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Kazakistan, deserto del Mangystau

Tra le meraviglie naturali del Kazakistan spicca il deserto del Mangystau che si affaccia sul Mar Caspio occupando la gran parte della vasta penisola kazaka che si protende dalle sue coste orientali. Arrivarci non è difficile, con un collegamento aereo per la città di Aktau, ma per esplorare il deserto occorre un’organizzazione valida che includa la logistica e servono anche guide locali che conoscano i segreti di questi grandi spazi per poterli percorrere nel modo opportuno. Amitaba è attiva qui da diversi anni, ha realizzato e correntemente vi conduce viaggi di gruppo ed è anche disponibile a predisporre spedizioni esplorative private in tutta la regione, ed anche, ovviamente, nelle altre regioni del Kazakistan.

Indice della pagina:

ORIGINE GEOLOGICA

L’origine geologica del deserto del Mangystau risale a centinaia di milioni di anni fa, quando questo territorio era il fondo marino dell’oceano Tetide, il braccio oceanico che prima del Miocene separava la piattaforma africana dall’Asia e dall’Europa; in seguito al progressivo prosciugamento delle sue acque, nel corso di milioni di anni, si è poi formato l’insolito paesaggio che troviamo oggi, composto da una moltitudine di forme davvero spettacolari. Un ambiente quasi lunare, pieno di bizzarrie geologiche impreziosite da sorprendenti contrasti cromatici dove si è circondati da vasti orizzonti disabitati e s’incontrano suggestive gole, canyon, falesie modellate dai venti e dall’erosione, pinnacoli rocciosi, laghi salati.

UN DESERTO RICCO DI STORIA E RARI NOMADI

Da un punto di vista storico, in questa terra deserta correva anche uno dei rami secondari della Via della Seta e la ricchezza morfologica dei luoghi ha ispirato alcuni grandi santi sufi a rifugiarsi qui per le proprie ricerche spirituali. Vi si trovano così alcuni importanti siti religiosi rupestri, antichi eremi di asceti mussulmani rapiti dai silenzi e dagli spazi infiniti di questa misteriosa regione, come il famoso santo sufi Tolegen Ata, che diffuse il sufismo in questa regione le cui spoglie riposano qui. Alcuni dei siti sono anche meta di pellegrinaggi:

  • Sultan-Epe: la moschea sotterranea del santo patrono dei marinai, nei cui pressi si trova la necropoli di Kenty Baba, un antico luogo di sepoltura: infatti era, ed è ancora oggi consideratro di buon auspicio posare le spoglie dei defunti vicino ai luoghi di sepoltura dei santi.
  • Shakpak Ata: la moschea sotterranea, Patrimonio dell’Unesco, le cui pareti sono ornate da iscrizioni arabe, colonne scolpite e nicchie consumate dagli agenti atmosferici in forme strane.
  • Beket Ata: il santuario del santo più venerato del Mangystau. Lo si raggiunge con un percorso a piedi di circa 2 km (dislivello di circa 150 m – circa mezz’ora per la discesa e 45 minuti per la salita). Il sito è stato scavato ai piedi di una spettacolare falesia e permette così anche di ammirare la vastità e la bellezza del paesaggio, una visione che aiuta a comprendere il motivo che indusse tanti mistici a condurre vite ascetiche in questi luoghi davvero surreali. Qui è interessante notare l’ampiezza delle conoscenze tecniche che gli antichi architetti misero in atto per costruire tali strutture diversi centinaia di anni fa (anche se a onore del vero la leggenda dice che questo santuario sia stato costruito grazie alla sola forza spirituale del santo). Qui si trova anche una casa per i pellegrini dove è anche possibile condividere un pranzo immersi in un’atmosfera molto autentica.
  • Shopan Ata: la moschea sotterranea è situata accanto ad una vasta necropoli e fu frequentata, secondo la tradizione locale, dal discepolo del grande Khoza Akhmed Yasaui. Anche qui è possibile condividere il pranzo coi pellegrini.

Oltre a queste parti storiche, sfruttando gli spazi dove l’aridità non è assoluta riescono a sopravvivere alcuni gruppi di nomadi kazaki, gente dall’indole ospitale che accudisce cammelli, cavalli ed ovini. Sapendo dove incontrarli è interessante accomodarsi una loro yurta per sorseggiare un tè ed assaggiare i cibi da loro prodotti, inclusi i formaggi fatti col latte di cammella, una vera prelibatezza.

