro vecchia residenza, che noi considereremmo umile visto il loro stato nobiliare, ma che in questa regione è una vera reggia. Si visitano l’antico castello, sede storica del Gyalpo, posto in una bellissima posizione che domina la valle dove si trovano anche molti chorten, di cui il più recente è quello di Bakula Rimpoce, l’Abate del Ladakh recentemente scomparso; nell’oasi è situato anche un interessante convento femminile. 13°g.    13/7 Padum - Festival di Thongde - Rangdum   Oggi si svolge la seconda e principale giornata del festival di Thongde; si seguono le rappresentazioni di danza in costume eseguite dai monaci, immersi tra la gente giunta da tutta la vallata per assistere a questo grande rito; è un’ottima opportunità anche per ammirare gli abiti tradizionali sfoggiati dalle persone e godere con loro di uno dei preziosi momenti di festa, un breve intervallo nella vita molto dura persone che riescono a sopravvivere in questa remota regione dell’Himalaia. Si torna quindi a Padum iniziando il percorso di rientro; si transita da Sani e si continua la risalita del fiume Doda che porta al passo del Pensi e al bel monastero di Rangdum (104 km da Padum), dove si sosta al campo fisso già utilizzato all’andata, su questa piana incastonata tra i monti dove gli yak brucano le stelle alpine, luogo superbo per un ultimo saluto allo Zanskar. 14°g.    14/7 Rangdum - Kargil   Si prosegue oltre le gole del Nun, dove i ghiacci lambiscono le acque potenti del fiume Suru, e arrivati a Kargil, si alloggia nel medesimo hotel utilizzato all’andata. 15°g.    15/7 Kargil - Shergol - Likir - Phang - Leh   Si parte verso est seguendo la panoramicissima strada che, valicati i passi Namika e Fatu, transita da Lamayuru e si tuffa nella valle dell’Indo. Raggiunta la valle di Mulbeck con una breve deviazione si arriva al villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato a uno sperone roccioso, anche questo ripreso nel film “Samsara”. Oltrepassata la confluenza tra Indo e fiume Zanskar una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa e il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, con un’imponente statua di Maitreya che sovrasta il bel complesso; vi risiedono circa 150 monaci. Si raggiunge poi il monastero di Phyang, un sito molto interessante con sale finemente affrescate e molte statue tipiche dell’esoterica scuola dei Drigung Kagyu, alla cui scuola appartiene il Gompa. A Leh si alloggia presso il medesimo hotel. 16°g.    16/7 Leh - Delhi   Verso le 7.30 del mattino volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto. 17°g.    Lunedì 17 luglio, arrivo a destinazione Nota: chi ne ha la possibilità, può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola da regalare. Questi materiali verranno raccolti dai nostri collaboratori per essere distribuiti a chi ne ha più bisogno, solitamente alla fine del viaggio: così si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa. Possibile estensione ad Agra e Jaipur Giunti a Delhi chi volesse visitare i siti ‘superclassici’ dell’India, Agra con l’immortale Taj Mahal e Fatehpur Sikri, e Jaipur, con il celeberrimo Amber Palace, potrà eseguire una breve estensione che richiede solo due notti in più (ma se si preferisce si può chiaramente ampliare). Il programma prevede di venire accolti all’aeroporto di Delhi e di recarsi direttamente ad Agra (220 km a sud est), dove si visitano il Forte Rosso e, alle luci dell’imbrunire, il Taj Mahal. Si riparte al mattino in direzione ovest per Fatehpur Sikri (36 km), la capitale che venne fondata dall’imperatore Mughal Akbar nel 1569 e poi abbandonata solo 16 anni dopo; da qui si continua sempre verso ovest per Jaipur (208 km), dove si sosta la seconda notte. A Jaipur si visitano il Palazzo e l’Osservatorio e, prima di lascare la città, l’Amber Palace, situato tra i colli a nord della città; da qui si prosegue per l’aeroporto di Delhi (240 km).
INDIA HIMALAIA 2017: Sikkim, regno himalaiano
Alle porte del Kanchendzonga
Periodo: 15 apr - 23 apr
L’itinerario segue un anello che con opportune deviazioni tocca tutti i siti principali del Sikkim e le storiche cittadine collinari del Bengala. Da Delhi ci si reca in volo a Bagdogra e si prosegue per Kalimpong, un carinissimo centro steso sulle creste di colli rigogliosi che offre ancora il sapore del mondo coloniale, ricco di ricordi ma anche di monasteri buddisti tibetani molto attivi; si incontra qui la guida italiana, giunta dal Bhutan con il programma “Festival di Paro”. Si procede per Gangtok, la capitale del Sikkim posta a circa 1700 mt, nelle cui vicinanze è situato il monastero di Rumtek, il sito buddista principale della regione. A nord di Gangtok si visita l’area di Phodang, con villaggi e monasteri fuori dal tempo poco toccati dal turismo. Un piacevole trasferimento verso ovest porta poi a Yuksom, l’antica capitale della regione, con il sito di Tashiding e il lago sacro di Kancheopari, conosciuto come il “lago che esaudisce i desideri”, e quindi a Pelling, dove tra una natura impareggiabile sopra cui occhieggiano le vette glaciali del Kanchendzonga si trovano gli interessantissimi monasteri di Sangacholing e Pemayangtse. Si prosegue quindi verso sud visitando Darjeeling, una simpatica cittadina di origine coloniale ben posizionata sulla vetta dei monti (2134 mt), e da qui si rientra a Bagdogra proseguendo per Delhi in volo.   Rumtek Gompa Kabi, monaco Pemayangtse, affresco   Nota tecnica In Sikkim ad aprile il clima è secco e le piogge sono rare. Le temperature minime stagionali notturne a Gangtok in Sikkim sono di circa 12°C. Per gli spostamenti si utilizzano auto tipo Innova o Tata. Gli alberghi sono puliti, le stanze sono dotate di bagno, lenzuola e acqua calda; la cucina è indiana con diversi piatti internazionali spesso disponibili negli hotel. Alcune note sul Sikkim Il territorio del Sikkim forma un grande anfiteatro incuneato tra Nepal, Tibet e Bhutan. Ad ovest, verso il Nepal, è delimitato dalla catena impenetrabile del Kanchendzonga, una gigantesca montagna che supera gli 8500 metri, la terza al mondo per altezza, ricca di leggende, che viene venerata e considerata da tutti i sikkimesi come una viva divinità protettrice. A nord e nord-est la catena del Chola segna il confine con il Tibet; anche questa è una catena impervia, valicabile solo attraverso altissimi passi, di cui il più accessibile è alto 4328 metri. A est le propaggini meridionali della catena marcano il confine con il Bhutan. A sud, i fiumi Teesta e Rangeet delineano il confine con le zone collinari del Bengala indiano. Il clima di queste valli è monsonico, con piogge torrenziali tra fine maggio e agosto, che favorisce una varietà botanica eccezionale: si contano quasi mille tipi di orchidee, e a quote più alte le foreste di rododendri sono un paradiso naturale. In Sikkim vivono circa 500.000 persone appartenenti a un caleidoscopio di etnie diverse. Le popolazioni originarie, Lepcha, Limbu e Bhotia, oggi sono numericamente in minoranza (in tutto circa 150.000 persone) e sono di tradizione buddista tibetana con forti tendenze animistiche tra i Lepcha. La maggioranza è costituita dalle genti di origine nepalese, principalmente Newari, Sherpa, Gurung, Rais, ecc.; e da nord si sono aggiunti i rifugiati tibetani. A seguito dell’afflusso dei nepalesi la maggioranza della popolazione è oggi induista, religione vissuta spesso in forme sincretiche con il Buddismo.   Sikkim, ponte per Tashiding Kundraling, Gompa Bon Yuksom   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Sabato 15 aprile, partenza in volo per Delhi   Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Etihad, Lufthansa, Swiss, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori. La maggior parte dei voli giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo e all’arrivo si resta in aeroporto proseguendo con l’imbarco per Bagdogra. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto. 2°g.    16/4 Delhi - Bagdogra – Kalimpong   Il volo per Bagdogra parte in mattinata verso le 11,00 (orario da confermare) e impiega poco più di due ore. Da Bagdogra, dove è in attesa l’autista sikkimese, si raggiungono i primi contrafforti himalaiani, densi di stupende foreste, arrivando con un percorso di circa 70 km a Kalimpong (1250 mt), dove si alloggia all’Himalaya Hotel immerso in un bel giardino, molto piacevolmente arredato in stile coloniale, incontrando qui la guida del viaggio ed i partecipanti giunti dal Bhutan. Per le luci della sera ci si reca al monastero di Zong Dog, un importante centro Nyingmapa fondato da Dudjom Rimpoce che contiene interessantissimi affreschi e un mandala tridimensionale. 3°g.    17/4 Kalimpong – Rumtek - Gangtok   A Kalimpong si visitano i monasteri di Tharpa Choeling, di scuola Ghelupa, che si raggiunge con una piacevole passeggiata e di Thongsa, originariamente fondato dai bhutanesi nel 1692. Si parte quindi per Gangtok; si ridiscende al fiume e poco più a nord si incontra la confluenza con il fiume Ranjeet, che con il Tista delimita il confine meridionale dell’attuale territorio dello Stato del Sikkim. Si prosegue lungo il Tista entrando nel territorio sikkimese; si lascia la vallata di questo fiume verso nord est seguendo un affluente e con una deviazione sul versante occidentale della valle si arriva (in tutto 74 km di strada) all’importantissimo monastero di Rumtek, il principale sito della scuola Karma Kagyu, dove vi sono interessanti templi e viene conservato lo Stupa d’oro che contiene il corpo del XVI Karmapa. Si riparte per Gangotk (circa 20 km) tornando a valle e risalendo il versante opposto verso nord est; qui si alloggia presso all’Hotel Tibet, ben posizionato tra i negozietti della zona centrale della cittadina – la quota è di 1700 mt. 4°g.    18/4 Gangtok   Per chi lo desidera si prevede di recarsi sui monti sopra la cittadina per godere dell’alba sul Kanchendzonga. Dopo colazione si parte per un’escursione a nord di Gangtok, dove tra valli rigogliose sorgono bei villaggi e si trovano i monasteri di Kabi, Phodang, Phesang e Labrang. Tornati a Gangtok, ci si reca a visitare l’interessante monastero di Ngor, l’unico di scuola Sakya del Sikkim, e il tempio di Enchey, il principale della cittadina, dove in una cappella alloggiano anche le divinità di protezione della città. 5°g.    19/4 Gangtok – Yuksom   Da Gangtok si attraversa la valle verso ovest risalendo al passo di Ravang (2200 mt); lungo la discesa si incontra il grazioso monastero Bon di Yungdrung Kundraling, che contiene affreschi molto interessanti e i cui monaci sono gentili e ben disposti a fornire delucidazioni in merito alla loro esoterica scuola. Si prosegue fino al fondovalle e si risale sul versante opposto arrivando all’imbocco del sentiero che porta in meno di un’ora al monastero Nyingmapa di Tashiding, uno dei siti più sacri del Sikkim, posto in una stupenda posizione panoramica in cima ad un colle, tra un mare di bandiere di preghiera, muri Mani e Chorten. Il paese di Yuksom non è molto distante; ci si accomoda all’hotel Tashigang. La tappa richiede in tutto tra le 4 e le 5 ore di guida. 6°g.    20/4 Yuksom - Pelling   Si lascia Yuksom per il lago sacro di Khencheopari, conosciuto come “il lago che esaudisce i desideri”: pare che questo tranquillo specchio, immerso nella foresta, non abbia mai delle foglie che vi galleggiano perché gli uccelli guardiani lo ripuliscono appena vi si posano. A Pelling si alloggia al Norbugang Resort, in vista del Kanchendzonga. Una piacevole passeggiata (circa 40 min.) porta al monastero Nyingmapa di Sangacholing, costruito sulle falde di un monte che è un importante luogo di cremazione per la gente di etnia Lepcha e Bhutia, posto in una stupenda posizione con panorami sulle valli circostanti e sul Kanchendzonga. Successivamente ci si reca al monastero di Pemayangtse, anch’esso di scuola Nyingmapa, che risale all’inizio del XVIII secolo; contiene, tra le cose più interessanti, un modello tridimensionale del paradiso di Guru Rimpoce che con i suoi sette livelli riempie fino al soffitto la stanza superiore del monastero. Completa la giornata la visita delle rovine del palazzo reale di Rabdentse. 7°g.    21/4 Pelling – Darjeeling   La strada per Darjeeling (2134 mt), se pur vicina come distanza, richiede quasi 5 ore di guida; si inizia scendendo al fiume Ranjeet che score impetuoso ai piedi di Pelling e lo si segue verso sud attraverso un magnifico ambiente naturale dominato da imponenti foreste; si lascia il Sikkim rientrando nel Bengala Occidentale e si lascia il fiume per salire sulle creste dei monti incontrando piantagioni di tè ed arrivando a Darjeeling, dove si alloggia all’hotel New Elgin, che evoca gli splendori dell’era coloniale. Ci si reca a visitare il mercato, il monastero di Bhutia Busty e il museo himalaiano. 8°g.    22/4 Darjeeling – Bagdogra – Delhi e volo di rientro   Al mattino chi lo desidera può recarsi a Tiger Hill per godere dell’alba sul Kanchendzonga. Lasciando Darjeeling si visita il monastero di Ghoom (Yogachoeling), spesso citato nella letteratura del Raj, che ospitò anche A. Govinda; si scende all’aeroporto di Bagdogra (90 km, circa 3 ore), dove si prende il volo per Delhi alle 13.45 con arrivo alle 16.10 (orari da confermare). A destinazione si procede per gli imbarchi internazionali per il volo di rientro. Amitaba predisporrà eventuali servizi aggiuntivi richiesti a Delhi con un piccolo costo aggiuntivo: assistenza in aeroporto, trasporti locali, pernottamento e visite. 9°g.    Domenica 23 aprile arrivo a destinazione
INDIA HIMALAIA 2017: Stock Guru Tsechu e Matho Nagrang
I grandi festival oracolari dell’Himalaia indiano
Periodo: 4 mar - 15 mar
Il viaggio è affrontabile da tutti, ma bisogna tener presente e non sottovalutare che ci si reca nell’Himalaia nel periodo invernale, a 3500 metri di quota con temperature fredde. Si utilizza un hotel riscaldato che funge da base per tutta la permanenza in Ladakh, ma bisogna attrezzarsi per poter vivere comodamente anche all’esterno con temperature diurne che col  sole sono solitamente ben sopra lo zero, ma che in condizioni estreme possono arrivare anche a meno 10 gradi. Il clima è fortunatamente secco, quindi con un abbigliamento adatto si sta comodi, ma non si devono prendere sotto gamba le condizioni. Il fatto che i ladakhi non mettano neppure i guanti in questo periodo dell’anno non significa che per noi saggio imitarli!   Tikse, inverno Chemrey, inverno Bazgo   I festival oracolari del Ladakh Tra le molte manifestazioni di carattere religioso che si svolgono in Ladakh i festival oracolari di Stock e Matho testimoniano in modo potente e diretto il rapporto intimo tra misticismo e forze dell’occulto. La peculiarità di questi eventi sta nel fatto che hanno come ospiti d’onore… dei demoni! Tutto inizia nel XIV secolo con l’arrivo dal Tibet di un importante Lama, Tungpa Dorje Spal Zangpo, giunto fin qui per fondare con gli auspici del re del Ladakh il monastero di Matho. Questo taumaturgo aveva nel suo seguito anche sette potenti demoni, tra di loro fratelli, che erano stati imprigionati da Guru Padmasambhava intorno all’anno 750. Lama Tungpa li aveva liberati avendo prima ottenuto dai demoni il solenne voto che fino alla fine dei tempi essi non avrebbero più nuociuto agli esseri viventi ed anzi, ove possibile, li avrebbero aiutati. Giunti in Ladakh i demoni si sistemarono in diverse località, dove risiedono ancora oggi: i primi due, chiamati Nagrang e che sono gemelli, a Matho; due, chiamati Chagzang, nel monastero di Stock; altri due, chiamati Serzang, al villaggio di Gya; l’ultimo, di nome Tsan, al villaggio di Skurbuchan. Queste entità vengono interpellate annualmente attraverso dei medium che vanno in trance, selezionati tra le persone dei loro villaggi; solo a Matho la trance viene eseguita dai monaci. Stock Guru Tsechu A Stock ogni anno una famiglia diversa ha l’incarico di occuparsi del contatto medianico; per questa delicata ed importante operazione vengono scelti due membri maschi piuttosto giovani, selezionati grazie anche al consiglio del Lama del monastero. I prescelti passano un lungo periodo di ritiro preparatorio stando reclusi in una casa appositamente costruita ai margini dell’oasi, recitando specifici mantra, brani delle antiche scritture e preghiere. Quando giunge il giorno di auspicio vengono eseguiti dei riti segreti da cui i giovani emergono in trance e, armati di spade, corrono attorno al villaggio per stanare entità negative ed influssi nefasti; partecipano quindi alle cerimonie officiate in loro onore, dove con danze rituali e riti esorcistici i monaci, grazie anche all’aiuto dei potenti demoni Chagzang, convogliano tutte le negatività in opportuni feticci. Per completare la purificazione con una solenne processione che parte dal cortile del monastero i feticci vengono eliminati in un rogo all’esterno dell’oasi. Un’accortezza: se si partecipa è meglio stare attenti all’uso della macchina fotografica, perché i Chagzang pare non gradiscano essere ritratti e può succedere che colpiscano l’indiscreto fotografo con la spada!   Matho Gompa Matho Nagrang Matho Nagrang, Oracoli   Matho Nagrang Il Matho Nagrang viene eseguito nell’unico monastero di scuola Sakya del Ladakh. I demoni gemelli di Matho sono particolarmente venerati perché si ritiene che siano dotati dell’occhio della saggezza: fanno profezie a beneficio del benessere della società, ad esempio predirono la nascita di Bakula Rimpoce, e pregano per la pace universale. Per i ladakhi la presenza dell’occhio di saggezza è comprovata anche dal fatto che nella trance gli occhi dei monaci medium sono coperti con nove veli sovrapposti, ed essi possono vedere attraverso degli occhi dipinti sul petto e sulla schiena. I monaci di Matho prescelti per questa cerimonia possono cambiare di anno in anno; per prepararsi eseguono un ritiro in completa solitudine per 3 mesi recitando particolari mantra. La trance in cui cadono è anche spettacolare: corrono forsennatamente lungo il bordo dei tetti e si trafiggono con delle spade senza che fuoriesca del sangue! L’evento dura due giorni e l’ingresso degli oracoli si intreccia con le danze in costume che si svolgono nel cortile del monastero ed i rituali tenuti nelle sale interne, alcuni dei quali, di natura segreta, sono attesi solo dai monaci. Anche qui, come a Stock, vi è una procedura di purificazione che segue i metodi usuali di questo tipo di rappresentazioni, con il feticcio che raccoglie le negatività che viene posto in una scatola triangolare di metallo scuro posizionata al centro dello spazio delle danze; ma qui a Matho il demone del male viene trafitto con le spade dagli oracoli in trance. Una nota peculiare: nel 2004 dopo l’esecuzione della purificazione, quando nel giorno successivo con solenne enfasi i gemelli Nagrang sono apparsi sul tetto del tempio agghindati nei loro stupendi costumi, presentandosi al popolo assiepato in attesa delle rivelazioni oracolari, hanno agghiacciato tutti decretando che si rifiutavano di dare ulteriori indicazioni perché i consigli dell’anno precedente erano stati ignorati. Che fosse il primo sciopero oracolare della storia…? Nota tecnica All’inizio di marzo in Ladakh il clima è ancora freddo, a Leh di notte in alcune occasioni si può arrivare anche a -15°C; il clima è secco e di giorno col sole si sta bene, normalmente sopra lo zero termico. È quindi importante avere un abbigliamento adeguato. Durante la permanenza in Ladakh si pernotta sempre a Leh in un comodo hotel dotato di riscaldamento e tutti gli spostamenti vendono effettuati con le jeep. L’alta quota del Ladakh Andare nell’Himalaia indiano significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh si trova a 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore e per l'adattamento è necessario non esagerare con gli sforzi fisici nei primi giorni. Molti hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2 o 3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso solo successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico.   Saspol, affreschi Stock Guru Tsechu Stock Guru Tsechu, gli oracoli   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Sabato 4 marzo, partenza in volo per Delhi   Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Etihad, Lufthansa, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori; la maggior parte dei voli giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo. All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto. 2°g.    5/3 Delhi – Leh   Il volo per Leh parte alle 5.30 (orario da confermare); dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dal corrispondente di Amitaba in Ladakh; sistemazione in uno dei migliori hotel della città dotato di riscaldamento, la qualità più importante in questa stagione, e riposo per favorire l’adattamento alla quota: Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g. – 4°g. (6 - 7/3)Stock Guru Tsechu e visite (Palazzo di Stock e Spituk)   Si dedicano queste due giornate a gli eventi del festival che si svolge nell’oasi di Stock, situata oltre l’Indo nella parte meridionale della valle di Leh ai piedi ai piedi del maestoso Stock Kangri. Gli eventi si svolgono al monastero con anche processioni nel villaggio e un falò posto all’esterno; i tempi non sono scanditi “all’occidentale”, è necessario essere presenti per cogliere i momenti principali verificando con le persone del luogo i tempi e le fasi man mano che si svolgono. In questi giorni si visitano il Palazzo Reale di Stock, che è l’attuale residenza del re del Ladakh – una posizione che oggi è solo carismatica - ed il monastero di Spituk. 5°g.    8/3 Leh, escursione a Shey, Tikse, Chemrey e Tak Tok   Si risale la valle dell’Indo verso est; si sosta per una visita a Shey, che fu anche la sede del Palazzo Reale, oggi in parte restaurato, dove il tempo rivela interessanti affreschi e una veneratissima statua del Buddha. S prosegue per il vicino monastero di Tikse, tra i più celebri e attivi del Ladakh, una delle perle della regione: ricco di templi, contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang. La grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, di recente fattura, è diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. Proseguendo, una valle laterale porta a nord a Chemrey, un Gompa dalla struttura molto vicina all’archetipo di come ci si possa immaginare un luogo di ritiro himalaiano, con le casette dei monaci incastonate nei versanti di un ripido colle sulla cui cima sorgono i templi, tanto che fu scelto per girarvi il film ‘Samsara’. Oltre Chemrey si arriva al monastero di Tak Tok, l’unico di scuola Nyingmapa del Ladakh, che contiene interessanti affreschi ed è costruito di fronte ad una grotta dove secondo la tradizione meditò Guru Padmasambhava. Tornati alla valle dell’Indo si rientra a Leh. 6°g.    9/3 Leh   Si visita la cittadina di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia della cittadina e il mercato. Nel corso della giornata si cercherà di organizzare un incontro con un oracolo di Leh – non è una cosa programmabile in modo preciso, va visto se la persona che va in trance ritiene la cosa fattibile e di buon auspicio. 7°g.    10/3 Leh, escursione a Bazgo, Saspol e Alchi   Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol: custodiscono sorprendenti affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si prosegue per il vicino monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si rientra quindi a Leh. 8°g.    11/3 Leh   Nel corso della giornata si cercherà di organizzare un incontro con un oracolo di Leh – non è una cosa programmabile in modo preciso, va visto se la persona che va in trance ritiene la cosa fattibile e di buon auspicio e luogo ed orari dipendono da quello che l’oracolo decide. Il resto della giornata è libero. 9°g. – 10°g. (12 – 13/3) Matho Nagrang e visite (Stakna e Hemis)   Il monastero di Matho è posizionato nell’omonima oasi lungo il versante meridionale dell’Indo ad est di Leh; si dedicano queste giornate a seguire l’evento, che qui è un poco più ‘strutturato’ che a Stock. In questi due giorni nei momenti più opportuni ci si reca anche a visitare il vicino monasteri di Stakna, che si staglia su di un panoramico colle morenico sopra il fiume Indo e rivela sale e interni interessanti, incluso l’appartamento dell’abate che solitamente si può visitare, e Hemis. Quest’ultimo, posizionato ad est di Matho, è il principale di scuola Drukpakagyu del Ladakh; è un’importante meta di pellegrinaggi e ospita una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. 11°g.    14/3 Leh – Delhi e volo di rientro   Verso le 7.30 del mattino volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto. 12°g.    Mercoledì 15 marzo, arrivo a destinazione
INDIA HIMALAIA 2016: Ladakh, Valle dell'Indo e altopiano del Rupshu
Estensione: Lahaul, Spiti e Kinnaur, la grande traversata
Periodo: 27 ago - 11 set
Kalpa, Kinnaur Chitkul, Kinnaur Sarahan, Kinnaur   Per informazioni generali: India himalaiana occidentale Il viaggio prevede di raggiungere e di rientrare da Leh, la capitale del Ladakh, in volo da Delhi e di visitarne accuratamente i dintorni e la valle dell’Indo. Tenendo Leh come base, la prima escursione porta a ovest lungo l'Indo per scoprire la storica oasi di Bazgo e i resti artistici più interessanti del Ladakh: i famosi affreschi di scuola Ghandara di Alchi e gli sconosciuti dipinti di Saspol. Si visitano Mangyu, una perla di bellezza nell’Himalaia, Wanla, un’oasi che preserva un tempio dell’XI secolo attribuito a Rinchen Zangpo, il monastero di Lamayuru, posto arditamente su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche, e si arriva fino ai confini del Ladakh a Mulbeck, dove si trovano alcuni tra i luoghi più pittoreschi: Gyal e Phokar Dzong; non mancherà la visita di Likir, il cui abate è un fratello di S.S. il Dalai Lama. La seconda escursione porta a nord di Leh, scavalcando l’altissimo passo del Kardung verso la valle di Nubra, uno spazio incastonato tra i monti che custodisce monasteri e villaggi molto interessanti, dove anche solo la bellezza naturale costituisce un ottimo motivo per spingersi fin qui. La cornice di monti maestosi ha al suo centro delle insospettate dune di sabbia bianca lambite da due fiumi dove vivono i cammelli bactriani e si trovano laghetti nascosti e fonti termali. La terza porta nel Rupshu, il lembo occidentale del vastissimo altopiano tibetano, una zona incontaminata fatta di vasti spazi, abitata da popolazioni nomadi che vivono seguendo tradizioni archetipe dove si trovano antichi e isolati monasteri nei pressi di laghi turchesi e i colori vividi della natura esaltati dall’aria rarefatta sembrano dipingere, come in una tavolozza, le praterie, i laghi e le montagne circostanti. Dal lago di Tso Kar si potrà optare se rientrare a Leh o proseguire con la traversata himalaiana. L’estensione inizia in direzione sud lasciando il Rupshu seguendo la strada militare che attraversa le aride regioni di Karnak e Sanku, valicando due spettacolari passi. Oltre Keylong, “capitale” del Lahaul, si lascia la direttrice principale risalendo il fiume Chandra verso est fino al passo del Kun Zum, che si apre sullo Spiti. Qui si visitano tutti i monasteri e i villaggi più interessanti avendo modo di ammirare alcuni dei reperti artistici più preziosi della cultura buddista tibetana, dove emergono le radici di una storia millenaria legata alle vicende dell’antico regno tibetano di Gughe: dall’incomparabile tempio di Tabo a luoghi meno conosciuti ma altrettanto preziosi, da Tashigang a Nako. Si continua seguendo il deflusso del fiume Sutlej arrivando nella regione del Kinnaur, dove si sosta a Kalpa e si esplora la remota valle di Sangla, con Kamru e Chitkul, arrivando poi a Bhimakali, un importante tempio induista che presenta l’apice del peculiare stile architettonico del Kinnaur. Si giunge così a Shimla da dove si prosegue per Delhi, completando una tra le più belle traversate della catena himalaiana.   Lhalung, Spiti Bazgo, Ladakh Lhalung, Spiti Modalità del viaggio Gli spostamenti vengono effettuati con veicoli privati. A Leh si alloggia in un comodo hotel – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro alberghetto di montagna, ma la pulizia è sufficiente, si dispone di stanze con bagno e acqua calda e l’hotel ha un generatore di corrente nel caso (…spesso) “salti” la luce. Durante la prima escursione a ovest di Leh si alloggia in piccoli alberghetti per 2 notti e una in un campo fisso. Queste sistemazioni richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino; alcuni sono decisamente carini, arredati in tipico stile ladakho, e donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. A Nubra si alloggia in un piccolo hotel e nel Rupshu si alloggia in campi fissi, dotati di tende con letti, lenzuola e servizi. Durante l’estensione si utilizza un hotel a Shimla e nel resto del percorso semplici alberghi, i migliori disponibili in una zona che non è turistica, comunque puliti anche se a volte molto semplici ma con stanze solitamente dotate di servizi. A Delhi non è previsto l’utilizzo di hotel per via delle connessioni volo che non lo rendono necessario; se si preferisse Amitaba potrà predisporre questo servizio e soddisfare ogni altra richiesta dei viaggiatori, con costi molto contenuti.   Shergol, Ladakh Lachlung La, Pang Tashigang, Spiti   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Sabato 27 agosto, partenza per Delhi   Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Lufthansa, Etihad, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori; la maggior parte dei voli giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo. All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali per imbarcarsi per Leh. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto. 2°g.  28/8 Delhi – Leh Il volo per Leh parte alle 5.30 circa; dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dalla guida, Tsewang Phuntsog. Sistemazione in uno dei migliori hotel della città (il Lasermo o lo Snowland)  e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g.  29/8 Leh – Alchi   Si lascia Leh seguendo la valle del’Indo; oltre la spettacolare confluenza col fiume Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e un monastero con decorazioni stupende che contiene due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol: custodiscono affreschi di sorprendente bellezza in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si prosegue per il vicino monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi, la Heritage Home. 4°g.  30/8 Alchi - Lamayuru Si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire con una pittoresca valle a sud del fiume che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate potettero giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre i veicoli fanno il giro della vallata arrivando con qualche chilometro di strada allo stesso punto. Si continua a seguire la valle dell’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola verso sud; la si lascia con una deviazione che porta all’oasi di Wanla, che preserva un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente all’esoterica scuola dei Drigung, restaurato da un gruppo di svizzeri, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Tornati sulla strada principale ci si inerpica tra le incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia presso l’hotel Moonland. 5°g.  31/8 Lamayuru – Mulbeck Si prosegue lungo la strada che serpeggia verso ovest; prima del passo si segue una stradina sterrata che porta all’eremo di Atise, un luogo di ritiro del monastero di Lamayuru.  Superato il Fatu La (4147 mt) e oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Poco oltre si arriva a Mulbekh, il paesello nei cui pressi si trascorre la notte in un ben allestito campo fisso o presso l’Highland Resort. Qui, oltre alla famosa statua rupestre di Buddha Maitreya (VII secolo), si trovano due monasteri posti su di un vicino, ripido colle. 6°g.  1/9 Mulbeck – Leh Si parte presto per raggiunge in jeep il vicino villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato a uno sperone roccioso (anche questo si vede in “Samsara”). Chi lo desidera potrà recarsi con una passeggiata che si inerpica lungo uno spettacolare e, a tratti, ripido e strettissimo canyon, all’eremo di Phokar Dzong, uno dei luoghi più sacri di questa regione himalaiana, che riverbera della potente presenza dei maestri di meditazione. In tarda mattinata si parte per Leh, dove si giunge in serata sistemandosi in hotel; prima dell’arrivo, una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, dominato da un’imponente statua di Maitreya; vi risiedono circa 150 monaci. A Leh si alloggia nel medesimo hotel. 7°g.  2/9 Leh   Visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia e il mercato. 8°g.  3/9 Leh – Kardung La – Nubra   L’escursione alla valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (5602 mt) posto a nord della città, che offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si estendono lungo il fiume Indo. La discesa si apre sulla valle del fiume Shyok (dove si scende fino a circa 3300 mt) e conduce a una vasta piana formata dalla confluenza tra il fiume Shyok e il fiume Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. A Diskit si visitano il villaggio e il monastero abbarbicato sulle rocce, che offre una splendida panoramica sulla valle. Si alloggia presso l’hotel Karma Inn o Mystic Meadows. 9°g.  4/9 Nubra Si dedica la giornata all’esplorazione di Nubra, giungendo fino alle fonti di acqua calda di Panamik. Una breve passeggiata porta ad un magico laghetto, in un luogo cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Dopo la visita al monastero di Sumur una bella passeggiata alle vicine dune bianche che sorgono nei pressi della confluenza dei fiumi Nubra e Shyok completa la giornata. 10°g.  5/9 Nubra – Kardong La – Leh Prima di lasciare Nubra si visita il piccolo monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Da Hunder inizia il viaggio di ritorno – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio. A Leh sistemazione nel medesimo albergo. 11°g.  6/9 Leh – Korzok (Lago di Tso Moriri)   Lasciata Leh si sosta per una visita del monastero di Tikse, una delle perle del Ladakh, ricco di templi, che contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang; la grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, se pur di recente fattura, è ora diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. Si prosegue con un bellissimo percorso lungo l’Indo lasciando il fiume nei pressi di Mahe per arrampicarsi sull’altopiano, dove laghi turchesi posti a circa 4500 metri sembrano dipinti dal cielo! Il lago di Tso Kyagar è il primo capolavoro di questa natura incontaminata. Siamo nel regno dei nomadi tibetani, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili. In diversi punti si potranno incontrare i loro campi e le greggi di yak, e molti animali selvaggi come il kyang (il cavallo tibetano), miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Si raggiunge Korzok, sulle sponde del lago Tso Moriri, il gioiello turchese del Rupshu che si estende per 30 chilometri. Al tramonto le cime innevate che circondano il lago e a sud sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, si alloggia in un campo fisso, il Nomadic Resort. 12°g.  7/9 Tso Moriri   Si dedica la giornata all’esplorazione della zona, con una magnifica passeggiata lungo le rive del lago, e si visitano il monastero e il piccolo villaggio; nella valle alle spalle spesso si accampano i nomadi con i loro grandi greggi di yak. Sono molto speciali i tramonti dal colle che sovrasta Korzok. 13°g.  8/9 Korzok – Lago di Tso Kar   Il percorso continua ad essere meraviglioso, si ritransita dal laghetto di Tso Kyagar (sorprenderà la diversità dei suoi colori) e superando due passi si raggiunge Tso Kar, uno dei grandi laghi di questa regione da cui per secoli è stato ricavato il sale, utilizzato come merce di scambio in Ladakh. Si alloggia in un campo fisso, lo Tsokar Resort. Per chi rientra 14°g.  9/9 Tso Kar - Leh   I partecipanti che rientrano tornano a Leh accompagnati dall’autista che parla la lingua inglese. Si valica il passo del Taklang (5328 mt) che riporta verso la valle dell’Indo. Si transita dal villaggio di Gya, dove si trova un tempio su una rupe tra le rovine di un grande forte che cingeva le creste ardite della montagna. Raggiunto l’Indo ci si reca a Hemis, il principale monastero di scuola Kagyupa del Ladakh, importante meta di pellegrinaggi che ospita una ricca collezione di tanka di scuola Drukpa, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Terminata la visita in breve tempo si arriva a Leh, dove si alloggia nel medesimo albergo. 15°g. 10/9 Leh – Delhi e volo di rientro  Verso le 7.30 del mattino (orario da confermare) volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto. 16°g.  Domenica 11 settembre, arrivo a destinazione Per chi prosegue 14°g.  9/9  Tso Kar - Leh Raggiunta la strada militare, che collega il Ladakh con l’Himachal Pradesh, la si segue verso sud arrivando in breve tempo al campo tendato di Pang e si valica il Lachlung La (5060 mt) accedendo alla zona meridionale del Karnak, uno dei regni del trekking di queste remote regioni. Si prosegue lungo l’altopiano fino al passo del Baralacha (4883 mt) che si apre sulla regione del Lahaul, un territorio ancora piuttosto desertico ma più arboreo del Ladakh. Oltre Darcha, punto di accesso per un trekking che porta in Zanskar, seguendo il fiume si arriva a Keylong, “capitale” del Lahaul. Sistemazione in un albergo modesto ma con piacevole ristorante, il Tashi Delek. 15°g.  10/9 Keylong – Kaza   Dopo la visita di Shashur Gompa, posto proprio sopra al paese, si parte; si lascia la strada principale, che conduce a Manali attraverso il passo del Rothang, continuando lungo la valle del Chandra, in un ambiente molto selvaggio dove i ghiacciai giungono fino al fondovalle e le montagne turrite sembrano delle magiche cittadelle sospese nel cielo. Superato il passo del Kunzum (4551 mt) si entra in Spiti, incontrando i primi insediamenti a Losar. A Kaza (3600 mt), centro principale della regione, ci si sistema presso l’hotel Snowlion. 16°g.  11/9 Kaza   Escursione al monastero di Ki, il principale dello Spiti, dove nel 2000 S.S. il XIV Dalai Lama ha conferito una grande iniziazione di Kalachakra. Da Ki si prosegue per Kibber (4205 mt) e Tashigang (4400 mt), dove nel tempietto si trovano affreschi antichi e molto belli, un primo assaggio dell’arte antica di questa remota regione. Questi interessanti villaggi, sui bordi dell'altopiano, sono tra i più alti luoghi permanentemente abitati dell'Himalaia. 17°g.  12/9 Kaza - Tabo   Prima di lasciare il paese si devono ritirare i permessi di transito; quindi si parte seguendo la valle dello Spiti. Oltre la confluenza col fiume Pin si lascia la strada principale per inerpicarsi lungo una stradina sul versante settentrionale della valle raggiungendo lo sperone dove, tra monti policromi, è appollaiato il panoramicissimo monastero di Dankar, che origina dall’XI secolo e contiene diversi oggetti di pregio. Edificato in una posizione decisamente spettacolare, si erge sopra l’oasi e domina la confluenza dei fiumi Pin e Spiti; sulla sommità del monte si trovano i resti del vecchio palazzo nobiliare utilizzato in passato dal Gyalpo di Dankar. Si lascia questa magica oasi incastonata tra i selvaggi monti himalaiani seguendo una strada sterrata di recente costruzione che passa a mezza costa sopra l'ampia valle dello Spiti e si addentra verso nord nella valle laterale che porta a Lhalung. Questo bel villaggio perfettamente preservato custodisce un  Gompa fondato anch’esso nel periodo del celeberrimo Tabo, intorno all’anno 1000, quando la regione era parte dell’antico regno di Gughe. Gli interni di questo pressoché ignorato tempio sono un esempio rarissimo della metamorfosi che l’arte giunta da Ghandara e Nalanda ha avuto nell’incontro col mondo dell’Himalaia. Tornati al fiume Spiti si prosegue seguendo il deflusso delle acque seguendo la spettacolare valle fino a Tabo, dove si alloggia presso il Tiger Den, un semplice alberghetto. 18°g.  13/9 Tabo - Nako   L'antico Gompa di Tabo è rimasto intatto dai tempi del grande santo tibetano Rinchen Zangpo, che ne curò l'attuale disposizione (XI secolo). Tabo è considerato l' "Ajanta dell'Himalaia" per l'ineguagliabile bellezza di statue e affreschi, ed è una perla anche per la potente energia spirituale che lo permea. Dopo un’approfondita visita si prosegue il viaggio lungo il Sutlej; si transita da Chango, dove su uno sperone sopra il villaggio vi è un vecchio tempio, mentre il monastero Kagyu, di recente costruzione, è situato all’interno dell’ampia vallata ricca oggi di alberi di mele, l’importante fonte di reddito del villaggio. Arrivando a Nako (3600 mt) si incontra uno dei punti più spettacolari del percorso, con la strada che serpeggia sempre più alta sopra la valle con panorami eccezionali; si alloggia in un semplice alberghetto, l’Hotel Rio Purguil o simile. Passeggiare tra le strette viuzze del paese porta indietro nel tempo; vi è un laghetto, considerato sacro, con diversi piccoli templi e un monastero storicamente importante di scuola Drukpa, che risale all'XI secolo, dove si assapora un ultimo interessante esempio dell’antica arte pittorica di Gughe. 19°g.  14/9 Nako – Kalpa   Si scende fino al fiume e oltre una stretta gola si arriva alla confluenza con il Sutlej, a pochi chilometri dal confine col Tibet. Si segue il possente fiume transitando da Morag, che segna il punto più settentrionale della regione storica del Kinnaur, dove si ammira una torre fortificata costruita stratificando pietre e legno, il tipico stile di questa nuova regione. Le valli rimangono ripidissime e il territorio diventa progressivamente meno arido, con le foreste che gradatamente iniziano ad ammantare i monti, dove fanno capolino diverse vette turrite ed innevate. Arrivati a Rekong Peo (2290 mt), l’attuale capitale del Kinnaur, si sale al panoramico villaggio di Kalpa (2960 mt), posto sul versante occidentale della valle. Questo grazioso villaggio conserva il tipico carattere del Kinnaur, con le costruzioni miste di legno e pietra, e vi si trova un interessante complesso templare; fu prescelto come località di soggiorno dai coloni inglesi per il clima e la spettacolarità della visuale che offre: se è limpido si ammira sul versante opposto della vallata il Kinnaur Kailash, mitico monte di oltre 6000 metri, che prende questo nobile nome dal fatto che da molti è considerato la dimora invernale di Shiva, più che per una effettiva somiglianza col monte Kailash. Si alloggia in un semplice hotel, il Kinner Villa o simile. 20°g.  15/9 Kalpa – Sangla   Si torna a valle, e si prosegue per un tratto lungo il Sutlej e quindi si imbocca una valle scoscesa che si affaccia sul lato orografico destro, dove tuona un impetuoso torrente himalaiano. Si arriva a Sangla, un villaggio con molte case tradizionali e alcuni templi, tipiche costruzioni del Kinnaur, che fu una capitale del regno di Bushahr; nei pressi del paese si trova il forte di Kamru, che si può raggiunge con una breve passeggiata. Si prosegue lungo la valle arrivando fino a Chitkul, un tipico villaggio himalaiano molto ben conservato, l’insediamento situato nel punto più alto. Si rientra quindi a Sangla, dove si alloggia in un semplice albergo, il Parkash Regency o simile. 21°g.  16/9 Sangla – Sarahan   Si torna al vorticoso fiume Sutlej e si prosegue verso sud superando le profonde gole intagliate dalle possenti acque, ai piedi di montagne ripidissime e spettacolari. Arrivati nella zona di Rampur (924 mt), si sale a Sarahan (2290 mt). Questo villaggetto fu una capitale del regno di Bushahr; vi si trova il palazzo dell’ultimo Maharaja, ma il sito che attrae fin qui è il tempio induista di Bhimakali il cui edificio ligneo più antico risale a circa 800 anni fa. È uno degli esempi più belli di architettura tradizionale di queste regioni himalaiane. Si alloggia in un semplice albergo di stato, l’HPTDC. 22°g.  17/9 Sarahan – Shimla   Tornati al fiume lo si segue per un tratto e quindi la strada raggiunge e segue le creste dei monti, arrivando a Shimla (2130 mt). Questa cittadina appollaiata sulle cresta dei monti, vecchia capitale del Raj britannico, conserva ancora molti edifici in stile coloniale. Sistemazione presso l’hotel East Bourne. 23°g.  18/9 Shimla – Delhi e volo di rientro   Si parte alla volta di Delhi arrivando nelle pianure del’India e transitando dalla città di Chandigart; si arriva in serata e ci si reca all’aeroporto internazionale dove la gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto. 24°g.  Domenica 19 settembre, arrivo a destinazione L'alta quota del Ladakh Andare in Ladakh significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare nello sforzo fisico i primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. La parte che può generare più apprensione è l’escursione a Nubra, una valle situata a nord di Leh che si raggiunge scavalcando il passo di Kardung alto ben 5602 mt, il punto più alto al mondo raggiungibile con mezzi meccanici. L‘impatto fisico di una salita ad una quota così elevata è attenuato avendo l’accortezza di non sostarvi troppo a lungo ma procedendo per la discesa che riporta a circa 3300 mt di quota; non si ha così il tempo di subire gli effetti dell’esposizione all’aria rarefatta del passo. Nel Rupshu la quota dei laghi dove si trovano i campi fissi è di circa 4500 mt, ma ci si arriva dopo una lunga permanenza ad altitudini sopra i 3000 metri e quindi quasi tutti non ne soffrono o avvertono sintomi leggeri come un po’ di mal di testa. Le altitudini dello Spiti sono come quelle del Ladakh. Molti hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2 o 3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso non preventivo, successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.   Clima e attrezzatura A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh e in Spiti invece il clima è secco e le temperature più miti. Alle alte quote del Rupshu le escursioni termiche sono notevoli, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca, e temperature minime che nell’altopiano dei laghi in Rupshu possono arrivare anche a zero gradi. Arrivando poi verso la parte meridionale del Kinnaur ed a Shimla è più facile incontrare delle piogge. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare in modo confortevole le serate più fredde. Si consiglia di portare indumenti in pile ed una giacca di piumino o meglio ancora una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, ed un paio di scarponcini comodi e caldi per i percorsi a piedi. Molti portano un sacco lenzuolo utile soprattutto per i campi fissi, dove oltre alle trapunte vengono fornite lenzuola a volte non bellissime. Portare uno zaino. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.
INDIA HIMALAIA 2016: Ladakh, Rupshu, Spiti e Kinnaur
Grande traversata della catena himalaiana
Periodo: 13 ago - 28 ago
Tashigang, Spiti Kunzum La Bhimakali, Kinnaur   Per informazioni generali: India himalaiana occidentale. È un itinerario ricchissimo di contenuti, perfetto per ogni viaggiatore che sia interessato a conoscere un’area del mondo non ancora “turistica” dove è possibile un forte incontro con culture diverse, ma molto ospitali, che sorprendono per la serenità che si riscontra in persone che pur possiedono ben poco da un punto di vista materiale. Dopo lo stupendo inizio tra le oasi del deserto himalaiano del Ladakh si segue la strada militare che collega la valle dell’Indo con le regioni meridionali dell’India e porta inizialmente tra le pasture nomadiche del Rupshu, dove si sosta al  lago turchese di Tso Kar, e attraverso le aride regioni di Karnak e Sanku e valicati due spettacolari passi si fa tappa a Keylong, “capitale” del  Lahaul, dove vi sono alcuni Gompa da visitare; questa  zona giova di maggiore umidità e si osserva un po' di verde sui pendii. Si risale quindi la valle del fiume Chandra, che incanta per le fantastiche guglie, monti turriti di granito e ghiacciai che ne ornano il lato meridionale, giungendo al passo del Kun Zum che si apre sullo Spiti, un magnifico territorio a sud-est del Ladakh, anch’esso di cultura buddista, quasi altrettanto arido e forse ancora più selvaggio. Qui si visitano tutti i villaggi e i monasteri più interessanti avendo modo di ammirare, oltre alla meraviglia naturale di valli profondissime pressoché desertiche dai colori contrastati, alcuni dei reperti artistici più preziosi della cultura buddista tibetana. Emergono le radici di una storia millenaria legata alle vicende dell’antico regno tibetano di Gughe: dall’incomparabile tempio di Tabo, che gli amanti dell’arte chiamano l’ “Ajanta dell’Himalaia”, a luoghi meno conosciuti ma altrettanto preziosi, da Tashigang e Lhalung a Nako. Oltre, si segue il corso del fiume Spiti arrivando alla confluenza col possente Sutlej, con i ripidi monti che cominciano ora gradatamente ad avere una copertura arborea, e si entra nella regione del Kinnaur. Questo antico regno segna il punto di transizione tra la cultura induista e buddista; l'architettura è caratteristica, con un uso misto di pietra e legno, anche finemente intagliato. Da Kalpa, la vecchia capitale, gli indù scrutano le cime glaciali del Kinnaur Kailash, una montagna sacra che supera i 6000 metri: secondo alcuni questa è la dimora invernale di Shiva, da cui il nome ‘Kailash’. Si esplora la remota valle di Sangla, con Kamru e Chitkul, arrivando poi a Sarahan e Bhimakali, un importante tempio induista che presenta l’apice del peculiare stile architettonico del Kinnaur. Si giunge così a Shimla da dove si prosegue per Delhi, completando una tra le più belle traversate della catena himalaiana.   Tashigang, Spiti Spiti Tabo, Spiti Modalità del viaggio Gli spostamenti vengono effettuati in auto e non sono richiesti campi mobili. Ove possibile si alloggia in hotel, si alloggia una notte in un ben attrezzato campo fisso nel Rupshu e lungo il percorso si utilizza quanto di meglio vi è di disponibile. In alcune località le sistemazioni sono piuttosto spartane e può succedere di non avere i servizi in stanza e alcune locande possono non essere provviste di lenzuola belle. È quindi una buona soluzione aver con se un sacco a pelo, o almeno un sacco lenzuolo. Il cibo è solitamente semplice ma gustoso, molto buono per chi ama la cucina indiana, ma a volte poco vario. È quindi un viaggio entusiasmante che richiede senso di adattamento e capacità di vivere le situazioni locali. A Delhi non è previsto l’utilizzo di hotel per via delle connessioni volo che non lo rendono necessario; se si preferisse Amitaba potrà predisporre questo servizio e soddisfare ogni altra richiesta dei viaggiatori, con costi molto contenuti.   Morag, Kinnaur Chitkul, Bushahr Sutlej   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Sabato 13 agosto, partenza in volo per Delhi   Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Etihad, Lufthansa, Swiss, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori; la maggior parte dei voli giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo. All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto. 2°g.  14/8 Delhi – Leh   Il volo per Leh parte alle 5.30 circa; dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dal corrispondente di Amitaba in Ladakh; sistemazione in uno dei migliori hotel della città (il Lasermo o lo Snowland) e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi 3°g.  15/8 Leh – Lamayuru   Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Prossima tappa, il vicino monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si prosegue lungo l’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola verso sud inerpicandosi tra le incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia in una locanda dell’oasi, la Lamayuru Moonland. 4°g. 16/8 Lamayuru – Leh   Si visitano il monastero e l’oasi e quindi si rientra a Leh, dove si alloggia nel medesimo hotel. 5°g.  17/8 Leh – Tso Kar   Si lascia Leh in direzione est risalendo il corso dell’Indo e si lascia la grande vallata in direzione sud seguendo la strada porta al passo del Taglang, alto ben 5328 mt, che si apre sull’altopiano del Rupshu. Sulla salita, oltre le prime gole policrome che impressionano per le peculiari stratificazioni verticali, si incontra il villaggio di Gya, posto a circa 4200 mt; un luogo particolare, tranquillo e rurale, dove si trovano molti interessanti chorten e un tempio posto sulla rupe che chiude il versante opposto della vallata, situato tra le rovine del grande forte che cingeva le creste ardite della montagna. Oltre il passo si entra nel territorio dei nomadi, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili; in diversi punti si potranno incontrare i loro campi e le greggi di yak, e anche animali selvaggi come il kyang, miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Con una breve deviazione si raggiunge Tso Kar, uno dei grandi laghi che si incontrano in questa regione, il cui sale è stato estratto e usato per secoli come merce di scambio in Ladakh. Si sosta qui in un campo fisso, lo Tsokar Resort; la quota è di circa 4500 mt. 6°g.  18/8 Tso Kar – Keylong   Si torna sulla strada principale che collega il Ladakh con l’Himachal Pradesh, e si continua a seguirla verso sud arrivando in breve tempo al campo tendato di Pang e quindi si valica il Lachlung La (5060 mt) accedendo alla zona meridionale del Karnak, uno dei regni del trekking di queste remote regioni. Si prosegue lungo l’altopiano fino al passo del Baralacha (4883 mt) che si apre sulla regione del Lahaul, un territorio ancora piuttosto desertico ma più arboreo del Ladakh. Oltre Darcha, punto di accesso per un trekking che porta in Zanskar, seguendo il fiume si arriva a Keylong, “capitale” del Lahaul. Sistemazione in un albergo modesto ma con piacevole ristorante, il Tashi Delek. 7°g.  19/8 Keylong – Kaza   Dopo la visita di Shashur Gompa, posto proprio sopra al paese, si parte; si lascia la strada principale, che conduce a Manali attraverso il passo del Rothang, continuando lungo la valle del Chandra, in un ambiente molto selvaggio dove i ghiacciai giungono fino al fondovalle e le montagne turrite sembrano delle magiche cittadelle sospese nel cielo. Superato il passo del Kunzum (4551 mt) si entra in Spiti, incontrando i primi insediamenti a Losar. A Kaza (3600 mt), centro principale della regione, ci si sistema presso l’hotel Snowlion. 8°g. 20/8 Kaza   Escursione al monastero di Ki, il principale dello Spiti, dove nel 2000 S.S. il XIV Dalai Lama ha conferito una grande iniziazione di Kalachakra. Da Ki si prosegue per Kibber (4205 mt) e Tashigang (4400 mt), dove nel tempietto si trovano affreschi antichi e molto belli, un primo assaggio dell’arte antica di questa remota regione. Questi interessanti villaggi, sui bordi dell'altopiano, sono tra i più alti luoghi permanentemente abitati dell'Himalaia. 9°g.  21/8 Kaza - Tabo   Prima di lasciare il paese si devono ritirare i permessi di transito; quindi si parte seguendo la valle dello Spiti. Oltre la confluenza col fiume Pin si lascia la strada principale per inerpicarsi lungo una stradina sul versante settentrionale della valle raggiungendo lo sperone dove, tra monti ornati dai ghiacciai, è appollaiato il panoramicissimo monastero di Dankar, che origina dall’XI secolo e contiene diversi oggetti di pregio. Edificato in una posizione decisamente spettacolare, si erge sopra l’oasi e domina la confluenza dei fiumi Pin e Spiti; sulla sommità del monte si trovano i resti del vecchio palazzo nobiliare utilizzato in passato dal Gyalpo di Dankar. Si lascia questa magica oasi incastonata tra i selvaggi monti himalaiani seguendo una strada sterrata di recente costruzione che passa a mezza costa sopra l'ampia valle dello Spiti e si addentra verso nord nella valle laterale che porta a Lhalung. Questo bel villaggio perfettamente preservato custodisce un  Gompa fondato anch’esso nel periodo del celeberrimo Tabo, intorno all’anno 1000, quando la regione era parte dell’antico regno di Gughe. Gli interni di questo pressoché ignorato tempio sono un esempio rarissimo della metamorfosi che l’arte giunta da Ghandara e Nalanda ha avuto nell’incontro col mondo dell’Himalaia. Tornati al fiume Spiti si prosegue seguendo il deflusso delle acque seguendo la spettacolare valle fino a Tabo, dove si alloggia presso il Tiger Den, un semplice alberghetto. 10°g.  22/8 Tabo - Nako   L'antico Gompa di Tabo è rimasto intatto dai tempi del grande santo tibetano Rinchen Zangpo, che ne curò l'attuale disposizione (XI secolo). Tabo è considerato l' "Ajanta dell'Himalaia" per l'ineguagliabile bellezza di statue e affreschi, ed è una perla anche per la potente energia spirituale che lo permea. Dopo un’approfondita visita si prosegue il viaggio lungo lo Sutlej; si transita da Chango, dove su uno sperone sopra il villaggio vi è un vecchio tempio, mentre il monastero Kagyu, di recente costruzione, è situato all’interno dell’ampia vallata ricca oggi di alberi di mele, l’importante fonte di reddito del villaggio. Arrivando a Nako (3600 mt) si incontra uno dei punti più spettacolari del percorso, con la strada che serpeggia sempre più alta sopra la valle con panorami eccezionali; si alloggia in un semplice alberghetto. Passeggiare tra le strette viuzze del paese porta indietro nel tempo; vi è un laghetto, considerato sacro, con diversi piccoli templi e un monastero storicamente importante di scuola Drukpa, che risale all'XI secolo, dove si assapora un ultimo interessante esempio dell’antica arte pittorica di Gughe. Si alloggia presso l’Hotel Rio Purguil o simile. 11°g.  23/8 Nako – Kalpa   Si scende fino al fiume e oltre una stretta gola si arriva alla confluenza con il Sutlej, a pochi chilometri dal confine col Tibet. Si segue il possente fiume transitando da Morag, che segna il punto più settentrionale della regione storica del Kinnaur, dove si ammira una torre fortificata costruita stratificando pietre e legno, il tipico stile di questa nuova regione. Le valli rimangono ripidissime e il territorio diventa progressivamente meno arido, con le foreste che gradatamente iniziano ad ammantare i monti, dove fanno capolino diverse vette turrite ed innevate. Arrivati a Rekong Peo (2290 mt), l’attuale capitale del Kinnaur, si sale al panoramico villaggio di Kalpa (2960 mt), posto sul versante occidentale della valle. Questo grazioso villaggio conserva il tipico carattere del Kinnaur, con le costruzioni miste di legno e pietra, e vi si trova un interessante complesso templare; fu prescelto come località di soggiorno dai coloni inglesi per il clima e la spettacolarità della visuale che offre: se è limpido si ammira sul versante opposto della vallata il Kinnaur Kailash, mitico monte di oltre 6000 metri, che prende questo nobile nome dal fatto che da molti è considerato la dimora invernale di Shiva, più che per una effettiva somiglianza col monte Kailash. Si alloggia in un semplice hotel, il Kinner Villa o simile. 12°g.  24/8 Kalpa – Sangla   Si torna a valle e si prosegue per un tratto lungo il Sutlej; quindi si imbocca una valle scoscesa che si affaccia sul lato orografico destro, dove tuona un impetuoso torrente himalaiano. Si arriva a Sangla, un villaggio con molte case tradizionali e alcuni templi, tipiche costruzioni del Kinnaur, che fu una capitale del regno di Bushahr; nei pressi del paese si trova il forte di Kamru, che si può raggiunge con una breve passeggiata. Si prosegue lungo la valle arrivando fino a Chitkul, un tipico villaggio himalaiano molto ben conservato, l’insediamento situato nel punto più alto. Si rientra quindi a Sangla, dove si alloggia presso l’hotel Prakash Regency o simile. 13°g. 25/8 Sangla – Sarahan   Si torna al vorticoso fiume Sutlej e si prosegue verso sud superando le profonde gole intagliate dalle possenti acque, ai piedi di montagne ripidissime e spettacolari. Arrivati nella zona di Rampur (924 mt), si sale a Sarahan (2290 mt). Questo villaggetto fu una capitale del regno di Bushahr; vi si trova il palazzo dell’ultimo Maharaja, ma il sito che attrae fin qui è il tempio induista di Bhimakali il cui edificio ligneo più antico risale a circa 800 anni fa. È uno degli esempi più belli di architettura tradizionale di queste regioni himalaiane. Si alloggia in un semplice albergo di stato, il HPTDC. 14°g.  26/8 Sarahan – Shimla   Tornati al fiume lo si segue per un tratto e quindi la strada raggiunge e segue le creste dei monti, arrivando a Shimla (2130 mt). Questa cittadina appollaiata sulle cresta dei monti, vecchia capitale del Raj britannico, conserva ancora molti edifici in stile coloniale. Sistemazione presso l’hotel East Bourne. 15°g.  27/8 Shimla – Delhi e volo di rientro   Si parte alla volta di Delhi transitando dalla città di Chandigart; si arriva nel pomeriggio e ci si reca all’aeroporto internazionale dove la gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto. 16°g.  Domenica 28 agosto, arrivo a destinazione L'alta quota dell'Himalaia indiano Andare nell’Himalaia indiano significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e non esagerare con gli sforzi fisici nei primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. La parte che può generare più apprensione è l’attraversamento del Rupshu con la sosta al lago di Tso Kar a circa 4500 mt, ma vi si arriva al quarto giorno di permanenza in quota. Il transito dai passi (il più alto è il Taglang, con 5328 mt) è attenuato avendo l’accortezza di non sostarvi troppo a lungo ma procedendo per la discesa; non si ha così il tempo di subire gli effetti dell’esposizione all’aria rarefatta del passo. Molti hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2 o 3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso solo successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che centinaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Clima e attrezzatura A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh e in Spiti invece il clima è secco e le temperature più miti, ma le escursioni termiche possono essere notevoli, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca e temperature minime che possono arrivare di notte a 10 gradi e anche più basse in Rupshu, solitamente il punto più freddo di questo percorso, dove anche in estate in rare occasioni ci si può avvicinare allo zero. Arrivando poi verso la parte meridionale del Kinnaur ed a Shimla è più facile incontrare delle piogge. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi e si consiglia di portare con se un sacco a pelo perché le locande e i campi fissi possono non disporre di lenzuola pulite; per chi segue l’estensione in Rupshu è necessario un buon sacco a pelo omologato per l’utilizzo a zero gradi (in quanto i dati di termicità dei sacchi indicati dai produttori sono sempre sopravvalutati). Si suggerisce di portare indumenti in pile e una giacca di piumino o meglio ancora una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode e un paio di scarponcini comodi e caldi per camminare. Portare uno zaino. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.
