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Buddismo tibetano e le sue scuole

BUDDISMO TIBETANO

A cura di Giulio Santi

INDICE

  • Origini storiche e mitologia
  • Il Maestro Padmasambhava (Guru Rimpoce)
  • La formazione delle scuole monastiche
  • Insediamento del Dalai Lama
  • Le scuole tibetane
  • La scuola Nyingmapa
  • La scuola Kagyupa
  • La scuola Sakyapa
  • La scuola Kadampa, poi Ghelupa
  • La scuola Jonangpa
  • La tradizione Bön

 

Yumbulagang

Monastero di Samye

Celebrazioni a Ganden

Origini storiche e mitologia

Secondo il mito, Avalokitesvara, il bodhisattva della compassione, discese dal cielo manifestandosi come uno scimmione per unirsi con la dea Tara risalita dalle viscere della terra nell’aspetto di un’orchessa. Dalla loro unione avvenuta nella grotta di Gangapori sui monti presso Tsetang discese la stirpe dei tibetani che originariamente erano un popolo rozzo e primitivo. Secondo la leggenda, intorno al 127 a.C., i tibetani riconobbero in Nyatri Tsenpo il loro primo re e si vuole che la sua discendenza regnò per quaranta generazioni. La religione diffusa sul territorio era il Bön, che si basava sulla relazione tra l’uomo e la natura, accanto ad altre credenze minori.

La storia propriamente conosciuta e documentabile del Tibet inizia con il re Songtsen Gampo, che regnò dal 618 al 649. Egli, oltre alle sue mogli tibetane, sposò due principesse di religione buddista, una cinese e una nepalese; grazie a loro dalla Cina e dal Nepal arrivarono le prime immagini di Budda, tra cui la famosissima statua di Jobo, tuttora custodita e venerata nel tempio del Jokhang a Lhasa. Il sovrano si convertì al Dharma, la dottrina del Budda, e decise di introdurlo in Tibet, così fece costruire diversi templi a Lhasa ed in altri luoghi e inviò il suo consigliere Thonmi Sambota a studiare in India. Codificò l’alfabeto e la grammatica tibetana utilizzando come modello il sanscrito e invitò molti maestri eruditi (Acharya) dall’India e dal Nepal. Fece tradurre i Sutra (i discorsi originali di Budda) e i Tantra (i testi per la pratica della meditazione) e cominciò la costruzione del Potala a Lhasa – le attuali maestose dimensioni del palazzo risalgono però ai lavori di ampliamento eseguiti nel XVII secolo dal V Dalai Lama.
Il re Tritson Detsen (742 – 794, regnò dal 755 al 794) decise di dare un ulteriore forte impulso alla diffusione degli insegnamenti buddisti nel Paese delle Nevi. Invitò i più eminenti maestri indiani dell’epoca (Upadhyaya, Santaraksita, Vimalamitra, Santigargbha, Dharmakirti, Buddhaguhya, Kamalashila, Vibuddhasiddha ed altri) che lavorarono in collaborazione con i maestri tibetani – noti storicamente come i 108 traduttori. Grazie a questo sforzo le tre suddivisioni principali del Canone buddista (il Tripitaka), composto da Vinaya, Sutra e Abhidharma, in pratica l’intero corpo di tutti gli insegnamenti di Gautama Budda, divennero accessibili nella lingua tibetana.

Il Maestro Padmasambhava (Guru Rimpoce)

