STORICO VIAGGI

ETIOPIA

 

ETIOPIA

L’Etiopia è il più antico impero dell’Africa a sud del Sahara. Le sue radici affondano nel leggendario amore tra la regina di Saba e il re Salomone. Menelik, loro figlio, fu il capostipite di un impero millenario. Prima di Roma, l’Etiopia divenne un regno cristiano.
La sua storia è straordinariamente legata alle radici della nostra cultura. Rimasta isolata nel medioevo, accerchiata da paesi islamici, la cultura etiopica ha mantenuto intatte tante caratteristiche che in Occidente sono ormai andate perdute. 

Amitaba in Etiopia organizza periodicamente viaggi di gruppo condotti da nostre guide qualificate riportati nel Calendario partenze. Siamo a vostra disposizione per organizzare anche viaggi su misura. Per valutare le diverse possibilità che l’Etiopia ci offre, e farsi un’idea sui percorsi a cui potersi ispirare, si possono esaminare i viaggi di gruppo eseguiti da Amitaba che si trovano qui nello storico ed anche consultare la parte dedicata ai viaggi su misura in Etiopia.

Tutti itinerari riportati sono ben calibrati e studiati in ogni dettaglio, ottimi così come sono, e possono essere presi anche come punto di riferimento per ulteriori aggiunte e varianti.

Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel. 02 33614196

 

LE NOSTRE ESPERIENZE DI VIAGGIO

I viaggi in calendario sono stati tutti condotti da una nostra guida per favorire la conoscenza, oltre che dei luoghi, della cultura.
ETIOPIA 2020: Natale etiope a Lalibela e regioni tribali
Dall’altopiano al rift africano ed alla valle dell’Omo, un grandioso incontro col mondo etiope
Periodo: 4 gen - 16 gen
Giunti ad Addis Abeba si raggiunge in volo la città santa di Lalibela, tra i monti del verdeggiante altopiano settentrionale, nel cuore della regione madre del popolo etiope, culla di antiche tradizioni religiose. Infatti l’Etiopia ha mantenuto ininterrotta nei secoli la propria cultura e si distingue dai paesi confinanti anche per la religione cristiana che è stata tenacemente difesa dalle pressioni musulmane, preservando così un mondo religioso unico che vanta la propria discendenza diretta dai tempi biblici, indipendente dalle altre tradizioni. Lalibela impressiona per le sue antiche chiese rupestri, e si sarà presenti qui nel momento celebrativo più intenso dell’anno, quando ci si potrà immergere tra le migliaia di fedeli vestiti in candidi abiti bianchi in attesa della discesa del Redentore. Da Lalibela si torna ad Addis Abeba con un percorso terrestre molto panoramico che consente la visita di Tenta con il monte di Makdala, dove si compì il destino del veneratissimo imperatore Tewodros, e, oltre Dessie, si visita di un tipico mercato africano delle etnie amara e oromo. Rientrati nella capitale inizia il tour dei territori meridionali, seguendo un percorso completo e bello: si parte dalla regione dei laghi, formatisi dalla frattura del continente africano (il rift), e si arriva nella valle dell’Omo, fino al confine keniota. L’itinerario inizia con una sosta al sito delle steli di Tiya, parte del Patrimonio Unesco, e con l’esplorazione in barca del lago Ziway, fino all’isola di Ghelila. Proseguendo verso sud si vedono i laghi Shala e Abiyata e, sui monti ai bordi del grande rift, s’incontra l’etnia dei Dorze. Nel lago Chamo, oltre Arba Minch, si ammirano i coccodrilli più grandi del mondo, e giunti a Konso, centro principale di questa etnia dedita all’agricoltura, si visitano il villaggio di Gamole, ora divenuto Patrimonio Unesco, e la reggia del capo dei clan. Da qui si procede verso sud ovest arrivando nelle regioni che fiancheggiano il fiume Omo, dove a Demeka si avrà l’opportunità di vedere un tipico mercato tribale. Nelle aree più meridionali si incontrano i gruppi etnici dei Karo, Banna, Hamar, Konso e, al confine col Kenya, dei Dessanech, che si raggiungono navigando un tratto dell’Omo, tutte popolazioni che sorprendono per le abitudini, i costumi tradizionali e, non ultimo, la cordialità. Si risale poi da qui fino a Jinka per poter completare l’esplorazione con la visita dei villaggi dell’etnia Mursi, divenuti famosi per via dell’utilizzo del piattello labiale da parte delle donne, e si rientra in volo ad Addis Abeba. Nota tecnica Fuori da Addis Abeba si utilizzano veicoli 4x4, tipo Toyota Landcruiser, Mitsubishi o simili. Sull’altopiano etiope il clima è piacevolmente primaverile e anche nelle regioni meridionali si prevede un clima mite, secco e piacevole; si utilizzano sempre i migliori alberghetti disponibili, non sono necessarie notti in campo.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO NB: il programma non prevede delle visite ad Addis Abeba; se si fosse interessati, è possibile estendere di un giorno il programma, sia all’inizio che alla fine, ed eseguire le visite con una nostra guida locale che parla la lingua italiana. Solitamente ci si reca al Museo Nazionale che conserva importanti reperti e resti fossili di Australopithecus Afarensis fra cui la celebre Lucy, un ominide vissuto nella valle dell’Awash tre milioni e mezzo di anni fa; e si visita il Museo Etnografico, che ospita una collezione di strumenti musicali, di croci copte e le stanze con gli arredi dove abitò l’imperatore Hailè Selassiè. A questi siti può essere aggiunto tutto quanto fosse richiesto. 1°g. Sabato 4 gennaio, partenza per Addis Abeba Per raggiungere Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, si possono scegliere diverse compagnie aeree; se si utilizza la Ethiopian Airlines si ha il vantaggio di avere prezzi più bassi per i due voli interni. Con Ethiopian la partenza Milano Malpensa è alle 21.15 con scalo a Roma Fiumicino da dove riparte alle 23.50. Per gli orari dei collegamenti da altre città o di altre compagnie contattare Amitaba. 2°g. 5/1 Addis Abeba – Lalibela L’arrivo ad Addis Abeba, il cui nome significa “Nuovo fiore”, è alle 6.40, dove è in attesa dei partecipanti una guida locale. Nel corso della mattina ci si imbarca sul volo per Lalibela con partenza alle 11.40 ed arrivo alle 12.40 (orari da confermare). All’arrivo si viene ricevuti dal corrispondente locale di Amitaba e ci si reca all’hotel Tukul Village o simile dove si viene raggiunti in serata dai partecipanti e dall’accompagnatore italiano che giungono da Makalle con il programma Dancalia e Natale etiope. Nel pomeriggio si potrà fare una prima passaggiata nella zona delle chiese rupestri di Lalibela ed ammirare i diversi mercatini che sorgono qui durante questa ricorrenza.v 3°g. 6/1 Lalibela e Natale Etiope Roha, che prese il nome di Lalibela in onore del più famoso dei suoi sovrani, nel XII secolo era la capitale della dinastia Zagwe, mentre oggi è un piccolo borgo reso celebre dalle dodici chiese rupestri ancora funzionanti. Sono scavate nella roccia tufacea di colore rosso mattone con straordinaria perfezione architettonica, frutto di raffinate tecniche costruttive i cui segreti sono ormai perduti, e che hanno valso a Lalibela il nome di “Petra africana”. Il complesso è suddiviso in due gruppi distinti, conosciuti dai locali come la ‘Gerusalemme terrena’ e la ‘Gerusalemme celeste’: ovvero quello nord-occidentale con la bellissima chiesa di Bet Mariam adornata di delicati affreschi, e quello sud-orientale, con l’imponente Bet Amanuel, che con i suoi fregi e architravi sporgenti esemplifica nel modo più evidente questo stile architettonico. Il complesso è coronato dalla celebre chiesa di San Giorgio, che sorge isolata con tutte le pareti laterali scavate nella roccia, sicuramente l’edificio più fotografato d’Etiopia. Questo magico luogo è sede di emozionanti cerimonie religiose in occasione delle quali i sacerdoti indossano abiti sgargianti, realizzati con preziosi tessuti damascati, e portano ombrellini cerimoniali coloratissimi. Tra tutte le ricorrenze, oggi è la più interessante. Si dedica la giornata alla visita del sito; gli edifici religiosi pullulano di pellegrini vestiti di candidi abiti bianchi, e nel corso della visita si vedono le interessanti cerimonie che vi vengono tenute. Si torna al sito in serata per partecipare alle celebrazioni del Natale Etiope, che durano tutta la notte; si potrà rientrare in hotel quando si preferisce, o anche all’alba! 4°g. 7/1 Lalibela – Tenta (Makdala) – Dessie Per raggiungere Dessie si cercherà di percorrere la strada che transita da Tenta; nel caso vi fossero problemi di transito per le condizioni della strada e si seguisse invece la rotta più veloce si avrà del tempo in più a Lalibela, potendo così salire in auto sul monte alle sue spalle e raggiungere con una passeggiata di circa 30 min il monastero di Ashetan Maryan, arroccato sul monte Abuna Yosef a 3150 mt, da dove si gode di uno stupendo panorama. Tenta, situata tra i monti circa 120 km a sud di Lalibela, si raggiunge con una bella pista che attraversa una regione di grandi altopiani solcati dagli affluenti del Nilo, tra cui la valle intagliata dal fiume Bashilo, una regione magnifica e poco abitata. A Tenta si raggiungere la collina di Makdala, dove nel 1867 l’imperatore Tewodros costruì la sua fortezza e dove, dopo che il suo sogno di unificare l’Etiopia fallì, si uccise piuttosto che cadere prigioniero. Il luogo, anche se la fortezza è andata distrutta, è molto suggestivo e vi rimangono rovine e fortificazioni. Si prosegue quindi da qui per Dessie, dove si alloggia presso l’hotel Golden Gate o simile; la tappa è di circa 250 km. 5°g. 8/1 Dessie – Mercato locale – Addis Abeba Partenza per Addis Abeba, che da qui dista circa 380 km; lungo il percorso a Kemise si visita un coloratissimo mercato locale delle etnie amara e oromo. Proseguendo, si passa dalla “finestra di Menelik” dove si ha uno scorcio panoramico che spazia sull’altopiano ed è spesso possibile vedere le scimmie leone, così denominate per il pelo lunghissimo che hanno sul capo che sembra una criniera. Arrivati ad Addis Abeba si alloggia presso l’hotel Jupiter (4*). Si cena in un ristorante tipico che offre uno spettacolo folcloristico e si salutano qui i compagni di viaggio che rientrano in Italia. 6°g. 9/1 Addis Abeba – Lago di Ziway (Isola di Ghelila) Si lascia verso sud la capitale seguendo un percorso che si snoda lungo la grande frattura del continente africano, la cosiddetta “Rift Valley”, un fenomeno geologico unico al mondo: un insieme attivo di fosse tettoniche che si estende per oltre 3500 km partendo dalla valle del Giordano in Siria per finire in Mozambico, un processo che sta progressivamente tagliando in due il continente africano. Si sosta a Tiya per la visita al sito delle 36 stele (XII - XV secolo), dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. La strada prosegue verso sud con lievi saliscendi e costeggia le capanne rotonde degli Oromo e dei Guraghe, spesso dipinte e ricoperte con tetti di paglia. Arrivati a Ziway, uno dei laghi di origine vulcanica che si trovano nella “Rift Valley” etiope, si alloggia e si cena presso il Hailè Resort situato sulle sue rive; la tappa è di circa 170 km, approssimativamente 3 ore di guida. Nel pomeriggio ci si reca in barca all’isola di Ghelila, dove abitano poche persone e si trova una piccola chiesa che è meta di pellegrinaggi. Si passa da un’isoletta dove nidificano gli uccelli e dove spesso si vede l’aquila pescatrice; nelle acque del lago spesso si individuano gli ippopotami. 7°g. 10/1 Lago di Ziway – Parco di Abiyata e Shala - Chencha - Arba Minch A sud del lago di Ziway s’incontrano i verdi paesaggi rurali abitati dalle popolazioni Wolayta e Gamo, con le caratteristiche capanne. Si arriva in breve nell’area del Parco Nazionale di Abiyata e Shala che ospita una fauna interessante, dove con una breve deviazione si raggiunge un bellissimo punto panoramico per ammirare entrambi questi laghi. Si pranza lungo la strada e, prima di arrivare ad Arba Mich, con una deviazione si sale al villaggio di Chencha, situato a 2700 metri di altitudine ed abitato dell’etnia Dorze, un popolo di agricoltori ed abili tessitori. Gli uomini lavorano su stretti telai e fabbricano tessuti di cotone grezzo, molto semplici ma originali; la salita offre anche una bella visuale sul vasto territorio, ed all’orizzonte si vedono i laghi Chamo e Abaya. Le case tradizionali dei Dorze hanno uno stile non riscontrabile altrove: per edificarle viene utilizzato un intreccio di fibra ricavata dall’albero del ‘falso banano’ (l’enset), e sono alte sino a dodici metri, circondate da orticelli e da verdi macchie di enset. Si potrà osservare la particolare lavorazione che viene effettuata della pianta di enset, che qui sembra un vero toccasana alimentare, ed anche assaggiare pietanze preparate con questo particolare ingrediente. Si scende quindi a valle arrivando ad Arba Minch, dove si alloggia e si cena presso il Paradise o lo Swaynes Lodge, la tappa oggi è di circa 340 km, approssimativamente 5 ore di guida. 8°g. 11/1 Arba Minch – Konso In mattinata escursione in barca sul Lago Chamo, il terzo lago più grande d’Etiopia, dove si potranno ammirare gli ippopotami e moltissimi coccodrilli, i cui esemplari adulti sono i più grandi dell’Africa, oltre ad una grande varietà di uccelli. Si prosegue quindi il viaggio a sud arrivando a Konso, il centro principale di questo popolo di grandi coltivatori, insediato in un ambiente di colline che sono state interamente modellate da terrazzamenti e solcate da canalizzazioni di una perfezione tecnica ammirabile. I villaggi sono protetti da muri di pietra a secco, gli stessi che delimitano e sostengono i complicati terrazzamenti agricoli. Si visita la “reggia” del capo dei nove clan dei Konso, costituita da un denso complesso di capanne tradizionali, che includono quella della mummificazione, una procedura che era riservata solo ai re; nei pressi vi sono le stele di legno che segnano i punti dove vennero deposti i resti mummificati dei vecchi re. Ci si reca quindi a Gamole, villaggio tipico, ora Patrimonio dell’Unesco: cinto da mura e densamente abitato, offre un bello specchio della realtà tradizionale di questo popolo. A Konso si alloggia presso il Kanta Lodge. 9°g. 12/1 Konso – Turmi; mercato di Demeka e etnia Karo Da Konso si procede ora verso ovest, nella direzione della valle dell’Omo, lasciando i paesaggi creati dal lavoro agricolo dei Konso per entrare nei territori delle tribù pastorali Tsamaico, Banna, Hamar, Karo, Mursi, Dassanech... e cioè di quel grande mosaico di popoli che abita il sud etiopico. Si inizia questa interessante ricognizione recandosi al pittoresco mercato settimanale di Demeka, frequentato pr la gran parte dall’etnia Hamer. La visita ad un mercato locale è interessante poiché consente di scoprire i prodotti di questa terra, i manufatti delle diverse etnie e, attraverso la merce esposta, si intuisce il modo di nutrirsi, di vestirsi, le credenze, le attività ed il lavoro. Il fiume Omo scorre ad ovest di Turmi; lasciato il mercato di Demeka lo si raggiunge percorrendo un bel tratto di savana sabbiosa costellata di acacie e giganteschi termitai arrivando nel territorio dei Karo. Si visita un loro villaggio affacciato su di una spettacolare ansa del fiume Omo, dove gli abitanti ne coltivano le sponde con l’abbassarsi del livello delle acque. Questa interessante etnia fa parte del ceppo a cui appartengono anche gli Hamar ed i Banna; tra i Konso l’ornamento più vistoso delle donne è rappresentato dall’intreccio di numerose collane costruite con i materiali più disparati, e sia uomini che donne si dipingono il corpo con linee bianche di cenere. Lasciata l’ansa dell’Omo si torna lungo la medesima pista arrivando a Turmi, dove si alloggia presso il Buska o il Turmi Lodge. 10°g. 13/1 Turmi, etnie Dassanech e Hamar Si lascia Turmi in direzione sud arrivando nei pressi del confine keniota ad Omorate. Utilizzando un’imbarcazione si naviga lungo l’Omo giungendo ad un villaggio dei Dassanech, una popolazione di origine nilo-sahariana in prevalenza allevatrice che sopravvive a stento in un territorio avaro di risorse. Le semplicissime capanne sono spesso coperte di lamiere e su tutto impera un’implacabile polvere; ma nonostante le difficoltà in cui versano le persone sono ammirevoli per l‘indole pacifica, una qualità che deriva forse anche dalla struttura egalitaria del loro sistema sociale. Completata la visita si torna con la barca ai fuoristrada e si rientra verso Turmi, raggiungendio un villaggio Hamar. Anche qui le tradizioni tribali sono pressoché intatte, con le capanne ben tenute e le donne che portano ornamenti ed indumenti tipici, con le capigliature intrecciate e ornate con terriccio rosso; anche gli uomini e pure i bimbi hanno una grande cura del proprio aspetto. Una caratteristica comune a questi villaggi che spesso colpisce il visitatore è la tranquilla benevolenza ed il pronto sorriso di tutte le persone. 11°g. 14/1 Turmi – Jinka; etnia Banna e mercato di Kako Oggi si lascia Turmi verso nord per Jinka, che da qui dista 116 km. Si sosta in un villaggio dei Banna, pastori–agricoltori di lingua omotica, considerati da diversi studiosi un clan del più numeroso popolo degli Hamar, con i quali, oltre alla similitudine linguistica, hanno tradizioni molto vicine, ma da cui si distinguono anche per i diversi motivi decorativi. Gli uomini hanno i capelli acconciati con treccine ed ornamenti fatti di perline blu ed azzurre; le donne portano in testa un copricapo fabbricato con una zucca tagliata a metà. Sia gli uomini che le donne hanno un portamento dignitoso ed elegante, e sono pronti al sorriso. Si prosegue il viaggio arrivando a Kako, circa 30 km prima di Jinka, in occasione del mercato, che è frequentato dalle etnie Banna, Ari e Male. Giunti a Jinka, si alloggia presso l’Eco Omo Lodge. 12°g. 15/1 Jinka, villaggi Mursi – Addis Abeba e volo di rientro Da Jinka ci si reca circa 60 km a sud ovest nella regione popolata dall’etnia dei Mursi, un popolo dalla costituzione alta e snella, con i caratteri tipici dei popoli nilotici. Fanno parte di quell’ormai sparuto gruppo di etnie le cui donne portano ancora il piattello labiale, che presso i Mursi è tondo. L’arte corporale riveste molta importanza: la decorazione è ottenuta spalmando sul viso e sul corpo un impasto di acqua e caolino sul quale vengono tracciati con le dita particolari segni seguendo moduli decorativi che cambiano di volta in volta. Entrare in un loro villaggio è un’esperienza piuttosto intensa, perché possono essere abbastanza aggressivi con i visitatori: si accede accompagnati da una persona locale che porta con sé anche un’arma e se si desidera fotografare qualcuno è sempre necessario dare dei denari – una consuetudine questa che oggi è estesa alla maggior parte dei gruppi etnici. Si rientra quindi a Jinka, da dove si parte in volo per Addis Abeba alle 13.40 con arrivo alle 14.50 (orari da confermare). Arrivati, si avranno a disposizione alcune stanze presso l’hotel Jupiter (4*) per rinfrescarsi prima della partenza. Si cena in un ristorante tipico e quindi ci si reca in aeroporto per l’imbarco sul volo di rientro; Ethiopian parte per Milano Malpensa alle 23.45 o per Roma Fiumicino alle 0.20. Per gli orari di altri collegamenti contattare Amitaba. 13°g. Giovedì 16/1, arrivo a destinazione Arrivo a Milano Malpensa alle 4.40 o a Roma Fiumicino alle 4.45.
ETIOPIA 2019: Spedizione in Dancalia e Natale etiope
Estensione: regioni tribali del sud
Periodo: 27 dic - 9 gen
La Dancalia Il viaggio viene considerato una ‘spedizione’ perché la Dancalia, dove si svolge buona parte del percorso, è priva di servizi e presenta condizioni ambientali avventurose. Per accedervi sono necessari particolari permessi e viene utilizzata una scorta armata fornita dalla tenace etnia locale degli Afar, una precauzione questa che viene motivata dalla vicinanza dei confini e che di fatto lì è molto gradita perché contribuisce ai fabbisogni locali fornendo un reddito; in ogni caso permette di assicurare ai visitatori una tutela assoluta, una cautela che purtroppo però incide sui costi del viaggio. Non vi sono quindi rischi alla propria incolumità, ma solo difficoltà di natura pratica, come il caldo e le sistemazioni spartane e così via; di gran lunga compensate dal piacere di esplorare una delle aree più affascinanti al mondo, dove la natura rivela appieno la propria potenza primordiale. Infatti la Dancalia è un grande bacino vulcanico ancora attivo, posto sotto il livello del mare con un terreno arido solcato da miriadi di crepe aperte dal calore del sole e straordinarie concrezioni saline che si colorano talvolta di mille striature. Qui si sale sul vulcano Ertale, immergendosi in uno scenario che ci riporta indietro nel tempo di milioni di anni. Imperdibile è anche il Dallol, la “collina degli spiriti” che sorge ai margini della Piana del Sale, dove si formano i gayser e colpiscono le variopinte formazioni cristalline delle pozze sulfuree, che creano uno spettacolare paesaggio cromatico unico al mondo. Prima di risalire sull’altipiano, si esplora il canyon del fiume Saba, il percorso storico da sempre utlizzato dalle carovane che trasportavano il sale. Altopiano etiope Il verdeggiante altopiano, che si visita nella seconda parte del viaggio, è la regione madre del popolo etiope, culla di antiche tradizioni religiose, e custodisce preziose chiese rupestri in ottimo stato di conservazione. Al di là delle magnificenze naturali, infatti, l’Etiopia, unico Paese africano non assoggettato ad imperi coloniali (l’occupazione italiana, costantemente contrastata, durò solo 5 anni: dal ’36 al ‘41), ha mantenuto ininterrotta la propria cultura e si distingue dagli Stati confinanti anche per la religione cristiana che attraverso i secoli è stata tenacemente difesa dalle pressioni musulmane, un mondo religioso unico, indipendente da altre tradizioni, che fa risalire le proprie origini fino ai tempi biblici. Si visitano due delle aree più belle, dove si trovano i reperti storici e artistici più interessanti, iniziando dal Tigray con le splendide chiese di Gheralta, e spostandosi poi a Lalibela, luogo sacro per la religione cristiana etiope, dove si avrà l’opportunità di visitare i bellissimi siti nel momento celebrativo più intenso dell’anno, quando si tocca con mano l’intensità e la forza di cui gode qui la fede. Chi lo vorrà potrà partecipare in una chiesa rupestre alla storica veglia notturna del Natale, tra le migliaia di fedeli vestiti in candidi abiti bianchi che cantano nella notte in attesa della nascita del Redentore. Aree tribali e laghi del rift L’estensione porta nell’Etiopia meridionale, con un percorso completo e bello: si parte dalla regione dei laghi, formatisi con la frattura del continente africano (il rift), e si arriva nella valle dell’Omo, fino al confine keniota. L’itinerario inizia con una sosta al sito delle steli di Tiya, parte del Patrimonio Unesco, e con l’esplorazione in barca del lago Ziway, fino all’isola di Ghelila. Proseguendo verso sud si vedono i laghi Shala e Abiyata e, sui monti ai bordi del grande rift, s’incontra l’etnia dei Dorze. Nel lago Chamo, oltre Arba Minch, si ammirano i coccodrilli più grandi del mondo, e giunti a Konso, centro principale di questa etnia dedita all’agricoltura, si visitano il villaggio di Gamole, ora divenuto Patrimonio Unesco, e la reggia del capo dei clan. Da qui si procede verso sud ovest arrivando nelle regioni che fiancheggiano il fiume Omo, dove a Demeka si avrà l’opportunità di vedere un tipico mercato tribale. Nelle aree più meridionali si incontrano i gruppi etnici dei Karo, Banna, Hamar, Konso e, al confine col Kenya, dei Dessanech, che si raggiungono navigando un tratto dell’Omo, tutte popolazioni che sorprendono per le abitudini, i costumi tradizionali e, non ultimo, la cordialità. Si risale poi da qui fino a Jinka per poter completare l’esplorazione con la visita dei villaggi dell’etnia Mursi, divenuti famosi per via dell’utilizzo del piattello labiale da parte delle donne, e si rientra in volo ad Addis Abeba. Per tutto il percorso dell’estensione si utilizzano dei comodi alberghetti, in questa parte non è quindi necessario un particolare spirito d’adattamento. Nota tecnica Fuori da Addis Abeba si utilizzano veicoli 4x4, tipo Toyota Landcruiser, Mitsubishi o simili. Una parte importante del viaggio si svolge al di fuori dai circuiti turistici, ed è adatto a viaggiatori con spirito di adattamento che sappiano rinunciare alle abituali comodità. La Dancalia è una depressione desertica, priva di infrastrutture e dalle temperature torride: la media è di 35 gradi, con minime di 30 a massime che nei casi estremi possono sfiorare anche i 50. Si dorme in campo per cinque notti dove si hanno però sempre a disposizione i pasti preparati da un cuoco professionista; è importante avere con sé una pila frontale che può essere utile anche sul vulcano Ertale. Amitaba fornisce il materiale da campeggio salvo il sacco lenzuolo o il sacco a pelo. Raggiunto l’altopiano (3/1) il clima è piacevolmente primaverile e si utilizzano i migliori alberghi disponibili. Durante l’estensione si prevede un clima mite, secco e piacevole; si utilizzano sempre i migliori alberghetti disponibili, non sono previste notti in campo.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Venerdì 27 dicembre, partenza per Addis Abeba Per raggiungere Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, si possono scegliere diverse compagnie aeree; se si utilizza la Ethiopian Airlines si ha il vantaggio, per chi segue l’estensione, di avere un prezzo più basso per il volo interno il 15/1 da Jinka ad Addis Abeba. Con Ethiopian la partenza da Milano Malpensa è alle 21.15 con scalo a Roma Fiumicino da dove riparte alle 23.50. Se si decide di partire il giorno 26/12 con arrivo ad Addis Abeba la mattina del 27/12 si verrà accolti in aeroporto da una guida locale che parla italiano e si alloggerà presso l’hotel Jupiter (4*); il costo di questa eventuale notte in più è quotato su richiesta. Per gli orari dei collegamenti da altre città o di altrecompagnie contattare Amitaba. 2°g. 28/12 Addis Abeba – Awash L’arrivo ad Addis Abeba è alle 6.40, dove è in attesa dei partecipanti la guida locale. Si utilizza la mattina per una visita della città, il cui nome significa “Nuovo fiore”; ci si reca al Museo Nazionale che conserva importanti reperti e resti fossili di Australopithecus Afarensis fra cui la celebre Lucy, un ominide vissuto nella valle dell’Awash tre milioni e mezzo di anni fa. Si visita anche il Museo Etnografico, che ospita una splendida collezione di strumenti musicali, di croci copte e le stanze con gli arredi dove abitò l’imperatore Hailè Selassiè. Si parte quindi per il Parco Nazionale dell’Awash (214 km ad est della capitale), sostando sul percorso al lago Bishalt. Il Parco è caratterizzato dal particolare paesaggio vulcanico e dalle 460 specie di uccelli censite, di cui alcune endemiche; è piuttosto famoso soprattutto per le belle cascate, situate proprio di fronte al luogo di sosta, l’Ashash Fall Lodge, dove si pernotta e si cena. 3°g. 29/12 Awash – Semera – Alalo Bed Giornata di trasferimento per raggiungere Semera, capitale della regione dell’Afar, situata 418 km più a nord; lungo il tragitto si passa nella regione in cui furono ritrovati i resti fossili dell’ominide Lucy. Si parte presto anche per arrivare con delle buone condizioni di luce alle sorgenti calde di Alalo Bed, che si raggiungono da Semera. Il sito rivela ribollenti pozze di colore blu scuro poste in un ambiente selvaggio dove spesso si vedono branchi di gazzelle che si abbeverano in quelle più fredde; l’aspro paesaggio che le circonda è di una bellezza surreale. Si pone il primo campo poco lontano dalle pozze calde. 4°g. 30/12 Alalo Bed – Lago Afrera – Vulcano Ertale Partenza sempre verso nord per il lago Afrera, posto a 112 metri sotto il livello del mare nel cuore della depressione della Dancalia. Si percorre una strada che si snoda tra sabbia e lava, attraversando alcuni villaggi Afar; l’intera zona è interessata da fenomeni vulcanici. Tra i rilievi di questo territorio selvaggio si eleva il cono scuro dell’omonimo vulcano Afrera, che si ossserva da diverse prospettive tra scenari spettacolari fino a che l’orizzonte si colora con il verde del lago, il bacino d’acqua più grande della depessione dancala. Si osservano le saline, accudite da persone che vivono in condizioni molto diffcili. Da qui si prosegue per il vulcano Ertale - il cui nome significa “Monte che fuma” – il più attivo di una catena di vulcani situati nella parte centrale della depressione dancala, tutti posizionati lungo una dorsale che è parallela al Mar Rosso. L’ultimo tratto di pista, che conduce all’inizio del sentiero per il bordo del cratere, è molto accidentato; si pone qui il secondo campo. 5°g. 31/12 Vulcano Ertale Si parte a piedi con le prime luci del giorno o anche prima onde evitare di camminare con temperature troppo elevate, che qui possono anche superare i 40 gradi. Il dislivello è di 500 mt e richiede circa 3 ore di cammino tranquillo; è’ anche possibile per una modica cifra salire utilizzando un dromedario, organizzando il tutto però prima di giungere alla base del cratere, ma si consideri che si monta senza una vera sella, perché qui non vengono usate (in sintesi, se possibile, è meglio camminare). Giunti sul bordo della caldera per riposarsi e proteggersi dal sole si possono utilizzare i rudimentali ricoveri degli Afar. Si esplora la caldera, vi è un panoramico percorso che ne segue il bordo verso nord e da qui si può entrare all’interno, accompagnati dalla guida locale e stando attenti a dove si pogono i piedi perché vi sono diversi buchi e la lava può essere tagliente. Nella parte centrale vi è il punto con maggiori emissioni, che variano parecchio di mese in mese, da colonne di fumo a momenti in cui fuoriesce la lava formando a volte dei laghi di fuoco. Il punto centrale si può raggiungere anche direttamente dal luogo in cui arriva il sentiero che giunge dalla base. Completata l’eslorazione si torna al campo; se le condizioni della caldera sono interesanti, con fenomeni di emissione di lava rossa, per la discesa si potrà attendere la sera per ammirare lo spettacolo dopo il tramonto, nel qual caso è assolutamente necessrio avere con sé una pila frontale con anche delle pile di riserva. 6°g. 1/1 Vulcano Ertale – Ahmed Ela La pista, una volta lasciata l’immensa distesa di lava scura, attraversa una pianura alluvionale dove spiccano i vulcani sulla linea dell’orizzonte, un’area che con le rare pioggea a volte si allaga creando pascoli verdi. Il percorso spesso diventa una semplice traccia e sono possibili gli insabbiamenti; si sosta per il pranzo in un punto dove ci si ripara all’ombra di grandi acacie. Si giunge ai bordi della Piana del Sale, situata verso l’estremità settentrionale della depressione della Dancalia e che si estende fino al confine dell’Eritrea; da lontano è difficile individuare il punto dove finisce il lago Assale (o Karum) e dove inizia la vasta distesa bianca. Qui ogni giorno da tempo immemore arrivano dall’altopiano etiopico, attraverso il canyon del fiume Saba, le carovane di dromedari e muli per caricare i blocchi di sale. Si sosta in tenda al villaggio Afar di Ahmed Ela; le condizioni generali anche qui sono molto primitive, ma ci si deve adattare alle regole locali che prevedono che si passi una notte in questo luogo – ci si potrà così fare un’idea più precisa delle condizioni di vita locale ed anche bere un tè in un “baretto” del villaggio. 7°g. 2/1 Ahmed Ela – Dallol - Lago Assale (Karum) – Assobole Si parte al mattino presto verso nord per la collina del Dallol (che in afars ignifica “Monte degli spiriti”) avvicinandosi al confine con l’Eritrea, attraverso quel che una volta era il fondo di un mare ed ora è una pianura infinita di sale. Si transita dal piccolo monte di sali di magnesio chiamato “Monte rosso”, un’isola formata da spuntoni di solfato di magnesio che emergono dal lago Assale, a 116 metri sotto il livello del mare. Arrivati al Dallol si sale a piedi sulla sommità del colle (20 minuti circa): da qui si apre allo sguardo lo spettacolo di una terra che ribolle, i geyser sono in attività, le formazioni di cristalli hanno geometrie bizzarre con sorgenti sulfuree e coni di sale che creano un paesaggio quanto mai suggestivo con colori sorprendenti: rosso, verde e giallo in tutte le sfumature possibili, alternati senza logica apparente in un insieme incredibilmente armonico. Se si effettua il giro completo delle pozze cromatiche, assolutamente consigliato anche solo per godere dei colori ed unicità del luogo, si transita da un sito storico del colonialismo italiano; è incredibile che dei connazionali abbiano concepito di stabilire una base qui! Ridiscesi, ci si reca a visitare due insoliti laghetti: la Pozza Nera, formata da acido, e la Pozza Gialla, creata da petrolio che ribolle, entrambi incastonati nelle rocce rosse di questo punto del deserto. Per il pranzo si cerca un punto in ombra: ottime per questo le altissime torri di sale sul bordo del Dallol, dove si possono esplorare dei peculiari anfratti. Tornando verso il lago di sale l’orizzonte è candido e vasto; si visitano le miniere di sale di Ahmed Ela, dove vengono scavati solchi rettangolari sino a raggiungere lo strato più profondo dal quale, aiutandosi con bastoni usati come leva, si sollevano i blocchi di sale per ridurli poi a dimensioni che ne consentono il trasporto su dromedari e muli. Il vasto orizzonte, oltre lo specchio surreale creato dall’acqua, è ornato da forme di vulcani e spesso punteggiato dalle carovane di animali che trasportano il sale, una visione assolutamente fuori dal tempo. Si torna quindi verso il villaggio di Ahmed Ela e da qui si prosegue per Assobole, un villaggio afar che sorge all’imbocco del canyon del fiume Saba, punto di sosta per le carovane di dromedari e muli che lo percorrono; se oggi sono in transito, si potrà assistere allo scarico degli animali e ci si potrà bagnare nelle acque del piccolo fiume. Si pone il campo nei pressi del villaggio. 8°g. 3/1 Assobole – Melabidai – Gheralta Se vi è una carovana presente si inizia la giornata assistendo al carico degli animali all’imbocco del canyon di Saba, tra le impressionanti urla dei dromedari che non sembrano gradire l’operazione. Vi è la possibilità di risalire a piedi il fiume seguendone le prime svolte, che sono le più profonde e spettacolari, dove transitano le carovane, cariche in salita e vuote in discesa; il fondo del canyon è percorso da un rivolo d’acqua profondo sino alla caviglia, che si guada diverse volte, tra pareti di arenaria rossa alte anche 200 metri. Si parte quindi con i fuoristrada per l’altopiano etiope transitando dal tipico villaggio di Melabidai, situato nel punto dove il sentiero che inizia nel canyon di Saba arriva alla strada, e si sosta per un pranzo al sacco lungo il percorso. Si lasciano alle spalle le regioni aride: si resterà sorpresi nel vedere boschi verdi e monasteri abbarbicati sui monti, segno che si è giunti nel Tigray. Se si arriva sull’altipiano in un orario che lo consente ci si reca a visitare la chiesa di Micael Imba che risale al XIII-XIV secolo, situata a 15 km da Agula: si raggiunge con circa 20 minuti di camino sulla cima di un colle che offre un bel panorama a 360° gradi, presenta un’interessante facciata a vela. Giunti a Gheralta si alloggia presso il Gheralta Lodge o il Gheralta Wukro Lodge. 9°g. 4/1 Gheralta La giornata è dedicata alla scoperta delle chiese del Tigray, significative e interessanti quanto quelle di Lalibela, solo meno famose e meno visitate. Sono spesso aggrappate a montagne a volte inaccessibili ed in maggioranza intagliate nella roccia, un’eredità preziosa, quasi segreta, conservata dal cristianesimo etiope; sono state censite oltre 150 chiese rupestri, di cui tre quarti ancora in uso, ed alcune sono decisamente spettacolari. Per la mattina vi sono due opzioni, da valutare in funzione della composizione del gruppo. La prima, più tecnica, prevede di salire sull’amba di Gheralta (le amba sono particolari formazioni rocciose con la cima quasi piatta e le pareti verticali), un percorso che offre alcuni dei panorami più spettacolari del Tigray: il sentiero sale in una stretta gola ed arriva alla base della parte alta dove, camminando sulle rocce su tratti anche ripidi, facilitati anche da gradini intagliati e, se necessario, aiutati da persone locali sempre molto gentili con i turisti nella speranza di ricevere una piccola mancia, si arriva sulla cima. Il tempo di salita può richiedere fino a due per i meno allenati. Qui si visitano la chiesa di Maryam Korkor, che rivela affreschi del XVII secolo, e, sul lato esterno delle falesie, affacciata sul precipizio, la cappella di San Daniele. Il percorso alternativo più facile porta con circa 45 minuti di salita a Debre Tsion, un sito molto bello e artisticamente forse più interessante. Nel pomeriggio, con una gradevole passeggiata di un’oretta lungo un sentiero pianeggiante tra bellissimi alberi di sicomoro e casette del Tigray, ci si reca alla chiesa di Maryam Papaseity, edificata in una bella valletta tra grandi alberi di ficus, dal momento che tagliare la vegetazione intorno alle chiese qui è da sempre vietato. La struttura, costruita all’ombra di un monte, è composta da tre stanze; quella centrale ha i muri coperti da dipinti, molti dei quali ancora originali, di epoca gondariana. . Si completa la giornata recandosi alla chiesa di Abraha Atsbeha; fondata nel X secolo, è semi monolitica, con pianta a croce e magnifici dipinti risalenti al XVII secolo. 