La valle di Katmandu

Swayambunath

Sculture a Patan

Baktapur, Durbar

Grande Mandala dell’Himalaia

La valle di Katmandu, costituita da un’ampia conca ellittica di origine lacustre, è stata descritta da diversi appassionati della cultura orientale come il centro di un grande mandala himalaiano: uno spazio protetto dai monti con una continuità storica ed artistica che pone le sue origini in epoca precristiana, dove si sono incontrate le più importanti scuole mistiche e spirituali provenienti dall’india, forgiando un insieme di rappresentazioni artistiche di qualità elevatissima ed unica. Qui nel corso dei secoli i maestri d’arte hanno sviluppato forme plastiche con elementi fortemente sincretici tra le rappresentazioni mistiche del buddismo e dell’induismo, producendo uno stile unico ed inimitabile che troviamo nelle incredibili cesellature su legno e pietra, nelle rappresentazioni fatte con fusioni metalliche e, non ultimo, nella pittura. L‘arte statuaria e rappresentativa, che viene prodotta ancora oggi, fu presa a modello anche in Tibet dove si sviluppò grazie agli artisti nepalesi newari.

Changu Narayan

Bodnath

Patan, Durbar

La valle di Kathmandu conserva la gran parte delle opere d’arte del Nepal, è ricchissima di testimonianze storiche e siti induisti e buddisti di tradizione tantrica; a differenza di quanto successe nell’India del nord, le orde musulmane iconoclaste qui giunsero solo una volta, nel 1349, e possiamo così trovare intatte le tracce di questa preziosa cultura.

Una visita approfondita dei siti richiede diversi giorni, perché, oltre alle tre capitali storiche di Patan, Baktapur e Katmandu, ai grandi Stupa di Bodnath, Swayambhunath ed al santuario di Pashupatinath, che offrono una ricchezza impensabile, sarebbe opportuno includere Changu Narajan, Kirtipur, Vajrayogini, Pharping ed altri siti – per dei suggerimenti in merito si possono consultare i Percorsi su Misura pensati per il Nepal ed anche lo storico dei viaggi di gruppo condotti qui da Amitaba. La sincera opinione di chi scrive è che anche un tempo minimo trascorso qui, se ben utilizzato, risulterà comunque molto appagante; e, all’interesse culturale, si aggiunge la profusione di offerta di prodotti di artigianato ed altro per cui i negozi e le botteghe della valle sono famosi nel mondo.

Di seguito dei brevi cenni su alcuni dei principali luoghi, oltre a Katmandu stessa, che necessitano di una visita:

  • lo Stupa di Swayambunath,
  • lo Stupa di Bodnath,
  • Pashupatinath,
  • Patan,
  • Baktapur.

Stradina di Baktapur

Pashupatinath

Patan, decorazioni Newari

Lo Stupa di Swayambhunath

Lo Stupa di Swayambhunath si erge ai margini occidentali della valle di Katmandu su di un panoramico colle adornato di tempietti,  attorno alla cui base vi è un percorso di circumambulazione arricchito da muri Mani, ruote e bandiere di preghiera; nei pressi e sulle adiacenti colline di Manjushri e Saraswati vi sono diversi templi ed anche grandi statue con le figure principali del buddismo tibetano.

È un sito che affonda le proprie radici nel mito e nella leggenda, ed è il luogo di maggior sacralità per i buddisti newari, la tradizione che ha prosperato nella valle sin dai tempi di Ashoka. Gli storici ne hanno stabilito la fondazione nel VI secolo e nei suoi 1500 anni di storia si sono susseguiti diversi restauri, ma sembra che la struttura dello Stupa sia rimasta la medesima.

Ma quel che più conta per la gente di Katmandu è la genesi mitologica. Si narra infatti che Sakyamuni Budda giunse nella valle di Kathmandu per insegnare il Dharma e rendere omaggio al santuario di Swayambhu. Giunto sul posto dove sorge l’attuale stupa, dopo essersi prostrato tre volte, dichiarò di avere reso omaggio al signore di Swayambhu altre volte nelle vite passate. In quel luogo, in un lontanissimo passato, c’era un lago in cui era stato gettato un seme di loto. Da quel seme sbocciò un meraviglioso loto dai mille petali e sopra apparve la sacra luce, simbolo della vacuità (shunyata). Fu predetto che da quella luce sarebbe nata la dea Nairatma, la divinità del non sé. Così, secondo questo racconto, il luogo dove oggi sorge lo Stupa di Swayambunath è sacro al Budda da tempo immemorabile e, secondo la tradizione, anche il Budda del futuro, Maitreya, vi si recherà per rendere omaggio alla sacra luce autogenerata.

La costruzione espone i contenuti del buddismo tantrico Vajrayana ed è strutturata secondo il mondo simbolico del Mandala; racchiude molti significati: l’occhio rappresenta il Dharmadatu, ovvero la vacuità che tutto pervade, i tredici dischi di metallo dorato della sommità indicano i tredici livelli spirituali che l’adepto deve superare per raggiungere l’Illuminazione, e così via.

