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Il grande gioco del XIX secolo, un confronto tra imperi

ORIGINE DEL NOME – The Great Game, “il grande gioco”, è il nome coniato nel 1840 da Arthur Conolly per descrivere il confronto tra l’impero zarista e la Gran Bretagna per il controllo dell’Asia Centrale, un termine che venne ben rilanciato da Rudyard Kipling nel suo famoso racconto ‘Kim’ del 1901, e successivamente utilizzato da diversi autori, tra cui il celebre Peter Hopkirk (1930 – 2014), storico e giornalista inglese, che scrisse diversi libri inerenti la regione.

IL CONFLITTO IN SINTESI – Nel corso del XIX secolo infatti Russia ed Inghilterra combatterono un feroce conflitto, senza mai sparare tra di loro un colpo in queste regioni. Un conflitto condotto con le armi della diplomazia e facendo ricorso a spie d’altri tempi per il predominio di alcune regioni tra il Medio Oriente, l’Asia Centrale ed il subcontinente indiano. Uno dei motivi principali era il controllo delle rotte commerciali, che, per gli inglesi, implicava tra le proprie strategie di evitare che la Russia riuscisse ad ottenere uno sbocco marino a meridione, sul Golfo Persico o sull’Oceano Indiano: infatti gli Zar avevano già attaccato la Persia ben due volte tra il 1804 e il 1828, ottenendo il controllo delle regioni del Caucaso. L’epilogo di questo capitolo storico può essere considerato l’accordo del 1895 sui confini del Pamir, che limitava ad oltre il nord dell’Afghanistan la presenza russa, ma soprattutto l’accordo tra le parti del 1907 (l’ “Anglo Russian Convention”) che sanciva in modo preciso le arre di rispettiva influenza: il nord della Persia ai russi, il sud agli inglesi, Afghanistan e Tibet agli inglesi.

IL GRANDE GIOCO, O TORNEO DELLE OMBRE

Questa lotta diplomatica dai toni per certi aspetti anche romanzeschi, che i russi battezzarono con un loro nome, il “torneo delle ombre”, contrappose per diversi anni la corona inglese all’aquila zarista per il controllo di un ampio spazio del mondo, dalle steppe dell’Asia Centrale al Sinkiang, fino ad arrivare agli altopiani tibetani ed alle regioni indiane.

Fu una guerra di posizione, strategia ed azione, che vide in campo ambiziosi ufficiali, soldati, spie, esploratori, mercanti e nella quale assedi, guerre, città millenarie, antichi bazar, carovane, litigi, menzogne, travestimenti e sotterfugi furono i contesti e le ambientazioni principali. Un conflitto in cui potevano facilmente verificarsi incontri su altopiani deserti tra le spie e le delegazioni dei due schieramenti, da una parte gentiluomini dello zar, dall’altra gentiluomini della Regina Vittoria, gli uni scortati dai cosacchi, gli altri dagli intrepidi Gurkha nepalesi.

Il vero obbiettivo di Mosca, o almeno così hanno sempre creduto gli inglesi, era la conquista dell’India, territorio appartenente alla corona britannica. Quando Londra si rese conto che la Russia stava cercando di allargare la sua influenza attraverso l’Asia Centrale fin quasi alle porte dell’India, ecco che iniziò “The Great Game”.

L’argomento principale dei salotti londinesi era il grande timore suscitato da un possibile accordo tra russi e afghani per invadere e saccheggiare insieme l’India. Londra era lontanissima da Delhi e per mantenere il comando su una colonia così ricca di risorse, storia e cultura, l’Inghilterra spendeva enormi capitali nella gestione e nella difesa di quell’immenso territorio ed aveva il timore che se i russi fossero arrivati alle porte dell’India, gli indiani avrebbero preso l’occasione al balzo per ribellarsi al dominio britannico costringendo così Londra a fronteggiare i russi lungo tutto il versante nord-occidentale indiano (migliaia e migliaia di chilometri di frontiera difficili da difendere) con l’aggravante di una rivolta interna di milioni di indiani pronti a scacciare la potenza coloniale. Una fondamentale strategia per evitare questo potenziale disastro economico e militare era quella di ostacolare i russi in Asia Centrale ed in ogni altro luogo che potesse servire loro per andare alla conquista dell’India.

Le due potenze iniziarono così a contendersi l’Asia Centrale e Meridionale inviando doni e ambasciatori, spesso sotto mentite spoglie per evitare di essere uccisi, al fine di firmare accordi con gli instabili sovrani locali. Ambo le parti persero diversi ambasciatori, generali, spie e soldati, rimasti uccisi in missioni segrete.

Anni dopo accadde un fatto inatteso nel Grande Gioco. I giapponesi, trovando i russi ormai così vicini alle loro frontiere grazie alla nuova ferrovia, la Transiberiana, non stettero a guardare e li attaccarono. I russi subirono così un’umiliante sconfitta. Mosca mandò subito la sua imponente flotta per vendicare l’affronto subìto ma la marina giapponese ottenne un’altra strepitosa vittoria. Questo importante quanto inaspettato avvenimento, dopo anni di minacce tra Londra e Mosca mai seguite da fatti concreti, pose fine al confronto in quanto se da una parte i russi erano ormai demoralizzati ed esasperati da crisi interne con l’economia sull’orlo del baratro, dall’altra parte anche gli inglesi, dopo decine di anni di “guerra strategica”, avevano svuotato le loro casse. Decisero così, nel 1907, di mettere fine al Grande Gioco e di firmare un trattato di pace.

Pochi anni dopo la fine del Grande Gioco, tuttavia, fu la Germania a sconvolgere gli equilibri in Europa e proprio russi e inglesi si trovarono ad essere alleati nel contrastarla.

EPILOGO – Questa breve relazione accenna ad alcuni tratti di un processo che ha visto accadere centinaia di eventi, ed è difficile comprendere a pieno la complessità di questo movimentato periodo compreso tra l’Ottocento e gli inizi del Novecento. Una considerazione interessante è che il mondo come lo conosciamo oggi ha preso la sua forma anche grazie a questi fatti, in particolare la presenza dominante della Russai in tutta l’Asia Centrale.

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