10°g. 5/1 Gheralta – Lalibela Il percorso per Lalibela offre panorami molto belli; si parte verso sud ovest e oltre Abiy Addi si procede in direzione sud valicando diversi passi e transitando da Samre e Sekota; è un viaggio spettacolare ma lungo, circa 350 km che richiedono anche più di 8 ore. Giunti nella città santa dei cristiani etiopi si alloggia e si cena presso il Tukul Village o simile; si viene raggiunti qui dai partecipanti che seguono solo questa parte del viaggio. 11°g. 6/1 Lalibela e Natale Etiope Roha, che prese il nome di Lalibela in onore del più famoso dei suoi sovrani, nel XII secolo era la capitale della dinastia Zagwe, mentre oggi è un piccolo borgo reso celebre dalle dodici chiese rupestri ancora funzionanti. Sono scavate nella roccia tufacea di colore rosso mattone con straordinaria perfezione architettonica, frutto di raffinate tecniche costruttive i cui segreti sono ormai perduti, e che hanno valso a Lalibela il nome di “Petra africana”. Il complesso è suddiviso in due gruppi distinti, conosciuti dai locali come la ‘Gerusalemme terrena’ e la ‘Gerusalemme celeste’: ovvero quello nord-occidentale con la bellissima chiesa di Bet Mariam adornata di delicati affreschi, e quello sud-orientale, con l’imponente Bet Amanuel, che con i suoi fregi e architravi sporgenti esemplifica nel modo più evidente questo stile architettonico. Il complesso è coronato dalla celebre chiesa di San Giorgio, che sorge isolata con tutte le pareti laterali scavate nella roccia , sicuramente l’edificio più fotografato d’Etiopia. Questo magico luogo è sede di emozionanti cerimonie religiose in occasione delle quali i sacerdoti indossano abiti sgargianti, realizzati con preziosi tessuti damascati, e portano ombrellini cerimoniali coloratissimi. Tra tutte le ricorrenze, oggi è la più interessante. Si dedica la giornata alla visita del sito; gli edifici religiosi pullulano di pellegrini vestiti di candidi abiti bianchi, e nel corso della visita si vedono le interessanti cerimonie che vi vengono tenute. Si torna al sito in serata per partecipare alle celebrazioni del Natale Etiope, che durano tutta la notte; si potrà rientrare in hotel quando si preferisce, o anche all’alba! 12°g. 7/1 Lalibela – Tenta (Makdala) – Dessie Per raggiungere Dessie si cercherà di percorrere la strada che transita da Tenta; nel caso vi fossero problemi di transito per le condizioni della strada e si seguisse invece la rotta più veloce si avrà del tempo in più a Lalibela, potendo così salire in auto sul monte alle sue spalle e raggiungere con una passeggiata di circa 30 min il monastero di Ashetan Maryan, arroccato sul monte Abuna Yosef a 3150 mt, da dove si gode di uno stupendo panorama. Tenta, situata tra i monti circa 120 km a sud di Lalibela, si raggiunge con una bella pista che attraversa una regione di grandi altopiani solcati dagli affluenti del Nilo, tra cui la valle intagliata dal fiume Bashilo, una regione magnifica e poco abitata. A Tenta si raggiungere la collina di Makdala, dove nel 1867 l’imperatore Tewodros costruì la sua fortezza e dove, dopo che il suo sogno di unificare l’Etiopia fallì, si uccise piuttosto che cadere prigioniero. Il luogo, anche se la fortezza è andata distrutta, è molto suggestivo e vi rimangono rovine e fortificazioni. Si prosegue quindi da qui per Dessie, dove si alloggia presso l’hotel Golden Gate o simile; la tappa è di circa 250 km. Per chi rientra: 13°g. 8/1 Dessie – Mercato locale – Addis Abeba e volo di rientro Partenza per Addis Abeba, che da qui dista circa 380 km; lungo il percorso a Kemise si visita un coloratissimo mercato locale delle etnie amara e oromo. Proseguendo, si passa dalla “finestra di Menelik” dove si ha uno scorcio panoramico che spazia sull’altopiano ed è spesso possibile vedere le scimmie leone, così denominate per il pelo lunghissimo che hanno sul capo che sembra una criniera. Arrivati ad Addis Abeba si avranno a disposizione alcune stanze all’hotel Jupiter (4*) per rinfrescarsi prima della partenza. Si cena in un ristorante tipico che offre uno spettacolo folcloristico, si salutano i compagni di viaggio che proseguono con l’estensione e ci si reca in aeroporto per l’imbarco sul volo di rientro; Ethiopian parte per Milano Malpensa alle 23.45 o per Roma Fiumicino alle 0.20. Per gli orari di altri collegamenti contattare Amitaba. 14°g. Giovedì 9 gennaio, arrivo a destinazione Arrivo a Milano Malpensa alle 4.40 o a Roma Fiumicino alle 4.45. Estensione: Regioni tribali del sud 13°g. 8/1 Dessie – Mercato locale – Addis Abeba Partenza per Addis Abeba, che da qui dista circa 380 km; lungo il percorso a Kemise si visita un coloratissimo mercato locale delle etnie amara e oromo. Proseguendo, si passa dalla “finestra di Menelik” dove si ha uno scorcio panoramico che spazia sull’altopiano ed è spesso possibile vedere le scimmie leone, così denominate per il pelo lunghissimo che hanno sul capo che sembra una criniera. Arrivati ad Addis Abeba si alloggia presso l’hotel Jupiter (4*). Si cena in un ristorante tipico che offre uno spettacolo folcloristico e si salutano qui i compagni di viaggio che rientrano in Italia. 14°g. 9/1 Addis Abeba – Lago di Ziway (Isola di Ghelila) Si lascia verso sud la capitale seguendo un percorso che si snoda lungo la grande frattura del continente africano, la cosiddetta “Rift Valley”, un fenomeno geologico unico al mondo: un insieme attivo di fosse tettoniche che si estende per oltre 3500 km partendo dalla valle del Giordano in Siria per finire in Mozambico, un processo che sta progressivamente tagliando in due il continente africano. Si sosta a Tiya per la visita al sito delle 36 stele (XII - XV secolo), dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. La strada prosegue verso sud con lievi saliscendi e costeggia le capanne rotonde degli Oromo e dei Guraghe, spesso dipinte e ricoperte con tetti di paglia. Arrivati a Ziway, uno dei laghi di origine vulcanica che si trovano nella “Rift Valley” etiope, si alloggia e si cena presso il Hailè Resort situato sulle sue rive; la tappa è di circa 170 km, approssimativamente 3 ore di guida. Nel pomeriggio ci si reca in barca all’isola di Ghelila, dove abitano poche persone e si trova una piccola chiesa che è meta di pellegrinaggi. Si passa da un’isoletta dove nidificano gli uccelli e dove spesso si vede l’aquila pescatrice; nelle acque del lago spesso si individuano gli ippopotami. 15°g. 10/1 Lago di Ziway – Parco di Abiyata e Shala - Chencha - Arba Minch A sud del lago di Ziway s’incontrano i verdi paesaggi rurali abitati dalle popolazioni Wolayta e Gamo, con le caratteristiche capanne. Si arriva in breve nell’area del Parco Nazionale di Abiyata e Shala che ospita una fauna interessante, dove con una breve deviazione si raggiunge un bellissimo punto panoramico per ammirare entrambi questi laghi. Si pranza lungo la strada e, prima di arrivare ad Arba Mich, con una deviazione si sale al villaggio di Chencha, situato a 2700 metri di altitudine ed abitato dell’etnia Dorze, un popolo di agricoltori ed abili tessitori. Gli uomini lavorano su stretti telai e fabbricano tessuti di cotone grezzo, molto semplici ma originali; la salita offre anche una bella visuale sul vasto territorio, ed all’orizzonte si vedono i laghi Chamo e Abaya. Le case tradizionali dei Dorze hanno uno stile non riscontrabile altrove: per edificarle viene utilizzato un intreccio di fibra ricavata dall’albero del ‘falso banano’ (l’enset), e sono alte sino a dodici metri, circondate da orticelli e da verdi macchie di enset. Si potrà osservare la particolare lavorazione che viene effettuata della pianta di enset, che qui sembra un vero toccasana alimentare, ed anche assaggiare pietanze preparate con questo particolare ingrediente. Si scende quindi a valle arrivando ad Arba Minch, dove si alloggia e si cena presso il Paradise o lo Swaynes Lodge, la tappa oggi è di circa 340 km, approssimativamente 5 ore di guida. 16°g. 11/1 Arba Minch – Konso In mattinata escursione in barca sul Lago Chamo, il terzo lago più grande d’Etiopia, dove si potranno ammirare gli ippopotami e moltissimi coccodrilli, i cui esemplari adulti sono i più grandi dell’Africa, oltre ad una grande varietà di uccelli. Si prosegue quindi il viaggio a sud arrivando a Konso, il centro principale di questo popolo di grandi coltivatori, insediato in un ambiente di colline che sono state interamente modellate da terrazzamenti e solcate da canalizzazioni di una perfezione tecnica ammirabile. I villaggi sono protetti da muri di pietra a secco, gli stessi che delimitano e sostengono i complicati terrazzamenti agricoli. Si visita la “reggia” del capo dei nove clan dei Konso, costituita da un denso complesso di capanne tradizionali, che includono quella della mummificazione, una procedura che era riservata solo ai re; nei pressi vi sono le stele di legno che segnano i punti dove vennero deposti i resti mummificati dei vecchi re. Ci si reca quindi a Gamole, villaggio tipico, ora Patrimonio dell’Unesco: cinto da mura e densamente abitato, offre un bello specchio della realtà tradizionale di questo popolo. A Konso si alloggia presso il Kanta Lodge. 17°g. 12/1 Konso – Turmi; mercato di Demeka e etnia Karo Da Konso si procede ora verso ovest, nella direzione della valle dell’Omo, lasciando i paesaggi creati dal lavoro agricolo dei Konso per entrare nei territori delle tribù pastorali Tsamaico, Banna, Hamar, Karo, Mursi, Dassanech... e cioè di quel grande mosaico di popoli che abita il sud etiopico. Si inizia questa interessante ricognizione recandosi al pittoresco mercato settimanale di Demeka, frequentato pr la gran parte dall’etnia Hamer. La visita ad un mercato locale è interessante poiché consente di scoprire i prodotti di questa terra, i manufatti delle diverse etnie e, attraverso la merce esposta, si intuisce il modo di nutrirsi, di vestirsi, le credenze, le attività ed il lavoro. Il fiume Omo scorre ad ovest di Turmi; lasciato il mercato di Demeka lo si raggiunge percorrendo un bel tratto di savana sabbiosa costellata di acacie e giganteschi termitai arrivando nel territorio dei Karo. Si visita un loro villaggio affacciato su di una spettacolare ansa del fiume Omo, dove gli abitanti ne coltivano le sponde con l’abbassarsi del livello delle acque. Questa interessante etnia fa parte del ceppo a cui appartengono anche gli Hamar ed i Banna; tra i Konso l’ornamento più vistoso delle donne è rappresentato dall’intreccio di numerose collane costruite con i materiali più disparati, e sia uomini che donne si dipingono il corpo con linee bianche di cenere. Lasciata l’ansa dell’Omo si torna lungo la medesima pista arrivando a Turmi, dove si alloggia presso il Buska o il Turmi Lodge. 18°g. 13/1 Turmi, etnie Dassanech e Hamar Si lascia Turmi in direzione sud arrivando nei pressi del confine keniota ad Omorate. Utilizzando un’imbarcazione si naviga lungo l’Omo giungendo ad un villaggio dei Dassanech, una popolazione di origine nilo-sahariana in prevalenza allevatrice che sopravvive a stento in un territorio avaro di risorse. Le semplicissime capanne sono spesso coperte di lamiere e su tutto impera un’implacabile polvere; ma nonostante le difficoltà in cui versano le persone sono ammirevoli per l‘indole pacifica, una qualità che deriva forse anche dalla struttura egalitaria del loro sistema sociale. Completata la visita si torna con la barca ai fuoristrada e si rientra verso Turmi, raggiungendio un villaggio Hamar. Anche qui le tradizioni tribali sono pressoché intatte, con le capanne ben tenute e le donne che portano ornamenti ed indumenti tipici, con le capigliature intrecciate e ornate con terriccio rosso; anche gli uomini e pure i bimbi hanno una grande cura del proprio aspetto. Una caratteristica comune a questi villaggi che spesso colpisce il visitatore è la tranquilla benevolenza ed il pronto sorriso di tutte le persone. 19°g. 14/1 Turmi – Jinka; etnia Banna e mercato di Kako Oggi si lascia Turmi verso nord per Jinka, che da qui dista 116 km. Si sosta in un villaggio dei Banna, pastori–agricoltori di lingua omotica, considerati da diversi studiosi un clan del più numeroso popolo degli Hamar, con i quali, oltre alla similitudine linguistica, hanno tradizioni molto vicine, ma da cui si distinguono anche per i diversi motivi decorativi. Gli uomini hanno i capelli acconciati con treccine ed ornamenti fatti di perline blu ed azzurre; le donne portano in testa un copricapo fabbricato con una zucca tagliata a metà. Sia gli uomini che le donne hanno un portamento dignitoso ed elegante, e sono pronti al sorriso. Si prosegue il viaggio arrivando a Kako, circa 30 km prima di Jinka, in occasione del mercato, che è frequentato dalle etnie Banna, Ari e Male. Giunti a Jinka, si alloggia presso l’Eco Omo Lodge. 20°g. 15/1 Jinka, villaggi Mursi – Addis Abeba e volo di rientro Da Jinka ci si reca circa 60 km a sud ovest nella regione popolata dall’etnia dei Mursi, un popolo dalla costituzione alta e snella, con i caratteri tipici dei popoli nilotici. Fanno parte di quell’ormai sparuto gruppo di etnie le cui donne portano ancora il piattello labiale, che presso i Mursi è tondo. L’arte corporale riveste molta importanza: la decorazione è ottenuta spalmando sul viso e sul corpo un impasto di acqua e caolino sul quale vengono tracciati con le dita particolari segni seguendo moduli decorativi che cambiano di volta in volta. Entrare in un loro villaggio è un’esperienza piuttosto intensa, perché possono essere abbastanza aggressivi con i visitatori: si accede accompagnati da una persona locale che porta con sé anche un’arma e se si desidera fotografare qualcuno è sempre necessario dare dei denari – una consuetudine questa che oggi è estesa alla maggior parte dei gruppi etnici. Si rientra quindi a Jinka, da dove si parte in volo per Addis Abeba alle 13.40 con arrivo alle 14.50 (orari da confermare). Arrivati, si avranno a disposizione alcune stanze presso l’hotel Jupiter (4*) per rinfrescarsi prima della partenza. Si cena in un ristorante tipico e quindi ci si reca in aeroporto per l’imbarco sul volo di rientro; Ethiopian parte per Milano Malpensa alle 23.45 o per Roma Fiumicino alle 0.20. Per gli orari di altri collegamenti contattare Amitaba. 21°g. Giovedì 16/1, arrivo a destinazione Arrivo a Milano Malpensa alle 4.40 o a Roma Fiumicino alle 4.45.
ETIOPIA 2019: Fasika, la Pasqua etiope - Gran tour delle regioni storiche
Estensione: Etnie del Sud, dal Rift alla Valle dell’Omo
Periodo: 20 apr - 30 apr
L’Etiopia, un mondo da scoprire L’Etiopia occupa il più vasto altopiano dell’Africa con canyon impressionanti, gole, falesie e montagne che arrivano a superare i 4000 metri. Questo particolare contesto naturale ha visto prosperare il più antico impero dell’Africa a sud del Sahara, che con alterne vicende è riuscito a difendere la propria indipendenza, sviluppando e preservando autonomamente nel corso della storia cultura, tradizioni, lingua e scrittura. Le sue radici sfumano nella leggenda, nell’amore tra la regina di Saba e re Salomone: si tramanda che fu Menelik, loro figlio, l’insigne capostipite delle dinastie imperiali ed il primo custode della sacra Arca dell’Alleanza trafugata da Gerusalemme. È rivelatore ricordare che l’Etiopia divenne un regno cristiano prima di Roma; un mondo dalle caratteristiche uniche, che nel medioevo rimase isolato ed accerchiato dalle pressioni islamiche, giunto intatto fino ad oggi. Il viaggio prevede di essere presenti nella leggendaria città di Lalibela, Patrimonio dell’Umanità, il luogo più sacro per la religione cristiana etiope, in occasione della Fasika, o Pasqua Etiope, una ricorrenza che coinvolge i sentimenti più profondi di questo popolo. Qui si avrà l’opportunità di visitare le magnifiche chiese rupestri, costruite interamente sotto il livello del suolo, insieme ad un gran numero di pellegrini agghindati di bianco, e si partecipa alle intense celebrazioni condotte dai sacerdoti, dall’aspetto decisamente biblico, agghindati con i paramenti tradizionali, tra il canto degli inni accompagnato dal suono dei sistri e dei tamburi, Tutto questo e l’ospitale accoglienza del popolo etiope rendono questo tour un viaggio di vera scoperta. Nota Tecnica Il clima ad aprile è buono, secco e caldo, ma essendo un tour sugli altopiani le temperature sono tra i 18 ed i 25°C.; quindi alla sera è sempre utile avere con sé una felpa o una  giacca. Si consiglia di portare un cappello e crema solare, scarpe comode per camminare e fare brevi passeggiate. Gli hotel scelti sono tra i migliori disponibili, puliti ed equivalenti mediamente a strutture che in Europa vengono considerate a 3 stelle. Le strade per circa l’80% del percorso sono asfaltate, ci si sposta con una media attorno ai 60 km/h, non molto veloce anche perché sulle strade si incontrano molte persone che camminano e spesso animali; i bei panorami rendono gli spostamenti piacevoli. Come veicoli si utilizzano pulmini dotati di aria condizionata, solitamente Toyota. Per l’estensione si utilizzano fuoristrada tipo Toyota Landcruiser, Nissan o simili, e si alloggia sempre nei “lodge”, tutti confortevoli, un poco più spartano solo a Turmi.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Sabato 20 aprile, partenza per Addis Abeba   Per raggiungere Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, si possono scegliere diverse compagnie aeree; se si vola con la Ethiopian Airlines si ha il vantaggio di un prezzo più basso per i voli interni nel corso del viaggio. Con Ethiopian la partenza da Milano Malpensa è alle 20.15 e da Roma Fiumicino alle 22.45 (è lo stesso aereo che fa scalo). 2°g.    21/4 Addis Abeba – Axum   L’arrivo ad Addis Abeba è alle 6.35, dove è in attesa dei partecipanti la guida locale. Nella mattina si visita la città, il cui nome significa “Nuovo fiore”; ci si reca al Museo Nazionale, interessante sia per i reperti sabei, che testimoniano lo scambio culturale tra l’altopiano etiopico, la costa eritrea e la Penisola Arabica, sia per i suggestivi abiti indossati un tempo dalle alte cariche dell’Impero, ma soprattutto per Lucy, il piccolo scheletro ritrovato negli anni ‘70 nella valle dell’Awash e appartenente ad un ominide, l’Australopithecus Afarensis, vissuto tre milioni e mezzo circa di anni fa (popolarmente conosciuto come “Lucy”). Si visita anche il Museo Etnografico, che ospita una splendida collezione di strumenti musicali, di croci copte e le stanze con gli arredi dove abitò l’imperatore Hailè Selassiè. Si parte quindi in volo per Axum (14.40 – 16.00, orari da confermare), situata nella regione dell’altopiano del Tigray nella parte più settentrionale del Paese a circa 2100 mt di quota; giunti a destinazione ci si accomoda presso l’hotel Sabean e si fa un primo giro in città. La cena è in albergo. 3°g.    22/4 Axum   Giornata dedicata alla visita della cittadina, che fu la capitale di un potente regno dei primi secoli dell'era cristiana ed oggi è il centro spirituale della chiesa cristiano-copta d'Etiopia. Ci si reca alla tomba di Kaleb, su un promontorio che domina da lontano la piana della battaglia di Adua e gli avvallamenti verso l’Eritrea, e il  sottostante ‘bagno della regina di Saba’; al Parco delle Stele, con i monoliti grezzi o scolpiti, eretti o crollati, ancora circondati da molti interrogativi; al complesso della Chiesa di Emda Mariam Sion, posta di fronte al Parco delle stele, che custodisce in un’apposita cappella, secondo la credenza dei fedeli, l’Arca dell’Alleanza trafugata a Gerusalemme da Menelik I al tempo del Re Salomone; al piccolo museo, che ospita reperti legati alla tradizione storica e religiosa; alle rovine del Palazzo della Regina di Saba, ai margini della cittadina. 4°g.    23/4 Axum – Yeha – Adigrat – Gheralta   Si parte per Gheralta, che dista circa 120 km da Axum. Prima tappa verso est, le rovine ed il piccolo museo di Yeha, una città le cui origini risalgono all’VIII secolo a.C., tra cui sono particolari i resti di un sito monumentale chiamato spesso “Tempio della Luna” per la sua somiglianza con un tempio yemenita, costruito in epoca pre-cristiana e successivamente utilizzato come basilica. Si continua per Adigrat, a breve distanza dal confine eritreo, e si procede quindi verso sud verso Gheralta. Le chiese rupestri di questa regione sono significative ed interessanti quanto quelle di Lalibela, solo meno famose e meno visitate. Sono spesso aggrappate a montagne a volte inaccessibili ed in maggioranza intagliate nella roccia, un’eredità preziosa, quasi segreta, conservata dal cristianesimo etiope; ne sono state censite oltre 150, di cui tre quarti ancora in uso, ed alcune sono decisamente spettacolari. Arrivando s’inizia l’esplorazione di questa incantevole area del Tigray vistando due interessanti chiese situate ad est della strada principale; si inizia con Petros e Paulos, che si raggiunge con una breve passeggiata, e da qui con altri 15 min di cammino si arriva a Medhane Alem Kesho, tra le più antiche e belle. Si alloggia presso il confortevole e panoramico Gheralta Lodge; la quota qui è di circa 2200 mt. 5°g.    24/4 Gheralta   La giornata è dedicata alla scoperta delle chiese del Tigray. Per la mattina vi sono due opzioni, da valutare in funzione della composizione del gruppo. La prima, più tecnica, prevede di salire sull’amba di Gheralta (le amba sono particolari formazioni rocciose con la cima quasi piatta e le pareti verticali), un percorso che offre alcuni dei panorami più spettacolari del Tigray: il sentiero sale in una stretta gola ed arriva alla base della parte alta dove, camminando sulle rocce su tratti anche ripidi, facilitati anche da gradini intagliati e, se necessario, aiutati da persone locali sempre molto gentili con i turisti nella speranza di ricevere una piccola mancia, si arriva sulla cima. Il tempo di salita può richiedere fino a due per i meno allenati. Qui si visitano la chiesa di Maryam Korkor e, sul lato esterno delle falesie, affacciata sul precipizio, la cappella di San Daniele. Il percorso più facile porta con circa 45 minuti di salita a Debre Tsion, un sito molto bello e artisticamente forse più interessante. Nel pomeriggio, con una gradevole passeggiata di circa un’ora e mezza lungo un sentiero pianeggiante tra bellissimi alberi di sicomoro e casette del Tigray, ci si reca alla chiesa di Mariam Papaseity, edificata in una bella valletta tra grandi alberi di ficus, dal momento che tagliare la vegetazione intorno alle chiese qui è da sempre vietato. La struttura, costruita all’ombra di un monte, è composta da tre stanze; quella centrale ha i muri coperti da dipinti, molti dei quali ancora originali, di epoca gondariana. 6°g.    25/4 Gherlata – Makalle   Si parte verso sud per Makalle, incontrando con una breve deviazione la chiesa di Abraha Atsbeha. Fondata nel X secolo, è semi monolitica, con pianta a croce e magnifici dipinti risalenti al XVII secolo. Si continua il viaggio e oltre Wakro con una deviazione ad est si raggiunge la località di Atsbi per visitare un’interessante chiesa: Micael Debre, che presenta una bella facciata in stile axumita, che si raggiunge con una camminata in alita di 45 minuti circa. Arrivati a Makalle si cena e pernotta presso l’hotel Desda o simile; la tappa è in tutto di circa 200 km. 7°g.    26/4 Makalle – Lalibela   Per Lalibela vi sono due possibili strade: la prima, più impervia, offre panorami molto belli valicando diversi passi e transitando da Samre e Sekota, ma a volte ha dei problemi di percorribilità. Se non fosse ben agibile si segue l’altra, che è la strada principale. Quest’ultima corre più ad est ai piedi del monte Ambaradam, attraverso la catena degli Amabaunghi sino a Gashena, dove svolta ad ovest verso Lasta, attraversando, in gran parte con fondo sterrato, la regione montagnosa in cui si trovano il massiccio dell’Abuna Josef (4260 m) e Lalibela. Sul percorso è possibile sostare per una visita ad un villaggio rurale tipico del Tigray. Giunti nella città santa dei cristiani etiopi si alloggia e si cena presso il Tukul Village o simile. 8°g.    27/4 Lalibela, celebrazioni della Fasika (Pasqua Etiope)   Roha, che prese il nome di Lalibela in onore del più famoso dei suoi sovrani, nel XII secolo era la capitale della dinastia Zagwe, mentre oggi è un piccolo borgo reso celebre dalle dodici chiese rupestri ancora funzionanti. Sono scavate nella roccia tufacea di colore rosso mattone con straordinaria perfezione architettonica, frutto di raffinate tecniche costruttive i cui segreti sono ormai perduti, e che hanno valso a Lalibela il nome di “Petra africana”. Il complesso è suddiviso in due gruppi distinti, conosciuti dai locali come la ‘Gerusalemme terrena’ e la "Gerusalemme celeste": quello nord-occidentale con la bellissima chiesa di Bet Mariam adornata di delicati affreschi, e quello sud-orientale, con l’imponente Bet Amanuel, che con i suoi fregi e architravi sporgenti esemplifica nel modo più evidente questo stile architettonico. Il complesso è coronato dalla celebre chiesa di San Giorgio, che sorge isolata con tutte le pareti laterali scavate nella roccia, sicuramente l’edificio più fotografato d’Etiopia. Questo magico luogo è sede di emozionanti cerimonie religiose in occasione delle quali i sacerdoti indossano abiti sgargianti, realizzati con preziosi tessuti damascati e portano ombrellini cerimoniali coloratissimi, e, tra tutte le ricorrenze, la Fasika, o Pasqua Etiope, è tra e le più interessanti. Si dedica la giornata alla visita del sito; gli edifici religiosi pullulano di pellegrini vestiti di candidi abiti bianchi. Si torna al sito in serata per le celebrazioni più importanti: verso le 20.30 nella chiesa di Bet Mariam (Casa di Maria) i sacerdoti, vestiti con tuniche, turbanti e mantelli colorati cantano i salmi  con ritmi lenti, accompagnati dai suoni di tamburi e sistri; intorno alle 23 annunciano la Resurrezione di  Cristo ed i sacerdoti ed i fedeli accendono un’infinità di ceri per festeggiare il momento sacro e fanno una processione intorno alla chiesa e, rientrati, vanno avanti tutta la notte con canti e riti di preghiera. 9°g.    28/4 Lalibeka – Tenta (Makdala) – Dessie   Si parte per Tenta, situata tra i monti a sud di Lalibela, seguendo una bella pista che per circa 120 km attraversa una regione di grandi altopiani solcati dagli affluenti del Nilo, tra cui la valle intagliata dal fiume Bashilo, una regione magnifica e poco abitata. A Tenta si può raggiungere la collina di Makdala, dove nel 1867 l’imperatore Tewodros costruì la sua fortezza e dove, dopo che il suo sogno di unificare l’Etiopia fallì, si uccise piuttosto che cadere prigioniero. Il luogo, anche se la fortezza è andata  distrutta, è molto suggestivo e vi rimangono rovine e fortificazioni. Si prosegue quindi da qui per Dessie, dove si alloggia presso l’hotel Golden Gate o simile; la tappa è di circa 250 km. Per chi rientra 10°g.    29/4 Dessie – Mercato locale – Addis Abeba e volo di rientro   Partenza per Addis Abeba, che da qui dista circa 380 km. Lungo il percorso si visita un coloratissimo mercato locale dell’etnia oromo e si passa dalla “finestra di Menelik”, dove si ha uno scorcio panoramico che spazia sull’altopiano ed è spesso possibile vedere le scimmie leone, così denominate per il pelo lunghissimo che hanno sul capo che sembra una criniera. Arrivati ad Addis Abeba si avranno a disposizione alcune stanze presso l’hotel Jupiter (4*) per rinfrescarsi prima della partenza. Si cena in un ristorante tipico che offre uno spettacolo folcloristico, si salutano i compagni di viaggio che proseguono con l’estensione e ci si reca quindi in aeroporto per l’imbarco sul volo di rientro; Ethiopian parte per Roma Fiumicino e Milano Malpensa alle 23.50. Per gli orari di altri collegamenti contattare Amitaba. 11°g.    Martedì 30 aprile, arrivo a destinazione   Arrivo a Roma Fiumicino alle 5.10; il medesimo aviogetto prosegue quindi per Milano Malpensa arrivando alle 7.50. Estensione: Etnie del Sud, dal Rift alla Valle Dell’Omo 10°g.    29/4 Dessie – Mercato locale – Addis Abeba   Si segue il medesimo programma fino ad Addis Abeba, dove si cena nel ristorante tipico con i partecipanti che rientrano si alloggia presso l’hotel Jupiter (4*). 11°g.    30/4 Addis Abeba – Lago di Ziway (Isola di Ghelila)   Si lascia verso sud la capitale seguendo un percorso che si snoda lungo la grande frattura del continente africano, la cosiddetta “Rift Valley”, un fenomeno geologico unico al mondo: un insieme attivo di fosse tettoniche che si estende per oltre 3500 km partendo dalla valle del Giordano in Siria per finire in Mozambico, un processo che sta progressivamente tagliando in due il continente africano. Si sosta a Tiya per la visita al sito delle 36 stele (XII - XV secolo), dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. La strada prosegue verso sud con lievi saliscendi e costeggia le capanne rotonde degli Oromo e dei Guraghe, spesso dipinte e ricoperte con tetti di paglia. Arrivati a Ziway, uno dei laghi di origine vulcanica che si trovano nella “Rift Valley” etiope, si alloggia e si cena presso l’Hailè Resort situato sulle sue rive; la tappa è di circa 170 km, approssimativamente 3 ore di guida. Nel pomeriggio ci si reca in barca all’isola di Ghelila, dove abitano poche persone e si trova una piccola chiesa che è meta di pellegrinaggi; si passa da un’isoletta dove nidificano gli uccelli e dove spesso si vede l’aquila pescatrice; nelle acque del lago spesso si individuano gli ippopotami. 12°g.    1/5 Lago di Ziway – Parco di Abiyata e Shala – Chencha – Arba Minch   A sud del lago di Ziway s’incontrano i verdi paesaggi rurali abitati dalle popolazioni Wolayta e Gamo, con le caratteristiche capanne. Si arriva in breve nell’area del Parco Nazionale di Abiyata e Shala che ospita una fauna interessante, dove con una breve deviazione si raggiunge un bellissimo punto panoramico per ammirare entrambi questi laghi. Si pranza lungo la strada e, prima di arrivare ad Arba Mich, con una deviazione si sale al villaggio di Chencha, situato a 2700 metri di altitudine ed abitato dell’etnia Dorze, un popolo di agricoltori ed abili tessitori. Gli uomini lavorano su stretti telai e fabbricano tessuti di cotone grezzo, molto semplici ma originali; la salita offre anche una bella visuale sul vasto territorio, ed all’orizzonte si vedono i laghi Chamo ed Abaya. Le case tradizionali dei Dorze hanno uno stile non riscontrabile altrove: per edificarle viene utilizzato un intreccio di fibra ricavata dall’albero del ‘falso banano’ (l’enset), e sono alte sino a dodici metri, circondate da orticelli e da verdi macchie di enset. Si potrà osservare la particolare lavorazione che viene effettuata della pianta di enset, che qui sembra un vero toccasana alimentare, ed anche assaggiare pietanze preparate con questo particolare ingrediente. Si scende quindi a valle arrivando ad Arba Minch, dove si alloggia e si cena presso il Paradise o lo Swaynes  Lodge, la tappa oggi è di circa 340 km, approssimativamente 5 ore di guida 13°g.    2/5 Arba Minch – Lago Chamo – Key Afar (mercato) – Turmi   In mattinata escursione in barca sul Lago Chamo, il terzo lago più grande d’Etiopia, dove si potranno ammirare gli ippopotami e moltissimi coccodrilli, i cui esemplari adulti sono i più grandi dell’Africa, oltre ad una grande varietà di uccelli. Si prosegue quindi il viaggio a sud transitando da Konso, dove si ritorna domani sera, e da qui si procede nella direzione della valle dell’Omo, lasciando i paesaggi creati dal lavoro agricolo dei Konso per entrare nei territori selvaggi delle tribù pastorali. Si raggiunge la località di Key Afar, dove oggi si svolge l’interessante mercato, un coloratissimo momento di aggregazione principalmente per le popolazioni Tsamaico e Banna; un’ottima occasione per immergersi nella particolare atmosfera di un mercato locale ed ammirare i costuni ed il folclore di questo remoto luogo dell’Etiopia. In quest’area, tempo permettendo, ci si reca anche ad un villaggio dei Banna, pastori–agricoltori di lingua omotica, considerati da diversi studiosi un clan del più numeroso popolo degli Hamar, con i quali, oltre alla similitudine linguistica, hanno tradizioni molto vicine, ma da cui si distinguono anche per i diversi motivi decorativi. Gli uomini hanno i capelli acconciati con treccine ed ornamenti fatti di perline blu ed azzurre; le donne portano in testa un copricapo fabbricato con una zucca tagliata a metà. Sia gli uomini che le donne hanno un portamento dignitoso ed elegante, e sono pronti al sorriso. Si completa la tappa di oggi arrivando a Turmi, dove si alloggia presso il Buska o il Turmi Lodge. 14°g.    3/5 Turmi: Dassanech e Hamar – Konso    Si raggiunge il fiume Omo verso sud arrivando nei pressi del confine keniota ad Omorate. Utilizzando un’imbarcazione si naviga lungo l’Omo giungendo ad un villaggio dei Dassanech, una popolazione di origine nilo-sahariana in prevalenza allevatrice che sopravvive a stento in un territorio avaro di risorse. Le semplicissime capanne sono spesso coperte di lamiere e su tutto impera un’implacabile polvere; ma, nonostante le difficoltà in cui versano, le persone sono ammirevoli per l‘indole pacifica, una qualità che deriva forse anche dalla struttura egalitaria del loro sistema sociale. Completata la visita si torna con la barca ai fuoristrada e si rientra a Turmi. Prima di proseguire per Konso si visita un villaggio della popolazione Hamar, il gruppo maggioritario dell’area di Turmi; qui le tradizioni tribali sono pressoché intatte, con le capanne ben tenute e le donne che portano ornamenti ed indumenti tipici, e capigliature intrecciate e ornate con terriccio rosso; anche gli uomini e pure i bimbi hanno una grande cura del proprio aspetto. Una caratteristica comune a questi villaggi è la tranquilla benevolenza ed il pronto sorriso di tutte le persone. Si parte quindi per Konso, il centro principale di questo popolo di grandi coltivatori, insediato in un ambiente di colline che sono state interamente modellate da terrazzamenti e solcate da canalizzazioni di una perfezione tecnica ammirabile. I villaggi sono protetti da muri di pietra a secco, gli stessi che delimitano e sostengono i complicati terrazzamenti agricoli. Si alloggia presso il Kanta Lodge. 15°g.    4/5 Konso – Arba Minch – Addis Abeba e volo di rientro   Ci si reca a Gamole, villaggio tipico, ora Patrimonio dell’Unesco: cinto da mura e densamente abitato, offre un bello specchio della realtà tradizionale di questo popolo. Si visita quindi la “reggia” del capo dei nove clan dei Konso, costituita da un denso complesso di capanne tradizionali, che includono quella della mummificazione, una procedura che era riservata solo ai re; nei pressi vi sono le stele di legno che segnano i punti dove vennero deposti i resti mummificati dei vecchi re. Si parte quindi per Arba Minch, dove il volo della Ethiopian Airlines per Addis Abeba parte alle 13.20 con arrivo alle 14.20 (orario da confermare). Arrivati ad Addis Abeba si avranno a disposizione alcune stanze presso l’hotel Jupiter (4*) per rinfrescarsi prima della partenza. Si cena in un ristorante tipico e ci si reca quindi in aeroporto per l’imbarco sul volo di rientro; Ethiopian parte per Roma Fiumicino e Milano Malpensa alle 23.50. Per gli orari di altri collegamenti contattare Amitaba 16°g.    Domenica 5 maggio, arrivo a destinazione   Arrivo a Roma Fiumicino alle 5.10; il medesimo aviogetto prosegue quindi per Milano Malpensa arrivando alle 7.50.
