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India himalaiana occidentale

INDICE:

  • Ampiezza e varietà dell’India himalaiana occidentale
  • Kashmir
  • Zanskar, Ladakh, Rupshu, Spiti e Lahaul
  • Himachal
  • Uttarakhand

Kedarnath, Garwal

Lago di Pangong

Chitkul, Kinnaur

Ampiezza e varietà dell’India himalaiana occidentale

La regione himalaiana occidentale dell’India parte dalle pianure gangetiche ed arriva nel lontano nord fino ai confini del remoto Aksai Chin, l’altissimo plateau che costituisce il bordo occidentale del Tibet, ed alle propaggini della catena del Karakorum, dove la linea di confine provvisoria col Pakistan ha dei punti di confronto sopra i 6000 metri di quota ed il cui ghiacciaio più grande, lo Siachen, versa le proprie acque nella valle di Nubra a nord di Leh in Ladakh.

Partendo da ovest, s’incontrano la regione del Kashmir, quindi le aree trans himalaiane desertiche a maggioranza etnica tibetana dello Zanskar, Ladakh, Rupshu e Spiti e, poste tra il Kashmir ad ovest, l’Himachal a sud e lo Spiti ad est, le valli del Lahaul, a maggioranza buddista ma con etnie miste. Nella parte meridionale arborea a sud est del Kashmir troviamo l’Himachal e quindi l’Uttarakhand, dove, nella mitica regione del Garwal, sono ubicate le zone sacre per eccellenza agli induisti con i quattro yatra, le fonti di purificazione per eccellenza, ed oltre ancora si arriva al confine nepalese.

In queste zone con caratteristiche così diverse si trovano buona parte dei possibili climi ed ambienti naturali himalaiani, distinti nelle due aree principali: trans himalaiana desertica e meridionale arborea, con tutte le possibili varianti intermedie. Ognuna di queste regioni presenta caratteristiche diverse da un punto di vista climatico, culturale, ambientale e di accessibilità; ed anche la tipologia dei servizi disponibili cambia da zona a zona.
Vediamo quindi in sintesi quali sono gli aspetti principali utili da tener presente.

Lago Dal a Srinagar

Valle del Suru

Monte Nun (7135 mt)

Kashmir

La regione del Kashmir è la parte più occidentale dell’Himalaia indiano, che per molti anni è stata poco frequentata dai visitatori per via dei problemi causati dagli estremisti islamici; prima di questo lungo periodo buio la valle di Srinagar era molto prospera, nota anche per una squisita produzione artigianale, ed il turismo sulle case galleggianti dei suoi laghi costituiva una delle immagini classiche di un viaggio in India. Dopo l’interruzione dovuta al periodo del Covid i viaggiatori hanno iniziato a tornarci, in particolare a Srinagar, ma anche nelle aree circostanti, tra i monti molto belli di questa regione dove le valli assomigliano ad alcune delle nostre aree alpine, con foreste di conifere e monti glaciali, tra cui il Kolohoi, alto circa 5800 metri, è il più ardito.

Un importante motivo di visita in Kashmir è sempre stato il pellegrinaggio estivo dei devoti induisti che si svolge annualmente seguendo il sentiero che tra le valli di Pahalgam e Sonamarg porta alla grotta di Amarnath, per rendere omaggio ad un lingam di ghiaccio. Da questa regione vi sono anche sentieri che conducono in pochi giorni di cammino alla valle del Suru, alle porte del Ladakh e dello Zanskar; mentre a sud est verso il Lahaul si trova l’interessante regione di Kishtwar, da dove sono possibili dei percorsi di trekking in aree poco esplorate che portano fino in Zanskar e tra questi il più accessibile è forse il sentiero del passo dell’Umasi. Prima di cimentarsi con i trekking in queste zone di montagna più remote abitate dalle popolazioni musulmane è sempre opportuno verificare il livello di sicurezza delle aree che si intendono visitare, stante che fortunatamente le condizioni locali sono oggi generalmente sicure.

