La terrazza proibita

Fatema Mernissi

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Fatema Mernissi

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La terrazza proibita

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Tutte le contraddizioni del Marocco, il lusso delle case borghesi e la condizione femminile, i giardini ricchi d’acqua come nei racconti da mille e una notte e le ferree regole dell’Islam. In questo memoire di Fatima Mernissi, scrittrice e sociologa, tra le voci più lucide del Marocco moderno, c’è il racconto intimo di una grande famiglia allargata, due fratelli, le loro mogli, i bambini e la servitù. Tutti apparentemente liberi, eppure reclusi per genere nella casa a molte stanze e numerosi piani, nella medina di Fes, la capitale culturale del Marocco. Il contrasto fra tradizione e modernità stride lungo tutto il racconto autobiografico. Fatima Mernissi riesce a scardinare i luoghi comuni: non ci sono danze del ventre o seducenti figure femminili, l’harem è quello dove io sono nata, dice la Mernissi, una terrazza proibita agli uomini, un salone vietato alle donne. La scrittrice scomparsa nel 2015, a Rabat, si spinge fino oltre i confini sacri, quelli fatti di mattoni o di idee, dove è necessario custodire l’onore della famiglia. La terrazza, tra mura e cielo è il luogo dello sconfinamento, dove le donne si trovano sole a tramandarsi racconti o a mettere in scena storie di vita vissuta. La terrazza proibita è il libro per scoprire fino in fondo il senso della cultura araba in Marocco, tra voglia di emancipazione e orgogliosa difesa delle proprie origini.
Olga Piscitelli


“Venni al mondo nel 1940 in un harem di Fez, città marocchina…”. Così Fatima Mernissi, una della voci femminili più eloquenti del mondo musulmano, apre quest’intensa memoria d’infanzia. L’harem dove la piccola Fatima cresce è molto diverso dai favolosi serragli dei sultani: è piuttosto un’ampia, splendida casa ricca di cortili fioriti e fontane, di stanze ovattate da tendaggi e tappeti, dove convivono le famiglie di due fratelli insieme a molte donne con loro imparentate e ai servitori. Tuttavia, resta un luogo in cui le donne sono sottomesse a precise regole imposte dagli uomini, prima fra tutte quella di non varcare i sacri confini delle mura domestiche. Il contrasto fra tradizione e modernizzazione che sovverte la società marocchina in quegli anni è ben presente nella narrazione di Fatima, dove la vita privata e quella pubblica s’intrecciano costantemente e felicemente: ne è nato un libro seducente e provocatorio, delicato e drammatico al tempo stesso, che fa giustizia degli stereotipi negativi così come delle visioni idealizzanti dell’harem e ci coinvolge in una dimensione affascinante, in cui il desiderio di una piena libertà femminile si mescola all’orgogliosa difesa della propria cultura d’origine.

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