Rinascita spirituale

Rinascita spirituale del Tibet

Drak Yerpa, eremo di Atisha

Tashidor al Nam Tso

Eremi a Chimpu

INDICE:

  • Qualcosa è sopravvissuto alla devastazione cinese
  • Forza d’animo del popolo tibetano
  • Ricostruzione – dei siti più noti …
  • Riscoperta del buddismo in Cina
  • Situazione nel Tibet Classico
  • Drak Yerpa
  • Tashidor al Nam Tso
  • Samye, Chimpu, Yamalung ed altri ancora

Dunkar Gompa a Sertal

Maitreya, Gomag Gompa

Wu Tai Shan

Qualcosa è sopravvissuto alla devastazione cinese

Il Tibet dal 1950 è stato testimone di innumerevoli vicende di tormento e sofferenza motivate da un deliberato tentativo di eliminare ogni forma di espressione spirituale, solo alcune piccole comunità dedite alle pratiche meditative sono riuscite a sopravvivere al cataclisma dell’invasine cinese. Nell’Amdo e nel Kham gruppi Gomchen della scuola Nyingmapa, resisi poco distinguibili da normali comunità di umili contadini, hanno saputo continuare segretamente le loro attività, e alcuni degli yogi Nagkpa, chiusi nelle loro grotte di ritiro, sono sfuggiti alle mani degli assassini. In alcune delle aree periferiche dell’Amdo e del Kham, dove la repressione è stata meno capillare, alcuni lignaggi di maestri, opportunamente occultati, con grande discrezione hanno proseguito la loro opera. I maestri Jonangpa sono anche riusciti a salvare buona parte dei loro preziosi testi; ma sono casi rari, e nelle regioni del Tibet Classico di U e Tsang non si hanno notizie di yogi o maestri nascosti che siano sopravvissuti.

Forza d’animo del popolo tibetano

In tempi più recenti, ai primi segni di tolleranza molti tibetani si sono dati da fare con i poverissimi mezzi che avevano a disposizione e, armati principalmente di un’inossidabile buona volontà, hanno cercato di rimettere in funzione i luoghi di pratica religiosa. Uno sforzo immane, che in alcuni casi ha trovato un fortunato supporto esterno nell’aiuto dei molti Lama in esilio che sono riusciti a raccogliere ed inviare un po’ di denaro. Anche nei luoghi più sperduti la devozione della gente ha potuto manifestarsi nel semplice atto di porre almeno delle bandiere di preghiera e pietre mani [i sassi con scolpiti mantra o figure divine] a ricordo della sacralità di un luogo, o nella ricostruzione dei siti con poverissime risorse. Quanto si è visto risorgere dell’anima spirituale del Tibet è stato originato principalmente dalla fede nei precetti fondamentali del buddismo, radicata nel cuore delle persone semplici, senza sofisticata preparazione nelle pratiche mistiche.
Nei templi dei villaggi e negli eremi si è avuta la testimonianza  della grande forza d’animo dei tibetani che, in molti casi, hanno anche ricominciato ad abitare i venerati luoghi di meditazione. Un aspetto molto toccante di questo processo è stato il fiorire di tante piccole comunità religiose, spesso prive della possibilità di accedere ad uno studio approfondito dei testi sacri per la mancanza di maestri qualificati, ma che si sono adoperate nel mettere in pratica l’essenza degli insegnamenti di cui sono in possesso.