ETIOPIA 2019: Sheik Hussein, incontro con la tradizione sufi
Estensione: Deserti del Gibuti
Periodo: 14 feb - 25 feb
Dopo una visita di Addis Abeba si raggiunge a sud Ziway, un bel lago del “rift” africano, e da qui si prosegue verso sud est arrivando ai monti del Bale, dove vivono gli ultimi esemplari del lupo abissino; si sale coi fuoristrada fino ai 4000 mt dell’altopiano del Sennati, ammirando ambienti naturali unici al mondo. Si prosegue per la grotta di Sof Omar, dove si pone il primo campo, e da qui si prosegue per Sheik Hussein, dove si sosta per due notti in campo. Dopo le celebrazioni si prosegue a nord est per la città santa di Harar, un vero gioiello anche per la peculiare conformazione architettonica, ottimamente preservata, e da qui si rientra in volo ad Addis Abeba. Chi segue l’estensione da Addis Abeba raggiunge in volo Gibuti per esplorare i deserti della Dancalia meridionale. S’inizia recandosi tra le guglie calcaree del lago di Abbe e da qui si torna verso il golfo del Goubet godendo del canyon di Dimbya ed arrivando sulle rive del lago Assale a quota – 154 mt sotto il livello del mare: il punto più basso del continente africano, se pur a poca distanza dall’oceano, un luogo dai colori sorprendenti. Rientrando a Gibuti, si esplora la zona del cono vulcanico di Arbukoba, tra le impressionanti colate laviche dell’eruzione del 1978, con la vista del golfo di Goubet e del lago turchese di Assale. Nota tecnica Il viaggio porta lontano dai circuiti turistici, ed è adatto a viaggiatori con spirito di adattamento che sappiano rinunciare alle abituali comodità. Vengono utilizzati 3 campi mobili ed un campo fisso se ci si reca in Gibuti; ad Addis Abeba si utilizza un comodo hotel e le altre sistemazioni variano di qualità, comunque si utilizzano le migliori disponibili – a Gibuti si è scelto un hotel nella parte vecchia della città, modesto ma ben posizionato. Amitaba fornisce il materiale da campeggio, tranne il sacco lenzuolo o il sacco a pelo, inclusa l’attrezzatura da cucina; il cibo nei campi mobili è preparato da un nostro cuoco. In merito ai trasporti, fuori da Addis Abeba si utilizzano veicoli 4x4, tipo Toyota Landcruiser, Mitsubishi o simili. Il clima nell’arco del viaggio varia molto, si attraversano regioni temperate ed aree dove si possono avere oltre 30°C, in particolare nel Gibuti. Ci si aspetta un clima generalmente secco, ma non possono essere escluse piogge, in particolare nelle aree montane. Come attrezzatura è importante portare un sacco lenzuolo e / o un sacco a pelo leggero e può essere utile anche una zanzariera, in particolare per chi si reca al lago Abbe in Gibuti, oltre ai soliti repellenti. È necessario essere abbigliati per temperature più basse nelle zone di montagna, si consigliano le giacche antivento ed acqua usate nei trekking e dei pile, e scarpe adatte ai percorsi a piedi su terreni anche sassosi, oltre ad un copricapo e occhiali da sole.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Giovedì 14 febbraio, partenza per Addis Abeba   Per raggiungere Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, si possono scegliere diverse compagnie aeree; se si utilizza la Ethiopian Airlines, che fa da riferimento per i servizi offerti, si ha il vantaggio di avere prezzi più bassi per i voli interni. Con Ethiopian la partenza da Milano Malpensa è alle 20.20, con scalo a Roma Fiumicino, da dove riparte alle 23.05. Per gli orari dei collegamenti da altre città o di altre compagnie contattare Amitaba. 2°g.    15/2 Addis Abeba – Lago di Ziway   L’arrivo ad Addis Abeba è alle 5.50, dove è in attesa dei partecipanti la guida locale; la quota qui è di 2300 mt. Si utilizza la mattina per visitare la città, il cui nome significa “Nuovo fiore”. Ci si reca al Museo Nazionale che conserva importanti reperti e resti fossili di Australopithecus Afarensis fra cui la celebre Lucy, un ominide vissuto nella valle dell’Awash tre milioni e mezzo di anni fa. Si visita il Museo Etnografico, che ospita una splendida collezione di strumenti musicali, di croci copte e le stanze con gli arredi dove abitò l’imperatore Hailè Selassiè. Si lascia quindi la capitale verso sud, incontrando un ambiente sempre più selvaggio; si percorrono circa 170 km arrivando al lago di Ziway, con approssimativamente 3 ore di guida. E’ uno dei laghi di origine vulcanica formatisi nella grande frattura del continente africano, la cosiddetta “Rift Valley”, un fenomeno geologico unico al mondo: un insieme attivo di fosse tettoniche che si estende per oltre 3500 km partendo dalla valle del Giordano in Siria per finire in Mozambico, un processo che sta progressivamente tagliando in due il continente africano. Qui si fa un giro in barca sul lago; vi sono diversi punti dove nidificano gli uccelli e spesso si vede anche l’aquila pescatrice, mentre nelle acque del lago spesso si individuano gli ippopotami. Si alloggia e si cena presso il Hailè Resort, situato sul lago. 3°g.    16/2 Lago di Ziway – Goba   La cittadina di Goba è situata circa 290 km a sud est del lago Ziway, all’ingresso del Parco del Bale; si passa dalle regione dei laghi alle montagne, incontrando ampie coltivazioni di grano, pascoli e foreste. Giunti a destinazione si alloggia presso l’hotel Webe Shebele. Ci si reca a fare un primo giro nel Parco; in quest’area, caratterizzata da estese praterie, si avvistano le antilopi ed i facoceri. 4°g.    17/2 Goba: Parco del Bale   Oggi si esplorano i monti Bale. Salendo lungo le falde si attraversa la bella foresta ad alto fusto di Harenna, ricca di varietà  endemiche di piante e fiori; mentre si sale queste lasciano il posto alle eriche giganti, avviluppate dal muschio verde, e più in alto ancora si trovano spazi ampi con una vegetazione bassissima, un ambiente naturale unico, l’altopiano di Sennati, a 4000 mt di altitudine. Con i fuoristrada si raggiunge la cima del Tullu Demtu (4377 mt), la seconda montagna per altezza dell’Etiopia, da dove la vista spazia sull’altopiano di Sennati. Questo peculiare ambiente naturale è la casa del lupo abissino, una specie in via di estinzione, che con un poco di fortuna si potrà avvistare. 5°g.    18/2 Goba – Sof Omar   Si parte per la grotta di Sof Omar, che prende il nome da un discepolo del santo sufi Sheik Hussein, molto venerato in questa regione; il sito è molto particolare, tant’è che è stato proposto per essere incluso nel Patrimonio Unesco. Si segue una bella pista attraverso grandi piantagioni di mais, orzo e grano delle popolazioni Arsi che appartengono alla grande famiglia degli Oromo; la tappa è di circa 160 km. Giunti al canyon dove si trova la grotta si pone il campo tra le acacie nei pressi di un piccolo villaggio; la quota qui è di circa 1250 mt. Ci si reca a piedi alla grotta di Sof Omar che per grandezza è la terza dell’Africa orientale; è un luogo considerato sacro dalle persone del luogo ed all’inizio vi è anche un piccolo altare. Venne scavata dal fiume Web, le qui acque la percorrono tutta e creano un ambiente molto particolare al suo ingresso, con grandi colonne e formazioni create nella bianca roccia calcarea della montagna; volendo può essere attraversata a piedi per 17 km fino all’uscita, ma il punto fino a dove può essere percorsa dipende dal livello del fiume – normalmente ci si addentra fino all’amplissima volta abbastanza che è vicina all’ingresso, dove arriva ancora poca luce. 6°g.    19/2 Sof Omar – Sheik Hussein   Si parte per il santuario di Sheik Hussein, che dista circa 140 km; si sosta per il pranzo nella città di Ginir. Questa è la regione situata ai bordi della grande terra dell’Ogaden, abitata dai nomadi somali. Arrivo al villaggio di Sheik Hussein (1500 mt) nel pomeriggio, dove si pone il campo; la zona pullula di pellegrini che spesso tengono in mano il tipico bastone biforcato, giunti per la grande celebrazione del santo sufi, una situazione decisamente unica. 7°g.    20/2 Sheik Hussein   Giornata dedicata a seguire le celebrazioni in onore del santo sufi Sheik Hussein, il cui nome in linguaggio Arsi viene tradotto con “Essere Supremo”. La figura di quest’uomo che visse tra l’XI ed il XII secolo è intrisa di leggende e nel corso dei secoli stuoli di pellegrini etiopi, kenioti e somali hanno venerato il santuario posto nel luogo dove egli visse. La figura principale qui è lo sceicco, discendete diretto del grande santo, lo Sheik Umet, il capo spirituale della comunità che risiede in una semplice casa tradizionale adiacente all’ingresso della moschea. È un interessante e mistico personaggio che illustra le storie e le leggende e nei momenti rituali ha il capo ricoperto da un copricapo di perline colorate e tiene nelle mani diversi simboli, tra cui la preziosa spada appartenuta al santo sufi. Ci si reca alla moschea (in tutto il perimetro si va a piedi scalzi), che ha le pareti bianche intonacate da un gesso che i fedeli si spalmano sul viso, e contiene la tomba di Sheik Hussein, della figlia e di tutti i suoi discendenti. Qui c’è un laghetto (lo Zemzem) la cui acqua, anche se decisamente poco pulita, è considerata santa: i fedeli la raccolgono e la bevono per curarsi e a volte si immergono; all’intorno vi è un cimitero e sotto le arcate esterne dimorano molti pellegrini, i cui volti spesso hanno un richiamo decisamente biblico e trasmettono un senso di ascesi. Le numerose leggende che rendono così vivo ed affascinante il celebre sufi sono rievocate oralmente e sono oggetto dei canti religiosi, in particolare il santo viene venerato con gli inni “Baahro”, un termine che deriva dalla parola araba “Bahar”, utilizzato dagli Arsi con il significato di “mare” inteso come “potenza della natura”, una qualità  attribuita al santo, che ne indica la generosità e la benevolenza. Ascoltare i canti è affascinante anche per la loro forza, alimentata dall’ardente fervore religioso dei pellegrini, al ritmo incalzante dei tamburi, con il battito delle mani e le grida delle donne; in diversi momenti sono condotti personalmente dello Sheik Umet. Alla sera poi molti fedeli si riuniscono ballando al ritmo dei tamburi e del battito delle mani, inneggiando al grande santo. Per chi ha un minimo di empatia, è molto bello ricevere il saluto dei pellegrini, sia uomini che donne, che in particolar modo nell’area sacra attorno e dentro la moschea, stringono le mani al visitatore baciando il dorso della mano, un gesto che si reciproca e si fa da una a tre volte, reso ancor più forte a volte dal tocco delle spalle, il tipico saluto etiope, ed anche, spesso, da un forte abbraccio. Lo stesso Sheik Umet a volte benedice così gli ospiti. È molto interessante anche la visita del villaggio, dove si trovano le tombe dei genitori del santo, giunti qui dall’Arabia; buona parte delle case ha il tetto fatto di zolle d’erba, che fornisce una buona coibentazione. 8°g.    21/2 Sheik Hussein – Asebe Teferi (Asba Littoria)   Nella mattina è possibile fare un’ultima visita alla piazzetta antistante la moschea, per ammirare ancora una volta lo sceicco che conduce gli inni e le preghiere. Si lascia quindi, forse a malincuore, questo luogo sospeso nel tempo seguendo un tracciato in direzione nord che porta ad Asebe Teferi, circa 270 km che richiedono circa 7 ore di viaggio. Nella parte iniziale si gode di paesaggi bellissimi superando le gole formate dal fiume Wabe Shebele, che nasce tra le montagne di queste regioni e fluisce nell’Oceano Indiano. Si attraversano molti villaggi Oromo giungendo in aree più antropizzate e superando alcune cittadine, tra cui Gelemso, dove sta arrivando la strada nuova. Superato un passo (circa 2400 mt) si arriva ad Asebe Teferi (1800 mt), dove si alloggia e si cena presso il Kebise Lodge. 9°g.    22/2 Asebe Teferi – Harar   Si parte in direzione est per la cittadina musulmana di Harar, posta a 1885 mt sull’altopiano, che dista da qui circa 250 km, approssimativamente 5 ore di viaggio. Cena e pernottamento presso l’hotel Ras 10°g.    23/2 Harar   Considerata tra le principali città sante dell’Islam, con tre moschee che risalgono al X secolo, Harar è stata il centro di un regno indipendente dal X secolo fino al 1886. E’ circondata da mura secolari con 5 porte originali, divenute 7 nel 1889 durante il regno di Menelik; nella parte vecchia la maggioranza degli abitanti è di etnia Harari. Tra le mura vi sono circa 5000 abitazioni, spesso dipinte con bei colori pastello, che ospitano 40.000 persone; nel centro si trova una piazzetta circolare da cui si diramano le strade che confluiscono verso le diverse porte. Molta della vita quotidiana si svolge all’aperto, e passeggiare per le viuzze offre un’esperienza interessante di questo mondo, dove si riscontra una tranquilla disponibilità e simpatia per gli stranieri – si pensi che qui in tempi non lontani i non islamici non potevano neppure mettervi piede! Ci si reca alla casa del poeta francese Rimbaud ed ai mercati, si visita la chiesa ortodossa di Medane Alem, eretta da Menelik II, al cui interno sono conservate molte opere d'arte religiosa, ed il palazzo dove risiedeva; e capita spesso anche di essere invitati in una casa tradizionale. In serata si potrà assistere al tradizionale rito dello sfamare le iene: un uomo offre da magiare, a volte porgendolo dalle proprie mani, a questi impressionanti e feroci animali, che in questa occasione si possono osservare da molto vicino e … senza nessuna barriera! 11°g.    24/2 Harar – Dire Dawa – Addis Abeba   Nel corso della mattina ci si reca nella città vecchia al mercato di kefira, che raccoglie persone di diverse etnie, tra cui gli Oromo, quella più popolosa. Sono  agricoltori che portano qui i prodotti della propria terra, a cui si aggiungono pastori Afar e Somali che vengono con i loro animali. Ci si reca quindi all’aeroporto di Dire Daua, che dista 60 km da Harar, circa un’ora di strada: questa cittadina fu fondata nel 1902 come stazione per la città di Harar lungo la ferrovia Addis Abeba – Gibuti costruita dai francesi. Il volo per Addis Abeba parte alle 15.30 con arrivo alle 16.30 (orari da confermare). All’arrivo è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba; ci si trasferisce presso l’hotel Jupiter dove alloggia chi prosegue con l’estensione e dove vi sono alcune stanze a disposizione per rinfrescarsi per chi rientra in Italia. Si cena in un ristorante tipico che offre uno spettacolo folcloristico e chi rientra si reca quindi in aeroporto per l’imbarco sul volo di rientro. Per chi rientra 12°g.    Lunedì 25 febbraio, volo di rientro   Il volo della Ethiopian Airlines parte alle 0.05 per Roma Fiumicino con arrivo alle 4.30. Il medesimo aviogetto prosegue quindi per Milano Malpensa, dove atterra alle 6.55. Estensione: Deserti del Gibuti 12°g.    25/2 Addis Abeba – Gibuti – Lago Abbe   Il volo della Ethiopian Airlines per Gibuti parte alle 9.05 con arrivo alle 10.20; Gibuti è un importante porto sul Mar Rosso, l’unico sbocco al mare per l’Etiopia e strategico punto di presidio militare per diverse potenze occidentali. Qui sono in attesa dei partecipanti la guida locale con le jeep con cui si parte direttamente dall’aeroporto. Si segue la strada che porta verso l’Etiopia, dove transita tutto il traffico dei rifornimenti che provengono dai porti di Gibuti e vanno ad Addis Abeba, che da qui dista circa 900 km. Si lascia la strada asfaltata a Dikhil prendendo la pista che attraversa alcuni villaggi Afar, l’etnia di pastori che popola questa remota regione, arrivando al lago Abbe nel pomeriggio. Man mano che ci si addentra nel deserto si vedono spesso le gazzelle ed anche struzzi, grossi facoceri e diversi tipi di volatili; è più difficile avvistare le volpi o gli sciacalli. L’area gibutiana del lago (una parte è in territorio etiope) presenta spettacolari formazioni di sabbia e calcare alte fino a 50 mt, i resti di antichi camini vulcanici che fino al 1950 erano sommersi dalle acque del lago (lo sfruttamento in territorio etiope delle acque di immissione lo ha poi quasi prosciugato). Queste costruzioni dalle forme più incredibili sono molto fragili, tranne dove le colonie di batteri solidificano la loro superficie esterna; in diversi punti affiorano anche acque calde. E’ un paesaggio molto suggestivo, specialmente al tramonto ed all’alba; si alloggia e si cena presso il Campement Touristique, dove gli alloggi sono piuttosto rudimentali ma vi sono servizi disponibili comuni e vi è un ristorante; da qui la vista sul deserto, i camini ed il lago è indimenticabile. 13°g.    26/2 Lago Abbe – Canyon di Dimbya – Lago Assale – Tagiura (Sabbie Bianche)   Dopo aver passeggiato all’alba nell’ambiente surreale dei camini vulcanici si parte per il Golfo di Goubet, punto più occidentale del Golfo di Tagiura. Si rientra fino a Dikhil e da qui si segue per un tratto la strada principale che torna verso Gibuti, per lasciarla in direzione nord arrivando, attraverso una regione di desolate rocce nere formate dalle colate laviche, al canyon di Dimbya. Questo spettacolare intaglio profondo 466 mt è parte della grande frattura del continente africano; in questo punto i geologi hanno calcolato che la grande faglia si sta aprendo alla velocità di ben 2 cm all’anno, un valore che per i movimenti tettonici è altissimo. Nella grande baia che si ammira più oltre, il Golfo di Goubet, emergono "l’Isola del Diavolo" ed un piccolo vulcano, mentre a nord si apre la panoramica sul lago Assale. Il paesaggio è magnifico, tra colate di lava nera ed il blu del mare. La discesa verso il lago Assale porta fino a quota – 154 mt, il punto più basso del continente africano; le sfumature di colore delle acque con i contorni di cristalli di sale sulle rive rendono il luogo decisamente magnifico. Il contenuto salino dell’acqua è elevatissimo: un litro contiene 300 grammi di sale, la concentrazione naturale più alta che si conosca sulla Terra. Si prosegue quindi per Tagiura, scavalcando una serie di monti coperti di colate laviche con bei panorami sia sul golfo che sul lago Assale, in un ambiente assolutamente primordiale; raggiunta la costa la si segue verso est fino alla piccola cittadina, dove si alloggia presso il semplice l’Hotel du Golfe, sulla riva del mare. 14°g.    27/2 Sabbie Bianche – Vulcano Arbukoba – Gibuti   Si raggiunge con i fuoristrada la baia de "Le sable blanc", dove a pochi metri dalla spiaggia si può nuotare tra i coralli. Ci si rilassa qui per un po’ e si torna poi a Tagiura; dopo pranzo si inizia il viaggio di rientro per Gibuti, che da qui dista circa 180 km, tutti di strada asfaltata. Arrivati tra il golfo di Goubet ed il lago Assale (sul percorso si hanno visuali splendide di entrambi) con una deviazione si entra tra le colate laviche che testimoniano la grande eruzione del 1978; si esplora la zona, dove vi sono anche diversi tunnel nella lava e si osservano emissioni sulfuree in alcuni punti. Con una breve passeggiata si sale sul cono vulcanico di Arbukoba, il punto da dove sgorgò la maggior quantità di lava; la visuale è grandiosa, con una serie di coni lavici minori all’intorno ed il lago Assale che regala un’indimenticabile panorama a nord. Si prosegue ripassando ai margini del canyon di Dimbya, e, raggiunta la strada che proviene dall’Etiopia, la si segue verso est arrivando a Gibuti, dove si alloggia presso l’hotel Residence de l’Europe nella parte storica di Gibuti. La parte vecchia è rilassata e piacevole da visitare, con un gran numero di persone sedute all’aperto tra strade con edifici coloniali ed il mercato, molto viva in particolare nelle ore della sera. 15°g.    28/2 Gibuti –  Addis Aneba e volo di rientro   Tempo a disposizione per visitare la città; per chi lo desidera, vi è la possibilità di organizzare un’escursione in barca alle isole del golfo di Tagiura, dove si trovano i coralli e spesso si avvistano le tartarughe. Il volo della Ethiopian Airlines per Addis Abeba parte alle 19.00 con arrivo alle 20.05. Qui si rimane nell’area di transito dell’aeroporto in attesa dell’imbarco sul volo di rientro. 16°g.    Venerdì 1 marzo, arrivo a destinazione   Il volo della Ethiopian Airlines parte alle 0.05 per Roma Fiumicino con arrivo alle 4.30. Il medesimo aviogetto prosegue quindi per Milano Malpensa, dove atterra alle 6.55.
ETIOPIA 2019: Natale etiope a Lalibela e regioni tribali
Dall’altopiano al rift africano ed alla valle dell’Omo
Periodo: 3 gen - 15 gen
Il viaggio inizia raggiungendo in volo, da Addis Abeba, la città di Makalle nel verdeggiante altopiano settentrionale, la regione madre del popolo etiope, culla di antiche tradizioni religiose. Infatti l’Etiopia ha mantenuto ininterrotta nei secoli la propria cultura e si distingue dai Paesi confinanti anche per la religione cristiana che è stata tenacemente difesa dalle pressioni musulmane, preservando così un mondo religioso unico che vanta la propria discendenza diretta dai tempi biblici, indipendente dalle altre tradizioni. Si arriva nella città santa di Lalibela, il luogo più sacro e famoso per le impressionanti chiese rupestri, nel momento celebrativo più intenso dell’anno, quando ci si potrà immergere tra le migliaia di fedeli vestiti in candidi abiti bianchi in attesa della nascita del Redentore. Da Lalibela si torna ad Addis Abeba con un percorso terrestre molto panoramico che consente la visita di Tenta con il monte di Makdala, dove si compì il destino del veneratissimo imperatore Tewodros, e, oltre Dessie, la visita di un tipico mercato africano dell’etnia oromo. Rientrati nella capitale inizia il tour delle regioni meridionali, seguendo un percorso completo e bello: si parte dalla regione dei laghi, formatisi dalla frattura del continente africano (il rift), e si arriva nella valle dell’Omo, fino al confine keniota. L’itinerario inizia con una sosta al sito delle steli di Tiya, parte del Patrimonio dell’Unesco, e con l’esplorazione in barca del lago Ziway, fino all’isola di Ghelila. Proseguendo verso sud si vedono i laghi Shala e Abiyata e, sui monti ai bordi del grande rift, s’incontra l’etnia dei Dorze. Nel lago Chamo, oltre Arba Minch, si ammirano i coccodrilli più grandi del mondo, e giunti a Konso, centro principale di questa etnia dedita all’agricoltura, si visitano il villaggio di Gamole, ora divenuto Patrimonio dell’Unesco, e la reggia del capo dei clan. Da qui si procede verso sud ovest arrivando nelle regioni che fiancheggiano il fiume Omo, dove a Demeka si avrà l’opportunità di vedere un tipico mercato tribale. Nelle aree più meridionali si incontrano i gruppi etnici dei Banna, Hamar, Konso e, al confine col Kenya, dei Dessanech, che si raggiungono navigando un tratto dell’Omo, tutte popolazioni che sorprendono  per le abitudini, i costumi tradizionali e, non ultimo, la cordialità. Si risale poi da qui fino a Jinka per poter completare l’esplorazione con la visita dei  villaggi dell’etnia Mursi, divenuti famosi per via dell’utilizzo del piattello labiale da parte delle donne, e si rientra in volo ad Addis Abeba. Per tutto il percorso dell’estensione si utilizzano dei comodi alberghetti, in questa parte non è quindi necessario un particolare spirito d’adattamento. Nota tecnica Fuori da Addis Abeba si utilizzano veicoli 4x4, tipo Toyota Landcruiser, Mitsubishi o simili. Sull’altopiano etiope il clima è piacevolmente primaverile e si utilizzano i migliori alberghi disponibili. Nelle regioni meridionali si prevede un clima mite, secco e piacevole; si utilizzano sempre i migliori alberghetti disponibili, non sono necessarie notti in campo.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Giovedì 3 gennaio, partenza per Addis Abeba   Per raggiungere Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, si possono scegliere diverse compagnie aeree; se si utilizza la Ethiopian Airlines si ha il vantaggio di avere prezzi più bassi per i due voli interni. Con Ethiopian la partenza da Milano Malpensa è alle 20.20 con scalo a Roma Fiumicino da dove riparte alle 23.00. Per gli orari dei collegamenti da altre città o di altre compagnie contattare Amitaba. 2°g.    4/1 Addis Abeba – Makalle   L’arrivo ad Addis Abeba è alle 6.40, dove è in attesa dei partecipanti una guida locale. Si utilizza la mattina per la visita della città, il cui nome significa “Nuovo fiore”; ci si reca al Museo Nazionale che conserva importanti reperti e resti fossili di Australopithecus Afarensis fra cui la celebre Lucy, un ominide vissuto nella valle dell’Awash tre milioni e mezzo di anni fa. Si visita il Museo Etnografico, che ospita una splendida collezione di strumenti musicali, di croci copte e le stanze con gli arredi dove abitò l’imperatore Hailè Selassiè. Nel pomeriggio, ci si imbarca sul volo per Makalle con partenza alle 17.10 ed arrivo alle 18.35 (orari da confermare). All’arrivo si viene ricevuti dal corrispondente locale di Amitaba e ci si reca all’hotel Desda o simile dove ci si incontra con i partecipanti e l’accompagnatrice italiana che giungono da Gheralata con il programma Spedizione in Dancalia e Natale etiope. 3°g.    5/1 Makalle – Lalibela   Per Lalibela vi sono due possibili strade: la prima, più impervia, offre panorami molto belli valicando diversi passi e transitando da Samre e Sekota, ma a volte ha dei problemi di percorribilità. Se non fosse ben agibile si segue l’altra, che è la strada principale. Quest’ultima corre più ad est ai piedi del monte Ambaradam, attraverso la catena degli Amabaunghi sino a Gashena, dove svolta ad ovest verso Lasta, attraversando, in gran parte con fondo sterrato, la regione montagnosa in cui si trovano il massiccio dell’Abuna Josef (4260 m) e Lalibela. Sul percorso è possibile sostare per una visita ad un villaggio rurale tipico del Tigray. Giunti nella città santa dei cristiani etiopi si alloggia e si cena presso il Tukul Village o simile. 4°g.    6/1 Lalibela e Natale Etiope   Roha, che prese il nome di Lalibela in onore del più famoso dei suoi sovrani, nel XII secolo era la capitale della dinastia Zagwe, mentre oggi è un piccolo borgo reso celebre dalle dodici chiese rupestri ancora funzionanti. Sono scavate nella roccia tufacea di colore rosso mattone con straordinaria perfezione architettonica, frutto di raffinate tecniche costruttive i cui segreti sono ormai perduti, e che hanno valso a Lalibela il nome di “Petra africana”. Il complesso è suddiviso in due gruppi distinti, conosciuti dai locali come la ‘Gerusalemme terrena’ e la ‘Gerusalemme celeste’: quello nord-occidentale con la bellissima chiesa di Bet Mariam adornata di delicati affreschi, e quello sud-orientale, con l’imponente Bet Amanuel, che con i suoi fregi e architravi sporgenti esemplifica nel modo più evidente questo stile architettonico. Il complesso è coronato dalla celebre chiesa di San Giorgio, che sorge isolata con tutte le pareti laterali scavate nella roccia, sicuramente l’edificio più fotografato d’Etiopia. Questo magico luogo è sede di emozionanti cerimonie religiose in occasione delle quali i sacerdoti indossano abiti sgargianti, realizzati con preziosi tessuti damascati e portano ombrellini cerimoniali coloratissimi, e, tra tutte le ricorrenze, oggi è la più interessante. Si dedica la giornata alla visita del sito; gli edifici religiosi pullulano di pellegrini vestiti di candidi abiti bianchi, e nel corso della visita si vedranno le interessanti cerimonie che vi vengono tenute. Si torna al sito in serata per partecipare alle celebrazioni del Natale Etiope, che durano tutta la notte; si potrà rientrare in hotel quando si preferisce, o anche all’alba! 5°g.    7/1 Lalibela – Tenta (Makdala) – Dessie   In mattinata si visitano i meravigliosi dintorni di Lalibela; si sale in auto sul monte alle sue spalle e quindi con una passeggiata di circa 30 min si arriva al monastero di Ashetan Maryan, arroccato sul monte Abuna Yosef a 3150 mt, da dove si gode di uno stupendo panorama. Si parte poi per Tenta, situata tra i monti a sud di Lalibela, seguendo una bella pista che per circa 120 km attraversa una regione di grandi altopiani solcati dagli affluenti del Nilo, tra cui la valle intagliata dal fiume Bashilo, una regione magnifica e poco abitata. A Tenta si può raggiungere la collina di Makdala, dove nel 1867 l’imperatore Tewodros costruì la sua fortezza e dove, dopo che il suo sogno di unificare l’Etiopia fallì, si uccise piuttosto che cadere prigioniero. Il luogo, anche se la fortezza è andata  distrutta, è molto suggestivo e vi rimangono rovine e fortificazioni. Si prosegue quindi da qui per Dessie, dove si alloggia presso l’hotel Golden Gate o simile; la tappa è di circa 250 km. 6°g.    8/1 Lalibela – Mercato locale – Addis Abeba   Partenza per Addis Abeba, che da qui dista circa 380 km; lungo il percorso si visita un coloratissimo mercato locale e si passa dalla “finestra di Menelik”, dove si ha uno scorcio panoramico che spazia sull’altopiano ed è spesso possibile vedere le scimmie leone, così denominate per il pelo lunghissimo che hanno sul capo che sembra una criniera. Arrivati ad Addis Abeba si alloggia presso l’hotel Jupiter (4*). Si cena in un ristorante tipico che offre uno spettacolo folcloristico e si salutano qui i compagni di viaggio che rientrano in Italia. 7°g.    9/1 Addis Abeba – Lago di Ziway (Isola di Ghelila)   Si lascia verso sud la capitale seguendo un percorso che si snoda lungo la grande frattura del continente africano, la cosiddetta “Rift Valley”, un fenomeno geologico unico al mondo: un insieme attivo di fosse tettoniche che si estende per oltre 3500 km partendo dalla valle del Giordano in Siria per finire in Mozambico, un processo che sta progressivamente tagliando in due il continente africano. Si sosta a Tiya per la visita al sito delle 36 stele (XII - XV secolo), dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. La strada prosegue verso sud con lievi saliscendi e costeggia le capanne rotonde degli Oromo e dei Guraghe, spesso dipinte e ricoperte con tetti di paglia. Arrivati al lago di Ziway, uno dei laghi di origine vulcanica che si trovano nella “Rift Valley” etiope, si alloggia e si cena presso il Hailè Resort situato sulle sue rive; la tappa è di circa 170 km, approssimativamente 3 ore di guida. Nel pomeriggio ci si reca in barca all’isola di Ghelila, dove abitano poche persone e si trova una piccola chiesa che è meta di pellegrinaggi; si passa da un’isoletta dove nidificano gli uccelli e dove spesso si vede l’aula pescatrice; nelle acque del lago spesso si individuano gli ippopotami. 8°g.    10/1 Lago di Ziway – Parco di Abiyata e Shala – Chencha – Arba Minch   A sud del lago di Ziway s’incontrano i verdi paesaggi rurali abitati dalle popolazioni Wolayta e Gamo, con le caratteristiche capanne. Si arriva in breve nell’area del Parco Nazionale di Abiyata e Shala che ospita una fauna interessante, dove con una breve deviazione si raggiunge un bellissimo punto panoramico per ammirare entrambi questi laghi. Si pranza lungo la strada e, prima di arrivare ad Arba Mich, con una deviazione si sale al villaggio di Chencha, situato a 2700 metri di altitudine ed abitato dell’etnia Dorze, un popolo di agricoltori ed abili tessitori; gli uomini lavorano su stretti telai e fabbricano tessuti di cotone grezzo, molto semplici ma originali; la salita offre anche una bella visuale sul vasto territorio, ed all’orizzonte si vedono i laghi Chamo e Abaya. Le case tradizionali dei Dorze hanno uno stile non riscontrabile altrove: per edificarle viene utilizzato un intreccio di fibra ricavata dall’albero del "falso banano" (l’enset), e sono alte sino a dodici metri, circondate da orticelli e da verdi macchie di enset. Si potrà osservare la particolare lavorazione che viene effettuata della pianta di enset, che qui sembra un vero toccasana alimentare, ed anche assaggiare pietanze preparate con questo particolare ingrediente. Si scende quindi a valle arrivando ad Arba Minch, dove si alloggia e si cena presso il Paradise o lo Swaynes  Lodge, la tappa oggi è di circa 340 km, approssimativamente 5 ore di guida. 9°g.    11/1 Arba Minch – Konso   In mattinata escursione in barca sul Lago Chamo, il terzo lago più grande d’Etiopia, dove si potranno ammirare gli ippopotami e moltissimi coccodrilli, i cui esemplari adulti sono i più grandi dell’Africa, oltre ad una grande varietà di uccelli. Si prosegue quindi il viaggio a sud arrivando a Konso, il centro principale di questo popolo di grandi coltivatori insediato in un ambiente di colline che sono state interamente modellate da terrazzamenti e solcate da canalizzazioni di una perfezione tecnica ammirabile. I villaggi sono protetti da muri di pietra a secco, gli stessi che delimitano e sostengono i complicati terrazzamenti agricoli. Si visita la “reggia” del capo dei nove clan dei Konso, costituita da un denso complesso di capanne tradizionali, che includono quella della mummificazione, una procedura che era riservata solo ai re; nei pressi vi sono le stele di legno che segnano i punti dove vennero deposti i resti mummificati dei vecchi re. Ci si reca quindi a Gamole, villaggio tipico, ora Patrimonio dell’Unesco: cinto da mura e densamente abitato, offre un bello specchio della realtà tradizionale di questo popolo. 10°g.    12/1 Konso – Turmi; mercato di Demeka, villaggi Banna e Hamar   Da Konso si procede ora verso ovest, nella direzione della valle dell’Omo, lasciando i paesaggi creati dal lavoro agricolo dei Konso per entrare nei territori delle tribù pastorali Tsamaico, Banna, Hamar, Karo, Mursi, Dassanech... e cioè di quel grande mosaico di popoli che abita il sud etiopico. Si inizia questa interessante ricognizione recandosi al pittoresco mercato settimanale di Demeka. La visita ad un mercato locale è interessante poiché consente di scoprire i prodotti di questa terra, i manufatti delle diverse etnie e, attraverso la merce esposta, si intuisce il modo di nutrirsi, di vestirsi, le credenze, le attività ed il lavoro. Si prosegue arrivando in un villaggio dei Banna, pastori–agricoltori di lingua omotica, considerati da diversi studiosi un clan del più numeroso popolo degli Hamar, con i quali, oltre alla similitudine linguistica, hanno tradizioni molto vicine, ma da cui si distinguono anche per i diversi motivi decorativi. Gli uomini hanno i capelli acconciati con treccine ed ornamenti fatti di perline blu ed azzurre; le donne portano in testa un copricapo fabbricato con una zucca tagliata a metà. Ci si reca quindi in un villaggio Hamar. Anche qui le tradizioni tribali sono pressoché intatte, con le capanne ben tenute e le donne che portano ornamenti ed indumenti tipici, e capigliature intrecciate e ornate con terriccio rosso; anche gli uomini e pure i bimbi hanno una grande cura del proprio aspetto. Una caratteristica comune a questi villaggi è la tranquilla benevolenza ed il pronto sorriso di tutte le persone. A Turmi si alloggia presso il Buska o il Turmi Lodge. 11°g.    13/1 Turmi – Omorate – Jinka; villaggi Karo e Dassanech   Il fiume Omo scorre ad ovest di Turmi; lo si raggiunge percorrendo un bel tratto di savana sabbiosa costellata di acacie e giganteschi termitai arrivando nel territorio dei Karo. Si visita un loro villaggio affacciato su di una spettacolare ansa del fiume Omo, dove gli abitanti ne coltivano le sponde con l’abbassarsi del livello delle acque. Questa interessante etnia fa parte del ceppo a cui appartengono anche gli Hamar ed i Banna; tra i Konso l’ornamento più vistoso delle donne è rappresentato dall’intreccio di numerose collane costruite con i materiali più disparati, e sia uomini che donne si dipingono il corpo con linee bianche di cenere. Lasciata l’ansa dell’Omo si torna lungo la medesima pista per un tratto e quindi si punta verso sud arrivando nei pressi del confine keniota ad Omorate. Utilizzando un’imbarcazione si naviga lungo l’Omo giungendo ad un villaggio dei Dassanech, una popolazione di origine nilo-sahariana in prevalenza allevatrice che sopravvive a stento in un territorio avaro di risorse. Le semplicissime capanne sono spesso coperte di lamiere e su tutto impera un’implacabile polvere; ma nonostante le difficoltà in cui versano le persone sono ammirevoli per l‘indole pacifica, una qualità che deriva forse anche dalla struttura egalitaria del loro sistema sociale. Completata la visita si torna con la barca ai fuoristrada e si parte per rientrare a Turmi e, superato il paese, si prosegue verso nord per Jinka, che da qui dista 116 km, dove si alloggia presso l’Eco Omo Lodge. 12°g.    14/1 Jinka, villaggi Mursi – Addis Abeba e volo di rientro   Da Jinka ci si reca circa 60 km a sud ovest nella regione popolata dall’etnia dei Mursi, un popolo dalla costituzione alta e snella, con i caratteri tipici dei popoli nilotici. Fanno parte di quell’ormai sparuto gruppo di etnie le cui donne portano ancora il piattello labiale, che presso i Mursi è tondo. L’arte corporale riveste molta importanza: la decorazione è ottenuta spalmando sul viso e sul corpo un impasto di acqua e caolino sul quale vengono tracciati con le dita particolari segni seguendo moduli decorativi che cambiano di volta in volta. Entrare in un loro villaggio è un’esperienza piuttosto intensa, perché possono essere abbastanza aggressivi con i visitatori: si accede accompagnati da una persona locale che porta con sé anche un’arma e se si desidera fotografare qualcuno è sempre necessario dare dei denari – una consuetudine questa che oggi è estesa alla maggior parte dei gruppi etnici. Si rientra quindi a Jinka, da dove si parte in volo per Addis Abeba alle 13.10 con arrivo alle 14.10 (orari da confermare). Arrivati, si avranno a disposizione alcune stanze presso l’hotel Jupiter (4*) per rinfrescarsi prima della partenza. Si cena in un ristorante tipico e quindi ci si reca in aeroporto per l’imbarco sul volo di rientro; Ethiopian parte per Milano Malpensa alle 23.15 o per Roma Fiumicino alle 0.10. Per gli orari di altri collegamenti contattare Amitaba Per gli orari di altri collegamenti contattare Amitaba. 13°g.    Martedì 15/1, arrivo a destinazione   Arrivo a Milano Malpensa alle 4.25 o a Roma Fiumicino alle 4.30.
