Spiti e Lahaul

INDICE:

  • Le regioni himalaiane dello Spiti e del Lahaul
  • Tipologia ambientale
  • Un antichissimo mondo culturale
  • Come arrivare?
  • Il clima estivo
  • Modalità di un viaggio
  • Andare in Lahaul e Spiti, mete poco turistiche

Kunzum La

Statua a Lhalung Gompa

Tag Yud, Spiti

Le regioni himalaiane dello Spiti e del Lahaul

Lo Spiti ed il Lahaul sono le due regioni più settentrionali dello stato indiano dell’Himachal Pradesh, situate oltre la cintura di impenetrabili montagne che, partendo ad ovest dal Kashmir, si estende verso est fino al fiume Sutlej che fluisce dal monte Kailash. A nord ed a est giungono a ridosso dell’altopiano tibetano, di cui il Rupshu, che ne delimita il bordo settentrionale, è l’ultima propaggine. Sono separate tra loro da un’impervia catena di monti, con un’unica strada carrabile che collega, attraverso il passo del Kunzum, il Lahaul ad ovest con lo Spiti ad est.

Tipologia ambientale

La tipologia ambientale è principalmente trans himalaiana ma nettamente meno desertica se confrontata con il Ladakh. Lo Spiti è più secco ed il Lahaul occidentale più piovoso, con i pendii dei monti che spesso consentono il pascolo; in inverno le nevicate possono essere anche molto abbondanti. Le valli sono altissime: i centri principali di Keylong in Lahaul e di Kaza in Spiti sono posti rispettivamente a circa 3350 e 3800 mt; gli inverni sono molto freddi.

Un antichissimo mondo culturale

Le popolazioni di queste remote valli sono di etnie miste, indiane o di origine tibetana, con una netta prevalenza del ceppo tibetano in Spiti. La cultura è per la maggior parte permeata dal buddismo tibetano, con molti induisti soprattutto in Lahaul. Lo Spiti in particolare preserva un’antichissima cultura buddista: già nel X secolo queste valli erano parte del regno di Gughe, che fu il fulcro del rinascimento spirituale del Tibet di quei tempi grazie all’opera iniziata dai sui mitici re, come il leggendario Yeshe O, che permisero una vasta propagazione degli insegnamenti del buddismo con la guida del santo indiano Atisha ed un gran seguito di maestri. Questo illustre passato ha tramandato opere d’arte tra le più belle e raffinate che si conoscano; a Tabo si possono osservare i dipinti più famosi, in un piccolo tempio le cui mura sono rivestite esternamente di fango: varcando una piccola soglia che sembra condurci in una dimensione senza tempo, dove nella quieta penombra si osserva la rappresentazione pittorica della storia iniziatica dell’essere, troviamo un’eterea testimonianza lasciataci dal maestro tibetano Rinchen Zangpo. Oltre a questo immortale sito, si trovano magnifici affreschi e statue che risalgono a quest’epoca d’oro dell’arte tibetana in molti altri templi, da Nako a Kungri e Lhalung, per menzionare i più noti.

In Spiti, ed anche in Lahaul, la cultura buddista è ancora molto viva, con i monasteri tutti attivi e lo stile di vita della gente che rivela una costante interazione con il mondo dello spirito; per il visitatore non è raro incappare in feste, cerimonie e celebrazioni, momenti ottimi per godere sia del costume che della spontanea cordialità della gente. L’isolamento e l’assenza di traumi esterni, come è stato purtroppo il caso per le medesime popolazioni che abitano i versanti tibetani delle montagne di confine e che tutt’ora sopportano l’oppressione cinese, fan sì che ci si possa trovare a contatto con un folclore incontaminato, che rivela tradizioni millenarie.

Come arrivare?

Il Lahaul e lo Spiti sono aree himalaiane isolate, prive di aeroporti, e per accedervi si utilizzano le strade militari realizzate dall’India negli anni ’60 per fronteggiare la minaccia cinese.

Per raggiungere il Lahaul si segue la strada costruita dai militari per collegare Manali con Leh in Ladakh, che transita da Keylong in Lahaul, che da maggio ad ottobre è quasi sempre aperta; a nord di Manali si valica il passo del Rothang, dove ora è anche stato aperto un traforo, che ora rende raggiungibile quest’area in inverno. In alternativa si può arrivare da nord partendo da Leh in Ladakh, che è raggiungibile in aereo, tenendo presente che l’accesso da questa direzione è limitato ai mesi estivi o al massimo al primissimo autunno.

Lo Spiti è accessibile da sud risalendo le lunghe gole del Sutlej a nord di Shimla fino alla sua confluenza a nord del Kinnaur con il fiume Spiti, la cui valle conduce fino a Kaza, il villaggio che funge da centro amministrativo. Questo accesso a volte può essere chiuso per la neve o per le frane. Non essendoci aeroporti, specialmente in inverno, l’isolamento può quindi essere completo, anche per lunghi periodi.