La maggior parte dei viaggiatori che transita dal Kashmir oggi arriva a Srinagar via terra da Amritsar o in volo, per proseguire verso est per il Ladakh seguendo la strada che porta a Sonamarg e, oltre il passo dello Zoji La (3528 mt), a Dras ed a Kargil, sul fiume Suru, da dove si può proseguire anche verso lo Zanskar. Questo passo è giustamente famoso per via dello stupefacente cambiamento di ambiente naturale: da ovest si sale tra le foreste di conifere, ad est si scende nel deserto d’alta quota tipico delle regioni trans himalaiane. Si transita anche da uno dei punti più freddi al mondo: a Dras d’inverno sono stati superati i -50°C!

Phuktal Gompa, Zanskar

Rangdum, donna zanskara

Valle di Nang, Ladakh

Zanskar, Ladakh, Rupshu, Spiti e Lahaul

La regione tran himalaiana che comprende, da ovest ad est, Zanskar, Ladakh, Rupshu e, più a sud, Lahaul e Spiti, è suddivisa amministrativamente tra le regioni indiane di Jammu e Kashmir e dell’Himachal Pradesh, con la parte del Ladakh e dello Zanskar che recentemente stanno avendo un importante riconoscimento di autonomia locale. E’ un vasto territorio immerso nel cuore dell’Himalaia delimitato dal Kashmir ad ovest, dal Tibet ad est, dalla catena del Karakorum e dall’altopiano dell’Aksai Chin a nord e dall’Himachal a sud. Una minima parte dell’onda monsonica tocca solo le valli più occidentali e meridionali, dove la densa corrente umida riesce a trasbordare oltre la grande barriera delle montagne. E’ quindi un territorio che diventa progressivamente desertico man mano che ci si addentra nelle parti più interne, ma non vi è carenza d’acqua perché le valli sono sempre solcate da fiumi e sulle vette si trovano nevai e ghiacciai. L’altezza media delle valli è elevatissima, e solo in Lahaul si riesce a scendere sotto i 3000 metri: Padum in Zanskar è a 3200, Leh in Ladakh a 3500 e Kaza in Spiti a 3800; mentre l’altopiano del Rupshu non scende mai sotto i 4200.

Il clima è molto freddo nel periodo invernale con punte frequenti di -30°C. e occasionali cadute della colonnina di mercurio a valori ancora più bassi. In inverno molte aree diventano praticamente irraggiungibili perché le strade chiudono per la caduta della neve sui passi ma Leh, il centro principale del Ladakh, è sempre accessibile in aereo, e una volta giunti nella grande valle dell’Indo ci si riesce sempre a spostare perché all’interno del Ladakh le nevicate sono scarse ed i veicoli possono muoversi, rendendo così possibile la partecipazione ad alcuni interessantissimi festival invernali. Anche all’interno di Lahaul e Spiti in inverno i veicoli possono muoversi ed il tunnel che è stato aperto sotto al passo del Rothang ha reso l’accesso al Lahaul molto più facile. Lo Zanskar resta sempre bloccato per la neve; e non è semplice riuscire ad arrivare in queste zone in inverno: il trekking di Chadar che porta in Zanskar lungo il fiume ghiacciato è diventato quasi una leggenda! A breve però [2023 o 2024] dovrebbe essere inaugurata la strada che partendo dal fiume Indo, posto più a nord, arriva a Padum, il centro principale di questa remote regione, che potrebbe forse rendere l’accesso invernale coi mezzi motorizzati possibile. Il periodo estivo presenta invece un clima eccellente, secco e sufficientemente caldo, ma anche la primavera, con la fioritura delle oasi, e l’inizio dell’autunno, con i colori intensi ed i cieli purissimi, sono momenti eccezionali. Gran parte dei visitatori sceglie il periodo che va da giugno a settembre, prediligendo i mesi di luglio ed agosto.
Le popolazioni che abitano questa parte dell’Himalaia sono scampate alle ire devastatrici dell’invasione cinese che ha saccheggiato il Tibet, ed hanno potuto conservare senza interferenze gli usi ed i costumi tradizionali.

