Religione

INDICE:

  • Iran e religione
  • Nascita dell’islam
  • Sunnismo e sciismo
  • Conquista islamica della Persia
  • Iran sciita
  • Zoroastrismo o Mazdeismo

Iran e religione

La popolazione iraniana è al 99% musulmana. L’Iran ha però accolto e accoglie numerose religioni sul suo territorio. Alcune, come la religione Elamita, il Manicheismo ed il Mitraismo sono scomparse. Altre sono ancora vive e in molte città iraniane si trovano quartieri armeni, ebrei e zoroastriani (o mazdeisti) e chiese cristiane.
L’Islam rispetta le “genti del Libro”, cioè gli Ebrei, i Cristiani e i Zoroastriani, che hanno uno statuto di dimmi, cioè di protetti. Nella Repubblica Islamica Iraniana la loro indipendenza religiosa è ammessa e garantita (hanno infatti anche un loro rappresentante all’Assemblea Costituente in Parlamento), ma è proibito il proselitismo.

 

Tempio Zoroastriano, Yadz

Moschea di Qom

Isfahan, moschea dell’Imam

 

Nascita dell’Islam

La religione “del Libro”, l’Islamismo, si iscrive nella tradizione monoteista inaugurata da Abramo, da cui gli Arabi dicono di discendere attraverso Ismaele, suo figlio. Lungi dal rigettare i profeti ebrei e Cristo, l’Islamismo si presenta come una sintesi e un rinnovamento delle rivelazioni precedenti. Dal Cristianesimo rifiuta però la Trinità e le nozioni di Incarnazione e Figlio di Dio. Maometto, nato nel 571 d.C. a La Mecca e morto nel 632 d.C., è un messaggero di Dio, non una incarnazione del Verbo, come lo è il Cristo per i Cristiani. Rappresenta l’uomo perfetto che enuncia il Corano e le sue parole e azioni costituiscono per ogni musulmano la norma di vita da imitare e seguire.
Alla morte di Maometto, si succedettero quattro califfi alla testa della comunità musulmana. Il quarto, Alì, genero del profeta, dovette far fronte all’inimicizia di Aisha, figlia di Abu Bakr, (primo califfo e suocero di Maometto) e terza sposa di Maometto e di Mu’awiya, califfo omayade che conquistò il Medio Oriente e rese Damasco la capitale del regno.  Alì, che regnava in Irak, viene assassinato nel 661 d.C. ed alla sua morte la comunità musulmana è irrimediabilmente divisa da conflitti politici e tensioni etniche in due parti: il sunnismo e lo sciismo.

Sunnismo e sciismo

Per i sunniti i primi quattro califfi segnano l’epoca d’oro dell’Islam. Per gli sciiti, che non riconoscono la legittimità dei primi tre califfi, Alì è il solo degno successore del profeta ed il primo degli Imam che costituiscono l’asse e l’essenza della spiritualità sciita. Infatti per gli Sciiti il successore del profeta doveva appartenere alla sua famiglia e riunire in sé le competenze sia politiche che spirituali. Non avendo Maometto lasciato figli maschi, l’unico che soddisfaceva questa condizione era Alì, che aveva sposato Fatima, la figlia del profeta. Alla sua morte quindi gli Sciiti riconoscono undici Imam che si succedono di padre in figlio, ciascuno depositario di una conoscenza e funzione spirituale risalente a Maometto. Il dodicesimo Imam, figlio dell’undicesimo (e secondo una leggenda della figlia dell’imperatore bizantino) scomparve misteriosamente nel 874 d.C. e gli sciiti credono che ritornerà alla fine del mondo per ristabilire l’ordine  in una situazione nel contempo diventata corrotta ed ingiusta. L’Imam nascosto, come viene chiamato il dodicesimo, o Imam della Risurrezione, è spiritualmente presente, benché invisibile.
Per gli sciiti quindi la figura dell’Imam è la personificazione di una conoscenza sia essoterica che esoterica, è guida spirituale e intercede tra Dio e l’uomo, avendo il dono di rivelare il senso delle parole di Maometto e del Corano. Per i sunniti invece l’Imam è solo la persona che dirige la preghiera nelle moschee e che officia i matrimoni e i funerali. Non ammettendo che ci sia un intermediario tra Dio e gli uomini, il califfo dei sunniti è un’autorità essenzialmente temporale, a capo della comunità musulmana.

Conquista islamica della Persia

I quattro califfi che succedettero a Maometto alla sua morte nel 632 d.C. partendo dai deserti dell’Arabia inaugurarono la conquista musulmana del Vicino Oriente: verso ovest conquistarono la Siria, l’Egitto e l’Impero Bizantino, invasero l’Africa del Nord, arrivando fino in Spagna (nel 711); a est conquistarono l’Impero Persiano Sassanide in declino, penetrarono in Asia Centrale ed in Afghanistan arrivando fino alle rive dell’Indo.
La prima dinastia musulmana, quella degli Omayyadi, rese capitale Damasco e regnò meno di un secolo, ma pose le basi della civilizzazione musulmana.
In Iran l’islamizzazione fu però lenta e difficile, in particolare nel Nord del paese, dove le rivolte azere proseguirono a lungo.
Inoltre la cultura dell’antica Persia non sparì e impregnò varie aree della società: dal sistema amministrativo, alla moneta, all’architettura, alla ceramica, alla letteratura, alla musica.