La figura che introdusse il buddismo tantrico (Vajrayana) in Tibet è Padmasambhava, il cui nome significa “nato dal loto”. Si racconta infatti che Egli nacque miracolosamente da un fiore di loto sulla superficie del lago Danakosa in Udyana, mitica terra di maestri tantrici e Dakini (le “danzatrici del cielo”), che alcuni storici identificano con la valle dello Swat in Pakistan. In realtà è difficilissimo distinguere il personaggio storico dalle innumerevoli leggende che lo circondano; per moltissimi tibetani Egli fu il secondo Budda.
Padmasambhava in Tibet è conosciuto con il nome di Guru Rimpoche (“maestro prezioso”), è venerato da tutti e la sua effigie è rappresentata in quasi tutti i monasteri. Giunse in Tibet nel VIII secolo su invito del re Trisong Detsen e diffuse in modo significativo la dottrina buddista. Questo periodo è noto come l’epoca della “Prima diffusione della Dottrina”, di cui il momento più emblematico fu la costruzione del primo monastero tibetano: Samye, alla cui edificazione sembra abbia partecipato lo stesso Padmasambhava.
La rapida ed irresistibile diffusione del buddismo in Tibet trovò delle resistenze soprattutto da parte della nobiltà e del clero Bon, la religione tibetana preesistente. Dopo Trisong Detsen la prossima figura importante fu Ralpa Chen – o Ralpacan (che regnò l’815 e l’838), che volle continuare l’opera di diffusione del Dharma iniziata dal padre Trisong Detsen: stabilì che le famiglie dovevano occuparsi del mantenimento dei monaci e costruì più di mille monasteri (Vihara). Perfezionò l’opera di traduzione dei testi buddisti e fece redire una edizione in sedici volumi degli insegnamenti conosciuta come “La Grande Madre” (Satasahasrika prajnaparamita sutra – il discorso in centomila versi sulla Perfetta Saggezza).
Ralpa Chen fu ucciso dal fratello Langdarma, che divenne re tra l’838 e l’842. Langdarma si opponeva alla diffusione degli insegnamenti buddisti, e diede inizio a una crudele persecuzione. Soprattutto nel Tibet centrale molti monaci vennero uccisi e i monasteri distrutti o confiscati. Il lignaggio (la successione della trasmissione orale diretta agli insegnamenti) di Padmasambhava fu mantenuto in vita da alcuni meditatori che, nei loro eremi sperduti tra i monti, praticarono e trasmisero ai discepoli l’insegnamento tantrico e conservarono scrupolosamente tutti i testi tradotti. Molti praticanti si rifugiarono nella regione del Kham, altri si recarono in India per ricevere gli insegnamenti direttamente dai grandi maestri (i Mahasiddha).
Il corpo degli insegnamenti appartenuti alla “Prima diffusione della dottrina” costituirà in seguito il fondamento della scuola che verrà chiamata Nyingmapa.
Langdarma fu ucciso da un monaco buddista che riuscì ad avvicinarglisi travestito da sacerdote Bon. Con la sua morte ebbe inizio una guerra civile per la successione al trono, ma il Tibet rimase per più di tre secoli privo di un re legittimo riconosciuto da tutte le famiglie feudali e le diverse province del paese si costituirono in tanti staterelli autonomi.

La formazione delle scuole monastiche 

Tra il IX e l’XI secolo i pochi monasteri rimasti dopo la persecuzione si riorganizzano e cominciarono anche a sorgerne di nuovi: iniziò quello che fu un rinascimento del Tibet.
A partire dal X secolo iniziò la cosiddetta “Seconda diffusione della dottrina”. Cominciarono ad essere tradotti dal sanscrito alcuni testi buddisti conosciuti come i Nuovi Tantra. I traduttori più noti furono: Rinchen Zanpo (958 – 1051), a cui si rifanno tutte le scuole nuove, cioè la Kagyupa, la Sakyapa e, in modo particolare, la Kadampa – Ghelupa. Marpa Chokyi Lodro (1012 – 1099), che visitò l’India tre volte e durante questi pellegrinaggi tradusse e commentò molti testi tantrici sotto la guida di Naropa e di Maitripa. Da Marpa ebbe origine la scuola Kagyupa. Drogmi Shakya Yeshe (993 –1050), da cui ebbe origine la scuola Sakyapa.
Il grande maestro indiano Atisha si recò in Tibet e diffuse in modo significativo il Dharma anche nelle regioni che non erano mai state toccate dall’insegnamento. Il buddismo divenne per la prima volta la religione di tutto il popolo tibetano.
A partire dall’XI secolo i seguaci dei maestri principali cominciarono ad organizzarsi ed a formare delle vere scuole che, pur concordi sul fine ultimo della ricerca spirituale, cioè il raggiungimento dello stato di Budda per il beneficio di tutti gli esseri, differiscono sui metodi da adottare per giungere all’Illuminazione. I monasteri iniziarono ad essere sempre di più i centri di potere sia spirituale che politico delle diverse regioni in cui sorsero.
I mongoli, che in quel periodo conoscevano il momento del loro grande splendore storico, intervennero direttamente nella vita tibetana. Il grande sovrano Gengis Khan (1206 – 1227), convocò alla sua corte i rappresentanti di tutte le maggiori religioni e di tutte le diverse confessioni (confuciani, taoisti, mussulmani, cristiani e buddisti oltre a maghi e sciamani); pare che egli abbia proclamato vincitori del primo congresso interreligioso della storia i maestri tibetani e che lui stesso si convertì al buddismo Vajrayana. Il sovrano mongolo Kublai Khan affidò nel 1253 il governo del Tibet al suo maestro: l’abate del monastero di Sakya (Sakya Pandita), a cui faceva capo la scuola Sakyapa. I mongoli e i tibetani fondarono così una sorta di patto sacerdotale in base al quale, mentre i tibetani si prendevano cura del benessere spirituale, i mongoli garantivano al Tibet la sicurezza temporale.
Nel 1349 il dominio dei Sakya venne rovesciato da altri feudatari, e seguirono lotte intestine tra i vari signorotti tibetani. La mancanza di un’effettiva autorità centrale riconosciuta da tutti fu causa di interminabili conflitti tra le diverse famiglie aristocratiche che spesso nascondevano i loro interessi dietro questioni dal sapore religioso.
Tra il XV ed il XVII secolo nelle diverse scuole si sviluppano, da un lato, una ricca e profonda esperienza spirituale, ma dall’altro anche discordie e conflitti tra diverse fazioni in lotta per il potere. In modo particolare la lotta tra le scuole Kagyupa e Gelugpa sfociò a volte in vere ostilità militari, soprattutto a Lhasa.

