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INDIA HIMALAIA

Le regioni himalaiane dell’India seguono l’intero arco della più affascinante e grandiosa catena di monti al mondo: in questa immensità troviamo tutte le diverse tipologie ambientali che lo compongono ed una grande varietà di diversi mondi culturali ed etnici. Ogni regione presenta caratteristiche diverse, si spazia dai territori desertici al confine col Karakorum a nord ovest fino alle inestricabili foreste pluviali dell’Arunachal ad est, dall’esoterica cultura tibetana ai luoghi sacri all’induismo, incontrando popoli che parlano lingue diverse e scoprendo anche evoluti culti di tradizione sciamanica, come tra gli Apatami.

Per un accenno che si estende agli aspetti culturali può essere utile consultare la parte di ‘Paesi e Tradizioni’ dedicata all’India: India Himalaiana, India Himalaiana occidentale, India Himalaiana orientale.

In questa parte del sito abbiamo raccolto consigli e suggerimenti per la scelta di un viaggio nell’Himalaia indiano, con delle note generali che introducono i diversi territori e l’indicazione di alcuni itinerari ottimali, dallo Zanskar a nord ovest fino al Sikkim nell’est.

Sono tutti percorsi ben collaudati che coprono alcune delle aree più interessanti, ma quanto esposto non esaurisce la gamma delle possibilità. Amitaba è specializzata nell’organizzare viaggi e trekking su misura studiati per rispondere agli specifici interessi di ognuno. Nel Calendario partenze trovate i viaggi condotti da nostre guide, che prevedono gruppi di massimo 12 partecipanti; per valutare le possibilità per un viaggio individuale può essere interessante anche consultare lo storico dei viaggi condotti dalle guide di Amitaba nell’Himalaia indiano.

Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel. 02 33614196

 

Indice

India Himalaia, un mondo da esplorare

India Himalaia: Trekking

India Himalaia, un mondo da esplorare
India Himalaia: un mondo da esplorare In termini schematici, come si legge in maggior dettaglio nelle pagine specifiche, i confini settentrionali dell’India seguono l’intero arco della catena himalaiana, che si sviluppa da nord ovest a sud est per circa 2000 chilometri. Il clima delle parti interne del nord ovest è essenzialmente desertico mentre il resto del territorio è esposto al flusso delle piogge monsoniche ma in misura diversa, con un incremento d’intensità man mano che ci si sposta verso est, e con precipitazioni “fuori stagione” date da fenomeni di condensa più localizzati. Quote e temperature seguono in modo abbastanza omogeneo questa distribuzione, con le vallate delle parti desertiche trans himalaiane più alte e fredde. I tratti culturali delle popolazioni sono influenzati in gran parte dall’adesione a diversi mondi religiosi, con elementi di sincretismo tra gli aderenti al ceppo vedico ed anche tra questi e gli animisti. La parte nord occidentale più esterna è abitata da popolazioni musulmane; mentre quelle buddiste sono localizzate nelle valli più adiacenti all’altopiano tibetano, dal Ladakh al Sikkim e fino a Tawang nell’Arunachal Pradesh; la maggioranza degli altri territori è abitato da popolazioni induiste ed in alcune aree si trovano gruppi etnici animisti, in special modo nell’estremo est, oltre Tawang. Chi ha il desiderio di vivere esperienze il più possibile vicine alla natura ed alle popolazioni che abitano le parti più incontaminate dell’Himalaia ed è disposto a fare dei percorsi a piedi ha di fronte a sé anche il mondo infinito del trekking. Per i più avventurosi e gli sportivi l’Himalaia dell’India offre anche tante altre possibilità, dalle salite alpinistiche, al rafting, alla mountain bike ed i percorsi a cavallo. Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel. 02 33614196
India Himalaia: Ladakh e Rupshu, note generali
Presentazione Ogni percorso che possiamo fare nelle regioni del Ladakh e del Rupshu sarà sempre stupendo! Questo vasto ambiente naturale preserva un mondo sorto attorno all’ampia valle formata dall’Indo a nord dell’Himalaia indiano, tra monti che si stagliano oltre i 6000 metri. In un ambiente semidesertico, dall’aria tersa, oasi e villaggi ornati da stupendi monasteri sono il fulcro di una civiltà buddista che è riuscita a popolare un territorio solcato da gole e profonde valli e si è spinta fino agli altopiani sconfinati, ornati da laghi turchesi, dove risiedono i nomadi. È una delle aree in assoluto più belle al mondo, dove l’incontro più affascinante va oltre l’incomparabile bellezza dei luoghi, nel contatto con persone animate da un profondo sorriso che sorge da uno spirito sereno. La maggior parte dei visitatori arriva a Leh in volo. L’unica difficoltà di questo ingresso è l’esposizione immediata all’alta quota (3500 mt), ma ci sono degli accorgimenti che possono attenuarne l’effetto, iniziando con il passare la prima giornata in tranquillo relax ed esercitando il corpo in modo graduale. Si possono anche utilizzare dei farmaci per prevenire i sintomi peggiori, avendo però l’accortezza di verificare bene le terapie con il proprio medico. Per indicazioni di natura tecnica consultare la pagina Viaggiare nell'Himalaia indiano. Per una descrizione del percorso dalle pianure gangetiche alla valle dell’Indo si possono consultare i programmi riportati nelle altre pagine di questa sezione, mentre per le informazioni di carattere generale si consiglia di consultare anche la pagina Ladakh e Rupshu.
India Himalaia Ladakh: la valle di Leh
Escursioni di 2 - 4 giorni
Escursioni nella valle di Leh Si considera “valle di Leh” lo spazio interposto tra le gole dell’Indo, che, seguendo il corso del fiume, si aprono poco prima del villaggio di Upshi ad est e si richiudono stringendo nuovamente il maestoso corso d’acqua tra ripidi pendii ad ovest del monastero di Spituk. In questo tratto, lungo circa 70 chilometri, le montagne si allargano formando una vasta zona piuttosto pianeggiante che fiancheggia il fiume su cui si aprono una serie di valli laterali sia a nord che a sud. Ognuna di queste valli ospita almeno un villaggio che trova nelle acque di fusione che vi fluiscono la fonte della propria sopravvivenza, e quasi sempre le oasi si estendono dalle parti più interne tra i monti fino alle padelle alluvionali che si spargono verso il fiume Indo. Leh stessa è sorta in questo modo, e divenne capitale per scelta della dinastia reale. (Per informazioni di carattere generale, si consulti anche la pagina Leh e la valle dell’Indo). Prendendo come punto di riferimento Leh e seguendo una direzione oraria, i siti principali che si incontrano lungo il versante settentrionale della valle sono Shey, Tikse, Stakna, Chemrey e Tak Tok; meno conosciuti ma interessanti nelle vallate a nord di Tikse si trovano anche i villaggi di Stagmo e Nang. Tornando verso Leh, sul versante meridionale incontriamo Hemis, Matho e Stock. Nei pressi di Leh ci sono poi il monastero di Spituk e l’oasi di Sabu, che ha un proprio piccolo monastero Ghelupa. Per una visita completa di questi siti, includendo Leh, si consiglia di utilizzare 4 giorni. Se non si dispone di questo tempo, per chi potesse utilizzare solo una giornata fuori da Leh si raccomanda di visitare almeno Tikse e Hemis, facendo una sosta sulla via del rientro a Stakna o a Matho per completare la giornata. Ecco quindi di seguito come si può articolare al meglio il circuito. Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel.: 02 33614196   Visita di Leh e della Valle dell'Indo (4 giorni) (Le visite di seguito indicate sono previste nei viaggi La porta del Tibet e Conoscere il Ladakh e il Rupshu). Questo programma prevede un campo a Tak Tok. Amitaba fornisce tutto l’occorrente: veicoli, guida e il materiale necessario per il campo ad esclusione del sacco a pelo. Si usano comode tende a due posti, utilizzabili anche singolarmente per dormire, tenda comune con tavolo e sedie, tenda cucina e tende per i servizi. In funzione del numero di partecipanti oltre alla guida si ha al seguito un cuoco (se si è solo in 2 o 3 si può reperire una guida che svolga anche questo ruolo) e, se si è in più persone, degli assistenti; il viaggiatore non deve quindi preoccuparsi degli aspetti pratici (montaggio /smontaggio del campo, cucina). Il personale utilizzato lavora con Amitaba da parecchi anni e i pasti sono preparati da un cuoco abituato a soddisfare gli ospiti italiani. Nelle giornate che prevedono il rientro a Leh si fa il pranzo al sacco. 1°g. Leh Giornata dedicata alla visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, Sankar Gompa, l’antico Chorten di Tashi Gomang, la Pagoda della Pace, la parte vecchia della cittadina e il mercato. 2°g. Leh – Shey – Tikse – Chemrey - Tak Tok Si lascia Leh verso est visitando i monasteri di Shey, che fu anche la sede del palazzo reale, e di Tikse, uno dei più celebri e attivi del Ladakh di scuola Ghelupa, che contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang. Oltre Tikse una valle laterale porta a Chemrey, dalla struttura molto vicina all’archetipo di quello che un visitatore immagina essere un luogo di ritiro himalaiano, con le casette dei monaci incastonate nei versanti di un ripido colle sulla cui cima sorgono i templi, tanto che fu scelto per girarvi il film ‘Samsara’. Oltre Chemrey si arriva al monastero di Tak Tok, l’unico di scuola Nyingmapa del Ladakh, costruito di fronte ad una grotta dove secondo la tradizione meditò Guru Padmasambhava, che contiene interessanti affreschi. Si pone qui il campo. 3°g. Tak Tok – Hemis – Stakna – Matho – Leh Scesi da Tak Tok si attraversa l’Indo arrivando a Hemis, nascosto in una valle laterale sul versante meridionale dell’Indo. È il più grande del Ladakh, meta di pellegrinaggi e stracolmo di reperti artistici. Per chi ama camminare, in circa un’ora e mezza si può raggiungere l’eremo di Kotsang, luogo di ritiro dei monaci di Hemis. Tornando verso Leh seguendo il versante meridionale della valle si visita Stakna, un monastero posto su di un colle morenico sul bordo del fiume, ricco di interessanti sale affrescate. Proseguendo si arriva a Matho, l’unico monastero di scuola Sakya del Ladakh, impregnato di potenti energie esoteriche, posto in una posizione molto panoramica. Si rientra da qui a Leh. 4°g. Leh: Sabu, Stock, Spituk (e Phyang) S’inizia la giornata recandosi alla vicina oasi di Sabu, dove si trovano anche delle acque termali, e si visita il grazioso monastero. Si prosegue quindi per l’oasi di Stock, ai piedi dell’omonima montagna sul versante meridionale della valle, dove si trovano il palazzo del re del Ladakh, molti chorten e un interessante monastero. Rientrando a Leh ci si reca al monastero di Spituk, situato nei pressi dell’aeroporto. Se avanza del tempo, da Spituk si può poi raggiungere anche il monastero di Phyang. PROGRAMMA DI 4 GIORNI SENZA UN CAMPO A TAK TOK 1°g. Leh - Giornata come sopra 2°g. Leh - Escursione a Shey, Tikse, Stakna, Matho (Circa 65 km in tutto) 3°g. Leh - Escursione a Hemis, Chemrey, Tak Tok (Circa 145 km in tutto) 4°g. Leh - Giornata come sopra SE SI DISPONE DI 3 GIORNI, CON CAMPO A TAK TOK 1°g. Leh - Visita di tutti i siti, come il 1°g. del programma di 4 giorni 2°g. Leh – Shey – Tikse – Chemrey - Tak Tok 3°g. Tak Tok – Hemis – Stakna – Matho – Leh SE SI DISPONE DI 3 GIORNI, SENZA CAMPO A TAK TOK 1°g. Leh - Visita di tutti i siti, come il 1°g. del programma di 4 giorni 2°g. Leh - Escursione a Shey, Tikse, Stakna, Matho (Circa 65 km in tutto) 3°g. Leh - Escursione a Hemis, Chemrey, Tak Tok (Circa 145 km in tutto) SE SI DISPONE DI SOLI 2 GIORNI 1°g. Leh - Visita di tutti i siti, come il 1°g. del programma di 4 giorni 2°g. Leh - Tikse - Hemis – Stakna o Matho - Leh (Circa 100 km in tutto)
India Himalaia Ladakh: a ovest di Leh
Escursioni di 3 - 5 giorni
Siti e itinerari suggeriti Il territorio del Ladakh ad ovest di Leh è costituito da un groviglio di gole e valli piuttosto strette, con alcune aree più ampie dove sorgono le oasi più popolate; molti degli insediamenti sono raggiungibili solo a piedi ed alcuni sono costituiti anche da una sola casa, con i pochi campi strappati ai ripidi declivi dei monti. Le valli si diramano in parte dal fiume Indo ed altre si estendono a sud verso lo Zanskar ed a nord fino al confine militare con il Pakistan, giungendo fino ai margini orientali del Kashmir. È una regione selvaggia, con ripide montagne rocciose che precipitano su fiumi e torrenti impetuosi e forti contrasti cromatici delle rocce, tra i più incredibili ad esempio nella parte iniziale della gola del fiume Zanskar e sui versanti ad est dell’oasi di Lamayuru. Ecco di seguito: I siti principali a ovest di Leh Accessibilità e logistica Itinerario di 5 giorni Itinerario di 4 giorni Itinerario di 3 giorni   I siti principali ad ovest di Leh Una prima breve deviazione porta a Phyang, dove si trova un importante monastero Kagyupa, ricco di sale e statue di grande interesse e, poco oltre nella valle, il tempietto di Guru Lhakhang con affreschi del XII secolo, periodo d’oro dell’arte ladakha. Quindi, ancora con una deviazione verso nord, si raggiunge il monastero di Likir, posto in una bella e panoramica posizione, di scuola Ghelupa, forse il più importante centro di questa scuola del Ladakh con circa 150 monaci, una scuola monastica, sale affrescate stupende e una gigantesca statua di Maitreya, il cui abate è il fratello di S.S. il XIV Dalai Lama. Prima del Gompa, una stradina sterrata si inoltra verso ovest: se la si percorre si seguono i versanti dei monti a nord del fiume Indo, godendo di alcuni bei villaggi arrivando fino a Hemis Shukpachu, sui monti sopra Rizong, dove si trova anche un monastero; questa zona è parte del percorso di trekking Monasteri dell’Indo. Dopo Likir si giunge alla maestosa confluenza dei fiumi Zanskar e Indo, oltre cui si apre una piana che porta fino alla storica oasi di Bazgo. Lungo lo Zanskar una stradina si inoltra verso sud fino a Chilling: punto di accesso a diversi percorsi di trekking, con i sentieri principali che vanno a Markha, Wanla ed Alchi; una passeggiata di alcune ore, in direzione di Alchi, porta all’incantevole villaggio di Sumdo, dove si trova un antichissimo tempio con affreschi di epoca Ghandara. Un ulteriore motivo per salire verso Chilling è la possibilità di percorrere le acque dello Zanskar con la zattera, un’esperienza eccitante riservata ai più sportivi, ma in effetti poco pericolosa. A Bazgo vi sono i resti del castello del Re Bhagan, che risalgono al XVI secolo, e due templi con statue stupende di Maitreya, dove anche i soffitti presentano decorazioni di eccezionale bellezza. Proseguendo si giunge di nuovo sulle rive dell’Indo, con i siti di Saspol ed Alchi, il luogo più famoso per l’arte del Ladakh. Oltre ancora, sul versante meridionale una mulattiera porta al villaggio di Mangyu, luogo stupendo di per sé, dove nei due templi ed in alcuni chorten sono conservati incredibili affreschi del periodo classico. Sul versante settentrionale invece troviamo prima la valle di Rizong, con il celebre monastero ed il grazioso convento femminile, e più oltre la valle di Tingmosgan ed Ang, che rivela due interessanti monasteri; da qui si può raggiungere a piedi Hemis Shukpachu (vedi sopra). Oltre Khalsi proseguendo lungo l’Indo si arriva nel territorio dell’etnia Dha Hanu, con interessanti villaggi e luoghi di culto; lasciando invece il corso del fiume, una valle a sud porta nella gola che si apre verso l’oasi di Lamayuru; l’oasi di Wanla è invece in una valle laterale che si apre a sud poco prima di arrivare a Lamayuru. Oltre il celeberrimo monastero di Lamayuru, vicino al passo del Fatu, si trova l’eremo di Atise, recentemente restaurato da un gruppo di Dharma italiano. Andando oltre il passo si attraversa una bella vallata con diversi villaggi fino al passo del Namika, che porta a Mulbeck. In questo comprensorio, caratterizzato da incredibili monti dall’ardito aspetto dolomitico che si ergono sui campi delle oasi, troviamo il famoso Buddha rupestre ed i due monasteri di Mulbeck, i villaggi di Gyal e Shergol, entrambi con dei piccoli monasteri ricavati nelle falesie rocciose, e l’eremo di Phokar Dzong. Poco oltre si entra nella regione a maggioranza musulmana di Kargil, alle porte del Kashmir.   Accessibilità e logistica Il vasto territorio ad ovest di Leh è tutt’ora privo di strutture ricettive di standard europeo; in alcune località si trovano delle locande a gestione famigliare senza servizi, con un livello di pulizia spesso piuttosto basso, anche se pian piano nel corso degli anni la situazione è in lento miglioramento. Se si desidera esplorare adeguatamente la regione è quindi necessario utilizzare dei campi. L’opzione di tenere Leh come base facendo delle escursioni giornaliere preclude la visita dei siti più lontani, ma è fattibile se si arriva a Lamayuru come punto più lontano; chiaramente molto del tempo sarà utilizzato per i trasferimenti, una cosa che peraltro può essere apprezzata in quanto i panorami sono decisamente sempre stupendi. Per le escursioni con l’utilizzo di campi mobili Amitaba fornisce tutto l’occorrente: veicoli, guida e il materiale necessario per il campo ad esclusione del sacco a pelo. Si usano comode tende a due posti, utilizzabili anche singolarmente per dormire, tenda comune con tavolo e sedie, tenda cucina e tende per i servizi. In funzione del numero di partecipanti oltre alla guida si ha al seguito un cuoco (se si è solo in 2 o 3 si può reperire una guida che svolga anche questo ruolo) e, se si è in più persone, degli assistenti; il viaggiatore non deve quindi preoccuparsi degli aspetti pratici (montaggio /smontaggio del campo, cucina). Il personale utilizzato lavora con Amitaba da parecchi anni e i pasti sono preparati da un cuoco abituato a soddisfare gli ospiti italiani. Per gli spostamenti si utilizzano veicoli tipo jeep, come la Tata o la Toyota indiana; assistenti e materiale da campo viaggiano su un veicolo ausiliario, provvedendo così all’installazione nei luoghi designati prima dell’arrivo dei partecipanti. Per una visita molto completa, anche se non esaustiva, del Ladakh ad ovest di Leh si consiglia di investire cinque giorni o, al minimo, quattro. Ma piuttosto che niente, si riesce a vedere qualcosa anche in tre… Ecco di seguito come possono essere articolati al meglio dei percorsi con queste durate.   Itinerario di 5 giorni (Questo percorso è previsto nei viaggi La porta del Tibet e Conoscere il Ladakh e il Rupshu). 1°g. Leh – Uley Kopko Si lascia Leh con le jeep trasportando tutto l’occorrente per i campi. Una breve deviazione porta all’affascinante monastero di Phyang. Oltre il bivio per Phyang si prosegue fino alla spettacolare confluenza dei fiumi Indo e Zanskar arrivando a Bazgo, un paesino pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e un monastero con statue e decorazioni stupende. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Dopo Bazgo ci si reca alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra gli alberi di albicocco e rivelano affreschi stupendi, in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si conclude la giornata con la visita dei templi di Alchi, fondati nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contengono dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Il primo campo viene posto tra gli alberi di albicocco dell’oasi di Uley Kopko, poco oltre Alchi nella valle dell’Indo. 2°g. Uley Kopko Una stradina sterrata porta in una pittoresca valle laterale dell’Indo fino a Mangyu, un paesello da fiaba immerso tra le colorate formazioni rocciose tipiche di questa zona himalaiana; è sorprendente trovare in un luogo così isolato un monastero e dei chorten che contengono dipinti e statue preziosissimi di epoca Ghandara. Tornati all’Indo si potrà attraversare il fiume su di un ponte sospeso (chi preferisce può attraversarlo più a est sulle jeep). Ci si reca quindi al monastero di Rizong, ritenuto tra i più ascetici di tutto il Ladakh, che sembra quasi sospeso alla chiusura di una stretta valle; è molto interessante anche la visita del convento femminile all’imbocco della valle. In alternativa alla visita di Rizong, chi è stanco può fermarsi al campo di Uley Kopko. 3°g. Uley Kopko – Lamayuru Lasciata la valle dell’Indo la strada risale una pittoresca gola; una deviazione porta all’oasi di Wanla, che nasconde un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente come Lamayuru all’esoterica scuola dei Drigung, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Proseguendo per Lamayuru si entra nella “valle della luna”, dove le bizzarre erosioni secondo la tradizione indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui quest’oasi è considerata una terra pura. Si pone il campo e si visitano l’oasi e il monastero, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano il villaggio circondato da montagne completamente desertiche; è uno dei contesti naturali più pittoreschi del Ladakh. 4°g. Lamayuru – Shergol Superato il passo del Fatu La (4147 mt) ed oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Si transita da Mulbekh, dove, oltre all’antica statua rupestre del Buddha Maitreya, si trovano due monasteri posti su di un ripido colle. Dopo le visite si raggiunge il vicino villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato ad uno sperone roccioso (anche questo si vede in “Samsara”) e si pone il campo poco oltre, sull’erba ai bordi di un tranquillo torrente. 5°g. Shergol – Leh Chi lo desidera potrà recarsi alle prime luci dell’alba con una passeggiata che si inerpica lungo uno spettacolare e, a tratti, ripido e strettissimo canyon, all’eremo di Phokar Dzong, uno dei luoghi più sacri di questa regione himalaiana, che riverbera della potente presenza dei maestri di meditazione. In tarda mattina si parte per Leh, dove si giunge in serata sistemandosi in hotel; prima dell’arrivo, una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa, dominato da un’imponente statua di Maitreya; vi risiedono circa 150 monaci. A Leh, sistemazione in hotel.   Itinerario di 4 giorni (Questo percorso è previsto nel viaggio Valle dell’Indo e altopiano del Rupshu). 1°g. Leh – Uley Topko Si lascia Leh con le jeep trasportando tutto l’occorrente per i campi. Una breve deviazione porta a nord della strada all’affascinante monastero di Phyang. Oltre il bivio per Phyang si prosegue fino alla spettacolare confluenza dei fiumi Indo e Zanskar arrivando a Bazgo, un paesino pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e un monastero con statue e decorazioni stupende. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra alberi di albicocco: custodiscono meravigliosi affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si visita il monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Il primo campo viene posto tra gli alberi di albicocco dell’oasi di Uley Kopko, nella valle dell’Indo. 2°g. Uley Topko – Lamayuru Lasciata la valle dell’Indo la strada risale una spettacolare gola che porta nella “valle della luna”, nota per le incredibili erosioni terrose dove si erge Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia. Una deviazione porta all’oasi di Wanla, che nasconde un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente all’esoterica scuola dei Drigung, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. A Lamayuru, dove si pone il campo, si visitano l’oasi e il monastero, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche; è uno dei contesti naturali più pittoreschi del Ladakh. 3°g. Lamayuru – Shergol Superato il passo del Fatu La (4147 mt) ed oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Si transita da Mulbekh, dove, oltre all’antica statua rupestre del Buddha Maitreya, si trovano due monasteri posti su di un vicino, ripido colle. Dopo le visite si raggiunge il vicino villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato ad uno sperone roccioso (anche questo si vede in “Samsara”) e si pone il campo poco oltre, sull’erba ai bordi di un tranquillo torrente. 4°g. Shergol – Leh Chi lo desidera potrà recarsi alle prime luci dell’alba con una passeggiata che si inerpica lungo uno spettacolare e, a tratti, ripido e strettissimo canyon, all’eremo di Phokar Dzong, uno dei luoghi più sacri di questa regione himalaiana, che riverbera della potente presenza dei maestri di meditazione. In tarda mattina si parte per Leh, dove si giunge in serata sistemandosi in hotel; prima dell’arrivo, una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa, dominato da un’imponente statua di Maitreya; vi risiedono circa 150 monaci. A Leh, sistemazione in hotel.   Itinerario di 3 giorni 1°g. Leh – Uley Topko Si lascia Leh con le jeep trasportando tutto l’occorrente per i campi. Una breve deviazione porta a nord della strada all’affascinante monastero di Phyang. Oltre il bivio per Phyang si prosegue fino alla spettacolare confluenza dei fiumi Indo e Zanskar arrivando a Bazgo, un paesino pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e un monastero con statue e decorazioni stupende. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra alberi di albicocco: custodiscono meravigliosi affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si visita il monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Il primo campo viene posto tra gli alberi di albicocco dell’oasi di Uley Kopko, nella valle dell’Indo. 2°g. Uley Topko – Lamayuru Lasciata la valle dell’Indo la strada risale una spettacolare gola che porta nella “valle della luna”, nota per le incredibili erosioni terrose dove si erge Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia. Una deviazione porta all’oasi di Wanla, che nasconde un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente all’esoterica scuola dei Drigung, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. A Lamayuru, dove si pone il campo, si visitano l’oasi e il monastero, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche; è uno dei contesti naturali più pittoreschi del Ladakh. 3°g. Lamayuru – Leh Tornati alla valle dell’Indo con una deviazione verso nord si raggiunge il monastero di Rizong, dove si visita anche il tranquillo convento femminile. Proseguendo verso Leh, oltre la confluenza del fiume Zanskar una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa, dominato da un’imponente statua di Maitreya; vi risiedono circa 150 monaci. A Leh, sistemazione in hotel. Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel.: 02 33614196
India Himalaia Ladakh: valle di Nubra
Escursione di 3 giorni
Recarsi a Nubra La valle di Nubra è situata a nord di Leh e si raggiunge scavalcando il passo di Kardung, che raggiunge i 5602 mt ed è il punto più alto al mondo raggiungibile con mezzi meccanici (NB: Wikipedia indica un’altezza di 5359 mt, 5602 è la quota indicata in India – quale che sia, è altissimo!). L‘impatto fisico di una salita ad una quota così elevata è attenuato con l’accortezza di non sostare troppo a lungo al passo e procedendo per la spettacolare discesa che riporta ai circa 3300 mt di quota della valle del fiume Shyok; non si ha così il tempo di subire gli effetti dell’esposizione all’aria estremamente rarefatta del passo. La traversata, se le condizioni della strada sono a posto, richiede un minimo di 5 ore di jeep. Il clima a Nubra è un po’ più mite che altrove in Ladakh; si possono avvistare anche dei cammelli bactriani che ricordano l'epoca carovaniera, quando Nubra era tappa di transito tra Tibet e Turkestan. Itinerario suggerito (Questa escursione è prevista nei viaggi La porta del Tibet, Valle dell’Indo e altopiano del Rupshu e Conoscere il Ladakh e il Rupshu). 1°g. Leh – Kardung La – Nubra La salita al passo del Kardung (5602 mt) offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si stendono lungo il fiume Indo: lo sguardo spazia verso est fino ai ghiacci del Kang Yaze, la vetta principale della regione di Markha; a ovest impressiona il groviglio di monti impervi che nascondono il remoto regno dello Zanskar. Lungo la salita a volte si incontrano dei temerari in bicicletta: l’orgoglio di pedalare fino al Kardung forse regala l’ossigeno necessario! La bellissima discesa si apre sulla valle del fiume Shyok (a circa 3300 mt) e conduce a una vasta piana formata dalla confluenza tra il fiume Shyok e il fiume Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. Questo spazio incastonato tra i monti custodisce alcuni monasteri e villaggi molto interessanti, ma già la bellezza naturale è sufficiente per spingersi fin qui: la cornice di monti maestosi ha al suo centro dune di sabbia bianca lambite dai due fiumi, laghetti nascosti e fonti di acque termali. Si pone il campo tra le dune di Hunder o nell’oasi del villaggio di Diskit, sovrastato da un monastero abbarbicato sulle rocce, che risponde appieno a quanto potremmo immaginarci da un tempio del regno di Shambala… luogo ideale per godere di una vista superba e per gustare il tramonto sulla valle! Questo Gompa è il più antico (c.a. 350 anni) e grande (c.a. 70 monaci) di questa regione; contiene statue e affreschi molto belli. 2°g. Nubra Si lascia il campo fisso dedicando la giornata alla parte della valle posta lungo il fiume Nubra, giungendo fino alle fonti di acqua calda di Panamik. Si dice che abbiano ottime proprietà antireumatiche; per chi volesse, esiste una vasca dove ci si può bagnare. Una breve passeggiata porta ad un magico laghetto cinto da colline moreniche, dove in estate se il sole splende si può anche fare un bagno; dai colli si gode una magnifica vista. Ci si reca al monastero di Samtanling (Sumur), il cui abate segue anche il monastero di Rizong: entrambi sono luoghi famosi in Ladakh per la disciplina, la qualità degli insegnamenti e l’impegno con cui si dice vi vengano svolte le pratiche ascetiche. Una bella passeggiata tra le dune bianche poste vicino alla confluenza dei fiumi completa l’esplorazione della valle. Per i più sportivi, oltre Panamik un ponte porta sulla sponda occidentale del fiume Nubra, consentendo di raggiungere a piedi il monastero di Hensa, posto in una posizione panoramica sovrastante la valle. 3°g. Nubra – Kardong La – Leh Prima di lasciare la valle si visita il piccolo monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci che rivela degli interni con affreschi e statue molto interessanti. Ai piedi del monastero nell’oasi rigogliosa si trovano dei bellissimi chorten. Inizia quindi il viaggio di ritorno; si transita ancora da Diskit e ci si inerpica lungo la bellissima strada che scavalca l’Himalaya – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio! Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel.: 02 33614196
India Himalaia Ladakh: lago di Pangong
Escursione di 2 giorni
Recarsi a Pangong Una delle più belle escursioni in Ladakh porta nella remota area di Pangong, un lago lungo 150 chilometri e largo al massimo 4, incastonato tra monti altissimi a 4400 metri di altezza, in una zona che per via della grande altezza del territorio, che non rende possibili le coltivazioni, è sempre stata essenzialmente nomadica. Pur essendo una zona decisamente remota, ai tempi del grandioso regno di Gughe la capitale del regno nord occidentale, Rutok, fu posta nei pressi della costa orientale del lago. Pangong dista circa 160 km da Leh, una visita richiede normalmente 2 giorni e la predisposizione di un permesso di accesso, un aspetto burocratico di cui si occupa Amitaba. Per il pernottamento si può utilizzare un campo mobile o alloggiare in un campo fisso o in una spartana locanda sui bordi del lago; un’ulteriore alternativa sono le piccole locande di Tangtse, un villaggio che si incontra 36 km prima di raggiungere Pangong. Se si utilizza un campo mobile, Amitaba fornisce tutto il materiale necessario ad esclusione del sacco a pelo. Si usano comode tende a due posti, utilizzabili anche singolarmente per dormire, tenda comune con tavolo e sedie, tenda cucina e tende per i servizi. In funzione del numero di partecipanti oltre alla guida si ha al seguito un cuoco (se si è solo in 2 o 3 si può reperire una guida che svolga anche questo ruolo) e, se si è in più persone, degli assistenti; il viaggiatore non deve quindi preoccuparsi degli aspetti pratici (montaggio / smontaggio del campo, cucina). Il personale utilizzato lavora con Amitaba da parecchi anni e i pasti sono preparati da un cuoco abituato a soddisfare gli ospiti italiani. Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel.: 02 33614196   Salita al passo di Chang Salita al passo di Chang   ITINERARIO SUGGERITO (Questa escursione è prevista nel viaggio Conoscere il Ladakh e il Rupshu). 1°g. Leh – Pangong Si risale per un tratto il corso del fiume Indo verso est ed oltre Tikse si lascia la strada principale seguendo una valle laterale che conduce a nord del fiume, inerpicandosi fino al passo di Chang (5320 mt), con grandiosi panorami che spaziano dall’oasi di Tak Tok e Chemrey alle catene di monti che si affacciano sulla valle dell’Indo ed oltre, fino al Kang Yaze, la più alta vetta della regione. La discesa attraversa alcune pasture e si immerge tra monti policromi fino a giungere al fiume Shyok che da qui scorre verso Nubra; lo si risale per un breve tratto fino al villaggio di Tangtse, il principale della regione con le rovine di un vecchio castello ed un tempio recentemente ricostruito, dove si trovano alcune semplici locande. Oltre il paese si risale un piccolo affluente dello Shyok verso est, attraverso un ambiente con forti colorazioni dove deserto e pasture si intersecano tra monti sulle cui cime si vedono dei ghiacciai e si arriva presto in vista delle acque incredibilmente turchesi del mitico lago di Pangong. Una vastità azzurra, l’aria incredibilmente pura, tra monti altissimi, oltre ogni nostra capacità descrittiva, che ispirò alcuni passaggi stupendi dell’interessante libro “La via delle nuvole bianche” di A. Govinda. 2°g. Pangong – Leh Al mattino si gode della vista delle acque di Pangong che nelle prime ore del giorno presentano luci e sfumature di colore molto diverse. Tornati a Tangtse con una deviazione di circa 10 km che risale per un tratto il fiume Shyok ci si inoltra poi per una valle a sud raggiungendo il villaggio ed il monastero di Shachukul, di scuola Drigung Kagyu, dove, nel vecchio Gompa, si ammirano alcune interessanti statue, e, nel Lhakhang, affreschi nuovi ma di ottima fattura che ritraggono, tra i vari soggetti, l’origine della scuola Drigung. Proseguendo verso Leh, superato di nuovo l’altissimo Chang La, si visitano i monasteri posti nella valle alla base del passo: Tak Tok, l’unico di scuola Nyingmapa del Ladakh, costruito davanti ad una grotta santificata dalle meditazioni di Guru Rimpoce, assolutamente magnetica, e Chemrey, che sembra un vero archetipo del luogo di ritiro himalaiano, tanto che fu scelto per girarvi il film ‘Samsara’. Lungo la strada sono possibili anche altre visite, perché si passa proprio di fronte a Stakna, Tikse e Shey. Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel.: 02 33614196
India Himalaia Rupshu: Tso Moriri e Tso Kar
Escursioni di 2 - 5 giorni
Escursioni nel Rupshu Tso Moriri è il lago principale nel cuore della regione del Rupshu, l'altopiano dell'Himalaia tibetano dell'India abitato dai tenaci nomadi Khampa; il suo nome tradotto significa "lago delle montagne". Posto a circa 4500 mt, è lungo 28 chilometri e circondato da montagne altissime, alcune coperte da ghiacciai, che a sud sfiorano i 7000 mt. Sulle sue sponde si trova un bel monastero che domina l'omonimo villaggio di Korzok. In questo territorio dall’aria cristallina si trovano anche altri laghi, tra cui Tso Kyagar, un piccolo specchio turchese che si incontra andando a Tso Moriri, e, a nord ovest, Tso Kar (anch’esso a circa 4500 mt di quota), di ampie dimensioni e situato abbastanza vicino alla strada che collega il Ladakh al Lahaul e a Manali, dove da tempo immemore i nomadi vengono a rifornirsi di sale. Il territorio è attraversato anche da stupendi percorsi di trekking e molte delle vette più alte non presentano eccessive difficoltà di salita. Amitaba può fornire ogni servizio richiesto per visitare il Rupshu, partendo da tranquille e ben organizzate visite esplorative a trekking e salite alpinistiche. Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel.: 02 33614196   Opzioni per una visita: da 2 a 5 giorni L’itinerario che segue parte da Leh ed è eseguibile in quattro giorni, riducibili a tre se non si utilizza una giornata per esplorare Tso Moriri. Tecnicamente è possibile utilizzarne solo 2 rientrando nel secondo giorno direttamente a Leh da Korzok via Tso Kar, ma è stancante per le distanze; si tenga anche presente che ci si sposta e si sosta in alta quota. Se si dispone invece di più tempo Amitaba organizza l’escursione seguendo il circuito in direzione antioraria, con una tappa di acclimatazione al villaggio di Gya sulla salita verso il passo di Tanglang, dove si trovano interessanti resti storici, ponendo un secondo campo a Tso Kar e arrivando a Korzok sulle sponde di Tso Moriri il terzo giorno. Molti viaggiatori sostano qui per due notti avendo così una giornata a disposizione per godersi il luogo e fare stupende passeggiate lungo la riva o verso la valle interna alle spalle del piccolo villaggio, dove usualmente campeggiano i nomadi con i greggi di yak, impiegando in tutto cinque giorni. Se si arriva o si lascia il Ladakh via terra da sud, è interessante valutare se visitare questa regione nell’ambito di questi trasferimenti. Itinerario di 4 giorni ai laghi del Rupshu (Questa escursione è prevista nei viaggi Valle dell’Indo e altopiano del Rupshu e Conoscere il Ladakh e il Rupshu). 1°g. Leh - Tso Moriri (Korzok) Si risale l'Indo in direzione est e lo si lascia al ponte di Mahe imboccando una valle laterale verso sud ovest. Si transita da un remoto paesello chiamato Puga, al bivio per Tso Kar, e superato un facile ma altissimo valico si arriva al laghetto Tso Kyagar- una perla di bellezza – da dove si prosegue per il lago turchese di Tso Moriri. È' molto probabile incappare in qualche accampamento di nomadi. Si pone il campo nei pressi del monastero di Korzok; tappa di circa 190 km. 2°g. Tso Moriri Si dedica la giornata all’esplorazione della zona con una magnifica passeggiata lungo le rive del lago, si visita il monastero e il piccolo villaggio; se ci si inoltra lungo la valle alle spalle di Korzok spesso si incontrano gli accampamenti dei nomadi Khampa. Dal colle sopra Korzok si può godere di un tramonto indimenticabile. p3°g. Korzok - Tso Karp Il percorso attraversa la zona più bella del Rupshu, regno dei nomadi Khampa; si torna a Puga e da lì risalendo un’altra valle dove si trovano anche fonti di acqua sulfurea, si supera un alto passo che si apre sul bacino di Tso Kar. Con un po’ di fortuna si possono avvistare dei Kyang, i cavalli selvaggi del Tibet; più comuni sono le marmotte e a volte si avvistano le aquile. Il nome Tso Kar significa lago bianco, per via dei residui minerali e i depositi di sale che lo circondano e ne fanno risaltare le sfumature blu e turchesi. Qui i nomadi Khampa per secoli hanno estratto il sale usato come merce di scambio in Ladakh. Nei pressi del lago si trovano alcune casupole, rifugio invernale dei nomadi, vicino ad un colle dove si trova un minuscolo monastero. A volte è anche possibile ottenere dei cavalli dai nomadi Khampa per esplorare i dintorni. Ci sono diversi punti in cui porre il campo; uno dei punti più belli è nei pressi di Nuruchen. Tappa di circa 80 km. 4°g. Tso Kar - Leh Raggiunta la strada che giunge da Manali si valica il passo del Tanglang (5328 mt) e si raggiunge la valle dell’Indo proseguendo fino a Leh. Se c'è il tempo sufficiente si potrà visitare un monastero sul percorso (Hemis, Stakna, o quale altro interessa). Tappa di circa 175 km.