ETIOPIA 2018: Spedizione in Dancalia e Natale Etiope
Estensione, Regioni tribali del sud
Periodo: 27 dic - 9 gen
La Dancalia Il viaggio viene considerato una “spedizione” perché la Dancalia, dove si svolge buona parte del percorso, è priva di servizi e presenta condizioni ambientali avventurose. Per accedervi sono necessari particolari permessi e viene utilizzata una scorta armata fornita dalla tenace etnia locale degli Afar, una precauzione questa che viene motivata dalla vicinanza dei confini e che di fatto lì è molto gradita perché contribuisce ai fabbisogni locali fornendo un reddito; in ogni caso permette di assicurare ai visitatori una tutela assoluta, una cautela che purtroppo però incide sui costi del viaggio. Non vi sono quindi rischi alla propria incolumità, ma solo difficoltà di natura pratica, come il caldo e le sistemazioni spartane e così via; di gran lunga compensate dal piacere di esplorare una delle aree più affascinanti al mondo, dove la natura rivela appieno la propria potenza primordiale. Infatti la Dancalia è un grande bacino vulcanico ancora attivo, posto sotto il livello del mare con un terreno arido solcato da miriadi di crepe aperte dal calore del sole e straordinarie concrezioni saline che si colorano talvolta di mille striature. Qui si sale sul vulcano Ertale dove nella notte e alle luci dell’alba i giochi di fuoco del lago di lava si fanno intensi, dando vita ad uno scenario che ci riporta indietro nel tempo di milioni di anni. Imperdibile è anche il Dallol, la “collina degli spiriti” che sorge ai margini della Piana del Sale, dove si formano i gayser e colpiscono le variopinte formazioni cristalline delle pozze sulfuree, che creano uno spettacolare paesaggio cromatico unico al mondo. Prima di risalire sull’altipiano, si esplora il canyon del fiume Saba, percorso dalle carovane che trasportano il sale. Altopiano etiope Il verdeggiante altopiano, che si visita nella seconda parte del viaggio, è la regione madre del popolo etiope, culla di antiche tradizioni religiose, e custodisce preziose chiese rupestri in ottimo stato di conservazione. Al di là delle magnificenze naturali, infatti, l’Etiopia, unico Paese africano non assoggettato ad imperi coloniali (l’occupazione italiana, costantemente contrastata, durò solo 5 anni: dal 1936 al 1941), ha mantenuto ininterrotta la propria cultura e si distingue dagli Stati confinanti anche per la religione cristiana che attraverso i secoli è stata tenacemente difesa dalle pressioni musulmane, un mondo religioso unico, indipendente da altre tradizioni, che fa risalire le proprie origini fino ai tempi biblici. Si visitano due delle aree più belle, dove si trovano i reperti storici e artistici più interessanti, iniziando dal Tigray con le splendide chiese di Gheralta, e spostandosi poi a Lalibela, il luogo più sacro per la religione cristiana etiope, dove si avrà l’opportunità di visitare i bellissimi siti nel momento celebrativo più intenso dell’anno, quando si tocca con mano l’intensità e la forza di cui gode qui la fede. Chi lo vorrà potrà partecipare in una chiesa rupestre alla storica veglia notturna del Natale, tra le migliaia di fedeli vestiti in candidi abiti bianchi che cantano nella notte in attesa della nascita del Redentore. Aree tribali e laghi del Rift L’estensione porta nell’Etiopia meridionale, con un percorso completo e bello: si parte dalla regione dei laghi, formatisi con la frattura del continente africano (il rift), e si arriva nella valle dell’Omo, fino al confine keniota. L’itinerario inizia con una sosta al sito delle steli di Tiya, parte del Patrimonio dell’Unesco, e con l’esplorazione in barca del lago Ziway, fino all’isola di Ghelila. Proseguendo verso sud si vedono i laghi Shala e Abiyata e, sui monti ai bordi del grande rift, s’incontra l’etnia dei Dorze. Nel lago Chamo, oltre Arba Minch, si ammirano i coccodrilli più grandi del mondo, e giunti a Konso, centro principale di questa etnia dedita all’agricoltura, si visitano il villaggio di Gamole, ora divenuto Patrimonio dell’Unesco, e la reggia del capo dei clan. Da qui si procede verso sud ovest arrivando nelle regioni che fiancheggiano il fiume Omo, dove a Demeka si avrà l’opportunità di vedere un tipico mercato tribale. Nelle aree più meridionali si incontrano i gruppi etnici dei Banna, Hamar, Konso e, al confine col Kenya, dei Dessanech, che si raggiungono navigando un tratto dell’Omo, tutte popolazioni che sorprendono  per le abitudini, i costumi tradizionali e, non ultimo, la cordialità. Si risale poi da qui fino a Jinka per poter completare l’esplorazione con la visita dei villaggi dell’etnia Mursi, divenuti famosi per via dell’utilizzo del piattello labiale da parte delle donne, e si rientra in volo ad Addis Abeba. Per tutto il percorso dell’estensione si utilizzano dei comodi alberghetti, in questa parte non è quindi necessario un particolare spirito d’adattamento. Nota tecnica Fuori da Addis Abeba si utilizzano veicoli 4x4, tipo Toyota Landcruiser, Mitsubishi o simili. Una parte importante del viaggio si svolge al di fuori dai circuiti turistici, ed è adatto a viaggiatori con spirito di adattamento che sappiano rinunciare alle abituali comodità. La Dancalia è una depressione desertica, priva di infrastrutture e dalle temperature torride: la media è di 35 gradi, con minime di 30 a massime che nei casi estremi possono sfiorare anche i 50. Durante la sua traversata si dorme per quattro notti in un campo tendato ed una negli spartani ripari forniti dagli Afar: recinti di pietra nera che hanno come tetto dei giunchi; si ha però sempre a disposizione la propria cucina. Amitaba fornisce il materiale da campeggio salvo il sacco lenzuolo o il sacco a pelo. Raggiunto l’altopiano (3/1) il clima è piacevolmente primaverile e si utilizzano i migliori alberghi disponibili. Durante l’estensione si prevede un clima mite, secco e piacevole; si utilizzano sempre i migliori alberghetti disponibili, non sono previste notti in campo.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Mercoledì 27 dicembre, partenza per Addis Abeba   Per raggiungere Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, si possono scegliere diverse compagnie aeree; se si utilizza la Ethiopian Airlines si ha il vantaggio, per chi segue l’estensione, di avere un prezzo più basso per il volo interno il 14/1 da Jinka ad Addis Abeba. Con Ethiopian la partenza da Milano Malpensa è alle 20.20 con scalo a Roma Fiumicino da dove riparte alle 23.00. Se si decide di partire il giorno 26/12 con arrivo ad Addis Abeba la mattina del 27/12 si verrà accolti in aeroporto dalla guida locale che parla italiano e si alloggerà presso l’hotel Jupiter (4*); il costo di questa eventuale notte in più è quotato su richiesta. Per gli orari dei collegamenti da altre città o di altre compagnie contattare Amitaba. 2°g.    28/12 Addis Abeba – Awash   L’arrivo ad Addis Abeba è alle 6.40, dove è in attesa dei partecipanti la guida locale. Si utilizza la mattina per una visita della città, il cui nome significa “Nuovo fiore”; ci si reca al Museo Nazionale che conserva importanti reperti e resti fossili di Australopithecus Afarensis fra cui la celebre Lucy, un ominide vissuto nella valle dell’Awash tre milioni e mezzo di anni fa. Si visita anche il Museo Etnografico, che ospita una splendida collezione di strumenti musicali, di croci copte e le stanze con gli arredi dove abitò l’imperatore Hailè Selassiè. Si parte quindi per il Parco Nazionale dell’Awash (214 km ad est della capitale), sostando sul percorso al lago Bishalt. Il Parco è caratterizzato dal particolare paesaggio vulcanico e dalle 460 specie di uccelli censite, di cui alcune endemiche; è piuttosto famoso soprattutto per le belle cascate, situate proprio di fronte al luogo di sosta, l’Ashash Fall Lodge, dove si pernotta e si cena. 3°g.    29/12 Awash – Semera – Alalo Bed   Giornata di trasferimento per raggiungere Semera, capitale della regione dell’Afar, situata 418 km più a nord; lungo il tragitto si passa nella regione in cui furono ritrovati i resti fossili dell’ominide Lucy. Si parte presto anche per arrivare con delle buone condizioni di luce alle sorgenti calde di Alalo Bed, che si raggiungono da Semera. Il sito rivela ribollenti pozze di colore blu scuro poste in un ambiente selvaggio dove spesso si vedono branchi di gazzelle che si abbeverano in quelle più fredde; l’aspro paesaggio che le circonda è di una bellezza surreale. Si pone il primo poco lontano dalle pozze calde. 4°g.    30/12 Alalo Bed – Lago Afrera   Partenza sempre verso nord per il lago Afrera, posto a 112 metri sotto il livello del mare nel cuore della depressione della Dancalia. Si percorre una strada che si snoda tra sabbia e lava, attraversando alcuni villaggi Afar; l’intera zona è interessata da fenomeni vulcanici. Tra i rilievi di questo territorio selvaggio si eleva il cono scuro dell’omonimo vulcano Afrera, che si ossserva da diverse prospettive tra scenari spettacolari fino a che l’orizzonte si colora con il verde del lago, il bacino d’acqua più grande della depessione dancala. Si osservano le saline, accudite da persone che vivono in condizioni molto diffcili. Si pone il campo in un punto particolarmente bello sulla riva del lago, dove è anche possibile fare il bagno. 5°g.    31/12 Lago Afrera – Vulcano Ertale   Si continua il percorso verso il vulcano Ertale - il cui nome significa “Monte che fuma” – il più attivo di una catena di vulcani situati nella parte centrale della depressione dancala, tutti posizionati lungo una dorsale che è parallela al Mar Rosso. L’ultimo tratto di pista, che conduce all’inizio del sentiero per il bordo del cratere, è molto accidentato; si cena qui, tra i ricoveri rudimentali predisposti dagli Afar, simili a quelli sul bordo del cratere dove si trascorrerà la notte. Si parte a piedi con le ultime luci del giorno, onde evitare di camminare con temperature troppo elevate, che qui possono anche superare i 40 gradi. Il dislivello è di 500 mt e richiede circa 3 ore di cammino tranquillo; si dispone di alcuni animali da soma per il trasporto del poco bagaglio che può essere utile. È anche possibile per una modica cifra salire utilizzando un dromedario, organizzando il tutto però prima di giungere alla base del cratere, ma si consideri che si monta senza una vera sella, perché qui non vengono usate (in sintesi, se possibile, è meglio camminare). Giunti sul bordo della caldera si prende possesso di alcuni dei ricoveri degli Afar, dove ci si può stendere per dormire (vengono forniti i materassini). Chi lo desidera può scendere nella caldera accompagnato dalla guida locale per avere una visione notturna del lago di lava; le condizioni di avvicinamento variano di anno in anno e si eviterà di porsi in posizioni pericolose, serve una buona pila perché il percorso in diversi tratti è accidentato. Il lago di lava è impressionante: sembra ‘vivo’, con continue emissioni di blocchi di lava incandescente, lapilli e ondate di magma accompagnate da suoni profondi che restano ben impressi – sembra letteralmente di essere di fronte alla porta dell’inferno! Si potrà scegliere se attendere qui la mezzanotte o aspettare il nuovo anno sul ciglio del vulcano; ma stando in ogni caso tutti assieme, perché camminare nella caldera da soli non è saggio. 6°g.    1/1/2019 Vulcano Ertale – Ahmed Ela   Chi lo desidera potrà recarsi, o tornare, al lago di lava prima dell’alba; è un momemto molto speciale perché il contorno di materiale nero che cinge la grande massa di lava pian piano risulta visibile e così si apprezza appieno l’incredibile insieme primordiale del luogo. Un orario straordinario per le foto. Si rientra quindi al “campo”, situato sul ciglio della caldera, per una semplice colazione e si torna a piedi alla base del cratere, dove sono in attesa i fuoristrada. La pista, una volta lasciata l’immensa distesa di lava, attraversa una pianura alluvionale dove spiccano i vulcani sulla linea dell’orizzonte, che con le rare piogge a volte si allaga creando pascoli verdi. Il percorso spesso diventa una semplice traccia e sono possibili gli insabbiamenti; si sosta per il pranzo in un punto dove ci si ripara all’ombra di grandi acacie. Si giunge ai bordi della Piana del Sale, situata verso l’estremità settentrionale della depressione della Dancalia e che si estende fino al confine dell’Eritrea; da lontano è difficile individuare il punto dove finisce il lago Assale (o Karum) e dove inizia la vasta distesa bianca. Qui ogni giorno arrivano dall’altopiano etiopico, attraverso il canyon del fiume Saba, le carovane di dromedari e muli per caricare i blocchi di sale. Si sosta in tenda al villaggio Afar di Ahmed Ela; le condizioni generali anche qui sono molto primitive, ma ci si deve adattare alle regole locali che prevedono che si passi una notte in questo luogo – ci si potrà così fare un’idea più precisa delle condizioni di vita locale ed anche bere un tè in un “baretto” del villaggio. 7°g.    2/1 Ahmed Ela – Dallol - Lago Assale (Karum) - Assobole   Si parte al mattino presto verso nord per la collina del Dallol (che in afar significa “Monte degli spiriti”) avvicinandosi al confine con l’Eritrea, attraverso quel che una volta era il fondo di un mare ed ora è una pianura infinita di sale. Si transita dal piccolo monte di sali di magnesio chiamato “Monte rosso”, un’isola formata da spuntoni di solfato di magnesio che emergono dal lago Assale, a 116 metri sotto il livello del mare. Arrivati al Dallol si sale a piedi sulla sommità del colle (20 minuti circa): da qui si apre allo sguardo lo spettacolo di una terra che ribolle, i geyser sono in attività, le formazioni di cristalli hanno geometrie bizzarre con sorgenti sulfuree e coni di sale che creano un paesaggio quanto mai suggestivo con colori sorprendenti, rosso, verde e giallo in tutte le sfumature possibili, alternati senza logica apparente in un insieme incredibilmente armonico. Se si effettua il giro completo delle pozze cromatiche, assolutamente consigliato anche solo per godere dei colori ed unicità del luogo, si transita da un sito storico del colonialismo italiano; è incredibile che dei connazionali abbiano concepito di stabilire una base qui! Ridiscesi, ci si reca a visitare due insoliti laghetti: la Pozza Nera, formata da acido, e la Pozza Gialla, creata da petrolio che ribolle, entrambi incastonati nelle rocce rosse di questo punto del deserto. Per il pranzo si cerca un punto in ombra: ottime per questo le altissime torri di sale sul bordo del Dallol, dove si possono esplorare dei peculiari anfratti. Tornando verso il lago di sale l’orizzonte è candido e vasto; si visitano le miniere di sale di Ahmed Ela, dove vengono scavati solchi rettangolari sino a raggiungere lo strato più profondo dal quale, aiutandosi con bastoni usati come leva, si sollevano i blocchi di sale per ridurli poi a dimensioni che ne consentono il trasporto su dromedari e muli. Il vasto orizzonte, oltre lo specchio surreale creato dall’acqua, è ornato da forme di vulcani e spesso punteggiato dalle carovane di animali che trasportano il sale, una visione assolutamente fuori dal tempo. Si torna quindi verso il villaggio di Ahmed Ela e da qui si prosegue per Assobole, un villaggio afar che sorge all’imbocco del canyon del fiume Saba, punto di sosta per le carovane di dromedari e muli che lo percorrono; si potrà assistere allo scarico degli animali e ci si potrà bagnare nelle acque del piccolo fiume. Si pone il campo nei pressi del villaggio. 8°g.    3/1 Assobole – Melabidai - Gheralta   Si inizia la giornata assistendo al carico degli animali all’imbocco del canyon di Saba, tra le impressionanti urla dei dromedari che non sembrano gradire l’operazione. Si risale a piedi il fiume seguendone le prime svolte, che sono le più profonde e spettacolari, dove transitano le carovane, cariche in salita e vuote in discesa; il fondo del canyon è percorso da un rivolo d’acqua profondo sino alla caviglia, che si guada diverse volte, tra pareti di arenaria rossa alte anche 200 metri. Si rientra quindi al campo e si parte con i fuoristrada per l’altopiano etiope. Si sosta per il pranzo nel tipico villaggio di Melabidai, situato nel punto dove il sentiero che inizia nel canyon di Saba arriva alla strada, e, proseguendo, si lasciano alle spalle le regioni aride: si resterà sorpresi nel vedere boschi verdi e monasteri abbarbicati sui monti, segno che si è giunti nel Tigray. A Gheralta si alloggia presso il Gheralta Lodge o il Gheralta Wukro Lodge. 9°g.    4/1 Gheralta - Makalle   La giornata è dedicata alla scoperta delle chiese del Tigray, significative e interessanti quanto quelle di Lalibela, solo meno famose e meno visitate. Sono spesso aggrappate a montagne a volte inaccessibili ed in maggioranza intagliate nella roccia, un’eredità preziosa, quasi segreta, conservata dal cristianesimo etiope; sono state censite oltre 150 chiese rupestri, di cui tre quarti ancora in uso, ed alcune decisamente spettacolari. Si inizia salendo sull’amba di Gheralta (le amba sono particolari formazioni rocciose con la cima quasi piatta e le pareti verticali), un percorso che offre alcuni dei panorami più spettacolari del Tigray: il sentiero sale in una stretta gola e arriva alla base della parte alta dove, camminando sulle rocce, facilitati anche da gradini intagliati e, se necessario, aiutati da persone locali sempre molto gentili con i turisti nella speranza di ricevere una piccola mancia, si arriva sulla cima. Qui si visitano la chiesa di Maryam Korkor, che rivela affreschi del XVII secolo e, sul lato esterno delle falesie, affacciata sul precipizio, la cappella di San Daniele. Nel pomeriggio, con una gradevole passeggiata di un’oretta lungo un sentiero pianeggiante tra bellissimi alberi di sicomoro e casette del Tigray, ci si reca alla chiesa di Maryam Papaseity, edificata in una bella valletta tra grandi alberi  di ficus, dal momento che tagliare la vegetazione intorno alle chiese qui è da sempre vietato. La struttura, costruita all’ombra di un monte, è composta da tre stanze; quella centrale ha i muri coperti da dipinti, molti dei quali ancora originali, di epoca gondariana. Si parte quindi per Makalle incontrando con una breve deviazione la chiesa di Abraha Atsbeha. Fondata nel X secolo, è semi monolitica, con pianta a croce e magnifici dipinti risalenti al XVII secolo. Arrivati a Makalle si cena e pernotta presso l’hotel Desda o simile; si viene raggiunti qui dai partecipanti che seguono solo questa parte del viaggio. 10°g.    5/1 Makalle - Lalibela   Per Lalibela vi sono due possibili strade: la prima, più impervia, offre panorami molto belli valicando diversi passi e transitando da Samre e Sekota, ma a volte ha dei problemi di percorribilità. Se non fosse ben agibile si segue l’altra, che è la strada principale. Quest’ultima corre più ad est ai piedi del monte Ambaradam, attraverso la catena degli Amabaunghi sino a Gashena, dove svolta ad ovest verso Lasta, attraversando, in gran parte con fondo sterrato, la regione montagnosa in cui si trovano il massiccio dell’Abuna Josef (4260 m) e Lalibela. Sul percorso è possibile sostare per una visita ad un villaggio rurale tipico del Tigray. Giunti nella città santa dei cristiani etiopi si alloggia e si cena presso il Tukul Village o simile. 11°g.    6/1 Lalibela e Natale Etiope   Roha, che prese il nome di Lalibela in onore del più famoso dei suoi sovrani, nel XII secolo era la capitale della dinastia Zagwe, mentre oggi è un piccolo borgo reso celebre dalle dodici chiese rupestri ancora funzionanti. Sono scavate nella roccia tufacea di colore rosso mattone con straordinaria perfezione architettonica, frutto di raffinate tecniche costruttive i cui segreti sono ormai perduti, e che hanno valso a Lalibela il nome di “Petra africana”. Il complesso è suddiviso in due gruppi distinti, conosciuti dai locali come la ‘Gerusalemme terrena’ e la ‘Gerusalemme celeste’: quello nord-occidentale con la bellissima chiesa di Bet Mariam adornata di delicati affreschi, e quello sud-orientale, con l’imponente Bet Amanuel, che con i suoi fregi e architravi sporgenti esemplifica nel modo più evidente questo stile architettonico. Il complesso è coronato dalla celebre chiesa di San Giorgio, che sorge isolata con tutte le pareti laterali scavate nella roccia, sicuramente l’edificio più fotografato d’Etiopia. Questo magico luogo è sede di emozionanti cerimonie religiose in occasione delle quali i sacerdoti indossano abiti sgargianti, realizzati con preziosi tessuti damascati e portano ombrellini cerimoniali coloratissimi, e, tra tutte le ricorrenze, oggi è la più interessante. Si dedica la giornata alla visita del sito; gli edifici religiosi pullulano di pellegrini vestiti di candidi abiti bianchi, e nel corso della visita si vedranno le interessanti cerimonie che vi vengono tenute. Si torna al sito in serata per partecipare alle celebrazioni del Natale Etiope, che durano tutta la notte; si potrà rientrare in hotel quando si preferisce, o anche all’alba! 12°g.    7/1 Lalibela – Tenta (Makdala) - Dessie   In mattinata si visitano i meravigliosi dintorni di Lalibela; si sale in auto sul monte alle sue spalle e quindi con una passeggiata di circa 30 min si arriva al monastero di Ashetan Maryan, arroccato sul monte Abuna Yosef a 3150 mt, da dove si gode di uno stupendo panorama. Si parte poi per Tenta, situata tra i monti a sud di Lalibela, seguendo una bella pista che per circa 120 km attraversa una regione di grandi altopiani solcati dagli affluenti del Nilo, tra cui la valle intagliata dal fiume Bashilo, una regione magnifica e poco abitata. A Tenta si può raggiungere la collina di Makdala, dove nel 1867 l’imperatore Tewodros costruì la sua fortezza e dove, dopo che il suo sogno di unificare l’Etiopia fallì, si uccise piuttosto che cadere prigioniero. Il luogo, anche se la fortezza è andata  distrutta, è molto suggestivo e vi rimangono rovine e fortificazioni. Si prosegue quindi da qui per Dessie, dove si alloggia presso l’hotel Golden Gate o simile; la tappa è di circa 250 km. Per chi rientra 13°g.    8/1 Dessie – Mercato locale – Addis Abeba e volo di rientro   Partenza per Addis Abeba, che da qui dista circa 380 km; lungo il percorso si visita un coloratissimo mercato locale dell’etnia oromo e si passa dalla “finestra di Menelik”, dove si ha uno scorcio panoramico che spazia sull’altopiano ed è spesso possibile vedere le scimmie leone, così denominate per il pelo lunghissimo che hanno sul capo che sembra una criniera. Arrivati ad Addis Abeba si avranno a disposizione alcune stanze l’hotel Jupiter (4*) per rinfrescarsi prima della partenza. Si cena in un ristorante tipico che offre uno spettacolo folcloristico, si salutano i compagni di viaggio che proseguono con l’estensione e ci si reca quindi in aeroporto per l’imbarco sul volo di rientro; Ethiopian parte per Milano Malpensa alle 23.15 o per Roma Fiumicino alle 0.10. Per gli orari di altri collegamenti contattare Amitaba. 14°g.    Mercoledì 9 gennaio, arrivo a destinazione   Arrivo a Milano Malpensa alle 4.25 o a Roma Fiumicino alle 4.30. Estensione: Regioni tribali del sud 13°g.    8/1 Lalibela – Mercato locale – Addis Abeba   Partenza per Addis Abeba, che da qui dista circa 380 km; lungo il percorso si visita un coloratissimo mercato locale e si passa dalla “finestra di Menelik”, dove si ha uno scorcio panoramico che spazia sull’altopiano ed è spesso possibile vedere le scimmie leone, così denominate per il pelo lunghissimo che hanno sul capo che sembra una criniera. Arrivati ad Addis Abeba si alloggia presso l’hotel Jupiter (4*). Si cena in un ristorante tipico che offre uno spettacolo folcloristico e si salutano qui i compagni di viaggio che rientrano in Italia. 14°g.    9/1 Addis Abeba – Lago di Ziway (Isola di Ghelila)   Si lascia verso sud la capitale seguendo un percorso che si snoda lungo la grande frattura del continente africano, la cosiddetta “Rift Valley”, un fenomeno geologico unico al mondo: un insieme attivo di fosse tettoniche che si estende per oltre 3500 km partendo dalla valle del Giordano in Siria per finire in Mozambico, un processo che sta progressivamente tagliando in due il continente africano. Si sosta a Tiya per la visita al sito delle 36 stele (XII - XV secolo), dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. La strada prosegue verso sud con lievi saliscendi e costeggia le capanne rotonde degli Oromo e dei Guraghe, spesso dipinte e ricoperte con tetti di paglia. Arrivati al lago di Ziway, uno dei bacini di origine vulcanica che si trovano nella “Rift Valley” etiope, si alloggia e si cena presso il Hailè Resort situato sulle sue rive; la tappa è di circa 170 km, approssimativamente 3 ore di guida. Nel pomeriggio ci si reca in barca all’isola di Ghelila, dove abitano poche persone e si trova una piccola chiesa che è meta di pellegrinaggi; si passa da un’isoletta dove nidificano gli uccelli e dove spesso si vede l’aquila pescatrice; nelle acque del lago spesso si individuano gli ippopotami. 15°g.    10/1 Lago di Ziway – Parco di Abiyata e Shala - Chencha - Arba Minch   A sud del lago di Ziway s’incontrano i verdi paesaggi rurali abitati dalle popolazioni Wolayta e Gamo, con le caratteristiche capanne. Si arriva in breve nell’area del Parco Nazionale di Abiyata e Shala che ospita una fauna interessante, dove con una breve deviazione si raggiunge un bellissimo punto panoramico per ammirare entrambi questi laghi. Si pranza lungo la strada e, prima di arrivare ad Arba Mich, con una deviazione si sale al villaggio di Chencha, situato a 2700 metri di altitudine ed abitato dell’etnia Dorze, un popolo di agricoltori ed abili tessitori. Gli uomini lavorano su stretti telai e fabbricano tessuti di cotone grezzo, molto semplici ma originali; la salita offre anche una bella visuale sul vasto territorio, ed all’orizzonte si vedono i laghi Chamo e Abaya. Le case tradizionali dei Dorze hanno uno stile non riscontrabile altrove: per edificarle viene utilizzato un intreccio di fibra ricavata dall’albero del ‘falso banano’ (l’enset), e sono alte sino a dodici metri, circondate da orticelli e da verdi macchie di enset. Si potrà osservare la particolare lavorazione che viene effettuata della pianta di enset, che qui sembra un vero toccasana alimentare, ed anche assaggiare pietanze preparate con questo particolare ingrediente. Si scende quindi a valle arrivando ad Arba Minch, dove si alloggia e si cena presso il Paradise o lo Swaynes  Lodge, la tappa oggi è di circa 340 km, approssimativamente 5 ore di guida. 16°g.    11/1 Arba Minch – Konso   In mattinata escursione in barca sul Lago Chamo, il terzo lago più grande d’Etiopia, dove si potranno ammirare gli ippopotami e moltissimi coccodrilli, i cui esemplari adulti sono i più grandi dell’Africa, oltre ad una grande varietà di uccelli. Si prosegue quindi il viaggio a sud arrivando a Konso, il centro principale di questo popolo di grandi coltivatori insediato in un ambiente di colline che sono state interamente modellate da terrazzamenti e solcate da canalizzazioni di una perfezione tecnica ammirabile. I villaggi sono protetti da muri di pietra a secco, gli stessi che delimitano e sostengono i complicati terrazzamenti agricoli. Si visita la “reggia” del capo dei nove clan dei Konso, costituita da un denso complesso di capanne tradizionali, che includono quella della mummificazione, una procedura che era riservata solo ai re; nei pressi vi sono le stele di legno che segnano i punti dove vennero deposti i resti mummificati dei vecchi re. Ci si reca quindi a Gamole, villaggio tipico, ora Patrimonio dell’Unesco: cinto da mura e densamente abitato, offre un bello specchio della realtà tradizionale di questo popolo. A Konso si alloggia presso il Kanta Lodge. 17°g.    12/1 Konso – Turmi; mercato di Demeka, villaggi Banna e Hamar   Da Konso si procede ora verso ovest, nella direzione della valle dell’Omo, lasciando i paesaggi creati dal lavoro agricolo dei Konso per entrare nei territori delle tribù pastorali Tsamaico, Banna, Hamar, Karo, Mursi, Dassanech... e cioè di quel grande mosaico di popoli che abita il sud etiopico. Si inizia questa interessante ricognizione recandosi al pittoresco mercato settimanale di Demeka. La visita ad un mercato locale è interessante poiché consente di scoprire i prodotti di questa terra, i manufatti delle diverse etnie e, attraverso la merce esposta, si intuisce il modo di nutrirsi, di vestirsi, le credenze, le attività ed il lavoro. Si prosegue arrivando in un villaggio dei Banna, pastori–agricoltori di lingua omotica, considerati da diversi studiosi un clan del più numeroso popolo degli Hamar, con i quali, oltre alla similitudine linguistica, hanno tradizioni molto vicine, ma da cui si distinguono anche per i diversi motivi decorativi. Gli uomini hanno i capelli acconciati con treccine ed ornamenti fatti di perline blu ed azzurre; le donne portano in testa un copricapo fabbricato con una zucca tagliata a metà. Sia gli uomini che le donne hanno un portamento dignitoso ed elegante, e sono pronti al sorriso. Ci si reca quindi in un villaggio Hamar. Anche qui le tradizioni tribali sono pressoché intatte, con le capanne ben tenute e le donne che portano ornamenti ed indumenti tipici, e capigliature intrecciate e ornate con terriccio rosso; anche gli uomini e pure i bimbi hanno una grande cura del proprio aspetto. Una caratteristica comune a questi villaggi è la tranquilla benevolenza ed il pronto sorriso di tutte le persone. A Turmi si alloggia presso il Buska o il Turmi Lodge. 18°g.    13/1 Turmi – Omorate - Jinka; villaggi Karo e Dassanech   Il fiume Omo scorre ad ovest di Turmi; lo si raggiunge percorrendo un bel tratto di savana sabbiosa costellata di acacie e giganteschi termitai arrivando nel territorio dei Karo. Si visita un loro villaggio affacciato su di una spettacolare ansa del fiume Omo, dove gli abitanti ne coltivano le sponde con l’abbassarsi del livello delle acque. Questa interessante etnia fa parte del ceppo a cui appartengono anche gli Hamar ed i Banna; tra i Konso l’ornamento più vistoso delle donne è rappresentato dall’intreccio di numerose collane costruite con i materiali più disparati, e sia uomini che donne si dipingono il corpo con linee bianche di cenere. Lasciata l’ansa dell’Omo si torna lungo la medesima pista per un tratto e quindi si punta verso sud arrivando nei pressi del confine keniota ad Omorate. Utilizzando un’imbarcazione si naviga lungo l’Omo giungendo ad un villaggio dei Dassanech, una popolazione di origine nilo-sahariana in prevalenza allevatrice che sopravvive a stento in un territorio avaro di risorse. Le semplicissime capanne sono spesso coperte di lamiere e su tutto impera un’implacabile polvere; ma nonostante le difficoltà in cui versano le persone sono ammirevoli per l‘indole pacifica, una qualità che deriva forse anche dalla struttura egalitaria del loro sistema sociale. Completata la visita si torna con la barca ai fuoristrada e si parte per rientrare a Turmi e, superato il paese, si prosegue verso nord per Jinka, che da qui dista 116 km, dove si alloggia presso l’Eco Omo Lodge. 19°g.    14/1 Jinka, villaggi Mursi – Addis Abeba e volo di rientro   Da Jinka ci si reca circa 60 km a sud ovest nella regione popolata dall’etnia dei Mursi, un popolo dalla costituzione alta e snella, con i caratteri tipici dei popoli nilotici. Fanno parte di quell’ormai sparuto gruppo di etnie le cui donne portano ancora il piattello labiale, che presso i Mursi è tondo. L’arte corporale riveste molta importanza: la decorazione è ottenuta spalmando sul viso e sul corpo un impasto di acqua e caolino sul quale vengono tracciati con le dita particolari segni seguendo moduli decorativi che cambiano di volta in volta. Entrare in un loro villaggio è un’esperienza piuttosto intensa, perché possono essere abbastanza aggressivi con i visitatori: si accede accompagnati da una persona locale che porta con sé anche un’arma e se si desidera fotografare qualcuno è sempre necessario dare dei denari – una consuetudine questa che oggi è estesa alla maggior parte dei gruppi etnici. Si rientra quindi a Jinka, da dove si parte in volo per Addis Abeba alle 13.50 con arrivo alle 15.00 (orari da confermare). Arrivati, si avranno a disposizione alcune stanze presso l’hotel Jupiter (4*) per rinfrescarsi prima della partenza. Si cena in un ristorante tipico e quindi ci si reca in aeroporto per l’imbarco sul volo di rientro; Ethiopian parte per Milano Malpensa alle 23.15 o per Roma Fiumicino alle 0.10. Per gli orari di altri collegamenti contattare Amitaba Per gli orari di altri collegamenti contattare Amitaba. 20°g.    Martedì 15/1, arrivo a destinazione   Arrivo a Milano Malpensa alle 4.25 o a Roma Fiumicino alle 4.30.
