STORICO VIAGGI

MONGOLIA

 

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La Mongolia è tra i Paesi maggiormente frequentati da Amitaba; tutti i viaggi vengono organizzati con una cooperativa mongola appositamente fondata da Alfredo Savino ed Amitaba, i viaggi che trovate nel Calendario partenze sono condotti da nostre guide altamente qualificate.

Siamo a vostra disposizione per organizzare anche viaggi su misura. Per valutare le diverse possibilità che la Mongolia ci offre, e farsi un’idea sui percorsi a cui potersi ispirare, si può iniziare consultando la parte dedicata ai viaggi su misura in Mongolia. E si possono esaminare i viaggi di gruppo eseguiti da Amitaba che si trovano nello storico dei nostri viaggi di gruppo: ve ne sono un gran numero e toccano ogni luogo ed aspetto, anche culturale, del Paese.

Nel sito trovate una sezione con informazioni generali per un viaggio in Mongolia che fornisce in modo sintetico anche un utile compendio della storia e della cultura del Paese.

Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel. 02 33614196

 

LE NOSTRE ESPERIENZE DI VIAGGIO

I viaggi in calendario sono stati tutti condotti da una nostra guida per favorire la conoscenza, oltre che dei luoghi, della cultura.
MONGOLIA BIANCA 2020: Festival d'inverno
Festival del Ghiaccio, delle Aquile e dei Cammelli
Periodo: 25 feb - 10 mar
L’itinerario prevede la visita di Ulaanbaatar con il principale monastero buddista della Mongolia e l’antica residenza invernale del suo antico signore teocratico, il Bogd Khan. Da Ulaanbataar si parte alla volta del villaggio di Khatgal, raggiungibile da Murun attraversando coi fuoristrada il lago ghiacciato di Khubsugul, uno dei più profondi dell'Asia Centrale. Sempre sul lago ghiacciato, si assiste al Festival del ghiaccio: qui gli spettatori possono dilettarsi con passeggiate a cavallo e corse su slitte trainate da renne o cani, e improvvisarsi scultori di ghiaccio e lottatori. Tornati nella capitale ci si sposta nel Parco Nazionale del Bogd Uul per assistere al Festival delle Aquile. La cerimonia di apertura comincia con la parata dei cacciatori che sfilano a cavallo con le loro aquile, esibendo il loro equipaggiamento. Le aquile vengono poi lasciate libere da un’altura e, al segnale del padrone, devono tornare ed appoggiarsi sul suo braccio, come avviene durante la caccia. Gli imponenti rapaci vengono quindi lasciati liberi un’altra volta, per riportare al padrone la pelle di una volpe che il cacciatore esporrà come trofeo sul proprio cavallo. Ci si sposta poi a Dalanzadgad, nella regione più meridionale del Gobi, per assistere, nel vicino villaggio di Bulgan, al Festival dei Cammelli. L’obiettivo di questo festival, organizzato dal 1997 dall’Associazione dei “Diecimila Cammelli”, è la salvaguardia e la protezione dei cammelli bactriani, l’incentivazione al loro allevamento e l’incremento della produzione di lana. Analogamente, il festival ha l’obiettivo di tutelare l’ambiente, incentivare lo sviluppo ed il turismo sostenibili del Gobi e di educare sia la popolazione locale che gli stranieri all’importanza del cammello nello stile di vita nomade. Il festival dà infatti l’opportunità al viaggiatore di approfondire la conoscenza di questo straordinario animale e di vivere a contatto con i nomadi del Gobi, condividendone le tradizioni. Il festival inizia con la parata dei cammelli, prosegue con il concorso della “Coppia più bella sul Cammello”, valutata in base alla bellezza dei costumi tradizionali e degli addobbi, e si conclude con la premiazione degli esemplari più belli. Fatto curioso: anche i visitatori possono far parte della giuria! Sono inoltre previste una partita di “Camel Polo”, la corsa dei cammelli adulti (12-15 km), sulla quale è possibile scommettere, e la “Corsa di Torom” ovvero di cammelli di due anni cavalcati dai bambini, che copre una distanza di 5-7 km. Un’altra competizione è la staffetta, in cui vengono giudicate varie abilità riguardanti l’addestramento e la cattura dei cammelli, si valutano gli addobbi e si assiste ad altre esibizioni tradizionali. Guida del viaggio e organizzazione di Amitaba in Mongolia Gansukh Solongo, conosciuta da tutti noi come Soko, è mongola di etnia buriata, nata nel 1990 nella regione di Binder, i medesimi luoghi da cui provenne Gengis Khan. Di famiglia nomade, è cresciuta imparando i segreti di questa vita dura ma libera ed anche dello sciamanesimo, che è la religione ancestrale della sua tribù. A diciotto anni ha lasciato la famiglia per andare a studiare ad Ulaanbaatar, dove si è iscritta ad un corso di lingua e cultura italiana per quattro anni, laureandosi nel 2011. Nel 2010 è diventata socia della nascente cooperativa San Sanaa ed ha iniziato a lavorare come guida, con ottimi risultati grazie alle sue qualità personali e per la fluidità nell’uso della lingua italiana. I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’) che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia è attiva in diverse attività di sostegno, come indicato nel nostro sito. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici; ci potrà essere della neve sul percorso, ma non sono necessarie le catene. Per gli spostamenti in treno si utilizzano cuccette da quattro letti fornite di lenzuola: i vagoni sono caldi, puliti e sicuri; offrono un modo speciale di spostarsi in questi luoghi. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia in semplici alberghi locali e al lago Khubsgul nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi e sono fornite di letti con lenzuola, asciugamani e sono, soprattutto, riscaldate; si hanno a disposizione anche servizi, docce con acqua calda e una cucina semplice ma sostanziosa, anche vegetariana. Questo viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la capitale non si trovano più hotel di standard europeo. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, esplorare la Mongolia in questa stagione dell’anno è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale, e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Per l’ingresso in Mongolia è richiesto un visto, che viene rilasciato dall’Ambasciata di Roma in circa 10 giorni, ed un passaporto avente almeno 6 mesi di validità al momento dell’ingesso nel Paese. Clima e attrezzatura Tra fine febbraio ed inizio marzo il clima è freddo, anche se secco, ed è indispensabile prevedere un abbigliamento adeguato a temperature che possono scendere anche a –20° C. Si consigliano: giacca invernale molto pesante, pantaloni pesanti, calzamaglie, maglioni o pile spessi, guanti imbottiti, cappello caldo. Se comunicato con anticipo, tutto questo materiale è acquistabile dall’accompagnatore, che vive in Mongolia, a prezzi molto bassi. Verranno acquistati in loco degli stivali di feltro che andranno indossati sopra le scarpe per tenere caldi i piedi e per diminuire lo scivolamento sul ghiaccio.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g.    Martedì 25 febbraio, partenza dall’Italia   Per raggiungere Ulaanbaatar il volo più comodo è quello della Aeroflot, ma vi sono anche opzioni diverse. Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca è alle 11.55 con arrivo 17.25; da Roma Fiumicino è alle 12.45 con arrivo alle 18.40. Il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 20.05 (orari da confermare). 2°g.    26/2 Ulaanbaatar   Arrivo alle ore 7.10. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale della Mongolia, e ascesa alla collina Zaisan, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e sulle colline circostanti e dove si trova un’enorme statua del Budda. Segue poi la visita al Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. Pernottamento presso l’hotel Sant Asar. 3°g.    27/2 Ulaanbaatar, partenza per Erdenet   Dopo colazione si terminano le visite in città e nel pomeriggio partenza con il treno in direzione della città mineraria di Erdenet. Pernottamento in treno utilizzando delle comode cuccette da 4 posti. 4°g.    28/2 Erdenet – Amarbayasgalant – Bulgan   Arrivo ad Erdenet; dopo la colazione utilizzando mezzi privati ci si dirige in circa 2 ore ad Amarbayasgalant, il "monastero della felicità tranquilla", uno dei pochi rimasti quasi completamente intatti durante il periodo sovietico, nonostante sia stato saccheggiato. Costruito nel XVIII secolo per ospitare le spoglie di Zanabazar, un importante religioso, il suo stile è quasi esclusivamente cinese. Il colore ocra di questa sontuosa successione di templi contrasta con la natura e le montagne boscose che fanno da sfondo. Dopo la visita si parte per la cittadina di Bulgan, situata ad ovest di Erdenet, un viaggio di circa 3 ore; si pernotta in un hotel locale. 5°g.    29/2 Bulgan - Murun   Oggi si attraversa la regione del Selenge, la più coltivata del Paese, e si entra in quella di Khubsgul, dove si raggiunge il capoluogo Murun e si sosta per la notte in un albergo locale. 6°g.    1/3 Murun – Lago Khubsgul   In mattinata si parte per il lago Khubsgul, che dista a 100 Km, immerso in un pittoresco scenario di montagne (il Monkh Saridag Uul raggiunge i 3.491 metri) con le foreste che si estendono ad ovest. I mongoli lo considerano sacro e gli hanno conferito il rispettoso appellativo di “Madre delle Acque”: si tratta di un immenso bacino di acqua dolce potabile, situato ad un’altezza di 1650 mt e con una profondità massima di circa 260. Da nord a sud ha un’estensione di 136 km e da ovest ad est di 36, con una superficie complessiva di 2760 km2, ma ancora più curioso è il fatto che abbia ben 90 affluenti ed un solo emissario! Durante il lungo inverno la superficie gela, formando uno spessore di ghiaccio di oltre un metro che non si scioglie fino all’inizio di giugno; questo consente addirittura ai camion di percorrerne l’intera lunghezza. Giunti ai suoi bordi meridionali, lo si attraversa per raggiungere il campo gher dove si alloggia per la notte. Nel pomeriggio tempo libero. 7°g.    2/3 Lago Khubsgul, Festival del Ghiaccio – Murun   Alle 10 di mattina si svolge la grande cerimonia di apertura del Festival del Ghiaccio e la prima parte della maratona di pattinaggio. Si potrà assistere al rito sciamanico sacrificale per la “Regina delle Acque” del lago e per il “Re dei Monti” che lo circondano. Nel primo pomeriggio seguirà una competizione di guida di automobili su ghiaccio e si concluderà la giornata assistendo ad uno spettacolo dedicato ai costumi nazionali e all’arte tradizionale. In serata si lascia il lago per tornare nella cittadina di Murun, dove si pernotta nel medesimo albergo. 8°g.    3/3 Murun – Erdenet – Treno per Ulaanbaatar   La mattina si parte per Erdenet, da dove in serata si riprende il treno per Ulaanbaatar. Pernottamento in treno utilizzando delle comode cuccette da 4 posti. 9°g.    4/3 Ulaanbaatar - Parco del Bogd Uul (Festival delle Aquile) – Ulaanbaatar   Arrivo in mattinata a Ulaanbaatar e spostamento al Parco del Bodg Uul a circa 30 km dalla capitale, dove si svolge il Festival delle Aquile. Si rientra in capitale, pernottamento in hotel. 10°g.    5/3 Mandalgobi – Dalanzadgad    Oggi si parte per il capoluogo della regione del Gobi più grande e meridionale, l’Omnogovi, sulla strada si inizieranno a vedere i cammeli bactriani e le aree desertiche coperte da un sottile strato di neve. Arrivati in città pernottamento in hotel. 660 km tutti asfaltati. 11°g.    6/3 Dalanzadgad - Oasi di Bulgan, Festival dei Cammelli   Dopo la colazione, si continua in direzione Ovest Si prosegue quindi per Bulgan, che dista circa 60 km, dove nel pomeriggio si svolge la cerimonia di apertura del Festival dei cammelli con una parata degli animali bardati a festa, seguita da uno spettacolo di artisti bambini. Pernottamento in una locanda. 12°g.    7/3 Bulgan, Festival dei Cammelli - Dalanzadgad  Giornata dedicata al Festival dei Cammelli. I protagonisti sono i cammelli bactriani, compagni di vita dei nomadi dell’Asia Centrale. Sono previste gare di velocità tra cammelli divisi per età su percorsi di diversa lunghezza, tra i 5 e i 15 km; i primi tre cammelli di ciascuna categoria vengono premiati rispettivamente con medaglie d’oro, d’argento e di bronzo. Si potrà anche assistere ad un’originale partita di polo, dove si cavalcano i cammelli in luogo degli usuali cavalli, a diverse prove di abilità, tra le quali quella di caricare il più velocemente possibile una gher smontata su un cammello, e ad un “concorso di bellezza”, nel quale la prestanza dei cammelli è messa in risalto dalla ricchezza dei finimenti. È di particolare interesse il folclore che circonda questo evento, che richiama tutti i nomadi della regione. Nel pomeriggio ci si sposta a Dalanzadgad, dove si pernotta in un hotel locale. 13°g.    8/3 Dalanzadgad – Baga Gazryn Chuluu   Partenza per Baga Gazryn Chuluu, un’area ricca di bellissime formazioni di roccia granitica nel mezzo delle pianure desertiche, dove si trovano anche le rovine di un monastero segreto. Pernottamento in un hotel locale. 14°g.    9/3 Baga Gazryn Chuluu – Ulaanbaatar   Oggi si ritorna a nord fino alla capitale; si segue per tutto il tragitto una comoda strada asfaltata, circa 260 km. Se sarà in calendario, in serata si assiste ad un concerto di musica tradizionale mongola. Pernottamento presso l’hotel Sant Asar. 15°g.    Martedì 10 marzo, Ulaanbaatar – Italia   Per chi è giunto fin qui con Aeroflot, la partenza da Ulaanbataar è alle 8.25 con arrivo a Mosca alle 10.10; partenza per Milano Malpensa alle 12.15 con arrivo alle 13.55 o per Roma Fiumicino alle 14.40 con arrivo alle 16.25.    
MONGOLIA 2019: Altai e Festival delle aquile
Estensione: traversata della Mongolia, rientro l’8/10/2019
Periodo: 23 set - 5 ott
Il Festival delle aquile Quest’anno abbiamo scelto di partecipare all’edizione del festival che si svolge nel villaggio di Sagsai, a circa 50 km dal capoluogo regionale di Ulgii, dove avviene dopo una settimana l’evento più noto e che oggi è abbastanza frequentato. Sagsai non ha niente da invidiare al festival più famoso, se non il numero di turisti: infatti i cacciatori con le aquile sono gli stessi che partecipano ad Ulgii ed i giochi di destrezza con le aquile anche, manca solo il grande numero di spettatori, che rende questo evento ancora a misura d’uomo. La caccia con le aquile è un'attività che viene praticata da millenni dai nomadi kazaki alla fine dell’estate. I cacciatori, provenienti da tutti gli angoli della regione del Bayan Ulgii, si ritrovano una volta all'anno per partecipare ad un’emozionante gara di caccia a cavallo utilizzando solo maestose aquile reali tenute su di un braccio protetto da un enorme guanto e sostenuto da un bastone che poggia sulla sella del cavallo. L'aquila reale (Aquila Chrysaetos) raggiunge una lunghezza che può variare tra i 75 e gli 88 cm e l’apertura alare può raggiungere i 2,30 mt, mentre il suo peso arriva fino a 6 - 7 kg. Le dimensioni maggiori, come in quasi tutti i rapaci, si raggiungono nelle femmine, che dai cacciatori kazaki sono preferite agli esemplari maschi. Cacciano in prevalenza volpi, ma anche marmotte e a volte lupi. Il becco è robusto e ricurvo, le zampe sono forti e ricoperte di piume, gli artigli sono lunghi ed affilati ed il quarto dito, opposto agli altri, è munito di un'unghia più lunga che trafigge le prede. L’aquila è dotata di una vista straordinaria, sei volte più acuta dell'uomo con un campo visivo di 300 gradi. Il piumaggio è di colore bruno scuro con penne dorate sul capo che, ricordando una corona, le hanno conferito il titolo di "reale". L'addestramento di questi uccelli, che vengono catturati da piccoli, è lungo e impegnativo e il cacciatore lo inizia utilizzando come prede delle pelli di animali. Il rapace viene legato ad una corda e quando afferra la pelle gettata nelle sue vicinanze viene premiato con un pezzo di carne, che sarà sempre più consistente man mano che l’uccello perfeziona la propria abilità nell’artigliare la preda. Il rapporto che si viene a creare tra l’uomo e l’animale è molto stretto e dura fino a quando il rapace non viene liberato al compimento del decimo anno di vita. Poiché le aquile cacciano in prevalenza volpi, la caccia si svolge quando la Mongolia si ammanta di bianco, e le pellicce sono migliori. Gli uccelli vengono tenuti bendati con un cappuccio, fino a quando il cacciatore avvista una preda: l’aquila viene lanciata in aria e s’innalza in cielo per poi fiondarsi in picchiata. Questa gara è una vera e propria sfida di abilità e velocità dove alla fine viene eletto il cacciatore con l'aquila più precisa. Oggi nel Bayan Ulgii sono rimasti circa 450 cacciatori tradizionali e questo evento è importante anche perché e l’ultima occasione d’incontro collettivo prima della calata del freddo inverno. A contorno del contesto venatorio vengono celebrate feste con danze e canti tradizionali. La regione del Bayan Ulgii La regione mongola di Bayan Ulghi offre una grande varietà ambientale ed è coronata dalla catena dei monti Altai, che distano 2000 chilometri da Ulaanbaatar e formano il confine naturale con la Russia e il Kazakistan a dominio cinese. Qui si trova la vetta più alta della Mongolia, l’Huiten Uul (4373 mt), che fa parte delle cinque cime del Tavan Bogd (letteralmente, "i cinque illuminati"), un’area che forma il confine tra i tre paesi; la cima più alta è il monte Belukha (4506 mt), posizionato oltre il confine negli Altai russi. Sparsi tra questi stupendi monti si trovano una ventina di grandi ghiacciai, tra cui il Potanina è il più esteso. Una delle aree più belle è il parco nazionale di Altai Tavan Bogd, che si estende tra la Mongolia e il confine cinese, e raccoglie numerosi laghi tra cui l’Hoton, il Dayan Nuur e il Tolbo.  Gli abitanti sono in maggioranza kazaka, di religione musulmana e di lingua turca; hanno iniziato a trasferirsi in queste aree verso il 1840 per pascolare pecore e capre nel periodo estivo e all’inizio del secolo scorso hanno cominciato a stabilirsi permanentemente nella regione. La lingua utilizzata è il kazako, anche se la maggior parte delle persone sono bilingue e parlano anche il mongolo. I kazaki della Mongolia sono rimasti isolati e conservano tradizioni millenarie andate ormai perdute nella loro terra d’origine. La moschea di Ulghi dopo la caduta del socialismo è stata riaperta e il pellegrinaggio alla Mecca ha ripreso, ma la religione viene vissuta in modo aperto e tollerante: le donne non devono usare il velo e gli uomini amano consumare alcolici. Dopo il 1990 a molti kazaki mongoli è stato permesso di migrare verso il Kazakistan e la Turchia, con un considerevole flusso di persone durato alcuni anni, e ci sono state lunghe trattative tra Kazakistan e Mongolia per permettere ai kazaki mongoli di avere la doppia cittadinanza, risolta per ora con il permesso a loro concesso di entrare in Kazakistan senza visto. Questa parte della Mongolia, anche perché dista un lungo viaggio di quattro giorni da Ulaanbaatar, ha maggiori contatti con le regioni confinanti russe e cinesi. La popolazione si dedica soprattutto alla pastorizia transumante; durante l’inverno si rifugia in villaggi riparati all’interno di valli profonde utilizzando case di legno, per migrare poi in estate verso i pascoli di montagna. Questi pastori utilizzano delle tende molto simili alle grandi gher mongole, con alcune differenze che le rendono tipiche e affascinati. Organizzazione di Amitaba in Mongolia I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa “buona idea”) che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia è attiva in diverse attività di sostegno, come indicato nel nostro sito. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; i tratti asfaltati sono nei pressi della capitale e lungo alcune arterie stradali principali. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressoché ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è comunque abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci e parti dove l’irregolarità del terreno rende la marcia lenta. Il percorso complessivo previsto è di circa 1200 chilometri, a cui se ne aggiungono 1250 per chi segue l’estensione. Fuori da Ulaanbaatar, dove si alloggia per tre notti in hotel a tre stelle, si pernotta quattro notti in hotel locali,  due in tenda (campo mobile) e due notti presso famiglie: un’esperienza molto interessante, si avranno a disposizione delle stanze comuni nelle loro abitazioni – si segnala che qui il bagno è esterno. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento delle parti comuni sono curati dal nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo. La cucina proposta è semplice ma sostanziosa, anche vegetariana. Durante l’estensione si utilizzano un hotel locale, due in campo gher, una presso il monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come erano nelle vecchie campagne italiane) ed una notte in meno a Ulaanbaatar rispetto al programma breve. Il viaggio richiede un certo spirito d’avventura, poiché nella regione degli Altai si diventa simili ai nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando anche in tenda. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo.                                                                                Clima e attrezzatura Il clima tra fine settembre ed inizio ottobre è mediamente piuttosto secco e le temperature previste sono tra i 5 e i 15 gradi, con possibili punte minime notturne al di sotto dello zero durante il trekking. È necessario portare un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di almeno -5C°; Alfredo Savino, guida del viaggio, può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie. Si ricorda che il clima in questa terra è sempre imprevedibile e incline a repentini cambiamenti, da giorni caldi di sole si può passare a nevicate improvvise.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario e le sistemazioni previste possono subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici. 1°g.    Lunedi 23 settembre, partenza per la Mongolia   Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è della Aeroflot; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento ma Amitaba può verificare le possibilità offerte dalle altre compagnie (si segnala solo che se per via di un orario d’arrivo diverso fossero necessari servizi d’accoglienza e trasferimento aggiuntivi per questi verrà richiesto un piccolo extra). Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca alle 12.10 con arrivo alle 16.40 e da Roma Fiumicino alle 12.30 17.25; per i voli e gli orari da altri porti di partenza contattare Amitaba. Il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare). 2°g.    24/9 Arrivo a Ulaanbaatar   Arrivo alle ore 6.00, trasferimento e sistemazione in centro città presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile; si viene accolti da una nostra guida locale che parla la lingua italiana. Visita della città, del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa; ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova una enorme statua di Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama della città e delle colline circostanti e si trova una enorme statua di Buddha. 3°g.    25/9 Ulaanbaatar – Khovd e Gurvan Tsenheriin Agui   Trasferimento in aeroporto per l’imbarco sul volo per Khovd; la partenza è prevista alle 11.30 (orario da confermare) e il volo dura circa 2 ore. Atterrati; si alloggia presso l’hotel Tsambagarav o simile. Si incontrano la guida italiana ed i partecipanti che hanno seguito anche il programma di trekking e, tempo permettendo, si parte tutti assieme per un’escursione all’unica grotta con pitture rupestri della Mongolia. Entrando nella caverna di Gurvan Tsenheriin Agui si sbuca direttamente nell'Età della Pietra: alta circa venti metri, custodisce alcune meravigliose pitture che risalgono al Paleolitico (da 12.000 a 40.000 anni fa). Si tratta di raffigurazioni di animali, nomadi e altre immagini misteriose. 4°g.    26/9 Khovd – Parco del Tsamba Garav L’esplorazione di questa remota regione inizia dirigendosi verso est, raggiungendo le pendici settentrionali del monte Tsamba-Garav (4208 mt), ubicato al confine di tre aimag (regioni mongole): Bayan Ulgii, Uvs e Khovd. E’ una delle più belle cime sempre innevate della Mongolia. Si visitano diverse valli scoprendo sorgenti d’acqua cristallina e si effettua un’escursione per avvicinarci ai ghiacciai del Tsamba-Garav. Si percorrono circa 180 km; pernottamento in tenda. 5°g.    27/9 Parco del Tsamba Garav Uul – Ulgii   Si lascia l’imponete montagna per seguire la spettacolare strada che riporta al capoluogo del Bayan Ulgii. Pernottamento presso l’Hotel Duman o simile, un semplice albergo locale; si percorrono circa 150 km. Si avrà il tempo per visitare questa “atipica” città mongola, con il bazar e la moschea dove si respira un’aria quasi medio orientale 6°g. – 7°g. (28 - 29/09) Ulgii – Sagsai e Festival delle Aquile   Ci si sposta al villaggio di Sagsai, che dista circa 50 km ad ovest. Per vivere completamente l’evento ci si sistema in una dimora di una famiglia kazaka, dove si pernotterà per due notti. Si dedicano le giornate ad ammirare le gare di abilità e velocità del contesto. Dalle alture circostanti i cacciatori tolgono i cappucci ai loro maestosi animali e li lanciano verso il cielo. Nel frattempo vengono rilasciate le prede, le aquile perdono lentamente quota, poi, con uno scarto improvviso e fulmineo, piombano sulla preda immobilizzandola. Qui interviene il cacciatore che deve essere celere a raggiungere i contendenti, prima che la preda possa ferire l’aquila. A contorno del torneo vi sono molti eventi paralleli come concerti, sfilate con abiti tradizionali, mercatini di borse e tappeti di feltro tradizionali. E’ molto particolare il “Kokbar”, che ricorda molto il Buskashì, il gioco nazionale afgano: due squadre di cavalieri si contendono la carcassa di una capra decapitata. E’ un gioco privo di regole: basta impossessarsi della carcassa. 8°g.    30/09 Sagsai – Parco del Tavan Bogd (Shiveet Hairhan Uul)   Trasferimento verso la zona più occidentale del Paese, una regione ricca di resti archeologici che partono dall’Età del Bronzo arrivando all’epoca Unna e fino all’invasione turca. Per il pernottamento si posiziona il campo mobile nel parco nazionale di Altai Tavan Bogd nei pressi del monte Shiveet Hairhan, che è considerato sacro dalle popolazioni della repubblica russa di Tuva e dai nomadi di etnia tuvaina che popolano la zona. Qui si ammira uno fra i più grandi petroglifi di epoca unna.   9°g.    1/10 Shiveet Hairhan Uul – Ulgii   Con i veicoli si torna verso la “civiltà” ad Ulgii, dove si alloggia presso l’hotel Duman o simile; nel pomeriggio si ha del tempo libero. Si percorrono circa 160 km. 10°g.    2/10 Ulgii – Lago Achit – Ulaangom   Partenza in direzione nord ovest per la regione di Uvs, famosa per la varietà degli ambienti naturali e per la presenza del lago più grande del Paese, che dà il nome alla regione. Prima di arrivare ad Ulaangom, una sonnacchiosa cittadina che è il capoluogo della regione, ci si ferma al lago Achit, che si trova ad un'altitudine di 1435 mt sul livello del mare e si estende su una superficie di 290 kmq. Arrivati in città pernottamento presso l’hotel Chingis Khaan; si percorrono circa 260 km. Per chi rientra 11°g.    3/10 Ulaangom – Ulaanbaatar   Mattina a disposizione; nel primo pomeriggio (orari da confermare) ci si imbarca sul volo per Ulaanbaatar. Le visuali dall’aereo sono spettacolari: il lago Uvs, il lago Bus e le montagne siberiane. Sistemazione presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. 12°g.    4/10 Ulaanbaatar   Si completano le viste ad Ulaanbaatar accompagnati da una guida che parla la lingua italiana, in particolare il Museo di Storia Nazionale Mongola. Si avrà del tempo libero a disposizione per fare acquisti e girare in città. 13°g.    Sabato 5 ottobre, volo di rientro   Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 7.10 con arrivo a Mosca alle 8.45; partenza per Milano Malpensa alle 11.05 con arrivo alle 13.40 e per Roma Fiumicino alle 10.20 con arrivo alle 13.20 (orari da confermare). Estensione, traversata della Mongolia 11°g.    3/10 Ulaangom – Tosontsengel   Inizia la traversata della Mongolia in direzione est per arrivare a Ulaanbaatar, un percorso spettacolare che merita di per sé un viaggio. Oggi si attraversa la regione di Uvs, passando dal grande lago Khyargas, famoso per le sue rocce calcaree, e in serata si raggiunge la cittadina di Tosontsengel, famosa per la lavorazione del legno per le gher. Pernottamento in hotel locale; la tappa è di circa 420 km. 12°g.    4/10 Tosontsengel – Lago Terkhiin Tsagaan Nuur – Terme di Tsenkher   Partenza per le terme di Tsenkher, dove le acque raggiungono i 60-80 gradi, ottime per rilassarsi. Si transita dal lago Terkhiin Tsagaan Nuur, circondato da crateri di vulcani spenti, dalla roccia di Taikhar e dal capoluogo della provincia, Tsetserleg, dove si visitano il museo locale ed il monastero. Si alloggia al campo gher Shiveet Maixam o simile; la tappa è di circa 250 km. Si potrà fare il bagno alle terme e provare il massaggio e le cure tradizionali mongole. 13°g.    5/10 Terme di Tsenkher – Kharkhorin – Monastero di Shank   Al mattino si parte presto proseguendo in direzione est per Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan. Oggi è solo un villaggio dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città; su di un panoramico colle alle spalle delle casette è stato eretto un moderno monumento che esalta le antiche glorie dell’Impero, quando questo luogo era il centro del mondo. Si visita il monastero-museo di Erdene Zuu, meta di pellegrinaggio per i mongoli, che colpisce anche per le lunghe mura sormontate da piccoli stupa che ne delimitano lo spazio sacro dalle vaste praterie e dai colli verdi; costruito sui ruderi di Kharkhorin, contiene diversi templi molto interessanti da visitare ed un piccolo museo. Ci si sposta quindi al monastero di Shank, situato a 30 km, dove saremo graditi ospiti. Shank è un piccolo e antico monastero situato in un piccolo villaggio tra le vaste praterie che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan, dove si ammirano alcune importanti tanke del tantra di Kalachakra; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. La tappa è di circa 180 km, quasi tutti di strada asfaltata. 14°g.    6/10 Monastero di Shank – Parco di Khustai   Partenza per il Parco Nazionale di Khustai Nuruu, dove si ha la possibilità di vedere i cavalli selvatici di Przewalski, noti anche come Takhi o Pony della Mongolia. Questo animale è il parente più prossimo del cavallo domestico; negli anni ‘60 erano scomparsi ma grazie ad un programma di reinserimento ora è possibile ammirarli. E’ prevista un’escursione nel parco dove, oltre ai cavalli selvatici, sono presenti diverse specie animali come il cervo rosso asiatico, le gazzelle della steppa, i gatti selvatici manul ed altri. Pernottamento presso il campo gher Khustai; la tappa è di circa 280 km. 15°g.    7/10 Parco di Khustai – Ulaanbaatar   Si raggiunge Ulaanbaatar, che dista circa 110 km; qui si alloggia presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. Visita al Museo di Storia, dove sono illustrati lo sviluppo della storia dell’uomo nelle terre mongole ed i costumi tradizionali delle varie etnie, del Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi monasteri rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. 16°g.    Martedì 8 ottobre, volo di rientro   Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 7.10 con arrivo a Mosca alle 8.45; partenza per Milano Malpensa alle 11.05 con arrivo alle 13.40 e per Roma Fiumicino alle 10.20 con arrivo alle 13.20 (orari da confermare).                                         
MONGOLIA 2019: Altai, trek al Tavan Bogd e Festival delle aquile
Estensione: traversata della Mongolia, rientro l’8/10/2019
Periodo: 17 set - 5 ott
L’itinerario inizia con un trekking, fattibile anche a cavallo per chi lo desidera, sicuramente il modo più bello per gustare le bellezze naturali quali valli, foreste e laghi, e per entrare in contatto con i nomadi kazaki e la loro cultura. Si partecipa poi al Festival delle aquile, l’evento più importante dell’anno, dove i cacciatori più esperti si sfidano in prove di destrezza utilizzando questi stupendi rapaci. Al termine si potrà poi decidere se rientrare a Ulaanbaatar in volo o con un’interessante traversata via terra, che porta tra i laghi della regione centrale, al monastero di Shank ed a Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan, e include il Parco di Khustai Nuruu. Il Festival delle aquile Quest’anno abbiamo scelto di partecipare all’edizione del festival che si svolge nel villaggio di Sagsai, a circa 50 km dal capoluogo regionale di Ulgii, dove avviene dopo una settimana l’evento più noto e che oggi è abbastanza frequentato. Sagsai non ha niente da invidiare al festival più famoso, se non il numero di turisti: infatti i cacciatori con le aquile sono gli stessi che partecipano ad Ulgii ed i giochi di destrezza con le aquile anche, manca solo il grande numero di spettatori, che rende questo evento ancora a misura d’uomo. La caccia con le aquile è un'attività che viene praticata da millenni dai nomadi kazaki alla fine dell’estate. I cacciatori, provenienti da tutti gli angoli della regione del Bayan Ulgii, si ritrovano una volta all'anno per partecipare ad un’emozionante gara di caccia a cavallo utilizzando solo maestose aquile reali tenute su di un braccio protetto da un enorme guanto e sostenuto da un bastone che poggia sulla sella del cavallo. L'aquila reale (Aquila Chrysaetos) raggiunge una lunghezza che può variare tra i 75 e gli 88 cm e l’apertura alare può raggiungere i 2,30 mt, mentre il suo peso arriva fino a 6 - 7 kg. Le dimensioni maggiori, come in quasi tutti i rapaci, si raggiungono nelle femmine, che dai cacciatori kazaki sono preferite agli esemplari maschi. Cacciano in prevalenza volpi, ma anche marmotte e a volte lupi. Il becco è robusto e ricurvo, le zampe sono forti e ricoperte di piume, gli artigli sono lunghi ed affilati ed il quarto dito, opposto agli altri, è munito di un'unghia più lunga che trafigge le prede. L’aquila è dotata di una vista straordinaria, sei volte più acuta dell'uomo con un campo visivo di 300 gradi. Il piumaggio è di colore bruno scuro con penne dorate sul capo che, ricordando una corona, le hanno conferito il titolo di "reale". L'addestramento di questi uccelli, che vengono catturati da piccoli, è lungo e impegnativo e il cacciatore lo inizia utilizzando come prede delle pelli di animali. Il rapace viene legato ad una corda e quando afferra la pelle gettata nelle sue vicinanze viene premiato con un pezzo di carne, che sarà sempre più consistente man mano che l’uccello perfeziona la propria abilità nell’artigliare la preda. Il rapporto che si viene a creare tra l’uomo e l’animale è molto stretto e dura fino a quando il rapace non viene liberato al compimento del decimo anno di vita. Poiché le aquile cacciano in prevalenza volpi, la caccia si svolge quando la Mongolia si ammanta di bianco, e le pellicce sono migliori. Gli uccelli vengono tenuti bendati con un cappuccio, fino a quando il cacciatore avvista una preda: l’aquila viene lanciata in aria e s’innalza in cielo per poi fiondarsi in picchiata. Questa gara è una vera e propria sfida di abilità e velocità dove alla fine viene eletto il cacciatore con l'aquila più precisa. Oggi nel Bayan Ulgii sono rimasti circa 450 cacciatori tradizionali e questo evento è importante anche perché e l’ultima occasione d’incontro collettivo prima della calata del freddo inverno. A contorno del contesto venatorio vengono celebrate feste con danze e canti tradizionali. La regione del Bayan Ulgii La regione mongola di Bayan Ulghi offre una grande varietà ambientale ed è coronata dalla catena dei monti Altai, che distano 2000 chilometri da Ulaanbaatar e formano il confine naturale con la Russia e il Kazakistan a dominio cinese. Qui si trova la vetta più alta della Mongolia, l’Huiten Uul (4373 mt), che fa parte delle cinque cime del Tavan Bogd (letteralmente, "i cinque illuminati"), un’area che forma il confine tra i tre paesi; la cima più alta è il monte Belukha (4506 mt), posizionato oltre il confine negli Altai russi. Sparsi tra questi stupendi monti si trovano una ventina di grandi ghiacciai, tra cui il Potanina è il più esteso. Una delle aree più belle è il parco nazionale di Altai Tavan Bogd, che si estende tra la Mongolia e il confine cinese, e raccoglie numerosi laghi tra cui l’Hoton, il Dayan Nuur e il Tolbo.  Gli abitanti sono in maggioranza kazaka, di religione musulmana e di lingua turca; hanno iniziato a trasferirsi in queste aree verso il 1840 per pascolare pecore e capre nel periodo estivo e all’inizio del secolo scorso hanno cominciato a stabilirsi permanentemente nella regione. La lingua utilizzata è il kazako, anche se la maggior parte delle persone sono bilingue e parlano anche il mongolo. I kazaki della Mongolia sono rimasti isolati e conservano tradizioni millenarie andate ormai perdute nella loro terra d’origine. La moschea di Ulghi dopo la caduta del socialismo è stata riaperta e il pellegrinaggio alla Mecca ha ripreso, ma la religione viene vissuta in modo aperto e tollerante: le donne non devono usare il velo e gli uomini amano consumare alcolici. Dopo il 1990 a molti kazaki mongoli è stato permesso di migrare verso il Kazakistan e la Turchia, con un considerevole flusso di persone durato alcuni anni, e ci sono state lunghe trattative tra Kazakistan e Mongolia per permettere ai kazaki mongoli di avere la doppia cittadinanza, risolta per ora con il permesso a loro concesso di entrare in Kazakistan senza visto. Questa parte della Mongolia, anche perché dista un lungo viaggio di quattro giorni da Ulaanbaatar, ha maggiori contatti con le regioni confinanti russe e cinesi. La popolazione si dedica soprattutto alla pastorizia transumante; durante l’inverno si rifugia in villaggi riparati all’interno di valli profonde utilizzando case di legno, per migrare poi in estate verso i pascoli di montagna. Questi pastori utilizzano delle tende molto simili alle grandi gher mongole, con alcune differenze che le rendono tipiche e affascinati. Organizzazione di Amitaba in Mongolia I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa “buona idea”) che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; i tratti asfaltati sono nei pressi della capitale e lungo alcune arterie stradali principali. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressoché ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è comunque abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci e parti dove l’irregolarità del terreno rende la marcia lenta. Il percorso complessivo previsto è di circa 2000 chilometri, a cui se ne aggiungono 1250 per chi segue l’estensione. Fuori da Ulaanbaatar, dove si alloggia per tre notti in hotel a tre stelle, si pernotta cinque notti in hotel locali,  sei in tenda (campo mobile), di cui quattro consecutive durante il trekking, e tre notti presso famiglie: un’esperienza molto interessante, si avranno a disposizione delle stanze comuni nelle loro abitazioni – si segnala che qui il bagno è esterno. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento delle parti comuni sono curati dal nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo. La cucina proposta è semplice ma sostanziosa, anche vegetariana. Durante l’estensione si utilizzano un hotel locale, due in campo gher, una presso il monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come erano nelle vecchie campagne italiane) ed una notte in meno a Ulaanbaatar rispetto al programma breve. Il viaggio richiede un certo spirito d’avventura, poiché nella regione degli Altai si diventa simili ai nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando anche in tenda. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo.  Partecipare al trekking Per partecipare bisogna essere persone preparate fisicamente, ma non servono precedenti esperienze di trekking difficili o di preparazione alle condizioni di vita in alta montagna; è importante riuscire a essere a proprio agio in situazioni di fatica anche prolungata ed eventualmente in condizioni climatiche avverse. Si percorrono tappe giornaliere di 5/6 ore con il supporto di cavalli che trasportano il bagaglio e tutta l’attrezzatura. Per chi volesse, c’è la possibilità di effettuare questa parte del viaggio a cavallo (pagando un piccolo extra di circa € 15 al giorno). Si usano animali docili facilmente cavalcabili anche dai meno esperti. Si consiglia, nel caso di questa opzione, di portare con se dall’Italia ghette o stivali per coprire l’interno della parte inferiore delle gambe. Clima e attrezzatura Il clima tra fine settembre ed inizio ottobre è mediamente piuttosto secco e le temperature previste sono tra i 5 e i 15 gradi, con possibili punte minime notturne al di sotto dello zero durante il trekking. È necessario avere un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di almeno -8C°; Alfredo Savino, guida del viaggio, può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie. Si ricorda che il clima in questa terra è sempre imprevedibile e incline a repentini cambiamenti, da giorni caldi di sole si può passare a nevicate improvvise.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario e le sistemazioni previste possono subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici. 1°g.    Martedì 17 settembre, partenza per la Mongolia   Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è della Aeroflot; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento ma Amitaba può verificare le possibilità offerte dalle altre compagnie (si segnala solo che se per via di un orario d’arrivo diverso fossero necessari servizi d’accoglienza e trasferimento aggiuntivi per questi verrà richiesto un piccolo extra). Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca alle 12.10 con arrivo alle 16.40 e da Roma Fiumicino alle 12.30 17.25; per i voli e gli orari da altri porti di partenza contattare Amitaba. Il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare). 2°g.    18/9 Arrivo a Ulaanbaatar   Arrivo alle ore 6.00, trasferimento e sistemazione in centro città presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita della città, del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa; ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova una enorme statua di Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama della città e delle colline circostanti e si trova una enorme statua di Buddha. Pernottamento presso l’hotel Office nel centro cittadino. 3°g.    19/9 Ulaanbaatar – Ulgii   Volo per Ulgii (orari del volo da confermare), città capoluogo del Bayan Ulghi, la regione più remota della Mongolia che dista da Ulaanbaatar circa 2000 km, (NB: a volte il volo viene cancellato; in questo caso si vola su Khovd e da qui si raggiunge Ulgii in auto, una distanza di circa 220 km verso nord ovest quasi tutti su strada asfaltata). Arrivati in città si visita il mercato. Sistemazione in famiglia. 4°g.    20/9 Ulgii – Shiveet Hairhan Uul (Parco Nazionale del Tavan Bogd)   La tappa di oggi (180 km) conduce attraverso alcuni remoti villaggi e stupendi paesaggi fino al Parco Nazionale del Tavan Bogd, dove si pone il primo campo. 5°g.    21/9 Shiveet Hairhan Uul – Valle “Kazaka” (trek)   Inizia il trekking che porta ad una valle dove risiedono diverse famiglie kazake. Si parte da circa 2400 mt di quota e si valica un bel passo di montagna posto a circa 2800 mt, impreziosito da un lago; la tappa è di circa 5 ore. Pernottamento in tenda. 6°g.    22/9 Valle “Kazaka” – Campo Base del ghiacciaio Potanina e picchi del Tavan Bogd (trek)   La meta di oggi è il Campo Base del ghiacciaio Potanina, che richiede quasi 7 ore cammino, posto a circa 3000 mt. Si percorrono lunghi falsipiani, non si attraversano creste e non si incontrano passaggi esposti. Si posizionano le tende al Campo Base, dove si ammirano il ghiacciaio Potanina e tutte e cinque le vette del Tavan Bodg, tra cui l’Huiten Uul (4373 mt), la vetta più alta della Mongolia, e il Belukha (4506 mt), la più alta degli Altai, che rimane in territorio russo. 7°g.    23/9 Campo Base – Shiveet Hairhan Uul (trek)   Si ripercorre in senso inverso l’altopiano per raggiungere il punto all’ingresso del parco dove si è pernottato all’andata. La tappa di oggi prevede 8 ore di cammino. 8°g.    24/9 Shiveet Hairhan Uul – Ulgii   Oggi si viene raggiunti dalle vetture per rientrare a Ulgii (200 km), dove si alloggia presso l’Hotel Duman o simile, un semplice albergo locale; si avrà del tempo libero per visitare il mercato o riposare. 9°g.    25/9 Ulgii – Khovd e Gurvan Tsenheriin Agui   Partenza per la città di Khovd, che dista circa 220 km, dove si alloggia presso l’hotel Tsambagarav o simile; capoluogo dell’omonima regione, questo centro fu un avamposto militare mancese e una delle ultime città ad essere stata liberata dai cinesi nel 1912. In tarda mattina (orario da confermare) arrivano in volo da Ulaanbaatar i partecipanti giunti per seguire il Festival delle Aquile e la seconda parte dell’itinerario. Tempo permettendo, si parte con loro per un’escursione all’unica grotta con pitture rupestri della Mongolia. Entrando nella caverna di Gurvan Tsenheriin Agui si sbuca direttamente nell'Età della Pietra: alta circa venti metri, custodisce alcune meravigliose pitture che risalgono al Paleolitico (da 12.000 a 40.000 anni fa). Si tratta di raffigurazioni di animali, nomadi e altre immagini misteriose. 10°g.    26/9 Khovd – Parco del Tsamba Garav Uul   L’esplorazione di questa remota regione inizia dirigendosi verso est, raggiungendo le pendici settentrionali del monte Tsamba-Garav (4208 mt), ubicato al confine di tre aimag (regioni mongole): Bayan Ulgii, Uvs e Khovd. E’ una delle più belle cime sempre innevate della Mongolia. Si visitano diverse valli scoprendo sorgenti d’acqua cristallina e si effettua un’escursione per avvicinarci ai ghiacciai del Tsamba-Garav. Si percorrono circa 180 km; pernottamento in tenda. 11°g.    27/9 Parco del Tsamba Garav Uul – Ulgii   Si lascia l’imponete montagna per seguire la spettacolare strada che riporta al capoluogo del Bayan Ulgii. Pernottamento presso l’Hotel Duman o simile, un semplice albergo locale; si percorrono circa 150 km. Si avrà il tempo per visitare questa “atipica” città mongola, con il bazar e la moschea dove si respira un’aria quasi medio orientale. 12°g. – 13°g. (28 – 29/09) Ulgii – Sagsai e Festival delle Aquile   Ci si sposta al villaggio di Sagsai, che dista circa 50 km ad ovest. Per vivere completamente l’evento ci si sistema in una dimora di una famiglia kazaka, dove si pernotterà per due notti. Si dedicano le giornate ad ammirare le gare di abilità e velocità del contesto. Dalle alture circostanti i cacciatori tolgono i cappucci ai loro maestosi animali e li lanciano verso il cielo. Nel frattempo vengono rilasciate le prede, le aquile perdono lentamente quota, poi, con uno scarto improvviso e fulmineo, piombano sulla preda immobilizzandola. Qui interviene il cacciatore che deve essere celere a raggiungere i contendenti, prima che la preda possa ferire l’aquila. A contorno del torneo vi sono molti eventi paralleli come concerti, sfilate con abiti tradizionali, mercatini di borse e tappeti di feltro tradizionali. E’ molto particolare il “Kokbar”, che ricorda molto il Buskashì, il gioco nazionale afgano: due squadre di cavalieri si contendono la carcassa di una capra decapitata. E’ un gioco privo di regole: basta impossessarsi della carcassa. 14°g.    30/09 Sagsai – Parco del Tavan Bogd (Shiveet Hairhan Uul)   Trasferimento verso la zona più occidentale del Paese, una regione ricca di resti archeologici che partono dall’Età del Bronzo arrivando all’epoca Unna e fino all’invasione turca. Per il pernottamento si posiziona il campo mobile nel parco nazionale di Altai Tavan Bogd nei pressi del monte Shiveet Hairhan, che è considerato sacro dalle popolazioni della repubblica russa di Tuva e dai nomadi di etnia tuvaina che popolano la zona. Qui si ammira uno fra i più grandi petroglifi di epoca unna.   15°g.    1/10 Shiveet Hairhan Uul – Ulgii   Con i veicoli si torna verso la “civiltà” ad Ulgii, dove si alloggia presso l’hotel Duman o simile; nel pomeriggio si ha del tempo libero. Si percorrono circa 160 km. 16°g.    2/10 Ulgii – Lago Achit – Ulaangom   Partenza in direzione nord ovest per la regione di Uvs, famosa per la varietà degli ambienti naturali e per la presenza del lago più grande del Paese, che dà il nome alla regione. Prima di arrivare ad Ulaangom, una sonnacchiosa cittadina che è il capoluogo della regione, ci si ferma al lago Achit, che si trova ad un'altitudine di 1435 mt sul livello del mare e si estende su una superficie di 290 kmq. Arrivati in città pernottamento presso l’hotel Chingis Khaan; si percorrono circa 260 km. Per chi rientra 17°g.    3/10 Ulaangom – Ulaanbaatar   Mattina a disposizione; nel primo pomeriggio (orari da confermare) ci si imbarca sul volo per Ulaanbaatar. Le visuali dall’aereo sono spettacolari: il lago Uvs, il lago Bus e le montagne siberiane. Sistemazione presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. 18°g.    4/10 Ulaanbaatar   Si completano le viste ad Ulaanbaatar accompagnati da una guida che parla la lingua italiana, in particolare il Museo di Storia Nazionale Mongola. Si avrà del tempo libero a disposizione per fare acquisti e girare in città. 19°g.    Sabato 5 ottobre, volo di rientro   Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 7.10 con arrivo a Mosca alle 8.45; partenza per Milano Malpensa alle 11.05 con arrivo alle 13.40 e per Roma Fiumicino alle 10.20 con arrivo alle 13.20 (orari da confermare). Estensione, traversata della Mongolia 17°g.    3/10 Ulaangom – Tosontsengel   Inizia la traversata della Mongolia in direzione est per arrivare a Ulaanbaatar, un percorso spettacolare che merita di per sé un viaggio. Oggi si attraversa la regione di Uvs, passando dal grande lago Khyargas, famoso per le sue rocce calcaree, e in serata si raggiunge la cittadina di Tosontsengel, famosa per la lavorazione del legno per le gher. Pernottamento in hotel locale; la tappa è di circa 420 km. 18°g.    4/10 Tosontsengel – Lago Terkhiin Tsagaan Nuur – Terme di Tsenkher   Partenza per le terme di Tsenkher, dove le acque raggiungono i 60-80 gradi, ottime per rilassarsi. Si transita dal lago Terkhiin Tsagaan Nuur, circondato da crateri di vulcani spenti, dalla roccia di Taikhar e dal capoluogo della provincia, Tsetserleg, dove si visitano il museo locale ed il monastero. Si alloggia al campo gher Shiveet Maixam o simile; la tappa è di circa 250 km. Si potrà fare il bagno alle terme e provare il massaggio e le cure tradizionali mongole. 19°g.    5/10 Terme di Tsenkher – Kharkhorin – Monastero di Shank   Al mattino si parte presto proseguendo in direzione est per Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan. Oggi è solo un villaggio dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città; su di un panoramico colle alle spalle delle casette è stato eretto un moderno monumento che esalta le antiche glorie dell’Impero, quando questo luogo era il centro del mondo. Si visita il monastero-museo di Erdene Zuu, meta di pellegrinaggio per i mongoli, che colpisce anche per le lunghe mura sormontate da piccoli stupa che ne delimitano lo spazio sacro dalle vaste praterie e dai colli verdi; costruito sui ruderi di Kharkhorin, contiene diversi templi molto interessanti da visitare ed un piccolo museo. Ci si sposta quindi al monastero di Shank, situato a 30 km, dove saremo graditi ospiti. Shank è un piccolo e antico monastero situato in un piccolo villaggio tra le vaste praterie che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan, dove si ammirano alcune importanti tanke del tantra di Kalachakra; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. La tappa è di circa 180 km, quasi tutti di strada asfaltata. 20°g.    6/10 Monastero di Shank – Parco di Khustai   Partenza per il Parco Nazionale di Khustai Nuruu, dove si ha la possibilità di vedere i cavalli selvatici di Przewalski, noti anche come Takhi o Pony della Mongolia. Questo animale è il parente più prossimo del cavallo domestico; negli anni ‘60 erano scomparsi ma grazie ad un programma di reinserimento ora è possibile ammirarli. E’ prevista un’escursione nel parco dove, oltre ai cavalli selvatici, sono presenti diverse specie animali come il cervo rosso asiatico, le gazzelle della steppa, i gatti selvatici manul ed altri. Pernottamento presso il campo gher Khustai; la tappa è di circa 280 km. 21°g.    7/10 Parco di Khustai – Ulaanbaatar   Si raggiunge Ulaanbaatar, che dista circa 110 km; qui si alloggia presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. Visita al Museo di Storia, dove sono illustrati lo sviluppo della storia dell’uomo nelle terre mongole ed i costumi tradizionali delle varie etnie, del Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi monasteri rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. 22°g.    Martedì 8 ottobre, volo di rientro   Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 7.10 con arrivo a Mosca alle 8.45; partenza per Milano Malpensa alle 11.05 con arrivo alle 13.40 e per Roma Fiumicino alle 10.20 con arrivo alle 13.20 (orari da confermare).
MONGOLIA 2019: Trekking a cavallo dagli Tsaatan
Tra gli allevatori di renne della taiga mongola
Periodo: 31 ago - 15 set
Da Ulaanbaatar si raggiunge in volo Murun e si parte da qui con mezzi 4x4 per esplorare il lago Khuvsgul e raggiungere Tsagaannuur, da dove si parte coi cavalli per raggiungere il territorio degli Tsaatan. Rientrati, ci si dirige verso sud nelle zone vulcaniche del lago Terkhiin Tsagaan Nuur, e, rientrando a Ulaanbaatar, si completa con le parti storiche classiche di Kharkhorin, Erdenee Zuu e Shank. Organizzazione di Amitaba in Mongolia I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’) che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia è attiva in diverse attività di sostegno, come indicato nel nostro sito. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; i tratti asfaltati sono nei pressi della capitale e lungo alcune arterie stradali principali. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 1900 km. Fuori da Ulaanbaatar, dove si alloggia per due notti in hotel a tre stelle, si pernotta due notti in hotel locali, quattro notti consecutive in tenda (campo mobile) durante il trekking a cavallo, due presso famiglie locali che mettono a disposizioni delle semplici gher, le tipiche tende mongole, tre nei campi fissi di gher forniti di letti con lenzuola e asciugamani (in questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa e anche vegetariana). I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento delle parti comuni sono curati dal nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo. La cucina proposta è semplice ma sostanziosa, anche vegetariana. Partecipare al trekking a cavallo Per partecipare al trekking a cavallo bisogna avere una discreta forma fisica, ma non servono precedenti esperienze come cavallerizzi; è però importante potersi sentire a proprio agio in situazioni di fatica anche prolungata ed eventualmente in condizioni climatiche avverse. Si percorrono due tappe giornaliere a cavallo per un totale da 4 a 6 ore al massimo, con il supporto di altri equini accuditi dai nomadi locali, che trasportano il bagaglio e tutta l’attrezzatura. Vengono utilizzati animali docili, facilmente cavalcabili anche dai non esperti, rendendo così il percorso alla portata della gran parte delle persone. Si consiglia di portare con sé ghette o stivali per coprire l’interno della parte inferiore delle gambe, giacca e pantaloni antipioggia. Clima e attrezzatura Il clima a Settembre è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 15 e i 20 gradi, con possibili punte minime notturne sotto lo zero; le regioni più settentrionali, la Taiga, il lago Khuvsgul e fino al lago Terkhin Tsagaan presentano un ambiente più umido, dove sono possibili piogge. Per le notti in tenda, presso le gher famigliari a Tsagaannuur e al monastero di Shank è necessario avere a disposizione un sacco a pelo il cui gradiente termico minimo consigliato sia di -5°C; °; Alfredo Savino, guida del viaggio, può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Nelle gher (ma non in quelle di Tsagaannuur) vengono fornite lenzuola pulite e coperte. Prevedere un abbigliamento che possa essere resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie. Alcuni cenni storici La Mongolia è vasta quasi cinque volte l’Italia e la maggior parte del territorio è situata a quote piuttosto elevate, con un’altezza media di circa 1600 metri e poche aree coltivabili. La popolazione di circa 2,4 milioni si disperde con una densità di solo 1,3 abitanti per chilometro quadrato; la matrice culturale dei mongoli è tipicamente nomadica e nei contenuti abbina tratti di sciamanesimo alla sofisticazione del buddismo tibetano. L’ambiente naturale presenta quattro aree principali: a nord il territorio della taiga, dei grandi laghi e delle foreste di conifere, a ovest i monti dell'Altai, dal centro ad est le steppe e la regione degli altopiani, mentre il sud è il regno del deserto del Gobi. Le origini della Mongolia secondo le fonti storiche si individuano nella presenza di tribù di stirpe unna a partire dal V secolo e di stirpe turca dal VII secolo. Nel XII secolo la figura mitica di Gengis Khan porta all’unificazione territoriale e sono di questo periodo le più antiche testimonianze documentate. La massima espansione dell’impero mongolo giunse al Mar Giallo ad est ed alla piana del Danubio ad ovest, grazie alla capacità combattiva degli indomabili guerrieri nomadi mongoli, abilissimi cavalieri che seppero adottare strategie razionali ed equipaggiamenti efficienti. L’occupazione sovietica nel secolo scorso è stata devastante, sia per il tentativo di rendere sedentaria una popolazione storicamente nomadica, sia per la furibonda repressione culturale: al tempo dell’instaurazione del regime sovietico nel 1921 circa 100.000 monaci vivevano in 700 monasteri, ma nei decenni successivi le cerimonie furono dichiarate fuorilegge ed i luoghi di culto furono inizialmente chiusi e poi quasi tutti distrutti. Furono risparmiati solo alcuni dei monasteri principali ed oggi in tutta la Mongolia se ne contano solo una ventina. La libertà di culto è stata reintrodotta solo dal 1990 e da allora l’antico legame con il buddismo tibetano si va rinsaldando; sono attivi anche missionari cristiani appartenenti in maggioranza a chiese minori nordamericane a caccia di conversioni. Oggi la Mongolia è indipendente ed è ricca di risorse naturali, il cui sfruttamento rischia ora di stravolgere l’ambiente naturale e il tessuto sociale. Al di fuori della capitale si trovano pochi insediamenti urbani, fondati durante l’impero sovietico del dopoguerra per motivi industriali e produttivi, dove si trovano strutture educative e sanitarie. Il sostentamento della popolazione nomadica è costituito dall’allevamento di animali quali cammelli, yak, cavalli, pecore e capre; la maggioranza dei nomadi vive nelle gher, le tipiche tende mongole.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario e le sistemazioni previste possono subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g. Sabato 31 agosto, partenza per la Mongolia Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è della Aeroflot; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento ma Amitaba può verificare le possibilità offerte dalle altre compagnie (si segnala solo che se per via di un orario d’arrivo diverso fossero necessari servizi d’accoglienza e trasferimento aggiuntivi per questi verrà richiesto un piccolo extra). Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca alle 12.10 con arrivo alle 16.40 e da Roma Fiumicino alle 12.30 17.25; per i voli e gli orari da altri porti di partenza contattare Amitaba. Il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare). 2°g. 1/9 Arrivo a Ulaanbaatar Arrivo alle ore 6.00, trasferimento e sistemazione in centro città presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile; si viene accolti da una nostra guida locale che parla la lingua italiana. Visita della città, del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa; ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova una enorme statua di Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama della città e delle colline circostanti e si trova una enorme statua di Buddha. Pernottamento presso l’hotel Office nel centro cittadino. 3°g. 2/9 Ulaanbaatar – Volo per Murun – Parco Nazionale del lago Khuvsgul In mattinata volo per Murun, capoluogo della regione di Khuvsgul; da qui con una comoda strada asfaltata si raggiunge il Parco Nazionale del lago Khuvsgul, situato circa 120 km a nord. E’ uno dei più profondi specchi di acqua dolce dell'Asia Centrale (262 mt), contornato da monti ricchi di foreste che ricordano la vicinanza della Siberia, annoverato tra i luoghi più incantevoli della Mongolia; già qui a volte si possono incontrare gli allevatori di renne, la popolazione degli Tsaatan. Si trascorre la giornata godendo della natura del luogo; ci si accomoda in un campo gher, il Dul o simile. 4°g. 3/9 Lago Khuvsgul – Murun Escursione sulla catena montuosa di Saridag, situata nelle vicinanze del lago Khuvsgul, che raggiunge i 2500 metri di altezza, un’area che offre bellissimi panorami. Le jeep portano non lontano dal punto più alto, che si raggiunge a piedi. Nel pomeriggio si ritorna a Murun, dove si alloggia all’hotel Tenkleg. 5°g. 4/9 Murun – Tsagaannuur Questa bella tappa di trasferimento attraversa la depressione di Darkhad, ricca di acque fluviali e laghi, arrivando a Tsagaannuur, una dei paesi più isolati della Mongolia, adagiato nelle vicinanze dell’omonimo lago, da cui prende il nome. La maggior parte della popolazione locale qui è di etnia Darkhad, appartenente al ceppo mongolo, dove sono rimaste molto vive le tradizioni ancestrali autoctone, seguite anche dagli Tsaatan, conosciute come “sciamanesimo nero”, per distinguerle dallo “sciamanesimo giallo” dove si trova un connubio con il mondo filosofico buddista. Sistemazione presso una famiglia locale che mette a disposizione delle semplici gher; la tappa è di circa 180 km. 6°g. 5/9 Tsagaannuur, ingresso nella taiga: inizio del trekking a cavallo Inizia il trekking a cavallo, si entra nella taiga dove si piazza il primo campo tendato. La prima parte della passeggiata si svolge attraverso vasti pianori erbosi, ed è utile anche per prendere confidenza con i cavalli. Si pone il primo campo. In queste giornate si prevede di cavalcare da 4 a 6 ore, divise in due tappe. 7°g. 6/9 Taiga e incontro con una famiglia Tsaatan Oggi si raggiungerà una famiglia tsaatan, dove si sarà ospiti. Gli Tsaatan sono un popolo nomade di origine turca che vive nella provincia del Khuvsgul, tra le conifere della taiga; è un gruppo etnico molto piccolo, attualmente sono rimasti solamente in 280. “Tsaatan” in lingua mongola significa “uomo-renna”, un nome molto calzante perché qui la sopravvivenza dipende dall'allevamento delle renne: la carne e il latte sono gli unici alimenti, la pelle è utilizzata per le calzature e per le tende, mentre le corna sono una preziosa merce di scambio. La renna per gli Tsaatan è sacra: quella più vecchia viene eletta spirito-guida della famiglia ed è ornata con nastri colorati. Gli Tsaatan compiono fino a sei migrazioni ogni anno ed il nuovo terreno dell'accampamento viene benedetto con latte di renna.. Pernottamento in tenda. 8°g. 7/9 Famiglia Tsaatan Si passerà la giornata con la famiglia allevatrice di renne, si potrà vedere come vivono e compiono i lavori quotidiani, passeggiare e rilassarsi. Chi lo desidera potrà fare delle escursioni a cavallo nei dintorni. Pernottamento in tenda. 9°g. 8/9 Famiglia Tsaatan e inizio del percorso di rientro Si lascia la famiglia iniziando il percorso di ritorno tra le conifere e le distese di torba, si seguono sentieri tracciati dai cavalli che portano a valle delle montagne che delimitano la taiga. Pernottamento in tenda. 10°g. 9/9 Tsagaannuur Dopo l’esperienza tra gli Tsaatan si ripercorre l’immenso pianoro erboso a cavallo; chi ha preso abbastanza dimestichezza con la propria montatura potrà lanciarsi al galoppo. Nel pomeriggio si ritorna a Tsagaannur, con del tempo a disposizione per lavarsi e sistemare le proprie cose. Pernottamento nelle medesime gher utilizzate nel giorno dell’arrivo qui. 11°g. 10/9 Tsagaannuur – Murun La tappa di oggi ci riporta verso la “civiltà”, nel pomeriggio si arriva a Murun, dove se vi sarà tempo si visita il mercato locale. Si alloggia presso il medesimo hotel; la tappa è di circa 180 km. 12°g. 11/9 Murun – Lago Zuun Spostamento verso sud di circa 170 km; si valicano diversi passi attraverso un territorio dove predominano le foreste boreali, solcate da diversi fiumi. La meta è lo Zuun Nuur, un bellissimo lago abitato da una ricca avifauna dove pongono il campo alcune famiglie nomadi. Si alloggia presso il campo gher Zuun Nuur o simile. 13°g. 12/9 Lago Zuun – Lago Terkhin Tsagaan Nuur Si prosegue verso sud est attraverso foreste boreali, la strada si dipana tra monti e vallate; dal punto più alto del percorso si gode di un panorama d'inimmaginabile bellezza. Arrivati al lago di Terkhin Tsagaan, circondato da crateri di vulcani spenti, si visita il vulcano Khorgo, che è quello di formazione più recente, dove in pochi minuti di cammino si raggiunge la sommità del cratere e, scendendo all’interno, si arriva alle grotte di Shar Nokhoi (traduzione “cane giallo”). Si pernotta in campo gher, l’Ikh Khorgo o simile; la tappa è di 250 km. 14°g. 13/8 Terkhiin Tsagaan Nuur – Kharkhorin – Monastero di Shank Al mattino si parte presto in direzione sud est percorrendo una buona strada asfaltata che costeggia per un lungo tratto il fiume Chuluut, attraverso un ambiente in gran parte di steppa con canyon formati da antiche eruzioni magmatiche, e si arriva a Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan. Oggi è solo un villaggio dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città; su di un panoramico colle alle spalle delle casette è stato eretto un moderno monumento che esalta le antiche glorie dell’Impero, quando questo luogo era il centro del mondo. Si visita il monastero-museo di Erdene Zuu, meta di pellegrinaggio per i mongoli, che colpisce anche per le lunghe mura sormontate da piccoli stupa che ne delimitano lo spazio sacro dalle vaste praterie e dai colli verdi; costruito sui ruderi di Kharkhorin, contiene diversi templi molto interessanti da visitare ed un piccolo museo. Ci si sposta quindi al monastero di Shank, situato a 30 km, dove saremo graditi ospiti. Shank è un piccolo e antico monastero situato in un piccolo villaggio tra le vaste praterie che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan, dove si ammirano alcune importanti tanke del tantra di Kalachakra; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. Si percorrono circa 350 km. 15°g. 14/9 Monastero di Shankh - Ulaanbaatar Dopo aver assistito alla cerimonia che si tiene tutte le mattine, si prosegue per Ulaanbaatar che dista circa 360 km, dove si alloggia presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. Tempo libero. 16°g. Domenica 15 settembre, volo di rientro Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 7.10 con arrivo a Mosca alle 8.45; partenza per Milano Malpensa alle 11.05 con arrivo alle 13.40 e per Roma Fiumicino alle 10.20 con arrivo alle 13.20 (orari da confermare).
MONGOLIA 2019: Dalle vaste steppe al deserto del Gobi
Alla scoperta del Paese di Gengis Khan
Periodo: 17 ago - 31 ago
Il viaggio, preparato in stretta collaborazione con persone del luogo e di Alfredo Savino, appassionato ricercatore della cultura mongola, non richiede l’utilizzo di campi mobili. Organizzazione di Amitaba in Mongolia I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa “buona idea”) che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; i tratti asfaltati sono nei pressi della capitale e lungo alcune arterie stradali principali. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 2500 chilometri. Fuori da Ulaanbaatar, dove si alloggia per tre notti in hotel a tre stelle, si pernotta una notte nel monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come lo erano nelle vecchie campagne italiane) e 9 nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. Questi campi sono forniti di servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa ed anche vegetariana. Clima e attrezzatura Il clima in agosto è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 15 e i 30 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. Per la notte al monastero di Shank è meglio avere a disposizione un sacco a pelo il cui gradiente termico minimo consigliato è di zero gradi; se richiesto potremo procurarlo localmente sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Nelle gher vengono fornite lenzuola pulite e coperte. Prevedere un abbigliamento che possa essere resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie. Alcuni cenni generali e storici La Mongolia è vasta quasi cinque volte l’Italia e la maggior parte del territorio è situata a quote piuttosto elevate, con un’altezza media di circa 1600 metri e poche aree coltivabili. La popolazione di circa 2,4 milioni si disperde con una densità di solo 1,3 abitanti per chilometro quadrato; la matrice culturale dei mongoli è tipicamente nomadica e nei contenuti abbina tratti di sciamanesimo alla sofisticazione del buddismo tibetano. L’ambiente naturale presenta quattro aree principali: a nord il territorio della taiga, con grandi laghi e foreste di conifere, a ovest i monti dell'Altai, dal centro ad est le steppe e la regione degli altopiani, mentre il sud è il regno del deserto del Gobi. Le origini della Mongolia secondo le fonti storiche si individuano nella presenza di tribù di stirpe unna a partire dal V secolo e di stirpe turca dal VII secolo. Nel XII secolo la figura mitica di Gengis Khan porta all’unificazione territoriale e sono di questo periodo le più antiche testimonianze documentate. Nella sua massima espansione dell’impero mongolo giunse al Mar Giallo ad est ed alla piana del Danubio ad ovest, grazie alla capacità combattiva degli indomabili guerrieri nomadi mongoli, abilissimi cavalieri che seppero adottare strategie razionali ed equipaggiamenti efficienti. L’occupazione sovietica nel secolo scorso è stata devastante, sia per il tentativo di rendere sedentaria una popolazione storicamente nomadica, sia per la furibonda repressione culturale: al tempo dell’instaurazione del regime sovietico nel 1921 circa 100.000 monaci vivevano in 700 monasteri, ma nei decenni successivi le cerimonie furono dichiarate fuorilegge ed i luoghi di culto furono inizialmente chiusi e poi quasi tutti distrutti. Furono risparmiati solo alcuni dei monasteri principali ed oggi in tutta la Mongolia se ne contano solo una ventina. La libertà di culto è stata reintrodotta solo dal 1990 e da allora l’antico legame con il buddismo tibetano si va rinsaldando; sono attivi anche missionari cristiani appartenenti in maggioranza a chiese minori nordamericane a caccia di conversioni. Oggi la Mongolia è indipendente ed è ricca di risorse naturali, il cui sfruttamento rischia ora di stravolgere l’ambiente naturale ed il tessuto sociale. Al di fuori della capitale si trovano pochi insediamenti urbani, fondati durante l’impero sovietico del dopoguerra per motivi industriali e produttivi, dove si trovano strutture educative e sanitarie. Il sostentamento della popolazione nomadica è costituito dall’allevamento di animali quali cammelli, yak, cavalli, pecore e capre; la maggioranza dei nomadi vive nelle gher, le tipiche tende mongole.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario e le sistemazioni previste possono subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g.    Sabato 17 agosto, partenza per la Mongolia   Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è della Aeroflot; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento ma Amitaba può verificare le possibilità offerte dalle altre compagnie (si segnala solo che se per via di un orario d’arrivo diverso fossero necessari servizi d’accoglienza e trasferimento aggiuntivi per questi verrà richiesto un piccolo extra). Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca alle 12.10 con arrivo alle 16.40 e da Roma Fiumicino alle 12.30 con arrivo alle 17.25; per i voli e gli orari da altri porti di partenza contattare Amitaba. Il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare). 2°g.    18/8 Arrivo a Ulaanbaatar   Arrivo alle ore 6.00, trasferimento e sistemazione in centro città presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova una enorme statua di Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. 3°g.    19/8 Ulaanbaatar – Riserva naturale di Ikh Nart   Oggi si entra nella regione del Gobi centrale raggiungendo Ikh Nart, un’area famosa per la presenza di molte pecore argali, che qui si inerpicano su montagne granitiche. Cena e pernottamento nel campo gher Ikh Nart o simile; si percorrono circa 400 km. 4°g.    20/8 Riserva naturale di Ikh Nart – Ikh Gazryn Chuluu   Dopo il completamento della visita dell’area ci si sposta verso ovest, la tappa è di circa 100 km, arrivando nella regione dove si trova il complesso granitico di Ikh Gazryn Chuluu, un territorio molto bello da esplorare con tranquille passeggiate. Questa catena di monti lunga una trentina di chilometri nasconde interessanti grotte intrise di antiche leggende, tra rocce granitiche consumate dal tempo che creano forme plastiche sorprendenti. Si percorrono circa 150 km; si pernotta presso il campo gher Kurkhree Tour o simile. 5°g.    21/8 Ikh Gazryn Chuluu – Tsagaan Suvraga   Il percorso attraversa un’area molto bella per i panorami, arrivando alle falesie di Tsagaan Suvraga, dove si resta colpiti dai colori intensi delle erosioni; ai propri piedi si apre una distesa di collinette policrome, una incredibile tavolozza naturale con la visuale della steppa all’orizzonte. Questa profonda fenditura che taglia il terreno da est ad ovest un tempo era sommersa, probabilmente non dall’antico mare che occupava l’attuale area del Gobi, ma da acque fluviali. Da lontano le formazioni calcaree di Tsagaan Suvraga, alte fino a 30 metri, evocano le rovine di un’antica città; è molto bello percorrere il sentiero che le contorna alla base. Pernottamento al campo gher Tsagaan Suvarga o simile, la tappa è di circa 220 km verso sud. 6°g.    22/8 Tsagaan Suvraga – Yoliin Am   Si prosegue il viaggio arrivando a sud ovest nel Parco Nazionale di Gurvan Saikhan, dove si visita Yoliin Am, chiamata a volte nelle guide “Valle delle aquile” (… anche se qui le aquile non si sono mai viste…), sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi ed i gipeti. Pernottamento al campo gher Saijrah Gobi o simile; la tappa è di circa 340 km. 7°g.    23/8 Yoliin Am – Parco Nazionale di Khongoryn Els   Oggi si giunge al Parco Nazionale di Khongoryn Els, dove si fa un’escursione alle dune di sabbia più grandi e spettacolari della Mongolia. Salire sulle dune più alte è molto impegnativo, ma se si riesce ad arrivarci si è ripagati con uno dei panorami più incredibili della Mongolia; è sorprende vedere ai bordi delle dune zone d’acqua che rendono fertile la zona, formando un ottimo pascolo per i cammelli. Pernottamento al campo gher Gobi Erdene o simile; la tappa è di circa 160 km.. 8°g.    24/8 Khongoryn Els – Graffiti di Khavtsagait – Bayanzag   Proseguendo nel deserto di Gobi si ammirano i particolari graffiti rupestri di Khavtsagait, che si trovano sulle pendici di un complesso montuoso. Si arriva quindi a Bayanzag, che tradotto significa “Vette infuocate”, dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie sconosciute fino ad allora, tutti resti molto importanti che sono stati portati nei musei. A Bayanzag le falesie terrose rosse che si aprono sulla vastità del Gobi sono spettacolari, ed il sentiero che ne percorre i bordi stupendo. Pernottamento al campo gher Bayanzag o simile. La tappa è di circa 190 km. 9°g.    25/8 Bayanzag – Monastero di Ongh   Inizia il percorso verso nord, che porta dal deserto del Gobi alle immense steppe verdi e sino alle pendici dei monti Hangayyn Nuruu. La tappa di oggi (circa 160 km) conduce alle rovine del monastero di Ongh, che in origine era un esteso complesso monastico posto su un’importante arteria carovaniera che qui seguiva l’omonimo fiume e di cui è stato recentemente ricostruito un tempio. L’ambiente naturale è di particolare interesse per il contrasto tra le montagne scure, che circondano i resti del monastero, e le rive verdi del fiume che solca la piccola vallata. Pernottamento presso il campo gher Ongi Energy o simile. 10°g.   26/8 Ongh – Fiume Orkhon   In mattinata si lasciano le vestigia del monastero di Ongh proseguendo verso nord; il territorio diventa progressivamente meno arido, più adatto al pascolo, e i cammelli bactriani cedono il posto ad altri armenti. Si giunge nella valle del fiume Orkhon, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco; questo corso d’acqua nasce dalle catene montuose dei Khangai della regione di Arkhangai e scorre verso nord per confluire con il Selenge arrivando fino al lago di Baikal e con i suoi 1.124 km è il fiume più lungo in Mongolia. Pernottamento al campo gher Tuv Borjigon; la tappa è di circa 240 km. 11°g.    27/8 Fiume Orkhon – Monastero di Tuvkhun – Tsutgalan   Situato in una zona di grande rilevanza storica, creata dalla combinazione di terremoti ed eruzioni vulcaniche, il monastero di Tuvkhun, recentemente restaurato, si trova incastonato tra le montagne che chiudono a settentrione la valle dell’Orkhon. Il paesaggio che si gode dal monastero fa capire perché questo eremo fosse molto amato dalla figura mistica più importante della storia mongola, Bogd Khan Zanabazar, che qui visse e studiò per quasi trent’anni. La visita richiede una facile salita a piedi di circa un’ora in mezzo alla foresta. Rientrati ai mezzi, si prosegue per le cascate del fiume Ulaan Tsutgalan, che ebbero origine circa 20.000 anni fa in seguito ad un’eruzione vulcanica: l’acqua scende da un’altezza di 20 metri all’interno di una conca circolare formata da roccia basaltica. Da qui si rientra al campo gher; la tappa è di circa 70 km. 12°g.    28/8 Tsutgalan – Kharkhorin – Monastero di Shank   Al mattino si parte presto per Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan. Oggi è solo un villaggio dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città; su di un panoramico colle alle spalle delle casette è stato eretto un moderno monumento che esalta le antiche glorie dell’Impero, quando questo luogo era il centro del mondo. Si visita il monastero-museo di Erdene Zuu, meta di pellegrinaggio per i mongoli, che colpisce anche per le lunghe mura sormontate da piccoli stupa che ne delimitano lo spazio sacro dalle vaste praterie e dai colli verdi; costruito sui ruderi di Kharkhorin, contiene diversi templi molto interessanti da visitare ed un piccolo museo. Ci si sposta quindi al monastero di Shank, situato a 30 km, dove saremo graditi ospiti. Shank è un piccolo e antico monastero situato in un piccolo villaggio tra le vaste praterie che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan, dove si ammirano alcune importanti tanke del tantra di Kalachakra; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. La tappa è di circa 140 km. 13°g.    29/8 Monastero di Shank – Ulaanbaatar   Si parte per Ulaanbaatar che dista circa 380 km di comoda strada asfaltata; all’arrivo si alloggia presso l’hotel Sant Asar o simile. Si assiste ad uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo. 14°g.    30/8 Ulaanbaatar   Visita al Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. 15°g.    Sabato 31 agosto, volo di rientro   Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 7.10 con arrivo a Mosca alle 8.45; partenza per Milano Malpensa alle 11.05 con arrivo alle 13.40 e per Roma Fiumicino alle 10.20 con arrivo alle 13.20 (orari da confermare).
MONGOLIA 2019: Piste sconosciute dell'ovest
Montagne sacre, aree remote e deserti inaccessibili
Periodo: 6 ago - 26 ago
L’itinerario segue un grande anello che partendo da Ulaanbataar in direzione sud ovest porta al monte sacro Ikh Bogd Uul, alle formazioni sciamaniche del Tsagaan Bulag ed al canyon di Bichigt Khad, ricco di particolari petroglifi con i graffiti, raggiungendo la parte più profonda del vasto Gobi. In queste remote regioni, dove è raro incontrare altri visitatori, si trovano due delle perle più preziose della Mongolia: il mitico monte Eej Khairkhan, il cui sacro nome per rispetto non viene neppure pronunciato dai mongoli, ed il canyon di Khermen Tsav, una vera miniera di fossili di dinosauro, luogo dalla bellezza primordiale con un’incredibile cromaticità delle rocce, tra i più belli del Paese. In questa regione si vedono le oasi di Ekhiin Gol, nel punto più meridionale dell’itinerario, e di Zulganai. Dopo l’esplorazione dell’area protetta di Gobi A ci si sposta verso nord arrivando al Parco Nazionale dell’Otgontenger, un monte ornato di nevi perenni e considerato di estrema sacralità, che viene  paragonato da alcuni, per via della forma, al monte Kailash. Proseguendo, si raggiunge verso nord est il lago di Tsagaan con il vulcano Khorgo e, lungo il tratto di rientro verso Ulaanbataar, si vede l’antica capitale di Gengis Khan, Kharkorin, con il monastero di Erdenee Zuu, e si vive un’esperienza unica in Mongolia soggiornando a Shank, uno dei più antichi monasteri buddisti. È un percorso che attraversa i molteplici ambienti naturali della Mongolia per circa 4000 chilometri. Sono previste delle escursioni a piedi che seguono sentieri non impegnativi della durata massima di una giornata. Organizzazione di Amitaba in Mongolia I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa “buona idea”) che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; i tratti asfaltati sono nei pressi della capitale e lungo alcune arterie stradali principali. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è comunque abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci e parti dove l’irregolarità del terreno rende la marcia lenta. Il percorso complessivo previsto è di circa 4000 chilometri. Fuori da Ulaanbaatar, dove si alloggia per tre notti in hotel a tre stelle, si pernotta per 7 notti in tenda (prima 1 e poi 6 consecutive), una al monastero di Shank, 4 in alberghetti locali, puliti ma che ricordano a volte i tempi dell’occupazione sovietica e dove una pecca può essere a volte la poca funzionalità degli impianti idrici, e per 4 notti nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano sempre i servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa e anche vegetariana. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento delle parti comuni sono curati dal nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo e del cuscino. Si segnala che i servizi igienici a Shank sono rudimentali, come lo erano nelle vecchie campagne italiane. Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Clima e attrezzatura Il clima in agosto è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 15 e i 30 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. È necessario disporre di un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di zero gradi; Alfredo Savino può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento che possa essere resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie. Alcuni cenni generali e storici La Mongolia è vasta quasi cinque volte l’Italia e la maggior parte del territorio è situata a quote piuttosto elevate, con un’altezza media di circa 1600 metri e poche aree coltivabili. La popolazione di circa 2,4 milioni si disperde con una densità di solo 1,3 abitanti per chilometro quadrato; la matrice culturale dei mongoli è tipicamente nomadica e nei contenuti abbina tratti di sciamanesimo alla sofisticazione del buddismo tibetano. L’ambiente naturale presenta quattro aree principali: a nord il territorio della taiga, dei grandi laghi e delle foreste di conifere, a ovest i monti dell'Altai, dal centro ad est le steppe e la regione degli altopiani, mentre il sud è il regno del deserto del Gobi. Le origini della Mongolia secondo le fonti storiche si individuano nella presenza di tribù di stirpe unna a partire dal V secolo e di stirpe turca dal VII secolo. Nel XII secolo la figura mitica di Gengis Khan porta all’unificazione territoriale e sono di questo periodo le più antiche testimonianze documentate. La massima espansione dell’impero mongolo giunse al Mar Giallo ad est ed alla piana del Danubio ad ovest, grazie alla capacità combattiva degli indomabili guerrieri nomadi mongoli, abilissimi cavalieri che seppero adottare strategie razionali ed equipaggiamenti efficienti. L’occupazione sovietica nel secolo scorso è stata devastante, sia per il tentativo di rendere sedentaria una popolazione storicamente nomadica, sia per la furibonda repressione culturale: al tempo dell’instaurazione del regime sovietico nel 1921 circa 100.000 monaci vivevano in 700 monasteri, ma nei decenni successivi le cerimonie furono dichiarate fuorilegge ed i luoghi di culto furono inizialmente chiusi e poi quasi tutti distrutti. Furono risparmiati solo alcuni dei monasteri principali ed oggi in tutta la Mongolia se ne contano solo una ventina. La libertà di culto è stata reintrodotta solo dal 1990 e da allora l’antico legame con il buddismo tibetano si va rinsaldando; sono attivi anche missionari cristiani appartenenti in maggioranza a chiese minori nordamericane a caccia di conversioni. Oggi la Mongolia è indipendente ed è ricca di risorse naturali, il cui sfruttamento rischia ora di stravolgere l’ambiente naturale e il tessuto sociale. Al di fuori della capitale si trovano pochi insediamenti urbani, fondati durante l’impero sovietico del dopoguerra per motivi industriali e produttivi, dove si trovano strutture educative e sanitarie. Il sostentamento della popolazione nomadica è costituito dall’allevamento di animali quali cammelli, yak, cavalli, pecore e capre; la maggioranza dei nomadi vive nelle gher, le tipiche tende mongole.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario e le sistemazioni previste possono subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g.    Martedì 6 agosto, partenza per la Mongolia   La partenza è da Milano Malpensa con Aeroflot per Mosca alle 12.15 con arrivo alle 16.40; il volo transcontinentale da qui per Ulaanbaatar parte alle 19.00. 2°g.    7/8 Arrivo a Ulaanbaatar   Arrivo alle ore 6.00, trasferimento e sistemazione in centro città presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova una enorme statua di Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. 3°g.    8/8 Ulaanbaatar – Arvaikher   Al mattino si parte presto in direzione sud ovest seguendo una comoda strada asfaltata fino al capoluogo della regione dell’Ovorkhagai, Arvakhaier. Lungo il percorso si sosta alle pendici del monte Khogno Khaan (1967 mt) dove si trova il monastero Erdene Khamba, che dal 1992 ha trovato nuova vita dopo l’abbandono seguito alla distruzione avvenuta negli anni trenta. Sistemazione presso un hotel locale, il Time o simile; la tappa è di circa 430 km. 4°g.    9/8 Arvaikheer – Lago Orog Nuur   Si prosegue il viaggio verso l’Orog Nuur, un lago della Mongolia centro-meridionale che si trova a un'altitudine di 1.216 mt; è situato in una valle a nord del massiccio dell’Ikh Bogd Uul, che fa parte degli Altai, ed ha una superficie di 130 kmq e una profondità massima di 4,5 mt. E’ alimentato dall'abbondante afflusso d’acqua dolce del fiume Tujn e grazi e a questo sta perdendo l’originaria salinità. Si posiziona il primo campo tendato nelle vicinanze; la tappa è di circa 320 km. 5°g.    10/8 Lago Orog Nuur – Ikh Bogd Uul – Bayangovi   Oggi si attraversa il massiccio dell’Ikh Bogd Uul, il cui nome significa ”Grande Santo”, un monte che si erge sulla pianura arrivando ad una altezza di 3957 mt, la cui cima viene chiamata la "Torre di guardia del deserto", perché da qui lo sguardo spazia per diverse centinaia di chilometri in tutte le direzioni. Questa zona remota e selvaggia ha poca vegetazione ma ospita una vasta gamma di fauna selvatica e si possono individuare anche le impronte dei leopardi delle nevi. La traversata del monte sacro si effettua con i nostri automezzi, a cui si aggiungono alcuni tratti che potrebbero essere percorsi a piedi per completare al meglio l’esplorazione. Si scende lungo il versante occidentale per raggiungere il paese di Bayangovi, dove si alloggia presso il campo gher Goviin Temee o simile; la tappa è di circa 130 km. 6°g.    11/8 Bayangovi, escursione a Tsagaan Bulag e Bichigt Khad   Giornata dedicata all’esplorazione della regione. Si inizia con la visita di Tsagaan Bulag, una formazione rocciosa che per i mongoli ha origini magiche e alle cui sorgenti si abbeverano molti animali domestici e selvatici. Proseguendo verso meridione per altri 70 km si arriva a Bichigt Khad, un canyon ricco di particolari petroglifi risalenti a tremila anni fa. Da qui si rientra poi al campo gher; il percorso è di circa 140 km. 7°g.    12/8 Bayangovi – Oasi di Zulganai  – Khermen Tsav   Oltre Bayangovi si entra nel vero deserto del Gobi arrivando all’oasi di Zulganai, attraversata dal piccolo omonimo fiume che nasce negli Altai e si estingue nel deserto. Qui la natura è incontaminata; il tappeto verde di erba e arbusti che la compone si pone in netto contrasto con le sterili colline sullo sfondo di questa tipica oasi del Gobi, dove vive una comunità di bovini “fantasma” (… vi sono le loro tracce, ma si vedono raramente). Proseguendo per un paio di ore si raggiunge Khermen Tsav, un luogo tra i più belli ed inaccessibili della Mongolia, ma anche tra i più remoti, che da solo vale un viaggio. Si trascorre il resto della giornata esplorando quest’area incredibile, un labirinto primordiale dove affiora una profusione di ossa dei giganti del passato, immersi in una natura che evoca il senso della creazione e dove la mente si perde nella spettacolare cromaticità delle falesie. Il punto focale è un canyon lungo all’incirca 15 km. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 280 km. 8°g.    13/8 Khermen Tsav – Oasi di Ekhiin Gol   In mattinata si parte in direzione ovest verso l’oasi di Ekhiin gol, un luogo isolato che è un incredibile risultato della caparbietà umana, dove una piccola comunità di contadini produce un incredibile varietà di ortaggi; ebbe origine nel XIX secolo come terra di produzione dell’oppio ad opera di cinesi del Gansù, che furono poi sterminati per mano di un monaco guerriero. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 180 km. 9°g.    14/8 Oasi di Elkhiin Gol – Area strettamente protetta “Gobi A”   L’area di “Gobi A” si estende per 5.311.730 ettari lungo il confine sud occidentale della Mongolia, a ridosso della Cina; dal 1975 è stata dichiarata protetta ed accessibile solo con speciali permessi. Questa zona, fra le più remote ed inaccessibili del Paese, non è antropizzata ed è caratterizzata da un territorio desertico montuoso punteggiato da oasi, e offre rifugio ad un’incredibile avifauna asiatica. Per poter vedere le molte specie animali che si sono rifugiate qui, quali l’ermione, l’asino selvatico, il cammello selvatico bactriano, le gazzelle dalla coda nera, l’antilope saiga ed altre ancora, si pernotta al suo interno una notte in completa autonomia, alla ricerca di questi animali. Pernottamento in tenda, la tappa è di circa 160 km. 10°g.    15/8 Area strettamente protetta "Gobi A" – Nogoon Tsav Si lascia Gobi A in direzione delle falesie di Nogoon Tsav, chiamati dalla popolazione locale “I letti”, una formazione geologica sedimentaria nella quale predomina il colore verde che si formò nel tardo Cretaceo, dove sono stati ritrovati resti molti fossili di dinosauri. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 240 km. 11°g.    16/8 Nogoon Tsav – Eej Khairkhan Uul   Si prosegue verso nord ovest fino ad arrivare al mitico monte di Eej Khairkhan, uno dei luoghi più sacri ai mongoli, che per sommo rispetto evitano addirittura di pronunciarne il nome: è un equivalente di Uluru (Ayers Rock) in Australia. Venerata già prima dell’arrivo del buddismo, di forma tondeggiante, questa grande montagna di granito che sorge improvvisamente da un mare di sabbia è stata dichiarata monumento nazionale nel 1992. Ai sui piedi si trovano vasche naturali e rocce dalle particolari figure create dal vento. Pernottamento in tenda, la tappa è di circa 330 km. 12°g.    17/8 Eej Khairkhan – Tainngin Nuruu   La meta di oggi è la zona dei Tainngin Nuruu, una propaggine dei monti Altai, che si attraversa; i paesaggi ed i colori cambiano costantemente ed il deserto si trasforma gradatamente in steppa. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 100 km. 13°g.    18/8  Tainngin Nuruu – Altai   Oggi si arriva al capoluogo della regione del Gov Altai, dove il tratto finale della catena montuosa degli Altai incontra il deserto, creando uno spettacolo insolito; pernottamento presso l’hotel Tulga Altai, la tappa è di circa 180 km. 14°g.    19/8 Altai – Uliastai   Si raggiunge Uliastai, uno dei capoluoghi di Aimag (regione) più isolati del paese, circondato dalle montagne, che fu la sede di una guarnigione militare mancese nel XVIII secolo. Pernottamento presso l’hotel Uliastai; la  tappa è di circa 200 km. 15°g.    20/8 Uliastai: escursione al Parco di Otgontenger   Escursione al parco nazionale del sacro monte Otgontenger, che troneggia con i suoi 3900 metri e sulla cui vetta regna la neve perenne. Arrivati al lago di Khukh si salgono con circa un’ora di passeggiata non impegnativa le due cime del Dayan Uul, sovrastate da stupende formazioni di roccia che sono considerate sacre e venerate dai mongoli; da qui si può ammirare il sacro monte Otgontenger nel suo pieno splendore. Ritorno in hotel. 16°g.    21/8 Uliastai - Regione di Zavkhain – Lago Tsagaan Nuur   Si prosegue verso nord est attraverso un ambiente caratterizzato dalle foreste boreali, la strada si dipana tra monti e vallate; dal punto più alto del percorso si gode di un panorama d'inimmaginabile bellezza. Arrivati al lago di Terkhin Tsagaan Nuur, circondato da crateri di vulcani spenti, il più giovane dei quali è il Khorgo, si pernotta in campo gher, il Ikh Khorgo o simile; la tappa è di 380 km. 17°g.    22/8 Lago Tsagaan Nuur   Visita del vulcano Khorgo, dove in pochi minuti di cammino si raggiunge la sommità del cratere; nelle vicinanze si trova la  grotta di Shar Nokhoi (traduzione “cane giallo”). Si prosegue l’esplorazione con una passeggiata attorno al lago e si rientra al campo gher. Per chi lo desidera è possibile fare una passeggiata a cavallo. 18°g.    23/8 Lago Tsagaan Nuur – Kharkhorin – Monastero di Shank   Si parte al mattino presto proseguendo in direzione est per Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan. Oggi è solo un villaggio dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città; su di un panoramico colle alle spalle delle casette è stato eretto un moderno monumento che esalta le antiche glorie dell’Impero, quando questo luogo era il centro del mondo. Si visita il monastero-museo di Erdene Zuu, meta di pellegrinaggio per i mongoli, che colpisce anche per le lunghe mura sormontate da piccoli stupa che ne delimitano lo spazio sacro dalle vaste praterie e dai colli verdi; costruito sui ruderi di Kharkhorin, contiene diversi templi molto interessanti da visitare ed un piccolo museo. Ci si sposta quindi al monastero di Shank, situato a 30 km, dove saremo graditi ospiti. Shank è un piccolo e antico monastero situato in un piccolo villaggio tra le vaste praterie che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan, dove si ammirano alcune importanti tanke del tantra di Kalachakra; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. La tappa è di circa 350 km. 19°g.    24/8 Monastero di Shank – Ulaanbataar   Dopo aver assistito alla cerimonia che si tiene tutte le mattine, si parte per Ulaanbaatar che dista circa 380 km di comoda strada asfaltata; all’arrivo si alloggia presso l’hotel Sant Asar o simile. Si assiste ad uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo. 20°g.    25/8 Ulaanbaatar   Visita al Museo di Storia, dove sono illustrati lo sviluppo della storia dell’uomo nelle terre mongole ed i costumi tradizionali delle varie etnie, del Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. 21°g.    Lunedì 26 agosto    La partenza con Aeroflot da Ulaanbaatar è alle 7.10 con arrivo a Mosca alle 8.45; si parte da qui per Milano Malpensa alle 11.05 con arrivo alle 13.40.