Amitaba propone diversi itinerari in tutta la regione, e, solitamente nel periodo estivo, organizza anche viaggi con accompagnatore (vedi i  Viaggi in partenza). Per esplorare queste regioni si possono scegliere percorsi che abbracciano l’arco himalaiano da Shimla a Leh, attraverso Kinnaur, Spiti, Lahaul, Rupshu e Ladakh; o programmi più facili, che prevedono ad esempio di recarsi direttamente in Ladakh giungendo a Leh in volo, dove si può usufruire dei nostri servizi utilizzando Leh come base di partenza. Per un ben calibrato insieme di possibilità è utile consultare i Percorsi su misura; e può essere utile anche esaminare i programmi di gruppo che si trovano nello storico, sono quasi tutti replicabili. Si consiglia, se le date sono compatibili, di partecipare ad uno dei festival che ricorrono nei monasteri; in pochi giorni si potrà così toccare con mano il cuore della vita di queste valli, che è permeata di sorridente spiritualità.
Per chi ha il desiderio di vivere un’esperienza il più possibile vicina ai popoli di stirpe tibetana ed al loro modo di vivere, a contatto con la natura dei deserti d’alta quota, ed ha piacere a cimentarsi con dei trekking si possono prendere in considerazione dei percorsi a piedi che aprono un mondo di possibilità fantastiche.

Per degli accenni più specifici sulle diverse caratteristiche di queste regioni trans himalaiane, si consiglia di collegarsi alle pagine del sito che le trattano singolarmente.

Passo del Rothang

Namgyal Gompa a Dharamsala

Fiume Sutlej

Himachal

L’Himachal è prevalentemente costituito da un ambiente himalaiano arboreo; la regione amministrativa indiana dell’ ‘Himachal Pradesh’ include anche il Lahaul e lo Spiti, che sono però culturalmente e per la tipologia ambientale parte della regione trans himalaiana.

Nell’Himachal meridionale vi sono molti siti che meritano una visita, iniziando ad ovest dalla cittadina di Dharamsala, appoggiata alle pendici dei primi grandi monti, dove vive la comunità tibetana in esilio; moltissimi esuli tibetani si sono stabiliti qui creando una grande comunità, tanto che la località viene anche chiamata “Dhasa”, che sta per la ‘Lhasa’ dell’India. Qui a MacLeodganj ha la propria residenza SS il XIV Dalai Lama, vi sono gli uffici del governo tibetano in esilio con un ampio insieme di centri di profondo interesse culturale, dall’istituto Norbulingka alla Biblioteca tibetana al Centro Medico e Astrologico, a molti monasteri e centri di studio della cultura tibetana, con anche scuole per le arti tradizionali. Molte di queste istituzioni tengono corsi aperti ai visitatori stranieri, generalmente in lingua inglese. Nei dintorni vi sono molti luoghi importanti per la tradizione tibetana, dal lago sacro di Tso Pema al centro della scuola Bön di Menri e così via.

Ad est di Dharamsala le aree più note sono Kulu e Manali, mete molto frequentate oggi dal turismo indiano alla ricerca di refrigerio nel periodo estivo, con valli che, a settentrione, diventano più profonde, sempre ricche di foreste. A nord di Manali si giunge al passo del Rothang che porta nelle vallate del Lahaul, dove ora è stato aperto un traforo che consente un accesso al Lahaul anche nelle stagioni fredde, e da qui ad est seguendo la spettacolare valle granitica del fiume Chandra e valicando il passo del Kunzum (4551 mt) si arriva in Spiti e, andando invece verso nord, superando tre altissimi passi, si arriva nel Rupshu e quindi in Ladakh, seguendo la direttrice di accesso meridionale per la valle di Leh.

Shimla, centro amministrativo della regione, è ancora più ad est; fondata dagli inglesi per essere una sede climaticamente comoda nel periodo estivo, conserva la memoria del periodo del Raj ed è ancora raggiungibile con un treno di epoca coloniale a scartamento ridotto. Da qui si accede all’alta valle del fiume Sutlej, che scorre impetuoso dalla regione del Kailash in Tibet, e risalendolo si arriva nel territori del Kinnaur, etnicamente molto interessanti, di cultura mista induista e buddista, con siti ragguardevoli come il tempio di Bhimakali, il paese di Kalpa, famoso per la visuale sul monte Kinnaur-Kailash, e l’interessante valle che porta a Chitkul. Proseguendo si giunge a ridosso del Tibet ed alla confluenza col fiume Spiti, accedendo così all’omonima regione; questa strada in estate nell’alto Kinnaur è soggetta ad un possibile inconveniente, l’interruzione, solitamente temporanea, per le frane.