ETIOPIA 2018: Tradizioni antiche
Cultura, storia e natura del mondo etiope - Est., regioni tribali del sud
Periodo: 24 ott - 4 nov
Dopo una visita di Addis Abeba si raggiunge in volo la città di Gondar, nel cuore dell’altopiano etiope, dove si ammirano le importanti vestigia che risalgono al suo passato di capitale imperiale e si ha una prima visione dell’antica arte iconografica nella stupenda chiesa della Trinità. Da qui inizia un circuito che include tutti i siti storici più importanti del Paese, seguendo un ampio semicerchio che porta fino ad Axum, a ridosso del confine settentrionale con l’Eritrea, percorrendo territori dove la natura è particolarmente bella. La prima tappa, verso sud, porta a Bahir Dar per ammirare le cascate del Nilo Azzurro ed il lago Tana, dove si raggiunge in barca un antico monastero con affreschi eccezionali; in questa regione è molto interessante anche il villaggio di Awra Ambra, dove si è resi partecipi dell’interessante esperimento comunitario e multi religioso creato dal carismatico fondatore. Si prosegue quindi attraverso monti e villaggi in direzione nord est arrivando a Lalibela, il luogo forse più celebre dell’Etiopia, dove si resta estasiati nello scoprire le grandiose chiese scavate nella roccia, tutte ancora attive. Da qui si continua verso nord seguendo una strada che valica le spettacolari, impervie catene dei monti dell’altopiano arrivando a Makalle e nel Tigray, dove da Atsbi a Gheralta si esplorano i siti rupestri più significativi, con alcune escursioni a piedi che si svolgono in un ambiente naturale stupefacente. Si transita a ridosso dell’Eritrea da Yahe, dove si trovano le importanti rovine di una città che risale all’VIII secolo a.C., e da qui si arriva verso ovest ad Axum, molto interessante da visitare, in particolare per i famosi obelischi e la cattedrale, che è il sito più sacro del Paese poiché secondo la tradizione preserva l’Arca dell’Alleanza portata qui dal Tempio di Gerusalemme. Da qui si rientra in volo ad Addis Abeba, da dove è prevista un’estensione che porta nelle regioni meridionali. L’estensione inizia recandosi ai laghi che si sono formati con la frattura del continente africano (il Rift) e prosegue fino alla valle dell’Omo, nell’estremo sud dell’Etiopia. Si tratta di un percorso molto interessante perché, oltre a visitare il sito delle steli di Tiya, Patrimonio dell’Unesco, ad esplorare in barca il lago Ziway fino all’isola di Ghelila ed a vedere i laghi Shala e Abiyata, si ha modo di entrare in contatto con diverse etnie etiopi, quali i Dorze, i Banna gli Hamar ed i Karo. Non mancherà la visita al mercato tribale di Alduba e, raggiunta Jinka, ai villaggi dei Mursi, etnia divenuta famosa per l’utilizzo del piattello labiale da parte delle donne. Si prosegue l’esplorazione andando verso sud a Turmi e da qui, attraversando la savana, s’incontra un caratteristico villaggio dei Karo, situato su una bella ansa del fiume Omo. Navigando poi un tratto di questo fiume si raggiungono i Dassanech al confine col Kenya. Tornati a Turmi, ci si immerge nel mercato settimanale locale e quindi si prosegue per Konso, centro principale di questa etnia di esperti agricoltori, dove si visitano la reggia del re dell’etnia ed un loro splendido villaggio, che è anche Patrimonio dell’Unesco. Giunti infine ad Arba Minch si rientra in volo ad Addis Abeba. Nota tecnica Fuori da Addis Abeba si utilizzano veicoli 4x4, tipo Toyota Landcruiser, Mitsubishi o simili. Per le visite alle chiese rupestri sono necessarie delle passeggiate, tra queste la più impegnativa è a Gheralta quando si sale lo spettacolare sentiero che porta a Maryam Korkor, circa un’ora e mezza di salita. È pertanto necessario avere con sé degli scarponcini adatti. Sull’altopiano etiope il clima è piacevolmente primaverile e si utilizzano i migliori alberghi disponibili. Nelle regioni meridionali si prevede un clima mite, secco e piacevole; si utilizzano sempre i migliori alberghetti disponibili e non sono previste notti in campo.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Mercoledì 24 ottobre, partenza per Addis Abeba   Per raggiungere Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, si possono scegliere diverse compagnie aeree; se si utilizza la Ethiopian Airlines si ha il vantaggio di avere prezzi più bassi per i voli interni. Con Ethiopian la partenza da Milano Malpensa è alle 20.20, con scalo a Roma Fiumicino, da dove riparte alle 23.00. Per gli orari dei collegamenti da altre città o di altre compagnie contattare Amitaba. 2°g.    25/10 Addis Abeba – Gondar   L’arrivo ad Addis Abeba è alle 6.40, dove è in attesa dei partecipanti la guida locale; la quota qui è di 2300 mt. Si utilizza la mattina per visitare la città, il cui nome significa “Nuovo fiore”. Ci si reca al Museo Nazionale che conserva importanti reperti e resti fossili di Australopithecus Afarensis fra cui la celebre Lucy, un ominide vissuto nella valle dell’Awash tre milioni e mezzo di anni fa. Si visita il Museo Etnografico, che ospita una splendida collezione di strumenti musicali, di croci copte e le stanze con gli arredi dove abitò l’imperatore Hailè Selassiè. Ci si imbarca sul volo per Gondar alle 14.25 con arrivo alle 15.35 (orari da confermare). Gondar, fondata  nel 1635 dall’imperatore Fasilidas, è situata a circa 2100 mt, gode di un clima mite tutto l’anno e riserva al visitatore la peculiarità di una cittadella imperiale murata, edificata in uno stile che ricorda le costruzioni medioevali portoghesi pur trovandosi nel cuore dell’altopiano etiope. Si iniziano le visite recandosi ai bagni di Fasilidas, sul cui perimetro si innalzano alberi plurisecolari con il palazzetto, una seconda dimora dell’imperatore costruita al centro di una grande vasca (oggi viene riempita d’acqua solo nella ricorrenza del battesimo di Gesù che in Etiopia è celebrato il 18 gennaio). Si completa la giornata con la visita del complesso di Kusquam, con i resti del palazzo dell’imperatrice Menteweb, un piccolo museo e la chiesa (rifatta ma comunque non visitabile all’interno) circondata da mura circolari che creano uno spazio di grande tranquillità e pace. Si alloggia presso l’hotel Goha o simile; la cena è in un ristorante tipico. 3°g.    26/10 Gondar – Awra Ambra - Bahir Dar   S’iniziano le visite recandosi alla chiesa della Trinità (Debre Berhan Selassie), posta al centro di una cinta di mura ornate da torri e mirabilmente affrescata con decorazioni che ornano anche l’intero soffitto a cassettoni che rappresentano i visi di cherubini, un mirabile, splendido esempio dell’arte figurativa etiope del Seicento. Ci si reca quindi nella Cittadella Imperiale dove sorgono diversi palazzi di cui il più antico, restaurato dall’Unesco e visitabile all’interno, fu costruito dall’imperatore Fasiladas. Si parte quindi per Bahir Dar, la cittadina situata a meridione del grande lago Tana; si percorrono circa 180 km verso sud in approssimativamente 3 ore di strada  asfaltata. Una trentina di chilometri prima dell’arrivo una breve deviazione porta al villaggio di Awra Ambra, dove si viene accolti da una guida del villaggio che conduce una visita con cui si scoprono alcuni aspetti dell’interessante esperimento comunitario in corso qui da parecchi anni, con i ruoli di uomini e donne paritetici ed una cura amorevole dei bisognosi; tra le attività del villaggio vi è anche la tessitura e si possono acquistare i loro prodotti a prezzi molto convenienti. Giunti a Bahir Dar (1830 mt di quota), ossia “la porta del mare”, una piacevole cittadina sulle sponde del lago Tana, ci si accomoda presso l’hotel Jarcanda o simile. 4°g.    27/10 Bahir Dar: cascate del Nilo e lago Tana   Con un’escursione si raggiungono le cascate del Nilo Azzurro, circa 30 km a sud ovest della cittadina; qui si segue un sentiero che supera un vecchio ponte e risalendo il piccolo colle sul lato opposto arriva di rimpetto alle cascate, una visuale molto bella in un ambiente bucolico. Superato il ponte sospeso si può arrivare fin sotto alla caduta d’acqua; per tornare si continua lungo i campi prendendo poi una barchetta con cui si attraversa il fiume. Tornati a Bahir Dar ci si reca in barca sul lago Tana, storicamente molto importante: nel 1500 infatti, incalzati dalle incursioni musulmane, i religiosi cristiani etiopi sentirono la necessità di trovare luoghi nascosti e sicuri per proteggere testi sacri e tradizioni religiose che avrebbero rischiato di essere cancellate. Le isole del vastissimo (ma poco profondo) lago divennero così rifugio di eremiti e sacerdoti che vi fondarono una serie di monasteri, di cui alcuni sono autentici scrigni d’arte. Con una tranquilla navigazione si approda alla penisola di Zeghie, dove con una passeggiata di circa 15 min tra la vegetazione tropicale, lungo un comodo sentiero che negli anni si è trasformato in un piccolo mercatino d’artigianato locale, si arriva a Ura Kidane Meheret, uno dei più antichi monasteri del lago. Le mura circolari della chiesa sono finite in modo tradizionale con un impasto ben levigato di fango e tef, il principale cereale della regione;  l’interno stupisce per gli affreschi, che rappresentano l’iconografia classica del cristianesimo etiope. Nei pressi vi è un piccolo museo e … anche una casa tradizionale dove si produce, e beve, la birra locale. Si rientra quindi a Bahir Dar. 5°g.    28/10 Bahir Dar – Lalibela   La nuova strada che arriva verso nord est nel cuore dell’altopiano a Lalibela è ora quasi finita ed asfaltata, tranne per un tratto di sterrato dì soli 20 km; il percorso di circa 300 km così oggi richiede solo approssimativamente 6 ore, attraverso un territorio molto bello di monti e villaggi tradizionali. A Lalibela, situata a circa 2400 mt, ci si accomoda presso il Tukul Lodge o simile e si completa la giornata con una breve gita nei dintorni. Si sale in auto sul monte dietro al villaggio e con una passeggiata di circa 30 min si arriva al monastero di Ashetan Maryan, arroccato sul monte Abuna Yosef a 3150 mt, da dove si gode di uno stupendo panorama. 6°g.    29/10 Lalibela   Si dedica la giornata alla scoperta di Roha, che prese il nome di Lalibela in onore del più famoso dei suoi sovrani. Nel XII secolo era la capitale della dinastia Zagwe, mentre oggi è un piccolo borgo reso celebre dalle dodici chiese rupestri ancora funzionanti. Sono scavate nella roccia tufacea di colore rosso mattone con straordinaria perfezione architettonica, frutto di raffinate tecniche costruttive i cui segreti sono ormai perduti, e che hanno valso a Lalibela il nome di “Petra africana”. Il complesso è suddiviso in due gruppi distinti, conosciuti dai locali come la “Gerusalemme terrena” e la “Gerusalemme celeste”: quello nord-occidentale, con la bellissima chiesa di Bet Mariam adornata di delicati affreschi, e quello sud-orientale, con l’imponente Bet Amanuel, che con i suoi fregi e architravi sporgenti esemplifica nel modo più evidente questo stile architettonico. Il complesso è coronato dalla celebre chiesa di San Giorgio, che sorge isolata con tutte le pareti laterali scavate nella roccia, sicuramente l’edificio più fotografato d’Etiopia. 7°g.    30/10 Lalibela – Makalle   Partenza per Makalle, situata a nord est di Lalibela. Vi sono due possibili strade, una più impervia ma che offre panorami molto belli valicando diversi passi e transitando da Sekota e Samre, che però a volte ha dei problemi di percorribilità; un percorso di circa 290 km che richiede fino a 10 ore di viaggio. Se non fosse ben agibile si segue la strada sterrata che porta ad est fino a raggiungere l’arteria principale della regione che collega Addis Ababa con Makalle, attraverso la catena degli Amabaunghi e passando ai piedi del monte Ambaradam. A Makalle si alloggia presso l’hotel Desta o simile. 8°g.    31/10 Makalle – Atsbi - Gheralta   Si lascia Makalle proseguendo verso nord; con una deviazione ad est si raggiunge la località di Atsbi per visitare due interessanti chiese: Micael Imba, che si raggiunge con 20 minuti di cammino, dotata di una struttura interna con 25 colonne, e Micael Debre, che presenta una bella facciata in stile axumita, e richiede una salita più faticosa, di circa 45 minuti. Tornati sulla strada principale si pranza nella località di Wakro e si prosegue il viaggio; con una breve deviazione si sosta alla chiesa di Abraha Atsbeha. Fondata nel X secolo è semi monolitica con pianta a croce e magnifici dipinti che risalgono al XVII secolo. Giunti a Gheralta, situata a circa 2200 mt, si alloggia presso il Gheralta Lodge o il Gheralta Wukro Lodge; la tappa è in tutto di circa 200 km. 9°g.    1/11 Gheralta   La giornata è dedicata alla scoperta delle chiese del Tigray, significative e interessanti quanto quelle di Lalibela, solo meno famose e meno visitate. Sono spesso aggrappate a montagne a volte inaccessibili ed in maggioranza intagliate nella roccia, un’eredità preziosa, quasi segreta, conservata dal cristianesimo etiope; sono state censite oltre 150 chiese rupestri, di cui tre quarti ancora in uso, ed alcune decisamente spettacolari. Si inizia salendo sull’amba di Gheralta (le amba sono particolari formazioni rocciose con la cima quasi piatta e le pareti verticali), un percorso che offre alcuni dei panorami più spettacolari del Tigray: il sentiero sale in una stretta gola ed arriva alla base della parte alta dove, camminando sulle rocce, facilitati anche da gradini intagliati e, se necessario, aiutati da persone locali sempre molto gentili con i turisti nella speranza di ricevere una piccola mancia, si arriva sulla cima. Qui si visitano la chiesa di Maryam Korkor e, sul lato esterno delle falesie, affacciata sul precipizio, la cappella di San Daniele. Nel pomeriggio, con una gradevole passeggiata di un’oretta lungo un sentiero pianeggiante tra bellissimi alberi di sicomoro e casette del Tigray, ci si reca alla chiesa di Mariam Papaseity, edificata in una bella valletta tra grandi alberi di ficus, dal momento che tagliare la vegetazione intorno alle chiese qui è da sempre vietato. La struttura, costruita all’ombra di un monte, è composta da tre stanze; quella centrale ha i muri coperti da dipinti, molti dei quali ancora originali, di epoca gondariana. 10°g.    2/11 Gheralta – Yeha – Axum   Si completa l’esplorazione di questa incantevole area del Tigray vistando due interessanti chiese situate ad est della strada principale che porta verso nord; si inizia con Petros e Paulos e da qui con altri 15 min di cammino si arriva a Medhane Alem Kesho, tra le più antiche e belle del Tigray. Dopo le visite si procede per un tratto in direzione settentrionale arrivando ad Adigrat, a breve distanza dal confine eritreo, dove si pranza. Da qui ci si sposta ora verso ovest, e, prima di giungere ad Axum, si visitano le rovine e il piccolo museo di Yeha, una città le cui origini risalgono all’VIII secolo a.C., tra cui sono particolari i resti di un sito monumentale chiamato spesso “Tempio della Luna” per la sua somiglianza con tempio yemenita, costruito in epoca pre-cristiana e successivamente utilizzato come basilica. Si raggiunge quindi la città di Axum (sono circa 120 km da Gheralta), situata a circa 2100 mt,che fu la capitale di un potente regno dei primi secoli dell'era cristiana ed oggi è il centro spirituale della chiesa cristiano-copta d'Etiopia. Si alloggia presso l’hotel Sabean o simile. Per chi rientra 11°g.    3/11 Axum – Addis Abeba e volo di rientro   Visita dei luoghi e monumenti della città: il Parco delle Stele, con i monoliti grezzi o scolpiti, eretti o crollati, ancora circondati da molti interrogativi; il complesso della Chiesa di Emda Mariam Sion, posta di fronte al Parco delle Stele, che secondo la credenza dei fedeli custodisce in un’apposita cappella l’Arca dell’Alleanza trafugata a Gerusalemme da Menelik I al tempo del Re Salomone; il piccolo museo, che ospita reperti legati alla tradizione storica e religiosa; la tomba di Kaleb, su un promontorio che domina da lontano la piana della battaglia di Adua e gli avvallamenti verso l’Eritrea, con il  sottostante ‘bagno della regina di Saba’; le rovine del Palazzo della Regina di Saba, ai margini della cittadina. Il volo per Addis Abeba parte alle 16.30 con arrivo alle 17.50 (orari da confermare); giunti nella capitale si avranno a disposizione alcune stanze presso l’hotel Jupiter (4*) per rinfrescarsi prima della partenza. Si cena in un ristorante tipico che offre uno spettacolo folcloristico e, dopo aver salutato gli amici viaggiatori che proseguono con l’estensione,  ci si reca quindi in aeroporto per l’imbarco sul volo di rientro; Ethiopian parte per Milano Malpensa alle 23.15 o per Roma Fiumicino alle 0.10. Per gli orari di altri collegamenti contattare Amitaba. 12°g.    Domenica 4 novembre, arrivo a destinazione   Arrivo a Milano Malpensa alle 4.25 o a Roma Fiumicino alle 4.30. Estensione: Regioni tribali del sud 11°g.    3/11 Axum – Addis  Abeba Si segue il medesimo programma di visite e ci si imbarca per Addis Abeba alle 16.30 con arrivo alle 17.50 (orari da confermare). Nella capitale si alloggia presso l’hotel Jupiter (4*); si cena in un ristorante tipico che offre uno spettacolo folcloristico e si salutano qui i compagni di viaggio che rientrano in Italia. 12°g.    4/11 Addis Abeba – Lago di Ziway (Isola di Ghelila)   Si lascia verso sud la capitale seguendo un percorso che si snoda lungo la grande frattura del continente africano, la cosiddetta “Rift Valley”, un fenomeno geologico unico al mondo: un insieme attivo di fosse tettoniche che si estende per oltre 3500 km partendo dalla valle del Giordano in Siria per finire in Mozambico, un processo che sta progressivamente tagliando in due il continente africano. Si sosta a Tiya per la visita al sito delle 36 stele (XII - XV secolo), dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. La strada prosegue verso sud con lievi saliscendi e costeggia le capanne rotonde degli Oromo e dei Guraghe, spesso dipinte e ricoperte con tetti di paglia. Arrivati al lago di Ziway, uno dei laghi di origine vulcanica che si trovano nella “Rift Valley” etiope, si alloggia e si cena presso il Hailè Resort situato sulle sue rive; la tappa è di circa 170 km, approssimativamente 3 ore di guida. Nel pomeriggio ci si reca in barca all’isola di Ghelila, dove abitano poche persone e si trova una piccola chiesa che è meta di pellegrinaggi; si passa da un’isoletta dove nidificano gli uccelli e dove spesso si vede l’aula pescatrice; nelle acque del lago spesso si individuano gli ippopotami. 13°g.    5/11 Lago di Ziway – Parco di Abiyata e Shala - Chencha - Arba Minch   A sud del lago di Ziway s’incontrano i verdi paesaggi rurali abitati dalle popolazioni Wolayta e Gamo, con le caratteristiche capanne. Si arriva in breve nell’area del Parco Nazionale di Abiyata e Shala che ospita una fauna interessante, dove con una breve deviazione si raggiunge un bellissimo punto panoramico per ammirare entrambi questi laghi. Si pranza lungo la strada e, prima di arrivare ad Arba Mich, con una deviazione si sale al villaggio di Chencha, situato a 2700 metri di altitudine ed abitato dell’etnia Dorze, un popolo di agricoltori ed abili tessitori; gli uomini lavorano su stretti telai e fabbricano tessuti di cotone grezzo, molto semplici ma originali; la salita offre anche una bella visuale sul vasto territorio, ed all’orizzonte si vedono i laghi Chamo e Abaya. Le case tradizionali dei Dorze hanno uno stile non riscontrabile altrove: per edificarle viene utilizzato un intreccio di fibra ricavata dall’albero del ‘falso banano’ (l’enset), e sono alte sino a dodici metri, circondate da orticelli e da verdi macchie di enset. Si potrà osservare la particolare lavorazione che viene effettuata della pianta di enset, che qui sembra un vero toccasana alimentare, ed anche assaggiare pietanze preparate con questo particolare ingrediente. Si scende quindi a valle arrivando ad Arba Minch, dove si alloggia e si cena presso il Paradise o lo Swaynes  Lodge, la tappa oggi è di circa 340 km, approssimativamente 5 ore di guida. 14°g.    6/11 Arba Minch – Alduba – Jinka   Si lascia Arba Minch verso sud arrivando a Konso, dove si tornerà rientrando, il centro principale di questo popolo di grandi coltivatori insediato in un ambiente di colline che sono state interamente modellate da terrazzamenti e solcate da canalizzazioni di una perfezione tecnica ammirabile. Qui i villaggi sono protetti da muri di pietra a secco, gli stessi che delimitano e sostengono i complicati terrazzamenti agricoli. Si procede ora verso la valle dell’Omo in  direzione ovest, lasciando i paesaggi creati dal lavoro agricolo dei Konso per entrare nei territori delle tribù pastorali Tsamaico, Banna, Hamar, Karo, Mursi, Dassanech... e cioè di quel grande mosaico di popoli che abita il sud etiopico. Si inizia questa interessante ricognizione recandosi al pittoresco mercato settimanale di Alduba, nell’area di Demeka, frequentato in gran parte da gente dell’etnia Banna e da alcuni Hamar ed anche Karo. La visita ad un mercato locale è interessante poiché consente di scoprire i prodotti di questa terra, i manufatti di diverse etnie e, attraverso la merce esposta, si intuisce il modo di nutrirsi, di vestirsi, le credenze, le attività ed il lavoro. Si prosegue arrivando in un villaggio dei Banna, pastori–agricoltori di lingua omotica, considerati da diversi studiosi un clan del più numeroso popolo degli Hamar, con i quali, oltre alla similitudine linguistica, hanno tradizioni molto vicine, ma da cui si distinguono anche per i diversi motivi decorativi. Proseguendo verso ovest s arriva a Jinka, dove si alloggia presso l’Eco Omo Lodge. 15°g.    7/11 Jinka – Turmi   Da Jinka ci si reca nella regione popolata dall’etnia dei Mursi, un popolo dalla costituzione alta e snella, con i caratteri tipici dei popoli nilotici. Fanno parte di quell’ormai sparuto gruppo di etnie le cui donne portano ancora il piattello labiale, che presso i Mursi è tondo. L’arte corporale riveste molta importanza: la decorazione è ottenuta spalmando sul viso e sul corpo un impasto di acqua e caolino sul quale vengono tracciati con le dita segni seguendo moduli decorativi che cambiano di volta in volta. Entrare in un loro villaggio è un’esperienza piuttosto intensa, perché possono essere abbastanza aggressivi con i visitatori: si accede accompagnati da una persona locale che porta con sé anche un’arma e se si desidera fotografare qualcuno è sempre necessario dare dei denari – una consuetudine questa che oggi è estesa alla maggior parte dei gruppi etnici. Rientrati a Jinka si prosegue verso sud per Turmi, e da qui si continua verso ovest percorrendo un bel tratto di savana sabbiosa costellata di acacie e giganteschi termitai arrivando nel territorio dei Karo. Si visita un loro villaggio affacciato su di una spettacolare ansa del fiume Omo, dove gli abitanti ne coltivano le sponde con l’abbassarsi del livello delle acque. Questa interessante etnia fa parte del ceppo a cui appartengono anche gli Hamar ed i Banna; tra i Konso l’ornamento più vistoso delle donne è rappresentato dall’intreccio di numerose collane costruite con i materiali più disparati e sia uomini che donne si dipingono il corpo con linee bianche di cenere. Rientrati a Turmi si alloggia presso il Buska o il Turmi Lodge. 16°g.    8/11 Turmi – Omorate - Konso   Da Turmi si parte in direzione sud per il villaggio di Omorate, sulle rive del fiume Omo nei pressi del confine keniota. Utilizzando un’imbarcazione si naviga lungo l’Omo giungendo ad un villaggio dei Dassanech, una popolazione di origine nilo-sahariana in prevalenza allevatrice che sopravvive a stento in un territorio avaro di risorse. Le semplicissime capanne sono spesso coperte di lamiere e su tutto impera un’implacabile polvere; ma nonostante le difficoltà in cui versano sono ammirevoli per l’indole pacifica, una qualità che nasce forse anche dalla struttura egalitaria del loro sistema sociale. Completata la visita si torna con la barca ai fuoristrada e si parte per rientrare a Turmi, dove oggi è la giornata del mercato settimanale, atteso da persone che appartengono per la maggior parte all’etnia degli Hamar. Si procede quindi per Konso, dove si alloggia presso il Kanta Lodge. 17°g.    9/11 Konso – Arba Minch – Addis Abeba e volo di rientro   Si visita la “reggia” del capo dei nove clan dei Konso, costituita da un denso complesso di capanne tradizionali che includono quella della mummificazione, una procedura che era riservata solo ai re; nei pressi vi sono le stele di legno che segnano i punti dove vennero deposti i resti mummificati dei vecchi re. Quindi ci si reca al vicino villaggio di Gamole, che è ora diventato un sito del Patrimonio Mondiale Unesco: cinto da mura e densamente abitato, offre un bello specchio della realtà tradizionale di questo popolo. Completate le visite si prosegue verso nord per Arba Minch, dove ci si imbarca sul volo per Addis Abeba alle 13.45 con arrivo alle 14.50 (orari da confermare). Arrivati, si avranno a disposizione alcune stanze presso l’hotel Jupiter (4*) per rinfrescarsi prima della partenza. Si cena in un ristorante tipico e ci si reca quindi in aeroporto per l’imbarco sul volo di rientro; Ethiopian parte per Milano Malpensa alle 23.15 o per Roma Fiumicino alle 0.10. Per gli orari di altri collegamenti contattare Amitaba Per gli orari di altri collegamenti contattare Amitaba. 18°g.    Sabato 10 novembre, arrivo a destinazione   Arrivo a Milano Malpensa alle 4.25 o a Roma Fiumicino alle 4.30.