MONGOLIA 2019: Da Khuvsgul al Gobi, vastità infinita
Un incontro con i diversi ambienti naturali e la storia
Periodo: 3 ago - 18 ago
Il viaggio, preparato in stretta collaborazione con persone del luogo e di Alfredo Savino, appassionato ricercatore della cultura mongola, è ora alla sua terza edizione e viene riproposto uguale per via dell’ottimo successo riscontrato. Organizzazione di Amitaba in Mongolia I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’) che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia è attiva in diverse attività di sostegno, come indicato nel nostro sito. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; i tratti asfaltati sono nei pressi della capitale e lungo alcune arterie stradali principali. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 3600 km. Fuori da Ulaanbaatar, dove si alloggia per tre notti in hotel a tre stelle, si pernotta una notte nel monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come lo erano nelle vecchie campagne italiane), una notte in un albergo locale e 10 nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. Questi campi sono forniti di servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa ed anche vegetariana. Clima e attrezzatura Il clima in agosto è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 15 e i 30 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi; le regioni più settentrionali da Amarbayantsgalant a Khuvsgul e fino al lago Terkhin Tsagaan presentano un ambiente più umido, dove sono possibili piogge. Per la notte al monastero di Shank è meglio avere a disposizione un sacco a pelo il cui gradiente termico minimo consigliato è di zero gradi; se richiesto potremo procurarlo localmente sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Nelle gher vengono fornite lenzuola pulite e coperte. Prevedere un abbigliamento che possa essere resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie. Alcuni cenni storici La Mongolia è vasta quasi cinque volte l’Italia e la maggior parte del territorio è situata a quote piuttosto elevate, con un’altezza media di circa 1600 metri e poche aree coltivabili. La popolazione di circa 2,4 milioni si disperde con una densità di solo 1,3 abitanti per chilometro quadrato; la matrice culturale dei mongoli è tipicamente nomadica e nei contenuti abbina tratti di sciamanesimo alla sofisticazione del buddismo tibetano. L’ambiente naturale presenta quattro aree principali: a nord il territorio della taiga, dei grandi laghi e delle foreste di conifere, a ovest i monti dell'Altai, dal centro ad est le steppe e la regione degli altopiani, mentre il sud è il regno del deserto del Gobi. Le origini della Mongolia secondo le fonti storiche si individuano nella presenza di tribù di stirpe unna a partire dal V secolo e di stirpe turca dal VII secolo. Nel XII secolo la figura mitica di Gengis Khan porta all’unificazione territoriale e sono di questo periodo le più antiche testimonianze documentate. La massima espansione dell’impero mongolo giunse al Mar Giallo ad est ed alla piana del Danubio ad ovest, grazie alla capacità combattiva degli indomabili guerrieri nomadi mongoli, abilissimi cavalieri che seppero adottare strategie razionali ed equipaggiamenti efficienti. L’occupazione sovietica nel secolo scorso è stata devastante, sia per il tentativo di rendere sedentaria una popolazione storicamente nomadica, sia per la furibonda repressione culturale: al tempo dell’instaurazione del regime sovietico nel 1921 circa 100.000 monaci vivevano in 700 monasteri, ma nei decenni successivi le cerimonie furono dichiarate fuorilegge ed i luoghi di culto furono inizialmente chiusi e poi quasi tutti distrutti. Furono risparmiati solo alcuni dei monasteri principali ed oggi in tutta la Mongolia se ne contano solo una ventina. La libertà di culto è stata reintrodotta solo dal 1990 e da allora l’antico legame con il buddismo tibetano si va rinsaldando; sono attivi anche missionari cristiani appartenenti in maggioranza a chiese minori nordamericane a caccia di conversioni. Oggi la Mongolia è indipendente ed è ricca di risorse naturali, il cui sfruttamento rischia ora di stravolgere l’ambiente naturale e il tessuto sociale. Al di fuori della capitale si trovano pochi insediamenti urbani, fondati durante l’impero sovietico del dopoguerra per motivi industriali e produttivi, dove si trovano strutture educative e sanitarie. Il sostentamento della popolazione nomadica è costituito dall’allevamento di animali quali cammelli, yak, cavalli, pecore e capre; la maggioranza dei nomadi vive nelle gher, le tipiche tende mongole.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario e le sistemazioni previste possono subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g. Sabato 3 agosto, partenza per la Mongolia Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è della Aeroflot; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento ma Amitaba può verificare le possibilità offerte dalle altre compagnie (si segnala solo che se per via di un orario d’arrivo diverso fossero necessari servizi d’accoglienza e trasferimento aggiuntivi per questi verrà richiesto un piccolo extra). Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca alle 12.10 con arrivo alle 16.40 e da Roma Fiumicino alle 12.30 con arrivo alle 17.25; per i voli e gli orari da altri porti di partenza contattare Amitaba. Il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare). 2°g. 4/8 Arrivo a Ulaanbaatar Arrivo alle ore 6.00, trasferimento e sistemazione in centro città presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova una enorme statua di Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. 3°g. 5/8 Ulaanbaatar – Monastero di Amarbayantsgalant Partenza per Darkhan, situata a nord di Ulaanbaatar. Lasciata la capitale inizia subito l’incontro con il vasto paesaggio della Mongolia, con le gher che punteggiano le ondulate praterie. Poco prima di entrare in città si devia verso ovest arrivando al monastero di Amarbayasgalant, uno dei più belli e importanti della Mongolia. Visita del monastero, unico nel suo genere, costruito nel 1737 seguendo i canoni architettonici dell’arte mancese; è dedicato a Zanabazar, il primo imperatore-lama della Mongolia, scienziato e grande scultore, la cui salma venne traslata qui nel 1779. La tappa è di 360 km di buona strada asfaltata. Pernottamento in gher camp, l’Amarbaysgalant Urguu o simile. 4°g. 6/8 Amarbayantsgalant – Murun Questa lunga tappa di 450 km verso ovest, divenuta fattibile in un solo giorno da poco tempo grazie alla nuova strada asfaltata, porta nel capoluogo della regione di Khuvsgul. Il percorso è pittoresco, attraverso belle valli verdeggianti ricche di corsi d’acqua abitate da pastori nomadi che vivono nelle tipiche gher bianche. Giunti a Murun si alloggia un hotel locale, il Tenkhleg o simile. 5°g. 7/8 Murun – Parco Nazionale del Lago Khuvsgul Oggi si entra nel Parco Nazionale del lago Khuvsgul, situato circa 120 km a nord di Murun. E’ uno dei più profondi specchi di acqua dolce dell'Asia Centrale (262 mt), contornato da monti ricchi di foreste che ricordano la vicinanza della Siberia, annoverato tra i luoghi più incantevoli della Mongolia; qui a volte si possono incontrare gli allevatori di renne, la popolazione degli Tsaatan. Si trascorre la giornata godendo della natura del luogo; ci si accomoda in un campo gher, il Dul o simile. 6°g. 8/8 Lago Khuvsgul – Lago Zuun Spostamento verso sud di circa 170 km; si valicano diversi passi attraverso un territorio dove predominano le foreste boreali, solcate da diversi fiumi. La meta è lo Zuun Nuur, un bellissimo lago abitato da una ricca avifauna dove pongono il campo alcune famiglie nomadi. Si alloggia presso il campo gher Zuun Nuur o simile. 7°g. 9/8 Lago Zuun – Lago Terkhin Tsagaan Nuur Si prosegue verso sud est attraverso foreste boreali, la strada si dipana tra monti e vallate; dal punto più alto del percorso si gode di un panorama d'inimmaginabile bellezza. Arrivati al lago di Terkhin Tsagaan, circondato da crateri di vulcani spenti, il più giovane dei quali è il Khorgo, si pernotta in campo gher, il Ikh Khorgo o simile, dove si sosta per due notti; la tappa è di 250 km. 8°g. 10/8 Lago Terkhin Tsagan Nuur Visita del vulcano Khorgo , dove in pochi minuti di cammino si raggiunge la sommità del cratere, nelle vicinanze si trova la grotta di Shar Nokhoi (traduzione “cane giallo”). Si prosegue l’esplorazione con una passeggiata attorno al lago e si rientra al campo gher. Per chi lo desidera è possibile fare una passeggiata a cavallo. 9°g. 11/8 Terkhiin Tsagaan Nuur – Kharkhorin – Monastero di Shank Al mattino si parte presto in direzione sud est percorrendo una buona strada asfaltata che costeggia per un lungo tratto il fiume Chuluut, attraverso un ambiente in gran parte di steppa con canyon formati da antiche eruzioni magmatiche, e si arriva a Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan. Oggi è solo un villaggio dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città; su di un panoramico colle alle spalle delle casette è stato eretto un moderno monumento che esalta le antiche glorie dell’Impero, quando questo luogo era il centro del mondo. Si visita il monastero-museo di Erdene Zuu, meta di pellegrinaggio per i mongoli, che colpisce anche per le lunghe mura sormontate da piccoli stupa che ne delimitano lo spazio sacro dalle vaste praterie e dai colli verdi; costruito sui ruderi di Kharkhorin, contiene diversi templi molto interessanti da visitare ed un piccolo museo. Ci si sposta quindi al monastero di Shank, situato a 30 km, dove saremo graditi ospiti. Shank è un piccolo e antico monastero situato in un piccolo villaggio tra le vaste praterie che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan, dove si ammirano alcune importanti tanke del tantra di Kalachakra; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. Si percorrono circa 340 km. 10°g. 12/8 Shank – Monastero di Ongh Inizia il percorso verso sud che porta nel deserto del Gobi, il più grande dell’Asia; ma mano che si procede non si vedono più alberi ed il territorio diventa progressivamente più arido con la presenza sempre più frequente dei cammelli bactriani. La tappa di oggi, circa 220 km, porta fino alle rovine del monastero di Ongh, di cui è stato recentemente ricostruito un tempio. L’ambiente naturale è di particolare interesse per il contrasto tra le montagne scure, che circondano i resti del monastero, e le rive verdi del fiume che solca la piccola vallata. Sistemazione al campo gher Ongi Energy o simile. 11°g. 13/8 Ongh – Bayanzag - Khongoryn Els Si continua verso sud arrivando a Bayanzag – che tradotto significa “Vette infuocate”, dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie sconosciute fino ad allora, tutti resti molto importanti che sono stati portati nei musei. A Bayanzag le falesie terrose rosse che si aprono sulla vastità del Gobi sono spettacolari, ed il sentiero che ne percorre i bordi stupendo. Proseguendo si giunge al Parco Nazionale di Khongoryn Els, dove si fa un’escursione alle dune di sabbia più grandi e spettacolari della Mongolia. Salire sulle dune più alte è molto impegnativo, ma se si riesce ad arrivarci si è ripagati con uno dei panorami più incredibili della Mongolia; è sorprende vedere ai bordi delle dune zone d’acqua che rendono fertile la zona formando un ottimo pascolo per i cammelli. Pernottamento al campo gher Gobi Erdene o simile; si percorrono circa 320 km. 12°g. 14/8 Khongoryn Els – Yoliin Am Si seguono i bellissimi cordoni dunari verso est arrivando al Parco Nazionale di Gurvan Saikhan dove si visita Yoliin Am, chiamata a volte nelle guide “Valle delle aquile” (… anche se qui le aquile non si sono mai viste…), sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi ed i gipeti. Questi monti sono le ultime propaggini orientali della catena degli Altai; completata l’esplorazione si attraversano i monti a nord arrivando al campo gher Goby Discovery. Si percorrono circa 180 km. 13°g. 15/8 Yoliin Am – Tsagaan Suvraga Raggiunta la piccola cittadina di Dalanzadgad si inizia il percorso di rientro verso nord, attraverso l’ambiente semiarido del Gobi. Giunti sul bordo delle falesie di Tsagaan Suvraga si resta colpiti dai colori intensi delle erosioni; ai propri piedi si apre una distesa di collinette policrome, una incredibile tavolozza naturale con la visuale della steppa all’orizzonte. Questa profonda fenditura che taglia il terreno da est ad ovest un tempo era sommersa, probabilmente non dall’antico mare che occupava l’attuale area del Gobi, ma da acque fluviali. Da lontano le formazioni calcaree di Tsagaan Suvraga, alte fino a 30 metri, evocano le rovine di un’antica città; è molto bello percorrere il sentiero che le contorna alla base. Pernottamento al campo gher Tsagaan Suvraga o simile, la tappa è di circa 340 km. 14°g. 16/8 Tsagaan Suvraga – Ulaanbaatar Proseguimento del viaggio per Ulaanbaatar, che dista circa 640 km verso nord su una comoda strada asfaltata. Si arriverà nella capitale nel tardo pomeriggio. Pernottamento Hotel Sant asar o simile. 15°g. 17/8 Ulaanbaatar Visita al Museo di Storia, dove sono illustrati lo sviluppo della storia dell’uomo nelle terre mongole ed i costumi tradizionali delle varie etnie, del Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. 16°g. Domenica 18 agosto, volo di rientro Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 7.10 con arrivo a Mosca alle 8.45; partenza per Milano Malpensa alle 11.05 con arrivo alle 13.40 e per Roma Fiumicino alle 10.20 con arrivo alle 13.20 (orari da confermare).
MONGOLIA 2019: Profondo Gobi, al confine col nulla
Grande esplorazione del più vasto deserto dell’Asia
Periodo: 14 lug - 30 lug
IL DESERTO DEL GOBI Il Gobi è una vasta area desertica dell'Asia centrale, situata in gran parte in Mongolia, di cui occupa un terzo del territorio, e misura circa 1610 km da est a ovest e circa 970 km da nord a sud. L'altitudine dell'altopiano del Gobi varia dai 914 mt della zona orientale ai 1514 mt della parte occidentale ed è caratterizzato da piane ondulate e ghiaiose, inframmezzate da bassi rilievi e da colli isolati. Se si esclude la parte sud-orientale, completamente arida, la regione presenta una stentata vegetazione erbacea e arbustiva, sufficiente a nutrire le greggi dei pastori nomadi che vivono nella zona; pozzi occasionali e laghi poco profondi rappresentano le sole riserve idriche. Le zone marginali a nord e a nord-ovest sono fertili, mentre all'estremità sudorientale dell'area desertica prevalgono steppe o praterie. I primi europei che attraversarono il deserto di Gobi furono i membri di una spedizione guidata da Marco Polo nel 1275. In epoca moderna numerose spedizioni si avventurarono nel Gobi, l'American Museum of Natural History di New York promosse negli anni 1921-1930 una serie di spedizioni guidate dal naturalista americano Roy Chapman Andrews che portarono alla scoperta di un bacino incredibilmente ricco di uova fossili di dinosauro. Ma Gobi, oltre a paesaggi mozzafiato, rivela antichi monasteri nascosti tra le lunghe catene di rocce granitiche ed è popolato da antiche leggende di fonti miracolose e di alberi duri come la roccia il cui legno non galleggia. Organizzazione di Amitaba in Mongolia I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’) che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia è attiva in diverse attività di sostegno, come indicato nel nostro sito. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; i tratti asfaltati sono nei pressi della capitale e lungo alcune arterie stradali principali. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 3300 chilometri. Fuori da Ulaanbaatar, dove si alloggia per tre notti in hotel a tre stelle, si pernotta per cinque notti in tenda (di cui tre consecutive), una al monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come erano nelle vecchie campagne italiane), due in un semplice hotel locale, una presso una famiglia e 4 nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, fornite di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa e anche vegetariana. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento sono curati da nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo. Per il viaggio in treno si utilizzano cuccette da quattro letti fornite di lenzuola. Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale ed ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Clima e attrezzatura Il clima in luglio è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 25 e i 35 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. E’ necessario disporre di un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di zero gradi; Alfredo Savino può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento che possa essere resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie. Alcuni cenni storici La Mongolia è vasta quasi cinque volte l’Italia e la maggior parte del territorio è situata a quote piuttosto elevate, con un’altezza media di circa 1600 metri e poche aree coltivabili. La popolazione di circa 2,4 milioni si disperde con una densità di solo 1,3 abitanti per chilometro quadrato; la matrice culturale dei mongoli è tipicamente nomadica e nei contenuti abbina tratti di sciamanesimo alla sofisticazione del buddismo tibetano. L’ambiente naturale presenta quattro aree principali: a nord il territorio della taiga, dei grandi laghi e delle foreste di conifere, a ovest i monti dell'Altai, dal centro ad est le steppe e la regione degli altopiani, mentre il sud è il regno del deserto del Gobi. Le origini della Mongolia secondo le fonti storiche si individuano nella presenza di tribù di stirpe unna a partire dal V secolo e di stirpe turca dal VII secolo. Nel XII secolo la figura mitica di Gengis Khan porta all’unificazione territoriale e sono di questo periodo le più antiche testimonianze documentate. La massima espansione dell’impero mongolo giunse al Mar Giallo ad est ed alla piana del Danubio ad ovest, grazie alla capacità combattiva degli indomabili guerrieri nomadi mongoli, abilissimi cavalieri che seppero adottare strategie razionali ed equipaggiamenti efficienti. L’occupazione sovietica nel secolo scorso è stata devastante, sia per il tentativo di rendere sedentaria una popolazione storicamente nomadica, sia per la furibonda repressione culturale: al tempo dell’instaurazione del regime sovietico nel 1921 circa 100.000 monaci vivevano in 700 monasteri, ma nei decenni successivi le cerimonie furono dichiarate fuorilegge ed i luoghi di culto furono inizialmente chiusi e poi quasi tutti distrutti. Furono risparmiati solo alcuni dei monasteri principali ed oggi in tutta la Mongolia se ne contano solo una ventina. La libertà di culto è stata reintrodotta solo dal 1990 e da allora l’antico legame con il buddismo tibetano si va rinsaldando; sono attivi anche missionari cristiani appartenenti in maggioranza a chiese minori nordamericane a caccia di conversioni. Oggi la Mongolia è indipendente ed è ricca di risorse naturali, il cui sfruttamento rischia ora di stravolgere l’ambiente naturale e il tessuto sociale. Al di fuori della capitale si trovano pochi insediamenti urbani, fondati durante l’impero sovietico del dopoguerra per motivi industriali e produttivi, dove si trovano strutture educative e sanitarie. Il sostentamento della popolazione nomadica è costituito dall’allevamento di animali quali cammelli, yak, cavalli, pecore e capre; la maggioranza dei nomadi vive nelle gher, le tipiche tende mongole.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario e le sistemazioni previste possono subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g. Domenica 14 luglio, partenza per la Mongolia Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è della Aeroflot; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento ma Amitaba può verificare le possibilità offerte dalle altre compagnie (si segnala solo che se per via di un orario d’arrivo diverso fossero necessari servizi d’accoglienza e trasferimento aggiuntivi per questi verrà richiesto un piccolo extra). Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca alle 12.10 con arrivo alle 16.40 e da Roma Fiumicino alle 12.30 con arrivo alle 17.25; per i voli e gli orari da altri porti di partenza contattare Amitaba. Il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare). 2°g. 15/7 Arrivo a Ulaanbaatar – Treno per Sainshand Arrivo alle ore 6.00, incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan, da dove si gode un bellissimo panorama della città e delle colline circostanti e si trova una enorme statua di Buddha. Nel pomeriggio, verso le ore 18.00, si prende il treno della trans mongolica in direzione sud est per la città di Sainshand, che si trova nel deserto del Gobi a circa 480 km di distanza, dove si hanno a disposizione delle cabine con quattro cuccette dotate di lenzuola. All’arrivo, previsto all’una di notte, ci si accomoda presso l’hotel Lux o simile. 3°g. 16/7 Sainshand: Khamaryn Khiid, Shambala e Bayanzurkh Uul Sainshand è il capoluogo della regione del Dornogovi; oggi si percorreranno i luoghi dove migliaia di mongoli vanno in pellegrinaggio ogni anno, iniziando dal monastero di Khamryn Khiid, fondato nel 1820 e unico di scuola Nyingmapa in Mongolia. A nord del monastero si trovano delle grotte di meditazione e nelle vicinanze anche un particolare punto che è considerato un importante centro energetico, dove si crede che si possa acquisire, tramite alcuni riti, energia vitale; ma la grande fama del luogo è data dal fatto che fu tradizionalmente considerato una porta segreta per accedere al mistico regno illuminato di Shambala [http://www.amitaba.net/paesi-e-tradizioni/cultura/kalachakra/profezia-e-mito-di-shambala.html], dove vengono custoditi gli insegnamenti di Kalachakra, la “Ruota del Tempo”. Da qui ci si sposta a Bayanzurkh Uul, la più famosa delle montagne sacre del Gobi orientale; questo sito era originariamente dedicato ai culti sciamanici ed in seguito vi fu costruito, vicino alla sommità, un tempio di meditazione buddista. Oggi questa piccola montagna, la cui salita è facilitata da una serie di gradini, è molto visitata in quanto si crede che sussurrando i propri desideri nei cumuli di pietra sulla sommità questi si avverino. Nel tardo pomeriggio, se ci sarà tempo, si visita il museo dedicato a Danzan Ravjaa, una delle figure culturalmente più significative della Mongolia nel XIX secolo. Egli ottenne la fama di maestro spirituale buddista altamente illuminato; ma fu anche poeta, artista e attivista per la giustizia sociale e l'istruzione pubblica. Il Museo a lui dedicato è stato fondato nel 1991. Alla sua morte avvenuta nel 1856 il suo discepolo Ishlodon ha assunto il ruolo di “takhilch”, o curatore degli oggetti associati alla sua vita; questo ruolo è stato poi trasmesso all'interno della sua famiglia per cinque generazioni, fino a quando durante le repressioni religiose del 1938 fu dato ordine di distruggere il monastero di Khamryn Khiid e tutto il suo contenuto. Ma fortunatamente il curatore dell’epoca salvò segretamente molti oggetti entrando nel monastero di nascosto ogni notte e riempiendo delle casse con libri, costumi teatrali, opere d'arte religiose e oggetti personali; seppellì tutto nelle vicinanze, dove questi preziosi oggetti restarono nascosti fino al 1990 quando, con la fine del governo socialista, il nipote di quel coraggioso custode li ha dissotterrati e ha fondato il Museo. Il tour oggi è di circa 120 km. 4°g. 17/7 Sainshand – Mandakh Soum Oggi inizia lo spostamento verso il Gobi meridionale percorrendo una pista che corre vicino alla frontiera cinese, una tappa di circa 330 km. Pernottamento in tenda. 5°g. 18/7 Mandakh Soum – Valle di Yoliin Am Proseguimento del viaggio e ingresso nel Parco Nazionale di Gurvan Saikhan, dove si visita Yoliin Am, posizionata ad un’altezza di 200 mt sul livello del mare e chiamata erroneamente da alcune guide “Valle delle aquile” (… qui le aquile non si sono mai viste), sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, e dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi e i gipeti. Si pernotta presso una famiglia locale che mette a disposizione delle gher, un ottimo modo questo anche per aiutare direttamente la popolazione locale. La tappa è di circa 280 km. 6°g. 19/7 Yoliin Am – Bayanzag – Parco Nazionale di Khongoryn Els Proseguendo si arriva a Bayanzag, che tradotto significa “Vette infuocate”, dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie sconosciute fino ad allora, tutti resti molto importanti che sono stati portati nei musei. Si giunge quindi al Parco Nazionale di Khongoryn Els, dove si fa un’escursione alle dune di sabbia più grandi e spettacolari della Mongolia. Salire sulle dune più alte è molto impegnativo, ma se si riesce ad arrivarci si è ripagati con uno dei panorami più incredibili della Mongolia; è sorprende vedere ai bordi delle dune zone d’acqua che rendono fertile la zona, formando un ottimo pascolo per i cammelli. Pernottamento presso il campo gher Gobi Erdene o simile; la tappa è di circa 260 km. 7°g. 20/7 Khongoryn Els – Nemegt Proseguendo sempre verso ovest ci si inoltra nel profondo deserto, dove la presenza umana è sporadica o pressoché assente. Il Nemegt Uul è un complesso montuoso la cui roccia rossa ricorda quella di Bayanzag, un’area famosa per essere un bacino ricchissimo di fossili di dinosauri. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 200 km. 8°g. 21/7 Nemegt – Kherman Tsav Oggi si raggiunge Khermen Tsav, un luogo tra i più belli ed inaccessibili della Mongolia, ma anche tra i più remoti, che da solo vale un viaggio. Si trascorre il resto della giornata esplorando quest’area incredibile, un labirinto primordiale dove affiora una profusione di ossa dei giganti del passato, immersi in una natura che evoca il senso della creazione e dove la mente si perde nella spettacolare cromaticità delle falesie. Pernottamento in tenda; il percorso è di circa 180 km. 9°g. 22/7 Khermen Tsav – Oasi di Zulganai Si trascorre la mattina esplorando, il punto focale è un canyon lungo all’incirca 15 km. Si parte quindi per l’oasi di Zulganai, circa 40 km, posta sui confini meridionali della Mongolia e attraversata dal piccolo omonimo fiume, che nasce negli Altai e si estingue nel deserto. Qui la natura è incontaminata; il tappeto verde di erba e arbusti che la compone si pone in netto contrasto con le sterili colline sullo sfondo di questa tipica oasi del Gobi. Pernottamento in tenda; si percorrono circa 50 km. 10°g. 23/7 Oasi di Zulganai – Bayangovi Inizia il percorso di rientro verso nord. Si raggiunge il piccolo centro urbano di Bayangovi, che dista circa 200 km, posizionato in un punto strategico per raggiungere alcune località di estremo interesse. Questa zona è dominata dalla catena montuosa dell’Ikh Bogd. Pernottamento presso il campo gher Gobi Temee o simile per due notti. 11°g. 24/7 Bayangovi, escursione a Tsagaan Bulag e Bichigt Khad Giornata dedicata all’esplorazione della regione. Si inizia con la visita di Tsagaan Bulag, una formazione rocciosa che per i mongoli ha origini magiche e alle cui sorgenti si abbeverano molti animali domestici e selvatici. Proseguendo verso meridione per altri 70 km si arriva a Bichigt Khad, un canyon ricco di particolari petroglifi risalenti a tremila anni fa. Da qui si rientra poi al campo gher; il percorso è di circa 140 km. 12°g. 25/7 Bayangovi - Grotta di Tsagaan – Baruun Bayan Ulaan Partenza per la grotta di Tsagaan Agui, tempestata di cristalli, dove sono state ritrovate tracce di presenza umana che ante cedono la preistoria. Dopo la visita si riprende il percorso verso nord est iniziando la transizione ambientale dal deserto alla steppa. Si sosta nelle vicinanze del paesino di Baruun Bayan Ulaan Sum; pernottamento in tenda. Tappa di circa 200 km. 13°g. 26/7 Baruun Bayan Ulaan – Monastero di Ongh La tappa di oggi conduce al monastero di Ongh, un tempo un esteso complesso monastico che si trovava su una importante arteria carovaniera, segnata dal fiume omonimo, di cui è stato recentemente ricostruito un tempio. L’ambiente naturale è di particolare interesse per il contrasto tra le montagne nere, che circondano i resti del monastero, e il fiume che rende verdi le sue coste. Pernottamento presso il campo gher Ongi Energy o simile; la tappa è di circa 240 km. 14°g. 27/7 Ongh – Kharkhorin – Monastero di Shank Al mattino si parte presto proseguendo in direzione nord per Kharkhorin, antica capitale dell’impero mongolo di Gengis Khan. Oggi è solo un villaggio dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città; su di un panoramico colle alle spalle delle casette è stato eretto un moderno monumento che esalta le antiche glorie dell’Impero, quando questo luogo era il centro del mondo. Si visita il monastero-museo di Erdene Zuu, meta di pellegrinaggio per i mongoli, che colpisce anche per le lunghe mura sormontate da piccoli stupa che ne delimitano lo spazio sacro dalle vaste praterie e dai colli verdi; costruito sui ruderi di Kharkhorin, contiene diversi templi molto interessanti da visitare ed un piccolo museo. Ci si sposta quindi al monastero di Shank, situato a 30 km, dove saremo graditi ospiti. Shank è un piccolo e antico monastero situato in un piccolo villaggio tra le vaste praterie che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan, dove si ammirano alcune importanti tanke del tantra di Kalachakra; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. Tappa di circa 260 km. 15°g. 28/7 Monastero di Shank – Ulaabataar Dopo aver assistito alla cerimonia che si tiene tutte le mattine, si parte per Ulaanbaatar, circa 380 km di comoda strada asfaltata; all’arrivo si alloggia presso l’hotel Sant Asar o simile. 16°g. 29/7 Ulaanbaatar Alla mattina visita al Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi monasteri rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. Nel tardo pomeriggio si assisterà a uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo. 17°g. Martedi 30 luglio, volo di rientro Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 7.10 con arrivo a Mosca alle 8.45; partenza per Milano Malpensa alle 11.05 con arrivo alle 13.40 e per Roma Fiumicino alle 10.20 con arrivo alle 13.20 (orari da confermare).
MONGOLIA 2019: Festival del Naadam, natura e tradizioni
Dal nord al deserto del Gobi, alla scoperta di un mondo senza confini
Periodo: 29 giu - 15 lug
Il tour nasce da una profonda conoscenza di queste terre, perfetto per chi vuole scoprire le diverse anime della Mongolia, i luoghi più famosi ma anche quelli non toccati dal turismo. Sono previste escursioni a piedi che seguono sentieri non impegnativi della durata massima di qualche ora. Il festival del Naadam a Dalanzadgad Ogni anno a luglio si svolge il festival del Naadam, che dal 1921 ha assunto la forma di una celebrazione dell’indipendenza della Mongolia; in questa ricorrenza si possono ammirare i contesti tradizionali di lotta, corsa dei cavalli e tiro con l’arco. A Ulaanbaatar le rappresentazioni si svolgono in un grande stadio e oggi sono organizzate come un fenomeno di massa; ma vi sono dei Naadam in altre località che spesso risultano più veri e meno imbrigliati dai tempi televisivi e dalle esigenze del turismo. Questo ci ha portato a costruire un viaggio che includa la partecipazione ad un Naadam genuino, in mezzo alle steppe sconfinate, dove per avvicinare i lottatori o i cavalli non sia necessario possedere un pass e dove ci si possa sedere di fianco a un gruppo di anziani e scambiare con loro del tabacco da fiuto. Si ricorda che i Naadam locali come questo posso cambiare data anche solo un mese prima; sarà nostra premura essere sempre informati di eventuali variazioni e cambiare l’itinerario per garantire la partecipazione al Naadam. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; i tratti asfaltati sono nei pressi della capitale e lungo alcune arterie stradali principali. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 3200 km. Fuori da Ulaanbaatar, dove si alloggia per tre notti in hotel a tre stelle, si pernotta quattro volte in tenda, una nel monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come lo erano nelle vecchie campagne italiane), una in alberghi locali e sei nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, fornite di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa ed anche vegetariana. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento delle parti comuni sono curati dal nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo. Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale ed ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Clima e attrezzatura Il clima all’inizio di luglio è secco, le temperature previste sono tra i 10 ed i 30 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi; le regioni più settentrionali di Amarbayantsgalant e Oghi presentano un ambiente più umido, dove in luglio sono possibili piogge. E’necessario disporre di un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di 5 gradi; Alfredo Savino può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento che possa resistere ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie. Alcuni cenni storici La Mongolia è vasta quasi cinque volte l’Italia e la maggior parte del territorio è situata a quote piuttosto elevate, con un’altezza media di circa 1600 metri e poche aree coltivabili. La popolazione di circa 2,4 milioni si disperde con una densità di solo 1,3 abitanti per chilometro quadrato; la matrice culturale dei mongoli è tipicamente nomadica e nei contenuti abbina tratti di sciamanesimo alla sofisticazione del buddismo tibetano. L’ambiente naturale presenta quattro aree principali: a nord il territorio della taiga, dei grandi laghi e delle foreste di conifere, a ovest i monti dell'Altai, dal centro ad est le steppe e la regione degli altopiani, mentre il sud è il regno del deserto del Gobi. Le origini della Mongolia secondo le fonti storiche si individuano nella presenza di tribù di stirpe unna a partire dal V secolo e di stirpe turca dal VII secolo. Nel XII secolo la figura mitica di Gengis Khan porta all’unificazione territoriale e sono di questo periodo le più antiche testimonianze documentate. La massima espansione dell’impero mongolo giunse al Mar Giallo ad est ed alla piana del Danubio ad ovest, grazie alla capacità combattiva degli indomabili guerrieri nomadi mongoli, abilissimi cavalieri che seppero adottare strategie razionali ed equipaggiamenti efficienti. L’occupazione sovietica nel secolo scorso è stata devastante, sia per il tentativo di rendere sedentaria una popolazione storicamente nomadica, sia per la furibonda repressione culturale: al tempo dell’instaurazione del regime sovietico nel 1921 circa 100.000 monaci vivevano in 700 monasteri, ma nei decenni successivi le cerimonie furono dichiarate fuorilegge ed i luoghi di culto furono inizialmente chiusi e poi quasi tutti distrutti. Furono risparmiati solo alcuni dei monasteri principali ed oggi in tutta la Mongolia se ne contano solo una ventina. La libertà di culto è stata reintrodotta solo dal 1990 e da allora l’antico legame con il buddismo tibetano si va rinsaldando; sono attivi anche missionari cristiani appartenenti in maggioranza a chiese minori nordamericane a caccia di conversioni. Oggi la Mongolia è indipendente ed è ricca di risorse naturali, il cui sfruttamento rischia ora di stravolgere l’ambiente naturale e il tessuto sociale. Al di fuori della capitale si trovano pochi insediamenti urbani, fondati durante l’impero sovietico del dopoguerra per motivi industriali e produttivi, dove si trovano strutture educative e sanitarie. Il sostentamento della popolazione nomadica è costituito dall’allevamento di animali quali cammelli, yak, cavalli, pecore e capre; la maggioranza dei nomadi vive nelle gher, le tipiche tende mongole.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario e le sistemazioni previste possono subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g. Sabato 29 giugno, partenza per la Mongolia Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è della Aeroflot; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento ma Amitaba può verificare le possibilità offerte dalle altre compagnie (si segnala solo che se per via di un orario d’arrivo diverso fossero necessari servizi d’accoglienza e trasferimento aggiuntivi per questi verrà richiesto un piccolo extra). Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca alle 12.10 con arrivo alle 16.40 e da Roma Fiumicino alle 10.30 con arrivo alle 15.15; per i voli e gli orari da altri porti di partenza contattare Amitaba. Il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare). 2°g. 30/6 Arrivo a Ulaanbaatar Arrivo alle ore 6.00, trasferimento e sistemazione in centro città presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova una enorme statua di Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città le colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. 3°g. 1/7 Ulaanbaatar – Monastero di Amarbayantsgalant Partenza per Darkhan, situata a nord di Ulaanbaatar. Lasciata la capitale inizia subito l’incontro con il vasto paesaggio della Mongolia, con le gher che punteggiano le ondulate praterie. Poco prima di entrare in città si devia verso ovest arrivando al monastero di Amarbayasgalant, uno dei più belli e importanti della Mongolia. Visita del monastero, unico nel suo genere, costruito nel 1737 seguendo i canoni architettonici dell’arte mancese; è dedicato a Zanabazar, il primo imperatore-lama della Mongolia, scienziato e grande scultore, la cui salma venne traslata qui nel 1779. La tappa è di 360 km di buona strada asfaltata. Pernottamento in campo gher, il Amarbaysgalant Urguu o simile. 4°g. 2/7 Amarbayantsgalant – Lago Oghi Nuur Si lascia Amarbayantsgalant in direzione ovest attraverso paesaggi straordinari, tra vallate con versanti boscosi abitate da famiglie nomadi allevatrici di yak. Arrivo sulle sponde del lago Oghi Nuur, un vero osservatorio naturale privilegiato per ammirare la vita degli uccelli. Si pernotta nel campo gher di Oghi Tur o simile. La tappa di oggi è di 450 km, di cui una buona parte su strada asfaltata. 5°g. 3/7 Oghi Nuur – Lago Terkhin Tsagan Nuur Trasferimento attraverso foreste boreali verso il lago di Terkhiin Tsagaan, circondato da crateri di vulcani spenti, il più giovane dei quali è il Khorgo. La strada si dipana tra monti e vallate, e dal punto più alto del percorso si può godere un panorama d'inimmaginabile bellezza. Pernottamento in campo gher, l’Ikh Khorgo o simile. La tappa è di 120 km. 6°g. 4/7 Lago Terkhin Tsagan Nuur – Fiume Suman Visita del vulcano Khorgo, dove in pochi minuti di cammino si raggiunge la sommità del cratere e scendendo all’interno si arriva alle grotte di Shar Nokhoi (traduzione “cane giallo”). Nel pomeriggio ci si sposta al fiume Suman, che scorre attraverso gole create da antiche eruzioni vulcaniche. Si posiziona qui il primo campo tendato; la tappa è di circa 150 km. 7°g. 5/7 Fiume Suman – Kharkhorin – Monastero di Shank Al mattino si parte presto in direzione sud est percorrendo una buona strada asfaltata che costeggia per un lungo tratto il fiume Chuluut, attraverso un ambiente in gran parte di steppa con canyon formati da antiche eruzioni magmatiche, arrivando a Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan. Oggi è solo un villaggio dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città; su di un panoramico colle alle spalle delle casette è stato eretto un moderno monumento che esalta le antiche glorie dell’Impero, quando questo luogo era il centro del mondo. Si visita il monastero-museo di Erdene Zuu, meta di pellegrinaggio per i mongoli, che colpisce anche per le lunghe mura sormontate da piccoli stupa che ne delimitano lo spazio sacro dalle vaste praterie e dai colli verdi; costruito sui ruderi di Kharkhorin, contiene diversi templi molto interessanti da visitare ed un piccolo museo. Ci si sposta quindi al monastero di Shank, situato a 30 km, dove saremo graditi ospiti. Shank è un piccolo e antico monastero situato in un piccolo villaggio tra le vaste praterie che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan, dove si ammirano alcune importanti tanke del tantra di Kalachakra; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. Si percorrono circa 250 km. 8°g. 6/7 Shank – Monastero di Ongh Inizia il percorso verso sud che porta nel deserto del Gobi, il più grande dell’Asia; ma mano che si procede non si vedono più alberi ed il territorio diventa progressivamente arido con la presenza sempre più frequente dei cammelli bactriani. La tappa di oggi, circa 220 km, porta fino alle rovine del monastero di Ongh, un tempo un esteso complesso monastico che si trovava su una importante arteria carovaniera, segnata dal fiume omonimo, di cui è stato recentemente ricostruito un tempio. L’ambiente naturale è di particolare interesse per il contrasto tra le montagne scure, che circondano i resti del monastero, e le rive verdi del fiume che solca la piccola vallata. Sistemazione al campo gher Ongi Energy o simile. 9°g. 7/7 Ongh – Bayanzag - Khongoryn Els Si continua verso sud arrivando a Bayanzag – che tradotto significa “Vette infuocate”, dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie sconosciute fino ad allora, tutti resti molto importanti che sono stati portati nei musei. A Bayanzag Le falesie terrose rosse che si aprono sulla vastità del Gobi sono spettacolari, ed il sentiero che ne percorre i bordi stupendo. Proseguendo si giunge al Parco Nazionale di Khongoryn Els, dove si fa un’escursione alle dune di sabbia più grandi e spettacolari della Mongolia. Salire sulle dune più alte è molto impegnativo, ma se si riesce ad arrivarci si è ripagati con uno dei panorami più incredibili della Mongolia; è sorprende vedere ai bordi delle dune zone d’acqua che rendono fertile la zona formando un ottimo pascolo per i cammelli. Pernottamento al campo gher Gobi Erdene o simile; si percorrono circa 340 km. 10°g. 8/7 Khongoryn Els – Valle di Yoliin Am Si seguono i bellissimi cordoni dunari verso est arrivando al Parco Nazionale di Gurvan Saikhan dove si visita Yoliin Am, chiamata a volte nelle guide “Valle delle aquile” (… anche se qui le aquile non si sono mai viste…), sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi ed i gipeti. Questi monti sono le ultime propaggini orientali della catena degli Altai; si posiziona in quest’area il secondo campo tendato. La tappa è di circa 180 km. 11°g. 9/7 Yoliin Am – Naadam a Dalanzadgad Si raggiunge la piccola cittadina di Dalanzadgad, che dista circa 80 km; oggi è il giorno del Naadam, si potranno vedere da vicino le corse dei cavalli e la lotta tradizionale. È un momento unico in cui si assaggeranno i piatti tipici e le bevande tradizionali mongole. La scelta di partecipare ad un Naadam di una piccola cittadina è maturata dall’esperienza di questi anni di viaggi in Mongolia, perché in queste località remote le ricorrenze sono più vivibili dal visitatore, che si può mischiare tra la folla, a differenza di quello della capitale dove si assiste alle gare in uno stadio alla stregua di uno spettacolo, senza la possibilità di interagire con la gente. Pernottamento in un hotel locale. 12°g. 10/7 Dalanzadgad – Tsagaan Suvraga Inizia il percorso di rientro verso nord, attraverso l’ambiente semiarido del Gobi. Giunti sul bordo delle falesie di Tsagaan Suvraga si resta colpiti dai colori intensi delle erosioni; ai propri piedi si apre una distesa di collinette policrome, una incredibile tavolozza naturale con la visuale della steppa all’orizzonte. Questa profonda fenditura che taglia il terreno da est ad ovest un tempo era sommersa, probabilmente non dall’antico mare che occupava l’attuale area del Gobi, ma da acque fluviali. Da lontano le formazioni calcaree di Tsagaan Suvraga, alte fino a 30 metri, evocano le rovine di un’antica città; è molto bello percorrere il sentiero che le contorna alla base. Pernottamento al campo gher Tsagaan Suvarga o simile, la tappa è di circa 260 km. 13°g. 11/7 Tsagaan Suvraga – Riserva naturale di Ikh Nart Oggi si entra nella regione del Gobi centrale raggiungendo Ikh Nart, un’area famosa per la presenza delle pecore argali, che si inerpicano sulle belle montagne granitiche. Si pone qui il terzo campo tendato; la tappa è di 270 km. 14°g. 12/7 Riserva naturale di Ikh Nart – Ikh Gasriin Chuluu Continuando a nord per altri 100 km si arriva tra i monti granitici di Ikh Gasriin Chuluu, una catena lunga una trentina di chilometri che nasconde molte interessanti grotte intrise di antiche leggende, uno dei luoghi più sorprendenti di questo paese, dove le rocce granitiche consumate dal tempo creano forme plastiche sorprendenti. Si posiziona l’ultimo campo tendato in un punto molto bello, potendo esplorare il territorio con tranquille passeggiate. 15°g. 13/7 Ikh Gasriin Chuluu – Ulaanbaatar Si parte per Ulaanbaatar che dista circa 360 km, quasi tutti di strada asfaltata; si alloggia presso l’hotel Sant Asar o simile. Ad Ulaanbaatar si assiste ad uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo. 16°g. 14/7 Ulaanbaatar Visita al Museo di Storia, dove sono illustrati lo sviluppo della storia dell’uomo nelle terre mongole ed i costumi tradizionali delle varie etnie, del Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. 17°g. Lunedì 15 luglio, volo di rientro Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 7.10 con arrivo a Mosca alle 8.45; partenza per Milano Malpensa alle 11.05 con arrivo alle 13.40 e per Roma Fiumicino alle 10.20 con arrivo alle 13.20 (orari da confermare).
MONGOLIA 2019: Trekking tra i nomadi Kazaki
Nel Bayan Ulgii, monti e popoli degli Altai
Periodo: 15 giu - 29 giu
Il viaggio è stato preparato in stretta collaborazione con persone del luogo e di Alfredo Savino, appassionato ricercatore della cultura mongola. LA REGIONE DI BAYAN ULGII (ALTAI) La regione mongola di Bayan Ulghi offre una grande varietà ambientale ed è coronata dalla catena dei monti Altai, che distano 2000 chilometri da Ulaanbaatar e formano il confine naturale con la Russia ed il Kazakistan a dominio cinese. Qui si trova la vetta più alta della Mongolia, l’Huiten Uul (4373 mt), che fa parte delle cinque cime del Tavan Bogd (letteralmente, "i cinque illuminati"), un’area che forma il confine tra i tre paesi; la cima più alta è il monte Belukha (4,506 mt), posizionato oltre il confine negli Altai russi. Sparsi tra questi stupendi monti si trovano una ventina di grandi ghiacciai, tra cui il Potanina è il più esteso. Una delle aree più belle è il parco nazionale di Altai Tavan Bogd, che si estende tra la Mongolia ed il confine cinese e raccoglie numerosi laghi tra cui l’Hoton, il Dayan Nuur e il Tolbo. Gli abitanti sono in maggioranza kazaka, di religione musulmana e di lingua turcofona; hanno iniziato a trasferirsi in queste aree verso il 1840 per pascolare pecore e capre nel periodo estivo ed all’inizio del secolo scorso hanno cominciato a stabilirsi permanentemente nella regione. La lingua utilizzata è il kazako, anche se la maggior parte delle persone sono bilingue e parlano anche il mongolo. I kazaki della Mongolia sono rimasti isolati e conservano tradizioni millenarie andate ormai perdute nella loro terra d’origine. La moschea di Ulghi dopo la caduta del socialismo è stata riaperta ed il pellegrinaggio alla Mecca ha ripreso, ma la religione viene vissuta in modo aperto e tollerante: le donne non devono usare il velo e gli uomini amano consumare alcolici. Dopo il 1990 a molti kazaki mongoli è stato permesso di migrare verso il Kazakistan e la Turchia, con un considerevole flusso di persone durato alcuni anni, e ci sono state lunghe trattative tra Kazakistan e Mongolia per permettere ai kazaki mongoli di avere la doppia cittadinanza, risolta per ora con il permesso a loro concesso di entrare in Kazakistan senza visto. Questa parte della Mongolia, anche perché dista un lungo viaggio di quattro giorni da Ulaanbaatar, ha maggiori contatti con le regioni confinanti russe e cinesi. La popolazione si dedica soprattutto alla pastorizia transumante; durante l’inverno si rifugia in villaggi riparati all’interno delle valli utilizzando case di legno, per migrare poi in estate verso i pascoli di montagna. Questi pastori utilizzano tende molto simili alle grandi gher mongole, con alcune differenze che le rendono tipiche. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; i tratti asfaltati sono nei pressi della capitale e lungo alcune arterie stradali principali. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressochè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è comunque abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci e parti dove l’irregolarità del terreno rende la marcia lenta. Il percorso complessivo previsto è di circa 1400 chilometri. Fuori da Ulaanbaatar, dove si alloggia per tre notti in hotel a tre stelle, si pernotta in semplici hotel e una o due notti in gher. Si utilizza la tenda per 6 notti (per quattro notti consecutive all’inizio, poi altre due). I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento delle parti comuni sono curati dal nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene proposta una cucina semplice ma sostanziosa, anche vegetariana. Tutta l’attrezzatura necessaria è fornita, ad eccezione del sacco a pelo. Il viaggio richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la “civiltà” non si trovano più hotel di qualità e si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree, camminando e pernottando in tenda. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Partecipare al trekking Per partecipare al trekking bisogna avere una discreta forma fisica, ma non servono precedenti esperienze di trekking difficili o di preparazione alle condizioni di vita in alta montagna; è però importante potersi sentire a proprio agio in situazioni di fatica anche prolungata ed eventualmente in condizioni climatiche avverse. Si percorrono tappe giornaliere con il supporto di cavalli che trasportano il bagaglio e tutta l’attrezzatura. Per chi preferisce, c’è la possibilità di effettuare il percorso utilizzando un cavallo (pagando un piccolo extra di circa € 15 al giorno); si usano animali docili facilmente cavalcabili anche dai meno esperti, rendendo così il percorso alla portata della gran parte delle persone. Si consiglia in questo caso di portare con se ghette o stivali per coprire l’interno della parte inferiore delle gambe. Clima e attrezzatura Il clima in giugno è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 15 e i 25 gradi, con possibili punte minime notturne di 0 gradi. E’ necessario disporre di un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di -5 gradi; Alfredo Savino, guida del viaggio, può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento che possa resistere ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie. Alcuni cenni storici La Mongolia è vasta quasi cinque volte l’Italia e la maggior parte del territorio è situata a quote piuttosto elevate, con un’altezza media di circa 1600 metri e poche aree coltivabili. La popolazione di circa 2,4 milioni si disperde con una densità di solo 1,3 abitanti per chilometro quadrato; la matrice culturale dei mongoli è tipicamente nomadica e nei contenuti abbina tratti di sciamanesimo alla sofisticazione del buddismo tibetano. L’ambiente naturale presenta quattro aree principali: a nord il territorio della taiga, con grandi laghi e foreste di conifere, a ovest i monti dell'Altai, dal centro ad est le steppe e la regione degli altopiani, mentre il sud è il regno del deserto del Gobi. Le origini della Mongolia secondo le fonti storiche si individuano nella presenza di tribù di stirpe unna a partire dal V secolo e di stirpe turca dal VII secolo. Nel XII secolo la figura mitica di Gengis Khan porta all’unificazione territoriale e sono di questo periodo le più antiche testimonianze documentate. Nella sua massima espansione dell’impero mongolo giunse al Mar Giallo ad est ed alla piana del Danubio ad ovest, grazie alla capacità combattiva degli indomabili guerrieri nomadi mongoli, abilissimi cavalieri che seppero adottare strategie razionali ed equipaggiamenti efficienti. L’occupazione sovietica nel secolo scorso è stata devastante, sia per il tentativo di rendere sedentaria una popolazione storicamente nomadica, sia per la furibonda repressione culturale: al tempo dell’instaurazione del regime sovietico nel 1921 circa 100.000 monaci vivevano in 700 monasteri, ma nei decenni successivi le cerimonie furono dichiarate fuorilegge ed i luoghi di culto furono inizialmente chiusi e poi quasi tutti distrutti. Furono risparmiati solo alcuni dei monasteri principali ed oggi in tutta la Mongolia se ne contano solo una ventina. La libertà di culto è stata reintrodotta solo dal 1990 e da allora l’antico legame con il buddismo tibetano si va rinsaldando; sono attivi anche missionari cristiani appartenenti in maggioranza a chiese minori nordamericane a caccia di conversioni. Oggi la Mongolia è indipendente ed è ricca di risorse naturali, il cui sfruttamento rischia ora di stravolgere l’ambiente naturale ed il tessuto sociale. Al di fuori della capitale si trovano pochi insediamenti urbani, fondati durante l’impero sovietico del dopoguerra per motivi industriali e produttivi, dove si trovano strutture educative e sanitarie. Il sostentamento della popolazione nomadica è costituito dall’allevamento di animali quali cammelli, yak, cavalli, pecore e capre; la maggioranza dei nomadi vive nelle gher, le tipiche tende mongole.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario e le sistemazioni previste possono subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g. Sabato 15 giugno, partenza per la Mongolia Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è della Aeroflot; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento ma Amitaba può verificare le possibilità offerte dalle altre compagnie (si segnala solo che se per via di un orario d’arrivo diverso fossero necessari servizi d’accoglienza e trasferimento aggiuntivi per questi verrà richiesto un piccolo extra). Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca alle 12.10 con arrivo alle 16.40 e da Roma Fiumicino alle 12.30 17.25; per i voli e gli orari da altri porti di partenza contattare Amitaba. Il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare). 2°g. 16/6 Arrivo a Ulaanbaatar Arrivo alle ore 6.00, trasferimento e sistemazione in centro città presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova una enorme statua di Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. 3°g. 17/6 Ulaanbaatar – Khovd - Ulgii Partenza verso le 11.30 (orario da confermare) per Khovd, capoluogo del Bayan Ulgii, che dista dalla capitale quasi 2000 km, un volo di circa tre ore; questa cittadina fu un avamposto militare mancese ed una delle ultime città ad essere stata liberata dai cinesi nel 1912. All’arrivo si parte in auto per Ulgii, che da qui dista circa 260 km; giunti a destinazione ci si sistema presso il semplice hotel Duman o simile e nel tempo restante si visita questa “atipica” città mongola, con il bazar e la moschea dove si respira un’aria quasi medio orientale. In alternativa all’albergo locale si potrebbe utilizzare per una notte un campo attrezzato con le gher, le tipiche tende mongole; si trascorrerà sicuramente una notte del viaggio così, o nella data di oggi o in alternativa il 22/6 o il 25/6: è infatti interessante utilizzare le tende tradizionali almeno una volta. 4°g. 18/6 Ulgii – Parco Nazionale di Tavan Bodg Si raggiunge il paese di Tsengel, reso famoso dal libro “Dove volano gli uccelli” di Louisa Waugh; è il più occidentale della Mongolia e punto di partenza per il parco di Tavan Bogd. Il percorso è di circa 180 km. Si posiziona il campo all’attacco del sentiero che porta al campo base della cima più alta della Mongolia; pernottamento in tenda. 5°g. 19/6 Parco Nazionale di Tavan Bodg Oggi inizia il trekking che porta al Campo Base, si lasciano al campo i bagagli in eccesso e cammelli o cavalli trasportano il necessario. L’avvicinamento al campo base è un percorso di circa 7 ore lungo falsipiani, non si attraversano creste e non si incontrano passaggi esposti. Si posizionano le tende al Campo Base, dove si ammirano il ghiacciaio Potanina e tutte e cinque le vette del Tavan Bodg. 6°g. 20/6 Parco Nazionale di Tavan Bodg Giornata dedicata all’esplorazione della zona; lo Shiveet Hairhan Uul dista da qui ancora circa 6 km. Pernottamento in tenda. 7°g. 21/6 Parco Nazionale di Tavan Bodg - Shiveet Hairhan Uul Si prosegue il trekking in direzione del monte Shiveet Hairhan Uul, oggi si prevede una tappa di circa 5 ore. Tutta l’area è abitata dalle genti di Tuva, una popolazione di lingua turcofona e di religione sciamanica che proviene dalla Repubblica Popolare di Tuva, una delle 21 repubbliche della Federazione Russa, che fu annessa solo nel 1944. Qui potremo osservare i più grandi petroglifi del periodo Xiongnu, l’epoca in cui l’imperatore Qin Shi Huangdi iniziò la costruzione della grande muraglia cinese (200 a.C. circa). Si viene raggiunti dalle jeep e si prosegue per Shiveet Uul (40 km); pernottamento in tenda. 8°g. 22/6 Shiveet Hairhan Uul – Ulgii Si parte per Ulghi (160 km circa), dove si pernotta di nuovo presso l’hotel Duman o simile; in serata cena tipica kazaka presso una famiglia locale. 9°g. 23/6 Ulghi - Parco del Tsambagarav Uul Spostandosi con le vetture verso est si raggiungono le pendici settentrionali del monte Tsamba-Garav (4208 mt), una delle più belle cime sempre innevate della Mongolia, ubicata al confine di tre aimag (regioni mongole): Bayan Ulgii, Uvs e Khovd. Si visitano diverse valli scoprendo sorgenti d’acqua cristallina; il percorso è di circa 50 km. Pernottamento in tenda. 10°g. 24/6 Tsambagarav Uul: famiglia di cacciatori con le aquile Con una semplice passeggiata si raggiunge il ghiaccio dello Tsambagarav Uul, uno dei luoghi più spettacolari della Mongolia. Si viene raggiunti dalle Jeep e ci si sposta di circa 120 km; si giunge in una località dove si visita una famiglia kazaka i cui componenti maschili sono dei cacciatori con le aquile. I periodi venatori sono l’autunno e la primavera, d’estate questi maestosi rapaci sono tenuti a riposo. Pernottamento in tenda. 11°g. 25/6 Tsambagarav Uul - Gurvan Tsenheriin Agui – Khovd Ci si reca all’unica grotta con pitture rupestri della Mongolia. Entrando nella caverna di Gurvan Tsenheriin Agui si sbuca direttamente nell'Età della Pietra: alta circa venti metri, custodisce alcune preziosissime pitture che risalgono al Paleolitico (dai 12.000 ai 40.000 anni fa). Si tratta di raffigurazioni di animali, persone e altre immagini misteriose. Si prosegue verso Khovd, dove si pernotta presso il piccolo hotel Tsambagarav Hovd o in campo gher; il percorso è di circa 250 km. 12°g. 26/6 Khovd – Uliastai Si prosegue il viaggio verso est per la cittadina di Uliastai, antico avamposto Mancese ora capoluogo della regione Zavkhan., famosa per le coltivazioni di olivello spinoso e per la presenza della centrale idroelettrica più grande del paese. Si percorre una panoramica pista che passa a nord dei laghi Har Uvs Nuur e Har Us, passando da aree desertiche a luoghi molti verdi. Pernottamento presso l’hotel Zavkhan; la tappa è di circa 280 km. 13°g. 27/6 Uliastai – Ulaanbaatar Partenza in volo per Ulaanbaatar in mattinata (orario da confermare). Arrivo in città e sistemazione presso il medesimo albergo utilizzato all’arrivo; nel tardo pomeriggio si assiste ad uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canti tradizionali della Mongolia, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo. 14°g. 28/6 Ulaanbaatar Visita al Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. 15°g. Sabato 29 giugno, volo di rientro Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 7.10 con arrivo a Mosca alle 8.45; partenza per Milano Malpensa alle 11.05 con arrivo alle 13.40 e per Roma Fiumicino alle 10.20 con arrivo alle 13.20 (orari da confermare).
MONGOLIA 2019: Vaste steppe e deserto del Gobi
Alla scoperta del Paese di Gengis Khan
Periodo: 1 giu - 15 giu
Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; i tratti asfaltati sono nei pressi della capitale e lungo alcune arterie stradali principali. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 2500 chilometri. Fuori Ulaanbaatar, dove si alloggia per tre notti in hotel a tre stelle, si pernotta due volte in tenda, una presso famiglie mongole, una nel monastero di Shank e sei nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, fornite di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano sempre i servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa e anche vegetariana. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento delle parti comuni sono curati dal nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo e del cuscino. Le famiglie che ci ospitano mettono a disposizione delle gher con 4/5 letti senza lenzuola e cuscino, quindi anche per questa sistemazione serve il sacco a pelo; per chi preferisce sarà comunque possibile montare le tende nei pressi. Si segnala che i servizi igienici al monastero di Shank sono rudimentali, come lo erano nelle vecchie campagne italiane. Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale ed ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Clima e attrezzatura Il clima in giugno è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 15 e i 30 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. E’ necessario disporre di un sacco a pelo, che abbia un gradiente di minimo termico di -5 gradi; Alfredo Savino può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento che possa resistere ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie. Alcuni cenni storici La Mongolia è vasta quasi cinque volte l’Italia e la maggior parte del territorio è situata a quote piuttosto elevate, con un’altezza media di circa 1600 metri e poche aree coltivabili. La popolazione di circa 2,4 milioni si disperde con una densità di solo 1,3 abitanti per chilometro quadrato; la matrice culturale dei mongoli è tipicamente nomadica e nei contenuti abbina tratti di sciamanesimo alla sofisticazione del buddismo tibetano. L’ambiente naturale presenta quattro aree principali: a nord il territorio della taiga, con grandi laghi e foreste di conifere, a ovest i monti dell'Altai, dal centro ad est le steppe e la regione degli altopiani, mentre il sud è il regno del deserto del Gobi. Le origini della Mongolia secondo le fonti storiche si individuano nella presenza di tribù di stirpe unna a partire dal V secolo e di stirpe turca dal VII secolo. Nel XII secolo la figura mitica di Gengis Khan porta all’unificazione territoriale e sono di questo periodo le più antiche testimonianze documentate. Nella sua massima espansione dell’impero mongolo giunse al Mar Giallo ad est ed alla piana del Danubio ad ovest, grazie alla capacità combattiva degli indomabili guerrieri nomadi mongoli, abilissimi cavalieri che seppero adottare strategie razionali ed equipaggiamenti efficienti. L’occupazione sovietica nel secolo scorso è stata devastante, sia per il tentativo di rendere sedentaria una popolazione storicamente nomadica, sia per la furibonda repressione culturale: al tempo dell’instaurazione del regime sovietico nel 1921 circa 100.000 monaci vivevano in 700 monasteri, ma nei decenni successivi le cerimonie furono dichiarate fuorilegge ed i luoghi di culto furono inizialmente chiusi e poi quasi tutti distrutti. Furono risparmiati solo alcuni dei monasteri principali ed oggi in tutta la Mongolia se ne contano solo una ventina. La libertà di culto è stata reintrodotta solo dal 1990 e da allora l’antico legame con il buddismo tibetano si va rinsaldando; sono attivi anche missionari cristiani appartenenti in maggioranza a chiese minori nordamericane a caccia di conversioni. Oggi la Mongolia è indipendente ed è ricca di risorse naturali, il cui sfruttamento rischia ora di stravolgere l’ambiente naturale ed il tessuto sociale. Al di fuori della capitale si trovano pochi insediamenti urbani, fondati durante l’impero sovietico del dopoguerra per motivi industriali e produttivi, dove si trovano strutture educative e sanitarie. Il sostentamento della popolazione nomadica è costituito dall’allevamento di animali quali cammelli, yak, cavalli, pecore e capre; la maggioranza dei nomadi vive nelle gher, le tipiche tende mongole.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario e le sistemazioni previste possono subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g. Sabato 1 giugno, partenza per la Mongolia Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è della Aeroflot; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento ma Amitaba può verificare le possibilità offerte dalle altre compagnie (si segnala solo che se per via di un orario d’arrivo diverso fossero necessari servizi d’accoglienza e trasferimento aggiuntivi per questi verrà richiesto un piccolo extra). Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca alle 12.10 con arrivo alle 16.40 e da Roma Fiumicino alle 12.30 con arrivo alle 17.25; per i voli e gli orari da altri porti di partenza contattare Amitaba. Il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare). 2°g. 2/6 Arrivo a Ulaanbaatar Arrivo alle ore 6.00, trasferimento e sistemazione in centro città presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova una enorme statua di Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. 3°g. 3/6 Ulaanbaatar – Riserva naturale di Ikh Nart Oggi si entra nella regione del Gobi centrale raggiungendo in direzione su est Ikh Nart, una zona famosa per la presenza di molte pecore argali, che qui si inerpicano su montagne granitiche. Cena e pernottamento in guest house. Si percorrono circa 400 km. 4°g. 4/6 Riserva naturale di Ikh Nart – Ikh Gazryn Chuluu Dopo il completamento della visita dell’area ci si sposta verso ovest, la tappa è di circa 100 km; si posiziona il campo tendato all’interno del complesso granitico di Ikh Gazryn Chuluu in un punto molto bello, ottima base per esplorare il territorio con tranquille passeggiate. Questa catena di monti lunga una trentina di chilometri nasconde interessanti grotte intrise di antiche leggende, tra rocce granitiche consumate dal tempo che creano forme plastiche sorprendenti. 5°g. 5/6 Ikh Gazryn Chuluu – Tsagaan Suvraga Il percorso attraversa un’area molto bella per i panorami, arrivando alle falesie di Tsagaan Suvraga, dove si resta colpiti dai colori intensi delle erosioni; ai propri piedi si apre una distesa di collinette policrome, una incredibile tavolozza naturale con la visuale della steppa all’orizzonte. Questa profonda fenditura che taglia il terreno da est ad ovest un tempo era sommersa, probabilmente non dall’antico mare che occupava l’attuale area del Gobi, ma da acque fluviali. Da lontano le formazioni calcaree di Tsagaan Suvraga, alte fino a 30 metri, evocano le rovine di un’antica città; è molto bello percorrere il sentiero che le contorna alla base. Pernottamento al campo gher Tsagaan Suvarga o simile, la tappa è di circa 220 km verso sud. 6°g. 6/6 Tsagaan Suvraga – Valle di Yoliin Am Si prosegue il viaggio arrivando a sud ovest nel Parco Nazionale di Gurvan Saikhan, dove si visita Yoliin Am, chiamata a volte nelle guide “Valle delle aquile” (… anche se qui le aquile non si sono mai viste…), sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi ed i gipeti. Pernottamento al campo gher Saijrah Gobi o simile; la tappa è di circa 340 km. 7°g. 7/6. Yoliin Am – Khongoryn Els Oggi si giunge al Parco Nazionale di Khongoryn Els, dove si fa un’escursione alle dune di sabbia più grandi e spettacolari della Mongolia. Salire sulle dune più alte è molto impegnativo, ma se si riesce ad arrivarci si è ripagati con uno dei panorami più incredibili della Mongolia; è sorprende vedere ai bordi delle dune zone d’acqua che rendono fertile la zona formando un ottimo pascolo per i cammelli. Pernottamento al campo gher Gobi Erdene o simile; la tappa è di circa 160 km. 8°g. 8/6 Khongoryn Els – Graffiti di Khavtsagait – Bayanzag Proseguendo nel deserto di Gobi si ammirano i particolari graffiti rupestri di Khavtsagait, che si trovano sulle pendici di un complesso montuoso. Si arriva quindi a Bayanzag – che tradotto significa “Vette infuocate” dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie sconosciute fino ad allora, tutti resti molto importanti che sono stati portati nei musei. A Bayanzag le falesie terrose rosse che si aprono sulla vastità del Gobi sono spettacolari, ed il sentiero che ne percorre i bordi stupendo. Pernottamento al campo gher Bayanzag o simile. La tappa è di circa 190 km. 9°g. 9/6 Bayanzag – Monastero di Ong Inizia il percorso verso nord, che porta dal deserto del Gobi alle immense steppe verdi e sino alle pendici dei monti Hangayyn Nuruu. La tappa di oggi (circa 160 km) conduce alle rovine del monastero di Ongh, che in origine era un esteso complesso monastico posto su un’importante arteria carovaniera che qui seguiva l’omonimo fiume e di cui è stato recentemente ricostruito un tempio. L’ambiente naturale è di particolare interesse per il contrasto tra le montagne scure, che circondano i resti del monastero, e le rive verdi del fiume che solca la piccola vallata. Pernottamento presso il campo gher Ongi Energy o simile. 10°g. 10/6 Monastero di Ong – Fiume Orkhon In mattinata si lasciano le vestigia del monastero di Ongh proseguendo verso nord; il territorio diventa progressivamente meno arido, più adatto al pascolo, e i cammelli bactriani cedono il posto ad altri armenti. Si giunge nella valle del fiume Orkhon, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco; questo corso d’acqua nasce dalle catene montuose dei Khangai della regione di Arkhangai e scorre verso nord per confluire con il Selenge arrivando fino al lago di Baikal e con i suoi 1.124 km è il fiume più lungo in Mongolia. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 240 km. 11°g. 11/6 Fiume Orkhon – Monastero di Tuvkhun - Tsutgalan Situato in una zona di grande rilevanza storica, creata dalla combinazione di terremoti ed eruzioni vulcaniche, il monastero di Tuvkhun, recentemente restaurato, si trova incastonato tra le montagne che chiudono a settentrione la valle dell’Orkhon. Il paesaggio che si gode dal monastero fa capire perché questo eremo fosse molto amato dalla figura mistica più importante della storia mongola, Bogd Khan Zanabazar, che qui visse e studiò per quasi trent’anni. La visita richiede una facile salita a piedi di circa un’ora in mezzo alla foresta. Rientrati ai mezzi, si prosegue per le cascate del fiume Ulaan Tsutgalan, che ebbero origine circa 20.000 anni fa in seguito ad un’eruzione vulcanica: l’acqua scende da un’altezza di 20 metri all’interno di una conca circolare formata da roccia basaltica. Pernottamento presso una famiglia locale; la tappa è di circa 70 km. 12°g. 12/6 Tsutgalan - Kharkhorin – Monastero di Shank Al mattino si parte presto per Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan. Oggi è solo un villaggio dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città; su di un panoramico colle alle spalle delle casette è stato eretto un moderno monumento che esalta le antiche glorie dell’Impero, quando questo luogo era il centro del mondo. Si visita il monastero-museo di Erdene Zuu, meta di pellegrinaggio per i mongoli, che colpisce anche per le lunghe mura sormontate da piccoli stupa che ne delimitano lo spazio sacro dalle vaste praterie e dai colli verdi; costruito sui ruderi di Kharkhorin, contiene diversi templi molto interessanti da visitare ed un piccolo museo. Ci si sposta quindi al monastero di Shank, situato a 30 km, dove saremo graditi ospiti. Shank è un piccolo e antico monastero situato in un piccolo villaggio tra le vaste praterie che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan, dove si ammirano alcune importanti tanke del tantra di Kalachakra; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. La tappa è di circa 140 km. 13°g. 13/6 Monastero di Shank – Ulaanbaatar Si parte per Ulaanbaatar che dista circa 380 km di comoda strada asfaltata; all’arrivo si alloggia presso l’hotel Sant Asar o simile. Si assiste ad uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo. 14°g. 14/6 Ulaanbaatar Visita del Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. 15°g. Sabato 15 giugno, volo di rientro Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 7.10 con arrivo a Mosca alle 8.45; partenza per Milano Malpensa alle 11.05 con arrivo alle 13.40 e per Roma Fiumicino alle 10.20 con arrivo alle 13.20 (orari da confermare).
MONGOLIA 2019: Folclore di fine inverno
Festival del ghiaccio, delle aquile e dei cammelli
Periodo: 24 feb - 10 mar
L’itinerario inizia con la visita di Ulaanbaatar, la capitale, nel momento più vivo del suo folclore, con il principale monastero buddista della Mongolia e l’antica residenza invernale del suo antico signore teocratico, il Bogd Khan. Da Ulaanbataar si parte poi alla volta del villaggio di Khatgal, raggiungibile da Murun attraversando coi fuoristrada il lago ghiacciato di Khubsugul, uno dei più profondi dell'Asia Centrale. Sempre sul lago ghiacciato, si assiste al Festival del ghiaccio: qui gli spettatori possono dilettarsi con passeggiate a cavallo e corse su slitte trainate da renne o cani, e improvvisarsi scultori di ghiaccio e lottatori. Si ritorna nella capitale da dove ci si sposta nel Parco Nazionale del Bogd Uul per assistere al Festival delle aquile. La cerimonia di apertura comincia con la parata dei cacciatori che sfilano a cavallo con le loro aquile, esibendo il loro equipaggiamento. La aquile vengono poi lasciate libere da un’altura e, al segnale del padrone, devono tornare ed appoggiarsi sul suo braccio come avviene durante la caccia. Gli imponenti rapaci vengono lasciati liberi una seconda volta, per riportare al padrone la pelle di una volpe che il cacciatore esporrà come trofeo sul proprio cavallo. Ci si sposta poi a Dalanzadgad, nella regione più meridionale del Gobi, per assistere, nel vicino villaggio di Bulgan, al Festival dei cammelli. L’obiettivo di questo festival, organizzato dal 1997 dall’Associazione dei “Diecimila Cammelli”, è la salvaguardia e la protezione dei cammelli bactriani, l’incentivazione al loro allevamento e l’incremento della produzione di lana. Analogamente, il festival ha l’obiettivo di tutelare l’ambiente, incentivare lo sviluppo ed il turismo sostenibili del Gobi e di educare sia la popolazione locale che gli stranieri all’importanza del cammello nello stile di vita nomade. Il festival dà infatti l’opportunità al viaggiatore di approfondire la conoscenza di questo straordinario animale e di vivere a contatto con i nomadi del Gobi, condividendone le tradizioni. Il festival inizia con la parata dei cammelli, prosegue con il concorso della “Coppia più bella sul Cammello”, valutata in base alla bellezza dei costumi tradizionali e degli addobbi, e si conclude con la premiazione degli esemplari più belli. Fatto curioso: anche i visitatori possono far parte della giuria! Sono inoltre previste una partita di “Camel Polo”, la corsa dei cammelli adulti (12-15 km), sulla quale è possibile scommettere, e la “Corsa di Torom” ovvero di cammelli di due anni cavalcati dai bambini, che copre una distanza di 5-7 km. Un’altra competizione è la staffetta, in cui vengono giudicate varie abilità riguardanti l’addestramento e la cattura dei cammelli, si valutano gli addobbi e si assiste ad altre esibizioni tradizionali. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici; ci potrà essere della neve sul percorso, ma non sono necessarie le catene. Per gli spostamenti in treno si utilizzano cuccette da quattro letti fornite di lenzuola: i vagoni sono caldi, puliti e sicuri; offrono un modo speciale di spostarsi in questi luoghi. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia in semplici alberghi locali e al lago Khubsgul nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi e sono fornite di letti con lenzuola, asciugamani e sono, soprattutto, riscaldate; si hanno a disposizione anche servizi, docce con acqua calda e una cucina semplice ma sostanziosa, anche vegetariana. Questo viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la capitale non si trovano più hotel di standard europeo. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, esplorare la Mongolia in questa stagione dell’anno è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale, e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Clima e attrezzatura Tra fine febbraio ed inizio marzo il clima è freddo, anche se secco, ed è indispensabile prevedere un abbigliamento adeguato a temperature che possono scendere anche a –20° C. Si consigliano: giacca invernale molto pesante, pantaloni pesanti, calzamaglie, maglioni o pile spessi, guanti imbottiti, cappello caldo. Se comunicato con anticipo, tutto questo materiale è acquistabile dall’accompagnatore, che vive in Mongolia, a prezzi molto bassi. Verranno acquistati in loco degli stivali di feltro che andranno indossati sopra le scarpe per tenere caldi i piedi e per diminuire lo scivolamento sul ghiaccio.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g.    Domenica 24 febbraio, partenza dall’Italia   Per raggiungere Ulaanbaatar il volo più comodo è quello della Aeroflot, ma vi sono anche opzioni diverse. Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca è alle 11.55 con arrivo 17.25; da Roma Fiumicino è alle 12.45 con arrivo alle 18.40. Il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 20.05 (orari da confermare). 2°g.    25/2 Ulaanbaatar   Arrivo alle ore 7.10. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale della Mongolia, e ascesa alla collina Zaisan, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e sulle colline circostanti e dove si trova un’enorme statua del Buddha. Segue poi la visita al Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. Pernottamento presso l’hotel Sant Asar. 3°g.    26/2 Ulaanbaatar e partenza per Erdenet   Visita al mercato più importante della città e della Mongolia, dove sarà possibile acquistare indumenti caldi o oggetti di vita quotidiana dei nomadi. Nel pomeriggio, partenza con il treno in direzione della città mineraria di Erdenet. Pernottamento in cuccetta. 4°g.    27/2 Erdenet – Monastero di Amarbayasgalant – Bulgan   Arrivo ad Erdenet; dopo la colazione, ci si dirige, in circa 2 ore, verso Amarbayasgalant, il "monastero della felicità tranquilla", uno dei pochi rimasto quasi completamente intatto durante il periodo sovietico, nonostante sia stato saccheggiato. Costruito nel XVIII secolo per ospitare le spoglie di Zanabazar, un importante religioso, il suo stile è quasi esclusivamente cinese. Il colore ocra di questa sontuosa successione di templi contrasta con la natura e le montagne boscose che fanno da sfondo. Dopo la visita si parte per la cittadina di Bulgan, situata ad ovest di Erdenet, un viaggio di circa 3 ore; si pernotta in un hotel locale. 5°g.    28/2 Bulgan – Murun   Oggi si attraversa la regione del Selenge, la più coltivata del Paese, e si entra in quella di Khubsgul, dove si raggiunge il capoluogo Murun e si sosta per la notte in un albergo locale. 6°g.    1/3 Murun – Lago Khubsgul   In mattinata si parte per il lago Khubsgul, che dista 100 km, immerso in un pittoresco scenario di montagne (il Monkh Saridag Uul raggiunge i 3491 mt) con le foreste che si estendono ad ovest. I mongoli lo considerano sacro e gli hanno conferito il rispettoso appellativo di “Madre delle Acque”: si tratta di un immenso bacino di acqua dolce potabile, situato ad un’altezza di 1650 mt e con una profondità massima di circa 260. Da nord a sud ha un’estensione di 136 km e da ovest ad est di 36, con una superficie complessiva di 2760 km2, ma ancora più curioso è il fatto che abbia ben 90 affluenti e un solo emissario! Durante il lungo inverno la sua superficie gela, formando uno spessore di ghiaccio di oltre un metro che non si scioglie fino all’inizio di giugno; questo consente addirittura ai camion di percorrerne l’intera lunghezza. Giunti ai suoi bordi meridionali, lo si attraversa per raggiungere il campo gher dove si alloggia per due notti. Nel pomeriggio tempo libero; si possono effettuare diverse escursioni col capogruppo, anche a cavallo. 7°g. – 8°g. (2/3 - 3/3) Lago Khubsgul (Festival del ghiaccio) - Murun   Alle 10 di mattina si svolge la grande cerimonia di apertura del Festival del ghiaccio e la prima parte della maratona di pattinaggio. Si potrà assistere al rito sciamanico sacrificale per la “Regina delle Acque” del lago e per il “Re dei Monti” che lo circondano. Si seguirà una competizione di guida di automobili su ghiaccio e uno spettacolo dedicato ai costumi nazionali ed all’arte tradizionale. Nella serata del secondo giorno del festival, si lascia il lago per tornare nella cittadina di Murun, dove si pernotta nel medesimo albergo. 9°g.    4/3 Murun – Erdenet – partenza per Ulaanbaatar   La mattina si parte per Erdenet, da dove in serata si riprende il treno per Ulaanbaatar. Pernottamento in treno utilizzando delle comode cuccette da 4 posti. 10°g.    5/3 Ulaanbaatar – Parco del Bogd Uul (Festival delle aquile) – Mandalgobi   Arrivo in mattinata a Ulaanbaatar e spostamento al Parco del Bodg Uul a circa 30 km dalla capitale, dove si svolge il Festival delle aquile. Nel pomeriggio si parte da qui per Mandalgobi, capoluogo della regione centrale del Gobi, un percorso verso sud di 300 km di buona strada asfaltata; pernottamento in hotel locale. 11°g.    6/3 Mandalgobi – Dalanzadgad – Villaggio di Bulgan nel Gobi (Festival dei cammelli)  Dopo colazione, fatta di buon mattino, si continua in direzione sud per Dalanzadgad, nel deserto del Gobi; la comoda strada asfaltata attraversa un ambiente selvaggio di montagne, praterie e dune generalmente ricoperte, in questo periodo dell’anno, da un manto di neve. Si prosegue quindi per Bulgan, che dista circa 60 km, dove nel pomeriggio si svolge la cerimonia di apertura del Festival dei cammelli con una parata degli animali bardati a festa, seguita da uno spettacolo di artisti bambini. Pernottamento in una locanda. 12°g.    7/3 Villaggio di Bulgan nel Gobi – Dalanzadgad   Giornata dedicata al Festival dei Cammelli. I protagonisti sono i cammelli bactriani, compagni di vita dei nomadi dell’Asia Centrale. Sono previste gare di velocità tra cammelli divisi per età su percorsi di diversa lunghezza, tra i 5 e i 15 km; i primi tre cammelli di ciascuna categoria vengono premiati rispettivamente con medaglie d’oro, d’argento e di bronzo. Si potrà anche assistere ad un’originale partita di polo, dove si cavalcano i cammelli al posto degli usuali cavalli, a diverse prove di abilità, tra le quali quella di caricare il più velocemente possibile una gher smontata su un cammello, e ad un “concorso di bellezza”, nel quale la prestanza dei cammelli è messa in risalto dalla ricchezza dei finimenti. È di particolare interesse il folclore che circonda questo evento, che richiama tutti i nomadi della regione. Nel pomeriggio ci si sposta a Dalanzadgad, dove si pernotta in un hotel locale 13°g.    8/3 Dalanzadgad – Baga Gazryn Chuluu   Partenza per Baga Gazryn Chuluu, un’area ricca di bellissime formazioni di roccia granitica nel mezzo delle pianure desertiche, dove si trovano anche le rovine di un monastero segreto. Pernottamento in un hotel locale. 14°g.    9/3 Baga Gazryn Chuluu –  Ulaanbaatar   Oggi si ritorna a nord fino alla capitale; si segue per tutto il tragitto una comoda strada asfaltata, circa 260 km. Se sarà in calendario, in serata si assiste ad un concerto di musica tradizionale mongola. Pernottamento presso l’hotel Sant Asar. 15°g.    Domenica 10 marzo, Ulaanbaatar – Italia   Per chi è giunto fin qui con Aeroflot, la partenza da Ulaanbataar è alle 7.55 con arrivo a Mosca alle 9.45; partenza per Milano Malpensa alle 12.15 con arrivo alle 13.55 o per Roma Fiumicino alle 14.40 con arrivo alle 16.25.