Insediamento del Dalai Lama 

Nel 1642 l’esercito mongolo di Gusri Khan intervenne in Tibet ed impose ai tibetani il governo temporale di un Lama della scuola Ghelupa che chiamò Dalai Lama, allora già alla quinta incarnazione. In Tibet il Dalai Lama è considerato un’emanazione di Avalokitesvara, la divinità della compassione universale che protegge il Paese delle Nevi. Il V Dalai Lama (conosciuto come “il grande quinto”) cercò di realizzare un equilibrio tra le scuole limitando i privilegi dei Gelupa. Diede all’organizzazione religiosa una costituzione che permane in una forma simile ancora oggi nel governo tibetano in esilio, dove vi sono cinque posti in parlamento riservati ai capi delle scuole, rispettivamente a: Nyingma, Kagyu, Sakya, Bon e Ghelupa. Resta esclusa in questo ambito solo la scuola Jonang.
Iniziò così il periodo più recente della storia tibetana caratterizzato dal governo del Dalai Lama che, pur appartenendo tradizionalmente alla scuola Ghelupa, ha sempre governato come il rappresentante di tutto il popolo tibetano; la sua autorità temporale e spirituale è sempre stata riconosciuta da tutte le scuole che hanno potuto svilupparsi liberamente in un clima ormai pacificato.
Dal XVIII secolo l’espansionismo cinese comincia a premere ai confini nord orientali del paese e l’imperialismo britannico minaccia il Tibet da sud. Gli ultimi tre secoli del Tibet sono stati caratterizzati dall’alternanza tra tranquillità e periodi di grave tensione finché, negli anni cinquanta, “Il Paese delle Nevi” ha perso la sua libertà in seguito all’invasione cinese.