INDIA HIMALAIA 2016: Ladakh, Rupshu e i Cham di Phyang e Korzok
Con possibili estensioni a Nubra e a Pangong
Periodo: 30 lug - 14 ago
Phyang Cham Phyang Cham Shey   Per informazioni generali: India himalaiana occidentale. L’itinerario si svolge in una regione tra le più belle al mondo: un territorio solcato da gole, profonde valli ornate da oasi incastonate tra giganteschi monti desertici e contornato da vasti altopiani impreziositi da laghi turchesi, il mondo dei nomadi. Il contesto naturale è poi reso ancora più gradevole dalle persone, animate da un profondo e spontaneo sorriso che sorge da uno spirito sereno, un riflesso forse del forte radicamento nella pervasiva fede buddista. Il programma prevede di raggiungere e di rientrare da Leh, la capitale del Ladakh, in volo da Delhi, da dove ci si reca al Cham di Phyang e si visitano i siti di questa stupenda valle himalaiana: Matho, Stakna, Tikse, Chemrey, Tak Tok, Hemis, Shey. Si parte quindi per la regione del Rupshu, il lembo occidentale del vastissimo altopiano tibetano, una zona incontaminata fatta di grandi spazi e abitata da popolazioni nomadi che vivono seguendo tradizioni archetipe, dove i colori vividi della natura esaltati dall’aria rarefatta sembrano dipingere, come in una tavolozza, le praterie, i laghi e le montagne circostanti. Sulle sponde del lago turchese di Tso Moriri, il più vasto della regione, si trova il monastero di Korzok dove si giunge in occasione dell’annuale Cham a cui confluisce la popolazione nomade di questa parte dell’altopiano, un’occasione eccellente per incontrare questa gente che normalmente vive dispersa tra gli spazi delle praterie d’alta quota. Si rientra a Leh attraversando il Rupshu e sostando al lago di Tso Kar. Si prosegue il tour andando ad ovest lungo l'Indo, incontrando la storica oasi di Bazgo e i resti artistici più interessanti del Ladakh: i famosi affreschi di Alchi e gli sconosciuti dipinti di Saspol. Si visitano Mangyu, una perla di bellezza nell’Himalaia; l’ascetico Gompa di Rizong; Wanla, dove un tempio dell’XI secolo attribuito a Rinchen Zangpo sovrasta le belle case rurali; Lamayuru, l’oasi più celebre di questa vasta regione desertica dell’Himalaia dell’India, dove il monastero sorse attorno alla grotta di meditazione del grande mistico Naropa. Oltre Lamayuru si valicano due alti passi arrivando a Gyal e Mulbeck, con la famosa scultura rupestre di Maitreya che segna il confine occidentale del Ladakh e, rientrando a Leh, ci si reca a Likir. Le due estensioni previste conducono la prima nella valle di Nubra, un luogo incastonato tra i monti a nord di Leh dove fluiscono le acque dei poderosi ghiacciai del Karakorum, che si raggiunge valicando quello che è ritenuto il passo motorabile più alto al mondo (5602 mt!). La seconda al lago di Pangong, di bellezza assoluta, le cui acque sono in gran parte all’interno del territorio tibetano occupato dalla Cina.   Kardong La Nubra Pangong I cham (festival) del Ladakh I Cham del Ladakh e dello Zanskar offrono un ottimo modo per avvicinarne la cultura e lo spirito, ammirando i monaci agghindati con maschere e sgargianti costumi tradizionali che al suono di musiche rituali creano una riproduzione simbolica dello Tse Chu, ovvero l'evocazione di Guru Rimpoce (Padmasambhava) e dei principali insegnamenti del buddismo tibetano. Ogni monastero aggiunge anche parti inerenti la propria storia e origine, facendo di ogni Cham un capolavoro a sé. Molto è stato scritto in merito a queste sofisticate rappresentazioni per interpretare il significato trascendente dei movimenti, delle figure, delle musiche e dei testi. Ma al di là di un interesse accademico, in queste occasioni si partecipa a uno dei rari momenti in cui la gente si stacca dalle fatiche della dura vita dell’ambiente himalaiano: tutti accorrono indossando bellissimi costumi tradizionali e per il visitatore, ma anche per i ladakhi stessi, l'aspetto umano, folcloristico e di scambio che animano l’evento hanno un interesse forte almeno quanto il contenuto esoterico.   Phyang Mongyu, Maitreya Ragazza Ladakha   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Sabato 30 luglio, partenza in volo per Delhi   Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Etihad, Lufthansa, Swiss, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori; la maggior parte dei voli giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo. All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto. 2°g.   31/7 Delhi – Leh   Il volo per Leh parte alle 5.30 circa; dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dal corrispondente di Amitaba in Ladakh; sistemazione in uno dei migliori hotel della città (il Lasermo o lo Snowland) e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g.  1/8 Leh: festival di Phyang   Il monastero di Phyang è situato a circa mezz’ora di guida da Leh. È un sito molto interessante di per se, con sale finemente affrescate e molte statue tipiche dell’esoterica scuola dei Drigung Kagyu, alla cui scuola appartiene il Gompa. Durante il Cham tutti i templi sono aperti e pullulano di devoti ladakhi che fanno offerte, accendono lampade al burro e fanno le prostrazioni, un momento molto intenso per godere del sito nella sua più piena vitalità. Le danze rituali che si svolgono nel cortile sottostante si protraggono per tutta la giornata, e la collina dove sorge Phyang è contornata da un allegro mercato ricco di ogni tipo di artigianato ladakho e tibetano. Nel pomeriggio ci si reca al vicino Guru Lhakhang, un antichissimo tempio che sorge su di un colle, dove si ammirano preziosi affreschi che furono attentamente studiati anche dal Prof. D. Snellgrove. 4°g.  2/8 Leh, escursione a Matho, Stakna e Tikse   Ci si reca all’oasi di Matho, sede di un affascinante sito di scuola Sakya reso celebre dal peculiare festival invernale che è presenziato da… degli oracoli; in effetti è un luogo che dà a molti la sensazione di essere intriso di energia esoterica, in special modo nello scuro Gonkhang degli oracoli, col pavimento coperto di tsampa e pervaso dall’odore di chang. Da qui si raggiunge il monastero di Stakna, che si staglia su di un panoramico colle morenico sopra il fiume Indo e rivela sale e interni interessanti, incluso l’appartamento dell’abate che solitamente si può visiastre. Si attraversa il fiume su di uno stretto ponte arrivando a Tikse, tra i più celebri e attivi monasteri del Ladakh, una delle perle della regione: ricco di templi, contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang. La grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, di recente fattura, è diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. 5°g.  3/8 Leh, escursione a Chemrey, Tak Tok e Hemis   Si lascia Leh in direzione est; oltre Tikse una valle laterale porta a nord a Chemrey, un Gompa dalla struttura molto vicina all’archetipo di come ci si possa immaginare un luogo di ritiro himalaiano, con le casette dei monaci incastonate nei versanti di un ripido colle sulla cui cima sorgono i templi, tanto che fu scelto per girarvi il film ‘Samsara’. Oltre Chemrey si arriva al monastero di Tak Tok, l’unico di scuola Nyingmapa del Ladakh, che contiene interessanti affreschi ed è costruito di fronte a una grotta dove secondo la tradizione meditò Guru Padmasambhava. Tornati nella valle dell’Indo lo si attraversa arrivando al grande monastero di Hemis, il principale di scuola Drukpakagyu del Ladakh; è un’importante meta di pellegrinaggi e ospita una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. 6°g.  4/8 Leh – Tso Moriri (Korzok)   Lasciata Leh si sosta per una visita a Shey, che fu anche la sede del palazzo reale. Si prosegue con un bellissimo percorso lungo l’Indo lasciando il fiume nei pressi di Mahe per arrampicarsi sull’altopiano, dove laghi turchesi posti a circa 4500 metri sembrano dipinti dal cielo! Il lago di Tso Kyagar è il primo capolavoro di questa natura incontaminata. Siamo nel regno dei nomadi tibetani, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili. In diversi punti si potranno incontrare i loro campi e le greggi di yak, e molti animali selvaggi come il kyang (il cavallo tibetano), miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Si raggiunge Korzok, sulle sponde del lago Tso Moriri, il gioiello turchese del Rupshu che si estende per 30 chilometri. Al tramonto le cime innevate che circondano il lago e sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, si alloggia in un campo fisso. 7°g.  5/8 Cham di Korzok   Il Cham è molto interessante anche perché attrae un gran numero di nomadi dell’altopiano. Quando non si seguono gli eventi del festival si possono effettuare stupende passeggiate lungo la sponda occidentale del lago o nella valle alle spalle del villaggio, dove spesso si accampano i nomadi con i loro grandi greggi di yak. Sono molto speciali i tramonti dal colle che sovrasta monastero e villaggio. 8°g.  6/8 Cham di Korzok – Tso Kar   Si segue lo svolgersi del Cham, che prosegue anche oggi. Si lascia quindi Korzok; il percorso continua ad essere meraviglioso, si ritransita dal laghetto di Tso Kyagar (sorprenderà la diversità dei suoi colori) e superando due passi si raggiunge Tso Kar, uno dei grandi laghi di questa regione da cui per secoli è stato ricavato il sale, utilizzato come merce di scambio in Ladakh. Si alloggia in un campo fisso. 9°g.  7/8 Tso Kar – Leh   Si lascia il Rupshu superando il passo del Taklang (5328 mt); si transita dal villaggio di Gya, dove si trova un monastero su una rupe tra le rovine di un grande forte che cingeva le creste ardite della montagna. Raggiunto l’Indo in breve tempo si arriva a Leh, dove si alloggia nel medesimo hotel. 10°g.  8/8 Leh – Bazgo – Saspol – Alchi   Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra alberi di albicocco: custodiscono meravigliosi affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si prosegue per il vicino monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi, la Alchi Heritage Home. 11°g.  9/8 Alchi – Mangyu – Rizong – Wanla – Lamayuru   Si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire una pittoresca valle a sud del fiume che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile, che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate abbiano potuto giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre le jeep fanno il giro della vallata percorrendo qualche chilometro di strada e arrivando allo stesso punto. Si prosegue lungo l’Indo per un tratto e lo si lascia con una deviazione verso nord incontrando un interessante convento femminile e poco oltre il monastero di Rizong, ritenuto tra i più ascetici del Ladakh, che sembra quasi sospeso alla chiusura di una stretta valle; l’abate, Rizong Rimpoce, è l’attuale “Ganden Tripa”, ovvero il capo della scuola Ghelupa. Tornati a valle si continua a seguire l’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola a sud; la si lascia con una deviazione che porta all’oasi di Wanla, che preserva un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente all’esoterica scuola dei Drigung, recentemente restaurato da un gruppo di svizzeri, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Tornati sulla strada principale ci si inerpica tra le incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’Himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia in una locanda dell’oasi, la Lamayuru Moonland. 12°g.  10/8 Lamayuru – Mulbeck   Dopo la visita di Lamayuru si prosegue lungo la strada che serpeggia verso ovest; superato il Fatu La (4147 mt) e oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Poco oltre si arriva a Mulbekh; qui, oltre alla famosa statua rupestre di Buddha Maitreya (VII secolo), si trovano due monasteri posti su di un vicino, ripido colle, che se si ha tempo si visitano oggi se no l’indomani prima di partire. Si alloggia in un ben allestito campo fisso o presso l’Highland Resort. 13°g.  11/8 Mulbeck – Leh   Si rientra a Leh ripercorrendo ora la panoramicissima strada verso est; valicati i passi Namika e Fatu si transita da Lamayuru e si tuffa nella valle dell’Indo. Oltrepassata la confluenza tra Indo e fiume Zanskar una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa e il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, con un’imponente statua di Maitreya che sovrasta il bel complesso; vi risiedono circa 150 monaci. Giunti a Leh si alloggia nel medesimo albergo. 14°g.  12/8 Leh   Mattina di relax. Nel pomeriggio si visitano il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia della cittadina e il mercato. Per chi rientra 15°g.  13/8 Leh – Delhi    Verso le 7.30 del mattino volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 16°g.  Domenica 14 agosto, arrivo a destinazione Estensione a Nubra 15°g.  13/8 Leh – Kardung La – Nubra   L’escursione alla valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (5602 mt) posto a nord della città, che offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si stendono lungo il fiume Indo. La discesa si apre sulla valle del fiume Shyok (dove si scende fino a circa 3300 mt) e conduce ad una vasta piana formata dalla confluenza tra il fiume Shyok e il fiume Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. A Diskit si visitano il villaggio e il monastero abbarbicato alle rocce, che offre una splendida panoramica sulla valle. Si prosegue poi per il piccolo monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Nei pressi vi sono delle splendide dune di sabbia bianca, un luogo indimenticabile. 16°g.  14/8 Nubra – Kardung La – Leh  Si prosegue l’esplorazione di Nubra, giungendo nella parte settentrionale della vallata al monastero di Sumur; poco oltre, una breve passeggiata porta ad un magico laghetto, cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Si inizia quindi il viaggio di ritorno – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio. A Leh sistemazione nel medesimo albergo. Per chi rientra 17°g.  15/8 Leh – Delhi    Verso le 7.30 del mattino volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 18°g.  Martedì 16 agosto, arrivo a destinazione Estensione a Pangong 17°g.  15/8 Leh – Pangong   Si risale per un tratto la valle dell’Indo e si imbocca verso nord la strada che porta alle oasi di Chemrey e Tak Tok, lasciando la salendo al passo di Chang (5320 mt), con grandiosi panorami che spaziano sulle catene di monti che si affacciano sulla valle dell’Indo e oltre, fino al Kang Yaze (6500 mt), la più alta vetta della regione. La discesa attraversa alcune pasture e si immerge tra monti policromi fino a giungere al fiume Shyok che da qui scorre verso Nubra; lo si risale per un breve tratto fino al villaggio di Tangtse, il principale della regione con le rovine di un vecchio castello e un tempio recentemente ricostruito. Si prosegue per il lago di Pangong (4400 mt) risalendo un piccolo affluente dello Shyok verso est, attraverso un ambiente con forti colorazioni dove deserto e pasture si intersecano tra monti sulle cui cime si vedono alcuni ghiacciai; si arriva presto in vista delle acque incredibilmente turchesi del mitico lago. Una vastità azzurra, l’aria incredibilmente pura, tra monti altissimi, oltre ogni nostra capacità descrittiva, che ispirò alcuni passaggi stupendi dell’interessante libro “La via delle nuvole bianche” di A. Govinda. Si alloggia in un campo fisso in vista del lago. 18°g.  16/8 Pangong – Leh   Si torna al villaggio d Tangtse e da qui si risale per un tratto il fiume Shyok e quindi si imbocca una valle a sud (circa 10 km) che arriva al villaggio e al monastero di Shachukul, di scuola Drigung Kagyu. Nel vecchio Gompa si ammirano alcune interessanti statue, e, nel Lhakhang, affreschi nuovi ma di ottima fattura che ritraggono, tra i vari soggetti, l’origine della scuola Drigung. Si torna a Tangtse e si riprende la strada per Leh superando di nuovo l’altissimo Chang La. Si alloggia nel medesimo hotel. NB: è anche possibile proseguire con la capogruppo con il programma che porta in Spiti e parte da Leh il 17/8 19°g.  17/8 Leh – Delhi    Verso le 7.30 del mattino volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 20°g.  Giovedì 18 agosto, arrivo a destinazione Nota: chi ne ha la possibilità, può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola da regalare. Questi materiali verranno raccolti dai nostri collaboratori per essere distribuiti a chi ne ha più bisogno, solitamente alla fine del viaggio: così si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa. L'alta quota del Ladakh e del Rupshu Andare nell’Himalaia indiano significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e non esagerare con gli sforzi fisici nei primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze: si arriva a Korzok in Rupshu, dove la quota è di circa 4600 mt, dopo 5 giorni dall’arrivo a Leh. La parte che può generare più apprensione è l’escursione a Nubra, che si raggiunge scavalcando il passo di Kardung alto ben 5602 mt, il punto più alto al mondo raggiungibile con mezzi meccanici. L’impatto fisico di una salita ad una quota così elevata è attenuato avendo l’accortezza di non sostarvi troppo a lungo ma procedendo per la discesa che riporta a circa 3300 mt di quota; non si ha così il tempo di subire gli effetti dell’esposizione all’aria rarefatta del passo. Molti hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2 o 3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso solo successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che centinaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Clima e attrezzatura A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh e in Rupshu invece il clima è secco e le temperature più miti, ma le escursioni termiche possono essere notevoli, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca e temperature minime che possono arrivare di notte a 10 gradi e anche più basse in Rupshu dove anche in estate in rare occasioni ci si può avvicinare allo zero. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi e si consiglia di portare con se un sacco a pelo perché le locande e i campi fissi possono non disporre di lenzuola pulite; per chi segue l’estensione in Rupshu è necessario un buon sacco a pelo omologato per l’utilizzo a zero gradi (in quanto i dati di termicità dei sacchi indicati dai produttori sono sempre sopravvalutati). Si suggerisce di portare indumenti in pile e una giacca di piumino o meglio ancora una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode e un paio di scarponcini comodi e caldi per camminare. Portare uno zaino. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.
INDIA HIMALAIA 2016: Ladakh e Zanskar con i cham di Hemis e Thongde
Un viaggio al cuore della natura e cultura himalaiane
Periodo: 12 lug - 31 lug
Il viaggio non richiede l’utilizzo di campi mobili: in questi ultimi anni sono sorte alcune sistemazioni accettabili che consentono di raggiungere lo Zanskar in modo più semplice e un poco più comodo. A Leh si utilizza un albergo – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro semplice hotel di montagna, ma la pulizia è sufficiente, le stanze hanno bagno e acqua calda e l’hotel dispone di un generatore di corrente nel caso (…spesso) “salti” la luce. Si parte quindi con delle jeep seguendo un itinerario entusiasmante sia per l’incomparabile bellezza della natura che per l’opportunità che offre di visitare molti dei monasteri e villaggi più belli del Ladakh e dello Zanskar, dove il tour prevede la visita di gran parte dei siti significativi della regione. Lasciata Leh si alloggia in semplici hotel, campi fissi e locande per l’intero percorso. Gli alberghetti locali richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino. Alcuni sono decisamente carini, arredati in tipico stile ladakho, e donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. Amitaba in Zanskar segue diverse attività. A Rangdum collabora al mantenimento del dispensario medico, al villaggio di Aksho alla sistemazione della scuola del villaggio, a Sani ha completato un progetto di restauro e in diversi siti ha collaborato con la “Stupa Onlus” ai restauri degli stupa, tra cui quelli di Rangdum, Phe e Zangla dove, con il Gyalpo (Re) dello Zanskar che è stato nostro ospite in Italia, sono stati fatti interventi nel villaggio e al convento femminile. I partecipanti beneficeranno così dei nostri contatti nella regione, potendo avere un incontro più approfondito con la gente del luogo.   Hemis Tsechu Hemis Tsechu Hemis Tsechu I cham (festival) del Ladakh I Cham del Ladakh e dello Zanskar offrono un ottimo modo per avvicinarne la cultura e lo spirito, ammirando i monaci agghindati con maschere e sgargianti costumi tradizionali che al suono di musiche rituali creano una riproduzione simbolica dello Tse Chu, ovvero l'evocazione di Guru Rimpoce (Padmasambhava) e dei principali insegnamenti del buddismo tibetano. Ogni monastero aggiunge anche parti inerenti la propria storia e origine, facendo di ogni Cham un capolavoro a sé. Molto è stato scritto in merito a queste sofisticate rappresentazioni per interpretare il significato trascendente dei movimenti, delle figure, delle musiche e dei testi. Ma al di là di un interesse accademico, in queste occasioni si partecipa a uno dei rari momenti in cui la gente si stacca dalle fatiche della dura vita dell’ambiente himalaiano: tutti accorrono indossando bellissimi costumi tradizionali e per il visitatore, ma anche per i ladakhi stessi, l'aspetto umano, folcloristico e di scambio che animano l’evento hanno un interesse forte almeno quanto il contenuto esoterico.   Rangdum Gompa Rangdum Gompa Rangdum Gompa, cucina La regione himalaiana dello Zanskar Lo Zanskar è la regione più remota dell’Himalaia indiano. Per arrivarci si percorrono 230 km da Leh, la capitale del Ladakh, verso ovest fino a Kargil, lungo una strada spettacolare e molto varia che segue inizialmente il fiume Indo e transita dal monastero di Lamayuru, e, valicando due panoramici passi, porta a Mulbeck. Si passa quindi dalla zona a maggioranza islamica di Kargil imboccando l’unica via di accesso allo Zanskar agibile ai veicoli motorizzati, una spettacolare strada sterrata bloccata dalla neve anche per 9 mesi all’anno, che risale le acque del fiume Suru, un affluente dell’Indo. Dopo aver sfiorato maestosi ghiacciai che scendono da vette altissime dominate dal Nun (7135 mt) si raggiunge l’isolato monastero di Rangdum, posto su un colle morenico al centro di una valle di inimmaginabile bellezza, dove le vaste pasture degli yak sono coperte da milioni di stelle alpine. Rangdum segna la transizione dal mondo dell’Islam che popola le valli sottostanti alla cultura del buddismo tibetano. Proseguendo oltre il passo del Pensi La, abitato da miriadi di marmotte e alto circa 4400 mt, il punto più alto del viaggio dove la vista spazia sulle distese glaciali del misterioso massiccio del Sickle Moon, si giunge alla valle del fiume Dado, nello Zanskar. In questo sperduto territorio la vita è durissima, per riuscire a coltivare un po’ di tsampa e piselli con il primo caldo di primavera i contadini devono spargere della terra sulla neve per velocizzarne lo scioglimento, altrimenti con la breve estate questo resistentissimo cereale che abbonda in tutto il Tibet non fa a tempo a crescere! La durezza delle condizioni non sembra però togliere la serenità e il sorriso aperto alla gente che si incontra, forse perché ispirata da una profonda fede religiosa. Lo Zanskar nella storia ha avuto dei momenti d’indipendenza, ma generalmente è stato un territorio legato alle sorti del regno del Ladakh, con un’autonomia regalatagli di fatto dall’isolamento. Nel villaggio di Zangla risiede ancora il Gyalpo, ovvero il re di questo feudo himalaiano, un personaggio rispettato e autorevole grazie al carisma personale, ma senza poteri oggettivi.   Donna dello Zanskar Karcha Gompa Zangla. monaca PROGRAMMA DEL VIAGGIO Estensione iniziale, Cham di Hemis e Valle di Nubra 1°g. Martedì 12 luglio, partenza in volo per Delhi Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Etihad, Lufthansa, Swiss, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori; la maggior parte dei voli giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo. All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto. 2°g. 13/7Delhi – Leh Il volo per Leh parte alle 5.30 circa; dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dal corrispondente di Amitaba in Ladakh; sistemazione in uno dei migliori hotel della città (il Lasermo o lo Snowland) e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g. – 4°g. (14 e 15/7) Leh, Cham di Hemis Il grande monastero di Hemis, situato a circa 40 km da Leh, è il principale di scuola Drukpakagyu del Ladakh; è un’importante meta di pellegrinaggi e ospita una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Nella prima giornata lungo il percorso si sosta per una visita a Shey, che fu anche la sede del palazzo reale, e al monastero Ghelupa di Tikse, tra i più celebri e attivi, una delle perle del Ladakh: ricco di templi, contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang. La grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, di recente fattura, è diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. Giunti a Hemis si seguono le rappresentazioni del festival che si svolgono nel grande cortile antistante i templi e i rituali che si tengono all’interno. Fuori dal Gompa si tiene un vivace mercatino e tutta l’area pullula di pellegrini agghindati nei costumi tradizionali. Nel tardo pomeriggio si rientra a Leh. Nella seconda giornata ci si reca direttamente a Hemis; oggi si tengono le danze e i rituali più importanti del Cham. È molto interessante partecipare alle cerimonie che si svolgono nel tempio principale al mattino prima delle rappresentazioni, con i canti profondi dei monaci e le evocative musiche tibetane, immersi nell’atmosfera senza tempo del Lhakhang, dove gli affreschi tantrici che emergono dalla penombra sembrano condurre nelle dimensioni interiori della mente. I momenti più attesi di questa giornata sono la danza delle otto forme di Guru Padmasambhava, eseguita con particolare sfarzo utilizzando antichi costumi e maschere di stupenda fattura, e l’esposizione della grande tanka. Nel pomeriggio rientrando a Leh si sosta all’oasi di Matho, dove si trova un affascinante sito di scuola Sakya reso celebre dal peculiare festival invernale che è presenziato da… degli oracoli; in effetti è un luogo che dà a molti la sensazione di essere intriso di forze esoteriche, in special modo nello scuro Gonkhang degli oracoli, col pavimento coperto di tsampa e pervaso dall’odore di chang. 5°g. 16/7 Leh – Kardung La – Nubra L’escursione alla valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (5602 mt) posto a nord della città, che offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si stendono lungo il fiume Indo. La discesa si apre sulla valle del fiume Shyok (dove si scende fino a circa 3300 mt) e conduce ad una vasta piana formata dalla confluenza tra il fiume Shyok e il fiume Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. A Diskit si visitano il villaggio e il monastero abbarbicato alle rocce, che offre una splendida panoramica sulla valle. Si prosegue poi per il piccolo monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Nei pressi vi sono delle splendide dune di sabbia bianca, un luogo indimenticabile per godere le luci della sera. Si alloggia in un semplice albergo, il Karma Inn o il Mystic Meadows. 6°g. 17/7 Nubra – Kardung La – Leh Si prosegue l’esplorazione di Nubra, giungendo nella parte settentrionale della vallata al monastero di Sumur; poco oltre, una breve passeggiata porta ad un magico laghetto, cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Si inizia quindi il viaggio di ritorno – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio. A Leh sistemazione nel medesimo albergo, dove si incontrano i partecipanti giunti per seguire il programma più breve. Programma breve 1°g. Sabato 16 luglio, partenza in volo per Delhi Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Etihad, Lufthansa, Swiss, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori; la maggior parte dei voli giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo. All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto. 2°g. 17/7 Delhi – Leh Il volo per Leh parte alle 5.30 circa; dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dal corrispondente di Amitaba in Ladakh; sistemazione in uno dei migliori hotel della città (il Lasermo o lo Snowland) e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata accompagnati dalla nostra guida locale a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. Nel pomeriggio arrivano in hotel i partecipanti che hanno seguito la parte iniziale del programma.   Programma principale 7°g. (3°g.) 18/7 Leh – Alchi Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra alberi di albicocco: custodiscono meravigliosi affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si prosegue per il vicino monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi, la Alchi Heritage Home. 8°g. (4°g.) 19/7 Alchi – Lamayuru Si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire una pittoresca valle a sud del fiume che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile, che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate abbiano potuto giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre le jeep fanno il giro della vallata percorrendo qualche chilometro di strada e arrivando allo stesso punto. Si prosegue lungo l’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola verso sud inerpicandosi tra le incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia in una locanda dell’oasi, la Lamayuru Moonland. 9°g. (5°g.) 20/7 Lamayuru – Mulbeck Si prosegue lungo la strada che serpeggia verso ovest; superato il Fatu La (4147 mt) e oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Poco oltre si arriva a Mulbekh; qui, oltre alla famosa statua rupestre di Buddha Maitreya (VII secolo), si trovano due monasteri posti su di un vicino, ripido colle. Si prosegue per Kargil, dove si alloggia presso l’Highland Resort. 10°g. (6°g.) 21/7 Mulbeck – Rangdum Si transita per Kargil, da dove si imbocca la strada che porta verso lo Zanskar. La zona è un po’ più arborea rispetto al Ladakh e a maggioranza mussulmana; ogni villaggio ha una piccola moschea con il minareto, molti uomini hanno lunghe barbe ma le donne non sono velate. Il Nun e il Kun, le più alte vette di quest’area himalaiana, dominano un’ampia ansa del fiume Suru in cui si tuffano le possenti seraccate di ghiaccio. Superate le gole ai loro piedi una valle spettacolare, ornata da ardite vette di granito da cui si protendono poderosi ghiacciai, porta al plateau dove, tra le pasture degli yak ricche di stelle alpine, regna solitario il monastero di Rangdum. Si alloggia in un campo fisso, il Nun Kun Camp. 11°g. (7°g.) 22/7 Rangdum – Padum Valicato il Pensi La (4400 mt), che offre visuali spettacolari sui ghiacciai, si entra nelle valli dello Zanskar. Si segue il flusso del fiume Doda sostando per una visita al piccolo Gompa del villaggio di Phe e arrivando nella vasta piana formata dalla confluenza dei fiumi Doda e Tsarap, il cuore dello Zanskar, dove si trovano i principali villaggi e monasteri. Si visita il Gompa di Sani, protetto da un muro di cinta e ombreggiato da alberi, che qui sono rari; questo antico monastero custodisce la statua di Naropa, lo stupa con i resti di Kanishka, un maestro che visse intorno all’anno mille, e affreschi attribuiti a Zadpa Dorje. Giunti alla vicina Padum, la nuova “capitale” dello Zanskar con alcuni negozietti e un punto telefonico, si alloggia in un semplice alberghetto, lo Zambala, che fungerà da “base” per le escursioni dei prossimi giorni. 12°g. (8°g.) 23/7 Padum, Cham di Thongde Si segue il versante orientale del fiume Zanskar, formato dalla confluenza del Doda e dello Tsarap, arrivando a Thongde, un interessante monastero posto su di una rupe da cui si gode un’indimenticabile visuale. Qui oggi si svolge la seconda e principale giornata del festival di Tongde; si seguono le rappresentazioni di danze in costume eseguite dai monaci, immersi tra la gente giunta da tutta la vallata per assistere a questo grande rito; è un’ottima opportunità anche per ammirare gli abiti tradizionali sfoggiati dalle persone e godere con loro di uno dei preziosi momenti di festa, un breve intervallo nella vita molto dura di chi riesce a sopravvivere in questa remota regione dell’Himalaia. 13°g. (9°g.) 24/7 Padum: escursione a Bardan, Mune e Karcha Si imbocca la strada sterrata che risale la stretta valle del vorticoso fiume Tsarap: la meta sono Bardan e Mune. Si raggiunge prima Bardan, un monastero di circa 400 anni costruito su una rupe a picco sul fiume, e quindi con le jeep ci si inerpica fino all’oasi e al monastero di Mune, dove il villaggio sopravvive in un ambiente decisamente molto selvaggio. Si rientra a Padum e nel pomeriggio ci si reca sul lato opposto della vallata attraversando il fiume e giungendo al bel villaggio di Karcha, dominato dal grande monastero di scuola Ghelupa costruito sulle rupi rocciose, il principale dello Zanskar. La visita rivela diverse sale e alcuni affreschi dell’XI secolo; sul monte antistante è situato l’antico convento femminile, ricco di sorprendenti reperti artistici. 14°g. (10°g.) 25/7 Padum: escursione a Zangla Si sosta per una visita al vicino villaggio di Pipiting, dove si trovano un grande stupa e un monastero, e si ripercorre la strada lungo il versante orientale del fiume Zanskar oltrepassando Thongde e proseguendo per Zangla, la vecchia capitale dello Zanskar, dove se sono presenti si potranno incontrare il Gyalpo dello Zanskar e la sua famiglia e visitare la loro attuale residenza, che noi considereremmo umile visto il loro stato nobiliare, ma che in questa regione è una vera reggia. Si visitano l’antico castello di Zangla, sede storica del Gyalpo, posto in una bellissima posizione che domina la valle dove si trovano anche molti chorten, di cui il più recente è quello di Bakula Rimpoce, l’Abate del Ladakh recentemente scomparso; nell’oasi è situato anche un interessante convento femminile. Rientrati a Padum ci si reca sulla collina che sovrasta il villaggio dove è situato un interessante monastero, immerso tra preziosi alberi, da cui si gode anche di un bel panorama. 15°g. (11°g.) 26/7 Padum – Dzongkul - Rangdum Si lascia Padum iniziando il percorso di rientro; si transita da Sani e giunti al ponte di Ating si segue la mulattiera jeeppabile che porta nella valle dell’Umasi La, dove sospeso ad una rupe si trova l’eremo di Dzongkul, che fu il principale luogo di ritiro dell’importante maestro mistico Naropa, autore del famoso testo sui “sei yoga” che è tutt’ora una delle guide esoteriche utilizzate dagli yogi tibetani. Tornati nella valle principale si continua la risalita del fiume Doda che porta al passo del Pensi e al bel monastero di Rangdum, dove si sosta al campo fisso già utilizzato all’andata, su questa piana incastonata tra i monti, luogo superbo per un ultimo saluto al mondo dello Zanskar. 16°g. (12°g.) 27/7 Rangdum - Kargil Si prosegue oltre le gole del Nun, dove i ghiacci lambiscono le acque potenti del fiume Suru, e arrivati a Kargil, si alloggia nel medesimo hotel utilizzato all’andata. 17°g. (13°g.) 28/7 Kargil - Shergol – Leh Si parte verso est seguendo la panoramicissima strada che, valicati i passi Namika e Fatu, transita da Lamayuru e si tuffa nella valle dell’Indo. Raggiunta la valle di Mulbeck; con una breve deviazione si arriva al villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato a uno sperone roccioso, anche questo ripreso nel film “Samsara”. Oltrepassata la confluenza tra Indo e fiume Zanskar una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa e il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, con un’imponente statua di Maitreya che sovrasta il bel complesso; vi risiedono circa 150 monaci. Si raggiunge poi il monastero di Phyang, un sito molto interessante con sale finemente affrescate e molte statue tipiche dell’esoterica scuola dei Drigung Kagyu, alla cui scuola appartiene il Gompa. A Leh si alloggia presso il medesimo hotel. 18°g. (14°g.) 29/7 Leh Mattina di relax. Nel pomeriggio si visitano il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia della cittadina e il mercato. 19°g. (15°g.) 30/7 Leh – Delhi Verso le 7.30 del mattino volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto. 20°g. (16°g.) Domenica 31 luglio, arrivo a destinazione Nota: chi ne ha la possibilità, può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola da regalare. Questi materiali verranno raccolti dai nostri collaboratori per essere distribuiti a chi ne ha più bisogno, solitamente alla fine del viaggio: così si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa.   Zangla, castello Zangla, Chorten nel castello Bardan, Mandala di Amitayus L'alta quota del Ladakh e dello Zanskar Andare nell’Himalaia indiano significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e non esagerare con gli sforzi fisici nei primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. La parte che può generare più apprensione è l’escursione a Nubra, che si raggiunge scavalcando il passo di Kardung alto ben 5602 mt, il punto più alto al mondo raggiungibile con mezzi meccanici. L’impatto fisico di una salita ad una quota così elevata è attenuato avendo l’accortezza di non sostarvi troppo a lungo ma procedendo per la discesa che riporta a circa 3300 mt di quota; non si ha così il tempo di subire gli effetti dell’esposizione all’aria rarefatta del passo. Andando in Zanskar il punto più alto dove si transita è il Pensi La (4400 mt), dove si passa dopo sei giorni dall’arrivo. Molti hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2 o 3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso solo successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che centinaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Clima e attrezzatura A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh e in Zanskar invece il clima è secco e le temperature più miti, ma le escursioni termiche possono essere notevoli, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca e temperature minime che possono arrivare di notte a 10 gradi e anche più basse in Rupshu (estensione) dove anche in estate in rare occasioni ci si può avvicinare allo zero. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi; molti portano un sacco lenzuolo in quanto le lenzuola fornite nelle locande e nei campi fissi a volte non bellissime Si suggerisce di portare indumenti in pile e una giacca di piumino o meglio ancora una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode e un paio di scarponcini comodi e caldi per camminare. Portare uno zaino. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.
INDIA HIMALAIA 2016: Ladakh, Cham di Lamayuru, Nubra e Rupshu
Un itinerario completo, dalla valle dell’Indo agli altopiani nomadici
Periodo: 26 giu - 10 lug
Lamayuru, Cham Lamayuru, Cham Lamayuru, Cham   Per informazioni generali: India himalaiana occidentale. La prima escursione ad ovest di Leh porta alla storica oasi di Bazgo e prevede la visita dei resti artistici più interessanti del Ladakh: i famosi affreschi di scuola Ghandara di Alchi e gli sconosciuti dipinti di Saspol. Si visitano Mangyu, una perla di bellezza nell’Himalaia, Rizong, il monastero forse più ascetico del Ladakh,  Wanla, un’oasi che preserva un tempio dell’XI secolo attribuito a Rinchen Zangpo, e il monastero di Lamayuru, posto arditamente su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche, giungendo qui nel momento più bello dell’anno. La seconda escursione conduce a nord di Leh, scavalcando l’altissimo passo del Kardung verso la valle di Nubra, uno spazio incastonato tra i monti che custodisce monasteri e villaggi molto interessanti, dove anche solo la bellezza naturale costituisce un ottimo motivo per spingersi fin qui. La cornice di monti maestosi ha al suo centro delle insospettate dune di sabbia bianca lambite da due fiumi, dove vivono i cammelli bactriani e si trovano laghetti nascosti e fonti termali. La terza escursione porta nel Rupshu, il lembo occidentale del vastissimo altopiano tibetano, una zona incontaminata fatta di vasti spazi e abitata da popolazioni nomadi che vivono seguendo tradizioni archetipe, con isolati monasteri nei pressi di laghi turchesi, dove i colori vividi della natura esaltati dall’aria rarefatta sembrano dipingere, come in una tavolozza, le praterie, i laghi e le montagne circostanti. I cham (festival) del Ladakh I Cham del Ladakh offrono un ottimo modo per avvicinarne la cultura e lo spirito, ammirando i monaci agghindati con maschere e sgargianti costumi tradizionali che al suono di musiche rituali creano una riproduzione simbolica dello Tse Chu, ovvero l'evocazione di Guru Rimpoce (Padmasambhava) e dei principali insegnamenti del buddismo tibetano. Ogni monastero aggiunge anche parti inerenti la propria storia e origine, facendo di ogni Cham un capolavoro a sé. Molto è stato scritto in merito a queste sofisticate rappresentazioni per interpretare il significato trascendente dei movimenti, delle figure, delle musiche e dei testi. Ma al di là di un interesse accademico, in queste occasioni si partecipa a uno dei rari momenti in cui la gente si stacca dalle fatiche della dura vita dell’ambiente himalaiano: tutti accorrono indossando bellissimi costumi tradizionali e per il visitatore, ma anche per i ladakhi stessi, l'aspetto umano, folcloristico e di scambio che animano l’evento hanno un interesse forte almeno quanto il contenuto esoterico.   Verso Lamayuru Tikse Gompa Tikse, Maitreya   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Domenica 26 giugno, partenza in volo per Delhi   Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Etihad, Lufthansa, Swiss, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori; la maggior parte dei voli giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo. All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto. 2°g.  27/6 Delhi – Leh   Il volo per Leh parte alle 5.30 circa; dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dal corrispondente di Amitaba in Ladakh; sistemazione in uno dei migliori hotel della città (il Lasermo o lo Snowland) e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g.  28/6 Leh   Visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia e il mercato. 4°g.  29/6 Leh – Alchi   Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra alberi di albicocco: custodiscono meravigliosi affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si prosegue per il vicino monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi, la Alchi Heritage Home. 5°g.  30/6 Alchi – Lamayuru   Si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire una pittoresca valle a sud del fiume che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile, che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate abbiano potuto giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre le jeep fanno il giro della vallata percorrendo qualche chilometro di strada e arrivando allo stesso punto. Si prosegue lungo l’Indo e lo si lascia con una deviazione verso nord incontrando un interessante convento femminile e poco oltre il monastero di Rizong, ritenuto tra i più ascetici del Ladakh, che sembra quasi sospeso alla chiusura di una stretta valle; l’abate, Rizong Rimpoce, è l’attuale “Ganden Tripa”, ovvero il capo della scuola Ghelupa. Dopo la visita si continua a seguire la valle dell’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola verso sud; la si lascia con una deviazione che porta all’oasi di Wanla, che preserva un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente all’esoterica scuola dei Drigung, recentemente restaurato da un gruppo di svizzeri, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Tornati sulla strada principale ci si inerpica tra le incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia in una locanda dell’oasi. 6°g.  1/7 Cham di Lamayuru   Inizia oggi il Cham di Lamayuru, di cui si seguiranno le varie fasi. Nel corso della giornata si avrà anche il tempo di visitare bene il monastero, il villaggio e i dintorni dell’oasi, la Lamayuru Moonland. 7°g.  2/7 Lamayuru – Leh   Proseguono le rappresentazioni del Cham. Al termine si rientra a Leh, dove si utilizza il medesimo hotel. 8°g.  3/7 Leh – Kardung La – Nubra   L’escursione alla valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (5602 mt) posto a nord della città, che offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si stendono lungo il fiume Indo. La discesa si apre sulla valle del fiume Shyok (dove si scende fino a circa 3300 mt) e conduce ad una vasta piana formata dalla confluenza tra il fiume Shyok e il fiume Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. A Diskit si visitano il villaggio e il monastero abbarbicato alle rocce, che offre una splendida panoramica sulla valle. Si prosegue poi per il piccolo monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Nei pressi vi sono delle splendide dune di sabbia bianca, un luogo indimenticabile per godere le luci della sera. Si alloggia in un semplice albergo, il Karma Inn o il Mystic Meadows. 9°g.  4/7 Nubra – Kardung La – Leh Si prosegue l’esplorazione di Nubra, giungendo nella parte settentrionale della vallata al monastero di Sumur; poco oltre, una breve passeggiata porta ad un magico laghetto, cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Si inizia quindi il viaggio di ritorno – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio. A Leh sistemazione nel medesimo albergo. 10°g.  5/7 Leh – Tso Kar   Lasciata Leh si sosta per una visita del monastero di Tikse, una delle perle del Ladakh, ricco di templi, che contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang; la grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, se pur di recente fattura, è ora diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. Si prosegue e con una breve deviazione a sud si raggiunge il grande monastero di Hemis, il principale di scuola Drukpakagyu del Ladakh; questo sito è un’importante meta di pellegrinaggi e ospita una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Tornati sulla strada principale si prosegue lungo la strada che porta al passo del Taglang, alto ben 5328 mt, che si apre sull’altopiano del Rupshu. Si entra nel territorio dei nomadi, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili; in diversi punti si potranno incontrare i loro campi e le greggi di yak, e anche animali selvaggi come il kyang, miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Tso Kar è il primo dei grandi laghi che si incontrano in questa regione, il cui sale è stato estratto e usato per secoli come merce di scambio in Ladakh. Si sosta qui in un campo fisso, lo Tsokar Resort; la quota è di circa 4500 mt. 11°g.  6/7 Tso Kar – Korzok (Lago di Tso Moriri) Il percorso continua a essere meraviglioso, attraverso due passi e il bellissimo laghetto di Tso Kyagar, capolavoro di questa natura incontaminata, il tipico ambiente dove vive il Kyang, il cavallo selvaggio dell'altopiano che condivide le pasture con gli yak dei nomadi. Si raggiungere poi Korzok, un villaggio con un interessante monastero sulle sponde del lago Tso Moriri, il gioiello turchese del Rupshu; si alloggia in un campo fisso, il Nomadic Resort. Al tramonto le cime innevate che si affacciano a sud del lago e sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. 12°g.  7/7 Tso Moriri   Si dedica la giornata all’esplorazione della zona, con una magnifica passeggiata lungo le rive del lago, e si visitano il monastero e il piccolo villaggio; nella valle alle spalle del villaggio spesso si accampano i nomadi con i loro grandi greggi di yak. Sono molto speciali i tramonti dal colle che sovrasta monastero e villaggio. 13°g.  8/7 Tso Moriri – Leh   Il percorso di ritorno riporta al laghetto di Tso Kyagar e, oltre il passo, si scende dall'altopiano raggiungendo l'Indo nei pressi del villaggio di Mahe; si seguono le spettacolari gole del fiume che dopo un lungo tratto si aprono sulla valle che porta a Leh, dove si alloggia nel medesimo hotel. 14°g.  9/7 Leh – Delhi    Verso le 7.30 del mattino volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto 15°g.  Domenica 10 luglio, arrivo a destinazione L'alta quota del Ladakh Andare in Ladakh significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare nello sforzo fisico i primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. La parte che può generare più apprensione è l’escursione a Nubra, che si raggiunge scavalcando il passo di Kardung alto ben 5602 mt, il punto più alto al mondo raggiungibile con mezzi meccanici. L‘impatto fisico di una salita ad una quota così elevata è attenuato avendo l’accortezza di non sostarvi troppo a lungo ma procedendo per la discesa che riporta a circa 3300 mt di quota; non si ha così il tempo di subire gli effetti dell’esposizione all’aria rarefatta del passo. Nel Rupshu la quota dei laghi è di circa 4500 mt, ma ci si arriva dopo una lunga permanenza ad altitudini sopra i 3000 metri e quindi quasi tutti non ne soffrono o avvertono sintomi leggeri come un po’ di mal di testa. Molti hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2 o 3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso non preventivo, successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Clima e attrezzatura A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh invece il clima è secco e le temperature più miti. Alle alte quote del Rupshu le escursioni termiche sono notevoli, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca, e temperature minime che nell’altopiano dei laghi in Rupshu possono arrivare anche sotto gli zero gradi. Nei campi fissi vengono fornite le trapunte; alcuni per motivi igienici portano con se un sacco lenzuolo e altri preferiscono utilizzare un proprio sacco a pelo. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare in modo confortevole le serate più fredde. Si consiglia di portare indumenti in pile ed una giacca di piumino o meglio ancora una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, ed un paio di scarponcini comodi e caldi per i percorsi a piedi. Portare uno zaino. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.
INDIA HIMALAIA 2016: Sikkim, alle porte del Kanchendzonga
Natura, siti e gente dell’Himalaia
Periodo: 26 mar - 3 apr
L’itinerario segue un anello che con opportune deviazioni tocca tutti i siti principali del Sikkim e le storiche cittadine collinari del Bengala. Da Delhi ci si reca in volo a Bagdogra e si prosegue per Kalimpong, un carinissimo centro steso sulle creste di colli rigogliosi che offre ancora il sapore del mondo coloniale, ricco di ricordi ma anche di monasteri buddisti tibetani molto attivi; si incontra qui l’accompagnatrice, giunta dal Bhutan con il programma Da Paro al Kanchendzonga. Si procede per Gangtok, la capitale del Sikkim posta a circa 1700 mt, nelle cui vicinanze è situato il monastero di Rumtek, il sito buddista principale della regione. A nord di Gangtok si visita l’area di Phodang, con villaggi e monasteri fuori dal tempo poco toccati dal turismo. Un piacevole trasferimento verso ovest porta poi a Yuksom, l’antica capitale della regione, con il sito di Tashiding e il lago sacro di Kancheopari, conosciuto come il “lago che esaudisce i desideri”, e quindi a Pelling, dove tra una natura impareggiabile sopra cui occhieggiano le vette glaciali del Kanchendzonga si trovano gli interessantissimi monasteri di Sangacholing e Pemayangste e. Si prosegue quindi verso sud visitando Darjeeling, una simpatica cittadina di origine coloniale ben posizionata sulla vetta dei monti (2134 mt), e da qui si rientra a Bagdogra proseguendo per Delhi in volo. Nota tecnica In Sikkim tra fine marzo ed inizio aprile il clima è secco e le piogge sono rare. Le temperature minime stagionali notturne a Gangtok in Sikkim sono di circa 9°c.. Per gli spostamenti si utilizzano auto tipo Innova o Tata. Gli alberghi sono puliti, le stanze sono dotate di bagno, lenzuola e acqua calda; la cucina è indiana con diversi piatti internazionali spesso disponibili negli hotel. Alcune note sul Sikkim Il territorio del Sikkim forma un grande anfiteatro incuneato tra Nepal, Tibet e Bhutan. Ad ovest, verso il Nepal, è delimitato dalla catena impenetrabile del Kanchendzonga, una gigantesca montagna che supera gli 8500 metri, la terza al mondo per altezza, ricca di leggende, che viene venerata e considerata da tutti i sikkimesi come una viva divinità protettrice. A nord e nord-est la catena del Chola segna il confine con il Tibet; anche questa è una catena impervia, valicabile solo attraverso altissimi passi, di cui il più accessibile è alto 4328 metri. A est le propaggini meridionali della catena marcano il confine con il Bhutan. A sud, i fiumi Teesta e Rangeet delineano il confine con le zone collinari del Bengala indiano. Il clima di queste valli è monsonico, con piogge torrenziali tra fine maggio e agosto, che favorisce una varietà botanica eccezionale: si contano quasi mille tipi di orchidee, e a quote più alte le foreste di rododendri sono un paradiso naturale. In Sikkim vivono circa 500.000 persone appartenenti a un caleidoscopio di etnie diverse. Le popolazioni originarie, Lepcha, Limbu e Bhotia, oggi sono numericamente in minoranza (in tutto circa 150.000 persone) e sono di tradizione buddista tibetana con forti tendenze animistiche tra i Lepcha. La maggioranza è costituita dalle genti di origine nepalese, principalmente Newari, Sherpa, Gurung, Rais, ecc.; e da nord si sono aggiunti i rifugiati tibetani. A seguito dell’afflusso dei nepalesi la maggioranza della popolazione è oggi induista, religione vissuta spesso in forme sincretiche con il Buddismo.   Rumtek Gompa Kalimpong Sikkim, verso Ravang   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Sabato 26 marzo, partenza in volo per Delhi   Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Etihad, Lufthansa, Swiss, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori. La maggior parte dei voli giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo e all’arrivo si resta in aeroporto proseguendo con l’imbarco per Bagdogra. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto. 2°g.  27/3 Delhi - Bagdogra – Kalimpong Il volo per Bagdogra parte in mattinata verso le 11,00 (orario da confermare) e impiega poco più di due ore. Da Bagdogra, dove è in attesa l’autista sikkimese, si raggiungono i primi contrafforti himalaiani, densi di stupende foreste, arrivando con un percorso di circa 70 km a Kalimpong (1250 mt), dove si alloggia all’Himalaya Hotel immerso in un bel giardino, molto piacevolmente arredato in stile coloniale, incontrando qui l’accompagnatrice del viaggio ed i partecipanti giunti dal Bhutan. Per le luci della sera ci si reca al monastero di Zong Dog, un importante centro Nyingmapa fondato da Dudjom Rimpoce che contiene interessantissimi affreschi e un mandala tridimensionale. 3°g.  28/3 Kalimpong – Rumtek - Gangtok A Kalimpong si visitano i monasteri di Tharpa Choeling, di scuola Ghelupa, che si raggiunge con una piacevole passeggiata e di Thongsa, originariamente fondato dai bhutanesi nel 1692. Si parte quindi per Gangtok (1700 mt), un percorso che richiede circa 3 ore. Prima di giungere a destinazione ci si reca all’importantissimo monastero di Rumtek, il principale sito della scuola Karma Kagyu, dove vi sono interessanti templi e viene conservato lo Stupa d’oro che contiene il corpo del XVI Karmapa. A Gangtok ci si sistema all’Hotel Tibet, ben posizionato tra i negozietti della zona centrale della cittadina. 4°g.  29/3 Gangtok Per chi lo desidera si prevede di recarsi sui monti sopra la cittadina per godere dell’alba sul Kanchendzonga. Dopo colazione si parte per un’escursione a nord di Gangtok, dove tra valli rigogliose sorgono bei villaggi e si trovano i monasteri di Kabi, Phodang, Phesang e Labrang. Tornati a Gangtok, ci si reca a visitare l’interessante monastero di Ngor, l’unico di scuola Sakya del Sikkim, e il tempio di Enchey, il principale della cittadina, dove in una cappella alloggiano anche le divinità di protezione del luogo. 5°g.  30/3 Gangtok – Yuksom   Da Gangtok si attraversa la valle verso ovest risalendo al passo di Ravang (2200 mt); lungo la discesa si incontra il grazioso monastero Bon di Yungdrung Kundraling, che contiene affreschi molto interessanti e i cui monaci sono gentili e ben disposti a fornire delucidazioni in merito alla loro esoterica scuola. Si prosegue fino al fondovalle e si risale sul versante opposto arrivando all’imbocco del sentiero che porta in meno di un’ora al monastero Nyingmapa di Tashiding, uno dei siti più sacri del Sikkim, posto in una stupenda posizione panoramica in cima ad un colle, tra un mare di bandiere di preghiera, muri Mani e Chorten. Il paese di Yuksom non è molto distante; ci si accomoda all’hotel Tashigang. La tappa richiede in tutto tra le 4 e le 5 ore di guida. 6°g.  31/3 Yuksom - Pelling Si lascia Yuksom per il lago sacro di Khencheopari, conosciuto come “il lago che esaudisce i desideri”: pare che questo tranquillo specchio, immerso nella foresta, non abbia mai delle foglie che vi galleggiano perché gli uccelli guardiani lo ripuliscono appena vi si posano. A Pelling si alloggia al Norbugang Resort, in vista del Kanchendzonga. Una piacevole passeggiata (circa 40 min.) porta al monastero Nyingmapa di Sangacholing, costruito sulle falde di un monte che è un importante luogo di cremazione per la gente di etnia Lepcha e Bhutia, posto in una stupenda posizione con panorami sulle valli circostanti e sul Kanchendzonga. Successivamente ci si reca al monastero di Pemayangtse, anch’esso di scuola Nyingmapa, che risale all’inizio del XVIII secolo; contiene, tra le cose più interessanti, un modello tridimensionale del paradiso di Guru Rimpoce che con i suoi sette livelli riempie fino al soffitto la stanza superiore del monastero. Completa la giornata la visita delle rovine del palazzo reale di Rabdentse. 7°g.  1/4 Pelling – Darjeeling La strada per Darjeeling (2134 mt) richiede circa 5 ore di guida attraverso un magnifico ambiente naturale dominato da imponenti foreste solcate da fiumi impetuosi. A Darjeeling si alloggia all’hotel New Elgin, che evoca gli splendori dell’era coloniale; ci si reca a visitare il mercato, il monastero di Bhutia Busty e il museo himalaiano. 8°g.  2/4 Darjeeling – Bagdogra – Delhi e volo di rientro Al mattino chi lo desidera può recarsi a Tiger Hill per godere dell’alba sul Kanchendzonga. Lasciando Darjeeling si visita il monastero di Ghoom (Yogachoeling), spesso citato nella letteratura del Raj, che ospitò anche A. Govinda; si scende all’aeroporto di Bagdogra (90 km, circa 3 ore), dove si prende il volo per Delhi alle 13.45 con arrivo alle 16.10 (orari da confermare). A destinazione si viene ricevuti dal corrispondente di Amitaba e si ha a disposizione un veicolo con autista per un giro in città fino a momento del trasferimento in aeroporto dove la maggior parte dei voli di rientro parte tra le tarde ore della sera e le prime del mattino. Per chi preferisse, con un piccolo costo aggiuntivo Amitaba organizza i trasferimenti e il pernottamento presso l’hotel Ashok Country Resort o altri nei pressi dell’aeroporto. 9°g.  Domenica 3 aprile arrivo a destinazione
INDIA HIMALAIA 2015: Ladakh, valle dell'Indo e altopiano del Rupshu
Estensione: Lahaul, Spiti e Kinnaur
Periodo: 29 ago - 13 set
Leh, Tsemo Ladakh, Fatu La Spiti, Dankar   Per informazioni generali, India himalaiana occidentale; per informazioni storiche, qui. Il viaggio prevede di raggiungere e di rientrare da Leh, la capitale del Ladakh, in volo da Delhi e di visitarne accuratamente i dintorni e la valle dell’Indo. Tenendo Leh come base, la prima escursione porta a ovest lungo l'Indo per scoprire la storica oasi di Bazgo e i resti artistici più interessanti del Ladakh: i famosi affreschi di scuola Ghandara di Alchi e gli sconosciuti dipinti di Saspol. Si visitano Mangyu, una perla di bellezza nell’Himalaia, Wanla, un’oasi che preserva un tempio dell’XI secolo attribuito a Rinchen Zangpo, il monastero di Lamayuru, posto arditamente su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche, e si arriva fino ai confini del Ladakh a Mulbeck, dove si trovano alcuni tra i luoghi più pittoreschi: Gyal e Phokar Dzong; non mancherà la visita di Likir, il cui abate è un fratello di S.S. il Dalai Lama. La seconda escursione porta a nord di Leh, scavalcando l’altissimo passo del Kardung verso la valle di Nubra, uno spazio incastonato tra i monti che custodisce monasteri e villaggi molto interessanti, dove anche solo la bellezza naturale costituisce un ottimo motivo per spingersi fin qui. La cornice di monti maestosi ha al suo centro delle insospettate dune di sabbia bianca lambite da due fiumi dove vivono i cammelli bactriani e si trovano laghetti nascosti e fonti termali. La terza porta nel Rupshu, il lembo occidentale del vastissimo altopiano tibetano, una zona incontaminata fatta di vasti spazi, abitata da popolazioni nomadi che vivono seguendo tradizioni archetipe dove si trovano antichi e isolati monasteri nei pressi di laghi turchesi e i colori vividi della natura esaltati dall’aria rarefatta sembrano dipingere, come in una tavolozza, le praterie, i laghi e le montagne circostanti. Dal lago di Tso Kar si potrà optare se rientrare a Leh o proseguire con la traversata himalaiana. L’estensione inizia in direzione sud lasciando il Rupshu seguendo la strada militare che attraversa le aride regioni di Karnak e Sanku, valicando due spettacolari passi. Oltre Keylong, “capitale” del Lahaul, si lascia la direttrice principale risalendo il fiume Chandra verso est fino al passo del Kun Zum, che si apre sullo Spiti. Qui si visitano tutti i monasteri e i villaggi più interessanti avendo modo di ammirare alcuni dei reperti artistici più preziosi della cultura buddista tibetana, dove emergono le radici di una storia millenaria legata alle vicende dell’antico regno tibetano di Gughe: dall’incomparabile tempio di Tabo a luoghi meno conosciuti ma altrettanto preziosi, da Tashigang a Nako. Si continua seguendo il deflusso del fiume Sutlej arrivando nella regione del Kinnaur, dove si sosta a Kalpa e si esplora la remota valle di Sangla, con Kamru e Chitkul, arrivando poi a Bhimakali, un importante tempio induista che presenta l’apice del peculiare stile architettonico del Kinnaur, e Sarahan. Si giunge così a Shimla da dove si prosegue per Delhi, completando una tra le più belle traversate della catena himalaiana. Modalità del viaggio Gli spostamenti vengono effettuati con veicoli privati. A Leh si alloggia in un comodo hotel – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro alberghetto di montagna, ma la pulizia è sufficiente, si dispone di stanze con bagno e acqua calda e l’hotel ha un generatore di corrente nel caso (…spesso) “salti” la luce. Durante la prima escursione a ovest di Leh si alloggia in piccoli alberghetti per 2 notti e una in un campo fisso. Queste sistemazioni richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino; alcuni sono decisamente carini, arredati in tipico stile ladakho, e donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. A Nubra si alloggia in un piccolo hotel e nel Rupshu si alloggia in campi fissi, dotati di tende con letti, lenzuola e servizi. Durante l’estensione si utilizza un hotel a Shimla e nel resto del percorso semplici alberghi, i migliori disponibili in una zona che non è turistica, comunque puliti anche se a volte molto semplici ma con stanze solitamente dotate di servizi. A Delhi non è previsto l’utilizzo di hotel per via delle connessioni volo che non lo rendono necessario; se si preferisse Amitaba potrà predisporre questo servizio e soddisfare ogni altra richiesta dei viaggiatori, con costi molto contenuti.   Nubra, Kardong La Ladakh Kinnaur, Chitkul   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Sabato 29 agosto, partenza per Delhi   2°g.  30/8 Delhi – Leh   Il volo per Leh parte alle 5.30 circa; dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dalla guida, Tsewang Phuntsog. Sistemazione in uno dei migliori hotel della città (il Grand Willow o simile) e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g. 31/8 Leh – Alchi   Si lascia Leh con le jeep trasportando tutto l’occorrente per i campi. Sul percorso si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e un monastero con decorazioni stupende che contiene due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol: custodiscono meravigliosi affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si prosegue per il vicino monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi, la Heritage Home. 4°g. 1/9 Alchi - Lamayuru Si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire con le jeep una pittoresca valle a sud del fiume che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate potettero giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre le jeep fanno il giro della vallata arrivando con qualche chilometro di strada allo stesso punto. Si continua a seguire la valle dell’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola verso sud; la si lascia con una deviazione che porta all’oasi di Wanla, che preserva un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente all’esoterica scuola dei Drigung, recentemente restaurato da un gruppo di svizzeri, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Tornati sulla strada principale ci si inerpica tra le incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia presso l’hotel Moonlight. 5°g.  2/9 Lamayuru – Mulbeck Si prosegue lungo la strada che serpeggia verso ovest; prima del passo si segue una stradina sterrata che porta all’eremo di Atise, un luogo di ritiro del monastero di Lamayuru.  Superato il Fatu La (4147 mt) e oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Poco oltre si arriva a Mulbekh, il paesello nei cui pressi si trascorre la notte in un campo fisso. Qui, oltre alla famosa statua rupestre di Buddha Maitreya (VII secolo), si trovano due monasteri posti su di un vicino, ripido colle. 6°g.  3/9 Mulbeck – Leh Si parte presto per raggiunge in jeep il vicino villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato a uno sperone roccioso (anche questo si vede in “Samsara”). Chi lo desidera potrà recarsi con una passeggiata che si inerpica lungo uno spettacolare e, a tratti, ripido e strettissimo canyon, all’eremo di Phokar Dzong, uno dei luoghi più sacri di questa regione himalaiana, che riverbera della potente presenza dei maestri di meditazione. In tarda mattinata si parte per Leh, dove si giunge in serata sistemandosi in hotel; prima dell’arrivo, una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, dominato da un’imponente statua di Maitreya; vi risiedono circa 150 monaci. A Leh si alloggia nel medesimo hotel. 7°g.  4/9 Leh  Visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia e il mercato. 8°g.  5/9 Leh – Kardung La – Nubra   L’escursione alla valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (5602 mt) posto a nord della città, che offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si estendono lungo il fiume Indo. La discesa si apre sulla valle del fiume Shyok (dove si scende fino a circa 3300 mt) e conduce a una vasta piana formata dalla confluenza tra il fiume Shyok e il fiume Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. A Diskit si visita il villaggio e il monastero abbarbicato sulle rocce, che offre una splendida panoramica sulla valle. Si alloggia presso l’hotel Karma Inn. 9°g.  6/9 Nubra Si dedica la giornata all’esplorazione di Nubra, giungendo fino alle fonti di acqua calda di Panamik. Una breve passeggiata porta ad un magico laghetto, in un luogo cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Dopo la visita al monastero di Sumur una bella passeggiata alle vicine dune bianche che sorgono nei pressi della confluenza dei fiumi Nubra e Shyok completa la giornata. 10°g.  7/9 Nubra – Kardong La – Leh Prima di lasciare Nubra si visita il piccolo monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Da Hunder inizia il viaggio di ritorno – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio. A Leh sistemazione nel medesimo albergo. 11°g.  8/9 Leh – Korzok (Lago di Tso Moriri)   Lasciata Leh si sosta per una visita del monastero di Tikse, una delle perle del Ladakh, ricco di templi, che contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang; la grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, se pur di recente fattura, è ora diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. Si prosegue con un bellissimo percorso lungo l’Indo lasciando il fiume nei pressi di Mahe per arrampicarsi sull’altopiano, dove laghi turchesi posti a circa 4500 metri sembrano dipinti dal cielo! Il lago di Tso Kyagar è il primo capolavoro di questa natura incontaminata. Siamo nel regno dei nomadi tibetani, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili. In diversi punti si potranno incontrare i loro campi e le greggi di yak, e molti animali selvaggi come il kyang (il cavallo tibetano), miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Si raggiunge Korzok, sulle sponde del lago Tso Moriri, il gioiello turchese del Rupshu che si estende per 30 chilometri. Al tramonto le cime innevate che circondano il lago e a sud sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, si alloggia in un campo fisso. 12°g.  9/9 Tso Moriri   Si dedica la giornata all’esplorazione della zona, con una magnifica passeggiata lungo le rive del lago, e si visitano il monastero e il piccolo villaggio; nella valle alle spalle spesso si accampano i nomadi con i loro grandi greggi di yak. Sono molto speciali i tramonti dal colle che sovrasta Korzok. 13°g.  10/9 Korzok – Lago di Tso Kar   Il percorso continua ad essere meraviglioso, si ritransita dal laghetto di Tso Kyagar (sorprenderà la diversità dei suoi colori) e superando due passi si raggiunge Tso Kar, uno dei grandi laghi di questa regione da cui per secoli è stato ricavato il sale, utilizzato come merce di scambio in Ladakh. Si alloggia in un campo fisso. Per chi rientra 14°g.  11/9 Tso Kar - Leh  I partecipanti che rientrano tornano a Leh valicando il passo del Taklang (5328 mt) che riporta verso la valle dell’Indo. Si transita dal villaggio di Gya, dove si trova un monastero su una rupe tra le rovine di un grande forte che cingeva le creste ardite della montagna. Raggiunto l’Indo ci si reca a Hemis, il principale monastero di scuola Kagyupa del Ladakh, importante meta di pellegrinaggi che ospita una ricca collezione di tanka di scuola Drukpa, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Terminata la visita in breve tempo si arriva a Leh. 15°g. 12/9 Leh – Delhi e volo di rientro  16°g.  Domenica 13 settembre, arrivo a destinazione   Spiti, Dankar Kinnaur, Sangla Spiti, Lhalung Per chi prosegue 14°g.  11/9 Tso Kar – Keylong   Raggiunta la strada militare, che collega il Ladakh con l’Himachal Pradesh, la si segue verso sud arrivando in breve tempo al campo tendato di Pang e si valica il Lachlung La (5060 mt) accedendo alla zona meridionale del Karnak, uno dei regni del trekking di queste remote regioni. Si prosegue lungo l’altopiano fino al passo del Baralacha (4883 mt) che si apre sulla regione del Lahaul, un territorio ancora piuttosto desertico ma più arboreo del Ladakh. Oltre Darcha, punto di accesso per un trekking che porta in Zanskar, seguendo il fiume si arriva a Keylong, “capitale” del Lahaul. Sistemazione in un modesto albergo (il Tashi Delek o simile). 15°g.  12/9 Keylong – Kaza   Dopo la visita di Shashur Gompa, posto proprio sopra al paese, si parte; si lascia la strada principale, che conduce a Manali attraverso il passo del Rothang, continuando lungo la valle del Chandra, in un ambiente molto selvaggio dove i ghiacciai giungono fino al fondovalle e le montagne turrite sembrano delle magiche cittadelle sospese nel cielo. Superato il passo del Kunzum (4551 mt) si entra in Spiti, incontrando i primi insediamenti a Losar. A Kaza (3600 mt), centro principale della regione, ci si sistema presso l’hotel Snowland o simile. 16°g. 13/9 Kaza   Escursione al monastero di Ki, il principale dello Spiti, dove nel 2000 S.S. il XIV Dalai Lama ha conferito una grande iniziazione di Kalachakra. Da Ki si prosegue per Kibber (4205 mt) e Tashigang (4400 mt), dove nel tempietto si trovano affreschi antichi e molto belli, un promo assaggio dell’arte antica di questa remota regione. Questi interessanti villaggi, sui bordi dell'altopiano, sono tra i più alti luoghi permanentemente abitati dell'Himalaia. 17°g. 14/9 Kaza - Tabo   Prima di lasciare il paese si devono ritirare i permessi di transito; quindi si parte seguendo la valle dello Spiti. Oltre la confluenza col fiume Pin si lascia la strada principale per inerpicarsi lungo una stradina sul versante settentrionale della valle raggiungendo lo sperone dove, tra monti ornati dai ghiacciai, è appollaiato il panoramicissimo monastero di Dankar, che origina dall’XI secolo e contiene diversi oggetti di pregio. Edificato in una posizione decisamente spettacolare, si erge sopra l’oasi e domina la confluenza dei fiumi Pin e Spiti; sulla sommità del monte si trovano i resti del vecchio palazzo nobiliare utilizzato in passato dal Gyalpo di Dankar. Si lascia questa magica oasi incastonata tra i selvaggi monti himalaiani seguendo una strada sterrata di recente costruzione che passa a mezza costa sopra l'ampia valle dello Spiti e si addentra verso nord nella valle laterale che porta a Lhalung. Questo bel villaggio perfettamente preservato custodisce un  Gompa fondato anch’esso nel periodo del celeberrimo Tabo, intorno all’anno 1000, quando la regione era parte dell’antico regno di Gughe. Gli interni di questo pressoché ignorato tempio sono un esempio rarissimo della metamorfosi che l’arte giunta da Ghandara e Nalanda ha avuto nell’incontro col mondo dell’Himalaia. Tornati al fiume Spiti si prosegue seguendo il deflusso delle acque seguendo la spettacolare valle fino a Tabo, dove si alloggia presso il Dewachen, un semplice alberghetto. 18°g.  15/9 Tabo - Nako   L'antico Gompa di Tabo è rimasto intatto dai tempi del grande santo tibetano Rinchen Zangpo, che ne curò l'attuale disposizione (XI secolo). Tabo è considerato l' "Ajanta dell'Himalaia" per l'ineguagliabile bellezza di statue e affreschi, ed è una perla anche per la potente energia spirituale che lo permea. Dopo un’approfondita visita si prosegue il viaggio lungo lo Sutlej; si transita da Chango, dove su uno sperone sopra il villaggio vi è un vecchio tempio, mentre il monastero Kagyu, di recente costruzione, è situato all’interno dell’ampia vallata ricca oggi di alberi di mele, l’importante fonte di reddito del villaggio. Arrivando a Nako (3600 mt) si incontra uno dei punti più spettacolari del percorso, con la strada che serpeggia sempre più alta sopra la valle con panorami eccezionali; si alloggia in un semplice alberghetto. Passeggiare tra le strette viuzze del paese porta indietro nel tempo; vi è un laghetto, considerato sacro, con diversi piccoli templi e un monastero storicamente importante di scuola Drukpa, che risale all'XI secolo, dove si assapora un ultimo interessante esempio dell’antica arte pittorica di Gughe. 19°g.  16/9 Nako – Kalpa   Si scendefino al fiume e oltre una stretta gola si arriva alla confluenza con il Sutlej, a pochi chilometri dal confine tibetano. Si segue il possente fiume transitando da Morag, che segna il punto più settentrionale della regione storica del Kinnaur, dove si ammira una torre fortificata costruita stratificando pietre e legno, il tipico stile di questa nuova regione. Le valli rimangono ripidissime e il territorio diventa progressivamente meno arido, con le foreste che gradatamente iniziano ad ammantare i monti, dove fanno capolino diverse vette turrite ed innevate. Arrivati a Rekong Peo (2290 mt), l’attuale capitale del Kinnaur, si sale al panoramico villaggio di Kalpa (2960 mt), posto sul versante occidentale della valle. Questo grazioso villaggio conserva il tipico carattere del Kinnaur, con le costruzioni miste di legno e pietra, e vi si trova un interessante complesso templare; fu prescelto come località di soggiorno dai coloni inglesi per il clima e la spettacolarità della visuale che offre: se è limpido si ammira sul versante opposto della vallata il Kinnaur Kailash, mitico monte di oltre 6000 metri, che prende questo nobile nome dal fatto che da molti è considerato la dimora invernale di Shiva, più che per una effettiva somiglianza col monte Kailash. Si alloggia in un semplice hotel, il Kinner Villa o simile. 20°g.  17/9 Kalpa – Sangla   Si torna a valle, e si prosegue per un tratto lungo il Sutlej e quindi si imbocca una valle scoscesa che si affaccia sul lato orografico destro, dove tuona un impetuoso torrente himalaiano. Si arriva a Sangla, un villaggio con molte case tradizionali e alcuni templi, tipiche costruzioni del Kinnaur, che fu una capitale del regno di Bushahr; nei pressi del paese si trova il forte di Kamru, che si può raggiunge con una breve passeggiata. Si prosegue lungo la valle arrivando fino a Chitkul, un tipico villaggio himalaiano molto ben conservato, l’insediamento situato nel punto più alto. Si rientra quindi a Sangla, dove si alloggia in un semplice albergo, il Parkash o simile. 21°g.  18/9 Sangla – Sarahan   Si torna al vorticoso fiume Sutlej e si prosegue verso sud superando le profonde gole intagliate dalle possenti acque, ai piedi di montagne ripidissime e spettacolari. Arrivati nella zona di Rampur (924 mt), si sale a Sarahan (2290 mt). Questo villaggetto fu una capitale del regno di Bushahr; vi si trova il palazzo dell’ultimo Maharaja, ma il sito che attrae fin qui è il tempio induista di Bhimakali il cui edificio ligneo più antico risale a circa 800 anni fa. È uno degli esempi più belli di architettura tradizionale di queste regioni himalaiane. Si alloggia in un semplice albergo. 22°g.  19/9 Sarahan – Shimla   Tornati al fiume lo si segue per un tratto e quindi la strada raggiunge e segue le creste dei monti, arrivando a Shimla (2130 mt). Questa cittadina appollaiata sulle cresta dei monti, vecchia capitale del Raj britannico, conserva ancora molti edifici in stile coloniale. Sistemazione presso l’hotel East Bourne. 23°g.  20/9 Shimla – Delhi e volo di rientro   Si parte alla volta di Delhi transitando dalla città di Chandigart; si arriva in serata e ci si reca all’aeroporto internazionale dove la gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto. 24°g.  Domenica 21 settembre, arrivo a destinazione Nota: chi lo desidera, può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola da regalare. Questi materiali verranno raccolti in loco dai nostri collaboratori per essere distribuiti a chi ne ha più bisogno, solitamente alla fine del viaggio: così si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa. L'alta quota del Ladakh Andare in Ladakh significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare nello sforzo fisico i primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. La parte che può generare più apprensione è l’escursione a Nubra, una valle situata a nord di Leh che si raggiunge scavalcando il passo di Kardung alto ben 5602 mt, il punto più alto al mondo raggiungibile con mezzi meccanici. L‘impatto fisico di una salita ad una quota così elevata è attenuato avendo l’accortezza di non sostarvi troppo a lungo ma procedendo per la discesa che riporta a circa 3300 mt di quota; non si ha così il tempo di subire gli effetti dell’esposizione all’aria rarefatta del passo. Nel Rupshu la quota dei laghi dove si trovano i campi fissi è di circa 4500 mt, ma ci si arriva dopo una lunga permanenza ad altitudini sopra i 3000 metri e quindi quasi tutti non ne soffrono o avvertono sintomi leggeri come un po’ di mal di testa. Le altitudini dello Spiti sono come quelle del Ladakh. Molti hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2 o 3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso non preventivo, successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Clima e attrezzatura A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh e in Spiti invece il clima è secco e le temperature più miti. Alle alte quote del Rupshu le escursioni termiche sono notevoli, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca, e temperature minime che nell’altopiano dei laghi in Rupshu possono arrivare anche a zero gradi; è quindi consigliabile, anche se nei campi fissi vengono fornite le coperte, avere con sé un sacco a pelo omologato per l’utilizzo a –10c° in quanto i dati di termicità dei sacchi indicate dai produttori sono sempre sopravvalutate. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare in modo confortevole le serate più fredde. Si consiglia di portare indumenti in pile ed una giacca di piumino o meglio ancora una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, ed un paio di scarponcini comodi e caldi per i percorsi a piedi. Portare uno zaino. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.