MONGOLIA 2018: Altai e Festival delle aquile
Estensione: traversata della Mongolia
Periodo: 1 ott - 13 ott
Si esplora la regione e si partecipa al Festival delle aquile, l’evento più importante dell’anno, dove i cacciatori più esperti si sfidano tra loro in prove di destrezza utilizzando questi stupendi rapaci. Al termine si potrà poi decidere se rientrare a Ulaanbaatar in volo o con un’interessante traversata via terra, che porta tra i laghi della regione centrale, al monastero di Shank ed a Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan, e include il Parco di Khustai Nuruu. Per chi fosse interessato è anche possibile partire il 25/9 e partecipare al trekking che si svolge ai monti del Tavan Bogd. Il festival dei cacciatori con le aquile La caccia con le aquile è un'attività che viene praticata dai nomadi kazaki fin dalla notte dei tempi ed ancora oggi i cacciatori, provenienti da tutti gli angoli della regione del Bayan Ulgii, si ritrovano una volta all'anno per partecipare ad un’emozionante gara di caccia a cavallo utilizzando solo maestose aquile reali, tenute su di un braccio protetto da un enorme guanto e sostenuto da un bastone che poggia sulla sella del cavallo. L'aquila reale (Aquila Chrysaetos) raggiunge una lunghezza che può variare tra i 75 e gli 88 cm e l’apertura alare può raggiungere i 2,30 mt, mentre il suo peso arriva fino a 6-7 kg. Le dimensioni maggiori, come in quasi tutti i rapaci, si raggiungono nelle femmine, che dai cacciatori kazaki sono preferite agli esemplari maschi. Cacciano in prevalenza volpi, ma anche marmotte e a volte lupi. Il becco è robusto e ricurvo, le zampe sono forti e ricoperte di piume, gli artigli sono lunghi ed affilati ed il quarto dito, opposto agli altri tre, è munito di un'unghia più lunga che trafigge le prede. L’aquila è dotata di una vista straordinaria, sei volte più acuta di quella dell'uomo, con un campo visivo di 300 gradi. Il piumaggio è di colore bruno scuro con penne dorate sul capo che, ricordando una corona, le hanno conferito il titolo di "reale". L'addestramento di questi uccelli, che vengono catturati da piccoli, è lungo e impegnativo e il cacciatore lo inizia utilizzando come prede delle pelli di animali. Il rapace viene legato ad una corda e quando afferra la pelle gettata nelle sue vicinanze viene premiato con un pezzo di carne, che sarà sempre più consistente man mano che l’uccello perfeziona la propria abilità nell’artigliare la preda. Il rapporto che si viene a creare tra il cacciatore e l’animale è molto stretto e dura fino a quando il rapace non viene liberato al compimento del decimo anno di vita. Poiché le aquile cacciano in prevalenza volpi, la caccia si svolge quando la Mongolia si ammanta di bianco e le pellicce di questi animali sono più folte. Gli uccelli vengono tenuti bendati con un cappuccio fino a quando il cacciatore avvista una preda: l’aquila viene lanciata in aria e s’innalza in cielo per poi fiondarsi in picchiata. Questa gara è una vera e propria sfida di abilità e velocità dove alla fine viene eletto il cacciatore con l'aquila più precisa. Oggi nel Bayan Ulgii sono rimasti circa 450 cacciatori tradizionali e questo evento è importante anche perché e l’ultima occasione d’incontro collettivo prima dell’arrivo del rigido inverno. A contorno del contesto venatorio vengono celebrate feste con danze e canti tradizionali. Bayan Ulgii, la regione del Tavan Bogd La regione mongola di Bayan Ulgii offre una grande varietà ambientale ed è coronata dalla catena dei monti Altai, che distano 2000 chilometri da Ulaanbaatar e formano il confine naturale con la Russia e il Kazakistan a dominio cinese. Qui si trova la vetta più alta della Mongolia, l’Huiten Uul (4373 mt), che fa parte delle cinque cime del Tavan Bogd (letteralmente, "i cinque illuminati"), un’area che segna il confine tra i tre Paesi; la cima più alta è il monte Belukha (4506 mt), posizionata oltre il confine negli Altai russi. Sparsi tra questi stupendi monti si trovano una ventina di grandi ghiacciai, tra questi il Potanina è il più esteso. Una delle aree più belle è il Parco Nazionale del Tavan Bogd, che si estende tra la Mongolia e il confine cinese, e raccoglie numerosi laghi tra cui l’Hoton, il Dayan Nuur e il Tolbo.               Gli abitanti sono in maggioranza kazaka e di religione musulmana; hanno iniziato a trasferirsi in queste aree verso il 1840 per pascolare pecore e capre nel periodo estivo ed all’inizio del secolo scorso hanno cominciato a stabilirsi permanentemente nella regione. La lingua utilizzata è il kazako, anche se la maggior parte delle persone sono bilingue e parlano anche il mongolo. I kazaki della Mongolia sono rimasti isolati e conservano tradizioni millenarie andate ormai perdute nella loro terra d’origine. La moschea di Ulgii è stata riaperta dopo la caduta del socialismo e il pellegrinaggio alla Mecca è ripreso, ma la religione viene vissuta in modo aperto e tollerante: le donne non devono portare il velo e gli uomini amano consumare alcolici. Dopo il 1990 a molti kazaki mongoli è stato permesso di migrare verso il Kazakistan e la Turchia, con un considerevole flusso di persone durato alcuni anni, e ci sono state lunghe trattative tra Kazakistan e Mongolia per permettere ai kazaki mongoli di avere la doppia cittadinanza, risolta per ora con il permesso a loro concesso di entrare in Kazakistan senza visto. La popolazione si dedica soprattutto alla pastorizia transumante; durante l’inverno si rifugia in villaggi riparati all’interno di valli profonde utilizzando case di legno, per migrare poi in estate verso i pascoli di montagna. Questi pastori utilizzano delle tende molto simili alle grandi gher mongole, con alcune differenze che le rendono tipiche ed affascinanti. Organizzazione di Amitaba in Mongolia I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa “buona idea”) che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia è attiva con diverse attività di sostegno, come indicato nel nostro sito. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz, percorrendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci e parti dove l’irregolarità del terreno rende la marcia più lenta. Ad Ulaanbaatar si alloggia per tre notti in un hotel a tre stelle (solo due se dagli Altai si esegue il rientro via terra); fuori dalla capitale si pernotta cinque notti in hotel locali (sei se si rientra via terra), sei notti in tenda (campo mobile) e tre notti presso famiglie (4 se si rientra via terra): un’esperienza davvero speciale, si avranno a disposizione delle stanze comuni nelle loro abitazioni – si segnala che il bagno è esterno. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; la cucina e l’allestimento del campo sono curati dal nostro personale. La cucina proposta è semplice ma sostanziosa, anche vegetariana. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo. Chi segue il rientro via terra passerà anche una notte presso il monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come lo erano nelle vecchie campagne italiane) ed una in campo Gher a Kustai. Il viaggio richiede un certo spirito d’avventura, poiché nella regione degli Altai si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando anche in tenda. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale, e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Clima e attrezzatura Il clima tra fine settembre ed inizio ottobre è mediamente piuttosto secco e le temperature previste sono tra i 5 e i 15 gradi, con possibili punte minime notturne al di sotto dello zero. È necessario avere un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di almeno -8C°; Alfredo Savino, guida del viaggio, può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri, possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie. Si ricorda che il clima in questa terra è sempre imprevedibile e incline a repentini cambiamenti, da giorni caldi e soleggiati si può passare a nevicate improvvise.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici. 1°g.    Lunedì 1 ottobre, partenza per la Mongolia   Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è quello della Aeroflot, ma vi sono anche opzioni diverse; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento come riferimento per i servizi del viaggio, ma Amitaba può verificare anche le possibilità offerte dalle altre compagnie (si segnala solo che se per via di un orario d’arrivo diverso fossero necessari servizi d’accoglienza e trasferimento aggiuntivi, verrà richiesto un piccolo extra). Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca è alle 12.15 con arrivo alle 16.40; da Roma Fiumicino è alle 12.35 con arrivo alle 17.25; il volo transcontinentale da Mosca a Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare). 2°g.    2/10 Arrivo a Ulaanbaatar   Arrivo alle ore 6.00, accoglienza della guida mongola che parla italiano, trasferimento e sistemazione in centro città presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia, costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova un’enorme statua del Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e sulle colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. 3°g.    3/10 Ulaanbaatar – Gurvan Tsenheriin Agui – Khovd Volo per Khovd (orario del volo da confermare) che dura circa 2 ore. Atterrati, ci si reca a Gurvan Tsenheriin Agui, l’unica grotta con pitture rupestri della Mongolia, che riporta direttamente nell'Età della Pietra: alta circa venti metri, custodisce alcune meravigliose pitture che risalgono al Paleolitico (da 12.000 a 40.000 anni fa). Si tratta di raffigurazioni di animali, nomadi e altre immagini misteriose. Si prosegue verso Khovd, capoluogo dell’omonima regione; questo centro fu un avamposto militare mancese e una delle ultime città ad essere stata liberata dai cinesi nel 1912. Pernottamento presso l’hotel Tsambagarav o simile; si incontrano qui la guida del viaggio, Alfredo Savino, ed i partecipanti che hanno seguito il programma del trekking al Tavan Bogd. 4°g.    4/10 Khovd – Parco del Tsamba Garav Uul   Da Khovd ci si dirige verso est, raggiungendo le pendici settentrionali del monte Tsamba-Garav (4208 mt), ubicato al confine tra tre regioni mongole (aimag): Bayan Ulgii, Uvs e Khovd; è una delle più belle cime della Mongolia ed è sempre innevata. Si visitano diverse valli scoprendo sorgenti d’acqua cristallina e si effettua un’escursione per avvicinarci ai ghiacciai del Tsamba-Garav Uul. Si percorrono circa 180 km, quasi tutti su strada asfaltata; pernottamento in tenda. 5°g.    5/10 Parco del Tsamba Garav Uul – Ulgii   Si lascia l’imponete montagna per seguire la spettacolare strada che porta al capoluogo del Bayan Ulgii, che da qui dista circa 150 km; pernottamento presso l’Hotel Duman o simile. 6°g. – 7°g. (6/10 – 7/10) Festival delle aquile   Per vivere completamente l’evento si alloggia nella dimora di una famiglia kazaka per due notti e durante il giorno si assiste alle gare di abilità e velocità dei cacciatori. Dalle alture circostanti questi tolgono i cappucci ai loro maestosi animali e li lanciano verso il cielo. Nel frattempo vengono rilasciate le prede, le aquile perdono lentamente quota, poi, con uno scarto improvviso e fulmineo, piombano sulla preda immobilizzandola. Qui interviene il cacciatore che deve essere celere a raggiungere i contendenti, prima che la preda possa ferire l’aquila. A contorno del torneo vi sono molti eventi paralleli come concerti, sfilate con abiti tradizionali, mercatini di borse e tappeti di feltro tradizionali. È inoltre decisamente particolare il “Kokbar”, che ricorda molto il Buskashì, il gioco nazionale afgano, dove due squadre di cavalieri si contendono la carcassa di una capra decapitata. È un gioco privo di regole poiché, non importa come, basta impossessarsi della carcassa per vincere. Dopo le premiazioni, si avrà il tempo per visitare questa “atipica” città mongola, con il bazar e la moschea dove si respira un’aria quasi medio orientale. Per finire, si segue un concerto di musica tradizionale kazaka. 8°g.    8/10 Ulgii – Shiveet Hairhan Uul   Trasferimento verso la zona più occidentale del Paese, una regione ricca di resti archeologici che partono dall’Età del Bronzo arrivando all’epoca Unna e all’invasione turca. Per il pernottamento si posiziona il campo nel Parco Nazionale del Tavan Bogd, nei pressi del monte Shiveet Hairhan Uul, che è considerato sacro dalle popolazioni della repubblica russa di Tuva e dai nomadi di etnia tuvana che popolano la zona. Qui si ammira uno fra i più grandi petroglifi di epoca unna.   9°g.    9/10 Shiveet Hairhan Uul – Ulgii   Si torna verso la “civiltà” ad Ulgii, dove si alloggia presso l’hotel Duman o simile; pomeriggio libero. Si percorrono circa 160 km. 10°g.    10/10 Ulgii – Lago Achit – Ulaangom   Partenza per la regione di Uvs, famosa per la varietà degli ambienti naturali e per la presenza del lago più grande del Paese, che dà il nome alla regione. Prima di arrivare ad Ulaangom, una sonnacchiosa cittadina che è il capoluogo della regione, ci si ferma al lago Achit, che si trova a 1435 mt sul livello del mare ed ha una superficie di 290 kmq. Arrivati in città, pernottamento presso l’hotel Chingis Khaan o simile; si percorrono circa 300 km. Per chi rientra 11°g.    11/10 Ulaangom - Ulaanbaatar   Si salutano i compagni e la guida Alfredo Savino, che rientrano a Ulaanbaatar con le jeep; mattina a disposizione. Nel primo pomeriggio (orari da confermare) ci si imbarca sul volo per Ulaanbaatar; le visuali dall’aereo sono spettacolari: il lago Uvs, il lago Bus e le montagne siberiane. All’arrivo si viene accolti da una guida locale che parla la lingua italiana e ci si trasferisce all’hotel Sant Asar, già utilizzato all’arrivo. 12°g.    12/10 Ulaanbaatar   Accompagnati da una guida che parla italiano, si completano le viste ad Ulaanbaatar, in particolare al Museo di Storia Nazionale Mongola. Si avrà del tempo libero a disposizione per fare acquisti e passeggiare per la città. Pernottamento in hotel. 13°g.    Sabato 13 ottobre, volo di rientro   Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 7.10 con arrivo a Mosca alle 8.50; da qui partenza per Milano Malpensa alle 11.05 con arrivo alle 13.40 e per Roma Fiumicino alle 10.30 con arrivo alle 13.20 (orari da confermare). Per chi segue l’estensione 11°g.    11/10 Ulaangom – Tosontsengel   Si salutano i compagni che rientrano a Ulaanbaatar in aereo e si inizia l’affascinante percorso verso est: la capitale dista da qui circa 1500 km. La meta di oggi è Tosontsengel, una lunga tappa di circa 580 km che impegna per l’intera giornata; arrivati, si alloggia presso un hotel locale. 12°g.    12/10 Tosontsengel – Lago Terkhin Tsagaan Nuur   Si prosegue la grande traversata con una deviazione verso sud est per raggiungere il lago di Terkhin Tsagaan Nuur, dove si alloggia presso una famiglia locale; la tappa è di circa 250 km. 13°g.    13/10 Terkhin Tsagaan Nuur – Kharkhorin – Monastero di Shank   Al mattino si parte presto in direzione sud est percorrendo una buona strada asfaltata che costeggia per un lungo tratto il fiume Chuluut, attraverso un ambiente in gran parte di steppa con canyon formati da antiche eruzioni magmatiche, e si arriva a Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan. Oggi è solo un villaggio dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città; su di un panoramico colle alle spalle delle casette è stato eretto un moderno monumento che esalta le antiche glorie dell’Impero, quando questo luogo era il centro del mondo. Si visita il monastero-museo di Erdene Zuu, meta di pellegrinaggio per i mongoli, che colpisce anche per le lunghe mura sormontate da piccoli stupa che ne delimitano lo spazio sacro dalle vaste praterie e dai colli verdi; costruito sui ruderi di Kharkhorin, contiene diversi templi molto interessanti da visitare ed un piccolo museo. Ci si sposta quindi al monastero di Shank, situato a 30 km, dove saremo graditi ospiti. Shank è un piccolo e antico monastero situato in un piccolo villaggio tra le vaste praterie che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan, dove si ammirano alcune importanti tanke del tantra di Kalachakra; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po’ spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. Si percorrono circa 340 km. 14°g.    14/10 Monastero di Shank – Parco Nazionale di Khustai Nuruu   Partenza per il Parco Nazionale di Khustai Nuruu, che dista circa 280 km verso est. Qui si ha la possibilità di vedere i cavalli selvatici di Przewalski, noti anche come Takhi o Pony della Mongolia. Questo animale è il parente più prossimo del cavallo domestico; negli anni ‘60 erano scomparsi, ma grazie ad un programma di reinserimento ora è possibile ammirarli. È prevista un’escursione nel parco dove, oltre a questi cavalli selvatici, sono presenti diverse specie animali come il cervo rosso asiatico, le gazzelle della steppa, i gatti selvatici manul ed altri ancora. Pernottamento nel campo gher Khustai o simile. 15°g.    15/10 Khustai Nuruu – Ulaanbaatar   Ormai la capitale dista solo più circa 100 km ad est; giunti a destinazione, si alloggia nel medesimo hotel utilizzato all’arrivo. Si avrà del tempo libero a disposizione per fare acquisti e passeggiare per la città. 16°g.    Martedì 16 ottobre, volo di rientro   Il rientro in questa data è consigliato con Turkish Airlines. La partenza è alle 11.05 con arrivo a Istanbul alle 17.25; da qui, la partenza per Milano Malpensa è alle 21.50 con arrivo alle 23.45 e per Roma Fiumicino alle 22.30 con arrivo alle 00.05 (orari da confermare).
MONGOLIA 2018: Trek al Tavan Bogd e Festival delle aquile
Estensione: traversata della Mongolia
Periodo: 25 set - 13 ott
L’itinerario inizia con un trekking, fattibile anche a cavallo per chi lo desidera, poiché questo è sicuramente il modo più bello per gustare le bellezze naturali, quali valli, foreste e laghi, e per entrare in contatto con  i nomadi kazaki e la loro cultura. Si partecipa poi al Festival delle aquile, l’evento più importante dell’anno, dove i cacciatori più esperti si sfidano tra loro in prove di destrezza utilizzando questi stupendi rapaci. Al termine si potrà poi decidere se rientrare a Ulaanbaatar in volo o con un’interessante traversata via terra, che porta tra i laghi della regione centrale, al monastero di Shank ed a Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan, e include il Parco di Khustai Nuruu. Chi non fosse interessato a partecipare al trekking, può posticipare la partenza e raggiungere i compagni di viaggio il 3/10 a Khovd. Bayan Ulgii, la regione del Tavan Bogd La regione mongola di Bayan Ulghi offre una grande varietà ambientale ed è coronata dalla catena dei monti Altai, che distano 2000 chilometri da Ulaanbaatar e formano il confine naturale con la Russia e il Kazakistan a dominio cinese. Qui si trova la vetta più alta della Mongolia, l’Huiten Uul (4373 mt), che fa parte delle cinque cime del Tavan Bogd (letteralmente, "i cinque illuminati"), un’area che segna il confine tra i tre Paesi; la cima più alta è il monte Belukha (4506 mt), posizionata oltre il confine negli Altai russi. Sparsi tra questi stupendi monti si trovano una ventina di grandi ghiacciai, tra questi il Potanina è il più esteso. Una delle aree più belle è il Parco Nazionale del Tavan Bogd, che si estende tra la Mongolia e il confine cinese, e raccoglie numerosi laghi tra cui l’Hoton, il Dayan Nuur e il Tolbo.               Gli abitanti sono in maggioranza kazaka e di religione musulmana; hanno iniziato a trasferirsi in queste aree verso il 1840 per pascolare pecore e capre nel periodo estivo ed all’inizio del secolo scorso hanno cominciato a stabilirsi permanentemente nella regione. La lingua utilizzata è il kazako, anche se la maggior parte delle persone sono bilingue e parlano anche il mongolo. I kazaki della Mongolia sono rimasti isolati e conservano tradizioni millenarie andate ormai perdute nella loro terra d’origine. La moschea di Ulgii è stata riaperta dopo la caduta del socialismo e il pellegrinaggio alla Mecca è ripreso, ma la religione viene vissuta in modo aperto e tollerante: le donne non devono portare il velo e gli uomini amano consumare alcolici. Dopo il 1990 a molti kazaki mongoli è stato permesso di migrare verso il Kazakistan e la Turchia, con un considerevole flusso di persone durato alcuni anni, e ci sono state lunghe trattative tra Kazakistan e Mongolia per permettere ai kazaki mongoli di avere la doppia cittadinanza, risolta per ora con il permesso a loro concesso di entrare in Kazakistan senza visto. La popolazione si dedica soprattutto alla pastorizia transumante; durante l’inverno si rifugia in villaggi riparati all’interno di valli profonde utilizzando case di legno, per migrare poi in estate verso i pascoli di montagna. Questi pastori utilizzano delle tende molto simili alle grandi gher mongole, con alcune differenze che le rendono tipiche ed affascinanti. Il festival dei cacciatori con le aquile La caccia con le aquile è un'attività che viene praticata dai nomadi kazaki fin dalla notte dei tempi ed ancora oggi i cacciatori, provenienti da tutti gli angoli della regione del Bayan Ulgii, si ritrovano una volta all'anno per partecipare ad un’emozionante gara di caccia a cavallo utilizzando solo maestose aquile reali, tenute su di un braccio protetto da un enorme guanto e sostenuto da un bastone che poggia sulla sella del cavallo. L'aquila reale (Aquila Chrysaetos) raggiunge una lunghezza che può variare tra i 75 e gli 88 cm e l’apertura alare può raggiungere i 2,30 mt, mentre il suo peso arriva fino a 6-7 kg. Le dimensioni maggiori, come in quasi tutti i rapaci, si raggiungono nelle femmine, che dai cacciatori kazaki sono preferite agli esemplari maschi. Cacciano in prevalenza volpi, ma anche marmotte e a volte lupi. Il becco è robusto e ricurvo, le zampe sono forti e ricoperte di piume, gli artigli sono lunghi ed affilati ed il quarto dito, opposto agli altri tre, è munito di un'unghia più lunga che trafigge le prede. L’aquila è dotata di una vista straordinaria, sei volte più acuta di quella dell'uomo, con un campo visivo di 300 gradi. Il piumaggio è di colore bruno scuro con penne dorate sul capo che, ricordando una corona, le hanno conferito il titolo di "reale". L'addestramento di questi uccelli, che vengono catturati da piccoli, è lungo e impegnativo e il cacciatore lo inizia utilizzando come prede delle pelli di animali. Il rapace viene legato ad una corda e quando afferra la pelle gettata nelle sue vicinanze viene premiato con un pezzo di carne, che sarà sempre più consistente man mano che l’uccello perfeziona la propria abilità nell’artigliare la preda. Il rapporto che si viene a creare tra il cacciatore e l’animale è molto stretto e dura fino a quando il rapace non viene liberato al compimento del decimo anno di vita. Poiché le aquile cacciano in prevalenza volpi, la caccia si svolge quando la Mongolia si ammanta di bianco e le pellicce di questi animali sono più folte. Gli uccelli vengono tenuti bendati con un cappuccio fino a quando il cacciatore avvista una preda: l’aquila viene lanciata in aria e s’innalza in cielo per poi fiondarsi in picchiata. Questa gara è una vera e propria sfida di abilità e velocità dove alla fine viene eletto il cacciatore con l'aquila più precisa. Oggi nel Bayan Ulgii sono rimasti circa 450 cacciatori tradizionali e questo evento è importante anche perché e l’ultima occasione d’incontro collettivo prima dell’arrivo del rigido inverno. A contorno del contesto venatorio vengono celebrate feste con danze e canti tradizionali. Organizzazione di Amitaba in Mongolia I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa “buona idea”) che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia è attiva con diverse attività di sostegno, come indicato nel nostro sito. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz, percorrendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci e parti dove l’irregolarità del terreno rende la marcia più lenta. Ad Ulaanbaatar si alloggia per tre notti in un hotel a tre stelle (solo due se dagli Altai si esegue il rientro via terra); fuori dalla capitale si pernotta cinque notti in hotel locali (sei se si rientra via terra), sei notti in tenda (campo mobile) e tre notti presso famiglie (4 se si rientra via terra): un’esperienza davvero speciale, si avranno a disposizione delle stanze comuni nelle loro abitazioni – si segnala che il bagno è esterno. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; la cucina e l’allestimento del campo sono curati dal nostro personale. La cucina proposta è semplice ma sostanziosa, anche vegetariana. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo. Chi segue il rientro via terra passerà anche una notte presso il monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come lo erano nelle vecchie campagne italiane) ed una in campo Gher a Kustai. Il viaggio richiede un certo spirito d’avventura, poiché nella regione degli Altai si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando anche in tenda. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale, e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Partecipare al trekking Per partecipare a questo viaggio bisogna avere una buona forma fisica, ma non servono né precedenti esperienze di trekking impegnativi e né una preparazione alle condizioni di vita in alta montagna; è importante riuscire a essere a proprio agio in situazioni di fatica anche prolungata ed eventualmente in condizioni climatiche avverse. Si percorrono tappe giornaliere dalle 5 alle 8 ore con il supporto di cavalli che trasportano il bagaglio e tutta l’attrezzatura. Per chi volesse, c’è la possibilità di effettuare questa parte del viaggio a cavallo, pagando un piccolo extra di circa € 15 al giorno. Si utilizzano animali docili, facilmente cavalcabili anche dai meno esperti. Si consiglia, nel caso di questa opzione, l’acquisto in Italia di ghette o stivali. Clima e attrezzatura Il clima tra fine settembre ed inizio ottobre è mediamente piuttosto secco e le temperature previste sono tra i 5 e i 15 gradi, con possibili punte minime notturne al di sotto dello zero. È necessario avere un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di almeno -8C°; Alfredo Savino, guida del viaggio, può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri, possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie. Si ricorda che il clima in questa terra è sempre imprevedibile e incline a repentini cambiamenti, da giorni caldi e soleggiati si può passare a nevicate improvvise.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici. 1°g.    Martedì 25 settembre, partenza per la Mongolia   Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è quello della Aeroflot, ma vi sono anche opzioni diverse; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento come riferimento per i servizi del viaggio, ma Amitaba può verificare anche le possibilità offerte dalle altre compagnie (si segnala solo che se per via di un orario d’arrivo diverso fossero necessari servizi d’accoglienza e trasferimento aggiuntivi, verrà richiesto un piccolo extra). Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca è alle 12.15 con arrivo alle 16.40; da Roma Fiumicino è alle 12.35 con arrivo alle 17.25; il volo transcontinentale da Mosca a Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare). 2°g.    26/9 Arrivo a Ulaanbaatar   Arrivo alle ore 7.00, trasferimento e sistemazione in centro città presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia, costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova un’enorme statua del Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e sulle colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. 3°g.    27/9 Ulaanbaatar – Khovd – Ulgii   Volo per Khovd (orario del volo da confermare) e poi trasferimento (circa 220 km) per la città capoluogo della regione più remota della Mongolia. Arrivati a Ulgii, si visita il mercato; sistemazione presso l’abitazione di una famiglia locale. 4°g.    28/9 Ulgii – Shiveet Hairhan Uul (Parco Nazionale del Tavan Bogd)   La tappa di oggi (180 km) conduce attraverso alcuni remoti villaggi e stupendi paesaggi fino al Parco Nazionale del Tavan Bogd, dove si pone il primo campo. 5°g.    29/9 Shiveet Hairhan Uul – Valle “kazaka” (Parco Nazionale del Tavan Bogd)   Inizia il trekking che porta ad una valle dove risiedono diverse famiglie kazake. Si parte da circa 2400 mt di quota e si valica un bel passo di montagna posto a circa 2800 mt, impreziosito da un lago; la tappa è di circa 5 ore. Pernottamento in tenda. 6°g.    30/9 Valle “Kazaka” – Campo Base del ghiacciaio Potanina e picchi del Tavan Bogd   La meta di oggi è il Campo Base del ghiacciaio Potanina, che richiede quasi 7 ore cammino, posto a circa 3000 mt; si lascia il bagaglio non strettamente necessario perché l’indomani si rientra al medesimo punto di sosta. Si percorrono lunghi falsipiani, non si attraversano creste e non si incontrano passaggi esposti. Si posizionano le tende al Campo Base, dove si ammirano il ghiacciaio Potanina e tutte e cinque le vette del Tavan Bodg, tra cui l’Huiten Uul (4373 mt), la vetta più alta della Mongolia, e il Belukha (4506 mt), la più alta degli Altai, che rimane in territorio russo. 7°g.    1/10 Campo Base - Shiveet Hairhan Uul   Si ripercorre in senso inverso l’altopiano per raggiungere il punto all’ingresso del parco dove si è pernottato all’andata. La tappa di oggi prevede 8 ore di cammino. 8°g.    2/10 Shiveet Hairhan Uul – Ulgii   Oggi ci raggiungono le vetture per rientrare a Ulgii (200 km), dove si alloggia presso l’Hotel Duman o simile, un semplice albergo locale; si avrà del tempo libero per visitare il mercato o riposare. 9°g.    3/10 Ulgii – Khovd   Partenza per la città di Khovd, che dista circa 220 km, dove si alloggia presso l’hotel Tsambagarav o simile. Si incontrano i partecipanti giunti fin qui per seguire il Festival delle Aquile e la seconda parte dell’itinerario. 10°g.    4/10 Khovd – Parco del Tsamba Garav Uul   Da Khovd ci si dirige verso est, raggiungendo le pendici settentrionali del monte Tsamba-Garav (4208 mt), ubicato al confine tra tre regioni mongole (aimag): Bayan Ulgii, Uvs e Khovd; è una delle più belle cime della Mongolia ed è sempre innevata. Si visitano diverse valli scoprendo sorgenti d’acqua cristallina e si effettua un’escursione per avvicinarci ai ghiacciai del Tsamba-Garav Uul. Si percorrono circa 180 km, quasi tutti su strada asfaltata; pernottamento in tenda. 11°g.    5/10 Parco del Tsamba Garav Uul – Ulgii   Si lascia l’imponete montagna per seguire la spettacolare strada che porta al capoluogo del Bayan Ulgii, che da qui dista circa 150 km; pernottamento presso l’Hotel Duman o simile. 12°g. – 13°g. (6/10 – 7/10) Festival delle aquile   Per vivere completamente l’evento si alloggia nella dimora di una famiglia kazaka per due notti e durante il giorno si assiste alle gare di abilità e velocità dei cacciatori. Dalle alture circostanti questi tolgono i cappucci ai loro maestosi animali e li lanciano verso il cielo. Nel frattempo vengono rilasciate le prede, le aquile perdono lentamente quota, poi, con uno scarto improvviso e fulmineo, piombano sulla preda immobilizzandola. Qui interviene il cacciatore che deve essere celere a raggiungere i contendenti, prima che la preda possa ferire l’aquila. A contorno del torneo vi sono molti eventi paralleli come concerti, sfilate con abiti tradizionali, mercatini di borse e tappeti di feltro tradizionali. È inoltre decisamente particolare il “Kokbar”, che ricorda molto il Buskashì, il gioco nazionale afgano, dove due squadre di cavalieri si contendono la carcassa di una capra decapitata. È un gioco privo di regole poiché, non importa come, basta impossessarsi della carcassa per vincere. Dopo le premiazioni, si avrà il tempo per visitare questa “atipica” città mongola, con il bazar e la moschea dove si respira un’aria quasi medio orientale. Per finire, si segue un concerto di musica tradizionale kazaka. 14°g.    8/10 Ulgii – Shiveet Hairhan Uul   Trasferimento verso la zona più occidentale del Paese, una regione ricca di resti archeologici che partono dall’Età del Bronzo arrivando all’epoca Unna e all’invasione turca. Per il pernottamento si posiziona il campo nel Parco Nazionale del Tavan Bogd, nei pressi del monte Shiveet Hairhan Uul, che è considerato sacro dalle popolazioni della repubblica russa di Tuva e dai nomadi di etnia tuvana che popolano la zona. Qui si ammira uno fra i più grandi petroglifi di epoca unna.   15°g.    9/10 Shiveet Hairhan Uul – Ulgii   Si torna verso la “civiltà” ad Ulgii, dove si alloggia presso l’hotel Duman o simile; pomeriggio libero. Si percorrono circa 160 km. 16°g.    10/10 Ulgii – Lago Achit – Ulaangom   Partenza per la regione di Uvs, famosa per la varietà degli ambienti naturali e per la presenza del lago più grande del Paese, che dà il nome alla regione. Prima di arrivare ad Ulaangom, una sonnacchiosa cittadina che è il capoluogo della regione, ci si ferma al lago Achit, che si trova a 1435 mt sul livello del mare ed ha una superficie di 290 kmq. Arrivati in città, pernottamento presso l’hotel Chingis Khaan o simile; si percorrono circa 300 km. Per chi rientra 17°g.    11/10 Ulaangom - Ulaanbaatar   Si salutano i compagni e la guida Alfredo Savino, che rientrano a Ulaanbaatar con le jeep; mattina a disposizione. Nel primo pomeriggio (orari da confermare) ci si imbarca sul volo per Ulaanbaatar; le visuali dall’aereo sono spettacolari: il lago Uvs, il lago Bus e le montagne siberiane. All’arrivo si viene accolti da una guida locale che parla la lingua italiana e ci si trasferisce all’hotel Sant Asar, già utilizzato all’arrivo. 18°g.    12/10 Ulaanbaatar   Accompagnati da una guida che parla italiano, si completano le viste ad Ulaanbaatar, in particolare al Museo di Storia Nazionale Mongola. Si avrà del tempo libero a disposizione per fare acquisti e passeggiare per la città. Pernottamento in hotel. 19°g.    Sabato 13 ottobre, volo di rientro   Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 7.10 con arrivo a Mosca alle 8.50; da qui partenza per Milano Malpensa alle 11.05 con arrivo alle 13.40 e per Roma Fiumicino alle 10.30 con arrivo alle 13.20 (orari da confermare). Per chi segue l’estensione 17°g.    11/10 Ulaangom – Tosontsengel   Si salutano i compagni che rientrano a Ulaanbaatar in aereo e si inizia l’affascinante percorso verso est: la capitale dista da qui circa 1500 km. La meta di oggi è Tosontsengel, una lunga tappa di circa 580 km che impegna per l’intera giornata; arrivati, si alloggia presso un hotel locale. 18°g.    12/10 Tosontsengel – Lago Terkhin Tsagaan Nuur   Si prosegue la grande traversata con una deviazione verso sud est per raggiungere il lago di Terkhin Tsagaan Nuur, dove si alloggia presso una famiglia locale; la tappa è di circa 250 km. 19°g.    13/10 Terkhin Tsagaan Nuur – Kharkhorin – Monastero di Shank Al mattino si parte presto in direzione sud est percorrendo una buona strada asfaltata che costeggia per un lungo tratto il fiume Chuluut, attraverso un ambiente in gran parte di steppa con canyon formati da antiche eruzioni magmatiche, e si arriva a Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan. Oggi è solo un villaggio dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città; su di un panoramico colle alle spalle delle casette è stato eretto un moderno monumento che esalta le antiche glorie dell’Impero, quando questo luogo era il centro del mondo. Si visita il monastero-museo di Erdene Zuu, meta di pellegrinaggio per i mongoli, che colpisce anche per le lunghe mura sormontate da piccoli stupa che ne delimitano lo spazio sacro dalle vaste praterie e dai colli verdi; costruito sui ruderi di Kharkhorin, contiene diversi templi molto interessanti da visitare ed un piccolo museo. Ci si sposta quindi al monastero di Shank, situato a 30 km, dove saremo graditi ospiti. Shank è un piccolo e antico monastero situato in un piccolo villaggio tra le vaste praterie che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan, dove si ammirano alcune importanti tanke del tantra di Kalachakra; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po’ spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. Si percorrono circa 340 km. 20°g.    14/10 Monastero di Shank – Parco Nazionale di Khustai Nuruu Partenza per il Parco Nazionale di Khustai Nuruu, che dista circa 280 km verso est. Qui si ha la possibilità di vedere i cavalli selvatici di Przewalski, noti anche come Takhi o Pony della Mongolia. Questo animale è il parente più prossimo del cavallo domestico; negli anni ‘60 erano scomparsi, ma grazie ad un programma di reinserimento ora è possibile ammirarli. È prevista un’escursione nel parco dove, oltre a questi cavalli selvatici, sono presenti diverse specie animali come il cervo rosso asiatico, le gazzelle della steppa, i gatti selvatici manul ed altri ancora. Pernottamento nel campo gher Khustai o simile. 21°g.    15/10 Khustai Nuruu – Ulaanbaatar   Ormai la capitale dista solo più circa 100 km ad est; giunti a destinazione, si alloggia nel medesimo hotel utilizzato all’arrivo. Si avrà del tempo libero a disposizione per fare acquisti e passeggiare per la città. 22°g.   Martedì 16 ottobre, volo di rientro  Il rientro in questa data è consigliato con Turkish Airlines. La partenza è alle 11.05 con arrivo a Istanbul alle 17.25; da qui, la partenza per Milano Malpensa è alle 21.50 con arrivo alle 23.45 e per Roma Fiumicino alle 22.30 con arrivo alle 00.05 (orari da confermare).
MONGOLIA 2018: con LIFEGATE sulle orme di Gengis Khan
Eco sostenibilità nel cuore dell'Asia
Periodo: 18 ago - 2 set
Da Ulaanbaatar si segue un ampio circuito che porta ai principali siti storici della Mongolia ed in alcuni dei Parchi Nazionali più belli. Si inizia dalle regioni settentrionali, ricche di pasture, specchi d’acqua e foreste, con l’antico monastero di Amarbayasgalant ed i laghi di Khubsugul, Zuun e Terkhin Tsagaan, arrivando vicini al confine con la Siberia. Da qui si procede gradatamente verso sud incontrando i siti storici di Kharkhorin, Erdenee Zuu e Shank e giungendo attraverso la steppa a Ongh nel deserto del Gobi. Si esplorano molte delle aree più affascinanti di quello che è il più vasto deserto dell’Asia centrale con Bayanzag, le grandi dune di Khongoryn Els e Yolin Am, ultima propaggine dei monti Altai, non lontani ormai dal confine con la Cina. Si rientra quindi verso nord godendo della magia di Tsagaan Suvraga e lasciando alle spalle il deserto oltre i monti granitici di Baga Gasrin Chuluu. È un percorso completo e vario, che dona una visione d’insieme molto bella della Mongolia godendo dei diversi ambienti naturali, e, grazie al recente sviluppo di alcune infrastrutture, è ora eseguibile senza campi mobili: fuori dalla capitale si alloggia nei campi fissi gher, che sono confortevoli e dotati di servizi, una notte in un hotel locale e una ospiti di un monastero. Per gli spostamenti vengono usati veicoli a quattro ruote motrici perché buona parte del percorso si effettua seguendo delle piste. Organizzazione di Amitaba in Mongolia I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’) che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia è attiva con diverse attività di sostegno, come indicato nel nostro sito. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; i tratti asfaltati sono nei pressi della capitale e lungo alcune arterie stradali principali. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 3600 km. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia una notte nel monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come lo erano nelle vecchie campagne italiane), una notte in un albergo locale e 10 nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa ed anche vegetariana. Clima e attrezzatura Il clima in agosto è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 15 e i 30 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi; le regioni più settentrionali da Amarbayantsgalant a Khubsugul e fino al lago Terkhin Tsagaan presentano un ambiente più umido, dove sono possibili piogge. Per la notte al monastero di Shank è meglio avere a disposizione un sacco a pelo il cui gradiente termico minimo consigliato è di zero gradi; se richiesto potremo procurarlo localmente sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Nelle gher vengono fornite lenzuola pulite e coperte. Prevedere un abbigliamento che possa essere resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g.    Sabato 18 agosto, partenza per la Mongolia   Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è quello della Aeroflot, ma vi sono anche opzioni diverse; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento come riferimento per i servizi del viaggio, ma Amitaba può verificare anche le possibilità offerte dalle altre compagnie (si segnala solo che se per via di un orario d’arrivo diverso fossero necessari servizi d’accoglienza e trasferimento aggiuntivi per questi verrà richiesto un piccolo extra). Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca è alle 12.15 con arrivo alle 16.40; da Roma Fiumicino è alle 12.35 con arrivo alle 17.25; il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00. 2°g.    19/8 Arrivo a Ulaanbaatar   Arrivo alle ore 6.00, trasferimento e sistemazione in centro città presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova un’enorme statua del Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e sulle colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. 3°g.    20/8 Ulaanbaatar – Monastero di Amarbayantsgalant   Partenza in direzione di Darkhan, situata a nord di Ulaanbaatar. Lasciata la capitale inizia subito l’incontro con il vasto paesaggio della Mongolia, con le gher che punteggiano le ondulate praterie. Poco prima di entrare a Darkhan si devia verso ovest arrivando al monastero di Amarbayasgalant, uno dei più belli e importanti della Mongolia. Visita del monastero, unico nel suo genere; infatti è stato costruito nel 1737 seguendo tutti i canoni architettonici dell’arte mancese ed è dedicato a Zanabazar, il primo imperatore-lama della Mongolia, scienziato e grande scultore, la cui salma venne traslata qui nel 1779. La tappa è di 360 km di buona strada asfaltata. Pernottamento in gher camp, l’Amarbaysgalant Urguu o simile. 4°g.    21/8 Monastero di Amarbayantsgalant – Città di Murun   Questa lunga tappa di 450 km verso ovest, divenuta fattibile in un solo giorno da poco tempo grazie alla nuova strada asfaltata, porta nel capoluogo della regione di Khubsugul. Il percorso è pittoresco ed attraversa belle valli verdeggianti, ricche di corsi d’acqua ed abitate da pastori nomadi che vivono nelle tipiche gher bianche. Giunti a Murun, si alloggia in un hotel locale, il Tenkhleg o simile. 5°g.    22/8 Città di Murun – Parco Nazionale del Lago Khubsugul   Oggi si entra nel Parco Nazionale del Lago Khubsugul, situato circa 120 km a nord. È uno dei più profondi specchi di acqua dolce dell'Asia Centrale (262 metri), contornato da monti ricchi di foreste che ricordano la vicinanza della Siberia, annoverato tra i luoghi più incantevoli della Mongolia; qui a volte si possono incontrare gli allevatori di renne, la popolazione degli Tsaatan. Si trascorre la giornata godendo della natura del luogo; ci si accomoda in un campo gher, il Dul o simile. 6°g.    23/8 Lago Khubsugul – Lago Zuun   Spostamento verso sud di circa 170 km; si valicano diversi passi attraverso un territorio dove predominano le foreste boreali, solcate da diversi fiumi. La meta è lo Zuun Nuur, un bellissimo lago abitato da una ricca avifauna dove pongono il campo alcune famiglie nomadi. Si alloggia presso il campo gher Zuun Nuur o simile. 7°g.    24/8 Lago Zuun – Lago Terkhin Tsagaan  Si prosegue verso sud est attraverso foreste boreali, la strada si dipana tra monti e vallate; dal punto più alto del percorso si gode di un panorama d'inimmaginabile bellezza. Arrivati al lago di Terkhin Tsagaan, circondato da crateri di vulcani spenti, il più giovane dei quali è il Khorgo, si pernotta in campo gher, il Ikh Khorgo o simile, dove si sosta per due notti; la tappa è di 250 km. 8°g.    25/8 Lago Terkhin Tsagaan  Visita del vulcano Khorgo, dove in pochi minuti di cammino si raggiunge la sommità del cratere e scendendo all’interno si arriva alle grotte di Shar Nokhoi (traduzione “cane giallo”). Si prosegue l’esplorazione con una passeggiata attorno al lago e si rientra al campo gher. Per chi lo desidera è possibile fare una passeggiata a cavallo. 9°g.    26/8 Lago Terkhin Tsagaan – Kharkhorin – Monastero di Shank   Al mattino si parte presto in direzione sud est percorrendo una buona strada asfaltata che costeggia per un lungo tratto il fiume Chuluut, attraverso un ambiente in gran parte di steppa con canyon formati da antiche eruzioni magmatiche, e si arriva a Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan. Oggi è solo un villaggio dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città; su di un panoramico colle alle spalle delle casette è stato eretto un moderno monumento che esalta le antiche glorie dell’Impero, quando questo luogo era il centro del mondo. Si visita il monastero-museo di Erdene Zuu, meta di pellegrinaggio per i mongoli, che colpisce anche per le lunghe mura sormontate da piccoli stupa che ne delimitano lo spazio sacro dalle vaste praterie e dai colli verdi; costruito sui ruderi di Kharkhorin, contiene diversi templi molto interessanti da visitare ed un piccolo museo. Ci si sposta quindi al monastero di Shank, situato a 30 km, dove saremo graditi ospiti. Shank è un piccolo e antico monastero situato in un piccolo villaggio tra le vaste praterie che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan, dove si ammirano alcune importanti tanke del tantra di Kalachakra; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. Si percorrono circa 340 km. 10°g.    27/8 Monastero di Shank – Monastero di Ongh   Inizia il percorso verso sud che porta nel deserto del Gobi, il più grande dell’Asia; ma mano che si procede non si vedono più alberi ed il territorio diventa progressivamente più arido con la presenza sempre più frequente dei cammelli bactriani. La tappa di oggi, circa 220 km, porta fino alle rovine del monastero di Ongh, di cui è stato recentemente ricostruito un tempio. L’ambiente naturale è di particolare interesse per il contrasto tra le montagne scure, che circondano i resti del monastero, e le rive verdi del fiume che solca la piccola vallata. Sistemazione al campo gher Ongi Energy o simile. 11°g.    28/8 Ongh – Bayanzag – Khongoryn Els   Si continua verso sud arrivando a Bayanzag – che tradotto significa “Vette infuocate”, dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie sconosciute fino ad allora, tutti resti molto importanti che sono stati portati nei musei. A Bayanzag le falesie terrose rosse che si aprono sulla vastità del Gobi sono spettacolari, ed il sentiero che ne percorre i bordi stupendo. Proseguendo si giunge al Parco Nazionale di Khongoryn Els, dove si fa un’escursione alle dune di sabbia più grandi e spettacolari della Mongolia. Salire sulle dune più alte è molto impegnativo, ma se si riesce ad arrivarci, si è ripagati con uno dei panorami più incredibili della Mongolia; e sorprende vedere ai bordi delle dune zone d’acqua che rendono fertile il terreno formando un ottimo pascolo per i cammelli. Pernottamento al campo gher Gobi Erdene o simile; si percorrono circa 320 km. 12°g.    29/8 Dune di Khongoryn Els – Falesia di Tsagaan Suvraga La mattina si parte verso est attraversando una catena montuosa abitata da capre di montagna per poi scendere verso il deserto centrale della regione dell’Omnogobi. Raggiunta la cittadina di Dalanzadgad, capoluogo di questa regione, si inizia il percorso di rientro verso nord, attraverso l’ambiente semiarido del Gobi. Giunti sul bordo delle falesie di Tsagaan Suvraga, si resta colpiti dai colori intensi delle erosioni; ai propri piedi si apre una distesa di collinette policrome, un’incredibile tavolozza naturale con la visuale della steppa all’orizzonte. Questa profonda fenditura che taglia il terreno da est ad ovest un tempo era sommersa, probabilmente non dall’antico mare che occupava l’attuale area del Gobi, ma da acque fluviali. Da lontano le formazioni calcaree di Tsagaan Suvraga, alte fino a 30 metri, evocano le rovine di un’antica città; è molto bello percorrere il sentiero che le contorna alla base. Pernottamento al campo gher TsagaanSuvarga o simile,Si percorrono circa 480 km. In buona parte asfaltati. 13°g.    30/8 Tsagaan Suvraga – Baga Gazryn Chuluu   Partenza per Baga Gazryn Chuluu, un’area dove si trovano bellissime formazioni di roccia granitica nel mezzo delle pianure desertiche; arrivo ed escursione nei dintorni. Si alloggia presso il campo gher Erdene Ukha; la tappa è di circa 280 km. 14°g.    31/8 Baga Gazryn Chuluu – Ulaanbaatar   Proseguimento del viaggio per Ulaanbaatar, che dista circa 360 km verso nord; dopo circa 60 km di pista di arriva sulla strada asfaltata. Ad Ulaanbaatar si assiste ad uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo. Si alloggia presso l’hotel Sant Asar  o simile. 15°g.    01/09 Ulaanbaatar   Visita al Museo di Storia, dove sono illustrati lo sviluppo della storia dell’uomo nelle terre mongole e i costumi tradizionali delle varie etnie, del Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e le/delle splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. 16°g.    Domenica 2 Settembre, volo di rientro   Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 7.10 con arrivo a Mosca alle 8.45; partenza per Milano Malpensa alle 11.05 con arrivo alle 13.40 e per Roma Fiumicino alle 11.35 con arrivo alle 14.25.
MONGOLIA 2018: Da Khubsugul al Gobi, vastità infinita
Un incontro con i diversi ambienti naturali e la storia
Periodo: 3 ago - 19 ago
Per maggiori dettagli sul Paese, vedi Mongolia. È un percorso completo e vario, che dona una visione d’insieme molto bella della Mongolia godendo dei diversi ambienti naturali, e, grazie al recente sviluppo di alcune infrastrutture, è ora eseguibile senza campi mobili: fuori dalla capitale di alloggia nei campi fissi gher, che sono confortevoli e dotati di servizi, una notte in un hotel locale e una ospiti di un monastero. Per gli spostamenti vengono usati veicoli a quattro ruote motrici perché buona parte del percorso si effettua seguendo delle piste. Organizzazione di Amitaba in Mongolia I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa "buona idea") che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia è attiva con diverse attività di sostegno, come indicato nel nostro sito. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; i tratti asfaltati sono nei pressi della capitale e lungo alcune arterie stradali principali. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 3600 km. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia una notte nel monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come lo erano nelle vecchie campagne italiane), una notte in un albergo locale e 10 nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa ed anche vegetariana. Clima e attrezzatura Il clima in agosto è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 15 e i 30 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi; le regioni più settentrionali da Amarbayantsgalant a Khubsugul e fino al lago Terkhin Tsagaan presentano un ambiente più umido, dove sono possibili piogge. Per la notte al monastero di Shank è meglio avere a disposizione un sacco a pelo il cui gradiente termico minimo consigliato è di zero gradi; se richiesto potremo procurarlo localmente sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Nelle gher vengono fornite lenzuola pulite e coperte. Prevedere un abbigliamento che possa essere resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie. Alcuni cenni generali e storici La Mongolia è vasta quasi cinque volte l’Italia e la maggior parte del territorio è situata a quote piuttosto elevate, con un’altezza media di circa 1600 metri e poche aree coltivabili. La popolazione di circa 2,4 milioni si disperde con una densità di solo 1,3 abitanti per chilometro quadrato; la matrice culturale dei mongoli è tipicamente nomadica e nei contenuti abbina tratti di sciamanesimo alla sofisticazione del buddismo tibetano. L’ambiente naturale presenta quattro aree principali: a nord il territorio della taiga, dei grandi laghi e delle foreste di conifere, a ovest i monti dell'Altai, dal centro ad est le steppe e la regione degli altopiani, mentre il sud è il regno del deserto del Gobi. Le origini della Mongolia secondo le fonti storiche si individuano nella presenza di tribù di stirpe unna a partire dal V secolo e di stirpe turca dal VII secolo. Nel XII secolo la figura mitica di Gengis Khan porta all’unificazione territoriale e sono di questo periodo le più antiche testimonianze documentate. La massima espansione dell’impero mongolo giunse al Mar Giallo ad est ed alla piana del Danubio ad ovest, grazie alla capacità combattiva degli indomabili guerrieri nomadi mongoli, abilissimi cavalieri che seppero adottare strategie razionali ed equipaggiamenti efficienti. L’occupazione sovietica nel secolo scorso è stata devastante, sia per il tentativo di rendere sedentaria una popolazione storicamente nomadica, sia per la furibonda repressione culturale: al tempo dell’instaurazione del regime sovietico nel 1921 circa 100.000 monaci vivevano in 700 monasteri, ma nei decenni successivi le cerimonie furono dichiarate fuorilegge ed i luoghi di culto furono inizialmente chiusi e poi quasi tutti distrutti. Furono risparmiati solo alcuni dei monasteri principali ed oggi in tutta la Mongolia se ne contano solo una ventina. La libertà di culto è stata reintrodotta solo dal 1990 e da allora l’antico legame con il buddismo tibetano si va rinsaldando; sono attivi anche missionari cristiani appartenenti in maggioranza a chiese minori nordamericane a caccia di conversioni. Oggi la Mongolia è indipendente ed è ricca di risorse naturali, il cui sfruttamento rischia ora di stravolgere l’ambiente naturale e il tessuto sociale. Al di fuori della capitale si trovano pochi insediamenti urbani, fondati durante l’impero sovietico del dopoguerra per motivi industriali e produttivi, dove si trovano strutture educative e sanitarie. Il sostentamento della popolazione nomadica è costituito dall’allevamento di animali quali cammelli, yak, cavalli, pecore e capre; la maggioranza dei nomadi vive nelle gher, le tipiche tende mongole.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO (Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici) 1°g.    Venerdi 3 agosto, partenza per la Mongolia   Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è quello della Aeroflot, ma vi sono anche opzioni diverse; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento come riferimento per i servizi del viaggio, ma Amitaba può verificare anche le possibilità offerte dalle altre compagnie (si segnala solo che se per via di un orario d’arrivo diverso fossero necessari servizi d’accoglienza e trasferimento aggiuntivi per questi verrà richiesto un piccolo extra). Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca è alle 12.15 con arrivo alle 16.40; da Roma Fiumicino è alle 12.35 con arrivo alle 17.25; il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare). 2°g.    4/8 Arrivo a Ulaanbaatar   Arrivo alle ore 6.00, trasferimento e sistemazione in centro città presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova un’enorme statua del Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. 3°g.    5/8 Ulaanbaatar – Monastero di Amarbayantsgalant   Partenza in direzione di Darkhan, situata a nord di Ulaanbaatar. Lasciata la capitale inizia subito l’incontro con il vasto paesaggio della Mongolia, con le gher che punteggiano le ondulate praterie. Poco prima di entrare a Darkhan si devia verso ovest arrivando al monastero di Amarbayasgalant, uno dei più belli e importanti della Mongolia. Visita del monastero, unico nel suo genere; infatti è stato costruito nel 1737 seguendo tutti i canoni architettonici dell’arte mancese ed è dedicato a Zanabazar, il primo imperatore-lama della Mongolia, scienziato e grande scultore, la cui salma venne traslata qui nel 1779. La tappa è di 360 km di buona strada asfaltata. Pernottamento in gher camp, l’Amarbaysgalant Urguu o simile. 4°g.    6/8 Monastero di Amarbayantsgalant – Città di Murun   Questa lunga tappa di 450 km verso ovest, divenuta fattibile in un solo giorno da poco tempo grazie alla nuova strada asfaltata, porta nel capoluogo della regione di Khubsugul. Il percorso è pittoresco, attraverso belle valli verdeggianti, ricche di corsi d’acqua ed abitate da pastori nomadi che vivono nelle tipiche gher bianche. Giunti a Murun si alloggia un hotel locale, il Tenkhleg o simile. 5°g.    7/8 Città di Murun – Parco Nazionale del Lago Khubsugul   Oggi si entra nel Parco Nazionale del Lago Khubsugul, situato circa 120 km a nord. È uno dei più profondi specchi di acqua dolce dell'Asia Centrale (262 mt), contornato da monti ricchi di foreste che ricordano la vicinanza della Siberia, annoverato tra i luoghi più incantevoli della Mongolia; qui a volte si possono incontrare gli allevatori di renne, la popolazione degli Tsaatan. Si trascorre la giornata godendo della natura del luogo; ci si accomoda in un campo gher, il Dul o simile. 6°g.    8/8 Lago Khubsugul – Lago Zuun  Spostamento verso sud di circa 170 km; si valicano diversi passi attraverso un territorio dove predominano le foreste boreali, solcate da diversi fiumi. La meta è lo Zuun Nuur, un bellissimo lago abitato da una ricca avifauna dove pongono il campo alcune famiglie nomadi. Si alloggia presso il campo gher Zuun Nuur o simile. 7°g.    9/8 Lago Zuun – Lago Terkhin Tsagaan  Si prosegue verso sud est attraverso foreste boreali, la strada si dipana tra monti e vallate; dal punto più alto del percorso si gode di un panorama d'inimmaginabile bellezza. Arrivati al lago di Terkhin Tsagaan, circondato da crateri di vulcani spenti, il più giovane dei quali è il Khorgo, si pernotta in campo gher, il Ikh Khorgo o simile, dove si sosta per due notti; la tappa è di 250 km. 8°g.    10/8 Lago Terkhin Tsagaan  Visita del vulcano Khorgo, dove in pochi minuti di cammino si raggiunge la sommità del cratere e scendendo all’interno si arriva alle grotte di Shar Nokhoi (traduzione “cane giallo”). Si prosegue l’esplorazione con una passeggiata attorno al lago e si rientra al campo gher. Per chi lo desidera è possibile fare una passeggiata a cavallo. 9°g.    11/8 Lago di Terkhin Tsagaan – Kharkhorin – Monastero di Shank   Al mattino si parte presto in direzione sud est percorrendo una buona strada asfaltata che costeggia per un lungo tratto il fiume Chuluut, attraverso un ambiente in gran parte di steppa con canyon formati da antiche eruzioni magmatiche, e si arriva a Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan. Oggi è solo un villaggio dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città; su di un panoramico colle alle spalle delle casette è stato eretto un moderno monumento che esalta le antiche glorie dell’Impero, quando questo luogo era il centro del mondo. Si visita il monastero-museo di Erdene Zuu, meta di pellegrinaggio per i mongoli, che colpisce anche per le lunghe mura sormontate da piccoli stupa che ne delimitano lo spazio sacro dalle vaste praterie e dai colli verdi; costruito sui ruderi di Kharkhorin, contiene diversi templi molto interessanti da visitare ed un piccolo museo. Ci si sposta quindi al monastero di Shank, situato a 30 km, dove saremo graditi ospiti. Shank è un piccolo e antico monastero situato in un piccolo villaggio tra le vaste praterie che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan, dove si ammirano alcune importanti tanke del tantra di Kalachakra; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. Si percorrono circa 340 km. 10°g.    12/8 Monastero di Shank – Monastero di Ongh   Inizia il percorso verso sud che porta nel deserto del Gobi, il più grande dell’Asia; ma mano che si procede non si vedono più alberi ed il territorio diventa progressivamente più arido con la presenza sempre più frequente dei cammelli bactriani. La tappa di oggi, circa 220 km, porta fino alle rovine del monastero di Ongh, di cui è stato recentemente ricostruito un tempio. L’ambiente naturale è di particolare interesse per il contrasto tra le montagne scure, che circondano i resti del monastero, e le rive verdi del fiume che solca la piccola vallata. Sistemazione al campo gher Ongi Energy o simile. 11°g.    13/8 Ongh – Bayanzag -  Khongoryn Els   Si continua verso sud arrivando a Bayanzag – che tradotto significa “Vette infuocate”, dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie sconosciute fino ad allora, tutti resti molto importanti che sono stati portati nei musei. A Bayanzag le falesie terrose rosse che si aprono sulla vastità del Gobi sono spettacolari, ed il sentiero che ne percorre i bordi stupendo. Proseguendo si giunge al Parco Nazionale di Khongoryn Els, dove si fa un’escursione alle dune di sabbia più grandi e spettacolari della Mongolia. Salire sulle dune più alte è molto impegnativo, ma se si riesce ad arrivarci, si è ripagati con uno dei panorami più incredibili della Mongolia; è sorprende vedere ai bordi delle dune zone d’acqua che rendono fertile il terreno formando un ottimo pascolo per i cammelli. Pernottamento al campo gher Gobi Erdene o simile; si percorrono circa 320 km. 12°g.    14/8 Khongoryn Els – Valle di Yoliin Am   Si seguono i bellissimi cordoni dunari verso est arrivando al Parco Nazionale di Gurvan Saikhan dove si visita la Valle di Yoliin Am, chiamata a volte nelle guide “Valle delle aquile” (… anche se qui le aquile non si sono mai viste…), sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi ed i gipeti. Questi monti sono le ultime propaggini orientali della catena degli Altai; completata l’esplorazione si attraversano i monti a nord arrivando al campo gher Goby Discovery. Si percorrono circa 180 km. 13°g.    15/8 Valle di Yoliin Am – Tsagaan Suvraga   Raggiunta la piccola cittadina di Dalanzadgad si inizia il percorso di rientro verso nord, attraverso l’ambiente semiarido del Gobi. Giunti sul bordo delle falesie di Tsagaan Suvraga si resta colpiti dai colori intensi delle erosioni; ai propri piedi si apre una distesa di collinette policrome, un’incredibile tavolozza naturale con la visuale della steppa all’orizzonte. Questa profonda fenditura che taglia il terreno da est ad ovest un tempo era sommersa, probabilmente non dall’antico mare che occupava l’attuale area del Gobi, ma da acque fluviali. Da lontano le formazioni calcaree di Tsagaan Suvraga, alte fino a 30 metri, evocano le rovine di un’antica città; è molto bello percorrere il sentiero che le contorna alla base. Pernottamento al campo gher Tsagaan Suvarga o simile, la tappa è di circa 340 km. 14°g.    16/8 Tsagaan Suvraga – Baga Gazryn Chuluu   Partenza per Baga Gazryn Chuluu, un’area dove si trovano bellissime formazioni di roccia granitica nel mezzo delle pianure desertiche; arrivo ed escursione nei dintorni. Si alloggia presso il campo gher Erdene Ukha; la tappa è di circa 280 km. 15°g.    17/8 Baga Gazryn Chuluu – Ulaanbaatar   Proseguimento del viaggio per Ulaanbaatar, che dista circa 360 km verso nord; dopo circa 60 km di pista di arriva sulla strada asfaltata. Ad Ulaanbaatar si assiste ad uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo. Si alloggia presso l’hotel Sant Asar  o simile. 16°g.    18/8 Ulaanbaatar   Visita al Museo di Storia, dove sono illustrati lo sviluppo della storia dell’uomo nelle terre mongole e i costumi tradizionali delle varie etnie, del Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. 17°g.    Domenica 19 agosto, volo di rientro   Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 7.10 con arrivo a Mosca alle 8.45; partenza per Milano Malpensa alle 11.05 con arrivo alle 13.40 e per Roma Fiumicino alle 11.35 con arrivo alle 14.25 (orari da confermare).
MONGOLIA 2018: Senza confini - Gobi, Altai e grandi laghi
La vastità infinita del mondo dei nomadi
Periodo: 3 ago - 26 ago
Per maggiori dettagli sul Paese, vedi Mongolia. Il percorso segue un grande anello che inizia da Ulaanbataar verso sud ovest raggiungendo, oltre Yoliin Am e Khongoryn Els, la parte più profonda del vasto Gobi. In queste remote regioni, dove è raro incontrare altri visitatori, si trovano due delle perle più preziose della Mongolia: il canyon di Khermen Tsav, un luogo tra più remoti e belli del Paese intriso di un fascino primordiale, pochissimo visitato, dove tra l’incredibile cromaticità delle rocce si nasconde una miniera di fossili di dinosauro; ed il mitico monte Eej Khairkhan, il cui sacro nome per rispetto dai mongoli non viene neppure pronunciato. Da qui si procede gradatamente verso nord ovest tra luoghi ricchi di magia e bellezza naturale arrivando nelle remote regioni occidentali ed entrando in contatto con i nomadi kazaki, che qui sono l’etnia principale, ed altri gruppi minori tra cui i tuvini. Li si incontra condividendo con loro l’ambiente dove vivono, esplorando per qualche giorno le falde della catena dei monti Altai nel parco del Tavan Bogd, fino a ridosso del confine cinese. Questo territorio rivela laghi stupendi contornati da un ambiente poco arboreo, tra cui il Khoton, il Khurgan ed il Dayan, e sorprenderà trovare qui anche antichi resti e testimonianze di presenza umana che arrivano fino al paleolitico, con pitture rupestri e graffiti. Tornando verso est si attraversa il Paese nelle regioni centrali tra pasture di yak, foreste, monti e laghi, un territorio che è il regno dei pastori nomadi mongoli, con aree ora anche più boschive ed incredibili laghi, vere gemme incastonate tra gli infiniti spazi, tra cui l’Achit Nuur, il Khyargas, il Telmen ed il Tsagaan, circondato questo da crateri vulcanici. Dopo una sosta alle terme di Tsenkher si incontrano i principali siti di importanza storica, tra cui Kharkorin, l’antica capitale di Gengis Khan, con Erdene Zuu e Shank, e la stessa Ulaanbaatar. È un percorso che attraversa i molteplici ambienti naturali della Mongolia per circa di 5300 chilometri. Sono previste escursioni a piedi che seguono sentieri non impegnativi della durata massima di qualche ora. Si vivrà anche un’esperienza unica in Mongolia soggiornando in uno dei suoi più antichi monasteri buddisti, dove la nostra presenza porterà alla comunità monastica un piccolo aiuto finanziario. Organizzazione di Amitaba in Mongolia I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’) che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia è attiva con diverse attività di sostegno, come indicato nel nostro sito. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; i tratti asfaltati sono nei pressi della capitale e lungo alcune arterie stradali principali. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 5300 chilometri. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia per 9 notti in tenda (di cui 5 consecutive e, dopo due notti di albergo, altre 2 consecutive), una al monastero di Shank (si segnala che qui servizi igienici sono rudimentali, come lo erano nelle vecchie campagne italiane), 4 in alberghetti locali, dove una pecca può essere a volte la poca funzionalità degli impianti idrici (il più spartano di questi è a Gurvantes), e per 5 notti nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa e anche vegetariana. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina ed allestimento sono curati da nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita dall’organizzazione tutta l’attrezzatura necessaria, fra cui il materassino, ad eccezione del sacco a pelo. Il viaggio richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la capitale si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando la maggior parte delle notti in tenda; i campi fissi sono comodamente attrezzati, ma non sono degli hotel, e gli hotel locali non sono certo lussuosi. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Clima e attrezzatura Il clima in agosto è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 10 e i 30 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. E’ necessario disporre di un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di zero gradi; Alfredo Savino può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento che possa essere resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie. Alcuni cenni generali e storici La Mongolia è vasta quasi cinque volte l’Italia e la maggior parte del territorio è situata a quote piuttosto elevate, con un’altezza media di circa 1600 metri e poche aree coltivabili. La popolazione di circa 2,4 milioni si disperde con una densità di solo 1,3 abitanti per chilometro quadrato; la matrice culturale dei mongoli è tipicamente nomadica e nei contenuti abbina tratti di sciamanesimo alla sofisticazione del buddismo tibetano. L’ambiente naturale presenta quattro aree principali: a nord il territorio della taiga, dei grandi laghi e delle foreste di conifere, a ovest i monti dell'Altai, dal centro ad est le steppe e la regione degli altopiani, mentre il sud è il regno del deserto del Gobi. Le origini della Mongolia secondo le fonti storiche si individuano nella presenza di tribù di stirpe unna a partire dal V secolo e di stirpe turca dal VII secolo. Nel XII secolo la figura mitica di Gengis Khan porta all’unificazione territoriale e sono di questo periodo le più antiche testimonianze documentate. La massima espansione dell’impero mongolo giunse al Mar Giallo ad est ed alla piana del Danubio ad ovest, grazie alla capacità combattiva degli indomabili guerrieri nomadi mongoli, abilissimi cavalieri che seppero adottare strategie razionali ed equipaggiamenti efficienti. L’occupazione sovietica nel secolo scorso è stata devastante, sia per il tentativo di rendere sedentaria una popolazione storicamente nomadica, sia per la furibonda repressione culturale: al tempo dell’instaurazione del regime sovietico nel 1921 circa 100.000 monaci vivevano in 700 monasteri, ma nei decenni successivi le cerimonie furono dichiarate fuorilegge ed i luoghi di culto furono inizialmente chiusi e poi quasi tutti distrutti. Furono risparmiati solo alcuni dei monasteri principali ed oggi in tutta la Mongolia se ne contano solo una ventina. La libertà di culto è stata reintrodotta solo dal 1990 e da allora l’antico legame con il buddismo tibetano si va rinsaldando; sono attivi anche missionari cristiani appartenenti in maggioranza a chiese minori nordamericane a caccia di conversioni. Oggi la Mongolia è indipendente ma drammaticamente priva di risorse; si trovano alcuni insediamenti urbani industrializzati fondati durante l’impero sovietico del dopoguerra dove si trovano strutture educative e sanitarie. Il sostentamento della popolazione nomadica è costituito dall’allevamento di animali quali cammelli, yak, cavalli, pecore e capre; la maggioranza dei nomadi vive nelle gher, le tipiche tende mongole.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g.    Venerdì 3 agosto, partenza per la Mongolia  Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è quello della Aeroflot, ma vi sono anche opzioni diverse; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento come riferimento per i servizi del viaggio, ma Amitaba può verificare anche le possibilità offerte dalle altre compagnie (si segnala solo che se per via di un orario d’arrivo diverso fossero necessari servizi d’accoglienza e trasferimento aggiuntivi per questi verrà richiesto un piccolo extra). Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca è alle 10.40 con arrivo alle 15.00; da Roma Fiumicino è alle 12.35 con arrivo alle 17.25; il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare). 2°g.    4/8 Arrivo a Ulaanbaatar   Arrivo alle ore 6.00, trasferimento e sistemazione in centro città presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova un’enorme statua del Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. 3°g.    5/8 Ulaanbaatar – Valle di Yoliin Am (Parco Nazionale di Gurvan Saikhan)   Oggi inizia il viaggio verso sud arrivando al Parco Nazionale di Gurvan Saikhan  dove si trova la valle di Yoliin Am, la gola del gipeto, chiamata a volte nelle guide “Valle delle aquile” (… anche se qui le aquile non si sono mai viste…), sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi ed i gipeti. Questi monti sono le ultime propaggini orientali della catena degli Altai. Si pernotta nel campo gher Ssaikhrakh Gobi o simile; la tappa è di 600 km, tutti asfaltati. 4°g.    6/8 Valle di Yoliin Am – Parco Nazionale di Khongoryn Els   Si parte per il Parco Nazionale di Khongoryn Els, dove si vedono le dune di sabbia più spettacolari della Mongolia; la strada per arrivarci le costeggia da est ad ovest. Salire sulle dune, alcune delle quali arrivano fino a 800 metri di altezza, è molto impegnativo, ma si è ripagati da un panorama incredibile: è sorprende vedere ai bordi della sabbia zone d’acqua che rendono fertile il terreno formando un ottimo pascolo per i cammelli. Pernottamento presso il campo gher Saijrah Gobi o simile; la tappa è di circa 220 km. 5°g.    7/8 Khongoryn Els – Gurvantes   Oggi si saluta la Mongolia più “turistica” per passare oltre le dune di sabbia in un ambiente desertico montuoso, dove le gazzelle dalla coda nera corrono libere; la meta è il piccolo paese di Gurvantes, che dista 80 km dal confine cinese, famoso per le sue saline e per essere stato un luogo di confino per i dissidenti durante il socialismo. Pernottamento in un piccolo hotel locale, la sistemazione forse più spartana del viaggio, con stanze senza bagno privato; la tappa è di 240 km. 6°g.    8/8 Gurvantes – Khermen Tsav   Si raggiunge Khermen Tsav, un luogo che da solo vale un viaggio in Mongolia. Si trascorre parte della giornata esplorando quest’area incredibile, un labirinto primordiale dove affiora una profusione di ossa dei giganti del passato, immersi in una natura che evoca il senso della creazione e dove la mente si perde nella spettacolare cromaticità delle falesie. Il punto focale è un canyon lungo all’incirca 15 km; è uno dei punti più belli ed inaccessibili della Mongolia, ma anche tra i più remoti. Pernottamento in tenda; il percorso è di circa 240 km. 7°g.    9/8 Khermen Tsav – Zona di Shinjilst   Oggi inizia l’allontanamento dal deserto profondo; si monta il campo nelle vicinanze del Sum (paese) di Shinjilst posizionato all’interno di una catena parallela ai Monti Altai. Se ci sarà il tempo, si transiterà per l’oasi di Zulganai, attraversata dal piccolo omonimo fiume che nasce negli Altai e si estingue nel deserto. Qui la natura è incontaminata; il tappeto verde di erba ed arbusti di questa tipica oasi del Gobi si pone in netto contrasto con le sterili colline sullo sfondo. La tappa è di circa 200 km verso nord ovest. 8°g.    10/8 Shinjilst – Montagna sacra di Eej Khairkhan Uul   Oggi proseguendo verso ovest si raggiunge un altro luogo incredibile, il mitico monte di Eej Khairkhan, uno dei luoghi più sacri ai mongoli che per sommo rispetto evitano addirittura di pronunciarne il nome: è un equivalente di Uluru (Ayers Rock) in Australia. Venerata già prima dell’avvento del buddismo, di forma tondeggiante, questa grande montagna di granito che sorge improvvisamente da un mare di sabbia è stata dichiarata monumento nazionale nel 1992. Ai sui piedi si trovano vasche naturali e rocce dalle particolari figure create dal vento. Pernottamento in tenda, la tappa è di circa 200 km. 9°g.    11/8 Eej Khairkhan Uul – Villaggio di Tugrug   Oggi inizia l’uscita dal deserto del Gobi, ci si avventura attraverso le montagne degli Altai e si pone il campo poco prima di raggiunge il villaggio di Tugrug. La tappa è di circa 400 km. 10°g.    12/8 Villaggio di Tugrug –  Sum di Darvi   Giornata di spostamento attraverso gli Altai meridionali; dal paese di Tugrug, che si trova nella regione di Gov Altai, si arriva nella regione di Khovd al paese di Darvi. Si attraversano altopiani stepposi, dove negli anni scorsi vi è stata la fortuna di vedere molte antilopi saiga. La tappa è di circa 200 km; pernottamento in tenda. 11°g.    13/8 Sum di Darvi – Grotta di Gurvan Tsekhriin Agui – Khovd   Oggi ci si reca all’unica grotta con pitture rupestri della Mongolia. Entrando a Gurvan Tsenheriin Agui si sbuca direttamente nell'Età della Pietra: alta circa venti metri, custodisce alcune pitture di valore inestimabile che risalgono al Paleolitico (dai 12.000 ai 40.000 anni fa). Si tratta di raffigurazioni di animali, nomadi ed altre immagini misteriose. Si prosegue in direzione ovest fermandosi a Khovd, capoluogo dell’omonima regione, che fu un avamposto militare mancese e una delle ultime città ad essere stata liberata dai cinesi nel 1912. Pernottamento presso l’hotel Tsambagarav o simile; il percorso è di circa 280 km quasi tutti asfaltati. 12°g.    14/8 Khovd – Ulgii   Oggi si raggiunge la cittadina di Ulgii, capoluogo del Bayan Ulgii, una regione abitata dalla popolazione kazaka, che ha lingua e tradizioni differenti dai mongoli e che impareremo a conoscere e distinguere. Si percorrerà una bellissima strada che costeggia il fiume Khovd, dove la presenza di moschee e di case di mattoni di fango fanno percepire di essere giunti nella profonda Asia centrale. Entrando nella regione occidentale di Khovd le lancette dell’orologio andranno spostate in avanti di un’ora. Sistemazione presso l’hotel Duman o simile; per la cena si viene accolti da un’ospitale famiglia locale. La tappa di oggi è di 280 km di cui 100 asfaltati in direzione sud ovest 13°g.    15/8 Ulgii – Parco Nazionale del Tavan Bogd; lago Khurgan Nuur    In questo bellissimo Parco Nazionale si trovano la parte più bella degli Altai mongoli, incluso il monte Tavan Bogd, ed i 3 laghi di Khoton, Khurgan e Dayan, con la splendida catena montuosa innevata che segna a sud il confine con la Cina. Vi si trovano inoltre numerosi siti archeologici. Nelle giornate di oggi e di domani si scoprono diverse zone remote abitate dai pastori kazaki, da famiglie tuvaine e di altre minoranze etniche. Pernottamento in tenda; la tappa di oggi è di 240 km in direzione sud ovest, con cui si raggiunge il punto più lontano da Ulaanbaatar.     14°g.    16/8 Lago Khurgan Nuur; esplorazione fino al lago Khoton   Si dedica la giornata all’esplorazione di questa remota area contornata dai monti Altai e ci si reca a vedere dei graffiti rupestri. Pernottamento in tenda; la tappa di oggi è di pochi chilometri. 15°g.    17/8 Lago Khurgan - Ulgii   Ritorno alla città di Ulgii transitando per il paese di Sagsai dove si tiene a fine settembre uno dei due festival delle aquile. Sistemazione in albergo, il Duman o simile; si percorrono circa 200 km. 16°g.    18/8 Ulgii – Lago Achit Nuur   Si lascia la regione del Bayan Ulgii, la tappa è di 200 km in direzione ovest. Si posiziona il campo vicino allo splendido lago Achit, circondato da catene montuose, che funge da porta alla regione kazaka. 17°g.    19/8 Lago Achit Nuur – Lago Khyargas   Oggi si entra nella regione di Uvs, il percorso si snoda attraverso una natura di verdeggianti montagne dove pascolano gli yak. Si raggiunge il lago Khyargas, famoso per le rocce calcaree e la presenza nelle vicinanze di antiche stele di cervo collegate alla presenza di popolazioni turche, dove si pernotta presso il campo gher Itsu Khad. La tappa è di circa 100 km in direzione est. 18°g.    20/8 Lago Khyargas – Lago Telmen   In mattinata si parte per la regione di Zavkhan, dove l’ora torna uguale alla capitale, l’ultima delle regioni occidentali, ricca di acque, tra cui il lago salato di origine tettonica di Telmen, sulle cui rive si posiziona l’ultimo campo tendato. La tappa è di circa 320 km, in direzione est. 19°g.    21/8 Lago Telmen –  Parco Nazionale Terkhin Tsagaan Nuur   L’itinerario prosegue verso est per il Parco Nazionale del lago di Terkhin Tsagaan Nuur, circondato da crateri di vulcani spenti, il più "giovane" dei quali è il Khorgo. In pochi minuti di cammino si raggiunge la sommità del cratere e scendendo all’interno si arriva alle grotte di Shar Nokhoi (traduzione “cane giallo”). Pernottamento nel campo gher Ikh Khorgo o simile; la tappa è di circa 300 km quasi tutti asfaltati. 20°g.    22/8 Lago Terkhin Tsagaan Nuur – Terme di Tsenkher   Si prosegue per le terme di Tsenkher, situate in un’incantevole valle verde ricca di alberi e fiori, dove le acque sorgive vengono riscaldate a 80 gradi dai plutoni magmatici. Il carbonato di sodio, l’idrocarbonato, il solfato, la fluorite e l’idrogeno solforato rendono queste acque ottime per la cura delle articolazioni. Si alloggia presso il campo gher Shivet Maihan o simile; la tappa è di 320 km. 21°g.    23/8 Terme di Tsenkher – Kharakorin – Shank   Si continua in direzione est per  Kharkhorin,  antica  capitale  dell’Impero  Mongolo  di  Gengis  Khan,  dove  sono  rimaste  due  delle quattro  tartarughe  di  pietra  che  originariamente  segnavano  i  confini  della  città.  Visita al monastero museo di Erdene Zuu, costruito sui ruderi di  Kharakurm.  Si prosegue quindi per il monastero di Shank che dista da qui circa 30 km, dove saremo graditi ospiti; piccolo e antico, un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan. Si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella nuova foresteria del monastero.  La sistemazione sarà un po' spartana, in stanze comuni e con i bagni esterni alla mongola, ma è anche l’occasione per dare un aiuto reale a questa piccola comunità monastica. La tappa è di 200 km. 22°g.    24/8 Shank – Ulaanbaatar   Dopo aver assistito alla cerimonia religiosa che si tiene al mattino, che risulta essere la più antica  tutt’ora praticata in Mongolia, si parte per Ulaanbaatar che dista circa 360 km. In città si alloggia presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. 23°g.    25/8 Ulaanbaatar   Visita al Museo di Storia, dove sono illustrati lo sviluppo della storia dell’uomo nelle terre mongole ed i costumi tradizionali delle varie etnie, del Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. 24°g.   Domenica 26 agosto, volo di rientro   Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 7.10 con arrivo a Mosca alle 8.45; partenza per Milano Malpensa alle 11.05 con arrivo alle 13.40 e per Roma Fiumicino alle 11.35 con arrivo alle 14.25 (orari da confermare).