India Himalaia Ladakh: la porta del Tibet
Viaggio di 12 - 17 giorni
Questo itinerario prevede tutti i pernottamenti entro il limite dei 3500 metri: il punto più alto dove si sosta per la notte è Leh, la capitale del Ladakh. Questo aspetto, importante per coloro che si adattano meno facilmente all’alta quota, non limita la qualità del viaggio: si prevede la visita dei siti principali della valle dell’Indo e ci si spinge fino ai confini occidentali della regione, oltre il monastero di Lamayuru arrivando a Mulbeck, dove una celebre scultura rupestre di Budda Maitreya, che gli esperti datano tra il IV e l’VIII secolo, segna fisicamente il passaggio dal mondo musulmano al mondo buddista himalaiano, ed è per questo considerata “La porta del Tibet”. Il viaggio prevede di raggiungere e di rientrare da Leh, la capitale del Ladakh, in volo da Delhi. Dopo la visita della cittadina si esegue un’escursione di 5 giorni che richiede 4 campi (i luoghi più belli in Himalaia fortunatamente non dispongono ancora di hotel!). Si segue verso ovest il corso del fiume Indo iniziando le visite dal monastero di Phyang, poi la storica oasi di Bazgo, gli sconosciuti dipinti di Saspol, Alchi, dove sono conservati famosi affreschi di scuola Ghandara reputati come la testimonianza artistica più importante del Ladakh, ed i remoti templi di Mangyu. Si visitano Rizong, un isolato monastero celebre anche per l’austera disciplina monastica, e Wanla, dove un bel villaggio nasconde un tempio dell’XI secolo attribuito a Rinchen Zangpo. Si pone un campo anche nell’oasi del monastero di Lamayuru, posto arditamente su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche. Oltre Lamayuru si valicano due alti passi attraverso un territorio dalla bellezza leggendaria arrivando fino a Mulbeck, dove si trovano alcuni tra i luoghi più pittoreschi del Ladakh: Gyal e Phokar Dzong. Tornando verso Leh ci si reca al monastero di Likir, il cui abate è un fratello di S.S. il Dalai Lama. Rientrati a Leh si dedica il tempo restante alle visite dei siti della valle dell’Indo, tenendo Leh come base. Il programma prevede, dopo una mattinata di riposo, di recarsi nel primo giorno al monastero di Spituk e all’oasi di Stock, dove in una situazione bucolica, tra tipiche case coloniche e campi, si trovano il palazzo del Re del Ladakh, un interessante monastero e miriadi di Chorten. Quindi di recarsi a Shey, Tikse, Stakna e Matho; e nell’ultima giornata a Hemis, Chemrey e Tak Tok. Le visite previste in queste due giornate se si preferisce possono essere eseguite in un ordine un poco diverso ponendo un campo a Tak Tok, risparmiando così degli spostamenti; si veda per questo quanto indicato nella pagina La valle di Leh.  Organizzazione del viaggio Il viaggio nella parte himalaiana viene condotto da una guida esperta del territorio che genralmente parla la lingua inglese. Se questo è un problema si possono utilizzare due persone, con una che faccia da interprete. Per le visite a Delhi si utilizza una guida locale che parla l’italiano. Per gli spostamenti nelle regioni himalaiane si utilizzano veicoli tipo jeep, come la Tata o la Toyota indiana; a Delhi si utilizza un veicolo privato dotato di aria condizionata. A Leh e a Delhi si alloggia in comodi hotel – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro alberghetto di montagna, ma la pulizia è sufficiente, si dispone di stanze con bagno e acqua calda e un generatore di corrente per gli eventuali “salti” di luce. Per l’escursione ad ovest di Leh sono previsti quattro campi; se ci si reca a Nubra, altri due. In alcune località sono ora disponibili delle semplici locande, alcune sufficientemente pulite; è quindi probabile che nel corso dei prossimi anni i campi saranno necessari in numero più limitato. Si consideri comunque che il loro utilizzo consente di godere appieno dei luoghi che si visitano e permette di raggiungere i siti più remoti; nella nostra esperienza questa soluzione ha sempre trovato il gradimento dei partecipanti. I campi sono ben organizzati con comode tende a due posti, utilizzabili anche singolarmente per dormire, tenda comune con tavolo e sedie, tenda cucina e tende per i servizi. Amitaba provvede a fornire il tutto, ad eccezione del sacco a pelo. In funzione del numero di partecipanti oltre alla guida si ha al seguito un cuoco (se si è solo in 2 o 3 si può reperire una guida che svolga anche questo ruolo) e, se si è in più persone, degli assistenti; il viaggiatore non deve quindi preoccuparsi degli aspetti pratici (montaggio/smontaggio del campo, cucina). Il personale utilizzato lavora con Amitaba da parecchi anni e i pasti sono preparati da un cuoco abituato a soddisfare gli ospiti italiani. Il viaggio richiede un certo senso di adattabilità, non tutti sono abituati ad una vita piuttosto semplice e spartana. Per chi è pronto, questo aspetto regala un bel sapore di avventura. Amitaba ha sperimentato con successo la partecipazione a questo tipo di viaggio anche di persone che non avevano avuto precedenti esperienze, ma partite consapevoli e con una buona motivazione. Il costo non è riportato perché varia in funzione del numero dei partecipanti, del tipo di servizi richiesti (es. la classe di hotel a Delhi) e del costo dei voli. Il trattamento previsto per la parte himalaiana è solitamente inclusivo dei pasti. Tutti i viaggi sono coperti da assicurazione. Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel.: 02 33614196 Nota tecnica Andare in Ladakh significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh, il luogo più alto dove si soggiorna con questo itinerario, si trova a 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore; per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità nello sforzo fisico i primi giorni. La parte che può generare più apprensione è l’estensione a Nubra, una valle situata a nord di Leh che si raggiunge scavalcando il passo di Kardung alto ben 5602 mt, il punto più alto al mondo raggiungibile con mezzi meccanici. L‘impatto fisico di una salita ad una quota così elevata è attenuato avendo l’accortezza di non sostare troppo a lungo al passo e procedendo per la discesa che riporta a circa 3300 mt; non si ha così il tempo di subire gli effetti dell’esposizione all’aria rarefatta. Per maggiori informazioni di carattere tecnico (alta quota, attrezzatura, ecc.) consultare la pagina Himalaia dell’India.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Italia - Delhi Per il volo si può scegliere tra un gran numero di compagnie aeree; per orari e costi contattare Amitaba. All’arrivo si viene ricevuti dal corrispondente indiano di Amitaba; trasferimento in hotel. 2°g. Delhi Nella giornata di oggi si prevede una visita guidata della città, che potrà essere completa o più breve in funzione sia dell’orario di arrivo che del gradimento dei partecipanti. I siti toccati da una visita classica sono il Forte Rosso, che fu il palazzo degli imperatori musulmani, la moschea di Jama Masjit, costruita in classico stile mughal, la tomba di Humayun, del XVI secolo, considerato il mausoleo precursore del Taj Mahal, il Qutab Minar, una torre alta 75 metri dalle stupefacenti proporzioni edificata tra il XII e il XIII secolo, l’India Gate, simbolo dell’India moderna, ed il mausoleo di Gandhi, dove una lastra di marmo nero segna il punto della sua cremazione, un luogo molto venerato, nel cuore di tutti gli indiani. 3°g. Delhi – Leh Partenza di prima mattina in volo per Leh, dove si viene ricevuti dal rappresentante di Amitaba per il Ladakh e dalla guida. Sistemazione in uno dei migliori hotel della cittadina e riposo per favorire l’adattamento alla quota: siamo a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra case coloniche, orti e campi. 4°g. Leh Giornata dedicata alla visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal a Leh, l’antico chorten di Tashi Gomang, la Pagoda della Pace, la parte vecchia della cittadina e il mercato. 5°g. Leh – Uley Kopko Si lascia Leh con le jeep trasportando tutto l’occorrente per i campi. Una breve deviazione porta all’affascinante monastero di Phyang. Oltre il bivio per Phyang si prosegue fino alla spettacolare confluenza dei fiumi Indo e Zanskar arrivando a Bazgo, un paesino pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e un monastero con statue e decorazioni stupende. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Dopo Bazgo ci si reca alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra gli alberi di albicocco e rivelano affreschi stupendi, in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si conclude la giornata con la visita dei templi di Alchi, fondati nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contengono dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Il primo campo viene posto tra gli alberi di albicocco dell’oasi di Uley Kopko, poco oltre Alchi nella valle dell’Indo. 6°g. Uley Kopko Una stradina sterrata porta in una pittoresca valle laterale dell’Indo fino a Mangyu, un paesello da fiaba immerso tra le colorate formazioni rocciose tipiche di questa zona himalaiana; è sorprendente trovare in un luogo così isolato un monastero e dei chorten che contengono dipinti e statue preziosissimi di epoca Ghandara. Tornati all’Indo si potrà attraversare il fiume su di un ponte sospeso (chi preferisce può attraversarlo più a est sulle jeep). Ci si reca quindi al monastero di Rizong, ritenuto tra i più ascetici di tutto il Ladakh, che sembra quasi sospeso alla chiusura di una stretta valle; è molto interessante anche la visita del convento femminile all’imbocco della valle. In alternativa alla visita di Rizong, chi è stanco può fermarsi al campo di Uley Kopko. 7°g. Uley Kopko – Lamayuru Lasciata la valle dell’Indo la strada risale una pittoresca gola; una deviazione porta all’oasi di Wanla, che nasconde un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente come Lamayuru all’esoterica scuola dei Drigung, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Proseguendo per Lamayuru si entra nella “valle della luna”, dove le bizzarre erosioni secondo la tradizione indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui quest’oasi è considerata una terra pura. Si pone il campo e si visitano l’oasi e il monastero, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano il villaggio circondato da montagne completamente desertiche; è uno dei contesti naturali più pittoreschi del Ladakh. 8°g. Lamayuru – Shergol Superato il passo del Fatu La (4147 mt) ed oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Si transita da Mulbekh, dove, oltre all’antica statua rupestre del Budda Maitreya, si trovano due monasteri posti su di un ripido colle. Dopo le visite si raggiunge il vicino villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato ad uno sperone roccioso (anche questo si vede in “Samsara”) e si pone il campo poco oltre, sull’erba ai bordi di un tranquillo torrente. 9°g. Shergol – Leh Chi lo desidera potrà recarsi alle prime luci dell’alba con una passeggiata che si inerpica lungo uno spettacolare e, a tratti, ripido e strettissimo canyon, all’eremo di Phokar Dzong, uno dei luoghi più sacri di questa regione himalaiana, che riverbera della potente presenza dei maestri di meditazione. In tarda mattina si parte per Leh, dove si giunge in serata sistemandosi in hotel; prima dell’arrivo, una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa, dominato da un’imponente statua di Maitreya; vi risiedono circa 150 monaci. Sistemazione in hotel. 10°g. Leh: Spituk e Stock Mattinata libera. Nel pomeriggio ci si reca nei pressi di Leh al monastero di Spituk e all’oasi di Stock, ai piedi dell’omonima montagna, dove si trovano il palazzo del re del Ladakh, molti chorten e un interessante monastero. 11°g. Leh: Shey, Tikse, Stakna, Matho Si lascia Leh verso est visitando i monasteri di Shey, che fu anche la sede del palazzo reale, e di Tikse, uno dei più celebri e attivi del Ladakh di scuola Ghelupa, che contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang. Un ponte sull’Indo porta a Stakna, un monastero posto su di un colle morenico sul bordo del fiume, ricco di interessanti sale affrescate. Proseguendo lungo il versante meridionale della valle si arriva quindi a Matho, l’unico monastero di scuola Sakya del Ladakh, impregnato di potenti energie esoteriche, posto in una posizione molto panoramica. 12°g. Leh: Hemis, Chemrey, Tak Tok Ci si dirige anche oggi verso est, oltre Stakna, fino al monastero di Hemis, nascosto in una valle laterale sul versante meridionale dell’Indo. È il più grande del Ladakh, meta di pellegrinaggi e stracolmo di reperti artistici. Da Hemis si attraversa il fiume e proseguendo verso nord lungo una valle laterale si arriva a Chemrey, dalla struttura molto vicina all’archetipo di quello che un visitatore immagina essere un luogo di ritiro himalaiano, con le casette dei monaci incastonate nei versanti di un ripido colle sulla cui cima sorgono i templi, tanto che fu scelto per girare il film ‘Samsara’. Oltre Chemrey si arriva al monastero di Tak Tok, l’unico di scuola Nyingmapa del Ladakh, costruito di fronte ad una grotta dove secondo la tradizione meditò Guru Padmasambhava, che contiene interessanti affreschi. 13°g. Leh – Delhi I voli per Delhi partono al mattino presto; all’arrivo, accoglienza da parte del corrispondente indiano di Amitaba. Si può scegliere se disporre di una stanza in un hotel da utilizzare per la giornata o un veicolo con autista con una guida che parla la lingua italiana se lo si ritiene opportuno, per completare le visite della città e per gli acquisti. Dopo cena ci si trasferisce all’aeroporto internazionale da dove la gran parte dei voli per l’Europa parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. 14°g. Volo Delhi – Italia. Estensione per la valle di Nubra 13°g. Leh – Kardung La – Nubra L’escursione alle valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (5602 mt), che offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si stendono lungo il fiume Indo. La discesa si apre sulla valle del fiume Shyok (a circa 3300 mt) e conduce ad una vasta piana formata dalla confluenza tra questo ed il fiume Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. A Diskit si visita il villaggio e il monastero, abbarbicato sulle rocce, che offre una splendida panoramica della valle. Si pone il campo nei pressi delle dune di Hunder. 14°g. Nubra Si lascia il campo allestito. Si dedica la giornata all’esplorazione di Nubra andando fino alle fonti di acqua calda di Panamik, nelle cui vicinanze una breve passeggiata porta ad un magico laghetto cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Ci si reca poi al monastero di Sumur e una bella passeggiata tra le dune bianche poste vicino alla confluenza dei fiumi nei pressi di Sumur completa la giornata. Per i più sportivi, oltre Panamik un ponte porta sulla sponda occidentale del fiume Nubra, consentendo di raggiungere a piedi il monastero di Hensa, posto in una posizione panoramica sovrastante la valle. 15°g. Nubra – Kardung La – Leh Prima di lasciare Nubra si visita il monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Da Hunder inizia il viaggio di ritorno – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio. A Leh sistemazione in albergo. 16°g. Leh – Delhi I voli per Delhi partono al mattino presto; all’arrivo, accoglienza da parte del corrispondente indiano di Amitaba. Si può scegliere se disporre di una stanza in un hotel da utilizzare per la giornata o un veicolo con autista con una guida che parla la lingua italiana se lo si ritiene opportuno, per completare le visite della città e per gli acquisti. Dopo cena ci si trasferisce all’aeroporto internazionale da dove la gran parte dei voli per l’Europa parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. 17°g. Volo Delhi – Italia.
India Himalaia Ladakh e Ruphsu
Viaggio di 15 - 17 giorni
Il viaggio prevede di raggiungere e di rientrare da Leh, la capitale del Ladakh, in volo da Delhi e di visitarne accuratamente i dintorni e la valle dell’Indo. Si eseguono tre escursioni che richiedono campi tendati (i luoghi più belli in Himalaia fortunatamente non dispongono ancora di hotel!) tenendo Leh come base. La prima di queste escursioni porta ad ovest lungo l'Indo iniziando dal monastero di Phyang, dalla storica oasi di Bazgo e dai resti artistici più interessanti del Ladakh: i famosi affreschi di scuola Ghandara di Alchi e gli sconosciuti dipinti di Saspol. Si visita Wanla, un bel villaggio che nasconde un tempio dell’XI secolo attribuito a Rinchen Zangpo e si pone un campo nell’oasi del monastero di Lamayuru, posto arditamente su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche. Oltre Lamayuru ci si spinge fino a Mulbeck, dove si trovano alcuni tra i luoghi più pittoreschi del Ladakh: Gyal e Phokar Dzong; e non mancherà la visita di Likir, il cui abate è un fratello di S.S. il Dalai Lama. La seconda escursione porta a nord di Leh, scavalcando l’altissimo passo del Kardung verso la valle di Nubra, uno spazio incastonato tra i monti che custodisce monasteri e villaggi molto interessanti, dove anche solo la bellezza naturale costituisce un ottimo motivo per spingersi fin qui. La cornice di monti maestosi ha al suo centro delle insospettate dune di sabbia bianca lambite da due fiumi dove vivono i cammelli bactriani e si trovano laghetti nascosti e fonti termali. La terza escursione porta nel Rupshu, il lembo occidentale del vastissimo altopiano tibetano, una zona incontaminata fatta di immensi spazi abitata da popolazioni nomadi che vivono seguendo tradizioni archetipe, dove si trovano antichi ed isolati monasteri nei pressi di laghi turchesi e i colori vividi della natura esaltati dall’aria rarefatta sembrano dipingere, come in una tavolozza, le praterie, i laghi e le montagne circostanti. Se si ha l’esigenza di contenere la durata del viaggio in un massimo di 15 giorni il suggerimento è di rinunciare a spingersi ad ovest di Lamayuru, rientrando da qui direttamente a Leh, e arricchendo la giornata con la visita del monastero di Rizong, o, in alternativa, di Spituk. La seconda giornata si può risparmiare eseguendo l’escursione a Nubra in soli due giorni; si riusciranno a vedere comunque i tre monasteri principali della valle. Delle due “rinunce”, la prima è la più dolorosa…         Organizzazione del viaggio Il viaggio nella parte himalaiana viene condotto da una guida esperta del territorio che generalmente parla la lingua inglese. Se questo è un problema si possono utilizzare due persone, con una che faccia da interprete. Per le visite a Delhi si utilizza una guida locale che parla l’italiano. Per gli spostamenti nelle regioni himalaiane si utilizzano veicoli tipo jeep, come la Tata o la Toyota indiana; a Delhi si utilizza un veicolo privato dotato di aria condizionata. A Leh e a Delhi si alloggia in comodi hotel – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro alberghetto di montagna, ma la pulizia è sufficiente, si dispone di stanze con bagno e acqua calda e un generatore di corrente per gli eventuali “salti” di luce. Sono previsti in tutto 8 campi con tre notti consecutive nella prima escursione a ovest di Leh, due a Nubra e tre notti nell’altopiano del Rupshu. In alcune località sono ora disponibili delle semplici locande, alcune sufficientemente pulite; è quindi probabile che nel corso dei prossimi anni i campi saranno necessari in numero più limitato. Si consideri comunque che il loro utilizzo consente di godere appieno dei luoghi che si visitano e permette di raggiungere i siti più remoti; nella nostra esperienza questa soluzione ha sempre trovato il gradimento dei partecipanti. I campi sono ben organizzati con comode tende a due posti, utilizzabili anche singolarmente per dormire, tenda comune con tavolo e sedie, tenda cucina e tende per i servizi. Amitaba provvede a fornire il tutto, ad eccezione del sacco a pelo. In funzione del numero di partecipanti oltre alla guida si ha al seguito un cuoco (se si è solo in 2 o 3 si può reperire una guida che svolga anche questo ruolo) e, se si è in più persone, degli assistenti; il viaggiatore non deve quindi preoccuparsi degli aspetti pratici (montaggio/smontaggio del campo, cucina). Il personale utilizzato lavora con Amitaba da parecchi anni e i pasti sono preparati da un cuoco abituato a soddisfare gli ospiti italiani. Il viaggio richiede un certo senso di adattabilità, non tutti sono abituati ad una vita piuttosto semplice e spartana. Per chi è pronto, questo aspetto regala un bel sapore di avventura. Amitaba ha sperimentato con successo la partecipazione a questo tipo di viaggio anche di persone che non avevano avuto precedenti esperienze, ma partite consapevoli e con una buona motivazione. Il costo non è riportato perché varia in funzione del numero dei partecipanti, del tipo di servizi richiesti (es. la classe di hotel a Delhi) e del costo dei voli. Il trattamento previsto per la parte himalaiana è solitamente inclusivo dei pasti. Tutti i viaggi sono coperti da assicurazione. Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel.: 02 33614196 Nota tecnica Andare in Ladakh significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare nello sforzo fisico i primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. La parte che può generare più apprensione è l’escursione a Nubra, una valle situata a nord di Leh che si raggiunge scavalcando il passo di Kardung alto ben 5602 mt, il punto più alto al mondo raggiungibile con mezzi meccanici. L‘impatto fisico di una salita ad una quota così elevata è attenuato avendo l’accortezza di non sostare troppo a lungo al passo e procedendo per la discesa che riporta a circa 3300 mt; non si ha così il tempo di subire gli effetti dell’esposizione all’aria rarefatta. Nel Rupshu la quota dei laghi dove si pongono i campi è di circa 4500 mt che si raggiungono dopo una lunga permanenza ad altitudini sopra i 3000 metri e quindi quasi tutti non ne soffrono o avvertono sintomi leggeri come un po’ di mal di testa. Per maggiori informazioni di carattere tecnico (alta quota, attrezzatura, ecc.) consultare la pagina Himalaia dell’India.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Italia - Delhi Per il volo si può scegliere tra un gran numero di compagnie aeree; per orari e costi contattare Amitaba. All’arrivo si viene ricevuti dal corrispondente indiano di Amitaba; trasferimento in hotel. 2°g. Delhi Nella giornata di oggi si prevede una visita guidata della città che potrà essere completa o più breve in funzione sia dell’orario di arrivo che del gradimento dei partecipanti. I siti toccati da una visita classica sono il Forte Rosso, che fu il palazzo degli imperatori musulmani, la moschea di Jama Masjit, costruita in classico stile mughal, la tomba di Humayun, del XVI secolo, considerato il mausoleo precursore del Taj Mahal, il Qutab Minar, una torre alta 75 metri dalle stupefacenti proporzioni edificata tra il XII e il XIII secolo, l’India Gate, simbolo dell’India moderna, ed il mausoleo di Gandhi, dove una lastra di marmo nero segna il punto della sua cremazione, un luogo molto venerato, nel cuore di tutti gli indiani. 3°g. Delhi – Leh Partenza di prima mattina in volo per Leh dove si viene ricevuti dal rappresentante di Amitaba per il Ladakh e dalla guida. Sistemazione in uno dei migliori hotel della cittadina e riposo per favorire l’adattamento alla quota: siamo a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra case coloniche, orti e campi. 4°g. Leh – Uley Topko Si lascia Leh con le jeep trasportando tutto l’occorrente per i campi. Una breve deviazione porta a nord della strada all’affascinante monastero di Phyang. Oltre il bivio per Phyang si prosegue fino alla spettacolare confluenza dei fiumi Indo e Zanskar arrivando a Bazgo, un paesino pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e un monastero con statue e decorazioni stupende. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi con una bella passeggiata tra alberi di albicocco alle grotte di Saspol: custodiscono meravigliosi affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si visita il monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Il primo campo viene posto tra gli alberi di albicocco dell’oasi di Uley Kopko, nella valle dell’Indo. 5°g. Uley Topko – Lamayuru Lasciata la valle dell’Indo la strada risale una spettacolare gola che porta nella “valle della luna”, nota per le incredibili erosioni terrose dove si erge Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia. Una deviazione porta all’oasi di Wanla, che nasconde un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente all’esoterica scuola dei Drigung, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. A Lamayuru, dove si pone il campo, si visitano l’oasi e il monastero, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche; è uno dei contesti naturali più pittoreschi del Ladakh. 6°g. Lamayuru – Shergol Superato il passo del Fatu La (4147 mt) ed oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Si transita da Mulbekh dove, oltre all’antica statua rupestre del Buddha Maitreya, si trovano due monasteri posti su di un vicino, ripido colle. Dopo le visite si raggiunge il vicino villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato ad uno sperone roccioso (anche questo si vede in “Samsara”) e si pone il campo poco oltre, sull’erba ai bordi di un tranquillo torrente. 7°g. Shergol – Leh Chi lo desidera potrà recarsi alle prime luci dell’alba con una passeggiata che si inerpica lungo uno spettacolare e, a tratti, ripido e strettissimo canyon, all’eremo di Phokar Dzong, uno dei luoghi più sacri di questa regione himalaiana, che riverbera della potente presenza dei maestri di meditazione. In tarda mattina si parte per Leh, dove si giunge in serata sistemandosi in hotel; prima dell’arrivo, una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa, dominato da un’imponente statua di Maitreya; vi risiedono circa 150 monaci. 8°g. Leh Giornata dedicata alla visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, il panoramico Tsemo Gompa dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal a Leh, l’antico Chorten di Tashi Gomang, la Pagoda della Pace, la parte vecchia della cittadina e il mercato. 9°g. Leh – Kardung La – Nubra L’escursione alla valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (5602 mt) posto a nord della città, che offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si stendono lungo il fiume Indo. La discesa si apre sulla valle del fiume Shyok (dove si scende fino a circa 3300 mt) e conduce ad una vasta piana formata dalla confluenza tra questo ed il fiume Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. A Diskit si visita il villaggio e il monastero abbarbicato sulle rocce, che offre una splendida panoramica sulla valle. Si pone il campo nei pressi delle dune di Hunder. 10°g. Nubra Si lascia il campo allestito. Si dedica la giornata all’esplorazione di Nubra, giungendo fino alle fonti di acqua calda di Panamik. Una breve passeggiata porta ad un magico laghetto dove è anche possibile fare il bagno in un luogo cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Dopo la visita al monastero di Sumur una bella passeggiata alle vicine dune bianche che sorgono nei pressi della confluenza dei fiumi Nubra e Shyok completa la giornata. Per i più sportivi, oltre Panamik, un ponte porta sulla sponda occidentale del fiume Nubra, consentendo di raggiungere a piedi il monastero di Hensa, posto in una posizione molto panoramica sovrastante la valle. 11°g. Nubra – Kardong La – Leh Prima di lasciare Nubra si visita il monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Da Hunder inizia il viaggio di ritorno – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio. A Leh sistemazione in albergo. 12°g. Leh – Gya Si lascia Leh risalendo il versante meridionale dell’Indo per arrivare a Matho, l’unico monastero di scuola Sakya del Ladakh, impregnato di potenti energie esoteriche. Si raggiunge quindi il monastero di Hemis, il più grande del Ladakh, meta di pellegrinaggi e stracolmo di reperti artistici. Dopo la visita si prosegue per il villaggio di Gya, posto a circa 4200 mt, dove si pone il campo. È un paesello molto bello, con un monastero posto su di una rupe tra le rovine di un grande forte che cingeva le creste ardite della montagna; su di un colle morenico alle spalle del villaggio si trovano anche degli stupendi chorten. 13°g. Gya – Tso Kar Dopo aver superato in jeep il passo del Taklang (5328 mt) si accede all’altopiano del Rupshu. Tso Kar è il primo dei grandi laghi che si incontrano in questa regione abitata dai nomadi Khampa, dove per secoli si è estratto il sale usato come merce di scambio in Ladakh. Siamo nel regno dei nomadi tibetani, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili. In diversi punti potremo incontrare i loro campi e le greggi di yak, e molti animali selvaggi come il kyang (il cavallo tibetano), miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Si pone il campo vicino a Nuruchen (circa 4600 mt); è il campo più alto del viaggio. 14°g. Tso Kar – Korzok (Tso Moriri) Il percorso continua ad essere meraviglioso, attraverso due passi e il bellissimo laghetto di Tso Kyagar. Si raggiungere poi Korzok, sulle sponde del lago Tso Moriri, il gioiello turchese del Rupshu che si estende per 28 km. Al tramonto le cime innevate che circondano il lago e sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, si pone il campo. 15°g. Korzok – Leh Si scende dall'altopiano raggiungendo l'Indo nei pressi del villaggio di Mahe e si segue il corso del fiume attraverso gole spettacolari fino alla vasta valle di Leh, godendo del meraviglioso scenario naturale. Prima di raggiungere Leh si visitano i monasteri di Tikse, uno dei più celebri e attivi del Ladakh di scuola Ghelupa, che contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang; e di Shey, che fu anche la sede del palazzo reale. All’arrivo, sistemazione in hotel. 16°g. Leh – Delhi I voli per Delhi partono al mattino presto; all’arrivo, accoglienza da parte del corrispondente indiano di Amitaba. Si può scegliere se disporre di una stanza in un hotel da utilizzare per la giornata o un veicolo con autista con una guida che parla la lingua italiana se lo si ritiene opportuno, per completare le visite della città e per gli acquisti. Dopo cena ci si trasferisce all’aeroporto internazionale da dove la gran parte dei voli per l’Europa parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. 17°g. Volo Delhi – Italia.
