Dolpo

INDICE:

  • La regione del Dolpo
  • Dolpo, un accenno storico
  • Vita nel remoto Himalaia
  • Cultura e religione
  • Un mondo lontano, paradiso del trekking

Dho Tarap

Bimbi di Saldang

Valle di Saldang

La regione del Dolpo

Il Dolpo occupa una remota regione del Nepal occidentale dove non giungono ancora (2022) strade;  confina a nord con il Tibet, ad est con il Mustang, e sud e ad ovest con i distretti di Jumla, Mugu, Myagdi, Rukum e Jajarkhot. È un territorio transhimalaiano, ovvero con un clima che assomiglia più all’arido Tibet che al monsonico Himalaia meridionale. La natura è spettacolare, particolarmente nell’Alto Dolpo, dove si susseguono ripide valli labirintiche sormontate da creste e vette ornate da ghiacciai che spesso superano i 6000 metri, con la cima più alta, il Churen Himal, di 7381 metri. Solo nelle valli più meridionali vi sono aree boschive e l’assenza di copertura arborea espone i colori della terra e delle rocce con cromie e stratificazioni geologiche particolarmente belle.

Alto Dolpo, valle di Tingkyu

Saldang, l’Amci

Lago di Phoksumdo

Dolpo, un accenno storico

La popolazione del Dolpo è di origine tibetana, proveniente dalla regione di Ngari del Tibet occidentale; in tempi recenti a seguito dell’invasione cinese del Tibet sono affluiti alcuni gruppi di guerriglieri tibetani che si sono stabili qui. La regione era originariamente amministrata dal feudatario di Ngari ed in epoche più recenti dal re del Mustang. Vi fu anche un’importante dinastia reale locale, la stirpe dei Ranag, a cui faceva capo un regno corrispondente approssimativamente all’Alto Dolpo la cui “capitale” era nella valle di Panzang, dove si trovano ancora pochi resti di quello che fu il loro palazzo. I Ranag erano in buoni rapporti con la dinastia del Mustang, tanto da avere anche scambi matrimoniali tra le casate. La parte meridionale del Dolpo in quel periodo (XVII secolo) era parte del regno di Jumla, che, pur di religione induista, lasciò prosperare la religione tibetana ed accettò con benevolenza la presenza di Lama tibetani che ebbero il merito di costruire molti dei templi e monasteri che sono giunti fino ai nostri giorni. In epoca più recente, quando il Dolpo divenne la provincia più grande ma meno popolata del moderno Nepal, era retta autonomamente dalle persone del luogo con una sorta di suddivisone locale in sette distretti, ciascuno dei quali con un capo di riferimento.

Vita nel remoto Himalaia

Nel Dolpo si contano 45 villaggi ed una parte della popolazione vive disseminata sul territorio, fuori da questi piccoli centri. La densità della presenza umana è minima: una media dichiarata di 3,7 persone per chilometro quadrato; ma il valore “medio” non rende ancora il quadro, perché la concentrazione maggiore è nel Basso Dolpo ed in alcune enclavi dell’Alto Dolpo. La vita non è facile: ci sono poche aree arabili, le valli sono poco arboree e in molti punti anche desertiche. Si riesce a far crescere un po’ di tsampa, patate e, nelle aree più basse, mais e poco altro; la pastorizia è fondamentale per la sopravvivenza e richiede spazi immensi per la scarsità di erba; lo Yak è l’animale che meglio si adatta ai territori settentrionali. Le valli sono molto alte, con villaggi spesso oltre i 4000 metri di quota. In inverno, che è freddissimo, molte zone restano completamente isolate per la neve che si accumula sui passi e c’è pochissima legna disponibile: spesso ci si scalda solo col fuoco ottenuto dallo sterco degli animali. Per sopravvivere i Dolpopa hanno spesso fatto commerci, come è ben testimoniato nel film di Eric Valli “Himalaya”, che venne ambientato qui.