Il Lahaul e lo Spiti sono collegati tra loro attraverso il passo del Kunzum, che resta chiuso dall’autunno alla primavera per via della neve; nelle stagioni in cui è fruibile questo passaggio consente la costruzione di itinerari molto interessanti (vedi Spiti e Lahaul nei “Percorsi su misura”)

Per gli amanti del trekking queste regioni possono essere anche punto di arrivo o partenza per dei grandiosi percorsi a piedi: ci sono sentieri che collegano lo Spiti al Rupshu e quindi al Ladakh; e percorsi attraverso la catena del Pin Parbati che arrivano alla regione di Manali. Dal Lahaul si può arrivare in Zanskar ed in Rusphu.

Il clima estivo

In estate il clima è ottimo, con temperature miti e mediamente secco; le piogge, dovute al travaso delle correnti monsoniche che riescono a superare la barriera himalaiana, possono essere più persistenti tra giugno e luglio, ma arrivano in Spiti sporadicamente – in merito va però notato che in questi ultimi anni, a causa dei cambiamenti climatici, succede di avere dei rovesci più consistenti che spesso possono anche causare delle frane sui percorsi.

Modalità di un viaggio

Un viaggio in queste regioni richiede un buon senso di adattabilità, non tutti sono abituati ad una vita piuttosto semplice e spartana. Per chi è pronto, questo aspetto regala un bel sapore di avventura. In Lahaul e Spiti non ci sono hotel con le “stelle”. Si trovano alberghetti di qualità accettabile a Keylong in Lahaul e in tutte le altre località si pernotta in locande o in tenda. Chi non vuole utilizzare la tenda in alcuni villaggi deve essere particolarmente adattabile e potrà sostare in un numero più limitato di località. Se si desidera avere piena flessibilità nel visitare la regione è utile portare l’attrezzatura per i campi mobili, in modo da poter scegliere una modulazione dei percorsi utilizzando le locande dove conviene, senza essere vincolati ai punti di sosta disponibili. In questa eventualità Amitaba per i campi mobili utilizza tende a due posti, usufruibili anche singolarmente, una tenda comune per i pasti e la convivialità con tavolo e sedie, tenda separata per la cucina e tende per i servizi, e per lavarsi si usufruisce di acqua calda preparata nei secchi. Il montaggio dei campi è curato dai nostri assistenti e si dispone di cuochi ben collaudati per la cucina; il materiale e il personale viaggiano su di un veicolo ausiliario e giungono ai punti di sosta prescelti in tempo per predisporre tutto quanto mentre si eseguono le visite. Ai viaggiatori si richiede solo di disporre del proprio proprio sacco a pelo.

Per i trasporti oltre Shimla o Manali e partendo da Leh si utilizzano veicoli tipo jeep, come la Tata o la Toyota indiana. A Leh si arriva solitamente in volo e per raggiungere Shimla o Manali da Delhi si utilizzano veicoli privati dotati di aria condizionata; a Shimla si può giungere anche in treno, utilizzando nell’ultimo tratto tra Kalka e Shimla un trenino di epoca coloniale.

Andare in Lahaul e Spiti, mete poco turistiche

Sono ancora pochi i viaggiatori che si recano in questa parte dell’Himalaia; è una meta auto selettiva per la sua remotezza e le condizioni di viaggio un po’ avventurose. Il Lahaul viene di solito visto “in transito” da chi si reca in Ladakh via terra seguendo la strada che sale lungo l’Himachal Pradesh; ma la regione ha qualità proprie che meritano di essere scoperte. Lo Spiti è una meta più ricercata, e chi vi si reca cerca di dedicare il tempo sufficiente ad un’accurata visita, abbinandola se possibile ad un’esplorazione del Kinnaur e, possibilmente, estendendo il viaggio fino in Ladakh.

Per transitare in alcune aree dello Spiti e del Kinnaur sono necessari dei permessi rilasciati dalle autorità locali indiane a causa della vicinanza del confine con il Tibet ad occupazione cinese; un aspetto burocratico di cui si occupa Amitaba.

Amitaba in queste regioni suggerisce diversi percorsi, e nel periodo estivo organizza anche viaggi con accompagnatore (Viaggi in partenza). Il programma Mondi tibetani dell’India illustra un percorso molto completo, che porta in tutti i luoghi di maggior interesse e prevede anche l’esplorazione dell’altopiano del Rupshu; Da Shimla a Leh è un itinerario più breve che prevede la visita completa dello Spiti, dove viene illustrata anche un’opzione di visita accedendo dal passo del Kunzum, escludendo così la parte del Kinnaur. Questi itinerari sono due esempi ben ragionati su come articolare una visita al meglio; in funzione degli interessi e della disponibilità di tempo Amitaba può predisporre itinerari “su misura” elaborati sulla base dei desideri di ciascuno, che possono anche includere delle parti di trekking.