ETIOPIA 2018: Surma, Valle dell’Omo, Bale e Sheick Hussien
Estensione iniziale: la Rotta Storica; estensione finale: Las Geel e Gibuti
Periodo: 18 feb - 8 mar
(Per le tappe dell'estensione iniziale, si veda Etiopia: Rotta storica) Completata l’estensione iniziale (opzionale) si parte per il sud, dove si pongono i primi campi tra le genti Surma e nel Parco dell’Omo, condividendo la vita di alcuni villaggi e, man mano che ci si sposta in direzione orientale per arrivare alle montagne del Bale, si scopre uno spettro ampio e piuttosto approfondito delle popolazioni che rendono così speciale quest’area del mondo. Oltre all’incontro coi Surma ci si avvicina agli Oromo, Kefficio, Benci, Dizi, Niangatom, Karo, Hamer, Konso, Borana, Arsi ed Harari oltre a gruppi nomadici anche somali. Ogni etnia ha lingua, tradizioni e caratteristiche diverse, nonostante popolino aree situate a distanze piuttosto brevi le une dalle altre, un fatto questo strabiliante e non facilmente spiegabile. Il contesto naturale che forma i loro habitat sarebbe anche solo di per sé un motivo assolutamente appagante per un viaggio; si visitano diversi Parchi Nazionali ed aree protette tra foreste, savane, grotte, altopiani, catene di altissime montagne (oltre i 4000!), fiumi e gole. Superati i monti del Bale si arriva sugli altopiani sud orientali, anche questa una regione selvaggia con aree nomadiche, per seguire il momento culminante di un pellegrinaggio sufi che ha reminescenza decisamente bibliche, anche per i costumi ed i volti delle persone, che si svolge nel luogo dove tra il X e l’XI secolo visse Sheick Hussien. Per la ricorrenza vi si radunano genti della regione ed un gran numero di pellegrini giunti per celebrare la memoria del santo cantando gli inni sacri al ritmo dei tamburi: un momento magico in particolare alla sera, quando si riesce a percepire la forza spirituale di un Islam antico, libero dalle costrizioni medievali imposte dai sunniti. Da qui si prosegue per la città santa di Harar, un vero gioiello per la sua peculiare conformazione architettonica, ottimamente preservata, da dove si potrà rientrare ad Addis Abeba o proseguire per il Somaliland e il Gibuti. L’estensione finale porta a Las Geel, il sito di arte rupestre recentemente rilevato ed ora considerato tra i più interessanti dell’Africa, e fino alla costa del Somaliland a Berbera; quindi nel Gibuti per ammirare la Dancalia meridionale coi laghi Abbe (famoso per i camini calcarei di origine vulcanica) e Assale (ben 120 mt sotto il livello del mare, se pur a poca distanza dall’oceano), il golfo di Goubet, i litorali dove le sabbie si mischiano alle colate nere della lava e così via. NB: per la partecipazione a questa parte si leggano le note specifiche. Nota tecnica Gran parte del viaggio si svolge al di fuori dei circuiti turistici, ed è adatto a viaggiatori con spirito di adattamento che sappiano rinunciare alle abituali comodità. Nell’estensione iniziale si utilizzano strutture alberghiere e servizi di livello europeo. Per la parte principale del viaggio sono necessari in tutto otto campi mobili, prima tre e poi cinque consecutivi. Amitaba fornisce il materiale da campeggio, salvo il sacco lenzuolo o il sacco a pelo, inclusa l’attrezzatura da cucina; il cibo nei campi è preparato da un nostro cuoco. Le altre sistemazioni per questa parte variano di qualità e comunque si utilizzano le migliori disponibili. Per l’estensione finale, il cui tratto che si svolge in Somaliland esige una manleva scritta inerente la responsabilità sull’esecuzione del medesimo a favore di Amitaba, si utilizzano strutture alberghiere che possono richiedere una certa capacità di adattamento ed un campo fisso. In merito ai trasporti, per la parte principale si utilizzano veicoli 4x4, tipo Toyota Landcruiser, Mitsubishi o simili; un pulmino nella parte iniziale e le jeep per l’escursione nel Parco di Simien; veicoli 4x4 in Somaliland e Gibuti. Il clima nell’arco del viaggio varia molto, si attraversano diverse regioni temperate ed aree dove si possono avere oltre 30°C, in particolare nel Gibuti; mentre nel parco del Simien è normale avere anche solo 10 gradi ed il punto più freddo è nel parco di Bale, dove si pone un campo in alta quota (quasi 4000 metri) e non si escludere lo zero termico. Ci si aspetta un clima generalmente secco, ma non possono essere escluse piogge in particolare nelle aree montane. Come attrezzatura è importante portare un sacco lenzuolo e un sacco a pelo che sia adatto al campo alto nel parco del Bale (si consiglia un gradiente di comfort da -5 a zero gradi; può essere utile anche una zanzariera, in particolare per chi si reca al lago Abbe in Gibuti, oltre ai soliti repellenti. È necessario essere abbigliati per temperature più basse nelle zone di montagna, si consigliano le giacche antivento ed acqua usate nei trekking e dei pile, e scarpe adatte ai percorsi a piedi su terreni anche sassosi, oltre ad un copricapo e occhiali da sole.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO ESTENSIONE INIZIALE: LA ROTTA STORICA  (Per maggiori dettagli, vedi programma completo Etiopia: La rotta storica) 1°g.    Sabato 10 febbraio, partenza per Addis Abeba   Per raggiungere Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, si possono scegliere diverse compagnie aeree; se si vola con la Ethiopian Airlines si ha il vantaggio di un prezzo più basso per i voli interni nel corso del viaggio. Con Ethiopian la partenza da Milano Malpensa è alle 20.15 e da Roma Fiumicino alle 22.45 (è lo stesso aereo che fa scalo). 2°g.    11/2 Addis Abeba – Axum   L’arrivo ad Addis Abeba è alle 6.35, dove è in attesa dei partecipanti la guida locale. Nella mattina si visita la città, il cui nome significa “Nuovo fiore”; ci si reca al Museo Nazionale interessante sia per i reperti sabei, che testimoniano lo scambio culturale tra l’altopiano etiopico, la costa eritrea e la Penisola Arabica, sia per i suggestivi abiti indossati un tempo dalle alte cariche dell’Impero, ma soprattutto per Lucy, il piccolo scheletro ritrovato negli anni ‘70 nella valle dell’Awash e appartenente ad un ominide, l’Australopithecus Afarensis, vissuto tre milioni e mezzo circa di anni fa (popolarmente conosciuto come “Lucy”). Si visita anche il Museo Etnografico, che ospita una splendida collezione di strumenti musicali, di croci copte e le stanze con gli arredi dove abitò l’imperatore Hailè Selassiè. Si parte quindi in volo per Axum (14.40 – 16.00, orari da confermare), situata nella regione dell’altopiano del Tigray nella parte più settentrionale del Paese a circa 2100 mt di quota; giunti a destinazione ci si accomoda presso l’hotel Sabean e si fa un primo giro in città. La cena è in albergo. 3°g.    12/2 Axum   Giornata dedicata alla visita dei luoghi e monumenti della città: la tomba di Kaleb, su un promontorio che domina da lontano la piana della battaglia di Adua e gli avvallamenti verso l’Eritrea, e il  sottostante ‘bagno della regina di Saba’; il Parco delle Stele, con i monoliti grezzi o scolpiti, eretti o crollati, ancora circondati da molti interrogativi; il complesso della Chiesa di Emda Mariam Sion, posta di fronte al Parco delle stele, che custodisce in un’apposita cappella, secondo la credenza dei fedeli, l’Arca dell’Alleanza trafugata a Gerusalemme da Menelik I al tempo del Re Salomone; il piccolo museo, che ospita reperti legati alla tradizione storica e religiosa; le rovine del Palazzo della Regina di Saba, ai margini della cittadina. 4°g.    13/2 Axum – Debark   Si parte al mattino presto, prendendo una buona strada di montagna che consente di raggiungere il Parco Nazionale dei Monti Simien, situato a sud ovest di Axum, con un percorso che offre grandi panorami sulla valle dello Shirè. È un susseguirsi di ripide discese e vertiginose salite fino al ponte di ferro sul fiume Tacazzè, ornato dea alcuni grandi baobab, e sul cui versante opposto si noteranno gli alberi dell'incenso. Nel tardo pomeriggio arrivo  nella cittadina di Debark situata a circa 2800 metri di quota, dove si fanno i permessi  per  l’ingresso al Parco del Simien. Sistemazione presso il semplice hotel Sona per il pernottamento e la cena; la tappa è di 280 km circa ed impegna approssimativamente per 7 ore. 5°g.    14/2 Debark – Parco del Simien - Kosoye   Si lascia la cittadina di Debark verso est attraverso pittoreschi paesaggi ondulati dove pascolano grandi mandrie arrivando all’ingresso del Parco, dove inizia la strada sterrata; il complesso territorio del Semien è l'area montagnosa più importante d'Etiopia con cime di oltre 4000 metri, un santuario naturalistico oggi protetto per i suoi paesaggi - gole profondissime, dirupi e falesie vertiginose - e la flora e fauna endemiche. Qui con i fuoristrada si effettua un'escursione all'interno del parco toccando un’altitudine massima di circa 3600 mt, con soste panoramiche e possibilità di cogliere, in gruppi talvolta numerosi, i famosi " babbuini Gelada", anche conosciuti come " scimmia leone" per la foltissima criniera del maschio. Si torna quindi a Debark e si prosegue verso sud est arrivando a Kosoye (60 km Debark); sistemazione presso il Kosoye Ecolodge, situato in una panoramicissima posizione al bordo dell’altopiano a circa 2900 metri di quota, dove si consuma anche la cena. 6°g.    15/2 Kosoye – Gondar   Proseguimento per Gondar (35 km), che sorge a 2300 metri in una bella posizione geografica. Prima di giungere nella cittadina si sosta al villaggio di Wolleka, dove risiedono ancora alcuni etiopi di religione ebraica, noti per essere esperti artigiani (la maggior parte di loro si trasferì in Israele nel corso degli anni ‘80).  Fondata  nel 1635 dall’imperatore Fasilidas, gode di un clima mite tutto l’anno e riserva al visitatore la peculiarità di una cittadella imperiale murata edificata in uno stile che ricorda le costruzioni medioevali portoghesi nel cuore dell’altopiano etiopico. Si visitano la Cittadella Imperiale dove sorgono diversi palazzi di cui il più antico, restaurato dall’Unesco, fu costruito dall’imperatore Fasiladas. La chiesa della Trinità (Debre Berhan Selassie), posta al centro di una cinta di mura ornate da torri, mirabilmente affrescata con decorazioni che ornano anche l’intero soffitto a cassettoni rappresentando i visi di cherubini, un mirabile, splendido esempio dell’arte figurativa etiopica del Seicento. I bagni di Fasilidas, sul cui perimetro si innalzano alberi plurisecolari con il palazzetto, una seconda dimora dell’imperatore, costruito al centro di una grande vasca (oggi viene riempita d’acqua solo una vola l’anno nella ricorrenza del battesimo di Gesù che si celebra in Etiopia il 18 gennaio). Si completano le visite con il complesso di Kusquam, con i resti del palazzo dell’imperatrice Menteweb, un piccolo museo e la chiesa (rifatta ma comunque non visitabile) circondata da mura circolari che creano uno spazio di grande tranquillità e pace. Sistemazione presso l’AG hotel e cena in un ristorante tipico. 7°g.    16/2 Gondar – Bahar Dar   Si parte per Bahar Dar, la cittadina situata a meridione del grande lago Tana; si percorrono circa 180 km verso sud in approssimativamente 3 ore di strada  asfaltata. Una trentina di chilometri prima dell’arrivo una breve deviazione porta al villaggio di Awra Ambra, dove si viene accolti da una guida del villaggio che conduce una visita con cui si scoprono alcuni aspetti dell’interessante esperimento comunitario in corso da parecchi anni, con i ruoli di uomini e donne paritetici ed una cura amorevole dei bisognosi; tra le attività del villaggio vi è anche la tessitura e si possono acquistare i loro prodotti a prezzi molto convenienti. Giunti a Bahar Dar (1830 mt di quota), ossia “la porta del mare”, una piacevole cittadina sulle sponde del lago Tana, ci si accomoda presso l’hotel Jarcanda e si pranza. Nel pomeriggio con un’escursione ci raggiungono le cascate del Nilo Azzurro, circa 30 km a sud ovest della cittadina; qui si segue un sentiero che supera un vecchio ponte e risalendo il colle sul lato opposto conduce di rimpetto alle cascate, una visuale molto bella in un ambiente bucolico. Superato il ponte sospeso si arriva fin sotto alla caduta d’acqua, e per tornare si continua lungo i campi prendendo poi una barchetta con cui attraversa il fiume. Rientrati, si consuma la cena in hotel. 8°g.    17/2 Bahar Dar: Lago Tana   Nel 1500, incalzati dalle incursioni musulmane, i religiosi cristiani etiopi sentirono la necessità di trovare luoghi nascosti e protetti per proteggere testi sacri e tradizioni religiose che avrebbero rischiato di essere cancellate; le isole del vastissimo (ma poco profondo) lago Tana divennero così rifugio di eremiti e sacerdoti che vi fondarono una serie di monasteri, di cui alcuni sono autentici scrigni d’arte. Si esplora il meglio di questi tesori navigando nella dolce natura del lago alla scoperta delle chiese più significative, dove si ammirano commoventi cicli pittorici. Lasciando Bahar Dar si entra per un breve tratto lungo il Nilo Azzurro, che sgorga dal grande lago, dove spesso è possibile avvistare gli ippopotami. Si raggiunge con circa due ore di navigazione l’isola di Dek, la più grande del lago, per la visita della chiesa di Narga Selassie, costruita al tempo della regina Mentwab, che presenta una pianta circolare in pietra con una serie di arcate che ne disegnano il perimetro all’interno di una cinta di mura fortificate. L’atmosfera è speciale e gli affreschi di bellezza formidabile. Si torna quindi in direzione sud approdando alla penisola di Zeghie dove con una tranquilla passeggiata di circa 15 min tra la vegetazione tropicale, lungo un comodo sentiero che negli anni si è trasformato in un tranquillo mercatino (qui giungono infatti più turisti) si raggiunge Ura Kidane Meheret, uno dei più antichi monasteri del lago Tana. Le mura circolari della chiesa sono finite in modo tradizionale con un impasto ben levigato di fango e tec, il principale cereale della regione, e l’interno stupisce per gli affreschi, che anche qui rappresentano l’iconografia classica del cristianesimo etiope; nei pressi vi è anche un piccolo museo e … una casa tradizionale dove si produce, e beve, la birra locale. Completata l’escursione si rientra a Bahar Dar. 9°g.    18/2 Bahar Dar – Addis Abeba   Nel corso della mattina si fa una visita in città e si raggiunge un punto panoramico. Il volo della Ethiopian per Addis Abeba parte alle 13.00 con arrivo alle 14.00 (orari da confermare). Giunti nella capitale ci si accomoda presso l’hotel Caravan dove si hanno a disposizione delle stanze e si cena in un locale tipico. PROGRAMMA PRINCIPALE: SURMA, VALLE DELL’OMO, BALE E SHEICK HUSSIEN Partenza per chi segue solo questa parte 1°g.    Domenica 18/2, partenza per Addis Abeba   Per raggiungere Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, si possono scegliere diverse compagnie aeree; se si utilizza la Ethiopian Airlines si ha il vantaggio di un prezzo più basso per i voli interni utilizzati nel corso del viaggio. Con Ethiopian la partenza da Milano Malpensa è alle 22.50 e se si parte da altre città italiane si utilizzano dei voli in connessione su Malpensa. Programma comune 2°g. o 10°g. - 19/2 Addis Abeba   L’arrivo ad Addis Abeba è alle 7.00, dove è in attesa dei partecipanti la guida locale. Si raggiungono presso l’hotel Caravan il capogruppo italiano ed i compagni di viaggio che hanno seguito l’estensione iniziale, dove le stanze vengono assegnate dalle 12.00 o, se disponibili, anche prima; nella giornata di oggi vengono eseguite dal nostro corrispondente le pratiche necessarie al rilascio dei permessi per chi si reca in Somaliland, che richiedono di esibire il passaporto (NB: si ricorda che l’accesso in Somaliland non è coperto dal “Contratto di viaggio” e dalle assicurazioni, come meglio specificato nella sezione appropriata). Oggi si visita la città di Addis Abeba cominciando subito dopo la colazione con un programma che nella parte iniziale è uguale a quello dell’11/2 (Museo Nazionale e Museo Etnografico) a cui poi si aggiunge la visita della Cattedrale della Santissima Trinità, dove riposano le spoglie di figure illustri della storia etiope, tra le quali spicca naturalmente quella dell’ultimo imperatore, Haile Sellassie. Chi ha già seguito il programma dell’11/2 potrà saltare la parte iniziale. 3°g. o 11°g. - 20/2 Addis Abeba – Gimma – Bonga   Il volo della Ethiopian per Gimma parte alle 9.00 con arrivo alle 9.55 (orari da confermare). Questa cittadina a sud ovest della capitale è il capoluogo della regione Kefa, patria del caffè del tipo “arabica”; qui la popolazione principale è costituita dagli Oromo, il gruppo tribale più numeroso del Paese che è suddiviso in dodici sottogruppi e conta ben 200 clan diversi. All’aeroporto sono in attesa gli autisti con i mezzi fuoristrada con a bordo l’attrezzatura necessaria. Si parte proseguendo in direzione sud ovest per Bonga attraversando una delle poche foreste pluviali dell’Etiopia: in questa regione ha avuto origine il caffè ed ancora oggi esistono alcune qualità di caffè selvatico che si cerca di proteggere. Giunti a Bonga ci si reca a visitare un villaggio Kefficio, l’etnia predominante in questa zona, dove si vedono anche gli alberi di caffè selvatico. Si rientra quindi a Bonga dove  si pernotta presso la Guest House di Bonga. 4°g. o 12°g. - 21/2 Bonga – Kibish   Il viaggio prosegue per Mizan Teferi, 116 km a sud ovest, attraverso paesaggi verdi e grandi coltivazioni di tè; qui si sosta all’ufficio del turismo della regione per ritirare i permessi necessari per viaggiare nella regione dei Surma. Si prosegue quindi verso sud lasciando alle spalle le grandi piantagioni di caffè e la bellissima foresta di Bebeka abitata dalla popolazione Benci arrivando alle montagne alte fino a 2500 mt che circondano la valle del fiume Kibish quasi a semicerchio abitate dalla popolazione Dizi. La strada è asfaltata fino a Dima (circa 210 km), nei pressi del confine col Sudan del Sud; da qui si procede in direzione sud est entrando nel territorio dei Surma nelle valli del fiume Kibish, affluente dell’Omo, l’area dei loro insediamenti; si  arriva nel tardo pomeriggio in un piccolo villaggio, dove si pone il primo campo (si sosta a Tulgic o a Kibish, che sono separati da un passo). La tappa di oggi è di circa 280 km, approssimativamente 7 ore di viaggio. 5°g. o 13°g. - 22/2 Kibish (villaggi Surma)   In questa giornata si effettuano delle escursioni a piedi alla scoperta dei villaggi Surma nei dintorni del Kibish. I Surma sono allevatori di vacche e capre e sono rimasti chiusi, più ancora delle popolazioni vicine, in un secolare isolamento. Alti e snelli, con i caratteri tipici dei popoli nilotici, sono divisi in tre principali clan: Suri, Chai e Tirma, con altri sottoclan più piccoli. Con i Mursi, che risiedono nella valle dell’Omo, fanno parte di quell’ormai sparuto gruppo di etnie le cui donne portano ancora il piattello labiale, tondo presso i Mursi, tondo, triangolare o trapezoidale presso i Surma. L’arte corporale riveste molta importanza: la decorazione è ottenuta spalmando sul viso e sul corpo un impasto di acqua e caolino sul quale vengono tracciati con le dita segni seguendo moduli decorativi che cambiano di volta in volta. Un’altra peculiarità dei Surma è la pratica del “donga”, il combattimento rituale con i bastoni che i Suri praticano dopo la stagione delle piogge quando si confrontano due o più duellanti con lo scopo di dimostrare il proprio valore alle ragazze nubili. Nel pomeriggio rientro al campo. 6°g. o 14°g. - 23/2 Kibish – Parco dell’Omo   Ci si sposta ad est arrivando al Parco Nazionale dell’Omo; è il più grande del Paese e si estende a ovest del fiume Omo. La sua fama nasce dalla presenza dello Swaynes Hartebeest (Alcelaphus Buselaphus Swayner), un’antilope endemica dell’Etiopia in pericolo di estinzione. Con un po’ di fortuna si riuscirà ad avvistarla, oltre ai piuttosto rari esemplari della grande fauna selvatica: bufali, elefanti, giraffe, ghepardi, leoni, zebre, orici. Sistemazione al campo. 7°g. o 15°g. - 24/2 Parco dell’Omo – Karo – Turmi   Si lascia il Parco Nazionale dell’Omo in direzione di Kangaten e con due ore circa di percorso si raggiungono le terre abitate dai Niangatom, un popolo di lingua nilo-sahariana che vive sulle sponde occidentali del fiume Omo, dove si visita un loro tipico villaggio. Attraversato il fiume si prosegue per i territori dei Karo, raggiungendo dopo un bel tratto di savana sabbiosa costellata di acacie e giganteschi termitai un loro villaggio che si affaccia su una spettacolare ansa del fiume Omo; gli abitanti ne coltivano le sponde con l’abbassarsi del livello delle acque. Questa interessante etnia fa parte del ceppo a cui appartengono anche gli Hamer ed i Benna, l’ornamento più vistoso delle donne è rappresentato dall’intreccio di numerose collane costruite con i materiali più disparati, mentre gli uomini si dipingono il corpo con linee bianche di cenere ed impugnano la lancia, fedeli all’antico rituale di preparazione alla caccia o alla guerra. Si continua il viaggio arrivando a Turmi, dove si alloggia e si cena presso il Busca Lodge; oggi si percorrono circa 215 km impiegando approssimativamente 5 ore. 8°g. o 16°g. - 25/2 Turmi – Regione degli Hamer – Konso   Nel corse della mattina si visitano dei villaggi Hamer; si percorrono piste che si snodano in un ambiente di savana punteggiata da acacie, a cui fanno da sfondo, in lontananza, le montagne. Gli Hamer sono uno dei gruppi etnici più curati dal punto di vista estetico; le donne usano acconciarsi i capelli in deliziosi caschetti ottenuti arricciando le ciocche con argilla mescolata a burro o grasso di animale, portano collane di conchiglie cauri e indossano un tipico gonnellino in cuoio orlato con borchie metalliche ed anelli di ferro. L’ornamento caratteristico delle donne da sposare consiste in una visiera metallica detta “kallè”, le donne sposate si distinguono invece per il massiccio collare in ferro. Si prosegue quindi per Konso, che dista da Turmi 4 ore circa di strada in direzione nord est; arrivo e sistemazione presso il Kanta lodge – la quota qui è di 1650 mt. I Konso sono un popolo sedentario insediato in un ambiente collinare e pietroso che utilizza villaggi frazionati e protetti da muri di pietra a secco, gli stessi che delimitano e sostengono i complicati terrazzamenti agricoli; si visitano alcuni villaggi. Ci si reca a visitare la “reggia” del capo dei nove clan dei Konso, costituita da un denso complesso di capanne tradizionali, che includono la capanna della mummificazione, una procedura che era riservata solo ai re dell’etnia; nei pressi vi sono le stele di legno che segnano i punti dove vennero deposti i resti mummificati dei vecchi re. Si cena nel Lodge. 9°g. o 17°g. - 26/2 Konso – Yabelo   Ci si reca a Gamole, un tipico villaggio dei Konso che è ora diventato un sito del Patrimonio Mondiale Unesco: cinto da mura e densamente abitato, offre unbello specchio della realtà tradizionale di questo popolo. Ci si reca quindi al mercato di Konso, punto d’incontro di tutte le persone del luogo. Dopo pranzo si parte verso sud est per Yabelo: qui il fiume Sagan segna il confine tra le terre dei Konso e dei Borana. Ci si inoltra in un'area caratterizzata da un bel paesaggio di savana con acacie ad ombrello e alti termitai di terra rossa: è la terra dei Borana, un popolo di allevatori che appartiene alla grande famiglia degli Oromo. A Yebelo (1800 mt) si prende alloggio presso un albergo locale, il Yebelo Motel. 10°g. o 18°g. - 27/2 Yabelo – El Sod - Neghele Borana   Partenza per Neghele Borana; si segue verso sud la strada che proviene da Addis Abeba e porta in Kenia oltrepassando Doboluk. Lasciata la strada principale si raggiunge il cratere di El Sod (1400 mt), nella cui profondità si trova un lago nero dove gli abitanti del luogo raccolgono il sale che poi trasportano fino al bordo del cratere utilizzando gli asini. La discesa richiede circa 30 minuti, sono circa 200 metri di dislivello. Sul fondo è interessante vedere il faticoso e poco remunerato lavoro dei giovani uomini che vengono qui quotidianamente, la risalita è più faticosa, ed è da evitare nelle ore più calde – ma è sempre possibile tornare su per una, cifra da contrattare, a cavallo d’asino! In quest’area si trovano anche le ‘fonti che cantano’ – così chiamate perché la raccolta dell’acqua è eseguita con caratteristici canti (non è pianificabile vedere la raccolta dell’acqua, dipende dalle esigenze dei villaggi, non è una cosa turistica). Lasciato El Sod si segue la strada sterrata fino a Negehele Borana;  il percorso è piuttosto pianeggiante e si attraversano una foresta di acacie e altra vegetazione di clima temperato; si potranno avvistare numerosi dik dik, gazzelle di Grant e le antilopi giraffa. Queste terre sono abitate dai popoli borana etiopici e borana kenioti, che emigrano con i loro animali alla ricerca di pascoli ed acqua, e occasionalmente si incontrano anche i pastori nomadi provenienti dai confini della Somalia e si incrociano anche alcuni campi di profughi fuggiti dalla Somalia. Arrivati a Neghele Borana (1500 mt), situata a nord est di Yabelo, sistemazione in campo; si percorrono circa 335 km in approssimativamente 6 ore. 11°g. o 19°g. - 28/2 Neghele Borana – Foresta di Haranna – Sennati   Si segue la strada principale che porta verso Hawassa lasciandola a Bitata in direzione nord per i monti Bale. Giunti alle loro falde si attraversa la bella foresta ad alto fusto di Harenna, ricca  di varietà  endemiche  di piante e fiori; mentre si sale queste lasciano il posto alle eriche giganti, avviluppate dal muschio verde, e più in alto ancora si trovano spazi ampi con una vegetazione bassissima, un ambiente naturale unico, l’altopiano di Sennati a 4000 mt di altitudine. Con le jeep si raggiungere la cima del Tullu Demtu (4377 mt), la seconda montagna per altezza dell’Etiopia, da dove la vista spazia sull’immenso altopiano. Si prosegue per l’area di campo, situata a 3950 metri di quota, dove si possono fare passeggiate per avvistare il lupo abissino, una specie in via di estinzione. Si percorrono circa 245 km in circa 5 ore. 12°g. o 20°g. - 1/3 Sennati – Sof Omar   Si scende a nord dei monti Bale e, superata la cittadina di Goba, si raggiunge l’ingresso principale del Parco; in quest’area, caratterizzata da estese praterie, si avvistano le antilopi e i facoceri. Rientrati a Goba si visita l’interessante  mercato locale. Si parte quindi per la grotta di Sof Omar, che fu un discepolo del santo sufi Sheik Hussein, molto venerato in questa regione, si segue una bella pista attraverso grandi piantagioni di mais, orzo e grano delle popolazioni Arsi, anche queste appartenenti alla grande famiglia degli Oromo. Giunti al canyon dove si trova la grotta si pone il campo tra le acacie nei pressi di un piccolo villaggio; la quota qui è di circa 1250 mt. 13°g. o 21°g. - 2/3 Sof Omar – Sheik Hussien   Si visita a piedi la grotta di Sof Omar che per grandezza è la terza dell’Africa orientale; è un luogo considerato sacro dalle persone del luogo ed all’inizio vi è anche un piccolo altare. Venne scavata dal fiume Web, le qui acque la percorrono tutta e creano un ambiente molto particolare al suo ingresso, con grandi colonne e formazioni create nella bianca roccia calcarea della montagna; può essere attraversata a piedi per 17 km fino all’uscita, ma il punto fino a dove può essere percorsa dipende dal livello del fiume. Si parte quindi per il santuario di Sheik Hussien che dista circa 140 km; si sosta per il pranzo nella città di Ginir. Questa è la regione situata ai bordi della grande terra dell’Ogaden, abitata dai nomadi somali. Arrivo al villaggio di Sheik Hussien (1500 mt) nel tardo pomeriggio dove si pone il campo; la zona pullula di pellegrini che spesso tengono in mano il tipico bastone biforcato, giunti per la grande celebrazione del santo sufi, una situazione decisamente unica. 14°g. o 22°g. - 3/3 Sheik Hussien   Giornata dedicata alle celebrazioni in onore del santo sufi Sheik Hussien, il cui nome in linguaggio Arsi viene tradotto con “ Essere Supremo”. La figura di quest’uomo che visse tra l’XI ed il XII secolo è intrisa di leggende e nel corso dei secoli stuoli di pellegrini etiopi, kenioti e somali hanno venerato il santuario posto nel luogo dove egli visse. La figura principale qui è lo sceicco, discendete diretto del grande santo, lo Sheikh Umet, il capo spirituale della comunità che risiede in una semplice casa tradizionale adiacente all’ingresso della moschea. È un interessante e mistico personaggio che illustra le storie e le leggende e nei momenti rituali ha il capo ricoperto da un copricapo di  perline colorate e tiene nelle mani diversi simboli, tra cui la preziosa spada appartenuta al santo sufi. Ci si reca alla moschea (in tutto il perimetro si va a piedi scalzi), che ha le pareti bianche intonacate da un gesso che i fedeli si spalmano sul viso, e contiene la tomba di Sheik Hussien, della figlia e di tutti i suoi discendenti. Qui c’è un laghetto (lo Zemzem) la cui acqua, anche se decisamente poco pulita, è considerata santa: i fedeli la raccolgono e la bevono l’acqua e per curarsi a volte si immergono; all’intorno vi è un cimitero e sotto le arcate esterne dimorano molti pellegrini, i cui volti spesso trasmettono un senso di ascesi ed hanno un richiamo decisamente biblico. Le numerose leggende che  rendono così vivo ed affascinante il celebre sufi sono rievocate oralmente e sono oggetto dei canti religiosi, in particolare il santo viene venerato con gli inni “Baahro”, un termine che deriva dalla parola araba “Bahar” utilizzato dagli Arsi con il significato di “mare” inteso come “potenza della natura”, una qualità  attribuita al santo che ne indica la generosità e la benevolenza. Ascoltare i canti è affascinante anche per la loro forza, alimentata dall’ardente fervore religioso dei pellegrini, al ritmo incalzante dei tamburi, con il battito delle mani e le grida delle donne; in diversi momenti sono condotti personalmente dello Sheikh Umet. Alla sera poi molti fedeli si riuniscono ballando al ritmo dei tamburi e del battito delle mani, inneggiando al grande santo. Per chi ha un minimo di empatia, è molto bello ricevere il saluto dei pellegrini, sia uomini che donne, che in particolar modo nell’area sacra attorno e dentro la moschea, stringono le mani al visitatore baciando il dorso della mano, un gesto che si reciproca e si fa da una a tre volte, reso ancor più forte a volte dal tocco delle spalle, il tipico salito etiope, ed anche spesso da un forte abbraccio. Lo stesso Sheikh Umet a volte benedice così gli ospiti. È molto interessante anche la visita del villaggio, dove si trovano le tombe dei genitori del santo, giunti qui dall’Arabia; buona parte delle case ha il tetto fatto di zolle d’erba, che fornisce una buona coibentazione. 15°g. o 23°g. - 4/3 Sheik Hussien – Asebe Teferi (Asba Littoria)   Nella mattina è possibile fare un’ultima visita alla piazzetta antistante la moschea, per ammirare lo sceicco che conduce gli inni e le preghiere. Si lascia quindi, forse a malincuore, l’ultimo campo posto in questo luogo sospeso nel tempo seguendo un tracciato in direzione nord che porta a Asebe Teferi, circa 270 km che richiedono circa 7 ore di viaggio. Nella parte iniziale si gode di paesaggi bellissimi superando le gole formate dal fiume Wabe Shebele che nasce tra le montagne di queste regioni e fluisce nell’Oceano Indiano. Si attraversano molti villaggi Oromo giungendo in aree più antropizzate e superando alcune cittadine, tra cui Gelemso, dove sta arrivando la strada nuova. Superato un passo (circa 2400 mt) si arriva a Asebe Tseferi (1800 mt), dove si alloggia e si cena presso l’Agape Lodge. 16°g. o 24°g. - 5/3 Asebe Teferi – Harar   Si parte in direzione est per la cittadina musulmana di Harar, posta a 1885 mt sull’altopiano, che dista da qui circa 200 km, approssimativamente 5 ore di viaggio. Cena e pernottamento presso l’hotel Ras. 17°g. o 25°g. – 6/3 Harar   Considerata la quarta città santa dell’Islam, con tre moschee che risalgono al X secolo la città, Harar è stata il centro di un regno indipendente dal X secolo fino al 1886; è circondata da mura secolari con 5 porte originali, divenute 7 nel 1889 durante il regno di Menelik; nella parte vecchia la maggioranza degli abitanti è di etnia Harari. Tra le mura vi sono circa 5000 abitazioni, spesso colorate con bei colori pastello, che ospitano 40.000 persone; nel centro si trova una piazzetta circolare da cui si diramano le strade che confluiscono verso le diverse porte. Molta della vita quotidiana si svolge all’aperto, e passeggiare per le viuzze offre un’esperienza interessante di questo mondo, dove si riscontra una tranquilla disponibilità e simpatia per gli stranieri – si pensi che qui in tempi non lontani i non islamici non potevano neppur emettervi piede! Ci si reca alla casa del poeta francese Rimbaud ed ai mercati, si visita la chiesa ortodossa di Medane Alem, eretta da Menelik II, al cui interno sono conservate molte opere d'arte religiosa, ed il palazzo dove risiedeva; e capita spesso anche di essere invitati in una casa tradizionale. In serata si potrà assistere al tradizionale rito dello sfamare le iene: un uomo offre da magiare, a volte porgendolo dalle proprie mani, a questi impressionanti e feroci animali, che in questa occasione si possono osservare da molto vicino e… senza nessuna barriera! Per chi rientra 18°g. o 26°g. - 7/3 Harar – Dire Daua – Addis Abeba e volo di rientro   L’aeroporto di Dire Daua dista 60 km da Harar, circa un’ora di strada: fu fondata nel 1902 come stazione per la città di Harar lungo la ferrovia Addis Abeba – Gibuti costruita dai francesi. Sul percorso si sosta per la visita del coloratissimo mercato di Chat. Il volo della Ethiopian parte alle 12.25 con arrivo ad Addis Abeba alle 13.15 (orari da confermare). Giunti nella capitale si avranno a disposizione alcune stanze presso l’hotel Caravan per rinfrescarsi prima della partenza. Si effettua un giro in città e ci si potrà dedicare agli acquisti; si cena in un ristorante tipico che offre uno spettacolo folcloristico. Ci si reca quindi in aeroporto per l’imbarco sul volo di rientro; le partenza della Ethiopian sono per Milano Malpensa alle 23.40, via Francoforte, e per Roma Fiumicino alle 23.55 (volo diretto). 19°g. o 27°g. – Giovedì 8 marzo, arrivo a destinazione   L’arrivo a Roma Fiumicino è previsto alle 3.55; a Milano Malpensa alle 10.15. ESTENSIONE: DAS GEEL E GIBUTI NOTA BENE: la regione del Somaliland, dove sono ubicate Hargheisa, Las Geel e Berbera, è la porzione settentrionale della Somalia che corrisponde al territorio che in tempi coloniali fu la Somalia Britannica, che dal 1991 è diventato uno stato indipendente con capitale a Hargheisa. È uno stato non riconosciuto ufficialmente quindi questa regione dall’ONU è ancora considerata parte della Somalia, anche se il Somaliland è assistito dalle potenze occidentali tramite il Gibuti ed ha relazioni strette con l’Etiopia. È un territorio che non presenta i pericoli della Somalia e dove non si registrano problemi per i visitatori; in ogni caso si viaggia con una scorta armata, come nella Dancalia etiope. Chi decide di seguire questa parte lo fa a proprio rischio e responsabilità: Amitaba in quanto Operatore Turistico non può dare alcuna garanzia di prestazione per i servizi e la sicurezza in Somaliland in quanto la regione è formalmente parte della Somalia, quindi parte di un Paese dove il turismo è fortemente sconsigliato dalla Farnesina. Chi segue questo tratto del viaggio deve pertanto firmare a favore di Amitaba una manleva inerente la responsabilità sull’esecuzione del medesimo. 18°g. o 26°g. - 7/3 Harar – Hargeisa   Si lascia Harar in direzione est attraversando alcune colline con formazioni rocciose interesanti, nei dintorni si vedono molti campi di profughi somali; si attraversa la cittadina di Giggica, situata a 1600 mt, centro distrettuale della regione somala dell’Etiopia e arrivando alla frontiera con il Somaliland. Qui si cambiano auto e autisti e si prosegue fino alla capitale Hargeisa accompagnati dai soldati (la scorta seguirà l’intero percorso che si svolge nel Paese); si percorrono in tutto circa 260 km in circa 6 ore. Si alloggia presso l’hotel Maan Soor. La città è situata a 1334 mt di quota in una vallata dell’altopiano; ci si reca a visitare il mercato e l’area della vecchia moschea. 19°g. o 27°g - 8/3 Hargeisa – Las Geel – Berbera    La mattina partenza per il sito di arte rupestre di Las Geel “il pozzo  dove  si abbeverano i dromedari” (50 km), che per la qualità dei dipinti è stato nominato la Cappella Sistina del  Corno d’Africa. Tra i massi dalle forme plastiche di una collina situata in un bel deserto dove prosperano gli alberi di acacia vi sono sette pareti e volte decorate con disegni di animali e figure umane, spesso affiancate da cani, cin diverse scene di vita quotidiana. Gli ultimi dati disponibili dagli archeologi indicano un’età delle pitture di 5000 anni. Dopo la visita si prosegue per la cittadina di Berbera, posizionata sul mare sul golfo di Aden circa 110 km a nord est del sito, che fu per un periodo la capitale della Somalia Britannica prima del trasferimento del centro amministrativo a Hargeisa. Si effettua un giro in città, sempre scortati dai militari assegnati al gruppo, dove si vedono diversi quartieri vecchi, molto interessanti ed ancora utilizzati ma con parecchi edifici in stato di abbandono. Si alloggia sul litorale presso l’hotel Maan Soor, dove è piacevole godere del tramonto dalla spiaggia; si prevedono circa 4 ore di guida. 20°g. o 28°g. - 9/3 Berbera – Hargeisa – Gibuti   Si lascia la costa del Somaliland e si torna alla capitale, un percorso di circa 3 ore. A Hargeisa ci si imbarca sul volo per Gibuti, dove viene rilasciato il visto d’ingresso in aeroporto all’arrivo. Gibuti è un importante porto sul Mar Rosso, l’unico sbocco al mare per l’Etiopia e strategico punto di presidio militare per diverse potenze occidentali. La parte vecchia è piacevole da visitare, tra strade con edifici coloniali ed il mercato, molto viva in particolare nelle ore della sera. Si alloggia presso l’hotel Residence de l’Europe nella parte storica di Gibuti. 21°g. o 29°g. - 10/3 Gibuti – Lago Abbe   La mattina partenza per il lago Abbe, posto ad ovest della città al confine con l’Etiopia, che ne condivide il bacino. Si segue la strada che porta verso l’Etiopia, dove transita tutto il traffico dei rifornimenti che provengono dai porti di Gibuti e vanno ad Addis Abeba, che da qui dista circa 900 km; si lascia la strada asfaltata a Dakhil prendendo la pista che attraversa alcuni villaggi Afar, l’etnia di pastori che popola questa remota regione, arrivando al lago Abbe nel pomeriggio. Man mano che ci si addentra nel deserto si vedono spesso le gazzelle, ed anche struzzi, grossi facoceri e diversi tipi di volatili; è più difficile avvistare le volpi o gli sciacalli. La parte gibutiana del lago presenta spettacolari formazioni di sabbia e calcare alte fino a 50 mt, i resti di antichi camini vulcanici che fino al 1950 erano sommersi dalle acque del lago (lo sfruttamento in territorio etiope delle acque di immissione del lago lo ha poi quasi prosciugato). Queste costruzioni dalle forme più incredibili sono molto fragili, tranne dove le colonie di batteri solidificano la loro superficie esterna; in diversi punti affiorano anche acque calde. È un paesaggio molto suggestivo, specialmente al tramonto e all’alba; si alloggia e si cena presso il Campement Touristique, dove gli alloggi sono piuttosto rudimentali ma vi sono servizi disponibili comuni e vi è un ristorante; da qui la vista sul deserto, i camini ed il lago è indimenticabile. 22°g. o 30°g. - 11/3 Lago Abbe – Canyon di Dimbya – Lago Assale – Tagiura (Sabbie Bianche)   Dopo aver passeggiato all’alba nell’ambiente irreale dei camini vulcanici si parte per il Golfo di Goubet, punto più occidentale del Golfo di Tagiura. Si rientra fino a Dakhil e da qui si segue per un tratto la strada principale che torna verso Gibuti, per lasciarla in direzione nord arrivando, attraverso una regione di desolate rocce nere formate dalle colate laviche, al canyon di Dimbya. Questo spettacolare intaglio profondo 466 mt è parte della grande frattura del continente africano; in questo punto i geologi hanno calcolato che si sta aprendo alla velocità di ben 2 cm all’anno, che per i movimenti tettonici è un valore altissimo. Nella grande baia che si ammira più oltre, il Golfo di Goubet, emergono l’ “Isola del Diavolo” ed un piccolo vulcano, mentre a nord si apre la panoramica sul lago Assale. Il paesaggio è  magnifico, tra colate di lava nera ed il blu del mare. La discesa verso il lago Assale porta fino a quota – 154 mt, il punto più basso del continente; le sfumature di colore delle acque con i contorni di cristalli di sale rendono il luogo decisamente magnifico. Il contenuto salino del lago è elevatissimo: un litro d’acqua contiene 300 grammi di sale, la concentrazione naturale più alta che si conosca sulla Terra. Si prosegue quindi per Tagiura, scavalcando una serie di monti coperti di colate laviche con bei panorami sia sul golfo che sul lago Asale, in un ambiente assolutamente primordiale; raggiunta la costa la si segue verso est fino alla piccola cittadina, dove si alloggia presso l’Hotel du Golfe, sulla riva del mare. 23°g. o 31°g. - 12/3 Sabbie Bianche – Vulcano Arbukoba – Gibuti   Si raggiunge con le jeep la baia de ‘Le sable blanc’, dove a pochi metri dalla spiaggia si può nuotare tra i coralli. Ci si rilassa qui per un po’ e si torna poi a Tagiura; dopo pranzo si inizia il viaggio di rientro per Gibuti, che fa qui dista circa 180 km, tutti di strada asfaltata. Arrivati tra il golfo di Goubet ed il lago Assale (sul percorso si hanno visuali splendide di entrambi) con una deviazione si entra tra le colate laviche che testimoniano la grande eruzione del 1978; si esplora la zona, dove vi sono anche diversi tunnel nella lava e si osservano emissioni sulfuree in alcuni punti. Con una breve passeggiata si sale sul cono vulcanico di Arbukoba, il punto da dove sgorgò la maggior quantità di lava; la visuale è grandiosa, con una serie di coni lavici minori all’intorno ed il lago Assale che regala un’indimenticabile panorama a nord. Si prosegue ripassando ai margini del canyon di Dimbya, e, raggiunta la strada che proviene dall’Etiopia, la si segue verso est arrivando a Gibuti, dove si alloggia nel medesimo hotel. 24°g. o 32°g. - 13/3 Gibuti – Addis Abeba e volo di rientro   Giornata libera; vi è la possibilità di organizzare un’escursione in barca dove si trovano i coralli e spesso si avvistano le tartarughe. Il volo della Ethiopian parte da Gibuti alle 19.00 con arrivo ad Addis Abeba alle 20.05 (orari da confermare) da dove si prosegue in transito (NB: vi sono dei voli per Addis Abeba anche in orari precedenti ma non è possibile ottenere un visto d’ingresso in Etiopia inferiore alle 24 ore). L’imbarco per il volo di rientro sia per Milano Malpensa che per Roma Fiumicino sono alle 23.55. 25°g. o 33°g. – Mercoledì 14 marzo, arrivo a destinazione   L’arrivo a Milano Malpensa è alle 4.20; a Roma Fiumicino alle 3.55.