AKTAU, PUNTO D’INGRESSO PER IL MAGYSTAU

Aktau è il centro urbano ed amministrativo della regione dove si giunge in volo; si affaccia sulla costa del Mar Caspio, il suo nome significa “montagne bianche” ed è l’unico porto del Kazakistan. La città è di origini molto recenti, nata nel 1958 in epoca sovietica come un insediamento per l’estrazione dell’uranio, e diventata successivamente un luogo di attrazione turistica per i kazaki. Ma la vera importanza economica della regione è data dalla produzione petrolifera, il cui punto principale è la cittadina di Zhanaozen, dove il paesaggio è dominato dai numerosi pozzi con pompe a cavalletto. Per un visitatore, oltre a sedersi per consumare i pasti in vista del Mar Caspio, ad Aktau vi sono alcuni spunti interessanti, tra cui: il Museo, dove si scopre il profondo legame tra il nostro paese ed il Kazakistan tramite la Via della Seta, la Piazza Yntymak, dove nel monumento della Grande Guerra Patriottica, dedicato ai caduti della Seconda guerra mondiale, brucia una fiamma eterna, la Cattedrale Ortodossa dell’Annunciazione, ed anche il colorato bazar dove la gente del luogo commercia oggetti di ogni tipo, dai tessuti agli strumenti musicali, passando dalle culle tradizionali agli oggetti di uso comune e dove nella zona gastronomica si ha la possibilità di assaggiare alcune delizie locali, come infiniti tipi di frutta secca, miele, formaggi ed il tipico latte di cavalla, o cammella, fermentato.

MAGNIFICENZE NATURALI DEL DESERTO

Chi ha visitato il deserto del Mangystau riferisce di un insieme di paesaggi che sfiorano una dimensione surreale, difficilmente associabile ad altre aree remote e desertiche del mondo. La sua grande unicità ha sempre basito tutti! Ma cosa vi si trova di così “speciale”? Una sintesi, per sua natura sempre un poco arbitraria, deve menzionare almeno queste aree (in ordine alfabetico, non di ‘bellezza’):

  • Boszhyra, la valle che alcuni hanno voluto battezzare la “Monument Valley dell’Asia Centrale”, dove madre natura per alcuni (o la mano di Dio per altri) ha dato completa libertà alla sua immaginazione, creando un paesaggio soprannaturale il cui unico custode è un vento solitario che sembra vegliare sulla pace. Da una base dal colore candito si ergono altissimi ed arditi pinnacoli, alcuni acuminati come delle lance, una magia del processo erosivo che si riesce ad ammirare molto bene da due punti mozzafiato, che offrono una vertiginosa visuale dall’alto di queste impossibili creazioni naturali. Ed anche la visuale del basso, più adatta a chi soffrisse di vertigini! è incantevole.
  • Kyzylkup, dove ci si trova di fronte a strati sedimentari di colorazione bianca e rosa che formano un insieme estremamente armonico, che qualcuno ha voluto denominare in modo molto riduttivo “tiramisù”. Per godere del luogo è importante fare una percorso a piedi che porta fino alle creste dei colli, con visuali eccezionali, meglio non limitarsi alla loro base, per quanto incredibilmente bella e poetica. Nei pressi si trova poi la montagna di Bokty, una piramide tronca alta circa 150 metri raffigurata anche sulla banconota kazaka di 1000 tenge, eccezionale da esplorare salendone le falde del monte, che presentano stratificazioni colorare e di gesso bianco.
  • Sherkala, uno straordinario sperone calcareo alto più di 300 mt che si erge sull’altopiano deserto che, da alcuni angoli, ricorda un’enorme yurta, un ottimo insieme da godere con un percorso a piedi. Il luogo è anche ricco di leggende: una di queste narra che un tempo antico i cavalieri nomadi locali si difesero su di esso da terribili nemici giunti a conquistare la regione; combatterono valorosamente come tigri finché gli ultimi difensori della montagna, sopraffatti dai numerosi nemici, si nascosero nei cunicoli e nei passaggi sotterranei all’interno del monte, dove rimasero per sempre. Il luogo divenne così un simbolo della regione e sinonimo di indipendenza ed eroismo, e per questo viene anche chiamato la “città delle tigri”.
  • Torish, un luogo iconico: “la Valle delle Sfere”, cosparsa di centinaia di gigantesche palle di pietra, alcune delle quali con un diametro superiore ai 2 metri, il risultato di processi che hanno avuto luogo nelle profondità dell’antico oceano Tetide milioni di anni fa.
  • Tuzbair, il vasto lago salato: una maestosa creazione di elementi naturali delimitato dalle frastagliate bianche formazioni dell’altopiano di Ustyurt, da dove si gode di una magnifica visione d’insieme del paesaggio circostante. Osservando dall’alto il salar è difficile immaginare che questa arida regione, che i locali dicono essere simile alla raggrinzita pelle di cammello, fosse un tempo l’antica Paratetide, un ramo separato dell’oceano Tetide. In questo punto è usuale individuare antichi fossili, come ammoniti o denti di squali. Milioni di anni fa infatti qui vivevano molluschi, crostacei, balene e delfini, ma con il tempo l’acqua è scomparsa. Dal punto più basso, sulla piatta crosta di sale, i tramonti sono magici.

In chiusura, non può mancare la menzione dei monti di Airakty-Shomanay, che con le loro forme ricordano castelli fiabeschi con guglie, torri, colonnati e mura di cinta. Il canyon di gesso di Kapamsay, dove con un poco di fortuna si possono scovare i nidi appartati delle aquile e si arriva ad una grande semi cupola naturale che sovrasta un boschetto di gelsi e biancospini. L’ampio anfiteatro erosivo di Zhygylgan, a breve distanza dal Mar Caspio, che preserva fossili, impronte fossili di animali ed un laghetto a forma di cuore che si raggiunge con una piacevole passeggiata di un paio d’ore nel cratere.

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