Museo Savitsky a Nukus, Uzbekistan
Lo straordinario museo Savitsky si trova a Nukus, in Karakalpakistan, la parte più occidentale dell’Uzbekistan.
Viene sovente appellato ‘Il Louvre del deserto’, è uno dei più grandi musei di arte sovietica del ‘900, con un gran numero di opere scampate alla censura di Stalin grazie al coraggio di Igor Savitsky.
Igor Savitsky iniziò a lavorare nel 1966 nel neonato museo di storia locale e cominciò a perlustrare i villaggi per raccogliere quadri, gioielli, costumi ed artigianato locale da poter esporre nel piccolo museo locale. Girando di villaggio in villaggio scoprì che in Karakalpakstan negli anni Trenta erano stati confinati alcuni pittori avanguardisti condannati dal regime stalinista, che per loro fortuna erano stati portati qui invece di essere mandati nei campi di lavoro in Siberia.
Savitsky cominciò così a collezionare le tele di questi pittori, che erano stati banditi in Unione Sovietica, per salvarle dalla distruzione. Non si limitò al Karakalpakistan ma a seguire estese la sua ricerca in tutta l’Unione Sovietica comprando per pochi spiccioli sia schizzi che opere finite. Il tutto rischiando ovviamente la propria incolumità, tuttavia, se pur a Mosca fossero a conoscenza del suo lavoro, il museo di Nukus era talmente lontano da tutto e da tutti che la cosa alla fin fine non importava più di tanto e Savitsky era un personaggio ritenuto innocuo. Egli andò avanti per diversi anni a recuperare opere d’arte pagando il tutto di tasca propria; queste opere bandite costavano pochi rubli, anche perché sovente diversi artisti erano già morti e le opere giacevano magari in stalle o pollai, con le vedove che vendevano le opere dei loro defunti in quanto per loro non valevano ormai più nulla.
Savitsky morì nel 1984 avendone raccolte circa 80000, e questa sua opera ci offre una delle più bizzarre storie di collezionismo d’arte. Anche l’idea stessa del muso stupisce di per sé, pensare che esista un posto simile in un luogo desolato come il Karakalpakstan dove non c’è nulla se non deserti, un antico fiume ed un lago ormai prosciugato. Ma furono proprio l’isolamento di Nukus ed il coraggio di Savitsky ad avere consentito alla collezione di sopravvivere, lontano dagli occhi severi della censura sovietica.
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