Tsechu, il Cham più diffuso

Tsechu, il Cham più diffuso

La maggior parte dei Cham eseguiti negli Dzong e nei monasteri del Bhutan sono considerati degli Tsechu, manifestazioni di più giorni in cui si rievocano la vita e gli insegnamenti di Guru Rinpoce, in sanscrito Padmasambhava, universalmente riconosciuto come il fondatore delle scuole del buddismo tibetano.
Lo Tsechu può essere compreso come un evento creato dai maestri spirituali per celebrare ed esporre i contenuti degli insegnamenti con la rappresentazione di temi che stimolano un corretto comportamento etico e affermano la capacità di annullare od esorcizzare la negatività che affligge persone ed eventi. Di questo insieme ognuno potrà percepire ciò che è visibile al suo grado di purificazione interiore e viene stimolato ad approfondire la propria conoscenza dei contenuti religiosi e la propria ricerca spirituale.

L’insieme delle rappresentazioni eseguite nei Cham può variare per la sequenza, per la scelta dei contenuti esposti e per gli intrecci con eventi legati alla storia ed al folklore locale, ma nello Tsechu il percorso principale si ispira alla vita di Padmasambhava e ne espone alcuni degli insegnamenti. Parte della trama è sempre dedicata alla purificazione dal demone del male con dei riti che spesso sono inclusi nel contesto della Sha-Na Cham, la danza dei “cappelli neri”.
Chi partecipa, anche come spettatore, entra direttamente e personalmente nella vita e nella parola del Maestro. I bhutanesi durante lo Tsechu sentono anche la presenza fisica del grande Guru, che è lì, precisamente lì, con loro. La coscienza di questa predisposizione aiuta a comprendere l’attenzione che ognuno dei presenti presta anche alle sfumature dell’evento; la rappresentazione trascende i costumi, le danze e la musica che la costituiscono: questi sono il mezzo che rende percepibile nella realtà materiale le forze che ne costituiscono l’essenza. Ognuno vive lo Tsechu nella propria interiorità; i vecchi prestano ad esempio particolare attenzione al Raksha Ma-Cham, la danza che espone la dimensione degli “stati intermedi” del Bardo ed il giudizio dei defunti, per prepararsi alla propria morte fisica: se riconosceranno questi episodi quando affronteranno la dissoluzione del corpo per loro sarà più facile ottenere una buona rinascita.

Un momento importante che si ritrova in molte rappresentazioni è la cerimonia del Thongdrol, l’esposizione di una tanka gigantesca [un dipinto eseguito su tessuto] a cui vengono attribuiti particolari poteri; solitamente rappresenta Guru Padmasambhava, a volte una divinità tantrica o la figura dello Shabdrung e in alcuni casi di Pema Lingpa. Il nome stesso fa intuire l’importanza di questa fase dello Tsechu: Thong significa guardare e Drol liberazione, ovvero, ottenimento della liberazione semplicemente guardando l’oggetto. Il Thongdrol viene solitamente esposto all’alba e riarrotolato prima che venga colto dai raggi del sole; i monaci eseguono delle cerimonie di purificazione e la gente si avvicina al Thongdrol cercando di toccarne il tessuto con il capo – sicuramente un momento di buon auspicio!

I diversi atti e danze più comunemente utilizzati sono più di venti (come si vede nella pagina “Le danze del Cham“), ma non vengono tutti eseguiti in ciascuna rappresentazione e l’insieme e la sequenza variano, come si vede ad esempio confrontando i programmi di Thimpu e Wangdi.

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