INDIA HIMALAIA 2015: Ladakh, trekking di Markha e Stock Kangri (6153 mt)
Sentieri e vette del Ladakh
Periodo: 8 ago - 23 ago
Indo Skiu Tschatchutse   Il viaggio prevede di giungere in volo a Leh, la cittadina capitale del Ladakh posta a 3500 mt di quota, e di trascorrere i primi tre giorni eseguendo delle interessanti visite culturali; una fase ottima anche per l’acclimatamento. Si parte quindi per il percorso a piedi che dura 10 giorni, incontrando il passo del Ganda La (4900 mt) il terzo giorno di cammino. Con questa progressione non dovrebbero sussistere particolari problemi di adattamento alla quota, che è un fattore determinante da considerare in un trekking himalaiano. Il percorso è abbastanza impegnativo, ma alla portata anche di persone non specialiste, ed è quasi tutto percorribile anche a cavallo: alcuni preferiscono avere al seguito una montatura per alleviare le tappe, una opzione che va però esplicitata prima della partenza. I cavalli sono docili e non serve avere precedenti esperienze per montarli. Amitaba cura tutti gli aspetti organizzativi: fornisce il materiale per campi e cucina ad esclusione del sacco a pelo, cura il trasporto dei materiali, del bagaglio personale, l’allestimento dei campi, cibo e cucina. Se richiesto, è possibile noleggiare il sacco a pelo localmente. Per l’attrezzatura personale si faccia conto su di un clima secco, tenendo presente però che non può mai essere esclusa la possibilità di piogge o nevicate; le temperature minime solitamente sono a Nimaling, dove raramente in agosto si va sotto lo zero termico. Il nostro consiglio per il sacco a pelo è un gradiente omologato per -10/-15°C., stante che le tabelle termiche sono solitamente molto ottimistiche. Al termine del trekking vi è la possibilità di salire lo Stock Kangri (6153 mt), seguendo la via normale. Questa avventura non richiede grandi doti alpinistiche, ma non è per novizi. Quasi tutti salgono senza formare una cordata seguendo il percorso individuato dalla guida locale, affidandosi alla capacità propria con l’utilizzo di ramponi e picozza, senza necessità di piolet anche se in alcuni punti la salita è ripida. Si utilizzano in tutto sei giorni, incluso l’avvicinamento e un giorno tenuto di riserva. Chi non sale, anziché rientrare, può attendere i compagni a Leh. Amitaba in questo caso potrà proporre diverse esplorazioni interessanti per utilizzare ottimamente il tempo, ad esempio andare al lago di Pangong e / o percorrere il sentiero ad ovest di Leh sul versante settentrionale dell’Indo tra Likir e Temisgum. Sempre che … non si preferisca bighellonare nella piacevolissima Leh.   Nimaling Kongmaru La  Sumdo   PROGRAMMA DEL VIAGGIO (Le tappe del trekking richiedono da 4 a 7 ore di cammino circa) 1°g.  Sabato 8 agosto, partenza per Delhi  Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto. 2°g. 9/8 Delhi - Leh   Il volo per Leh parte alle primissime ore del mattino, solitamente verso le 5.30 (orario da confermare); dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. All’arrivo si viene ricevuti dal rappresentante di Amitaba del Ladakh. Sistemazione in uno dei migliori hotel della città e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g. 10/8 Leh – Alchi   Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Si prosegue verso ovest; a Saspol si attraversa il fiume e lo si segue per un tratto lungo la sponda meridionale per poi risalire una pittoresca valle che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile, che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate abbiano potuto giungere in una delle valli più remote al mondo! Ridiscesi al fiume si torna verso il ponte arrivando poco oltre al monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi; questi alberghetti richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino, ma donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. 4°g.  11/8 Alchi – Lamayuru - Leh   Si continua a seguire la valle dell’Indo e quindi la strada risale una spettacolare gola verso sud, arrivando attraverso profonde gole alle incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Dopo la visita si rientra verso Leh; oltrepassata la confluenza tra Indo e fiume Zanskar una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, con un’imponente statua di Maitreya che sovrasta il bel complesso; vi risiedono circa 150 monaci. A circa mezz’ora da Leh si visita il monastero di Phyang, situato a nord della strada; è molto interessante, con sale finemente affrescate e diverse statue tipiche dell’esoterica scuola dei Drigung Kagyu, alla cui scuola appartiene il Gompa. A Leh si alloggia presso il medesimo hotel. 5°g.  12/8 Leh – Spituk; trek 1, tappa fino a Zinchen   Al mattino si sale al panoramico Tsemo Gompa, che si erge in posizione panoramica sul monte alle spalle della cittadina, dove vi sono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal. Si lascia quindi Leh, sostando per una visita al monastero di Spituk. Si attraversa il fiume Indo nei pressi del Gompa, qui la quota è di 3200 mt, e se ne segue il percorso per un lungo tratto; nella parte iniziale vi è una mulattiera percorribile in jeep e si vedrà in che punto iniziare il cammino. Una stretta valle laterale che fende le montagne verso sud porta al campo di Zinchen. 6°g.  13/8 Trek 2, Zinchen – Yuruntse   Si prosegue lungo la valle; alla giunzione col sentiero che scende dal passo di Stock la valle si apre. Salendo verso la casa solitaria di Yuruntze la vetta dello Stok Kangri domina il panorama con i suoi 6153 mt di quota, in un contesto di colori da tavolozza. 7°g.  14/8 Trek 3, Yuruntse – Ganda La – Shingu   Si sale al passo del Ganda La (4900 mt) che offre un ampio panorama che spazia fino allo Zanskar, una selva immensa di montagne desertiche. Si scende attraverso dei tranquilli pascoli, e ci si ferma nei pressi del minuscolo villaggio di Shingu. 8°g.  15/8 Trek 4, Shingu – Skiu – Pentze   Discendendo una pittoresca gola, dominata da vette verticali che ricordano le nostre dolomiti, si giunge al fiume Markha nei pressi del piccolo monastero di Skiu. Da qui, risalendo il flusso delle acque, si incontrano piccoli villaggi e sui bordi della valle si osservano tracce di romitaggi e rovine di antiche costruzioni. Non si conosce quasi nulla della storia di questa valle e le persone del luogo non posseggono che informazioni generiche; è molto interessante esplorare alcuni di questi affascinanti resti. 9°g. 16/8 Trek 5, Pentze – Markha   Si prosegue lungo la valle arrivando fino a Markha, il villaggio principale, con le rovine di un vecchio forte e un piccolo monastero. 10°g.  17/8 Trek 6, Markha – Tschatchutse   Il Kang Yatse (6500 mt) domina il fondo della vallata. Anche l’ultimo villaggio presenta le interessanti rovine di una ardita fortificazione abbarbicata ad un impossibile dirupo. 11°g.  18/8 Trek 7, Tschatchutse – Nimaling Si sale gradualmente alle pasture degli yak di Nimaling, ai piedi del Kang Yatse. L’ambiente è simile all’altopiano del Rupshu, la sensazione è di essere in un mondo lunare. 12°g.  19/8 Trek 8, Nimaling Giornata di riposo per gustare l’ambiente. Si possono fare diverse passeggiate nei dintorni del campo, o proseguire lungo la valle ai piedi del Kang Yatse o risalirne le pendici. 13°g. 20/8 Trek 9, Nimaling – Kongmaru La – Sumdo Si sale al passo del Kongmaru (5150 mt) direttamente dalle pasture di Nimalung; lo sguardo spazia a nord est fino alle montagne del Tibet e la visuale sulla valle di Nimaling e la catena del Kang Yatse è stupenda. La discesa precipita in una gola policroma caratterizzata da forme geologiche bizzarre, quasi antropomorfe. 14°g.  21/8 Trek 10, Sumdo – Shang – Leh A Shang con una breve deviazione si raggiunge un interessante monastero; la strada dista solo qualche ora di cammino. Con le jeep si arriva nella valle dell’Indo; con una breve deviazione ci si reca al grande monastero di Hemis, il principale di scuola Drukpakagyu del Ladakh, un sito che è un’importante meta di pellegrinaggi e ospita una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Si prosegue quindi per Leh, che dista circa 50 km, dove si alloggia nel medesimo hotel. Per chi rientra NB: per chi preferisce restare in Ladakh e rientrare coi compagni che si recano allo Stock Kangri Amitaba predisporrà quanto richiesto, in funzione dei desideri e delle esigenze di ciascuno. 15°g.  22/8 Leh – Delhi e volo di rientro  Verso le 7.30 del mattino (orario da confermare) volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 16°g.  Domenica 23 agosto, arrivo a destinazione Salita allo STOCK KANGRI   Campo 1 Campo avanzato Stock Kangri, discesa   15°g.  22/8 Leh   Giornata di relax a Leh. 16°g.  23/8 Leh – Stock – Campo 1 Si raggiunge in jeep l’oasi di Stock situata a sud di Leh, dove si trovano un bel monastero e il Palazzo Reale, attuale residenza del Re Namgyal, di cui si possono visitare alcune parti. Un poco oltre inizia il sentiero; si segue la valle in salita arrivando ad un colle che si supera tra peculiari stratificazioni verticali di rocce rosse giungendo al punto di campo. 17°g. 24/8 Campo 1 – Campo Alto   Si continua in costante salita fino al Campo Alto; alcune spedizioni partono da qui per la vetta, ma si è molto più avvantaggiati se ci si sposta prima al Campo Avanzato. 18°g.  25/8 Campo Alto – Campo Avanzato   Ci sono due possibili posizioni di campo in funzione delle condizioni, o all’inizio della lingua del ghiacciaio o più in alto sul lato destro delle colate di neve. 19°g.  26/8 Stock Kangri e rientro al Campo Alto 20°g.  27/8 Giornata di riserva   21°g.  28/8 Campo Alto – Stock – Leh     Giunti all’oasi di Stock si trovano le jeep con cui si rientra a Leh, dove si alloggia nel medesimo hotel. 22°g. 29/8 Leh – Delhi e volo di rientro  Verso le 7.30 del mattino (orario da confermare) volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 23°g.  Domenica 30 agosto, arrivo a destinazione Nota: chi ne ha la possibilità, può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola da regalare. Questi materiali verranno raccolti dai nostri collaboratori per essere distribuiti a chi ne ha più bisogno, solitamente alla fine del viaggio: così si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa. L'alta quota del Ladakh Andare in Ladakh significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a 3500 metri di altitudine. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. Per l’adattamento alla quota molte persone hanno avuto un riscontro positivo per utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.
INDIA HIMALAIA 2015: Ladakh e Zanskar
Estensione per Nubra e l’altopiano del Rupshu
Periodo: 1 ago - 16 ago
Il viaggio prevede di raggiungere e di rientrare da Leh, la piccola capitale del Ladakh, in volo da Delhi. A Leh si sosta per due notti, utili anche per l’acclimatazione, e si visitano la città e i monasteri dell’ampia valle dell’Indo. Si parte quindi con delle jeep seguendo un itinerario entusiasmante sia per l’incomparabile bellezza della natura che per l’opportunità che offre di visitare molti dei monasteri e villaggi più belli del Ladakh e dello Zanskar, dove il tour prevede la visita di gran parte dei siti significativi della regione. Lasciata Leh si alloggia in semplici hotel, campi fissi e locande per l’intero percorso. Gli alberghetti locali richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino. Alcuni sono decisamente carini, arredati in tipico stile ladakho, e donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. A Leh si utilizza un comodo albergo – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro semplice hotel di montagna, ma la pulizia è sufficiente, le stanze hanno bagno e acqua calda e l’hotel dispone di un generatore di corrente nel caso (…spesso) “salti” la luce. Amitaba in Zanskar segue diverse attività. A Rangdum collabora al mantenimento del dispensario medico, al villaggio di Aksho alla sistemazione della scuola del villaggio, a Sani ha completato un progetto di restauro e in diversi siti ha collaborato con la “Stupa Onlus” ai restauri degli stupa, tra cui quelli di Rangdum, Phe e Zangla dove, con il Gyalpo (Re) dello Zanskar che è stato nostro ospite in Italia, sono stati fatti interventi nel villaggio e al convento femminile. I partecipanti beneficeranno così dei nostri contatti nella regione, potendo avere un incontro più approfondito con la gente del luogo. A completamento del viaggio, per una visione d’insieme di questa meravigliosa regione del mondo, è prevista un’estensione in due fasi: alla valle di Nubra a nord di Leh e, a seguire, ai grandi laghi dell’altopiano del Rupshu nel grandioso territorio dei nomadi.   Mangyu Phe Gompa La regione himalaiana dello Zanskar Lo Zanskar è la regione più remota dell’Himalaia indiano. Per arrivarci si percorrono 230 km da Leh, la capitale del Ladakh, verso ovest fino a Kargil, lungo una strada spettacolare e molto varia che segue inizialmente il fiume Indo e transita dal monastero di Lamayuru, e, valicando due panoramici passi, porta a Mulbeck. Si passa quindi dalla zona a maggioranza islamica di Kargil imboccando l’unica via di accesso allo Zanskar agibile ai veicoli motorizzati, una spettacolare strada sterrata bloccata dalla neve anche per 9 mesi all’anno, che risale le acque del fiume Suru, un affluente dell’Indo. Dopo aver sfiorato maestosi ghiacciai che scendono da vette altissime dominate dal Nun (7135 mt) si raggiunge l’isolato monastero di Rangdum, posto su un colle morenico al centro di una valle di inimmaginabile bellezza, dove le vaste pasture degli yak sono coperte da milioni di stelle alpine. Rangdum segna la transizione dal mondo dell’Islam che popola le valli sottostanti alla cultura del buddismo tibetano. Proseguendo oltre il passo del Pensi La, abitato da miriadi di marmotte e alto circa 4400 mt, il punto più alto del viaggio dove la vista spazia sulle distese glaciali del misterioso massiccio del Sickle Moon, si giunge alla valle del fiume Dado, nello Zanskar. In questo sperduto territorio la vita è durissima, per riuscire a coltivare un po’ di tsampa e piselli con il primo caldo di primavera i contadini devono spargere della terra sulla neve per velocizzarne lo scioglimento, altrimenti con la breve estate questo resistentissimo cereale che abbonda in tutto il Tibet non fa a tempo a crescere! La durezza delle condizioni non sembra però togliere la serenità e il sorriso aperto alla gente che si incontra, forse perché ispirata da una profonda fede religiosa. Lo Zanskar nella storia ha avuto dei momenti d’indipendenza, ma generalmente è stato un territorio legato alle sorti del regno del Ladakh, con un’autonomia regalatagli di fatto dall’isolamento. Nel villaggio di Zangla risiede ancora il Gyalpo, ovvero il re di questo feudo himalaiano, un personaggio rispettato e autorevole grazie al carisma personale, ma senza poteri oggettivi.   Valle del Suru Seraccata del Nun Kun   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Sabato 1 agosto, partenza per Delhi  All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali per imbarcarsi per Leh. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto. 2°g.  2/8 Delhi – Leh  Il volo per Leh parte nelle primissime ore del mattino, solitamente verso le 5.30 (orario da confermare); dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. All’arrivo si viene ricevuti dal rappresentante di Amitaba per il Ladakh; sistemazione in uno dei migliori hotel della città e riposo per favorire l’adattamento alla quota: Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g.  3/8 Leh: escursione a Shey, Tikse, Hemis e Matho  Escursione ai monasteri della valle. Si lascia Leh verso est transitando da Shey, che fu anche la sede del palazzo reale. Poco oltre ci si ferma al monastero Ghelupa di Tikse, tra i più celebri e attivi, una delle perle del Ladakh: ricco di templi, contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang. La grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, se pur di recente fattura, è ora diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. Si prosegue per Hemis, il monastero più grande del Ladakh, di scuola Drukpakagyu; questo sito è un’importante meta di pellegrinaggi con molte sale affrescate che ospitano una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Rientrando a Leh si completano le visite a Matho, l’esoterico monastero di scuola Sakya reso celebre dal peculiare festival invernale che è presenziato da… degli oracoli; in effetti è un luogo che dà a molti la sensazione di essere intriso di forze magiche, in special modo nello scuro Gonkhang degli oracoli, col pavimento coperto di tsampa e pervaso dall’odore di chang. 4°g.  4/8 Leh – Alchi  Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol: custodiscono meravigliosi affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si prosegue per il vicino monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi. 5°g.  5/8 Alchi – Lamayuru Si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire una pittoresca valle a sud del fiume che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile, che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate abbiano potuto giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre le jeep fanno il giro della vallata percorrendo qualche chilometro di strada e arrivando allo stesso punto. Si continua a seguire la valle dell’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola verso sud; la si lascia con una deviazione che porta all’oasi di Wanla, che preserva un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente all’esoterica scuola dei Drigung, recentemente restaurato da un gruppo di svizzeri, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Tornati sulla strada principale ci si inerpica tra le incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’Himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia presso l’hotel Moonlight. 6°g.  6/8 Lamayuru – Mulbeck  Si prosegue lungo la strada che serpeggia verso ovest; prima del passo si segue una stradina sterrata che porta all’eremo di Atise, un luogo di ritiro del monastero di Lamayuru.  Superato il Fatu La (4147 mt) e oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Poco oltre si arriva a Mulbekh; qui, oltre alla famosa statua rupestre di Buddha Maitreya (VII secolo), si trovano due monasteri posti su di un vicino, ripido colle. Si alloggia in un comodo e ben allestito campo fisso. 7°g.  7/8 Mulbeck – Rangdum  Si transita per Kargil, da dove si imbocca la strada che porta verso lo Zanskar. La zona è un po’ più arborea rispetto al Ladakh e a maggioranza mussulmana; ogni villaggio ha una piccola moschea con il minareto, molti uomini hanno lunghe barbe ma le donne non sono velate. Il Nun e il Kun, le più alte vette di quest’area himalaiana, dominano un’ampia ansa del fiume Suru in cui si tuffano le possenti seraccate di ghiaccio. Superate le gole ai loro piedi una valle spettacolare, ornata da ardite vette di granito da cui si protendono poderosi ghiacciai, porta al plateau dove, tra le pasture degli yak ricche di stelle alpine, regna solitario il monastero di Rangdum. Si alloggia in un campo fisso. 8°g.  8/8 Rangdum – Dzongkul - Padum  Valicato il Pensi La (4400 mt), che offre visuali spettacolari sui ghiacciai, si entra nelle valli dello Zanskar. Si segue il flusso del fiume Doda sostando per una visita al piccolo Gompa del villaggio di Phe. Al ponte di Ating si segue la mulattiera jeeppabile che porta nella valle dell’Umasi La, dove sospeso ad una rupe si trova l’eremo di Dzongkul, che fu il principale luogo di ritiro dell’importante maestro mistico Naropa, autore del famoso testo sui “sei yoga” che è tutt’ora una delle guide esoteriche utilizzate dagli yogi tibetani. Tornati nella valle princiaple si continua verso ovest arrivando nella vasta piana formata dalla confluenza dei fiumi Doda e Tsarap, il cuore dello Zanskar, dove si trovano i principali villaggi e monasteri. Si visita il Gompa di Sani, protetto da un muro di cinta e ombreggiato da alberi, che qui sono rari; questo antico monastero custodisce la statua di Naropa, lo stupa con i resti di Kanishka, un maestro che visse intorno all’anno mille, e affreschi attribuiti a Zadpa Dorje. Giunti alla vicina  Padum, la nuova “capitale” dello Zanskar con alcuni negozietti e un punto telefonico, si alloggia in un semplice alberghetto. 9°g.  9/8 Padum: Pipiting ed escursione a Bardan e Mune  Ci si reca sulla collina che sovrasta il villaggio dove è situato un interessante monastero, immerso tra preziosi alberi, da cui si gode anche un bel panorama; si visita poi il vicino villaggio di Pipiting, dove si trovano un grande stupa e un monastero. Nel pomeriggio si imbocca la strada sterrata che risale la stretta valle del vorticoso fiume Tsarap: la meta sono Bardan e Mune. Si raggiunge prima Bardan, un monastero di circa 400 anni costruito su una rupe a picco sul fiume, e quindi con le jeep ci si inerpica fino all’oasi e al monastero di Mune, dove il villaggio sopravvive in un ambiente decisamente molto selvaggio. 10°g.  10/8 Padum, escursione a Thongde e Zangla  Si segue il versante orientale del fiume Zanskar, formato dalla confluenza del Doda e dello Tsarap, arrivando a Thonde, un interessante monastero posto su di una rupe da cui si gode un’indimenticabile visuale. Si prosegue per Zangla, la vecchia capitale dello Zanskar, dove se sono presenti si potranno incontrare il Gyalpo dello Zanskar e la sua famiglia e visitare la loro attuale residenza, che noi considereremmo umile visto il loro stato nobiliare, ma che in questa regione è una vera reggia. Si visitano l’antico castello di Zangla, sede storica del Gyalpo, posto in una bellissima posizione che domina la valle dove si trovano anche molti chorten, di cui il più recente è quello di Bakula Rimpoce, l’Abate del Ladakh recentemente scomparso; nell’oasi è situato anche un interessante convento femminile. Si rientra in serata a Padum. 11°g. 11/8 Padum – Karcha - Rangdum  Si attraversa il fiume arrivando al bel villaggio di Karcha, dominato dal grande monastero di scuola Ghelupa costruito sulle rupi rocciose, il principale dello Zanskar. La visita rivela diverse sale e alcuni affreschi dell’XI secolo; sul monte antistante è situato l’antico convento femminile, ricco di sorprendenti reperti artistici. Da Karcha si risale il corso del fiume ricongiungendosi alla strada utilizzata fin qui – la bellezza inimmaginabile del contesto naturale merita almeno questo secondo passaggio! Si risale la valle del fiume Doda che porta al passo del Pensi e al bel monastero di Rangdum, dove si sosta al campo fisso già utilizzato all’andata, su questa piana incastonata tra i monti, luogo superbo per un ultimo saluto al mondo dello Zanskar. 12°g. 12/8 Rangdum - Mulbeck  Si prosegue oltre le gole del Nun, dove i ghiacci lambiscono le acque potenti del fiume Suru, e dopo Kargil si raggiunge la valle di Mulbeck; con una breve deviazione si raggiunge il villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato a uno sperone roccioso, anche questo ripreso nel film “Samsara”. Si alloggia nel medesimo campo fisso utilizzato all’andata. 13°g.  13/8 Mulbeck – Leh  Si parte verso est seguendo la panoramicissima strada che, valicati i passi Namika e Fatu, transita da Lamayuru e si tuffa nella valle dell’Indo. Oltrepassata la confluenza tra Indo e fiume Zanskar una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa e il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, con un’imponente statua di Maitreya che sovrasta il bel complesso; vi risiedono circa 150 monaci. Si raggiunge poi il monastero di Phyang, un sito molto interessante con sale finemente affrescate e molte statue tipiche dell’esoterica scuola dei Drigung Kagyu, alla cui scuola appartiene il Gompa. A Leh si alloggia presso il medesimo hotel. 14°g.  14/8 Leh  Visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia e il mercato. Per chi rientra 15°g.  15/8 Leh – Delhi e volo di rientro  Verso le 7.30 del mattino (orario da confermare) volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 16°g.  Domenica 16 agosto, arrivo a destinazione Estensione per Nubra 15°g.  15/8 Leh – Kardung La – Nubra  L’escursione alla valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (5602 mt) posto a nord della città, che offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si stendono lungo il fiume Indo. La discesa si apre sulla valle del fiume Shyok (dove si scende fino a circa 3300 mt) e conduce ad una vasta piana formata dalla confluenza tra lo fiume Shyok e il Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. A Diskit si visita il villaggio e il monastero abbarbicato sulle rocce, che offre una splendida panoramica sulla valle. Si alloggia presso un comodo campo fisso. 16°g.  16/8 Nubra  Si dedica la giornata all’esplorazione di Nubra, giungendo fino alle fonti di acqua calda di Panamik. Una breve passeggiata porta ad un magico laghetto, in un luogo cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Dopo la visita al monastero di Sumur una bella passeggiata alle vicine dune bianche che sorgono nei pressi della confluenza dei fiumi Nubra e Shyok completa la giornata. 17°g.  17/8 Nubra – Kardong La – Leh  Prima di lasciare Nubra si visita il piccolo monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Da Hunder inizia il tragitto di ritorno – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio. A Leh sistemazione nel medesimo albergo. Per chi rientra 18°g.  18/8 Leh – Delhi e volo di rientro Verso le 7.30 (orario da confermare) del mattino volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 19°g.  Mercoledì 19 agosto, arrivo a destinazione Estensione per il Rupshu 18°g.  18/8 Leh – Tso Kar  Accompagna questa estensione una nostra guida ladakha che parla la lingua inglese. Si lascia Leh verso est risalendo il corso dell’Indo fino ad una valle che conduce verso sud dove la strada porta sull’altopiano e procede fino alle lontanissime pianure dell’India. Si passa dal villaggio di Gya, un luogo particolare, tranquillo e rurale dove si trovano molti interessanti chorten, con un tempio sulla rupe che chiude il versante opposto della vallata posto tra le rovine del grande forte che cingeva le creste ardite della montagna. Oltre il valico del Taglang (5328 mt) si accede all’altopiano del Rupshu. È il territorio dei nomadi, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili; in diversi punti si incontrano i loro campi e le greggi di yak, e anche animali selvaggi come il kyang, miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Lasciata la strada principale, Tso Kar è il primo dei grandi laghi che si incontrano in questa regione, uno specchio turchese da cui il sale è stato estratto e usato per secoli come merce di scambio in Ladakh. Si alloggia in un campo fisso, posto a circa 4500 mt di quota. 19°g.  19/8 Tso Kar - Korzok (Lago di Tso Moriri)  Il percorso continua ad essere meraviglioso, attraverso due passi e il bellissimo laghetto di Tso Kyagar, capolavoro di questa natura incontaminata, il tipico ambiente dove vive il Kyang, il cavallo selvaggio dell'altopiano che condivide le pasture con gli yak dei nomadi. Si raggiungere quindi Korzok, sulle sponde del lago Tso Moriri, il gioiello turchese del Rupshu. Al tramonto le cime innevate che si affacciano sul lago e sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, si alloggia in un campo fisso a circa 4500 mt di quota. 20°g.  20/8 Tso Moriri  Si dedica la giornata all’esplorazione della zona, con una magnifica passeggiata lungo le rive del lago, e si visitano il monastero e il piccolo villaggio; nella valle alle spalle spesso si accampano i nomadi con i loro grandi greggi di yak. Sono molto speciali i tramonti dal colle che sovrasta Korzok. 21°g.  21/8 Korzok – Leh  Il percorso di ritorno riporta al laghetto di Tso Kyagar e, oltre il passo, si scende dall'altopiano raggiungendo l'Indo nei pressi del villaggio di Mahe; si seguono le spettacolari gole del fiume fino alla valle di Leh, dove si alloggia nel medesimo albergo. 22°g.  22/8 Leh – Delhi e volo di rientro Verso le 7.30 del mattino (orario da confermare) volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 23°g.  Domenica 23 settembre, arrivo a destinazione  Nota: chi ne ha la possibilità, può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola da regalare. Questi materiali verranno raccolti dai nostri collaboratori per essere distribuiti a chi ne ha più bisogno, solitamente alla fine del viaggio: così si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa.
INDIA HIMALAIA 2015: Ladakh, Zanskar e Kashmir
Con il festival del Naro Nasial a Sani
Periodo: 23 lug - 7 ago
Zangla, Anigompa Atise Karcha Gompa   Il tour oggi è eseguibile con l’utilizzo di jeep ma senza l’esigenza di campi mobili: non vi sono quindi particolari difficoltà tecniche, basta solo avere spirito d’avventura ed essere un po’ adattabili. Il viaggio può essere seguito anche come prosecuzione del programma Grande traversata himalaiana. Modalità del viaggio Gli spostamenti vengono effettuati in jeep e non sono richiesti campi mobili. Ove possibile si alloggia in hotel e si utilizzano anche due campi fissi ben attrezzati. In alcune località le sistemazioni sono piuttosto spartane senza servizi in stanza e alcune possono non essere provviste di lenzuola immacolate. È quindi una buona soluzione aver con sé un sacco a pelo, o almeno un sacco lenzuolo. Il cibo è solitamente semplice ma gustoso, molto buono per chi ama la cucina indiana, ma a volte poco vario. È quindi un viaggio entusiasmante che richiede senso di adattamento e capacità di vivere le situazioni locali.   Zangla Bardan Gompa Bardan Gompa   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Nota: chi ne ha la possibilità, può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola da regalare. Questi materiali verranno raccolti dai nostri collaboratori per essere distribuiti a chi ne ha più bisogno, solitamente alla fine del viaggio: così si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa. 1°g.  Giovedì 23 luglio, partenza per Delhi   2°g.  24/7 Delhi – Leh   Il volo per Leh parte nelle primissime ore del mattino, solitamente verso le 5.30 (orario da confermare); dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. All’arrivo si viene ricevuti dal rappresentante di Amitaba per il Ladakh; sistemazione in uno dei migliori hotel della città (il Grand Willow o simile) e riposo per favorire l’adattamento alla quota: Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. Si incontrano i partecipanti che sono giunto dallo Spiti. 3°g. 25/7 Leh: escursione a Shey, Tikse, Hemis e Matho   Escursione ai monasteri della valle. Si lascia Leh verso est transitando da Shey, che fu anche la sede del palazzo reale. Poco oltre ci si ferma al monastero Ghelupa di Tikse, tra i più celebri e attivi, una delle perle del Ladakh: ricco di templi, contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang. La grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, se pur di recente fattura, è ora diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. Si prosegue per Hemis, il monastero più grande del Ladakh, di scuola Drukpakagyu; questo sito è un’importante meta di pellegrinaggi con molte sale affrescate che ospitano una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Rientrando a Leh si completano le visite a Matho, l’esoterico monastero di scuola Sakya reso celebre dal peculiare festival invernale che è presenziato da… degli oracoli; in effetti è un luogo che dà a molti la sensazione di essere intriso di forze magiche, in special modo nello scuro Gonkhang degli oracoli, col pavimento coperto di tsampa e pervaso dall’odore di chang. 4°g.  26/7 Leh – Alchi   Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol: custodiscono meravigliosi affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si prosegue per il vicino monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi. 5°g.  27/7 Alchi – Lamayuru  Si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire una pittoresca valle a sud del fiume che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile, che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate abbiano potuto giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre le jeep fanno il giro della vallata percorrendo qualche chilometro di strada e arrivando allo stesso punto. Si continua a seguire la valle dell’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola verso sud; la si lascia con una deviazione che porta all’oasi di Wanla, che preserva un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente all’esoterica scuola dei Drigung, recentemente restaurato da un gruppo di svizzeri, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Tornati sulla strada principale ci si inerpica tra le incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’Himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia presso l’hotel Moonlight. 6°g.  28/7 Lamayuru – Mulbeck Si prosegue lungo la strada che serpeggia verso ovest; prima del passo si segue una stradina sterrata che porta all’eremo di Atise, un luogo di ritiro del monastero di Lamayuru.  Superato il Fatu La (4147 mt) e oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Poco oltre si arriva a Mulbekh; qui, oltre alla famosa statua rupestre di Buddha Maitreya (VII secolo), si trovano due monasteri posti su di un vicino, ripido colle. Si alloggia in un comodo e ben allestito campo fisso. 7°g.  29/7 Mulbeck – Rangdum (Zanskar)   Si transita per Kargil, da dove si imbocca la strada che porta verso lo Zanskar. La zona è un po’ più arborea rispetto al Ladakh e a maggioranza mussulmana; ogni villaggio ha una piccola moschea con il minareto, molti uomini hanno lunghe barbe ma le donne non sono velate. Il Nun e il Kun, le più alte vette di quest’area himalaiana, dominano un’ampia ansa del fiume Suru in cui si tuffano le possenti seraccate di ghiaccio che giungono fino al fiume, dove si transita con le jeep. Superate le gole ai loro piedi una valle spettacolare ornata da ardite vette di granito da cui si protendono poderosi ghiacciai porta al plateau dove, tra le pasture degli yak ricche di stelle alpine, regna solitario il monastero di Rangdum. Si alloggia in un campo fisso. 8°g.  30/7 Rangdum – Sani - Padum Valicato il Pensi La (4400 mt), che offre visuali spettacolari sui ghiacciai, si entra nella valle dello Zanskar; si segue il fiume Doda raggiungendo la vasta piana formata dalla confluenza con lo Tsarap, il cuore dello Zanskar, dove si trovano i principali villaggi e monasteri. Al Gompa di Sani, protetto da un muro di cinta e ombreggiato da alberi, che qui sono rari, oggi è iniziato il festival di Naro Nasial; si sosta qui iniziando ad osservare le rappresentazioni. Questo antico monastero custodisce la statua di Naropa, lo stupa con i resti di Kanishka, un maestro che visse intorno all’anno mille, e affreschi attribuiti a Zadpa Dorje. Giunti alla vicina  Padum, la nuova “capitale” dello Zanskar, si alloggia presso lo Zambala Hotel, un semplice alberghetto che sarà il “campo base” per le escursioni e visite dei prossimi 3 giorni. Sulla collina sovrastante è situato un interessante monastero, immerso tra preziosi alberi, da cui si gode un bel panorama. 9°g. 31/7 Sani: Naro Nasial  Oggi si svolgono le rappresentazioni più importanti del festival, con danze che interessano diversi temi eseguite da monaci agghindati con sgargianti costumi tradizionali e maschere che raffigurano divinità, animali e piccoli demoni. Le danze sono precedute da una lunga preparazione di pratiche meditative, consacrazioni di oggetti e cerimonie impreziosite da salmodie recitate con tonalità profonde accompagnate dal suono di cimbali, tamburi e corni. Punto saliente di questa giornata è l’esposizione nel corso della mattina della veneratissima statua di Naropa, uno dei maestri principali della tradizione Kagyupa a cui appartiene Sani, motivo principe del festival. Nel corso della giornata chi lo desidera avrà la possibilità di recarsi a visitare il convento femminile con una passeggiata tra i campi dell’oasi. Per chi è più energetico un’escursione a piedi (circa un’ora e mezza di cammino) porta all’eremo di Guru Nima Oser Chaphuk, dove si dice abbia svolto un ritiro Guru Padmasambhava. Rientrando a Padum si visita il villaggio di Pipiting, dove si trovano un grande stupa e un monastero. 10°g.  1/8 Padum, escursione a Thongde e Zangla Si segue il versante orientale del fiume Zanskar arrivando a Thonde, un interessante monastero posto su di una rupe da cui si gode un’indimenticabile visuale. Si prosegue per Zangla, la vecchia capitale dello Zanskar, dove se sono presenti si potranno incontrare il Gyalpo dello Zanskar e la sua famiglia e visitare la loro attuale residenza, che noi considereremmo umile visto il loro stato nobiliare, ma che in questa regione è una vera reggia. Si visitano l’antico castello di Zangla, sede storica del Gyalpo, posto in una bellissima posizione che domina la valle dove si trovano anche molti chorten, di cui il più recente è quello di Bakula Rimpoce, l’Abate del Ladakh recentemente scomparso; nell’oasi è situato anche un interessante convento femminile. Si rientra in serata a Padum. 11°g. 2/8 Padum, ecursioni a Karcha, Bardan e Mune   Si attraversa il fiume arrivando al bel villaggio di Karcha, dominato dal grande monastero di scuola Ghelupa costruito sulle rupi rocciose, il principale dello Zanskar. La visita rivela diverse sale e alcuni affreschi dell’XI secolo; sul monte antistante è situato l’antico convento femminile, ricco di sorprendenti reperti artistici. Rientrati a Padum, nel pomeriggio si imbocca la strada sterrata che risale la stretta valle del vorticoso fiume Tsarap: la meta sono Bardan e Mune. Si raggiunge prima Bardan, un monastero di circa 400 anni costruito su una rupe a picco sul fiume, e quindi con le jeep ci si inerpica fino all’oasi e al monastero di Mune, dove il villaggio sopravvive in un ambiente decisamente molto selvaggio. 12°g.  3/8 Padum – Dzongkul – Rangdum Si risale la valle del fiume Doda e, al ponte di Ating, si segue la mulattiera jeeppabile che porta nella valle dell’Umasi La, dove sospeso ad una rupe si trova l’eremo di Dzongkul, che fu il principale luogo di ritiro del grande maestro Naropa autore del testo sui sei yoga, tutt’ora una delle guide esoteriche principali utilizzate dagli yogi tibetani. Tornati a valle si prosegue verso ovest e si sosta per una visita al piccolo Gompa del villaggio di Phe; si continua lungo la strada che si era utilizzata all’arrivo, valicando il Pensi La – la bellezza inimmaginabile del contesto naturale merita almeno questo secondo passaggio! A Rangdum si alloggia nel medesimo campo fisso. 13°g.  4/8 Rangdum - Kargil Si prosegue oltre le gole del Nun, dove i ghiacci lambiscono le acque potenti del fiume Suru, e se ne segue il flusso fino a Kargil, dove si alloggia in hotel. La cittadina a un che di luogo di frontiera; il confine di cessate il fuoco col Pakistan è pochi chilometri di distanza e la presenza dell’esercito indiano massiccia. La maggioranza della popolazione è musulmana, ma non si riscontrano problemi di aggressività verso gli stranieri, anzi, da qui a Srinagar si resterà sorpresi dalla disponibilità della gente. 14°g. 5/8 Kargil – Srinagar (Kashmir)   Si sale in direzione ovest verso la valle di Dras, famosa per le incredibili punte di gelo che vi si registrano in inverno: fino ad oltre i -50°c. Il valico dello Zojla offre lo spettacolo di un’incredibile trasformazione naturale: si sale in un ambiente arido, lambendo le strisce di neve che arrivano spesso fino alla strada, e si scende nella valle di Sonamarg, ricca di foreste di pini; in pochi altri luoghi al mondo il cambiamento è così radicale. Giunti nell’ampia valle di Srinagar ci sistema in una comoda casa galleggiante del lago Dal. 15°g.  6/8 Srinagar – Delhi e volo di rientro Mattina di relax; si effettua un giro con la barca del lago Dal e dei canali di Srinagar, utilizzando le ‘shikara’, le tipiche barche a remi dotate di comodissimi cuscini. Nel pomeriggio ci si imbarca sul volo per Delhi (orario da confermare), dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 16°g. Venerdì 7 agosto, arrivo a destinazione
INDIA HIMALAIA 2015: Grande traversata, da Shimla a Leh e Srinagar
Dal Kinnaur, Spiti e Ladakh fino allo Zanskar e al Kashmir
Periodo: 11 lug - 26 lug
Tashigang, Spiti Tashigang Stupa Kibber, Spiti   Questo tour più che speciale oggi è eseguibile con l’utilizzo di jeep e senza l’esigenza di campi mobili: non vi sono quindi particolari difficoltà tecniche, basta solo avere spirito d’avventura ed essere un po’ adattabili. Il tour può essere seguito tutto o si può scegliere una delle due fasi; la seconda parte può essere infatti seguita anche un viaggio a sé stante. Si lascia Delhi in treno per Shimla e da qui si prosegue con le jeep fino al lontano Kashmir. Si risale il corso del fiume Sutlej entrando nel cuore dell’Himalaia indiano iniziando con l’esplorazione delle valli del Kinnaur, con Bhimakali e Kalpa, arrivando fino nella remota valle di Sangla, con Kamru e Chitkul. Si assiste alla metamorfosi del territorio: man mano che si procede verso nord diventa meno arboreo, e il mondo culturale si trasforma passando dalle aree induiste a quelle buddiste. Oltre Morag, a pochi chilometri dal confine col Tibet, si devia verso nord ovest seguendo il fiume Spiti, affluente del Sutlej; l’ambiente qui è già arido e le gole scavate dalle acque sono ancora più aspre e profonde che in Kinnaur. Questa regione, che fu parte del Regno di Gughe, oltre all’abbaglio offerto dalla stupefacente bellezza naturale, conserva tesori artistici eccezionali: non ce se ne farà sfuggire neppure uno! Il valico del Kunzum porta poi a nord ovest in Lahaul; si segue la valle del Chandra, tra le più selvagge che si incontrano, priva anche di villaggi con ardite formazioni turrite di granito che separano a sud dal Pir Panjali, arrivando a Keylong, centro principale della regione. Si procede ora verso nord attraverso passi molto alti e spettacolari, il Baralacha (4883 mt) e il Lachlung La (5060 mt), arrivando negli altipiani del Rupshu, lembo occidentale del vasto Ciangtang tibetano. Si sosta in uno dei laghi più belli della regione, Tso Kar, e oltre il Taklang La (5328 mt) si arriva nella valle dell’Indo in Ladakh. Da qui si può proseguire o rientrare da Leh a Delhi in volo. Dopo la visita dei famosi monasteri che contornano Leh si prosegue il viaggio verso ovest seguendo un itinerario entusiasmante sia per l’incomparabile bellezza della natura che per l’opportunità che offre di visitare molti dei monasteri e villaggi più belli del Ladakh e dello Zanskar, dove il tour prevede la visita di gran parte dei siti significativi della regione. Da Bazgo ed Alchi fino a Lamayuru, superati gli alti passi che portano a Mulbeck si arriva fino al fiume Suru se ne risalgono le acque verso sud fino ai piedi del Nun Kun (7135 mt), accedendo al remoto regno dello Zanskar. Si giunge in occasione del Naro Nasial, il festival annuale del monastro di Sani, e si segue un circuito completo di questa remota regione. Si rientra quindi a nord fino a Kargil e si completa la traversata verso ovest attraverso il valico dello Zojla arrivando a Srinagar. Da qui si rientra a Delhi in volo. Modalità del viaggio Gli spostamenti vengono effettuati in jeep e non sono richiesti campi mobili. Ove possibile si alloggia in hotel e si utilizzano anche tre campi fissi ben attrezzati. In alcune località del Kinnaur, dello Spiti e dello Zanskar le sistemazioni sono piuttosto spartane senza servizi in stanza e alcune possono non essere provviste di lenzuola immacolate. È quindi una buona soluzione aver con se un sacco a pelo, o almeno un sacco lenzuolo. Il cibo è solitamente semplice ma gustoso, molto buono per chi ama la cucina indiana, ma a volte poco vario. È quindi un viaggio entusiasmante che richiede senso di adattamento e capacità di vivere le situazioni locali.   Nako Chitkul Rosa himalaiana   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Sabato 11 luglio, partenza per Delhi 2°g.  12/7 Delhi Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondete locale di Amitaba e trasferimento in hotel nei pressi, l’Ashok Country Resort o simile. Giornata di relax; per chi fosse interessato si può effettuare una visita guidata di Delhi, su richiesta (non inclusa). 3°g.  13/7 Delhi – Shimla  Si parte in treno per Shimla; si lascia Delhi alle 7.40 con lo Shatabdi Express arrivando a Kalka alle 11.40; qui si prende il treno di origine coloniale, lo Shimal Himalayan Queen, che parte alle 12.10 con arrivo a Shimla (2130 mt) alle 17.20. Questa cittadina appollaiata sulle cresta dei monti, vecchia capitale del Raj britannico, conserva ancora molti edifici in stile coloniale. Sistemazione presso l’hotel East Bourne. 4°g.  14/7 Shimla – Sarahan  A Shimla vengono rilasciati i permessi di transito per lo Spiti; completata la necessaria burocrazia si parte. La strada inizialmente segue le creste dei monti, per poi scendere al fiume Sutlej di cui si inizia a risalire il corso e, oltre Rampur (924 mt), si sale a Sarahan (2290 mt). Questo villaggetto fu una capitale del regno di Bushahr; vi si trova il palazzo dell’ultimo Maharaja, ma il sito che attrae fin qui è il tempio induista di Bhimakali il cui edificio ligneo più antico risale a circa 800 anni fa. È uno degli esempi più belli di architettura tradizionale di queste regioni himalaiane. Si alloggia in un semplice alberghetto. 5°g.  15/7 Sarahan – Sangla (Kinnaur)  Si torna al vorticoso fiume Sutlej e se ne risale il corso superando le profonde gole intagliate dalle possenti acque ai piedi di montagne ripidissime e spettacolari. Prima di Rekong Peo si imbocca una valle scoscesa che si affaccia sul lato orografico destro, dove tuona un impetuoso torrente himalaiano. Si arriva a Sangla, un villaggio con molte case tradizionali e alcuni templi, tipiche costruzioni del Kinnaur; si visita anche il forte di Kamru, che fu una capitale del regno di Bushahr, che si raggiunge con una breve passeggiata. Si alloggia in un semplice albergo, il Parkash o simile. 6°g.  16/7 Sangla – Kalpa  Si prosegue lungo la valle arrivando fino a Chitkul, un tipico villaggio himalaiano molto ben conservato, l’insediamento situato nel punto più alto. Si rientra quindi a Sangla e si prosegue tornando fino al fiume Sutlej; se ne prosegue la risalita per un tratto fino a Rekong Peo (2290 mt), l’attuale capitale del Kinnaur, da dove si sale al panoramico villaggio di Kalpa (2960 mt), posto sul versante occidentale della valle. Questo grazioso villaggio conserva il tipico carattere del Kinnaur, con le costruzioni miste di legno e pietra, e vi si trova un interessante complesso templare; fu prescelto come località di soggiorno dai coloni inglesi per il clima e la spettacolarità della visuale che offre: se è limpido si ammira il Kinnaur Kailash, mitico monte di oltre 6000 metri, che prende il suo nobile nome più che da una somiglianza effettiva col monte Kailash dal fatto che da molti è considerato la dimora invernale di Shiva. Si alloggia in un semplice hotel, il Golden Apple o simile. 7°g.  17/7 Kalpa – Nako (Spiti)  Tornati a Rekong Peo si prosegue verso nord; le foreste iniziano progressivamente a diradarsi e a Morag si ammira un’ultima torre fortificata costruita nel tipico stile della regione, stratificando pietre e legno, che segna il punti più settentrionale della regione storica del Kinnaur.  Arrivati alla confluenza col fiume Spiti, a pochi chilometri dal confine tibetano, si inizia a risalirne il corso e dopo aver oltrepassato alcune gole si sale sui ripidi versanti dei monti ormai desertici fino al bellissimo villaggio di Nako (3600 mt), dove si alloggia in un semplice albergo. Passeggiare tra le strette viuzze del paese riporta indietro nel tempo; vi è un laghetto, considerato sacro, con diversi piccoli templi e un monastero storicamente importante di scuola Drukpa, che risale all'XI secolo, dove si assapora un primo esempio dell’antica arte pittorica di Gughe. 8°g.  18/7 Nako – Tabo  Dopo Nako si incontra uno dei punti più spettacolari del percorso, con la strada che serpeggia altissima sopra la valle con panorami eccezionali. Si torna poi al livello del fiume e lo si segue arrivando alla località di Chango, dove su uno sperone sopra il villaggio vi è un vecchio tempio; il monastero Kagyu, di recente costruzione, è invece all’interno dell’ampia vallata, ricca oggi di alberi di mele, l’importante fonte di reddito del villaggio. Si arriva quindi a Tabo, dove si trova un importantissimo, antico Gompa, intatto dai tempi del grande santo tibetano Rinchen Zangpo che ne curò l'attuale disposizione nell’XI secolo. Per l'ineguagliabile bellezza di statue ed affreschi è stato battezzato  l' "Ajanta dell'Himalaia", ma Tabo è una perla anche per la potente energia spirituale che lo permea. Si pernotta in una locanda tibetana. 9°g.  19/7 Tabo – Kaza  Si prosegue la risalita del fiume Spiti; con una deviazione sul versante settentrionale della valle si raggiunge il colle dove è appollaiato il panoramicissimo monastero di Dankar, che origina  dall’XI secolo, che si erge tra monti ornati dai ghiacciai e domina la confluenza dei fiumi Pin e Spiti. Sulla sommità del monte si trovano i resti del vecchio palazzo nobiliare utilizzato in passato dal Gyalpo di Dankar. Si lascia questa magica oasi incastonata tra i selvaggi monti himalaiani seguendo una strada sterrata di recente costruzione che passa a mezza costa sopra l'ampia valle dello Spiti e si addentra verso nord nella valle laterale che porta a Lhalung. Questo bel villaggio perfettamente preservato custodisce un  Gompa fondato anch’esso nel periodo del celeberrimo Tabo, intorno all’anno 1000, quando questa zona era parte dell’antico regno di Gughe. Gli interni di questo pressoché ignorato tempio sono un esempio rarissimo della metamorfosi che l’arte giunta da Ghandara e Nalanda ha avuto nell’incontro col mondo dell’Himalaia. Tornati al fiume Spiti in breve si arriva a Kaza (3600 mt), ‘capitale’ dello Spiti, dove ci si sistema in un semplice alberghetto; la tappa è di circa 72 km. 10°g.  20/7 Kaza  Escursione al monastero di Ki (4116 mt), il principale dello Spiti, dove nel 2000 S.S. il XIV Dalai Lama ha conferito la grande iniziazione tantrica di Kalachakra. Da Ki si raggiunge Kibber (4205 mt), dove si trova un magico giardino con i resti di un grande Lama; si prosegue per Tashigang (4400 mt), ultimo avamposto di presenza umana dove è ancora possibile una magra coltivazione della tsampa, dove si trovano anche sorprendenti affreschi all’interno dell’antico Stupa. Questi interessanti villaggi, sui bordi dell'altopiano Tibetano, sono tra i più alti luoghi permanentemente abitati dell'Himalaia. 11°g.  21/7 Kaza – Passo di Kunzum (4551 mt) - Keylong (Lahaul) Lasciata Kaza si risale la parte più alta del corso del fiume Spiti arrivando allo spettacolare passo del Kunzum, che si apre sul Lahaul. Seguendo il fiume Chandra verso ovest si entra in questa nuova regione, che presenta un ambiente molto selvaggio e un po' più arboreo, dove i ghiacciai giungono fino al fondovalle e le montagne turrite sembrano delle magiche cittadelle sospese nel cielo. Si transita alla base settentrionale del passo del Rothang dove ci si congiunge alla strada che giunge da Manali, che si seguirà da qui fino in Ladakh; prima di arrivare a destinazione, alla confluenza del fiume di Keylong, con una breve deviazione si visita il piccolo monastero Drukpa di Tupchiling. A Keylong (3350 mt), ‘capitale’ del Lahaul, sistemazione in un modesto albergo (il Tashi Delek o simile). 12°g.  22/7 Keylong – Tso Kar (Rupshu)  Dopo la visita di Shashur Gompa, posto proprio sopra al paese, si parte verso nord arrivando al villaggio di Darcha, punto di accesso per un trekking che porta in Zanskar, da dove inizia la salita al passo del Baralacha (4883 mt) che porta nel Rupshu. La discesa dal passo è più breve, perché ora si è giunti sull'altopiano, dove le quote minime superano i 4000 mt; in questo deserto d’alta quota i colori sono vividi, l'aria purissima. Superata la zona si Sarchu, un distretto pressoché disabitato  conosciuto come ‘Karnak meridionale’, uno dei regni del trekking di queste remote regioni, si valica un passo ancora più spettacolare, il Lachlung La (5060 mt), arrivando a Pang, da dove si risale ancora per un tratto con visuali su vallate erosive inimmaginabili, e con una deviazione a est si raggiunge il lago di Tso Kar, uno dei grandi laghi di questa regione da cui per secoli è stato ricavato il sale, utilizzato come merce di scambio in Ladakh. Si alloggia in un campo fisso. 13°g.  23/7 Tso Kar – Taklang La - Leh (Ladakh)  Si lascia l’altopiano del Rupshu attraverso il grandioso passo del Taklang (5328 mt); lungo la discesa si sosta a Gya, dove si trovano un monastero su una rupe tra le rovine di un grande forte che cingeva le creste ardite della montagna e alcuni antichi Stupa alle spalle del villaggio. Si prosegue attraverso una stretta valle che stupisce per la magicità delle policromie e porta nella valle dell’Indo. Si segue verso ovest il corso del mitico fiume, sostando per una visita al bel monastero di Stakna, che sorge in posizione panoramica su una collina morenica di fianco al possente Indo; rivela affreschi molto ben curati e solitamente è anche possibile visitare l’appartamento dell’Abate. Da qui si giunge in breve a Leh, dove si alloggia in uno degli hotel migliori della cittadina, il Grand Willow o simile. 14°g.  24/7 Leh  Visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia e il mercato. Oggi giungono a Leh coloro che seguono la parte del viaggio che continua in Zanskar e Kashmir.   Zanskar, Karcha Naro Nasial Srinagar Per chi rientra 15°g. 25/7 Leh – Delhi e volo di rientro   16°g.  Domenica 26 luglio, arrivo a destinazione Per chi prosegue per lo Zanskar e il Kashmir 15°g.  25/7 Leh: escursione a Shey, Tikse, Hemis e Matho  Escursione ai monasteri della valle. Si lascia Leh verso est transitando da Shey, che fu anche la sede del palazzo reale. Poco oltre ci si ferma al monastero Ghelupa di Tikse, tra i più celebri e attivi, una delle perle del Ladakh: ricco di templi, contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang. La grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, se pur di recente fattura, è ora diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. Si prosegue per Hemis, il monastero più grande del Ladakh, di scuola Drukpakagyu; questo sito è un’importante meta di pellegrinaggi con molte sale affrescate che ospitano una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Rientrando a Leh si completano le visite a Matho, l’esoterico monastero di scuola Sakya reso celebre dal peculiare festival invernale che è presenziato da… degli oracoli; in effetti è un luogo che dà a molti la sensazione di essere intriso di forze magiche, in special modo nello scuro Gonkhang degli oracoli, col pavimento coperto di tsampa e pervaso dall’odore di chang. 16°g.  26/7 Leh – Alchi  Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol: custodiscono meravigliosi affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si prosegue per il vicino monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi. 17°g.  27/7 Alchi – Lamayuru  Si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire una pittoresca valle a sud del fiume che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile, che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate abbiano potuto giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre le jeep fanno il giro della vallata percorrendo qualche chilometro di strada e arrivando allo stesso punto. Si continua a seguire la valle dell’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola verso sud; la si lascia con una deviazione che porta all’oasi di Wanla, che preserva un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente all’esoterica scuola dei Drigung, recentemente restaurato da un gruppo di svizzeri, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Tornati sulla strada principale ci si inerpica tra le incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’Himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia presso l’hotel Moonlight. 18°g.  28/7 Lamayuru – Mulbeck  Si prosegue lungo la strada che serpeggia verso ovest; prima del passo si segue una stradina sterrata che porta all’eremo di Atise, un luogo di ritiro del monastero di Lamayuru.  Superato il Fatu La (4147 mt) e oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Poco oltre si arriva a Mulbekh; qui, oltre alla famosa statua rupestre di Buddha Maitreya (VII secolo), si trovano due monasteri posti su di un vicino, ripido colle. Si alloggia in un comodo e ben allestito campo fisso. 19°g.  29/7 Mulbeck – Rangdum (Zanskar)  Si transita per Kargil, da dove si imbocca la strada che porta verso lo Zanskar. La zona è un po’ più arborea rispetto al Ladakh e a maggioranza mussulmana; ogni villaggio ha una piccola moschea con il minareto, molti uomini hanno lunghe barbe ma le donne non sono velate. Il Nun e il Kun, le più alte vette di quest’area himalaiana, dominano un’ampia ansa del fiume Suru in cui si tuffano le possenti seraccate di ghiaccio che giungono fino al fiume, dove si transita con le jeep. Superate le gole ai loro piedi una valle spettacolare ornata da ardite vette di granito da cui si protendono poderosi ghiacciai porta al plateau dove, tra le pasture degli yak ricche di stelle alpine, regna solitario il monastero di Rangdum. Si alloggia in un campo fisso. 20°g.  30/7 Rangdum – Sani – Padum  Valicato il Pensi La (4400 mt), che offre visuali spettacolari sui ghiacciai, si entra nella valle dello Zanskar; si segue il fiume Doda raggiungendo la vasta piana formata dalla confluenza con lo Tsarap, il cuore dello Zanskar, dove si trovano i principali villaggi e monasteri. Al Gompa di Sani, protetto da un muro di cinta e ombreggiato da alberi, che qui sono rari, oggi è iniziato il festival di Naro Nasial; si sosta qui iniziando ad osservare le rappresentazioni. Questo antico monastero custodisce la statua di Naropa, lo stupa con i resti di Kanishka, un maestro che visse intorno all’anno mille, e affreschi attribuiti a Zadpa Dorje. Giunti alla vicina  Padum, la nuova “capitale” dello Zanskar, si alloggia presso lo Zambala Hotel, un semplice alberghetto che sarà il “campo base” per le escursioni e visite dei prossimi 3 giorni. Sulla collina sovrastante è situato un interessante monastero, immerso tra preziosi alberi, da cui si gode un bel panorama. 21°g.  31/7 Sani: Naro Nasial  Oggi si svolgono le rappresentazioni più importanti del festival, con danze che interessano diversi temi eseguite da monaci agghindati con sgargianti costumi tradizionali e maschere che raffigurano divinità, animali e piccoli demoni. Le danze sono precedute da una lunga preparazione di pratiche meditative, consacrazioni di oggetti e cerimonie impreziosite da salmodie recitate con tonalità profonde accompagnate dal suono di cimbali, tamburi e corni. Punto saliente di questa giornata è l’esposizione nel corso della mattina della veneratissima statua di Naropa, uno dei maestri principali della tradizione Kagyupa a cui appartiene Sani, motivo principe del festival. Nel corso della giornata chi lo desidera avrà la possibilità di recarsi a visitare il convento femminile con una passeggiata tra i campi dell’oasi. Per chi è più energetico un’escursione a piedi (circa un’ora e mezza di cammino) porta all’eremo di Guru Nima Oser Chaphuk, dove si dice abbia svolto un ritiro Guru Padmasambhava. Rientrando a Padum si visita il villaggio di Pipiting, dove si trovano un grande stupa e un monastero. 22°g.  1/8 Padum, escursione a Thongde e Zangla  Si segue il versante orientale del fiume Zanskar arrivando a Thonde, un interessante monastero posto su di una rupe da cui si gode un’indimenticabile visuale. Si prosegue per Zangla, la vecchia capitale dello Zanskar, dove se sono presenti si potranno incontrare il Gyalpo dello Zanskar e la sua famiglia e visitare la loro attuale residenza, che noi considereremmo umile visto il loro stato nobiliare, ma che in questa regione è una vera reggia. Si visitano l’antico castello di Zangla, sede storica del Gyalpo, posto in una bellissima posizione che domina la valle dove si trovano anche molti chorten, di cui il più recente è quello di Bakula Rimpoce, l’Abate del Ladakh recentemente scomparso; nell’oasi è situato anche un interessante convento femminile. Si rientra in serata a Padum. 23°g.  2/8 Padum, ecursioni a Karcha, Bardan e Mune  Si attraversa il fiume arrivando al bel villaggio di Karcha, dominato dal grande monastero di scuola Ghelupa costruito sulle rupi rocciose, il principale dello Zanskar. La visita rivela diverse sale e alcuni affreschi dell’XI secolo; sul monte antistante è situato l’antico convento femminile, ricco di sorprendenti reperti artistici. Rientrati a Padum, nel pomeriggio si imbocca la strada sterrata che risale la stretta valle del vorticoso fiume Tsarap: la meta sono Bardan e Mune. Si raggiunge prima Bardan, un monastero di circa 400 anni costruito su una rupe a picco sul fiume, e quindi con le jeep ci si inerpica fino all’oasi e al monastero di Mune, dove il villaggio sopravvive in un ambiente decisamente molto selvaggio. 24°g.  3/8 Padum – Dzongkul – Rangdum   Si risale la valle del fiume Doda e, al ponte di Ating, si segue la mulattiera jeeppabile che porta nella valle dell’Umasi La, dove sospeso ad una rupe si trova l’eremo di Dzongkul, che fu il principale luogo di ritiro del grande maestro Naropa autore del testo sui sei yoga, tutt’ora una delle guide esoteriche principali utilizzate dagli yogi tibetani. Tornati a valle si prosegue verso ovest e si sosta per una visita al piccolo Gompa del villaggio di Phe; si continua lungo la strada che si era utilizzata all’arrivo, valicando il Pensi La – la bellezza inimmaginabile del contesto naturale merita almeno questo secondo passaggio! A Rangdum si alloggia nel medesimo campo fisso. 25°g.  4/8 Rangdum - Kargil  Si prosegue oltre le gole del Nun, dove i ghiacci lambiscono le acque potenti del fiume Suru, e se ne segue il flusso fino a Kargil, dove si alloggia in hotel. La cittadina a un che di luogo di frontiera; il confine di cessate il fuoco col Pakistan è pochi chilometri di distanza e la presenza dell’esercito indiano massiccia. La maggioranza della popolazione è musulmana, ma non si riscontrano problemi di aggressività verso gli stranieri, anzi, da qui a Srinagar si resterà sorpresi dalla disponibilità della gente. 26°g.  5/8 Kargil – Srinagar (Kashmir)  Si sale in direzione ovest verso la valle di Dras, famosa per le incredibili punte di gelo che vi si registrano in inverno: fino ad oltre i -50°c. Il valico dello Zojla offre lo spettacolo di un’incredibile trasformazione naturale: si sale in un ambiente arido, lambendo le strisce di neve che arrivano spesso fino alla strada, e si scende nella valle di Sonamarg, ricca di foreste di pini; in pochi altri luoghi al mondo il cambiamento è così radicale. Giunti nell’ampia valle di Srinagar ci sistema in una comoda casa galleggiante del lago Dal. 27°g.  6/8 Srinagar – Delhi e volo di rientro  Mattina di relax; si effettua un giro con la barca del lago Dal e dei canali di Srinagar, utilizzando le ‘shikara’, le tipiche barche a remi dotate di comodissimi cuscini. Nel pomeriggio ci si imbarca sul volo per Delhi (orario da confermare), dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 28°g. Venerdì 7 agosto, arrivo a destinazione Clima e attrezzatura A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Spiti, Ladakh e Zanskar invece il clima è generalmente secco e le temperature più miti. Alle alte quote del Rupshu (Tso Kar) le escursioni termiche sono notevoli, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca, e qui le temperature minime possono arrivare anche d’estate a 5/10 gradi. Il viaggio non richiede campi mobili, ma si sosta in alcuni campi fissi, che sono ben attrezzati e dotati di calde trapunte; per l’igiene si consiglia comunque di avere con sé almeno un sacco lenzuolo, o eventualmente di dotarsi di un sacco a pelo omologato per utilizzo a zero gradi, in quanto i dati di termicità dei sacchi indicate dai produttori sono sempre sopravvalutate. Nella parte himalaiana meridionale del Kinnaur e soprattutto nella regione di Shimla le piogge sono più probabili, ma con variazioni annuali sempre più significative. Il Lahaul e ancor più lo Spiti e lo Zanskar hanno un clima estivo generalmente secco, ma anche qui la pioggia può arrivare più facilmente che a nord nel Ladakh. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; le temperature estive comunque non scendono mai sotto lo zero. Si consiglia di portare degli indumenti in pile e una giacca di piumino o meglio ancora una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode e un paio di scarponcini caldi adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.
