Il tappeto persiano

INDICE:

  • L’arte del tappeto
  • Storia del tappeto
  • Materiali
  • Significati simbolici

L’arte del tappeto

La Persia, insieme al mondo turco, è all’origine delle più belle produzioni di tappeti annodati. Segno del suo prestigio, l’espressione “tappeto persiano” è a volte utilizzata abusivamente per indicare tutti i tappeti orientali.
L’arte del tappeto non specificatamente islamica, l’annodatura ed il telaio esistevano infatti  centinaia di anni prima della nascita dell’Islam, e molti motivi e i simboli utilizzati ancora oggi risalgono ad epoche più antiche. L’Islam permise tuttavia il loro sviluppo e la loro diffusione e la creazione di forme originali, come il tappeto di preghiera.

Per gli Occidentali il tappeto è un oggetto di lusso, ma per gli iraniani è un oggetto d’uso quotidiano e pratico, oltre che un segno esteriore di ricchezza.
È il mobile per eccellenza nelle tribù nomadi, blasone di un clan, di una società, di un’arte di vivere. Attraverso i suoi simboli e la sua bellezza veicola anche valori culturali e spirituali; ad esempio, evocando il paradiso, nel Corano (IV, 76) si narra che i credenti riposeranno su splendidi tappeti.

Storia del tappeto

Le origini del tappeto restano ad oggi misteriose. Il più antico tappeto conosciuto è stato scoperto nella regione dei Monti Altai, in Siberia, appartenente ad un principe scita (del IV o V secolo), con nette influenze achemenidi persiane. Nessun altro esemplare anteriore al XVI secolo ci è pervenuto ed è solo da testi e miniature che si risale ai motivi geometrici ed ai cambiamenti di stile succedutisi nelle varie epoche. Ad esempio, i tappeti timuridi sono arricchiti di motivi cinesi (animali, uccelli, pavoni, loti) portati dai Mongoli.
A partire dai Safavidi (dal XV al XVII secolo) si abbandonano i motivi geometrici e rettilinei risalenti allo stile turco dell’era selgiuchide per una armonia organica e floreale di giardini, animali e piccoli personaggi. Attraverso poi il commercio di tappeti e seta con l’Europa (e successivamente, nel XVIII secolo, anche con la Russia ), si introducono nuovi motivi di stile europeo e si arriva ad un declino nella qualità ed all’uso di coloranti chimici.
In parallelo a questa produzione cittadina è esistita una ricchissima e varia creazione di tappeti nomadi, annodati o tessuti, con una estetica sobria e intensa, più stilizzata e meno naturalista, con motivi geometrici ed una gamma di colori più limitata. Il tappeto nomade tessuto o kilim ha numerosi metodi di tessitura secondo la complessità del motivo, ma è lavorato sempre per zona di colore e non per fila, contrariamente al tappeto annodato.

Materiali

Le materie prime dei tappeti persiani sono la lana (di montone e pecora in primis, o di capra), il cotone, la seta, e in certi tappeti lussuosi i fili d’oro o d’argento. Dopo esser stata tagliata, cardata e filata, la lana viene tinta con prodotti a volte chimici, ma spesso naturali. La tintura della lana è stata nella storia solitamente effettuata con prodotti naturali: il rosso ottenuto dalla cocciniglia, dalle radici di robbia, dal succo di ciliegia o melograno; il giallo dallo zafferano, dalla curcuma, dalla scorza di melograno; il blu dall’indaco; il verde dall’acetato di rame; il marrone e nero dal boro, dal tabacco e dal tè.

Significati simbolici

La realizzazione di un tappeto ha un significato molto ricco. Colonna vertebrale del tappeto, i filati di ordito, evocano l’asse immutabile e divino del mondo, che collega la terra al cielo, mentre i filati orizzontali della trama simbolizzano la tessitura infinita dei mondi e dei destini. Il tappeto è una immagine dell’universo, dove le creature sono annodate e tessute da Dio sulla catena della sua onniscienza. Secondo la sua decorazione, è anche una figura astratta dell’anima, del suo equilibrio e della sua complessità.
Ogni tappeto è un mondo in miniatura e riflette gli ideali, i valori e la vita di una collettività. Porta verso l’invisibile, alla soglia dell’anima. Può essere il supporto per una meditazione infinita lungo i sensi intrecciati del tessuto. I simboli dei colori e delle forme hanno delle virtù rigeneranti e illuminanti. Che siano nomadi o cittadini, i tappeti fanno ricorso agli stessi archetipi: la composizione e le figure geometriche (segni metafisici primordiali), la vegetazione (immagine del paradiso), gli animali (figure araldiche), la simbologia dei bordi e del centro che esprime il rapporto tra il corpo e il cuore o tra il nostro mondo e il paradiso. Certi poemi persiani paragonano il tappeto ad un giardino paradisiaco, sempre fiorito e profumato, di un cielo stellato, la cui bellezza dissipa le preoccupazioni. Nonostante certi elementi simbolici si ritrovino sempre, ogni città e ogni tribù ha la sua interpretazione dei segni e la sua stilizzazione simbolica.

Nel tappeto, come in tutte le arti iraniche, il simbolo è la relazione vivente tra Dio e l’uomo, tra l’anima e il mondo, tra la società e la natura. I suoi significati sono immutabili come lo spirito, ma anche vari come gli individui e la conoscenza.

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