ETIOPIA 2018: La rotta storica
Addis Abeba, Axum, Parco del Simien, Gondar e lago Tana
Periodo: 10 feb - 19 feb
Tutto questo e l’ospitale accoglienza del popolo etiope rendono il tour un viaggio di vera scoperta. Al termine del programma è possibile proseguire con il capogruppo con il viaggio Etiopia: Surma, valle dell’Omo, Bale e Sheick Hussien. Nota Tecnica Si utilizzano strutture alberghiere e servizi di livello europeo. Per i trasporti un pulmino dotato di aria condizionata e le jeep per l’escursione nel Parco di Simien. Ci si aspetta un clima generalmente secco, ma non possono essere escluse piogge nelle aree montane. È necessario essere abbigliati per temperature più basse nelle zone di montagna, si consigliano le giacche antivento ed acqua usate nei trekking e dei pile, e scarpe adatte ai percorsi a piedi su terreni anche sassosi, oltre ad un copricapo e occhiali da sole. Per l’ingresso nei Paesi serve un passaporto con minimos 6 mesi di validità. Il visto etiope viene rilasciato all’arrivo, previo suo pagamento. Per l’estensione finale il permesso d’ingresso per il Somaliland viene rilasciato ad Addis Abeba; il visto d’ingresso in Gibuti viene rilasciato in aeroporto. Portare con se alcune foto tessera.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Sabato 10 febbraio, partenza per Addis Abeba Per raggiungere Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, si possono scegliere diverse compagnie aeree; se si vola con la Ethiopian Airlines si ha il vantaggio di un prezzo più basso per i voli interni nel corso del viaggio. Con Ethiopian la partenza da Milano Malpensa è alle 20.15 e da Roma Fiumicino alle 22.45 (è lo stesso aereo che fa scalo). 2°g. 11/2 Addis Abeba – Axum L’arrivo ad Addis Abeba è alle 6.35, dove è in attesa dei partecipanti la guida locale. Nella mattina si visita la città, il cui nome significa “Nuovo fiore”; ci si reca al Museo Nazionale interessante sia per i reperti sabei, che testimoniano lo scambio culturale tra l’altopiano etiopico, la costa eritrea e la Penisola Arabica, sia per i suggestivi abiti indossati un tempo dalle alte cariche dell’Impero, ma soprattutto per Lucy, il piccolo scheletro ritrovato negli anni ‘70 nella valle dell’Awash e appartenente ad un ominide, l’Australopithecus Afarensis, vissuto tre milioni e mezzo circa di anni fa (popolarmente conosciuto come “Lucy”). Si visita anche il Museo Etnografico, che ospita una splendida collezione di strumenti musicali, di croci copte e le stanze con gli arredi dove abitò l’imperatore Hailè Selassiè. Si parte quindi in volo per Axum (14.40 – 16.00, orari da confermare), situata nella regione dell’altopiano del Tigray nella parte più settentrionale del Paese a circa 2100 mt di quota; giunti a destinazione ci si accomoda presso l’hotel Sabean e si fa un primo giro in città. La cena è in albergo. 3°g. 12/2 Axum Giornata dedicata alla visita dei luoghi e monumenti della città: la tomba di Kaleb, su un promontorio che domina da lontano la piana della battaglia di Adua e gli avvallamenti verso l’Eritrea, e il sottostante ‘bagno della regina di Saba’; il Parco delle Stele, con i monoliti grezzi o scolpiti, eretti o crollati, ancora circondati da molti interrogativi; il complesso della Chiesa di Emda Mariam Sion, posta di fronte al Parco delle stele, che custodisce in un’apposita cappella, secondo la credenza dei fedeli, l’Arca dell’Alleanza trafugata a Gerusalemme da Menelik I al tempo del Re Salomone; il piccolo museo, che ospita reperti legati alla tradizione storica e religiosa; le rovine del Palazzo della Regina di Saba, ai margini della cittadina. 4°g. 13/2 Axum – Debark Si parte al mattino presto, prendendo una buona strada di montagna che consente di raggiungere il Parco Nazionale dei Monti Simien, situato a sud ovest di Axum, con un percorso che offre grandi panorami sulla valle dello Shirè. E' un susseguirsi di ripide discese e vertiginose salite fino al ponte di ferro sul fiume Tacazzè, ornato dea alcuni grandi baobab, e sul cui versante opposto si noteranno gli alberi dell'incenso. Nel tardo pomeriggio arrivo nella cittadina di Debark situata a circa 2800 metri di quota, dove si fanno i permessi per l’ingresso al Parco del Simien. Sistemazione presso il semplice hotel Sona per il pernottamento e la cena; la tappa è di 280 km circa ed impegna approssimativamente per 7 ore. 5°g. 14/2 Debark – Parco del Simien - Kosoye Si lascia la cittadina di Debark verso est attraverso pittoreschi paesaggi ondulati dove pascolano grandi mandrie arrivando all’ingresso del Parco, dove inizia la strada sterrata; il complesso territorio del Semien è l'area montagnosa più importante d'Etiopia con cime di oltre 4000 metri, un santuario naturalistico oggi protetto per i suoi paesaggi - gole profondissime, dirupi e falesie vertiginose - e la flora e fauna endemiche. Qui con i fuoristrada si effettua un'escursione all'interno del parco toccando un’altitudine massima di circa 3600 mt, con soste panoramiche e possibilità di cogliere, in gruppi talvolta numerosi, i famosi " babbuini Gelada", anche conosciuti come " scimmia leone" per la foltissima criniera del maschio. Si torna quindi a Debark e si prosegue verso sud est arrivando a Kosoye (60 km Debark); sistemazione presso il Kosoye Ecolodge, situato in una panoramicissima posizione al bordo dell’altopiano a circa 2900 metri di quota, dove si consuma anche la cena. 6°g. 15/2 Kosoye – Gondar Proseguimento per Gondar (35 km), che sorge a 2300 metri in una bella posizione geografica. Prima di giungere nella cittadina si sosta al villaggio di Wolleka, dove risiedono ancora alcuni etiopi di religione ebraica, noti per essere esperti artigiani (la maggior parte di loro si trasferì in Israele nel corso degli anni ‘80). Fondata nel 1635 dall’imperatore Fasilidas, gode di un clima mite tutto l’anno e riserva al visitatore la peculiarità di una cittadella imperiale murata edificata in uno stile che ricorda le costruzioni medioevali portoghesi nel cuore dell’altopiano etiopico. Si visitano la Cittadella Imperiale dove sorgono diversi palazzi di cui il più antico, restaurato dall’Unesco, fu costruito dall’imperatore Fasiladas. La chiesa della Trinità (Debre Berhan Selassie), posta al centro di una cinta di mura ornate da torri, mirabilmente affrescata con decorazioni che ornano anche l’intero soffitto a cassettoni rappresentando i visi di cherubini, un mirabile, splendido esempio dell’arte figurativa etiopica del Seicento. I bagni di Fasilidas, sul cui perimetro si innalzano alberi plurisecolari con il palazzetto, una seconda dimora dell’imperatore, costruito al centro di una grande vasca (oggi viene riempita d’acqua solo una vola l’anno nella ricorrenza del battesimo di Gesù che si celebra in Etiopia il 18 gennaio). Si completano le visite con il complesso di Kusquam, con i resti del palazzo dell’imperatrice Menteweb, un piccolo museo e la chiesa (rifatta ma comunque non visitabile) circondata da mura circolari che creano uno spazio di grande tranquillità e pace. Sistemazione presso l’AG hotel e cena in un ristorante tipico. 7°g. 16/2 Gondar – Bahar Dar Si parte per Bahar Dar, la cittadina situata a meridione del grande lago Tana; si percorrono circa 180 km verso sud in approssimativamente 3 ore di strada asfaltata. Una trentina di chilometri prima dell’arrivo una breve deviazione porta al villaggio di Awra Ambra, dove si viene accolti da una guida del villaggio che conduce una visita con cui si scoprono alcuni aspetti dell’interessante esperimento comunitario in corso da parecchi anni, con i ruoli di uomini e donne paritetici ed una cura amorevole dei bisognosi; tra le attività del villaggio vi è anche la tessitura e si possono acquistare i loro prodotti a prezzi molto convenienti. Giunti a Bahar Dar (1830 mt di quota), ossia “la porta del mare”, una piacevole cittadina sulle sponde del lago Tana, ci si accomoda presso l’hotel Jarcanda e si pranza. Nel pomeriggio con un’escursione ci raggiungono le cascate del Nilo Azzurro, circa 30 km a sud ovest della cittadina; qui si segue un sentiero che supera un vecchio ponte e risalendo il colle sul lato opposto conduce di rimpetto alle cascate, una visuale molto bella in un ambiente bucolico. Superato il ponte sospeso si arriva fin sotto alla caduta d’acqua, e per tornare si continua lungo i campi prendendo poi una barchetta con cui attraversa il fiume. Rientrati, si consuma la cena in hotel. 8°g. 17/2 Bahar Dar: Lago Tana Nel 1500, incalzati dalle incursioni musulmane, i religiosi cristiani etiopi sentirono la necessità di trovare luoghi nascosti e protetti per proteggere testi sacri e tradizioni religiose che avrebbero rischiato di essere cancellate; le isole del vastissimo (ma poco profondo) lago Tana divennero così rifugio di eremiti e sacerdoti che vi fondarono una serie di monasteri, di cui alcuni sono autentici scrigni d’arte. Si esplora il meglio di questi tesori navigando nella dolce natura del lago alla scoperta delle chiese più significative, dove si ammirano commoventi cicli pittorici. Lasciando Bahar Dar si entra per un breve tratto lungo il Nilo Azzurro, che sgorga dal grande lago, dove spesso è possibile avvistare gli ippopotami. Si raggiunge con circa due ore di navigazione l’isola di Dek, la più grande del lago, per la visita della chiesa di Narga Selassie, costruita al tempo della regina Mentwab, che presenta una pianta circolare in pietra con una serie di arcate che ne disegnano il perimetro all’interno di una cinta di mura fortificate. L’atmosfera è speciale e gli affreschi di bellezza formidabile. Si torna quindi in direzione sud approdando alla penisola di Zeghie dove con una tranquilla passeggiata di circa 15 min tra la vegetazione tropicale, lungo un comodo sentiero che negli anni si è trasformato in un tranquillo mercatino (qui giungono infatti più turisti) si raggiunge Ura Kidane Meheret, uno dei più antichi monasteri del lago Tana. Le mura circolari della chiesa sono finite in modo tradizionale con un impasto ben levigato di fango e tec, il principale cereale della regione, e l’interno stupisce per gli affreschi, che anche qui rappresentano l’iconografia classica del cristianesimo etiope; nei pressi vi è anche un piccolo museo e … una casa tradizionale dove si produce, e beve, la birra locale. Completata l’escursione si rientra a Bahar Dar. 9°g. 18/2 Bahar Dar – Addis Abeba Nel corso della mattina si fa una visita in città e si raggiunge un punto panoramico. Il volo della Ethiopian per Addis Abeba parte alle 13.00 con arrivo alle 14.00 (orari da confermare). Giunti nella capitale ci si accomoda presso l’hotel Caravan dove si hanno a disposizione delle stanze e si cena in un locale tipico. 10°g.    Lunedì 19 febbraio, arrivo a destinazione   L’arrivo a Roma Fiumicino è previsto alle 3.55; a Milano Malpensa alle 7.10.
ETIOPIA 2017: Spedizione in Dancalia e Natale etiope
Estensione, regioni tribali del sud rientro il 14/1/2018
Periodo: 27 dic - 9 gen
Il viaggio viene considerato una “spedizione” perché la Dancalia, dove si svolge buona parte del percorso, è priva di servizi e presenta condizioni ambientali avventurose. Per accedervi sono necessari particolari permessi e viene utilizzata una scorta armata, una precauzione questa che viene motivata dalla vicinanza dei confini e che di fatto lì è molto gradita perché contribuisce ai fabbisogni locali fornendo un reddito agli Afar; in ogni caso così vi è una tutela assoluta per i visitatori, una cautela che incide sui costi del viaggio. Non vi sono quindi rischi alla propria incolumità, ma difficoltà di natura pratica: caldo, sistemazioni spartane e così via; di gran lunga compensate dal piacere di esplorare una delle aree più affascinanti al mondo, dove la natura rivela appieno la propria potenza primordiale. Infatti la Dancalia è un grande bacino vulcanico attivo posto sotto il livello del mare, abitato dalla tenace popolazione degli Afar, un terreno arido solcato da miriadi di crepe aperte dal calore del sole e caratterizzato da straordinarie concrezioni saline che si colorano talvolta di mille striature. Qui si sale sul vulcano Ertale dove nelle luci della sera e di notte i giochi del lago di lava si fanno intensi, uno spettacolo primordiale; a Dallol nella piana del sale si formano i gayser e colpiscono i visitatori le variopinte formazioni cristalline, che creano uno spettacolare paesaggio cromatico unico al mondo. Prima di risalire sull’altopiano, si completa l’esplorazione della regione esplorando il canyon del Saba, percorso dalle carovane che trasportano il sale. Il verdeggiante altopiano, che si visita nella seconda parte del viaggio, è la regione madre del popolo etiope, culla di antiche tradizioni religiose, e custodisce preziose chiese rupestri in ottimo stato di conservazione. Al di là delle magnificenze naturali, infatti, l’Etiopia, unico paese africano non assoggettato ad imperi coloniali, ha mantenuto ininterrotta la propria cultura e si distingue dai Paesi confinanti anche per la religione cristiana che attraverso i secoli è stata tenacemente difesa dalle pressioni musulmane, un mondo religioso unico che vanta la propria discendenza diretta dai tempi biblici ed è indipendente da altre tradizioni. Si visitano due delle aree più belle, dove si trovano i reperti storici e artistici più interessanti, iniziando dal Tigray con le splendide chiese di Gheralta, e spostandosi poi a Lalibela, il luogo più sacro per la religione cristiana etiope, dove si avrà l’opportunità di visitare i bellissimi siti nel momento celebrativo più intenso dell’anno quando si tocca con mano l’intensità e la forza di cui gode qui la fede. Chi lo vorrà potrà partecipare in una chiesa rupestre alla storica veglia notturna del Natale, tra le migliaia di fedeli vestiti in candidi abiti bianchi che cantano nella notte in attesa della discesa del Redentore. L’estensione conduce a sud di Addis Abeba nella regione dei laghi formati dalla frattura del continente africano, iniziando dallo Ziway, quindi l’Abaya ed il Chamo dove si potranno ammirare i coccodrilli più grandi del mondo, e, rientrando, l’Abiyata e lo Shala situati in Parchi Nazionali. Si raggiunge la valle dell’Omo, popolata da diversi gruppi etnici, dove si avrà l’opportunità di porre un campo tra i Benna, un gruppo tribale molto interessante per i costumi e dove tra le persone vige un senso altamente comunitario. Si visitano i villaggi  di diverse etnie, inclusi i Dorze ed i Konso, e si vedrà il mercato di Key Afer, punto d’incontro delle etnie Tsamaico, Benna ed Ari. Nota Tecnica Fuori da Addis Abeba si utilizzano veicoli 4x4, tipo Toyota Landcruiser, Mitsubishi o simili. Una parte importante del viaggio si svolge al di fuori dai circuiti turistici, ed è adatto a viaggiatori con spirito di adattamento che sappiano rinunciare alle abituali comodità. La Dancalia è una depressione desertica, priva di infrastrutture e dalle temperature torride: la media è di 35 gradi, con minime di 30 a massime che nei casi estremi possono sfiorare i 50. Durante la traversata della Dancalia si dorme in campo per quattro notti consecutive e per due di queste si è tenuti ad utilizzare gli spartani ripari forniti dagli Afar: recinti di pietra nera che hanno come tetto dei giunchi; si ha però sempre a disposizione la propria cucina e nelle altre due notti si utilizzano le tende. Amitaba fornisce il materiale da campeggio salvo il sacco lenzuolo o il sacco a pelo. Raggiunto l’altopiano (3/1) il clima è piacevolmente primaverile e si utilizzano i migliori alberghi disponibili. Durante l’estensione si utilizzano i migliori alberghetti disponibili e si trascorre una sola notte in tenda presso un villaggio dell’etnia Benna.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Martedì 27 dicembre, partenza per Addis Abeba   Per raggiungere Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, si possono scegliere diverse compagnie aeree; se si utilizza la Ethiopian Airlines si ha il vantaggio di un prezzo più basso per il volo interno da Lalibela l’8/1. Con Ethiopian la partenza da Roma Fiumicino è alle 23.45; se si parte da Milano Malpensa o ci si collega al volo diretto da Roma o si raggiunge Francoforte (19.50 – 21-35) e da qui si prende il volo Ethiopian per Addis Abeba. Se si decidesse invece di partire il giorno 26/12 arrivando ad Addis Abeba la mattina del 27/12 si verrà accolti in aeroporto dalla guida locale che parla italiano e si alloggia presso l’hotel Jupiter (4*); il costo di questa eventuale notte in più è indicato nei costi del programma. Per gli orari dei collegamenti da altre città o di altre compagnie contattare Amitaba. 2°g.    28/12 Addis Abeba – Awash   L’arrivo ad Addis Abeba è alle 7.20 da Roma Fiumicino o alle 6.25 da Francoforte, dove è in attesa dei partecipanti la guida locale. Si utilizza la mattina per una visita della città, il cui nome significa “Nuovo fiore”; ci si reca al Museo Nazionale che conserva importanti reperti e resti fossili di Australopithecus Afarensis fra cui la celebre Lucy, un ominide vissuto nella valle dell’Awash tre milioni e mezzo di anni fa. Si visita anche il Museo Etnografico, che ospita una splendida collezione di strumenti musicali, di croci copte e le stanze con gli arredi dove abitò l’imperatore Hailè Selassiè. Si parte quindi per il parco nazionale dell’Awash (214 km ad est della capitale), sostando sul percorso al lago Bishalt. Il Parco è caratterizzato dal particolare paesaggio vulcanico e vi sono state censite ben 460 specie di uccelli, di cui alcune endemiche; è piuttosto famoso soprattutto per le belle cascate, situate proprio di fronte al luogo di sosta, l’Awash Fall Lodge, dove si pernotta e si cena. 3°g.    29/12 Awash - Semera   Giornata di trasferimento per raggiungere Semera, capitale della regione dell’Afar, situata 418 km più a nord; lungo il tragitto si passa nella regione in cui furono ritrovati i resti fossili dell’ominide Lucy. Si parte presto anche per arrivare con delle buone condizioni di luce alle sorgenti calde di Alalo Bed, che si raggiungono da Semera. Il sito rivela ribollenti pozze di colore blu scuro poste in un ambiente selvaggio dove spesso si vedono branchi di gazzelle che si abbeverano nelle pozze più fredde; l’aspro paesaggio che le circonda è di una surreale bellezza. Pernottamento e cena presso l’Agda Hotel. 4°g.    30/12 Semera – Lago Afdera - Ertale   Partenza sempre verso nord per il lago Afdera, posto a 112 metri sotto il livello del mare nel cuore della depressione della Dancalia. Si percorre una strada che si snoda tra sabbia e lava, attraversando alcuni villaggi Afar, esplorando la zona e giungendo fino al vulcano Ertale - il cui nome significa “Monte che fuma” – il principale di una catena di vulcani situati nella parte centrale della depressione dancala, tutti posizionati lungo una dorsale che è parallela al Mar Rosso. L’intera zona è interessata da fenomeni di vulcanesimo e la parte finale del percorso segue una pista che è molto accidentata. Si pernotta in campo alla base del monte utilizzando i tipici ricoveri degli Afar. 5°g.    31/12 Ertale   Partenza molto presto per raggiungere a piedi la sommità del vulcano, un dislivello di 500 mt che richiede circa 3 ore di cammino tranquillo; si cerca di giungere sul bordo del cratere, dove vi è il punto di sosta, nelle prime ore del mattino. E’ anche possibile per una modica cifra salire utilizzando un dromedario, organizzando il tutto però prima di giungere alla base del cratere, ma si consideri che si monta senza una vera sella, perché qui non vengono usate (in sintesi, se appena si può è meglio camminare). Giunti in vetta si scende nella caldera per avere una prima visione del lago di lava; le condizioni di avvicinamento variano di anno in anno e si eviterà di porsi in posizioni pericolose. Tornati al campo sul bordo del cratere (si utilizzano anche qui i ricoveri degli Afar) si riposa e si pranza; si sta tranquilli fino al pomeriggio per via del caldo molto forte (circa 40/45 gradi). Quindi si parte a piedi seguendo il sentiero che corre intorno al bordo esterno del vulcano per poi scendere all’interno dal lato settentrionale ed arrivare attraverso le diverse vecchie caldere fino a quella attiva e ribollente con le luci del tramonto, il momento più bello per godere dello spettacolo del lago di lava: sembra ‘vivo’, con continue emissioni di blocchi di lava incandescente, lapilli e ondate di magma accompagnate da suoni profondi che restano ben impressi – sembra letteralmente di essere di fronte alla porta dell’inferno! Si rientra al campo per una semplice cena. Volendo, è possibile scendere alla caldera per la mezzanotte; o si può attendere il nuovo anno sul ciglio del vulcano. 6°g.    1/1/2018 Ertale – Assobole   Si scende alla base del vulcano partendo poco prima dell’alba per camminare con delle temperature ancora comode; arrivati al punto di campo si consuma la colazione. Quindi, dopo che sono stati caricati i mezzi, si parte verso nord. La pista, una volta lasciata l’immensa distesa di lava, attraversa una pianura alluvionale dove spicca una catena di vulcani, che con le rare piogge a volte si allaga creando pascoli verdi. Il percorso diventa spesso una semplice traccia e sono possibili degli insabbiamenti; si sosta per il pranzo in un punto dove ci si ripara all’ombra di grandi acacie. Si transita dal villaggio di Vaideddu e dalla Piana del Sale che è situata verso l’estremità nord della depressione della Dancalia e che si estende fino al confine dell’Eritrea. Qui ogni giorno arrivano dall’altopiano etiopico attraverso il canyon del fiume Saba le carovane di dromedari e muli per caricare i blocchi di sale. In serata arrivo ad Assobole, villaggio afar che sorge all’imbocco del canyon del fiume Saba, punto di sosta anche per diverse delle carovane che lo percorrono; si potrà assistere allo scarico degli animali e ci si potrà bagnare nelle acque del piccolo fiume. Sistemazione in tenda nei pressi del villaggio. 7°g.    2/1 Assobole: escursione al Dallol, Ahmed Ela ed al lago Assale   Si parte al mattino presto verso nord per la collina del Dallol (che in afar significa “Monte degli spiriti”) avvicinandosi al confine con l’Eritrea, attraverso quel che una volta era il fondo di un mare ed ora è una pianura infinita di sale. Si transita dal piccolo monte di sali di magnesio chiamato “Monte rosso”, un’isola formata da spuntoni di solfato di magnesio che si ergono sul lago Assale, a 116 metri sotto il livello del mare. Arrivati al Dallol si sale a piedi sulla sommità del colle (20 minuti circa): si apre allo sguardo lo spettacolo di una terra che ribolle, i geyser sono in attività, le formazioni di cristalli hanno geometrie bizzarre con sorgenti sulfuree e coni di sale che creano un paesaggio quanto mai suggestivo con colori sorprendenti, rosso, verde e giallo in tutte le sfumature possibili, alternati senza logica apparente in un insieme incredibilmente armonico. Se si effettua il giro completo, assolutamente consigliato anche solo per godere dei colori ed unicità del luogo, si transita da un sito storico del colonialismo italiano; è incredibile che dei connazionali abbiano concepito di stabilire una base qui! Ridiscesi, ci si reca a visitare due insoliti laghetti: la Pozza Nera, formata da acido, e la Pozza Gialla, creata da petrolio che ribolle – entrambi incastonati nelle rocce rosse di questo punto del deserto. Per il pranzo si cerca un punto in ombra: ottime per questo le altissime torri di sale sul bordo del Dallol, dove si possono anche esplorare dei peculiari anfratti. Tornando verso il lago di sale l’orizzonte è candido e vasto; si visitano le miniere di sale di Ahmed Ela dove vengono scavati solchi rettangolari sino a raggiungere lo strato più profondo dal quale, aiutandosi con bastoni usati come leva, si sollevano i blocchi di sale per ridurli poi a dimensioni che ne consentono il trasporto su dromedari e muli. Il vasto orizzonte qui è ornato da forme di vulcani e spesso punteggiato dalle carovane di animali che trasportano il sale, una visione assolutamente archetipa. Si rientra quindi al campo presso il villaggio, dove ci si potrà rinfrescare nelle acque del piccolo fiume. 8°g.    3/1 Assobole – Melabidai - Gheralta   Si inizia la giornata assistendo al carico degli animali all’imbocco del canyon di Seba. Ci si incammina quindi risalendo il fiume seguendone le prime svolte, che sono le più profonde e spettacolari, dove transitano le diverse carovane cariche in salite e vuote in discesa; il fondo del canyon è percorso da un rivolo d’acqua profondo sino alla caviglia, che si guada diverse volte, tra pareti di arenaria rossa alte anche 200 metri. Si rientra quindi al punto di campo e si parte con le jeep per l’altopiano etiope. Si sosta per il pranzo nel tipico villaggio di Melabidai, situato nel punto dove il sentiero di Seba arriva alla strada, e, proseguendo, si lasciano alle spalle le regioni aride: si resterà sorpresi nel vedere boschi verdi e monasteri appollaiati sui monti, segno che si oramai giunti nel Tigray. Giunti a Gheralta si alloggia presso il comodissimo Gheralta Lodge o simile. 9°g.    4/1 Gheralta - Makalle   La giornata è dedicata alla scoperta delle chiese del Tigray, significative e interessanti quanto quelle di Lalibela, solo meno famose e meno visitate. Le chiese sono spesso aggrappate a montagne a volte inaccessibili ed in maggioranza intagliate nella roccia, un’eredità preziosa, quasi segreta, conservata dal cristianesimo etiope; sono state censite oltre 150 chiese rupestri, di cui tre quarti ancora in uso, di alcune decisamente spettacolari. Si inizia salendo sull’amba di Gheralta (le amba sono particolari formazioni rocciose con la cima quasi piatta e le pareti verticali), un percorso che offre alcuni dei panorami più spettacolari del Tigray: il sentiero sale in una stretta gola e arriva alla base della parte alta dove camminando sulle rocce facilitati anche da gradini intagliati e, se necessario, con l’aiuto di persone locali sempre pronte ad aiutare i visitatori nella speranza di ricevere una piccola mancia, si arriva sulla cima. Qui ci accoglie la chiesa di Maryam Korkor e, sul lato esterno delle falesie, affacciata sul precipizio, la cappella di San Daniele. Si parte quindi per Makalle incontrando con delle brevi deviazioni le chiese di Medhane Halem, Adi Kesho ed Abraha Atsbeha; quest’ultima offre affreschi particolarmente interessati. Si arriva a Makalle nel tardo pomeriggio, dove si cena e pernotta presso il Planet Hotel o simile. 10°g.    5/1 Makalle - Lalibela   Partenza per Lalibela; vi sono due possibili strade, una più impervia che offre panorami molto belli valicando diversi passi ma che a volte ha dei problemi di percorribilità e, se non fosse ben agibile, si segue la strada principale che corre più ad est ai piedi del monte Ambaradam attraverso la catena degli Amabaunghi sino a Gashena, dove si svolta ad ovest verso Lasta attraversando in gran parte su strada sterrata la regione montagnosa in cui si trovano il massiccio dell’Abuna Josef (4260 m) e Lalibela. Sul percorso è possibile sostare per una visita ad un villaggio rurale tipico del Tigray. Giunti nella città santa dei cristiani etiopi si alloggia e si cena presso il Tukul Village o simile. 11°g.    6/1 Lalibela e Natale Etiope   Roha, l’antica capitale della dinastia Zagwe nel XII secolo che prese il nome di Lalibela in onore del più famoso dei suoi sovrani, è oggi un piccolo borgo reso celebre dalle 12 chiese rupestri, ancora funzionanti. Sono scavate nella roccia tufacea di colore rosso mattone con straordinaria perfezione architettonica, frutto di raffinate tecniche costruttive i cui segreti sono ormai perduti nel tempo e che hanno valso a Lalibela il nome di “Petra africana”. Il complesso è suddiviso in due gruppi distinti, conosciuti dai locali come la ‘Gerusalemme terrena’ e la ‘Gerusalemme celeste’: quello nord-occidentale con la bellissima chiesa di Bet Mariam adornata di delicati affreschi ed il gruppo sud-orientale, con l’imponente Bet Amanuel, che con i suoi fregi e architravi sporgenti esemplifica nel modo più evidente questo stile architettonico. Il complesso è coronato dalla celebre chiesa di San Giorgio, che sorge isolata con tutte le pareti laterali scavate nella roccia, sicuramente l’edificio più fotografato d’Etiopia. Questo magico luogo è sede di emozionanti cerimonie religiose in occasione delle quali i sacerdoti indossano abiti sgargianti realizzati con preziosi tessuti damascati e portano ombrellini cerimoniali coloratissimi, e, tra tutte le ricorrenze, oggi è la più speciale. Si dedica la giornata alla visita del sito; gli edifici religiosi pullulano di pellegrini vestiti di candidi abiti bianchi, e nel corso della visita si vedranno anche le interessanti cerimonie che vi vengono tenute. Si torna al sito in serata per partecipare ai festeggiamenti del Natale Etiope, che durano tutta la notte; si potrà rientrare in hotel quando si preferisce, o anche all’alba! 12°g.    7/1 Lalibela   Mattina di riposo e relax; i pellegrini iniziano l’esodo verso i propri villaggi ed i mercatini sono tutti attivissimi. Chi lo desidera potrà anche tornare a visitare, con meno gente all’intorno, i punti che più lo hanno interessato. Nel pomeriggio si visitano i meravigliosi dintorni di Lalibela; si sale in auto sul monte dietro al villaggio e quindi con una passeggiata di circa 30 min si arriva al monastero di Ashetan Maryan, arroccato sul monte Abuna Yosef a 3150 mt, da dove si gode di uno stupendo panorama. Per chi rientra 13°g.    8/1 Lalibela – Addis Abeba e volo di rientro   Partenza in volo per Addis Abeba; la partenza solitamente è verso metà mattina (10.40 – 11.40, l’orario è da confermare). Arrivati ad Addis Abeba si avranno a disposizione alcune stanze presso l’hotel Jupiter (4*) per rinfrescarsi prima della partenza. Si effettua un giro in città e ci si potrà dedicare agli acquisti; si cena in un ristorante tipico che offre uno spettacolo folcloristico. Ci si reca quindi in aeroporto per l’imbarco sul volo di rientro; Ethiopian parte alle 23.55, stesso orario per Milano Malpensa o per Roma Fiumicino. Per gli orari di altri collegamenti contattare Amitaba. 