India Himalaia Ladakh, Rupshu con est. in Spiti
Viaggio di 23 - 25 giorni
Questo percorso è stato affinato nel corso di molti anni per consentire un'esperienza completa della cultura e del vasto ambiente naturale del Ladakh; si spazia dalla valle dell’Indo alle regioni nomadiche del Rupshu, godendo dei molteplici aspetti storici, culturali, artistici e naturali di una delle aree in assoluto più belle al mondo.  Il viaggio prevede di raggiungere Leh, la capitale del Ladakh, in volo da Delhi e di visitarne accuratamente i dintorni e la valle dell’Indo, ma lo spunto ancor più affascinante sono quattro escursioni che richiedono campi tendati (i luoghi più belli in Himalaia fortunatamente non dispongono ancora di hotel!), che si eseguono tenendo Leh come base. La prima di queste porta ad ovest lungo l'Indo iniziando dal monastero di Phyang, dalla storica oasi di Bazgo e dai resti artistici più interessanti del Ladakh: i famosi affreschi di scuola Ghandara di Alchi, gli sconosciuti dipinti di Saspol e del remoto monastero di Mangyu. Si visitano Rizong, un isolato monastero celebre anche per l’austera disciplina monastica, e Wanla, dove un bel villaggio nasconde un tempio dell’XI secolo attribuito a Rinchen Zangpo. Si pone un campo anche nell’oasi del monastero di Lamayuru, posto arditamente su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche. Oltre Lamayuru ci si spinge fino a Mulbeck, dove si trovano alcuni tra i luoghi più pittoreschi del Ladakh: Gyal e Phokar Dzong; e non mancherà la visita di Likir, il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama. Rientrati a Leh dopo una breve pausa si visitano i siti di Spituk e Stok, sede del re del Ladakh, e quindi si parte per la seconda escursione che porta nelle valli raramente visitate a nord est di Leh: la meta è il favoloso lago di Pangong, un lunghissimo bacino d’acqua turchese nei territori nomadici del Ciangtang la cui sponda orientale arriva fino al Tibet. Sul percorso si visiteranno i siti di Shey, Tikse, Tak Tok, Chemrey e Stakna. Rientrati a Leh inizia la terza escursione scavalcando l’altissimo passo del Kardung verso la valle di Nubra, uno spazio incastonato tra i monti che custodisce monasteri e villaggi molto interessanti, dove anche solo la bellezza naturale costituisce un ottimo motivo per spingersi fin qui. La cornice di monti maestosi ha al suo centro dune di sabbia bianca lambite da due fiumi dove vivono i cammelli bactriani, laghetti nascosti e fonti termali. Dopo un giorno di riposo a Leh inizia l’ultima parte del viaggio, con due possibili opzioni: recarsi in Rupshu e quindi rientrare a Leh, tornando a Delhi in volo. Oppure, dai laghi dell’altopiano si può proseguire verso sud arrivando in Lahaul e quindi a Manali; da qui si raggiungono le pianure indiane arrivando a Chandigarh e Delhi, completando così una delle più spettacolari traversate dell’Himalaia. Le due opzioni prevedono un diverso itinerario d’ingresso in Rupshu, in quanto se si procede poi verso sud è più logico iniziare questa parte da Tso Moriri. Prima di giungere ai laghi del Rupshu si visitano Matho e Hemis, completando così le visite della valle dell’Indo. Il Rupshu è un territorio stupendo, lembo occidentale del vastissimo altopiano tibetano, è una zona incontaminata fatta di immensi spazi e abitata da popolazioni nomadi che vivono seguendo tradizioni archetipe, dove si trovano antichi ed isolati monasteri nei pressi di specchi d’acqua turchese e i colori vividi della natura esaltati dall’aria rarefatta sembrano dipingere, come in una tavolozza, le praterie e le montagne circostanti.         Organizzazione del viaggio Il viaggio nella parte himalaiana viene condotto da una guida esperta del territorio che generalmente parla la lingua inglese. Se questo è un problema si possono utilizzare due persone, con una che faccia da interprete. Per le visite a Delhi si utilizza una guida locale che parla l’italiano. Per gli spostamenti nelle regioni himalaiane si utilizzano veicoli tipo jeep, come la Tata o la Toyota indiana; a Delhi e da Manali a Delhi (se si rientra via terra) si utilizza un veicolo privato dotato di aria condizionata. A Leh e a Delhi si alloggia in comodi hotel – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro alberghetto di montagna, è sufficientemente pulito, si dispone di stanze con bagno e acqua calda e un generatore di corrente per gli eventuali “salti” di luce. Per chi rientra via terra, a Manali e Chandigarh si trovano hotel buoni, mentre a Keylong gli alloggi sono piuttosto spartani ma puliti e si trovano stanze con bagno privato. Sono previsti in tutto 11 campi (10 se si rientra via terra), quattro ad ovest di Leh, uno a Pangong, due a Nubra e quattro nell’altopiano del Rupshu (solo tre se si procede per Keylong e Manali). In alcune località fuori dai citati centri principali sono ora disponibili delle semplici locande, alcune sufficientemente pulite; è quindi probabile che nel corso dei prossimi anni i campi saranno necessari in numero più limitato. Si consideri comunque che il loro utilizzo consente di godere appieno dei luoghi che si visitano e permette di raggiungere i siti più remoti; nella nostra esperienza questa soluzione ha sempre trovato il gradimento dei partecipanti perchè i campi sono ben organizzati con comode tende a due posti, utilizzabili anche singolarmente per dormire, tenda comune con tavolo e sedie, tenda cucina e tende per i servizi. Amitaba provvede a fornire il tutto, ad eccezione del sacco a pelo. In funzione del numero di partecipanti oltre alla guida si ha al seguito un cuoco (se si è solo in 2 o 3 si può reperire una guida che svolga anche questo ruolo) e, se si è in più persone, degli assistenti; il viaggiatore non deve quindi preoccuparsi degli aspetti pratici (montaggio/smontaggio del campo, cucina). Il personale utilizzato lavora con Amitaba da parecchi anni e i pasti sono preparati da un cuoco abituato a soddisfare gli ospiti italiani. Il viaggio richiede un certo senso di adattabilità, non tutti sono abituati ad una vita piuttosto semplice e spartana. Per chi è pronto, questo aspetto regala un bel sapore di avventura. Amitaba ha sperimentato con successo la partecipazione a questo tipo di viaggio anche di persone che non avevano avuto precedenti esperienze, ma partite consapevoli e con una buona motivazione. Il costo non è riportato perché varia in funzione del numero dei partecipanti, del tipo di servizi richiesti (es. la classe di hotel a Delhi) e del costo dei voli. Il trattamento previsto per la parte himalaiana comprende solitamente i pasti. Tutti i viaggi sono coperti da assicurazione. Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel.: 02 33614196 Nota tecnica Andare in Ladakh significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare nello sforzo fisico i primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. La parte che può generare più apprensione è l’escursione a Nubra, una valle situata a nord di Leh che si raggiunge scavalcando il passo di Kardung alto ben 5602 mt, il punto più alto al mondo raggiungibile con mezzi meccanici. L‘impatto fisico di una salita ad una quota così elevata è attenuato avendo l’accortezza di non sostare troppo a lungo al passo e procedendo per la discesa che riporta a circa 3300 mt; non si ha così il tempo di subire gli effetti dell’esposizione all’aria rarefatta. Nel Rupshu la quota dei laghi dove si pongono i campi è di circa 4500 mt che si raggiungono dopo una lunga permanenza ad altitudini sopra i 3000 metri, quindi quasi tutti non ne soffrono o avvertono sintomi leggeri come un po’ di mal di testa. Per maggiori informazioni di carattere tecnico (alta quota, attrezzatura, ecc.) consultare la pagina Himalaia dell’India.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Italia - Delhi Per il volo si può scegliere tra un gran numero di compagnie aeree; per orari e costi contattare Amitaba. All’arrivo si viene ricevuti dal corrispondente indiano di Amitaba; trasferimento in hotel. 2°g. Delhi Nella giornata di oggi si prevede una visita guidata della città, che potrà essere completa o più breve in funzione sia dell’orario di arrivo che del gradimento dei partecipanti. I siti toccati da una visita classica sono il Forte Rosso, che fu il palazzo degli imperatori musulmani, la moschea di Jama Masjit, costruita in classico stile mughal, la tomba di Humayun, del XVI secolo, considerato il mausoleo precursore del Taj Mahal, il Qutab Minar, una torre alta 75 metri dalle stupefacenti proporzioni edificata tra il XII e il XIII secolo, l’India Gate, simbolo dell’India moderna, ed il mausoleo di Gandhi, dove una lastra di marmo nero segna il punto della sua cremazione, un luogo molto venerato, nel cuore di tutti gli indiani. 3°g. Delhi – Leh Partenza di prima mattina in volo per Leh dove si viene ricevuti dal rappresentante di Amitaba per il Ladakh e dalla guida. Sistemazione in uno dei migliori hotel della cittadina e riposo per favorire l’adattamento alla quota: siamo a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra case coloniche, orti e campi. 4°g. Leh Giornata dedicata alla visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal a Leh, l’antico Chorten di Tashi Gomang, la Pagoda della Pace, la parte vecchia della cittadina e il mercato. 5°g. Leh – Uley Kopko Si lascia Leh con le jeep trasportando tutto l’occorrente per i campi. Una breve deviazione porta all’affascinante monastero di Phyang. Oltre il bivio per Phyang si prosegue fino alla spettacolare confluenza dei fiumi Indo e Zanskar arrivando a Bazgo, un paesino pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e un monastero con statue e decorazioni stupende. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Dopo Bazgo ci si reca alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra gli alberi di albicocco e rivelano affreschi stupendi, in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si conclude la giornata con la visita dei templi di Alchi, fondati nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contengono dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Il primo campo viene posto tra gli alberi di albicocco dell’oasi di Uley Kopko, poco oltre Alchi nella valle dell’Indo. 6°g. Uley Kopko Una stradina sterrata porta in una pittoresca valle laterale dell’Indo fino a Mangyu, un paesello da fiaba immerso tra le colorate formazioni rocciose tipiche di questa zona himalaiana; è sorprendente trovare in un luogo così isolato un monastero e dei chorten che contengono dipinti e statue preziosissimi di epoca Ghandara. Tornati all’Indo si potrà attraversare il fiume su di un ponte sospeso (chi preferisce può attraversarlo più a est sulle jeep). Ci si reca quindi al monastero di Rizong, ritenuto tra i più ascetici di tutto il Ladakh, che sembra quasi sospeso alla chiusura di una stretta valle; è molto interessante anche la visita del convento femminile all’imbocco della valle. In alternativa alla visita di Rizong, chi è stanco può fermarsi al campo di Uley Kopko. 7°g. Uley Kopko – Lamayuru Lasciata la valle dell’Indo la strada risale una pittoresca gola; una deviazione porta all’oasi di Wanla, che nasconde un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente come Lamayuru all’esoterica scuola dei Drigung, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Proseguendo per Lamayuru si entra nella “Valle della luna”, dove le bizzarre erosioni secondo la tradizione indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui quest’oasi è considerata una terra pura. Si pone il campo e si visitano l’oasi e il monastero, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano il villaggio circondato da montagne completamente desertiche; è uno dei contesti naturali più pittoreschi del Ladakh. 8°g. Lamayuru – Shergol Superato il passo del Fatu La (4147 mt) ed oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Si transita da Mulbekh, dove, oltre all’antica statua rupestre del Buddha Maitreya, si trovano due monasteri posti su di un ripido colle. Dopo le visite si raggiunge il vicino villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato ad uno sperone roccioso (anche questo si vede in “Samsara”) e si pone il campo poco oltre, sull’erba ai bordi di un tranquillo torrente. 9°g. Shergol – Leh Chi lo desidera potrà recarsi alle prime luci dell’alba con una passeggiata che si inerpica lungo uno spettacolare e, a tratti, ripido e strettissimo canyon, all’eremo di Phokar Dzong, uno dei luoghi più sacri di questa regione himalaiana, che riverbera della potente presenza dei maestri di meditazione. In tarda mattina si parte per Leh, dove si giunge in serata sistemandosi in hotel; prima dell’arrivo, una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa, dominato da un’imponente statua di Maitreya; vi risiedono circa 150 monaci. 10°g. Leh Mattinata libera. Nel pomeriggio ci si reca nei pressi di Leh al monasteri di Spituk e all’oasi di Stock, ai piedi dell’omonima montagna, dove si trovano il palazzo del re del Ladakh, molti chorten e un interessante monastero. 11°g. Leh – Pangong Si lascia Leh verso est visitando i monasteri di Shey, che fu anche la sede del palazzo reale, e di Tikse, uno dei più celebri e attivi del Ladakh di scuola Ghelupa, che contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang. Proseguendo, si lascia la strada principale seguendo una valle laterale che conduce a nord del fiume, inerpicandosi fino al passo di Chang (5320 mt), con grandiosi panorami che spaziano dall’oasi di Tak Tok e Chemrey alle catene di monti che si affacciano sulla valle dell’Indo ed oltre, fino al Kang Yaze, la più alta vetta della regione. La discesa attraversa alcune pasture e si immerge tra monti policromi fino a giungere al fiume Shyok che da qui scorre verso Nubra; lo si risale per un breve tratto fino al villaggio di Tangtse, il principale della regione con le rovine di un vecchio castello ed un tempio recentemente ricostruito. Oltre il paese si risale un piccolo affluente dello Shyok verso est, attraverso un ambiente con forti colorazioni dove deserto e pasture si intersecano tra monti sulle cui cime si vedono dei ghiacciai e si arriva presto in vista delle acque incredibilmente turchesi del mitico lago di Pangong, posto a 4400 metri di altezza, lungo 150 km e largo al massimo 4, le cui acque sono per la maggior parte oltre il confine militare con la Cina. Una vastità azzurra, l’aria incredibilmente pura, incastonato tra monti altissimi, oltre ogni nostra capacità descrittiva, che ispirò alcuni passaggi stupendi dell’interessante libro “La via delle nuvole bianche” di A. Govinda. Sistemazione in campo. 12°g. Pangong – Leh Al mattino si gode della vista delle acque di Pangong che nelle prime ore del giorno presentano luci e sfumature di colore molto diverse. Tornati a Tangtse con una breve deviazione si raggiungono il villaggio ed il monastero di Shachukul, di scuola Drigung Kagyu, dove, nel vecchio Gompa, si ammirano alcune interessanti statue, e, nel Lhakhang, affreschi nuovi ma di ottima fattura. Proseguendo verso Leh, superato di nuovo l’altissimo Chang La, si visita il monastero di Tak Tok, l’unico di scuola Nyingmapa del Ladakh, costruito di fronte ad una grotta dove secondo la tradizione meditò Guru Padmasambhava, che contiene interessanti affreschi. Si prosegue quindi per il vicino sito di Chemrey, dalla struttura molto vicina all’archetipo di quello che un visitatore immagina essere un luogo di ritiro himalaiano, con le casette dei monaci incastonate nei versanti di un ripido colle sulla cui cima sorgono i templi, tanto che fu scelto per girare il film ‘Samsara’. Arrivati al fiume Indo si completa la giornata sostando a Stakna, posto su di un colle morenico sul bordo del fiume, ricco di interessanti sale affrescate. A Leh sistemazione in albergo. 13°g. Leh – Kardung La – Nubra L’escursione alle valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (5602 mt), che offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si stendono lungo il fiume Indo. La discesa si apre sulla valle del fiume Shyok (a circa 3300 mt) e conduce ad una vasta piana formata dalla confluenza tra questo ed il fiume Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. A Diskit si visita il villaggio e il monastero abbarbicato sulle rocce che offre una splendida panoramica della valle. Si pone il campo nei pressi delle dune di Hunder. 14°g. Nubra Si lascia il campo allestito. Si dedica la giornata all’esplorazione di Nubra andando fino alle fonti di acqua calda di Panamik. Una breve passeggiata porta ad un magico laghetto dove è anche possibile fare il bagno in un luogo cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Ci si reca poi al monastero di Sumur e una bella passeggiata tra le dune bianche poste vicino alla confluenza dei fiumi nei pressi di Sumur completa la giornata. Per i più sportivi, oltre Panamik, un ponte porta sulla sponda occidentale del fiume Nubra, consentendo di raggiungere a piedi il monastero di Hensa, posto in una posizione panoramica sovrastante la valle. 15°g. Nubra – Kardung La – Leh Prima di lasciare Nubra si visita il monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Da Hunder inizia il viaggio di ritorno – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio. A Leh sistemazione in albergo. 16°g. Leh Giornata libera. Per chi rientra da Leh 17°g. Leh – Gya Si lascia Leh risalendo il versante meridionale dell’Indo per arrivare a Matho, l’unico monastero di scuola Sakya del Ladakh, impregnato di potenti energie esoteriche. Si raggiunge quindi il monastero di Hemis, il più grande del Ladakh, meta di pellegrinaggi e stracolmo di reperti artistici. Dopo la visita si prosegue per il villaggio di Gya, posto a circa 4200 mt, dove si pone il campo. È un bel paesello, con un monastero posto su di una rupe tra le rovine di un grande forte che cingeva le creste ardite della montagna; su di un colle morenico alle spalle del villaggio si trovano anche degli stupendi chorten. 18°g. Gya – Tso Kar Dopo aver superato in jeep il passo del Taklang (5328 mt) si accede all’altopiano del Rupshu. Tso Kar è il primo dei grandi laghi che si incontrano in questa regione abitata dai nomadi Khampa, dove per secoli si è estratto il sale usato come merce di scambio in Ladakh. Siamo nel regno dei nomadi tibetani, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili. In diversi punti potremo incontrare i loro campi e le greggi di yak, e molti animali selvaggi come il kyang (il cavallo tibetano), miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Si pone il campo vicino a Nuruchen (circa 4600 mt); è il campo più alto del viaggio. 19°g. Tso Kar – Korzok (Tso Moriri) Il percorso continua ad essere meraviglioso, attraverso due passi e il bellissimo laghetto di Tso Kyagar. Si raggiungere poi Korzok, sulle sponde del lago Tso Moriri, il gioiello turchese del Rupshu che si estende per 28 km. Al tramonto le cime innevate che circondano il lago e sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, si pone il campo. 20°g. Tso Moriri Si dedica la giornata all’esplorazione della zona, con una magnifica passeggiata lungo le rive del lago, si visita il monastero e il piccolo villaggio; se ci si inoltra lungo al valle alle spalle di Korzok spesso si incontrano gli accampamenti dei nomadi Khampa. Dal colle sopra Korzok si può godere di un tramonto indimenticabile. 21°g. Korzok – Leh Si scende dall'altopiano raggiungendo l'Indo nei pressi del villaggio di Mahe e si segue il corso del fiume attraverso gole spettacolari fino alla vasta valle di Leh, godendo del meraviglioso scenario naturale. 22°g. Leh – Delhi I voli per Delhi partono al mattino presto; all’arrivo, accoglienza da parte del corrispondente indiano di Amitaba. Si può scegliere se disporre di una stanza in un hotel da utilizzare per la giornata o un veicolo con autista con una guida che parla la lingua italiana se lo si ritiene opportuno, per completare le visite della città e per gli acquisti. Dopo cena ci si trasferisce all’aeroporto internazionale da dove la gran parte dei voli per l’Europa parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. 23°g. Volo Delhi – Italia. Per chi rientra da Manali 17°g. Leh – Korzok (Tso Moriri) Si lascia Leh risalendo il versante meridionale dell’Indo arrivando a Matho, l’unico monastero di scuola Sakya del Ladakh, impregnato di potenti energie esoteriche. Si raggiunge quindi il monastero di Hemis, il più grande del Ladakh, meta di pellegrinaggi e stracolmo di reperti artistici. Dopo la visita si prosegue con un bellissimo percorso lungo le pittoresche gole dell’Indo; si lascia il fiume nei pressi di Mahe per arrampicarsi sull’altopiano, dove laghi turchesi posti a circa 4500 metri sembrano dipinti dal cielo! Il lago di Tso Kyagar è il primo capolavoro di questa natura incontaminata. Siamo nel regno dei nomadi tibetani, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili. In diversi punti potremo incontrare i loro campi e le greggi di yak, e molti animali selvaggi come il kyang (il cavallo tibetano), miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Si raggiunge Korzok, sulle sponde del lago Tso Moriri, il gioiello turchese del Rupshu che si estende per 28 km. Al tramonto le cime innevate che circondano il lago e sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, si pone il campo. 18°g. Tso Moriri Si dedica la giornata all’esplorazione della zona, con una magnifica passeggiata lungo le rive del lago, e si visita il monastero e il piccolo villaggio. Dal colle sopra Korzok si può godere di un tramonto indimenticabile. 19°g. Korzok – Tso Kar Il percorso continua ad essere meraviglioso, si ritransita dal laghetto di Tso Kyagar (ci sorprenderà la diversità dei suoi colori) e superando due passi si raggiunge Tso Kar, uno dei grandi laghi di questa regione da cui per secoli è stato ricavato il sale, utilizzato come merce di scambio in Ladakh. Si pone il campo tra le pasture di Nuruchen (circa 4600 mt): il campo più alto del viaggio. 20°g. Tso Kar – Keylong Raggiunta la strada militare che collega il Ladakh con l’Himachal Pradesh la si segue verso sud arrivando in breve tempo al campo tendato di Pang e si valica il Lachlung La (5060 mt) accedendo alla zona meridionale del Karnak, uno dei regni del trekking di queste remote regioni. Si prosegue lungo l’altopiano fino al passo del Baralacha (4883 mt) che si apre sulla regione del Lahaul, un territorio ancora piuttosto desertico ma più arboreo del Ladakh. Oltre Darcha, punto di accesso per un trekking che porta in Zanskar, seguendo il fiume si arriva a Keylong, “capitale” del Lahaul. Sistemazione in un modesto albergo. 21°g. Keylong Visita della cittadina e dei monasteri posti sui monti circostanti, di cui i più importanti sono Khardong e Lapchang. 22°g. Keylong – Manali Da Keylong si prosegue lungo la strada militare valicando il passo del Rothang (3900 mt); verso sud Pradesh scendendo fino a Manali si trovano le rigogliose foreste dell’Himachal. Sistemazione in hotel. 23°g. Manali – Chandigarh Si parte per Chandigarh utilizzando un nuovo mezzo dotato di aria condizionata. Si segue il corso del fiume e, superata la città di Kulu, si prosegue fino alle pianure gangetiche. Il tragitto richiede circa 7 ore; sistemazione in hotel. 24°g. Chandigarh – Delhi Delhi dista circa 5 ore di guida; si può quindi dedicare del tempo alla visita di Chandigarh, celebre modello urbanistico dell’India settentrionale. Raggiunta Delhi dopo cena ci si trasferisce all’aeroporto internazionale da dove la gran parte dei voli per l’Europa parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. 25°g. Volo Delhi – Italia.
India Himalaia: Zanskar, note generali
Presentazione Vi suggeriamo due itinerari completi che prevedono di raggiungere in volo Leh, la capitale del Ladakh, e di recarsi da qui in Zanskar seguendo la strada militare che porta verso il Kashmir fino a Kargil, da dove si imbocca l’unica carrabile che arriva in questa remota regione. Per informazioni di carattere generale si consiglia di consultare anche la pagina India himalaia: Zanskar. Un altro capitolo è aperto dalle possibilità offerte dai percorsi a piedi; ci sono infatti molti sentieri che conducono in Zanskar dal Ladakh, dal Rupshu, dal Lahaul ed anche dal Kashmir, ma questi ultimi non sono ancora da ritenersi del tutto sicuri. Per altre informazioni più precise, si veda la pagina India: Trekking in Himalaia. Gli itinerari suggeriti presentano dei percorsi ben sperimentati con indicazioni su come utilizzare al meglio il proprio tempo. Amitaba è a vostra disposizione per predisporre ogni tipo di percorso misurato sulle esigenze di ciascuno; in particolare si può valutare di recarsi in Zanskar durante lo svolgimento di uno dei festival, di cui i principali si svolgono a Karcha e Sani, di integrare un viaggio con una percorso di trekking, o di ampliare l’esplorazione dei territori adiacenti. ITINERARI SUGGERITI: Da Leh allo Zanskar. Viaggio dall’Italia della durata di 16 giorni. Prevede una visita completa dei siti principali dello Zanskar e tocca alcuni dei siti principali del Ladakh; è prevista la visita di Leh, utile anche per l’acclimatazione iniziale. Zanskar, il regno segreto. Viaggio dall’Italia da 20 a 24 giorni. Si visitano la valle dell’Indo, i siti principali del Ladakh orientale e tutti i siti d’interesse dello Zanskar. E’ prevista anche un’estensione che porta al monastero di Phuktal, vera gemma dello Zanskar. Per indicazioni di natura tecnica consultare la pagina Viaggiare nell'Himalaia indiano.
India Himalaia Ladakh e Zanskar: da Leh a Zangla
Viaggio di 16 giorni
Il programma è centrato sulla visita della remota regione dello Zanskar e tocca alcuni dei siti principali delle aree del Ladakh; è prevista la visita di Leh, utile anche per l’acclimatazione iniziale. Se si disponesse di più tempo la parte che si svolge in Ladakh può essere estesa includendo un ampio numero di siti: si vedano i nostri suggerimenti nel programma Zanskar, il regno segreto (dove è illustrata anche l’estensione per Phuktal) e nel capitolo Itinerari himalaiani: Ladakh e Rupshu. Il viaggio prevede di raggiungere e di rientrare da Leh, la capitale del Ladakh, in volo da Delhi. A Leh si sosta per due notti, avendo modo di iniziare l’acclimatazione ed esplorare la città ed i suoi interessanti siti. Si parte quindi per lo Zanskar utilizzando delle jeep e trasportando su di un veicolo ausiliario l’attrezzatura per i campi ed i rifornimenti necessari: fino al rientro a Leh si utilizzeranno le tende. Il percorso inizia seguendo il corso del fiume Indo fino alla gola che porta all’oasi di Lamayuru e proseguendo sempre verso ovest, superati due alti passi, si entra nella regione di Mulbeck con la statua rupestre di Maitreya che segnala il passaggio nella zona a maggioranza islamica di Kargil, dove si transita per imboccare l’unica via di accesso allo Zanskar agibile ai veicoli motorizzati: una spettacolare strada sterrata, bloccata dalla neve anche per 9 mesi all’anno, che risale le acque del fiume Suru, un affluente dell’Indo. Dopo aver sfiorato maestosi ghiacciai che scendono da vette altissime dominate dal Nun (7135 mt) si raggiunge l’isolato monastero di Rangdum, posto su un colle morenico al centro di una valle di inimmaginabile bellezza, con le vaste pasture degli yak coperte da milioni di stelle alpine, rientrando così nella zona di cultura buddista tibetana. Rangdum segna il ritorno dal mondo dell’Islam che popola le valli sottostanti alla cultura del buddismo tibetano. Proseguendo oltre il passo del Pensi La, abitato da miriadi di marmotte e alto circa 4400 mt, il punto più alto del viaggio dove la vista spazia sulle distese glaciali del misterioso massiccio del Sickle Moon, si giunge alla valle del fiume Dado, arrivando in Zanskar. Si dedicano sei giorni all’esplorazione dell’ampia vallata dello Zanskar e delle valli dei fiumi Dado e Tsarap, che, confluendo, formano il possente fiume Zanskar, un’area himalaiana di incomparabile bellezza. Il circuito inizia dall’eremo di Naropa, quindi ci si reca a Sani, Padum, Bardan, Mune, Pipiting, Karcha, Thongde e Zangla. Si avrà così modo di apprezzare sia la vita che l’arte e la cultura di questo prezioso microcosmo himalaiano, dove nei monasteri si trovano magnifici reperti di cui i più antichi risalgono all’XI secolo e la gente segue le proprie antiche abitudini nel modo di coltivare, nello stile delle abitazioni e nei costumi. Il rientro verso il Ladakh ripercorre la medesima (ed unica) strada, attraverso incredibili scenari naturali dove prospettive, sfumature di luce e colori continuano a cambiare, rendendo un secondo passaggio assolutamente entusiasmante. Nel Ladakh occidentale, tornando verso Leh, si prevedono le visite di un isolato eremo e del sito di Alchi, dove troviamo gli affreschi più importanti di questa regione.   Monaci di Karcha Thongde Monaca di Zangla Organizzazione del viaggio Il viaggio nella parte himalaiana viene condotto da una guida esperta del territorio che generalmente parla la lingua inglese. Se questo è un problema si possono utilizzare due persone, con una che faccia da interprete. Per le visite a Delhi si utilizza una guida locale che parla l’italiano. Per gli spostamenti nelle regioni himalaiane si utilizzano veicoli tipo jeep, come la Tata o la Toyota indiana; a Delhi si utilizza un veicolo privato dotato di aria condizionata. A Leh e a Delhi si alloggia in comodi hotel – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro alberghetto di montagna, ma la pulizia è sufficiente, si dispone di stanze con bagno e acqua calda e un generatore di corrente per gli eventuali “salti” di luce. Sono previsti in tutto 9 campi consecutivi; in alcune località sono ora disponibili delle semplici locande, alcune sufficientemente pulite; è quindi probabile che nel corso dei prossimi anni i campi saranno necessari in numero più limitato. Si consideri comunque che il loro utilizzo consente di godere appieno dei luoghi che si visitano e permette di raggiungere i siti più remoti; nella nostra esperienza questa soluzione ha sempre trovato il gradimento dei partecipanti. I campi sono ben organizzati con comode tende a due posti, utilizzabili anche singolarmente per dormire, tenda comune con tavolo e sedie, tenda cucina e tende per i servizi. Amitaba provvede a fornire il tutto, ad eccezione del sacco a pelo. In funzione del numero di partecipanti oltre alla guida si ha al seguito un cuoco (se si è solo in 2 o 3 si può reperire una guida che svolga anche questo ruolo) e, se si è in più persone, degli assistenti; il viaggiatore non deve quindi preoccuparsi degli aspetti pratici (montaggio/smontaggio del campo, cucina). Il personale utilizzato lavora con Amitaba da parecchi anni e i pasti sono preparati da un cuoco abituato a soddisfare gli ospiti italiani. Il viaggio richiede un certo senso di adattabilità, non tutti sono abituati ad una vita piuttosto semplice e spartana. Per chi è pronto, questo aspetto regala un bel sapore di avventura. Amitaba ha sperimentato con successo la partecipazione a questo tipo di viaggio anche di persone che non avevano avuto precedenti esperienze, ma partite consapevoli e con una buona motivazione. Il costo non è riportato perché varia in funzione del numero dei partecipanti, del tipo di servizi richiesti (es. la classe di hotel a Delhi) e del costo dei voli. Il trattamento previsto per la parte himalaiana è solitamente inclusivo dei pasti. Tutti i viaggi sono coperti da assicurazione. Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel.: 02 33614196   Zangla Mandala a Bardan Donne a Rangdum NOTA TECNICA Andare in Ladakh ed in Zanskar significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e non esagerare con gli sforzi fisici nei primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. Il passo più alto fatto in jeep è il Pensi La (4400 mt), dove si arriva dopo sei giorni dall’arrivo a Leh. Per maggiori informazioni di carattere tecnico (alta quota, attrezzatura, ecc.) consultare la pagina Himalaia dell’India.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Italia - Delhi Per il volo si può scegliere tra un gran numero di compagnie aeree; per orari e costi contattare Amitaba. All’arrivo si viene ricevuti dal corrispondente indiano di Amitaba; trasferimento in hotel. 2°g. Delhi Nella giornata di oggi si prevede una visita guidata della città, che potrà essere completa o più breve in funzione sia dell’orario di arrivo che del gradimento dei partecipanti. I siti toccati da una visita classica sono il Forte Rosso, che fu il palazzo degli imperatori musulmani, la moschea di Jama Masjit, costruita in classico stile mughal, la tomba di Humayun, del XVI secolo, considerato il mausoleo precursore del Taj Mahal, il Qutab Minar, una torre alta 75 metri dalle stupefacenti proporzioni edificata tra il XII e il XIII secolo, l’India Gate, simbolo dell’India moderna, ed il mausoleo di Gandhi, dove una lastra di marmo nero segna il punto della sua cremazione, un luogo molto venerato, nel cuore di tutti gli indiani. 3°g. Delhi – Leh Partenza di prima mattina in volo per Leh, dove si viene ricevuti dal rappresentante di Amitaba per il Ladakh e dalla guida. Sistemazione in uno dei migliori hotel della cittadina e riposo per favorire l’adattamento alla quota: siamo a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra case coloniche, orti e campi. 4°g. Leh Giornata dedicata alla visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal a Leh, l’antico Chorten di Tashi Gomang, la Pagoda della Pace, la parte vecchia della cittadina e il mercato. 5°g. Leh – Shergol Si parte con le jeep trasportando tutto l’occorrente per i campi; fino al rientro a Leh si dormirà in tenda. La strada segue il flusso del fiume Indo, lasciandolo per alcuni tratti per evitare le gole più profonde. Oltre Khalsi la strada lascia il corso dell’Indo e s’inoltra per una valle laterale attraverso una pittoresca gola che conduce nell’ambiente di incredibili erosioni lunari di Lamayuru, dove si visitano l’oasi e il monastero, posto arditamente su formazioni che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche; è uno dei contesti naturali più pittoreschi del Ladakh. Superato il passo del Fatu (4147 mt) sopra Lamayuru ed oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Mulbekh, dove, oltre all’antichissima statua rupestre che rappresenta il Budda Maitreya, si trovano due monasteri. Si pone il campo nei pressi di Shergol, un monastero incastonato in una rupe, ripreso nel film “Samsara”. 6°g. Shergol – Rangdum Si transita per Kargil, da dove si imbocca la strada che porta verso lo Zanskar. La zona è un po’ più arborea rispetto al Ladakh ed a maggioranza mussulmana; ogni villaggio ha una piccola moschea con il minareto, gli uomini hanno spesso lunghe barbe ma le donne non sono velate. Il Nun e il Kun, le più alte vette di quest’area himalaiana che superano i 7000 metri, dominano un’ampia ansa del fiume Suru. Superate le gole ai loro piedi una valle spettacolare ornata da ardite vette di granito da cui fluiscono poderosi ghiacciai porta ad un plateau dove tra le pasture degli yak ricche di stelle alpine regna solitario il monastero di Rangdum. Si pone il campo nei pressi del monastero. 7°g. Rangdum – Sani Valicato il Pensi La (4400 mt) si entra nella valle dello Zanskar. Al ponte di Ating una mulattiera jeeppabile porta nella valle dell’Umasi La, dove sospeso ad una rupe si trova l’eremo di Dzongkul, che fu il principale luogo di ritiro del grande maestro Naropa, autore del testo sui “Sei yoga”, tutt’ora una delle guide esoteriche principali utilizzate dagli yogi tibetani. Dopo la visita si raggiunge la vasta piana formata dalla confluenza dei fiumi Doda e Tsarap, il cuore dello Zanskar, dove si trovano i principali villaggi e monasteri. Si pone il campo nei pressi del villaggio di Sani, dove, protetto da un muro di cinta ed ombreggiato da alberi, molto rari in questa regione, vi è l’antico monastero che custodisce la statua di Naropa, lo stupa con i resti di Kanishka, un maestro che visse intorno all’anno mille, e degli affreschi attribuiti a Zadpa Dorje. 8°g. Sani Si trascorre la mattina visitando il villaggio, il monastero ed il vicino convento femminile che si raggiunge con una piacevole passeggiata. Nel pomeriggio si prevede un’escursione all’eremo di Guru Rimpoce, sul monte di fronte a Sani, che si raggiunge con circa un’ora e mezza di cammino, da dove si gode una stupenda visuale. 9°g. Sani – Karcha Da Sani si raggiunge Padum, la nuova “capitale” dello Zanskar e unico luogo della regione con dei negozietti e un punto telefonico. Sulla collina sovrastante è situato un interessante monastero immerso tra gli alberi da cui si gode un bel panorama. Oltre Padum si imbocca la strada sterrata che risale il vorticoso fiume Tsarap: la meta sono Bardan e Mune. Si raggiunge prima Bardan, un monastero di scuola Karmakagyu di circa 400 anni costruito su una rupe a picco sul fiume, e quindi con le jeep ci si inerpica fino all’oasi e al monastero di Mune, dove il villaggio sopravvive in un ambiente decisamente molto selvaggio. Rientrati nella valle principale si transita da Pipiting, un villaggio nei pressi di Padum con un grande stupa e un monastero e, attraversato il fiume, si giunge al villaggio di Karcha, dove si pone il campo. 10°g. Karcha - Zangla Il bel villaggio di Karcha è dominato dal grande monastero costruito sulle rupi rocciose, il principale dello Zanskar, di scuola Ghelupa. La visita rivela diverse sale e alcuni affreschi dell’XI secolo; sul monte antistante è situato l’antico convento femminile, ricco di sorprendenti reperti artistici. Lasciata l’oasi di Karcha si transita da Pipiting e, superato il fiume Tsarap, si prosegue lungo la valle dello Zanskar arrivando a Thonde, un interessante monastero Ghelupa posto su di una rupe da cui si gode un’indimenticabile visuale. Si prosegue quindi per Zangla, la vecchia capitale dello Zanskar. 11°g. Zangla Visita dell’antico castello di Zangla, sede storica del Gyalpo, il Re dello Zanskar, posto in una bellissima posizione che domina la valle. Si trovano anche molti chorten di cui il più recente è quello di Bakula Rimpoce, l’Abate del Ladakh recentemente scomparso di cui è già stata individuata la reincarnazione in un bimbo nato da un’umile famiglia della valle di Nubra. Nei pressi dell’oasi di Zangla è situato anche un interessante convento femminile. Per i più sportivi, una passeggiata lungo la valle alle spalle del castello porta al sito di un antichissimo chorten. 12°g. Zangla - Rangdum Inizia il percorso di rientro che segue la medesima strada utilizzata per giungere fin qui – la bellezza inimmaginabile del contesto naturale merita almeno questo secondo passaggio! Si risale la valle del fiume Doda che porta al passo del Pensi e al bel monastero di Rangdum, dove si pone il campo su questa piana incastonata tra i monti, luogo superbo per un ultimo saluto al mondo dello Zanskar. 13°g. Rangdum - Shergol Si prosegue oltre le gole del Nun, dove i ghiacci lambiscono le acque potenti del fiume Suru, e dopo Kargil si raggiunge la valle di Mulbeck, tornando al tranquillo campo nei pressi di Shergol. 14°g. Shergol – Leh Chi lo desidera potrà recarsi alle prime luci dell’alba con una passeggiata che si inerpica lungo uno spettacolare e, a tratti, ripido e strettissimo canyon, all’eremo di Phokar Dzong, uno dei luoghi più sacri di questa regione himalaiana. Si parte quindi verso est seguendo la panoramicissima strada che, valicati i passi Namika e Fatu, transita da Lamayuru e si tuffa nella valle dell’Indo. Arrivati al ponte per Alchi con una breve deviazione ci si reca a visitarne i templi, fondati nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contengono dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si prosegue quindi per Leh, dove ci si sistema in hotel. 15°g. Leh – Delhi I voli per Delhi partono al mattino presto; all’arrivo, accoglienza da parte del corrispondente indiano di Amitaba. Si può scegliere se disporre di una stanza in un hotel da utilizzare per la giornata o un veicolo con autista con una guida che parla la lingua italiana se lo si ritiene opportuno, per completare le visite della città e per gli acquisti. Dopo cena ci si trasferisce all’aeroporto internazionale da dove la gran parte dei voli per l’Europa parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. 16°g. Volo Delhi – Italia.
India Himalaia: Spiti e Lahaul, note generali
Presentazione Amitaba organizza viaggi in Spiti e Lahaul fin dall’inizio dell'attività, mettendo a disposizione le proprie esperienze e competenze per realizzare ogni possibile itinerario. Si possono predisporre dei fantastici itinerari di esplorazione culturale, che non richiedono percorsi a piedi, accessibili a tutti coloro che hanno un certo spirito di adattamento. Nel periodo estivo vengono anche organizzati viaggi con accompagnatore (vedi Viaggi in partenza). Per chi ama invece camminare sono possibili un gran numero di percorsi, tutti piuttosto impegnativi, che collegano Il Lahaul allo Zanskar ed al Rupshu (Ladakh) od anche eventualmente ad ovest verso la regione di Kishtwar, dallo Spiti si dipartono sentieri per il Rupshu e, attraverso l’impervia catena del Pin Parbati, per la regione di Manali. Una piccola nota: per il transito in alcune aree dello Spiti e del Kinnaur sono necessari dei permessi rilasciati dalle autorità locali indiane a causa della vicinanza del confine con il Tibet ad occupazione cinese; un aspetto burocratico di cui si occupa Amitaba. Per informazioni di carattere generale si consiglia di consultare anche la pagina Spiti e Lahaul; per informazioni tecniche sull’alta quota e l’attrezzatura necessaria consultare la pagina Viaggiare nell'Himalaia indiano. ITINERARI SUGGERITI Nel sito sono illustrati dettagliatamente due programmi di durata diversa che prevedono un’attenta esplorazione culturale dello Spiti. Questi itinerari partono dalle pianure gangetiche a sud e giungono fino alla valle dell’Indo in Ladakh, tenendo conto del fattore di acclimatazione necessario per raggiungere senza inconvenienti le alte quote dello Spiti e dei territori successivi. Se si preferisce, possono essere svolti nella direzione contraria, partendo da nord: il programma Mondi tibetani dell’India ha una durata che va da 19 a 23 giorni, con un percorso molto completo che include anche il Kinnaur e l’esplorazione dell’altopiano del Rupshu; Dallo Spiti al Ladakh è un percorso che richiede da 14 a 16 giorni e prevede la visita completa dello Spiti. Viene illustrata anche un’opzione di visita che porta in Spiti accedendo dal passo del Kunzum, tralasciando l’attraversamento del Kinnaur. Se non si desidera fare la traversata fino alla valle dell’Indo si possono seguire le parti iniziali di questi programmi fino a Keylong, centro principale del Lahaul, e rientrare dal passo del Rothang a Manali tornando da qui verso le pianure gangetiche a Chandigarh e Delhi. Per necessità di contenimento dei tempi è anche possibile raggiungere Manali direttamente da Kaza, il paese principale dello Spiti, con un lungo giorno di guida. Questi programmi sono esempi ben ragionati su come eseguire una visita nel modo migliore; in funzione degli interessi e della disponibilità di tempo di ciascuno Amitaba può predisporre itinerari “su misura”, che possono anche includere delle parti di trekking. MODALITÀ DI UN VIAGGIO IN SPITI E LAHAUL In Lahaul e Spiti non ci sono hotel con le “stelle”. Si trovano alberghetti di qualità accettabile a Keylong e in tutte le altre località si pernotta in locande o in tenda. Chi non vuole utilizzare la tenda e dormire nei villaggi deve essere particolarmente adattabile e potrà sostare in un numero limitato di località. Per la mancanza di strutture o per la loro inadeguatezza Amitaba normalmente organizza i viaggi in queste regioni portando l’attrezzatura per i campi mobili, per poter scegliere una modulazione dei percorsi utilizzando le locande dove conviene, ma che non sia vincolata ai pochi punti si sosta disponibili; molte locande tra l’altro non sono prenotabili con affidabilità: vige sovente l’abitudine del “primo arrivato meglio servito”, per cui si potrebbe anche rischiare di dormire in macchina… Per i campi mobili si utilizzano tende a due posti, usufruibili anche singolarmente, una tenda comune per i pasti e la convivialità con tavolo e sedie, tenda separata per la cucina e tende per i servizi; per lavarsi si usufruisce di acqua calda preparata nei secchi. Il montaggio dei campi è curato dai nostri assistenti e si dispone di cuochi ben collaudati per la cucina; il materiale e il personale viaggiano su di un veicolo ausiliario e giungono ai punti di sosta prescelti in tempo per predisporre tutto quanto mentre si eseguono le visite. Ai viaggiatori si richiede solo il proprio sacco a pelo. Un viaggio in queste regioni richiede un buon senso di adattabilità, non tutti sono abituati ad una vita piuttosto semplice e spartana. Per chi è pronto, questo aspetto regala un bel sapore di avventura. Con l’utilizzo dei campi si ha poi un grande vantaggio: la capacità di visitare adeguatamente luoghi anche remoti e non normalmente raggiunti. Amitaba ha sperimentato con successo la partecipazione a questo tipo di viaggio anche di persone che non avevano avuto precedenti esperienze, ma partite consapevoli e con una buona motivazione. Per i trasporti oltre Shimla o Manali e partendo da Leh si utilizzano veicoli tipo jeep, come la Tata o la Toyota indiana. A Leh si arriva solitamente in volo e per raggiungere Shimla o Manali da Delhi si utilizzano veicoli privati dotati di aria condizionata; a Shimla si può giungere anche in treno, utilizzando nell’ultimo tratto tra Kalka e Shimla un trenino del periodo coloniale.