MONGOLIA 2018: Profondo Gobi, al confine col nulla
Grande esplorazione del più vasto deserto dell’Asia
Periodo: 16 lug - 1 ago
Per maggiori dettagli sul Paese, vedi Mongolia. Si parte da Ulaanbaatar in treno verso sud est per Sainshand, dove i veicoli fuoristrada sono in attesa del gruppo; si inizia da qui con l’esplorazione di un sito affascinante, il regno del Signore del Gobi con il monastero di Khamaryn Khid, il centro energetico di Shambala e la montagna sacra di Bayanzurkh. Da qui ci si spinge verso sud ovest fino alle remote regioni dei monti dell’Ikh Bogd, nel cuore del deserto. Si incontra un ampio insieme di luoghi di eccezionale bellezza paesaggistica, da Tsagaan Suvraga e dalle dune di Khongotyn Els ai siti paleontologici di Kermen Tsav, dove l’ambiente straordinario impressiona forse ancor più della profusione di fossili di dinosauro. Si toccano anche siti di grande importanza storica, tra cui primeggia Kharkorin, l’antica capitale di Gengis Khan, Erdene Zuu, la stessa Ulaanbaatar e tanti altri. Per apprezzare da vicino la vera vita della Mongolia si sarà anche ospiti di una famiglia di allevatori nomadi, per avvicinare la bellezza ma anche la durezza di una vita così lontana da noi; si incontrano degli allevatori di cammelli e si vivrà infine un’esperienza unica in Mongolia soggiornando in un monastero buddista, dove la nostra presenza contribuirà anche un piccolo aiuto finanziario. In sintesi, è un viaggio perfetto per chi voglia di vivere un’esperienza intensa, scoprendo la vera Mongolia. Il deserto del Gobi Il Gobi è una vasta area desertica dell'Asia centrale, situata in gran parte in Mongolia, di cui occupa un terzo del territorio, misura circa 1610 km da est a ovest e circa 970 km da nord a sud. L'altitudine dell'altopiano del Gobi varia dai 914 mt della zona orientale ai 1514 mt della parte occidentale ed è caratterizzato da piane ondulate e ghiaiose, inframmezzate da bassi rilievi e da colli isolati. Se si esclude la parte sud-orientale, completamente arida, la regione presenta una stentata vegetazione erbacea e arbustiva, sufficiente a nutrire le greggi dei pastori nomadi che vivono nella zona; pozzi occasionali e laghi poco profondi rappresentano le sole riserve idriche. Le zone marginali a nord e a nord-ovest sono fertili, mentre all'estremità sudorientale dell'area desertica prevalgono steppe o praterie. I primi europei che attraversarono il deserto di Gobi furono i membri di una spedizione guidata da Marco Polo nel 1275. In epoca moderna numerose spedizioni si avventurarono nel Gobi, l'American Museum of Natural History di New York promosse negli anni 1921-1930 una serie di spedizioni guidate dal naturalista americano Roy Chapman Andrews che portarono alla scoperta di un bacino incredibilmente ricco di uova fossili di dinosauro. Ma il Gobi, oltre a paesaggi mozzafiato, rivela antichi monasteri nascosti tra le lunghe catene di rocce granitiche ed è popolato da antiche leggende di fonti miracolose e di alberi duri come la roccia il cui legno non galleggia. Organizzazione di Amitaba in Mongolia I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’) che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia è attiva con diverse attività di sostegno, come indicato nel nostro sito. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici Uaz seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; gli unici tratti asfaltati sono nei pressi della capitale. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 3300 chilometri. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia per 5 notti in tenda (di cui tre consecutive), una al monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come erano nelle vecchie campagne italiane), due in un semplice hotel locale, una presso una famiglia e 4 nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa e anche vegetariana. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento sono curati da nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo. Per il viaggio in treno si utilizzano cuccette da quattro letti fornite di lenzuola. Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la capitale non si trovano più hotel e si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando in tenda; molti dei campi fissi sono comodamente attrezzati, ma non sono degli hotel. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Clima e attrezzatura Il clima in luglio è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 25 e i 35 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. E’necessario disporre di un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di zero gradi; Alfredo Savino può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento che possa essere resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie. Alcuni cenni generali e storici La Mongolia è vasta quasi cinque volte l’Italia e la maggior parte del territorio è situata a quote piuttosto elevate, con un’altezza media di circa 1600 metri e poche aree coltivabili. La popolazione di circa 2,4 milioni si disperde con una densità di solo 1,3 abitanti per chilometro quadrato; la matrice culturale dei mongoli è tipicamente nomadica e nei contenuti abbina tratti di sciamanesimo alla sofisticazione del buddismo tibetano. L’ambiente naturale presenta quattro aree principali: a nord il territorio della taiga, dei grandi laghi e delle foreste di conifere, a ovest i monti dell'Altai, dal centro ad est le steppe e la regione degli altopiani, mentre il sud è il regno del deserto del Gobi. Le origini della Mongolia secondo le fonti storiche si individuano nella presenza di tribù di stirpe unna a partire dal V secolo e di stirpe turca dal VII secolo. Nel XII secolo la figura mitica di Gengis Khan porta all’unificazione territoriale e sono di questo periodo le più antiche testimonianze documentate. La massima espansione dell’impero mongolo giunse al Mar Giallo ad est ed alla piana del Danubio ad ovest, grazie alla capacità combattiva degli indomabili guerrieri nomadi mongoli, abilissimi cavalieri che seppero adottare strategie razionali ed equipaggiamenti efficienti. L’occupazione sovietica nel secolo scorso è stata devastante, sia per il tentativo di rendere sedentaria una popolazione storicamente nomadica, sia per la furibonda repressione culturale: al tempo dell’instaurazione del regime sovietico nel 1921 circa 100.000 monaci vivevano in 700 monasteri, ma nei decenni successivi le cerimonie furono dichiarate fuorilegge ed i luoghi di culto furono inizialmente chiusi e poi quasi tutti distrutti. Furono risparmiati solo alcuni dei monasteri principali ed oggi in tutta la Mongolia se ne contano solo una ventina. La libertà di culto è stata reintrodotta solo dal 1990 e da allora l’antico legame con il buddismo tibetano si va rinsaldando; sono attivi anche missionari cristiani appartenenti in maggioranza a chiese minori nordamericane a caccia di conversioni. Oggi la Mongolia è indipendente ed è ricca di risorse naturali, il cui sfruttamento rischia ora di stravolgere l’ambiente naturale e il tessuto sociale. Al di fuori della capitale si trovano pochi insediamenti urbani, fondati durante l’impero sovietico del dopoguerra per motivi industriali e produttivi, dove si trovano strutture educative e sanitarie. Il sostentamento della popolazione nomadica è costituito dall’allevamento di animali quali cammelli, yak, cavalli, pecore e capre; la maggioranza dei nomadi vive nelle gher, le tipiche tende mongole.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO (Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici) 1°g.    Lunedi 16 luglio, partenza per la Mongolia   Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è quello della Aeroflot, ma vi sono anche opzioni diverse; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento come riferimento per i servizi del viaggio, ma Amitaba può verificare anche le possibilità offerte dalle altre compagnie (si segnala solo che se per via di un orario d’arrivo diverso fossero necessari servizi d’accoglienza e trasferimento aggiuntivi per questi verrà richiesto un piccolo extra). Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca è alle 12.15 con arrivo alle 16.40; da Roma Fiumicino è alle 12.35 con arrivo alle 17.25. Il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare). 2°g.    17/7 Arrivo a Ulaanbaatar – Treno per Sainshand   Arrivo alle ore 6.00, incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale della Mongolia, costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan, da dove si gode un bellissimo panorama della città e delle colline circostanti e si trova una enorme statua del Buddha. Nel pomeriggio si prende il treno della trans mongolica in direzione sud est per la città di Sainshand, che si trova nel deserto del Gobi a circa 480 km di distanza. Pernottamento in treno in cuccetta. 3°g.    18/7 Sainshand: monastero di Khamaryn Khiid, Shambala e montagna sacra di Bayanzurkh Arrivo nella notte (verso l’una di mattina) a Sainshand, capoluogo della regione del Dornogovi; ci si accomoda all’hotel Lux o simile per riposare. Oggi si percorreranno i luoghi dove migliaia di mongoli vanno in pellegrinaggio ogni anno, iniziando dal monastero di Khamryn Khiid, fondato nel 1820 e unico di scuola Nyingmapa in Mongolia. A nord del monastero si trovano delle grotte di meditazione e nelle vicinanze anche un particolare punto considerato un importante centro energetico, dove si crede che si possa acquisire, tramite alcuni riti, energia vitale; ma la grande fama del luogo è data dal fatto che fu tradizionalmente considerato una porta segreta per accedere al mistico regno illuminato di Shambala, dove vengono custoditi gli insegnamenti di Kalachakra, la “Ruota del Tempo”. Da qui ci si sposta a Bayanzurkh Uul, la più famosa delle montagne sacre del Gobi orientale; questo sito era originariamente dedicato ai culti sciamanici ed in seguito vi fu costruito, vicino alla sommità, un tempio di meditazione buddista. Oggi questa piccola montagna, la cui salita è facilitata da una serie di gradini, è molto visitata in quanto si crede che sussurrando i propri desideri nei cumuli di pietra sulla sommità questi si avverino. Nel tardo pomeriggio, se ci sarà tempo, si visita il museo dedicato a Danzan Ravjaa, una delle figure culturalmente più significative della Mongolia nel XIX secolo. Egli ottenne la fama di maestro spirituale buddista altamente illuminato; ma fu anche poeta, artista e attivista per la giustizia sociale e l'istruzione pubblica. Il Museo a lui dedicato è stato fondato nel 1991. Alla sua  morte avvenuta nel 1856 il suo discepolo Ishlodon ha assunto il ruolo di “takhilch”, o curatore degli oggetti associati alla sua vita; questo ruolo è stato poi trasmesso all'interno della sua famiglia per cinque generazioni, fino a quando durante le repressioni religiose del 1938 fu dato ordine di distruggere il monastero di Khamryn Khiid e tutto il suo contenuto. Ma fortunatamente il curatore dell’epoca salvò segretamente molti oggetti entrando nel monastero di nascosto ogni notte e riempiendo delle casse con libri, costumi teatrali, opere d'arte religiose e oggetti personali; seppellì tutto nelle vicinanze, dove questi preziosi oggetti restarono nascosti fino al 1990 quando, con la fine del governo socialista, il nipote di quel coraggioso custode li ha dissotterrati e ha fondato il Museo. Il tour oggi è di circa 120 km. 4°g.    19/7 Sainshand – Mandakh Soum   Oggi inizia lo spostamento verso il Gobi meridionale percorrendo una pista che corre vicino alla frontiera cinese, una tappa di circa 330 km. Pernottamento in tenda. 5°g.    20/7 Mandakh Soum – Yoliin Am (Parco Nazionale di Gurvan Saikhan)   Proseguimento del viaggio e ingresso nel Parco Nazionale di Gurvan Saikhan, dove si visita Yoliin Am, posizionata ad un’altezza di 200 mt sul livello del mare e chiamata erroneamente dalle guide “Valle delle aquile” (…qui le aquile non si sono mai viste…), sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, e dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi e i gipeti. Si pernotta presso una famiglia che mette a disposizione delle gher, un ottimo modo questo anche per aiutare direttamente la popolazione locale. La tappa è di circa 280 km. 6°g.    21/7 Yoliin Am – Bayanzag – Parco Nazionale di Khongoryn Els   Proseguendo verso est si arriva a Bayanzag – che tradotto significa “Vette infuocate” – dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche, trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie fino ad allora sconosciute. Si giunge quindi al Parco Nazionale di Khongoryn Els, con le dune di sabbia più alte e spettacolari della Mongolia. Salire sulle dune più alte è molto impegnativo, ma si è ripagati da un panorama incredibile: è sorprende vedere ai bordi della sabbia zone d’acqua che rendono fertile il terreno formando un ottimo pascolo per i cammelli. Pernottamento al campo gher Gobi Erdene o simile; la tappa è di circa 260 km. 7°g.    22/7 Khongoryn Els – Nemegt Uul   Si inizia ad inoltrarsi nel profondo deserto, dove la presenza umana è sporadica o pressoché assente. Il Nemegt Uul è un complesso montuoso la cui roccia rossa ricorda quella di Bayanzag, un’area famosa per essere un bacino ricchissimo di fossili di dinosauri. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 200 km. 8°g.    23/7 Nemegt Uul – Kherman Tsav   Oggi si raggiunge Khermen Tsav, un luogo che da solo vale un viaggio in Mongolia. Si trascorre la giornata esplorando quest’area incredibile, un labirinto primordiale dove affiora una profusione di ossa dei giganti del passato, immersi in una natura che evoca il senso della creazione e dove la mente si perde nella spettacolare cromaticità delle falesie. Questo è uno dei punti più belli e inaccessibili della Mongolia, ma anche tra i più remoti. Pernottamento in tenda; il percorso è di circa180 km. 9°g.    24/7 Khermen Tsav – Oasi di Zulganai Si trascorre la mattina esplorando, il punto focale è un canyon lungo all’incirca 15 km. Si raggiunge quindi l’oasi di Zulganai, circa 40 km, posta sui confini meridionali della Mongolia e attraversata dal piccolo omonimo fiume che nasce negli Altai e si estingue nel deserto. Qui la natura è incontaminata; il tappeto verde di erba e arbusti che la compone si pone in netto contrasto con le sterili colline sullo sfondo di questa tipica oasi del Gobi. Pernottamento in tenda; si percorrono circa 50 km. 10°g.    25/7 Oasi di Zulganai – Bayangovi   Inizia il percorso di rientro verso nord. Si raggiunge il piccolo centro urbano di Bayangovi, che dista circa 200 km, posizionato in un punto strategico per raggiungere alcune località di estremo interesse. Questa zona è dominata dalla catena montuosa dell’Ikh Bogd. Pernottamento presso il campo gher Gobi Temee o simile per due notti. 11°g.    26/7 Bayangovi: Tsagaan Bulag e Bichigt Khad   Giornata dedicata all’esplorazione della regione. Si inizia con la visita di Tsagaan Bulag, una formazione rocciosa che per i mongoli ha origini magiche ed alle cui sorgenti si abbeverano molti animali domestici e selvatici. Proseguendo verso meridione per altri 70 km si arriva a Bichigt Khad, un canyon ricco di particolari petroglifi risalenti a tremila anni fa. Da qui si rientra poi al campo gher. 12°g.    27/7 Bayangovi - Grotta di Tsagaan Agui – Baruun Bayan Ulaan Sum   Partenza per la grotta di Tsagaan Agui, tempestata di cristalli, dove sono state ritrovate tracce di presenza umana che antecedono la preistoria. Dopo la visita si riprende il percorso verso nord est iniziando la transizione ambientale dal deserto alla steppa. Si sosta nelle vicinanze del paesino di Baruun Bayan Ulaan Sum; pernottamento in tenda. Tappa di circa 200 km. 13°g.    28/7 Baruun Bayan Ulaan Sum – Monastero di Ong   La tappa di oggi conduce al monastero di Ongh, un tempo un esteso complesso monastico che si trovava su una importante arteria carovaniera, segnata dal fiume omonimo, dove ora è stato ricostruito un tempio. L’ambiente naturale è di particolare interesse per il contrasto tra le montagne nere, che circondano le vestigia del monastero, e il fiume che rende verdi le sue coste. Pernottamento presso il campo gher Ongi Energy o simile; la tappa è di circa 240 km. 14°g.    29/7 Monastero di Ong – Kharkhorin – Monastero di Shank   Al mattino si parte presto proseguendo in direzione nord per Kharkhorin, antica capitale dell’impero mongolo di Gengis Khan, dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città. Visita al monastero-museo di Erdene Zuu, costruito sui ruderi di Kharkhorin. Si prosegue quindi per il monastero di Shank dove saremo graditi ospiti della comunità monastica. Shank è un piccolo e antico monastero che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. Tappa di circa 260 km. 15°g.    30/7 Monastero di Shank – UlaanBataar   Dopo aver assistito alla cerimonia che si tiene tutte le mattine, si prosegue per Ulaanbaatar che dista circa 360 km, dove si alloggia presso l’hotel Sabt Asar (3*) o simile. 16°g.    31/7 UlaanBaatar   Alla mattina visita al Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi monasteri rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. Nel tardo pomeriggio si assisterà a uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo. Pernottamento in hotel. 17°g.    Mercoledi 1 agosto, volo di rientro   Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 8.10 con arrivo a Mosca alle 8.50; partenza per Milano Malpensa alle 11.05 con arrivo alle 13.40 e per Roma Fiumicino alle 11.35 con arrivo alle 14.20 (orari da confermare).
MONGOLIA 2018: Festival del Naadam, natura e tradizioni
Dal nord al deserto del Gobi, alla scoperta di un mondo senza confini
Periodo: 30 giu - 16 lug
Il tour nasce da una profonda conoscenza di queste terre, perfetto per chi vuole scoprire le diverse anime della Mongolia, i luoghi più famosi ma anche quelli non toccati dal turismo. Sono previste escursioni a piedi che seguono sentieri non impegnativi della durata massima di qualche ora. Per maggiori dettagli sul Paese, vedi Mongolia. Il festival del Naadam a Dalanzadgad Ogni anno a luglio si svolge il festival del Naadam, che dal 1921 ha assunto la forma di una celebrazione dell’indipendenza della Mongolia; in questa ricorrenza si possono ammirare i contesti tradizionali di lotta, corsa dei cavalli e tiro con l’arco. A Ulaanbaatar le rappresentazioni si svolgono in un grande stadio e oggi sono organizzate come un fenomeno di massa; ma vi sono dei Naadam in altre località che spesso risultano più veri e meno imbrigliati dai tempi televisivi e dalle esigenze del turismo. Questo ci ha portato a costruire un viaggio che includa la partecipazione ad un Naadam genuino, in mezzo alle steppe sconfinate, dove per avvicinare i lottatori o i cavalli non sia necessario possedere un pass e dove ci si possa sedere di fianco a un gruppo di anziani e scambiare con loro del tabacco da fiuto. Organizzazione di Amitaba in Mongolia I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’) che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia è attiva con diverse attività di sostegno, come indicato nel nostro sito. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; i tratti asfaltati sono nei pressi della capitale e lungo alcune arterie stradali principali. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 3200 km. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia 4 notti in tenda, una nel monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come lo erano nelle vecchie campagne italiane), 1 in alberghi locali e 6 nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa ed anche vegetariana. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento delle parti comuni sono curati dal nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo. Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale ed ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Clima e attrezzatura Il clima all’inizio di luglio è secco, le temperature previste sono tra i 10 ed i 30 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi; le regioni più settentrionali di Amarbayantsgalant e Oghi presentano un ambiente più umido, dove in luglio sono possibili piogge. E’necessario disporre di un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di 5 gradi; Alfredo Savino può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento che possa resistere ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie. Alcuni cenni generali e storici La Mongolia è vasta quasi cinque volte l’Italia e la maggior parte del territorio è situata a quote piuttosto elevate, con un’altezza media di circa 1600 metri e poche aree coltivabili. La popolazione di circa 2,4 milioni si disperde con una densità di solo 1,3 abitanti per chilometro quadrato; la matrice culturale dei mongoli è tipicamente nomadica e nei contenuti abbina tratti di sciamanesimo alla sofisticazione del buddismo tibetano. L’ambiente naturale presenta quattro aree principali: a nord il territorio della taiga, dei grandi laghi e delle foreste di conifere, a ovest i monti dell'Altai, dal centro ad est le steppe e la regione degli altopiani, mentre il sud è il regno del deserto del Gobi. Le origini della Mongolia secondo le fonti storiche si individuano nella presenza di tribù di stirpe unna a partire dal V secolo e di stirpe turca dal VII secolo. Nel XII secolo la figura mitica di Gengis Khan porta all’unificazione territoriale e sono di questo periodo le più antiche testimonianze documentate. La massima espansione dell’impero mongolo giunse al Mar Giallo ad est ed alla piana del Danubio ad ovest, grazie alla capacità combattiva degli indomabili guerrieri nomadi mongoli, abilissimi cavalieri che seppero adottare strategie razionali ed equipaggiamenti efficienti. L’occupazione sovietica nel secolo scorso è stata devastante, sia per il tentativo di rendere sedentaria una popolazione storicamente nomadica, sia per la furibonda repressione culturale: al tempo dell’instaurazione del regime sovietico nel 1921 circa 100.000 monaci vivevano in 700 monasteri, ma nei decenni successivi le cerimonie furono dichiarate fuorilegge ed i luoghi di culto furono inizialmente chiusi e poi quasi tutti distrutti. Furono risparmiati solo alcuni dei monasteri principali ed oggi in tutta la Mongolia se ne contano solo una ventina. La libertà di culto è stata reintrodotta solo dal 1990 e da allora l’antico legame con il buddismo tibetano si va rinsaldando; sono attivi anche missionari cristiani appartenenti in maggioranza a chiese minori nordamericane a caccia di conversioni. Oggi la Mongolia è indipendente ed è ricca di risorse naturali, il cui sfruttamento rischia ora di stravolgere l’ambiente naturale e il tessuto sociale. Al di fuori della capitale si trovano pochi insediamenti urbani, fondati durante l’impero sovietico del dopoguerra per motivi industriali e produttivi, dove si trovano strutture educative e sanitarie. Il sostentamento della popolazione nomadica è costituito dall’allevamento di animali quali cammelli, yak, cavalli, pecore e capre; la maggioranza dei nomadi vive nelle gher, le tipiche tende mongole.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g.    Sabato 30 giugno, partenza per la Mongolia   Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è quello della Aeroflot, ma vi sono anche opzioni diverse; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento come riferimento per i servizi del viaggio, ma Amitaba può verificare anche le possibilità offerte dalle altre compagnie (si segnala solo che se per via di un orario d’arrivo diverso fossero necessari servizi d’accoglienza e trasferimento aggiuntivi per questi verrà richiesto un piccolo extra). Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca è alle 10.40 con arrivo alle 15.00; da Roma Fiumicino alle 12.35 con arrivo alle 17.25. Il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare). 2°g.    1/7 Arrivo a Ulaanbaatar   Arrivo alle ore 6.00, trasferimento e sistemazione in centro città presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova una enorme statua di Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e sulle colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. 3°g.    2/7 Ulaanbaatar – Monastero di Amarbayantsgalant   Partenza in direzione di Darkhan, situata a nord di Ulaanbaatar. Lasciata la capitale inizia subito l’incontro con il vasto paesaggio della Mongolia, con le gher che punteggiano le ondulate praterie. Poco prima di entrare in città si devia verso ovest arrivando al monastero di Amarbayasgalant, uno dei più belli e importanti della Mongolia. Visita del monastero, unico nel suo genere; infatti è stato costruito nel 1737 seguendo tutti i canoni architettonici dell’arte mancese ed è dedicato a Zanabazar, il primo imperatore-lama della Mongolia, scienziato e grande scultore, la cui salma venne traslata qui nel 1779. La tappa è di 360 km di buona strada asfaltata. Pernottamento in campo gher, il Amarbaysgalant Urguu o simile. 4°g.    3/7 Amarbayantsgalant – Lago Oghi Nuur   Si lascia Amarbayantsgalant in direzione ovest attraverso paesaggi straordinari, tra vallate con versanti boscosi abitate da famiglie nomadi allevatrici di yak. Arrivo sulle sponde del lago Oghi Nuur, un vero osservatorio naturale privilegiato per ammirare la vita degli uccelli. Si pernotta nel campo gher di Oghi Tur o simile. La tappa di oggi è di 450 km, di cui una buona parte su strada asfaltata. 5°g.    4/7 Lago Oghi Nuur – Lago Terkhin Tsagan Nuur   Trasferimento attraverso foreste boreali verso il lago di Terkhin Tsagan Nuur, circondato da crateri di vulcani spenti, il più giovane dei quali è il Khorgo. La strada si dipana tra monti e vallate, e dal punto più alto del percorso si può godere un panorama d'inimmaginabile bellezza. Pernottamento in campo gher, l’Ikh Khorgo o simile. La tappa è di 120 km. 6°g.    5/7 Lago Terkhin Tsagan Nuur – Fiume Suman   Visita del vulcano Khorgo, dove in pochi minuti di cammino si raggiunge la sommità del cratere e scendendo all’interno si arriva alle grotte di Shar Nokhoi (traduzione “cane giallo”). Nel pomeriggio ci si sposta al fiume Suman, che scorre attraverso gole create da antiche eruzioni vulcaniche. Si posiziona qui il primo campo tendato; la tappa è di circa 150 km. 7°g.    6/7 Fiume Suman – Kharkhorin – Monastero di Shank   Al mattino si parte presto in direzione sud est percorrendo una buona strada asfaltata che costeggia per un lungo tratto il fiume Chuluut, attraverso un ambiente in gran parte di steppa con canyon formati da antiche eruzioni magmatiche, e si arriva a Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan. Oggi è solo un villaggio dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città; su di un panoramico colle alle spalle delle casette è stato eretto un moderno monumento che esalta le antiche glorie dell’Impero, quando questo luogo era il centro del mondo. Si visita il monastero-museo di Erdene Zuu, meta di pellegrinaggio per i mongoli, che colpisce anche per le lunghe mura sormontate da piccoli stupa che ne delimitano lo spazio sacro dalle vaste praterie e dai colli verdi; costruito sui ruderi di Kharkhorin, contiene diversi templi molto interessanti da visitare ed un piccolo museo. Ci si sposta quindi al monastero di Shank, situato a 30 km, dove saremo graditi ospiti. Shank è un piccolo e antico monastero situato in un piccolo villaggio tra le vaste praterie che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan, dove si ammirano alcune importanti tanke del tantra di Kalachakra; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. Si percorrono circa 250 km. 8°g.    7/7 Monastero di Shank – Monastero di Ongh   Inizia il percorso verso sud che porta nel deserto del Gobi, il più grande dell’Asia; man mano che si procede non si vedono più alberi ed il territorio diventa progressivamente più arido con la presenza sempre più frequente dei cammelli bactriani. La tappa di oggi, circa 220 km, porta fino alle rovine del monastero di Ongh, di cui è stato recentemente ricostruito un tempio. L’ambiente naturale è di particolare interesse per il contrasto tra le montagne scure, che circondano i resti del monastero, e le rive verdi del fiume che solca la piccola vallata. Sistemazione al campo gher Ongi Energy o simile. 9°g.    8/7 Monastero di Ongh – Bayanzag -  Khongoryn Els   Si continua verso sud arrivando a Bayanzag – che tradotto significa “Vette infuocate”, dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie sconosciute fino ad allora, tutti resti molto importanti che sono stati portati nei musei. A Bayanzag le falesie terrose rosse che si aprono sulla vastità del Gobi sono spettacolari, ed il sentiero che ne percorre i bordi stupendo. Proseguendo si giunge al Parco Nazionale di Khongoryn Els, dove si fa un’escursione alle dune di sabbia più grandi e spettacolari della Mongolia. Salire sulle dune più alte è molto impegnativo, ma se si riesce ad arrivarci si è ripagati con uno dei panorami più incredibili della Mongolia; è sorprende vedere ai bordi delle dune zone d’acqua che rendono fertile il terreno formando un ottimo pascolo per i cammelli. Pernottamento al campo gher Gobi Erdene o simile; si percorrono circa 340 km. 10°g.    9/7 Khongoryn Els – Valle di Yoliin Am   Si seguono i bellissimi cordoni dunari verso est arrivando al Parco Nazionale di Gurvan Saikhan dove si visita la valle di Yoliin Am, chiamata a volte nelle guide “Valle delle aquile” (… anche se qui le aquile non si sono mai viste…), sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi ed i gipeti. Questi monti sono le ultime propaggini orientali della catena degli Altai; si posiziona in quest’area il secondo campo tendato. La tappa è di circa 180 km. 11°g.    10/7 Yoliin Am – Naadam a Dalanzadgad   Si raggiunge la piccola cittadina di Dalanzadgad, che dista circa 80 km; oggi è il giorno del Naadam, si potranno vedere da vicino le corse dei cavalli e la lotta tradizionale. È un momento unico in cui si assaggeranno i piatti tipici e le bevande tradizionali mongole. La scelta di partecipare ad un Naadam di una piccola cittadina è maturata dall’esperienza di questi anni di viaggi in Mongolia, perché in queste località remote le ricorrenze sono più vivibili dal visitatore, che si può mischiare tra la folla, a differenza di quello della capitale dove si assiste alle gare in uno stadio alla stregua di uno spettacolo, senza la possibilità di interagire con la gente. Pernottamento in un hotel locale. 12°g.    11/7 Dalanzadgad – Tsagaan Suvraga   Inizia il percorso di rientro verso nord, attraverso l’ambiente semiarido del Gobi. Giunti sul bordo delle falesie di Tsagaan Suvraga si resta colpiti dai colori intensi delle erosioni; ai propri piedi si apre una distesa di collinette policrome, una incredibile tavolozza naturale con la visuale della steppa all’orizzonte. Questa profonda fenditura che taglia il terreno da est ad ovest un tempo era sommersa, probabilmente non dall’antico mare che occupava l’attuale area del Gobi, ma da acque fluviali. Da lontano le formazioni calcaree di Tsagaan Suvraga, alte fino 30 metri, evocano le rovine di un’antica città; è molto bello percorrere il sentiero che le contorna alla base. Pernottamento al campo gher Tsagaan Suvarga o simile, la tappa è di circa 260 km. 13°g.    12/7 Tsagaan suvraga – Riserva naturale di Ikh Nart   Oggi si entra nella regione del Gobi centrale raggiungendo Ikh Nart, un’area famosa per la presenza di molte pecore argali, che qui si inerpicano su montagne granitiche. Si pone qui il terzo campo tendato; la tappa è di 270 km. 14°g.    13/7 Riserva naturale di Ikh Nart – Ikh Gasriin Chuluu   Continuando a nord per altri 100 km si arriva tra i monti granitici di Ikh Gasriin Chuluu, una catena lunga una trentina di chilometri che nasconde molte interessanti grotte intrise di antiche leggende, uno dei luoghi più sorprendenti di questo paese, dove le rocce granitiche consumate dal tempo creano forme plastiche sorprendenti. Si posiziona l’ultimo campo tendato in un punto molto bello, potendo esplorare il territorio con tranquille passeggiate. 15°g.    14/7 Ikh Gasriin Chuluu – Ulaanbaatar   Si parte per Ulaanbaatar che dista circa 360 km, quasi tutti di strada asfaltata; si alloggia presso l’hotel Sant Asar  o simile. Ad Ulaanbaatar si assiste ad uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo. 16°g.    15/7 Ulaanbaatar   Visita al Museo di Storia, dove sono illustrati lo sviluppo della storia dell’uomo nelle terre mongole e i costumi tradizionali delle varie etnie, del Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. 17°g.    Lunedì 16 luglio, volo di rientro   Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 7.10 con arrivo a Mosca alle 8.45; partenza per Milano Malpensa alle 11.05 con arrivo alle 13.40 e per Roma Fiumicino alle 11.35 con arrivo alle 14.25 (orari da confermare).
MONGOLIA 2018: Trekking tra i nomadi kazaki
Nel Bayan Ulghi, monti e popoli degli Altai
Periodo: 17 giu - 30 giu
Per maggiori dettagli sul Paese, vedi Mongolia. La regione di Bayan Ulgii (Altai) La regione mongola di Bayan Ulgii offre una grande varietà ambientale ed è coronata dalla catena dei monti Altai, che distano 2000 chilometri da Ulaanbaatar e formano il confine naturale con la Russia e il Kazakistan a dominio cinese. Qui si trova la vetta più alta della Mongolia, l’Huiten Uul (4373 mt), che fa parte delle cinque cime del Tavan Bogd (letteralmente, "i cinque illuminati"), un’area che forma il confine tra i tre paesi; la cima più alta è il monte Belukha (4,506 mt), posizionato oltre il confine negli Altai russi. Sparsi tra questi stupendi monti si trovano una ventina di grandi ghiacciai, tra i quali il Potanina è il più esteso. Una delle aree più belle è il parco nazionale di Altai Tavan Bogd, che si estende tra la Mongolia ed il confine cinese e raccoglie numerosi laghi tra cui l’Hoton, il Dayan Nuur e il Tolbo.               Gli abitanti sono in maggioranza kazaka, di religione musulmana; hanno iniziato a trasferirsi in queste aree verso il 1840 per pascolare pecore e capre nel periodo estivo e all’inizio del secolo scorso hanno cominciato a stabilirsi permanentemente nella regione. La lingua utilizzata è il kazako, anche se la maggior parte delle persone sono bilingue e parlano anche il mongolo. I kazaki della Mongolia sono rimasti isolati e conservano tradizioni millenarie andate ormai perdute nella loro terra d’origine. La moschea di Ulgii dopo la caduta del socialismo è stata riaperta ed il pellegrinaggio alla Mecca ha ripreso, ma la religione viene vissuta in modo aperto e tollerante: le donne non devono usare il velo e gli uomini amano consumare alcolici. Dopo il 1990 a molti kazaki mongoli è stato permesso di migrare verso il Kazakistan, con un considerevole flusso di persone durato alcuni anni, e ci sono state lunghe trattative tra Kazakistan e Mongolia per permettere ai kazaki mongoli di avere la doppia cittadinanza, risolta per ora con il permesso a loro concesso di entrare in Kazakistan senza visto. Questa parte della Mongolia, anche perché dista un lungo viaggio di quattro giorni da Ulaanbaatar, ha maggiori contatti con le regioni confinanti russe e cinesi. La popolazione si dedica soprattutto alla pastorizia transumante; durante l’inverno si rifugia in villaggi riparati all’interno di valli profonde utilizzando case di legno, per migrare poi in estate verso i pascoli di montagna. Questi pastori utilizzano tende molto simili alle grandi gher mongole, con alcune differenze che le rendono tipiche. Organizzazione di Amitaba in Mongolia I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa “buona idea”) che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia è attiva con diverse attività di sostegno, come indicato nel nostro sito. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; i tratti asfaltati sono nei pressi della capitale e lungo alcune arterie stradali principali. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è comunque abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci e parti dove l’irregolarità del terreno rende la marcia lenta. Fuori da Ulaanbaatar, dove si alloggia per tre notti in hotel a tre stelle, si pernotta in semplici hotel e una o due notti in gher. Si utilizza la tenda per 6 notti (per quattro notti consecutive all’inizio, poi altre due); i campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento sono curati dal nostro personale. Viene proposta una cucina semplice ma sostanziosa, anche vegetariana. Tutta l’attrezzatura necessaria è fornita, ad eccezione del sacco a pelo. Il viaggio richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la “civiltà” non si trovano più hotel di qualità e si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree, camminando e pernottando in tenda. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Partecipare al trekking Per partecipare al trekking bisogna avere una discreta forma fisica, ma non servono precedenti esperienze di trekking difficili o di preparazione alle condizioni di vita in alta montagna; è però importante potersi sentire a proprio agio in situazioni di fatica anche prolungata ed eventualmente in condizioni climatiche avverse. Si percorrono tappe giornaliere con il supporto di cavalli che trasportano il bagaglio e tutta l’attrezzatura. Per chi preferisce, c’è la possibilità di effettuare il percorso utilizzando un cavallo (pagando un piccolo extra di circa € 15 al giorno); si usano animali docili facilmente cavalcabili anche dai meno esperti, rendendo così il percorso alla portata della gran parte delle persone. Si consiglia in questo caso di portare con se ghette o stivali per coprire l’interno della parte inferiore delle gambe. Clima e attrezzatura Il clima in giugno è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 15 e i 25 gradi, con possibili punte minime notturne di 0 gradi. È necessario disporre di un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di -5 gradi; Alfredo Savino, guida del viaggio, può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento che possa resistere ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie. Alcuni cenni generali e storici (Per maggiori dettagli, si veda anche la sezione “Mongolia” in “Paesi e tradizioni” del sito di Amitaba) La Mongolia è vasta quasi cinque volte l’Italia e la maggior parte del territorio è situata a quote piuttosto elevate, con un’altezza media di circa 1600 metri e poche aree coltivabili. La popolazione di circa 2,4 milioni si disperde con una densità di solo 1,3 abitanti per chilometro quadrato; la matrice culturale dei mongoli è tipicamente nomadica e nei contenuti abbina tratti di sciamanesimo alla sofisticazione del buddismo tibetano. L’ambiente naturale presenta quattro aree principali: a nord il territorio della taiga, dei grandi laghi e delle foreste di conifere, a ovest i monti dell'Altai, dal centro ad est le steppe e la regione degli altopiani, mentre il sud è il regno del deserto del Gobi. Le origini della Mongolia secondo le fonti storiche si individuano nella presenza di tribù di stirpe unna a partire dal V secolo e di stirpe turca dal VII secolo. Nel XII secolo la figura mitica di Gengis Khan porta all’unificazione territoriale e sono di questo periodo le più antiche testimonianze documentate. La massima espansione dell’impero mongolo giunse al Mar Giallo ad est ed alla piana del Danubio ad ovest, grazie alla capacità combattiva degli indomabili guerrieri nomadi mongoli, abilissimi cavalieri che seppero adottare strategie razionali ed equipaggiamenti efficienti. L’occupazione sovietica nel secolo scorso è stata devastante, sia per il tentativo di rendere sedentaria una popolazione storicamente nomadica, sia per la furibonda repressione culturale: al tempo dell’instaurazione del regime sovietico nel 1921 circa 100.000 monaci vivevano in 700 monasteri, ma nei decenni successivi le cerimonie furono dichiarate fuorilegge ed i luoghi di culto furono inizialmente chiusi e poi quasi tutti distrutti. Furono risparmiati solo alcuni dei monasteri principali ed oggi in tutta la Mongolia se ne contano solo una ventina. La libertà di culto è stata reintrodotta solo dal 1990 e da allora l’antico legame con il buddismo tibetano si va rinsaldando; sono attivi anche missionari cristiani appartenenti in maggioranza a chiese minori nordamericane a caccia di conversioni. Oggi la Mongolia è indipendente ed è ricca di risorse naturali, il cui sfruttamento rischia ora di stravolgere l’ambiente naturale e il tessuto sociale. Al di fuori della capitale si trovano pochi insediamenti urbani, fondati durante l’impero sovietico del dopoguerra per motivi industriali e produttivi, dove si trovano strutture educative e sanitarie. Il sostentamento della popolazione nomadica è costituito dall’allevamento di animali quali cammelli, yak, cavalli, pecore e capre; la maggioranza dei nomadi vive nelle gher, le tipiche tende mongole.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g.    Domenica 17 giugno, partenza per la Mongolia   Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è quello della Aeroflot, ma vi sono anche opzioni diverse; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento come riferimento per i servizi del viaggio, ma Amitaba può verificare anche le possibilità offerte dalle altre compagnie (si segnala solo che se per via di un orario d’arrivo diverso fossero necessari servizi d’accoglienza e trasferimento aggiuntivi per questi verrà richiesto un piccolo extra). Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca è alle 12.15 con arrivo alle 16.40; da Roma Fiumicino alle 12.35 con arrivo alle 17.25. Il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare). 2°g.    18/6 Arrivo a Ulaanbaatar   Arrivo alle ore 6.00, trasferimento e sistemazione in centro città presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova un’enorme statua di Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. 3°g.    19/6 Ulaanbaatar – Khovd - Ulgii   Partenza verso le 11.30 (orario da confermare) per Khovd, capoluogo del Bayan Ulgii, che dista dalla capitale quasi 2000 km, un volo di circa tre ore; questa cittadina fu un avamposto militare mancese e una delle ultime città ad essere stata liberata dai cinesi nel 1912. All’arrivo si parte in auto per Ulgii, che da qui dista circa 260 km; giunti a destinazione ci si sistema presso il semplice hotel Duman o simile e nel tempo restante si visita questa “atipica” città mongola, con il bazar e la moschea dove si respira un’aria quasi medio orientale. In alternativa all’albergo locale si potrebbe utilizzare per una notte un campo attrezzato con le gher, le tipiche tende mongole; si trascorrerà sicuramente una notte del viaggio così, o nella data di oggi o in alternativa il 24/6 o il 27/6: è infatti interessante utilizzare le tende tradizionali almeno una volta! 4°g.    20/6 Ulgii – Parco Nazionale di Tavan Bodg   Si raggiunge il paese di Tsengel, reso famoso dal libro “Dove volano gli uccelli” di Louisa Waugh; è il più occidentale della Mongolia e punto di partenza per il parco di Tavan Bogd. Il percorso è di circa 180 km. Si posiziona il campo all’attacco del sentiero che porta al campo base della cima più alta della Mongolia; pernottamento in tenda. 5°g.    21/6 Parco Nazionale di Tavan Bodg   Oggi inizia il trekking che porta al Campo Base, si lasciano al campo i bagagli in eccesso e cammelli e cavalli trasportano il necessario. L’avvicinamento al campo base è un percorso di circa 7 ore lungo falsipiani, non si attraversano creste e non si incontrano passaggi esposti. Si posizionano le tende al Campo Base, dove si ammirano il ghiacciaio Potanina e tutte e cinque le vette del Tavan Bodg. 6°g.    22/6 Parco Nazionale di Tavan Bodg   Giornata dedicata all’esplorazione della zona; lo Shiveet Hairhan Uul dista da qui ancora circa 6 km. Pernottamento in tenda. 7°g.    23/6 Parco Nazionale di Tavan Bodg - Shiveet Hairhan Uul    Si prosegue il trekking in direzione del monte Shiveet Hairhan Uul, oggi si prevede una tappa di circa 5 ore. Tutta l’area è abitata dalle genti di Tuva, una popolazione di lingua turcofona e di religione sciamanica che proviene dalla Repubblica Popolare di Tuva, una delle 21 repubbliche della Federazione Russa, che fu annessa solo nel 1944. Qui potremo osservare i più grandi petroglifi del periodo Xiongnu, l’epoca in cui l’imperatore Qin Shi Huangdi iniziò la costruzione della grande muraglia cinese (200 a.C circa). Si viene raggiunti dalle jeep e si prosegue per Shiveet Hairban Uul (40 km); pernottamento in tenda. 8°g.    24/6 Shiveet Hairhan Uul – Ulgii   Si parte per Ulgii (160 km circa), dove si pernotta di nuovo presso l’hotel Duman o simile; in serata cena tipica kazaka presso una famiglia locale. 9°g.    25/6 Ulgii - Parco del Tsambagarav Uul   Spostandosi con le vetture verso est si raggiungono le pendici settentrionali del monte Tsamba-Garav (4208 mt), una delle più belle cime sempre innevate della Mongolia ubicata al confine di tre aimag (regioni mongole): Bayan Ulgii, Uvs e Khovd. Si visitano diverse valli scoprendo sorgenti d’acqua cristallina; il percorso è di circa 50 km. Pernottamento in tenda. 10°g.    26/6 Tsambagarav Uul: famiglia di cacciatori con le aquile   Con una semplice passeggiata si raggiunge il ghiaccio dello Tsambagarav Uul, uno dei luoghi più spettacolari della Mongolia. Si viene raggiunti dalle jeep e ci si sposta di circa 120 km; si giunge in una località dove si visita una famiglia kazaka i cui componenti maschili sono dei cacciatori con le aquile. I periodi venatori sono l’autunno e la primavera, d’estate questi maestosi rapaci sono tenuti a riposo. Pernottamento in tenda. 11°g.    27/6 Tsambagarav Uul - Gurvan Tsenheriin Agui – Città di Khovd   Ci si reca all’unica grotta con pitture rupestri della Mongolia. Entrando nella caverna di Gurvan Tsenheriin Agui si sbuca direttamente nell'Età della Pietra: alta circa venti metri, custodisce alcune preziosissime pitture che risalgono al Paleolitico (dai 12.000 ai 40.000 anni fa). Si tratta di raffigurazioni di animali, nomadi e altre immagini misteriose. Si prosegue verso Khovd, dove si pernotta presso il piccolo hotel Tsambagarav Hovd o in campo gher; il percorso è di circa 250 km. 12°g.    28/6 Khovd –  Ulaanbaatar   Partenza in volo per Ulaanbaatar in mattinata (orario da confermare). Arrivo in città e sistemazione presso il medesimo albergo utilizzato all’arrivo; nel tardo pomeriggio si assiste ad uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canti tradizionali della Mongolia, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo. 13°g.    29/6 Ulaanbaatar   Visita al Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. 14°g.    Sabato 30 giugno, volo di rientro   Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 7.10 con arrivo a Mosca alle 8.45; partenza per Milano Malpensa alle 11.05 con arrivo alle 13.40 e per Roma Fiumicino alle 11.35 con arrivo alle 14.25 (orari da confermare).
MONGOLIA 2018: Vaste steppe e deserto del Gobi
Alla scoperta del Paese di Gengis Khan
Periodo: 2 giu - 16 giu
Per maggiori dettagli sul Paese, vedi Mongolia. Organizzazione di Amitaba in Mongolia I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa “buona idea”) che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia è attiva con diverse attività di sostegno, come indicato nel nostro sito. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; i tratti asfaltati sono nei pressi della capitale e lungo alcune arterie stradali principali. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 2500 chilometri. Fuori Ulaanbaatar si alloggia due notti in tenda, una presso famiglie mongole, una nel monastero di Shank e sei nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda. La cucina proposta è semplice ma sostanziosa e, per chi lo desidera, anche vegetariana. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento delle parti comuni sono curati dal nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo e del cuscino. Le famiglie che ci ospitano mettono a disposizione delle gher con 4/5 letti senza lenzuola e cuscino, quindi anche per questa sistemazione serve il sacco a pelo; per chi preferisce sarà comunque possibile montare le tende nei pressi. Si segnala che i servizi igienici a Shank sono rudimentali, come lo erano nelle vecchie campagne italiane. Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Clima e attrezzatura Il clima in giugno è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 15 e i 30 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. È necessario disporre di un sacco a pelo, che abbia un gradiente di minimo termico di -5 gradi; Alfredo Savino può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento che possa resistere ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie. Alcuni cenni generali e storici La Mongolia è vasta quasi cinque volte l’Italia e la maggior parte del territorio è situata a quote piuttosto elevate, con un’altezza media di circa 1600 metri e poche aree coltivabili. La popolazione di circa 2,4 milioni si disperde con una densità di solo 1,3 abitanti per chilometro quadrato; la matrice culturale dei mongoli è tipicamente nomadica e nei contenuti abbina tratti di sciamanesimo alla sofisticazione del buddismo tibetano. L’ambiente naturale presenta quattro aree principali: a nord il territorio della taiga, con grandi laghi e foreste di conifere, a ovest i monti dell'Altai, dal centro ad est le steppe e la regione degli altopiani, mentre il sud è il regno del deserto del Gobi. Le origini della Mongolia secondo le fonti storiche si individuano nella presenza di tribù di stirpe unna a partire dal V secolo e di stirpe turca dal VII secolo. Nel XII secolo la figura mitica di Gengis Khan porta all’unificazione territoriale e sono di questo periodo le più antiche testimonianze documentate. Nella sua massima espansione dell’impero mongolo giunse al Mar Giallo ad est ed alla piana del Danubio ad ovest, grazie alla capacità combattiva degli indomabili guerrieri nomadi mongoli, abilissimi cavalieri che seppero adottare strategie razionali ed equipaggiamenti efficienti. L’occupazione sovietica nel secolo scorso è stata devastante, sia per il tentativo di rendere sedentaria una popolazione storicamente nomadica, sia per la furibonda repressione culturale: al tempo dell’instaurazione del regime sovietico nel 1921 circa 100.000 monaci vivevano in 700 monasteri, ma nei decenni successivi le cerimonie furono dichiarate fuorilegge ed i luoghi di culto furono inizialmente chiusi e poi quasi tutti distrutti. Furono risparmiati solo alcuni dei monasteri principali ed oggi in tutta la Mongolia se ne contano solo una ventina. La libertà di culto è stata reintrodotta solo dal 1990 e da allora l’antico legame con il buddismo tibetano si va rinsaldando; sono attivi anche missionari cristiani appartenenti in maggioranza a chiese minori nordamericane a “caccia” di conversioni. Oggi la Mongolia è indipendente ed è ricca di risorse naturali, il cui sfruttamento rischia ora di stravolgere l’ambiente naturale ed il tessuto sociale. Al di fuori della capitale si trovano pochi insediamenti urbani, fondati durante l’impero sovietico del dopoguerra per motivi industriali e produttivi, dove si trovano strutture educative e sanitarie. Il sostentamento della popolazione nomadica è costituito dall’allevamento di animali quali cammelli, yak, cavalli, pecore e capre; la maggioranza dei nomadi vive nelle gher, le tipiche tende mongole.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g.    Sabato 2 giugno, partenza per la Mongolia   Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è quello della Aeroflot, ma vi sono anche opzioni diverse; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento come riferimento per i servizi del viaggio, ma Amitaba può verificare anche le possibilità offerte dalle altre compagnie (si segnala solo che se per via di un orario d’arrivo diverso fossero necessari servizi d’accoglienza e trasferimento aggiuntivi, per questi verrà richiesto un piccolo extra). Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca è alle 12.15 con arrivo alle 16.40; da Roma Fiumicino alle 12.35 con arrivo alle 17.25. Il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare). 2°g.    3/6 Arrivo a Ulaanbaatar   Arrivo alle ore 6.00, trasferimento e sistemazione in centro città presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova un’enorme statua di Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. 3°g.    4/6 Ulaanbaatar – Riserva naturale di Ikh Nart   Oggi si entra nella regione del Gobi centrale raggiungendo Ikh Nart, un’area famosa per la presenza di molte pecore argali, che qui si inerpicano su montagne granitiche. Cena e pernottamento nel campo gher Ikh Nart o simile. Si percorrono circa 400 km. 4°g.    5/6 Riserva naturale di Ikh Nart – Ikh Gazryn Chuluu   Dopo il completamento della visita dell’area ci si sposta verso nord, la tappa è di circa 100 km; si posiziona il campo tendato all’interno del complesso granitico di Ikh Gazryn Chuluu in un punto molto bello, ottima base per esplorare il territorio con tranquille passeggiate. Questa catena di monti lunga una trentina di chilometri nasconde interessanti grotte intrise di antiche leggende, tra rocce granitiche consumate dal tempo che creano forme plastiche sorprendenti. 5°g.    6/6 Ikh Gazryn Chuluu – Tsagaan Suvraga   Il percorso attraversa un’area molto bella per i panorami, caratterizzata da una profonda fenditura che taglia il terreno da est a ovest con la visuale della steppa sul fondo della vallata. Questa zona un tempo era sommersa, probabilmente non dall’antico mare che occupava l’attuale area del Gobi, ma da acque fluviali. Da lontano le formazioni calcaree di Tsagaan Suvraga, alte fino a 30 metri, assomigliano ad antiche rovine di una città bianca. Pernottamento al campo gher Tsagaan Suvarga o simile, la tappa è di circa 220 km. 6°g.    7/6 Tsagaan Suvraga – Yoliin Am   Si prosegue il viaggio arrivando nel Parco Nazionale di Gurvan Saikhan, dove si visita Yoliin Am, posizionata ad un’altezza di 200 mt sul livello del mare e chiamata erroneamente dalle guide “Valle delle aquile” (…qui le aquile non si sono mai viste…). Sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, e dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi e gli enormi gipeti. Pernottamento al campo gher Saijrah Gobi o simile; la tappa è di circa 340 km. 7°g.    8/6. Yoliin Am – Parco Nazionale di Khongoryn Els   Oggi si giunge al Parco Nazionale di Khongoryn Els, con le dune di sabbia più alte e spettacolari della Mongolia, alcune delle quali arrivano fino a 800 metri di altezza. Salire sulle dune più alte è molto impegnativo, ma si è ripagati da un panorama incredibile: è sorprende vedere ai bordi della sabbia zone d’acqua che rendono fertile il terreno formando un ottimo pascolo per i cammelli. Pernottamento presso il campo gher Saijrah Gobi o simile; la tappa è di circa 220 km. 8°g.    9/6 Khongoryn Els – Graffiti di Khavtsagait – Bayanzag   Proseguendo nel deserto del Gobi si ammirano i particolari graffiti rupestri di Khavtsagait, che si trovano sulle pendici di un complesso montuoso. Si arriva quindi a Bayanzag – che tradotto significa “Vette infuocate” – dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche, trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie fino ad allora sconosciute. Si esplora la zona; pernottamento al campo gher Bayanzag o simile. La tappa è di circa 190 km 9°g.    10/6 Bayanzag – Monastero di Ongh   Inizia il percorso verso nord, che porta dal deserto del Gobi alle immense steppe verdi e sino alle pendici dei monti Hangayyn Nuruu. La tappa di oggi (circa 160 km) conduce al monastero di Ongh, che in origine era un esteso complesso monastico posto su un’importante arteria carovaniera che qui seguiva l’omonimo fiume. Pernottamento presso il campo gher Ongi Energy o simile. 10°g.    11/6. Ongh – Fiume Orkhon   In mattinata si lasciano le vestigia del monastero di Ongh per entrare nella valle del fiume Orkhon, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco. L’Orkhon nasce dalle catene montuose dei Khangai della regione di Arkhangai e scorre verso nord per confluire con il Selenge arrivando fino al lago di Baikal; con i suoi 1.124 km è il fiume più lungo in Mongolia. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 240 km. 11°g.    12/6 Fiume Orkhon – Monastero di Tuvkhun -  Ulaan Tsutgalan   Situato in una zona di grande rilevanza storica, creata dalla combinazione di terremoti ed eruzioni vulcaniche, il monastero di Tuvkhun, recentemente restaurato, si trova incastonato tra le montagne che chiudono a settentrione la valle dell’Orkhon. Il paesaggio che si gode dal monastero fa capire perché questo eremo fosse molto amato dalla figura mistica più importante della storia mongola, Bogd Khan Zanabazar, che qui visse e studiò per quasi trent’anni. La visita richiede una facile salita a piedi di circa un’ora in mezzo alla foresta. Da qui si prosegue per le cascate del fiume Ulaan Tsutgalan, che ebbero origine circa 20.000 anni fa in seguito ad un’eruzione vulcanica: l’acqua scende da un’altezza di 20 metri all’interno di una conca circolare formata da roccia basaltica. Pernottamento in famiglia; la tappa è di circa 70 km. 12°g.    13/6 Ulaan Tsutgalan - Kharkhorin – Monastero di Shank   Al mattino si parte presto per Kharkhorin, antica capitale dell’impero mongolo di Gengis Khan, dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città. Visita al monastero-museo di Erdene Zuu, costruito sui ruderi di Kharkhorin. Si prosegue quindi per il monastero di Shank dove saremo graditi ospiti della comunità monastica. Shank è un piccolo e antico monastero che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. La tappa è di circa 140 km. 13°g.    14/6 Monastero di Shank – Ulaanbaatar   Si parte per Ulaanbaatar che dista circa 380 km, quasi tutti di strada asfaltata; si alloggia presso l’hotel Sant Asar o simile. Ad Ulaanbaatar si assiste ad uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo. 14°g.    15/6 Ulaanbaatar Visita al Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. 15°g.     Sabato 16 giugno, volo di rientro   Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 7.10 con arrivo a Mosca alle 8.45; partenza per Milano Malpensa alle 11.05 con arrivo alle 13.40 e per Roma Fiumicino alle 11.35 con arrivo alle 14.25 (orari da confermare).
MONGOLIA 2018: Festival del ghiaccio, delle aquile e dei cammelli
Con la traversata del lago ghiacciato di Khubsgul
Periodo: 23 feb - 10 mar
L’itinerario prevede la visita di Ulaanbaatar, la capitale, nel momento più vivo del suo folclore, con il principale monastero buddista della Mongolia e l’antica residenza invernale del suo antico signore teocratico, il Bogd Khan. Da Ulaanbataar si parte alla volta del villaggio di Khankh, raggiungibile da Murun attraversando coi fuoristrada il lago ghiacciato di Khubsugul, uno dei più profondi dell'Asia Centrale. Sempre sul lago ghiacciato, si assiste al Festival del ghiaccio: qui gli spettatori possono dilettarsi con passeggiate a cavallo e corse su slitte trainate da renne o cani, e improvvisarsi scultori di ghiaccio e lottatori. Si ritorna nella capitale da dove ci si sposta nel Parco Nazionale del Bogd Uul per assistere al Festival delle Aquile. La cerimonia di apertura comincia con la parata dei cacciatori che sfilano a cavallo con le loro aquile, esibendo il loro equipaggiamento. La aquile vengono poi lasciate libere da un’altura e, al segnale del padrone, devono tornare ed appoggiarsi sul suo braccio come avviene durante la caccia. Gli  imponenti rapaci vengono lasciati liberi un’altra volta, per riportare al padrone la pelle di una volpe che il cacciatore esporrà come trofeo sul proprio cavallo. Ci si sposta poi a Dalanzadgad, nella regione più meridionale del Gobi, per assistere, nel vicino villaggio di Bulgan, al Festival dei Cammelli. L’obiettivo di questo festival, organizzato dal 1997 dall’Associazione dei “Diecimila Cammelli”, è la salvaguardia e la protezione dei cammelli bactriani, l’incentivazione al loro allevamento e l’incremento della produzione di lana. Analogamente, il festival ha l’obiettivo di tutelare l’ambiente, incentivare lo sviluppo ed il turismo sostenibili del Gobi e di educare sia la popolazione locale che gli stranieri all’importanza del cammello nello stile di vita nomade. Il festival dà infatti l’opportunità al viaggiatore di approfondire la conoscenza di questo straordinario animale e di vivere a contatto con i nomadi del Gobi, condividendone le tradizioni. Il festival inizia con la parata dei cammelli, prosegue con il concorso della “Coppia più bella sul Cammello”, valutata in base alla bellezza dei costumi tradizionali e degli addobbi, e si conclude con la premiazione degli esemplari più belli. Fatto curioso: anche i visitatori possono far parte della giuria! Sono inoltre previste una partita di “Camel Polo”, la corsa dei cammelli adulti (12-15 km), sulla quale è possibile scommettere, e la “Corsa di Torom” ovvero di cammelli di due anni cavalcati dai bambini, che copre una distanza di 5-7 km. Un’altra competizione è la staffetta, in cui vengono giudicate varie abilità riguardanti l’addestramento e la cattura dei cammelli, si valutano gli addobbi e si assiste ad altre esibizioni tradizionali. Organizzazione di Amitaba in Mongolia I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’) che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia è attiva in diverse attività di sostegno, come indicato nel nostro sito. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici; ci potrà essere della neve sul percorso, ma non sono necessarie le catene. Per gli spostamenti in treno si utilizzano cuccette da quattro letti fornite di lenzuola: i vagoni sono caldi, puliti e sicuri; offrono un modo speciale di spostarsi in questi luoghi. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia in semplici alberghi locali e al lago Khubsgul nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi e sono fornite di letti con lenzuola, asciugamani e sono, soprattutto, riscaldate; si hanno a disposizione anche servizi, docce con acqua calda e una cucina semplice ma sostanziosa, anche vegetariana. Questo viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la capitale non si trovano più hotel di standard europeo. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, esplorare la Mongolia in questa stagione dell’anno è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale, e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Clima e attrezzatura Tra fine febbraio ed inizio marzo il clima è freddo, anche se secco, ed è indispensabile prevedere un abbigliamento adeguato a temperature che possono scendere anche a –20° C. Si consigliano: giacca invernale molto pesante, pantaloni pesanti, calzamaglie, maglioni o pile spessi, guanti imbottiti, cappello caldo. Se comunicato con anticipo, tutto questo materiale è acquistabile dall’accompagnatore, che vive in Mongolia, a prezzi molto bassi. Verranno acquistati in loco degli stivali di feltro che andranno indossati sopra le scarpe per tenere caldi i piedi e per diminuire lo scivolamento sul ghiaccio.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici. 1°g.    Venerdì 23 febbraio, partenza dall’Italia   Per raggiungere Ulaanbaatar il volo più comodo è quello della Aeroflot, ma vi sono anche opzioni diverse. Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca è alle 11.55 con arrivo 17.25; da Roma Fiumicino è alle 12.45 con arrivo alle 18.40. Il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 20.05 (orari da confermare). 2°g.    24/2 Ulaanbaatar   Arrivo alle ore 7.10. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale della Mongolia, e ascesa alla collina Zaisan, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e sulle colline circostanti e dove si trova un’enorme statua del Buddha. Segue poi la visita al Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. Pernottamento presso l’hotel Sant Asar. 3°g.    25/2 Ulaanbaatar, escursione la monastero di Manzuushir   Ci si sposta al Parco del Bogd Uul a circa 80 km dalla capitale, dove sorge il monastero di Manzushir, fondato nel 1773 e recentemente restaurato. Dell’arredo originale resta una grande stufa di bronzo di due tonnellate in cui si potevano cucinare dieci pecore e due mucche contemporaneamente; il museo del monastero ospita fotografie, maschere religiose e sculture sacre realizzate con tibie umane. Splendido il contesto ambientale, immerso nell’area protetta del Bogdkhan Uul: qui si possono avvistare cervi e altri animali selvatici e, dal crinale dove si trovano i resti del monastero originale, si gode di un panorama mozzafiato. 4°g.    26/2 Ulaanbaatar e partenza per Erdenet   Visita al mercato più importante della città e della Mongolia, dove sarà possibile acquistare indumenti caldi o oggetti di vita quotidiana dei nomadi. Nel pomeriggio partenza con il treno in direzione della città mineraria di Erdenet. Pernottamento in cuccetta. 5°g.    27/2 Erdenet – Amarbayasgalant – Bulgan   Arrivo ad Erdenet; dopo la colazione, ci si dirige, in circa 2 ore, verso Amarbayasgalant, il "monastero della felicità tranquilla", uno dei pochi rimasti quasi completamente intatti durante il periodo sovietico, nonostante sia stato saccheggiato. Costruito nel XVIII secolo per ospitare le spoglie di Zanabazar, un importante religioso, il suo stile è quasi esclusivamente cinese. Il colore ocra di questa sontuosa successione di templi contrasta con la natura e le montagne boscose che fanno da sfondo. Dopo la visita si parte per la cittadina di Bulgan, situata ad ovest di Erdenet, un viaggio di circa 3 ore; si pernotta in un hotel locale. 6°g.    28/2 Bulgan –  Murun   Oggi si attraversa la regione del Selenge, la più coltivata del Paese, e si entra in quella di Khubsgul, dove si raggiunge il capoluogo Murun e si sosta per la notte in un albergo locale. 7°g.    1/3 Murun – Khubsgul e traversata del lago ghiacciato fino a Khankh   In mattinata si parte per il lago Khubsgul, che dista a 100 Km, immerso in un pittoresco scenario di montagne (il Monkh Saridag Uul raggiunge i 3.491 metri) con le foreste che si estendono ad ovest. I mongoli lo considerano sacro e gli hanno conferito il rispettoso appellativo di “Madre delle Acque”: si tratta di un immenso bacino di acqua dolce potabile, situato ad un’altezza di 1650 mt e con una profondità massima di circa 260. Da nord a sud ha un’estensione di 136 km e da ovest ad est di 36, con una superficie complessiva di 2760 km2, ma ancora più curioso è il fatto che abbia ben 90 affluenti ed un solo emissario! Durante il lungo inverno la sua superficie gela, formando uno spessore di ghiaccio di oltre un metro che non si scioglie fino all’inizio di giugno; questo consente addirittura ai camion di percorrerne l’intera lunghezza. Giunti ai suoi bordi meridionali, lo si attraversa con i fuoristrada sino all’estremo nord per raggiungere il paese di Khankh, uno dei più isolati della Mongolia, situato vicino al confine russo siberiano. Sistemazione in una locanda. 8°g.     2/3 Khankh – Khatgal   Oggi si riattraversa il lago, percorrendone ancora la superficie ghiacciata, sino al promontorio di Tolgoi, nelle cui vicinanze il giorno successivo si terrà il Festival del ghiaccio. Se si vorrà, ci sarà tempo per un giro a cavallo nella foresta boreale che circonda il lago. Pernottamento in un campo gher a Khatgal. 9°g.     3/3 Lago Khubsgul, Festival del ghiaccio – Murun   Alle 10 di mattina si svolge la grande cerimonia di apertura del Festival del ghiaccio e la prima parte della maratona di pattinaggio. Si potrà assistere al rito sciamanico sacrificale per la “Regina delle Acque” del lago e per il “Re dei Monti” che lo circondano. Nel primo pomeriggio seguirà una competizione di guida di automobili su ghiaccio e si concluderà la giornata assistendo ad uno spettacolo dedicato ai costumi nazionali e all’arte tradizionale. In serata si lascia il lago per tornare nella cittadina di Murun, dove si pernotta nel medesimo albergo. 10°g.    4/3 Murun – Erdenet  e partenza per Ulaanbaatar   La mattina si parte per Erdenet, da dove in serata si riprende il treno per Ulaanbaatar. Pernottamento in treno utilizzando delle comode cuccette da 4 posti. 11°g.    5/3 Ulaanbaatar - Parco del Bogd Uul (Festival delle aquile) – Mandalgobi   Arrivo in mattinata a Ulaanbaatar e spostamento al Parco del Bodg Uul a circa 30 km dalla capitale, dove si svolge il Festival delle aquile. Nel pomeriggio si parte da qui per la città di Mandalgobi, capoluogo della regione centrale del Gobi, un percorso verso sud di 300 km di buona strada asfaltata; pernottamento in hotel locale. 12°g.    6/3 Mandalgobi – Dalanzadgad - Villaggio di Bulgan nel Gobi   Dopo colazione, fatta di buon mattino, si continua in direzione sud per Dalanzadgad, nel deserto del Gobi; la comoda strada asfaltata attraversa un ambiente selvaggio di montagne, praterie e dune generalmente ricoperte, in questo periodo dell’anno, da un manto di neve. Si prosegue quindi per il villaggio di Bulgan nel Gobi, che dista circa 60 km, dove nel pomeriggio si svolge la cerimonia di apertura del Festival dei cammelli con una parata degli animali bardati a festa, seguita da uno spettacolo di artisti bambini. Pernottamento in una locanda. 13°g.    7/3 Villaggio di Bulgan nel Gobi , Festival dei Cammelli – Dalanzadgad   Giornata dedicata al Festival dei Cammelli. I protagonisti sono i cammelli bactriani, compagni di vita dei nomadi dell’Asia Centrale. Sono previste gare di velocità tra cammelli divisi per età su percorsi di diversa lunghezza, tra i 5 e i 15 km; i primi tre cammelli di ciascuna categoria vengono premiati rispettivamente con medaglie d’oro, d’argento e di bronzo. Si potrà anche assistere ad un’originale partita di polo, dove si cavalcano i cammelli in luogo degli usuali cavalli, a diverse prove di abilità, tra le quali quella di caricare il più velocemente possibile una gher smontata su un cammello, e ad un “concorso di bellezza”, nel quale la prestanza dei cammelli è messa in risalto dalla ricchezza dei finimenti. È di particolare interesse il folclore che circonda questo evento, che richiama tutti i nomadi della regione. Nel pomeriggio ci si sposta a Dalanzadgad, dove si pernotta in un hotel locale 14°g.    8/3 Dalanzadgad – Baga Gazryn Chuluu   Partenza per Baga Gazryn Chuluu, un’area ricca di bellissime formazioni di roccia granitica nel mezzo delle pianure desertiche, dove si trovano anche le rovine di un monastero segreto. Pernottamento in un hotel locale. 15°g.    9/3 Baga Gazryn Chuluu  –  Ulaanbaatar   Oggi si ritorna a nord fino alla capitale; si segue per tutto il tragitto  una comoda strada asfaltata, circa 260 km. Se sarà in calendario, in serata si assiste ad un concerto di musica tradizionale mongola. Pernottamento presso l’hotel Sant Asar. 16°g.    Sabato 10 marzo, Ulaanbaatar – Italia   Per chi è giunto fin qui con Aeroflot, la partenza da Ulaanbataar è alle 8.25 con arrivo a Mosca alle 10.10; partenza per Milano Malpensa alle 12.15 con arrivo alle 13.55 o per Roma Fiumicino alle 14.40 con arrivo alle 16.25.
Mongolia 2017: Altai, il Festival delle aquile
Estensione: traversata della Mongolia
Periodo: 25 set - 7 ott
Il Festival dei cacciatori con le aquile La caccia con le aquile è un'attività che viene praticata da millenni dai nomadi kazaki alla fine dell’estate. I cacciatori, provenienti da tutti gli angoli della regione del Bayan Ulgii, si ritrovano una volta all'anno per partecipare ad un’emozionante gara di caccia a cavallo utilizzando solo maestose aquile reali tenute su di un braccio protetto da un enorme guanto e sostenuto da un bastone che poggia sulla sella del cavallo. L'aquila reale (Aquila Chrysaetos) raggiunge una lunghezza che può variare tra i 75 e gli 88 cm e l’apertura alare può raggiungere i 2,30 mt, mentre il suo peso arriva fino a 6 - 7 kg. Le dimensioni maggiori, come in quasi tutti i rapaci, si raggiungono nelle femmine, che dai cacciatori kazaki sono preferite agli esemplari maschi. Cacciano in prevalenza volpi, ma anche marmotte e a volte lupi. Il becco è robusto e ricurvo, le zampe sono forti e ricoperte di piume, gli artigli sono lunghi ed affilati ed il quarto dito, opposto agli altri, è munito di un'unghia più lunga che trafigge le prede. L’aquila è dotata di una vista straordinaria, sei volte più acuta dell'uomo con un campo visivo di 300 gradi. Il piumaggio è di colore bruno scuro con penne dorate sul capo che, ricordando una corona, le hanno conferito il titolo di "reale". L'addestramento di questi uccelli, che vengono catturati da piccoli, è lungo e impegnativo e il cacciatore lo inizia utilizzando come prede delle pelli di animali. Il rapace viene legato ad una corda e quando afferra la pelle gettata nelle sue vicinanze viene premiato con un pezzo di carne, che sarà sempre più consistente man mano che l’uccello perfeziona la propria abilità nell’artigliare la preda. Il rapporto che si viene a creare tra l’uomo e l’animale è molto stretto e dura fino a quando il rapace non viene liberato al compimento del decimo anno di vita. Poiché le aquile cacciano in prevalenza volpi, la caccia si svolge quando la Mongolia si ammanta di bianco, e le pellicce sono migliori. Gli uccelli vengono tenuti bendati con un cappuccio, fino a quando il cacciatore avvista una preda: l’aquila viene lanciata in aria e s’innalza in cielo per poi fiondarsi in picchiata. Questa gara è una vera e propria sfida di abilità e velocità dove alla fine viene eletto il cacciatore con l'aquila più precisa. Oggi nel Bayan Ulgii sono rimasti circa 450 cacciatori tradizionali e questo evento è importante anche perché e l’ultima occasione d’incontro collettivo prima della calata del freddo inverno. A contorno del contesto venatorio vengono celebrate feste con danze e canti tradizionali. Bayan Ulgii, la regione del Tavan Bogd La regione mongola di Bayan Ulghi offre una grande varietà ambientale ed è coronata dalla catena dei monti Altai, che distano 2000 chilometri da Ulaanbaatar e formano il confine naturale con la Russia e il Kazakistan a dominio cinese. Qui si trova la vetta più alta della Mongolia, l’Huiten Uul (4373 mt), che fa parte delle cinque cime del Tavan Bogd (letteralmente, "i cinque illuminati"), un’area che forma il confine tra i tre paesi; la cima più alta è il monte Belukha (4,506 mt), posizionato oltre il confine negli Altai russi. Sparsi tra questi stupendi monti si trovano una ventina di grandi ghiacciai, tra cui il Potanina è il più esteso. Una delle aree più belle è il parco nazionale di Altai Tavan Bogd, che si estende tra la Mongolia e il confine cinese, e raccoglie numerosi laghi tra cui l’Hoton, il Dayan Nuur e il Tolbo. Gli abitanti sono in maggioranza kazaka, di religione musulmana e di lingua kazaka; hanno iniziato a trasferirsi in queste aree verso il 1840 per pascolare pecore e capre nel periodo estivo ed all’inizio del secolo scorso hanno cominciato a stabilirsi permanentemente nella regione. La lingua utilizzata è il kazako, anche se la maggior parte delle persone sono bilingue e parlano anche il mongolo. I kazaki della Mongolia sono rimasti isolati e conservano tradizioni millenarie andate ormai perdute nella loro terra d’origine. La moschea di Ulghi dopo la caduta del socialismo è stata riaperta e il pellegrinaggio alla Mecca ha ripreso, ma la religione viene vissuta in modo aperto e tollerante: le donne non devono usare il velo e gli uomini amano consumare alcolici. Dopo il 1990 a molti kazaki mongoli è stato permesso di migrare verso il Kazakistan e la Turchia, con un considerevole flusso di persone durato alcuni anni, e ci sono state lunghe trattative tra Kazakistan e Mongolia per permettere ai kazaki mongoli di avere la doppia cittadinanza, risolta per ora con il permesso a loro concesso di entrare in Kazakistan senza visto. Questa parte della Mongolia, anche perché dista un lungo viaggio di quattro giorni da Ulaanbaatar, ha maggiori contatti con le regioni confinanti russe e cinesi. La popolazione si dedica soprattutto alla pastorizia transumante; durante l’inverno si rifugia in villaggi riparati all’interno di valli profonde utilizzando case di legno, per migrare poi in estate verso i pascoli di montagna. Questi pastori utilizzano delle tende molto simili alle grandi gher mongole, con alcune differenze che le rendono tipiche ed affascinati. Organizzazione di Amitaba in Mongolia I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’) che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia è attiva in diverse attività di sostegno, come indicato nel nostro sito. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci e parti dove l’irregolarità del terreno rende la marcia lenta. Ad Ulaanbaatar si alloggia per tre notti in hotel a tre stelle (solo due se dagli Altai si esegue il rientro via terra); fuori dalla capitale si pernotta quattro notti in hotel locali (cinque se si rientra via terra), due notti in tenda (campo mobile) e due notti presso famiglie (3 se si rientra via terra): un’esperienza davvero speciale, si avranno a disposizione delle stanze comuni nelle loro abitazioni – si segnala che il bagno è esterno. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; la cucina e l’allestimento del campo sono curati dal nostro personale. La cucina proposta è semplice ma sostanziosa, anche vegetariana. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo. Chi segue il rientro via terra passerà anche una notte presso il monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come lo erano nelle vecchie campagne italiane) ed una in campo Gher a Kustai. Il viaggio richiede un certo spirito d’avventura, poiché nella regine degli Altai si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando anche in tenda. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Clima e attrezzatura Il clima tra fine settembre ed inizio ottobre è mediamente piuttosto secco e le temperature previste sono tra i 5 e i 15 gradi, con possibili punte minime notturne al di sotto dello zero. È necessario avere un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di almeno -8C°; Alfredo Savino, guida del viaggio, può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie. Si ricorda che il clima in questa terra è sempre imprevedibile e incline a repentini cambiamenti, da giorni caldi di sole si può passare a nevicate improvvise.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO (Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici.) 1°g.    Lunedì 25 settembre, partenza per la Mongolia   Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è della Turkish Airlines, ma vi sono anche opzioni diverse; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento che fa da riferimento per i servizi del viaggio, ma Amitaba può verificare anche le possibilità offerte dalle altre compagnie (si segnala solo che se per via di un orario d’arrivo diverso fossero necessari servizi d’accoglienza e trasferimento aggiuntivi per questi verrà richiesto un piccolo extra). Con Turkish la partenza da Milano Malpensa per Istanbul è alle 10.35 con arrivo alle 14.25; da Roma Fiumicino è alle 10.45 con arrivo alle 14.20; il volo transcontinentale da Istanbul per Ulaanbaatar parte alle 19.10 (orari da confermare). 2°g.    26/9 Arrivo a Ulaanbaatar   Arrivo alle ore 11.05; si viene accolti da una nostra guida mongola che parla l’italiano. Ci si sistema in centro città presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. Nel pomeriggio si visita il monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, si sale alla collina Zaisan alla cui base si trova una enorme statua di Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. 3°g.    27/9 Ulaanbaatar – Khovd e Gurvan Tsenheriin Agui   Trasferimento in aeroporto per l’imbarco sul volo per Khovd; la partenza è prevista alle 11.30 (orario da confermare) e il volo dura circa 2 ore. Atterrati, ci si reca all’unica grotta con pitture rupestri della Mongolia. Entrando nella caverna di Gurvan Tsenheriin Agui si sbuca direttamente nell'Età della Pietra: alta circa venti metri, custodisce alcune meravigliose pitture preistoriche (da 12.000 a 40.000 anni fa). Si tratta di raffigurazioni di animali, nomadi e altre immagini misteriose. Si prosegue verso Khovd, capoluogo dell’omonima regione; questo centro fu un avamposto militare mancese e una delle ultime città ad essere stata liberata dai cinesi nel 1912. Pernottamento presso l’hotel Tsambagarav o simile; si incontrano qui la guida del viaggio, Alfredo Savino, ed i partecipanti che hanno seguito il programma del trekking al Tavan Bogd. 4°g.    28/9 Khovd – Parco del Tsamba Garav Uul   Da Khovd ci si dirige verso est, raggiungendo le pendici settentrionali del monte Tsamba-Garav (4208 mt), ubicato al confine di tre aimag (regioni mongole): Bayan Ulgii, Uvs e Khovd; è una delle più belle cime sempre innevate della Mongolia. Si visitano diverse valli scoprendo sorgenti d’acqua cristallina e si effettua un’escursione per avvicinarci ai ghiacciai del Tsamba-Garav. Si percorrono circa 150 km; pernottamento in tenda. 5°g.    29/9 Parco del Tsamba Garav Uul – Ulgii   Si lascia l’imponente montagna per seguire la spettacolare strada che porta al capoluogo del Bayan Ulgii, che da qui dista circa 150 km; pernottamento presso l’Hotel Duman o simile 6°g. – 7°g. (30/9 – 1/10) Festival delle aquile   Per vivere completamente l’evento ci si sistema in una dimora di una famiglia kazaka, dove si pernotterà per due notti. Si dedicano le giornate ad ammirare le gare di abilità e velocità del contesto. Dalle alture circostanti i cacciatori tolgono i cappucci ai loro maestosi animali e li lanciano verso il cielo. Nel frattempo vengono rilasciate le prede, le aquile perdono lentamente quota, poi, con uno scarto improvviso e fulmineo, piombano sulla preda immobilizzandola. Qui interviene il cacciatore che deve essere celere a raggiungere i contendenti, prima che la preda possa ferire l’aquila. A contorno del torneo vi sono molti eventi paralleli come concerti, sfilate con abiti tradizionali, mercatini di borse e tappeti di feltro tradizionali. È molto particolare il “Kokbar”, che ricorda molto il Buskashì, il gioco nazionale afgano: due squadre di cavalieri si contendono la carcassa di una capra decapitata. È un gioco privo di regole: basta impossessarsi della carcassa. Dopo le premiazioni, si avrà il tempo per visitare questa “atipica” città mongola, con il bazar e la moschea dove si respira un’aria quasi medio orientale. Per finire, si segue un concerto di musica tradizionale kazaka 8°g.    2/10 Ulgii - Shiveet Hairhan Uul   Trasferimento verso la zona più occidentale del Paese, una regione ricca di resti archeologici che partono dall’Età del Bronzo arrivando all’epoca Unna e all’invasione turca. Per il pernottamento si posiziona il campo nel parco nazionale di Altai Tavan Bogd nei pressi del monte Shiveet Hairhan, che è considerato sacro dalle popolazioni della repubblica russa di Tuva e dai nomadi di etnia tuvaina che popolano la zona. Qui si ammira uno fra i più grandi petroglifi di epoca unna.   9°g.    3/10 Shiveet Hairhan Uul – Ulgii   Si torna verso la “civiltà” ad Ulgii, dove si alloggia presso l’hotel Duman o simile; nel pomeriggio si ha del tempo libero. Si percorrono circa 160 km. 10°g.    4/10 Ulgii - Lago Achit – Ulaangom   Partenza per la regione di Uvs, famosa per la varietà degli ambienti naturali e per la presenza del lago più grande del Paese, che da il nome alla regione. Prima di arrivare ad Ulaangom, una sonnacchiosa cittadina che è il capoluogo della regione, ci si ferma al lago Achit, che si trova ad un'altitudine di 1435 mt sul livello del mare e si estende su una superficie di 290 kmq. Arrivati in città pernottamento presso l’hotel Chingis Khaan o simile; si percorrono circa 260 km. Per chi rientra 11°g.    5/10 Ulaangom - Ulaanbaatar   Si salutano i compagni e la guida Alfredo Savino, che rientrano a Ulaanbaatar con le jeep; mattina a disposizione. Nel primo pomeriggio (orari da confermare) ci si imbarca sul volo per Ulaanbaatar; le visuali dall’aereo sono spettacolari: il lago Uvs, il lago Bus e le montagne siberiane. All’arrivo si viene accolti da una guida locale che parla la lingua italiana e ci si accomoda nel medesimo hotel utilizzato all’arrivo. 12°g.    6/10 Ulaanbaatar   Si completano le viste ad Ulaanbaatar accompagnati da una guida che parla la lingua italiana, in particolare il Museo di Storia Nazionale Mongola. Si avrà del tempo libero a disposizione per fare acquisti e girare in città. 13°g.    Sabato 7 ottobre, volo di rientro   Per chi è giunto con Turkish, la partenza da Ulaanbaatar è alle 11.05 con arrivo a Istanbul alle 17.25; da qui partenza per Milano Malpensa alle 21.50 con arrivo alle 23.45 e per Roma Fiumicino alle 19.10 con arrivo alle 11.05 (orari da confermare). Per chi segue l’estensione 11°g.    5/10 Ulaangom – Tosontsengel   Si inizia l’affascinante percorso verso est: Ulaanbaatar dista da qui circa 1500 chilometri. La meta di oggi è Tosontsengel, una lunga tappa di circa 540 km che impegna per l’intera giornata; arrivati, si alloggia presso un hotel locale. 12°g.    6/10 Tosontsengel – Lago Terkhin Tsagaan Nuur   Prosegue la grande traversata, oggi si devia verso sud est raggiungendo il lago di Terkhin Tsagaan Nuur, dove si alloggia presso una famiglia locale; la tappa è di circa 250 km. 13°g.    7/10 Terkhin Tsagaan Nuur – Kharkhorin – Shank   Al mattino si parte presto in direzione sud est percorrendo una buona strada asfaltata che costeggia per un lungo tratto il fiume Chuluut, attraverso un ambiente in gran parte di steppa con canyon formati da antiche eruzioni magmatiche, e si arriva a Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan. Oggi è solo un villaggio dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città; su di un panoramico colle alle spalle delle casette è stato eretto un moderno monumento che esalta le antiche glorie dell’Impero, quando questo luogo era il centro del mondo. Si visita il monastero-museo di Erdene Zuu, meta di pellegrinaggio per i mongoli, che colpisce anche per le lunghe mura sormontate da piccoli stupa che ne delimitano lo spazio sacro dalle vaste praterie e dai colli verdi; costruito sui ruderi di Kharkhorin, contiene diversi templi molto interessanti da visitare ed un piccolo museo. Ci si sposta quindi al monastero di Shank, situato a 30 km, dove saremo graditi ospiti. Shank è un piccolo e antico monastero situato in un piccolo villaggio tra le vaste praterie che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan, dove si ammirano alcune importanti tanke del tantra di Kalachakra; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. Si percorrono circa 340 km. 14°g.    8/10 Shank – Parco Nazionale di Khustai   Il Parco Nazionale di Khustai Nuruu dista circa 280 km verso est. Qui si ha la possibilità di vedere i cavalli selvatici di Przewalski, noti anche come Takhi o Pony della Mongolia. Questo animale è il parente più prossimo del cavallo domestico; negli anni ‘60 erano scomparsi ma grazie ad un programma di reinserimento ora è possibile ammirarli. È prevista un’escursione nel parco dove, oltre ai cavalli selvatici, sono presenti diverse specie animali come il cervo rosso asiatico, le gazzelle della steppa, i gatti selvatici manul ed altri. Pernottamento nel campo gher Khustai o simile. 15°g.    9/10 Khustai – Ulaanbaatar   La capitale dista ora solo circa 100 km ad est; giunti a destinazione si alloggia nel medesimo hotel utilizzato all’arrivo. Si avrà del tempo libero a disposizione per fare acquisti e girare in città. 16°g.    Martedì 10 ottobre, volo di rientro   La partenza con Turkish Airlines è alle 11.05 con arrivo a Istanbul 17.25; da qui, partenza per Milano Malpensa alle 21.50 con arrivo alle 23.50 e per Roma Fiumicino alle 22.20 con arrivo alle 23.55 (orari da confermare).