INDIA HIMALAIA 2015: Cham di Hemis, valle dell'Indo, Nubra e Rupshu
Un affascinante incontro con il mondo del Ladakh
Periodo: 13 giu - 29 giu
Leh Sankar, Dukar Donne ladakhe Ladakh   La prima escursione inizia ad ovest di Leh dalla storica oasi di Bazgo e la visita dei resti artistici più interessanti del Ladakh: i famosi affreschi di scuola Ghandara di Alchi e gli sconosciuti dipinti di Saspol. Si visitano Mangyu, una perla di bellezza nell’Himalaia, Wanla, un’oasi che preserva un tempio dell’XI secolo attribuito a Rinchen Zangpo, e il monastero di Lamayuru, posto arditamente su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche. Oltre Lamayuru ci si spinge fino a Mulbeck, dove si trovano la pittoresca valle di Gyal e l’eremo di Shergol. Rientrando, si visitano i monasteri di Rizong e Likir. La seconda escursione porta a nord di Leh, scavalcando l’altissimo passo del Kardung verso la valle di Nubra, uno spazio incastonato tra i monti che custodisce monasteri e villaggi molto interessanti, dove anche solo la bellezza naturale costituisce un ottimo motivo per spingersi fin qui. La cornice di monti maestosi ha al suo centro delle insospettate dune di sabbia bianca lambite da due fiumi, dove vivono i cammelli bactriani e si trovano laghetti nascosti e fonti termali. La terza escursione porta nel Rupshu, il lembo occidentale del vastissimo altopiano tibetano, una zona incontaminata fatta di vasti spazi e abitata da popolazioni nomadi che vivono seguendo tradizioni archetipe, con isolati monasteri nei pressi di laghi turchesi, dove i colori vividi della natura esaltati dall’aria rarefatta sembrano dipingere, come in una tavolozza, le praterie, i laghi e le montagne circostanti.   Rupshu, Tso Moriri Lamayuru Chemrey Modalità del viaggio Gli spostamenti vengono effettuati in jeep. A Leh si alloggia in un comodo hotel – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro alberghetto di montagna, ma la pulizia è sufficiente, si dispone di stanze con bagno e acqua calda. Durante la prima escursione a ovest di Leh si alloggia in piccoli alberghetti per 2 notti e una in un campo fisso, a Nubra in una locanda o in campo fisso e nel Rupshu in campi fissi. Queste sistemazioni richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino; alcuni sono decisamente carini, arredati in tipico stile ladakho, e donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. I campi fissi sono ben attrezzati con tende con letti, lenzuola e servizi. I Cham del Ladakh I Cham del Ladakh, di cui lo Tsechu di Hemis è il più celebre e importante, offrono un ottimo modo per avvicinarne la cultura e lo spirito, ammirando i monaci agghindati con maschere e sgargianti costumi tradizionali che al suono di musiche rituali creano una riproduzione simbolica dello Tse Chu, ovvero l'evocazione di Guru Rimpoce (Padmasambhava) e dei principali insegnamenti del buddismo tibetano. Ogni monastero aggiunge anche parti inerenti la propria storia e origine, facendo di ogni Cham un capolavoro a sé. Molto è stato scritto in merito a queste sofisticate rappresentazioni per interpretare il significato trascendente dei movimenti, delle figure, delle musiche e dei testi. Ma al di là di un interesse accademico, in queste occasioni si partecipa a uno dei rari momenti in cui la gente si stacca dalle fatiche della dura vita dell’ambiente himalaiano: tutti accorrono indossando bellissimi costumi tradizionali e per il visitatore, ma anche per i ladakhi stessi, l'aspetto umano, folcloristico e di scambio che animano l’evento hanno un interesse forte almeno quanto il contenuto esoterico. Hemis Tsechu Hemis Tsechu Hemis Tsechu   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Nota: chi lo desidera, può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola da regalare. Questi materiali verranno raccolti in loco dai nostri collaboratori per essere distribuiti a chi ne ha più bisogno, solitamente alla fine del viaggio: così si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa. 1°g.  Sabato 13 giugno, partenza in volo per Delhi   2°g.  14/6 Delhi – Leh  Il volo per Leh parte alle 5.30 circa; dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dalla guida, Tsewang Phuntsog. Sistemazione in uno dei migliori hotel della città (il Grand Willow o simile) e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g. 15/6 Leh – Alchi  Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol: custodiscono meravigliosi affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si prosegue per il vicino monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi. 4°g.  16/6 Alchi - Lamayuru  Si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire una pittoresca valle a sud del fiume che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile, che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate abbiano potuto giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre le jeep fanno il giro della vallata percorrendo qualche chilometro di strada e arrivando allo stesso punto. Si continua a seguire la valle dell’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola verso sud; la si lascia con una deviazione che porta all’oasi di Wanla, che preserva un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente all’esoterica scuola dei Drigung, restaurato da un gruppo di svizzeri, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Tornati sulla strada principale ci si inerpica tra le incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia in una locanda dell’oasi. 5°g.   17/6 Lamayuru – Mulbeck  Si prosegue lungo la strada che serpeggia verso ovest; prima del passo si segue una stradina sterrata che porta all’eremo di Atise, un luogo di ritiro del monastero di Lamayuru.  Superato il Fatu La (4147 mt) e oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Poco oltre si arriva a Mulbekh; qui, oltre alla famosa statua rupestre di Buddha Maitreya (VII secolo), si trovano due monasteri posti su di un vicino, ripido colle. Si completa la giornata recandosi al vicino villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato a uno sperone roccioso (anche questo si vede in “Samsara”). Si alloggia in un vicino, ben allestito campo fisso. 6°g.  18/6 Mulbeck – Leh   Si rientra a Leh ripercorrendo la panoramicissima strada seguita fin qui; oltre l’oasi di Lamayuru, raggiunto l’Indo e dopo averlo seguito per un tratto lo si lascia con una deviazione verso nord incontrando un interessante convento femminile e poco oltre il monastero di Rizong, ritenuto tra i più ascetici del Ladakh, che sembra quasi sospeso alla chiusura di una stretta valle; l’abate, Rizong Rimpoce, è l’attuale “Ganden Tripa”, ovvero il capo della scuola Ghelupa. Proseguendo verso Leh e oltrepassata la confluenza tra Indo e fiume Zanskar, una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, con un’imponente statua di Maitreya che sovrasta il bel complesso; vi risiedono circa 150 monaci. Giunti a Leh ci si accomoda presso il medesimo hotel. 7°g.  19/6 Leh  Si utilizza la giornata per le visite a Leh: la città vecchia, il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace e il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal. Non mancherà il tempo per girare tra i tanti mercatini e negozietti che contribuiscono a rendere questa cittadina così accattivante. 8°g. 20/6 Leh – Kardung La – Nubra  L’escursione alla valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (5602 mt) posto a nord della città, che offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si stendono lungo il fiume Indo. La discesa si apre sulla valle del fiume Shyok (dove si scende fino a circa 3300 mt) e conduce ad una vasta piana formata dalla confluenza tra il fiume Shyok e il fiume Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. A Diskit si visitano il villaggio e il monastero abbarbicato alle rocce, che offre una splendida panoramica sulla valle. Si prosegue poi per il piccolo monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Nei pressi vi sono delle splendide dune di sabbia bianca, un luogo indimenticabile per godere le luci della sera. Si alloggia presso l'hotel Karma Inn o simile. 9°g.  21/6 Nubra – Kardung La – Leh  Si prosegue l’esplorazione di Nubra, giungendo nella parte settentrionale della vallata al monastero di Sumur; poco oltre, una breve passeggiata porta ad un magico laghetto, cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Si inizia quindi il viaggio di ritorno – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio. A Leh sistemazione nel medesimo albergo. 10°g. 22/6 Leh – Tso Kar  Si lascia Leh in direzione est; oltre Tikse una valle laterale a nord porta a Chemrey, un Gompa dalla struttura molto vicina all’archetipo di come ci si possa immaginare un luogo di ritiro himalaiano, con le casette dei monaci incastonate nei versanti di un ripido colle sulla cui cima sorgono i templi, tanto che fu scelto per girarvi il film ‘Samsara’. Oltre Chemrey si arriva al monastero di Tak Tok, l’unico di scuola Nyingmapa del Ladakh, che contiene interessanti affreschi ed è costruito di fronte ad una grotta dove secondo la tradizione meditò Guru Padmasambhava. Tornati nella valle dell’Indo si prosegue lungo la strada che porta al passo del Taglang, alto ben 5328 mt, che si apre sull’altopiano del Rupshu. Si entra nel territorio dei nomadi, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili; in diversi punti si potranno incontrare i loro campi e le greggi di yak, e anche animali selvaggi come il kyang, miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Tso Kar è il primo dei grandi laghi che si incontrano in questa regione, il cui sale è stato estratto e usato per secoli come merce di scambio in Ladakh. Si sosta qui in un campo fisso; la quota è di circa 4500 mt. 11°g. 23/6 Tso Kar - Korzok (Lago di Tso Moriri)  Il percorso continua a essere meraviglioso, attraverso due passi e il bellissimo laghetto di Tso Kyagar, capolavoro di questa natura incontaminata, il tipico ambiente dove vive il Kyang, il cavallo selvaggio dell'altopiano che condivide le pasture con gli yak dei nomadi. Si raggiungere poi Korzok, un villaggio con un interessante monastero sulle sponde del lago Tso Moriri, il gioiello turchese del Rupshu; si alloggia in un campo fisso. Al tramonto le cime innevate che si affacciano a sud del lago e sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. 12°g. 24/6 Tso Moriri  Si dedica la giornata all’esplorazione della zona, con una magnifica passeggiata lungo le rive del lago, e si visitano il monastero e il piccolo villaggio; nella valle alle spalle del paesino spesso si accampano i nomadi con i loro grandi greggi di yak. Sono molto speciali i tramonti dal colle che sovrasta monastero e villaggio. 13°g. 25/6 Korzok – Leh  Il percorso di ritorno riporta al laghetto di Tso Kyagar e, oltre il passo, si scende dall'altopiano raggiungendo l'Indo nei pressi del villaggio di Mahe; si seguono le spettacolari gole del fiume che dopo un lungo tratto si aprono sulla valle che porta a Leh, dove si alloggia nel medesimo albergo. 14°g. 26/6 Leh: Techu di Hemis e visita di Shey e Tikse  Si lascia Leh verso est; si sosta per una visita a Shey, che fu anche la sede del palazzo reale, e al monastero Ghelupa di Tikse, tra i più celebri e attivi, una delle perle del Ladakh: ricco di templi, contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang. La grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, di recente fattura, è diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. Si arriva quindi al grande monastero di Hemis (circa40 km da Leh), il principale di scuola Drukpakagyu del Ladakh; questo sito è un’importante meta di pellegrinaggi e ospita una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Si  seguono le rappresentazioni del festival che si svolgono nel grande cortile antistante i templi e i rituali che si tengono all’interno. Fuori dal Gompa si tiene un vivace mercatino e tutta l’area pullula di pellegrini agghindati nei costumi tradizionali. Nel tardo pomeriggio si rientra a Leh. 15°g. 27/6 Leh: Techu di Hemis e visita di Matho e Stock  Si torna a Hemis, dove oggi proseguono le danze e i rituali più importanti del Cham; è molto interessante partecipare alle cerimonie che si svolgono nel tempio principale al mattino prima delle rappresentazioni, con i canti profondi dei monaci e le evocative musiche tibetane, immersi nell’atmosfera senza tempo del Lhakhang, dove gli affreschi tantrici che emergono dalla penombra sembrano condurre nelle dimensioni interiori della mente. I momenti più attesi di questa giornata sono la danza delle otto forme di Guru Padmasambhava, eseguita con particolare sfarzo utilizzando antichi costumi e maschere di stupenda fattura, e l’esposizione della grande tanka. Nel pomeriggio rientrando a Leh si sosta all’oasi di Matho, dove si trova un affascinante sito di scuola Sakya reso celebre dal peculiare festival invernale che è presenziato da… degli oracoli; in effetti è un luogo che dà a molti la sensazione di essere intriso di forze esoteriche, in special modo nello scuro Gonkhang degli oracoli, col pavimento coperto di tsampa e pervaso dall’odore di chang. 16°g. 28/6 Leh – Delhi  Verso le 7.30 del mattino volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 17°g. Lunedì 29 giugno, arrivo a destinazione
INDIA HIMALAIA 2015: Conoscere il Sikkim
Alle porte del Kanchendzonga
Periodo: 24 apr - 3 mag
Kanchendzonga da Gangtok Rumtek Darjeeling, Ghoom   Il viaggio segue un ampio anello che con opportune deviazioni tocca tutti i siti principali del Sikkim, includendo anche alcune mete meravigliose note ai conoscitori di questa regione himalaiana e le storiche cittadine collinari del Bengala. Il viaggio inizia da Delhi, da dove ci si reca in volo a Bagdogra e si prosegue per Kalimpong, un carinissimo centro steso sulle creste di colli rigogliosi che offre ancora il sapore del mondo coloniale, ricco di ricordi ma anche di monasteri buddisti tibetani molto attivi. Da Kalimpong si raggiunge Gangtok, la capitale del Sikkim posta a circa 1700 mt, nelle cui vicinanze è situato il monastero di Rumtek, il sito buddista principale della regione. A nord di Gangtok si visita l’area di Phodang, con villaggi e monasteri fuori dal tempo poco toccati dal turismo. Un piacevole trasferimento verso ovest porta poi a Yuksom, l’antica capitale della regione, con gli antichi siti di Tashiding e Dubdi, e quindi a Pelling, dove tra una natura impareggiabile dominata dalle vette glaciali del Kanchendzonga si trovano gli interessantissimi monasteri di Sangacholing e Pemayangste e il lago sacro di Kancheopari, conosciuto come il “lago che esaudisce i desideri”. Si prosegue quindi verso sud visitando Darjeeling, una simpatica cittadina di origine coloniale ben posizionata sulla vetta dei monti (2134 mt), il punto più alto dove si sosta, e da qui si rientra a Bagdogra proseguendo per Delhi in volo. Nota tecnica Il clima a fine aprile è temperato e generalmente secco, tra le migliori stagioni per una visita, ma si tenga presente che in Sikkim sono sempre possibili precipitazioni locali; nei tratti più alti del percorso si incontrano ancora le fioriture dei rododendri. Per i trasporti si utilizzano delle comode Toyota Innova; le strade sono piuttosto tortuose ma asfaltate: si viaggia tranquilli, senza fretta, avendo modo di gustare gli stupendi panorami di questa rigogliosa regione himalaiana. Gli hotel sono tutti di buona qualità con stanze dotate di servizi e acqua calda; il cibo è principalmente indiano con anche pietanze di stile occidentale e le colazioni sono in stile europeo. Accompagna il viaggio, oltre alla capogruppo, una guida locale esperta del territorio che parla la lingua inglese. Alcune note sul Sikkim Il territorio del Sikkim forma un grande anfiteatro incuneato tra Nepal, Tibet e Bhutan. Ad ovest, verso il Nepal, è delimitato dalla catena impenetrabile del Kanchendzonga, una gigantesca montagna che supera gli 8500 metri, la terza al mondo per altezza, ricca di leggende, che viene venerata e considerata da tutti i sikkimesi come una viva divinità protettrice. A nord e nord-est la catena del Chola segna il confine con il Tibet; anche questa è una catena impervia, valicabile solo attraverso altissimi passi, di cui il più accessibile è alto 4328 metri. A est le propaggini meridionali della catena marcano il confine con il Bhutan. A sud, i fiumi Teesta e Rangeet delineano il confine con le zone collinari del Bengala indiano. Il clima di queste valli è monsonico, con piogge torrenziali tra fine maggio e agosto, che favorisce una varietà botanica eccezionale: si contano quasi mille tipi di orchidee, e a quote più alte le foreste di rododendri sono un paradiso naturale. In Sikkim vivono circa 500.000 persone appartenenti a un caleidoscopio di etnie diverse. Le popolazioni originarie, Lepcha, Limbu e Bhotia, oggi sono numericamente in minoranza (in tutto circa 150.000 persone) e sono di tradizione buddista tibetana con forti tendenze animistiche tra i Lepcha. La maggioranza è costituita dalle genti di origine nepalese, principalmente Newari, Sherpa, Gurung, Rais, ecc.; e da nord si sono aggiunti i rifugiati tibetani. A seguito dell’afflusso dei nepalesi la maggioranza della popolazione è oggi induista, religione vissuta spesso in forme sincretiche con il Buddismo.   Labrang Yungdrung Kundraling Kancheopari   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Venerdì 24 aprile, partenza in volo per Delhi  All’arrivo, accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente di Amitaba e sistemazione in hotel nei pressi dell’aeroporto; si utilizza l’Ashok Country Resort o simile. 2°g.  25/4 Delhi - Bagdogra – Kalimpong  Il volo per Bagdogra parte in mattinata  e impiega poco più di due ore. Da Bagdogra si raggiungono i primi contrafforti himalaiani, densi di stupende foreste, arrivando con un percorso di circa 70 km a Kalimpong (1250 mt), dove si alloggia all’Himalaya Hotel immerso in un bel giardino, molto piacevolmente arredato in stile coloniale. Per le luci della sera ci si reca al monastero di Zong Dog, un importante centro Nyingmapa fondato da Dudjom Rimpoce che contiene interessantissimi affreschi e un mandala tridimensionale. 3°g.  26/4 Kalimpong – Rumtek - Gangtok  A Kalimpong si visitano i monasteri di Tharpa Choeling, di scuola Ghelupa, che si raggiunge con una piacevole passeggiata e di Thongsa, originariamente fondato dai bhutanesi nel 1692. Si parte quindi per Gangtok (1700 mt), un percorso che richiede circa 3 ore. Prima di giungere a destinazione ci si reca all’importantissimo monastero di Rumtek, il principale sito della scuola Karma Kagyu, dove vi sono interessanti templi e viene conservato lo Stupa d’oro che contiene il corpo del XVI Karmapa. A Gangtok ci si sistema all’Hotel Tibet, ben posizionato tra i negozietti della zona centrale della cittadina. 4°g. 27/4 Gangtok  Per chi lo desidera si prevede di recarsi sui monti sopra la cittadina per godere dell’alba sul Kanchendzonga. Dopo colazione si parte per un’escursione a nord di Gangtok, dove tra valli rigogliose sorgono bei villaggi e si trovano i monasteri di Kabi, Phodang, Phesang e Labrang. Tornati a Gangtok, ci si reca a visitare l’interessante monastero di Ngor, l’unico di scuola Sakya del Sikkim, e il tempio di Enchey, il principale della cittadina, dove in una cappella alloggiano anche le divinità di protezione del luogo. 5°g.  28/4 Gangtok – Yuksom  Da Gangtok si attraversa la valle verso ovest risalendo al passo di Ravang (2200 mt); lungo la discesa si incontra il grazioso monastero Bon di Yungdrung Kundraling, che contiene affreschi molto interessanti e i cui monaci sono gentili e ben disposti a fornire delucidazioni in merito alla loro esoterica scuola. Si prosegue fino al fondovalle e si risale sul versante opposto arrivando all’imbocco del sentiero che porta in meno di un’ora al monastero Nyingmapa di Tashiding, uno dei siti più sacri del Sikkim, posto in una stupenda posizione panoramica in cima a un colle, tra un mare di bandiere di preghiera, muri Mani e Chorten. Il paese di Yuksom non è molto distante; ci si accomoda all’hotel Tashigang. La tappa richiede in tutto tra le 4 e le 5 ore di guida. 6°g.  29/4 Yuksom - Pelling  Ci si reca a Dubdi, sui monti appena sopra Yuksom, che si raggiunge con una salita a piedi di 45 min. (chi preferisce, potrà fermarsi al villaggio di Yukson); nel villaggio si trovano il sito dell’incoronazione del primo re del Sikkim, uno storico seggio di pietra posto in un bosco dall’atmosfera elfica, e un laghetto le cui acque sono venerate come sacre. Si lascia Yuksom per il lago sacro di Khencheopari; lungo il percorso se lo si desidera ci si può recare ad ammirare delle cascate. Questo luogo è detto “il lago che esaudisce i desideri”: pare che questo tranquillo specchio, immerso nella foresta, non abbia mai delle foglie che vi galleggiano perché gli uccelli guardiani lo ripuliscono appena vi si posano. Sui monti intorno al lago ci si può recare con circa 40 min. di cammino ad un piccolo monastero, nei pressi di un bucolico villaggio. A Pelling si alloggia al Norbugang Resort, in vista del Kanchendzonga. 7°g. 30/4 Pelling  Una piacevole passeggiata (circa 40 min.) porta al monastero Nyingmapa di Sangacholing, costruito sulle falde di un monte che è un importante luogo di cremazione per la gente di etnia Lepcha e Bhutia, posto in una stupenda posizione con panorami sulle valli circostanti e sul Kanchendzonga. Successivamente ci si reca al monastero di Pemayangtse, anch’esso di scuola Nyingmapa, che risale all’inizio del XVIII secolo; contiene, tra le cose più interessanti, un modello tridimensionale del paradiso di Guru Rimpoce che con i suoi sette livelli riempie fino al soffitto la stanza superiore del monastero. Completa la giornata la visita delle rovine del palazzo reale di Rabdentse. 8°g.  1/5 Pelling – Darjeeling  La strada per Darjeeling (2134 mt) richiede circa 5 ore di guida attraverso un magnifico ambiente naturale dominato da imponenti foreste solcate da fiumi impetuosi. A Darjeeling si alloggia all’hotel New Elgin, che evoca gli splendori dell’era coloniale; ci si reca a visitare il mercato, il monastero di Bhutia Busty e il museo himalaiano. 9°g.  2/5 Darjeeling – Bagdogra – Delhi e volo di rientro  Al mattino chi lo desidera può recarsi a Tiger Hill per godere dell’alba sul Kanchendzonga. Lasciando Darjeeling si visita il monastero di Ghoom (Yogachoeling), spesso citato nella letteratura del Raj, che ospitò anche A. Govinda; si scende all’aeroporto di Bagdogra (90 km, circa 3 ore), dove si prende il volo per Delhi alle 14,05 (orario da confermare). A destinazione si viene ricevuti dal corrispondente di Amitaba e si avrà a disposizione un veicolo con autista per un giro in città. Dopo cena ci si trasferisce all’aeroporto internazionale da dove la gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. 10°g. Domenica 3 maggio arrivo a destinazione
INDIA HIMALAIA 2014: Tawang, terra dei Monpa. Un viaggio in Arunachal Pradesh e Assam
Estensione: Etnie del Nord Est dell’India
Periodo: 26 dic - 6 gen
Assam, Kaziranga Assam Assam, Kaziranga   Recarsi a Tawang richiede una certa esperienza perché le condizione climatiche sono fredde; si sarà in compenso con grande probabilità gli unici stranieri presenti e si potrà godere appieno del peculiare mondo dei Mompa, etnia di stirpe tibetana che non ha subito la fagocitazione cinese. La strada per Tawang è decisamente spettacolare, attraversa diversi villaggi e alcune interessanti paesi; si risalgono i monti occidentali dell’Arunachal valicando alcuni passi, con il più alto di 4050 mt dove è probabile trovare neve sulla strada, ma che è tenuto sempre aperto dall’esercito indiano. È quindi un percorso che regala un vero senso d’avventura. Al rientro si raggiunge il Parco Nazionale di Kuziranga, il principale dell’Assam, dove si cercano tigri e rinoceronti anche a dorso di elefante. Si torna a Delhi da Guwahati, il medesimo aeroporto utilizzato all’andata. Estensione: Etnie del nord est Con l’estensione dal parco assamese di Kuziranga si raggiungono i monti della parte orientale dell’Arunachal Pradesh (Tawang resta nella parte occidentale), arrivando nel distretto di Ziro dove risiedono gli Apatani, una tra le etnie più interessanti dell’Asia; si sosta qui due giorni potendo esplorare a fondo le aree tribali. Si rientra poi in Assam arrivando in traghetto nella bucolica isola del Brahmaputra di Majuli, Patrimonio dell’Unesco, dove si dedica una giornata, e si prosegue per Sivasagar riattraversando il grande fiume e lasciando il vasto bacino del Brahmaputra per accedere alla regione di Mon nel Nagaland, a ridosso del confine birmano. È la patria dell’etnia Konyak, dove si sosta a Mon due notti per potersi spingere fino al villaggio di Longwa, sul confine con la Birmania, e si rientra quindi in Assam a Dibrugarh pr il volo di rientro. Si effettua così un’esplorazione delle aree tribali più interessanti, con un’avvincente sintesi di quei mondi lontani, ancora pressoché sconosciuti.   Apatami Monpa Konyak Nagas   Alcune note su Tawang Tawang, il distretto nord occidentale dell’Arunachal Pradesh, è un’aerea himalaiana incuneata tra il Bhutan, che ne segna il confine a sud, ed il Tibet a nord. Un territorio molto remoto che è raggiungibile in auto perché l’India, a seguito della guerra del 1962 con la  Cina, ha costruito una strada efficiente, tenuta aperta tutto l’anno per motivi strategici, che serpeggia risalendo le valli himalaiane con un percorso spettacolare attraverso alcuni passi e che offre anche molti spunti d’interesse, come Bomdila e Dirang. Tawang è così uno dei pochi territori dove la cultura tibetana non ha subito il trauma della devastazione cinese, ed è per questo un microcosmo particolarmente interessante da visitare. È è il centro della popolazione Monpa, un grande villaggio posto a circa 2900 mt distribuito sui pendii dei monti. Alcuni Monpa vivono anche più a sud, in Bhutan, e molti dei festival delle regioni più orientali del Bhutan sono frequentati dai Monpa provenienti dal territorio amministrato dall’India, che hanno il permesso di entrare in Bhutan senza formalità; la stessa regola vale per chi abita in territorio bhutanese e può partecipare ai festival di Tawang e Gorsam Chorten. Il grande monastero di Tawang, il cui nome significa “benedetto da un cavallo”, è il punto focale della vita culturale dei Monpa; fondato nel XVII secolo da Lodre Gyatso per incarico del quinto Dalai Lama, coordina le attività spirituali di altri 17 monasteri minori diffusi in tutto il territorio. Pare che il punto dove è stato edificato sia stato prescelto da Lodre Gyatso, popolarmente conosciuto come Mera Lama, perché il suo cavallo gli sfuggì e si rifiutò di muoversi da lì dopo esserci giunto: il Lama prese questo come un segno divino che questo fosse il luogo dove sarebbe dovuto sorgere il grande Gompa. Posizionato su di un poggio in posizione ben difendibile, nei secoli passati era anche stato fortificato ed utilizzato da parte dei tibetani nei conflitti con i bhutanesi; questi ultimi occupano infatti la parte più meridionale della grande vallata del Tawangchu, il possente fiume che da qui scorre impetuoso verso le lontane pianure dell’India, e vi hanno costruito gli Dzong di Trashigang e Tashiyangtse. Il Gompa è costituito da un gran numero di piccoli edifici arroccati attorno ad un grande spiazzo su cui si affacciano il tempio principale (il Dunkhang), la libreria (il Parkhang) ed il Rumkhang, che ospita le cucine; il Dunkhang è finemente affrescato e contiene molte statue di fattura fine, inclusa una gigantesca raffigurazione del Buddha storico. Nel Perkhang sono custoditi un gran numero di preziosi testi antichi scritti con caratteri d’oro e molti altri oggetti di eccellente valore artistico. Nota tecnica Si ricorda che in molte delle aree visitate non è possibile effettuare cambio valuta e che le carte di credito spesso non sono accettate. Gli alloggi sono puliti con stanze quasi sempre dotate di bagno con acqua calda e lenzuola, ma si segnala che in queste remote regioni orientali spesso sono piuttosto spartani e in alcune località possono richiedere un minimo di adattabilità (ad esempio l’acqua calda può venir fornita in un secchio). Per gli spostamenti si utilizzano veicoli comodi, tipo Scorpio o Tata Safari. Il clima previsto in questo periodo è solitamente secco; si tenga comunque presente che ci possono sempre essere precipitazioni locali. Si deve essere attrezzati per le condizioni della regione; a Tawang, che è il punto più freddo dove si sosta, di notte ci possono anche essere punte di -8°C e le massime difficilmente superano gli 8 - 10°C. Per l’estensione le temperature previste sono confortevoli e piuttosto fredde a Ziro, dove le minime notturne possono arrivare a 2°C, con massime di 10° - 14°C.   Tawang, Se La Tawang, Jangchup Choling Tawang Gompa   PROGRAMMA DEL VIAGGIO (NB: i tempi di tappa indicati possono a volte subire variazioni significative dovuti allo stato delle strade) 1°g.  Venerdì 26 dicembre, partenza in volo per Delhi   Molti voli giungono a Delhi nelle prime ore del mattino successivo, consentendo di proseguire in transito per Guwahati. Se in funzione della scelta dei voli fosse preferibile usufruire di servizi a Delhi in andata o ritorno (trasferimenti, hotel o altro) Amitaba potrà soddisfare ogni richiesta. 2°g.  27/12 Delhi – Guwahati   Il volo per Guwahati in Assam, nell’estremo est dell’India,  parte da Delhi alle 9.50 con arrivo alle 12.15 (orario da confermare), dove è in attesa dei partecipanti la guida; si alloggia presso l’hotel Dynasty. Si effettua una breve visita di Guwahati, il centro principale dell’Assam situato sulle rive meridionali del Bramaputra; il punto di maggior interesse è il tempio di Kamakhya, il più importante dell’Assam dove fin dai tempi più antichi sono state coltivate tradizioni tantriche e Shakta, che è situato sulla cima della collina di Nilachal, un punto da dove si gode di un bel panorama. 3°g.  28/12 Guwahati – Tezpur Si parte in auto per Tezpur che dista 180 km, un viaggio di circa 5 ore in direzione est attraverso le regioni pianeggianti dell’Assam; sistemazione presso l’hotel KRC Palace. A Tezpur si visitano il tempio shivaita di Mahabhairab, le rovine di Bamuni, la collina di Agnigarh, punto panoramico sul Bramaputra e Tezpur il cui nome significa ”Fortezza di fuoco”, per via della leggenda che lega il luogo al mitologico amore tra Usha e Aniruddha, e il parco di Chitralekha Udyan. 4°g.  29/12 Tezpur – Dirang Si lascia al città procedendo verso nord; al punto di controllo di Bhalukpong si esibiscono i permessi di accesso e si entra nell’Arunachal Pradesh. Sul percorso a Tippi si trova un centro botanico dove vengono coltivate le orchidee; la strada si inoltra lungo un possente fiume e si inerpica nelle foreste fino al passo del Nechipu (circa 1650 mt), per poi ridiscendere ad un altro fiume a circa 630 mt, attraverso un ambiente naturale sempre caratterizzato da foreste rigogliose. Si risale il flusso delle acque fino al villaggio di Tenga (1250 mt circa) proseguendo fino a Bomdila (2350 mt circa), il centro principale del distretto di Kameng. Oltre Bomdila si valica un colle a circa 2500 mt, da dove si scende fino al villaggio di Munna (1325 mt circa) e da qui si risale la valle fino a Dirang (1640 mt circa), che dista da Bomdila 45 km. Si alloggia presso l’hotel Pemaling, una semplice locanda; la tappa è di circa 180 km, circa 7 ore. Dirang è un paese abitato in maggioranza da persone di etnia Monpa; è particolarmente interessante il paesello di Dirang Dzong, situato poco prima della nuova Dirang, con le vecchie case in pietra e la torre del Raj di circa 500 anni. Sui monti sopra il villaggio si trova il sito Nyingmapa di Dirang Kastung che presenta statue ed affreschi custoditi da una pittoresca comunità Gomchen. A Dirang nel 1983 venne tenuta l’iniziazione di Kalachakra dal XIV Dalai Lama, e si può visitare il veneratissimo piccolo tempio dove venne costruito il Mandala. 5°g.  30/12 Dirang – Tawang   Oltre Dirang la strada sale gradatamente verso il passo del Se che dista 63 km ed è posto a 4050 mt, incontrando un ambiente naturale tipico dell’alta quota con scenari spettacolari. La salita necessita usualmente circa 3 ore, ma se si trova la neve può richiedere più tempo; il passo è tenuto aperto tutto l’inverno dall’esercito indiano. Oltre il valico si entra nel territorio di Tawang; la discesa è molto bella, si transita dal mausoleo di Jaswantgarth, un eroico militare indiano che si era immolato nel 1962 per rallentare l’invasione delle truppe cinesi, e verso la base del passo si vedono le cascate di Nuranang. Giunti al fiume Tawangchu (1950 mt circa) si risale lungo l’altro versante della valle fino a Tawang (2900 mt), il centro più importante della regione, posto a 75 km dal passo del Se; il tempo di guida complessivo è normalmente di circa 7 o 8 ore. Si alloggia in un semplice hotel, il Zakyi Khang Zhang. 6°g.  31/12 Tawang  Tawang è un centro abitato piuttosto grande e distribuito sulle coste dei monti, il cuore della comunità dei Monpa. Il punto di maggior interesse è il grande monastero tibetano Ghelupa, costituito da circa 60 costruzioni, con alcuni grandi templi e case dove vive la comunità monastica. Posto su di un colle a breve distanza dall’abitato, fu fondato nel 1643 ed è stato il più grande Gompa per numero di monaci in India fino all’arrivo dei rifugiati tibetani, che ne hanno costruiti alcuni ancora più ampi nell’India meridionale; attualmente vi risiedono oltre 400 monaci. Nel Gompa sono custodite importanti reliquie ed antichi testi di Dharma buddista dipinti con caratteri d’oro. Nei dintorni di Tawang si trovano un certo numero di importanti centri di culto tibetani: i conventi di Thukje Cheling, che ospita circa 30 monache, e di Jangchup Choling, che ne ospita circa 50, entrambi fondati nel XVII secolo. È molto venerato il sito di Urgyeling Gompa perché è il luogo dove nel 1683 nacque Tsangyang Gyatso, il VI° Dalai Lama; mentre a Choekhorling, di recente fondazione, si trova una piccola comunità di giovani monaci impegnati nello studio. 7°g.  1/1/2015 Tawang, escursione a Lumla e Gorsam Chorten   Si segue la valle di Tawang verso sud fino al paese di Lumla, posto a circa 2250 mt (35 km), da dove lo sguardo spazia fino al confine col Bhutan, verso la regione di Trashigang e Gomkora. Da Lumla si risale una valle laterale che porta a Gorsam Chorten (1900 mt circa), che dista altri 43 km. Questo grande Chorten ha una datazione incerta, alcune fonti citano che risale al XII secolo, altre al XVIII; è stato costruito seguendo lo stile dello Stupa di Bodnath in Nepal e di Chorten Kora in Bhutan. Ogni anno vi si svolge un festival dove le persone eseguono innumerevoli circumambulazioni seguendone la base, una tradizione simile a quella dei vicini Cham bhutanesi di Gomkora e Chorten Kora. Poco oltre Gorsam si trova l’interessante villaggio di Hapman Kaleteng, nei cui pressi vi è un tempietto Nyingmapa custodito da una piccola comunità Gomchen che contiene statue molto belle; proseguendo altri 8 km oltre Zhimithang vi è il piccolo tempio di Zangopelri, rappresentazione della Terra Pura di Guru Rimpoce. 8°g.  2/1 Tawang – Bomdila   Si inizia il viaggio di ritorno, attraverso le spettacolari valli himalaiane ed il passo di Se fino a Bomdila, dove si alloggia presso l’hotel Tsepal Yongjom. Arrivando, se c’è tempo, o il mattino successivo, si visita Bomdila, un paese adagiato tra le montagne himalaiane dell’Arunachal con molte case costruite in legno e adornate di fiori ed un piccolo mercato; sono interessanti i due templi buddisti tibetani, Lower e Upper Gompa; il secondo, Gonte Gaden Rabgyeling, è un importante monastero retto dal 13° Tsona Gonpatse Rimpoce di Drepung. 9°g.  3/1 Bomdila – Kaziranga   Si ripercorre la strada fino a Tezpur; quindi si attraversa il grande fiume Bramaputra con un ponte a sud della città e si procede ora verso est fino al Parco Nazionale di Kaziranga, che dista da Tezpur circa 50 km. Si alloggia presso l’hotel Iora – The Retreat. 10°g. 4/1 Parco Nazionale di Kaziranga   Il Parco Nazionale di Kaziranga, situato lungo la sponda meridionale del Brahmaputra, è inserto nella lista ‘World Heritage’ dell’ONU. È particolarmente importante per il grande numero di rinoceronti asiatici, ed ospita una grandissima varietà di specie diverse, tra cui circa 1000 elefanti e, all’ultimo censimento, 81 tigri. Si effettua una prima escursione alle prime luci con l’elefante, sono possibili due orari, alle 5.30 o alle 6.30 – decidono i rangers l’assegnazione. Si proseguono le esplorazioni con le jeep; la prima può iniziare tra le 7.30 le 9; la seconda tra le 13.30 e le 15.00. Per chi rientra 11°g. 5/1 Kaziranga – Guwahati – Delhi e volo di rientro  Si prende commiato dai partecipanti che proseguono il viaggio e si parte presto verso ovest per Guwahati (185 km, massimo 5 ore di viaggio); il volo per Delhi parte alle 13.20 con arrivo alle 17.05 (orario da confermare). A Delhi si viene ricevuti dal corrispondente indiano di Amitaba; si avrà a disposizione un veicolo con autista per recarsi in città. In tarda serata si torna all’aeroporto internazionale per imbarcarsi sul volo di rientro; la maggior parte dei voli di rientro parte tra le tarde ore della sera e le prime del mattino. 12°g. Martedì 6 gennaio, arrivo a destinazione Per chi si reca nel Nord Est 11°g. 5/1 Kaziranga – Ziro   Si attraversa il Bramaputra tornado a Tezpur a da qui si procede a settentrione del grande fiume in direzione est fino a Narayanpur; si lascia la cittadina in direzione nord entrando in Arunachal Pradesh, iniziano a percorre le valli che conducono a Ziro, con una tappa di circa 340 km che richiede almeno 7 ore di viaggio. Si alloggia presso il confortevole Hotel Blue Pine. Ziro è posto a circa 2000 mt su di un plateau tra monti coperti di foreste di pino, una delle zone più belle dell’Arunachal. È il territorio degli Apatani, un’importante etnia caratterizzata da molta amichevolezza; hanno un aspetto particolare per via dell’utilizzo di tatuaggi facciali e le donne portano inserti nasali tipici fatti col legno, la cui ampiezza è motivo di distinzione. 12°g. – 13°g. (6 – 7/1) Ziro   Si esplora l’altopiano degli Apatani, rientrando in hotel per le pause pranzo. Si visitano i villaggi di Hong, Hari, Hija e altri minori con i loro mercati locali, ed anche il museo di Ziro. Il principale è Hong, e ciascun villaggio evidenzia caratteristiche proprie. 14°g. 8/1 Ziro – Isola di Majuli   Si segue la strada utilizzata per giungere qui fino al bivio che conduce in direzione sud ovest verso North Lakhimpur, rientrando in Assam. Si attraversa il Bramaputra in traghetto arrivando all’isola di Majuli, eletta a Patrimonio dell’Unesco. Si alloggia presso il Mepo Okum Eco Camp; la tappa richiede circa 6 ore in tutto. 15°g. 9/1 Isola di Majuli   Majuli è la più grande isola fluviale abitata della Terra, con villaggi tradizionali delle etnie Assamese e Mishing, un mondo dall’aspetto bucolico, fuori dal tempo; dal XVI secolo, a seguito dell’opera di Srimanta Shankerdev, ha visto una fioritura di comunità vishnavite. Si visita uno dei monasteri più interessanti guidati da un monaco, che ci accompagna nei templi e tra le celle e illustrerà le attività e vita della comunità; i monaci sono anche i custodi della Satriya, un’antica forma di danza. 16°g. 10/1 Isola di Majuli - Neematighat – Mon   Si raggiunge il punto d’imbarco per il traghetto che porta a Neematighat; si prevede circa un’ora e mezza di navigazione, ma la durata dipende molto dalla quantità del flusso d’acqua del fiume. Si prosegue da qui verso est per la vicina Sivasagar. Questa cittadina fu per circa 600 anni la capitale dell’impero Ahom, fondato dagli Shan tailandesi nel XIII secolo; si vistano il tempio di Shiva e le rovine dei palazzi. Si prosegue quindi per Mon, che dista da qui circa 100 km; si alloggia presso la Paramount Guest House. Questo villaggio del Nagalad, posto a 900 mt di quota, è il centro dell’etnia dei Konyak Nagas, con i tipici tatuaggi sui volti e costumi tradizionali, particolarmente abili in diverse attività artigianali tra cui la scultura del legno; il governo dei vari gruppi è affidato agli Angh, ovvero a capi tribù a carica ereditaria. 17°g. 11/1 Mon, esc. a Longwa   Ci si reca a Longwa, uno dei villaggi più importanti del distretto di Mon, che dista 60 km. È peculiarmente edificato tra l’India e la Birmania, con circa metà delle case oltre il confine. Ci si reca anche ai villaggi di Tang e Shenga Chingnyu dove si possono vedere alcune interessanti magioni tradizionali degli Angh, i capitribù. 18°g. 12/1 Mon – Dibrugarh   Si visita il vicino villaggio di Chui, con molte case tradizionali Konyak ben preservate con gli usci ornati con corna di bufalo dipinte; si potrà visitare la magione dell’Angh, il capo villaggio, dove vengono conservati centinaia di teschi di cervi. Si parte quindi in direzione nord per Dibrugarth, che dista 170 km, un percorso di circa 6 ore. Si alloggia presso i tipici Heritage Chang Bungalow, costruzioni coloniali di epoca britannica poste su palafitte, immersi in una tranquilla natura tra le piantagioni di tè. Si vedranno le tipiche danze Bihu, tra le più popolari dell’Assam, ricche di vitalità ritmica, una celebrazione delle forze della primavera e dell’amore. 19°g. 13/1 Dibrugarh – Delhi e volo di rientro Nel corso della mattina, prima del pranzo, si potranno visitare le piantagioni di tè, il mercato locale e un centro artigianale di produzione tessile. Il volo per Delhi parte alle 15.25 con arrivo alle 18.05 (orari da confermare; effettua uno scalo). All’arrivo si ha a disposizione un veicolo con autista per recarsi in città per visite o acquisti fino al trasferimento in aeroporto, dove la buona parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. 20°g. Mercoledì 14 gennaio, arrivo a destinazione
INDIA HIMALAIA 2014: Valle dell'Indo, Rupshu e Spiti
Periodo: 30 ago - 14 set
Kunzum La Kardong La   Per informazioni generali, India himalaiana occidentale; per informazioni storiche, qui. Il viaggio prevede di raggiungere e di rientrare da Leh, la capitale del Ladakh, in volo da Delhi e di visitarne accuratamente i dintorni e la valle dell’Indo. Tenendo Leh come base, la prima escursione porta a ovest lungo l'Indo per scoprire la storica oasi di Bazgo e i resti artistici più interessanti del Ladakh: i famosi affreschi di scuola Ghandara di Alchi e gli sconosciuti dipinti di Saspol. Si visitano Mangyu, una perla di bellezza nell’Himalaia, Wanla, un’oasi che preserva un tempio dell’XI secolo attribuito a Rinchen Zangpo, il monastero di Lamayuru, posto arditamente su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche, e si arriva fino ai confini del Ladakh a Mulbeck, dove si trovano alcuni tra i luoghi più pittoreschi: Gyal e Phokar Dzong; non mancherà la visita di Likir, il cui abate è un fratello di S.S. il Dalai Lama. La seconda escursione porta a nord di Leh, scavalcando l’altissimo passo del Kardung verso la valle di Nubra, uno spazio incastonato tra i monti che custodisce monasteri e villaggi molto interessanti, dove anche solo la bellezza naturale costituisce un ottimo motivo per spingersi fin qui. La cornice di monti maestosi ha al suo centro delle insospettate dune di sabbia bianca lambite da due fiumi dove vivono i cammelli bactriani e si trovano laghetti nascosti e fonti termali. La terza porta nel Rupshu, il lembo occidentale del vastissimo altopiano tibetano, una zona incontaminata fatta di vasti spazi abitata da popolazioni nomadi che vivono seguendo tradizioni archetipe, dove si trovano antichi e isolati monasteri nei pressi di laghi turchesi e i colori vividi della natura esaltati dall’aria rarefatta sembrano dipingere, come in una tavolozza, le praterie, i laghi e le montagne circostanti. Dal lago di Tso Kar si potrà optare se rientrare a Leh o proseguire con la traversata himalaiana. L’estensione dal Rupshu porta attraverso il Lahaul fino in Spiti; dal lago di Tso Kar si raggiunge la strada militare che porta verso sud attraverso le aride regioni di Karnak e Sanku valicando due spettacolari passi. Oltre Keylong, “capitale” del Lahaul, si lascia la direttrice principale risalendo il fiume Chandra verso est fino al “lago della luna” e al passo del Kun Zum, che si apre sullo Spiti. Qui si visitano tutti i monasteri ed i villaggi più interessanti avendo modo di ammirare alcuni dei reperti artistici più preziosi della cultura buddista tibetana: dall’incomparabile tempio di Tabo a luoghi meno conosciuti ma altrettanto preziosi. Si rientra quindi verso il Lahaul ripercorrendo la strada del Kun Zum fino alla base del passo del Rothang, e, superato quest’ultimo, si arriva a Manali, nell’Himachal Pradesh. Da Manali si prosegue prima per Chandigarh e quindi  Delhi, completando così una tra le più belle traversate della catena himalaiana. Modalità del viaggio Gli spostamenti vengono effettuati in jeep. A Leh si alloggia in un comodo hotel – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro alberghetto di montagna, ma la pulizia è sufficiente, si dispone di stanze con bagno e acqua calda e l’hotel ha un generatore di corrente nel caso (…spesso) “salti” la luce. Durante la prima escursione a ovest di Leh si alloggia in piccoli alberghetti per 2 notti e una in un campo fisso. Queste sistemazioni richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino; alcuni sono decisamente carini, arredati in tipico stile ladakho, e donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. A Nubra e nel Rupshu si alloggia in campi fissi, dotati di tende con letti, lenzuola e servizi. Durante l’estensione si utilizza un campo fisso e semplici alberghi in Lahaul e Spiti.   Mulbeck Saspol Mulbeck   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Sabato 30 agosto, partenza per Delhi   Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Lufthansa, Swiss, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori; la maggior parte dei voli giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo. All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali per imbarcarsi per Leh. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto. 2°g.  31/8 Delhi – Leh   Il volo per Leh parte alle 5.30 circa; dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dalla guida. Sistemazione in uno dei migliori hotel della città (il Lhasermo o simile) e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g.  1/9 Leh – Alchi   Si lascia Leh con le jeep trasportando tutto l’occorrente per i campi. Sul percorso si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e un monastero con decorazioni stupende che contiene due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra alberi di albicocco: custodiscono meravigliosi affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si prosegue per il vicino monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi, la Heritage Home. 4°g.  2/9 Alchi - Lamayuru  Si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire con le jeep una pittoresca valle a sud del fiume che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate potettero giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre le jeep fanno il giro della vallata arrivando con qualche chilometro di strada allo stesso punto. Si continua a seguire la valle dell’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola verso sud; la si lascia con una deviazione che porta all’oasi di Wanla, che preserva un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente all’esoterica scuola dei Drigung, recentemente restaurato da un gruppo di svizzeri, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Tornati sulla strada principale ci si inerpica tra le incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia presso l’hotel Moonlight. 5°g.  3/9 Lamayuru – Mulbeck   Si prosegue lungo la strada che serpeggia verso ovest; prima del passo si segue una stradina sterrata che porta all’eremo di Atise, un luogo di ritiro del monastero di Lamayuru.  Superato il Fatu La (4147 mt) e oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Poco oltre si arriva a Mulbekh, il paesello nei cui pressi si trascorre la notte in un campo fisso. Qui, oltre alla famosa statua rupestre di Buddha Maitreya (VII secolo), si trovano due monasteri posti su di un vicino, ripido colle. 6°g.  4/9 Mulbeck – Leh    Si parte presto per raggiunge in jeep il vicino villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato a uno sperone roccioso (anche questo si vede in “Samsara”). Chi lo desidera potrà recarsi con una passeggiata che si inerpica lungo uno spettacolare e, a tratti, ripido e strettissimo canyon, all’eremo di Phokar Dzong, uno dei luoghi più sacri di questa regione himalaiana, che riverbera della potente presenza dei maestri di meditazione. In tarda mattinata si parte per Leh, dove si giunge in serata sistemandosi in hotel; prima dell’arrivo, una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, dominato da un’imponente statua di Maitreya; vi risiedono circa 150 monaci. Si alloggia nel medesimo hotel. 7°g.  5/9 Leh   Visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia e il mercato. 8°g.  6/9 Leh – Kardung La – Nubra   L’escursione alla valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (5602 mt) posto a nord della città, che offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si estendono lungo il fiume Indo. La discesa si apre sulla valle del fiume Shyok (dove si scende fino a circa 3300 mt) e conduce a una vasta piana formata dalla confluenza tra il fiume Shyok e il fiume Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. A Diskit si visita il villaggio e il monastero abbarbicato sulle rocce, che offre una splendida panoramica sulla valle. Si alloggia in un comodo campo fisso. 9°g.  7/9 Nubra   Si dedica la giornata all’esplorazione di Nubra, giungendo fino alle fonti di acqua calda di Panamik. Una breve passeggiata porta ad un magico laghetto, in un luogo cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Dopo la visita al monastero di Sumur una bella passeggiata alle vicine dune bianche che sorgono nei pressi della confluenza dei fiumi Nubra e Shyok completa la giornata. 10°g.  8/9 Nubra – Kardong La – Leh  Prima di lasciare Nubra si visita il piccolo monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Da Hunder inizia il viaggio di ritorno – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio. A Leh sistemazione nel medesimo albergo. 11°g.  9/9 Leh – Korzok (Lago di Tso Moriri)   Lasciata Leh si sosta per una visita del monastero di Tikse, una delle perle del Ladakh, ricco di templi, che contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang; la grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, se pur di recente fattura, è ora diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. Si prosegue con un bellissimo percorso lungo l’Indo lasciando il fiume nei pressi di Mahe per arrampicarsi sull’altopiano, dove laghi turchesi posti a circa 4500 metri sembrano dipinti dal cielo! Il lago di Tso Kyagar è il primo capolavoro di questa natura incontaminata. Siamo nel regno dei nomadi tibetani, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili. In diversi punti si potranno incontrare i loro campi e le greggi di yak, e molti animali selvaggi come il kyang (il cavallo tibetano), miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Si raggiunge Korzok, sulle sponde del lago Tso Moriri, il gioiello turchese del Rupshu che si estende per 30 chilometri. Al tramonto le cime innevate che circondano il lago e sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, si alloggia in un campo fisso. 12°g.  10/9 Tso Moriri   Si dedica la giornata all’esplorazione della zona, con una magnifica passeggiata lungo le rive del lago, e si visitano il monastero e il piccolo villaggio; nella valle alle spalle spesso si accampano i nomadi con i loro grandi greggi di yak. Sono molto speciali i tramonti dal colle che sovrasta Korzok. 13°g.  11/9 Korzok – Lago di Tso Kar   Il percorso continua ad essere meraviglioso, si ritransita dal laghetto di Tso Kyagar (sorprenderà la diversità dei suoi colori) e superando due passi si raggiunge Tso Kar, uno dei grandi laghi di questa regione da cui per secoli è stato ricavato il sale, utilizzato come merce di scambio in Ladakh. Si alloggia in un campo fisso.   Donna ladakha Dankar Gompa Per chi rientra 14°g.  12/9 Tso Kar - Leh   I partecipanti che rientrano in Italia proseguono verso Leh; dopo aver superato in jeep il passo del Taklang (5328 mt) si transita dal villaggio di Gya, dove si trova un monastero su una rupe tra le rovine di un grande forte che cingeva le creste ardite della montagna. Raggiunto l’Indo ci si reca a Hemis, il principale monastero di scuola Kagyupa del Ladakh, importante meta di pellegrinaggi che ospita una ricca collezione di tanka di scuola Drukpa, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Terminata la visita in breve tempo si arriva a Leh. 15°g.  13/9 Leh – Delhi e volo di rientro  Verso le 7.30 del mattino (orario da confermare) volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 16°g.  Domenica 14 settembre, arrivo a destinazione   Chango Gompa Lhalung Per chi prosegue 14°g.  12/9 Tso Kar – Keylong   Raggiunta la strada militare, che collega il Ladakh con l’Himachal Pradesh, la si segue verso sud arrivando in breve tempo al campo tendato di Pang e si valica il Lachlung La (5060 mt) accedendo alla zona meridionale del Karnak, uno dei regni del trekking di queste remote regioni. Si prosegue lungo l’altopiano fino al passo del Baralacha (4883 mt) che si apre sulla regione del Lahaul, un territorio ancora piuttosto desertico ma più arboreo del Ladakh. Oltre Darcha, punto di accesso per un trekking che porta in Zanskar, seguendo il fiume si arriva a Keylong, “capitale” del Lahaul. Sistemazione in un modesto albergo (il Tashi Delek o simile). 15°g.  13/9 Keylong – Kaza   Si lascia la strada principale, che conduce a Manali attraverso il passo del Rothang, continuando lungo la valle del Chandra, in un ambiente molto selvaggio dove i ghiacciai giungono fino al fondovalle e le montagne turrite sembrano delle magiche cittadelle sospese nel cielo. Ai piedi del valico del Kunzum con una deviazione si raggiunge il Chandra Tal (lago delle luna), che ha ispirato un bel libro di racconti scritto da Massimo Dusi, “Il lago delle visioni”. Superato il passo del Kunzum (4551 mt) si entra in Spiti, incontrando i primi insediamenti a Losar. A Kaza (3600 mt), centro principale della regione, ci si sistema presso l’hotel Snowland o simile. 16°g.  14/9 Kaza   Escursione al monastero di Ki, il principale dello Spiti, dove nel 2000 S.S. il XIV Dalai Lama ha conferito una grande iniziazione di Kalachakra. Da Ki si prosegue per Kibber (4205 mt) e Tashigang (4400 mt): questi interessanti villaggi, sui bordi dell'altopiano, sono tra i più alti luoghi permanentemente abitati dell'Himalaia. 17°g.  15/9 Kaza   Si segue la valle del fiume Spiti verso sud fino alla confluenza col fiume Pin; si risale questo fino a Kungri, porta di accesso al Pin-Parbati, una delle zone più selvagge dell'Himalaia indiano. Immersi nel contesto di un nuovo grande complesso monastico a Kungri si trovano due antichi templi in cui sono custodite le più antiche statue lignee che si conoscano di divinità tantriche rappresentate in unione mistica. Tornati nella valle dello Spiti si segue il fiume per un breve tratto e si lascia la strada principale per inerpicarsi lungo una stradina fino ad un colle dove a 4000 metri è arroccato l'antico monastero di Dankar, che domina la confluenza dei fiumi Pin e Spiti. Da qui (volendo) è possibile raggiungere Lhalung a piedi in circa 3 ore seguendo un sentiero panoramico che oltrepassa a mezza costa l’ampia valle dello Spiti e si inoltra in una valle laterale. Tornati verso la confluenza dei fiumi una deviazione verso nord porta al bel villaggio di Lhalung; l’omonimo tempio fu fondato nel medesimo periodo di Tabo e Kungri, intorno all’anno 1000, quando questa zona era parte dell’antico regno di Gughe. Gli interni di questo pressoché ignorato tempio sono un esempio rarissimo della metamorfosi che l’arte giunta da Ghandara e Nalanda ha avuto nell’incontro col mondo dell’Himalaia. Da qui si rientra a Kaza. 18°g.  16/9 Kaza – Tabo   Si torna verso sud oltrepassando Dankar arrivando a Tabo, dove si pernotta in una locanda tibetana. L'antico Gompa è rimasto intatto dai tempi del grande santo tibetano Rinchen Zangpo che ne curò l'attuale disposizione (XI secolo). Tabo è considerato l' "Ajanta dell'Himalaia" per l'ineguagliabile bellezza di statue e affreschi, ed è una perla anche per la potente energia spirituale che lo permea. Dopo un’approfondita visita si effettua un’escursione continuando lungo le gole dello Spiti fino a Chango, dove si visita il Gompa posto su un colle che domina la vallata, rientrando poi a Tabo. 19°g.  17/9 Tabo – Kaza   Si arriva a Kaza sul finire della mattina, avendo il tempo per un’ultima rilassata visita della “capitale” dello Spiti. Nel pomeriggio è prevista un’escursione all’isolatissimo monastero Sakya di Tag Yud, sui monti a est di Kaza. 20°g.  18/9 Kaza – Manali   Si parte presto al mattino per il passo del Kunzum (4551 mt), ripercorrendo la strada che segue nel Lahaul il fiume Chandra fin dove si raggiunge la strada principale, alla base del passo del Rothang (3900 mt); valicato questo passo si entra verso sud nelle rigogliose foreste dell’Himachal Pradesh scendendo fino a Manali, dove ci si sistema in hotel. Il percorso richiede circa 9 ore di guida. 21°g.  19/9 Manali – Chandigarh   Si parte per Chandigarh seguendo il corso del fiume e, superata la città di Kulu, si prosegue fino alle pianure gangetiche. Il tragitto richiede circa 7 ore; sistemazione in hotel. 22°g.  20/9 Chandigarh – Delhi e volo di rientro   Delhi dista circa 5 ore di guida; arrivati in città ci si reca all’aeroporto internazionale per il rientro; la maggior parte dei voli parte in tarda serata o nelle prime ore del mattino. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto. 23°g. Domenica 21 settembre, arrivo a destinazione
INDIA HIMALAIA 2014: Trekking a Markha e Stock Kangri (6153 mt)
In cammino in luoghi fra i più belli al mondo
Periodo: 9 ago - 24 ago
​ ​ Yuruntse Yuruntse (Per informazioni generali sulla regione, cliccare qui; per informazioni storiche: cenni storici) Il viaggio prevede di giungere in volo a Leh, la cittadina capitale del Ladakh posta a 3500 mt di quota, e di trascorrere i primi tre giorni eseguendo delle interessanti visite culturali; una fase ottima anche per l’acclimatamento. Si parte quindi per il percorso a piedi che dura 10 giorni, incontrando il passo del Ganda La (4900 mt) il terzo giorno di cammino. Con questa progressione non dovrebbero sussistere particolari problemi di adattamento alla quota, che è un fattore determinante da considerare in un trekking himalaiano. Il percorso è abbastanza impegnativo, ma alla portata anche di persone non specialiste, ed è quasi tutto percorribile anche a cavallo: alcuni preferiscono avere al seguito una montatura per alleviare le tappe, una opzione che va però esplicitata prima della partenza; i cavalli sono docili e non serve avere precedenti esperienze per montarli. Amitaba cura tutti gli aspetti organizzativi: fornisce il materiale per campi e cucina ad esclusione del sacco a pelo, cura il trasporto dei materiali, del bagaglio personale, l’allestimento dei campi, cibo e cucina. Se richiesto, è possibile noleggiare il sacco a pelo localmente. Per l’attrezzatura personale si faccia conto su di un clima secco, tenendo presente però che non può mai essere esclusa la possibilità di piogge o nevicate; le temperature minime solitamente sono a Nimaling, dove raramente in agosto si va sotto lo zero termico. Il nostro consiglio per il sacco a pelo è un gradiente omologato per -10/-15°C., stante che le tabelle termiche sono solitamente molto ottimistiche. Al termine del trekking vi è la possibilità di salire lo Stock Kangri (6153 mt), seguendo la via normale. Questa avventura non richiede grandi doti alpinistiche, ma non è per novizi. Quasi tutti salgono senza formare una cordata seguendo il percorso individuato dalla guida locale, affidandosi alla capacità propria con l’utilizzo di ramponi e picozza, senza necessità di piolet anche se in alcuni punti la salita è ripida. Si utilizzano in tutto sei giorni, incluso l’avvicinamento e un giorno tenuto di riserva. Chi non sale può, anziché rientrare in Italia, attendere i compagni a Leh. Amitaba in questo caso potrà proporre diverse esplorazioni interessanti per utilizzare ottimamente il tempo, ad esempio andare al lago di Pangong e / o percorrere il sentiero ad ovest di Leh sul versante settentrionale dell’Indo tra Likir e Temisgum. Sempre che… non si preferisca bighellonare nella piacevolissima Leh.   ​ ​ Tchatchutse Tschatchutse   PROGRAMMA DEL VIAGGIO (Le tappe del trekking richiedono da 4 a 7 ore di cammino circa) 1°g.  Sabato 9 agosto, partenza in volo per Delhi    Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Lufthansa, Swiss, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori; la maggior parte dei voli giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo. All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali per imbarcarsi per Leh. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto. 2°g.  10/8 Delhi - Leh   Il volo per Leh parte alle primissime ore del mattino, solitamente verso le 5.30 (orario da confermare); dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. All’arrivo si viene ricevuti si viene ricevuti dal rappresentante di Amitaba del Ladakh, Tsewang Thinless. Sistemazione in uno dei migliori hotel della città e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g.  11/8 Leh – Alchi   Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Si prosegue verso ovest; a Saspol si attraversa il fiume e lo si segue per un tratto lungo la sponda meridionale per poi risalire una pittoresca valle che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile, che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate abbiano potuto giungere in una delle valli più remote al mondo! Ridiscesi al fiume si torna verso il ponte arrivando poco oltre al monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi; questi alberghetti richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino, ma donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. 4°g.  12/8 Alchi – Lamayuru - Leh   Si continua a seguire la valle dell’Indo e quindi la strada risale una spettacolare gola verso sud, arrivando attraverso profonde gole alle incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Dopo la visita si rientra verso Leh; oltrepassata la confluenza tra Indo e fiume Zanskar una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, con un’imponente statua di Maitreya che sovrasta il bel complesso; vi risiedono circa 150 monaci. A circa mezz’ora da Leh si visita il monastero di Phyang, situato a nord della strada; è molto interessante, con sale finemente affrescate e diverse statue tipiche dell’esoterica scuola dei Drigung Kagyu, alla cui scuola appartiene il Gompa. A Leh si alloggia presso il medesimo hotel. 5°g.  13/8 Leh – Spituk; trek 1, tappa fino a Zinchen   Al mattino si sale al panoramico Tsemo Gompa, che si erge in posizione panoramica sul monte alle spalle della cittadine, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal. Si lascia quindi Leh, sostando per una visita al monastero di Spituk. Si attraversa il fiume Indo nei pressi del Gompa, qui la quota è di 3200 mt, e se ne segue il percorso per un lungo tratto; nella parte iniziale vi è una mulattiera percorribile in jeep e si vedrà in che punto iniziare il cammino. Una stretta valle laterale che fende le montagne verso sud porta al campo di Zinchen. 6°g.  14/8 Trek 2, Zinchen – Yuruntse   Si prosegue lungo la valle; alla giunzione col sentiero che scende dal passo di Stock la valle si apre. Salendo verso la casa solitaria di Yuruntze la vetta dello Stok Kangri domina il panorama con i suoi 6153 mt di quota, in un contesto di colori da tavolozza. 7°g.  15/8 Trek 3, Yuruntse – Ganda La – Shingu   Si sale al passo del Ganda La (4900 mt) che offre un ampio panorama che spazia fino allo Zanskar, una selva immensa di montagne desertiche. Si scende attraverso dei tranquilli pascoli, e ci si ferma nei pressi del minuscolo villaggio di Shingu. 8°g.  16/8 Trek 4, Shingu – Skiu – Pentze   Discendendo una pittoresca gola, dominata da vette verticali che ricordano le nostre dolomiti, si giunge al fiume Markha nei pressi del piccolo monastero di Skiu. Da qui, risalendo il flusso delle acque, si incontrano piccoli villaggi e sui bordi della valle si osservano tracce di romitaggi e rovine di antiche costruzioni. Non si conosce quasi nulla della storia di questa valle e le persone del luogo non posseggono che informazioni generiche; è molto interessante esplorare alcuni di questi affascinanti resti. 9°g.  17/8 Trek 5, Pentze – Markha Si prosegue lungo la valle arrivando fino a Markha, il villaggio principale, con le rovine di un vecchio forte e un piccolo monastero. 10°g. 18/8 Trek 6, Markha – Tschatchutse  Il Kang Yatse (6500 mt) domina il fondo della vallata. Anche l’ultimo villaggio presenta le interessanti rovine di una ardita fortificazione abbarbicata ad un impossibile dirupo. 11°g. 19/8 Trek 7, Tschatchutse – Nimaling Si sale gradualmente alle pasture degli yak di Nimaling, ai piedi del Kang Yatse. L’ambiente è simile all’altopiano del Rupshu, la sensazione è di essere in un mondo lunare. 12°g. 20/8 Trek 8, Nimaling Giornata di riposo per gustare l’ambiente. Si possono fare diverse passeggiate nei dintorni del campo, o proseguire lungo la valle ai piedi del Kang Yatse o risalirne le pendici. 13°g. 21/8 Trek 9, Nimaling – Kongmaru La – Sumdo Si sale al passo del Kongmaru (5150 mt) direttamente dalle pasture di Nimalung; lo sguardo spazia a nord est fino alle montagne del Tibet e la visuale sulla valle di Nimaling e la catena del Kang Yatse è stupenda. La discesa precipita in una gola policroma caratterizzata da forme geologiche bizzarre, quasi antropomorfe. 14°g. 22/8 Trek 10, Sumdo – Shang – Leh A Shang con una breve deviazione si raggiunge un interessante monastero; la strada dista solo qualche ora di cammino. Con le jeep si arriva nella valle dell’Indo; con una breve deviazione ci si reca al grande monastero di Hemis, il principale di scuola Drukpakagyu del Ladakh, un sito che è un’importante meta di pellegrinaggi e ospita una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Si prosegue quindi per Leh, che dista circa 50 km, dove si alloggia nel medesimo hotel. Per chi rientra NB: per chi preferisce restare in Ladakh e rientrare coi compagni che si recano allo Stock Kangri Amitaba predisporrà quanto richiesto, in funzione dei desideri e delle esigenze di ciascuno. 15°g. 23/8 Leh – Delhi e volo di rientro  Verso le 7.30 del mattino (orario da confermare) volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli per l’Italia parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 16°g. Domenica 24 agosto, arrivo a destinazione   ​ ​ ​ Verso il Campo 1 Stock Kangri da Ganda La Campo avanzato Salita allo STOCK KANGRI 15°g. 23/8 Leh   Giornata di relax a Leh. 16°g. 24/8 Leh – Stock – Campo 1 Si raggiunge in jeep l’oasi di Stock situata a sud di Leh, dove si trovano un bel monastero e il Palazzo Reale, attuale residenza del Re Namgyal, di cui si possono visitare alcune parti. Un poco oltre inizia il sentiero; si segue la valle in salita arrivando ad un colle che si supera tra peculiari stratificazioni verticali di rocce rosse giungendo al punto di campo. 17°g. 25/8 Campo 1 – Campo Alto   Si continua in costante salita fino al Campo Alto; alcune spedizioni partono da qui per la vetta, ma si è molto più avvantaggiati se ci si sposta prima al Campo Avanzato. 18°g. 26/8 Campo Alto – Campo Avanzato   Ci sono due possibili posizioni di campo in funzione delle condizioni, o all’inizio della lingua del ghiacciaio o più in alto sul lato destro delle colate di neve. 19°g. 27/8 Stock Kangri e rientro al Campo Alto   20°g. 28/8 Giornata di riserva   21°g. 29/8 Campo Alto – Stock – Leh     Giunti all’oasi di Stock si trovano le jeep con cui si rientra a Leh, dove si alloggia nel medesimo hotel. 22°g. 30/8 Leh – Delhi e volo di rientro  Verso le 7.30 del mattino (orario da confermare) volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli per l’Italia parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 23°g. Domenica 31 agosto, arrivo a destinazione