La straordinaria barriera di monti che delimita l’Himachal dalle regioni del Lahaul e dello Spiti è attraversata da pochi sentieri, che si prestano a percorsi a piedi particolarmente avventurosi; il più conoscito è attraverso la catena del Pin Parbati, che partendo dai pressi di Manali arriva alla valle di Kungri in Spiti, toccando luoghi dove è possibile avvistare il leopardo delle nevi! Ma la gran parte di questa vastissima regione di monti spettacolari ed impervi è pressoché irraggiungibile e quasi disabitata. Nelle parti più meridionali, ad esempio sui monti di Dharamsala, o anche nei dintorni di Manali, sono invece possibili belle passeggiate o trekking non eccessivamente impegnativi di pochi giorni.

Nei centri principali dell’Himachal si trovano hotel di buona qualità. Nelle valli più remote invece ci sono solo alberghetti modesti ma abbastanza puliti, ed in Kinnaur in molti punti esistono solo strutture ricettive piuttosto rudimentali. Le strade sono facilmente percorribili e collegano quasi tutti i luoghi d’interesse; va tenuto però presente che in inverno i valichi possono essere chiusi.

Gaumukh, le fonti del Gange

Pellegrini a Rishikesh

Himalaia a Kedarnath

Uttarakhand

L’Uttarakhand è ubicato tra Himachal e Nepal; il centro principale è la città di Dehra Dun, dove trovano rifugio alcuni importanti componenti della comunità tibetana in esilio: la scuola Sakya, con anche la residenza del loro Abate, ed il centro principale della scuola Nyingmapa, Mindroling. Sulle pendici dei monti sopra la città è ubicata Mussoorie, originariamente luogo di rifugio per gli inglesi, ora meta del turismo indiano e sede di molte scuole private.

I siti più importanti di tutta la fascia meridionale di questa regione, da Dehra Dun al parco naturale di Corbett fino al lago di Nainital ed alla cittadina collinare di Almora, sono la città santa di Haridwar e la vicina Rishikesh. In questo punto, dove il Gange sfocia nelle pianure, vi sono un gran numero di Ashram, in cui si tengono corsi di yoga e meditazione anche in lingua inglese, alcuni dei quali aperti ai visitatori. Queste cittadine sono meta di pellegrinaggio e Haridwar è una delle quattro città parte della grande saga del Kumbhamela; i visitatori occidentali solitamente prediligono Rishikesh, più piccola e tranquilla, che è diventata col passare del tempo anche uno dei classici luoghi di ritrovo dei viaggiatori. Anche sui monti circostanti ci sono molti punti d’interesse per i cultori del mondo induista, tra cui il santuario di Sri Devi, da cui si gode una fantastica visuale su tutta la regione.

Se ci si addentra nelle valli più settentrionali dell’Uttarakhand si accede alla regione del Garwal, dove sono ubicati i quattro sacri yatra, di somma sacralità per gli induisti, i percorsi di suprema purificazione che portano alle fonti del Gange: Yamunotri, Gangotri, Kedarnath e Badrinath. Gangotri e Badrinath sono raggiungibili in auto, ma le strade di accesso aprono di solito non prima della fine di maggio e chiudono verso fine settembre. Se si desidera visitare gli altri siti o giungere oltre Gangotri a Gaumuck, ovvero alla bocca del ghiacciaio dove sgorga il Gange, o spingersi da qui a Tapovan ai piedi del monte Shivling, è necessario percorrere una parte a piedi. In questo si è usualmente in buona compagnia: moltissimi indiani seguono questi pellegrinaggi, e si incontrano anche molti Sadhu e Swami, più qualche ricca signora indiana portata a spalle sulla portantina.
Oltre all’interesse culturale, la regione è di per sé splendida da un punto di vista naturale, con vette che arrivano fino al culmine dei 7816 metri del Nanda Devi e molti monti entrati nella leggenda dell’alpinismo. Per gli appassionati vi sono numerosi percorsi di trekking e sono possibili anche epiche traversate in alta quota, tra cui lo stupendo collegamento tra i ghiacciai di Gangotri e Bradinath, o esperienze più accessibili come l’esplorazione della “Valle dei fiori” nella regione del Nanda Devi.

Anche qui, come in Himachal, nei centri principali si trovano hotel di buona qualità e alloggi più modesti nelle zone più interne. Le strade sono spesso tortuose ma tutte percorribili e collegano quasi tutti i luoghi d’interesse; va solo tenuto presente che nei mesi invernali e fino alla primavera molti dei tratti più alti restano chiusi.

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