MONGOLIA 2017: Altai, trek al Tavan Bogd e Festival delle Aquile
Estensione: traversata della Mongolia
Periodo: 20 set - 7 ott
Bayan Ulgii, la regione del Tavan Bogd La regione mongola di Bayan Ulghi offre una grande varietà ambientale ed è coronata dalla catena dei monti Altai, che distano 2000 chilometri da Ulaanbaatar e formano il confine naturale con la Russia e il Kazakistan a dominio cinese. Qui si trova la vetta più alta della Mongolia, l’Huiten Uul (4373 mt), che fa parte delle cinque cime del Tavan Bogd (letteralmente, "i cinque illuminati"), un’area che forma il confine tra i tre paesi; la cima più alta è il monte Belukha (4506 mt), posizionato oltre il confine negli Altai russi. Sparsi tra questi stupendi monti si trovano una ventina di grandi ghiacciai, tra cui il Potanina è il più esteso. Una delle aree più belle è il parco nazionale di Altai Tavan Bogd, che si estende tra la Mongolia e il confine cinese, e raccoglie numerosi laghi tra cui l’Hoton, il Dayan Nuur e il Tolbo. Gli abitanti sono in maggioranza kazaka, di religione musulmana e di lingua Kazaka; hanno iniziato a trasferirsi in queste aree verso il 1840 per pascolare pecore e capre nel periodo estivo ed all’inizio del secolo scorso hanno cominciato a stabilirsi permanentemente nella regione. La lingua utilizzata è il kazako, anche se la maggior parte delle persone sono bilingue e parlano anche il mongolo. I kazaki della Mongolia sono rimasti isolati e conservano tradizioni millenarie andate ormai perdute nella loro terra d’origine. La moschea di Ulghi dopo la caduta del socialismo è stata riaperta e il pellegrinaggio alla Mecca ha ripreso, ma la religione viene vissuta in modo aperto e tollerante: le donne non devono usare il velo e gli uomini amano consumare alcolici. Dopo il 1990 a molti kazaki mongoli è stato permesso di migrare verso il Kazakistan e la Turchia, con un considerevole flusso di persone durato alcuni anni, e ci sono state lunghe trattative tra Kazakistan e Mongolia per permettere ai kazaki mongoli di avere la doppia cittadinanza, risolta per ora con il permesso a loro concesso di entrare in Kazakistan senza visto. Questa parte della Mongolia, anche perché dista un lungo viaggio di quattro giorni da Ulaanbaatar, ha maggiori contatti con le regioni confinanti russe e cinesi. La popolazione si dedica soprattutto alla pastorizia transumante; durante l’inverno si rifugia in villaggi riparati all’interno di valli profonde utilizzando case di legno, per migrare poi in estate verso i pascoli di montagna. Questi pastori utilizzano delle tende molto simili alle grandi gher mongole, con alcune differenze che le rendono tipiche ed affascinati. Il Festival dei Cacciatori con le aquile La caccia con le aquile è un'attività che viene praticata da millenni dai nomadi kazaki alla fine dell’estate. I cacciatori, provenienti da tutti gli angoli della regione del Bayan Ulgii, si ritrovano una volta all'anno per partecipare ad un’emozionante gara di caccia a cavallo utilizzando solo maestose aquile reali tenute su di un braccio protetto da un enorme guanto e sostenuto da un bastone che poggia sulla sella del cavallo. L'aquila reale (Aquila Chrysaetos) raggiunge una lunghezza che può variare tra i 75 e gli 88 cm e l’apertura alare può raggiungere i 2,30 mt, mentre il suo peso arriva fino a 6 - 7 kg. Le dimensioni maggiori, come in quasi tutti i rapaci, si raggiungono nelle femmine, che dai cacciatori kazaki sono preferite agli esemplari maschi. Cacciano in prevalenza volpi, ma anche marmotte e a volte lupi. Il becco è robusto e ricurvo, le zampe sono forti e ricoperte di piume, gli artigli sono lunghi ed affilati ed il quarto dito, opposto agli altri, è munito di un'unghia più lunga che trafigge le prede. L’aquila è dotata di una vista straordinaria, sei volte più acuta dell'uomo con un campo visivo di 300 gradi. Il piumaggio è di colore bruno scuro con penne dorate sul capo che, ricordando una corona, le hanno conferito il titolo di "reale". L'addestramento di questi uccelli, che vengono catturati da piccoli, è lungo e impegnativo e il cacciatore lo inizia utilizzando come prede delle pelli di animali. Il rapace viene legato ad una corda e quando afferra la pelle gettata nelle sue vicinanze viene premiato con un pezzo di carne, che sarà sempre più consistente man mano che l’uccello perfeziona la propria abilità nell’artigliare la preda. Il rapporto che si viene a creare tra l’uomo e l’animale è molto stretto e dura fino a quando il rapace non viene liberato al compimento del decimo anno di vita. Poiché le aquile cacciano in prevalenza volpi, la caccia si svolge quando la Mongolia si ammanta di bianco, e le pellicce sono migliori. Gli uccelli vengono tenuti bendati con un cappuccio, fino a quando il cacciatore avvista una preda: l’aquila viene lanciata in aria e s’innalza in cielo per poi fiondarsi in picchiata. Questa gara è una vera e propria sfida di abilità e velocità dove alla fine viene eletto il cacciatore con l'aquila più precisa. Oggi nel Bayan Ulgii sono rimasti circa 450 cacciatori tradizionali e questo evento è importante anche perché e l’ultima occasione d’incontro collettivo prima della calata del freddo inverno. A contorno del contesto venatorio vengono celebrate feste con danze e canti tradizionali. Organizzazione di Amitaba in Mongolia I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’) che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia è attiva in diverse attività di sostegno, come indicato nel nostro sito. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci e parti dove l’irregolarità del terreno rende la marcia lenta. Ad Ulaanbaatar si alloggia per tre notti in hotel a tre stelle (solo due se dagli Altai si esegue il rientro via terra); fuori dalla capitale si pernotta cinque notti in hotel locali (sei se si rientra via terra), sei notti in tenda (campo mobile) e tre notti presso famiglie (4 se si rientra via terra): un’esperienza davvero speciale, si avranno a disposizione delle stanze comuni nelle loro abitazioni – si segnala che il bagno è esterno. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; la cucina e l’allestimento del campo sono curati dal nostro personale. La cucina proposta è semplice ma sostanziosa, anche vegetariana. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo. Chi segue il rientro via terra passerà anche una notte presso il monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come lo erano nelle vecchie campagne italiane) ed una in campo Gher a Kustai. Il viaggio richiede un certo spirito d’avventura, poiché nella regione degli Altai si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando anche in tenda. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Partecipare al trekking Per partecipare bisogna essere persone preparate fisicamente, ma non servono precedenti esperienze di trekking difficili o di preparazione alle condizioni di vita in alta montagna; è importante riuscire a essere a proprio agio in situazioni di fatica anche prolungata ed eventualmente in condizioni climatiche avverse. Si percorrono tappe giornaliere di 5/6 ore con il supporto di cavalli che trasportano il bagaglio e tutta l’attrezzatura. Per chi volesse, c’è la possibilità di effettuare questa parte del viaggio a cavallo (pagando un piccolo extra di circa € 15 al giorno). Si usano animali docili facilmente cavalcabili anche dai meno esperti. Si consiglia, nel caso di questa opzione, l’acquisto in Italia di ghette o stivali. Clima e attrezzatura Il clima tra fine settembre ed inizio ottobre è mediamente piuttosto secco e le temperature previste sono tra i 5 e i 15 gradi, con possibili punte minime notturne al di sotto dello zero. E’ necessario avere un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di almeno -8C°; Alfredo Savino, guida del viaggio, può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie. Si ricorda che il clima in questa terra è sempre imprevedibile e incline a repentini cambiamenti, da giorni caldi di sole si può passare a nevicate improvvise.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO (Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici.) 1°g.    Martedì 19 settembre, partenza per la Mongolia   Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è della Aeroflot, ma vi sono anche opzioni diverse; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento che fa da riferimento per i servizi del viaggio, ma Amitaba può verificare anche le possibilità offerte dalle altre compagnie (si segnala solo che se per via di un orario d’arrivo diverso fossero necessari servizi d’accoglienza e trasferimento aggiuntivi per questi verrà richiesto un piccolo extra). Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca è alle 12.15 con arrivo alle 16.40; da Roma Fiumicino alle 12.35 con arrivo alle 17.25; il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare). 2°g.    20/9 Arrivo a Ulaanbaatar   Arrivo alle ore 7.00, trasferimento e sistemazione in centro città presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova una enorme statua di Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. 3°g.    21/9 Ulaanbaatar – Ulgii   Volo per la città capoluogo della regione più remota della Mongolia; orario del volo da confermare. Arrivati in città si visita il mercato; sistemazione in famiglia. 4°g.    22/9 Ulgii – Shiveet Hairhan Uul (Parco nazionale del Tavan Bogd)   La tappa di oggi (190 km) conduce attraverso alcuni remoti villaggi e stupendi paesaggi fino al parco del Tavan Bogd, dove si pone il primo campo. 5°g.    23/9 Shiveet Hairhan Uul  - Valle “kazaka” (Parco del Tavan Bogd)   Inizia il trekking che porta ad una valle dove risiedono diverse famiglie kazake. Si parte da circa 2400 mt di quota e si valica un bel passo di montagna posto a circa 2800 mt), impreziosito da un lago; la tappa è di circa 5 ore. Si potrà scegliere se pernottare in tenda o dividere la dimora di una famiglia kazaka. Pernottamento in campo. 6°g.    24/9 Campo Base del ghiacciaio Potanina e picchi dell’Altai Tavan Bogd   La meta di oggi è il Campo Base del ghiacciaio Potanina, che dista circa 7 ore, ed è posto a circa 3000 mt di quota; si lascia il bagaglio non necessario perché l’indomani si rientra al medesimo punto di sosta. Si percorrono lunghi falsipiani, non si attraversano creste e non si incontrano passaggi esposti. Si posizionano le tende al Campo Base, dove si ammirano il ghiacciaio Potanina e tutte e cinque le vette del Tavan Bodg, tra cui l’Huiten Uul (4373 mt) – che è la vetta più alta della Mongolia – e il Belukha (4506 mt), la più alta cima degli Altai che è in territorio russo. 7°g.    25/9 Campo Base - Shiveet Hairhan Uul    Si ripercorre in senso inverso l’altopiano per raggiungere il punto all’ingresso del parco dove si è pernottato il 23/9. 8°g.    26/9 Shiveet Hairhan Uul - Ulgii   Oggi ci raggiungono le vetture per il rientro a Ulgii, dove si alloggia presso l’Hotel Duman o simile, un semplice albergo locale; si avrà del tempo libero per visitare il mercato. 9°g.    27/9 Ulgii – Khovd    Partenza per la città di Khovd, che dista circa 300 km, dove si alloggia presso l’hotel Tsambagarav o simile. Si incontrano i partecipanti giunti per seguire il Festival delle Aquile. 10°g.    28/9 Khovd – Parco del Tsamba Garav Uul   Da Khovd ci si dirige verso est, raggiungendo le pendici settentrionali del monte Tsamba-Garav (4208 mt), ubicato al confine di tre aimag (regioni mongole): Bayan Ulgii, Uvs e Khovd; è una delle più belle cime sempre innevate della Mongolia. Si visitano diverse valli scoprendo sorgenti d’acqua cristallina e si effettua un’escursione per avvicinarci ai ghiacciai del Tsamba-Garav. Si percorrono circa 150 km; pernottamento in tenda. 11°g.    29/9 Parco del Tsamba Garav Uul – Ulgii Si lascia l’imponete montagna per seguire la spettacolare strada che porta al capoluogo del Bayan Ulgii, che da qui dista circa 150 km; pernottamento presso l’Hotel Duman o simile 12°g. – 13°g. (30/9 – 1/10) Festival delle aquile   Per vivere completamente l’evento ci si sistema in una dimora di una famiglia kazaka, dove si pernotterà per due notti. Si dedicano le giornate ad ammirare le gare di abilità e velocità del contesto. Dalle alture circostanti i cacciatori tolgono i cappucci ai loro maestosi animali e li lanciano verso il cielo. Nel frattempo vengono rilasciate le prede, le aquile perdono lentamente quota, poi, con uno scarto improvviso e fulmineo, piombano sulla preda immobilizzandola. Qui interviene il cacciatore che deve essere celere a raggiungere i contendenti, prima che la preda possa ferire l’aquila. A contorno del torneo vi sono molti eventi paralleli come concerti, sfilate con abiti tradizionali, mercatini di borse e tappeti di feltro tradizionali. E’ molto particolare il “Kokbar”, che ricorda molto il Buskashì, il gioco nazionale afgano: due squadre di cavalieri si contendono la carcassa di una capra decapitata. E’ un gioco privo di regole: basta impossessarsi della carcassa. Dopo le premiazioni, si avrà il tempo per visitare questa “atipica” città mongola, con il bazar e la moschea dove si respira un’aria quasi medio orientale. Per finire, si segue un concerto di musica tradizionale kazaka 14°g.    2/10 Ulgii - Shiveet Hairhan Uul   Trasferimento verso la zona più occidentale del Paese, una regione ricca di resti archeologici che partono dall’Età del Bronzo arrivando all’epoca Unna e all’invasione turca. Per il pernottamento si posiziona il campo nel parco nazionale di Altai Tavan Bogd nei pressi del monte Shiveet Hairhan, che è considerato sacro dalle popolazioni della repubblica russa di Tuva e dai nomadi di etnia tuvaina che popolano la zona. Qui si ammira uno fra i più grandi petroglifi di epoca unna.   15°g.    3/10 Shiveet Hairhan Uul – Ulgii   Si torna verso la “civiltà” ad Ulgii, dove si alloggia presso l’hotel Duman o simile; nel pomeriggio si ha del tempo libero. Si percorrono circa 160 km. 16°g.    4/10 Ulgii - Lago Achit – Ulaangom   Partenza per la regione di Uvs, famosa per la varietà degli ambienti naturali e per la presenza del lago più grande del Paese, che da il nome alla regione. Prima di arrivare ad Ulaangom, una sonnacchiosa cittadina che è il capoluogo della regione, ci si ferma al lago Achit, che si trova ad un' altitudine di 1435 mt sul livello del mare e si estende su una superficie di 290 kmq. Arrivati in città pernottamento presso l’hotel Chingis Khaan o simile; si percorrono circa 260 km. Per chi rientra 17°g.    5/10 Ulaangom - Ulaanbaatar   Si salutano i compagni e la guida Alfredo Savino, che rientrano a Ulaanbaatar con le jeep; mattina a disposizione. Nel primo pomeriggio (orari da confermare) ci si imbarca sul volo per Ulaanbaatar; le visuali dall’aereo sono spettacolari: il lago Uvs, il lago Bus e le montagne siberiane. All’arrivo si viene accolti da una guida locale che parla la lingua italiana e ci si accomoda nel medesimo hotel utilizzato all’arrivo. 18°g.    6/10 Ulaanbaatar   Si completano le viste ad Ulaanbaatar accompagnati da una guida che parla la lingua italiana, in particolare il Museo di Storia Nazionale Mongola. Si avrà del tempo libero a disposizione per fare acquisti e girare in città. 19°g.    Sabato 7 ottobre, volo di rientro   Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 7.10 con arrivo a Mosca alle 8.50; da qui partenza per Milano Malpensa alle 14.45 con arrivo alle 17.20 e per Roma Fiumicino alle 14.30 con arrivo alle 17.25 (orari da confermare). Per chi segue l’estensione 17°g.    5/10 Ulaangom – Tosontsengel   Si inizia l’affascinante percorso verso est: Ulaanbaatar dista da qui circa 1500 chilometri. La meta di oggi è Tosontsengel, una lunga tappa di circa 540 km che impegna per l’intera giornata; arrivati, si alloggia presso un hotel locale. 18°g.    6/10 Tosontsengel – Lago Terkhin Tsagaan Nuur   Prosegue la grande traversata, oggi si devia verso sud est raggiungendo il lago di Terkhin Tsagaan Nuur, dove si alloggia presso una famiglia locale; la tappa è di circa 250 km. 19°g.    7/10 Terkhin Tsagaan Nuur – Kharkhorin – Shank   Al mattino si parte presto in direzione sud est percorrendo una buona strada asfaltata che costeggia per un lungo tratto il fiume Chuluut, attraverso un ambiente in gran parte di steppa con canyon formati da antiche eruzioni magmatiche, e si arriva a Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan. Oggi è solo un villaggio dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città; su di un panoramico colle alle spalle delle casette è stato eretto un moderno monumento che esalta le antiche glorie dell’Impero, quando questo luogo era il centro del mondo. Si visita il monastero-museo di Erdene Zuu, meta di pellegrinaggio per i mongoli, che colpisce anche per le lunghe mura sormontate da piccoli stupa che ne delimitano lo spazio sacro dalle vaste praterie e dai colli verdi; costruito sui ruderi di Kharkhorin, contiene diversi templi molto interessanti da visitare ed un piccolo museo. Ci si sposta quindi al monastero di Shank, situato a 30 km, dove saremo graditi ospiti. Shank è un piccolo e antico monastero situato in un piccolo villaggio tra le vaste praterie che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan, dove si ammirano alcune importanti tanke del tantra di Kalachakra; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. Si percorrono circa 340 km. 20°g.    8/10 Shank – Parco Nazionale di Khustai   Il Parco Nazionale di Khustai Nuruu dista circa 280 km verso est. Qui si ha la possibilità di vedere i cavalli selvatici di Przewalski, noti anche come Takhi o Pony della Mongolia. Questo animale è il parente più prossimo del cavallo domestico; negli anni ‘60 erano scomparsi ma grazie ad un programma di reinserimento ora è possibile ammirarli. E’ prevista un’escursione nel parco dove, oltre ai cavalli selvatici, sono presenti diverse specie animali come il cervo rosso asiatico, le gazzelle della steppa, i gatti selvatici manul ed altri. Pernottamento nel campo gher Khustai o simile. 21°g.    9/10 Khustai – Ulaanbaatar   La capitale dista ora solo circa 100 km ad est; giunti a destinazione si alloggia nel medesimo hotel utilizzato all’arrivo. Si avrà del tempo libero a disposizione per fare acquisti e girare in città. 22°g.    Martedì 10 ottobre, volo di rientro   Il rientro in questa data è consigliato con Turkish Airlines. La partenza è alle 11.05 con arrivo a Istanbul alle 17.25; da qui, la partenza per Milano Malpensa è alle 21.50 con arrivo alle 23.50 e per Roma Fiumicino alle 22.20 con arrivo alle 23.55 (orari da confermare).
MONGOLIA 2017: Le terre del Signore Oceanico
Un itinerario storico e naturalistico, nel cuore della cultura mongola
Periodo: 2 set - 17 set
Questo viaggio etno-storico e naturalistico riprende e migliora le esperienze esplorative eseguite in queste regioni, con grande apprezzamento dei partecipanti, negli anni scorsi. Si salirà su una delle montagne più sacre per i mongoli, il Burkhan Khalduun, grande protettore di Gengis Khan e probabile luogo della sepoltura del grande imperatore, che si erge nel vasto parco naturale del Khaan Khentii, ad est di Ulaanbaatar: zona meravigliosa, lontana dai centri abitati e dai campi gher. La pista di 150 km che va dall’ingresso del parco alle pendici del monte è un vero fuoristrada, ma la salita non è particolarmente difficoltosa e il tragitto richiede tre ore e mezza incluse le soste; ad un primo tratto che potrebbe essere il più impegnativo seguono due vasti pianori. Si ricorda che la salita alla vetta è preclusa alle donne, mentre sulle altre cime attorno non vi è alcuna restrizione. Si visita Avraga, la prima capitale e luogo d’incoronazione a Khan del giovane Temugjin, con possibile bagno nel lago di acque sulfuree i cui fanghi sono utilizzati dalle donne mongole come maschere di bellezza, e altri luoghi connessi alla giovinezza del grande imperatore situati nell'aimag (regione) del Khentii. Questo vasto territorio è caratterizzato a nord dalla foresta sub siberiana e, più a meridione, dalla presenza di immense foreste solcate da fiumi pescosi. Si dedica una giornata alla visita del monastero di Baldan Baraivan e delle grotte con immagini sacre buddiste che si trovano nei suoi dintorni. Prima del rientro ad Ulaanbataar si completa il tour con le visite a due parchi naturali: l’Ikh Nart e l’Ikh Gazryn Chuluu. L’itinerario segue un grande anello che porta a nord est di Ulaanbaatar fino a Dadal, da dove si prosegue ancor più ad oriente fino ai monti di Deluun Boldog, luogo natale di Gengis Khan, iniziando poi da qui il percorso di rientro. Buona parte del viaggio si svolge in aree selvagge, che richiedono in tutto 6 campi: in molti dei luoghi che si visitano non esistono strutture ricettive, neppure dei campi gher. Si fanno diverse escursioni a piedi che prevedono tutte il rientro in un punto di campo raggiungibile con le jeep; ci si porta all’imbocco dei sentieri con i veicoli e ci si allontana a volte per un’intera giornata, portando con se solo l’occorrente per la passeggiata e per il picnic. Non si prevedono guadi e i sentieri non sono particolarmente impegnativi, ma il viaggio è maggiormente adatto a persone che abbiano già avuto delle precedenti esperienze di questo tipo o che siano almeno sufficientemente adattabili ed un poco allenate. Ricordiamo che nella zona del Burkhan Khalduun si possono trovare zanzare, meno fameliche delle nostre ma comunque fastidiose; si consiglia di portare un buon repellente. Organizzazione di Amitaba in Mongolia I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’) che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia è attiva in diverse attività di sostegno, come indicato nel nostro sito. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici Uaz seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; gli unici tratti asfaltati sono nei pressi della capitale. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il circuito complessivo è di circa 2200 km; le distanze approssimative coperte nelle singole tappe sono indicate nel programma. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia per 6 notti in tenda (per tre notti consecutive all’inizio, poi una e alla fine prima di tornare in città due), 1 notte in un albergo locale e per 4 notti nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi e sono fornite di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi fissi si trovano anche servizi e docce con acqua calda e viene proposta una cucina semplice ma sostanziosa anche vegetariana. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento sono curati da nostro personale. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo. Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Clima e attrezzatura Il clima all’inizio di settembre è secco, le temperature previste sono tra i 10 e i 20 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. È necessario portare un sacco a pelo, che abbia un gradiente di minimo termico di zero gradi. Prevedere un abbigliamento che possa essere resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO (Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici) 1°g.    Sabato 2 settembre, partenza dall’Italia   Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è della Aeroflot, ma vi sono anche opzioni diverse; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento che fa da riferimento per i servizi del viaggio, ma Amitaba può verificare anche le possibilità offerte dalle altre compagnie (si segnala solo che se per via di un orario d’arrivo diverso fossero necessari servizi d’accoglienza e trasferimento aggiuntivi per questi verrà richiesto un piccolo extra). Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca è alle 12.15 con arrivo alle 16.40; da Roma Fiumicino alle 12.40 con arrivo alle 17.25; il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare). 2°g.    3/9 Arrivo a Ulaanbaatar   Arrivo alle ore 7.00, trasferimento e sistemazione in centro città presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova una enorme statua di Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. 3°g.    4/9 Ulaanbaatar – Mungunmorit (Burkhan Khalduun)   Si lascia Ulaanbaatar in direzione est portando con se l’attrezzatura necessaria per i campi. La prima tappa porta a Mungunmorit, paese vicino all’aerea strettamente protetta del monte Burkhan Khalduun; si monta il primo campo nella steppa in questa zona. Si percorrono circa 180 km. 4°g.    5/9 Burkhan Khalduun   Oggi si entra nell’aerea protetta del Khaan Khentii dove si trova il Burkhan Khalduun, ritenuto il possibile luogo di sepoltura di Genghis Khan. Il paesaggio è caratterizzato dalla foresta boreale e da un ambiente non antropizzato dove vivono cervi e orsi. Si posiziona il secondo campo alle pendici della montagna. Si percorrono circa 90 km. 5°g.    6/9 Burkhan Khalduun   Si lascia fisso il campo e si sale sulla cima della montagna più sacra per i Mongoli, il Burkhan Khalduun (la salita è vietata alle donne, le quali, se lo desiderano, potranno compiere una passeggiata nella zona). Sarà anche possibile esplorare i dintorni. 6°g.    7/9 Burkhan Khalduun - Khentii - Lago Khukh   Partenza per il lago Khukh - il luogo dove Temujin è stato incoronato con il titolo di Genghis Khan e proclamato imperatore dello Stato Mongolo. Il lago è una perla blu circondato da foreste di larici. Cena e pernottamento in campo gher, il Khukh baaz o simile. Si percorrono circa 230 km. 7°g.    8/9 Lago Khukh – Baldan Bereeven   Continuando verso est si transita dal lago di Khangal arrivando al monastero di Baldan Bereeven, costruito nel 1700 per volere della prima guida spirituale buddhista. Questo era uno dei monasteri più grandi della Mongolia e particolare per la sua struttura architettonica, si trascorre la giornata visitando le grotte dove i monaci si ritiravano in meditazione attorno al monastero. Pernottamento in campo gher, il Bayan tal o simile; si percorrono circa 190 km. 8°g.    9/9 Baldan Bereeven - Binder - Lago Tsagaan   Proseguimento per Binder; si passa da un sito militare di Gengis Khan, Tulgyn Gurvan Chuluu. Dopo la visita si continua fino al lago Tsagaan, dove si posiziona il campo tendato. Si percorrono circa 200 km. 9°g.    10/9 Lago Tsagaan – Dadal   Partenza per Dadal, sempre verso nord est, una zona ricca di laghi e fiumi, di cui i più grandi sono i fiumi Onon e Balj. Si alloggia nel campo gher Mongol History o simile; si percorrono circa 140 km. 10°g.    11/9 Dadal - Deluun Boldog   Oggi si effettua una facile escursione a piedi fino alla collina di Deluun Boldog, considerato dalle fonti mongole il luogo natale di Temuujin, il futuro Genghis Khan; questo è il punto più nord orientale del percorso. 11°g.    12/9 Deluun Boldog – Undurkhaan   Inizia il percorso verso ovest, seguendo la vallata di Genghis Khan fino ad Undurkhaan, ora chiamata Chinggis xot in onore del grande condottiero, dove si visita il museo. Cena e pernottamento in hotel locale. Si percorrono circa 280 km. 12°g.    13/9 Undurkhaan – Riserva naturale di Ikh Nart   Oggi si entra nella regione del Gobi centrale raggiungendo Ikh Nart, un’area famosa per la presenza di molte pecore argali, che qui si inerpicano su montagne granitiche. Cena e pernottamento nel campo gher Ikh Nart o simile. Si percorrono circa 270 km. 13°g.    14/9 Riserva naturale di Ikh Nart – Ikh Gazryn Chuluu   Dopo il completamento della visita dell’area ci si sposta verso nord, la tappa è di circa 100 km; si posiziona il campo tendato all’interno del complesso granitico di Ikh Gazryn Chuluu in un punto molto bello, ottima base per esplorare il territorio con tranquille passeggiate. Questa catena di monti lunga una trentina di chilometri nasconde interessanti grotte intrise di antiche leggende, tra rocce granitiche consumate dal tempo che creano forme plastiche sorprendenti. 14°g.    15/9 Ikh Gazryn Chuluu   La giornata di oggi è dedicata alla visita di questo straordinario complesso roccioso; ci sarà il tempo per godersi questo luogo arcaico. 15°g.    16/9 Ikh Gazryn Chuluu – Ulaanbaatar   Dopo colazione si inizia il rientro ad Ulaanbaatar. All’arrivo nella capitale, se in programmazione, si assisterà ad uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, che non è il solito spettacolo per turisti, ma una vero ensemble di grandi professionisti; sistemazione all’ hotel Sant Asar o simile. La tappa è di circa 360 km quasi tutti asfaltati. 16°g.    Domenica 17 settembre   Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 8.10 con arrivo a Mosca alle 8.50; partenza per Milano Malpensa alle 14.45 con arrivo alle 17.20 e per Roma Fiumicino alle 11.35 con arrivo alle 14.20 (orari da confermare).
MONGOLIA 2017: Senza confini - grandi laghi, Altai e Gobi
La vastità infinita del mondo dei nomadi
Periodo: 6 ago - 28 ago
Per maggiori dettagli sul Paese, vedi Mongolia. Si lascia Ulaanbaatar arrivando subito nel cuore storico della Mongolia con Shank, l’antica capitale di Gengis Khan, Kharkhorin, ed Erdene Zuu; da qui si procede gradatamente verso nord ovest tra pasture di yak, foreste, monti e laghi, un territorio che è il regno dei pastori nomadi mongoli, tra luoghi ricchi di magia e bellezza naturale con le terme di Tsenkher ed i laghi di Terkhin Tsagaan, Telmen, Khyargas ed arrivando al lago di Achit, che segna l’ingresso nel Bayan Ulgii, dove si trovano gli Altai. In queste remote regioni dell’ovest si entra in contatto con i nomadi kazaki, che qui è l’etnia principale, ed altri gruppi minori tra cui i tuvini; li si incontra condividendo con loro l’ambiente dove vivono, esplorando per qualche giorno le falde della catena dei monti Altai nel parco del Tavan Bogd fino a ridosso del confine cinese, godendo anche qui di diversi laghi stupendi contornati da un ambiente meno arboreo, tra cui il Khoton, il Khurgan ed il Tolbo. Sorprenderà trovare in questi luoghi anche antichi resti e testimonianze di presenza umana che arrivano fino al paleolitico, con pitture rupestri e graffiti. Si rientra verso est entrando nel deserto del Gobi in aree particolarmente remote, dove è raro incontrare altri visitatori, incontrando due delle perle più preziose della Mongolia: il mitico monte Eej Khairkhan, il cui sacro nome per rispetto dai mongoli non viene neppure pronunciato, ed il canyon di Khermen Tsav, pochissimo visitato per la sua remotezza, una vera miniera di fossili di dinosauro, luogo dalla bellezza primordiale con un’incredibile cromaticità delle rocce, uno dei siti più affascinanti. Si vede l’oasi di Zulganai e giunti alle grandi dune di Khongoryn Els ed alle ultimi propaggini degli Altai a Yoliin Am si inizia il rientro verso nord godendo delle falesie di Tsagaan Suvraga, lasciando il deserto ed arrivando ad Ulaanbaatar. È un percorso che attraversa i molteplici ambienti naturali della Mongolia per più di 5000 chilometri. Sono previste delle escursioni a piedi che seguono sentieri non impegnativi della durata massima di una giornata. Organizzazione di Amitaba in Mongolia I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa "buona idea") che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia è attiva in diverse attività di sostegno, come indicato nel nostro sito. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; i tratti asfaltati sono nei pressi della capitale e lungo alcune arterie stradali principali. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 5100 chilometri. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia per 12 notti in tenda (7 consecutive, quindi 4 consecutive, più una), una al monastero di Shank (si segnala che qui servizi igienici sono rudimentali, come lo erano nelle vecchie campagne italiane), 1 in un alberghetto locale, dove una pecca può essere a volte la poca funzionalità degli impianti idrici, e per 4 notti nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa e anche vegetariana. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina ed allestimento sono curati da nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita dall’organizzazione tutta l’attrezzatura necessaria, fra cui il materassino, ad eccezione del sacco a pelo. Il viaggio richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la capitale si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando la maggior parte delle notti in tenda; i campi fissi sono comodamente attrezzati, ma non sono degli hotel,e gli hotel locali non sono cerrto lussuosi. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Clima e attrezzatura Il clima in agosto è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 15 e i 30 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. È necessario disporre di un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di zero gradi; Alfredo Savino può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento che possa essere resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g.    Domenica 6 agosto, partenza per la Mongolia   Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è della Aeroflot, ma vi sono anche opzioni diverse; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento che fa da riferimento per i servizi del viaggio, ma Amitaba può verificare anche le possibilità offerte dalle altre compagnie (si segnala solo che se per via di un orario d’arrivo diverso fossero necessari servizi d’accoglienza e trasferimento aggiuntivi per questi verrà richiesto un piccolo extra). Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca alle 12.15 con arrivo alle 16.40; da Roma Fiumicino alle 12.40 con arrivo alle 17.25; il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare). 2°g.    7/8 Arrivo a Ulaanbaatar   Arrivo alle ore 7.00, trasferimento e sistemazione in centro città presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova una enorme statua di Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. 3°g.    8/8 Ulaanbaatar – Monastero di Shank   Al mattino si parte presto in direzione ovest per il monastero di Shank, dove saremo graditi ospiti della comunità monastica. Shank è un piccolo e antico monastero situato in un piccolo villaggio tra le vaste praterie che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan, dove si ammirano alcune importanti tanke del tantra di Kalachakra; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. La tappa è di circa 360 km, su strada asfaltata. 4°g.    9/8 Shank – Kharkhorin – Terme di Tsenkher   Dopo aver assistito alla cerimonia mattutina si parte per Kharkhorin (circa 30 km), l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan. Oggi è solo un villaggio dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città; su di un panoramico colle alle spalle delle casette è stato eretto un moderno monumento che esalta le antiche glorie dell’Impero, quando questo luogo era il centro del mondo. Si visita il monastero-museo di Erdene Zuu, il primo complesso di templi buddisti edificato in Mongolia nel 1584, meta di pellegrinaggio, che colpisce anche per le lunghe mura sormontate da piccoli stupa che ne delimitano lo spazio sacro dalle vaste praterie e dai colli verdi; contiene diversi templi molto interessanti da visitare ed un piccolo museo. Dopo la visita si prosegue in direzione ovest per le terme di Tsenkher, posizionate in un’incantevole valle verde ricca di alberi e fiori. Le acque delle sorgenti vengono riscaldate a circa 80 gradi dai plutoni magmatici; il carbonato di sodio, l’idrocarbonato, il solfato, la fluorite, e l’idrogeno solforato le rendono ottime per la cura delle articolazioni. Pernottamento presso il campo gher Sivet Maihan o simile; la tappa è di 150 km, per buona parte asfaltati. 5°g.    10/8  Terme di Tsenkher – Area protetta del Lago Terkhin Tsagaan   L’itinerario prosegue verso nord ovest per il lago di Terkhiin Tsagaan, circondato da crateri di vulcani spenti, il più "giovane" dei quali è il Khorgo. In pochi minuti di cammino si raggiunge la sommità del cratere e scendendo all’interno si arriva alle grotte di Shar Nokhoi (traduzione “cane giallo”). Pernottamento nel campo gher Ikh Khorgo o simile; la tappa è di circa 200 km quasi tutti asfaltati. 6°g.    11/8 Terkhin Tsagaan – Lago Telmen   Oggi si esce dai i circuiti più battuti e ci dirige verso la regione di Zavkhan, la prima delle regioni occidentali, ricca di acque, tra cui il lago salato di origine tettonica di Telmen, sulle cui rive posizioneremo il primo campo tendato. La tappa è di circa 320 km, di cui 250 asfaltati, in direzione nord ovest. 7°g.    12/8 Lago Telmen – Khyargas Nuur   Si lascia la regione di Zavkhan per entrare in quella di Uvs, dove avviene il cambio dell’ora; il percorso si snoda attraverso una natura di verdeggianti montagne dove pascolano gli yak. Si raggiunge il lago Khyargas, famoso per le rocce calcaree e la presenza nelle vicinanze di antiche stele cervo collegate alla presenza di popolazioni turche. Si pernotta in campo tendato; la tappa è di circa 260 km in direzione ovest. 8°g.    13/8 Khyargas Nuur – Lago Achit   Oggi si entra nella regione del Bayan Ulgii abitata dalla popolazione kazaka, che ha lingua e tradizioni differenti dai mongoli, che impareremo a conoscere e distinguere. Si posiziona il campo vicino allo splendido lago Achit, circondato da catene montuose, che funge da porta alla regione kazaka. La tappa è di 320 km in direzione ovest. 9°g.    14/8 Achit Nuur – Ulgii   Oggi si raggiunge la cittadina di Ulgii, capoluogo del Bayan Ulgii, percorrendo una bellissima strada che costeggia il fiume Khovd, dove la presenza di moschee e di case di mattoni di fango fanno percepire di essere giunti nella profonda Asia centrale. Sistemazione in hotel locale; per la cena si viene accolti da un’ospitale famiglia locale. La tappa di oggi è di 100 km in direzione sud ovest. 10°g.    15/8 Ulgii – Parco Nazionale del Tavan Bogd; lago Khoton Nuur   In questo bellissimo Parco Nazionale si trova la parte più bella degli Altai mongoli, incluso il monte Tavan Bogd, ed i 3 laghi di Khoton, Khurgan e Dayan, con la splendida catena montuosa innevata che segna a sud il confine con la Cina. Vi si trovano inoltre numerosi siti archeologici. Tra oggi e il 17/8 scopriremo diverse zone remote abitate dai pastori kazaki, da famiglie tuvaine e di altre minoranze etniche. Pernottamento in tenda, la tappa di oggi è di 200 km in direzione sud ovest, con cui si raggiunge il punto più lontano da Ulaanbaatar. 11°g.    16/8 Lago Khoton – Lago Khurgan   Si dedica la giornata all’esplorazione di questa remota area ricca di vestigia contornate dai possenti Altai. Pernottamento in tenda; la tappa di oggi è di pochi  kilometri. 12°g.    17/8 Lago Khurgan – Graffiti di Tsagaan Salaa –  Lago Tolbo   Si lascia il Parco per visitare un’area ricca di graffiti rupestri del periodo neolitico e della prima età del bronzo. Si posiziona il campo tendato sulle rive del lago Tolbo, situato ad est del Tavan Bogd, ricchissimo di pesci ed avifauna, il cui nome significa macchia. La tappa di oggi è di 280 km. 13°g.    18/8 Lago Tolbo – Grotta di Gurvan Tsenkriin Agui   Ci si reca all’unica grotta con pitture rupestri della Mongolia. Entrando a Gurvan Tsenheriin Agui si sbuca direttamente nell'Età della Pietra: alta circa venti metri, custodisce alcune pitture di valore inestimabile che risalgono al Paleolitico (dai 12.000 ai 40.000 anni fa). Si tratta di raffigurazioni di animali, nomadi e altre immagini misteriose. Si prosegue in direzione sud est transitando da Khovd, capoluogo dell’omonima regione, che fu un avamposto militare mancese e una delle ultime città ad essere stata liberata dai cinesi nel 1912. Pernottamento presso il camp gher Gurvan Tsenkriin Agui o simile; il percorso è di circa 250 km. 14°g.    19/8  Grotta di Gurvan Tsenkriin Agui – Sum di Tugrug   Oggi entra nel deserto di Gobi, l’ambiente naturale cambia pur essendo sempre in transito sugli Altai; si posiziona il campo nelle vicinanze del paese di Tugrug. La tappa è di circa 380 km verso sud est, in parte asfaltati. 15°g.    20/8 Tugrug - Montagna sacra di Eej Khairkhan Uul   Si prosegue ancora verso sud est fino ad arrivare al mitico monte di Eej Khairkhan, uno dei luoghi più sacri ai mongoli che per sommo rispetto evitano addirittura di pronunciarne il nome: è un equivalente di Uluru (Ayers Rock) in Australia. Venerata già prima dell’arrivo del buddismo, di forma tondeggiante, questa grande montagna di granito che sorge improvvisamente da un mare di sabbia è stata dichiarata monumento nazionale nel 1992. Ai sui piedi si trovano vasche naturali e rocce dalle particolari figure create dal vento. Pernottamento in tenda, la tappa è di circa 200 km. 16°g.    21/8 Montagna sacra di Eej Khairkhan uul – Zona di Shinjilst   Oggi inizia l’avvicinamento al deserto  profondo; si posiziona il campo nelle vicinanze del Sum (paese) di Shinjilst.  La tappa è di circa 250 km verso sud est. 17°g.    22/8 Zona di Shinjilst – Oasi di Zulganai – Canyon di Khermen Tsav   Oggi è fra le giornate più belle di questo viaggio, si entra nel vero Gobi non antropizzato e si raggiunge l’oasi di Zulganai, attraversata dal piccolo omonimo fiume che nasce negli Altai e si estingue nel deserto. Qui la natura è incontaminata; il tappeto verde di erba e arbusti che la compone si pone in netto contrasto con le sterili colline sullo sfondo di questa tipica oasi del Gobi. A seguire, in un paio di ore si raggiunge Khermen Tsav, un luogo che da solo vale un viaggio in Mongolia. Si trascorre la giornata esplorando quest’area incredibile, un labirinto primordiale dove affiora una profusione di ossa dei giganti del passato, immersi in una natura che evoca il senso della creazione e dove la mente si perde nella spettacolare cromaticità delle falesie. Il punto focale è un canyon lungo all’incirca 15 km, uno dei punti più belli ed inaccessibili della Mongolia, ma anche tra i più remoti. Pernottamento in tenda; il percorso è di circa 260 km. 18°g.    23/8 Canyon di Khermen Tsav – Gurvantes   Si lascia questo luogo incontaminato per raggiungere dopo 180 km a sud est la cittadina di frontiera di Gurvantes, situata ad una trentina di chilometri dal confine con la Cina; un tempo, durante il socialismo, era un luogo di confino per i personaggi scomodi. Si alloggia in un piccolo hotel locale. La tappa è di 180 km. 19°g.    24/8 Gurvantes – Dune di Khongoryn Els – Valle di Yollin Am   Si parte per il Parco Nazionale di Khongoryn Els, dove si vedono le dune di sabbia più grandi e spettacolari della Mongolia. Salire sulle dune più alte è molto impegnativo, ma si è ripagati da un panorama incredibile; è sorprende vedere ai bordi delle dune zone d’acqua che rendono fertile la zona formando un ottimo pascolo per i cammelli. Si prosegue seguendo i bellissimi cordoni dunari verso est arrivando al Parco Nazionale di Gurvan Saikhan dove si visita Yoliin Am, chiamata a volte nelle guide “Valle delle aquile” (… anche se qui le aquile non si sono mai viste…), sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi ed i gipeti. Questi monti sono le ultime propaggini orientali della catena degli Altai; si posiziona qui l’ultimo campo tendato del viaggio. La tappa è di 380 km in direzione est. 20°g.    25/8 Yollin am – Tsagaan Suvraga   Raggiunta la piccola cittadina di Dalanzadgad si inizia il percorso di rientro verso nord, attraverso l’ambiente semiarido del Gobi. Giunti sul bordo delle falesie di Tsagaan Suvraga si resta colpiti dai colori intensi delle erosioni; ai propri piedi si apre una distesa di collinette policrome, una incredibile tavolozza naturale con la visuale della steppa all’orizzonte. Questa profonda fenditura che taglia il terreno da est ad ovest un tempo era sommersa, probabilmente non dall’antico mare che occupava l’attuale area del Gobi, ma da acque fluviali. Da lontano le formazioni calcaree di Tsagaan Suvraga, alte fino a 30 metri, evocano le rovine di un’antica città; è molto bello percorrere il sentiero che le contorna alla base. Pernottamento al campo gher Tsagaan Suvraga o simile, la tappa è di circa 340 km verso nord. 21°g.    26/8 Tsagaan Suvraga – Ulaanbataar   Ritorno ad Ulaanbaatar, che dista circa 480 km verso nord; la strada è quasi tutta strada asfaltata.Arrivo e sistemazione presso l’hotel Sant Asar o simile. Si assiste ad uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo. 22°g.    27/8 Ulaanbaatar   Visita al Museo di Storia, dove sono illustrati lo sviluppo della storia dell’uomo nelle terre mongole ed i costumi tradizionali delle varie etnie, del Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. 23°g.    Lunedì 28 agosto, volo di rientro    Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 8.10 con arrivo a Mosca alle 8.50; partenza per Milano Malpensa alle 11.10 con arrivo alle 13.45 e per Roma Fiumicino alle 11.35 con arrivo alle 14.20 (orari da confermare).
MONGOLIA 2017: Da Khubsugul al Gobi, il grande viaggio
Per conoscere i molteplici volti del Paese di Gengis Khan
Periodo: 4 ago - 20 ago
È un percorso completo e vario, che dona una visione d’insieme molto bella della Mongolia godendo dei diversi ambienti naturali, e, grazie al recente sviluppo di alcune infrastrutture, è ora eseguibile senza campi mobili: fuori dalla capitale di alloggia nei campi fissi gher, che sono confortevoli e dotati di servizi, una notte in un hotel locale e una ospiti di un monastero. Per gli spostamenti vengono usati veicoli a quattro ruote motrici perché buona parte del percorso si effettua seguendo delle piste. Per maggiori dettagli sul Paese: Mongolia. Organizzazione di Amitaba in Mongolia I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’) che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia è attiva in diverse attività di sostegno, come indicato nel nostro sito. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; i tratti asfaltati sono nei pressi della capitale e lungo alcune arterie stradali principali. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 3600 km. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia una notte nel monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come lo erano nelle vecchie campagne italiane), 1 in alberghi locali e 10 nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa ed anche vegetariana. Clima e attrezzatura Il clima in agosto è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 15 e i 30 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi; le regioni più settentrionali da Amarbayantsgalant a Khubsugul e fino al lago Terkhin Tsagaan presentano un ambiente più umido, dove sono possibili piogge. Per la notte al monastero di Shank è meglio avere a disposizione un sacco a pelo il cui gradiente termico minimo consigliato è di zero gradi; se richiesto potremo procurarlo localmente sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Nelle gher vengono comunque fornite lenzuola pulite e coperte. Prevedere un abbigliamento che possa essere resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO (Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici) 1°g.    Venerdi 4 agosto, partenza per la Mongolia   Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è della Aeroflot, ma vi sono anche opzioni diverse; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento che fa da riferimento per i servizi del viaggio, ma Amitaba può verificare anche le possibilità offerte dalle altre compagnie (si segnala solo che se per via di un orario d’arrivo diverso fossero necessari servizi d’accoglienza e trasferimento aggiuntivi per questi verrà richiesto un piccolo extra). Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca alle 12.15 con arrivo alle 16.40; da Roma Fiumicino alle 12.40 con arrivo alle 17.25; il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare). 2°g.    5/8 Arrivo a Ulaanbaatar   Arrivo alle ore 7.00, trasferimento e sistemazione in centro città presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova una enorme statua di Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. 3°g.    6/8 Ulaanbaatar – Monastero di Amarbayantsgalant   Partenza per Darkhan, situata a nord di Ulaanbaatar.  Lasciata la capitale inizia subito l’incontro con il vasto paesaggio della Mongolia, con le gher che punteggiano le ondulate praterie. Poco prima di entrare in città si devia verso ovest arrivando al monastero di Amarbayasgalant, uno dei più belli e importanti della Mongolia. Visita del monastero, unico nel suo genere; infatti è stato costruito nel 1737 seguendo tutti i canoni architettonici dell’arte mancese ed è dedicato a Zanabazar, il primo imperatore-lama della Mongolia, scienziato e grande scultore, la cui salma venne traslata qui nel 1779. La tappa è di 360 km di buona strada asfaltata. Pernottamento in gher camp, il Amarbaysgalant Urguu o simile. 4°g.    7/8 Amarbayantsgalant – Città di Murun   Questa lunga tappa di 450 km verso ovest, divenuta fattibile in un solo giorno da poco tempo grazie alla nuova strada asfaltata, porta nel capoluogo della regione di Khubsugul. Il percorso è pittoresco, attraverso belle valli verdeggianti ricche di corsi d’acqua abitate da  pastori nomadi che vivono nelle tipiche gher bianche. Giunti a Murun si alloggia un hotel locale, il Tenkhleg o simile. 5°g.    8/8 Murun – Parco Nazionale del Lago Khubsugul   Oggi si entra nel Parco Nazionale del lago Khubsugul, situato circa 120 km a nord. E’ uno dei più profondi specchi di acqua dolce dell'Asia Centrale (262 mt), contornato da monti ricchi di foreste che ricordano la vicinanza della Siberia, annoverato tra i luoghi più incantevoli della Mongolia; qui a volte si possono incontrare gli allevatori di renne, la popolazione degli Tsaatan. Si trascorre la giornata godendo della natura del luogo; ci si accomoda in un campo gher, il Dul o simile. 6°g.    9/8 Lago Khubsugul – Lago Zuun   Spostamento verso sud di circa 170 km; si valicano diversi passi attraverso un territorio dove predominano le foreste boreali, solcate da diversi fiumi. La meta è lo Zuun Nuur, un bellissimo lago abitato da una ricca avifauna dove pongono il campo alcune famiglie nomadi. Si alloggia presso il campo gher Zuun Nuur o simile. 7°g.    10/8  Lago Zuun  – Lago Terkhin Tsagaan Nuur   Si prosegue verso sud est attraverso foreste boreali, la strada si dipana tra monti e vallate; dal punto più alto del percorso si gode di un panorama d'inimmaginabile bellezza. Arrivati al lago di Terkhin Tsagaan, circondato da crateri di vulcani spenti, il più giovane dei quali è il Khorgo, si pernotta in campo gher, il Ikh Khorgo o simile, dove si sosta per due notti; la tappa è di 250 km. 8°g.    11/8 Lago Terkhin Tsagan Nuur   Visita del vulcano Khorgo, dove in pochi minuti di cammino si raggiunge la sommità del cratere e scendendo all’interno si arriva alle grotte di Shar Nokhoi (traduzione “cane giallo”). Si prosegue l’esplorazione con una passeggiata attorno al lago e si rientra al campo gher. Per chi lo desidera è possibile fare una passeggiata a cavallo. 9°g.    12/8 Terkhiin Tsagaan Nuur – Kharkhorin – Monastero di Shank   Al mattino si parte presto in direzione sud est percorrendo una buona strada asfaltata che costeggia per un lungo tratto il fiume Chuluut, attraverso un ambiente in gran parte di steppa con canyon formati da antiche eruzioni magmatiche, e si arriva a Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan. Oggi è solo un villaggio dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città; su di un panoramico colle alle spalle delle casette è stato eretto un moderno monumento che esalta le antiche glorie dell’Impero, quando questo luogo era il centro del mondo. Si visita il monastero-museo di Erdene Zuu, meta di pellegrinaggio per i mongoli, che colpisce anche per le lunghe mura sormontate da piccoli stupa che ne delimitano lo spazio sacro dalle vaste praterie e dai colli verdi; costruito sui ruderi di Kharkhorin, contiene diversi templi molto interessanti da visitare ed un piccolo museo. Ci si sposta quindi al monastero di Shank, situato a 30 km, dove saremo graditi ospiti. Shank è un piccolo e antico monastero situato in un piccolo villaggio tra le vaste praterie che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan, dove si ammirano alcune importanti tanke del tantra di Kalachakra; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. Si percorrono circa 340 km. 10°g.    13/8 Shank – Monastero di Ongh   Inizia il percorso verso sud che porta nel deserto del Gobi, il più grande dell’Asia; ma mano che si procede non si vedono più alberi ed il territorio diventa progressivamente più arido con la presenza sempre più frequente dei cammelli bactriani. La tappa di oggi, circa 220 km, porta fino alle rovine del monastero di Ongh, di cui è stato recentemente ricostruito un tempio. L’ambiente naturale è di particolare interesse per il contrasto tra le montagne scure, che circondano i resti del monastero, e le rive verdi del fiume che solca la piccola vallata. Sistemazione al campo gher Ongi Energy o simile. 11°g.    14/8 Ongh – Bayanzag -  Khongoryn Els   Si continua verso sud arrivando a Bayanzag – che tradotto significa “Vette infuocate”, dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie sconosciute fino ad allora, tutti resti molto importanti che sono stati portati nei musei. A Bayanzag le falesie terrose rosse che si aprono sulla vastità del Gobi sono spettacolari, ed il sentiero che ne percorre i bordi stupendo. Proseguendo si giunge al Parco Nazionale di Khongoryn Els, dove si fa un’escursione alle dune di sabbia più grandi e spettacolari della Mongolia. Salire sulle dune più alte è molto impegnativo, ma se si riesce ad arrivarci si è ripagati con uno dei panorami più incredibili della Mongolia; è sorprende vedere ai bordi delle dune zone d’acqua che rendono fertile la zona formando un ottimo pascolo per i cammelli. Pernottamento al campo gher Gobi Erdene o simile; si percorrono circa 340 km. 12°g.    15/8 Khongoryn Els – Valle di Yoliin Am   Si seguono i bellissimi cordoni dunari verso est arrivando al Parco Nazionale di Gurvan Saikhan dove si visita Yoliin Am, chiamata a volte nelle guide “Valle delle aquile” (… anche se qui le aquile non si sono mai viste…), sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi ed i gipeti. Questi monti sono le ultime propaggini orientali della catena degli Altai; completata l’esplorazione si attraversano i monti a nord arrivando al campo gher Goby Discovery. Si percorrono circa 180 km. 13°g.    16/8 Yoliin Am – Tsagaan Suvraga   Raggiunta la piccola cittadina di Dalanzadgad si inizia il percorso di rientro verso nord, attraverso l’ambiente semiarido del Gobi. Giunti sul bordo delle falesie di Tsagaan Suvraga si resta colpiti dai colori intensi delle erosioni; ai propri piedi si apre una distesa di collinette policrome, una incredibile tavolozza naturale con la visuale della steppa all’orizzonte. Questa profonda fenditura che taglia il terreno da est ad ovest un tempo era sommersa, probabilmente non dall’antico mare che occupava l’attuale area del Gobi, ma da acque fluviali. Da lontano le formazioni calcaree di Tsagaan Suvraga, alte fino a 30 metri, evocano le rovine di un’antica città; è molto bello percorrere il sentiero che le contorna alla base. Pernottamento al campo gher Tsagaan Suvarga o simile, la tappa è di circa 340 km. 14°g.    17/8 Tsagaan Suvraga – Baga Gazryn Chuluu   Partenza per Baga Gazryn Chuluu, un’area dove si trovano bellissime formazioni di roccia granitica nel mezzo delle pianure desertiche; arrivo ed escursione nei dintorni. Si alloggia presso il campo gher Erdene Ukha; la tappa è di circa 280 km. 15°g.    18/8 Baga Gazryn Chuluu – Ulaanbaatar   Proseguimento del viaggio per Ulaanbaatar, che dista circa 360 km verso nord; dopo circa 60 km di pista di arriva sulla strada asfaltata. Ad Ulaanbaatar si assiste ad uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo. Si alloggia presso l’hotel Sant Asar o simile. 16°g.    19/8 Ulaanbaatar   Visita al Museo di Storia, dove sono illustrati lo sviluppo della storia dell’uomo nelle terre mongole e i costumi tradizionali delle varie etnie, del Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. 17°g.    Domenica 20 agosto, volo di rientro    
MONGOLIA 2017: Gobi, vasto deserto dell’Asia
Una grande esplorazione, ai confini col nulla
Periodo: 19 lug - 4 ago
Si parte da Ulaanbaatar in treno verso sud est per Sainshand, dove i veicoli fuoristrada sono in attesa del gruppo; nei dintorni si visitano il monastero di Khamaryn Khid, legato alla memoria di una delle più forti figure mistiche della Mongolia, e siti dove riverberano le tradizioni sciamaniche e buddiste: la montagna sacra di Bayanzurkh ed un particolare punto conosciuto come la “porta di Shambala”. Si inizia quindi la grande traversata verso sud ovest fino alle remote regioni dei monti dell’Ikh Bogd, nel cuore del deserto, un percorso fantastico che porta in luoghi di eccezionale bellezza paesaggistica, da Tsagaan Suvraga e le dune di Khongotyn Els ai siti paleontologici di Kermen Tsav, dove l’ambiente straordinario impressiona forse ancor più della profusione di fossili di dinosauro. Si toccano anche siti di grande importanza storica, tra cui primeggiano Erdenee Zuu e Kharkorin, antica capitale di Gengis Khan, la stessa Ulaanbaatar e tanti altri. Per apprezzare da vicino la vera vita della Mongolia si sarà ospiti di una famiglia di allevatori nomadi, potendo avvicinare la bellezza ma anche la durezza di una vita così lontana da noi; si incontrano gli allevatori di cammelli e si soggiorna anche in un monastero buddista. In sintesi, è un viaggio perfetto per chi voglia vivere un’esperienza profonda e vera della Mongolia. Per maggiori dettagli sul Paese: Mongolia. Il deserto del Gobi Il Gobi è una vasta area desertica dell'Asia centrale, situata in gran parte in Mongolia, di cui occupa un terzo del territorio, misura circa 1610 km da est a ovest e circa 970 km da nord a sud. L'altitudine dell'altopiano di Gobi varia dai 914 mt della zona orientale ai 1514 mt della parte occidentale ed è caratterizzato da piane ondulate e ghiaiose, inframmezzate da bassi rilievi e da colli isolati. Se si esclude la parte sud-orientale, completamente arida, la regione presenta una stentata vegetazione erbacea e arbustiva, sufficiente a nutrire le greggi dei pastori nomadi che vivono nella zona; pozzi occasionali e laghi poco profondi rappresentano le sole riserve idriche. Le zone marginali a nord e a nord-ovest sono fertili, mentre all'estremità sudorientale dell'area desertica prevalgono steppe o praterie. I primi europei che attraversarono il deserto di Gobi furono i membri di una spedizione guidata da Marco Polo nel 1275. In epoca moderna numerose spedizioni si avventurarono nel Gobi, l'American Museum of Natural History di New York promosse negli anni 1921-1930 una serie di spedizioni guidate dal naturalista americano Roy Chapman Andrews che portarono alla scoperta di un bacino incredibilmente ricco di uova fossili di dinosauro. Gobi, oltre a paesaggi mozzafiato, rivela antichi monasteri nascosti tra le lunghe catene di rocce granitiche ed è popolato da antiche leggende di fonti miracolose e di alberi duri come la roccia il cui legno non galleggia. Organizzazione di Amitaba in Mongolia I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa "buona idea") che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia è attiva in diverse attività di sostegno. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; i tratti asfaltati sono nei pressi della capitale e lungo alcune arterie stradali principali. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 3300 chilometri. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia per 5 notti in tenda (di cui tre consecutive), una al monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come lo erano nelle vecchie campagne italiane), due in un semplice hotel locale, una presso una famiglia e 4 nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa e anche vegetariana. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento sono curati da nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo. Per il viaggio in treno si utilizzano cuccette da quattro letti fornite di lenzuola. Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la capitale non si trovano più hotel e si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando in tenda; molti dei campi fissi sono comodamente attrezzati, ma non sono degli hotel. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Clima e attrezzatura Il clima in luglio è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 25 e i 35 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. È necessario disporre di un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di zero gradi; Alfredo Savino può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento che possa essere resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g.    Mercoledì 19 luglio, partenza dall’Italia   Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è della Aeroflot, ma vi sono anche opzioni diverse; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento che fa da riferimento per i servizi del viaggio, ma Amitaba può verificare anche le possibilità offerte dalle altre compagnie (si segnala solo che se per via di un orario d’arrivo diverso fossero necessari servizi d’accoglienza e trasferimento aggiuntivi per questi verrà richiesto un piccolo extra). Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca alle 12.15 con arrivo alle 16.40; da Roma Fiumicino alle 11.35 con arrivo alle 16.15; il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare). 2°g.    20/7 Arrivo a Ulaanbaatar – Treno per Sainshand   Arrivo alle ore 7.00, incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova una enorme statua di Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti. Nel pomeriggio si prende il treno della trans mongolica in direzione sud est per la città di Sainshand, che si trova nel deserto del Gobi a circa 480 km di distanza. Si dispone di cuccette con lenzuola. 3°g.    21/7 Sainshand: monastero di Khamryn Khiid, Shambala e montagna sacra di Bayanzurkh Arrivo nella notte (verso l’una) a Sainshand, capoluogo della regione del Dornogovi; ci si accomoda presso l’hotel Lux o simile per riposare. Oggi si percorrono luoghi dove migliaia di mongoli vanno in pellegrinaggio ogni anno, iniziando dal monastero di Khamryn Khiid, fondato nel 1820 e unico di scuola Nyingmapa in Mongolia. A nord del monastero si trovano delle grotte di meditazione e nelle vicinanze anche un particolare punto considerato un importante centro energetico, dove si crede che si possa acquisire, tramite alcuni riti, energia vitale; ma la grande fama del luogo è data dal fatto che fu tradizionalmente considerato una porta segreta per accedere al mistico regno illuminato di Shambala, dove vengono custoditi gli insegnamenti di Kalachakra, la “Ruota del Tempo”. Da qui ci si sposta a Bayanzurkh Uul, la più famosa delle montagne sacre del Gobi orientale; questo sito era originariamente dedicato ai culti sciamanici e in seguito vi fu costruito, vicino alla sommità, un tempio di meditazione buddista. Oggi questa piccola montagna, la cui salita è facilitata da una serie di gradini, è molto visitata in quanto si crede che sussurrando i propri desideri nei cumuli di pietra sulla sommità questi si avverino. Nel tardo pomeriggio, se ci sarà tempo, si visita il museo dedicato a Danzan Ravjaa, una delle figure culturalmente più significative della Mongolia nel XIX secolo. Egli ottenne la fama di maestro spirituale buddista altamente illuminato; ma fu anche poeta, artista e attivista per la giustizia sociale e l'istruzione pubblica. Il Museo a lui dedicato è stato fondato nel 1991. Alla sua  morte avvenuta nel 1856 il suo discepolo Ishlodon ha assunto il ruolo di “takhilch”, o curatore degli oggetti associati alla sua vita; questo ruolo è stato poi trasmesso all'interno della sua famiglia per cinque generazioni, fino a quando durante le repressioni religiose del 1938 fu dato ordine di distruggere il monastero di Khamryn Khiid e tutto il suo contenuto. Ma fortunatamente il curatore dell’epoca salvò segretamente molti oggetti entrando nel monastero di nascosto ogni notte e riempiendo casse con libri, costumi teatrali, opere d'arte religiose e oggetti personali; seppellì tutto nelle vicinanze del monastero, dove questi preziosi oggetti restarono nascosti fino al 1990 quando, con la fine del governo socialista, il nipote di quel coraggioso custode li ha dissotterrati ed ha fondato il Museo. Pernottamento in albergo; il tour oggi è di circa 120 km. 4°g.    22/7 Sainshand – Mandakh Soum   Oggi inizia lo spostamento in direzione sud ovest che porta verso il Gobi meridionale, si segue una pista che corre vicino alla frontiera cinese; la tappa è di circa 330 km. Pernottamento in tenda. 5°g.    23/7 Mandakh Soum – Valle di Yoliin Am   Proseguimento del viaggio e ingresso nel Parco Nazionale di Gurvan Saikhan, dove si visita Yoliin Am, posizionata ad un’altezza di 200 mt sul livello del mare e chiamata erroneamente dalle guide “Valle delle aquile” (…qui le aquile non si sono mai viste…), sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, e dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi ed i gipeti. Si pernotta presso una famiglia locale che mette a disposizione delle gher, un ottimo modo questo anche per aiutare direttamente la popolazione locale. La tappa è di circa 280 km. 6°g.    24/7 Yoliin Am – Bayanzag – Parco Nazionale di Khongoryn Els   Proseguendo, ci si sposta per un tratto verso nord ovest per raggiungere Bayanzag – che tradotto significa “Vette infuocate” – dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche, trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie fino ad allora sconosciute. Si prosegue quindi verso sud ovest arrivando al Parco Nazionale di Khongoryn Els, dove si ammirano le dune di sabbia più alte e spettacolari della Mongolia. Si farà un’escursione sulle dune, alcune delle quali arrivano fino a 800 metri di altezza. Pernottamento presso il campo gher Gobi Erdene o simile; la tappa è di circa 260 km. 7°g.    25/7 Khongoryn Els – Nemegt   Iniziamo ad inoltrarci nel profondo deserto, dove la presenza umana è sporadica o pressoché assente. Il Nemegt Uul è un complesso montuoso la cui roccia rossa ricorda quella di Bayanzag, un’area famosa per essere un bacino ricchissimo di fossili di dinosauri. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 200 km. 8°g.    26/7 Nemegt – Khermen Tsav   Si prosegue per il canyon di Khermen Tsav (lungo 25 km),un altro sito in cui sono state ritrovate numerose testimonianze fossili di uova e scheletri di dinosauro. È un luogo fra i più inaccessibili, le piste si perdono e si prosegue seguendo l’esperienza. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 180 km. 9°g.    27/7 Khermen Tsav – Oasi di Zulganai  Si trascorre la mattina esplorando quest’area incredibile, un labirinto primordiale dove affiora una profusione di ossa dei giganti del passato, immersi in una natura che evoca il senso della creazione e dove la mente si perde nella spettacolare cromaticità delle falesie. Il punto focale è un canyon lungo all’incirca 15 km, sicuramente uno dei luoghi più belli e inaccessibili della Mongolia. Si transita dall’oasi di Zulganai a circa 40 km da Khermen Tsav sui confini meridionali della Mongolia, attraversata dal piccolo omonimo fiume che nasce negli Altai e si estingue nel deserto. Qui la natura è incontaminata; il tappeto verde di erba e arbusti che la compone si pone in netto contrasto con le sterili colline sullo sfondo di questa tipica oasi del Gobi. Pernottamento in tenda; si percorrono circa 50 km. 10°g.    28/7 Oasi di Zulganai – Bayangovi   Inizia il percorso di rientro verso nord. Si raggiunge il piccolo centro urbano di Bayangovi che dista circa 200 km, posizionato in un punto strategico per raggiungere alcune località di estremo interesse. Questa zona è dominata dalla catena montuosa dell’Ikh Bogd. Pernottamento presso il campo gher Gobi Temee o simile per due notti. 11°g.    29/7 Bayangovi: Tsagaan Bulag e Bichigt Khad   Giornata dedicata all’esplorazione della regione. Si inizia con la visita di Tsagaan Bulag, una formazione rocciosa che per i mongoli ha origini magiche e alle cui sorgenti si abbeverano molti animali domestici e selvatici. Proseguendo verso meridione per altri 70 km si arriva a Bichigt Khad, un canyon ricco di particolari petroglifi risalenti a tremila anni fa. Da qui si rientra poi al campo gher. 12°g.    30/7 Bayangovi - Grotta di Tsagaan – Baruun bayan ulaan sum   Partenza per  la  grotta di Tsagaan Agui, tempestata di cristalli, dove sono state ritrovate tracce di presenza umana che risalgono a 700.000 anni fa. Dopo la visita si riprende il percorso verso nord est iniziando la transizione ambientale dal deserto alla steppa. Si sosta nelle vicinanze del paesino di Baruun bayan ulaan sum; pernottamento in tenda. Tappa di circa 200 km. 13°g.    31/7 Baruun bayan ulaan sum – Monastero di Ongh   La tappa di oggi conduce al monastero di Ongh, un tempo un esteso complesso monastico che si trovava su una importante arteria carovaniera, segnata dal fiume omonimo. L’ambiente naturale è di particolare interesse per il contrasto tra le montagne nere, che circondano le vestigia del monastero, e il fiume che rende verdi le sue rive. Pernottamento presso il campo gher Ongi Energy o simile; la tappa è di circa 240 km. 14°g.    1/8 Monastero di Ongh – Kharkhorin – Monastero di Shank   Al mattino si parte presto proseguendo in direzione nord per Kharkhorin, antica capitale dell’impero mongolo di Gengis Khan, dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città. Visita al monastero-museo di Erdene Zuu, costruito sui ruderi di Kharkhorin. Si prosegue quindi per il monastero di Shank dove saremo graditi ospiti della comunità monastica. Shank è un piccolo e antico monastero che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nelle gher che ci mettono a disposizione all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. Tappa di circa 260 km. 15°g.    2/8 Monastero di Shank – Ulaanbaatar   Dopo aver assistito alla cerimonia, che si tiene tutte le mattine,  si prosegue per Ulaanbaatar che dista circa 360 km, dove si alloggia in centro città presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. 16°g.    3/8 Ulaanbaatar   Alla mattina visita al Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi monasteri rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. Nel tardo pomeriggio si assisterà a uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo. Pernottamento in hotel. 17°g.    Venerdì 4 agosto, volo di rientro   Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 8.10 con arrivo a Mosca alle 8.50; partenza per Milano Malpensa alle 14.45 con arrivo alle 17.20 e per Roma Fiumicino alle 11.35 con arrivo alle 14.20 (orari da confermare).
MONGOLIA 2017: Dal nord al deserto del Gobi, con il festival del Naadam
Un forte incontro con la natura e le tradizioni
Periodo: 1 lug - 16 lug
L’itinerario è molto ricco, spazia da monasteri immersi nella natura ai luoghi storici e mitici della cultura mongola; si esplorano sia i territori settentrionali che meridionali. Il tour consente la visita di entrambe queste due parti in modo equilibrato, e nasce da una profonda conoscenza di queste terre; è un viaggio perfetto per chi vuole scoprire le diverse anime della Mongolia, i luoghi più famosi ma anche quelli non toccati dal turismo. Sono previste escursioni a piedi che seguono sentieri non impegnativi della durata massima di qualche ora. Per maggiori dettagli sul Paese: Mongolia. Il festival del Naadam Ogni anno a luglio si svolge il festival del Naadam, che dal 1921 ha assunto la forma di una celebrazione dell’indipendenza della Mongolia; in questa ricorrenza si possono ammirare i contesti tradizionali di lotta, corsa dei cavalli e tiro con l’arco. A Ulaanbaatar le rappresentazioni si svolgono in un grande stadio e oggi sono organizzate come un fenomeno di massa; ma vi sono dei Naadam in altre località che spesso risultano più veri e meno imbrigliati dai tempi televisivi e dalle esigenze del turismo. Questo ci ha portato a costruire un viaggio che includa la partecipazione ad un Naadam genuino, in mezzo alle steppe sconfinate, dove per avvicinare i lottatori o i cavalli non sia necessario possedere un pass e dove ci si possa sedere di fianco a un gruppo di anziani e scambiare con loro del tabacco da fiuto. Organizzazione di Amitaba in Mongolia I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa "buona idea") che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia è attiva in diverse attività di sostegno, come indicato nel nostro sito. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; i tratti asfaltati sono nei pressi della capitale e lungo alcune arterie stradali principali. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 3200 km. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia 3 notti in tenda, una nel monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come lo erano nelle vecchie campagne italiane), 1 in alberghi locali e 6 nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa ed anche vegetariana. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento delle parti comuni sono curati dal nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo. Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale ed ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Clima e attrezzatura Il clima all’inizio di luglio è secco, le temperature previste sono tra i 10 ed i 30 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi; le regioni più settentrionali di Amarbayantsgalant e Oghi presentano un ambiente più umido, dove in luglio sono possibili piogge.  E’ necessario disporre di un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico 5 gradi; Alfredo Savino può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento che possa resistere ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO (Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici) 1°g.    Sabato 1 luglio, partenza per la Mongolia   Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è della Aeroflot, ma vi sono anche opzioni diverse; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento che fa da riferimento per i servizi del viaggio, ma Amitaba può verificare anche le possibilità offerte dalle altre compagnie (si segnala solo che se per via di un orario d’arrivo diverso fossero necessari servizi d’accoglienza e trasferimento aggiuntivi per questi verrà richiesto un piccolo extra). Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca alle 12.15 con arrivo alle 16.40; da Roma Fiumicino alle 12.40 con arrivo alle 17.25; il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare). 2°g.    2/7 Arrivo a Ulaanbaatar   Arrivo alle ore 7.00, trasferimento e sistemazione in centro città presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova una enorme statua di Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. 3°g.    3/7 Ulaanbaatar – Monastero di Amarbayantsgalant  Partenza per Darkhan, situata a nord di Ulaanbaatar.  Lasciata la capitale inizia subito l’incontro con il vasto paesaggio della Mongolia, con le gher che punteggiano le ondulate praterie. Poco prima di entrare in città si devia verso ovest arrivando al monastero di Amarbayasgalant, uno dei più belli e importanti della Mongolia. Visita del monastero, unico nel suo genere; infatti è stato  costruito nel 1737 seguendo tutti i canoni architettonici dell’arte mancese ed è dedicato a Zanabazar, il primo imperatore-lama della Mongolia, scienziato e grande scultore, la cui salma venne traslata qui nel 1779. La tappa è di 360 km di buona strada asfaltata. Pernottamento in gher camp, il Amarbaysgalant Urguu o simile. 4°g.    4/7 Amarbayantsgalant – Lago Oghi Nuur   Si lascia Amarbayantsgalant in direzione ovest attraverso paesaggi straordinari, tra vallate con versanti boscosi abitate da famiglie nomadi allevatrici di yak. Arrivo sulle sponde del lago Oghi Nuur, un vero osservatorio naturale privilegiato per osservare la vita degli uccelli. Si pernotta nel campo gher di Oghi Tur o simile. La tappa di oggi è di 450 km, di cui una buona parte su strada asfaltata. 5°g.    5/7 Lago Oghi Nuur – Lago Terkhin Tsagan Nuur   Trasferimento attraverso foreste boreali verso il lago di Terkhiin Tsagaan, circondato da crateri di vulcani spenti, il più giovane dei quali è il Khorgo. La strada si dipana tra monti e vallate, e dal punto più alto del percorso si può godere un panorama d'inimmaginabile bellezza. Pernottamento in campo gher, l’Ikh Khorgo o simile. La tappa è di 120 km. 6°g.    6/7 Lago Terkhin Tsagan Nuur  – Fiume Suman   Visita del vulcano Khorgo, dove in pochi minuti di cammino si raggiunge la sommità del cratere e scendendo all’interno si arriva alle grotte di Shar Nokhoi (traduzione “cane giallo”). Nel pomeriggio ci si sposta al fiume Suman, che scorre attraverso gole create da antiche eruzioni vulcaniche. Si posiziona qui il primo campo tendato; la tappa è di circa 150 km. 7°g.    7/7 Fiume Suman – Kharkhorin – Monastero di Shank   Al mattino si parte presto in direzione sud est percorrendo una buona strada asfaltata che costeggia per un lungo tratto il fiume Chuluut, attraverso un ambiente in gran parte di steppa con canyon formati da antiche eruzioni magmatiche, e si arriva a Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan. Oggi è solo un villaggio dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città; su di un panoramico colle alle spalle delle casette è stato eretto un moderno monumento che esalta le antiche glorie dell’Impero, quando questo luogo era il centro del mondo. Si visita il monastero-museo di Erdene Zuu, meta di pellegrinaggio per i mongoli, che colpisce anche per le lunghe mura sormontate da piccoli stupa che ne delimitano lo spazio sacro dalle vaste praterie e dai colli verdi; costruito sui ruderi di Kharkhorin, contiene diversi templi molto interessanti da visitare ed un piccolo museo. Ci si sposta quindi al monastero di Shank, situato a 30 km, dove saremo graditi ospiti. Shank è un piccolo e antico monastero situato in un piccolo villaggio tra le vaste praterie che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan, dove si ammirano alcune importanti tanke del tantra di Kalachakra; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. Si percorrono circa 250 km. 8°g.    8/7 Shank – Monastero di Ongh   Inizia il percorso verso sud che porta nel deserto del Gobi, il più grande dell’Asia; ma mano che si procede non si vedono più alberi ed il territorio diventa progressivamente più arido con la presenza sempre più frequente dei cammelli bactriani. La tappa di oggi, circa 220 km, porta fino alle rovine del monastero di Ongh, di cui è stato recentemente ricostruito un tempio. L’ambiente naturale è di particolare interesse per il contrasto tra le montagne scure, che circondano i resti del monastero, e le rive verdi del fiume che solca la piccola vallata. Sistemazione al campo gher Ongi Energy o simile. 9°g.    9/7 Ongh – Bayanzag - Khongoryn Els   Si continua verso sud arrivando a Bayanzag – che tradotto significa “Vette infuocate”, dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie sconosciute fino ad allora, tutti resti molto importanti che sono stati portati nei musei. A Bayanzag Le falesie terrose rosse che si aprono sulla vastità del Gobi sono spettacolari, ed il sentiero che ne percorre i bordi stupendo. Proseguendo si giunge al Parco Nazionale di Khongoryn Els, dove si fa un’escursione alle dune di sabbia più grandi e spettacolari della Mongolia. Salire sulle dune più alte è molto impegnativo, ma se si riesce ad arrivarci si è ripagati con uno dei panorami più incredibili della Mongolia; è sorprende vedere ai bordi delle dune zone d’acqua che rendono fertile la zona formando un ottimo pascolo per i cammelli. Pernottamento al campo gher Gobi Erdene o simile; si percorrono circa 340 km. 10°g.    10/7 Khongoryn Els – Valle di Yoliin Am   Si seguono i bellissimi cordoni dunari verso est arrivando al Parco Nazionale di Gurvan Saikhan dove si visita Yoliin Am, chiamata a volte nelle guide “Valle delle aquile” (… anche se qui le aquile non si sono mai viste…), sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi ed i gipeti. Questi monti sono le ultime propaggini orientali della catena degli Altai; si posiziona in quest’area il secondo campo tendato. La tappa è di circa 180 km. 11°g.    11/7 Yoliin Am – Naadam a Dalanzadgad   Si raggiunge la piccola cittadina di Dalanzadgad, che dista circa 80 km; oggi è il giorno del Naadam, si potranno vedere da vicino le corse dei cavalli e la lotta tradizionale. È un momento unico in cui si assaggeranno i piatti tipici e le bevande tradizionali mongole. La scelta di partecipare a un Naadam di una piccola cittadina è maturata dall’esperienza di questi anni di viaggi in Mongolia, perché in queste località remote le ricorrenze sono più vivibili dal visitatore, che si può mischiare tra la folla, a differenza di quello della capitale dove si assiste alle gare in uno stadio alla stregua di uno spettacolo, senza la possibilità di interagire con la gente. Pernottamento in un hotel locale. 12°g.    12/7 Dalanzadgad – Tsagaan Suvraga   Inizia il percorso di rientro verso nord, attraverso l’ambiente semiarido del Gobi. Giunti sul bordo delle falesie di Tsagaan Suvraga si resta colpiti dai colori intensi delle erosioni; ai propri piedi si apre una distesa di collinette policrome, una incredibile tavolozza naturale con la visuale della steppa all’orizzonte. Questa profonda fenditura che taglia il terreno da est ad ovest un tempo era sommersa, probabilmente non dall’antico mare che occupava l’attuale area del Gobi, ma da acque fluviali. Da lontano le formazioni calcaree di Tsagaan Suvraga, alte fino a 30 metri, evocano le rovine di un’antica città; è molto bello percorrere il sentiero che le contorna alla base. Pernottamento al campo gher Tsagaan Suvarga o simile, la tappa è di circa 260 km. 13°g.    13/7 Tsagaan suvraga – Ikh Gasriin Chuluu   Continuando a nord per altri 280 km si arriva tra i monti granitici di Ikh Gasriin Chuluu, una catena lunga una trentina di chilometri che nasconde molte interessanti grotte intrise di antiche leggende, uno dei luoghi più sorprendenti di questo paese, dove le rocce granitiche consumate dal tempo creano forme plastiche sorprendenti. Si posiziona l’ultimo campo tendato in un punto molto bello, potendo esplorare il territorio con tranquille passeggiate. 14°g.    14/7 Ikh Gasriin Chuluu – Ulaanbaatar   Si parte per Ulaanbaatar che dista circa 360 km, quasi tutti di strada asfaltata; si alloggia presso l’hotel Sant Asar  o simile. Ad Ulaanbaatar si assiste ad uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo. 15°g.    15/7 Ulaanbaatar   Visita al Museo di Storia, dove sono illustrati lo sviluppo della storia dell’uomo nelle terre mongole e i costumi tradizionali delle varie etnie, del Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. 16°g.    Domenica 16 luglio, volo di rientro   Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 8.10 con arrivo a Mosca alle 8.50; partenza per Milano Malpensa alle 11.10 con arrivo alle 13.45 e per Roma Fiumicino alle 11.35 con arrivo alle 14.20 (orari da confermare).
MONGOLIA 2017: Bayan Ulgii, monti e popoli degli Altai
Esplorazioni e trekking tra i nomadi kazaki
Periodo: 18 giu - 1 lug
Per maggiori dettagli sul Paese: Mongolia. La regione di Bayan Ulgii (Altai) La regione mongola di Bayan Ulghi offre una grande varietà ambientale ed è coronata dalla catena dei monti Altai, che distano 2000 chilometri da Ulaanbaatar e formano il confine naturale con la Russia e il Kazakistan a dominio cinese. Qui si trova la vetta più alta della Mongolia, l’Huiten Uul (4373 mt), che fa parte delle cinque cime del Tavan Bogd (letteralmente, "i cinque illuminati"), un’area che forma il confine tra i tre paesi; la cima più alta è il monte Belukha (4,506 mt), posizionato oltre il confine negli Altai russi. Sparsi tra questi stupendi monti si trovano una ventina di grandi ghiacciai, tra cui il Potanina è il più esteso. Una delle aree più belle è il parco nazionale di Altai Tavan Bogd, che si estende tra la Mongolia e il confine cinese e raccoglie numerosi laghi tra cui l’Hoton, il Dayan Nuur e il Tolbo.               Gli abitanti sono in maggioranza kazaka, di religione musulmana e di lingua turca; hanno iniziato a trasferirsi in queste aree verso il 1840 per pascolare pecore e capre nel periodo estivo e all’inizio del secolo scorso hanno cominciato a stabilirsi permanentemente nella regione. La lingua utilizzata è il kazako, anche se la maggior parte delle persone sono bilingue e parlano anche il mongolo. I kazaki della Mongolia sono rimasti isolati e conservano tradizioni millenarie andate ormai perdute nella loro terra d’origine. La moschea di Ulghi dopo la caduta del socialismo è stata riaperta e il pellegrinaggio alla Mecca ha ripreso, ma la religione viene vissuta in modo aperto e tollerante: le donne non devono usare il velo e gli uomini amano consumare alcolici. Dopo il 1990 a molti kazaki mongoli è stato permesso di migrare verso il Kazakistan e la Turchia, con un considerevole flusso di persone durato alcuni anni, e ci sono state lunghe trattative tra Kazakistan e Mongolia per permettere ai kazaki mongoli di avere la doppia cittadinanza, risolta per ora con il permesso a loro concesso di entrare in Kazakistan senza visto. Questa parte della Mongolia, anche perché dista un lungo viaggio di quattro giorni da Ulaanbaatar, ha maggiori contatti con le regioni confinanti russe e cinesi. La popolazione si dedica soprattutto alla pastorizia transumante; durante l’inverno si rifugia in villaggi riparati all’interno di valli profonde utilizzando case di legno, per migrare poi in estate verso i pascoli di montagna. Questi pastori utilizzano tende molto simili alle grandi gher mongole, con alcune differenze che le rendono tipiche. I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’) che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia è attiva in diverse attività di sostegno. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; i tratti asfaltati sono nei pressi della capitale e lungo alcune arterie stradali principali. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è comunque abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci e parti dove l’irregolarità del terreno rende la marcia lenta. Fuori da Ulaanbaatar, dove si alloggia per tre notti in hotel a tre stelle, si pernotta in semplici hotel e una o due notti in gher. Si utilizza la tenda per 6 notti (per quattro notti consecutive all’inizio, poi altre due); i campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento sono curati dal nostro personale. Viene proposta una cucina semplice ma sostanziosa, anche vegetariana. Tutta l’attrezzatura necessaria è fornita, ad eccezione del sacco a pelo. Il viaggio richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la “civiltà” non si trovano più hotel di qualità e si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree, camminando e pernottando in tenda. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Partecipare al trekking Per partecipare al trekking bisogna avere una discreta forma fisica, ma non servono precedenti esperienze di trekking difficili o di preparazione alle condizioni di vita in alta montagna; è però importante potersi sentire a proprio agio in situazioni di fatica anche prolungata ed eventualmente in condizioni climatiche avverse. Si percorrono tappe giornaliere con il supporto di cavalli che trasportano il bagaglio e tutta l’attrezzatura. Per chi preferisce, c’è la possibilità di effettuare il percorso utilizzando un cavallo (pagando un piccolo extra di circa € 15 al giorno); si usano animali docili facilmente cavalcabili anche dai meno esperti, rendendo così il percorso alla portata della gran parte delle persone. Si consiglia in questo caso di portare con se ghette o stivali per coprire l’interno della parte inferiore delle gambe. Clima e attrezzatura Il clima in giugno è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 15 e i 25 gradi, con possibili punte minime notturne di 0 gradi. È necessario disporre di un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di -5 gradi; Alfredo Savino, guida del viaggio, può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento che possa resistere ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO (Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici) 1°g.    Domenica 18 giugno, partenza per Ulaanbaatar   Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è della Aeroflot, ma vi sono anche opzioni diverse; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento che fa da riferimento per i servizi del viaggio, ma Amitaba può verificare anche le possibilità offerte dalle altre compagnie (si segnala solo che se per via di un orario d’arrivo diverso fossero necessari servizi d’accoglienza e trasferimento aggiuntivi per questi verrà richiesto un piccolo extra). Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca alle 12.15 con arrivo alle 16.40; da Roma Fiumicino alle 12.40 con arrivo alle 17.25; il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare). 2°g.    19/6 Arrivo a Ulaanbaatar   Arrivo alle ore 7.00, trasferimento e sistemazione in centro città presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova una enorme statua di Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. 3°g.    20/6 Ulaanbaatar – Ulgii   Partenza verso le 11.30 (orario da confermare) per il capoluogo del Bayan Ulgii, che dista dalla capitale quasi 2000 km, un volo di circa tre ore. All’arrivo ci si sistema presso il semplice hotel Duman o simile e dopo pranzo si visita questa “atipica” città mongola, con il bazar e la moschea dove si respira un’aria quasi medio orientale. In alternativa all’albergo locale si potrebbe utilizzare per una notte un campo attrezzato con le gher, le tipiche tende mongole; si trascorrerà sicuramente una notte del viaggio così, o nella data di oggi o in alternativa il 24/6 o il 28/6: è infatti interessante utilizzare le tende tradizionali almeno una volta! 4°g.    21/6  Ulgii – Parco Nazionale di Tavan Bodg   Partenza verso il paese di Tsengel, reso famoso dal libro “Dove volano gli uccelli” di Louisa Waugh; è il più occidentale della Mongolia e punto di partenza per il parco di Tavan Bogd. Il percorso è di circa 180 km. Si posiziona il campo all’attacco del sentiero che porta al campo base della cima più alta della Mongolia; pernottamento in tenda. 5°g.    22/6 Parco Nazionale di Tavan Bodg   Oggi inizia il trekking che porta al Campo Base, si lasciano al campo i bagagli in eccesso e cammelli e cavalli trasportano il necessario. L’avvicinamento al campo base è una lunga passeggiata di circa 7 ore, con un percorso lungo falsipiani, non si attraversano creste e non si incontrano passaggi esposti. Si posizionano le tende al Campo Base, dove si ammirano il ghiacciaio Potanina e tutte e cinque le vette del Tavan Bodg. 6°g.    23/6 Parco Nazionale di Tavan Bodg   Giornata dedicata all’esplorazione della zona; lo Shiveet Hairhan Uul dista da qui ancora circa 6 km. Pernottamento in tenda. 7°g.    24/6 Parco Nazionale di Tavan Bodg - Shiveet Hairhan Uul    Si  prosegue il trekking in direzione del monte Shiveet Hairhan Uul, oggi si prevede una tappa di circa 5 ore. Tutta l’area è abitata dalle genti Tuva, una popolazione di lingua turcofona e di religione sciamanica che proviene dalla Repubblica Popolare di Tuva, una delle 21 repubbliche della Federazione Russa, che fu annessa solo nel 1944. Qui potremo osservare i più grandi petroglifi del periodo Xiongnu, l’epoca in cui l’imperatore Qin Shi Huangdi iniziò la costruzione della grande muraglia cinese (200 a.C circa). Si viene raggiunti dalle jeep e si prosegue per Shiveet Uul (40 km); pernottamento in tenda. 8°g.    25/6 Shiveet Hairhan Uul – Ulgii   Si parte per Ulgii (160 km circa), dove si pernotta di nuovo presso l’hotel Duman o simile; in serata cena tipica kazaka presso una famiglia locale. 9°g.    26/6 Ulgii - Parco del Tsambagarav Uul   Spostandosi con le vetture verso est si raggiungono le pendici settentrionali del monte Tsamba-Garav (4208 mt), una delle più belle cime sempre innevate della Mongolia ubicata al confine di tre aimag (regioni mongole): Bayan Ulgii, Uvs e Khovd. Si visitano diverse valli scoprendo sorgenti d’acqua cristallina; il percorso è di circa 50 km. Pernottamento in tenda. 10°g.    27/6 Tsambagarav Uul: famiglia di cacciatori con le aquile   Con una semplice passeggiata si raggiunge il ghiaccio dello Tsambagarav Uul, uno dei luoghi più spettacolari della Mongolia. Si viene raggiunti dalle Jeep e ci si sposta di circa 120 km; si giunge in una località dove si visita una famiglia kazaka i cui componenti maschili sono dei cacciatori con le aquile. I periodi venatori sono l’autunno e la primavera, d’estate questi maestosi rapaci sono tenuti a riposo. Pernottamento in tenda. 11°g.    28/6 Tsambagarav Uul - Gurvan Tsenheriin Agui – Città di Khovd   Ci si reca all’unica grotta con pitture rupestri della Mongolia. Entrando nella caverna di Gurvan Tsenheriin Agui si sbuca direttamente nell'Età della Pietra: alta circa venti metri, custodisce alcune pitture di valore inestimabile che risalgono al Paleolitico (dai 12.000 ai 40.000 anni fa). Si tratta di raffigurazioni di animali, nomadi e altre immagini misteriose. Si prosegue verso Khovd, capoluogo dell’omonima regione, che fu un avamposto militare mancese e una delle ultime città ad essere stata liberata dai cinesi nel 1912; il percorso è di circa 250 km. Pernottamento presso il piccolo hotel Tsambagarav Hovd o in campo gher. 12°g.    29/6 Khovd  –  Ulaanbaatar   Partenza in volo per Ulaanbaatar in mattinata (orario da confermare). Arrivo in città e sistemazione presso il medesimo albergo utilizzato all’arrivo; nel tardo pomeriggio si assiste ad uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canti tradizionali della Mongolia, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo. 13°g.    30/6 Ulaanbaatar   Visita al Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. 14°g.    Sabato 1 luglio, volo di rientro   Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 8.10 con arrivo a Mosca alle 8.50; partenza per Milano Malpensa alle 14.45 con arrivo alle 17.20 e per Roma Fiumicino alle 14.30 con arrivo alle 17.25 (orari da confermare).
MONGOLIA 2017: Conoscere il Paese di Gengis Khan
Vaste steppe e deserto del Gobi
Periodo: 3 giu - 17 giu
Per maggiori dettagli sul Paese: Mongolia. I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’) che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia è impegnata in diverse attività di sostegno, come indicato nel nostro sito. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; i tratti asfaltati sono nei pressi della capitale e lungo alcune arterie stradali principali. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 2200 km. Fuori Ulaanbaatar si alloggia due notti in tenda, due presso famiglie mongole, una nel monastero di Shank e cinque nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa e anche vegetariana. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento delle parti comuni sono curati dal nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo e del cuscino. Le famiglie che ci ospitano mettono a disposizione delle gher con 4/5 letti senza lenzuola e cuscino, quindi anche per questa sistemazione serve il sacco a pelo; per chi preferisce sarà comunque possibile montare le tende nei pressi. Si segnala che i servizi igienici a Shank sono rudimentali, come lo erano nelle vecchie campagne italiane. Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Clima e attrezzatura Il clima in giugno è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 15 e i 30 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. È necessario disporre di un sacco a pelo, che abbia un gradiente di minimo termico di -5 gradi; Alfredo Savino può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento che possa resistere ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.   PROGRAMMA DEL VIAGGIO (Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici) 1°g.    Sabato 3 giugno, partenza dall’Italia   Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è della Aeroflot, ma vi sono anche opzioni diverse; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento che fa da riferimento per i servizi del viaggio, ma Amitaba può verificare anche le possibilità offerte dalle altre compagnie (si segnala solo che se per via di un orario d’arrivo diverso fossero necessari servizi d’accoglienza e trasferimento aggiuntivi per questi verrà richiesto un piccolo extra). Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca alle 12.15 con arrivo alle 16.40; da Roma Fiumicino alle 12.40 con arrivo alle 17.25; il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare). 2°g.    4/6 Arrivo a Ulaanbaatar   Arrivo alle ore 7.00, trasferimento e sistemazione in centro città presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova una enorme statua di Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. 3°g.    5/6 Ulaanbaatar – Ikh Gazryn Chuluu   Si lascia la confusione della capitale per iniziare a scendere nella regione del Medio Gobi. Si assisterà a una rapida transizione dell’ambiente naturale, dalla steppa verde alle aree predesertiche ricche di distese di aglio selvatico. La tappa è di circa 300 km. Si posiziona il campo tendato all’interno del complesso di granitico di Ikh Gazryn Chuluu; qui i monti rocciosi alti fino a circa 1700 metri formano una catena lunga una trentina di chilometri e nascondono interessanti grotte. 4°g.    6/6 Ikh Gazryn Chuluu – Tsagaan Suvraga   Il percorso attraversa un’area molto bella per i panorami, caratterizzata da una profonda fenditura che taglia il terreno da est a ovest con la visuale della steppa sul fondo della vallata. Questa zona un tempo era sommersa, probabilmente non dall’antico mare che occupava l’attuale area del Gobi, ma da acque fluviali. Da lontano le formazioni calcaree di Tsagaan Suvraga, alte fino a 30 metri, assomigliano ad antiche rovine di una città bianca. Pernottamento al campo gher Tsagaan Suvarga o simile, la tappa è di circa 220 km. 5°g.    7/6 Tsagaan Suvraga – Yoliin Am   Si prosegue il viaggio arrivando nel Parco Nazionale di Gurvan Saikhan, dove si visita Yoliin Am, posizionata ad un’altezza di 200 mt sul livello del mare e chiamata erroneamente dalle guide “Valle delle aquile” (…qui le aquile non si sono mai viste…). Sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, e dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi e gli enormi gipeti. Pernottamento in famiglia; la tappa è di circa 340 km. 6°g.    8/6 Yoliin Am – Parco Nazionale di Khongoryn Els   Oggi si giunge al Parco Nazionale di Khongoryn Els, con le dune di sabbia più alte e spettacolari della Mongolia. Si farà un’escursione sulle dune, alcune delle quali arrivano fino a 800 metri di altezza. Pernottamento presso il campo gher Saijrah Gobi o simile; la tappa è di circa 160 km. 7°g.    9/6 Khongoryn Els – Graffiti di Khavtsagait – Bayanzag   Proseguendo nel deserto di Gobi si ammirano i particolari graffiti rupestri di Khavtsagait, che si trovano sulle pendici di un complesso montuoso. Si arriva quindi a Bayanzag – che tradotto significa “Vette infuocate” – dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche, trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie fino ad allora sconosciute. Si esplora la zona; pernottamento al campo gher Bayanzag o simile. La tappa è di circa 190 km. 8°g.    10/6 Bayanzag – Monastero di Ongh   Inizia il percorso verso nord, che porta dal deserto del Gobi alle immense steppe verdi e sino alle pendici dei monti Hangayyn Nuruu. La tappa di oggi (circa 160 km) conduce al monastero di Ongh, che in origine era un esteso complesso monastico posto su un’importante arteria carovaniera che qui seguiva l’omonimo fiume. Pernottamento presso il campo gher Ongi Energy o simile. 9°g.    11/6 Ongh – Fiume Orkhon   In mattinata si lasciano le vestigia del monastero di Ongh per entrare nella valle del fiume Orkhon, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco. L’Orkhon nasce dalle catene montuose dei Khangai della regione di Arkhangai e scorre verso nord per confluire con il Selenge arrivando fino al lago di Baikal; con i suoi 1.124 km è il fiume più lungo in Mongolia. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 240 km. 10°g.    12/6 Fiume Orkhon – Monastero di Tuvkhun -  Tsutgalan  Situato in una zona di grande rilevanza storica, creata dalla combinazione di terremoti ed eruzioni vulcaniche, il monastero di Tuvkhun, recentemente restaurato, si trova incastonato tra le montagne che chiudono a settentrione la valle dell’Orkhon. Il paesaggio che si gode dal monastero fa capire perché questo eremo fosse molto amato dalla figura mistica più importante della storia mongola, Bogd Khan Zanabazar, che qui visse e studiò per quasi trent’anni. La visita richiede una  facile salita a piedi di circa un’ora in mezzo alla foresta. Da qui si prosegue per le cascate del fiume Ulaan Tsutgalan, che ebbero origine circa 20.000 anni fa in seguito ad un’eruzione vulcanica: l’acqua scende da un’altezza di 20 metri all’interno di una conca circolare formata da roccia basaltica. Pernottamento in famiglia; la tappa è di circa 70 km. 11°g.    13/6 Tsutgalan - Kharkhorin – Monastero di Shank   Al mattino si parte presto proseguendo in direzione ovest per Kharkhorin, antica capitale dell’impero mongolo di Gengis Khan, dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città. Visita al monastero-museo di Erdene Zuu, costruito sui ruderi di Kharkhorin. Si prosegue quindi per il monastero di Shank dove saremo graditi ospiti della comunità monastica. Shank è un piccolo e antico monastero che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. La tappa è di circa 140 km. 12°g.    14/6 Monastero di Shank – Monastero di Manzushir   Proseguendo verso nord est si raggiunge Zuunmod, a circa 80 km ad est di Ulaanbaatar. Qui si trova un parco naturale dove sorge  il monastero di Manzushir, fondato nel 1773 e recentemente restaurato, che, prima della sua distruzione nel 1937, ospitava trecento monaci. Dell'arredo originale resta una grande stufa di bronzo di due tonnellate in cui si potevano cucinare dieci pecore e due mucche contemporaneamente; il museo del monastero ospita fotografie, maschere religiose e sculture sacre realizzate con tibie umane. Splendido il contesto ambientale, immerso nell'area protetta del Bogdkhan Uul: qui si possono avvistare cervi ed altri animali e, dal crinale dove si trovano i resti del monastero originale, si gode di un magnifico panorama. Pernottamento nel campo gher Ovoonii Enger o simile; la tappa è di circa 380 km. 13°g.    15/6 Monastero di Manzushir – Tsetsguun – Ulaanbaatar   Giornata dedicata a un semplice trekking di circa due ore lungo un facile sentiero che attraversa boschi di larici e pini per giungere alla cima sacra di Tsetsguun, segnata dai cumuli di pietra. Sovrasta il massiccio montuoso del Bogdkhan Uul, che è la prima area naturale protetta della storia; da cui si gode di una bellissima vista verso la capitale. Proseguimento del viaggio per Ulaanbaatar, che dista circa 50 km; arrivo e sistemazione presso l’hotel già utilizzato all’arrivo. 14°g.    16/6 Ulaanbaatar  Visita al Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. 15°g.     Sabato 17 giugno, volo di rientro   Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 8.10 con arrivo a Mosca alle 8.50; partenza per Milano Malpensa alle 11.10 con arrivo alle 13.45 e per Roma Fiumicino alle 14.30 con arrivo alle 17.25 (orari da confermare).