INDIA HIMALAIA 2014: Ladakah e Zanskar, con il festival di Sani
Estensioni per Nubra e l’altopiano del Rupshu
Periodo: 2 ago - 17 ago
Sani, Naro Nasial Sani, Naro Nasial   Rientrati a Leh, è prevista un’estensione che porta alla valle di Nubra e poi sull’altopiano del Rupshu, per una visita veramente completa di questa meravigliosa parte dell’Himalaia indiano. Il viaggio prevede di raggiungere e di rientrare da Leh, la piccola capitale del Ladakh, in volo da Delhi. A Leh si sosta per due notti, utili anche per l’acclimatazione, e si esplorano la città e i monasteri dell’ampia valle dell’Indo. Si parte quindi con delle jeep seguendo un itinerario entusiasmante sia per l’incomparabile bellezza della natura che per l’opportunità che offre di visitare molti dei monasteri e villaggi più belli del Ladakh e dello Zanskar, dove il tour prevede la visita di gran parte dei siti significativi della regione. Lasciata Leh si alloggia in semplici hotel, campi fissi e locande per l’intero percorso. Gli alberghetti locali richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino. Alcuni sono decisamente carini, arredati in tipico stile ladakho, e donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. A Leh si utilizza un comodo albergo – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro semplice hotel di montagna, ma la pulizia è sufficiente, le stanze hanno bagno e acqua calda e l’hotel dispone di un generatore di corrente nel caso (…spesso) “salti” la luce. Amitaba in Zanskar segue diverse attività. A Rangdum collabora al mantenimento del dispensario medico, al villaggio di Aksho alla sistemazione della scuola del villaggio, a Sani ha completato un progetto di restauro e in diversi siti ha collaborato con la “Stupa Onlus” ai restauri degli stupa, tra cui quelli di Rangdum, Phe e Zangla dove, con il Gyalpo (Re) dello Zanskar che è stato nostro ospite in Italia, sono stati fatti interventi nel villaggio e al convento femminile. I partecipanti beneficeranno così dei nostri contatti nella regione, potendo avere un incontro più approfondito con la gente del luogo. A completamento del viaggio, per una visione d’insieme di questa meravigliosa regione del mondo, è prevista un’estensione in due fasi: alla valle di Nubra a nord di Leh e, a seguire, ai grandi laghi dell’altopiano del Rupshu nel grandioso territorio dei nomadi.   Nun Kun Rangdum Gompa La regione himalaiana dello Zanskar (vedi anche Zanskar) Lo Zanskar è la regione più remota dell’Himalaia indiano, raramente raggiunta dai visitatori. Per arrivarci si percorrono 230 km da Leh, la capitale del Ladakh, verso ovest fino a Kargil, lungo una strada spettacolare e molto varia che segue inizialmente il fiume Indo e transita dal monastero di Lamayuru, e, valicando due panoramici passi, porta a Mulbeck. Si passa quindi dalla zona a maggioranza islamica di Kargil imboccando l’unica via di accesso allo Zanskar agibile ai veicoli motorizzati, una spettacolare strada sterrata bloccata dalla neve anche per 9 mesi all’anno, che risale le acque del fiume Suru, un affluente dell’Indo. Dopo aver sfiorato maestosi ghiacciai che scendono da vette altissime dominate dal Nun (7135 mt) si raggiunge l’isolato monastero di Rangdum, posto su un colle morenico al centro di una valle di inimmaginabile bellezza, dove le vaste pasture degli yak sono coperte da milioni di stelle alpine. Rangdum segna la transizione dal mondo dell’Islam che popola le valli sottostanti alla cultura del buddismo tibetano. Proseguendo oltre il passo del Pensi La, abitato da miriadi di marmotte e alto circa 4400 mt, il punto più alto del viaggio dove la vista spazia sulle distese glaciali del misterioso massiccio del Sickle Moon, si giunge alla valle del fiume Dado, nello Zanskar. In questo sperduto territorio la vita è durissima, per riuscire a coltivare un po’ di tsampa e piselli con il primo caldo di primavera i contadini devono spargere della terra sulla neve per velocizzarne lo scioglimento, altrimenti con la breve estate questo resistentissimo cereale che abbonda in tutto il Tibet non fa a tempo a crescere! La durezza delle condizioni non sembra però togliere la serenità e il sorriso aperto alla gente che si incontra, forse perché ispirata da una profonda fede religiosa. Lo Zanskar nella storia ha avuto dei momenti d’indipendenza, ma generalmente è stato un territorio legato alle sorti del regno del Ladakh, con un’autonomia regalatagli di fatto dall’isolamento. Nel villaggio di Zangla risiede ancora il Gyalpo, ovvero il re di questo feudo himalaiano, un personaggio rispettato e autorevole grazie al carisma personale, ma senza poteri oggettivi.   Mangyu Mangyu   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Sabato 2 agosto, partenza per Delhi Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Lufthansa, Swiss, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori; la maggior parte dei voli giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo. All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali per imbarcarsi per Leh. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto. 2°g. 3/8 Delhi – Leh   Il volo per Leh parte nelle primissime ore del mattino, solitamente verso le 5.30 (orario da confermare); dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. All’arrivo si viene ricevuti dal rappresentante di Amitaba per il Ladakh, Tsewang Thinless; sistemazione in uno dei migliori hotel della città e riposo per favorire l’adattamento alla quota: Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g.  4/8 Leh: escursione a Shey, Tikse, Hemis e Matho   Escursione ai monasteri della valle. Si lascia Leh verso est transitando da Shey, che fu anche la sede del palazzo reale. Poco oltre ci si ferma al monastero Ghelupa di Tikse, tra i più celebri e attivi, una delle perle del Ladakh: ricco di templi, contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang. La grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, se pur di recente fattura, è ora diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. Si prosegue per Hemis, il monastero più grande del Ladakh, di scuola Drukpakagyu; questo sito è un’importante meta di pellegrinaggi con molte sale affrescate che ospitano una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Rientrando a Leh si completano le visite a Matho, l’esoterico monastero di scuola Sakya reso celebre dal peculiare festival invernale che è presenziato da… degli oracoli; in effetti è un luogo che dà a molti la sensazione di essere intriso di forze magiche, in special modo nello scuro Gonkhang degli oracoli, col pavimento coperto di tsampa e pervaso dall’odore di chang. 4°g.  5/8 Leh – Alchi   Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra alberi di albicocco: custodiscono meravigliosi affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si prosegue per il vicino monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi. 5°g.  6/8 Alchi – Lamayuru   Si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire una pittoresca valle a sud del fiume che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile, che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate abbiano potuto giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre le jeep fanno il giro della vallata percorrendo qualche chilometro di strada e arrivando allo stesso punto. Si continua a seguire la valle dell’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola verso sud; la si lascia con una deviazione che porta all’oasi di Wanla, che preserva un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente all’esoterica scuola dei Drigung, recentemente restaurato da un gruppo di svizzeri, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Tornati sulla strada principale ci si inerpica tra le incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’Himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia presso l’hotel Moonlight. 6°g.  7/8 Lamayuru – Mulbeck Si prosegue lungo la strada che serpeggia verso ovest; prima del passo si segue una stradina sterrata che porta all’eremo di Atise, un luogo di ritiro del monastero di Lamayuru.  Superato il Fatu La (4147 mt) e oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Poco oltre si arriva a Mulbekh; qui, oltre alla famosa statua rupestre di Buddha Maitreya (VII secolo), si trovano due monasteri posti su di un vicino, ripido colle. Si alloggia in un comodo e ben allestito campo fisso. 7°g.  8/8 Mulbeck – Rangdum   Si transita per Kargil, da dove si imbocca la strada che porta verso lo Zanskar. La zona è un po’ più arborea rispetto al Ladakh e a maggioranza mussulmana; ogni villaggio ha una piccola moschea con il minareto, molti uomini hanno lunghe barbe ma le donne non sono velate. Il Nun e il Kun, le più alte vette di quest’area himalaiana, dominano un’ampia ansa del fiume Suru in cui si tuffano le possenti seraccate di ghiaccio. Superate le gole ai loro piedi una valle spettacolare ornata da ardite vette di granito da cui si protendono poderosi ghiacciai porta al plateau dove, tra le pasture degli yak ricche di stelle alpine, regna solitario il monastero di Rangdum. Si alloggia in un campo fisso. 8°g. 9/8 Rangdum – Padum   Valicato il Pensi La (4400 mt), che offre visuali spettacolari sui ghiacciai, si entra nella valle dello Zanskar; si segue il fiume Doda per un tratto e lo si attraversa a piedi su di un ponte sospeso per visitare il villaggio di Aksho. Proseguendo, si raggiunge la vasta piana formata dalla confluenza dei fiumi Doda e Tsarap, il cuore dello Zanskar, dove si trovano i principali villaggi e monasteri; al Gompa di Sani, protetto da un muro di cinta e ombreggiato da alberi, che qui sono rari, oggi è iniziato il festival di Naro Nasial, dove si sosterà iniziando ad osservare le rappresentazioni. Questo antico monastero custodisce la statua di Naropa, lo stupa con i resti di Kanishka, un maestro che visse intorno all’anno mille, e affreschi attribuiti a Zadpa Dorje. Giunti alla vicina  Padum, la nuova “capitale” dello Zanskar, l’unico luogo della regione con alcuni negozietti e un punto telefonico, si alloggia in un semplice alberghetto. Sulla collina sovrastante è situato un interessante monastero, immerso tra preziosi alberi, da cui si gode un bel panorama. 9°g.  10/8 Sani: Naro Nasial   Oggi si svolgono le rappresentazioni più importanti del festival, con danze che interessano diversi temi eseguiti da monaci agghindati con sgargianti costumi tradizionali e maschere che raffigurano divinità, animali e piccoli demoni. Le danze sono precedute da una lunga preparazione di pratiche meditative, consacrazioni di oggetti e cerimonie impreziosite da salmodie recitate con tonalità profonde accompagnate dal suono di cimbali, tamburi e corni. Punto saliente di questa giornata è l’esposizione nel corso della mattina della veneratissima statua di Naropa, uno dei maestri principali della tradizione Kagyupa a cui appartiene Sani, motivo principe del festival. Nel corso della giornata chi lo desidera avrà la possibilità di recarsi a visitare il convento femminile con una passeggiata tra i campi dell’oasi. Per chi è più energetico un’escursione a piedi (circa un’ora e mezza di cammino) porta all’eremo di Guru Nima Oser Chaphuk, dove si dice abbia svolto un ritiro Guru Padmasambhava. Rientrando a Padum si visita il villaggio di Pipiting, dove si trovano un grande stupa e un monastero. 10°g.11/8 Padum, escursione a Thongde e Zangla   Si segue il versante orientale del fiume Zanskar arrivando a Thonde, un interessante monastero posto su di una rupe da cui si gode un’indimenticabile visuale. Si prosegue per Zangla, la vecchia capitale dello Zanskar, dove se sono presenti si potranno incontrare il Gyalpo dello Zanskar e la sua famiglia e visitare la loro attuale residenza, che noi considereremmo umile visto il loro stato nobiliare, ma che in questa regione è una vera reggia. Si visitano l’antico castello di Zangla, sede storica del Gyalpo, posto in una bellissima posizione che domina la valle dove si trovano anche molti chorten, di cui il più recente è quello di Bakula Rimpoce, l’Abate del Ladakh recentemente scomparso; nell’oasi è situato anche un interessante convento femminile. Si rientra in serata a Padum. 11°g. 12/8 Padum – Karcha - Rangdum   Si attraversa il fiume arrivando al bel villaggio di Karcha, dominato dal grande monastero di scuola Ghelupa costruito sulle rupi rocciose, il principale dello Zanskar. La visita rivela diverse sale e alcuni affreschi dell’XI secolo; sul monte antistante è situato l’antico convento femminile, ricco di sorprendenti reperti artistici. Da Karcha si risale il corso del fiume ricongiungendosi alla strada utilizzata fin qui – la bellezza inimmaginabile del contesto naturale merita almeno questo secondo passaggio! Si risale la valle del fiume Doda che porta al passo del Pensi e al bel monastero di Rangdum, dove si sosta al campo fisso già utilizzato all’andata, su questa piana incastonata tra i monti, luogo superbo per un ultimo saluto al mondo dello Zanskar. 12°g. 13/8 Rangdum - Mulbeck Si prosegue oltre le gole del Nun, dove i ghiacci lambiscono le acque potenti del fiume Suru, e dopo Kargil si raggiunge la valle di Mulbeck; con una breve deviazione si raggiunge il villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato a uno sperone roccioso, anche questo ripreso nel film “Samsara”. Si alloggia nel medesimo campo fisso utilizzato all’andata. 13°g. 14/8 Mulbeck – Leh Si parte verso est seguendo la panoramicissima strada che, valicati i passi Namika e Fatu, transita da Lamayuru e si tuffa nella valle dell’Indo. Oltrepassata la confluenza tra Indo e fiume Zanskar una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, con un’imponente statua di Maitreya che sovrasta il bel complesso; vi risiedono circa 150 monaci. Si raggiunge poi il monastero di Phyang, situato a circa mezz’ora di guida da Leh, un sito molto interessante con sale finemente affrescate e molte statue tipiche dell’esoterica scuola dei Drigung Kagyu, alla cui scuola appartiene il Gompa. A Leh si alloggia presso il medesimo hotel. 14°g. 15/8 Leh   Visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia e il mercato. Per chi rientra 15°g. 16/8 Leh – Delhi e volo di rientro   Verso le 7.30 del mattino (orario da confermare) volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli per l’Italia parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 16°g. Domenica 17 agosto arrivo a destinazione    Nubra Tso Kyagar Estensione per Nubra 15°g. 16/8 Leh – Kardung La – Nubra   L’escursione alla valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (5602 mt) posto a nord della città, che offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si stendono lungo il fiume Indo. La discesa si apre sulla valle del fiume Shyok (dove si scende fino a circa 3300 mt) e conduce ad una vasta piana formata dalla confluenza tra lo fiume Shyok e il Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. A Diskit si visita il villaggio e il monastero abbarbicato sulle rocce, che offre una splendida panoramica sulla valle. Si alloggia presso un comodo campo fisso. 16°g. 17/8 Nubra Si dedica la giornata all’esplorazione di Nubra, giungendo fino alle fonti di acqua calda di Panamik. Una breve passeggiata porta ad un magico laghetto, in un luogo cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Dopo la visita al monastero di Sumur una bella passeggiata alle vicine dune bianche che sorgono nei pressi della confluenza dei fiumi Nubra e Shyok completa la giornata. 17°g.18/8 Nubra – Kardong La – Leh Prima di lasciare Nubra si visita il piccolo monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Da Hunder inizia il tragitto di ritorno – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio. A Leh sistemazione nel medesimo albergo. Per chi rientra 18°g. 19/8 Leh – Delhi e volo di rientro  Verso le 7.30 (orario da confermare) del mattino volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli per l’Italia parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 19°g. Mercoledì 20 agosto, arrivo a destinazione Estensione per il Rupshu 18°g. 19/8 Leh – Tso Kar   Accompagna questa estensione una nostra guida ladakha che parla la lingua inglese. Si lascia Leh verso est risalendo il corso dell’Indo fino ad una valle che conduce verso sud dove la strada porta sull’altopiano e procede fino alle lontanissime pianure dell’India. Si passa dal villaggio di Gya, un luogo particolare, tranquillo e rurale dove si trovano molti interessanti chorten, con un tempio sulla rupe che chiude il versante opposto della vallata posto tra le rovine del grande forte che cingeva le creste ardite della montagna. Oltre il valico del Taglang (5328 mt) si accede all’altopiano del Rupshu. È il territorio dei nomadi, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili; in diversi punti si incontrano i loro campi e le greggi di yak, e anche animali selvaggi come il kyang, miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Lasciata la strada principale, Tso Kar è il primo dei grandi laghi che si incontrano in questa regione, uno specchio turchese da cui il sale è stato estratto e usato per secoli come merce di scambio in Ladakh. Si alloggia in un campo fisso, posto a circa 4500 mt di quota. 19°g. 20/8 Tso Kar - Korzok (Lago di Tso Moriri)   Il percorso continua ad essere meraviglioso, attraverso due passi e il bellissimo laghetto di Tso Kyagar, capolavoro di questa natura incontaminata, il tipico ambiente dove vive il Kyang, il cavallo selvaggio dell'altopiano che condivide le pasture con gli yak dei nomadi. Si raggiungere poi Korzok, sulle sponde del lago Tso Moriri, il gioiello turchese del Rupshu. Al tramonto le cime innevate che si affacciano sul lago e sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, si alloggia in un campo fisso a circa 4500 mt di quota. 20°g. 21/8 Tso Moriri   Si dedica la giornata all’esplorazione della zona, con una magnifica passeggiata lungo le rive del lago, e si visitano il monastero e il piccolo villaggio; nella valle alle spalle spesso si accampano i nomadi con i loro grandi greggi di yak. Sono molto speciali i tramonti dal colle che sovrasta Korzok. 21°g. 22/8 Korzok – Leh   Il percorso di ritorno riporta al laghetto di Tso Kyagar e, oltre il passo, si scende dall'altopiano raggiungendo l'Indo nei pressi del villaggio di Mahe; si seguono le spettacolari gole del fiume fino alla valle di Leh, dove si alloggia nel medesimo albergo. 22°g. 23/8 Leh – Delhi e volo di rientro    Verso le 7.30 del mattino (orario da confermare) volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli per l’Italia parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 23°g. Domenica 24 settembre, arrivo a destinazione  
INDIA HIMALAIA 2014: Cham di Phyang e Korzok, al lago di Tso Moriri
Cultura himalaiana, dall'Indo all'altopiano del Rupshu
Periodo: 18 lug - 2 ago
Tso Moriri Korzok Gompa   Ci si muove in una regione tra le più belle al mondo: un territorio solcato da gole, profonde valli ornate da oasi incastonate tra giganteschi monti desertici e contornato da vasti altopiani impreziositi da laghi turchesi, il mondo dei nomadi. Il contesto naturale è poi reso ancora più gradevole dalle persone, animate da un profondo e spontaneo sorriso che sorge da uno spirito sereno, un riflesso forse del forte radicamento nella pervasiva fede buddista. Il programma prevede di raggiungere e di rientrare da Leh, la capitale del Ladakh, in volo da Delhi, da dove ci si reca al vicino Cham di Phyang e si effettuano due grandi escursioni. La prima porta a ovest lungo l'Indo alla celeberrima oasi di Lamayuru e giungendo fino a Mulbeck. Si inizia dalla storica oasi di Bazgo e dai resti artistici più interessanti del Ladakh: i famosi affreschi di Alchi e gli sconosciuti dipinti di Saspol. Si visitano Mangyu, una perla di bellezza nell’Himalaia, Wanla, dove un tempio dell’XI secolo attribuito a Rinchen Zangpo sovrasta le belle case rurali, Lamayuru, l’oasi più celebre di questa vasta regione desertica dell’Himalaia dell’India, dove il monastero sorse attorno alla grotta di meditazione del grande mistico Naropa. Oltre Lamayuru si valicano due alti passi arrivando a Mulbeck, con la famosa scultura rupestre di Maitreya, avendo l’opportunità di visitare Atise, Gyal e Shergol; e, tornando a Leh, Rizong e Likir. Rientrati a Leh, dopo il Cham di Phyang si parte per la seconda escursione che richiede quattro campi e porta nella regione del Rupshu, il lembo occidentale del vastissimo altopiano tibetano, una zona incontaminata fatta di grandi spazi e abitata da popolazioni nomadi che vivono seguendo tradizioni archetipe, dove i colori vividi della natura esaltati dall’aria rarefatta sembrano dipingere, come in una tavolozza, le praterie, i laghi e le montagne circostanti. Sulle sponde del lago turchese di Tso Moriri, il più vasto della regione, si trova il monastero di Korzok dove si giunge in occasione dell’annuale Cham a cui confluisce la popolazione nomade di questa parte dell’altopiano, un’occasione eccellente per incontrare questa gente che normalmente vive dispersa nei spazi delle praterie d’alta quota. Sul percorso si visiteranno molti siti importanti della regione di Leh: Shey, Tikse, Stakna, Chemrey, Tak Tok, Hemis e Gya.   Bazgo Rizong Gompa I Cham del Ladakh I Cham del Ladakh offrono un ottimo modo per avvicinarne la cultura e lo spirito, ammirando i monaci agghindati con maschere e sgargianti costumi tradizionali che al suono di musiche rituali creano una riproduzione simbolica dello Tse Chu, ovvero l'evocazione di Guru Rimpoce (Padmasambhava) e dei principali insegnamenti del buddismo tibetano. Ogni monastero aggiunge anche parti inerenti la propria storia e origine, facendo di ogni Cham un capolavoro a sé. Molto è stato scritto in merito a queste sofisticate rappresentazioni per interpretare il significato trascendente dei movimenti, delle figure, delle musiche e dei testi. Ma al di là di un interesse accademico, in queste occasioni si partecipa a uno dei rari momenti in cui la gente si stacca dalle fatiche della dura vita dell’ambiente himalaiano: tutti accorrono indossando bellissimi costumi tradizionali e per il visitatore, ma anche per i ladakhi stessi, l'aspetto umano, folcloristico e di scambio che animano l’evento hanno un interesse forte almeno quanto il contenuto esoterico. Modalità del viaggio Gli spostamenti in Ladakh vengono effettuati in jeep. Nella parte finale del viaggio si fanno 4 campi consecutivi. I campi sono ben organizzati con tende europee per dormire, tenda comune con tavolo e sedie, tenda cucina e tende per i servizi. Oltre alla guida, accompagnano il gruppo assistenti che lavorano con Amitaba da parecchi anni, che si occupano degli allestimenti e dei servizi, e un cuoco abituato a soddisfare gli ospiti italiani. Durante l’escursione a ovest di Leh si alloggia in semplici locande per 3 notti. Questi alberghetti  richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino. Alcuni sono decisamente carini, arredati in tipico stile ladakho, e donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. A Leh si utilizza un comodo albergo – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro semplice hotel di montagna, ma la pulizia è sufficiente, si dispone di stanze con bagno e acqua calda e dispone di un generatore di corrente nel caso (…spesso) “salti” la luce.   Mangyu Tso Moriri, Korzok   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Venerdì 18 luglio, partenza in volo per Delhi All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali per imbarcarsi per Leh. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto. 2°g.  19/7 Delhi - Leh   Il volo per Leh parte alle primissime ore del mattino, solitamente verso le 5.30 (orario da confermare); dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. All’arrivo si viene ricevuti si viene ricevuti dal rappresentante di Amitaba del Ladakh e dalla guida. Sistemazione in uno dei migliori hotel della città e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g.  20/7 Leh – Alchi   Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra alberi di albicocco: custodiscono meravigliosi affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si prosegue per il vicino monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi. 4°g.  21/7 Alchi - Lamayuru   Si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire una pittoresca valle a sud del fiume che porta al villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile, che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate abbiano potuto giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre le jeep fanno il giro della vallata percorrendo qualche chilometro di strada e arrivando allo stesso punto. Si continua a seguire la valle dell’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola verso sud; la si lascia con una deviazione che porta all’oasi di Wanla, che preserva un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente all’esoterica scuola dei Drigung, recentemente restaurato da un gruppo di svizzeri, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Tornati sulla strada principale ci si inerpica tra le incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia presso l’hotel Moonlight, il migliore dell’oasi. 5°g.  22/7 Lamayuru – Mulbeck Si prosegue lungo la strada che serpeggia verso ovest; prima del passo si segue una stradina sterrata che porta all’eremo di Atise, un luogo di ritiro del monastero di Lamayuru.  Superato il Fatu La (4147 mt) e oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Poco oltre si arriva a Mulbekh, il paesello dove si trascorre la notte in una locanda. Qui, oltre alla famosa statua rupestre di Buddha Maitreya (VII secolo), si trovano due monasteri posti su di un vicino, ripido colle. Dopo le visite si completa la giornata con un’escursione (in jeep) al vicino villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato a uno sperone roccioso (anche questo si vede in “Samsara”). Si alloggia in un ben attrezzato campo fisso. 6°g.  23/7 Mulbeck – Leh   Si rientra a Leh ripercorrendo la panoramicissima strada seguita fin qui; oltre l’oasi di Lamayuru, raggiunto l’Indo e dopo averlo seguito per un tratto lo si lascia con una deviazione verso nord incontrando un interessante convento femminile e poco oltre il monastero di Rizong, ritenuto tra i più ascetici del Ladakh, che sembra quasi sospeso alla chiusura di una stretta valle; l’abate, Rizong Rimpoce, è l’attuale “Ganden Tripa”, ovvero il capo della scuola Ghelupa. Proseguendo verso Leh e oltrepassata la confluenza tra Indo e fiume Zanskar, una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, con un’imponente statua di Maitreya che sovrasta il bel complesso; vi risiedono circa 150 monaci. A Leh si alloggia presso il medesimo hotel. 7°g.  24/7 Leh: festival di Phyang   Il monastero di Phyang è situato a circa mezz’ora di guida da Leh. E’ un sito molto interessante di per se, con sale finemente affrescate e molte statue tipiche dell’esoterica scuola dei Drigung Kagyu, alla cui scuola appartiene il Gompa. Durante il Cham tutti i templi sono aperti e pullulano di devoti ladakhi che fanno offerte, accendono lampade al burro e fanno le prostrazioni, un momento molto intenso per godere del sito nella sua più piena vitalità. Le danze rituali che si svolgono nel cortile sottostante si protraggono per tutta la giornata, e la collina dove sorge Phyang è contornata da un allegro mercato ricco di ogni tipo di artigianato ladakho e tibetano. Nel pomeriggio ci si reca al vicino Guru Lhakhang, un antichissimo tempio che sorge su di un colle, dove si ammirano preziosi affreschi che furono attentamente studiati anche dal Prof. D. Snellgrove. 8°g.  25/7 Leh: festival di Phyang   Si torna a Phyang per seguire gli sviluppi del festival. Rientrati a Leh si sale al panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal. Il resto della giornata è libero. 9°g.  26/7 Leh, escursione a Spituk, Stock e Matho   Si dedica la giornata all’esplorazione del versante meridionale dell’Indo; prima di attraversare il fiume si visita il monastero di Spituk. Si raggiunge quindi l’oasi di Stock, con un bel monastero e il Palazzo Reale, attuale residenza del Re Namgyal, di cui si possono visitare alcune parti. Si prosegue poi per l’oasi di Matho, sede di un affascinante sito di scuola Sakya reso celebre dal peculiare festival invernale che è presenziato da… degli oracoli; in effetti è un luogo che dà a molti la sensazione di essere intriso di energia esoterica, in special modo nello scuro Gonkhang degli oracoli, col pavimento coperto di tsampa e pervaso dall’odore di chang. 10°g. 27/7 Leh – Tak Tok  Si lascia Leh in direzione est, risalendo la valle dell’Indo; le jeep trasportano tutto l’occorrente per i campi dei prossimi giorni. Si sosta per una visita a Shey, che fu anche la sede del palazzo reale. Poco lontano ci si ferma al monastero Ghelupa di Tikse, tra i più celebri e attivi, una delle perle del Ladakh: ricco di templi, contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang. La grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, se pur di recente fattura, è diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. Si attraversa quindi l’Indo per recarsi al monastero di Stakna, che si staglia su di un panoramico colle morenico sopra il fiume e rivela sale e interni interessanti. Proseguendo, una valle laterale porta a nord a Chemrey, un Gompa dalla struttura molto vicina all’archetipo di quello che un visitatore immagina essere un luogo di ritiro himalaiano, con le casette dei monaci incastonate nei versanti di un ripido colle sulla cui cima sorgono i templi, tanto che fu scelto per girarvi il film ‘Samsara’. Oltre Chemrey si arriva al monastero di Tak Tok, l’unico di scuola Nyingmapa del Ladakh, che contiene interessanti affreschi ed è costruito di fronte a una grotta dove secondo la tradizione meditò Guru Padmasambhava. Si pone qui il primo campo. 11°g. 28/7 Tak Tok – Tso Kar   Tornati nella valle dell’Indo ci si reca al grande monastero di Hemis, il principale di scuola Drukpakagyu del Ladakh; questo sito è un’importante meta di pellegrinaggi e ospita una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Dopo la visita si prosegue per il villaggio di Gya, posto a circa 4200 mt sulla strada che porta al passo del Taglang; un luogo particolare, tranquillo e rurale, dove si trovano molti interessanti chorten e un tempio posto sulla rupe che chiude il versante opposto della vallata situauto tra le rovine del grande forte che cingeva le creste ardite della montagna. Oltre il valico, alto ben 5328 mt, si accede all’altopiano del Rupshu. Siamo nel territorio dei nomadi, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili; in diversi punti si vedono i loro campi e le greggi di yak, e anche animali selvaggi come il kyang, miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Tso Kar è il primo dei grandi laghi che si incontrano in questa regione, un lago il cui sale è stato estratto e usato per secoli come merce di scambio in Ladakh. Si pone il campo vicino a Nuruchen (4600 mt), la sosta più alta del viaggio. 12°g. 29/7 Tso Kar - Korzok (Lago di Tso Moriri)   Il percorso continua a essere meraviglioso, attraverso due passi e il bellissimo laghetto di Tso Kyagar, capolavoro di questa natura incontaminata, il tipico ambiente dove vive il Kyang, il cavallo selvaggio dell'altopiano che condivide le pasture con gli yak dei nomadi. Si raggiungere poi Korzok, sulle sponde del lago Tso Moriri, il gioiello turchese del Rupshu. Al tramonto le cime innevate che si affacciano sul lago e a meridione sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, si pone il campo 13°g. 30/7 Cham di Korzok   Il Cham è molto interessante anche perché attrae un gran numero di nomadi dell’altopiano. Quando non si seguono gli eventi del festival si possono effettuare stupende passeggiate lungo la sponda occidentale del lago o nella valle alle spalle del villaggio, dove spesso si accampano i nomadi con i loro grandi greggi di yak. Sono molto speciali i tramonti dal colle che sovrasta monastero e villaggio. 14°g. 31/7 Korzok – Leh   Prima di partire si potrà seguire lo svolgersi del Cham, che prosegue anche oggi. Il percorso di ritorno riporta al laghetto di Tso Kyagar e, oltre il passo, si scende dall'altopiano raggiungendo l'Indo nei pressi del villaggio di Mahe; si seguono le spettacolari gole del fiume fino alla valle di Leh, dove si alloggia nel medesimo albergo. 11°g. 1/8 Leh – Delhi  Verso le 7.30 del mattino (orario da confermare) volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli per l’Italia parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 12°g. Sabato 2 agosto, arrivo a destinazione
INDIA HIMALAIA 2014: Ladakh, Rupshu, Lahaul, Spiti, Kinnaur
Grande traversata dell’Himalaia indiano
Periodo: 12 lug - 27 lug
Spiti Tabo Dankhar Gompa, Spiti   Arrivati a Leh nella valle dell’Indo si trascorre la prima giornata tranquilli per favorire l’acclimatazione, visitando Sankar Gompa e la parte vecchia della cittadina. Si avrà l’opportunità di partecipare alla chiusura degli insegnamenti tenuti da S.S. il XIV Dalai Lama, che prevede il conferimento di una benedizione per la lunga vita; vi sarà una vastissima folla, con gran parte delle persone che sfoggia gli abiti tradizionali più belli. Si raggiunge Shachukul valicando il passo del Chang (5320 mt) che porta a nord est di Leh, vicinissimi al confine col Tibet, dove è incorso l’annuale Cham del monastero con rappresentazioni di musiche e danze in maschera e costume eseguite dai monaci. Si coglie l’opportunità per trascorre una notte sulle rive del meraviglioso lago di Pangong, situato poco più a est, e si rientra a Leh visitando Tak Tok e Chemrey. Si lascia la valle dell’Indo verso sud seguendo la strada che porta al passo del Taglang (5328 mt), che si apre sull’altopiano del Rupshu, territorio dei nomadi, dove con una breve deviazione ci si reca al lago di Tso Kar. Si scavalca quindi il passo del Lachlung (5060 mt) godendo dei panorami spettacolari di questa regione desertica e, oltre il passo di Baralacha (4883 mt), si entra nel Lahaul arrivando a Keylong, il centro principale dove vi sono alcuni Gompa da visitare, tra cui Kardong è il principale; questa  zona giova di maggiore umidità e si osserva un po' di verde sui pendii. Si risale quindi la valle del fiume Chandra, che incanta per le fantastiche guglie, monti turriti di granito e ghiacciai che ne ornano il lato meridionale, fino al magico lago di Chandra Tal (il “Lago delle luna”) incastonato tra i monti. Superato il Kunzum La (4551 mt) si entra nello Spiti, una regione che fu parte dell’antico regno tibetano di Gughe; qui oltre alla meraviglia naturale di valli profondissime pressoché desertiche dai colori contrastati vi sono reperti artistici belli e molto importanti, primo per fama il monastero di Tabo, che gli amanti dell’arte chiamano l’ “Ajanta dell’Himalaia”. Si visitano tutti i siti più belli e si segue il corso del fiume Spiti arrivando alla confluenza col Sutlej, con i ripidi monti che cominciano ora gradatamente ad avere una copertura arborea, e si entra nella regione del Kinnaur. Questo antico regno segna il punto di transizione tra la cultura induista e buddista; l'architettura è caratteristica, con un uso misto di pietra e legno, anche finemente intagliato. Da Kalpa, la vecchia capitale, gli indù scrutano le cime glaciali del Kinnaur Kailash, una montagna sacra che ricorda la forma del mitico Kailash e supera i 6000 metri: secondo alcuni questa è la dimora invernale di Shiva. Si esplora la valle di Sangla e si prosegue quindi lungo il Sutlej arrivando a Shimla, la capitale coloniale estiva del Raj britannico edificata sulla cresta dei monti che contornano le pianure dell’India. Da qui si va Delhi completando  la grande traversata. Modalità del viaggio Gli spostamenti vengono effettuati in jeep e non sono richiesti campi mobili. Ove possibile si alloggia in hotel e si utilizzano anche tre campi fissi, che sono ben attrezzati. In alcune località dello Spiti e del Kinnaur le sistemazioni sono piuttosto spartane senza servizi in stanza e alcune locande possono non essere provviste di lenzuola pulite. È quindi una buona soluzione aver con se un sacco a pelo, o almeno un sacco lenzuolo. Il cibo è solitamente semplice ma gustoso, molto buono per chi ama la cucina indiana, ma a volte poco vario. È quindi un viaggio entusiasmante che richiede senso di adattamento e capacità di vivere le situazioni locali.   Keylong Morang, Kinnaur   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Sabato 12 luglio, partenza per Delhi   All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali per imbarcarsi per Leh. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto. 2°g.  13/7 Delhi - Leh   Il volo per Leh parte alle primissime ore del mattino, solitamente verso le 5.30 (orario da confermare); dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. All’arrivo si viene ricevuti dal rappresentante di Amitaba del Ladakh e dalla guida locale che seguirà i partecipanti fino al 16/7. Sistemazione in uno dei migliori hotel della città, il Lhasermo o simile, e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g.  14/7 Cerimonia di lunga vita e partenza per Shachukul   Da Leh si raggiunge la zona degli insegnamenti, dove ci si unisce alle persone che hanno partecipato all’evento; alcuni di questi seguiranno questo stesso programma fino al 16/7. Le cerimonie per la lunga vita finiscono nell’arco della mattina; al termine si parte per Shachukul. Si risale per un tratto la valle dell’Indo; oltre Tikse e Stakna una valle laterale porta a nord salendo al passo di Chang (5320 mt), con grandiosi panorami che spaziano dalle oasi di Chemrey e Tak Tok alle catene di monti che si affacciano sulla valle dell’Indo e oltre, fino al Kang Yaze (6500 mt), la più alta vetta della regione. La discesa attraversa alcune pasture e si immerge tra monti policromi fino a giungere al fiume Shyok che da qui scorre verso Nubra; lo si risale per un breve tratto fino al villaggio di Tangtse, il principale della regione con le rovine di un vecchio castello e un tempio recentemente ricostruito; si alloggia qui in una locanda. 4°g.  15/7 Shachukul – Pangong   Proseguendo lungo lo Shyok e poi per una valle a sud (circa 10 km) si arriva al villaggio e al monastero di Shachukul, di scuola Drigung Kagyu, dove si svolge il festival con diverse rappresentazioni di danze sacre eseguite con maschere e costumi. Nel vecchio Gompa si ammirano alcune interessanti statue, e, nel Lhakhang, affreschi nuovi ma di ottima fattura che ritraggono, tra i vari soggetti, l’origine della scuola Drigung. Nel pomeriggio si torna verso Tangtse e si prosegue per il lago di Pangong (4400 mt) risalendo un piccolo affluente dello Shyok verso est, attraverso un ambiente con forti colorazioni dove deserto e pasture si intersecano tra monti sulle cui cime si vedono alcuni ghiacciai; si arriva presto in vista delle acque incredibilmente turchesi del mitico lago di Pangong. Una vastità azzurra, l’aria incredibilmente pura, tra monti altissimi, oltre ogni nostra capacità descrittiva, che ispirò alcuni passaggi stupendi dell’interessante libro “La via delle nuvole bianche” di A. Govinda. Si alloggia in un campo fisso in vista del lago. 5°g.  16/7 Pangong – Leh   Si parte alla volta di Leh superando di nuovo l’altissimo Chang La. Scesi dal passo con una piccola deviazione si raggiunge il monastero di Tak Tok, l’unico di scuola Nyingmapa del Ladakh, che contiene interessanti affreschi ed è costruito di fronte a una grotta dove secondo la tradizione meditò Guru Padmasambhava. Proseguendo la discesa lungo al bella vallata si arriva Chemrey, un Gompa dalla struttura vicina all’archetipo di quello che un visitatore immagina essere un luogo di ritiro himalaiano, con le casette dei monaci incastonate nei versanti di un ripido colle sulla cui cima sorgono i templi, tanto che fu scelto per girarvi il film ‘Samsara’. Dopo la visita si prosegue per Leh; si alloggia nel medesimo hotel. 6°g.  17/7 Leh – Tso Kar – Sarchu   Si risale la valle dell’Indo per un tratto lasciandola verso sud con la strada che porta al passo del Taglang. Si attraversano vallate policrome e si transita dal villaggio di Gya, posto a circa 4200 mt; un luogo particolare, tranquillo e rurale, dove si trovano molti interessanti chorten e un tempio posto sulla rupe che chiude il versante opposto della vallata situato tra le rovine del grande forte che cingeva le creste ardite della montagna. Oltre il valico, alto 5328 mt, si accede all’altopiano del Rupshu, territorio dei nomadi, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili; in diversi punti si vedono i loro campi e le greggi di yak, e a volte anche animali selvaggi come il kyang, miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Una deviazione porta al lago di Tso Kar, stupendo gioiello turchese il cui sale è stato estratto e usato per secoli come merce di scambio in Ladakh. Rientrati sulla strada principale si continua verso sud transitando dal campo tendato di Pang e si valica il Lachlung La (5060 mt) accedendo alla zona meridionale del Karnak, uno dei regni del trekking di queste remote regioni. Arrivati nella piana di Sarchu si sosta per la notte in un campo fisso. 7°g.  18/7 Sarchu – Keylong   Si prosegue lungo l’altopiano fino al passo del Baralacha (4883 mt) che si apre sulla regione del Lahaul, un territorio ancora piuttosto desertico ma più arboreo del Ladakh. Oltre Darcha, punto di accesso per un trekking che porta in Zanskar, seguendo il fiume si arriva a Keylong (3350 mt), “capitale” del Lahaul. Sistemazione in un modesto albergo (il Tashi Delek o simile). Nei dintorni si trovano alcuni Gompa; ci si reca a visitare Sharshul, posto sul monte sopra il paese, e se vi è tempo sufficiente Khardong, situato sul lato opposto della valle. 8°g.  19/7 Keylong – Kaza   Si segue il deflusso della valle e alla confluenza col fiume Chandra si visita il piccolo monastero Drukpa di Tupchiling. Si risale la valle del Chandra lasciando dopo un tratto la strada principale, che conduce a Manali attraverso il passo del Rothang, incontrando un ambiente molto selvaggio dove le montagne turrite sembrano delle magiche cittadelle sospese nel cielo e a sud la possente lingua di un grande ghiacciaio giunge fino al fondovalle. Ai piedi del valico del Kunzum con una deviazione si raggiunge il Chandra Tal (lago delle luna), che ha ispirato un bel libro di racconti scritto da Massimo Dusi, “Il lago delle visioni”. Superato il passo del Kunzum (4551 mt) si entra in Spiti, incontrando i primi insediamenti a Lossar. A Kaza (3600 mt), centro principale della regione, ci si sistema presso l’hotel Snowland o simile. 9°g.  20/7 Kaza   Escursione al monastero di Ki, il principale dello Spiti, dove nel 2000 S.S. il XIV Dalai Lama ha conferito una grande iniziazione di Kalachakra. Da Ki si prosegue per Kibber (4200 mt) e Tashigang (4400 mt): questi interessanti villaggi, sui bordi dell'altopiano, sono tra i più alti luoghi permanentemente abitati dell'Himalaia. 10°g.  21/7 Kaza – Tabo   Si segue la valle del fiume Spiti verso sud. Nei pressi della confluenza col fiume Pin una valle a nord porta al villaggio e al tempio di Lhalung, fondato nel medesimo periodo del celeberrimo Tabo intorno all’anno 1000, quando questa zona era parte dell’antico regno di Gughe. Gli interni di questo pressoché ignorato tempio sono un esempio rarissimo della metamorfosi che l’arte giunta da Ghandara e Nalanda ha avuto nell’incontro col mondo dell’Himalaia. Tornati a valle, si prosegue per un tratto e si lascia di nuovo la strada principale per inerpicarsi lungo una stradina fino a un colle dove a 4000 metri è arroccato l'antico monastero di Dankar, che domina la confluenza dei fiumi Pin e Spiti. Dopo la visita si prosegue per Tabo; si pernotta in una locanda tibetana. 11°g.  22/7 Tabo – Nako   L'antico Gompa di Tabo è rimasto intatto dai tempi del grande santo tibetano Rinchen Zangpo che ne curò l'attuale disposizione (XI secolo). Tabo è considerato l'"Ajanta dell'Himalaia" per l'ineguagliabile bellezza di statue e affreschi, ed è una perla anche per la potente energia spirituale che lo permea. Dopo un’approfondita visita si prosegue lungo le gole dello Spiti; a Chango si sosta per visitare il Gompa posto su un colle che domina la vallata. Proseguendo, una deviazione porta al bel villaggio di Nako, dove vi è anche un piccolo lago, il cui Gompa dell’XI secolo, di scuola Drukpa, conserva antichissimi affreschi. Si alloggia in una locanda. 12°g. 23/7 Nako – Kalpa   Arrivando verso la confluenza con il Sutlej ci si reca con una deviazione e un'escursione a piedi al tempio di Tilasangh, dove si dice che a una statua di Chenresi crescano i capelli. Seguendo il deflusso impetuoso del Sutlej si giunge in Kinnaur. A Morag si trova una torre costruita nel tipico stile della regione stratificando pietre e legno, e a Ribba vi è un Gompa, Arrivati nel capoluogo della regione, Rekong Peo (2290 mt), si sale al paese di Kalpa (2960 mt), l’antica capitale, che fu prescelto dai coloni inglesi per il clima e la spettacolarità della visuale che offre: se è limpido si ammira il Kinnaur Kailash, mitico monte di oltre 6000 metri, che prende il suo nobile nome dalla sua somiglianza col monte Kailash. Si alloggia in un semplice hotel, il Golden Apple o il Grand Shangrila. 13°g. 24/7 Kalpa – Sangla   Tornati a valle si prosegue per un tratto lungo il Sutlej, lasciando il corso del fiume per seguire una valle laterale che porta a Sangla, un villaggio con molte case tradizionali; si alloggia qui presso il Parkash hotel o simile. Si esplora la zona recandosi al villaggio di Chitkul, che conserva interessanti templi lignei, e si visita con una breve passeggiata il forte di Kamru che sovrasta Sangla. Questo luogo era la capitale dell’antico regno di Bushahr. 14°g.  25/7 Sangla – Shimla   Si torna sul Sutlej e lo si segue fino a quando la strada si sposta sulle creste dei monti arrivando a Shimla (2130 mt), la vecchia capitale del Raj britannico che conserva ancora molti edifici in stile coloniale. Sistemazione in albergo, lo Spars Lodge o simile. 15°g. 26/7 Shimla – Delhi e volo di rientro    Si parte alla volta di Delhi transitando dalla città di Chandigart; si arriva in serata e ci si reca all’aeroporto internazionale dove la gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto. 16°g. Domenica 27 luglio, arrivo a destinazione
INDIA HIMALAIA 2014: Kalachakra a Leh
S.S. il XIV Dalai Lama, insegnamenti e conferimento dell’iniziazione di Kalachakra
Periodo: 29 giu - 16 lug
A contorno abbiamo organizzato un insieme di escursioni e alcune possibili estensioni per consentire ai partecipanti di godere anche della straordinaria bellezza di queste regioni himalaiane. Per informazioni sul Kalachakra vedi: Kalachakra; e per la cronistoria conferimento avvenuto nell’Himalaia indiano dello Spiti, Kalachakra a Ki Gompa.   Mandala Mandala Mandala Sono possibili due partenze Partenza del 29 giugno: si segue l’intero programma, inclusa la parte di preparazione, e si arriverà a Leh un giorno prima di S. S. il Dalai Lama, potendo così unirsi al grande benvenuto che gli verrà dato dai ladakhi. Tra l’1 e il 5/7, quando non si sarà impegnati con le attività inerenti gli insegnamenti, si visita Leh e si svolgono diverse escursioni che portano a Bazgo, Alchi, Saspol, Hemis, Stakna, Likir, Phyang, Guru Lhakang, Stock e Matho. Partenza del 4 luglio: si sarà presenti agli insegnamenti, all’iniziazione di Kalachakra e alla cerimonia di lunga vita che chiude l’evento il 14/7. Si effettua anche un’escursione a Shey e Tikse durante la pausa tra insegnamenti e conferimento dell’iniziazione Il rientro per entrambe è previsto il 16 luglio. Possibili estensioni Partenza anticipata il 21/6: si segue il programma Ladakh, Rupshu e Cham di Lamayuru che esplora il Ladakh fino ai confini occidentali e l’altopiano nomadico del Rupshu; si partecipa al grande festival annuale del famoso monastero di Lamayuru. Dal 3/7 in poi si segue il programma del Kalachakra. Rientro il 20/7: dopo il completamento del Kalachakra utilizzando 4 giorni in più si partecipa al festival del monastero di Shachukul, ai limiti nord orientali del Ladakh, e si visitano il lago di Pangong, specchio turchese di pristina bellezza che giunge fino in Tibet, e la valle di Nubra a nord di Leh, ai piedi del Karakorum. Rientro il 27/7: al termine del Kalachakra si segue il programma Ladakh, Rupshu, Lahaul, Spiti, Kinnaur che inizia con la partecipazione al Cham di Shachukul e prevede un tour che dalla valle dell’Indo porta sull’altopiano del Rupshu e attraverso le regioni del Lahaul, dello Spiti e del Kinnaur arriva ai limiti meridionali della catena himalaiana fino a Shimla: una traversata avvincente delle diverse aree naturali, climatiche ed etniche di una delle regioni più belle in assoluto al mondo. Amitaba organizza anche la partecipazione ai festival di Phyang e Korzok (18/7- 2/8); chi fosse interessato può seguire questo programma come prosecuzione dell’estensione a Shachukul, Pangong e Nubra.   Danze rituali Erba kusha Fasce rosse   PROGRAMMA DEL VIAGGIO L’evento si svolge nei pressi di Leh, capitale del Ladakh, un luogo che è di per sé fonte di positiva ispirazione, e stante l’obiettivo di seguire tutto nel modo migliore si farà in modo che ciascuno possa gioire anche della visita di questo benedetto angolo del mondo. Si prevede una partecipazione di massa, di alcune centinaia di migliaia di persone; quindi durante le fasi più importanti si dovrà avere una certa adattabilità dovuta al vasto e sereno caos a cui molti di noi non sono abituati. A contorno di questi momenti di intensa aggregazione vi sarà modo per starsene tranquilli e di beneficiare del contatto con persone esperte dei temi trattati; sono previsti anche incontri con alcuni importanti Lama, momenti di dibattito e analisi dei contenuti, e la possibilità di partecipare a un incontro con un’anziana oracola. L’area degli insegnamenti è posizionata sul lato ovest della residenza di S.S. il Dalai Lama. Ci si siede a terra; quindi è utile portare un cuscino su cui accomodarsi (possono essere acquistati anche in loco). È importante avere con sé una radiolina con relativi auricolari per poter ascoltare la traduzione in inglese degli insegnamenti. È probabile che venga organizzata anche la traduzione in italiano, ma al momento di redazione del programma (novembre ’13) non è ancora chiaro chi possa eseguirla.   Leh, Tsemo Gompa Tikse Shey Programma delle giornate (Redatto in base al calendario ufficiale dell’evento; se intervenissero modifiche il programma verrà conseguentemente adeguato) 1°g. Domenica 29 giugno, partenza per Delhi   All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali per imbarcarsi per Leh. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto. 2°g.  30/6 Delhi – Leh (Shey)    Il volo per Leh parte alle primissime ore del mattino, solitamente verso le 5.30 (orario da confermare); dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. All’arrivo sistemazione presso l’hotel Whispering Willows a Shey e riposo per favorire l’acclimatazione. 3°g.  1/7 Arrivo di S.S. il XIV Dalai Lama; visita di Leh   Si partecipa alle celebrazioni per l’arrivo di S.S. il XIV Dalai Lama del Tibet. Al termine si visita Leh (Tsemo Gompa, il palazzo, Sankar Gompa). 4°g.  2/7 Escursione a Bazgo, Alchi e Saspol    Oggi SS il Dalai Lama riposa; ne approfittiamo per effettuare una bellissima escursione a ovest di Leh. Si segue il deflusso del fiume Indo e oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra alberi di albicocco: custodiscono meravigliosi affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Quindi si visita il  monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante e celebre del Ladakh. 5°g.  3/7 Preparazione (escursione a Stakna e Hemis) SS il Dalai Lama, i Lama e i monaci del seguito iniziano la fase di preparazione che dura tre giorni. Nel corso di queste giornate che coinvolgono i partecipanti solo marginalmente vengono fatte anche alcun interessanti escursioni, oggi a Stakna e Hemis. Hemis è il Gompa principale di scuola Drukpakagyu del Ladakh, importante meta di pellegrinaggi che ospita una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa incastonati con pietre preziose. Stakna si staglia su di un panoramico colle morenico sul bordo del fiume Indo, e rivela interessanti sale affrescate. 6°g.  4/7 Preparazione (escursione a Likir e Phyang) Il monastero di Likir, di tradizione Ghelupa, ha come abate un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama. Qui è stata ostruita un’imponente statua di Maitreya che sovrasta il bel complesso; vi risiedono circa 150 monaci. Anche il monastero di Phyang è un sito molto interessante con sale finemente affrescate e molte statue tipiche della scuola dei Drigung Kagyu, alla cui scuola appartiene il Gompa. Oggi venerdì 4/7 è prevista la seconda partenza per Delhi 7°g.  5/7 Preparazione (escursione a Stock e Matho) Escursione a Stock e Matho, posizionati lungo il versante meridionale dell’Indo. Si attraversa il fiume raggiungendo l’oasi di Stock, con un bel monastero e il Palazzo Reale, attuale residenza del Re Namgyal, di cui si possono visitare alcune parti. Si prosegue poi per l’oasi di Matho, sede di un affascinante sito di scuola Sakya reso celebre dal peculiare festival invernale che è presenziato da degli oracoli; in effetti è un luogo che dà a molti la sensazione di essere intriso di energia esoterica, in special modo nello scuro Gonkhang degli oracoli, col pavimento coperto di tsampa e pervaso dall’odore di chang. Arrivo a Leh oggi (5/7) di chi parte il 4/7   Per i partecipanti partiti il 4/7, sistemazione in hotel e riposo per favorire l’acclimatazione. 8°g. – 10°g. (6/7 – 8/7) Preparazione e insegnamenti preliminari   Le fasi di preparazione proseguono e si svolgono gli insegnamenti pubblici. 11°g. 9/7 Preparazione e danze rituali (escursione a Shey e Tikse) In funzione dell’andamento della giornata si effettua un’escursione o al mattino o al pomeriggio a Tikse e si visita Shey, con le rovine del castello e il tempio. Il complesso monastico Ghelupa di Tikse è tra i più celebri e attivi, una delle perle del Ladakh: ricco di templi, contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang. La grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, se pur di recente fattura, è diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. 12°g. – 15°g. (10/7 – 13/7) Iniziazione di Kalachakra 16°g. 14/7 Cerimonia di lunga vita   Le cerimonie per la lunga vita finiscono nell’arco della mattina; al termine tempo libero. 17°g.  15/7 Leh – Delhi   Verso le 7.30 del mattino (orario da confermare) volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 18°g.  Mercoledì 16 luglio, arrivo a destinazione   Pangong Numbra, Hunder Estensione per il festival di Shachukul, Pangong e Nubra 1°g.  14/7 Cerimonia di lunga vita e partenza per Shachukul   Le cerimonie per la lunga vita finiscono nell’arco della mattina; al termine si parte per Shachukul. Si risale per un tratto la valle dell’Indo; oltre Tikse e Stakna una valle laterale porta a nord salendo al passo di Chang (5320 mt), con grandiosi panorami che spaziano dall’oasi di Chemrey e Tak Tok alle catene di monti che si affacciano sulla valle dell’Indo e oltre, fino al Kang Yaze (6500 mt), la più alta vetta della regione. La discesa attraversa alcune pasture e si immerge tra monti policromi fino a giungere al fiume Shyok che da qui scorre verso Nubra; lo si risale per un breve tratto fino al villaggio di Tangtse, il principale della regione con le rovine di un vecchio castello e un tempio recentemente ricostruito; si alloggia qui in una locanda. 2°g.  15/7 Shachukul – Pangong   Proseguendo lungo lo Shyok e poi per una valle a sud per circa 10 km si arriva al villaggio e al monastero di Shachukul, di scuola Drigung Kagyu, dove si svolge il festival con diverse rappresentazioni di danze sacre eseguite con maschere e costumi. Nel vecchio Gompa si ammirano alcune interessanti statue, e, nel Lhakhang, affreschi nuovi ma di ottima fattura che ritraggono, tra i vari soggetti, l’origine della scuola Drigung. Nel pomeriggio si torna verso Tangtse e si prosegue per il lago di Pangong risalendo un piccolo affluente dello Shyok verso est, attraverso un ambiente con forti colorazioni dove deserto e pasture si intersecano tra monti sulle cui cime si vedono alcuni ghiacciai; si arriva presto in vista delle acque incredibilmente turchesi del mitico lago di Pangong. Una vastità azzurra, l’aria incredibilmente pura, tra monti altissimi, oltre ogni nostra capacità descrittiva, che ispirò alcuni passaggi stupendi dell’interessante libro “La via delle nuvole bianche” di A. Govinda. Si alloggia in campo fisso in vista del lago. 3°g. 16/7 Pangong – Leh   Si parte alla volta di Leh superando di nuovo l’altissimo Chang La. Scesi dal passo con una piccola deviazione si raggiunge il monastero di Tak Tok, l’unico di scuola Nyingmapa del Ladakh, che contiene interessanti affreschi ed è costruito di fronte a una grotta dove secondo la tradizione meditò Guru Padmasambhava. Proseguendo la discesa lungo al bella vallata si arriva Chemrey, un Gompa dalla struttura vicina all’archetipo di quello che un visitatore immagina essere un luogo di ritiro himalaiano, con le casette dei monaci incastonate nei versanti di un ripido colle sulla cui cima sorgono i templi, tanto che fu scelto per girarvi il film ‘Samsara’. Dopo la visita si prosegue per Leh, dove si alloggia in hotel, il Lhasermo o simile. 4°g.  17/7 Leh – Kardung La – Nubra   L’escursione alla valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (5602 mt) posto a nord della città, che offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si estendono lungo il fiume Indo. La discesa si apre sulla valle del fiume Shyok (dove si scende fino a circa 3300 mt) e conduce a una vasta piana formata dalla confluenza tra il fiume Shyok e il fiume Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. A Diskit si visita il villaggio e il monastero abbarbicato sulle rocce, che offre una splendida panoramica sulla valle; si prosegue per il piccolo monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Si completa la giornata tra le dune di sabbia bianca non lontano dal monastero, dove si vedono a volte i cammelli bactriani. Si alloggia presso un comodo campo fisso. 5°g.  18/7 Nubra – Leh   Si prosegue con l’esplorazione di Nubra, risalendo per un tratto verso nord l’omonimo fiume. Una breve passeggiata porta a un magico laghetto, in un luogo cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Dopo la visita al monastero di Sumur si perlustrano le belle dune di questa parte della valle; inizia quindi il viaggio di ritorno – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio! A Leh sistemazione nel medesimo albergo   (NB: Possibile prosecuzione con il programma Cham di Phyang e Korzok, che inizia il 19/7) 6°g.  19/7 Leh – Delhi   Verso le 7.30 del mattino (orario da confermare) volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 7°g.  Domenica 20 luglio, arrivo a destinazione Estensione in Rupshu, Lahaul, Spiti, Kinnaur (Per i dettagli delle tappe consultare il programma)   1°g.  14/7 Cerimonia di lunga vita e partenza per Shachukul   2°g.  15/7 Shachukul – Pangong   3°g.  16/7 Pangong – Leh     4°g.  17/7 Leh – Tso Kar – Sarchu     5°g.  18/7 Sarchu - Keylong     6°g.  19/7 Keylong – Kaza     7°g.  20/7 Kaza     8°g.  21/7 Kaza – Tabo     9°g.  22/7 Tabo – Nako 10°g.  23/7 Nako - Kalpa   11°g.  24/7 Kalpa – Sangla   12°g.  25/7 Sangla – Shimla   13°g.  26/7 Shimla – Delhi e volo di rientro   14°g.  Domenica 27 luglio, arrivo a destinazione Nota: chi ne ha la possibilità, può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola da regalare. Questi materiali verranno raccolti dai nostri collaboratori per essere distribuiti a chi ne ha più bisogno, solitamente alla fine del viaggio: così si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa.