Le scuole tibetane

La storia del buddismo in Tibet ha visto la nascita di un gran numero di scuole e lignaggi, ed ognuno di questi spesso ha nel suo ambito un ampio insieme di sottogruppi e ramificazioni; tutto ciò solitamente è stato generato dal fatto che i seguaci di un particolare Maestro ne proseguirono la memoria denotandosi in modo distinto rispetto agli altri. Se poi si analizzano i contenuti, come fa spesso notare il XIV Dalia Lama, non vi sono differenze sostanziali perché tutti riconoscono i medesimi insegnamenti di base e differiscono solo nelle pratiche rituali e per le parti iniziatiche riferite al tantra, dove subentrano il lignaggio diretto e le istruzioni orali dei diversi maestri. Al fine di armonizzare le diverse scuole nel XIX secolo si sviluppò anche un importante movimento, il Rimè, che auspicava un superamento di ogni settarismo ed a cui hanno aderito maestri di tutte le scuole, tant’è che anche i Bön sono stati poi considerati parte della grande famiglia degli insegnamenti tibetani. Le scuole che sono giunte fino ad oggi sono i Nyingmapa, i Kagyupa, i Sakyapa ed i Ghelupa, a cui si aggiungono i Bön, ed oltre a queste cinque si è la tradizione Jonangpa, che è riconosciuta come scuola anche dal XIV Dalia Lama, ma non dal governo tibetano in esilio …
Nel corso della storia molte scuole e sottoscuole sono state protagoniste di antagonismi che sono a volte sfociati in confronti militari perché, dietro alle motivazioni settarie dei conflitti, solitamente si nascondevano gli interessi delle famiglie aristocratiche ed i rapporti con le forze mongole, che divennero i capi anche di tutta la Cina.
In merito al riconoscimento della scuola Jonangpa è interessante conoscere quello che troviamo scritto su wikipedia: “La tradizione Jonang ha presentato richiesta al Governo tibetano in esilio di essere riconosciuta come la quinta tradizione buddista esistente del Buddismo tibetano. La XI conferenza buddista tenutasi a Dharamsala il 27 settembre 2011 ha confermato che essa ne è una scuola importante. Tuttavia in settembre 2015, 27 membri su 44 del Parlamento Tibetano in Esilio (Dharamsala) hanno respinto la richiesta dei Jonangpa … suscitando proteste e scioperi della fame. “

La scuola Nyingmapa 

È la “scuola degli antichi”, come dice la traduzione del suo nome, e si richiama agli insegnamenti della “Prima Diffusione della Dottrina” che vennero introdotti in Tibet da Guru Padmasambhava, Santarakshita e Vimalamitra. La scuola fu fondata da Longchenpa (1308 – 1363) che riunì in un corpo unico tutte le diverse tradizioni proprie dell’originario buddismo Vajrayana di Guru Rimpoche.
Gli insegnamenti della scuola Nyingmapa furono trasmessi dai primi maestri ai loro discepoli attraverso un ininterrotto lignaggio orale e si raccolgono in due sistemi: i Kama (la lunga trasmissione che proviene dal Canone buddista) e i Terma (i testi nascosti in diversi luoghi da Padmasambhava in attesa di essere scoperti nel momento più opportuno da maestri particolarmente realizzati ed in grado di comprenderne e trasmetterne il significato). Il più conosciuto dei Terma è il Bardo Thodol, il Libro Tibetano dei morti. La scuola si distingue per la suddivisione delle classi dei Tantra in sei livelli anziché quattro. I primi tre (i Tantra esterni) sono il Kriya, il Charya e lo Yoga Tantra; i secondi tre (Tantra interni) sono il Maha -Yoga, l’Anu – Yoga e l’Ati – Yoga (o Dzog-chen). Per le tre scuole della “Seconda diffusione della dottrina” il tantra è diviso in queste quatto classi: Krya (in cui vengono esposte le pratiche esteriori e i rituali liturgici), Charya (in cui sono unite tecniche di concentrazione e meditazione), Yogatantra (dove viene enfatizzata la pratica interiore e la visualizzazione interna) e Anuttarayoga (la trasmissione più esoterica).

Questa scuola non ha conosciuto un imponente sviluppo monastico ed i grandi monasteri Nyingmapa sono pochi (i principali: Samye, Dzogchen Gonpa, Payul, Zechea e Mindroling), e in generale i monasteri non ospitavano un numero elevato di monaci mentre era diffusa la figura del Lama laico che riuniva intorno a sé un piccolo gruppo di discepoli e viveva isolato. Oltre a Longchenpa (Longchen Rabjampa 1308–1364)  i principali maestri sono stati Jigme Lingpa (1729 – 1797), Lama Mipham (1848 – 1914), Jamyang Kyentse Wangpo (1819 – ?) e Patrul Rinpoche (1807- ?).