Lama Tangla Tshawang con la famiglia

Shey Gompa, Alto Dolpo

Yogi Bon, Samling

Cultura e religione

Le radici culturali sono marcatamente tibetane, con una forte presenza delle tradizioni buddiste Nyingmapa, la predominante, Sakya e Kagyu e della tradizione Bon. Vita e religione sono strettamente intrecciate ed anche l’aspetto sciamanico è molto forte: si fa costante uso di divinazioni e nei molti festival di villaggio e nei monasteri i riti hanno spesso un contenuto esorcistico. Disseminati nel territorio, in particolare nell’Alto Dolpo, vi sono una miriade di siti sacri legati ad eventi, leggende e saghe epiche della lotta dei maestri spirituali con le forze del male, oltre a luoghi santificati dalla presenza di importanti santi della storia mistica del Tibet. In molti di questi posti sono sorti piccoli templi e monasteri, i più antichi fondati all’inizio dell’XI secolo: in Dolpo si contano circa 130 siti sacri, con 24 che sono considerati i principali; di questi, 18 appartengono all’ordine Nyingmapa, 3 ai Kagyu e 3 alla tradizione Bon. Secondo la tradizione locale lo stesso Guru Rimpoce (Padmasambhava) visitò la regione, e il grande maestro e caposcuola Sherab Gyaltsen, conosciuto nella storia del misticismo tibetano come Dolpopa o Budda del Dolpo, nacque qui nel XIII secolo. L’appartenenza ad una delle diverse scuole non comporta oggettive differenze per la gente, tanto che spesso anche i rituali vengono svolti congiuntamente da Lama appartenenti a lignaggi buddisti diversi e dai bon. L’appartenenza ad una scuola dipende usualmente dal legame tradizionale della famiglia con un lignaggio, ma il contenuto etico e filosofico è identico per tutti. Il padre spirituale riconosciuto da tutti è il XIV Dalai Lama, la cui immagine orna quasi ogni altare.

Atterraggio a Juphal

Pastori dell’Alto Dolpo

Cavaliere dell’Alto Dolpo

Un mondo lontano, paradiso del trekking

La difficoltà di accesso ha protetto in passato queste valli dai peggiori traumi della storia ed oggi dai rischi delle invasioni del turismo consumista. Per il visitatore più attento vi sono così tantissime possibilità di incontrare luoghi e situazioni difficilmente riscontrabili altrove.

Per visitare il Dolpo è necessario camminare; il Basso Dolpo, ovvero la regione che partendo da sud giunge, ad ovest, al lago del Poksumdo e, ad est, a Dho Tarap, è accessibile in un tempo abbastanza contenuto. L’Alto Dolpo, che è la regione a ridosso del confine col Tibet, richiede il superamento di passi alti sia in ingresso che in uscita e per essere vista discretamente richiede di camminare almeno una ventina di giorni.

Da un punto di vista climatico è difficile definire un mese ‘ideale’ per una visita dell’Alto Dolpo perché gli accessi meridionali percorrono aree monsoniche e per raggiungere le aree settentrionali i passi si coprono di neve spesso già in autunno. Uno dei migliori compromessi è fine maggio / giugno, ovvero prima che il monsone a sud sia forte, e quando i passi sono già transitabili; alcuni si cimentano anche nel periodo estivo, affrontando il rischio delle piogge, mentre allungarsi verso l’autunno può offrire problemi di rientro se nevicasse presto. In sintesi, arrivare lassù è sempre una ben ripagata avventura!

Amitaba ha organizzato parecchie spedizioni esplorative nella regione e potrà fornire la consulenza necessaria; nella sezione dei Percorsi su misura dedicata al Nepal è riportato un itinerario da noi considerato ‘ottimale’ per una visita completa, con indicazioni anche per percorsi brevi o estesi fino al Mustang. Per il racconto di un viaggio in Dolpo: Ba-Yul, la terra nascosta.

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