INDIA HIMALAIA 2014: Ladakh, Rupshu e il grande Cham di Lamayuru
Estensione: Kalachakra a Leh, rientro il 16/7
Periodo: 21 giu - 5 lug
Il programma prevede di raggiungere e di rientrare da Leh, la capitale del Ladakh, in volo da Delhi. Da Leh si parte con le jeep seguendo la valle dell’Indo verso ovest arrivando a Lamayuru per partecipare al Cham, visitando sul percorso i siti di Bazgo, Saspol e recandosi all’oasi di Wanla. Si prosegue quindi verso ovest per Atise, Gyal e Mulbeck, con anche il sito di Shergol e un’escursione nell’esoterica valle di Urgyen Dzong. Rientrando a Leh si sosta ad Alchi per ammirare i famosi affreschi di scuola Ghandara e si visita Likir. Nella seconda parte del viaggio lasciata Leh si inizia con i monasteri di Tak Tok e Chemrey e si prosegue verso sud est arrivando nel Rupshu, il lembo occidentale del vastissimo altopiano tibetano, ai laghi turchesi di Tso Kar, Tso Kyagar e Tso Moriri; è una zona incontaminata abitata da popolazioni nomadi che vivono seguendo tradizioni archetipe, dove i colori vividi della natura esaltati dall’aria rarefatta sembrano dipingere, come in una tavolozza, le praterie, i laghi e le montagne circostanti. Rientrati dal Rupshu si alloggia a Shey, nei pressi di Leh, a distanza di cammino dal luogo dove S. S. il XIV Dalai Lama tiene un importante ciclo di insegnamenti che culmina con la trasmissione del Kalachakra, un evento a cui parteciperanno moltissime persone. Si utilizzerà l’ultima giornata per le visite della cittadina di Leh; i partecipanti che fanno l’estensione si fermeranno qui seguendo il programma Kalachakra a Leh.   Rupshu, Tso Kar Urgyen Dzong Lamayuru e il suo Cham L’oasi di Lamayuru è il gioiello prezioso della vasta regione desertica dell’Himalaia dell’India. Incastonata tra ripidi monti dalle intense tinte cromatiche sorge ai bordi di un grande bacino erosivo che la leggenda dice essere stato il fondo di un lago, defluito grazie alla fenditura aperta tra le montagne dalle arti magiche del grande santo che soggiornò qui, il Maestro Naropa. Il monastero sorse attorno alla grotta di meditazione che questo importante mistico dell’XI secolo scelse come sua dimora, e fin da quei tempi il luogo venne venerato da tutta la gente del Ladakh, tanto che il Re decretò che l’oasi era una terra pura. Questo significava ad esempio che se qualcuno fosse stato ricercato per un’azione delittuosa, fintanto che vi rimaneva non poteva essere arrestato, perché questa terra era considerata fuori dal tempo e dalla dimensione ordinaria. Recarsi a Lamayuru in occasione del festival è un ottimo modo per avvicinare la cultura e lo spirito di queste regioni. Le spettacolari danze rituali (Cham) sono eseguite da monaci agghindati con sgargianti costumi tradizionali e maschere che creano una riproduzione simbolica dello Tse Chu, ovvero l'evocazione di Guru Rimpoce (Padmasambhava) e dei principali insegnamenti del buddismo tibetano. Molto è stato scritto sul significato trascendente dei movimenti, delle figure, delle musiche e dei testi che sono rappresentati; ogni monastero poi aggiunge parti inerenti la propria storia e origine, facendo del proprio Cham un capolavoro. In queste occasioni ci si immerge in uno dei rari momenti in cui la gente si stacca dalle fatiche della dura vita dell’ambiente himalaiano; tutti accorrono indossando bellissimi costumi tradizionali e per il visitatore ma anche per i ladakhi è forse più interessante l'aspetto umano, folcloristico e di scambio che anima i cham, piuttosto che il forte contenuto esoterico. Modalità del viaggio Gli spostamenti in Ladakh vengono effettuati in jeep. A Leh e a Shey si utilizzano comodi alberghi – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro semplice hotel di montagna, ma la pulizia è sufficiente, si dispone di stanze con bagno e acqua calda. Nella parte iniziale del viaggio a ovest di Leh si alloggia in albergo a Lamayuru e in un campo fisso nei presi di Mulbeck. In Rupshu si utilizzano i campi fissi, che sono attrezzati con letti e dotati di servizi.   Lamayuru Lamayuru, Cham   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Sabato 21 giugno, partenza per Delhi 2°g. 22/6 Delhi - Leh   Il volo per Leh parte alle primissime ore del mattino, solitamente verso le 5.30 (orario da confermare); dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. All’arrivo si viene ricevuti dal rappresentante di Amitaba del Ladakh e dalla guida. Sistemazione in uno dei migliori hotel della città e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g.  23/6 Leh – Lamayuru   Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra alberi di albicocco: custodiscono meravigliosi affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si prosegue lungo l’Indo e lo si lascia con una deviazione verso nord incontrando un interessante convento femminile e poco oltre il monastero di Rizong, ritenuto tra i più ascetici del Ladakh, che sembra quasi sospeso alla chiusura di una stretta valle; l’abate, Rizong Rimpoce, è l’attuale “Ganden Tripa”, ovvero il capo della scuola Ghelupa. Dopo la visita si continua a seguire la valle dell’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola verso sud che porta fino alle incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’Himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia presso l’hotel Moonlight, il migliore disponibile nell’oasi. 4°g.  24/6 Cham di Lamayuru   Inizia oggi il Cham di Lamayuru, di cui si seguiranno le varie fasi. Nel corso della giornata si avrà anche il tempo di visitare bene il monastero, il villaggio e i dintorni dell’oasi. 5°g. 25/6 Cham di Lamayuru e visita di Wanla  br/>Proseguono le rappresentazioni del Cham. Al termine si ridiscende la gola che chiude la valle e con una deviazione si raggiunge l’oasi di Wanla, che custodisce un antico monastero (XI secolo) la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo, recentemente restaurato da un gruppo di svizzeri; come Lamayuru appartiene all’esoterica scuola dei Drigung, Si rientra quindi all’oasi di Lamayuru. 6°g. 26/6 Lamayuru – Mulbeck Si continua il viaggio lungo la strada che serpeggia verso ovest; prima del passo si segue una stradina sterrata che porta all’eremo di Atise, un luogo di ritiro del monastero di Lamayuru. Superato il Fatu La (4147 mt) e oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Poco oltre si arriva a Mulbekh; qui, oltre alla famosa statua rupestre di Buddha Maitreia (VII secolo), si trovano due monasteri posti su di un ripido colle. Si alloggia in un comodo e ben allestito campo fisso. 7°g.  27/6 Mulbeck Si raggiunge il vicino villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato a uno sperone roccioso (anche questo si vede in “Samsara”). Si prosegue un poco lungo la valle e si lasciano le jeep all’imbocco del sentiero che porta con circa due ore e mezza di cammino nella magica valle di Urgyen Dzong. Dopo un tratto si entra in uno strettissimo e ripido canyon dove scorre un ruscello che si apre in una valle contornata da spettacolari monti dolomitici; su una falesia al’uscita dalla gola uno sguardo pio può individuare la sagoma autogenerata di Buddha Maitreia. In questo anfiteatro naturale scorre l’acqua e crescono alcuni alberi secolari, vi sono alcuni eremi e una grotta che forma il tempio naturale di una potente entità di protezione; è un luogo di ritiro dove viene spesso a meditare Drupchen Rimpoce, il grande Lama della scuola Drukpa Kagyu. 8°g.  28/6 Mulbeck – Leh   Si rientra a Leh ripercorrendo la panoramicissima strada seguita fin qui; oltre l’oasi di Lamayuru si lascia con una breve deviazione il corso dell’Indo arrivando al monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante e celebre del Ladakh. Proseguendo verso Leh  oltrepassata la confluenza tra Indo e fiume Zanskar ci si reca al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa, il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, con un’imponente statua di Maitreia che sovrasta il bel complesso; vi risiedono circa 150 monaci. A Leh si alloggia presso il medesimo hotel. 9°g.  29/6 Leh – Tso Kar Si lascia Leh in direzione est; oltre Tikse una valle laterale porta a nord a Chemrey, un Gompa dalla struttura molto vicina all’archetipo di come ci si possa immaginare un luogo di ritiro himalaiano, con le casette dei monaci incastonate nei versanti di un ripido colle sulla cui cima sorgono i templi, tanto che fu scelto per girarvi il film ‘Samsara’. Oltre Chemrey si arriva al monastero di Tak Tok, l’unico di scuola Nyingmapa del Ladakh, che contiene interessanti affreschi ed è costruito di fronte a una grotta dove secondo la tradizione meditò Guru Padmasambhava. Tornati nella valle dell’Indo si prosegue lungo la strada che porta al passo del Taglang, alto ben 5328 mt, che si apre sull’altopiano del Rupshu. Si entra nel territorio dei nomadi, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili; in diversi punti si potranno incontrare i loro campi e le greggi di yak, e anche animali selvaggi come il kyang, miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Tso Kar è il primo dei grandi laghi che si incontrano in questa regione, il cui sale è stato estratto e usato per secoli come merce di scambio in Ladakh. Si sosta qui in un campo fisso; la quota è di circa 4500 mt. 10°g.  30/6 Tso Kar - Korzok (Lago di Tso Moriri)   Il percorso continua a essere meraviglioso, attraverso due passi e il bellissimo laghetto di Tso Kyagar, capolavoro di questa natura incontaminata, il tipico ambiente dove vive il Kyang, il cavallo selvaggio dell'altopiano che condivide le pasture con gli yak dei nomadi. Si raggiungere poi Korzok, un villaggio con un interessante monastero sulle sponde del lago Tso Moriri, il gioiello turchese del Rupshu; si alloggia in un campo fisso. Al tramonto le cime innevate che si affacciano a sud del lago e sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. 11°g.  1/7 Tso Moriri   Si dedica la giornata all’esplorazione della zona, con una magnifica passeggiata lungo le rive del lago, e si visitano il monastero e il piccolo villaggio; nella valle alle spalle del villaggio spesso si accampano i nomadi con i loro grandi greggi di yak. Sono molto speciali i tramonti dal colle che sovrasta monastero e villaggio. 12°g.  2/7 Korzok – Shey   Il percorso di ritorno riporta al laghetto di Tso Kyagar e, oltre il passo, si scende dall'altopiano raggiungendo l'Indo nei pressi del villaggio di Mahe; si seguono le spettacolari gole del fiume che dopo un lungo tratto si aprono sulla valle che porta a Leh. Ci si ferma a Shey, nei pressi di Leh, dove si alloggia presso l’hotel Wispering Willows e si incontrano i partecipanti al viaggio “Kalachakra a Leh”. Per chi rientra 13°g.  3/7 Visite a Leh   Visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia e il mercato. 14°g.  4/7 Shey – Delhi e volo di rientro  Verso le 7.30 del mattino (orario da confermare) volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 15°g.  Sabato 5 luglio, arrivo a destinazione Per chi segue l’estensione 13°g.  3/7 e a seguire: vedi programma Kalachakra a Leh Clima e attrezzatura A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh invece il clima è secco e le temperature più miti. Alle alte quote del Rupshu le escursioni termiche sono notevoli, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca, e temperature minime che arrivano anche d’estate a 5/10 gradi; si consiglia di per i campi fissi di dotarsi di un sacco a pelo omologato per utilizzo a zero gradi, in quanto i dati di termicità dei sacchi indicate dai produttori sono sempre sopravvalutate. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; le temperature estive comunque non scendono mai sotto lo zero. Si consiglia di portare degli indumenti in pile e una giacca di piumino o meglio ancora una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini caldi adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.
INDIA HIMALAIA 2014: Conoscere il Sikkim
Alle porte del Kanchendzonga
Periodo: 25 apr - 4 mag
Kalimpong Verso Tashiding Verso il Ravang La   Il viaggio segue un ampio anello che con opportune deviazioni tocca tutti i siti principali del Sikkim, includendo anche alcune mete meravigliose note ai conoscitori di questa regione himalaiana e le storiche cittadine collinari del Bengala. Il viaggio inizia da Delhi, da dove ci si reca in volo a Bagdogra e si prosegue per Kalimpong, un carinissimo centro steso sulle creste di colli rigogliosi che offre ancora il sapore del mondo coloniale, ricco di ricordi ma anche di monasteri buddisti tibetani molto attivi. Da Kalimpong si raggiunge Gangtok, la capitale del Sikkim posta a circa 1700 mt, nelle cui vicinanze è situato il monastero di Rumtek, il sito buddista principale della regione. A nord di Gangtok si visita l’area di Phodang, con villaggi e monasteri fuori dal tempo poco toccati dal turismo. Un piacevole trasferimento verso ovest porta poi a Yuksom, l’antica capitale della regione, con gli antichi siti di Tashiding e Dubdi, e quindi a Pelling, dove tra una natura impareggiabile dominata dalle vette glaciali del Kanchendzonga si trovano gli interessantissimi monasteri di Sangacholing e Pemayangste e il lago sacro di Kancheopari, conosciuto come il “lago che esaudisce i desideri”. Si prosegue quindi verso sud visitando Darjeeling, una simpatica cittadina di origine coloniale ben posizionata sulla vetta dei monti (2134 mt), il punto più alto dove si sosta, e da qui si rientra a Bagdogra tornando a Delhi in volo. Nota tecnica Il clima a fine aprile è temperato e generalmente secco, tra le migliori stagioni per una visita, ma si tenga presente che in Sikkim sono sempre possibili precipitazioni locali; nei tratti più alti del percorso si incontrano ancora le fioriture dei rododendri. Per i trasporti si utilizzano delle comode Toyota Innova; le strade sono piuttosto tortuose ma asfaltate; le strade sono piuttosto tortuose ma asfaltate: si viaggia tranquilli, senza fretta, avendo modo di gustare gli stupendi panorami di questa rigogliosa regione himalaiana. Gli hotel sono tutti di buona qualità con stanze dotate di servizi e acqua calda; il cibo è principalmente indiano con anche pietanze di stile occidentale e le colazioni sono in stile europeo. Accompagna il viaggio, oltre alla capogruppo, una guida locale esperta del territorio che parla la lingua inglese. Sono previsti al massimo 12 partecipanti.   Ngor Gompa Rumtek Ngor Gompa Alcune note sul Sikkim Il territorio del Sikkim forma un grande anfiteatro incuneato tra Nepal, Tibet e Bhutan. Ad ovest, verso il Nepal, è delimitato dalla catena impenetrabile del Kanchendzonga, una gigantesca montagna che supera gli 8500 metri, la terza al mondo per altezza, ricca di leggende, che viene venerata e considerata da tutti i sikkimesi come una viva divinità protettrice. A nord e nord-est la catena del Chola segna il confine con il Tibet; anche questa è una catena impervia, valicabile solo attraverso altissimi passi, di cui il più accessibile è alto 4328 metri. A est le propaggini meridionali della catena marcano il confine con il Bhutan. A sud, i fiumi Teesta e Rangeet delineano il confine con le zone collinari del Bengala indiano. Il clima di queste valli è monsonico, con piogge torrenziali tra giugno e agosto, che favorisce una varietà botanica eccezionale: si contano quasi mille tipi di orchidee, e a quote più alte le foreste di rododendri sono un paradiso naturale. In Sikkim vivono circa 500.000 persone appartenenti a un caleidoscopio di etnie diverse. Le popolazioni originarie, Lepcha, Limbu e Bhotia, oggi sono numericamente in minoranza (in tutto circa 150.000 persone) e sono di tradizione buddista tibetana con forti tendenze animistiche tra i Lepcha. La maggioranza è costituita dalle genti di origine nepalese, principalmente Newari, Sherpa, Gurung, Rais, ecc.; e da nord si sono aggiunti i rifugiati tibetani. A seguito dell’afflusso dei nepalesi la maggioranza della popolazione è oggi induista, religione vissuta spesso in forme sincretiche con il Buddismo.   Tashiding Tashiding Labrang   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Venerdì 25 aprile, partenza in volo per Delhi   All’arrivo, accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente di Amitaba e sistemazione in hotel nei pressi dell’aeroporto; si utilizza l’Ashok Country Resort o simile. 2°g.  26/4 Delhi - Bagdogra – Kalimpong  Il volo per Bagdogra parte in mattinata verso le 11,00 (orario da confermare) e impiega poco più di due ore. Da Bagdogra si raggiungono i primi contrafforti himalaiani, densi di stupende foreste, arrivando con un percorso di circa 70 km a Kalimpong (1250 mt), dove si alloggia all’Himalaya Hotel immerso in un bel giardino, molto piacevolmente arredato in stile coloniale. Per le luci della sera ci si reca al monastero di Zong Dog, un importante centro Nyingmapa fondato da Dudjom Rimpoce che contiene interessantissimi affreschi e un mandala tridimensionale. 3°g.  27/4 Kalimpong – Rumtek - Gangtok A Kalimpong si visitano i monasteri di Tharpa Choeling, di scuola Ghelupa, che si raggiunge con una piacevole passeggiata e di Thongsa, originariamente fondato dai bhutanesi nel 1692. Si parte quindi per Gangtok (1700 mt), un percorso che richiede circa 3 ore. Prima di giungere a destinazione ci si reca all’importantissimo monastero di Rumtek, il principale sito della scuola Karma Kagyu, dove vi sono interessanti templi e viene conservato lo Stupa d’oro che contiene il corpo del XVI Karmapa. A Gangtok ci si sistema all’Hotel Tibet, ben posizionato tra i negozietti della zona centrale della cittadina. 4°g.  28/4 Gangtok Per chi lo desidera si prevede di recarsi sui monti sopra la cittadina per godere dell’alba sul Kanchendzonga. Dopo colazione si parte per un’escursione a nord di Gangtok, dove tra valli rigogliose sorgono bei villaggi e si trovano i monasteri di Kabi, Phodang, Phesang e Labrang. Tornati a Gangtok, ci si reca a visitare l’interessante monastero di Ngor, l’unico di scuola Sakya del Sikkim, e il tempio di Enchey, il principale della cittadina, dove in una cappella alloggiano anche le divinità di protezione del luogo. 5°g.  29/4 Gangtok – Yuksom   Da Gangtok si attraversa la valle verso ovest risalendo al passo di Ravang (2200 mt); lungo la discesa si incontra il grazioso monastero Bon di Yungdrung Kundraling, che contiene affreschi molto interessanti e i cui monaci sono gentili e ben disposti a fornire delucidazioni in merito alla loro esoterica scuola. Si prosegue fino al fondovalle e si risale sul versante opposto arrivando all’imbocco del sentiero che porta in meno di un’ora al monastero Nyingmapa di Tashiding, uno dei siti più sacri del Sikkim, posto in una stupenda posizione panoramica in cima a un colle, tra un mare di bandiere di preghiera, muri Mani e Chorten. Il paese di Yuksom non è molto distante; ci si accomoda all’hotel Tashigang. La tappa richiede in tutto tra le 4 e le 5 ore di guida. 6°g.  30/4 Yuksom - Pelling Ci si reca a Dubdi, sui monti appena sopra Yuksom, che si raggiunge con una salita a piedi di 45 min. (chi preferisce, potrà fermarsi al villaggio di Yukson); nel villaggio si trovano il sito dell’incoronazione del primo re del Sikkim, uno storico seggio di pietra posto in un bosco dall’atmosfera elfica, e un laghetto le cui acque sono venerate come sacre. Si lascia Yuksom per il lago sacro di Khencheopari; lungo il percorso se lo si desidera ci si può recare ad ammirare delle cascate. Questo luogo è detto “il lago che esaudisce i desideri”: pare che questo tranquillo specchio, immerso nella foresta, non abbia mai delle foglie che vi galleggiano perché gli uccelli guardiani lo ripuliscono appena vi si posano. Sui monti intorno al lago ci si può recare con circa 40 min. di cammino ad un piccolo monastero, nei pressi di un bucolico villaggio. A Pelling si alloggia al Norbugang Resort, in vista del Kanchendzonga. 7°g.  1/5 Pelling Una piacevole passeggiata (circa 40 min.) porta al monastero Nyingmapa di Sangacholing, costruito sulle falde di un monte che è un importante luogo di cremazione per la gente di etnia Lepcha e Bhutia, posto in una stupenda posizione con panorami sulle valli circostanti e sul Kanchendzonga. Successivamente ci si reca al monastero di Pemayangtse, anch’esso di scuola Nyingmapa, che risale all’inizio del XVIII secolo; contiene, tra le cose più interessanti, un modello tridimensionale del paradiso di Guru Rimpoce che con i suoi sette livelli riempie fino al soffitto la stanza superiore del monastero. Completa la giornata la visita delle rovine del palazzo reale di Rabdentse. 8°g.  2/5 Pelling –– Darjeeling La strada per Darjeeling (2134 mt) richiede circa 5 ore di guida attraverso un magnifico ambiente naturale dominato da imponenti foreste solcate da fiumi impetuosi. A Darjeeling si alloggia all’hotel New Elgin, che evoca gli splendori dell’era coloniale; ci si reca a visitare il mercato, il monastero di Bhutia Busty e il museo himalaiano. 9°g.  3/5 Darjeeling – Bagdogra – Delhi e volo di rientro Al mattino chi lo desidera può recarsi a Tiger Hill per godere dell’alba sul Kanchendzonga. Lasciando Darjeeling si visita il monastero di Ghoom (Yogachoeling), spesso citato nella letteratura del Raj, che ospitò anche A. Govinda; si scende all’aeroporto di Bagdogra (90 km, circa 3 ore), dove si prende il volo per Delhi alle 14,05 (orario da confermare). A destinazione si viene ricevuti dal corrispondente di Amitaba e si avrà a disposizione un veicolo con autista per un giro in città. Dopo cena ci si trasferisce all’aeroporto internazionale per il volo di rientro. 10°g.  Domenica 4 maggio arrivo a destinazione
INDIA HIMALAIA 2013: Ladakh e Rupshu
Valle dell’Indo e altopiano del Rupshu
Periodo: 31 ago - 15 set
Per informazioni generali, consultare Ladakh.   Mulbeck Saspol   Il viaggio prevede di raggiungere e di rientrare da Leh, la capitale del Ladakh, in volo da Delhi e di visitarne accuratamente i dintorni e la valle dell’Indo. Si eseguono tre escursioni tenendo Leh come base. La prima di queste porta a ovest lungo l'Indo per scoprire la storica oasi di Bazgo e i resti artistici più interessanti del Ladakh: i famosi affreschi di scuola Ghandara di Alchi e gli sconosciuti dipinti di Saspol. Si visitano Mangyu, una perla di bellezza nell’Himalaia, Wanla, un’oasi che preserva un tempio dell’XI secolo attribuito a Rinchen Zangpo, il monastero di Lamayuru, posto arditamente su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche, e si arriva fino ai confini del Ladakh a Mulbeck, dove si trovano alcuni tra i luoghi più pittoreschi: Gyal e Phokar Dzong; e non mancherà la visita di Likir, il cui abate è un fratello di S.S. il Dalai Lama. La seconda escursione porta a nord di Leh, scavalcando l’altissimo passo del Kardung verso la valle di Nubra, uno spazio incastonato tra i monti che custodisce monasteri e villaggi molto interessanti, dove anche solo la bellezza naturale costituisce un ottimo motivo per spingersi fin qui. La cornice di monti maestosi ha al suo centro delle insospettate dune di sabbia bianca lambite da due fiumi dove vivono i cammelli bactriani e si trovano laghetti nascosti e fonti termali. La terza escursione richiede campi tendati e porta nel Rupshu, il lembo occidentale del vastissimo altopiano tibetano, una zona incontaminata fatta di immensi spazi abitata da popolazioni nomadi che vivono seguendo tradizioni archetipe, dove si trovano antichi e isolati monasteri nei pressi di laghi turchesi e i colori vividi della natura esaltati dall’aria rarefatta sembrano dipingere, come in una tavolozza, le praterie, i laghi e le montagne circostanti.   Sankar Gompa Korzok, Tso Moriri Modalità del viaggio Gli spostamenti in Ladakh vengono effettuati in jeep. A Leh si alloggia in un comodo hotel – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro alberghetto di montagna, ma la pulizia è sufficiente, si dispone di stanze con bagno e acqua calda e l’hotel ha un generatore di corrente nel caso (…spesso) “salti” la luce. Durante la prima escursione a ovest di Leh si alloggia in semplici locande per 3 notti in tutto. Questi alberghetti  richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino; alcuni sono decisamente carini, arredati in tipico stile ladakho, e donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. A Nubra e nel Rupshu si alloggia invece in campi fissi, dotati di tende con letti, lenzuola e servizi.   Dune a Nubra Fiume Indo Clima e attrezzatura A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh invece il clima è secco e le temperature più miti. Alle alte quote del Rupshu le escursioni termiche sono notevoli, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca, e temperature minime che possono arrivare anche sotto gli zero gradi; si consiglia di dotarsi di un sacco a pelo omologato per l’utilizzo a –10c° in quanto i dati di termicità dei sacchi indicate dai produttori sono sempre sopravvalutate. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare in modo confortevole le serate più fredde. Si consiglia di portare indumenti in pile e una giacca di piumino o meglio ancora una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini comodi e caldi per i percorsi a piedi. Portare uno zaino. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.     Sabato 31 agosto, partenza in volo per Delhi 2°g.     1/9 Delhi – Leh   Il volo per Leh parte alle 5.30 circa; dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dal rappresentante di Amitaba del Ladakh e dalla guida. Sistemazione in uno dei migliori hotel della città e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g.     2/9 Leh – Alchi   Si lascia Leh con le jeep trasportando tutto l’occorrente per i campi. Sul percorso si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e un monastero con decorazioni stupende che contiene due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra alberi di albicocco: custodiscono meravigliosi affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si prosegue per il vicino monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi. 4°g.     3/9 Alchi - Lamayuru   Si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire con le jeep una pittoresca valle a sud del fiume che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate potettero giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre le jeep fanno il giro della vallata arrivando con qualche chilometro di strada allo stesso punto. Si continua a seguire la valle dell’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola verso sud; la si lascia con una deviazione che porta all’oasi di Wanla, che preserva un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente all’esoterica scuola dei Drigung, recentemente restaurato da un gruppo di svizzeri, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Tornati sulla strada principale ci si inerpica tra le incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia in una locanda dell’oasi. 5°g.     4/9 Lamayuru – Mulbeck   Si prosegue lungo la strada che serpeggia verso ovest; prima del passo si segue una stradina sterrata che porta all’eremo di Atise, un luogo di ritiro del monastero di Lamayuru.  Superato il Fatu La (4147 mt) e oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Poco oltre si arriva a Mulbekh, il paesello dove si trascorre la notte in una locanda. Qui, oltre alla famosa statua rupestre di Buddha Maitreya (VII secolo), si trovano due monasteri posti su di un vicino, ripido colle. 6°g.     5/9 Mulbeck – Leh    Si parte presto per raggiunge in jeep il vicino villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato a uno sperone roccioso (anche questo si vede in “Samsara”). Chi lo desidera potrà recarsi con una passeggiata che si inerpica lungo uno spettacolare e, a tratti, ripido e strettissimo canyon, all’eremo di Phokar Dzong, uno dei luoghi più sacri di questa regione himalaiana, che riverbera della potente presenza dei maestri di meditazione. In tarda mattinata si parte per Leh, dove si giunge in serata sistemandosi in hotel; prima dell’arrivo, una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, dominato da un’imponente statua di Maitreya; vi risiedono circa 150 monaci. 7°g.     6/9 Leh   Visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia e il mercato. 8°g.     7/9 Leh – Kardung La – Nubra    L’escursione alla valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (5602 mt) posto a nord della città, che offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si estendono lungo il fiume Indo. La discesa si apre sulla valle del fiume Shyok (dove si scende fino a circa 3300 mt) e conduce a una vasta piana formata dalla confluenza tra il fiume Shyok e il fiume Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. A Diskit si visita il villaggio e il monastero abbarbicato sulle rocce, che offre una splendida panoramica sulla valle. Si alloggia presso un comodo campo fisso. 9°g.     8/9 Nubra   Si dedica la giornata all’esplorazione di Nubra, giungendo fino alle fonti di acqua calda di Panamik. Una breve passeggiata porta ad un magico laghetto dove è anche possibile fare un bagno, in un luogo cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Dopo la visita al monastero di Sumur una bella passeggiata alle vicine dune bianche che sorgono nei pressi della confluenza dei fiumi Nubra e Shyok completa la giornata. 10°g.  9/9 Nubra – Kardong La – Leh   Prima di lasciare Nubra si visita il piccolo monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Da Hunder inizia il viaggio di ritorno – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio. A Leh sistemazione nel medesimo albergo. 11°g.  10/9 Leh – Korzok (Lago di Tso Moriri)   Lasciata Leh si sosta per una visita del monastero di Tikse, una delle perle del Ladakh, ricco di templi, che contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang; la grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, se pur di recente fattura, è ora diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. Si prosegue con un bellissimo percorso lungo l’Indo lasciando il fiume nei pressi di Mahe per arrampicarsi sull’altopiano, dove laghi turchesi posti a circa 4500 metri sembrano dipinti dal cielo! Il lago di Tso Kyagar, neppur degnato di segnalazione sulle carte…, è il primo capolavoro di questa natura incontaminata. Siamo nel regno dei nomadi tibetani, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili. In diversi punti si potranno incontrare i loro campi e le greggi di yak, e molti animali selvaggi come il kyang (il cavallo tibetano), miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Si raggiunge Korzok, sulle sponde del lago Tso Moriri, il gioiello turchese del Rupshu che si estende per 30 chilometri. Al tramonto le cime innevate che circondano il lago e sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, si alloggia in un campo fisso. 12°g.  11/9 Tso Moriri   Si dedica la giornata all’esplorazione della zona, con una magnifica passeggiata lungo le rive del lago, e si visita il monastero e il piccolo villaggio. Dal colle sopra Korzok si può godere di un tramonto indimenticabile. 13°g.  12/9 Korzok – Lago di Tso Kar   l percorso continua ad essere meraviglioso, si ritransita dal laghetto di Tso Kyagar (sorprenderà la diversità dei suoi colori) e superando due passi si raggiunge Tso Kar, uno dei grandi laghi di questa regione da cui per secoli è stato ricavato il sale, utilizzato come merce di scambio in Ladakh. Si alloggia in un campo fisso. 14°g.  13/9 Tso Kar - Leh   Raggiunta la strada militare che collega il Ladakh con l’Himachal Pradesh la si segue verso nord valicando il passo del Taklang (5328 mt) e si transita dal villaggio di Gya, con un monastero su una rupe tra le rovine di un grande forte che cingeva le creste ardite della montagna. Raggiunto l’Indo ci si reca a Hemis, il principale monastero di scuola Kagyupa del Ladakh, importante meta di pellegrinaggi che ospita una ricca collezione di tanka di scuola Drukpa, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Terminata la visita in breve tempo si arriva a Leh. 15°g.  14/9 Leh – Delhi Verso le 7.30 del mattino volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 16°g.  Domenica 15 settembre, arrivo a destinazione
INDIA HIMALAIA 2013: Ladakh e Zanskar, gemme dell’Himalaia indiano
Estensione per Nubra e l’altopiano del Rupshu
Periodo: 10 ago - 25 ago
Rientrati a Leh, è prevista un’estensione che porta alla valle di Nubra e poi sull’altopiano del Rupshu, per una visita veramente completa di questa meravigliosa parte dell’Himalaia indiano. (Per informazioni generali nel sito si possono consultare le pagine sul Ladakh, sullo Zanskar, cenni storici e varie altre). Il viaggio prevede di raggiungere e di rientrare da Leh, la piccola capitale del Ladakh, in volo da Delhi. A Leh si sosta per due notti, utili anche per l’acclimatazione, e si esplorano la città e i monasteri dell’ampia valle dell’Indo. Si parte quindi con delle jeep seguendo un itinerario entusiasmante sia per l’incomparabile bellezza della natura che per l’opportunità che offre di visitare molti dei monasteri e villaggi più belli del Ladakh e dello Zanskar, dove il tour prevede la visita di tutti i siti significativi della regione. Lasciata Leh si alloggia in semplici locande per l’intero percorso. Questi alberghetti  richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino. Alcuni sono decisamente carini, arredati in tipico stile ladakho, e donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. A Leh si utilizza un comodo albergo – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro semplice hotel di montagna, ma la pulizia è sufficiente, le stanze hanno bagno e acqua calda e l’hotel dispone di un generatore di corrente nel caso (…spesso) “salti” la luce. Amitaba a Rangdum collabora al mantenimento del dispensario medico, al villaggio di Aksho alla sistemazione della scuola del villaggio, a Sani ha completato un progetto di restauro e a Zangla ha collaborato con il Gyalpo (Re) dello Zanskar e la “Stupa Onlus” a un progetto di restauro degli stupa e di aiuto al villaggio ed è in corso il progetto di restauro del chorten di Malakhartse; i partecipanti beneficeranno così dei nostri contatti nella regione, potendo avere un incontro più approfondito con la gente del luogo. A completamento del viaggio, per una visione d’insieme di questa meravigliosa regione del mondo, è prevista un’estensione in due fasi: alla valle di Nubra a nord di Leh e, a seguire, ai grandi laghi dell’altopiano del Rupshu, nel grandioso territorio dei nomadi.   Wanla Wanla Gompa La regione Himalaiana dello Zanskar Lo Zanskar è la regione più remota dell’Himalaia indiano, raramente raggiunta dai visitatori. Per arrivarci si percorrono 230 km da Leh, la capitale del Ladakh, verso ovest fino a Kargil, lungo una strada spettacolare e molto varia che segue inizialmente il fiume Indo e transita dal monastero di Lamayuru, e, valicando due panoramici passi, porta a Mulbeck. Si passa quindi dalla zona a maggioranza islamica di Kargil imboccando l’unica via di accesso allo Zanskar agibile ai veicoli motorizzati, una spettacolare strada sterrata bloccata dalla neve anche per 9 mesi all’anno, che risale le acque del fiume Suru, un affluente dell’Indo. Dopo aver sfiorato maestosi ghiacciai che scendono da vette altissime dominate dal Nun (7135 mt) si raggiunge l’isolato monastero di Rangdum, posto su un colle morenico al centro di una valle di inimmaginabile bellezza, dove le vaste pasture degli yak sono coperte da milioni di stelle alpine. Rangdum segna la transizione dal mondo dell’Islam che popola le valli sottostanti alla cultura del buddismo tibetano. Proseguendo oltre il passo del Pensi La, abitato da miriadi di marmotte e alto circa 4400 mt, il punto più alto del viaggio dove la vista spazia sulle distese glaciali del misterioso massiccio del Sickle Moon, si giunge alla valle del fiume Dado, nello Zanskar. In questo sperduto territorio la vita è durissima, per riuscire a coltivare un po’ di tsampa e piselli con il primo caldo di primavera i contadini devono spargere della terra sulla neve per velocizzarne lo scioglimento, altrimenti con la breve estate questo resistentissimo cereale che abbonda in tutto il Tibet non fa a tempo a crescere! La durezza delle condizioni non sembra però togliere la serenità e il sorriso aperto alla gente che si incontra, forse perché ispirata da una profonda fede religiosa. Lo Zanskar nella storia ha avuto dei momenti d’indipendenza, ma generalmente è stato un territorio legato alle sorti del regno del Ladakh, con un’autonomia regalatagli di fatto dall’isolamento. Nel villaggio di Zangla risiede ancora il Gyalpo, ovvero il re di questo feudo himalaiano, un personaggio rispettato e autorevole grazie al carisma personale, ma senza poteri oggettivi.   Bardan Gompa Bardan Gompa   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Sabato 10 agosto, partenza per Delhi   Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto. 2°g.  11/8 Delhi – Leh   Il volo per Leh parte nelle primissime ore del mattino, solitamente verso le 5.30 (orario da confermare); dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. All’arrivo si viene ricevuti dal rappresentante di Amitaba per il Ladakh; sistemazione in uno dei migliori hotel della città e riposo per favorire l’adattamento alla quota: Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g.  12/8 Leh: escursione a Shey, Tikse, Hemis e Matho   Escursione ai monasteri della valle. Si lascia Leh verso est transitando da Shey, che fu anche la sede del palazzo reale. Poco oltre ci si ferma al monastero Ghelupa di Tikse, tra i più celebri e attivi, una delle perle del Ladakh: ricco di templi, contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang. La grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, se pur di recente fattura, è ora diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. Si prosegue per Hemis, il monastero più grande del Ladakh, di scuola Drukpakagyu; questo sito è un’importante meta di pellegrinaggi con molte sale affrescate che ospitano una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Rientrando a Leh si completano le visite a Matho, l’esoterico monastero di scuola Sakya reso celebre dal peculiare festival invernale che è presenziato da… degli oracoli; in effetti è un luogo che dà a molti la sensazione di essere intriso di forze magiche, in special modo nello scuro Gonkhang degli oracoli, col pavimento coperto di tsampa e pervaso dall’odore di chang. 4°g.  13/8 Leh – Alchi   Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra alberi di albicocco: custodiscono meravigliosi affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si prosegue per il vicino monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi. 5°g.  14/8 Alchi – Lamayuru   Si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire una pittoresca valle a sud del fiume che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile, che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate abbiano potuto giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre le jeep fanno il giro della vallata percorrendo qualche chilometro di strada e arrivando allo stesso punto. Si continua a seguire la valle dell’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola verso sud; la si lascia con una deviazione che porta all’oasi di Wanla, che preserva un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente all’esoterica scuola dei Drigung, recentemente restaurato da un gruppo di svizzeri, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Tornati sulla strada principale ci si inerpica tra le incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’Himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia in una locanda dell’oasi. 6°g.  15/8 Lamayuru – Mulbeck   Si prosegue lungo la strada che serpeggia verso ovest; prima del passo si segue una stradina sterrata che porta all’eremo di Atise, un luogo di ritiro del monastero di Lamayuru.  Superato il Fatu La (4147 mt) e oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Poco oltre si arriva a Mulbekh, il paesello dove si trascorre la notte in una locanda. Qui, oltre alla famosa statua rupestre di Buddha Maitreya (VII secolo), si trovano due monasteri posti su di un vicino, ripido colle. 7°g.  16/8 Mulbeck – Rangdum   Si transita per Kargil, da dove si imbocca la strada che porta verso lo Zanskar. La zona è un po’ più arborea rispetto al Ladakh e a maggioranza mussulmana; ogni villaggio ha una piccola moschea con il minareto, molti uomini hanno lunghe barbe ma le donne non sono velate. Il Nun e il Kun, le più alte vette di quest’area himalaiana, dominano un’ampia ansa del fiume Suru in cui si tuffano le possenti seraccate di ghiaccio. Superate le gole ai loro piedi una valle spettacolare ornata da ardite vette di granito da cui si protendono poderosi ghiacciai porta al plateau dove, tra le pasture degli yak ricche di stelle alpine, regna solitario il monastero di Rangdum. Si alloggia in un campo fisso. 8°g. 17/8 Rangdum – Padum   Valicato il Pensi La (4400 mt), che offre visuali spettacolari sui ghiacciai, si entra nella valle dello Zanskar; si segue il fiume Doda per un tratto e lo si attraversa a piedi su di un ponte sospeso per visitare il villaggio di Aksho, dove Amitaba sta collaborando per far funzionare e sistemare la scuola locale. Proseguendo, si sosta per una visita al piccolo Gompa del villaggio di Phe e, al ponte di Ating, si segue la mulattiera jeeppabile che porta nella valle dell’Umasi La, dove sospeso ad una rupe si trova l’eremo di Dzongkul, che fu il principale luogo di ritiro del grande maestro Naropa autore del testo sui sei yoga, tutt’ora una delle guide esoteriche principali utilizzate dagli yogi tibetani. Dopo la visita si raggiunge la vasta piana formata dalla confluenza dei fiumi Doda e Tsarap, il cuore dello Zanskar, dove si trovano i principali villaggi e monasteri; a Sani, protetto da un muro di cinta e ombreggiato da alberi, che qui sono rari, vi è l’antico monastero che custodisce la statua di Naropa, lo stupa con i resti di Kanishka, un maestro che visse intorno all’anno mille, e affreschi attribuiti a Zadpa Dorje. Sui monti a nord del Gompa vi è l’eremo di Guru Nima Oser Chaphuk, che la tradizione locale dice essere stato utilizzato anche da Guru Rimpoce; per raggiungerlo si impiegherebbe circa un’ora e mezza di cammino. Giunti alla vicina Padum si alloggia in un semplice alberghetto.   Nun Kun Rangdum   9°g.  18/8 Padum, escursione a Bardan e Muni   Padum, la nuova “capitale” dello Zanskar, è l’unico luogo della regione con alcuni negozietti e un punto telefonico. Sulla collina sovrastante è situato un interessante monastero immerso tra preziosi alberi da cui si gode un bel panorama. Da Padum si imbocca la strada sterrata che risale il vorticoso fiume Tsarap: la meta sono Bardan e Mune. Si raggiunge prima Bardan, un monastero di circa 400 anni costruito su una rupe a picco sul fiume, e quindi con le jeep ci si inerpica fino all’oasi e al monastero di Mune, dove il villaggio sopravvive in un ambiente decisamente molto selvaggio. Rientrati a Padum si visita Pipiting, un vicino villaggio con un grande stupa e un monastero. 10°g. 19/8 Padum, escursione a Thongde e Zangla   Si segue il versante orientale del fiume Zanskar arrivando a Thonde, un interessante monastero posto su di una rupe da cui si gode un’indimenticabile visuale. Si prosegue per Zangla, la vecchia capitale dello Zanskar, dove se sono presenti si potranno incontrare il Gyalpo dello Zanskar e la sua famiglia e visitare la loro attuale residenza, che noi considereremmo umile visto il loro stato nobiliare, ma che in questa regione è una vera reggia. Si visitano l’antico castello di Zangla, sede storica del Gyalpo, posto in una bellissima posizione che domina la valle dove si trovano anche molti chorten, di cui il più recente è quello di Bakula Rimpoce, l’Abate del Ladakh recentemente scomparso; nell’oasi è situato anche un interessante convento femminile. Per i più sportivi una passeggiata di circa un’ora lungo la valle alle spalle del castello porta al sito di Malakhartse, dove si trova un antichissimo Chorten. Si rientra in serata a Padum. 11°g. 20/8 Padum – Karcha - Rangdum   Si attraversa il fiume arrivando al bel villaggio di Karcha, dominato dal grande monastero di scuola Ghelupa costruito sulle rupi rocciose, il principale dello Zanskar. La visita rivela diverse sale e alcuni affreschi dell’XI secolo; sul monte antistante è situato l’antico convento femminile, ricco di sorprendenti reperti artistici. Da Karcha si risale il corso del fiume ricongiungendosi alla strada utilizzata fin qui – la bellezza inimmaginabile del contesto naturale merita almeno questo secondo passaggio! Si risale la valle del fiume Doda che porta al passo del Pensi e al bel monastero di Rangdum, dove si sosta al campo fisso già utilizzato all’andata, su questa piana incastonata tra i monti, luogo superbo per un ultimo saluto al mondo dello Zanskar. 12°g. 21/8 Rangdum - Mulbeck   Si prosegue oltre le gole del Nun, dove i ghiacci lambiscono le acque potenti del fiume Suru, e dopo Kargil si raggiunge la valle di Mulbeck; prima di arrivare al paesello con una breve deviazione si raggiunge il villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato a uno sperone roccioso, anche questo ripreso nel film “Samsara”. A Mulbeck si alloggia nella medesima locanda utilizzata all’andata. 13°g. 22/8 Mulbeck – Leh   Si parte verso est seguendo la panoramicissima strada che, valicati i passi Namika e Fatu, transita da Lamayuru e si tuffa nella valle dell’Indo. Oltrepassata la confluenza tra Indo e fiume Zanskar una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, con un’imponente statua di Maitreya che sovrasta il bel complesso; vi risiedono circa 150 monaci. Si raggiunge poi il monastero di Phyang, situato a circa mezz’ora di guida da Leh, un sito molto interessante con sale finemente affrescate e molte statue tipiche dell’esoterica scuola dei Drigung Kagyu, alla cui scuola appartiene il Gompa. A Leh si alloggia presso il medesimo hotel. 14°g. 23/8 Leh   Visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia e il mercato. Per chi rientra 15°g. 24/8 Leh – Delhi e volo di rientro Verso le 7.30 del mattino volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 16°g. Domenica 25 agosto, arrivo a destinazione     Tso Kyagar, Rupshu Nubra Estensione per Nubra 15°g. 24/8 Leh – Kardung La – Nubra   L’escursione alla valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (5602 mt) posto a nord della città, che offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si stendono lungo il fiume Indo. La discesa si apre sulla valle del fiume Shyok (dove si scende fino a circa 3300 mt) e conduce ad una vasta piana formata dalla confluenza tra lo fiume Shyok e il Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. A Diskit si visita il villaggio e il monastero abbarbicato sulle rocce, che offre una splendida panoramica sulla valle. Si alloggia presso un comodo campo fisso. 16°g. 25/8 Nubra   Si dedica la giornata all’esplorazione di Nubra, giungendo fino alle fonti di acqua calda di Panamik. Una breve passeggiata porta ad un magico laghetto dove è anche possibile fare un bagno, in un luogo cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Dopo la visita al monastero di Sumur una bella passeggiata alle vicine dune bianche che sorgono nei pressi della confluenza dei fiumi Nubra e Shyok completa la giornata. 17°g. 26/8 Nubra – Kardong La – Leh   Prima di lasciare Nubra si visita il piccolo monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Da Hunder inizia il tragitto di ritorno – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio. A Leh sistemazione nel medesimo albergo. Per chi rientra 18°g. 27/8 Leh – Delhi e volo di rientro Verso le 7.30 del mattino (orario da confermare) volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 19°g. Mercoledì 28 agosto, arrivo a destinazione Estensione per il Rupshu 18°g. 27/8 Leh – Tso Kar   Si lascia Leh verso est risalendo il corso dell’Indo fino ad una valle un poco oltre il punto d’uscita del trekking di Markha, seguendo la strada che conduce verso sud sull’altopiano e procede fino alle lontanissime pianure dell’India. Si passa dal villaggio di Gya, un luogo particolare, tranquillo e rurale dove si trovano molti interessanti chorten, con un tempio sulla rupe che chiude il versante opposto della vallata posto tra le rovine del grande forte che cingeva le creste ardite della montagna. Oltre il valico del Taglang (5328 mt) si accede all’altopiano del Rupshu. E’ il territorio dei nomadi, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili; in diversi punti si incontrano i loro campi e le greggi di yak, e anche animali selvaggi come il kyang, miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Lasciata la strada principale, Tso Kar è il primo dei grandi laghi che si incontrano in questa regione, uno specchio turchese da cui il sale è stato estratto e usato per secoli come merce di scambio in Ladakh. Si alloggia in un campo fisso. 19°g. 28/8 Tso Kar - Korzok (Lago di Tso Moriri)   Il percorso continua ad essere meraviglioso, attraverso due passi e il bellissimo laghetto di Tso Kyagar, capolavoro di questa natura incontaminata, il tipico ambiente dove vive il Kyang, il cavallo selvaggio dell'altopiano che condivide le pasture con gli yak dei nomadi. Si raggiungere poi Korzok, sulle sponde del lago Tso Moriri, il gioiello turchese del Rupshu. Al tramonto le cime innevate che si affacciano sul lago e sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, si alloggia in un  campo fisoo. 20°g. 29/8 Tso Moriri   Si dedica la giornata all’esplorazione della zona, con una magnifica passeggiata lungo le rive del lago, e si visita il monastero e il piccolo villaggio; nella valle alle spalle del villaggio spesso si accampano i nomadi con i loro grandi greggi di yak. Sono molto speciali i tramonti dal colle che sovrasta monastero e villaggio. 21°g. 30/8 Korzok – Leh   Il percorso di ritorno riporta al laghetto di Tso Kyagar e, oltre il passo, si scende dall'altopiano raggiungendo l'Indo nei pressi del villaggio di Mahe; si seguono le spettacolari gole del fiume fino alla valle di Leh, dove si alloggia nel medesimo albergo. 22°g. 31/8 Leh – Delhi e volo di rientro Verso le 7.30 del mattino (orario da confermare) volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 23°g. Domenica 1 settembre, arrivo a destinazione  
INDIA HIMALAIA 2013: Trekking a Markha e salita allo Stock Kangri (6153 mt)
Estensione per Nubra e l’altopiano del Rupshu
Periodo: 3 ago - 18 ago
Si disegna un ampio anello attorno al gruppo che culmina nella vetta dello Stock Kangri, un’ardita piramide che supera i 6000 metri, che i più determinati potranno provare a salire. È poi prevista un’estensione che porta alla valle di Nubra e quindi sull’altopiano del Rupshu. Il viaggio prevede di giungere in volo a Leh, la cittadina capitale del Ladakh posta a 3500 mt di quota, e di trascorrere i primi tre giorni eseguendo delle interessanti visite culturali; una fase ottima anche per l’acclimatamento. Si parte quindi per il percorso a piedi che dura 10 giorni, incontrando il passo del Ganda La (4900 mt) il terzo giorno di cammino. Con questa progressione non dovrebbero sussistere particolari problemi di adattamento alla quota, che è un fattore determinante da considerare in un trekking himalaiano. Il percorso è abbastanza impegnativo, ma alla portata anche di persone non specialiste, ed è quasi tutto percorribile anche a cavallo: alcuni preferiscono avere al seguito una montatura per alleviare le tappe, una opzione che va però esplicitata prima della partenza; i cavalli sono docili e non serve avere precedenti esperienze per montarli. Amitaba cura tutti gli aspetti organizzativi: fornisce il materiale per campi e cucina ad esclusione del sacco a pelo, cura il trasporto dei materiali, del bagaglio personale, l’allestimento dei campi, cibo e cucina. Se richiesto, è possibile noleggiare il sacco a pelo localmente. Per l’attrezzatura personale si faccia conto su di un clima secco, tenendo presente però che non può mai essere esclusa la possibilità di piogge o nevicate; le temperature minime solitamente sono a Nimaling, dove raramente in agosto si va sotto lo zero termico. Il nostro consiglio per il sacco a pelo è un gradiente omologato per -10/-15°C., stante che le tabelle termiche sono solitamente molto ottimistiche. (Per informazioni generali, vedi Ladakh e Trekking himalaiano). Al termine del trekking vi è la possibilità salire lo Stock Kangri (6153 mt), seguendo la via normale. Questa avventura non richiede grandi doti alpinistiche, ma non è per novizi. Quasi tutti salgono senza formare una cordata seguendo il percorso individuato dalla guida locale, affidandosi alla capacità propria con l’utilizzo di ramponi e picozza, senza necessità di piolet anche se in alcuni punti la salita è ripida. Si utilizzano in tutto sei giorni, incluso l’avvicinamento e un giorno tenuto di riserva. Chi non sale può, anziché rientrare in Italia, attendere i compagni a Leh. Amitaba in questo caso potrà proporre diverse esplorazioni interessanti per utilizzare ottimamente il tempo, ad esempio andare al lago di Pangong e / o percorrere il sentiero ad ovest di Leh sul versante settentrionale dell’Indo tra Likir e Temisgum. Sempre che … non si preferisca bighellonare nella piacevolissima Leh. A completamento del viaggio, per avere una visione d’insieme di questa meravigliosa regione del mondo, è prevista un’estensione in due fasi: alla valle di Nubra a nord di Leh e, a seguire, ai grandi laghi dell’altopiano del Rupshu, nel grandioso territorio dei nomadi.   Nimaling Markha Verso Skiu   PROGRAMMA DEL VIAGGIO (Le tappe del trekking richiedono da 4 a 7 ore di cammino circa) 1°g.  Sabato 3 agosto, partenza per Delhi  All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali per imbarcarsi per Leh. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto. 2°g.  4/8 Delhi - Leh   Il volo per Leh parte alle primissime ore del mattino, solitamente verso le 5.30 (orario da confermare); dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. All’arrivo si viene ricevuti si viene ricevuti dal rappresentante di Amitaba del Ladakh, Tsewang Thinless. Sistemazione in uno dei migliori hotel della città e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g.  5/8 Leh – Alchi   Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Si prosegue verso ovest; a Sapol si attraversa il fiume e lo si segue per un tratto lungo la sponda meridionale per poi risalire una pittoresca valle che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile, che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate abbiano potuto giungere in una delle valli più remote al mondo! Ridiscesi al fiume si torna verso il ponte arrivando poco oltre al monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi; questi alberghetti richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino, ma donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. 4°g.  6/8 Alchi – Lamayuru - Leh   Si continua a seguire la valle dell’Indo e quindi la strada risale una spettacolare gola verso sud, arrivando attraverso profonde gole alle incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Dopo la visita si rientra verso Leh; oltrepassata la confluenza tra Indo e fiume Zanskar una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, con un’imponente statua di Maitreya che sovrasta il bel complesso; vi risiedono circa 150 monaci. A circa mezz’ora da Leh si visita il monastero di Phyang, situato a nord della strada; è molto interessante, con sale finemente affrescate e diverse statue tipiche dell’esoterica scuola dei Drigung Kagyu, alla cui scuola appartiene il Gompa. A Leh si alloggia presso il medesimo hotel. 5°g.  7/8 Leh – Spituk; trek 1, tappa fino a Zinchen   Al mattino si sale al panoramico Tsemo Gompa, che si erge in posizione panoramica sul monte alle spalle della cittadine, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal. Si lascia quindi Leh, sostando per una visita al monastero di Spituk. Si attraversa il fiume Indo nei pressi del Gompa, qui la quota è di 3200 mt, e se ne segue il percorso per un lungo tratto; nella parte iniziale vi è una mulattiera percorribile in jeep e si vedrà in che punto iniziare il cammino. Una stretta valle laterale che fende le montagne verso sud porta al campo di Zinchen. 6°g.  8/8 Trek 2, Zinchen – Yuruntse   Si prosegue lungo la valle; alla giunzione col sentiero che scende dal passo di Stock la valle si apre. Salendo verso la casa solitaria di Yuruntze la vetta dello Stok Kangri domina il panorama con i suoi 6153 mt di quota, in un contesto di colori da tavolozza. 7°g.  9/8 Trek 3, Yuruntse – Ganda La – Shingu   Si sale al passo del Ganda La (4900 mt) che offre un ampio panorama che spazia fino allo Zanskar, una selva immensa di montagne desertiche. Si scende attraverso dei tranquilli pascoli, e ci si ferma nei pressi del minuscolo villaggio di Shingu. 8°g.  10/8 Trek 4, Shingu – Skiu – Pentze   Discendendo una pittoresca gola, dominata da vette verticali che ricordano le nostre dolomiti, si giunge al fiume Markha nei pressi del piccolo monastero di Skiu. Da qui, risalendo il flusso delle acque, si incontrano piccoli villaggi e sui bordi della valle si osservano tracce di romitaggi e rovine di antiche costruzioni. Non si conosce quasi nulla della storia di questa valle e le persone del luogo non posseggono che informazioni generiche; è molto interessante esplorare alcuni di questi affascinanti resti. 9°g.  11/8 Trek 5, Pentze – Markha Si prosegue lungo la valle arrivando fino a Markha, il villaggio principale, con le rovine di un vecchio forte e un piccolo monastero. 10°g. 12/8 Trek 6, Markha – Tschatchutse Il Kang Yatse (6500 mt) domina il fondo della vallata. Anche l’ultimo villaggio presenta le interessanti rovine di una ardita fortificazione abbarbicata ad un impossibile dirupo. 11°g. 13/8 Trek 7, Tschatchutse – Nimaling Si sale gradualmente alle pasture degli yak di Nimaling, ai piedi del Kang Yatse. L’ambiente è simile all’altopiano del Rupshu, la sensazione è di essere in un mondo lunare. 12°g. 4/8 Trek 8, Nimaling  Giornata di riposo per gustare l’ambiente. Si possono fare diverse passeggiate nei dintorni del campo, o proseguire lungo la valle ai piedi del Kang Yatse o risalirne le pendici. 13°g. 15/8 Trek 9, Nimaling – Kongmaru La – Sumdo Si sale al passo del Kongmaru (5150 mt) direttamente dalle pasture di Nimalung; lo sguardo spazia a nord est fino alle montagne del Tibet e la visuale sulla valle di Nimaling e la catena del Kang Yatse è stupenda. La discesa precipita in una gola policroma caratterizzata da forme geologiche bizzarre, quasi antropomorfe. 14°g. 16/8 Trek 10, Sumdo – Shang – Leh  Shang con una breve deviazione si raggiunge un interessante monastero; la strada dista solo qualche ora di cammino. Con le jeep si arriva nella valle dell’Indo; con una breve deviazione ci si reca al grande monastero di Hemis, il principale di scuola Drukpakagyu del Ladakh, un sito che è un’importante meta di pellegrinaggi e ospita una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Si prosegue quindi per Leh, che dista circa 50 km, dove si alloggia nel medesimo hotel. Per chi rientra: NB: per chi preferisce restare in Ladakh e rientrare coi compagni che si recano allo Stock Kangri Amitaba predisporrà quanto richiesto, in funzione dei desideri e delle esigenze di ciascuno. 15°g. 17/8 Leh – Delhi e volo di rientro Verso le 7.30 del mattino (orario da confermare) volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 16°g. Domenica 18 agosto, arrivo a destinazione   Stock Kangri, nord ovest Stock Kangri, nord Salita allo STOCK KANGRI 15°g. 17/8 Leh   Giornata di relax a Leh. 16°g. 18/8 Leh – Stock – Campo 1 Si raggiunge in jeep l’oasi di Stock situata a sud di Leh, dove si trovano un bel monastero e il Palazzo Reale, attuale residenza del Re Namgyal, di cui si possono visitare alcune parti. Un poco oltre inizia il sentiero; si segue la valle in salita arrivando ad un colle che si supera tra peculiari stratificazioni verticali di rocce rosse giungendo al punto di campo. 17°g. 19/8 Campo 1 – Campo Alto   Si continua in costante salita fino al Campo Alto; alcune spedizioni partono da qui per la vetta, ma si è molto più avvantaggiati se ci si sposta prima al Campo Avanzato. 18°g. 20/8 Campo Alto – Campo Avanzato   Ci sono due possibili posizioni di campo in funzione delle condizioni, o all’inizio della lingua del ghiacciaio o più in alto sul lato destro delle colate di neve. 19°g. 21/8 Stock Kangri e rientro al Campo Alto   20°g. 22/8 Giornata di riserva   21°g. 23/8 Campo Alto – Stock – Leh     Giunti all’oasi di Stock si trovano le jeep con cui si rientra a Leh, dove si alloggia nel medesimo hotel. Per chi rientra 22°g. 24/8 Leh – Delhi e volo di rientro Verso le 7.30 del mattino (orario da confermare) volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 23°g. Domenica 25 agosto, arrivo a destinazione Estensione per Nubra 22°g. 24/8 Leh – Kardung La – Nubra   L’escursione alla valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (5602 mt) posto a nord della città, che offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si stendono lungo il fiume Indo. La discesa si apre sulla valle del fiume Shyok (dove si scende fino a circa 3300 mt) e conduce ad una vasta piana formata dalla confluenza tra lo fiume Shyok e il Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. A Diskit si visita il villaggio e il monastero abbarbicato sulle rocce, che offre una splendida panoramica sulla valle. Si alloggia presso un comodo campo fisso. 23°g. 25/8 Nubra Si dedica la giornata all’esplorazione di Nubra, giungendo fino alle fonti di acqua calda di Panamik. Una breve passeggiata porta ad un magico laghetto dove è anche possibile fare un bagno, in un luogo cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Dopo la visita al monastero di Sumur una bella passeggiata alle vicine dune bianche che sorgono nei pressi della confluenza dei fiumi Nubra e Shyok completa la giornata. 24°g. 26/8 Nubra – Kardong La – Leh  Prima di lasciare Nubra si visita il piccolo monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Da Hunder inizia il tragitto di ritorno – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio. A Leh sistemazione nel medesimo albergo. Per chi rientra 25°g. 27/8 Leh – Delhi e volo di rientro Verso le 7.30 del mattino (orario da confermare) volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 26°g. Mercoledì 28 agosto, arrivo a destinazione Estensione per il Rupshu 25°g. 27/8 Leh – Tso Kar   Si lascia Leh verso est risalendo il corso dell’Indo fino ad una valle un poco oltre il punto d’uscita del trekking di Markha, seguendo la strada che conduce verso sud sull’altopiano e procede fino alle lontanissime pianure dell’India. Si passa dal villaggio di Gya, un luogo particolare, tranquillo e rurale dove si trovano molti interessanti chorten, con un tempio sulla rupe che chiude il versante opposto della vallata posto tra le rovine del grande forte che cingeva le creste ardite della montagna. Oltre il valico del Taglang (5328 mt) si accede all’altopiano del Rupshu. È il territorio dei nomadi, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili; in diversi punti si incontrano i loro campi e le greggi di yak, e anche animali selvaggi come il kyang, miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Lasciata la strada principale, Tso Kar è il primo dei grandi laghi che si incontrano in questa regione, uno specchio turchese da cui il sale è stato estratto e usato per secoli come merce di scambio in Ladakh. Si alloggia in un campo fisso. 26°g. 28/8 Tso Kar - Korzok (Lago di Tso Moriri)   Il percorso continua ad essere meraviglioso, attraverso due passi e il bellissimo laghetto di Tso Kyagar, capolavoro di questa natura incontaminata, il tipico ambiente dove vive il Kyang, il cavallo selvaggio dell'altopiano che condivide le pasture con gli yak dei nomadi. Si raggiungere poi Korzok, sulle sponde del lago Tso Moriri, il gioiello turchese del Rupshu. Al tramonto le cime innevate che si affacciano sul lago e sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, si alloggia in un campo fisso. 27°g. 29/8 Tso Moriri   Si dedica la giornata all’esplorazione della zona, con una magnifica passeggiata lungo le rive del lago, e si visita il monastero e il piccolo villaggio; nella valle alle spalle del villaggio spesso si accampano i nomadi con i loro grandi greggi di yak. Sono molto speciali i tramonti dal colle che sovrasta monastero e villaggio. 28°g. 30/8 Korzok – Leh   Il percorso di ritorno riporta al laghetto di Tso Kyagar e, oltre il passo, si scende dall'altopiano raggiungendo l'Indo nei pressi del villaggio di Mahe; si seguono le spettacolari gole del fiume fino alla valle di Leh, dove si alloggia nel medesimo albergo. 29°g. 31/8 Leh – Delhi e volo di rientro Verso le 7.30 del mattino (orario da confermare) volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 30°g. Domenica 1 settembre, arrivo a destinazione   Lamayuru Alchi
INDIA HIMALAIA 2013: Cham di Phyang e Korzok
Cultura himalaiana, dall’Indo all’altopiano del Rupshu
Periodo: 30 giu - 14 lug