India Himalaia Spiti e Ladakh: da Shimla a Leh
Viaggio di 14 giorni
Questo programma è una versione più breve del I mondi tibetani dell’India, che si concentra principalmente nella regione dello Spiti e non prevede la visita dei laghi del Rupshu. Partendo dalle pianure dell’India si entra nelle regioni himalaiane dell’Himachal Pradesh attraverso il Kinnaur giungendo nella remota valle dello Spiti, a ridosso del Tibet, un territorio storicamente parte del mitico regno di Gughe. Dopo la visita dello Spiti si transita dal Lahaul e proseguendo verso nord si percorre il territorio nomadico dell’altopiano del Rupshu fino alla valle dell’Indo in Ladakh. Il viaggio richiede un buono spirito di adattamento e dimestichezza con la vita in ambienti molto semplici. Tuttavia, non è necessario fare percorsi a piedi, fatte salvo delle brevi ed opzionali escursioni. È quindi perfetto per chi desidera un’esperienza fortemente culturale che offra anche un genuino senso di avventura.       Arrivare in Spiti da Manali L’itinerario non presenta pericoli, ma è soggetto ad un rischio operativo dato dalle frequenti frane nell’alto Sutlej, tra Kinnaur e Spiti, che in particolare nel periodo monsonico possono bloccare la strada anche per diversi giorni. È un fattore che va tenuto presente; se dovesse capitare questa sfortuna l’unica alternativa per recarsi in Spiti è andare da Delhi a Manali con una lunga giornata di guida, che può essere resa più comoda se, invece di sostare una notte a Delhi all’arrivo, si raggiunge subito Chandigarh e da qui si prosegue il giorno successivo per Manali. Si valica quindi il passo del Rothang e si risale il corso del fiume Chandra fino al passo del Kunzum che porta in Spiti arrivando fino a Kaza, la “capitale”; da Manali si impiegano da 8 a 12 ore di guida, in funzione delle condizioni della strada. Così facendo, dovendo poi proseguire verso nord, si dovrà passare una seconda volta dal passo del Kunzum (…con un percorso così bello per cui non è una cosa poi così tremenda!). Una volta raggiunto lo Spiti si effettuano le visite in un ordine diverso rispetto al programma che si seguirebbe arrivando da Shimla, spingendosi fino a Tilasangh, non lontano dalla confluenza dei fiumi Spiti e Sutlej. L’itinerario così delineato richiede in tutto 14 giorni; se si dispone di più tempo si possono aggiungere alcune interessanti soste o estendere il soggiorno in Ladakh. Il prospetto delle tappe suggerite con questa opzione è riportato sotto. Organizzazione del viaggio Per questo itinerario è necessario avere una guida che conosca bene il territorio. La maggior parte parla la lingua inglese ma se questo è un problema si possono utilizzare due persone, con una che faccia da interprete. È anche necessario predisporre dei permessi per il transito in alcune parti dello Spiti che vengono rilasciati dalle autorità locali; Amitaba si prende cura di questo dettaglio. L’unica località dove si trovano hotel anche di alto livello è la città di Delhi mentre a Shimla ed a Leh ci sono alberghi di buona qualità; se si segue il percorso via Manali, anche qui ed a Chandigarh la qualità degli alloggi è buona. Per tutte le altre soste non si dispone di hotel, e si pernotta in locande o in tenda. Le locande che si utilizzano sono le migliori disponibili, il criterio di scelta sono pulizia ed igiene, ma sono sempre molto spartane. Dove è necessario, per la mancanza di strutture o per la loro inadeguatezza, si usano le tende, che vengono trasportate con tutta l’attrezzatura necessaria. Amitaba provvede a fornire tutto, ad eccezione del sacco a pelo. In funzione del numero di partecipanti oltre alla guida si ha al seguito un cuoco (se si è solo in 2 o 3 si può reperire una guida che svolga, quando è necessario, questo ruolo) e, se si è in più persone, degli assistenti. Il viaggiatore non deve quindi preoccuparsi degli aspetti pratici (montaggio/smontaggio del campo, cucina). Il viaggio, al di fuori di Delhi, viene sempre organizzato includendo i pasti. Per gli spostamenti da Shimla a Leh si utilizzano veicoli tipo jeep, come la Tata o la Toyota indiana; per giungere a Shimla, se non si andasse in treno, e per gli spostamenti a Delhi si utilizza un veicolo privato dotato di aria condizionata. Da Leh a Delhi si utilizza un volo interno indiano. Il viaggio richiede un buon senso di adattabilità, non tutti sono abituati ad una vita piuttosto semplice e spartana. Per chi è pronto, questo aspetto regala all’itinerario un bel sapore di avventura. Con l’utilizzo dei campi si ha poi un grande vantaggio: la capacità di visitare adeguatamente luoghi anche remoti e difficilemente raggiunti. Amitaba ha sperimentato con successo la partecipazione a questo tipo di viaggio anche di persone che non avevano avuto precedenti esperienze, ma partite consapevoli e con una buona motivazione. Il costo del viaggio non è riportato perché varia in funzione del numero dei partecipanti, del tipo di servizi richiesti e del costo dei voli; sarà nostra cura fornire una valutazione economica in tempi brevi. Tutti i viaggi sono coperti da assicurazione. Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel.: 02 33614196   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Italia - Delhi Per il volo si può scegliere tra un gran numero di compagnie aeree; per orari e costi contattare Amitaba. All’arrivo si viene ricevuti dal corrispondente indiano di Amitaba e dalla guida; trasferimento in hotel. 2°g. Delhi Nella giornata di oggi si prevede una visita guidata della città, che potrà essere completa o più breve in funzione sia dell’orario di arrivo che del gradimento dei partecipanti. I siti toccati da una visita classica sono il Forte Rosso, che fu il palazzo degli imperatori musulmani, la moschea di Jama Masjit, costruita in classico stile mughal, la tomba di Humayun, del XVI secolo, considerato il mausoleo precursore del Taj Mahal, il Qutab Minar, una torre alta 75 metri dalle stupefacenti proporzioni edificata tra il XII e il XIII secolo, l’India Gate, simbolo dell’India moderna, ed il mausoleo di Gandi, dove una lastra di marmo nero segna il punto della sua cremazione, un luogo molto venerato, nel cuore di tutti gli indiani. 3°g. Delhi – Kalka – Shimla (2130 mt) Partenza di prima mattina in treno per Kalka, da dove, con il trenino coloniale del Raj, ci si reca a Shimla (2130 mt), vecchia capitale del Raj britannico che conserva ancora molti edifici di stile coloniale. Sistemazione e cena in albergo. 4°g. Shimla - Rampur (924 mt) – Sarahan (2300 mt) Partenza con le jeep che trasportano anche l’occorrente per fare i campi. La strada inizialmente segue le creste dei monti, per poi raggiungere il fiume Sutlej. Si entra nella valle di Rampur e quindi si sale al villaggio di Sarahan, dove è situato il tempio induista di Bhimakali, un esempio eccellente della tipica architettura locale. A Sarahan si può pernottare in una locanda a pochi metri dal tempio o eventualmente in tenda. La tappa è di 194 km. 5°g. Sarahan – Rekong Peo (2290 mt) – Kalpa Tornati al fiume Sutlej se ne risale il corso vorticoso fino a Rekong Peo e da qui si sale al panoramicissimo villaggio di Kalpa, da dove si gode di una grandiosa visuale sul Kinnaur Kailash, considerato la dimora invernale di Shiva. Kalpa è un grazioso villaggio con il tipico carattere del Kinnaur, con le costruzioni miste di legno e pietra, e vi si trova un interessante complesso templare. Pernottamento in un semplice alberghetto; tappa di circa 110 km. 6°g. Kalpa – Nako (3600 mt) Da Kalpa si ridiscende al fiume Sutlej. Si sosta a Ribba per visitare l’antico monastero; superata Morag, dove in circa un’ora e mezza a piedi dal fiume chi lo desidera può salire al villaggio che ha un piccolo monastero, si arriva alla confluenza col fiume Spiti e si inizia a risalirne il corso. Con un’escursione a piedi di circa 1 km ci si può recare al monastero di Tilasangh, dove si dice che ad una statua crescano i capelli. Al bellissimo villaggio di Nako si pone il campo nei pressi del monastero di scuola Drukpa, che risale all’XI secolo. La tappa è circa 105 km. 7°g. Nako – Tabo (3050 mt) Oltre Nako ci si reca al monastero di Chango, situato su una spalla che domina il fiume. A Tabo l’antico Gompa, intatto dai tempi del grande santo tibetano Rinchen Zangpo che ne curò l’attuale disposizione, per l’ineguagliabile bellezza di statue ed affreschi è considerato l’ "Ajanta dell’Himalaia". Tabo è una perla anche per la potente energia spirituale che lo permea. Si pernotta in una locanda tibetana o in tenda; tappa di circa 80 km. 8°g. Tabo – Dankhar (3890 mt) – Lhalung (3950 mt) Con la jeep si raggiunge il colle dove è appollaiato l’antico monastero di Dankhar, tra monti coperti di ghiacci, che domina la confluenza dei fiumi Pin e Spiti. Una valle laterale porta poi a Lhalung, un bel villaggio il cui Gompa, anch’esso antico di circa 1000 anni, contiene sculture lignee e dipinti stupendi. Per chi lo desidera, è possibile raggiungere Lhalung a piedi in circa 3 o 4 ore da Dankhar, seguendo un sentiero che passa a mezza costa sopra l’ampia valle dello Spiti. Si pernotta in tenda o nella casa di una famiglia tibetana; tappa di circa 72 km. 9°g. Lhalung – Kungri (3520 mt) – Kaza (3600 mt) Si risale per un tratto la valle del Pin, porta di accesso di una delle zone più selvagge dell’Himalaia indiano, ed a Kungri si visitano i due antichi Lhakhang, che contengono antichissime statue lignee di divinità tantriche rappresentate in unione mistica; i due tempietti sono oggi parte di un grande complesso monastico. Tornati al fiume Spiti in breve si arriva a Kaza, "capitale" dello Spiti, dove ci si sistema in una locanda; una tappa di circa 72 km. Nel pomeriggio ci si reca al monastero di Ki (4116 mt), il principale dello Spiti, dove nel 2000 S.S. il XIV Dalai Lama ha tenuto la grande iniziazione tantrica di Kalachakra. Da Ki si prosegue per Kibber (4205 mt), dove si trova un magico giardino con i resti di un grande Lama; questo interessante villaggio sui bordi dell’altopiano, è tra i più alti luoghi permanentemente abitati dell’Himalaia. 10°g. Kaza Escursione a Thag Yud sui monti ad est di Kaza, l’unico Gompa di scuola Sakya della regione. Salendo alti sulla vallata e oltre una profonda gola si transita dal villaggio di Comic, dove si trova anche un bel tempio, e proseguendo tra panorami grandiosi si giunge al monastero, situato in una posizione di bellezza incredibile tra i possenti monti dello Spiti, un luogo spiritualmente vivissimo. 11°g. Kaza - passo di Kunzum (4551 mt) – Keylong (3350 mt) Lasciata Kaza si risale la parte più alta del corso del fiume Spiti arrivando allo spettacolare passo del Kunzum, che si apre sul Lahaul. Seguendo il fiume Chandra si entra in questa nuova regione, che presenta un ambiente molto selvaggio e un po’ più arboreo, dove i ghiacciai giungono fino al fondovalle e le montagne turrite sembrano delle magiche cittadelle sospese nel cielo. Sotto il passo del Rothang ci si congiunge alla strada che giunge da Manali, che si seguirà da qui fino in Ladakh. Prima di giungere a destinazione ci si reca a Khardong Gompa, il monastero principale della vallata di Keylong. Si alloggia in un semplice albergo; la tappa è di circa 210 km, inclusa la deviazione per il monastero. 12°g. Keylong – Pang (4400 mt c.a.) Prima di lasciare la piccola cittadina, “capitale” del Lahaul, ci si reca a Lapchang Gompa. Si parte quindi per il passo del Baralacha (4883 mt) entrando nel Rupshu. La discesa dal passo è breve, perché ora si è giunti sull’altopiano, dove le quote minime superano i 4000 mt; in questo deserto d’alta quota i colori sono vividi, l’aria purissima. Superata la zona di Sarchu si valica il Lachlung La (5060 mt) arrivando a Pang, dove si sosta per la notte in tenda o, per chi preferisce, ci sono degli “hotel tendati” gestiti da persone del Ladakh. 13°g. Pang – Leh (3500 mt) Si prosegue verso nord valicando il passo del Taklang (5328 mt) e si transita dal villaggio di Gya, con un monastero su una rupe tra le rovine di un grande forte che cingeva le creste ardite della montagna. Raggiunto l’Indo ci si reca a Hemis, il principale monastero di scuola Kagyupa del Ladakh, importante meta di pellegrinaggi che ospita una ricca collezione di tanka di scuola Drukpa, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Terminata la visita in breve tempo si arriva a Leh, dove si alloggia in un comodo albergo; la tappa è di 185 km. 14°g. Leh Esplorazione di Leh, passeggiando fino al monastero di Sankar e visitando il castello e Tsemo Gompa. Si potrà anche dedicare del tempo agli acquisti nei bei negozietti e mercatini della cittadina. In alternativa si possono anche eseguire delle visite ai monasteri più vicini (Tikse, Phyang, ecc.). 15°g. Leh – Delhi I voli per Delhi partono al mattino presto; all’arrivo, accoglienza da parte del corrispondente indiano di Amitaba. Si può scegliere se disporre di una stanza in un hotel da utilizzare per la giornata o di un veicolo con autista, e, se lo si ritiene opportuno, anche una guida che parla la lingua italiana, per completare le visite della città e per gli acquisti. Dopo cena ci si trasferisce all’aeroporto internazionale, da dove la gran parte dei voli per l’Europa parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. 16°g. Volo Delhi - Italia
India Himalaia Spiti, Rupshu e Ladakh: Mondi tibetani
Viaggio di 19 - 23 giorni
Si tratta di un vero “viaggio”, non un percorso turistico, che porta a contatto con le popolazioni gentili ed ospitali di questa magnifica parte del mondo, offrendo una visione completa anche dei diversi ambienti naturali di questa vasta area dell’Himalaia: dalle profonde vallate ricche di foreste ai deserti d’alta quota trans himalaiani, dove tra le pasture degli yak i candidi ghiacci di monti che sfiorano le stelle si specchiano nelle acque di laghi turchesi. Il viaggio richiede un buon spirito di adattamento e dimestichezza con la vita in ambienti molto semplici. Tuttavia, non è necessario fare dei percorsi a piedi, fatte salvo delle brevi ed opzionali escursioni. È quindi perfetto per chi ama un’esperienza fortemente culturale che offra anche un genuino senso di avventura.       Durata del viaggio e note sul percorso Il percorso che viene illustrato è completo, tocca tutti i siti di maggior interesse senza però dilungarsi in modo eccessivo. Se si ha la fortuna di avere maggior tempo a disposizione si possono includere dei giorni di sosta nel Kinnaur, in Spiti, in Lahaul o in Rupshu, approfondendo ulteriormente la conoscenza del territorio: Amitaba è a disposizione per fornire validi consigli adatti agli interessi di ciascuno. Il viaggio può essere esteso anche ampliando l’esplorazione al Ladakh, meta di questa grande traversata; per dei suggerimenti si possono consultare le pagine che trattano questa regione, ad esempio le possibilità offerte dalle escursioni nella zona di Leh. Se si ha la necessità di contenere un poco i tempi è possibile rinunciare a delle visite, senza perdere quanto si possa ritenere ‘irrinunciabile’. Ad esempio, l’itinerario può essere ben eseguito in 21 giorni se non si esplora la valle di Sangla in Kinnaur, recandosi così direttamente da Sarahan a Kalpa; e sostando a Kaza solo una giornata, visitando Ki Gompa e Kibber nel giorno dell’arrivo senza spingersi fino a Tashigan. Se si volesse ridurre il percorso a 19 giorni, il consiglio è di sostare una sola notte a Keylong visitando ad esempio Khardong Gompa il giorno dell’arrivo e Lapchang il mattino prima di partire per Sarchu; e di andare da Tso Moriri direttamente a Leh. Il programma “Dallo Spiti al Ladakh” illustra invece come si possa eseguire questa traversata himalaiana utilizzando da 14 a 16 giorni, rinunciando chiaramente ad alcune parti. È possibile svolgere il medesimo viaggio nella direzione contraria, arrivando a Leh in volo ed attraversando l’Himalaia fino alle pianure. La maggior parte dei viaggiatori preferisce lo schema suggerito perché rende l’acclimatazione più facile, con un incremento di quota graduale. Un’altra considerazione di molti è l’aspetto ambientale, il piacere di godere passo per passo della transizione culturale e climatica che si sperimenta partendo da Delhi via terra, e, oltre le pianure, scoprire l’Himalaia fin dalle prime propaggini. Arrivare in Spiti da Manali L’itinerario non presenta pericoli, ma è soggetto al rischio dato dalle frequenti frane nell’alto Sutlej, tra Kinnaur e Spiti, che in particolare nel periodo monsonico possono bloccare la strada anche per diversi giorni. È un fattore che va tenuto presente; se dovesse capitare questa sfortuna l’unica alternativa è visitare la parte del Kinnaur fin dove possibile, quindi rientrare a Shimla e da qui raggiungere Manali (un giorno di guida) e procedere per lo Spiti dal passo del Rothang. Così facendo, dovendo poi proseguire verso nord, si attraversa per due volte il passo del Kunzum tra lo Spiti ed il Lahaul (…con un percorso così bello e piacevole!). È comunque l’unica alternativa se non si vuole rinunciare allo Spiti. Negli anni scorsi quando la strada del Sutlej è rimasta bloccata si è preferito non andare a Shimla ed in Kinnaur, e si è raggiunto lo Spiti direttamente via Manali, ridisegnando in modo opportuno l’itinerario. Monti tibetani dell'india: dalle pianure gangetiche alla Valle dell'Indo Kinnaur Il viaggio parte dalle calde ed umide pianure dell’India; per raggiungere Shimla, capitale coloniale estiva alle porte dell’Himalaia, si utilizza il vecchio trenino del Raj che da Kalka si inerpica lungo le creste dei monti fino a questa cittadina creata dagli inglesi per sfuggire alla calura delle pianure. Oltre Shimla risalendo il fiume Sutlej si aprono le valli del Kinnaur, un antico regno tra monti ancora arborei, punto di transizione tra la cultura induista e buddista; l’architettura è caratteristica, con un uso misto di pietra e legno, anche finemente intagliato. Spicca il tempio di Bhimakali. A Kalpa, la vecchia capitale, gli indù scrutano le cime glaciali del Kinnaur Kailash, una montagna sacra che ricorda la forma del mitico Kailash e supera i 6000 metri: secondo alcuni questa è la dimora invernale di Shiva! Proseguendo lungo la profonda gola del Sutlej si lasciano alle spalle le foreste; a Ribba si trova il primo tempio tibetano storicamente significativo, antico di mille anni. La torre di Morag segnala la vicinanza dello Spiti, a pochi passi dal confine con il Tibet. Spiti L’ingresso in questa nuova regione completa la metamorfosi delle popolazioni e del territorio: si è ormai giunti nel deserto d’alta quota, valli profondissime dai colori contrastati, una vastità impossibile da riprodurre in fotografia, dove dimorano genti di lingua e tradizioni tibetane. Prima Nako, poi Tabo, dove si respira ancora la presenza dell’antico regno di Gughe. A Tabo ci si sofferma nella visita di un tempio rimasto intatto dai tempi del santo che ne ha voluto curare ogni dettaglio, il grande Rinchen Zangpo. Egli volle dare forma tridimensionale al nostro essere interiore, esponendone ogni simbolo; anche solo questo luogo merita l’intero viaggio, gli amanti dell’arte chiamano questo storico capolavoro l’ ”Ajanta dell’Himalaia”. Oltre il monastero di Dankhar, sospeso tra terra e cielo, si giunge alla piana di Kaza, "capitale" dello Spiti, ed al monastero di Ki, dove nel 2000 si è svolta l’iniziazione di Kalachakra. Lahaul Si lascia lo Spiti valicando il Kunzum La, di 4551 mt. Dall’Italia questo passo sembra eccessivamente alto; in Himalaia, grazie anche alla progressiva acclimatazione consentita dall’itinerario, la quota sembrerà normale, seppur non abituale come per un pastore Khampa! Una breve deviazione porta a Chandra Tal, il "Lago delle luna", dove si pone un campo per godere dell’incredibile bellezza naturale; la strada prosegue in un ambiente molto selvaggio, tra montagne turrite di granito e ghiacciai, entrando nel Lahaul. La zona giova di una maggiore umidità rispetto allo Spiti, e per un tratto si osserva un po’ di verde sui pendii. Si sosta a Keylong, la "capitale", dove si possono visitare degli interessanti monasteri, di cui il più importante è Kardong Gompa. Rupshu Oltre il passo del Baracha (4883 mt) - si apre il territorio magico dei deserti dell’altopiano, e la stupenda traversata che porta ai laghi di Kar e Kyagar, dove spesso si avvistano i Kyang - i cavalli selvaggi del Tibet - e tanti altri animali, tra cui numerosissime marmotte, che condividono i vasti spazi con gli yak e le poche tende dei nomadi. Non è raro osservare le aquile che veleggiano nel cielo. Quassù nel Rupshu siamo nel mondo dei nomadi tibetani di stirpe Khampa, genti libere e tenaci che abitano un mondo lunare. Giunti al "Lago delle montagne", Tso Moriri, con il solitario monastero di Korzok, si pone il campo; anche chi è in viaggio si sente ora un po’ nomade, almeno per un poco! Raggiunta la valle dell’Indo, si entra nel cuore del Ladakh, il Piccolo Tibet. Si visitano i monasteri più famosi, come Hemis, ed altri meno noti ma carichi di energia spirituale. Dall’aereo che lascia Leh, si avrà già voglia di tornare… Organizzazione del viaggio Per questo itinerario è necessario avere una guida che conosca bene il territorio. La maggior parte di queste parla la lingua inglese; se questo è un problema si possono utilizzare due persone, di cui una che fa da interprete. È anche necessario predisporre dei permessi per il transito in alcune parti dello Spiti che vengono rilasciati dalle autorità locali; Amitaba si prende cura di questo dettaglio. L’unica località dove si trovano hotel anche molto lussuosi è la città di Delhi, e a Shimla e Leh ci sono alberghi di buona qualità. Per tutte le altre soste non si dispone di hotel, e si pernotta in locande o in tenda. Le locande che si utilizzano sono le migliori disponibili, il criterio di scelta sono pulizia ed igiene, ma sono sempre molto spartane. Dove è necessario, per la mancanza di strutture o per la loro inadeguatezza, si usano le tende che vengono trasportate con tutta ’attrezzatura necessaria. Amitaba provvede a fornire il tutto, ad eccezione del sacco a pelo. In funzione del numero di partecipanti oltre alla guida si ha al seguito un cuoco (se si è solo in 2 o 3 si può reperire una guida che svolga, quando è necessario, questo ruolo) e, se si è in più persone, degli assistenti. Il viaggiatore non deve quindi preoccuparsi degli aspetti pratici (montaggio/smontaggio del campo, cucina). Il viaggio, quantomeno oltre Shimla, viene sempre organizzato includendo i pasti. Per gli spostamenti da Shimla a Leh si utilizzano veicoli tipo jeep, come la Tata o la Toyota indiana; per giungere a Shimla, se non si andasse in treno, e per gli spostamenti a Delhi si utilizza un veicolo privato dotato di aria condizionata. Da Leh a Delhi si utilizza un volo interno indiano. Il viaggio richiede un buon senso di adattabilità, non tutti sono abituati ad una vita piuttosto semplice e spartana. Per chi è pronto, questo aspetto regala all’itinerario, già di per sé assolutamente entusiasmante, un bel sapore di avventura. Con l’utilizzo dei campi si ha poi un grande vantaggio: la capacità di visitare adeguatamente luoghi anche remoti e difcilmente raggiunti. Amitaba ha sperimentato con successo la partecipazione a questo tipo di viaggio anche di persone che non avevano avuto precedenti esperienze, ma partite consapevoli e con una buona motivazione. Il costo non è riportato perché varia in funzione del numero dei partecipanti, del tipo di servizi richiesti e del costo dei voli; sarà nostra cura fornire una valutazione economica in tempi brevi. Tutti i viaggi sono coperti da assicurazione. Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel.: 02 33614196   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Italia - Delhi Per il volo si può scegliere tra un gran numero di compagnie aeree; per orari e costi contattare Amitaba. All’arrivo si viene ricevuti dal corrispondente indiano di Amitaba e dalla guida; trasferimento in hotel. 2°g. Delhi Nella giornata di oggi si prevede una visita guidata della città, che potrà essere completa o più breve in funzione sia dell’orario di arrivo che del gradimento dei partecipanti. I siti toccati da una visita classica sono il Forte Rosso, che fu il palazzo degli imperatori musulmani, la moschea di Jama Masjit, costruita in classico stile mughal, la tomba di Humayun, del XVI secolo, considerato il mausoleo precursore del Taj Mahal, il Qutab Minar, una torre alta 75 metri dalle stupefacenti proporzioni edificata tra il XII e il XIII secolo, l’India Gate, simbolo dell’India moderna, ed il mausoleo di Gandi, dove una lastra di marmo nero segna il punto della sua cremazione, un luogo molto venerato, nel cuore di tutti gli indiani. 3°g. Delhi – Kalka – Shimla (2130 mt) Partenza di prima mattina in treno per Kalka, da dove, con il trenino coloniale del Raj, ci si reca a Shimla (2130 mt), vecchia capitale del Raj britannico che conserva ancora molti edifici in stile coloniale. Sistemazione e cena in albergo. 4°g. Shimla - Rampur (924 mt) – Sarahan (2300 mt) Partenza con le jeep che trasportano anche l’occorrente per fare i campi. La strada inizialmente segue le creste dei monti, per poi raggiungere il fiume Sutlej. Si entra nella valle di Rampur e quindi si sale al villaggio di Sarahan, dove è situato il tempio induista di Bhimakali, un esempio eccellente della tipica architettura locale. A Sarahan si può pernottare in una locanda a pochi metri dal tempio o eventualmente in tenda. La tappa è di 194 km. 5°g. Sarahan – Valle di Sangla Si torna verso il vorticoso fiume Sutlej e se ne risale il corso fino ad una valle posta sul lato orografico destro che porta a Sangla, un villaggio con molte case tradizionali tipiche e alcuni templi, tipiche costruzioni del Kinnaur. Proseguendo si arriva a Chitkul, un villaggio molto ben conservato, situato nel punto più alto della valle. Rientrati a Sangla, dove si alloggia in semplice albergo, si visita il forte di Kamru, capitale dell’antico regno di Bushahr, che si raggiunge con una breve passeggiata. 6°g. Valle di Sangla - Rekong Peo (2290 mt) – Kalpa (2960 mt) Si torna nella valle del Sutlej e se ne prosegue la risalita per un tratto fino a Rekong Peo, da dove si sale al panoramico villaggio di Kalpa posto sul versante occidentale della valle, da dove si gode di una grandiosa visuale sul Kinnaur Kailash, considerato una dimora invernale di Shiva. Kalpa è un grazioso villaggio con il tipico carattere del Kinnaur, con le costruzioni miste di legno e pietra, e vi si trova un interessante complesso templare. Pernottamento in un semplice albergo. 7°g. Kalpa – Nako (3600 mt) Da Kalpa si ridiscende al fiume Sutlej. Si sosta a Ribba per visitare l’antico monastero; superata Morag, dove in circa un’ora e mezza a piedi dal fiume chi lo desidera può salire al villaggio che ha un piccolo monastero, si arriva alla confluenza col fiume Spiti e si inizia a risalirne il corso. Con un’escursione a piedi di circa 1 km ci si può recare al monastero di Tilasangh, dove si dice che ad una statua crescano i capelli. Al bellissimo villaggio di Nako si pone il campo nei pressi del monastero di scuola Drukpa, che risale all’XI secolo. La tappa è circa 105 km. 8°g. Nako – Tabo (3050 mt) Oltre Nako ci si reca al monastero di Chango, situato su una spalla che domina il fiume. A Tabo l’antico Gompa, intatto dai tempi del grande santo tibetano Rinchen Zangpo che ne curò l’attuale disposizione, per l’ineguagliabile bellezza di statue ed affreschi è considerato l’ "Ajanta dell’Himalaia". Tabo è una perla anche per la potente energia spirituale che lo permea. Si pernotta in una locanda tibetana o in tenda; tappa di circa 80 km. 9°g. Tabo – Dankhar (3890 mt) – Lhalung (3950 mt) Con la jeep si raggiunge il colle dove è appollaiato l’antico monastero di Dankhar, tra monti coperti di ghiacci, che domina la confluenza dei fiumi Pin e Spiti. Una valle laterale porta poi a Lhalung, un bel villaggio il cui Gompa, anch’esso antico di circa 1000 anni, contiene sculture lignee e dipinti stupendi. Per chi lo desidera, è possibile raggiungere Lhalung a piedi in circa 3 o 4 ore da Dankhar, seguendo un sentiero che passa a mezza costa sopra l’ampia valle dello Spiti. Si pernotta in tenda o nella casa di una famiglia tibetana; tappa di circa 72 km. 10°g. Lhalung – Kungri (3520 mt) – Kaza (3600 mt) Si risale per un tratto la valle del Pin, porta di accesso di una delle zone più selvagge dell’Himalaia indiano, ed a Kungri si visitano i due antichi Lhakhang che contengono antichissime statue lignee di divinità tantriche rappresentate in unione mistica; i due tempietti sono oggi parte di un grande complesso monastico. Tornati al fiume Spiti in breve si arriva a Kaza, "capitale" dello Spiti, dove ci si sistema in una locanda; una tappa di circa 72 km. 11°g. Kaza Escursione al monastero di Ki (4116 mt), il principale dello Spiti, dove nel 2000 S.S. il XIV Dalai Lama ha tenuto la grande iniziazione tantrica di Kalachakra. Da Ki si prosegue per Kibber (4205 mt), dove si trova una fonte sacra in un giardino dove sono conservati i resti di un grande Lama, e per Tashigang (4400 mt). Questi interessanti villaggi, sui bordi dell’altopiano, sono tra i più alti luoghi permanentemente abitati dell’Himalaia. 12°g. Kaza Escursione a Thag Yud sui monti ad est di Kaza, l’unico Gompa di scuola Sakya della regione. Salendo alti sulla vallata e oltre una profonda gola si transita dal villaggio di Comic, dove si trova anche un bel tempio, e proseguendo tra panorami grandiosi si giunge al monastero, situato in una posizione di bellezza incredibile tra i possenti monti dello Spiti, un luogo spiritualmente vivissimo. 13°g. Kaza - passo di Kunzum (4551 mt) – lago di Chandra Tal (c.a. 4300 mt) Lasciata Kaza si risale la parte più alta del corso del fiume Spiti arrivando allo spettacolare passo del Kunzum, che si apre sul Lahaul. Con una breve deviazione si arriva nei pressi di Chandra Tal, il "Lago della luna", e si pone il campo; si percorrono in tutto circa 100 km. Da qui si raggiunge il lago a piedi in circa un’ora; per chi lo desidera, anche dal passo del Kunzum c’è un facile sentiero, molto panoramico, che segue il bordo orientale della valle arrivando senza particolari problemi al lago in circa tre ore. 14°g. Chandra Tal - Keylong (3350 mt) Seguendo il fiume Chandra si entra in Lahaul, attraverso un ambiente molto selvaggio e un po’ più arboreo, dove i ghiacciai giungono fino al fondovalle e le montagne turrite sembrano delle magiche cittadelle sospese nel cielo. Sotto il passo del Rothang ci si congiunge alla strada che giunge da Manali, che si seguirà da qui fino in Rupshu. Prima di giungere a destinazione si può eseguire un’escursione salendo a piedi all’antico tempio di Gurughantal, che secondo la tradizione fu fondato da Padmasambava, il secondo Buddha per i tibetani, che loro chiamano Guru Rimpoce. A Keylong si alloggia in un semplice albergo; la tappa è di circa 130 km. 15°g. Keylong Visita della cittadina, “capitale” del Lahaul e dei monasteri appollaiati sui monti circostanti, di cui i più importanti sono Khardong e Lapchang. 16°g. Keylong – Sarchu (4200 mt) Superato il passo del Baralacha (4883 mt) si entra nel Rupshu; da questo passo un trekking di circa tre giorni porta al lago di Chandra Tal, dove si era sostato per un campo. La discesa dal passo è breve, perché ora si è giunti sull’altopiano, dove le quote minime superano i 4000 mt; in questo deserto d’alta quota i colori sono vividi, l’aria purissima. Si pone il campo presso una sorgente nel cuore del deserto d’alta quota; si percorrono circa 110 km. 17°g. Sarchu - Tso Kar (4600 mt c.a.) Valicato il Lachlung La (5060 mt) si supera il campo di Pang e lasciata la strada principale in breve si giunge al lago di Tso Kar, uno spettacolare percorso di circa 170 km. Il nome significa lago bianco, per via dei residui minerali che lo circondano e ne fanno risaltare il meraviglioso color turchese. Si pone il campo nei pressi del lago; nei dintorni si notano rare casupole, rifugio invernale dei nomadi; a volte è anche possibile ottenere dei cavalli dai nomadi Khampa per esplorare i dintorni. 18°g. Tso Kar – Korzok (Tso Moriri – 4500 mt c.a.) La tappa si sviluppa attraverso la zona più bella del Rupshu, regno dei nomadi Khampa. Oltre due facili passi, tra cui si trovano fonti sulfuree, si transita dal lago di Thatsang (conosciuto anche come Tso Kyagar). Con un po’ di fortuna si avvistano i Kyang, i cavalli selvaggi del Tibet; più comuni sono le marmotte ed anche le aquile. Giunti a Korzok, dove si trova un bel monastero, si pone il campo nei pressi del vasto lago di Tso Moriri: lungo 28 chilometri, e contornato da montagne che raggiungono i 6500 metri. Si percorrono circa 80 km. 19°g. Korzok – Mahe (3600 mt) – Hemis (3700 mt) Lasciato il lago di Tso Moriri si torna verso Tso Kyagar e oltre il passo si segue il torrente fino al fiume Indo a Mahe. Da qui si segue il corso del fiume finché si apre l’ampia valle che porta a Leh. Si pone il campo a Hemis, il monastero di scuola Kagyu principale del Ladakh, molto bello da visitare; la tappa è ci circa 200 km. 20°g. Hemis – Leh (3500 mt) Al mattino, possibilità di recarsi a piedi all’eremo di Kotsang. Prosecuzione lungo la sponda ovest dell’Indo con la visita dei monasteri di Stakna e Matho. Giunti a Leh, che dista solo circa 45 km, sistemazione in un comodo albergo. 21°g. Leh Esplorazione di Leh, passeggiando fino al monastero di Sankar e visitando il castello e Tsemo Gompa. Si potrà anche dedicare del tempo agli acquisti nei bei negozietti e mercatini della cittadina. In alternativa si possono anche visitare i monasteri più vicini (Tikse, Phyang, ecc.). 22°g. Leh – Delhi I voli per Delhi partono al mattino presto; all’arrivo, accoglienza da parte del corrispondente indiano di Amitaba. Si può scegliere se disporre di una stanza in un hotel da utilizzare per la giornata o di un veicolo con autista e, se lo si ritiene opportuno, anche una guida che parla la lingua italiana, per completare le visite della città e per gli acquisti. Dopo cena ci si trasferisce all’aeroporto internazionale, da dove la gran parte dei voli per l’Europa parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. 23°g. Volo Delhi - Italia Itinerario di 21 giorni 5°g. Sarahan - Kalpa 12°g. e 13°g. condensati in uno Itinerario di 19 giorni 15°g. Keylong - Sarchu 19°g. Tso Moriri - Leh
India Himalaia: Sikkim, note generali
Presentazione Amitaba organizza viaggi in Sikkim fin dall’inizio della propria attività e dispone di ottime guide locali ed autisti. Un viaggio attraverso le profonde valli del Sikkim si svolge in un ambiente botanico di grande interesse e varietà, passando dalle orchidee che crescono spontaneamente nel fondovalle alle foreste di rododendri delle creste, tra monti rigogliosi e gradevoli villaggi, una natura splendida impreziosita da alcuni stupendi monasteri buddisti. Su tutto domina l’imponente mole glaciale del Kanchendzonga, a cui è possibile avvicinarsi con due interessanti percorsi di trekking. Buona parte del territorio è oggi aperto al turismo, previo il rilascio di un permesso (che viene richiesto direttamente da Amitaba, sono quasi sempre ottenibili… dipende dal funzionario… necessarie due foto tessera all’ingresso nello stato). Si possono distinguere tre aree principali: la parte occidentale dove si trovano alcuni bei villaggi ed i monasteri più antichi, tra cui primeggiano Pemayangste, Sangachoeling e Tashinding. La zona centrale dove sono collocati il grande monastero di Rumtek e Gangtok, la capitale, che offre diversi punti di interesse. Le valli settentrionali dove le parti culturalmente più interessanti sono a breve distanza da Gangtok, con i siti di Kabi, Phensang, Phodrang e Labrang, mentre nel cuore delle montagne troviamo principalmente remoti villaggi immersi nella natura selvaggia. Le cittadine storiche di Darjeeling e Kalimpong, che originariamente erano parte del regno del Sikkim e furono cedute alla corona britannica, oggi sono inglobate nello stato indiano del Bengala: offrono una gradevolissima tappa d’ingresso e/o di uscita, essendo entrambe vicine all’aeroporto di Bagdogra, che è l’usuale punto di arrivo. CLIMA E TERRITORIO Un viaggio in Sikkim deve tener conto del clima: da fine maggio ad agosto per via delle forti piogge muoversi può risultare difficile oltre che scomodo. Un'altra considerazione importante nel pianificare un itinerario è che le strade sono spesso strette e tortuose, se pur non pericolose e quasi tutte asfaltate, e gli spostamenti richiedono quindi più tempo che in altre zone. Le sistemazioni alberghiere sono sempre quantomeno dignitose ed in alcuni centri si trovano anche hotel storici di una certa classe.
