Alessandro Magno e Asia Centrale
L’Asia Centrale vide diversi grandi condottieri attraversare i suoi spazi, e le tre figure che lasciarono le tracce più profonde furono Tamerlano, di stirpe mongola nato a Shahrisabz nell’odierno Uzbekistan, Gengis Khan ed il guerriero macedone Alessandro Magno. Quest’ultimo divenne signore della Persia e conquistò gran parte dei territori oggi parte di Uzbekistan, Turkmenistan e Tagikistan spingendosi fino ai confini dell’India. Diversi dei nomi che troviamo in queste regioni echeggiano ancora le sue imprese, come il Lago di Alessandro tra i monti Fan del Tagikistan, e, vicino all’attuale Khujand, fondò Alessandria Escheate, chiamata anche “l’ultima, la più lontana” in quanto ultimo baluardo a confine del suo grande impero. La stessa grande città antica di Merv in Turkmenistan fu da lui ribattezzata Alessandria.
Il legame con questi territori si espresse nel 327 a.C. anche con il matrimonio tra il guerriero macedone e Roxane figlia di Ossiarete, satrapo di Battriana, un ampio territorio tra Afghanistan, Uzbekistan, Turkmenistan e Tajikistan.
VITA DI UN CONDOTTIERO
Figlio di Filippo II di Macedonia e di Olimpiade, principessa d’Epiro, Alessandro Magno fu educato da Aristotele, a cui il Re Filippo aveva dato l’incarico di completare la sua istruzione. A sedici anni gli fu affidata dal padre, occupato nell’assedio di Bisanzio, la reggenza in Macedonia. Conscio della sua grandezza, amò credere in una sua nascita divina già prima che questa gli venisse ufficialmente confermata dall’oracolo di Zeus-Ammone. Salito al trono nel 336 a. C. in seguito all’oscuro assassinio del padre, dovette affrontare una sorda opposizione interna e soprattutto, all’esterno, il pericolo di defezione delle recenti conquiste e di insurrezione degli Stati greci. Domata l’opposizione interna facendo eliminare con fredda determinazione quanti avrebbero potuto rivendicare aspirazioni successorie, con una rapida campagna militare rafforzò il suo potere sulle tribù illiriche e danubiane di recente sottomesse dal padre.
Consolidata così la sua posizione in Macedonia ed in Grecia si accinse a realizzare, in nome della grecità, la spedizione in Persia progettata dal padre. Sbarcato nel 334 oltre lo stretto dei Dardanelli con un esercito di 40.000 fanti, 5000 cavalieri e disponendo di una flotta di 160 navi ottenne la vittoria di Granico, nei pressi della leggendaria Troia, che gli assicurò la penetrazione in Anatolia. Un nuovo scontro con le forze di Dario III, che aveva preparato la resistenza e pensava di sorprendere Alessandro Magno, si risolse in una nuova completa vittoria del Macedone a Isso (333 a. C.). Ora Alessandro Magno aveva la strada aperta per occupare tutti i possedimenti costieri dell’Impero persiano: s’impossessò in poco più di un anno di Siria, Fenicia ed Egitto. Qui fondò Alessandria nella zona del delta del Nilo e, spintosi con una marcia avventurosa in pieno deserto, raggiunse l’oasi di Siwa dove, nel santuario dedicato a Zeus-Ammone, ebbe una specie di investitura sacra e fu riconosciuto dal dio come successore dei faraoni.
Riprese quindi la marcia verso l’Asia, ma avendo ora la Mesopotamia sotto il suo controllo, e l’anno seguente (330 a. C.) lo stesso Dario III venne ucciso a tradimento da Besso, governatore persiano della Battriana, suggellando così la conquista definitiva della Persia. Alessandro Magno poteva ora riposarsi nelle grandi capitali di Babilonia, Susa, Persepoli ed Ecbatana; qui, assumendo il titolo di “gran re” ed i contrassegni esteriori dei dinasti persiani, si atteggiava a loro legittimo successore.
L’introduzione di un cerimoniale persiano, che comportava l’umiliante genuflessione davanti al re, e l’adesione al principio della divinizzazione in vita del monarca crearono però un disagio nel suo esercito e tra i suoi intimi, che si mutò spesso in ostilità aperta. Avvennero alcune congiure cui seguì una violenta repressione; Parmenione e suo figlio Filota furono tra le prime vittime. Nel mentre l’insaziabile condottiero meditava di raggiungere l’India; con una marcia attraverso le satrapie orientali della Persia raggiunse e conquistò la Battriana, la fertile regione compresa tra il fiume Oxus e l’Hindukush, ed a seguire assoggettò la limitrofa Sogdiana, un territorio oggi diviso tra Uzbekistan e Tagikistan, dove sposò Roxane, una principessa del luogo. Nel 327 a. C., varcato l’Indo, Alessandro Magno iniziava con un esercito di 40 mila uomini la grande spedizione in India. L’anno successivo presso il fiume Idaspe (l’odierno Jhelum, affluente del Chenab, che a sua volta si tuffa nell’Indo) sconfisse il re Poro, che governava un’area che corrisponde approssimativamente al Punjab. Ma a questo punto le truppe macedoni si rifiutarono di procedere oltre verso i regni indiani delle pianure gangetiche e Alessandro Magno decise di tornare in Persia, dove favorì le unioni tra i propri ufficiali e le giovani persiane; lui stesso sposò in seconde nozze la figlia di Dario, Statira.
Ma a breve lo raggiunse la morte, avvenuta per malattia il 13 giugno del 323 a. C. nella città di Babilonia. Con la scomparsa del Macedone, l’immenso impero si dissolse in stati e staterelli minori.
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