L’alta quota del Tibet

INDICE:

  • la Vita ad alta quota
  • Favorire l’adattamento
  • Valutazione di un percorso
  • Rimedi medici
  • Tranquilli però, che ce la si fa!

La vita ad alta quota

Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali, Lhasa stessa si trova a 3600 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore.

Favorire l’adattamento

Per favorire l’adattamento è necessario, nei primi giorni, fare attenzione a non esagerare nello sforzo fisico. Se si arriva a Lhasa in volo è meglio utilizzare la prima giornata per riposare, o limitarsi a passeggiare tranquilli lungo il circuito sacro del Barkor dove si erge il Jokhang, la cattedrale di Lhasa. Con questa accortezza la maggioranza delle persone non ha niente di più che un mal di testa e nel giro di due giorni è possibile muoversi con relativa facilità. Un suggerimento che può sembrare ovvio, ma deriva dall’esperienza, è che in quota ogni movimento richiede uno sforzo comunque maggiore. I parametri della nostra normale capacità fisica si riducono e bisogna avere una certa attenzione alle reazioni del corpo, e non pretendere che possa fare più di quello che sta facendo naturalmente, fermandosi a fare un respiro in più se serve, cogliendo l’opportunità per godersi con più calma tutto quanto ci circonda.

Valutazione di un percorso

Nel valutare la difficoltà di un percorso è importante tenere presente le quote a cui si dorme; mentre se si attraversa un passo anche molto alto ridiscendendo quasi subito, restando quindi alla quota maggiore solo qualche ora, di norma non si hanno conseguenze. In linea generale si deve quindi tener conto della differenza di altitudine che si ha tra il punto di partenza al mattino e la quota del luogo dove si passerà la notte. L’esperienza dimostra che in normali condizioni di salute oltre i 3000 metri si sopporta bene un incremento di quota giornaliero di circa 400 metri.

Rimedi medici

Molti hanno avuto un riscontro positivo nell’attenuazione dei sintomi dell’alta quota con l’utilizzo del diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota – totale 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Per l’ipertensione invece alcuni hanno trovato un buon ausilio nella pratica dell’agopuntura e della medicina tibetana; anche in questo caso è comunque sempre necessario un parere del proprio medico.

A Lhasa è anche facile trovare dei preparati naturali che mitigano i sintomi dell’altitudine; quasi tutte le farmacie nella zona del Barkor ne hanno diversi tipi in vendita. La nostra esperienza ha riscontrato un effetto positivo di queste cure.

Tranquilli però, che ce la si fa!

Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano le difficoltà della quota senza particolari problemi.

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