MONGOLIA 2017: Grandi eventi di fine inverno
Con i festival del ghiaccio, delle aquile e dei cammelli
Periodo: 25 feb - 9 mar
Mongolia, arrivando nel Gobi Gher nel Gobi Nella gher   Le temperature minime previste sono sotto lo zero, ma la costante presenza del sole permette lo svolgimento delle attività quotidiane all’aperto. I partecipanti delle precedenti edizioni di questo interessantissimo viaggio hanno tutti riportato un’esperienza bellissima e molto positiva; è necessario solo essere opportunamente attrezzati, e per questo è anche possibile acquistare quanto necessario ad Ulaanbaatar: il tour è alla portata di tutti i viaggiatori. L’itinerario prevede la visita di Ulaanbaatar, la capitale, nel momento più vivo del suo folklore, con il principale monastero buddista della Mongolia e l’antica residenza invernale del suo antico signore teocratico, il Bogd Khan. Da Ulaanbaatar si parte alla volta del villaggio di Khatgal sulle sponde del lago Khubsugul, uno dei più profondi specchi d’acqua dolce dell'Asia Centrale, dove si assiste al festival del ghiaccio, un’avvincente maratona con i pattini sulle acque ghiacciate. Gli spettatori possono dilettarsi con passeggiate a cavallo, vedendo le corse su slitte trainate da renne o cani e improvvisarsi scultori dei ghiacci o anche … lottatori. Si raggiunge il lago usufruendo dei mezzi più utilizzati dai mongoli, il treno e i fuori strada. Con il treno si percorre un tratto di transmongolica deviando poi per la città di Erdenet, da dove si prosegue con i fuori strada attraverso la steppa innevata per raggiungere la città di Murun ed il lago. Si ritorna nella capitale da dove ci si sposta nel Parco Nazionale del Bogd Uul (Nukhut) per assistere alla Festa delle Aquile; qui la cerimonia di apertura comincia con la parata dei partecipanti che sfilano a cavallo con le proprie aquile. In seguito ogni cacciatore kazako esibisce il proprio equipaggiamento e le aquile vengono lasciate libere da un’altura e, al segnale del proprio padrone, devono tornare ed appoggiarsi sul suo braccio come avviene durante la caccia. Poi gli imponenti rapaci vengono lasciati liberi un’altra volta, per riportare al padrone la pelle di una volpe che il cacciatore esporrà come trofeo sul proprio cavallo. Da Nukhut si prosegue per Dalanzadgad, capoluogo della regione del Gobi, per assistere al Festival del Cammello che viene organizzato a Bulgan dal 1997 su iniziativa dell’ ”Associazione dei Diecimila Cammelli”, del Ministero del Turismo e dei Trasporti e della Regione  Omnogobi. L’obiettivo del festival è la salvaguardia e la protezione dei cammelli bactriani, l’incentivazione del loro allevamento e l’incremento della produzione di lana. Analogamente, il festival ha l’obiettivo di tutelare l’ambiente, incentivare lo sviluppo sostenibile del Gobi e della popolazione locale, incentivare il turismo sostenibile ed educare sia la popolazione mongola che gli stranieri all’importanza del cammello nello stile di vita nomade. Il festival dà infatti l’opportunità al viaggiatore di approfondire la conoscenza di questo straordinario animale e di vivere a contatto con i nomadi del Gobi, condividendo le loro tradizioni. Il Festival inizia con la parata dei cammelli e prosegue con il concorso della “Coppia più bella sul Cammello”, valutata in base alla preparazione del costume tradizionale e agli addobbi del cammello; anche i visitatori possono far parte della giuria. Si assiste in seguito alla premiazione del miglior esemplare di cammello da riproduzione e della migliore cammella della regione. In seguito si svolge la partita di “Camel Polo” tra le due migliori squadre. Il festival prosegue con la corsa dei cammelli di età adulta lungo un percorso di 12-15 km e della durata di circa due ore, sulla quale è possibile scommettere, e con la “Corsa di Torom” ovvero di cammelli di due anni cavalcati dai bambini, che copre una distanza di 5-7 km. Un’altra competizione che vede i cammelli protagonisti è la staffetta, in cui vengono giudicate varie abilità riguardanti l’addestramento e la cattura dei cammelli, si valutano gli addobbi e si assiste ad altre esibizioni tradizionali.   Festival dei cammmelli Festival del ghiaccio Festival delle aquile   Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote  motrici; ci potrà essere della neve sul percorso, ma non sono necessarie le catene da neve. Se si utilizza un volo per il rientro da verrà si usufruirà della compagnia mongola Eznis. In treno si utilizzano cuccette da quattro letti fornite di lenzuola: i vagoni sono caldi, puliti e sicuri; offrono un modo speciale di spostarsi in questi luoghi. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia in semplici alberghi locali, per le due notti nel deserto in una locanda e al lago Khubsgul nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi e sono fornite di letti con lenzuola, asciugamani e sono, soprattutto, riscaldate; si hanno a disposizione anche servizi, docce con acqua calda e una cucina semplice ma sostanziosa anche vegetariana. Questo viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la capitale non si trovano più hotel di standard europeo e anche noi viaggiatori diventiamo un poco dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree; i campi fissi sono comodamente attrezzati, ma non sono degli hotel. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, esplorare la Mongolia in questa stagione dell’anno è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Clima e attrezzatura Tra fine febbraio e marzo il clima è molto freddo, anche se secco, ed è indispensabile prevedere un abbigliamento adeguato con temperature che possono scendere anche a – 18° gradi sotto lo zero. Si consigliano: giacca invernale molto pesante, pantaloni pesanti, calzamaglie, maglioni o pile spessi, guanti imbottiti, cappello caldo. Se comunicato con anticipo tutto questo materiale è acquistabile dall’accompagnatore, che vive in Mongolia, a prezzi molto bassi. Verranno acquistati in loco degli stivali di feltro che andranno indossati sopra le scarpe per tenere caldi i piedi e per diminuire lo scivolamento sul ghiaccio.   Vastità del Gobi Cammelli bacriani nel Gobi Khubsugul, sculture di ghiaccio   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g.    Sabato 25 febbraio, partenza dall’Italia   Per raggiungere Ulaanbaatar vi sono diverse opzioni di volo e per la prenotazione si consiglia di contattare il nostro ufficio. Le compagnie più utilizzate sono  Aeroflot e Turkish Airlines; anche Lufthansa offre un volo in collaborazione con Air China che al momento della redazione del programma è conveniente: partenza da Milano Linate alle 13.55 per Francoforte con arrivo alle 15.15, prosecuzione per Pechino alle 17.10 con arrivo alle 9.30 del 26/2, si riparte alle 11.55 con arrivo alle 14.30. 2°g.    26/2 Ulaanbaatar   Arrivo, incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale della Mongolia costruito circa 300 anni fa, e del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. Pernottamento presso l’hotel Sant Asar. 3°g.    27/2 Ulaan Baatar e partenza per Erdenet   Si sale sulla collina Zaisan, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti, sovrastata da un monumento che illustra le vicende storiche ed ai cui piedi si trova una enorme statua di Buddha donata dai coreani. Ci visita il mercato più importante della città e della Mongolia, dove sarà possibile acquistare indumenti caldi o oggetti di vita quotidiana dei nomadi. Nel pomeriggio partenza con il treno in direzione della città mineraria di Erdenet. Pernottamento in cuccetta. 4°g.    28/2 Erdenet - Murun   Arrivo verso le otto del mattino alla stazione ferroviaria di Erdenet, dove sono in attesa i fuoristrada con i quali si prosegue il viaggio verso nord ovest alla volta della regione di Khubsgul, che dà anche il nome al lago. Si sosta a Murun, capoluogo della regione, dove si alloggia in albergo. 5°g.    1/3 Murun  –  Lago Khubsgul   In mattinata dopo una visita al mercato si parte per il lago, che dista circa 100 Km verso nord. Il pomeriggio sarà libero per camminare sulle acque gelate o passeggiare nelle circostanti montagne. Il Lago Khubsgul, che i mongoli considerano sacro e a cui hanno dato l’appellativo di “Madre delle Acque”, è un immenso bacino di acqua dolce, pura e potabile: al centro misura più di 260 metri di profondità, si estende per 136 chilometri da nord a sud e 36 chilometri da ovest a est con una superficie di 2.760 chilometri quadrati ed è situato a un’altezza di 1.650 mt. È curioso il fatto che ben 90 fiumi vi immettano le loro acque, mentre soltanto uno ne fa da effluente. È immerso in un pittoresco scenario di montagne (il Monkh Saridag Uul raggiunge i 3.491 metri) con le foreste che si estendono ad ovest. Durante il lungo inverno la superficie gela formando uno spessore di ghiaccio di oltre un metro e resta gelato fino all’inizio di giugno; ciò consente addirittura ai camion di percorrerne l’intera lunghezza. Sistemazione in campo gher. 6°g.    2/3 Lago Khubsgul   Alle 10 di mattina si svolge la grande cerimonia di apertura del Festival del Ghiaccio e la prima parte della maratona di pattinaggio; per l’occasione diversi scultori si cimentano nella realizzazione di interessanti statue di ghiaccio. Si potrà assistere al rito sciamanico sacrificale per la ‘Regina delle Acque’ del lago e per il ‘Re dei Monti’ che lo circondano. Nel primo pomeriggio seguirà una competizione di guida di automobili su ghiaccio. In serata ci tiene uno spettacolo dedicato ai costumi nazionali e all’arte tradizionale. Pernottamento in gher. 7°g.    3/3 Lago Khubsgul - Murun   Oggi si svolgono le corse delle renne, le corse sui pattini su brevi distanze, la lotta libera sul ghiaccio, il tiro della fune e la seconda parte della maratona. Nel pomeriggio si torna a Murun dove si alloggia nello stesso Hotel. 8°g.    4/3 Murun – Ulaanbaatar   La mattina si parte in direzione Erdenet dove in serata si riprende il treno per Ulaanbaatar, sempre in comode cuccette da 4 posti. 9°g.    5/3 Ulaanbaatar, parco del Bogd Uul (Festa delle aquile) – Mandalgobi   Escursione al Parco del Bogd Uul (o  Nukhut), a circa 30 km dalla capitale, per la Festa delle Aquile. Nel pomeriggio si parte verso sud per la città di Mandalgobi, capoluogo della regione centrale del Gobi. Sono circa 250 km di buona strada asfaltata; pernottamento in hotel locale. 10°g.    6/3 Mandalgobi - Bulgan   Dopo colazione, fatta di buon mattino, si prosegue sempre verso sud attraverso un ambiente selvaggio di montagne, praterie e dune che solitamente in questa stagione sono ancora ricoperte da un manto bianco di neve. La strada fino a Dalanzadgad nel deserto del Gobi (300 km) è comoda e veloce; da qui si continua verso nord ovest arrivando con altri 80 km di guida a Bulgan, dove si alloggia in una locanda. Nel pomeriggio si partecipa alla cerimonia di apertura del Festival dei Cammelli con una parata degli animali bardati a festa seguita da uno spettacolo di artisti bambini. Pernottamento presso una locanda. 11°g.    7/3 Bulgan   Giornata interamente dedicata al Festival dei Cammelli. I protagonisti sono i cammelli bactriani, compagni di vita dei nomadi dell’Asia Centrale. Sono previste gare di velocità tra cammelli divisi per gruppi di età su percorsi di diversa lunghezza, tra i 10 e i 15 km; i primi tre cammelli di ciascuna categoria vengono premiati rispettivamente con medaglie d’oro, d’argento e di bronzo. Si potrà anche assistere ad un’originale partita di polo, dove si cavalcano i cammelli in luogo degli usuali cavalli; a diverse prove di abilità, tra le quali quella di caricare il più velocemente possibile un cammello con una gher smontata; ed anche a un “concorso di bellezza”, nel quale la prestanza dei cammelli è messa in risalto dalla ricchezza dei finimenti. È di particolare  interesse il folklore che circonda questo evento, che richiama tutti i nomadi della regione. 12°g.    8/3 Bulgan – Ulaanbaatar   Dopo la colazione partenza in volo o in macchina per la capitale, l’opzione dipenderà dalla disponibilità dei voli per Ulaanbaatar (orario da confermare); all’arrivo tempo libero. Se sarà in calendario oggi in serata si assiste ad un concerto di musica tradizionale mongola. Pernottamento presso l’hotel Sant Asar. 13°g.    Giovedì 9 marzo, Ulaanbaatar – Italia   Partenza in volo per l’Italia.
MONGOLIA 2016: Altai, festival delle aquile
Estensione: Trekking alle pendici del Tavan Bogd
Periodo: 26 set - 8 ott
Per maggiori dettagli sul Paese, vedi Mongolia. Il festival dei cacciatori con le aquile La caccia con le aquile è un'attività che viene praticata da millenni dai nomadi kazaki alla fine dell’estate. I cacciatori, provenienti da tutti gli angoli della regione del Bayan Ulgii, si ritrovano una volta all'anno per partecipare ad un’emozionante gara di caccia a cavallo utilizzando solo maestose aquile reali tenute su di un braccio protetto da un enorme guanto e sostenuto da un bastone che poggia sulla sella del cavallo. L'aquila reale (Aquila Chrysaetos) raggiunge una lunghezza che può variare tra i 75 e gli 88 cm e l’apertura alare può raggiungere i 2,30 mt, mentre il suo peso arriva fino a 6 - 7 kg. Le dimensioni maggiori, come in quasi tutti i rapaci, si raggiungono nelle femmine, che dai cacciatori kazaki sono preferite agli esemplari maschi. Cacciano in prevalenza volpi, ma anche marmotte e a volte lupi. Il becco è robusto e ricurvo, le zampe sono forti e ricoperte di piume, gli artigli sono lunghi ed affilati ed il quarto dito, opposto agli altri, è munito di un'unghia più lunga che trafigge le prede. L’aquila è dotata di una vista straordinaria, sei volte più acuta dell'uomo con un campo visivo di 300 gradi. Il piumaggio è di colore bruno scuro con penne dorate sul capo che, ricordando una corona, le hanno conferito il titolo di "reale". L'addestramento di questi uccelli, che vengono catturati da piccoli, è lungo e impegnativo e il cacciatore lo inizia utilizzando come prede delle pelli di animali. Il rapace viene legato ad una corda e quando afferra la pelle gettata nelle sue vicinanze viene premiato con un pezzo di carne, che sarà sempre più consistente man mano che l’uccello perfeziona la propria abilità nell’artigliare la preda. Il rapporto che si viene a creare tra l’uomo e l’animale è molto stretto e dura fino a quando il rapace non viene liberato al compimento del decimo anno di vita. Poiché le aquile cacciano in prevalenza volpi, la caccia si svolge quando la Mongolia si ammanta di bianco, e le pellicce sono migliori. Gli uccelli vengono tenuti bendati con un cappuccio, fino a quando il cacciatore avvista una preda: l’aquila viene lanciata in aria e s’innalza in cielo per poi fiondarsi in picchiata. Questa gara è una vera e propria sfida di abilità e velocità dove alla fine viene eletto il cacciatore con l'aquila più precisa. Oggi nel Bayan Ulgii sono rimasti circa 450 cacciatori tradizionali e questo evento è importante anche perché e l’ultima occasione d’incontro collettivo prima della calata del freddo inverno. A contorno del contesto venatorio vengono celebrate feste con danze e canti tradizionali. La regione del Bayan Ulgii La regione mongola di Bayan Ulghi offre una grande varietà ambientale ed è coronata dalla catena dei monti Altai, che distano 2000 chilometri da Ulaanbaatar e formano il confine naturale con la Russia e il Kazakistan a dominio cinese. Qui si trova la vetta più alta della Mongolia, l’Huiten Uul (4373 mt), che fa parte delle cinque cime del Tavan Bogd (letteralmente, "i cinque illuminati"), un’area che forma il confine tra i tre paesi; la cima più alta è il monte Belukha (4,506 mt), posizionato oltre il confine negli Altai russi. Sparsi tra questi stupendi monti si trovano una ventina di grandi ghiacciai, tra cui il Potanina è il più esteso. Una delle aree più belle è il parco nazionale di Altai Tavan Bogd, che si estende tra la Mongolia e il confine cinese, e raccoglie numerosi laghi tra cui l’Hoton, il Dayan Nuur e il Tolbo. Gli abitanti sono in maggioranza kazaka, di religione musulmana e di lingua turca; hanno iniziato a trasferirsi in queste aree verso il 1840 per pascolare pecore e capre nel periodo estivo e all’inizio del secolo scorso hanno cominciato a stabilirsi permanentemente nella regione. La lingua utilizzata è il kazako, anche se la maggior parte delle persone sono bilingue e parlano anche il mongolo. I kazaki della Mongolia sono rimasti isolati e conservano tradizioni millenarie andate ormai perdute nella loro terra d’origine. La moschea di Ulghi dopo la caduta del socialismo è stata riaperta e il pellegrinaggio alla Mecca ha ripreso, ma la religione viene vissuta in modo aperto e tollerante: le donne non devono usare il velo e gli uomini amano consumare alcolici. Dopo il 1990 a molti kazaki mongoli è stato permesso di migrare verso il Kazakistan e la Turchia, con un considerevole flusso di persone durato alcuni anni, e ci sono state lunghe trattative tra Kazakistan e Mongolia per permettere ai kazaki mongoli di avere la doppia cittadinanza, risolta per ora con il permesso a loro concesso di entrare in Kazakistan senza visto. Questa parte della Mongolia, anche perché dista un lungo viaggio di quattro giorni da Ulaanbaatar, ha maggiori contatti con le regioni confinanti russe e cinesi. La popolazione si dedica soprattutto alla pastorizia transumante; durante l’inverno si rifugia in villaggi riparati all’interno di valli profonde utilizzando case di legno, per migrare poi in estate verso i pascoli di montagna. Questi pastori utilizzano delle tende molto simili alle grandi gher mongole, con alcune differenze che le rendono tipiche e affascinati.   ​ ​ ​ Altai Altai, bimbo nomade Altai, nomadi I nostri viaggi in Mongolia dall’inizio del 2010 vengono organizzati tramite la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’), che è stata appositamente fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, che cura attentamente la qualità dei servizi offerti. In questa cooperativa ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità per tracciare itinerari poco battuti, che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, fuori dai circuiti turistici classici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia sostiene anche le attività di Asral ONG, come indicato nel nostro sito. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci e parti dove l’irregolarità del terreno rende la marcia lenta. A Ulaanbaatar si alloggia per tre notti in hotel a tre stelle; fuori dalla capitale si pernotta 4 notti in hotel locali,  due notti in teda (campo mobile) e due notti presso famiglie: un’esperienza davvero speciale, si avranno a disposizione delle stanze comuni nelle loro abitazioni – si segnala che il bagno è esterno. Chi segue l’estensione di trekking utilizza la tenda per una notte in più, avrà una notte meno in hotel locale e due notti in più presso famiglie. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; la cucina e l’allestimento del campo sono curati dal nostro personale. La cucina proposta è semplice ma sostanziosa, anche vegetariana. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo. Il viaggio richiede un certo spirito d’avventura, poiché nella regine degli Altai si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando anche in tenda. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Partecipare al trekking Per partecipare bisogna essere persone preparate fisicamente, ma non servono precedenti esperienze di trekking difficili o di preparazione alle condizioni di vita in alta montagna; è importante riuscire a essere a proprio agio in situazioni di fatica anche prolungata ed eventualmente in condizioni climatiche avverse. Si percorrono tappe giornaliere di 5/6 ore con il supporto di cavalli che trasportano il bagaglio e tutta l’attrezzatura. Per chi volesse, c’è la possibilità di effettuare questa parte del viaggio a cavallo (pagando un piccolo extra di circa € 15 al giorno). Si usano animali docili facilmente cavalcabili anche dai meno esperti. Si consiglia, nel caso di questa opzione, l’acquisto in Italia di ghette o stivali. Clima e attrezzatura Il clima tra fine settembre ed inizio ottobre è mediamente piuttosto secco e le temperature previste sono tra i 5 e i 15 gradi, con possibili punte minime notturne al di sotto dello zero; Alfredo Savino, guida del viaggio, può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. È necessario portare un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di almeno -8C°. Prevedere un abbigliamento resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie. Si ricorda che il clima in questa terra è sempre imprevedibile e incline a repentini cambiamenti, da giorni caldi di sole si può passare a nevicate improvvise.   ​ ​ ​ Ulaanbaatar, Buddha Bagsch Ulaanbaatar, Gandan Ulaanbaatar, Gandan PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici. 1°g.  Lunedi 26 settembre, partenza per la Mongolia Per raggiungere Ulaanbaatar le compagnie più utilizzate sono Aeroflot e Turkish Airlines; vi sono anche opzioni diverse e Amitaba può prenotare il volo preferito dai viaggiatori. Per questo viaggio è appetibile Turkish che parte da Milano Malpensa (sono possibili partenze anche da altre città) per Istanbul è alle 11.20 con arrivo 15.05. Il volo transcontinentale per Ulaanbaatar parte alle 15.05; il volo va scalo a Bishkek (orari da confermare). 2°g.  27/9 Arrivo a Ulaanbaatar Arrivo alle 10.05, trasferimento e sistemazione presso l’hotel Office o simile. Visita della città, del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa; ascesa alla collina Zaisan da dove si gode un bellissimo panorama della città e delle colline circostanti e si trova una enorme statua di Buddha. Pernottamento presso l’hotel Office nel centro cittadino. 3°g.  28/9 Ulaanbaatar – Khovd e Gurvan Tsenheriin Agui    Trasferimento in aeroporto per l’imbarco sul volo per Khovd; la partenza è prevista alle 11.30 (orario da confermare) e il volo dura circa 2 ore. Atterrati, ci si reca all’unica grotta con pitture rupestri della Mongolia. Entrando nella caverna di Gurvan Tsenheriin Agui si sbuca direttamente nell'Età della Pietra: alta circa venti metri, custodisce alcune meravigliose pitture che risalgono al Paleolitico (da 12.000 a 40.000 anni fa). Si tratta di raffigurazioni di animali, nomadi e altre immagini misteriose. Si prosegue verso Khovd, capoluogo dell’omonima regione; questo centro fu un avamposto militare mancese e una delle ultime città a essere stata liberata dai cinesi nel 1912. Pernottamento presso l’hotel Tsambagarav o simile. 4°g.  29/9 Khovd – Parco del Tsamba Garav Uul L’esplorazione di questa remota regione inizia dirigendosi verso est, raggiungendo le pendici settentrionali del monte Tsamba-Garav (4208 mt), ubicato al confine di tre aimag (regioni mongole): Bayan Ulgii, Uvs e Khovd. È una delle più belle cime sempre innevate della Mongolia. Si visitano diverse valli scoprendo sorgenti d’acqua cristallina e si effettua un’escursione per avvicinarci ai ghiacciai del Tsamba-Garav. Si percorrono circa 150 km; pernottamento in tenda. 6°g.  30/9 Parco del Tsamba Garav Uul – Ulgii Si lascia l’imponete montagna per seguire la spettacolare strada che porta al capoluogo del Bayan Ulgii, che dista da Ulaanbaatar circa 2000 km. Pernottamento presso l’Hotel Duman o simile, un semplice albergo locale. 7°g. – 8°g. (1 - 2/10) Festival delle aquile Per vivere completamente l’evento ci si sistema in una dimora di una famiglia kazaka, dove si pernotterà per due notti. Si dedicano le giornate ad ammirare le gare di abilità e velocità del contesto. Dalle alture circostanti i cacciatori tolgono i cappucci ai loro maestosi animali e li lanciano verso il cielo. Nel frattempo vengono rilasciate le prede, le aquile perdono lentamente quota, poi, con uno scarto improvviso e fulmineo, piombano sulla preda immobilizzandola. Qui interviene il cacciatore che deve essere celere a raggiungere i contendenti, prima che la preda possa ferire l’aquila. A contorno del torneo vi sono molti eventi paralleli come concerti, sfilate con abiti tradizionali, mercatini di borse e tappeti di feltro tradizionali. È molto particolare il “Kokbar”, che ricorda molto il Buskashì, il gioco nazionale afgano: due squadre di cavalieri si contendono la carcassa di una capra decapitata. È un gioco privo di regole: basta impossessarsi della carcassa. Dopo le premiazioni, si avrà il tempo per visitare questa “atipica” città mongola, con il bazar e la moschea dove si respira un’aria quasi medio orientale. Per finire, si segue un concerto di musica tradizionale kazaka. 9°g.  3/10 Ulgii - Parco naturale di Tavan Bogd (Shiveet Hairhan Uul)    Trasferimento verso la zona più occidentale del Paese, una regione ricca di resti archeologici che partono dall’Età del Bronzo arrivando all’epoca Unna e dell’invasione turca. Per il pernottamento si posiziona il campo mobile nel parco nazionale di Altai Tavan Bogd nei pressi del monte Shiveet Hairhan, che è considerato sacro dalle popolazioni della repubblica russa di Tuva e dai nomadi di etnia tuvaina che popolano la zona. Qui vedremo uno fra i più grandi petroglifi di epoca unna. Per chi rientra 10°g.  4/10 Shiveet Hairhan Uul – Ulgii Con i veicoli, accompagnati da una nostra guida locale che parla la lingua inglese, si torna verso la “civiltà” ad Ulgii, dove si alloggia presso l’hotel Duman o simile; nel pomeriggio si ha del tempo libero. Si percorrono circa 160 km. 11°g.  5/10 Ulgii - Lago Achit – Ulaangom Partenza per la regione di Uvs, famosa per la varietà degli ambienti naturali e per la presenza del lago più grande del Paese, che da il nome alla regione. Prima di arrivare ad Ulaangom, una sonnacchiosa cittadina che è il capoluogo della regione, ci si ferma al lago Achit, che si trova ad un' altitudine di 1435 mt sul livello del mare e si estende su una superficie di 290 kmq. Arrivati in città pernottamento presso l’hotel Chingis Khaan; si percorrono circa 260 km. 12°g.  6/10 Volo per Ulaanbaatar    Mattina a disposizione; nel primo pomeriggio (orari da confermare) ci si imbarca sul volo per Ulaanbaatar. Le visuali dall’aereo sono spettacolari: il lago Uvs, il lago Bus e le montagne siberiane. Sistemazione presso l’hotel Office o simile. 13°g.  7/10 Ulaanbaatar   Si completano le viste ad Ulaanbaatar accompagnati da una guida che parla la lingua italiana, in particolare il Museo di Storia Nazionale Mongola. Si avrà del tempo libero a disposizione per fare acquisti e girare in città. 14°g. Sabato 8 ottobre, volo di rientro   La partenza da Ulaanbaatar con Turkish è prevista alle 11.05 con arrivo a Istanbul 17.20; si fa scalo a Bishkek. Si riparte alle 20.45 con arrivo a Milano Malpensa alle 22.45 (orari da confermare). Per chi segue il trekking 10°g.  4/10 Shiveet Hairhan Uul  - Valle “kazaka” (Parco del Tavan Bogd)    Inizia il trekking che porta dalla valle dove si è pernottato, che è abitata da famiglie tuvaine, ad una valle parallela dove risiedono famiglie kazake. Si parte da circa 2400 mt di quota e si valica un bel passo di montagna posto a circa 2800 mt), impreziosito da un lago; la tappa è di circa 5 ore. Si potrà scegliere se pernottare in tenda o dividere la dimora di una famiglia kazaka. 11°g.  5/10 Campo Base del ghiacciaio Potanina e picchi dell’Altai Tavan Bogd    La meta di oggi è il Campo Base del ghiacciaio Potanina, che dista circa 7 ore, ed è posto a circa 3000 mt di quota; si lascia il bagaglio non necessario perché l’indomani si rientra al medesimo punto di sosta. Si percorrono lunghi falsipiani, non si attraversano creste e non si incontrano passaggi esposti. Si posizionano le tende al Campo Base, dove si ammirano il ghiacciaio Potanina e tutte e cinque le vette del Tavan Bodg, tra cui l’Huiten Uul (4373 mt) – che è la vetta più alta della Mongolia – e il Belukha (4506 mt), la più alta cima degli Altai che è in territorio russo. 12°g.  6/10 Ritorno all'ingresso del parco Si ripercorre in senso inverso l’altopiano per raggiungere il punto dove si è pernottato ieri. 13°g.  7/10 Ritorno a Ulgii    Oggi ci raggiungono le vetture per il rientro a Ulgii, dove si alloggia presso l’Hotel Duman o simile; tempo libero per visitare il mercato. 14°g.  8/10 Volo per Ulaanbaatar    Partenza in volo per Ulaanbaatar in mattinata (orario da confermare). Arrivo in città e sistemazione presso l’hotel Sant Asar. 15°g.  9/10 Ulaanbaatar: trekking alla montagna sacra del Bogd Uul    Giornata dedicata a un semplice trekking. Si percorrono circa 50 km in auto per arrivare all’imbocco di un facile sentiero che con un percorso di circa due ore attraverso boschi di larici e pini porta alla cima sacra di Tsetsegun, segnata dai cumuli di pietra degli Ovoo, che sono altari sacrificali alle divinità della natura. Sovrasta il massiccio montuoso del Bogdkhan Uul, che è la prima area naturale protetta della storia; da qui si gode di una bellissima vista verso la capitale. Si rientra quindi in città; nel pomeriggio tempo libero per lo shopping. 16°g.  Martedì 10 ottobre, volo di rientro    Il ritorno in questa data è più comodo con Aeroflot: la partenza da Ulaanbaatar è alle 7.10 con arrivo a Mosca alle 8.50; partenza per Milano Malpensa alle 11.10 con arrivo alle 13.45 (orari da confermare).
MONGOLIA 2016: Gobi, il grande deserto
Bellezze naturali, artistiche e storiche
Periodo: 3 set - 18 set
Il viaggio tocca un ampio insieme di siti storici e naturali seguendo un percorso che da Ulaanbaatar porta al passato glorioso dell’antica capitale Kharkhorin ed ai monasteri di Erdenee Zuu e di Tuvkhun, una perla incastonata tra le montagne; in questa regione si avrà anche l’opportunità di venire ospitati presso l’antico sito monastico di Shank. Si prosegue poi verso le rovine del monastero di Oghii, adagiate sulle rive dell’omonimo fiume che ne vide la grandezza e l’oblio, passando dalle cascate di Khujirt, e si prosegue sempre più a sud giungendo nel deserto del Gobi alle sterminate “dune che suonano”, le Khongoryn Els. Si rientra poi verso nord seguendo un percorso più orientale, che consente di visitare il parco di Ikh Gazryn Chuluu ed il lago di Sangiin Dalai, arrivando ad Ulaanbaatar. I nostri viaggi in Mongolia dall’inizio del 2010 vengono organizzati tramite la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’), che è stata appositamente fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, che cura attentamente la qualità dei servizi offerti. In questa cooperativa ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità per tracciare itinerari poco battuti, che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, fuori dai circuiti turistici classici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia sostiene anche le attività di Asral ONG, come indicato nel nostro sito.   Khongoryn Els Tsagaan Suvraga Tsagaan Suvraga Il Deserto del Gobi Il Gobi è una vasta area desertica dell'Asia centrale, situata in gran parte in Mongolia, di cui occupa un terzo del territorio, misura circa 1610 km da est a ovest e circa 970 km da nord a sud. L'altitudine dell'altopiano varia dai 914 m della zona orientale ai 1514 m della parte occidentale ed è caratterizzato da piane ondulate e ghiaiose, inframmezzate da bassi rilievi e da colli isolati. Se si esclude la parte sud-orientale, completamente arida, la regione presenta una stentata vegetazione erbacea e arbustiva, sufficiente a nutrire le greggi dei pastori nomadi che vivono nella zona; pozzi occasionali e laghi poco profondi rappresentano le sole riserve idriche. Le zone marginali a nord e a nord-ovest sono fertili, mentre all'estremità sudorientale dell'area desertica prevalgono steppe o praterie. I primi europei che attraversarono il deserto di Gobi furono i membri di una spedizione guidata da Marco Polo nel 1275. In epoca moderna numerose spedizioni si avventurarono nel Gobi, l'American Museum of Natural History di New York promosse negli anni 1921-1930 una serie di spedizioni guidate dal naturalista americano Roy Chapman Andrews che portarono alla scoperta di un bacino incredibilmente ricco di uova fossili di dinosauro. Ma Gobi, oltre a paesaggi mozzafiato, rivela antichi monasteri nascosti tra le lunghe catene di rocce granitiche Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici Uaz seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; gli unici tratti asfaltati sono nei pressi della capitale. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il circuito complessivo è di circa 2300 km; le distanze approssimative coperte nelle singole tappe sono indicate nel programma. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia per una notte presso il monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali) e le altre notti nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, fornite di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa e anche vegetariana. Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la capitale non si trovano più hotel e si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando sempre in tenda; molti dei campi fissi sono comodamente attrezzati, ma non sono degli hotel. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo.   Tuvkhun, il tempio Shank Shank, interno Clima e attrezzatura Il clima all’inizio di settembre è secco, le temperature previste sono tra i 10 e i 20 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. Per la notte al monastero di Shank è meglio avere a disposizione un sacco a pelo il cui gradiente termico minimo consigliato è di zero gradi; la nostra organizzazione può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Nelle gher vengono comunque fornite lenzuola pulite e coperte. Prevedere un abbigliamento che possa essere resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.   Yoliin Am Ikh Gazryn Chuluu Graffiti   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g.  Sabato 3 settembre, partenza per la Mongolia Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è della Aeroflot, ma vi sono anche opzioni diverse; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento, ma Amitaba può verificare anche le possibilità offerte dalle altre compagnie. Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca alle 12.15 con arrivo alle 16.40; il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare). 2°g.  4/9 Arrivo a Ulaanbaatar Arrivo alle ore 7.00, trasferimento e sistemazione presso l’hotel Sant Office o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan, da dove si gode un bellissimo panorama della città e delle colline circostanti e si trova una enorme statua di Buddha. 3°g.  5/9 Ulaanbaatar - Parco Nazionale di Khustai  Dopo la visita dell’ultima residenza del Bogdo Khan, il signore teocratico della Mongolia, partenza per il Parco Nazionale di Khustai Nuruu, ad ovest della capitale, dove si ha la possibilità di vedere i cavalli selvatici di Przewalski, noti anche come Takhi o Pony della Mongolia. Questo animale è il parente più prossimo del cavallo domestico; negli anni ‘60 erano scomparsi ma grazie ad un programma di reinserimento ora è possibile ammirarli. E’ prevista un’escursione nel parco dove, oltre ai cavalli selvatici, sono presenti diverse specie animali come il cervo rosso asiatico, le gazzelle della steppa, i gatti selvatici manul ed altri. Pernottamento nel campo gher Khustai o simile; la tappa è di circa 100 km. 4°g.  6/9 Parco Nazionale di Khustai - Kharkhorin - Shank Al mattino si parte presto proseguendo in direzione ovest per Kharkhorin, antica capitale dell’impero mongolo di Gengis Khan, dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città. Visita al monastero-museo di Erdene Zuu, costruito sui ruderi di Kharkhorin. Si prosegue quindi per il monastero di Shank dove saremo graditi ospiti della comunità monastica. Shank è un piccolo e antico monastero che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan; trascorreremo con i monaci parte della giornata e si pernotta nelle gher che ci mettono a disposizione all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. La tappa è di circa 320 km. 5°g.  7/9 Shank – ­Monastero di Tuvkhun – Khujirt Si parte per Khujirt, dove si effettua un’escursione al monastero di Tuvkhun e alle cascate di Khujirt, situate in una zona di grande rilevanza storica; sono state create dalla combinazione di terremoti ed eruzioni vulcaniche e si trovano in un territorio incantevole e disabitato. Segue la visita al monastero di Tuvkhun, recentemente ristrutturato: si trova incastonato sulle montagne che chiudono a settentrione la valle dell’Orkhon. Questo monastero era molto amato dal Bogdo Khan Zanabazar, che qui visse e studiò per quasi trent’anni. La visita richiede una salita a piedi di circa un’ora in mezzo alla foresta. Sistemazione nel campo gher Bayasgalan o simile; la tappa è di circa 120 km. 6°g.  8/9 Khujirt – Monastero di Onghiin Inizia il percorso verso sud che porta al deserto del Gobi, il più grande deserto asiatico. La tappa di oggi, circa 240 km, porta fino al monastero di Onghiin, recentemente restaurato. L’ambiente naturale è di particolare interesse per il contrasto tra le montagne nere, che circondano le vestigia del monastero, e il fiume che rende verdi le sue coste. Sistemazione al campo gher Ongi Energy o simile. 7°g.  9/9 Monastero di Onghiin – Bayanzag Proseguendo per il deserto di Gobi si arriva a Bayanzag – che tradotto significa “Vette infuocate”, dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie sconosciute fino ad allora. In quest’area ci si reca a visitare anche i graffiti  rupestri di Khavtsgait. Pernottamento al campo gher Bayanzag o simile; la tappa è di circa 160 km. 8°g.  10/9 Bayanzag – Parco Nazionale di Khongoryn Els Oggi si giunge al Parco Nazionale di Khongoryn Els, dove si fa un’escursione alle dune di sabbia più alte e spettacolari della Mongolia, alcune delle quali arrivano fino a 800 metri di altezza. Pernottamento al campo gher Gobi Erdene o simile; la tappa è di circa 160 km. 9°g.  11/9 Khongoryn Els - Dalanzadgad Proseguimento del viaggio ed ingresso nel Parco Nazionale di Gurvan Saikhan dove si visita Yoliin Am, chiamata erroneamente dalle guide “Valle delle aquile” (…qui le aquile non si sono mai viste…), sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, e dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi ed i gipeti. Si arriva poi a Dalanzadgad, capoluogo della regione di Omnogov, dove si visita il mercato locale prima di andare al campo gher Saijrakh Gobi o simile; la tappa è di circa 200 km. 10°g.  12/9 Dalanzadgad - Tsagaan Suvraga Il percorso attraversa un’area molto bella per i panorami, caratterizzata da una profonda fenditura che taglia il terreno da est ad ovest con la visuale della steppa sul fondo della vallata. Questa zona un tempo era sommersa, probabilmente non dall’antico mare che occupava l’attuale area del Gobi, ma da acque fluviali. Da lontano, le formazioni calcaree di Tsagaan Suvraga, alte fino a 30 metri, assomigliano alle antiche rovine di una città bianca. Pernottamento nel campo gher Tsagaan Suvraga o simile; la tappa è di circa 200 km. 11°g.  13/9 Tsagaan Suvraga - Parco Nazionale di Ikh Gazryn Chuluu Partenza verso nord in direzione della capitale; la meta di oggi è Ikh Gazryn Chuluu, uno dei parchi naturali più belli della Mongolia. Pernottamento nel campo gher Tuw Bojigon o simile; la tappa è di circa 220 km. 12°g.  14/9 Ikh Gazryn Chuluu   Visita di Ikh Gazryn Chuluu, dove le rocce alte fino a circa 1700 metri formano una catena lunga una trentina di chilometri e nascondono interessanti grotte che si potranno visitare. Si sale poi sul monte Erlug, dove si sosta per un picnic; nei pressi del monte vi è un antico monumento. Si rientra quindi al campo gher; si percorrono coi mezzi circa 30 km. 13°g.  15/9 Ikh Gazryn Chuluu - Parco Nazionale di Baga Gazryn Chuluu Partenza per Baga Gazryn Chuluu, una formazione di roccia granitica nel centro delle pianure; arrivo ed escursione nei dintorni. Si prosegue per il lago di Sangiin Dalai, ricco di molte specie di uccelli tra cui aquile, oche, cigni, ecc.; al centro del lago ci sono le rovine di un tempio costruito nel X secolo. Si alloggia nel campo gher Erdene Ukhaa o simile; la tappa è di circa 150 km. 14°g.  16/9 Baga Gazryn Chuluu – Ulaanbaatar Proseguimento del viaggio per Ulaanbaatar, che dista circa 260 km, dove si alloggia presso l’hotel Office o simile. Ad Ulaanbaatar si assiste ad uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo. 15°g.  17/9 Ulaanbaatar Visita al Museo di Storia, dove sono illustrati lo sviluppo della storia dell’uomo nelle terre mongole ed i costumi tradizionali delle varie etnie, del Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi monasteri rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. 16°g.  Domenica 18 settembre, volo di rientro Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 8.10 con arrivo a Mosca alle 8.50; partenza per Milano Malpensa alle 11.10 con arrivo alle 13.45 (orari da confermare).
MONGOLIA 2016: Piste sconosciute dell'ovest
Un’esplorazione ai confini del mondo
Periodo: 8 ago - 30 ago
Vasche naturali Otgonteger, montagna sacra Kherman Tsav   L’itinerario segue un grande anello che da Ulaanbataar inizia portando a sud ovest nella parte più profonda del vasto Gobi. In queste remote regioni, dove è raro incontrare altri visitatori, si trovano due delle perle più preziose della Mongolia: il canyon di Khermen Tsav, una vera miniera di fossili di dinosauro, dalla bellezza primordiale con un’incredibile cromaticità delle rocce, un luogo poco visitato, tra i più remoti e belli di questo Paese; e, proseguendo oltre, il mitico monte Eej Khairkhan, il cui sacro nome per rispetto non viene neppure pronunciato dai mongoli. Il percorso tocca così un ampio insieme di aree di eccezionale bellezza naturale; si vedono l’oasi di Zulganai e si arriva al parco nazionale di Otgontenger, un monte ornato di nevi perenni e considerato di estrema sacralità, paragonato da alcuni per via della forma al monte Kailash. Proseguendo, si raggiunge il lago di Tsagaan con il vulcano Khorgo. Il viaggio porta poi in molti dei principali siti di importanza storica, tra cui Kharkorin, l’antica capitale di Gengis Khan, oltre ad Erdene Zuu e la stessa Ulaanbaatar. Si vivrà anche un’esperienza unica in Mongolia soggiornando in uno dei più antichi monasteri buddisti, dove la nostra presenza porterà alla comunità monastica un piccolo aiuto finanziario. È un percorso che attraversa i molteplici ambienti naturali della Mongolia per circa 3800 chilometri. Sono previste delle escursioni a piedi che seguono sentieri non impegnativi della durata massima di una giornata. I nostri viaggi in Mongolia dall’inizio del 2010 vengono organizzati tramite la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’), che è stata appositamente fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, che cura attentamente la qualità dei servizi offerti. In questa cooperativa ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità per tracciare itinerari poco battuti, che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, fuori dai circuiti turistici classici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia sostiene anche le attività di Asral ONG, come indicato nel nostro sito. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici Uaz seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; gli unici tratti asfaltati sono nei pressi della capitale. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 3800 chilometri. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia per 8 notti in tenda (prima 1 e poi 7 consecutive), una al monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come erano nelle vecchie campagne italiane), 4 in alberghetti locali, puliti ma che ricordano a volte i tempi dell’occupazione sovietica e dove una pecca può essere a volte la poca funzionalità degli impianti idrici, e per 5 notti nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa e anche vegetariana. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento sono curati da nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria, fra cui il materassino, dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo. Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la capitale si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando la maggior parte delle notti in tenda; molti dei campi fissi sono comodamente attrezzati, ma non sono degli hotel. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Clima e attrezzatura Il clima in agosto è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 15 e i 30 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. E’ necessario disporre di un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di zero gradi; Alfredo Savino può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento che possa essere resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.   Khermen Tsav Lago Terkhiin Tsagaan Nuur Monastero di Shank   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g.  Lunedì 8 agosto, partenza per la Mongolia Il volo della Turkish Airlines parte da Milano Malpensa alle 11.20 con arrivo a Istanbul alle 15.05; è possibile anche un collegamento da Roma, per gli orari contattare Amitaba. Si riparte da Istanbul alle 19.05. 2°g.  9 /8 Arrivo a Ulaanbaatar   Arrivo alle ore 11.05, trasferimento e sistemazione presso l’hotel Office o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan, dove si trova una enorme statua di Buddha con un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. 3°g.  10 /8 Ulaanbaatar – Arvaikher    Al mattino si parte presto in direzione sud ovest su una buona strada asfaltata fino al capoluogo della regione dell’Ovorkhagai, Arvakhaier. Lungo il percorso si sosta alle pendici del monte Khogno Khaan (1967 mt) dove si trova il monastero Erdene Khamba, che ha trovato nuova vita dal 1992 dopo secoli di abbandono seguiti alla distruzione avvenuta nel XVII secolo. Sistemazione presso il semplice hotel Time o simile. La tappa è di circa 420 km. 4°g.  11/8 Arvaikher – Lago Orog Nuur   Si prosegue il viaggio verso l’Orog Nuur, un lago della Mongolia centro-meridionale che si trova a un'altitudine di 1216 mt; ha una superficie di 130 kmq con una profondità massima di 4,5 mt ed è situato in una valle a nord del massiccio dell’Ikh Bogd Uul, che fa parte degli Altai; alimentato dall'abbondante acqua dolce del fiume Tujn sta perdendo l’originaria salinità. Si posiziona il campo nelle vicinanze; la tappa è di circa 250 km. 5°g.  12/8  Lago Orog Nuur – Ikh Bogd uul­ – Bayangovi Oggi si percorre uno degli attraversamenti montuosi più spettacolari della Mongolia effettuabile coi veicoli. Si passa dalle pendici orientali del monte Ikh Bogd Uul (il “Grande Santo”, alto 4020 mt), dove si trova il lago Orog, a quelle occidentali dove si incontra la cittadina di Bayangovi. Si arriva fino all’altopiano che si trova sul massiccio a 2900 metri, dove i nomadi posizionano i campi estivi, un’area paesaggisticamente eccezionale, intensamente verde con spettacolari agglomerati rocciosi, dove oltre le bellezze naturali si nascondono incredibili sorprese… tra cui una tomba unna sulla sommità di un vulcano spento. Ci si accomoda nel campo Gher Goviin Temee o simile; la tappa è di circa 150 km. 6°g.  13/8 Bayangovi: graffiti rupestri di Bichigt Khad Si visita Bichigt Khad, un canyon ricco di particolari petroglifi risalenti a tremila anni fa. I graffiti sono posizionati sui versanti rocciosi e offrono un’incredibile testimonianza della fauna e della vita dell’uomo nell’età del ferro. Ritorno al campo gher; il percorso è di circa 140 km. 7°g. 14/8 Bayangovi – Oasi di Zulganai    Da Bayangovi si raggiunge l’oasi di Zulganai, attraversata dal piccolo omonimo fiume che nasce negli Altai e si estingue nel deserto. Qui la natura è incontaminata; il tappeto verde di erba e arbusti che la compone si pone in netto contrasto con le sterili colline sullo sfondo di questa tipica oasi del Gobi, dove vive una comunità di bovini “fantasma”: si vedono le loro tracce ovunque ma non si incontrano mai! Si posiziona il campo nelle vicinanze dell’oasi; la tappa è di circa 220 km. 8°g.  15/8 Oasi di Zulganai – Khermen Tsav In un paio di ore si raggiunge Khermen Tsav, un luogo che da solo vale un viaggio in Mongolia. Si trascorre la giornata esplorando quest’area incredibile, un labirinto primordiale dove affiora una profusione di ossa dei giganti del passato, immersi in una natura che evoca il senso della creazione e dove la mente si perde nella spettacolare cromaticità delle falesie. Il punto focale è un canyon lungo all’incirca 15 km, Questo è uno dei punti più belli e inaccessibili della Mongolia, e anche tra i più remoti. Pernottamento in tenda; il percorso è di circa 60 km. 9°g.  16/8 Khermen Tsav – Oasi di Ekhiin Gol    In mattinata si parte in direzione ovest verso l’oasi di Ekhiin gol; questo luogo isolato è un peculiare risultato della caparbietà umana, una piccola comunità di contadini produce una incredibile varietà di ortaggi. Ma questo luogo nacque nel XIX secolo come terra di produzione dell’oppio ad opera di cinesi del Gansù, che furono poi sterminati per mano di un monaco guerriero. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 120 km. 10°g.  17/8 Oasi di Ekhiin gol ­– Area strettamente protetta “Gobi A” Quest’area, che si estende per 5.311.730 ettari lungo il confine sud occidentale della Mongolia a ridosso della Cina, nel 1975 è stata dichiarata protetta e accessibile solo con speciali permessi. E’ un territorio tra i più remoti ed inaccessibili della Mongolia che offre l’ultimo rifugio ad un’incredibile avifauna asiatica e un ampio insieme di animali, permettendo di osservare specie animali a rischio di estinzione che qui hanno trovato un luogo sicuro. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 170 km. 11°g.  18/8 Area strettamente protetta “Gobi A" Si esplora per due giorni quest’area non antropizzata, caratterizzata da un territorio desertico montuoso punteggiato da oasi, in completa autonomia alla ricerca degli animali. Vivono qui molte specie quali l’ermione, l’asino selvatico, l’originale cammello bactriano, le gazzelle dalla coda nera, l’antilope Saiga ed altre ancora Si prevede un circuito complessivo di circa 200 km. 12°g.  19/8 Area strettamente protetta “Gobi A” – Montagna sacra Eej Khairkhan Uul    Si prosegue verso nord ovest fino ad arrivare al mitico monte di Eej Khairkhan, uno dei luoghi più sacri ai mongoli che per sommo rispetto evitano addirittura di pronunciarne il nome: è un equivalente di Uluru (Ayers Rock) in Australia. Venerata già prima dell’arrivo del buddismo, di forma tondeggiante, questa grande montagna di granito che sorge improvvisamente da un mare di sabbia è stata dichiarata monumento nazionale nel 1992. Ai sui piedi si trovano vasche naturali e rocce dalle particolari figure create dal vento. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 150 km. 13°g.  20/8 Eej Khairkhan – Tainngin Nuruu   La meta di oggi è la zona dei Tainngin Nuruu, una propaggine dei monti Altai che attraverseremo. Qui i paesaggi e i colori cambiano costantemente e il deserto si trasforma in steppa. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 70 km. 14°g.  21/8  Tainngin Nuruu – Altai   Oggi si arriva al capoluogo della regione del Gov Altai, dove il tratto finale della catena montuosa degli Altai incontra il deserto, creando uno spettacolo insolito; pernottamento presso il Tulga Altai hotel o simile. La tappa è di circa 180 km. 15°g.  22/8 Altai – Uliastai    Si raggiunge Uliastai, uno dei capoluoghi di Aimag (regione) più isolati del paese, completamente circondato dalle montagne, che fu la sede di una guarnigione militare mancese nel XVIII secolo. Pernottamento presso l’hotel Uliastai o simile per due notti; la tappa è di circa 200 km. 16°g.  23/8 Uliastai: escursione al Parco di Otgontenger   Escursione al parco nazionale del sacro monte Otgontenger, dove questo troneggia con i suoi 3900 metri e sulla cui vetta regna la neve perenne. Arrivati al lago di Khukh si salgono con circa un’ora di passeggiata non impegnativa le due cime del Dayan Uul, sovrastate da stupende formazioni di roccia che sono considerate sacre e venerate dai mongoli; da qui si può ammirare il sacro monte Otgontenger nel suo pieno splendore. Ritorno in hotel; il circuito prevede uno spostamento di circa 120 km. 17°g.  24/8 Uliastai - Regione di Zavkhain – Lago Tsagaan Nuur    L’itinerario prosegue verso nord est con una lunga tappa di spostamento per il lago di Terkhiin Tsagaan, circondato da crateri di vulcani spenti, il più "giovane" dei quali è il Khorgo. Il percorso si snoda tra monti e vallate, e dai punti più alti si godono panorami d'inimmaginabile bellezza. Pernottamento nel campo gher Ikh-Khorgo o simile; la tappa è di circa 380 km. 18°g.  25/8 Lago Tsagaan Nuur    Visita al vulcano Khorgo, dove in pochi minuti di cammino si raggiunge la sommità del cratere e scendendo si arriva alle grotte di Shar Nokhoi (trad.: cane giallo) e di ghiaccio. Si prosegue l’esplorazione con una passeggiata attorno al lago, rientrando quindi al campo gher; oggi si percorrono circa 50 km. 19°g.  26/8 Lago Tsagaan Nuur – Terme di Tsenkher    Si prosegue  per la zona termale di Tsenkher, dove le acque raggiungono temperature tra i 60 e gli 80 gradi, ottime per rilassarsi: si può fare il bagno nelle terme e si possono provare il massaggio e le cure tradizionali mongole. Pernottamento nel campo gher Shiveet Mankhan o simile; la tappa è di circa 220 km. 20°g.  27/8 Terme di Tsenkher – Kharkhorin – Monastero di Shank    Al mattino si parte presto proseguendo in direzione est per Kharkhorin, antica capitale dell’impero mongolo di Gengis Khan, dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città. Visita al monastero-museo di Erdene Zuu, costruito sui ruderi di Kharkhorin. Si prosegue quindi per il monastero di Shank dove saremo graditi ospiti della comunità monastica. Shank è un piccolo e antico monastero che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nelle gher che ci mettono a disposizione all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. La tappa è di circa 190 km. 21°g.  28/8 Monastero di Shank – Ulaanbataar   Ritorno ad Ulaanbaatar, che dista circa 360 km, arrivo e sistemazione presso l’hotel Office o simile. Si assiste ad uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo. 22°g.  29/8 Ulaanbaatar   Visita al Museo di Storia, dove sono illustrati lo sviluppo della storia dell’uomo nelle terre mongole ed i costumi tradizionali delle varie etnie, del Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. Pernottamento in hotel. 23°g.  Martedì 30 agosto, volo di rientro Il volo della Turkish Airlines parte alle 12.05 con arrivo a Istanbul alle 17.20; si riparte per Milano Malpensa alle 20.45 con arrivo alle 22.45. Per gli orari delle connessioni su Roma contattare Amitaba.
MONGOLIA 2016: Scoprire il paese di Gengis Khan
Storia, vaste steppe e deserto del Gobi
Periodo: 3 ago - 18 ago
​ ​ ​ Baga Graziin Chuluu Cacciatori nomadi Cavalli selvatici di Przewalski   Lasciata la capitale si esplora il Parco Nazionale di Khustai, si tocca il glorioso passato della Mongolia a Kharkhorin e si visitano i monasteri di Erdenee Zuu e di Tuvkhun, una perla incastonata tra le montagne; in questa regione si avrà anche l’opportunità di venire ospitati presso l’antico sito monastico di Shank. Si prosegue poi verso le rovine del monastero di Oghii, adagiate sulle rive dell’omonimo fiume, passando dalle cascate di Khujirt e giungendo a Bayanzag, il sito delle “vette infuocate”, molto importante per i resti paleontologici. Sempre più a sud, nel deserto del Gobi si sosta alle sterminate “dune che suonano”, le Khongoryn Els, e si gode a fondo delle bellezze di questo vasto deserto con il parco di Gurvan Saikhan, con Yoliin Am e Tsagaan Suvraga. Si rientra poi verso nord seguendo un percorso più orientale, che consente di visitare il parco di Ikh Gazryn Chuluu e il lago di Sangiin Dalai, arrivando ad Ulaanbaatar. Una nota sulla nostra organizzazione in Mongolia I nostri viaggi in Mongolia dall’inizio del 2010 vengono organizzati tramite la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’), che è stata appositamente fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, che cura attentamente la qualità dei servizi offerti. In questa cooperativa ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità per tracciare itinerari poco battuti, che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, fuori dai circuiti turistici classici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia sostiene anche le attività di Asral ONG, come indicato nel nostro sito. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici Uaz seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; gli unici tratti asfaltati sono nei pressi della capitale. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il circuito complessivo è di circa 2300 km; le distanze approssimative coperte nelle singole tappe sono indicate nel programma. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia per una notte presso il monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali) e le altre notti nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, fornite di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa e anche vegetariana. Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la capitale non si trovano più hotel e si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando sempre in tenda; molti dei campi fissi sono comodamente attrezzati, ma non sono degli hotel. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Clima e attrezzatura Il clima in Agosto è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 15 e i 30 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. Per la notte al monastero di Shank è meglio avere a disposizione un sacco a pelo il cui gradiente termico minimo consigliato è di zero gradi; se richiesto potremo procurarlo localmente sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Nelle gher vengono comunque fornite lenzuola pulite e coperte. Prevedere un abbigliamento che possa essere resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.   ​ ​ ​ Poiana Tsagaan Suvraga Valle di Kharkhorin   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g. 3 agosto, partenza per la Mongolia  Il volo della Turkish Airlines parte da Milano Malpensa alle 11.20 con arrivo a Istanbul alle 15.05; è possibile anche un collegamento da Roma, per gli orari contattare Amitaba. Si riparte da Istanbul alle 19.05. 2°g.  4/8 Arrivo a Ulaanbaatar Arrivo alle ore 11.05, trasferimento e sistemazione presso l’hotel Office o simile. Presentazione del programma di viaggio; visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan, da dove si gode un bellissimo panorama della città e delle colline circostanti e si trova una enorme statua di Buddha. 3°g.  5/8 Ulaanbaatar - Parco Nazionale di Khustai Dopo la visita dell’ultima residenza del Bogdo Khan, il signore teocratico della Mongolia, partenza per il Parco Nazionale di Khustai Nuruu, ad ovest della capitale, dove si ha la possibilità di vedere i cavalli selvatici di Przewalski, noti anche come Takhi o Pony della Mongolia. Questo animale è il parente più prossimo del cavallo domestico; negli anni ‘60 erano scomparsi ma grazie ad un programma di reinserimento ora è possibile ammirarli. È prevista un’escursione nel parco dove, oltre ai cavalli selvatici, sono presenti diverse specie animali come il cervo rosso asiatico, le gazzelle della steppa, i gatti selvatici manul ed altri. Pernottamento nel campo gher Khustai o simile; la tappa è di circa 100 km. 4°g.  6/8 Parco Nazionale di Khustai - Kharkhorin - Shank Al mattino si parte presto proseguendo in direzione ovest per Kharkhorin, antica capitale dell’impero mongolo di Gengis Khan, dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città. Visita al monastero-museo di Erdene Zuu, costruito sui ruderi di Kharkhorin. Si prosegue quindi per il monastero di Shank dove saremo graditi ospiti della comunità monastica. Shank è un piccolo e antico monastero che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan; trascorreremo con i monaci parte della giornata e si pernotta nelle gher che ci mettono a disposizione all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. La tappa è di circa 320 km. 5°g.  7/8 Shank – ­Monastero di Tuvkhun – Khujirt Si parte per Khujirt, dove si effettua un’escursione al monastero di Tuvkhun e alle cascate di Khujirt, situate in una zona di grande rilevanza storica; sono state create dalla combinazione di terremoti ed eruzioni vulcaniche e si trovano in un territorio incantevole e disabitato. Segue la visita al monastero di Tuvkhun, recentemente ristrutturato: si trova incastonato sulle montagne che chiudono a settentrione la valle dell’Orkhon. Questo monastero era molto amato dal Bogdo Khan Zanabazar, che qui visse e studiò per quasi trent’anni. La visita richiede una salita a piedi di circa un’ora in mezzo alla foresta. Sistemazione nel campo gher Bayasgalan o simile; la tappa è di circa 120 km. 6°g.  8/8 Khujirt – Monastero di Onghiin Inizia il percorso verso sud che porta al deserto del Gobi, il più grande deserto asiatico. La tappa di oggi, circa 240 km, porta fino al monastero di Onghiin, recentemente restaurato. L’ambiente naturale è di particolare interesse per il contrasto tra le montagne nere, che circondano le vestigia del monastero, e il fiume che rende verdi le sue coste. Sistemazione al campo gher Ongi Energy o simile. 7°g.  9/8 Monastero di Onghiin – Bayanzag Proseguendo per il deserto di Gobi si arriva a Bayanzag – che tradotto significa “Vette infuocate”, dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie sconosciute fino ad allora. In quest’area ci si reca a visitare anche i graffiti  rupestri di Khavtsgait. Pernottamento al campo gher Bayanzag o simile; la tappa è di circa 160 km. 8°g.  10/8 Bayanzag – Parco Nazionale di Khongoryn Els Oggi si giunge al Parco Nazionale di Khongoryn Els, dove si fa un’escursione alle dune di sabbia più alte e spettacolari della Mongolia, alcune delle quali arrivano fino a 800 metri di altezza. Pernottamento al campo gher Gobi Erdene o simile; la tappa è di circa 160 km. 9°g.  11/8 Khongoryn Els - Dalanzadgad Proseguimento del viaggio ed ingresso nel Parco Nazionale di Gurvan Saikhan dove si visita Yoliin Am, chiamata erroneamente dalle guide “Valle delle aquile” (…qui le aquile non si sono mai viste…), sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, e dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi ed i gipeti. Si arriva poi a Dalanzadgad, capoluogo della regione di Omnogov, dove si visita il mercato locale prima di andare al campo gher Saijrakh Gobi o simile; la tappa è di circa 200 km. 10°g.  12/8 Dalanzadgad - Tsagaan Suvraga Il percorso attraversa un’area molto bella per i panorami, caratterizzata da una profonda fenditura che taglia il terreno da est ad ovest con la visuale della steppa sul fondo della vallata. Questa zona un tempo era sommersa, probabilmente non dall’antico mare che occupava l’attuale area del Gobi, ma da acque fluviali. Da lontano, le formazioni calcaree di Tsagaan Suvraga, alte fino a 30 metri, assomigliano alle antiche rovine di una città bianca. Pernottamento nel campo gher Tsagaan Suvraga o simile; la tappa è di circa 200 km. 11°g.  13/8 Tsagaan Suvraga - Parco Nazionale di Ikh Gazryn Chuluu Partenza verso nord in direzione della capitale; la meta di oggi è Ikh Gazryn Chuluu, uno dei parchi naturali più belli della Mongolia, dove le rocce alte fino a circa 1700 metri formano una catena lunga una trentina di chilometri e nascondono interessanti grotte che si potranno visitare. Pernottamento nel campo gher Tuw Bojigon o simile; la tappa è di circa 220 km. 12°g. 14/8 Ikh Gazryn Chuluu Si dedica la giornata a godersi con calma l’ambiente naturale. Si visita il grande complesso granitico di Ikh Gazryn Chuluu, dove i monti rocciosi alti fino a circa 1700 metri formano una catena lunga una trentina di chilometri e nascondono interessanti grotte, che si potranno visitare. Nei pressi vi è un monumento dedicato alla più grande cantante di canto lungo della Mongolia, una tecnica che consiste nell’estensione massima delle note. 13°g.  15/8 Ikh Gazryn Chuluu - Parco Nazionale di Baga Gazryn Chuluu Partenza per Baga Gazryn Chuluu, una formazione di roccia granitica nel centro delle pianure; arrivo ed escursione nei dintorni. Si prosegue per il lago di Sangiin Dalai, ricco di molte specie di uccelli tra cui aquile, oche, cigni, ecc.; al centro del lago ci sono le rovine di un tempio costruito nel X secolo. Si alloggia nel campo gher Erdene Ukhaa o simile; la tappa è di circa 150 km. 14°g.  16/8 Baga Gazryn Chuluu – Monastero di Manzushir Proseguendo verso nord si raggiunge Zuunmod, centro principale della regione centrale della Mongolia, a circa 80 km ad est di Ulaanbaatar. Qui si trova un parco naturale dove sorge  il monastero di Manzushir, fondato nel 1773 e recentemente restaurato, che, prima della sua distruzione nel 1937, ospitava trecento monaci. Dell'arredo originale resta una grande stufa di bronzo di due tonnellate in cui si potevano cucinare dieci pecore e due mucche contemporaneamente; il museo del monastero ospita fotografie, maschere religiose e sculture sacre realizzate con tibie umane. Splendido il contesto ambientale, immerso nell'area protetta del monte Bogdkhan Uul: qui si possono avvistare cervi e altri animali e, dal crinale dove si trovano i resti del monastero originale, si gode di un panorama stupendo. Pernottamento nel campo gher Ovoon Enger o simile; la tappa è di circa 310 km. 15°g.  17/8 Monastero di Manzushir – Tsetsguun – Ulaanbaatar Giornata dedicata a una bella passeggiata  di circa due ore lungo un facile sentiero che attraversa boschi di larici e pini per giungere alla cima sacra di Tsetsguun, segnata dai cumuli di pietra. Sovrasta il massiccio montuoso del Bogdkhan Uul, che è la prima area naturale protetta della storia; da cui si gode di una bellissima vista verso la capitale. Proseguimento del viaggio per Ulaanbaatar, che dista circa 50 km; arrivo e sistemazione presso l’hotel Office o simile. 16°g.  Giovedì 18 agosto, volo di rientro Il volo della Turkish Airlines parte alle 12.05 con arrivo a Istanbul alle 17.20; si riparte per Milano Malpensa alle 20.45 con arrivo alle 22.45. Per gli orari delle connessioni su Roma contattare Amitaba.
MONGOLIA 2016: Profondo Gobi, al confine col nulla
Nelle terre del Signore del Gobi
Periodo: 16 lug - 1 ago
Si parte da Ulaanbaatar in treno verso sud est per Sainshand, dove i veicoli fuoristrada sono in attesa del gruppo; si inizia da qui con l’esplorazione di un sito affascinante, il regno del Signore del Gobi con il monastero di Khamaryn Khid, il centro energetico di Shambala e la montagna sacra di Bayanzurkh. Da qui ci si spinge verso sud ovest fino alle remote regioni dei monti dell’Ikh Bogd, nel cuore del deserto. Si incontra un ampio insieme di luoghi di eccezionale bellezza paesaggistica, da Tsagaan Suvraga e dalle dune di Khongotyn Els ai siti paleontologici di Kermen Tsav, dove l’ambiente straordinario impressiona forse ancor più della profusione di fossili di dinosauro. Si toccano anche siti di grande importanza storica, tra cui primeggia Kharkorin, l’antica capitale di Gengis Khan, Erdene Zuu, la stessa Ulaanbaatar e tanti altri. Per apprezzare da vicino la vera vita della Mongolia si sarà anche ospiti di una famiglia di allevatori nomadi, per avvicinare la bellezza ma anche la durezza di una vita così lontana dai nostri schemi e dalle nostre sicurezze; si incontrano degli allevatori di cammelli e vivremo infine un’esperienza unica in Mongolia soggiornando in un monastero buddista, dove la nostra presenza contribuirà anche un piccolo aiuto finanziario. In sintesi, è un viaggio adatto a coloro che vogliano vivere un’esperienza profonda e vera della Mongolia. Il Deserto del Gobi Il Gobi è una vasta area desertica dell'Asia centrale, situata in gran parte in Mongolia, di cui occupa un terzo del territorio, misura circa 1610 km da est a ovest e circa 970 km da nord a sud. L'altitudine dell'altopiano varia dai 914 mt della zona orientale ai 1514 mt della parte occidentale ed è caratterizzato da piane ondulate e ghiaiose, inframmezzate da bassi rilievi e da colli isolati. Se si esclude la parte sud-orientale, completamente arida, la regione presenta una stentata vegetazione erbacea e arbustiva, sufficiente a nutrire le greggi dei pastori nomadi che vivono nella zona; pozzi occasionali e laghi poco profondi rappresentano le sole riserve idriche. Le zone marginali a nord e a nord-ovest sono fertili, mentre all'estremità sudorientale dell'area desertica prevalgono steppe o praterie. I primi europei che attraversarono il deserto di Gobi furono i membri di una spedizione guidata da Marco Polo nel 1275. In epoca moderna numerose spedizioni si avventurarono nel Gobi, l'American Museum of Natural History di New York promosse negli anni 1921-1930 una serie di spedizioni guidate dal naturalista americano Roy Chapman Andrews che portarono alla scoperta di un bacino incredibilmente ricco di uova fossili di dinosauro. Ma Gobi, oltre a paesaggi mozzafiato, rivela antichi monasteri nascosti tra le lunghe catene di rocce granitiche ed è popolato da antiche leggende di fonti miracolose e di alberi duri come la roccia il cui legno non galleggia. Amitaba in Mongolia sostiene le attività di Asral ONG, come indicato nel nostro sito. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici Uaz seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; gli unici tratti asfaltati sono nei pressi della capitale. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 3300 chilometri. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia per 5 notti in tenda (di cui tre consecutive), una al monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come erano nelle vecchie campagne italiane), due in un semplice hotel locale, una presso una famiglia e 4 nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa e anche vegetariana. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento sono curati da nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo. Per il viaggio in treno si utilizzano cuccette da quattro letti fornite di lenzuola.   Tsagan Agui Kherman Tsav Kherman Tsav   Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la capitale non si trovano più hotel e si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando in tenda; molti dei campi fissi sono comodamente attrezzati, ma non sono degli hotel. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo.   Kharkhorin Shank Shank Clima e attrezzatura Il clima in luglio è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 25 e i 35 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. È necessario disporre di un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di zero gradi; Alfredo Savino può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento che possa essere resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.   Gobi, una Gher Yoliin Am Khongoryn Els   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g.  Sabato 16 luglio, partenza dall’Italia   Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è della Aeroflot, ma vi sono anche opzioni diverse; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento, ma Amitaba può verificare anche le possibilità offerte dalle altre compagnie. Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca alle 12.15 con arrivo alle 16.40; il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare). 2°g.  17/7 Arrivo a Ulaanbaatar – Treno per Sainshand    Arrivo alle ore 6.10, incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan, da dove si gode un bellissimo panorama della città e delle colline circostanti e si trova una enorme statua di Buddha. Nel pomeriggio si prende il treno della trans mongolica in direzione sud est per la città di Sainshand, che si trova nel deserto del Gobi a circa 480 km di distanza. Pernottamento in treno in cuccetta; all’arrivo ci si accomoda presso l’hotel Lux o simile. 3°g.  18/7 Sainshand: monastero di Khamryn Khiid, Shambala e montagna sacra di Bayanzurkh Arrivo nella notte (verso l’una) a Sainshand, capoluogo della regione del Dornogovi; si andrà in hotel per riposare. Oggi si percorreranno i luoghi dove migliaia di mongoli vanno in pellegrinaggio ogni anno, iniziando dal monastero di Khamryn Khiid, fondato nel 1820 e unico di scuola Nyingmapa in Mongolia. A nord del monastero si trovano delle grotte di meditazione e nelle vicinanze anche un particolare punto considerato un importante centro energetico, dove si crede che si possa acquisire, tramite alcuni riti, energia vitale; ma la grande fama del luogo è data dal fatto che fu tradizionalmente considerato una porta segreta per accedere al mistico regno illuminato di Shambala, dove vengono custoditi gli insegnamenti di Kalachakra, la “Ruota del Tempo”. Da qui ci si sposta a Bayanzurkh Uul, la più famosa delle montagne sacre del Gobi orientale; questo sito era originariamente dedicato ai culti  sciamanici e in seguito vi fu costruito, vicino alla sommità, un tempio di meditazione buddista. Oggi questa piccola montagna, la cui salita è facilitata da una serie di gradini, è molto visitata in quanto si crede che sussurrando i propri desideri nei cumuli di pietra sulla sommità questi si avverino. Nel tardo pomeriggio, se ci sarà tempo,  si visita il museo dedicato a Danzan Ravjaa, una delle figure culturalmente più significative della Mongolia nel XIX secolo. Egli ottenne la fama di maestro spirituale buddista altamente illuminato; ma fu anche poeta, artista e attivista per la giustizia sociale e l'istruzione pubblica. Il Museo a lui dedicato è stato fondato nel 1991. Alla sua  morte avvenuta nel 1856 il suo discepolo Ishlodon ha assunto il ruolo di “takhilch”, o curatore degli oggetti associati alla sua vita; questo ruolo è stato poi trasmesso all'interno della sua famiglia per cinque generazioni, fino a quando durante le repressioni religiose del 1938 fu dato ordine di distruggere il monastero di Khamryn Khiid e tutto il suo contenuto. Ma fortunatamente il curatore dell’epoca salvò segretamente molti oggetti entrando nel monastero di nascosto ogni notte e riempiendo delle casse con libri, costumi teatrali, opere d'arte religiose e oggetti personali; seppellì tutto nelle vicinanze del monastero di Khamryn Khiid, dove questi preziosi oggetti restarono nascosti fino al 1990 quando, con la fine del governo socialista, il nipote di quel coraggioso custode li ha dissotterrati e ha fondato il Museo. Pernottamento in albergo; il tour oggi è di circa 120 km. 4°g.  19/7 Sainshand – Mandakh Soum Oggi inizia lo spostamento che ci porterà verso il Gobi meridionale percorrendo una pista che corre vicino alla frontiera cinese, una tappa di circa 330 km. Pernottamento in tenda. 5°g.  20/7 Mandakh Soum – Valle di Yoliin Am Proseguimento del viaggio e ingresso nel Parco Nazionale di Gurvan Saikhan, dove si visita Yoliin Am, posizionata ad un’altezza di 200 mt sul livello del mare e chiamata erroneamente dalle guide “Valle delle aquile” (…qui le aquile non si sono mai viste…), sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, e dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi e i gipeti. Si pernotta presso una famiglia locale che mette a disposizione delle gher, un ottimo modo questo anche per aiutare direttamente la popolazione locale. La tappa è di circa 280 km. 6°g.  21/7 Yoliin Am – Bayanzag – Parco Nazionale di Khongoryn Els Proseguendo verso est si arriva a Bayanzag – che tradotto significa “Vette infuocate” – dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche, trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie fino ad allora sconosciute. Si giunge quindi al Parco Nazionale di Khongoryn Els, con le dune di sabbia più alte e spettacolari della Mongolia. Si farà un’escursione sulle dune, alcune delle quali arrivano fino a 800 metri di altezza. Pernottamento presso il campo gher Gobi Erdene o simile; la tappa è di circa 260 km. 7°g.  22/7 Khongoryn Els – Nemegt Iniziamo ad inoltrarci nel profondo deserto, dove la presenza umana è sporadica o pressoché assente. Il Nemegt Uul è un complesso montuoso la cui roccia rossa ricorda quella di Bayanzag, un’area famosa per essere un bacino ricchissimo di fossili di dinosauri. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 200 km. 8°g.  23/7 Nemegt – Kherman Tsav Si prosegue per il canyon di Khermen Tsav (lungo 25 km),un altro sito in cui sono state ritrovate numerose testimonianze fossili di uova e scheletri di dinosauro. Questo è un luogo fra i più inaccessibili, le piste si perdono e si prosegue seguendo l’esperienza. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 180 km. 9°g.  24/7 Khermen Tsav – Oasi di Zulganai Si trascorre la mattina esplorando quest’area incredibile, un labirinto primordiale dove affiora una profusione di ossa dei giganti del passato, immersi in una natura che evoca il senso della creazione e dove la mente si perde nella spettacolare cromaticità delle falesie. Il punto focale è un canyon lungo all’incirca 15 km, sicuramente uno dei luoghi più belli e inaccessibili della Mongolia. Si transita dall’oasi di Zulganai a circa 40 km da Khermen Tsav sui confini meridionali della Mongolia, attraversata dal piccolo omonimo fiume che nasce negli Altai e si estingue nel deserto. Qui la natura è incontaminata; il tappeto verde di erba e arbusti che la compone si pone in netto contrasto con le sterili colline sullo sfondo di questa tipica oasi del Gobi. Pernottamento in tenda; si percorrono circa 50 km. 10°g.  25/7 Oasi di Zulganai – Bayangovi Inizia il percorso di rientro verso nord. Si raggiunge il piccolo centro urbano di Bayangovi che dista circa 200 km, posizionato in un punto strategico per raggiungere alcune località di estremo interesse. Questa zona è dominata dalla catena montuosa dell’Ikh Bogd. Pernottamento presso il campo gher Gobi Temee o simile per due notti. 11°g.  26/7 Bayangovi: Tsagaan Bulag e Bichigt Khad Giornata dedicata all’esplorazione della regione. Si inizia con la visita di Tsagaan Bulag, una formazione rocciosa che per i mongoli ha origini magiche e alle cui sorgenti si abbeverano molti animali domestici e selvatici. Proseguendo verso meridione per altri 70 km si arriva a Bichigt Khad, un canyon ricco di particolari petroglifi risalenti a tremila anni fa. Da qui si rientra poi al campo gher. 12°g.  27/7 Bayangovi - Grotta di Tsagaan – Baruun bayan ulaan sum    Partenza per  la  grotta di Tsagaan Agui, tempestata di cristalli, dove sono state ritrovate tracce di presenza umana che risalgono a 700.000 anni fa. Dopo la visita si riprende il percorso verso nord est iniziando la transizione ambientale dal deserto alla steppa. Si sosta nelle vicinanze del paesino di Baruun bayan ulaan sum; pernottamento in tenda. Tappa di circa 200 km. 13°g.  8/7 Baruun bayan ulaan sum – Monastero di Ong La tappa di oggi conduce al monastero di Ongh, un tempo un esteso complesso monastico che si trovava su una importante arteria carovaniera, segnata dal fiume omonimo. L’ambiente naturale è di particolare interesse per il contrasto tra le montagne nere, che circondano le vestigia del monastero, e il fiume che rende verdi le sue coste. Pernottamento presso il campo gher Ongi Energy o simile; la tappa è di circa 240 km. 14°g.  29/7 Monastero di Ong – Kharkhorin – Monastero di Shank Al mattino si parte presto proseguendo in direzione nord per Kharkhorin, antica capitale dell’impero mongolo di Gengis Khan, dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città. Visita al monastero-museo di Erdene Zuu, costruito sui ruderi di Kharkhorin. Si prosegue quindi per il monastero di Shank dove saremo graditi ospiti della comunità monastica. Shank è un piccolo e antico monastero che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nelle gher che ci mettono a disposizione all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. Tappa di circa 260 km. 15°g.  30/7 Monastero di Shank – Ulaabataar    Dopo aver assistito alla cerimonia, che si tiene tutte le mattine,  si prosegue per Ulaanbaatar che dista circa 360 km, dove si alloggia presso l’hotel Office o simile (3*). 16°g.  31/7 Ulaanbaatar   Alla mattina visita al Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi monasteri rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. Nel tardo pomeriggio si assisterà a uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo. Pernottamento in hotel. 17°g.  Lunedì 1 agosto, volo di rientro   Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 8.10 con arrivo a Mosca alle 8.50; partenza per Milano Malpensa alle 11.10 con arrivo alle 13.45 (orari da confermare).
MONGOLIA 2016: Festival del Naadam nel deserto del Gobi
Un forte incontro con la tradizione
Periodo: 28 giu - 14 lug
Si segue un ampio anello che inizia portando a nord ovest di Ulaanbaatar fino al lago Khubsgul; da qui si procede verso sud per Kharkhorin e il deserto del Gobi, rientrando dalle regioni centrali verso la capitale. Sono previste escursioni a piedi che seguono sentieri non impegnativi della durata massima di qualche ora.   Naadam di Dalanzadgad Naadam di Dalanzadgad Khuvsgul Gher con parabolica Il festival del Naadam Ogni anno a luglio si svolge il festival del Naadam, che dal 1921 ha assunto la forma di una celebrazione dell’indipendenza della Mongolia; in questa ricorrenza si possono ammirare i contesti tradizionali di lotta, corsa dei cavalli e tiro con l’arco. A Ulaanbaatar le rappresentazioni si svolgono in un grande stadio e oggi sono organizzate come un fenomeno di massa; ma vi sono dei Naadam in altre località che spesso risultano più veri e meno imbrigliati dai tempi televisivi e dalle esigenze del turismo. Questo ci ha portato a costruire un viaggio che includa la partecipazione ad un Naadam genuino, in mezzo alle steppe sconfinate, dove per avvicinare i lottatori o i cavalli non sia necessario possedere un pass e dove ci si possa sedere di fianco a un gruppo di anziani e scambiare con loro del tabacco da fiuto. I nostri viaggi in Mongolia dall’inizio del 2010 vengono organizzati tramite la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’), che è stata appositamente fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, che cura attentamente la qualità dei servizi offerti. In questa cooperativa ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità per tracciare itinerari poco battuti, che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, fuori dai circuiti turistici classici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia sostiene anche le attività di Asral ONG, come indicato nel nostro sito. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici Uaz seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; gli unici tratti asfaltati sono nei pressi della capitale. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 3300 km. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia 3 notti in tenda, una nel monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come erano nelle vecchie campagne italiane), 2 in alberghi locali e 6 nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa ed anche vegetariana. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento delle parti comuni sono curati dal nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo. Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale ed ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo.   Shank Gobi, paesaggio Lama Tsongkhapa Clima e attrezzatura Il clima all’inizio di luglio è secco, le temperature previste sono tra i 10 ed i 30 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. Il nord della Mongolia è un ambiente più umido, dove in luglio sono possibili piogge.  È necessario disporre di un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di zero gradi; Alfredo Savino può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento che possa resistere ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.   Mongolia, Ovoo Moron Il lago di Khubsgul   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g.  Martedi 28 giugno, partenza per la Mongolia Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è della Aeroflot, ma vi sono anche opzioni diverse; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento, ma Amitaba può verificare anche le possibilità offerte dalle altre compagnie. Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca alle 12.15 con arrivo alle 16.40; il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare). 2°g.  29/6 Arrivo a Ulaanbaatar   Arrivo alle ore 6.10, trasferimento e sistemazione presso l’hotel Office (o equivalente 3*). Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti e si trova una enorme statua di Buddha, visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. 3°g.  30/6 Ulaanbaatar– Monastero di Amarbayantsgalant   Partenza per Darkhan, situata a nord di Ulaanbaatar. Poco prima di entrare in città si devia verso ovest arrivando al monastero di Amarbayasgalant, uno dei più belli e importanti della Mongolia. Visita del monastero, unico nel suo genere, infatti è stato  costruito nel 1737, seguendo tutti i canoni architettonici dell’arte mancese e dedicato a Zanabazar, il primo imperatore-lama, scienziato e grande scultore, la cui salma venne traslata qui nel 1779. La tappa è di 360 km di buona strada asfaltata. Pernottamento in gher camp, il Amarbaysgalant Urguu o simile. 4°g.  1/7 Amarbayantsgalant ­– Città di Murun  Fino a qualche anno fà era impossibile percorrere questa strada, che attraversa belle valli verdeggianti ricche di corsi d’acqua, in un giorno; ma ora che è asfaltata, il capolugo della regione di Khubsugul Murun, è facimente raggiungibile. Raggiunta la città si alloggia in un hotel locale, il Tenkhleg o simile. La tappa è 450 km di buona strada asfaltata. 5°g.  2/7 Murun – Parco Nazionale del Lago Khubsugul  Oggi si entra nel Parco Nazionale del lago Khubsugul, uno dei più profondi specchi di acqua dolce dell'Asia Centrale (262 mt) ed annoverato tra i luoghi più incantevoli della Mongolia, dove si trascorre la giornata godendo della natura del luogo. Ci si accomoda in un campo gher, il Dul o simile; la tappa è di 120 km. 6°g.  3/7 Lago Khubsugul – Monti Saridag – Passo di Tsagaan Burastai Escursione nelle vicinanze del lago Khubsugul alla catena montuosa di Saridag che raggiunge i 2500 metri di altezza e da cui si gode un bellissimo panorama delle montagne che la compongono. Le jeep portano non lontano dal punto più alto, che si raggiunge a piedi. Nel pomeriggio si lascia il lago e, superata Murun, si posiziona il campo tendato nelle vicinanze del bel passo montano di Tsagaan Burastai. Si percorrono circa 150 km. 7°g.  4/7 Passo di Tsagaan Burastai  – Lago Terkhin Tsagan Nuur    Trasferimento attraverso foreste boreali verso il lago di Terkhiin Tsagaan, circondato da crateri di vulcani spenti, il più giovane’ dei quali è il Khorgo. La strada si dipana tra monti e vallate, e dal punto più alto del percorso si può godere un panorama d'inimmaginabile bellezza. Pernottamento in campo gher, il Ikh Khorgo o simile, per due notti. 8°g.  5/7 Lago Terkhin Tsagan Nuur Visita del vulcano Khorgo, dove in pochi minuti di cammino si raggiunge la sommità del cratere e scendendo si arriva alle grotte di Shar Nokhoi (trad.: cane giallo) e di ghiaccio. Si prosegue l’esplorazione con una passeggiata attorno al lago e si rientra al campo gher. Per chi lo desidera è possibile fare una passeggiata a cavallo. 9°g.  6/7 Terkhiin Tsagaan Nuur – Kharkhorin – Monastero di Shank Al mattino si parte presto arrivando a Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan, dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città. Visita al monastero-museo di Erdene Zuu, costruito sui ruderi di Kharkhorin. Dopo la visita dell’antica capitale si raggiunge il monastero di Shank, situato a 30 km, dove saremo graditi ospiti. Shank è un piccolo e antico monastero che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella nuova foresteria adiacente. La sistemazione sarà un po' spartana, in camerate, ma è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. Si percorrono circa 340 km. 10°g.  7/7 Shank – Monastero di Ong    Inizia il percorso verso sud che porta al deserto del Gobi, il più grande deserto asiatico. La tappa di oggi, circa 260 km, porta fino al monastero di Onghiin, recentemente restaurato. L’ambiente naturale è di particolare interesse per il contrasto tra le montagne nere, che circondano le vestigia del monastero, e il fiume che rende verdi le sue coste. Sistemazione al campo gher Ongi Energy o simile. 11°g.  8/7 Ong – Bayanzag -  Khongoryn Els    Proseguendo per il deserto di Gobi si arriva a Bayanzag – che tradotto significa “Vette infuocate”, dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie sconosciute fino ad allora. Proseguendo, si giunge al Parco Nazionale di Khongoryn Els, dove si fa un’escursione alle dune di sabbia più alte e spettacolari della Mongolia, alcune delle quali arrivano fino a 800 metri di altezza. Pernottamento al campo gher Gobi Erdene o simile; si percorrono circa 320 km. 12°g.  9/7 Khongoryn Els – Valle di Yoliin Am    Proseguimento del viaggio ed ingresso nel Parco Nazionale di Gurvan Saikhan dove si visita Yoliin Am, chiamata erroneamente dalle guide “Valle delle aquile” (…qui le aquile non si sono mai viste…), sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, e dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi ed i gipeti. All’interno delle ultime propagini meridionali della catena degli Altai, dove questa valle si trova, si posiziona il nostro secondo campo tendato. 13°g.  10/7 Yollin Am – Naadam a Dalanzadgad    Si raggiunge Dalanzadgad, che dista circa 70 km; oggi è il giorno del Naadam, si potranno vedere da vicino le corse dei cavalli e la lotta tradizionale. È un momento unico in cui si assaggeranno i piatti tipici e le bevande tradizionali mongole. La scelta di partecipare a un Naadam di una piccola cittadina è maturata dall’esperienza di questi anni di viaggi in Mongolia, perché in queste località remote le ricorrenze sono più vivibili dal visitatore, che si può mischiare tra la folla, a differenza di quello della capitale dove si assiste alle gare in uno stadio alla stregua di uno spettacolo, senza la possibilità di interagire con la gente. Pernottamento al campo gher di Saijrakh Gobi o simile. Pernottamento in un hotel locale.. 14°g.  11/7 Dalanzadgad – Baga Gasriin Chuluu    Partenza per Baga Gazryn Chuluu, una formazione di roccia granitica, fra le più belle nel centro delle pianure desertiche; arrivo ed escursione nei dintorni, che nascondono delle piccole meraviglie. Si posiziona il campo tendato all’interno di questo luogo antico, per poterne godere appieno della sua magia. La tappa è di circa 360 km. 15°g.  12/7 Baga Gasriin Chuluu – Ulaanbaatar Proseguimento del viaggio per Ulaanbaatar, che dista circa 240 km, dove si alloggia presso l’hotel Office o simile. Ad Ulaanbaatar si assiste ad uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo. 16°g. 13/7 Ulaanbaatar   Visita al Museo di Storia, dove sono illustrati lo sviluppo della storia dell’uomo nelle terre mongole e i costumi tradizionali delle varie etnie, del Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. 17°g.  Giovedì 14 luglio, volo di rientro Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 8.10 con arrivo a Mosca alle 8.50; partenza per Milano Malpensa alle 11.10 con arrivo alle 13.45 (orari da confermare).