Ricostruzione – dei siti più noti …

Una parte dei siti più rinomati e frequentati dal turismo sono stati ripristinati con i contributi di finanziamenti pubblici. In moltissimi casi più che di interventi di restauro sono state necessarie delle complete ricostruzioni, dove ben difficilmente al di là della replica della struttura fisica originale, in assenza di artisti ed artigiani in grado di riprodurre anche solo in minima parte la qualità delle opere originarie, si può riuscire a restituire al mondo quello che la scellerata devastazione ha eliminato. I luoghi che hanno giovato di aiuti “ufficiali” sono un piccolo numero rispetto ai 6.254 fra templi e monasteri che sono stati distrutti o devastati, al cui numero si aggiungono un’innumerevole quantità di Stupa e reliquiari non censita. Fuori dalle rotte più battute lo stato spesso non ha fatto nulla; si pensi ad esempio all’importantissimo sito di Ralung, poco lontano dalla strada che porta da Gyantse al lago di Yamdrok, che fu uno dei centri più splendidi della cultura monastica tibetana e sede principale della scuola dei Drukpa Kagyu, dove uno Stupa di proporzioni simili al grande Kumbum di Gyantze è stato distrutto con la dinamite: oggi resta solo un cumulo di pietre a testimoniare il punto in cui sorgeva.

Gli interventi pianificati dal governo d’occupazione sono stati realizzati in buona parte grazie anche al lavoro volontario dei tibetani. E’ emblematico il caso di Gaden Namgyeling, l’università monastica situata in posizione panoramica su di un monte che sovrasta la valle del Kychu ad est di Lhasa, che era stata rasa al suolo a cannonate e di cui molti templi sono stati oggi ripristinati. Le reliquie del corpo del grande maestro Tsongkhapa furono ritrovate dai contadini della valle passando con le mani le macerie, esaminando ogni pietra e rovistando anche nella terra.

Riscoperta del buddismo tibetano in Cina

A partire dagli anni 90 si è poi innescato un nuovo fenomeno, la fortissima ripresa d’interesse verso la spiritualità, ed in particolare verso il buddismo, da parte della popolazione cinese che ha ricominciato a riconoscere nel buddismo tibetano il ruolo storico, che ha sempre avuto, di quintessenza filosofica e spirituale, rifugio esistenziale primario della cultura cinese. Questo fenomeno, esteso anche alle tradizioni Chan e, in misura minore, alle scuole taoiste, sembra riguardare oggi in Cina circa 500 milioni di persone; in gran parte forse con forme più spiccatamente ritualistiche e propiziatorie, ma con una progressiva diffusione dei contenuti più profondi. Oggi molti dei testi sacri tibetani vengono stampati a Pechino e in diverse tipografie della Cina e, all’esterno dei territori compresi nella “Repubblica Autonoma del Tibet”, è diventato usuale poter ricevere delle trasmissioni iniziatiche da parte dei Lama. Una cosa ancora più sorprendente: nell’Amdo e nel Kham (ma mai nella “Repubblica Autonoma del Tibet”) è possibile acquistare immagini del Dalai Lama e, sovente, queste sono pure esposte nei Gompa! Anche al di fuori del Tibet questo rifiorire è molto intenso, come si riscontra visitandone i siti sacri, dal Wu Tai Shan all’Emei Shan e così via. Questa fenomenale diffusione ha apportato anche ingenti quantità di denaro raccolte da discepoli cinesi, che hanno consentito non solo il completamento della ricostruzione di molti siti, ma un loro inimmaginabile espansione e sviluppo. Alcuni dei nuovi templi così finanziati sono decisamente di qualità sorprendente, citando ad esempio l’eccelso Tempio della Beatitudine di Maitreya di Gomag a Ngawa; altri sono piuttosto pacchiani, come un certo numero delle rappresentazioni di Zangtopelri (la Terra Pura di Guru Rimpoce) che si trovano disseminate nei centri Nyingmapa del Kham, da Sechen ad Arikdza.

Situazione nel Tibet Classico

Nelle regioni del Tibet Classico permangono molti più ostacoli a questi nuovi sviluppi, se pur fu in queste regioni, in particolare di U e di Tsang, dove vi fu la più forte presenza di Maestri e praticanti tantrici. Ma anche qui una rinascita spirituale va avanti, e si trovano parecchi luoghi preziosi per chi è interessato alle radici mistiche del Tibet. Vediamo, tra i diversi esempi, Drak Yerpa, Tashidor e Samye con gli eremi circostanti. (Per informazioni sui siti che i tibetani considerano più ricchi di energia spirituale collegarsi a: Luoghi di potere del Tibet).