La scuola Kagyupa 

La scuola Kagyupa lega la sua origine ai grandi Mahasiddha tantrici dell’India, in particolare alla discendenza di Tilopa a cui sono seguiti Naropa, Marpa (un traduttore della “seconda diffusione”) e Milarepa.
La scuola si suddivide in due indirizzi principali: Shampa Kagyu e Dagpo Kagyu, che a loro volta si suddividono in altre sottoscuole. La Shampa Kagyu fu fondata dallo yogi Khyungpo Naljor (990 –1079) che trascorse più di 50 anni in India e Nepal studiando i Sutra e i Tantra, praticando l’insegnamento della Mahamudra (il “Grande Sigillo”). La pratica di questa scuola trae origine dall’insegnamento della consorte del siddha Naropa, Niguma, ed enfatizza particolarmente la disciplina meditativa e lo yoga.
La Dagpo Kagyu fu fondata da Gampopa (1079-1153), uno dei principali discepoli di Milarepa, che visse nella valle di Dagpo. Milarepa ricevette i sei yoga di Naropa da Marpa. Gampopa studiò anche con maestri della scuola Kadampa, quindi nel suo insegnamento si amalgamano i due lignaggi. La scuola è molto simile alla Nyingmapa nell’attribuire grande importanza allo yoga ed alle pratiche di meditazione, tuttavia trova riferimento per i testi principalmente nella Nuova Traduzione di Marpa. La Dakpo Kagyu si suddivide a sua volta in quattro principali sottoscuole o ramificazioni conosciute come “Le 4 Grandi” che sono: la Karma Kagyu (fondata da Karmapa Dusum Khyenpa (1110 – 1193), la Tsalpa Kagyu (fondata da Zhang Yudrakpa Tsondru Drakpa (1123 – 1193), la Baram Kagyu (fondata da Baram Dharma Wangchuk), la Phagmo Drupa Kagyu (fondata da Phagmo Dru Dorje Gyalpo (1110 – 1170); quest’ultima sottoscuola si suddivide ulteriormente in otto correnti: Drigung, Taglung, Trophu, Drukpa, Martshang, Yelpa, Shugseb e Yamzamg. Oggi sono ancora esistenti solo le Drukpa, Drigung e Taglung; la scuola Drukpa oggi è la principale del Bhutan.
Ognuna di queste sottoscuole ha una sua gerarchia interna, ma in genere l’autorità principale della scuola Kagyupa è il Karmapa, il capo della tradizione Karma Kagyu che, come avviene per il Dalai Lama ed in generale per i lama reincarnati, viene riconosciuto fin da bambino. Il monastero di Rumtek in Sikkim è la principale sede attuale del lignaggio Karma Kagyu.

La scuola Sakyapa 

Questa scuola prende il nome dal monastero di Sakya e riconosce 5 maestri fondatori in successione: Sachen Kunga Nyngpo (1092 – 1158), Sonam Tsem (1142 – 1182), Jetsun Drakpa Gyaltsen (1147 – 1216), Sakya Pandita (1182 – 1251) e Chogyal Phagspa (1235 – 1280). L’insegnamento della tradizione Sakyapa è il Lamdre (Il Sentiero e il frutto) che risale al Mahasiddha indiano Virupa.
È suddivisa in due sottoscuole: Ngorpe e Tsharpa, che differiscono leggermente nei rituali. I Sakyapa enfatizzano molto lo studio filosofico ed il rituale liturgico. Il capo della scuola è un maestro laico (S.S. Sakya Trinzin) che attualmente (2021) vive a Mussoorie in India. Le successive reincarnazioni dei Sakya Trinzin vengono identificate sempre da due famiglie già designate che alternativamente si succedono alla guida della scuola.