Ci si muove in una regione tra le più belle al mondo: un territorio solcato da gole, profonde valli ornate da oasi incastonate tra giganteschi monti desertici e contornato da vasti altopiani impreziositi da laghi turchesi, il mondo dei nomadi. Il contesto naturale è poi reso ancora più gradevole dalle persone, che sono animate da un profondo e spontaneo sorriso che sorge da uno spirito sereno, un riflesso forse del forte radicamento nella pervasiva fede buddista. Il programma prevede di raggiungere e di rientrare da Leh, la capitale del Ladakh, in volo da Delhi, che sarà la base di partenza per recarsi al vicino Cham di Phyang e per due importanti escursioni. La prima di queste porta ad ovest lungo l'Indo alla celeberrima oasi di Lamayuru e fino a Mulbeck. Si inizia dalla storica oasi di Bazgo e dai resti artistici più interessanti del Ladakh: i famosi affreschi di scuola Ghandara di Alchi e gli sconosciuti dipinti di Saspol. Si visitano Mangyu, una perla di bellezza nell’Himalaia, Wanla, dove un tempio dell’XI secolo attribuito a Rinchen Zangpo sovrasta le belle case rurali, Lamayuru, l’oasi più celebre di questa vasta regione desertica dell’Himalaia dell’India, dove il monastero sorse attorno alla grotta di meditazione di Naropa, grande mistico dell’XI secolo. Oltre Lamayuru si valicano due alti passi arrivando a Mulbeck, con la famosa scultura rupestre di Maitreya, avendo l’opportunità di visitare Atise, Gyal e Shergol; e, tornando a Leh, Rizong e Likir. Rientrati a Leh, dopo il Cham di Phyang si parte per la seconda escursione che richiede quattro campi e porta nella regione del Rupshu, il lembo occidentale del vastissimo altopiano tibetano, una zona incontaminata fatta di grandi spazi e abitata da popolazioni nomadi che vivono seguendo tradizioni archetipe, dove i colori vividi della natura esaltati dall’aria rarefatta sembrano dipingere, come in una tavolozza, le praterie, i laghi e le montagne circostanti. Sulle sponde del grandioso lago turchese di Tso Moriri, il più vasto della regione, si trova il monastero di Korzok dove si giunge in occasione dell’annuale Cham a cui confluisce la popolazione nomade di questa parte dell’altopiano, un’occasione eccellente per incontrare questa gente che normalmente vive dispersa nei vasti spazi delle praterie d’alta quota. Sul percorso si visiteranno molti siti importanti della regione di Leh: Shey, Tikse, Stakna, Chemrey, Tak Tok, Hemis e Gya. I Cham del Ladakh I Cham del Ladakh offrono un ottimo modo per avvicinarne la cultura e lo spirito, ammirando i monaci agghindati con maschere e sgargianti costumi tradizionali che al suono di musiche rituali creano una riproduzione simbolica dello Tse Chu, ovvero l'evocazione di Guru Rimpoce (Padmasambhava) e dei principali insegnamenti del buddismo tibetano. Ogni monastero aggiunge anche parti inerenti la propria storia e origine, facendo di ogni Cham un capolavoro a sé. Molto è stato scritto in merito a queste sofisticate rappresentazioni per interpretare il significato trascendente dei movimenti, delle figure, delle musiche e dei testi. Ma al di là di un interesse accademico, in queste occasioni si partecipa a uno dei rari momenti in cui la gente si stacca dalle fatiche della dura vita dell’ambiente himalaiano: tutti accorrono indossando bellissimi costumi tradizionali e per il visitatore, ma anche per i ladakhi stessi, l'aspetto umano, folcloristico e di scambio che animano l’evento hanno un interesse forte almeno quanto il contenuto esoterico. Modalità del viaggio Gli spostamenti in Ladakh vengono effettuati in jeep. Nella parte finale del viaggio si fanno 4 campi consecutivi. I campi sono ben organizzati con comode tende europee per dormire, tenda comune con tavolo e sedie, tenda cucina e tende per i servizi. Oltre alla guida, accompagnano il gruppo assistenti che lavorano con Amitaba da parecchi anni, che si occupano degli allestimenti e dei servizi, e un cuoco abituato a soddisfare gli ospiti italiani. Durante l’escursione a ovest di Leh si alloggia in semplici locande per 3 notti. Questi alberghetti  richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino. Alcuni sono decisamente carini, arredati in tipico stile ladakho, e donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. A Leh si utilizza un comodo albergo – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro semplice hotel di montagna, ma la pulizia è sufficiente, si dispone di stanze con bagno e acqua calda e dispone di un generatore di corrente nel caso (…spesso) “salti” la luce.   Phyang Guru Lhakhang Guru Lhakhang   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Sabato 30 giugno, partenza in volo per Delhi   2°g.  1/7 Delhi - Leh   Il volo per Leh parte alle primissime ore del mattino, solitamente verso le 5.30 (orario da confermare); dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. All’arrivo si viene ricevuti si viene ricevuti dal rappresentante di Amitaba del Ladakh, Tsewang Thinless, e dalla guida, Tashi Norbu. Sistemazione in uno dei migliori hotel della città e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g.  2/7 Leh – Alchi   Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra alberi di albicocco: custodiscono meravigliosi affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si prosegue per il vicino monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi. 4°g.  3/7 Alchi - Lamayuru   Si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire una pittoresca valle a sud del fiume che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile, che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate abbiano potuto giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre le jeep fanno il giro della vallata percorrendo qualche chilometro di strada e arrivando allo stesso punto. Si continua a seguire la valle dell’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola verso sud; la si lascia con una deviazione che porta all’oasi di Wanla, che preserva un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente all’esoterica scuola dei Drigung, recentemente restaurato da un gruppo di svizzeri, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Tornati sulla strada principale ci si inerpica tra le incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia in una locanda dell’oasi. 5°g.  4/7 Lamayuru – Mulbeck   Si prosegue lungo la strada che serpeggia verso ovest; prima del passo si segue una stradina sterrata che porta all’eremo di Atise, un luogo di ritiro del monastero di Lamayuru.  Superato il Fatu La (4147 mt) e oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Poco oltre si arriva a Mulbekh, il paesello dove si trascorre la notte in una locanda. Qui, oltre alla famosa statua rupestre di Buddha Maitreya (VII secolo), si trovano due monasteri posti su di un vicino, ripido colle. Dopo le visite si completa la giornata con un’escursione (in jeep) al vicino villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato a uno sperone roccioso (anche questo si vede in “Samsara”). 6°g.  5/7 Mulbeck – Leh   Si rientra a Leh ripercorrendo la panoramicissima strada seguita fin qui; oltre l’oasi di Lamayuru, raggiunto l’Indo e dopo averlo seguito per un tratto lo si lascia con una deviazione verso nord incontrando un interessante convento femminile e poco oltre il monastero di Rizong, ritenuto tra i più ascetici del Ladakh, che sembra quasi sospeso alla chiusura di una stretta valle; l’abate, Rizong Rimpoce, è l’attuale “Ganden Tripa”, ovvero il capo della scuola Ghelupa. Proseguendo verso Leh e oltrepassata la confluenza tra Indo e fiume Zanskar, una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, con un’imponente statua di Maitreya che sovrasta il bel complesso; vi risiedono circa 150 monaci. A Leh si alloggia presso il medesimo hotel. 7°g.  6/7 Leh: festival di Phyang   Il monastero di Phyang è situato a circa mezz’ora di guida da Leh. È un sito molto interessante di per se, con sale finemente affrescate e molte statue tipiche dell’esoterica scuola dei Drigung Kagyu, alla cui scuola appartiene il Gompa. Durante il Cham tutti i templi sono aperti e pullulano di devoti ladakhi che fanno offerte, accendono lampade al burro e fanno le prostrazioni, un momento molto intenso per godere del sito nella sua più piena vitalità. Le danze rituali che si svolgono nel cortile sottostante si protraggono per tutta la giornata, e la collina dove sorge Phyang è contornata anche da un allegro mercato ricco di ogni tipo di artigianato ladakho e tibetano. Nel pomeriggio ci si reca al vicino Guru Lhakhang, un antichissimo tempio che sorge su di un colle, dove si ammirano dei preziosi affreschi che furono attentamente studiati anche dal Prof. D. Snellgrove; rientrando a Leh si sosta al monastero di Spituk per una visita. 8°g.  7/7 Leh: festival di Phyang   Si torna a Phyang per seguire gli sviluppi del festival. Rientrati a Leh si sale al panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal. Il resto della giornata è libero. 9°g.  8/7 Leh – Tak Tok   Si lascia Leh in direzione est, risalendo la valle dell’Indo; le jeep trasportano tutto l’occorrente per i campi dei prossimi giorni. Si sosta per una visita a Shey, che fu anche la sede del palazzo reale. Poco lontano ci si ferma al monastero Ghelupa di Tikse, tra i più celebri e attivi, una delle perle del Ladakh: ricco di templi, contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang. La grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, se pur di recente fattura, è ora diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. Si attraversa quindi l’Indo per recarsi al monastero di Stakna, che si staglia su di un panoramico colle morenico sopra il fiume e rivela sale e interni interessanti. Proseguendo, una valle laterale porta a nord a Chemrey, un Gompa dalla struttura molto vicina all’archetipo di quello che un visitatore immagina essere un luogo di ritiro himalaiano, con le casette dei monaci incastonate nei versanti di un ripido colle sulla cui cima sorgono i templi, tanto che fu scelto per girarvi il film ‘Samsara’. Oltre Chemrey si arriva al monastero di Tak Tok, l’unico di scuola Nyingmapa del Ladakh, che contiene interessanti affreschi ed è costruito di fronte a una grotta dove secondo la tradizione meditò Guru Padmasambhava. Si pone qui il primo campo. 10°g.  9/7 Tak Tok – Tso Kar   Tornati nella valle dell’Indo ci si reca al grande monastero di Hemis, il principale di scuola Drukpakagyu del Ladakh; questo sito è un’importante meta di pellegrinaggi e ospita una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Dopo la visita si prosegue per il villaggio di Gya, posto a circa 4200 mt sulla strada che porta al passo del Taglang; un luogo particolare, tranquillo e rurale, al cui apice si trovano molti interessanti chorten, con un tempio sulla rupe che chiude il versante opposto della vallata posto tra le rovine del grande forte che cingeva le creste ardite della montagna. Oltre il valico, alto ben 5328 mt, si accede all’altopiano del Rupshu. Siamo nel territorio dei nomadi, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili; in diversi punti potremo incontrare i loro campi e le greggi di yak, e anche animali selvaggi come il kyang, miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Tso Kar è il primo dei grandi laghi che si incontrano in questa regione, un lago il cui sale è stato estratto e usato per secoli come merce di scambio in Ladakh. Si pone il campo vicino a Nuruchen (4600 mt), la sosta più alta del viaggio. 11°g. 10/7 Tso Kar - Korzok (Lago di Tso Moriri)   Il percorso continua ad essere meraviglioso, attraverso due passi e il bellissimo laghetto di Tso Kyagar, capolavoro di questa natura incontaminata, il tipico ambiente dove vive il Kyang, il cavallo selvaggio dell'altopiano che condivide le pasture con gli yak dei nomadi. Si raggiungere poi Korzok, sulle sponde del lago Tso Moriri, il gioiello turchese del Rupshu. Al tramonto le cime innevate che si affacciano sul lago e sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, si pone il campo. 12°g. 11/7 Cham di Korzok   Il Cham è molto interessante anche perché attrae un gran numero di nomadi dell’altopiano. Quando non si seguono gli eventi del festival si possono effettuare stupende passeggiate lungo la sponda occidentale del lago o nella valle alle spalle del villaggio, dove spesso si accampano i nomadi con i loro grandi greggi di yak. Sono molto speciali i tramonti dal colle che sovrasta monastero e villaggio. 13°g. 12/7 Korzok – Leh   Prima di partire si potrà seguire ancora per un po’ lo svolgersi del Cham, che prosegue anche oggi. Il percorso di ritorno riporta al laghetto di Tso Kyagar e, oltre il passo, si scende dall'altopiano raggiungendo l'Indo nei pressi del villaggio di Mahe; si seguono le spettacolari gole del fiume fino alla valle di Leh, dove si alloggia nel medesimo albergo. 14°g. 13/7 Leh – Delhi  Verso le 7.30 del mattino (orario da confermare) volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli per l’Italia parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 15°g. Domenica 14 luglio, volo di rientro     Phyang Tsechu Korzok Gompa Mulbeck
INDIA HIMALAIA 2013: Ladakh e Pangong, Cham di Hemis e Shachukul
Un incontro con cultura e natura del Ladakh
Periodo: 16 giu - 29 giu
Il Ladakh è un mondo che si è sviluppato lungo l’ampia valle formata dall’Indo a 3500 metri di quota a nord dell’Himalaia indiano, tra monti che si stagliano oltre i 6000 metri. E’ una delle regioni più belle al mondo, solcata da gole, profonde valli e altopiani ornati da laghi turchesi, abitata da un popolo animato da un profondo e spontaneo sorriso che sorge da uno spirito sereno, che riflette il forte radicamento nella pervasiva fede buddista. (Per informazioni storiche vedi: Cenni storici; per informazioni generali vedi: Ladakh e Rupshu) Si visitano un gran numero delle località più belle e la gran parte dei siti storici principali, potendo così apprezzare anche l’arte sopraffina che è stata preservata tra queste remote montagne, e si ha la fantastica opportunità di essere presenti per le spettacolari danze rituali del Cham (festival) di Hemis, di cui molto è stato scritto - ma nessuna lettura può uguagliare il piacere di assistervi - e del Cham di Shachukul, un evento di grande interesse culturale che si svolge nelle vicinanze del mitico lago di Pangong. Da un punto di vista logistico è un itinerario adatto a tutti, perché non necessita dell’uso di campi: fuori da Leh, la piccola capitale della regione, si alloggia in semplici locande per 4 notti in tutto. Questi alberghetti  richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino. Alcuni sono decisamente carini, arredati in tipico stile ladakho, e donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. A Leh si utilizza in un comodo albergo – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro semplice hotel di montagna, ma la pulizia è sufficiente, si dispone di stanze con bagno e acqua calda e dispone di un generatore di corrente nel caso (…spesso) “salti” la luce. I Cham del Ladakh offrono un ottimo modo per avvicinarne la cultura e lo spirito, ammirando i monaci agghindati con maschere e sgargianti costumi tradizionali che al suono di musiche rituali creano una riproduzione simbolica dello Tse Chu, ovvero l'evocazione di Guru Rimpoce (Padmasambhava) e dei principali insegnamenti del buddismo tibetano. Ogni monastero aggiunge anche parti inerenti la propria storia e origine, facendo di ogni Cham un capolavoro a sé. Molto è stato scritto in merito a queste sofisticate rappresentazioni per interpretare il significato trascendente dei movimenti, delle figure, delle musiche e dei testi. Ma al di là di un interesse accademico, in queste occasioni si partecipa a uno dei rari momenti in cui la gente si stacca dalle fatiche della dura vita dell’ambiente himalaiano: tutti accorrono indossando bellissimi costumi tradizionali e per il visitatore, ma anche per i ladakhi stessi, l'aspetto umano, folcloristico e di scambio che animano l’evento hanno un interesse forte almeno quanto il contenuto esoterico.   Shachukul Shachukul Gompa Hemis Tsechu   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Domenica 16 giugno, partenza per Delhi   Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Lufthansa, Swiss, Jet, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori; all’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto. 2°g.  17/6 Delhi - Leh   Il volo per Leh parte alle primissime ore del mattino, solitamente verso le 5.30 (orario da confermare); dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. All’arrivo si viene ricevuti dal rappresentante di Amitaba per il Ladakh e dalla guida. Sistemazione in uno dei migliori hotel della città e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g.  18/6 Leh – Hemis: partecipazione al festival   Si raggiunge a est di Leh il grande monastero di Hemis (circa 40 km), il principale di scuola Drukpakagyu del Ladakh; questo sito è un’importante meta di pellegrinaggi e ospita una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Si dedica la giornata a seguire le rappresentazioni del festival che si svolgono nel grande cortile antistante i templi e i rituali che si tengono all’interno. Fuori dal Gompa si tiene un vivace mercatino e tutta l’area pullula di pellegrini agghindati nei costumi tradizionali. Nel tardo pomeriggio si rientra a Leh. 4°g. 19/6 Leh – Hemis: partecipazione al festival   Si torna a Hemis, dove oggi proseguono le danze e i rituali; è molto interessante partecipare alle cerimonie che si svolgono nel tempio principale al mattino prima delle rappresentazioni, con i canti profondi dei monaci e le evocative musiche tibetane, immersi nell’atmosfera senza tempio del Lhakhang, dove gli affreschi tantrici che emergono dalla penombra sembrano condurre nelle dimensioni interiori della mente. I momenti più attesi di questa giornata sono la danza delle otto forme di Guru Padmasambhava, eseguita con particolare sfarzo utilizzando antichi costumi e maschere di stupenda fattura, e l’esposizione della grande tanka. Nel pomeriggio rientrando a Leh si sosta all’oasi di Matho, dove si trova un affascinante sito di scuola Sakya reso celebre dal peculiare festival invernale che è presenziato da… degli oracoli; in effetti è un luogo che dà a molti la sensazione di essere intriso di forze esoteriche, in special modo nello scuro Gonkhang degli oracoli, col pavimento coperto di tsampa e pervaso dall’odore di chang. 5°g. 20/6 Leh – Alchi   Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra alberi di albicocco: custodiscono meravigliosi affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si prosegue per il vicino monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi. 6°g.  21/6 Alchi - Lamayuru    Si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire una pittoresca valle a sud del fiume che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile, che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate abbiano potuto giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre le jeep fanno il giro della vallata percorrendo qualche chilometro di strada e arrivando allo stesso punto. Si continua a seguire la valle dell’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola verso sud; la si lascia con una deviazione che porta all’oasi di Wanla, che preserva un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente all’esoterica scuola dei Drigung, recentemente restaurato da un gruppo di svizzeri, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Tornati sulla strada principale ci si inerpica tra le incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia in una locanda dell’oasi. 7°g.  22/6 Lamayuru – Leh   Tornati sull’Indo se ne risale il corso per un tratto; lo si lascia con una deviazione verso nord incontrando un interessante convento femminile e poco oltre il monastero di Rizong, ritenuto tra i più ascetici del Ladakh, che sembra quasi sospeso alla chiusura di una stretta valle; l’abate, Rizong Rimpoce, è l’attuale “Ganden Tripa”, ovvero il capo della scuola Ghelupa. Proseguendo verso Leh e oltrepassata la confluenza tra Indo e fiume Zanskar, una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, con un’imponente statua di Maitreya che sovrasta il bel complesso; vi risiedono circa 150 monaci. A circa mezz’ora da Leh si visita il monastero di Phyang, situato a nord della strada; è molto interessante, con sale finemente affrescate e diverse statue tipiche dell’esoterica scuola dei Drigung Kagyu, alla cui scuola appartiene il Gompa. Quindi si risale per un breve tratto la valle arrivando al piccolo e prezioso Guru Lhakhang, un antichissimo tempio che sorge su di un colle, dove si ammirano preziosi affreschi che furono attentamente studiati anche dal Prof. D. Snellgrove. A Leh si alloggia presso il medesimo hotel. 8°g.  23/6 Leh, escursione a Shey, Tikse, Stakna e Stock   Si esplorano i siti principali della valle dell’Indo nei dintorni di Leh. Ad est, sul versante settentrionale della valle, si visitano Shey, che fu anche la sede del palazzo reale, e Tikse, uno dei più celebri e attivi del Ladakh di scuola Ghelupa, che contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang. La grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, se pur di recente fattura, è ora diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. Si attraversa quindi l’Indo presso il monastero di Stakna, che si staglia su di un panoramico colle morenico sopra il fiume e rivela sale e interni interessanti. Si completa questo tour con l’oasi di Stock, posta a sud di Leh, dove si trovano un bel monastero e il Palazzo Reale, attuale residenza del Re Namgyal, di cui si possono visitare alcune parti. 9°g.  24/6 Leh – Pangong   Oltre Tikse una valle laterale porta a nord a Chemrey, un Gompa dalla struttura molto vicina all’archetipo di quello che un visitatore immagina essere un luogo di ritiro himalaiano, con le casette dei monaci incastonate nei versanti di un ripido colle sulla cui cima sorgono i templi, tanto che fu scelto per girarvi il film ‘Samsara’. Si prosegue salendo al passo di Chang (5320 mt), con grandiosi panorami che spaziano dall’oasi di Chemrey e Tak Tok alle catene di monti che si affacciano sulla valle dell’Indo e oltre, fino al Kang Yaze (6500 mt), la più alta vetta della regione. La discesa attraversa alcune pasture e si immerge tra monti policromi fino a giungere al fiume Shyok che da qui scorre verso Nubra; lo si risale per un breve tratto fino al villaggio di Tangtse, il principale della regione con le rovine di un vecchio castello e un tempio recentemente ricostruito. Oltre il paese si risale un piccolo affluente dello Shyok verso est, attraverso un ambiente con forti colorazioni dove deserto e pasture si intersecano tra monti sulle cui cime si vedono alcuni ghiacciai e si arriva presto in vista delle acque incredibilmente turchesi del mitico lago di Pangong. Una vastità azzurra, l’aria incredibilmente pura, tra monti altissimi, oltre ogni nostra capacità descrittiva, che ispirò alcuni passaggi stupendi dell’interessante libro “La via delle nuvole bianche” di A. Govinda. Si alloggia in una semplice locanda in vista del lago. 10°g. 25/6 Pangong – Shachukul (festival)   Al mattino si gode della vista delle acque di Pangong che nelle prime ore presentano luci e sfumature di colore molto diverse. Tornati a Tangtse con una deviazione di circa 10 km, risalendo per un tratto il fiume Shyok e poi una valle a sud, si arriva al villaggio e al monastero di Shachukul, di scuola Drigung Kagyu, dove oggi inizia il festival. Nel vecchio Gompa si ammirano alcune interessanti statue, e, nel Lhakhang, affreschi nuovi ma di ottima fattura che ritraggono, tra i vari soggetti, l’origine della scuola Drigung. Nel pomeriggio si torna a Tangtse dove si alloggia in una locanda. 11°g.26/6 Shachukul (festival) - Leh   Si seguono le attività del festival e quindi si parte alla volta di Leh superando di nuovo l’altissimo Chang La. Scesi dal passo con una piccola deviazione si raggiunge il monastero di Tak Tok, l’unico di scuola Nyingmapa del Ladakh, che contiene interessanti affreschi ed è costruito di fronte a una grotta dove secondo la tradizione meditò Guru Padmasambhava. Si prosegue per Leh, dove si alloggia nel medesimo hotel.  12°g. 27/6 Leh   Visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia e il mercato. 13°g. 28/6 Leh – Delhi   Verso le 7.30 del mattino volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 14°g. Sabato 29 giugno, arrivo a destinazione   Pangong Pangong Pangong
INDIA HIMALAIA 2013: Sikkim, trek alla falde del Kanchendzonga
Ghiacciaio di Zemu e Lago Verde
Periodo: 24 apr - 8 mag
Raggiunta Gangtok, capitale dello stato indiano del Sikkim, si prosegue in jeep per Lachen nella regione settentrionale, punto di partenza del percorso a piedi che dura 8 giorni. Si risalgono le profonde e ripidissime vallate dense di foreste fino alla bocca del grande ghiacciaio di Zemu che si forma dal Kanchendzonga; se ne segue il bordo settentrionale verso ovest passando ai piedi dell’incomparabile vetta del Siniolchu, orgogliosamente considerata dai sikkimesi il monte più bello del mondo (…quando la si ammira si tende a dar loro ragione…), e dell’Ice Peak. Si arriva fino al piccolo Lago Verde (4800 mt), un luogo di bellezza assoluta ai piedi della mastodontica parete est del Kanchendzonga. Il percorso non presenta pericoli oggettivi e si svolge in un’area bellissima e raramente visitata da turisti per via delle difficoltà e soprattutto delle lungaggini inerenti ai permessi che sono necessari per accedervi, in quanto il governo indiano considera la zona strategica per via della vicinanza al confine col Tibet. La meta è una delle più coinvolgenti per chi ama l’Himalaia e la natura dell’alta montagna in generale. Non è un percorso adatto a chi non abbia esperienza di trekking, perché si arriva in alta quota e si dorme in tenda tra i ghiacciai. Si effettuano anche diverse visite a siti interessanti, ma il viaggio è concentrato sul trekking alla parete est del Kanchedzonga. Nota tecnica Per il percorso di trekking viene fornita tutta l’attrezzatura da campo necessaria (tende a due posti, materassini e tenda comune per i pasti al campo) e il cibo (l’acqua viene bollita al campo); il bagaglio personale viene trasportato dagli assistenti che curano anche il montaggio del campo. Segue il gruppo un cuoco professionista. E’ necessario portare il proprio sacco a pelo; o avvisare per tempo se non lo si porta per predisporne uno da affittare (extra). Bisogna essere attrezzati in modo adeguato, perché al Lago Verde può sempre nevicare e di notte essere sotto lo zero è normale, anche se la stagione scelta è una delle due migliori (si è preferito il periodo primaverile a quello autunnale per via delle fioriture dei rododendri che in alta quota saranno bellissime). La stagione è solitamente secca, ma serve essere equipaggiati anche per la pioggia perché le tabelle statistiche hanno la pessima abitudine di non essere sempre ascoltate da Eolo e i suoi fratelli…  grazie anche ai cambiamenti climatici in corso. Alcune note sul Sikkim Il territorio del Sikkim forma un grande anfiteatro incuneato tra Nepal, Tibet e Bhutan. Ad ovest, verso il Nepal, è delimitato dalla catena impenetrabile del Kanchendzonga, una gigantesca montagna che supera gli 8500 metri, la terza al mondo per altezza, ricca di leggende, che viene venerata e considerata da tutti i sikkimesi come una viva divinità protettrice. A nord e nord-est la catena del Chola segna il confine con il Tibet; anche questa è una catena impervia, valicabile solo attraverso altissimi passi, di cui il più accessibile è alto 4328 metri. Ad est, le propaggini meridionali della catena del Chomolhari marcano il confine con il Bhutan. A sud, i fiumi Teesta e Rangeet delineano il confine con le zone collinari del Bengala indiano. Il clima di queste valli è monsonico, con piogge torrenziali che iniziano a fine maggio e crescono di intensità fino a luglio e iniziando a smorzarsi in agosto, una situazione che favorisce una varietà botanica eccezionale: si contano quasi mille tipi di orchidee, ed a quote più alte le foreste di rododendri sono un paradiso naturale. In Sikkim vivono circa 500.000 persone appartenenti ad un caleidoscopio di etnie diverse. Le popolazioni originarie, Lepcha, Limbu e Bhotia, oggi sono numericamente in minoranza (in tutto circa 150.000 persone) e sono di tradizione buddista tibetana con forti tendenze animistiche tra i Lepcha. La maggioranza è costituita dalle genti di origine nepalese, principalmente Newari, Sherpa, Gurung, Rais, ecc.; e da nord si sono aggiunti i rifugiati tibetani. A seguito dell’afflusso dei nepalesi la maggioranza della popolazione è oggi induista, religione vissuta spesso in forme sincretiche con il Buddismo.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Mercoledì 24 aprile, partenza per Delhi   Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Lufthansa, Swiss, Jet, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori. Molti voli giungono a Delhi nelle prime ore del mattino successivo e all’arrivo ci si reca alle partenze nazionali per imbarcarsi per Bagdogra. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto. 2°g.  25/4 Delhi – Bagdogra – Gangtok   Il volo per Bagdogra parte in mattinata verso le 7,00 (orario da confermare) e impiega circa due ore. A Bagdogra è in attesa dei partecipanti la guida del Sikkim; si parte direttamente per Gangtok (c.a. 2000 mt), dove si arriva nel pomeriggio e si alloggia presso l’hotel Tibet o simile. Il capogruppo sarà già presente lì, in arrivo da Puntsholing con le persone che provengono dal Bhutan. 3°g.  26/4 Gangtok – Lachen   Si parte per Lachen, seguendo per circa 6 ore la strada che serpeggia verso nord tra le montagne, tra foreste e villaggi. All’inizio del percorso si sosta per alcune visite ai monasteri di Kabi, Phodang, Phesang e Labrang. Si alloggia in un alberghetto locale (il Fortune o simile). 4°g.  27/4 Lachen (2728 mt) – Jakthang (3375 mt)   Da Lachen si segue la strada carrozzabile fino a Thangu, cove confluiscono i fiumi Zemu e Lachen. Si attraversa lo Zemu e si risale la sua valle seguendo il sentiero nella foresta, i versanti sono ripidissimi e in diversi punti di superano colossali frane. Si arriva a Talem (3250 mt) dove confluiscono due valli e si prosegue verso ovest e attraverso foreste di maestosi pini e rododendri si raggiunge Jakthang, una comoda radura con una vecchia baita buona per il campo. Si percorre una distanza di circa 13 km. 5°g.   28/4 Jakthang (3375 mt) – Yabuk (3875 mt)   Si prosegue godendo delle fioriture dei rododendri che sono veramente stupende, arrivando fino ai limiti delle foreste ai piedi della grande morena terminale del ghiacciaio Zemu nella piana di Yabuk, dove si trova una baita diroccata costruita dai militari indiani. La tappa è di circa 8 km. 6°g.  29/4 Yabuk (3875 mt)   Giornata di acclimatazione. 7°g.  30/4 Yabuk (3875 mt) – Campo alto (4400 mt)   Il percorso segue il ghiacciaio Zemu superando morene sassose; la valle poi si apre e il panorama si arricchisce della visione di splendide vette glaciali. Il campo alto è di fronte al Siniolchu, una delle montagne più belle dell’Himalaia del Sikkim. La tappa è di circa 7 km. 8°g.  1/5 Campo alto (4400 mt) - Lago Verde (4800 mt)   Il sentiero sale gradualmente con magnifiche visuali sull’incredibile barriera glaciale che chiude l’orizzonte a sud; la vetta del Kanchendzonga corona la visuale ad ovest. Si giunge tra gli ampi spazi erbosi d’alta quota della zona del Lago Verde (circa 6 km). 9°g.  2/5 Lago Verde (4800 mt)   La visuale di questa altissima valle non finisce di stupire, lo sguardo spazia lungo il vasto ghiacciaio e si sofferma sui giganti di roccia e ghiaccio che lo contornano. Da est si ammirano il Siniolchu, l’Ice Peak e il Simvo; a ovest domina il Kanchendzonga e a nord del gigante si ergono il Twin Peak e il Tent Peak. Con una breve passeggiata di giunge ad un primo laghetto e oltre una breve scarpata che si apre sul vasto ghiacciaio adorno di pozze d’acqua di fusione si arriva al prezioso Lago Verde, un piccolo specchio d’acqua incastonato tra la morena e un monte. Da qui si può proseguire aggirando l’ultimo costone arrivando in un eccezionale punto panoramico da cui si ammirano le seraccate del Pyramid Peak e il ghiacciaio che nasce a nord da questo e altri monti e confluisce ai nostri piedi nello Zemu. 10°g.  3/5 Lago Verde (4800 mt) – Yabuk (3875 mt)   Si scende fino al campo di Yabuk, che dista circa 13 km. 11°g.  4/5 Yabuk (3875 mt) – Talem (3250 mt) o Lachen (2728 mt)   Si prosegue la discesa; se le condizioni lo consentono si prosegue fino alla strada (21 km), se no si fa tappa a Talem (13 km) e si raggiunge la carrozzabile il mattino successivo. 12°g.  5/5 Lachen - Gangtok   Si rientra a Gantok. Qui, tempo permettendo, sono previste le visite all’interessante monastero di Ngor, l’unico di scuola Sakya del Sikkim, e del tempio di Enchey, il principale della cittadina, dove in una cappella alloggiano anche le divinità di protezione del luogo. Si alloggia nel medesimo hotel utilizzato il 25/4. 13°g.  6/5 Gangtok – Darjeeling   Lasciata Gangtok ci si reca verso sud all’importantissimo monastero di Rumtek, il principale sito della scuola Karma Kagyu, dove vi sono molti interessanti templi da visitare e viene conservato lo Stupa d’oro che contiene il corpo del XVI Karmapa. Si prosegue quindi per Darjeeling dove si alloggia all’hotel Dekeling o Elgin. Ci si reca a visitare il mercato e i siti principali, tra cui il monastero di Bhutia Busty e il museo himalaiano. 14°g.  7/5 Darjeeling – Delhi e volo di rientro Al mattino chi lo desidera può recarsi a Tiger Hill per godere dell’alba sul Kanchendzonga, un ultimo saluto al monte che ora si erge lontano ma sempre troneggia sul vasto orizzonte. Lasciando Darjeeling si visita il monastero di Ghoom (Yogachoeling), spesso citato nella letteratura del Raj, che ospitò anche A. Govinda; si scende all’aeroporto di Bagdogra (90 km, circa 3 ore), dove si prende il volo Delhi alle 14,15 (orario da confermare). A destinazione ci  si trasferisce alle partenze internazionali per la partenza per l’Italia; se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre ogni altro servizio aggiuntivo richiesto. 15°g.  Mercoledì 8 maggio, arrivo a destinazione
INDIA HIMALAIA 2012: Valle dell’Indo e altopiano del Rupshu
Un incontro con le culture tibetane dell'India
Periodo: 1 set - 16 set
La prima di queste porta ad ovest lungo l'Indo per scoprire la storica oasi di Bazgo e i resti artistici più interessanti del Ladakh: i famosi affreschi di scuola Ghandara di Alchi e gli sconosciuti dipinti di Saspol. Si visitano Mangyu, una perla di bellezza nell’Himalaia, Wanla, un’oasi che preserva un tempio dell’XI secolo attribuito a Rinchen Zangpo e si pone un campo presso il monastero di Lamayuru, posto arditamente su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche. Oltre Lamayuru ci si spinge fino a Mulbeck, dove si trovano alcuni tra i luoghi più pittoreschi del Ladakh: Gyal e Phokar Dzong; e non mancherà la visita di Likir, il cui abate è un fratello di S.S. il Dalai Lama. La seconda escursione porta a nord di Leh, scavalcando l’altissimo passo del Kardung verso la valle di Nubra, uno spazio incastonato tra i monti che custodisce monasteri e villaggi molto interessanti, dove anche solo la bellezza naturale costituisce un ottimo motivo per spingersi fin qui. La cornice di monti maestosi ha al suo centro delle insospettate dune di sabbia bianca lambite da due fiumi dove vivono i cammelli bactriani e si trovano laghetti nascosti e fonti termali La terza escursione porta nel Rupshu, il lembo occidentale del vastissimo altopiano tibetano, una zona incontaminata fatta di immensi spazi abitata da popolazioni nomadi che vivono seguendo tradizioni archetipe, dove si trovano antichi ed isolati monasteri nei pressi di laghi turchesi e i colori vividi della natura esaltati dall’aria rarefatta sembrano dipingere, come in una tavolozza, le praterie, i laghi e le montagne circostanti. L’alta quota del Ladakh Andare in Ladakh significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare nello sforzo fisico i primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. La parte che può generare più apprensione è l’escursione a Nubra, una valle situata a nord di Leh che si raggiunge scavalcando il passo di Kardung alto ben 5602 mt, il punto più alto al mondo raggiungibile con mezzi meccanici. L‘impatto fisico di una salita ad una quota così elevata è attenuato avendo l’accortezza di non sostarvi troppo a lungo ma procedendo per la discesa che riporta a circa 3300 mt di quota; non si ha così il tempo di subire gli effetti dell’esposizione all’aria rarefatta del passo. Nel Rupshu la quota dei laghi dove si pongono i campi è di circa 4500 mt, ma ci si arriva dopo una lunga permanenza ad altitudini sopra i 3000 metri e quindi quasi tutti non ne soffrono o avvertono sintomi leggeri come un po’ di mal di testa. Molti hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2 o 3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso non preventivo, successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Per l’ipertensione invece alcuni hanno trovato un buon ausilio nell’agopuntura e nella medicina tibetana ed anche in questo caso è sempre necessario un parere del proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Modalità del viaggio Gli spostamenti in Ladakh vengono effettuati in jeep. Si fanno in tutto 8 campi, con tre notti consecutive nella prima escursione a ovest di Leh, due a Nubra (dove si utilizza un campo fisso) e tre nell’altopiano del Rupshu. I campi mobili sono ben organizzati con comode tende europee per dormire, tenda comune con tavolo e sedie, tenda cucina e tende per i servizi; il campo fisso è ben allestito e dotato si servizi. Oltre alla guida, accompagnano il gruppo assistenti che lavorano con Amitaba da parecchi anni che si occupano degli allestimenti e dei servizi e un cuoco abituato a soddisfare gli ospiti italiani. A Leh si alloggia in un comodo hotel – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro alberghetto di montagna, ma la pulizia è sufficiente, si dispone di stanze con bagno e acqua calda e l’hotel ha un generatore di corrente nel caso (…spesso) “salti” la luce. Clima e attrezzatura A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh invece il clima è secco e le temperature più miti. Alle alte quote del Rupshu le escursioni termiche sono notevoli, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca, e temperature minime che nell’altopiano dei laghi in Rupshu possono arrivare anche sotto gli zero gradi; si consiglia di dotarsi di un sacco a pelo omologato per l’utilizzo a –10c° in quanto i dati di termicità dei sacchi indicate dai produttori sono sempre sopravvalutate. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare in modo confortevole le serate più fredde. Si consiglia di portare indumenti in pile ed una giacca di piumino o meglio ancora una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, ed un paio di scarponcini comodi e caldi per i percorsi a piedi. Portare uno zaino. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.    Tso Moriri   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Sabato 1 settembre, partenza in volo per Delhi Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Lufthansa, Swiss, Jet, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori; la maggior parte dei voli giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo. All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto. 2°g. 2/9 Delhi – Leh Il volo per Leh parte alle 5.30 circa; dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dal rappresentante di Amitaba del Ladakh, Tsewang Thinless, e dalla guida, Tashi Norbu. Sistemazione in uno dei migliori hotel della città e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g. 3/9 Leh – Alchi Si lascia Leh con le jeep trasportando tutto l’occorrente per i campi. Sul percorso si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e un monastero con decorazioni stupende che contiene due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra alberi di albicocco: custodiscono meravigliosi affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si visita il monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Il primo campo viene posto lungo l’Indo al villaggio di Gera, non lontano da Alchi. 4°g. 4/9 Alchi - Lamayuru Si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire con le jeep una pittoresca valle a sud del fiume che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano dei reperti artistici di finezza insospettabile, che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate potettero giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre le jeep fanno il giro della vallata arrivando con qualche chilometro di strada allo stesso punto. Si continua a seguire la valle dell’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola che porta nella “valle della luna”, nota per le incredibili erosioni terrose dove si erge Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia. Una deviazione porta all’oasi di Wanla, che preserva un antichissimo monastero (XI secolo), recentemente restaurato da un gruppo di svizzeri, appartenente all’esoterica scuola dei Drigung, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. A Lamayuru, dove si pone il campo, si visitano l’oasi e il monastero, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche; è uno dei contesti naturali più pittoreschi del Ladakh. 5°g. 5/9 Lamayuru – Shergol Superato il passo del Fatu La (4147 mt) ed oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Si transita da Mulbekh, dove, oltre alla statua rupestre del Buddha Maitreya (VII secolo), si trovano due monasteri posti su di un vicino, ripido colle. Dopo le visite si raggiunge il vicino villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato ad uno sperone roccioso (anche questo si vede in “Samsara”) e si pone il campo poco oltre, sull’erba ai bordi di un tranquillo torrente. 6°g. 6/9 Shergol – Leh Chi lo desidera potrà recarsi alle prime luci dell’alba con una passeggiata che si inerpica lungo uno spettacolare e, a tratti, ripido e strettissimo canyon, all’eremo di Phokar Dzong, uno dei luoghi più sacri di questa regione himalaiana, che riverbera della potente presenza dei maestri di meditazione. In tarda mattinata si parte per Leh, dove si giunge in serata sistemandosi in hotel; prima dell’arrivo, una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, dominato da un’imponente statua di Maitreya; vi risiedono circa 150 monaci. Sistemazione nel medesimo hotel. 7°g. 7/9 Leh Visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia e il mercato. 8°g. 8/9 Leh – Kardung La – Nubra L’escursione alla valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (5602 mt) posto a nord della città, che offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si stendono lungo il fiume Indo. La discesa si apre sulla valle del fiume Shyok (dove si scende fino a circa 3300 mt) e conduce ad una vasta piana formata dalla confluenza tra il fiume Shyok e il fiume Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. A Diskit si visita il villaggio e il monastero abbarbicato sulle rocce, che offre una splendida panoramica sulla valle. Si alloggia presso un comodo campo fisso. 9°g. 9/9 Nubra Si dedica la giornata all’esplorazione di Nubra, giungendo fino alle fonti di acqua calda di Panamik. Una breve passeggiata porta ad un magico laghetto dove è anche possibile fare un bagno, in un luogo cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Dopo la visita al monastero di Sumur una bella passeggiata alle vicine dune bianche che sorgono nei pressi della confluenza dei fiumi Nubra e Shyok completa la giornata. 10°g. 10/9 Nubra – Kardong La – Leh Prima di lasciare Nubra si visita il piccolo monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Da Hunder inizia il viaggio di ritorno – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio. A Leh sistemazione nel medesimo albergo. 11°g. 11/9 Leh – Korzok (Lago di Tso Moriri) Lasciata Leh si sosta per una visita del monastero di Tikse, una delle perle del Ladakh, ricco di templi, che contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang. Si prosegue con un bellissimo percorso lungo l’Indo lasciando il fiume nei pressi di Mahe per arrampicarsi sull’altopiano, dove laghi turchesi posti a circa 4500 metri sembrano dipinti dal cielo! Il lago di Tso Kyagar, neppur degnato di segnalazione sulle carte…, è il primo capolavoro di questa natura incontaminata. Siamo nel regno dei nomadi tibetani, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili. In diversi punti potremo incontrare i loro campi e le greggi di yak, e molti animali selvaggi come il kyang (il cavallo tibetano), miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Si raggiunge Korzok, sulle sponde del lago Tso Moriri, il gioiello turchese del Rupshu che si estende per 30 chilometri. Al tramonto le cime innevate che circondano il lago e sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, si pone il campo. 12°g. 12/9 Tso Moriri Si dedica la giornata all’esplorazione della zona, con una magnifica passeggiata lungo le rive del lago, e si visita il monastero e il piccolo villaggio. Dal colle sopra Korzok si può godere di un tramonto indimenticabile. 13°g. 13/9 Korzok – Lago di Tso Kar Il percorso continua ad essere meraviglioso, si ritransita dal laghetto di Tso Kyagar (ci sorprenderà la diversità dei suoi colori) e superando due passi si raggiunge Tso Kar, uno dei grandi laghi di questa regione da cui per secoli è stato ricavato il sale, utilizzato come merce di scambio in Ladakh. Si pone il campo tra le pasture di Nuruchen (4700 mt): il campo più alto del viaggio. 14°g. 14/9 Tso Kar - Leh Raggiunta la strada militare che collega il Ladakh con l’Himachal Pradesh la si segue verso nord valicando il passo del Taklang (5328 mt) e si transita dal villaggio di Gya, con un monastero su una rupe tra le rovine di un grande forte che cingeva le creste ardite della montagna. Raggiunto l’Indo ci si reca a Hemis, il principale monastero di scuola Kagyupa del Ladakh, importante meta di pellegrinaggi che ospita una ricca collezione di tanka di scuola Drukpa, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Terminata la visita in breve tempo si arriva a Leh. 15°g. 15/9 Leh – Delhi Leh – Delhi e volo di rientro Verso le 7.30 del mattino volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 16°g. Domenica 16 settembre, arrivo a destinazione Nota: chi lo desidera, può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola da regalare. Questi materiali verranno raccolti in loco dai nostri collaboratori per essere distribuiti a chi ne ha più bisogno, solitamente alla fine del viaggio: così si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa.  
INDIA HIMALAIA 2012: Zanskar, il regno segreto
Periodo: 11 ago - 26 ago
È un itinerario eccezionale per persone dotate di un certo spirito d’avventura, che vogliono entrare nel cuore della cultura e della vita di uno dei popoli più isolati e interessanti della regione himalaiana. Si pongono in tutto 10 campi, che sono ben organizzati con comode tende europee per dormire, tenda comune con tavolo e sedie, tenda cucina e tende per i servizi. Seguono il gruppo, oltre all’accompagnatrice, un’esperta guida locale, assistenti che lavorano con Amitaba da parecchi anni e si occupano degli allestimenti e dei servizi e un cuoco abituato a soddisfare gli ospiti italiani. Amitaba a Rangdum collabora al mantenimento del dispensario medico, al villaggio di Aksho alla sistemazione della scuola del villaggio, a Sani ha completato un progetto di restauro e a Zangla ha collaborato con il Gyalpo (Re) dello Zanskar e la “Stupa Onlus” ad un progetto di restauro degli stupa e di aiuto al villaggio; i partecipanti beneficeranno così dei nostri contatti nella regione, potendo avere un incontro più approfondito con la gente del luogo. Si suggerisce, per chi ne ha la possibilità, di portare indumenti caldi da poter regalare alle persone del luogo secondo le indicazioni della capogruppo. L’alta quota del Ladakh e dello Zanskar Andare nell’Himalaia indiano significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e non esagerare con gli sforzi fisici nei primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. Il punto più alto dove si transita è il Pensi La (4400 mt), dove si passa dopo sei giorni dall’arrivo. Molti hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2 o 3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso solo successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Per l’ipertensione invece alcuni hanno trovato un buon ausilio nell’agopuntura e nella medicina tibetana ed anche in questo caso è sempre necessario un parere del proprio medico. Si consideri comunque che centinaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Clima e attrezzatura A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh e in Zanskar invece il clima è secco e le temperature più miti, ma le escursioni termiche possono essere notevoli, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca e temperature minime che possono arrivare di notte a 10 gradi. E' opportuno attrezzarsi con indumenti caldi ed un buon sacco a pelo per passare con tranquillità le serate più fredde; si consiglia di dotarsi di un sacco a pelo omologato per l’utilizzo a zero gradi in quanto i dati di termicità dei sacchi indicati dai produttori sono sempre sopravvalutati. Si suggerisce di portare indumenti in pile e una giacca di piumino o meglio ancora una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode e un paio di scarponcini comodi e caldi per camminare. Portare uno zaino. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.     PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Sabato 11 agosto, partenza per Delhi Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Lufthansa, Swiss, Jet, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori; all’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto. 2°g. 12/8 Delhi – Leh Il volo per Leh parte alle 5.30 circa; dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dall’accompagnatrice del viaggio, Christine Harris, e dal rappresentante di Amitaba del Ladakh, Tsewang Thinless. Sistemazione in uno dei migliori hotel della città e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g. 13/8 Leh: escursione a Shey, Tikse, Hemis e Matho Escursione ai monasteri della valle. Si lascia Leh verso est visitando Shey, che fu anche la sede del palazzo reale, e Tikse, uno dei più celebri e attivi del Ladakh, di scuola Ghelupa, che contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang. Si prosegue per Hemis, il monastero più grande del Ladakh, che presenta molte sale dove sono conservate preziose statue ed affreschi e, rientrando a Leh, si completano le visite a Matho, l’esoterico monastero di scuola Sakya. 4°g. 14/8 Leh – Wanla Si lascia Leh con le jeep trasportando tutto l’occorrente per i campi; fino al rientro a Leh si dormirà in tenda. La strada segue il flusso del fiume Indo, lasciandolo per alcuni tratti per evitare le gole più profonde; sul percorso si transita dall’oasi di Bazgo, un paesino pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e un monastero con statue e decorazioni stupende. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Dopo Bazgo ci si reca alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra gli alberi di albicocco e rivelano affreschi stupendi, in un luogo che fu casa dei santi eremiti. Si completa la giornata con la visita dei templi di Alchi, fondati nell'XI secolo da Kaldan Shesrab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contengono dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Dopo Alchi la strada prosegue lungo l’Indo lasciandolo per seguire una gola spettacolare fino alla deviazione per l’oasi di Wanla, dove si trova un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente come Lamayuru all’esoterica scuola dei Drigung, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Si pone qui il primo campo. 5°g. 15/8 Wanla – Shergol Tornati alla strada principale si prosegue la salita della pittoresca gola che conduce nell’ambiente di incredibili erosioni lunari di Lamayuru, dove si visitano l’oasi e il monastero, posto arditamente su formazioni che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche; è uno dei contesti naturali più pittoreschi del Ladakh. Superato il passo del Fatu (4147 mt) sopra Lamayuru e oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge il minuscolo monastero di Gyal e poi Mulbekh, dove, oltre all’antichissima statua rupestre che rappresenta il Buddha Maitreya, si trovano due monasteri. Si pone il campo nei pressi di Shergol, un monastero incastonato in una rupe. Gyal e Shergol sono stati anche ripresi nel film “Samsara”. 6°g. 16/8 Shergol – Rangdum Si transita per Kargil, da dove si imbocca la strada che porta verso lo Zanskar. La zona è un po’ più arborea rispetto al Ladakh e a maggioranza mussulmana; ogni villaggio ha una piccola moschea con il minareto, gli uomini hanno spesso lunghe barbe ma le donne non sono velate. Il Nun e il Kun, le più alte vette di quest’area himalaiana, dominano un’ampia ansa del fiume Suru. Superate le gole ai loro piedi una valle spettacolare ornata da ardite vette di granito da cui si protendono poderosi ghiacciai porta al plateau dove, tra le pasture degli yak ricche di stelle alpine, regna solitario il monastero di Rangdum. Si pone il campo nei pressi del monastero. 7°g. 17/8 Rangdum – Sani Valicato il Pensi La (4400 mt), che offre visuali spettacolari sui ghiacciai, si entra nella valle dello Zanskar; si segue il fiume Doda per un tratto e lo si attraversa a piedi su di un ponte sospeso per visitare il villaggio di Aksho, dove Amitaba sta collaborando per far funzionare e sistemare la scuola locale. Proseguendo, al ponte di Ating una mulattiera jeeppabile porta nella valle dell’Umasi La, dove sospeso ad una rupe si trova l’eremo di Dzongkul, che fu il principale luogo di ritiro del grande maestro Naropa, autore del testo sui sei yoga, tutt’ora una delle guide esoteriche principali utilizzate dagli yogi tibetani. Dopo la visita si raggiunge la vasta piana formata dalla confluenza dei fiumi Doda e Tsarap, il cuore dello Zanskar, dove si trovano i principali villaggi e monasteri. Si pone il campo nei pressi del villaggio di Sani, dove, protetto da un muro di cinta e ombreggiato da rari alberi, vi è l’antico monastero che custodisce la statua di Naropa, lo stupa con i resti di Kanishka, un maestro che visse intorno all’anno mille, e degli affreschi attribuiti a Zadpa Dorje. 8°g. 18/8 Sani Si visitano il villaggio, il monastero e il vicino convento femminile che si raggiunge con una piacevole passeggiata; si prevede anche di raggiunge Padum, la nuova “capitale” dello Zanskar e unico luogo della regione con alcuni negozietti e un punto telefonico dove occasionalmente si riesce ad avere un collegamento. Sulla collina sovrastante è situato un interessante monastero immerso tra gli alberi – qui sono molto rari – da cui si gode un bel panorama. Chi è interessato potrà effettuare un’escursione sul monte di fronte a Sani all’eremo di Guru Nima Oser Chaphuk, che la tradizione locale dice essere stato utilizzato anche da Guru Rimpoce; si raggiunge con circa un’ora e mezza di cammino e si gode di una stupenda visuale. 9°g. 19/8 Sani – Valle dello Tsarap - Zangla Oltre Padum si imbocca la strada sterrata che risale il vorticoso fiume Tsarap: la meta sono Bardan e Mune. Si raggiunge prima Bardan, un monastero di circa 400 anni costruito su una rupe a picco sul fiume, e quindi con le jeep ci si inerpica fino all’oasi e al monastero di Mune, dove il villaggio sopravvive in un ambiente decisamente molto selvaggio. Rientrati a Padum si segue il versante orientale del fiume Zanskar arrivando a Thonde, un interessante monastero posto su di una rupe da cui si gode un’indimenticabile visuale, e si prosegue in jeep per Zangla, la vecchia capitale dello Zanskar. Si pone il campo nelle vicinanze della casa reale, dove potremo incontrare la regina e il principe e, se è presente, il Gyalpo dello Zanskar. Si potrà anche visitare la loro attuale residenza, che noi considereremmo umile visto il loro stato nobiliare, ma che in questa regione è una vera reggia. 10°g. 20/8 Zangla Visita dell’antico castello di Zangla, sede storica del Gyalpo, il Re dello Zanskar, che è posto in una bellissima posizione che domina la valle. Si trovano anche molti chorten, di cui il più recente è quello di Bakula Rimpoce, l’Abate del Ladakh recentemente scomparso. Nei pressi dell’oasi di Zangla è situato anche un interessante convento femminile. Per i più sportivi una passeggiata lungo la valle alle spalle del castello porta al sito di Malakartse, dove si trova un antichissimo Chorten. 11°g. 21/8 Zangla - Karcha Si risale la valle dello Zanskar; prima del ponte che porta a Karcha si visita Pipiting, un villaggio nei pressi di Padum con un grande stupa e un monastero. Il bel villaggio di Karcha è dominato dal grande monastero di scuola Ghelupa costruito sulle rupi rocciose, il principale dello Zanskar. La visita rivela diverse sale e alcuni affreschi dell’XI secolo; sul monte antistante è situato l’antico convento femminile, ricco di sorprendenti reperti artistici. 12°g. 22/8 Karcha - Rangdum Inizia il percorso di rientro che segue la medesima strada utilizzata per giungere fin qui – la bellezza inimmaginabile del contesto naturale merita almeno questo secondo passaggio! Si risale la valle del fiume Doda che porta al passo del Pensi e al bel monastero di Rangdum, dove si pone il campo su questa piana incastonata tra i monti, luogo superbo per un ultimo saluto al mondo dello Zanskar. 13°g. 23/8 Rangdum - Shergol Si prosegue oltre le gole del Nun, dove i ghiacci lambiscono le acque potenti del fiume Suru, e dopo Kargil si raggiunge la valle di Mulbeck, tornando al tranquillo campo nei pressi di Shergol. 14°g. 24/8 Shergol – Leh Chi lo desidera potrà recarsi alle prime luci dell’alba con una passeggiata che si inerpica lungo uno spettacolare e, a tratti, ripido e strettissimo canyon, all’eremo di Phokar Dzong, uno dei luoghi più sacri di questa regione himalaiana. Si parte quindi verso est seguendo la panoramicissima strada che, valicati i passi Namika e Fatu, transita da Lamayuru e si tuffa nella valle dell’Indo, proseguendo il viaggio fino a Leh dove ci si sistema in albergo. 15°g. 25/8 Leh – Delhi e partenza con il volo di rientro Verso le 7.30 del mattino volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 16°g. Domenica 26 agosto, arrivo a destinazione Nota: chi lo desidera, può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola di Aksho da regalare. A fine viaggio si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa.  
INDIA HIMALAIA 2012: Mondi tibetani dell’India
Periodo: 4 ago - 19 ago
La prima di queste porta ad ovest lungo l'Indo per scoprire la storica oasi di Bazgo e i resti artistici più interessanti del Ladakh: i famosi affreschi di scuola Ghandara di Alchi e gli sconosciuti dipinti di Saspol. Si visitano Magyu e Wanla, un bel villaggio che nasconde un tempio dell’XI secolo attribuito a Rinchen Zangpo e si pone un campo nell’oasi del monastero di Lamayuru, posto arditamente su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche. Oltre Lamayuru ci si spinge fino a Mulbeck, dove si trovano alcuni tra i luoghi più pittoreschi del Ladakh: Gyal e Phokar Dzong; e non mancherà la visita di Likir, il cui abate è un fratello di S.S. il Dalai Lama. La seconda escursione porta a nord di Leh, scavalcando l’altissimo passo del Kardung verso la valle di Nubra, uno spazio incastonato tra i monti che custodisce monasteri e villaggi molto interessanti, dove anche solo la bellezza naturale costituisce un ottimo motivo per spingersi fin qui. La cornice di monti maestosi ha al suo centro delle insospettate dune di sabbia bianca lambite da due fiumi dove vivono i cammelli bactriani e si trovano laghetti nascosti e fonti termali. La terza escursione porta nel Rupshu, il lembo occidentale del vastissimo altopiano tibetano, una zona incontaminata fatta di immensi spazi abitata da popolazioni nomadi che vivono seguendo tradizioni archetipe, dove si trovano antichi e isolati monasteri nei pressi di laghi turchesi e i colori vividi della natura esaltati dall’aria rarefatta sembrano dipingere, come in una tavolozza, le praterie, i laghi e le montagne circostanti. Dal lago di Tso Kar si può scegliere se rientrare a Leh o proseguire per lo Spiti. Gli spostamenti in Ladakh vengono effettuati in jeep. Si fanno in tutto 8 campi, con tre notti consecutive nella prima escursione a ovest di Leh, due a Nubra (dove si utilizza n campo fisso) e tre notti nell’altopiano del Rupshu. I campi mobili sono ben organizzati con comode tende europee per dormire, tenda comune con tavolo e sedie, tenda cucina e tende per i servizi; il campo fisso è ben allestito e dotato si servizi. Accompagnano il gruppo assistenti che lavorano con Amitaba da parecchi anni che si occupano degli allestimenti e dei servizi e un cuoco abituato a soddisfare gli ospiti italiani. A Leh si alloggia in un comodo hotel – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro alberghetto di montagna, ma la pulizia è sufficiente, si dispone di stanze con bagno e acqua calda e l’hotel ha un generatore di corrente nel caso (…spesso) “salti” la luce. Estensione del viaggio in Spiti Proponiamo un’estensione che porta a conoscere lo Spiti, una regione di cultura buddista himalaiana situata a sud-est del Ladakh, quasi altrettanto arida e forse ancora più selvaggia, dove emergono le radici di una storia millenaria legata alle vicende dell’antico regno tibetano di Gughe. Si prevede di raggiungere lo Spiti direttamente dai laghi del Rupshu, seguendo la strada militare che porta verso sud nel Lahaul attraverso le aride regioni di Karnak e Sanku valicando due spettacolari passi. Oltre Keylong, “capitale” del Lahaul, si lascia la direttrice principale risalendo il fiume Chandra verso est fino al passo del Kun Zum, che si apre sullo Spiti. Qui si visitano tutti i monasteri e i villaggi più interessanti avendo modo di ammirare alcuni dei reperti artistici più preziosi della cultura buddista tibetana: dall’incomparabile tempio di Tabo a luoghi meno conosciuti ma altrettanto preziosi. Si rientra quindi verso il Lahaul ripercorrendo la strada del Kun Zum fino alla base del passo del Rothang, e, superato quest’ultimo, si arriva a Manali, nell’Himachal Pradesh. Da Manali si prosegue in pulmino raggiungendo prima Chandigarh e quindi Delhi, completando così una tra le più belle traversate della catena himalaiana. Si fa presente che questa parte del viaggio è adatta a viaggiatori esperti e a persone che abbiano un buono spirito di adattamento e propensione alla collaborazione di gruppo. A Keylong in Lahaul si alloggia in un modesto hotel, in Spiti si pernotta in umili guest house e per una notte in una casa tibetana.     PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Sabato 4 agosto, partenza per Delhi Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Lufthansa, Swiss, Jet, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori; all’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto. 2°g. 5/8 Delhi – Leh Il volo per Leh parte alle 5.30 circa; dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dal rappresentante di Amitaba del Ladakh, Tsewang Thinless. Sistemazione in uno dei migliori hotel della città e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g. 6/8 Leh – Gera Si lascia Leh con le jeep trasportando tutto l’occorrente per i campi. Sul percorso si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e un monastero con decorazioni stupende che contiene due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra alberi di albicocco: custodiscono meravigliosi affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si visita il monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Il primo campo viene posto lungo l’Indo al villaggio di Gera, non lontano da Alchi. 4°g. 7/8 Gera – Lamayurux Si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire con le jeep una pittoresca valle a sud del fiume che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano dei reperti artistici di finezza insospettabile, che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate potettero giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre le jeep fanno il giro della vallata arrivando con qualche chilometro di strada allo stesso punto. Si continua a seguire la valle dell’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola che porta nella “valle della luna”, nota per le incredibili erosioni terrose dove si erge Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia. Una deviazione porta all’oasi di Wanla, che preserva un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente all’esoterica scuola dei Drigung, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. A Lamayuru, dove si pone il campo, si visitano l’oasi e il monastero, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche; è uno dei contesti naturali più pittoreschi del Ladakh. 5°g. 8/8 Lamayuru – Shergol Superato il passo del Fatu La (4147 mt) e oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Si transita da Mulbekh, dove, oltre alla statua rupestre del Buddha Maitreya (VII secolo), si trovano due monasteri posti su di un vicino, ripido colle. Dopo le visite si raggiunge il vicino villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato ad uno sperone roccioso (anche questo si vede in “Samsara”) e si pone il campo poco oltre, sull’erba ai bordi di un tranquillo torrente. 6°g. 9/8 Shergol – Leh x Chi lo desidera potrà recarsi alle prime luci dell’alba con una passeggiata che si inerpica lungo uno spettacolare e, a tratti, ripido e strettissimo canyon, all’eremo di Phokar Dzong, uno dei luoghi più sacri di questa regione himalaiana, che riverbera della potente presenza dei maestri di meditazione. In tarda mattina si parte per Leh, dove si giunge in serata sistemandosi in hotel; prima dell’arrivo, una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, dominato da un’imponente statua di Maitreya; vi risiedono circa 150 monaci. 7°g. 10/8 Leh Visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia e il mercato. 8°g. 11/8 Leh – Kardung La – Nubra L’escursione alla valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (5602 mt) posto a nord della città, che offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si stendono lungo il fiume Indo. La discesa si apre sulla valle del fiume Shyok (dove si scende fino a circa 3300 mt) e conduce ad una vasta piana formata dalla confluenza tra il fiume Shyok e il fiume Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. A Diskit si visita il villaggio e il monastero abbarbicato sulle rocce, che offre una splendida panoramica sulla valle. Si alloggia presso un comodo campo fisso. 9°g. 12/8 Nubra Si dedica la giornata all’esplorazione di Nubra, giungendo fino alle fonti di acqua calda di Panamik. Una breve passeggiata porta ad un magico laghetto dove è anche possibile fare un bagno, in un luogo cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Dopo la visita al monastero di Sumur una bella passeggiata alle vicine dune bianche che sorgono nei pressi della confluenza dei fiumi Nubra e Shyok completa la giornata. 10°g. 13/8 Nubra – Kardong La – Leh Prima di lasciare Nubra si visita il piccolo monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Da Hunder inizia il viaggio di ritorno – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio. A Leh sistemazione in albergo. 11°g. 14/8 Leh – Korzok (Lago di Tso Moriri) Lasciata Leh si sosta per una visita del monastero di Tikse, una delle perle del Ladakh: ricco di templi, contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang. Si prosegue con un bellissimo percorso lungo l’Indo lasciando il fiume nei pressi di Mahe per arrampicarsi sull’altopiano, dove laghi turchesi posti a circa 4500 metri sembrano dipinti dal cielo! Il lago di Tso Kyagar, neppur degnato di segnalazione sulle carte, è il primo capolavoro di questa natura incontaminata. Siamo nel regno dei nomadi tibetani, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili. In diversi punti potremo incontrare i loro campi e le greggi di yak, e anche molti animali selvaggi come il kyang (il cavallo tibetano), miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Si raggiunge Korzok, sulle sponde del lago Tso Moriri, il gioiello turchese del Rupshu che si estende per 30 chilometri. Al tramonto le cime innevate che circondano il lago e sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, si pone il campo. 12°g. 15/8 Tso Moriri Si dedica la giornata all’esplorazione della zona, con una magnifica passeggiata lungo le rive del lago, e si visita il monastero e il piccolo villaggio. Dal colle sopra Korzok si può godere di un tramonto indimenticabile. 13°g. 16/8 Korzok – Lago di Tso Kar Il percorso continua ad essere meraviglioso, si ritransita dal laghetto di Tso Kyagar (ci sorprenderà la diversità dei suoi colori) e superando due passi si raggiunge Tso Kar, uno dei grandi laghi di questa regione da cui per secoli è stato ricavato il sale, utilizzato come merce di scambio in Ladakh. Si pone il campo tra le pasture di Nuruchen (4700 mt): il campo più alto del viaggio. Per chi rientra 14°g. 17/8 Tso Kar - Leh I partecipanti che rientrano in Italia salutano qui l’accompagnatore italiano e proseguono verso Leh con la guida ladakha. Dopo aver superato in jeep il passo del Taklang (5328 mt) si transita dal villaggio di Gya, con un monastero su una rupe tra le rovine di un grande forte che cingeva le creste ardite della montagna. Raggiunto l’Indo ci si reca a Hemis, il principale monastero di scuola Kagyupa del Ladakh, importante meta di pellegrinaggi che ospita una ricca collezione di tanka di scuola Drukpa, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Terminata la visita in breve tempo si arriva a Leh. 15°g. 18/8 Leh – Delhi e volo di rientro Verso le 7.30 del mattino volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 16°g. Domenica 19 agosto, arrivo a destinazione Per chi prosegue per lo Spiti 14°g. 17/8 Tso Kar – Keylong Raggiunta la strada militare che collega il Ladakh con l’Himachal Pradesh la si segue verso sud arrivando in breve tempo al campo tendato di Pang e si valica il Lachlung La (5060 mt) accedendo alla zona meridionale del Karnak, uno dei regni del trekking di queste remote regioni. Si prosegue lungo l’altopiano fino al passo del Baralacha (4883 mt) che si apre sulla regione del Lahaul, un territorio ancora piuttosto desertico ma più arboreo del Ladakh. Oltre Darcha, punto di accesso per un trekking che porta in Zanskar, seguendo il fiume si arriva a Keylong, “capitale” del Lahaul. Sistemazione in un modesto albergo. 15°g. 18/8 Keylong – Kaza Si lascia la strada principale (che conduce a Manali attraverso il passo del Rothang) proseguendo lungo la valle del Chandra, in un ambiente molto selvaggio dove i ghiacciai giungono fino al fondovalle e le montagne turrite sembrano delle magiche cittadelle sospese nel cielo. Superato il passo del Kunzum (4551 mt) si entra in Spiti, incontrando i primi insediamenti a Losar. A Kaza ci si sistema in una guest house. 16°g. 19/8 Kaza Escursione al monastero di Ki, il principale dello Spiti, dove nel 2000 S.S. il XIV Dalai Lama ha conferito la grande iniziazione tantrica di Kalachakra. Consultando il sito di Amitaba (www.amitaba.net) nella sezione “esperienze e cultura” è possibile trovare dettagli e informazioni su questo evento. Da Ki si prosegue per Kibber (4205 mt) e Tashigang (4400 mt): questi interessanti villaggi, sui bordi dell'altopiano, sono tra i più alti luoghi permanentemente abitati dell'Himalaia. 17°g. 20/8 Kaza – Lhalung Si segue la valle del fiume Spiti verso sud. Si lascia la strada principale per inerpicarsi lungo una stradina fino ad un colle dove a 4000 metri è arroccato l'antico monastero di Dankhar, che domina la confluenza dei fiumi Pin e Spiti. Da qui è possibile raggiungere Lhalung a piedi in circa 3 ore seguendo un sentiero panoramico che oltrepassa a mezza costa l’ampia valle dello Spiti e si inoltra in una valle laterale; chi preferisce può invece recarvisi in jeep. A Lhalung si alloggia in una casa tibetana. Il tempio di Lhalung fu fondato nel medesimo periodo di Tabo e Kungri, intorno all’anno 1000, quando questa zona era parte dell’antico regno di Gughe. Gli interni di questo pressoché ignorato tempio sono un esempio rarissimo della metamorfosi che l’arte giunta da Ghandara e Nalanda ha avuto nell’incontro col mondo dell’Himalaia. 18°g. 21/8 Lhalung – Tabo Si scende verso la valle dello Spiti e seguendo dalla confluenza il fiume Pin si arriva a Kungri, porta di accesso al Pin-Parbati, una delle zone più selvagge dell'Himalaia indiano. Immersi nel contesto di un nuovo grande complesso monastico a Kungri si trovano due antichi templi in cui sono custodite le più antiche statue lignee che si conoscano di divinità tantriche rappresentate in unione mistica. Tornati nella valle dello Spiti si prosegue per Tabo dove l'antico Gompa è rimasto intatto dai tempi del grande santo tibetano Rinchen Zangpo che ne curò l'attuale disposizione (XI secolo). Tabo è considerato l'"Ajanta dell'Himalaia" per l'ineguagliabile bellezza di statue ed affreschi, ed è una perla anche per la potente energia spirituale che lo permea. Si pernotta in una piccola guest house tibetana. 19°g. 22/8 Tabo – Kaza Si arriva a Kaza sul finire della mattina, avendo il tempo per un’ultima rilassata visita della “capitale” dello Spiti. Per chi volesse, è possibile organizzare nel pomeriggio un’escursione al monastero Sakya di Tag Yud, sui monti a est di Kaza. 20°g. 23/8 Kaza – Manali Si parte presto al mattino per il passo del Kunzum (4551 mt), ripercorrendo la strada che segue nel Lahaul il fiume Chandra fin dove si raggiunge la strada principale alla base del passo del Rothang (3900 mt); oltre questo passo si entra verso sud nelle rigogliose foreste dell’Himachal Pradesh scendendo fino a Manali, dove ci si sistema in hotel. Il percorso richiede circa 9 - 10 ore di guida. 21°g. 24/8 Manali – Chandigarh Si parte per Chandigarh utilizzando un nuovo mezzo dotato di aria condizionata. Si segue il corso del fiume e, superata la città di Kulu, si prosegue fino alle pianure gangetiche. Il tragitto richiede circa 7 ore; sistemazione in hotel. 22°g. 25/8 Chandigarh - Delhi e volo di rientro Delhi dista circa 5 ore di guida; arrivati in città si effettueranno delle visite e quindi ci si reca all’aeroporto internazionale per imbarcarsi sul volo di rientro. 23°g. Domenica 26 agosto, arrivo a destinazione Nota: chi lo desidera può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola da regalare. Questi materiali verranno raccolti in loco dai nostri collaboratori per essere distribuiti a chi ne ha più bisogno, solitamente alla fine del viaggio: così si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa.  