14°g.    Martedì 9/1 arrivo a destinazione   Arrivo a Roma Fiumicino alle 3.55 o a Milano Malpensa alle 4.20. Estensione: Regioni tribali del sud 13°g.    8/1 Lalibela – Addis Abeba – Ziway   Partenza in volo per Addis Abeba; la partenza solitamente è verso metà mattina (10.40 – 11.40, orario da confermare). All’arrivo si incontrano gli autisti ed i veicoli fuori strada con cui si segue tutto l’itinerario nel sud dell’Etiopia e si parte direttamente dall’aeroporto. Il percorso si snoda lungo la grande frattura del continente africano, la cosiddetta “Rift Valley”, un fenomeno geologico unico al mondo: un insieme attivo di fosse tettoniche che si estende per oltre 3500 km partendo dalla valle del Giordano in Siria per finire in Mozambico, un processo che sta progressivamente tagliando in due il continente africano. Lasciata la capitale si sosta a Tiya per la visita al sito delle 36 stele (XII - XV secolo), dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’Umanità. La strada prosegue verso sud con lievi saliscendi e costeggia le capanne rotonde degli Oromo e dei Guraghe, spesso dipinte e con tetti di paglia. Arrivati a Ziway, uno dei sette laghi di origine vulcanica che si trovano nella “Rift Valley”, si alloggia  e si cena presso il Hailè Resort situato sulle rive del lago; la tappa è di circa 170 km, approssimativamente 3 ore di guida. 14°g.    9/1 Ziway – Arba Minch   Proseguimento per Arba Minch attraverso i verdi paesaggi rurali abitati dalle popolazioni Wolayta e Gamo, con le caratteristiche capanne. Pranzo lungo la strada e deviazione per il  villaggio di Chencha, situato a 40 chilometri da Arba Minch e a 2700 metri di altitudine; salendo si gode si una bella visuale sul vasto territorio con i laghi Chamo e Abaya. Chencha è casa dell’etnia Dorze, un popolo di agricoltori ed abili tessitori; gli uomini lavorano su stretti telai e fabbricano tessuti di cotone grezzo, molto semplici ma originali. Un’interessante caratteristica dei Dorze sono le case costruite con uno stile non riscontrabile altrove: viene utilizzato un intreccio di fibra ricavata dall’albero del ‘falso banano’ (l’enset), sono alte sino a dodici metri e circondate da orticelli e verdi macchie di enset. Si potrà vedere la particolare lavorazione che viene effettuata della pianta, che qui sembra un vero toccasana alimentare, ed anche assaggiare pietanze preparate con questo particolare ingrediente. Si scende quindi a valle verso i laghi arrivando ad Arba Minch dove si alloggia e si cena presso lo Swaynes  Lodge, la tappa oggi è di circa 340 km, approssimativamente 5 ore di guida. 15°g.    10/1 Arba Minch – Villaggio Benna   In mattinata escursione in barca sul Lago Chamo, il terzo lago più grande d’Etiopia, dove si potranno ammirare moltissimi ippopotami e coccodrilli i cui esemplari adulti sono i più grandi dell’Africa, oltre ad una grande varietà di uccelli. Si prosegue quindi il viaggio dirigendosi verso la valle dell’Omo attraverso i bei paesaggi creati dal lavoro agricolo dell’etnia dei Konso per entrare nei territori delle tribù pastorali Tsamaico, Benna, Hamer, Karo, Mursi, Dassanech... e cioè di quel grande mosaico di popoli che abita il sud etiopico. Nel pomeriggio si arriva al villaggio Benna, dove si pone il campo all’ombra di un grande albero. I Benna  sono pastori–agricoltori di lingua omotica, considerati da diversi studiosi un clan del più numeroso  popolo degli Hamer; infatti hanno tradizioni molto vicine, ma hanno creato decorazioni diverse. Gli uomini hanno i capelli acconciati a  treccine  e  ornamenti fatti di perline blu e azzurre; le donne portano in testa un copricapo fabbricato con una zucca tagliata a metà. La tappa è di circa 250 km, approssimativamente 4 ore di guida. 16°g.    11/1 Villaggio Benna – Konso   Dopo una visita ai villaggi Benna si parte ora in direzione nord e si sosta al pittoresco mercato settimanale di Key Afer, che si tiene il giovedì, dove si incontrano le etnie Tsamaico, Benna e Ari. La visita ad un mercato locale è un momento importante del viaggio poiché consente di scoprire i prodotti di quella terra, i manufatti di una moltitudine di etnie e, attraverso la merce esposta, è possibile comprendere il modo di nutrirsi, di vestirsi, le credenze, le attività e il lavoro. Il mercato africano è un importante luogo d’incontro dove si scambiano le informazioni e si trovano generazioni ed etnie diverse. Proseguimento per Konso, il centro principale di questa etnia sedentaria che abita un ambiente collinare e pietroso, con i villaggi frazionati e protetti da muri di pietra a secco, gli stessi che delimitano e sostengono i complicati terrazzamenti agricoli. Si alloggia e si cena presso il Kanta Lodge; la tappa è di circa 150 km, approssimativamente 3 ore di guida. 17°g.    12/1 Konso – Soddo   Mattina con una passeggiata di un’ora e mezza circa in leggera discesa si raggiungono alcuni villaggi dei Konso, popolo emblematico della valle del rift: grandi coltivatori, hanno letteralmente scolpito un paesaggio unico, in cui le colline sono interamente modellate da terrazzamenti e solcate da canalizzazioni di una perfezione tecnica ammirabile, un insieme che è stato dichiarato patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Si visita il museo che conserva importanti testimonianze della cultura Konso, tra cui le famose “waka”, le stele funerarie ormai così rare e ambite dai trafficanti d’arte. Proseguimento verso Soddo dove si cena e si alloggia presso l’hotel Abele Zekele; la tappa è di circa 150 km, approssimativamente 3 ore di guida. 18°g.    13/1 Soddo – Addis Abeba e volo di rientro Si continua verso nord lungo la strada asfaltata che percorre la Rift Valley e si visitano i parchi dei laghi Abiyata e Shala, che offrono bei panorami; con una breve camminata, in relazione al livello delle acque, si raggiunge una colonia di fenicotteri rosa. Pranzo nei pressi del lago e proseguimento per Addis Abeba, la tappa è in tutto di circa 385 km (6 ore), dove si avranno alcune stanze disponibili presso l’hotel Jupiter (4*) per rinfrescarsi prima della partenza. Si cena in un ristorante tipico che offre uno spettacolo folcloristico e ci si reca quindi in aeroporto per l’imbarco sul volo di rientro; Ethiopian parte alle 23.55, stesso orario per Milano Malpensa o per Roma Fiumicino. Per gli orari di altri collegamenti contattare Amitaba. 19°g.    Domenica 14/1, arrivo a destinazione   Arrivo a Roma Fiumicino alle 3.55 o a Milano Malpensa alle 4.20.
ETIOPIA 2017: Rotta storica e celebrazioni copte
Con le feste di Hosana (Domenica delle Palme) e Fasika (Pasqua)
Periodo: 5 apr - 17 apr
Lago Tana Celebrazioni pasquali Palazzo Haile Selassie   Il tour  inizia con la visita di Addis Abeba, quindi con un volo interno si raggiunge a nord la regione del Tigray, dove si trovano i reperti storici e artistici tra più interessanti. Si inizia ammirando le splendide chiese di Gheralta, scolpite nella roccia e inserite in un fiabesco contesto naturale e si giunge ad Axum, ricca di storia e di tradizioni religiose, dove si dice che regnò la biblica regina di Saba, madre di Menelik I, capostipite di tutti gli imperatori etiopi. Secondo la tradizione copta in questo luogo è custodita la leggendaria ‘Arca dell’Alleanza’ che conterrebbe le pietre originali dei comandamenti ricevuti da Mosè. Le celebrazioni di Hosana che si svolgono qui durante il nostro soggiorno rievocano l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, i religiosi ed i pellegrini cantano salmi in processione vestiti con tuniche bianche ornati con preziosi mantelli e molti portano i coloratissimi ombrellini tipici della chiesa ortodossa etiopica. Si prosegue verso sud con la visita dello spettacolare Parco Nazionale dei Monti Simien, Patrimonio dell’Umanità, che offre panorami meravigliosi ed una ricca fauna endemica. Oltre, ci si immerge nuovamente nella storia etiope con la visita della città imperiale di Gondar, ricca di leggende, che ebbe il suo apice tra il XVII e XVII secoli e fu famosa sia per la crudeltà dei suoi imperatori che per le immense ricchezze; oggi si può ammirare la cittadella imperiale ricca di reperti archeologici. Giunti sulle acque blu del lago di Tana, dove si riflettono numerosi monasteri, si gode in un nuovo spettacolo naturale; è da qui che il Nilo Azzurro inizia il suo lungo viaggio verso il Mediterraneo. Il viaggio culmina nella leggendaria città di Lalibela, Patrimonio dell’Umanità, il luogo più sacro per la religione cristiana etiope; qui si avrà l’opportunità di visitare le magnifiche chiese rupestri, costruite interamente sotto il livello del suolo, e si partecipa alle intense celebrazioni della Pasqua, una ricorrenza che coinvolge i sentimenti più profondi degli etiopi copti. Si rientra poi in volo nella capitale. Nota tecnica Il clima ad aprile è buono, secco e caldo, ma essendo il tour sugli altopiani le temperature sono tra i 18 ed i 25° C.; quindi alla  sera è sempre utile avere con sé una felpa o una  giacca. Si consiglia di portare un cappello e crema solare, scarpe comode per camminare e fare brevi passeggiate. Gli  hotel sono scelti sono tra i migliori disponibili, puliti ed equivalenti mediamente a strutture che in Europa vengono considerate a 3 stelle. Le strade per circa l’80% del percorso sono asfaltate, ci si sposta con una media attorno ai 60 km/h, non molto veloce anche perché sulle strade si incontrano molte persone che camminano e spesso animali; i bei panorami rendono gli spostamenti piacevoli. Come veicoli si utilizzano pulmini Toyota.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Mercoledi 5 aprile, partenza per Addis Abeba   Per raggiungere Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, si possono utilizzare diverse compagnie aeree; molto comoda è l’Ethiopian Airlines, che offre anche il vantaggio a chi viaggia sul loro volo internazionale di un risparmio sulle tratte interne previste dal programma. Con Ethiopian la partenza da Milano Malpensa è alle 21.15; per gli orari dei collegamenti da altre città contattare Amitaba. 2°g.    6/4 Addis Abeba   Arrivo ad Addis Abeba alle 6.25, dove è in attesa dei partecipanti la guida etiope che parla la lingua italiana; trasferimento presso l’hotel Jupiter o simile. La giornata è dedicata alla visita della città, il cui nome significa “Nuovo fiore”. Si visitano il Museo Nazionale che conserva importanti reperti e resti fossili di Australopithecus Afarensis fra cui la celebre Lucy, un ominide vissuto nella valle dell’Awash tre milioni e mezzo di anni fa. Si visita anche il Museo Etnografico, che ospita una splendida collezione di strumenti musicali, croci copte e le stanze con gli arredi originali dove abitò l’imperatore Hailè Selassiè (1892 -1975), che da alcuni è considerato il Messia di una nuova religione: il rastafarianesimo. Nel tardo pomeriggio si completa con un giro panoramico della città. 3°g.    7/4 Addis Abeba - Makalè – Gheralta   Al mattino presto trasferimento in aeroporto e partenza per Makalè (1,5 ore di volo). Da qui si parte con bus privato verso nord per la cittadina di Hawsien (100 km, 2 ore circa) nella regione della Gheralta; lungo il tragitto  si visita la  chiesa di Abraha Atsebha, una delle più belle di tutta la regione del Tigray, con affreschi ben conservati e un piccolo museo. La giornata prosegue con la visita della chiesa di Mariam Papaseity, nota per i meravigliosi affreschi, che si raggiunge con una passeggiata di circa 20 min lungo una bella valle. L’arrivo a Gheralta è previsto nel pomeriggio; si alloggia al Gheralta  Lodge o simile. 4°g.    8/4 Gheralta – Yeha - Axum   In mattinata si prosegue la visita della regione di Gheralta recandosi alla chiesa rupestre di Debre Tsion, o Abuna Abraham, raggiungibile con un’ora di cammino lungo una ripida salita. Si parte quindi verso ovest in direzione di Axum e durante il tragitto si sosta al villaggio di Yeha per visitare i resti del Tempio della Luna, costruito in epoca pre-cristiana e successivamente utilizzato come basilica, dove è interessante anche il piccolo museo. Si raggiunge quindi la città di Axum, che fu la capitale di un potente regno dei primi secoli dell'era cristiana ed oggi è il centro spirituale della chiesa cristiano-copta d'Etiopia, dove le celebrazioni di Hosana hanno inizio oggi nel pomeriggio di fronte alla chiesa di S. Maria di Zion. Pernottamento al Sabean Hotel o simile; la tappa è di 210 km, circa 3 ore di viaggio. 5°g.    9/4 Axum, festa di Hosana   Oggi è la Domenica delle Palme, e si inizia assistendo alla celebrazione della festa di Hosana. Si prosegue con la visita dei siti archeologici della città: il parco degli obelischi, la chiesa di S. Maria di Zion (dove la tradizione colloca la leggendaria Arca dell’Alleanza), la stele di Ezana (che fu il primo re cristiano), il palazzo e la necropoli dei re Kaleb e Gebre Meskel e il palazzo di Dongour, attribuito alla regina di Saba. 6°g.    10/4 Axum - Simien   Partenza al mattino presto lungo un’agevole strada di montagna in direzione sud verso il Parco Nazionale dei Monti Simien, un percorso arricchito dai vasti  panorami  sulla valle dello Shirè.  È un susseguirsi di ripide discese e salite fino al ponte di ferro sul fiume Tacazzè, un’area questa dove crescono gli alberi dell'incenso. Si sosta brevemente nella cittadina di Debark per ottenere  i permessi  per  l’ingresso al parco e si arriva  in  serata al Simien Lodge o simile; la tappa è di 280 km, circa 6 ore di viaggio. 7°g.    11/4 Simien - Gondar   In mattinata si visita il parco; con una passeggiata di circa 1 ora si giunge alle imperdibili cascate di Jabar: le acque fanno un salto nel vuoto di circa 500 mt. Con un po’ di fortuna si potrà osservare il babbuino gelada, dal petto rosso, uno dei mammiferi endemici più attraenti d’Etiopia. Nel pomeriggio si prosegue per la storica città di  Gondar, fondata nel 1636, che fu capitale di un grandioso regno. Pernottamento al Goha hotel o simile; la tappa è di 60 km, circa 1 ora di viaggio. 8°g.    12/4 Gondar - Bahir Dar   Visita della città: il monumentale castello di Fasilidas all'interno del recinto imperiale, la grande chiesa della Trinità mirabilmente affrescata, i bagni di Fasilidas sul cui perimetro si innalzano alberi plurisecolari, il complesso monastico di Kusquam dove si ritirò la regina Mentwab che incontrò l'esploratore scozzese James Bruce. Nel pomeriggio trasferimento verso sud fino a Bahir Dar, che sorge sulle rive del lago di Tana. Pernottamento al Abbay Minch Lodge o simile; la tappa è di 280 km, circa 4 ore di viaggio. 9°g.    13/4 Bahir Dar   La mattina escursione in barca sul lago Tana, il più vasto dell’Etiopia, nel quale si specchiano monasteri centenari, punti di riferimento della cristianità etiope. Nella penisola di Zeghè, dove abbondano le piantagioni di caffé, si visita  la  chiesa  di  Beta Maryam, fondata nel XII sec., e si completano le visite al monastero Ura Khidane Meret, il cui splendido santuario è decorato con affreschi che offrono un compendio dell'iconografia religiosa etiope. Nel pomeriggio si visitano le cascate del Nilo Azzurro, seconde in Africa solo alle cascate Vittoria. 10°g.    14/4 Bahar Dar – Lalibela   Partenza per Lalibela, si segue una  comoda strada asfaltata. Lungo il percorso si sosta alla chiesa di Nakutlab, costruita in una bella grotta naturale. Arrivo a Lalibela nel tardo  pomeriggio, sistemazione al Tukulvillage o simile; la tappa è di 400 km, circa 8 ore di viaggio. 11°g.    15/4 Lalibela e festa di Fasika, la Pasqua Copta   Il nome originario di questa che fu la capitale della dinastia Zagwe nel XII secolo era Roha, e prese il nome di Lalibela in onore del più famoso dei suoi sovrani. Oggi Lalibela è un piccolo borgo reso celebre dalle 12 chiese rupestri, ancora tutte funzionanti, sede di emozionanti cerimonie religiose in occasione delle quali i sacerdoti indossano abiti sgargianti realizzati con preziosi tessuti damascati e portano ombrellini cerimoniali coloratissimi. Le chiese scavate nella roccia tufacea di colore rosso mattone, di una straordinaria perfezione architettonica, sono frutto di raffinate tecniche costruttive i cui segreti sono ormai perduti nel tempo e che hanno valso a Lalibela il nome di “Petra africana”. Il complesso di 12 chiese è suddiviso in due gruppi distinti: quello nord-occidentale con la bellissima chiesa di Bet Mariam adornata di delicati affreschi e il gruppo sud-orientale, con l’imponente Bet Amanuel, che con i suoi fregi e architravi sporgenti  esemplifica nel modo più evidente questo stile architettonico. Il complesso è coronato dalla magnifica chiesa di San Giorgio, che sorge isolata ed è forse la più suggestiva di tutta l’Etiopia. In serata si partecipa ai festeggiamenti della Fasika, la Pasqua Copta, che durano tutta la notte. 12°g.    16/4 Lalibela - Addis Abeba e volo di rientro   In mattinata trasferimento all’aeroporto e volo di circa 1 ora per Addis Abeba. All’arrivo si avranno a disposizione alcune stanze presso l’hotel Jupiter per rinfrescarsi prima della partenza. Dopo una cena tradizionale trasferimento in aeroporto ed imbarco per il volo di rientro; Ethiopian parte alle 0.05 con arrivo a Milano Malpensa alle 7.50 del mattino successivo. Per gli orari di altri collegamenti contattare Amitaba. 13°g.    Lunedi 17/4 arrivo a destinazione  
ETIOPIA 2016: Spedizione in Dancalia e Natale etiope
Natura primordiale e antiche tradizioni dell’Africa
Periodo: 26 dic - 9 gen
Si tratta di una "spedizione" perché la Dancalia, dove si svolge la parte più importante del percorso, è priva di servizi e presenta condizioni ambientali difficili; per accedervi sono necessari particolari permessi e una scorta militare, una precauzione questa che viene utilizzata per via della vicinanza dei confini e dare così tutela assoluta ai visitatori, una cautela che incide molto sui costi del viaggio. Non vi sono quindi rischi alla propria incolumità, ma difficoltà di natura pratica: caldo, sistemazioni spartane e così via; di gran lunga compensate dal piacere di esplorare una delle aree più affascinanti del mondo, dove la natura rivela appieno la propria potenza primordiale. La Dancalia è un grande bacino vulcanico attivo posto sotto il livello del mare abitato dalla popolazione Afar, solcato da miriadi di crepe aperte dal calore del sole e caratterizzato da straordinarie concrezioni saline che si colorano talvolta di mille striature. Qui si sale sul vulcano Ertale dove con le temperature più basse della notte i giochi della lava si fanno intensi, uno spettacolo primordiale; a Dalol nella piana del sale si formano i gayser e colpiscono le variopinte formazioni cristalline, che creano uno spettacolare paesaggio cromatico unico al mondo. Prima di risalire sull’altipiano, si completa l’esplorazione della regione percorrendo il canyon del Saba.   Donne etiopi Piana del sale Lalibela Il verdeggiante altopiano è invece la culla di antiche tradizioni religiose e custodisce, scavate nella roccia, preziose chiese rupestri in ottimo stato di conservazione. Al di là delle magnificenze naturali, infatti, l’Etiopia, unico paese africano non assoggettato ad imperi coloniali, ha mantenuto vive antiche tradizioni e si distingue dai paesi confinanti anche per la religione cristiana copta. Si visitano le due aree più belle, dove si trovano i reperti storici e artistici più interessanti, iniziando dal Tigray con le splendide chiese di  Gheralta, e spostandosi poi a Lalibela, il luogo più sacro per la religione cristiana etiope, dove si avrà l’opportunità di visitare i bellissimi siti nel momento celebrativo più intenso dell’anno, il Natale copto, quando si tocca con mano l’intensità e la forza di cui gode qui la fede. Nota Tecnica La gran parte di questo viaggio si svolge al di fuori dai circuiti turistici, ed è adatto a viaggiatori con spirito di adattamento che sappiano rinunciare alle abituali comodità. La Dancalia è una depressione desertica, priva di infrastrutture e dalle temperature torride: la media è di 35 gradi, con minime di 30 a massime che nei casi estremi possono andare anche oltre i 50. Durante la traversata della Dancalia le sistemazioni sono spartane, a volte con l’utilizzo di tende; Amitaba fornisce il materiale da campeggio salvo il sacco lenzuolo o il sacco a pelo. Quando si raggiunge l’altopiano (3/1) il clima è piacevolmente primaverile e si utilizzano i migliori alberghi disponibili.   Dallol Fiume Saba Tigrai PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.    Lunedi 26 dicembre, partenza per Addis Abeba Per raggiungere Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, le compagnie più comode sono Ethiopian Airlines e Austrian in collaborazione con  Lufthansa per il volo di rientro. Gli orari per chi parte da Milano Malpensa con Austrian sono 19.55 con arrivo a Vienna alle 21.25; si riparte da qui alle 23.20 con arrivo alle 7.25 del mattino successivo. Con Ethiopian si parte alle 21.25 da Milano Malpensa con arrivo alle 7.15 del mattino successivo. Per gli orari dei collegamenti da altre città contattare Amitaba. 2°g.    27/12 Addis Abeba Arrivo ad Addis Abeba, dove è in attesa dei partecipanti la guida locale, e trasferimento presso l’hotel Jupiter o simile. La giornata è dedicata alla visita della città, il cui nome significa “Nuovo fiore”. Si visitano il Museo Nazionale che conserva importanti reperti e resti fossili di Australopithecus Afarensis fra cui la celebre Lucy, un ominide vissuto nella valle dell’Awash tre milioni e mezzo di anni fa. Si visita anche il Museo Etnografico, che ospita una splendida collezione di strumenti musicali e di croci copte e le stanze con gli arredi dove abitò l’imperatore Hailè Selassiè. Nel tardo pomeriggio giro panoramico della città. 3°g.    28/12 Addis Abeba – Awash   Partenza per il parco nazionale dell’Awash (214 km ad est dalla capitale), il più visitato di tutta l’Etiopia; con il particolare paesaggio vulcanico e le belle cascate il parco è una meta particolarmente apprezzata dagli appassionati di avifauna: sono state censite ben 460 specie di uccelli, di cui alcune endemiche. Pernottamento presso l’Ashash Fall Lodge. 4°g.    29/12 Awash - Samera   Giornata di trasferimento per raggiungere Samera, capitale della regione dell’Afar, situata 418 km più a nord; lungo il tragitto si passa nella regione in cui furono ritrovati i resti fossili dell’ominide Lucy. Prima di arrivare a destinazione si visitano le sorgenti calde di Alalo Bed, ribollenti pozze di colore blu scuro poste in un ambiente selvaggio dove spesso si vedono branchi di gazzelle che si abbeverano nelle pozze più fredde; l’aspro paesaggio che le circonda è di una surreale bellezza. Pernottamento all’Agda Hotel. 5°g.    30/12 Samera – Lago Afrera - Ertale   Partenza sempre verso nord per il lago Afrera, posto a 112 metri sotto il livello del mare nel cuore della depressione della Dancalia. Si percorre una pista che si snoda tra sabbia e lava, attraversando alcuni villaggi Afar, esplorando la zona e giungendo fino al vulcano Ertale - il cui nome significa “Monte che fuma” – il principale di una catena di vulcani situati nella parte centrale della depressione dancala, posizionati lungo una dorsale che è parallela al Mar Rosso. Tutta la zona è interessata da fenomeni di vulcanesimo. Si pernotta in tenda o in capanna tipica alla base del monte. 6°g.    31/12 Ertale   Partenza molto presto per raggiungere a piedi la sommità del vulcano, un dislivello di 500 mt che richiede 3/4 ore. E’ anche possibile per una modica cifra eseguire la salita utilizzando un dromedario, ma la cosa va organizzata prima di giungere alla base del cratere e si deve usare la montatura senza una vera sella, perché qui non vengono usate (in sintesi, se appena si può è meglio camminare). Giunti in vetta si visitano le due caldere e si pranza al campo posto vicino al cratere; nel pomeriggio riposo a causa del caldo molto forte (circa 40/45 gradi). In serata partenza per il cratere del vulcano per godersi lo spettacolo del lago di lava. Rientro al campo per cena. Pernottamento in tenda o nelle capanne locali. E’ anche possibile scendere nella caldera durante la notte per ammirare lo spettacolo della lava. 7°g.    1/1/2017 Ertale – Assobole   Dopo un’eventuale ulteriore esplorazione si scende alla base del vulcano. Si parte dopo pranzo; la pista, una volta lasciata l’immensa distesa di lava, attraversa una pianura alluvionale dove spicca una catena di vulcani, che quando piove a volte si allaga creando pascoli verdi. Si transita dal villaggio di Vaideddu e dalla Piana del Sale che è situata verso l’estremità nord della depressione della Dancalia e si estende fino al confine dell’Eritrea. Qui ogni giorno arrivano dall’altopiano etiopico le carovane di dromedari e muli per caricare i blocchi di sale. In serata arrivo a Assobole, villaggio afar che sorge sul fiume Saba. Sistemazione in tenda nei pressi del bel villaggio. 8°g.    2/1 Assobole - Dallol – Lago Assale – Assobole   Si parte al mattino presto per Dallol attraversando quel che una volta era il fondo di un mare ed ora è una pianura infinita di sale. A Dallol la terra ribolle, i geyser sono in attività, le formazioni di cristalli hanno geometrie bizzarre. Sorgenti sulfuree e coni di sale creano un paesaggio quanto mai suggestivo con colori sorprendenti: rosso, verde e giallo alternati senza logica apparente. Si prosegue con l’esplorazione della zona della cava del sale, dove gli Afar scavano solchi rettangolari sino a raggiungere lo strato più profondo dal quale, aiutandosi con bastoni usati come leva, sollevano i blocchi di sale e li riducono a dimensioni che ne consentono il trasporto sui dromedari. Proseguimento per il piccolo monte di sali di magnesio chiamato il “Monte rosso”, un’isola formata da spuntoni di solfato di magnesio che si ergono sul lago Assale, a 116 metri sotto il livello del mare. Rientro ad Assobole 9°g.    3/1 Assobole – Melabidai - Gheralta   Partenza per il trekking nella gola del fiume Saba (5 ore circa); la depressione della Dancalia è ora alle spalle, qui si è ora a 70 metri sopra il livello del mare. Il fondo del canyon è percorso da un rivolo d’acqua profondo sino alla caviglia, che si guada infinite volte, tra pareti di arenaria rossa alte anche 200 metri; per tutto il percorso si incrociano le carovane del sale. Sosta per il un pic-nic all’ombra di un anfratto roccioso e dopo un breve riposo si prosegue il cammino tra le gole del canyon, che in certi tratti sono così strette da lasciare posto solo al letto d’acqua. Giunti al villaggio di Melabidai si prosegue in jeep per Gheralta, nel Tigray; pernottamento al Gheralta Lodge o simile. 10°g.    4/1 Gheralta - Makalle   La giornata è dedicata alla scoperta delle chiese del Tigray, significative e interessanti quanto quelle di Lalibela, solo meno famose e meno visitate. Le amba sono particolari formazioni rocciose con la cima quasi piatta e le pareti verticali: Gheralta è un’amba molto importante, perché tra le sue rocce sono custoditi almeno un quarto dei monumenti di pietra della regione del Tigray. Un reticolo di chiese aggrappate a montagne a volte inaccessibili sono forse il segreto meglio conservato dell’Etiopia copta; i ricercatori hanno censito oltre 150 chiese rupestri, di cui tre quarti ancora in uso. Si visitano le chiese Maniam Papaseity, Abraha Atsbeha e Maryam Korkor, raggiungibili con passeggiate e agili salite. Nel tardo pomeriggio si raggiunge Makalle, pernottamento al Planet Hotel o simile. 11°g.    5/1 Makalle - Lalibela   Partenza per Lalibela. La strada è asfaltata sino a Gashena, poi svolta verso Lasta e attraversa la regione montagnosa in cui si trovano il massiccio dell’Abuna Josef (4260 m) e Lalibela. Arrivo nella città santa dei copti etiopi e sistemazione presso il Tukul Village o simile. 12°g.    6/1 Lalibela e Natale Copto   Si visitano le chiese rupestri di Roha, l’antica capitale della dinastia Zagwe nel XII secolo che prese il nome di Lalibela in onore del più famoso dei suoi sovrani. Oggi Lalibela è un piccolo borgo reso celebre dalle sue 12 chiese rupestri, ancora funzionanti, che è sede di emozionanti cerimonie religiose, in occasione delle quali i sacerdoti indossano abiti sgargianti realizzati con preziosi tessuti damascati e portano ombrellini cerimoniali coloratissimi. Le chiese scavate nella roccia tufacea di colore rosso mattone, di una straordinaria perfezione architettonica, sono frutto di raffinate tecniche costruttive i cui segreti sono ormai perduti nel tempo e che hanno valso a Lalibela il nome di “Petra africana”. Il complesso di 12 chiese è suddiviso in due gruppi distinti: quello nord-occidentale con la bellissima chiesa di Bet Mariam adornata di delicati affreschi e il gruppo sud-orientale, con l’imponente Bet Amanuel, che con i suoi fregi e architravi sporgenti che esemplifica nel modo più evidente questo stile architettonico. Il complesso è coronato dalla magnifica chiesa di San Giorgio, che sorge isolata ed è forse la più suggestiva di tutta l’Etiopia. In serata si partecipa ai festeggiamenti del Natale Copto che durano tutta la notte. 13°g.    7/1 Lalibela - Dessie In mattinata si visitano i meravigliosi dintorni di Lalibela: con una passeggiata di circa 30 min si arriva al monastero di Ashetan Maryan, arroccato sul monte Abuna Yosef a 3150 mt, da dove si potrà godere di uno stupendo panorama. Nel pomeriggio si parte per la cittadina di Dessie, dove si pernotta presso il Melbourne hotel o simile. 14°g.    8/1 Dessie - Sembete - Addis Abeba e volo di rientro   Partenza per Addis Abeba; lungo il percorso si visita il coloratissimo mercato di Sembete, punto d’incontro delle popolazioni dell’altopiano. Arrivati ad Addis Abeba si avvranno a disposizione alcune stanze presso l’hotel Jupiter per rinfrescarsi prima della partenza. Dopo cena trasferimento in aeroporto ed imbarco per il volo di rientro; Ethiopian parte alle 0.20 con arrivo a Milano Malpensa alle 6.40 del mattino successivo. Lufthansa parte alle 23,40 con arrivo a Francoforte alle 7.30 del mattino successivo; si riparte per Milano Malpensa alle 8.30 con arrivo alle 9.40. Per gli orari di altri collegamenti contattare Amitaba. 15°g.    Lunedi 9/1 arrivo a destinazione.