La scuola Kadampa, poi Ghelupa 

La scuola Kadampa è stata fondata nell’XI secolo dal maestro indiano Atisha (979 – 1053), una delle figure più importanti della “Seconda diffusione della dottrina buddista” in Tibet. I maestri Kadampa erano noti per la segretezza della loro pratica tantrica e famosi per la loro erudizione; la loro vita era caratterizzata dalla semplicità e dalla disciplina morale.
Nel XIV secolo la scuola fu riformata e ristrutturata da Lama Tzong Khapa (1367 – 1419) che ne cambiò il nome in Ghelupa (tradotto significa la scuola “dei virtuosi”). Tzong Khapa ne accentuò il carattere monastico e la organizzò in modo molto solido, tanto che nel giro di due secoli divenne la scuola più diffusa del Tibet. I monasteri Ghelupa erano spesso popolati da migliaia di monaci, come le grandi università monastiche del Tibet: Drepung, Sera e Ganden nella valle di Lhasa, e Labrang e Kumbum nel Tibet Orientale appartenenti tutte all’ordine dei Ghelupa.
Caratteristico di questa scuola è l’insegnamento del Lam Rim (sentiero graduale) che unisce la via dei Sutra con quella dei Tantra. La scuola Ghelupa pone molta enfasi sullo studio della psicologia e della filosofia, in particolare la corrente Madyamika di Nagarjuna del buddismo indiano.
I Dalai Lama tradizionalmente vengono istruiti da tutori appartenenti alla scuola Ghelupa, ma diversamente da come spesso si crede, il Dalai Lama non è il capo della scuola; la Ghelupa è infatti diretta dal lama che viene eletto da un conclave di lama eruditi con il titolo di Gaden Tripa (detentore del trono di Tzong Khapa) cioè colui che, attraverso il superamento di esami monastici rigorosissimi, si è mostrato il maestro più dotto della scuola e che rimane in carica per sette anni.

La scuola Jonangpa

La scuola Jonangpa traccia le sue origini al maestro Yumo Mikyo Dorje (XI secolo), discepolo del pandita kashmiro Somanatha, ed i suoi esponenti più noti furono Dolpopa Sherab Gyaltsen (1292–1361) e Jetsun Taranatha (1575–1634). Taranatha fondò il monastero di Puntshok Ling, lungo lo Tsangpo ad ovest di Shigatse, ai piedi della valle dove sorge il Kumbum di Jomonang e dove si trova l’eremo dove visse Dolpopa (anche Lama Tsong Khapa stette qui tre anni). Il magnifico Mandala tridimensionale di Kalachakra che si ammira nel Potala venne costruito qui, sotto la sua supervisione. La  figura di Taranatha nel mondo spirituale tibetano è elevatissima, tant’è che la tanka che lo raffigura lo rappresenta con i simboli del Bodhisattva della saggezza Manjushri, la spada ed il libro della Prajnaparamita, un onore che è concesso a pochissimi altri (Thong Khapa, Longchenpa, Sakya Pandita). Le vicende storiche seguite alla morte di Taranatha, quando i monasteri Jonang vennero assorbiti per decisione del quinto Dalai Lama dalla scuola Ghelupa, fecero ritenere agli studiosi occidentali che la tradizione si fosse estinta. In realtà i praticanti della scuola che non vollero accettare l’assimilazione tra i Ghelupa si trasferirono nelle regioni dell’Amdo e del Kham, dove proseguirono con il loro lignaggio ininterrotto che è giunto così fino ad oggi. L’insediamento più antico nell’Amdo è il Gompa di Tsangwa. nell’area di Dzamtang, dove oggi si trova il più grande centro della scuola, con migliaia di monaci, e dove risiede l’abate che coordina la scuola. Oggi (2021) nell’Amdo vi sono parecchi monasteri attivi e si stima che la scuola abbia oltre 5000 monaci. Tra questi i maggiori sono Yarthang a Pema; Jhamda, nella regione dello Nienpo Yurtse, dove risiede il grande Maestro e detentore di lignaggio Kunga Sherab Saljay Rimpoce, che ha visitato l’Italia tra il 2007 ed il 2008, ospite di Amitaba; Kanser Gompa, con la guida del Maestro tantrico Zampa Lundru Rimpoce; Swe Gompa a Ngawa, dove risiede il XV Kar Rimpoce.