Lo Stupa di Bodhnath

L’altro Stupa importante della valle di Kathmandu è Bodhnath, o Boudha, una gemma posta nel cuore del quartiere tibetano, ricco di botteghe, negozi e importanti templi e monasteri. Secondo la mitologia lo Stupa sorge sopra le reliquie di Budda Kashyapa, l’Illuminato che precedette Shakyamuni nel nostro evo cosmico. Gli storici ne hanno fissato l’origine tra il V e il VI secolo mentre sull’origine mistica dello Stupa si tramandano varie leggende, con alcune differenze tra le tradizioni newari e tibetana; secondo quest’ultima pare che Padmasabhava, il re Trison Detsen ed altri importanti personaggi, che ebbero una grande importanza nella diffusione del buddismo in Tibet, abbiano avuto un ruolo nella costruzione dello Stupa. È simile come struttura allo Stupa di Svayambhunath, anche se di dimensioni maggiori, poggia su un basamento stellato a gradoni, con scale su tutti quattro i lati che conducono alle base della grande cupola. Il basamento è circondato da un basso muro che ospita i tipici mulini di preghiera tibetani. Tutt’intorno alla cupola vi sono 108 piccole statue di Budda Amitaba. Ad ogni ora del giorno si vedono i devoti che lo circumambulano recitando i mantra e, di prima mattina e verso il tramonto, vi si raccoglie una piccola moltitudine di pellegrini.

Il contesto all’intorno è molto piacevole, con case tipiche adiacenti l’un l’altra dove sono stati aperti diversi ristorantini panoramici, ed i visitatori spesso osservano con piacere ed attenzione la miriade di negozietti che fanno di questa bello spazio circolare un interessante mercatino.

Pashupatinath

L’antichissimo santuario indù di Pashupatinath dedicato a Shiva sorge lungo le rive del fiume Bagmati: è il più importante luogo di pellegrinaggio induista del Nepal, dove s’incontrano anche molti pittoreschi Sadhu. Il tempio, che contiene una rappresentazione aniconica di Shiva in forma di lingam, non è accessibile ai turisti; ma le parti più interessanti sono all’esterno. Ai suoi piedi vi sono le gradinate che portano al fiume, dove avvengono le cremazioni, e la sponda opposta è adorna di tempietti che preservano dei sacri lingam mentre, oltre il ponte di pietra, vi è il ricovero che ospita i pellegrini, dove sostano molti Sadhu. Salendo da qui lungo le scalinate si giunge sulla collina di Mrigashtali, coperta di alberi e sulla quale secondo la tradizione Shiva visse nella forma di una gazzella; è un mondo da scoprire, con diversi antichi tempietti immersi nel verde, tra cui quello di Ghoraknath che conserva sulla pietra le impronte dei piedi di questo storico, e mitico, mahasiddha, con adiacente il monastero dei suoi ascetici seguaci, gli yogi Nath. Completa lo straordinario quadro mistico del luogo la gola da cui da nord emergono le acque del fiume, dove in alcune grotte hanno trovato rifugio importanti yogi eremiti, tra cui i grandi santi tantrici buddisti Naropa e Tilopa, capostipiti del lignaggio Kagyu.

Patan

Patan in origine si chiamava Lalitpur, la città della bellezza, ed è la più antica delle tre capitali della valle di Katmandu (le altre sono e Baktapur e Katmandu); in corrispondenza dei quattro punti cardinali della città ed al suo centro si individuano le rovine dei cinque Stupa, fatti erigere secondo la tradizione dall’imperatore buddista Ashoka (304 – 232 a.C). La piazzetta centrale è un gioiello dell’architettura newari, con alcuni templi e il Palazzo, dove vi è un interessante museo. Nella zona circostante i due templi più importanti sono il Kumbeshwor ed il Tempio d’Oro, che è il più importante tempio buddhista newari della valle, ancora oggi attiva sede di culto per la popolazione di Patan. Un monumento particolare di Patan è conosciuto come Mahabuddha, una curiosa replica del famoso tempio di Bodhgaya. Su ogni mattone dell’edificio, interamente realizzato in terracotta, è rappresentato il Budda, come pure scene della vita dell’Illuminato. Per questa grande quantità d’immagini sacre, l’edificio è chiamato “il tempio dei mille Budda”.

Ancora oggi la maggior parte degli abitanti è di etnia newari e religione buddista, e moltissimi di loro sono artigiani dediti alla scultura in pietra ed in metallo, con l’impiego di tecniche e di tradizioni iconografiche millenarie: da sempre capitale dell’artigianato del bronzo nella valle, a Patan fin dal settimo secolo furono sviluppate speciali tecnologie per la lavorazione del metallo, come la fusione a cera persa e la fusione dell’oro, che la resero un importante centro di produzione e scambio, soprattutto con il Tibet da cui l’oro veniva portato qui per essere coniato in monete o lavorato in gioielli. Per questo motivo Patan è il luogo dove si concentrano gran parte delle botteghe d’arte statuaria della valle; alcune famiglie sono qui al lavora da … alcuni secoli! È possibile organizzare di vedere gli artigiani al lavoro.

Sulla piazzetta principale si affacciano alcuni ristorantini panoramici, punti gradevolissimi per una rilassante sosta.

Bhaktapur

Bhaktapur, con Katmandu e Patan, è una delle tre antiche capitali della valle di Katmandu. Delle tre è quella che preserva meglio il carattere tradizionale, e consente di rivivere l’atmosfera che permeava la vita della gente prima del recente avvento della “civiltà” moderna. Bhaktapur significa “città dei devoti”, e i segni della pratica religiosa effettivamente accompagnano i nostri passi. Oltre al piacere di curiosare, questa città-villaggio offre gli esempi più belli di architettura newari, tra cui la stupenda Nyatapola Mandir, una pagoda a cinque livelli, e le tre piazze di Dubar, Tumadhi e Dattatraya.

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