MONGOLIA 2016: Gli Altai, terra dei Kazaki
Agli estremi confini della Mongolia
Periodo: 15 giu - 28 giu
La regione di Bayan Ulgii La regione mongola di Bayan Ulghi offre una grande varietà ambientale ed è coronata dalla catena dei monti Altai, che distano 2000 chilometri da Ulaanbaatar e formano il confine naturale con la Russia e il Kazakistan a dominio cinese. Qui si trova la vetta più alta della Mongolia, l’Huiten Uul (4373 mt), che fa parte delle cinque cime del Tavan Bogd (letteralmente, "i cinque illuminati"), un’area che forma il confine tra i tre paesi; la cima più alta è il monte Belukha (4,506 mt), posizionato oltre il confine negli Altai russi. Sparsi tra questi stupendi monti si trovano una ventina di grandi ghiacciai, tra cui il Potanina è il più esteso. Una delle aree più belle è il parco nazionale di Altai Tavan Bogd, che si estende tra la Mongolia e il confine cinese, e raccoglie numerosi laghi tra cui l’Hoton, il Dayan Nuur e il Tolbo.              Gli abitanti sono in maggioranza kazaka, di religione musulmana e di lingua turca; hanno iniziato a trasferirsi in queste aree verso il 1840 per pascolare pecore e capre nel periodo estivo e all’inizio del secolo scorso hanno cominciato a stabilirsi permanentemente nella regione. La lingua utilizzata è il kazako, anche se la maggior parte delle persone sono bilingue e parlano anche il mongolo. I kazaki della Mongolia sono rimasti isolati e conservano tradizioni millenarie andate ormai perdute nella loro terra d’origine. La moschea di Ulghi dopo la caduta del socialismo è stata riaperta e il pellegrinaggio alla Mecca ha ripreso, ma la religione viene vissuta in modo aperto e tollerante: le donne non devono usare il velo e gli uomini amano consumare alcolici. Dopo il 1990 a molti kazaki mongoli è stato permesso di migrare verso il Kazakistan e la Turchia, con un considerevole flusso di persone durato alcuni anni, e ci sono state lunghe trattative tra Kazakistan e Mongolia per permettere ai kazaki mongoli di avere la doppia cittadinanza, risolta per ora con il permesso a loro concesso di entrare in Kazakistan senza visto. Questa parte della Mongolia, anche perché dista un lungo viaggio di quattro giorni da Ulaanbaatar, ha maggiori contatti con le regioni confinanti russe e cinesi. La popolazione si dedica soprattutto alla pastorizia transumante; durante l’inverno si rifugia in villaggi riparati all’interno di valli profonde utilizzando case di legno, per migrare poi in estate verso i pascoli di montagna. Questi pastori utilizzano delle tende molto simili alle grandi gher mongole, con alcune differenze che le rendono tipiche e affascinati. I nostri viaggi in Mongolia dall’inizio del 2010 vengono organizzati tramite la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’), che è stata appositamente fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, che cura attentamente la qualità dei servizi offerti. In questa cooperativa ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità per tracciare itinerari poco battuti, che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, fuori dai circuiti turistici classici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia sostiene anche le attività di Asral ONG, come indicato  nel nostro sito.   Altai Altai, cammello Altai, donna nomade Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici Uaz seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è comunque abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci e parti dove l’irregolarità del terreno rende la marcia lenta. La maggior parte delle tappe previste prevedono spostamenti compresi tra i 100 e i 200 chilometri. Fuori da Ulaanbaatar, dove si alloggia per tre notti in hotel a tre stelle, si pernotta per due notti in semplici hotel e una notte in gher. Si utilizza la tenda per 6 notti (per quattro notti consecutive all’inizio, poi altre due); i campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento sono curati dal nostro personale. Viene proposta una cucina semplice ma sostanziosa, anche vegetariana. Tutta l’attrezzatura necessaria è fornita, ad eccezione del sacco a pelo. Il viaggio richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la “civiltà” non si trovano più hotel e si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree, camminando e pernottando in tenda. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Partecipare al trekking Per partecipare bisogna essere persone preparate fisicamente, ma non servono precedenti esperienze di trekking difficili o di preparazione alle condizioni di vita in alta montagna; è importante riuscire a essere a proprio agio in situazioni di fatica anche prolungata ed eventualmente in condizioni climatiche avverse. Si percorrono tappe giornaliere con il supporto di cavalli che trasportano il bagaglio e tutta l’attrezzatura. Per chi volesse, c’è la possibilità di effettuare questa parte del viaggio a cavallo (pagando un piccolo extra di circa € 15 al giorno). Si usano animali docili facilmente cavalcabili anche dai meno esperti. Si consiglia nel caso di questa opzione l’acquisto in Italia di ghette o stivali per coprire l’interno della parte inferiore delle gambe. Clima e attrezzatura Il clima in giugno è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 15 e i 25 gradi, con possibili punte minime notturne di 0 gradi. È necessario disporre di un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di -5 gradi; Alfredo Savino, guida del viaggio, può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento che possa resistere ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie. Ulaanbaatar, Buddha Bagsch Ulaanbaatar, Bogd Khan Ulaanbaatar, Bogd Khan PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g.  Domenica 12 giugno, partenza per Ulaanbaatar Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è della Aeroflot, ma vi sono anche opzioni diverse; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento, ma Amitaba può verificare anche le possibilità offerte dalle altre compagnie. Con Aeroflot la partenza è da Milano Malpensa per Mosca alle 12.15 con arrivo alle 16.40; il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare). 2°g.  13/6 Arrivo a Ulaanbaatar   Arrivo alle ore 7.00, trasferimento e sistemazione presso l’hotel Office (3*) o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti e si trova una enorme statua di Buddha, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. 3°g.  14/6 Ulaanbaatar –  Ulgii   Trasferimento in aeroporto per prendere il volo verso le 11.30 (orario da confermare) che in circa tre ore porta al capoluogo del Bayan Ulgii, che dista dalla capitale quasi 2000 km. All’arrivo ci si sistema presso il semplice hotel Duman o simile e dopo pranzo si visita questa “atipica” città mongola, con il bazar e la moschea dove si respira un’aria quasi medio orientale. In alternativa all’albergo locale si potrebbe utilizzare per una notte un campo attrezzato con le gher, le tipiche tende mongole; si trascorrerà sicuramente una notte del viaggio così, o nella data di oggi o in alternativa il 18/6 o il 22/6: è infatti interessante utilizzare le tende tradizionali almeno una volta! 4°g.  15/6  Ulgii – Parco Nazionale di Tavan Bodg   Partenza verso il paese di Tsengel, reso famoso dal libro: “Dove volano gli uccelli” di Louisa Waugh; è il più occidentale della Mongolia e punto di partenza per il parco di Tavan Bogd. Il percorso è di circa 180 km. Si posiziona il campo all’attacco del sentiero che porta al campo base della cima più alta della Mongolia; pernottamento in tenda. 5°g.  16/6 Parco Nazionale di Tavan Bodg Oggi inizia il trekking che porta al Campo Base, si lasciano al campo i bagagli in eccesso e cammelli e cavalli trasportano il necessario. L’avvicinamento al campo base è una lunga passeggiata di circa 7 ore, con un percorso lungo falsipiani, non si attraversano creste e non si incontrano passaggi esposti. Si posizionano le tende al Campo Base, dove si ammirano il ghiacciaio Potanina e tutte e cinque le vette del Tavan Bodg. 6°g.  17/6 Parco Nazionale di Tavan Bodg Giornata dedicata all’esplorazione della zona; lo Shiveet Hairhan Uul dista da qui ancora circa 6 km. Pernottamento in tenda. 7°g.  18/6 Parco Nazionale di Tavan Bodg - Shiveet Hairhan Uul Si  prosegue il trekking in direzione del monte Shiveet Hairhan Uul, oggi si prevede una tappa di circa 5 ore. Tutta l’area è abitata dalle genti Tuva, una popolazione di lingua turcofona e di religione sciamanica che proviene dalla Repubblica Popolare di Tuva, una delle 21 repubbliche della Federazione Russa, che fu annessa solo nel 1944. Qui potremo osservare i più grandi petroglifi del periodo Xiongnu, l’epoca in cui l’imperatore Qin Shi Huangdi iniziò la costruzione della grande muraglia cinese (200 a.C circa). Si viene raggiunti dalle jeep e si prosegue per Shiveet Uul (40 km); pernottamento in tenda. 8°g.  19/6 Shiveet Hairhan Uul – Ulgii Si parte per Ulghi (160 km circa), dove si pernotta di nuovo presso l’hotel Duman o simile; in serata cena tipica kazaka presso una famiglia locale. 9°g.  20/6 Ulghi - Parco del Tsambagarav Uul Spostandosi con le vetture verso est, si raggiungono le pendici settentrionali del monte Tsamba-Garav (4208 mt), una delle più belle cime sempre innevate della Mongolia ubicata al confine di tre aimag (regioni mongole): Bayan Ulgii, Uvs e Khovd. Si visitano diverse valli scoprendo sorgenti d’acqua cristallina; il percorso è di circa 50 km. Pernottamento in tenda. 10°g.  21/6 Tsambagarav Uul: famiglia di cacciatori con le aquile  Con una semplice passeggiata si raggiunge il ghiaccio dello Tsambagarav Uul, uno dei luoghi più spettacolari della Mongolia. Si viene raggiunti dalle Jeep e ci si sposta di circa 120 km; si giunge in una località dove si visita a una famiglia kazaka i cui componenti maschili sono dei cacciatori con le aquile. I periodi venatori sono l’autunno e la primavera, d’estate questi maestosi rapaci sono tenuti a riposo. Pernottamento in tenda. 11°g.  22/6 Tsambagarav Uul - Gurvan Tsenheriin Agui – Città di Khovd Ci si reca all’unica grotta con pitture rupestri della Mongolia. Entrando nella caverna di Gurvan Tsenheriin Agui si sbuca direttamente nell'Età della Pietra: alta circa venti metri, custodisce alcune pitture di valore inestimabile che risalgono al Paleolitico (dai 12.000 ai 40.000 anni fa). Si tratta di raffigurazioni di animali, nomadi e altre immagini misteriose. Si prosegue verso Khovd, capoluogo dell’omonima regione, che fu un avamposto militare mancese e una delle ultime città a essere stata liberata dai cinesi nel 1912; il percorso è di circa 250 km. Pernottamento presso il piccolo hotel Hovd. 12°g.  23/6 Khovd  –  Ulaanbaatar Partenza in volo per Ulaanbaatar in mattinata (orario da confermare). Arrivo in città e sistemazione presso il medesimo albergo utilizzato all’arrivo; nel tardo pomeriggio si assiste a uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canti tradizionali della Mongolia, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo. 13°g.  24/6 Ulaanbaatar Visita al Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. 14°g.  Sabato 25 giugno, volo di rientro Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 8.10 con arrivo a Mosca alle 8.50; partenza per Milano Malpensa alle 11.10 con arrivo alle 13.45 (orari da confermare).
MONGOLIA 2016: Vaste steppe e deserto del Gobi
I diversi ambienti naturali, immersi in uno spazio senza confini
Periodo: 29 mag - 12 giu
Kharkhorin, tartaruga Il fiume Orkhon Tuvkhun, il tempio   L’itinerario segue un ampio anello che percorre la Mongolia meridionale e centrale, un percorso di 2200 chilometri che attraversa i maggiori ambienti naturali, dalle vaste steppe al deserto del Gobi. Sono previste delle escursioni a piedi che seguono sentieri non impegnativi della durata massima di un paio d’ore. I nostri viaggi in Mongolia dall’inizio del 2010 vengono organizzati tramite la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’), che è stata appositamente fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, che cura attentamente la qualità dei servizi offerti. In questa cooperativa ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità per tracciare itinerari poco battuti, che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, fuori dai circuiti turistici classici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia sostiene anche le attività di Asral ONG, come indicato nel nostro sito. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici Uaz seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; gli unici tratti asfaltati sono nei pressi della capitale. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 2200. Fuori Ulaanbaatar si alloggia due notti in tenda, due presso famiglie mongole, una nel monastero di Shank e cinque nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa e anche vegetariana. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento delle parti comuni sono curati dal nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, a eccezione del sacco a pelo e del cuscino. Le famiglie che ci ospitano mettono a disposizione delle gher con 4/5 letti senza lenzuola e cuscino, quindi anche per questa sistemazione serve il sacco a pelo; per chi preferisce sarà comunque possibile montare le tende nei pressi. Si segnala che i servizi igienici a Shank sono rudimentali, come erano nelle vecchie campagne italiane. Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Clima e attrezzatura Il clima in giugno è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 15 e i 30 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. E’ necessario disporre di un sacco a pelo, che abbia un gradiente di minimo termico di -5 gradi; Alfredo Savino può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento che possa resistere ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.   Shank, dintorni Bayanzag Tsagaan Suvraga   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g.  Domenica 29 maggio, partenza dall’Italia   Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è della Aeroflot, ma vi sono anche opzioni diverse; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento, ma Amitaba può verificare anche le possibilità offerte dalle altre compagnie. Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca alle 12.15 con arrivo alle 16.40; il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare). 2°g.  30/5 Arrivo a Ulaanbaatar Arrivo alle ore 7.00, trasferimento e sistemazione presso l’hotel Office (3*) o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti e si trova una enorme statua di Buddha, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. 3°g.  31/5 Ulaanbaatar – Ikh Gazryn Chuluu Si lascia la confusione della capitale per iniziare a scendere nella regione del Medio Gobi. Si assisterà a una rapida transizione dell’ambiente naturale, dalla steppa verde alle aree predesertiche ricche di distese di aglio selvatico. La tappa è di circa 300 km. Si posiziona il campo tendato all’interno del complesso di granitico di Ikh Gazryn Chuluu; qui i monti rocciosi alti fino a circa 1700 metri formano una catena lunga una trentina di chilometri e nascondono interessanti grotte. 4°g.  1/6 Ikh Gazryn Chuluu – Tsagaan Suvraga Il percorso attraversa un’area molto bella per i panorami, caratterizzata da una profonda fenditura che taglia il terreno da est a ovest con la visuale della steppa sul fondo della vallata. Questa zona un tempo era sommersa, probabilmente non dall’antico mare che occupava l’attuale area del Gobi, ma da acque fluviali. Da lontano le formazioni calcaree di Tsagaan Suvraga, alte fino a 30 metri, assomigliano ad antiche rovine di una città bianca. Pernottamento al campo gher Tsagaan Suvarga o simile, la tappa è di circa 220 km. 5°g.  2/6 Tsagaan Suvraga – Yoliin Am Si prosegue il viaggio arrivando nel Parco Nazionale di Gurvan Saikhan, dove si visita Yoliin Am, posizionata ad un’altezza di 200 mt sul livello del mare e chiamata erroneamente dalle guide “Valle delle aquile” (…qui le aquile non si sono mai viste…). Sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, e dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi e gli enormi gipeti. Pernottamento in famiglia; la tappa è di circa 220 km. 6°g.  3/6 Yoliin Am – Parco Nazionale di Khongoryn Els   Oggi si giunge al Parco Nazionale di Khongoryn Els, con le dune di sabbia più alte e spettacolari della Mongolia. Si farà un’escursione sulle dune, alcune delle quali arrivano fino a 800 metri di altezza. Pernottamento presso il campo gher Saijrah Gobi o simile; la tappa è di circa 160 km. 7°g.  4/6 Khongoryn Els – Graffiti di Khavtsagait – Bayanzag   Proseguendo per il deserto di Gobi si ammirano i particolari graffiti rupestri di Khavtsagait, che si trovano sulle pendici di un complesso montuoso. Si arriva quindi a Bayanzag – che tradotto significa “Vette infuocate” – dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche, trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie fino ad allora sconosciute. Si esplora la zona; pernottamento al campo gher Bayanzag o simile. La tappa è di circa 190 km. 8°g.  5/6 Bayanzag – Monastero di Ongh   Inizia il percorso verso nord, che porta dal deserto del Gobi alle immense steppe verdi e sino alle pendici dei monti Hangayyn Nuruu. La tappa di oggi (circa 160 km) conduce al monastero di Ongh, che in origine era un esteso complesso monastico posto su un’importante arteria carovaniera che qui seguiva l’omonimo fiume. Pernottamento presso il campo gher Ongi Energy o simile. 9°g.  6/6 Ongh – Fiume Orkhon   In mattinata si lasciano le vestigia del monastero di Ongh per entrare nella valle del fiume Orkhon, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco. L’Orkhon nasce dalle catene montuose dei Khangai della regione di Arkhangai e scorre verso nord per confluire con il Selenge arrivando fino al lago di Baikal; con i suoi 1.124 km è il fiume più lungo in Mongolia. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 240 km. 10°g.  7/6 Fiume Orkhon – Monastero di Tuvkhun -  Tsutgalan Situato in una zona di grande rilevanza storica, creata dalla combinazione di terremoti ed eruzioni vulcaniche, il monastero di Tuvkhun, recentemente restaurato, si trova incastonato tra le montagne che chiudono a settentrione la valle dell’Orkhon. Il paesaggio che si gode dal monastero fa capire perché questo eremo fosse molto amato dalla figura mistica più importante della storia mongola, Bogd Khan Zanabazar, che qui visse e studiò per quasi trent’anni. La visita richiede una  facile salita a piedi di circa un’ora in mezzo alla foresta. Da qui si prosegue per le cascate del fiume Ulaan Tsutgalan, che ebbero origine circa 20.000 anni fa in seguito ad un’eruzione vulcanica: l’acqua scende da un’altezza di 20 metri all’interno di una conca circolare formata da roccia basaltica. Pernottamento in famiglia; la tappa è di circa 70 km. 11°g.  8/6 Tsutgalan - Kharkhorin – Monastero di Shank    Al mattino si parte presto proseguendo in direzione ovest per Kharkhorin, antica capitale dell’impero mongolo di Gengis Khan, dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città. Visita al monastero-museo di Erdene Zuu, costruito sui ruderi di Kharkhorin. Si prosegue quindi per il monastero di Shank dove saremo graditi ospiti della comunità monastica. Shank è un piccolo e antico monastero che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan; trascorreremo con i monaci parte della giornata e si pernotta nelle gher che ci mettono a disposizione all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. La tappa è di circa 140 km. 12°g.  9/6 Monastero di Shank – Monastero di Manzushir    Proseguendo verso nord est si raggiunge Zuunmod, a circa 80 km ad est di Ulaanbaatar. Qui si trova un parco naturale dove sorge  il monastero di Manzushir, fondato nel 1773 e recentemente restaurato, che, prima della sua distruzione nel 1937, ospitava trecento monaci. Dell'arredo originale resta una grande stufa di bronzo di due tonnellate in cui si potevano cucinare dieci pecore e due mucche contemporaneamente; il museo del monastero ospita fotografie, maschere religiose e sculture sacre realizzate con tibie umane. Splendido il contesto ambientale, immerso nell'area protetta del Bogdkhan Uul: qui si possono avvistare cervi ed altri animali e, dal crinale dove si trovano i resti del monastero originale, si gode di un panorama mozzafiato. Pernottamento nel campo gher Ovoonii Enger o simile; la tappa è di circa 380 km. 13°g.  10/6 Monastero di Manzushir – Tsetsguun – Ulaanbaatar Giornata dedicata a un semplice trekking di circa due ore lungo un facile sentiero che attraversa boschi di larici e pini per giungere alla cima sacra di Tsetsguun, segnata dai cumuli di pietra. Sovrasta il massiccio montuoso del Bogdkhan Uul, che è la prima area naturale protetta della storia; da cui si gode di una bellissima vista verso la capitale. Proseguimento del viaggio per Ulaanbaatar, che dista circa 50 km; arrivo e sistemazione presso l’hotel Office o simile. 14°g.  11/6 Ulaanbaatar  Visita al Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. 15°g.  Domenica 12 giugno, volo di rientro Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 8.10 con arrivo a Mosca alle 8.50; partenza per Milano Malpensa alle 11.10 con arrivo alle 13.45 (orari da confermare).
MONGOLIA 2016: Folclore di fine inverno
Con i festival del ghiaccio, delle aquile e dei cammelli
Periodo: 26 feb - 9 mar
Le temperature previste sono sotto lo zero, ma la costante presenza del sole permette lo svolgimento delle attività quotidiane all’aperto. Dalla esperienza conseguita in questi anni di permanenza in Mongolia dell’accompagnatore riteniamo che, se si è opportunamente attrezzati, il viaggio sia alla portata di tutti i viaggiatori. L’itinerario prevede la visita di Ulaanbaatar, la capitale, nel momento più vivo del suo folklore, con il principale monastero buddista della Mongolia e l’antica residenza invernale del suo antico signore teocratico, il Bogd Khan. Da Ulaanbataar si parte alla volta del villaggio di Khatgal sulle sponde del lago Khubsugul uno dei più profondi laghi di acqua dolce dell'Asia Centrale, dove si assiste al festival del ghiaccio, un’avvincente maratona con i pattini sulle acque ghiacciate. Gli spettatori possono dilettarsi con passeggiate a cavallo, corse su slitte trainate da renne o cani e improvvisarsi scultori dei ghiacci o lottatori. Si raggiunge il lago usufruendo dei mezzi più utilizzati dai mongoli, il treno e i fuori strada. Con il treno si percorre un tratto di transmongolica deviando poi per la città di Erdenet, da dove si prosegue con i fuori strada attraverso la steppa innevata per raggiungere la città di Murun.    Festival delle aquile Festival del ghiaccio Festival dei cammelli   Si ritorna via aerea nella capitale da dove ci si sposterà nel Parco Nazionale del Bogd uul, per assistere alla Festa delle Aquile; qui la cerimonia di apertura comincia con la parata dei partecipanti che sfilano a cavallo con le proprie aquile. In seguito ogni cacciatore kazako esibisce il proprio equipaggiamento e le aquile vengono lasciate libere da un’altura e, al segnale del proprio padrone, devono tornare ed appoggiarsi sul suo braccio come avviene durante la caccia. Poi gli imponenti rapaci vengono lasciati liberi  un’altra volta, per riportare al padrone la pelle di una volpe che il cacciatore esporrà come trofeo sul proprio cavallo. Da Ulaanbaatar ci si sposta poi in volo a Dalanzagdag, capoluogo della regione del Gobi, per assistere al Festival dei Cammelli che viene organizzato a Bulgan dal 1997 su iniziativa dell’ ”Associazione dei Diecimila Cammelli”, del Ministero del Turismo e dei Trasporti e della Regione  Omnogobi. L’obiettivo del festival è la salvaguardia e la protezione dei cammelli bactriani, l’incentivazione del loro allevamento e l’incremento della produzione di lana. Analogamente, il festival ha l’obiettivo di tutelare l’ambiente, incentivare lo sviluppo sostenibile del Gobi e della popolazione locale, incentivare il turismo sostenibile ed educare sia la popolazione mongola che gli stranieri all’importanza del cammello nello stile di vita nomade. Il festival dà infatti l’opportunità al viaggiatore di approfondire la conoscenza di questo straordinario animale e di vivere a contatto con i nomadi del Gobi, condividendo le loro tradizioni. Il Festival inizia con la parata dei cammelli e prosegue con il concorso della “Coppia più bella sul Cammello”, valutata in base alla preparazione del costume tradizionale e agli addobbi del cammello; anche i visitatori possono far parte della giuria. Si assiste in seguito alla premiazione del miglior esemplare di cammello da riproduzione e della migliore cammella della regione. In seguito si svolge la partita di “Camel Polo” tra le due migliori squadre. Il festival prosegue con la corsa dei cammelli di età adulta lungo un percorso di 12-15 km e della durata di circa due ore, sulla quale è possibile scommettere, e con la “Corsa di Torom” ovvero di cammelli di due anni cavalcati dai bambini, che copre una distanza di 5-7 km. Un’altra competizione che vede i cammelli protagonisti è la staffetta, in cui vengono giudicate varie abilità riguardanti l’addestramento e la cattura dei cammelli, si valutano gli addobbi e si assiste ad altre esibizioni tradizionali. I nostri viaggi in Mongolia dall’inizio del 2010 vengono organizzati tramite la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’), che è stata appositamente fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, che cura attentamente la qualità dei servizi offerti. In questa cooperativa ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità per tracciare itinerari poco battuti, che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, fuori dai circuiti turistici classici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di  conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote  motrici; ci potrà essere della neve sul percorso, ma non sono necessarie le catene da neve. Le tre tratte aeree vengono effettuate con la compagnia mongola Eznis. Per il viaggio in treno si utilizzano cuccette da quattro letti fornite di lenzuola: i vagoni sono caldi, puliti e sicuri; offrono un modo speciale di spostarsi in questi luoghi. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia in semplici alberghi locali, per le due notti nel deserto in una locanda e al lago Khubsgul nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi e sono fornite di letti con lenzuola, asciugamani e sono, soprattutto, riscaldate; si hanno a disposizione anche servizi, docce con acqua calda e una cucina semplice ma sostanziosa anche vegetariana. Questo viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la capitale non si trovano più hotel di standard europeo e anche noi viaggiatori diventiamo un poco dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree; i campi fissi sono comodamente attrezzati, ma non sono degli hotel. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, esplorare la Mongolia in questa stagione dell’anno è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Clima e attrezzatura Tra fine febbraio e marzo il clima è molto freddo, anche se secco, ed è indispensabile prevedere un abbigliamento adeguato con temperature che possono scendere anche a – 18° gradi sotto lo zero. Si consigliano: giacca invernale molto pesante, pantaloni pesanti, calzamaglie, maglioni o pile spessi, guanti imbottiti, cappello caldo. Se comunicato con anticipo tutto questo materiale è acquistabile dall’accompagnatore, che vive in Mongolia, a prezzi molto bassi. Verranno acquistati in loco degli stivali di feltro che andranno indossati sopra le scarpe per tenere caldi i piedi e per diminuire lo scivolamento sul ghiaccio.    Khubsgul, festival del ghiaccio Cavalli Festival dei cammelli   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g.  Venerdì 26 febbraio, partenza per la Mongolia  Per raggiungere Ulaanbaatar il volo più comodo è della Aeroflot, ma vi sono anche opzioni diverse. Con Aeroflot la partenza è da Milano Malpensa per Mosca alle 12.00 con arrivo 17.30. Il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 20.05 (orari da confermare). 2°g.  27/2 Ulaanbaatar   Arrivo alle ore 7.00. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti e si trova una enorme statua di Buddha, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. Pernottamento presso l’hotel Sant Asar. 3°g.  28/2 Ulaanbaatar e partenza per Erdenet Visita al mercato più importante della città e della Mongolia, dove sarà possibile acquistare indumenti caldi o oggetti di vita quotidiana dei nomadi. Nel pomeriggio partenza con il treno in direzione della città mineraria di Erdenet. Pernottamento in cuccetta. 4°g.  29/2 Erdenet - Murun Arrivo verso le otto del mattino alla stazione ferroviaria di Erdenet, dove sono in attesa i fuoristrada con i quali si prosegue il viaggio verso nord alla volta della regione di Khubsgul, che dà anche il nome al lago. Si sosta a Murun, capoluogo della regione, dove si alloggia in albergo. 5°g.  1/3 Murun  –  Lago Khubsgul   In mattinata dopo una visita al mercato si parte per il lago, che dista 100 Km. Il pomeriggio sarà libero per camminare sulle acque gelate o passeggiare nelle circostanti montagne. Il Lago Khubsgul, che i mongoli considerano sacro e a cui hanno dato l’appellativo di “Madre delle Acque”, è un immenso bacino di acqua dolce, pura e potabile: al centro misura più di 260 metri di profondità, si estende per 136 chilometri da nord a sud e 36 chilometri da ovest a est con una superficie di 2.760 chilometri quadrati ed è situato a un’altezza di 1.650 mt. E' curioso il fatto che ben 90 fiumi vi immettano le loro acque, mentre soltanto uno ne fa da effluente. E’ immerso in un pittoresco scenario di montagne (il Monkh Saridag Uul raggiunge i 3.491 metri) con le foreste che si estendono a ovest. Durante il lungo inverno la superficie gela formando uno spessore di ghiaccio di oltre un metro e resta gelato fino all’inizio di giugno; ciò consente addirittura ai camion di percorrerne l’intera lunghezza. Sistemazione in campo gher. 6°g.  2/3 Lago Khubsgul   Alle 10 di mattina si svolge la grande cerimonia di apertura del Festival del Ghiaccio e la prima parte della maratona di pattinaggio. Si potrà assistere al rito sciamanico sacrificale per la ‘Regina delle Acque’ del lago e per il ‘Re dei Monti’ che lo circondano. Nel primo pomeriggio seguirà una competizione di guida di automobili su ghiaccio. In serata ci tiene uno spettacolo dedicato ai costumi nazionali e all’arte tradizionale. Pernottamento in gher. 7°g.  3/3 Lago Khubsgul   Oggi si svolgono le corse delle renne, le corse sui pattini su brevi distanze, la lotta libera sul ghiaccio, il tiro della fune e la seconda parte della maratona. Conclude la giornata una cerimonia celebrativa. 8°g.  4/3 Khubsgul – Ulaanbaatar  Nel primo pomeriggio volo per Ulaanbaatar (orario da confermare); raggiunta la capitale ci si reca a visitare il Museo di Storia Nazionale della Mongolia. Pernottamento presso l’hotel Sant Asar. 9°g.  5/3 Ulaanbaatar, Parco del Bogd Uul   Escursione al Parco del Bogd Uul, nei pressi della capitale, per la Festa delle Aquile. 10°g.  6/3 Ulaanbaatar – Dalanzadgad – Bulgan  Dopo colazione trasferimento in aeroporto e volo (orario da confermare) per Dalanzadgad nel deserto di Gobi. Arrivo e trasferimento alla locanda che si trova nella cittadina di Bulgan, che dista circa 80 km. Si attraversa un ambiente selvaggio di montagne, praterie e dune generalmente ricoperte in inverno da un manto bianco di neve. Nel pomeriggio cerimonia di apertura del Festival dei Cammelli con una parata degli animali bardati a festa seguita da uno spettacolo di artisti bambini. 11°g.  7/3 Bulgan Giornata dedicata al Festival dei Cammelli. I protagonisti sono i cammelli bactriani, compagni di vita dei nomadi dell’Asia Centrale. Sono previste gare di velocità tra cammelli divisi per gruppi di età su percorsi di diversa lunghezza, tra i 10 e i 15 km; i primi tre cammelli di ciascuna categoria vengono premiati rispettivamente con medaglie d’oro, d’argento e di bronzo. Si potrà anche assistere ad un’originale partita di polo, dove si cavalcano i cammelli in luogo degli usuali cavalli; a diverse prove di abilità, tra le quali quella di caricare il più velocemente possibile un cammello con una gher smontata; e anche a un “concorso di bellezza”, nel quale la prestanza dei cammelli è messa in risalto dalla ricchezza dei finimenti. E’ di particolare  interesse il folklore che circonda questo evento, che richiama tutti i nomadi della regione. Pernottamento in famiglia 12°g.  8/3 Bulgan  – Ulaanbaatar Dopo la colazione partenza in volo per Ulaanbaatar (orario da confermare) e tempo libero. Se sarà in calendario oggi in serata si assiste ad un concerto di musica tradizionale mongola. Pernottamento presso l’hotel Sant Asar. 13°g.  Mercoledi 9 marzo, Ulaanbaatar – Italia  Per chi è giunto fin qui con Aeroflot, la partenza da Ulaan Bataar è alle 8.10 con arrivo a  Mosca alle 9.50; partenza per Milano Malpensa alle 12.15 con arrivo alle 13.55 (orari da confermare).
MONGOLIA 2015: Altai, festival delle Aquile e trek a Tavan Bogd
Un viaggio ai confini della Mongolia
Periodo: 29 set - 11 ott
Si partecipa all’evento più importante dell’anno, il grande raduno per la caccia con le aquile, dove i più esperti in quest’arte venatoria si sfidano in prove di destrezza con i loro stupendi rapaci. Il programma prevede la possibilità di un trekking, praticabile anche a cavallo: sicuramente il modo più bello per gustare le bellezze naturali, fuori dalla civiltà e indietro nel tempo, alla scoperta di valli, foreste e laghi, incontrando molte famiglie di nomadi kazaki. Il festival dei cacciatori con le aquile La caccia con le aquile è un'attività che viene praticata da millenni dai nomadi kazaki alla fine dell’estate. I cacciatori, provenienti da tutti gli angoli della regione del Bayan Ulgii, si ritrovano una volta all'anno per partecipare ad un’emozionante gara di caccia a cavallo utilizzando solo maestose aquile reali tenute su di un braccio protetto da un enorme guanto e sostenuto da un bastone che poggia sulla sella del cavallo. L'aquila reale (Aquila Chrysaetos) raggiunge una lunghezza che può variare tra i 75 e gli 88 cm e l’apertura alare può raggiungere i 2,30 mt, mentre il suo peso arriva fino a 6 - 7 kg. Le dimensioni maggiori, come in quasi tutti i rapaci, si raggiungono nelle femmine, che dai cacciatori kazaki sono preferite agli esemplari maschi. Cacciano in prevalenza volpi, ma anche marmotte e a volte lupi. Il becco è robusto e ricurvo, le zampe sono forti e ricoperte di piume, gli artigli sono lunghi ed affilati ed il quarto dito, opposto agli altri, è munito di un'unghia più lunga che trafigge le prede. L’aquila è dotata di una vista straordinaria, sei volte più acuta dell'uomo con un campo visivo di 300 gradi. Il piumaggio è di colore bruno scuro con penne dorate sul capo che, ricordando una corona, le hanno conferito il titolo di "reale". L'addestramento di questi uccelli, che vengono catturati da piccoli, è lungo e impegnativo e il cacciatore lo inizia utilizzando come prede delle pelli di animali. Il rapace viene legato ad una corda e quando afferra la pelle gettata nelle sue vicinanze viene premiato con un pezzo di carne, che sarà sempre più consistente man mano che l’uccello perfeziona la propria abilità nell’artigliare la preda. Il rapporto che si viene a creare tra l’uomo e l’animale è molto stretto e dura fino a quando il rapace non viene liberato al compimento del decimo anno di vita. Poiché le aquile cacciano in prevalenza volpi, la caccia si svolge quando la Mongolia si ammanta di bianco, e le pellicce sono migliori. Gli uccelli vengono tenuti bendati con un cappuccio, fino a quando il cacciatore avvista una preda: l’aquila viene lanciata in aria e s’innalza in cielo per poi fiondarsi in picchiata. Questa gara è una vera e propria sfida di abilità e velocità dove alla fine viene eletto il cacciatore con l'aquila più precisa. Oggi nel Bayan Ulgii sono rimasti circa 450 cacciatori tradizionali e questo evento è importante anche perché e l’ultima occasione d’incontro collettivo prima della calata del freddo inverno. A contorno del contesto venatorio vengono celebrate feste con danze e canti tradizionali La regione del Bayan Ulgii I monti Altai distano circa 2000 km da Ulaanbaatar e formano il confine naturale con la Russia e il Kazakistan a dominio cinese. La cima più alta in Mongolia è l’Huiten Uul (4373 mt), che fa parte delle cinque cime del Tavan Bogd (letteralmente, "i cinque illuminati"), dove i tre paesi si uniscono, ma il monte più alto degli Altai è il Belukha in territorio russo. Vi si trovano circa 20 ghiacciai, tra cui il Potanina è quello più esteso. È una regione che offre una grande varietà ambientale anche per dei percorsi a piedi di una sola settimana, con anche molte possibilità di escursioni più brevi. Il parco nazionale di Altai Tavan Bogd si estende tra la Mongolia e il confine cinese, e vanta numerosi laghi come l’Hoton e il Dayan Nuur. Gli abitanti degli Altai mongoli sono in maggioranza kazaka poiché hanno iniziato a trasferirsi in queste aree verso il 1840 pascolando le pecore e le capre nel periodo estivo e all’inizio del secolo hanno cominciato a stabilirsi permanentemente nella regione. Sono di religione musulmana e lingua turca. La moschea di Ölgii dopo la caduta del socialismo è stata riaperta e il pellegrinaggio alla Mecca è stato ripreso, ma la religione viene vissuta in modo aperto e tollerante; le donne non devono coprirsi e gli uomini amano consumare alcolici. La lingua utilizzata nella provincia del Bayan Ulgii è il kazako, anche se la maggior parte delle persone sono bilingue e parlano anche il mongolo. I kazaki della Mongolia sono rimasti isolati dalle loro terre d’origine e conservano tradizioni millenarie andate ormai perdute nel Kazakistan. Dopo il 1990 a molti mongoli kazaki è stato permesso di migrare verso il Kazakistan e la Turchia, con un considerevole flusso migratorio durato alcuni anni e molti kazaki mongoli hanno ora la doppia cittadinanza. Questa parte della Mongolia che via terra dista quattro giorni di viaggio da Ulaanbaatar è più in contatto con le regioni confinanti della Russia e della Cina. La popolazione si dedica soprattutto alla pastorizia transumante abitando in inverno in villaggi di case di legno, riparati all’interno di valli profonde, per migrare poi in estate verso i pascoli di montagna utilizzando delle tende molto simili alle grandi gher dei Mongoli, con alcune differenze che le rendono tipiche. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli. La velocità sugli sterrati è comunque abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci e parti dove l’irregolarità del terreno rende la marcia lenta. La maggior parte delle tappe previste prevedono spostamenti compresi tra i 100 e i 150 chilometri. A Ulaanbaatar si alloggia per tre notti in hotel a tre stelle, fuori dalla capitale si pernotta per 4 notti in hotel locali e per due notti presso famiglie, un’esperienza davvero speciale, si avranno a disposizione delle stanze comuni nelle loro abitazioni. Si utilizza la tenda per 2 notti (per tre notti consecutive durante il trekking). I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; la cucina e l’allestimento del campo sono curati dal nostro personale. la cucina proposta è semplice ma sostanziosa, anche vegetariana. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo. Il viaggio richiede un certo spirito d’avventura, poiché nella regine degli Altai si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando anche in tenda. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Partecipare al trekking Per partecipare bisogna essere preparati fisicamente, ma non serve avere precedenti esperienze di trekking difficili o di preparazione alle condizioni di vita in alta montagna; è indispensabile riuscire a sentirsi a proprio agio in situazioni di fatica prolungata ed eventualmente in condizioni climatiche avverse, senza possibilità di supporto esterno. Si percorrono tappe giornaliere di 5/6 ore con il supporto di cavalli che trasportano il bagaglio e tutta l’attrezzatura. Per chi volesse, c’è la possibilità di effettuare questa parte del viaggio a cavallo (pagando un piccolo extra di circa € 15 al giorno). Si usano animali docili facilmente cavalcabili anche dai meno esperti. Si consiglia, nel caso di questa opzione, l’acquisto in Italia di ghette o stivali. Clima e attrezzatura Il clima all’inizio di ottobre è mediamente piuttosto secco e le temperature previste sono tra i 5 e i 15 gradi, con possibili punte minime notturne al di sotto dello zero. È necessario portare un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di almeno -8C°. Prevedere un abbigliamento resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie. Si ricorda che il clima in questa terra è sempre imprevedibile e incline a repentini cambiamenti, da giorni caldi di sole si può passare a nevicate improvvise.   Altai Cacciatore kazako Altai   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici. 1°g.  Martedì 29 settembre, partenza per la Mongolia    2°g.  30/9 Arrivo a Ulaanbaatar    Arrivo alle 6.10, trasferimento e sistemazione in albergo. Visita della città, del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa; ascesa alla collina Zaisan da dove si gode un bellissimo panorama della città e delle colline circostanti e si trova una enorme statua di Buddha. Pernottamento presso l’hotel Office nel centro cittadino. 3°g.  1/10 Ulaanbaatar – Khovd – Caverna di Gurvan Tsenheriin Agui    Trasferimento in aeroporto per l’imbarco sul volo per Khovd; la partenza è prevista alle 11.30 (orario da confermare) e il volo dura circa 2 ore. Atterrati, ci si reca all’unica grotta con pitture rupestri della Mongolia. Entrando nella caverna di Gurvan Tsenheriin Agui si sbuca direttamente nell'Età della Pietra: alta circa venti metri, custodisce alcune meravigliose pitture che risalgono al Paleolitico (da 12.000 a 40.000 anni fa). Si tratta di raffigurazioni di animali, nomadi e altre immagini misteriose. Si prosegue verso Khovd, capoluogo dell’omonima regione; questo centro fu un avamposto militare mancese e una delle ultime città a essere stata liberata dai cinesi nel 1912. Pernottamento presso l’hotel Tsambagarav. 4°g.  2/10 Khovd – Parco del Tsamba Garav Uul L’esplorazione di questa remota regione inizia dirigendosi verso est, raggiungendo le pendici settentrionali del monte Tsamba-Garav (4208 mt), ubicato al confine di tre aimag (regioni mongole): Bayan Ulgii, Uvs e Khovd. È una delle più belle cime sempre innevate della Mongolia. Si visitano diverse valli scoprendo sorgenti d’acqua cristallina e si effettua un’escursione per avvicinarci ai ghiacciai del Tsamba-Garav. Pernottamento in tenda. 6°g.  3/10 Parco del Tsamba Garav Uul – Ulgii Si lascia l’imponete montagna per seguire la spettacolare strada che porta al capoluogo del Bayan Ulgii, che dista da Ulaanbaatar circa 2000 km. Pernottamento presso l’Hotel Duman o simile, un semplice albergo locale. 7°g. – 8°g. (4 - 5/10) Festival delle aquile Per vivere completamente l’evento ci si sistema in una dimora di una famiglia kazaka, dove si pernotterà per due notti. Si dedicano le giornate ad ammirare le gare di abilità e velocità del contesto. Dalle alture circostanti i cacciatori tolgono i cappucci ai loro maestosi animali e li lanciano verso il cielo. Nel frattempo vengono rilasciate le prede, le aquile perdono lentamente quota, poi, con uno scarto improvviso e fulmineo, piombano sulla preda immobilizzandola. Qui interviene il cacciatore che deve essere celere a raggiungere i contendenti, prima che la preda possa ferire l’aquila. A contorno del torneo vi sono molti eventi paralleli come concerti, sfilate con abiti tradizionali, mercatini di borse e tappeti di feltro tradizionali. È molto particolare il “Kokbar”, che ricorda molto il Buskashì, il gioco nazionale afgano: due squadre di cavalieri si contendono la carcassa di una capra decapitata. È un gioco privo di regole: basta impossessarsi della carcassa. Dopo le premiazioni, si avrà il tempo per visitare questa “atipica” città mongola, con il bazar e la moschea dove si respira un’aria quasi medio orientale. Per finire, si segue un concerto di musica tradizionale Kazaka. 9°g.  6/10 Ulgii - Parco naturale di Tavan Bogd (Shiveet Hairhan Uul) Trasferimento verso la zona più occidentale del Paese, una regione ricca di resti archeologici che partono dall’Età del Bronzo arrivando all’epoca Unna e dell’invasione turca. Per il pernottamento si posiziona il campo mobile nel parco nazionale di Altai Tavan Bogd nei pressi del monte Shiveet Hairhan, che è considerato sacro dalle popolazioni della repubblica russa di Tuva e dai nomadi di etnia tuvaina che popolano la zona. Qui vedremo uno fra i più grandi petroglifi di epoca unna. Per chi rientra 10°g.  7/10 Shiveet Hairhan Uul – Ulgii Con i veicoli, accompagnati da una nostra guida locale che parla la lingua inglese, si torna verso la “civiltà” ad Ulgii, dove si alloggia presso l’hotel Duman o simile; nel pomeriggio si ha del tempo libero. 11°g.  8/10 Ulgii - lago Achit – Ulaangom Partenza per la regione di Uvs, nel nord est della Mongolia, famosa per la varietà degli ambienti naturali e per la presenza del lago più grande del Paese, che da il nome alla regione. Prima di arrivare ad Ulaangom, una sonnacchiosa cittadina che è il capoluogo della regione, ci si ferma al lago Achit, che si trova ad un' altitudine di 1435 mt sul livello del mare e si estende su una superficie di 290 kmq. Arrivati in città pernottamento presso l’hotel Chingis Khaan. 12°g. 9/10 Volo per Ulaanbaatar   Mattina a disposizione; nel primo pomeriggio ci si imbarca sul volo per Ulaanbaatar. Le visuali dall’aereo sono spettacolari: il lago Uvs, il lago Bus e le montagne siberiane. Sistemazione presso l’hotel Sant Asar. 13°g.  10/10 Ulaanbaatar   Si completano le viste ad Ulaanbaatar accompagnati da una guida che parla la lingua italiana, in particolare il Museo di Storia Nazionale Mongola. Si avrà del tempo libero a disposizione per fare acquisti e girare in città. 14°g.  Domenica 11 ottobre, volo di rientro  Per chi segue il trekking 10°g.  7/10 Shiveet Hairhan Uul  - Valle “kazaka” (Parco del Tavan Bogd)   Inizia il trekking che porta dalla valle dove si è pernottato, che è abitata da famiglie tuvaine, ad una valle parallela dove risiedono famiglie kazake. Si parte da circa 2400 mt di quota e si valica un bel passo di montagna posto a circa 2800 mt),impreziosito da un lago; la tappa è di circa 5 ore. Si potrà scegliere se pernottare in tenda o dividere la dimora di una famiglia Kazaka. 11°g.  8/10 Campo Base del ghiacciaio Potanina e picchi dell’Altai Tavan Bogd    La meta di oggi è il Campo Base del ghiacciaio Potanina, che dista circa 7 ore, ed è posto a circa 3000 mt di quota; si lascia il bagaglio non necessario perché l’indomani si rientra al medesimo punto di sosta. Si percorrono lunghi falsipiani, non si attraversano creste e non si incontrano passaggi esposti. Si posizionano le tende al Campo Base, dove si ammirano il ghiacciaio Potanina e tutte e cinque le vette del Tavan Bodg, tra cui l’Huiten Uul (4373 mt) – che è la vetta più alta della Mongolia – e il Belukha (4506 mt), la più alta cima degli Altai che è in territorio russo. 12°g. 9/10 Ritorno all'ingresso del parco    Si ripercorre in senso inverso l’altopiano per raggiungere il punto dove si è pernottato ieri. 13°g. 10/10 Ritorno a Ulgii    Oggi ci raggiungono le vetture per il rientro a Ulgii, dove si alloggia presso l’Hotel Duman o simile; tempo libero per visitare il mercato. 14°g.  11/10 Volo per Ulaanbaatar   Partenza in volo per Ulaanbaatar in mattinata (orario da confermare). Arrivo in città e sistemazione presso l’hotel Sant Asar. 15°g. 12/10 Ulaanbaatar: trekking alla montagna sacra del Bogd Uul   Giornata dedicata a un semplice trekking. Si percorrono circa 50 km in auto per arrivare all’imbocco di un facile sentiero che con un percorso di circa due ore attraverso boschi di larici e pini porta alla cima sacra di Tsetsegun, segnata dai cumuli di pietra degli Ovoo, che sono altari sacrificali alle divinità della natura. Sovrasta il massiccio montuoso del Bogdkhan Uul, che è la prima area naturale protetta della storia; da qui si gode di una bellissima vista verso la capitale. Si rientra quindi in città; nel pomeriggio tempo libero per lo shopping. 16°g.  Martedì 13 ottobre, volo di rientro  
MONGOLIA 2015: Gobi, il Grande Deserto
Bellezze naturali, artistiche e storiche
Periodo: 29 ago - 13 set
Tsagaan Suvraga Shank Gher   Il viaggio tocca un ampio insieme di siti storici e naturali seguendo un percorso che da Ulaanbaatar porta al passato glorioso dell’antica capitale Kharkhorin ed ai monasteri di Erdenee Zuu e di Tuvkhun, una perla incastonata tra le montagne; in questa regione si avrà anche l’opportunità di venire ospitati presso l’antico sito monastico di Shank. Si prosegue poi verso le rovine del monastero di Oghii, adagiate sulle rive dell’omonimo fiume che ne vide la grandezza e l’oblio, passando dalle cascate di Khujirt, e si prosegue sempre più a sud giungendo nel deserto del Gobi alle sterminate “dune che suonano”, le Khongoryn Els. Si rientra poi verso nord seguendo un percorso più orientale, che consente di visitare il parco di Ikh Gazryn Chuluu ed il lago di Sangiin Dalai, arrivando ad Ulaanbaatar. Il Deserto del Gobi Il Gobi è una vasta area desertica dell'Asia centrale, situata in gran parte in Mongolia, di cui occupa un terzo del territorio, misura circa 1610 km da est a ovest e circa 970 km da nord a sud. L'altitudine dell'altopiano varia dai 914 m della zona orientale ai 1514 m della parte occidentale ed è caratterizzato da piane ondulate e ghiaiose, inframmezzate da bassi rilievi e da colli isolati. Se si esclude la parte sud-orientale, completamente arida, la regione presenta una stentata vegetazione erbacea e arbustiva, sufficiente a nutrire le greggi dei pastori nomadi che vivono nella zona; pozzi occasionali e laghi poco profondi rappresentano le sole riserve idriche. Le zone marginali a nord e a nord-ovest sono fertili, mentre all'estremità sudorientale dell'area desertica prevalgono steppe o praterie. I primi europei che attraversarono il deserto di Gobi furono i membri di una spedizione guidata da Marco Polo nel 1275. In epoca moderna numerose spedizioni si avventurarono nel Gobi, l'American Museum of Natural History di New York promosse negli anni 1921-1930 una serie di spedizioni guidate dal naturalista americano Roy Chapman Andrews che portarono alla scoperta di un bacino incredibilmente ricco di uova fossili di dinosauro. Ma Gobi, oltre a paesaggi mozzafiato, rivela antichi monasteri nascosti tra le lunghe catene di rocce granitiche. Una nota nostra organizzazione in Mongolia I nostri viaggi in Mongolia dall’inizio del 2010 vengono organizzati tramite la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’), che è stata appositamente fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, che cura attentamente la qualità dei servizi offerti. In questa cooperativa ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità per tracciare itinerari poco battuti, che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, fuori dai circuiti turistici classici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di  conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici Uaz seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; gli unici tratti asfaltati sono nei pressi della capitale. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il circuito complessivo è di circa 2200 km; le distanze approssimative coperte nelle singole tappe sono indicate nel programma. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia per una notte presso il monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali), e le altre notti nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa e anche vegetariana. Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la capitale non si trovano più hotel e si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando sempre in tenda; molti dei campi fissi sono comodamente attrezzati, ma non sono degli hotel. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Clima e attrezzatura Il clima all’inizio di settembre è secco, le temperature previste sono tra i 10 e i 20 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. Per la notte al monastero di Shank è meglio avere a disposizione un sacco a pelo il cui gradiente termico minimo consigliato è di zero gradi; la nostra organizzazione può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Nelle gher vengono comunque fornite lenzuola pulite e coperte. Prevedere un abbigliamento che possa essere resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.    Bayanzag Shank   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g. Sabato 29 agosto, partenza per Ulaanbaatar  2°g.  30/8 Arrivo a Ulaanbaatar Arrivo e trasferimento  presso l’hotel Office. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan, da dove si gode un bellissimo panorama della città e delle colline circostanti e si trova una enorme statua di Buddha. 3°g.  31/9 Ulaanbaatar - Parco Nazionale di Khustai Dopo la visita dell’ultima residenza del Bogdo Khan, il signore teocratico della Mongolia, partenza per il Parco Nazionale di Khustai Nuruu, ad ovest della capitale, dove si ha la possibilità di vedere i cavalli selvatici di Przewalski, noti anche come Takhi o Pony della Mongolia. Questo animale è il parente più prossimo del cavallo domestico; negli anni ‘60 erano scomparsi ma grazie ad un programma di reinserimento ora è possibile ammirarli. E’ prevista un’escursione nel parco dove, oltre ai cavalli selvatici, sono presenti diverse specie animali come il cervo rosso asiatico, le gazzelle della steppa, i gatti selvatici manul ed altri. Pernottamento nel campo gher di Khustai; la tappa è di circa 100 km. 4°g.  1/9 Parco Nazionale di Khustai - Kharkhorin - Shank Al mattino si parte presto proseguendo in direzione ovest per Kharkhorin, antica capitale dell’impero mongolo di Gengis Khan, dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città. Visita al monastero-museo di Erdene Zuu, costruito sui ruderi di Kharkhorin. Si prosegue quindi per il monastero di Shank dove saremo graditi ospiti della comunità. Shank è un piccolo e antico monastero che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan; trascorreremo con i monaci parte della giornata e si pernotta nelle gher che ci mettono a disposizione all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. La tappa è di circa 320 km. 5°g.  2/9 Shank - Khujirt Dopo la colazione si parte per Khujirt, dove si effettua un’escursione al monastero di Tuvkhun e alle cascate di Khujirt, situate in una zona di grande rilevanza storica; sono state create dalla combinazione di terremoti ed eruzioni vulcaniche e si trovano in una zona incantevole e disabitata. Segue la visita al monastero di Tuvkhun, recentemente ristrutturato: si trova incastonato sulle montagne che chiudono a settentrione la valle dell’Orkhon. Questo monastero era molto amato dal Bogdo Khan Zanabazar, che qui visse e studiò per quasi trent’anni. La visita richiede una salita a piedi di circa un’ora in mezzo alla foresta. Sistemazione nel campo gher Talbiun nei pressi di Khujirt; la tappa è di circa 120 km. 6°g.  3/9 Khujirt – Monastero di Onghiin  Inizia il percorso verso sud che porta al deserto del Gobi, il più grande deserto asiatico. La tappa di oggi, circa 240 km, porta fino al monastero di Onghiin, recentemente restaurato. L’ambiente naturale è di particolare interesse per il contrasto tra le montagne nere, che circondano le vestigia del monastero, e il fiume che rende verdi le sue rive. Sistemazione al campo gher Tsagann Ovoo poco distante dal monastero. 7°g.  4/9 Monastero di Onghiin – Bayanzag  Proseguendo per il deserto di Gobi si arriva a Bayanzag – che tradotto significa “Vette infuocate”, dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie sconosciute fino ad allora. In quest’area ci si reca a visitare anche i graffiti  rupestri di Khavtsgait. Pernottamento al campo gher di Bayanzag; la tappa è di circa 160 km. 8°g.  5/9 Bayanzag – Parco Nazionale di Khongoryn Els  Oggi si giunge al Parco Nazionale di Khongoryn Els, dove si fa un’escursione alle dune di sabbia più alte e spettacolari della Mongolia, alcune delle quali arrivano fino a 800 metri di altezza. Pernottamento al campo gher Govi-Erdene; la tappa è di circa 160 km. 9°g.  6/9 Khongoryn Els - Dalanzadgad Proseguimento del viaggio ed ingresso nel Parco Nazionale di Gurvan Saikhan dove si visita Yoliin Am, chiamata erroneamente dalle guide “Valle delle aquile” (…qui le aquile non si sono mai viste…), sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, e dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi ed i gipeti. Si arriva poi a Dalanzadgad, capoluogo della regione di Omnogov, dove si visita il mercato locale prima di andare al campo gher Govi Discovery; la tappa è di circa 200 km. 10°g.  7/9 Dalanzadgad - Tsagaan Suvraga   Il percorso attraversa un’area molto bella per i panorami, caratterizzata da una profonda fenditura che taglia il terreno da est ad ovest con la visuale della steppa sul fondo della vallata. Questa zona un tempo era sommersa, probabilmente non dall’antico mare che occupava l’attuale area del Gobi, ma da acque fluviali. Da lontano, le formazioni calcaree di Tsagaan Suvraga, alte fino a 30 metri, assomigliano alle antiche rovine di una città bianca. Pernottamento nel campo gher di Tsagaan Suvraga; la tappa è di circa 200 km. 11°g.  8/9 Tsagaan Suvraga - Parco Nazionale di Ikh Gazryn Chuluu  Partenza verso nord in direzione della capitale; la meta di oggi è Ikh Gazryn Chuluu, uno dei parchi naturali più belli della Mongolia. Pernottamento nel campo gher Tuw Bojigon; la tappa è di circa 220 km. 12°g.  9/9  Ikh Gazryn Chuluu  Visita di Ikh Gazryn Chuluu, dove le rocce alte fino a circa 1700 metri formano una catena lunga una trentina di chilometri e nascondono interessanti grotte che si potranno visitare. Si sale poi sul monte Erlug, dove si sosta per un picnic; nei pressi del monte vi è un antico monumento. Si rientra quindi al campo gher; si percorrono coi mezzi circa 30 km. 13°g.  10/9 Ikh Gazryn Chuluu - Parco Nazionale di Baga Gazryn Chuluu Partenza per Baga Gazryn Chuluu, una formazione di roccia granitica nel centro delle pianure; arrivo ed escursione nei dintorni. Si prosegue per il lago di Sangiin Dalai, ricco di molte specie di uccelli tra cui aquile, oche, cigni, ecc.; al centro del lago ci sono le rovine di un tempio costruito nel X secolo. Si alloggia nel campo gher Erdene-Ukhaa situato nei pressi; la tappa è di circa 150 km. 14°g.  11/9 Baga Gazryn Chuluu – Ulaanbaatar Proseguimento del viaggio per Ulaanbaatar, che dista circa 260 km, dove si alloggia presso l’hotel Sant Asar. Ad Ulaanbaatar si assiste ad uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo. 15°g.  12/9 Ulaanbaatar  Visita al Museo di Storia, dove sono illustrati lo sviluppo della storia dell’uomo nelle terre mongole ed i costumi tradizionali delle varie etnie, del Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi monasteri rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. 16°g. Domenica 13 settembre, volo di rientro  
MONGOLIA 2015: Piste sconosciute dell'ovest
Un’esplorazione ai confini del mondo
Periodo: 7 ago - 29 ago
L’itinerario segue un grande anello iniziando da Ulaanbataar verso sud ovest scendendo verso la parte più profonda del vasto Gobi. In queste remote regioni, dove è raro incontrare altri visitatori, si trovano due delle perle più preziose della Mongolia: il mitico monte Eej Khairkhan, il cui sacro nome per rispetto non viene neppure pronunciato dai mongoli, e il canyon di Khermen Tsav, pochissimo visitato per la sua remotezza, una vera miniera di fossili di dinosauro, luogo dalla bellezza primordiale con un’incredibile cromaticità delle rocce, uno dei siti più remoti e belli di questo Paese. Il percorso tocca così un ampio insieme di aree di eccezionale bellezza naturale; oltre ai siti menzionati si vedono l’oasi di Zulganai e si arriva al parco nazionale di Otgontenger, un monte ornato di nevi perenni e considerato di estrema sacralità, paragonato da alcuni per via della forma al monte Kailash. Proseguendo, si raggiunge quindi il lago di Tsagaan con il vulcano Khorgo. Il viaggio porta anche in molti dei principali siti di importanza storica, tra cui Kharkorin, l’antica capitale di Gengis Khan, oltre ad Erdene Zuu e la stessa Ulaanbaatar. Si vivrà anche un’esperienza unica in Mongolia soggiornando in uno dei più antichi monasteri buddisti, dove la nostra presenza porterà alla comunità monastica un piccolo aiuto finanziario. È un percorso che attraversa i molteplici ambienti naturali della Mongolia per quasi 4000 chilometri. Sono previste delle escursioni a piedi che seguono sentieri non impegnativi della durata massima di una giornata.   Mongolia Gher Mongolia Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici Uaz seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; gli unici tratti asfaltati sono nei pressi della capitale. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è comunque abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di quasi 4000 chilometri. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia per 8 notti in tenda (prima 1 e poi 7 consecutive), una al monastero di Shank (si segnala che qui servizi igienici sono rudimentali, come erano nelle vecchie campagne italiane), 3 in alberghetti locali, puliti ma che ricordano a volte i tempi dell’occupazione sovietica e dove una pecca può essere a volte la poca funzionalità degli impianti idrici, e per 6 notti nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa e anche vegetariana. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento sono curati da nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria, fra cui il materassino, dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo. Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la capitale si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando la maggior parte delle notti in tenda; molti dei campi fissi sono comodamente attrezzati, ma non sono degli hotel. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Clima e attrezzatura Il clima in agosto è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 15 e i 30 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. È necessario disporre di un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di zero gradi; Alfredo Savino può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento che possa essere resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.   Khermen Tsav Shank Bichigt Khad   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g. Venerdi 7 agosto, partenza per Ulaanbatar 2°g.  8/8 Arrivo a Ulaanbaatar   Arrivo alle ore 6.10, trasferimento e sistemazione presso l’hotel Office (3*). Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan, dove si trova una enorme statua di Buddha con un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. 3°g.  9/8 Ulaanbaatar – Arvaikher    Al mattino si parte presto in direzione sud ovest su una buona strada asfaltata fino al capoluogo della regione dell’Ovorkhagai, Arvakhaier. Lungo il percorso si sosta alle pendici del monte Khogno Khaan (1967 mt) dove si trova il monastero Erdene Khamba, che ha trovato nuova vita dal 1992 dopo secoli di abbandono seguiti alla distruzione avvenuta nel XVII secolo. Sistemazione presso il semplice hotel Time. La tappa è di circa 420 km. 4°g.  10/8 Arvaikher – Lago Orog Nuur   Si prosegue il viaggio verso l’Orog Nuur, un lago della Mongolia centro-meridionale che si trova a un'altitudine di 1.216 mt.; ha una superficie di 130 kmq con una profondità massima di 4,5 mt ed è situato in una valle a nord del massiccio dell’Ikh Bogd Uul, che fa parte degli Altai; alimentato dall'abbondante acqua dolce del fiume Tujn sta perdendo l’originaria salinità. Si posiziona il campo nelle vicinanze; la tappa è di circa 250 km. 5°g.  11/8  Lago Orog Nuur – Grotta di Tsagaan Agui ­ – Bayangovi   Questa tappa vede la metamorfosi ambientale dalla steppa al deserto del Gobi, con un graduale cambiamento di forme e colori. Si arriva alla grotta di Tsagaan Agui, tempestata di cristalli, in cui sono state ritrovate tracce di presenza umana che risalgono a 700.000 anni fa. Ci si accomoda nel campo Gher Goviin Temee; la tappa è di circa 150 km. 6°g.  12/8 Bayangovi: graffiti rupestri di Bichigt Khad Si visita Bichigt Khad, un canyon ricco di particolari petroglifi risalenti a tremila anni fa. I graffiti sono posizionati sui versanti rocciosi e offrono un’incredibile testimonianza della fauna e della vita dell’uomo nell’età del ferro. Ritorno al campo gher; il percorso è di circa 140 km. 7°g.  13/8 Bayangovi – Oasi di Zulganai   Da Bayangovi si raggiunge l’oasi di Zulganai, attraversata dal piccolo omonimo fiume che nasce negli Altai e si estingue nel deserto. Qui la natura è incontaminata; il tappeto verde di erba e arbusti che la compone si pone in netto contrasto con le sterili colline sullo sfondo di questa tipica oasi del Gobi, dove vive una comunità di bovini “fantasma”. Si posiziona il campo nelle vicinanze dell’oasi; la tappa è di circa 220 km. 8°g.  14/8 Oasi di Zulganai – Khermen Tsav  In un paio di ore si raggiunge Khermen Tsav, un luogo che da solo vale un viaggio in Mongolia. Si trascorre la giornata esplorando quest’area incredibile, un labirinto primordiale dove affiora una profusione di ossa dei giganti del passato, immersi in una natura che evoca il senso della creazione e dove la mente si perde nella spettacolare cromaticità delle falesie. Il punto focale è un canyon lungo all’incirca 15 km, Questo è uno dei punti più belli e inaccessibili della Mongolia, ma anche tra i più remoti. Pernottamento in tenda; il percorso è di circa 60 km. 9°g. 15/8 Khermen Tsav – Oasi di Ekhiin gol    In mattinata si parte in direzione ovest verso l’oasi di Ekhiin gol; questo luogo isolato è un peculiare risultato della caparbietà umana, una piccola comunità di contadini produce una incredibile varietà di ortaggi. Ma questo luogo nacque nel XIX secolo come terra di produzione dell’oppio ad opera di cinesi del Gansù, che furono poi sterminati per mano di un monaco guerriero. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 120 km. 10°g.  16/8 Oasi di Ekhiin gol ­– Area strettamente protetta “Gobi A”    Quest’area, che si estende per 5.311.730 ettari lungo il confine Sud Occidentale della Mongolia a ridosso della Cina, nel 1975 è stata dichiarata protetta e accessibile solo con speciali permessi. È un territorio tra i più remoti ed inaccessibili della Mongolia che offre l’ultimo rifugio ad un’incredibile avifauna asiatica e un ampio insieme di animali, permettendo di osservare specie animali a rischio di estinzione che qui hanno trovato un luogo sicuro. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 180 km. 11°g.  17/8 Area strettamente protetta “Gobi A”   Per poter vedere le molte specie salvatiche quali l’ermione, l’asino selvatico, l’originale cammello selvatico bactriano, le gazzelle dalla coda nera, l’antilope Saiga ed altre ancora attraverseremo per due giorni questa area non antropizzata, caratterizzata da un territorio desertico montuoso punteggiato da oasi, in completa autonomia alla ricerca degli animali. Si prevede un circuito complessivo di circa 200 km. 12°g.  18/8 Area strettamente protetta “Gobi A” – Montagna sacra  Eej Khairkhan uul  Si prosegue verso nord ovest fino ad arrivare al mitico monte di Eej Khairkhan, uno dei luoghi più sacri ai mongoli che per sommo rispetto evitano addirittura di pronunciarne il nome: è un equivalente di Uluru (Ayers Rock) in Australia. Venerata già prima dell’arrivo del buddismo, di forma tondeggiante, questa grande montagna di granito che sorge improvvisamente da un mare di sabbia è stata dichiarata monumento nazionale nel 1992. Ai sui piedi si trovano vasche naturali e rocce dalle particolari figure create dal vento. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 150 km. 13°g. 19/8 Eej Khairkhan – Tainngin Nuruu   La meta di oggi è la zona dei Tainngin Nuruu, una propaggine dei monti Altai che attraverseremo. Qui i paesaggi e i colori cambiano costantemente e il deserto si trasforma in steppa. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 70 km. 14°g. 20/8 Tainngin Nuruu – Altai   Oggi si arriva al capoluogo della regione del Gov Altai, dove il tratto finale della catena montuosa degli Altai incontra il deserto, creando uno spettacolo insolito; pernottamento presso il Tulga Altai hotel. La tappa è di circa 180 km. 15°g.  21/8 Altai – Uliastai    Si raggiunge Uliastai, uno dei capoluoghi di Aimag (regione) più isolati del paese, completamente circondato dalle montagne, che fu la sede di una guarnigione militare mancese nel XVIII secolo. Pernottamento presso l’hotel Uliastai per due notti; la tappa è di circa 200 km. 16°g.  22/8 Uliastai: escursione al Parco di Otgontenger   Escursione al parco nazionale del sacro monte Otgontenger, dove questo troneggia con i suoi 3900 metri e sulla cui vetta regna la neve perenne. Arrivati al lago di Khukh si salgono con circa un’ora di passeggiata non impegnativa le due cime del Dayan Uul, sovrastate da stupende formazioni di roccia che sono considerate sacre e venerate dai mongoli; da qui si può ammirare il sacro monte Otgontenger nel suo pieno splendore. Ritorno in hotel; il circuito prevede uno spostamento di circa 120 km. 17°g.  23/8 Uliastai - Regione di Zavkhain – Lago Tsagaan Nuur    L’itinerario prosegue verso nord est con una lunga tappa di spostamento per il lago di Terkhiin Tsagaan, circondato da crateri di vulcani spenti, il più "giovane" dei quali è il Khorgo. Il percorso si snoda tra monti e vallate, e dai punti più alti si godono panorami d'inimmaginabile bellezza. Pernottamento nel campo gher Ikh-Khorgo; la tappa è di circa 380 km. 18°g.  24/8 Lago Tsagaan Nuur   Visita al vulcano Khorgo, dove in pochi minuti di cammino si raggiunge la sommità del cratere e scendendo si arriva alle grotte di Shar Nokhoi (trad.: cane giallo) e di ghiaccio. Si prosegue l’esplorazione con una passeggiata attorno al lago, rientrando quindi al campo gher; oggi si percorrono circa 50 km. 19°g.  25/8 Lago Tsagaan Nuur – Terme di Tsenkher    Si prosegue  per la zona termale di Tsenkher, dove le acque raggiungono temperature tra i 60 e gli 80 gradi, ottime per rilassarsi: si può fare il bagno nelle terme e si possono provare il massaggio e le cure tradizionali mongole. Pernottamento nel campo gher Altai-Nutag; la tappa è di circa 220 km. 20°g.  26/8 Terme di Tsenkher – Kharkhorin – Monastero di Shank    Al mattino si parte presto proseguendo in direzione Est per Kharkhorin, antica capitale dell’impero mongolo di Gengis Khan, dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città. Visita al monastero-museo di Erdene Zuu, costruito sui ruderi di Kharkhorin. Si prosegue quindi per il monastero di Shank dove saremo graditi ospiti della comunità monastica. Shank è un piccolo e antico monastero che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nelle gher che ci mettono a disposizione all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. La tappa è di circa 190 km. 21°g.  27/8 Monastero di Shank – Ulaanbataar   Ritorno ad Ulaanbaatar, che dista circa 360 km, arrivo e sistemazione presso l’hotel Sant Asar. Si assiste ad uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo. 22°g.  28/8 Ulaanbaatar   Visita al Museo di Storia, dove sono illustrati lo sviluppo della storia dell’uomo nelle terre mongole ed i costumi tradizionali delle varie etnie, del Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. Pernottamento in hotel. 23°g.  Sabato 29 agosto, volo di rientro   
MONGOLIA 2015: Scoprire la Mongolia
Storia, vaste steppe e deserto del Gobi
Periodo: 2 ago - 17 ago
Lasciata la capitale si esplora il Parco Nazionale di Khustai, si tocca il passato glorioso a Kharkhorin e si visitano i monasteri di Erdenee Zuu e di Tuvkhun, una perla incastonata tra le montagne; in questa regione si avrà anche l’opportunità di venire ospitati presso l’antico sito monastico di Shank. Si prosegue poi verso le rovine del monastero di Oghii, adagiate sulle rive dell’omonimo fiume, passando dalle cascate di Khujirt e giungendo a Bayanzag, il sito delle “vette infuocate”, molto importante per i resti paleontologici. Sempre più a sud, nel deserto del Gobi si sosta alle sterminate “dune che suonano”, le Khongoryn Els, e si gode a fondo delle bellezze di questo vasto deserto con il parco di Gurvan Saikhan, Yoliin Am e Tsagaan Suvraga. Si rientra poi verso nord seguendo un percorso più orientale, che consente di visitare il parco di Ikh Gazryn Chuluu e il lago di Sangiin Dalai, arrivando ad Ulaanbaatar.   Shank Gher Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici Uaz seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; gli unici tratti asfaltati sono nei pressi della capitale. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è comunque abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il circuito complessivo è di circa 2200 km; le distanze approssimative coperte nelle singole tappe sono indicate nel programma. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia per una notte presso il monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali) e le altre notti nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa e anche vegetariana. Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la capitale non si trovano più hotel e si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando sempre in tenda; molti dei campi fissi sono comodamente attrezzati, ma non sono degli hotel. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo.   Erdene zuu Bayanzag   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g.  Domenica 2 agosto, partenza per Ulaanbaatar  2°g.  3/8 Arrivo a Ulaanbaatar All' arrivo  trasferimento e sistemazione presso l’hotel Office. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan, da dove si gode un bellissimo panorama della città e delle colline circostanti e si trova una enorme statua di Buddha. 3°g.  4/8 Ulaanbaatar - Parco Nazionale di Khustai Dopo la visita dell’ultima residenza del Bogdo Khan, il signore teocratico della Mongolia, partenza per il Parco Nazionale di Khustai Nuruu, ad ovest della capitale, dove si ha la possibilità di vedere i cavalli selvatici di Przewalski, noti anche come Takhi o Pony della Mongolia. Questo animale è il parente più prossimo del cavallo domestico; negli anni ‘60 erano scomparsi ma grazie ad un programma di reinserimento ora è possibile ammirarli. È prevista un’escursione nel parco dove, oltre ai cavalli selvatici, sono presenti diverse specie animali come il cervo rosso asiatico, le gazzelle della steppa, i gatti selvatici manul ed altri. Pernottamento nel campo gher di Khustai; la tappa è di circa 100 km. 4°g. 5/8 Parco Nazionale di Khustai - Kharkhorin - Shank Al mattino si parte presto proseguendo in direzione ovest per Kharkhorin, antica capitale dell’impero mongolo di Gengis Khan, dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città. Visita al monastero-museo di Erdene Zuu, costruito sui ruderi di Kharkhorin. Si prosegue quindi per il monastero di Shank dove saremo graditi ospiti della comunità monastica. Shank è un piccolo e antico monastero che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan; trascorreremo con i monaci parte della giornata e si pernotta nelle gher che ci mettono a disposizione all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. La tappa è di circa 320 km. 5°g.  6/8 Shank - Khujirt Dopo la colazione si parte per Khujirt, dove si effettua un’escursione al monastero di Tuvkhun e alle cascate di Khujirt, situate in una zona di grande rilevanza storica; sono state create dalla combinazione di terremoti ed eruzioni vulcaniche e si trovano in una zona incantevole e disabitata. Segue la visita al monastero di Tuvkhun, recentemente ristrutturato: si trova incastonato sulle montagne che chiudono a settentrione la valle dell’Orkhon. Questo monastero era molto amato dal Bogdo Khan Zanabazar, che qui visse e studiò per quasi trent’anni. La visita richiede una salita a piedi di circa un’ora in mezzo alla foresta. Sistemazione nel campo gher Talbiun nei pressi di Khujirt; la tappa è di circa 120 km. 6°g.  7/8 Khujirt – Monastero di Onghiin Inizia il percorso verso sud che porta al deserto del Gobi, il più grande deserto asiatico. La tappa di oggi, circa 240 km, porta fino al monastero di Onghiin, recentemente restaurato. L’ambiente naturale è di particolare interesse per il contrasto tra le montagne nere, che circondano le vestigia del monastero, e il fiume che rende verdi le sue coste. Sistemazione al campo gher Tsagann Ovoo poco distante dal monastero. 7°g.  8/8 Monastero di Onghiin – Bayanzag Proseguendo per il deserto di Gobi si arriva a Bayanzag – che tradotto significa “Vette infuocate”, dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie sconosciute fino ad allora. In quest’area ci si reca a visitare anche i graffiti  rupestri di Khavtsgait. Pernottamento al campo gher di Bayanzag; la tappa è di circa 160 km. 8°g.  9/8 Bayanzag – Parco Nazionale di Khongoryn Els Oggi si giunge al Parco Nazionale di Khongoryn Els, dove si fa un’escursione alle dune di sabbia più alte e spettacolari della Mongolia, alcune delle quali arrivano fino a 800 metri di altezza. Pernottamento al campo gher Govi-Erdene; la tappa è di circa 160 km. 9°g.  10/8 Khongoryn Els - Dalanzadgad Proseguimento del viaggio ed ingresso nel Parco Nazionale di Gurvan Saikhan dove si visita Yoliin Am, chiamata erroneamente dalle guide “Valle delle aquile” (…qui le aquile non si sono mai viste…), sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, e dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi ed i gipeti. Si arriva poi a Dalanzadgad, capoluogo della regione di Omnogov, dove si visita il mercato locale prima di andare al campo gher Govi Discovery; la tappa è di circa 200 km. 10°g. 11/8 Dalanzadgad - Tsagaan Suvraga Il percorso attraversa un’area molto bella per i panorami, caratterizzata da una profonda fenditura che taglia il terreno da est ad ovest con la visuale della steppa sul fondo della vallata. Questa zona un tempo era sommersa, probabilmente non dall’antico mare che occupava l’attuale area del Gobi, ma da acque fluviali. Da lontano, le formazioni calcaree di Tsagaan Suvraga, alte fino a 30 metri, assomigliano alle antiche rovine di una città bianca. Pernottamento nel campo gher di Tsagaan Suvraga; la tappa è di circa 200 km. 11°g. 12/8 Tsagaan Suvraga - Parco Nazionale di Ikh Gazryn Chuluu Partenza verso nord in direzione della capitale; la meta di oggi è Ikh Gazryn Chuluu, uno dei parchi naturali più belli della Mongolia. Pernottamento nel campo gher Tuw Bojigon; la tappa è di circa 220 km. 12°g.  13/8  Ikh Gazryn Chuluu Visita di Ikh Gazryn Chuluu, dove le rocce alte fino a circa 1700 metri formano una catena lunga una trentina di chilometri e nascondono interessanti grotte che si potranno visitare. Si sale poi sul monte Erlug, dove si sosta per un picnic; nei pressi del monte vi è un antico monumento. Si rientra quindi al campo gher; si percorrono coi mezzi circa 30 km. 13°g.  14/8 Ikh Gazryn Chuluu - Parco Nazionale di Baga Gazryn Chuluu Partenza per Baga Gazryn Chuluu, una formazione di roccia granitica nel centro delle pianure; arrivo ed escursione nei dintorni. Si prosegue per il lago di Sangiin Dalai, ricco di molte specie di uccelli tra cui aquile, oche, cigni, ecc.; al centro del lago ci sono le rovine di un tempio costruito nel X secolo. Si alloggia nel campo gher Erdene-Ukhaa situato nei pressi; la tappa è di circa 150 km. 14°g.  15/8 Baga Gazryn Chuluu – Ulaanbaatar Proseguimento del viaggio per Ulaanbaatar, che dista circa 260 km, dove si alloggia presso l’hotel Sant Asar. Ad Ulaanbaatar si assiste ad uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo. 15°g.  16/8 Ulaanbaatar  Visita al Museo di Storia, dove sono illustrati lo sviluppo della storia dell’uomo nelle terre mongole ed i costumi tradizionali delle varie etnie, del Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi monasteri rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. 16°g.  Lunedì 17 agosto, volo di rientro  
MONGOLIA 2015: Profondo Gobi, al confine col nulla
Nelle terre del Signore del Gobi
Periodo: 17 lug - 2 ago
Il viaggio è stato attentamente studiato per accedere alle aree più segrete e belle dell’infinito Gobi, un mondo di cui si conosce ancora poco, dove si individuano i resti preistorici dell’origine dell’uomo. Si parte da Ulaanbaatar in treno verso sud est per Sainshand, dove i veicoli fuoristrada sono in attesa del gruppo; si inizia da qui con l’esplorazione di un sito affascinante, il regno del Signore del Gobi con il monastero di Khamaryn Khid, il centro energetico di Shambala e la montagna sacra di Bayanzurkh. Da qui ci si spinge verso sud ovest fino alle remote regioni dei monti dell’Ikh Bogd, nel cuore del deserto. Si incontra un ampio insieme di luoghi di eccezionale bellezza paesaggistica, da Tsagaan Suvraga e dalle dune di Khongotyn Els ai siti paleontologici di Kermen Tsav, dove l’ambiente straordinario impressiona forse ancor più della profusione di fossili di dinosauro. Si toccano anche siti di grande importanza storica, tra cui primeggia Kharkorin, l’antica capitale di Gengis Khan, Erdene Zuu, la stessa Ulaanbaatar e tanti altri. Per apprezzare da vicino la vera vita della Mongolia si sarà anche ospiti di una famiglia di allevatori nomadi, per avvicinare la bellezza ma anche la durezza di una vita così lontana dai nostri schemi e dalle nostre sicurezze; si sosta presso degli allevatori di cammelli e si vivrà un’esperienza unica in Mongolia soggiornando in un monastero buddista, dove la nostra presenza contribuirà anche un piccolo aiuto finanziario. In sintesi, è un viaggio adatto a coloro che vogliano vivere un’esperienza profonda e vera della Mongolia. Il Deserto del Gobi Il Gobi è una vasta area desertica dell'Asia centrale, situata in gran parte in Mongolia, di cui occupa un terzo del territorio, misura circa 1610 km da est a ovest e circa 970 km da nord a sud. L'altitudine dell'altopiano di Gobi varia dai 914 mt della zona orientale ai 1514 mt della parte occidentale ed è caratterizzato da piane ondulate e ghiaiose, inframmezzate da bassi rilievi e da colli isolati. Se si esclude la parte sud-orientale, completamente arida, la regione presenta una stentata vegetazione erbacea e arbustiva, sufficiente a nutrire le greggi dei pastori nomadi che vivono nella zona; pozzi occasionali e laghi poco profondi rappresentano le sole riserve idriche. Le zone marginali a nord e a nord-ovest sono fertili, mentre all'estremità sudorientale dell'area desertica prevalgono steppe o praterie. I primi europei che attraversarono il deserto di Gobi furono i membri di una spedizione guidata da Marco Polo nel 1275. In epoca moderna numerose spedizioni si avventurarono nel Gobi, l'American Museum of Natural History di New York promosse negli anni 1921-1930 una serie di spedizioni guidate dal naturalista americano Roy Chapman Andrews che portarono alla scoperta di un bacino incredibilmente ricco di uova fossili di dinosauro. Ma Gobi, oltre a paesaggi mozzafiato, rivela antichi monasteri nascosti tra le lunghe catene di rocce granitiche ed è popolato da antiche leggende di fonti miracolose e di alberi duri come la roccia il cui legno non galleggia.   Bayangovi, piccoli nomadi Gobi Bayanzag   I nostri viaggi in Mongolia dall’inizio del 2010 vengono organizzati tramite la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’), che è stata appositamente fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, che cura attentamente la qualità dei servizi offerti. In questa cooperativa ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità per tracciare itinerari poco battuti, che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, fuori dai circuiti turistici classici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di  conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici Uaz seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; gli unici tratti asfaltati sono nei pressi della capitale. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 3300 chilometri. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia per 5 notti in tenda (di cui tre consecutive), una al monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come erano nelle vecchie campagne italiane), due in un semplice hotel locale, una presso una famiglia e 4 nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa e anche vegetariana. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento sono curati da nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo e del cuscino. Per il viaggio in treno si utilizzano cuccette da quattro letti fornite di lenzuola. Per la notte a Bayanzag abbiamo invece scelto un campo fisso che è allestito dagli allevatori di cammelli, che forniscono delle gher un po’ spartane per gli ospiti (le condizioni saranno simili a quelle del campo mobile, ma con la facilitazione di un letto), tuttavia riteniamo importante contribuire alle loro magre entrate con la nostra presenza. Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la capitale non si trovano più hotel e si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando sempre in tenda; molti dei campi fissi sono comodamente attrezzati, ma non sono degli hotel. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Clima e attrezzatura Il clima in luglio è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 25 e i 35 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. È necessario disporre di un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di zero gradi; Alfredo Savino può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento che possa essere resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.   Bichigt Khad Shank Shank   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g. Venerdì 17 luglio, partenza per la Mongolia 2°g.  18/7 Arrivo a Ulaanbaatar – Treno per Sainshand    Visita del monastero di Gandan, il principale della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan, da dove si gode un bellissimo panorama della città e delle colline circostanti e si trova una enorme statua di Buddha. Nel pomeriggio si prende il treno della trans mongolica in direzione sud est per la città di Sainshand, che si trova nel deserto del Gobi a circa 480 km di distanza. Pernottamento in treno in cuccetta; all’arrivo ci si accomoda presso l’hotel Shand. 3°g.  19/7 Sainshand: Khamryn Khiid, Shambala e montagna sacra di Bayanzurkh Arrivo nella notte (verso l’una) a Sainshand, capoluogo della regione del Dornogovi; si andrà in hotel per riposare. Nella giornata di oggi si percorrono i luoghi dove migliaia di mongoli vanno in pellegrinaggio ogni anno, iniziando dal monastero di Khamryn Khiid, fondato nel 1820 e unico di scuola Nyngmapa in Mongolia. A nord del monastero si trovano delle grotte di meditazione e nelle vicinanze anche un particolare punto considerato un importante centro energetico, dove si crede che si possa acquisire, tramite alcuni riti, energia vitale; ma la grande fama del luogo è data dal fatto che fu tradizionalmente considerato una porta segreta per accedere al mistico regno illuminato di Shambala, dove vengono custoditi gli insegnamenti di Kalachakra, la “Ruota del Tempo”. Da qui ci si sposta a Bayanzurkh Uul, la più famosa delle montagne sacre del Gobi orientale; questo sito era originariamente dedicato ai culti  sciamanici e in seguito vi fu costruito, vicino alla sommità, un tempio di meditazione buddista. Oggi questa piccola montagna, la cui salita è facilitata da una serie di gradini, è molto visitata in quanto si crede che sussurrando i propri desideri nei cumuli di pietra sulla sommità questi si avverino. Nel tardo pomeriggio, se ci sarà tempo, si visita il museo dedicato a Danzan Ravjaa, una delle figure culturalmente più significative della Mongolia nel XIX secolo: ottenne la fama di maestro spirituale buddista altamente illuminato; ma fu anche poeta, artista e attivista per la giustizia sociale e l'istruzione pubblica. Il Museo a lui dedicato è stato fondato nel 1991. Alla sua  morte avvenuta nel 1856 il suo discepolo Ishlodon ha assunto il ruolo di “takhilch”, o curatore degli oggetti associati alla sua vita; questo ruolo è stato poi trasmesso all'interno della sua famiglia per cinque generazioni, fino a quando durante le repressioni religiose del 1938 fu dato ordine di distruggere il monastero di Khamryn Khiid e tutto il suo contenuto. Ma fortunatamente il curatore dell’epoca salvò segretamente molti oggetti entrando nel monastero di nascosto ogni notte e riempiendo delle casse con libri, costumi teatrali, opere d'arte religiose e oggetti personali; seppellì tutto nelle vicinanze del monastero, dove questi preziosi oggetti restarono nascosti fino al 1990 quando, con la fine del governo socialista, il nipote di quel coraggioso custode li ha dissotterrati e ha fondato il Museo. Pernottamento in albergo; il tour oggi è di circa 120 km. 4°g. 20/7Sainshand – Mandakh Soum   Oggi inizia lo spostamento che ci porterà verso il Gobi meridionale percorrendo una pista che corre vicino alla frontiera cinese, una tappa di circa 330 km. Pernottamento in tenda. 5°g.  21/7 Mandakh Soum – Valle di Yoliin Am   Proseguimento del viaggio e ingresso nel Parco Nazionale di Gurvan Saikhan, dove si visita Yoliin Am, posizionata ad un’altezza di 200 mt sul livello del mare e chiamata erroneamente dalle guide “Valle delle aquile” (…qui le aquile non si sono mai viste…), sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, e dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi e i gipeti. Si pernotta presso una famiglia locale che mette a disposizione delle gher, un ottimo modo questo anche per aiutare direttamente la popolazione locale. La tappa è di circa 280 km. 6°g.  22/7 Yoliin Am – Bayanzag – Parco Nazionale di Khongoryn Els  Proseguendo verso est si arriva a Bayanzag – che tradotto significa “Vette infuocate” – dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche, trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie fino ad allora sconosciute. Si giunge quindi al Parco Nazionale di Khongoryn Els, con le dune di sabbia più alte e spettacolari della Mongolia. Si farà un’escursione sulle dune, alcune delle quali arrivano fino a 800 metri di altezza. Pernottamento presso il campo gher Gobi Erdene; la tappa è di circa 260 km. 7°g. 23/7 Khongoryn Els – Nemegt  Ci si inoltra nel profondo deserto, dove la presenza umana è sporadica o pressoché assente. Il Nemegt Uul è un complesso montuoso la cui roccia rossa ricorda quella di Bayanzag, un’area famosa per essere un bacino ricchissimo di fossili di dinosauri. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 200 km. 8°g.   24/7 Nemegt – Kherman Tsav   Si prosegue per il canyon di Khermen Tsav (lungo 25 km), un altro sito in cui sono state ritrovate numerose testimonianze fossili di uova e scheletri di dinosauro. Questo è un luogo fra i più inaccessibili, le piste si perdono e si prosegue grazie all’esperienza. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 180 km. 9°g.  25/7 Khermen Tsav – Oasi di Zulganai  Si trascorre la mattina esplorando quest’area incredibile, un labirinto primordiale dove affiora una profusione di ossa dei giganti del passato, immersi in una natura che evoca il senso della creazione e dove la mente si perde nella spettacolare cromaticità delle falesie. Il punto focale è un canyon lungo all’incirca 15 km, sicuramente uno dei luoghi più belli e inaccessibili della Mongolia. Si transita dall’oasi di Zulganai a circa 40 km da Khermen Tsav sui confini meridionali della Mongolia, attraversata dal piccolo omonimo fiume che nasce negli Altai e si estingue nel deserto. Qui la natura è incontaminata; il tappeto verde di erba e arbusti che la compone si pone in netto contrasto con le sterili colline sullo sfondo di questa tipica oasi del Gobi. Pernottamento in tenda; si percorrono circa 50 km. 10°g.  26/7 Oasi di Zulganai – Bayangovi  Inizia il percorso di rientro verso nord. Si raggiunge il piccolo centro urbano di Bayangovi che dista circa 200 km, posizionato in un punto strategico per raggiungere alcune località di estremo interesse. Questa zona è dominata dalla catena montuosa dell’Ikh Bogd. Pernottamento presso il campo gher Three Camel Londge per due notti. 11°g.  27/7 Bayangovi: Tsagaan Bulag e Bichigt Khad   Giornata dedicata all’esplorazione della regione. Si inizia con la visita di Tsagaan Bulag, una formazione rocciosa che per i mongoli ha origini magiche e alle cui sorgenti si abbeverano molti animali domestici e selvatici. Proseguendo verso meridione per altri 70 km si arriva a Bichigt Khad, un canyon ricco di particolari petroglifi risalenti a tremila anni fa. Da qui si rientra poi al campo gher. 12°g.  28/7 Bayangovi - Grotta di Tsagaan – Baruun bayan ulaan sum  Partenza per  la  grotta di Tsagaan Agui, tempestata di cristalli, dove sono state ritrovate tracce di presenza umana che risalgono a 700.000 anni fa. Dopo la visita si riprende il percorso verso nord est iniziando la transizione ambientale dal deserto alla steppa. Si sosta nelle vicinanze del paesino di Baruun bayan ulaan sum; pernottamento in tenda. Tappa di circa 200 km. 13°g.  29/7 Baruun bayan ulaan sum – Monastero di Ong    La tappa di oggi conduce al monastero di Ongh, un tempo un esteso complesso monastico che si trovava su una importante arteria carovaniera, segnata dal fiume omonimo. L’ambiente naturale è di particolare interesse per il contrasto tra le montagne nere, che circondano le vestigia del monastero, e il fiume che rende verdi le sue coste. Pernottamento presso il campo gher Tsagaan Ovoo; la tappa è di circa 240 km. 14°g.  30/7 Monastero di Ong – Kharkhorin – Monastero di Shank    Al mattino si parte presto proseguendo in direzione ovest per Kharkhorin, antica capitale dell’impero mongolo di Gengis Khan, dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città. Visita al monastero-museo di Erdene Zuu, costruito sui ruderi di Kharkhorin. Si prosegue quindi per il monastero di Shank dove saremo graditi ospiti della comunità monastica. Shank è un piccolo e antico monastero che un tempo custodiva la bandiera nera di guerra di Gengis Khan; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nelle gher che ci mettono a disposizione all’interno del monastero. La sistemazione è un po' spartana, ma pulita, ed è l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. Tappa di circa 260 km. 15°g.  31/7 Monastero di Shank – Ulaabataar    Dopo aver assistito alla cerimonia, che si tiene tutte le mattine,  si prosegue per Ulaanbaatar che dista circa 360 km, dove si alloggia presso l’hotel Sant Asar (3*). 16°g.  1/8 Ulaanbaatar   Alla mattina visita al Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi monasteri rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. Nel tardo pomeriggio si assiste ad uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo. Pernottamento in hotel. 17°g.  Domenica 2 agosto, volo di rientro  