La scuola Jonang ha un approccio all’insegnamento molto rigoroso e tradizionale e non divulga facilmente all’esterno le proprie metodologie. Si contraddistingue per avere scelto come pratica spirituale principale il tantra di Kalachakra che si rifà al lignaggio di Dro Lotsawa, con la pratica dei sei yoga. Da un punto di vista dottrinale segue la visione filosofica della Madhyamika Shentong, che, semplificando il tema, propone che sia soltanto la natura di chiara-luce, non-duale, della mente ad essere reale, mentre tutto il resto è privo di esistenza intrinseca. Con questa visione la vacuità della realtà ultima non è compresa allo stesso modo del vuoto dei fenomeni apparenti, ma va intesa come “vacuità di ciò che è altro dal sé”; quindi è una vacuità la cui essenza sono le illimitate qualità del Budda, ed è vuota di tutto ciò che è falso, ma appunto non delle illimitate qualità del Budda. Per i Maestri Jonang è questa la corretta interpretazione del pensiero di Nagarjuna, in contrapposizione alla visione Rangtong adottata dalle altre scuole tibetane (in merito la posizione di alcuni Karmapa sarebbe da approfondire, come per Rangjung Dorje, il terzo). Nella Rangtong tutti i fenomeni sono privi di esistenza intrinseca e nessun oggetto o processo, e qui viene inclusa la mente con le sue qualità, può essere ritenuto indipendente o intrinsecamente reale. Questa divergenza è la fonte ideologica che ha portato ad ostracizzare i Jonangpa, in particolare da parte dei Ghelupa, se pure vi furono dei risvolti di natura politica dietro a questa scelta.

Infatti, come si legge in merito su Wikipedia: “Gli storici moderni hanno identificato due ulteriori ragioni che avrebbero più probabilmente indotto i Ghelupa a voler eliminare i Jonangpa. Anzitutto questi ultimi avevano legami politici che ai primi davano fastidio. La loro scuola e quella Kagyu erano alleate storiche della potente Dinastia Tsangpa, che contendeva al Dalai Lama e alla scuola Ghelupa il controllo del Tibet Centrale. Questo sarebbe stato sufficiente di per sé, ma poco dopo la morte di Taranatha era sopravvenuto un fatto ancora più pericoloso. Il successore Tulku di Taranatha era stato indicato in un bambino di nome Zanabazar, figlio di Tüsheet Khan, Principe del Khalkha centrale. Padre e figlio appartenevano alla discendenza del clan imperiale di Gengis Khan, e questo significava che avevano per nascita il diritto di diventare Khaghan. Quando il bambino fu dichiarato capo spirituale di tutta la Mongolia, i Ghelupa si trovarono improvvisamente ad affrontare l’eventualità di una guerra con quello che era stata la superpotenza militare dell’Asia. Certo, l’Impero Mongolo era ormai lontano dal suo zenit, ma la prospettiva era comunque tale da far paura, per cui il Dalai Lama del tempo approfittò del primo attimo di distrazione dei mongoli per assumere il controllo dei monasteri dei Jonangpa”

La tradizione Bön

Il Bön è la più antica tradizione spirituale del Tibet; negli anni passati veniva considerato una mescolanza di pratiche magiche e sciamaniche di scarso interesse, ma in epoca più recente è stato riconosciuto il ruolo fondamentale che ebbe nel plasmare la cultura e la spiritualità del Tibet. Nel corso della storia i bönpo subirono frequenti persecuzioni, ma spesso i loro monaci studiavano nei grandi monasteri Ghelupa o Sakya, dove era loro riservato un dipartimento, e fra di essi vi furono grandi esperti di dialettica buddista. Nel 1950 in Tibet fiorivano 330 monasteri bönpo che in seguito all’invasione cinese vennero distrutti o subirono danni irreparabili. Il referente spirituale della scuola oggi è il 34° abate di Menri, Trizin Lungtok Dawa Dargyal Rinpoche, nato nel 1972, che risiede in India nel monastero di riferimento, Menri, situato a Dolanji nell’Hmachal Pradesh. In questi ultimi anni in Tibet sono stati ricostruiti diversi monasteri, ed in alcune aree, in particolare nell’Amdo, si sono ricostituiti alcuni centri importanti.

La religione Bön viene considerata non buddista; in realtà la svastica (tib. Yungdrung) sostituisce il Vajra (tib. Dorje) e Bön significa Dharma. Le basi dello Yungdrung Bön sono le stesse del buddismo, così come le riflessioni sull’impermanenza dei fenomeni e la rinuncia al Samsara quale origine di ogni sofferenza. Il sentiero spirituale non si distingue molto dal percorso delle scuole tibetane; infatti si basa anche per i bön sullo sviluppo della grande compassione verso gli esseri, la presa del Rifugio, le pratiche preliminari di purificazione di corpo, parola e mente, l’offerta del Mandala, la pratica del Guru yoga e la dedicazione dei meriti. Inoltre l’insegnamento Dzogchen dello Yungdrung Bön, che è considerato il più alto, viene insegnato sia dalla loro tradizione che dalla scuola tibetana dei Nyingma. S.S. il XIV Dalai Lama si è adoperato molto nell’opera di armonizzazione delle diverse tradizioni religiose tibetane al fine di superare antiche diffidenze e rivalità tra le scuole, tant’è che, ad esempio, al conferimento del Kalachakra tenuto nel 2002 a Graz in Austria accolse, tra i referenti delle scuole che hanno partecipato alla trasmissione, anche il capo spirituale dei Bön.