India Himalaia Sikkim: alle porte del Kanchendzonga
Viaggio di 9 giorni
Questo itinerario segue un ampio anello che, con opportune deviazioni, tocca i siti principali del Sikkim, includendo alcune mete meravigliose note ai conoscitori di questa regione himalaiana e anche le storiche cittadine collinari del Bengala. Il viaggio inizia da Delhi, da dove ci si reca in volo a Bagdogra e si prosegue per Kalimpong, un carinissimo centro steso sulle creste di colli rigogliosi che offre ancora il sapore del mondo coloniale, ricco di ricordi ma anche di monasteri buddisti tibetani molto attivi. Da Kalimpong si raggiunge Gangtok, la capitale del Sikkim posta a circa 2000 mt, nelle cui vicinanze è situato il monastero di Rumtek, il sito buddista principale della regione. A nord di Gangtok si visita l’area di Phodang, con villaggi e monasteri fuori dal tempo poco toccati dal turismo. Un piacevole trasferimento verso ovest porta poi a Tashiding e a Yuksom, l’antica capitale della regione; quindi a Pelling, dove tra una natura impareggiabile dominata dalle vette glaciali del Kanchendzonga si trovano gli interessantissimi monasteri di Sangacholing e Pemayangste. Si prosegue quindi verso sud visitando Darjeeling, una simpatica cittadina di origine coloniale ben posizionata sulla vetta dei monti, e da qui si rientra a Bagdogra tornando a Delhi in volo. Organizzazione del viaggio In Sikkim gli hotel sono di buona qualità con stanze dotate di servizi ed acqua calda; in alcune località si trovano anche degli ‘heritage hotel’ (alberghi di valore storico). Il cibo è principalmente indiano con anche pietanze di stile occidentale e le colazioni sono in stile europeo. Per i trasporti si utilizzano veicoli privati con autista; le strade sono piuttosto tortuose ma quasi tutte asfaltate: si viaggia tranquilli, senza fretta, avendo modo di gustare gli stupendi panorami di questa rigogliosa regione himalaiana. Le nostre guide locali e gli autisti parlano la lingua inglese. Per chi desidera una guida che parli l’italiano può essere reperita a Delhi; in questo caso è comunque utile avere con se anche una guida sikkimese perché difficilmente le guide indiane che parlano la nostra lingua conoscono bene queste aree. Il prezzo del viaggio non è riportato perché varia in funzione del numero dei partecipanti, del tipo di servizi richiesti e del costo dei voli; sarà nostra cura fornire una valutazione economica in tempi brevi. Tutti i viaggi sono coperti da assicurazione. Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel.: 02 33614196   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Italia - Delhi Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Lufthansa, Swiss, KLM, Jet o di altre compagnie scelte dai viaggiatori. Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente indiano di Amitaba e trasferimento in hotel. 2°g. Delhi - Bagdogra – Kalimpong Il volo per Bagdogra parte in mattinata ed impiega circa due ore; qui è in attesa dei partecipanti la guida sikkimese. Da Bagdogra si raggiungono i primi contrafforti himalaiani, densi di stupende foreste, arrivando con un percorso di circa 70 km a Kalimpong (1250 mt), dove sono disponibili diversi hotel anche storici. Si inizia a visitare la graziosa cittadina; per le luci della sera ci si reca al monastero di Zong Dog, un importante centro Nyingmapa fondato da Dudjom Rimpoce che contiene interessantissimi affreschi e un mandala tridimensionale. 3°g. Kalimpong – Gangtok Si completano le visite a Kalimpong con i monasteri di Tharpa Choeling, di scuola Ghelupa, che si raggiunge con una piacevole passeggiata, e di Thongsa, originariamente fondato dai bhutanesi nel 1692. Si parte quindi per Gangtok (2000 mt), un percorso che richiede circa 3 ore. Prima di giungere a destinazione ci si reca al monastero di Rumtek, importantissimo sito della scuola Karma Kagyu, forse il Gompa più celebre del Sikkim se pur non il più antico: vi si trovano diversi interessanti templi da visitare e lo Stupa d’oro che contiene il corpo del XVI Karmapa. La sua attuale reincarnazione, un monaco fuggito da Tsurphu in Tibet, non ha da parte dello stato indiano il permesso di installarvisi a causa del malumore dei cinesi e di rivalità dinastiche provocate da uno dei suoi ex discepoli. A Gangtok ci si sistema in hotel; vi sono diverse opzioni disponibili. 4°g. Gangtok Per chi lo desidera si prevede di recarsi sui monti sopra la cittadina per godere dell’alba sul Kanchendzonga. Dopo colazione si parte per un’escursione a nord di Gangtok, dove tra valli rigogliose sorgono bei villaggi e si trovano i monasteri di Kabi, Phodang, Phesang e Labrang. Tornati a Gangtok, ci si reca a visitare l’interessante monastero di Ngor, l’unico di scuola Sakya del Sikkim, ed il tempio di Enchey, il principale della cittadina, dove in una cappella alloggiano anche le divinità di protezione del luogo. 5°g. Gangtok – Yuksom Da Gangtok si attraversa la valle verso ovest risalendo al passo di Ravang (2200 mt); lungo la discesa si incontra il grazioso monastero Bon di Yungdrung Kundrak Ling, che contiene affreschi molto interessanti ed i cui monaci sono gentili e ben disposti a fornire delucidazioni in merito alla loro esoterica scuola. Si prosegue fino al fondovalle e si risale sul versante opposto arrivando all’imbocco del sentiero che porta in meno di un’ora al monastero Nyingmapa di Tashiding, uno dei siti più sacri del Sikkim, posto in una stupenda posizione panoramica in cima ad un colle, tra un mare di bandiere di preghiera, muri Mani e Chorten. Il paese di Yuksom non è molto distante e vi sono alcuni hotel disponibili, non lussuosi ma validi. La tappa richiede in tutto tra le 4 e le 5 ore di guida. 6°g. Yuksom - Pelling Raggiunta Pelling, con una piacevole passeggiata di circa 40 min. (è in fase di costruzione una strada d’accesso) si raggiunge il monastero Nyingmapa di Sangachoeling, costruito sulle falde di un monte che è un importante luogo di cremazione per la gente di etnia Lepcha e Bhutia, posto in una stupenda posizione con panorami sulle valli circostanti e sul Kanchendzonga. Successivamente ci si reca al monastero di Pemayangtse, anch’esso di scuola Nyingmapa, che risale all’inizio del XVIII secolo; contiene, tra le cose più interessanti, un modello tridimensionale di Zangtopelri, la terra pura dimora di Guru Rimpoce, che con i suoi sette livelli riempie fino al soffitto la stanza superiore del tempio principale. Completa la giornata la visita delle rovine del palazzo reale di Rabdentse. Sistemazione in hotel. 7°g. Pelling – Darjeeling La strada per Darjeeling (2100 mt) richiede circa 5 ore di guida attraverso un magnifico ambiente naturale dominato da imponenti foreste solcate da fiumi impetuosi. A Darjeeling si trovano diversi hotel, anche storici. Ci si reca a visitare il mercato, i siti principali, tra cui il monastero di Bhutia Busty, ed il museo himalaiano. 8°g. Darjeeling – Bagdogra – Delhi Al mattino chi lo desidera può recarsi a Tiger Hill per godere dell’alba sul Kanchendzonga. Lasciando Darjeeling si visita il monastero di Ghoom (Yogachoeling), spesso citato nella letteratura del Raj, che ospitò anche A. Govinda; si scende all’aeroporto di Bagdogra (90 km, circa 3 ore), dove si prende il volo per Delhi. A destinazione si viene ricevuti dal corrispondente di Amitaba e si avrà a disposizione un veicolo con autista per un giro in città. Dopo cena ci si trasferisce all’aeroporto internazionale da dove la gran parte dei voli per l’Europa parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. 9°g. Arrivo in Italia.
India Himalaia Sikkim, un percorso completo
Viaggio di 14 giorni
Con due settimane è possibile realizzare una visita dettagliata del Sikkim, che tocchi tutti i punti più interessanti includendo nella visita anche Calcutta e le cittadine collinari di Darjeeling e Kalimpong, che un tempo ne facevano parte ed ora sono nel territorio del Bengala. Avendo più tempo a disposizione, una possibile estensione eseguibile in 3 giorni porta oltre Podang e Labrang, proseguendo verso nord fino a Lachen e oltre ancora fino a Yumthang, nel cuore della catena del Chola. Si ricorda che in queste remote località le sistemazioni sono piuttosto spartane; l’interesse principale per spingersi fin lassù è sostanzialmente naturalistico. Le indicazioni per un viaggio più breve si trovano invece alla pagina Alle porte del Kanchendzonga. Per ulteriori informazioni sulla regione, Sikkim e Viaggi in Sikkim. Raggiunta dall’Italia Delhi e da qui Calcutta si prosegue per Bagdogra e Kalimpong, arrivando nell’area di Gangtok, l’interessante capitale del Sikkim. In questa regione è situato il monastero di Rumtek, sede del XVII Karmapa recentemente fuggito dal Tibet, e, a nord della capitale, si visita l’area di Podang dove si trovano alcuni splendidi monasteri fuori dal tempo poco toccati dal turismo, edificati in puro stile sikkimese. Prima di lasciare la zona ci si spinge fino al lago di Tsangu, incastonato tra i monti himalaiani, il punto più ad est accessibile ai visitatori. Un piacevole trasferimento verso ovest porta poi a Yungdruling, Tashiding e Yuksom, l’antica capitale della regione, con il Gompa di Dubdi. Proseguendo ci si reca al lago sacro di Kancheopari, conosciuto come il “lago che esaudisce i desideri”, dove sui monti circostanti si trovano anche alcuni luoghi di ritiro, ed a Pelling, dove tra una natura impareggiabile in vista delle vette glaciali del Kanchendzonga, si trovano gli importanti monasteri di Sangacholing e Pemayangste. Si prosegue quindi verso sud sostando a Darjeeling, una celebre e simpatica cittadina di origine coloniale ben posizionata sulla vetta dei monti; da qui si rientra a Bagdogra tornando a Delhi in volo. Organizzazione del viaggio In Sikkim gli hotel sono di buona qualità con stanze dotate di servizi ed acqua calda; in alcune località si trovano anche degli ‘heritage hotel’ (alberghi di valore storico). Il cibo è principalmente indiano con anche pietanze di stile occidentale e le colazioni sono in stile europeo. Per i trasporti si utilizzano veicoli privati con autista; le strade sono piuttosto tortuose ma quasi tutte asfaltate: si viaggia tranquilli, senza fretta, avendo modo di gustare gli stupendi panorami di questa rigogliosa regione himalaiana. Le nostre guide locali e gli autisti parlano la lingua inglese. Per chi desidera una guida che parli l’italiano può essere reperita a Delhi; in questo caso è comunque utile avere con se anche una guida sikkimese perché difficilmente le guide indiane che parlano la nostra lingua conoscono bene queste aree. Il prezzo del viaggio non è riportato perché varia in funzione del numero dei partecipanti, del tipo di servizi richiesti e del costo dei voli; sarà nostra cura fornire una valutazione economica in tempi brevi. Tutti i viaggi sono coperti da assicurazione. Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel.: 02 33614196   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Italia – Delhi Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Lufthansa, Swiss, KLM, Jet o di altre compagnie scelte dai viaggiatori. Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente indiano di Amitaba e trasferimento in hotel. 2°g. Delhi – Calcutta Si parte in volo per Calcutta, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba; sistemazione in hotel. Si dedica il pomeriggio alle visite della città, con il Victoria Memorial e il Museo; un punto di grande interesse è la casa di Madre Teresa. Tempo permettendo, si consiglia di recarsi anche al tempio di Kali ed al tempio jainista. 3°g. Calcutta – Bagdogra – Kalimpong Il breve volo per Bagdogra parte in mattinata ed impiega circa due ore; qui è in attesa dei partecipanti la guida sikkimese. Da Bagdogra si raggiungono i primi contrafforti himalaiani, densi di stupende foreste, arrivando con un percorso di circa 70 km a Kalimpong (1250 mt), dove sono disponibili diversi hotel anche storici. Si inizia a visitare la graziosa cittadina; per le luci della sera ci si reca al monastero di Zong Dog, un importante centro Nyingmapa fondato da Dudjom Rimpoce che contiene interessantissimi affreschi e un mandala tridimensionale. 4°g. Kalimpong – Gangtok Si completano le visite a Kalimpong con i monasteri di Tharpa Choeling, di scuola Ghelupa, che si raggiunge con una piacevole passeggiata, e di Thongsa, originariamente fondato dai bhutanesi nel 1692. Si parte quindi per Gangtok (2000 mt), un percorso che richiede circa 3 ore. Prima di giungere a destinazione ci si reca al monastero di Rumtek, importantissimo sito della scuola Karma Kagyu, forse il Gompa più celebre del Sikkim se pur non il più antico: vi si trovano diversi interessanti templi da visitare e lo Stupa d’oro che contiene il corpo del XVI Karmapa. La sua attuale reincarnazione, un monaco fuggito da Tsurphu in Tibet, non ha da parte dello stato indiano il permesso di installarvisi a causa del malumore dei cinesi e di rivalità dinastiche provocate da uno dei suoi ex discepoli. A Gangtok ci si sistema in hotel; vi sono diverse opzioni disponibili. 5°g. Gangtok Visita di Gangtok, iniziando dal tempio di Enchey, il principale della cittadina, dove in una cappella alloggiano anche le divinità di protezione del luogo. Da Enchey seguendo il bordo dei monti si raggiunge poi il monastero di Ngor, l’unico di scuola Sakya del Sikkim. Molto interessanti sono poi il ‘Research Institute of Tibetology’, dove sono conservati testi antichi e oggetti d’arte, il grande Chorten di Dodrul o Phurba e il giardino con circa 200 tipi diversi di orchidee! 6°g. Gangtok, esc. a nord Per chi lo desidera si prevede di recarsi sui monti sopra la cittadina per godere dell’alba sul Kanchendzonga. Dopo colazione si parte per un’escursione a nord di Gangtok, dove tra valli rigogliose sorgono bei villaggi e si trovano i monasteri di Kabi, Phodang, Phesang e Labrang. 7°g. Gangtok, lago di Tsangu Si effettua un’escursione al lago di Tsangu, incastonato tra i monti del Chola ad est di Gangtok a 3600 mt di quota, immersi tra le foreste in un ambiente himalaiano stupendo; si segue così per un tratto la storica strada che porta verso il passo del Natu, punto d’accesso al Tibet. Rientrati a Gangtok si avrà del tempo libero per il relax e per visitare gli interessanti mercatini della cittadina. 8°g. Gangtok – Yuksom Da Gangtok si attraversa la valle verso ovest risalendo al passo di Ravang (2200 mt); lungo la discesa si incontra il grazioso monastero Bon di Yungdrung Kundrak Ling, che contiene affreschi molto interessanti ed i cui monaci sono gentili e ben disposti a fornire delucidazioni in merito alla loro esoterica scuola. Si prosegue fino al fondovalle e si risale sul versante opposto arrivando all’imbocco del sentiero che porta in meno di un’ora al monastero Nyingmapa di Tashiding, uno dei siti più sacri del Sikkim, posto in una stupenda posizione panoramica in cima ad un colle, tra un mare di bandiere di preghiera, muri Mani e Chorten. Il paese di Yuksom non è molto distante e vi sono alcuni hotel disponibili, non lussuosi ma validi. La tappa richiede in tutto tra le 4 e le 5 ore di guida. 9°g. Yuksom - Pelling Ci si reca a visitare l’antico Gompa di Dubdi, sui monti appena sopra Yuksom, che si raggiunge con una salita a piedi di 45 min.; nel villaggio si trovano il sito dell’incoronazione del primo re del Sikkim, uno storico seggio di pietra posto in un bosco dall’atmosfera elfica, ed un laghetto le cui acque sono venerate come sacre. Si lascia Yuksom per il lago sacro di Khencheopari; lungo il percorso se lo si desidera ci si può recare ad ammirare delle cascate. Questo luogo è detto “il lago che esaudisce i desideri”: pare che questo tranquillo specchio, immerso nella foresta, non abbia mai delle foglie che vi galleggiano perché gli uccelli guardiani lo ripuliscono appena vi si posano. Sui monti all’ingresso del lago ci si può recare con circa 40 min. di cammino ad un piccolo monastero impreziosito da alcuni stupendi Chorten, nei pressi di un bucolico villaggio. Si prosegue quindi per Pelling, dove ci si sistema in hotel. 10°g. Pelling Con una piacevole passeggiata di circa 40 min. (è in fase di costruzione una strada d’accesso) si raggiunge il monastero Nyingmapa di Sangachoeling, edificato sulle falde di un monte che è un importante luogo di cremazione per la gente di etnia Lepcha e Bhutia, posto in una stupenda posizione con panorami sulle valli circostanti e sul Kanchendzonga. Successivamente ci si reca al monastero di Pemayangtse, anch’esso di scuola Nyingmapa, che risale all’inizio del XVIII secolo; contiene, tra le cose più interessanti, un modello tridimensionale di Zangtopelri, la terra pura dimora di Guru Rimpoce, che con i suoi sette livelli riempie fino al soffitto la stanza superiore del tempio principale. Completa la giornata la visita delle rovine del palazzo reale di Rabdentse. 11°g. Pelling – Darjeeling La strada per Darjeeling (2100 mt) richiede circa 5 ore di guida attraverso un magnifico ambiente naturale dominato da imponenti foreste solcate da fiumi impetuosi. A Darjeeling si trovano diversi hotel, anche storici. Ci si reca a visitare il mercato e la piacevole zona centrale della cittadina. 12°g. Darjeeling Al mattino chi lo desidera può recarsi a Tiger Hill per godere dell’alba sul Kanchendzonga. Si visitano i siti principali, tra cui i monasteri di Bhutia Busty, Samten Choling e Darli e i musei himalaiano e dell’alpinismo; è molto interessante anche il centro dei rifugiati tibetani tra le cui attività spicca la produzione artigianale tradizionale. È possibile visitare anche una fattoria dove viene prodotto il tè, le cui piantagioni costituiscono la fonte di benessere principale di questi monti. 13°g. Darjeeling – Bagdogra – Delhi Lasciando Darjeeling si visita il monastero di Ghoom (Yogachoeling), spesso citato nella letteratura del Raj, che ospitò anche A. Govinda; si scende all’aeroporto di Bagdogra (90 km, circa 3 ore), dove si prende il volo per Delhi. A destinazione si viene ricevuti dal corrispondente di Amitaba e si avrà a disposizione un veicolo con autista per un giro in città. Dopo cena ci si trasferisce all’aeroporto internazionale da dove la gran parte dei voli per l’Europa parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. 14°g. Arrivo in Italia.
India Himalaia Sikkim e Bhutan
Viaggio di 14 giorni
La vicinanza fisica tra Sikkim e Bhutan stimola in molti viaggiatori il desiderio di abbinare la visita di entrambi in un unico viaggio; tempo permettendo, può essere un’ottima idea! Infatti tra il punto d’ingresso terrestre occidentale del Bhutan a Puntsholing e le località indiane di Bagdogra (dove c’è un aeroporto), Darjeeling o Kalimpong la distanza non è molta e tutte possono essere raggiunte in circa mezza giornata di viaggio. La Druk Air, compagnia di bandiera bhutanese, effettua anche alcuni voli tra Bagdogra e Paro, che richiedono solo 25 minuti; ma essendo poco frequente, la maggior parte dei viaggiatori si collega via terra, anche per godere dello spettacolo offerto dalla strada tra Puntsholing e le valli interne del Bhutan occidentale. Per completare il quadro, Paro in Bhutan è ben collegata con più voli settimanali a Delhi, quindi può essere un ottimo punto d’ingresso o di uscita per un viaggio nei due paesi. Da un punto di vista climatico e ambientale valgono considerazioni simili per entrambe le regioni ed i servizi sono di qualità sia in Sikkim che in Bhutan.  Sikkim e Bhutan: un viaggio di 14 giorni Periodo consigliato: settembre – maggio Cosa suggerirebbe Amitaba se si potessero investire due settimane di tempo? L’itinerario che segue, molto apprezzato dai viaggiatori, è la nostra proposta. Il viaggio inizia da Delhi e tocca nella prima parte i siti principali del Sikkim. Da Delhi si raggiunge in volo Bagdogra, dove sono in attesa dei partecipanti la guida e l’autista sikkimesi, e si prosegue con un veicolo privato che si utilizza per tutti gli spostamenti fino a Puntsholing. La prima tappa è Darjeeling, una simpatica cittadina di origine coloniale. Da Darjeeling si raggiunge il Sikkim occidentale, la zona dove si formò questo regno e si trovano il sito della prima incoronazione, le rovine del Palazzo di Rabdentse e gli stupendi siti buddisti di Sanghachoeling, Pemayangtse e Tashiding. Ci si trasferisce quindi nella regione centrale, con la capitale Gangtok e il grande monastero di Rumtek, sede del Karmapa. Si ritorna verso le pianure visitando Kalimpong, una carinissima cittadina stesa sulle creste di colline rigogliose, che offre ancora il sapore del mondo coloniale, ricca di ricordi ma anche di monasteri buddisti tibetani molto attivi. Da Kalimpong si raggiunge Puntsholing, una cittadina bhutanese che è il punto di accesso terrestre nel paese. In Bhutan si visitano i siti principali della parte occidentale, ciò che fa parte dell’irrinunciabile bagaglio condiviso da ogni persona che vi si reca: i grandi Dzong di Trashichhoe, Punakha, Wangdi e Paro; alcuni dei templi più belli, di cui Taktshang, il Nido della Tigre, è divenuto il luogo simbolo di questo esoterico paese; e siti culturalmente importanti, come il tempio della fertilità fondato da Drukpa Kunley. Si rientra quindi in volo da Paro a Delhi e si prosegue per l’Italia. Organizzazione del viaggio In Sikkim gli hotel sono di buona qualità con stanze dotate di servizi ed acqua calda; in alcune località si trovano anche degli ‘heritage hotel’ (alberghi di valore storico). Per i trasporti si utilizzano veicoli indiani privati con autista. Per chi desidera una guida che parli l’italiano può essere reperita a Delhi; in questo caso è comunque utile avere con se anche una guida sikkimese perché difficilmente le guide indiane che parlano la nostra lingua conoscono bene queste aree. In Bhutan si viene accolti da una nostra guida ufficiale che parla la lingua inglese, si occupa delle pratiche d’ingresso e accompagna i viaggiatori per tutto il percorso; i veicoli con autista utilizzati sono solitamente giapponesi e anche qui gli hotel delle regioni che si visitano sono di buona qualità. Se fosse necessario avere una guida che parla l’italiano, questa può essere la medesima che segue la parte del Sikkim. Amitaba si occupa della predisposizione di tutti i permessi necessari. Il prezzo del viaggio non è riportato perché varia in funzione del numero dei partecipanti, del tipo di servizi richiesti e del costo dei voli; sarà nostra cura fornire una valutazione economica in tempi brevi. Tutti i viaggi sono coperti da assicurazione. Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel.: 02 33614196   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Italia – Delhi Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Lufthansa, Swiss, KLM, Jet o di altre compagnie scelte dai viaggiatori. Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente indiano di Amitaba e trasferimento in hotel. 2°g. Delhi - Bagdogra – Darjeeling Il volo per Bagdogra parte in mattinata ed impiega circa due ore; qui è in attesa dei partecipanti la guida sikkimese. Da Bagdogra si raggiungono i primi contrafforti himalaiani e tra piantagioni di tè e stupende foreste si sale fino ai circa 2100 mt di Darjeeling, una tappa di circa 90 km; qui si trovano diversi hotel, anche storici. All’ingresso della cittadina si sosta al monastero di Ghoom (Yogachoeling), spesso citato nella letteratura del Raj, che ospitò anche A. Govinda. Tempo permettendo, si visitano il tempio di Bhutia Busty, il mercato e la piacevole zona centrale della cittadina. 3°g. Darjeeling – Pelling Al mattino chi lo desidera può recarsi a Tiger Hill per godere dell’alba sul Kanchendzonga. Si parte quindi per Pelling, un percorso che richiede circa 5 ore di guida attraverso un magnifico ambiente naturale dominato da imponenti foreste solcate da fiumi impetuosi. Giunti a destinazione con una piacevole passeggiata di circa 40 min. (è in fase di costruzione una strada d’accesso) si raggiunge il monastero Nyingmapa di Sangachoeling, edificato sulle falde di un monte che è un importante luogo di cremazione per la gente di etnia Lepcha e Bhutia, posto in una stupenda posizione con panorami sulle valli circostanti e sul Kanchendzonga. Completa la giornata la visita delle rovine del palazzo reale di Rabdentse. Sistemazione in hotel. 4°g. Pelling – Yuksom Ci si reca al monastero di Pemayangtse, anch’esso di scuola Nyingmapa, che risale all’inizio del XVIII secolo; contiene, tra le cose più interessanti, un modello tridimensionale di Zangtopelri, la terra pura dimora di Guru Rimpoce, che con i suoi sette livelli riempie fino al soffitto la stanza superiore del tempio principale. Si prosegue per Tashiding, arrivando all’imbocco del sentiero che porta in meno di un’ora di cammino a questo bel monastero Nyingmapa, uno dei siti più sacri del Sikkim, posto in una stupenda posizione panoramica in cima ad un colle, tra un mare di bandiere di preghiera, muri Mani e Chorten. Il paese di Yuksom non è molto distante e vi sono alcuni hotel disponibili, non lussuosi ma validi; nel villaggio si trovano il sito dell’incoronazione del primo re del Sikkim, uno storico seggio di pietra posto in un bosco dall’atmosfera elfica, ed un laghetto le cui acque sono venerate come sacre. 5°g. Yuksom – Gangtok Lasciata Yuksom si sale al passo di Ravang (2200 mt) che porta nel Sikkim centrale; lungo la salita si incontra il grazioso monastero Bon di Yungdrung Kundrak Ling, che contiene affreschi molto interessanti ed i cui monaci sono gentili e ben disposti a fornire delucidazioni in merito alla loro esoterica scuola. Arrivati a Gangtok si iniziano le visite dal tempio di Enchey, il principale della cittadina, dove in una cappella alloggiano anche le divinità di protezione del luogo. Da Enchey seguendo il bordo dei monti si raggiunge poi il monastero di Ngor, l’unico di scuola Sakya del Sikkim. Prima di recarsi in hotel ci si reca tempo permettendo al grande Chorten di Dodrul o Phurba. 6°g. Gangtok – Kalimpong Si inizia la giornata con un momento culturalmente interessante recandosi al ‘Research Institute of Tibetology’, dove sono conservati testi antichi e oggetti d’arte; prima di lasciare la cittadina si visita il giardino delle orchidee, dove se ne contano ben 200 tipi diversi! Lasciata Gangtok ci si reca al monastero di Rumtek, importantissimo sito della scuola Karma Kagyu, forse il Gompa più celebre del Sikkim se pur non il più antico: vi si trovano diversi interessanti templi da visitare e lo Stupa d’oro che contiene il corpo del XVI Karmapa. La sua attuale reincarnazione, un monaco fuggito da Tsurphu in Tibet, non ha da parte dello stato indiano il permesso di installarvisi a causa del malumore dei cinesi e di rivalità dinastiche provocate da uno dei suoi ex discepoli. Si prosegue per Kalimpong (1250 mt), dove sono disponibili diversi hotel anche storici; per le luci della sera ci si reca al monastero di Zong Dog, un importante centro Nyingmapa fondato da Dudjom Rimpoce che contiene interessantissimi affreschi e un mandala tridimensionale. 7°g. Kalimpong – Puntsholing Si visitano i monasteri di Tharpa Choeling, di scuola Ghelupa, che si raggiunge con una piacevole passeggiata, e di Thongsa, originariamente fondato dai bhutanesi nel 1692. Si scende quindi verso le pianure indiane dove si segue il lembo meridionale della catena himalaiana fino a Puntsholing; un percorso di circa 5 ore. A Puntsholing sono in attesa dei partecipanti la guida e l’autista bhutanesi; appena varcato il confine si avrà da subito la sensazione di aver cambiato paese: l’India è alle spalle, qui si è giunti nel Druk Yul, il ‘Paese del Drago’. Si alloggia in un confortevole hotel bhutanese. 8°g. Puntsholing – Thimpu Si parte con un veicolo privato bhutanese, solitamente di produzione giapponese, che si utilizzerà per tutta questa parte dell’itinerario; la strada sale subito sui contrafforti himalaiani, attraverso un ambiente di foreste con alcune belle cascate. Si transita da Chhuka, dove si trova un piccolo Dzong di recente costruzione, addentrandosi sempre più verso nord, all’interno del paese. La distanza per Thimpu, la capitale, è di 176 km, che si percorrono in circa 6 ore: la velocità qui è sempre moderata, per via delle curve ed il limite ufficiale è comunque di 40 km/h. Si ha così modo di gustare gli stupendi panorami. A Thimpu si completa la giornata facendo un giro tra i negozietti e recandosi a Changangkha Lhakhang, un antico tempio che offre anche una panoramica sulla cittadina, vero gioiello dove a volte è possibile assistere alle cerimonie dei monaci. Si alloggia in un hotel del centro. 9°g. Thimpu Si iniziano le visite dal grandioso Trashichhoe Dzong, dove sono situate la sala del trono del re e la sede estiva dell’Abate del Bhutan. Ci si reca poi al monastero di Pangri Zampa, che fu la prima residenza dello Shabdrung quando giunse in Bhutan nel XVII secolo; a Dechen Podrang, un magnifico palazzo che fu la sede del governo prima della costruzione di Trashichhoe ed è ora una scuola monastica con un tempio molto interessante; e al convento femminile. Si segnala che da Dechen Podrang una passeggiata in salita di circa 30 min. porta al tempio di Wandigtse (XV secolo) che contiene 8 Stupa rappresentanti la vita di Sakyamuni e degli interessanti mandala affrescati; nei pressi gravita una piccola comunità Gomchen. E’ interessante anche la visita di un centro di produzione artigianale. 10°g. Thimpu – Wangdue Si lascia Thimpu di prima mattina salendo al passo di Dochu (3116 mt), dove in una foresta lussureggiante migliaia di bandiere di preghiera colorate circondano 108 Chorten (reliquiari); si consuma la prima colazione nel rifugio panoramico posto nei pressi del passo. La discesa tra scenari grandiosi porta alla valle di Punakha dove, con una passeggiata di circa 30 min. che transita per un bel villaggio, si raggiunge il tempio della fertilità di Chimi Lhakhang, posto in cima ad una panoramica collina a metà strada tra Punakha e Wangdue. Questo tempio fu fondato dal grande Lama Kunley, “l’illuminato pazzo” il cui emblema fallico adorna l’ingresso di molte case rurali. Le coppie che non riescono ad avere figli e chiedono qui con fiducia questa grazia vengono quasi sempre esaudite ...anche gli stranieri! Si prosegue per lo Dzong di Punakha (1250 mt), che riveste un ruolo centrale nella storia del Bhutan ed a detta di molti è anche il più bello del paese. Fu uno dei primi Dzong ad essere costruito dallo Shabdrung nel 1637 ed è il luogo dove egli morì mentre si trovava immerso in uno stato di meditazione; i suoi resti sono conservati qui in un preziosissimo Stupa posto in uno dei templi interni. Punakha ha visto l’incoronazione dei re del Bhutan, fu la sede invernale del governo bhutanese fino agli anni ‘50 (quando fu deciso di mantenere la capitale fissa a Thimpu) ed è la sede amministrativa della regione. Ancora oggi l’Abate del Bhutan, il Je Khempo, e i circa 1600 monaci che costituiscono il suo seguito, utilizzano Punakha nei mesi più freddi dell’anno. Completata la visita si procede verso Wangdue, dove si alloggia in hotel. 11°g. Wangdue – Paro A Wangdue si visita l’imponente Dzong che si erge sul fiume. Si risale quindi il passo del Dochu ed oltre il valico si visita lo Dzong di Semtokha, che fu il primo ad essere edificato dallo Shabdrung. Si prosegue quindi per Paro dove ci si reca a visitare il celebre Dzong ed il museo; terminate le visite si passeggia nel pittoresco centro del paese. Sistemazione in hotel. 12°g. Paro: esc. a Taktshang Escursione al monastero di Taktshang, il “nido della tigre” di Guru Rimpoce, sicuramente il luogo più celebre del Bhutan, sospeso tra le rocce sopra la valle. Per facilitare la salita (c.a. 2 ore in tutto), con una modica spesa chi vuole può noleggiare un cavallo. Tornati a valle ci si reca al villaggio e al forte di Drukyel e poi a Kyuchu Lhakhang, uno dei monasteri più antichi del Bhutan, la cui fondazione è attribuita al re del Tibet Songtsen Gampo (VIII sec.). 13°g. Paro – Delhi Il volo per Delhi parte in mattinata ed impiega poco più di due ore. A destinazione si avrà a disposizione un veicolo con autista per una visita della città. Dopo cena ci si trasferisce all’aeroporto internazionale, da dove la gran parte dei voli per l’Europa parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. 14°g. Arrivo in Italia
India Himalaia Arunachal e Nord Est, note generali
Presentazione L’Arunachal ha una lunga estensione da ovest ad est e non vi sono molte strade che lo percorrono e, quelle poche, sono quasi tutte ‘nord – sud’, per collegare le remote aree di montagna con le pianure. Ne consegue che solitamente Amitaba, che qui organizza viaggi di gruppo ed individuali dal 2004, quando fummo tra i primi visitatori stranieri nelle aree di Lumla e Gorsam a Tawang, propone itinerari che si dedicano a Tawang (nord ovest) o alla parte centrale (di cui Ziro, capitale degli Apatami, è il punto più noto). È chiaramente ottimo anche vedere questi territori in un unico viaggio (come ad esempio: Assam, Arunachal Pradesh e Nagaland). Un viaggio a Tawang spesso si arricchisce con l’Assam ed a volte con l’est del Bhutan; mentre la parte centrale con l’isola di Majuli sul Bramaputra e le regioni del Nagaland. Per esplorare in modo adeguato la regione di Twang è molto interessante il percorso Tawang, la terra dei Monpa. PERMESSI SPECIALI I problemi politici per i confini di fatto non hanno un impatto diretto sui visitatori, si riflettono solo nella necessità di munirsi di un “Restricted Area Permit” che viene richiesto a cura di Amitaba; per ottenerlo servono 2 foto tessera, copia del passaporto e del visto indiano. Il tempo minimo richiesto per l’emissione è di circa 4 settimane. Un aspetto più positivo che deriva da questa contrapposizione con la Cina è che le necessità strategiche dell’India hanno portato all’apertura di alcune strade che consentono l’accesso a zone che erano precedentemente raggiungibili solo con dei lunghissimi percorsi a piedi. NOTA TECNICA La considerazione più importante per un viaggio nell’himalaia nord orientale dell’India è innanzi tutto legata agli aspetti climatici, perché nella stagione delle piogge (maggio – settembre) molti spostamenti possono diventare impossibili ed un viaggio essere molto scomodo. Le stagioni preferibili sono così l’autunno e la primavera, ma anche l’inverno può essere preso in considerazione soprattutto per le aree tribali più esterne, e anche le più fredde valli nord occidentali di Tawang sono sempre raggiungibili perché l’esercito indiano tiene i passi puliti dalla neve (il punto più alto è il passo del Se a 4050 mt). Si ricorda ai viaggiatori interessati che in Arunachal Pradesh non si trovano attrezzature turistiche di livello europeo. Le sistemazioni sono molto semplici ed a volte non si hanno i servizi in camera; se si viaggia nelle stagioni fredde si consiglia di portare con sé un sacco a pelo per ragioni di pulizia e perché le stanze possono essere poco riscaldate, mentre nelle stagioni più calde è meglio avere con sé almeno il sacco lenzuolo. È un territorio dove il turismo è tutt’ora inesistente. FOLCLORE, ATTIVITÀ CULTURALI E SITI Le possibilità offerte ai viaggiatori dal folclore dell’Arunachal Pradesh sono veramente un’infinità: si contano ben 26 gruppi tribali principali e ciascuno ha un proprio calendario di attività legate a momenti religiosi, sociali e di propiziazione. Unico vero problema può essere una certezza delle date delle varie ricorrenze, che sono legate a decisioni per l’appunto ‘tribali’ e non gestite da un ente turistico! In questo ambito Amitaba ha ottimi contatti locali che possono essere sempre attivati. Per chi se la sentisse di affrontare qualche disagio, si potrebbe anche raggiungere Tawang in inverno, dove solitamente a gennaio si svolge il festival di Torgya che, con cadenza triennale, si trasforma nel celebrato Dungyur, un sofisticato rito dedicato alla purificazione dai demoni con l’evocazione di Palden Lhamo e l’esposizione di uno specifico Thongdrol (vedi il viaggio: Tawang, terra dei Monpa; con il festival di Torgya). Un altro momento di forte interesse sempre qui, nelle valli di Tawang, è il festival che si tiene circa un mese dopo il Losar (Capodanno tibetano) a Gorsam Chorten (quindi a marzo – aprile), con rappresentazioni di danze sacre e la circumambulazione rituale dello Stupa, eseguita in modo analogo al cham di Chorten Kora in Bhutan, che in linea d’aria è in effetti situato a poca distanza. Da un punto di vista storico la regione più interessante è il nord ovest: in queste vallate si trovano antichi monasteri ed anche la casa dove nacque il VI Dalai Lama; il più importante è il grande monastero di Tawang, che ospita centinaia di monaci: fu fondato nel XVII secolo da Lodre Gyatso per incarico del V Dalai Lama e coordina le attività spirituali di altri 17 monasteri minori diffusi in tutto il territorio. Nell’antica libreria sono conservati antichi testi scritti con caratteri d’oro e nel Gompa si ammirano un gran numero di oggetti d’arte e preziose reliquie. Negli altri distretti dell’Arunachal il motivo principe di una visita è invece l’aspetto umano e naturalistico.