INDIA HIMALAIA 2012: Cham di Phyang e Korzok, al lago di Tso Moriri
Periodo: 14 lug - 28 lug
Il programma prevede di raggiungere e di rientrare da Leh, la capitale del Ladakh, in volo da Delhi. Si inizia esplorando la cittadina con alcuni siti limitrofi e partecipando al Cham del vicino monastero di Phyang. Tenendola come base si prevedono poi due escursioni che richiedono campi tendati (i luoghi più belli in Himalaia fortunatamente non dispongono ancora di hotel!). La prima di queste prevede due campi e porta ad ovest lungo l'Indo fino alla celeberrima oasi di Lamayuru. Si inizia dalla storica oasi di Bazgo e dai resti artistici più interessanti del Ladakh: i famosi affreschi di scuola Ghandara di Alchi e gli sconosciuti dipinti di Saspol. Si visitano Mangyu, una perla di bellezza nell’Himalaia, Wanla, dove un tempio dell’XI secolo attribuito a Rinchen Zangpo sovrasta le belle case rurali, giungendo a Lamayuru, l’oasi più celebre di questa vasta regione desertica dell’Himalaia dell’India: incastonata tra ripidi monti dalle intense tinte cromatiche sorge ai bordi di un grande bacino erosivo che la leggenda racconta essere stato il fondo di un lago, defluito grazie alla fenditura aperta tra le montagne dalle arti magiche del grande santo che soggiornò qui, il Maestro Naropa. Il monastero sorse attorno alla grotta di meditazione che questo importante mistico dell’XI secolo scelse come sua dimora. Rientrati a Leh si parte per la seconda escursione che richiede quattro campi e porta nella regione del Rupshu, il lembo occidentale del vastissimo altopiano tibetano, una zona incontaminata fatta di immensi spazi e abitata da popolazioni nomadi che vivono seguendo tradizioni archetipe, dove i colori vividi della natura esaltati dall’aria rarefatta sembrano dipingere, come in una tavolozza, le praterie, i laghi e le montagne circostanti. Sulle sponde del grandioso lago turchese di Tso Moriri, il più vasto della regione, si trova il monastero di Korzok dove si giunge in occasione dell’annuale Cham a cui confluisce la popolazione nomade di questa parte dell’altopiano, un’occasione eccellente per incontrare questa gente che normalmente vive dispersa nei vasti spazi delle praterie d’alta quota. Sul percorso si visiteranno anche due dei più importanti monasteri della valle di Leh: Tikse e Hemis. I Cham del Ladakh I Cham del Ladakh offrono un ottimo modo per avvicinarne la cultura e lo spirito, ammirando i monaci agghindati con maschere e sgargianti costumi tradizionali che al suono di musiche rituali creano una riproduzione simbolica dello Tse Chu, ovvero l'evocazione di Guru Rimpoce (Padmasambhava) e dei principali insegnamenti del buddismo tibetano. Ogni monastero aggiunge anche parti inerenti la propria storia e origine, facendo del proprio Cham un capolavoro a sé. Al di là dei sofisticati contenuti delle rappresentazioni, su cui molto è stato scritto per aiutarci a decifrare il significato trascendente dei movimenti, delle figure, delle musiche e dei testi, in queste occasioni si partecipa a uno dei rari momenti in cui la gente si stacca dalle fatiche della dura vita dell’ambiente himalaiano. Tutti accorrono indossando bellissimi costumi tradizionali e per il visitatore, ma anche per i ladakhi stessi, l'aspetto umano, folcloristico e di scambio che anima ogni evento ha un interesse forte almeno quanto il suo contenuto esoterico. L’alta quota del Ladakh Andare in Ladakh significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a 3500 metri di altitudine. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze e le quote più elevate si hanno nella seconda parte del viaggio, quando si è già acclimatati. Nel Rupshu la quota dei laghi dove si pongono i campi è di circa 4500 mt, ma ci si arriva dopo una adeguata permanenza ad altitudini sopra i 3000 metri e quindi quasi nessuno ne soffre o si avvertono sintomi leggeri come un po’ di mal di testa. Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Per l’ipertensione invece alcuni hanno trovato un buon ausilio nell’agopuntura e nella medicina tibetana; anche in questo caso è comunque sempre necessario un parere del proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Modalità del viaggio Gli spostamenti in Ladakh vengono effettuati in jeep. Si fanno in tutto 6 campi, con due notti consecutive nella prima escursione a ovest di Leh, quattro consecutive quando si va in Rupshu. I campi sono ben organizzati con comode tende europee per dormire, tenda comune con tavolo e sedie, tenda cucina e tende per i servizi. Oltre alla guida, accompagnano il gruppo assistenti che lavorano con Amitaba da parecchi anni che si occupano degli allestimenti e dei servizi e un cuoco abituato a soddisfare gli ospiti italiani. A Leh si alloggia in un comodo hotel – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro alberghetto di montagna, ma la pulizia è sufficiente, si dispone di stanze con bagno e acqua calda e l’hotel ha un generatore di corrente nel caso (…spesso) “salti” la luce. Clima e attrezzatura A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh invece il clima è secco e le temperature più miti. Alle alte quote del Rupshu le escursioni termiche sono notevoli, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca, e temperature minime che arrivano anche d’estate a 5/10 gradi; si consiglia di dotarsi di un sacco a pelo omologato per utilizzo a zero gradi, in quanto i dati di termicità dei sacchi indicate dai produttori sono sempre sopravvalutate. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; le temperature estive comunque non scendono mai sotto lo zero. Si consiglia di portare degli indumenti in pile ed una giacca di piumino o meglio ancora una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, ed un paio di scarponcini caldi adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.     PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Sabato 14 luglio, partenza in volo per Delhi Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Lufthansa, Swiss, Jet, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori; all’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto. 2°g. 15/7 Delhi - Leh Il volo per Leh parte alle 5.30 circa; dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dal rappresentante di Amitaba del Ladakh e dalla guida. Sistemazione in uno dei migliori hotel della città e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g. 16/7 Leh Visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia e il mercato. 4°g. 17/7 Leh: festival di Phyang Il monastero di Phyang è situato a circa mezz’ora di guida da Leh. E’ un sito molto interessante di per se, con sale finemente affrescate e molte statue tipiche dell’esoterica scuola dei Drigung Kagyu, alla cui scuola appartiene il Gompa. Durante il Cham tutti i templi sono aperti e pullulano di devoti ladakhi che fanno offerte, accendono lampade al burro e fanno le prostrazioni, un momento molto intenso per godere del sito nella sua più piena vitalità. Le danze rituali che si svolgono nel cortile sottostante si protraggono per tutta la giornata, e la collina dove sorge Phyang è contornata anche da un allegro mercato ricco di ogni tipo di artigianato ladakho e tibetano. Nel pomeriggio ci si reca al vicino Guru Lhakhang, un antichissimo tempio che sorge su di un colle, dove si ammirano dei preziosi affreschi che furono attentamente studiati anche dal Professor D. Snellgrove; rientrando a Leh si sosta al monastero di Spituk per una visita. 5°g. 18/7 Leh – Alchi Si lascia Leh con le jeep trasportando tutto l’occorrente per i campi; si transita da Phyang per dare un’ultima occhiata agli eventi del festival che si conclude oggi. Si prosegue quindi verso ovest e oltre la spettacolare confluenza dei fiumi Indo e Zanskar si arriva a Bazgo, un paesino pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e un monastero con statue e decorazioni stupende. Fu da qui che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Dopo Bazgo ci si reca alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra gli alberi di albicocco e rivelano affreschi stupendi, in un luogo che fu casa dei santi eremiti. Ci attraversa quindi il fiume Indo e si pone il campo presso il villaggio di Gera, nei pressi di Alchi. 6°g. 19/7 Alchi - Wanla La giornata inizia con la visita dei templi di Alchi, fondati nell'XI secolo da Kaldan Shesrab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contengono dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Lasciata Alchi si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire con le jeep una pittoresca valle a sud del fiume che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano dei reperti artistici di finezza insospettabile, che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate potettero giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre le jeep fanno il giro della vallata percorrendo qualche chilometro di strada e arrivando allo stesso punto. Si continua seguendo il flusso del grandioso fiume Indo, che qui scorre impetuoso tra profonde valli desertiche, e lo si lascia per risale una pittoresca gola a sud, dove una deviazione porta all’oasi di Wanla, che preserva un antichissimo monastero (XI secolo) la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Il Gompa appartiene come Lamayuru e Phyang all’esoterica scuola dei Drigung; un gruppo di svizzeri ha restaurando i preziosi, antichissimi dipinti e le statue. Si pone qui il campo. 7°g. 20/7 Wanla – Leh Tornati sulla strada principale si prosegue per Lamayuru entrando nella “valle della luna”, dove le bizzarre erosioni secondo la tradizione indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Si visitano l’oasi e il monastero, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano il villaggio circondato da montagne completamente desertiche; è uno dei contesti naturali più pittoreschi del Ladakh. Rientrando a Leh una breve deviazione porta al monastero di Likir di tradizione Ghelupa, il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, dominato da un’imponente statua di Maitreya; vi risiedono circa 150 monaci. Sistemazione nel medesimo hotel. 8°g. 21/7 Leh – Korzok (Lago di Tso Moriri) Lasciata Leh si sosta per una visita del monastero di Tikse, una delle perle del Ladakh: ricco di templi, contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang. Si prosegue con un bellissimo percorso risalendo l’Indo e lasciando il fiume nei pressi di Mahe per arrampicarsi sull’altopiano, dove laghi turchesi posti a circa 4500 metri sembrano dipinti dal cielo! Il lago di Tso Kyagar, neppur degnato di segnalazione sulle carte, è il primo capolavoro di questa natura incontaminata. Siamo nel regno dei nomadi tibetani, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili. In diversi punti potremo incontrare i loro campi e le greggi di yak, e anche molti animali selvaggi come il kyang (il cavallo tibetano), miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Si raggiunge Korzok, sulle sponde del lago Tso Moriri, il gioiello turchese del Rupshu che si estende per 30 chilometri. Al tramonto le cime innevate che circondano il lago e sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, si pone il campo. 9°g. – 10°g. (22 – 23/7) Cham di Korzok Le rappresentazioni durano due giorni; il Cham è molto interessante anche perché attrae la partecipazione di un gran numero di nomadi dell’altopiano. Quando non si seguono gli eventi del festival si effettuano alcune stupende passeggiate lungo la sponda occidentale del lago e nella valle alle spalle del villaggio, dove spesso si accampano i nomadi con i loro grandi greggi di yak. Sono molto speciali i tramonti dal colle che sovrasta monastero e villaggio. 11°g. 24/7 Korzok – Lago di Tso Kar Anche il percorso di oggi è meraviglioso, si ritransita dal laghetto di Tso Kyagar (ci sorprenderà la diversità dei suoi colori) e superando due passi si raggiunge Tso Kar, uno dei grandi laghi di questa regione da cui per secoli è stato ricavato il sale, utilizzato come merce di scambio in Ladakh. Si pone il campo tra le pasture di Nuruchen (4700 mt): il campo più alto del viaggio 12°g. 25/7 Tso Kar - Leh Dopo aver superato in jeep il passo del Taklang (5328 mt) si transita dal villaggio di Gya, con un monastero su una rupe tra le rovine di un grande forte che cingeva le creste ardite della montagna. Raggiunto l’Indo ci si reca a Hemis, il principale monastero di scuola Kagyupa del Ladakh, importante meta di pellegrinaggi che ospita una ricca collezione di tanka di scuola Drukpa, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Terminata la visita in breve tempo si arriva a Leh. 13°g. 26/7 Leh Giornata libera, per godere di questa speciale cittadina e curiosare nei negozietti e mercatini. 14°g. 27/7 Leh – Delhi Verso le 7.30 del mattino volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 15°g. Sabato 28 luglio, volo di rientro Nota: chi ne ha la possibilità, può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola da regalare. Questi materiali verranno raccolti dai nostri collaboratori per essere distribuiti a chi ne ha più bisogno, solitamente alla fine del viaggio: così si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa.  
INDIA HIMALAIA 2012: I festival di Hemis e Shachukul
Con il lago di Pangong
Periodo: 24 giu - 8 lug
Il viaggio conduce in un gran numero delle località più belle e in gran parte dei siti storici principali, consentendo di apprezzarne anche l’arte sopraffina che è stata preservata tra queste remote montagne, e offre in particolare la fantastica l’opportunità di essere presenti per le spettacolari danze rituali del Cham (festival) di Hemis, di cui molto è stato scritto ma di cui nessuna lettura può rendere il piacere di assistervi, e del Cham di Shachukul, un evento di grande interesse culturale che si svolge nelle vicinanze del mitico lago di Pangong. I Cham del Ladakh offrono un ottimo modo per avvicinarne la cultura e lo spirito, ammirando i monaci agghindati con maschere e sgargianti costumi tradizionali che al suono di musiche rituali creano una riproduzione simbolica dello Tse Chu, ovvero l'evocazione di Guru Rimpoce (Padmasambhava) e dei principali insegnamenti del buddismo tibetano. Ogni monastero aggiunge anche parti inerenti la propria storia e origine, facendo del proprio Cham un capolavoro a sé. Al di là dei sofisticati contenuti delle rappresentazioni, su cui molto è stato scritto per aiutarci a decifrare il significato trascendente dei movimenti, delle figure, delle musiche e dei testi, in queste occasioni si partecipa a uno dei rari momenti in cui la gente si stacca dalle fatiche della dura vita dell’ambiente himalaiano. Tutti accorrono indossando bellissimi costumi tradizionali e per il visitatore, ma anche per i ladakhi stessi, l'aspetto umano, folcloristico e di scambio che anima ogni evento ha un interesse forte almeno quanto il suo contenuto esoterico. L’alta quota del Ladakh Andare in Ladakh significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a 3500 metri di altitudine. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. A Pangong la quota del campo è di circa 4600 mt, ma ci si arriva dopo una adeguata permanenza ad altitudini sopra i 3000 metri e quindi quasi nessuno ne soffre o si avvertono sintomi leggeri come un po’ di mal di testa. Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Per l’ipertensione invece alcuni hanno trovato un buon ausilio nell’agopuntura e nella medicina tibetana; anche in questo caso è comunque sempre necessario un parere del proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi. Modalità del viaggio Gli spostamenti in Ladakh vengono effettuati in jeep. Si fanno in tutto 6 campi, con due notti consecutive nella prima escursione a ovest di Leh, una a Hemis e tre consecutive quando si va a Pangong. I campi sono ben organizzati con comode tende europee per dormire, tenda comune con tavolo e sedie, tenda cucina e tende per i servizi. Oltre alla guida, accompagnano il gruppo assistenti che lavorano con Amitaba da parecchi anni che si occupano degli allestimenti e dei servizi e un cuoco abituato a soddisfare gli ospiti italiani. A Leh si alloggia in un comodo hotel – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro alberghetto di montagna, ma la pulizia è sufficiente, si dispone di stanze con bagno e acqua calda e l’hotel ha un generatore di corrente nel caso (…spesso) “salti” la luce. Clima e attrezzatura A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh invece il clima è secco e le temperature più miti. Alle alte quote di Pangong le escursioni termiche sono notevoli, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca, e temperature minime che arrivano anche d’estate a 5/10 gradi; si consiglia di dotarsi di un sacco a pelo omologato per utilizzo a zero gradi, in quanto i dati di termicità dei sacchi indicate dai produttori sono sempre sopravvalutate. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; le temperature estive comunque non scendono mai sotto lo zero. Si consiglia di portare degli indumenti in pile ed una giacca di piumino o meglio ancora una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, ed un paio di scarponcini caldi adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.     PROGRAMMA DI VIAGGIO 1°g. Domenica 24 giugno, partenza in volo per Delhi Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Lufthansa, Swiss, Jet, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori; all’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto. 2°g. 25/6 Delhi - Leh Il volo per Leh parte alle 5.30 circa; dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dal rappresentante di Amitaba del Ladakh, Tsewang Thinless, e dalla guida, Tashi Norbu. Sistemazione in uno dei migliori hotel della città e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi. 3°g. 26/6 Leh – Alchi Si lascia Leh con le jeep trasportando tutto l’occorrente per i campi. Sul percorso si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e un monastero con decorazioni stupende che contiene due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra alberi di albicocco: custodiscono meravigliosi affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si visita poi il vicino monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Il primo campo viene posto lungo l’Indo al villaggio di Gera, non lontano da Alchi. 4°g. 27/6 Alchi - Wanla Si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire con le jeep una pittoresca valle a sud del fiume che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano dei reperti artistici di finezza insospettabile, che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate potettero giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre le jeep fanno il giro della vallata arrivando percorrendo qualche chilometro di strada allo stesso punto. Si continua a seguire la valle dell’Indo verso ovest e quindi la strada risale a sud una spettacolare gola che porta nella “valle della luna”, nota per le incredibili erosioni terrose, dove si erge Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia; secondo la tradizione queste bizzarre erosioni indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Si visitano l’oasi e il monastero, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche; è uno dei contesti naturali più pittoreschi del Ladakh. Si ripercorre quindi la “valle della luna” e si lascia la strada principale con una deviazione che porta all’oasi di Wanla, che preserva un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente all’esoterica scuola dei Drigung, recentemente restaurato da un gruppo di svizzeri, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Si pone qui il secondo campo. 5°g. 28/6 Wanla – Leh Raggiunto l’Indo se ne risale il corso per un tratto; lo si lascia con una deviazione verso nord incontrando un interessante convento femminile e poco oltre il monastero di Rizong, ritenuto tra i più ascetici di tutto il Ladakh, che sembra quasi sospeso alla chiusura di una stretta valle. Proseguendo verso Leh e oltrepassata la confluenza tra Indo e fiume Zanskar, una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, dominato da un’imponente statua di Maitreya; vi risiedono circa 150 monaci. A circa mezz’ora da Leh si visita il monastero di Phyang, situato a nord della strada; è molto interessante, con sale finemente affrescate e diverse statue tipiche dell’esoterica scuola dei Drigung Kagyu, alla cui scuola appartiene il Gompa. Quindi si risale per un breve tratto la valle arrivando al piccolo e prezioso Guru Lhakhang, un antichissimo tempio che sorge su di un colle, dove si ammirano dei preziosi affreschi che furono attentamente studiati anche dal Professor D. Snellgrove. A Leh si alloggia presso il medesimo hotel. 6°g. 29/6 Leh – Hemis: partecipazione al festival Si parte presto per raggiunge il grande monastero di Hemis, il principale di scuola Drukpakagyu del Ladakh, importante meta di pellegrinaggi che ospita una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Si dedica la giornata a seguire le rappresentazioni del festival che si svolgono nel grande cortile antistante i templi e i rituali che si tengono all’interno. Fuori dal Gompa vi è un vivace mercatino e tutto il sito pullula di pellegrini agghindati nei costumi tradizionali. Si pone il campo nelle vicinanze, avendo così flessibilità negli orari e la possibilità di seguire tutto quanto d’interesse con calma. 7°g. 30/6 Hemis (festival) – Leh Oggi proseguono le danze e i rituali; è molto interessante partecipare alle cerimonie che si svolgono nel tempio principale al mattino prima delle rappresentazioni, con i canti profondi dei monaci e le evocative musiche tibetane, immersi nell’atmosfera senza tempio del Lhakhang dove gli affreschi tantrici che emergono dalla penombra sembrano condurre nelle dimensioni interiori della mente. I momenti più attesi di questa giornata sono la danza delle otto forme di Guru Padmasambhava, eseguita con particolare sfarzo utilizzando antichi costumi e maschere di stupenda fattura, e l’esposizione della grande tanka. Nel pomeriggio si rientra a Leh dove si alloggia nel medesimo hotel. 8°g. 1/7 Leh Visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia e il mercato. 9°g. 2/7 Leh, escursione a Stock, Matho e Stakna Si dedica la giornata all’esplorazione del versante meridionale dell’Indo iniziando dall’oasi di Stock, con un bel monastero e il Palazzo Reale, attuale residenza del Re Namgyal, di cui si possono visitare alcune parti. Si prosegue poi per l’oasi di Matho, sede di un affascinante sito di scuola Sakya reso celebre dal peculiare festival invernale che è presenziato da… degli oracoli; in effetti è un luogo che dà a molti la sensazione di essere intriso di energia esoterica, in special modo nello scuro Gonkhang degli oracoli, col pavimento coperto di tsampa e pervaso dall’odore di chang. Si attraversa quindi l’Indo presso il monastero di Stakna, che si staglia su di un panoramico colle morenico sopra il fiume e rivela sale e interni interessanti, e si rientra a Leh. 10°g. 3/7 Leh – Tak Tok Si lascia Leh verso est visitando Shey, che fu anche la sede del palazzo reale, e Tikse, uno dei più celebri e attivi del Ladakh di scuola Ghelupa, che contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang. Oltre Tikse una valle laterale porta a Chemrey, dalla struttura molto vicina all’archetipo di quello che un visitatore immagina essere un luogo di ritiro himalaiano, con le casette dei monaci incastonate nei versanti di un ripido colle sulla cui cima sorgono i templi, tanto che fu scelto per girarvi il film ‘Samsara’. Oltre Chemrey si arriva al monastero di Tak Tok, l’unico di scuola Nyingmapa del Ladakh, costruito di fronte ad una grotta dove secondo la tradizione meditò Guru Padmasambhava, che contiene interessanti affreschi. Si pone qui il campo. 11°g. 4/7 Tak Tok – Pangong Si sale al passo di Chang (5320 mt), con grandiosi panorami che spaziano dall’oasi di Tak Tok e Chemrey alle catene di monti che si affacciano sulla valle dell’Indo e oltre, fino al Kang Yaze, la più alta vetta della regione. La discesa attraversa alcune pasture e si immerge tra monti policromi fino a giungere al fiume Shyok che da qui scorre verso Nubra; lo si risale per un breve tratto fino al villaggio di Tangtse, il principale della regione con le rovine di un vecchio castello e un tempio recentemente ricostruito, dove si trovano alcune semplici locande. Oltre il paese si risale un piccolo affluente dello Shyok verso est, attraverso un ambiente con forti colorazioni dove deserto e pasture si intersecano tra monti sulle cui cime si vedono dei ghiacciai e si arriva presto in vista delle acque incredibilmente turchesi del mitico lago di Pangong. Una vastità azzurra, l’aria incredibilmente pura, tra monti altissimi, oltre ogni nostra capacità descrittiva, che ispirò alcuni passaggi stupendi dell’interessante libro “La via delle nuvole bianche” di A. Govinda. Si pone il campo in vista del lago. 12°g. 5/7 Pangong – Shachukul (festival) Al mattino si gode della vista delle acque di Pangong che nelle prime ore del giorno presentano luci e sfumature di colore molto diverse. Tornati a Tangtse con una deviazione di circa 10 km che risale per un tratto il fiume Shyok e si inoltra poi per una valle a sud si raggiunge il villaggio e il monastero di Shachukul, di scuola Drigung Kagyu, dove oggi inizia il festival. Nel vecchio Gompa si ammirano alcune interessanti statue, e, nel Lhakhang, affreschi nuovi ma di ottima fattura che ritraggono, tra i vari soggetti, l’origine della scuola Drigung. Si pone il campo nelle vicinanze, per poter seguire con tranquillità lo svolgimento delle attività. 13°g. 6/7 Shachukul (festival) - Leh Si seguono le attività del festival e quindi si parte alla volta di Leh superando di nuovo l’altissimo Chang La. Sistemazione nel medesimo hotel. 14°g. 7/7 Leh – Delhi Verso le 7.30 del mattino volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza. 15°g. Domenica 8 luglio, arrivo a destinazione Nota: chi ne ha la possibilità, può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola da regalare. Questi materiali verranno raccolti dai nostri collaboratori per essere distribuiti a chi ne ha più bisogno, solitamente alla fine del viaggio: così si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa.  
INDIA HIMALAIA 2012: Sikkim, alle porte del Kanchendzonga
Periodo: 22 apr - 1 mag
Il viaggio segue un ampio anello che con opportune deviazioni tocca tutti i siti principali del Sikkim, includendo anche alcune mete meravigliose note ai conoscitori di questa regione himalaiana e le storiche cittadine collinari del Bengala. Il viaggio inizia da Delhi, da dove ci si reca in volo a Bagdogra e si prosegue per Kalimpong, un carinissimo centro steso sulle creste di colli rigogliosi, che offre ancora il sapore del mondo coloniale, ricco di ricordi ma anche di monasteri buddisti tibetani molto attivi. Da Kalimpong si raggiunge Gangtok, la capitale del Sikkim posta a circa 2500 mt, il punto più alto dove si sosta, nelle cui vicinanze è situato il monastero di Rumtek, il sito buddista principale della regione. A nord di Gangtok si visita l’area di Phodang, con villaggi e monasteri fuori dal tempo poco toccati dal turismo. Un piacevole trasferimento verso ovest porta poi a Yuksom, l’antica capitale della regione, con gli antichi siti di Tashiding e Dubdi, ed a Pelling, dove tra una natura impareggiabile dominata dalle vette glaciali del Kanchendzonga si trovano gli interessantissimi monasteri di Sangacholing e Pemayangste ed il lago sacro di Kancheopari, conosciuto come il “lago che esaudisce i desideri”, dove sui monti circostanti si trovano anche alcuni luoghi di ritiro. Si prosegue quindi verso sud visitando Darjeeling, una simpatica cittadina di origine coloniale ben posizionata sulla vetta dei monti, e da qui si rientra a Bagdogra tornando a Delhi in volo. Alcune note sul Sikkim Il territorio del Sikkim forma un grande anfiteatro incuneato tra Nepal, Tibet e Bhutan. Ad ovest, verso il Nepal, è delimitato dalla catena impenetrabile del Kanchendzonga, una gigantesca montagna che supera gli 8500 metri, la terza al mondo per altezza, ricca di leggende, che viene venerata e considerata da tutti i sikkimesi come una viva divinità protettrice. A nord e nord-est la catena del Chola segna il confine con il Tibet; anche questa è una catena impervia, valicabile solo attraverso altissimi passi, di cui il più accessibile è alto 4328 metri. Ad est, le propaggini meridionali della catena marcano il confine con il Bhutan. A sud, i fiumi Teesta e Rangeet delineano il confine con le zone collinari del Bengala indiano. Il clima di queste valli è monsonico, con piogge torrenziali tra fine maggio ed agosto, che favorisce una varietà botanica eccezionale: si contano quasi mille tipi di orchidee, ed a quote più alte le foreste di rododendri sono un paradiso naturale. In Sikkim vivono circa 500.000 persone appartenenti ad un caleidoscopio di etnie diverse. Le popolazioni originarie, Lepcha, Limbu e Bhotia, oggi sono numericamente in minoranza (in tutto circa 150.000 persone) e sono di tradizione buddista tibetana con forti tendenze animistiche tra i Lepcha. La maggioranza è costituita dalle genti di origine nepalese, principalmente Newari, Sherpa, Gurung, Rais, ecc.; e da nord si sono aggiunti i rifugiati tibetani. A seguito dell’afflusso dei nepalesi la maggioranza della popolazione è oggi induista, religione vissuta spesso in forme sincretiche con il Buddismo. Nota tecnica Il clima a fine aprile è temperato e generalmente secco, tra le migliori stagioni per una visita, ma si tenga presente che in Sikkim sono sempre possibili precipitazioni locali; nei tratti più alti del percorso si incontrano ancora le fioriture dei rododendri. Per i trasporti si utilizzano jeep indiane (tipo Tata Sumo o simile) con al massimo quattro passeggeri più l’autista; le strade sono piuttosto tortuose ma asfaltate: si viaggia tranquilli, senza fretta, avendo modo di gustare gli stupendi panorami di questa rigogliosa regione himalaiana. Gli hotel sono tutti di buona qualità con stanze dotate di servizi ed acqua calda; il cibo è principalmente indiano con anche pietanze di stile occidentale e le colazioni sono in stile europeo. Accompagna il viaggio, oltre all’accompagnatore italiano, una guida locale esperta del territorio che parla la lingua inglese. Sono previsti al massimo 12 partecipanti.     PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Domenica 22 aprile, partenza in volo per Delhi Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Lufthansa, Swiss, Jet o di altre compagnie richieste dai viaggiatori. All’arrivo, accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente di Amitaba e sistemazione in hotel nei pressi dell’aeroporto; si utilizza l’Ashok Country Resort o simile, dove si incontra il capogruppo. 2°g. 23/4 Delhi - Bagdogra – Kalimpong Il volo per Bagdogra parte in mattinata verso le 10,50 (orario da confermare) ed impiega circa due ore. Da Bagdogra si raggiungono i primi contrafforti himalaiani, densi di stupende foreste, arrivando con un percorso di circa 70 km a Kalimpong (1250 mt), dove si alloggia all’Himalayan Hotel immerso in un bel giardino, molto piacevolmente arredato in stile coloniale, e si inizia a visitare la graziosa cittadina. Per le luci della sera ci si reca al monastero di Zong Dog, un importante centro Nyingmapa fondato da Dudjom Rimpoce che contiene interessantissimi affreschi e un mandala tridimensionale. 3°g. 24/4 Kalimpong – Rumtek - Gangtok A Kalimpong si visitano i monasteri di Tharpa Choeling, di scuola Ghelupa, che si raggiunge con una piacevole passeggiata e di Thongsa, originariamente fondato dai bhutanesi nel 1692. Si parte quindi per Gangtok (2000 mt), un percorso che richiede circa 3 ore. Prima di giungere a destinazione ci si reca all’importantissimo monastero di Rumtek, il principale sito della scuola Karma Kagyu, dove vi sono molti interessanti templi da visitare e viene conservato lo Stupa d’oro che contiene il corpo del XVI Karmapa. A Gangtok ci si sistema all’Hotel Tibet, ben posizionato tra i negozietti della zona centrale della cittadina. 4°g. 25/4 Gangtok Per chi lo desidera si prevede di recarsi sui monti sopra la cittadina per godere dell’alba sul Kanchendzonga. Dopo colazione si parte per un’escursione a nord di Gangtok, dove tra valli rigogliose sorgono bei villaggi e si trovano i monasteri di Kabi, Phodang, Phesang e Labrang. Tornati a Gangtok, ci si reca a visitare l’interessante monastero di Ngor, l’unico di scuola Sakya del Sikkim, ed il tempio di Enchey, il principale della cittadina, dove in una cappella alloggiano anche le divinità di protezione del luogo. 5°g. 26/4 Gangtok – Yuksom Da Gangtok si attraversa la valle verso ovest risalendo al passo di Ravang (2200 mt); lungo la discesa si incontra il grazioso monastero Bon di Yungdrung Kundrak Ling, che contiene affreschi molto interessanti ed i cui monaci sono gentili e ben disposti a fornire delucidazioni in merito alla loro esoterica scuola. Si prosegue fino al fondovalle e si risale sul versante opposto arrivando all’imbocco del sentiero che porta in meno di un’ora al monastero Nyingmapa di Tashiding, uno dei siti più sacri del Sikkim, posto in una stupenda posizione panoramica in cima ad un colle, tra un mare di bandiere di preghiera, muri Mani e Chorten. Il paese di Yuksom non è molto distante; ci si accomoda all’hotel Yuksom Residency. La tappa richiede in tutto tra le 4 e le 5 ore di guida. 6°g. 27/4 Yuksom - Pelling Ci si reca a Dubdi, sui monti appena sopra Yuksom, che si raggiunge con una salita a piedi di 45 min. (chi preferisce, potrà fermarsi al villaggio di Yukson); nel villaggio si trovano il sito dell’incoronazione del primo re del Sikkim, uno storico seggio di pietra posto in un bosco dall’atmosfera elfica, ed un laghetto le cui acque sono venerate come sacre. Si lascia Yuksom per il lago sacro di Khencheopari; lungo il percorso se lo si desidera ci si può recare ad ammirare delle cascate. Questo luogo è detto “il lago che esaudisce i desideri”: pare che questo tranquillo specchio, immerso nella foresta, non abbia mai delle foglie che vi galleggiano perché gli uccelli guardiani lo ripuliscono appena vi si posano. Sui monti intorno al lago ci si può recare con circa 40 min. di cammino ad un piccolo monastero, nei pressi di un bucolico villaggio. A Pelling si alloggia al Norbugang Resort, in vista del Kanchendzonga. 7°g. 28/4 Pelling Una piacevole passeggiata (circa 40 min.) porta al monastero Nyingmapa di Sangacholing, costruito sulle falde di un monte che è un importante luogo di cremazione per la gente di etnia Lepcha e Bhutia, posto in una stupenda posizione con panorami sulle valli circostanti e sul Kanchendzonga. Successivamente ci si reca al monastero di Pemayangtse, anch’esso di scuola Nyingmapa, che risale all’inizio del XVIII secolo; contiene, tra le cose più interessanti, un modello tridimensionale del paradiso di Guru Rimpoce che con i suoi sette livelli riempie fino al soffitto la stanza superiore del monastero. Completa la giornata la visita delle rovine del palazzo reale di Rabdentse. 8°g. 29/4 Pelling –– Darjeeling La strada per Darjeeling (2134 mt) richiede circa 5 ore di guida attraverso un magnifico ambiente naturale dominato da imponenti foreste solcate da fiumi impetuosi. A Darjeeling si alloggia all’hotel Dekeling; ci si reca a visitare il mercato, i siti principali, tra cui il monastero di Bhutia Busty, ed il museo himalaiano. 9°g. 30/4 Darjeeling – Bagdogra – Delhi Al mattino chi lo desidera può recarsi a Tiger Hill per godere dell’alba sul Kanchendzonga. Lasciando Darjeeling si visita il monastero di Ghoom (Yogachoeling), spesso citato nella letteratura del Raj, che ospitò anche A. Govinda; si scende all’aeroporto di Bagdogra (90 km, circa 3 ore), dove si prende il volo per Delhi alle 13,35 (orario da confermare). A Delhi si viene ricevuti dal corrispondente indiano di Amitaba; si avrà a disposizione un veicolo con autista per recarsi in città fino al trasferimento all’aeroporto internazionale per l'imbarco sul volo di rientro. 10°g. Martedì 1 maggio,  arrivo a destinazione  
INDIA HIMALAIA 2011: Ladakh, Rupshu e Spiti
Mondi tibetani dell'India
Periodo: 6 ago - 21 ago
Il Cham di Tak Tok è un festival di danze e riti religiosi che si svolge annualmente radunando tutta la popolazione locale: un’occasione eccellente per ammirare i bei costumi tradizionali che vengono sfoggiati dai partecipanti, e soprattutto per condividere con loro uno dei momenti di festa di questo mondo rurale, dove le persone sono di indole gioiosa e sorridente, molto aperte con i visitatori. Si eseguono tre escursioni che richiedono campi tendati tenendo Leh come base. La prima di queste porta ad ovest lungo l'Indo per scoprire la storica oasi di Bazgo ed i resti artistici più interessanti del Ladakh: i famosi affreschi di scuola Ghandara di Alchi e gli sconosciuti dipinti di Saspol. Si visita Wanla, un bel villaggio che nasconde un tempio dell’XI secolo attribuito a Rinchen Zangpo e si pone un campo nell’oasi del monastero di Lamayuru, posto arditamente su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche. Oltre Lamayuru ci si spinge fino a Mulbeck, dove si trovano alcuni tra i luoghi più pittoreschi del Ladakh: Gyal e Phokar Dzong; e non mancherà la visita di Likir, il cui abate è un fratello di S.S. il Dalai Lama. La seconda escursione porta a nord di Leh, scavalcando l’altissimo passo del Kardung verso la valle di Nubra, uno spazio incastonato tra i monti che custodisce monasteri e villaggi molto interessanti, dove anche solo la bellezza naturale costituisce un ottimo motivo per spingersi fin qui. La cornice di monti maestosi ha al suo centro delle insospettate dune di sabbia bianca lambite da due fiumi dove vivono i cammelli bactriani e si trovano laghetti nascosti e fonti termali. La terza escursione porta nel Rupshu, il lembo occidentale del vastissimo altopiano tibetano, una zona incontaminata fatta di immensi spazi abitata da popolazioni nomadi che vivono seguendo tradizioni archetipe, dove si trovano antichi ed isolati monasteri nei pressi di laghi turchesi e i colori vividi della natura esaltati dall’aria rarefatta sembrano dipingere, come in una tavolozza, le praterie, i laghi e le montagne circostanti. Dal lago di Tso Kar si può scegliere se tornare a Leh, rientrando così in Italia il 21 di agosto, o proseguire. La parte finale del viaggio dal Rupshu porta in Spiti, una regione di cultura buddista himalaiana situata a sud-est del Ladakh, quasi altrettanto arida e forse ancora più selvaggia, dove emergono le radici di una storia millenaria legata alle vicende dell’antico regno tibetano di Gughe. Dal lago di Tso Kar si raggiunge la strada militare che porta verso sud nel Lahaul attraverso le aride regioni di Karnak e Sanku valicando due spettacolari passi. Oltre Keylong, “capitale” del Lahaul, si lascia la direttrice principale risalendo il fiume Chandra verso est fino al passo del Kun Zum, che si apre sullo Spiti. Qui si visitano tutti i monasteri ed i villaggi più interessanti avendo modo di ammirare alcuni dei reperti artistici più preziosi della cultura buddista tibetana: dall’incomparabile tempio di Tabo a luoghi meno conosciuti ma altrettanto preziosi. Si rientra quindi verso il Lahaul ripercorrendo la strada del Kun Zum fino alla base del passo del Rothang, e, superato quest’ultimo, si arriva a Manali, nell’Himachal Pradesh. Da Manali si prosegue in pulmino raggiungendo prima Chandigarh e quindi  Delhi, completando così una tra le più belle traversate della catena himalaiana.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Sabato 6 agosto, partenza per Delhi  2°g.    7/8 Delhi – Leh   Arrivo a Delhi e trasferimento alle partenze nazionali per l’imbarco sul volo per Leh (che solitamente parte verso le 5.30 circa) dove è in attesa la guida del viaggio, Teresa Bianca. Si alloggia in uno degli hotel migliori della città; riposo per favorire l’adattamento alla quota: siamo a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra case coloniche, orti e campi. 3°g.    8/8 Leh: escursione a Tak Tok per il festival   Ci si reca con le jeep al monastero Nyingmapa di Tak Tok dove si seguono le rappresentazioni del Cham eseguite dai monaci in maschera e costume, tra l’allegra folla della gente del villaggio ed i pellegrini ladakhi. Si prosegue quindi per il vicino sito di Chemrey, posto prima di Tak Tok sul lato occidentale della valle, un monastero che ha una struttura architettonica molto vicina all’archetipo di quello che un visitatore immagina essere un luogo di ritiro himalaiano, con le casette dei monaci incastonate in una ripida montagna sulla cui cima sorgono i templi, tanto che fu scelto per girarvi il film “Samara”. 4°g.    9/8 Leh – Uley Kopko   Si lascia Leh con le jeep trasportando tutto l’occorrente per i campi. Sul percorso si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e un monastero con decorazioni stupende che contiene due impressionanti statue di Maitreya. Fu da qui che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra alberi di albicocco: custodiscono meravigliosi affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si visita il monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Il primo campo viene posto tra gli alberi di albicocco dell’oasi di Uley Kopko, nella valle dell’Indo. 5°g.    10/8 Uley Kopko – Lamayuru   Lasciata la valle dell’Indo la strada risale una spettacolare gola che porta nella “valle della luna”, nota per le incredibili erosioni terrose dove si erge Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’Himalaia. Una deviazione porta all’oasi di Wanla, che nasconde un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente all’esoterica scuola dei Drigung, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. A Lamayuru, dove si pone il campo, si visitano l’oasi e il monastero, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche; è uno dei contesti naturali più pittoreschi del Ladakh. 6°g.    11/8 Lamayuru – Shergol   Superato il passo del Fatu La (4147 mt) ed oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Si transita da Mulbekh, dove, oltre alla statua rupestre del Buddha Maitreya (VII secolo), si trovano due monasteri posti su di un vicino, ripido colle. Dopo le visite si raggiunge il vicino villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato ad uno sperone roccioso (anche questo si vede in “Samsara”) e si pone il campo poco oltre, sull’erba ai bordi di un tranquillo torrente. 7°g.    12/8 Shergol – Leh    Chi lo desidera potrà recarsi alle prime luci dell’alba con una passeggiata che si inerpica lungo uno spettacolare e, a tratti, ripido e strettissimo canyon, all’eremo di Phokar Dzong, uno dei luoghi più sacri di questa regione himalaiana, che riverbera della potente presenza dei maestri di meditazione. In tarda mattinata si parte per Leh, dove si giunge in serata sistemandosi in hotel; prima dell’arrivo, una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa, dominato da un’imponente statua di Maitreya; vi risiedono circa 150 monaci. 8°g.    13/8 Leh   Visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia e il mercato. 9°g.    14/8 Leh – Kardung La – Nubra   L’escursione alla valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (5602 mt) posto a nord della città, che offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si stendono lungo il fiume Indo. La discesa si apre sulla valle del fiume Shyok (dove si scende fino a circa 3300 mt) e conduce ad una vasta piana formata dalla confluenza tra i fiumi Shyok e Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. A Diskit si visitano il villaggio ed il monastero abbarbicato sulle rocce, che offre una splendida panoramica sulla valle. Si prosegue poi per il vicino monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Si pone il campo nei pressi, tra le chiare dune di sabbia. 10°g. 15/8 Nubra– Kardong La – Leh   Si risale per un tratto la valle del fiume Nubra e con una breve passeggiata si arriva ad un magico laghetto dove è anche possibile fare un bagno, in un luogo cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Dopo la visita al monastero di Sumur inizia il viaggio di ritorno – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio. A Leh sistemazione in albergo. 11°g. 16/8 Leh – Korzok (Lago di Tso Moriri)   Lasciata Leh si sosta per una visita del monastero di Tikse, una delle perle del Ladakh, ricco di templi, che contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang. Si raggiunge quindi il grande monastero di Hemis, il principale monastero di scuola Kagyupa del Ladakh, importante meta di pellegrinaggi che ospita una ricca collezione di tanka di scuola Drukpa, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Dopo la visita si torna al fiume Indo e se ne risale la corrente con un bellissimo percorso che si snoda attraverso vallate in parte granitiche ed in parte erosive e lo si lascia nei pressi di Mahe per arrampicarsi sull’altopiano, dove laghi turchesi posti a circa 4500 metri sembrano dipinti dal cielo! Il lago di Tso Kyagar, neppur degnato di segnalazione sulle carte…, è il primo capolavoro di questa natura incontaminata. Siamo nel regno dei nomadi tibetani, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili. In diversi punti potremo incontrare i loro campi e le greggi di yak, e molti animali selvaggi come il kyang (il cavallo tibetano), miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Si raggiunge Korzok, sulle sponde del lago Tso Moriri, il gioiello turchese del Rupshu che si estende per 30 chilometri. Al tramonto le cime innevate che circondano il lago e sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, si pone il campo. 12°g. 17/8 Tso Moriri   Si dedica la giornata all’esplorazione della zona, con una magnifica passeggiata lungo le rive del lago, e si visitano il monastero ed il piccolo villaggio. Dal colle sopra Korzok si può godere di un tramonto indimenticabile. 13°g. 18/8 Korzok – Lago di Tso Kar   Il percorso continua ad essere meraviglioso, si ritransita dal laghetto di Tso Kyagar (sorprenderà la diversità dei suoi colori) e superando due passi si raggiunge Tso Kar, uno dei grandi laghi di questa regione da cui per secoli è stato ricavato il sale, utilizzato come merce di scambio in Ladakh. Si pone il campo tra le pasture di Nuruchen (4700 mt): il campo più alto del viaggio. Per chi rientra 14°g. 19/8 Tso Kar - Leh   I partecipanti che rientrano in Italia salutano qui l’accompagnatrice italiana e proseguono verso Leh con la guida ladakha. Dopo aver superato in jeep il passo del Taklang (5328 mt) si transita dal villaggio di Gya, con un monastero su una rupe tra le rovine di un grande forte che cingeva le creste ardite della montagna. Raggiunto l’Indo si visita il monastero di Stakna, costruito su di una collina morenica ai bordi del fiume, e terminata la visita, in breve tempo si arriva a Leh dove ci si accomoda in hotel. 15°g. 20/8 Leh – Delhi   Verso le 7.30 del mattino volo per Delhi; all’arrivo accoglienza da parte del corrispondente indiano di Amitaba. Si ha a disposizione un pulmino e una guida indiana che parla l’italiano per visitare la città. In serata ci si reca all’aeroporto internazionale per il rientro in Italia, la maggior parte dei voli parte in tarda serata o nelle prime ore del mattino. 16°g. Domenica 21 agosto, Delhi – Italia Per chi prosegue per lo Spiti 14°g. 19/8 Tso Kar – Keylong    Raggiunta la strada militare, che collega il Ladakh con l’Himachal Pradesh, la si segue verso sud arrivando in breve tempo al campo tendato di Pang e si valica il Lachlung La (5060 mt) accedendo alla zona meridionale del Karnak, uno dei regni del trekking di queste remote regioni. Si prosegue lungo l’altopiano fino al passo del Baralacha (4883 mt) che si apre sulla regione del Lahaul, un territorio ancora piuttosto desertico ma più arboreo del Ladakh. Oltre Darcha, punto di accesso per un trekking che porta in Zanskar, seguendo il fiume si arriva a Keylong, “capitale” del Lahaul. Sistemazione in un modesto albergo. 15°g. 20/8 Keylong – Kaza    Si lascia la strada principale (che conduce a Manali attraverso il passo del Rothang) proseguendo lungo la valle del Chandra, in un ambiente molto selvaggio dove i ghiacciai giungono fino al fondovalle e le montagne turrite sembrano delle magiche cittadelle sospese nel cielo. Superato il passo del Kunzum (4551 mt) si entra in Spiti, incontrando i primi insediamenti a Losar. A Kaza ci si sistema in una locanda. 16°g. 21/8 Kaza   Escursione al monastero di Ki, il principale dello Spiti, dove nel 2000 S.S. il XIV Dalai Lama ha conferito la grande iniziazione tantrica di Kalachakra. Consultando il sito di Amitaba (www.amitaba.net) nella sezione “esperienze e cultura” è possibile trovare dettagli e informazioni su questo evento. Da Ki si prosegue per Kibber (4205 mt) e Tashigang (4400 mt): questi interessanti villaggi sui bordi dell'altopiano, sono tra i più alti luoghi permanentemente abitati dell'Himalaia. 17°g. 22/8 Kaza – Lhalung   Si segue la valle del fiume Spiti verso sud. Si lascia la strada principale per inerpicarsi lungo una stradina fino ad un colle dove a 4000 metri è arroccato l'antico monastero di Dankar, che domina la confluenza dei fiumi Pin e Spiti. Da qui è possibile raggiungere Lhalung a piedi in circa 3 ore seguendo un sentiero panoramico che oltrepassa a mezza costa l’ampia valle dello Spiti e si inoltra in una valle laterale; chi preferisce può invece recarvisi in jeep. A Lhalung si alloggia in una casa tibetana. Il tempio di Lhalung fu fondato nel medesimo periodo di Tabo e Kungri, intorno all’anno 1000, quando questa zona era parte dell’antico regno di Gughe. Gli interni di questo pressoché ignorato tempio sono un esempio rarissimo della metamorfosi che l’arte giunta da Ghandara e Nalanda ha avuto nell’incontro col mondo dell’Himalaia. 18°g. 23/8 Lhalung – Tabo   Si scende verso la valle dello Spiti e seguendo dalla confluenza il fiume Pin si arriva a Kungri, porta di accesso al Pin-Parbati, una delle zone più selvagge dell'Himalaia indiano. Immersi nel contesto di un nuovo grande complesso monastico a Kungri si trovano due antichi templi in cui sono custodite le più antiche statue lignee che si conoscano di divinità tantriche rappresentate in unione mistica. Tornati nella valle dello Spiti si prosegue per Tabo dove l'antico Gompa è rimasto intatto dai tempi del grande santo tibetano Rinchen Zangpo che ne curò l'attuale disposizione (XI secolo). Tabo è considerato l'"Ajanta dell'Himalaia" per l'ineguagliabile bellezza di statue ed affreschi, ed è una perla anche per la potente energia spirituale che lo permea. Si pernotta in una piccola guest house tibetana. 19°g. 24/8 Tabo – Kaza   Si arriva a Kaza sul finire della mattina, avendo il tempo per un’ultima rilassata visita della “capitale” dello Spiti. Per chi volesse, è possibile organizzare nel pomeriggio un’escursione al monastero Sakya di Tag Yud, sui monti a est di Kaza. 20°g. 25/8 Kaza – Manali   Si parte presto al mattino per il passo del Kunzum (4551 mt), ripercorrendo la strada che segue nel Lahaul il fiume Chandra fin dove si raggiunge la strada principale alla base del passo del Rothang (3900 mt); oltre questo passo si entra verso sud nelle rigogliose foreste dell’Himachal Pradesh scendendo fino a Manali, dove ci si sistema in hotel. Il percorso richiede circa 9 - 10 ore di guida. 21°g. 26/8 Manali – Chandigarh   Si parte per Chandigarh utilizzando un nuovo mezzo dotato di aria condizionata. Si segue il corso del fiume e, superata la città di Kulu, si prosegue fino alle pianure gangetiche. Il tragitto richiede circa 7 ore; sistemazione in hotel. 22°g. 27/8 Chandigarh - Delhi   Delhi dista circa 5 ore di guida; arrivati in città si effettueranno delle visite e in serata ci si reca in aeroporto internazionale per il rientro in Italia; la maggior parte dei voli parte in tarda serata o nelle prime ore del mattino. 23°g. Domenica 28 agosto, volo di rientro
INDIA HIMALAIA 2011: Zanskar, Naro Nasial a Sani e Trek (Phuktal e Shinku La)
Opzione trekking di Phuktal e Shinku La, rientro il 27 agosto
Periodo: 5 ago - 21 ago
Il percorso inizia seguendo il corso del fiume Indo, dove si visitano i siti di maggior interesse artistico e culturale e ci si reca nella remota area dell’etnia Dha Hanu, risalendo poi la ripidissima e cromatica gola che porta all’oasi di Lamayuru. Proseguendo sempre verso ovest, superati due alti passi, si entra nella regione di Mulbeck dove la statua rupestre di Maitreya segna il passaggio verso la zona a maggioranza islamica di Kargil, da dove si transita per imboccare l’unica via di accesso allo Zanskar agibile ai veicoli motorizzati: una spettacolare strada sterrata, bloccata dalla neve anche per 9 mesi all’anno, che risale le acque del fiume Suru, un affluente dell’Indo. Dopo aver sfiorato maestosi ghiacciai che scendono da vette altissime dominate dal Nun (7135 mt) si raggiunge l’isolato monastero di Rangdum, posto su un colle morenico al centro di una valle di inimmaginabile bellezza, con le vaste pasture degli yak coperte da milioni di stelle alpine, entrando nella zona di cultura buddista tibetana dello Zanskar. Proseguendo oltre il passo del Pensi La, abitato da miriadi di marmotte e alto circa 4400 mt, il punto più alto della strada dove la vista spazia sulle distese glaciali del misterioso massiccio del Sickle Moon, si giunge alla valle del fiume Dado arrivando Dzongkul ed a Sani per partecipare al festival di Naro Nasial, che si svolge in un antico monastero situato in un bel villaggio, costruito – come molti dei luoghi di culto più antichi – in un tratto pianeggiante della valle. Si prosegue recandosi all’oasi di Karcha, dove si trova il monastero principale della regione, ed al Gompa di Thonde, posto su di un panoramico poggio del versante orientale della grande vallata, arrivando a Zangla, l’antica capitale. Si rientra quindi verso sud a Padum, la nuova  “capitale”, e da qui si risale la valle dello Tsarap visitando Bardan e Mune e ponendo il campo a Raru, dove termina la mulattiera jeeppabile, completando l’esplorazione dello Zanskar. Da Raru i partecipanti hanno l’opzione di proseguire con il capogruppo per un trekking di 7 giorni che porta in Lahaul e da qui a Delhi o di rientrare a Leh in jeep con la guida ladakha seguendo la strada utilizzata per giungere fin qui: la bellezza del tragitto è tale che una seconda visione più che merita, anche per le diverse prospettive e colori che si colgono con un tragitto in direzione opposta. Si pongono in tutto 10 campi ma se non si segue l’opzione del trekking non sono necessari tragitti a piedi. I campi sono ben organizzati con tende di tipo europee per dormire, tenda comune con tavolo e sedie, tenda cucina e tende per i servizi. Seguono il gruppo assistenti che lavorano con Amitaba da parecchi anni che si occupano degli allestimenti e dei servizi ed un cuoco abituato a soddisfare gli ospiti italiani. E’ un itinerario eccezionale per persone dotate di un certo spirito d’avventura, che vogliono entrare nel cuore della cultura e della vita di uno dei popoli più isolati e interessanti della regione himalaiana. Trekking di Phuktal e Shinku La Il sentiero che risale il corso dello Tsarap porta in due giorni di cammino lungo le spettacolari gole del fiume ed attraverso alcuni bei villaggi all’imbocco di una valle laterale che porta verso nord al misterioso monastero di Phuktal, costruito all’interno di una colossale grotta naturale: è uno dei luoghi più belli e preziosi di tutto l’Himalaia, il cuore nascosto dello Zanskar. Dopo la visita si continua per due giorni lungo la valle principale risalendo gradatamente attraverso alcuni villaggi e pasture fino alla base del passo dello Shinku, alto 5000 metri, che si apre verso le valli del Lahaul. Oltre il passo una ripida discesa porta in breve a quote più basse fino al punto dove i veicoli per andare a Darcha ed a Keylong sono in attesa dei partecipanti. Da Keylong si prosegue poi per Manali e da qui per Delhi. Buona parte del cammino può essere facilitato dall’utilizzo di cavalli idonei al trasporto di persone, ma è necessaria comunque una buona forma fisica; la tappa più faticosa e lunga è l’attraversamento del passo dello Shinku che richiede all’incirca 8 ore per via anche del lento procedere che si ha in alta quota. Per il trasporto del bagaglio personale si utilizzano muli e / o portatori. Durante il trekking i sei campi sono allestiti in modo un poco più leggero che durante la parte in jeep: non si utilizzano tavolo e sedie; chi segue questa opzione utilizzerà in tutto 14 campi.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Venerdì 5 agosto, partenza per Delhi 2°g.    6/8 Delhi – Leh   Arrivo a Delhi e trasferimento alle partenze nazionali per l’imbarco sul volo per Leh (che solitamente parte verso le 5.30 circa) dove è in attesa dei partecipanti la guida ladakha. Si alloggia in uno degli hotel migliori della città; riposo per favorire l’adattamento alla quota: siamo a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra case coloniche, orti e campi. 3°g.    7/8 Leh   Visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia e il mercato. 4°g.    8/8 Leh – Dha Hanu  Si lascia Leh con le jeep trasportando tutto l’occorrente per i campi. Oltre la spettacolare confluenza dei fiumi Indo e Zanskar si arriva a Bazgo, un paesino pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte ed un monastero con statue e decorazioni stupende. Fu da qui che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Dopo Bazgo ci si reca alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra gli alberi di albicocco e rivelano affreschi stupendi, in un luogo che fu casa dei santi eremiti. Si coronano le visite di questa giornata con i templi di Alchi, fondati nell'XI secolo da Kaldan Shesrab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contengono dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si prosegue quindi seguendo ancora il flusso del grandioso fiume Indo, che qui scorre impetuoso tra profonde valli desertiche, proseguendo oltre Khaltse fino all’aerea ad accesso ristretto dell’etnia dei Dha Hanu, dove si pone il primo campo. 5°g.    9/8 Dha Hanu - Lamayuru   Dopo la visita dei villaggi Dha Hanu si torna verso Khaltse e, giunti al ponte sull’Indo lo si lascia per risale una pittoresca gola a sud entrando nella “valle della luna” ai piedi di Lamayuru, dove le bizzarre erosioni secondo la tradizione indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata una terra pura. Si pone il campo nell’oasi. 6°g.    10/8 Lamayuru – Mulbeck   Si visitano l’oasi ed il monastero, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano il villaggio circondato da montagne completamente desertiche; è uno dei contesti naturali più pittoreschi del Ladakh. Oltre Lamayuru si superano i passi del Fatu La (4147 mt) e del Namika (3760 mt), e attraversando una regione nota per gli spettacolari panorami si raggiunge il bucolico villaggio di Gyal dove si trova un minuscolo ed interessante monastero ripreso anche nel film “Samsara”. Si prosegue per la vicina Mulbekh, dove, oltre all’antichissima statua rupestre che rappresenta il Buddha Maitreya, si trovano due monasteri, e si pone il terzo campo. 7°g.    11/8 Mulbeck – Rangdum   Si transita per Kargil, da dove si imbocca la strada che porta verso lo Zanskar. La zona è un po’ più arborea rispetto al Ladakh e a maggioranza mussulmana; ogni villaggio ha una piccola moschea con il minareto, gli uomini hanno spesso lunghe barbe ma le donne non sono velate. Il Nun e il Kun, le più alte vette di quest’area himalaiana, dominano un’ampia ansa del fiume Suru. Superate le gole ai loro piedi dove i seracchi del grandioso ghiacciaio arrivano fino al fiume si percorre una valle spettacolare, ornata da ardite vette di granito da cui fluiscono poderosi fiumi di ghiaccio, che porta al plateau dove tra le pasture degli yak ricche di stelle alpine regna solitario il monastero di Rangdum. 8°g.    2/8 Rangdum – Sani   Valicato lo spettacolare Pensi La (4400 mt) si entra nella valle del fiume Dado.  Al ponte di Ating una mulattiera jeeppabile porta nella valle dell’Umasi La, dove sospeso ad una rupe si trova l’eremo di Dzongkul, che fu il principale luogo di ritiro del grande maestro Naropa, autore del testo sui sei yoga, tutt’ora una delle guide esoteriche principali utilizzate dagli yogi tibetani. Dopo la visita si raggiunge la vasta piana formata dalla confluenza dei fiumi Dado e Tsarap, il cuore dello Zanskar, dove si trovano i principali villaggi e monasteri. Si pone il campo nei pressi del villaggio di Sani, dove, protetto da un muro di cinta ed ombreggiato da rari alberi, vi è l’antico monastero che custodisce la statua di Naropa e lo stupa con i resti di Kanishka, un maestro che visse intorno all’anno mille; alcuni degli affreschi che emergono dalla penombra degli interni di questo squisito luogo sono attribuiti a Zadpa Dorje. 9°g.    13/8 Sani: Naro Nasial   Oggi si svolgono le rappresentazioni più importanti del festival, con danze che interessano diversi temi eseguiti da monaci agghindati con sgargianti costumi tradizionali e maschere che raffigurano divinità, animali e piccoli demoni. Le danze sono precedute da una lunga preparazione di pratiche meditative, consacrazioni di oggetti e cerimonie impreziosite da salmodie recitate con tonalità profonde accompagnate dal suono di cimbali, tamburi e corni. Punto saliente di questa giornata è l’esposizione della veneratissima statua di Naropa, uno dei maestri principali della tradizione Kagyupa a cui appartiene Sani, motivo principe del festival. Durante la permanenza a Sani si avrà la possibilità di recarsi a visitare il convento femminile con una passeggiata tra i campi dell’oasi. Per chi è più energetico un’escursione a piedi porta all’eremo di Guru Nima Oser Chaphuk, dove si dice che abbia svolto un ritiro Guru Padmasambhava. 10°g. 4/8 Sani – Karcha - Zangla Ci si reca all’oasi di Karcha, con l’omonimo grande monastero costruito sulle rupi rocciose, il principale dello Zanskar, di scuola Ghelupa. Una visita rivela diverse sale e si trovano alcuni affreschi dell’XI secolo; merita una visita anche l’antico convento femminile posto sul monte antistante, anche questo ricco di sorprendenti reperti artistici. Si attraversa quindi il ponte sullo Zanskar arrivando al villaggio di Pipiting, nei pressi di Padum, dove si trovano un grande stupa ed un monastero e, attraversato lo Tsarap, si prosegue verso nord per Thonde, un interessante monastero posto su di una rupe da cui si gode un’indimenticabile visuale. Si prosegue per Zangla, la vecchia capitale dello Zanskar, dove si potrà porre il campo nei pressi del palazzo della regina. A Zangla si visita l’antico castello sede storica del Gyalpo, il Re dello Zanskar, posto in una bellissima posizione su di una rupe rocciosa. Si trovano anche molti chorten tra cui uno dei più antichi ed importanti è stato restaurato nel 2009 da Stupa Onlus, oltre a quello costruito recentemente per Bakula Rimpoce, l’Abate del Ladakh recentemente scomparso. Nei pressi dell’oasi di Zangla è situato anche un interessante convento femminile; anche qui sono stati fatti alcuni interventi si sostegno. Se la regina ed il principe sono presenti si potrà visitare la loro residenza, che noi considereremmo molto umile visto il loro stato nobiliare, ma che in questa regione è una vera reggia. Per gli interessati un’escursione di un’ora e mezza porta all’antichissimo Chorten di Malakhartse, dove Stupa Onlus ed Amitaba stanno mettendo a punto un nuovo progetto di restauro. 11°g. 15/8 Zangla – Padum – Bardan – Mune - Raru   Lasciata Zangla di torna verso sud al ponte di Pipiting arrivando a Padum, l’unico luogo della regione con alcuni negozietti ed un punto telefonico dove occasionalmente si riesce ad avere un collegamento. Sulla panoramica collina sovrastante è situato un interessante monastero immerso tra gli alberi – che qui sono molto rari – da cui si gode un bel panorama. Da Padum si risale la valle dello Tsarap arrivando a Bardan, un monastero di circa 400 anni costruito su di un poggio a picco sul fiume, e si prosegue inerpicandosi con le jeep fino all’oasi ed al monastero di Mune. Poco oltre, la villaggio di Raru, si pone il campo. Per chi rientra 12°g. 16/8 Raru – Rangdum   Inizia il percorso di rientro accompagnati dalla guida ladakha; si segue la medesima strada utilizzata per giungere fin qui – la bellezza inimmaginabile del contesto naturale merita almeno questo secondo passaggio! Tornati a Padum si procede risalendo la valle del fiume Dado che porta al passo del Pensi La ed al bel monastero di Rangdum, dove si pone il campo su questa piana incastonata tra i monti, luogo superbo per un ultimo saluto al mondo dello Zanskar. 13°g. 17/8 Rangdum - Mulbeck Si prosegue oltre le gole del Nun, dove i ghiacci lambiscono le acque potenti del fiume Suru, e dopo Kargil si raggiunge la bella valle di Mulbeck, tornando al punto di campo utilizzato all’andata. 14°g. 18/8 Mulbeck - Leh Si parte verso est, seguendo la panoramicissima strada che valicati i passi Namika e Fatu transita da Lamayuru e si tuffa nella valle dell’Indo, e s