Drak Yerpa

Drak Yerpa si raggiunge in jeep da Lhasa con un tragitto di circa un’ora. Le grotte di meditazione sono poste in un anfiteatro di roccia bianca e furono utilizzate a partire dall’VIII secolo da Songtsen Gampo, il primo grande Re del Dharma, e dalle sue due regine per dei ritiri spirituali. Nella grotta di Dawa Puk, la Grotta della Luna, Guru Rimpoce fece un ritiro di 7 mesi, e poco lontano intorno nell’XI secolo in un’altra grotta Atisha dimorò ed insegnò per tre anni. In questo luogo che pulsa di storia, interessantissimo da esplorare, oggi troviamo una piccola comunità di monaci che praticano con devozione e che hanno restaurato in modo eccellente alcuni dei siti più preziosi, dove la gente può nuovamente recarsi in pellegrinaggio. Le rovine del centro di ritiro del collegio tantrico del Gyuto, dove i monaci venivano ad eseguire le pratiche di meditazione intensiva, fu totalmente raso al suolo ma le tristi rovine di quello che fu un luogo di pratiche spirituali eccellenti non sembrano turbare la serenità di questa piccola comunità spirituale e di coloro che vengono a visitarla.

Da alcuni anni qui viene tenuto anche un bel festival, solitamente nel mese di agosto.

Tashidor al Nam Tso

Un altro sito interessante si trova nella penisola di Tashidor, che si raggiunge con un giorno di guida seguendo la strada principale che da Lhasa prosegue verso il nord, in direzione di Kermo (Golmud). Nei pressi di Damzung si procede per il passo di Lhachen, che sfiora i 5000 metri, e si apre sulla distesa turchese del lago salato di Nam Tso, che è stato promosso a Parco Nazionale. E’ uno dei luoghi più belli del Tibet, ai bordi meridionali dell’altopiano del Ciangtang, il mondo quasi disabitato e senza confini dei nomadi, vasto quanto un continente con un’altezza media di 4700 metri. Il lago si estende per 70 chilometri; sullo sfondo a sud ovest domina l’orizzonte la massa glaciale di un massiccio che supera i 7000 metri considerato dai tibetani la dimora di Nyenchen, la potente divinità di protezione che è fratello di Amnye Machen. La penisola di Tashidor si protende nel lago turchese e la si può facilmente percorrere a piedi in poche ore lungo un sentiero che offre panorami indimenticabili, e se si sale sulla sommità del promontorio, che si raggiunge in breve tempo, i tramonti sono stupefacenti. Anche questo è un luogo nuovamente meta di pellegrinaggi, adornato con bandiere di preghiera e quantità infinite di sciarpe rituali. Nelle grotte di Tashidor meditarono, oltre a Guru Rimpoce e a Yeshe Tsogyel, molti importanti maestri, tra cui il terzo Karmapa, Rangjung Dorje; vi sono anche dei tempietti ed alcuni praticanti sono tornati a risiedere qui.

Con l’avvento del Parco Nazionale oggi vi è un afflusso fortissimo di visitatori cinesi, e il Nam Tso è entrato nella lista delle mete turistiche importanti del turismo interno: si vedono a frotte, spesso armati di bomboletta d’ossigeno in quanto quasi sempre non sono sufficientemente acclimatati, impegnatissimi a farsi i ‘selfie’ ai bordi della penisola; ma ben pochi percorrono il bellissimo sentiero sacro che segue il perimetro del Tashidor.