India Himalaia Arunachal: Tawang, la terra dei Monpa
Viaggio di 14 giorni
Tawang è uno dei pochi territori dove la cultura tibetana non ha subito il trauma della devastazione cinese, ed è per questo un microcosmo particolarmente interessante da visitare. Il turismo non l’ha ancora raggiunto e per farlo servono ancora dei permessi speciali. La strada che serpeggia risalendo le valli himalaiane verso Tawang è spettacolare e con molti spunti: valica alcuni passi e attraversa Bomdila e Dirang, rendendo il percorso interessante. Tawang è il centro della popolazione Monpa, un grande villaggio posto a circa 2900 mt distribuito sui pendii soleggiati dei monti. Alcuni Monpa vivono anche più a sud, in Bhutan, e molti dei festival delle regioni più orientali del Bhutan sono frequentati dai Monpa provenienti dal territorio amministrato dall’India, che hanno il permesso di entrare in Bhutan senza formalità; la stessa regola vale per i Monpa che abitano in territorio bhutanese e partecipano ai festival di Tawang e Gorsam Chorten.   Uomo Monpa Passo del Nechipu La preziosa cultura dei Monpa Il grande monastero di Tawang, il cui nome significa “benedetto da un cavallo”, è il punto focale della vita culturale dei Monpa; fondato nel XVII secolo da Lodre Gyatso per incarico del quinto Dalai Lama, coordina le attività spirituali di altri 17 monasteri minori diffusi in tutto il territorio. Pare che il punto dove è stato edificato sia stato prescelto da Lodre Gyatso, popolarmente conosciuto come Mera Lama, perché il suo cavallo gli sfuggì e si rifiutò di muoversi da lì dopo esserci giunto: il Lama prese questo come un segno divino che fosse questo il luogo dove sarebbe dovuto sorgere il grande Gompa. Posizionato su di un poggio in posizione ben difendibile, nei secoli passati era anche stato fortificato ed utilizzato da parte dei tibetani nei conflitti con i bhutanesi; questi ultimi occupano infatti la parte più meridionale della grande vallata del Tawangchu, il possente fiume che da qui scorre impetuoso verso le lontane pianure dell’India, e vi hanno costruito gli Dzong di Trashigang e Tashiyangtse. Il Gompa è costituito da un gran numero di piccoli edifici arroccati attorno ad un grande spiazzo su cui si affacciano il tempio principale (il Dunkhang), la libreria (il Parkhang) ed il Rumkhang, che ospita le cucine; il Dunkhang è finemente affrescato e contiene molte statue di fattura fine, inclusa una gigantesca raffigurazione del Buddha storico. Nel Perkhang sono custoditi un gran numero di preziosi testi antichi scritti con caratteri d’oro e molti altri oggetti di eccellente valore artistico. I festival di Tawang Lo spazio delimitato da queste costruzioni è il teatro delle rappresentazioni religiose e dei festival. I principali sono 4, quando vengono eseguite danze rituali in costume dai monaci: il Torgya a gennaio (che ogni tre anni diventa il ‘Dungyur’, un sofisticato rito dedicato alla purificazione dai demoni con l’evocazione di Palden Lhamo e l’esposizione di uno specifico Thongdrol); il Losar (Capodanno tibetano, tra febbraio e marzo) che è un momento molto colorito di raduno dei Monpa che affluiscono da ogni parte delle valli di Tawang indossando i loro vestiti tradizionali più pregiati; il festival delle primavera, la cui data è fissata dal governo; e a ottobre il Mahotsava. È molto interessante anche il festival che si tiene annualmente a Gorsam Chorten, come indicato nella descrizione del viaggio. Nota tecnica Si ricorda agli interessati che in Arunachal Pradesh e nella regione himalaiana di Tawang non si trovano attrezzature turistiche di livello europeo. Le sistemazioni sono molto semplici e a volte non si hanno i servizi in camera; si consiglia di portare con sé un sacco a pelo e/o un sacco lenzuolo per ragioni di pulizia e perché le stanze possono essere poco riscaldate. L’uso della carte di credito è rarissimo ed i telefoni cellulari nella maggior parte dei luoghi non funzionano. È un territorio dove il turismo è tutt’ora inesistente. Il clima a Tawang è regolato dal flusso monsonico e nella vallata anche d’inverno le cadute nevose sono poco frequenti, mentre il passo del Se, unico punto d’accesso, è coperto dalla neve per 3 o 4 mesi ma viene tenuto aperto dai militari indiani. Per entrare in Arunachal Pradesh è necessario ottenere un “Restricted Area Permit”, che viene richiesto a cura Amitaba; servono: 2 foto tessera, copia del passaporto, copia del visto indiano. Il tempo minimo richiesto per l’emissione è di circa 4 settimane. Si segnala inoltre che gli itinerari in questa regione possono necessitare di variazioni in loco a causa di eventi naturali o cambiamenti in merito all’accessibilità dei siti determinati dalle autorità locali. Organizzazione del viaggio Da Delhi a Tezpur si utilizzano sistemazioni di buon livello; a Delhi in particolare la scelta degli hotel è vastissima. Tutto il tragitto da Guwahati fino al rientro si svolge utilizzando il medesimo veicolo, solitamente tipo Tata Sumo o Toyota indiana, e in ogni località si utilizzano le migliori sistemazioni disponibili, che possono a volte essere piuttosto spartane. Le guide locali parlano la lingua inglese e gli autisti spesso solo la loro lingua. Per chi desidera una guida che parli l’italiano può essere reperita a Delhi; in questo caso è comunque utile avere con se anche una guida dell’Arunachal perché le guide indiane che parlano la nostra lingua non conoscono bene queste aree. Il prezzo del viaggio non è riportato perché varia in funzione del numero dei partecipanti, del tipo di servizi richiesti e del costo dei voli; sarà nostra cura fornire una valutazione economica in tempi brevi. Tutti i viaggi sono coperti da assicurazione. Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel.: 02 33614196   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Italia - Delhi Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Lufthansa, Swiss, KLM, Jet o di altre compagnie scelte dai viaggiatori. Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente indiano di Amitaba e trasferimento in hotel. 2°g. Delhi – Guwahati – Tezpur Il volo per Guwahati parte da Delhi al mattino; all’aeroporto sono in attesa dei partecipanti la guida locale che parla la lingua inglese e l’autista. Si parte in auto per Tezpur che dista 180 km, un viaggio di circa 5 ore in direzione est attraverso le regioni pianeggianti dell’Assam. Sistemazione in hotel. 3°g. Tezpur – Bomdila Si lascia Tezpur procedendo verso nord; al punto di controllo di Bhalukpong si esibiscono i permessi di accesso e si entra nella regione dell’Arunachal Pradesh. Sul percorso a Tippi si trova un centro botanico dove vengono coltivate le orchidee. La strada si inoltra lungo un possente fiume e si inerpica nelle foreste fino al passo del Nechipu (circa 1650 mt), per poi ridiscendere ad un altro fiume a circa 630 mt, attraverso un ambiente naturale sempre caratterizzato da foreste rigogliose. Si risale il flusso delle acque fino al villaggio di Tenga (1250 mt circa) proseguendo fino a Bomdila (2350 mt circa), il centro principale del distretto di Kameng. È un percorso di circa 170 km che richiede 7 o 8 ore di guida; sistemazione in un semplice alberghetto. 4°g. Bombila – Dirang Si visita Bomdila, un paese adagiato tra le montagne himalaiane dell’Arunachal con molte case costruite in legno e adornate di fiori ed un piccolo mercato; sono interessanti i due templi buddisti tibetani, Lower e Upper Gompa; il secondo, Gonte Gaden Rabgyeling, è un importante monastero retto dal XIII Tsona Gonpatse Rimpoce di Drepung. Si lascia Bomdila valicando un colle a circa 2500 mt, da dove si scende fino al villaggio di Munna (1325 mt circa) e da qui si risale la valle fino a Dirang (1640 mt circa), un percorso di 45 km che richiede al massimo 2 ore; sistemazione in una semplice locanda. Dirang è un paese abitato in maggioranza da persone di etnia Monpa; è particolarmente interessante il paesello di Dirang Dzong, situato poco prima della nuova Dirang, con le vecchie case in pietra e la torre del Raj di circa 500 anni. Sui monti sopra il villaggio si trova il sito Nyingmapa di Dirang Kastung che presenta statue ed affreschi custoditi da una pittoresca comunità Gomchen. A Dirang nel 1983 venne tenuta dal XIV Dalai Lama l’iniziazione di Kalachakra, e si può visitare il veneratissimo piccolo tempio dove venne costruito il Mandala. 5°g. Dirang – Tawang Oltre Dirang la strada sale gradatamente verso il passo del Se che dista 63 km ed è posto a 4050 mt, incontrando un ambiente naturale tipico dell’alta quota con scenari spettacolari. La salita richiede usualmente circa 3 ore, ma se si trova la neve può richiedere più tempo; il passo è tenuto aperto tutto l’inverno dall’esercito indiano. Oltre il valico si entra nel territorio di Tawang, la discesa è molto bella, si transita dal mausoleo di Jaswantgarth, un eroico militare indiano che si era immolato nel 1962 per rallentare l’invasione delle truppe cinesi, e verso la base del passo si vedono le cascate di Nuranang. Giunti al fiume Tawangchu (1950 mt circa) si risale lungo l’altro versante della valle fino a Tawang (2900 mt), il centro più importante della regione, posto a 75 km dal passo del Se; il tempo di guida complessivo è normalmente di circa 7 o 8 ore. Si alloggia in un semplice hotel. 6°g. – 7°g. Tawang Tawang è un centro abitato piuttosto grande e distribuito sulle coste dei monti, il cuore della comunità dei Monpa. Il punto di maggior interesse è il grande monastero tibetano Ghelupa, costituito da circa 60 costruzioni con alcuni grandi templi e case dove vive la comunità monastica, posto su di un colle a breve distanza dall’abitato: fondato nel 1643 è stato il più grande per numero di monaci in India fino all’arrivo dei rifugiati tibetani che ne hanno costruiti alcuni ancora più ampi nell’India meridionale; attualmente vi risiedono oltre 400 monaci. Il grande monastero si anima con un afflusso di devoti per le celebrazioni e le danze rituali che vengono tenute in diverse occasioni durante l’anno; come sempre, questi momenti sono l’occasione più intensa per godere dei costumi e dei rituali tradizionali. Nel Gompa sono custodite importanti reliquie ed antichi testi di Dharma buddista; nei dintorni di Tawang si trovano un certo numero di importanti centri di culto tibetani: i conventi di Thukje Cheling, che ospita circa 30 monache, e di Jangchup Choling, che ne ospita circa 50, entrambi fondati nel XVII secolo. È molto venerato il sito di Urgyeling Gompa perché è il luogo dove nel 1683 nacque Tsangyang Gyatso, il VI Dalai Lama; mentre a Choekhorling, di recente fondazione, si trova una piccola comunità di giovani monaci impegnati nello studio. 8°g. Tawang, escursione a Lumla e Gorsam Chorten Si segue la valle di Tawang verso sud fino al paese di Lumla, posto a circa 2250 mt (35 km), da dove lo sguardo spazia fino al confine col Bhutan, verso la regione di Trashigang e Gomkora. Da Lumla si risale una valle laterale che porta a Gorsam Chorten (1900 mt circa), che dista altri 43 km. Questo grande Chorten ha una datazione incerta, secondo alcune fonti risale al XII secolo, secondo altre al XVIII; è stato costruito con lo stesso stile dello Stupa di Bodnath in Nepal e di Chorten Kora in Bhutan. Ogni anno (un mese dopo il Capodanno tibetano) vi si svolge un festival dove le persone eseguono innumerevoli circumambulazioni intorno alla base, una tradizione simile a quella dei vicini Cham bhutanesi di Gomkora e Chorten Kora. Poco oltre Gorsam si trova l’interessante villaggio di Hapman Kaleteng, con un piccolo tempio Nyingmapa posto nei pressi che contiene statue molto belle ed è custodito da una piccola comunità Gomchen; proseguendo altri 8 km oltre Zhimithang vi è il piccolo tempio di Zangopelri, rappresentazione della Terra Pura di Guru Rimpoce. 9°g. Tawang Si utilizza la giornata di oggi per completare le visite a Tawang e nei dintorni. Una possibile escursione d’interesse porta ai laghi situati sui monti a nord: l’accessibilità dipende sia dalle condizioni della strada che dall’assenso che deve essere dato dai militari, perché i laghi sono molto vicini al confine col Tibet. Tra questi, i più belli sono lo Sangesur Tso, che dista circa 42 km da Tawang, ed il Pankang Teng Tso, considerato localmente il più sacro. 10°g. Tawang – Bomdila Si inizia il viaggio di ritorno, attraverso le spettacolari valli himalaiane ed il passo di Se fino a Bomdila. Si alloggia nel medesimo alberghetto dell’andata. 11°g. Bomdila – Tezpur Si ripercorre questa tappa; se si arriva per tempo a Tezpur si potranno visitare i siti di questa cittadina dell’Assam. Si alloggia nel medesimo hotel dell’andata. 12°g. Tezpur – Guwahati La tappa di 180 km richiede circa 5 ore. A Guwahati si alloggia in hotel; nel pomeriggio si visitano il Museo dell’Assam ed il centro d’arte Srimanta Shankerdeva Kalashetra, dove sono raccolte le testimonianze delle diverse etnie dell’Assam. 13°g. Guwahati – Delhi e volo per l’Italia Il volo per Delhi parte da Guwahati al mattino; all’arrivo è in attesa dei viaggiatori il corrispondente indiano di Amitaba e si ha a disposizione un veicolo con autista per fare visite o acquisti in città fino al trasferimento in aeroporto, dove la maggior parte dei voli per l’Italia parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. 14°g. Arrivo in Italia
India Himalaia: Trekking
Trekking nell'Himalaia dell'India Il trekking himalaiano è visto da alcuni come un exploit sportivo. In realtà difficoltà e fatiche dipendono da cosa si fa e come lo si fa. "Trekking" infatti significa muoversi a piedi o anche a cavallo lungo i sentieri che sono le normali vie di comunicazione delle remote valli dell’Himalaia, vivendo in rapporto diretto con l’immensità del grandioso ambiente naturale in un modo che favorisce anche il contatto culturale con la gente che abita questi remoti territori. Chi ha esperienza di questo semplice modo di raggiungere villaggi, monasteri, eremi ed alpeggi sa che è qui che si incontrano i momenti più belli dei nostri viaggi ed a volte di un’intera vita. Avvicinandosi con rispetto, è possibile immergersi in un mondo dove non esistono ancora corrente elettrica e motori, e la vita scorre con i ritmi antecedenti la rivoluzione industriale. Tutti collaborano, uomini, donne, vecchi e bimbi per produrre ogni cosa necessaria alla sopravvivenza, dalla costruzione della casa, alla tessitura dei vestiti, alla coltivazione e conservazione del cibo. E gli scenari in cui ci si sposta sono tra i più spettacolari del nostro pianeta. Di seguito: Considerazioni generali Trekking nelle regioni tibetane dell'India Come viene organizzato un trekking Trekking a cavallo   Considerazioni generali Gli aspetti ambientali più generali indicati nella parte di 'Paesi e Tradizioni' dedicata all'India (vedi le pagine Himalaia, regioni occidentali e regioni orientali) sono ancor più rilevanti per chi sceglie di fare dei percorsi a piedi, iniziando da una seria considerazioni del fattore di acclimatazione richiesto per gran parte dei percorsi più belli. A quanto già esposto vanno poi aggiunte un insieme di considerazioni più specifiche legate ai singoli itinerari, come ad esempio la portanza stagionale dei torrenti che può rendere alcune strette gole difficilissime da passare per lo sciogliemmo delle nevi o per il travaso della raccolta piovosa monsonica che fluisce verso i versanti trans himalaiani. Un altro esempio, la quantità di neve che può rendere difficile attraversare alcuni passi anche per parte della stagione estiva. In alcune aree è inoltre necessario avere una conoscenza precisa ed aggiornata del territorio; capita ad esempio che sentieri normalmente semplici diventino quasi impossibili: basta ad esempio una piena che spazza via un ponte di tronchi per costringere ad un guado di difficoltà estrema, o un versante ghiaioso che smotta e fa sparire il sentiero lungo una scarpata, rendendo impossibile il transito dei cavalli da trasporto. Queste riflessioni vengono dall’esperienza vissuta: i fondatori di Amitaba hanno iniziato a percorrere a piedi le regioni più remote dell’Himalaia nel 1980. Con una buona organizzazione e guide esperte questi ed altri grattacapi non cadranno inaspettati addosso ai partecipanti; ma si deve tener presente che muoversi nelle valli dell’Himalaia è pur sempre un’avventura e non bisogna prendere alla leggera la necessità di avere un’attrezzatura adeguata. Molto dipende chiaramente dalla scelta dei percorsi: alcuni sentieri sono adatti solo alle persone particolarmente allenate ed esperte, come il passo dell’Umasi tra Zanskar e Kishtwar o la traversata dei Pin Parbati tra Spiti ed Himachal, ma ve ne sono tantissimi che non presentano potenziali imprevisti e sono eseguibili anche utilizzando cavalli da monta per affrontare le salite più impegnative, come la stupenda valle di Markha in Ladakh e la maggior parte dei sentieri del Rupshu. Le montature utilizzate per questo sono assolutamente docili, non serve avere precedente esperienza, e sono condotte da un cavallaio esperto. Questo fattore ha consentito a molti di avere la sicurezza psicologica necessaria per affrontare una prima esperienza di trekking o per incamminarsi su sentieri altrimenti ritenuti al di sopra delle proprie possibilità: spesso poi il cavallo non è neanche stato utilizzato!  Trekking nelle regioni tibetane dell'India I sentieri che si inoltrano nelle regioni himalaiane di etnia e cultura tibetana (Zanskar, Ladakh, Rupshu, Lahaul e Spiti) sono molto apprezzati dai viaggiatori sia per la magnificenza dell’ambiente, caratterizzato da valli desertiche con l’aria tersa sormontate da vette sfavillanti, che per la qualità delle persone che s’incontrano: pur vivendo in una situazione di evidente povertà materiale, sono molto ospitali e sorridenti e nei villaggi spesso si creano situazioni di scambio, per la reciproca curiosità, e momenti di gioco. Anche la musica e la danza sono occasioni per conoscersi e condividere la gioia di incontrarsi. Le rocce che contornano il cammino in molti punti sono scolpite con le formule magiche dei mantra, e gli stupa ed i muri mani posti lungo i sentieri richiamano il rapporto intenso con la dimensione spirituale che anima persone e luoghi; sembra di percepire che le bandiere di preghiera poste con abbondante profusione sui passi per trasmettere positività al vento, diffondendo nello spazio gli ideali della benevolenza e della compassione, siano effettivamente riuscite nell’intento di trasferire al mondo l’essenza della pratica ascetica. Nei monasteri che s’incontrano lungo alcuni sentieri colpisce ancor più il sorriso dei monaci che la loro austerità. Assistere alle cerimonie apre uno spiraglio sull’intensità della loro ricerca interiore; sentire i canti e le musiche rituali porta ad un contatto che trascende la comunicazione verbale. Camminare e accamparsi in questo ambiente rende partecipi di una realtà a noi ormai remota; è quindi anche un’esperienza formativa, oltre che affascinante per il senso di avventura che naturalmente anima chi vi si cimenta. Come viene organizzato un trekking Amitaba prevede una logistica di elevata qualità. La preparazione viene sempre predisposta prima dell’arrivo dei partecipanti, che trovano ad attenderli all’imbocco del sentiero le montature o i portatori necessari al trasporto dei materiali e, all’uscita, i veicoli in attesa per il rientro. Ci si avvale di una guida esperta del territorio, cuoco esperto, assistenti per l'installazione dei campi, cavalli da carico o, dove necessario, portatori, che trasportano tutto l’occorrente, il cibo e il combustibile necessari – infatti ben raramente si trovano rifornimenti sul percorso. Si dispone di tende a due posti per dormire, tenda comune, tenda per i servizi; il cibo è preparato con cura ed al mattino vige la bella abitudine del tè servito in tenda. Tutta l’attrezzatura viene fornita da Amitaba, ad eccezione del sacco a pelo, che può comunque all’occorrenza venire noleggiato. Al partecipante non è richiesto alcun onere o assistenza nell’allestimento o smontaggio dei campi o nella cucina e il bagaglio personale viene trasportato dall’organizzazione. Così ciascuno può immergersi nel piacere del percorso senza preoccupazioni e senza portare un pesante zaino sulle spalle. Trekking a cavallo La maggior parte dei sentieri è percorribile da cavalli per il trasporto di materiali; ma questo non significa che possono essere tutti seguiti anche montando, perché lungo le discese più ripide o nei tratti esposti può essere pericoloso per il peso maggiore del cavaliere e la distribuzione più alta dello stesso rispetto al carico medio, con il rischio che l’animale scivoli. Molti gruppi preferiscono avere con sé alcuni cavalli privi di carico da poter utilizzare se qualcuno è stanco, o per attraversare i guadi: è molto più comodo passare i torrenti in sella che con l’acqua gelida alla cintola! Amitaba nel Rupshu, la regione dell’altopiano in Ladakh, ha anche organizzato dei trekking specifici per appassionati di equitazione, in cui i partecipanti fanno percorsi esplorativi seguendo un cavaliere ladakho tra le alte pasture per poi ricongiungersi ai punti di campo previsti. Tutto quanto necessario, materiali da campo, provviste ed il bagaglio personale vengono portati dagli assistenti con una carovana di cavalli da trasporto. La preparazione di questo tipo di viaggio, riservato a cavalieri esperti, va pianificata con alcuni mesi di anticipo per prenotare le montature migliori, perché quelle adatte sono poche.
India Himalaia: regioni del trekking
Le diverse regioni Le diverse regioni sono presentate partendo da ovest nel Kashmir fino al Sikkim ad est. Oltre il Sikkim, andando nella regione indiana ad est del Bhutan, inizia il territorio dell’Arunachal Pradesh dove vi sono restrizioni di accesso molto strette ed in realtà è anche difficile pensare a dei percorsi a piedi che possano rivaleggiare con quelli che incontriamo in altre aree; l’attrattiva fortissima di quest’area è culturale ed etnica. Di seguito trovate i capitoli: Kashmir Zanskar Ladakh Rupshu Lahaul e Spiti Himachal Garwal Sikkim   KASHMIR Il Kashmir è la parte più occidentale dell’Himalaia indiano, le valli assomigliano ad alcune delle nostre aree alpine, con foreste di conifere e monti glaciali, tra cui il Kolohoi, alto circa 5800 metri, è il più ardito. In diverse parti della regione ci sono dei sentieri interessanti, ma purtroppo le zone di montagna più remote abitate dalle popolazioni musulmane sono ancora per la gran parte da considerarsi poco sicure, e ci si augura che non passi troppo tempo prima di poterci tornare con tranquillità. Nella regione del Kolohoi vi sono infatti alcuni percorsi molto belli, iniziando dal sentiero che collega le valli di Pahalgam e Sonamarg, utilizzato dai pellegrini induisti che ogni estate si recano alla grotta di Amarnath per venerare il lingam di ghiaccio, con alcune belle varianti che da Liddervat portano a sud ovest di Sonamarg o ad est fino al fiume Suru, verso il Ladakh e lo Zanskar. Nel sud est del Kashmir, verso il Lahaul, si trova poi l’interessante regione di Kishtwar, da dove sono possibili dei percorsi di trekking in aree poco esplorate che portano fino in Zanskar; tra questi il più conosciuto è il sentiero del passo dell’Umasi. ZANSKAR Nel centro dello Zanskar si trova l’ampia valle formata dalla confluenza del Dado con lo Tsarap che dà origine al poderoso fiume Zanskar, dove sono ubicati i villaggi ed i monasteri principali della regione, la vecchia capitale, Zangla,e l’attuale piccolo centro amministrativo, Padum. Esiste solo una strada che giunge fin qui risalendo la gola del Suru ai piedi del Nun Kun, un colosso che supera i 7000 metri di quota, ed il valico del Pensi, che è transitabile per circa quattro mesi all’anno. L’unica esoterica alternativa per un accesso invernale nella regione è l’ormai famoso trekking del Chadar, che segue le acque gelate del fiume Zanskar partendo in Ladakh a sud di Chilling, percorribile solitamente tra metà gennaio e febbraio – ma la fattibilità di questa avventurosissima e potenzialmente pericolosa spedizione va sempre verificata attentamente perché le condizioni di congelamento del fiume possono variare molto di anno in anno. All’interno della regione una strada in parte sterrata segue il circuito della grande vallata dello Zanskar toccandone i villaggi principali ed una diramazione nei pressi di Ating, un villaggio situato lungo il fiume Doda, porta all’eremo di Dzongkul. C’è poi una strada jeeppabile che risale il fiume Tsarap da Padum: in futuro dovrebbe giungere fino a Darcha in Lahaul ma per ora non arriva  molto oltre il Gompa di Mune. Tutto il resto di questa vasta area himalaiana è percorribile solo a piedi. La mappa dei sentieri è ampia e variegata. Ve ne sono alcuni che portano dallo Zanskar verso nord alla valle dell’Indo, di cui due sono i più utilizzati, uno più breve da Rangdum porta alla base occidentale del passo del Fatu, vicino a Lamayuru; l’altro, il più frequentato, conduce a Lingshed Gompa e Photoksar e da qui a Wanla e Lamayuru, con una serie di possibili varianti. Molti camminatori utilizzano il secondo partendo da nord e giunti in Zanskar proseguono lungo la valle dello Tsarap fino al passo di Shinku che porta a Darcha in Lahaul, compiendo quella che è divenuta una delle traversate classiche dell’Himalaia; un percorso bello e vario che ha la sola pecca di seguire per un tratto le mulattiere jeeppabili della valle di Zangla e Padum, e preferendolo si può fare questo tratto con i veicoli. Risalendo lo Tsarap, invece di puntare al Lahaul, un’alternativa interessante è attraverso il passo più settentrionale di Phirtse che conduce nella zona di Serchu in Rupshu, tra i passi del Baralacha e di Lachlung della strada che sale da Manali. Ma la vera chicca si trova in una valle laterale dello Tsarap oltre il villaggio di Ichar, che conduce in poche ore al monastero di Phuktal, uno dei siti più spettacolari dell’Himalaia. Se da qui si prosegue lungo la stessa valle, in 3 giorni circa si può tornare nel bacino dello Zanskar emergendo da un passo sopra al Gompa di Thongde. La regione ad est di Zangla è una delle parti più tortuose e incavate, con canyon stretti dove bisogna fare i conti con guadi che possono essere impraticabili se la portanza dei torrenti è forte e con molti dislivelli particolarmente marcati. Ma vi sono alcuni percorsi eccezionali, il più noto conduce fino alla valle di Markha in Ladakh, e da qui a Hemis o Chilling. Molto belli sono anche i percorsi che escono verso Alchi a nord o verso Kharnak in Rupshu, a sud est del Kang Yaze. Verso sud vi sono diversi sentieri, tutti piuttosto avventurosi e poco frequentati, che portano nel nord ovest del Lahaul o nel sud est del Kashmir. Un percorso affascinante parte dal villaggio di Ating e risale la valle dell’eremo di Dzongkul valicando il passo glaciale dell’Umasi, attraverso le ripidissime e pressoché sconosciute montagne del Sikle Moon, una catena che giunge fino ai bordi del grandioso ghiacciaio che si ammira dal passo del Pensi quando si arriva con le jeep da Rangdum verso la valle del Dado. Ancora più ad ovest alcuni sentieri portano a meridione del gruppo del Nun Kun emergendo nella regione di Kishtwar, dove la maggioranza della popolazione è musulmana. Tutti questi percorsi meridionali vanno valutati anche in funzione della situazione locale, che cambia di anno in anno a causa della presenza di banditi islamici: è perciò necessario avere informazioni recenti e precise su quali parti sono percorribili senza problemi. LADAKH Il riferimento principale della regione è dato dal corso del fiume Indo, che l’attraversa fluendo da est verso ovest. A nord del fiume ci sono alcuni sentieri che scavalcano le montagne verso Nubra, in alternativa alla strada del Kardong La, sfruttando dei passi un poco più bassi; tra questi è gradevole il percorso che sale dalla valle del monaster di Tak Tok. Ad ovest di Leh sul versante settentrionale dell’Indo si trova un percorso facile ma molto interessante, che si sviluppa tra Likir e Temisgum, Monasteri dell’Indo, con tratti dove ci sono mulattiere jeeppabili e parti dove c’è solo il sentiero. Ma i tracciati principali del Ladakh sono tutti a sud dell’Indo; iniziando da est vi sono i grandiosi sentieri della valle di Markha che formano un grande circuito attorno alla catena dello Stock Kangri e portano ai piedi del Kang Yaze. Oltre all’anello classico si possono disegnare percorsi molto più ampi raggiungendo le regioni del Rupshu, transitando prima dalla valle di Gya o arrivandovi direttamente da Kharnak e Dat alle spalle del Kang Yaze; e per i più avventurosi da Kharnak si può arrivare fino in Zanskar. Tra questa regione e la zona più ad ovest, dove si trova Lamayuru e da dove partono i sentieri più classici per lo Zanskar, si trova un’interessante rete di sentieri che collegano la vallata di Chilling, un villaggetto sul fiume Zanskar che è uno dei possibili punti d’imbocco o uscita di Markha, con Sumdo e da qui Alchi o Mogyu; oppure si può scegliere il percorso che porta verso la valle di Wanla nei pressi di Lamayuru. RUPSHU L'altopiano del Rupshu è situato per la gran parte a sud del fiume Indo, un vasto spazio tra Ladakh e Spiti che custodisce alcuni stupendi laghi, di cui i maggiori sono Tso Kar e Tso Moriri, uno specchio turchese lungo circa 30 km. Una porzione è situata a nord del fiume, dove si trova il lago di Pangong, ma qui il trekking è vietato perché si è a ridosso del confine con il Tibet a dominio cinese. Nel Rupshu la base delle valli è sempre sopra i 4000 metri e vi sono dei meravigliosi percorsi che si svolgono tutti in alta quota ma che spesso non richiedono di cimentarsi con troppi dislivelli in salita. Ad ovest della strada che collega Manali al Ladakh si trovano dei sentieri poco frequentati che esplorano la regione che va da Kharnak, a ridosso del Kang Yaze, fino alle vallate del passo del Lachlung, belli di per sé ed a volte utilizzati come parte di un trekking che arriva in Zanskar. I sentieri più rinomati sono nella regione dei due grandi laghi, con diverse opzioni, tutte entusiasmanti. Partendo dalla valle di Gya, dove la strada per Manali si inerpica verso il passo del Taklang, si può raggiungere il bacino di Tso Kar e da qui proseguire verso il lago di Tso Moriri; per chi ha problemi di tempo anche solo una delle due sezioni vale assolutamente la pena, e dovendo scegliere la nostra preferenza va sul tratto tra Nuruchen, a sud di Tso Kar, e Tso Moriri: si godono panoramiche stupende sui due laghi e si incontrano quasi sempre accampamenti di nomadi. È molto bello anche il sentiero che si sviluppa attorno al lago di Tso Moriri, e si possono raggiungere anche dei laghi più ad est; una via stupenda segue la costa occidentale e, poco oltre il lago a sud, devia verso ovest giungendo in pochi giorni a Pang, sulla strada di Manali. Proseguendo verso sud si arriva invece in Spiti. LAHAUL E SPITI Il Lahaul è incastonato tra il Kashmir ad ovest, lo Zanskar a nord, il Rupshu a nord est, lo Spiti ad est e l’Himachal a sud. La maggior parte dei visitatori vi transita per andare in Ladakh o ne visita la valle di Chandra per collegarsi allo Spiti, anche se a Keylong, il centro principale, e nei dintorni ci sarebbero molti siti interessanti da visitare. Per il trekking la regione è solitamente solo un punto di partenza o di arrivo delle grandi traversate che portano in Zanskar, ma le possibilità sono varie. A nord del passo del Rothang, porta di accesso alla regione giungendo da Manali, la strada che prosegue verso est arrivando al valico del Kunzum si snoda tra colossali guglie granitiche dove possenti ghiacciai fanno capolino: sono i versanti settentrionali di una delle regioni più selvagge, dove ci sono vaghe tracce di sentieri che portano alla catena del Pin Parbati, ma sono tutti estremamente difficili e non ci sono guide che conoscano bene il territorio, è quindi necessario organizzare delle vere spedizioni esplorative. Un sentiero bello e fattibile si trova nella vallata del lago di Chandra Tal, poco più a nord del passo del Kunzum, e conduce al passo del Baracha, dove arriva la strada che sale da Keylong. Ad est del Kunzum si entra nello Spiti, dove i percorsi principali per il trekking sono due, il più importante parte da Kibber nei pressi di Kaza, un paesotto elevato a capitale della regione, ed arriva in Rupshu al lago di Tso Moriri. La parte iniziale passa due canyon che separano una vasta area di pasture e quindi s’impenna risalendo un passo oltre i 5000 metri con un piccolo ghiacciaio sul lato settentrionale, oltre il quale si resta poi sempre sopra i 4500 metri seguendo le stupende valli del Rupshu fino al grande lago: per via di questa conformazione Amitaba suggerisce sempre di partire da nord, piuttosto che iniziare da Kibber. L’altro sentiero, più breve e tutto in Spiti, collega i villaggi di Tag Yud e Lhalung seguendo le creste ed i dirupi dei monti ad est della valle principale. La linea disegnata da questi due percorsi corrisponde approssimativamente al limite di accessibilità verso est concesso ai visitatori, perché in questa parte dell’Himalaia indiano si è vicinissimi al confine con il Tibet a dominio cinese, un territorio militare. Ad ovest dello Spiti, verso l’Himachal, si frappongono catene di montagne estremamente selvagge; ma dalla valle di Kungri in Spiti si può arrivare alla regione di Manali compiendo la traversata del Pin Parbati, impiegando un minimo di 8 giorni. È un percorso piuttosto impegnativo ma fattibile da persone esperte e per questa via si riescono a trovare alcune affidabili guide locali e cavallai dell’Himachal disposti a fare il trasporto dei materiali; si tenga presente che l’organizzazione della spedizione va predisposta con buon anticipo.  HIMACHAL La straordinaria barriera di monti che delimita l’Himachal dalle regioni del Lahaul e dello Spiti è attraversata da pochi sentieri che si prestano a percorsi a piedi particolarmente avventurosi; il più spettacolare è attraverso la catena del Pin Parbati, che partendo dai pressi di Manali arriva alla valle di Kungri in Spiti, toccando luoghi dove non è raro avvistare il leopardo delle nevi! Ma la gran parte di questa vastissima regione di grandiosi monti impervi è pressoché irraggiungibile e quasi disabitata. Nelle parti più meridionali dell’Himachal, ad esempio sui monti di Dharamsala, o anche nei dintorni di Manali, sono invece possibili belle passeggiate o trekking non eccessivamente impegnativi di pochi giorni. GARWAL Se ci si addentra nelle valli più settentrionali dell’Uttarkhand si accede alla regione del Garwal, dove sono ubicati i percorsi che portano alle fonti del Gange: Yamunotri, Gangotri, Kedarnath e Badrinath. Gangotri e Badrinath sono raggiungibili in auto, ma le strade di accesso aprono di solito non prima della fine di maggio e chiudono verso fine settembre. Se si desidera visitare gli altri siti o giungere oltre Gangotri a Gaumuck, ovvero alla bocca del ghiacciaio dove sgorga il Gange, spingersi da qui a Tapovan ai piedi del monte Shivling, ci si deve muovere a piedi. In questo si è usualmente in buona compagnia: moltissimi indiani seguono questi pellegrinaggi, e si incontrano anche molti Sadhu e Swami, più qualche ricca signora indiana portata a spalle sulla portantina… Oltre all’interesse culturale, la regione è di per sé splendida da un punto di vista naturale, con vette che arrivano fino al culmine dei 7816 metri del Nanda Devi e molti monti entrati nella leggenda dell’alpinismo. Nel Garwal sono possibili numerosi percorsi di trekking ed anche epiche traversate in alta quota, tra cui lo stupendo collegamento tra i ghiacciai di Gangotri e Bradinath, o esperienze più accessibili come l’esplorazione della “Valle dei fiori” nella regione del Nanda Devi. Per una visione d’insieme di come poter percorrere al meglio la regione può essere interessante vedere questo programma: Gangotri, le fonti del Gange. SIKKIM Il Sikkim è una regione himalaiana arborea incuneata tra il Nepal e il Bhutan, che confina a nord con il Tibet. La possente mole del Kanchendzonga, terzo per altezza al mondo ma il meno scalato tra i colossi, è una presenza costante di queste valli, e ne colora miti e leggende. I due percorsi di trekking più rinomati hanno le visuali di questo gigante come loro motivo principe, anche se in realtà l’ambiente che percorrono è di per sé molto bello. Il sentiero più conosciuto parte dall’antica capitale di Yuksom, nell’ovest della regione, e risalendo un ambiente incontaminato con foreste vergini di rododendri e pasture di yak arriva al passo di Goeche, finestra che si affaccia sulle pareti inaccessibili del Kanchendzonga; le tappe sono riportate nella pagina Trekking in Sikkim. Un altro percorso entusiasmante ma abbastanza impegnativo parte più a nord ed arriva fino al Lago Verde, al cospetto della formidabile parete est.