Le scritture Bön più antiche erano redatte nella lingua di Shang Shung ed in seguito furono tradotte in tibetano; i testi antichi conservano ancora il titolo ed alcuni paragrafi nella lingua originale. Shang Shung, ubicato nella regione ad ovest del monte Kailash, fu un regno indipendente fino al VII secolo quando fu annesso all’impero tibetano dal re Songtsen Gampo e, sucessivamente, Tritsong Detsen vi impose il buddismo come religione di stato. Seguirono tempi particolarmente difficili per i bönpo, che nascosero le loro scritture e spesso le preservarono in segreto anche all’interno di strutture buddiste. Il patrimonio scritturale di cui dispongono è vastissimo, un insieme di testi più ampio dello stesso Canone Buddista (il Kangyur) delle scuole buddiste tibetane.

I bönpo venerano quale fondatore Tonpa Shenrab Miwo che sarebbe vissuto, secondo alcuni loro fonti, 1800 anni prima di Cristo, mentre per altri visse circa 20.000 anni fa. La dottrina di Tonpa Shenrab viene suddivisa in due sistemi.
Il primo sistema si intitola: “I quattro portali ed il tesoro come quinto” e contiene pratiche tantriche esoteriche molto simili a quelle del buddismo Vajrayana, rituali magici per i morti, le regole monastiche, le interpretazioni filosofiche e la dottrina della Grande Perfezione o Dzogchen.
Il secondo sistema s’intitola: “I nove sentieri del Bön” in cui vengono descritti l’origine della natura, del mondo psicofisico, degli dèi e dei demoni che vivono in questo mondo, i metodi d’esorcismo e di predizione del futuro, gli stati del dopo morte ed i metodi per guidare gli esseri verso la liberazione o una rinascita favorevole. Inoltre contiene una guida per coloro che seguono le virtù e le regole della disciplina monastica fornendo ai praticanti tantrici le istruzioni per trovare un vero maestro e le occasioni indicate per la pratica, indica come meditare su determinate divinità tantriche e descrive con particolare enfasi la dottrina della Grande Perfezione, la più alta realizzazione (Dzogchen).

Non si conosce molto degli eventi storici inerenti alla scuola nel periodo che va della conquista di Shang Shung da parte dell’impero tibetano fino all’XI secolo, quando iniziò anche la seconda diffusione del buddismo in Tibet. Nel 1017 vennero scoperti numerosi testi (dei terma) da parte di Shenchen Luga e con lui la religione Bön riemerse come sistema organizzato. Gli studi religiosi furono ravvivati all’inizio del XV secolo con il maestro bönpo Nyame Sherab Gyaltsen (1356 –1415), coetaneo e compagno di studi di Tsong Khapa, che, dopo aver ricevuto l’intero corpo delle iniziazioni dello Yungdrung Bön, studiò approfonditamente la logica buddista per poi fondare il monastero di Menri (a ovest di Lhasa), luogo rinomato per l’eccellenza nella qualità degli studi e nel dibattito filosofico. Nel 1834 sorse il monastero di Yungdrung Ling e in seguito quello di Kharna, nelle vicinanze di Menri. I tre monasteri divennero i più importanti centri di studio Bön nel Tibet centrale fino all’invasione dei cinesi nel 1950. Altro insigne maestro della tradizione Yungdrung Bön fu Sharda Tashi Gyaltsen (1859-1935) che partecipò al movimento Rimè, non settario, nato nel XIX secolo come reazione contro la rivalità religiosa che troppo spesso ha turbato la storia tibetana, per preservare tutte le tradizioni in un clima di rinnovamento spirituale. E, sempre in quegli anni, Jamgön Kongtrül Lödro Thaye incorporò alcuni testi-tesoro del Bön nella sua raccolta ecumenica.

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