Samye, Chimpu, Yamalung ed altri ancora

La situazione che si riscontra nel primo sito storico del buddismo in Tibet, il monastero di Samye, e nei vicini eremi di Chimpu e Yamalung è molto interessante.
Samye si trova sulla sponda settentrionale del fiume Tsangpo, in un punto decisamente bellissimo, incastonato tra i monti e grandi dune di sabbia; è’ il più antico monastero buddista del Tibet, fondato nell’VIII secolo da Padmasambhava, Guru Rimpoce per i tibetani. Il complesso ha una forma mandalica al cui centro si erge il tempio principale a più piani, tutti adornati con affreschi e statue, dove ogni giorno vengono eseguite le cerimonie di preghiera. Chi è venuto qui negli anni ’80 ricorda che il terreno consacrato del monastero, ora tornato ad essere delimitato da un muro circolare, era stato adibito ad uso agricolo e che vi furono costruite diverse abitazioni e stalle, oggi tutte ricollocate nuovamente all’esterno. L’utilizzo agricolo del sito durante gli anni più bui per un certo verso è stata una fortuna, perché molte delle pitture del kora interno del tempio sono originali, in quanto questo divenne un magazzino. I piani superiori sono stati interamente ricostruiti, ma fortunatamente gli affreschi sono stati realizzati secondo i dettami dell’iconografia classica tibetana. Il muro di cinta circolare che delimita il mandala di Samye contiene su ogni punto cardinale un tempio, oltre a diversi Stupa colorati, tutti ricostruiti, ma molto belli e vivi, grazie alla presenza di giovani monaci ed al continuo afflusso di pellegrini. L’insieme è ben visibile dalla vicina collina del Hepori – luogo ideale per i tramonti, con un tempietto dove la sera un monaco spesso esegue le preghiere di buon auspicio per la divinità protettrice che qui risiede, che la tradizione dice essere un potente demone soggiogato da Guru Rinpoce.
Nell’insieme, il complesso di Samye sembra proprio risorto, e trasmette al visitatore una grande sacralità.

Il vicino eremo di Chimpu è un raro e magico luogo formato da un anfiteatro naturale al cui centro scorrono le acque di un torrente sacro; sui ripidi pendii si trovano le grotte di ritiro dei monaci e monache eremiti che hanno ricominciato ad eseguire pluriennali ritiri spirituali. Il piccolo monastero femminile di Chimpu Utse è posto ai piedi dell’area sacra ed ospita molte giovani monache. Il punto più venerato è la grotta di Drakmar Keutsang che i pellegrini tibetani considerano il luogo dove si manifesta la parola del Budda, in virtù forse del fatto che Guru Rimpoce trasmise qui molti dei suoi insegnamenti. A Chimpu furono rinvenuti moltissimi terma, i “tesori nascosti” della tradizione tibetana, ovvero testi esoterici o oggetti nascosti dai maestri per essere riscoperti da un maestro o uno yogi chiamato terton, nel momento storico adatto. I terma di Chimpu sono stati attribuiti a Guru Rimpoce, Yeshe Tsogyel, Nyang Tingedzin e altri. Passeggiando tra le formazioni di grandi massi ed il bosco s’incontrano le casupole di solitari monaci e monache, piccoli templi, grotte di meditazione utilizzate dai maestri spirituali. Chi giunge qui con un giusto spirito di rispetto potrà essere invitato in alcuni di questi potenti luoghi d’energia spirituale e anche ricevere una benedizione da questi sereni praticanti.

Nella valle a nord di Samye un sentiero porta all’eremo di Yamalung, posto 300 metri sopra la valle, costruito nei pressi di una navata di roccia chiamata Orgyen Puk, dove Guru Rimpoce passò lunghi periodi in meditazione realizzando la visione del Budda Amitayus, una manifestazione che genera gli auspici per la buona salute. Quando ebbe questa visione sgorgò dell’acqua da una roccia, da dove tutt’ora fluisce e viene raccolta in una piccola vasca. In questo luogo il maestro Vairochana fece un ritiro di tre anni e Yeshe Tsogyel, la potente yoghini consorte di Guru Rimpoce che realizzò la piena illuminazione, ricevette qui la sua prima iniziazione. Motivo questo che ha stimolato alcune yoghini e giovani monache a utilizzare l’eremo.

Seguendo l’onda ispiratrice dell’eterica presenza di Yeshe Tsogyel, oltre a Chimpu e Yamalung anche molti degli altri siti utilizzati dalla grande mistica, da Drak Yongdzong e Dzong Kumbum fino a Tidro, sono oggi stati riattivati.

Ci si può ora solo augurare che una rinascita spirituale del Tibet sia solo agli inizi!

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