Iran sciita

Fu solo però nel 1501 d.C., che l’Iran divenne sciita, in seguito alla sua proclamazione come religione ufficiale da parte del re safavide Shah Ismail I: l’unico Paese sciita nel mondo musulmano. Da allora l’Iran è un paese di religione maggioritaria sciita, anche se  oggi vi sono circa 10 milioni di sunniti nel paese, in particolare tra le minoranze curde, arabe, beluche e turkmene.
Lo sciismo, oltre alla spiritualità dell’Islam, ha integrato numerosi orizzonti intellettuali: la filosofia greca di Platone e di Plutino, alcune idee del Mazdeismo o Zoroastrismo, l’Ermetismo, l’Alchimia e l’Astrologia dell’antichità greco-egiziana.
Ma più di tutti lo sciismo, comportando una dimensione mistica, sacrificale, iniziatica, che è sconosciuta al Sunnismo, ha ricevuto l’influenza del sufismo, la realtà mistica dell’Islam.
Le divergenze tra correnti dello sciismo furono legate soprattutto al numero riconosciuto degli Imam: per la maggioranza degli sciiti sarebbero dodici, per gli Zediti cinque e per gli Ismailiti sette.

Zoroastrismo o Mazdeismo

Gli eserciti persiani achemenidi tra il 500 e il 300 a.C. furono i missionari di una rivoluzione religiosa: portarono per il mondo, combinata ad un nuovo concetto di impero, una religione raffinata. Se i Re persiani cercarono di condurre le guerre con moderazione e trattarono i conquistati con benevolenza e mitezza, permettendo loro di mantenere la loro religione, le loro leggi e persino i loro capi nazionali, fu anche perché né le guerre né le conquiste avrebbero potuto far loro dimenticare la legge religiosa che permeava la loro cultura.
Dotato di saggezza e di ogni virtù agli occhi dei Greci e di uomini come Eschilo, Platone e Senofonte, e considerato dagli Ebrei come emissario di Jahveh, una sorta di messia pagano, Ciro il Grande non sarebbe divenuto un personaggio così fortemente riconosciuto nell’antichità se il pensiero iraniano non avesse avuto una base solida, come si trova nei Gathas, la più antica parte dell’Avesta, il testo sacro del Mazdeismo.
Molti secoli prima dell’era cristiana, intorno al 1.100 a.C., Zaratustra (o Zoroastro) ricevette una rivelazione dal suo Dio Ahura Mazda. Vera o mitiche che sia stata l’esistenza di Zoroastro, questo periodo vide la nascita di un culto puro, privato dai sacrifici di sangue che ancora sporcavano gli altari delle genti ariane.
Lo Zoroastrismo o Mazdeismo ebbe periodi alti e bassi di fortuna, ma gli Achemenidi, da Dario in poi, e successivamente i Sassanidi lo supportarono e protessero a lungo e il Dio Ahura Mazda mantenne così un posto preminente nella fede iraniana. Se anche non era l’unico Dio, era il più grande degli Dei, come il Re di Persia era il Re dei Re ed eclissava gli altri. Era il cielo, la luce, era simboleggiato dal fuoco, ma non aveva né poteva avere un’immagine. Era un’entità rivolta al bene e gli uomini guadagnavano o perdevano merito secondo l’osservanza o disobbedienza alle sue leggi.
La vittoria del Dio del bene, del principio caritatevole, significava il trionfo della luce.
Il ruolo dei Persiani nella storia del pensiero umano non fu confinata al solo diffondere del loro credo. Poiché essi furono in relazione con così tante genti e trattarono degnamente i conquistati, contribuirono grandemente ad un sincretismo delle visioni metafisiche dell’epoca. Fin dai tempi antichi degli Achemenidi questa tendenza iniziò a svilupparsi ampiamente e da est a ovest dell’impero furono combinati i culti e collegati gli dei. Questo processo divenne più marcato sotto la dinastia Sassanide: situato nel centro dei tre grandi imperi dell’epoca, Costantinopoli, Cina e India, l’impero Sassanide fu per quattro secoli il palco dove l’umanità scambiò idee.
Dal Mazdeismo si staccarono altre religioni, il culto di Mithra, o Mitriasmo, la dottrina di Mani, che contaminò e si propagò dal pensiero persiano.
La Persia fu quindi all’origine del processo che portò alla concezione che l’umanità avesse un solo Dio e quindi anche una sola moralità per gli esseri umani.

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