India Himalaia Trek: Ladakh
Viaggio di 3 - 11 giorni
Nota introduttiva Il Ladakh è il cuore della regione di etnia tibetana dell’India, un affascinante territorio trans himalaiano dove è raro che arrivino le piogge monsoniche. Per il trekking vi sono tantissime possibilità con sentieri che da qui si diramano anche fino allo Zanskar e al Rupshu, da dove si può proseguire ancora oltre fino al Kashmir, Lahaul e Spiti. Ad eccezione del celebre percorso del Chadar, che si svolge sfruttando la glaciazione del fiume Zanskar, sono tutti itinerari estivi; le condizioni climatiche dall’autunno alla primavera rendono infatti gli itinerari inizialmente difficili e poi praticamente impossibili.  Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel.: 02 33614196   GLI ITINERARI Dall'Indo alla Valle di Nubra (Phyang - Hunder) Monasteri dell'Indo: trek di Sham Lamayuru / Wanla - Mangyu Cuore del Ladakh, da Lamayuru / Wanla ad Alchi o Chilling Da Hemis / Shang a Stock Valle di Markha Oltre Markha: trek di Juktakh   Dall'Indo alla Valle di Nubra (Phyang - Hunder)  Periodo: da giugno a ottobre; 6 giorni La valle di Nubra, situata a nord di Leh, si raggiunge in auto attraverso l’altissimo passo del Kardong; ma è accessibile anche con due itinerari di trekking, uno più orientale che risale il passo del Wari oltre il monastero di Tak Tok e porta verso Tangyar e Rongdo sul fiume Shyok; non è molto apprezzato perché la salita al Wari si svolge dove c’è il tracciato di una strada militare costruita sul versante meridionale per motivi strategici. Il secondo sentiero inizia nella valle del monastro di Phyang ad est di Leh e risale il passo del Lasermo (5250 mt) arrivando al tempio di Hunder a Nubra, dove possono giungere i veicoli. Queste le tappe standard previste: 1. Leh – Phyang Gompa (in auto) – Phyang Phu (4 ore); 2. Phyang Phu – base del passo di Lasermo (4700 mt) (4 ore); 3. Passo del Lasermo (5250 mt) (6,5 ore); 4. Base nord del Lasermo – Hunder Dok (5 ore); 5. Hunder Dok – Skarchen (5 ore); 6. Skarchen – Hunder (4 ore). È possibile rientrare a Leh già il 6° giorno. Monasteri dell'Indo: trek di Sham Periodo: da giugno a ottobre; da 3 a 4 giorni Ottimo e facile percorso consigliato per la bellezza di luoghi, villaggi e monasteri visitati, adatto anche per una prima esperienza di trekking; si esplora la regione di Sham, situata a settentrione del fiume Indo ad ovest di Leh. I dislivelli in salita di una giornata sono contenuti entro un massimo di circa 400 metri e ci si immerge in una bellissima zona del deserto d'alta quota, peculiare per le forme ed i grandi contrasti cromatici delle rocce, ricchissima di vita e di resti storici. Per leggere il programma dettagliato, collegarsi a Monasteri dell’Indo. Lamayuru / Wanla - Mangyu Periodo: da luglio a settembre; da 3 a 5 giorni Il sentiero che parte da Lamayuru superando il Prinkiti La e arriva nella valle del monastero di Wanla è la parte iniziale di molti possibili percorsi. Oggi una diramazione della strada carrozzabile che arriva da Leh a Lamayuru porta anche a Wanla e risale questa valle oltre il Gompa fino al villaggio di Hinju, verso il Kungske La (vedi il programma seguente), consentendo di percorrere questa bellissima regione utilizzando meno giorni. Il sentiero per Mangyu segue una valle tra Wanla e Hinju che porta a nord verso il passo del Tar La (5250 mt) fino all’omonimo villaggio, da dove si procede verso est a meridione del fiume Indo valicando altri due colli fino al villaggio di Mangyu, un’oasi di bellezza archetipa tra i monti dove si trovano antichissimi resti buddisti. Qui giunge da pochi anni una mulattiera jeeppabile che consente di essere raccolti o di partire agevolmente anche da questo punto; se da Mangyu si prosegue a piedi si scende in circa due ore ad un ponte sull’Indo che porta sulla strada principale, o si può ancora proseguire a piedi lungo la mulattiera jeeppabile che porta verso est seguendone la sponda meridionale fino al monastero di Alchi. Le tappe standard previste sono: 1° g. Lamayuru (3420 mt) – Prinkiti La (3750 mt) – Wanla (3250 mt) (3,5 ore); 2° g. Wanla – Urshi (6,5 ore) [fino all’imbocco della valle di Urshi è possibile arrivare in jeep]; 3° g. Urshi – Tar La (5250 mt) – Tar (8,5 ore); 4° g. Tar – Hibti La – Mangyu La (3950 mt) – Magyu (4,5 ore) [qui è possibile essere raccolti dalle jeep]; 5° g. Mangyu – fiume Indo (2 ore) o Alchi (4,5 ore). Cuore del Ladakh, da Lamayuru / Wanla ad Alchi o Chilling  Periodo: da luglio a settembre; da 3 a 6 giorni La parte iniziale di questo itinerario è la stessa del programma precedente; oltre Wanla invece di deviare a nord per Tar si prosegue lungo la vallata arrivando fino a Hinju, dove ora si può giungere anche in jeep. Da qui si sale al passo del Kungske (4900 mt), oltre il quale vi sono tre opzioni: proseguire lungo la valle fino al fiume Zanskar, dove s’incontra la strada a Sumdo Do (l’opzione più breve); valicare il Dungdungchen La (4700 mt) e raggiungere sempre il fiume Zanskar un poco più a sud a Chilling - anche qui si arriva alla strada che porta a Leh (questa opzione viene solitamente scelta da chi poi prosegue a piedi da qui verso Skiu e la valle di Markha, vedi paragrafo che segue); o, dopo aver seguito oltre il passo il deflusso della valle per un tratto, deviare a nord per Sumdo Gompa e il passo dello Stakspi (4950 mt) che porta ad Alchi (l’opzione più interessante). È un percorso che, se svolto interamente fino ad Alchi, tocca alcuni dei siti artistici più antichi e importanti del Ladakh, con Lamayuru, Wanla, Alchi e Sumdo, dove si trovano sorprendenti capolavori con statue ed affreschi di incredibile bellezza, un sito questo pressoché sconosciuto perché per i turisti ordinari è difficile da raggiungere. Anche l’ambiente naturale è eccezionale, tra valli policrome immerse tra monti spesso ripidi e rocciosi, che ricordano a molti, per questo aspetto e per i colori, il meglio delle nostre dolomiti. Le tappe usualmente previste sono: 1° g. Lamayuru (3420 mt) – Prinkiti La (3750 mt) – Wanla (3250 mt) (3,5 ore); 2° g. Wanla – Hinju (6 ore) [fino a qui è possibile arrivare in jeep]; 3° g. Hinju - Kungske La (4900 mt) – Sumdo Chenmo (6 ore); OPZIONE 1: 4° g. Sumdo Chenmo – Sumdo Do (5 ore); 5° g. Base del Dungdungchen La – Chilling (5,5 ore); OPZIONE 2: 4° g. Sumdo Chenmo – Dungdungchen La (4700 mt) (5 ore); 5° g. Base del Dungdungchen La – Chilling (5,5 ore); OPZIONE 3: 4° g. Sumdo Chenmo – Sumdo Gompa (5,5 ore); 5° g. Sumdo Gompa - Stakspi La (4950 mt) – Alchi Dok (7 ore); 6° g. Alchi Dok - Alchi (4 ore). Da Hemis / Shang a Stock Periodo: da luglio a settembre, da 3 a 5 giorni Il sentiero segue i monti che ornano il versante meridionale della valle dell’Indo nella regione di Leh, tra Hemis e Stock, dove si trova il palazzo reale; se si parte da Hemis si segue verso sud per un tratto la valle dell’Indo per imboccare quindi la vallata che conduce a Shang, seguendo la parte iniziale del percorso che conduce al Kongmaru La che si apre su Nimaling (valle di Markha); oggi è possibile giungere a Shang in jeep, se si inizia da Hemis è solo la prima parte della giornata che si svolge dove non transita la mulattiera jeeppabile. Oltre Shang si procede seguendo una valle che si diparte verso nord ovest e si valicano due passi con ottimi panorami sulla catena e vetta dello Stock Kangri; tra i due valichi un sentiero scende all’oasi di Matho, consentendo un’uscita (o entrata) intermedia nel trekking. Arrivando verso Stock si segue una valle particolarmente selvaggia, con ripidissime rocce cromatiche, che è il percorso di salita per arrivare al campo base dello Stock Kangri. Invece di procedere per Stock tornando nella valle dell’Indo un’opzione è di continuare verso nord ovest valicando lo Stock La (4800 mt), chiamato anche Namlung La, arrivando alla base del Ganda La sul circuito della valle di Markha. Le tappe usuali sono le seguenti: 1° g. Hemis – Shang (4 ore) [Shang è raggiungibile anche in jeep]; 2° g. Shang – Shang Phu (4300 mt) (6 ore); 3° g. Shang Phu – Shang La (4840 mt) – pasture di Gangpoche (4400 mt) (6 ore); 4° g. Gangpoche – Matho La (4900 mt) – Lamlung (4200 mt) (6 ore); 5° g. Lamlung –Stock La (4800 mt)(3 ore). Per raggiungere il sentiero del circuito della valle di Markha: Lamlung – Stock La (4800 mt) – base del Ganda La, tra Zinchen e Yuruntse. Valle di Markha Periodo: da luglio a settembre; da 8 a 11 giorni Markha è tra i percorsi più interessanti del Ladakh per la varietà dell’ambiente, si inizia dalla grande valle del fiume Indo e porta dalle strette gole tipiche degli ambienti erosivi, ricche di rocce colorate, ai vasti scenari delle alte pasture degli yak poste ai piedi di imponenti montagne glaciali. I sentieri disegnano un ampio anello attorno al gruppo di montagne che culminano nella vetta dello Stock Kangri ed i punti d’imbocco sono tutti facilmente raggiungibili da Leh, con diverse opzioni tra cui scegliere. Amitaba consiglia di seguire la direzione antioraria prendendo come punto di partenza il monastero di Spituk, a pochi chilometri da Leh, perché presenta una salita più graduale e consente tra l’altro l’utilizzo di cavalli da sella per le salite ai passi di Ganda e Kongmaru; si può anche iniziare il cammino un poco più ad ovest nei pressi di Zinchen, dove oggi giunge la mulattiera jeeppabile. Alcuni partono da Stok, un’opzione che richiede la salita di un passo in più, lo Stock La, interessante per le stratificazioni particolari delle rocce ma che non aggiunge in modo sostanziale alla bellezza del percorso. La durata ottimale suggerita è di 10 giorni, anche se molti compiono questo percorso in 8. Per contenere un poco i tempi vi è la possibilità di recarsi a Markha partendo da Chilling sul fiume Zanskar, evitando così il passo del Ganda: si attraversa il furioso fiume seduti in una scatola di legno attaccata ad una carrucola, che viene tirata a mano lungo un cavo di ferro… finora non è ancora caduto nessuno! Questa opzione deve essere pianificata perché le montature per il trasporto dei carichi devono arrivare per la via normale e devono quindi partire prima ed attendere i partecipanti sulla sponda orientale del fiume. Vi sono poi delle splendide possibilità di estendere il percorso. Ad esempio, da Nimaling, ai piedi del maestoso Kang Yaze, si può proseguire lungo la valle ad un passo più orientale del Kongmaru, passando a ridosso della barriera glaciale ad est del Kang Yaze ed arrivando nella valle di Gya a Lhato, sulla strada che sale verso il passo del Taklang; da qui si può proseguire a piedi dal villaggio di Rumtse al lago di Tso Kar e così via, fino ad arrivare in Spiti, seguendo i sentieri indicati nella sezione inerente il Rupshu. Un’altra possibilità è di aggirare il Kang Yaze a sud, arrivando nella valle di Dat e da qui in Rupshu, un percorso splendido, come esemplificato nel prossimo paragrafo. L’opzione più avventurosa è raggiungere da qui lo Zanskar (vedi ad esempio il ‘Trek di Jhulam’ nella pagina dedicata al trekking in Zanskar). Per un esempio di programma dettagliato, collegarsi a La valle di Markha. Oltre Markha: Trek di Juktakh Periodo: da luglio a settembre; da 5 a 10 giorni Come si legge nella parte che descrive Markha vi sono diversi collegamenti di trekking da e per questa bellissima valle. Una di queste opzioni particolarmente interessante è stata ‘promossa’ a itinerario a se stante scegliendo come punto d’inizio Hemis o Shang, uno dei due ingressi più diretti alle alte pasture di Nimaling (l’altro è Lhato, nei pressi di Gya, sulla strada per il Taklang La). Il sentiero aggira quindi in direzione antioraria la maestosa catena del Kang Yaze (6400 mt), il monte più alto in questa regione, scavalcando la spalla di Konka Wangpo e transita dallo Zalung Karpo La, un passo da dove inizia verso ovest il sentiero per Zangla in Zanskar o, andando da lì a sud come è previsto da questo itinerario, si procede verso il Kharnak arrivando a Dat, dove è possibile essere raggiunti dalle jeep se si volesse abbreviare il percorso. Oltre Dat si valica lo Yar La (4950 mt), che offre ottime panoramiche sulle praterie del Rupshu, seguendo in questo tratto lo stesso percorso della Jeeppabile (il sentiero è spesso un poco distante dalla mulattiera), lasciandolo per dirigersi a sud verso il villaggio estivo di Lungmoche e il passo di Morang (5300 mt) che porta nel bacino del fiume Tsarap a Takh, ad ovest del passo del Lachlung dove passa la strada Leh – Manali. Le jeep possono raccogliere qui i partecipanti. È un percorso affascinante che consente di scoprire uno dei più bei territori nomadici d’alta quota dell’Himalaia indiano. Le tappe previste dal percorso così delineato sono come segue: 1° g. Hemis – Shang (4 ore) [Shang è raggiungibile anche in jeep]; 2° g. Shang - base del Kongmaru La (5 ore); 3° g. Kongmaru La (5150 mt) – Nimaling – Konka Wangpo (5090 mt) - Langtang Chu (7 ore); 4° g. Langtang Chu - Zalung Karpo La (5100 mt) – Sorra [Khar] (4200 mt) (6,5 ore); 5° g. Sorra/Khar – Dat (4200 mt) (5 ore); 6° g. Dat – Yar La (4950 mt) – Lungmoche (5,5 ore); 7° g. Lungmoche – Zaybuk Yokma (5,5 ore); 8° g. Zaybuk Yokma – base del Morang La (5,5 ore); 9° g. Morang La (5300 mt) – Tsokmitsik (6,5 ore); 10° g. Tsokmitsik - Takh (5 ore).
India Himalaia Trek: Ladakh, monasteri dell'Indo
Viaggio di 3 - 4 giorni
Ottimo e facile percorso consigliato a tutti per la bellezza di luoghi, villaggi e monasteri visitati, adatto per una prima esperienza di trekking; si esplora la regione di Sham, situata a settentrione del fiume Indo ad ovest di Leh. Il percorso usualmente inizia recandosi in auto da Leh al grande monastero di Likir, punto di partenza del trekking; alcuni preferiscono seguire il tracciato da ovest ad est, iniziando da Khalsi o Temisgum. Spesso si raggiunge Likir il giorno prima dell'inizio del trekking: si pone lì il primo campo, avendo così modo di visitare anche Spituk e Phyang prima di iniziare a camminare; questo può essere utile anche per l'acclimatazione. Si esplora la regione di Sham, situata a settentrione del fiume Indo ad ovest di Leh. I dislivelli in salita di una giornata sono contenuti entro un massimo di circa 400 metri e ci si immerge in una bellissima zona del deserto d'alta quota, peculiare per le forme ed i grandi contrasti cromatici delle rocce, ricchissima di vita e di resti storici. Se la seconda tappa sembra troppo impegnativa è possibile arrivare direttamente da Yamthang a Hemis Shukpachu saltando Rizong (il percorso che seguono i mezzi meccanici); in questo caso il Gompa potrebbe comunque essere incluso nelle visite proposte per il giorno di rientro a Leh in quanto è raggiungibile con le jeep seguendo una stradina che parte a nord delfiume Indo. Il sentiero è idoneo, per chi si sente affaticato, all'utilizzo dei cavalli, ad eccezione di un breve tratto nel terzo giorno di cammino; la presenza delle montature offre a volte una sicurezza psicologica. I cavalli sono molto docili e si muovono al passo. Non serve saper cavalcare: si sale in sella, e loro camminano placidi lungo il sentiero, condotti da un cavallaio locale. Una ulteriore sicurezza è data dalla vicinanza della strada carrozzabile, che consente alle jeep di raggiungere ciascuno dei campi previsti. L'itinerario quindi è adatto e consigliato anche a ragazzi accompagnati da almeno un genitore. Chi ha problemi di tempo, essendo possibile raggiungere ciascuno dei campi in jeep, può scegliere di seguire anche solo il tratto del trekking che più interessa. Organizzazione del viaggio Amitaba mette a disposizione tutto quanto richiesto per il trekking ed i servizi dall’Italia a Leh, punto di partenza del percorso (voli, trasferimenti, servizi a Delhi, alberghi, guide, ecc.), e organizza itinerari culturali in Ladakh per utilizzare al meglio le giornate di acclimatazione. Per il percorso a piedi vengono forniti una guida, un cuoco ed assistenti che curano il montaggio del campo; si tenga presente che le guide himalaiane parlano solo la lingua inglese e se fosse indispensabile reperire un accompagnatore che parla l’italiano bisogna segnalarcelo in tempo utile. Per i campi durante il trekking vengono usate tende a due posti, utilizzabili anche come “singole”, e una tenda comune dove mangiare e ripararsi. Il materiale necessario e il bagaglio personale per questo trekking possono essere portati ai punti di campo anche con le jeep, che seguono dei percorsi diversi; solitamente però si tiene al seguito del gruppo almeno un animale da carico con una minima scorta di cibo e dei ricambi di vestiario. Si tenga presente che quando sacche, zaini e borse vengono fissate sugli animali con le corde subiscono parecchia usura. È necessario avere un proprio sacco a pelo, anche se è comunque noleggiabile a Leh. È possibile utilizzare un cavallo per facilitare il percorso; sono animali docili che si limitano a camminare lungo il sentiero e non richiedono precedenti esperienze di equitazione: sono scherzosamente chiamati “le seggiovie himalaiane”. Il costo del viaggio varia in funzione del numero dei partecipanti, del tipo di servizi richiesti e del costo dei voli; sarà nostra cura fornire una valutazione economica in tempi brevi. Tutti i viaggi sono coperti da assicurazione. Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel.: 02 33614196   PROGRAMMA DEL VIAGGIO (tempi di tappa medi) Di seguito vengono descritte solo le tappe previste per il trekking. Vi sono moltissime possibilità su come utilizzare al meglio le giornate precedenti e/o successive – si vedano ad esempio le pagine del sito che delineano i tratti più importanti del Ladakh e le diverse possibilità di itinerari in questa zona; o, ancor più semplicemente, contattateci e parliamone insieme! 1°g. Leh – Likir - Yangthang (4 - 5 ore di cammino) Si lascia Leh di primo mattino per raggiungere con meno di due ore di guida a ovest di Leh, sui monti a nord del fiume Indo, il monastero di Likir (3500 mt) di tradizione Ghelupa, dominato da un’imponente statua di Maitreya; vi risiedono circa 150 monaci. Da Likir inizia il percorso a piedi; si transita da un colle (Pobe La, 3550 mt) per scendere alla piccola oasi di Sumdo (3470 mt), quindi, superato il passo di Charatse (3650 mt), si giunge al campo di Yangtang (3600 mt). Anche i mezzi meccanici possono arrivare fino a qui seguendo una stradina che va nella stessa direzione ma con un percorso quasi sempre diverso. 2°g. Yangthang – Rizong – Hemis Shukpachu (6 – 7 ore di cammino) Si segue la gola che porta al monastero di Rizong, ritenuto tra i più ascetici del Ladakh, che sembra quasi sospeso alla chiusura di una stretta valle; è molto interessante anche il convento femminile posto più in basso, verso l’imbocco della valle. Dopo la visita del Gompa si sale gradatamente al passo di Shushut (circa 4000 mt), da dove si vede il villaggio di Hemis Shukpachu, meta di oggi, che da qui si raggiunge con una facile discesa in circa due ore. Questo è uno dei villaggi principali della regione di Sham, dove si trova un rado bosco considerato sacro (forse anche per la scarsità di piante spontanee tra questi monti desertici); il nome ‘shukpa’ significa infatti albero. In questo bel villaggio si trova anche un piccolo monastero. I mezzi meccanici solitamente giungono fino a qui direttamente da Yangthang seguendo la mulattiera che valica un passo più diretto. 3°g. Hemis Shukpachu – Temisgum (4 ore di cammino) Una lieve salita lungo il bosco sacro di Hemis Shukpachu porta ad un colle (3700mt), da cui si scende (c.a. 100 mt) per riguadagnare i 3750 mt del passo di Mebtak (chiamato anche passo di Lago), attraverso un ambiente che colpisce per la cromaticità delle rocce. Una lunga e graduale discesa porta prima ad Ang (3400 mt), dove solitamente si sosta per il pranzo, e poi seguendo una mulattiera a Temisgum (3200 mt), dove si pone il campo in vista del bel monastero e delle rovine del forte. Chi lo desidera può recarsi a far visita all'eremo di Tserkarmo. (Per chi avesse problemi di tempo, è possibile raggiungere Leh anche nella serata di oggi contenendo un poco il tempo dedicato ai siti a Temisgum ed escludendo visite sul percorso). 4°g. Temisgum – Khalsi – Leh (4 ore di cammino) Il passo di Bongbong (3500 mt) porta a Khalsi sul fiume Indo, dove si giunge per pranzo. Da qui si rientra in auto a Leh; lungo il percorso sono possibili diverse visite, tra cui quella maggiormente consigliata è al monastero di Alchi fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh.
India Himalaia Trek: Ladakh, valle di Markha
Viaggio di 10 giorni
Per gli appassionati di trekking, Markha è sicuramente tra i percorsi più interessanti del Ladakh grazie alla varietà dell’ambiente. Si inizia dalla grande valle del fiume Indo per poi passare dalle strette gole tipiche degli ambienti erosivi, ricche di rocce colorate, ai vasti scenari delle alte pasture degli yak poste ai piedi di imponenti montagne glaciali, con un gran numero di resti storici, sperduti villaggi ed alcuni piccoli monasteri. I sentieri disegnano un ampio anello attorno al gruppo di montagne che culminano nella vetta dello Stock Kangri, ed i punti d’imbocco sono tutti facilmente raggiungibili da Leh, con diverse opzioni tra cui scegliere. Amitaba consiglia di seguire la direzione antioraria prendendo come punto di partenza il monastero di Spituk, a pochi chilometri da Leh, perché presenta una salita più graduale e consente tra l’altro l’utilizzo di cavalli da sella per le salite ai passi di Ganda e Kongmaru. Alcuni partono da Stok, un’opzione che richiede la salita di un passo in più, lo Stock La, interessante per le stratificazioni particolari delle rocce in alcuni punti ma che non aggiunge in modo sostanziale alla bellezza del percorso. La durata ottimale suggerita è di 10 giorni, anche se molti compiono questo percorso in 8, e qualche velocista anche in minor tempo. Come sempre, al di là del fattore fisico, si consideri nel fare questo trekking il tempo necessario a gustare i bellissimi luoghi che si attraversano:"quando si potrà nuovamente tornare qui?" Se si segue il sentiero nella direzione suggerita, il primo dei due passi che si valica è il Ganda (4900 mt), da cui si accede alla valle di Markha. Qui i colori incredibili delle conformazioni morfologiche sono lo sfondo di villaggi isolati che esistono in una dimensione in cui il tempo è assente. Piccoli monasteri, chorten, rovine di antiche costruzioni abbarbicate su pendii impossibili e misteriose grotte scavate da mistici nelle pareti rocciose evocano un archetipo vivere dello spirito. Dal villaggio di Markha si sale gradualmente fino all’alta valle di Nimaling, un mondo lunare, con gli yak tranquilli sulle pendici del maestoso Kang Yaze, la cima glaciale che con i suoi 6500 metri regna su questo spazio. Nel penultimo giorno si supera il passo Kongmaru (5150 mt) che con una ripidissima discesa riconduce alla valle del fiume Indo, non lontano dal monastero di Hemis. Per contenere un poco i tempi vi è la possibilità è di recarsi a Markha partendo da Chilling, una manciata di casupole lungo il fiume Zanskar raggiungibile in jeep da Leh, evitando così il passo del Ganda. Nei pressi di Chilling si attraversa il furioso fiume seduti in una scatola di legno attaccata ad una carrucola, che viene tirata a mano lungo un cavo di ferro… finora non è ancora caduto nessuno! Da qui a Skiu ci vuole una giornata tranquilla di cammino. Per chi avesse più tempo vi sono delle splendide possibilità di estendere il percorso. Ad esempio, da Nimaling, ai piedi del maestoso Kang Yaze, si può proseguire lungo la valle ad un passo più orientale del Kongmaru, passando a ridosso della barriera glaciale ad est del Kang Yaze ed arrivando nella valle di Gyal, sulla strada che sale verso il passo del Taklang, verso il Rupshu ed il Lahaul. Da qui si può proseguire a piedi fino al lago di Tso Kar e così via, fino ad arrivare in Spiti! Un’altra possibilità è di aggirare il Kang Yaze a sud, arrivando nella valle di Dat e da qui in Rupshu, un percorso decisamente splendido. Organizzazione del viaggio Amitaba mette a disposizione tutto quanto richiesto per il trekking ed i servizi dall’Italia a Leh, punto di partenza del percorso (voli, trasferimenti, servizi a Delhi, alberghi, guide, ecc.), e può organizzare degli itinerari culturali in Ladakh per utilizzare al meglio le giornate di acclimatazione. Per il percorso a piedi vengono forniti una guida, un cuoco ed assistenti che curano il montaggio del campo; si tenga presente che le guide himalaiane parlano solo la lingua inglese e se fosse indispensabile reperire un accompagnatore che parla l’italiano bisogna segnalarcelo in tempo utile. Per i campi durante il trekking vengono usate tende a due posti, utilizzabili anche come “singole”, ed una tenda comune dove mangiare e ripararsi. Il materiale necessario ed il bagaglio personale vengono portati da animali da carico; si ricorda che sacche, zaini e borse vengono fissate con le corde, e subiscono parecchia usura. È necessario avere un proprio sacco a pelo; a Leh è comunque possibile noleggiarlo. È possibile utilizzare un cavallo per facilitare il percorso; sono animali docili che si limitano a camminare lungo il sentiero, e non richiedono precedenti esperienze di equitazione: sono scherzosamente chiamati “le seggiovie himalaiane”. A volte può essere utile averne almeno uno a disposizione, poichè è psicologicamente utile sapere che “nel caso” si può montare in sella! Il costo del viaggio varia in funzione del numero dei partecipanti, del tipo di servizi richiesti e del costo dei voli; sarà nostra cura fornire una valutazione economica in tempi brevi. Tutti i viaggi sono coperti da assicurazione. Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel.: 02 33614196   PROGRAMMA DEL VIAGGIO I tempi delle tappe indicate sono in media di circa 5 ore di cammino al giorno. 1°g. Leh - Spituk – Zinchen Si lascia Leh con la jeep e si attraversa l’Indo nei pressi del monastero di Spituk a circa 3300 metri di quota, e si segue il percorso del fiume per un lungo tratto; per la parte iniziale ora vi è una mulattiera percorribile per alcuni chilometri anche in jeep, si può così decidere se iniziare il cammino nei pressi di Spituk o più avanti. Una stretta valle laterale porta al campo di Zinchen. 2°g. Zinchen – Yuruntze Si prosegue lungo la valle; alla giunzione col sentiero che scende dal passo di Stock la valle si apre. Salendo verso la casa solitaria di Yuruntze la vetta glaciale dello Stok Kangri domina il panorama con i suoi 6200 mt di quota, in un contesto di colori da tavolozza. 3°g. Yuruntze – Ganda La – Shingu Dal passo del Ganda La (4900 mt) si apre un ampio panorama che spazia fino allo Zanskar. Una selva immensa di montagne desertiche. Si scende attraverso dei tranquilli pascoli, e ci si ferma nei pressi del minuscolo villaggio di Shingu. 4°g. Shingu – Skiu – Pentze Discendendo una pittoresca gola, dominata da vette verticali che ricordano le nostre dolomiti, si giunge al fiume Markha nei pressi del piccolo monastero di Skiu. Da qui, risalendo il flusso delle acque, si incontrano piccoli villaggi e sui bordi della valle si osservano tracce di romitaggi e rovine di antiche costruzioni. Purtroppo quasi nulla si conosce della storia di questa valle, e le persone del luogo non posseggono che informazioni generiche; è molto interessante esplorare alcuni di questi affascinanti resti. 5°g. Pentze – Markha Si prosegue lungo la valle arrivando fino a Markha, il villaggio principale della valle, con le rovine di un vecchio forte ed un piccolo monastero. 6°g. Markha – Tchatchutse Il Kang Yatse (6500 mt) domina il fondo della vallata. Anche l’ultimo villaggio presenta delle interessanti rovine di una ardita fortificazione abbarbicata ad un impossibile dirupo. 7°g. Tchatchutse – Nimaling Si sale gradualmente alle pasture degli yak di Nimaling, ai piedi del Kang Yatse. L’ambiente è simile all’altopiano del Rupshu, la sensazione è di essere in un mondo lunare. 8°g. Nimaling Giornata di riposo per gustare l’ambiente. Si possono fare diverse passeggiate nei dintorni del campo. Oppure spingersi sulle pendici del Kang Yatse. 9°g. Nimaling - Kongmaru La – Sumdo Si sale al passo direttamente dalle pasture di Nimalung. Dal passo (5150 mt) l’occhio spazia a nord est fino alle montagne del Tibet e la visuale sulla valle di Nimaling e la catena del Kang Yatse è stupenda. La discesa precipita in una gola caratterizzata da forme geologiche bizzarre, quasi antropomorfe. 10°g. Sumdo – Shang – Valle dell’Indo – Leh A Shang con una breve deviazione si raggiunge un interessante monastero. La strada, nei pressi del monastero di Hemis, dista solo qualche ora di cammino; da qui sono meno di 50 chilometri di jeep per arrivare a Leh.
India Himalaia Trek: Rupshu, Spiti e Lahaul
Nota introduttiva L’altopiano del Rupshu è situato per la gran parte a sud del fiume Indo, un vasto spazio tra Ladakh e Spiti che custodisce alcuni stupendi laghi, di cui i maggiori sono Tso Kar e Tso Moriri; nel Rupshu la base delle valli è sempre sopra i 4000 metri e vi sono dei meravigliosi percorsi che si svolgono tutti in alta quota con alcuni che non richiedono di cimentarsi con troppi dislivelli. Nel Rupshu i sentieri più spettacolari si trovano tra la strada che porta da Manali a Leh ed il confine col Tibet ad occupazione cinese ad est e attraverso la regione dei laghi. Vi sono diverse opzioni, tutte entusiasmanti: iniziando da Rumtse si può giungere fino in Spiti. I sentieri ad ovest di questa strada, anche se in alcune parti possono toccare le zone di Rupshu e Lahaul, vengono inclusi tra i percorsi dello Zanskar (vedi: “Dall’Indo al Lahaul” e “Trek di Jhulam”) e del Ladakh (vedi: “Valle di Markha” e “Oltre Markha, trek di Juktakh”), in quanto la parte maggiore dei sentieri si sviluppa in quelle regioni. Il Lahaul, incastonato tra le impervie montagne che demarcano la transizione alla zona climatica trans himalaiana, è solitamente percorso da chi si reca in Zanskar; ma vi è un breve trekking che si svolge tutto in Lahaul, dal lago di Chandra al passo del Baracha che si apre sull’altopiano del Rupshu. Per lo Spiti il percorso più celebre è il sentiero che collega questa remota area himalaiana da Kibber alla regione dei laghi del Rupshu; un breve trekking ‘tutto in Spiti’ esplora invece i monti ad est della valle di Kaza, tra Tag Yud e Lhalung, senza però avvicinarsi troppo alla zona di cessate il fuoco tra India e Tibet. Completa il quadro la traversata del Pin Parbati che porta dallo Spiti a Manali, un percorso interessante e pochissimo frequentato. Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel.: 02 33614196   GLI ITINERARI Nota bene: i primi due percorsi che trovate di seguito possono essere seguiti in sequenza e, giunti col secondo a Korzok sulle rive di Tso Moriri, si può proseguire lungo il lago verso sud deviando poi per Pang, sulla strada che collega il Ladakh al Lahaul, o arrivando ancora più a sud fino a Kibber in Spiti con le tappe indicate nei programmi che seguono. Rumtse - Tso Kar (Rupshu) Tso Kar - Tso Moriri (Rupshu) Tso Moriri - Pang (Rupshu) Tso Moriri - Kibber (Rupshu e Spiti) Chandra Tal - Baracha La (Lahaul) Tag Yud - Lhalung (Spiti) Pin Parbati: da Kungri a Manali (Spiti e Himachal)   Rumtse – Tso Kar (Rupshu) Periodo: da luglio a settembre; da 3 a 4 giorni   Tso Kar   Dalla valle di Gya, dove la strada per Manali si inerpica verso il passo del Taklang, partendo dal villaggio di Rumtse si raggiungere il bacino del lago di Tso Kar, situato in posizione stupenda tra le alte pasture nomadiche del Rupshu; si valicano tre passi, con un dislivello contenuto per il secondo. Arrivati al lago si può essere raccolti dalle jeep per il rientro o proseguire da qui fino a Tso Moriri, come indicato nell’itinerario che segue. Nel bacino di Tso Kar è piuttosto frequente l’incontro con i Kyang, gli stupendi cavalli selvatici dell’altopiano.  Le tappe previste sono come segue: Rumtse [situato a 3 ore d’auto circa da Leh] – Kyamar (4050) (4 ore); Kyamar – Kumur La (4800 mt) – Mandalchan La (4850 mt) – Tisaling (6,5 ore); Tisaling – Shibuk La (4900 mt) – Ponganagu (lago di Tso Kar) (6 ore) [si può essere raccolti qui dalle jeep]; Ponganagu – Nuruchen (4600 mt) (5 ore) [il cammino si svolge per un lungo tratto seguendo la mulattiera jeeppabile lungo la costa occidentale dello Tso Kar; le jeep possono attendere i partecipanti a Nuruchen o anche prima].    Tso Kar – Tso Moriri (Rupshu) Periodo: da luglio a settembre; da 3 a 5 giorni   Valle del Kartse Yalung Nyau (5450 mt)   Questo sentiero prosegue l’itinerario del precedente; si può iniziare da Ponganagu o da Nuruchen, entrambi i punti sono raggiungibili in jeep; come per tutti gli itinerari del Rupshu il fattore di acclimatazione è molto importante, e qui in modo particolare, perché si pone un campo sopra i 5000 mt. Il sentiero attraversa una zona nomadica di pasture d’alta quota dove si incontrano diversi accampamenti e greggi di yak, con molti punti panoramici e l’attraversamento di 4 passi; tra i diversi tratti del Rupshu questo è sicuramente uno dei percorsi più belli. Giunti a Korzok sul lago di Tso Moriri si può rientrare in jeep o proseguire a piedi lungo il lago uscendo a Pang, sulla strada per Manali, o continuare verso sud fino allo Spiti; entrambe queste opzioni sono qui illustrate. Ecco come si presentano le tappe (NB: spesso si aggiungere un giorno dividendo il tragitto del secondo giorno): Ponganagu – Nuruchen (4600 mt) (5 ore) [il cammino si svolge per un lungo tratto seguendo la mulattiera jeeppabile lungo la costa occidentale dello Tso Kar]; Nuruchen – Kongsa La (4900 mt) – Rajung Karu - Kyamayuri La (5410 mt) – Gyamar Barma (5150 mt) (8 ore) [molti spezzano questa tappa ponendo un campo tra le pasture di Rajung Karu]; Gyamar Barma – Kartse La (5300 mt) – Gyama (4 ore); Gyama - Yalung Nyau La (5450 mt) – Korzok (Tso Moriri) (6,5 ore).    Tso Moriri – Pang (Rupshu) Periodo: da luglio a settembre; 4 giorni   Tso Moriri Arrivando a Pang   Il lago di Tso Moriri dista circa 7 ore di guida da Leh; è il più grande del Rupshu, un gioiello turchese lungo circa 30 chilometri incastonato tra monti stupendi. Per chi fosse interessato, c’è la possibilità di percorrere un sentiero che ne segue l’intero perimetro; ad est del lago vi sono poi delle pasture d’alta quota con altri piccoli laghi, ma questa zona è in gran parte chiusa al transito del trekking per via della prossimità con la linea di cessate il fuoco con il Tibet occupato dai cinesi. Il sentiero principale segue la costa occidentale da Korzok, il villaggio sulle rive del lago dove termina la strada, con un bel monastero dove ogni estate si svolge un festival; qui si può arrivare anche a piedi seguendo il sentiero che proviene dal lago di Tso Kar. L’itinerario segue la costa occidentale del lago e, proseguendo oltre per un tratto, devia quindi in direzione nord ovest seguendo una vallata che porta attraverso il passo di Thelakung (4980 mt) a Pang, sulla strada che collega Manali con Leh, un punto di sosta situato appena a nord del passo del Lachlung; è una zona questa di pasture e ampie vallate disabitate, con rare tende di nomadi e bellissime visuali sui monti immersi in una natura incontaminata e viva, ma dove l’uomo è pressoché assente ed anche gli escursionisti sono rari. Verso Pang si incontrano anche bellissime formazioni create dall’erosione del terreno. Il percorso non richiede il superamento di grandi dislivelli perché si svolge tutto in alta quota: già Tso Moriri è posto a circa 4500 mt. Le tappe suggerite sono come segue: Korzok – Kyangdam (costa sud) (6 ore); Kyangdam – Manechan (5 ore); Manecham – base del Thelakung La (5 ore); Thelakung La (4980) – Pang (6,5 ore).   Tso Moriri – Kibber (Rupshu e Spiti) Periodo: da luglio ad agosto; da 6 a 7 giorni   Fiume di Parang Valle di Parang Parang La (5578 mt)   Questo percorso può essere eseguito anche partendo da sud; da nord (Rupshu) però è più facile perché si inizia da circa 4500 metri e si rimane sempre in quota salendo gradatamente fino alla base dell’alto passo di Parang; se si parte da sud la salita al valico è lunga e richiede solitamente un campo intermedio. Da nord la parte iniziale dell’itinerario è la medesima del percorso per Pang; ma giunti in fondo al lago si prosegue verso sud arrivando al guado sul fiume Parang a Norbu Sumdo; per facilitare l’attraversamento chi non avesse dimestichezza con questo tipo di prova può guadare montando un cavallo che viene tenuto e condotto per le briglie da un nostro assistente. Risalire la valle del Parang impegna poi per altri due giorni (alcuni preferiscono impiegarne 3), regalando dei punti panoramici formidabili in un ambiente assolutamente incontaminato e lontanissimo da ogni dove. Si pone l’ultimo campo in Rupshu al lembo inferiore del ghiacciaio che chiude la valle; la salita al passo si esegue nelle prime ore del mattino e non richiede l’uso di ramponi o l’attraversamento di crepacci. Anche i cavalli da carico procedono senza problemi, e nel tratto intermedio è anche possibile montare. La discesa nello Spiti è lunga, fino alla gola del fiume conosciuto localmente come Parlilunghi, un nome buffo per noi italiani. Si riemerge dalle gole sulle alte pasture per raggiungere di nuovo la gola del fiume prima di Kibber, dove arriva la strada. Le tappe previste sono come segue: Korzok – Kyangdam (costa sud) (6 ore); Kyangdam – Norbu Sumdo – Parang (6 ore); Valle di Parang fino a Umdung (6 ore); Umdung - base del passo di Parang (6 ore) [alcuni per raggiungere questo punto preferiscono usare un giorno in più, suddividendo i giorni 3° e 4° in tre; vi sono molti punti idonei al campo, quindi non vi sono problemi per la scelta]; Parang La (5578 mt) – Parlilunghi (7 ore); 6. Parlilunghi – Kibber (5,5 ore).   Chandra Tal – Baracha La (Lahaul) Periodo: da luglio a settembre; 3 giorni   Chandra Tal Baracha La (4845 mt)   A nord del passo del Rothang, porta di accesso alla regione del Lahaul giungendo da Manali, la strada che prosegue verso est arrivando al valico del Kunzum si snoda tra colossali guglie granitiche dove possenti ghiacciai fanno capolino. Prima di giungere al passo che porta ad est verso lo Spiti, un sentiero continua lungo la valle del fiume Chandra risalendo fino all’omonimo lago; parte del percorso verso il lago è oggi anche fattibile con la jeep. Oltre il lago di Chandra Tal un sentiero prosegue verso nord continuando a risalire la medesima valle arrivando in due giorni al passo del Baracha (4845 mt), dove transita la strada che porta dal Lahaul al Ladakh.   Tag Yud – Lhalung (Spiti) Periodo: da giugno a settembre; 2 o 3 giorni   Erosioni dello Spiti Erosioni dello Spiti   Un sentiero che scorre tra i monti ad est della vallata di Kaza in Spiti collega i villaggi di Tag Yud e Lhalung, entrambi raggiungibili in jeep, seguendo le creste ed i dirupi dei monti. La linea disegnata da questo percorso corrisponde approssimativamente al limite di accessibilità verso est concesso ai visitatori, perché in questa parte dell’Himalaia indiano si è vicinissimi al confine con il Tibet a dominio cinese, un territorio militare.    Pin Parbati: da Kungri a Manali (Spiti e Himachal) Periodo: da luglio a settembre; minimo 8 giorni   Valle di Manali Valle di Kaza   Ad ovest dello Spiti si ergono catene di montagne estremamente selvagge; ma dalla valle di Kungri in Spiti si può arrivare alla regione di Manali compiendo la traversata del Pin Parbati, impiegando un minimo di 8 giorni. È un percorso piuttosto impegnativo ma fattibile da persone esperte e per questa via si riescono a trovare guide locali affidabili e cavallai dell’Himachal disposti a fare il trasporto dei materiali; si tenga presente che l’organizzazione va predisposta con buon anticipo, perché guide e portatori per questo trekking devono essere tra le persone migliori disponibili nella regione, vanno quindi ingaggiate per tempo e si deve anche calcolare la durata del trasferimento richiesto affinché le montature da carico giungano al punto di partenza prescelto. 