MONGOLIA 2015: Naadam e il cuore della Mongolia
Esplorazione delle regioni occidentali ed orientali
Periodo: 29 giu - 14 lug
L’itinerario è molto ricco, spazia da monasteri ed eremi immersi tra monti e foreste ai luoghi storici e mitici della cultura mongola; si esplorano sia i territori occidentali che orientali, questi ultimi meno frequentati e conosciuti pur essendo dove le radici delle tradizioni affondano più profondamente e si individuano le origini dell’immenso impero che emerse da queste vastità. Il tour consente la visita di entrambe queste regioni in modo equilibrato, nasce da una profonda conoscenza di queste terre, e siamo particolarmente soddisfatti di poterlo proporre. Si segue un ampio anello che inizia portando a nord ovest di Ulaanbaatar fino al lago Oghi; da qui si procede verso sud per Kharkhorin e si continua verso est spostandosi nella zone natali di Gengis Khan, rientrando poi da qui verso la capitale. Sono previste escursioni a piedi che seguono sentieri non impegnativi della durata massima di mezza giornata. Il festival del Naadam Ogni anno a luglio si svolge il festival del Naadam, che dal 1921 ha assunto la forma di una celebrazione dell’indipendenza della Mongolia; in questa ricorrenza si possono ammirare i contesti tradizionali di lotta, corsa dei cavalli e tiro con l’arco. A Ulaanbaatar le rappresentazioni si svolgono in un grande stadio e oggi sono organizzate come un fenomeno di massa; ma vi sono dei Naadam in altre località che spesso risultano più veri e meno imbrigliati dai tempi televisivi e dalle esigenze del turismo. Questo ci ha portato a costruire un viaggio che includa la partecipazione ad un Naadam genuino, in mezzo alle steppe sconfinate, dove per avvicinare i lottatori o i cavalli non sia necessario possedere un pass e dove ci si possa sedere di fianco a un gruppo di anziani e scambiare con loro del tabacco da fiuto.   Binder, Naadam Binder, Naadam Binder, Naadam   I nostri viaggi in Mongolia dall’inizio del 2010 vengono organizzati tramite la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’), che è stata appositamente fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, che cura attentamente la qualità dei servizi offerti. In questa cooperativa ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità per tracciare itinerari poco battuti, che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, fuori dai circuiti turistici classici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di  conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici Uaz seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; gli unici tratti asfaltati sono nei pressi della capitale. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 2400. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia 3 notti in tenda, una nel monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come erano nelle vecchie campagne italiane), una presso una famiglia mongola, che mette a disposizione delle semplici gher, e 6 nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa ed anche vegetariana. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento delle parti comuni sono curati dal nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo e del cuscino. Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale ed ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Clima e attrezzatura Il clima all’inizio di luglio è secco, le temperature previste sono tra i 10 ed i 30 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. Il nord della Mongolia è un ambiente più umido, dove in luglio sono possibili piogge, e dove la presenza di zanzare non è da escludere; quindi munirsi di un buon repellente. È necessario disporre di un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di zero gradi; Alfredo Savino può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento che possa resistere ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.   Tuvkhun Erdene Zuu Fiume Orkhon   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Lunedi 29 giugno, partenza per la Mongolia  2°g. 30/6 Arrivo a Ulaanbaatar   Arrivo e trasferimento e sistemazione presso l’hotel Office (3*), nei pressi di Gandan. Visita del monastero di Gandan, il principale della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti e si trova una enorme statua di Buddha, visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. 3°g.  1/7 Ulaanbaatar – Lago Oghi  Si lascia la città verso ovest arrivando al lago Oghi, con un percorso di circa 330 km. Con i suoi 25 kmq di superficie è uno dei più grandi laghi della Mongolia Centrale; è situato a 1.387 mt, un paradiso faunistico ricco di uccelli e di pesci. Pernottamento al campo gher Oghi Tur. 4°g. 2/7 Lago Oghi ­– Eremo di Tuvkhun    Situato in una zona di grande rilevanza storica caratterizzata da una morfologia creata dalla combinazione di terremoti ed eruzioni vulcaniche, il monastero di Tuvkhun, recentemente restaurato, si trova incastonato tra le montagne che chiudono a settentrione la valle dell’Orkhon. Il paesaggio che si gode dal monastero fa capire perché questo eremo fosse molto amato dalla figura mistica più importante della storia mongola, Bogd Khan Zanabazar, che qui visse e studiò per quasi trent’anni. La visita richiede una facile salita a piedi di circa un’ora in mezzo alla foresta. Pernottamento presso una famiglia mongola: si dispone di semplici gher dove si dorme col proprio sacco a pelo. La tappa è di circa 160 km. 5°g.  3/7 Eremo di Tuvkhun – Kharkorin – Monastero di Shank Si raggiunge la città di Kharkhorin, ubicata dove sorgeva l’antica capitale dell’Impero mongolo di Gengis Khan; qui sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città.  Si visita Erdene Zuu, il primo monastero buddhista della Mongolia, costruito sulle rovine dell’antica capitale. Dopo le visite si prosegue per il monastero di Shank dove saremo graditi ospiti della comunità monastica. Shank è un piccolo e antico monastero che un tempo custodiva la bandiera nera di guerra di Gengis Khan; trascorreremo con i monaci parte della giornata e si pernotta nelle gher che ci mettono a disposizione all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita; è anche, soprattutto, l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. La tappa è di circa 150 km. 6°g.  4/7 Monastero di Shank – Monastero di Ongh Inizia il percorso verso est, che porta dalle immense steppe verdi al deserto del Gobi. La tappa di oggi conduce al monastero di Ongh, un tempo un esteso complesso monastico che si trovava su una importante arteria carovaniera, segnata dal fiume omonimo. Prima della sua distruzione era un importante luogo di preghiere e commerci. Pernottamento presso il campo gher Tsagaan Ovoo; la tappa è di circa 240 km. 7°g.  5/7 Monastero di Ongh – Parco Nazionale di Baga Gazryn Chuluu Partenza per Baga Gazryn Chuluu, il cui nome significa “luogo delle piccole rocce”, un complesso di roccia granitica molto esteso nel centro delle pianure del medio Gobi, luogo di venerazione per le due principali religioni della Mongolia, il buddhismo e lo sciamanesimo di matrice tengrista, e che preserva un tesoro nascosto. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 230 km. 8°g.  6/7 Baga Gazryn Chuluu –  Parco Nazionale del Bogd Uul (Monastero di Manzushir)  Si prosegue verso nord  per Zuunmod, capoluogo della regione centrale situato a circa 60 km da Ulaanbaatar, dove si trova il parco naturale di Bodg Uul con il monastero di Manzushir, fondato nel 1773, che ospitava trecento monaci prima di essere distrutto nel 1937; il sito è stato recentemente restaurato. Dell'arredo originale resta una grande stufa di bronzo di due tonnellate in cui si potevano cucinare dieci pecore e due mucche contemporaneamente; il museo del monastero ospita fotografie, maschere religiose e sculture sacre realizzate con tibie umane. Splendido il contesto ambientale, immerso nell'area protetta del Bogdkhan Uul: qui si possono avvistare cervi e altri animali e, dal crinale dove si trovano i resti del monastero originale, si gode di un panorama mozzafiato. Pernottamento al campo gher Manzushir; la tappa è di circa 220 km. 9°g.  7/7 Monastero di Manzushir –  Lago azzurro Khukh nuur Partenza per il lago Khukh, il cui nome significa ‘azzurro’, il luogo dove Temujin venne incoronato, nel 1206, con il titolo Gengis Khan, imperatore dei vasti domini mongoli e di coloro che vivono sotto le tende di feltro. Il luogo presenta un incantevole insieme di steppa e foresta boreale; si visita il monumento ligneo composto da circa 20 totem raffiguranti i volti degli imperatori mongoli. Pernottamento al campo gher Khok Nuur; la tappa è di circa 230 km. 10°g.  8/7 Lago azzurro Khukh nuur – Monastero di Baldan Bereeven  Continuando verso est si arriva al monastero di Baldan Bereeven; costruito nel 1700 per volontà di Zanabazar, la prima guida spirituale dei mongoli, era uno dei più grandi della Mongolia. Si trascorre la giornata visitando le colline circostanti ricche di grotte dove i monaci si ritiravano in meditazione, non lontano dal monastero. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 120 km. 11°g.  9/7 Monastero di Baldan Bereeven – Binder   Si raggiunge il paesino di Binder (circa 160 km) dove il giorno seguente sarà in pieno svolgimento il festival del Naadam. Questo villaggio, come molti del nord della Mongolia, con le sue casette di legno è molto simile a quelli russi, ma è famoso soprattutto perché contende ad un’altra località il titolo di luogo che dette i natali all’imperatore oceanico, Gengis Khan. Pernottamento presso il campo gher Chinggisiin Toont per due notti. 12°g.  10/7 Binder: festival del Naadam Oggi è il Naadam, si potranno vedere da vicino le corse dei cavalli e la lotta tradizionale. È un momento unico in cui si assaggeranno i piatti tipici e le bevande tradizionali mongole. La scelta di partecipare a un Naadam di paese è maturata dall’esperienza di questi anni di viaggi in Mongolia, perché in queste località remote le ricorrenze sono più vivibili dal visitatore, che si può mischiare tra la folla, a differenza di quello della capitale dove si assiste alle gare in uno stadio alla stregua di uno spettacolo, senza la possibilità di interagire con la gente. 13°g.  11/7 Binder – Avraga Toson   Proseguimento del viaggio di rientro fino al villaggio di Avraga Toson nei pressi dell’omonimo lago, famoso per i fanghi benefici e per la sua spiaggetta balneare, una delle poche della Mongolia, e dove vi trova il monumento dedicato al 750° anniversario della Storia Segreta dei mongoli, il testo più importante della storia di questo Paese. Ma questo luogo è importante soprattutto perché qui fu insediata la prima capitale di Gengis Khan. Si visita il monumento e si effettua un’escursione alle sorgenti di Avraga Toson. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 240 km. 14°g.  12/7 Avraga Toson – Ulaanbaatar   Partenza in mattinata per la capitale che dista circa 260 km e si raggiunge nel pomeriggio; si assiste a uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali della Mongolia. Sistemazione presso l’hotel Sant Asar (3*). 15°g.  13/7 Ulaanbaatar   Visita al Museo di Storia, dove sono illustrati lo sviluppo della storia dell’uomo nelle terre mongole e i costumi tradizionali delle varie etnie, del Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. 16°g.  Martedi 14 luglio, volo di rientro   
MONGOLIA 2015: Spazi infiniti, Gobi e le vaste steppe
Un viaggio che avvicina i diversi aspetti della Mongolia
Periodo: 13 giu - 28 giu
L’itinerario segue un ampio anello nella Mongolia meridionale e centrale, un percorso di quasi 3000 chilometri che attraversa i diversi ambienti naturali, dalle vaste steppe al deserto del Gobi. Sono previste delle escursioni a piedi che seguono sentieri non impegnativi della durata massima di un paio d’ore. I nostri viaggi in Mongolia dall’inizio del 2010 vengono organizzati tramite la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’), che è stata appositamente fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, che cura attentamente la qualità dei servizi offerti. In questa cooperativa ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità per tracciare itinerari poco battuti, che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, fuori dai circuiti turistici classici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di  conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici Uaz seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; gli unici tratti asfaltati sono nei pressi della capitale. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 2200. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia due notti in tenda, due presso famiglie mongole, una nel monastero di Shank e sei nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa e anche vegetariana. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento delle parti comuni sono curati dal nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, a eccezione del sacco a pelo e del cuscino. Le famiglie mettono a disposizione delle gher con 4/5 letti senza lenzuola e cuscino, quindi anche per questa sistemazione serve il sacco a pelo; per chi preferisce sarà comunque possibile montare le tende nei pressi. Si segnala che i servizi igienici a Shank sono rudimentali, come erano nelle vecchie campagne italiane. Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo.   Gher Tsagaan Suvraga Clima e attrezzatura Il clima in giugno è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 15 e i 30 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. È necessario disporre di un sacco a pelo, che abbia un gradiente di minimo termico di -5 gradi; Alfredo Savino può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento che possa resistere ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.   Bayanzag Shank   PROGRAMMA DEL VIAGGIO 1°g.  Sabato 13 giugno, partenza per Ulaanbaatar   2°g.  14/6 Arrivo a Ulaanbaatar    Arrivo, trasferimento e sistemazione presso l’hotel Office (3*). Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti e si trova una enorme statua di Buddha, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. 3°g.  15/6 Ulaanbaatar – Ikh Gazryn Chuluu   Si lascia la capitale in direzione sud verso la regione del Medio Gobi. Si assiste ad una rapida transizione dell’ambiente naturale, dalla steppa verde alle aree predesertiche ricche di distese di aglio selvatico. La tappa è di circa 300 km. Si posiziona il campo tendato all’interno del complesso di roccioso di  Ikh Gazryn Chuluu. 4°g.  16/6 Ikh Gazryn Chuluu   Oggi la giornata è pensata per godersi a pieno e con calma l’ambiente naturale, con la visita del grande complesso granitico di Ikh Gazryn Chuluu, dove i monti rocciosi alti fino a circa 1700 metri formano una catena lunga una trentina di chilometri e nascondono interessanti grotte, che si potranno visitare. Nei pressi vi è un monumento dedicato alla più grande cantante di canto lungo della Mongolia, una tecnica che consiste nell’estensione massima delle note. Si pernotta presso il campo gher Tuv Borjingon. 5°g.  17/6 Ikh Gazryn Chuluu – Tsagaan Suvraga   Il percorso attraversa un’area molto bella per i panorami, caratterizzata da una profonda fenditura che taglia il terreno da est a ovest con la visuale della steppa sul fondo della vallata. Questa zona un tempo era sommersa, probabilmente non dall’antico mare che occupava l’attuale area del Gobi, ma da acque fluviali. Da lontano le formazioni calcaree di Tsagaan Suvraga, alte fino a 30 metri, assomigliano ad antiche rovine di una città bianca. Pernottamento al campo gher Tsagaan Suvarga, la tappa è di circa 220 km. 6°g.  18/6 Tsagaan Suvraga – Yoliin Am    Si prosegue il viaggio arrivando nel Parco Nazionale di Gurvan Saikhan, dove si visita Yoliin Am, posizionata ad un’altezza di 200 mt sul livello del mare e chiamata erroneamente dalle guide “Valle delle aquile” (…qui le aquile non si sono mai viste…). Sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, e dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi e gli enormi gipeti. Pernottamento in famiglia; la tappa è di circa 220 km. 7°g.  19/6 Yoliin Am – Parco Nazionale di Khongoryn Els   Oggi si giunge al Parco Nazionale di Khongoryn Els, con le dune di sabbia più alte e spettacolari della Mongolia. Si farà un’escursione sulle dune, alcune delle quali arrivano fino a 800 metri di altezza. Pernottamento presso il campo gher Gobi Erdene; la tappa è di circa 160 km. 8°g.  20/6 Khongoryn Els – Graffiti di Khavtsagait – Bayanzag   Proseguendo per il deserto di Gobi si ammirano i particolari graffiti rupestri di Khavtsagait, che si trovano alle pendici di un complesso montuoso. Si arriva quindi a Bayanzag – che tradotto significa “Vette infuocate” – dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche, trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie fino ad allora sconosciute. Si esplora la zona; pernottamento al campo gher Bayanzag. La tappa è di circa 190 km. 9°g.  21/6 Bayanzag – Monastero di Ongh   Inizia il percorso verso nord, che porta dal deserto del Gobi alle immense steppe verdi e sino alle pendici dei monti Hangayyn Nuruu. La tappa di oggi (circa 160 km) conduce al monastero di Ongh, che in origine era un esteso complesso monastico posto su una importante arteria carovaniera che qui seguiva l’omonimo fiume. Pernottamento presso il campo gher Tsagaan Ovoo. 10°g. 22/6 Ongh – Fiume Orkhon   In mattinata si lasciano le vestigia del monastero di Ongh per entrare nella valle del fiume Orkhon, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco. L’Orkhon nasce dalle catene montuose dei Khangai della regione di Arkhangai e scorre verso nord per confluire con il Selenge arrivando fino al lago di Baikal; con i suoi 1.124 km è il fiume più lungo in Mongolia. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 240 km. 11°g. 23/6 Fiume Orkhon – Monastero di Tuvkhun - Cascate di Tsutgalan   Situato in una zona di grande rilevanza storica, creata dalla combinazione di terremoti ed eruzioni vulcaniche, il monastero di Tuvkhun, recentemente restaurato, si trova incastonato tra le montagne che chiudono a settentrione la valle dell’Orkhon. Il paesaggio che si gode dal monastero fa capire perché questo eremo fosse molto amato dalla figura mistica più importante della storia mongola, Bogd Khan Zanabazar, che qui visse e studiò per quasi trent’anni. La visita richiede una  facile salita a piedi di circa un’ora in mezzo alla foresta. Dopo la visita si prosegue per le cascate del fiume Ulaan Tsutgalan, che ebbero origine circa 20.000 anni fa in seguito ad un’eruzione vulcanica: l’acqua scende da un’altezza di 20 metri all’interno di una conca circolare formata da roccia basaltica. Pernottamento in famiglia; la tappa è di circa 70 km. 12°g. 24/6 Tsutgalan - Kharkhorin – Monastero di Shank    Al mattino si parte presto proseguendo in direzione ovest per Kharkhorin, antica capitale dell’impero mongolo di Gengis Khan, dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città. Visita al monastero-museo di Erdene Zuu, costruito sui ruderi di Kharkhorin. Si prosegue quindi per il monastero di Shank dove saremo graditi ospiti della comunità monastica. Shank è un piccolo e antico monastero che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nelle gher che ci mettono a disposizione all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. La tappa è di circa 140 km. 13°g. 25/6 Monastero di Shank – Monastero di Manzushir    Proseguendo verso nord est si raggiunge Zuunmod, situato circa 80 km ad est di Ulaanbaatar. Qui si trova un parco naturale dove sorge  il monastero di Manzushir, fondato nel 1773 e recentemente restaurato, che, prima della sua distruzione nel 1937, ospitava trecento monaci. Dell'arredo originale resta una grande stufa di bronzo di due tonnellate in cui si potevano cucinare dieci pecore e due mucche contemporaneamente; il museo del monastero ospita fotografie, maschere religiose e sculture sacre realizzate con tibie umane. Splendido il contesto ambientale, immerso nell'area protetta del Bogdkhan Uul: qui si possono avvistare cervi e altri animali e, dal crinale dove si trovano i resti del monastero originale, si gode di un panorama mozzafiato. Pernottamento nel campo gher Ovoon Enger; la tappa è di circa 380 km. 14°g. 26/6 Monastero di Manzushir – Tsetsguun – Ulaanbaatar   Con una di circa due ore lungo un facile sentiero che attraversa boschi di larici e pini si giunge alla cima sacra di Tsetsguun, segnata dai cumuli di pietra. Sovrasta il massiccio montuoso del Bogdkhan Uul, che è la prima area naturale protetta della storia; da cui si gode di una bellissima vista verso la capitale. Proseguimento del viaggio per Ulaanbaatar, che dista circa 50 km; arrivo e sistemazione presso l’albergo Sant Asar. 15°g. 27/6 Ulaanbaatar  Visita al Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti; conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. 16°g. Domenica 28 giugno, volo di rientro  
MONGOLIA 2015: Folclore di fine inverno
Con i festival del ghiaccio, delle aquile e dei cammelli
Periodo: 25 feb - 10 mar
Le temperature previste sono sotto lo zero, ma la costante presenza del sole permette lo svolgimento delle attività quotidiane all’aperto. Dalla esperienza conseguita in questi anni con le edizioni precedenti riteniamo che se si è opportunamente attrezzati il viaggio sia alla portata di tutti i viaggiatori. L’itinerario prevede la visita di Ulaanbaatar, la capitale, nel momento più vivo del suo folklore, con il principale monastero buddista della Mongolia e l’antica residenza invernale del suo antico signore teocratico, il Bogd Khan. Da Ulaanbaatar si parte alla volta del villaggio di Khatgal sulle sponde del lago Khubsugul uno dei più profondi laghi di acqua dolce dell'Asia Centrale, dove si assiste al festival del ghiaccio, un’avvincente maratona con i pattini sulle acque ghiacciate. Gli spettatori possono dilettarsi con passeggiate a cavallo, corse su slitte trainate da renne o cani e improvvisarsi scultori dei ghiacci o lottatori. Si raggiunge il lago usufruendo dei mezzi più utilizzati dai mongoli, il treno e i fuori strada. Con il treno si percorre un tratto di transmongolica deviando poi per la città di Erdenet, da dove si prosegue con i fuori strada attraverso la steppa innevata per raggiungere la città di Murun. Si ritorna via aerea nella capitale da dove ci si sposta nel Parco Nazionale di Nukhut per assistere alla Festa delle Aquile; qui la cerimonia di apertura comincia con la parata dei partecipanti che sfilano a cavallo con le proprie aquile. In seguito ogni cacciatore kazako esibisce il proprio equipaggiamento e le aquile vengono lasciate libere da un’altura e, al segnale del proprio padrone, devono tornare ed appoggiarsi sul suo braccio come avviene durante la caccia. Poi gli imponenti rapaci vengono lasciati liberi  un’altra volta, per riportare al padrone la pelle di una volpe che il cacciatore esporrà come trofeo sul proprio cavallo. Da Ulaanbaatar ci si sposta poi in volo a Dalanzagdag, capoluogo della regione del Gobi, per assistere al Festival del Cammello che viene organizzato a Bulgan dal 1997 su iniziativa dell’ ”Associazione dei Diecimila Cammelli”, del Ministero del Turismo e dei Trasporti e della Regione  Omnogobi. L’obiettivo del festival è la salvaguardia e la protezione dei cammelli bactriani, l’incentivazione del loro allevamento e l’incremento della produzione di lana. Analogamente, il festival ha l’obiettivo di tutelare l’ambiente, incentivare lo sviluppo sostenibile del Gobi e della popolazione locale, incentivare il turismo sostenibile ed educare sia la popolazione mongola che gli stranieri all’importanza del cammello nello stile di vita nomade. Il festival dà infatti l’opportunità al viaggiatore di approfondire la conoscenza di questo straordinario animale e di vivere a contatto con i nomadi del Gobi, condividendo le loro tradizioni. Il Festival inizia con la parata dei cammelli e prosegue con il concorso della “Coppia più bella sul Cammello”, valutata in base alla preparazione del costume tradizionale e agli addobbi del cammello; anche i visitatori possono far parte della giuria. Si assiste in seguito alla premiazione del miglior esemplare di cammello da riproduzione e della migliore cammella della regione. In seguito si svolge la partita di “Camel Polo” tra le due migliori squadre. Il festival prosegue con la corsa dei cammelli di età adulta lungo un percorso di 12-15 km e della durata di circa due ore, sulla quale è possibile scommettere, e con la “Corsa di Torom” ovvero di cammelli di due anni cavalcati dai bambini, che copre una distanza di 5-7 km. Un’altra competizione che vede i cammelli protagonisti è la staffetta, in cui vengono giudicate varie abilità riguardanti l’addestramento e la cattura dei cammelli, si valutano gli addobbi e si assiste ad altre esibizioni tradizionali.   Khubsgul Moron Gobi Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote  motrici; ci potrà essere della neve sul percorso, ma non sono necessarie le catene da neve. Le tre tratte aeree vengono effettuate con la compagnia mongola Eznis. Per il viaggio in treno si utilizzano cuccette da quattro letti fornite di lenzuola: i vagoni sono caldi, puliti e sicuri; offrono un modo speciale di spostarsi in questi luoghi. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia in semplici alberghi locali, per le due notti nel deserto si è ospiti di una famiglia locale e al lago Khubsgul nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi e sono fornite di letti con lenzuola, asciugamani e sono, soprattutto, riscaldate; si hanno a disposizione anche servizi, docce con acqua calda e una cucina semplice ma sostanziosa anche vegetariana. Questo viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la capitale non si trovano più hotel di standard europeo e anche noi viaggiatori diventiamo un poco dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree; i campi fissi sono comodamente attrezzati, ma non sono degli hotel. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, esplorare la Mongolia in questa stagione dell’anno è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Clima e attrezzatura Tra fine febbraio e marzo il clima è molto freddo, anche se secco, ed è indispensabile prevedere un abbigliamento adeguato con temperature che possono scendere anche a – 18° gradi sotto lo zero. Si consigliano: giacca invernale molto pesante, pantaloni pesanti, calzamaglie, maglioni o pile spessi, guanti imbottiti, cappello caldo. Se comunicato con anticipo tutto questo materiale è acquistabile dall’accompagnatore, che vive in Mongolia, a prezzi molto bassi. Verranno acquistati in loco degli stivali di feltro che andranno indossati sopra le scarpe per tenere caldi i piedi e per diminuire lo scivolamento sul ghiaccio.   Khubsgul Festival delle aquile Festival dei cammelli   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g.  Mercoledi 25 febbraio, partenza per la Mongolia   2°g. 26/2 Ulaanbaatar    Arrivo a Ulaanbaatar e incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale della Mongolia costruito circa 300 anni fa; ascesa alla collina Zaisan, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti e si trova una enorme statua di Buddha; visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama. Pernottamento presso l’Hotel Office. 3°g.  27/2 Ulaanbaatar e partenza per Erdenet  Visita al mercato più importante della città e della Mongolia, dove sarà possibile acquistare indumenti caldi o oggetti di vita quotidiana dei nomadi. Nel pomeriggio partenza con il treno in direzione della città mineraria di Erdenet. Pernottamento in cuccetta. 4°g.  28/2 Erdenet - Murun   Arrivo verso le otto del mattino alla stazione ferroviaria di Erdenet, dove sono in attesa i fuoristrada con i quali si prosegue il viaggio verso nord alla volta della regione di Khubsgul, che dà anche il nome al lago. Si sosta a Murun, capoluogo della regione, dove si alloggia in albergo. 5°g.  1/3 Murun  –  Lago Khubsgul   In mattinata dopo una visita al mercato si parte per il lago, che dista 100 Km. Il pomeriggio sarà libero per camminare sulle acque gelate o passeggiare nelle circostanti montagne. Il Lago Khubsgul, che i mongoli considerano sacro e a cui hanno dato l’appellativo di “Madre delle Acque”, è un immenso bacino di acqua dolce, pura e potabile: al centro misura più di 260 metri di profondità, si estende per 136 chilometri da nord a sud e 36 chilometri da ovest a est con una superficie di 2.760 chilometri quadrati ed è situato a un’altezza di 1.650 mt. E' curioso il fatto che ben 90 fiumi vi immettano le loro acque, mentre soltanto uno ne fa da effluente. E’ immerso in un pittoresco scenario di montagne (il Monkh Saridag Uul raggiunge i 3.491 metri) con le foreste che si estendono a ovest. Durante il lungo inverno la superficie gela formando uno spessore di ghiaccio di oltre un metro e resta gelato fino all’inizio di giugno; ciò consente addirittura ai camion di percorrerne l’intera lunghezza. Sistemazione in campo gher. 6°g.  2/3 Lago Khubsgul   Alle 10 di mattina si svolge la grande cerimonia di apertura del Festival del Ghiaccio e la prima parte della maratona di pattinaggio. Si potrà assistere al rito sciamanico sacrificale per la ‘Regina delle Acque’ del lago e per il ‘Re dei Monti’ che lo circondano. Nel primo pomeriggio segue una competizione di guida di automobili su ghiaccio. In serata ci tiene uno spettacolo dedicato ai costumi nazionali e all’arte tradizionale. Pernottamento in gher. 7°g.  3/3 Lago Khubsgul - Murun   Oggi si svolgono le corse delle renne, le corse sui pattini su brevi distanze, la lotta libera sul ghiaccio, il tiro della fune e la seconda parte della maratona. Conclude la giornata una cerimonia celebrativa. In serata di rientra a Murun, dove si alloggia nel medesimo albergo. 8°g.  4/3 Khubsgul – Ulaanbaatar   Nel primo pomeriggio volo per Ulaanbaatar (orario da confermare); raggiunta la capitale ci si reca a visitare il Museo di Storia Nazionale della Mongolia. Pernottamento presso l’Hotel Office. 9°g.  5/3 Ulaanbaatar, parco di Nukht    Escursione al Parco di Nukhut, a circa 30 km dalla capitale, per la Festa delle Aquile. 10°g.  6/3 Ulaanbaatar – Dalanzadgad - Bulgan  Dopo colazione trasferimento in aeroporto e volo (orario da confermare) per Dalanzadgad nel deserto di Gobi. Arrivo e trasferimento nella cittadina di Bulgan, che dista circa 80 km, dove si alloggia presso una famiglia locale. Si attraversa un ambiente selvaggio di montagne, praterie e dune generalmente ricoperte in inverno da un manto bianco di neve. Nel pomeriggio cerimonia di apertura del Festival dei Cammelli con una parata degli animali bardati a festa seguita da uno spettacolo di artisti bambini. 11°g.  7/3 Bulgan   Giornata interamente dedicata al Festival dei Cammelli. I protagonisti sono i cammelli bactriani, compagni di vita dei nomadi dell’Asia Centrale. Sono previste gare di velocità tra cammelli divisi per gruppi di età su percorsi di diversa lunghezza, tra i 10 e i 15 km; i primi tre cammelli di ciascuna categoria vengono premiati rispettivamente con medaglie d’oro, d’argento e di bronzo. Si potrà anche assistere ad un’originale partita di polo, dove si cavalcano i cammelli in luogo degli usuali cavalli; a diverse prove di abilità, tra le quali quella di caricare il più velocemente possibile un cammello con una gher smontata; e anche a un “concorso di bellezza”, nel quale la prestanza dei cammelli è messa in risalto dalla ricchezza dei finimenti. E’ di particolare interesse il folklore che circonda questo evento, che richiama tutti i nomadi della regione. Pernottamento in famiglia 12°g.  8/3 Bulgan  – Ulaanbaatar   Dopo la colazione partenza in volo per Ulaanbaatar (orario da confermare) e tempo libero. Se sarà in calendario oggi in serata si assiste ad un concerto di musica tradizionale mongola. Pernottamento presso l’hotel Sant Office. 13°g.  Lunedi 9 marzo, volo di rientro  
MONGOLIA 2014: Gobi, il grande deserto
Bellezze naturali, artistiche e storiche
Periodo: 30 ago - 14 set
Tuvkhun Erdene Zuu   N.B.: chi desidera partecipare al viaggio deve segnalarcelo al più presto per le difficoltà di prenotazione dei voli per Ulaanbataar. Il viaggio tocca un ampio insieme di siti storici e naturali seguendo un percorso che da Ulaanbaatar porta al passato glorioso dell’antica capitale Kharkhorin ed ai monasteri di Erdenee Zuu e di Tuvkhun, una perla incastonata tra le montagne; in questa regione si avrà anche l’opportunità di venire ospitati presso l’antico sito monastico di Shank. Si prosegue poi verso le rovine del monastero di Oghii, adagiate sulle rive dell’omonimo fiume che ne vide la grandezza e l’oblio, passando dalle cascate di Khujirt, e si prosegue sempre più a sud giungendo nel deserto del Gobi alle sterminate “dune che suonano”, le Khongoryn Els. Si rientra poi verso nord seguendo un percorso più orientale, che consente di visitare il parco di Ikh Gazryn Chuluu ed il lago di Sangiin Dalai, arrivando ad Ulaanbaatar. Il Deserto del Gobi Il Gobi è una vasta area desertica dell'Asia centrale, situata in gran parte in Mongolia, di cui occupa un terzo del territorio, misura circa 1610 km da est a ovest e circa 970 km da nord a sud. L'altitudine dell'altopiano varia dai 914 m della zona orientale ai 1514 m della parte occidentale ed è caratterizzato da piane ondulate e ghiaiose, inframmezzate da bassi rilievi e da colli isolati. Se si esclude la parte sud-orientale, completamente arida, la regione presenta una stentata vegetazione erbacea e arbustiva, sufficiente a nutrire le greggi dei pastori nomadi che vivono nella zona; pozzi occasionali e laghi poco profondi rappresentano le sole riserve idriche. Le zone marginali a nord e a nord-ovest sono fertili, mentre all'estremità sudorientale dell'area desertica prevalgono steppe o praterie. I primi europei che attraversarono il deserto di Gobi furono i membri di una spedizione guidata da Marco Polo nel 1275. In epoca moderna numerose spedizioni si avventurarono nel Gobi, l'American Museum of Natural History di New York promosse negli anni 1921-1930 una serie di spedizioni guidate dal naturalista americano Roy Chapman Andrews che portarono alla scoperta di un bacino incredibilmente ricco di uova fossili di dinosauro. Ma Gobi, oltre a paesaggi mozzafiato, rivela antichi monasteri nascosti tra le lunghe catene di rocce granitiche.   Khogoryn Els Gher Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici Uaz seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; gli unici tratti asfaltati sono nei pressi della capitale. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è comunque abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il circuito complessivo è di circa 2200 km; le distanze approssimative coperte nelle singole tappe sono indicate nel programma. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia per una notte presso il monastero di Shank (si segnala che qui servizi igienici sono rudimentali) e le altre notti nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa e anche vegetariana. Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la capitale non si trovano più hotel e si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando sempre in tenda; molti dei campi fissi sono comodamente attrezzati, ma non sono degli hotel. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Clima e attrezzatura Il clima all’inizio di settembre è secco, le temperature previste sono tra i 10 e i 20 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. Per la notte al monastero di Shank è meglio avere a disposizione un sacco a pelo il cui gradiente termico minimo consigliato è di zero gradi; la nostra organizzazione può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Nelle gher vengono comunque fornite lenzuola pulite e coperte. Prevedere un abbigliamento che possa essere resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.   Bogdo Khan Shank   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g.  Sabato 30 agosto, partenza per Ulaanbaatar   2°g.  31/8 Arrivo a Ulaanbaatar    Arrivo, trasferimento e sistemazione presso l’hotel Office. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan, da dove si gode un bellissimo panorama della città e delle colline circostanti e si trova una enorme statua di Buddha. 3°g.  1/9 Ulaanbaatar - Parco Nazionale di Khustai   Dopo la visita dell’ultima residenza del Bogdo Khan, il signore teocratico della Mongolia, partenza per il Parco Nazionale di Khustai Nuruu, ad ovest della capitale, dove si ha la possibilità di vedere i cavalli selvatici di Przewalski, noti anche come Takhi o Pony della Mongolia. Questo animale è il parente più prossimo del cavallo domestico; negli anni ‘60 erano scomparsi ma grazie ad un programma di reinserimento ora è possibile ammirarli. E’ prevista un’escursione nel parco dove, oltre ai cavalli selvatici, sono presenti diverse specie animali come il cervo rosso asiatico, le gazzelle della steppa, i gatti selvatici manul ed altri. Pernottamento nel campo gher di Khustai; la tappa è di circa 100 km. 4°g.  2/9 Parco Nazionale di Khustai - Kharkhorin - Shank    Al mattino si parte presto proseguendo in direzione ovest per Kharkhorin, antica capitale dell’impero mongolo di Gengis Khan, dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città. Visita al monastero-museo di Erdene Zuu, costruito sui ruderi di Kharkhorin. Si prosegue quindi per il monastero di Shank dove saremo graditi ospiti della comunità monastica. Shank è un piccolo e antico monastero che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan; trascorreremo con i monaci parte della giornata e si pernotta nelle gher che ci mettono a disposizione all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. La tappa è di circa 320 km. 5°g.  3/9 Shank - Khujirt  Dopo la colazione si parte per Khujirt, dove si effettua un’escursione al monastero di Tuvkhun e alle cascate di Khujirt, situate in una zona di grande rilevanza storica; sono state create dalla combinazione di terremoti ed eruzioni vulcaniche e si trovano in una zona incantevole e disabitata. Segue la visita al monastero di Tuvkhun, recentemente ristrutturato: si trova incastonato sulle montagne che chiudono a settentrione la valle dell’Orkhon. Questo monastero era molto amato dal Bogdo Khan Zanabazar, che qui visse e studiò per quasi trent’anni. La visita richiede una salita a piedi di circa un’ora in mezzo alla foresta. Sistemazione nel campo gher Talbiun nei pressi di Khujirt; la tappa è di circa 120 km. 6°g.  4/9 Khujirt – Monastero di Onghiin  Inizia il percorso verso sud che porta al deserto del Gobi, il più grande deserto asiatico. La tappa di oggi, circa 240 km, porta fino al monastero di Onghiin, recentemente restaurato. L’ambiente naturale è di particolare interesse per il contrasto tra le montagne nere, che circondano le vestigia del monastero, e il fiume che rende verdi le sue coste. Sistemazione al campo gher Tsagann Ovoo poco distante dal monastero. 7°g.  5/9 Monastero di Onghiin – Bayanzag   Proseguendo per il deserto di Gobi si arriva a Bayanzag – che tradotto significa “Vette infuocate”, dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie sconosciute fino ad allora. In quest’area ci si reca a visitare anche i graffiti  rupestri di Khavtsgait. Pernottamento al campo gher di Bayanzag; la tappa è di circa 160 km. 8°g.  6/9 Bayanzag – Parco Nazionale di Khongoryn Els  Oggi si giunge al Parco Nazionale di Khongoryn Els, dove si fa un’escursione alle dune di sabbia più alte e spettacolari della Mongolia, alcune delle quali arrivano fino a 800 metri di altezza. Pernottamento al campo gher Govi-Erdene; la tappa è di circa 160 km. 9°g.  7/9 Khongoryn Els - Dalanzadgad   Proseguimento del viaggio ed ingresso nel Parco Nazionale di Gurvan Saikhan dove si visita Yoliin Am, chiamata erroneamente dalle guide “Valle delle aquile” (…qui le aquile non si sono mai viste…), sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, e dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi ed i gipeti. Si arriva poi a Dalanzadgad, capoluogo della regione di Omnogov, dove si visita il mercato locale prima di andare al campo gher Govi Discovery; la tappa è di circa 200 km. 10°g.  8/9 Dalanzadgad - Tsagaan Suvraga   Il percorso attraversa un’area molto bella per i panorami, caratterizzata da una profonda fenditura che taglia il terreno da est ad ovest con la visuale della steppa sul fondo della vallata. Questa zona un tempo era sommersa, probabilmente non dall’antico mare che occupava l’attuale area del Gobi, ma da acque fluviali. Da lontano, le formazioni calcaree di Tsagaan Suvraga, alte fino a 30 metri, assomigliano alle antiche rovine di una città bianca. Pernottamento nel campo gher di Tsagaan Suvraga; la tappa è di circa 200 km. 11°g.  9/9 Tsagaan Suvraga - Parco Nazionale di Ikh Gazryn Chuluu  Partenza verso nord in direzione della capitale; la meta di oggi è Ikh Gazryn Chuluu, uno dei parchi naturali più belli della Mongolia. Pernottamento nel campo gher Tuw Bojigon; la tappa è di circa 220 km. 12°g.  10/9  Ikh Gazryn Chuluu  Visita di Ikh Gazryn Chuluu, dove le rocce alte fino a circa 1700 metri formano una catena lunga una trentina di chilometri e nascondono interessanti grotte che si potranno visitare. Si sale poi sul monte Erlug, dove si sosta per un picnic; nei pressi del monte vi è un antico monumento. Si rientra quindi al campo gher; si percorrono coi mezzi circa 30 km. 13°g.  11/9 Ikh Gazryn Chuluu - Parco Nazionale di Baga Gazryn Chuluu    Partenza per Baga Gazryn Chuluu, una formazione di roccia granitica nel centro delle pianure; arrivo ed escursione nei dintorni. Si prosegue per il lago di Sangiin Dalai, ricco di molte specie di uccelli tra cui aquile, oche, cigni, ecc.; al centro del lago ci sono le rovine di un tempio costruito nel X secolo. Si alloggia nel campo gher Erdene-Ukhaa situato nei pressi; la tappa è di circa 150 km. 14°g.  12/9 Baga Gazryn Chuluu – Ulaanbaatar  Proseguimento del viaggio per Ulaanbaatar, che dista circa 260 km, dove si alloggia presso l’hotel Sant Asar. Ad Ulaanbaatar si assiste ad uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo. 15°g.  13/9 Ulaanbaatar   Visita al Museo di Storia, dove sono illustrati lo sviluppo della storia dell’uomo nelle terre mongole ed i costumi tradizionali delle varie etnie, del Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi monasteri rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. 16°g.  Domenica 14 settembre, volo di rientro  
MONGOLIA 2014: Piste sconosciute dell'ovest
Un’esplorazione ai confini del mondo
Periodo: 8 ago - 30 ago
Gher Bayangovi   L’itinerario segue un grande anello iniziando da Ulaanbataar verso sud ovest scendendo verso la parte più profonda del vasto Gobi. In queste remote regioni, dove è raro incontrare altri visitatori, si trovano due delle perle più preziose della Mongolia: il mitico monte Eej Khairkhan, il cui sacro nome per rispetto non viene neppure pronunciato dai mongoli, e il canyon di Khermen Tsav, pochissimo visitato per la sua remotezza, una vera miniera di fossili di dinosauro, luogo dalla bellezza primordiale con un’incredibile cromaticità delle rocce, uno dei siti più remoti e belli di questo Paese. Il percorso tocca così un ampio insieme di aree di eccezionale bellezza naturale; oltre ai siti menzionati si vedono l’oasi di Zulganai e si arriva al parco nazionale di Otgontenger, un monte ornato di nevi perenni e considerato di estrema sacralità, paragonato da alcuni per via della forma al monte Kailash. Proseguendo, si raggiunge quindi il lago di Tsagaan con il vulcano Khorgo. Il viaggio porta anche in molti dei principali siti di importanza storica, tra cui Kharkorin, l’antica capitale di Gengis Khan, oltre ad Erdene Zuu e la stessa Ulaanbaatar. Vivremo anche un’esperienza unica in Mongolia soggiornando in uno dei più antichi monasteri buddisti, dove la nostra presenza porterà alla comunità monastica un piccolo aiuto finanziario.   Eej Khairkhan uul Otgontenger   È un percorso che attraversa i molteplici ambienti naturali della Mongolia per quasi 4000 chilometri. Sono previste delle escursioni a piedi che seguono sentieri non impegnativi della durata massima di una giornata. Modalità del viaggio  Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici Uaz seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; gli unici tratti asfaltati sono nei pressi della capitale. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è comunque abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di quasi 4000 chilometri. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia per 8 notti in tenda (prima 1 e poi 7 consecutive), una al monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come erano nelle vecchie campagne italiane), 3 in alberghetti locali, puliti ma che ricordano a volte i tempi dell’occupazione sovietica e dove una pecca può essere a volte la poca funzionalità degli impianti idrici, e per 6 notti nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa e anche vegetariana. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento sono curati da nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria, fra cui il materassino, dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo. Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la capitale si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando la maggior parte delle notti in tenda; molti dei campi fissi sono comodamente attrezzati, ma non sono degli hotel. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo.   Nomadi Terkhiin Tsagaan nuur Clima e attrezzatura Il clima in agosto è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 15 e i 30 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. È necessario disporre di un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di zero gradi; Alfredo Savino può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento che possa essere resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.   Bichigt khad Bichigt khad   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici  1°g.  Venerdi  8 agosto, partenza dall’Italia    Partenza da Milano Malpensa alle 11.00 con Turkish Airlines e arrivo a Istanbul alle 14.45. Il volo transcontinentale da Istanbul per Ulaanbaatar parte alle 19.05.  2°g.  9/8 Arrivo a Ulaanbaatar   Arrivo alle ore 10.05, trasferimento e sistemazione presso l’hotel Office. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan, dove si trova una enorme statua di Buddha con un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama.  3°g.  10/8 Ulaanbaatar – Arvaikher   Al mattino si parte presto in direzione sud ovest su una buona strada asfaltata fino al capoluogo della regione dell’Ovorkhagai, Arvakhaier. Lungo il percorso si sosta alle pendici del monte Khogno Khaan (1967 mt) dove si trova il monastero Erdene Khamba, che ha trovato nuova vita dal 1992 dopo secoli di abbandono seguiti alla distruzione avvenuta nel XVII secolo. Sistemazione presso il semplice hotel Time. La tappa è di circa 420 km.  4°g.  11/8 Arvaikher – Lago Orog Nuur   Si prosegue il viaggio verso l’Orog Nuur, un lago della Mongolia centro-meridionale che si trova a un'altitudine di 1.216 mt.; ha una superficie di 130 kmq con una profondità massima di 4,5 mt ed è situato in una valle a nord del massiccio dell’Ikh Bogd Uul, che fa parte degli Altai; alimentato dall'abbondante acqua dolce del fiume Tujn sta perdendo l’originaria salinità. Si posiziona il campo nelle vicinanze; la tappa è di circa 250 km. 5°g.  12/8  Lago Orog Nuur – Grotta di Tsagaan Agui ­ – Bayangovi   Questa tappa vede la metamorfosi ambientale dalla steppa al deserto del Gobi, con un graduale cambiamento di forme e colori. Si arriva alla grotta di Tsagaan Agui, tempestata di cristalli, in cui sono state ritrovate tracce di presenza umana che risalgono a 700.000 anni fa. Ci si accomoda nel campo Gher Goviin Temee; la tappa è di circa 150 km.  6°g.  13/8 Bayangovi: graffiti rupestri di Bichigt Khad Si visita Bichigt Khad, un canyon ricco di particolari petroglifi risalenti a tremila anni fa. I graffiti sono posizionati sui versanti rocciosi e offrono un’incredibile testimonianza della fauna e della vita dell’uomo nell’età del ferro. Ritorno al campo gher; il percorso è di circa 140 km.  7°g.  14/8 Bayangovi – Oasi di Zulganai   Da Bayangovi si raggiunge l’oasi di Zulganai, attraversata dal piccolo omonimo fiume che nasce negli Altai e si estingue nel deserto. Qui la natura è incontaminata; il tappeto verde di erba e arbusti che la compone si pone in netto contrasto con le sterili colline sullo sfondo di questa tipica oasi del Gobi, dove vive una comunità di bovini “fantasma”. Si posiziona il campo nelle vicinanze dell’oasi; la tappa è di circa 220 km.  8°g.  15/8 Oasi di Zulganai – Khermen Tsav In un paio di ore si raggiunge Khermen Tsav, un luogo che da solo vale un viaggio in Mongolia. Si trascorre la giornata esplorando quest’area incredibile, un labirinto primordiale dove affiora una profusione di ossa dei giganti del passato, immersi in una natura che evoca il senso della creazione e dove la mente si perde nella spettacolare cromaticità delle falesie. Il punto focale è un canyon lungo all’incirca 15 km, Questo è uno dei punti più belli e inaccessibili della Mongolia, ma anche tra i più remoti. Pernottamento in tenda; il percorso è di circa 60 km.  9°g.  16/8 Khermen Tsav – Oasi di Ekhiin gol In mattinata si parte in direzione ovest verso l’oasi di Ekhiin gol; questo luogo isolato è un peculiare risultato della caparbietà umana, una piccola comunità di contadini produce una incredibile varietà di ortaggi. Ma questo luogo nacque nel XIX secolo come terra di produzione dell’oppio ad opera di cinesi del Gansù, che furono poi sterminati per mano di un monaco guerriero. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 120 km.  10°g.  17/8 Oasi di Ekhiin gol ­– Area strettamente protetta “Gobi A”    Quest’area, che si estende per 5.311.730 ettari lungo il confine Sud Occidentale della Mongolia a ridosso della Cina, nel 1975 è stata dichiarata protetta e accessibile solo con speciali permessi. È un territorio tra i più remoti ed inaccessibili della Mongolia che offre l’ultimo rifugio ad un’incredibile avifauna asiatica e un ampio insieme di animali, permettendo di osservare specie animali a rischio di estinzione che qui hanno trovato un luogo sicuro. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 170 km. 11°g.  18/8 Area strettamente protetta “Gobi A”   Per poter vedere le molte specie salvatiche quali l’ermione, l’asino selvatico, l’originale cammello selvatico bactriano, le gazzelle dalla coda nera, l’antilope Saiga ed altre ancora attraverseremo per due giorni questa area non antropizzata, caratterizzata da un territorio desertico montuoso punteggiato da oasi, in completa autonomia alla ricerca degli animali. Si prevede un circuito complessivo di circa 200 km.  12°g.  19/8 Area strettamente protetta “Gobi A”  – Montagna sacra  Eej Khairkhan uul    Si prosegue verso nord ovest fino ad arrivare al mitico monte di Eej Khairkhan, uno dei luoghi più sacri ai mongoli che per sommo rispetto evitano addirittura di pronunciarne il nome: è un equivalente di Uluru (Ayers Rock) in Australia. Venerata già prima dell’arrivo del buddismo, di forma tondeggiante, questa grande montagna di granito che sorge improvvisamente da un mare di sabbia è stata dichiarata monumento nazionale nel 1992. Ai sui piedi si trovano vasche naturali e rocce dalle particolari figure create dal vento. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 150 km.  13°g.  20/8 Eej Khairkhan – Tainngin Nuruu   La meta di oggi è la zona dei Tainngin Nuruu, una propaggine dei monti Altai che attraverseremo. Qui i paesaggi e i colori cambiano costantemente e il deserto si trasforma in steppa. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 70 km.  14°g.  21/8  Tainngin Nuruu – Altai   Oggi si arriva al capoluogo della regione del Gov Altai, dove il tratto finale della catena montuosa degli Altai incontra il deserto, creando uno spettacolo insolito; pernottamento presso il Tulga Altai hotel. La tappa è di circa 180 km.  15°g.  22/8 Altai – Uliastai   Si raggiunge Uliastai, uno dei capoluoghi di Aimag (regione) più isolati del paese, completamente circondato dalle montagne, che fu la sede di una guarnigione militare mancese nel XVIII secolo. Pernottamento presso l’hotel Uliastai per due notti; la tappa è di circa 200 km. 16°g.  23/8 Uliastai: escursione al Parco di Otgontenger    Escursione al parco nazionale del sacro monte Otgontenger, dove questo troneggia con i suoi 3900 metri e sulla cui vetta regna la neve perenne. Arrivati al lago di Khukh si salgono con circa un’ora di passeggiata non impegnativa le due cime del Dayan Uul, sovrastate da stupende formazioni di roccia che sono considerate sacre e venerate dai mongoli; da qui si può ammirare il sacro monte Otgontenger nel suo pieno splendore. Ritorno in hotel; il circuito prevede uno spostamento di circa 120 km.  17°g.  24/8 Uliastai - Regione di Zavkhain – Lago Tsagaan Nuur  L’itinerario prosegue verso nord est con una lunga tappa di spostamento per il lago di Terkhiin Tsagaan, circondato da crateri di vulcani spenti, il più "giovane" dei quali è il Khorgo. Il percorso si snoda tra monti e vallate, e dai punti più alti si godono panorami d'inimmaginabile bellezza. Pernottamento nel campo gher Ikh-Khorgo; la tappa è di circa 380 km.  18°g.  25/8 Lago Tsagaan Nuur    Visita al vulcano Khorgo, dove in pochi minuti di cammino si raggiunge la sommità del cratere e scendendo si arriva alle grotte di Shar Nokhoi (trad.: cane giallo) e di ghiaccio. Si prosegue l’esplorazione con una passeggiata attorno al lago, rientrando quindi al campo gher; oggi si percorrono circa 50 km. 19°g.  26/8 Lago Tsagaan Nuur – Terme di Tsenkher   Si prosegue  per la zona termale di Tsenkher, dove le acque raggiungono temperature tra i 60 e gli 80 gradi, ottime per rilassarsi: si può fare il bagno nelle terme e si possono provare il massaggio e le cure tradizionali mongole. Pernottamento nel campo gher Altai-Nutag; la tappa è di circa 220 km. 20°g.  27/8 Terme di Tsenkher – Kharkhorin – Monastero di Shank   Al mattino si parte presto proseguendo in direzione Est per Kharkhorin, antica capitale dell’impero mongolo di Gengis Khan, dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città. Visita al monastero-museo di Erdene Zuu, costruito sui ruderi di Kharkhorin. Si prosegue quindi per il monastero di Shank dove saremo graditi ospiti della comunità monastica. Shank è un piccolo e antico monastero che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nelle gher che ci mettono a disposizione all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. La tappa è di circa 190 km. 21°g.  28/8 Monastero di Shank – Ulaanbataar   Ritorno ad Ulaanbaatar, che dista circa 360 km, arrivo e sistemazione presso l’hotel Sant Asar. Si assiste ad uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo.  22°g.  29/8 Ulaanbaatar   Visita al Museo di Storia, dove sono illustrati lo sviluppo della storia dell’uomo nelle terre mongole ed i costumi tradizionali delle varie etnie, del Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. Pernottamento in hotel.  23°g.  Sabato 30 agosto, volo di rientro    La partenza da Ulaanbataar è alle 11.05 con arrivo a Istanbul alle 17.20; partenza per Milano Malpensa alle 20.40 con arrivo alle 22.45. 
MONGOLIA 2014: Scoprire la Mongolia
Storia, vaste steppe e deserto del Gobi
Periodo: 4 ago - 19 ago
Gher Khogoryn Els   Lasciata la capitale si esplora il Parco Nazionale di Khustai, si tocca il passato glorioso a Kharkhorin e si visitano i monasteri di Erdenee Zuu e di Tuvkhun, una perla incastonata tra le montagne; in questa regione si avrà anche l’opportunità di venire ospitati presso l’antico sito monastico di Shank. Si prosegue poi verso le rovine del monastero di Oghii, adagiate sulle rive dell’omonimo fiume, passando dalle cascate di Khujirt e giungendo a Bayanzag, il sito delle “vette infuocate”, molto importante per i resti paleontologici. Sempre più a sud, nel deserto del Gobi si sosta alle sterminate “dune che suonano”, le Khongoryn Els, e si gode a fondo delle bellezze di questo vasto deserto con il parco di Gurvan Saikhan, Yoliin Am e Tsagaan Suvraga. Si rientra poi verso nord seguendo un percorso più orientale, che consente di visitare il parco di Ikh Gazryn Chuluu e il lago di Sangiin Dalai, arrivando ad Ulaanbaatar. Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici Uaz seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; gli unici tratti asfaltati sono nei pressi della capitale. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è comunque abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il circuito complessivo è di circa 2200 km; le distanze approssimative coperte nelle singole tappe sono indicate nel programma. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia per una notte presso il monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali) e le altre notti nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa e anche vegetariana. Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la capitale non si trovano più hotel e si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando sempre in tenda; molti dei campi fissi sono comodamente attrezzati, ma non sono degli hotel. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Gher Mongolia Clima e attrezzatura Il clima in Agosto è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 15 e i 30 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. Per la notte al monastero di Shank è meglio avere a disposizione un sacco a pelo il cui gradiente termico minimo consigliato è di zero gradi; se richiesto potremo procurarlo localmente sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. NB: per chi segue l’estensione il sacco a pelo è necessario. Nelle gher vengono comunque fornite lenzuola pulite e coperte. Prevedere un abbigliamento che possa essere resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie. Bayanzag Shank   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g.  Lunedi 4 agosto, partenza per la Mongolia   2°g.  5/8 Arrivo a Ulaanbaatar Arrivo, trasferimento e sistemazione presso l’hotel Office. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan, da dove si gode un bellissimo panorama della città e delle colline circostanti e si trova una enorme statua di Buddha. 3°g. 6/8 Ulaanbaatar - Parco Nazionale di Khustai  Dopo la visita dell’ultima residenza del Bogdo Khan, il signore teocratico della Mongolia, partenza per il Parco Nazionale di Khustai Nuruu, ad ovest della capitale, dove si ha la possibilità di vedere i cavalli selvatici di Przewalski, noti anche come Takhi o Pony della Mongolia. Questo animale è il parente più prossimo del cavallo domestico; negli anni ‘60 erano scomparsi ma grazie ad un programma di reinserimento ora è possibile ammirarli. E’ prevista un’escursione nel parco dove, oltre ai cavalli selvatici, sono presenti diverse specie animali come il cervo rosso asiatico, le gazzelle della steppa, i gatti selvatici manul ed altri. Pernottamento nel campo gher di Khustai; la tappa è di circa 100 km. 4°g.  7/8 Parco Nazionale di Khustai - Kharkhorin - Shank Al mattino si parte presto proseguendo in direzione ovest per Kharkhorin, antica capitale dell’impero mongolo di Gengis Khan, dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città. Visita al monastero-museo di Erdene Zuu, costruito sui ruderi di Kharkhorin. Si prosegue quindi per il monastero di Shank dove saremo graditi ospiti della comunità monastica. Shank è un piccolo e antico monastero che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan; trascorreremo con i monaci parte della giornata e si pernotta nelle gher che ci mettono a disposizione all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. La tappa è di circa 320 km. 5°g.  8/8 Shank - Khujirt Dopo la colazione si parte per Khujirt, dove si effettua un’escursione al monastero di Tuvkhun e alle cascate di Khujirt, situate in una zona di grande rilevanza storica; sono state create dalla combinazione di terremoti ed eruzioni vulcaniche e si trovano in una zona incantevole e disabitata. Segue la visita al monastero di Tuvkhun, recentemente ristrutturato: si trova incastonato sulle montagne che chiudono a settentrione la valle dell’Orkhon. Questo monastero era molto amato dal Bogdo Khan Zanabazar, che qui visse e studiò per quasi trent’anni. La visita richiede una salita a piedi di circa un’ora in mezzo alla foresta. Sistemazione nel campo gher Talbiun nei pressi di Khujirt; la tappa è di circa 120 km. 6°g.  9/8 Khujirt – Monastero di Onghiin Inizia il percorso verso sud che porta al deserto del Gobi, il più grande deserto asiatico. La tappa di oggi, circa 240 km, porta fino al monastero di Onghiin, recentemente restaurato. L’ambiente naturale è di particolare interesse per il contrasto tra le montagne nere, che circondano le vestigia del monastero, e il fiume che rende verdi le sue coste. Sistemazione al campo gher Tsagann Ovoo poco distante dal monastero. 7°g.  10/8 Monastero di Onghiin – Bayanzag Proseguendo per il deserto di Gobi si arriva a Bayanzag – che tradotto significa “Vette infuocate”, dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie sconosciute fino ad allora. In quest’area ci si reca a visitare anche i graffiti  rupestri di Khavtsgait. Pernottamento al campo gher di Bayanzag; la tappa è di circa 160 km. 8°g.  11/8 Bayanzag – Parco Nazionale di Khongoryn Els Oggi si giunge al Parco Nazionale di Khongoryn Els, dove si fa un’escursione alle dune di sabbia più alte e spettacolari della Mongolia, alcune delle quali arrivano fino a 800 metri di altezza. Pernottamento al campo gher Govi-Erdene; la tappa è di circa 160 km. 9°g. 12/8 Khongoryn Els - Dalanzadgad  Proseguimento del viaggio ed ingresso nel Parco Nazionale di Gurvan Saikhan dove si visita Yoliin Am, chiamata erroneamente dalle guide “Valle delle aquile” (…qui le aquile non si sono mai viste…), sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, e dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi ed i gipeti. Si arriva poi a Dalanzadgad, capoluogo della regione di Omnogov, dove si visita il mercato locale prima di andare al campo gher Govi Discovery; la tappa è di circa 200 km. 10°g.  13/8 Dalanzadgad - Tsagaan Suvraga  Il percorso attraversa un’area molto bella per i panorami, caratterizzata da una profonda fenditura che taglia il terreno da est ad ovest con la visuale della steppa sul fondo della vallata. Questa zona un tempo era sommersa, probabilmente non dall’antico mare che occupava l’attuale area del Gobi, ma da acque fluviali. Da lontano, le formazioni calcaree di Tsagaan Suvraga, alte fino a 30 metri, assomigliano alle antiche rovine di una città bianca. Pernottamento nel campo gher di Tsagaan Suvraga; la tappa è di circa 200 km. 11°g.  14/8 Tsagaan Suvraga - Parco Nazionale di Ikh Gazryn Chuluu Partenza verso nord in direzione della capitale; la meta di oggi è Ikh Gazryn Chuluu, uno dei parchi naturali più belli della Mongolia. Pernottamento nel campo gher Tuw Bojigon; la tappa è di circa 220 km. 12°g.  15/8  Ikh Gazryn Chuluu Visita di Ikh Gazryn Chuluu, dove le rocce alte fino a circa 1700 metri formano una catena lunga una trentina di chilometri e nascondono interessanti grotte che si potranno visitare. Si sale poi sul monte Erlug, dove si sosta per un picnic; nei pressi del monte vi è un antico monumento. Si rientra quindi al campo gher; si percorrono coi mezzi circa 30 km. 13°g.  16/8 Ikh Gazryn Chuluu - Parco Nazionale di Baga Gazryn Chuluu  Partenza per Baga Gazryn Chuluu, una formazione di roccia granitica nel centro delle pianure; arrivo ed escursione nei dintorni. Si prosegue per il lago di Sangiin Dalai, ricco di molte specie di uccelli tra cui aquile, oche, cigni, ecc.; al centro del lago ci sono le rovine di un tempio costruito nel X secolo. Si alloggia nel campo gher Erdene-Ukhaa situato nei pressi; la tappa è di circa 150 km. 14°g.  17/8 Baga Gazryn Chuluu – Ulaanbaatar Proseguimento del viaggio per Ulaanbaatar, che dista circa 260 km, dove si alloggia presso l’hotel Sant Asar. Ad Ulaanbaatar si assiste ad uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo. 15°g.  18/8 Ulaanbaatar  Visita al Museo di Storia, dove sono illustrati lo sviluppo della storia dell’uomo nelle terre mongole ed i costumi tradizionali delle varie etnie, del Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi monasteri rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. 16°g.  Martedì 19 agosto, volo di rientro  
MONGOLIA 2014: Profondo Gobi, al confine col nulla
Periodo: 17 lug - 2 ago
Bayangovi Tsagaan Suvraga   Il viaggio è stato attentamente studiato per accedere alle aree più segrete e belle dell’infinito Gobi, un mondo di cui si conosce ancora poco, dove si individuano i resti preistorici dell’origine dell’uomo. Si parte da Ulaanbaatar in treno verso sud est per Sainshand, dove i veicoli fuoristrada sono in attesa del gruppo; si inizia da qui con l’esplorazione di un sito affascinante, il regno del Signore del Gobi con il monastero di Khamaryn Khid, il centro energetico di Shambala e la montagna sacra di Bayanzurkh. Da qui ci si spinge verso sud ovest fino alle remote regioni dei monti dell’Ikh Bogd, nel cuore del deserto. Si incontra un ampio insieme di luoghi di eccezionale bellezza paesaggistica, da Tsagaan Suvraga e dalle dune di Khongotyn Els ai siti paleontologici di Kermen Tsav, dove l’ambiente straordinario impressiona forse ancor più della profusione di fossili di dinosauro. Si toccano anche siti di grande importanza storica, tra cui primeggia Kharkorin, l’antica capitale di Gengis Khan, Erdene Zuu, la stessa Ulaanbaatar e tanti altri. Per apprezzare da vicino la vera vita della Mongolia si sarà anche ospiti di una famiglia di allevatori nomadi, per avvicinare la bellezza ma anche la durezza di una vita così lontana dai nostri schemi e dalle nostre sicurezze; sosteremo presso degli allevatori di cammelli e vivremo infine un’esperienza unica in Mongolia soggiornando in un monastero buddista, dove la nostra presenza contribuirà anche un piccolo aiuto finanziario. In sintesi, è un viaggio adatto a coloro che vogliano vivere un’esperienza profonda e vera della Mongolia. Il Deserto del Gobi Il Gobi è una vasta area desertica dell'Asia centrale, situata in gran parte in Mongolia, di cui occupa un terzo del territorio, misura circa 1610 km da est a ovest e circa 970 km da nord a sud. L'altitudine dell'altopiano varia dai 914 m della zona orientale ai 1514 m della parte occidentale ed è caratterizzato da piane ondulate e ghiaiose, inframmezzate da bassi rilievi e da colli isolati. Se si esclude la parte sud-orientale, completamente arida, la regione presenta una stentata vegetazione erbacea e arbustiva, sufficiente a nutrire le greggi dei pastori nomadi che vivono nella zona; pozzi occasionali e laghi poco profondi rappresentano le sole riserve idriche. Le zone marginali a nord e a nord-ovest sono fertili, mentre all'estremità sudorientale dell'area desertica prevalgono steppe o praterie. I primi europei che attraversarono il deserto di Gobi furono i membri di una spedizione guidata da Marco Polo nel 1275. In epoca moderna numerose spedizioni si avventurarono nel Gobi, l'American Museum of Natural History di New York promosse negli anni 1921-1930 una serie di spedizioni guidate dal naturalista americano Roy Chapman Andrews che portarono alla scoperta di un bacino incredibilmente ricco di uova fossili di dinosauro. Ma Gobi, oltre a paesaggi mozzafiato, rivela antichi monasteri nascosti tra le lunghe catene di rocce granitiche ed è popolato da antiche leggende di fonti miracolose e di alberi duri come la roccia il cui legno non galleggia.   Erdene zuu Gher Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici Uaz seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; gli unici tratti asfaltati sono nei pressi della capitale. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è comunque abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 3300 chilometri. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia per 5 notti in tenda (di cui tre consecutive), una al monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come erano nelle vecchie campagne italiane), due in un semplice hotel locale, una presso una famiglia e 4 nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa e anche vegetariana. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento sono curati da nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo. Per il viaggio in treno si utilizzano cuccette da quattro letti fornite di lenzuola. Per la notte a Bayanzag abbiamo invece scelto un campo fisso che è allestito dagli allevatori di cammelli, che forniscono delle gher un po’ spartane per gli ospiti (le condizioni saranno simili a quelle del campo mobile, ma con la facilitazione di un letto), tuttavia riteniamo importante contribuire alle loro magre entrate con la nostra presenza. Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la capitale non si trovano più hotel e si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando sempre in tenda; molti dei campi fissi sono comodamente attrezzati, ma non sono degli hotel. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo. Clima e attrezzatura Il clima in luglio è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 25 e i 35 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. E’ necessario disporre di un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di zero gradi; Alfredo Savino può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento che possa essere resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.   Bogd Khan Shank   PROGRAMMA DEL VIAGGIO Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici 1°g.  Giovedi 17 luglio, partenza per Ulaanbaatar    2°g.  18/7 Arrivo a Ulaanbaatar – Treno per Sainshand    Arrivo, incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan, da dove si gode un bellissimo panorama della città e delle colline circostanti e si trova una enorme statua di Buddha. Nel pomeriggio si prende il treno della trans mongolica in direzione sud est per la città di Sainshand, che si trova nel deserto del Gobi a circa 480 km di distanza. Pernottamento in treno in cuccetta; all’arrivo ci si accomoda presso l’hotel Shand. 3°g.  19/7 Sainshand: monastero di Khamryn Khiid, Shambala e montagna sacra di Bayanzurkh Arrivo nella notte (verso l’una) a Sainshand, capoluogo della regione del Dornogovi; si andrà in hotel per riposare. Oggi si percorreranno i luoghi dove migliaia di mongoli vanno in pellegrinaggio ogni anno, iniziando dal monastero di Khamryn Khiid, fondato nel 1820 e unico di scuola Nyngmapa in Mongolia. A nord del monastero si trovano delle grotte di meditazione e nelle vicinanze anche un particolare punto considerato un importante centro energetico, dove si crede che si possa acquisire, tramite alcuni riti, energia vitale; ma la grande fama del luogo è data dal fatto che fu tradizionalmente considerato una porta segreta per accedere al mistico regno illuminato di Shambala, dove vengono custoditi gli insegnamenti di Kalachakra, la “Ruota del Tempo”. Da qui ci si sposta a Bayanzurkh Uul, la più famosa delle montagne sacre del Gobi orientale; questo sito era originariamente dedicato ai culti  sciamanici e in seguito vi fu costruito, vicino alla sommità, un tempio di meditazione buddista. Oggi questa piccola montagna, la cui salita è facilitata da una serie di gradini, è molto visitata in quanto si crede che sussurrando i propri desideri nei cumuli di pietra sulla sommità questi si avverino. Nel tardo pomeriggio, se ci sarà tempo,  si visita il museo dedicato a Danzan Ravjaa, una delle figure culturalmente più significative della Mongolia nel XIX secolo. Egli ottenne la fama di maestro spirituale buddista altamente illuminato; ma fu anche poeta, artista e attivista per la giustizia sociale e l'istruzione pubblica. Il Museo a lui dedicato è stato fondato nel 1991. Alla sua  morte avvenuta nel 1856 il suo discepolo Ishlodon ha assunto il ruolo di “takhilch”, o curatore degli oggetti associati alla sua vita; questo ruolo è stato poi trasmesso all'interno della sua famiglia per cinque generazioni, fino a quando durante le repressioni religiose del 1938 fu dato ordine di distruggere il monastero di Khamryn Khiid e tutto il suo contenuto. Ma fortunatamente il curatore dell’epoca salvò segretamente molti oggetti entrando nel monastero di nascosto ogni notte e riempiendo delle casse con libri, costumi teatrali, opere d'arte religiose e oggetti personali; seppellì tutto nelle vicinanze del monastero di Khamryn Khiid, dove questi preziosi oggetti restarono nascosti fino al 1990 quando, con la fine del governo socialista, il nipote di quel coraggioso custode li ha dissotterrati e ha fondato il Museo. Pernottamento in albergo. 4°g.  20/7 Sainshand – Mandakh Soum    Oggi inizia lo spostamento che ci porterà verso il Gobi meridionale percorrendo una pista che corre vicino alla frontiera cinese, una tappa di circa 330 km. Pernottamento in tenda; il tour oggi è di circa 120 km. 5°g.  21/7 Mandakh Soum – Valle di Yoliin Am   Proseguimento del viaggio e ingresso nel Parco Nazionale di Gurvan Saikhan, dove si visita Yoliin Am, posizionata ad un’altezza di 200 mt sul livello del mare e chiamata erroneamente dalle guide “Valle delle aquile” (…qui le aquile non si sono mai viste…), sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, e dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi e i gipeti. Si pernotta presso una famiglia locale che mette a disposizione delle gher, un ottimo modo questo anche per aiutare direttamente la popolazione locale. La tappa è di circa 280 km. 6°g.  22/7 Yoliin Am – Bayanzag – Parco Nazionale di Khongoryn Els      Proseguendo verso est si arriva a Bayanzag – che tradotto significa “Vette infuocate” – dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche, trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie fino ad allora sconosciute. Si giunge quindi al Parco Nazionale di Khongoryn Els, con le dune di sabbia più alte e spettacolari della Mongolia. Si farà un’escursione sulle dune, alcune delle quali arrivano fino a 800 metri di altezza. Pernottamento presso il campo gher Gobi Erdene; la tappa è di circa 260 km. 7°g.  23/7 Khongoryn Els – Nemegt   Iniziamo ad inoltrarci nel profondo deserto, dove la presenza umana è sporadica o pressoché assente. Il Nemegt Uul è un complesso montuoso la cui roccia rossa ricorda quella di Bayanzag, un’area famosa per essere un bacino ricchissimo di fossili di dinosauri. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 200 km. 8°g.  24/7 Nemegt – Kherman Tsav   Si prosegue per il canyon di Khermen Tsav (lungo 25 km),un altro sito in cui sono state ritrovate numerose testimonianze fossili di uova e scheletri di dinosauro. Questo è un luogo fra i più inaccessibili, le piste si perdono e si prosegue seguendo l’esperienza. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 180 km. 9°g.  25/7 Khermen Tsav – Oasi di Zulganai  Si trascorre la mattina esplorando quest’area incredibile, un labirinto primordiale dove affiora una profusione di ossa dei giganti del passato, immersi in una natura che evoca il senso della creazione e dove la mente si perde nella spettacolare cromaticità delle falesie. Il punto focale è un canyon lungo all’incirca 15 km, sicuramente uno dei luoghi più belli e inaccessibili della Mongolia. Si transita dall’oasi di Zulganai a circa 40 km da Khermen Tsav sui confini meridionali della Mongolia, attraversata dal piccolo omonimo fiume che nasce negli Altai e si estingue nel deserto. Qui la natura è incontaminata; il tappeto verde di erba e arbusti che la compone si pone in netto contrasto con le sterili colline sullo sfondo di questa tipica oasi del Gobi. Pernottamento in tenda; si percorrono circa 50 km. 10°g.  26/7 Oasi di Zulganai – Bayangovi   Inizia il percorso di rientro verso nord. Si raggiunge il piccolo centro urbano di Bayangovi che dista circa 200 km, posizionato in un punto strategico per raggiungere alcune località di estremo interesse. Questa zona è dominata dalla catena montuosa dell’Ikh Bogd. Pernottamento in campo gher per due notti. 11°g.  27/7 Bayangovi: Tsagaan Bulag e Bichigt Khad   Giornata dedicata all’esplorazione della regione. Si inizia con la visita di Tsagaan Bulag, una formazione rocciosa che per i mongoli ha origini magiche e alle cui sorgenti si abbeverano molti animali domestici e selvatici. Proseguendo verso meridione per altri 70 km si arriva a Bichigt Khad, un canyon ricco di particolari petroglifi risalenti a tremila anni fa. Da qui si rientra poi al campo gher. 12°g.  28/7 Bayangovi - Grotta di Tsagaan – Baruun bayan ulaan sum    Partenza per  la  grotta di Tsagaan Agui, tempestata di cristalli, dove sono state ritrovate tracce di presenza umana che risalgono a 700.000 anni fa. Dopo la visita si riprende il percorso verso nord est iniziando la transizione ambientale dal deserto alla steppa. Si sosta nelle vicinanze del paesino di Baruun bayan ulaan sum; pernottamento in tenda. La tappa è di circa 200 km. 13°g.  29/7 Baruun bayan ulaan sum – Monastero di Ong    La tappa di oggi conduce al monastero di Ongh, un tempo un esteso complesso monastico che si trovava su una importante arteria carovaniera, segnata dal fiume omonimo. L’ambiente naturale è di particolare interesse per il contrasto tra le montagne nere, che circondano le vestigia del monastero, e il fiume che rende verdi le sue coste. Pernottamento presso il campo gher Tsagaan Ovoo; la tappa è di circa 240 km. 14°g.  30/7 Monastero di Ong – Kharkhorin – Monastero di Shank    Al mattino si parte presto proseguendo in direzione ovest per Kharkhorin, antica capitale dell’impero mongolo di Gengis Khan, dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città. Visita al monastero-museo di Erdene Zuu, costruito sui ruderi di Kharkhorin. Si prosegue quindi per il monastero di Shank dove saremo graditi ospiti della comunità monastica. Shank è un piccolo e antico monastero che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nelle gher che ci mettono a disposizione all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. Tappa di circa 260 km. 15°g.  31/7 Monastero di Shank –– Ulaabataar    Dopo Aver assistito alla cerimonia, che si tiene tutte le mattine,  si prosegue per Ulaanbaatarche dista circa 360 km, dove si alloggia presso l’hotel Sant Asar (3*). 16°g.  1/8 Ulaanbaatar   Alla mattina visita al Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi monasteri rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. Nel tardo pomeriggio si assisterà a uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo. Pernottamento in hotel. 17°g.  Sabato 2 agosto, volo di rientro
MONGOLIA 2014: Naadam e il cuore della Mongolia
Esplorazione delle regioni occidentali e orientali
Periodo: 30 giu - 15 lug
N.B.: chi desidera partecipare al viaggio deve segnalarcelo al più presto per le difficoltà di prenotazione dei voli per Ulaanbataar.   Naadam Binder, Naadam Binder, Naadam   L’itinerario è molto ricco, spazia da monasteri ed eremi immersi tra monti e foreste ai luoghi storici e mitici della cultura mongola; si esplorano sia i territori occidentali che orientali, questi ultimi meno frequentati e conosciuti pur essendo le aree dove le radici delle tradizioni affondano più profondamente e si individuano le origini dell’immenso impero che emerse da queste vastità. Il tour consente la visita di entrambe queste due parti in modo equilibrato, nasce da una profonda conoscenza di queste terre, e siamo particolarmente soddisfatti di poterlo proporre. Si segue un ampio anello che inizia portando a nord ovest di Ulaanbaatar fino al lago Oghi; da qui si procede verso sud per Kharkhorin e si continua verso est spostandosi nella zone natali di Gengis Khan, rientrando poi da qui verso la capitale. Sono previste escursioni a piedi che seguono sentieri non impegnativi della durata massima di mezza giornata.   Il festival del Naadam Ogni anno a luglio si svolge il festival del Naadam, che dal 1921 ha assunto la forma di una celebrazione dell’indipendenza della Mongolia; in questa ricorrenza si possono ammirare i contesti tradizionali di lotta, corsa dei cavalli e tiro con l’arco. A Ulaanbaatar le rappresentazioni si svolgono in un grande stadio e oggi sono organizzate come un fenomeno di massa; ma vi sono dei Naadam in altre località che spesso risultano più veri e meno imbrigliati dai tempi televisivi e dalle esigenze del turismo. Questo ci ha portato a costruire un viaggio che includa la partecipazione ad un Naadam genuino, in mezzo alle steppe sconfinate, dove per avvicinare i lottatori o i cavalli non sia necessario possedere un pass e dove ci si possa sedere di fianco a un gruppo di anziani e scambiare con loro del tabacco da fiuto.   Mongolia, nomade Mongolia nomadi Modalità del viaggio Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici Uaz seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; gli unici tratti asfaltati sono nei pressi della capitale. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è comunque abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 2400. Fuori da Ulaanbaatar si alloggia 3 notti in tenda, una nel monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come erano nelle vecchie campagne italiane), una presso una famiglia mongola, che mette a disposizione delle semplici gher, e 6 nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa ed anche vegetariana. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento delle parti comuni sono curati dal nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo. Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: per chi ama viaggiare