India Himalaia Trek: Zanskar
Viaggio di 3 - 18 giorni
Nota introduttiva La regione dello Zanskar offre un gran numero di affascinanti trekking, attraverso ambienti naturali molto selvaggi e pochissimo popolati. Gli itinerari principali, partendo da nord ovest, possono essere considerati quelli qui indicati, a cui si aggiungono diverse varianti; il territorio è decisamente vasto e selvaggio e in molte aree remote sono ancora possibili delle vere esplorazioni. Il trekking invernale di Chadar, che segue le acque congelate del fiume Zanskar dal Ladakh alla valle di Zangla e Padum partendo a meridione di Chilling, non è inserito nell’elenco in quanto non può essere ritenuto un ‘trekking’: è una spedizione che si svolge in condizioni che possono diventare estreme e pericolose. Chi fosse interessato a questa avventura ci potrà contattare e valutarne con noi la fattibilità; per motivi di sicurezza legati alle consistenza del ghiaccio il periodo utile è usualmente limitato da gennaio a fine febbraio / primi giorni di marzo. Stagione di percorrenza, altezze e durate delle tappe riportate di seguito sono da considerarsi indicative. Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel.: 02 33614196   GLI ITINERARI Rangdum - Kanji La - Wanla / Lamayuru Rangdum - Lingshot Dall'Indo al Lahaul: Lamayuru / Wanla - Padum - Darcha Kishtwar - Ating (Padum) Circuito di Phuktal Trek di Jhulam: da Zangla al Ladakh o al Rupshu   Rangdum – Kanji La – Wanla / Lamayuru Periodo: da giugno a ottobre; da 4 a 6 giorni   Prinkiti La (3750 mt) Rangdum Il luogo di partenza o di arrivo è il monastero di Rangdum, il più occidentale dello Zanskar che si raggiunge in auto da Kargil risalendo il fiume Suru. Il percorso da Rangdum scavalca il passo del Kanji (5150 mt) e, oltre l’omonimo villaggio dove si pone il terzo campo, prevede diverse uscite, una breve che porta direttamente a nord alla base occidentale del passo del Fatu non lontano da Lamayuru, sulla strada che collega Kargil a Leh. Se dal villaggio di Kanji si procede invece verso sud est valicando il Yonkma La (4700 mt) si possono discendere la acque del Shillakong fino a Wanla, dove ora giunge la strada (in tutto 5 giorni); poco prima di Wanla, il passo del Prinkiti (3750 mt) porta a nord direttamente a Lamayuru. Un’ulteriore variante arriva a Wanla aggiungendo un giorno per valicare, dopo aver superato lo Yonkma, lo Sniugutse La (5000 mt) oltre cui si segue la spettacolare gola di Hanupatta, un sentiero questo che si segue anche percorrendo il trekking “Dall’Indo al Lahaul”. Rangdum – Lingshot Periodo: da giugno a ottobre; da 3 a 4 giorni, più altri 3 per l’uscita a sud a Pishu o 4 nord per Wanla   Rangdum Gompa Lingshot Da Rangdum si segue inizialmente il sentiero per il Kanji La, deviando prima del passo verso est e attraverso i passi del Pikdong (5020 mt) e del Barmi (4500 mt) si arriva al monastero di Lingshot. Da qui si può quindi andare a nord verso Wanla e Lamayuru o a sud verso la valle di Padum, seguendo il tracciato del percorso “Dall’Indo al Lahaul”.   Dall’Indo al Lahaul: Lamayuru / Wanla – Padum – Darcha Periodo: da luglio a ottobre; massimo 18 giorni per il percorso completo   Singi La (5050 mt) Hanuma La (4950 mt) Questo tracciato è diventato una delle traversate classiche dell’Himalaia. Alcuni si limitano a seguirne una parte, a nord o a sud di Padum, ma molti camminatori partono da nord e giunti in Zanskar proseguono lungo la valle dello Tsarap fino al passo di Shinku (5090 mt) che porta a Darcha in Lahaul, completando così la traversata. Risalendo lo Tsarap invece di puntare al Lahaul attraverso lo Shinku La un’alternativa interessante è attraversare il passo più settentrionale di Phirtse (5350 mt) che conduce nella zona di Serchu in Rupshu, tra i passi del Baralacha e di Lachlung della strada che sale da Manali al Ladakh. Unica pecca del percorso completo è che si seguono per un tratto le mulattiere jeeppabili della valle di Zangla e Padum, che ora risalgono per un tratto anche lo Tsarap giungendo fino a Ichar in direzione dello Shinku La; preferendolo si può fare questo tratto con i veicoli risparmiando così 4 giorni di cammino. Ecco le tappe standard previste dal percorso completo, partendo da Lamayuru: Lamayuru (3420 mt) – Prinkiti La (3750 mt) – Wanla (3250 mt) (3,5 ore); Wanla – Hanupatta (3760 mt) (6 ore); Hanupatta – Sirsir La (4850 mt) – Photoksar (4200 mt) (6,5 ore); Photoksar – Singi La (5050 mt) (7,5 ore), Base del Singi La – Kiupa La (4400 mt) – Margum La (4400) - Lingshot Gompa (5 ore); Lingshot – Hanuma La (4950 mt) - Snertse (8 ore); Snertse - Purfi La (3950 mt) – Hanumil (3380 mt) (5 ore); Hanumil – Pishu (3470 mt) (4,5 ore) [NB: da qui è possibile proseguire in jeep fino a Ichar, meta del percorso a piedi del 12°g.; se si cammina si segue per lunghi tratti la strada jeeppabile]; Pishu – Karcha Gompa (4,5 ore); Karcha – Padum (3,5 ore); Padum – Bardan Gompa (3620 mt) – Mune Gompa (3900 mt) (6 ore); Mune – Ichar (3650 mt) (5,5 ore); Ichar – Purne (3700) (5,5 ore); Escursione a Phuktal (3850 mt) e rientro a Purne (4 ore); Purne – Table (6 ore); Table – Lakung (4470 mt) (7,5 ore); Lakung – Shinku La (5090 mt) – Ramjak (4290 mt) (6,5 ore); Ramjak – Zanskar Sumdo (3860 mt) – Pallamo (5 ore) [NB: la strada jeeppabile arriva ora fino a qui; se si prosegue a piedi per Darcha, sulla strada che arriva fino in Ladakh, mettere in conto altre 3 ore di cammino]. Kishtwar – Ating (Padum) Periodo: da fine luglio a settembre; 9 giorni   Monti granitici Verso l’Umasi da nord Un percorso molto avventuroso per trekkers esperti, che prevede passaggi su ghiacciaio e tratti molto ripidi dove è prudente procedere in cordata. Può essere percorso sia da nord che da sud; la zona difficile è nella regione dell’Umasi La, il passaggio più alto a 5300 mt. Prima di recarsi in queste remotissime regioni vanno verificati localmente sia lo stato del ghiacciaio che eventuali problemi politici dovuti agli estremisti islamici che per anni hanno infestato la parte kashmira del trekking, a sud dell’Umasi La. Le tappe previste partendo dal Kashmir sono come segue: Kishtwar – Galhar (in auto) – Labradi (4,5 ore); Labradi – Atholi (10,5 ore); Atholi – Chichot (9 ore); Chichot – Hangoo (4 ore); Hangoo – Sumcham – Plateau (6 ore); (5 ore) (6 ore) avvicinamento al passo con tratti su ghiacciaio; Passo dell’Umasi 5300 mt (8 ore); Discesa a Dzongkhul o Ating (8 o 9 ore), dove possono giungere i mezzi con cui proseguire per Padum (se la si raggiunge a piedi, mettere in conto un’altra giornata con arrivo a Padum verso il pranzo). Circuito di Phuktal Periodo: da metà agosto a ottobre; 4 o 5 giorni   Valle del Tarap Thongde Gompa Il monastero di Phuktal, che si tocca anche lungo il percorso da Padum a Darcha in Lahaul, è collegato con un impervio sentiero al Gompa di Thongde, che si erge sopra la valle dello Zanskar tra Padum e Zangla. Solitamente si svolge in direzione antioraria iniziando da Ichar sul fiume Tarap ad est di Padum, da dove è possibile raggiungere Phuktal in giornata. Il tratto successivo, tra il monastero e il villaggio di Shade, è molto impervio e non viene usualmente percorso con gli animali da carico; si necessita quindi di portatori esperti. Da Shade si giunge alla base del Thongde La (5150 mt) che si valica il mattino successivo arrivando al Gompa di Thongde. Trek di Jhulam: da Zangla al Ladakh o al Rupshu Periodo: da metà agosto a settembre; da 6 a 11 giorni   Da Zangla Malakhartse Zalung Karpo La (5100 mt) La regione ad est di Zangla che conduce verso il Ladakh o il Rupshu è tra le parti più tortuose e incavate dello Zanskar, con canyon stretti dove bisogna fare i conti con guadi che possono essere impraticabili se la portanza dei torrenti è forte. È uno dei territori più selvaggi e meno popolati di questa regione di deserti d’alta quota. Si può scegliere se partire da Zangla o dal Ladakh o dal Rupshu. Ecco le tappe: Zangla – base del Charchar La (4 ore); Charchar La (4950 mt) (5 ore); Base nord del Charchar La – Tilad Sumdo (7 ore); Tilad Sumdo – base dello Zalung Karpo La (6 ore). Uscita per il Rupshu: Zalung Karpo La (5100 mt) – Kharnak [Sorra/Khar] (7,5 ore); Kharnak – Dat (5 ore). A Dat possono giungere le jeep con cui tornare a Leh o con cui raggiungere i laghi del Rupshu o si può proseguire a piedi e dopo il passo di Yar (4950 mt) piegare verso sud per il villaggio di Lun e il passo di Morang (5300 mt) che porta al fiume Tsarap e alla strada per Leh nei pressi del passo di Lachlung a Takh (5 giorni da Dat). Uscita per il Ladakh: Zalung Karpo La (5100 mt) – Langtang Chu (7,5 ore). Dal campo oltre il passo dello Zalung Karpo si può scegliere se scendere lungo la valle di Markha arrivando a Chilling (3 giorni) o, superando il Ganda La sopra Skiu prima di Chilling, arrivare direttamente nella valle dell’Indo (4 giorni); oppure si può salire a Nimaling aggirando il Kang Yaze e da qui arrivare a Shang o Hemis nella valle dell’Indo attraverso il passo di Kongmaru (5150 mt) (3/4 giorni). Da Nimaling si può in alternativa proseguire lungo la valle valicando il passo più orientale del Chaktsang (5080 mt), passando a ridosso della barriera glaciale ad est del Kang Yaze ed arrivando nella valle di Gyal a Lhato, sulla strada che sale verso il passo del Taklang (3 giorni). 
India Himalaia Trek: Zanskar, il regno segreto
Viaggio di 20 - 24 giorni
Questo viaggio offre l’opportunità di visitare la valle dell’Indo, i siti principali del Ladakh orientale e tutti i siti d’interesse della remota regione dello Zanskar. Il programma prevede di raggiungere e di rientrare da Leh, la capitale del Ladakh, in volo da Delhi. A Leh si sosta per due notti, avendo modo di iniziare l’acclimatazione ed esplorare la città ed i suoi interessanti siti. Si parte quindi per lo Zanskar utilizzando delle jeep e trasportando su di un veicolo ausiliario l’attrezzatura per i campi ed i rifornimenti necessari: fino al rientro a Leh si utilizzeranno le tende. Si segue il corso del fiume Indo fino alla regione dell’etnia Dha Hanu, dove si trovano alcuni dei loro interessanti villaggi, e lo si lascia per inoltrarsi nelle gole che portano alle oasi di Wanla e Lamayuru. Proseguendo sempre verso ovest, superati due alti passi, si entra nella regione di Mulbeck con la statua rupestre di Maitreya che segnala il passaggio nella zona a maggioranza islamica di Kargil, dove si transita per imboccare l’unica via di accesso allo Zanskar agibile ai veicoli motorizzati: una spettacolare strada sterrata, bloccata dalla neve anche per 9 mesi all’anno, che risale le acque del fiume Suru, un affluente dell’Indo. Dopo aver sfiorato maestosi ghiacciai che scendono da vette altissime dominate dal Nun (7135 mt) si raggiunge l’isolato monastero di Rangdum, posto su un colle morenico al centro di una valle di inimmaginabile bellezza, con le vaste pasture degli yak coperte da milioni di stelle alpine, rientrando così nella zona di cultura buddista tibetana. Proseguendo oltre il passo del Pensi La, abitato da miriadi di marmotte e alto circa 4400 mt, il punto più alto del viaggio dove la vista spazia sulle distese glaciali del misterioso massiccio del Sickle Moon, si giunge alla valle del fiume Dado, arrivando in Zanskar. Si dedica una settimana all’esplorazione dell’ampia vallata dello Zanskar e delle valli dei fiumi Dado e Tsarap, che, confluendo, formano il possente fiume Zanskar, un’area di incomparabile bellezza. Il circuito inizia dall’eremo di Naropa, quindi ci si reca a Sani, Padum, Bardan, Mune, Pipiting, Karcha, Thongde e Zangla. Si avrà così modo di apprezzare sia la vita che l’arte e la cultura di questo prezioso microcosmo himalaiano, dove nei monasteri si trovano magnifici reperti di cui i più antichi risalgono all’XI secolo e la gente segue le proprie antiche abitudini nel modo di coltivare, nello stile delle abitazioni e nei costumi. Il rientro verso il Ladakh ripercorre la medesima (ed unica) strada, attraverso incredibili scenari naturali dove prospettive, sfumature di luce e colori continuano a cambiare, rendendo un secondo passaggio assolutamente entusiasmante. Nel Ladakh occidentale, tornando verso Leh, si prevedono le visite di un isolato eremo, dei monasteri di Rizong e Likir, dei siti artistici di Alchi e di Saspol e dello storico forte di Bazgo. Giunti a destinazione, per chi desidera completare la propria conoscenza del Ladakh, si prevede la visita di Shey, Tikse, Hemis e Matho.   Thongde Principe di Zangla Bimba a Zangla Estensione per Phuktal Il monastero di Phuktal, costruito su di una ripida falesia e protetto da un gigantesco arco di roccia che lo racchiude come la perla di un’ostrica, è uno dei luoghi più evocativi di tutto l’Himalaia. Non vi sono strade che vi giungono: la mulattiera jeeppabile che risale il vorticoso fiume Tsarap arriva oltre Mune, fino all’altezza del villaggio di Ichar, ed in futuro proseguirà ancora oltre. Per raggiungere questo incredibile luogo è quindi necessario un percorso a piedi di due giorni. Il sentiero che porta da Ichar a Phuktal è quasi tutto percorribile anche a cavallo, un modo di procedere sicuro anche se l’impressione data dai precipitosi sentieri sembra suggerire il contrario! In effetti le montature sono animali da trasporto che procedono con lenta sicurezza, non sono avvezzi alla corsa, e vengono chiamati in gergo le “seggiovie dell’Himalaia”. Questa possibilità deve però essere considerata solo come un ausilio per mitigare la fatica, non si può pensare di non camminare ed è necessario essere in grado di farcela anche da soli. Per i più allenati, una volta raggiunto il Gompa invece di rientrare da Phuktal a Ichar seguendo il percorso della salita c’è la possibilità di proseguire verso Thantak Gompa ed il villaggio di Shade e da qui in altri due giorni di cammino piuttosto intenso emergere oltre un alto passo sui monti ad est del fiume Zanskar, arrivando allo spettacolare monastero di Thongde. È un percorso stupendo che richiede una certa preparazione, ci sono anche dei guadi e in molti tratti non è possibile utilizzare il cavallo. Per gli amanti del trekking, ci sono anche altre opportunità: da Phuktal è possibile arrivare a piedi in Ladakh, in Rupshu ed in Lahaul. Organizzazione del viaggio Il viaggio nella parte himalaiana viene condotto da una guida esperta del territorio che generalmente parla la lingua inglese. Se questo è un problema si possono utilizzare due persone, di cui una fa da interprete. Per le visite a Delhi si utilizza una guida locale che parla l’italiano. Per gli spostamenti nelle regioni himalaiane si utilizzano veicoli tipo jeep, come la Tata o la Toyota indiana; a Delhi si utilizza un veicolo privato dotato di aria condizionata. A Leh e a Delhi si alloggia in comodi hotel – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro alberghetto di montagna, ma la pulizia è sufficiente, si dispone di stanze con bagno e acqua calda e un generatore di corrente per gli eventuali “salti” di luce. Sono previsti in tutto 12 campi consecutivi (16 se si segue l’estensione per Phuktal); in alcune località sono ora disponibili delle semplici locande, alcune sufficientemente pulite; è quindi probabile che nel corso dei prossimi anni i campi saranno necessari in numero più limitato. Si consideri comunque che il loro utilizzo consente di godere appieno dei luoghi che si visitano e permette di raggiungere i siti più remoti; nella nostra esperienza questa soluzione ha sempre trovato il gradimento dei partecipanti. I campi sono ben organizzati con comode tende a due posti, utilizzabili anche singolarmente per dormire, tenda comune con tavolo e sedie, tenda cucina e tende per i servizi. Amitaba provvede a fornire il tutto, ad eccezione del sacco a pelo. In funzione del numero di partecipanti oltre alla guida si ha al seguito un cuoco (se si è solo in 2 o 3 si può reperire una guida che svolga anche questo ruolo) e, se si è in più persone, degli assistenti; il viaggiatore non deve quindi preoccuparsi degli aspetti pratici (montaggio/smontaggio del campo, cucina). Il personale utilizzato lavora con Amitaba da parecchi anni e i pasti sono preparati da un cuoco abituato a soddisfare gli ospiti italiani. Per chi esegue l’estensione per Phuktal è previsto il trasporto del bagaglio personale, di tutta la necessaria attrezzatura da campo e delle provviste utilizzando animali da carico o portatori. Si tenga solo presente che quando il bagaglio viene issato sugli animali da trasporto è soggetto a forte usura perché tutto deve essere fissato bene con le corde e a volte il carico può strisciare sui bordi del sentiero. Il viaggio richiede un certo senso di adattabilità, non tutti sono abituati ad una vita piuttosto semplice e spartana. Per chi è pronto, questo aspetto regala un bel sapore di avventura. Amitaba ha sperimentato con successo la partecipazione a questo tipo di viaggio anche di persone che non avevano avuto precedenti esperienze, ma partite consapevoli e con una buona motivazione. Il costo non è riportato perché varia in funzione del numero dei partecipanti, del tipo di servizi richiesti (es. la classe di hotel a Delhi) e del costo dei voli. Il trattamento previsto per la parte himalaiana è solitamente inclusivo dei pasti. Tutti i viaggi sono coperti da assicurazione. Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel.: 02 33614196 Nota tecnica Andare in Ladakh ed in Zanskar significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e non esagerare con gli sforzi fisici nei primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. Il passo più alto fatto in jeep è il Pensi La (4400 mt), dove si arriva dopo sei giorni dall’arrivo a Leh. Per maggiori informazioni di carattere tecnico (alta quota, attrezzatura, ecc.) consultare la pagina Himalaia dell’India.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Italia - Delhi Per il volo si può scegliere tra un gran numero di compagnie aeree; per orari e costi contattare Amitaba. All’arrivo si viene ricevuti dal corrispondente indiano di Amitaba; trasferimento in hotel. 2°g. Delhi Nella giornata di oggi si prevede una visita guidata della città, che potrà essere completa o più breve in funzione sia dell’orario di arrivo che del gradimento dei partecipanti. I siti toccati da una visita classica sono il Forte Rosso, che fu il palazzo degli imperatori musulmani, la moschea di Jama Masjit, costruita in classico stile mughal, la tomba di Humayun, del XVI secolo, considerato il mausoleo precursore del Taj Mahal, il Qutab Minar, una torre alta 75 metri dalle stupefacenti proporzioni edificata tra il XII e il XIII secolo, l’India Gate, simbolo dell’India moderna, ed il mausoleo di Gandhi, dove una lastra di marmo nero segna il punto della sua cremazione, un luogo molto venerato, nel cuore di tutti gli indiani. 3°g. Delhi – Leh Partenza di prima mattina in volo per Leh, dove si viene ricevuti dal rappresentante di Amitaba per il Ladakh e dalla guida. Sistemazione in uno dei migliori hotel della cittadina e riposo per favorire l’adattamento alla quota: siamo a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra case coloniche, orti e campi. 4°g. Leh Giornata dedicata alla visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal a Leh, l’antico Chorten di Tashi Gomang, la Pagoda della Pace, la parte vecchia della cittadina e il mercato. 5°g. Leh – Wanla Si parte con le jeep trasportando tutto l’occorrente per i campi; fino al rientro a Leh si dormirà in tenda. La strada segue il flusso del fiume Indo, lasciandolo per alcuni tratti per evitare le gole più profonde. Oltre Khalsi si lascia la strada principale, che s’inoltra per una valle laterale e dove si torna poi nel pomeriggio per andare a Wanla, proseguendo lungo il corso del fiume fino ai villaggi dei Dha Hanu, dove si sosta per una visita. Terminata l’esplorazione si rientra sulla strada principale, seguendo una gola spettacolare fino alla deviazione per l’oasi di Wanla, che nasconde un antichissimo monastero (XI secolo) la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo e che come Lamayuru appartiene all’esoterica scuola dei Drigung. Si pone qui il primo campo. 6°g. Wanla – Shergol Lasciata Wanla si prosegue la salita della pittoresca gola che conduce nell’ambiente di incredibili erosioni lunari di Lamayuru, dove si visitano l’oasi e il monastero, posto arditamente su formazioni che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche; è uno dei contesti naturali più pittoreschi del Ladakh. Superato il passo del Fatu (4147 mt) sopra Lamayuru ed oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge il minuscolo monastero di Gyal e poi Mulbekh, dove, oltre all’antichissima statua rupestre che rappresenta il Buddha Maitreya, si trovano due monasteri. Si pone il campo nei pressi di Shergol, un monastero incastonato in una rupe. Gyal e Shergol sono stati anche ripresi nel film “Samsara”. 7°g. Shergol – Rangdum Si transita per Kargil, da dove si imbocca la strada che porta verso lo Zanskar. La zona è un po’ più arborea rispetto al Ladakh ed a maggioranza mussulmana; ogni villaggio ha una piccola moschea con il minareto, gli uomini hanno spesso lunghe barbe ma le donne non sono velate. Il Nun e il Kun, le più alte vette di quest’area himalaiana che superano i 7000 metri, dominano un’ampia ansa del fiume Suru. Superate le gole ai loro piedi una valle spettacolare ornata da ardite vette di granito da cui fluiscono poderosi ghiacciai porta ad un plateau dove tra le pasture degli yak ricche di stelle alpine regna solitario il monastero di Rangdum. Si pone il campo nei pressi del monastero. 8°g. Rangdum – Sani Valicato il Pensi La (4400 mt) si entra nella valle dello Zanskar. Al ponte di Ating una mulattiera jeeppabile porta nella valle dell’Umasi La, dove sospeso ad una rupe si trova l’eremo di Dzongkul, che fu il principale luogo di ritiro del grande maestro Naropa, autore del testo sui “Sei yoga”, tutt’ora una delle guide esoteriche principali utilizzate dagli yogi tibetani. Dopo la visita si raggiunge la vasta piana formata dalla confluenza dei fiumi Doda e Tsarap, il cuore dello Zanskar, dove si trovano i principali villaggi e monasteri. Si pone il campo nei pressi del villaggio di Sani, dove, protetto da un muro di cinta ed ombreggiato da alberi, molto rari in questa regione, vi è l’antico monastero che custodisce la statua di Naropa, lo stupa con i resti di Kanishka, un maestro che visse intorno all’anno mille, e degli affreschi attribuiti a Zadpa Dorje. 9°g. Sani Si trascorre la mattina visitando il villaggio, il monastero ed il vicino convento femminile che si raggiunge con una piacevole passeggiata. Nel pomeriggio si prevede un’escursione all’eremo di Guru Rimpoce, sul monte di fronte a Sani, che si raggiunge con circa un’ora e mezza di cammino, da dove si gode una stupenda visuale. (L’estensione per Phuktal inizia dal 10°g. – vedi sotto) 10°g. Sani – Karcha Da Sani si raggiunge Padum, la nuova “capitale” dello Zanskar e unico luogo della regione con dei negozietti e un punto telefonico. Sulla collina sovrastante è situato un interessante monastero immerso tra gli alberi da cui si gode un bel panorama. Oltre Padum si imbocca la strada sterrata che risale il vorticoso fiume Tsarap: la meta sono Bardan e Mune. Si raggiunge prima Bardan, un monastero di scuola Karmakagyu di circa 400 anni costruito su una rupe a picco sul fiume, e quindi con le jeep ci si inerpica fino all’oasi e al monastero di Mune, dove il villaggio sopravvive in un ambiente decisamente molto selvaggio. Rientrati nella valle principale si transita da Pipiting, un villaggio nei pressi di Padum con un grande stupa e un monastero e, attraversato il fiume, si giunge al villaggio di Karcha, dove si pone il campo. 11°g. Karcha Il bel villaggio di Karcha è dominato dal grande monastero costruito sulle rupi rocciose, il principale dello Zanskar, di scuola Ghelupa. La visita rivela diverse sale e alcuni affreschi dell’XI secolo; sul monte antistante è situato l’antico convento femminile, ricco di sorprendenti reperti artistici. 12°g. Karcha - Zangla Da Karcha ci si reca a Thonde, un interessante monastero Ghelupa posto su di una rupe da cui si gode un’indimenticabile visuale. Si prosegue in jeep per Zangla, la vecchia capitale dello Zanskar. 13°g. Zangla Visita dell’antico castello di Zangla, sede storica del Gyalpo, il Re dello Zanskar, posto in una bellissima posizione che domina la valle. Si trovano anche molti chorten di cui il più recente è quello di Bakula Rimpoce, l’Abate del Ladakh recentemente scomparso di cui è già stata individuata la reincarnazione in un bimbo nato da un’umile famiglia della valle di Nubra. Nei pressi dell’oasi di Zangla è situato anche un interessante convento femminile. Per i più sportivi, una passeggiata lungo la valle alle spalle del castello porta al sito di un antichissimo chorten. 14°g. Zangla - Rangdum Inizia il percorso di rientro che segue la medesima strada utilizzata per giungere fin qui – la bellezza inimmaginabile del contesto naturale merita almeno questo secondo passaggio! Si risale la valle del fiume Doda che porta al passo del Pensi e al bel monastero di Rangdum, dove si pone il campo su questa piana incastonata tra i monti, luogo superbo per un ultimo saluto al mondo dello Zanskar. 15°g. Rangdum - Shergol Si prosegue oltre le gole del Nun, dove i ghiacci lambiscono le acque potenti del fiume Suru, e dopo Kargil si raggiunge la valle di Mulbeck, tornando al tranquillo campo nei pressi di Shergol. 16°g. Shergol – Uley Topko Chi lo desidera potrà recarsi alle prime luci dell’alba con una passeggiata che si inerpica lungo uno spettacolare e, a tratti, ripido e strettissimo canyon, all’eremo di Phokar Dzong, uno dei luoghi più sacri di questa regione himalaiana. Si parte quindi verso est seguendo la panoramicissima strada che, valicati i passi Namika e Fatu, transita da Lamayuru e si tuffa nella valle dell’Indo. Oltre Khalsi una deviazione verso nord porta al monastero di Rizong, ritenuto tra i più ascetici di tutto il Ladakh, che sembra quasi sospeso alla chiusura di una stretta valle; è molto interessante anche la visita del convento femminile all’imbocco della valle. Tornati sulle rive dell’Indo, se ne risale il corso per un breve tratto giungendo al campo di Uley Kopko. 17°g. Uley Topko - Leh Si iniziano le visite dai templi di Alchi, fondati nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contengono dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Ci si reca quindi alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra gli alberi di albicocco e rivelano affreschi stupendi, in un luogo che fu casa di santi eremiti. Arrivati a Bazgo, un paesino pittoresco e storicamente importante, si visitano le rovine dell’antico forte e dei due templi che contengono gigantesche statue di Mitreya, di squisita fattura, e decorazioni stupende. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Proseguendo verso Leh, oltre la spettacolare confluenza dei fiumi Indo e Zanskar una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa, dominato da un’imponente statua di Maitreya; vi risiedono circa 150 monaci. Dopo la visita si torna sulla strada principale giungendo in breve a destinazione, e ci si sistema in hotel. 18°g. Leh Questa giornata può essere tenuta libera per riposare e fare acquisti. Per completare le visite della parte del viaggio che si svolge in Ladakh, si consiglia alle persone interessate di recarsi a Shey, Tikse, Hemis e Matho. 19°g. Leh – Delhi I voli per Delhi partono al mattino presto; all’arrivo, accoglienza da parte del corrispondente indiano di Amitaba. Si può scegliere se disporre di una stanza in un hotel da utilizzare per la giornata o un veicolo con autista con una guida che parla la lingua italiana se lo si ritiene opportuno, per completare le visite della città e per gli acquisti. Dopo cena ci si trasferisce all’aeroporto internazionale da dove la gran parte dei voli per l’Europa parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. 20°g. Volo Delhi – Italia Estensione: trekking a Phuktal 10°g. Sani – Ichar Da Sani si raggiunge Padum, la nuova “capitale” dello Zanskar e unico luogo della regione con alcuni negozietti e un punto telefonico. Sulla collina sovrastante è situato un interessante monastero immerso tra gli alberi – che qui sono molto rari – da cui si gode un bel panorama. Oltre Padum si imbocca la strada sterrata che risale il vorticoso fiume Tsarap, verso Bardan e Mune. Si raggiunge prima Bardan, un monastero di scuola Karmakagyu di circa 400 anni costruito su una rupe a picco sul fiume, e quindi con le jeep ci si inerpica fino all’oasi e al monastero di Mune, dove il villaggio sopravvive in un ambiente decisamente molto selvaggio. Oltre il piccolo Gompa di Mune si raggiunge la piccola piana di Raru e si prosegue fino ad Ichar, punto d’inizio del percorso a piedi. Durante questa parte il trasporto del bagaglio personale è eseguito con muli e portatori, e i partecipanti portano con sé solo quanto necessario per la giornata (macchina fotografica, qualche vestito, ecc.); molti tratti del sentiero fino a Phuktal sono anche eseguibili a cavallo. 11°g. Ichar – Purne Dal villaggio fortificato di Ichar si prosegue risalendo la valle fino al villaggio di Purne. Quasi tutto il sentiero è percorribile a cavallo, se fosse necessario; tempo richiesto da 5 a 6 ore. 12°g. Purne – Phuktal Purne dista da Phuktal da 2 a 3 ore; lo si raggiunge seguendo la valle che si dirama verso nord. È giustamente considerato il più spettacolare monastero di quest’area himalaiana, costruito all’interno di una gigantesca grotta, dove sgorga una fonte d’acqua purissima, l’unica che non congela mai durante il gelido inverno. 13°g. Phuktal – Surle Completata con calma la visita di questo magico luogo si inizia il cammino di rientro verso Ichar, arrivando oltre Purne fino al campo di Surle. 14°g. Surle – Ichar – Karcha Tornando verso Ichar si segue il versante meridionale della valle, di rimpetto a Ichar. Nie pressi di Ichar sono in attesa le jeep, con cui si prosegue la discesa lungo il possente fiume Tsarap fino alla piana di Padum, dove si sosta al villaggio di Pipiting visitando il Gompa e il grande stupa. Da Pipiting si attraversa il fiume arrivando in breve all’oasi di Karcha, dove si trova il monastero principale dello Zanskar. 15°g. – 24°g. Karcha – Leh – Delhi – Italia Il programma per questa parte è uguale a quanto previsto per chi non si reca a Phuktal, secondo quanto indicato sopra nel programma senza estensione a partire dall’11° giorno incluso. Estensione: trekking Phuktal-Thongde 10°g. – 12°g. Sani – Phuktal Programma come sopra, “Trekking a Phuktal”. 13°g. Phuktal – Shade Il sentiero che porta da Phuktal a Thongde è poco frequentato e attraversa una zona di bellezza naturale eccezionale, attraverso profonde gole dove sono richiesti anche dei guadi. È un percorso per persone motivate e abbastanza allenate, che ripaga ogni sforzo. Ma non si può affidarsi alle capacità … dei cavalli: molti dei punti più difficili non sono percorribili in groppa, e bisogna contare sulle proprie forze. Questo primo tratto da Phuktal porta con una tappa di circa 7 ore al piccolo isolatissimo monastero di Thantak ed al villaggio di Shade. 14°g. Shade – Susiantaktak Da Shade in 6 o 7 ore si arriva alla grotta di Susiantaktak, ottima base di partenza per la salita del giorno seguente. 15°g. Susiantaktak – Thongde – Zangla Il passo che immette nella valle dello Zanskar è segnato nelle carte tra i 4850 ed i 5150 mt; è quindi molto alto, ma lo si affronta con un’adeguata acclimatazione. Dalla cima si gode uno stupendo panorama, e la discesa verso il monastero di Thongde è facile; la tappa richiede da 6 a 8 ore. Qui sono in attesa le jeep; dopo la visita di questo interessante e panoramico monastero di scuola Ghelupa si procede per Zangla. 16°g. Zangla Visita dell’antico castello di Zangla, sede storica del Gyalpo, il Re dello Zanskar, che è posto in una bellissima posizione dominante la valle. Si trovano anche molti chorten, di cui il più recente è quello di Bakula Rimpoce. Nei pressi dell’oasi di Zangla è situato anche un interessante convento femminile. Una passeggiata lungo la valle alle spalle del castello porta al sito di un antichissimo chorten. 17°g. Zangla – Karcha Si lascia Zangla risalendo la valle dello Zanskar transitando ai piedi del monastero di Thongde e, raggiunte le acque del fiume Tsarap nei pressi di Padum le si attraversa su di un ponte arrivando a Pipiting, dove si visitano il Gompa ed il grande stupa. Si prosegue quindi per l’oasi di Karcha, dove si visita l’antico monastero, che è anche il più grande della regione. 18°g. Karcha – Rangdum Prima di partire si esplora il colle di fronte a Karcha, dove è ubicato il convento femminile e si trovano stupendi affreschi e molti antichi chorten. Lasciata Karcha si risale la valle del fiume Doda che porta al passo del Pensi e alla piana del monastero di Rangdum. 19°g. – 24°g. Rangdum – Leh – Delhi – Italia Il programma per questa parte è uguale a quanto previsto per chi non si reca a Phuktal e Thongde, secondo quanto indicato dal programma senza estensione a partire dal 15° giorno incluso.
India Himalaia Trek: Sikkim
Viaggio di 7 - 9 giorni
Alle falde del Kanchendzonga Ai tempi del Raj le valli del Sikkim videro la nascita del trekking himalaiano, quando i coloni britannici iniziarono ad esplorare la regione a piedi arrivando a costruire anche molti ‘lodge’ dove trovare riparo a fine tappa, posizionati lungo gli storici sentieri che seguivano per la gran parte i selvaggi territori arborei delle fasce montane più basse. L’ambiente qui è rimasto in larga misura ottimamente preservato e regala il piacere di vivere un’esperienza di piena immersione in una natura immacolata e grandiosa. Un fattore importante da prendere in seria considerazione per dei percorsi a piedi è il forte flusso monsonico della regione (si veda anche la pagina Viaggi in Sikkim) che rende, in particolar modo a ridosso delle pendici del Kanchendzonga, il periodo da maggio a settembre sconsigliabile, tranne per coloro che sono appassionati di botanica e desiderino ammirare le incredibili fioriture dell’inizio del periodo delle piogge. Nel periodo invernale invece le zone alte si ammantano di neve, rendendo il trekking molto difficile. In sintesi, i mesi migliori sono ottobre e novembre oppure aprile. I percorsi più belli Per gli appassionati dell’esplorazione himalaiana i sentieri più belli portano alle falde del Kanchendzonga, il monte sacro del Sikkim: un colosso che supera gli 8500 mt, terzo al mondo per altezza ed il meno scalato tra le grandissime montagne per via delle difficoltà oggettive che presenta. Si tratta di due percorsi: uno parte da Yuksom, l’antica capitale del Sikkim situata nella parte occidentale, e attraverso foreste vergini di rododendri e pasture di yak in un ambiente incontaminato arriva al passo di Goeche, finestra che si affaccia sulle pareti inaccessibili del Kanchendzonga; per il rientro si ripercorre lo stesso sentiero. Il tempo richiesto da Yuksom è di circa una settimana. Chiedendo un opportuno permesso, si può percorrere una deviazione che in 4 giorni tra andata e ritorno da Dzongri, uno dei campi del trekking, porta al campo base della parete est; è un'opzione poco seguita perché il sentiero non offre panoramiche sulla grande montagna. il secondo percorso inizia da Lachen, un villaggio situato a nord di Gangtok che si raggiunge da qui con un giorno di guida, e porta al Lago Verde nella valle del ghiacciaio dello Zemu che fluisce dalla possente catena del Kanchendzonga; è un sentiero interessante che porta dalle impervie foreste delle regioni settentrionali fino al tipico ambiente dell’alto Himalaia, con un avvicinamento graduale da est verso la straordinaria barriera glaciale del terzo monte al mondo. Anche qui il percorso per rientrare è il medesimo ed il tempo richiesto da Lachen è di circa 9 giorni.  Organizzazione del trekking Amitaba si occupa della preparazione dei necessari permessi e della predisposizione di tutti i servizi necessari iniziando dal volo dall’Italia, trasferimenti locali, sistemazioni, visite culturali e turistiche durante l’avvicinamento e dopo il trekking, assegnazione di guida e autisti. Per il trekking mette a disposizione l’attrezzatura da campo e da cucina necessarie e reperisce guida, cuoco e portatori che si occupano anche dell’allestimento dei campi. L’attrezzatura utilizzata è di buona qualità, adatta a resistere anche ad eventuali piogge. I partecipanti solitamente portano solo il proprio sacco a pelo, che può essere comunque anche noleggiato localmente. I prezzi non sono indicati perché variano in funzione del numero dei partecipanti (si segnala a questo proposito che in Sikkim per il rilascio dei permessi è richiesto un numero minimo di persone), del tipo di servizi richiesti e del costo dei voli; sarà nostra cura fornire una valutazione economica in tempi brevi. Tutti i viaggi sono coperti da assicurazione.    Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel.: 02 33614196 Tappe per il Goeche La Le tappe indicate prevedono un allenamento normale  1° g. Yuksom (1780 mt) - Tsokha (3050 mt); ca 5/6 ore 2° g. Tsokha - Dzongri (4030 mt); ca 5/6 ore 3° g. Dzongri - Thangsing (3800 mt); ca 4 ore 4° g. Thangsing - Lago di Samiti (4060); ca 3/4 ore 5° g. Salita al Goeche La (4940 mt) 6° g. Lago di Samiti - Bakhim (oltre Dzongri) 7° g. Bakhim - Yuksom Tappe per il Lago Verde Le tappe indicate prevedono un allenamento normale 1° g. Lachen - Zema (2900 mt) 2° g. Zema - Talem (3170 mt) 3° g. Talem - Yabuk (3780 mt) 4° g. Yabuk - Campo alto 5° g. Campo alto, acclimatazione 6° g. Campo alto: salita a Zemu e Lago Verde (5150 mt) 7° g. Campo alto - Yabuk 8° g. Yabuk - Talem 9° g. Talem - Lachen